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ANTONIO PAYER https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Payer Nazione: Italia Luogo di nascita: Milano Data di nascita: 06.03.1892 Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1913 al 1914 ? presenze - ? reti Antonio Payer (Milano, 6 marzo 1892 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo mezzala. Antonio Payer Nazionalità Italia Calcio Ruolo Mezzala Carriera Squadre di club 1910-1911 Inter 2 (0) 1913-1914 Juventus ? (?) Fece il suo esordio in campionato nel derby di Milano contro il Milan, il 5 febbraio 1911 in una sconfitta per 2-0, e la sua seconda e ultima partita con l'Inter fu contro la Pro Vercelli il 23 marzo dello stesso anno in una sconfitta per 4-0. Successivamente alla stagione nerazzurra giocò una stagione nella Juventus.
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CARLO PAYER https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Payer Nazione: Italia Luogo di nascita: Milano Data di nascita: 25.10.1890 Luogo di morte: Chiavenna (Sondrio) Data di morte: 29.10.1978 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1913 al 1914 Esordio: 12.10.1913 - Prima Categoria - Juventus-Libertas Milano 3-1 Ultima partita: 21.06.1914 - Prima Categoria - Genoa-Juventus 4-1 21 presenze - 6 reti Carlo Payer (Milano, 25 ottobre 1890 – Chiavenna, 29 ottobre 1978) è stato un calciatore italiano di ruolo di centrocampista, che ha giocato nell'Inter e nella Juventus. Carlo Payer Payer I (accosciato, primo da sinistra) nella Juventus della stagione 1913-1914 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1912 Carriera Squadre di club 1909-1912 Inter 50 (8) 1913-1914 Juventus 21 (6) Carriera Tra i giocatori che vinsero il campionato 1909-1910 c'è anche lui, centrocampista centrale o mediano di spinta: immancabile nella formazione del primo Scudetto vinto dai milanesi. Alla fine della stagione 1911-1912 lascia la società nerazzurra. Fece il suo esordio nella Juventus contro il Racing Libertas il 12 ottobre 1913 in una vittoria per 3-1, mentre la sua ultima partita fu contro il Genoa il 21 giugno 1914 in una sconfitta per 4-1. Nella sua unica stagione bianconera collezionò 21 presenze e 6 reti. Si è spento nel 1978 all'età di 88 anni. Palmarès Campionato italiano: 1 - Inter: 1909/1910
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DOMENICO CAPELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Capello Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 11.08.1888 Luogo di morte: Torino Data di morte: 07.01.1926 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1913 al 1915 Esordio: 12.10.1913 - Prima Categoria - Juventus-Libertas Milano 3-1 Ultima partita: 10.01.1915 - Prima Categoria - Genoa-Juventus 4-0 28 presenze - 2 reti Domenico Capello (Torino, 11 agosto 1888 – Torino, 7 gennaio 1926) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giocava nel ruolo di mediano. Domenico Capello Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1915 Carriera Squadre di club 1910-1912 Torino 28 (7) 1912-1913 Piemonte ? (?) 1913-1915 Juventus 28 (2) Nazionale 1910 Italia 2 (0) Biografia Figlio di Stefano Capello, durante la sua militanza nel Piemonte era un meccanico della FIAT. Morirà il 7 gennaio 1926, a 37 anni, di tubercolosi. Carriera Club Ha debuttato nel Campionato Federale con la maglia del Torino il 27 novembre 1910, nella vittoria casalinga contro l'Andrea Doria per 2-1. L'ultima partita in Prima Categoria risale al 29 novembre 1914, quando la Juventus nella quale militava fu sconfitta per 7-2 nel derby casalingo contro il Torino, sua ex squadra. Nazionale Ha giocato la prima storica partita della Nazionale italiana il 15 maggio 1910 all'Arena di Milano contro la Francia, battuta per 6-2. Partecipa anche alla seconda gara della Nazionale, sconfitta per 6-1 dall'Ungheria a Budapest il successivo 26 maggio.
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ROMOLO BOGLIETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Romolo_Boglietti Nazione: Argentina Luogo di nascita: Cordoba Data di nascita: 24.09.1895 Luogo di morte: Mendoza Data di morte: 10.10.1965 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Buiet dui Alla Juventus dal 1913 al 1931 Esordio: 12.10.1913 - Prima Categoria - Juventus-Libertas Milano 3-1 Ultima partita: 21.03.1915 - Prima Categoria - Juventus-Genoa 2-5 24 presenze - 3 reti Romolo Boglietti (Córdoba, 24 settembre 1895 – Mendoza, novembre 1955) è stato un calciatore argentino, di ruolo mediano. Era noto come Boglietti II per distinguerlo dai fratelli Ernesto o Boglietti I ed Ottavio o Boglietti III. È scomparso nel 1955 all'età di 60 anni. Romolo Boglietti Boglietti II (accosciato, primo da destra) nella Juventus della stagione 1913-1914 Nazionalità Argentina Calcio Ruolo Mediano Carriera Squadre di club 1913-1915 Juventus 24 (3) 1915-1917 Genoa 0 (0) 1919-1920 Torino 17 (2) 1920-1922 US Torinese ? (?) 1922 Savona 19 (1) 1922-1923 US Torinese 3 (?) Carriera Iniziò la carriera agonistica nella Juventus, con cui fece il suo esordio contro la Libertas il 12 ottobre 1913 in una vittoria per 3-1, mentre la sua ultima partita in bianconero fu contro il Genoa il 21 marzo 1915 in una sconfitta per 5-2. Nelle sue due stagioni bianconere collezionò 24 presenze e 3 reti. Durante la Grande Guerra si trasferì al Genoa, con cui disputò la Coppa Federale 1915-1916, chiusa al quarto posto delle finali nazionali, e la Coppa Liguria 1917, vinta dai rossoblu. Nel 1919 passa al Torino che lascia dopo una sola stagione per giocare con l'US Torinese. Nell'US Torinese militerà sino al 1923, eccetto un breve ingaggio tra il gennaio del 1922 e la seguente sessione di mercato al Savona.
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Carlo Bigatto (I) - Calciatore e Allenatore
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CARLO BIGATTO Niente meglio delle cifre riassume la grandezza di Carlo Bigatto: – si legge su “La storia della “Juventus” di Perucca, Romeo e Colombero – vestì la maglia bianconera dal 1913 ai 1931; giunse nella Juventus dei Dalmazzo e dei Montano, dei Boglietti e degli Omodei, diventò capitano della squadra nel primo dopoguerra e la condusse per mano fino alla soglia degli anni ‘30; fino al mito.Torinese classe 1895, goliardo nel collegio cittadino di San Giuseppe, mosse i primi passi calcistici nel Piemonte: nei diciotto anni di milizia bianconera collezionò 211 presenze, una quota rara in anni in cui i campionati potevano anche concludersi dopo 5 o 6 partite. Bigatto è un giocatore che segna tre epoche: vede i primi calci sui campetti della periferia e appare nelle foto ricordo di inaugurazione del nuovo stadio di Torino. Comincia a giocare quando i portieri attaccano il cappotto sulla traversa e termina la carriera a fianco dì Rosetta, del ragionier Viri Rosetta che di professione fa il calciatore.Altri, forse, meno dotati di lui di carattere, non si sarebbero trovati più in una disciplina tanto cambiata da apparire irriconoscibile; lui continuò a improntare di sé i campionati bianconeri fino a quando gli ressero tendini e muscoli. Senza volerlo essere, era diventato un personaggio, Può darsi che i guadagni dei suoi colleghi degli ultimi anni gli dessero ombra; rispose accentuando più ancora i connotati morali della sua figura, giungendo lui solo alla totale identificazione con la squadra che fa di un calciatore l’uomo simbolo.Nella prima Juventus, Bigatto aveva esordito come centravanti. Dopo la guerra, si trovò in mediana, dove le sue qualità ebbero modo di emergere definitivamente. I giornali sportivi parlano di lui come di una bandiera fin dai suoi primi campionati postbellici. Evidentemente lo spessore del personaggio aveva prodotto una maturazione precoce: a 25 anni scarsi era già un trascinatore; poco dopo si parla di Bigatto come del capitano ad eternum della squadra bianconera.Tuttavia, il carisma offusca in qualche modo le nostre possibilità di farci un’idea del Bigatto calciatore, delle sue caratteristiche tecniche, del suo stile. Il ritratto dei giornali d’epoca è un singolare miscuglio di diverse e apparentemente incompatibili qualità: «Giocatore finissimo, dribblatore imperterrito e tenace, conosce tutte le malizie del mestiere. Guai all’ingenua ala avversaria che gli capiti fra i piedi. È destinata a fare una pessima figura, a restare con un palmo di naso e senza pallone; a misurare la cotica erbosa per qualche “trapetta” ben dissimulata. Bigatto è infatti giocatore dallo sgambetto amichevole. Altri sa fare miracoli con l’agilità invisibile delle mani; egli è invece una specie di manipolatore... coi piedi».Allora, era un picchiatore, Bigatto, o un tecnico raffinato? Quell’aria segaligna, lo sguardo profondo e a volte corrucciato, l’assenza di sorriso, l’indecifrabile berretto alato che fa della sua testa un perfetto ovale lasciano spazio a qualunque opinione. Qualche deduzione si può tentare a partire dalle fotografie che lo ritraggono sempre nel vivo dell’azione, in opera continua di tamponamento e rilancio. Mostrano