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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. VINCENZO MARESCA L’avventura bianconera di Enzo Maresca comincia nel gennaio del 2000. «Compirà vent’anni tra una settimana – scrive Franco Esposito su Repubblica.it – e di sicuro questo sarà il compleanno più bello della sua vita. Vincenzo Maresca, salernitano, centrocampista dai piedi buoni, ha convinto la Juventus a puntare su di lui. Il club bianconero lo ha, infatti, ingaggiato per cinque stagioni acquistandolo dagli inglesi del West Bromwich Albion per una cifra superiore ai dieci miliardi.Maresca gioca a pallone da quando aveva quattro anni e frequentava il campo dell’oratorio dei Cappuccini nel quartiere salernitano del Carmine. La famiglia, di umili origini, non ha mai ostacolato la sua passione e ora è finalmente arrivata la grande occasione.“Il primo impatto con la Juve è stato emozionante. Devo imparare, ma Ancelotti è stato sincero con me: se meriterò di giocare, l’età non avrà alcuna importanza”.La storia di Maresca somiglia davvero a una favola. Dopo i primi calci nell’Isidoriana, a undici anni il Milan lo portò nel suo settore giovanile. Vincenzo viveva in un pensionato, a Lodi, insieme con altri coetanei. Ma l’avventura rossonera finì presto. Maresca tornò a casa e visse un momento di grande amarezza. Fu in quel momento che il talent scout Alberto Massa lo invitò a non mollare tesserandolo con la Giovane Salerno.“Zio Alberto è stato un padre. Mi ha dato tanti consigli che mi sono stati utilissimi nel calcio e nella vita”.L’anno successivo il giovane salernitano lasciò di nuovo casa per affrontare i campionati giovanili con la maglia del Cagliari. Ma Maresca sentiva di poter essere un protagonista e, seguendo l’esempio di Gattuso, accettò tempo dopo l’offerta del West Bromwich, società inglese di Serie B.“In Inghilterra ho vissuto emozioni incredibili, come quella di disputare il derby col Birmingham davanti a 45.000 spettatori”.E col West Bromwich, l’anno scorso, Maresca collezionò ventisette presenze segnando due reti, contro l’Oxford esultò mostrando una maglietta con l’immagine di Superman. Poi l’esperienza nell’Europeo Under 18 con la formazione di Rampanti e il concreto interessamento della Juve.“A Torino mi hanno accolto benissimo, sono in camera con Ferrara che mi sta già dando i primi suggerimenti. E pensare che quando lui ha cominciato a giocare al calcio io non ero ancora nato”.Mediano, destro naturale, Maresca si è sempre ispirato a Tardelli. E ora, nella Juve, ha l’opportunità di diventare un campione».Scende in campo solamente una volta, nella vittoriosa partita contro il Piacenza. La stagione successiva è prestato al Bologna; nel capoluogo emiliano, disputa un campionato notevole, vestendo la maglia rossoblu per ventitré partite. Logico il ritorno alla casa madre.«Lui è un giocatore che ha colpi sopra la media – osserva Marcello Lippi – ha più tecnica e più fantasia di altri. Quando ha la palla nei piedi è bravo, ma è quando ce l’hanno gli altri che deve migliorare, perché anche quella è una fase fondamentale della partita. Lui lo sa, ne parliamo spesso e condivide le mie considerazioni. Io credo molto in lui, ma so anche che deve ancora migliorare tanto».Maresca disputa una buona stagione, scendendo in campo per ventotto volte, anche se raramente da titolare; ma vive il suo momento di gloria nel derby di ritorno. La Juventus, dopo aver gettato al vento il derby di andata, dilapidando un vantaggio di tre reti e un rigore, si trova in sotto per 2-1; passata in vantaggio con Trézéguet, si è vista rimontata dalle reti di Cauet e di Ferrante. A due minuti dalla fine della partita, sfruttando un pennellato cross dalla destra, Enzo, con un perfetto colpo di testa, porta in parità l’incontro. Il tifo bianconero esplode di gioia che si tramuta in vero e proprio godimento, quando vedono Maresca dirigersi verso la panchina del Torino e mimare le corna del toro, scimmiottando Ferrante, abituato a esultare in quel modo.«È stato un goal bellissimo, di cuore e di spirito. È nato da un cross di Thuram, io l’ho girata in rete di testa, quella palla in un angolo, imprendibile per Bucci. Un goal importantissimo, al di là del fatto che ci ha permesso di riagguantare il Torino, perché è stato il mio goal in Serie A con la Juventus. E perché avevo promesso di dedicarlo ad Andrea Fortunato; ho dedicato tutta la mia emozione e la mia felicità al ricordo di Andrea e poi alla sua famiglia. Chi si indigna per quelle corna in corsa, ritiene che il gioco del calcio sia sacro. Non siamo d’accordo; il calcio deve essere serio per diventare divertente».Maresca diventa, in questo modo, un idolo dei tifosi bianconeri, che vedono di mala voglia la sua partenza verso Piacenza. Enzo disputa una grande stagione con la maglia biancorossa; realizza nove goal in trentuno presenze, guadagnandosi l’ennesimo ritorno a Torino. Il campionato 2003-04 è avaro di soddisfazioni; la squadra, complice tantissimi infortuni, non ingrana e i risultati non arrivano. Maresca scende in campo per ventinove volte e realizza quattro reti. Nuovo trasferimento, questa volta a FirenzeIn riva all’Arno, Vincenzo disputa venticinque partite, condite con cinque goal.«So che devo imparare e rendere di più in fase difensiva e, quando non sono in possesso della palla, negli spostamenti. Perché non mi sento prigioniero di un ruolo. Se mi si definisce centrocampista è esatto, ma io voglio diventare un centrocampista che sa difendere e attaccare, voglio avere la stessa efficacia sia davanti alla difesa che a ridosso delle punte. Anche se, nasco più come centrocampista offensivo e, certamente, mi trovo molto a mio agio quando agisco da playmaker, a partire dalla zona davanti alla nostra area, pronto a dettare assist, a dare il via alla manovra».Nell’estate del 2005 Enzo emigra nuovamente, questa volta in Spagna, nel Siviglia; in Spagna esplode in tutto il suo talento. La squadra sivigliana vince la Coppa Uefa, battendo gli inglesi del Middlesbrough per 4-0. Enzo è il protagonista assoluto di quella finale, durante la quale realizza due reti. Il Siviglia si ripete anche la stagione successiva, vincendo nuovamente la Coppa Uefa e sfiorando la vittoria in campionato; infatti, vede sfumare il titolo nell’ultima giornata di campionato. La sconfitta casalinga contro il Villareal e le contemporanee vittorie di Barcellona e Real Madrid, determinano la vittoria delle Merengues, allenate da Fabio Capello.Tre stagioni in bianconero, cinquantotto presenze e sei reti in totale; numeri che non dicono tanto, ma quella corsa verso la panchina del Torino non sarà mai dimenticata dai tifosi juventini. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/02/vincenzo-maresca.html
  2. VINCENZO MARESCA https://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Maresca Nazione: Italia Luogo di nascita: Pontecagnano Faiano (Salerno) Data di nascita: 10.02.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Torero Alla Juventus dal 1999 al 2000, 2001-2002 e 2003-2004 Esordio: 12.03.2000 - Serie A - Piacenza-Juventus 0-2 Ultima partita: 16.05.2004 - Serie A - Siena-Juventus 1-3 58 presenze - 6 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana Enzo Maresca (Pontecagnano Faiano, 10 febbraio 1980) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Enzo Maresca Maresca nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 10 febbraio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 1991-1994 Milan 1994-1998 Cagliari Squadre di club 1998-2000 West Bromwich 47 (5) 2000 Juventus 1 (0) 2000-2001 → Bologna 23 (0) 2001-2002 Juventus 28 (2) 2002-2003 Piacenza 31 (9) 2003-2004 Juventus 29 (4) 2004-2005 Fiorentina 25 (4) 2005-2009 Siviglia 96 (13) 2009-2010 Olympiakos 20 (4) 2010-2012 Malaga 39 (4) 2012-2014 Sampdoria 17 (3) 2014-2016 Palermo 47 (1) 2016-2017 Verona 8 (0) Nazionale 1995 Italia U-15 5 (0) 1995-1996 Italia U-16 1 (0) 1998 Italia U-17 1 (1) 1998-1999 Italia U-18 12 (4) 1999-2000 Italia U-20 11 (6) 2000-2002 Italia U-21 15 (2) Carriera da allenatore 2017 Ascoli Vice 2017-2018 Siviglia Coll. tecnico 2018-2019 West Ham Utd Vice 2020-2021 Manchester City Under-23 2021 Parma Palmarès Europei di calcio Under-18 Argento Svezia 1999 Biografia Sposato con Maria Jesus Pariente, ha tre figli. Caratteristiche tecniche Giocatore Poteva giocare in tutti i ruoli del centrocampo, con particolare preferenza per quello di regista con caratteristiche offensive. Era dotato di personalità, tecnica e visione di gioco. Emiliano Mondonico, suo allenatore alla Fiorentina nella stagione 2004-2005, lo definì «un centrocampista di movimento con ottima tecnica e dotato di grande capacità tattica. Fa della consistenza fisica e del girovagare per il campo due delle caratteristiche principali. Sicuramente stiamo parlando di un giocatore completo perché è in grado di garantire un ottimo apporto in entrambe le fasi, specie in quella offensiva, essendo bravissimo nello scegliere i tempi di inserimento». Carriera Giocatore Club Gli inizi Cresciuto nelle giovanili del Milan prima e in quelle del Cagliari poi, nell'estate 1998 lascia l'Italia e si trasferisce agli inglesi del West Bromwich Albion, squadra militante in Premier League. Con la formazione delle Midlands Occidentali disputa un campionato e mezzo, inizialmente come riserva e poi, nella sua seconda stagione, da titolare; totalizza 47 presenze e 5 gol e diventa uno dei beniamini della tifoseria. Nel gennaio 2000, a 19 anni, torna in Italia, acquistato dalla Juventus per 10 miliardi di lire; con i bianconeri esordisce in Serie A il 12 marzo 2000, nella vittoria per 2-0 sul campo del Piacenza e rimane la sua unica apparizione stagionale. Le esperienze emiliane, Juventus e Fiorentina Nell'ottobre 2000 viene ceduto in prestito al Bologna con cui disputa 23 partite; la stagione è negativa, anche a causa di problemi con l'allenatore Francesco Guidolin e i compagni di squadra. La stagione successiva torna alla Juventus, ma è poco impiegato totalizzando solo 16 presenze in campionato più altre 12 partite tra Coppa Italia e Champions League: il 24 febbraio 2002 riesce comunque a segnare il suo primo gol in Serie A, quello del decisivo 2-2 contro il Torino, una rete peraltro rimasta nella storia del derby della Mole per l'irriverente esultanza-sfottò rivolta ai concittadini granata. L'anno seguente è ceduto in compartecipazione al Piacenza dove, nonostante la retrocessione degli emiliani, si fa notare con 9 reti in 31 partite. Riscattato dalla Juventus, è impiegato con maggior regolarità da Marcello Lippi nella stagione 2003-2004: 29 presenze e 4 gol tra Serie A, Coppa Italia e Champions League. A fine stagione è messo sul mercato per contrasti sul rinnovo del contratto, quindi si trasferisce in comproprietà alla Fiorentina, neopromossa in Serie A. Con i viola disputa 25 partite di campionato con 5 reti, senza convincere. A fine stagione, insieme al compagno di squadra Fabrizio Miccoli, è riscattato alle buste dalla Juventus. Le stagioni in Spagna e Grecia Non rientrando nei piani tecnici del nuovo allenatore Fabio Capello, nell'estate 2005 si trasferisce al Siviglia: pur condizionato da un infortunio al tendine d'Achille nella sua prima stagione, con il club andaluso vince due Coppe UEFA, una Supercoppa Europea, una Coppa di Spagna e una Supercoppa di Spagna. Nella Coppa UEFA 2005-2006 segna una doppietta nella finale vinta per 4-0 contro il Middlesbrough,[5] venendo nominato miglior giocatore della partita. Con gli andalusi Enzo in quattro stagioni e 141 presenze segna 21 gol, ottenendo come miglior risultato il terzo posto nel campionato 2006-2007. Dopo aver perso il posto da titolare nelle due ultime stagioni in Spagna, anche a causa di alcuni problemi fisici, l'11 luglio 2009 si trasferisce ai greci dell'Olympiakos per 5 milioni di euro. Vi disputa da titolare l'intera stagione 2009-2010, 24 presenze e 5 reti in campionato, e l'inizio dell'annata successiva, nella quale disputa le prime quattro partite (valide come turni preliminari dell'Europa League). Il 30 agosto 2010 decide di rescindere il contratto con la squadra del Pireo, rinunciando a due milioni di euro di ingaggio, a causa della mancanza di stimoli. Da ottobre 2010 si allena con la Primavera della Fiorentina, ma a dicembre 2010 è ingaggiato dal club spagnolo del Málaga. Esordisce con la nuova maglia il 5 gennaio 2011 nella partita di Coppa del Re Malaga-Siviglia (0-3), subentrando ad Apoño al 45'. A Málaga ha giocato 42 partite tra campionato e coppe, mettendo a segno 4 gol. Il ritorno in Italia con la Sampdoria Il 30 agosto 2012 ritorna in Italia accasandosi alla Sampdoria. Fa il suo esordio il 2 settembre nella partita in casa vinta per 2-1 contro il Siena colpendo anche una traversa su calcio piazzato, e il 6 ottobre, nella sconfitta per 2-1 contro il Chievo Verona, realizza il primo gol in blucerchiato su calcio di punizione. Con l'arrivo del nuovo allenatore, Delio Rossi, perde il posto da titolare a beneficio di Nenad Krsticic; termina la stagione in blucerchiato con 16 presenze e 3 gol. Pur rimanendo sotto contratto con la Sampdoria, nella stagione 2013-2014 è inizialmente messo fuori squadra insieme a Simon Poulsen; il successivo 1º ottobre è reintegrato in rosa. Il 23 novembre, con l'arrivo di Siniša Mihajlović, è inserito nella lista dei convocati della prima squadra per l'incontro di campionato Sampdoria-Lazio (1-1) e subentra al 93' ad Angelo Palombo. Palermo Il 15 gennaio 2014 viene acquistato a titolo definitivo dal Palermo, su espressa richiesta del tecnico Giuseppe Iachini. Esordisce alla prima partita utile, giocando titolare in Palermo-Modena (0-0) della prima giornata di ritorno. Il 3 maggio 2014, dopo la vittoria contro il Novara per 1-0 in trasferta, ottiene la promozione in Serie A – con annessa vittoria del campionato – con cinque giornate d'anticipo. Chiude la stagione con 13 presenze in campionato. Il 15 settembre 2014 è stato operato a causa di un'appendicite acuta, tornando in campo in Juventus-Palermo (2-0) da subentrato. Il 3 dicembre 2015 viene messo fuori rosa, insieme a Luca Rigoni e Fabio Daprelá, per alcune divergenze con il presidente Maurizio Zamparini, a seguito della sconfitta casalinga 2-3 contro l'Alessandria nel quarto turno di Coppa Italia. Il 12 gennaio 2016 il presidente Maurizio Zamparini lo reintegra con un comunicato ufficiale nella rosa siciliana. Il 15 maggio 2016 segna in Palermo - H. Verona 3-2 il suo primo gol (la rete del momentaneo 2-1) con la maglia rosanero all'ultima giornata di campionato contro il Verona, contribuendo, così, alla salvezza dei siciliani. Verona Il 5 settembre 2016 viene ingaggiato, da svincolato, dal Verona, con cui si lega fino al giugno seguente, scegliendo di indossare la maglia numero 16. Il 13 gennaio 2017, dopo aver collezionato nove presenze totali con la squadra veneta (8 in campionato e una in Coppa Italia), rescinde il contratto che lo legava agli Scaligeri. Il 10 febbraio seguente, giorno del suo trentasettesimo compleanno, annuncia il ritiro dal calcio giocato tramite una lettera pubblicata sul suo profilo Instagram. Nazionale Pur non avendo mai vestito la maglia della nazionale maggiore italiana, ha militato in tutte le rappresentative giovanili collezionando in totale 50 convocazioni, 45 presenze e 13 gol. È stato capitano della nazionale Under-20, sotto la guida di Claudio Gentile. Allenatore Gli inizi Il 1º giugno 2017 diventa il vice di Fulvio Fiorin dell'Ascoli in Serie B in attesa di ottenere il patentino da allenatore. Il 13 giugno intanto inizia il corso a Coverciano da allenatore professionista categoria UEFA A che gli consente di essere allenatore in seconda in Serie A e B. Il 7 settembre supera con esito positivo l'esame di fine corso. Il 21 novembre a seguito di 4 sconfitte consecutive si dimette da vice tecnico dell'Ascoli. Il 28 dicembre 2017, dopo otto anni, torna al Siviglia come collaboratore di Vincenzo Montella. Nel maggio 2018 firma con il club londinese del West Ham, divenendo così allenatore in seconda di Manuel Pellegrini; nel dicembre 2019, dopo le dimissioni del primo allenatore Manuel Pellegrini, anche lui lascia il ruolo di vice del club londinese. Il 28 agosto 2020 viene ingaggiato dal Manchester City come allenatore della Elite Development Squad, con cui vince la Premier League 2. Parma Il 27 maggio 2021 viene nominato nuovo tecnico del Parma, appena retrocesso in Serie B. Debutta il 15 agosto nella sconfitta per 1-3 contro il Lecce, gara valida per i trentaduesimi di Coppa Italia. Il 23 novembre successivo, dopo 13 giornate, viene esonerato, lasciando i ducali al quattordicesimo posto in classifica con 17 punti. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2001-2002 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2003 Coppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2006-2007 Supercoppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2007 Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2013-2014 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 2 - Siviglia: 2005-2006, 2006-2007 Supercoppa UEFA: 1 - Siviglia: 2006 Allenatore Premier League 2: 1 - Manchester City U23: 2020-2021
  3. ANDREAS ISAKSSON GIORGIO PAGLIANO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 1999 Andreas Isaksson, il ragazzo che non finisce mai. Quando lo hanno fotografato al Vecchio Comunale è bastata una minima inclinazione della Nikon per farlo apparire alto come una porta e lui, subito dopo aver posato, ha pure scherzato sui suoi tantissimi centimetri: «Sono alto 1 metro e 97, esattamente come Van der Sar. Ma io non ho ancora diciotto anni e il medico della mia squadra in Svezia mi ha detto che ho ancora qualche margine di crescita. Punto così ai due metri». E così batterà Edwin. «In centimetri può darsi, ma prima di avvicinarlo come campione ho l’idea che debba passare parecchio tempo. Lui, infatti, è formidabile. In TV mi ha spesso impressionato. Acchiappa sempre tutto...». E lei cosa acchiappa oltre a un contratto con la Juventus? «Già il fatto di essere stato scelto dalla squadra più conosciuta al mondo è un fatto che mi onora tantissimo. Adesso devo lavorare tanto, correggere alcuni difetti, osservare bene i miei compagni di ruolo per carpire loro qualche segreto. Avrò la possibilità di giocare nella squadra dei giovani e se poi ci fosse bisogno di me per la prima squadra cercherò sempre di farmi trovare prontissimo». Ecco dunque un ragazzo con la volontà di ferro, vagamente mascherata da un’autentica faccia d’angelo, un’espressione del viso molto simpatica che lo farà diventare, non ci sono dubbi, l’idolo dei ragazzi della nuova frontiera bianconera. Andreas infatti è giovanissimo e ha mezzi fisici straordinari. Ha due mani, per esempio, che gliene basta una sola per bloccare il pallone. Chi lo conosce meglio per averlo visto giocare in Svezia sostiene che ha una tecnica di base molto raffinata e ha, soprattutto, un carattere che gli permette di occupare un ruolo così impegnativo con tantissima freddezza. Ma qual è la sua Svezia? La sua carta d’identità dice che è nato nel Sud, a Trelleborg, una città di mare che si affaccia sulla Danimarca ed è molto vicina, una ventina di chilometri, alla più importante Malmoe. Anche la sua Svezia calcistica ha origini qui, perché il neo juventino ha cominciato a giocare nel Trelleborgs e, iniziando dai pulcini o come diavolo si chiamano gli adolescenti-calciatori da quelle parti, è riuscito in un lampo a scalare tutte le posizioni dell’organico della società. Al punto che nella stagione appena conclusa ha giocato ben 11 partite da titolare nella prima squadra (sesta in classifica) ed è stato prescelto per difendere la porta della Under 21 della Nazionale gialloblu. Un grande inizio, insomma. Tutto il resto lo potrà ottenere con gli anni nella Juventus. Lavorando, imparando da Rampulla e Van der Sar e, magari, superando i... due metri. Se ci riuscisse, diventerebbe di certo il gigante dalla statura record del calcio italiano. 〰.〰.〰 Il gigante svedese, purtroppo per lui, non avrà mai l’onere e l’onore di vestire la maglia numero 1 bianconera. Avrà l’unica soddisfazione di sedere in panchina nel match inaugurale del campionato ’99-2000 contro la Reggina. Poi un lungo girovagare per il mondo che lo porterà a vestire la maglia della propria nazionale con successo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/andreas-isaksson.html
  4. ANDREAS ISAKSSON https://it.wikipedia.org/wiki/Andreas_Isaksson Nazione: Svezia Luogo di nascita: Trelleborg Data di nascita: 03.10.1981 Ruolo: Portiere Altezza: 199 cm Peso: 88 kg Nazionale Svedese Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2001 Esordio: 08.07.1999 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-5 Ultima partita: 12.12.2000 - Amichevole - Juventus-Torino 2-2 0 presenze - 0 reti subite Jan Andreas Isaksson (Trelleborg, 3 ottobre 1981) è un ex calciatore svedese, di ruolo portiere. Andreas Isaksson Isaksson in nazionale nel 2013 Nazionalità Svezia Altezza 199 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 11 novembre 2018 Carriera Giovanili 19??-19?? Östra Torp GIF 19??-19?? Trelleborg Squadre di club 1998-1999 Trelleborg 11 (-8) 1999-2001 Juventus 0 (0) 2001-2004 Djurgården 75 (-74) 2004-2006 Rennes 62 (-76) 2006-2008 Manchester City 19 (-30) 2008-2012 PSV 124 (-121) 2012-2016 Kasımpaşa 104 (-143) 2016-2018 Djurgården 72 (-76) Nazionale 1996-1997 Svezia U-16 19 (-?) 1998 Svezia U-18 1 (-?) 1999-2003 Svezia U-21 23 (-?) 2002-2016 Svezia 133 (-131) Carriera Club Trelleborg e Juventus Nato a Smygehamn, uno dei principali sobborghi di Trelleborg, inizia la sua carriera nel club della sua città natale, il Trelleborg. Nel 1999 esordisce, a 18 anni, nell'Allsvenskan, alla prima di campionato, contro l'Hammarby e scende in campo altre otto volte nella stagione. Nell'agosto 1999 passa quindi al club italiano della Juventus. A Totrino resta per due anni come terzo portiere, dietro a Edwin van der Sar e Michelangelo Rampulla, ma non scende mai in campo, collezionando soltanto una panchina nella prima giornata di Serie A 1999-2000, contro la Reggina. Djurgården e Rennes Nel 2001 torna dunque in Svezia, ingaggiato a titolo definitivo dal Djurgården. Con il club blu-azzurro disputa 4 stagioni da titolare, con 75 presenze, vincendo per due volte consecutive (2002 e 2003) l'Allsvenskan e una Coppa di Svezia nel 2002. Individualmente, ottiene anche per quattro volte in quattro anni il premio come miglior portiere svedese. Nel luglio 2004 viene acquistato dal Rennes, dove prende il posto di Petr Čech. La prima stagione gioca tutte e 38 le partite di campionato, subendo in tutto 42 reti, e contribuendo al quarto posto finale. L'anno successivo, scende in campo 24 volte, subendo 34 reti, e gioca anche le due partite eliminatorie di andata e ritorno della Coppa UEFA contro l'Osasuna. Manchester City L'11 agosto 2006 firma un triennale con gli inglesi del Manchester City, che lo acquistano per due milioni di euro per sostituire il partente David James. Tuttavia, un infortunio al ginocchio e all'anca e la buona forma del secondo portiere Nicky Weaver ne posticipano il debutto in Premier League il 9 dicembre, nel derby perso per 3-1 contro il Manchester United. La stagione si conclude complessivamente con 14 partite e 16 reti subite. Nel precampionato della Premier League 2007-2008 si frattura il pollice della mano destra, ed è costretto a saltare i primi due mesi della stagione. Torna in campo il 31 ottobre 2007 contro il Bolton, ma ulteriori infortuni nel corso dell'anno inducono l'allenatore Sven-Göran Eriksson a confermare il giovane Joe Hart come titolare. Dopo aver considerato la cessione al Galatasaray nel mercato invernale, rimane nel club, seppur relegato in panchina. L'ultima presenza con i Citizens è l'umiliante 8-1 esterno dell'11 maggio 2008 contro il Middlesbrough. A fine stagione sono solo 5 le partite in campionato, con 14 reti subite. PSV Isaksson al PSV nel 2010 Il 2 luglio 2008 passa ufficialmente agli olandesi del PSV, sostituendo il brasiliano Heurelho Gomes da poco trasferitosi al Tottenham. Debutta in Eredivisie il 30 agosto 2008 nella vittoriosa trasferta (5-1) contro l'Utrecht e disputa da titolare tutte le restanti 32 partite del campionato, più le sei partite del girone di Champions League, dove il club di Eindhoven si classifica ultimo. Con soli 32 gol subiti, è uno dei principali artefici del quarto piazzamento finale nel torneo. Si conferma titolare indiscusso anche nelle stagioni successive, e il 30 giugno 2012, a fine contratto, lascia il club olandese, svincolandosi a parametro zero. Con il PSV totalizza in tutto 124 presenze. Kasımpaşa e Djurgården Il 9 luglio 2012 si accorda con i turchi del Kasımpaşa. Debutta nella Serie A Turca il 20 agosto 2012, nella sconfitta esterna per 2-1 contro il Galatasaray. Isaksson al Djurgården nel 2018 Nell'agosto 2016 fa ritorno al club che lo lanciò nel calcio europeo, il Djurgården, la stessa compagine stoccolmese con cui Isaksson aveva vinto il titolo nazionale nel 2002 e nel 2003. Insieme ad altri due veterani della nazionale svedese come Kim Källström e Jonas Olsson, al termine del campionato 2017 contribuisce a riportare il Djurgården nelle coppe europee dopo dieci anni di assenza. Si ritira alla fine dell'Allsvenskan 2018, conclusa dal Djurgården al 7º posto. Nazionale Dopo aver giocato in tutte le selezioni giovanili, dal 2002 viene stabilmente convocato nella nazionale svedese, prima come riserva di Magnus Hedman al campionato del mondo 2002, poi come portiere titolare nelle seguenti competizioni: il Mondiale di Germania 2006, e gli Europei di Portogallo 2004, Austria-Svizzera 2008, Polonia-Ucraina 2012 e Francia 2016. È il terzo giocatore per numero di presenze con la maglia della nazionale gialloblù, 133 totalizzate fino al suo addio dopo l'Europeo 2016. Palmarès Club Campionato svedese: 2 - Djurgården: 2002, 2003 Coppa di Svezia: 2 - Djurgården: 2002, 2017-2018 Supercoppa dei Paesi Bassi: 1 - PSV: 2008 Coppa dei Paesi Bassi: 1 - PSV: 2011-2012 Individuale Miglior portiere di Svezia: 4 - Djurgården: 2001, 2002, 2003, 2004
