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gianluca88

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  1. c'è chi ha denunciato prendendosi mesi di gogna mediatica e chi ha "sottovalutato il peso di certi accadimenti" Inchiesta ultrà, le società Inter e Milan a rischio «commissariamento»: «Controlli inefficaci e pressioni sottovalutate» di Luigi Ferrarella I pm avviano un «procedimento di prevenzione» su Inter e Milan. Per il club nerazzurro i casi dell’incontro intimidatorio con Skriniar e i cercati contatti con Simone Inzaghi. Ma la società interista: «Da noi nessuna colpa» Se nei prossimi mesi non alzeranno il livello di anticorpi dei propri controlli organizzativi rispetto alle pretese delle curve ultrà, rischiano di essere «commissariate» Inter e Milan, e in questo momento soprattutto la società nerazzurra «sottoposta a pressioni che prova a mediare nell’interesse della squadra» a prezzo di «sottovalutare il peso di certi accadimenti», intercettati dagli inquirenti come l’incontro «quasi in una prospettiva intimidatoria» con il calciatore slovacco Skriniar e i cercati «contatti con l’allenatore Simone Inzaghi» attraverso aggressivi messaggi vocali. L’apertura del fascicolo A carico delle due società, infatti, è stato iscritto e avviato dalla Procura di Milano un «procedimento di prevenzione», che, se non dovesse appunto essere sterilizzato dalle contromisure organizzative delle due squadre, (soprattutto sul fronte della gestione dei biglietti che per gli ultrà è fonte non solo di «ulteriori profitti» ma anche di una non meno importante «possibilità di legittimazione»), potrebbe in futuro sfociare in un istituto già più volte utilizzato negli ultimi tempi dai magistrati soprattutto sinora nel settore della logistica (come nei casi Dhl o Esselunga) e della moda (Armani o Dior): e cioè la messa in amministrazione giudiziaria della società o di singoli suoi settori di attività (articolo 34 del decreto legislativo 159/2011) quando si ritiene che, attraverso il libero esercizio della propria attività economica (pur se non illecita e pur se esercitata con modalità non illecite), all’impresa possa essere rimproverato, anche solo a titolo di rimproverabilità colposa per inerzia o cattiva organizzazione interna, d’aver agevolato l’attività di persone indagate per un determinato catalogo di reati. Non sanzione ma «terapia» La finalità di questo istituto giuridico non è insomma repressiva, ma preventiva, quasi «terapeutica», cioè non è finalizzata (come invece può avvenire nel campo penale) a punire l’imprenditore estraneo a un’associazione criminale, ma a contrastare la contaminazione antigiuridica di un’impresa sana, sottoponendola a un parziale controllo giudiziario proprio per sottrarla il più rapidamente possibile all’infiltrazione criminale, depurarla di quegli elementi inquinanti o rafforzarne i presìdi interni e così restituirla «bonificata» al libero mercato. Nel caso di Inter e Milan non si è ancora arrivati a questo strumento, ma l’obiettivo risanatorio è lo stesso e con l’avvio di un procedimento di prevenzione appare perseguito dai magistrati «spingendo» i club ad auto-curarsi prima che sia necessario un diretto controllo giudiziario. La difesa nerazzurra Le due squadre non sono indagate sotto il profilo penale, non hanno cioè contestazioni penali collegate agli arresti dei capi delle curve ordinati stamattina dal gip Domenico Santoro, ma proprio in questa ordinanza c’è traccia delle ragioni invece dell’innesco del procedimento di prevenzione laddove il giudice addita appunto una sorta di colposa sottovalutazione della situazione, o di scarsa conoscenza delle sue reali dinamiche sotto la facciata del tifo organizzato: e questo nonostante il club nerazzurro abbia depositato agli atti una memoria tutta volta a «allontanare ogni sussistenza di sospetto di (anche sola) colpa organizzativa nella cura delle relazioni con il tifo organizzato». https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/24_settembre_30/inchiesta-ultra-inter-e-milan-controlli-inefficaci-e-pressioni-sottovalutate-le-due-societa-a-rischio-commissariamento-44b3aa7c-f886-49e1-aab1-57dc46edfxlk.shtml
