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TIFOSIBIANCONERI.COM

29/05/85--------------29/05/09-------24 Anni Dopo....

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come potrei mai da juventino dimenticare

e come potrei comunque dimenticare , visto che ero la'.

rip

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Joined: 25-Jul-2006
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Come sempre vicino a tutti i parenti delle vittime, in un sentito abbraccio che dura da 20 anni.

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Sempre onore ai nostri fratelli scomparsi all'Heysel!

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Noi non dimentichiamo

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Una preghiera per i 39 fratelli bianconeri.

Non vi dimenticheremo.

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sempre con noi

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Per non dimenticare mai i nostri 39 angeli, e i loro assassini impuniti.

ENGLISH ANIMALS

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mai dimenticare

39 angeli sempre con noi

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2,600 posts

Non dimenticare mai quella tragedia. Contro chi in questi anni ha cercato di cancellare il ricordo, contro chi ha oltraggiato e ancora oltraggia la memoria. Contro chi usa quella tragedia a soli fini di antijuventinit?. Sempre nel nostro cuore.

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1,725 posts

Una tragedia immane.

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Joined: 07-Jun-2005
1,943 posts

il loro ricordo vivr? per sempre.

spero che nel nuovo stadio ci sia posto per la loro memoria.

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18 posts

mio padre era presente e a casa mia passammo una notte d'inferno fino al suo rientro in albergo

(non c'erano cellulari) dove ci chiam? sconvolto, lui rest? incolume per fortuna

il mio ricordo va a voi Angeli che non c ? l'avete fatta

vi ricorderemo sempre...

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34,423 posts

Per rinnovare il dolore per 39 fratelli vittime di ASSASSINI e VIGLIACCHI!

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113 posts

ciao ragazzi ... siete sempre nel mio cuore ...

@@@@

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L?Heysel e la coppa maledetta - ?Ma quella sera si doveva giocare?

di Maurizio Crosetti (?La Repubblica? 22 Maggio 2003)

La Juventus si avvicin? alla finale di Bruxelles ovattata in un?atmosfera svizzera. Sette giorni di ritiro a Ginevra, gli allenamenti su un prato che sembrava dipinto col pennarello tanto il verde era netto e nitido, e ogni filo d?erba sembrava fatto a mano. Un mattino arriv? una comunicazione : il principe Emanuele Filiberto avrebbe tanto voluto salutare i giocatori.

Il principe era un bambino biondo, rispetto a oggi non viaggiava, non parlava, non guidava moto d?acqua, non pubblicizzava cetrioli e nessun comico lo imitava.

Ma il contesto parve ugualmente buffo. Calciatori, dirigenti e giornalisti vennero caricati sui torpedoni e condotti alla residenza dei Savoia, dove li attendeva un bambino con zazzera pettinata da un lato e la giacca blu abbottonata fino al colletto alla coreana. Tutti gli strinsero la mano, in fila, una manina bianca e fredda. Alla fine, un funzionario della Real Casa consegn? a tutti i presenti un dono prezioso: la fotografia autografa del bambinello.

L?aria era fresca e dolce. Attorno al lago di Ginevra piroettavano le papere, e quello era pi? o meno il clima mentale della Juventus : gioiosa, consapevole, rasserenata, niente a che vedere con le due lunghissime vigilie che precedettero le sconfitte di Belgrado ed Atene.

?Il Liverpool era forte, ma noi sapevamo di poterlo battere?, ricorda Platini. ?Ci eravamo gi? riusciti a Gennaio, al Comunale di Torino, quando si gioc? col pallone rosso dopo un?incredibile nevicata. Boniek fu magnifico, quella sera. Due a zero per noi e doppietta di Zib?, cos? vincemmo la Supercoppa. Alle dieci di mattina del 29 maggio 1985, la Grande Place di Bruxelles era gi? una moquette di vetri spezzati.

Gli inglesi bivaccavano, molti dormivano usando come cuscini i cartoni di birra, scatoloni ormai mezzi vuoti dopo una lunga notte di bevute e pisciate, e le bottiglie scolate venivano lanciate in terra come bombe a mano, oppure in aria, per gioco.

