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Marco Storari - Calciatore e Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
MARCO STORARI “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 2010 Marco Storari entra nel gruppo dei portieri bianconeri. «Primo, secondo o terzo? Decida Del Neri un allenatore capace, che capisce di calcio, con il quale nella Sampdoria abbiamo fatto cose straordinarie». E sì, perché Storari, di proprietà del Milan, ha vissuto la seconda fase della scorsa stagione in blucerchiato. Ora il portiere pisano, classe ‘77, è arrivato alla Juventus: «Sono orgoglioso di essere qui. Arrivo in un grande club in cui ci sono stati cambiamenti importanti e sono sicuro che saranno di buon auspicio per una stagione in cui la squadra avrà voglia di riscattarsi». Prima di arrivare alla Juventus, Storari ha attraversato diverse esperienze. Cresciuto nel Ladispoli, passa al Perugia nel 1995 e successivamente al Montevarchi nel 1998. La sua prima grande soddisfazione arriva con la maglia dell’Ancona nel 1999-2000, quando partecipa alla stagione della promozione in serie B. Dopo una fugace apparizione nel Napoli, compie un’altra volta un salto in avanti con l’accesso alla serie A con il Messina nel 2003-04. Nella stagione successiva risulta determinante per lo splendido campionato dei siciliani, che finiscono il torneo al settimo posto in classifica. Dopo diversi anni con la formazione giallorossa, nella sessione invernale del mercato 2007, Storari approda al Milan, dove firma un contratto fino al 2010. Sono poche però le apparizioni tra i rossoneri. Il portiere decide allora l’avventura all’estero trascorrendo sei mesi nella Liga, in forza al Levante. Nel gennaio del 2008 gli tocca nuovamente fare le valigie: il Milan lo gira al Cagliari di Allegri, con il quale compie il miracolo di una salvezza dai più ritenuta impossibile dopo il disastroso andamento del girone d’andata. Ma i viaggi non sono ancora finiti: nel 2008-09 la società rossonera lo manda a Firenze, dove però non trova posto, chiuso com’è da Frey. Si arriva così all’ultima annata, il 2009-10, probabilmente la migliore della sua lunga carriera. Storari la inizia come titolare nel Milan, ma poi perde il posto dopo un infortunio nel mese di ottobre. A gennaio giunge il tempo di un nuovo trasferimento: Marco finisce nella Sampdoria di Delneri e si rivela uno degli straordinari artefici della conquista del quarto posto, che vale la qualificazione in Champions League. I blucerchiati vorrebbero proseguire un rapporto che ha dato reciproche soddisfazioni, ma Storari torna ancora una volta al Milan, per poi passare in bianconero. In carriera ha la fama di para rigori, meritatamente conquistata attraverso lo studio metodico degli avversari. Marco ha anche confessato che prima dell’esecuzione del tiro va a “distrarre” l’esecutore proponendo di scommettere la maglia: chi vince ottiene quella dell’altro. È così che si è costruito una bella collezione, anche se gli manca quella di Totti al quale parò un cucchiaio: il capitano della Roma non la prese bene, quel giorno... 〰.〰.〰 L’esordio in maglia bianconera avviene il 29 luglio 2010, in Irlanda contro lo Shamrock Rovers, nella partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League, vinta per 2-0 dalla Juventus. La stagione è sicuramente molto negativa ma Marco è uno dei pochi a salvarsi dal grigiore generale. Il portiere pisano riesce sempre a trasmettere sicurezza alla propria difesa, attirando le simpatie dei tifosi bianconeri. Si conferma anche molto abile a parare i rigori, ne sa qualcosa il clivense Marcolini che vede il suo tiro dagli undici metri respinto, in Chievo-Juve terminata 1-1. Completamente ristabilito, Buffon riprende il suo posto fra i pali all’inizio del 2011 e Marco deve accontentarsi delle partite in Coppa Italia e di qualche presenza sporadica in campionato. Comunque sia, alla fine della stagione riesce ad accumulare 31 presenze. Comincia il trionfale campionato 2011-12 che vedrà la Juventus vincere lo scudetto da imbattuta. Buffon salta solamente le due partite casalinghe contro Genoa e Fiorentina e a Marco non resta che difendere la porta bianconera in Coppa Italia. Resta la soddisfazione di raggiungere la finale, persa poi contro il Napoli. Nonostante le voci di mercato, Storari conferma la proprio volontà di rimanere a Torino, felice di indossare la maglia bianconera. Solamente 9 presenze nella stagione successiva ma per Marco c’è la soddisfazione di indossare la fascia di capitano in tre occasioni. E poi c’è il secondo scudetto consecutivo da festeggiare. «I miei obiettivi per il futuro? Spero di vincere tutto quello che c’è in palio. Ho un altro anno di contratto, sto molto bene a Torino, mi piacerebbe rinnovare. Pur avendo 36 anni, non penso a lasciare il campo. Voglio ancora togliermi delle soddisfazioni con questa maglia». I triangolini tricolori diventano tre nel 2013-14, anche se le presenze si riducono ulteriormente: solamente 8, delle quali 6 in campionato e due in Coppa Italia. Trionfale è invece il 2014-15: Marco ha la grandissima soddisfazione di alzare la decima Coppa Italia, conquistata da protagonista con grandi prestazioni. «Davvero tutto molto bello: conquistando la Decima siamo entrati nella storia. Continua la stagione super di un gruppo che ha grandi valori. Essere tra i protagonisti del successo, giocando da titolare l’intera competizione sino all’ultima sfida, ha avuto un significato speciale. Inoltre, nel primo anno di Conte in panchina perdemmo proprio in finale contro il Napoli e quella sconfitta mi andò di traverso. Ecco perché vincere questa Coppa Italia è stato per me ancora più gratificante: la inseguivo da quattro anni». Grandi prestazioni che si ripetono anche in campionato, nel poco spazio lasciatogli da Buffon. Una su tutte la partita di San Siro contro l’Inter, quando compie due parate sensazionali, salvando la vittoria bianconera. «È stata un’ottima prestazione di tutta la squadra. Ci tenevamo a far bene, anche se a livello di classifica contava poco, perché Inter-Juventus resta il Derby d’Italia. Ogni giocatore vorrebbe giocarlo ed io ho avuto questa preziosa opportunità. Alla fine la gioia è stata doppia: sarà una partita che ricorderò per tutta la mia vita». Storari, al termine del campionato, decide di lasciare Torino e la Juventus e si trasferisce a Cagliari. Queste le sue parole di commiato: «È stato necessario qualche giorno per trovare le parole. Ed esprimere le sensazioni di questo momento. Gli ultimi cinque anni sono stati i più belli della mia vita privata e professionale. Anni di grande sacrificio e di grandi successi. Ma arriva sempre l’ora in cui bisogna fare delle scelte. Grazie a tutti quelli che hanno fatto sì che questi anni rimanessero nel mio cuore per sempre. I miei compagni, la società e i tifosi. Tutti quelli che mi hanno fatto sentire il loro affetto. La Juve sarà sempre la mia casa. Accolgo quest’altra sfida adesso. Credendoci sempre con tutta la carica che ho. Perché vincere, non è importante è l’unica cosa che conta». Il saluto del sito bianconero: «Descrivere con un’istantanea cinque indimenticabili stagioni come quelle di Marco Storari alla Juventus è difficile. Proveremo pertanto a usarne due, distanti l’una dall’altra appena quattro giorni. La prima appartiene a Inter-Juventus, 16 maggio 2015: la Juve, già Campione d’Italia, si è portata in vantaggio negli ultimi minuti di gara con Alvaro Morata, ma i nerazzurri non ci stanno e provano l’ultimo arrembaggio. Rodrigo Palacio arriva davanti al portiere e calcia rasoterra all’angolino basso, in corsa, da pochi passi. È una parata difficilissima. In un decimo di secondo il portiere si tuffa e respinge. Il pallone finisce però sui piedi di Icardi, che scarica in porta il tap-in, a botta sicura. Niente da fare, sulla sua strada c’è ancora quel portiere, che si allunga con un colpo di reni e manda il pallone in angolo, salvando porta e risultato. Questi è anche il protagonista della seconda istantanea, scattata quattro giorni più tardi all’Olimpico, sotto il cielo stellato di Roma: ritrae uno dei grandi veterani della Juventus che alza la decima Coppa Italia bianconera con l’entusiasmo di un ragazzino. Lo stesso con il quale ha sostituito, in tutti questi anni, il portiere più grande di tutti e con il quale ha condotto i bianconeri alla vittoria di un trofeo che mancava in bacheca da vent’anni. Quel portiere si chiama Marco Storari. Esperienza e classe da vendere, al suo curriculum da giramondo si aggiungerà ora un nuovo capitolo: dal prossimo anno Marco difenderà la porta del Cagliari, squadra che si è assicurata i suoi servigi per la seconda volta. I rossoblù arricchiranno la loro rosa con un campione capace non solo di dare sicurezza al reparto con prodezze che pochi altri, a questo punto della loro parabola sportiva, sarebbero capaci di compiere. Come, infatti, attesta quest’altra istantanea, la terza, se ce lo consentite, Marco è un trascinatore nato. Un leader vero, che fa parlare i suoi guantoni quando si tratta di sbarrare la strada agli attaccanti avversari ma capace di farsi sentire quando c’è da spremere ogni fibra del proprio corpo per raggiungere l’obiettivo più importante di tutti: la vittoria. Dopo cinque indimenticabili anni insieme passati a sudare, soffrire, vincere e trionfare, gli auguriamo ora di togliersi tante altre soddisfazioni nel corso della sua nuova avventura rossoblù. Grazie mille, Marco, e in bocca al lupo!». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/marco-storari.html -
Marco Storari - Calciatore e Dirigente
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MARCO STORARI https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Storari Nazione: Italia Luogo di nascita: Pisa Data di nascita: 07.01.1977 Ruolo: Portiere Altezza: 187 cm Peso: 76 kg Soprannome: Spiderman Alla Juventus dal 2010 al 2015 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 20.05.2015 - Coppa Italia - Juventus-Lazio 2-1 64 presenze - 64 reti subite 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Marco Storari (Pisa, 7 gennaio 1977) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, responsabile tecnico della Juventus. Con la maglia della società bianconera, squadra in cui ha militato dal 2010 al 2015, ha vinto quattro campionati italiani consecutivi (dal 2011-2012 al 2014-2015); con i bianconeri ha vinto anche due Supercoppe italiane (2012 e 2013) e una Coppa Italia (2014-2015). Inoltre, ha fatto parte della rosa del Milan che ha vinto la Champions League nel 2006-2007 e da portiere titolare del Cagliari ha vinto il campionato di Serie B 2015-2016. Marco Storari Storari alla Juventus nell'estate 2012 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 1º luglio 2018 - giocatore Carriera Giovanili 1987-1991 Roma 1991-1995 Ladispoli 1995-1998 Perugia Squadre di club 1994-1995 Ladispoli 12 (-8) 1995-1998 Perugia 0 (0) 1998 Montevarchi 0 (0) 1998-2002 Ancona 91 (-106) 2002-2003 Napoli 4 (-6) 2003-2007 Messina 143 (-183) 2007 Milan 3 (-7) 2007-2008 → Levante 17 (-33) 2008 → Cagliari 20 (-21) 2008-2009 → Fiorentina 1 (-1) 2009-2010 Milan 7 (-7) 2010 → Sampdoria 19 (-14) 2010-2015 Juventus 64 (-64) 2015-2017 Cagliari 56 (-76) 2017-2018 Milan 0 (0) Biografia È sposato con Veronica Zimbaro, siciliana, avvocato, Storari è il proprietario della Catena di hotel Vmaison Hotel e dell’azienda di design Vmaison Interior. La coppia ha due figli: Tommaso e Piergiorgio. Caratteristiche tecniche Apprezzato per l'affidabilità e la continuità di rendimento, Storari è stato un portiere reattivo e abile nel parare i calci di rigore. Carriera Giocatore Club Gli inizi Ha iniziato la sua carriera al Forte Braschi per poi entrare nelle giovanili della Roma, rimanendovi per quattro anni. Passato al Ladispoli nel 1991, dopo quattro stagioni è stato acquistato dal Perugia, dove tra le file delle giovanili ha vinto il Campionato Primavera del 1995-1996 e del 1996-1997. Nel 1998 ha poi avuto una breve esperienza in prestito nel Montevarchi. Nella stagione seguente si è trasferito all'Ancona, dove nel 1999-2000 ha contribuito alla promozione della squadra in Serie B. Il 1º febbraio 2002 si è infortunato al legamento crociato del ginocchio al Franchi contro il Siena, partita nella quale era stato decisivo per il pareggio ottenuto dai marchigiani. In seguito è stato acquistato in comproprietà dal Napoli. Messina Ceduto nel 2003 al Messina, ha conquistato la promozione in Serie A nel 2003-2004. Nella stagione 2004-2005 è tra i protagonisti dell'ottimo campionato del Messina in Serie A, che ha raggiunto il 7º posto (nuovo record dei peloritani), rivelandosi un infallibile para-rigori come già nella stagione precedente. Storari nel 2005 al Messina, mentre effettua un calcio di rinvio. Nell'anno 2005-2006 non è riuscito a ripetere quanto fatto nella stagione precedente e il Messina è retrocesso, venendo poi ripescato in Serie A a seguito dello scandalo "Calciopoli", al posto della Juventus. All'inizio del campionato 2006-2007, con il nuovo allenatore Bruno Giordano e la partenza di Carmine Coppola, è diventato ufficialmente capitano della squadra siciliana. Tra le partite in cadetteria ha esordito il 23 settembre 2006 nel derby contro il Catania e il 25 ottobre dello stesso anno nel derby contro il Palermo, indossando la fascia al braccio. Milan e Levante Il 17 gennaio 2007, durante la sessione invernale del calciomercato, è stato ingaggiato dal Milan. Ha esordito l'11 febbraio in Milan-Livorno (2-1), sostituendo Dida e Kalac, entrambi indisponibili. Il 17 febbraio è stato nuovamente titolare in Siena-Milan (3-4), ma dopo il rientro dagli infortuni degli altri portieri milanisti non ha fatto più apparizioni come titolare nel Milan, se non in Milan-Udinese (2-3) del 19 maggio, partita che ha preceduto la finale di Champions League 2006-2007 (poi vinta), dove l'allenatore Carlo Ancelotti, come secondo di Dida, gli ha preferito Kalac. Il 12 agosto 2007 è stato ceduto in prestito dal Milan agli spagnoli del Levante. La sua avventura in Spagna, complice la crisi economica del Levante, è durata appena 6 mesi, nei quali comunque, nonostante le 30 reti subite, è risultato spesso uno dei migliori in campo. Il 9 gennaio 2008 è quindi ritornato in Italia, girato in prestito dal Milan al Cagliari. Cagliari e Fiorentina Il suo arrivo al Cagliari, contestuale all'arrivo di Cossu e di Jeda, è coinciso con l'inizio di una rimonta con cui, dopo i soli 10 punti realizzati nel girone di andata, il Cagliari ha conquistato 33 punti nel solo girone di ritorno, collocandosi fuori dalla zona retrocessione che aveva occupato per la quasi totalità del campionato e ottenendo così la salvezza. Storari si è rivelato protagonista nelle file della squadra sarda. Tornato al Milan dopo la fine del prestito, il 15 luglio 2008 è stato dato in prestito dai rossoneri alla Fiorentina. Ha esordito in maglia viola il 17 gennaio 2009 contro la squadra che deteneva il suo cartellino, il Milan, che si è imposta per 1-0 sulla società toscana. Durante la stagione ha giocato solo un'altra partita in Coppa Italia. Ritorno al Milan, Sampdoria Nell'estate 2009 ha fatto rientro al Milan a fine prestito. Ha iniziato la stagione 2009-2010 come titolare, data anche l'indisponibilità per infortunio di Christian Abbiati, debuttando il 22 agosto 2009 in Serie A nella partita vinta 2-1 in casa del Siena. Il 15 settembre 2009 ha esordito nelle competizioni UEFA per club in Olympique Marsiglia-Milan (1-2), partita valida per la prima giornata della fase a gironi della Champions League 2009-2010. Dopo un infortunio subito nell'ottobre del 2009, ha perso il posto di titolare a vantaggio di Dida, disputando solo una partita in Coppa Italia contro il Novara prima della cessione alla Sampdoria nella finestra di mercato di gennaio 2010. Il 15 gennaio 2010 è passato in prestito alla Sampdoria per sostituire l'infortunato Luca Castellazzi. Ha esordito con i blucerchiati due giorni più tardi al Luigi Ferraris contro il Catania (1-1). Nel corso della stagione ha disputato tutte le altre 18 gare da titolare con un rendimento molto buono, che lo ha portato a essere una dei protagonisti della stagione blucerchiata terminata con l'accesso ai preliminari della Champions League 2010-2011. Juventus Storari (in primo piano) alla Juventus nel precampionato 2014 Rientrato al Milan al termine del prestito sampdoriano, il 23 giugno 2010 viene acquistato dalla Juventus per 4,5 milioni di euro; la società torinese era in cerca di un valido sostituto di Gianluigi Buffon nel ruolo di portiere titolare per i mesi a venire, a seguito del grave infortunio rimediato dallo storico numero uno bianconero al campionato del mondo 2010. Storari fa il suo esordio in maglia juventina il 29 luglio 2010 in Irlanda, contro lo Shamrock Rovers, in una partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League, vinta per 2-0 dalla Juventus; evidenzia ancora di più l'ottimo avvio di stagione il 19 dicembre 2010, parando il primo rigore con la maglia bianconera a Michele Marcolini nella trasferta di Verona contro il Chievo (finita poi 1-1). Gioca in campionato tutte le gare del girone d'andata, con un buon rendimento tra i pali, per poi lasciare il posto da titolare al rientrato Buffon a partire dalla 20ª giornata. Nella stagione successiva (caratterizzata dal passaggio della panchina della Juventus da Luigi Delneri ad Antonio Conte) è stabilmente riserva di Buffon in campionato, ma con 3 presenze dà il suo apporto alla vittoria dello scudetto, il primo dei bianconeri nel post-Calciopoli ed il primo della carriera per Storari, matematicamente arrivato il 6 maggio 2012 con il successo esterno sul Cagliari; è invece titolare in Coppa Italia, dove coi torinesi raggiunge la finale poi persa a Roma contro il Napoli. Nonostante l'ormai assodato ruolo di secondo portiere, Storari decide di restare in Piemonte anche negli anni seguenti. La stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana allo Stadio Nazionale di Pechino, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Il 5 maggio 2013, a seguito della vittoria interna della Juventus sul Palermo per 1-0, vince il secondo campionato consecutivo. Il trionfo in Serie A è replicato il 4 maggio 2014, quando per Storari arriva il terzo scudetto della carriera. In entrambe le stagioni, contribuisce al titolo con 6 presenze. L'ultimo scudetto in bianconero per Storari arriva nella stagione 2014-2015, sotto la guida tecnica di Massimiliano Allegri, in cui mette a referto 5 presenze in campionato. Tra le altre, il 16 maggio 2015 gioca il derby d'Italia a Milano contro l'Inter (per far riposare Gianluigi Buffon in vista della finale di Champions League): in questa partita si distingue particolarmente per un doppio intervento prima su Rodrigo Palacio e poi, sulla ribattuta, su Mauro Icardi, salvando la porta e il vantaggio della Juventus; la partita finirà 1-2 in favore dei bianconeri. Disputa poi da titolare la finale di Coppa Italia 2014-2015, vinta quattro giorni dopo contro la Lazio. Al termine della stagione, dopo un lustro a Torino, decide di lasciare la Juventus, con 64 presenze complessive e 7 titoli conquistati (4 scudetti, 2 supercoppe e 1 coppa nazionale). Ritorno al Cagliari, secondo ritorno al Milan e ritiro Il 3 luglio, a distanza di sette anni, ritorna al Cagliari in Serie B. Il 15 agosto è subito decisivo nel terzo turno della Coppa Italia 2015-2016 a Trapani respingendo tre calci di rigore ai siciliani (uno durante i tempi supplementari e due nella lotteria finale) e con altri interventi decisivi, contribuendo alla qualificazione dei sardi al quarto turno del torneo stesso contro il Sassuolo. Titolare fisso della squadra sarda, contribuisce al ritorno del Cagliari in Serie A, reso ufficiale il 6 maggio 2016 dopo la vittoria contro il Bari per 3-0. Dopo aver perso nel finale del girone d'andata il posto da titolare, il 10 gennaio 2017, a 40 anni, viene ceduto a titolo definitivo al Milan, facendo così ritorno nel club rossonero per la terza volta in carriera. Veste la maglia numero 30, già utilizzata in rossonero nella stagione 2009-2010, e ricopre il ruolo di secondo portiere dietro Gianluigi Donnarumma. La stagione seguente viene confermato come secondo portiere. Torna in campo con la maglia del Milan il 24 agosto 2017, giocando il ritorno dei play-off di Europa League in casa dei macedoni dello Škendija, vinto per 1-0. A fine stagione rimane svincolato e, all'età di 41 anni, decide di appendere i guanti al chiodo. Nazionale Nell'ottobre del 2005 è stato convocato in Nazionale da Marcello Lippi come terzo portiere per la partita contro la Slovenia. In quella gara, siccome Gianluigi Buffon era infortunato, i portieri convocati furono Angelo Peruzzi, Morgan De Sanctis e Flavio Roma. Dopo l'infortunio di quest'ultimo, visto che la gara si disputava a Palermo, venne convocato d'urgenza l'allora portiere del Palermo Nicola Santoni, che però dovette rinunciare a causa di altri impegni già presi, quindi fu chiamato Storari, che giocava nel Messina. Dirigente Il 23 settembre 2020 entra nello staff dirigenziale della Juventus in qualità di addetto al Professionals Talent Development, con l'obiettivo di seguire il percorso di crescita dei migliori talenti del settore giovanile bianconero. Nell'aprile del 2022 consegue il diploma da direttore sportivo. Palmarès Competizioni giovanili Campionato Primavera: 2 - Perugia: 1995-1996, 1996-1997 Competizioni nazionali Campionato italiano: 4 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Campionato italiano di Serie B: 1 - Cagliari: 2015-2016 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Milan: 2006-2007 -
MARIO CANCELLIERI Nazione: Italia Luogo di nascita: Como Data di nascita: 17.02.1946 Luogo di morte: Latina Data di morte: 29.12.2018 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1964 al 1965 Esordio: 24.02.1965 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 1-2 Ultima partita: 30.04.1965 - Amichevole - Pinerolo-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
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VINCENZO CAMILLERI FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 2011 Da sempre, la Juventus è nei sogni di chi ha deciso di fare del calcio la propria ragione di vita. La Torino bianconera è una meta ambita, un punto di arrivo, il completamento ideale di un lungo viaggio. Un discorso questo che vale per i professionisti, ma anche per giovani calciatori all’inizio della carriera che conta. L’esempio perfetto è rappresentato da un ragazzo arrivato pochi mesi fa in Primavera: Vincenzo Camilleri. Il difensore siciliano è approdato a Vinovo trascinandosi dietro bagagli pesanti, professionali ma soprattutto umani. Un percorso fatto di scelte importanti ed esperienze di vita che gli hanno permesso di maturare in fretta. Pronto per spiccare il grande salto con la maglia bianconera. Conosciamolo meglio. – Ci racconti la tua storia pre-juventina? «Ho iniziato presto, alla Sangea, una società di Gela che militava solo nei campionati giovanili. A 12 anni, durante un torneo in cui sono stato aggregato al Messina, sono stato visionato dalla Reggina e mi sono trasferito in Calabria. A parte una parentesi di alcuni mesi – nel 2007 – passata in Inghilterra, al Chelsea, a Reggio sono rimasto fino alla scorsa estate. Ho esordito in Prima Squadra quando avevo 15 anni, in Coppa Italia contro l’Inter, e a 17 in Serie A, in un Atalanta-Reggina». – Nella tua carriera hai sempre ricoperto lo stesso ruolo? «No, fino ai Giovanissimi venivo schierato come centrocampista centrale. A dire la verità, già ai tempi della Sangea mi avevano consigliato di provare come difensore, ma a me non piaceva. Negli ultimi anni invece è diventato il mio ruolo, nelle squadre di club così come nelle varie Nazionali giovanili». – Sei giovanissimo eppure hai già girato molto. Quella di Torino non è la prima esperienza fuori casa. «Ormai sono abituato a stare lontano da casa, anche se a Reggio sono stato raggiunto da tutta la mia famiglia che ora vi si è trasferita stabilmente. Mio papà ha trovato lavoro e i miei due fratelli minori giocano nella Reggina. L’esperienza a Londra? Purtroppo non sono riuscito ad ambientarmi, a causa della lingua all’inizio ho avuto dei problemi e questo ha complicato tutto. Forse ero troppo giovane per quell’esperienza. A Torino mi trovo bene e in pensionato ho subito fatto amicizia con tutti gli altri ragazzi». – Come sono stati questi primi mesi juventini? «Per me, tifoso bianconero fin da bambino, è stato un sogno arrivare qui e poter giocare con tanti campioni che ho sempre visto solo in tv. All’inizio ho dovuto operarmi al menisco, ma nella sfortuna direi che mi comunque è andata bene. Potermi allenare spesso con la Prima Squadra mi permette di imparare e migliorare ancora». – Qual è stato il momento che non dimenticherai? «Senza dubbio l’esordio con la Prima Squadra a Poznan. Se solo ripenso a quella partita ho ancora freddo, ma avrei giocato anche a 100° sotto zero! La prima partita con la Juventus non può che avere un sapore speciale, anche se a dire la verità sono uno che non sente molto l’emozione». – Cosa ti aspetti dalla seconda parte di stagione? «Intanto devo dire che sono già molto soddisfatto di ciò che ho fatto. Speravo di poter esordire, ma non così presto. Me lo sarei aspettato verso fine stagione. In questo momento, penso a fare bene con la Primavera, la Prima Squadra è una conseguenza. Tra un po’ ci aspetta il Viareggio e poi c’è il campionato da provare a vincere». – Cosa si aspetta Camilleri per il futuro? «Essere alla Juve è già un sogno. Mi piacerebbe poter giocare presto contro la Reggina. Vorrebbe dire che io sono ancora un giocatore bianconero e loro sono di nuovo in Serie A». 〰.〰.〰 Delneri punta molto su Camilleri: «Mi aggregava spesso con la prima squadra, e mi fece esordire in Europa League contro il Lech Poznan, giocai anche in casa contro il Manchester City». Tante gioie in maglia bianconera, ma anche tante delusioni: «Fu un anno dalle emozioni contrastanti. Purtroppo prima delle finali con la Primavera mi ruppi il perone, e questa cosa segnò la mia esperienza a Torino». La Juventus, infatti, non lo riscatta e Vincenzo torna alla Reggina. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/03/vincenzo-camilleri.html
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VINCENZO CAMILLERI Nazione: Italia Luogo di nascita: Gela (Caltanissetta) Data di nascita: 06.03.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 192 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Under-17 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 01.12.2010 - Europa League - Lech Poznan-Juventus 1-1 Ultima partita: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 2 presenze - 0 reti Club career ACR Messina Italy Defender 01/2022 - 06/2023 #16 08/2021 - 01/2022 Lamezia Terme Defender 07/2021 - 08/2021 US Pistoiese Defender 02/2021 - 06/2021 Viterbese Defender 08/2019 - 01/2021 US Pistoiese Defender 07/2018 - 08/2019 Vibonese Calcio Defender 07/2017 - 07/2018 ASD Sicula Leonzio Defender 01/2017 - 06/2017 Teramo Calcio Defender 07/2016 - 01/2017 Paganese Calcio Defender 08/2015 - 06/2016 Brescia Calcio Defender 08/2015 - 06/2016 Brescia Calcio [Youth] Defender 07/2014 - 08/2015 Reggina 1914 Defender 01/2013 - 06/2014 SS Barletta Calcio Defender 07/2012 - 01/2013 Cagliari Calcio Defender 07/2012 - 07/2012 Reggina Calcio Defender 08/2011 - 06/2012 FeralpiSalò Defender 07/2011 - 07/2011 Reggina Calcio Defender 07/2010 - 06/2011 Juventus Defender 01/2009 - 06/2010 Reggina Calcio Defender 04/2008 - 12/2008 Chelsea FC [Youth] Defender 12/2007 - 03/2008 Reggina Calcio Defender https://www.worldfootball.net/player_summary/vincenzo-camilleri/
