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Gino Olivetti - Presidente
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GINO OLIVETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Gino_Olivetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Urbino (Pesaro e Urbino) Data di nascita: 05.09.1880 Luogo di morte: Olivos (Argentina) Data di morte: 04.02.1942 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 1920 al 1924 61 partite - 26 vittorie - 17 pareggi - 18 sconfitte Jacob Angelo Gino Olivetti (Urbino, 5 settembre 1880 – Olivos, 4 febbraio 1942) è stato un avvocato, economista e politico italiano, fondatore e primo segretario della Confindustria, docente universitario di Diritto del Lavoro, editorialista della Stampa di Torino, deputato del Regno d'Italia, presidente del consiglio d'amministrazione dell'Ufficio internazionale del lavoro, fondatore e presidente della Croce Verde di Torino e undicesimo presidente della Juventus. Nacque da Raffaele e da Emilia Coen, entrambi possidenti di religione ebraica. Crebbe però a Ivrea dove il padre, originario di quella città, seguiva alcune attività. Studia giurisprudenza all'università di Torino, da dove esce laureato nel 1902. Dopo gli studi universitari per un breve periodo viaggia l'Europa e soggiorna in Gran Bretagna, Francia e Germania. Studia a fondo le tematiche dell'associazionismo imprenditoriale e delle relazioni industriali, nonché le teorie dell'ingegnere americano Frederick Taylor sulla razionalizzazione dei procedimenti di lavoro. Promotore e primo Segretario della "Lega industriale torinese" nel 1908, fondatore e primo Segretario Generale della Confindustria, dal 5 maggio 1910 fino al 1º gennaio 1934. Nel 1907 è stato iniziato in Massoneria nella Loggia "Propaganda" del Grande Oriente d'Italia a Torino. Eletto deputato nella XXV legislatura (1915-1919), è riconfermato nell'incarico parlamentare anche nelle quattro successive. Gino Olivetti è stato anche l'undicesimo presidente della Juventus. Occupò la carica di capo del club di Torino nel 1920 e vi rimase fino al 1924. In questo periodo il club segue un periodo di miglioramenti in ambito sportivo-societario condotti inizialmente da Giuseppe Hess in seguito alla crisi accaduta durante la prima metà degli anni 1910. Fu sotto la sua presidenza che per la prima volta dei giocatori juventini furono convocati nella nazionale italiana. Nel 1924 lasciò il club. Fu tra i maggiori promotori della realizzazione dello stadio di Corso Marsiglia, il primo di proprietà del club. Il 20 ottobre del 1939, in conseguenza delle leggi razziali fasciste, Olivetti, di religione ebraica, lascia l'Italia con la moglie. Muore in Argentina nel febbraio del 1942. -
Piero Dusio - Presidente
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PIERO DUSIO Per rievocare degnamente la figura dell’amico Piero Dusio – scrive Alberto Fasano su “Hurrà Juventus” del dicembre 1975 – l’ex presidente della Juventus recentemente scomparso a Buenos Aires dove da molti anni si era trasferito, per illustrare i meriti di questo autentico mecenate del calcio bianconero, occorre rifare un po’ la storia di quanto avvenne alla Juventus nel periodo successivo a quello, felicissimo, dei cinque scudetti consecutivi. Sono notizie ed episodi che forse nessuno sinora ha mai scritto né ricordato. A determinare uno stato di crisi tecnico-sportiva in seno alla Juventus dopo il 1935 furono essenzialmente due fattori: la tragica morte di Edoardo Agnelli avvenuta a Genova nell’estate del 1935 e la guerra contro l’Etiopia. Edoardo Agnelli e il barone Giovanni Mazzonis erano stati gli artefici delle grandi imprese della squadra bianconera dal 1930 al ‘35; specialmente Mazzonis era risultato insuperabile come mente organizzativa e tecnica, alla stessa stregua in cui Agnelli era risultato insostituibile sotto il profilo finanziario. Scomparso tragicamente Edoardo Agnelli, il barone Mazzonis si trovò privo della spalla ideale ed essendo anche lui politicamente compromesso (la Juventus aveva un consiglio direttivo composto da elementi antifascisti e di ebrei), fu costretto a trascurare il potenziamento della squadra, come aveva fatto negli anni precedenti. La situazione finanziaria della società era critica. La Juventus si costituì in una «Società» di sportivi che si addossò tutte le spese passive delle varie gestioni. Mancava anche un presidente. Le autorità politiche dell’epoca volevano imporre nomi non graditi all’assemblea dei soci, mentre non accettavano le persone designate dalla società. Nel 1936-37 venne raggiunto un accordo sul nome del conte Emilio de la Forest de Divonne che doveva risultare un presidente meraviglioso per serietà, equilibrio e sportività. Sotto la sua direzione la Juventus cercò di rinnovarsi e rimase quasi sempre nelle posizioni onorevoli della classifica. Ma la situazione politica internazionale diventa sempre più critica: la parola «guerra» veniva pronunciata con sempre più drammatica frequenza. Alcuni membri del consiglio direttivo bianconero, i fratelli Levi, fuggirono in Argentina, altri vennero poi deportati e morirono in campo di concentramento, come i membri della famiglia Nizza. Compare in quegli anni la figura di Piero Dusio, bianconero dalla nascita e buon giocatore negli anni successivi alla prima guerra mondiale, alla quale Dusio aveva preso parte, giovanissimo, come tenente dei bersaglieri. Nel primo campionato post-bellico, proprio nella gara inaugurale del torneo, troviamo Piero Dusio in prima squadra nella partita giocata a Torino contro l’Alessandria e vinta dai bianconeri con il punteggio di 3 a 0. Questa la formazione della Juve: Giacone, Novo, Bruna, Varalda, Marchi II, Sesia, Dusio, Giriodi, Mattea I, Bona, Ferrero. Si può fare un interessante rilievo statistico: in prima squadra Dusio non giocò molte partite ma in compenso le vinse tutte. Nel campionato 1921-22, con Dusio sempre nel ruolo di ala destra, la Juventus vinse la prima partita a Verona (contro l’Hellas) per 3 a 1 e poi la successiva gara a Torino contro l’Andrea Doria (2 a 0). Piero Dusio era stato molto amico di Annibale Ajmone Marsan, dirigente della Juventus e procuratore generale di Riccardo Gualino: da questi due personaggi Dusio ricevette appoggi decisivi per «sfondare» nel campo industriale. Il suo «boom» si realizzò nel 1938, attraverso grandi forniture militari e in quella circostanza Dusio non si dimenticò della Juventus: da vero sportivo e autentico bianconero, il giovane industriale si addossò tutte le responsabilità economiche e il deficit della società, pur rimanendo sempre con la qualifica semplice di consigliere in quanto, anche per motivi squisitamente politici, il conte Emilio de la Forest risultava assolutamente inamovibile. Solo nel 1945, alla fine del conflitto, Piero Dusio, che aveva nel frattempo salvato dal tracollo e dalla disgregazione la Juventus occupando i giocatori nella sua industria automobilistica (Cisitalia), venne eletto alla presidenza del club. Uno dei più grandi amici di Pierino Dusio è stato senza dubbio Felice Borel, centrattacco della Juventus del quinquennio. Nel 1941, tuttavia, a causa di motivi che ci pare superfluo ricordare, l’amicizia tra Dusio e Borel si incrinò. Ferruccio Novo, presidente del Torino, spinto da profonda considerazione per il calciatore juventino, lo convinse a lasciare la squadra bianconera e a trasferirsi al Torino. Non è dunque storicamente provato che sia stato Dusio a voler vendere Borel al Torino, ma il presidente venne convinto all’operazione dallo stesso Borel. In quell’epoca, d’altra parte, il dirigente bianconero era frastornato dalla presenza accanto a lui di tecnici o presunti tali: furono proprio quei presunti consiglieri a orientare Dusio verso la decisione di cedere alcuni importanti giocatori al Torino, primo fra tutti, proprio Borel II. Anche Gabetto, che era già stato praticamente ceduto al Genoa, venne acquistato dal Torino su consiglio di Borel, mentre lo stesso Bodoira, il portiere libero da impegni, ma riconosciuto di meriti eccezionali, venne tesserato per la società granata. Al posto di Borel, Gabetto e Bodoira, arrivarono alla Juventus i fratelli Lucidio e Vittorio Sentimenti, il centrattacco Banfi, Olmi, Locatelli e il portiere Perucchetti. La stagione seguente (1942-43) Dusio e Borel si rappacificarono; «Farfallino›› chiese di tornare in bianconero, a qualunque condizione. Infatti Borel tornò, assumendo la carica di responsabile tecnico generale. E Piero Dusio, che negli anni difficili della guerra, aveva sempre pagato lo stipendio ai giocatori, portò in maglia bianconera alcuni popolari campioni, come Peppino Meazza e Silvio Piola. Ma il merito maggiore della coppia Dusio-Borel fu quella di aver assicurato alla Juventus due grandi giocatori Giampiero Boniperti ed Ermes Muccinelli, autentici vessilliferi della squadra bianconera, due giocatori idolatrati dalle folle. Felice Borel vide immediatamente nel Giovanissimo Giampiero un campione di statura mondiale: 444 partite il biondo ragazzo di Barengo giocò infatti nelle file della Juventus, la squadra della quale è oggi presidente. Pierino Dusio, tuttavia, non fu solo un personaggio importante nell’ambito