anche, quelle immagini, che Bigatto batteva la sfera con proprietà stilistiche indiscutibili, eppure mantenendo una greve impronta paesana.Sicuramente non ebbe mai la levità di un Rosetta. In lui il gesto atletico mantenne sempre quella contrazione che denuncia la sofferenza, non fu del tutto spontaneo. Ma proprio per questo Bigatto interpretava superbamente il calcio nella sua dimensione cosciente, tattica; e infatti riusciva bene in più ruoli. Da mediano, lo soccorreva la carica agonistica che possedette in misura eccezionale; da centrosostegno, ruolo nel quale pure eccelse, un senso della posizione che all’occorrenza poteva fare di lui il più riflessivo dei calciatori.Un giocatore completo, insomma; almeno, così ci piace immaginarlo, gettando lo sguardo oltre i tratti un po’ rigidi della sua iconografia ufficiale. Ma forse quei tratti si devono alla sua eccellenza e completezza: del ben noto giocatore Bigatto non metteva conto parlare; dell’uomo sì, perché rappresentava l’ultima enclave dilettantistica del calcio italiano.Mentre Bigatto è nel pieno della carriera, esplodono le prime polemiche attorno al professionismo. Ora i calciatori sono pagati, e bene. Lui, di soldi non ne voleva sapere; fino all’ultimo rifiutò ostinatamente qualunque premio. Ma la condizione di dilettante Bigatto non la mantenne per puro attaccamento al mondo che aveva conosciuto negli anni prebellici: in lui era anche una scelta di personale autonomia, una insofferenza dei vincoli, era ciò che gli consentiva di fumare 140 sigarette al giorno senza che alcuno potesse avere a che ridire.Conobbe anche la Nazionale, 5 presenze, esordio sul campo torinese di corso Marsiglia che proprio lui aveva inaugurato il 22 marzo 1925, Italia-Francia 7-0.Fu uno scopritore di talenti giovani, come i due fratelli Marchi; e capì a fondo le caratteristiche di chi vedeva giocare: una volta consigliò a Gianpiero Combi, imberbe ala sinistra del Savona, di mettersi a fare il portiere.Queste doti gli tornarono utili quando la Juventus lo chiamò dopo l’allontanamento di Carcano, nella stagione 1934-35: il quinto scudetto consecutivo dimostrò che l’uomo che aveva guidato la squadra al titolo del 1926 di calcio se ne intendeva. Anche in questo caso, prestò disinteressatamente la sua opera: perché Carlo Bigatto era un dilettante. L’unico dilettante che aveva saputo crescere, affermarsi e vincere nel professionismo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/carlo-bigatto.html -
Carlo Bigatto (I) - Calciatore e Allenatore
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CARLO BIGATTO https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Bigatto Nazione: Italia Luogo di nascita: Balzola (Alessandria) Data di nascita: 29.08.1895 Luogo di morte: Torino Data di morte: 16.09.1942 Ruolo: Centrocampista Altezza: 172 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: Il Dilettante Alla Juventus dal 1913 al 1931 Esordio: 12.10.1913 - Prima Categoria - Juventus-Libertas Milano 3-1 Ultima partita: 21.12.1930 - Serie A - Lazio-Juventus 2-1 249 presenze - 2 reti 2 scudetti Allenatore della Juventus 1934-1935 1 scudetto Carlo Bigatto (Balzola, 29 agosto 1895 – Torino, 16 settembre 1942) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo mediano. Viene indicato anche come Bigatto I per distinguerlo da Giorgio Bigatto, anch'egli calciatore juventino (nella stagione 1923-1924). Oltre al suo legame sportivo con la società bianconera, presiedette la sezione di bocce del club nei primi anni 1940. È scomparso nel 1942, all'età di 47 anni, dopo una lunga malattia. Carlo Bigatto Bigatto alla Juventus col suo caratteristico berretto Nazionalità Italia Altezza 172 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex mediano) Termine carriera 1931 - giocatore 1935 - allenatore Carriera Squadre di club 19??-1910 Junior ? (?) 1910-1913 Piemonte ? (?) 1913-1931 Juventus 249 (2) Nazionale 1925-1927 Italia 5 (0) Carriera da allenatore 1934-1935 Juventus Caratteristiche tecniche Giocatore Abile dribblatore e ottimo marcatore, era rinomato per la capacità di rubare palla con estrema facilità. Carriera Giocatore Club Iniziò a giocare nella Junior, squadra dilettantistica, per poi trasferirsi nel Piemonte di Torino. Nel 1913 passò ai concittadini della Juventus, con cui esordì diciottenne il 12 ottobre di quell'anno in una sfida contro il Racing Libertas di Milano, segnando nell'occasione quella che rimarrà la sua unica rete in maglia bianconera. Divenne presto noto alle cronache, da una parte per il caratteristico stile con cui scendeva in campo, indossando un cappello bianconero — «un copricapo con due alette che scendono fin sotto le orecchie» — che, unito «a due baffoni minacciosi», gli conferivano un singolare aspetto piratesco; e dall'altra per l'abitudine decisamente lontana dai canoni della vita di atleta, di arrivare a fumare anche 140 sigarette al giorno. Bigatto (in piedi, quarto da destra) nella Juventus 1920-1921 Per Bigatto, la cui attività primaria era quella di gestire un deposito di legname, il calcio era più che altro un modo per pubblicizzare la sua azienda, tanto che per mantenere «una condizione privilegiata che gli permetteva di fare quello che voleva», tra cui l'avere il vizio del fumo, per tutta la carriera mantenne lo status di dilettante rifiutando sempre di venire stipendiato dalla società juventina. Con il club torinese giocò inizialmente come centravanti. La sua carriera subì un brusco stop nel 1915, quando fu costretto ad arruolarsi con la brigata fanteria Pinerolo per andare a combattere nella Grande Guerra. Una volta tornato dal fronte, da qui in avanti venne schierato prettamente come centromediano. Primo uomo-simbolo del club bianconero, vi militò per oltre due decenni fino all'inizio degli anni 1930, divenendo con la fascia da capitano al braccio l'ideale trait d'union tra la Juventus dei fondatori e quella del Quinquennio d'oro: scese in campo per l'ultima volta il 21 dicembre 1930 contro la Lazio, all'età di 35 anni, prima di ritirarsi a causa di tendini ormai malandati. Nazionale Esordì con la maglia dell'Italia il 22 marzo 1925, sostituendo al 25' Ottavio Barbieri nella gara casalinga contro la Francia vinta dagli azzurri per 7-0. In seguito rappresentò la nazionale in altre quattro occasioni. Con Bigatto in campo la nazionale italiana non ha mai perso (4 vittorie e 1 pareggio). Allenatore Allenò la Juventus nell'annata 1934-1935, subentrando in dicembre all'esonerato Carlo Carcano, staccando a fine stagione l'Ambrosiana-Inter di 2 punti in classifica e portando i bianconeri a vincere il quinto scudetto consecutivo del cosiddetto Quinquennio d'oro; fu poi sostituito da Virginio Rosetta nell'annata successiva. In seguito fu anche dirigente dei torinesi. Palmarès Giocatore Campionato italiano: 2 - Juventus: 1925-1926, 1930-1931 Allenatore Campionato italiano: 1 - Juventus: 1934-1935 -
FILIPPO CASTOLDI https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Castoldi Nazione: Italia Luogo di nascita: Venaria Reale (Torino) Data di nascita: 01.01.1896 Luogo di morte: Torino Data di morte: 19.11.1965 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1913 al 1922 Esordio: 10.05.1914 - Prima Categoria - Juventus-Verona 4-1 Ultima partita: 11.03.1923 - Prima Divisione - Spezia-Juventus 1-0 7 presenze - 0 reti Filippo Castoldi (Venaria Reale, ... – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo terzino. Filippo Castoldi Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Carriera Squadre di club 1913-1922 Juventus 7 (0) Carriera Socio-calciatore della Juventus, Castoldi fece il suo esordio in bianconero contro il Verona il 10 maggio 1914 in una vittoria per 4-1, mentre la sua ultima partita fu contro lo Spezia il 30 ottobre 1921 in un pareggio per 2-2. Nella esperienza agonistica in bianconero collezionò 7 presenze.
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MARIO FIAMBERTI https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Fiamberti Nazione: Italia Luogo di nascita: Stradella (Pavia) Data di nascita: 10.09.1894 Luogo di morte: Feltre (Belluno) Data di morte: 31.08.1970 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1912 al 1913 Esordio: 10.11.1912 - Prima Categoria - Casale-Juventus 3-0 Ultima partita: 17.11.1912 - Prima Categoria - Juventus-Torino 0-8 2 presenze - 0 reti Mario Fiamberti (... – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Mario Fiamberti Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1912-1913 Juventus 2 (0) 1914-1915 Torino 6 (4) Carriera Fu un giocatore della Juventus per una sola stagione, in cui collezionò 2 presenze nella massima serie. Debuttò in campionato il 10 novembre 1912, in una partita conclusasi con la sua squadra battuta per 3-0 sul campo del Casale. Disputò la sua seconda gara il successivo 17 novembre: si trattò di un'altra sconfitta, contro il Torino per 8-0. Nel 1914 è ingaggiato dal Torino, club con cui ottiene il secondo posto nelle finali nazionali della stagione 1914-1915, interrotta a causa della Grande Guerra.