  5. GIANLUCA ZAMBROTTA «Lombardo di Como – scrive Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – è un giovane esterno di molta validità qualitativa e quantitativa prelevato dal Bari. Moschettiere nell’aspetto e nel fare, incarna alla perfezione il prototipo dell’atleta-calciatore per il suo ecletticismo. Se necessita, sa adattarsi (e bene) in ogni zona del campo. Sicuro di sé, come si usa dire, non patisce il salto di categoria e, ben presto diventa una pedina importante non solo della Juventus, ma della Nazionale».Approda a Torino nell’estate del 1999, insieme a Jonathan Bachini, per rinforzare le fasce dopo la partenza del soldatino Di Livio. L’allenatore Carlo Ancelotti, fedele al 3-5-2, lo schiera come esterno destro e Gianluca comincia a correre su e giù, lungo la linea laterale. D’altronde, lo Zambrotta calciatore ha vissuto correndo. Comincia sul lago di Como e intanto frequenta le scuole tessili, studia i prodotti, lo sviluppo, la produzione, vive nel mondo dei tessuti e dei filati. Dice: «Mi piaceva, anche se c’era molta chimica». Diventa un buon tessitore anche in campo. E Marco Tardelli lo lancia in serie B nel maggio ‘95. Trentaseiesima giornata: Como-Cesena. Ha 18 anni, ed entra al 30’ della ripresa al posto di Ferrigno. Vince il Como 2-0, nel Cesena gioca un ragazzino biondo e nervoso: Massimo Ambrosini. Si rivedranno durante mille battaglie. Quel Como scende in C1 e Gianluca viene inserito stabilmente nel telaio lariano. Dicono gli osservatori che Zambrotta, è molto bravo, molto modesto, molto intelligente, molto disciplinato e le piccole di serie A cominciano a tenerlo d’occhio. Una, il Bari, lo agguanta e Zambrotta parte di corsa per la Puglia. Ci rimane 59 partite, con 6 gol, perché lui goleador non è mai stato, ma tanto è il suo gioco e il movimento che crea attorno a lui. Adesso si muovono anche le grandi: lo osserva Luciano Moggi, qualche timido segnale da parte del Milan. I rossoneri preferiscono De Ascentis e Zambro finisce alla corte bianconera.Ed è Marcello Lippi che lo consacra definitivamente. Il tecnico toscano, ritornato alla Juventus dopo le infauste avventure interiste, lo inventa terzino sinistro. È l’8 dicembre 2002, la Juventus è di scena a Brescia e, per la prima volta, Zambrotta scende in campo nel suo nuovo ruolo. «Nonostante la sconfitta l’esperimento era andato abbastanza bene. Tutto è partito da lì. Con i vari accorgimenti del mister e con tanto impegno in allenamento per migliorare in un ruolo che non era il mio, le cose sono migliorate giorno dopo giorno. Io ho sempre giocato sulla fascia e questa è una cosa che sapevo fare, il discorso era applicarsi soprattutto sulla fase difensiva e sul fatto di dover calciare soprattutto con un piede, il sinistro, che non era il mio. Ho cercato di lavorare tanto, come fa chiunque che vuole migliorare e in allenamento cerca di applicarsi con il massimo impegno».E l’esperimento non resta tale, perché il ragazzo dimostra di saperci fare. Difesa, corsa, scatti e cross a ripetizione pennellati per i compagni: una vera e propria freccia a sinistra. Zambrotta si esprime sin da subito ad altissimi livelli, diventando uno dei migliori interpreti del suo nuovo ruolo. Il suo controllo di palla in corsa, la sua abilità tattica, sia offensiva che difensiva, la sua velocità lo fanno diventare uno dei pilastri della difesa bianconera. In più, la sua duttilità tattica gli permette di trovarsi a suo agio sia sulla fascia destra che in quella sinistra; l’unico neo è la scarsa propensione per il gol, nonostante possieda un tiro preciso e potente.Qualcuno lo paragona addirittura a Roberto Carlos. «Mi fa un po’ strano sentire il mio nome vicino al suo. Lui ha caratteristiche diverse dalle mie e non voglio paragonarmi a lui. È sicuramente una cosa che fa enormemente piacere, che mi gratifica, ma io voglio cercare di essere me stesso senza confrontarmi con altri».Nonostante la candidatura per il Pallone d’oro 2003 («Devo dire che non me l’aspettavo. Quando hanno diramato l’elenco, ero a cena con Di Vaio ed ho appreso la notizia dalla televisione. La prima reazione è stata quella di chiedermi se ero proprio io quello Zambrotta che avevano nominato! È decisamente una bella sensazione e resterà un’enorme soddisfazione personale, anche se alla fine non dovessi riuscire a prendere neppure un voto»), Gianluca rimane un ragazzo umile e coi piedi ben piantati per terra. «Per il mio carattere non sono uno che vuole cercare di essere un personaggio. Forse c’è un po’ più di visibilità, ma è data anche dal fatto che gioco in una grande squadra e sono qui da tanto tempo e questo indubbiamente aiuta. Recentemente ero in macchina e mi ha affiancato un autobus che portava sulla fiancata la mia pubblicità. Devo ammettere che è stata una strana sensazione».Poi l’amore con la bellissima Valentina. «Stiamo insieme da tantissimo, dal 1998 – racconta la signora Zambrotta – ci siamo conosciuti a Como al matrimonio di Simona, mia cugina. Prima di allora, l’unico calciatore che conoscevo, visto che in famiglia non seguivamo il calcio, era Maradona. Al matrimonio sono rimasta subito colpita dallo sguardo di Gianluca, molto dolce, ed io avevo solo 19 anni! Fu “coup de foudre”! Dopo un anno di fidanzamento siamo andati a vivere insieme a Torino e nel 2004 ci siamo sposati in municipio a Napoli e nel 2005, il 18 giugno, c’è stata la cerimonia religiosa, in una chiesa sul lago di Como, a Moltrasio, con tanti invitati».È inevitabile che la Nazionale si accorga di lui; Gianluca esordisce in Nazionale il 10 febbraio 1999, in Italia-Norvegia 0-0. Nel 2000 partecipa al Campionato Europeo olandese, alla fase finale dei Mondiali nippo-coreani del 2002 e al Campionato Europeo di 2004. «Con la Nazionale non sono mai stato fortunato, soprattutto nelle grandi manifestazioni. Nel 2000, a Sydney, con la Nazionale olimpica, mi sono infortunato al menisco. Agli Europei in Olanda e Belgio ho dovuto saltare la finale a causa di una squalifica e ai Mondiali del 2002 mi sono procurato uno strappo nella gara con la Corea».Ma viene ricompensato ampiamente dal Mondiale tedesco del 2006. Oltre a segnare una rete nel quarto di finale contro l’Ucraina, si segnala come uno dei migliori giocatori del torneo. «La conquista della Coppa del Mondo del 2006 ha rappresentato l’apice, è la cosa più difficile in assoluto, è più dura rispetto anche rispetto alla Champions. La delusione più grande è stata proprio perdere la Coppa dei Campioni in finale”.I due anni con Fabio Capello alla guida dei bianconeri, dal 2004 al 2006 sono molto proficui per Zambrotta, che vince 2 scudetti, che si sommano ai titoli 2002 e 2003 vinti con Lippi. Nell’estate del 2006, Zambrotta è acquistato dal Barcellona, insieme all’ex compagno della Juventus Lilian Thuram, dopo aver indossato per ben 297 volte la maglia bianconera e aver realizzato una decina di reti.«Ci fu rammarico, perché nessuno venne chiedermi di rinnovare il contratto, ritenevano che non servissi per ritornare in A. Io avrei preso in considerazione una permanenza, poi ho fatto le mie scelte e la cosa migliore era andare all’estero. Calciopoli? Le polemiche c’erano e ci sono anche ora sempre contro la Juventus che è la squadra che vince. Quando succede un episodio arbitrale in una gara della Juve c’è sempre polemica quindi ditemi cosa è cambiato. Le intercettazioni? Chi è stato punito evidentemente ha delle colpe, Moggi era il personaggio principale da colpire e così è stato. Io e i miei compagni abbiamo sempre dato il massimo, nessuno è mai venuto a dirci di star tranquilli, perché avremmo sicuramente vinto. Eravamo i più forti, avevamo tanti fuoriclasse, non avevamo bisogno di aiuti noi». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/02/gianluca-zambrotta.html
  6. GIANLUCA ZAMBROTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Zambrotta Nazione: Italia Luogo di nascita: Como Data di nascita: 19.02.1977 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 181 cm Peso: 76 kg Nazionale Italiano Soprannome: Cremina Alla Juventus dal 1999 al 2006 Esordio: 18.07.1999 - Torneo Intertoto - Ceahlaul-Juventus 1-1 Ultima partita: 14.05.2006 - Serie A - Reggina-Juventus 0-2 297 presenze - 10 reti 5 scudetti 2 supercoppe italiane 1 trofeo intertoto Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Gianluca Zambrotta (Como, 19 febbraio 1977) è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista. Considerato uno dei più forti terzini della propria generazione, con la nazionale italiana è stato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d'Europa nel 2000. Dal dicembre 2006 è anche presidente onorario del Como, squadra nella quale è cresciuto. Gianluca Zambrotta Zambrotta nel 2019 durante una partita di beneficenza Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Termine carriera 3 ottobre 2014 - giocatore Carriera Giovanili 1992-1995 Como Squadre di club 1994-1997 Como 48 (6) 1997-1999 Bari 59 (6) 1999-2006 Juventus 297 (10) 2006-2008 Barcellona 58 (3) 2008-2012 Milan 85 (2) 2013-2014 Chiasso 10 (2) Nazionale 1998-2000 Italia U-21 10 (1) 2000 Italia olimpica 3 (0) 1999-2010 Italia 98 (2) Carriera da allenatore 2013 Chiasso Vice 2013-2015 Chiasso 2016 Delhi Dynamos 2017-2018 Jiangsu Suning Assistente Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Biografia Nasce a Como da Alberto, di origini campane, e da Luisella, di origini comasche. Cresce nella zona di Rebbio ed è sposato con la modella napoletana Valentina Liguori; il 1º agosto 2012 è nato il primogenito della coppia, di nome Riccardo. Dal 2012 è opinionista televisivo presso l'emittente svizzera italiana RSI in occasione delle partite della Champions League. Dal 2015 lo troviamo su Mediaset Premium. L'11 settembre 2009 a Rebbio (frazione di Como) viene inaugurato un campo di calcio in erba sintetica donato da lui stesso all'US Alebbio e all'Oratorio di Rebbio, squadra nella quale egli ha cominciato a giocare. Il campo prima era uno sterrato. A San Fermo della Battaglia, paese alle porte di Como, Zambrotta ha realizzato un centro sportivo denominato "Eracle Sports Center", inaugurato nel 2014. Il 21 maggio 2014 è uscita la sua autobiografia, Una vita da terzino, edita da Kowalski-Feltrinelli, scritta con Paolo Fontanesi. Il 7 dicembre 2015 vince Monte Bianco - Sfida verticale, reality show di Rai2. Nell’agosto del 2018 è testimonial del lancio di DAZN, nuova piattaforma che trasmetterà alcune partite della Serie A. Due anni dopo lo troviamo come opinionista di A tutta rete su Rai 2 alla domenica pomeriggio. Nel giugno del 2021, oltre a essere opinionista di Dribbling su Rai 2 per l’Europeo, insieme a Lele Adani, Massimo Ambrosini e Marco Materazzi partecipa a 100% Fuoriclasse, una nuova rubrica lanciata sul sito della giornalaccio rosa. Successivamente nell'inverno del 2022, partecipa a Back to school, programma condotto da Nicola Savino su Italia1. Caratteristiche tecniche Giocatore Potenza fisica e resistenza erano le sue doti migliori. Destro naturale, era un calciatore duttile, capace di calciare con entrambi i piedi. Affermatosi come esterno offensivo al Bari, passato alla Juve venne schierato esterno destro di centrocampo nel 3-5-2 di Carlo Ancelotti e, in seguito, terzino sinistro da Marcello Lippi in una difesa a 4. Abile in fase offensiva e difensiva, durante i suoi anni alla Juventus si fa notare come un calciatore bravo tecnicamente e tatticamente, veloce e con un buon controllo di palla. Carriera Giocatore Club Como Cresciuto nelle giovanili del Como, nei primi anni della sua carriera ha ricoperto ruoli offensivi come esterno di centrocampo o ala. L'esordio nel mondo del calcio professionistico è avvenuto nel 1994 nella sua città natale. Zambrotta è rimasto per tre stagioni al Como, giocando in Serie B e in Serie C1. Bari Zambrotta in azione al Bari nel 1998 Nel 1997 è passato al Bari, dove a 20 anni ha esordito in Serie A il 31 agosto 1997 in Bari-Parma (0-2). Con la squadra pugliese si è messo in luce sia per le sue ottime qualità tecniche che per le sue qualità tattiche. Nella formazione barese veniva impiegato da jolly d'attacco o da esterno di centrocampo. Zambrotta ha disputato 2 ottime stagioni con il Bari, tanto da guadagnarsi la chiamata in nazionale e l'attenzione dei grandi club. Juventus Nel 1999 è stato ingaggiato dalla Juventus per la cifra di 27 miliardi di lire, vincendo al primo anno l'Intertoto. Con il ritorno di Marcello Lippi in panchina, è stato impiegato nel ruolo di terzino sinistro ed, in tale posizione, ha potuto esprimersi ai massimi livelli fino a diventare un difensore di caratura mondiale. Durante la permanenza dell’allenatore viareggino, ha conquistato due scudetti e due Supercoppe italiane, nel 2002 e 2003. Ha inoltre giocato la finale di Champions League contro il Milan, che ha visto la Juventus uscire sconfitta ai calci di rigore al termine di una partita molto equilibrata. Viene inserito nella lista dei giocatori eleggibili per il Pallone d'oro 2003, riconoscimento che verrà assegnato al suo compagno di squadra Pavel Nedved. Terminato il secondo ciclo vincente di Marcello Lippi, anche nel biennio di Fabio Capello ha mantenuto il suo status di titolare e si è distinto per le sue ottime prestazioni, aggiudicandosi altri due Scudetti (2005 e 2006) poi revocati a seguito dello scandalo Farsopoli. Barcellona Zambrotta in riscaldamento prepartita con il Barcellona nel 2007 Il 21 luglio 2006, a 29 anni, Zambrotta ha lasciato la Juventus per andare a giocare in Spagna, acquistato dal Barcellona per 14 milioni di euro, insieme al compagno di squadra Lilian Thuram. Nel Barcellona è stato impiegato dal tecnico Frank Rijkaard prevalentemente come terzino destro. Ha disputato la prima partita con la nuova maglia il 13 agosto 2006 in amichevole contro i New York Red Bulls e ha esordito in partite ufficiali il 17 agosto 2006 in Supercoppa di Spagna nel derby con l'Espanyol, subentrando all'81º minuto a Puyol. Ha segnato il primo gol con la maglia blaugrana il 17 marzo 2007 in Recreativo Huelva-Barcellona 0-4. Durante la militanza nel Barcellona, nel dicembre 2006, è stato nominato presidente onorario del Como. Milan Dopo un insistente circolare di voci di calciomercato durato per alcuni mesi, il giocatore ha lasciato il Barcellona il 31 maggio 2008 per approdare al Milan per la cifra di 9 milioni di euro (più altri 2 nel caso in cui il Milan concludesse il campionato 2008-2009 almeno al terzo posto). Ha esordito in partite ufficiali con la maglia rossonera il 31 agosto 2008 in Milan-Bologna 1-2, prima giornata della Serie A 2008-2009. Il 21 settembre 2008 ha segnato il suo primo gol ufficiale con la maglia rossonera nel posticipo della terza giornata di campionato contro la Lazio, realizzando al 35º minuto il 2-1 per il Milan (4-1 il risultato finale). Zambrotta al Milan nel 2010, durante la sfida di Champions League sul campo del Real Madrid. Il 7 maggio 2011 ha vinto lo scudetto, primo con i rossoneri e terzo personale, a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma. Il 6 agosto 2011 ha vinto la Supercoppa italiana con il Milan battendo l'Inter a Pechino per 2-1. Il 6 novembre 2011, nella sfida interna contro il Catania, Zambrotta è ritornato al gol dopo tre anni, segnando la rete del definitivo 4-0. Nelle quattro stagioni trascorse con la maglia rossonera, alla fine delle quali rimane svincolato, ha disputato 107 partite segnando 2 reti. A dicembre 2012 il calciatore ha ripreso ad allenarsi con il Como, sua squadra di origine e di cui è presidente onorario; nel marzo 2013, non avendo ricevuto offerte dall'estero per riprendere l'attività agonistica, ha deciso di interrompere l'allenamento a Orsenigo continuando invece a frequentare il Master UEFA Pro a Coverciano (iniziato nell'ottobre 2012) per ottenere il patentino da allenatore di Prima Categoria. Chiasso Il 19 luglio 2013 ha firmato un contratto annuale, con opzione per il secondo anno, con il Chiasso, andando a ricoprire sia il ruolo di giocatore che di viceallenatore della formazione svizzera, entrando nello staff del tecnico Ernestino Ramella. Ha esordito con la squadra ticinese l'11 agosto 2013 contro il Lugano (0-0), partita valevole per la 5ª giornata della Challenge League 2013-2014. Il 27 novembre 2013, dopo l'esonero di Ryszard Komornicki, ha assunto il ruolo di allenatore-giocatore fino al termine della stagione con la squadra all'ultimo posto in classifica. Dopo essere diventato allenatore ha di fatto concluso la carriera di calciatore dopo oltre 700 partite giocate e 10 trofei vinti in 20 anni tra club e Nazionali. Nazionale Zambrotta durante la finale del campionato mondiale di calcio 2006 Nel biennio 1998-2000 Zambrotta è stato un punto fermo della nazionale Under-21. Poco prima di compiere 22 anni, il 10 febbraio 1999, ha esordito in nazionale maggiore con il CT Dino Zoff, nella partita amichevole Italia-Norvegia (0-0) disputata a Pisa. Da quel momento in poi diventa uno dei titolari inamovibili della nazionale e le sue prestazioni di alto livello convincono Zoff a convocarlo per il campionato d'Europa 2000. Esordisce l'11 giugno a Arnhem contro la Turchia, disputando poi tutte le partite degli azzurri fino alla semifinale contro i Paesi Bassi. In questa partita rimedia due ammonizioni in 19 minuti (al 15' e al 34') e viene espulso, perdendo la possibilità di scendere in campo nella finale persa al golden gol contro la Francia. Con il CT Giovanni Trapattoni ha partecipato da titolare alla fase finale del campionato del mondo 2002 e del campionato d'Europa 2004, dove è stato inserito nella squadra ideale del torneo. Ha realizzato il suo primo gol in nazionale il 30 maggio 2004, nella partita amichevole Tunisia-Italia (0-4). Zambrotta discute con l'arbitro Vink durante la trasferta di Cipro del 2008 Nel 2006, a 29 anni, ha vinto il Mondiale con la nazionale, giocando titolare come terzino destro. Zambrotta è stato un grande protagonista della manifestazione vinta dagli Azzurri in Germania, nella quale ha segnato il gol d'apertura nel quarto di finale contro l'Ucraina (3-0) e ha fornito anche un assist a Luca Toni, autore di una doppietta in quella partita. La FIFA lo ha poi inserito nell'All-Star Team del torneo. Ha mantenuto il posto da titolare sia al campionato d'Europa 2008, nella gestione del CT Donadoni, sia nella Confederation Cup 2009, con il ritorno di Marcello Lippi. Il 5 giugno 2010 ha disputato la sua prima gara da capitano dell'Italia alla sua 94ª presenza (nessun azzurro aveva atteso così tanto), in occasione della partita amichevole Svizzera-Italia (1-1). Infine, ha partecipato anche al campionato del mondo 2010 in Sudafrica dove l'Italia campione in carica è stata eliminata al primo turno. Nell'ottobre 2010 Zambrotta è stato convocato del nuovo CT Cesare Prandelli per le partite contro Irlanda del Nord e Serbia, valide per le qualificazioni all'Europeo2012. Il 12 ottobre 2010 viene schierato come capitano nella gara contro la Serbia allo Stadio Luigi Ferraris di Genova. Questa partita, sospesa dopo 6 minuti per intemperanze dei tifosi ospiti con conseguente attribuzione all'Italia della vittoria per 3-0 a tavolino, è stata, a 33 anni, la sua ultima presenza in nazionale. Con la nazionale italiana Zambrotta ha ottenuto 98 presenze e ha partecipato a 3 edizioni dei Mondiali e a 3 edizioni degli Europei. Allenatore Il 27 novembre 2013 diviene allenatore del club elvetico, che si trovava al decimo posto della seconda serie svizzera. Il 14 maggio 2014 conquista la salvezza in campionato grazie alla vittoria nella penultima giornata contro il Bienne piazzandosi al terzultimo posto in classifica, dopo aver ottenuto 6 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte in 19 partite. Il 6 aprile 2015 viene esonerato dopo le sconfitte contro Bienne e Le Mont rispettivamente per 0-2 e 0-3 e dopo aver ottenuto 5 punti dal mese di febbraio. Il 4 luglio 2016 diventa nuovo allenatore del Delhi Dynamos, nel campionato indiano, con Simone Barone come suo vice e con un contratto che termina a dicembre a fine campionato. Si piazza al terzo posto con eliminazione in semifinale. Il 14 giugno 2017, insieme a Christian Brocchi, viene presentato come assistente di Fabio Capello (suo allenatore alla Juventus) in Cina allo Jangsu Suning. L’esperienza termina il 28 marzo 2018 con la rescissione di Capello. Dirigente Con la nomina di Gabriele Gravina a presidente della FIGC il 22 ottobre 2018, Zambrotta viene scelto dall'Associazione Italiana Calciatori come consigliere federale. Sarà poi anche vicepresidente del settore tecnico federale sotto Demetrio Albertini. Nel marzo 2019 viene scelto come ambasciatore per l’Europeo 2020. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Como: 1996-1997 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 e 2005-2006 - Milan: 2010-2011 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2002, 2003 - Milan: 2011 Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2006 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Squadra ideale dell'Europeo: 1 - Portogallo 2004 All-Star Team del Mondiale: 1 - Germania 2006 FIFPro World XI: 1 - 2005-2006 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 luglio 2000. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana. Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