?Prima di mezzogiorno facemmo il sopralluogo allo stadio e ci mettemmo le mani nei capelli: era vecchio, decrepito, e pareva un cantiere. C?erano legni dappertutto, sembravano clave?, ricorda Giampiero Boniperti.

Non ? vero che lui abbia pensato solo alla coppa, alla vittoria, alla bacheca. ?Io li ho visti i morti, tutti in fila all?obitorio come in guerra. Me li ricordo i Casula, pap? e figlio, uno vicino all?altro. Me li ricordo tutti. E non volevo giocare: mi dissero che non si poteva, che altrimenti sarebbe stato un disastro anche peggiore?.

Il cielo dietro il settore Z era color aranciata, e pareva il riverbero del rosso delle bandiere inglesi, delle maglie, delle canotte, delle pitture sui volti stralunati.

Alle 7 di sera si stava benissimo, c?era un fresco primaverile.

La prima onda sembr? quasi un?illusione ottica, come se L?Heysel fosse un setaccio e qualcuno lo stesse agitando. I rossi si spostavano verso i bianconeri, ritmicamente, a orda, dal punto pi? lontano a quello pi? vicino alla tribuna centrale. E nell?aria volavano clave, aste e persino qualche mattone che la polizia belga non aveva pensato di rimuovere.

?Ci mettemmo un po? di tempo a capire cosa stesse succedendo : all?inizio sembravano solo spintoni?, dice Boniperti. Invece Boniek la ricorda cos? : ?Eravamo negli spogliatoi, a un certo punto arrivarono notizie confuse, di scontri tra la folla, per? nessuno parl? di morti. Davvero non ci fu l?esatta percezione della tragedia, e in quel momento sarebbe stato impossibile averla?.

La seconda e la terza ondata fecero crollare il muretto alla base del settore Z (gli inglesi attaccavano dal V), e le persone si rotolarono addosso. Tutti morirono per schiacciamento, soffocando, calpestati.

?Ci sono dei morti? fu la prima frase che cominci? a circolare in tribuna stampa. Allo stadio arriv? l?Avvocato Agnelli : fermarono l?auto sotto la tribuna, gli dissero cos?era successo, lui torn? in macchina e ripart? Invece suo figlio Edoardo era rimasto sul prato, come inebetito.

?Non riuscivamo a distoglierlo dall?orrore, alla fine l?ho fatto rientrare negli spogliatoi urlando di non muoversi di l??, ricorda Boniperti.

Poi si ud? dall?altoparlante una specie di sospiro. La voce di Gaetano Scirea ?la partita verr? giocata per consentire alle forze dell?ordine di organizzare l?evacuazione del terreno. State calmi, non rispondete alle provocazioni. Giochiamo per voi?.

Mancavano appena quattro anni allo schianto di Gaetano su una strada polacca. ?Io parai tutto, come in trance?, dice Stefano Tacconi. Non ricordo niente, solo una concentrazione che non era normale, era di pi?. Dentro avevamo cose che non si spiegano, non si raccontano e non si conoscono?. Vinse la Juve grazie a un rigore inesistente : fallo su Boniek fuori area, gol di Platini. Davanti alla tribuna stavano i morti in fila, i morenti, i feriti.

Le transenne vennero usate come barelle da medici che tentavano tracheotomie. C?era tanto sangue, e gole aperte.

Assurdi gendarmi a cavallo andavano su e gi? roteando i manganelli come in una comica di Ridolini. La tv diede l?esatta misura della mostruosit?, ma sul posto le cose erano diverse : i tifosi avevano capito, per? non potevano sapere dei 39 cadaveri.

Neanche i giocatori lo sapevano, tutto aveva i contorni sfumati del sogno. Tanta gente metteva bigliettini con numeri di telefono in mano ai giornalisti, implorando che chiamassero casa per dire ?suo figlio ? vivo, suo marito sta bene?. E cos? and?. Dalla tribuna partirono telefonate in tutta Italia. Ancora non esistevano i cellulari e le e.mail. Alla fine tutti si sentirono vuoti, sfiniti, perduti.