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SIMONE PEPE «Ho realizzato due sogni nel giro di un mese. Partecipare al Campionato del Mondo e giocare il prossimo anno in una grande squadra. E la Juventus è la società più prestigiosa d’Italia, lo dice la sua storia, che non si può certo dimenticare per una stagione storta. Quella può capitare a qualsiasi squadra. Lo so bene, perché anche all’Udinese, l’anno passato, avevamo un’ottima squadra, che non avrebbe dovuto lottare per la salvezza, eppure abbiamo avuto mille difficoltà». Siamo nell’estate del 2010 e così si presente Simone Pepe ai tifosi bianconeri. Proviene dall’Udinese, dove fa faville nel tridente con Totò Di Natale e Sanchez: 41 reti in tre e giocate molto spettacolari. Il neo allenatore juventino, Delneri, punta molto su Simone nel suo 4-4-2 offensivo e Pepe non ha nessuna intenzione di tirarsi indietro: «Sarà dura, lo so bene, ma sarà anche bello, perché mi metterà nelle condizioni di fare bene. Poi ovviamente ci sarà da correre e da sudare, ma credo che questa capiti in tutte le squadre. E poi, se la Juve mi ha preso, è perché penso mi consideri un giocatore importante e quindi dovrò ripagare le attese dando tutto in campo. Come giocherò nella Juve? Questo non è assolutamente un problema. Destra o sinistra non importa, deciderà il mister, che mi conosce, sa che sono disponibile a ricoprire qualsiasi ruolo». La stagione si rivelerà un fiasco clamoroso: 7° posto per il secondo anno consecutivo ed eliminazione dall’Europa League nei gironi di qualificazioni. Simone è uno dei pochi a salvarsi nel grigiore e nel marasma generale. «Siamo andati bene fino alla partita con il Chievo che abbiamo pareggiato 1-1 con Pellissier al 93’. Eravamo davanti a tutti, avevamo tenuto botta, poi il 6 gennaio si è fatto male Quagliarella e tutto è andato a rotoli. Io non penso di aver fatto malissimo, anche se in tanti hanno dato un giudizio diverso». 42 presenze e 6 reti il suo score. Amato dai compagni per la sua simpatia e il suo “fare spogliatoio”, Simone diventa presto l’idolo della “torcida” juventina, per il suo impegnarsi sempre a fondo, qualsiasi avversario affronti. «Adoro fare gli scherzi, ci sono scherzi pesanti che non si possono dire e cose leggere di tutti i giorni. Per me è un continuo, scherzi paradossali, prese in giro. Permalosi? Nessuno. Si scherza, si ride, scherziamo tra di noi, sempre uno scherzo è». Stagione 2011-12, arriva Antonio Conte che ritiene Pepe pedina fondamentale nel suo 4-2-4. Simone esordisce con il botto, segnando una rete nel 4-0 di esordio contro il Parma. Il modulo super offensivo viene messo in soffitta praticamente subito, perché Conte capisce che deve mettere in condizione Pirlo di esprimere tutta la sua classe e perché scopre che Arturo Vidal è una pedina insostituibile. Così, la squadra passa al classico 4-4-2, prima di trasformarsi nel 3-5-2 che caratterizzerà i successi della Juve targata Antonio Conte. «Conte mi ha dato un ruolo importante e devo confermarmi partita dopo partita. Mi tocca sgobbare su e giù per la fascia, è molto impegnativo. Ma quando tutto va bene, la fatica non si sente». Simone si adatta al nuovo modulo con abnegazione e con prestazioni importanti. Addirittura, segna 3 gol consecutivi contro Palermo, Lazio e Napoli. Nella partita del San Paolo, è schierato come interno di centrocampo a dimostrazione della sua enorme duttilità. Ancora una rete contro il Novara e nella fondamentale vittoria casalinga contro la Lazio e via libera ai festeggiamenti per la conquista del tricolore. «Dopo due settimi posti, ci siamo trovati a vincere lo scudetto al primo anno di Conte. È stata un’emozione, il primo scudetto è sempre quello che ricordi con più affetto, normale che poi sono tutti belli quando vinci. Si è creata una squadra unita, per vincere servono una serie di cose, queste cose si sono tutte incastrate benissimo ed è venuto fuori un macchinario perfetto. Conte sta sempre a duemila, vinci la domenica e arriva incazzato come una iena, lui è uno che non stacca mai e per questo è vincente». Ma i guai e la sfortuna sono dietro l’angolo. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia, nell’ambito dell’inchiesta calcioscommesse, in relazione alla partita Udinese-Bari. Il 3 agosto lo stesso procuratore avanza la richiesta di un anno di squalifica, ma il 10 agosto Pepe viene assolto. Il 13 agosto Palazzi presenta ricorso contro l’assoluzione, ricorso respinto il 21 agosto dalla Corte Federale. Simone, finalmente sgravato da questo enorme peso, è pronto per affrontare la nuova stagione, ma una serie di infortuni gli permetteranno di scendere in campo solamente una volta, e per pochi minuti, nella partita casalinga contro la Lazio del 17 novembre 2012. Si opera il 27 febbraio 2013 al muscolo della coscia sinistra, speranzoso di poter riprendere a giocare al più presto. Ma non sarà così e il suo calvario diventa interminabile. Torna in campo il 18 dicembre 2013, a più di un anno di distanza dall’ultima apparizione, entrando all’81’ della partita di Coppa Italia contro l’Avellino. A metà febbraio 2014 un nuovo infortunio alla coscia sinistra lo costringe nuovamente ai box, rendendosi disponibile per la partita del 19 aprile contro il Bologna. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo 3° scudetto consecutivo, e il giorno successivo torna in campo in Juventus-Atalanta, terminata 1-0 per i bianconeri. Chiude la stagione con la terza presenza nell’ultima giornata di campionato, vinta per 3-0 sul Cagliari. «Io ho sempre detto ai miei compagni, qui può mancare chiunque, è mancato Buffon è mancato Pirlo, è mancato Tévez, è mancato Chiellini, Barzagli, Bonucci, Marchisio, ma abbiamo sempre vinto, quando si è una squadra così, è normale che più giocatori forti hai è meglio è, però dico che alla fine di tutto, anche quando ti mancano giocatori importanti, riesci a dare un segnale di strapotere agli altri. Alla Juve capisci subito la mentalità vincente, perché possono cambiare allenatori o giocatori ma la mentalità vincente non cambierà mai». Comincia la stagione 2014-15, con Max Allegri in panchina. «Credo che quando abbiamo cominciato avevamo bisogno di uno come Conte che ci martellava che ci teneva lì, ci teneva sempre a stecca, a duemila. Allegri è stata la scelta più giusta, perché ha portato serenità, sempre lavorando ma ci ha portato tanta serenità, perché eravamo maturati noi, dovevamo anche essere più tranquilli». Simone non è ancora pronto per aggregarsi ai compagni, a causa della lesione al muscolo della coscia sinistra, degenerata in calcificazione. Arrivano pesanti accuse nei suoi confronti: gli danno del giocatore finito, gli dicono che ruba lo stipendio, lo prendono in giro e lo invitano a lasciare la Juventus. E Simone incassa colpo su colpo come un pugile, sicuro di poter rispondere al più presto sul campo. E il 9 novembre 2014, data che coincide con il suo ritorno in panchina nel 7-0 della Juve sul Parma, la sua pagina Facebook raccoglie il suo amaro sfogo: «Dopo due anni e mezzo passati a pensare solo a curarmi e tornare il più presto possibile a essere un calciatore mi sento di scrivere questo breve comunicato per dire la mia. Fino a ora non mi sono mai soffermato sulle chiacchiere che si sono fatte attorno a me in merito alla mia assenza, però ora voglio dire la mia. Troppe le voci false e cattive che mi sono arrivate all’orecchio in questi mesi e, siccome io ho sempre creduto che prima del calciatore viene l’uomo, ho sentito che il momento di rompere il mio silenzio è arrivato, anche per rispetto nei confronti della mia famiglia. Io lo so che la maggior parte dei tifosi è con me e l’ho capito anche oggi quando ho ricevuto applausi e cori allo Stadium, ennesimo attestato di stima e affetto nei miei confronti, sentimenti sempre ricambiati dal sottoscritto. Concludo facendo pubblicamente i complimenti ai miei compagni per la prestazione di oggi, ancora una volta abbiamo dimostrato il nostro immenso valore. Adesso finalmente sto bene e sono felice di essere a disposizione del Mister». Il 15 gennaio 2015, fa il suo ritorno giocando da titolare, per la prima volta dopo tre anni, in Coppa Italia contro il Verona, partita vinta dai bianconeri per 6-1. La gioia di Simone è incontenibile: «Grazie alla mia famiglia, ai miei compagni, al mio carattere ho cercato di rimanere sempre allegro e sorridente. I problemi sono superati, guardiamo al futuro. Nel modulo di Allegri? Mi vedo ovunque, pure in porta. L’importante è giocare. Scherzi a parte, mi alleno sia da terzino sia da mezzala. È da cinque mesi che sono disponibile, oggi il Mister mi ha dato la possibilità di giocare». Il 23 maggio torna al gol, su calcio di rigore, contro il Napoli in casa, chiudendo il risultato sul 3-1 a favore dei bianconeri. A giugno, non avendo rinnovato il contratto con la Juventus, lascia Torino dopo aver collezionato 95 presenze e 13 gol. «Svuotare il mio armadietto a Vinovo è stata una tristezza incredibile. Al di là dell’infortunio, alla Juve ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Ho dato il cuore, l’anima e anche una gamba. Il popolo bianconero l’ha capito, infatti, mi ha sempre osannato e riempito di affetto. Con i tifosi manterrò un feeling incredibile. Calcisticamente ho tre case: Teramo, Udinese e Juve. Vorrei restare a giocare in Italia. Ritorno all’Udinese? Mi sto guardando attorno». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/09/simone-pepe.html
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SIMONE PEPE https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Pepe Nazione: Italia Luogo di nascita: Albano Laziale (Roma) Data di nascita: 30.08.1983 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: Er Chiacchera Alla Juventus dal 2010 al 2015 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 30.05.2015 - Serie A - Verona-Juventus 2-2 95 presenze - 13 reti 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Simone Pepe (Albano Laziale, 30 agosto 1983) è un procuratore sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Simone Pepe Pepe nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2017 Carriera Giovanili 2000-2002 Roma Squadre di club 2001-2002 Roma 0 (0) 2002 → Lecco 5 (0) 2002-2003 → Teramo 31 (11) 2003-2004 Palermo 19 (1) 2004-2005 → Piacenza 30 (12) 2005-2006 Palermo 3 (0) 2006 Udinese 6 (0) 2006-2007 → Cagliari 36 (3) 2007-2010 Udinese 98 (14) 2010-2015 Juventus 95 (13) 2015-2016 Chievo 22 (2) 2016-2017 Pescara 12 (0) Nazionale 2001 Italia U-17 1 (1) 2001 Italia U-19 9 (6) 2001-2003 Italia U-20 13 (6) 2004-2006 Italia U-21 12 (2) 2008-2011 Italia 23 (0) Biografia Nasce ad Albano Laziale da una famiglia campana, originaria di Nocera Inferiore e Pagani, entrambe in provincia di Salerno. Dal 2004 è legato ad Agnese, dalla quale ha avuto due figli. Caratteristiche tecniche Cresciuto come attaccante nelle giovanili della Roma, si distingue successivamente come ala o esterno offensivo, preferibilmente a destra. Alla Juventus è stato talvolta anche chiamato, per necessità, a ricoprire il ruolo di seconda punta e di tornante. Carriera Giocatore Club Gli inizi Dopo le giovanili con Campoleone e Albalonga, viene acquistato dalla Roma. Inizia la carriera da professionista nel Lecco, a 18 anni, giocando le prime 5 partite in carriera. L'anno successivo, a Teramo, è titolare fisso e firma 11 reti in 31 presenze, prestazioni che gli valgono il salto di categoria. Nel 2003 passa infatti al Palermo, compagine di Serie B, con cui gioca 19 partite in campionato segnando una rete al Pescara nella settima giornata nella partita poi vinta per 2-1, mentre in Coppa Italia gioca 5 partite segnando 2 gol, quello del vantaggio nella vittoria contro l'AlbinoLeffe per 2-0 e quello che sblocca la partita del ritorno degli ottavi di finale persa per 2-1 contro la Roma. A fine stagione ottiene la promozione in Serie A vincendo il campionato. Nella stagione successiva gioca invece con il Piacenza, sempre in Serie B, arrivando in Emilia con la formula del prestito dopo che la società rosanero lo ha riscattato dalla Roma. Qui realizza 12 reti in 30 partite e una rete in due partite di Coppa Italia. Nel 2005-2006 gioca per la prima volta in Serie A, tornato al Palermo. Dopo 3 partite di campionato e 3 di Coppa UEFA, a gennaio approda all'Udinese, con cui chiude la stagione con 6 presenze in campionato e 3 in Coppa Italia. L'anno successivo l'Udinese lo cede in prestito al Cagliari, con il quale realizza il suo primo gol nel massimo campionato che vale la vittoria per 1-0 al Sant'Elia proprio contro il Palermo il 18 novembre 2006. Chiude la stagione con 36 presenze complessive e 3 gol. Udinese Nell'estate 2007, dopo la risoluzione della comproprietà tra Udinese e Palermo alle buste, passa in maglia bianconera, diventando titolare inamovibile dello scacchiere di Pasquale Marino. In Coppa Italia l'Udinese si ferma ai quarti di finale, eliminata dal Catania: Pepe colleziona 5 presenze e va a segno nelle due partite contro gli etnei, sia all'andata (Udinese-Catania 3-2) segnando il momentaneo 2-2 su rigore, sia al ritorno (Catania-Udinese 2-1) realizzando il gol del momentaneo vantaggio. Il 2 febbraio 2008 segna il suo primo gol con la maglia dell'Udinese in campionato, contro il Napoli al San Paolo, mettendo a segno l'unica rete dei friulani nella partita finita 3-1 per i partenopei. Chiude l'annata 2007-2008 con 33 presenze e 3 gol, l'annata 2008-2009 con 33 presenze e 4 reti, mentre il 2009-2010 con 32 presenze e 7 gol, molti dei quali avvenuti nella seconda parte di stagione. Juventus Il 9 giugno 2010 la Juventus ne ufficializza l'acquisto dall'Udinese in prestito oneroso per quasi 2,6 milioni di euro con diritto di riscatto a favore della società torinese già fissato a 7,5 milioni di euro. Esordisce in bianconero il 29 luglio 2010 in Shamrock Rovers-Juventus (0-2), nell'andata del terzo turno preliminare di Europa League. Il suo primo gol lo segna alla seconda giornata di campionato il 12 settembre nella gara interna pareggiata per 3-3 contro la Sampdoria. Chiude la stagione con 42 presenze e 6 reti fra campionato, Coppa Italia e UEFA Europa League; nonostante un'annata deludente per la squadra torinese sul piano dei risultati, Pepe è tra i migliori dei suoi e assurge immediatamente fra i beniamini della tifoseria bianconera in questa fase storica. Pepe alla Juventus nel precampionato dell'estate 2014 Il 22 giugno 2011 la Juventus comunica di aver esercitato il diritto di opzione per l'acquisizione a titolo definitivo del giocatore, versando una somma di 7,5 milioni nelle casse dell'Udinese. Inizia la stagione 2011-2012 debuttando nel nuovo stadio della Juventus segnando contro il Parma il gol del 2-0 su assist di Alessandro Del Piero (partita terminata 4-1). Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera — il primo in carriera —, chiudendo la stagione con 31 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia, persa in finale contro il Napoli, segnando 6 gol tutti nel primo torneo. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia, nell'ambito dell'inchiesta calcioscommesse, per fatti risalenti alla sua militanza nell'Udinese, in relazione alla partita Udinese-Bari (3-3). Il 3 agosto il procuratore Palazzi avanza per il giocatore la richiesta di un anno di squalifica, ma il 10 agosto viene assolto. Nel frattempo l'11 agosto, allo Stadio Nazionale di Pechino, arriva la vittoria della sua prima Supercoppa italiana, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Il 13 agosto Palazzi presenta ricorso contro la sua assoluzione, respinto il 21 dello stesso mese dalla Corte Federale. La stagione che segue, dopo aver collezionato una sola presenza in campionato (contro la Lazio il 17 novembre 2012), a causa di una lunga serie di infortuni, vince il suo secondo scudetto consecutivo dopo la vittoria per 1-0 sul Palermo del 5 maggio 2013. Si era operato il precedente 27 febbraio al muscolo semimembranoso della coscia sinistra, che gli aveva causato fastidi anche all'inizio dell'annata 2013-2014. Dopo un paio di partite con la formazione Primavera, torna in campo con la prima squadra il 18 dicembre 2013, a più di un anno di distanza dall'ultima apparizione, entrando all'81' della partita di Coppa Italia vinta per 3-0 in casa contro l'Avellino. A metà febbraio 2014 un nuovo infortunio alla coscia sinistra lo costringe a stare fuori dal campo, rendendosi disponibile per la partita del 19 aprile contro il Bologna. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo terzo scudetto consecutivo, e il giorno successivo torna in campo in campionato nella partita Juventus-Atalanta (1-0) della 36ª giornata. Chiude la stagione con la terza presenza compresa la Coppa Italia, nell'ultima giornata di campionato vinta per 3-0 sul Cagliari. Dopo una lunga assenza, dovuta a un infortunio che è peggiorato nel tempo (lesione al muscolo flessore della coscia sinistra, degenerata in calcificazione), il 15 gennaio 2015 torna in campo giocando da titolare (per la prima volta dopo tre anni) la gara degli ottavi di Coppa Italia contro il Verona, vinta dai bianconeri per 6-1; l'ultima sua presenza risaliva al 24 settembre 2014, in campionato, nella vittoria casalinga contro il Cesena (3-0), quando giocò tre minuti entrando dalla panchina. Il 23 maggio torna al goal, su calcio di rigore, contro il Napoli in casa, chiudendo il risultato sul 3-1 a favore dei bianconeri. A giugno rimane svincolato. In tutto con la maglia della Juventus in cinque stagioni ha collezionato 95 presenze e 13 gol. Chievo e Pescara L'11 agosto 2015 firma per il Chievo. Esordisce con la maglia gialloblù durante la partita di Coppa Italia persa contro la Salernitana, entrando al 37' del secondo tempo al posto di Birsa; il debutto in campionato avviene alla prima giornata, in Chievo-Lazio 4-0, sostituendo all'81' ancora Birsa. Segna il suo primo gol con i veronesi il 27 settembre, in Sassuolo-Chievo 1-1. Il 6 dicembre 2015 viene espulso per doppio giallo dopo un litigio nel finale della partita vinta col Frosinone. Il 6 gennaio 2016 segna nella gara interna contro la Roma il definitivo 3-3 su calcio di punizione: si tratta della prima rete, nella storia del calcio italiano, assegnata tramite la tecnologia di porta. Il 22 agosto 2016 si trasferisce al Pescara. Dopo solo 12 presenze (molte delle quali da subentrato) annuncia il ritiro al termine della stagione. Nazionale A livello di Nazionali giovanili, ha raccolto la sua prima chiamata azzurra nel 2001, con l'Under-17, in un 4-1 all'Inghilterra, esordio bagnato anche da un gol. Seguono 9 presenze nella Under-19, condite da 6 reti (una doppietta contro l'Olanda) e 13 con l'Under-20 (sempre sei gol e ancora con una doppietta, alla Svizzera). Debutta con l'Under-21 l'11 maggio 2004 in Italia-Polonia (3-1) e in 12 presenze riesce a segnare 2 gol. L'11 ottobre 2008, a 25 anni, esordisce in Nazionale a Sofia in Bulgaria-Italia (0-0), partita di qualificazione ai Mondiali. Il ct Marcello Lippi dopo averlo fatto esordire, lo inserisce nel gruppo e lo convoca per la Confederations Cup 2009. Fa il suo esordio nella manifestazione subentrando nella seconda partita del girone, Egitto-Italia (1-0). Il 1º giugno 2010 è stato inserito nella lista definitiva dei 23 convocati per il Mondiale 2010 in Sudafrica, durante i quali scende in campo in tutte e tre le partite degli azzurri, che vengono eliminati al primo turno. Dopo il ritiro Dopo una breve esperienza dirigenziale come team manager del Pescara, nel 2017 diventa procuratore sportivo con la SP Group di Pescara; tra i suoi assistiti spicca Gianluca Caprari, suo compagno proprio in Abruzzo. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2003-2004 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - Italia Under-20: 2002-2003
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JORGE ANDRÉS MARTÍNEZ Lo sguardo di Jorge Martínez – scrive Giulio Sala su “Hurrà Juventus dell’agosto 2010 – nei suoi primi giorni di Juve, è quello di un bambino che ha appena varcato la soglia di Disneyland. Si guarda intorno con un sorriso stupito e ammirato, consapevole che tutto quanto accadrà non potrà che riservagli piacevoli sorprese e, anche solo facendo le visite mediche, non ha quasi potuto trattenere un «Ohhh» di meraviglia.«Quando sono arrivato per me era tutto nuovo, come essere catapultato in un altro mondo. Ho visto cinque, sei dottori insieme, ho fatto molti esami ed ho visto tantissima gente lavorare per la Juve, rimanendone sorpreso. Non credevo che tante persone lavorassero per una squadra, pur se di alto livello. Le visite sono state più o meno le stesse di Catania, anche se qui ho fatto qualche esame in più, ma è proprio il primo impatto a farti capire di essere arrivato in una grande società. Qui non manca nulla, è tutto di lusso. È davvero il top».Qual è il momento del tuo primo giorno alla Juve che non dimenticherai mai?«Senza dubbio quando ho conosciuto il presidente. Ero in sede con mio zio e vedevo questa persona giovane, che passava nel corridoio e non sapevo chi fosse. È venuto da me e mi ha parlato in spagnolo, chiedendomi come stavo. A quel punto me lo hanno presentato, mi ha fatto un’impressione splendida: è molto simpatico, semplice, nonostante tutto ciò che rappresenta, per la Juve e per l’Italia».Hai accennato a tuo zio: Jorge Barrios, nazionale uruguaiano di qualche anno fa. Ti ha aiutato nella tua carriera essere un nipote d’arte?«Sicuramente. Mio zio è stato un grande calciatore. Era un centrocampista, con caratteristiche più difensive, rispetto a me. Ha giocato il Mondiale del 1986, con Francescoli e Ruben Sosa. Mi ha aiutato molto, dandomi sempre ottimi consigli, fin da quando ero piccolo. Conoscendo il mondo del calcio mi ha dato una grande mano e tuttora mi è sempre vicino».Dove inizia la tua carriera?«Nel Wanderers dove ho giocato sei anni, facendo la trafila nel settore giovanile e arrivando alla prima squadra. In quel periodo sono entrato anche nella Nazionale Under 20. Quindi sono passato al Nacional, che con il Peñarol è la squadra più importante del mio paese».Un po’ la Juve uruguaiana.«Sì, anche se la differenza è enorme. Qui siamo in Europa e già questo cambia parecchio. E poi, con tutto il rispetto per il Nacional, che è una grandissima squadra, alla quale sono molto legato, la Juve è il top dell’Europa».Hai sempre giocato sulla fascia o hai ricoperto altri ruoli in passato?«Nelle giovanili giocavo trequartista o attaccante, ma non avevo una posizione definita. Svariavo per tutto il fronte d’attacco. Nel Nacional invece ho cominciato a giocare esterno destro. Abbiamo vinto uno scudetto e in Coppa Libertadores siamo arrivati nei quarti di finale. In quel ruolo riuscii a mettermi in mostra e venni ceduto al Catania».È quella la posizione che preferisci?«Destra o sinistra non importa. Mi adatto in fretta ai ruoli, ho fatto anche il centravanti. A Catania negli ultimi tre anni ho giocato sulla destra, ma non ero solo un esterno alto. Tornavo fino alla mia area e a volte mi sono trovato a fare anche il terzino».Proprio quello che chiede Delneri.«A lui piacciono i giocatori che corrono per tutta la fascia e quando il gioco si sviluppa dalla parte opposta vuole che vada a chiudere sul secondo palo, per finire l’azione. È più o meno quello che ho sempre fatto. Al mister piace puntare sugli esterni e giocare un bel calcio. Credo che imparerò molto con lui».Com’è stato il primo impatto con il calcio italiano, tre anni fa?«Il cambiamento è stato notevole. In Uruguay non si lavora molto dal punto di vista tattico, mentre già a Catania a quest’aspetto dedicavamo un’ora al giorno, perfezionando i movimenti, sia in attacco che in fase di difesa. A quel punto ho capito perché gli italiani erano Campioni del Mondo: magari non avevano il “jogo bonito”, quello dei grandi palleggiatori del Brasile, ma erano tatticamente intelligenti. E poi, un’altra grande differenza è a livello fisico: in Italia si lavora molto dal punto di vista atletico e se non stai bene fisicamente non puoi giocare».Il passaggio ti ha fatto bene però; in tre anni a Catania, hai segnato molto di più rispetto ai sette in Uruguay.«Sì è vero, la posizione era la stessa, ma segnavo meno. Qui ho fatto 22 gol, senza per altro giocare tutte le partite, perché a volte mi sono dovuto fermare per qualche piccolo infortunio».E tra questi gol ce n’è anche qualcuno storico: basti pensare a quello contro la Roma all’ultima giornata, nel tuo primo anno a Catania. Una rete che è valsa la salvezza.«Quella giornata è stata indimenticabile: lo stadio era pieno, mancavano tre minuti alla fine della partita e la palla non voleva saperne di entrare. Poi Morimoto ha fatto una giocata ed io ero lì, nel posto giusto. Ho calciato ed è esplosa la festa. È stato sicuramente il gol più importante della mia carriera».In cosa pensi di essere migliorato in questi anni?«Appena sono arrivato, portavo troppo la palla. Me lo dicevano tutti: “Devi giocare a uno, due tocchi! Non puntare sempre l’uomo, se no ti rovini da solo”. Anche quando ero nelle giovanili mi urlavano sempre “Passa la palla!” Piano piano ho imparato».In Italia, giocatori così si chiamano “veneziane”.«In Uruguay si dice “comilon”. Viene da comer, che significa mangiare. È come dire che ti mangi la palla, tutto da solo. Volevo migliorare, perché era un mio difetto, ma non volevo eliminare del tutto quella caratteristica, perché fa parte di me, è nel mio sangue e credo che la capacità di saltare l’uomo sia anche un mio pregio. Il problema è capire quando devo farlo: prima, su 10 azioni, ci provavo 9 volte. Magari devo farlo 4 volte, ma nel modo migliore. Però sono consapevole di dover crescere ancora per diventare un grande giocatore». Lo scorso anno fa Juve ha incontrato notevoli difficoltà e qualcuna gliel’hai creata tu stesso, segnando nella vittoria del Catania a Torino. Da avversario, come ti spiegavi i problemi dei bianconeri?«Non me li spiegavo: vedevo una squadra forte e credevo che si sarebbe ripresa. Invece non riusciva a uscire da quel tunnel e non so dire perché. Il fatto è che una stagione storta può capitare. Quando la affrontavo, comunque, vedevo grandi giocatori e per questa squadra ho sempre avuto il massimo rispetto. Anche da piccolo, mi piaceva molto la maglia della Juventus, perché quella del Wanderers è uguale, a strisce bianconere. E poi, quando sono approdato nella Nazionale maggiore, c’era Paolo Montero, che arrivava sempre dall’Italia con un bagaglio grande, pieno di scarpe della Nike e maglie della Juventus, che regalava a tutti».E immenso Montero! A Torino è ancora un mito, lo sai?«Lo è anche per me. Con lui ho giocato una Coppa America e non la dimenticherò mai! Arrivava, chiamava noi ragazzi più giovani, che giocavamo ancora nel campionato uruguaiano, e ci riempiva di regali. Un vero fenomeno, una persona eccezionale. Di qualunque cosa tu avessi bisogno, lui era a disposizione. Per noi era un grande personaggio e non volevamo disturbarlo, sommergendolo di domande. Era lui invece a parlarci e a chiederci come andavano le cose in Uruguay. Giocatori come lui sono fondamentali in una squadra, sia fuori che dentro al campo. Del resto lo conoscete: ha una personalità straordinaria».La tua è stata un’estate particolare: prima la delusione per la mancata convocazione ai Mondiali, poi la gioia per la chiamata in bianconero.«È vero: quando non sono stato convocato, ci sono rimasto male. Non ero sicuro di andare al Mondiale, ma nutrivo più di una speranza, anche perché avevo disputato una buona annata, segnando gol importanti. Invece sono rimasto fuori ed ero un po’ triste e arrabbiato. Sono andato a casa mia, in Uruguay, e due giorni dopo era il compleanno di mia figlia Lara, che ha cinque anni. Così abbiamo festeggiato ed ho dimenticato la delusione. Dopo due, tre settimane, ha iniziato a circolare la notizia che la Juve si stava interessando a me. Ho pensato: “Cavolo, la Juve!” e anche gli amici, hanno iniziato a telefonarmi: “Vai alla Juve, grande!” mi dicevano. “Calma, rispondevo io, non c’è ancora nulla di sicuro”. Del resto non volevo illudermi, ma anche solo il fatto che il mio nome fosse accostato a una squadra del genere per me era una grande soddisfazione. Poi è successo e la delusione per il Mondiale mancato è sparita, lasciando spazio a una gioia immensa».Purtroppo, El Malaka (soprannome affibbiatogli dallo zio Jorge Barrios) deluderà tutte le aspettative e del suntuoso e decisivo giocatore di Catania non resterà che un triste e lontanto ricordo.Certo, Jorge non è nemmeno fortunato. Basti pensare che il giorno del suo esordio in maglia bianconera, a Bari, coincide con la sconfitta della Juve e un grave infortunio che lo terrà lontano dal campo per più di un mese.Non solo: il 30 ottobre, nella partita vinta 2-1 con il Milan, subisce una frattura al secondo metatarso del piede destro ed è costretto a stare fuori per altri tre mesi. Rientra il 16 gennaio 2011, nella gara interna vinta 2-1 contro il Bari giocando solo una mezzora. L’allenatore juventino Delneri, legato al 4-4-2, prova a schierare Martínez come esterno di sinistra ma Jorge non riesce a esprimersi come potrebbe e, spesso, è costretto a guardare le partite dalla panchina o dalla tribuna.Al termine della deludente stagione, colleziona solamente una ventina di partite senza segnare nemmeno una rete.Nonostante l’arrivo di Conte, per El Malaka non c’è più spazio e il 29 agosto 2011 è ufficializzato il suo passaggio in prestito al Cesena. Non lo rivedremo più a Torino, se non in veste di avversario. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/jorge-martinez.html
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JORGE ANDRÉS MARTÍNEZ https://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Andrés_Martínez Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 05.04.1983 Ruolo: Attaccante Altezza: 181 cm Peso: 80 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: El Malaka Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 15.05.2011 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 20 presenze - 0 reti Jorge Andrés Martínez Barrios, noto semplicemente come Jorge Martínez (Montevideo, 5 aprile 1983), è un ex calciatore uruguaiano, di ruolo attaccante. Jorge Martínez Nazionalità Uruguay Altezza 181 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2022 Carriera Giovanili 1998-2000 Wanderers (M) Squadre di club 2000-2006 Wanderers (M) 134 (23) 2006-2007 Nacional 43 (9) 2007-2010 Catania 86 (22) 2010-2011 Juventus 20 (0) 2011-2012 Cesena Nazionale 2003 Uruguay U-20 5 (1) 2003-2019 Uruguay 99 (36) Palmarès Copa América Bronzo Perù 2004 Club career 07/2014 - 12/2017 Juventud Forward 07/2013 - 06/2014 Novara Calcio Forward 07/2012 - 06/2013 CFR Cluj Forward 08/2011 - 06/2012 AC Cesena Forward 07/2010 - 08/2011 Juventus Forward 07/2007 - 06/2010 Calcio Catania Forward 01/2006 - 06/2007 Nacional Midfielder 01/2000 - 12/2005 Montevideo Wanderers Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/jorge-martinez/ Biografia In patria è conosciuto come El Malaka, soprannome affibbiatogli dallo zio Jorge Barrios: è una parola greca che significa "pazzia" o "genio", nell'accezione positiva del termine. È appassionato di pallacanestro. La sua carriera, dal momento del passaggio dal Catania alla Juventus, è stata condizionata da numerosi infortuni muscolari alle gambe, che ne hanno limitato le presenze con i club e con la Nazionale uruguaiana. Carriera Club In Uruguay La carriera di Jorge Martínez inizia nel Montevideo Wanderers, formazione della capitale uruguaiana, nel 2000. Nella stagione 2000-2001 il club, che milita nel campionato uruguaiano di seconda divisione, vince il campionato e viene promossa nella massima divisione. Il talento del giovane giocatore viene notato da molti osservatori, tuttavia nel 2003 colleziona solamente 7 presenze senza mai segnare. Il rilancio avviene nei due anni successivi, che lo portano nel 2005 ad essere ingaggiato dal Club Nacional de Football. Nel Nacional, Martínez mostra le proprie qualità anche a livello internazionale giocando la Copa Libertadores e la Copa Sudamericana, ma risulta incostante nelle prestazioni. Con il Nacional vince anche il campionato uruguaiano alla sua prima stagione, la 2005-2006. Catania A partire dalla stagione 2007-2008 gioca nel Catania, esordendo in Serie A il 2 settembre 2007 in Catania-Genoa 0-0 subentrando al 57' al posto di Takayuki Morimoto. Ha realizzato il suo primo gol in Serie A il 26 settembre in Catania-Empoli (rete decisiva per la vittoria della sua squadra). Il 18 maggio 2008, ultima giornata di campionato, il Catania gioca contro la Roma; in classifica i rossazzurri sono davanti di due punti rispetto al Parma e di tre sull'Empoli, con il quale sono però in deficit negli scontri diretti: le tre squadre lottano in zona retrocessione e solo una delle tre può salvarsi. Dopo il vantaggio dei romanisti con Vučinić, all'85' Martínez pareggia permettendo alla squadra etnea di superare l'Empoli, che, vincendo con il Livorno, pur essendo a pari punti era al momento virtualmente salvo. Questa rete è ancor più fondamentale perché la partita è stata considerata tra le più importanti tra quelle giocate al "Massimino". La stagione successiva è un titolare fisso della squadra, giocando alternativamente come prima e come seconda punta; a fine stagione i gol saranno otto. Il 2009-2010 è probabilmente l'annata che lo ha visto maggiormente protagonista nel campionato di Serie A e nel Catania: con la nona rete, siglata alla ventottesima giornata contro l'Inter che ha sancito il risultato finale di 3-1 per i rossazzurri, ha superato il suo record assoluto di gol stagionali. Juventus e vari prestiti Il 28 giugno 2010 viene acquistato dalla società torinese per 12 milioni di euro[7]; è stata la seconda miglior plusvalenza realizzata della gestione Antonino Pulvirenti, fruttando 10 milioni di euro alla società etnea. L'esperienza si rivela però sfortunata e fallimentare, complici infortuni, scelte tecniche e la difficile stagione dei bianconeri (alla fine settimi e fuori anche dall'Europa League): il giocatore totalizza 20 presenze nella stagione sotto la Mole (14 in campionato, 1 in Coppa Italia e 5 in Europa League). Con l'arrivo di Conte nella stagione successiva sulla panchina bianconera, Martínez finisce ai margini della rosa. Il 29 agosto 2011 viene ufficializzato il suo passaggio in prestito al Cesena. Anche qui trova grandi difficoltà e totalizza appena 13 presenze in campionato, in una stagione caratterizzata anche da numerose assenze per infortunio. Il 3 settembre 2012 viene ceduto, sempre in prestito, al Cluj, nella massima serie rumena. A fine stagione non disputa nemmeno una partita ufficiale e rientra alla Juventus, ma non viene convocato per il ritiro estivo della squadra torinese. Il 2 settembre 2013 viene nuovamente ceduto in prestito, stavolta al Novara, dove gioca soltanto l'ultima mezz'ora della gara di ritorno del playout contro il Varese (2-2). Il 14 agosto 2014 passa alla Juventud con la formula del prestito. La Juventus, in seguito, gli prolunga di una stagione il contratto (fino al giugno 2016) dopo la decisione di decurtarsi lo stipendio del 50%, in modo da spalmare l'impatto del suo costo su più stagioni. A distanza di 5 anni dall'ultimo gol, l'8 marzo 2015 mette a segno il gol partita contro il Cerro. Il 30 giugno 2016, dopo 6 anni, scade il contratto che lo lega alla Juventus restando dunque svincolato. Nazionale Conta 18 presenze nella Nazionale maggiore dell'Uruguay e quattro gol. Prende parte alla Copa América 2004 che la Celeste chiude al terzo posto. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato uruguaiano: 1 - Nacional Montevideo: 2006
