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ImperoBianconero

Tifoso Juventus
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Reputazione Forum

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Su ImperoBianconero

  • Livello
    Juventino Soldatino
  • Compleanno 12/09/1966
  1. “Topic” come questi erano frequentissimi qualche anno fa. Hanno avuto due “picchi”: il primo tra il 2006 e il 2008, poi tra il 2010 e il 2011 in occasione del primo “round” di ricorsi di Andrea Agnelli e delle prime sentenze del processo penale. In passato mi sono anche divertito a partecipare, poi mi sono stufato. Il dibattito generalmente si risolve in un muro-contro-muro tra due posizioni: da una parte un gruppo, piccolo numericamente ma assai agguerrito che si autodefinisce “juventini rancorosi” o “ju29ri”, dall’altra la grande massa di tifosi juventini. La grande discriminante tra i due gruppi è che i primi ritengono che a causare, e forse addirittura promuovere Calciopoli, sia stata la famiglia Agnelli; tutti gli altri, no. Non intendo entrare nella polemica, anche perché ho concluso che a discutere con persone troppo convinte della propria posizione si finisce spesso per accalorarsi, polemizzare “ad personam” e perdere completamente di vista il “focus” della discussione. Qui si parla del ricorso che la F.C. Juventus S.p.A. promuove verso la giustizia sportiva in merito all’assegnazione di ufficio dello scudetto 2005-2006 all’Inter; ricorso che era già stato avanzato nel 2010, poi ripetutamente “palleggiato” tra i vari Organi giudicanti ed infine sostanzialmente respinto con la motivazione che gli stessi Organi non erano competenti nel merito della decisione. Dopo alcuni anni e il ricorso alla Magistratura, oggi è stato quanto meno definito che – invece – la materia in questione è di competenza della giustizia sportiva, pertanto stiamo parlando semplicemente della prosecuzione di un’azione iniziata nel 2010 che la Juventus (o, se preferite, Andrea Agnelli) sta perseverando con tenacia rispettando i vari “step” di giustizia, senza quelle “scorciatoie” più o meno legali e forzature politiche che furono la vera cifra di Calciopoli. Poi, che la questione trovi uno sbocco a noi (tifosi juventini tutti) gradito o meno, almeno io personalmente lo trovo improbabile. Quella che viene chiamata “giustizia sportiva” altro non è che il braccio armato di quel coacervo di interessi politici ed economici che è la Federazione Italiana Giuoco Calcio: non ha nulla a che fare con le caratteristiche di imparzialità ed alterità proprie della Magistratura, sviluppate in secoli di perfezionamento della scienza del diritto. Detto in poche parole: se la FIGC decide di non revocare lo scudetto all’Inter, non lo farà, indipendentemente dall’esistenza di seri presupposti giuridici che indicherebbero il contrario. Ciò detto, non vedo perché qualcuno debba essere contrario a questa elementare e dovuta pratica di giustizia portata avanti dalla Juventus; men che mai se questo qualcuno è tifoso juventino. E questo, indipendentemente dal fatto che uno trovi Andrea Agnelli più o meno simpatico o capace, che lo ritenga o meno “il suo presidente” e compagnia cantante. Si tratta di una questione di giustizia, pura e semplice. Le nostre beghe interne tra tifosi juventini non dovrebbero entrarci per niente.
  2. La Juventus FC è ufficialmente tornata dal 2006