La coppa dei Campioni venne consegnata alla Juventus negli spogliatoi. Platini e qualche altro fecero il giro del campo. Potevano evitarlo.

Il macabro trofeo scese dall?aereo, a Torino, sventolato da Sergio Brio. ?Fu una partita vera? disse e ripete Boniperti, e non ha neanche torto. Perch? c?era una lastra di vetro tra le squadre e il mondo, un vetro imbrattato di sangue e molto molto spesso.

Si stava l? dietro come per proteggersi, per illudersi che non fosse vero. ?Quando al circo muore il trapezista, entrano i clown? disse Michel Platini. Allora sembr? una bestemmia, invece era qualcosa di assai pi? orribile e definitivo. Era la verit?.

e poi ancora, da un altro racconto

A sera, entrando ai cancelli dello stadio, ho assistito a perquisizioni di poliziotti che lasciavano passare inglesi con bottiglie di liquori. Entrato ho incominciato a capire che qualcosa non funzionava. A sbarrare l?ingresso a chi non avesse il biglietto per la partita, oltre a un sistema di transenne, non c?era che un muretto di cinta fatiscente.

Per entrare era sufficiente dare un calcio a questo muro sottile e aprire un varco: i pochi poliziotti, armati con bastoni di legno, lunghi e sottili, potevano fare ben poco per contrastare l?invasione di questi ?portoghesi?. Credo che il disastro abbia la sua origine nella scelta, da parte dell?Uefa, di uno stadio non protetto da strutture di minima sicurezza. Non mi pare che questa responsabilit? sia stata ben individuata.

Che la partita sia stata giocata, che chi ha vinto abbia ?recitato? la gioia del trionfo, ? stata una necessit? per tenere dentro lo stadio il pubblico, in modo da dare il tempo alle forze dell?ordine, finalmente allertate in massa, di far defluire i tifosi delle opposte parti in corsie ben separate.

