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ImperoBianconero

Tifoso Juventus
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  1. Ma leggetele bene le dichiarazioni di Boggi: si tratta di accuse relative alla gestione dell' AIA e "ad personam" alla figura di Nicchi, descritto come un dittatore e un prepotente. Gli accenni a Calciopoli sono strumentali e finalizzati esclusivamente a richiamare attenzione e consenso in favore di accuse che, altrimenti, non sarebbero altro che noiose diatribe interne dell'Associazione Arbitri. Perché la Juventus dovrebbe intervenire? Non capite che se intervenisse adesso sarebbe un clamoroso autogol mediatico? La conclusione che immediatamente ne trarrebbero i nostri nemici sarebbe: "Visto? si parla di arbitri in generale, nessuno aveva parlato di Juventus, e loro immediatamente reagiscono. Significa che c'è qualcosa di sicuro".
  2. Per un crociato anteriore, i tempi sono: - un mese per riprendere a camminare (con cautela) - tre mesi per guidare e riprendere l'attività lavorativa - dopo quattro mesi puoi iniziare a correre e riatletizzare - al sesto mese, salvo complicazioni, si torna in campo. Poi c'è l'aspetto "psicologico" che può avere decorsi diversi da persona a persona. Queste tempistiche non le dico io eh (anche le ho provate sulla mia pelle, essendomi rotto il crociato anteriore sx), ma le trovi su qualunque sito Internet di autoinformazione abbastanza serio.
  3. Quando si parla di “situazione finanziaria”, il riferimento è alle cosiddette “fonti” finanziarie, vale a dire ai debiti. I debiti possono essere di vario tipo ma, in una società come la Juventus, sono essenzialmente due: obbligazioni e debiti verso le banche, e questi ultimi a loro volta possono essere di due tipi: a breve termine come gli utilizzi dei fidi di conto corrente, e a medio-lungo termine come i mutui. L’equilibrio finanziario di una azienda si calcola andando semplicemente a vedere quanti debiti a breve e a medio lungo-termine ci sono a bilancio, e si confrontano col grado di liquidità dell’attivo. Se l’azienda non ha attivo liquidabile a sufficienza per soddisfare le necessità di pagamento dei debiti a breve scadenza, si parla di “tensione finanziaria”. Il che, ovviamente, non è una cosa positiva: significa che alcuni dei creditori dell’azienda potrebbero non vedersi onorati gli impegni a scadenza. Detto questo, e prima che la gente cominci a parlare di fallimento imminente, precisiamo subito che la situazione di tensione finanziaria è comune a TUTTE le imprese industriali che nella fase di investimento aprono debiti a fronte di immobilizzi che daranno risultato (e quindi liquidità) solo nel medio-lungo termine. Tutte le grandi società sportive hanno grande indebitamento bancario a fronte di investimenti immobilizzati, quindi stiamo parlando di una situazione non solo normale, ma anche molto diffusa. Era la situazione, tanto per dirla tutta, nella quale hanno convissuto per anni l’Inter di Moratti e il Milan di Berlusconi, senza che i vari Bellinazzi se ne accorgessero e si preoccupassero. La soluzione alle situazioni di questo tipo è il rafforzamento patrimoniale, conseguibile mediante l’apporto dei soci (leggi: aumento di capitale), necessario a sostenere la liquidità fino a quando gli investimenti non inizieranno a fruttare. Ed è proprio quello che ha fatto la Juventus. Lo facevano anche Inter e Milan, però non all’interno di un piano industriale di crescita programmato ma soltanto a tamponamento di falle causate da squilibri economici irrisolvibili: cosa che si può fare, per un po’, ma che alla fine diventa insostenibile come svuotare una vasca da bagno che si riempie con l'aiuto di un ditale. Un’ultima cosa. La Juventus è una S.p.A. quotata in Borsa nel segmento “Star”, i suoi bilanci ed ogni operazione straordinaria sono soggetti a pubblicità ai sensi dei regolamenti CONSOB, quindi della Juventus tutti sanno tutto. Non c’è invece identica trasparenza sui bilanci delle altre società sportive, quindi prima di fare ragionamenti di qualunque tipo sarebbe bene che i vari esperti di mercato finanziario che pretendono di occuparsi di questo tipo di società si facessero prima un’idea del contesto.
