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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. Serie A 2021-2022 - 17^ Giornata di Andata - Sabato 11-12-2021 (ore 18:00) VENEZIA - JUVENTUS 1-1 Álvaro Morata 32' Mattia Aramu 55' 17^ giornata di andata Sabato, 11 dicembre 2021 - ore 18:00 Stadio Pierluigi Penzo - VeneziaArbitro: Paolo Valeri (Roma) Una Juve “Pirliana”, tutto ciò che MAI ci saremmo aspettati da Allegri L’ennesima battuta d’arresto della Juve di Max Allegri arriva a Venezia, ancora contro una squadra della parte destra della classifica, con un risultato (1-1) che riecheggia preoccupantemente le frenate dello scorso anno (le famose trasferte di Benevento, Crotone, ecc.), che a Pirlo erano costate la panchina e alla Juve stavano costando il posto in Champions, salvo un improbabile riesumazione giunta in nostro soccorso dall’antico Egitto. Partiamo da un assunto: il pari di sabato è stata una mazzata, senza “se” e senza “ma”, vuoi per la fiducia del momento (3V di fila e altrettanti cleen-sheet), vuoi per l’avversario (inferiore), vuoi per la classifica (già compromessa). .......... Le argomentazioni sono le solite (“squadra senza idee“, “non c’è gioco“, “calcio di vent’anni fa” e così via.), talvolta superficiali e approssimative, ma comunque idonee a descrivere un atteggiamento rinunciatario che si è osservato per larghi tratti in alcune partite della stagione. Temo, tuttavia, che il punto non sia questo, o che almeno lo sia solo in parte. Mi spiego: Allegri è un allenatore che ha determinate caratteristiche ... . Tutti auspicavamo che, magari, si fossero rinnovate, evolute, ampliate, ma di base le conoscevamo bene ed è su quelle che facevamo affidamento. Nessuno (sano di mente) poteva aspettarsi che con Allegri si dominassero le partite per 90′ min, che si vincesse sempre con 4 gol di scarto, che Morata diventasse capocannoniere o che ci fosse uno spartito offensivo chiaro e meccanicizzato, perchè non sono cose che rientrano nelle sue caratteristiche e non sarebbe ragionevole aspettarsele (o addirittura pretenderle). Al contrario, era lecito attendersi l’acquisizione di un certo tipo di mindset, non veder più giocatori svagati, svarioni difensivi, ingenuità clamorose in partite cruciali, punti buttati con le piccole, ecc. In altre parole, ci aspettavamo di NON rivedere “pirlate” (altrimenti tenevamo Pirlo, no?). Ed è proprio per questo che il pareggio col Venezia lascia interdetti, perchè sono quei punti che l’anno scorso lasciavamo per strada e che quest’anno ci aspettavamo di portare a casa. Allegri è stato chiamato per vincere QUESTE PARTITE ed è proprio in queste che la squadra sta steccando, con incredibili analogie rispetto alla Juve di Pirlo. Ciò che preoccupa maggiormente è il fatto che non sia ancora riuscito a trasmettere alcuni principi che sono imprescindibili nel suo modo di intendere il calcio, sui quali ha fondato la sua grandezza, non che non ne abbia trasmesso degli altri (pur sacrosanti) che non gli appartengono. È da questo punto di vista che avrebbe senso criticarlo, è da qui che si potrebbe far partire ogni ragionamento legato alla scelta di richiamarlo, pur prematuro e suscettibile (auspicabilmente) di smentita nei prossimi mesi. Articolo completo -> https://bit.ly/31RER57 Classifica di Serie A
  2. Serie A 2021-2022 - 17^ Giornata di Andata - Sabato 11-12-2021 (ore 18:00) VENEZIA - JUVENTUS 1-1 Álvaro Morata 32' Mattia Aramu 55' 17^ giornata di andata Sabato, 11 dicembre 2021 - ore 18:00 Stadio Pierluigi Penzo - VeneziaArbitro: Paolo Valeri (Roma) Venezia-Juventus 1-1, sabbie mobili in laguna SZCZESNY 5.5 ..... DE SCIGLIO 5 Al rientro dall’infortunio, ecco il vero De Sciglio: un mediocre terzino. DE LIGT 6.5 L’intervento nel primo tempo su Henry vale un gol. Da solo però può fare poco. BONUCCI 4 (e spostati) Mentre tutti i giocatori del mondo si buttano contro chi sta tirando in porta (Chiellini dover) , lui si scansa. PELLEGRINI 6. 5 Assist ma soprattutto la dimostrazione che è l’unico terzino sinistro che abbiamo in rosa. RABIOT “10 e lode” Mi spiegate come cazzo sia possibile che continui ad essere titolare e giocare per 90 minuti? Passa Pirlo, arriva Allegri, e lui rimane titolare. Lo stadium è in piedi. Come cavolo ci riesce? Doti nascoste a noi comuni mortali. LOCATELLI 6 Fa quello che può, ma gioca attorniato dal nulla. BERNARDESCHI 4.5 Alterna momenti di lucidità nei capelli a strafalcioni offensivi nei confronti dei tifosi veneziani. Ormai gioca sapendo di non poter essere raggiunto ai livelli di gioco della Promozione. DYBALA S. V. Gioca nonostante l’affaticamento. L’ultima volta che è successo è stato contro il Lione. E a sensazione mi pare che , da quel momento, non si sia ancora definitivamente rialzato. CUADRADO 2 Al “cuadrado” 4! Prova a strafare invece di pensare a fare per la squadra. Pessimo esempio. Nessuno è perfetto. Ma bisogna dare di più Panita. MORATA 6.5 Giornata con la luna dritta, fa gol e si sbatte. Chissà da che parte del letto si sveglierà prima di Bologna. KEAN “10” Per me prenderà sempre 10 questo ragazzo; senza sapere né leggere né scrivere ( e anche senza sapere giocare a calcio) è colui che ha preso il posto di un certo cr7 che, ricordiamolo, “ tappa” la squadra. Maestro insegnami. ALEX SANDRO “7-” “Settemeno…faccio bene” BENTANCUR S. V. KAIO JORGE 5 (di fiducia) Oggi aveva l’opportunità di mostrare le sue qualità ma purtroppo ha fallito. Tocca pochi palloni e sembra sempre fuori dal gioco. SOULÈ S. V. Dopo 5 secondi, ecco i primi 5 minuti, in cui omaggia Ronaldo centrando in pieno la barriera nell’ultima occasione utile. Il ragazzo si farà. Allegri 4: se la squadra dimostra di non aver ancora la maturità per gestire certe fasi della partita (ed è una cosa che ripete da inizio stagione), allora dovrebbe intervenire lui se non in allenamento, almeno a gara in corso. Con il Venezia arrembante e i nostri palesemente con la testa ancora nello spogliatoio, dei cambi fatti prima dell’80esimo potevano essere utili a svegliare il torpore. In confusione. Articolo completo -> https://bit.ly/3pSyMxf Classifica di Serie A
