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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. GIOVANNI MAZZONIS Non sono stati solo i grandissimi campioni – scrive Alberto Fasano su “La storia della Juventus” di Perucca, Romeo E Colombero – a realizzare le strepitose imprese sportive della Juventus nell’arco della sua storia quasi centenaria. Ci sono stati anche importanti dirigenti che, con il loro acume, la saggezza, la tempestività, il coraggio e la disciplina, hanno saputo portare la società al vertice dei valori nazionali ed internazionali. E se il grande artefice delle attuali fortune della Juventus può essere facilmente individuabile in Giampiero Boniperti, l’uomo che per primo fece conoscere a tutti l’inimitabile stile della società e della squadra bianconera fu senza dubbio Giovanni Mazzonis. Pur lavorando con dedizione ma nell’ombra, ed arrivando solo di sfuggita alla presidenza. Giovanni Mazzonis apparteneva ad una signorile famiglia torinese: era il primo di tre fratelli; gli altri due si chiamavano Ernesto e Gigi. La famiglia Mazzonis abitava in pieno centro di Torino, in corso Vittorio Emanuele angolo via Parini, a meno di cento metri dal Liceo Massimo D’Azeglio. E Giovanni fu appunto uno dei ragazzi del D’Azeglio che tra i primi si unì agli altri studenti che avevano fondato la Juventus; tra i primi a prendere a calci un pallone sui verdi prati di Piazza d’Armi. Nella stessa casa dove abitavano i Mazzonis, c’erano anche i fratelli Nando ed Umberto Nizza. Era un rione… zeppo di juventini: tutti amici, tutti entusiasti, tutti decisi a fare grande quella società nata da pochi anni. Quella dei Mazzonis era una famiglia piemontese benestante: aveva almeno tre grosse e importanti manifatture, tre collaudate ed avviatissime aziende tessili, una a Palafrera, l’altra a Luserna ed una terza a Pont. Il lavoro in ditta era per tutti la cosa più importante, ma anche la Juventus occupava un posto di rilievo nelle quotidiane occupazioni dei Mazzonis, che avevano anche un ufficio in Torino, precisamente in via San Domenico. E da quell’ufficio dovevano partire molte direttive che fecero grande la Juventus. Quando, il 24 luglio 1923, Edoardo Agnelli decise di prendere la presidenza della Juventus (con l’avvocato Olivetti presidente onorario) alla vicepresidenza rimase l’avvocato Enrico Craveri presto raggiunto anche da Mazzonis. Non è facile elencare qui le numerose qualità di quell’impareggiabile dirigente. L’ho conosciuto negli ultimi dieci anni della sua permanenza alla Juventus ed il mio giudizio non può che essere incompleto. I vecchi juventini parlano di lui come dl un uomo di costumi molto rigidi, nei confronti degli altri e soprattutto nei confronti di se stesso. Quando impartiva direttive, sia in campo industriale che sportivo, non ammetteva che i suoi ordini venissero trasgrediti. Era un autentico signore, educato e di grande cordialità; ma se qualcuno gli pestava i piedi, si faceva sentire, con quel suo vocione tuonante, capace di durissime reprimende. Anche Edoardo Agnelli rimase immediatamente affascinato dalle qualità del barone Mazzonis e lo volle come vicepresidente, affiancato da Craveri. In effetti l’illuminata gestione del figlio del fondatore della Fiat non avrebbe potuto trovare un collaboratore più utile di questo signore tutto d’un pezzo, deciso a mantenere alla Juventus l’antica atmosfera, che era stile di vita e saldezza morale, prima ancora che eccellenza sportiva. Ma Giovanni Mazzonis, uomo estremamente pratico, si adoprò per portare la squadra bianconera ai vertici dei valori. Il suo lavoro fu meticoloso, tenace, preciso, inarrestabile, assieme a quello di Craveri. Sul barone Giovanni Mazzonis si raccontano molti gustosi episodi, tutti esempio di rigidità morale e di inflessibile disciplina. Uno per tutti. Dopo una vittoria molto importante del campionato 1932-33, il presidente Edoardo Agnelli aveva improvvisato un premio speciale per i giocatori di duemila lire ciascuno. Insieme al concreto riconoscimento, pagato di tasca propria ed offerto con un garbato discorso, il presidente aveva raccomandato il silenzio, cioè che la cosa restasse tra loro, dato che il barone Mazzonis, momentaneamente fuori città, non era stato consultato in proposito. Al momento parve che l’iniziativa presidenziale fosse passata senza turbare i criteri di austerità educatrice dell’ignaro e severo vicepresidente, che, d’altra parte, non dava a vedere in alcun modo di esserne a conoscenza. Alla fine del campionato, però, giunto il momento della riscossione del premio, le famose diecimila ire, i giocatori, allibiti, se ne videro consegnare soltanto otto dal «barone di ferro», il quale dichiarò di aver considerato un anticipo le duemila lire a suo tempo donate dal presidente. E questi, a sua volta, fu cortesemente invitato a non prodursi in simili munificenze, qualora si fossero presentate altre occasioni di gaudio sociale! Così era fatto Giovanni Mazzonis, dirigente esemplare, uomo integerrimo e severo. Un uomo così non poteva fare a meno di entrare a far parte in modo sostanzioso della società. Infatti a quei tempi il bilancio della Juventus era diviso in sedicesimi: tre sedicesimi li possedeva Edoardo Agnelli, due sedicesimi Giovanni Mazzonis, un sedicesimo ciascuno avevano Gualco, Monateri, Valerio Bona, Ajmone, i fratelli Nino e Carletto Levi, Vaciago. Il barone dirigeva personalmente la campagna acquisti della squadra: era intelligente, capiva di calcio, era tempestivo e oculato. Non sbagliò quasi mai una mossa. Ed i risultati si videro. Per cinque anni consecutivi. VLADIMIRO CAMINITI Curvo davanti al caminetto, sgangherato dalla vecchiaia, un paio di ispidi baffi e i capelli bianchi, quell’uomo era Giovanni Mazzonis, vice presidente della Juventus tutta d’oro. Si spacciava per barone di Pralafera e lo era forse per lontane viuzze di sangue. Nel tempo degli orpelli e delle svenevolezze, aveva lui tutte le responsabilità di conduzione della Juventus di Edoardo Agnelli. Nella Juventus dei primi miti, della ricchezza in terra, del consenso fascista, le facilitazioni in nome della razza guerriera, parvegli giusto mettersi uno stemma sulla testa. In realtà, era barone e patrizio per sapere calcistico. La potenza della società bianconera nacque pure dal suo saper fare, dal suo buon senso piemontese ligio ma non bigio, una oculatezza viperina, la sua voce con tutte le smorzature e gli acuti, parlava basso e forte, dolce e duro, convinceva un Cesarini a rigar diritto. Era intransigente, ma anche cauto obiettivo discreto diligente bonario comprensivo. Un dirigente di calcio che si rispetti, deve essere tutto e niente, deve essere un intrico e un inghippo, come carattere e natura. Nel 1966, ormai occupava il tempo a spegnersi come candela. Cercai di farlo appartare con se stesso e di parlare con lui come con gli altri personaggi antichi. Ma risultava più vinto di tutti. Parlavo con un fantasma. Ma i fantasmi parlano ed infatti