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Socrates

PAVEL NEDVED - Calciatore E Vice-Presidente

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99p8qv.jpgPAVEL NEDVED

 

 

Afbeeldingsresultaat voor pavel nedved juventus PALLONE D'ORO

 

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Pavel_Nedvěd

 

 

 

Pavel Nedved nasce a Cheb, vicino Praga, il 30 Agosto 1972; comincia a giocare da piccolissimo e diventa l’idolo prima di Cheb e poi di Praga, giocando in una delle più forti squadre a livello nazionale, lo Sparta Praga. Comincia come attaccante, per poi riciclarsi come centrocampista, fino a trovare la giusta posizione, che gli permette di segnare molti goals; nel frattempo, non dimentica lo studio e diventa geometra.

La sua esplosione a livello mondiale avviene al Campionato Europeo in Inghilterra nel 1996; la squadra ceca si arrende solamente in finale alla Germania Ovest, dopo aver deliziato con il suo splendido gioco. Sia la Lazio che il Psv Eindhoven vogliono ottenere il cartellino di Pavel ed è la squadra romana a vincere questo scontro di mercato; Pavel diventa, così, un giocatore biancoceleste. Durante la sua prima stagione italiana, segna 11 goals e diventa ben presto uno dei giocatori più amati dai tifosi laziali. Nella sua seconda stagione laziale, Pavel vince il suo primo trofeo, la Coppa Italia, e poi consegna nella bacheca laziale anche la Supercoppa Italiana, grazie anche ad un suo goal.

La terza stagione nella Lazio è difficoltosa; infatti, a causa di un doppio infortunio, è costretto a perdere quasi tutto il campionato per un lunghissimo recupero. Ma Nedved riesce anche questa volta a lasciare un segno indelebile alla stagione biancoceleste, siglando, con un tiro fantastico, il goal della vittoria della Coppa delle Coppe, il 19 Maggio 1999 nello stadio di Birmingham, contro il Maiorca. Nedved viene richiesto dall’Altetico Madrid, che gli ha offre un contratto di gran lunga superiore rispetto a quello della Lazio, ma Pavel rifiuta, ribadendo la sua volontà di rimanere e Roma. E, nella stagione successiva, riesce a vincere sia la Supercoppa Europea, contro il Manchester United, sia a laurearsi Campione d’Italia!
Ad agosto del 2000 riesce ad ottenere finalmente il passaporto comunitario e rifiuta una principesca offerta del Manchester United di 12 miliardi netti all’anno per quattro anni, nonostante a Roma ne guadagni meno della metà.

Quando, nell’estate del 2001, Pavel sbarca a Torino, è un ventinovenne al culmine della gloria, che ha bisogno di trovare ulteriori motivazioni per diventare ancora più grande di quanto possa esserlo in quel momento. La Juventus, nuovamente, “lippiana” ha il passo della capolista ed in mezzo al campo può contare sul più versatile dei campioni; Pavel, infatti, è capace di difendere contrastando con grinta, come di attaccare rifinendo o tentando la sorte con soluzioni balistiche sempre più ambiziose. Ci mette un po’ a rompere il ghiaccio, ma dopo un gelido Juventus-Perugia, la sera del primo dicembre 2001, la sua regolarità diventa impressionante. Fino a diventare l’uomo-scudetto, il 21 aprile 2002 a Piacenza, con una rete che lo consegna dritto agli annali; la Juventus che insegue l’Inter e quel giorno capisce che, grazie a Nedved, i giochi sono tutt’altro che chiusi. Goal fantastico, nelle battute finali, e rincorsa lanciata. Finirà, come sanno tutti, quindici giorni dopo; la Juventus, che vince a Udine, sorpassa l’Inter distrutta proprio dalla Lazio.

«Quello iniziale con la Juventus, fu un periodo difficile, perché avevo cambiato completamente preparazione e modo di giocare. Alla Lazio puntavamo sul contropiede, mentre qui dovevamo attaccare e trovavamo sempre avversari chiusi. Insomma, dovevo abituarmi, capire i movimenti ed il gioco che veniva praticato. Ci ho impiegato un po’, diciamo fino a Natale; poi, grazie anche a Lippi che mi ha spostato in una posizione più centrale, mi sono trovato molto meglio ed ho cominciato ad essere me stesso. Ricordo il giorno dello scudetto come una grande soddisfazione; ero particolarmente felice anche per la doppietta del mio amico Poborski, contro l’Inter».

Il 2002/03 è un anno magico; Nedved, è ormai il trascinatore e l’idolo della folla bianconera, che gli affibbia il soprannome di “Furia Ceka”. Il secondo scudetto della sua avventura bianconera arriva quasi senza clamori, perché i tifosi juventini, e lo stesso Pavel, sono concentrati sulla Champions League. La “Coppa dalle grandi orecchie” è un lungo, meraviglioso sogno. Nedved ha un rendimento incredibile per tutta la stagione, gioca e segna come non ha mai fatto in carriera. Ma è destino che, nella serata più bella e gloriosa, quella della semifinale di ritorno con il Real Madrid, il campione più amato non riesca a portare fino in fondo il suo meraviglioso progetto. Migliore in campo, autore dello straordinario goal che chiude la sfida, Pavel nel finale viene ammonito dall’arbitro e, diffidato, deve dare addio alla finale di Manchester. Una batosta per lui ed un gravissimo, decisivo handicap per la Juventus, che si vedrà sfuggire quella coppa ai rigori.

Ma il 2003 è comunque il suo anno; i giurati di tutta Europa lo eleggono “Pallone d’Oro”, la consacrazione di una carriera fenomenale ed, al tempo stesso, lo stimolo per programmare altri trionfi.