del calcio. In gioventù era stato un ottimo pilota di vetture sportive, un gentleman che amava il rischio e la velocità, un tecnico che conosceva molto bene i segreti dei motori dei bolidi da corsa. Piero Dusio fu il creatore di un’industria automobilistica che ebbe importanza nazionale, la Cisitalia: la Casa nata come fabbrica di automobili sportive subito dopo la fine della guerra, conseguendo apprezzabili risultati tecnici e svolgendo una preziosa funzione nella ripresa dello sport automobilistico con le sue piccole monoposto 1100 e con alcuni modelli sportivi di eguale cilindrata. Il disegno, possiamo dire il «chiodo fisso» di Dusio era tuttavia la costruzione di un bolide da corsa di formula 1. Pur conoscendo bene le difficoltà di costruire «ex novo», in quegli anni, una macchina da gran premio capace di fronteggiare organizzazioni come Alfa Romeo e Maserati, Dusio volle tentare, e con un programma ambiziosissime. Per la progettazione, la direzione della costruzione e la messa a punto della macchina, ricorse all’organizzazione che faceva capo al professor Ferdinand Porsche, di cui era consulente il professor Eberan von Eberhorst, uno dei maggiori tecnici del mondo in fatto di auto da corsa. E vennero a Torino da Merano, chiamati da Dusio, alcuni uomini di fiducia di Porsche: l`ing. Hrusckha e Carlo Abarth. In quegli anni l’industria meccanica italiana stava ancora faticosamente curando le ferite di guerra e non era certo in grado di fornire per il progetto Cisitalia la collaborazione che sarebbe stata desiderabile. Pertanto ogni particolare della macchina dovette essere seguito nello stesso stabilimento, che dovette acquistare costosissime macchine utensili di alta precisione. La stessa impostazione della «Gran Prix» poneva i tecnici della Casa torinese di fronte a problemi da far tremare i polsi. Ecco alcune caratteristiche di quel meraviglioso gioiello meccanico. Motore posteriore a 12 cilindri orizzontali e contrapposti, cilindrata 1500cc, blocco cilindri in lega leggera, con canne riportate in acciaio speciale; albero a gomiti (un capolavoro di raffinatezza meccanica) del tipo Hirth scomponibile con bielle montate su cuscinetti a rulli; due carburatori e due compressori del tipo palette Zoller-Cozette. Cambio Porsche a cinque rapporti sincronizzati; trasmissione sulle quattro ruote utilizzabile, a volontà, anche soltanto sull’asse posteriore; differenziale sulla trasmissione posteriore autobloccante. Secondo i calcoli, il motore avrebbe dovuto sviluppare una potenza superiore ai 300 cavalli, al regime di 8500 giri/minuto, e la vettura raggiungere una velocità di oltre 360 chilometri l’ora. La Cisitalia Gran Prix venne ultimata nell’autunno del 1949 e compì anche qualche prova su strada guidata dal collaudatore Macchieraldo. Tecnici e corridore dell’epoca ne erano entusiasti, primo fra tutti Tazio Nuvolari, che sognava di poterne essere il pilota. Invece la Cisitalia venne a trovarsi in gravi difficoltà, e in breve fu costretta a cessare ogni attività. La superba macchina rimase per sempre silenziosa, senza aver potuto esprimere quello che i suoi meravigliosi congegni sembravano promettere. Dusio se ne andò in Argentina, dove riprese a costruire macchine di serie. Ultimamente aveva creato una floridissima industria di pompe e motori elettrici. Ogni anno, d’estate, tornava per un mesetto in Italia, a Torino. Passava il pomeriggio sui bordi della piscina dello Sporting Club (oggi Circolo della Stampa), il meraviglioso complesso che lui aveva ideato e creato come circolo estivo e sede della segreteria della Juventus. Accanto a chi scrive, Piero Dusio rievocava con molta nostalgia ma anche con legittima fierezza gli anni in cui, con estrema generosità e sportività, dedicava tutto se stesso a ciò che forse più ha amato nella sua vita: la Juventus. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/02/piero-dusio.html -
Piero Dusio - Presidente
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PIERO DUSIO https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Dusio Nazione: Italia Luogo di nascita: Scurzolengo (Asti) Data di nascita: 13.10.1899 Luogo di morte: Buenos Aires Data di morte: 08.11.1975 Ruolo: Centrocampista - Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1919 al 1923 Esordio: 12.10.1919 - Prima Categoria - Juventus-Alessandrina 3-0 Ultima partita: 29.04.1923 - Prima Divisione - Cremonese-Juventus 1-0 4 presenze - 1 rete Presidente della Juventus dal 1941 al 1947 78 partite - 44 vittorie - 21 pareggi - 13 sconfitte Piero Dusio, anche Pietro (Scurzolengo, 13 ottobre 1899 – Buenos Aires, 8 novembre 1975), è stato un imprenditore, calciatore, dirigente sportivo e pilota automobilistico italiano. Biografia All'età di 27 anni, investendo oculatamente i proventi della sua attività di rappresentante di tessuti nella prima azienda italiana per la produzione di tele cerate stampate, costruì rapidamente una fortuna e divenne uno dei più importanti industriali piemontesi. Negli anni trenta abbozzò una carriera da pilota che gli diede anche alcuni successi, come un primo posto nella Corsa allo Stelvio del 1938. In seguito il suo impero industriale si ramificò in molti campi, per ulteriormente solidificarsi negli anni della seconda guerra mondiale, durante i quali assunse anche la presidenza del club di calcio della Juventus, dal 1942 al 1947 potenziando l'attività polisportiva del club. Nel 1944 fondò la Cisitalia, acronimo di Compagnia Industriale Sportiva Italiana, facendosi poi aiutare nell'impresa da Rudolf Hruska e Ferry Porsche, stante il sodalizio tecnico ed umano instauratosi, nel 1947, dopo che Dusio si era prodigato, anche versando un forte riscatto in denaro, per la liberazione del padre Ferdinand Porsche, detenuto in Francia quale prigioniero di guerra. Alla guida di una Cisitalia 202 MM, ha partecipato alla I Coppa delle Dolomiti nel 1947, raggiungendo il secondo posto. Nel secondo dopoguerra, con l'aiuto dei due tecnici tedeschi, tentò di dare vita ad un modello di auto di Formula 1, futuristico per i tempi, ma il tentativo si arenò. Il tracollo finanziario dovuto al pagamento dell'astronomico riscatto ed alle ingenti spese per la vettura di F1, lo spinse a lasciare la Cisitalia nelle mani del figlio Carlo (la società venne poi liquidata nel 1956) e trasferirsi in Argentina, dove fondò la Autoar, nel 1950, prima fabbrica locale di automobili. Nell'ultima parte della sua vita lavorativa, Piero Dusio si dedicò ad attività edilizie e commerciali, abbandonando il settore dell'automobile. -
ANTONIO BRUNA Comincia a giocare nelle file dell’Omegna, il suo paese di origine. Qualcuno lo vede all’opera e, presto, è invitato a indossare la maglia bianconera; tutto questo, avviene nel 1918, all’indomani della fine della Grande Guerra e alla ripresa dell’attività calcistica su scala nazionale.«Frutto di quella fertilissima terra di calciatore che è il novarese - scrive il “Paese Sportivo” alla fine del 1919 - costituisce con Novo un saldissimo duo difensivo. Instancabile, mobilissimo, sa meravigliosamente piazzarsi e con un encomiabile spirito di sacrificio riesce spesso a sventare pericolose discese avversarie. Al suo attivo di ottimo giocatore, può vantare un magistrale gioco di testa».Netu – così viene chiamato – si trova in difficoltà ad allenarsi a causa dell’impegno lavorativo presso la Fiat, poiché il caporeparto non ha nessuna intenzione di concedergli permessi per il football e così, con coraggio, Sandro Zambelli si rivolge direttamente al fondatore dell’azienda Giovanni Agnelli, ottenendo il sospirato nulla-osta.«Ancora più contento, quando lo seppe, fu Antonio Bruna – racconta Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – per il forte terzino potersi finalmente allenare qualche pomeriggio, costituiva oltre ad un’incredibile agevolazione per lui e la squadra un significativo riconoscimento alla sua valentia di giocatore. Tenace, puntiglioso e preciso, abile nel colpo di testa, il bruno e ben modellato atleta novarese era una di quelle persone cosiddette belle. Non c’era patronessa juventina che resistesse alla tentazione di lasciarsi andare a compiaciute occhiate quando, alto e slanciato, il difensore prendeva a correre al Campo Juventus. Neppure il portiere-pittore Durante sembrava avere dubbi. Dato mano ai colori, l’aveva immortalato su di un manifesto di promozione juventina. Appare su tutti i muri di Torino, Antonio Bruna, svolazzante bianconero, fissato in una posizione di stile quasi perfetto, mentre colpisce il pallone col piede destro».Convocato per il torneo calcistico delle Olimpiadi di Anversa del 1920, con lui andrà pure un giovanissimo Virginio Rosetta, che poi erediterà la maglia della Juventus.A causa delle sue precarie condizioni fisiche, Netu smette di giocare molto presto; nonostante questo, indossa per ben 95 volte la maglia bianconera, realizzando anche una rete.«Antonio Bruna, ex giocatore delia Nazionale e della Juventus – si legge su “Stampa Sera” del 27 dicembre 1976 – è morto sabato mattina all’ospedale Mauriziano causa un enfisema polmonare. Bruna, che era il più vecchio dei Nazionali viventi, aveva 81 anni. Dopo aver militato nelle file dell’Omegna, alla fine della prima Guerra Mondiale si trasferì alla Juventus e, successivamente, giocò cinque partite in maglia azzurra. Nel 1925 abbandonò l’attività calcistica e si trasferì a Parigi, dove divenne uno dei dirigenti più qualificati della Simca. Da poco tornato in Italia, Bruna frequentava assiduamente il Circolo della Juventus, in Galleria San Federico». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/antonio-bruna.html