  3. Una figura epocale di 💩 in mondovisione della UEFA. Ceferin ti sei confuso con le palle?
  4. Primo sorteggio errato: ci era capitato lo Sporting Lisbona. Al secondo tentativo abbiamo ricevuto dalla dea bendata il Villarreal. Il gol di Magomed Ozdoev in zona Cesarini contro il Chelsea ci regala un altro sorteggio da teste di serie; grazie al primo posto nel girone di Champions, la Juventus eviterà corazzate ad oggi ingiocabili per la squadra di Allegri, come Manchester City, Liverpool e Bayern Monaco. Non è tuttavia priva d’insidie l’urna contenente le seconde classificate: una ad una, ecco le possibili avversari della Juve negli ottavi di finale, in attesa del sorteggio di lunedì 13 dicembre a mezzogiorno. Gruppo A – Paris Saint-Germain Alla fine è stato Pep ad avere la meglio, nel girone che lo vedeva opposto all’uomo assieme al quale ha dato vita a una delle squadre più vincenti e spettacolari di sempre e che pure l’ha punito nella gara d’andata. Alla fine non sono stati tanto gli scontri diretti, equamente ripartiti, a scavare il solco tra City e Psg, quanto le battute a vuoto degli uomini di Pochettino in Belgio e in Germania. Nonostante il distacco abissale che già separa i parigini dalle concorrenti in Ligue 1, l’impressione che la squadra dona ogni volta che scende in campo è ancora quella di uno splendido gruppo di individualità, più simile al Real Madrid dei Galacticos che non alle precedenti squadre allenate dal tecnico argentino. Non a caso, prima della gara col Bruges l’ex allenatore del Tottenham ha elencato tutti gli aspetti in cui il suo Psg deve ancora migliorare: legare meglio la squadra, aumentare il volume di gioco e il ritmo al quale esso viene espresso. C’è ancora molto da fare e non è detto che si riesca a farlo tanto che, a detta di molti, al Paris Saint-Germain farebbe più comodo sulla panchina un gestore, di risorse e di campioni, che non un ottimo insegnante di calcio come Pochettino. Latitante in campionato, a togliere le castagne dal fuoco in Champions ci ha spesso pensato Leo Messi. coadiuvato da un Mbappé che, accantonate per il momento le sirene madrilene, ha accettato senza particolari mugugni di fungere di tanto in tanto da scudiero dell’alieno albiceleste, risultando peraltro l’uomo più decisivo in Europa con 4 gol e 4 assist in 6 partite. Nonostante il tridente dei sogni si sia visto (e abbia reso) meno di quanto sperato, a non far calare il tasso tecnico ci ha pensato il solito Angel Di Maria, giocoforza meno esplosivo che in passato ma ancora capace di abbaglianti colpi di classe che decidono le partite. Tolto il ballottaggio Donnarumma-Navas, che sembra poter pendere nel lungo periodo a favore di Gigio, la difesa appare ormai consolidata: Hakimi, pur con qualche inciampo, ha mostrato di poter giocare da laterale basso, la coppia centrale Marquinhos-Kimpembé è solida e affidabile (chi gioca a Fifa ne saprà qualcosa), mentre a sinistra si è imposto il nuovo acquisto Nuno Mendes, stante l’esclusione dalla lista Champions di Bernat. In mezzo al campo l’unico certo del posto finora è stato Idrissa Gana Gueye, preziosissimo equilibratore al quale Pochettino non rinuncia mai nei big match, attorno al quale si sono mossi i vari Herrera, Danilo e Wijnaldum, in attesa del ritorno a pieno regime di Marco Verratti. La quadratura è ancora tutta da inventare, non è detto che Pochettino la trovi e nemmeno che sia possibile dare un’identità a questa squadra; noi però, nel dubbio, guarderemmo altrove. Di gran lunga la peggiore del lotto. Gruppo B – Atletico Madrid “Non è il solito Atletico”, una frase che sentiamo dire ogni anno, prima di ritrovarli lì, puntuali, a giocarsi Champions e Liga in trincea, come piace al Cholo Simeone. Stavolta, però, i colchoneros sembrano davvero sul punto di segnare il passo: la vittoria nella Liga della scorsa stagione, sfruttando il ricambio generazionale al quale stanno andando incontro Real Madrid e Barcellona, somiglia molto al canto del cigno di una squadra che ora in campionato si trova già a 10 lunghezze dai cugini del Real e in Champions, a conti fatti, ha vinto due partite da tripla nelle quali, se l’Atletico avesse raccolto uno o zero punti, non ci sarebbe stato molto da eccepire. Del vecchio Atletico sta sfiorendo principalmente la solidità difensiva, 16 gol subiti in campionato e 8 in Champions non sono numeri da Simeone, architrave sul quale il Cholo ha costruito gran parte dei suoi successi. La colpa non pare essere tanto della retroguardia, sorretta dal mai abbastanza incensato Oblak e da un Hermoso rivelatosi degno epigono dei centrali colchoneros del passato recente, quanto della capacità della squadra nel suo insieme di interpretare un calcio cerebrale, dispendioso e per molti anche superato, che può non piacere ma che è stato di fatto l’unico nella storia moderna dell’Atletico a portare dei risultati. Il ritorno del figliol prodigo Griezmann ha pagato solamente a livello realizzativo, dato che il francese è ormai una pallida imitazione di quello che scardinava le difese da solo nel suo periodo al Vicente Calderon, Suarez è stato (com’era lecito attendersi) sin qui meno continuo dello scorso anno e la stellina Joao Felix sembra non poter proprio sbocciare in un sistema così peculiare, peraltro in stato decadente. Tra gli uomini chiave di questa versione dell’Atletico vi è sicuramente Marcos Llorente, impiegato letteralmente ovunque dall’allenatore argentino: terzino, esterno di centrocampo, mezzala o seconda punta, l’ex Real sembra l’unico dei nuovi arrivati a possedere l’impatto fisico ed emotivo necessario per brillare agli ordini del Cholo, ed è diventato in breve un elemento imprescindibile. L’altro eroe inatteso risponde al nome di Yannick Carrasco (non più Ferreira, cognome abbandonato da qualche anno a causa dei pessimi rapporti col padre): sono davvero pochi i calciatori che, tornando dalla Cina, si esprimono sui livelli del passato, il belga è addirittura migliorato, trasformandosi da ala a esterno a tutta fascia e paradossalmente aumentando la sua incisività nelle zone avanzate. L’Atletico visto nelle gare del girone non può spaventare, eppure Simeone è sempre Simeone, l’identità della sua squadra è da sola garanzia di una doppia sfida tesa, nervosa e incerta, e in rosa vi è più di un calciatore che sa come pungere nei momenti decisivi delle partite. Maneggiare con cautela. Gruppo C – Sporting I ragazzi di Ruben Amorim sembrano non aver alcuna voglia di smettere di divertirsi: riportato all’Alvalade il massimo trofeo nazionale a vent’anni dall’ultima volta (era lo Sporting di Mario Jardel e di un giovane Quaresma), i leoni biancoverdi sono ancora in cima alla Primeira Liga, alla pari col Porto, e hanno staccato il pass per gli ottavi con una giornata d’anticipo condannando il Borussia Dortmund di Haaland al purgatorio dell’Europa League. Sconfitto dall’Ajax e dallo stesso BVB nelle prime due gare del girone, lo Sporting ha costruito la propria qualificazione sul doppio successo sul Besiktas, 8 gol in 