Vai al contenuto

Socrates

Tifoso Juventus
  • Numero contenuti

    145514
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Days Won

    46

Tutti i contenuti di Socrates

  1. Carnevali: "Il calciomercato mi suscita emozione, perché mi ricorda che sono entrato in un hotel, in una delle sedi del calciomercato. Ho iniziato nell'azienda dei miei genitori, devo dire grazie a loro, perché mi hanno dato la possibilità di avere un ruolo già a 16-17 anni. Mi ascoltavano anche, cosa non facile nei confronti di un ragazzo giovane. Mi hanno permesso di decidere su determinate scelte strategiche di lavoro. Mi hanno permesso di iniziare un mestiere, di iniziare un lavoro. Nel frattempo, giocavo a calcio, con Pro Sesto, Solbiatese, ma sempre per divertimento. Non ho mai pensato di poter diventare un campione o di poter giocare ad alti livelli. Ho sempre pensato a divertirmi. Ho avuto anche una possibilità: un anno, ebbi la possibilità di andare alla Salernitana, ma rifiutai perché preferivo stare nella mia città. In quel momento, un osservatore che lavorava anche per il Milan, mi propose l'acquisto di una società dilettantistica, che era la Milanese Calcio. In quegli anni era una delle società dilettanti importanti, che era collegata al Varese e aveva avuto modo di lanciare dei giovani. In quel momento andava in fallimento e siamo dovuti intervenire noi come famiglia: abbiamo pagato dei debiti, ma mi son divertito tantissimo ed è stata la mia scuola. Dal non pagare nessuno a pagare tutti gli allenatori, pensavano avessimo vita breve e invece abbiamo fatto un bel lavoro". L'incontro con Beppe Marotta, attuale presidente dell'Inter, ha cambiato la carriera e la storia di Giovanni Carnevali: "Era dirigente a Varese e io giocavo nella Solbiatese. Tante volte giocavamo contro il Varese, eravamo molto collegati. Enrico Arcelli, preparatore atletico che rappresentava un luminare del ruolo, era anche il preparatore del Varese. Nella categoria giovanissimi, abbiamo vinto un campionato e ceduto tantissimi giovani calciatori, tranne un ragazzo che non era riuscito a cedere. Per l'aspetto umano soprattutto, perché ne avevo venduti 17 su 18. Mi ricordo che quell'anno Marotta aveva avuto interesse per due ragazzi: andai a Monzello, nacque subito un feeling con lui, mi chiese come fossero questi due ragazzi. Io dissi che erano due buoni giocatori, poi gli dissi di un calciatore che non aveva comprato nessuno. Per me il migliore di tutti, nonostante fosse l'unico non venduto. Marotta si fidò di me, prendo anche questo ragazzo qua. Per me fu come togliermi un peso. Per gli altri due, li vendiamo per 5 milioni di vecchie lire come concordato, questo ragazzo invece lo regalo. Non voglio nulla, perché penso possa darci grosse soddisfazioni. Da lì Marotta mi prese in simpatia, che poi mi diede la possibilità di entrare nella società del Calcio Monza, con un presidente e una società straordinaria". Carnevali ha poi aggiunto: “Dopo tre anni con Marotta a Monza, lui andò al Como in Serie C1 e io ho avuto l’opportunità di fare il direttore generale a Pavia, dove c’era Max Allegri come mio calciatore. È stata un’ottima esperienza. C’era anche Ricky Massara. Poi sono tornato con Marotta a Como, sono andato a Ravenna, con Marotta che andò a Venezia e vinse il campionato di Serie B". "Io avevo la possibilità di rimanere a Ravenna, ma in quel momento dissi di no per motivi familiari innanzitutto. Ho deciso di non accettare Ravenna per restare a casa, vicino casa. Ne è valsa la pena, perché ho due figlie straordinarie. Credo molto nel destino, devi essere sempre positivo e lavorare, perché poi i risultati li ottieni”. Il Sassuolo, un amore a prima vista: "Ho avuto la possibilità di conoscere il dottore Squinzi e la dottoressa Spazzoli, due persone fantastiche, della mia famiglia, le amo tantissimo. Mi hanno conosciuto sul lavoro. Il Sassuolo vinse il campionato di Serie B, i primi giorni in Serie A la moglie mi chiese di creare un progetto per il Sassuolo Calcio. Di quello che sarebbe potuto essere il Sassuolo Calcio da lì a venire. Ne abbiamo realizzato uno per i successivi dieci anni. Includeva lo stadio. Lavorare sugli italiani. Presentammo questo progetto. Mi ricorderò sempre che dopo dieci minuti mi dissero: "Questo è quello che vogliamo". Da lì siamo partiti come Master Group Sport. Dopo venti giorni la dottoressa Spazzoli mi chiamò preannunciandomi che voleva venire