quel vecchio mi disse parecchie cose, le condensai in appunti che restituisco e sono inediti. Né mi risulta che, prima di morire, sia stato avvicinato da altri giornalisti. Il fatto è che vengono considerati quelli che sembrano, si considerano grandi i presidenti, si ignora la realtà del lavoro dei dirigenti veri. Importa mettere sul giornale i divi e il censo, raccontare Edoardo, le sue amicizie, i suoi hobbies. Giovanni Mazzonis dedicò tutto se stesso alla squadra. Amministrava, ammoniva, inseguiva, blandiva pure, dovunque, comunque e sempre, lui c’era. Litigò con tutti e poi ci fece pace. Non fu amato veramente da nessuno e peranco odiato. Poi, dopo tutto questo carnevale, povero come un cane e solo, si avviò a morire. «Ho lasciato la Juve. Mi hanno estromesso nel 1940. Ero stato fatto presidente nel 1935, ma de la Forest, che era fascista, ricevette dal federale di Torino Gazzotti la proposta di formare una direzione tutta fascista. E così fu. Io ero entrato nella Juve quando giocavamo al vecchio Motovelodromo, in corso Re Umberto, era il 1908-‘09...». «Come era Torino allora?» «C’erano i tram a cavallo, era molto raccolta, con un certo livello di cultura, teatrale soprattutto. Studiavo al Liceo d’Azeglio, un nido juventino, dopo la lezione, si andava tutti i giorni in piazza d’Armi, Malvano, Armano, Mazzia, Donna, Forlano, Goccione, Barberis, Colombo, Mastrella e altri. Ci si riuniva al bar Fiorina. Dopo la prima grande guerra, diventò presidente Corrado Corradino, un poeta, nazionalista, professore di letteratura. Prima di lui era stato presidente Dick, uno svizzero, direttore della Manifattura Pellami e Calzature, si giocava al Motovelodromo. Era un uomo molto dinamico ed autoritario». «Lo stesso che poi fondò il Torino...». «Aveva portato nella Juventus giocatori svizzeri, in realtà erano impiegati della sua ditta. Erano bravi giocatori e sollevarono la Juventus come tono di gioco. Bollinger, Diment, Square specialmente. Quella fu una Juventus dallo spirito familiare, di amici, che coltivava l’amicizia anche in campo. Ma lui cambiò ad un certo punto, voleva tutti impiegati della sua ditta in formazione e noi del D’Azeglio cominciammo a vederlo male. Lo cacciammo perché voleva guidare la Juve da tiranno. Noi la volevamo come una famiglia e ci ribellammo alle sue imposizioni. Il contrasto tra lui e noi, soprattutto con Varetti, Donna e Malvano, fu violento. Ed allora lui ha fondato con l’oculista dottor Secondi il Torino, portandoci i giocatori della sua ditta... La Juventus, stremata sportivamente, senza risorse finanziarie, senza campo, traversò un momento duro. Abbiamo dovuto farci un campo, dove oggi c’è lo stadio, con mille e cinquecento lire facemmo cintare il rettangolo con pali di legno. Fu una Juve tutta italiana, prima con Varetti poi Ubertalli, poi con Hess presidente, io purtroppo ero molto impegnato con la mia ditta a Torre Pellice e inoltre è scoppiata la guerra. Dal 1914 al 1925 non mi occupai più della Juventus...». Raccontava con voce grave, curvo davanti al caminetto. Non sorrise mai. Esponeva cose vecchie, inutili. «Ho giocato parecchi anni, in quella Juve familiare. C’era Borel padre che aveva un negozio di oggetti da fumatore, in via Roma vecchia... Finché Dick non cominciò a pretendere, c’era armonia tra tutti noi, impiegati e operai, si giocava veramente per divertirsi... Come sia avvenuto che nel 1925 mi venissero affidate tutte le responsabilità non lo so. Io, prima, nel ‘25, ero semplice consigliere. Penso che sia stato Edoardo Agnelli al quale avevo più volte esposto le mie idee. Ero tornato comunque con piacere nella società. Tutto era cambiato rispetto ai tempi di ragazzo. Edoardo Agnelli fu un presidente grande per la Juve, perché signore, mecenate. Non si occupava a fondo della squadra, aveva capito però lo spirito juventino, il nostro spirito di famiglia. Tutti i giocatori per i quali ero proposto mi obbedivano. Anche il buon Cesarini, generoso, simpaticissimo, ma indisciplinato in sommo grado, sia nella vita privata sia sul campo di gioco. Il suo gioco era estroso, personale. Non sentiva le disposizioni che poteva dare Carcano. Lo ammansii io. Io lo acquistai attraverso i fratelli Rava che vivevano in Argentina. Feci tutto per lettera. Una volta lo sorpresi che faceva una orgetta. Lo minacciai. Mi toglie la multa, disse accompagnandomi alla porta, se domani faccio due gol? Prima falli, gli dissi. Li fece. La multa non gliela tolsi». «Come era quella Juve?» «Combi, forse, era di una levatura superiore agli altri. Juventino di nascita come potevo essere io». Parlando si era come animato, le labbra gli si erano fatte rosse, intravidi un dentone. «I cinque campionati furono tutti meritati. Li vincemmo perché avevamo una squadra eccellente. Il gioco del calcio si deve fare naturalmente. I due cavalli da tiro sono le due mezzeali... È stato sempre così... Poi c’era un ambiente veramente democratico che metteva ciascuno a suo agio... La forza e la gloria della Juventus è in questo suo senso di famiglia che c’era... Eravamo tutti amici allora... Debbo dire che lavoravano con me Monateri, Craveri, Levi, Tapparoni... Io poi sono stato estromesso...». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/01/giovanni-mazzonis.html#more
  2. GIOVANNI MAZZONIS https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Mazzonis Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 29.06.1888 Luogo di morte: Torino Data di morte: 26.06.1969 Ruolo: Attaccante - Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: Stalin Alla Juventus dal 1908 al 1912 Esordio: 19.01.1908 - Prima Categoria - Andrea Doria-Juventus 0-3 Ultima partita: 24.03.1912 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 5-2 10 presenze - 0 reti Presidente della Juventus dal 1935 al 1936 Giovanni Mazzonis di Pralafera (Torino, 29 giugno 1888 – Torino, 26 giugno 1969) è stato un dirigente sportivo e calciatore italiano, di ruolo attaccante. Giovanni Mazzonis di Pralafera Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1908 Juventus II ? (?) 1909-1912 Juventus 10 (0) Carriera Di origini nobili, era difatti barone, Mazzonis fu membro della Juventus, dapprima come calciatore e in seguito come dirigente e presidente. Fece il suo esordio in prima squadra nel derby della Mole contro il Torino del 10 gennaio 1909, perso per 1-0, mentre la sua ultima partita fu contro l'Inter l'11 febbraio 1912, in una sconfitta per 4-0. In quattro stagioni da giocatore bianconero collezionò 10 presenze senza segnare. Su richiesta di Edoardo Agnelli divenne poi dirigente, ricoprendo il ruolo di general manager del sodalizio piemontese. Alla morte di Agnelli nel 1935, assume la carica di presidente del club insieme a Enrico Craveri. Venne esautorato nel 1940 dalla massima carica juventina da Emilio de la Forest de Divonne, sotto la pressione del federale Gazzotti il quale desiderava per la società torinese una dirigenza interamente allineata al fascismo.
