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SANDRO COLLINO Pioniere, fece il suo esordio con la Juventus il 12 dicembre 1909 contro l’Ausonia Milano in una vittoria per 6-0, segnando anche la sua prima rete in bianconero. La sua ultima apparizione fu il 7 marzo 1915 contro il Venezia, match vinto dalla compagine juventina per 5-2. In 6 stagioni colleziona 19 presenze e 5 reti. Resta poi a lungo nei quadri dirigenziali. “HURRÀ” DEL GENNAIO 1919 Aveva negli occhi la bontà infinita del suo cuore, una bontà sana che tutto dava all’amicizia, tutto agli affetti. Visse la sua vita breve, troppo breve per quelli che gli volevano bene ed a cui voleva bene; morì nei giorni della gioia più grande, stroncato, lui forte di una salda e viril salute, dalla falcidie morbosa che ha abbrunato di lutti la trionfale bandiera della vittoria. Noi lo piangiamo e lo ricordiamo, ed il suo nome nostalgicamente ritorna vivo alle labbra nostre di amici e di Juventini. Quando, in un prossimo avvenire, sul nostro Campo la vita sociale si riaffermerà in un rinnovato fervore di sane competizioni sportive, i nostri occhi cercheranno invano le note figure che vivranno nel solo ricordo. Fra le più care mancherà quella del nostro Sandro, auspicante la vittoria dei colori nostri in solitarie e nervose passeggiate periferiche. Povero Sandro! Tu che eri uno dei migliori fra noi, ci hai lasciati, ma il tuo nome vive scolpito nel gran libro dei morti per la Patria ed in quello più modesto, più raccolto, ma pieno di indimenticabili affetti, dei Juventini che non sono più! http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/04/sandro-collino.html
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SANDRO COLLINO https://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Collino Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 26.02.1892 Luogo di morte: Lonigo (Vicenza) Data di morte: 25.12.1918 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: Sandro Alla Juventus dal 1909 al 1915 Esordio: 07.01.1912 - Prima Categoria - Juventus-Andrea Doria 0-1 Ultima partita: 24.11.1912 - Prima Categoria - Novara-Juventus 3-3 15 presenze - 5 reti Alessandro Collino (Torino, 26 febbraio 1892 – Lonigo, 25 dicembre 1918) è stato un dirigente sportivo e calciatore italiano, di ruolo difensore. Alessandro Collino Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1915 Carriera Squadre di club Juventus 1909-1915 Juventus 15 (5) Carriera Alessandro Collino detto Sandro o Collino II, fratello minore di Giuseppe Collino (Collino I) e maggiore di Mario Collino (Collino III), nonché cugino di Luigi Collino (n. 1890), tutti calciatori dell'epoca pionieristica. Si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di Torino nel 1910, laureandosi il 26 novembre 1914. Fece il suo esordio con la Juventus il 12 dicembre 1909 contro l'Ausonia Milano in una vittoria per 6-0, quando segnò anche la sua prima rete, mentre la sua ultima apparizione fu il 6 dicembre 1914 contro il Veloces Biella, in una vittoria per 5-0. In sei stagioni bianconere collezionò 15 presenze e 5 reti. Ritiratosi dall'attività agonistica, entrò nei quadri dirigenziali del sodalizio bianconero, ma solo per pochi mesi, perché poco dopo la nomina partì per la Grande Guerra col grado di Tenente d'artiglieria. Immediatamente dopo il termine del conflitto, venne colpito da una malattia che lo costrinse all'ospedale militare di Lonigo, dove spirò il giorno di Natale del 1918.
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Angelo Besozzi - Calciatore e Dirigente
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ANGELO BESOZZI https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Besozzi Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 06.03.1891 Luogo di morte: Roma Data di morte: 13.05.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1908 al 1914 Esordio: 10.01.1909 - Prima Categoria - Torino-Juventus 1-0 Ultima partita: 19.04.1914 - Prima Categoria - Vicenza-Juventus 2-1 42 presenze - 5 reti Angelo Besozzi (Torino, 6 marzo 1891 – Roma, 13 maggio 1974) è stato un calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante. Angelo Besozzi Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1914 Carriera Giovanili ????-1908 Juventus Squadre di club 1908-1914 Juventus 42 (5) Carriera Calciatore Angelo Besozzi fu un giocatore della Juventus. Fece il suo esordio contro il Torino nel Derby della Mole il 10 gennaio 1909 in una sconfitta per 1-0, mentre la sua ultima partita fu il 19 aprile 1914 contro l'Vicenza in una sconfitta per 2-1. In sei stagioni bianconere collezionò 42 presenze e 5 reti. Dirigente sportivo Al termine della Grande Guerra entra a far parte dei ranghi dirigenziali della Juventus. -
Giuseppe Hess - Calciatore e Presidente
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GIUSEPPE HESS Detto Pino, era nato a Torino, nel momento in cui la Juventus venne al mondo, da madre di Osterode am Harz (Renania settentrionale-Vestfalia), e da padre di Francoforte sul Meno, ambedue tedeschi trasferiti a Torino. Studiava e giocava a calcio ed era anche un ragazzo di provatissima fede juventina, tanto è vero che risulta sia stato uno dei più irriducibili nell’auspicare la defenestrazione di Alfredo Dick, l’uomo che voleva imporre, in seno al consiglio direttivo bianconero e alla stessa squadra, dirigenti e atleti di nazionalità elvetica.Proprio nell’anno della scissione (1906), il lungo Hess (era alto 193 centimetri) giocava in un ruolo atipico per la sua statura: non difensore ma ala sinistra. Solo un paio di anni più tardi prese stabilmente il ruolo di mediano sinistro. Sui vecchi libri si trovano un paio di formazioni della stagione 1909-10 nelle quali figura in forma stabile il nome di Hess. Ad esempio, quella del 14 novembre 1909, quando la Juventus batté a Torino i neroazzurri dell’Internazionale, con due reti del centrattacco Borel, il padre di Felice. I bianconeri giocarono quella gara con: Pennano; Goccione e Mastrella; Ferraris, Frey e Hess; Mazzonis, Balbiani, Borel, Barberis e Moschino.Si era ai tempi del più puro dilettantismo; i giocatori si preparavano per le partite di campionato, anche se erano solo una decina per stagione, quando avevano tempo e voglia. Tutti avevano un impiego, una professione, un lavoro: anche gli studenti universitari, che conquistarono il titolo nel 1905, avevano già avuto il loro splendido 110 e lode con la pubblicazione della tesi. Malvano era ingegnere, Donna e Hess avvocati: tiravano quattro calci in Piazza d’Armi la sera, quando faceva quasi buio, e praticavano sia la ginnastica che l’atletica.Ma Pino Hess non fu solo un buon giocatore, dotato di tecnica sobria e di un’intelligente visione di gioco; fu anche un magnifico dirigente, talmente bravo da far convergere sulla sua persona i voti necessari alla presidenza. Proprio all’indomani della crisi che colpì la società all’inizio della stagione 1913-14, Hess prese le redini della Juventus e la guidò con mano esperta e sicura. Provvide anche a mantenere fraternamente uniti i giocatori che disputarono quel campionato nel girone lombardo; ricordiamo Montano, Cappello, Arioni, Omodei, i fratelli Boglietti, Payer, Collino, Dalmazzo, Varalda e, soprattutto, Valerio Bona e Giriodi.Ancora oggi, Pino Hess è ricordato come il presidente della rinascita.VLADIMIRO CAMINITILa visita al vecchio Bino Hess, nella primavera del 1966, mi fece capire che la Juventus dei pionieri non era stata vanità o fola di gioventù. Io spesso mi chiedo cosa, in effetti, rappresenti una società di calcio alla caduta degli anni Settanta. Non sono esperto in etruscologia e mi sforzo di pensare che altri con un cuore simile al mio vissero il calcio allora chiamato football, con curiose fogge di divise, brandendo invisibili durlindane. Non ho mai pensato che una qualsiasi attività, culturale o sportiva, non rappresenti lo spirito dei suoi praticanti; il gioco del calcio in quanto sport esercita il corpo e diletta la mente, rinfranca, rischiara, aiuta, tutto considerato, a essere migliori. Il calcio pionieristico o dilettantistico fu appassionato e non calcolatore, occupava il tempo libero di giovinotti più o meno bene più o meno ignoranti chiassosi e civili. Il pioniere dorme, ho scritto in “Juventus 70”, sotto caschi di capelli bianchi come la neve o trascina piedi marmorei o singhiozza in mezzo ai suoi ricordi, ma non ha perduto la giovinezza. E aggiungevo, meno retoricamente: tutti siamo stati ragazzi. Giocando un poco si sconfina.Conobbi Bino Hess il pioniere poco prima della sua morte. Altri pionieri conobbi, Giriodi, Malvano, Corbelli; ma Hess era diverso. Andai a trovarlo in ufficio, in Via