e poi ancora questa

HEYSEL, 29.05.1985

di Sergio

E' quasi mezzogiorno quando arriviamo a Bruxelles. Il viaggio ? stato interminabile, soprattutto per me che non riesco a dormire in pullmann. Lungo il percorso ogni tanto abbiamo superato altre carovane di tifosi juventini, con i quali ci siamo salutati chiassosamente, ma avvicinandoci alla citt? il numero di pullmann bianconeri ? aumentato in maniera esponenziale: siamo una marea e questo, anche se si tratta solo di una illusione, ci fa ben sperare per l'esito della partita. Il parcheggio che ci hanno riservato ? grandissimo ed ? stracolmo di tifosi. Cerco qualche faccia conosciuta, ma so che ? inutile. Solo io, Gino e Fabio siamo arrivati qui per strada; gli altri tifosi della mia cittadina stanno arrivando in aereo, beati loro che possono. Cerchiamo le indicazioni per lo stadio. Non ce ne sono oppure non le vediamo, seguiamo la corrente bianconera, qualcuno l? davanti sapr? dov'?. Una breve pausa per una foto davanti all'Atomium: l'ho visto mille volte sui libri di geografia e vederlo dal vero mi fa un certo effetto. Finalmente arriviamo nei pressi dello stadio: esternamente non ci sembra granch?, spero che sia meglio all'interno. Sui prati attorno allo stadio ci sono tantissimi gruppetti di tifosi: c'? chi mangia, chi dorme, chi legge la giornalaccio rosa e avvicinandoci sentiamo i discorsi concitati di mille allenatori; ognuno ha la sua formazione e la sua tattica di gara,ci accomuna solo la speranza che non si ripeta la beffa di Atene. Io, apprensivo come al solito, voglio individuare l'ingresso del nostro settore per non essere impreparato quando apriranno i cancelli; Gino e Fabio mi prendono in giro ma si uniscono a me nella ricerca. Ci avviciniamo al perimetro dello stadio e cominciamo a percorrerlo. Nei pressi di quella che dovrebbe essere la tribuna centrale ci sono delle transenne. Qui non si passa. Facciamo un giro pi? ampio e arriviamo in corrispondenza di una delle curve. Sar? la nostra? Assorti nella ricerca, non ci siamo accorti che il colore dei prati circostanti ? gradualmente mutato: da verde, bianco e nero ? diventato verde e rosso. Qui ci sono i tifosi del Liverpool. Nella illusoria speranza che la mia maglia bianconera e quella di Fabio non risultino cos? evidenti (come se quella blu da trasferta di Gino con il logo Ariston, lo scudetto e le stelle sembrasse una normale polo?) proseguiamo nel nostro cammino. Non posso fare a meno di sbirciare i volti dei tifosi inglesi, nel timore di una espressione di minaccia e nella speranza di un sorriso di complicit?. Un ragazzo si stacca da un gruppetto numeroso e si avvicina. Sorride timoroso, indica la mia maglia e mi parla. Accidenti, come ? diversa la sua parlata dall'inglese della prof.; comprendo la met? delle sue parole, ma capisco che vuole cambiare la mia maglia con la sua. Perch? no? Magari ci speravo in una cosa del genere e forse sar? per questo che, oltre alla maglia ufficiale, mi sono portato una maglia replica acquistata su una bancarella davanti al Comunale prima della partita con il Bordeaux. Facciamo lo scambio. E' bella la loro maglia, di un rosso che comunica passione; chiss? quand'? che la Juve decider? di adottare le maglie fatte con questo tessuto lucido. Ci diamo la mano e ci salutiamo. Io gli dico: "Good luck", ma non lo penso veramente, non per stasera almeno. Proseguiamo nella nostra ricerca, arriviamo quasi alla fine della curva prima del settore dei distinti; qui c'? un po' di movimento. Non capiamo o forse capiamo ma non ci sembra possibile. Ci sono dei tifosi a cavalcioni del muro di cinta che in questo punto mi sembra pi? basso che altrove e con il filo spinato rotto; altri tifosi stanno passando loro dei contenitori, sembrano casse di birra. Forse stanno portando dentro degli striscioni, ma qualcosa ci dice che la prima impressione ? quella giusta. Questi sembrano meno amichevoli di quelli che abbiamo incontrato prima e allora decidiamo di non indugiare troppo e ci affrettiamo ad allontanarci. Passato il settore dei distinti, l'ambiente torna a tingersi del rassicurante colore bianconero e vediamo anche un cancello con sopra un cartello che recita "Juventus"; non ci ? dato di sapere se ? l'ingresso del nostro settore, ma una valutazione della piantina dello stadio disegnata dietro al biglietto di ingresso ci spinge a pensare che sia cos?. Chiedo a tutti quelli che incontro se ? questo il settore 'N' e puntuale arriva la presa in giro di Gino e Fabio. Siamo arrivati e anche se ? un po' presto, decidiamo di fermarci qui. Anni di partite al Comunale ci hanno insegnato che se non sei davanti ai cancelli quando aprono, ti rimangono i posti peggiori. Il pomeriggio avanza, fa caldo (perch? quando compri la maglia