  3. ALDO COLOMBO https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Colombo Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: Savigliano (Cuneo) Data di morte: 06.08.1918 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1907 al 1912 Esordio: 19.01.1908 - Prima Categoria - Andrea Doria-Juventus 0-3 Ultima partita: 19.11.1911 - Prima Categoria - Piemonte-Juventus 1-4 13 presenze - 0 reti Aldo Colombo (... – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Aldo Colombo Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1912 Carriera Squadre di club1 1902-1908 Juventus II ? (?) 1909-1912 Juventus 13 (0) Carriera Aldo Colombo fu un giocatore della Juventus. Militò nella squadra riserve del club bianconero dal 1902 al 1908, vincendo la Seconda Categoria nel 1905. Esordì in prima squadra il 10 gennaio 1909 contro il Torino, partita persa per 1-0, mentre il suo ultimo incontro fu Piemonte-Juventus del 19 novembre 1911 terminato con la vittoria bianconera per 4-1. Nelle sue quattro stagioni alla Juve collezionò 13 presenze senza segnare. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Seconda Categoria: 1 - Juventus II: 1905
  4. AIDAN MC QUEEN https://it.wikipedia.org/wiki/Aidan_McQueen Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: Londra Data di nascita: 16.05.1882 Luogo di morte: Amersham Data di morte: 27.03.1965 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: Aidan Alla Juventus dal 1906 al 1907 Esordio: 13.01.1907 - Prima Categoria - Juventus-Torino 1-2 Ultima partita: 03.02.1907 - Prima Categoria - Torino-Juventus 4-1 2 presenze - 0 reti Aidan McQueen (Londra, 16 maggio 1882 – Amersham, 27 marzo 1965) è stato un calciatore inglese, di ruolo portiere. Secondo molte fonti il suo nome era James Albert, e ciò porta ad ipotizzare che Aidan (che in inglese significa fiamma) fosse in realtà un soprannome. Aidan McQueen Nazionalità Inghilterra Calcio Ruolo Portiere e difensore Termine carriera 1913 Carriera Giovanili 1907 Juventus 2 (0) 1908 Torino 0 (0) 1908-1911 Olympique Marsiglia ? (?) 1911-1913 Stade Helvetique ? (?) Carriera Ingaggiato per la stagione 1906-07, McQueen nella Juventus, a causa della inamovibilità di Domenico Durante nel ruolo di portiere, rivestì il ruolo di difensore in due partite di campionato, entrambe contro il Torino nel Derby della Mole. I due incontri si giocarono: il primo il 13 gennaio 1907, e fu una sconfitta per 2-1; il secondo il 3 febbraio del medesimo anno, ed anche qui ci fu una sconfitta, ma per 4-1. Il 28 aprile 1907, a campionato concluso, giocò con il Torino per la prestigiosa Palla d'Argento Henri Dapples come portiere. Nel suo ruolo rimase con i granata fino al termine della stagione successiva, senza disputare, per il boicottaggio del Torino (e di altri sodalizi), alcuno dei due campionati organizzati dalla FIF, uno dei quali era riservato a squadre con soli giocatori italiani, ma difese i pali della squadra piemontese in incontri amichevoli, due tornei e nuovamente nella "Palla Dapples" contro il Milan (15 marzo 1908). Proveniente dall'Olympique de Marseille, si trasferì allo Stade Helvetique de Marseille (novembre 1911) per poi vincere il campionato francese del 1912-13. Prese quindi parte alla Grande Guerra nella Royal Artillery e nel 1919 tornò nel Regno Unito per dedicarsi all'insegnamento scolastico.
  5. HANS KÄMPFER https://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Kämpfer Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Berna Data di nascita: 18.03.1885 Luogo di morte: Berna Data di morte: 12.12.1959 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1905 al 1906 0 presenze - 0 reti Hans Rudolf Kämpfer (18 marzo 1885 – Berna, 12 dicembre 1959) è stato un calciatore svizzero, di ruolo attaccante. Hans Kämpfer Nazionalità Svizzera Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club1 1905 Montriond Lausanne ? (?) 1906 Juventus 0 (0) 1907 Torino 5 (7) 1908-1910 Young Boys ? (?) Nazionale 1905-1909 Svizzera 4 (2) Approdò alla Juventus insieme all'imprenditore Alfred Dick, del quale fu dipendente nella ditta di cuoio e pellami. Giocò poi nel Torino, esordendo il 13 gennaio 1907, nella partita Torino-Juventus 2-1, segnando una rete. Nella partita di ritorno, vinta dai granata per 4-1, segnò tutte le 4 reti, stabilendo un record rimasto imbattuto.
  6. ERNESTO BOREL Padre di Aldo e di Felice Placido, classe di ferro 1889, entrato a far parte della gloriosa storia juventini agli albori del Novecento, come avanti di riserva, è testimone del primo storico scudetto del 1905. Milita in bianconero fino al 1914, prima di trasferirsi in Francia. «Commerciante in tessuti, parente e socio dei De Matteis – ricorda Caminiti – con negozi in Via Roma angolo Piazza Carlo Felice, Piazza Castello, Porta Palazzo, partecipa alla Juventus dei ragazzi del D’Azeglio, oramai adulti, che lo accolgono con scappellotti, snello, alto uno e settantatré, audace centrattacco di ventura, velocissimo, «tre volte più scattante di me», dice il figlio celebre di tutta la sua gloria scudettata, vive una vita tranquilla, riflessiva, dopo i trent’anni gioca con baffo signorile arguto le partite dei vecchi Besozzi, Capello, Maffiotti, Malvano, Hister, Ajmone e Marsan Riccardo, Collino, Alex, Hess, Durante, un calcio inamidato come i colletti, spericolatamente giovane nella divisa arieggiante quella dei tempi futuri, nonostante i primi acciacchi, amico di Mazzonis futuro stalinista della società, finiva la carriera a Nizza, in Francia». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/04/ernesto-borel.html