Montecuccolo, un mattino di maggio col sole che entrava e usciva per le vie della città festosa e accalcata, bussai a una porta con la targhetta: “Ditta G. S. Hess”. Una signorina mi disse: «Si accomodi». Fui accompagnato in un salottino in disfacimento. Le poltroncine, i quadri alle pareti appartenevano a un tempo invecchiato e decaduto, senza rimpianto da parte di nessuno. Forse la mia natura di osservatore estroso mi fece apparire una sedia come un simbolo di forza e di vita, una sedia modesta di legno, dove m’ero appena messo ed entrò furiosamente nella stanza un vecchio alto in compagnia di un bastone e mi intimò di alzarmi: «Sloggi da quella sedia, è la mia!». Testuale.Spiegai le ragioni della visita. Si era seduto e mi scrutava da apparire furente. C’era un precipizio di emozioni nel suo animo di pioniere. Mi intimò di parlare forte. Parlai forte, adoperando tutta la dolcezza dei miei avi normanni arabi francesi e spagnoli, utilizzai squarci di melodie entrate dentro di me attraverso le sonate di mio padre panormita e a poco a poco lo sguardo di quel vecchio si svelenì, i suoi occhi scuri e stanchi si accesero, cominciò a sentirsi a suo agio, a riconoscermi amico, a parlare. La voce via via si faceva lucida chiara, percorrendo uno spazio quasi remoto usciva con argentina semplicità dal suo animo, lo vedevo stringere la fronte percorsa da vene bluastre e socchiudere gli occhi come in un sogno, proprio per richiamare il passato che gli era appartenuto. Disse di lasciarlo parlare senza interromperlo. Ma non c’era bisogno di questa raccomandazione.«È passato tanto tempo… Vede come sono ridotto… Mio padre non aveva tutti i torti a lamentarsi di me… Non ho saputo tenere in piedi la ditta come faceva lui… Oppure è dipeso anche dai tempi… Ora mi chiede di parlare della nostra cara Juventus… Una cosa liceale… Io al ginnasio ero considerato un gorba noioso. Non c’erano ancora i tram elettrici, qualcosa bisognava fare. Nel 1901 ero liceale, entrai nella Juventus facendo parte della squadra riserve, da allora sono stato in direzione per cinquant’anni, fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale ero giocatore. Ci davamo da fare io e Varetti, in parte anche Malvano. Non c’era nulla di banale in quello che facevamo. Essere juventino era un favore, un onore. Bisognava essere persone serie per essere accettati come soci. Il Direttivo della prima Juventus era sanamente democratico, c’era un Mazzonis, famiglia tra le più ricche di Torino, che andava sottobraccio a un Moschino, fattorino telegrafico, portava i telegrammi insomma… Il sentimento era questo. E si stava insieme e alle otto di sera del sabato si partiva per andare a giocare fuori Torino, a Genova o Milano. Ed io mi dovevo contorcere davanti a mio padre per strappargli venti lire… Io facevo lo stupido per ore per giorni, finalmente me le dava, allora correvo davanti alla panca di Corso Re Umberto e gridavo: “Ci sono!” Partivamo anche alle sei del mattino, in omnibus, costava meno e portava le terze, c’era con noi Forlano, il centravanti, Canfari era sempre allegro, un bonaccione, ricordo perfettamente Forlano, Luigi si chiamava, orfano, mantenuto da un fratello che gli diceva: sì ti mantengo, ma non ti pago il football! E non gli dava la chiave di casa. Così per partire con noi doveva dormire il sabato sera per le scale. Noi andavamo a svegliarlo, e dovevamo anche massaggiarlo perché era tutto pieno di dolori per l’umidità presa. Poi gli davamo da mangiare e finalmente si sentiva meglio e partivamo! Anche lui è morto in guerra come Canfari…».Approfittando di una pausa, chiesi se confermava la nascita della Juventus sulla panca di Corso Re Umberto. Mi scrutò abbastanza accigliato e riprese il racconto: «Sì, sì, una cosa ginnasiale… Avevamo visto giocare gli inglesi al Valentino o a Piazza d’Armi… Ma molti non si divertivano… Il calcio nacque per una forma di reazione… Molti ragazzi preferivano giocare alla barra o al bigliardo… Per Torino giravano dei professionisti del bigliardo, oggi li chiamerebbero accompagnatori di donzelle, ricordo che al Caffè dei Fratelli Demo affittare una stanza per giocare al bigliardo costava al giorno sessanta centesimi, la sera con la luce a gas una lira e venti… Noi giocavamo… Quelli dapprima ci fecero vincere poi cominciarono a spillarci tutti i soldi… Ci guardammo in faccia: ma perché dobbiamo dare tutti i nostri soldi a questa gente?! Piuttosto andiamocene in Piazza d’Armi… Così fu… Piazza d’Armi era il mondo dei signori e dei figli dei signori… Offriva ogni occasione di svago… Prati, pattinatoi, campi di ippica… Conoscemmo un tipo strano, si chiamava Dobbie, faceva il dentista e nel molto tempo libero di cui disponeva…».Si interruppe e ne approfittai per sbirciare il quadro alle sue spalle raffigurante Dante e per fare una considerazione affatto logica: «Oggi i dentisti non hanno più tempo per nessun hobby, tranne quello dell’amica, i loro studi grondano di clienti e guadagnano moltissimo… Hess non capi e continuò a parlare con voce chiara dalle sue lontananze.«Aveva più di cinquant’anni, i balletti, ma giocava bene a football… Un giorno venne a offrirci l’opportunità di acquistare un pallone in un negozio Principe di Galles in Via Barbaroux gestito da uno con barbetta, certo Jordan. Un pallone inglese di Nottingham. L’unico guaio era che costava un’enormità: sessanta lire. Decidemmo di fare una colletta tra noi per racimolare le sessanta lire. Non ce lo dava per un centesimo in meno. Ricordo quando scomparve nel retrobottega e riapparve davanti a noi con il pallone di Nottingham giallo lucente tra le mani. Io riuscii a farmi dare dieci lire da mio padre. Tutti insieme raggranellammo la cifra e andammo a comprare il pallone. È un tesoro, disse Canfari e ci vuole un tesoriere. Nominammo tesoriere Molinatti che aveva pure il compito di gonfiarlo, con l’anima nei denti perché è il nostro tesoro, disse Canfari che leggeva D’Annunzio… Così nacque la Juventus, su quella panca con quel pallone… Se tutti avevamo i centesimi sufficienti andavamo a berci un caffè, altrimenti si girava a piedi per la città facendo un mucchio di cose allegre, senza dare fastidio a nessuno. La Juventus era una massoneria il cui tabù era lo sport. La prima divisa fu una camicia rosa con cravattino nero… Noi abbiamo dato alla Juventus il suo stile. Si giocava in Piazza d’Armi… È venuto anche Buffalo Bill una volta in Piazza d’Armi… Il calcio lo hanno portato a Torino gli inglesi, impiegati in fabbriche di pizze e tulli, Savage, Kilpin, quel vecchio dentista di Dobbie, sempre ubbriaco di whisky, quando si è trattato di cambiare divisa, Savage ha fatto venire dall’Inghilterra delle magliette bianconere… Bona, che aveva un lanificio, uno dei fratelli, l’altro, aviatore, è morto in guerra, per ingrandirla è andato da Monateri… Sì, tutti quegli amici che hanno fatto la prima Juventus li ricordo bene: c’era Durante, era un pittore, è morto quando mi sono sposato, i parenti gli hanno tagliato i viveri, gli mandavano trenta lire al mese, Bollinger, terzino, svizzero, un impiegato; Gioacchino Armano; Ferrero poi è diventato generale; Goccione, Barberis, Gibezzi, Varetti, Forlano, Donna, Malvano…». DA PIEMONTESE.ITAl tifoso bianconero che della storia della sua squadra pensa di conoscere tutto, questo cognome tedesco dirà poco o nulla. E ne ha ben motivo: Giuseppe (detto Pino) Hess ha vestito la maglia della Juventus in un’altra era calcistica, dal 1905 al 1912, prima di diventare Presidente della stessa società dal 1913 al 1915, quando partì volontario per la guerra. Non è stato un campione (ma a quei tempi, chi lo era?), non ha giocato molte partite da titolare; tuttavia, mentre la Juventus vinceva il suo primo scudetto nel 1905, lui, Hess, si laureava nelle stesse ore Campione d’Italia con la squadra riserve nel Campionato di Seconda Categoria.C’è una fotografia che lo ritrae con la squadra, elegantissimo con bombetta e farfallino, alto una spanna in più dei suoi compagni, la mano vezzosamente infilata nella tasca del cappotto, un sorriso appena accennato: ma che ci faceva Hess (nato a Torino da genitori tedeschi nel 1885 e morto nel 1967) in mezzo a undici casacche bianconere? «Quella foto è stata scattata a Karlsruhe, in Germania, nell’estate del 1912, dove la Juventus aveva giocato contro la squadra locale; forse è stata la prima trasferta in assoluto nella storia bianconera. Per la cronaca, si perse 3-1, quel giorno il nonno era in veste da dirigente, rappresentava una ditta tedesca, per la quale lavorava», spiega Umberto Hess, nipote di Giuseppe e memoria storica del nonno, oltre che lui stesso juventino di ferro.Se proviamo a raccontare