    E’ inutile, il disastro del 2006 ce lo porteremo dietro per sempre, e non si potrà né dovrà mai dimenticare. E’ stato un trauma, e come sempre in questi casi c’è chi riesce ad assorbirlo, chi in qualche modo ci convive, e chi non riesce a metabolizzarlo. Il mio pensiero sulla vicenda è che alla base di Calciopoli vi fu una concatenazione di cause, alcune “esterne” (crescente frustrazione di squadre che non riuscivano a vincere pur spendendo centinaia di milioni di euro, graduale crescita di attenzione da parte della Magistratura attorno al mondo del calcio, emergere di un clima politico giustizialista) ed altre “interne” (declino aziendale del gruppo Fiat a causa della malattia dei fratelli Agnelli, problematiche di successione, crescente isolamento di Moggi e Giraudo). Non credo, non ho mai creduto né mai crederò all’idea complottista di una Calciopoli “voluta dall’interno”, è una tesi che non ha alcun riscontro diretto ma soprattutto manca completamente di logica. Credo piuttosto nella responsabilità “indiretta” di Jaki Elkann, che al tempo dei fatti aveva rogne ben più importanti da grattare (era in corso una delle più sanguinose ed importanti faide di successione nella storia delle grandi famiglie industriali europee), e che decise deliberatamente di non intervenire quando fu chiaro che la Juventus era caduta in un gravissimo scandalo mediatico. La sua strategia fu quella di scaricare Moggi e Giraudo e tenere un basso profilo giuridico, di fatto lasciando che le cose facessero il loro corso. Di tutto ciò sono convinto, come sono altrettanto convinto che il Jaki Elkann di oggi, indiscusso padrone di un gruppo Exor ormai pienamente rilanciato in potenza e prestigio, si guarderà bene dal commettere di nuovo quegli errori. Che sia comunque ben chiara una cosa: il gruppo EXOR di oggi NON è il vecchio gruppo FIAT. Gianni e Umberto Agnelli contavano moltissimo nell’economia e nella politica nazionale italiana, oggi EXOR è un gruppo assai poco “italiano” e il suo peso nelle istituzioni politiche e mediatiche italiane è sorprendentemente basso. Parecchi vecchi tifosi non se vogliono rendere conto, memori del fatto che tutti i grandi giornali d’Italia erano pronti a scappellarsi di fronte alla volontà degli Agnelli. Oggi il “centro direzionale” del gruppo si è spostato molto da Torino, e veleggia tra Londra e Detroit. E’ un processo ancora in corso, con il quale sarà bene fare i conti. In tutto questo la Juventus ha il suo scopo e i suoi obiettivi, e ne è in corso la trasformazione da semplice squadra di calcio ad azienda operante nell’entertainment sportivo, con una sua logistica, un marchio proprio, e una molteplicità di interessi (marketing, turismo, medicina sportiva). Ci sono dietro grandi investimenti e progetti a lunga durata, niente a che vedere con ipotesi di vendita delle quote o altre amenità del genere. In tutto ciò, e sempre rispettando il diritto di ciascuno di pensarla come meglio gli pare, credo che dare del “quaqquaraquà” ad Andrea Agnelli e attendersi (magari auspicare) un cambio di proprietà nei prossimi anni, sia un segno di gravissima miopia sia riguardo al passato che riguardo al futuro.
  3. Tutto è cambiato dall'arrivo di CR7.
  4. Non io, Tuttosport: http://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/fiorentina/2018/08/07-46132675/juventus_ufficiale_il_prestito_di_pjaca_alla_fiorentina?cookieAccept Nel comunicato le cifre del prestito e del riscatto ci sono, comunque. In ogni caso ci tengo a dire che, se il controriscatto non ci fosse, l'operazione non sarebbe più perfetta ma rimarrebbe buona.
  5. Vedo un po' di confusione negli ultimi messaggi. Questa NON è una operazione con la "recompra", come quella di Mandragora all'Udinese, è un prestito con diritto di riscatto e controriscatto. Nel caso di "recompra" il giocatore viene ceduto e pagato subito, il venditore si riserva il diritto di ricomprarselo entro tot anni ad un presso prefissato. Nel caso di prestito con diritto di riscatto e controriscatto, il giocatore NON viene venduto ma ceduto in prestito ad una società che ha il diritto, esercitabile entro un certo periodo, di comprarselo a titolo definitivo. In quel caso la squadra cedente può esercitare il diritto di controriscatto, , "ricomprandoselo" immediatamente, ad un prezzo prefissato. Insomma, tra 1 anno può succedere una di queste ipotesi: 1) Pjaca fa ca**re, la Fiorentina ce lo rispedisce, in quel caso ci abbiamo guadagnato 2 milioni e risparmiato 1 anno di stipendio, certo che in quel caso vuol dire che ci riprendiamo una pippa. 2) Pjaca fa 9-10 gol, bei dribbling, insomma un buon giocatore, da Fiorentina, ma non da Juve, La Fiorentina esercita il diritto di riscatto, la Juve NON esercita il diritto di controriscatto, Pjaca diventa un giocatore della Fiorentina e la Juve ci guadagna 20 milioni (+ i 2 del prestito). 3) Pjaca spacca, fa 30 gol, diventa il nuovo Higuain. La Fiorentina esercita il riscatto, la Juve esercita il controriscatto, paga 6 milioni (26 - 20) dai quali vanno comunque detratti i 2 incassati per il prestito. Sinceramente, non so come facciate a considerare negativamente questa operazione, per un giocatore fermo da 2 anni che deve ancora dimostrare qualcosa nel nostro campionato.
  6. La montatura mediatica dell'All-In