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LUCA TONI GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 2011 «La Juve è un sogno». Sentire queste parole da un tifoso, o da un giocatore alle prime armi, appare scontato e quasi non fa più effetto. Se a pronunciarle però è uno che ha alzato la Coppa del Mondo, ha vinto la Scarpa d’Oro, è stato due volte campione di Germania, capocannoniere in Bundesliga, in Serie A e, per non farsi mancare nulla, anche in B, beh, effetto né fa, eccome. E Luca Toni quelle parole le ripete più volte, perché anche uno come lui, che dalla vita e dalla carriera ha avuto tutto, continua a inseguire sogni. Quello di vestire il bianconero, lo cullava sin da bambino. Quando, tirando i primi calci, già giocava centravanti e stravedeva per Van Basten, ma aveva le maglie di Platini e Boniek: «Le aveva regalate mio padre a me e mio fratello. La mia è sempre stata una famiglia di grandi juventini...». Così, dopo aver seminato gol in Italia e in Europa, quando si è presentata l’occasione di trasferirsi a Torino, non ha esitato un attimo. Anzi, si è addirittura abbassato lo stipendio. Il che, di questi tempi, non è cosa da tutti: «Quello non è stato un problema. Appena iniziato il calcio mercato il mio procuratore mi ha parlato di questa opportunità e gli ho subito detto di fare tutto il possibile per condurre in porto la trattativa. Nella mia carriera ho guadagnato a sufficienza e il prestigio della Juve non ha prezzo: è la squadra con più tifosi e già questo dice molto. Io poi sono di Modena e vedo l’affetto che in Emilia si prova per questi colori. La Juve ha un fascino unico, è la Signora del calcio». – Questa è musica per i tifosi bianconeri! E una testimonianza delle tue grandi motivazioni. Peccato però che i buoni propositi si siano subito scontrati con l’infortunio patito contro il Catania... «Peccato davvero. Farsi male subito è davvero brutto, soprattutto perché sono arrivato a Torino con tanta voglia di fare bene e di poter aiutare questo gruppo a disputare un grande campionato. Purtroppo gli infortuni fanno parte del nostro lavoro e il mio per fortuna non è grave. La voglia di cui parlavo però c’è ancora, dunque ora non resta che ripartire». – Nella prima partita, contro il Napoli hai subito fatto vedere di poter dare una mano importante alla squadra. Avevi anche segnato un gol regolarissimo. «Si vede che il periodo non era fortunato... non mi hanno dato un gol che era obiettivamente difficile da annullare, perché anche al rallentatore è complicato stabilire che io abbia fatto fallo, figuriamoci a velocità normale. L’area era affollata, io ero davanti al portiere e onestamente non so cos’abbia visto l’arbitro... Pazienza, ormai è andata, ma è un peccato, perché in quel momento è cambiata la partita. Molte gare vengono decise dagli episodi e a Napoli, da quel punto di vista, non ci è certo andata bene». – Terminata quella partita, che reazione hai visto da parte dei compagni? «Conosco già da tempo molti ragazzi di questo gruppo perché con loro ho condiviso anni stupendi in Nazionale e sapevo che, dopo quella sconfitta, ognuno di loro aveva il desiderio di dimostrare che la vera Juve non è quella vista al San Paolo. Ho visto una grande rabbia e, infatti, dopo quella gara, sono arrivate due vittorie». – Com’è stato il primo impatto con la tua nuova squadra? «Ho ritrovato l’organizzazione del Bayern, che è un po’ la Juve di Germania. Arrivato qui ho ritrovato quel livello, il top assoluto, dove i giocatori possono esprimersi al massimo». – In effetti, lasciare un club come il Bayern non dev’essere stato semplice... «Ho vissuto due ottime stagioni anche a livello personale. Ho vinto subito la classifica dei cannonieri e anche l’anno successivo sono andato bene segnando 20 gol tra campionato e coppa, pur non giocando al meglio per diverso tempo, a causa di un infortunio al tendine. Il fatto è che il Bayern è una di quelle società che spendono molto e se non si vince si cambia. Siamo arrivati secondi per un punto e dunque la società ha deciso di terminare il rapporto con Klinsmann e di affidarsi a Van Gaal, con cui non ho mai legato». – Già, Van Gaal. Proprio non ti considerava, eppure sei un campione del mondo! In effetti l’impressione è che in molti tra gli addetti ai lavori abbiano dimenticato un po’ troppo in fretta quanto siete riusciti a fare nel 2006... «È vero. Il fatto è che, prima di iniziare quel Mondiale chiunque ci massacrava: noi invece abbiamo vinto, mettendo un po’ tutti a tacere. Dopo Berlino, ci hanno esaltato talmente tanto che molta gente non vedeva l’ora di “buttarci giù”. Io credo che in Italia ci siano molti giornalisti bravi, ma anche tanti che pensano solo a polemizzare, perché fa audience e fa vendere ì giornali. E farlo tirando in mezzo un campione del mondo ha molta più risonanza. Da parte della gente invece c’è sempre stata molta gratitudine. Andando in giro mi fermano tifosi di qualsiasi squadra che ancora mi ringraziano per quel fantastico 2006 e si complimentano anche per quanto sono riuscito a fare in carriera». – Com’è stato ritrovare il calcio italiano? «Qui, rispetto alla Germania è tutto più esasperato, ci sono molte più pressioni. Io però sono molto istintivo e avevo voglia di rimettermi in gioco. Così ho accettato la proposta della Roma. Anche lì ero partito bene, mi sono poi dovuto fermare per due mesi a causa di un infortunio, ma sono tornato e alla fine abbiamo accarezzato il sogno di completare una clamorosa rimonta». – Dopo mezza stagione però hai subito cambiato squadra. Perché? «A Roma avevo fatto bene, lì però c’è Francesco Totti e lui vuole fare la prima punta, così ho pensato di andare in un’altra squadra per giocare con più continuità. Si è presentata l’occasione di trasferirsi al Genoa, che allora era allenato da Gasperini e giocava un calcio molto offensivo, dove un attaccante aveva la possibilità di divertirsi. Purtroppo c’è stata una serie di infortuni delle altre punte che hanno fatto sì che giocassi spesso da solo in questi mesi. Essendo un attaccante d’area per me era difficile esprimermi a certi livelli, in una squadra molto difensiva. Poi è cambiato l’allenatore, Gasperini è andato via e con il nuovo (Ballardini ndr) non c’era un buon feeling. Per mia fortuna c’è stata la possibilità di venire alla Juventus e l’ho colta al volo». – Cosa serve alla Juve per compiere il definitivo salto di qualità? «Due o tre risultati positivi che possano dare entusiasmo. In questa squadra ci sono molti giovani e se le cose girano per il verso giusto loro possono acquisire sicurezza e dare un contributo ancor più importante. Forse la Juve ha qualcosa in meno rispetto a Inter e Milan, ma non sempre vince la squadra più forte. Conta molto il gruppo, conta la voglia... E poi qui c’è un’ossatura giovane e già di grande qualità, basti pensare che la coppia di centrali di difesa è quella della Nazionale... Sono convinto che in futuro possa tornare la Juve degli anni d’oro». È durata solamente un anno l’avventura di Luca Toni alla corte bianconera, ma ha lasciato il segno fra i tifosi. L’ex campione del Mondo arriva a Torino in una Juve in piena crisi di identità e di risultati. L’esordio con la maglia bianconera numero 20 avviene il 9 gennaio, a Napoli. La Juve è sconfitta nettamente per 3-0, ma Luca riesce a mettersi in evidenza. Sarebbe suo, infatti, il gol del pareggio se non fosse inspiegabilmente annullato dall’arbitro. L’appuntamento con la rete è rinviato di un mese: 5 febbraio, Cagliari. La Juventus sta vincendo per 2-1, grazie ad una doppietta di Matri (anche lui arrivato nel mercato di gennaio). A pochi minuti dalla fine, su un preciso cross di Barzagli, Luca svetta di testa e batte l’incolpevole portiere isolano. È la rete della sicurezza, che fissa il punteggio sul 3-1 per i bianconeri. Ma il vero momento di gloria avviene domenica 10 aprile 2011. Si gioca al Comunale, all’ora di pranzo, contro il Genoa. La partita è tanto bella quanto rocambolesca. Grifoni in vantaggio grazie a un’autorete di Bonucci. Un’altra autorete, questa volta del genoano Rossi, riporta le squadre in parità nella ripresa. Due minuti dopo, Floro Flores riporta in vantaggio il Genoa. Nemmeno il tempo di esultare e Matri pareggia. Mancano 7 minuti alla fine: Toni, entrato in campo da poco, sfrutta un lancio in profondità, si difende dal contrasto con l’amico-avversario Dainelli e deposita il pallone in rete. È la rete della vittoria, il classico gol dell’ex. Ancora qualche presenza e il campionato finisce: 15 presenze 2 reti, non male come bottino. L’estate porta tante novità a Torino. Arriva Antonio Conte come allenatore, viene inaugurato il nuovo stadio. E proprio questo giorno di festa vede Toni come protagonista. Nell’amichevole che segue la cerimonia, contro il Notts County, è proprio lui a segnare il primo gol della Juventus nel nuovo stadio. «È stata una bella emozione e sono felice di aver segnato in quella serata». Se il buongiorno si vede dal mattino, per Luca si prospetta una stagione piena di soddisfazioni. Non sarà così: il gioco di Conte prevede che i tre attaccanti spazino lungo tutto il fronte dell’attacco bianconero. Toni non ha queste caratteristiche, essendo diventato un vero centravanti dell’area di rigore e i 35 anni non gli permettono uno spreco di energie così grande. Logico che le porte del campo si chiudano inesorabilmente: a parte qualche sporadica panchina, il posto fisso dell’attaccante modenese è la tribuna. Nel gennaio 2012 firma un contratto con l’Al-Nasr di Dubai, allenato da Walter Zenga. «L’affetto dei tifosi bianconeri fa piacere, anche se sono stato poco ho lasciato un bel ricordo. Ho vissuto delle soddisfazioni, anche se non tantissime. Il 100° gol in Serie A l’ho fatto con la Juve e quello resterà per sempre». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/02/luca-toni.html
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LUCA TONI https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Toni Nazione: Italia Luogo di nascita: Pavullo nel Frignano (Modena) Data di nascita: 26.05.1977 Ruolo: Attaccante Altezza: 193 cm Peso: 88 kg Nazionale Italiano Soprannome: Toni e Fulmini - Rombo di Toni Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 09.01.2011 - Serie A - Napoli-Juventus 3-0 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 15 presenze - 2 reti Campione del Mondo 2006 con la nazionale italiana Luca Toni (Pavullo nel Frignano, 26 maggio 1977) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Con la nazionale italiana è diventato campione del mondo nel 2006. Considerato uno dei migliori centravanti italiani della sua generazione, è salito alla ribalta nazionale con il Palermo, con cui ha vinto un campionato di Serie B nella stagione 2003-2004 e il titolo di miglior marcatore del torneo cadetto di quell'anno. Nel 2005 si è trasferito alla Fiorentina, dove ha militato per due stagioni ed è diventato il primo giocatore italiano a vincere la Scarpa d'oro, ottenuta dopo il titolo di miglior marcatore di Serie A nel campionato 2005-2006. Nel 2007 è stato acquistato dal Bayern Monaco, con cui ha conquistato un campionato tedesco, una Coppa di Germania e una Coppa di Lega tedesca nella stagione 2007-2008, oltre a vincere un titolo di capocannoniere di Bundesliga (2007-2008) e di Coppa UEFA (2007-2008). Dopo alcune esperienze in Italia e all'estero, ha chiuso la carriera nel Verona, vincendo un altro titolo di miglior marcatore di Serie A nella stagione 2014-2015, che lo rende il più anziano capocannoniere della storia della Serie A (38 anni e 4 giorni) e unico con la maglia dell'Hellas Verona. Con la nazionale italiana, dal 2004 al 2009, ha partecipato a un campionato mondiale (2006), vincendolo, un campionato europeo (2008) e una Confederations Cup (2009). Luca Toni Toni nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 193 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1º luglio 2016 Carriera Giovanili 1990-1991 Officine Meccaniche Frignanesi 1991-1994 Modena Squadre di club 1994-1996 Modena 32 (7) 1996-1997 Empoli 3 (1) 1997-1998 Fiorenzuola 26 (2) 1998-1999 Lodigiani 31 (15) 1999-2000 Treviso 35 (15) 2000-2001 Vicenza 31 (9) 2001-2003 Brescia 44 (15) 2003-2005 Palermo 80 (50) 2005-2007 Fiorentina 67 (47) 2007-2010 Bayern Monaco 60 (38) 2010 → Roma 15 (5) 2010-2011 Genoa 16 (3) 2011-2012 Juventus 15 (2) 2012 Al-Nasr 8 (3) 2012-2013 Fiorentina 27 (8) 2013-2016 Verona 95 (48) Nazionale 2004-2009 Italia 47 (16) Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Biografia Nato a Pavullo nel Frignano, è originario di Stella, frazione di Serramazzoni. È legato sentimentalmente dal 2003 alla modella Marta Cecchetto, con la quale si è sposato il 9 settembre 2017 tra le colline toscane vicino Fiesole e dalla quale ha avuto i figli Bianca, nata il 20 giugno 2013, e Leonardo, nato il 30 luglio 2014; il 1º giugno 2012 il primogenito della coppia è nato morto. Nel 2019 ha esplicitato idee politiche di centro-destra e si è detto essere un sostenitore di Matteo Salvini, partecipando attivamente a iniziative elettorali del segretario della Lega. Vicende giudiziarie Per non aver pagato la tassa ecclesiastica, nel 2007, in vigore in Germania, il 25 marzo 2015 è condannato al versamento di 1,7 milioni di euro (debito di 1,5 milioni più 200.000 euro di interessi); a seguito del ricorso, il 23 dicembre 2015, la Corte d'appello di Monaco di Baviera ha condannato con sentenza definitiva i suoi commercialisti tedeschi, riconosciuti colpevoli di non averlo adeguatamente informato, a corrispondere a Toni 1,25 milioni di euro come risarcimento danni, riducendo così la somma dovuta dal calciatore a 450.000 euro. Nella cultura di massa Nel 2009, mentre giocava nel Bayern Monaco, gli è stata dedicata la canzone Numero Uno, interpretata da Matze Knop, conduttore televisivo tedesco. La canzone in Germania è diventata un tormentone rimanendo in classifica per nove settimane. Nel 2011 recita nel videoclip Eroi della band emiliana Controtempo, interpretando il ruolo di allenatore di una squadra di atleti disabili. Caratteristiche tecniche Era una prima punta forte fisicamente, abile nel gioco aereo e nel proteggere il pallone. Dotato di grande carisma, tirava bene con entrambi i piedi ed era un ottimo realizzatore. Ha eseguito nel corso della sua carriera anche diversi gol in acrobazia. Era noto anche per il caratteristico gesto con il quale esultava ogni volta che segnava un gol, che consisteva nel ruotare la mano destra a coppa in senso orario in prossimità dell'orecchio destro, movimento nato quando militava nelle file del Palermo. Carriera Giocatore Club Gli inizi Dopo una stagione alle Officine Meccaniche Frignanesi (1990-1991), Toni crebbe nelle giovanili del Modena dove, a 13 anni, nella squadra Giovanissimi venne allenato dal brasiliano Chinesinho, già campione d'Italia con la Juventus. Con i modenesi ha anche esordito in prima squadra il 19 marzo 1995, in Serie C1, in Alessandria-Modena (1-1), nella seconda parte dell'annata 1994-1995 per decisione dell'allenatore Luigi Mascalaito. In totale, raccolse 7 presenze, segnando 2 reti che erano state una doppietta realizzata in casa del Fiorenzuola (2-2), suo futuro club. Il Modena fu però costretto, al termine della stagione regolare, ad arrendersi alla legge dei play-out per non retrocedere. Toni prese parte anche alle due partite degli spareggi, disputati contro la Massese (0-2 a Modena e 2-2 a Massa, con un altro gol), non riuscendo a evitare il declassamento, tuttavia annullato, grazie al ripescaggio dopo l'esclusione del Crevalcore. Nel 1995-1996, confermato in vista del successivo torneo di C1, ottiene la permanenza con un bottino personale di 5 marcature. Passa quindi, in compartecipazione, al neopromosso Empoli in Serie B (3 partite nella Serie B 1996-1997, con il primo gol realizzato nei cadetti nella partita pareggiata 1-1 contro il Ravenna), che poi avrebbe ottenuto una seconda promozione consecutiva in Serie A con Luciano Spalletti in panchina. Definitivamente riscattato dai toscani, nel 1997, a 20 anni, passa al Fiorenzuola, sempre con la formula della compartecipazione, ritornando in Serie C1 e disputando 26 partite con 2 gol; è spesso relegato a riserva da Alberto Cavasin e, a causa della stagione negativa, medita il ritiro dal calcio. Nel 1998 andò in comproprietà alla Lodigiani, in Serie C1. Voluto dal dirigente Rinaldo Sagramola, con la squadra romana allenata dal tecnico Guido Attardi siglò 15 gol in 31 partite di campionato. Dopo questa buona stagione, l'Empoli lo riscattò per 600 milioni di lire e lo cedette al Treviso in Serie B, dove nella stagione 1999-2000 avvenne la sua esplosione a livello nazionale e realizzò 15 gol in 35 presenze. Vicenza Toni in azione al Vicenza nella stagione 2000-2001 Gli furono quindi aperte le porte della massima serie e fu acquistato dal neopromosso Vicenza, voluto ancora una volta da Sagramola, nel frattempo passato anche lui in biancorosso. L'esordio in Serie A è avvenuto il 1º ottobre 2000, a 23 anni, nella partita persa contro il Milan per 2-0. Nella sua stagione di esordio ha segnato 9 gol in 31 partite, che comunque non sono bastati alla squadra veneta per evitare la retrocessione. Brescia Nel luglio del 2001 passò al Brescia per 30 miliardi di lire e fu l'acquisto più costoso nella storia del Brescia. Con i lombardi allenati da Carlo Mazzone è rimasto due anni, disputando una buona prima stagione condita da 13 gol, mentre la seconda si conclude con un misero bottino di 2 gol e un lungo infortunio. Il suo bilancio finale nei campionati disputati con le rondinelle è di 15 reti in 44 partite. Palermo Toni esulta per il Palermo nella stagione 2003-2004 Acquistato dal Palermo del Presidente Zamparini nel giugno del 2003, ad appena 26 anni accetta di scendere di categoria, dato che la squadra doveva disputare il campionato di Serie B. Di questo torneo è stato capocannoniere con 30 gol in 45 partite, aiutando la squadra siciliana a essere promossa nel massimo livello con il primo posto nella Serie B 2003-2004; dei rosanero diventa il giocatore più prolifico in una singola stagione. Con i siciliani ha disputato anche l'edizione seguente in Serie A, segnando 20 gol in 35 partite e contribuendo in maniera fondamentale alla conquista del 6º posto finale in classifica, a qualificarsi quindi per la Coppa UEFA. In questa stagione è riuscito inoltre a confermarsi nella massima serie. Frattanto era entrato nel giro della rappresentativa nazionale. Fiorentina Toni in azione con la Fiorentina nella stagione 2005-2006 Nell'estate del 2005 passa dal Palermo alla Fiorentina per 10 milioni di euro. Il 27 agosto, giorno del suo esordio, segna su calcio di rigore il suo primo gol con la maglia viola, contribuendo alla vittoria sulla Sampdoria per 2-1. Nel gennaio 2006 si aggiudica il Telegatto come miglior sportivo. A fine stagione si laurea capocannoniere del campionato con 31 gol, superando il record di gol in una sola stagione nella Fiorentina di Kurt Hamrin e Gabriel Omar Batistuta che si fermarono a quota 26; vince la Scarpa d'oro, divenendo il primo italiano in assoluto a vincerla. I viola arrivano quarti in campionato (74 punti), ma dopo la sentenza post Calciopoli terminano noni a 44 punti (-30). La stagione successiva accusa qualche fastidio fisico, che lo costringe a saltare diverse partite. Realizza comunque 16 reti in 29 presenze. Bayern Monaco Il 30 maggio 2007 si trasferisce alla società tedesca del Bayern Monaco per 11 milioni di euro. A 30 anni lascia dunque l'Italia e viene presentato alla stampa l'8 giugno, insieme al futuro compagno e nuovo acquisto del Bayern Franck Ribéry. L'esordio di Toni in Bundesliga con il Bayern Monaco avviene l'11 agosto contro l'Hansa Rostock, in cui segna, al 13', il suo primo gol in Germania, contribuendo al 3-0 finale. Il 20 settembre esordisce anche nelle coppe europee, giocando in Coppa UEFA contro il Belenenses; in questa gara segna l'unico gol che consente al Bayern di vincere la partita. Sempre in Coppa UEFA risulta decisivo nei quarti di finale, il 10 aprile 2008, contro il Getafe: segna nel secondo tempo supplementare il terzo gol per il Bayern Monaco che consegna nei minuti finali la qualificazione ai bavaresi, sconfitti poi in semifinale. Toni al Bayern Monaco nella stagione 2008-2009 Il 19 aprile 2008 segna una doppietta che risulta decisiva nella finale della Coppa di Germania contro il Borussia Dortmund. Alla vigilia di questa partita l'allenatore Ottmar Hitzfeld lo definisce «un animale da gol che non vuole mai riposare». Il 4 maggio 2008, grazie allo 0-0 contro il Wolfsburg, il Bayern Monaco diventa campione di Germania. Chiude la stagione laureandosi capocannoniere della Bundesliga con 24 reti e della Coppa UEFA con 10 reti (39 reti totali, tra campionato, coppa UEFA e coppa di Germania). Nella stagione successiva assomma 25 presenze e 14 reti in campionato, 2 (1) in Coppa di Germania e 8 (3) in Champions League. Infortunato per tutto il precampionato dell’estate 2009, il 18 settembre è sceso in campo con la seconda squadra militante in terza serie, che ha perso per 5-0 contro lo Jahn Regensburg. Tra settembre e dicembre 2009 collezionerà solo 8 presenze totali e 1 gol, anche a causa di un rapporto conflittuale con l'allenatore Louis Van Gaal. Roma Il 31 dicembre 2009 il Bayern Monaco, che a fine stagione vince campionato e coppa nazionale, ufficializza il passaggio del giocatore in prestito gratuito, sino al 30 giugno 2010, alla Roma. Esordisce con la formazione capitolina il 6 gennaio 2010, subentrando a Mirko Vučinić negli ultimi minuti della gara di campionato Cagliari-Roma. Il 17 gennaio 2010 segna una doppietta contro il Genoa, ovvero i suoi primi gol in giallorosso. Chiude la stagione con 5 gol complessivi, tra cui uno all’Inter sotto la Curva Sud (2-1) in un match molto importante nella lotta scudetto. Gioca da titolare la finale di Coppa Italia persa per 1-0 contro i nerazzurri. Rientrato al Bayern Monaco per fine prestito, il 16 giugno 2010 risolve consensualmente il suo contratto con i tedeschi. Genoa Il 6 luglio 2010 il Genoa lo acquisisce a titolo definitivo dal Bayern Monaco: Toni firma un contratto con la squadra rossoblù per circa 4 milioni di euro a stagione, ingaggio che ne fece, all'epoca, il giocatore più pagato nella storia del club. Segna il suo primo gol con la maglia del Genoa a Parma su calcio di rigore nella 3ª giornata di campionato disputata il 19 settembre 2010. Il 20 ottobre realizza una doppietta in Coppa Italia contro il Grosseto Calcio e, il 24 novembre successivo, contro il Vicenza. Rimasto al Genoa fino al gennaio 2011, coi rossoblù scende in campo per un totale di 16 volte in campionato e due volte in Coppa Italia, realizzando complessivamente sette gol. È sottoposto a contestazioni dal pubblico genoano e dal Presidente Enrico Preziosi. Quest'ultimo, pubblicamente, a mezzo stampa nazionale, dichiara a fine anno: «Un voto a Toni? 3. Come i gol fatti in campionato.». Juventus Toni in azione alla Juventus nell'estate 2011 Il 7 gennaio 2011 la Juventus raggiunge l'accordo con il Genoa per l'acquisizione a titolo gratuito del giocatore, nella stessa sessione invernale di calciomercato. Esordisce in Serie A due giorni dopo, giocando titolare nella partita in trasferta contro il Napoli, dove la Juventus perde per 3-0. Il 5 febbraio mette a segno il 100º gol in Serie A e il primo gol in bianconero nella trasferta contro il Cagliari vinta per 3-1 dai bianconeri. Chiude la seconda parte di stagione con 14 presenze e 2 reti in campionato e una presenza in Coppa Italia per un totale di 15 presenze e 2 gol. La stagione successiva viene relegato ai margini della squadra futura campione, in quanto non facente parte dei piani tecnici del nuovo allenatore Antonio Conte. Ha segnato tuttavia il primo gol in assoluto allo Juventus Stadium nella partita amichevole contro il Notts County (1-1), che ha inaugurato l'impianto l'8 settembre 2011. Al Nasr e ritorno alla Fiorentina Il 30 gennaio 2012 si trasferisce a titolo definitivo all'Al Nasr di Dubai. All'esordio con la nuova maglia segna il gol del 2-1 decisivo per la vittoria esterna contro l'Ajman nella 13ª giornata di UAE League. Il 7 marzo debutta anche nella Champions League asiatica nella prima partita della fase a gironi persa per 1-0 in trasferta contro gli iraniani del Sepahan. A fine stagione, dopo 13 presenze e 5 gol segnati, 8 (3) in UAE Pro-League, 2 (2) in Etisalat Emirates Cup e 3 (0) in AFC Champions League, risolve consensualmente il contratto con la squadra araba. Il 31 agosto 2012, ultimo giorno di calciomercato, a 35 anni viene tesserato da svincolato dalla Fiorentina allenata da Vincenzo Montella, tornando così a vestire la maglia viola a cinque anni dalla sua ultima partita coi toscani. Segna il suo primo gol dal ritorno a Firenze all'esordio, dopo 87 secondi, in occasione della terza giornata di campionato, contro il Catania (vittoria per 2-0). Chiude la stagione con 8 reti in 27 presenze di campionato. Verona Dopo la scadenza del contratto con la Fiorentina, nell'estate 2013, a 36 anni, firma per il Verona. Il 24 agosto, nella prima giornata di campionato, segna la doppietta con cui gli scaligeri rimontano il Milan. Chiude il torneo con 20 marcature, superando i record di Gianni Bui e Domenico Penzo (fermi a 15) per il maggior numero di gol in un singolo campionato con la formazione veneta. Il 14 dicembre 2014 disputa la sua trecentesima partita in A, segnando contro l'Udinese il 300º gol da professionista. Il 26 aprile 2015, realizzando due reti al Sassuolo, diviene il marcatore più prolifico del club in massima serie: sorpassa Mascetti, autore di 35 gol dal 1968 al 1979. Termina la sua seconda stagione al Verona come capocannoniere del campionato con 22 reti realizzate in 38 partite, al pari di Mauro Icardi. Strappa così a Dario Hübner il primato di cannoniere più longevo, risultando anche il primo giocatore dell'Hellas a vincere la classifica dei realizzatori. Inoltre, è il primo italiano a spiccare in graduatoria con due squadre diverse: in senso assoluto, condivide questo record con Zlatan Ibrahimović e Ciro Immobile. Nella sua terza e ultima stagione a Verona gioca meno, ma realizza comunque 6 reti in 23 partite di campionato. A segno nel derby veronese del 20 febbraio 2016 (gol che gli permette di eguagliare Federico Cossato nella classifica marcatori delle stracittadine), annuncia il suo ritiro nel maggio successivo. La sua ultima partita in carriera è quella vinta 2-1 contro la Juventus l'8 maggio 2016, in cui a quasi 39 anni realizza su calcio di rigore il suo 157º gol in Serie A. Nazionale Toni in nazionale maggiore durante la vittoriosa finale del campionato del mondo 2006 Dopo aver condotto il Palermo al ritorno in Serie A, fu convocato in nazionale da Marcello Lippi. Fece il suo esordio il 18 agosto 2004, a 27 anni, entrando al posto di Bazzani nel secondo tempo della partita amichevole persa 2-0 contro l'Islanda a Reykjavík. Il successivo 4 settembre, a Palermo, nella partita contro la Norvegia valida per le qualificazioni mondiali, segnò da subentrato la sua prima rete in nazionale e il gol della vittoria per 2-1. Il 7 settembre 2005, firmò una tripletta nell'incontro vinto per 4-1 contro la Bielorussia a Minsk: divenne, in tal modo, il primo calciatore della Fiorentina a segnare 3 reti in maglia azzurra. Prese parte come centravanti titolare al Mondiale 2006 vinto dall'Italia, dove realizzò una doppietta contro l'Ucraina nei quarti di finale, mentre gli fu annullato un gol nella finale vinta ai rigori contro la Francia. Al pari di Materazzi, risultò capocannoniere della squadra azzurra con 2 reti realizzate durante la manifestazione. Sotto la gestione del CT Roberto Donadoni contribuì alla qualificazione per l'Europeo 2008 con 5 reti nel girone eliminatorio, ma durante la fase finale, nella quale l'Italia fu eliminata ai quarti, non andò invece mai a segno. Tornò al gol in nazionale il 19 novembre 2008 nell'amichevole contro la Grecia (1-1) ad Atene, dopo un digiuno di nove partite iniziato dopo la marcatura al Portogallo del 6 febbraio precedente. Uscì infine dal giro della nazionale dopo la sua partecipazione alla Confederations Cup 2009 in Sudafrica, e chiuse la sua esperienza in azzurro con 16 gol in 47 presenze. Dopo il ritiro Nel giugno 2016, terminata la carriera da calciatore, rimane nei ranghi del Verona come consulente. Nel successivo settembre partecipa al corso per l’abilitazione a direttore sportivo indetto dal Settore Tecnico della FIGC: si diploma il 28 novembre. Nel frattempo è opinionista su Mediaset Premium. Da destra: Toni con gli ex colleghi Claudio Marchisio e Clarence Seedorf e la giornalista Giulia Mizzoni, al commento per Prime Video in occasione della UEFA Champions League 2021-2022. Il 28 giugno 2017 viene ufficializzata la conclusione del rapporto professionale con il Verona per attriti con il direttore sportivo Filippo Fusco. Nell’autunno successivo, inizia a seguire il corso speciale per allenatori UEFA B/UEFA A, che abilita all'allenamento di tutte le formazioni giovanili, alle prime squadre fino alla Serie C, e alla posizione di allenatore in seconda in Serie B e Serie A. Il 15 dicembre consegue la licenza. Da settembre è opinionista su TV8 per l'Europa League e il talk show “L’Italia Chiamò”. Due anni dopo diventa opinionista di 90º minuto su Rai 2. Nel settembre 2020 ottiene l'abilitazione per Allenatore Professionista di Prima Categoria - UEFA Pro. Sarà poi anche opinionista di Notti Europee e dei pre e post-partita dell’Europeo all’Auditorium del Foro Italico. Sempre nell’estate del 2021 entra a far parte della squadra dei talent di Amazon Prime Video che commenterà le gare di Champions League; manterrà anche il ruolo in Rai affiancando Paola Ferrari insieme a Lele Adani nei pre e post-partita delle partite della Nazionale. Nell’estate del 2022 entra a far parte della squadra di DAZN mantenendo il ruolo su Prime Video anche per le stagioni seguenti. Record Unico calciatore italiano insieme a Christian Vieri (in Primera División) e all'oriundo Delio Onnis (nella Division 1) ad aver vinto la classifica di capocannoniere in uno dei quattro principali campionati europei all'infuori dell'Italia (ovvero Inghilterra, Francia, Germania e Spagna). Unico giocatore italiano ad aver vinto la classifica marcatori in Bundesliga (24 reti). Primo calciatore italiano e secondo in assoluto ad aver vinto la classifica marcatori in Serie A con due maglie diverse (Fiorentina e Verona). Condivide il record con Zlatan Ibrahimović, primo a riuscirci, e Ciro Immobile. Calciatore più anziano ad aver vinto la classifica marcatori della Serie A (38 anni). Primo calciatore italiano a vincere la Scarpa d'oro, premio vinto in seguito da Francesco Totti e Ciro Immobile. Nel Brescia Calciatore più pagato della storia del club (30 miliardi di lire). Nel Verona Miglior marcatore della storia del club nella massima serie (48). Unico calciatore nella storia del club ad aver vinto la classifica marcatori della Serie A. Calciatore ad aver segnato più gol in una sola stagione nella massima serie (22). Miglior rigorista in Serie A nella storia del club insieme a Giuseppe Galderisi (12). Nel Palermo Calciatore ad aver segnato più gol in una sola stagione in assoluto e in un singolo campionato (30). Calciatore ad aver segnato più gol in un singolo campionato di Serie A (20) Nella Fiorentina Calciatore ad aver segnato più gol in una sola stagione (31). Unico calciatore ad aver vinto la Scarpa d'oro. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2003-2004 Coppa di Lega tedesca: 1 - Bayern Monaco: 2007 Campionato tedesco: 1 - Bayern Monaco: 2007-2008 Coppa di Germania: 1 - Bayern Monaco: 2007-2008 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Capocannoniere della Serie B: 1 - 2003-2004 (30 gol) (record) Capocannoniere della Serie A: 2 - 2005-2006 (31 gol), 2014-2015 (22 gol, a pari merito con Mauro Icardi) - ESM Team of the Year: 1 - 2005-2006 Guerin d'oro: 1 - 2005-2006 Pallone d'argento: 1 - 2005-2006 Scarpa d'oro: 1 - 2006 All Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006 Oscar del calcio AIC/Gran Galà del calcio AIC: 2 - Migliore cannoniere: 2006 - Squadra dell'anno: 2015 Capocannoniere della Bundesliga: 1 - 2007-2008 (24 gol) Capocannoniere della Coppa UEFA: 1 - 2007-2008 (10 gol) Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 1 - 2015 Premio nazionale Andrea Fortunato categoria calciatore: 1 - 2016 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006.[120] Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
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FABIO QUAGLIARELLA L’uomo dai gol impossibili, così è stato chiamato. «È sempre stata una mia caratteristica. Sapendo di avere un buon tiro, ci ho sempre provato, fin dalla Primavera. Sono giocate che nascono dall’inventiva, dall’istinto; del resto, nel momento in cui inizio a ragionare, vado in crisi. In un determinato momento della partita fai la pazzia e ti dici: ci provo. Magari sbagli e ti prendi gli insulti, ma quello non mi ha mai spaventato. Detto questo, firmerei per segnare tanti gol da due metri di distanza». Approda a Torino nell’agosto del 2010 che, per lui, rappresenta un ritorno. «Eh sì, sono arrivato a Torino a 13 anni, dopo aver giocato in alcune squadrette di Napoli, l’ultima delle quali lo Junior Gragnano, vicino a casa mia. Ho fatto diversi provini, uno anche con la Juve, e sono poi stato scelto dal Toro, che già mi aveva opzionato». Nato a Castellamare di Stabia il 31 gennaio 1983, si “diverte” a girovagare l’Italia solo per la gioia di poter calciare un pallone. «Per me il calcio è sempre stato una malattia, avevo un entusiasmo incredibile e non vedevo l’ora di andare via, anche se ero piccolo. Il primo anno a Torino però è stato duro, perché non giocavo praticamente mai. Così, passata l’eccitazione degli inizi, dopo due mesi lontano da casa, tutte le sere mi attaccavo al telefono per chiamare casa e parlare con i miei genitori. Se ci ripenso ora, mi rendo conto che, per quanto fossi seguito dalla società, ero da solo e potevo intraprendere qualsiasi strada e commettere degli errori dei quali poi mi sarei pentito amaramente. Per fortuna a me non interessava altro che giocare». Una dura gavetta. «E sono contento di averla fatta. Ho vissuto delle esperienze che non si possono dimenticare, giocando in campi dove, terminata la partita, ci chiudevano l’acqua e dovevamo tornare in albergo ancora vestiti da gara. Avendo conosciuto queste situazioni capisci quanto possa essere difficile vivere certe realtà che, chi non ha fatto la gavetta, non può neanche immaginare. Credo che l’essermi sudato quello che ho ora, mi abbia permesso di crescere. Naturalmente ci sono anche stati momenti brutti, come quando sono andato a Firenze, in C2, dove misi assieme solo 11 presenze. Ero giovane, ma allenarsi e non giocare è sempre dura, a qualsiasi età. Dopo sei mesi mi trasferii a Chieti, in C1, vi rimasi un anno e mezzo e le cose andarono decisamente meglio». Il giusto premio: la svolta della carriera. «I passaggi fondamentali sono due: proprio l’anno di Chieti, quando segnai diversi gol, e la stagione alla Sampdoria, che fu quella dell’esplosione. Percepivo di essere utile alla squadra, mi sentivo importante. Ne avevo proprio bisogno dopo il trauma di Ascoli. Era un contesto particolare, perché la squadra era stata ripescata in A, la società dovette cambiare un po’ di giocatori e alla fine riuscimmo a salvarci». Ricomincia il giro: prima Udine e poi Napoli, dove è accolto come un idolo. «È stata un’esperienza stupenda, perché, fin dal primo giorno, pur non avendo ancora dimostrato nulla con la maglia del Napoli, ho ricevuto un affetto enorme da parte dei tifosi: È stato un anno intenso, nel quale sono arrivato in doppia cifra e sono riuscito a togliermi delle belle soddisfazioni, in una squadra che la stagione precedente aveva faticato e che invece è riuscita a centrare la qualificazione all’Europa League. Posso immaginare che molti non abbiano capito il perché del mio trasferimento, per quanto io l’abbia spiegato più volte, ma le cattiverie che si dicono non mi toccano. Le componenti che hanno portato al mio passaggio in bianconero sono tre: la Juventus mi voleva, io ero orgoglioso del suo interessamento e, da parte del Napoli, evidentemente, non c’era grande volontà di trattenermi». A dire il vero, nemmeno i fans juventini sono molto contenti: si aspettavano un attaccante di grande prestigio, non quello che definiscono un ripiego. Tanto per peggiorare la sua situazione, Fabio non può nemmeno essere utilizzato in Europa League, avendo disputato i preliminari con il Napoli. Quagliarella non si scompone e, a suon di reti, conquista immediatamente la Torino bianconera. Si comincia con la Samp, quindi un fantastico gol di tacco a Udine («Di tacco non avevo mai segnato: Krasić mi ha dato una bella palla, ho difeso la posizione e sono riuscito a deviare nel modo migliore. Poi non ho esultato, per rispetto dei miei ex tifosi, ma quella rete entra di diritto nella classifica delle più belle che ho mai segnato»), uno nel 4-0 rifilato al Lecce, a San Siro contro il Milan di testa, poi infila il Cesena, il Brescia, il Lecce (due volte) e, infine, il Chievo in rovesciata. In totale 9 reti in 16 partite! Ma il destino è in agguato: 6 gennaio 2011, si gioca Juventus-Parma. Dopo pochi minuti si accascia a terra con un urlo lancinante: il legamento crociato anteriore destro è partito, la sua stagione è finita! E, in pratica, termina anche quella della Juve targata Delneri. La compagine bianconera, infatti, priva del suo bomber, non riesce a migliorare la posizione dell’anno prima, arrivando nuovamente settima. A nulla valgono le reti dei nuovi attaccanti: Alessandro Matri e Luca Toni. «Non mi era mai capitato di subire un infortunio del genere e la prima sensazione, che mi ha accompagnato per qualche giorno, è stata di paura. Perché non sapevo come avrei reagito, con la testa e con il fisico. La cosa che mi ha colpito di più in quei giorni è stato l’affetto della gente; mi hanno chiamato per farmi coraggio tantissimi amici e colleghi, tanti allenatori e poi tutti i compagni. Ma direi, prima di tutto, c’è stato il calore dei tifosi: i loro messaggi mi hanno aiutato tantissimo». Quando torna in campo, il 15 settembre contro il Catania, tutto è cambiato. In panchina siede Antonio Conte, è arrivato Mirko Vucinić, e Fabio è spesso relegato fra le riserve. Logico che diventi difficile per lui riprendere il normale ritmo partita, poiché Matri sta facendo bene e c’è sempre Ale Del Piero, pronto per qualsiasi evenienza. In pratica, in soli sei mesi, da bomber principe diventa la quarta scelta. Qualche sprazzo di gloria arriva ugualmente, soprattutto nel finale di stagione: i suoi gol sono decisivi per la conquista del suo primo scudetto. «Per me è il primo scudetto ed è una gioia incredibile. Siamo anche imbattuti ed è incredibile. Il pensiero va alla mia famiglia, che mi è sempre stata vicina anche nei momenti difficili. Condivido la vittoria con loro. Conte fin dall’inizio ci ha dato fiducia a rotazione e ci ha sempre motivato alla grande per farci rendere al meglio. Tutti abbiamo remato dalla stessa parte e i risultati ci hanno ripagato del lavoro e dei sacrifici». Scudetto vuol dire Coppa dei Campioni e Fabio non si fa sfuggire l’occasione: contro il Chelsea, nel debutto del girone, segna la rete del definitivo 2-2, dopo che i Blues erano stati in vantaggio per 2-0. Ancora un gol in coppa (nel 4-0 rifilato ai norvegesi del Nordsjælland), e contro il Chelsea a Torino, nel rotondo 3-0 che, di fatto, qualifica i bianconeri alla fase successiva. Segna anche contro il Celtic, nella partita di ritorno vinta per 2-0. Anche in campionato timbra più volte il cartellino: memorabile la partita di Pescara. Segna 3 gol (uno favoloso in rovesciata) e regala due assist a Giovinco e Asamoah. Al termine della stagione può festeggiare il nuovo scudetto assieme ai compagni: 35 partite e 13 reti è il suo bottino. Nonostante un buonissimo inizio di stagione (gol in Coppa Campioni al Copenaghen e al Galatasaray e a Verona contro il Chievo), i rapporti con Conte si incrinano e sono tante le partite che Fabio guarda dalla panchina o dalla tribuna. Tanto è vero che, da gennaio in poi, scende in campo solo 4 volte e per pochi minuti. Mette in bacheca il 3° scudetto consecutivo, ma la voglia di festeggiare è poca. Va da sé che Fabio decida di trasferirsi, trovando l’accordo con il Torino. Con una nota apparsa sul suo sito ufficiale la Juventus ringrazia Quagliarella per i quattro anni trascorsi assieme: «Quando nel 2010 era arrivato alla Juve, Quagliarella era un giocatore estroso, ammirato, ma ancora in cerca di una definitiva consacrazione. Ora, dopo quattro stagioni e soprattutto, tre scudetti e due Supercoppe Italiane, chiude la sua avventura in bianconero da campione affermato». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/11/fabio-quagliarella.html
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FABIO QUAGLIARELLA https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Quagliarella Nazione: Italia Luogo di nascita: Castellammare di Stabia (Napoli) Data di nascita: 31.01.1983 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Soprannome: Masaniello - Eta Beta Alla Juventus dal 2010 al 2014 Esordio: 29.08.2010 - Serie A - Bari-Juventus 1-0 Ultima partita: 05.05.2014 - Serie A - Juventus-Atalanta 1-0 102 presenze - 30 reti 3 scudetti 2 supercoppe italiane Fabio Quagliarella (Castellammare di Stabia, 31 gennaio 1983) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Con la Juventus ha vinto tre scudetti consecutivi, dalla stagione 2011-2012 alla stagione 2013-2014. Con il club torinese ha inoltre vinto due edizioni della Supercoppa italiana (2012 e 2013). Precedentemente, nella Florentia Viola, aveva vinto il campionato di Serie C2 2002-2003. Dopo varie presenze nelle nazionali giovanili italiane, nel 2007 ha esordito nella nazionale maggiore, con cui ha preso parte al campionato d'Europa 2008, alla Confederations Cup 2009 e al campionato del mondo 2010. Con la nazionale italiana è il più anziano marcatore, essendo andato in rete all'età di 36 anni e 54 giorni nel marzo 2019, in un match di qualificazione al campionato d'Europa 2020 contro il Liechtenstein. A livello individuale, nel 2009 gli è stato assegnato l'Oscar del calcio AIC per il più bel gol della stagione 2008-2009, realizzato durante la sua militanza nell'Udinese; nel 2018, in forza alla Sampdoria, ha conseguito il Premio Scirea. Nel corso della stagione 2018-2019 ha segnato per 11 partite consecutive, un risultato precedentemente raggiunto in un singolo campionato di Serie A dal solo Gabriel Batistuta, e successivamente da Cristiano Ronaldo nella stagione 2019-2020; inoltre, nello stesso campionato, si laurea capocannoniere della Serie A dopo aver realizzato 26 gol, divenendo il terzo calciatore del club ligure ad aggiudicarsi il trono dei marcatori dopo Sergio Brighenti, nel 1961, e Gianluca Vialli, nel 1991. Fabio Quagliarella Quagliarella con il Torino nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 19 novembre 2023 Carriera Giovanili 1993-2002 Torino Squadre di club 1999-2002 Torino 5 (0) 2002-2003 → Florentia Viola 12 (1) 2003-2004 → Chieti 43 (19) 2004-2005 Torino 34 (7) 2005-2006 → Ascoli 33 (3) 2006-2007 Sampdoria 35 (13) 2007-2009 Udinese 73 (25) 2009-2010 Napoli 34 (11) 2010-2014 Juventus 102 (30) 2014-2016 Torino 50 (18) 2016-2023 Sampdoria 242 (89) Nazionale 2000-2001 Italia U-17 8 (1) 2001 Italia U-19 9 (1) 2002-2004 Italia U-20 8 (2) 2004 Italia U-21 1 (0) 2007-2019 Italia 28 (9) Palmarès Torneo Quattro Nazioni Under-20 Oro 2002-2003 Biografia Indossa la maglia numero 27 in onore di Niccolò Galli, suo compagno nelle nazionali giovanili, morto in un incidente stradale nel 2001. Il 17 febbraio 2017, dopo un processo durato qualche anno, un ex agente della Polizia postale, accusato da Quagliarella di stalking, viene condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione; l'uomo aveva prodotto lettere diffamatorie anonime in cui l'attaccante, all'epoca dei fatti in forza al Napoli, veniva ingiustamente accusato di avere affiliazioni con la camorra e di aver intrattenuto rapporti con minorenni. A causa di queste lettere fu costretto, dal presidente Aurelio De Laurentiis, a lasciare il club. Caratteristiche tecniche Considerato tra i migliori centravanti italiani della sua generazione, era un attaccante capace di ricoprire sia il ruolo di prima punta, sia di seconda punta. In carriera ha giocato anche come attaccante esterno e qualche volta come trequartista. Possiede un tiro molto potente e preciso, che lo rendeva in grado di segnare da grandi distanze, e un buon colpo di testa. Rientravano nel suo repertorio anche il colpo di tacco e la rovesciata. Si distingueva inoltre come assist-man. Carriera Club Firenze, Chieti, Torino e Ascoli Cresciuto nelle giovanili del Torino, esordisce in Serie A in maglia granata il 14 maggio 2000, nella partita vinta per 2-1 contro il Piacenza. Nel 2002 è in prestito alla Florentia Viola, militante in Serie C2; dopo 12 partite e un solo gol è restituito nel gennaio 2003 al Torino, che lo gira al Chieti in Serie C1, dove disputa 10 incontri segnando 2 gol. In Abruzzo rimane anche per la stagione successiva di C1, chiusa con 17 gol in 32 partite contribuendo in maniera decisiva alla positiva stagione del Chieti che sfiora i play-off. Terminato il prestito, il Torino riprende nei ranghi Quagliarella in vista della stagione in Serie B. A Torino parte da titolare e, con 7 gol in 34 partite, contribuisce alla promozione in Serie A, ma, a seguito del fallimento della società granata, nell'agosto 2005 si ritrova svincolato, l'Udinese compra il suo cartellino e Fabio accetta la proposta dell'Ascoli, che gli garantisce un posto da titolare nella stagione 2005-2006 in massima serie: con la maglia bianconera, il 21 dicembre 2005, in Ascoli-Treviso (1-0), segna il suo primo gol in Serie A. Sampdoria Al termine del campionato, l'Udinese, proprietaria del cartellino del giocatore dal 2005, cede la metà del suo cartellino - assieme alla metà del cartellino di Pieri - alla Sampdoria, in cambio della metà del cartellino del centravanti Foti. Il 7 luglio 2006 Quagliarella viene così ingaggiato dal club blucerchiato, allenato da Walter Novellino. Incomincia il periodo a Genova da riserva. A ottobre, con la squalifica per scommesse di Francesco Flachi e le non buone condizioni fisiche di Fabio Bazzani, Quagliarella può trovare una maglia da titolare. Segna una doppietta con un gol da venti metri contro l'Atalanta nella partita persa 2-3, di rovesciata nella partita vinta contro la Reggina 0-1 e nella 30ª giornata con un pallonetto da centrocampo contro il Chievo. Alla fine del 2006, totalizza 9 gol in 16 partite con la maglia blucerchiata: in questo modo, al termine del girone d'andata, ha battuto il suo record di gol in Serie A in un'intera stagione. Nel girone di ritorno la sua media gol scende; mette a segno altri 4 gol che lo fanno arrivare a quota 13 nella classifica dei cannonieri. Udinese Nel giugno 2007 le due squadre proprietarie del cartellino non trovano l'accordo per la risoluzione della comproprietà e vanno alle buste, con la Sampdoria che offre 6,5 milioni di euro contro i 7,3 milioni dell'Udinese, che si aggiudica così la proprietà dell'attaccante campano. Dopo un inizio stentato, a Udine gioca insieme con Antonio Di Natale firmando 12 reti. Nella stagione seguente segna al San Paolo contro il Napoli e arriva ai quarti di finale di Coppa UEFA contro il Werder Brema, nei quali mette a segno una doppietta che non basta a evitare l'eliminazione. Con 8 reti in Coppa UEFA si classifica al terzo posto nella classifica marcatori dietro Vágner Love e Ivica Olić. Nell'ultima giornata contro il Cagliari mette a segno il tredicesimo gol in campionato, portandosi a quota 21 gol complessivi in stagione. Napoli Il 1º giugno 2009 l'attaccante stabiese viene acquistato dal Napoli. All'Udinese vanno 16 milioni di euro e la seconda metà del cartellino di Maurizio Domizzi, mentre al giocatore viene riconosciuto un ingaggio di 1,8 milioni di euro a stagione a salire di anno in anno più eventuali bonus legati al rendimento, diventando così il giocatore più pagato della squadra. Come sua consuetudine, sceglie la maglia numero 27 in onore di Niccolò Galli, suo grande amico e compagno nelle nazionali giovanili, scomparso prematuramente in un incidente stradale nel 2001. Esordisce in maglia azzurra il 16 agosto 2009 nel match di Coppa Italia contro la Salernitana, terminato 3-0 per i partenopei. I primi gol ufficiali arrivano il 30 agosto 2009 alla seconda di campionato contro il Livorno, al San Paolo, match nel quale apre le marcature per poi siglare il gol del definitivo 3-1 per il Napoli. Inoltre, nella stessa partita, sullo 0-0, è autore di un tiro da centrocampo: un destro potente che colpisce la traversa e rimbalza sulla linea di porta, con il portiere amaranto Alfonso De Lucia già battuto. Dopo una crisi di rendimento, che coincide con la crisi di risultati del Napoli che porta all'esonero di Roberto Donadoni, ritrova il gol all'ottava giornata di campionato (la prima con il nuovo tecnico Walter Mazzarri), giocata il 18 ottobre 2009 al San Paolo contro il Bologna, firmando il gol del momentaneo 1-1; la partita si conclude poi con la vittoria del Napoli per 2-1. Realizza un'altra doppietta al San Paolo il 6 dicembre 2009 contro il Bari, prima realizzando la rete del momentaneo 1-1 e quindi, dopo aver servito a Maggio l'assist per il 2-2, siglando all'88' il gol del definitivo 3-2 per i partenopei. Il 18 gennaio 2010 riceve l'Oscar del calcio AIC per il miglior gol della stagione 2008-2009, realizzato in Napoli-Udinese del 31 gennaio 2009 con un destro al volo da fuori area. Il 9 maggio 2010 decide con una doppietta, la terza stagionale, il match al San Paolo contro l'Atalanta (2-0) che garantisce ai partenopei il sesto posto aritmetico; chiude la sua prima e ultima stagione in maglia azzurra con 11 reti in 34 partite che ne fanno il vice-capocannoniere stagionale del Napoli, alle spalle di Hamšík. Juventus Quagliarella in azione con la maglia della Juventus nell'estate 2011 Il 27 agosto 2010 il Napoli lo cede in prestito oneroso per 4,5 milioni di euro alla Juventus, scatenando l'ira dei tifosi del Napoli che lo definiscono "traditore", unendosi peraltro ai dubbi dei supporter juventini che si aspettavano una prima punta di peso. Inoltre, avendo disputato la partita di andata dei play-off di Europa League con il Napoli, Quagliarella non poteva essere utilizzato dalla Juventus in quella competizione. Esordisce in maglia bianconera il 29 agosto nel match di campionato contro il Bari, terminato 1-0 per i pugliesi. Segna il suo primo gol juventino la giornata seguente, contro la Sampdoria, sua ex squadra, il 12 settembre a Torino, partita che termina con il risultato di 3-3. Il 5 dicembre, in Catania-Juventus (vinta 3-1), segna la sua prima doppietta con la maglia della Juventus. Il 19 dicembre segna, con una rovesciata, il gol del momentaneo 1-0 a Verona contro il Chievo (la partita terminerà 1-1), gol che è anche l'ultimo dei bianconeri nel 2010, nonché il suo nono stagionale. Nel corso della diciottesima giornata, il 6 gennaio 2011, in Juventus-Parma (persa 1-4) si infortuna al legamento crociato anteriore destro e subisce uno stop di circa 6 mesi. Il 22 giugno 2011 viene riscattato dalla Juventus, che versa al Napoli 10,5 milioni in tre esercizi. Torna in campo nel corso di Catania-Juventus, giocata il 25 settembre e terminata 1-1, in cui subentra all'81' a Claudio Marchisio. Segna il suo primo gol stagionale il 18 dicembre, 364 giorni dopo la sua ultima rete in bianconero, siglando la rete del definitivo 2-0 in Juventus-Novara. Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera con una giornata d'anticipo nella partita giocata in campo neutro di Trieste contro il Cagliari vinta 2 a 0, favorevole anche la vittoria dell'Inter contro il Milan per 4 a 2. La stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana allo Stadio nazionale di Pechino, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Il 19 settembre 2012 esordisce in Champions League nel secondo tempo di Chelsea-Juventus, gara che segna il ritorno della Juventus nella massima competizione calcistica continentale dopo 3 anni di assenza, segnando il gol del definitivo 2-2. Il 10 novembre, nella gara esterna contro il Pescara, terminata col punteggio di 6-1, mette a segno la sua prima tripletta in carriera, che nella Juventus mancava da due anni (l'ultima era stata di Krasić in Juventus-Cagliari 4-2 del 26 settembre 2010), servendo anche gli assist per le reti di Asamoah e Giovinco. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga sul Palermo per 1-0, vince – con tre giornate d'anticipo – il secondo scudetto consecutivo. Il 18 dicembre 2013 segna l'unico suo gol in Coppa Italia contro l'Avellino nella partita terminata 3-0 per i bianconeri. Contribuisce comunque con le sue presenze al raggiungimento del terzo scudetto consecutivo e personale. Ritorno al Torino Quagliarella in azione con la maglia granata nel 2015 Il 18 luglio 2014 viene acquistato dal Torino per 3,5 milioni di euro, pagabili in 3 anni: il giocatore fa quindi ritorno in maglia granata dopo nove anni. Il 7 agosto seguente segna il gol del 3-0, su calcio di rigore, nella partita contro il Brommapojkarna, valevole per il terzo turno preliminare di Europa League. Il 24 settembre realizza il suo primo gol in Serie A con la maglia del Torino, nella vittoria per 2-1 contro il Cagliari. Il 5 ottobre segna un gol al San Paolo contro il Napoli, sua ex squadra, nella sconfitta per 1-2 della squadra di Ventura. Il 1º febbraio 2015 realizza la sua prima tripletta con la maglia del Torino, nella partita vinta 5-1 contro la Sampdoria, sua ex squadra. Il 26 aprile 2015, in occasione del derby di ritorno contro la Juventus, segna la rete decisiva del 2-1, consegnando ai granata una vittoria che mancava da esattamente vent'anni. Ritorno alla Sampdoria Dopo una serie di polemiche con la tifoseria del Torino, scaturite dalla mancata esultanza del giocatore dopo un gol segnato contro il Napoli, il 1º febbraio 2016 viene ceduto in prestito con obbligo di riscatto alla Sampdoria. Torna così a giocare a Genova a distanza di 9 anni e sceglie, come sempre, la maglia numero 27. Il 20 febbraio segna il suo primo gol della sua nuova esperienza blucerchiata nella partita Inter-Sampdoria 3-1, realizzando la rete della bandiera al 92'. Segna poi altri due gol in campionato contro Frosinone ed Empoli. Nel corso della stagione seguente tocca quota 100 gol in Serie A con la rete segnata nella vittoria per 3-2 contro il Sassuolo del 20 novembre. Il 22 gennaio, in occasione della partita persa per 1-0 con l'Atalanta, indossa per la prima volta la fascia da capitano dei blucerchiati. Durante il campionato 2017-18 fa invece registrare 19 marcature (record personale di segnature in Serie A), tra cui una tripletta alla Fiorentina. Nel corso della stagione 2018-2019, oltre a segnalarsi per due reti di tacco, in particolare quella del 2 settembre 2019 contro il Napoli con la quale ha ottenuto la candidatura per il FIFA Puskás Award, conferma un'ottima vena realizzativa andando in gol per 11 gare di fila (tra la 10ª e la 21ª giornata, restando in panchina nella sfida contro la Roma valida per la 12ª), una striscia che eguaglia il record in un singolo campionato di Serie A stabilito da Gabriel Batistuta, ininterrottamente a segno per le prime 11 giornate della stagione 1994-1995. Grazie al gol segnato contro l'Empoli nella terzultima giornata di campionato raggiunge quota 26 gol in stagione, piazzandosi al primo posto nella classifica marcatori e a un solo centro dal recordman blucerchiato Brighenti che nella stagione 1960-1961 segnò 27 reti. Durante l'ultima di campionato, in casa contro la Juventus, viene insignito dalla Lega Serie A del titolo di "Miglior Attaccante" della stagione 2018-2019, titolo che sfoggerà sulla maglia (grazie a un piccolo logo applicato sul petto) nella stagione successiva. Riesce a raggiungere anche un altro ottimo traguardo personale, piazzandosi sul podio per la Scarpa d'oro, dietro soltanto a Messi e Mbappé. Durante l'estate infine verrà inserito nei 10 finalisti del FIFA Puskas Award, per il gol più spettacolare della stagione, grazie alla realizzazione di tacco contro il Napoli allo stadio Ferraris. A inizio 2021 la Juventus, in cerca di un centravanti, prova a riacquistarlo, ma - dopo alcuni giorni in cui sembrava probabile il suo passaggio in bianconero - interviene lo stesso giocatore, rifiutando l'offerta e restando alla Sampdoria. Oltre alla grande prova d'amore, la punta va ancora una volta in doppia cifra segnando il suo tredicesimo e ultimo gol della stagione nella giornata conclusiva celebrando le 500 presenze in Serie A. Il 16 agosto 2021 in occasione del match di Coppa Italia contro l'Alessandria, segna di tacco, il suo centesimo goal con i blucerchiati. Il 19 febbraio 2022, con una doppietta nel match vinto per 2-0 dalla Sampdoria contro l'Empoli, raggiunge i 100 gol in Serie A con la Sampdoria, 104 in totale tra tutte le competizioni, diventando l’ottavo giocatore della storia del campionato italiano a segnare per 18 anni di fila. A differenza delle precedenti stagioni con i blucerchiati, durante le quali era sempre andato in doppia cifra, in questa realizza soltanto 6 reti, di cui 4 in Serie A. Il 5 marzo 2023, con il suo ingresso in campo durante il match contro la Salernitana, Fabio Quagliarella raggiunge quota 550 presenze in Serie A, diventando così il quinto giocatore di movimento con più gettoni nel campionato italiano. Realizza il suo unico gol stagionale il 20 maggio seguente nella sfida persa 5-1 contro il Milan. A fine stagione si svincola dopo sette anni in blucerchiato. Dopo aver trascorso alcuni mesi da svincolato, durante i quali inizia a lavorare come opinionista a Sky Sport, il 19 novembre 2023 annuncia pubblicamente il proprio ritiro dal calcio giocato viste le sue “condizioni fisiche inaccettabili”. Nazionale Dopo varie presenze nelle nazionali giovanili, viene convocato per la prima volta in nazionale dal CT Roberto Donadoni: l'esordio con la maglia della nazionale avviene a 24 anni, il 28 marzo 2007, quando entra all'88' della partita Italia-Scozia (2-0), giocata allo stadio San Nicola di Bari valida per le qualificazioni europee. Il 6 giugno dello stesso anno, contro la Lituania a Kaunas, gioca titolare per la prima volta, siglando una doppietta con due gol da fuori area. Inserito nella lista dei 23 convocati per il campionato d'Europa 2008, esordisce nella seconda partita del girone, contro la Romania, subentrando a Del Piero. È l'unica presenza di Quagliarella e la selezione azzurra esce nei quarti di finale, ai rigori, contro i futuri campioni della Spagna. Il CT Marcello Lippi, dopo averlo impiegato nelle qualificazioni mondiali, lo inserisce nella lista dei 23 convocati per la Confederations Cup 2009, e gioca a Johannesburg contro l'Egitto. L'anno seguente è tra i convocati per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica. Esordisce nella manifestazione sudafricana il 24 giugno nella terza e ultima partita della fase a gironi contro la Slovacchia, subentrando nell'intervallo a Gennaro Gattuso e segna con un pallonetto da fuori area fissando il punteggio sul definitivo 3-2 per la nazionale mitteleuropea, che determina l'eliminazione degli Azzurri. La stampa riconosce la sua prestazione come l'unica degna di nota in un contesto azzurro mediocre. Dopo il Mondiale è convocato dal nuovo CT Cesare Prandelli, con il quale realizza 2 gol in 4 partite fino alla fine del 2010, e dopodiché esce dal giro azzurro. Tra il 2014 e il 2015 è convocato in qualche occasione dal CT Antonio Conte, senza mai scendere in campo. Torna nel giro della nazionale nel febbraio 2019, prendendo parte allo stage organizzato dal CT Roberto Mancini in vista dell'avvio delle qualificazioni per il campionato d'Europa 2020. Il 23 marzo seguente scende in campo contro la Finlandia, tornando a giocare una gara con la nazionale a più di 8 anni dall'ultima volta. Nella partita successiva delle qualificazioni, vinta per 6-0 contro il Liechtenstein, realizza una doppietta, trasformando in rete due calci di rigore e diventando, a 36 anni, il più anziano marcatore nella storia della nazionale italiana (superando il record di 35 anni e 2 mesi appartenente a Christian Panucci). La sua ultima presenza in azzurro rimane la partita contro la Bosnia disputata l'11 giugno 2019 a Torino, e chiude con un bilancio di 28 presenze e 9 gol in nazionale. Palmarès Club Campionato italiano Serie C2: 1 - Florentia Viola: 2002-2003 (girone B) Campionato italiano: 3 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - Italia Under-20: 2002-2003 Individuale Oscar del calcio AIC/Gran Galà del calcio AIC: 3 - Miglior gol: 2009, 2019 - Squadra dell'anno: 2019 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 1 - 2018 Capocannoniere della Serie A: 1 - 2018-2019 (26 gol) Premi Lega Serie A: 1 - Miglior attaccante: 2018-2019