2 gare, e sul pesantissimo 3-1 casalingo al Dortmund che ha di fatto reso superflua l’ultima giornata del Gruppo C. Tra i protagonisti del piccolo gioiello di Amorim ci sono anche alcune meteore della Serie A: il portiere Antonio Adàn, toccata e fuga a Cagliari nell’inverno del 2013, il centrale marocchino Zouhair Feddal, 20 presenze tra Palermo e Parma nel 2014/15, e la sua riserva Luis Neto, sbocciato a Siena e con oltre 100 presenze nello Zenit. Tolto il gioiello Pedro Gonçalves, un giocatore che vale davvero la pena approfondire, e l’arrembante laterale destro ex City Pedro Porro, lo Sporting è questo: una squadra senza individualità di spicco, dai movimenti codificati, letale in transizione offensiva ma anche solida e intensa in fase difensiva. Non ingannino i 12 gol subiti, peggior difesa tra le qualificate: 9 sono arrivati nelle due partite contro un Ajax che ha piallato senza pietà ogni avversario, per il resto i portoghesi hanno incassato solo 3 reti nei doppi confronti con Dortmund e Besiktas. Sulla squadra della capitale aleggiava da tempo immemore un velo di depressione, per non dire un’aurea mediocritas, che impediva alla squadra di poter competere per traguardi prestigiosi, schiava e addirittura ostaggio di tifosi che sono arrivati ad aggredire fisicamente i calciatori nel 2018 durante un allenamento. Singolare che a spazzare via tutto questo, similmente a quanto fatto nell’Atletico da Simeone, sia stato un uomo del Benfica come Ruben Amorim; refrattario alle critiche, il tecnico ha imposto dal primo giorno i suoi principi di gioco e fatto piazza pulita di mezze figure, sopravvalutati e giocatori sul viale del tramonto, una rivoluzione senza compromessi. Freschezza, entusiasmo, esuberanza fisica e organizzazione di gioco potrebbero non bastare in una competizione come la Champions, spesso decisa dall’esperienza e dai colpi dei fenomeni, ma sono sufficienti per fare dello Sporting una compagine da non sottovalutare. Gruppo E – Benfica Curioso come, pur avendo raggiunto lo stesso risultato a livello europeo, l’aria che si respira sulle due sponde della capitale portoghese non possa essere più diversa di così. Il tecnico Jorge Jesus, già guida degli encarnados tra il 2009 e il 2015, è inviso a gran parte della tifoseria, a tal punto che sul portale devolverjesus.com è possibile simbolicamente contribuire al suo ritorno al Flamengo, che rivorrebbe da subito l’allenatore protagonista della vittoria in Copa Libertadores. Il Benfica dista appena 4 punti dalla vetta in campionato, ma il recente KO casalingo nel derby con lo Sporting ha acuito un malessere che affonda le proprie radici nella scorsa stagione, quando le aquile di Lisbona furono eliminate nei preliminari di Champions dal PAOK Salonicco e nei sedicesimi di Europa League da una delle peggiori versioni dell’Arsenal, ma soprattutto furono costrette a veder trionfare in Primeira gli odiatissimi concittadini, un sorpasso impensabile fino a pochi anni fa. In tutto ciò, sta passando sotto traccia il modo in cui il Benfica abbia eliminato, per la prima dopo vent’anni, il Barcellona nel proprio raggruppamento di Champions, ribaltando il facile pronostico che lo voleva in lotta coi campioni d’Ucraina della Dinamo Kiev per il posto in Europa League. Mattatore della storica vittoria per 3-0 al da Luz sui blaugrana è stato Darwin Nuñez, astro nascente dell’Uruguay già nel mirino della Juventus che vi abbiamo recentemente raccontato su queste pagine, mentre al ritorno è stata l’eroica prova del reparto arretrato, su tutti Otamendi e il portiere Vlachodimos, a far sì che la gara terminasse a reti bianche. Per il resto i lusitani hanno disputato un girone di ordinaria amministrazione, serenamente triturati dal Bayern sia all’andata che al ritorno, vincendo solamente un’altra gara, l’ultima in casa con la Dinamo, decisiva per l’annunciato sorpasso in classifica ai danni dei catalani. Oltre al talento di Nuñez e all’imprevedibilità degli esterni offensivi, tra i punti di forza della squadra di Jesus vi sono la doppia regia di Weigl e dell’ex Inter Joao Mario, un vero e proprio tradimento ai danni dello Sporting, che lo aveva cresciuto e riaccolto, che i tifosi non hanno mandato giù, e la solidità di una difesa nella quale è finalmente esploso Lucas Verissimo. Il brasiliano però ha rimediato a novembre la rottura del legamento crociato, e difficilmente rivedrà in campo prima della fine della stagione; al suo posto è stato rispolverato il capitano André Almeida, che di fatto è un terzino e non possiede l’abilità dell’ex Santos in marcatura. Rispetto ai dirimpettai dello Sporting, il Benfica è sicuramente una squadra più esperta e scafata in Europa, ma anche più fragile emotivamente e globalmente meno efficace in fase offensiva. Da qui a febbraio le cose potrebbero cambiare, soprattutto in panchina, ma ad oggi sarebbe preferibile affrontare loro piuttosto che gli spavaldi e smaliziati cugini. Gruppo F – Villarreal La leggenda dell’allenatore più Europa League di tutti sembrava dover per forza di cose riportare Unai Emery nella Sua competizione, invece alla fine sarà l’Atalanta a scendere di categoria, col sottomarino giallo che torna tra le 16 migliori d’Europa a 12 anni dall’ultima volta, quando a incantare il Madrigal erano ancora i colpi dell’ultimo Pirès e del primo Cazorla e i gol di Giuseppe Rossi e Nihat Kahveci. Mentre in Liga il Villarreal annaspa faticosamente al 13esimo posto e a 13 lunghezze dal quarto posto, in Champions i gialli iberici sono probabilmente andati oltre le aspettative, vincendo entrambe le partite con lo Young Boys, dando filo da torcere a uno United troppo assetato di vendetta dopo la finale di Europa League dello scorso anno per perdere ancora, e superando con cinismo a Bergamo un’Atalanta svegliatasi troppo tardi. Della squadra che ha alzato il suo primo vero trofeo lo scorso maggio, sono partiti, oltre a Bacca, quasi esclusivamente comprimari, mentre all’11 titolare si è aggiunto stabilmente l’olandese Arnaut Danjuma, giustiziere della Dea sia all’andata che al ritorno. L’ex Bournemouth, stanti i problemi fisici che hanno tormentato Gerard Moreno, è stato l’arma in più di questa prima parte di stagione, capace di destabilizzare le difese sia partendo dalla fascia che dal centro dell’attacco, permettendo ad Emery di passare agevolmente dal 4-4-2 al 4-3-3 in qualsiasi momento della gara. Rispetto allo scorso anno però la squadra fatica ad andare in gol, un problema di produzione offensiva che lo scorso anno era stato mascherato dal mostruoso stato di forma di Gerard Moreno, mentre in fase difensiva Pau Torres sta pagando dazio dopo una stagione 2020/21 per lui infinita, avendo disputato sia gli Europei che le Olimpiadi con la nazionale spagnola. L’uomo chiave nella gestione dei ritmi della squadra è Dani Parejo, centrocampista che sopperisce a una mobilità ridotta con un’intelligenza tattica fuori dal comune, nonché incaricato della maggior parte dei calci piazzati e dei lanci lunghi ad innescare le corse