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ImperoBianconero

Tifoso Juventus
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Su ImperoBianconero

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    Juventino Godot
  • Compleanno 12/09/1966
  1. Non ho detto che la Commissione parlamentare d’inchiesta sia SEMPRE E COMUNQUE inutile. Intendevo dire che ciò che si decide in Commissione non ha ricadute dirette su Agnelli, o sulla Juventus. Poi, se vorrai il mio disinteressato parere sull’utilità complessiva di questi veri e proprio carrozzoni per politici trombati, te lo dirò volentieri.
  2. Dovete sempre ricordarvi che la commissione Antimafia è un organo informativo e non giudicante. Non fate l’errore di prendere i toni inquisitori della Bindi e trarne conclusioni. Avrete notato che è già in corso una piccola guerra tra la Presidente Rosy Bindi e altri membri della Commissione; è normale, è un organo politico e il coinvolgimento a qualsiasi titolo della Juventus è una splendida occasione per attirare l’attenzione su una attività politica che altrimenti non cagherebbe nessuno. Ciò che avviene in Commissione è TOTALMENTE IRRILEVANTE. Ciò che conta è: 1) la giustizia ordinaria e, purtroppo 2) il procuratore sportivo. Soprattutto quest’ultimo può fare danni, quindi bisognerà prestare la massima attenzione a non ripetere i danni del 2006, difendendosi duramente e non esitando, se del caso, a ricorrere immediatamente al TAR qualora alla squadra venissero inflitte punizioni che eccedano quanto previsto per l’art. 12 (multa, squalifica dei dirigenti, squalifica del campo).
  3. Gran parte dei discorsi che stanno girando in questi giorni in merito all’oggetto di questa discussione sono pura e semplice fuffa basata su ipotesi di partenza sbagliate, volutamente sbagliate in quanto i dati di fatto sono noti a tutti ma vengono volutamente ignorati o travisati. I fatti sono che il signor Dominello, che ha creato tutto questo casino, NON E’ UN BOSS MA UN ESECUTORE, un tizio che faceva il capo ultrà e che FORSE (dal momento che ad oggi è ancora incensurato) passava alla malavita la “cresta” generata dal bagarinaggio sui biglietti della Juventus. La differenza che passa tra un boss e un esecutore, è la stessa che passa tra un operaio di Mirafiori e John Elkann. Chi continua a far confusione su questo aspetto o è un idiota, o è in malafede, più probabilmente entrambe le cose. Andrea Agnelli ha detto chiaro e tondo che lui Dominello lo ha incontrato NELLA SUA QUALITA’ DI PRESIDENTE DI SQUADRA DI CALCIO CHE INCONTRA UN CAPO TIFOSO. Questo aspetto è PACIFICO e chiaro a tutti, in particolare alla Magistratura inquirente, che è poi l’unico soggetto serio e competente sulla questione. Tutto il casino mediatico sul fatto che Agnelli lo abbia incontrato è PURA FUFFA perché TUTTI SANNO che lo ha incontrato, non conta se da solo o in compagnia in quanto DOMINELLO E’ INCENSURATO e la sua colpevolezza non è ancora stata accertata a livello giuridico, figuriamoci se Agnelli poteva sapere qualcosa che ancora oggi non è stabilito da una sentenza. E’ chiaro che su questa vicenda si è scatenata la canea degli antijuventini, ma di questo dobbiamo farcene una ragione, in Italia c’è gente che vive una situazione di alienazione mentale permanente e non ci si può fare niente. Ogni personaggio o società famosa ha i suoi haters, gente che vive solo per odiare, e la Juve non fa eccezione.