  4. Francamente non capisco perché Sarri faccia giocare uno che non c'entra niente col gioco di Sarri. No, aspetta
  5. This. Senza offesa per nessuno, ma questa discussione sul “giocare bene” è quanto di meno oggettivo ci possa essere e, per quanto mi riguarda, ha abbondantemente stufato. Non si vincono otto campionati di fila, men che mai in Italia, giocando male. Un bel giorno qualcuno capirà che essere la squadra “top” ti porta necessariamente a trovare avversari che impostano la partita in un certo modo, e questo certo modo quasi mai prevede giocate spettacolari. Squadre chiuse, super-vigoria fisica, trance atletico-agonistica in molti giocatori, allenatori che ti studiano a memoria. Vincere è una maledetta impresa, e qua dentro ci sono i palati fini che vorrebbero vincere tre o quattro a zero guardando la partita tipo film di Hollywood con le patatine in mano e grattando la nuca del gatto. Invece vi tocca stare col fiato sospeso… poverini. Siamo primi in campionato, primi nel girone in Champions, unica squadra imbattuta in Europa, ma niente, “giochiamo da schifo”, “dove vogliamo andare giocando così”: panciapienismo puro. Un giorno capirete che alla Juventus si vince proprio perché le fisime dei tifosi panciapienisti contano il giusto, e cioè zero. Allegri è stato infamato per anni da gente che non allena neanche una squadra di pulcini e che non si è resa conto che praticava un calcio intelligente e imprevedibile, molto ragionato e poco “spettacolare” se per “spettacolo” intendiamo le azioni veloci e mandate a memoria. Non giocavamo a memoria proprio perché quel tipo di squadre (compreso il Napoli di Sarri, che a Napoli giocava così perché era l’unica opzione che aveva ma che alla Juventus ha OVVIAMENTE cambiato registro) sono facilmente smontabili appena le studi un attimo, ed è PRECISAMENTE quello che faceva Allegri. Cercate di godervi questi momenti, perdio, non potrà durare per sempre, e quando finirà scoprirete che avete vissuto uno dei periodi d’oro della vostra squadra lagnandovi e contestando tutto e tutti.
  6. Antonio Conte lo conosciamo tutti... credo. Non ce ne sono altri capaci come lui di prendere un gruppo di semi-sbandati e trasformarlo in una Squadra, motivando e incentivando. Ma, allo stesso tempo, è un uomo ossessionato dal risultato ed incapace di perdere. Vive male la competizione, non è in grado di accettare le difficoltà, ogni sconfitta è un dramma ed è vissuta come una tragedia personale. Alla Juve ebbe successo, con tanto lavoro e tanta abilità, e anche un pizzico di fortuna, ma il successo ha solo peggiorato le caratteristiche di ossessione e superomismo che già aveva. Non riesco ad avercela con lui perché è l'allenatore che ci ha rilanciato e ha permesso di avviare un processo di crescita che ci ha portati dove siamo. Ma oggi più che mai sono felice che se ne sia andato, anche in quel modo, nel 2014. Uno così, oggi, è una mina vagante.