Torino sembra proprio essere la città adatta a chi, come lui, ha regole ferree di vita. «Per me esiste il calcio e la mia famiglia. Non ho bisogno d’altro. A Roma vivevo fuori città, a Torino pure. Sono un cultore del lavoro, anche in vacanza cerco di organizzarmi in modo da poter mantenere la forma fisica che mi serve al momento in cui ritorno al lavoro».
Terminati gli allenamenti, le partite ed i ritiri, Pavel si dedica a 360° alla sua famiglia, alla moglie Ivana e ai due figli Ivana e Pavel. «Abbiamo deciso di chiamarli così perché, quando noi non ci saremo più, esisteranno ancora un Pavel ed una Ivana che si amano».

Un pensiero profondo, speciale, per un ragazzo nato e cresciuto a Cheb, venti minuti in auto dal paese dove viveva il suo grande amore, Ivana. «Ci siamo conosciuti quando io avevo 15 anni e lei 13. Veniva a Cheb a trovare sua nonna, prima c’è stata amicizia, poi è scoppiato l’amore. Ci siamo sposati prestissimo, avevo 21 anni», racconta con un volto che lascia trasparire una dolcezza e che, in altre occasioni, viene ben mascherata da uno sguardo a volte addirittura severo. Soprattutto quando parla del calcio, uno sport, un gioco, ma anche una professione, che Pavel ha sempre preso con grande serietà.

«Sento addosso una grande responsabilità, fin da piccolo stavo male quando perdevo una partita, avevo ed ho sempre una grande voglia di migliorarmi. Sono una persona che ama prendere sul serio tutto quello che fa, mi capitava già da ragazzino e non solo in campo sportivo. Ora poi, che sono alla Juventus, sono emozionato ed onorato. So che la mia gente si aspetta molto da me e io non voglio certo deluderla».

Il popolo ceco lo considera un vero idolo. «Devo tanto alla mia Nazionale, perché mi ha permesso di mettermi in mostra a livello europeo e di arrivare fino qui».

Il vizio del goal, soprattutto con tiri da lontano, è proprio una delle sue caratteristiche. Luciano Moggi non gli ha risparmiato una battuta spiritosa. «L’abbiamo comprato, così almeno la smetterà di farci goal!»

Una predisposizione nata quando Nedved era il più piccolo dei suoi compagni di squadra e per aggirare l’ostacolo provava a segnare da fuori area. «Mio padre, e poi il mio primo allenatore, mi mettevano i palloni tutti intorno alla linea dell’area di rigore e da lì provavo a tirare».

Anche con la maglia della propria Nazionale è sempre un protagonista; dopo aver disputato il mondiale tedesco del 2006, annuncia di non voler più rispondere alle chiamate della Nazionale, dopo aver totalizzato 98 presenze e 18 goals.

La stagione successiva è avara di soddisfazioni; la Juventus è falcidiata dagli infortuni ed il campionato è molto deludente. Anche Pavel risente della stanchezza generale di una squadra che sta chiudendo il ciclo del suo grande condottiero, Marcello Lippi.

Nell’estate del 2004 arriva Fabio Capello e, con esso, una ventata d’aria nuova; Pavel ritrova lo smalto dei bei tempi e conquista altri due scudetti da protagonista assoluto, come suo solito.

Il resto è storia recente; Pavel decide di restare alla Juventus, anche in serie B. «Non ho mai avuto dubbi sul fatto di rimanere alla Juventus. Le offerte non mi mancavano, ma la mia famiglia ed io stiamo bene a Torino e poi devo molto a questa società ed alla famiglia Agnelli, che mi è sempre stata vicino».

Il centrocampista ha ancora forti motivazioni ed un obiettivo ben preciso. «Credo di poter dare ancora una mano a questa squadra e lo sento come un dovere. Finiti i Mondiali ho anche pensato di smettere, capita quando sei stanco. Dopo una settimana di vacanza, però, aveva già cambiato idea e mi sono dato un compito; se dovessimo partire dalla serie B, voglio riportare subito la Juventus in A, perché è lì che merita di stare. Anche i nostri scudetti erano meritati; noi abbiamo sempre dato tutto in campo, avevamo uno squadrone ed abbiamo battuto grandi avversari, vincendo onestamente e sono fiero di questo. La sentenza? Alla fine a pagare è solo la Juventus e questo non è giusto, soprattutto per i tifosi ed i calciatori. La società ora deciderà se andare avanti per vie legali, ma noi giocatori intanto prepariamoci come se dovessimo partire dalla B con - 17».

La decisione di Pavel di restare assume ancor più valore se si pensa a quanto il ceco abbia sempre desiderato vincere la Champions League. «Ci ho pensato, ma la mia Champions League ora è la serie B. Anche perché centrare la promozione partendo da -17 punti sarebbe come vincere la Coppa. Bisogna essere realisti ed ho cancellato il pensiero della Champions; non toccherà a me alzarla, ma ho comunque grandi motivazioni per riportare la Juventus in serie A».

Se già era un idolo per i tifosi, ora Pavel è un vero e proprio eroe. «No, non mi sento un eroe. Ho semplicemente fatto una scelta di vita; per quale motivo avrei dovuto cambiare? Sto bene a Torino, la mia famiglia è felice ed io voglio ricambiare quanto la Juventus mi ha dato in questi anni. Altri compagni hanno deciso diversamente? Beh, ognuno fa le proprie scelte, anche se credevo rimanessero più giocatori. Ora mi auguro che restino tutti gli altri campioni, perché anche se partissimo dalla B, dovremo comunque affrontare una stagione difficile; ci sono campionati all’estero molto meno duri della serie B italiana. Quello che posso dire è che, in qualsiasi categoria, il mio impegno ed il mio modo di giocare saranno gli stessi».

Chiaramente, anche nella serie cadetta è un protagonista assoluto e, grazie anche alle sue grandissime prestazioni, la squadra bianconera risale immediatamente in serie A, sicura di poter ambire a qualsiasi traguardo, fino a quando la maglia numero undici sarà indossata da Pavel Nedved, la “Furia Ceka”.