    Tenete anche presente che la storia dell' "all-in" viene prodotta dai media, soprattutto milanesi, per il motivo molto semplice che è stata la strategia delle due squadre di Milano negli ultimi vent'anni (non parlo del primo Milan di Berlusconi, squadra e azienda che nella fase iniziale avevano invece una forte progettualità), nonché dal Napoli dell'ultimo campionato. E' la risorsa dei disperati, di chi sa bene di non poter programmare alcunché, e per vincere deve sperare in un "colpo" eccezionale. In realtà sulla filosofia dell'all-in non si può contare nemmeno quando va bene: guardate ad esempio il Milan 2010-2011, con Ibrahimovic e Thiago Silva: vince il campionato ma si sfalda l'anno dopo. Oppure pensate all'Inter di Moratti, sfasciatasi sotto il peso dei debiti e delle perdite economiche dopo il "triplete". L'idea dell'all-in, della scommessa vincente che ti apre le porte del successo, è radicata nella testa dei tifosi ed è difficilissimo per non dire impossibile levargliela. La Juventus di Andrea Agnelli (ma in realtà già di Umberto e Agnelli e Giraudo) ragiona invece come un grande gruppo industriale, programma per gli anni e i decenni a venire, ed è totalmente estranea a questo modo di pensare, da sfigati e disperati nullatenenti.
  7. Siete favorevoli al ritorno di Leonardo Bonucci?

    Concordo. Per come la vedo io, quello che si è cacciato in una situazione insostenibile è lui. A Milano adesso non possono più tenerlo, i tifosi non lo lascerebbero più vivere, e la squadra non si può più permettere lo stipendio che gli hanno concesso l'anno scorso (che manica di incapaci...). Stando così le cose, il Milan si è bruciato la possibilità di alzare la voce e pretendere alcunché, perché l'opzione di tenerselo o darlo a qualche altra squadra non è più percorribile. Si tratta di aspettare un paio di settimane, poi ce lo riprendiamo alle nostre condizioni. Loro saranno anche troppo contenti di sbarazzarsi dello stipendio e di non dover tirare fuori i 40 milioni che ci devono. Di Caldara non se ne parla nemmeno. I poveracci con le pezze al c**o si devono accontentare, non abbiamo tempo da perdere e non siamo qui per fare beneficenza.
  8. Max Allegri é il mio allenatore