  7. Come qualcuno ha già scritto qua sopra… Marotta è stato un eccellente dirigente, e dobbiamo a molte delle sue scelte il fatto di aver lasciato le secche in cui ci eravamo arenati nel dopo Calciopoli. L’ho sempre difeso qua dentro quando c’era chi lo insultava perché (dicevano) non era capace di vendere i giocatori, non era capace di chiudere le trattative, eccetera eccetera. Le solite scoperte dell’acqua calda, tipo quelli che se Allegri perde una partita scoprono che la squadra è mal messa in campo, non abbiamo schemi, non sappiamo fare le diagonali, non siamo capaci di fare il movimento senza palla... Come dirigente è stato bravo e innovativo, ha usato tutte le possibilità offerte dal regolamento sportivo senza ricorrere alla classica “rete di alleanze” Moggi-style che è ancora il modo di operare del 99% dei suoi colleghi italiani. Chi si dimentica i suoi contratti con prestito e DDR? Con relativamente pochi soldi a disposizione, ma tanta pazienza e serietà, è riuscito a creare ottime squadre e ottimi risultati sportivi in pochissimo tempo, mentre i suoi avversari spendevano centinaia di milioni e puntavano dritti al fallimento (vero, Milan? Vero, Inter? Vero, Roma?) Ora la Juventus, e parlo di società, è arrivata ad un punto di non-ritorno, deve uscire dalla dimensione della associazione sportiva calcistica per entrare in quello di azienda “mid-corporate” con interessi in più settori. E’ evidente che IN QUESTO TIPO DI AZIENDA Marotta non è il profilo adatto e Andrea Agnelli, con tutta la cortesia e la fermezza necessarie, lo ha congedato non facendogli peraltro mancare i riconoscimenti dovuti. Nessuno ha “cacciato” nessuno, le grandi aziende rinnovano i propri quadri dirigenti con continuità e senza particolari patemi d’animo, si tratta di professionisti pagati milioni di euro che non si trovano certamente in mezzo a una strada dall’oggi al domani, e che accettano questa eventualità come un inconveniente abbondantemente prevedibile nel loro lavoro. Quindi: grazie Beppe, per tutto quello che hai fatto e per gli ottimi risultati che hai fatto ottenere alla Juve. Non ti faccio gli auguri per la tua nuova avventura, però …
  8. E’ inutile, il disastro del 2006 ce lo porteremo dietro per sempre, e non si potrà né dovrà mai dimenticare. E’ stato un trauma, e come sempre in questi casi c’è chi riesce ad assorbirlo, chi in qualche modo ci convive, e chi non riesce a metabolizzarlo. Il mio pensiero sulla vicenda è che alla base di Calciopoli vi fu una concatenazione di cause, alcune “esterne” (crescente frustrazione di squadre che non riuscivano a vincere pur spendendo centinaia di milioni di euro, graduale crescita di attenzione da parte della Magistratura attorno al mondo del calcio, emergere di un clima politico giustizialista) ed altre “interne” (declino aziendale del gruppo Fiat a causa della malattia dei fratelli Agnelli, problematiche di successione, crescente isolamento di Moggi e Giraudo). Non credo, non ho mai creduto né mai crederò all’idea complottista di una Calciopoli “voluta dall’interno”, è una tesi che non ha alcun riscontro diretto ma soprattutto manca completamente di logica. Credo piuttosto nella responsabilità “indiretta” di Jaki Elkann, che al tempo dei fatti aveva rogne ben più importanti da grattare (era in corso una delle più sanguinose ed importanti faide di successione nella storia delle grandi famiglie industriali europee), e che decise deliberatamente di non intervenire quando fu chiaro che la Juventus era caduta in un gravissimo scandalo mediatico. La sua strategia fu quella di scaricare Moggi e Giraudo e tenere un basso profilo giuridico, di fatto lasciando che le cose facessero il loro corso. Di tutto ciò sono convinto, come sono altrettanto convinto che il Jaki Elkann di oggi, indiscusso padrone di un gruppo Exor ormai pienamente rilanciato in potenza e prestigio, si guarderà bene dal commettere di nuovo quegli errori. Che sia comunque ben chiara una cosa: il gruppo EXOR di oggi NON è il vecchio gruppo FIAT. Gianni e Umberto Agnelli contavano moltissimo nell’economia e nella politica nazionale italiana, oggi EXOR è un gruppo assai poco “italiano” e il suo peso nelle istituzioni politiche e mediatiche italiane è sorprendentemente basso. Parecchi vecchi tifosi non se vogliono rendere conto, memori del fatto che tutti i grandi giornali d’Italia erano pronti a scappellarsi di fronte alla volontà degli Agnelli. Oggi il “centro direzionale” del gruppo si è spostato molto da Torino, e veleggia tra Londra e Detroit. E’ un processo ancora in corso, con il quale sarà bene fare i conti. In tutto questo la Juventus ha il suo scopo e i suoi obiettivi, e ne è in corso la trasformazione da semplice squadra di calcio ad azienda operante nell’entertainment sportivo, con una sua logistica, un marchio proprio, e una molteplicità di interessi (marketing, turismo, medicina sportiva). Ci sono dietro grandi investimenti e progetti a lunga durata, niente a che vedere con ipotesi di vendita delle quote o altre amenità del genere. In tutto ciò, e sempre rispettando il diritto di ciascuno di pensarla come meglio gli pare, credo che dare del “quaqquaraquà” ad Andrea Agnelli e attendersi (magari auspicare) un cambio di proprietà nei prossimi anni, sia un segno di gravissima miopia sia riguardo al passato che riguardo al futuro.