di Gomez, Pino e Danjuma. Ad oggi il Villarreal, pur possedendo una maggior esperienza internazionale rispetto allo Sporting e al Red Bull Salisburgo, sembra la compagine meno attrezzata tra le possibili avversarie della Juventus; a spostare gli equilibri sarà la condizione fisica di Gerard Moreno, semplicemente immarcabile lo scorso anno. Con lui ai livelli del 2020/21, possiamo tranquillamente aggiungere mezza stella al Submarino Amarillo, che invece senza una bocca da fuoco da 30 gol e 10 assist stagionali fa decisamente meno paura. Gruppo G – Red Bull Salisburgo Un girone tutto sommato abbordabile aveva fatto ben sperare i tifosi del Salisburgo, che già al termine del sorteggio sognavano il primo, storico approdo agli ottavi di Champions League. L’inesperienza di una squadra giovanissima, dal manico sino all’intero reparto avanzato, suggeriva cautela, invece i ragazzini terribili scuola Red Bull si sono rivelati uno schiacciasassi in campionato, 10 vittorie consecutive nelle prime 10 uscite, e hanno fatto fin da subito la voce grossa anche in Champions, andando a strappare un pari al Sanchez Pizjuan, e regolando tra le mura amiche i campioni di Francia del Lille e il ben più quotato Wolfsburg. Anche nell’ultima gara, quando la logica li avrebbe voluti timidi ed impauriti nel giocarsi tutto contro il Siviglia, i ragazzi guidati dal classe ’88 tedesco Matthias Jaissle, che non sta in campo ma in panchina, hanno mostrato di saper giocare e vincere anche partite di sofferenza, lasciando il possesso agli spagnoli e trafiggendoli con una splendida e coraggiosa transizione corale finalizzata dallo svizzero Okafor. Non c’è alcuna iperbole quando parliamo di ragazzini, dato che l’unico elemento d’esperienza tra i titolari è il capitano Andreas Ulmer, di 3 anni più vecchio del tecnico Jaissle, mentre il 34enne nazionale austriaco Junuzovic ha disputato appena 4 partite prima di infortunarsi. Jaissle ha deciso di puntare su un nucleo ristretto di elementi, dato che oltre all’11 titolare quasi immutabile sono appena 3 o 4 i giocatori che entrano nelle rotazioni, senza mai guardare alla carta di identità: l’età media della squadra titolare è sempre di 23 anni, in attacco il più vecchio è il già citato Okafor, classe 2000, mentre la stella indiscussa è Karim Adeyemi, 19enne tedesco, capocannoniere del Salisburgo con 15 reti in tutte le competizioni. Altri nomi da segnalare sono il possente centrale francocamerunense Onguéné, solo intravisto a Genova sponda rossoblu, e la mezzala croata classe ’02 Luka Sucic, giocatore dai grandi mezzi tecnici del quale si attende soltanto l’esplosione in termini di gol e assist. Menzione speciale per il trequartista statunitense Brenden Aaronson, un giocatore calcisticamente molto più maturo dei suoi 21 anni, un facilitatore di gioco capace di trovare sempre la traccia giusta per i compagni e di coprire ampie zone di campo senza perdere lucidità nelle giocate, un profilo da tenere d’occhio in chiave mercato. Degno esempio della tradizione calcistica Red Bull, fatta di gegenpressing, attacchi a folate e valorizzazione del talento, il Salisburgo di Jaissle è una squadra senza nulla da perdere e proprio per questo fastidiosissima, non inferiore all’attuale Benfica come pericolosità globale. Articolo completo -> https://bit.ly/3s46xOP
  5. Guida agli ottavi di Champions League Il gol di Magomed Ozdoev in zona Cesarini contro il Chelsea ci regala un altro sorteggio da teste di serie; grazie al primo posto nel girone di Champions, la Juventus eviterà corazzate ad oggi ingiocabili per la squadra di Allegri, come Manchester City, Liverpool e Bayern Monaco. Non è tuttavia priva d’insidie l’urna contenente le seconde classificate: una ad una, ecco le possibili avversari della Juve negli ottavi di finale, in attesa del sorteggio di lunedì 13 dicembre a mezzogiorno. Gruppo A – Paris Saint-Germain Alla fine è stato Pep ad avere la meglio, nel girone che lo vedeva opposto all’uomo assieme al quale ha dato vita a una delle squadre più vincenti e spettacolari di sempre e che pure l’ha punito nella gara d’andata. Alla fine non sono stati tanto gli scontri diretti, equamente ripartiti, a scavare il solco tra City e Psg, quanto le battute a vuoto degli uomini di Pochettino in Belgio e in Germania. Nonostante il distacco abissale che già separa i parigini dalle concorrenti in Ligue 1, l’impressione che la squadra dona ogni volta che scende in campo è ancora quella di uno splendido gruppo di individualità, più simile al Real Madrid dei Galacticos che non alle precedenti squadre allenate dal tecnico argentino. Non a caso, prima della gara col Bruges l’ex allenatore del Tottenham ha elencato tutti gli aspetti in cui il suo Psg deve ancora migliorare: legare meglio la squadra, aumentare il volume di gioco e il ritmo al quale esso viene espresso. C’è ancora molto da fare e non è detto che si riesca a farlo tanto che, a detta di molti, al Paris Saint-Germain farebbe più comodo sulla panchina un gestore, di risorse e di campioni, che non un ottimo insegnante di calcio come Pochettino. Latitante in campionato, a togliere le castagne dal fuoco in Champions ci ha spesso pensato Leo Messi. coadiuvato da un Mbappé che, accantonate per il momento le sirene madrilene, ha accettato senza particolari mugugni di fungere di tanto in tanto da scudiero dell’alieno albiceleste, risultando peraltro l’uomo più decisivo in Europa con 4 gol e 4 assist in 6 partite. Nonostante il tridente dei sogni si sia visto (e abbia reso) meno di quanto sperato, a non far calare il tasso tecnico ci ha pensato il solito Angel Di Maria, giocoforza meno esplosivo che in passato ma ancora capace di abbaglianti colpi di classe che decidono le partite. Tolto il ballottaggio Donnarumma-Navas, che sembra poter pendere nel lungo periodo a favore di Gigio, la difesa appare ormai consolidata: Hakimi, pur con qualche inciampo, ha mostrato di poter giocare da laterale basso, la coppia centrale Marquinhos-Kimpembé è solida e affidabile (chi gioca a Fifa ne saprà qualcosa), mentre a sinistra si è imposto il nuovo acquisto Nuno Mendes, stante l’esclusione dalla lista Champions di Bernat. In mezzo al campo l’unico certo del posto finora è stato Idrissa Gana Gueye, preziosissimo equilibratore al quale Pochettino non rinuncia mai nei big match, attorno al quale si sono mossi i vari Herrera, Danilo e Wijnaldum, in attesa del ritorno a pieno regime di Marco Verratti. La quadratura è ancora tutta da inventare, non è detto che Pochettino la trovi e nemmeno che sia possibile dare un’identità a questa squadra; noi però, nel dubbio, guarderemmo altrove. Di gran lunga la peggiore del lotto. Gruppo B – Atletico Madrid “Non è il solito Atletico”, una frase che sentiamo dire ogni anno, prima di ritrovarli lì, puntuali, a giocarsi Champions e Liga in trincea, come piace al Cholo Simeone. Stavolta, però, i colchoneros sembrano davvero sul punto di segnare il passo: la vittoria nella Liga della scorsa stagione, sfruttando il ricambio generazionale al