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ANTONIO BRUNA https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Bruna Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 14.02.1895 Luogo di morte: Torino Data di morte: 25.12.1976 Ruolo: Difensore Altezza: 176 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Soprannome: Netu Alla Juventus dal 1919 al 1925 Esordio: 12.10.1919 - Prima Categoria - Juventus-Alessandrina 3-0 Ultima partita: 07.12.1924 - Prima Divisione - Livorno-Juventus 2-2 97 presenze - 1 rete Antonio Bruna (Vercelli, 14 febbraio 1895 – Torino, 25 dicembre 1976) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Antonio Bruna Bruna (a destra) assieme a Gianpiero Combi, nella Juventus della stagione 1924-1925. Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1925 Carriera Squadre di club 191?-1919 Omegna ? (?) 1919-1925 Juventus 97 (1) Nazionale 1920 Italia 5 (0) Carriera Terzino, Bruna iniziò a giocare nell'Omegna Calcio; vi rimase fino al 1919, anno in cui venne ingaggiato dalla Juventus. Ha disputato sei stagioni consecutive con la Juventus dal 1919-1920 al 1924-1925, collezionando 97 presenze ed un gol. Le sue condizioni fisiche precarie lo costrinsero ad un prematuro ritiro. Vanta 5 presenze in Nazionale: oltre ad un'amichevole nel maggio 1920 contro i Paesi Bassi, ha collezionato 4 presenze ai Giochi olimpici del 1920 di Anversa. Venne convocato anche per le Olimpiadi parigine del 1924, dove tuttavia non disputò alcuna partita. Un aneddoto riferisce che all'epoca in cui giocava, si trovava in difficoltà ad allenarsi a causa dell'impegno lavorativo presso la FIAT; il suo caporeparto non aveva intenzione di concedergli permessi per allenarsi e così con coraggio Sandro Zambelli, dirigente juventino dell'epoca, si rivolse direttamente al fondatore dell'azienda Giovanni Agnelli. Dopo la risposta positiva del senatore, nacque l'idea di affidare la presidenza della società bianconera al figlio Edoardo: ciò avvenne il 24 luglio 1923. È sepolto nel cimitero Parco di Torino
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GIOVANNI GIACONE https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Giacone Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.12.1900 Luogo di morte: Torino Data di morte: 01.04.1964 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1919 al 1921 Esordio: 12.10.1919 - Prima Categoria - Juventus-Alessandrina 3-0 Ultima partita: 30.01.1921 - Prima Categoria - Juventus-Torino 0-2 30 presenze - 26 reti subite Giovanni Giacone (Torino, 1º dicembre 1900 – 1º aprile 1964) è stato un calciatore italiano, di ruolo portiere. È stato il primo juventino ad indossare la casacca della Nazionale. Giovanni Giacone Nazionalità Italia Calcio Ruolo Portiere Carriera Giovanili 1917-1918 US Torinese 1918-1919 Pastore Squadre di club 1919-1921 Juventus 30 (-26) 1921-1923 US Torinese 26 (-31+) 1923-1924 Torino 4 (-7) 1924-1925 Pastore ? (-?) Nazionale 1920 Italia 4 (-8) Carriera Club Nato a Torino, crebbe nelle formazioni giovanili del capoluogo piemontese. Esordì, non ancora diciottenne, nella prima squadra dell'Unione Sportiva Torinese, da cui poi passò al Football Club Pastore, squadra di primo rango in quegli anni. Giacone (accosciato) alla Juventus nella stagione 1920-1921 Durante un incontro con il Bologna venne notato dai dirigenti juventini, che lo fecero diventare un giocatore bianconero. In bianconero si impose subito nonostante la giovane età ed esordì nella stagione 1919-1920, il primo campionato dopo la Prima guerra mondiale, vinto dall'Internazionale dopo una lunga lotta proprio con la Juventus. Giocò solo un'altra stagione con la maglia juventina dopodiché tornò all'Unione Sportiva Torinese, in cambio di Barucco. Nazionale Disputò con la maglia azzurra 4 gare, due delle quali ai Giochi olimpici di Anversa nel 1920. Fu il primo giocatore della Juventus a giocare nella Nazionale italiana.
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Angelo Mattea - Calciatore E Allenatore
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ANGELO MATTEA Nato a Santhià, nel vercellese, il 21 ottobre 1892, giunge alla Juventus nell’estate del 1919, fregiandosi del titolo di Campione d’Italia conquistato col Casale nel 1914. Resta in bianconero solamente quella stagione, totalizzando una ventina di presenze e segnando quattro reti. «Piemontese di antico stampo – ricorda Vittorio Pozzo – era il tipico giocatore serio, positivo, coscienzioso, diritto. I vecchi del giuoco nostro non hanno dimenticato e non lo dimenticheranno. Essi additano la sua figura come un esempio della dirittura sportiva di un passato che ha lasciato tracce indelebili nell’animo di coloro che lo hanno conosciuto». VLADIMIRO CAMINITI DAL SUO LIBRO “JUVENTUS 70” Il 28 dicembre 1919, presentando il match Genoa-Juventus, il “Paese Sportivo” esce in edizione straordinaria: «Il glorioso squadrone di mister Garbutt incontrerà domani l’undici bianconero. Arbitro mister Garbutt. Precederà alle ore tredici una gara di campionato III Categoria». E la prima pagina ci presenta i protagonisti, tra i quali campeggia Angelo Mattea, il quale «da più di due lustri calca con tutto onore le pelouses calcistiche. Ha fatto patto con Mefisto per assicurarsi una giovinezza perenne. Difese più volte le sorti della Squadra Nazionale Italiana ed è ora il duce beneamato degli striscioni bianconeri. Pochi giocatori in Italia sanno piazzarsi e distribuire il pallone come lui». Dove si scopre che il linguaggio sportivo già ama espressioni di grave retorica come duce beneamato. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/07/angelo-mattea.html -
Angelo Mattea - Calciatore E Allenatore
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ANGELO MATTEA https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Mattea Nazione: Italia Luogo di nascita: Santhiá (Vercelli) Data di nascita: 21.10.1892 Luogo di morte: Torino Data di morte: 13.10.1960 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1920 Esordio: 12.10.1919 - Prima Categoria - Juventus-Alessandrina 3-0 Ultima partita: 23.05.1920 - Prima Categoria - Inter-Juventus 1-0 20 presenze - 4 reti Allenatore della Juventus dal 1945 al 1946 Angelo Mattea (Santhià, 21 ottobre 1892 – Torino, 13 ottobre 1960) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo attaccante. Angelo Mattea Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1931 - giocatore 1948 - allenatore Carriera Squadre di club 1911-1912 Piemonte ? (?) 1912-1915 Casale 51 (26) 1915-1920 Juventus 20 (4) 1920-1921 US Torinese ? (?) 1921-1928 Casale 143 (34) 1929-1932 Casale 46 (21) Nazionale 1914-1921 Italia 5 (1) Carriera da allenatore 1927-1928 Casale 1928-1929 Carrarese 1930-1933 Casale 1933-1935 Atalanta 1935-1936 Messina 1936 Italia Vice 1936-1938 Napoli 1938-1939 Novara 1939-1940 Torino 1940-1943 Biellese 1945-1946 Juventus 1947-1948 Reggiana Palmarès Olimpiadi Oro Berlino 1936 Biografia Era il fratello dell'arbitro Francesco Mattea, con cui giocò nel Piemonte per breve tempo. La notizia della sua morte fu data su la Stampa da Vittorio Pozzo. Carriera Giocatore Particolarmente bravo nel dribbling e nel palleggio, dopo essere cresciuto tra le file del Piemonte passa al Casale, con cui vince uno scudetto nella stagione 1913-1914, nella quale segna 22 reti, ottenendo quattro convocazioni con la Nazionale maggiore. Nel 1914 è vicino a essere ingaggiato dal Genoa a fronte di un compenso in denaro, ma la circostanza, vietata dai regolamenti di allora che prescrivevano l'assoluto dilettantismo dei calciatori, causa l'intervento della FIGC contro il sodalizio genovese. La Federazione commina varie sanzioni al Genoa e una squalifica a Mattea, vanificando ogni possibilità di trasferimento del calciatore alla corte rossoblù. Durante la prima guerra mondiale passa alla Juventus, mentre nel 1920 approda alla Torinese con cui, nel 1921, ritorna in Nazionale. Ritorna quindi al Casale, collezionando un totale di 240 partite e 81 reti. Nella stessa società ricopre anche il ruolo di allenatore-giocatore nella stagione 1927-1928, mentre nella successiva passa ad allenare la Carrarese. Nel 1929 torna in campo per altre due stagioni con i piemontesi, contribuendo al loro ritorno nel massimo campionato dopo un anno tra i cadetti. Allenatore Terminata la carriera di calciatore, ricomincia ad allenare e lo fa prendendo per mano il Casale, società che guida per due stagioni (in Serie A), subendo un esonero prima del termine del torneo 1932-1933. L'anno successivo passa all'Atalanta, in Serie B, guidandola ad un piazzamento di centroclassifica, ripetuto anche l'anno successivo. Nel 1935-1936 allena il Messina con cui sfiora la promozione nel massimo campionato. L'estate seguente ricopre il ruolo di vice-allenatore della Nazionale olimpica che, guidata da Vittorio Pozzo, vince i Giochi di Berlino. Si siede quindi per due stagioni sulla panchina del Napoli in Serie A, diventandone il secondo allenatore italiano della storia, dopo Gianni Terrile, il primo italiano a rimanere per l'intera stagione alla guida, debuttando in campionato il 13 settembre 1936 con il pareggio casalingo contro la Roma per 0-0. Il primo anno la squadra si piazza al tredicesimo posto nella classifica finale del campionato, con tre punti di vantaggio sul retrocesso Novara in una stagione che vede come unico acuto la vittoria casalinga del 27 dicembre 1936 sull'Ambrosiana per 2-1 mentre l'anno successivo fu esonerato dopo la quattordicesima giornata, con la squadra all'undicesimo posto in classifica con quattro punti di vantaggio sull'Atalanta ultima in classifica. Arriva quindi un'esperienza a Novara, sempre nel massimo campionato. Passa quindi al Torino dove viene esonerato prima della fine del torneo. Le ultime stagioni prima dell'interruzione delle attività sportive, dovuta alla seconda guerra mondiale, le trascorre sulla panchina della Biellese, con cui sfiora più volte la promozione tra i cadetti. Al termine del conflitto guida la Juventus, per concludere poi la carriera alla Reggiana, in Serie B. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Casale: 1913-1914 Allenatore Club Competizioni nazionali Serie B: 1 - Casale: 1929-1930 Serie C: 1 - Biellese: 1942-1943 -
PIO FERRARIS La strada scelta di Pio Ferraris, per arrivare al gol, era quella della tecnica e dell’astuzia. Dicono gli esperti che tecnico si diventa e che cannoniere si nasce; è vero per tutti o quasi tutti, perché il longilineo Pio era nato con il doppio dono, quello della tecnica e quello del senso del gol.Segnava molte delle sue reti da posizioni cosiddette impossibili, proprio perché sentiva il gol in un’impercettibile frazione di tempo e sapeva far coincidere il pensiero con l’azione e l’idea del tiro con la sua esecuzione immediata. Ferraris era tra quei giocatori che seguono gli inviti della palla assai meno di quanto obbediscano alle suggestioni e alle folgorazioni dell’istinto.La caratteristica più interessante del gioco di Pio Ferraris era il suo continuo imprevisto; possedeva tutti i requisiti che occorrono per comporre la figura dell’atleta originale che da nessuno ha imparato e che a nessuno insegna, perché il gioco, per lui, era un mezzo naturale e incomunicabile di manifestarsi in tutta la pienezza dei suoi pochi difetti e dei suoi tanti pregi. Sicuramente ha contribuito alla maggiore fortuna di Ferraris anche il fatto di poter giocare in una Juventus che si era ormai arricchita di giocatori valenti ed esperti, primi fra tutti Giriodi e Grabbi, per tacere di Bigatto, Barale e Gallo.Pio Ferraris, oltre a 66 partite nella Juventus con 38 reti, giocò 4 partite in Nazionale e, guarda caso, tutte all’estero, tre ad Anversa e una ad Amsterdam. Esordì nel torneo olimpico contro la Francia, il 29 agosto 1920, e in quella squadra c’erano anche i suoi amici juventini Giacone e Bruna. Nella terza gara, quella disputata il 5 maggio 1921 ad Anversa contro il Belgio, a Ferraris toccò l’onore di siglare la rete della vittoria del 3-2, dopo la favolosa rimonta degli azzurri che a metà del secondo tempo soccombevano per 0-2.«Si era al termine della partita – racconta Vittorio Pozzo – le squadre erano in parità, quando dalle gradinate partì un insulto, gridato a gran voce contro di noi: “Voilà les macaronis!”. Per Pio Ferraris quella fu come una sferzata: si impadronì della palla a metà campo, partì come un proiettile, evitò ogni ostacolo e andò a piombare nella rete belga, sfera al piede. La partita era vinta».Pio Ferraris era un giocatore tecnico e uno stilista: sufficientemente mobile, astuto, abile stoccatore, impersonava il tipico centrattacco. Avanzava rapidamente verso l’area avversaria con il corpo oscillante, in modo che non si sapesse mai se in quel momento l’azione finisse o cominciasse; aveva un palleggio morbido, sicuro, eseguito in controtempo, un senso del gol innato e un tiro improvviso e molto potente.«I centravanti della Juve antica – scrive il grande Camin – avevano tutto meno che la tecnica e segnavano gol sconvolgenti. Sconvolgevano, infatti, le difese con la loro irruenza, a costo di spezzarsi gambe, costole, attaccavano sempre. Pio fu di questi quasi eroi delle pelouses verdissime, che incantarono Gozzano. Gozzano, già palliduccio, accostava la bicicletta al muro e guardava. Pio Ferraris appartiene a un’ottima razza di calciatori (suo fratello fu capitano e centrosostegno della squadra juventina ai bei tempi della Palla d’Oro). Par nato per giocare centro-forward possedendo decisione, rapidità di spostamento, precisione nei passaggi e un pregevole gioco di testa».VITTORIO POZZO, “LA STAMPA” 6 FEBBRAIO 1957È morto Pio Ferraris, un altro dei giuocatori che vestirono, onorandola, la maglia della nostra Squadra Nazionale nel periodo che intercorse fra le due conflagrazioni mondiali. Una malattia di cuore di cui soffriva da parecchio tempo – non il classico infarto – lo ha stroncato all’età di cinquantasette anni.Gli sportivi del giorno d’oggi non possono ricordare la figura di questo azzurro di più di venticinque stagioni fa. Eppure Pio fu uno dei giuocatori più caratteristici del suo tempo, e a maggior ragione, dato il suo carattere e il suo temperamento, lo sarebbe stato del periodo attuale Era il dilettante scritto, il ragazzo che giuocava per entusiasmo e che non concepiva come il danaro potesse immischiarsi nelle cose del giuoco. Apparteneva a una famiglia di banchieri. Fu a lungo il centravanti della Juventus ai tempi di Giacone e di Bruna.Giuocò quattro volte per la nostra Squadra Nazionale, prendendo parte alle Olimpiadi di Anversa nell’estate del 1920. A grande notorietà giunse nel maggio del 1921, quando ad Anversa segnò il punto della vittoria al minuto finale dell’incontro col Belgio, cadendo svenuto sulla linea della porta a successo ottenuto. Un precursore di Cesarini, sotto questo aspetto, per cui come segnate in Zona Ferraris dovrebbero venire designate le reti degli istanti finali di un incontro.Chiusa la sua attività di giuocatore non si mise più in vista affatto: dedicò l’intera sua attività alla banca di cui era titolare col fratello e di lui più non si parlò.Tipico sportivo di una volta, allo sport aveva dato e mai chiesto nulla. Come bel giuocatore come vessillifero di un’idea lo ricordano gli anziani, che alla famiglia e alla Juventus porgono le condoglianze più vive e sincere. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/pio-ferraris.html
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PIO FERRARIS https://it.wikipedia.org/wiki/Pio_Ferraris Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 19.05.1899 Luogo di morte: Torino Data di morte: 05.02.1957 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1919 al 1923 e 1926-1927 Esordio: 19.10.1919 - Prima Categoria - Pro Vercelli-Juventus 0-0 Ultima partita: 10.10.1926 - Campionato Divisione Nazionale - Juventus-Casale 4-0 67 presenze - 38 reti Pio Giulio Alfredo Ferraris (Torino, 19 maggio 1899 – Torino, 5 febbraio 1957) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Era il terzo di tre fratelli calciatori. Gli altri erano Mario Ferraris (I) e Alfredo Ferraris (II). Tutti, in tempi diversi, militarono nella Juventus. Pio Ferraris Pio Ferraris dopo il ritiro Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1929 Carriera Squadre di club 1919-1923 Juventus 66 (38) 1923-1924 Casale 9 (2) 1924-1926 Bentegodi Verona ? (?) 1926-1927 Juventus 1 (0) 1927-1929 Savona 10 (1) Nazionale 1920-1921 Italia 4 (1) Carriera Club Ferraris disputò 67 partite ufficiali nella Juventus, mettendo a segno 38 gol. In squadra già nel 1916, giocò nella Juventus anche nel periodo bellico, disputando però partite non ufficiali per il campionato (che era sospeso). Il debutto in campionato con i torinesi è datato 19 ottobre 1919, nella partita sul campo della Pro Vercelli conclusasi sullo 0-0. Disputò quattro stagioni consecutive in bianconero fino al 1922-1923, prima di trasferirsi. Ritornò a Torino nella stagione 1926-1927, durante la quale disputò la sola partita del 10 ottobre 1926 (Juventus-Casale 4-0). Tra la prima fase in bianconero e la stagione 1926-1927 intercorrono tre anni; secondo alcune fonti nel 1923-1924 vestì la maglia del Casale. Nei due anni successivi, prima di rientrare alla Juventus, militò in Terza Divisione veneta con il Bentegodi Verona. Terminò la carriera di calciatore giocando per due stagioni con il Savona. Nazionale Con la Nazionale italiana prese parte alle Olimpiadi del 1920 di Anversa, scendendo in campo in due occasioni, tra cui il debutto contro la Francia del 29 agosto 1920. Con la Nazionale disputò altre due amichevoli nel 1921, segnando una rete contro il Belgio il 5 maggio 1921 ad Anversa. Vita privata Terminata l'attività di calciatore, il ragioniere Pio Ferraris si dedicò all'attività di bancario, gestendo una banca di cui era titolare con il fratello Alfredo. I due appartenevano infatti ad una famiglia di banchieri. Pio Ferraris morì a 57 anni in seguito ad una malore cardiaco.