  9. Non io, Tuttosport: http://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/fiorentina/2018/08/07-46132675/juventus_ufficiale_il_prestito_di_pjaca_alla_fiorentina?cookieAccept Nel comunicato le cifre del prestito e del riscatto ci sono, comunque. In ogni caso ci tengo a dire che, se il controriscatto non ci fosse, l'operazione non sarebbe più perfetta ma rimarrebbe buona.
  10. Vedo un po' di confusione negli ultimi messaggi. Questa NON è una operazione con la "recompra", come quella di Mandragora all'Udinese, è un prestito con diritto di riscatto e controriscatto. Nel caso di "recompra" il giocatore viene ceduto e pagato subito, il venditore si riserva il diritto di ricomprarselo entro tot anni ad un presso prefissato. Nel caso di prestito con diritto di riscatto e controriscatto, il giocatore NON viene venduto ma ceduto in prestito ad una società che ha il diritto, esercitabile entro un certo periodo, di comprarselo a titolo definitivo. In quel caso la squadra cedente può esercitare il diritto di controriscatto, , "ricomprandoselo" immediatamente, ad un prezzo prefissato. Insomma, tra 1 anno può succedere una di queste ipotesi: 1) Pjaca fa ca**re, la Fiorentina ce lo rispedisce, in quel caso ci abbiamo guadagnato 2 milioni e risparmiato 1 anno di stipendio, certo che in quel caso vuol dire che ci riprendiamo una pippa. 2) Pjaca fa 9-10 gol, bei dribbling, insomma un buon giocatore, da Fiorentina, ma non da Juve, La Fiorentina esercita il diritto di riscatto, la Juve NON esercita il diritto di controriscatto, Pjaca diventa un giocatore della Fiorentina e la Juve ci guadagna 20 milioni (+ i 2 del prestito). 3) Pjaca spacca, fa 30 gol, diventa il nuovo Higuain. La Fiorentina esercita il riscatto, la Juve esercita il controriscatto, paga 6 milioni (26 - 20) dai quali vanno comunque detratti i 2 incassati per il prestito. Sinceramente, non so come facciate a considerare negativamente questa operazione, per un giocatore fermo da 2 anni che deve ancora dimostrare qualcosa nel nostro campionato.
  11. Tenete anche presente che la storia dell' "all-in" viene prodotta dai media, soprattutto milanesi, per il motivo molto semplice che è stata la strategia delle due squadre di Milano negli ultimi vent'anni (non parlo del primo Milan di Berlusconi, squadra e azienda che nella fase iniziale avevano invece una forte progettualità), nonché dal Napoli dell'ultimo campionato. E' la risorsa dei disperati, di chi sa bene di non poter programmare alcunché, e per vincere deve sperare in un "colpo" eccezionale. In realtà sulla filosofia dell'all-in non si può contare nemmeno quando va bene: guardate ad esempio il Milan 2010-2011, con Ibrahimovic e Thiago Silva: vince il campionato ma si sfalda l'anno dopo. Oppure pensate all'Inter di Moratti, sfasciatasi sotto il peso dei debiti e delle perdite economiche dopo il "triplete". L'idea dell'all-in, della scommessa vincente che ti apre le porte del successo, è radicata nella testa dei tifosi ed è difficilissimo per non dire impossibile levargliela. La Juventus di Andrea Agnelli (ma in realtà già di Umberto e Agnelli e Giraudo) ragiona invece come un grande gruppo industriale, programma per gli anni e i decenni a venire, ed è totalmente estranea a questo modo di pensare, da sfigati e disperati nullatenenti.