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ALBERTO AQUILANI GIULIO SALA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2010 «Sarà un anno decisivo». Alberto Aquilani ha il dono della sintesi e con quattro semplici parole spiega nel modo migliore quanto sia importante la nuova stagione. Per la Juventus, certo, chiamata a tornare tale, ma anche per se stesso. Perché Alberto, in bianconero, ha l’occasione di ricordare a tutti quanto sia preziosa la sua classe e quanto sia folle per il calcio italiano lasciare che giocatori del suo calibro emigrino. La scorsa estate, in effetti, il suo passaggio dalla Roma al Liverpool era suonato quasi come una resa del nostro movimento di fronte allo strapotere delle sterline inglesi. Ora, il suo ritorno nel Bel Paese ha il sapore del riscatto. Grazie alla Juve, che continua a credere nei talenti italiani, e a Marotta e Paratici, che lo hanno regalato ai tifosi bianconeri con una mossa astuta e repentina: prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a 16 milioni di Euro. Un “colpo” che merita di essere celebrato quanto quello che portò Cassano alla Sampdoria e che aggiunge tonnellate di qualità alla rosa di Delneri. Aquilani è un centrocampista completo: sa impostare il gioco, è utilissimo in fase di copertura, ha un tiro al fulmicotone e l’intelligenza tattica per inserirsi quando occorre. Sa fare tutto, insomma, e fa tutto dannatamente bene. Ricordate la “rabona” con cui illuminò San Siro? Era il 27 febbraio 2007, si giocava Milan-Roma. Terminò 2-1 per i giallorossi e il secondo gol, siglato da Totti, nacque proprio dalla magia di Alberto: un capolavoro di tecnica, di fantasia e di efficacia, che spiega perfettamente quanto sia straordinario il suo potenziale. Un potenziale che Alberto forse non ha ancora potuto esprimere in pieno, complici gli infortuni che lo hanno tartassato negli ultimi anni. Problemi superati assicura: «Io sto benissimo. Gli infortuni che ho avuto in passato fanno purtroppo parte del gioco del calcio, c’è chi ne ha di più, chi di meno». Non c’è motivo di dubitarne, visto che anche lo scorso anno a Liverpool, dopo un inizio di stagione travagliato da un problema alla caviglia, Alberto si è imposto come uno dei beniamini di Anfield Road, tanto da meritarsi una standing ovation, quando venne sostituito nella sua prima partita da titolare. Ora è atteso dall’esigente pubblico dell’Olimpico, che anche grazie al suo arrivo, si aspetta una Juve vincente: «Questa squadra ha voglia di far bene – assicura Aquilani – c’è un gruppo di ragazzi giovani che è qui per dare il massimo. Vedo tanto entusiasmo nell’ambiente, che ha cambiato molto sia a livello di squadra che in società». Le fortune della Juve e quelle di Alberto saranno legate a doppio filo: affermarsi in bianconero vorrebbe dire, con ogni probabilità, ritrovare quella Nazionale di cui sembrava essere diventato un punto fermo imprescindibile, dopo aver preso parte all’Europeo del 2008 e aver siglato una preziosa doppietta al Montenegro nella sfida valida per le qualificazioni al Mondiale sudafricano: «La maglia azzurra è un traguardo a cui tutti pensano – conferma Alberto – e ovviamente il fatto di giocare in Italia dà più visibilità, ma il mio primo obiettivo è rimettermi in gioco con la Juve e fare bene in questa squadra». Entusiasta, ma realista. Aquilani per ora non fa proclami roboanti, ma ha la consapevolezza che, anche grazie a lui, il futuro potrà colorarsi di bianconero: «Non è giusto parlare di scudetto, dobbiamo avere la possibilità di lavorare, ma le basi ci sono. Penso che l’Inter abbia qualcosa in più delle altre, ha grandi calciatori e un gruppo affiatato, noi, la Roma e il Milan siamo dietro, ma pronti ad avvicinarci il più possibile». 〰.〰.〰 Avendo disputato due partite del preliminare di Europa League con i Reds, non può essere utilizzato in questa competizione. Fa il suo esordio con la casacca numero 14, il 12 settembre, nella partita pareggiata 3-3 con la Sampdoria. Segna la sua prima rete il 17 ottobre, in casa contro il Lecce (4-0) su assist di Marchisio. Si ripete il 16 gennaio nella gara casalinga col Bari segnando il gol decisivo del 2-1 finale. Fidanzato con la bellissima attrice Michela Quattrociocche, vede nascere proprio in riva al Po la figlia Aurora. «Non pensavo di provare un’emozione così. Sono felicissimo di essere diventato papà e di averlo fatto così da giovane». Aurora rimarrà l’unica gioia del periodo juventino. Infatti, termina la stagione con 34 presenze e 2 gol, lasciando l’impressione che avrebbe potuto dare di più dal punto di vista caratteriale. Dopo un buon inizio, si lascia trascinare dalle cattive prestazioni della squadra, non riuscendo a emergere come la sua classe gli avrebbe dovuto consentire. La Juventus, alla luce di tutto ciò, complice l’acquisto di Andrea Pirlo e il poco spazio che avrebbe trovato in squadra, non esercita il diritto di riscatto: «Torno a Liverpool con grande entusiasmo, non ho nessun problema. Non è vero che non volevo tornare in Inghilterra. Alla Juventus siamo partiti bene, forse c’era troppa attesa intorno alla squadra, poi comunque sono venuti fuori i nostri limiti. Delneri ha pagato per tutti, ma non ha colpe particolari». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/alberto-aquilani.html
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ALBERTO AQUILANI https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Aquilani Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 07.07.1984 Ruolo: Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: Il Principino Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 12.09.2010 - Serie A - Juventus-Sampdoria 3-3 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 34 presenze - 2 reti Alberto Aquilani (Roma, 7 luglio 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico della squadra Primavera della Fiorentina. Alberto Aquilani Alberto Aquilani al Liverpool nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Fiorentina (Primavera) Termine carriera 28 giugno 2019 - giocatore Carriera Giovanili 1999-2003 Roma Squadre di club 2002-2003 Roma 1 (0) 2003-2004 → Triestina 41 (4) 2004-2009 Roma 101 (9) 2009-2010 Liverpool 18 (1) 2010-2011 → Juventus 34 (2) 2011-2012 → Milan 23 (1) 2012-2015 Fiorentina 81 (13) 2015-2016 Sporting Lisbona 19 (3) 2016-2017 Pescara 9 (1) 2017 → Sassuolo 16 (0) 2017-2018 Las Palmas 21 (0) Nazionale 2000 Italia U-15 8 (0) 2000-2001 Italia U-16 13 (0) 2001 Italia U-17 2 (0) 2002 Italia U-18 6 (0) 2001-2003 Italia U-19 14 (0) 2003 Italia U-20 2 (1) 2004-2007 Italia U-21 19 (5) 2006-2014 Italia 38 (5) Carriera da allenatore 2019 Fiorentina Under-18 2019-2020 Fiorentina Coll. tecnico 2020- Fiorentina Primavera Palmarès Europei di calcio Under-19 Oro Liechtenstein 2003 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Biografia Il 4 luglio 2012 si è sposato con l'attrice Michela Quattrociocche, da cui ha avuto due figlie, nel 2011, e nel 2014. Aquilani e sua moglie hanno annunciato la loro separazione tramite un comunicato congiunto l'11 maggio 2020. Durante la sua militanza nella Roma è stato soprannominato Il Principino, in virtù della somiglianza con Giuseppe Giannini, detto, appunto, Il Principe. Caratteristiche tecniche Poteva ricoprire più ruoli del centrocampo: interno (ruolo prediletto), centrale in una mediana a 4 o trequartista; veniva anche schierato da mezz'ala, oppure da regista davanti alla difesa. Dotato di buone qualità tecniche, visione di gioco, estro e fantasia, era capace di dettare i tempi, grazie alla precisione nei passaggi, e di effettuare buoni inserimenti offensivi, pur difettando in velocità; possedeva inoltre un ottimo tiro da fuori area con entrambi i piedi. Carriera Giocatore Club Gli inizi: Roma e Triestina Cresciuto nelle giovanili della Roma, viene convocato in prima squadra nella stagione 2001-2002 ed esordisce in Serie A nella stagione successiva, a 18 anni, il 10 maggio 2003 in Roma-Torino (3-1). Nella stagione 2003-2004 viene ceduto in prestito alla Triestina in Serie B, dove colleziona 41 presenze mettendo a segno 4 reti e contribuendo in maniera decisiva al nono posto raggiunto. L'affermazione con la Roma Aquilani (terzo da sinistra) festeggia la vittoria della Coppa Italia con la Roma nel 2008 Tornato alla Roma, trova spazio sia nell'anno funesto dei quattro allenatori (Cesare Prandelli, Rudi Völler, Luigi Delneri, Bruno Conti) sia nella stagione successiva. Inizia ottimamente la stagione 2006-2007, mettendo a segno una doppietta nella finale di Supercoppa Italiana persa contro l'Inter (4-3 dts). È nuovamente determinante nella vittoria della Roma a San Siro contro il Milan: il suo assist di rabona per il brasiliano naturalizzato italiano Mancini varrà il gol del 2-1 ad opera di Francesco Totti. Il 25 novembre successivo, nel momento migliore della sua stagione, dopo un contrasto in allenamento con il compagno Rodrigo Taddei, subisce una lesione collaterale mediale al ginocchio destro che lo tiene lontano dai campi di gioco per un periodo molto più lungo del previsto: rientrerà solo sei mesi dopo. Vince la Coppa Italia. Il 19 agosto 2007 con la vittoria della Supercoppa italiana ai danni dell'Inter, ottiene il suo secondo trofeo. Nella stagione 2007-2008 segna due gol nelle prime due giornate di campionato, contro Palermo e Siena, entrambi con tiri potenti da fuori area. Il 2 ottobre patisce l'ennesimo infortunio: durante la partita Manchester United-Roma di UEFA Champions League Aquilani si procura una lesione muscolare, che lo tiene fuori dai campi da gioco per oltre tre mesi. Dopo una faticosa e problematica riabilitazione torna a giocare a gennaio 2008. Vince nuovamente la Coppa Italia il 24 maggio 2008, ancora una volta contro l'Inter nella finale unica allo Stadio Olimpico. Nella prima giornata del campionato 2008-2009 segna il primo gol della Roma nella nuova stagione, contro il Napoli. Nel corso del campionato una serie di problemi fisici lo tengono spesso lontano dal terreno di gioco: il 22 ottobre si infortuna nella partita di UEFA Champions League contro il Chelsea e torna in campo, come nella stagione precedente, a gennaio. A marzo scende in campo contro l'Arsenal nei minuti finali, ma non gioca più per il resto della stagione. Alla fine di maggio 2009 firma un rinnovo triennale del contratto con la Roma. Con la maglia giallorossa colleziona 102 presenze e 9 gol in campionato, 20 presenze e 5 gol nelle coppe italiane (Coppa Italia e Supercoppa italiana) e 27 presenze e un gol nelle coppe europee (Champions League e Coppa UEFA) per un totale di 149 presenze e 15 gol. Liverpool Aquilani nel 2010 in allenamento coi Reds L'8 agosto 2009, a 25 anni, si trasferisce in Inghilterra al Liverpool, con cui firma un contratto quadriennale per 20 milioni di euro più bonus legati ai risultati. Dopo aver recuperato da un infortunio alla caviglia, il 28 ottobre esordisce con il Liverpool giocando in Coppa di Lega contro l'Arsenal all'Emirates Stadium. Il 9 novembre esordisce anche in Premier League subentrando nella gara contro il Birmingham City. Nella sua prima partita da titolare, giocata in casa il 26 dicembre contro il Wolverhampton, quando viene sostituito il pubblico gli regala una standing ovation. Infine il 15 marzo 2010 realizza la sua prima rete con i Reds, nell'incontro di Premier League Liverpool-Portsmouth 4-1. Il 29 aprile segna anche il suo primo gol in Europa League, nella partita di ritorno della semifinale contro l'Atlético Madrid, vinta 2-1 ai supplementari, che, però non permette al Liverpool di qualificarsi alla finale. In una stagione non brillante per il Liverpool, che si classifica settimo in campionato, Aquilani ottiene 26 presenze totali in tutte le competizioni. Juventus Il 25 agosto 2010 viene ufficializzato da parte della Juventus il suo acquisto a titolo temporaneo gratuito con diritto di riscatto esercitabile alla fine della stagione fissato a 16 milioni pagabili in tre rate; il giocatore torna così dopo un anno a giocare nel campionato italiano decidendo di indossare la maglia numero 14. Avendo disputato le due partite del terzo turno preliminare di Europa League con i Reds, non può essere utilizzato dalla Juventus in quella competizione. Fa il suo esordio con la Juventus e in campionato il 12 settembre nella partita pareggiata 3-3 contro la Sampdoria in casa. Segna la sua prima rete stagionale in campionato e con la maglia bianconera, il 17 ottobre, in casa contro il Lecce (4-0) su assist di Claudio Marchisio. Si ripete il 16 gennaio 2011 nella gara casalinga contro il Bari segnando il gol decisivo del 2-1 finale. Il 25 febbraio si procura in allenamento una elongazione a livello del muscolo sartorio della coscia destra dovendo stare fuori per circa 10 giorni. Rientra poi dal lieve infortunio, il 12 marzo, nella gara esterna contro il Cesena pareggiata per 2-2. Finisce la stagione con 33 presenze e 2 gol in campionato e una presenza in Coppa Italia per un totale di 34 presenze e 2 gol. La Juventus, nonostante le buone prestazioni, non esercita il diritto di riscatto (complice l'acquisto di Andrea Pirlo e il poco spazio che avrebbe trovato in squadra), così Aquilani torna al Liverpool. Milan Il 25 agosto 2011 il Liverpool comunica di aver trovato l'accordo con il Milan per cedere Aquilani alla squadra milanese in prestito con diritto/obbligo di riscatto. Il giorno seguente Aquilani firma un contratto triennale fino al 30 giugno 2014 con la società rossonera. Esordisce in maglia rossonera il 9 settembre 2011 partendo come titolare nella partita di campionato Milan-Lazio (2-2); nel corso della gara avvia l'azione del primo gol e realizza da calcio d'angolo l'assist per il gol del pareggio realizzato da Cassano. Nella successiva partita di campionato, il 18 settembre 2011 allo Stadio San Paolo contro il Napoli (3-1 per i padroni di casa), segna il primo gol con la maglia del Milan realizzando di testa la prima rete della gara. A fine stagione il Milan non esercita il diritto di riscatto per il cartellino del giocatore, che così torna al Liverpool. Fiorentina Aquilani alla Fiorentina nel 2012 Il 3 agosto 2012 viene ufficializzato il suo trasferimento alla Fiorentina, a titolo gratuito. Esordisce in campionato con la maglia gigliata il 25 agosto seguente, subentrando nel corso della ripresa a Rômulo nella partita vinta dai viola per 2-1 contro l'Udinese e firmando l'assist per il gol decisivo di Jovetic. Dopo 2 mesi di infortunio, torna a giocare il 28 ottobre nella partita in casa contro la Lazio firmando l'assist per il gol del 2-0 di Luca Toni. L'11 novembre segna il suo primo gol con la maglia gigliata nella partita vinta dai viola per 3-1 contro il Milan a San Siro. Il 18 novembre firma la sua prima doppietta con la maglia viola (ed anche la sua prima in Serie A) segnando due gol contro l'Atalanta e trascinando la squadra alla vittoria (partita terminata col risultato di 4-1 per i gigliati). Con 7 reti in campionato, Aquilani batte il proprio record di gol messi a segno in una stagione. Il 5 gennaio 2014 raggiunge quota 200 presenze in Serie A nel derby vinto 1-0 contro il Livorno. Il 26 gennaio sigla la sua prima tripletta il serie A nella partita Fiorentina-Genoa, conclusa con un pareggio per 3-3. Il 16 aprile 2015 tocca quota 100 presenze complessive con la maglia viola in occasione dell'1-1 dei quarti di Europa League contro la Dinamo Kiev. In tutto con la maglia viola in 3 anni ha disputato 105 partite e segnato 15 gol. Sporting Lisbona, ultime esperienze e ritiro Il 6 agosto 2015 passa allo Sporting Lisbona a parametro zero. Il 31 agosto successivo, realizza la sua prima rete in campionato su calcio di rigore per il 3-1 finale contro l'Academica. Mette insieme 32 presenze e 5 gol tra campionato, coppe portoghesi, preliminari di Champions ed Europa League. Il 31 agosto 2016 viene ufficializzato il suo trasferimento al Pescara, squadra neopromossa in Serie A, dove colleziona 9 presenze ed 1 gol. Il 3 gennaio 2017 si trasferisce in prestito secco al Sassuolo per sei mesi giocando 16 partite. Terminato il prestito, a luglio rescinde consensualmente il contratto con gli abruzzesi. Il 25 agosto il Las Palmas annuncia di aver ingaggiato il giocatore con un biennale. Con il club spagnolo mette insieme 21 presenze in campionato, conclusosi con la retrocessione, e il 24 luglio 2018 rescinde il contratto. Sempre svincolato, in inverno rileva la Spes Montesacro, scuola calcio di Roma Nord che lo accolse bambino. Il 28 giugno 2019 annuncia ufficialmente il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Nazionali giovanili Ha vestito la maglia azzurra in tutte le nazionali giovanili, a partire dall'Under-15. Nel 2003 si aggiudica il titolo europeo con l'Under-19, mentre nel 2004 è uno dei giocatori di riserva della nazionale Under-21 vincitrice dell'Europeo Under-21. Deve saltare per un infortunio muscolare l'Europeo Under-21 del 2006. Nel 2007 prende parte da protagonista all'Europeo Under-21 nei Paesi Bassi, dove mette a segno 2 reti e viene inserito dalla UEFA nel Dream Team del torneo, ma gli Azzurrini vengono eliminati al primo turno. Nazionale maggiore Esordisce in nazionale maggiore il 15 novembre 2006, a 22 anni, entrando nel secondo tempo di Italia-Turchia (1-1), partita amichevole giocata a Bergamo. Il CT Roberto Donadoni, che lo aveva fatto esordire, lo inserisce nella lista dei 23 convocati per l'Europeo 2008, dove viene impiegato nell'ultimo match della fase a gironi contro la Francia e nei quarti di finale, da titolare, contro la Spagna, che elimina l'Italia ai calci di rigore. Il CT Marcello Lippi, tornato a guidare la nazionale, lo conferma nel gruppo degli Azzurri e il 15 ottobre 2008 allo Stadio Via del mare di Lecce segna le sue prime reti in nazionale, realizzando una doppietta decisiva in Italia-Montenegro (2-1), partita valida per le qualificazioni al Mondiale 2010. Dopo quasi due anni di assenza, ritorna in nazionale con il CT Cesare Prandelli, che il 17 novembre 2010 lo impiega da titolare nella partita amichevole contro la Romania (1-1) disputata a Klagenfurt. Il 10 agosto 2011 allo Stadio San Nicola di Bari realizza il gol del definitivo 2-1 in favore dell'Italia, nella partita amichevole contro la Spagna campione del mondo in carica. Dopo quasi due anni di digiuno ritorna al gol in nazionale il 31 maggio 2013, nell'amichevole contro San Marino disputata a Bologna e vinta dall'Italia per 4-0. Di seguito viene inserito dal CT Prandelli nella lista dei 23 calciatori convocati per la Confederations Cup 2013, dove disputa tutte e 5 le gare degli Azzurri, compresa la finale per il terzo posto vinta ai rigori contro l'Uruguay. L'11 ottobre 2013 segna il suo quinto gol in nazionale, regalando il pareggio all'ultimo minuto della partita contro la Danimarca (2-2) valida per le qualificazioni al Mondiale 2014. Viene infine inserito nella lista dei 23 convocati per il Mondiale 2014, non venendo tuttavia mai impiegato nelle 3 partite disputate dall'Italia. Allenatore Ritiratosi dal calcio giocato dopo essere diventato presidente della scuola calcio Spes di Montesacro, nel luglio 2019 fa ritorno alla Fiorentina come allenatore dell’Under-18. Nel dicembre 2019 entra nello staff di Giuseppe Iachini come collaboratore tecnico della prima squadra della Fiorentina, mentre il 17 luglio 2020 viene annunciato come nuovo allenatore della squadra Primavera. Il 26 agosto vince subito la Coppa Italia contro il Verona e due settimane più tardi inizia a frequentare a Coverciano il corso UEFA A per poter allenare le prime squadre fino alla Serie C ed essere allenatori in seconda in Serie A e B. Il 21 gennaio 2021 perde la Supercoppa Primavera 2020 contro l’Atalanta ma il 28 aprile bissa il successo in Coppa Italia, stavolta contro la Lazio. In campionato però la sua squadra arriva solo dodicesima con 35 punti. Il 9 dicembre vince la Supercoppa Primavera 2021 ai rigori contro l’Empoli. Il 4 maggio 2022, battendo l’Atalanta, vince per la terza volta consecutiva la Coppa Italia. Palmarès Giocatore Club Coppa Italia: 2 - Roma: 2006-2007, 2007-2008 Supercoppa italiana: 1 - Roma: 2007 Supercoppa di Portogallo: 1 - Sporting CP: 2015 Nazionale Campionato d'Europa Under-19: 1 - Liechtenstein 2003 Individuale Golden Player come miglior giocatore dell'Europeo Under-19: 1 - 2003 Inserito nel Dream Team UEFA dell'Europeo Under-21: 1 - 2007 Allenatore Coppa Italia Primavera: 3 - Fiorentina: 2019-2020, 2020-2021, 2021-2022 Supercoppa Primavera: 1 - Fiorentina: 2021
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MARCO MOTTA Parlantina sciolta, linguaggio forbito, un vasto vocabolario e uno sguardo che promette serietà e dedizione al lavoro – racconta Giulio Sala su “Hurrà Juventus” dell'agosto 2010 – Marco Motta incarna perfettamente lo stile che deve avere un giocatore della Juventus. Non a caso la sua strada e quella della società bianconera dovevano già incontrarsi un anno e mezzo fa: il suo arrivo, nel gennaio 2009 sembrava cosa fatta. Poi, come spesso accade, gli dei del pallone decisero che si dovesse attendere ancora. E l’attesa ha permesso a Marco di farsi ancor più apprezzare, giocando nella Roma, e di crescere ancora, umanamente e professionalmente. E ora che alla Juve è arrivato davvero, si gode ogni singolo istante, guardandosi intorno ammirato e soddisfatto, con quegli occhi acuti e ancora un po’ sorpresi. «È come il primo giorno di scuola – racconta – sono arrivato in una società nuova, dal passato glorioso e sto ancora cercando di realizzarlo. In ritiro, a Pinzolo, ammiravo ogni giorno i manifesti dei grandi campioni affissi lungo il tragitto che dall’albergo portava al campo di allenamento, e ancora adesso guardo stupito i giocatori con cui mi alleno e il logo che ho sulla maglia. Vedere il presidente della Juventus, con un cognome così importante, avere tanta spontaneità e umiltà mi ha colpito. E questo vale anche per gli altri dirigenti, da Marotta a Paratici. In sede non sono ancora stato, perché il contratto l’ho firmato in ritiro, ma la immagino importante, come la società che ospita, e piena di trofei». Si dice sempre che diventare un giocatore della Juventus deve essere un punto di partenza e non di arrivo. Per un ragazzo di ventiquattro anni, non c’è però il rischio di adagiarsi sugli allori, pensando di avere oramai raggiunto il top? «Non voglio essere ipocrita e parlando in generale un rischio simile può esserci. Personalmente però, e forse con un pizzico di presunzione, mi sento di rispondere di no. Perché arrivo comunque da una squadra importante come la Roma, dove abbiamo fatto un bel campionato, con una rincorsa notevole. Da parte mia c’è la volontà di affrontare quest’avventura con umiltà, perché il desiderio è ritagliarmi un ruolo importante e credo che il lavoro, prima o poi, paghi». Nel tuo caso è assolutamente vero. In effetti, la rincorsa alla Juve parte da lontano. «Da quando avevo sei anni e ho iniziato a giocare nel Lomagna, la squadra del mio paese, in provincia di Lecco. Frequentavo le elementari in un altro paese, dove vivevano i miei nonni, e non riuscivo neanche ad allenarmi. Giocavo solo le partite, con ragazzini più grandi di me di due o tre anni. È servito però, tanto che l’anno dopo mi ha chiamato l’Usmate, la squadra di un paese vicino. Sono stato una stagione lì e ho attirato l’attenzione degli osservatori di diverse squadre, il Milan, il Monza, il Como. Ho avuto la fortuna di essere accompagnato nella scelta dai miei genitori, che hanno deciso di puntare su una squadra dal settore giovanile prestigioso come l’Atalanta. Così sono arrivato a Bergamo, a sette anni e mezzo, iniziando ad allenarmi con i Pulcini del maestro Bonifacio». Perché proprio l’Atalanta? «Oltre a essere una squadra che ti permette, se meriti, di arrivare sino alla prima squadra, è soprattutto una scuola di vita. Erano molto attenti allo studio, all’alimentazione, ai comportamenti. Ti permettono di crescere dal punto di vista umano, ancor prima che da quello calcistico». E a te ha permesso di esordire in Serie A, a diciotto anni, proprio contro la Roma. «Il destino mi ha fatto più di uno scherzetto: ho esordito in Serie A il 9 gennaio del 2005 a Roma, contro la Roma, allenata, guarda un po’, da Delneri. Perdemmo 2-1: doppietta di Montella e goal nostro di Marcolini. Quest’anno ho festeggiato la mia centesima presenza a Bergamo, con la maglia della Roma, vincendo 2-1 È stata una coincidenza divertente». Altri scherzi della sorte? «Beh, ho segnato due soli goal in Serie A e il secondo proprio contro Delneri, quando allenava l’Atalanta ed io vestivo la maglia del Torino». Calma, andiamo con ordine: prima del Toro, c’è stata l’Udinese. «Una parentesi particolare della mia carriera. Dopo la straordinaria, anche se vana, rincorsa alla salvezza con l’Atalanta di Delio Rossi, venni acquistato dai friulani, nell’anno della prima Champions. Dopo sei mesi però, il 21 gennaio del 2006 mi sono rotto il legamento crociato, stirandomi il collaterale. Un infortunio decisamente brutto, che ho superato con grande difficoltà. Mi hanno sempre detto che per un problema del genere, tra ricostruzione del crociato e riabilitazione ci vogliono sei mesi. Sarà, ma io ci ho messo un paio d’anni a riprendermi del tutto. È stata dura e la mia parentesi a Udine è stata segnata da questi spiacevoli ricordi. Mi sono comunque tolto qualche soddisfazione, come l’esordio in Champions League con il Werder Brema, a diciannove anni». Veniamo al Toro. Un po’ una macchia agli occhi dei tifosi bianconeri. «Non rinnego mai nulla del mio passato, da cui cerco di trarre le esperienze più positive. Quello al Toro è stato un anno importante, in una piazza non facile. Lottavamo per la salvezza e c’erano innegabili pressioni, ma preferisco così, piuttosto che non averne. Credo poi che i tifosi di calcio sappiano bene che le bandiere rimaste nel calcio sono poche. Ora sono felice di essere alla Juventus, ne sono fiero e cercherò di dare il massimo per questa maglia». Una maglia che avresti potuto indossare già subito dopo l’esperienza al Toro. «È vero: tornai a Udine e, dopo le Olimpiadi, iniziai la stagione giocando qualche partita e saltandone altre. Il fatto è che inevitabilmente i ricordi ti segnano e quelli di Udine, soprattutto legati all’infortunio, non erano certo positivi. Ero condizionato e chiesi espressamente di essere ceduto. Pareva che dovessi andare alla Juve e invece passai alla Roma, dove c’era Spalletti che mi aveva voluto a Udine, ma che poi aveva lasciato la squadra. I primi sei mesi nella capitale sono andati benissimo, mi sono integrato alla grande, grazie a tutto l’ambiente e al tecnico che mi ha dato grande fiducia». Lo scorso anno invece hai avuto qualche difficoltà in più. «Già, anche perché la Juve è tornata nel mio destino: battendoci a Roma 3-1 portò Spalletti alle dimissioni. Così arrivò Ranieri. Nel calcio tutti gli allenatori hanno idee diverse, ed io rientravo solo qualche volta in quelle del nuovo tecnico. Per me è stata comunque un’esperienza importante, di quelle che aiutano a crescere. Finita la stagione era fondamentale che il mio cartellino non fosse più in comproprietà, perché volevo una società che credesse totalmente in me. Lo dico con grande serenità: la Roma ha dimostrato quanto ci tenesse a confermarmi, basta guardare quanto ha messo nelle buste. L’Udinese evidentemente ci credeva di più e devo ringraziare la famiglia Pozzo che ha dimostrato collaborazione e mi ha permesso di arrivare alla Juve. Quello che gli altri dovevano fare l’hanno fatto, ora tocca a me». Hai ricordato quel 3-1 che illuse un po’ tutti i tifosi bianconeri. Ripensando a quella partita, sembra impossibile che la Juve abbia chiuso al settimo posto la stagione. «Quanto accaduto lo scorso anno alla Juve è il bello e il brutto del calcio: con la Roma l’abbiamo affrontata a inizio campionato, ci siamo ritrovati con un 3-1 subito in casa, con zero punti in classifica e con una situazione psicologica destabilizzante, perché l’allenatore si era dimesso e i tifosi chiedevano giustamente di più. Un girone dopo, siamo usciti dall’Olimpico di Torino con una vittoria, terzi in classifica, con uno stato d’animo totalmente diverso e con un migliaio di tifosi che ci aspettava all’aeroporto di Roma per ringraziarci. Questo è il calcio ed è forse il principale motivo per cui amo questo sport». Hai mai temuto che il tuo passaggio alla Juve potesse saltare? «Chiaro che quando il futuro è incerto un po’ di apprensione c’è, ma ho avuto la fortuna di essere in vacanza e dunque di potermi svagare e poi di essere circondato da amici veri che mi facevano pensare ad altro e mi dicevano di stare tranquillo. Sono partito il 10 giugno e ho spento il telefono, perché credo sia davvero l’unico modo per staccare davvero la spina. Ovviamente di tanto in tanto lo accendevo, per controllare che la mia famiglia stesse bene e per capire come si sarebbe evoluta la mia situazione professionale. Ho fatto un lungo tour: New York, Long Island, passando per la Spagna, andando in Sardegna e finendo in Costa Azzurra. Solo di ritorno dalle ferie, il 2 luglio, mi è stato comunicato che si era a buon punto per concludere la trattativa. Non ho potuto fare altro che dare il mio assoluto consenso al passaggio in bianconero e le due società hanno fatto il resto». Vestire la maglia bianconera può essere un aiuto per riconquistare anche quella azzurra, con cui hai avuto sempre un feeling particolare. «È vero, ho fatto tutta la trafila nelle Nazionali giovanili, come capitano dall’Under 15 sino all’Under 21 e arrivando anche alla Nazionale maggiore, dove sono stato convocato due volte senza però esordire. Credo che sia il sogno di ogni bambino, sin da quando inizia a giocare a calcio. Essere alla Juve è una grande chance, ma non voglio sponsorizzarmi. Come detto, credo nel lavoro e nel campo. Se si ottengono risultati, allora si può pensare a soddisfazioni personali». Qualche soddisfazione personale però te la sei tolta eccome: agli Europei Under 21 del 2009 sei stato inserito tra i dieci migliori giocatori del torneo. «Sì e la cosa mi ha inorgoglito molto, anche se non ha cancellato la delusione per non essere riusciti a vincere. Avevamo una squadra talentuosa con Giovinco, De Ceglie, Marchisio, ma purtroppo abbiamo perso contro la Germania che, non a caso, era composta da molti giocatori che hanno preso parte all’ultimo Mondiale». In cosa credi di poter migliorare e qual è invece la tua miglior qualità? «Devo crescere sotto tutti gli aspetti, non per falsa modestia, ma perché credo che nella vita si possa sempre migliorare. Il mio punto di forza credo sia la fase di spinta, perché amo correre, non mi pesa assolutamente». Dovendo lavorare con un tecnico come Delneri, questo è un ottimo biglietto da visita. «Penso di sì, visto che punta molto sugli esterni. A noi terzini chiede di ricordarci soprattutto di difendere, ma anche di appoggiare l’azione in fase offensiva. È un allenatore tosto, l’ideale per una squadra in cui il minimo comune denominatore è la gran voglia di rivalsa e il desiderio di lavorare sodo. Mi auguro di giocare con continuità e dimostrare quanto valgo: questo è lo sfizio più grande che potrei togliermi con la Juve». La disastrosa stagione juventina sotto la guida di Delneri, coinvolge anche Motta che alterna buone prove a prestazioni molto negative. Scende in campo trentadue volte, tra campionato Europa League e Coppa Italia. Riscattato dall’Udinese, Marco non rientra nei piani tecnici di Antonio Conte, nuovo mister bianconero, ed è ceduto in prestito al Catania. Rientra a Torino nell’estate del 2013, giusto in tempo per collezionare qualche minuto contro la Fiorentina e il Catania. Quindi, il trasferimento al Genoa e la fine della sua avventura juventina. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/12/marco-motta.html