ufficiale ti mandano sempre quella a maniche lunghe invernale?), il numero di tifosi aumenta e tutti si accalcano. Gi? da tempo abbiamo rinunciato a stare seduti e, per giunta, nel gruppo si ? infilato anche un poliziotto a cavallo ed io, con la mia solita fortuna, sono faccia a faccia con il quadrupede. Spero che sia stato addestrato bene. Sorrido al poliziotto, nella speranza che capisca che qui non ci sono teppisti, ma lui non si smuove. "Vabb?, l'importante ? che tu tenga buono Furia" penso io. Cresce l'eccitazione. La batteria dell'orologio mi ha abbandonato, ma penso che ormai ci siamo. Ora aprono. E' come una scossa. Cominciano i cori "Juve, Juve" prima ancora di entrare. Siamo dentro. Ci sistemiamo in una posizione decente, vicino ai distinti e cominciamo a studiare quello che sar? il teatro della partita. Il prato ? uno splendore. Qui il verde sembra ? se possibile ? pi? verde, che meraviglia. Per? il resto non ? granch?: lo stadio non ci sembra molto grande; sicuramente ? molto vecchio e comunque tenuto male. Addirittura i gradini larghi e bassi sono in pi? parti sbriciolati. Penso che sia quasi meglio il Comunale, che ho tante volte denigrato. Ricomincio a fare il solito giochetto delle "forze" sugli spalti, come se il numero dei tifosi fosse decisivo. Guardo verso al curva opposta alla nostra, dove ci sono i nostri "nemici", ma non ? tutta rossa: nella parte verso le tribune ci sono degli juventini. Chiss?, forse siamo talmente in tanti che ci hanno riservato anche quel settore. Intanto lo stadio si riempie. Per ingannare l'attesa si parla, si legge un quotidiano faticosamente mendicato al vicino; ogni tanto qualcuno parte con un coro e allora tiriamo su sciarpe e bandiere e cantiamo per darci coraggio e sperando di darne ai giocatori. C'? uno dietro di me che ha uno striscione con scritto "Mamma sono qui". Questa mi mancava.L'eccitazione aumenta sempre pi?. Non riesco pi? a calmarmi, se continuo di questo passo esaurir? le unghie prima dell'inizio della partita. Un boato. Sono entrate delle persone con la tuta della Juve sul campo. Da qui non riconosco i volti, potrebbe essere il massaggiatore, ma potrebbe essere anche Platini. Quanto manca? Sono quasi le sette. Manca ancora parecchio ed i minuti sembrano espandersi nell'attesa. Mi metto tranquillo. Ma dura poco. Un brivido percorre la curva, forse stanno entrando i giocatori a vedere il terreno di gioco. No, sta succedendo qualcosa sulla curva opposta. Cerco di capire. Dai due settori riservati ai tifosi del Liverpool stanno lanciando degli oggetti verso il settore degli juventini, sembrano bottiglie, forse sassi, non vedo bene. La parte della curva bianconera fischia, anche noi fischiamo. Ma proprio stasera dovevano fare casino? Fra le due tifoserie compatte si ? aperta una frattura. Poi, come comandati da un unico impulso, i tifosi del Liverpool cominciano a muoversi in direzione di quelli della Juve. "Ci saranno le reti" mi dico, "Arriver? la polizia" spero, "Si fermeranno" prego. Si fermano. Ma ? un attimo. Come una molla gli inglesi si ritraggono e poi ripartono, ma questa volta non si fermano, continuano ad avanzare. La massa dei tifosi bianconeri si sposta verso le tribune, forse stanno uscendo. Da qui vedo che molti si riversano sul campo di gioco. Forse gli addetti hanno aperto i cancelli e per evitare problemi li fanno entrare sulla pista. Il settore ? quasi vuoto. E quelli del Liverpool si sono fermati; lentamente ritornano verso i loro settori e cantano. Cerchiamo di capire, ma da qui ? difficile. L'altoparlante dello stadio non da comunicazioni. Speriamo che non rimandino la partita. Sarebbe il colmo essere venuti fin qua per non vederla. Passano i minuti. Il settore degli juventini rimane vuoto, i suoi occupanti sono tutti in campo. Mi sembra di sentire delle sirene. Intanto il tempo trascorre, adesso troppo in fretta. Ma insomma, cosa fanno, perch? non dicono nulla? L'altoparlante dello stadio comincia a emettere suoni, ma la confusione ? tanta e i messaggi arrivano frammentati. Riusciamo a capire che i capitani delle squadre leggeranno un comunicato. Si sente una voce timida, ? Scirea ci dicono: "La partita verr? giocata per consentire alle forze dell'ordine di organizzare l'evacuazione del terreno. State calmi. Non rispondete alle provocazioni. Giochiamo per voi" . Poi un'altra comunicazione, questa volta in inglese. Questi ? Neal, il capitano del Liverpool. Non riusciamo a capire. Ma la partita ? valida? Intanto il campo ? sempre pieno di persone, a cui si vanno aggiungendo squadre di poliziotti o soldati che si dispongono attorno al perimetro del terreno. Se possibile, il trambusto aumenta quando entrano in campo alcuni calciatori della Juve circondati da un gruppo