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UMBERTO COPASSO https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Copasso Nazione: Italia Luogo di nascita: Sagliano Micca (Biella) Data di nascita: 01.02.1895 Luogo di morte: Roma Data di morte: 16.01.1968 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1912 al 1913 Esordio: 03.11.1912 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 1-2 Ultima partita: 16.02.1913 - Prima Categoria - Juventus-Novara 3-0 5 presenze - 0 reti Umberto Copasso (Sagliano Micca, 1º febbraio 1895 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Umberto Copasso Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1912-1913 Juventus 5 (0) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus contro il Piemonte il 3 novembre 1912, mentre la sua ultima partita fu contro il Novara, il 16 febbraio 1913. Nella sua unica stagione bianconera collezionò cinque presenze ufficiali, più altre sei in incontri amichevoli. Nella stagione successiva si dedicò all'arbitraggio. Ottenuta la laurea, il 27 maggio 1929 entrò di ruolo al Ministero delle colonie in qualità di consigliere di governo, prima dislocato in Somalia e successivamente negli uffici di Roma.
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CHARLES COMTE https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Comte Nazione: Svizzera Luogo di nascita: - Data di nascita: 1892 Luogo di morte: - Data di morte: 1951 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1912 al 1913 Esordio: 19.01.1913 - Prima Categoria - Juventus-Pro Vercelli 0-4 Ultima partita: 23.02.1913 - Prima Categoria - Pro Vercelli-Juventus 3-0 5 presenze - 1 rete Charles Comte (1892 – 1951) è stato un calciatore, allenatore di calcio e giornalista svizzero, conosciuto come Comte I per distinguerlo dal fratello, giocatore del FC Genève nello stesso periodo. Charles Comte I Nazionalità Svizzera Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1910-1911 Servette ? (?) 1911-1912 Genoa 3 (5) 1912 Savona ? (?) 1912-1913 Juventus 5 (1) 1914-1915 Servette ? (?) 1919-1920 Urania Ginevra ? (?) Nazionale 1915 Svizzera 1 (0) Carriera da allenatore 1932-1933 Hyères Carriera Calciatore Club Cresciuto calcisticamente in Svizzera, giocò con il Servette nella Serie A 1910-1911 dove vinse il Girone Ovest ma, ottenne solo l'ultimo posto nel gironcino finale. Si trasferì al Genoa, in Italia nella stagione 1911-1912, dove in sole 3 presenze segnò ben 5 reti. L'esordio in rossoblu avvenne alla prima giornata di campionato, il 15 ottobre 1911, nella vittoria in trasferta per cinque ad uno contro la Juventus dove mise a segno una doppietta. Con il Grifone si piazzò al terzo posto della classifica del Torneo Maggiore. L'anno successivo, dopo aver partecipato alle amichevoli estive con la maglia del Grifone, passò dapprima al Savona ed a dicembre alla Juventus. Alla Juventus segna una sola rete, nel derby perso per otto a sei contro il Torino del 9 febbraio 1913 e, ottenendo con il club bianconero l'ultimo posto del girone piemontese del campionato 1912-1913. Terminata l'esperienza italiana tornò nel luglio 1914 al Servette, club con il quale conquistò la nazionale Svizzera e si piazzò al secondo posto della Serie A 1914-1915, perdendo la finale contro il Brühl St. Gallen. A Ginevra rimase sino al giugno del 1915. Nel 1919 passò al Fc Genève dove giunse al quinto posto del Girone Ovest della Serie A 1919-1920. Nazionale Comte vanta anche una presenza nella nazionale Svizzera. Giocò l'incontro amichevole che gli elvetici disputarono il 31 gennaio 1915 a Torino contro l'Italia. Il match terminò tre ad uno per gli azzurri. Allenatore Nella stagione 1932-33 allenò i francesi dell'Hyères Football Club, retrocedendo nella divisione regionale. Giornalista Negli anni a Ginevra, collaborò con il quotidiano genovese Secolo XIX come corrispondente dalla Svizzera.
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JACK BROWN https://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Brown Nazione: Scozia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1912 al 1913 Esordio: 19.01.1913 - Prima Categoria - Juventus-Pro Vercelli 0-4 Ultima partita: 23.02.1913 - Prima Categoria - Pro Vercelli-Juventus 3-0 5 presenze - 0 reti Jack Brown (Scozia, ... – ...) è stato un calciatore scozzese, di ruolo attaccante. Jack Brown Nazionalità Scozia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1912-1913 Juventus 5 (0) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus contro la Pro Vercelli il 19 gennaio 1913, in una sconfitta per 4-0, mentre la sua ultima partita fu contro il Novara il 16 febbraio 1913 in una vittoria per 3-0. Nella sua unica stagione in bianconero collezionò cinque presenze.
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WILLIAM AYERS https://it.wikipedia.org/wiki/Billy_Ayers Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Billy Alla Juventus dal 1912 al 1913 Esordio: 19.01.1913 - Prima Categoria - Juventus-Pro Vercelli 0-4 Ultima partita: 23.02.1913 - Prima Categoria - Pro Vercelli-Juventus 3-0 5 presenze - 4 reti Billy Ayers (... – ...) è stato un calciatore britannico, di ruolo attaccante. Billy Ayers Nazionalità Inghilterra Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1912-1913 Juventus 5 (4) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus contro la Pro Vercelli il 19 gennaio 1913 in una sconfitta per 4-0, mentre la sua ultima partita fu contro il Novara il 16 febbraio 1913 in una vittoria per 3-0 dove segnò una doppietta. Nella sua unica stagione in bianconero collezionò 5 presenze e 4 reti.
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FRANCESCO VARALDA https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Varalda Nazione: Italia Luogo di nascita: Pertengo (Vercelli) Data di nascita: 10.05.1895 Luogo di morte: Torino Data di morte: 16.11.1968 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Fortunello Alla Juventus 1912-1913, 1913-1914 e dal 1919 al 1921 Esordio: 03.11.1912 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 1-2 Ultima partita: 01.02.1920 - Prima Categoria - Modena-Juventus 0-1 25 presenze - 1 rete Francesco Varalda (Pertengo, 10 maggio 1895 – Torino, 16 novembre 1968) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Era noto come Varalda I per distinguerlo dall'omonimo compagno di squadra Rinaldo (Varalda II). Francesco Varalda Nazionalità Italia Calcio Ruolo Mediano Carriera Squadre di club 1912-1913 Juventus 7 (1) 1913 → Alessandria 0 (0) 1913-1914 Juventus 10 (0) 1914-1915 Vigor ? (?) 1919-1921 Juventus 8 (0) 1921-1923 US Torinese 20 (0+) 1923-1926 Torino 37 (0) 1927-1928 Casale 6 (3) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus contro il Piemonte il 3 novembre 1912 in una sconfitta per 2-1 dove segnò il suo primo e unico gol. Giocò anche, per un breve periodo, con l'Alessandria: non conta presenze in gare ufficiali, avendo disputato solamente gare amichevoli di preparazione al campionato 1913-1914.
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GIUSEPPE GIRIODI Non è facile, anche per chi la storia della Juventus conosce abbastanza bene – scrive Alberto Fasano su “Hurrà Juventus” del settembre 1981 – rievocare una figura come quella di Giriodi, recentemente scomparso alla veneranda età di 87 anni. Ma qualcosa di questo integerrimo e caparbio piemontese sapevamo; altri curiosi particolari li abbiamo appresi da Maccagno, il caro amico che rappresenta al momento, insieme a Paulucci, Novo e Masera, il depositario storico delle vicende juventine appartenenti agli inizi del secolo.Sfogliando le mie scartoffie dell’archivio bianconero, ho trovato per la prima volta il nome di Giriodi nel lontano 1912; e colgo l’occasione per segnalare immediatamente la lunghissima carriera di questo giocatore che indosso l’ultima sua maglia bianconera a Bologna l’8 marzo 1925: ben 14 anni di attività e di affettuosa solidarietà ai colori sociali. Nella gara di esordio, quando aveva appena compiuto 18 anni, ebbe come avversari i famosi campioni del Casale: Barbesino, Mattea, Gallina, Varese, Parodi e compagni. Era il 10 novembre del 1912. Se passiamo a esaminare la formazione del Bologna nell’ultima partita giocata da Giriodi, troviamo nomi altrettanto importanti, come quelli di Schiavio, Della Valle, Perin, Genovesi, Gianni e Giordani. Una degnissima cornice, dunque, per il commiato di Giriodi dal mondo del calcio.Era nato nel 1894. Aveva due fratelli, uno laureato in Economia e Commercio, l’altro deceduto in giovane età, appena 16 anni quando frequentava il secondo anno all’lstituto Tecnico Sommeiller. Giriodi, tanto per dimostrare le sue affettuose... preferenze per i colori juventini, sposò la signorina Marchis, sorella di due baldi giovanotti che già facevano parte delle riserve della Juventus. Dal matrimonio nacque una figlia che, a suo tempo, si innamorò di un ambizioso dirigente della Fiat. Ma Giriodi era titolare di un avviatissimo studio notarile e fece presente al pretendente che sarebbe stato meglio se invece di un dirigente-Fiat si fosse trattato di un notaio. Ebbene il signor Crosio non