  7. JONATHAN BACHINI MASSIMO DE MARZI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 1999 Per lui garantisce un grandissimo come Franco Causio, che nella Juve ha scritto pagine memorabili e che oggi, come team-manager dell’Udinese, ha avuto modo di apprezzare le doti di questo giovane tornante destro. E il Barone è uno che di ali se ne intende... Jonathan Bachini, livornese di 24 anni, arriva alla Juve dopo aver fatto benissimo nelle ultime due stagioni con i bianconeri del Friuli. Dopo una lunga gavetta in serie C se B nel ‘97 l’Udinese lo ha lanciato nel grande calcio e il giovanotto se l’è cavata egregiamente. Con le sue progressioni sulla fascia e i cross pennellati ha consentito a Bierhoff prima e ad Amoroso poi di segnare parecchi gol; Ma Bachini ha saputo soprattutto conquistare la stima di Dino Zoff, che lo ha convocato già quattro volte in Nazionale (esordio il 10 ottobre del ‘98 contro la Svizzera). E adesso arriva a Torino per compiere il definitivo salto di qualità. «Il primo giorno da juventino è bellissimo. Essere qui per me significa realizzare un sogno, quello di giocare in un grande Club che punta a vincere tutto». Lo avrebbe voluto anche Lippi all’Inter, ma lui ha scelto la Juve che punta sulla linea verde per andare alla caccia di nuovi successi. E cosa sia la maglia bianconera glielo ha spiegato proprio Franco Causio, che lo ha tenuto a battesimo a Udine. «Il Barone mi ha parlato in termini entusiastici della Juve, mi ha spiegato che indossare questa maglia è una cosa assolutamente speciale. Per questo, non voglio deludere la sua fiducia e quella dei dirigenti che mi hanno voluto a Torino. Qui hanno sempre giocato grandi ali destre, io voglio proseguire la tradizione». Bachini arriva a Torino per sostituire Angelo Di Livio, “soldatino” per anni instancabile lavoratore del centrocampo juventino, passato alla Fiorentina. Un compito non facile quello che attende Jonathan, che dovrà vincere la concorrenza di Henry e Zambrotta per guadagnarsi una maglia da titolare. L’ex udinese non teme di finire in panchina? «Io sono pronto a battagliare per conquistarmi il posto – dichiara Bachini – so che qui sarà molto più dura che a Udine, poiché dovrò sudare per conquistarmi un certo spazio, ma sono pronto a dar battaglia per meritarmi la fiducia di mister Ancelotti. Il mio obiettivo è diventare il Di Livio del Duemila, metterei la firma per vincere nella Juve quanto ha fatto lui». Qualcuno lo ha stuzzicato, dicendogli che per venire alla Juve ha dovuto accorciare le ferie. Tutta colpa di quello spareggio Uefa in cui i bianconeri sono stati eliminati proprio dall’Udinese… «Ma io non ero in campo in occasione di quella doppia sfida perché infortunato – ha ricordato Jonathan – comunque nelle tre occasioni in cui ho affrontato la Juve ho segnato due gol, quindi l’anno prossimo si partirà con due reti di meno al passivo...». Ragazzo semplice e modesto, Bachini è sposato con Lina ed ha una piccola figlia di nome Asia. Con loro si trasferirà a Torino nella speranza di mettere radici nel capoluogo piemontese. Malgrado la sua origine livornese, Jonathan è uno che non ama troppo le goliardate e gli eccessi dialettici dei toscani. I tanti anni passati a Udine hanno fatto di lui un personaggio abbastanza schivo e riservato. Per questo, Bachini non è abituato a fare sparate o a usare paroloni, ma a chi gli domanda qualcosa sul prossimo campionato, il neo bianconero ostenta con sicurezza: «Si parla del Milan, della Lazio, dell’Inter, della coppia Vieri-Ronaldo, ma il duo Inzaghi-Del Piero non mi sembra affatto inferiore, anzi. Per lo scudetto la Juve dirà la sua fino all’ultimo». Poche parole, ma idee chiare. Bachini sa che a Torino si gioca la carta più importante della sua carriera. E lui vuole diventare un asso importante a disposizione di Ancelotti. Anche per conquistare definitivamente la fiducia di Zoff. «In occasione delle ultime due convocazioni sono rimasto fuori dal giro azzurro. Un motivo in più per fare bene nella Juve e convincere definitivamente il CT della Nazionale». Zaccheroni lo ha lanciato nell’Udinese, Guidolin lo ha portato a grandi livelli. Adesso, con Ancelotti e la Juve, Bachini cerca la definitiva consacrazione per diventare un grande protagonista del calcio che si appresta a entrare nel terzo millennio. Per non deludere il suo mentore Franco Causio. Bachini, invece, non convincerà mai appieno Ancelotti e, dopo solo due stagioni e solamente 32 presenze, sarà ceduto al Brescia. Probabilmente, non aveva la forza mentale per giocare nella Juventus e naufragò, sbiadendo senza dare alcun segnale. Non si può neanche dire che la concorrenza a Torino fosse spietata. A sua discolpa bisogna ammettere che Ancelotti non ha mai amato il modulo 3-5-2, molto congeniale a Bachini e quindi, appena possibile, lo evitava. Purtroppo, Jonathan non aveva né le capacità difensive di un terzino né lo spunto dell’ala. Era un giocatore curiosamente a metà e, non sapendosi riciclare come specialista, alla Juventus era completamente fuori luogo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/06/jonathan-bachini.html
  8. JONATHAN BACHINI https://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Bachini Nazione: Italia Luogo di nascita: Livorno Data di nascita: 05.06.1975 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2001 Esordio: 18.07.1999 - Torneo Intertoto - Ceahlaul-Juventus 1-1 Ultima partita: 22.12.2000 - Serie A - Roma-Juventus 0-0 32 presenze - 0 reti 1 trofeo intertoto Jonathan Bachini (Livorno, 5 giugno 1975) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Jonathan Bachini Bachini all'Udinese nel 1998 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 30 marzo 2006 Carriera Giovanili 19??-19?? Alessandria Squadre di club 1992-1994 Udinese 0 (0) 1994-1995 → Alessandria 12 (1) 1995-1996 → Juventus Stabia 17 (3) 1996-1997 → Lecce 23 (2) 1997-1999 Udinese 55 (6) 1999-2001 Juventus 32 (0) 2001 → Brescia 20 (2) 2001 Parma 1 (0) 2001-2005 Brescia 55 (5) 2005 Siena 5 (0) Nazionale 1997 Italia U-21 4 (0) 1998 Italia 2 (0) Carriera Club Cresciuto nelle giovanili di Alessandria e Udinese, esordisce nel 1994 Serie C1 con l'Alessandria. Tornato a Udine, dopo i prestiti a Juve Stabia e Lecce, esordisce in Serie A il 31 agosto 1997 contro la Fiorentina. Con la maglia friulana riesce anche a conquistare la convocazione in nazionale. Nell'estate 1999 passa alla Juventus. Sotto la guida di Carlo Ancelotti, in due stagioni disputa 13 partite in Serie A senza tuttavia riuscire a emergere, così nel gennaio 2001 passa in prestito al Brescia. Nell'estate seguente rientra come conguaglio tecnico nell'affare che porta Gianluigi Buffon a Torino, accasandosi al Parma a titolo definitivo: la sua valutazione è di 30 miliardi di lire. Bachini (a destra) alla Juventus nel 2000, alle prese con il galiziano López. L'esperienza emiliana dura pochi mesi, e già in settembre ritorna a Brescia dove riesce a ritagliarsi gradualmente uno spazio fino alla stagione 2004-2005 quando, dopo essere stato trovato positivo ai metaboliti della cocaina, il 26 novembre 2004 viene squalificato per nove mesi e licenziato dai lombardi. La squalifica viene poi aumentata a un anno dalla Commissione di Appello Federale. Nell'estate 2005 viene ingaggiato dal Siena, ma nel gennaio 2006 viene trovato nuovamente positivo al test della cocaina, richiesto in seguito a delle osservazioni nella gara del precedente 4 dicembre contro la Lazio, sicché nel mese successivo il club toscano rescinde il contratto con il giocatore. Bachini viene dapprima sospeso in via cautelativa il 3 marzo 2006 e infine squalificato a vita, con conseguente radiazione, il 30 dello stesso mese. In carriera ha totalizzato complessivamente 149 presenze e 13 reti in Serie A e 23 presenze e 2 reti in Serie B. Nazionale Dopo 4 presenze nella nazionale Under-21 di Rossano Giampaglia, nel 1998, quando giocava con l'Udinese, viene convocato dal commissario tecnico Dino Zoff in nazionale maggiore, esordendo il 10 ottobre nella vittoria contro la Svizzera. Due mesi dopo partecipa all'amichevole contro la selezione World Stars e colleziona la seconda e ultima presenza in maglia azzurra. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Udinese: 1992-1993 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999
  9. SUNDAY OLISEH Agli inizi degli anni Sessanta, in tempi di frontiere ancora aperte, anche la Juventus guarda al continente africano alla ricerca di talenti. Ma non si concretizza l’acquisto più intrigante, quello di un ragazzo del Mozambico, tale Eusebio, che finisce al Benfica e contribuirà alle grandi fortune del club portoghese. Passano quindi decenni prima che l’Africa incroci, stavolta con esito positivo, la storia bianconera. Accade nel 1999, quando arriva, proveniente dall’Ajax, Sunday Mimmo Oliseh.Il ragazzo, nigeriano di Abavo, classe 1974, in realtà è una vecchia conoscenza del nostro campionato. Mimmo, infatti, era arrivato giovanissimo nel nostro Paese, forse troppo giovane per sopportare le grandi tensioni di un palcoscenico prestigioso, ma molto impegnativo, come quello della Serie A.Nella sua breve esperienza con i granata emiliani, Oliseh mette, comunque, in mostra doti importanti. Il suo allenatore di allora, Enzo Ferrari, ricorda le sue difficoltà di ambientamento ma anche le straordinarie qualità tecniche del giocatore, sul conto del quale Nando De Napoli, suo compagno nella Reggiana spese parole di grande elogio: «Alla Juventus arriva un vero campione. Oggi Oliseh è un calciatore maturo, ricco di esperienza. Per le sue caratteristiche farà benissimo nella squadra di Ancelotti».Sicuramente quello che non manca ad Oliseh è il carattere e la voglia di rischiare. Nel 1990, ad appena sedici anni, lascia l’Africa ed il suo primo Club (lo Julius Berger) per volare in Europa ed iniziare la carriera di calciatore professionista nelle fila del Liegi. Non ci mette molto a dimostrare a tutti che è un calciatore ricco di classe e di temperamento. Quattro ottime stagioni in Belgio (73 partite, 1 rete) e, dopo i Mondiali del 1994, Oliseh compie il grande salto in Italia, voluto da un esperto di calcio internazionale come Franco Dal Cin.Purtroppo, qualche difficoltà di ambientamento e la non eccezionale caratura della Reggiana, impediscono ad Oliseh di sfondare nel campionato italiano: «La Reggiana è una squadra piccola ma buona. Sono arrivato a Reggio Emilia all’età di diciannove anni e quella stagione mi è servita a fortificarmi psicologicamente. Il calcio italiano mi ha aiutato sotto il profilo agonistico e tecnico. L’ambiente era bello ed in più ho avuto due bravi allenatori: Marchioro e Ferrari. Mi è rimasto un bellissimo ricordo soprattutto di “Pippo” Marchioro, un buon Mister ed un uomo eccezionale».A fine stagione Mimmo è ceduto al Colonia, dove gioca due stagioni ad ottimo livello (54 partite, 4 goal), rilanciandosi nella grande ribalta europea grazie anche alle cure di un grande tecnico come Morten Olsen: «Anche quella è stata una esperienza fondamentale per la mia crescita professionale cui hanno contribuito le cure di due grande tecnici come il danese Morten Olsen al quale è poi subentrato Stephan Engels».Nel 1997 l’allenatore danese si trasferisce all’Ajax per raccogliere l’eredità di Luis Van Gaal (passato al Barcellona) e subito chiede ai suoi dirigenti di portargli in dote Oliseh, per fare una grande squadra. Detto e fatto: Sunday viene acquistato dal Club di Amsterdam e qui conosce la definitiva esplosione. Con gli “Aiaci” olandesi gioca 2 stagioni da favola, vince 1 scudetto e 2 Coppe d’Olanda, collezionando 52 presenze e 8 goal in campionato: «Con Olsen al timone abbiamo giocato due stagioni da sogno, vincendo uno scudetto e due Coppe d’Olanda. L’Ajax è praticamente una seconda Nazionale. Un club dove c’è molta competizione e concorrenza nel quale mi sono serviti moltissimo gli insegnamenti precedenti».Nel frattempo, insieme a Kanu e Finidi, nell’estate del 1996, è il grande protagonista della vittoria della Nigeria alle Olimpiadi di Atlanta, risultato storico per il football africano. Il sogno di Sunday e dei suoi compagni è quello di centrare un fantastico bis ai Mondiali di Francia, ma le cose vanno diversamente per la squadra allenata dal giramondo Bora Milutinovic. Nessuno, però, si dimentica il fantastico goal con cui Oliseh regala alla Nigeria la vittoria nella partita contro la Spagna; un siluro da 25 metri di rara potenza e precisione, che fa scattare in piedi l’intero stadio di Nantes, che tributa a Sunday la meritata ovazione.Dopo l’avventura francese, Oliseh riceve molte offerte per tornare in Italia, ma lui preferisce restare ad Amsterdam ancora un anno, non voleva tradire la fiducia di Morten Olsen, affascinato dall’idea di disputare la Champions League. Ma alla fine della stagione è chiaro a tutti che Oliseh ha intenzione di tornare nel nostro campionato. In tanti gli fanno una corte serratissima, soprattutto Juventus e Roma. I giallorossi di Capello sembrano essere avvantaggiati, ma al momento opportuno la parola del giocatore fa pendere la bilancia dalla parte bianconera, perché Oliseh vuole venire a Torino, dove ritrova il suo grande amico Edwin Van der Sar: «Sono convinto di aver fatto la scelta migliore. La Juventus è il massimo per un calciatore».La Juventus. che cerca di ricostituire un centrocampo granitico, lo affianca a Davids; sul piano fisico, Oliseh teme pochi confronti ed anche tecnicamente appare molto migliorato rispetto al tempo della Reggiana: «Mi sono ambientato immediatamente a Torino. I miei compagni sono stati tutti socievoli ed affabili. Davvero tutti, nessuno escluso! Ho anche ritrovato Van der Sar con cui ho giocato nell’Ajax ed il preparatore dei portieri William Vecchi, conosciuto ai tempi della Reggiana. Sono invecchiato di cinque anni ed ho accumulato una maggiore esperienza, grazie anche alla parentesi dell’Ajax, un club prestigioso, conosciuto ed apprezzato in ambito internazionale. E dire che i miei amici di Reggio Emilia me lo avevano preannunciato che un giorno sarei tornato a giocare in Italia. Avevano ragione!»Il suo debutto in campionato, contro la Reggina, non passa inosservato. Oliseh prende in mano le redini della manovra e colpisce anche due pali. Non gli capiterà, che saltuariamente, di ergersi così protagonista della scena. Ancelotti gli preferisce i più affidabili Conte e Pessotto, sicché il conto finale, in campionato, è di appena otto presenze.Un po’ meglio vanno le cose in Coppa Uefa; 5 partite ed addirittura un goal, il 21 ottobre 1999, a Sofia, sul campo del Levski. Destinato a restare l’unico, nella sua non lunga carriera juventina. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/sunday-oliseh.html
  10. SUNDAY OLISEH https://it.wikipedia.org/wiki/Sunday_Oliseh Nazione: Nigeria Luogo di nascita: Abavo Data di nascita: 14.09.1974 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 78 kg Nazionale Nigeriano Soprannome: Domenico - Mimmo Alla Juventus dal 1999 al 2000 Esordio: 24.07.1999 - Trofeo Intertoto - Juventus-Ceahlaul 0-0 Ultima partita: 19.03.2000 - Serie A - Juventus-Torino 3-2 19 presenze - 1 rete 1 trofeo intertoto Campione d'Africa 1994 Campione olimpico 1996 Sunday Oliseh (Abavo, 14 settembre 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore nigeriano. Sunday Oliseh Oliseh in azione alla Juventus nel 1999 Nazionalità Nigeria Altezza 183 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2006 - giocatore Carriera Squadre di club 1990 Julius Berger ? (?) 1990-1994 RC Liégeois 75 (3) 1994-1995 Reggiana 29 (1) 1995-1997 Colonia 54 (4) 1997-1999 Ajax 54 (8) 1999-2000 Juventus 19 (1) 2000-2002 Borussia Dortmund 42 (1) 2002-2004 Bochum 32 (11) 2004-2005 Borussia Dortmund 11 (0) 2005-2006 Genk 16 (0) Nazionale 1993-2002 Nigeria 55 (4) Carriera da allenatore 2015-2016 Nigeria 2017-2018 Fortuna Sittard Palmarès Olimpiadi Oro Atlanta 1996 Coppa d'Africa Oro Tunisia 1994 Argento Ghana-Nigeria 2000 Bronzo Mali 2002 Biografia È zio di Sekou Oliseh, a sua volta calciatore. Caratteristiche tecniche Ricopriva il ruolo di mediano. Carriera Giocatore Club Oliseh in azione alla Reggiana nel precampionato dell'estate 1994 Dopo gli esordi in patria nel Bridge Boys, comincia la carriera europea in Belgio, nel Liegi, dove milita dal 1990 al 1993. Nel 1994 viene tesserato dagli italiani della Reggiana, disputando 29 partite in Serie A e segnando 1 gol. Dal 1995 al 1997 gioca in Germania nel Colonia. Dal 1997 al 1999 è invece nei Paesi Bassi, nelle file nell'Ajax, con cui vince un campionato (1997-1998) e due Coppe dei Paesi Bassi (1997-1998 e 1998-1999). Nel 1998 viene inserito nell'elenco dei 50 candidati al Pallone d'oro. Nel 1999 torna in Italia, ingaggiato dalla Juventus, che paga il suo cartellino 21 miliardi di lire; in bianconero vince la Coppa Intertoto, ma delude le attese, giocando solo 19 partite tra campionato e coppe. Viene così ceduto l'anno successivo ai tedeschi del Borussia Dortmund, dove conquista un posto da titolare e vince il campionato. Nel 2005 viene infine tesserato dai belgi del Genk. Si ritira dall'attività agonistica nel gennaio 2006. Nazionale Dal 1993 al 2002 ha fatto parte della nazionale nigeriana, con cui è stato campione d'Africa nel 1994. Ha poi disputato due campionati del mondo (Stati Uniti 1994 e Francia 1998), la Coppa re Fahd 1995 e altre due edizioni della Coppa d'Africa, ottenendo un secondo posto nel 2000 e un terzo posto nel 2002. Con la Nigeria olimpica ha vinto il torneo di Atlanta 1996. Allenatore Il 15 luglio 2015 diventa il nuovo CT della Nigeria; il 26 febbraio 2016 si dimette dall'incarico per i mancati pagamenti. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato olandese: 1 - Ajax: 1997-1998 Coppa dei Paesi Bassi: 2 - Ajax: 1997-1998, 1998-1999 Campionato tedesco: 1 - Borussia Dortmund: 2001-2002 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Coppa d'Africa: 1 - Tunisia 1994 Oro olimpico: 1 - Atlanta 1996
  11. EDWIN VAN DER SAR Il primo portiere straniero della storia della Juventus, nasce e cresce nel vivaio dell’Ajax; fino a sedici anni, Edwin, non pensa affatto che il suo futuro possa essere quello del calciatore. Il giovane olandese si preoccupa solamente di prendere il diploma di commerciante per aprire un negozio nella sua Voorhout. Gioca saltuariamente a calcio con gli amici, in una piccola squadra dilettantistica dal nome quasi impronunciabile, il Noordwijk. Come tutti gli olandesi, anche Edwin conosce benissimo la fama dell’Ajax e, quando un emissario della formazione più famosa d’Olanda lo va a visionare e gli propone un contratto, non ci pensa due volte e si trasferisce ad Amsterdam.Dalla capitale olandese parte la sua inarrestabile ascesa: da terzo portiere dell’Ajax in un paio di anni diventa titolare e nella squadra allenata da Van Gaal, vince tutto. Van der Sar è un gigante, essendo alto un metro e novantasei centimetri: ottimo piazzamento, dotato di buon occhio e di una buona presa, ha forse il difetto di essere docile di carattere e di mortificarsi troppo dopo un errore commesso.Per qualche stagione gli “Aiaci” sono la squadra più forte in Europa, fino alla sconfitta contro la Juventus nella finale di Champions League nel 1996, a Roma. Un segno del destino, forse. Diventa anche portiere titolare della Nazionale arancione che raggiunge, con molti rimpianti, il quarto posto al Mondiale francese del 1998. Edwin fornisce delle ottime prove, tanto da essere giudicato uno dei migliori portieri del torneo.Nell’estate del 1999 Van der Sar lascia l’Ajax per vestire la maglia bianconera e sostituire, tra i pali, un monumento come Peruzzi, capitano della Juventus. L’eredità è molto pesante ma Edwin non sembra spaventarsi; non ha problemi a integrarsi nell’ambiente juventino, dove ritrova il compagno Davids, che lo aiuta anche con la lingua.A proposito della differenza fra l’Ajax e la Juventus afferma: «Sono squadre ugualmente famose nell’area europea. Due enormi realtà che hanno conquistato anche il mondo. La Juventus vive, però una situazione più difficile, perché mentre in Olanda sono due o tre i club di vertice, da voi la concorrenza è più vasta e particolarmente feroce e qualificata. Qui, inoltre, un calciatore vive sotto pressioni molto robuste da parte di giornali e televisioni. Se perdi una partita con il Bari dopo quattro giorni se ne discute ancora, in Olanda non è così».L’incontro con l’Avvocato e con il Dottore lo mette in seria difficoltà: «Gli Agnelli sono uomini di gran classe e amabili intenditori di calcio. Quando parlo con loro, e mi capita di frequente, mi sembra di perdere molti centimetri e di diventare piccolo piccolo».La prima stagione bianconera si conclude senza infamia e senza lode; la Juventus perde il campionato all’ultima giornata, nella “piscina” di Perugia: «Era un campo impraticabile, non si doveva giocare», dice il gigante olandese, ma lo scudetto vola a Roma, sponda laziale.Nel campionato successivo cominciano i dolori. La squadra non ingrana, è eliminata al primo turno della Coppa Italia dal Brescia di Hübner e non supera il primo girone di Champions League. Van der Sar è messo sul banco degli imputati, insieme a Zidane e Davids, colpevoli di qualche espulsione di troppo. Anche Ancelotti non sfugge alla pesante critica dei tifosi bianconeri, ma è sul portierone che sorgono i primi dubbi, soprattutto dopo la pessima prova di Atene contro il Panathinaikos: Van der Sar si lascia infilare da una punizione per niente irresistibile dell’ex Paulo Sousa e, nel secondo tempo, è espulso per doppia ammonizione.La partita successiva, vede la Juventus affrontare la Lazio al Delle Alpi; molti chiedono la testa del portiere ma Ancelotti, nonostante la presenza di un portiere molto affidabile come Rampulla, schiera nuovamente in campo Van Der Sar. La sua prestazione è disastrosa: su un tiro centrale di Salas si tuffa dalla parte opposta e permette alla Lazio di pareggiare il goal iniziale di Tudor e, successivamente, è involontariamente colpito da una punizione bomba di Verón, che altrimenti non sarebbe mai riuscito a parare. È emotivamente distrutto e in campo si vede. I tifosi sono inferociti, piovono grida non molto gentili verso il portiere, cori coniugano pesanti rime con il suo cognome.«È un periodo buio per me, non mi è mai successo in carriera, ma sono certo che presto tutto si risolverà. Non ho problemi di vista, nell’ultimo test è risultato tutto a posto, voglio riscattarmi con la Juventus e vorrei rimanere a Torino. Non c’è stato nessun faccia a faccia con Ancelotti, ci siamo parlati solo in generale, insieme con i compagni. Non avrei avuto comunque intenzione di chiedergli di riposare. È un brutto momento per me e la Juventus, ma lo supereremo insieme. Non m’importa se non ho la fiducia di qualche tifoso, l’importante è avere quella di società e compagni. Mi sono chiesto tante volte perché sto commettendo tutti questi errori, ma non ho saputo darmi risposta. Ho in mente soprattutto quelli con Udinese e Lazio, frutto di errori di piazzamento e quindi più gravi. La vista non c’entra: ogni anno, quando ci sottoponiamo alle visite mediche, ci fanno anche il test per gli occhi e per me è stato tutto OK. Non è nemmeno vero che ho fatto visite supplementari per la vista. È vero che si gioca in undici, ma io mi sento responsabile dei risultati negativi».Ancelotti, anche lui colpevole di questa situazione, va avanti per la propria strada e Edwin resta a difendere la porta bianconera. Partita dopo partita, Van der Sar riacquista fiducia nei propri mezzi ma, proprio nella partita decisiva contro la Roma, si lascia sfuggire un innocuo tiro di Nakata, sul quale si avventa Montella che realizza il pareggio romanista, spegnendo definitivamente le speranze di scudetto juventine.Logico che la società corra ai ripari; arriva il portiere più forte del mondo, Gianluigi Buffon e Edwin emigra in Inghilterra, al Fulham. Termina, così, nel modo peggiore, l’avventura bianconera di Van der Sar con la convinzione che il gigante olandese non abbia mai dimostrato le sue qualità.Nella terra di Albione, Edwin, torna a essere il portiere affidabile e sicuro che era nell’Ajax e riesce anche a mantenere il posto in Nazionale, nonostante la concorrenza di portieri più giovani; lo troviamo così a difendere la porta olandese anche negli Europei greci del 2004. Le notevoli prestazioni di Van der Sar con la maglia bianca del Fulham, fanno salire le quotazioni del portiere a tal punto di vestire, l’anno successivo, la prestigiosa maglia del Manchester United e a disputare, sempre da titolare, il Mondiale tedesco del 2006 e l’Europeo del 2008.GIACOMO ARICÒ, DA “TUTTOJUVE.COM” DEL 4 AGOSTO 2011Come dimenticarsi di quello spilungone olandese che arrivò a difendere i pali della Juventus nell’estate del 1999? Edwin Van der Sar ebbe subito un compito arduo appena vestì la maglia della Juventus, quello di sostituire Angelo Peruzzi. I tifosi più attenti e di buona memoria ricorderanno un suo prodigioso intervento alla seconda partita in campionato, un colpo di reni incredibile che evitò un pallonetto di Mboma a Cagliari, quelle braccia lunghe che arrivarono ad arpionare il pallone che si stava insaccando.Il portiere il primo anno se la cavò egregiamente, fece il suo e la Juventus a un certo punto aveva mezzo scudetto cucito sul petto, andando a più nove dalla Lazio. Suscitava perfino simpatia quel ragazzo di quasi due metri, ingiustamente espulso contro l’Inter quando l’arbitro lo cacciò per un presunto intervento di mano fuori area (ma era nettamente sul petto). Poi quel tricolore scivolò, annegò a Perugia, Edwin fermo immobile sul destraccio di Calori. Quel giorno forse successe qualcosa anche a lui, abituato a vincere tutto con l’Ajax (già campione d’Europa nel 1995 contro il Milan) che però seppe conoscere dolori memorabili quando incrociò la Juventus nella finale di Champions League 1996 a Roma.Non parò neanche un rigore in quella lotteria, dove anche Davids, negli “Aiaci”, ciccò come un dilettante regalando alla Juve e a Peruzzi il trionfo. Nel 1997 in semifinale ne beccò poi quattro a Torino dopo averne già incassati due ad Amsterdam.Dicevamo, qualcosa successe, e Van der Sar non fu più lo stesso. Errori, uno dietro l’altro. Juve fuori dalla Champions contro il Panathinaikos per demerito soprattutto suo, uccellato dalla distanza dall’ex Paulo Sousa. In campionato un tiro di Salas, centrale e innocuo, lo fece svenire.Nacque addirittura un’ironica e graffiante canzoncina ispirata a “Papaveri e papere”: “Lo sai che le tue papere son diventate tante, diventi preoccupante, metodico allarmante, se resterai tra i pali non vincerete nulla, se giocherà Rampulla, qualcosa parerà”, giusto per citarne uno stralcio.L’olandese seppe reagire, la Juve tornò in alto, a un soffio dalla Roma di Capello. Meno tre e scontro diretto al Delle Alpi. Una manciata di minuti e Del Piero e Zidane portano i bianconeri sul 2-0. Manca poco e Nakata riapre. Poi ecco che Van der Sar, sempre su tiro del giapponese, decreta la fine della sua storia in bianconero, non bloccando il pallone ma anzi appoggiandolo a Montella: pareggio e secondo scudetto perso di fila.La Juve lo scaricò per chi ancora oggi ne difende la porta, Gigi Buffon. Ma Van der Sar ha saputo sempre rialzarsi. Alti e bassi ma un palmarès vincente. Dopo la Juve il Fulham e il passaggio al Manchester United.Per lui parlano i numeri e i trofei vinti, sempre da titolare: quattro campionati, tre Coppe di Lega, tre Community Shield, una Champions League e una Coppa del Mondo per Club, risultando spesso determinante per le sorti della sua squadra, parando rigori decisivi come nella finale a Mosca nel 2008 contro il Chelsea in Champions (eletto miglior portiere della competizione). Anche per la Nazionale Olandese ha rappresentato un punto fisso e inossidabile per il record di 130 presenze in campo internazionale.Edwin, quarantuno anni, ieri ha salutato il mondo del calcio e lo ha fatto ad Amsterdam, dove ha scelto di mettere contro l’Ajax e una selezione di stelle straniere, tra cui Rooney, Giggs e Rio Ferdinand, compagni di squadra nello United, Kuyt, Davids e Bergkamp. 53.000 persone si sono alzate per salutare il portierone che ufficialmente ha chiuso con l’ennesima finale di Coppa dei Campioni, stavolta persa contro il Barça, all’alba dei quarantuno anni.Una carriera memorabile, talmente avvincente tra cadute e risalite che anche i tifosi juventini gli hanno perdonato quei suoi grossolani errori. Nonostante tutto, un onore averlo avuto quei due anni, alla luce di tutto quello che si è riconquistato con il sudore e la fatica.Applausi al campione, a Edwin Van der Sar. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/10/edwin-van-der-sar.html