«Se mi guardo alle spalle, momenti tristi non ne vedo. Forse la cosa peggiore che mi è successa è di non aver giocato la finale di Champions; però la Juventus era in campo. Anche quando penso alla retrocessione non riesco ad essere triste, perché la Juventus c’era e c’è sempre. Quel che resta, alla fine, è la felicità di giocare per la Juventus, Perché noi giocatori passiamo e la Juventus rimane. Per sempre».

Anche nella stagione che segna il ritorno in serie A, Pavel non si risparmia portando la Juventus in Champions League e ad un ottimo terzo posto. Il campionato 2008-09 è l’ultimo per Nedved in maglia bianconera; la squadra è un pochino deludente nonostante il secondo posto e l’eliminazione agli ottavi di finale da parte del Chelsea in Champions League. Pavel è, come sempre, un grande protagonista della stagione, arrivando anche a realizzare ben sette reti.

Il 31 maggio 2009, proprio contro la Lazio, Nedved gioca la sua ultima partita con la maglia della Juventus; Del Piero gli cede la fascia da capitano e lui gioca una grandissima partita, onorando quella maglia che ha tanto amato.

«Dopo otto stagioni con la Juventus è arrivato il momento di salutare tutti i tifosi, i compagni e la società e ringraziarli per il sostegno ricevuto in questi anni. A Torino ho vinto quattro scudetti e un Pallone d’Oro. Vorrei ringraziare in particolare mia moglie Ivana e i miei figli, che mi sono stati sempre molto vicini, accompagnandomi nel corso della mia carriera consentendomi di raggiungere traguardi straordinari. Alla Juventus continuerò a sentirmi legato da un rapporto di grande affetto e sono particolarmente grato alla famiglia Agnelli per avermi dato l'opportunità di giocare in questa grande squadra».

Il saluto di Del Piero: «È stato un giorno speciale. Lo è stato per Nedved e per noi, ancora non ci sembra vero di non rivederlo più nello spogliatoio, quando ci troveremo per ricominciare la stagione. Mi dispiace davvero che Pavel non sia più al mio fianco il prossimo anno, basta pensare a quello che è riuscito a fare in questa stagione: come tutti i grandi campioni ha chiuso alla grande. Mi legano a lui tanti ricordi, tante vittorie, qualche sconfitta, la scelta di restare alla Juve anche in serie B per ritornare in alto insieme. Mi legano a Pavel tutti quei momenti, anche apparentemente insignificanti, quegli attimi vissuti insieme in questi otto anni, che per me rappresentano la grandezza non solo del calciatore, ma anche dell'uomo, dell'amico. Sono orgoglioso di avere giocato con Pavel, sono orgoglioso che domenica sia stato il mio capitano».


RACCONTATO DA FRANCESCO DENDENA SU “I NOSTRI CAMPIONI:

La sua azione classica? Strappata la palla con un contrasto o ricevutala dal compagno, Nedved si allunga verso l’esterno di centrocampo. Non c’è un tocco di suola a saltare l’uomo: quello di Nedved è una sfida brutale, un elegante sfoggio di potenza. La bellezza dell’azione tecnica del ceco è nel perfetto dispiegamento della propria forza fisica, che non è celata, trattenuta: è furia, appunto. Stoppata la palla, Pavel avanza su un terreno che sembra sempre troppo corto per la forza che lo sta attraversando. Poi, al limite dell’area grande, di fronte al difensore che lo spinge verso l’angolo, Pavel, il miglior Pavel dico, rientra passando la palla dal piede sinistro al destro, il suo piede naturale.

Qualche passo, non più del necessario per distanziare il difensore, e la frangia biondissima si solleva una frazione di secondo; poi Pavel fa partire il suo tiro classico. Teso, netto, pulito. Fortissimo.


http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/08/pavel-nedved.html

 

 

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99p8qv.jpgPAVEL NEDVED
 
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Nazione: Repubblica Ceca 20px-Flag_of_the_Czech_Republic.svg.png

Luogo di nascita: Cheb

Data di nascita: 30.08.1972

Ruolo: Vice-presidente (Centrocampista)

Altezza: 177 cm

Peso: 70 kg

Nazionale Ceco

Soprannome: La Furia Ceka

 

 

Pavel Nedvěd
Pavel Nedvěd.jpg
Nedvěd in azione con la maglia della Repubblica Ceca
     
Nazionalità Cecoslovacchia Cecoslovacchia
Rep. Ceca Rep. Ceca (dal 1993)
Altezza 177 cm
Peso 70 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Centrocampista
Ritirato 31 maggio 2009
Carriera
Giovanili
1977-1985 non conosciuta TJ Skalná
1985-1986 RH Cheb
1986-1990 Viktoria Plzeň
1990 Dukla Tábor
1990-1991 Dukla Praga
Squadre di club1
1991-1992 Dukla Praga 19 (3)
1992-1996 Sparta Praga 98 (23)
1996-2001 Lazio 138 (33)
2001-2009 Juventus 247 (51)
Nazionale
1994-2006 Rep. Ceca Rep. Ceca 91 (18)
Palmarès
UEFA European Cup.svg Europei di calcio
Argento Inghilterra 1996
Transparent.png Confederations Cup
Bronzo Arabia Saudita 1997
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 31 maggio 2009

Pavel Nedvěd (pronuncia ceca [ˈpavɛl ˈnɛdvjɛt]; Cheb, 30 agosto 1972) è un dirigente sportivo ed ex calciatore ceco, vicepresidente della Juventus. È stato, dal 2000 al 2006, capitano della nazionale ceca, con la quale è stato vicecampione d'Europa nel 1996.

Considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione,[1][2] nonché uno dei più forti giocatori cechi della storia,[3] e stato tra i protagonisti, a cavallo degli anni 1990 e 2000, dei successi di Lazio prima e Juventus poi — club, quest'ultimo, di cui è peraltro lo straniero ad averne vestito più volte la maglia (327) —;[4] in virtù delle prestazioni offerte in maglia bianconera nel 2003, è stato premiato con il Pallone d'oro (secondo ceco in assoluto a vincere questo premio) conferito dalla rivista francese France Football, nonché nominato "Calciatore dell'anno" dalla rivista britannica World Soccer. Soprannominato "Furia ceca" dai tifosi italiani,[5] nel corso della carriera ha inoltre vestito in patria le maglie di Dukla Praga e Sparta Praga.