il calcio di quei primi anni del Novecento, di cui Pino Hess è stato uno dei pionieri, dobbiamo fare uno sforzo non indifferente per calarci in una realtà sportiva e sociale che nulla ha a che vedere con quella attuale. «I campionati duravano un giorno, alle volte un fine settimana. Le trasferte, i giocatori della Juve le facevano in bicicletta, tutti insieme. Quando c’era da prendere il treno, viaggiavano tutti in terza classe, ricchi e poveri; chi poteva, metteva i soldi anche per chi non poteva. E nessuno mangiava al ristorante per rispetto, ognuno si portava i panini», spiega Umberto.Calciatori sì, ma soprattutto erano amici, studenti e lavoratori. Alla sera li si poteva trovare sul prato di Piazza d’Armi (l’enorme area che confinava con Via Montevecchio, Corso Siccardi e l’allora nuovo Rione Crocetta) per dare quattro calci al pallone, il famoso «oggetto quasi sferico, di rozzo cuoio a pezze rettangolari cucite dall’interno», raccontato dall’impareggiabile penna di Gianni Brera.Giuseppe Hess era un terzino dal fisico possente ma piuttosto grezzo, alto più di un metro e novanta, soprannominato Tuclumac (tentativo di traduzione: “toccalo appena” o “vacci piano”: una certa potenza atletica e l’abitudine a calciare di puntone imponevano cautela per evitare di dare la palla direttamente alla difesa avversaria). Era stato uno studente del D’Azeglio e, come altri giovani, bazzicava la storica panchina di Corso Re Umberto. Appartenere alla squadra rincalzi, come Pino Hess, all’epoca significava non tanto essere meno bravi dei titolari, ma soltanto di qualche anno più giovani.«Mio nonno ammirava la Pro Vercelli, che in quel periodo era una delle più forti squadre italiane; quando poteva, organizzava trasferte sul campo della Pro. Il campo dei bianchi di Vercelli distava un paio di chilometri dalla stazione e i giocatori dovevano trasportarsi, anche sotto il caldo, le loro borse fino allo spogliatoio. Dentro il quale li attendevano due tini da vino, uno per squadra, pieni d’acqua, da utilizzare per il bagno del dopo-partita. A quei tempi si usava che la squadra in trasferta fornisse l’arbitro, scegliendolo fra le riserve: una volta toccò a mio nonno, e finì male. Quelli della Pro, non soddisfatti dell’arbitraggio, lo buttarono in un letamaio, fra le risate generali, comprese le sue! Un altro aneddoto che mi raccontava il nonno riguardava il portiere del Casale, altra squadra importante dell’epoca: siccome di professione faceva il ladro di polli, nel senso vero del termine, vicino alla porta sostavano due carabinieri, pronti a impedire ogni tentativo di fuga del giocatore!».A causa della separazione dei suoi genitori, Umberto Hess ha vissuto una decina di anni in casa col nonno, che negli anni Cinquanta, anche a causa di un vecchio problema alla gamba che ne limitava la mobilità, aveva trasformato in un ritrovo per ex giocatori della Juventus. «In quel salotto ho conosciuto Lorenzo Valerio Bona, centravanti degli anni Dieci, implacabile goleador. Ho chiacchierato con Silvio Piola, con Baldo Depetrini. Ho fatto amicizia con Felice Borel, uno dei più forti centravanti bianconeri, una persona simpatica con idee moderne: proprio con Borel il nonno parlò addirittura di creare un museo della Juve. Molte volte mi portava allo stadio, vidi con lui l’ultimo derby prima che il Toro cadesse a Superga. Se ricordo qualcosa? No, quel giorno sfogliavo “Topolino”, mi raccontava il nonno».Dottor Hess, con quale spirito Giuseppe Hess visse il passaggio del calcio da momento ludico di aggregazione per pochi giovani, all’attuale fenomeno di massa, con tutte le punte di imbarbarimento che conosciamo (tifo malato, ingaggi folli, ecc.)? «Lo visse male. Al nonno il calcio aveva smesso di appassionare fin dagli anni Sessanta, quando oramai questo sport stava prendendo la strada del professionismo. Comunque continuava a seguirlo, a tifare per la sua Juve (gli piaceva sentire le partite alla radio) ma senza mai nutrire odio per le altre squadre, Torino compresa (era molto amico di Enrico Marone Cinzano, presidente della società granata negli anni Venti)».Giuseppe Hess, dopo essersi laureato in legge (ma senza avere mai esercitato la libera professione) fu rappresentante di commercio e quindi industriale nella ditta impiantata dal padre, originario della Germania. «Era un uomo di un’assoluta rettitudine. Piuttosto che fallire con la sua azienda, nel 1951 pagò di tasca propria il mensile a duecento operai. Al mattino mi accompagnava a scuola dopo una colazione con acciughe salate e burro. Era burbero e severo. In politica era un antifascista convinto, è stato lui ad avermi avvicinato ai principi del liberalismo. Viveva la sua fede religiosa come un fatto privato: scoprii che fosse protestante quando vidi il pastore Ayassot al suo affollato funerale. Infine, amava la sua famiglia e aveva una passione sconsiderata per il vino del Reno, che aveva scoperto grazie alla sua origine tedesca. E amava lo sport, come tutta la nostra famiglia…».Adolfo, il fratello più vecchio di otto anni di Giuseppe Hess, è stato tra i precursori dell’alpinismo senza guida, ha fondato lo Ski Club Torino (il primo d’Italia) e il Club Alpino Accademico Italiano, oltre a essere stato il primo direttore del Museo Nazionale della Montagna di Torino. Adolfo Hess era anche molto amico di Paolo Kind, figlio di quell’Adolfo Kind che, primo in Italia, aveva importato dalla Norvegia, a fine Ottocento, due paia di assi in legno: gli odierni sci. Quanto a Luciano Hess, padre di Umberto, è stato un buon giocatore di baseball, prima negli Stati Uniti (dove era stato mandato per motivi di lavoro dal padre dopo la fine della seconda guerra mondiale), poi in Italia: ha giocato fino a quarant’anni e arbitrato oltre i cinquanta.E lei, Umberto Hess, che sportivo è stato? «Ho cominciato nei pulcini della Juve, ma ben presto il mio istruttore Mario Pedrale, uno dei più grandi istruttori di calcio, ha chiamato il nonno e gli ha consigliato di farmi fare un altro sport, diceva che ero negato per il calcio. Però ho giocato fino a quarantasette anni, anche se non ad alti livelli. Ero uno stopper molto ruvido e scorbutico, al mio confronto Montero o Chiellini sono difensori raffinati! Se il metro di arbitraggio di oggi, l’avessero applicato al sottoscritto, avrei giocato solo cinque minuti a partita. Nel 1966 ho fatto parte della rappresentativa universitaria torinese, e ho dovuto marcare, con le buone o con le cattive, un certo Giorgio Chinaglia, un bestione di diciannove anni che allora giocava nell’Internapoli». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/bino-hess.html -
Giuseppe Hess - Calciatore e Presidente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
GIUSEPPE HESS https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Hess Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 04.04.1885 Luogo di morte: Torino Data di morte: 19.06.1967 Ruolo: Difensore - Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: Bino - Pino Alla Juventus dal 1909 al 1912 Esordio: 02.03.1908 - Prima Categoria - Pro Vercelli-Juventus 1-1 Ultima partita: 24.03.1912 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 5-2 19 presenze - 0 reti Presidente della Juventus dal 1913 al 1915 Giuseppe Edmondo Hess, noto anche come Bino o Pino (Torino, 4 aprile 1885 – Torino, 19 giugno 1967), è stato un calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo terzino. Giuseppe Hess Hess alla Juventus Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1912 Carriera Giovanili 1901-1903 Juventus Squadre di club 1904-1908 Juventus II ? (?) 1908-1909 US Milanese ? (?) 1909-1912 Juventus 19 (0) Biografia Il padre, originario della Prussia Renana, e la madre, di Francoforte, furono sudditi tedeschi immigrati a Torino, dove risultano iscritti alla comunità evangelica in data imprecisata tra il 1870 e il 1880. Carriera Giocatore Hess fu un giocatore della Juventus, ove giocò sia nella prima squadra che in quella riserve. Con la cosiddetta Juventus II vinse la Seconda Categoria del 1905. Ha poi avuto un intermezzo alla US Milanese nella stagione 1908-1909, prima di tornare alla Juventus. Fece il suo esordio nella prima squadra juventina contro i concittadini del Torino, nel derby della Mole del 7 novembre 1909, in una sconfitta per 3-1, mentre la sua ultima partita fu contro l'Inter, l'11 febbraio 1912, in una sconfitta per 4-0. In tre stagioni in prima squadra collezionò 19 presenze senza segnare. Dirigente Ritiratosi dall'attività agonistica nel 1912, entrò nei ranghi dirigenziali della Juventus, divenendo presidente dal 1913 al 1915 e, ulteriormente membro del consiglio d'amministrazione coprendo la carica vicepresidenziale, compiendo anche la funzione di direttore della sezione tennistica bianconera tra gli anni 1930 e 1940. Contemporaneamente, intraprese una brillante carriera da avvocato. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Seconda Categoria: 1 - Juventus II: 1905 -