  2. Annunciati gli stadi del mondiale: Finale al MetLife Stadium di New York
  3. Dopo averla sbloccata grazie a De Winter cuore bianconero è stato tutto più semplice
  4. La differenza sostanziale è che Sinner non verrà giudicato da quella pagliacciata che chiamano giustizia sportiva italiana
  5. Nuova contestazione da parte della Consob alla Juventus sulle vicende legate a plusvalenze e manovre stipendi. Lo spiega lo stesso club bianconero nella nota in cui ha svelato i dati del bilancio al 30 giugno 2024. «In data 5 agosto 2024 la Consob ha notificato a Juventus, e taluni ex amministratori e manager e a un manager attualmente in carica una contestazione ai sensi dell’art. 187-septies del D.Lgs. 58/1998 per asserita violazione dell’art. 15 del Regolamento (UE) 596/2014 e per l’asserita commissione di illeciti di manipolazione del mercato con riguardo all’informativa fornita al pubblico da JFC dal 28 marzo 2020 al 22 novembre 2022», si legge nel comunicato. «I fatti oggetto della Contestazione sono i medesimi già oggetto dei procedimenti avviati da Consob nei confronti di Juventus negli esercizi 2022/2023 e 2023/2024 ... https://www.calcioefinanza.it/2024/09/28/juventus-contestazione-consob-manipolazione-mercato/
  6. Il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel Angelo Binaghi: "Abbiamo grande fiducia nell'organo che dovrà porre la parola fine sul caso. Poiché Sinner ha dalla sua non soltanto l'evidenza dei fatti ma anche l'assoluzione da parte di ben tre organi indipendenti, sono sicuro che l'unico effetto dell'appello della Wada sarà positivo, perché sancirà l'innocenza del ragazzo e metterà fine una volta per tutte a questa vicenda restituendoci un campione nel pieno della sua serenità".
  7. Tutto può essere, ma mi sembra difficile che Gaudenzi possa avere qualche influenza sul Tas di Losanna
  8. Questa roba è gravissima https://www.corriere.it/sport/ciclismo/24_settembre_28/muriel-furrer-soccorsi-polemiche-incidente-morta-f00be2da-1f1b-4937-84d2-34e725d6axlk.shtml
  9. Alla faccia di quelli che "gne gne gne, hanno trattato Sinner diversamente dagli altri, vergogna!!!", questa dovrebbe essere la prima volta che la Wada fa ricorso ad una decisione di un tribunale indipendente. Esatto, non possono attaccarlo sul fatto che abbia ottenuto vantaggi (più medici hanno detto che non ci fai nulla con quelle bassissime quantità), allora cercano di squalificarlo perché "non poteva non sapere".
  10. Stavolta non è stato un sorteggio terribile, poteva andare molto peggio GIRONE A: Lione, Wolfsburg, Roma, Galatasaray GIRONE B: Chelsea, Real Madrid, Twente, Celtic GIRONE C: Arsenal, Bayern Monaco, Juventus, Valerenga GIRONE D: Barcellona, Man City, St. Polten, Hammarby
  11. https://www.corriere.it/sport/calcio/24_settembre_27/cistiano-giuntoli-intervista-1008b200-8715-4de6-b7e6-09ac96501xlk.shtml Cristiano Giuntoli: «La Juventus è ripartita da zero, Thiago Motta è un predestinato, di Allegri non parlo. Se non fossi diventato dirigente avrei aperto un bar» diMassimiliano Nerozzi e Monica Scozzafava Il capo dell'area tecnica della Juventus: «Per scegliere un giocatore i numeri non bastano, servono le emozioni. Vlahovic sostituito all'intervallo? È il metodo Motta, nullla di strano. Di Allegri non parlo». Quando si dice avere la Juve nel cuore: dal figlio Alessandro, due anni e mezzo e maglietta bianconera d’ordinanza — «Vai alla Giuve? Mi dice quando esco» — a papà Tiziano, che non c’è più ma che c’è sempre: «Era un tifoso fanatico — sorride Cristiano Giuntoli, prima di sollevarsi gli occhiali e stropicciarsi gli occhi — quando avevo otto anni mi portava alle partite, a prendere