quale stanno andando incontro Real Madrid e Barcellona, somiglia molto al canto del cigno di una squadra che ora in campionato si trova già a 10 lunghezze dai cugini del Real e in Champions, a conti fatti, ha vinto due partite da tripla nelle quali, se l’Atletico avesse raccolto uno o zero punti, non ci sarebbe stato molto da eccepire. Del vecchio Atletico sta sfiorendo principalmente la solidità difensiva, 16 gol subiti in campionato e 8 in Champions non sono numeri da Simeone, architrave sul quale il Cholo ha costruito gran parte dei suoi successi. La colpa non pare essere tanto della retroguardia, sorretta dal mai abbastanza incensato Oblak e da un Hermoso rivelatosi degno epigono dei centrali colchoneros del passato recente, quanto della capacità della squadra nel suo insieme di interpretare un calcio cerebrale, dispendioso e per molti anche superato, che può non piacere ma che è stato di fatto l’unico nella storia moderna dell’Atletico a portare dei risultati. Il ritorno del figliol prodigo Griezmann ha pagato solamente a livello realizzativo, dato che il francese è ormai una pallida imitazione di quello che scardinava le difese da solo nel suo periodo al Vicente Calderon, Suarez è stato (com’era lecito attendersi) sin qui meno continuo dello scorso anno e la stellina Joao Felix sembra non poter proprio sbocciare in un sistema così peculiare, peraltro in stato decadente. Tra gli uomini chiave di questa versione dell’Atletico vi è sicuramente Marcos Llorente, impiegato letteralmente ovunque dall’allenatore argentino: terzino, esterno di centrocampo, mezzala o seconda punta, l’ex Real sembra l’unico dei nuovi arrivati a possedere l’impatto fisico ed emotivo necessario per brillare agli ordini del Cholo, ed è diventato in breve un elemento imprescindibile. L’altro eroe inatteso risponde al nome di Yannick Carrasco (non più Ferreira, cognome abbandonato da qualche anno a causa dei pessimi rapporti col padre): sono davvero pochi i calciatori che, tornando dalla Cina, si esprimono sui livelli del passato, il belga è addirittura migliorato, trasformandosi da ala a esterno a tutta fascia e paradossalmente aumentando la sua incisività nelle zone avanzate. L’Atletico visto nelle gare del girone non può spaventare, eppure Simeone è sempre Simeone, l’identità della sua squadra è da sola garanzia di una doppia sfida tesa, nervosa e incerta, e in rosa vi è più di un calciatore che sa come pungere nei momenti decisivi delle partite. Maneggiare con cautela. Gruppo C – Sporting I ragazzi di Ruben Amorim sembrano non aver alcuna voglia di smettere di divertirsi: riportato all’Alvalade il massimo trofeo nazionale a vent’anni dall’ultima volta (era lo Sporting di Mario Jardel e di un giovane Quaresma), i leoni biancoverdi sono ancora in cima alla Primeira Liga, alla pari col Porto, e hanno staccato il pass per gli ottavi con una giornata d’anticipo condannando il Borussia Dortmund di Haaland al purgatorio dell’Europa League. Sconfitto dall’Ajax e dallo stesso BVB nelle prime due gare del girone, lo Sporting ha costruito la propria qualificazione sul doppio successo sul Besiktas, 8 gol in 2 gare, e sul pesantissimo 3-1 casalingo al Dortmund che ha di fatto reso superflua l’ultima giornata del Gruppo C. Tra i protagonisti del piccolo gioiello di Amorim ci sono anche alcune meteore della Serie A: il portiere Antonio Adàn, toccata e fuga a Cagliari nell’inverno del 2013, il centrale marocchino Zouhair Feddal, 20 presenze tra Palermo e Parma nel 2014/15, e la sua riserva Luis Neto, sbocciato a Siena e con oltre 100 presenze nello Zenit. Tolto il gioiello Pedro Gonçalves, un giocatore che vale davvero la pena approfondire, e l’arrembante laterale destro ex City Pedro Porro, lo Sporting è questo: una squadra senza individualità di spicco, dai movimenti codificati, letale in transizione offensiva ma anche solida e intensa in fase difensiva. Non ingannino i 12 gol subiti, peggior difesa tra le qualificate: 9 sono arrivati nelle due partite contro un Ajax che ha piallato senza pietà ogni avversario, per il resto i portoghesi hanno incassato solo 3 reti nei doppi confronti con Dortmund e Besiktas. Sulla squadra della capitale aleggiava da tempo immemore un velo di depressione, per non dire un’aurea mediocritas, che impediva alla squadra di poter competere per traguardi prestigiosi, schiava e addirittura ostaggio di tifosi che sono arrivati ad aggredire fisicamente i calciatori nel 2018 durante un allenamento. Singolare che a spazzare via tutto questo, similmente a quanto fatto nell’Atletico da Simeone, sia stato un uomo del Benfica come Ruben Amorim; refrattario alle critiche, il tecnico ha imposto dal primo giorno i suoi principi di gioco e fatto piazza pulita di mezze figure, sopravvalutati e giocatori sul viale del tramonto, una rivoluzione senza compromessi. Freschezza, entusiasmo, esuberanza fisica e organizzazione di gioco potrebbero non bastare in una competizione come la Champions, spesso decisa dall’esperienza e dai colpi dei fenomeni, ma sono sufficienti per fare dello Sporting una compagine da non sottovalutare. Gruppo E – Benfica Curioso come, pur avendo raggiunto lo stesso risultato a livello europeo, l’aria che si respira sulle due sponde della capitale portoghese non possa essere più diversa di così. Il tecnico Jorge Jesus, già guida degli encarnados tra il 2009 e il 2015, è inviso a gran parte della tifoseria, a tal punto che sul portale devolverjesus.com è possibile simbolicamente contribuire al suo ritorno al Flamengo, che rivorrebbe da subito l’allenatore protagonista della vittoria in Copa Libertadores. Il Benfica dista appena 4 punti dalla vetta in campionato, ma il recente KO casalingo nel derby con lo Sporting ha acuito un malessere che affonda le proprie radici nella scorsa stagione, quando le aquile di Lisbona furono eliminate nei preliminari di Champions dal PAOK Salonicco e nei sedicesimi di Europa League da una delle peggiori versioni dell’Arsenal, ma soprattutto furono costrette a veder trionfare in Primeira gli odiatissimi concittadini, un sorpasso impensabile fino a pochi anni fa. In tutto ciò, sta passando sotto traccia il modo in cui il Benfica abbia eliminato, per la prima dopo vent’anni, il Barcellona nel proprio raggruppamento di Champions, ribaltando il facile pronostico che lo voleva in lotta coi campioni d’Ucraina della Dinamo Kiev per il posto in Europa League. Mattatore della storica vittoria per 3-0 al da Luz sui blaugrana è stato Darwin Nuñez, astro nascente dell’Uruguay già nel mirino della Juventus che vi abbiamo recentemente raccontato su queste pagine, mentre al ritorno è stata l’eroica prova del reparto arretrato, su tutti Otamendi e il portiere Vlachodimos, a far sì che la gara terminasse a reti bianche. Per il resto i lusitani hanno disputato un girone di ordinaria amministrazione, serenamente triturati dal Bayern sia all’andata che al ritorno, vincendo solamente un’altra gara, l’ultima in casa con la Dinamo, decisiva per l’annunciato sorpasso in classifica ai danni