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MARCO MOTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Motta Nazione: Italia Luogo di nascita: Merate (Lecco) Data di nascita: 14.05.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 76 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2012, dal 2013 al 2014 e dal 2014 al 2015 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 18.12.2013 - Coppa Italia - Juventus-Avellino 3-0 35 presenze - 0 reti 1 supercoppa italiana Marco Motta (Merate, 14 maggio 1986) è un calciatore italiano, difensore del Persija. Marco Motta Marco Motta all'Udinese nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Persija Carriera Giovanili 2001-2004 Atalanta Squadre di club 2004-2005 Atalanta 19 (0) 2005-2007 Udinese 22 (1) 2007-2008 → Torino 24 (1) 2008-2009 Udinese 14 (0) 2009-2010 Roma 29 (0) 2010-2012 Juventus 32 (0) 2012 → Catania 13 (0) 2012-2013 → Bologna 19 (1) 2013-2014 Juventus 3 (0) 2014 → Genoa 13 (1) 2014-2015 Juventus 0 (0) 2015 Watford 9 (0) 2016 Charlton 12 (0) 2017-2018 Almería 46 (3) 2018-2019 Omonia 8 (0) 2020- Persija 19 (1) Nazionale 2001-2002 Italia U-16 3 (2) 2002-2003 Italia U-17 14 (4) 2003 Italia U-18 5 (0) 2003-2004 Italia U-19 6 (0) 2004-2005 Italia U-20 1 (0) 2005-2009 Italia U-21 36 (1) 2008 Italia olimpica 6 (0) 2010 Italia 1 (0) Palmarès Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Carriera Club Atalanta, Udinese e Torino Inizia la sua carriera calcistica, per poi passare nelle giovanili dell'Atalanta. Esordisce in Serie A con la squadra bergamasca a 18 anni, il 9 gennaio 2005 contro la Roma. Dopo 19 presenze in maglia atalantina nel campionato 2004-2005, passa in comproprietà all'Udinese ma, nella prima stagione in Friuli, non trova molto spazio a causa di un infortunio, giocando solo 6 partite e segnando 1 rete, contro il Treviso il 16 gennaio 2006 (risultato finale 2-2). Nel campionato 2006-2007 raggiunge le 16 presenze. Nell'agosto del 2007, dopo averlo riscattato dall'Atalanta, l'Udinese lo cede in prestito al Torino, squadra nella quale colleziona 24 presenze e una rete, segnata a Bergamo il 21 ottobre 2007, in Atalanta-Torino (2-2). Nell'estate del 2008, a 22 anni, torna all'Udinese per fine prestito. Roma Dopo 14 gare giocate, il 1º febbraio 2009, la Roma lo preleva in prestito gratuito, con la possibilità di trattenerlo in comproprietà versando 3,5 milioni di euro nelle casse della società friulana. Debutta in maglia giallorossa l'8 febbraio allo stadio Olimpico, nella partita Roma-Genoa (3-0) subentrando all'infortunato Cicinho, facendo un'ottima partita e dimostrando le sue doti. Viene impiegato con continuità come terzino destro e gioca da titolare anche le partite degli ottavi di finale della Champions League contro l'Arsenal. Alla fine della stagione la Roma rileva dall'Udinese la metà del cartellino del giocatore. Juventus, Catania, Bologna e Genoa Motta in azione alla Juventus nell'estate 2014 Il 26 giugno 2010 viene riscattato dall'Udinese alle buste; tuttavia il successivo 5 luglio vi ceduto in prestito oneroso di 1,25 milioni di euro alla Juventus, con diritto di riscatto fissato a 3,75 milioni. Il 22 giugno 2011, dopo essere stato riscattato dal club piemontese pagando i 3,75 milioni all'Udinese in tre esercizi, firma un contratto quadriennale coi torinesi. Ciò nonostante, nei mesi seguenti finisce per non rientrare nei piani del tecnico bianconero Antonio Conte, pertanto il 30 gennaio 2012 viene ceduto in prestito al Catania. Fa il suo esordio con la maglia rossazzurra il 12 febbraio 2012 in Catania-Genoa terminata 4-0. Alla fine del prestito torna a Torino. Il 19 luglio 2012 viene raggiunto l'accordo tra la Juventus e il Bologna per il suo trasferimento nella città emiliana in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino. A fine stagione, il Bologna non esercita il diritto di riscatto e Motta si riaccasa alla Juventus. Il 23 gennaio 2014 passa in prestito con diritto di riscatto al Genoa. Fa il suo esordio con la maglia del grifone il 9 febbraio seguente, in occasione della vittoria esterna contro il Livorno. Tornato alla Juventus per fine prestito, viene trattenuto dalla "Vecchia Signora" senza però giocare alcuna partita, sicché il 2 febbraio 2015, ultimo giorno di calciomercato, rescinde il proprio contratto con i bianconeri. Watford e Charlton Il 26 febbraio 2015 firma un contratto fino a fine stagione con il Watford. Fa il suo esordio con il club inglese il 3 marzo nella vittoria interna per 1-0 contro il Fulham, a fine stagione dopo aver contribuito alla promozione del club in Premier League giocando 9 incontri non riesce a trovare un accordo per la successiva stagione rimanendo svincolato. Motta in azione al Charlton nell'aprile 2016 Dopo essere rimasto svincolato, per non perdere la condizione atletica si è allenato per un periodo con il QPR. Il 12 febbraio 2016 viene ingaggiato dal Charlton, ultimo nella Championship, con il quale firma un contratto valido fino al termine della stagione. Entrato subito nello scacchiere del mister José Riga, esordisce una settimana dopo contro il Fulham, questa volta venendo però sconfitto 3-0. Chiude la stagione totalizzando 12 presenze. Almería e Omonia Nicosia Rimasto senza squadra per tutta la prima parte della stagione 2016/2017, il 31 gennaio 2017 trova un accordo con l'Almería, seconda serie spagnola. Il suo debutto avviene l'11 febbraio nella sfida col Girona, conclusa sullo 0-0. Chiude la prima stagione con 15 presenze condite da un assist. Nella stagione successiva, dopo aver giocato le prime tre gare, non viene più convocato fino a novembre, quando al rientro trova anche il suo primo gol, il 3 dicembre 2017 nella vittoria interna sul Tenerife (2-1). Segna alla fine 3 gol in 28 presenze, ma il 10 luglio 2018 decide di rescindere il contratto che lo avrebbe legato al club spagnolo fino al 2019. Il 16 luglio 2018 firma un contratto di due stagioni con i ciprioti dell'Omonia Nicosia. Persija Jakarta Il 13 gennaio 2020 firma un contratto di un anno e mezzo con la squadra indonesiana Persija Jakarta. Nazionale Gioca in tutte le nazionali giovanili, ed esordisce in Nazionale Under-21 nel 2005, con il commissario tecnico Claudio Gentile. Nel 2007 viene convocato dal CT Pierluigi Casiraghi per l'Europeo Under-21 nei Paesi Bassi. Dopo l'Europeo, con l'inizio del nuovo ciclo degli azzurrini, diventa il capitano della squadra. Nel 2008, con la Nazionale Olimpica, dopo aver vinto il Torneo di Tolone, prende parte ai Giochi olimpici di Pechino, dove l'Italia viene eliminata ai quarti di finale. Il 9 settembre 2008 segna di testa, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, il suo primo gol con l'Under-21 contro la Croazia. Nel giugno 2009 partecipa agli Europei Under-21 in Svezia, dove gli azzurrini vengono sconfitti in semifinale dalla Germania per 1-0. Viene inserito dall'UEFA nella lista dei 10 migliori giocatori della competizione. Nel frattempo, il 22 marzo 2009 riceve la sua prima convocazione in Nazionale maggiore dal commissario tecnico Marcello Lippi, in occasione delle partite di qualificazione al Mondiale 2010 contro Montenegro e Irlanda. In entrambe le sfide viene portato in panchina, ma non esordisce. Viene convocato in Nazionale dal nuovo CT azzurro Cesare Prandelli, esordendo il 10 agosto 2010, a 24 anni, giocando titolare nell'amichevole Italia-Costa D'Avorio (0-1). Palmarès Club Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2013 Campionato Indonesiano: 1 - Persija Jakarta: 2021 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008 Individuale Selezione UEFA dell'Europeo Under-21: 1 - Svezia 2009
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Fabio Paratici - Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
FABIO PARATICI https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Paratici Nazione: Italia Luogo di nascita: Borgonovo Val Tidone (Piacenza) Data di nascita: 13.07.1972 Ruolo: Direttore Sportivo, Direttore Generale e Amministratore Delegato Altezza: 176 cm Peso: 65 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2021 Fabio Paratici (Borgonovo Val Tidone, 13 luglio 1972) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista, direttore generale del Tottenham. Fabio Paratici Paratici (accosciato, primo da destra) nel Fiorenzuola della stagione 1992-1993 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 65 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Termine carriera 1º luglio 2004 Carriera Giovanili 1987-1989 Piacenza Squadre di club 1989-1991 Piacenza 5 (0) 1991-1992 → Palazzolo 21 (0) 1992-1994 → Fiorenzuola 63 (3) 1995-1996 Pavia 31 (1) 1996 Palermo 0 (0) 1996-1997 Sassuolo 14 (0) 1997 Marsala 14 (1) 1997-1998 Novara 28 (3) 1998-1999 Palermo 26 (0) 1999-2000 Lecco 31 (1) 2000-2001 Savoia 56 (2) 2001-2002 Giugliano 58 (2) 2002-2004 Brindisi 48 (2) Caratteristiche tecniche Nasce come esterno destro, sia di difesa che di centrocampo; nel corso della carriera è stato impiegato come jolly in tutti i ruoli del reparto arretrato. Carriera Giocatore Inizia a giocare nella Borgonovese, club del paese natale con cui vince diversi campionati giovanili. Nel 1986 si trasferisce al Piacenza dove diventa capitano della squadra Primavera allenata da Natalino Gottardo, giocando insieme a Filippo Inzaghi; nel campionato di Serie C1 1989-1990 esordisce in prima squadra, disputando 5 partite nel finale di stagione. Nelle annate successive viene ceduto in prestito nelle serie inferiori: prima al Palazzolo e poi al Fiorenzuola, dove rimane per due stagioni conquistando una promozione in Serie C1. Sul finire della stagione 1993-1994 rimane coinvolto in un incidente automobilistico, riportando numerose fratture che lo tengono fermo per un'intera annata. Riprende l'attività nella stagione 1995-1996, con il Pavia, con cui disputa una stagione da titolare. Non riconfermato, scende brevemente nel Campionato Nazionale Dilettanti con il Sassuolo, prima di trasferirsi al Sud, militando nel Marsala. Nel 1997 viene ingaggiato dal Novara, neoretrocesso in Serie C2, segnalandosi come uno dei migliori giocatori della stagione; al termine del campionato ritorna nel Meridione, dove militerà ininterrottamente fino a fine carriera salvo una parentesi nel Lecco. Nell'ottobre 1998 veste la maglia del Palermo, voluto da Massimo Morgia che lo aveva allenato a Marsala, e in seguito milita con Savoia, Giugliano e Brindisi, con cui nel 2003 vince la Coppa Italia Serie C. In cinque occasioni raggiunge le finali play-off, sia in Serie C1 che in Serie C2, risultando sempre sconfitto. Chiude la carriera agonistica dopo la sua seconda stagione a Brindisi, nel 2004, a 32 anni. Dirigente Al termine della carriera da calciatore, Paratici intraprende quella dirigenziale all'interno della Sampdoria assumendo il ruolo di capo degli osservatori, per diventare successivamente direttore sportivo della società ligure, agli ordini del direttore generale Giuseppe Marotta. Durante questa gestione il club blucerchiato raggiunge traguardi di rilievo, quali la qualificazione ai preliminari di UEFA Champions League con la prima squadra e la vittoria di uno Scudetto di categoria con la formazione Primavera. Nell'estate 2010 segue Marotta alla Juventus, sempre con la qualifica di diesse. In questo ruolo, si segnala nel portare a Torino vari elementi che faranno la fortuna del ciclo bianconero di questo decennio, come il difensore italiano Andrea Barzagli (2011), il centrocampista cileno Arturo Vidal (2011) e gli attaccanti argentini Carlos Tévez (2013) e Paulo Dybala (2015); nel 2018 ha poi un ruolo-chiave nell'acquisto del fuoriclasse portoghese Cristiano Ronaldo dal Real Madrid, tuttora il trasferimento più oneroso nella storia del calcio italiano. Nel novembre dello stesso anno subentra a Marotta quale direttore dell'area sportiva della Juventus, assumendo poi dall'ottobre 2020 il ruolo di amministratore delegato dell'intero dipartimento calcistico del club. Lascia la società piemontese nel maggio 2021, non rinnovando il proprio contratto in scadenza: sotto il suo mandato la Juventus vive uno dei cicli più vittoriosi della propria storia, con 19 trofei totali, compresa una striscia-record di nove Scudetti consecutivi. Nell'estate 2021 va ad assumere il ruolo di direttore generale presso il club inglese del Tottenham. Palmarès Campionato italiano Serie C1: 1 - Piacenza: 1990-1991 (girone A) Coppa Italia Serie C: 1 - Brindisi: 2002-2003 -
Giuseppe Marotta - Dirigente
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GIUSEPPE MAROTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Marotta_(dirigente_sportivo) Nazione: Italia Luogo di nascita: Varese Data di nascita: 25.03.1957 Ruolo: Direttore Generale e Amministratore Delegato Soprannome: Occhio di Falco Alla Juventus dal 2010 al 2018 Giuseppe Marotta, detto Beppe (Varese, 25 marzo 1957), è un dirigente sportivo italiano, amministratore delegato dell'Inter e consigliere della Lega Nazionale Professionisti Serie A. Giuseppe Marotta nel 2016 Carriera Gli inizi Da destra: un giovane Marotta diesse del Varese nella stagione 1981-1982, insieme al presidente Colantuoni e all'allenatore Fascetti. Diplomatosi al liceo classico Ernesto Cairoli della sua città natale, intraprende immediatamente la carriera dirigenziale: nel 1976, a soli 19 anni, è già responsabile del settore giovanile del Varese. Prosegue come direttore sportivo dei lombardi, sotto la presidenza di Guido Borghi e successivamente dell'avvocato Mario Colantuoni — quest'ultimo «uno dei miei maestri», ricorderà anni dopo —; in questo periodo, è del 1980 la sua prima, importante operazione di mercato, portando a Varese un promettente Michelangelo Rampulla. Nel 1987 entra a far parte dei quadri societari del Monza, dove rimane per tre anni: qui nell'estate 1989 tratta la cessione di Pierluigi Casiraghi, prodotto del vivaio brianzolo, alla Juventus. Successivamente, nella prima metà degli anni 1990 diviene direttore generale dapprima al Como e quindi al Ravenna: in Romagna, in particolare, strappa al Torino la comproprietà di un giovane prospetto, Christian Vieri. Dopo la parentesi ravennate, nella seconda parte del decennio ha inizio l'esperienza con il Venezia, che dura cinque anni ed è caratterizzata dapprima dal conseguimento di una promozione in Serie A (categoria da cui i lagunari mancavano da trentuno anni) al termine del campionato 1997-1998 e poi dalla salvezza nella stagione seguente, quest'ultima col tandem d'attacco Maniero-Recoba. Dal 2000 al 2002 Marotta è direttore generale dell'Atalanta, che in entrambe le stagioni supera l'allora record societario di punti conseguiti nei campionati di massima serie. Sampdoria (2002–2010) Il 6 maggio 2002 si insedia come direttore generale della Sampdoria. Al termine della stagione 2002-2003, dopo aver riorganizzato la società blucerchiata, Marotta conquista la promozione in Serie A, ancora con Novellino che fu già suo allenatore a Venezia. Dal febbraio del 2004 il dirigente ricopre, all'interno della Sampdoria, anche la carica di amministratore delegato. In blucerchiato, nell'estate 2007 conclude la trattativa con il Real Madrid per l'arrivo a Genova di Antonio Cassano; il giocatore, pienamente recuperato dopo la fase madrilena, disputa poi un ottimo campionato riguadagnando la nazionale; stesso successo si rivela l'ingaggio di Giampaolo Pazzini dalla Fiorentina, che con la Sampdoria si riscatta dagli altalenanti anni in viola e conquista anche lui la maglia azzurra. L'ultima stagione di Marotta a Genova coincide coi migliori risultati dei doriani da quindici anni a quella parte, raggiungendo il quarto posto in classifica e la qualificazione ai preliminari di Champions League. Al termine dell'annata, il 17 maggio 2010 il dirigente ufficializza le sue dimissioni dal club ligure. Juventus (2010–2018) Marotta nel 2008 Il 1º giugno 2010 approda alla Juventus come direttore generale. Il successivo 27 ottobre entra nel consiglio di amministrazione del club e viene contestualmente nominato amministratore delegato. Tra le sue prime operazioni in bianconero c'è l'acquisto di Andrea Barzagli, colonna difensiva della squadra per il successivo decennio. Agli inizi degli anni 2010 è tra gli artefici del ritorno ai vertici della società bianconera dopo l'opaco lustro post-Calciopoli. La stagione 2011-2012, in cui Marotta porta a Torino Andrea Pirlo e Arturo Vidal, culmina nella conquista dello Scudetto — titolo che mancava nella bacheca juventina da nove anni — al termine di un campionato concluso da imbattuti: quella torinese è la terza squadra a riuscire in una simile impresa dall'istituzione del girone unico, e la seconda a farlo chiudendo anche la classifica al primo posto. L'annata successiva fa vestire la maglia bianconera a Paul Pogba, cui segue nel 2013 l'ingaggio di Carlos Tévez. Sotto il suo mandato la Juventus si aggiudica il campionato italiano per sette stagioni consecutive — in cui spiccano il succitato Scudetto del 2011-2012 e quello del 2013-2014, quest'ultimo alla quota record di 102 punti —, superando dopo ottantadue anni i fasti della Juve del Quinquennio; nello stesso periodo il club torinese stabilisce l'ulteriore primato di quattro double nazionali consecutivi, in virtù delle altrettante affermazioni in Coppa Italia, mentre in campo europeo gioca per due volte la finale di UEFA Champions League (2015 e 2017). Nell'estate 2016 tratta la cessione di Pogba al Manchester Utd per 105 milioni di euro — a suo dire «l'affare migliore» della carriera — e l'acquisizione di Gonzalo Higuaín dal Napoli per 90, all'epoca le due operazioni di calciomercato più onerose, rispettivamente, al mondo e in Italia; quest'ultimo un record superato due anni dopo dallo stesso Marotta, con l'acquisto di Cristiano Ronaldo dal Real Madrid per 117 milioni di euro. È questo l'ultimo atto di rilievo del suo mandato juventino: infatti dopo otto anni, nell'ottica di un profondo rinnovamento societario, nell'autunno 2018 termina la sua esperienza con il club bianconero. Inter (2018–) Il 13 dicembre 2018 assume l'incarico di amministratore delegato dell'Inter per l'area sportiva. Nell'estate 2019 si segnala per l'acquisto dal Manchester Utd di Romelu Lukaku per 74 milioni di euro, il più oneroso nella storia del club nerazzurro. Durante il suo mandato la squadra lombarda torna competitiva ad alti livelli dopo un decennio di appannamento: raggiunge nel 2020 la finale di Europa League, a ventidue anni dall'ultima volta nella manifestazione e a dieci dalla precedente finale continentale per i nerazzurri, mentre l'anno seguente vince il diciannovesimo Scudetto della sua storia, a undici anni dal precedente. Nell'estate 2021 perfeziona il trasferimento di Lukaku al Chelsea per 115 milioni di euro, facendo segnare la cessione più remunerativa di sempre per l'Inter e in assoluto per un club italiano, superando in questo caso il precedente record di Pogba. Nella stagione 2021-2022 arrivano altri due trofei, la Supercoppa italiana e la Coppa Italia. Il 2 luglio 2021 viene premiato dalla Regione del Veneto con il Leone d'oro per lo Sport, riconoscimento patrocinato dal CONI e dal Comitato Italiano Paralimpico, per i meriti professionali raggiunti. Ruoli istituzionali Dal 1995 è membro dell'Associazione Direttori Sportivi (A.DI.SE) come consigliere e, dal 10 aprile 2017, ne è il presidente. È inoltre vicepresidente del Consiglio Direttivo del Settore Tecnico della FIGC. Nel 2014 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano, nella categoria dirigente sportivo. LNP 2005: membro commissione studi diritti TV ed economici 1998-2002: membro commissione marketing ADISE (Associazione Direttori Sportivi) 1995-2017: consigliere 2017-oggi: presidente FIGC Membro del comitato d'assistenza Vicepresidente del consiglio direttivo del settore tecnico Carriera in sintesi 1978-1979: Varese - Direttore settore giovanile 1979-1986: Varese - Direttore generale 1987-1990: Monza - Direttore generale 1990-1993: Como - Direttore generale 1993-1995: Ravenna - Direttore generale 1995-2000: Venezia - Direttore generale 2000-2002: Atalanta - Direttore generale 2002-2004: Sampdoria - Direttore generale 2004-2010: Sampdoria - Direttore generale e amministratore delegato 2010-2018: Juventus - Direttore generale e amministratore delegato dell'area sportiva 2018-presente: Inter - Amministratore delegato dell'area sportiva -
LUCA MARRONE Strana storia quella di Luca Marrone, talentuoso centrocampista cresciuto nel vivaio juventino: sballottato dai vari allenatori dal ruolo di centrocampista a quello di difensore centrale e bersagliato dagli infortuni, il ragazzo torinese (è nato, infatti, nella capitale sabauda il 28 marzo 1990) non è mai riuscito a sfondare come le doti avute in regalo da Madre Natura gli avrebbero permesso.Comincia giocare a calcio dall’età di cinque anni nel Lascaris per poi passare al settore giovanile della Juventus. Fa tutta la trafila, iniziando dai Pulcini fino alla Primavera. Ciro Ferrara, allenatore della compagine bianconera e da sempre attento ai giovani, non si lascia sfuggire l’occasione per farlo esordire Serie A: Marrone veste la sua prima maglia juventina il 23 agosto 2009, nella partita contro il Chievo vinta per 1-0, grazie a una perfetta incornata di Iaquinta su preciso cross del brasiliano Diego. Nemmeno un mese dopo, subentra nel match contro il Livorno, per la sua seconda e ultima presenza in quel campionato. Luca, infatti, ritorna diligentemente nella Primavera, con la quale vince il Torneo di Viareggio.Nell’estate del 2010 passa in prestito al Siena, dove trova Antonio Conte come allenatore. Nella città del Palio riesce a segnare la prima rete fra i professionisti, nel pareggio contro il Vicenza per 2-2. Conquistata la promozione in Serie A, Marrone ritorna a Torino, insieme allo stesso Conte. Il mister leccese crede in lui e lo schiera nelle partite di Coppa Italia. Non solo, il 21 gennaio 2012 a Bergamo, subentrando a Pepe, fornisce l’assist per il gol del 2-0 di Giaccherini, che dà alla Juventus il titolo di Campione d’Inverno. «Marrone, che sta crescendo in maniera egregia, con grande umiltà, può sostituire Pirlo», dice Conte dopo la partita.L’Atalanta gli porta fortuna, tanto è vero che il 13 maggio, con il tricolore già conquistato una settimana prima a Trieste contro il Cagliari, ha la grandissima soddisfazione di realizzare il suo primo gol in Serie A, con un tiro potente scagliato all’incrocio dei pali, grazie a un assist di tacco da parte di Marco Borriello. «È dall’età di cinque anni che sogno un momento come questo – ammette emozionato – fare gol sotto la curva è il massimo. La dedica è per tutti i nostri tifosi, la mia fidanzata e la mia famiglia. Cosa mi ha detto Conte dopo il gol? Veramente non ho capito bene, gli ho detto solo “sì, sì”. Più avanti mi spiegherà. Non smetterò mai di ringraziare Del Piero. Oltre a uno spessore umano impressionante, ha sempre un consiglio importante per noi giovani. Mi piacerebbe giocare di più, per crescere e maturare. È bellissimo essere alla Juve, ma qui si fatica a trovare spazio. Io vice-Pirlo? No, Andrea è un altro tipo di giocatore. Il club e il mister decideranno cosa è meglio per me». Sintetizza Conte: «Il gol è il giusto premio alla sua grande crescita calcistica».Durante la preparazione per la stagione 2012-13, Conte lo prova spesso nel ruolo di vice Bonucci come difensore centrale. In questo ruolo, causa l’assenza di Chiellini infortunatosi ai Campionati Europei, Luca riesce a collezionare qualche presenza in più dell’anno precedente, esordendo anche in Coppa dei Campioni contro il Celtic. Ancora l’Atalanta nel suo destino: 16 dicembre 2012, si gioca allo Stadium e, dopo pochi minuti, un suo errato retropassaggio a Buffon mette Denis solo davanti al portierone juventino il quale, da par suo, respinge il tiro dell’attaccante orobico, salvando così la porta bianconera e lo stesso Luca. Poi, grazie alle reti di Vučinić, Marchisio e Pirlo, la Juventus si aggiudicherà agevolmente la partita. 