È stato inserito nella formazione ideale del campionato d'Europa 2004,[6] esempre nello stesso anno nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi stilata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione mondiale. È stato incluso per tre anni consecutivi, dal 2003 al 2005, nella squadra dell'anno UEFA. Nel 2004 l'AFS (Association of Football Statisticians), classificando i 100 più grandi calciatori di sempre secondo un criterio puramente statistico, lo ha incluso al 34º posto.[7] È il miglior calciatore ceco del decennio 1993-2003 secondo la rivista ceca Mladá fronta DNES,[8] e di quello 2000-2010 secondo Lidové noviny.[9]

 

Biografia

È sposato con Ivana; la coppia ha due figli, a cui i genitori hanno dato i loro stessi nomi, Ivana e Pavel, perché, come ha dichiarato lo stesso Nedvěd, «quando noi non ci saremo più, nel mondo ci saranno sempre un Pavel e un'Ivana che si vorranno bene».[10]

Nel 2010 è uscita la sua autobiografia, La mia vita normale - Di corsa tra rivoluzione, Europa e Pallone d'oro, scritta insieme a Michele Dalai.[11]

Il 28 ottobre 2015 riceve la Medaglia al Merito della Repubblica Ceca, la più alta onorificenza del suo Paese.[12]

Ha preso parte a numerose iniziative benefiche.[13][14][15][16]

Caratteristiche tecniche

Era un centrocampista offensivo[17] dotato di buona tecnica, affinata grazie alla perseveranza negli allenamenti, nonché di infaticabile costanza, grande propensione alla corsa e un'ottima inclinazione nel servire assist ai compagni. Considerato uno dei migliori centrocampisti offensivi espressi dal calcio europeo, era inizialmente un mancino naturale che tuttavia col tempo imparò a calciare indifferentemente con entrambi i piedi (affermò che da piccolo imparò a tirare di destro tanto bene da sentirsi poi un destro), caratteristica che ne fece un elemento molto pericoloso nelle conclusioni dalla lunga distanza e nei calci di punizione.[18][19]

Poteva coprire svariati ruoli sul fronte offensivo del centrocampo, dal laterale al trequartista. Il suo ruolo prediletto era quello di esterno sinistro di centrocampo, dove poteva effettuare cross di sinistro o rientrare per il tiro di destro. Tuttavia, la caratteristica che più lo contraddistingueva era la tenuta atletica che gli garantiva una corsa ininterrotta sulla fascia dal primo all'ultimo minuto di gara, grazie alla quale era in grado di effettuare recuperi difensivi e ribaltare subito l'azione.[20][21][22]

 

Carriera

Club

Inizi

Nato nella città di Cheb e cresciuto nella vicina città Skalná,[23] Nedvěd ha iniziato la sua carriera calcistica nella natia Cecoslovacchia. Fanatico di calcio fin dalla giovane età, Nedvěd ha iniziato a giocare all'età di cinque anni per a Tatran Skalna, nel 1977.[24] Si è poi trasferito a Rudá Hvězda Cheb nel 1985, giocando una stagione. In seguito si è trasferito al Skoda Plzeň, nella quale ha militato per cinque anni.[24] Nedvěd ha iniziato a giocare per il Dukla Praga nel 1991, ma rimase con il club una sola stagione prima di trasferirsi allo Sparta Praga l'anno seguente.[25] Con il club ceco vince un Campionato cecoslovacco nella stagione 1992-1993, due Campionati cechi nelle stagioni 1993-1994 e 1994-1995, e infine una Coppa della Repubblica Ceca nella stagione 1995-1996.[25]

Lazio

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Nedvěd in azione alla Lazio nella stagione 1996-1997

Nel 1996 gioca il Campionato europeo arrivando in finale con la sua Nazionale. Al termine della competizione passa alla società italiana della Lazio per 9 miliardi di lire.[26] Il 7 settembre 1996 debutta in Serie A con la maglia della Lazio contro il Bologna. In quell'annata trova 7 volte la via del gol, confermandosi uno dei punti fermi della rosa della squadra.[27]

Nedvěd è diventato rapidamente un giocatore importante per la squadra laziale tanto che, all'inizio della stagione 1997-1998, segna 4 gol nelle prime tre partite di campionato.[28] Nella seconda stagione con la Lazio vince il suo primo trofeo italiano, la Coppa Italia, battendo in finale il Milan, e perde la finale di Coppa UEFA 1997-1998.[29][30]

La terza stagione a Roma si apre per Nedvěd con la conquista della prima Supercoppa italiana, giocando la finale vinta dalla Lazio per 2-1 sulla Juventus; proprio ai bianconeri Nedvěd sigla anche la sua prima rete stagionale.[31] L'annata è caratterizzata da un infortunio che lo blocca per un lungo periodo; a fine stagione segna nella finale della Coppa delle Coppe, giunta alla sua ultima edizione e giocata a Birmingham il 19 maggio 1999, segnando in girata al volo il gol nella finale a pochi minuti dal termine (si tratta dell'ultima rete in assoluto nella storia quasi quarantennale della competizione), consegnando il trofeo alla squadra romana.[32]

La stagione successiva inizia con il trionfo in Supercoppa UEFA contro il Manchester United.[33] Trova 5 volte la via del gol tra cui 2 gol fondamentali: uno contro il Bologna nel giorno del centenario della società capitolina, che vince e si porta in testa alla classifica, e l'altro nel derby di ritorno che consegna la vittoria ai biancocelesti (2-1) e riapre la rimonta sulla Juventus in quel momento prima con 9 punti di vantaggio. Nell'ultima giornata la Lazio batte la Reggina per 3-0, e approfittando della caduta della squadra bianconera sul campo del Perugia, dopo ventisei anni torna a laurearsi campione d'Italia.[34]