  7. ERNESTO BOREL https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Borel Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.01.1889 Luogo di morte: Torino Data di morte: 05.10.1951 Ruolo: Attaccante Altezza: 174 cm Peso: 72 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1906 al 1914 Esordio: 13.01.1907 - Prima Categoria - Juventus-Torino 1-2 Ultima partita: 25.10.1914 - Prima Categoria - Torino-Juventus 1-1 33 presenze - 20 reti Ernesto Borel (Torino, 1º gennaio 1889 – Torino, 5 ottobre 1951) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Fu il primo calciatore juventino a segnare un gol nel derby di Torino. Fu padre di Aldo Giuseppe e Felice Placido, anche loro calciatori della Juventus. Ernesto Borel Nazionalità Italia Altezza 174 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1921 Carriera Squadre di club 1905 Juventus II 3 (0) 1906-1914 Juventus 22 (15) 1914-1919 Cannes ? (?) 1920-1921 Biellese 3 (0) Carriera Ernesto Borel fu tra i primi giocatori della Juventus, squadra in cui militò per quasi tutta la sua carriera sportiva. Possedeva un buon fiuto del gol, confermato dalle sue 15 realizzazioni in 22 partite. Fu anche rigorista della squadra, e su tre penalty calciati li segnò tutti. Dopo aver giocato con la squadra riserve dei bianconeri, con cui vinse il campionato di Seconda Categoria 1905, passò nel 1906 in prima squadra. Il suo esordio avvenne nel primo derby della Mole mai giocato tra la Juventus e il neonato Torino, il 13 gennaio 1907, segnando peraltro su calcio di rigore la rete della sua compagine, sconfitta per 2-1. Il 17 gennaio 1909 realizzò una doppietta, sempre contro i granata, marcando la prima vittoria bianconera sui rivali cittadini. Il 14 novembre 1909 segnò entrambe le reti del primo derby d'Italia ante litteram, la sfida contro l'Inter. Nel maggio del 1910 fu incluso nella convocazione preliminare della nazionale, venendo aggregato alla selezione delle riserve che sfidò i titolari a Milano. Giocò l'ultima sua partita con la Juventus il 25 ottobre 1914, ancora contro il Torino; nei derby contro i granata segnò complessivamente 4 gol in 8 partite, di cui due su rigore. Palmarès Seconda Categoria: 1 - Juventus II: 1905
  8. CASIMIRO NAY https://it.wikipedia.org/wiki/Casimiro_Nay Nazione: Italia Luogo di nascita: Robbio (Pavia) Data di nascita: 05.02.1885 Luogo di morte: Torino Data di morte: 01.11.1928 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Miro Alla Juventus dal 1906 al 1911 Esordio: 13.01.1907 - Prima Categoria - Juventus-Torino 1-2 Ultima partita: 19.03.1911 - Prima Categoria - Genoa-Juventus 3-0 7 presenze - 0 reti Casimiro Nay (Robbio, 5 febbraio 1885 – Torino, 1º novembre 1928) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Anche suo figlio Cesare giocò per la Juventus. Casimiro Nay Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1911 Carriera Squadre di club 1902 Audace Torino 3 (0) 1905 Juventus II 0 (0) 1906-1911 Juventus 7 (0) Carriera Nay risulta nella rosa dell'Audace Torino nella stagione 1902, in cui gioca almeno l'incontro perso per 6-0 contro la Juventus del 9 marzo, ottenendo il terzo posto del girone piemontese. Successivamente militò nelle riserve della Juventus, divenendo un giocatore della prima squadra nel 1906, ove militò per cinque stagioni. Fece il suo esordio il 13 gennaio 1907 contro il Torino in una sconfitta per 2-1, mentre la sua ultima apparizione in maglia bianconera fu il 19 marzo 1911 in una sconfitta per 3-0 contro il Genoa. In sei stagioni juventine collezionò 7 presenze senza segnare.
  9. ALFREDO FERRARIS https://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Ferraris Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 13.08.1890 Luogo di morte: Londra Data di morte: 22.12.1969 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1906 al 1912 Esordio: 10.01.1909 - Prima Categoria - Torino-Juventus 1-0 Ultima partita: 24.03.1912 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 5-2 33 presenze - 1 rete Alfredo Oreste Angelo Ferraris (Torino, 13 agosto 1890 – Londra, 22 dicembre 1969) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Conosciuto anche come Ferraris II, era il fratello di Mario Ferraris (I) e di Pio Ferraris (III), anch'essi calciatori della Juventus. Alfredo Ferraris Nazionalità Italia Calcio Ruolo Mediano Termine carriera 1912 Carriera Squadre di club 1906-1912 Juventus 33 (1) Biografia Nel 1908 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza di Torino, laureandosi il 14 luglio 1912. Partecipò alla Grande guerra come sottotenente di complemento d'artiglieria a cavallo. Carriera Alfredo Ferraris vestì la maglia bianconera per cinque stagioni non consecutive. In società dal 1906, il suo esordio in prima categoria avvenne contro il Torino il 10 gennaio 1909, in una partita persa per 1-0, mentre il suo ultimo incontro avvenne il 24 marzo 1912 contro il Piemonte, partita vinta per 5-2. In tutta la sua carriera collezionò 33 presenze ufficiali segnando una sola rete. Fu capitano del club bianconero dal 1909 al 1911.
  10. CHIAFFREDO MASTRELLA https://it.wikipedia.org/wiki/Chiaffredo_Mastrella Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.01.1885 Luogo di morte: Berlino Data di morte: 01.08.1939 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1906 al 1911 Esordio: 02.03.1908 - Prima Categoria - Pro Vercelli-Juventus 1-1 Ultima partita: 28.05.1911 - Prima Categoria - Juventus-Inter 0-2 22 presenze - 0 reti Chiaffredo Mastrella (Torino, 1885 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo terzino. Chiaffredo Mastrella Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1911 Carriera Giovanili 1902-1905 Juventus Squadre di club 1906-1911 Juventus 22 (0) Carriera Chiaffredo Mastrella fu un giocatore della prima squadra della Juventus per sei stagioni. Fece il suo esordio nel Derby della Mole contro il Torino il 10 gennaio 1909 in una sconfitta per 1-0, mentre la sua ultima partita fu nel Derby d'Italia contro l'Inter in una sconfitta per 2-0. In bianconero in totale collezionò 22 presenze senza segnare.