13 presenze per lui alla fine della stagione e secondo scudetto messo in bacheca.Nell’estate successiva la Juventus e il Sassuolo stipulano un accordo per il trasferimento di Luca alla squadra emiliana in comproprietà (per la metà del cartellino di Domenico Berardi). Il 20 giugno 2014 le due società rinnovano la partecipazione del cartellino. Stagione 2014-15: Marrone ritorna nuovamente alla Juventus ma, a causa di vari problemi muscolari, è costretto a saltare in pratica tutta la stagione, non riuscendo mai a scendere in campo. Nell’estate del 2015 viene ceduto in prestito al Carpi, neo promosso in Serie A.LUCA MOMBLANO, “HURRÀ JUVENTUS” NOVEMBRE 2012Quattordici anni di Juventus, eppure essere così giovane (ventidue anni) da avere davanti un futuro in gran parte tutto da scrivere. Luca Marrone, torinese purosangue e bianconero doc, è questo e tanto altro: calcio, famiglia, tecnica, umiltà e crescita esponenziale settimana dopo settimana. Un modello esemplare in piena linea con i parametri di un club che non lascia mai nulla al caso. E siamo soltanto all’inizio. Ne è consapevole anche il ragazzo, che affronta il dialogo che va dagli inizi del suo rapporto personale con la Vecchia Signora fino alla stretta attualità, per poi sfociare nel futuro prossimo. Con i tempi verbali e la schiettezza non ha alcun problema, Luca Marrone. Un po’ come con i tempi di gioco, le geometrie, il senso tattico e «... il lancio, una delle mie doti principali che posso mettere in bella mostra anche e soprattutto giocando quei dieci metri più indietro, da centrale difensivo nella retroguardia a tre».Insomma, nel suo piccolo si tratta già di un grande maestro di calcio. È sufficiente ascoltare la chiarezza delle sue parole, che giocoforza, iniziano da quel lontano 1998. «Ricordo come fosse ieri i primi allenamenti con la Juventus allo stadio Comunale. Eravamo un’orda di ragazzini, tantissimi, io proveniente dal Lascaris di Pianezza, società nella quale ho mosso i primissimi passi. Peni, il mio primo allenatore in bianconero, e soprattutto le immagini di quando passavamo accanto a idoli come Zidane e Del Piero».Sono fotogrammi, ma gli occhi di Marrone, già chiari e brillanti di loro, trasformano queste memorie in un film tanto intimo quanto simbolico. Era ancora presto per immaginare un vero passaggio di consegne, in mezzo c’è, infatti, tutta una trafila tra settore giovanile bianconero e le varie Nazionali under. Fino all’ultimo anno con la Primavera, quando Marrone è già uno dei talenti del vivaio juventino. Luca ricorda eccome, e rivela il salto nel mondo delle prime squadre: «La Primavera era una vetrina importante, già si sentivano alcune pressioni e alcune aspettative. Ma tutto sommato è una categoria nella quale si gioca insieme e contro ai pari età. Il salto nel calcio adulto sta nel trovarsi al fianco a calciatori esperti. In questo senso l’anno a Siena è stato assolutamente fondamentale anche seguendo i consigli dei compagni più navigati uno su tutti Vergassola che è stato sempre molto prodigo di suggerimenti che mi hanno aiutato a crescere ulteriormente».E poi spunta la figura di Antonio Conte, l’allenatore di allora e di oggi, colui che in Marrone ha sempre creduto ottenendo le giuste risposte del campo: «Sì, è vero – ammette il centrocampista titolare della Nazionale Under 21 passata dalle mani di Ciro Ferrara a quelle di Devis Mangia – il mister è stato decisivo per la mia permanenza in questi due anni. In questo senso non ho assolutamente rimpianti: sono Campione d’Italia e giocare 10 partite nella Juventus vale più che giocarne 30 altrove!».Non è un segreto che per questo ragazzo si siano fatte avanti tantissime società, anche di ottimo livello. Ma Torino è sempre Torino. Fascino, storia, blasone. Tanto più per lui che vive ancora con la famiglia («Il vantaggio rispetto a giocare fuori piazza è che qui a casa sono certamente più coccolato», dice Marrone, il quale tiene a ricordare quanto possa contare per la stabilità anche il suo fidanzamento che dura ormai da più di tre anni). Della città conosce ogni angolo pur allineandosi alle evidenti necessità di una rigorosa vita da atleta.Fuori dal campo Marrone resta il ragazzo semplice ma determinato, di sempre. Grande appassionato di musica rap e hip-hop sia italiana che internazionale, Luca è anche un curioso di natura, apparentemente timido, in realtà lucido e intelligente. Considerazioni che fanno tornare il discorso dritto dritto al rettangolo di gioco e alla parziale trasformazione, che poi in realtà è l’ennesima bella scoperta del nuovo corso bianconero, relativa al ruolo. Perché ora per tutti i cronisti Marrone è il difensore del futuro, mentre il presente racconta di un calciatore che è già una realtà a 360 gradi. Sul discorso, lo stesso protagonista non ha alcuna remora ad approfondire il ragionamento, anzi: «Centrocampista o difensore? Nessun problema. L’importante è cogliere le differenze tra le due posizioni e metterle in atto. Diciamo che in mezzo al campo hai meno tempo per pensare e si corre generalmente molto di più, ma quando sei l’ultimo uomo prima del portiere sai che non puoi e non devi sbagliare. Devi essere più intelligente nel gestire e leggere le giocate e cambiano le responsabilità, per certi versi direi che aumentano. E se capita, io me le assumo volentieri».Niente paura. Piuttosto, sagacia e coraggio da vendere. Già da subito, quando al primo allenamento a Bardonecchia nell’estate 2011 vede per la prima volta all’opera il Professore: «Non vedevo l’ora conoscerlo da vicino, Andrea Pirlo. Strepitoso, addirittura meglio di quanto potessi immaginare. Un grande uomo, oltre che simpatico, anche dentro lo spogliatoio. Ho un ottimo rapporto con lui, qualche volte siamo anche usciti insieme. Forse, però, il compagno con cui ho più feeling è Lichtsteiner che divide la stanza con me. Gli tocca sopportarmi».E viceversa, magari. In fondo si tratta di un connubio tra professionisti esemplari. L’uno, l’elvetico, in gol alla primissima dello Juventus Stadium in quello storico Juve-Parma 4-1; l’altro, il torinese, in rete nell’ultimissima in casa contro l’Atalanta in occasione della strepitosa festa-scudetto servita in una Torino entusiasta. Ed è qui che inevitabilmente si apre anche il capitolo relativo alle grandi emozioni personali, che poi sono anche le soddisfazioni per le quali si suda negli allenamenti quotidiani. Marrone, infatti, non ha dubbi: «Il gol nel giorno dell’entusiasmo generale, nel giorno dell’ultima con noi di capitan Del Piero, è stato qualcosa di indescrivibile che porterò dentro di me per sempre. Devo dire però che anche l’esordio stagionale in Coppa Italia nella gara interna contro il Bologna mi ha fatto vivere sensazioni speciali: ci ho messo un po’ a sciogliermi, ma credo di aver subito disputato un’ottima gara».Infine il classico messaggio ai tifosi e un auspicio autoreferenziale. Ligio e puntuale, Marrone. Sguardo di ghiaccio e parole mai banali: «A chi ci sostiene chiedo di continuare a starci vicini perché per noi è fondamentale sentire il loro supporto. A me stesso auguro di trovare sempre maggior spazio continuando a dimostrare di poter stare in questo gruppo, in questo grande club chiamato Juventus». Detto così, c’è da credergli. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/luca-marrone.html
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LUCA MARRONE https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Marrone Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 28.03.1990 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010, dal 2011 al 2013 e dal 2014 al 2015 Esordio: 23.08.2009 - Serie A - Juventus-Chievo 1-0 Ultima partita: 11.05.2013 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 23 presenze - 1 rete 3 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Luca Marrone (Torino, 28 marzo 1990) è un calciatore italiano, difensore o centrocampista del Lecco. Luca Marrone Marrone al Monza nel 2022 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Squadra Lecco Carriera Giovanili 1995-1998 Lascaris 1998-2010 Juventus Squadre di club 2009-2010 Juventus 2 (0) 2010-2011 → Siena 18 (1) 2011-2013 Juventus 21 (1) 2013-2014 Sassuolo 15 (0) 2014-2015 Juventus 0 (0) 2015-2016 → Carpi 9 (1) 2016 → Verona 12 (0) 2016-2017 → Zulte Waregem 15 (0) 2017-2018 → Bari 33 (1) 2018-2019 Verona 23 (0) 2019-2021 Crotone 52 (3) 2021-2023 Monza 20 (0) 2023- Lecco 0 (0) Nazionale 2006-2007 Italia U-17 4 (0) 2007 Italia U-19 1 (0) 2009-2013 Italia U-21 32 (1) Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Israele 2013 Caratteristiche tecniche Centrocampista centrale abile nel recuperare palloni e nel reimpostare l'azione, è anche dotato di un buon tiro. Predilige il ruolo di regista basso davanti alla difesa, tuttavia può essere utilizzato all'occorrenza con buoni risultati anche come difensore centrale. Carriera Club Juventus Inizia giocare a calcio dall'età di 5 anni nel Lascaris, per poi passare al settore giovanile della Juventus. Fa tutta la trafila nelle squadre giovanili, iniziando dai Pulcini fino alla Primavera. Nel febbraio 2009 vince, con la formazione Primavera, il Torneo di Viareggio, ripetendosi nell'annata successiva. Nella stagione 2009-2010 viene aggregato alla prima squadra. Il 23 agosto 2009, a 19 anni, esordisce in Serie A allo Stadio Olimpico in Juventus-Chievo (1-0), dove rimedia anche il suo primo cartellino giallo dopo pochi secondi. La sua seconda presenza arriva il 19 settembre contro il Livorno (2-0). Siena Il 1º luglio 2010 passa in prestito al Siena, in Serie B, in uno scambio che porta in Toscana anche il compagno di squadra Ciro Immobile. Esordisce con la maglia senese il 18 settembre 2010 contro l'Atalanta, venendo sostituito al 76' minuto di gioco, partita vinta 1-0 con gol di Salvatore Mastronunzio. Una settimana dopo gioca tutti i novanta minuti contro il Piacenza, sfida vinta 1-0. Segna il suo primo gol in Serie B l'8 dicembre 2010 nel recupero della 14ª giornata contro il Vicenza, gara terminata 2-2. Ottiene 18 presenze e contribuisce alla promozione del Siena in Serie A, grazie al secondo posto in campionato. Ritorno alla Juventus Marrone a Châtillon nel 2013. Terminato il prestito ritorna alla Juventus per la stagione 2011-2012, dove ritrova Conte come allenatore. Il 21 gennaio 2012, nella partita contro l'Atalanta, subentra a Simone Pepe nella ripresa e fornisce l'assist per il gol del 2-0 di Giaccherini, che dà alla squadra bianconera il simbolico titolo di campione d'inverno. Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera con una giornata d'anticipo, nella partita giocata sul campo neutro di Trieste contro il Cagliari e vinta 2 a 0, in concomitanza con la vittoria dell'Inter contro il Milan per 4 a 2. Il 13 maggio, nell'ultima partita di campionato giocata in casa contro l'Atalanta, mette a segno il suo primo gol in Serie A, con un tiro potente scagliato all'incrocio dei pali, grazie a un assist di tacco da parte di Marco Borriello. La stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana allo Stadio nazionale di Pechino, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Durante la preparazione estiva, il tecnico Antonio Conte lo prova spesso nel ruolo di vice-Bonucci come difensore centrale. In questo ruolo, data l'assenza di Chiellini per un infortunio avvenuto durante gli Europei, esordisce durante la prima giornata di campionato, contro il Parma (vinta 2-0). Il 6 marzo 2013 colleziona la sua prima presenza in Champions League, giocando da titolare il ritorno degli ottavi di finale contro il Celtic allo Juventus Stadium (2-0). Il 5 maggio successivo, grazie al successo interno della Juventus sul Palermo per 1-0, vince – con tre giornate d'anticipo – il secondo scudetto consecutivo. Sassuolo e secondo ritorno alla Juventus Il 2 settembre 2013 la Juventus e il Sassuolo stipulano un accordo per il trasferimento del calciatore alla società neroverde in comproprietà (per la metà del cartellino di Domenico Berardi). Il club emiliano acquisisce la metà del cartellino del calciatore, valutato complessivamente 9 milioni di euro. Esordisce il 20 ottobre, nella partita casalinga contro il Bologna, dove i neroverdi raccolgono anche il loro primo successo assoluto in massima serie. Il 20 giugno 2014 Juventus e Sassuolo rinnovano la partecipazione del cartellino. Il 3 luglio seguente la Juventus comunica di aver riscattato l'intero cartellino per 5 milioni di euro, pagabili in tre anni. A causa di vari problemi fisici, Marrone è tuttavia costretto a saltare praticamente tutta la stagione, nella quale non ottiene nessuna presenza in gare ufficiali. Carpi, Verona, Zulte Waregem e Bari L'8 luglio 2015 passa in prestito fino a fine stagione al Carpi. Segna il suo primo gol con la sua nuova maglia il 28 ottobre 2015 nella sconfitta contro il Frosinone. Dopo diversi problemi con i tecnici del Carpi, decide di cambiare e passa ancora in prestito fino a fine stagione al Verona. Nella partita di campionato del 7 febbraio 2016 contro l'Inter, finita 3-3, Marrone è l'unico giocatore negli ultimi 10 anni ad aver fornito tre assist da palla ferma (due corner e una punizione) in una singola partita. Il 30 agosto 2016 viene ufficializzato dalla Juventus il trasferimento in prestito annuale allo Zulte Waregem, squadra che milita nella massima serie belga. Il 18 marzo 2017 vince la Coppa del Belgio. Il 26 agosto 2017 il Bari comunica il trasferimento in prestito del giocatore. Segna il suo primo gol con la maglia del Bari il 24 febbraio 2018 nella trasferta vittoriosa di Terni per 1-2. Ritorno al Verona, Crotone e Monza Il 4 agosto 2018 viene ufficializzato il suo trasferimento al Verona, in prestito oneroso con obbligo di riscatto, facendo così ritorno dopo due anni nella società scaligera. Il 29 agosto 2019 viene ceduto in prestito al Crotone. Il successivo 30 novembre segna il suo primo gol con i pitagorici, nella partita col Cittadella, finita 1-1. A fine anno, dopo avere conseguito la promozione in Serie A, viene riscattato dal club calabrese. Giocherà poi 21 partite nel massimo campionato terminato con la retrocessione degli squali. Il 31 agosto 2021, a 46 secondi dalla fine della sessione di calciomercato, viene acquistato dal Monza in Serie B. Il 29 maggio 2022 segnerà il gol decisivo del 3-3 nel ritorno della finale play-off di Serie B contro il Pisa, che deciderà la prima storica promozione in A dei brianzoli. Al termine della stagione 2022-2023 rimane svincolato. Lecco Il 30 agosto 2023 firma un accordo fino al 30 giugno 2025 con il Lecco, neopromosso in Serie B. Nazionale Tra le nazionali giovanili ha giocato con l'Under-17 e l'Under-19. Il 13 ottobre 2009 esordisce nella nazionale Under-21, con il tecnico Casiraghi, entrando nel secondo tempo della partita Italia-Bosnia ed Erzegovina (1-1), valida per le qualificazioni all'Europeo 2011. Il 3 marzo 2010 segna il suo primo gol con l'Under-21 nella partita Italia-Ungheria (2-0) disputata a Rieti. Dopo la mancata qualificazione per l'Europeo 2011, causa l'eliminazione nel play-off contro la Bielorussia, Marrone diventa uno dei giocatori più esperti del centrocampo nel nuovo ciclo guidato inizialmente da Ciro Ferrara e poi da Devis Mangia, tanto da indossare la fascia di capitano della Nazionale Under-21. Il 27 maggio 2013 viene incluso dal tecnico Devis Mangia tra i 23 convocati che prenderanno parte all'Europeo Under-21 in Israele. poi perso in finale contro la Spagna per 2-4. Dal 10 al 12 marzo 2014 è stato convocato dal CT della Nazionale maggiore Cesare Prandelli per uno stage organizzato allo scopo di visionare giovani giocatori in vista dei Mondiali 2014. Vita privata Il 10 giugno 2017 si sposa a Racconigi con Astrid Prete. La coppia ha due figli: Diletta, nata nel 2018 e Riccardo nato nel 2020. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2009, 2010 Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Coppa del Belgio: 1 - Zulte Waregem: 2016-2017
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DIEGO ENRICA TARCHI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL GIUGNO 2009 Per qualcuno il suo nome ha cominciato a essere più di un titolo di giornale la sera del 9 dicembre. Al Weserstadion di Bremen, il Werder batte l’Inter, facendo vacillare le certezze europee dei nerazzurri e garantendosi la qualificazione in Champions League. Diego Ribas da Cunha non segna, ma gioca come sa. Passano pochi mesi e la curiosità degli juventini cresce con l’aumentare dei titoli dei giornali, sempre più insistenti su un possibile futuro bianconero del ragazzo di Ribeirão Preto. Il 18 febbraio, il Werder incrocia sulla sua strada europea l’altra milanese. Diego segna, ma la qualificazione al turno successivo arriva otto giorni dopo, a San Siro: un 2 a 2 in cui il giovanotto disegna palloni perfetti per Pizarro, che soffoca le ambizioni del Milan. Una partita, quella di Diego, che convince i tifosi della Juventus. I dirigenti, invece, non avevano già dubbi. Nei quarti di Uefa, infine, l’incrocio con l’Udinese. Tra il 9 e il 16 aprile va in scena il gran finale della personale sfida di Diego contro le italiane: due doppiette che rendono felici i tifosi del Werder tanto quanto i dirigenti della Juventus, ormai vicini a finalizzare l’accordo con il giocatore. Il contratto, firmato poco più di un mese dopo (il 26 maggio), e arrivato al termine di un negoziato complesso, durante il quale Blanc e Secco hanno dovuto vincere la concorrenza di altri grandi club. D’altronde, Diego è un fenomeno, uno di quei giocatori che fanno impazzire il pubblico con giocate di alta qualità e classe. Una star sul terreno di gioco, a cui fa da contraltare un atteggiamento da ragazzo semplice fuori dal campo. Non il classico “duro”, ma un ragazzo che parla tanto di vittoria, ma anche di “carinho” (affetto), quello di cui ha bisogno nel suo rapporto con il pubblico, che, più lo coccola, più gli dà la carica per continuare a essere quello che è: il giocatore che fa la differenza, l’asso imprevedibile dal quale ti puoi aspettare giocate spettacolari, pennellate per i compagni e gol d’autore. Campione nel suo paese a soli 17 anni, età in cui già vantava le prime convocazioni nella Nazionale brasiliana, ha vissuto una parentesi vittoriosa, ma con qualche ombra a titolo personale, in Portogallo, prima di essere adottato dalla Bundesliga dove ha raccolto successi, consensi e “carinho”, appunto. E in Italia, alla Juventus, è convinto che sarà ancora meglio, perché, da quello che gli hanno raccontato, la passione per il calcio si avvicina molto a quella che si respira nel suo paese d’origine. – Da tanto tempo si parla di Diego alla Juventus. «Sono passati più di due anni da quando ho percepito che la Juventus era interessata a me. Infatti, da allora ho cominciato a seguire con più interesse le vicende del club, a documentarmi. Sapere che una delle società storiche del calcio mondiale è interessata a te, ti riempie di orgoglio e ti dà motivazioni ancora maggiori». – Prima di cominciare a documentarti, cosa sapevi della tua nuova squadra? «Che ha oltre 14 milioni di tifosi in Italia e tanti altri nel mondo, che ha un pubblico molto affezionato e che c’è una grande passione intorno a questa squadra. Il giorno in cui sono arrivato a Torino per le visite mediche e per firmare il contratto, mi ha fatto effetto incontrare la gente per strada e sentirmi dire: “Bravo” oppure “Siamo contenti che tu venga alla Juventus”. Mi ha fatto piacere scoprire da subito l’affetto dei tifosi». – Conoscevi già qualcuno alla Juventus? «L’unico giocatore che ho conosciuto della Juventus è il mio connazionale Amauri, ma solo via telefono. Ci hanno messi in contatto amici comuni e grazie a lui ho cominciato a entrare nel clima bianconero. Mi ha raccontato tante belle cose. Ora sono impaziente di incontrarlo anche di persona. Per il resto è un mondo tutto nuovo». – Con i tuoi connazionali di altre squadre hai mai parlato del calcio italiano? «Sì, ne ho parlato con i miei amici Kakà, Pato, Julio Cesar, Maicon e Julio Batista. Mi hanno parlato molto bene del calcio italiano e del clima che si respira qui da voi». – Cosa ti hanno detto in particolare i tuoi connazionali? «Che ci si trova bene perché gli italiani vivono il calcio in modo molto passionale, quasi come in Brasile. Ti senti importante e questo ti dà una motivazione in più. In Germania c’è invece molto rispetto, nel senso che il calcio piace, ma i tifosi sono più riservati». – Che differenza hai riscontrato tra i campionati in cui hai giocato (brasiliano, portoghese e tedesco)? Quale ti si adattava di più? «Sono brasiliano e porto con me le caratteristiche tipiche del calcio del mio paese, cioè un calcio libero, allegro e creativo. Il Portogallo ha qualcosa del calcio brasiliano, forse anche per la vicinanza culturale dei due paesi, ma è più condizionato dalla tecnica europea. In Germania è un gioco più serio, tecnico e di forza. Ho imparato ad adattarmi a tutti i campionati in cui ho giocato, quindi sono sicuro che mi troverò a mio agio anche in Italia, dove le squadre giocano molto chiuse e c’è bisogno di creatività per arrivare al gol». – Cosa ne pensi del campionato italiano? «Lo ammiro molto, è uno dei più importanti del mondo e lo seguo fin da quando vivevo in Brasile. Giocarci è la realizzazione di un sogno, lo stesso che hanno tanti ragazzini del mio paese che oggi seguono la mia carriera. Sono felice, motivato e non vedo l’ora di andare in campo con la maglia della Juventus». – Torniamo alla Germania, dove nel 2007 sei stato nominato miglior giocatore dell’anno. «È stata una bella soddisfazione, come lo è stato vedere un mio gol premiato come il migliore della stagione. Tra l’altro quello è anche il mio gol preferito in assoluto, al momento, ovviamente! Si tratta di una rete segnata da 60 metri, non è proprio una cosa da tutti i giorni… Fu contro l’Alemannia Aachen». – C’è qualche altro ricordo piacevole che ti lega al Werder Brema? «Moltissimi. Se rimaniamo in tema di gol, quello fatto al Bayern Monaco, nel primo confronto a cui ho partecipato. In questo caso lo ricordo soprattutto per l’importanza della partita. Poi i successi ottenuti e il modo in cui mi hanno fatto diventare un idolo, anche per i bambini». – Avevi un soprannome? «Quello che ricordo più volentieri è il primo, proprio appena arrivato: “werderdona”, un mix tra Werder e Maradona! Poi mi piace ricordarne anche di più semplici, come SuperDiego e DiegoShow. Come vedete, non dimentico nulla, perché in Germania ho vissuto tre anni bellissimi, fondamentali anche per la mia carriera». – Che effetto ti ha fatto sentirti paragonato a Maradona? «È sempre piacevole essere paragonato a un giocatore che ha fatto cose straordinarie, anche se come paragone mi è sembrato un po’ inusuale, vista la rivalità non solo sportiva che esiste tra il mio paese e l’Argentina». – Dal clima del tuo paese alla Germania, passando per il Portogallo. Ti eri ambientato con facilità? «Sì, anche se l’inverno effettivamente è molto rigido e ammetto che per un brasiliano non è facile. Io pensavo solo a giocare e mi sono trovato subito bene perché vivevo in un ottimo ambiente, dove sono sempre stato trattato bene e messo a mio agio. Sentivo l’affetto delle persone con cui lavoravo e con cui avevo a che fare». – La famiglia era al tuo fianco? «Vivevo da solo, ma ho una famiglia molto numerosa, composta da mamma, papà, due sorelle e un nipotino. Diciamo che ogni quindici giorni c’era sempre qualcuno con me, compresa la mia fidanzata». – Oltre a te, c’è qualche altro calciatore in famiglia? «No, mio papà, che mi cura gli interessi, non ha mai giocato. Il mio nipotino è ancora piccolo, ma non si sa mai…». – I tuoi amano venire allo stadio? «Certo, vengono a vedere le partite, indossando anche la maglia con il mio nome». – A parte la consacrazione avvenuta in Germania, quando hai iniziato a diventare un idolo dei tifosi? «Nel Santos, perché ho iniziato a giocare in prima squadra a 16 anni e a 17 ho vinto il mio primo titolo e conquistato la maglia della Nazionale». – Preferisci essere apprezzato per i tuoi gol per la capacità di creare gioco? «Per tutte e due! (sorride) Sono un centrocampista con caratteristiche offensive, mi piace orchestrare il gioco, attaccare e cercare la via del gol. Penso che una caratteristica dei giocatori brasiliani sia proprio giocare in modo creativo. Se a questa sommi una buona preparazione fisica e tattica, far gol e vincere hai raggiunto l’obiettivo». – Parliamo della tua esperienza al Porto. «Il primo anno è andato tutto bene, abbiamo anche vinto la Coppa Intercontinentale. Poi ho avuto alcuni problemi con l’allenatore, per tre mesi ho giocato poco, e sono partito: destinazione Werder». – E lì c’è stata la tua rinascita. «Non la chiamerei così, piuttosto una buona opportunità per tornare a dimostrare le mie qualità, nelle quali io stesso credevo e che anche il pubblico conosceva. Purtroppo, come capita a tanti giocatori, si può non essere apprezzati da qualcuno e in questi casi è meglio cambiare». – A proposito di buone opportunità, eccone una: la Juventus. «E che opportunità! Sono qui per vincere, sicuro che questa squadra, formata da giocatori di qualità, ha tutte le carte in regola per farlo. Noi punteremo a vincere, a “ganhar”, in tutte le competizioni». 〰.〰.〰 Veste la maglia con il numero 28 e debutta ufficialmente con i bianconeri il 23 agosto 2009, alla prima giornata di campionato, contro il Chievo, fornendo l’assist per la rete decisiva di Iaquinta. Segna i suoi primi gol in maglia bianconera in Roma-Juve del 30 agosto. Si ripete contro l’Atalanta, il Bologna e la Fiorentina. È inserito nella lista dei candidati per il Pallone d’Oro, e anche in quella per il Fifa World Player insieme a Buffon. Debutta in Coppa Italia il 13 gennaio 2010, in occasione degli ottavi di finale, in Juventus-Napoli, vinta 3-0 dai bianconeri, in cui segna il gol di apertura. Realizza anche la rete del momentaneo vantaggio sull’Inter, nei quarti di finale di Coppa Italia. In totale, 47 presenze e 7 realizzazioni. Infatti, nonostante questi numeri, la stagione di Diego è ampiamente negativa. È sicuramente un giocatore dalle grandi qualità tecniche, ma poco adattabile al calcio italiano. Infatti, le sue giocate sono spesso in orizzontali e sono rare le verticalizzazioni per i compagni smarcati in profondità. In più, dimostra di essere tutt’altro che un leader, difettando di personalità. Non sono rare le occasioni nelle quali, vicino alla porta avversaria, preferisce passare la palla a un compagno, anziché tirare in rete. Certo, la stagione disastrosa della Juventus non lo aiuta, ma nonostante sia spesso messo in condizione di giocare secondo il suo istinto, non è mai in grado di prendere per mano la squadra e condurla alla vittoria. Anzi, il suo rigore fallito contro il Bari, è un segnale quasi di resa. Possiamo dire che il vero Diego lo si è visto nelle prime tre partite di campionato: troppo poco per un giocatore considerato uno dei più forti del mondo (e pagato quasi 25 milioni di euro) che avrebbe dovuto assicurare il salto di qualità alla Juventus. «Non mi aspettavo di vivere momenti duri come quelli per cui siamo passati. Non me lo aspettavo io, non se lo aspettavano i compagni, non se lo aspettavano i tifosi. La qualità dei giocatori è altissima. Un po’ di difficoltà all’inizio sono inevitabili, ma a quanto pare il problema più grosso non erano i singoli. Era l’insieme. Difficile dire con precisione cosa non abbia funzionato. Probabilmente non abbiamo lavorato abbastanza come squadra. Non si può dire che non ci abbiamo provato, però non ci abbiamo provato insieme. La cosa strana è che fuori dal campo siamo un gruppo ben affiatato». Così, con l’arrivo di Delneri (che con il suo 4-4-2 non prevede l’utilizzo del trequartista), il 27 agosto 2010, la Juventus comunica di aver perfezionato l’accordo con il Wolfsburg per la sua cessione a titolo definitivo. «Se ho fallito alla Juve? Ho pagato io per tutti – dirà tempo dopo – in Europa puoi avere alti e bassi, anche a seconda di dove giochi. Alla Juventus, avevo più responsabilità degli altri, difatti era la Juve di Diego, anche per via del contratto, di quanto ero costato. Ho giocato tanto, come titolare e non era affatto male. Ma mancavano i risultati e allora si guardava all’investimento fatto con me. Non siamo stati in grado di vincere, di ambire alla Champions. Il tifoso italiano è “fanatico” e molto esigente Lo prendo come un periodo che mi è servito per crescere». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/09/diego.html