dei catalani. Oltre al talento di Nuñez e all’imprevedibilità degli esterni offensivi, tra i punti di forza della squadra di Jesus vi sono la doppia regia di Weigl e dell’ex Inter Joao Mario, un vero e proprio tradimento ai danni dello Sporting, che lo aveva cresciuto e riaccolto, che i tifosi non hanno mandato giù, e la solidità di una difesa nella quale è finalmente esploso Lucas Verissimo. Il brasiliano però ha rimediato a novembre la rottura del legamento crociato, e difficilmente rivedrà in campo prima della fine della stagione; al suo posto è stato rispolverato il capitano André Almeida, che di fatto è un terzino e non possiede l’abilità dell’ex Santos in marcatura. Rispetto ai dirimpettai dello Sporting, il Benfica è sicuramente una squadra più esperta e scafata in Europa, ma anche più fragile emotivamente e globalmente meno efficace in fase offensiva. Da qui a febbraio le cose potrebbero cambiare, soprattutto in panchina, ma ad oggi sarebbe preferibile affrontare loro piuttosto che gli spavaldi e smaliziati cugini. Gruppo F – Villarreal La leggenda dell’allenatore più Europa League di tutti sembrava dover per forza di cose riportare Unai Emery nella Sua competizione, invece alla fine sarà l’Atalanta a scendere di categoria, col sottomarino giallo che torna tra le 16 migliori d’Europa a 12 anni dall’ultima volta, quando a incantare il Madrigal erano ancora i colpi dell’ultimo Pirès e del primo Cazorla e i gol di Giuseppe Rossi e Nihat Kahveci. Mentre in Liga il Villarreal annaspa faticosamente al 13esimo posto e a 13 lunghezze dal quarto posto, in Champions i gialli iberici sono probabilmente andati oltre le aspettative, vincendo entrambe le partite con lo Young Boys, dando filo da torcere a uno United troppo assetato di vendetta dopo la finale di Europa League dello scorso anno per perdere ancora, e superando con cinismo a Bergamo un’Atalanta svegliatasi troppo tardi. Della squadra che ha alzato il suo primo vero trofeo lo scorso maggio, sono partiti, oltre a Bacca, quasi esclusivamente comprimari, mentre all’11 titolare si è aggiunto stabilmente l’olandese Arnaut Danjuma, giustiziere della Dea sia all’andata che al ritorno. L’ex Bournemouth, stanti i problemi fisici che hanno tormentato Gerard Moreno, è stato l’arma in più di questa prima parte di stagione, capace di destabilizzare le difese sia partendo dalla fascia che dal centro dell’attacco, permettendo ad Emery di passare agevolmente dal 4-4-2 al 4-3-3 in qualsiasi momento della gara. Rispetto allo scorso anno però la squadra fatica ad andare in gol, un problema di produzione offensiva che lo scorso anno era stato mascherato dal mostruoso stato di forma di Gerard Moreno, mentre in fase difensiva Pau Torres sta pagando dazio dopo una stagione 2020/21 per lui infinita, avendo disputato sia gli Europei che le Olimpiadi con la nazionale spagnola. L’uomo chiave nella gestione dei ritmi della squadra è Dani Parejo, centrocampista che sopperisce a una mobilità ridotta con un’intelligenza tattica fuori dal comune, nonché incaricato della maggior parte dei calci piazzati e dei lanci lunghi ad innescare le corse di Gomez, Pino e Danjuma. Ad oggi il Villarreal, pur possedendo una maggior esperienza internazionale rispetto allo Sporting e al Red Bull Salisburgo, sembra la compagine meno attrezzata tra le possibili avversarie della Juventus; a spostare gli equilibri sarà la condizione fisica di Gerard Moreno, semplicemente immarcabile lo scorso anno. Con lui ai livelli del 2020/21, possiamo tranquillamente aggiungere mezza stella al Submarino Amarillo, che invece senza una bocca da fuoco da 30 gol e 10 assist stagionali fa decisamente meno paura. Gruppo G – Red Bull Salisburgo Un girone tutto sommato abbordabile aveva fatto ben sperare i tifosi del Salisburgo, che già al termine del sorteggio sognavano il primo, storico approdo agli ottavi di Champions League. L’inesperienza di una squadra giovanissima, dal manico sino all’intero reparto avanzato, suggeriva cautela, invece i ragazzini terribili scuola Red Bull si sono rivelati uno schiacciasassi in campionato, 10 vittorie consecutive nelle prime 10 uscite, e hanno fatto fin da subito la voce grossa anche in Champions, andando a strappare un pari al Sanchez Pizjuan, e regolando tra le mura amiche i campioni di Francia del Lille e il ben più quotato Wolfsburg. Anche nell’ultima gara, quando la logica li avrebbe voluti timidi ed impauriti nel giocarsi tutto contro il Siviglia, i ragazzi guidati dal classe ’88 tedesco Matthias Jaissle, che non sta in campo ma in panchina, hanno mostrato di saper giocare e vincere anche partite di sofferenza, lasciando il possesso agli spagnoli e trafiggendoli con una splendida e coraggiosa transizione corale finalizzata dallo svizzero Okafor. Non c’è alcuna iperbole quando parliamo di ragazzini, dato che l’unico elemento d’esperienza tra i titolari è il capitano Andreas Ulmer, di 3 anni più vecchio del tecnico Jaissle, mentre il 34enne nazionale austriaco Junuzovic ha disputato appena 4 partite prima di infortunarsi. Jaissle ha deciso di puntare su un nucleo ristretto di elementi, dato che oltre all’11 titolare quasi immutabile sono appena 3 o 4 i giocatori che entrano nelle rotazioni, senza mai guardare alla carta di identità: l’età media della squadra titolare è sempre di 23 anni, in attacco il più vecchio è il già citato Okafor, classe 2000, mentre la stella indiscussa è Karim Adeyemi, 19enne tedesco, capocannoniere del Salisburgo con 15 reti in tutte le competizioni. Altri nomi da segnalare sono il possente centrale francocamerunense Onguéné, solo intravisto a Genova sponda rossoblu, e la mezzala croata classe ’02 Luka Sucic, giocatore dai grandi mezzi tecnici del quale si attende soltanto l’esplosione in termini di gol e assist. Menzione speciale per il trequartista statunitense Brenden Aaronson, un giocatore calcisticamente molto più maturo dei suoi 21 anni, un facilitatore di gioco capace di trovare sempre la traccia giusta per i compagni e di coprire ampie zone di campo senza perdere lucidità nelle giocate, un profilo da tenere d’occhio in chiave mercato. Degno esempio della tradizione calcistica Red Bull, fatta di gegenpressing, attacchi a folate e valorizzazione del talento, il Salisburgo di Jaissle è una squadra senza nulla da perdere e proprio per questo fastidiosissima, non inferiore all’attuale Benfica come pericolosità globale. Articolo completo -> https://bit.ly/3s46xOP
  6. Socrates

    Icardi

    Il suo approdo alla Juve in prestito viene riportato da diverse testate.
  7. Socrates

    Icardi

    Si dice che stiano per arrivare alla Juve! Georgina out, Wanda in? Secondo Pedro Almeida, esperto di calciomercato portoghese, l'accordo fra Juve e PSG per il prestito di Icardi per 6 mesi con diritto di riscatto sarebbe cosa fatta. La squadra parigina sarebbe d'accordo con la Juventus e Icardi vorrebbe giocare di piú avendo la strada chiusa in Francia da tanti attaccanti. Vedremo Wanda Nara a Torino dopo la partenza di Georgina Rodriguez?