si perse d’animo, si mise nuovamente a studiare e prese il suo bravo diploma da notaio: così poté non solo sposare la figlia di Giriodi, ma rilevarne anche lo studio notarile.Ottimo come notaio, ottimo come giocatore di calcio. Iniziò come attaccante, mostrandosi abile in qualsiasi ruolo della prima linea; ma forse si distinse maggiormente quando venne utilizzato come mezz’ala destra, in una prima linea comprendente Grabbi (suo grandissimo amico) all’ala destra, Pio Ferraris centrattacco, Valerio Bona interno sinistro e Marchi I (detto «velivolo») all’ala sinistra. Questa formazione, della quale facevano parte anche il portiere Giacone e i famosi terzini Novo e Bruna, prese parte al campionato 1919-1920.Altri importanti giocatori che divisero con Giriodi gioie e delusioni di quell’epoca furono Masera, Varalda, Marchi II, Gallina; e poi Bigatto, Sesia, Combi, Gili, Sereno, Gallo, Barale; e poi, ancora, Rosetta, Munerati, Monticone, Gianfardoni, Viola, Pastore, alla vigilia della stagione 1925-1926 conclusasi con la conquista dello scudetto.Dotato di una tecnica eccellente, buon palleggiatore, atleta intelligente e buon tiratore, si può dire che Giriodi avesse solo una lacuna: la velocità. Giocava, infatti, con studiata lentezza: voleva ragionare ogni pallone e raramente ne sprecava uno. Era alto e quindi buon colpitore di testa. A proposito della testa: Giriodi lo potevi individuare in ogni parte del campo per il colore biondo-rossastro dei suoi capelli. E gli amici, proprio per quei capelli rossi, lo chiamavano «testa ‘nvisca››.Fu allievo ufficiale (e in quel periodo, per non incorrere in sanzioni, figurava nella formazione juventina sotto il nome di Laviosa...), e prese parte alla grande guerra 1915-18 come ufficiale degli alpini. Era un duro, un caparbio, ma un perfetto gentiluomo. Quanti lo conobbero ebbero sempre grande stima in Giriodi, notaio e giocatore della Juventus.VLADIMIRO CAMINITI DAL SUO LIBRO “JUVENTUS 70”Geppe Giriodi, eclettico giocatore della Juventus che nel campionato edizione 1914 finisce quarta assoluta, è sottotenente degli alpini... Naturalmente è partito volontario. Ha diciotto anni.Sono i diciotto anni di un’Italia lontana. Non propriamente remota come testimoniano genitori e nonni, ma rara come i baffi di una volta, che brillavano di virile fierezza per un’Italia con la maiuscola che soffriva per esserlo, come oggi soffrono di nostalgia Vittorio Pozzo e Geppe Giriodi. Gli alpini...Il notaio Geppe Giriodi accoglie il cronista nel suo studio.Dapprima lo fa aspettare in anticamera una mezzoretta; e nell’anticamera ci arriva la voce baritonale, ben costruita, discretamente ampollosa del notaio Giriodi che sta strapazzando la sua segretaria.Nella penombra dell’anticamera ogni cosa vive di questa voce; una presenza immanente; mi sembra che ogni mio movimento possa essere misteriosamente captato. Sto seduto in poltrona, un po’ indispettito, un po’ incuriosito, un po’ intimidito. Ma immobile.E finalmente: «Si può accomodare...» La signorina, un tipo di segretaria all’antica, con molti angoli, mi fa strada. Eccomi nello studio dell’eroe bianconero, Giriodi ex capitano degli alpini di un’Italia che si fabbricava combattendo all’arma bianca, e volavano stampelle, e le granate nemiche spaccavano in due l’eroe, ma non il suo ideale.Non si capacita. Seduto alla scrivania mi squadra, mi pesa. Debbo pesare molto poco al suo occhio vagamente ceruleo che luccica come la pelata. Le serrande sono abbassate; fuori c’è un pallido sole, dentro c’è la penombra... Il notaio ha lineamenti duri, accigliati.«Cosa vuole sapere? Che è venuto a fare? Io non voglio occuparmi più di niente... Io non debbo nulla a nessuno, e nessuno deve niente a me... Non cerco gli altri, non cercate me...»È un cicchettone. Lo subisco con umiltà.«Ogni domenica mi faccio settecento metri di dislivello, lo sa? Ho settantadue anni, le pare che li dimostri?»Si leva in piedi. Diritto, anche lui pieno di angoli. È un vecchio rubizzo, il ritratto della salute alpina e incavolata. Ripiomba sulla scrivania, mi squadra.«No, no, non ci siamo... Io appartengo a un mondo che ritrovo soltanto lassù, questo non è il mondo vero, quello giusto, voglio dire... Questo è sbagliato, lassù si sta in pace, non ci sono uomini vili, che servono, che si compromettono, oggi tutti servono e si compromettono... Io non mi sono mai compromesso...»Tacciamo.«E poi, come posso ricordare? Sono cose di un’epoca remotissima, ero stato uno dei primi al corso allievi ufficiali. Il 1° gennaio 1913 ero già sotto le armi, nel marzo 1914 ho finito il servizio militare, ma scoppia la guerra e vado volontario... Ottobre 1919 sono ferito a Montenero...»«E la Juventus?» diciamo.«La Juventus? Era essenzialmente studentesca e infarcita di letture patriottiche. Chi ha tirato nella Juventus l’elemento studentesco è stato Dalmazzo, Benigno Dalmazzo, morto in guerra... Io, Dalmazzo e Curto abbiamo formato le prime squadre di boys... In quell’epoca pagavamo di tasca nostra, sei lire all’anno per essere soci... Scarpe, pantaloni, maglie tutto ci pagavamo. Era vero dilettantismo...»S’interrompe. Il suo occhio è più ceruleo che mai.«Non vado più alla Juventus da quella volta che la vidi perdere... La squadra del mio cuore è la Juventus...»«Avrà qualche suo ricordo? Giornali dell’epoca?...»«Oggi il calcio è diventato una cosa importante, allora nei giornali c’erano angolini piccolissimi riservati al calcio... Con la nostra quota di soci avevamo diritto ad assistere alle partite dai posti di parterre... In campo ci battevamo. Non guardavamo il pericolo... A Genova contro la Sampierdarenese una volta mi buscai un calcio all’occhio destro... A momenti ci rimetto l’occhio... Ho vomitato anche l’anima da Genova a Torino... Quando ero sotto le armi scappavo per andare a giocare... Che Juve quella, e Bona che capitano! Una grinta furiosa, ma anche il rispetto del valore avversario, del regolamento... C’è sempre una giustizia superiore... Il referee veniva rispettato... Io ero riflessivo, Pio Ferraris era tutto fuoco... Una volta ho preso uno schiaffo da Soldero del Milan... Uno schiaffone...»Giriodi ha ritrovato qualcosa. Che cos’è? Uno schiaffone. Pure uno schiaffone può essere rimpianto... La pelle della faccia di Giriodi è pelle di montanaro. Non la scalfiscono i ghiaccioli, non la offende il gelo. A settantadue anni tutte le domeniche settecento metri di dislivello, ce lo siamo scordati? No. È un vecchio rubizzo e ferrigno. Non si sa esattamente che tipo d’uomo sia, che uomini fossero quegli alpini, dentro le nicchie scavate nella roccia, che difendevano i confini della patria, pallidi magri spettrali ma uomini...«Lei vuole sapere come reagii allo schiaffone?»Mi guarda. Sorride. È un trionfo alpino questo sorriso di Giriodi.«Riuscii a dominarmi, mi irrigidii sull’attenti alzando il braccio per richiamare l’attenzione del referee... Soldero era un piccolotto, lo avrei potuto stendere, ma nella vita è importante sapersi controllare, quando il giudizio non spetta a te... Ricordo una volta che Bona fece annullare un calcio di rigore già accordato...»«Dall’arbitro?»«L’arbitro aveva interpellato il linesman...»«Linesman?»«Oggi si dice segnalinee... Erano dubitosi... Bona che era stato mandato per le terre disse che era tutta colpa sua... Insomma, il rigore accordato fu ritirato... Ora mi ricordo, si giocava a Milano contro l’Unione Milanese; mi pare che finì in pareggio...»«In quale campionato?»«Doveva essere nel 1914... Fu d’inverno... Di preciso ricordo quando come capitano degli alpini avevamo formato la squadra del reggimento e giocavamo e vincevamo tutte le partite... Ne vincemmo sette di seguito... Soltanto l’Alessandria riuscì a batterci. Ma questo successe dopo, era già finita la guerra... Quello che posso ricordare io non conta niente, non ha importanza, non sono stato nessuno, un giocatore come me oggi tecnicamente giocherebbe in terza serie, ma era lo spirito che contava, quella Juventus aveva volontà, irruenza, chi batteva la Juventus se lo era meritato, erano tempi puliti, onesti, questo voglio dire. Oggi tutto è cambiato... Ed io non voglio sentire di questi tempi, tutti sono compromessi, nessuno è libero di pensare quel che vuole, io ho mantenuto la mia libertà, non debbo niente a nessuno, domenica mi sono fatto settecento metri di dislivello, ho settantadue anni, è un piacere sentire il fisico che risponde, tutto come allora, quando ero capitano degli alpini...».Il papà di Geppe Giriodi era professore di matematica e non apprezzava la attività calcistica del figlio. Quelli che al calcio danno un valore affatto matematico sono serviti. Non soltanto professori di greco e latino anche i matematici dissentono del pedestre football. Che però è già, nel 1914, un fatto popolare e passionale.Il notaio si accorse della mia esistenza dopo quella serie di cicchettoni al mondo cui appartenevo: il suo occhio ceruleo cominciò a brillare di luce riflessa. Avendogli detto che ero siciliano pronunziò nella penombra gelosa del suo studio, un panegirico dell’isola e dei suoi figli.