sempre pi? folto di persone. Arrivano quasi sotto la nostra curva. Nella calca mi sembra di riconoscere Cabrini, ma non ne sono certo. E' tardi, l'orario di inizio ? trascorso. Scirea ha detto: "Giochiamo per voi", spero che non ci abbiano ripensato. Impercettibilmente il campo si svuota, tutte le persone che c'erano prima sono scomparse. Forse i tifosi della Juve scesi sul terreno di gioco sono stati smistati in altri settori dello stadio. Abbiamo notato che molti spettatori dei distinti alla nostra destra sono andati via. Forse si sono impauriti per il trambusto. Vediamo un varco nella rete divisoria fra i settori e molti tifosi della curva ci passano attraverso per spostarsi nei distinti. Lo facciamo anche noi, vogliamo vedere un po' meglio. Non c'? nessuno ad impedircelo. Sono gi? passate le nove, quando inizia la partita. I minuti prima lentissimi adesso passano troppo velocemente. Le squadre giocano abbastanza bene, sembra tutto normale. Voglio pensare che sia tutto normale. Noi facciamo qualche azione buona, ma anche loro non scherzano. Sono forti, lo sapevamo. Tacconi si supera in pi? di una occasione. Finisce il primo tempo sullo 0 ? 0. Facciamo qualche commento, ognuno ha la sua ricetta per vincere, ma non sembriamo molto convinti. Un'ombra ci opprime. Entrano le squadre per la seconda parte della gara. Nella Juve non ? cambiato nessuno. Passano una decina di minuti, poi un lampo. Boniek parte al galoppo. Sale l'incitamento, che diventa un boato quando i difensori del Liverpool lo stendono nei pressi dell'area. Rigore! "Ma, c'era?" . L'arbitro dice di si. Tira Platini. Proprio sotto la curva degli incidenti. Contrariamente al solito, questa volta lo guardo tirare. Gol! Stiamo vincendo. "Manca molto?". Adesso il Liverpool non ci sta a perdere e ci comprime nella nostra met? del campo. Il cuore sta facendo gli straordinari. Tacconi para anche lo mosche. E' quasi finita. Una sostituzione per la Juve. Esce Briaschi, entra Prandelli; ci copriamo, il Trap ha aspettato pi? del solito a farlo. Manca pochissimo. Un'altra sostituzione. Esce Rossi ed entra Vignola. E' finita! Abbiamo vinto. Ci abbracciamo. Gino piange, ma non vuole farsi vedere. La curva alla nostra sinistra, dove eravamo prima ? una marea bianconera. Aspettiamo la premiazione, vogliamo la coppa pi? desiderata. Il tempo passa ma non vediamo nulla. Ce la siamo persa? Altri minuti, non si vede nessuno. Ma che fanno? Hanno cambiato il rituale? No, ecco i giocatori che arrivano. Non ci sono tutti. C'? Platini che corre sotto la curva. Foto. Passano Tardelli e Boniek proprio davanti a noi. Altra foto. Questi coi baffi chi ?? Favero. Altra foto. Non vedo altri juventini. Ma dov'? la coppa? Non c'? pi? nessuno in campo, esclusi poliziotti ed addetti. Lo stadio si sta svuotando, per stasera non fanno altro. Decidiamo di uscire. Torniamo al pullmann. Occhio alle maglie rosse. Dopo quello che ? successo, non si sa mai. Ci rimettiamo in viaggio. Appena fuori Bruxelles, ci fermiamo in un posto di ristoro. E' chiuso. "Ma come? Da noi sono sempre aperti o quasi.". Proseguiamo. Abbiamo fame. Un altro autogrill. Come non detto. Appena vede arrivare i pullman, qualcuno pensa bene di chiuderlo. Ci teniamo la fame, ci arrangiamo per i bisogni fisiologici e ripartiamo. Viaggiamo tutta la notte e arriviamo al confine svizzero alle prime luci dell'alba. Finalmente, un autogrill aperto. Ci fermiamo e assaltiamo letteralmente il bar. Ci guardano in modo strano. Una cameriera piange. Che succede? Io cerco l'espositore dei quotidiani. Voglio comprare una copia della giornalaccio rosa per conservarla come ricordo. Non la trovo. Ci sono solo giornali in lingua tedesca. Ne compro uno. Ho una conoscenza scolastica del tedesco, ma riconosco il vocabolo che campeggia in prima pagina vicino ad un numero troppo alto per essere vero, 'Toten'; e le immagini che vedo mi scavano un solco profondo nella mente e nel cuore. Per sempre. Siamo a casa nel primo pomeriggio. Un conoscente mi offre un passaggio dal terminal degli autobus fino a casa mia. Mi dice che in paese mi davano per disperso. Risultavo capogruppo nell'elenco dei tifosi partiti da qui. Quelli che sono venuti alla partita in aereo sono tornati prima di noi, ed hanno raccontato di aver sentito il mio nome chiamato pi? volte dallo speaker dello stadio. Mi sembra incredibile, io non ho sentito nulla. Mi dice anche che la mia ragazza ha telefonato al Ministero degli Esteri. Non le hanno saputo dare notizie. Arrivo a casa. Mia madre mi abbraccia e piange. Mio padre non mi dice nulla. Mi guarda e parte per andare al lavoro. Anni dopo mi dir? di non aver provato una paura simile nemmeno ai tempi della guerra. Non ho mai voluto guardare la registrazione di quella serata.

