-
Numero contenuti
147496 -
Iscritto
-
Ultima visita
-
Days Won
50
Tipo di contenuto
Profilo
Forum
Calendario
Tutti i contenuti di Socrates
-
IAGO FALQUE https://it.wikipedia.org/wiki/Iago_Falque Nazione: Spagna Luogo di nascita: Vigo Data di nascita: 04.01.1990 Ruolo: Centrocampista/Attaccante Altezza: 174 cm Peso: 69 kg Nazionale Spagnolo Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 Esordio: 07.08.2009 - Amichevole - Juventus-Villarreal 1-4 Ultima partita: 25.05.2010 - Amichevole - Fiorentina-Juventus 1-0 0 presenze - 0 reti Iago Falque Silva, noto come Iago Falque (Vigo, 4 gennaio 1990), è un calciatore spagnolo, centrocampista o attaccante dell'América de Cali. Iago Falque Iago Falque con la maglia della Roma nel 2015 Nazionalità Spagna Altezza 174 cm Peso 69 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra América de Cali Carriera Giovanili 2000-2001 Real Madrid 2001-2008 Barcellona 2008-2009 Juventus 2009-2010 → Bari 2010 Juventus Squadre di club 2010-2011 → Villarreal B 36 (11) 2011-2012 Tottenham 0 (0) 2012 → Southampton 1 (0) 2012-2013 Tottenham 1 (0) 2013 → Almería 18 (2) 2013-2014 → Rayo Vallecano 28 (3) 2014-2015 Genoa 32 (13) 2015-2016 Roma 22 (2) 2016-2020 Torino 108 (32) 2020 → Genoa 10 (2) 2020-2021 → Benevento 11 (1) 2022- América de Cali 5 (0) Nazionale 2007 Spagna U-17 12 (3) 2008-2009 Spagna U-19 8 (3) 2009 Spagna U-20 1 (0) 2011 Spagna U-21 1 (0) Palmarès Europei di calcio Under-17 Oro Belgio 2007 Mondiali di calcio Under-17 Argento Corea del Sud 2007 Biografia Nasce a Vigo in Galizia; sua madre, Carmela Silva, è senatrice al parlamento spagnolo per il PSOE. Caratteristiche tecniche Mancino naturale è dotato di buone attitudini offensive e velocità. Nasce centrocampista laterale di destra, ma può giocare anche come trequartista, ala o seconda punta, che è il ruolo più consono alle sue caratteristiche. Dispone inoltre di grande intelligenza tattica il che gli permette di poter impostare la manovra offensiva effettuando dei cross precisi verso l'area di rigore, oltre a essere bravo nei movimenti senza palla. Falque è dotato di un'ottima tecnica che gli permette di saltare il diretto avversario grazie al caratteristico doppio passo. Carriera Club Gli inizi Cresce nella cantera del Barcellona, ma non viene mai aggregato né alla prima squadra di Frank Rijkaard, né alla formazione B di Luis Enrique. Sfrutta questo per ottenere la "carta di libertà", che gli permette di passare a parametro zero alla Juventus il 30 agosto 2008. L'accordo tra le due squadre prevede il versamento di un indennizzo al club blaugrana, 2,5 milioni di euro, nel caso in cui raggiunga determinati obiettivi individuali o di squadra nel corso della durata contrattuale. Il 2 settembre firma un contratto quadriennale. Il 6 dicembre arriva la prima convocazione in prima squadra, in occasione della partita contro il Lecce, valevole per la quindicesima giornata di Serie A. Il 25 agosto 2009 viene ceduto con la formula del prestito secco con premio per la valorizzazione al Bari, neopromosso in Serie A. Dopo aver giocato il girone d'andata nella Primavera dei pugliesi, senza scendere in campo con la prima squadra, il 15 gennaio 2010 ritorna alla Juventus. Il 29 luglio 2010 si trasferisce nel Villarreal B con la formula del prestito con diritto di riscatto che, al termine della stagione, non viene esercitato. Tottenham e vari prestiti Il 25 agosto 2011 si trasferisce in prestito per una stagione al Tottenham. Il 16 gennaio 2012 la Juventus comunica la cessione a titolo definitivo del giocatore per € 1 milione (di cui 250000 € ai Blaugrana). Il 17 gennaio viene girato subito in prestito al Southampton. Ha fatto il suo debutto con la maglia del Southampton sette giorni più tardi, nella sconfitta per 0-2 in casa contro il