Nel 2000-2001 il ceco realizza 13 gol, tra cui uno nella rimonta nei minuti finali del derby in cui i biancocelesti, sotto 0-2, trovano prima il suo gol che accorcia le distanze, e poi al 95' quello del compagno di squadra Lucas Castroman. Da ricordare anche la doppietta contro la Juventus (4-1). Tuttavia dopo cinque anni molto positivi a Roma, sul piano sportivo (207 partite e 51 gol) e ancor più personale,[35] Nedvěd decide di lasciare la Lazio a causa di sopravvenuti dissidi con la dirigenza,[36] e con la stessa società capitolina peraltro costretta a cederlo per far cassa.[37]

Juventus

Dopo cinque stagioni con la squadra romana, viene acquistato per 70 miliardi di lire[38] dalla Juventus. Partito Zidane, l'allenatore Marcello Lippi schiera inizialmente il nuovo arrivato come esterno sinistro, con libertà di accentrarsi.[39] L'adattamento alla nuova realtà non è tuttavia dei più semplici, col ceco che nei primi mesi a Torino sembra subire una pesante involuzione sul piano agonistico,[40] tanto da divenire quasi un "caso".[41] Lippi risolve l'impasse sul finire del 2001, posizionando Nedvěd in un ruolo mai ricoperto prima dal giocatore, dietro alle due punte,[42] a supporto della coppia d'attacco Del Piero-Trezeguet: una collocazione tattica in cui il centrocampista ritrova quelle libertà di movimento e tiro a lui congeniali, svolgendo al contempo anche compiti in parte simili a quelli di un trequartista.[43][44] Segna il suo primo gol a dicembre contro il Perugia, di testa. A gennaio 2002 sigla la prima rete di potenza contro l'Udinese (3-0), mentre alla terz'ultima giornata la vittoria di Piacenza (0-1) arriva grazie a un altro potente tiro del ceco a tre minuti dalla fine. La Juventus realizza una rimonta in campionato ai danni dell'Inter e all'ultima giornata la scavalca vincendo lo scudetto. Chiude il campionato a quota 4 reti.

220px-Nedved_vs_Chinese_Olympic_Team_%28
 
Nedvěd in azione con la maglia e, nell'occasione, la fascia di capitano della Juventus nell'estate del 2007, durante un'amichevole contro il Chinese Olympic Team.

Nella stagione 2002-2003 realizza 9 gol in campionato e vince un altro Scudetto, che si aggiunge alla Supercoppa italiana. In Champions League segna il suo primo gol nella competizione con la maglia bianconera con un potente tiro contro la Dinamo Kiev (5-0) e trascina i bianconeri in finale. Segna anche al Camp Nou col Barcellona (1-2 dopo i tempi supplementari) e nella semifinale di ritorno contro il Real Madrid (3-1). In quest'ultima gara rimedia un'ammonizione negli ultimi minuti e, essendo diffidato, salta la finale di Manchester per squalifica. Al termine della gara esce dal campo in lacrime, disperandosi in quanto «sogna di vincere la "coppa dalle grandi orecchie" fin da quand'era un bambino»,[45] finita poi ai rivali nazionali del Milan che vince ai calci di rigore (2-3).[46]

Nella stagione successiva vince un'altra Supercoppa italiana. Il 2003 si conclude con la conquista del Pallone d'oro assegnatogli dalla giuria della rivista francese France Football, succedendo dopo quarantuno anni all'unico altro calciatore ceco insignito con tale premio, Josef Masopust,[47] e con il titolo di "Calciatore dell'anno" conferitogli dai lettori della rivista britannica World Soccer;[48] all'inizio del 2004 festeggia la consegna ufficiale del Pallone d'oro davanti ai suoi tifosi con un gol da 30 metri al Perugia (1-0).[49]

Nei due anni successivi, con Capello in panchina, segna e vince altri due campionati (poi uno revocato e uno non assegnato, per le vicende di Calciopoli).[50] Decide di rimanere alla Juventus anche in seguito alla retrocessione Serie B.[46] Nella stagione 2006-2007 segna più volte gol decisivi e conclude la sua stagione nel campionato cadetto con 33 presenze e 11 gol, che contribuiscono all'immediato ritorno dei bianconeri in massima serie.

Comincia la stagione 2007-2008 in lieve ritardo di condizione, dando un contributo alla squadra più di qualità che di quantità.[51] Il 9 dicembre 2007 festeggia la sua partita numero 300 in bianconero siglando il gol della vittoria contro l'Atalanta, con un tiro da circa 25 metri dalla porta sul secondo palo. Durante la stagione, a 35 anni, segna 2 gol in campionato e uno in Coppa Italia. Nonostante avesse più volte annunciato nei mesi precedenti la volontà di ritirarsi dal calcio giocato,[52][53] dopo la conquista della qualificazione in Champions League rinnova ancora per un anno il suo contratto con la Juventus, per tentare un ultimo assalto al titolo da lui più desiderato.[54]

Il 31 agosto 2008, nella prima giornata del campionato di Serie A in cui la Juventus affronta la Fiorentina, porta in vantaggio i bianconeri, raggiunti poi da una rete di Alberto Gilardino. Il 29 ottobre realizza una doppietta contro il Bologna, determinante ai fini del risultato, e il 31 gennaio segna la quarta rete della stagione contro il Cagliari, rete del momentaneo vantaggio. Il 26 febbraio 2009, all'indomani dell'incontro di andata di Champions League contro il Chelsea, annuncia il suo ritiro dall'attività agonistica al termine della stagione.[55] Dopo l'infortunio subito nell'incontro col Chelsea,[56] rientra in campo all'Olimpico contro la Roma, realizzando il gol del definitivo 4-1 con uno splendido tiro di sinistro.