  12. EDWIN VAN DER SAR https://it.wikipedia.org/wiki/Edwin_van_der_Sar Nazione: Paesi Bassi Luogo di nascita: Voorhout Data di nascita: 29.10.1970 Ruolo: Portiere Altezza: 197 cm Peso: 83 kg Nazionale Olandese Soprannome: Ijskonijn (Coniglio di ghiaccio) Alla Juventus dal 1999 al 2001 Esordio: 18.07.1999 - Torneo Intertoto - Ceahlaul-Juventus 1-1 Ultima partita: 17.06.2001 - Serie A - Juventus-Atalanta 2-1 88 presenze - 74 reti subite 1 trofeo intertoto Edwin van der Sar (Voorhout, 29 ottobre 1970) è un dirigente sportivo ed ex calciatore olandese, di ruolo portiere, direttore generale dell’Ajax. Considerato uno dei migliori portieri della storia del calcio, è il secondo calciatore con il maggior numero di presenze nella nazionale olandese con 130 apparizioni. Vanta 665 minuti di imbattibilità internazionale con la sua nazionale e 1 311 minuti nella Premier League con la maglia del Manchester United.[6] L'IFFHS lo ha collocato al terzo posto nella classifica dei migliori numeri 1 del periodo 1987-2011. Edwin van der Sar Nazionalità Paesi Bassi Altezza 197 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 9 marzo 2016 Carriera Giovanili 1985-1990 Noordwijk 1990-1992 Ajax Squadre di club 1990-1999 Ajax 226 (-188;1) 1999-2001 Juventus 88 (-74) 2001-2005 Fulham 127 (-164) 2005-2011 Manchester Utd 186 (-144) 2016 Noordwijk 1 (-1) Nazionale 1995-2008 Paesi Bassi 130 (-89) Biografia È sposato dal 2006 con Annemarie van Kesteren. La coppia ha avuto due figli: Joe, portiere classe 1998 del RKC, e Lynn, nata nel 2000. È ambasciatore della Make-A-Wish Foundation, un'associazione benefica che si occupa di bambini malati. È anche opinionista per l'emittente olandese NOS Studio Voetbal. Caratteristiche tecniche Nel corso della sua carriera professionistica, Van der Sar si è distinto per senso della posizione, atletismo, riflessi ed essenzialità negli interventi, oltre che per freddezza e affidabilità. Longevo, tempestivo nelle uscite e sicuro nel comandare la difesa, risultava anche molto efficace nell'opporsi ai calci di rigore. Dotato di un ottimo rinvio, che gli consentiva di far ripartire l'azione con grande precisione, è stato uno dei migliori portieri della sua generazione nel gioco coi piedi: Manuel Neuer lo ha annoverato per questo motivo tra i propri modelli di riferimento, affermando che l'abilità dell'olandese nel controllo di palla abbia fatto da apripista a una nuova e più moderna interpretazione del ruolo. Carriera Giocatore Club Ajax Dopo gli esordi nella squadra della sua città natale, passa a giocare fino al 1990 nella piccola squadra dilettantistica VV Noordwijk. Quando, un emissario dell'Ajax lo andò a visionare e gli propose un contratto, lui accettò e si trasferì ad Amsterdam. Il suo esordio avvenne il 23 aprile 1991 in una gara del campionato olandese tra Ajax e Sparta (1-0 il risultato finale). Giocò tutte le restanti partite di quel campionato, ma l'allenatore van Gaal preferì affidarsi almeno per un'altra stagione all'esperienza di Stanley Menzo. Anche nella stagione seguente, dunque, trovò poco spazio: riuscì comunque a vincere il suo primo trofeo prestigioso in carriera, la Coppa Uefa, conquistata nella doppia finale contro il Torino: 2-2 allo Stadio delle Alpi e 0-0 ad Amsterdam. Nel corso della stagione successiva (1992-1993), riuscì a conquistare anche il posto da titolare a scapito di Menzo, collezionando 19 presenze e vincendo la sua prima Coppa d'Olanda. Nella stagione 1993-1994 si laureò per la prima volta campione d'Olanda. van der Sar (in piedi, primo da sinistra) all'Ajax nel 1996 La stagione 1994-1995 lo vide vincere per la seconda volta consecutiva il campionato olandese, e mettersi in luce anche in Champions League. Al suo esordio nel massimo torneo europeo, affrontò il Milan campione in carica, per tre volte (due nella fase a gironi e una in finale): in tutte e tre le occasioni mantenne la porta inviolata, e l'Ajax si laureò campione d'Europa per la quarta volta. Pochi mesi dopo, il 28 novembre dello stesso anno, andò a giocarsi la Coppa Intercontinentale al National Stadium di Tokyo contro i brasiliani del Grêmio: la porta rimase di nuovo imbattuta, e ai rigori finali decisiva fu la sua parata su Dinho. Laureatosi campione del Mondo, in tale stagione stabilì anche il record d'imbattibilità individuale della Champions League, non subendo gol per ben 658 minuti. Al termine di quella stagione il giocatore si laureò per la terza volta consecutiva campione d'Olanda, raggiungendo anche la finale di Champions League per la seconda volta di seguito. La gara venne disputata allo Stadio Olimpico di Roma, e i "lancieri" si ritrovarono di fronte ancora una squadra italiana, stavolta la Juventus di Marcello Lippi. Dopo i tempi supplementari chiusi sul punteggio di 1-1, i rigori premiarono i torinesi, che dal dischetto ebbero la meglio sugli olandesi per 4-2. Nella stagione successiva (1996-1997) il titolo olandese venne conquistato dal PSV Eindhoven, mentre in Europa il percorso della squadra biancorossa venne fermato nuovamente dalla Juventus, stavolta in semifinale. Il digiuno di trofei durò solo una stagione: l'anno successivo (Eredivisie 1997-1998), infatti, la squadra riconquistò il titolo nazionale. Curiosamente, nella penultima gara di quel campionato, giocata il 3 maggio 1998 contro il De Graafschap, mise a segno un gol su rigore. Il 17 maggio la squadra vinse anche la Coppa d'Olanda battendo per 5-0 il PSV Eindhoven nella finale giocata allo Stadion Feijenoord di Rotterdam; venne premiato con la Scarpa d'oro olandese. La stagione seguente (1998-1999) fu la sua ultima all'Ajax. Quell'anno la squadra si aggiudicò per la seconda volta consecutiva la Coppa d'Olanda, battendo in finale il Fortuna Sittard per 2-0. Il 23 maggio 1999 giocò la sua ultima partita con l'Ajax nell'ultima gara di campionato contro il NAC Breda. Prima di lasciare il club, gli venne dedicata una passerella d'addio all'Amsterdam ArenA, durante la quale venne applaudito e ringraziato da tutto lo stadio. Juventus e Fulham van der Sar alla Juventus nel 1999 Acquistato nell'estate del 1999 dalla Juventus per la cifra di 17 miliardi di lire, è stato il primo portiere straniero della storia del club torinese. Nella sua prima stagione in bianconero, dopo un inizio incerto, offrì buone prestazioni e vinse la Coppa Intertoto; nell'annata successiva, tuttavia, il suo rendimento peggiorò: dopo aver commesso diversi errori nella prima parte della stagione – tra i più criticati quello contro la Lazio, su un debole tiro di Marcelo Salas da fuori area, e quello su una punizione di Paulo Sousa in Champions League contro il Panathinaikos –, nella gara di ritorno contro la Roma favorì con una sua incertezza il gol del pareggio in extremis di Vincenzo Montella, che approfittò di una respinta errata del portiere su un tiro di Hidetoshi Nakata. La squadra della capitale si laureerà poi campione d'Italia con 2 punti di vantaggio sulla Juventus. van der Sar al Fulham Nell'estate del 2001, il club londinese del Fulham lo acquistò per 7 milioni di sterline. Esordì in Premier League in una partita persa per 3-2 in casa del Manchester United. Nella stagione seguente, i bianconeri vinsero anche la Coppa Intertoto 2002. Nonostante fosse giunto in Inghilterra stimolato dal progetto della squadra, nel 2009 Van der Sar affermò che il periodo al Fulham fu per lui triste, a causa della mancanza di partecipazione alle coppe europee. Manchester Utd Il 5 giugno 2005, dopo quattro stagioni a Craven Cottage, il Manchester Utd acquistò Van der Sar per 1.5 milioni di sterline. Esordì il 9 agosto in una gara valevole per il terzo turno dei preliminari di Champions League contro gli ungheresi del Debrecen. In campionato fece il suo esordio il 20 agosto al Goodison Park contro l'Everton (2-0). Il 26 febbraio conquistò il suo primo trofeo con i Red Devils, battendo 4-0 il Wigan Athletic in finale di Carling Cup, al Millennium Stadium. Il 4 febbraio 2007, nella gara giocata al White Hart Lane contro il Tottenham (4-0), sulla ribattuta di una parata su Robbie Keane, venne involontariamente colpito in pieno volto dallo stesso attaccante irlandese, perdendo conoscenza per alcuni minuti; resterà lontano dai campi di gioco per venti giorni. A fine stagione vinse il campionato, ma il 19 maggio perse la finale di FA Cup contro il Chelsea (1-0). Nella stagione successiva, 2007-2008, nella finale di Community Shield del 5 agosto 2007 contro il Chelsea (1-1 al 120'), parò 3 rigori su 3, neutralizzando i tiri dal dischetto di Claudio Pizarro, Frank Lampard e Shaun Wright-Phillips. In seguito subì un infortunio in allenamento che lo tenne fuori per diverse gare, fino a quando non fece il suo rientro il 5 gennaio 2008, nella gara di FA Cup contro l'Aston Villa (2-0). Si rivelò una pedina importante in match chiave per il titolo come quello contro l'Arsenal all'Old Trafford, dove salvò varie volte il risultato con grandi parate, e contro il Liverpool mantenne ancora la porta inviolata, mettendo a segno un record mai riuscito a nessun altro portiere della storia mancuniana: mantenere la porta imbattuta per tre stagioni intere contro i rivali storici del Liverpool. Si rivelò importante anche nella scalata dei Red Devils alla finale della Champions League, tenendo la porta imbattuta per 5 gare di fila nella massima competizione europea. L'11 maggio si è poi laureato Campione d'Inghilterra per la seconda volta consecutiva, grazie alla vittoria contro il Wigan in trasferta per 2-0. Il 21 maggio ha disputato la sua terza finale di Champions League della carriera, nella storica finale tutta inglese contro i rivali del Chelsea (1-1 al 120'): furono necessari ancora una volta i calci di rigore: van der Sar parò il penalty decisivo di Nicolas Anelka, laureandosi campione d'Europa per la seconda volta in carriera. van der Sar al Manchester Utd nel 2006 Il 10 agosto 2008 ha iniziato la nuova stagione vincendo la Community Shield nella partita contro il Portsmouth (vittoria ai rigori). Il 27 gennaio 2009 ha stabilito il nuovo record di imbattibilità nella Premier League, facendo registrare 1032 minuti (11 partite) senza subire reti e battendo, in tal modo, il precedente primato che apparteneva a Petr Čech. La sua imbattibilità si è fermata a 1 311 minuti il 4 marzo nella partita contro il Newcastle Utd (1-2). Il Manchester Utd ha vinto il campionato, e per le sue prestazioni ha conquistato anche il Golden Glove, oltre a venire inserito nella squadra ideale della PFA. I Red Devils però non si riconfermarono campioni d'Europa, venendo battuti in finale di Champions League per 2-0 dal Barcelona. Il 23 dicembre 2009 la moglie di van der Sar è stata colpita da un'emorragia cerebrale nell'appartamento di famiglia nel Cheshire. Subito trasportata all'ospedale, le sue condizioni di salute sono state giudicate molto gravi dai sanitari. A van der Sar, già fermo da circa un mese per un infortunio al ginocchio, è stato concesso dal club mancuniano un permesso a tempo indeterminato per accudire la consorte. Meno di un mese dopo, il 16 gennaio 2010, è tornato in campo nella partita vinta per 3-0 dai Red Devils sul Burnley. Il 22 maggio 2011 seguente ha raggiunto le 605 partite di campionato disputate in vent'anni: 226 con l'Ajax, 66 con la Juventus, 127 con il Fulham e 186 con il Manchester United. Ha disputato la sua ultima partita il 28 maggio 2011 nella finalissima di Champions League allo Stadio Wembley contro il Barcellona, persa 3-1, lasciando il calcio giocato con l'amaro in bocca per una finale perduta. Il 3 agosto 2011 si è giocata la sua partita d'addio all'Amsterdam Arena, un'amichevole tra l'Ajax e il Dream Team di van der Sar guidato da Alex Ferguson, suo allenatore a Manchester. Noordwjik Il 9 marzo 2016 ritorna a giocare, all'età di 46 anni, per la squadra dilettantistica del VV Noordwijk, nelle cui giovanili aveva militato dal 1985 al 1990. Alla prima e unica partita, disputata per infortunio di tutti i portieri della prima squadra, è decisivo parando un rigore e contribuendo al pareggio per 1-1 contro il Jordan Boys. Nazionale van der Sar in nazionale al Mondiale 2006 Convocato dalla nazionale olandese per il campionato del mondo 1994, non giocò nemmeno un minuto in quella manifestazione. Fece il suo esordio nella nazionale oranje il 7 giugno 1995 contro la Bielorussia. Anche in nazionale guadagnò subito il posto da titolare, tanto da essere schierato anche durante il campionato d'Europa 1996, dove i Paesi Bassi arrivarono sino ai quarti di finale per poi essere eliminati dalla Francia ai tiri di rigore dopo che i tempi regolamentari e supplementari erano terminati sullo 0-0. Due anni dopo disputò da titolare il campionato del mondo 1998: stavolta gli oranje ottennero il quarto posto, dopo essere stati battuti, solo ai tiri di rigore, in semifinale dai campioni in carica del Brasile. Al campionato d'Europa 2000 giocò da titolare arrivando in semifinale, dove gli olandesi vennero sconfitti ancora una volta ai rigori, stavolta dall'Italia, dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi sullo 0-0. Fallita la qualificazione per il campionato del mondo 2022, gli olandesi centrarono quella per il campionato d'Europa 2004: nei quarti di finale, la gara contro la Svezia si concluse ancora una volta ai rigori: van der Sar fu decisivo parando il tiro di Olof Mellberg. L'eliminazione maturò in semifinale contro i padroni di casa del Portogallo (2-1). Dopo l'europeo 2004 sulla panchina degli oranje arrivò Marco van Basten, che attuò una rivoluzione nella squadra: uno dei pochissimi veterani scelti dal nuovo CT fu van der Sar, scelto come capitano. Inoltre fra il 13 ottobre 2004 e il 17 agosto 2005, nelle qualificazioni al campionato del mondo 2006, riuscì a stabilire un record d'imbattibilità di 665 minuti consecutivi, nei quali parò un rigore a Tomas Rosicky. Nella fase finale del Mondiale, il cammino della sua nazionale si fermò ancora una volta per mano del Portogallo, stavolta negli ottavi di finale (1-0): in questa gara, van der Sar raccolse la sua 113ª presenza con la nazionale olandese, battendo il precedente primato di Frank de Boer; il suo record verrà superato il 9 giugno 2017 da Wesley Sneijder. In seguito giocò il campionato d'Europa 2008 da titolare e da capitano. Dopo aver chiuso il girone a punteggio pieno, il cammino dell'Olanda si incrociò con quello della Russia (3-1 d.t.s.), che mise fine alla carriera in nazionale del portiere. Il nuovo CT degli oranje, Bert van Marwijk, non lo ha incluso nella lista dei convocati per il campionato del mondo 2010. Il suo bilancio nella nazionale olandese è di 130 presenze, di cui 11 raccolte ai mondiali e 16 agli europei. Dirigente Il 16 novembre 2012 assume il ruolo di direttore marketing per l'Ajax. Dal 6 settembre 2015 siede nel comitato dei lancieri e l’11 novembre 2016 viene promosso direttore generale. Sotto la sua gestione nel 2018/2019 l’Ajax arriva fino alla semifinale di Champions dopo 22 anni venendo eliminato dal Tottenham e a distanza di qualche anno torna a vincere la Coppa d'Olanda e il campionato. Il 15 novembre 2019 rinnova il proprio contratto fino al 2023. Record Van der Sar detiene sia il record d'imbattibilità riguardo alle gare ufficiali della nazionale olandese, che stabilì tra il 13 ottobre 2004 e il 17 agosto 2005, non subendo goal per 665 minuti, che quello di 1 311 minuti nella Premier League con la maglia del Manchester United. Detiene inoltre quello riguardante l'imbattibilità individuale della Uefa Champions League, che stabilì durante la stagione 1995-1996 quando militava nell'Ajax e il record d'imbattibilità nelle gare esterne di UEFA Champions League (stagione 2010-2011). Ha perso tre finali di UEFA Champions League, di cui due allo stadio Olimpico di Roma: il 22 maggio 1996 Juventus-Ajax (4-2 dcr, 1-1 dts), il 27 maggio 2009 Barcellona-Manchester United (2-0) e il 28 maggio 2011 al Wembley Stadium sempre in Manchester United-Barcellona (1-3). Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato olandese: 4 - Ajax: 1993-1994, 1994-1995, 1995-1996, 1997-1998 Coppa dei Paesi Bassi: 3 - Ajax: 1992-1993, 1997-1998, 1998-1999 Supercoppa dei Paesi Bassi: 3 - Ajax: 1993, 1994, 1995 Campionato inglese: 4 - Manchester United: 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009, 2010-2011 Coppa di Lega inglese: 3 - Manchester United: 2005-2006, 2008-2009, 2009-2010 Community Shield: 3 - Manchester United: 2007, 2008, 2010 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Ajax: 1991-1992 UEFA Champions League: 2 - Ajax: 1994-1995 - Manchester United: 2007-2008 Supercoppa UEFA: 1 - Ajax: 1995 Coppa Intercontinentale: 1 - Ajax: 1995 Coppa del mondo per club: 1 - Manchester United: 2008 Coppa Intertoto UEFA: 2 - Juventus: 1999 - Fulham: 2002 Individuale Portiere olandese dell'anno: 4 - 1994, 1995, 1996, 1997 ESM Team of the Year: 2 - 1995-1996, 2008-2009 Gouden Schoen: 1 - 1998 Miglior portiere della Premier League: 1 - 2008-2009 Onorificenze Ufficiale dell'Ordine di Orange-Nassau — 2010
  13. MATTIA DE SCIGLIO Dopo 3 anni, 62 presenze, 3 Scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana vinti – recita il sito ufficiale bianconero – è il momento dei saluti fra Mattia De Sciglio e la Juve. Il laterale, arrivato nell’estate 2017, proseguirà la sua carriera nelle fila dell’Olympique Lyonnais, dove giocherà in prestito la stagione appena iniziata. Non è mai mancato, in questi 3 anni, l’impegno di Mattia per la causa bianconera. Un impegno in campo, in allenamento, e anche fuori dal campo. A partire dal suo arrivo alla Juventus è il 3° difensore bianconero con più presenze in campionato (32), dietro solo a Leonardo Bonucci (67) e Alex Sandro (60). La stagione 2018/19 è stata quella in cui Mattia De Sciglio ha collezionato più presenze in Serie A con la maglia della Juventus (22, di cui 19 da titolare). Noi tutti ringraziamo De Sciglio, per questo vincente periodo insieme, e a cui facciamo un grande in bocca al lupo per la continuazione della sua carriera. MARCO D'OTTAVI, ULTIMOUOMO.COM DEL 28 FEBBRAIO 2020 De Sciglio è stato un giocatore molto promettente all’inizio, che poi ha normalizzato la sua parabola. Ha giocato 133 partite con il Milan, 59 con la Juventus, 39 in Nazionale. Il suo ruolo è uno di quelli più difficili da interpretare oggi, ma soprattutto uno di quelli in cui c’è il maggiore scarto qualitativo tra i migliori interpreti e la media. In Italia, ad esempio, quanti terzini sono nettamente più forti di De Sciglio? Così, a naso, non moltissimi. I suoi limiti tecnici e atletici sono evidenti e a 27 anni è improbabile che riuscirà a migliorare. Solo negli ultimi anni ha compiuto diversi errori che hanno portato a gol subiti (il tipo di errore peggiore). Ma non è questo il destino dei difensori? A pensarci bene, è pieno di terzini che sbagliano diagonali, si perdono l’uomo sul secondo palo, cadono a una finta di troppo. Questo perché già difendere è difficile, difendere partendo dall’esterno poi lo è ancora di più. Certo, De Sciglio sembra già un terzino sorpassato dalla storia e le sue prestazioni forse hanno dimostrato che non può essere il titolare di una squadra che ha le ambizioni della Juventus. Neanche lo scopo di questo pezzo era riabilitarne la figura, ma al tempo stesso non posso fare a meno di chiedermi: siamo sicuri che la quantità di critiche, offese e improperi che riceve siano tutti motivati dalle sue prestazioni? Non è possibile che queste siano dovute e accentuate dal suo essere Mattia De Sciglio? De Sciglio, mi sembra, è vittima della sua normalità. Ai tempi “dell’agguato” dei tifosi del Milan, Monica Colombo sul Corriere della Sera ha scritto che «non ha mai avuto l’aria truce alla Bonucci». Quando gli hanno chiesto come si concentrava, lui ha risposto: «Non sono come gli altri che lo fanno ascoltando musica. Penso molto, inizio a pensare alla partita e alle varie situazioni di gioco». Alla prima convocazione in Nazionale si presentò a Coverciano a piedi, accompagnato dai genitori. A Le Iene, per fargli uno scherzo, gli hanno fatto sparire il gatto. Per venti minuti lo vediamo struggersi, cercarlo tra le macchine parcheggiate, non dormire la notte. Dopo aver segnato il suo primo gol ha detto che non sapeva neanche come esultare, in quell’occasione Buffon uscì dalla porta per andare da lui e dirgli: «Allora ci sei anche tu». E la colpa più evidente di De Sciglio è proprio questa, che sembra non esserci davvero. De Sciglio ha il potere poco conveniente di scomparire dietro il contesto, una caratteristica che solo gli allenatori finiscono per apprezzare in qualche modo (e infatti i suoi allenatori sono gli unici a parlarne bene). Tra infortuni, personalità e caratteristiche tecniche, De Sciglio è invisibile quando gioca bene e visibilissimo quando fa qualcosa di negativo. Lui non sembra ancora averlo accettato con serenità, recentemente ha detto «Sono stato massacrato parecchio. È più facile accanirsi contro di me, ma non capisco il motivo». Più che cercare un motivo, De Sciglio dovrebbe farsene una ragione: per alcuni giocatori esistono dei pregiudizi insormontabili che finiscono per influenzare i tifosi. Chi non dovrebbe farsi influenzare, per il suo bene, è invece De Sciglio. In fondo, il calcio non è tutto. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/mattia-de-sciglio.html