RICCARDO AJMONE MARSAN https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Ajmone_Marsan Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 04.03.1889 Luogo di morte: Torino Data di morte: 15.11.1958 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1909 al 1912 Esordio: 25.04.1909 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 1-0 Ultima partita: 11.02.1912 - Prima Categoria - Juventus-Inter 0-4 9 presenze - 2 reti Riccardo Ajmone Marsan (Torino, 4 marzo 1889 – Torino, 15 novembre 1958) è stato un calciatore e imprenditore italiano di ruolo portiere, difensore o attaccante. Riccardo Ajmone Marsan Nazionalità Italia Calcio Ruolo Portiere, difensore e attaccante Termine carriera 1912 Carriera Squadre di club 1903-1908 Juventus II 1 (-?) 1909-1912 Juventus 9 (2) Biografia Riccardo Ajmone Marsan fu introdotto nella società bianconera insieme ai fratelli Alessandro (1884) e Annibale (1888) da Umberto Malvano, uno dei fondatori della Juventus. Insieme ai fratelli, indusse il padre a versare il denaro per l'affitto del Velodromo Umberto I. Nel 1921, sposò Adelina Lavini (1901-1990) dalla quale ebbe Maria (1922-1922), Giuliana (1923-2017) e Giorgio (1926-2008). Era noto come Ajmone III, per distinguerlo dai due fratelli, compagni di squadra. Carriera Impiegato con la seconda squadra della compagine torinese, nelle vesti di portiere vinse nel 1905 la Seconda Categoria, superando nel girone finale nazionale le riserve del Milan e Genoa. Fece il suo esordio in prima squadra contro l'Andrea Doria il 10 aprile 1910 in una vittoria per 1-0 grazie ad una sua rete, la sua ultima partita fu contro l'Inter il'11 febbraio 1912 in una sconfitta per 4-0. In maglia bianconera giocò in totale 9 partite e segnò 2 reti, l'ultima realizzata contro l'US Milanese il 24 aprile 1910, in una sconfitta per 2-1. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Seconda Categoria: 1 - Juventus II: 1905
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ALESSANDRO AJMONE MARSAN https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Ajmone_Marsan Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 31.10.1884 Luogo di morte: Noli (Savona) Data di morte: 11.08.1941 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1909 al 1910 Esordio: 06.03.1910 - Prima Categoria - Juventus-Genoa 0-2 Ultima partita: 24.04.1910 - Prima Categoria - Juventus-Milanese 1-2 1 presenza - 0 reti Alessandro Ajmone Marsan (Torino, 31 ottobre 1884 – Noli, 11 agosto 1941) è stato un dirigente sportivo, imprenditore e calciatore italiano, di ruolo attaccante. Fu fratello di Riccardo (III) ed Annibale (II), figlio di un finanziatore del club, l'imprenditore Marco Ajmone Marsan, che era originario di Crosa. Il suo cognome nei tabellini è riportato talvolta come Aimone o Aymone. Alessandro Ajmone Marsan Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1913 Carriera Squadre di club 1903-1909 Juventus II 1 (?) 1909-1910 Juventus 1 (0) 1910-1913 Pro Vercelli 6+ (?) Carriera Fu un giocatore della Juventus all'inizio del primo decennio del 1900, nella sua unica stagione in prima squadra in bianconero collezionò una sola presenza. Divenuto socio-giocatore nel 1903, con la squadra riserve bianconera vinse nel 1905 la Seconda Categoria. Conclusa l'attività agonistica nella Juventus, Ajmone Marsan passò alla Pro Vercelli, con cui vincerà tre campionati consecutivi, dal 1910-1911 al 1912-1913. Infine, divenne consigliere della società polisportiva Juventus e, ulteriormente, direttore della sezione boccistica sino alla propria morte nel 1941. Palmarès Competizioni nazionali Seconda Categoria: 1 - Juventus: 1905 Campionato italiano: 3 - Pro Vercelli: 1910-1911, 1911-1912, 1912-1913
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Fernando Nizza - Calciatore E Presidente
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FERNANDO NIZZA Pioniere, juventino della prima ora – ricorda Renato Tavella – inizia come footballer in principio Novecento, festeggiando come riserva il primo campionato 1905. Insieme ad Armano G, e Zambelli fa parte della direzione nel periodo della Grande Guerra. In seguito continua ad occupare incarichi dirigenziali della società. GIOVANNI ARBUFFI Fu tra i realizzatori del giornale “Hurrà”, poi, essendo ingegnere e professore al Politecnico di Torino, fece in modo di affrettare i lavori per le derivazioni di luce e acqua corrente al campo sportivo di corso Sebastopoli, usato dai bianconeri dal 1908 al ‘22. Era di origine ebraica, viveva con il fratello Umberto (anche lui nel comitato direttivo juventino) in un appartamento in corso Vittorio Emanuele, nella stessa casa dove abitava anche Mazzonis. Ad agosto del 1943 i nazisti sfondarono la porta dell’appartamento e portarono via con la forza Umberto. Il fratello maggiore Nando fu colto da malore (probabilmente infarto) e morì in quell’occasione. Umberto fu deportato ad Auschwitz ma non risulta essere mai arrivato, probabilmente arrivò cadavere. “HURRÀ” DEL GIUGNO 1919 S’avrebbe potuto chiamarlo Ferdinando, Fernando, Nando, c’era la scelta; no, s’è preferito Nice, nome arcadico, pastorale, che sa di flauto e di fauno, del resto appropriato..... Intanto Nice, se non il flauto, suona l’ocarina, o meglio, suonava, perché, a conti fatti, in oggi il naso potrebbe proibirgli questo svago. Per farsi un giusto concetto di Nice, del nostro Nice, di quegli che ci ispirò questo delicato nome ninfale, bisogna risalire di almeno quindici anni addietro. Che amorino! Fattezze femminee, voce tremula («Sta ciuto bebèro!», rammentate?), capellatura inanellata….. Adesso, si capisce, gli anelli non ci sono più; ma in compenso li porta alle dita. È timido!..... Una timidezza pudica, che, sia detto senza offendere alcuno, oggi non la si trova più neppur fra le educande. Guardate i giocatori d’oggigiorno! Roba da... non sapersi esprimere! Tra i pantaloncini sempre più «cini» e le scollature tipo signorina di studio, quasi non rimane più posto per i colori sociali. Il costumino «Nice» (molti, leggendo alla francese, crederanno si tratti di un costume balneare brevettato), tutto bleu marin ed orlato in bianco, era, sotto l’aspetto della decenza, insuperabile. Richiedeva un apposito bagaglio, questo sì, e qualche spesa di facchinaggio; ma Nice non ha mai badato a sacrifici per la sua eleganza. O non si portava forse dietro tutto il bagaglio «Maldacea» e «Piedigrotta»? E lo trovava pesante? Egli no, i suoi amici forse... «Guarda, guarda stu giardine!.....» Bastava: da qualunque parte venisse lo spunto, Nice non si fermava più. La sua vena melodica si scioglieva e le romanze si susseguivano come gli episodi in un film a lungo metraggio. Del resto, il canto è sempre stato nelle tradizioni juventine, ed avevamo anche gli specialisti: Nice repertorio napoletano, Varetti anglo-sassone, Malvano francese (quel accent!). Come carattere, un gran bon figliolo. Idee un po’ storte, dirà qualcuno. Certo che se l’uomo procede a lume di naso, questo in funzione di timone non poteva che indurlo in circoli viziosi. Malgrado ciò, è adorato, con una leggera diminuzione di simpatia verso fine d’anno, il che non impedisce che sia da più lustri Cassiere del nostro Club. Ne ebbe di Cassieri la Juventus!... Uno convertì i fondi in dorati «furè» che ammollò in tanti «bicerin», passione foriera di guai, come si vide in seguito; un altro pose il patrimonio sociale ai pie’ di una sartina, riempiendo il genitore di sdegno, noi di amarezza e la cassa di buone promesse. Si trattava, è vero, di 20 lire nel primo caso e di 70 nel secondo, ma s’era anche in principio... Nice invece è l’ideale:... parsimonioso e cortese. Andate, andate a trovarlo: vi riceverà gentilissimamente, sembra nato per l’arte di ricevere: tutto sta nel sceglier bene la carta di presentazione. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/04/fernando-nizza.html -
Fernando Nizza - Calciatore E Presidente