ombrellate. Certo che ho pensato a lui, quando sono arrivato qui, ci penso e mi commuovo». Qui sarebbe il quartier generale della Continassa, da capo dell’area tecnica, e più in alto c’è solo il cielo: «La Juve è un punto d’arrivo, il massimo». Non è stato facile strapparlo all’allenamento — «Scusate, il campo mi arrapa, un mio pregio e un mio difetto» — ma parla volentieri, affrontando i punti (potenzialmente) meno comodi con ironia da Woody Allen: «Non mento, diciamo che ometto». Cristiano Giuntoli, la Juve ha il bilancio in rosso ma ha fatto uno shopping di lusso: qual è il trucco? «Non c’è. Bisogna solo fare i conti, e tener presente la prospettiva di cinque anni. Prima potevi avere un giocatore, faccio un esempio, che guadagnava tredici milioni di euro lordi, ora ne hai uno che hai pagato 10 milioni ma che di stipendio pesa meno di un quinto: alla fine, tra ingaggio e ammortamento, risparmi oltre 30 milioni di euro. E così via, per tante operazioni fatte quest’anno». Morale? «Non c’è nessun metodo Giuntoli: dovevamo abbassare il monte ingaggi e l’età media della rosa. E l’abbiamo fatto». Per andare in quale direzione? «Costruire mattone dopo mattone il nostro percorso, siamo fra le squadre più giovani del campionato e abbiamo un progetto importante. Sono molto ottimista e anche contento di come è cominciata questa stagione». Beh, ma il motto della casa non è «vincere è l’unica cosa che conta»? «Certo, la Juve è una società che deve vincere. Non è la sola cosa, ma quella più importante. Noi dobbiamo mantenere l’equilibrio finanziario e una competitività elevata per riportare il club dove merita. C’è il risultato, ma anche il modo con il quale ci si arriva. Bisogna partire dalle prestazioni, sta qui la differenza». Non avverte la pressione? «Qui ce n’è di più. Ma più che di pressione parlerei di senso di responsabilità. Questo è quello che ho avvertito appena arrivato. La consapevolezza di essere in un club che ha fatto la storia, e di avere sulle spalle il peso di una mission importante. Non amo far trasparire le mie emozioni, anche la pressione è qualcosa che sento dentro, fuori prevale la lucidità, la serenità del manager che deve sempre prendere decisioni di testa e mai di pancia. Forse è questo il pregio che mi riconosco: la serenità in qualsiasi situazione». Com’è entrare al J-museum? «Mi emoziona, sempre. Penso al mio babbo, mi rendo conto di dove sono e mi passano per la mente le immagini della Juve che sognavo da bambino». Ecco, qual era il suo idolo? «Zoff, Cabrini, Scirea... Causio, che è stato un fuoriclasse. E Furino, la mia epoca da tifoso». Per scegliere un giocatore, fiuto o big data? «I numeri rappresentano lo storico di un giocatore, ma ho bisogno di sentire l’emozione, di vederlo e capire cosa mi trasmette. Ed è una valutazione imprescindibile alla quale associ tutti i dati che vuoi, ma senza il sentiment non ho il quadro completo della situazione. Ma c’è sempre un margine di rischio quando prendi un calciatore». Scommesse perse? «Certo, ci stanno». Acquisto più complicato? «Forse Victor (Osimhen, ndr). Ci ho messo quattro mesi per portarlo a Napoli». E adesso non è più lì. «Andava forse venduto prima, ma Aurelio (De Laurentiis, ndr) è un imprenditore intelligente e astuto. Gli devo tanto, gli voglio bene». Thiago Motta corteggiato a lungo, come lo ha convinto? «È evidente che con il Bologna aveva fatto così bene che non eravamo gli unici ad avere gli occhi su di lui, ne eravamo consapevoli e abbiamo giocato le nostre carte, sposando evidentemente in toto il suo progetto di calcio». Aveva un piano B? «Non dico il nome, ma è un allenatore straniero che esercitava ed esercita ancora in Europa». Un rimpianto? «Chi non ne ha? Avevamo l’esigenza di fare un buon mercato e mettere i conti in ordine. L’obiettivo era fare una squadra giovane, ma con uno storico che rappresentava la base». Un nome: Calafiori. «È un rimpianto