a trovarmi in ufficio. Ero curioso. Mi disse che suo marito voleva che io prendessi in mano il Sassuolo. Mi spiazzò. Avevo fatto esperienza, ma volevo crescere nella mia attività imprenditoriale. Le dissi che preferivo di entrare nel CdA. Che non volevo nulla. Che potevo essere una persona di fiducia, ma non avevo intenzione di prendere in mano il Sassuolo. Squinzi, era molto difficile dirgli di no... Questa loro insistenza mi incuriosì. Per cui decisi di andare a Sassuolo. Sono sincero, non sapevo neppure dove fosse. Decisi di andarci, col mio navigatore, da Milano. La sede era al vecchio stadio. Il tempo era brutto. Una delle prime cose che chiesi fu quanti dipendenti avesse il Sassuolo. Due, tre. Non c'era nulla. Tutto triste. Ma conoscevo la proprietà, le persone, che ti fanno lavorare e la possibilità di decidere. La presi come una grande sfida. Chiamai la dottoressa e le dissi che avremmo trovato un accordo per lavorare insieme. Il più entusiasta di tutti ero io, Quello che abbiamo fatto ci ha ripagato". "La retrocessione in Serie B la considero un incidente di percorso che però ci ha insegnato molto. Il giorno stesso della retrocessione ho chiamato Fabio Grosso e il giorno dopo avevamo già il nuovo allenatore. Non ci siamo mai pianti addosso. Abbiamo lavorato immediatamente per tornare in Serie A, concentrandoci sul futuro. E ci siamo riusciti vincendo un campionato molto difficile. Il mio colpo da maestro? Sarebbe facile citare le grandi cessioni, da Scamacca a Locatelli, da Frattesi a Raspadori. Ma il vero capolavoro è un altro: aver contribuito a trasformare il Sassuolo in una società stabile, rispettata e competitiva. Quando arrivai era una realtà tutta da costruire; oggi è un club riconosciuto in Italia e all'estero. Credo che il nostro vero colpo da maestro sia stato il Sassuolo stesso". FONTE
  2. I giapponesi ridono. Gli olandesi bestemmiano. Io avevo previsto 1-1 non ci ho preso.
  3. Beh sí ma volevo dire che in generale non ci sono in Olanda le differenze fra la popolazione come in Italia. Un abitante di Amsterdam é come uno di Maastricht con un accento un pó diverso. Ma in Italia, fra un torinese e un siciliano o fra un milanese e un pugliese le differenze sono abissali. Dialetti incomprensibili mentre in Olanda i dialetti sono tutti simili. A parte in Friesland dove hanno una lingua a parte.
  4. Per me gli olandesi sono tutti uguali ......
  5. Ma avete il Gouda olandese in Belgio oppure un formaggio simile proprio belgiese?
  6. GIOVANNI CARNEVALI https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Carnevali_(dirigente_sportivo) Nazione: Italia Luogo di nascita: Milano Data di nascita: 19.11.1960 Ruolo: Amministratore Delegato Direttore Generale e Amministratore Delegato della Juventus dal 2026 Giovanni Carnevali (Milano, 19 novembre 1960) è un imprenditore e dirigente sportivo italiano, attuale direttore generale e amministratore delegato della Juventus. Biografia Nato a Milano, da giovane ha militato nella Pro Sesto e nella Solbiatese, prima di acquistare la Milanese negli anni '80 insieme a suo padre Augusto e a un osservatore, lavorando proprio qui con Ariedo Braida. Negli anni '80 conosce Beppe Marotta, con cui lavora al Monza per tre anni. Dopo un'esperienza come direttore generale al Pavia, fra il 1990 e il 1993 entra nella dirigenza del Como e poi del Ravenna. Nel 1996 fonda la società Master Group Sport, azienda che si occupa di marketing ed eventi sportivi, anche in collaborazione con la FIGC, di cui è amministratore delegato. Nell'estate del 2014, il patron del Sassuolo, Giorgio Squinzi, gli affida il ruolo di AD e Direttore Generale. La gestione Carnevali si è caratterizzata per una politica aziendale focalizzata sul player trading, grazie alla quale, tramite l'attività di scouting e la successiva cessione di giocatori (tra cui Davide Frattesi, Gianluca Scamacca e Manuel Locatelli), il club ha generato plusvalenze per centinaia di milioni di euro. Dal punto di vista sportivo, sotto la sua guida la squadra emiliana ha conquistato la salvezza in Serie A per nove stagioni consecutive, fino alla retrocessione nella stagione 2023-2024, qualificandosi per l'UEFA Europa League nell'annata 2015-2016. Degna di nota è l'inaugurazione nel 2019 del Mapei Football Center, centro sportivo multifunzionale. Il 12 giugno 2026 viene nominato AD e direttore generale della Juventus, andando a sostituire Damien Comolli.