  8. Terzo infortunio in tre mesi per Paulo Dybala. Torna nel 2022. «Sono preoccupato - dice Allegri -, purtroppo abbiamo rischiato e ora vediamo. Sicuramente c’è un legame con l’uscita dal campo di mercoledì: sembrava che stesse bene, purtroppo non è stato così».
  9. Serie A 2021-2022 - 17^ Giornata di Andata - Sabato 11-12-2021 (ore 18:00) VENEZIA - JUVENTUS 1-1 Álvaro Morata 32' Mattia Aramu 55' 17^ giornata di andata Sabato, 11 dicembre 2021 - ore 18:00 Stadio Pierluigi Penzo - VeneziaArbitro: Paolo Valeri (Roma) Allegri: "Abbiamo buttato due punti oggi" "Abbiamo corso un rischio oggi con Dybala ed è andata male. È uscito mercoledì per un problema muscolare, speravamo stesse meglio ora, ma non è stato così", ha spiegato Allegri su DAZN. "È stato un buon primo tempo, abbiamo creato occasioni, ma poi abbiamo avuto questo blackout di 10-15 minuti prima del gol del Venezia. La stessa cosa è successa a Salerno, siamo stati fortunati poi a non concedere perché hanno colpito il palo, quindi è qualcosa su cui chiaramente dobbiamo lavorare". Eravamo sotto pressione, non potevamo più giocare la palla al piede, quindi avremmo dovuto avere pazienza con una o due palle sopra le righe per gli attaccanti, togliere un po' di pressione e far passare il momento, ma non l'abbiamo fatto". "Dovevamo attaccare lo spazio, costringerli ai falli e a più cartellini gialli, ma abbiamo buttato via due punti contro un buon Venezia". "A volte non ci rendiamo conto che la partita sta diventando 'brutta' e non leggiamo il momento. Passato quel momento, abbiamo ripreso a giocare e abbiamo bloccato il Venezia nella propria metà campo, ma il danno era ormai fatto". "Abbiamo giocatori senza grande esperienza, visto che era praticamente la prima partita da titolare di Kaio Jorge e anche altri. "Non riusciamo a capire quando è il momento di giocare bene e quei 10-15 minuti dobbiamo giocare male, stringere i denti e spingere". Ad Allegri è stato chiesto se ora diventa veramente difficile per la Juventus puntare alle prime quattro posizioni. "Non dobbiamo pensare a questo. Oggi abbiamo buttato via due punti, due punti che avremmo dovuto portare a casa". Classifica di Serie A
  10. .... .. VENEZIA - JUVENTUS 1-1 Álvaro Morata 32' Mattia Aramu 55' 17th Matchday Saturday, december 11th 2021 - 6:00 p.m. CET 5:00 p.m. UK time - 4:00 p.m. GMT Pierluigi Penzo Stadium - Venice Referee: Paolo Valeri (Rome) ALLEGRI: ‘JUVENTUS DON’T KNOW WHEN TO PLAY UGLY’ Max Allegri feels Juventus ‘threw away two points’ against Venezia, explains Paulo Dybala’s injury and sees a recurring theme. ‘We don’t realise when to play ugly and grit our teeth.’ The Bianconeri were again toothless upfront in a 1-1 draw at the Stadio Penzo, as Alvaro Morata had met the Luca Pellegrini cross at the near post, but the Old Lady seemed to go to sleep after the break, allowing Mattia Aramu to equalise. “We ran a risk and it went badly. Dybala went off on Wednesday with a muscular issue, we hoped he was better now, but that was not the case,” explained Allegri on DAZN. “It was a good first half, we created chances, but then had this 10-15-minute blackout before the Venezia goal. The same thing happened in Salerno, we were lucky then not to concede as they hit the post, so it’s something we clearly need to work on. “We had to attack the space, force them into fouls and more yellow cards, but we threw away two points against a good Venezia. “We have players without a great deal of experience, as it was practically Kaio Jorge’s first ‘start’ and others too. The whole team was a bit sluggish after the restart. “We can’t seem to realise when it’s the time to play pretty and those 10-15 minutes we ought to play ugly, grit our teeth and push through.” Allegri was asked if it becomes truly difficult now for Juventus to target a top four finish. “We mustn’t think about that. We threw away two points today, two points we should’ve brought home.” Continue -> https://bit.ly/3DJ0Sjn
  11. Serie A 2021-2022 - 17^ Giornata di Andata - Sabato 11-12-2021 (ore 18:00) VENEZIA - JUVENTUS 1-1 Álvaro Morata 32' Mattia Aramu 55' 17^ giornata di andata Sabato, 11 dicembre 2021 - ore 18:00 Stadio Pierluigi Penzo - VeneziaArbitro: Paolo Valeri (Roma) Aramu risponde a Morata: solo pari a Venezia Solo pari della Juve in Laguna: contro il Venezia è 1 a 1 con Aramu che risponde a Morata. Il Venezia di Paolo Zanetti si schiera con Romero, Ebuehi, Modolo, Caldara, Haps, Crnigoj, Ampadu, Busio, Aramu, Henry, Johnsen. Risponde la Juve con Szczesny; De Sciglio, Bonucci, De Ligt, Pellegrini, Rabiot, Locatelli, Cuadrado, Dybala, Bernardeschi, Morata. Partenza senza particolari sussulti con la Juve che tenta di fare la gara e il Venezia ben chiuso, che tenta di ripartire: al 5’ Romero smanaccia una punizione dalla trequarti di Cuadrado. Ma la prima notizia arriva da Dybala, che al 13’, accusa un problema fisico e lascia il suo posto a Kaio Jorge. Brasiliano subito pericoloso sugli viluppi di un calcio d’angolo: De Ligt va in cielo e Kaio Jorge da buona posizione tenta l’anticipo ma non colpisce bene. Al 15’ ci prova Cuadrado dalla distanza: tiro di poco a lato. Un minuto Pellegrini si fa ammonire per fallo su Henry. Al 20’ buona iniziativa di Morata, che salta di netto Caldara, ma viene chiuso in angolo da Ampadu. Al 23’ pericoloso il Venezia con Aramu, che pesca bene Johnsen in area: chiusura straordinaria di De Ligt. Al 32’ Pellegrini fa il bis di un’azione di qualche minuto prima: palla tagliata al centro, Morata devia anticipando Caldara per il vantaggio Juve. Secondo gol consecutivo dell’attaccante spagnolo, nonostante il brivido Var per un presunto tocco di mano di Bernardeschi. Al 36’ Morata potrebbe fare il bis: servito bene da De Sciglio, calcia troppo centrale. Al 46’ incredibile contropiede per la Juve, gestito da Cuadrado: il colombiano sceglie di concludere e di non servire al centro, ma il tiro esce di poco. È di fatto l’ultima azione del primo tempo. Si riparte con i padroni di casa che provano ad essere più propositivi: un timido tentativo arrivo al 50’ col destro centrale di Busio, controllato facilmente da Szczesny. Al 51’ Caldara, in difficoltà su Morata, viene ammonito per un fallo sullo spagnolo. Al 55’ il Venezia pareggia: la difesa della Juve morbida sulla manovra della squadra