  4. A molti di voi continua a sfuggire il significato "politico" di questa, che come tutte le Commissioni Parlamentari d'inchiesta, è un organo consultivo del Parlamento che NON giudica e NON condanna. Sono strumenti di indagine politica, e questo è il loro grande e principale limite, perché spesso finiscono per essere palestre di retorica e occasioni di visibilità per i loro componenti (in genere politicanti trombati da altre cariche, più interessanti. In questa commissione troviamo, ad esempio, oltre alla Bindi, anche la Carfagna e un altro paio di ex ministri). Cosa ci trovate di strano nel fatto che la Bindi, esponente dell'ala "sinistra" dei Democratici, non perda l'occasione per fare la ramanzina al rampollo di casa Agnelli che le è capitato per le mani? E niente di strano che uno dei due segretari, tale Di Lello, vada in cerca di voti facendo il gallo nelle trasmissioni dedicate ai tifosi napoletani. Fa tutto parte del teatrino della politica. La Juventus non rischia niente, anche se ovviamente l'occasione è ghiotta per gli anti-juventini per spalare un po' di M***A ulteriore. Nel bene e nel male, la Juve fa "audience", e chi può ne approfitta. Ma, torno a ripetere, non vediamo complotti e tranelli dove non ce ne sono.
  5. E dove, di grazia, avrei mai detto che sia bene lasciar perdere sempre e comunque? Non sostengo nulla del genere, ma piuttosto che la difesa va dosata e commisurata, allo scopo di renderla efficace. Sul resto del tuo discorso, mi permetto di aggiungere un paio di considerazioni assolutamente personali. Onore e rispetto sono concetti antichi, ma funzionano se applicati al singolo uomo nel contesto di una società che li valorizzi. Pretendere di applicarli ad una società commerciale inserita nel mondo del calcio di questo scorcio di millennio, dove il più pulito ha la rogna per capirsi, è una perdita di tempo o piuttosto, se mi concedi la delicata metafora, una cazzata paurosa. Vuoi vendere più magliette? Vinci la Champions. Vedrai che andranno in cavalleria anche le accuse più schifose. Non per niente la Nike, beccata a usare tredicenni a cucire i palloni, non è né fallita né scomparsa. E non ne è uscita mica perché è andata in tribunale a querelare quelli che la denunciavano. Ne è uscita perché ha saputo reinventarsi una verginità, e la gente ci è cascata. Perché la gente, la gente di oggi, vede il successo e solo il successo, e dell'onore e del rispetto non gliene può fregare di meno. Poi, se mi chiedi se tutto questo mi piace, ti poteri anche rispondere di no. Ma questi sono i tempi in cui ci tocca vivere, e come dicono i francesi, à la guerre comme à la guerre.
  6. Ve lo ripeto, una Commissione parlamentare di inchiesta è un organo politico, non giuridico e tanto meno sportivo. Parlando in "soldoni", serve per "farsi un'idea di come stanno le cose" all'Organo legislativo. Nel caso specifico, lo scopo è quello di capire come la mafia può utilizzare aziende sane per i suoi scopi insani, e di studiare eventuali cautele legislative da mettere poi a disposizione della Magistratura. A tal fine può essere utile anche l'audizione del Presidente di una squadra che, suo malgrado (SUO MALGRADO, ripeto, visto che nessuno della Juve risulta coinvolto), si è trovata in mezzo ai traffici della malavita organizzata. Poi, può anche essere che qualche politico colga l'occasione per far parlare di sé. Ma cerchiamo di non vedere spettri e complotti dove non ce ne sono, per favore.
  7. Solo per fare un po’ di chiarezza. Una commissione parlamentare di inchiesta NON è un organo giudicante né ordinario né sportivo, è solo e semplicemente una funzione informativa del Parlamento che la crea per raccogliere informazioni su “casi” di rilevanza politica istituzionale, al fine di trarne eventuali indicazioni per future azioni legislative. La commissione “Antimafia” esiste da anni e va raccogliendo informazioni sui risultati delle varie procure in materia di attività di repressione del fenomeno della malavita organizzata. L’audizione della Juventus è una delle centinaia che vengono generalmente completate nell’arco della vita di una Commissione, e non comporta nessuna implicazione giuridica che è invece di stretta competenza della magistratura ordinaria. Per quanto riguarda le implicazioni giuridiche, è noto e stra-noto che NESSUN funzionario, socio, amministratore o lavoratore dipendente della Juventus FC S.p.A. risulti coinvolto a qualsiasi titolo nell’indagine (che è ancora in corso). Per quanto riguarda le implicazioni sportive, sono state più volte chiarite da vari utenti anche in questo thread, e quindi non servirà ripeterlo per l’ennesima volta. Per chi si fosse messo in ascolto solo ora, la eventuale pena può essere una multa, la squalifica del campo, il deferimento degli eventuali tesserati.