  14. MATTIA DE SCIGLIO https://it.wikipedia.org/wiki/Mattia_De_Sciglio Nazione: Italia Luogo di nascita: Milano Data di nascita: 20.10.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 78 kg Nazionale Italiano Soprannome: Desci Alla Juventus dal 2017 al 2020 e dal 2021 al 2024 Esordio: 13.08.2017 - Supercoppa Italiana - Juventus-Lazio 2-3 Ultima partita: 30.03.2024 - Serie A - Lazio-Juventus 1-0 117 presenze - 2 reti 3 scudetti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Mattia De Sciglio (Milano, 20 ottobre 1992) è un calciatore italiano, difensore dell'Empoli, in prestito dalla Juventus. Mattia De Sciglio De Sciglio con la nazionale italiana nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Empoli Carriera Giovanili 2001-2002 Cimiano 2002-2012 Milan Squadre di club 2011-2017 Milan 110 (0) 2017-2020 Juventus 44 (1) 2020-2021 → Olympique Lione 29 (0) 2021-2024 Juventus 73 (1) 2024- → Empoli 0 (0) Nazionale 2010-2011 Italia U-19 8 (1) 2011-2012 Italia U-20 6 (0) 2012 Italia U-21 5 (0) 2013-2022 Italia 40 (0) Palmarès Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Caratteristiche tecniche Dopo gli esordi da difensore centrale nelle giovanili del Milan, nel prosieguo di carriera si è stabilizzato nel ruolo di terzino su entrambe le fasce, nonostante sia un destro naturale; all'occorrenza può agire anche da esterno di centrocampo in entrambe le fasce o, in fase di attacco, da falso terzino avanzando a interno. Carriera Club Milan Inizia a giocare a calcio nella squadra dell'oratorio Santa Chiara e San Francesco di Pontesesto, una frazione di Rozzano. Nella stagione 2001-2002 gioca con il Cimiano nella categoria Pulcini e nel 2002, a 10 anni, passa nelle giovanili del Milan. Dopo aver giocato in tutte le categorie giovanili dei rossoneri dagli Esordienti agli Allievi nazionali, nel 2009 passa nella formazione Primavera con cui vince la Coppa Italia 2009-2010 contro il Palermo. Nella stagione 2011-2012 viene promosso nella prima squadra di Massimiliano Allegri. Esordisce con i rossoneri e nelle competizioni UEFA per club il 28 settembre 2011, a 18 anni, nella partita valevole per la fase a gironi della Champions League giocata a San Siro contro i cechi del Viktoria Plzeň, subentrando a Ignazio Abate all'87º minuto. Il 6 dicembre 2011, nella gara di ritorno sempre contro il Viktoria Plzeň, a qualificazione già acquisita, gioca la sua prima partita da titolare e rimane in campo per 90 minuti. Il 10 aprile 2012 esordisce in Serie A, giocando dal primo minuto la trasferta della 32ª giornata contro il Chievo, gara vinta dai rossoneri per 1-0. Termina la sua prima stagione con la società milanese con 3 presenze in Serie A e 2 in Champions League. De Sciglio al Milan nel 2012 Viene quindi confermato in prima squadra per la stagione 2012-2013, in cui, dopo la partenza di Taye Taiwo, decide di indossare la maglia numero 2. Con il passare delle giornate diventa sempre più un titolare fisso, inanellando ottime prestazioni sia sulla fascia destra che su quella sinistra. Conclude la sua seconda stagione in rossonero con 33 presenze totali, di cui 27 in Serie A (partendo per 25 dal primo minuto), 5 in Champions League e 1 in Coppa Italia. All'inizio della stagione successiva si è infortunato al ginocchio sinistro: prima una distorsione durante il ritiro estivo e poi all'inizio di settembre del 2013 una lesione a manico di secchia del menisco mediale. A seguito dell'operazione è stato fermo per circa due mesi e, dopo aver giocato la partita di campionato contro la Lazio del 30 ottobre 2013, per tutto il successivo mese di novembre a causa di un'infiammazione al ginocchio precedentemente operato. Anche la stagione 2014-2015 è caratterizzata da numerosi problemi fisici che impediscono a De Sciglio di trovare continuità. Ottiene infatti solo 17 presenze in campionato. Il 3 maggio 2015, nella partita Napoli-Milan, viene espulso dopo appena 43 secondi, ottenendo il primato di calciatore espulso più velocemente nella Serie A a inizio partita (il record assoluto spetta invece a Paolo Ammoniaci, espulso in Roma-Lazio del 18 marzo 1979, dopo essere stato presente in campo soltanto per 2 secondi a gioco fermo). Indossa per la prima volta la fascia di capitano del Milan il 27 settembre 2015 nel corso di Genoa-Milan (1-0), valida per la sesta giornata del campionato di Serie A 2015-2016, in seguito all'uscita dal campo di Riccardo Montolivo e all'assenza di altri giocatori. Il 6 marzo 2016 raggiunge le 100 presenze con la maglia del Milan, nella partita di campionato persa 2-0 contro il Sassuolo al Mapei Stadium. Conclude la sua quinta stagione in prima squadra, nella quale totalizza 29 presenze totali, disputando da titolare la finale di Coppa Italia, persa 1-0 contro la Juventus. La stagione seguente vince il suo primo trofeo come professionista, la Supercoppa italiana 2016, nella partita vinta ai rigori contro la Juventus il 23 dicembre 2016 a Doha. In questa occasione indossa anche la fascia di capitano dopo l'uscita dal campo di Abate. La stagione termina con il 6º posto, che dopo 3 anni permette al Milan di qualificarsi per le coppe europee. La sua esperienza al Milan, dopo il settore giovanile e 6 stagioni in prima squadra, si conclude con 133 presenze totali, di cui 110 in Serie A. Juventus Il 20 luglio 2017 passa a titolo definitivo alla Juventus, per 12 milioni di euro; a Torino ritrova in panchina Allegri, colui che l'aveva lanciato al Milan. Esordisce in maglia bianconera il 13 agosto 2017, subentrando nel secondo tempo della partita di Supercoppa italiana persa 3-2 contro la Lazio allo stadio Olimpico di Roma. Il 12 settembre 2017 esordisce in Champions League con la maglia bianconera, giocando titolare nella prima partita della fase a gironi, persa 0-3 contro il Barcellona al Camp Nou; nel corso della gara contro i blaugrana rimedia una lesione all'articolazione tibio-peroneale che lo terrà fuori per due mesi. Il 26 novembre 2017 realizza il suo primo gol tra i professionisti, nella partita di campionato contro il Crotone vinta per 3-0 all'Allianz Stadium. A fine stagione, conquista il primo scudetto e la prima Coppa Italia con la maglia della Juventus. Nella sua seconda stagione con la Juventus, anche a causa dell'infortunio del titolare João Cancelo, acquista maggiore spazio in squadra. Il 16 gennaio 2019, senza scendere in campo, vince la sua terza Supercoppa italiana grazie alla vittoria sul Milan, sua ex squadra, per 1-0. Il 20 aprile, dopo il 2-1 alla Fiorentina, vince il suo secondo scudetto di fila con i colori bianconeri. Nella stagione 2019-2020, il suo apporto è limitato alla causa bianconera, anche per causa di un lungo infortunio al bicipite femorale: tuttavia a fine stagione conquista il suo terzo scudetto consecutivo con i torinesi. Olympique Lione, ritorno alla Juventus De Sciglio alla Juventus nel 2021 Il 5 ottobre 2020 viene ceduto in prestito all'Olympique Lione. Debutta con i francesi il 18 ottobre successivo, subentrando a gara in corso nella vittoria in trasferta per 3-2 contro lo Strasburgo. A Lione ritrova una buona continuità di rendimento, totalizzando 33 presenze stagionali. Dopo la parentesi in Francia, nell'estate del 2021 viene richiamato in pianta stabile alla Juventus; ritrova per la terza volta in carriera Allegri, anche lui di ritorno in bianconero. Non trova molto spazio in avvio di stagione, anche a causa di un ennesimo infortunio, ma ha comunque modo di mettersi in evidenza con un paio di assist decisivi nelle vittorie in Serie A, nel big match interno contro la Roma, e in Champions League, sul terreno dello Zenit San Pietroburgo. Il 9 gennaio 2022 trova la sua seconda rete in carriera, quella del definitivo 3-4 che vale il successo esterno ancora contro la Roma. Nel maggio del 2023 viene sottoposto a un intervento chirurgico di ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro dopo essersi infortunato durante una partita di campionato. Torna in campo il 30 marzo 2024 giocando da titolare la gara persa con la Lazio per 1-0; questa rimane la sua unica presenza in stagione al termine della quale finisce ai margini della rosa dopo l’addio di Allegri e l’arrivo di Thiago Motta il quale decide di non convocarlo per il ritiro estivo. Empoli Il 29 agosto 2024, De Sciglio viene ceduto in prestito all'Empoli fino al termine della stagione. Nazionale Nazionali giovanili Nel 2010 entra a far parte dell'Under-19, con cui gioca 6 amichevoli e 2 partite di qualificazione all'Europeo di categoria del 2011 segnando un gol contro le Fær Øer. Nel 2011 viene convocato in Under-20 dal commissario tecnico Luigi Di Biagio. Con questa selezione prende parte al Torneo Quattro Nazioni 2011-2012, nel quale disputa 5 partite, di cui 4 da titolare. Viene selezionato per la prima volta in nazionale Under-21 dal commissario tecnico Ciro Ferrara, per partecipare all'amichevole contro la Scozia del 25 aprile 2012. A Edinburgo contro gli scozzesi esordisce con la maglia degli Azzurrini, sostituendo Giulio Donati nel corso del secondo tempo. Nazionale maggiore Il 10 agosto 2012 viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Cesare Prandelli, in occasione della partita amichevole contro l'Inghilterra; De Sciglio, tuttavia, non scende in campo nel match giocato a Berna contro i Tre Leoni. Dopo altre 4 presenze con l'Under-21, esordisce in nazionale il 21 marzo 2013, a 20 anni, giocando dal primo minuto l'amichevole di Ginevra pareggiata per 2-2 contro il Brasile. Viene inserito nella lista dei 23 convocati per la Confederations Cup 2013. Nel corso del torneo disputa da titolare come terzino sinistro le 3 partite della fase a gironi e successivamente la finale per il 3º posto contro l'Uruguay, vinta dall'Italia ai calci di rigore nonostante l'errore dal dischetto proprio di De Sciglio. Partecipa al campionato del mondo 2014, dove per colpa di un infortunio viene schierato unicamente nella terza partita del girone, la sconfitta contro l'Uruguay (1-0) che determina l'eliminazione dell'Italia. Con il selezionatore Antonio Conte viene impiegato in sette partite delle qualificazioni al campionato d'Europa 2016. Partecipa quindi alla fase finale del torneo in Francia, dove ottiene quattro presenze. Nei quarti di finale contro la Germania trasforma l'ottavo calcio di rigore della sfida, che viene però persa dall'Italia. Il 24 gennaio 2022, a distanza di due anni e mezzo dall'ultima volta, viene convocato dal commissario tecnico Roberto Mancini per uno stage in vista degli spareggi per l'accesso al campionato del mondo 2022. Il successivo 29 marzo, a quasi tre anni dall'utlima presenza, scende in campo da titolare nella partita amichevole vinta per 3-2 a Konya contro la Turchia. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Milan: 2009-2010 Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Juventus: 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Supercoppa italiana: 3 - Milan: 2011, 2016 - Juventus: 2018 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2017-2018, 2023-2024 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2013
  15. FRANCO CAMPIDONICO https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Campidonico Nazione: Italia Luogo di nascita: Civitavecchia (Roma) Data di nascita: 31.07.1950 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 70 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1968 al 1969 Esordio: 29.12.1968 - Amichevole - Pro Patria-Juventus 0-3 0 presenze - 0 reti Franco Campidonico (Civitavecchia, 31 luglio 1950) è un ex calciatore italiano, di ruolo libero o centrocampista. Anche suo fratello maggiore Ezio fu calciatore, con un passato nella Lazio. Franco Campidonico Campidonico nel 1975 con la maglia del Genoa Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Carriera Giovanili Civitavecchia Squadre di club 1967-1968 Civitavecchiese 4 (0) 1968-1969 Juventus 0 (0) 1969-1971 Cosenza 68 (17) 1971-1974 Taranto 86 (5) 1974-1978 Genoa 44 (1) 1978-1979 Como 29 (3) 1979-1980 Benevento 28 (3) 1980-1981 Turris 15 (0) 1981-1982 Rhodense 29 (0) 1982-1985 Pavia 86 (4) 1985-1986 Rapallo Ruentes ? (?) Carriera In carriera ha disputato un campionato di Serie A, nella stagione 1976-1977, con la maglia del Genoa, collezionando 7 presenze, oltre alla stagione 1968-1969 trascorsa nelle file della Juventus, senza scendere in campo in incontri di campionato. Ha invece disputato 5 campionati di Serie B, con le maglie di Taranto e Genoa, totalizzando complessivamente 123 presenze e 6 reti, e vincendo il campionato cadetto nell'annata stagione 1975-1976. Ha conquistato inoltre una promozione in Serie B nella stagione 1978-1979 con il Como. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Genoa: 1975-1976 Serie C1: 1 - Como: 1978-1979 Serie C2: 1 - Pavia: 1983-1984
  16. ALDO ROMARO https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Romaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Piove di Sacco (Padova) Data di nascita: 02.03.1897 Luogo di morte: Padova Data di morte: 05.01.1970 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1916 al 1917 Esordio: 22.10.1916 - Amichevole - Juventus-Inter 2-3 0 presenze - 0 reti Aldo Romaro (Piove di Sacco, 1897 – Padova, 5 gennaio 1970) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Aldo Romaro Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Carriera Squadre di club 1922-1923 Petrarca 19 (0) Carriera Noto anche come Romaro II, per distinguerlo dal fratello Vincenzo (Romaro I). Con il Petrarca disputa 19 gare nel campionato di Prima Divisione 1922-1923.
  17. VINCENZO ANZIDEI Nazione: Italia Luogo di nascita: Augsburg (Germania) Data di nascita: 19.03.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1991 al 1992 Esordio: 26.03.1992 - Amichevole - Asti-Juventus 0-12 Ultima partita: 05.06.1992 - Amichevole - Vicenza-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti
  18. DAVID TRÉZÉGUET Il padre George, la mamma Beatrice e la sorella Fabiana sono nati a Buenos Aires; David, invece, nasce a Rouen, in Francia, il 15 ottobre 1977. Il papà, che è stato giocatore professionista, ha militato per quattro stagioni nel Rouen; poi, scaduto il contratto, ha riportato tutta la famiglia in Argentina. Trézéguet cresce nelle giovanili del Platense. All’età di diciassette anni, è chiamato in Francia dal Monaco. «È stato Jean Tigana a scoprirmi e, ritrovarmelo come allenatore, è stato un onore per me. Era uno a cui piaceva il bel calcio ed io mi sono adattato subito al suo sistema di gioco, alla sua mentalità. Al Monaco, però, avevo diciassette anni, mi allenavo con la prima squadra e poi, magari, al sabato andavo in panchina con la prima squadra e la domenica tornavo a giocare con la Primavera».Inizia nel 1995-96 con quattro presenze, prosegue nel 1996-97 con cinque ed esplode nel 1997-98, anno Mundial, con diciotto goal in ventisette partite. Possiede tutte le doti del vero attaccante: controllo, lucidità e senso del goal; fortissimo di testa, calcia indifferentemente con entrambi i piedi. Nell’anno d’oro, il giovane bomber del Monaco segna una tripletta e quattro doppiette. Vince uno scudetto e, con la Nazionale Under 21 francese, diventa Campione d’Europa. Arriva, inevitabilmente, la prima convocazione in Nazionale. L’ex bianconero Didier Deschamps è il suo sponsor più convinto: «Trézéguet ha delle qualità incredibili, in area possiede una freddezza inconsueta. Sarà un grande attaccante».Debutta il 28 gennaio 1998 contro la Spagna allo Stade de France, al posto di Guivarc’h, il cannoniere dell’Auxerre: «Ho fatto il mio esordio contro la Spagna, sono entrato venti minuti. In otto mesi sono rientrato anche tra i convocati della Nazionale dei Mondiali 1998. È stata dura fino alla fine, perché la lista era composta da ventotto giocatori e poi cinque non sono stati scelti dal Mister. Un colpo duro per quelli che sono andati via, penso che non sia semplice per nessuno. Ho fatto parte di quel gruppo che ha fatto la storia: il Mondiale vinto in Francia, dopo la finale vedere due milioni di persone tutte insieme, senza dimenticarci che la Francia è un posto più particolare, a livello di razzismo, e veder tutti uniti penso sia stata una grandissima vittoria per tutta la Francia».Dopo i Mondiali del 1998, con i francesi Campioni del Mondo, la carriera di Trézéguet prosegue ancora nel segno del Monaco: trenta presenze e ventidue goal nel 1999-2000, mettono in moto i grandi club italiani. Il padre, che gli fa da procuratore, riceve una timida offerta dal Milan che Campora, presidente del Monaco, non ritiene degna di attenzione.A questo punto, però, l’Italia è entrata nel cuore e nella testa di David. L’amico Candela gli racconta un paese splendido, un football frequentato dai migliori calciatori del mondo e tante belle donne disposte a concedersi un capriccio con il bomber da copertina. L’ex ragazzo del Platense sogna; quando Candela gli dice che in Italia si giocano partite di campionato di fronte a 50-60.000 spettatori gli si illumina il volto, stenta a crederci, poiché sugli spalti del Monaco non ha mai visto più di 3.000 anime.Così, inizia a fare delle pubbliche relazioni a mezzo stampa; dice di ammirare Ronaldo e Totti e che il suo modello è Batistuta: «Sono cresciuto con l’immagine di Maradona, i miei primi ricordi sono stati i Mondiali del 1986 in Messico; però devo dire che per il mio posto sicuramente è stato Batistuta quello che mi piaceva di più, perché era un attaccante molto forte, aveva l’immagine del giocatore bello da vedere. Parlando calcisticamente, la cosa più bella che mi è capitata è stato ritrovarlo, lui nella Roma ed io nella Juventus; è stato un momento bello da ricordare perché negli anni passati stavo a guardarlo davanti alla TV».Alla fine del campionato 2000 arriva la sorpresa; nel futuro di Trézégol non ci sono né Totti né Batistuta, ma Del Piero e la Juventus. Arriva a Torino con in tasca la fresca medaglia d’oro dell’Europeo (grazie al suo Golden-gol contro l’Italia) e con la benedizione di Zidane, che gli ha assicurato mille assist vincenti. Tuttavia, non gli assicura il posto in squadra Ancelotti, che deve difendere il patrimonio della società Del Piero-Inzaghi: «Sono arrivato a ventidue anni in mezzo a tanti attaccanti eccezionali, come Del Piero, Inzaghi, Kovačević, Esnaider, Fonseca; l’importante, all’inizio, era cercare di imparare da loro, avere la fiducia dell’allenatore e di tutto il gruppo».Trézéguet, all’inizio, accetta le decisioni del tecnico, poi comincia a domandarsi il motivo del suo acquisto; insomma, pesta i piedi, ma senza clamorosi capricci. La soluzione ad Ancelotti la offre Inzaghi, che entra in digiuno volontario del goal. Scocca, dunque, l’ora di David. Il campionato 2001 si conclude sotto il segno della Roma ma anche sotto il segno dei goal firmati dal franco argentino. Di testa o di piede, sotto porta oppure in acrobazia, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Trentadue presenze, quindici goal è il suo bottino; niente male per un debuttante.Arriva il campionato 2001-02: «Il momento più bello è stato quando ho vinto il primo scudetto con la Juventus, per com’è venuto, all’ultima giornata, con il sorpasso sull’Inter a Udine, in uno stadio pieno; un traguardo che la squadra non riusciva a raggiungere da alcuni anni. Per me, poi, era stata un’annata molto positiva, avevo segnato tanto vinto la classifica dei cannonieri; un obiettivo che uno juventino non raggiungeva da quasi vent’anni, dai tempi di Platini».Dalla prima all’ultima partita, i suoi goal sono il viatico della Juventus tenacemente protesa al titolo, che manca da troppo tempo. Sua la micidiale doppietta all’esordio contro il Venezia e sua la rete che, il 5 maggio 2002 a Udine, prepara la grande festa. In tutto, ventiquattro prodezze che ne suggellano il titolo di re dei bomber, con l’appendice di nove goal in Champions League.Nel 2002-03 vince la Supercoppa Italiana da spettatore, perché infortunato e un altro scudetto. È una stagione sfortunata, David è spesso in infermeria, ma ciò non gli impedisce di segnare nove reti in campionato e quattro in Champions League, di cui due nelle due semifinali contro il Real Madrid. La finale di Manchester contro il Milan non regala gioia; dopo una prestazione incolore, Trézéguet si fa parare il suo rigore da Dida e manca, in questo modo, l’appuntamento con la “Coppa dalle grandi orecchie”.Nel campionato 2003-04 vince un’altra Supercoppa Italiana. La finale si disputa a New York contro il Milan e si decide nuovamente ai rigori dopo che il suo goal aveva salvato la Juventus. Anche questa stagione è caratterizzata dagli infortuni e per la Juventus piena di delusioni; fuori agli ottavi di finale di Champions League, il terzo posto in Serie A è il massimo che riesce ad ottenere.Nell’estate del 2004 sembra che debba lasciare la Juventus, ma il nuovo allenatore, Fabio Capello lo convince a rimanere. Un infortunio alla spalla lo tiene lontano dai campi di gioco, ma non fa mancare il suo contributo. Tra i suoi quattordici goal, da ricordare quello in rovesciata al Real Madrid negli ottavi di finale di Champions League e quello di testa rifilato al Milan a San Siro, su assist di Del Piero in rovesciata, che consegna lo scudetto alla “Vecchia Signora”.