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FERNANDO NIZZA https://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Nizza Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 09.04.1884 Luogo di morte: Torino Data di morte: 17.08.1943 Ruolo: Attaccante - Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: Nice Alla Juventus dal 1899 al 1905 Esordio: 11.06.1899 - Amichevole - Juventus-Ist.Tecnico Sommeiller 3-0 Ultima partita: 11.10.1903 - Amichevole - Forza e Costanza Novara-Juventus 0-15 0 presenze - 0 reti Presidente della Juventus dal 1915 al 1918 20 partite - 10 vittorie - 3 pareggi - 7 sconfitte Donato Fernando Nizza (Torino, 9 aprile 1884 – 17 agosto 1943) è stato un calciatore e dirigente sportivo italiano, nono presidente della Juventus insieme a Gioacchino Armano e Sandro Zambelli. Fernando Nizza Nizza alla Juventus Nazionalità Italia Calcio Termine carriera 1905 Carriera Squadre di club 1905 Juventus II 3 (0) Carriera Nizza entrò nella società calcistica Juventus intorno al 1905, militando nella squadra riserve del club bianconero, senza mai riuscire ad esordire in prima squadra. Ritiratosi dall'attività agonistica, durante il periodo della prima guerra mondiale fu membro del Comitato Presidenziale di Guerra, che sostituiva il ruolo del presidente societario: di questo comitato faceva parte Nizza, insieme a Gioacchino Armano e Sandro Zambelli. Muore nel 1943, nascosto durante le persecuzioni razziali, mentre arrestano suo fratello Umberto che verrà deportato ad Auschwitz. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Seconda Categoria: 1 - Juventus II: 1905 -
GIUSEPPE COLLINO https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Collino Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.01.1889 Luogo di morte: Milano Data di morte: 06.02.1938 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Geppetto Alla Juventus dal 1907 al 1915 Esordio: 19.01.1908 - Prima Categoria - Andrea Doria-Juventus 0-3 Ultima partita: 07.03.1915 - Prima Categoria - Venezia-Juventus 2-5 19 presenze - 5 reti Giuseppe Collino (Torino, 1889 – Milano, 6 febbraio 1938) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Giuseppe Collino Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1915 Carriera Squadre di club 1907-1915 Juventus 19 (5) Carriera Giuseppe Collino detto Geppe o Collino I, è fratello maggiore di Alessandro Collino (Collino II) e Mario Collino (Collino III), nonché cugino di Luigi Collino, tutti calciatori dell'epoca pionieristica. Partecipa con la Juventus ai campionati del 1908, sia quello italiano sia quello federale (vinto). Partecipa con la prima squadra anche a quelli del 1909 (vincendo quello italiano), 1914 e 1915, accumulando diciannove presenze e cinque reti, oltre ad altre diciassette presenze con due reti in gare amichevoli. Laureato in Ingegneria, si ritirò per partecipare anch'esso alla Grande Guerra in qualità di Tenente del Genio militare e non riprese successivamente l'attività sportiva, trasferendosi a Milano per fare l'ingegnere.
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Giovanni Mazzonis - Calciatore E Presidente
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GIOVANNI MAZZONIS Non sono stati solo i grandissimi campioni – scrive Alberto Fasano su “La storia della Juventus” di Perucca, Romeo E Colombero – a realizzare le strepitose imprese sportive della Juventus nell’arco della sua storia quasi centenaria. Ci sono stati anche importanti dirigenti che, con il loro acume, la saggezza, la tempestività, il coraggio e la disciplina, hanno saputo portare la società al vertice dei valori nazionali ed internazionali. E se il grande artefice delle attuali fortune della Juventus può essere facilmente individuabile in Giampiero Boniperti, l’uomo che per primo fece conoscere a tutti l’inimitabile stile della società e della squadra bianconera fu senza dubbio Giovanni Mazzonis. Pur lavorando con dedizione ma nell’ombra, ed arrivando solo di sfuggita alla presidenza. Giovanni Mazzonis apparteneva ad una signorile famiglia torinese: era il primo di tre fratelli; gli altri due si chiamavano Ernesto e Gigi. La famiglia Mazzonis abitava in pieno centro di Torino, in corso Vittorio Emanuele angolo via Parini, a meno di cento metri dal Liceo Massimo D’Azeglio. E Giovanni fu appunto uno dei ragazzi del D’Azeglio che tra i primi si unì agli altri studenti che avevano fondato la Juventus; tra i primi a prendere a calci un pallone sui verdi prati di Piazza d’Armi. Nella stessa casa dove abitavano i Mazzonis, c’erano anche i fratelli Nando ed Umberto Nizza. Era un rione… zeppo di juventini: tutti amici, tutti entusiasti, tutti decisi a fare grande quella società nata da pochi anni. Quella dei Mazzonis era una famiglia piemontese benestante: aveva almeno tre grosse e importanti manifatture, tre collaudate ed avviatissime aziende tessili, una a Palafrera, l’altra a Luserna ed una terza a Pont. Il lavoro in ditta era per tutti la cosa più importante, ma anche la Juventus occupava un posto di rilievo nelle quotidiane occupazioni dei Mazzonis, che avevano anche un ufficio in Torino, precisamente in via San Domenico. E da quell’ufficio dovevano partire molte direttive che fecero grande la Juventus. Quando, il 24 luglio 1923, Edoardo Agnelli decise di prendere la presidenza della Juventus (con l’avvocato Olivetti presidente onorario) alla vicepresidenza rimase l’avvocato Enrico Craveri presto raggiunto anche da Mazzonis. Non è facile elencare qui le numerose qualità di quell’impareggiabile dirigente. L’ho conosciuto negli ultimi dieci anni della sua permanenza alla Juventus ed il mio giudizio non può che essere incompleto. I vecchi juventini parlano di lui come dl un uomo di costumi molto rigidi, nei confronti degli altri e soprattutto nei confronti di se stesso. Quando impartiva direttive, sia in campo industriale che sportivo, non ammetteva che i suoi ordini venissero trasgrediti. Era un autentico signore, educato e di grande cordialità; ma se qualcuno gli pestava i piedi, si faceva sentire, con quel suo vocione tuonante, capace di durissime reprimende. Anche Edoardo Agnelli rimase immediatamente affascinato dalle qualità del barone Mazzonis e lo volle come vicepresidente, affiancato da Craveri. In effetti l’illuminata gestione del figlio del fondatore della Fiat non avrebbe potuto trovare un collaboratore più utile di questo signore tutto d’un pezzo, deciso a mantenere alla Juventus l’antica atmosfera, che era stile di vita e saldezza morale, prima ancora che eccellenza sportiva. Ma Giovanni Mazzonis, uomo estremamente pratico, si adoprò per portare la squadra bianconera ai vertici dei valori. Il suo lavoro fu meticoloso, tenace, preciso, inarrestabile, assieme a quello di Craveri. Sul barone Giovanni Mazzonis si raccontano molti gustosi episodi, tutti esempio di rigidità morale e di inflessibile disciplina. Uno per tutti. Dopo una vittoria molto importante del campionato 1932-33, il presidente Edoardo Agnelli aveva improvvisato un premio speciale per i giocatori di duemila lire ciascuno. Insieme al concreto riconoscimento, pagato di tasca propria ed offerto con un garbato discorso, il presidente aveva raccomandato il silenzio, cioè che la cosa restasse tra loro, dato che il barone Mazzonis, momentaneamente fuori città, non era stato consultato in proposito. Al momento parve che l’iniziativa presidenziale fosse passata senza turbare i criteri di austerità educatrice dell’ignaro e severo vicepresidente, che, d’altra parte, non dava a vedere in alcun modo di esserne a conoscenza. Alla fine del campionato, però, giunto il momento della riscossione del premio, le famose diecimila ire, i giocatori, allibiti, se ne videro consegnare soltanto otto dal «barone di ferro», il quale dichiarò di aver considerato un anticipo le duemila lire a suo tempo donate dal presidente. E questi, a sua volta, fu cortesemente invitato a non prodursi in simili munificenze, qualora si fossero presentate altre occasioni di gaudio sociale! Così era fatto Giovanni Mazzonis, dirigente esemplare, uomo integerrimo e severo. Un uomo così non poteva fare a meno di entrare a far parte in modo sostanzioso della società. Infatti a quei tempi il bilancio della Juventus era diviso in sedicesimi: tre sedicesimi li possedeva Edoardo Agnelli, due sedicesimi Giovanni Mazzonis, un sedicesimo ciascuno avevano Gualco, Monateri, Valerio Bona, Ajmone, i fratelli Nino e Carletto Levi, Vaciago. Il barone dirigeva personalmente la campagna acquisti della squadra: era intelligente, capiva di calcio, era tempestivo e oculato. Non sbagliò quasi mai una mossa. Ed i risultati si videro. Per cinque anni consecutivi. VLADIMIRO CAMINITI Curvo davanti al caminetto, sgangherato dalla vecchiaia, un paio di ispidi baffi e i capelli bianchi, quell’uomo era Giovanni Mazzonis, vice presidente della Juventus tutta d’oro. Si spacciava per barone di Pralafera e lo era forse per lontane viuzze di sangue. Nel tempo degli orpelli e delle svenevolezze, aveva lui tutte le responsabilità di conduzione della Juventus di Edoardo Agnelli. Nella Juventus dei primi miti, della ricchezza in