  12. Concordo. Per come la vedo io, quello che si è cacciato in una situazione insostenibile è lui. A Milano adesso non possono più tenerlo, i tifosi non lo lascerebbero più vivere, e la squadra non si può più permettere lo stipendio che gli hanno concesso l'anno scorso (che manica di incapaci...). Stando così le cose, il Milan si è bruciato la possibilità di alzare la voce e pretendere alcunché, perché l'opzione di tenerselo o darlo a qualche altra squadra non è più percorribile. Si tratta di aspettare un paio di settimane, poi ce lo riprendiamo alle nostre condizioni. Loro saranno anche troppo contenti di sbarazzarsi dello stipendio e di non dover tirare fuori i 40 milioni che ci devono. Di Caldara non se ne parla nemmeno. I poveracci con le pezze al c**o si devono accontentare, non abbiamo tempo da perdere e non siamo qui per fare beneficenza.
  13. Il significato di questa frase è semplicissimo, ed è che: la vittoria, e solo quella, deve essere il tuo costante obiettivo, e devi lottare in continuazione per migliorarti e raggiungerlo. NON significa, invece, che devi (o puoi) vincere SEMPRE. E nemmeno che, se non vinci, sei una M***A. Quello è il significato degli ossessionati, e degli sfigati. Per vincere devi fare tutto ciò che è sportivamente nelle tue possibilità. A volte ci riuscirai, altre volte no. Quando non ci riuscirai, dovrai accettare la sconfitta e trarne ciò che ti servirà per vincere domani. Perché vincere non è la cosa più importante – cioè la cosa che maggiormente conta. E' l’UNICA. E il tuo pensiero deve essere sempre quello. Solo se il tuo pensiero sarà sempre lì, continuerai ad avere la possibilità di vincere. (Leggi bene: la POSSIBILITA’ di vincere, non la CERTEZZA). Con tutto il rispetto per la tristezza del tifoso deluso, ma chi si sceglie come motto “Cardiff è il capolinea della mia passione”, non ha capito granché dello spirito di questa frase.
  14. Fra qualche giorno cominceremo a contare i frutti di quest’anno straordinario: siamo ancora in corsa su tutti i fronti, e già questo è un risultato straordinario, ma ovviamente l’obiettivo è ora quello di portarci a casa la posta piena. Ancora una ventina di giorni, e sapremo come è andata a finire. Ma col senno di poi sarà difficile ragionare. Se le cose andranno male, tutto quello che di buono è stato fatto fin qui verrà dimenticato; se invece andranno bene, saremo tutti sul carro del vincitore, ubriachi di gioia. No, il momento giusto per fare un discorso ragionevole è adesso. E voglio dedicare qualche riga ad una persona straordinaria, vero e proprio motore di questa squadra: Massimiliano Allegri. Una persona intelligente e colta, dotata di spirito auto-ironico e di una perfetta capacità di espressione e di “presenza scenica” quando è chiamato a parlare in pubblico. Un allenatore innovativo, che ha cambiato forse in maniera definitiva il modo di gioco professionistico fin qui basato su “schemi” rigidi e movimenti mandati a memoria. Un professionista sportivo serio e determinato, capace di gratificare, motivare e ottenere il meglio dai suoi “ragazzi”. Che sa lanciare i “giovani” e prolungare la vita operativa dei “vecchi”, senza creare malumori, dosando le forze e ottimizzando le risorse. Un uomo vero, che non evade dalle responsabilità, che non si esalta nella vittoria ma nemmeno si deprime nella sconfitta, che impara dai suoi sbagli e non si siede mai sugli allori. In definitiva, un perfetto uomo di mondo e di sport, espressione eccellente dei valori che la vecchia e la nuova Juventus intende veicolare. Vi ricordo come è arrivato: quando tutti eravamo in pieno shock per le dimissioni di Conte, circondato da una (falsa) aura di perdente e anti-juventino. Vi ricordo come fu accolto a Vinovo il primo giorno di allenamenti, quando doveva ancora giocare UNA partita. Vi ricordo come se ne parlava, anche tra i tifosi, non più tardi di qualche mese fa. Se volete rinfrescarvi la memoria basta che vi facciate un giretto nel topic post-partita con la Fiorentina: vi divertirete. Ecco, questo è per me Massimiliano Allegri. E ci tengo a precisare che continuerò a pensare le stesse cose anche se non dovessimo vincere tutto, come invece io spero e credo. Perché lo spirito vincente di questa Juve si vede e si tocca, e questo è merito di tante cose, ma anche e soprattutto è merito suo.
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