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ANGELO DELLACASA https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Dellacasa Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 05.08.1896 Luogo di morte: Genova Data di morte: 08.04.1971 Ruolo: Centrocampista/Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Balletta Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 05.12.1915 - Amichevole - Juventus-Genoa 0-4 Ultima partita: 25.06.1916 - Amichevole - Torino-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti Angelo Dellacasa (Genova, 5 agosto 1896 – 8 aprile 1971) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista o attaccante. Fu noto anche con il popolare nomignolo di Balletta o come Dellacasa I, per distinguerlo dal fratello Eugenio, Dellacasa II, suo compagno di squadra all'Andrea Doria. Angelo Dellacasa Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista e Attaccante Carriera Giovanili Genoa Squadre di club 1911-1912 Genoa II ? (?) 1912-1914 Genoa ? (3) 1914-1915 Alessandria 14 (9) 1915-1916 Juventus 0 (0) 1917-1921 Genoa 36 (17) 1921-1924 Andrea Doria 26 (12) 1924-1925 Sampierdarenese 0 (0) Carriera Formatosi calcisticamente nel Genoa, sfiorò con i rossoblu la vittoria dello scudetto in due occasioni, nella Prima Categoria 1912-1913, chiusa dietro la Pro Vercelli, e nella stagione 1913-1914, quando il club genovese si piazzò dietro al solo Casale. Passò nel campionato 1914-1915 all'Alessandria, dove ottenne il secondo posto del girone B delle semifinali nazionali. Durante la guerra, che aveva causato l'interruzione dei campionati, partecipò al torneo federale vestendo la maglia della Juventus. Già nel 1917 tornò a militare con i grifoni, con cui ottenne il terzo ed ultimo posto della classifica finale della Prima Categoria 1919-1920 ed il secondo posto del girone A delle semifinali nazionali della Prima Categoria 1920-1921. Lasciato definitivamente il Genoa, dal 1921 al 1924 giocò con l'Andrea Doria. In biancoblu ottiene il quinto posto del Girone A della Prima Divisione 1921-1922, il sesto del Girone C della Prima Divisione 1922-1923 e l'ottavo del Girone B della Prima Divisione 1923-1924. Nella stagione 1924-1925 giocò con la Sampierdarenese, con cui si piazzò al decimo posto e dove chiuse la carriera agonistica.
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ETTORE REYNAUDI https://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Reynaudi Nazione: Italia Luogo di nascita: Novara Data di nascita: 04.11.1895 Luogo di morte: Novara Data di morte: 17.06.1968 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: Lettra Alla Juventus dal 1915 al 1919 e dal 1927 al 1928 Esordio: 25.09.1927 - Campionato Divisione Nazionale - Juventus-Casale 1-2 Ultima partita: 02.10.1927 - Campionato Divisione Nazionale - Novara-Juventus 2-2 2 presenze - 0 reti Ettore Reynaudi (Novara, 4 novembre 1895 – giugno 1968) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Ettore Reynaudi Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1911-1915 Novara ? (?) 1915-1919 Juventus ? (?) 1920-1927 Novara 61+ (7+) 1927-1928 Juventus 2 (0) 1928-1929 Novara 5 (0) 1929-1930 Monza 2 (0) Nazionale 1920-1921 Italia 6 (0) Carriera da allenatore 1946-1947 Verbania Sportiva 194?-195? Novara Giovanissimi Carriera Giocatore Club Reynaudi iniziò a giocare per il Novara come riserva nel ruolo di mezzala durante la stagione 1911-1912. A partire dalla stagione 1914-1915 entrò a far parte definitivamente della prima squadra nel nuovo ruolo di mediano, che avrebbe poi ricopertoi per tutto il resto della carriera. La Grande Guerra ne interruppe l'attività agonistica e lo portò a combattere in Iugoslavia e in Macedonia, ed al suo rientro venne ingaggiato per due anni dalla Juventus. Nel 1920 tornò al Novara e vi rimase fino al 1927. L'anno successivo venne nuovamente ingaggiato dalla Juventus, al tempo campione d'Italia in carica, e chiuse la carriera con Novara e Monza. Nazionale Reynaudi esordì in Nazionale il 13 maggio 1920 in un'amichevole contro i Paesi Bassi in cui subentrò a metà partita a Guido Ara. In seguito venne convocato per le Olimpiadi di Anversa dove giocò 2 partite, contro Egitto e Norvegia, entrambe vinte, mentre non scese in campo in occasione delle due sconfitte contro Francia e Spagna. In seguito ebbe occasione di giocare altre 3 amichevoli in maglia azzurra (l'ultima delle quali contro i Paesi Bassi in data 8 maggio 1921), per poi ritirarsi dall'attività internazionale a causa dell'eccessivo stress nonostante fosse tra i convocati anche per le partite successive. Allenatore Dopo il ritiro rimase nel mondo del calcio come allenatore delle giovanili del Novara fino agli inizi degli anni cinquanta. Poi allenò il Verbania nella stagione 1946-1947 in Serie C.