«Ci sono stato, ci sono stato con mia moglie, formidabile terra, ma mi creda non vale i settecento metri di dislivello che mi faccio tutte le domeniche…».Mi ha dato quattro quadernetti.Raccontano dell’epoca eroica della Juventus. Su ogni copertina l’emblema bianconero. Contengono ritagli de La giornalaccio rosa dello Sport, La Stampa Sportiva e altri giornali dell’epoca. Riguardano la rinascita bianconera dopo la paura del 1913 con una serie di vittorie fondamentali.«Mi scusi se tengo le serrande abbassate; questa luce non mi piace, è la luce sporca della città… La luce della montagna è pura e illibata, come le stelle e la neve, ma io le sembrerò un matto… Voi giovani di oggi non capite questi discorsi, già vi divertite diversamente dai nostri tempi…».Oggi beatles per le strade e uragani di musica ye ye. Il vuoto degli ideali, la disperazione di Marylin che si ammazza per troppo amore e denaro e grattacieli e smog e ululato di traffici. Lanciati nelle auto si campa e si muore tra un’autostrada e l’altra. Una coppa di champagne, un dimenamento e un urlo. Questo il mondo d’oggi, la gioventù d’oggi. È l’opinione di Giriodi, al quale lo spettacolo della gioventù capellona non dice niente; non dice francamente molto nemmeno a noi, ma c’è, e non si può ignorare, propone suoi problemi. Un vuoto da riempire, in tutti gli istanti.Non era così all’epoca di Giriodi giocatore. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/giuseppe-giriodi.html
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GIUSEPPE GIRIODI https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Giriodi Nazione: Italia Luogo di nascita: Rivoli (Torino) Data di nascita: 13.10.1894 Luogo di morte: Buttigliera Alta (Torino) Data di morte: 21.07.1981 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Geppe - Testa 'Nvisca Alla Juventus dal 1912 al 1915 e dal 1919 al 1925 Esordio: 10.11.1912 - Prima Categoria - Casale-Juventus 3-0 Ultima partita: 08.03.1925 - Prima Divisione - Bologna-Juventus 2-1 86 presenze - 28 reti Giuseppe Giriodi, detto Geppe (Rivoli, 13 ottobre 1894 – Buttigliera Alta, 21 luglio 1981), è stato un notaio e calciatore italiano, di ruolo attaccante o mediano. Giuseppe Giriodi Giriodi con la maglia della Juventus Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante, mediano Carriera Squadre di club 1912-1915 Juventus 23 (12) 1919-1925 Juventus 63 (16) Biografia Figlio di un professore di matematica, Giriodi si diplomò all'istituto tecnico Sommeiller di Torino. Frequentò per un anno la scuola ufficiali dell'esercito, prendendo i gradi di sottotenente. Durante la Grande Guerra partì come volontario al fronte con la qualifica di ufficiale degli alpini. Si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Torino nel 1921, laureandosi il 14 luglio del 1925 con una tesi su L'intervento dello Stato in materia di assicurazione. Ottenne l'abilitazione notarile e, tramite questa professione, legò ulteriormente se stesso all'amata Juventus, poiché ne fu il notaio. Carriera Calciatore Entrato già nel 1910, a sedici anni, nelle formazioni minori, fece il suo esordio con la Juventus contro il Casale il 10 novembre 1912 in una sconfitta per 3-0. Il primo dei suoi gol avvenne contro la Nazionale Lombardia il 23 novembre 1913, mentre la sua ultima partita fu contro il Bologna l'8 marzo 1925 in una sconfitta per 2-1. Cominciò come attaccante grazie alla sua buona tecnica, arretrò in un secondo tempo a mediano, a causa della sua ridotta rapidità. Nelle sue nove stagioni bianconere, collezionò 86 presenze e segnò 28 reti di cui una su rigore. Durante la Grande guerra dovette sospendere l'attività agonistica, ma riuscì comunque a disputare la coppa Federale del 1915 celandosi dietro al cognome fittizio di Laviosa. A causa dei capelli rossi che si stagliavano in campo grazie all'altezza, veniva anche soprannominato "Testa 'nvisca".
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ROBERTO CASELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Caselli Nazione: Italia Luogo di nascita: Luserna Frugarolo (Alessandria) Data di nascita: - Luogo di morte: Gjerbës (Albania) Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1912 al 1913 Esordio: 24.11.1912 - Prima Categoria - Novara-Juventus 3-3 1 presenza - 0 reti Roberto Caselli (Frugarolo, ... – Kuči, 24 luglio 1918) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Roberto Caselli Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1913 Carriera Giovanili Juventus Squadre di club 1912-1913 Juventus 1 (0) Biografia Figlio di Federico, medico condotto di Frugarolo. Venne assegnato il 23 settembre 1915 all'artiglieria da campagna e morì a Gjerbës verso la fine della Grande Guerra. Carriera Fu un giocatore della prima squadra della Juventus per una sola stagione, in cui collezionò una sola presenza contro il Novara il 24 novembre 1912, partita terminata con un pareggio per 3-3.
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AUGUSTO ARIONI https://it.wikipedia.org/wiki/Augusto_Arioni Nazione: Italia Luogo di nascita: Montevideo (Uruguay) Data di nascita: 28.08.1891 Luogo di morte: Montevideo (Uruguay) Data di morte: 05.09.1971 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: Gringo Alla Juventus dal 1912 al 1914 Esordio: 03.11.1912 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 1-2 Ultima partita: 21.06.1914 - Prima Categoria - Genoa-Juventus 4-1 25 presenze - 0 reti Augusto Arioni (Montevideo, 28 agosto 1891 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Era noto come Arioni I, per distinguerlo da altri due calciatori del Torino, Egidio o Arioni II e Enrico o Arioni III. Augusto Arioni Arioni I (in piedi, primo da sinistra) nella Juventus della stagione 1913-1914 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Carriera Squadre di club 1910-1912 Torino 20 (2) 1912-1914 Juventus 25 (0) Carriera Iniziò la carriera agonistica, giocando come mediano, nel Torino, club con cui esordì nella sconfitta per 3-2 contro l'Andrea Doria il 9 aprile 1911. Nelle due stagioni di militanza granata, ottenne come miglior risultato il terzo posto nella classifica finale della Prima Categoria 1910-1911. Nel 1912 passa alla Juventus, con cui fece il suo esordio contro il Piemonte Football Club il successivo 3 novembre in una sconfitta per 2-1, mentre la sua ultima partita fu contro il Genoa il 21 giugno 1914 in una sconfitta per 4-1. In due stagioni in bianconero collezionò 25 presenze senza segnare, giocando come terzino destro.
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ROSOLINO MONTANO https://it.wikipedia.org/wiki/Rosolino_Montano Nazione: Italia Luogo di nascita: Cairo Montenotte (Savona) Data di nascita: 22.12.1896 Luogo di morte: Cairo Montenotte (Savona) Data di morte: 23.11.1942 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1912 al 1915 Esordio: 19.11.1913 - Prima Categoria - Juventus-Pro Vercelli 0-4 Ultima partita: 18.10.1914 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 8-1 34 presenze - 52 reti subite Rosolino Montano (Cairo Montenotte, 22 dicembre 1896 – Cairo Montenotte, 23 novembre 1942) è stato un calciatore italiano, di ruolo portiere. Rosolino Montano Montano (in piedi, al centro) nella Juventus della stagione 1913-1914 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 1915 Carriera Squadre di club Juventus 1912-1915 Juventus 34 (-52) Biografia Nato a Cairo Montenotte da Giovanni Battista, professore e da Braccino Enrichetta oppure, secondo l'archivio storico dell'Università di Torino, a Torino si iscrive nel 1914 alla facoltà di Giurisprudenza, laureandosi nel 1921. Presta servizio militare nella Grande guerra come sottotenente nell'arma del genio, arma in cui rimase ufficiale di complemento fino almeno al 1933, specializzazione ferrovieri. Carriera Fece il suo esordio a sedici anni con la Juventus contro la Pro Vercelli il 19 gennaio 1913 in una sconfitta per 4-0, mentre la sua ultima partita fu contro il Piemonte Football Club il 18 ottobre 1915 in una vittoria per 8-1. In tre stagioni in bianconero collezionò 26 presenze e subì 40 reti.
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GIORGIO TURIN https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Turin Nazione: Italia Luogo di nascita: Luserna San Giovanni (Torino) Data di nascita: 20.05.1891 Luogo di morte: Luserna San Giovanni (Torino) Data di morte: 01.01.1983 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1911 al 1912 Esordio: 08.10.1911 - Prima Categoria - Torino-Juventus 2-1 Ultima partita: 14.01.1912 - Prima Categoria - Milan-Juventus 8-1 8 presenze - 0 reti Giorgio Turin (Luserna San Giovanni, 20 maggio 1891 – Luserna San Giovanni, 1º gennaio 1983) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Giorgio Turin Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1911-1912 Juventus 8 (0) Carriera Fece il suo esordio con la Juventus contro il Torino nel Derby della Mole l'8 settembre 1911 in una sconfitta per 2-1, mentre la sua ultima partita fu contro il Milan il 14 gennaio 1912 in una sconfitta per 8-1. Nella sua unica stagione bianconera collezionò otto presenze in campionato e due in amichevoli.