«Le due reti con il Real Madrid le ricordo per la bellezza, e poi perché il Real Madrid è sempre stata la squadra da battere. Avevamo davanti giocatori come Figo, Ronaldo, Zidane e noi, con le nostre armi, siamo riusciti a fare due partite di un livello straordinario; ho avuto la possibilità di segnare sia all’andata che al ritorno e, per questo, quella con il Real rimane una delle più belle partite della mia carriera. Mi ha deluso tantissimo la finale di Manchester; era quello che ci chiedevano tutti i tifosi, è il mio più grosso rammarico fino a oggi. Mentalmente mi sono detto: ritornerò a giocare una finale. In realtà non ci sono più tornato e, con il tempo, sta diventando un peso, perché la Champions è la competizione più bella, in cui giocano le squadre più forti. Quell’anno, abbiamo vinto il campionato con quasi venti punti in più del Milan e non è vero che il Milan aveva più fame di noi; il Milan non meritava più di noi. Purtroppo i rigori sono una questione anche di fortuna. Io ho tirato, ho sbagliato e mi sono preso le mie responsabilità, ma quello penso che faccia parte del calcio. Ho più rammarico di avere sbagliato questo rigore rispetto a quello del Mondiale, perché questa squadra la sento mia, qui ho vissuto i momenti più belli e più brutti di questa società e, quindi, spero di poter arrivare a disputare un’altra finale di Champions. E se ci sarà un rigore, lo tirerò di nuovo, perché per me sarà una rivincita».Trézéguet disputa un’altra ottima stagione nel 2005-06; segna ventinove reti e vince l’ennesimo scudetto; le delusioni, come al solito, arrivano dalla Champions League. La Juventus è eliminata dall’Arsenal ai quarti di finale e subisce una violenta contestazione da parte dei propri tifosi. A Bruges, nella partita di Champions, Trézéguet realizza il centesimo goal con la maglia bianconera per poi diventare il miglior bomber straniero nella storia della Juventus, superando tre monumenti del passato bianconero, come Platini, Charles e John Hansen.Quell’estate, vola in Germania, per disputare i Mondiali; a causa di forti incomprensioni con l’allenatore Raymond Domenech, disputa solamente due partite. Entrato all’undicesimo minuto del primo tempo supplementare della finale contro l’Italia, è tra i rigoristi della partita; il suo tiro colpisce la traversa della porta dell’amico Buffon e la Francia deve dire addio a sogni di gloria: «Ho vissuto un Mondiale molto difficile, perché erano sempre gli stessi undici che giocavano e gli altri erano da parte. Io ho la visione di gruppo diversa; se un gruppo è composto da ventitré giocatori, l’allenatore deve stare più attento a quelli che non giocano. E, in Germania, non era così. Sono dispiaciuto per i miei compagni per il rigore sbagliato. Personalmente, niente di più e niente di meno. È stato, per me, un Mondiale negativo dall’inizio alla fine. Ero dispiaciuto per quei giocatori che erano sempre in campo. Non ho mai sentito la fiducia nei miei confronti e in campo si è anche visto; però, sono rimasto sempre tranquillo perché ho sempre dato il massimo per la Nazionale».Nonostante la retrocessione in Serie B della Juventus, decide di rimanere a Torino; affitta un palco dello stadio Olimpico, per permettere alla propria famiglia di assistere a tutte le partite casalinghe della squadra bianconera: «Le motivazioni erano poche per me come per gli altri, per la società stessa e per i tifosi. Nessuno meritava di disputare un campionato di Serie B. Però, ci siamo trovati in quella situazione, calcisticamente non è stata un’esperienza né positiva, né negativa. Ci siamo ritrovati dei giovani che l’anno prima erano in Primavera. Abbiamo creato un gruppo molto più umano, perché le aspettative erano diverse; la cosa positiva è che siamo risaliti subito in Serie A».Non è una grande stagione per David; non sempre riesce a trovare gli stimoli necessari e il suo score è di quindici reti in trentadue partite. Nell’ultima partita stagionale, contro lo Spezia, si rende autore di un gesto polemico verso la società; segnato il goal del momentaneo pareggio, si volta verso la tribuna e, con le mani, fa un gesto che significa: «Ho segnato quindici goal e mi volete mandare via!»Tutto presuppone che David debba lasciare la Juventus, ma la società, il 25 giugno 2007 la Juventus annuncia il prolungamento del contratto dell’attaccante francese, fino al 30 giugno 2011. Le prime parole dopo la firma sono state: «Ho fatto una scelta decisiva per la mia carriera e per la mia vita». Quasi a confermare queste parole, nella stagione che segna il ritorno in Serie A della Juventus, David mette a segno venti reti, sfiorando la vittoria nella classifica cannonieri, preceduto solamente da Del Piero.La stagione 2008-09, invece, sarà molto avara di soddisfazioni; causa problemi fisici, David totalizza solamente quindici presenze, saltando quasi tutto il campionato e la Champions League. Anche il bottino delle reti ne risente pesantemente, tanto è vero che riesce a mettere il pallone dentro la rete solamente una volta, contro il Palermo. Per uno come lui, che è abituato a essere sempre in doppia cifra, è un vero e proprio evento: «Non è stato un anno molto positivo per me, soprattutto per via dell’infortunio che mi ha costretto all’operazione, ma per fortuna adesso mi sento molto bene. Poi nella seconda parte del campionato ho avuto qual che problema con Ranieri, che non mi faceva giocare. L’unico aspetto positivo è che ho recuperato alla grande e ora ho tanta voglia di giocare, se non alla Juve in qualche altra squadra che mi dia la possibilità di essere protagonista».Nonostante queste dichiarazioni, David si presenta puntualmente al ritiro a Vinovo; ma il 3 settembre 2009 rilascia un clamoroso annuncio: «È un anno importante per me, mi piacerebbe finire con una vittoria. Ho deciso di concludere la mia avventura con la Juventus a giugno, ne ho parlato prima con la mia famiglia e abbiamo deciso di tornare a casa. Francia oppure Argentina? Ancora non lo so, dopo dieci anni qui alla Juventus ho fatto la mia storia e credo sia arrivato il momento giusto di lasciare. Il contratto non è un problema, Ciro Ferrara è già al corrente della mia scelta. Nessuno mi ha chiesto di andare via, è una decisione che ho maturato da qualche tempo, mi piacerebbe uscire di scena con un titolo in tasca».Ma la vita riserva sempre delle sorprese. Basta un goal all’Olimpico di Roma contro la Lazio, per far vacillare David: «È vero, nella mia testa sono cambiate tante cose. È bastato veder rotolare la palla in rete per capire che forse non voglio più cambiare squadra. Sto valutando se non sia meglio, sicuramente più bello, chiudere la carriera qui alla Juventus. Ne ho parlato anche con Alessandro Del Piero. Mi hanno veramente emozionato i miei compagni. Ho rivisto il tutto in televisione, erano più contenti loro che il sottoscritto. Li ho ringraziati a uno a uno, mi hanno fatto sentire veramente importante per questo gruppo».David ritrova d’incanto la via del goal: segna contro il Genoa, il Bologna, la Sampdoria, il Napoli, l’Atalanta, il Bari. Realizza anche l’inutile rete contro il Bayern, nella partita che costa l’eliminazione dalla Champions League della Juventus. Anche contro il Fulham, in Europa League, il suo goal in apertura non riesce a evitare l’eliminazione della squadra bianconera, con Zaccheroni in panchina al posto di Ciro Ferrara.Quella che si conclude è l’ultima stagione di David Trézéguet con la Juventus. Infatti, il 21 agosto 2010 arriva la conferma del suo trasferimento alla squadra spagnola dell’Hercules Alicante, città di origine della moglie. Trézégol si toglie, dopo dieci stagioni, la maglia numero diciassette bianconera.«Dieci anni nella Juve, è stata una grande storia d'amore. Io David Trézéguet resterò per sempre tifoso della Juve. Anzi, il giorno in cui la squadra bianconera vincerà lo scudetto andrò a Torino e chiederò alla famiglia Agnelli di inventare una maglia con la terza stella. E sarò il primo a indossarla. I due titoli che ci hanno tolto sono stati una clamorosa ingiustizia. Lo penso io, lo pensa chi ama la Juve, ma ne sono convinti anche i giocatori dell'Inter con i quali ho parlato. L'ultima Juve riparte quasi da zero. Una scelta coraggiosa. Però bisogna avere il coraggio di dire alla gente bianconera che ci vorrà un po' di tempo per tornare a essere la squadra da battere. Da amico della Juve penso che sarebbe bellissimo riconquistare la Champions e centrare l'Europa League. Sarebbe una stagione da dieci. Lo scudetto è pane per Inter e Milan. È bello vedere Andrea Agnelli presidente. Io sono cresciuto nel mito dell'Avvocato. Quando veniva al campo eravamo tutti imbambolati. Come se lui avesse vinto dieci mondiali, dieci Champions, dieci scudetti. Andrea Agnelli dovrà ricreare la stessa magia con i più giovani. La mia più bella vittoria nei miei dieci anni in bianconero è stata la promozione dalla B alla A. Una fantastica esperienza di vita. I tifosi ci consideravano degli eroi perché avevamo scelto di restare. Si sentiva stima, amore. E intorno a noi abbiamo visto crescere dei ragazzini che oggi sono dei grandi giocatori. Penso a Chiellini, a Marchisio. Se qualcuno credeva di ammazzare la Juve scaraventandola in Serie B allora ha proprio sbagliato tutto. Quell'esperienza ha reso ancora più grande il mondo Juve».ANDREA AGNELLI«Io sono stato, come tutti i tifosi juventini, legatissimo a David e ai suoi 171 goal in dieci anni. Un giocatore che ha una media di diciassette goal all'anno non ha bisogno di commenti. E' stata una vera storia d'amore, David rimarrà per sempre nel cuore di tutti noi juventini».ALESSANDRO DEL PIEROCaro David, è arrivato il momento di dirsi ciao. Ho perso il conto delle stagioni che abbiamo giocato insieme e dei goal che abbiamo fatto. Di sicuro, siamo la coppia che ne ha segnati di più nella storia della Juventus, più di Charles e Sivori (due immensi campioni) e questo lo sai bene è un grande orgoglio per entrambi. Quante formazioni in questi anni finivano così: Del Piero e Trézéguet, Trézéguet e Del Piero. Quante vittorie, quante delusioni (per fortuna, molte meno delle soddisfazioni che ci siamo tolti), quanti abbracci: non c’è altro compagno con cui io abbia giocato di più. Diciassette goal all’anno di media, come il tuo numero di maglia: questo basta per dire che bomber sei. Ma per me che ho giocato al tuo fianco, non c’è bisogno di numeri. Ritengo sia stato un onore fare coppia in campo con uno dei più grandi attaccanti del mondo, in assoluto. Adesso le nostre strade si dividono, nel calcio succede. Ti saluterò nello spogliatoio, ma mi fa piacere farlo anche pubblicamente: in bocca al lupo per la tua nuova avventura. Avremo tanti bei ricordi da condividere, la prossima volta che ci vedremo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/10/david-trezeguet.html
  19. DAVID TRÉZÉGUET https://it.wikipedia.org/wiki/David_Trezeguet Nazione: Francia Luogo di nascita: Rouen Data di nascita: 15.10.1977 Ruolo: Attaccante Altezza: 190 cm Peso: 80 kg Nazionale Francese Soprannome: Trezegol - Cobra - Re David Alla Juventus dal 2000 al 2010 Esordio: 16.09.2000 - Coppa Italia - Brescia-Juventus 0-0 Ultima partita: 05.08.2010 - Europa League - Juventus-Shamrock Rovers 1-0 320 presenze - 171 reti 4 scudetti 2 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese David Sergio Trezeguet (Rouen, 15 ottobre 1977) è un ex calciatore francese, di ruolo attaccante. Considerato tra i migliori centravanti al mondo della sua generazione, nel marzo del 2004 è stato inserito da Pelé nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, redatta in occasione del Centenario della FIFA. Con le maglie di club, tra Argentina, Francia e Italia, ha conquistato quattro campionati e tre supercoppe nazionali, oltre a due titoli di seconda serie. Si colloca al 48º posto nella classifica dei marcatori della Serie A – dove si è laureato capocannoniere nel campionato 2001-2002 – grazie alle 123 reti siglate per la Juventus, di cui è inoltre il migliore marcatore straniero con 171 gol. Con la nazionale francese è stato campione del mondo nel 1998 ed europeo nel 2000, nonché campione continentale under 18 nel 1996. Con i Bleus è inoltre il sesto marcatore nella storia con 34 gol. David Trezeguet Trezeguet nel 2017 Nazionalità Francia Altezza 190 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 20 gennaio 2015 Carriera Giovanili 1991-1995 Platense Squadre di club 1993-1995 Platense 5 (0) 1995-1997 Monaco 2 32 (22) 1995-2000 Monaco 93 (52) 2000-2010 Juventus 320 (171) 2010-2011 Hércules 31 (12) 2011 Baniyas 3 (0) 2011-2013 River Plate 35 (16) 2013-2014 → Newell's Old Boys 24 (7) 2014 Pune City 9 (2) Nazionale 1995-1996 Francia U-18 12 (15) 1996-1997 Francia U-20 14 (12) 1997-1998 Francia U-21 5 (5) 1998-2008 Francia 71 (34) Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Europei di calcio Under-18 Oro Francia-Lussemburgo 1996 Biografia Nasce a Rouen, in Francia, da genitori argentini a loro volta con lontane ascendenze transalpine, frutto di antenati che nell'Ottocento erano emigrati in Sudamerica dal sud-ovest della Francia. Il padre Jorge Ernesto, anche lui calciatore, verso la fine degli anni settanta aveva fatto temporaneamente ritorno nella terra degli avi, militando per tre stagioni nelle file del Rouen, periodo in cui era venuto alla luce il figlio David; una volta conclusa l'esperienza in seno al club normanno, la famiglia Trezeguet era tornata in pianta stabile in Argentina. David cresce quindi a Florida, una città del partido di Vicente López, nella provincia di Buenos Aires, dove trascorre gran parte dell'infanzia e dell'adolescenza e dove inizia ben presto a giocare a pallone, seguendo le orme paterne e guadagnandosi il primo soprannome di El Francés per via delle sue origini europee. Caratteristiche tecniche Prima punta di grande dinamismo, nel corso degli anni ha saputo porre rimedio a una certa incostanza sotto porta che ne aveva contraddistinto gli esordi, affermandosi tra i migliori attaccanti della sua epoca grazie a una «freddezza inconsueta» in area di rigore, come ebbe a dire il suo compagno di nazionale e poi allenatore Didier Deschamps. Capace di trovare la via del gol nelle maniere più disparate, «di testa o di piede, sotto porta oppure in acrobazia», eccelleva nel colpo di testa ed era dotato di grande potenza nel tiro: in questo senso spiccò il suo gol da fuori area al Manchester Utd nei quarti di finale della UEFA Champions League 1997-1998, realizzato con la maglia del Monaco, che toccò la velocità di 155 km/h. La sua abilità in fase di finalizzazione ha fatto sì che venisse soprannominato Trezegol e Re David durante la sua militanza nella Juventus. Carriera Giocatore Club Platense e Monaco Trezeguet al Monaco nel 1998 Cresce nelle giovanili del Platense, club con cui, all'età di 16 anni, debutta in prima squadra nel campionato argentino. Desideroso di conoscere il suo Paese natale, la Francia, qui effettua alcuni provini col Paris Saint-Germain, che tuttavia non gli propone un contratto poiché non è intenzionato a sobbarcarsi anche l'eventuale mantenimento dei familiari a Parigi. Nel 1995, all'età di 18 anni, viene ingaggiato invece dal Monaco, club dell'omonimo Principato e militante nel campionato francese di Division 1. Partito dalla seconda squadra monegasca e superata qualche iniziale difficoltà di ambientamento, legata principalmente alla lingua, si fa ben presto notare dal tecnico della prima squadra nonché ex nazionale francese, Jean Tigana, il quale nel corso dell'annata 1996-1997 gli concede le prime apparizioni nella massima serie francese, che al termine della stessa gli permettono di fregiarsi da comprimario del titolo nazionale. Dalla stagione seguente viene promosso in pianta stabile e, anzi, Tigana gli affida le sorti del reparto avanzato monegasco assieme a Victor Ikpeba e a un'altra giovane promessa, Thierry Henry. Trascinati dai gol di questo tridente d'attacco, i biancorossi sono protagonisti nella UEFA Champions League 1997-1998 dove eguagliano il loro – al tempo – migliore risultato col raggiungimento delle semifinali, cammino al quale Trezeguet contribuisce, tra le altre, con la rete che nel retour match dei quarti di finale elimina a domicilio il Manchester Utd di Alex Ferguson. Con le partenze di Henry e Ikpeba, nell'annata 1999-2000 Trezeguet decide di rimanere al Monaco – motivando ciò col non sentirsi ancora pronto a confrontarsi con campionati più probanti –, andando a far coppia in attacco con il neoacquisto Marco Simone. Il nuovo tecnico Claude Puel riesce a far coesistere al meglio le caratteristiche del giovane franco-argentino con quelle del più maturo italiano, in un tandem offensivo che si rivela «un mix esplosivo di esperienza, talento e personalità» e che trascina la squadra al titolo di Francia, il secondo – e stavolta da protagonista – per Trezeguet. L'attaccante lascia il Principato nell'estate seguente, dopo avere segnato 60 gol con la maglia biancorossa. Juventus 2000-2004 Durante il campionato d'Europa 2000 viene acquistato dalla Juventus per 45 miliardi di lire: la somma sborsata dal club torinese ne fa, all'epoca, il calciatore più costoso nella storia bianconera. Esordisce in Serie A nel giorno del suo 23º compleanno, il 15 ottobre, in occasione della vittoria interna per 2-0 sul Bari, e la settimana dopo marca la prima rete, nella classica terminata 2-2 sul campo del Milan. La prima stagione a Torino, agli ordini di Carlo Ancelotti, inizialmente lo vede indietro nelle gerarchie dell'attacco, spesso relegato in panchina da Alessandro Del Piero e Filippo Inzaghi; solo sul finire dell'annata s'impone con maggiore frequenza nell'undici titolare, risultando peraltro il migliore cannoniere della squadra in campionato con 14 gol in 25 presenze. Trezeguet in azione alla Juventus nel 2001 La stagione 2001-2002 è quella della svolta: con il ritorno sulla panchina torinese di Marcello Lippi, e soprattutto dopo la cessione di Inzaghi, Trezeguet è promosso definitivamente a titolare, andando a formare con Del Piero quella che diverrà a posteriori la coppia d'attacco juventina di riferimento del decennio. Il francese vince il suo primo Scudetto – rimasto nella memoria collettiva come quello del cinque maggio, per il sorpasso sui rivali dell'Inter all'ultima giornata – assurgendone tra i protagonisti, laureandosi capocannoniere del campionato (ex aequo con Dario Hübner) con 24 gol tutti su azione, l'ultimo dei quali proprio nella decisiva partita sul campo di Udine, sbloccando il punteggio. A corollario segna anche 8 gol in Champions League, dove la Juventus si ferma alla seconda fase a gironi. Nel 2002 verrà anche premiato con due Oscar del calcio AIC, sia come migliore calciatore straniero del campionato italiano, sia come migliore in assoluto della stagione. Nell'annata 2002-2003 vince la Supercoppa italiana, pur non scendendo in campo nella finale di Tripoli contro il Parma perché indisponibile, e un altro Scudetto. È tuttavia una stagione difficile sul piano personale, ricca di infortuni, tanto che deve aspettare il 2003 per tornare al gol; segna comunque 4 reti in Champions League, di cui due nella doppia semifinale contro il Real Madrid. La finale di Manchester contro il Milan si conclude sullo 0-0; la Juventus perde ai tiri di rigore, e Trezeguet è uno dei bianconeri che si fa parare il proprio tentativo dal portiere rossonero Dida. Nella stagione 2003-2004 vince un'altra Supercoppa italiana a New York contro il Milan, ancora ai rigori, realizzando nel primo tempo supplementare il gol dell'1-1 che evita alla squadra bianconera la sconfitta al silver goal. In campionato, pur segnando 16 reti, spesso è vittima d'infortuni; la squadra rimane fuori agli ottavi di finale di Champions League e termina al terzo posto in Serie A. 2004-2007 La seconda parte della stagione 2003-2004 era stata vissuta da Trezeguet come un «separato in casa», per via di sopraggiunti conflitti circa la sua posizione contrattuale, tant'è che l'estate seguente la dirigenza juventina pare intenzionata a liberarsene sul mercato, anche a fronte dell'insofferenza manifestata dal centravanti; tuttavia l'arrivo sulla panchina dei torinesi di Fabio Capello porta a ribaltare la situazione, con l'allenatore friulano che impone la presenza di Trezeguet in squadra, e anzi ne fa un punto fermo del suo undici titolare. Con questa rinnovata fiducia dell'ambiente, anche nell'annata 2004-2005 il francese, pur se sovente infortunato, non fa mancare il suo contributo sia all'inizio della stagione, quando realizza quattro gol in tre partite contro Brescia, Atalanta e Sampdoria prima di infortunarsi alla spalla, sia alla fine, siglando la rete decisiva nella sfida-Scudetto tra Milan e Juventus: le due squadre, appaiate in testa alla classifica, si affrontano alla quart'ultima giornata a San Siro, dove sono gli ospiti a prevalere (0-1) grazie a un colpo di testa di Trezeguet, il quale sfrutta un assist in rovesciata del suo compagno di reparto Del Piero. Disputa un'altra stagione positiva nel 2005-2006, nella quale segna molto e vince un altro Scudetto; questo, tuttavia, verrà in seguito assegnato all'Inter dopo la retrocessione d'ufficio della società bianconera, rimasta implicata nello scandalo Calciopoli. Frattanto, a livello personale i 23 gol in campionato, a cui si aggiungono i 6 in Champions League – tra cui il 100º in maglia bianconera, siglato il 14 settembre 2005 al Club Bruges –, lo portano a superare tre mostri sacri nella storia del club, dapprima il connazionale Michel Platini, poi il gallese John Charles e infine il danese John Hansen, nella classifica dei marcatori juventini di tutti i tempi. Nonostante il sopravvenuto declassamento della squadra bianconera in Serie B, nell'estate 2006, assieme ad altri titolati compagni di squadra quali Buffon, Camoranesi, Del Piero e Nedvěd, anche Trezeguet decide di rimanere a Torino: «dopo essere tornati dai Mondiali ci siamo incontrati [...]. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo subito capiti [...], tutti ci sentivamo legati alla società e dovevamo riportarla subito in Serie A». Nel campionato cadetto del 2006-2007 il francese realizza 15 gol, che contribuiscono al primo posto in classifica dei piemontesi e al loro immediato ritorno in massima serie: «sono orgoglioso di essere rimasto e di aver contribuito a quell'impresa». 2007-2010 Trezeguet in maglia bianconera nel 2007. Pur a fronte della promozione in massima serie, nell'estate 2007 Trezeguet sembra per la seconda volta in carriera sul punto di lasciare la Vecchia Signora, poiché nel frattempo entrato in rotta con la nuova dirigenza subentrata nel post-Calciopoli, non intenzionata a riconoscergli economicamente la sua posizione di senatore della squadra: una situazione che l'attaccante aveva pubblicamente palesato nell'ultima partita del campionato cadetto, quando, dopo aver siglato il momentaneo pareggio allo Spezia, si era esibito in una polemica esultanza verso la tribuna d'onore dell'Olimpico di Torino mimando il gesto di andarsene. Ciò nonostante nelle settimane seguenti la frattura va a ricomporsi sicché il francese può proseguire la sua militanza tra le file bianconere. Il 25 agosto 2007 segna il primo gol della Juventus al ritorno in Serie A, aprendo le marcature nella vittoria 5-1 sul Livorno della prima giornata, che lo vede assoluto mattatore grazie a una tripletta. Il successivo 23 settembre, durante la 4ª giornata, firma il centesimo gol nel campionato italiano con la maglia bianconera, durante il big match sul terreno della Roma (2-2). Ancora, il 31 ottobre mette a segno la seconda tripletta della stagione nel 3-0 juventino sull'Empoli, che gli consente di raggiungere quota 150 gol con la formazione piemontese. Con 13 gol chiude l'anno solare 2007 in testa alla classifica cannonieri del campionato, e prosegue nel suo ruolino sottorete anche nel girone di ritorno; in particolare, il 22 marzo 2008 contribuisce con un gol alla vittoria dell'atteso derby d'Italia di San Siro contro l'Inter (2-1). Al termine della stagione si piazza al secondo posto nella classifica marcatori della Serie A con 20 gol, a una sola lunghezza dal compagno di squadra e capocannoniere Del Piero. All'inizio della stagione 2008-2009 viene operato al ginocchio destro per evitare la rottura del tendine rotuleo e risolvere la tendinopatia di cui da tempo era vittima: nell'occasione la prognosi è di quattro mesi. Contemporaneamente i medici riscontrano una piccola lesione anche al ginocchio sinistro e decidono di intervenire chirurgicamente in modo da risolvere i problemi a entrambe le articolazioni in un unico intervento. Fa il suo rientro in campo in occasione della trasferta di Udine, giocando una manciata di minuti. Qualche settimana dopo, il 21 febbraio 2009, torna a segnare su azione (aveva già segnato contro il Napoli in Coppa Italia ai rigori) nella partita contro il Palermo, sua prima partita da titolare dopo 157 giorni; la sua ultima presenza da titolare risaliva al 17 settembre 2008, in Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo. Il 3 settembre 2009 successivo anticipa la sua intenzione di lasciare la Vecchia Signora al termine della stagione, la decima della sua carriera juventina. Nel corso dell'annata, il 7 novembre festeggia il 167º gol con la casacca bianconera, eguagliando Omar Sívori, con il gol del 5-2 nella gara contro l'Atalanta; Il successivo 8 dicembre, nella partita casalinga di Champions League persa 1-4 con il Bayern Monaco, supera l'italo-argentino siglando la rete nº 168 con la Juventus, traguardo mai raggiunto prima nella società torinese da uno straniero: «non ci si rende bene conto di dove sei e di quello che fai, fino a quando giochi: [...] allora ero solo dispiaciuto perché non avevamo passato il turno. Ora capisco cosa significhi essere davanti a lui, a Charles, a Platini...» Chiude la sua esperienza in bianconero con la media realizzativa di più di 17 gol a stagione su un arco temporale di dieci anni, per un totale di 171 reti in 320 presenze che lo rendono il migliore marcatore straniero nella storia del club. Nel 2011, tramite un'iniziativa della società bianconera, il francese viene inoltre inserito tra i 50 più rappresentativi calciatori della Juventus di tutti i tempi, venendogli dedicata una stella celebrativa nella Walk of Fame allo Stadium di Torino. Hércules e Baniyas Trezeguet nell'agosto 2010, alla presentazione nell'Hércules. Inizialmente indeciso se proseguire la carriera tra le natìe Francia e Argentina, come palesato nel corso dell'ultima stagione juventina, in seguito cambia piani e il 28 agosto 2010 accetta l'offerta dell'Hércules di Alicante, città natale della moglie. Esordisce contro il Barcellona al Camp Nou, in un incontro poi finito con la vittoria 2-0 della sua squadra. Il primo gol arriva dal dischetto nella gara con il Valencia persa per 1-2, mentre la prima doppietta arriva contro il Siviglia, decisiva per la vittoria finale 2-0. Il 17 ottobre 2010, nella partita contro il Villarreal, arriva anche la prima espulsione per l'attaccante francese, pochi minuti dopo avere siglato il gol del momentaneo vantaggio. Il 12 dicembre realizza invece un pregevole gol di tacco, l'ottavo di questo positivo avvio di campionato, nella vittoria interna per 4-1 contro il Malaga. Il 13 febbraio 2011, con