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OSVALDO NOVO Perfetto gentiluomo, custode delle doti e virtù della gente del vecchio Piemonte, onesto fino allo scrupolo, cordiale e affettuoso se pure riservato e introverso, sino ad apparire timido. Era amico sincero e di pura e incrollabile fede juventina. Raramente prendeva parte alle gaie e festevoli brigate giovanili, ma si illuminava quando, con i compagni di squadra, otteneva una vittoria o un importante successo. Allora si trasformava, si metteva sul capo il cappello trasversalmente, si infilava nell’orecchio il dito mignolo della mano sinistra, si infilava il pollice della mano destra nel gilet e, con incedere solenne, esclamava: «Napoleon premier c’est moi!».Atleta serio, generoso, corretto, dotato di ottima tecnica, arrivò alla Juventus nel 1913, proveniente dalla Vigor, una squadretta che giocava nell’antica Piazza d’Armi. Si affermò immediatamente e salì, in fretta, ai vertici della prima squadra e fu, per un decennio, titolare del ruolo di terzino destro. «All’inizio della sua carriera sportiva – si legge su un giornale dell’epoca – venivano cantate le sue virtù di centravanti. Pervenuto ai fastigi della prima squadra si ritirò in difesa, dove gioca con calma quasi esasperante ma con calcio sicuro e potente. È uno stilista. Per gli avversari è un OS duro».Aveva un gioco pacato e ordinato, era solito fintare l’entrata sull’avversario in modo da sbilanciarlo; in un modo o nell’altro, il pallone rimaneva sempre nei suoi piedi. Era fisicamente assai solido, sufficientemente veloce nei recuperi e in possesso di un’estrema pulizia nel controllo della palla. Con l’amico Netu Bruna, formò una celebre coppia di terzini che tutto il mondo calcistico invidiò.Fu convocato per le Olimpiadi di Anversa del 1920 ma, poco amante dei ritiri collegiali, decise di non presentarsi alla chiamata della Commissione Tecnica.VLADIMIRO CAMINITI«Novo è il nome gridato dal pubblico e stampato dai gazzettieri». «Osvaldo sospirano le damine incipriate che vengono in tribuna per vederlo e se ne beano (a uno degli ultimi matches ne contammo più di sette!)». «Os! Lo saluta familiarmente il cenacolo juventino». «Armonia di volumi e un sano equilibrio di muscoli caratterizzano i suoi maschi lineamenti. E poi è peloso, molto peloso!». «Novo è dei nostri, veterano del calcio, figlio prediletto della Juventus; quindi è buono sincero generoso…».Chi scrive queste frasi su “Hurrà” del dicembre 1920 è Zambelli detto Zambo, un dannunziano procace. «Allievo fin dal 1913 dell'Istituto Sociale (vivaio meraviglioso di forze juventine) salutiamo e ricordiamo con ammirazione i nostri Bona, Besozzi, Berruti, Dalmazzo, Curti, Sertorio, Fanzio, Perrone, Beccuti, Paolucci; anzi, con Bona e Fanzio, convittore del Sociale, ascolta nel raccoglimento se non giungagli l'hurrà gioioso di tutta la scapigliata gioventù, che rallegra del suo empito calcistico, la Piazza d'Armi e i prati della periferia…».Terzino dopo essere stato attaccante, anche azzurro, aveva un suo stile saltabeccante che Zambo descrive così: «Egli aborre i forti rimandi al volo, perché mancano di esattezza: preferisce i colpi di rimbalzo, che gli permettono di assegnare il pallone al compagno più propizio. Questo sistema scientifico di giuoco lascia talora sospeso lo spettatore. Sembra che Novo si faccia prendere il pallone o caricare da un avversario troppo veloce, prima di avere compiuto il suo giuoco. In quegli istanti molti trattengono il fiato, soffrono, si turbano, presentono la delusione, ansano per il pericolo; ma Novo giunge in tempo e, con disinvoltura allontana, e di molto, la minaccia, mentre gli amici tirano un sospirone…».Il sospirone lo tirava soprattutto Zambo e ansimava, non vi pare? «Os, qua la fronte e senza fomentare gelosie, vi imprimo un fervido bacio a nome di tutta la Juventus…». Avesse badato quel dannunziano procace le damine incipriate anziché i pelosi campioni! Invece la sua prosa rivela i suoi ideali amorosi, le sue inclinazioni stravaganti. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/10/osvaldo-novo.html
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OSVALDO NOVO https://it.wikipedia.org/wiki/Osvaldo_Novo Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 23.04.1896 Luogo di morte: Torino Data di morte: 09.01.1983 Ruolo: Difensore Altezza: 176 cm Peso: 74 kg Soprannome: Zucchelli Alla Juventus dal 1919 al 1925 Esordio: 12.10.1919 - Prima Categoria - Juventus-Alessandrina 3-0 Ultima partita: 10.05.1925 - Prima Categoria - Juventus-Alessandria 3-0 91 presenze - 1 rete Osvaldo Novo (Torino, 1896 – Torino, 9 gennaio 1983) è stato un calciatore italiano, di ruolo terzino. Osvaldo Novo Novo (in piedi, quarto da sinistra) alla Juventus nella stagione 1920-1921 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1925 Carriera Squadre di club 191?-1919 Vigor ? (?) 1919-1925 Juventus 91 (1) Carriera Novo iniziò la carriera nel Vigor Torino, ove giocò sino al 1919, anno in cui passò alla Juventus. Il suo esordio in maglia juventina avvenne contro il Torino, il 19 dicembre 1919, partita vinta per 4-2 dai bianconeri, mentre il suo incontro disputato fu il 10 maggio 1925 contro l'Alessandria, e finì col punteggio di 3 a 0. L'unico suo gol segnato avvenne contro la Pro Vercelli grazie ad un rigore, il 30 novembre 1919, e successivamente sbagliò un altro tiro dagli undici metri contro il Torino nel medesimo anno. Morì a Torino il 9 gennaio 1983.
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LORENZO MONTI https://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Monti Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 23.03.1893 Luogo di morte: Novara Data di morte: 24.04.1955 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Renzo Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 10.10.1915 - Amichevole - Juventus-Torino 2-5 Ultima partita: 17.09.1916 - Amichevole - Amatori Gioco Calcio-Juventus 3-2 11 presenze - 1 rete Renzo Monti (Vercelli, 23 marzo 1893 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Renzo Monti Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1914-1915 Vigor ? (?) 1915-1916 Juventus 11 (1) 1919-1920 US Milanese ? (?) 1921-1922 Milan 6 (0) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus il 10 ottobre 1915 in un'amichevole contro il Torino in una sconfitta per 5-2 il suo primo e unico gol lo segnò il 9 gennaio 1916 in una vittoria per 2-1 sempre nel derby della Mole, mentre la sua ultima partita fu il 9 marzo 1916 in una vittoria per 2-1 contro il Genoa. Nella sua unica stagione bianconera collezionò 11 presenze ed una rete.
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PIO MARCHI Era approdato alla Juventus nel 1913, dopo aver giocato in molte squadrette anche contemporaneamente, insieme al fratello Guido – scrive Piera Callegari sul suo libro “La Juventus” – I fratelli Marchi furono, per la Juventus, molto più che validi giocatori, specialmente Pio, il primo, chiamato Velivolo o Aviatik per le bande del paraorecchie che gli svolazzavano ai lati della testa mentre correva.Pio era un tipo riflessivo e perspicace, che coltivava una straordinaria passione per il calcio, e non soltanto a titolo personale. Il suo sguardo penetrante, filtrato attraverso gli occhiali, seguiva con attenzione l’attività delle piccole squadre, pronto a cogliere i segni di qualche talento da assicurare alla Juventus.Doveva vederci chiaro, perché un giorno mise gli occhi su un giovanissimo che gli parve assennato segnalare ai suoi dirigenti. Era un moretto di taglia media, un certo Combi. La società bianconera gli è sempre stata riconoscente per questa sua opera di osservatore, che uno dei campi di allenamento era intitolato a suo nome. E l’altro, si chiamava Combi.Pio Marchi portava gli occhiali, giocava sempre di testa e di lenti a contatto certo allora non si parlava. Una volta “Hurrà” scrisse di lui, dopo un incontro, che era rimasto ben sessantasette dei novanta minuti in aria! Più velivolo di così!RENATO TAVELLA, DAL SUO LIBRO “IL ROMANZO DELLA GRANDE JUVENTUS”Con attenzione aggiusta gli occhiali, ascolti pareri e direttive, è disponibile a giocare dove gli si dice di mettersi. Si sa che predilige i colpi di testa che, a dispetto delle lenti calate sul naso, ama saltare di qua e di là senza curarsi più di tanto degli urti e delle spintonate degli avversari. Dà il meglio di sé in aria e appunto per questo lo chiamano Aviatik. Nel piccolo mondo del calcio cittadino ancora non si è spenta l’eco delle meraviglie che riesce a combinare quando volta sempre più in alto.Dalla vicina cittadina di Carmagnola dove era nato, al cortile di San Giuseppe, alla squadra dell’Italia che si cimentava pure essa nella generosa Piazza d’Armi, le sue prestazioni si erano succeduto come l’impeto di una vera e propria escalation. Mezzo destro o sinistro, centroavanti, ala, mediano, persino terzino, non c’era ruolo in cui non sapesse esprimersi con profitto.Quando poi nel 1913, con le sue rincorse librate nel cielo, contribuisce a porre il sigillo vincente a un atteso torneo agguantato dal Minerva Football Club, le quotazioni di Marchi salgono e ben valgono l’unanime considerazione degli appassionati. Il definitivo salto diventa naturale e logica conseguenza: chiesto alla dirigenza juventina di essere accolto come socio, all’istante viene accontentato. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/01/pio-marchi.html
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PIO MARCHI https://it.wikipedia.org/wiki/Pio_Marchi Nazione: Italia Luogo di nascita: Carmagnola (Torino) Data di nascita: 10.01.1895 Luogo di morte: Torino Data di morte: 29.11.1942 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Aviatik - Velivolo Alla Juventus dal 1919 al 1920 Esordio: 08.02.1920 - Prima Categoria - Brescia-Juventus 0-0 Ultima partita: 23.05.1920 - Prima Categoria - Inter-Juventus 1-0 9 presenze - 1 rete Pio Marchi, noto anche con il nome soprannome di Aviatik, (Carmagnola, 1895 – dicembre 1942), è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Era noto come Marchi I per distinguerlo dal fratello minore, anch'egli calciatore della Juventus, Guido o Marchi II. Morì nel dicembre 1942 a seguito di un'incursione aerea. Pio Marchi Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1919-1920 Juventus 9 (1) Carriera Amante del gioco aereo e meno dotato tecnicamente del fratello, fece il suo esordio con la Juventus contro il Brescia l'8 febbraio 1920 in un pareggio per 0-0, mentre la sua ultima partita fu contro l'Inter il 23 maggio 1920 in una sconfitta per 1-0. Nella sua unica stagione bianconera collezionò 9 presenze ed una rete. Gli venne dedicato uno dei campi di allenamento siti a fronte lo Stadio Comunale, e fu disputata nel 1945 una partita (Juventus-Torino) a scopo benefico dove in palio c'era la Coppa Pio Marchi, per ricordare la sua tragica morte.