Il 17 maggio festeggia le 500 presenze da professionista, e il 30 maggio 2009, dopo vari tentennamenti, comunica via stampa il suo addio alla Juventus a fine stagione.[57] In campionato segna 7 gol e risulta il bianconero con più presenze, 44 in tutto. Il 31 maggio 2009 gioca la sua ultima partita proprio contro la Lazio, società che lo ha lanciato nel calcio italiano: è autore dell'assist a Vincenzo Iaquinta per la rete del 2-0 finale. Poco prima di uscire Del Piero gli lascia tirare una punizione che non segna solo per un'impegnativa parata di Juan Pablo Carrizo. Prima della fine della partita, Nedvěd esce tra la standing ovation del pubblico.[58]

Nazionale

Nedvěd ha giocato con tutte le nazionali under della Nazionale ceca. Esordisce con la Nazionale maggiore il 5 giugno 1994, nella vittoria per 3-1 contro l'Irlanda.[59]

Nedvěd viene convocato per l'Europeo 1996. Esordisce nella gara persa 2-0 contro la Germania, nella quale riceve un cartellino giallo.[60] Nella seconda gara contro l'Italia, Nedvěd sigla il suo primo gol in nazionale maggiore e contribuisce alla vittoria della sua squadra per 2-1.[61] Nella terza gara contro la Russia pareggiata 3-3, Nedvěd riceve il suo secondo cartellino giallo e viene, così, espulso.[62] Ciò gli impedisce di partecipare ai quarti di finale contro il Portogallo, vinta dai cechi per 1-0.[63] Nella semifinale contro la Francia, i cechi vincono 6-5 ai calci di rigori. Nedvěd realizza il secondo tiro dal dischetto per la sua squadra e viene nominato Man of the match.[64] Nedvěd gioca anche la finale contro la Germania, che batte in finale la Repubblica Ceca con il punteggio di 2-1 al golden goal.[65]

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Nedvěd capitano della Repubblica Ceca ai Mondiali di Germania 2006

Nel 1997 la Repubblica Ceca viene invitata a disputare la FIFA Confederations Cup 1997 come sostituta della Germania, vincitrice del campionato europeo precedente. La squadra riesce a qualificarsi per la fase a eliminazione diretta dopo essersi classificata seconda nel suo girone dietro all'Uruguay. Nella terza e ultima gara della fase a gironi, Nedvěd segna la sua prima doppietta con la maglia della sua nazionale, contribuendo alla vittoria per 6-1 contro gli Emirati Arabi Uniti. La nazionale, dopo aver perso contro l'Australia in semifinale, sconfigge l'Uruguay per 1-0 e conquista la medaglia di bronzo.

Dopo aver mancato la qualificazione al mondiale del 1998, la Repubblica Ceca partecipa a Euro 2000. Nedvěd non si presenta in forma alla competizione a causa di un infortunio alla caviglia.[66] Nella prima gara della fase a gironi, persa contro l'Olanda, Nedvěd prende un palo insieme al compagno di squadra Jan Koller.[67] Le sue prestazioni contro Francia e Danimarca non bastano a raggiungere la fase a eliminazione diretta. Dopo il torneo, Nedvěd viene nominato nuovo capitano della nazionale ceca.[68]

A Euro 2004, Nedvěd gioca un buon torneo, disputando le tre gare della fase a gironi e la semifinale persa contro la Grecia. Nella seconda gara della fase a gironi contro l'Olanda viene nominato Man of the match.[69] Nella semifinale contro la Grecia, persa per 1-0, Nedvěd subisce un infortunio al ginocchio ed è costretto a lasciare il campo. Dopo questa sconfitta, il giocatore annuncia il suo addio alla nazionale. A fine torneo viene inserito nella formazione ideale di Euro 2004 insieme ai compagni Petr Čech e Milan Baroš.[6]

Sebbene alla fine dell'europeo annunci il suo ritiro dalla nazionale, Nedvěd viene pressato dai tifosi e dai compagni per rimanere in squadra in vista del mondiale 2006. I cechi riescono a qualificarsi alla competizione, ma vengono eliminati al primo turno dopo una vittoria sugli Stati Uniti e due sconfitte subite dal Ghana e dall'Italia.[70][71]

Durante la partita contro la Serbia e Montenegro, Nedvěd annuncia il suo addio definitivo alla nazionale. Conclude la sua esperienza con 91 presenze e 18 gol.[72] I suoi compagni di squadra tentano di convincerlo a partecipare a Euro 2008, ma Nedvěd rifiuta.[73]

Dirigente

Il 12 ottobre 2010, Exor, in vista dell'assemblea degli azionisti, ha proposto il ceco come consigliere d'amministrazione della Juventus; il 27 dello stesso mese, a seguito dell'assemblea, Nedvěd diventa ufficialmente uno degli undici componenti del board della società bianconera.

Il 7 gennaio 2013, all'indomani della sfida interna contro la Sampdoria (terminata 2-1 per gli ospiti), valida per la 19ª giornata della Serie A, il giudice sportivo Gianpaolo Tosel lo inibisce fino al 31 dello stesso mese «per avere, a fine gara, durante il rientro negli spogliatoi, rivolto agli ufficiali di gara espressioni insultanti».[74]

Il 23 ottobre 2015 viene eletto vicepresidente della Juventus.[75]

 

Palmarès

Club

Competizioni nazionali

Sparta Praga: 1992-1993
Sparta Praga: 1993-1994, 1994-1995
Sparta Praga: 1995-1996
Lazio: 1997-1998, 1999-2000
Lazio: 1998, 2000
Juventus: 2002, 2003
Lazio: 1999-2000
Juventus: 2001-2002, 2002-2003
Juventus: 2004-2005[78]
Juventus: 2006-2007

Competizioni internazionali

Lazio: 1998-1999
 
Supercoppaeuropea2.png Supercoppa UEFA: 1
Lazio: 1999
 

Individuale

1998, 2000, 2003, 2004
1998, 2000, 2001, 2003, 2004, 2009
2000-2001, 2002-2003
2003, 2004, 2005
2003
Miglior centrocampista: 2003
Miglior straniero: 2003
Migliore assoluto: 2003
2002-2003
2003
2004
  • FIFA 100: Inserito nella lista dei giocatori Cechi
2004
2014

Onorificenze

Medaile Za zásluhy I. stupeň (Medaglia al Merito della Repubblica Ceca in primo grado) - nastrino per uniforme ordinaria   Medaile Za zásluhy I. stupeň (Medaglia al Merito della Repubblica Ceca in primo grado)
  «per i suoi servizi in favore della reputazione della Repubblica Ceca all'estero.»
— Praga, 28 ottobre 2015.[79]

Opere

  • Pavel Nedvěd, La mia vita normale - Di corsa tra rivoluzione, Europa e Pallone d'oro, scritto in collaborazione con Michele Dalai, Torino, ADD Editore, 2010.