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DIEGO https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Ribas_da_Cunha Nazione: Brasile Luogo di nascita: Ribeirao Preto Data di nascita: 28.02.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 73 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Esordio: 23.08.2009 - Serie A - Juventus-Chievo 1-0 Ultima partita: 19.08.2010 - Europa League - Sturm Graz-Juventus 1-2 47 presenze - 7 reti Copa America 2004 e 2007 con la nazionale brasiliana Diego Ribas da Cunha, conosciuto come Diego (Ribeirão Preto, 28 febbraio 1985), è un calciatore brasiliano, centrocampista del Flamengo. Diego Diego con la maglia del Fenerbahçe nel 2014 Nazionalità Brasile Altezza 173 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Flamengo Carriera Giovanili 1997-2004 Santos Squadre di club 2001-2004 Santos 64 (21) 2004-2006 Porto 49 (4) 2006-2009 Werder Brema 84 (38) 2009-2010 Juventus 47 (7) 2010-2011 Wolfsburg 30 (6) 2011-2012 → Atlético Madrid 30 (3) 2012-2014 Wolfsburg 46 (13) 2014 → Atlético Madrid 13 (1) 2014-2016 Fenerbahçe 53 (5) 2016- Flamengo 144 (26) Nazionale 2008 Brasile olimpica 6 (2) 2003-2017 Brasile 34 (4) Palmarès Olimpiadi Bronzo Pechino 2008 Copa América Oro Perù 2004 Oro Venezuela 2007 Gold Cup Argento USA-Messico 2003 Biografia È nato a Ribeirão Preto, nello stato brasiliano di San Paolo, ma, avendo origini calabresi e ferraresi, il 16 marzo 2004 ha ottenuto la cittadinanza italiana. Caratteristiche tecniche Regista, trequartista o seconda punta, è dotato di una buona tecnica e visione di gioco. Tra i suoi punti di forza spiccano il dribbling e la precisione nei passaggi, caratteristiche che lo rendono un prezioso uomo-assist. È abbastanza abile anche nei calci piazzati. Nel 2001 è stato inserito nella lista dei migliori giovani calciatori stilata da Don Balón. Carriera Club Santos e Porto Entrato a far parte delle giovanili del Santos a 12 anni, debuttò con la prima squadra nel 2002, a 17 anni, nel torneo di Rio-San Paolo. Nello stesso anno vinse il campionato brasiliano rendendosi protagonista di ottime prestazioni, in particolare in coppia con Robinho. L'anno seguente sarebbe dovuto passare al Tottenham, ma il suo trasferimento nel club inglese fu annullato negli ultimi minuti di mercato dal presidente del Santos. Nel luglio 2004 passò al Porto, dove non venne impiegato con continuità e finì spesso in tribuna, non riuscendo a giocare ai livelli su cui si era espresso in Brasile. Con l'arrivo dell'allenatore olandese Co Adriaanse nel 2005, la situazione per Diego non migliorò, cosicché il giocatore decise di trovare un'altra squadra. Werder Brema Nel maggio 2006 venne acquistato dal Werder Brema per 6,3 milioni di euro - trasferimento record per il club tedesco -, che gli fece firmare un contratto fino al 2010. Poco dopo, il 5 agosto, disputò la sua prima partita nella finale di Coppa di Lega vinta 2-0 ai danni del Bayern Monaco, mentre alla prima giornata di campionato segnò il suo primo gol con la maglia del Werder contro lo Hannover 96: con delle ottime prestazioni venne quindi nominato miglior giocatore in Bundesliga dell'agosto 2006. In Champions League il Werder Brema terminò al terzo posto nel gruppo A delle fasi eliminatorie, passando quindi in Coppa UEFA dove raggiunse la semifinale battendo l'AZ Alkmaar nel quarti di finale, grazie al gioco creativo di Diego. Il 20 aprile 2007 Diego segnò contro l'Alemannia Aachen un gol da circa 63 metri, successivamente eletto il più bello dell'anno in Bundesliga. Al termine della stagione 2006-07 venne eletto miglior giocatore della Bundesliga dalla rivista Kicker, con oltre il 50% dei voti. Il Werder si piazzò terzo dietro lo Stoccarda campione e lo Schalke 04. Diego (a sinistra) e Naldo mentre festeggiano per la vittoria della Coppa di Germania Iniziò bene la stagione 2007-2008, distinguendosi per le ottime prestazioni. È stato fondamentale per il Werder nelle fasi eliminatorie della Champions League e nel ritorno del 3º turno dei preliminari la squadra batté la Dinamo Zagabria con due gol del fantasista brasiliano. Nella fase a gironi di Champions, il Werder Brema perse 2-1 col Real Madrid, tuttavia la performance di Diego destò l'interesse dell'allenatore madrileno Bernd Schuster. In aprile il Real Madrid cercò di contrattare con Diego, ma Klaus Allofs, general manager del Werder, respinse le trattative e Diego annunciò il suo desiderio di rimanere nel club tedesco, prolungando il suo contratto fino al 2011. Dopo il no al Real Madrid, il Werder affrontò in casa lo Stoccarda, campione in carica della Bundesliga e vinse 4-1 con Diego leader del centrocampo. Più avanti nella stagione, il Werder Brema conquistò uno storico 8-1 col Arminia Bielefeld, con Diego protagonista di tre assist e di un gol. Nella stagione 2008-2009 il Werder, non qualificatosi per le fasi a eliminazione diretta in Champions, raggiunge la finale di Coppa UEFA e Diego si rese protagonista realizzando reti al Milan, al Saint-Étienne, all'Udinese e all'Amburgo. Nella semifinale con l'Amburgo subì un'ammonizione e, essendo diffidato, saltò la finale di Istanbul per squalifica. Il 30 maggio, nella finale di Coppa di Germania, servì l'assist decisivo a Mesut Özil per il gol vittoria dell'1-0 ai danni del Bayer Leverkusen, aggiudicandosi, dopo la Coppa di Lega tedesca del 2006, il trofeo più importante nella sua esperienza tedesca e portando il Werder in Europa League. Juventus Diego in azione durante Bari-Juventus, 12 dicembre 2009 Il 26 maggio 2009 viene ufficializzato il passaggio del brasiliano alla Juventus per la stagione 2009-2010, per la cifra di 23 milioni di euro. Il 9 luglio viene presentato davanti ai tifosi a Pinzolo; veste la maglia numero 28. Esordisce nel campionato italiano il 23 agosto, nell'incontro Juventus-Chievo, fornendo a Iaquinta l'assist (da calcio di punizione) per la rete che decide la partita. Il 30 agosto, contro la Roma segna i primi gol in bianconero realizzando una doppietta nella gara vinta 3-1 dalla Juve. Al termine dell'anno solare viene inserito nelle liste per il Pallone d'Oro e per il FIFA World Player (insieme al compagno di squadra Gianluigi Buffon). Il 13 gennaio 2010 esordisce in Coppa Italia, segnando anche il primo gol della gara vinta 3-0 contro il Napoli: segna anche contro l'Inter nei quarti di finale, ma la Juventus viene sconfitta per 2-1. Autore, insieme a tutta la rosa juventina, che chiude il campionato a un deludente settimo posto, di una stagione negativa, lascia l'Italia dopo una sola annata. Wolfsburg e prestito all'Atlético Madrid Il 27 agosto 2010 viene ceduto a titolo definitivo al Wolfsburg per 15,5 milioni di euro. Il 28 agosto 2010 esordisce contro il Magonza alla Volkswagen-Arena e segna il suo primo gol. La squadra ospite vincerà per 3-4 rimontando il 3-0 iniziale. Il 5 febbraio 2011 è protagonista di un episodio curioso: nella partita contro l'Hannover 96 Diego insiste per calciare un rigore e lo "ruba" al compagno Patrick Helmes, colpendo però la traversa, quando la partita vedeva il Wolfsburg in svantaggio per 1-0. Questo episodio ha segnato poi la sconfitta finale ed una multa di 100.000 euro al giocatore brasiliano, nonché l'esclusione dalla partita successiva. In occasione del ritiro pre-partita contro l'Hoffenheim, Diego si allontanò improvvisamente dall'allenamento, rendendosi indisponibile per il match, e scatenando le ire dell'allenatore Felix Magath, che annunciò che Diego non sarebbe più partito titolare e in seguito sarebbe stato messo fuori rosa. Poco tempo dopo, infatti, è lo stesso Diego ad annunciare il divorzio dal Wolfsburg il 24 giugno, con il prezzo del cartellino del giocatore fissato a 10 milioni di euro. Il 4 agosto l'allenatore del Wolfsburg, in accordo con la società, comunica al giocatore che, nel caso dovesse rimanere, non verrebbe mai schierato sul terreno di gioco. Il 31 agosto 2011 passa in prestito all'Atlético Madrid. Fa il suo esordio in Liga BBVA con la squadra madrilena il 10 settembre 2011 in un match contro il Valencia. Segna il suo primo gol con la squadra spagnola nella partita di Europa League contro il Celtic FC, e il suo primo gol in campionato contro il Levante, nella partita vinta per 3-2. Il 9 maggio 2012 conquista con l'Atletico Madrid l'Europa League, nella finale di Bucarest contro l'Athletic Bilbao dove segna il gol del definitivo 3-0. Ritorno al Wolfsburg e nuovo prestito all'Atlético Madrid Dopo il prestito all'Atlético Madrid, Diego torna al Wolfsburg, dove gli viene assegnata la maglia numero 10. Nella prima parte di stagione colleziona 19 presenze e 6 reti tra campionato e coppa nazionale. Gioca altre 54 partite segnando 18 gol. Il 31 gennaio 2014 passa in prestito all'Atlético Madrid. Il 1º aprile 2014, con un tiro da fuori area all'incrocio dei pali, porta momentaneamente in vantaggio la sua squadra contro il Barcellona, nel quarto di finale di andata di Champions League, poi superato. La sua squadra vincerà il campionato e perderà la finale della Champions League. Al termine della stagione, l'Atletico Madrid decide di non riscattarlo, ed il giocatore fa quindi ritorno in Germania. Fenerbahçe L'11 luglio 2014 passa a titolo gratuito ai turchi del Fenerbahçe, firmando un contratto triennale. In Turchia vince una Supercoppa turca. Flamengo Dopo 12 anni, torna in Brasile per giocare con il Flamengo. Con i brasiliani vince due campionati Carioca (2017 e 2019), due campionato brasiliano (2019 e 2020/2020), una Coppa Libertadores (2019) e una Recopa Sudamericana (2020). Nazionale A 18 anni partecipa alla CONCACAF Gold Cup 2003 con la selezione Under-23; la manifestazione, riservata alle nazionali maggiori del Nord e Centro America, vide la partecipazione su invito della nazionale olimpica del Brasile, la quale, nonostante la notevole differenza di età e di esperienza nei confronti delle avversarie, riesce ad arrivare in finale, persa poi contro il Messico di Pavel Pardo. Diego segna due gol nella competizione, nelle partite contro l'Honduras (girone di qualificazione) e contro gli Stati Uniti (semifinale). Nel 2004 viene convocato in nazionale per la Coppa America, che si conclude con una vittoria della Seleção in finale contro l'Argentina, partita in cui Diego segnò uno dei tiri di rigore conclusivi. Al Porto non riuscì ad esprimersi a buoni livelli; così non venne convocato ai Mondiali di calcio 2006. In seguito alle buone performance e forte dei titoli ottenuti con il Werder Brema, Diego fu chiamato nuovamente dalla nazionale brasiliana nel mese di novembre per una partita amichevole con la Svizzera. Tre anni dopo la prima esperienza partecipa nuovamente alla Coppa America, mentre nel 2008 prende parte ai Giochi olimpici svoltisi a Pechino come fuoriquota. Palmarès Club Competizioni statali Campionato carioca: 4 - Flamengo: 2017, 2019, 2020, 2021 Competizioni nazionali Campionato brasiliano: 4 - Santos: 2002, 2004 - Flamengo: 2019, 2020 Supercoppa di Portogallo: 1 - Porto: 2004 Campionato portoghese: 1 - Porto: 2005-2006 Coppa del Portogallo: 1 - Porto: 2005-2006 Coppa di Lega tedesca: 1 - Werder Brema: 2006 Coppa di Germania: 1 - Werder Brema: 2008-2009 Campionato spagnolo: 1 - Atlético Madrid: 2013-2014 Supercoppa di Turchia: 1 - Fenerbahçe: 2014 Supercoppa del Brasile: 2 - Flamengo: 2020, 2021 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Porto: 2004 UEFA Europa League: 1 - Atlético Madrid: 2011-2012 Coppa Libertadores: 1 - Flamengo: 2019 Recopa Sudamericana: 1 - Flamengo: 2020 Nazionale Coppa America: 2 - Perù 2004, Venezuela 2007 Bronzo olimpico: 1 - Pechino 2008 Individuale Miglior giocatore della Bundesliga: 1 - 2007
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ANTONIO CANDREVA GIULIO SALA, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 2010 Antonio Candreva è arrivato alla Juventus il 20 gennaio scorso, dopo appena tre giorni faceva il suo esordio in bianconero, contro la Roma, e dopo otto giocava la sua prima partita da titolare, contro l’Inter in Coppa Italia. Il 21 febbraio a Bologna era già tempo di festeggiare il suo battesimo del goal, in A e nella Juve. Il 14 marzo concedeva il bis contro il Siena... Insomma, il suo impatto in bianconero è stato quello di un bulldozer. Da uno così, ti aspetteresti un atteggiamento spavaldo, ai limiti della strafottenza. Ed è qui che Candreva ti spiazza: perché se le sue qualità in campo sono sotto gli occhi di tutti, fuori dal rettangolo verde scopri un personaggio inatteso. Un ragazzo dal sorriso buono e dai modi così garbati che potrebbero essere scambiati per timidezza, mentre è solo buona educazione. Maria Antonietta e Marcello, i suoi genitori, hanno davvero fatto un lavoro egregio e ora Antonio può raccoglierne i frutti: grazie al suo modo di porsi è subito riuscito a farsi ben volere da tutti e questo, quando si affronta una sfida tanto imponente come il doversi meritare la conferma nella Juventus, è un primo importante passo verso il successo: «È grazie a loro se sono cresciuto così – racconta Antonio – e poi ha contato anche l’esperienza lontano da casa: a quattordici anni sono andato in convitto a Terni e stare a contatto con tanti ragazzi, di diverse regioni, mi ha aiutato a crescere più in fretta». – Già, la Ternana è stata il tuo trampolino di lancio… «Sì, dagli 8 ai 13 anni ho giocato nella Lodigiani. Poi il presidente Longarini acquistò la Ternana e volle portarvi alcuni ragazzi da Roma. I dirigenti parlarono con mio padre e gli manifestarono il loro interesse per me. I miei genitori mi spiegarono cosa mi aspettava, mi ricordarono che mi sarebbero comunque stati vicini, ma lasciarono a me la decisione finale. Io mi sentivo pronto per questa esperienza e accettai subito con entusiasmo». – Parlaci di quegli anni. «Inizialmente non è stato facile, c’erano ragazzi che si conoscevano già da qualche anno. Dopo un po’ riuscii a inserirmi bene, pur avendo cambiato scuola, abitudini, compagnie. Fu una bella avventura, anche perché ero circondato da coetanei che non mi hanno mai fatto avvertire la lontananza da casa. Ricordo che c’era un unico televisore e lo guardavamo tutti insieme. La famiglia non mi è mai mancata, eravamo una trentina di ragazzi ed era come vivere con tanti fratelli nella stessa casa. Qualcuno dei miei compagni di allora ce l’ha anche fatta a proseguire la carriera, ad esempio Perna, che gioca ancora nella Ternana, o Pacilli, che era nell’Avellino l’anno scorso». – In Serie A però ci sei arrivato solo tu e anche piuttosto in fretta, visto che da Terni sei passato a Udine. «Avevo 20 anni, avevo giocato in B e in C1 con la Ternana e, alla scadenza del contratto, mi accordai con l’Udinese. In famiglia erano entusiasti ed io più di loro: arrivare in una società di Serie A, con tanti ottimi calciatori, è stato bellissimo. Mi allenavo con gente come Di Natale, D’Agostino, Inler... Giocatori che fino a pochi giorni prima vedevo solo in televisione. Dal punto di vista umano fu un’esperienza estremamente positiva. Non altrettanto sotto il profilo calcistico. Ricordo l’esordio in Serie A contro l’Inter: una sensazione meravigliosa, che mi porterò dentro sempre, ma non dimenticherò mai le difficoltà di quei mesi. Non giocavo mai e per questo non mi sentivo bene. Anche i periodi meno felici però aiutano a crescere». – A Livorno è andata decisamente meglio. «Oh sì. In Toscana sono stato benissimo per un anno e mezzo. Abbiamo conquistato la promozione ed è stata un’emozione unica perché non aveva mai centrato un obiettivo così importante». – In questa stagione, però, dopo l’arrivo di Cosmi, hai avuto qualche difficoltà. «Non ho avuto nessun problema con lui, semplicemente giocavo meno. Sono comunque sempre rimasto sereno, dentro e fuori dal campo, anzi non posso che ringraziare tutti, compagni e allenatore, per avermi dato fiducia e per la possibilità di giocare in Serie A che mi è stata offerta». – Ricapitolando: Ternana, Udinese, Livorno. A 23 anni è già un bel bagaglio di esperienze, senza dimenticare le Nazionali giovanili e l’Olimpiade a Pechino. «Un’avventura fantastica: ero partito come 23° giocatore, ma prima dell’inizio dei Giochi si infortunò Rocchi e così rientrai nella rosa. Il primo ricordo che torna in mente è quello del gran caldo e dell’umidità, ma anche la vita nel Villaggio Olimpico: mangiare insieme alla mensa, dormire nella stessa palazzina con altri ragazzi, tutti campionissimi di altre discipline». – Che rapporto avevate con gli altri atleti? «Beh, ripensandoci, forse noi calciatori non eravamo visti troppo di buon occhio dagli altri atleti. D’altra parte è comprensibile: ci sono ragazzi che si allenano duramente per quattro anni per quel momento, poi magari in gara non riescono a rendere e perdono l’occasione di vincere una medaglia. Noi invece abbiamo tante partite e la possibilità di rifarci subito, senza considerare le diverse soddisfazioni economiche». – Torniamo al presente e al tuo arrivo in bianconero quando hai iniziato a capire che saresti potuto approdare alla Juve? «Circa una settimana prima del trasferimento. Giusto il tempo che le società parlassero della mia situazione e trovassero l’accordo. Spinelli mi fece i complimenti e mi disse che era contento per me. Con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto e devo ringraziarlo perché non so in quanti, al suo posto, mi avrebbero permesso di venire alla Juve a stagione in corso». – Un grande salto, da Terni a Udine, lo avevi già compiuto. Si può paragonare a quello che ti ha portato da Livorno a Torino? «Assolutamente no, è stata proprio tutta un’altra cosa. Conoscere questi campioni, da Buffon in avanti, allenarsi con loro, giocare al loro fianco è indescrivibile. L’emozione più forte l’ho provata il primo giorno a Vinovo, una volta varcato il cancello. Avevo il cuore in gola e non è una frase fatta. Arrivare in uno dei club più importanti del mondo, dopo sei mesi del mio primo campionato in Serie A è stato fantastico». – Sei arrivato alla Juventus in prestito fino a giugno. Avverti mai il peso di dover meritare questa maglia? «In effetti sono venuto qui anche per imparare e sinceramente non penso al futuro, neanche a quello più immediato. Vivo questa situazione giorno per giorno, cercando, quando ne ho la possibilità, di dare il massimo per dimostrare di essere un giocatore da Juve. A fine stagione poi si tireranno le somme». – Le premesse comunque sono ottime. Merito anche di Zaccheroni che punta molto su di te. «Praticamente sono arrivato con lui, perché sono stato solo una settimana con mister Ferrara. Zaccheroni è stato grande, perché è riuscito subito a darci la serenità e la forza di credere nei nostri mezzi. Prepara a fondo le partite, studia gli avversari, come affrontarli, e lavora sulla tattica in maniera puntigliosa. Mi ha dato subito fiducia e questo mi permette di scendere in campo tranquillo». – Proprio Zaccheroni, dovendo indicare il regista di questa Juventus, ha fatto il tuo nome. Come ti vedi al centro delle operazioni? «È un ruolo che mi piace e che ho ricoperto qualche volta sia lo scorso anno in B sia in questa stagione, nelle prime partite. I compiti, rispetto a quelli della mezz’ala o del trequartista, sono ovviamente diversi, perché bisogna giocare più palloni e farlo in maniera semplice ed efficace, perché la posizione davanti alla difesa è particolarmente delicata». – Non temevi, una volta arrivato alla Juve, di giocare poco? Dopotutto, infortuni a parte, il centrocampo di questa squadra è di primissimo livello. «A mente fredda sì, ma ero talmente felice dell’opportunità che mi veniva data che non ci ho mai pensato troppo; Dopotutto allenarsi con questi campioni è solo un motivo d’orgoglio». – D’altra parte stai giocando con continuità e ti stai togliendo anche belle soddisfazioni come il gol al Bologna e quello al Siena, per il momento. «Quello al Bologna non lo dimenticherò mai, perché è stato il mio primo in Serie A! Sono entrato e ho segnato dopo cinque minuti... Il capitano mi ha dato una palla straordinaria e mi ha messo a tu per tu davanti al portiere, non potevo sbagliare. La rete contro il Siena è stata molto bella, è stata la prima segnata davanti al nostro pubblico, ma quel ricordo non può cancellare l’amaro in bocca per il risultato finale». – Sei qui da poco, ma in campo ti muovi con la naturalezza di un veterano. E nello spogliatoio? «Sono così anche fuori dal campo, fa parte di me. E poi nello spogliatoio tutti mi hanno accolto benissimo, sono persone splendide ed è anche grazie a loro se sono riuscito ad ambientarmi in fretta. Mi sono sentito subito parte del gruppo e non sono mai stato messo in disparte. Forse ho legato maggiormente con Chiellini, almeno nei primissimi giorni. Lo conoscevo già grazie alla Nazionale e mi ha dato una mano importante, aiutandomi a cercare casa e a muovermi per la città». – Come ti trovi a Torino? «Bene, vivo con la mia ragazza, Valentina. Ci siamo conosciuti a Terni e conviviamo già dai tempi di Udine. Siamo piuttosto “casalinghi”, al limite ci concediamo qualche film al cinema. Valentina per me è fondamentale: mi è vicino 365 giorni all’anno e sa sopportarmi nei momenti più grigi e nelle difficoltà. Il 26 aprile ci sposeremo. Abbiamo raggiunto un equilibrio importante e credo proprio sia la cosa giusta da fare». – Auguri! E per il viaggio di nozze che ne dici dei Sudafrica? «Eh, non sarebbe male – sorride Antonio – Della Nazionale mi chiedono in molti da qualche mese, ma non posso che rispondere a tutti nello stesso modo: ora devo confermarmi nella Juve, quello che verrà in più sarà tutto di guadagnato. Prima però devo inseguire un altro sogno: rimanere in bianconero». 〰.〰.〰 Centrocampista completo, dotato di corsa, grinta e spirito di sacrificio, che lo rendono utile anche in fase di copertura. In possesso di una buona tecnica individuale e un buon dribbling, abile nel fornire cross precisi dalla fascia per i compagni in area. Dotato di un tiro potente, è in grado di contribuire in fase offensiva, grazie alle sue capacità nelle conclusioni dalla distanza con entrambi i piedi. Con queste credenziali Antonio Candreva giunge a Torino nel cosiddetto mercato di riparazione del gennaio 2010. Il cammino della Vecchia Signora è costellato da mille difficoltà. Ferrara viene esonerato, al suo posto arriva Zaccheroni che stravede per lui: «Candreva sta crescendo partita dopo partita – dice il tecnico romagnolo – All’inizio ha giocato sempre da centrocampista puro, per necessità. In futuro potrà diventare anche un centrocampista basso, un giocatore che può arrivare a dettare i tempi di gioco davanti alla difesa. Oggi come oggi il meglio lo dà sicuramente nella trequarti. È un giocatore qualitativo, ma nello stesso tempo dinamico: non ce ne sono tanti con queste caratteristiche». Anche Antonio è contento: «Il ruolo che preferisco? Quello di trequartista, vicino a Diego mi trovo bene. Le critiche? Sapevo che sarebbe stata dura all’inizio, giocare nella Juve è un onore e un sogno». Le cose non vanno meglio e la Juventus ottiene un deludente 7° posto. Candreva scende in campo per una ventina di volte, realizza due reti, di cui una splendida nel rocambolesco pareggio per 3-3 contro il Siena. La società piemontese vorrebbe riscattarlo, ma il prezzo fissato dal patron Pozzo è troppo alto e al buon Antonio non resta che riprendere la via di Udine. Per sua fortuna, avrà modo in futuro di dimostrare le sue grandi qualità. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/10/antonio-candreva.html
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ANTONIO CANDREVA https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Candreva Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 28.02.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Esordio: 23.01.2010 - Serie A - Juventus-Roma 1-2 Ultima partita: 15.05.2010 - Serie A - Milan-Juventus 3-0 20 presenze - 2 reti Antonio Candreva (Roma, 28 febbraio 1987) è un calciatore italiano, centrocampista o attaccante della Sampdoria. Antonio Candreva Candreva con la nazionale italiana nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Sampdoria Carriera Giovanili 2002-2003 Lodigiani 2003-2005 Ternana Squadre di club 2005-2007 Ternana 47 (0) 2007-2008 Udinese 3 (0) 2008-2010 → Livorno 52 (2) 2010 → Juventus 20 (2) 2010-2011 → Parma 31 (3) 2011-2012 → Cesena 18 (2) 2012-2016 Lazio 151 (41) 2016-2020 Inter 124 (12) 2020- Sampdoria 70 (12) Nazionale 2004-2005 Italia U-18 6 (0) 2005-2006 Italia U-19 9 (1) 2005-2008 Italia U-20 10 (0) 2008-2009 Italia U-21 8 (0) 2008 Italia olimpica 6 (0) 2009-2018 Italia 54 (7) Palmarès Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Biografia La famiglia di Antonio Candreva appartiene alla comunità arbëreshë di Falconara Albanese (CS), in Calabria, cittadina alla quale il calciatore è molto legato. Dal matrimonio con la prima moglie, annullato dalla Sacra Rota, ha avuto la sua prima figlia Bianca. È sposato con Allegra Luna, dalla quale ha avuto due figli, Raul e Romeo. La coppia si è sposata nel maggio del 2022 dopo cinque anni di fidanzamento. Caratteristiche tecniche È un centrocampista completo, la cui tecnica individuale e duttilità gli permettono di ricoprire varie posizioni. È destrorso ma può essere schierato a sinistra per sfruttarne il tiro. Oltre che da trequartista, può infatti essere impiegato come esterno offensivo, come mezzala, oppure a ridosso della difesa. La capacità di corsa e la grinta agonistica lo rendono utile anche in fase di copertura, mentre in situazioni offensive sa fornire il proprio apporto servendo assist per i compagni di squadra. Dotato di un buon tiro dalla distanza, è anche abile nel calciare punizioni e rigori. Carriera Club Ternana, Udinese e prestiti Cresciuto nella Lodigiani, ancora minorenne viene tesserato dalla Ternana. Il 21 settembre 2004, a 17 anni, esordisce da professionista giocando in Serie B nella partita contro l'Empoli (1-1). Con la squadra umbra colleziona 47 presenze in tre stagioni, per poi trasferirsi all'Udinese. Il debutto in Serie A con l'Udinese avviene il 27 gennaio 2008, in occasione della gara terminata senza gol contro l'Inter. In questa stagione ottiene solo 3 presenze in campionato e 5 presenze in Coppa Italia. Nell'estate 2008 viene ceduto in prestito al Livorno, e contribuisce al ritorno in Serie A degli amaranto con 32 presenze e 2 reti nel campionato cadetto. Durante l'incontro con il Milan del 12 settembre 2009, il nome sulla sua maglia viene trascritto erroneamente (Cadreva). Nel gennaio 2010 è ceduto, in prestito, alla Juventus. Con la formazione bianconera, il 21 febbraio 2010, realizza la prima rete in A risultando decisivo per la vittoria contro il Bologna (1-2). Esordisce poi nelle coppe continentali, giocando contro l'Ajax in Europa League. Rientrato all'Udinese, svolge la preparazione estiva con i friulani ma in chiusura di calciomercato passa al Parma. Nel campionato 2010-11 segna 3 gol, tra cui quello contro il Bari che frutta agli emiliani il primo successo esterno della stagione. L'anno seguente gioca invece per il Cesena, disputando con i romagnoli la prima parte del torneo. Lazio Candreva alla Lazio nel 2015 Nella sessione di mercato del gennaio 2012 viene ceduto in prestito alla Lazio, con diritto di riscatto per la compartecipazione. Negli anni successivi, la Lazio acquisirà dapprima metà del suo cartellino, per poi rilevarne la restante metà dall'Udinese. Esordisce il 1º febbraio 2012, subentrando a Hernanes nei minuti finali di Lazio-Milan: il suo ingresso in campo è accolto con fischi dalla tifoseria, per via della sua presunta fede romanista. Segna il primo gol in biancoceleste il 7 aprile, nella vittoria (3-1) contro il Napoli. Il successivo 11 novembre, realizza il temporaneo 1-1 nel derby della capitale che la sua squadra vincerà per 3-2. Il 21 febbraio 2013 trova la prima rete nelle coppe continentali, segnando contro il Borussia Mönchengladbach nel ritorno dei sedicesimi di Europa League. A fine stagione vince la Coppa Italia, inaugurando il suo palmarès, grazie ad un altro successo nella stracittadina. Il 18 agosto scende in campo nella gara che assegna la Supercoppa italiana, con i romani sconfitti per 4-0 dalla Juventus. Il 19 aprile 2014, realizza la sua prima doppietta da professionista aiutando la Lazio a pareggiare (3-3) contro il Torino: raggiunge in tal modo la quota di 11 reti in campionato, risultando (al pari di Hernanes e Nedvěd) il centrocampista laziale più prolifico di sempre in un singolo campionato. Nella giornata seguente, andando a segno (su rigore) contro il Livorno, migliora ulteriormente il primato. Il 14 settembre 2014, festeggia le 300 presenze da professionista con un gol al Cesena in una partita vinta 3-0. Contribuisce, con 10 reti, al terzo posto raggiunto in campionato dai biancocelesti, che vale l'ingresso in Champions League. Disputa un'altra finale di Coppa Italia, che la sua squadra perde contro la Juventus. La Lazio cede ai bianconeri, come due anni prima, anche in Supercoppa (alla quale partecipa come finalista del secondo torneo nazionale). Il 18 agosto 2015, il centrocampista esordisce in Champions League nell'andata dei play-off che vede i romani sconfiggere (1-0) il Bayer Leverkusen. Nel campionato 2015-16 va ancora a segno in doppia cifra, per il terzo anno consecutivo. Inter Dopo un quadriennio nella capitale, firma con l'Inter che paga 21 milioni di euro per ingaggiarlo. Nel campionato 2016-17 è l'unico nerazzurro sempre presente, con 38 apparizioni in campo (metà delle quali partendo dal primo minuto) e 6 gol. Confermato titolare anche con l'arrivo di Spalletti, contribuisce con 8 assist al quarto posto del campionato 2017-18 pur senza andare mai a segno. Nella stagione successiva, dopo essere tornato a segnare nel successo per 3-0 in casa del Bologna, soffre la concorrenza del nuovo acquisto Matteo Politano, ritrovandosi talvolta in panchina. Negli ottavi di Coppa Italia, sigla una doppietta contro il Benevento (battuto per 6-2). Nella stagione 2019-20, sotto la guida di Antonio Conte che lo aveva allenato in Nazionale, ritrova il posto da titolare segnando già alla prima giornata contro il Lecce nella gara vinta dall'Inter per 4-0. Il 23 ottobre 2019 segna il suo primo gol in Champions League, realizzando il gol del definitivo 2-0 contro il Borussia Dortmund e la settimana seguente tocca quota 100 presenze in campionato con i nerazzurri nella gara vinta per 2-1 contro il Brescia. Successivamente nella partita di ritorno contro il Borussia subisce un infortunio alla schiena che lo terrà fuori fino alla partita contro il Genoa del 21 dicembre. In occasione di Inter-Napoli (2-0) del 28 luglio 2020 raggiunge le 150 presenze complessive con la maglia dell’Inter. In questa stagione mette insieme 32 presenze, 5 gol e 8 assist in campionato ma per le ultime partite di Europa League, competizione in cui l’Inter arriverà fino alla finale, perde il posto in favore di Danilo D’Ambrosio. Sampdoria Il 25 settembre 2020 si trasferisce in prestito con obbligo di riscatto alla Sampdoria. Esordisce con i blucerchiati subito il giorno dopo, nella partita interna col Benevento, fornendo l'assist ad Omar Colley per il gol del momentaneo 2-0. Il 30 novembre segna il primo gol, nella partita in casa del Torino, pareggiata per 2-2, in cui realizza la rete del momentaneo 1-1. Il 6 gennaio 2021 segna la rete del vantaggio contro la sua ex-squadra nerazzurra, l'Inter, match poi vinto 2-1. Nazionale Nazionali giovanili Ha fatto parte di molte nazionali giovanili a partire dall'Under-18 fino alla nazionale Olimpica, con la quale ha esordito nel maggio 2008 al Torneo di Tolone, manifestazione amichevole in preparazione dei Giochi olimpici di Pechino, vinta dagli azzurrini. Alle Olimpiadi di Pechino viene convocato come una delle 4 riserve. Dopo la seconda partita del girone, viene chiamato a sostituire il fuoriquota Tommaso Rocchi, infortunato al perone, e diventa così un componente della rosa a tutti gli effetti. Con la nazionale Under-21 nel 2009 partecipa all'Europeo Under-21 in Svezia, dove l'Italia viene eliminata in semifinale dalla Germania. Nazionale maggiore Candreva in nazionale maggiore durante l'amichevole contro il Portogallo nel 2015 Il 14 novembre 2009, a 22 anni, esordisce in nazionale con il CT Lippi, giocando titolare nell'amichevole contro i Paesi Bassi terminata senza reti a Pescara. Il selezionatore lo prende in considerazione per il campionato del mondo 2010 inserendolo tra i pre-convocati, ma non viene tuttavia confermato nella lista definitiva. Dopo tre anni, rientra nel giro azzurro sotto la direzione di Prandelli, che lo inserisce nella lista per la Confederations Cup 2013. In occasione della semifinale contro la Spagna, risoltasi ai rigori, beffa il portiere iberico Casillas con un cucchiaio: la prodezza si rivela però insufficiente, in quanto le Furie Rosse prevalgono per 7-6 dal dischetto. Prende poi parte al campionato del mondo 2014 in Brasile: durante la prima partita dell'Italia, vinta contro l'Inghilterra, è suo l'assist per il gol decisivo di Balotelli. Confermato titolare anche nella gestione di Conte, il 16 novembre 2014 segna contro la Croazia il suo primo gol in nazionale. La partita, valida per le qualificazioni europee, finisce 1-1. Partecipa al campionato d'Europa 2016 in Francia, servendo un assist a Pellè nella gara di esordio vinta per 2-0 contro il Belgio. Nella successiva sfida, contro la Svezia, rimedia un infortunio agli adduttori che pone fine al suo torneo. Trova spazio anche nella gestione di Ventura, che fallisce la qualificazione al campionato del mondo 2018 arrendendosi nei play-off agli stessi svedesi nel novembre 2017. Proprio il centrocampista viene indicato dalla stampa come uno dei giocatori che, nella doppia sfida, hanno maggiormente deluso le aspettative. Convocato dal CT ad interim Luigi Di Biagio, ottiene la sua ultima presenza il 27 marzo 2018 giocando titolare nella partita amichevole contro l'Inghilterra (1-1) disputata a Wembley. Con la nazionale maggiore ha totalizzato 54 presenze e 7 reti. Palmarès Club Coppa Italia: 1 - Lazio: 2012-2013 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008