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VALERIO TERZI https://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Terzi Nazione: Italia Luogo di nascita: Bergamo Data di nascita: 12.06.1896 Luogo di morte: Milano Data di morte: 17.09.1936 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 12.12.1915 - Amichevole - Torino-Juventus 1-3 Ultima partita: 25.06.1915 - Amichevole - Torino-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti subite Valerio Felice Terzi (Bergamo, 12 giugno 1896 – Milano, 17 settembre 1936) è stato un calciatore italiano, di ruolo portiere. Valerio Terzi Nazionalità Italia Calcio Ruolo Portiere Carriera Giovanili Collegio Gallarini Novara Squadre di club 1912-1915 Novara ? (-?) 1915-1916 Juventus 0 (0) 1919-1920 Genoa 19 (-?) 1920-1922 Novara ? (-?) 1922-1925 Torino 33 (-18) Carriera Crebbe nel Novara, club con il quale trascorse la prima parte della sua carriera prima del conflitto mondiale. Con i piemontesi ottenne come massimo risultato il quarto posto del girone semifinale B nella Prima Categoria 1914-1915. Durante la Grande Guerra militò nella Juventus, disputando la Coppa Federale 1915-1916, ottenendo il secondo posto nelle finali nazionali ad un punto dai campioni del Milan. Dopo la guerra fu tra le file del Genoa, club con il quale esordì il 12 ottobre 1919 nel derby casalingo vinto per cinque reti ad una contro l'Andrea Doria. Nella stagione con i Grifoni dopo avere vinto i due gironi preliminari, terminò al terzo ed ultimo posto nella classifica della fase finale. Tornò al Novara nella stagione 1920-1921, con cui vinse il campionato piemontese di categoria e raggiunse il terzo posto del girone semifinale A. La stagione seguente ottenne il secondo posto del Girone A della Lega Nord. Dopo le due stagioni tra gli azzurri piemontesi, passò al Torino, dove rimase sino al 1924-1925, di cui l'ultima stagione come riserva. Con il club torinese ottenne il secondo posto del girone A della Lega Nord nella Prima Divisione 1922-1923, come in quella successiva, ma nel girone B. Con i granata esordì l'8 ottobre 1922 nella vittoria casalinga per due a zero contro la Pro Vercelli.
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Corrado Corradino - Presidente
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CORRADO CORRADINO Professore e poeta ricordato per l’alto profilo morale – ricorda Renato Tavella – le lezioni, i forbiti e avvincenti discorsi venati dalla retorica del tempo. Sua l’epigrafe «la vittoria è del forte che ha fede» che appare sul frontespizio del mensile «Hurrà», formato quaderno. In carica dopo la Grande Guerra dal 1919 al 1920, muore nel 1923 avanti negli anni e oramai stanco di un’esistenza interamente dedicata allo studio. “LA STORIA DELLA JUVENTUS” DI PERUCCA, ROMEO E COLOMBERO Il professor Corrado Corradini (qualche storiografo scrive Corradino) ha guidato la Juventus negli anni non facili del dopoguerra, sino al 1920. È ricordato come un uomo di grossa cultura, un poeta, un sognatore: ma, per quanto riguarda il football, come un uomo con i piedi ben saldi per terra, attento alla squadra come alla cassa. Nella buona società torinese fu una nomina che fece scalpore. Nei salotti si mormorava: «Corradini si occupa di una squadra di football? Peccato, lo credevamo una persona seria!» Sbagliavano, dal punto di vista sportivo. Gli anni di presidenza del professore furono quelli in cui si posero le basi della definitiva «ricostruzione» della Juventus, e della realizzazione del nuovo campo. “HURRÀ”, GIUGNO-LUGLIO 1923 Il presidente che amammo e sentimmo intimamente nostro, che ci diede la bellezza e la forza della sua parola e del suo esempio; l’idealista, che seppe nel suo lungo apostolato di educatore e di insegnante congiungere la poesia e la persuasione, illuminare di verità il nostro cammino, incitare ad opere degne, confortare nelle avversità, nobilitare nelle vittorie; Colui che, sempre, ci disse della vita il bene e la forza e la virtù rinnovatrice, moderando ed attenuando gli aspetti e gli allettamenti del male: Quegli che fu e resterà in mezzo al nostro cuore con un ricordo incancellabile, è scomparso per sempre! Oh, la sua bella testa bianca, la sua voce morbida, la semplicità dello sguardo e bel gesto, quella sua inestinguibile, anche se inespressa, paternità verso tutti, ma più verso i giovani, che furono bella sua esistenza la ragione, il pensiero, l’ansia, la trepidazione! Nessuno dimenticherà l’ultima volta che Egli fu tra noi, quando festeggiammo, or son tre anni, la squadra reduce dalle finalissime del Campionato. Quando Egli concluse il suo lirico saluto ai campioni, estendendolo al nostro Club, di cui Egli presentiva il trionfale avvenire, quando la Sua parola commossa ci fece intravvedere il cammino indubitabile, il grido che accolse la chiusa fu così forte, così pieno e sincero, che noi stessi ne fummo stupefatti e vi sentimmo non solo il plauso all’oratore, ma la gratitudine, la devozione, l’affetto che non mutano per mutar di vicende. Oggi l’abbrunato gagliardetto bella Juventus si abbassa sulla salma di Corrado Corradino, che fu il nostro Poeta. E l’anima nostra, striata di pianto, ne ripete il nome con pietà filiale, con indicibile amore. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/04/corrado-corradini.html -
Corrado Corradino - Presidente
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CORRADO CORRADINO https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Corradino Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.01.1852 Luogo di morte: Torino Data di morte: 09.07.1923 Ruolo: Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: - Presidente della Juventus dal 1919 al 1920 15 partite - 10 vinte - 5 pareggiate Corrado Corradino, anche noto, per eufonia, come Corradino Corrado (Torino, 1º gennaio 1852 – Torino, 9 luglio 1923), è stato un critico letterario, storico dell'arte e poeta italiano. Biografia La prima istruzione di Corrado Corradino si è svolta fra Mondovì e Torino. Dopo una parentesi presso la facoltà di medicina dell'Università degli Studi di Torino, s'iscrisse, nel medesimo ateneo, a quella di lettere, dove è stato allievo di Arturo Graf. Le sue prime produzioni poetiche, pubblicate sul periodico letterario cremonese «Il Preludio», fondato da Arcangelo Ghisleri, hanno avuto il riconoscimento di Giosuè Carducci, cui del resto Corradino stilisticamente ha tratto ispirazione. All'inizio degli anni Ottanta, interessatosi prevalentemente alla critica letteraria, ha ottenuto la libera docenza di letteratura italiana, insegnando al Politecnico federale di Zurigo e, una volta rientrato a Torino, nel liceo Gioberti prima, presso l'Accademia Albertina di Belle Arti poi. I componimenti poetici successivi, spogliatisi dell'iniziale adesione alla scapigliatura, rappresentano l'esito di lunghe riflessioni di ordine filosofico e religioso. Ha scritto anche opere di manualistica storica, più volte ristampate, così come il trattato Dell'arte dello scrivere, che ha conosciuto 15 edizioni sino al 1929. Presidente della Juventus Fu attivo membro del Foot-Ball Club Juventus, di cui compose nel 1915 il primo inno ufficiale del club il quale verrà cantato dai giocatori durante le partite casalinghe allo Stadio Comunale tra il 1963 e 1972. Tale inno fu pubblicato nel libro-LP Juventus primo amore. Storia sportiva e romantica della Juventus (1972), a cura del giornalista Sandro Ciotti con la collaborazione dei suoi colleghi Enrico Ameri e Bruno Mobrici. Corradino è conosciuto nella storia della Vecchia Signora anche come uno dei creatori della prima rivista interamente dedicata al club bianconero, ovvero Hurrà Juventus, mensile uscito per la prima volta il 10 giugno 1915. Successivamente al primo conflitto, divenne Presidente del club tra il 1919 e il 1920 succedendo al triumvirato composto durante la guerra da Armano, Zambelli e Nizza. Nel numero di Hurrà Juventus del giugno-luglio 1923 compare un ricordo di Corradino. -
Sandro Zambelli - Presidente