  7. Per sostenere Platini e tutti quelli che sono contro i signori della Fifa e della Uefa, bisognerebbe boicottare i mondiali e non guardarli. Fra l'altro non essendoci l'Italia non dovrebbe essere impossibile.
  8. Io mi auguro che faccia bene la Turchia. Forza Kenan.
  9. E anche l'incoscienza. Non si rende conto dei rischi che corre.
  10. Ok Timber ma l'olandese che avremmo dovuto prendere a gennaio era Donyell Malen. Con lui la Roma é entrata in champions mentre noi con Jonathan David (fra gli altri) no.
  11. Non é che all'Inter bevono ancora i caffé di Helenio Herrera? Bevanda molto nociva per il buon funzionamento del cuore.
  12. Questo ci vuole morire in campo. Ma non pensa alla famiglia quando prende certi rischi?
  13. 29 maggio 1985 Strage dell'Heysel 39 morti oltre 600 feriti prima della finale di coppa dei campioni 1985 a Bruxelles. La finale della 30ª edizione della Coppa dei Campioni di calcio si gioca a Bruxelles nello stadio dell'Heysel. Manca circa un'ora all'ingresso sul terreno di gioco di Juventus e Liverpool, attese dalle due tifoserie, accorse in massa e divise nei vari settori dell'impianto belga, piuttosto fatiscente e ai limiti dell'agibilità. Ai molti tifosi italiani, buona parte dei quali proveniva da club organizzati, fu assegnata la tribuna delle curve M-N-O, che si trovava nella curva opposta a quella riservata ai tifosi inglesi; molti altri tifosi organizzatisi autonomamente, anche nell'acquisto dei biglietti, si trovavano invece nella tribuna Z, separata da due basse reti metalliche dalla curva dei tifosi del Liverpool, ai quali si unirono anche tifosi del Chelsea, i cosiddetti Headhunters ("cacciatori di teste") noti per la loro violenza. Circa un'ora prima della partita (ore 19:20; l'inizio della partita era previsto alle 20:15) i tifosi inglesi più accesi — i cosiddetti hooligans — cominciarono a spingersi verso il settore Z a ondate, cercando il take an end ("prendi la curva") e sfondando le reti divisorie: memori degli incidenti della finale di Roma di un anno prima, si aspettavano forse una reazione altrettanto violenta da parte dei tifosi juventini, reazione che non sarebbe mai potuta esserci, dato che la tifoseria organizzata bianconera era situata nella curva opposta (settori M - N - O). Gli inglesi sostennero di aver caricato più volte a scopo intimidatorio, ma i semplici spettatori, juventini e non, impauriti, anche per il mancato intervento e per l'assoluta impreparazione delle forze dell'ordine belghe, che ingenuamente ostacolavano la fuga degli italiani verso il campo manganellandoli, furono costretti ad arretrare, ammassandosi contro il muro opposto al settore della curva occupato dai sostenitori del Liverpool. Nella grande ressa che venne a crearsi, alcuni si lanciarono nel vuoto per evitare di rimanere schiacciati, altri cercarono di scavalcare gli ostacoli ed entrare nel settore adiacente, altri ancora si ferirono contro le recinzioni. Il muro ad un certo punto crollò per il troppo peso, moltissime persone rimasero schiacciate, calpestate dalla folla e uccise nella corsa verso una via d'uscita, per molti rappresentata da un varco aperto verso il campo da gioco. Dall'altra parte dello stadio i tifosi juventini del settore N e tutti gli altri sportivi accorsi allo stadio sentirono le voci dello speaker e dei capitani delle due squadre che invitavano alla calma, senza tuttavia capire quello che stava realmente accadendo. Un battaglione mobile della polizia belga, di stanza a un chilometro dallo stadio, giunse finalmente dopo più di mezz'ora per ristabilire l'ordine, trovando il campo e gli spalti nel caos più totale, invasi da frange inferocite di tifoseria bianconera. Gli scampati alla tragedia si rivolsero ai giornalisti in tribuna stampa perché telefonassero in Italia, per rassicurare i familiari. I morti