per tutto il calcio italiano, non della Juventus. Bisogna interrogarsi sul fatto di non aver avuto la forza di tenere in Italia un giocatore della sua portata. Le grandi squadre hanno preso tutte un difensore, non lui». Vlahovic sostituito all’intervallo: da tifoso prima e manager dopo cosa ha provato? «Nel calcio di Thiago succede, nulla di particolare». Il rinnovo è un problema? «No, un calciatore come lui con prospettive ancora importanti non può mai essere un problema, il rinnovo è un obiettivo, lo faremo. Un giocatore che vale tanto e guadagna tanto per noi rappresenta un patrimonio». Chi vince il campionato? «Presto per dirlo, ma Inter e Napoli sono le favorite. Lo dice la storia, vince sempre la squadra più esperta. L’Inter lo è, il Napoli per il cambio strategia che ha fatto lo è diventata». E la Juve? «Abbiamo cambiato tanto, e quando lo fai rischi sempre. Abbiamo modificato completamente il modo di pensare calcio, partiti da zero. Non sappiamo ancora quello che possiamo fare, siamo alla scoperta di noi stessi. Adesso c’è anche la curiosità di capire, vedere cosa facciamo». Chiesa è rimasto fuori per un po’, per poi essere ceduto: come si gestiscono situazioni come questa? «Con la chiarezza e la semplicità, con il giocatore e il suo entourage siamo stati sempre molto onesti, tutti insieme abbiamo cercato la soluzione più giusta per il giocatore, che è molto forte e gli auguriamo tutto il bene possibile». McKennie era anche lui in lista di sbarco. «No, lui aveva un problema di rinnovo, ma non è mai stato fuori dal progetto». Cosa ha di speciale Koopmeiners? «Anche questa è stata una trattativa difficile. È speciale nelle giocate, nella tecnica. Un calciatore a testa alta, sa sempre dov’è la palla, sa a chi darla. È uno tosto». E Thiago perché è unico? «Ha avuto un grande impatto all’interno della Juve. Modi gentili, carini, con tutti. Lui è un predestinato, molto empatico con la squadra. Ha grandissima personalità. Dà tutto, vive per questo lavoro». Quante bugie dice? «Non dico bugie, ometto. Ma in ogni caso, sono bugie bianche. Le dico, ma ne subisco anche. Quando un calciatore ha già deciso di andare altrove e lo nasconde, e me ne accorgo, fingo di credere a quel che dice. Lo capisco». Incontra Galliani per Di Gregorio e poi dice che vi eravate visti per altro. «Giuro, ci eravamo visti per altro. Anche!». Il rapporto con Allegri? «Mi spiace, di questo non parlo». Risultato o bel gioco? «Dico equilibrio e comando del gioco, quello che mi piace di questa Juve. La squadra forte deve saper fare tutto». Ha mai preso una decisione solo per soldi? «Per carità, mi faccio rispettare in sede di trattativa, ma non ci penso come a una cosa materiale, ci sono altri aspetti che pesano nelle scelte. Sono un generoso, anzi quando tratto un calciatore e mi accorgo che ha in testa solo quelli, resto guardingo». Se non avesse fatto il dirigente sportivo? «Abitavo sopra un bar, e mi manca il bar sport: quelli di una volta, con il calcio e le chiacchiere. Forse ne avrei aperto uno».
  12. Sinceramente dopo il sorteggio pensavo fossero spacciate, invece hanno fatto un'impresa pazzesca, battendo sia all'andata che al ritorno il PSG, che negli ultimi 5 anni ha fatto 4 semifinali e un quarto.
  13. Scaglia S., Citi, Stivanello, Scaglia F., Faticanti, Macca, Comenencia, Cudrig, Afena Gyan, Guerra, Semedo.
  14. Peyraud-Magnin; Lenzini, Calligaris, Cascarino; Bergamaschi, Caruso (C), Bennison, Krumbiegel; Cantore, Girelli, Beccari.
  15. Ieri sera puntata di open var con Rocchi, nessun cenno a Juve-Napoli, tutto apposto
  16. Loro hanno fatto la partita che volevano, gli è andata male solo che Lukaku è stato messo a cuccia da Bremer. Noi invece cambiano i giocatori, cambiano gli allenatori, ma è sempre la solita storia, con le difese chiuse facciamo sempre il contrario di quello che si dovrebbe fare.
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