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FINANCIAL TIMES WEEKEND EUROPE 04/05-07-2015

Pitch perfect life in Turin

The former Juventus player and European Footballer of the Year Pavel

Nedvěd tells Giulia Segreti about his love for the Italian way of living

‘In no other country is football lived like it is in Italy, almost to the point of overkill’

 

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Pavel Nedvěd describes the fall of the Berlin Wall in November 1989 as “perfect timing.” The former Juventus FC midfielder was then only 17 and living in Prague. The wall signified a barrier to any kind of meaningful future, even for a footballer of his talents.

“It was the right moment for me, perfect for my career,” quips Nedvěd but there is a good dose of truth in his words. Before then, players in his native Czech Republic (then Czechoslovakia) needed to be over 32 and play a consistent number of games with the national team before they could move abroad. Very few, infact, were able to do so.

Only days after the wall’s demolition, Nedvěd remembers how Czechs took to the streets for non-violent demonstrations, which eventually led to the first democratic elections in the country. “We went with our keys in our hands, shook them to make noise so that (the regime) would understand that it was time for them to go,” says Nedvěd. “We fought for liberty and freedom of expression, which are now granted but before were not allowed,” he adds.

Czechoslovakia was dissolved and a few years later, in 1996, Nedvěd and his wife, Ivana, left their years under a communist regime behind them to move to Italy, where they have stayed.

“Back then I considered the Italian field too tough. I was 23 and had never been abroad. Italy’s championship was too hard... it seemed too much for me,” he recalls. The Czech football coach, Zdeněk Zeman, who then managed Lazio in Rome, soon convinced the hesitant young footballer to take the risk and brought him into his team.

Moving to Italy was far from easy and his first experience of Rome, a very loud and bustling city, was “a real shock”. The language barrier posed a huge problem initially and every step seemed an insurmountable obstacle.

Nedvěd remembers all the bureaucracy and the endless documents needed for non-EU citizens to acquire their residency in Rome. Another vivid memory of their first months were the unintelligible doctor’s appointments for his wife, pregnant with their first daughter.

“I thought: ‘Where have we ended up?’” he says, recalling the confusion he felt and the cultural gulf between Italy and the country in which they had grown up. But Italians always offered a helping hand and were always “friendly and smiling”. Nedvěd was very struck by how different the Italians were to the Czechs. He finds his compatriots “closed and timid by nature,” where the Italians are “sunny by nature”.

In 2001, after several years in Rome, Nedvěd was invited to play for Juventus, so he moved with his family — now four in number — to Turin, in the northwest of Italy. He found the city more tranquil and better suited to his personality, and the people somehow closer in temperament to the Czechs.

Moving to Turin was much easier: his Italian was much better, and there were fewer doctor appointments to navigate.

From his home just outside the city, in the lush park of La Mandria and overlooking a golf course, Nedvěd can see the snow-capped peaks of the Alps.

Nedved has always sought out homes immersed in nature — he says it takes him back to the woods and fruit groves just outside Skalná where he grew up and used to run around and steal fruit with his best friend Tomáŝ.

“Living in the woods is part of my origins, it’s like when I was a kid,” he says.

His love of nature laid the foundation for a key friendship in his life. During his first months in Turin, he received a call from a shocked Ivana, telling him that a man had come through the back door, introduced himself and was sitting at the kitchen table. After Ivana described him to Pavel, he told his wife to welcome the stranger and make him a coffee.

The “intruder” was Umberto Agnelli, the industrialist, former chief executive of Fiat and chairman of Juventus, who lived close by. Over the years, Agnelli became an important figure in Nedvěd’s life, on a personal and professional level.

“He loved walking in the woods around here and popped in any moment after his walks. He considered us part of his family, he helped me a lot, especially in our first years here,” he remembers.

Nedvěd admits that his life is far from that of the typical footballer — he frequently stays at home and shuns the spotlight. He talks a lot about his need for a “simple and normal life” and being “anchored.” He devotes most of his time to the family, his children and their school, and to the gym and playing golf.

He says his feet are firmly on the ground, thanks to his wife Ivana, whom he describes as a real pillar of strength.

His face lights up the most when he talks about his two children. Born and raised in Italy, Ivana and Pavel (named after their parents) feel Italian and go to an Italian school — though are forced by Nedvěd to sit the Czech school system exams. The bond of the family — “a true refuge” — is as important to Nedvěd as his work ethic — “working hard and sacrifices are natural in order to improve and obtain any sort of success, whether its football or a normal job”.

And football? “In no other country is football lived like it is in Italy, almost to the point of overkill. There is too much football on TV and in the papers, there is always talk about football during the week.”

In December 2003 he was named World Soccer player of the year and also won the Ballon d’Or as the European Footballer of the Year. He retired from football in August 2009 and is now a member of the Juventus board, chaired by Andrea Agnelli (Umberto’s son) who he defines as “a friend above all”.

“In Italy I have learnt a lot, I have matured both as a man and as a player. I have lived the best years of my career here,” he explains.

He says his last day in Italy may not be too far off but his future will be determined by his children’s education.