  11. JAMES SQUAIR Mezzala sinistra scozzese, è uno dei giocatori di maggior talento della Juventus scudettata del 1905. Il suo compagno Domenico Donna lo definisce in questo modo: «Uguale ammirazione che per Forlano il pubblico ha per Squair, che unisce a un buon gioco una straordinaria infaticabilità... Ovunque è la palla lui si trova, sino a convertire questa qualità in difetto, né mai si lagna del cattivo passaggio del compagno che, anzi, è sempre il primo a lodarlo se, con un calcio indovinato, segna un goal. Certamente, contro le squadre pesanti, ch’io non esito a giudicare le meno buone, poiché sempre si ricorre alla forza in mancanza di abilità (salvo nei casi disperati) egli si trova un po’ inferiore al suo compito, ma facendo la media delle partite, io non trovo chi facilmente potrebbe surrogarlo. Concludendo è un elemento prezioso, anche perché serve molto alla squadra come interprete». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/squire.html
  12. JAMES SQUAIR https://it.wikipedia.org/wiki/James_Squair Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: Edinburgo (Scozia) Data di nascita: 28.09.1884 Luogo di morte: Fuorigrotta (Napoli) Data di morte: 30.11.1909 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1905 al 1907 Esordio: 12.03.1905 - Prima Categoria - Genoa-Juventus 1-1 Ultima partita: 03.02.1907 - Prima Categoria - Torino-Juventus 4-1 10 presenze - 1 rete James Squair (Edimburgo, 28 settembre 1884 – Fuorigrotta, 30 novembre 1909) è stato un calciatore inglese, di ruolo attaccante. In alcune fonti è riportato come Squire. James Squair Nazionalità Inghilterra Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1908 Carriera Squadre di club1 1904 Newcastle Utd ? (?) 1905-1907 Juventus 10 (1) 1908 Torino 0 (0) Carriera Squair militò in patria tra le file del Newcastle Utd prima di trasferirsi in Italia. In Italia giocò nella Juventus per tre stagioni, esordendovi nell'incontro contro il Genoa il 12 marzo 1905 in un pareggio per 1 a 1. La sua ultima partita in maglia bianconera fu contro il Torino il 3 febbraio 1907 in una sconfitta per quattro ad uno. Fu uno dei protagonisti del primo scudetto juventino. In totale collezionò 10 presenze e segnò una rete il 26 marzo 1905 contro l'Milanese. Nel 1908 si trasferì al Torino, giocandovi solo incontri amichevoli a causa dell'autosospensione del club granata dal campionato per il divieto di schierare calciatori stranieri imposto dalla FIF. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1905
  13. UGO MERIO https://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Merio Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1904 al 1905 Esordio: 05.03.1905 - Prima Categoria - Juventus-Milanese 3-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Ugo Merio (... – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Ugo Merio Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1905 Carriera Squadre di club 1905 Juventus 1 (0) Carriera Fu un giocatore della Juventus per una stagione, che gli permise di vincere uno scudetto. La sua unica partita fu contro l'US Milanese, partita vinta per 3-0 dai bianconeri. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1905
  14. JACK DIMENT Della Juve del 1905, Diment è il mediano sinistro. Un cronista de “La Stampa Sportiva”, all’indomani della conclusione del vittorioso campionato, lo descrive così: «Diment da pochi mesi gioca nella squadra ed ha subito saputo dimostrarsi giocatore di fegato, resistentissimo e fedelissimo alla consegna che Mazzia gli dà (o meglio gli fa dare, perché Diment parla soltanto inglese) all’inizio della partita. Non mi stupirei tuttavia, se come giocatore il pubblico non lo avesse ancora apprezzato, ma mi meraviglierei se non se ne fosse ancora cattivate le simpatie, specie di quello femminile».«L’arte fotografica, un po’ primitiva nel 1905 – aggiunge Piera Callegari sul suo libro “La Juventus” – strapazzò i neo Campioni d’Italia nell’effige ufficiale. Lì si vedono disposti a piramide, tre in piedi, tre in ginocchio, cinque seduti, e per quanto non manchino di disinvoltura, il magnesio ne ha fissato espressioni che in qualcuno sembrano addirittura torve. L’ultimo a destra in ginocchio è Diment, impiegato scozzese poco pratico della lingua italiana e con l’espressione caparbia. Infatti, le cronache lo raccontavano più resistente di un mulo, benché poi aggiungevano che aveva molta fortuna con le ragazze, per motivi che sicuramente nella foto si perdono». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/01/diment.html
  15. JACK DIMENT https://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Diment Nazione: Scozia Luogo di nascita: Devonport (Inghilterra) Data di nascita: 01.06.1885 Luogo di morte: Beverley Yorkshire (Inghilterra) Data di morte: 01.01.1978 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Il Mulo Alla Juventus dal 1905 al 1907 Esordio: 05.03.1905 - Prima Categoria - Juventus-Milanese 3-0 Ultima partita: 03.02.1907 - Prima Categoria - Torino-Juventus 4-1 11 presenze - 0 reti Jack Diment (1881 – ...) è stato un calciatore scozzese, di ruolo centrocampista. Jack Diment Diment alla Juventus nel 1905 Nazionalità Scozia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1910 Carriera Squadre di club 1905-1907 Juventus 11 (0) 1908-1909 Torino 5 (0) 1909-1910 Milan 5 (0) Carriera Jack Diment si trasferì in Italia nel 1905 per lavorare come impiegato nella ditta di trasporti Walter & Becker, giocando da allora nella Juventus per tre stagioni. Diment era un centrocampista di piede sinistro. Il suo esordio avvenne contro l'US Milanese il 5 marzo 1905, in una vittoria per 3-0; la sua ultima partita fu in un derby contro il Torino del 3 febbraio 1907, conclusosi con una sconfitta per 4-1. In totale in bianconero collezionò 11 presenze senza segnare, e fu uno dei protagonisti del primo scudetto juventino. Nel 1908 si trasferì al Torino, ove raggiunge la stagione seguente il secondo turno delle eliminatorie piemontesi. Nel campionato 1909-1910 passò al Milan, club con cui ottiene il sesto posto nella classifica finale. In tutta la sua carriera nelle squadre italiane conta 21 presenze in campionato e nessun gol. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1905
  16. HARRY GOODLEY 1903, la Juventus veste per la prima volta il bianconero, i colori delle divise fatte venire da Nottingham. Alfred Dick, industriale svizzero nel ramo tessile, diventa presidente e immette nella squadra i suoi dipendenti stranieri che già hanno maggiore famigliarità con la sfera di cuoio. Tra questi, l’inglese Goodley, che con il connazionale Savage insegna football agli ex ginnasiali juventini in Piazza d’Armi e gioca alcune partite nella prima stagione importante della storia juventina: quella che porta la squadra alla finale con il Genoa, persa (a Genova) per 3-0.MARIO PENNACCHIA, DA “GLI AGNELLI E LA JUVENTUS”Sono passati 33 anni da quando, su una panchina di Corso Re Umberto, alcuni studenti del liceo-ginnasio D’Azeglio hanno dato vita alla Juventus. La radice del club nasce al Valentino, dove Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi (avendolo scoperto attraversando gli Stati Uniti di ritorno dalla scalata dei 5.514 metri del Sant’Elia in Alaska) ha introdotto alla fine dell’ottocento questo nuovo gioco che si chiama football nel gruppo degli amici, fra i quali Enrico Canfari, primo presidente juventino, suo fratello Eugenio, Malvano, Hess e gli altri fondatori del club bianconero.Del football è maestra la Gran Bretagna e a Torino di inglesi, scozzesi, irlandesi c’è discreta rappresentanza nel ramo del commercio. Perciò, trovare qualche Mister fra i giovanotti della prima Juventus non costituisce motivo di meraviglia. Anzi, sono accolti e circondati da premure e attenzioni che non potrebbero spiegare meglio l’ansia di apprendere o di perfezionarsi che anima questa brigata di adolescenti torinesi.In particolare due sudditi di sua maestà la Regina Vittoria conquistano non solo la stima, ma presto anche l’affetto degli juventini: John Savage e Henry Goodley. Sono essi che ordinano a Nottingham, loro città di origine, le prime maglie che con ingenuo disappunto gli juventini scoprono bianconere a strisce (all’origine indossavano addirittura camicie rosa con cravatta nera!); sono essi che ammaestrano di giorno in giorno nelle regole e nella tecnica gli impazienti allievi; sono ancora essi che dirigono anche le partite ufficiali nei primi anni del XX secolo, quando ogni società all’atto dell’iscrizione al campionato deve presentare uno o più soci-arbitri e aggiungerli all’elenco dei soci-giocatori.Mister Goodley conosce il regolamento del football alla perfezione ed è un gentiluomo, dunque non si potrebbe sperare di meglio. E quando è chiamato ad arbitrare all’Arena di Milano, il 15 maggio 1910, la prima storica partita della Nazionale italiana (Francia travolta per 6-2), è comprensibile che tale scelta sia interpretata dai dirigenti e soci della Juventus come un onore.Henry Goodley si conferma così in gamba che ancora a lui si ricorre quando l’Italia replica con l’Ungheria, sempre all’Arena milanese, il giorno della Befana 1911. I magiari vincono per 1-0, ma alla fine della partita per Goodley ci sono soltanto ringraziamenti anche da parte degli sconfitti.