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FRANCESCO RAVANO https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Ravano Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 05.06.1890 Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1911 al 1912 Esordio: 22.10.1911 - Prima Categoria - Andrea Doria-Juventus 0-4 1 presenza - 0 reti Francesco Ravano (Genova, 5 giugno 1890 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista ed attaccante. Francesco Ravano Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista e attaccante Termine carriera 1912 Carriera Squadre di club 1904-1905 Andrea Doria 1 (0) 1908-1910 Genoa 6 (1) 1911-1912 Juventus 1 (0) Carriera Partecipò con l'Andrea Doria alla Prima Categoria del 1904. Con i doriani fu eliminato dal Milan durante le eliminatorie della Lombardia e Liguria a causa della sconfitta patita contro i rossoneri per 1-0 del 6 marzo 1904. La stagione seguente gioca in Palla Dapples due incontri contro il Milan. Successivamente militò nel Genoa tre stagioni. La prima stagione non vide la partecipazione dei rossoblu al campionato poiché la Federazione decise di riservare il massimo torneo italiano alle squadre senza stranieri ed il Genoa per protesta non vi partecipò limitando l'attività agonistica alle competizioni Challenge diffuse all'epoca come la Palla Dapples e la Coppa Goetzlof. Nella stagione seguente, rientrata la protesta, fu grazie ad una rete che il Genoa eliminò l'Andrea Doria durante le eliminatorie della Liguria. In quell'anno raggiunse con il suo sodalizio le semifinali liguri-piemontesi, venendo eliminato dalla Pro Vercelli. L'annata seguente raggiunse con i rossoblu il quarto posto della classifica finale. In rossoblu disputò anche due partite di Palla Dapples. Nella Prima Categoria 1911-1912 militò nella Juventus, ottenendo con i bianconeri l'ottavo posto del Torneo Maggiore, giocando come avanti nella vittoriosa trasferta per 4-0 dei torinesi contro l'Andrea Doria del 22 ottobre 1911.
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ARTHUR MEILLE Campionato 1911-12, girone ligure-lombardo-piemontese. La Juventus che debutta l’8 ottobre 1911 contro il Torino schiera a mezzala sinistra il francese Arturo Meille, uno dei più tecnici di quella formazione ancora lontana dai vertici nazionali. Meille ci sa fare, segna il goal del pareggio il 12 novembre contro l’U.S. Milanese e si ripete il 3 dicembre nel 2-2 con il Casale. Non basterà a evitare un mediocre ottavo posto. Non ha lasciato traccia, travolto dal dilettantismo estremo dei tempi, che lo dirottarono, già l’anno dopo, chissà dove e chissà come. PRINCIPIO PAOLINO, DA SPAZIOJ.IT DEL 26 GIUGNO 2016 Non è stato Meille il primo francese della Juve! Il dubbio mi è venuto leggendo le formazioni di un’amichevole di beneficenza (pro caduti campagna d’Africa) del 24 dicembre 1911 tra una mista Juve-Toro e i calciatori stranieri di Torino, finita 1-1: come mai Arthur Meille è schierato con gli italiani? Non è stato lui il primo francese a indossare la maglia della Juventus? Ebbene no, Arturo Meille era italianissimo. “Persona retta, affabile, signore d’altri tempi”, commenta chi ha avuto modo di conoscerlo. E non poteva essere altrimenti, considerando anche il suo albero genealogico, che peraltro ci consente di comprendere gli equivoci riguardanti la sua nazionalità. Arturo era nato dall’unione tra William Guglielmo Meille, pastore valdese, e Lina Peyrot, i quali fondarono l’istituto per malati incurabili “Rifugio Re Carlo Alberto”. Era l’ultimo dei loro quattro figli, arrivato dopo Luigi (medico), Davide e Maria (diaconessa). Suo padre era nativo di Torino, sua mamma di San Giovanni, ora Luserna San Giovanni. Dal canto suo, Arturo Meille era nato anch’egli a Luserna San Giovanni, il 15 agosto 1892, e morì il 7 dicembre 1977 a Torre Pellice, dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita presso la “Casa delle Diaconesse”. Aveva sposato la signora Maria la quale – ironia della sorte – di cognome faceva Granata, e dal loro matrimonio non erano nati figli. Sempre a Luserna ora riposa, accanto alla moglie. La lingua francese era utilizzata comunemente dalla popolazione valdese, e soprattutto nelle famiglie della borghesia come quella dei Peyrot-Meille (i Peyrot erano i più ricchi proprietari terrieri della Val Pellice, mentre i Meille erano di origine più modesta ma rappresentavano l’élite di pastori alla guida della Chiesa valdese dell’epoca), ed era anche la lingua del culto e dei registri di battesimo: per questo motivo i personaggi, benché italiani e senza alcuna origine d’oltralpe, venivano citati indifferentemente con le due forme del nome. Sempre chi lo ha conosciuto, ci testimonia che è vissuto a Roma, in via di Santa Melania, fino al 1974. E tra l’altro la RSSSF, fondazione internazionale dedicata alla raccolta di dati statistici sul calcio, riporta una sua militanza nella stagione 1913-1914 proprio nella Roma. Su Wikipedia possiamo invece leggere che “Passò al FBC Roma nel 1912 divenendo un punto di forza del club capitolino. Si presentò ai giallorossi prima di un’amichevole contro la Fortitudo. Il club aveva già contattato un giocatore irlandese ma un rapido provino convinse i dirigenti del FBC Roma a ingaggiarlo, Meille ripagò subito la fiducia segnando le 4 reti con cui il Roman vinse la partita. In seguito fu anche capitano della prima rappresentativa Romana che sconfisse l’Andrea Doria in un incontro del 1912, giocò nonostante avesse ricevuto un duro colpo sul volto e avesse il labbro sanguinante. Durante la Grande Guerra, Meille tornò alla Juventus, con cui disputò alcuni incontri amichevoli”. Già, in particolare giocò un match valevole per la Coppa Federale del 1915-16, vinto dalla Juve per 4-2, quando segnò ai… granata una doppietta di pregevole fattura. Insomma, a quanto pare Arturo Meille era un gentiluomo con i piedi educati, che però non può essere considerato l’antenato di Platini, di Zidane o di Pogba: per vedere il primo francese alla Juventus si è dunque dovuto aspettare il 1964, con l’arrivo della “folgore” Nestor Combin. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/arturo-meille.html
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ARTHUR MEILLE https://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Meille Nazione: Italia Luogo di nascita: Luserna San Giovanni (Torino) Data di nascita: 15.08.1892 Luogo di morte: Torre Pellice (Torino) Data di morte: 07.12.1977 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Arturo Alla Juventus dal 1911 al 1912 Esordio: 08.10.1911 - Prima Categoria - Torino-Juventus 2-1 Ultima partita: 07.01.1912 - Prima Categoria - Juventus-Andrea Doria 0-1 11 presenze - 2 reti Arthur Meille, noto anche con il nome italianizzato in Arturo (Luserna San Giovanni, 15 agosto 1892 – ...), è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Arthur Meille Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1911-1912 Juventus 11 (2) 1912-1914 Roman ? (?) 1915 Juventus 0 (0) Carriera Ultimogenito del pastore valdese William Meille e di Lina Peyrot, fece il suo esordio con la Juventus contro il Torino nel Derby della Mole l'8 settembre 1911 in una sconfitta per 2-1, mentre la sua ultima partita fu contro l'Andrea Doria il 7 gennaio 1912 in una sconfitta per 1-0. Nella sua unica stagione ufficiale bianconera totalizzò 11 presenze e 2 reti. Passò al FBC Roma nel 1912 divenendo un punto di forza del club capitolino. Si presentò ai giallorossi prima di un'amichevole contro la Fortitudo. Il club aveva già contattato un giocatore irlandese ma un rapido provino convinse i dirigenti del FBC Roma ad ingaggiarlo, Meille ripagò subito la fiducia segnando le 4 reti con cui il Roman vinse la partita. In seguito fu anche capitano della prima rappresentativa Romana che sconfisse l'Andrea Doria in un incontro del 1912, giocò nonostante avesse ricevuto un duro colpo sul volto ed avesse il labbro sanguinante. Durante la Grande Guerra, Meille tornò alla Juventus, con cui disputò alcuni incontri amichevoli.