perch? la stupidit? umana nella storia ha dimostrato di non avere limiti

perch? ognuno di noi poteva essere tra quei caduti se fosse stato l?

perch? ognuno di loro ? nostro fratello

per non dimenticare

Edited by omar sivori

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Ventiquattro anni dopo mi ritrovo qui, davanti ad un computer, a scrivere i miei pensieri su quella sera maledetta.

E' passato molto tempo, Internet non c'era ancora, ma il ricordo di quelle immagini alla televisione mi scoppiano dentro.

Avevo solo 10 anni ed attesi quella finale per due lunghissimi anni...il tempo trascorso dalla beffa di Atene contro l'Amburgo, forse la delusione sportiva pi? grossa di bambino bianconero.

Quella sera non capivo cosa stesse succedendo, del perch? le squadre non giocassero e vidi negli occhi di mio padre le lacrime di un genitore che non poteva spiegare al proprio figlio il perch? di tutto ci?.

Si ? scritto e discusso molto su quella sera, le colpe si sono rimbalzate come in una partita di ping pong, ma pochi, pochissimi hanno cercato di fare qualcosa di concreto per la memoria di quei caduti.

Da tifoso juventino ho sempre pensato che riconsegnare all'Uefa quella coppa maledetta sarebbe stato un modo giusto per ridare un p? di dignita a quelle persone morte seguendo la propria squadra del cuore.

In cuor mio lo spero ancora dopo ventiquattro anni, ma credo che la societ? Juventus non abbia poi tanta voglia di fare questo gesto, preferendo tenersi in bacheca una coppa che non ha nessun significato sportivo.

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? semprestato ilmio pensiero...contro chi da 24 anni intona cori a favore di qst tragedia, passando sempre impunito,scandalizzandosi poi per personaggi che nn meritano nemmeno di essere citati qua dentro...

esatto, schifosi maledetti.

noi non dimentichiamo.

rest in peace

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39 ANGELI TIFANO CON NOI

NESSUNA PERSONA E' MORTA FINCHE' VIVE NEL CUORE DI CHI RESTA!

ps: sono cieco io o sul sito della societ? non c'? niente di niente? CHE SCHIFO!

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"Chi ha schiacciato i cuori dell'Heysel?

mille aghi nella testa, niente, mai risposte"

Guidateci dal Paradiso.

39 NEL CUORE

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39 angeli nell'universo

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non vi dimenticheremo fratelli

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In ricordo di chi and? ad assistere la partita per vivere un sogno e non fece piu ritorno a casa:

ciao angeli non vi dimenticheremo mai!!!!

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