    Max è l’allenatore della Juventus, e spero che Dio ce lo conservi lì ancora a lungo. Non ho nulla in contrario a molti allenatori bravi e capaci, in serie A o altrove, eh. E in realtà non ho nulla in contrario nemmeno alle molte decine di migliaia di patetici pseudo-allenatori da tastiera che ammorbano il web con la loro sicumera basata su lunghe sedute di lettura della “rosea” o ascolto di interessanti trasmissioni calcistiche. No, non ho nulla in contrario verso queste degnissime persone, e sulle loro più o meno sensate opinioni, ma al posto di allenatore della Juventus io ci voglio uno che abbia i nervi saldi, una solida e comprovata esperienza di vincente, e una altrettanto solida e comprovata base “tecnica” ed esperienza del settore. Per capire il perché, basta guardare il forum dopo la vittoria di sabato sera. Gran parte dei commenti erano del tenore “speriamo di cambiare allenatore a giugno” e “non è possibile giocare così male” (di fatto, gli stessi argomenti che mi capita di leggere da notori e conclamati antijuventini come Bucchioni, Sconcerti eccetera). La critica “standard” era quella che “Allegri CAGONE perché è andato a Roma PER NON VINCERE”. Ce ne fosse stato uno, dico uno, che si fosse accorto di questi tre piccoli fatti: 1) Tra assenze, infortuni e convalescenze, avevamo l’attacco a pezzi; 2) Mercoledì avremmo avuto un passaggio fondamentale per il passaggio del turno in C.L.; 3) La Lazio ha il miglior attacco della serie A. Cosa avrebbero fatto, i leoni da tastiera, in questa situazione? Ma OVVIO, avrebbero indebolito l’unica cosa che avevamo sana (la difesa) per rafforzare quella che non avevamo (l’attacco). Il tutto contro una squadra che segna a valanga. Chiaro, no? Tanto “basta segnarne uno più di loro”, secondo i dettami del bel giuoco e dell’attacco spumeggiante. Grazie a Dio abbiamo un allenatore con la testa sulle spalle, che non paga debito ai milioni di pseudo esperti, ma fa quello che gli pare, e non per niente è uno dei più vincenti della NOSTRA storia. E l’idea che questo allenatore vinca per puro c**o o per i colpi dei suoi giocatori, dopo quattro anni di vittorie, è tanto strampalata da non meritare nemmeno una risposta. Gioca BENE chi vince, gioca MALE chi perde. L’idea della squadra che fa bel giuoco ma perde per sfiga o per caso è la narrazione elaborata dai cacciatori di clic e dai giornalisti-tifosi in cerca di pubblico. E questo vale per tutti gli sport, eh, mica solo per il calcio. Andate a chiedere a Federica Pellegrini se in vasca è più importante una bella bracciata, o arrivare primi. Andate a chiedere a Sebastian Vettel se è più importante prendere le curve con eleganza, o arrivare primi. Tutti vi risponderanno che il bello vale per l’arte, non per lo sport, che è competizione e che non ha nulla a che fare con l’estetica. Scusate lo sfogo, eh. Ma ho abbastanza capelli bianchi in testa da ricordarmi i peana degli “esperti” sul non-gioco dell’Italia nel 1982, prima di vincere il Mundial. Oppure le critiche degli amanti del bel giuoco contro il “catenacciaro” Trapattoni. O, se è per questo, anche nei confronti dell’ultimo Lippi, o dell’ultimo Conte: tutti criticati per il loro gioco, a sentire i Soloni asfittico, “brutto”, indegno del nostro blasone e del valore della rosa a disposizione…
  9. Vincere è l'unica cosa che conta

    Il significato di questa frase è semplicissimo, ed è che: la vittoria, e solo quella, deve essere il tuo costante obiettivo, e devi lottare in continuazione per migliorarti e raggiungerlo. NON significa, invece, che devi (o puoi) vincere SEMPRE. E nemmeno che, se non vinci, sei una M***A. Quello è il significato degli ossessionati, e degli sfigati. Per vincere devi fare tutto ciò che è sportivamente nelle tue possibilità. A volte ci riuscirai, altre volte no. Quando non ci riuscirai, dovrai accettare la sconfitta e trarne ciò che ti servirà per vincere domani. Perché vincere non è la cosa più importante – cioè la cosa che maggiormente conta. E' l’UNICA. E il tuo pensiero deve essere sempre quello. Solo se il tuo pensiero sarà sempre lì, continuerai ad avere la possibilità di vincere. (Leggi bene: la POSSIBILITA’ di vincere, non la CERTEZZA). Con tutto il rispetto per la tristezza del tifoso deluso, ma chi si sceglie come motto “Cardiff è il capolinea della mia passione”, non ha capito granché dello spirito di questa frase.
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