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SANDRO ZAMBELLI Ho visto Sandro Zambelli – scrive Alberto Refrigeri su “Hurrà Juventus” dell’ottobre 1972 – per l’ultima volta nel tardo pomeriggio del 28 maggio scorso: la sua Juve aveva appena conquistato il 14° scudetto e «Zambo», già malato, appoggiandosi al braccio compiacente di un amico, scendeva, faticosamente se pur raggiante, i gradini della Tribuna d’Onor.«Ha visto i ragazzi!», mi disse con un groppo in gola, «oggi mi hanno dato una delle più belle soddisfazioni della mia vita, anche se purtroppo per me sarà l’ultima».Con una buona dose di ipocrisia, che lui stesso avvertì e mi fece arrossire fino alla radice dei capelli, gli risposi di no, che anzi lo avremmo avuto ancora tanto tempo fra di noi; ma lui sapeva che ben difficilmente avrebbe visto un altro Campionato e purtroppo la sua previsione si è rivelata esatta.Sandro Zambelli entrò nella Juventus nel lontano 1911, frequentando la famosa «panchina» di Corso Re Umberto, dove quattordici anni prima, da un gruppo di studenti, aveva preso vita la Società.Ne facevano parte, mi ricorda l’Avvocato Scamoni che fu secondo segretario dopo nonna, Carlo Schiapparelli, Geppe e Sandro Collino, Bino Hess, Craveri, Malvano, Armano, Besozzi, Mattioli, i fratelli Aimone, Nizza e Borda, ed alcuni altri.La spiccata personalità, la simpatia che emanava con le sue battute spiritose e il profondo amore per quella grande squadra allora appena agli albori, lo resero subito bene accetto e gli permisero di entrare immediatamente nel «giro».Tanto è vero che alcuni anni dopo, durante la guerra, fu… incaricato (uno dei pochi a rimanere a Torino) di dare notizie sulla Juventus a tutti i compagni al fronte. E fu così che (allora non esisteva ancora il ciclostile…), ad evitare di scrivere a mano decine di lettere, Zambelli decise di fondare un giornale che parlasse della squadra. I ragazzi in trincea infatti potevano magari stare alcuni giorni senza la lettera della fidanzata, ma non privi di notizie sulla Juve.A quei tempi, per inneggiare a qualcuno o a qualcosa, il grido di moda era «Hurrà», derivato dal famoso «Hip, hip, Hurrà» con cui solitamente terminavano i brindisi. E così nacque, con un felicissimo connubio, il titolo del Giornale, che visse fino al 1924, e poi, dopo una lunga pausa, riprese le pubblicazioni trentanove anni dopo, nel ‘63.Finita la guerra, Zambelli fu nominato Vice Presidente della Lega, rimanendo sempre, sino alla sua morte, vicino alla squadra, come Consigliere prima, come socio benemerito poi; possiamo dire che ha vissuto, con infinito amore e tanta, tanta passione, più di sessant’anni di storia bianconera.Era un attento lettore del «suo» giornale, e non mi risparmiava, con poche ma concise parole, com’era nel suo stile, né critiche né elogi.«Al niimer pasà a l’era nen mal» (il numero scorso non era male) oppure, guardandomi negli occhi fisso fisso: «L’ültim articul l’è nen piasume» (l’ultimo articolo non mi è piaciuto).Le sue critiche, fatte quasi sempre in un cordiale e aristocratico dialetto piemontese, non erano mai cattive, ma sempre costruttive e sempre improntate al suo grande amore per la Juventus e nella sua proverbiale linea di serietà, buon gusto, rispetto per gli avversari, galantomismo.Ora il campionato è cominciato, e la sua sedia in Tribuna d’Onore è vuota: dopo sessant’anni i ragazzi vestiti in bianconero sono scesi in campo privi di uno spettatore illustre, un amico, un caro amico che rimpiangeranno sempre. Addio, Zambo! https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/02/sandro-zambelli.html -
Sandro Zambelli - Presidente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
SANDRO ZAMBELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Zambelli Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: 1886 Luogo di morte: Torino Data di morte: 13.09.1972 Ruolo: Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: Zambo Presidente della Juventus dal 1915 al 1918 Sandro Zambelli (1886 – Torino, 13 settembre 1972) è stato un dirigente sportivo italiano, nono presidente della Juventus insieme a Gioacchino Armano e Fernando Nizza. Biografia Durante il periodo della prima guerra mondiale fu membro del Comitato Presidenziale di Guerra, che sostituiva il ruolo del presidente societario. Di questo comitato faceva parte Zambelli, insieme a Gioacchino Armano e Fernando Nizza. Fu tra gli ideatori del mensile Hurrà Juventus. -
CARLO PIETRO SODANO https://it.wikipedia.org/wiki/Pierino_Sodano Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 27.07.1894 Luogo di morte: Gattinara (Vercelli) Data di morte: 27.07.1968 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Pierino Alla Juventus dal 1914 al 1915 Esordio: 04.10.1914 - Prima Categoria - Valenzana-Juventus 0-9 Ultima partita: 07.03.1915 - Prima Categoria - Venezia-Juventus 2-5 9 presenze - 11 reti Piero Sodano (1894 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Pierino Sodano Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1914-1915 Juventus 9 (11) 1915-1916 Legnano ? (?) 1917-1922 Legnano 58 (18) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus il 4 ottobre 1914 contro la Valenzana in una vittoria per 9-0, dove segnó anche due reti, mentre il suo ultimo incontro fu contro il Genoa il 10 gennaio 1915 in una sconfitta per 4-0. Nella sua unica stagione bianconera collezionò 9 presenze e 11 reti. Durante la Grande Guerra milita nel Legnano, club con cui raggiunge il terzo posto nel girone finale della Coppa Lombardia 1917 e con cui vince la Coppa Mauro 1919. Nel primo dopo guerra Sodano è sempre tra le file lilla e disputò con il club lombardo tra le varie partite l'incontro contro il Torino del 26 giugno 1921, spareggio valido per il raggiungimento delle semifinali del campionato nazionale della stagione 1920-1921, sospeso per lo sfinimento dei giocatori al minuto 158 sul punteggio di 1 a 1, dato che all'epoca erano previsti i tempi supplementari ad oltranza. L'incontro non venne ripetuto, cosa che causò l'eliminazione di entrambi i club, per volontà delle stesse società. Nel campionato 1919-20 di Prima Categoria ha disputato 17 partite e realizzato 9 reti, in quello successivo di Prima Categoria 1920-21 ha giocato con i lilla 22 partite e realizzato 8 reti, nel 1921-22 nel campionato di Prima Divisione Nord ha giocato 19 partite con una rete all'attivo.
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BIAGIO GOGGIO https://it.wikipedia.org/wiki/Biagio_Goggio Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 28.05.1892 Luogo di morte: Castelnuovo del Carso (Gorizia) Data di morte: 28.10.1915 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: Gino - Biby Alla Juventus dal 1914 al 1915 Esordio: 04.10.1914 - Prima Categoria - Valenzana-Juventus 0-9 Ultima partita: 21.03.1915 - Prima Categoria - Juventus-Genoa 2-5 13 presenze - 2 reti Biagio Goggio, detto Gino (Torino, 28 maggio 1892 – Castelnuovo del Carso, 28 ottobre 1915), è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Biagio Goggio Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1915 Carriera Squadre di club 19??-1911 Ivrea ? (?) 1911-1914 Torino 22 (4) 1914-1915 Juventus 13 (2) Nazionale 1914 Italia 1 (0) Carriera Club Dopo aver iniziato a giocare nella squadra della sua città, Goggio venne ingaggiato dal Torino nel 1911. Esordì in campionato il 26 gennaio 1913 in Torino-Novara 3-1 e rimase in granata fino al 1914, quando venne ceduto alla Juventus. Nazionale Goggio giocò la sua prima ed unica partita in Nazionale il 23 marzo 1914 contro la Francia. Morte Morì sul Carso durante la prima guerra mondiale, dove combatté come bersagliere. Vita privata Sua sorella sposò il calciatore Eugenio Mosso.
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LUIGI BALDI https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Baldi Nazione: Italia Luogo di nascita: Romentino (Novara) Data di nascita: 01.02.1894 Luogo di morte: Trecate (Novara) Data di morte: 09.03.1961 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: Pick Alla Juventus dal 1914 al 1915 Esordio: 11.10.1914 - Prima Categoria - Vigor Torino-Juventus 3-2 Ultima partita: 21.03.1915 - Prima Categoria - Juventus-Genoa 2-5 10 presenze - 1 rete Luigi Baldi (1894 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo terzino. Luigi Baldi Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Carriera Squadre di club 1914-1915 Juventus 10 (1) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus contro il Vigor Torino l'11 ottobre 1914 in una sconfitta per 3-2, mentre la sua ultima partita fu contro il Genoa il 21 marzo 1915 in una sconfitta per 5-2 dove segno il suo unico goal in maglia bianconera. Nella sua unica stagione alla Juventus collezionò 10 presenze ed una rete.