  8. Rispetto il tuo punto di vista, ma credi davvero che il maggior fatturato, diciamo, del Real Madrid rispetto alla Juventus sia generato dalla maggior “protezione” mediatica del marchio “Real Madrid”? Credi che in Catalogna o a Bilbao il Real non venga costantemente diffamato e preso per il c**o? Senza voler minimamente offendere, io credo che il tuo atteggiamento (che tu stesso definisci “estremistico”) , non sia affatto rappresentativo della maggioranza del tifo juventino, che vive la propria passione in modo meno radicale e sui fatti del 2006 si è comunque messo il cuore in pace. Parere mio, ovviamente, ma gli abbonamenti allo Stadium e a Juventus Channel, il fatturato e in generale la visibilità del marchio in Italia e all’estero sono in crescita continua dal 2011, nonostante il ritorno alla grande del “sentimento popolare” anti-juventino. Questo avviene perché per una società sportiva l’unico sistema per aumentare la propria penetrazione commerciale sta nell’immagine vincente, e l’immagine vincente si costruisce con le vittorie, nell’immaginario di “lovers” vecchi e nuovi. Quanto al fatto che l’immagine di “ladri” possa danneggiarci all’estero, mah… a parte il fatto che non ce lo vedo proprio un tifoso sloveno o nepalese leggere Pistocchi e Varriale, resta il fatto che chi tifa Juve, lo fa per la sua visibilità in Champions League e per i suoi successi in Italia, punto. Di squadre sostanzialmente intonse dal punto di vista dell’immagine è pieno, dall’Udinese al Crotone, ma non le caga comunque nessuno.
  9. Mi permetto di dissentire, e ti propongo una piccola serie di pensieri in libertà che deve essere intesa come occasione di scambio di opinioni su una materia – il marketing – che non è la mia, ma sulla quale comunque ho una certa esperienza “diretta” per motivi di lavoro. La Juventus, come azienda, vende un prodotto molto particolare che è l’intrattenimento sportivo, affatto diverso da una qualsiasi altra merce che si possa valutare in base a criteri “oggettivi” (tipo un automobile). Il “prodotto” venduto dalla Juventus attiene al campo delle emozioni, dei sentimenti, e non è disgiungibile dal campo della libera e spassionata opinione personale. Ogni grande azienda, italiana e non, si confronta con “haters” e lovers”, ma questi sono entità mobili sulla base della personale e “soggettiva” valutazione delle caratteristiche del prodotto. Oggi odio le Fiat perché le ritengo macchine fatte col cartone, ma posso liberamente e in ogni momento cambiare opinione se la Fiat (nella mia personale opinione) si mette in seguito a costruire macchine decenti. Nel caso di una squadra di calcio, “haters” e “lovers” si definiscono in base a criteri personalissimi e rigidissimi, sono quasi inesistenti i casi di libera ed improvvisa variazione del “credo” calcistico. In poche parole, chi odia la Juventus perché “ruba le partite” lo fa in base ad un “credo” che non cambia nemmeno di fronte ad ogni logica e razionale dimostrazione del contrario. Sulla base di considerazioni molto simili a quelle che ho fatto sopra, gli esperti di “marketing” di una squadra di calcio sanno perfettamente di poter rivolgere le proprie attenzioni solo a due tipologie di acquirenti: Sul mercato “domestico”, i “lovers” timidi e commercialmente non attivi; Sul mercato straniero è invece possibile attirare “nuovi lovers” in quanto l’appartenenza calcistica non è soggetta a determinazioni di tipo culturale, locale, storico, famigliare eccetera Il valore del marchio non è minimamente toccato dalle maldicenze degli “haters”. Si tratta di