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crazy1897

Oggi triste ricorrenza

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Joined: 28-Aug-2014
17962 messaggi

Un eroe silenzioso 

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Joined: 24-Oct-2006
15150 messaggi

Ancora ci manchi. 

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Joined: 03-Jun-2005
55554 messaggi

Passano gli anni como fossero giorni.

37 anni, gli anni di mio fratello

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Joined: 03-Jun-2005
55554 messaggi

Per me è il 6

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Joined: 10-Jun-2017
963 messaggi

L'esempio della juventinità... abbiamo solo un dovere.... non dimenticarti mai...

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Joined: 09-May-2009
27341 messaggi
1 ora fa, Gelone ha scritto:

Per me è il 6

 

Sono contrario al ritiro delle maglie, ma per indossare certe maglie ci vuole il patentino 

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Joined: 04-Aug-2005
74063 messaggi

Grande Uomo, leader indiscusso, Campione assoluto. Riposa in pace Gaetano.

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Joined: 18-Jun-2007
11117 messaggi

Riporto un ricordo di Gaetano fatto da Carlo Nesti.

 

IL SAN FRANCESCO DEL PALLONE

Non ho mai incontrato, e non incontrerò più, nel mondo del calcio, un personaggio come lui. Era il San Francesco del pallone, uno che, mentre giocava, dialogava con le stelle. Uno che, in campo, aveva lo stesso rapporto con i compagni e con gli avversari: “Persone”, e, come tali, degne del medesimo rispetto.

  Alzi la mano chi ricorda un difensore di livello internazionale, anzi, l'ultimo difensore, obbligato a usare le maniere pesanti per evitare il gol, in grado di annullare il rivale senza commettere mai fallo. Solo il tedesco Franz Beckenbauer, che, però, non gli somigliava per bonomia, equilibrio e modestia.

  Gaetano Scirea è esistito davvero, anche se unicamente per 36 anni. Negli anni Settanta, allorché il duello fra Juventus e Torino valeva lo scudetto, Eraldo Pecci, “regista” granata, diceva: "Contro la Juve, li odio tutti. Sarei capace di demolirli. Ma c'è solo uno sul quale non riesco a entrare duro: Scirea".

  A me, che interpretavo il calcio come sfida all'arma bianca, il "libero" bianconero indicava una via "cristiana" verso il successo. Si poteva vincere anche senza essere, per forza, cinici: classe più etica. Quando entrava in anticipo, l’avversario sentiva solo un dolcissimo spostamento d’aria: un soffio quasi metafisico.

  Dopo aver conquistato tutto, Scirea stava coronando un altro sogno: allenare la "sua" Juventus con l’amico Zoff. Una fiaba durata sino al 3 settembre 1989, quando osservò i polacchi del Gornik Zabrze, avversari in Coppa Uefa. I 90 minuti allo stadio, e poi, con un autista, da Varsavia a Katowice verso l'aeroporto.

  Alle 21,30 squillò il telefono. Aldo Biscardi da Roma: "Carlo... vai a intervistare Mariella, la moglie di Scirea". "E perché?" chiesi. "Ma come... non hai letto le agenzie? Scirea è morto in un incidente d'auto...". Agghiacciante paralisi. E dall'altra parte: "Allora, devi farle queste domande...".

  Come appena 4 anni prima, a Bruxelles, avvertii un irresistibile sdoppiamento, dentro di me: da una parte l'uomo, con i suoi sentimenti, e dall'altra il giornalista, con i suoi doveri. Chiusi la comunicazione, e poi staccai il telefono. I genitori mi videro franare sul divano, impallidito ed esterrefatto.  

  Spiace ammetterlo, professionalmente, anche a distanza di vent'anni, ma era scattato il rifiuto di lavorare sulla notizia. Lo sconcerto, il dolore, il lutto per la scomparsa del mio "numero uno", sul piano umano, fra tutti i calciatori del pianeta, erano accecanti. Non andai mai a intervistare Mariella.

  Se, per me, a 34 anni, era stato un trauma, immaginate cosa fu per Riccardo, il figlio di Gaetano, 12 anni, che lo seppe la sera, davanti al televisore, ascoltando Sandro Ciotti ne "La Domenica Sportiva". Il corpo era carbonizzato: furono necessarie molte ore prima di avere la certezza che quell’”angelo” fosse lui.

  Era un altro caduto della mia città, dove troppo spesso un lenzuolo bianco ha coperto il pallone: Grande Torino, Meroni, Picchi, Ferrini, Heysel, Fortunato... Lutti che hanno sconvolto, ma anche irrobustito le radici....

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