terra, del consenso fascista, le facilitazioni in nome della razza guerriera, parvegli giusto mettersi uno stemma sulla testa. In realtà, era barone e patrizio per sapere calcistico. La potenza della società bianconera nacque pure dal suo saper fare, dal suo buon senso piemontese ligio ma non bigio, una oculatezza viperina, la sua voce con tutte le smorzature e gli acuti, parlava basso e forte, dolce e duro, convinceva un Cesarini a rigar diritto. Era intransigente, ma anche cauto obiettivo discreto diligente bonario comprensivo. Un dirigente di calcio che si rispetti, deve essere tutto e niente, deve essere un intrico e un inghippo, come carattere e natura. Nel 1966, ormai occupava il tempo a spegnersi come candela. Cercai di farlo appartare con se stesso e di parlare con lui come con gli altri personaggi antichi. Ma risultava più vinto di tutti. Parlavo con un fantasma. Ma i fantasmi parlano ed infatti quel vecchio mi disse parecchie cose, le condensai in appunti che restituisco e sono inediti. Né mi risulta che, prima di morire, sia stato avvicinato da altri giornalisti. Il fatto è che vengono considerati quelli che sembrano, si considerano grandi i presidenti, si ignora la realtà del lavoro dei dirigenti veri. Importa mettere sul giornale i divi e il censo, raccontare Edoardo, le sue amicizie, i suoi hobbies. Giovanni Mazzonis dedicò tutto se stesso alla squadra. Amministrava, ammoniva, inseguiva, blandiva pure, dovunque, comunque e sempre, lui c’era. Litigò con tutti e poi ci fece pace. Non fu amato veramente da nessuno e peranco odiato. Poi, dopo tutto questo carnevale, povero come un cane e solo, si avviò a morire. «Ho lasciato la Juve. Mi hanno estromesso nel 1940. Ero stato fatto presidente nel 1935, ma de la Forest, che era fascista, ricevette dal federale di Torino Gazzotti la proposta di formare una direzione tutta fascista. E così fu. Io ero entrato nella Juve quando giocavamo al vecchio Motovelodromo, in corso Re Umberto, era il 1908-‘09...». «Come era Torino allora?» «C’erano i tram a cavallo, era molto raccolta, con un certo livello di cultura, teatrale soprattutto. Studiavo al Liceo d’Azeglio, un nido juventino, dopo la lezione, si andava tutti i giorni in piazza d’Armi, Malvano, Armano, Mazzia, Donna, Forlano, Goccione, Barberis, Colombo, Mastrella e altri. Ci si riuniva al bar Fiorina. Dopo la prima grande guerra, diventò presidente Corrado Corradino, un poeta, nazionalista, professore di letteratura. Prima di lui era stato presidente Dick, uno svizzero, direttore della Manifattura Pellami e Calzature, si giocava al Motovelodromo. Era un uomo molto dinamico ed autoritario». «Lo stesso che poi fondò il Torino...». «Aveva portato nella Juventus giocatori svizzeri, in realtà erano impiegati della sua ditta. Erano bravi giocatori e sollevarono la Juventus come tono di gioco. Bollinger, Diment, Square specialmente. Quella fu una Juventus dallo spirito familiare, di amici, che coltivava l’amicizia anche in campo. Ma lui cambiò ad un certo punto, voleva tutti impiegati della sua ditta in formazione e noi del D’Azeglio cominciammo a vederlo male. Lo cacciammo perché voleva guidare la Juve da tiranno. Noi la volevamo come una famiglia e ci ribellammo alle sue imposizioni. Il contrasto tra lui e noi, soprattutto con Varetti, Donna e Malvano, fu violento. Ed allora lui ha fondato con l’oculista dottor Secondi il Torino, portandoci i giocatori della sua ditta... La Juventus, stremata sportivamente, senza risorse finanziarie, senza campo, traversò un momento duro. Abbiamo dovuto farci un campo, dove oggi c’è lo stadio, con mille e cinquecento lire facemmo cintare il rettangolo con pali di legno. Fu una Juve tutta italiana, prima con Varetti poi Ubertalli, poi con Hess presidente, io purtroppo ero molto impegnato con la mia ditta a Torre Pellice e inoltre è scoppiata la guerra. Dal 1914 al 1925 non mi occupai più della Juventus...». Raccontava con voce grave, curvo davanti al caminetto. Non sorrise mai. Esponeva cose vecchie, inutili. «Ho giocato parecchi anni, in quella Juve familiare. C’era Borel padre che aveva un negozio di oggetti da fumatore, in via Roma vecchia... Finché Dick non cominciò a pretendere, c’era armonia tra tutti noi, impiegati e operai, si giocava veramente per divertirsi... Come sia avvenuto che nel 1925 mi venissero affidate tutte le responsabilità non lo so. Io, prima, nel ‘25, ero semplice consigliere. Penso che sia stato Edoardo Agnelli al quale avevo più volte esposto le mie idee. Ero tornato comunque con piacere nella società. Tutto era cambiato rispetto ai tempi di ragazzo. Edoardo Agnelli fu un presidente grande per la Juve, perché signore, mecenate. Non si occupava a fondo della squadra, aveva capito però lo spirito juventino, il nostro spirito di famiglia. Tutti i giocatori per i quali ero proposto mi obbedivano. Anche il buon Cesarini, generoso, simpaticissimo, ma indisciplinato in sommo grado, sia nella vita privata sia sul campo di gioco. Il suo gioco era estroso, personale. Non sentiva le disposizioni che poteva dare Carcano. Lo ammansii io. Io lo acquistai attraverso i fratelli Rava che vivevano in Argentina. Feci tutto per lettera. Una volta lo sorpresi che faceva una orgetta. Lo minacciai. Mi toglie la multa, disse accompagnandomi alla porta, se domani faccio due gol? Prima falli, gli dissi. Li fece. La multa non gliela tolsi». «Come era quella Juve?» «Combi, forse, era di una levatura superiore agli altri. Juventino di nascita come potevo essere io». Parlando si era come animato, le labbra gli si erano fatte rosse, intravidi un dentone. «I cinque campionati furono tutti meritati. Li vincemmo perché avevamo una squadra eccellente. Il gioco del calcio si deve fare naturalmente. I due cavalli da tiro sono le due mezzeali... È stato sempre così... Poi c’era un ambiente veramente democratico che metteva ciascuno a suo agio... La forza e la gloria della Juventus è in questo suo senso di famiglia che c’era... Eravamo tutti amici allora... Debbo dire che lavoravano con me Monateri, Craveri, Levi, Tapparoni... Io poi sono stato estromesso...». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/01/giovanni-mazzonis.html#more -
Giovanni Mazzonis - Calciatore E Presidente
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GIOVANNI MAZZONIS https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Mazzonis Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 29.06.1888 Luogo di morte: Torino Data di morte: 26.06.1969 Ruolo: Attaccante - Presidente Altezza: - Peso: - Soprannome: Stalin Alla Juventus dal 1908 al 1912 Esordio: 19.01.1908 - Prima Categoria - Andrea Doria-Juventus 0-3 Ultima partita: 24.03.1912 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 5-2 10 presenze - 0 reti Presidente della Juventus dal 1935 al 1936 Giovanni Mazzonis di Pralafera (Torino, 29 giugno 1888 – Torino, 26 giugno 1969) è stato un dirigente sportivo e calciatore italiano, di ruolo attaccante. Giovanni Mazzonis di Pralafera Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1908 Juventus II ? (?) 1909-1912 Juventus 10 (0) Carriera Di origini nobili, era difatti barone, Mazzonis fu membro della Juventus, dapprima come calciatore e in seguito come dirigente e presidente. Fece il suo esordio in prima squadra nel derby della Mole contro il Torino del 10 gennaio 1909, perso per 1-0, mentre la sua ultima partita fu contro l'Inter l'11 febbraio 1912, in una sconfitta per 4-0. In quattro stagioni da giocatore bianconero collezionò 10 presenze senza segnare. Su richiesta di Edoardo Agnelli divenne poi dirigente, ricoprendo il ruolo di general manager del sodalizio piemontese. Alla morte di Agnelli nel 1935, assume la carica di presidente del club insieme a Enrico Craveri. Venne esautorato nel 1940 dalla massima carica juventina da Emilio de la Forest de Divonne, sotto la pressione del federale Gazzotti il quale desiderava per la società torinese una dirigenza interamente allineata al fascismo. -
ALDO COLOMBO https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Colombo Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: Savigliano (Cuneo) Data di morte: 06.08.1918 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1907 al 1912 Esordio: 19.01.1908 - Prima Categoria - Andrea Doria-Juventus 0-3 Ultima partita: 19.11.1911 - Prima Categoria - Piemonte-Juventus 1-4 13 presenze - 0 reti Aldo Colombo (... – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Aldo Colombo Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1912 Carriera Squadre di club1 1902-1908 Juventus II ? (?) 1909-1912 Juventus 13 (0) Carriera Aldo Colombo fu un giocatore della Juventus. Militò nella squadra riserve del club bianconero dal 1902 al 1908, vincendo la Seconda Categoria nel 1905. Esordì in prima squadra il 10 gennaio 1909 contro il Torino, partita persa per 1-0, mentre il suo ultimo incontro fu Piemonte-Juventus del 19 novembre 1911 terminato con la vittoria bianconera per 4-1. Nelle sue quattro stagioni alla Juve collezionò 13 presenze senza segnare. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Seconda Categoria: 1 - Juventus II: 1905