una categoria che si definisce “a priori” e che non fa altro che continuare a convincersi di ciò di cui è già convinta, perciò l’impatto commerciale su di loro è zero. I “lovers” per gli stessi motivi invece non vengono minimamente influenzati dalle maldicenze, che possono avere addirittura un effetto positivo di ricompattamento, senso di appartenenza, voglia di riscatto, “noi contro loro”, eccetera eccetera. Inoltre, ogni maldicenza in materia di calcio (campo in cui l’emotività è fattore riconosciuto e imprescindibile), può sempre essere giustificata con la passione ed il folklore. Controbattere a colpi di querele ogni “sparata” anti-juventina sarebbe quindi del tutto inutile ed anzi antieconomico. Naturalmente mi riferisco alle semplici “sparate” di ex-calciatori, presidenti di squadre avversarie, cosiddetti esperti, commentatori e tutto la variegata tipologia di mezzi-personaggi che popolano il mondo del calcio. Ben diversa è la situazione di veri e proprie aggressioni mediatiche basate su class-action, processi penali, e condanne giudiziali. In quel caso i danni possono essere devastanti, ne sanno qualcosa ad esempio la Volkswagen o le imprese produttrici di tabacco, o la stessa Juventus con Calciopoli. Sono queste le vere “mine vaganti” sulla strada di una grande azienda, ed è preciso impegno del “management” evitarle per quanto possibile. Quanto poi alla “presenza scenica” dei vari protagonisti juventini, non possiamo certo pretendere che ognuno di loro abbia la l’ironia e il fascino di un intrattenitore televisivo. Lo scopo di Marotta è quello di fare il calcio-mercato, non di raccogliere “like” sui social o tele-voti alla TV, e lo stesso si può dire dei giocatori che preferisco diano il meglio di sé in campo, piuttosto che davanti alle telecamere. In definitiva, e per concludere, approvo con qualche piccola riserva l’atteggiamento della Juventus in materia di pubbliche relazioni. Naturalmente, certi aspetti andranno curati di più: mi riferisco alla presenza sui “media” televisivi che andranno sfruttati più di quanto si faccia ora, anche se il lavoro fatto su “Juventus Channel” mi sembra incoraggiante.
  10. Sì. E i genovesi sono tirchi. E gli italiani hanno i baffi e suonano il mandolino. Si chiamano "luoghi comuni", e colpiscono chiunque. Non puoi rettificarli a colpi di querele e di comunicati-stampa, ti piaccia o no. Il livello di risposta deve commisurarsi al livello dell'offesa. Se l'Italia pullula di caproni rosicanti, il problema è solo loro, e del loro epatologo.
  11. Premesso che condivido dalla prima all’ultima riga tono e contenuto del comunicato… … ad alcuni utenti ricordo che NON è vero che la Juventus stia SEMPRE zitta in caso di offese, illazioni e pseudo-denunce provenienti da chicchessia. Soltanto, misura attentamente e intelligentemente il bersaglio. Vi ricordo i comunicati MOLTO precisi e MOLTO pesanti nei confronti del caso Vucinic-Guarin (che costrinse Thohir ad una penosa e apodittica difesa) e nei confronti del “geometra” Galliani (che se ne rimase poi abbastanza zitto e muto). Avrete notato che è bastato un “tweet” di quattro righe da parte di Andrea Agnelli a costringere il magistrato inquirente ad emettere un comunicato pubblico di precisazione e rettifica delle notizie apparse sulla stampa. Certi risultati li ottieni solo se non parli a vanvera e in continuazione, ma se mantieni un adeguato livello di credibilità. Ed un sistema perfetto per NON avere credibilità è emettere comunicati del c**** a raffica, ad ogni rutto dei vari Pistocchi, Varriale e cialtroni vari.