la rete della vittoria per 2-1 contro il Real Saragozza, tocca quota 200 gol in carriera nei vari campionati. Il successivo 15 maggio, nonostante abbia segnato il suo 12º gol stagionale, la sconfitta 1-2 contro l'Atlético Madrid relega l'Hércules alla retrocessione in Liga Adelante; il 28 dello stesso mese l'attaccante risolve il contratto in essere con il club spagnolo. Il 30 agosto 2011 si accasa al Baniyas, squadra di Abu Dhabi militante nella UAE Arabian Gulf League, il massimo campionato degli Emirati Arabi Uniti. Alla fine dell'anno rescinde il contratto che lo legava al Baniyas, per via di un infortunio che lo ha tenuto fuori per quasi tutta la stagione; al termine dell'esperienza mette a referto solo 4 presenze in campionato, senza mai andare in gol. River Plate, Newell's Old Boys e Pune City Nel gennaio 2012 torna in patria firmando per il River Plate neoretrocesso in seconda serie. Il successivo 12 febbraio fa il suo esordio contro il Chacarita Juniors, trovando nell'occasione il suo primo gol con la nuova maglia. Il 23 giugno, grazie alla sua doppietta contro l'Almirante Brown, riporta i Millonarios nella massima divisione; a fine partita afferma che la vittoria del campionato è stata «un traguardo più emozionante dell'Europeo conquistato nel 2000». Sono così 13 i gol messi a segno in 19 partite di campionato, nonostante lo scetticismo iniziale con cui era stato accolto l'approdo a Buenos Aires. Trezeguet al River Plate nel 2012, mentre posa con due piccoli tifosi. Il 22 luglio 2013 si accorda con il Newell's Old Boys. Il 1º novembre dello stesso anno, con la doppietta al Colón (SF), raggiunge e supera la soglia dei 300 gol ufficiali in carriera. Il 27 giugno 2014 annuncia l'intenzione di tornare al River Plate per chiudere lì la sua carriera da calciatore; tuttavia, pochi giorni dopo, i Millonarios dichiarano che il giocatore non rientra nei loro piani per la nuova stagione. Il 30 luglio seguente passa così al club indiano del Pune City, neonata squadra della anch'essa debuttante Indian Super League, allenata dal tecnico italiano Franco Colomba. Con la maglia arancioviola realizza 2 reti in 9 partite, al termine delle quali si ritira definitivamente dall'attività agonistica. Nazionale Nel 1996 vince con la nazionale under 18 l'europeo di categoria e, solo due anni dopo, nel 1998, diventa campione del mondo con la nazionale maggiore; durante il torneo realizza un gol nel successo per 4-0 contro l'Arabia Saudita nella fase a gironi. Passa ancora un biennio e conquista anche il campionato europeo, un successo che lo vede protagonista grazie al suo golden goal al 102' nei supplementari della finale contro l'Italia. Nella partita successiva, un'amichevole disputata a Marsiglia contro la selezione World Stars, realizza una tripletta nel 5-1 finale per i padroni di casa. Viene convocato successivamente per il campionato del mondo 2002, concluso dai transalpini già al primo turno, in cui non va mai a segno, e per il campionato d'Europa 2004, altra competizione in cui i Bleus deludono, venendo eliminati ai quarti di finale dall'outsider Grecia di Otto Rehhagel, poi vincitrice a sorpresa dell'edizione. Durante la manifestazione ha segnato un gol in occasione del pareggio per 2-2 contro la Croazia ai gironi. Partecipa quindi al campionato del mondo 2006 in Germania, dove però colleziona solo 3 presenze: subisce infatti l'ostracismo del selezionatore Raymond Domenech, da una parte per questioni tecniche, preferendo questi uno schieramento con Thierry Henry quale unica punta, e dall'altra, secondo speculazioni giornalistiche, per l'ossessivo interesse dell'allenatore verso l'astrologia, che lo portava a non vedere di buon occhio Trezeguet e altri giocatori del segno zodiacale dello Scorpione. Nel corso dell'edizione, entrato al 100' nei supplementari della finale contro l'Italia, l'attaccante è tra i rigoristi nell'epilogo dal dischetto: è l'unico a sbagliare il proprio tiro, colpendo la traversa, errore che risulta decisivo nella sconfitta della sua nazionale. Al termine della stagione 2007-2008, nonostante le 20 reti siglate con la Juventus, Domenech non lo convoca per la fase finale del campionato d'Europa 2008. Il 9 luglio seguente, a seguito della conferma di Domenech sulla panchina della Francia, annuncia il ritiro dai Bleus. Lascia quindi la nazionale dopo aver vinto un mondiale e un europeo, con 71 presenze e 34 reti complessive: all'epoca è il terzo giocatore per numero di gol con la maglia francese, dietro ai soli Henry e Michel Platini; negli anni seguenti verrà sopravanzato anche da Olivier Giroud, Antoine Griezmann e Karim Benzema. Dopo il ritiro Una volta appesi gli scarpini al chiodo, nel 2015 torna alla Juventus dapprima con l'incarico formale di presidente delle Juventus Legends, l'associazione che riunisce tutti i giocatori bianconeri del passato, e poi, dall'8 novembre 2018 al 30 giugno 2021, con il ruolo commerciale di brand ambassador del club. Nel marzo 2019 viene scelto dall'UEFA tra gli ambasciatori per il campionato d'Europa 2020. Nel 2021 ottiene l'abilitazione alla professione di direttore sportivo. Nel 2025 diventa opinionista per DAZN. Palmarès Club Trezeguet (al centro) alla Juventus, mentre festeggia con l'allenatore Marcello Lippi (a sinistra) e i tifosi bianconeri la vittoria dello scudetto 2001-2002 Da destra: gli juventini Trezeguet, Marcelo Salas e Pavel Nedvěd festeggiano la vittoria dello scudetto 2002-2003. Campionato francese: 2 - Monaco: 1996-1997, 1999-2000 Supercoppa francese: 1 - Monaco: 1997 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004, 2004-2005 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2002, 2003 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Primera B Nacional: 1 - River Plate: 2011-2012 Nazionale Campionato d'Europa Under-18: 1 - Francia-Lussemburgo 1996 Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Individuale Trophées UNFP du football: 1 - Miglior giovane della Division 1: 1998 Capocannoniere della Serie A: 1 - 2001-2002 (24 gol, a pari merito con Dario Hübner) Oscar del calcio AIC: 2 - Migliore assoluto: 2002 - Migliore straniero: 2002 Inserito nella FIFA 100 - 2004 Onorificenze Cavaliere della Legion d'onore — 25 luglio 1998
  20. MAURO GERMÁN CAMORANESI È lui la sorpresa più bella del campionato – afferma Matteo Marani sul “Guerin Sportivo” del 19-25 novembre 2002 –. Nessuna persona, nemmeno chi oggi giura di averlo previsto, poteva immaginare che Mauro German Camoranesi spodestasse il quotato Zambrotta e diventasse una colonna della Juve. Tutto in meno di quattro mesi. Eppure ci è riuscito. Merito di un carattere orgoglioso e di una propensione quasi naturale alla sfida, che lo accompagna dai diciotto anni, l’età in cui lasciò l’Argentina la prima volta per emigrare in Messico. Mauro va veloce. Occhiali scuri a specchio, giubbotto più comodo che raffinato, per un giorno ha deciso di fare il cronista di se stesso. Nota a margine: parcheggia l’auto fuori del Comunale, tra i tifosi comuni. I castelli dorati non gli piacciono. ➖ Andiamo all’inizio. Quand’è che Camoranesi comincia a diventare Camoranesi? «Si va molto indietro. Direi ai nove anni. Un giorno viene da me un amico, uno con cui passavo i pomeriggi in cortile a giocare a calcio. E mi propone di provare per una piccola squadra vicino alla mia casa di Tandil, la Jorge». ➖ Tu accetti. «Sì, accetto. In quella formazione c’era già mio cugino Sebastian, che poi è morto a quindici anni. Il calcio era felicità, tantissima felicità. Io fui promosso capitano pochi mesi dopo». ➖ Altri ricordi di quei giorni? «L’infanzia ricca di sentimenti. Straordinaria ed eccezionale. La mia era una famiglia povera, ma generosa di valori e di sentimenti. Un’infanzia bellissima». ➖ I tuoi che lavoro facevano? «Mia mamma Cristina era casalinga, solo per un periodo ha lavorato come impiegata. Papà Juan Carlos era un operaio. Ho pure una sorella più grande di otto anni, Mairsa. Una specie di seconda madre». ➖ Dopo cosa succede? «A sedici anni cambio vita. Non è più tempo delle scarpette Sacacisca, le prime che ricevetti e per le quali venivo preso in giro dai compagni. Erano in effetti orribili. Lascio la famiglia, con il dolore che ti lascio intuire. Abbandono anche la provincia per andare in città, nelle giovanili del Ferrocarril, finendo in una realtà enorme. Gli autobus, il traffico». ➖ Si dice spesso che simili situazioni aiutino a maturare in fretta. Sei d’accordo? «D’accordissimo: un anno vissuto così ne vale quanto tre in una situazione normale. Ma la salita non era finita. A vent’anni vado in Messico e in quel momento capisco che sto diventando davvero un calciatore». ➖ Sono più le cose che il calcio ti ha tolto o quelle che ti ha dato? «La seconda. Mi ha dato molto, a cominciare dal denaro, mi ha tolto una parte della famiglia. Ma non sono l’unico lavoratore che è stato costretto a emigrare». ➖ Sei dunque uno che non teme le nuove avventure. Quanto ti ha aiutato tutto ciò nell’ultimo passaggio alla Juve? «Uno che a diciotto anni è andato via dall’Argentina per giocare in Messico non può temere di trasferirsi da Verona a Torino. Se avessi avuto paura di fallire avrei già smesso di fare questo bellissimo mestiere. Ero pronto ad affrontare la sfida nel modo migliore». ➖ Prima dell’approdo bianconero, si era parlato di altre squadre italiane. Lazio in testa. «Non sapevo niente, la società non mi ha mai comunicato interessamenti di altri club. Era roba buona per i giornali: il 15% delle cose che scrivete sono vere, il resto serve a riempire le pagine». ➖ Ingeneroso. «È così. L’unica volta che il Verona mi ha detto qualcosa di preciso è stato per il coinvolgimento della Juve. In due giorni si è chiuso ed è stato meglio perché ho avuto meno tempo per riflettere». ➖ Siamo al ritiro di questa estate a Châtillon. Lippi cosa ti chiede in quell’istante? «Di giocare né più né meno come al Verona. Di Lippi apprezzo la sincerità: ti dice in faccia tutto, anche le cose più dure. L’onestà è il valore principale nel calcio e direi nella vita di ognuno». ➖ Le altre impressioni da matricola bianconera? «Mi ha subito sorpreso Del Piero. Lo ritenevo forte, ma vederlo in allenamento mi ha convinto che ha numeri fuori del comune. Un altro gigante e Lilian Thuram. L’anno scorso ha avuto dei problemi, quest’anno, a posto, dimostra il suo valore». ➖ Eppure in prima pagina ci sei finito quasi più di loro. «A me piace fare bene, mi piace la popolarità, sopporto peggio il fatto di stare al centro di troppe attenzioni. La copertina preferisco lasciarla a uno come Del Piero, che se la merita». ➖ Cosa vuol dire giocare nella Juve? «Stare in uno dei club più grandi del mondo. In campo cambia poco, tutte le maglie pesano uguali, fuori avverti il senso di organizzazione. E un giocatore si sente più protetto. Ribadisco però un concetto: la differenza sta sempre nella tua convinzione». ➖ Tra i nuovi acquisti di Madama, tu venivi messo in secondo piano. Si parlava onestamente più di Di Vaio o di Baiocco. «Io avevo fiducia nei miei mezzi, dopodiché il risultato che sto ottenendo è eccezionale. Sono contento e ti prego di una cosa». ➖ Quale? «Non voglio abbondare in aggettivi, dopo l5 partite mi sembra affrettato». ➖ Cosa temevi di più in estate? «Dovevo cambiare mentalità. Quando giochi in una grande squadra hai un solo risultato a disposizione: la vittoria. Se l’inserimento è riuscito bene devo un ringraziamento sincero a tutti. Anche all’ultimo dei magazzinieri». ➖ Altro punto fermo? «La mia famiglia, che ho portato logicamente a vivere a Torino. Finisco gli allenamenti e corro a casa, purtroppo si gioca ogni tre giorni e non è facile essere presenti. Ai miei bambini Augustin e Leandro spero di trasmettere un’educazione giusta». ➖ In cosa consisterebbe un’educazione giusta? «Tipo la mia, ma non è possibile oggigiorno. Si valorizza troppo l’aspetto economico o materiale dell’infanzia, invece preferirei che vivessero la libertà. Andare su un campo e giocare senza controlli o proibizioni. Un papà con l’auto di lusso o la casa con otto stanze non rendono più felice un figlio». ➖ Torniamo alla Juve: ora Zambrotta che fine farà? «Abbiamo già giocato insieme e le partite sono del resto molte. Non è solo un modo di dire, non è diplomazia. In questo calcio nessuno, nemmeno Superman, può fare 60 partite». ➖ Tu però non ti senti più un panchinaro. Ammettilo. «Io me la gioco sempre e ovunque. È statistica: in tutte le squadre nelle quali sono arrivato ho iniziato dalla panchina. Poi sono uscito fuori. Il cartellino di riserva non mi spaventa». ➖ Uno dei tuoi difetti, non so se concordi, è il fatto di non possedere un rendimento costante nel corso di un’intera stagione. «Hai ragione, è il mio limite. Ma sono convinto che ho ampi margini di miglioramento e che lavorare con uno staff di prim’ordine come quello della Juve mi aiuterà a essere più continuo. Se lo vuoi sapere, è la sfida che mi sono posto. Non scendere più». ➖ Oggi stai molto bene, altrimenti sarebbero impensabili gol come quello al Feyenoord o il dribbling tentato nel secondo tempo con il Milan. «Sto bene, ma ho sempre tentato il colpo, anche nei giorni neri. Ci sono state partite nel Verona in cui ho fatto schifo, ma ho provato comunque il numero, altrimenti non ha senso che giochi». ➖ In questo ricordi un certo Omar Sivori, tuo connazionale, nonché predecessore alla Juve. «Non mi fare dare una risposta scontata. Lui ha fatto oltre 100 reti, io una. Che cosa posso commentare? È una responsabilità in più per me, anche perché sono il primo argentino che sta facendo bene dopo una serie di connazionali-juventini che sono andati male. Tutto qua». ➖ Gli argentini difficilmente sbagliano. Come mai? «La personalità è la nostra arma, poi conta il legame culturale con Spagna e Italia. Specie con voi. Metà della gente di Buenos Aires ha cognomi italiani». ➖ Tu sei in comproprietà tra Verona e Juve. Qualcuno ha gettato l’allarme: Camoranesi potrebbe finire sul mercato. «Rispondo così: io voglio rimanere alla Juve perché si tratta della squadra più grande d’Italia. Voglio vincere qui lo scudetto». ➖ Il tuo procuratore, l’ex del Perugia Sergio Fortunato, è sembrato meno ottimista. «Abbiamo detto cose diverse perché non avevo letto le sue dichiarazioni. Lui non è solo il mio procuratore, è un amico. Mi ha fatto arrivare in Italia, anche se altri si prendono il merito. Tutto quello che lui dice è per il mio bene». ➖ Fortunato ha detto: “Camoranesi può lasciare la Juve a causa di un ingaggio inferiore a quello di molti compagni”. «Io sto fuori dalla vicenda, devono essere Verona e Juve a decidere tra di loro, ma so che qui faranno di tutto per riscattare il 50% mancante. Io nel 2003-04 sarò ancora qui». 〰.〰.〰 A Torino, sotto la guida tecnica di Marcello Lippi, si guadagna subito un posto da titolare. Nonostante a Verona fosse schierato come punta esterna, il tecnico viareggino lo piazza sulla fascia destra, valorizzando le grandi doti tecniche e il suo dribbling secco. Disputa, tra campionato e coppe, 45 partite, mettendo a segno 4 reti e vincendo il suo primo scudetto. Purtroppo, la grande delusione arriva dalla finale di Coppa dei Campioni di Manchester. Pavel Nedved, autentico trascinatore della Juventus, è squalificato e Lippi decide di schierare Mauro al suo posto, come trequartista. La prestazione dell’argentino è deludente e la Coppa dalle grandi orecchie viene vinta dal Milan. Al termine della stagione diventa totalmente di proprietà bianconera. Affermatosi come uno dei migliori centrocampisti di fascia del campionato italiano, è, tuttavia, ignorato dallo staff tecnico della Nazionale argentina. Così, grazie alla legge che attribuisce la cittadinanza italiana a chi abbia almeno un ascendente italiano, diventa a tutti gli effetti cittadino italiano e si mette a disposizione del C.T. Trapattoni che, nel 2003, lo convoca in Nazionale, quasi quarant’anni dopo il brasiliano Angelo Benedicto Sormani, l’ultimo oriundo a vestire la maglia azzurra. Dopo il suo inserimento nel gruppo è convocato per l’Europeo 2004 in Portogallo: «La Nazionale argentina non è mai stata una priorità per me. Sono state dette bugie, ma la verità è che Trapattoni mi ha chiamato prima di Bielsa, tutto qui. Non ho mai fatto follie per giocare con l’Argentina, però sono sicuro che avrei potuto giocare tranquillamente in quella squadra. Del resto, c’erano tanti con i piedi quadrati. O no?». Nonostante il suo carattere non certo pacato e i numerosi addii ventilati nelle stagioni a seguire, rimane un punto fermo della squadra torinese e il 14 ottobre 2005 prolunga il suo contratto fino al 2009. Con la Juventus conquista altri due scudetti nel 2004-05 e nel 2005-06, giocando ottimi campionati. In azzurro continua a garantire un ottimo rendimento che gli vale la fiducia da Marcello Lippi, diventato Commissario Tecnico nel 2004. Fa parte della squadra che vince il Mondiale 2006 in Germania, giocando stabilmente titolare sulla fascia destra. Nonostante la grandissima soddisfazione del titolo iridato, Camoranesi non evita di lanciare alcune frecciate: «È da tre anni che mi rompono con la storia dell’inno italiano, fanno la solita domanda per provocarmi. Dio mio, i giornalisti italiani. Inizialmente rispondevo che da dieci anni non canto l’inno argentino, figuriamoci quello italiano. Ma loro mi stuzzicano per farmi dire cose che non voglio. Adesso va meglio, anche se le critiche ci sono sempre, perché altrimenti non avrebbero niente da scrivere. Ma il primo anno volevano ferirmi, su questo non ho dubbi». Ma la gioia per aver vinto la Coppa del Mondo è enorme: «Materialmente, ho le due magliette della finale incorniciate e dedicate a Leandro e Augustin, i miei figli. L’immagine che ricordo di più è invece l’ingresso in campo, con la Coppa sul tavolo e al mio fianco, tra gli avversari, tre amici come Trézéguet, Thuram e Vieira. E a fine partita, nella gioia della vittoria, sono andato a consolare sul campo i miei compagni sconfitti. C’è una grande distanza tra la felicità e lo sconforto, tra il vincitore e il vinto. Ho voluto testimoniare la mia presenza perché sapevo, per esserci passato, che quelli sono momenti bruttissimi. La notte prima della partita con la Francia è stata agitatissima. Non dormiva nessuno, tutti in piedi fino alle tre a camminare per i corridoi dell’hotel. A un certo punto entro nella stanza di Ferrara che mi dice: “Sono al telefono con Diego” ed io gli rispondo: “Salutamelo, digli che voglio parlargli” e me ne vado, pensando a uno dei soliti scherzi di Ciro. Dieci minuti dopo lo vedo con il telefonino in mano e me lo passa. “Stai tranquillo che domani diventi Campione del Mondo, dormi sereno”. Era Maradona, non ci potevo credere. Io Diego non lo conoscevo, non gli avevo neanche mai parlato. È stata una delle emozioni più grandi che abbia provato». Nella stagione 2006-07, nonostante la retrocessione in Serie B, rimane nella squadra bianconera, nonostante le tante voci di mercato e le sue richieste di cessione, alternando grandi prestazioni, condite da 4 segnature, a prove deludenti. «Non volevo restare, ma non mi hanno lasciato andare. Ero d’accordo con il Lione, ma sono stato obbligato a restare. Ho trent’anni e sto giocando in B, diciamo che non è proprio quello che sognavo a questo punto della carriera. C’è una cosa buona, almeno. Abbiamo tutte le domeniche libere...». Dopo numerose vicissitudini durante le quali sembra imminente il suo addio alla squadra bianconera, il 10 luglio 2007, prolunga il suo contratto fino al 2010. Nella nuova stagione in Serie A, riesce a piazzare grandi prestazioni, in particolare al Sant’Elia contro il Cagliari, davanti al pubblico juventino dell’Olimpico di Torino contro il Milan e contro l’Inter in cui sigla il gol del pareggio. Spesso, però, è costretto a giocare solo poche partite, condizionato enormemente dagli infortuni. Rientra in campo dopo un lungo stop causato dalla lesione del retto femorale alla fine di gennaio 2008 in Coppa Italia contro l’Inter, partita in cui viene anche espulso pochi minuti dopo l’ingresso in campo. Il 22 marzo si prende una bella rivincita, siglando uno dei due gol con cui la Juventus vince al Meazza contro i nerazzurri. Termina la sua sesta stagione in bianconero con 22 presenze e 5 reti. All’inizio della stagione 2008-09 prolunga di un anno il suo contratto ed è ancora vittima di diversi infortuni: dopo la sconfitta con il Palermo del 5 ottobre, si procura una lesione al bicipite femorale della coscia destra e ritorna pienamente abile solo a novembre inoltrato. Gioca la prima partita da titolare dopo lo stop il 29 novembre nella vittoria 4-0 sulla Reggina, gara in cui si fa male alla spalla dopo soli quattro minuti. Nonostante il dolore, rimane in campo fino al termine del primo tempo e realizza il gol del vantaggio bianconero, sua prima rete stagionale. A dicembre, ha la grandissima soddisfazione di vincere il “Guerin d’Oro”, che lo consacra come miglior giocatore del campionato, in base alle medie voto dello stesso Guerino e dei tre quotidiani sportivi: «Sono orgoglioso di questo premio, perché il Guerin Sportivo è una rivista importante in Italia e mi riporta a quand’ero ragazzo e appena potevo andavo in edicola a comperare El Grafico, il Guerino argentino. È sempre bello vincere un premio, se poi nell’albo d’oro ci sono i nomi di Maradona e Platini, beh il valore aumenta». È considerato un punto fermo nella Nazionale anche sotto la gestione di Roberto Donadoni, che lo convoca per l’Europeo 2008. Con Lippi, tornato alla guida degli azzurri dopo l’esonero dell’ex giocatore milanista, prende parte alla Confederati on Cup 2009 in Sudafrica, dove l’Italia è eliminata nel primo turno. Il 10 ottobre 2009 segna uno dei due gol decisivi nel match con l’Irlanda che regalano la qualificazione diretta ai Mondiali 2010 in Sudafrica. Nella stagione successiva, con l’arrivo di Ferrara al posto di Ranieri, è impiegato spesso come esterno nel rombo di centrocampo, in modo da favorire l’inserimento del trequartista brasiliano Diego, e le sue prestazioni tornano quasi a quelle degli anni migliori, aiutato anche da un’ottima resistenza fisica. Realizza il suo primo gol stagionale il 28 ottobre 2009 contro la Sampdoria su assist di Giovinco. In Coppa Campioni, nel quarto turno della fase a gironi, realizza contro il Maccabi Haifa il gol della vittoria juventina dopo una bella azione corale costruita da Diego e Cáceres. Pochi giorni dopo realizza a Bergamo contro l’Atalanta la sua seconda doppietta in Serie A. Il primo giugno 2010 è selezionato per il Mondiale in Sudafrica, dove scende in campo nel corso delle prime due partite degli azzurri. Nella storia della Nazionale italiana è l’oriundo con più presenze, a quota 55. È il settimo oriundo e unico nel dopoguerra ad aver vinto un Campionato del Mondo con la maglia azzurra (per gli altri bisogna risalire ai Campionati del Mondo 1934 e 1938), quando lo avevano vinto Anfilogino Guarisi, Attilio Demaria, Enrique Guaita, Luis Monti, Raimundo Orsi e Michele Andreolo. Il 31 agosto 2010, non rientrando nei piani del neo allenatore juventino Del Neri, è ceduto a titolo definitivo allo Stoccarda, in Germania. «Sono felice di essere qui. Lo staff tecnico e i giocatori mi hanno subito accolto alla grande. Sono sicuro che starò molto bene qui. Ci sono alcuni giocatori che ho conosciuto ai Mondiali del 2010 e poi c’è Cristian Molinaro, che è stato mio compagno alla Juventus. Lo Stoccarda è una grande squadra e il fatto che io sia arrivato come rinforzo è una grande cosa. Fisicamente mi sento molto bene, mi alleno dal 18 luglio e sono a disposizione del mister. Questo per me era il momento giusto per lasciare la Juve. Sono contento di aver colto quest’opportunità. La Bundesliga è cresciuta moltissimo negli ultimi anni e sempre più grandi calciatori scelgono di venire a giocare qui. Avevo altre offerte, ma lo Stoccarda aveva la precedenza». I suoi numeri: 286 presenze e 31 reti, 3 scudetti e 2 Supercoppe Italiane. Cifre che lo pongono, senza ombra di dubbio, nell’elenco delle migliori ali destre della storia bianconera. LUCIANO MOGGI Grande talento, Mauro German Camoranesi. Ma in principio mi fece imbestialire: arrivò in ritardo al raduno estivo, una cosa intollerabile alla Juventus. Un episodio che sicuramente ricorda anche lui, visto che gli venne data una multa record di ben 100.000 euro: probabilmente la più salata di tutta la mia carriera da dirigente. Era il luglio 2003, e Camoranesi conosceva già bene le regole bianconere, essendo arrivato l’estate prima. A differenza di altri assenti giustificati come Thuram e Appiah, si presentò con oltre cinque ore di ritardo all’appuntamento con la nuova stagione. Un comportamento inaccettabile per un calciatore reduce da una vacanza di ben 48 giorni. Se n’era bellamente infischiato dello Stile Juve. Alla conferenza stampa organizzata nel ritiro di Chatillon, in Val d’Aosta, fui io a divulgare ai media la notizia dell’assenza di Mauro, per evitare mirabolanti e non veritiere ricostruzioni giornalistiche. Dissi semplicemente la verità: «Qualcuno ha forse notato che manca un giocatore, Camoranesi. Ha pensato bene di stare in vacanza un po’ di più. Ma tanto poi torna...». Andai oltre: dichiarai che questa negligenza poteva addirittura comportarne la cessione. Lippi si accodò al sottoscritto e fu durissimo davanti ai taccuini. «Camoranesi deve stare alle regole. La Juve può fare senza di lui. Se la società deciderà di venderlo, lo sostituiremo con un altro giocatore». Camoranesi giunse con cinque ore di ritardo sull’orario prefissato. Arrivò in taxi, scaricò il suo trolley e si presentò al cancello della scuola alberghiera che ci ospitava. Cancello che rimase chiuso, su mio ordine, per una ventina di minuti. Poi comunicai agli addetti della sicurezza di farlo entrare, ma di non accompagnarlo in auto agli alloggi. Camoranesi doveva andarci a piedi, trascinando il suo bagaglio e passando davanti ai suoi compagni che si stavano allenando. Certo, non erano chilometri, ma fu un gesto simbolico, duro da masticare per gente non abituata nemmeno ad aprire la portiera dell’auto. Il giocatore doveva imparare bene cosa voleva dire far parte della Juventus. Capire che noi eravamo il suo datore di lavoro e lui il dipendente. Strapagato, per di più. Per tutto questo, e non solo, doveva portarci rispetto. Lui come ogni altro calciatore, ovviamente. Da quel giorno, Camoranesi imparò come ci si comporta alla Juventus. Si fece apprezzare per la professionalità e per la dedizione ai colori sociali, tanto che disputò otto campionati in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/10/mauro-german-camoranesi.html