furono 39, dei quali 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. Oltre 600 i feriti. La diretta televisiva dell'incontro in Italia, su Rai Due, si aprì con il video volontariamente oscurato, mentre il costernato commentatore Bruno Pizzul diede vita ad una diretta-fiume di rimpallo con Gianfranco De Laurentiis (collegato dallo studio in Italia) raccontando per più di un'ora gli accadimenti in tempo reale. Dopo quasi un'ora e mezzo di rinvio, alle 21.40 le due squadre entrarono in campo. Si decise di giocare ugualmente la partita, poi vinta dalla Juventus. La decisione fu presa dalle forze dell'ordine belghe e dai dirigenti UEFA, per evitare ulteriori tensioni, nonostante l'iniziale richiesta della società torinese di non disputarlo. Il commentatore italiano Pizzul accolse con disappunto la decisione di disputare comunque l'incontro, promettendo al pubblico di commentarlo «in tono il più neutro [...] impersonale [...] e asettico possibile». La televisione tedesca si rifiutò di trasmettere la partita, mentre quella austriaca, pur non interrompendo la diretta, sospese la telecronaca, mettendo in sovrimpressione una scritta che recitava: «questa che andiamo a trasmettere non è una manifestazione sportiva». La partita venne ugualmente giocata, nonostante la strage, per evitare ulteriori problemi di ordine pubblico. Alcuni giocatori della Juventus, tra cui Michel Platini, autore della rete decisiva, furono molto criticati da alcuni mass media italiani per essersi lasciati andare a esultanze eccessive vista la gravità degli eventi, ma la gioia durò poco: infatti lo stesso Platini il giorno dopo, quando tutti erano venuti a conoscenza della morte di 39 persone, dichiarò che di fronte a una tragedia di quel genere i festeggiamenti sportivi passavano in secondo piano. Anche Giampiero Boniperti, presidente bianconero, affermò che di fronte a quella situazione non era il caso di festeggiare la vittoria, mentre il sindaco di Torino Giorgio Cardetti censurò l'esultanza nelle strade di alcune frange di sostenitori. Nel 1995, in occasione del decimo anniversario della strage, Platini affermò che i giocatori erano a conoscenza solo parzialmente dell'accaduto e che i festeggiamenti per la vittoria insieme alla tifoseria juventina presente nel settore M dello stadio, quasi ignara della vera situazione, fosse soltanto un gesto spontaneo; dieci anni dopo, Zbigniew Boniek dichiarò che non avrebbe voluto giocare quella finale, non ritirando per questo il premio partita per la vittoria, mentre Marco Tardelli si scusò pubblicamente per quei festeggiamenti. Alcuni dirigenti juventini e Michel Platini si recarono a fare visita ai feriti gravi negli ospedali della zona, mentre nella camera mortuaria allestita all'interno di una caserma, i parenti delle vittime furono accolti dal Re Baldovino e dalla consorte Fabiola. Nei giorni successivi l'UEFA, su proposta del Governo di Londra e visti altri simili precedenti, come il disastro di Bradford avvenuto soli 18 giorni prima, decise di escludere le squadre inglesi a tempo indeterminato dalle Coppe europee e il Liverpool per ulteriori tre stagioni (poi ridotte a una). Il provvedimento fu applicato fino al 1990, un anno dopo la strage di Hillsborough, che vide protagonisti i tifosi del Liverpool, una tragedia consumatasi non per aggressione di facinorosi, ma per inadempienze dei servizi d'ordine. Nel 1988 il regista Marco Tullio Giordana diresse il film drammatico Appuntamento a Liverpool, ispirato alle vicende successive alla strage dell'Heysel, che vedeva Isabella Ferrari come protagonista nel ruolo della figlia di una delle vittime, alla ricerca dell'assassino del padre. Dopo la finale per il 3º e 4º posto al campionato del mondo 1990 tra Italia e Inghilterra, vinta dagli azzurri per 2-1 a Bari, i giocatori in campo e i tifosi in