  12. Vedo che molti di voi qui dentro continuano a non venire a patti con alcuni concetti giuridici sui quali è interamente basato il processo penale di Napoli (c.d. “Calciopoli”), tra cui il “reato di pericolo” e il “tentato delitto”. Luciano Moggi, fin dalle prime fasi dell’inchiesta per finire con la sentenza di Cassazione, viene imputato di “tentata associazione a delinquere, finalizzata alle frodi sportive”. Tutto il lavoro degli inquirenti sarà sempre, e sottolineo sempre, dedicato a dimostrare l’esistenza di questa associazione, e mai, e sottolineo mai, a dimostrare l’esistenza delle frodi (che vengono desunte, e non provate). Tutto l’enorme lavoro fatto dai tifosi juventini (Ju29ro, Giùlemanidallajuve eccetera) ma anche dalla stessa difesa di Moggi, volto a dimostrare l’inesistenza delle frodi è ovviamente meritorio e benefico, ma sostanzialmente ininfluente sulle sentenze. Le quali si limitano ad affermare che, sì, Moggi operò per costituire una associazione che aveva tra i suoi scopi quello di concludere delle frodi sportive. Il fatto che queste frodi non si siano mai concretizzate è secondario. So che questo vi può sembrare abominevole, ma in realtà è la legge, e se ci pensate bene vi accorgerete che non è nemmeno così abominevole: in fin dei conti, sapere che i partecipanti ad una cellula diciamo dell’ISIS siano liberi di andarsene in giro incensurati perché non sono ancora riusciti a piazzare nessuna bomba o ad ammazzare nessuno, sembrerebbe a tutti piuttosto pericoloso e “ingiusto”, non è vero? Tutto, e ripeto tutto, l’impianto delle sentenze gira attorno alla costituzione della associazione, alla sua capacità “potenziale” ed al ruolo di “capo” riconosciuto della stessa rivestito da Luciano Moggi. Anche, notate bene, la famosa vicenda di Paparesta “chiuso negli spogliatoi”. Che, come tutti sanno (giudici compresi), non è mai avvenuta; e chi afferma il contrario, si è visto dare torto in tribunale (a Catanzaro). Eppure questo fatto inesistente continua a venire citato nelle sentenze. Perché? E’ semplice, perché: - Moggi ne parla con la massima serietà, anche ad una certa distanza temporale dai fatti, come di una cosa che aveva fatto sul serio (e che quindi “poteva” tranquillamente fare in concreto), e - i suoi interlocutori quando lo ascoltano non gli ridono dietro ma anzi accettano con la massima tranquillità questo fatto, confermando la loro convinzione nella “possibilità” che potesse essere concretamente avvenuto. Questo, unito agli altri elementi costitutivi della associazione, viene a confermare (nell’impianto della sentenza) che Moggi “poteva” chiudere un arbitro negli spogliatoi. Il fatto che non ciò non si sia verificato è secondario. Tutto questo potrà sembrarvi assurdo, ma è la legge italiana. E’ chiaro che, volendo a tutti i costi “incastrare” qualcuno, queste fattispecie giuridiche potrebbero essere utilizzate su ciascuno di noi – ma il fatto è che a nessuno verrà mai in mente di mobilitare per anni i Carabinieri per costruire una ipotesi di “reato di pericolo” nei nostri confronti. Nel caso di Moggi, è chiaro che l’indagine maniacale su di lui (e solo su di lui) trovò spunto nell’ambiente avvelenato dai sospetti del calcio italiano, dalla sua pessima fama di “boss” (ruolo che peraltro lui accettava quasi con piacere), e da una campagna di stampa contraria che durava da anni. Lui da parte sua si dimostrò del tutto malaccorto, non si accorse di quello che gli stava crescendo attorno, ed anzi si lanciò in iniziative improvvide ed autolesionistiche quali la pessima idea di frasi una “rete” personalizzata di utenze telefoniche estere, offrendo su un piatto d’argento la prova dell’esistenza di un “circuito” potenzialmente utilizzabile per scopi illeciti. Quanto sopra, solo per offrire qualche squarcio di chiarezza sulle sentenze di Napoli che altrimenti potrebbero sembrare frutto di malagiustizia. Su tutto il resto, sul cosiddetto “processo sportivo” (un inconcepibile pastrocchio nonché vero e proprio aborto giuridico), sulle responsabilità di Elkann nella retrocessione della Juventus e nella revoca degli scudetti, sull’ abominevole linciaggio mediatico da parte di una stampa asservita, la penso esattamente come la maggior parte di quelli che hanno scritto qui dentro.