È proprio un gentleman, gli juventini lo sanno bene e quindi non si sorprendono quando Mister Henry è invitato ad arbitrare, sempre a Milano, il 7 maggio 1911 contro la Svizzera, anche la terza partita interna che la nostra Nazionale conclude con un pareggio, 2-2.Tre partite interne, le prime tre della storia azzurra, una vittoria, una sconfitta e un pareggio: anche questi risultati sembrano voler sancire l’imparzialità di Mister Goodley che ha tuttavia un solo rammarico: non aver potuto arbitrare la Nazionale nella sua città di adozione, Torino.Ma questa gioia (che l’austero inglese tuttavia riesce benissimo a mimetizzare con la sua innata impassibilità) gli viene concessa il 10 maggio 1913, quando sul campo torinese di Piazza d’Armi l’Italia ospita il Belgio. Segna un vercellese, Ara, l’unico goal ed è del resto più che logico dal momento che, fatta eccezione per il doriano Fresia, i vercellesi in campo sono dieci!Quando Goodley sanziona la fine della partita, gli juventini sono i primi a corrergli incontro per rallegrarsi con lui, ma Mister Henry ha un modo a dir poco strano di ringraziarli: «Sono contento – li gela – di aver concluso in questo modo la mia permanenza a Torino. Ora posso tornare soddisfatto nella mia patria».I bianconeri restano di sasso. Poi cercano nell’incredulità l’ultimo disperato rifugio. Che Mister Henry abbia voluto sfoderare un altro esempio del suo humour? Ma non è così: Goodley lascia sul serio Torino e l’Italia, se ne torna a casa, forse anche perché il cielo politico d’Europa tende sempre più a caricarsi di nuvole minacciose.Con Umberto Malvano in testa, i soci della Juventus decidono allora di donare al grande amico e benefattore un ricordo tangibile della loro riconoscenza e del suo soggiorno a Torino. Si pensa a un orologio d’oro. Ma occorrono molti soldi. Ed ecco l’idea: aprire una sottoscrizione di 25 centesimi a persona che in definitiva corrisponde alla rinuncia a comperare per una volta il giornale. Alla “giornalaccio rosa del Popolo” vengono a sapere di questa iniziativa, l’apprezzano, si dicono pronti a patrocinarla.Lo schivo Henry Goodley parte così alla svelta che i suoi grati e affezionati allievi juventini non fanno purtroppo in tempo a consegnargli l’orologio d’oro. «E ora che l’abbiamo acquistato – si chiedono – che ne facciamo?».«L’orologio non si tocca, oramai è di Mister Henry»: su questo sono tutti d’accordo. E allora cominciano a scrivere agli indirizzi inglesi di Goodley, dei parenti di Goodley, degli amici di Goodley. Ma passano giorni, mesi, anni, l’Europa precipita nella Grande Guerra e di Henry Goodley si perde ogni traccia.Delusi, amareggiati, gli juventini tuttavia non sono nemmeno sfiorati dalla tentazione di disfarsi dell’orologio. Piemontesi incrollabili, decidono di aspettare che finisca la guerra per riprendere le ricerche dell’indimenticabile Goodley. E così puntualmente fanno, sino al doloroso giorno in cui nella sede del club arriva una funesta notizia: «Goodley è caduto sul fronte francese».Gli juventini sono oramai affascinati da quest’orologio d’oro, per loro è di Henry Goodley e basta. E perciò ci attaccano un’etichetta con sei parole: «Destinato a Mister Goodley, forse morto». Quindi si recano dagli amici giornalisti che hanno patrocinato la sottoscrizione e l’affidano alla loro custodia. Così, l’orologio acquistato nel 1913, finisce qualche anno dopo in fondo ad un cassetto nella redazione della “giornalaccio rosa del Popolo”. Torinesi tutti di un pezzo: o di Goodley o di nessuno.La Juve di Edoardo Agnelli ha appena accolto lo scanzonato Cesarini, in quest’apertura del 1930, quando alla sede si presenta un giorno un distinto e attempato signore. Dice di chiamarsi Henry Goodley e per quanto il suo italiano sia ottimo, pure si capisce benissimo che a parlarlo è uno straniero: «Goodley?» «Proprio Henry Goodley?» «È tornato Mister Goodley!» «È tornato il nostro Henry!».Così, saltando dal bisillabo pronunciato con tono stupito al nome e cognome scandito con crescente, affettuosa intensità; scuotendosi dall’interrogativo all’affermativo e all’esclamativo, gli juventini si passano la voce e in un baleno tutta la città sa che è tornato Goodley. Alla Juventus fioccano chiamate, alla “giornalaccio rosa del Popolo” si scatena una bagarre. La sede si affolla. Gli abbracci si sprecano. I ricordi vengono su tra un bicchierino di vermouth, un pasticcino e una lacrima che scivola piena di pudore.Goodley rivela una vicenda che sarebbe piaciuta a Giulio Verne o a Emilio Salgari: è finito nientemeno che in Russia, sperduto, travolto da una rivoluzione. Gli ci sono voluti parecchi anni prima di poter tornare nella sua Inghilterra. «Ma come vedete – si lascia scappare, riuscendo tuttavia a confermare il suo tante volte ammirato self control – non vi ho dimenticati».Gli juventini stanno ad ascoltare ancora tutti emozionati, quando un grido si leva all’improvviso in mezzo a loro: «L’orologio!».Sono passati 17 anni da quando fu acquistato, chissà che fine avrà fatto! Ma qualcuno, testardo, vola ugualmente nella sede della “giornalaccio rosa del Popolo”, fruga eccitato nei cassetti ed eccolo lì, sempre lì, l’orologio d’oro con la sua etichetta: «Destinato a Mister Goodley, forse morto».Anche gli inglesi scoprono questa Juventus che Edoardo Agnelli sta portando al rango di un club sovrano e a quelli che già la conoscevano si rivela il carattere dei piemontesi: Il giornale “Observer” di Londra, infatti, non si fa sfuggire la vicenda e accende la curiosità di milioni di flemmatici sudditi di Sua Maestà: «Mister Henry – così il famoso giornale conclude la corrispondenza da Torino – è riuscito a rimanere imperturbabile fino alla consegna del dono, ma poi si è commosso ed ha dichiarato: “Quest’orologio mi ricorda i giorni più belli della mia vita”».«La vittoria è del forte che ha fede», è il motto che alla Juventus ha lasciato il poeta Corrado Corradino, presidente del club bianconero a cavallo della Grande Guerra. Chissà che non l’abbia ispirato proprio l’orologio di Goodley. O, più semplicemente, solo due di quelle sei parole scritte sull’etichetta: “Forse morto”». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/06/goodley.html