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AIDAN MC QUEEN https://it.wikipedia.org/wiki/Aidan_McQueen Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: Londra Data di nascita: 16.05.1882 Luogo di morte: Amersham Data di morte: 27.03.1965 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: Aidan Alla Juventus dal 1906 al 1907 Esordio: 13.01.1907 - Prima Categoria - Juventus-Torino 1-2 Ultima partita: 03.02.1907 - Prima Categoria - Torino-Juventus 4-1 2 presenze - 0 reti Aidan McQueen (Londra, 16 maggio 1882 – Amersham, 27 marzo 1965) è stato un calciatore inglese, di ruolo portiere. Secondo molte fonti il suo nome era James Albert, e ciò porta ad ipotizzare che Aidan (che in inglese significa fiamma) fosse in realtà un soprannome. Aidan McQueen Nazionalità Inghilterra Calcio Ruolo Portiere e difensore Termine carriera 1913 Carriera Giovanili 1907 Juventus 2 (0) 1908 Torino 0 (0) 1908-1911 Olympique Marsiglia ? (?) 1911-1913 Stade Helvetique ? (?) Carriera Ingaggiato per la stagione 1906-07, McQueen nella Juventus, a causa della inamovibilità di Domenico Durante nel ruolo di portiere, rivestì il ruolo di difensore in due partite di campionato, entrambe contro il Torino nel Derby della Mole. I due incontri si giocarono: il primo il 13 gennaio 1907, e fu una sconfitta per 2-1; il secondo il 3 febbraio del medesimo anno, ed anche qui ci fu una sconfitta, ma per 4-1. Il 28 aprile 1907, a campionato concluso, giocò con il Torino per la prestigiosa Palla d'Argento Henri Dapples come portiere. Nel suo ruolo rimase con i granata fino al termine della stagione successiva, senza disputare, per il boicottaggio del Torino (e di altri sodalizi), alcuno dei due campionati organizzati dalla FIF, uno dei quali era riservato a squadre con soli giocatori italiani, ma difese i pali della squadra piemontese in incontri amichevoli, due tornei e nuovamente nella "Palla Dapples" contro il Milan (15 marzo 1908). Proveniente dall'Olympique de Marseille, si trasferì allo Stade Helvetique de Marseille (novembre 1911) per poi vincere il campionato francese del 1912-13. Prese quindi parte alla Grande Guerra nella Royal Artillery e nel 1919 tornò nel Regno Unito per dedicarsi all'insegnamento scolastico.
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HANS KÄMPFER https://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Kämpfer Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Berna Data di nascita: 18.03.1885 Luogo di morte: Berna Data di morte: 12.12.1959 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1905 al 1906 0 presenze - 0 reti Hans Rudolf Kämpfer (18 marzo 1885 – Berna, 12 dicembre 1959) è stato un calciatore svizzero, di ruolo attaccante. Hans Kämpfer Nazionalità Svizzera Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club1 1905 Montriond Lausanne ? (?) 1906 Juventus 0 (0) 1907 Torino 5 (7) 1908-1910 Young Boys ? (?) Nazionale 1905-1909 Svizzera 4 (2) Approdò alla Juventus insieme all'imprenditore Alfred Dick, del quale fu dipendente nella ditta di cuoio e pellami. Giocò poi nel Torino, esordendo il 13 gennaio 1907, nella partita Torino-Juventus 2-1, segnando una rete. Nella partita di ritorno, vinta dai granata per 4-1, segnò tutte le 4 reti, stabilendo un record rimasto imbattuto.
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ERNESTO BOREL Padre di Aldo e di Felice Placido, classe di ferro 1889, entrato a far parte della gloriosa storia juventini agli albori del Novecento, come avanti di riserva, è testimone del primo storico scudetto del 1905. Milita in bianconero fino al 1914, prima di trasferirsi in Francia. «Commerciante in tessuti, parente e socio dei De Matteis – ricorda Caminiti – con negozi in Via Roma angolo Piazza Carlo Felice, Piazza Castello, Porta Palazzo, partecipa alla Juventus dei ragazzi del D’Azeglio, oramai adulti, che lo accolgono con scappellotti, snello, alto uno e settantatré, audace centrattacco di ventura, velocissimo, «tre volte più scattante di me», dice il figlio celebre di tutta la sua gloria scudettata, vive una vita tranquilla, riflessiva, dopo i trent’anni gioca con baffo signorile arguto le partite dei vecchi Besozzi, Capello, Maffiotti, Malvano, Hister, Ajmone e Marsan Riccardo, Collino, Alex, Hess, Durante, un calcio inamidato come i colletti, spericolatamente giovane nella divisa arieggiante quella dei tempi futuri, nonostante i primi acciacchi, amico di Mazzonis futuro stalinista della società, finiva la carriera a Nizza, in Francia». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/04/ernesto-borel.html
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ERNESTO BOREL https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Borel Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.01.1889 Luogo di morte: Torino Data di morte: 05.10.1951 Ruolo: Attaccante Altezza: 174 cm Peso: 72 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1906 al 1914 Esordio: 13.01.1907 - Prima Categoria - Juventus-Torino 1-2 Ultima partita: 25.10.1914 - Prima Categoria - Torino-Juventus 1-1 33 presenze - 20 reti Ernesto Borel (Torino, 1º gennaio 1889 – Torino, 5 ottobre 1951) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Fu il primo calciatore juventino a segnare un gol nel derby di Torino. Fu padre di Aldo Giuseppe e Felice Placido, anche loro calciatori della Juventus. Ernesto Borel Nazionalità Italia Altezza 174 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1921 Carriera Squadre di club 1905 Juventus II 3 (0) 1906-1914 Juventus 22 (15) 1914-1919 Cannes ? (?) 1920-1921 Biellese 3 (0) Carriera Ernesto Borel fu tra i primi giocatori della Juventus, squadra in cui militò per quasi tutta la sua carriera sportiva. Possedeva un buon fiuto del gol, confermato dalle sue 15 realizzazioni in 22 partite. Fu anche rigorista della squadra, e su tre penalty calciati li segnò tutti. Dopo aver giocato con la squadra riserve dei bianconeri, con cui vinse il campionato di Seconda Categoria 1905, passò nel 1906 in prima squadra. Il suo esordio avvenne nel primo derby della Mole mai giocato tra la Juventus e il neonato Torino, il 13 gennaio 1907, segnando peraltro su calcio di rigore la rete della sua compagine, sconfitta per 2-1. Il 17 gennaio 1909 realizzò una doppietta, sempre contro i granata, marcando la prima vittoria bianconera sui rivali cittadini. Il 14 novembre 1909 segnò entrambe le reti del primo derby d'Italia ante litteram, la sfida contro l'Inter. Nel maggio del 1910 fu incluso nella convocazione preliminare della nazionale, venendo aggregato alla selezione delle riserve che sfidò i titolari a Milano. Giocò l'ultima sua partita con la Juventus il 25 ottobre 1914, ancora contro il Torino; nei derby contro i granata segnò complessivamente 4 gol in 8 partite, di cui due su rigore. Palmarès Seconda Categoria: 1 - Juventus II: 1905
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CASIMIRO NAY https://it.wikipedia.org/wiki/Casimiro_Nay Nazione: Italia Luogo di nascita: Robbio (Pavia) Data di nascita: 05.02.1885 Luogo di morte: Torino Data di morte: 01.11.1928 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Miro Alla Juventus dal 1906 al 1911 Esordio: 13.01.1907 - Prima Categoria - Juventus-Torino 1-2 Ultima partita: 19.03.1911 - Prima Categoria - Genoa-Juventus 3-0 7 presenze - 0 reti Casimiro Nay (Robbio, 5 febbraio 1885 – Torino, 1º novembre 1928) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Anche suo figlio Cesare giocò per la Juventus. Casimiro Nay Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1911 Carriera Squadre di club 1902 Audace Torino 3 (0) 1905 Juventus II 0 (0) 1906-1911 Juventus 7 (0) Carriera Nay risulta nella rosa dell'Audace Torino nella stagione 1902, in cui gioca almeno l'incontro perso per 6-0 contro la Juventus del 9 marzo, ottenendo il terzo posto del girone piemontese. Successivamente militò nelle riserve della Juventus, divenendo un giocatore della prima squadra nel 1906, ove militò per cinque stagioni. Fece il suo esordio il 13 gennaio 1907 contro il Torino in una sconfitta per 2-1, mentre la sua ultima apparizione in maglia bianconera fu il 19 marzo 1911 in una sconfitta per 3-0 contro il Genoa. In sei stagioni juventine collezionò 7 presenze senza segnare.