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VALERIO BONA Esistono due strade per arrivare al goal: la potenza e l’astuzia. Non ci sono dubbi nell’affermare che Bona, per struttura fisica e per carattere, aveva saputo individuare la prima strada per segnare. Ogni attaccante possiede una sua particolarità, una sorta di accento personale che va a posarsi su questa o quella sillaba delle parole che compendiano il suo periodo di gioco. In Valerio Bona questo accento poteva essere individuato e collocato sulla parola rapidità e consisteva in quella specie di raptus agonistico che, in un determinato e fugace frangente di gioco, gli indicava la via più corta e più svelta per arrivare alla rete.Attivo nell’industria laniera italiana, fu Grand’Ufficiale e Commendatore della Corona d’Italia oltreché Cavaliere di San Silvestro. Fu inoltre ufficiale dell’esercito italiano. Durante la prima Guerra Mondiale fu d’istanza al fronte dal 1916 al 1918, distinguendosi in alcune azioni particolarmente significative sull’altopiano della Bainsizza, che gli valsero una medaglia di bronzo al valor militare e la Croce al Merito. Giocò nella Juventus per un decennio, dal 1911 al 1921, realizzando quarantaquattro reti.Come atleta, Bona non temeva rivali; possedeva una muscolatura potente, spalle larghe, torace taurino, gambe brevi e tozze, rese ipertrofiche dal costante esercizio del calciare quei palloni pesanti che si usavano ai suoi tempi. I muscoli possenti, a larga sezione, gli consentivano uno scatto relativo a dir poco bruciante, con strabilianti anticipi sul centromediano adibito al controllo. Lo stile di corsa, malgrado la mole, era corretto al punto da consentirgli atteggiamenti stilistici dei più rari. Giocava con una determinazione eccezionale, in ogni gara duramente combattuta veniva alla ribalta come un cavaliere antico, duro e spigoloso, mai vinto.Sui terreni allentati si ergeva a protagonista assoluto; in una partita del campionato 1913-14, disputata l’8 febbraio su un campo reso pesante da una precedente nevicata, riuscì a segnare ben cinque delle nove reti finite alle spalle del portiere del Como. Fu quella una stagione memorabile per il fromboliere juventino: segnò due goal all’Internazionale, due alla Libertas, due al Milan, due al Novara, cinque al Como, uno al Vicenza, uno al Genova, uno al Verona Hellas, e uno all’U.S. Milanese.Era l’autentico spauracchio dei portieri avversari, con quella sua grinta incredibile e con quei suoi mutandoni che gli arrivavano sino alle ginocchia! Si raccontava che in una partita, tirò con tale violenza un calcio di rigore che il pallone, rimbalzato sull’asta di ferro che sostiene la rete, colpì alla schiena il portiere, il quale cadde svenuto.Soprannominato Zio Bomba, è ricordato per un episodio di stupefacente lealtà sportiva: il 22 febbraio del 1914, la Juventus gioca a Milano contro l’U.S. Milanese. Bona cade a terra dopo un urto con un difensore e l’arbitro Goetzloff decreta il rigore. Per uno scrupolo che oggi senz’altro fa sorridere, il direttore di gara ha un dubbio e chiede proprio a Bona se il rigore sia giusto. Bona è il rigorista della Juventus, la tentazione è tanta. Ma risponde candidamente che no, la colpa è sua, è lui che ha travolto il terzino. La partita finisce 0-0, Bona non esce dal campo pentito per la sua lealtà. Un segno distintivo di onestà cristallina che contribuisce a rendere mitica la Juventus. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/10/valerio-bona.html
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VALERIO BONA https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Valerio_Bona Nazione: Italia Luogo di nascita: Carignano (Torino) Data di nascita: 13.07.1894 Luogo di morte: Buenos Aires Data di morte: 11.03.1971 Ruolo: Attaccante Altezza: 170 cm Peso: 70 kg Soprannome: Zio Bomba Alla Juventus dal 1911 al 1915 e dal 1919 al 1921 Esordio: 08.10.1911 - Prima Categoria - Torino-Juventus 2-1 Ultima partita: 23.01.1921 - Prima Categoria - Novara-Juventus 3-0 66 presenze - 48 reti Lorenzo Valerio Bona (Carignano, 13 luglio 1894 – Buenos Aires, 11 marzo 1971) è stato un calciatore e dirigente d'azienda italiano, di ruolo attaccante. Attivo nell'industria laniera italiana, fu Grand'Ufficiale e Commendatore della Corona d'Italia oltreché Cavaliere di San Silvestro. Fu inoltre ufficiale dell'esercito italiano e calciatore della Juventus. Lorenzo Valerio Bona Bona (al centro) nella Juventus del 1913-1914 Nazionalità Italia Altezza 170 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Ataccante Carriera Squadre di club 1911-1915 Juventus 44 (29) 1919-1921 Juventus 15 (15) Biografia Lorenzo Valerio Bona (meglio conosciuto solo come Valerio Bona) era figlio dell'industriale Valerio Massimo Bona (1851-1898) - di famiglia originaria di Sordevolo - e di Federica Cassinis (1866–1958). Il padre morì quando Valerio aveva quattro anni. Diplomato al liceo classico, fu precocemente avviato al mondo del lavoro; da giovane svolse un'esperienza internazionale nelle fabbriche di Mulhouse. Con il fratello Gaspare Bona (1895–1940) si trovò ben presto a gestire la ditta paterna, il Lanificio "Valerio ed Eugenio fratelli Bona" di Carignano, specializzato in pannilana di qualità, fondato dal padre e dallo zio sul sito dell'ex monastero delle Monache Clarisse di Carignano (presso Torino). Messi da parte gli studi umanistici, per i quali si sentiva portato, si dedicò in gioventù al calcio, divenendo in breve un valido protagonista degli anni d'oro del Juventus Football Club, come centravanti, disputando 59 partite (44 reti) in Prima Categoria tra il 1911 e il 1921. Beniamino dei tifosi che gli diedero lo pseudonimo di Zio Bomba per la sua irruenza e la potenza di tiro. Durante la Prima guerra mondiale Valerio fu al fronte dal 1916 al 1918, distinguendosi in alcune azioni particolarmente significative sull'altopiano della Bainsizza, che gli valsero una medaglia di bronzo al valor militare e la croce al merito. Tornato alla vita civile, si dedicò con il fratello e con Lorenzo Delleani ad una grande operazione di ampliamento della fabbrica con ristrutturazione degli impianti e nuove costruzioni (tra 1920 e 1926) (disegnate dall'architetto Giuseppe Momo), che comportò, pur in una fase crescente di produzione, notevoli costi di ammortamento. Della Società V. E. Fratelli Bona facevano parte, oltre a Valerio e Gaspare, anche Lorenzo Delleani (da non confondere con il più noto pittore, suo parente), ed un cugino di questi, Federico Maggia (n. 1893). Nonostante il grave momento successivo al crollo della Borsa di Wall Street dell'ottobre 1929, la ditta veleggiò in ottime acque sino alle sanzioni dei governi esteri nei confronti dell'Italia del 1935, accumulando notevole ricchezza, che le permise di affrontare i momenti difficili della guerra con una certa sicurezza. Tra i vari settori, risultò particolarmente positivo l'affiancamento, con produzione di tessuti di rivestimento interno, alla crescente industria dell'auto. Il 28-29 novembre 1929 fece parte della delegazione italiana alla Conferenza Internazionale Laniera di Bradford, assieme ad Oscar Giudici, Daniele Schneider, Leopoldo Halenke, Ermanno Rivetti e Roberto Dodi. Gli anni Trenta. Valerio Bona e il mondo della cultura Affascinato dal mondo dell'arte e delle lettere, poeta lui stesso (secondo una affermazione di Angiolo Biancotti in Plastici, 1930), Valerio Bona conobbe negli anni Venti il letterato spezzino Ettore Cozzani, e fu uno dei finanziatori della rivista «L'Eroica», diretta da Cozzani stesso. Nel mondo di artisti gravitante attorno alla rivista milanese, l'industriale stabilì alcuni contatti destinati a maturare, e contribuì lui stesso alla rivista con recensioni, firmandosi "Uno qualunque", oppure con le iniziali "L.V.B.". Nel 1927 all'asta dell'Opera Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra svoltasi alla Galleria Pesaro di Milano, Bona acquistò un'opera del tutto particolare, una serie di fotografie dei disegni della Via Crucis di Gaetano Previati ritoccate e ridisegnate dall'autore, prontamente pubblicate da Cozzani su «L'Eroica». Esposta nel 1928 in una mostra a Carignano, la Via Crucis di Previati rimase presso la famiglia sin verso il 1968. Negli stessi anni strinse amicizia con lo scultore genovese Eugenio Baroni, l'autore del monumento a Garibaldi di Quarto dei Mille, anch'egli legato a Cozzani (che gli dedicherà più pagine sulla sua rivista), di cui divenne anche mecenate. Negli anni 1930-31, Valerio Bona fece decorare il suo studio privato ed un locale adiacente della sua villa di Carignano (villa Provana del Sabbione) da Adalberto Migliorati, pittore di Perugia prediletto da Cozzani, che, aiutato dal fratello Viero Migliorati, vi rappresentò soggetti tratti dalla saga dei Nibelunghi (in omaggio alle predilezioni wagneriane del committente) alternate a soggetti religiosi, compreso un notevole Sposalizio della Vergine, celebrazione neoquattrocentesca della propria storia famigliare, dove sono rappresentati tutti i componenti della famiglia Bona. Cozzani pubblicherà immediatamente sulla sua rivista i dipinti, e, nel 1940, stamperà per conto di Valerio un volume di scritti e memorie su Valerio Massimo Bona. Nel 1938 Valerio fece costruire sulla collina di S. Vito in strada Revigliasco a Torino, una villa fastosa (villa Primosole), disegnata dall'ingegner Ezio Lorenzelli, affrescata da Viero ed Adalberto Migliorati, e per la quale il disegnatore di giardini e paesaggista toscano Pietro Porcinai, con il socio designer Maurizio Tempestini, realizzò il giardino, in parallelo con quello della villa di Federico Maggia, socio a sua volta di Valerio alla V.E. Fratelli Bona. A partire dal 1935 Valerio Bona seguì con attenzione lo svolgimento del concorso per il Monumento ad Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, in Torino, schierandosi con tutta la forza del suo ruolo dalla parte del bozzetto di Eugenio Baroni, che risulterà alla fine vincitore, dopo un durissimo testa a testa con Arturo Martini. Tutte le associazioni degli ex combattenti, ed in particolare l'Arma di Artiglieria, a cui Bona apparteneva, fecero pressioni perché