  17. HARRY GOODLEY https://it.wikipedia.org/wiki/Harry_Goodley Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: Nottingham Data di nascita: 30.03.1878 Luogo di morte: Nottingham Data di morte: 07.01.1951 Ruolo: Attaccante e Allenatore Altezza: - Peso: - Soprannome: Henry Alla Juventus dal 1904 al 1908 0 presenze - 0 reti Harry Goodley (Nottingham, 30 marzo 1878 – Nottingham, 7 gennaio 1951) è stato un calciatore, arbitro di calcio, allenatore di calcio, giornalista sportivo inglese, noto anche come Henry. Harry Goodley Nazionalità Inghilterra Calcio Ruolo Centravanti Termine carriera 1905 - giocatore 1913 - allenatore Carriera Squadre di club ???? Basford Wanderers ? (?) ???? Notts Rangers ? (?) 1905 Juventus 0 (0) Carriera da allenatore 1907-1908 Juventus 1912 Italia Com. tecnica 1912-1913 Italia Com. tecnica Biografia Nato a Nottingham, in Inghilterra, figlio di un ingegnere meccanico per l'industria del merletto, seguì le orme del padre e si impiegò nella Birkin, la quale esportava in tutto il mondo i propri prodotti. Nel 1903 accettò di trasferirsi in Italia per impiegarsi nell'industria tessile di Alfred Dick, il quale nel 1905 diventò presidente della Juventus. Si racconta che Goodley fu il messo che portò la prima partita di maglie bianconere per la Juventus, richiesta da Gordon Thomas Savage, proprio nel suo viaggio di trasferimento a Torino da Nottingham. A Torino si sposò con una italiana, Erina Parigi, che si trasferì in Inghilterra con lui e i tre figli quando Goodley decise di tornare in patria. Nel 1914 partì per il fronte delle Fiandre con la British Expeditionary Force. Nel 1930 tornò per una visita a Torino, dove gli fu consegnato dai compagni nella Juventus un orologio come ringraziamento per i servigi forniti al gruppo. Calciatore In patria giocò per due piccoli club del Nottinghamshire: il Basford Wanderers ed il Notts Rangers. Trasferitosi in Italia, quando il proprio datore di lavoro diventò presidente della Juventus lo introdusse nel club, proprio a ragione della esperienza maturata in patria nel pallone. Disputò un solo incontro amichevole, poi si dedicò all'organizzazione del club. Quando Dick lasciò la Juventus, Goodley rimase ancora per diversi anni nel sodalizio ormai bianconero. Arbitro Divenne uno degli arbitri della società torinese in virtù della propria conoscenza del regolamento del gioco di calcio, dato che all'epoca gli arbitri erano stipendiati direttamente dai club, divenendo uno dei più apprezzati, tanto da venire scelto come l'arbitro del primo incontro della nazionale di calcio italiana. Nel campionato italiano diresse tra l'altro le finali della Prima Categoria 1909. Goodley fu un fervente propugnatore dei tornei internazionali e in tal senso convinse la Federazione di allora ad organizzare il Sir Thomas Lipton Trophy. Allenatore Dal 1907 al 1908 fu alla guida della Juventus, vincendo il Campionato Federale di Prima Categoria 1908. Nel 1912 entra nella commissione tecnica della nazionale di calcio italiana, poiché all'epoca erano gli arbitri a svolgere il ruolo di selezionatori per la Nazionale, rimanendovi anche l'anno successivo. Giornalista Diviene anche uno dei primi giornalisti sportivi, riuscendo a far dare più spazio al calcio nella giornalaccio rosa del Popolo, che all'epoca si occupava prevalentemente di ciclismo ed atletica, come tutti i giornali italiani.
  18. ALFREDO DICK https://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Dick Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Yverdon-les-Bains Data di nascita: 12.04.1865 Luogo di morte: Torino Data di morte: 10.08.1909 Ruolo: Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1905 al 1906 12 partite - 6 vittorie - 4 pareggi - 2 sconfitte 1 scudetto Alfred Dick, noto in Italia anche come Alfredo Dick (Yverdon-les-Bains, 12 aprile 1865 – Torino, 10 agosto 1909), è stato un dirigente sportivo e imprenditore svizzero, dapprima presidente della Juventus e poi fondatore del Torino. Biografia Nato in Svizzera e trasferitosi molto presto a Torino, fu amministratore di un'azienda di pelli e calzature nonché un imprenditore dalle idee moderne ma dal carattere difficile e dal comportamento umorale. Dick fu presidente del Foot-Ball Club Juventus dal 1905 al 1906, periodo in cui diede alla squadra torinese una vera e solida struttura organizzativa, tesserando i primi stranieri e consentendo ai calciatori bianconeri di giocare su un campo vero, quello del Velodromo Umberto I, tutt'altra cosa rispetto all'inadeguato terreno di piazza d'armi fin lì calcato. Durante la sua presidenza la formazione piemontese conquistò nel 1905 il suo primo titolo nazionale. L'anno seguente, il 1906, quando giunse il momento di votare per il rinnovo della presidenza, Dick venne estromesso dal consiglio direttivo bianconero; in conseguenza di ciò, nonché della svolta verso il professionismo voluta dalla maggior parte dei soci, lasciò clamorosamente il sodalizio juventino. Seguito in questo gesto da un gruppo di dissidenti, si avvicinò quindi ai concittadini della Torinese, con cui fondò nello stesso anno il nuovo Foot Ball Club Torino. Alfred Dick morì suicida sparandosi a una tempia, all'età di quarantaquattro anni, nell'agosto del 1909.
  19. WALTER STREULE Ala sinistra, meno fortunato del suo connazionale Walty, Streule, molto dotato dal punto di vista tecnico e con un fisico da lottatore, sbarca nella Juventus del presidente Dick, l’anno successivo alla conquista del primo tricolore ed è protagonista di una stagione trionfante, ma incompiuta; arrivati allo spareggio per il titolo con il Milan, dopo aver chiuso sullo 0-0 il primo match, i bianconeri si rifiutano di scendere in campo a Milano, per protestare contro la scelta di un campo più favorevole agli avversari. L’anno successivo, Streule segue il suo presidente e datore di lavoro, Alfred Dick, al Torino. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/11/walter-streule.html
  20. WALTER STREULE https://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Streule Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Zurigo Data di nascita: 11.08.1882 Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus 1903-1904 e 1905-1906 Esordio: 06.03.1904 - Prima Categoria - Juventus-Torinese 3-2 Ultima partita: 29.04.1906 - Prima Categoria - Juventus-Milan 0-0 9 presenze - 2 reti Walter Joseph Streule (Zurigo, 11 agosto 1882 – ...) è stato un dirigente sportivo e calciatore svizzero, di ruolo attaccante. Walter Streule Nazionalità Svizzera Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1907 Carriera Squadre di club 1904 Juventus 4 (2) 1906 Juventus 5 (0) 1906-1907 Torino 4 (0) Carriera Walter Streule fu un giocatore della Juventus per due stagioni. Fece il suo esordio contro il Torinese il 6 marzo 1904 partita vinta per 3-2, mentre la sua ultima partita fu contro il Milan, in un pareggio per 0-0 il 29 aprile 1906. In totale collezionò 9 presenze e 2 reti in bianconero. Le sue uniche due reti le segnò proprio contro il Milan in due partite nel 1904. A seguito dell'allontanamento di Alfred Dick dalla presidenza del club bianconero, Streule seguì l'imprenditore svizzero nella sua nuova società, il Torino. Del club granata Streule fu sia calciatore che dirigente, ricoprendo il ruolo di segretario della società. Palmarès Individuale Capocannoniere della Prima Categoria: 1 - 1904 (2 gol)
  21. GIACOMO PARVOPASSU https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Parvopassu Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 04.01.1878 Luogo di morte: Torino Data di morte: 22.03.1936 Ruolo: Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1903 al 1904 Giacomo Ernesto Parvopassu (Torino, 4 gennaio 1878 – Torino, 22 marzo 1936) è stato un avvocato e dirigente sportivo italiano, sesto presidente della Juventus. Storia Di professione avvocato, Parvopassu fu anche presidente della società di calcio Juventus dal 1903 al 1904. Durante la sua presidenza, che seguì quella di Carlo Favale, la Juventus adottò la maglia bianconera, la quale è la divisa ufficiale ancora oggi, scelta come un simbolo di «semplicità, austerità, aggressività ed eleganza». In contemporanea la sede sociale venne trasferita da Via Gasometro 14 a Via Pastrengo. In campionato la squadra arrivò in finale dove si arrese al Genoa per 3-0.; successivamente vinse il Torneo di Trino Vercellese (un triangolare) ed il quadrangolare Coppa Città di Torino. Nel 1904 il campo di gioco si trasferì dalla Piazza d'Armi al Velodromo Umberto I, dotato finalmente di tribune. Per la prima volta fu organizzata una trasferta internazionale, a Losanna, in Svizzera, mentre in campionato si aggiudicò di nuovo il secondo posto perdendo di nuovo contro il Genoa, questa volta 1-0. Al termine della stagione 1903-1904 al Velodromo Umberto I si giocò la Coppa Universitaria, un torneo pionieristico di prestigio internazionale, in cui la Juventus travolse, in partita secca, l'Olympique Lione per 9-1. Lasciò la carica di presidente all'imprenditore di origine svizzera Alfredo Dick.