When looking back at his years in the country, Nedvěd says: “I will never find people like the Italians... there is this spontaneity, this living life with a smile, to its fullest,” he adds. To many Italians he is still “the Czech”, but maybe the reserved, self-disciplined man from Skalná is more Italian than he admits.

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Edited by Ghost Dog

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Nedved: “Ho voluto chiudere al top, senza sparire lentamente. Buffon da pallone d’oro, obiettivo Triplete”

http://bit.ly/2B3oPl4

 

Lunga intervista di Pavel Nedved ai microfoni del portale ceco lidové noviny.cz. L’attuale dirigente bianconero ha affrontato vari argomenti: la sua carriera alla Juve, l’addio al calcio di Buffon e tanto altro. Ecco le parole raccolte e tradotte dalla nostra redazione:

 

Sulla mancata qualificazione dell’Italia al mondiale: “È un duro colpo. L’Italia è un paese che ha sempre avuto e sempre avrà calciatori di talento, ma se il paese non crea un sistema efficiente continuerà a soffrire. Il calcio è di gran lunga lo sport più popolare in Italia e il calcio italiano non ha un presidente della FIGC, degli stadi di proprietà, le squadre B. Finora, stiamo cercando un uomo che inizi una nuova era per il calcio italiano. Potrebbe essere Damiano Tommasi”. 

 

Sulla nostalgia per i campi da calcio: “Ho così tanto lavoro da dirigente che non so da dove iniziare. Anche se devo ammettere che mi dispiace che la mia carriera sia finita così velocemente”.

 

Sui suoi eredi: “Non bisogna guardare molto lontano. Nell’Udinese ci sono Barák e Jankto che stanno andando alla grande. Certo, lì non c’è la pressione che c’è in un grande club, ma mi congratulo per le loro prestazioni. Il mio affetto nei confronti dei calciatori cechi è comprensibile e mi fa piacere quando qualcuno alla Juve dice ‘Questo Barák è un ragazzo solido’. L’idea di portare un giocatore ceco nella Juve è sempre in me. Non sto suggerendo nulla ma è chiaro che sia Jankto che Barak possono giocare in Serie A a un livello più alto. Jankto è veloce, diretto, affamato di vittorie. Di Barak mi colpisce la struttura fisica e l’umiltà. È un giocatore che attacca, difende e percorre molti km a partita. Comunque non lo paragonerei a me stesso, non siamo uguali..”

 

Sul campionato: “Siamo solo un punto indietro ma devo ammettere che il Napoli sta facendo un campionato straordinario. Sono ben organizzati, hanno alcuni grandi calciatori e hanno grande fame perché non vincono uno scudetto dai tempi di Maradona. Vincere lo scudetto per noi sarà difficile, ma la mia priorità è trionfare in tutte e tre le competizioni. Non abbasso mai le ambizioni e apprezzo il modo con cui i ragazzi si approcciano alle partite. Alcuni possono vincere il settimo scudetto consecutivo, il che è davvero notevole quando ti accorgi che finita la stagione tutto si azzera e ricomincia da capo”. 

 

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Nedved pallone d’oro 2003

Sul ritiro di Buffon: “Non ha annunciato che si ritirerà a fine stagione. Lo deciderà con il presidente Agnelli. Le prestazioni di Gigi sono comunque sempre grandiose e siamo felici di averlo tra noi”. 

 

Sul pallone d’oro a Gigi: “Fosse per me glielo assegnerei, è un calciatore davvero speciale. Purtroppo non puoi rallentare l’età e Gigi probabilmente non avrà il suo trofeo…”.

 

Ancora sul suo addio al calcio: “Ho dato tutto al calcio. Anche se mi diverto quando indosso gli scarpini e vado a giocare con gli amici, non mi manca molto. Quando ho detto che nel 2009 sarei andato in pensione non è stata una scelta difficile, ma quasi irreversibile. 

 

Sulle offerte ricevute dopo la Juve: “Non volevo giocare per un club più piccolo. Avrei potuto, c’erano parecchie offerte dalla MLS. Ma volevo ritirarmi ancora da protagonista e non sparire lentamente. E spero di esserci riuscito”. 

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la differenza tra PAVEL e un parrucchino qualunque è tutta in quelle parole.

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Nuova fidanzata per Nedved: lascia Ivana per la 23enne Lucie! 

Dalla Repubblica Ceca:

 

FONTE

 

 

Una nuova fiamma per Pavel Nedved. Un Gossip rilanciato dalla Repubblica Ceca, addirittura in prima pagina su Blesk, tabloid di Praga, secondo il quale l'ex giocatore ceco, ora vicepresidente della Juventus, sarebbe vicino al divorzio con la moglie Ivana dalla quale si è già separato. 

 

Solo pochi mesi fa i due avevano festeggiato i 25 anni di matrimonio, ma ora tutto è cambiato: Nedved, che compirà 47 anni il prossimo 30 agosto, ha cominciato a frequentare Lucie Anovcikova, e sabato scorso è stato pizzicato con Lucie a Londra, intenti ad assistere al Longines Global Champions Tour of London 2019. I cavalli sono la grande passione di Lucie, che in patria è famosa proprio come atleta e fantina.

 

Insomma, un ospite inaspettato a Londra per una nuova storia d'amore che sta già facendo discutere, spiega Blesk: sì, perché Lucie ha 23 anni, la metà di quelli di Pavel e solo un anno in più di sua figlia Ivana.

 

 

 

Raccomandiamo anche la prima pagina di http://www.blesk.cz . Presentazione della nuova fidanzata del vicepresidente Juventus Pavel Nedved! Il divorzio con Ivana è vicino.

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mah capisco che è un bel biscottino, ma Pavel hai una famiglia e figli, queste cose mi deludono sempre, anche se purtroppo ormai non mi meravigliano più.

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Classica crisi di mezza età. Qualcuno lo porti a calci in c**o da uno psicologo che non si può vedere, un anno più di sua figlia, sinceramente fa un brutto effetto

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