vincesse lo scultore genovese. Morto precocemente Baroni il 25 giugno 1935, per legato testamentario fu Bona, come procuratore speciale degli eredi Baroni (vedi rivista "Torino", n.7, luglio 1937, p. 912), a seguire le fasi di completamento e fusione delle statue (affidate allo scultore romano Publio Morbiducci), sino alla realizzazione dell'insieme, già pensato per Piazza Vittorio Veneto e poi sistemato in Piazza Castello. Una leggenda contemporanea diceva che la testa del Duca portava in realtà i tratti fisici di Valerio Bona in omaggio alla sua determinazione nell'opera, ma le condizioni stringenti del concorso riguardo proprio al ritratto del Duca lo escluderebbero. L'industriale donò in seguito alla Scuola d'Applicazione dell'Esercito di Torino una versione in piccolo delle sculture di Baroni, tuttora conservate. Celebrato sulle pagine dell'Eroica dal fedelissimo Cozzani, il monumento, inaugurato il 4 luglio 1937, fu l'ultimo atto di un'avventura culturale, ma, in questo caso, anche e soprattutto politica ed ideologica, destinata ad affievolirsi e trasformarsi dopo la seconda guerra mondiale. L'amicizia fra Cozzani e Bona continuò peraltro sino alla morte di Bona stesso, con lettere, scambi di saluti, visite a mostre ed a conferenze, come testimonia l'epistolario dell'industriale. Nel dopoguerra, Valerio Bona donò alla Città di Carignano la sua copia in bronzo della Vittoria per il Monumento al San Michele, di Baroni, perché divenisse Monumento ai Caduti della Seconda Guerra Mondiale. Un altro scrittore e giornalista in stretti rapporti con Bona fu Vittorio Emanuele Bravetta. Bona fu anche amico, mecenate e collezionista del pittore Antonio Discovolo, a sua volta amico di Cozzani e frequentatore del cenacolo dell'Eroica. Nei primi anni trenta l'industriale, amico del poeta-scienziato Giorgio Cicogna, ne finanziò gli esperimenti pionieristici nel campo del motore a reazione, culminati nel 1932 in una esplosione che costò la vita a Cicogna stesso e ad altri tecnici ed operatori (La Stampa, 30 settembre 1939). La preparazione e la guerra. Morte di Gaspare Con le sanzioni ed il necessario ricorso all'autarchia ed all'ammasso nazionale delle lane dismesse, si aprì per la ditta un momento nuovo ed inquieto. Vigorosi discorsi di Gaspare ai soci, chiari e precisi nel sottolineare tra l'altro la necessità di ripartire le quote privilegiando i soci con responsabilità dirette nella gestione dell'azienda e difendendo per quanto possibile gli stipendi degli operai, segnarono un punto di non ritorno, che la sua morte precoce - poco dopo la sua mobilitazione nell'Arma dell'Aeronautica (precipitò con il suo aereo nel cielo di Caselle nel novembre del 1940) - contribuì ad accentuare. Si era nel frattempo strutturata, in dieci anni, con l'adesione al fascismo dei Bona, una rete di potere locale, che vide anche il cugino Mario Bona nel ruolo di podestà di Carignano. Negli stessi anni fu podestà di Bolzano il marchese Alfredo Clavarino, marito di Luisella Bona (n. 1893), sorella di Valerio. Quest'ultimo ebbe modo di esplicare le sue doti innate di comandante anche come Centurione di Prima Classe della Milizia Volontaria Nazionale (nel 1936, in un discorso volitivo, da amante della poesia, non si trattenne dal citare La favola del disarmo di Giovanni Pascoli, seppure ribaltandone il contenuto filosocialista). Dopo la sua adesione formale al Partito Fascista (1932), e proprio per le sue notevoli doti organizzative, occupò ruoli chiave nella "Federazione Nazionale Fascista Industriali Lanieri", coordinando tra l'altro le risposte date dagli industriali italiani alle necessità del Governo centrale nella preparazione della guerra, e suggerendo strategie e ripartizioni riguardo alle forniture militari ed agli ammassi. La ditta, nel frattempo divenuta stabilimento ausiliario fornitore di panni militari per la guerra, possedeva anche una filatura di lana pettinata a Voltri, un piccolo stabilimento a Carmagnola ed uno in via Bologna a Torino. Convinto della necessità e della oculatezza delle scelte strategiche del regime (come conferma anche un documento recentemente reso noto, il diario di Giuseppe Cabrio), e consequenziale nelle scelte, Valerio Bona, padre di tre figli e con enormi responsabilità aziendali, partì per il fronte greco-albanese nel 1941, come Maggiore della Riserva. Tornato un anno dopo, assistette al crollo del regime, rendendosi conto, in modo piuttosto radicale, degli errori della propaganda e dell'inutilità di ogni dittatura. Che non abbia mai personalmente accettato le leggi razziali lo denota una vicenda da poco riemersa, relativa al ricovero sotto falso nome, nella sua villa di Carignano, del giovane ebreo Sergio Jontof Hutter (1926-1999), figlio della danzatrice Bella Hutter, destinato in seguito ad avere un ruolo di punta nell'architettura italiana del dopoguerra. Il dopoguerra Ancora in anni di guerra Valerio acquisì come patrimonio privato una tenuta agricola nel borgo umbro di Pietramelina, in territorio di Perugia, venduta infine nel 1948 (grazie alla mediazione di Porcinai). Per l'industriale si aprì nel frattempo una vicenda destinata a minare alle basi la solidità della ditta. Le premesse erano già presenti negli anni Trenta, ma con la questione della ripartizione delle quote della società in seguito alla morte di Gaspare iniziarono liti e dispareri fra i soci soprattutto con Federico Maggia, che condussero infine allo scioglimento della V.E. Fratelli Bona. La Società fu messa in liquidazione nel 1947. Dalle ceneri nacque la Società «Lanifici Riuniti Bona e Delleani », divisa in tre Società per Azioni: due immobiliari, la «Società Esercizi Riuniti Tessile» (SERT) e la «Società Industriale Carignano» (SIC), ed una Società di gestione, la «Lanifici Riuniti Bona e Delleani», con un finale lodo arbitrale che costrinse, tra l'altro, alla creazione di un nuovo stabilimento, con sede a Carignano e pari potenziale in macchine e produzione, edificato su terreni stralciati dai beni della cascina Canonico all'epoca (1951) di proprietà di Lorenzo Delleani. A Maggia toccò invece il lanificio di via Bologna a Torino. Divenuta Lanifici Riuniti Bona e Delleani, la ditta mantenne ed incrementò sostanzialmente la sua produzione per altri due decenni, sino a quando non dovette scontrarsi con la grande crisi del settore tessile degli anni 1964-65, con l'obsolescenza alle fonti della sua committenza tradizionale per l'arrivo di nuove richieste di mercato (nuove fibre tessili, la diffusione del confezionato, la caduta del mercato delle fodere per auto) e con cambiamenti profondi nell'assetto occupazionale, che ben presto la costrinsero ad una lenta sopravvivenza ed infine alla chiusura. Il sogno nel cassetto di Valerio Bona, l'apertura alle maestranze della gestione degli utili, idea maturata ancora in anni di guerra, sintesi della visione sua e del fratello, mai in pratica sperimentata, tramontò anch'esso definitivamente. Nel dopoguerra Valerio Bona trovò spazi diversi alla sua attività intellettuale, divenendo presidente (dal 26 aprile 1947 al giugno 1968) dell'Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID), di cui diresse anche la rivista «Operare», ed avviando in varie sedi riflessioni molto impegnate sul ruolo del dirigente di industria in un mondo in radicale cambiamento. Espresse le sue opinioni sul ruolo sociale della dirigenza in conferenze in Italia ed in America Latina, seguendo da vicino il dibattito in corso, e non disdegnando un occhio di simpatia e curiosità verso gli esperimenti del Movimento di Comunità di Adriano Olivetti. Molta attenzione ebbe anche per la pubblicistica francese, in particolare per le opinioni del cristianesimo sociale. Nel 1952 fu promotore, assieme ad Adriano Olivetti, Vittorio Valletta ed Ermanno Gurgo Salice di un Istituto di alti studi per l'organizzazione aziendale, poi divenuto Istituto postuniversitario per lo studio dell'organizzazione aziendale (IPSOA), avviato nel 1953 dapprima con soli insegnanti statunitensi. Dal 1955 fu tra i creatori della rivista edita da FrancoAngeli «Fattore umano», organo ufficiale dell'Associazione Italiana dei tecnici dell'addestramento del Comitato nazionale dell'organizzazione scientifica del lavoro. Più difficile fu la pratica applicazione di molti principi, a volte piuttosto generici, alla realtà della ditta. Significativa fu la sua proposta di avviare alla lettura ed allo studio di periodici e libri non solo gli impiegati, ma anche gli operai. I suoi stessi orientamenti idealistici (che lo fecero bollare con il nomignolo di «poeta» dai colleghi della Confindustria), andavano ormai in direzioni lontane dalla realtà, espressa infine dalle serrate del '68, a cui rispose tra l'altro promuovendo un'inchiesta sociale presso i dipendenti, mai decollata. Nel giugno dello stesso anno si trasferì in Argentina, lasciando anche la presidenza dell'UCID, per seguire la gestione della ditta tessile CILSA di Villa Constitución, da Bona rilevata in piena crisi e portata in poco tempo ad un alto standard produttivo. Soggiornò spesso negli ultimi anni per affari a Buenos Aires, dove morì nel 1971. Lorenzo Valerio Bona sposò Rosetta Sertorio (genovese, nata nel 1900), ed ebbe quattro figli: Franco Valerio (1922-2014) (parassitologo, docente di Scienze Naturali), Lorenzo (Enzo) (1925-2016), che abbandonò la ditta paterna per farsi Petit Frère nella comunità di Charles De Foucauld (con il nome di Lolén), Gian Piero Bona (1926-2020), poeta, narratore e traduttore di talento, Patrizia Bona (1943), psicologa.
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NICK HEYLE https://it.wikipedia.org/wiki/Nick_Heyle Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1911 al 1912 Esordio: 05.11.1911 - Prima Categoria - Pro Vercelli-Juventus 1-0 1 presenza - 0 reti Nick Heyle (... – ...) è stato un calciatore inglese, di ruolo mediano. Nick Heyle Nazionalità Inghilterra Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1911-1912 Juventus 1 (0) Carriera Fu un giocatore della Juventus per una sola stagione in cui collezionò una sola presenza in campionato, il 5 novembre 1911 contro la Pro Vercelli in una sconfitta per 1-0.