  13. In poche parole? Ho rivalutato la sua intelligenza. Jaki non è un cretino, è tutto fuorché un cretino. E basta vedere come si è mosso da quando ha le redini del gruppo in mano. Uno così non si fa infinocchiare inconsapevolmente, credimi.
  14. Che a John Jacob Elkann freghi poco o nulla di quanto è accaduto alla Juventus tra il 2006 e il 2010, per me è innegabile. Quello a cui frega qualcosa della Juventus è Andrea Agnelli; e anche questo, per me, è innegabile. Inizialmente pensavo che John Jacob Elkann potesse essere considerato un testimone inconsapevole di quello che successe ai tempi di Calciopoli, ma oggi ho cambiato idea. Non è il tipo: secondo me sapeva perfettamente quello che stava succedendo, ma decise di non mettersi in mezzo, perché aveva capito che in quel momento e in quel contesto, rischiava di giocarsi certe alleanze di cui poteva aver bisogno negli anni successivi. Quel vecchio marpione di Moratti lo sa, e sa che senza l’altolà di Elkann ai suoi avvocati ed alla stampa a lui amica, col c**** che avrebbe potuto insediare la sua squadra al primo posto in classifica negli anni successivi. Lo sa, e non ne fa un mistero. Non credo invece ad un ruolo “attivo” di Elkann nella vicenda. Calciopoli nasce per effetto di un mix irripetibile di condizioni diverse: la “guerra di successione” all’interno della famiglia Agnelli, il “ribaltone” di poteri ai vertici della FIGC che in molti aspettavano ed auspicavano, il cambio di timone al Governo del Paese (la ministra Melandri va al governo pochi giorni prima dello scoppio dello scandalo), eccetera. Non è certo su istigazione o comando di Jaki che Narducci, Beatrice, Arcangioli, Auricchio, la Procura di Napoli e i Carabinieri di Roma si muovono come si muovono. C’era da lungo tempo una tensione crescente tra la posizione predominante della Juventus e quella subordinata di tutte le altre squadre, in un ambiente avvelenato, pieno di sospetti e totalmente privo di scrupoli. Occorreva, alla Juventus, una guida forte ed accorta: ma, in quel momento, tutto stava nelle mani di Lucianone Moggi da Monticiano, uno che conosceva il calcio e i calciatori ma che evidentemente non era preparato a muoversi tra spionaggio industriale, intercettazioni e dossieraggi. Moggi si muoveva con la grazia dell’elefante nella cristalleria, senza di fatto nessuno che lo consigliasse e lo guidasse, e commise svariati errori strategici: primo fra tutti, la sciagurata idea di farsi una “rete privata” di utenze telefoniche straniere che finì poi per essere la principale fonte di prova dell’esistenza di una “cupola” associativa, pur in totale assenza di prova dell’utilizzo di tale rete per scopi illeciti (nulla di strano, in questo. La legge italiana per ovvi motivi - essendo il nostro il Paese in cui è nata la mafia -, punisce duramente la stessa esistenza di forme associative potenzialmente dedite ad attività illecite, anche se di fatto tali associazioni risultano inefficaci).
  15. Ok, ma stiamo parlando del "brutto giuoco di Allegri" o di qualcos'altro? Perché ciò che dici si può applicare, volendo, anche all'intera storia della Juventus in Champions dal 2003 ad oggi almeno. E allora il discorso si allarga, e di parecchio.