tribuna celebrarono quel risultato con molto fair play tra di loro, cancellando definitivamente dopo cinque anni quella tragedia. Sempre nello stesso anno, quando il Milan incontrò all'Heysel il Malines, il capitano Franco Baresi depositò in memoria della strage un mazzo di fiori sulla recinzione del settore Z, ricevendo tuttavia molti fischi da parte dei tifosi locali. Nel 1996 lo stadio, che l'anno prima cambiò nome in Re Baldovino, tornò a ospitare una finale europea; si trattò dell'ultimo atto della Coppa delle Coppe tra Paris Saint-Germain e Rapid Vienna, vinta 1-0 dai francesi. Nella Champions League 2004-2005, il sorteggio accoppiò Juventus e Liverpool nei quarti di finale. Questa partita ebbe luogo a vent'anni di distanza dall'incidente dell'Heysel, e fu la prima volta da allora che i due club si ritrovarono l'uno contro l'altro. Prima della gara di andata ad Anfield, i tifosi del Liverpool mostrarono diversi cartelli a formare uno striscione con la scritta «amicizia» (tradotta in quell'occasione in italiano dal loro inglese «friendship»), ma alcuni tifosi juventini, ancora memori della tragedia, accolsero la coreografia e l'ingresso in campo dei giocatori dei Reds dando loro le spalle. Nelle settimane seguenti le sezioni giovanili dei due club si sono affrontate al Comunale di Arezzo – città di due delle vittime, Giuseppina Conti e Roberto Lorentini (il padre di quest'ultimo, Otello, è inoltre il fondatore del comitato delle vittime) – in una partita amichevole. In seguito a questa tragedia, nel 1985 venne elaborata la Convenzione europea sulla violenza e i disordini degli spettatori durante le manifestazioni sportive, segnatamente nelle partite di calcio, attualmente ratificata da 42 Paesi. In seguito a un'altra strage, quella di Hillsborough nel 1989, per migliorare le strutture degli impianti vennero introdotte norme più severe come le telecamere a circuito chiuso. Se a livello nazionale ci furono progressi positivi riconosciuti da tutta l'Europa, tanto da assegnare all'Inghilterra l'organizzazione del campionato d'Europa 1996, a livello internazionale - in un primo momento - rimase il problema hooligans; il 15 febbraio 1995 a Dublino, durante un'amichevole contro l'Irlanda, e durante il campionato del mondo 1998 in Francia, molti facinorosi provocarono disordini. Durante il campionato d'Europa 2000, hooligan inglesi provocarono grossi disordini a Charleroi, dopo la gara contro la Germania, e, in seguito alla minaccia dell'UEFA di escludere la Nazionale britannica dal torneo, il governo inglese decise di inasprire i controlli anche in occasione delle trasferte internazionali, dando più potere alla polizia. Le vittime della strage furono trentanove; tra parentesi l'età. Rocco Acerra (28) Bruno Balli (50) Alfons Bos (35) Giancarlo Bruschera (35) Andrea Casula (10) Giovanni Casula (43) Nino Cerullo (24) Willy Chielens (41) Giuseppina Conti (17) Dirk Daeneckx (27) Dionisio Fabbro (51) Jaques François (45) Eugenio Gagliano (35) Francesco Galli (24) Giancarlo Gonnelli (45) Alberto Guarini (21) Giovacchino Landini (49) Roberto Lorentini (31) Barbara Lusci (58) Franco Martelli (22) Loris Messore (28) Gianni Mastroiaco (20) Sergio Bastino Mazzino (37) Luciano Rocco Papaluca (37) Luigi Pidone (31) Benito Pistolato (50) Patrick Radcliffe (38) Domenico Ragazzi (44) Antonio Ragnanese (29) Claude Robert (30) Mario Ronchi (42) Domenico Russo (26) Tarcisio Salvi (49) Gianfranco Sarto (46) Amedeo Giuseppe Spolaore (54) Mario Spanu (41) Tarcisio Venturin (23) Jean Michel Walla (32) Claudio Zavaroni (28)
  14. Ma ha casa a Torino e la moglie e la figlia Vittoria gli vogliono far trovare le pantofole pronte quando torna la sera.
  15. Intanto Andonio ha lasciato il Napoli ...... Non é che? ......
  16. Al posto dell'acqua un bello champagnino ......
×
×
  • Crea Nuovo...