di Zanetti, palla di Haps scaricata su Aramu che dalla distanza, di prima intenzione, incrocia nell’angolo destro di Szczesny trovando un grandissimo gol. Al 59’ Pellegrini con una diagonale evita il clamoroso 2 a 1 per i padroni di casa: Aramu per Busio, tocco a cercare in mezzo Henry ma c’è una grande chiusura del terzino. Al 62’ doppia ammonizione per Bernardeschi e Ampadu. Dentro Tessmann proprio per Ampadu, che rischia il secondo giallo per un intervento su Cuadrado. Al 65’ occasione monumentale per la Juve: scambio Cuadrado-De Sciglio, palla in mezzo, spazzata dalla difesa di casa, che arriva a Bernardeschi che, in un fazzoletto, si coordina e calcia forte trovando l’incredibile risposta in angolo di Romero. Al 71’ errore della difesa: Morata recupera la palla sulla trequarti e scappa via, mettendo al centro dell’area per Kaio Jorge che devia ma viene stoppato in corner. Al 76’ tre cambi per la Juve: dentro Kean, Bentancur e Alex Sandro per Pellegrini, Kaio Jorge e Bernardeschi. All’82’ controllo orientato di Aramu e pazza idea di tiro da circa 35 metri: Szczesny non si fa sorprendere. All’87’ Soulè prende il posto di Locatelli. All’89’ ammonito Kiyine. Buono spunto di Soulè che cerca una conclusione dalla distanza. Articolo completo -> https://bit.ly/30lgEU6 Classifica di Serie A
  12. .... .. VENEZIA - JUVENTUS 1-1 Álvaro Morata 32' Mattia Aramu 55' 17th Matchday Saturday, december 11th 2021 - 6:00 p.m. CET 5:00 p.m. UK time - 4:00 p.m. GMT Pierluigi Penzo Stadium - Venice Referee: Paolo Valeri (Rome) Juventus lose momentum and two points in disappointing Venezia draw On Saturday, Venezia hosted Juventus at the Pier Luigi Penzo Stadium for the 17th matchday of the Serie A season. All seemed well for the Bianconeri who took a deserved first half lead, but it was a story of two halves, as the hosts bounced back with a back second period performance and came out with a 1-1 draw. Max Allegri maintained his 4-2-3-1 lineup. Alvaro Morata led the charge supported by Paulo Dybala, Juan Cuadrado and Federico Bernardeschi, while Manuel Locatelli and Adrien Rabiot operated in the double pivot. Wojiech Szczesny returned to goal, while the back four was made up of Mattia De Sciglio, Leonardo Bonucci, Matthijs de Ligt and Luca Pellegrini. The Bianconeri dominated possession from the get-go, but without creating too many chances. Unfortunately for Juve, Dybala had to leave the pitch as early as the 12 minute after sustaining yet another injury, leaving his place for Kaio Jorge. We can only hope that it won’t result in a long layoff. The Old Lady’s tempo slew down a bit following the Argentine’s exit, but Pellegrini’s runs from the left became the main source of danger for the visitors. After being denied by Sergio Romero on the first occasion, Morata broke the deadlock after flicking a cross from Pellegrini towards goal. VAR had a look at a possible handball on Bernardeschi prior to the goal, but it eventually stood. Before the end of the first half, Locatelli stole the ball in the middle of the park and launched a counter attack, but Cuadrado’s shot whistled past the far post, as the Bianconeri headed towards the locker rooms with a slight 1-0 lead. It all changed after the break, with the home side pressing for an equalizer, and eventually getting their wish thanks to a well-taken shot from Mattia Aramu at the 55 minute. At the end of the day, Allegri’s uninspiring men got can have no complaints, as they head back to Turin with only point point in the bag and many regrets. Continue -> https://bit.ly/3pR5e2S
  13. Serie A 2021-2022 - 18^ Giornata di Andata - Sabato 18-12-2021 (ore 18:00) BOLOGNA - JUVENTUS .......... ... .... 18^ giornata di andata Sabato, 18 dicembre 2021 - ore 18:00 Stadio Renato Dall'Ara - BolognaArbitro: Daniele Orsato (Schio) Confronti ufficiali 184 - 148 (Serie A) - 15 (Coppa Italia) - 19 (Campionato a gironi) - 2 (Serie B) Vittorie Juventus 91 - 77 (Serie A) - 7 (Coppa Italia) - 5 (Campionato a gironi) - 2 (Serie B) Pareggi 63 - 48 (Serie A) - 6 (Coppa Italia) - 9 (Campionato a gironi) Vittorie Bologna 30 - 23 (Serie A) - 2 (Coppa Italia) - 5 (Campionato a gironi) Goals Juventus 275 - 227 (Serie A) - 24 (Coppa Italia) - 20 (Campionato a gironi) - 4 (Serie B) Goals Bologna 165 - 130 (Serie A) - 12 (Coppa Italia) - 22 (Campionato a gironi) - 1 (Serie B) Bologna - Juventus - Serie A a Bologna Confronti ufficiali 74 Vittorie Juventus 33 (L'ultima il 23.05.2021, 1-4) Pareggi 23 (L'ultimo il 19.02.2016, 0-0) Vittorie Bologna 18 (L'ultima il 29.11.1998, 3-0) Goals Juventus 103 Goals Bologna 75 Giocatori con più presenze e goals contro il Bologna a Bologna 12 presenze Varglien I Mario 11 Bettega Roberto 11 Boniperti Giampiero 11 Cuccureddu Antonello 11 Furino Giuseppe 10 Causio Franco 10 Depetrini Teobaldo 10 Salvadore Sandro 10 Zoff Dino 9 Buffon Gianluigi 9 Del Piero Alessandro 5 goals Sivori Omar 4 Bettega Roberto 3 Anastasi Pietro 3 Causio Franco 3 Charles John 3 Dybala Paulo Exequiel 3 Hansen John 3 Nedved Pavel 3 Praest Carl 3 Stacchini Gino 2 Bertolini Luigi Ultimi confronti diretti 27.05.2017 Serie A Bologna-Juventus 1-2 17.12.2017 Serie A Bologna-Juventus 0-3 05.05.2018 Serie A Juventus-Bologna 3-1 26.09.2018 Serie A Juventus-Bologna 2-0 12.01.2019 Coppa Italia Bologna-Juventus 0-2 24.02.2019 Serie A Bologna-Juventus 0-1 19.10.2010 Serie A Juventus-Bologna 2-1 22.06.2020 Serie A Bologna-Juventus 0-2 24.01.2021 Serie A Juventus-Bologna 2-0 23.05.2021 Serie A Bologna-Juventus 1-4 Giocate 10 - Vittorie Juventus 10 - Pareggi 0 - Vittorie Bologna 0 - Goals Juventus 23 - Goals Bologna 4 da juworld.net Classifica di Serie A
  14. Serie A 2021-2022 - 17^ Giornata di Andata - Sabato 11-12-2021 (ore 18:00) VENEZIA - JUVENTUS 17^ giornata di andata Sabato, 11 dicembre 2021 - ore 18:00 Stadio Pierluigi Penzo - VeneziaArbitro: Paolo Valeri (Roma) Venezia-Juventus: Le formazioni ufficiali Venezia-Juventus | Formazioni ufficiali VENEZIA (4-3-3): Romero; Mazzocchi, Caldara, Svoboda, Haps; Ampadu, Tessmann, Busio; Aramu, Henry, Johnsen. All. Zanetti. JUVENTUS (4-2-3-1): Szczesny; De Sciglio, Bonucci, De Ligt, Pellegrini; Locatelli, Rabiot; Cuadrado, Dybala, Bernardeschi; Morata. All. Allegri. ARBITRO: Valeri Classifica di Serie A
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