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ALFREDO FERRARIS https://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Ferraris Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 13.08.1890 Luogo di morte: Londra Data di morte: 22.12.1969 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1906 al 1912 Esordio: 10.01.1909 - Prima Categoria - Torino-Juventus 1-0 Ultima partita: 24.03.1912 - Prima Categoria - Juventus-Piemonte 5-2 33 presenze - 1 rete Alfredo Oreste Angelo Ferraris (Torino, 13 agosto 1890 – Londra, 22 dicembre 1969) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Conosciuto anche come Ferraris II, era il fratello di Mario Ferraris (I) e di Pio Ferraris (III), anch'essi calciatori della Juventus. Alfredo Ferraris Nazionalità Italia Calcio Ruolo Mediano Termine carriera 1912 Carriera Squadre di club 1906-1912 Juventus 33 (1) Biografia Nel 1908 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza di Torino, laureandosi il 14 luglio 1912. Partecipò alla Grande guerra come sottotenente di complemento d'artiglieria a cavallo. Carriera Alfredo Ferraris vestì la maglia bianconera per cinque stagioni non consecutive. In società dal 1906, il suo esordio in prima categoria avvenne contro il Torino il 10 gennaio 1909, in una partita persa per 1-0, mentre il suo ultimo incontro avvenne il 24 marzo 1912 contro il Piemonte, partita vinta per 5-2. In tutta la sua carriera collezionò 33 presenze ufficiali segnando una sola rete. Fu capitano del club bianconero dal 1909 al 1911.
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CHIAFFREDO MASTRELLA https://it.wikipedia.org/wiki/Chiaffredo_Mastrella Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.01.1885 Luogo di morte: Berlino Data di morte: 01.08.1939 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1906 al 1911 Esordio: 02.03.1908 - Prima Categoria - Pro Vercelli-Juventus 1-1 Ultima partita: 28.05.1911 - Prima Categoria - Juventus-Inter 0-2 22 presenze - 0 reti Chiaffredo Mastrella (Torino, 1885 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo terzino. Chiaffredo Mastrella Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1911 Carriera Giovanili 1902-1905 Juventus Squadre di club 1906-1911 Juventus 22 (0) Carriera Chiaffredo Mastrella fu un giocatore della prima squadra della Juventus per sei stagioni. Fece il suo esordio nel Derby della Mole contro il Torino il 10 gennaio 1909 in una sconfitta per 1-0, mentre la sua ultima partita fu nel Derby d'Italia contro l'Inter in una sconfitta per 2-0. In bianconero in totale collezionò 22 presenze senza segnare.
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JAMES SQUAIR Mezzala sinistra scozzese, è uno dei giocatori di maggior talento della Juventus scudettata del 1905. Il suo compagno Domenico Donna lo definisce in questo modo: «Uguale ammirazione che per Forlano il pubblico ha per Squair, che unisce a un buon gioco una straordinaria infaticabilità... Ovunque è la palla lui si trova, sino a convertire questa qualità in difetto, né mai si lagna del cattivo passaggio del compagno che, anzi, è sempre il primo a lodarlo se, con un calcio indovinato, segna un goal. Certamente, contro le squadre pesanti, ch’io non esito a giudicare le meno buone, poiché sempre si ricorre alla forza in mancanza di abilità (salvo nei casi disperati) egli si trova un po’ inferiore al suo compito, ma facendo la media delle partite, io non trovo chi facilmente potrebbe surrogarlo. Concludendo è un elemento prezioso, anche perché serve molto alla squadra come interprete». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/squire.html
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JAMES SQUAIR https://it.wikipedia.org/wiki/James_Squair Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: Edinburgo (Scozia) Data di nascita: 28.09.1884 Luogo di morte: Fuorigrotta (Napoli) Data di morte: 30.11.1909 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1905 al 1907 Esordio: 12.03.1905 - Prima Categoria - Genoa-Juventus 1-1 Ultima partita: 03.02.1907 - Prima Categoria - Torino-Juventus 4-1 10 presenze - 1 rete James Squair (Edimburgo, 28 settembre 1884 – Fuorigrotta, 30 novembre 1909) è stato un calciatore inglese, di ruolo attaccante. In alcune fonti è riportato come Squire. James Squair Nazionalità Inghilterra Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1908 Carriera Squadre di club1 1904 Newcastle Utd ? (?) 1905-1907 Juventus 10 (1) 1908 Torino 0 (0) Carriera Squair militò in patria tra le file del Newcastle Utd prima di trasferirsi in Italia. In Italia giocò nella Juventus per tre stagioni, esordendovi nell'incontro contro il Genoa il 12 marzo 1905 in un pareggio per 1 a 1. La sua ultima partita in maglia bianconera fu contro il Torino il 3 febbraio 1907 in una sconfitta per quattro ad uno. Fu uno dei protagonisti del primo scudetto juventino. In totale collezionò 10 presenze e segnò una rete il 26 marzo 1905 contro l'Milanese. Nel 1908 si trasferì al Torino, giocandovi solo incontri amichevoli a causa dell'autosospensione del club granata dal campionato per il divieto di schierare calciatori stranieri imposto dalla FIF. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1905
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UGO MERIO https://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Merio Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1904 al 1905 Esordio: 05.03.1905 - Prima Categoria - Juventus-Milanese 3-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Ugo Merio (... – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Ugo Merio Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1905 Carriera Squadre di club 1905 Juventus 1 (0) Carriera Fu un giocatore della Juventus per una stagione, che gli permise di vincere uno scudetto. La sua unica partita fu contro l'US Milanese, partita vinta per 3-0 dai bianconeri. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1905
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JACK DIMENT Della Juve del 1905, Diment è il mediano sinistro. Un cronista de “La Stampa Sportiva”, all’indomani della conclusione del vittorioso campionato, lo descrive così: «Diment da pochi mesi gioca nella squadra ed ha subito saputo dimostrarsi giocatore di fegato, resistentissimo e fedelissimo alla consegna che Mazzia gli dà (o meglio gli fa dare, perché Diment parla soltanto inglese) all’inizio della partita. Non mi stupirei tuttavia, se come giocatore il pubblico non lo avesse ancora apprezzato, ma mi meraviglierei se non se ne fosse ancora cattivate le simpatie, specie di quello femminile».«L’arte fotografica, un po’ primitiva nel 1905 – aggiunge Piera Callegari sul suo libro “La Juventus” – strapazzò i neo Campioni d’Italia nell’effige ufficiale. Lì si vedono disposti a piramide, tre in piedi, tre in ginocchio, cinque seduti, e per quanto non manchino di disinvoltura, il magnesio ne ha fissato espressioni che in qualcuno sembrano addirittura torve. L’ultimo a destra in ginocchio è Diment, impiegato scozzese poco pratico della lingua italiana e con l’espressione caparbia. Infatti, le cronache lo raccontavano più resistente di un mulo, benché poi aggiungevano che aveva molta fortuna con le ragazze, per motivi che sicuramente nella foto si perdono». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/01/diment.html
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JACK DIMENT https://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Diment Nazione: Scozia Luogo di nascita: Devonport (Inghilterra) Data di nascita: 01.06.1885 Luogo di morte: Beverley Yorkshire (Inghilterra) Data di morte: 01.01.1978 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Il Mulo Alla Juventus dal 1905 al 1907 Esordio: 05.03.1905 - Prima Categoria - Juventus-Milanese 3-0 Ultima partita: 03.02.1907 - Prima Categoria - Torino-Juventus 4-1 11 presenze - 0 reti Jack Diment (1881 – ...) è stato un calciatore scozzese, di ruolo centrocampista. Jack Diment Diment alla Juventus nel 1905 Nazionalità Scozia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1910 Carriera Squadre di club 1905-1907 Juventus 11 (0) 1908-1909 Torino 5 (0) 1909-1910 Milan 5 (0) Carriera Jack Diment si trasferì in Italia nel 1905 per lavorare come impiegato nella ditta di trasporti Walter & Becker, giocando da allora nella Juventus per tre stagioni. Diment era un centrocampista di piede sinistro. Il suo esordio avvenne contro l'US Milanese il 5 marzo 1905, in una vittoria per 3-0; la sua ultima partita fu in un derby contro il Torino del 3 febbraio 1907, conclusosi con una sconfitta per 4-1. In totale in bianconero collezionò 11 presenze senza segnare, e fu uno dei protagonisti del primo scudetto juventino. Nel 1908 si trasferì al Torino, ove raggiunge la stagione seguente il secondo turno delle eliminatorie piemontesi. Nel campionato 1909-1910 passò al Milan, club con cui ottiene il sesto posto nella classifica finale. In tutta la sua carriera nelle squadre italiane conta 21 presenze in campionato e nessun gol. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1905