  21. MAURO GERMÁN CAMORANESI https://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Germán_Camoranesi Nazione: Argentina Italia Luogo di nascita: Tandil Data di nascita: 04.10.1976 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: El Gaucho - Il mago di Tandil - Albiazzurro - El Tractor Alla Juventus dal 2002 al 2010 Esordio: 25.08.2002 - Supercoppa Italiana - Juventus-Parma 2-1 Ultima partita: 15.05.2010 - Serie A - Milan-Juventus 3-0 288 presenze - 32 reti 3 scudetti 2 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Mauro Germán Camoranesi Serra (Tandil, 4 ottobre 1976) è un allenatore di calcio ed ex calciatore argentino naturalizzato italiano, di ruolo centrocampista, tecnico dell'Anorthōsis. Con la nazionale italiana si è laureato campione del mondo nel 2006. Esterno destro rapido, l'esordio da professionista avviene in Messico, al Santos Laguna, dopo essersi formato in club argentini. Nel 1997 si trasferisce a Montevideo, Uruguay. Nello stesso anno torna in Argentina, firmando per il Banfield: 16 reti in 38 incontri convincono il Cruz Azul ad acquistarlo. L'esterno fa così ritorno anche in Messico, dove gioca tra il 1998 e il 2000, prima di trasferirsi in Italia, al Verona nel 2000. In Veneto è schierato subito titolare: 51 incontri e 7 gol in Serie A. Approda alla Juventus, dove vince subito campionato e Supercoppa italiana nel 2003; nel 2006, con la retrocessione d'ufficio del club torinese in Serie B, l'italo-argentino resta e contribuisce alla risalita verso la massima divisione. Dopo 288 presenze e 32 gol in maglia bianconera, nel 2010 si trasferisce in Germania, allo Stoccarda; quindi decide di fare ritorno nel Paese di nascita per terminare la carriera. Dal 2003 al 2010 ha militato nella nazionale italiana, per un totale di 55 partite e 4 gol. Con l'Italia ha disputato due Europei (2004 e 2008), due Mondiali (quello del 2006, vinto in Germania da protagonista, e quello del 2010) e la Confederations Cup 2009. Mauro Camoranesi Camoranesi nel 2016 Nazionalità Argentina Italia (dal 2003) Altezza 174 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Anorthōsis Termine carriera 1º luglio 2014 - giocatore Carriera Squadre di club 1994-1995 Aldosivi 31 (0) 1995-1997 Santos Laguna 22 (8) 1997 Montevideo Wanderers 6 (1) 1997-1998 Banfield 38 (16) 1998-2000 Cruz Azul 78 (32) 2000-2002 Verona 51 (7) 2002-2010 Juventus 288 (32) 2010-2011 Stoccarda 7 (0) 2011-2012 Lanús 35 (0) 2012-2014 Racing Club 39 (3) Nazionale 2003-2010 Italia 55 (4) Carriera da allenatore 2014-2015 Coras de Tepic 2015-2016 Tigre 2016-2017 Cafetaleros (T) 2020 Tabor Sežana 2020-2021 Maribor 2022 Olympique Marsiglia Vice 2023-2024 Floriana 2024 Karmiōtissa 2024- Anorthōsis Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Biografia È nato in Argentina in una famiglia di sportivi: il padre Juan Carlos Camoranesi era un calciatore che ha giocato a livelli dilettantistici, mentre lo zio, Néstor Gomez, ha giocato nel massimo campionato argentino. Ha origini italiane da parte del bisnonno paterno Luigi, nato a Potenza Picena (MC) nel 1873 e morto nel 1953 a Villa Mitre, in Argentina. Caratteristiche tecniche Giocatore Calciatore che aveva nella tenacia una delle caratteristiche principali del suo stile di gioco, Camoranesi era un esterno di fascia, prevalentemente a destra, dalla spiccata propensione offensiva, avvezzo a virtuosismi tecnici e a rifinire per i compagni, oltreché essere egli stesso capace di trovare con discreta frequenza la via del gol. Carriera Giocatore Club Esordi in Sudamerica Muove i primi passi nelle giovanili del Gymnasia Y Esgrima, in Argentina. Nel 1994, quando militava tra le file del settore giovanile dell'Aldosivi, fu autore, nel derby contro l'Alvarado, di un intervento falloso che causò la rottura di menisco e tendine del ginocchio del giocatore avversario Roberto Pizzo, che poté tornare all'attività fisica solo dopo una lunghissima rieducazione e fu costretto a smettere di giocare. A sedici anni di distanza il giocatore è stato condannato a versare 50 000 dollari (pari a 38 000 euro) per danni fisici: a Pizzo, infatti, restò il 39% di invalidità al ginocchio. Sigla il suo primo contratto da professionista in Messico nel Santos Laguna (1996-1997). In seguito si accorda con i Montevideo Wanderers. Nei Bohemios gioca solo alcune partite di Primera División Uruguaya in quanto, dopo aver subito 10 giornate di squalifica per un pestone a un arbitro, l'esperienza si interrompe. Dopo una parentesi in patria nella stagione 1997-1998 al Banfield, torna in Messico ingaggiato dal Cruz Azul, squadra nella quale realizza 32 reti in 78 partite. Verona Camoranesi al Verona nel 2000 Nell'estate del 2000, viene acquistato dal Verona. Con la nuova maglia esordisce in Serie A il 22 ottobre 2000 in Verona-Lazio 2-0 subentrando al 71' al posto di Vincenzo Italiano. Il 12 novembre arriva anche il suo primo gol in Serie A che vale il 2-2 finale in Vicenza-Verona. La squadra si salva dopo lo spareggio con la Reggina. In quella stagione realizza 22 presenze e 4 gol. Il 25 giugno 2001 viene riscattato l'intero cartellino dal Cruz Azul per 6 miliardi di lire. Nella stagione 2001-2002, retrocede con il Verona in Serie B. Juventus L'11 luglio 2002 passa alla Juventus in compartecipazione per 4 milioni di euro, per sostituire l'infortunato Gianluca Zambrotta. Esordisce con la maglia della Juventus il 15 settembre 2002 in Juventus-Atalanta (3-0). A Torino, sotto la guida tecnica di Marcello Lippi, è subito titolare, disputando nella sua prima stagione tra le file bianconere, tra campionato e coppe, 45 partite, mettendo a segno 4 reti e vincendo il suo primo scudetto. Ha inoltre modo di giocare titolare al posto dello squalificato Nedved la finale di Champions League a Manchester, poi persa ai rigori contro il Milan. Il 25 giugno 2003 viene riscattata la seconda metà del cartellino per 4,5 milioni di euro più un giovane della squadra Primavera bianconera. Camoranesi agli esordi con la Juventus nel 2002 Nelle stagioni a seguire, con la Juventus conquista altri due scudetti nel 2004-2005 e nel 2005-2006, ma il primo viene revocato e il secondo non assegnato ai bianconeri, che vengono declassati in ultima posizione in seguito alle sanzioni di Calciopoli. Nella stagione 2006-2007, nonostante le sue richieste di cessione dopo la retrocessione nella serie cadetta, rimane nella squadra bianconera e realizza 4 gol contribuendo alla vittoria del campionato e alla promozione. Nella stagione del ritorno in Serie A segna al Sant'Elia contro Cagliari, Milan e nel Derby d'Italia contro l'Inter in cui sigla il gol del pareggio, ma gioca solo poche partite, condizionato dagli infortuni. Rientra in campo dopo un lungo stop causato dalla lesione del retto femorale alla fine di gennaio 2008 in Coppa Italia contro l'Inter, partita in cui viene espulso pochi minuti dopo l'ingresso in campo. Il 22 marzo sigla uno dei due gol con cui la Juventus vince al Meazza contro i nerazzurri. Termina la sua sesta stagione in bianconero con 22 presenze e 5 reti. Durante la stagione 2008-2009 è vittima di diversi infortuni: dopo la sconfitta con il Palermo del 5 ottobre si procura una lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia destra e ritorna pienamente disponibile a novembre inoltrato. Gioca la prima partita da titolare dopo lo stop il 29 novembre nella vittoria per 4-0 sulla Reggina, gara in cui si procura un nuovo infortunio dopo 4 minuti di gioco: lussazione acromion-claveare destra di primo grado, rimanendo in campo fino al termine del primo tempo e realizza il gol del vantaggio bianconero, suo primo gol stagionale. Camoranesi in maglia juventina nel 2008 Nella stagione successiva viene impiegato spesso come esterno nel rombo di centrocampo, in modo da favorire l'inserimento del trequartista brasiliano Diego. Realizza il suo primo gol stagionale il 28 ottobre 2009 contro la Sampdoria (5-1) su assist di Sebastian Giovinco. In Champions League, nel quarto turno della fase a gironi, realizza contro il Maccabi Haifa il gol della vittoria juventina. Pochi giorni dopo realizza a Bergamo contro l'Atalanta (2-5) la sua seconda doppietta in Serie A contro quest'ultima. Con la maglia bianconera in 8 stagioni colleziona 223 presenze e 27 gol in campionato, 11 presenze e un gol in Coppa Italia, 50 presenze e 4 gol nelle coppe europee e 3 presenze nella Supercoppa italiana per un totale di 288 presenze e 32 gol. Stoccarda Il 31 agosto 2010 viene ceduto a titolo definitivo allo Stoccarda, dove ritrova l'ex compagno bianconero Cristian Molinaro. Debutta in Bundesliga in data 11 settembre, schierato titolare nella sfida persa per 2-1 in casa del Friburgo. L'esperienza in Germania, dove Camoranesi totalizza 14 presenze tra campionato, Coppa di Germania ed Europa League, si chiude dopo appena 4 mesi, infatti il 26 gennaio 2011 rescinde consensualmente il contratto che lo legava alla società. Lanús, Racing Club e ritiro Il 2 febbraio firma per il Lanús. Debutta nel campionato argentino nella partita Lanus-Arsenal Sarandí del 14 febbraio quando, entrato al 37' del secondo tempo, fornisce un assist che la sua squadra converte nel secondo gol, in una partita vinta per 3-1. Il 23 luglio si rende protagonista di un brutto episodio: durante un'amichevole pre-campionato contro l'All Boys l'italo-argentino colpisce con due pugni al volto l'uruguayano Juan Pablo Rodríguez Conde, facendo scaturire una rissa conclusasi con la sospensione della partita. L'ex giocatore della Juventus ha poi proseguito lo scontro negli spogliatoi. Il 27 ottobre in Lanús-Racing Club dopo essere stato espulso colpisce con un calcio al volto l'avversario Patricio Toranzo e uscendo dal campo litiga con l'allenatore del Racing Diego Simeone. Conclude il suo anno al Lanús con 42 presenze (divise tra Apertura, Chiusura, Copa Libertadores e Copa Sudamericana), una rete e 12 assist. Il 22 luglio 2012 viene ceduto allo stesso Racing Club, dove si conferma titolare della squadra. Realizza la sua prima rete in maglia biancoceleste il 2 dicembre nella sfida casalinga contro la formazione dell'All Boys, partita che verrà vinta dai padroni di casa per 3-1. Il 13 febbraio 2014 ufficializza il ritiro dal calcio giocato al termine stagione, ma il 16 aprile viene messo fuori rosa per aver criticato il tecnico Merlo. Nazionale Camoranesi in maglia azzurra nell'amichevole del 2008 contro il Belgio. Ignorato dallo staff tecnico dell'Argentina, suo paese di provenienza, grazie alla legge che attribuisce la cittadinanza italiana a chi abbia almeno un ascendente italiano, diventa a tutti gli effetti cittadino italiano. Ciò gli permette di venire convocato dal commissario tecnico della Nazionale italiana Giovanni Trapattoni, che lo fa esordire il 12 febbraio 2003, a 26 anni, nella partita amichevole Italia-Portogallo (1-0), disputata a Genova, quasi 40 anni dopo Angelo Sormani, l'ultimo oriundo a vestire la maglia azzurra prima di lui. Dopo il suo inserimento nel gruppo viene convocato per l'Europeo 2004, dove l'Italia esce nella fase a gironi. Confermato da Marcello Lippi, diventato c.t. dopo l'Europeo, partecipa al vittorioso Mondiale 2006 in Germania, giocando stabilmente da titolare sulla fascia destra e scendendo in campo nella finale del 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino contro la Francia. Viene considerato un punto fermo anche sotto la gestione del nuovo c.t. Roberto Donadoni, che lo convoca per l'Europeo 2008, dove l'Italia esce ai quarti di finale contro i futuri campioni della Spagna. Con Lippi, tornato alla guida degli Azzurri, prende parte alla Confederations Cup 2009 in Sudafrica, dove l'Italia viene eliminata al primo turno. Il 10 ottobre 2009 segna un gol nella gara contro l'Irlanda (2-2) che certifica la qualificazione al Mondiale 2010, sempre in Sudafrica. A 33 anni partecipa al suo secondo campionato mondiale, scendendo in campo nelle prime due partite del girone; non viene invece impiegato nella terza, la sconfitta per 3-2 contro la Slovacchia che sancisce l'eliminazione dell'Italia, e dopo 7 anni di militanza annuncia l'addio alla nazionale. Nella storia della Nazionale italiana è il secondo oriundo con più presenze dopo Jorginho, a quota 55. È il settimo oriundo e unico nel dopoguerra ad aver vinto un campionato del mondo con la maglia azzurra (per gli altri bisogna risalire ai campionati del mondo del 1934 e 1938, quando lo vinsero Anfilogino Guarisi, Atilio Demaría, Enrique Guaita, Luis Monti, Raimundo Orsi e Michele Andreolo). Allenatore Il 15 dicembre 2014 inizia la sua prima esperienza da allenatore, nella serie cadetta messicana, guidando il Coras de Tepic. Si dimette il 19 agosto 2015 mezz'ora prima del match contro il Guadalajara. Il 21 dicembre dello stesso anno diventa ufficialmente il nuovo allenatore del Tigre nella Primera División, la massima serie del campionato argentino. Il 17 marzo 2016 viene sollevato dall'incarico, dopo aver ottenuto soltanto 5 punti in sette partite di campionato. Il 31 agosto 2016 diventa il nuovo allenatore del Cafetaleros (C), formazione della seconda divisione messicana. Si dimette il 24 gennaio 2017. Nell'ottobre 2017 inizia a seguire a Coverciano il corso speciale per allenatori UEFA B/UEFA A, che abilita all'allenamento di tutte le formazioni giovanili, alle prime squadre fino alla Serie C, e alla posizione di allenatore in seconda in Serie B e Serie A. Il 15 dicembre consegue la licenza. Il 5 novembre 2018 inizia il corso da allenatore di prima categoria UEFA PRO. Il 3 gennaio 2020 viene scelto come nuovo tecnico del Tabor Sežana, terzultimo nella massima divisione slovena con 19 punti. Ad una giornata dalla fine del campionato la squadra si salva, avendo raggiunto la settima posizione con 46 punti. Il 3 settembre diventa il nuovo allenatore del Maribor. Dopo aver condotto in testa gran parte del campionato, viene esonerato il 24 febbraio 2021 con la squadra in seconda posizione a soli due punti dalla capolista. Il 5 luglio 2022 diventa vice allenatore del Olympique Marsiglia al seguito di Igor Tudor. Tuttavia una settimana dopo, senza neppure iniziare la preparazione, annuncia di aver deciso di lasciare il club francese per proseguire la carriera come capo allenatore. Il 5 giugno 2023, viene ufficializzato il suo ingaggio come allenatore del Floriana, militante nella BOV Premier League, il massimo campionato maltese. Dopo aver concluso il campionato al secondo posto, il 15 maggio 2024 Camoranesi interrompe consensualmente il proprio accordo con il club. Il 1º ottobre 2024, viene ingaggiato come nuovo tecnico del Karmiōtissa, squadra militante nella prima divisione cipriota. Dopo appena 21 giorni e due partite, decide di risolvere il contratto con la formazione cipriota. Il 27 novembre 2024 torna a Cipro, questa volta sulla panchina dell'Anorthōsis, con cui sottoscrive un contratto fino al termine della stagione. Dopo il ritiro Nell'agosto 2018 diventa opinionista della piattaforma DAZN per il campionato italiano di Serie A. Palmarès Giocatore Club Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2002, 2003 Campionato italiano: 3 - Juventus: 2002-2003, 2004-2005 e 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Guerin d'oro: 1 - 2008 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
  22. RODRIGO BENTANCUR https://it.wikipedia.org/wiki/Rodrigo_Bentancur Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Nueva Helvecia Data di nascita: 25.06.1997 Ruolo: Centrocampista Altezza: 187 cm Peso: 73 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: Lolo - El Pibe - El Uru - Principe Alla Juventus dal 2017 al 2022 Esordio: 26.08.2017 - Serie A - Genoa-Juventus 2-4 Ultima partita: 23.01.2022 - Serie A - Milan-Juventus 0-0 181 presenze - 3 reti 3 scudetti 2 coppe Italia 2 supercoppe italiane Rodrigo Bentancur Colmán (Nueva Helvecia, 25 giugno 1997) è un calciatore uruguaiano, centrocampista del Tottenham e della nazionale uruguaiana. Rodrigo Bentancur Bentancur con la nazionale uruguaiana nel 2017 Nazionalità Uruguay Altezza 187 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Tottenham Carriera Giovanili 2006-2009 Peñarol 2009-2015 Boca Juniors Squadre di club 2015-2017 Boca Juniors 51 (1) 2017-2022 Juventus 181 (3) 2022- Tottenham 17 (0) Nazionale 2017 Uruguay U-20 14 (1) 2017- Uruguay 49 (1) Palmarès Campionato sudamericano Under-20 Oro Ecuador 2017 Biografia Nato e cresciuto a Nueva Helvecia, nel dipartimento di Colonia, Bentancur perse la madre quando aveva solo 4 anni. La scelta della maglia numero 30 è un omaggio a lei, ricordando il suo giorno di nascita. Appassionato di calcio fin dall'infanzia, è stato cresciuto dal padre e dalla nuova compagna. In famiglia è stato soprannominato Lolo, mentre i giornali italiani l'hanno identificato come Principe, presumibilmente per aver sostituito nel centrocampo della Juventus il Principino Claudio Marchisio. Caratteristiche tecniche Interno di centrocampo, Bentancur può adattarsi a giocare tutti i ruoli di centrocampo, da mediano a trequartista oltreché da mezzala. Giocatore molto tecnico, ambidestro, è un centrocampista forte fisicamente, bravo negli inserimenti e dotato di un dribbling efficace. È utilizzabile anche in fase difensiva, capace di pressare e intercettare i passaggi degli avversari, ma spesso e volentieri la sua irruenza lo porta a ricevere numerosi e variopinti cartellini. Carriera Club Inizi e Boca Juniors Bentancur al Boca Juniors nel 2016 Da piccolo inizia a giocare nel Club Artesano di Nueva Helvecia, a 9 anni il padre porta lui ed il fratello a fare un provino per il Peñarol ed entra a far parte delle giovanili del club uruguayano. Vi resterà tre anni, prima di trasferirsi in Argentina al Boca Juniors. Fa il suo esordio da professionista il 9 aprile 2015, a diciassette anni, subentrando al 69' della sfida di Copa Libertadores tra il Montevideo Wanderers e Boca Juniors (0-3), per poi debuttare in Primera División il 12 aprile successivo, nella partita pareggiata per 0-0 contro il Nueva Chicago, subentrando a Pablo Pérez al 77'. Alla fine del 2015 è stato eletto dal quotidiano argentino Clarín come giocatore rivelazione dell'anno. Juventus Dopo essere entrato, nell'estate del 2015, nell'affare che sancisce il trasferimento di Carlos Tévez dalla Juventus al Boca Juniors, la squadra bianconera ottiene il diritto di opzione per l'acquisizione a titolo definitivo del centrocampista uruguaiano, che viene esercitato il 21 aprile 2017 a fronte di un versamento di nove milioni e mezzo di euro, con effetti dal 1º luglio dello stesso anno. La squadra argentina si riserva, comunque, il 30% di una futura vendita. È l'undicesimo giocatore dell'Uruguay a vestire la maglia della Juventus. Bentancur in azione alla Juventus nel 2019 Il 26 agosto 2017 ha esordito in Serie A e con la maglia della Juventus nella partita Genoa-Juventus (2-4), valida per la seconda giornata di campionato, subentrando nel secondo tempo a Miralem Pjanić. Al termine della stagione, conquista il primo scudetto e la prima Coppa Italia con la maglia bianconera. Segna il suo primo gol con la Juventus il 6 ottobre 2018, aprendo le marcature al 33' del primo tempo nella sfida contro l'Udinese vinta per 0-2. A fine stagione vince il suo secondo scudetto consecutivo, dopo aver vinto la sua prima Supercoppa Italiana. Il 22 giugno 2019 prolunga il suo contratto con la Juventus fino al 2024. Il 22 gennaio 2020, nella gara dei quarti di finale di Coppa Italia contro la Roma, segna il suo primo gol nella competizione e all'Allianz Stadium. Chiude la stagione 2019-2020 conquistando il suo terzo scudetto consecutivo. Bentancur al Tottenham nel 2022 Tottenham Il 31 gennaio 2022 viene ceduto a titolo definitivo al Tottenham, con cui firma un contratto quadriennale. Debutta con gli Spurs pochi giorni dopo, il 5 febbraio, in occasione della vittoria in FA Cup per 3-1 contro il Brighton, subentrando al 77' a Harry Winks; mentre debutta in Premier League quattro giorni dopo, in occasione della gara persa in rimonta contro il Southampton (2-3). Nazionale Nel gennaio 2017 viene convocato nella nazionale uruguaiana Under-20, con la quale disputa e conquista il campionato sudamericano Under-20 tenutosi in Ecuador. Realizza un gol da fuori area nella partita vinta 3-0 contro la Bolivia il 27 gennaio. Nello stesso anno partecipa anche al campionato mondiale Under-20 in Corea del Sud: l'Uruguay perde le semifinali contro il Venezuela ai rigori, nonostante segni dal dischetto nella serie finale. Nel settembre 2017 viene convocato per la prima volta nella nazionale maggiore dal CT Óscar Tabárez, per le sfide di ottobre, valide alla qualificazione ai Mondiali di Russia 2018, contro Venezuela e Bolivia. Debutta con la Celeste il successivo 5 ottobre, all'età di 20 anni, durante la sfida contro il Venezuela giocata a San Cristóbal, subentrando a Cristian Rodríguez. Dopo una serie di partite giocate da titolare, è convocato per il campionato del mondo 2018. Esordisce a Ekaterinburg, il 15 giugno, nella gara vinta con l'Egitto (1-0), e scende in campo in tutte le cinque partite disputate dall'Uruguay, che arriva fino ai quarti di finale, dove viene sconfitto dalla Francia per 2-0. Successivamente viene convocato per la Copa América nel 2019 e nel 2021; in entrambe le manifestazioni Bentancur è titolare della celeste, e allo stesso tempo gli uruguagi vengono eliminati ai calci di rigore ai quarti: nel 2019 dal Perú (nonostante Bentancur avesse realizzato il proprio tiro dal dischetto), nel 2021 dalla Colombia. Il 1º febbraio 2022 realizza la sua prima rete in nazionale alla 47ª presenza nel successo per 4-1 contro il Venezuela. Palmarès[ Club Campionato argentino: 2 - Boca Juniors: 2015, 2016-2017 Coppa d'Argentina: 1 - Boca Juniors: 2014-2015 Campionato italiano: 3 - Juventus: 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2017-2018, 2020-2021 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2018, 2020 Nazionale Campionato sudamericano Under-20: 1 - Ecuador 2017
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