  22. EUGENIO CANFARI Socio fondatore e primo presidente – scrive Renato Tavella sul suo libro “Dizionario della grande Juventus” – nato a Genova il 16 ottobre 1878. Eletto alla presidenza per la sensibilità del fratello maggiore Enrico, il più vecchio e autorevole dell’intera compagnia, ma anche come segno di riconoscimento da parte dei giovanissimi fondatori, per la disponibilità dimostrata nel mettere a disposizione l’officina di biciclette come punto di riferimento del club. Dopo un anno di reggenza lascia l’incarico per dedicarsi in maniera esclusiva al nascente mondo dell’automobile che gli sta a cuore. Fondata nel 1902 insieme a due soci la Taurinia, fabbrica d’auto che in qualità di pilota lo segnala anche rappresentante nei primi Gran Premi motoristici, all’inizio degli anni ‘20 rimane gravemente ferito nel corso di un episodio mai ben chiarito che vede una decina di Guardie Regie – ritenute ubriache – sparare e uccidere l’autista della sua vettura. Causa la vicenda perde un occhio e un braccio. Benché mutilato riprende a vivere con grande coraggio e non poca intelligenza. Muore a Torino il 23 marzo 1962, quando oramai l’idea Juventus è conosciuta nel mondo. DA “LA STORIA DELLA JUVENTUS” DI PERUCCA, ROMEO E COLOMBERO Eugenio Canfari, Enrico Canfari: la prima Juventus è legata ai nomi dei suoi due primi presidenti, convertiti al calcio nascente dai giovani entusiasti studenti del Massimo d’Azeglio che, sulla mitica panchina, avevano posto le basi, coltivato l’idea della squadra. I due Canfari erano appassionati di ginnastica, ed anche di ciclismo (il padre era il proprietario di un negozio-officinetta di vendita e riparazione di biciclette in corso Re Umberto 42 a cento metri dal d’Azeglio), I Canfari si appassionano a questa storia del pallone. Nel 1897 concedono la loro bottega come primissima sede, Eugenio assume la presidenza con un’impegnativa dichiarazione programmatica: «Chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgrado tutto e la terrà come prezioso ricordo». Il primo atto di Eugenio Canfari presidente provocò una scissione. La sua richiesta di una tassa di una lira provocò alcune partenze. E poco dopo, essendo troppo stretta la bottega, dovette pensare lui alle 6 lire dell’affitto di quattro camere e servizi che qualcuno descrisse allora come -poco più di una stalla». Segretario fu eletto Enrico Piero Molinatti, toccava a lui firmare le tessere, tenere la modesta cassa, provvedere all’acquisto del primo pallone scovato in un negozietto di via Barbaroux, nel cuore della città, dove un certo Jordan vendeva stoffe e vestiti «principe di Galles». Eugenio Canfari resse un anno la presidenza: il passaggio delle consegne al fratello Enrico non fu certo traumatico, ma una semplice successione fra due persone che alla fin dei conti avevano sempre lavorato (per il negozio e per la nascente società) fianco a fianco. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/04/eugenio-canfari.html
  23. EUGENIO CANFARI https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Canfari Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 16.10.1878 Luogo di morte: Torino Data di morte: 23.03.1962 Ruolo: Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1897 al 1898 Eugenio Canfari (Genova, 16 ottobre 1878 – Torino, 23 marzo 1962[1]) è stato un dirigente sportivo italiano. Carriera È stato uno dei tredici soci fondatori dello Sport-Club Juventus. Nel 1897 divenne il primo presidente della società calcistica torinese, carica che tenne solamente per un anno, per poi passare la presidenza, nel 1898, al fratello Enrico. Morì il 23 marzo 1962 a Torino, all'età di 83 anni, nella sua casa in piazza Bernini. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.
  24. CARLO FAVALE https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Favale Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 16.03.1880 Luogo di morte: Torino Data di morte: 03.04.1932 Ruolo: Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1901 al 1902 Carlo Favale (Torino, 16 marzo 1880 – Torino, 3 aprile 1932) è stato un dirigente sportivo italiano, terzo presidente della Juventus. Biografia Favale, studente del liceo Massimo d'Azeglio, fu tra i soci fondatori della Juventus, di cui assunse la presidenza nel 1901. Sotto la sua presidenza entrarono nel club i primi giocatori stranieri. La Juventus disputò sotto la sua presidenza la stagione 1902 giocando nel girone piemontese con altre tre squadre torinesi, Torinese, Audace Torino e Ginnastica Torino, il girone eliminatorio del quinto campionato di calcio ma, alla fine, dovette cedere il passo al Torinese. Durante la sua gestione, per la terza volta consecutiva, gli juventini vinsero la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione. Lasciò la guida della società a Giacomo Parvopassu nel 1902 a causa degli impegni di studio.
  25. GIOVANNI VIGO https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Vigo Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus 1902-1903 e 1905-1906 Esordio: 01.03.1903 - Campionato Federale - Juventus-Torinese 5-0 Ultima partita: 29.04.1906 - Prima Categoria - Juventus-Milan 0-0 4 presenze - 0 reti Giovanni Vigo (... – ...) è stato un calciatore italiano. Giovanni Vigo Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1906 Carriera Squadre di club 1903 Juventus 2 (0) 1906 Juventus 2 (0) Carriera Giovanni Vigo fu un giocatore della Juventus per due stagioni. Fece il suo esordio contro il Torinese il 1º marzo 1903 partita vinta per 5-0, mentre la sua ultima partita fu contro il Milan, in un pareggio per 0-0 il 29 aprile 1906. In totale collezionò 4 presenze e nessuna rete in bianconero.
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