Leicester City. Quella è stata l'unica partita da lui giocata coi Saints. Terminato il prestito torna agli Spurs, con cui il 9 dicembre ha giocato la sua unica partita di Premier League (finita 1-2 per gli avversari) nei cinque minuti finali contro l'Everton al posto di Jermain Defoe, visto che il 23 gennaio 2013 viene ceduto in prestito all'Almería fino al termine della stagione, debuttando per gli andalusi il 4 febbraio contro il Real Madrid Castilla. Al club lui ha dato il suo contributo per fare sì che tornasse in Liga. Rientrato nuovamente a Londra, per la stagione successiva viene ceduto ancora in prestito. Il 24 agosto 2013 si trasferisce infatti a Madrid tra le file del Rayo Vallecano, dove colleziona 28 presenze e 3 gol nella Liga. Ha debuttato sei giorni più tardi nella sconfitta per 2-1 in casa contro il Levante. Nel febbraio 2014, Falque ha segnato il suo primo gol per il Rayo, in una vittoria per 4-1 contro il Málaga. Genoa Il 1º agosto 2014 viene acquistato a titolo definitivo dal Genoa. Gioca la sua prima partita ufficiale con la maglia rossoblù il 24 agosto nella gara in trasferta, valevole per il terzo turno preliminare della Coppa Italia, vinta 1-0 contro il Lanciano. Dopo essere riuscito ad entrare negli schemi di mister Gasperini, il 2 novembre, alla sua prima partita da titolare in maglia rossoblù, segna la sua prima rete in Serie A siglando il momentaneo 2-1 per il Genoa nella vittoria per 4-2 della squadra ligure allo Stadio Friuli sull'Udinese. Il 24 febbraio 2015 firma il momentaneo vantaggio del Genoa nel Derby della Lanterna, finito poi 1-1. Il 29 aprile 2015 segna il suo decimo gol stagionale siglando su rigore il definitivo 3-1 per il Genoa contro il Milan, contribuendo così a riportare la squadra rossoblù ad una vittoria che contro i rossoneri al Meazza non arrivava dal 1958. L'11 maggio 2015 sigla la sua 11ª rete stagionale, nella partita contro il Torino vinta 5-1 dai liguri. Nel successivo incontro di campionato, fuori casa contro l'Atalanta (1-4 per il Genoa il risultato finale), segna la sua prima doppietta in serie A e sale a quota 13 in campionato. Roma Il 1º luglio 2015 si trasferisce a titolo temporaneo alla Roma per 1 milione di euro con obbligo di riscatto alla prima presenza ufficiale per 7 milioni più 1 milione di bonus legato al raggiungimento di determinati obiettivi sportivi. Il 22 agosto fa il suo debutto ufficiale, subentrando al 66º minuto a Mohamed Salah nel match pareggiato 1-1 contro l'Hellas Verona. Il 12 settembre 2015 trova il primo gol in giallorosso contro il Frosinone, sbloccando il risultato nella vittoria per 2-0 sui ciociari. Il 20 ottobre trova il suo primo gol in Champions League contro il Bayer Leverkusen, match terminato 4-4. Termina la sua esperienza nella Roma disputando in totale 27 gare e marcando 3 reti. Nella sua esperienza romana ha trovato meno spazio a partire da gennaio, mese in cui si è insediato sulla panchina dei giallorossi Luciano Spalletti. Torino Il 18 luglio 2016 viene ufficializzato il suo passaggio al Torino insieme al compagno Adem Ljajić. Il trasferimento a Torino avviene a titolo temporaneo con diritto di riscatto. Sceglie la maglia numero 14. Segna il suo primo gol nel Toro nella sconfitta per 2-1 contro l'Atalanta l'11 settembre 2016. Il 25 settembre 2016 segna una doppietta nella vittoria per 3-1 contro la Roma, sua ex-squadra, allo Stadio Olimpico Grande Torino. Il 4 gennaio 2017 viene ufficializzato l'acquisto a titolo definitivo da parte del Torino per la cifra di 6 milioni nell'operazione che porta Iturbe a vestire la maglia granata. il 12 febbraio 2017 segna la sua decima rete in campionato nella vittoria interna col Pescara per 5-3; termina la sua prima stagione in granata con 12 gol e 8 assist in Serie A. Nella stagione 2017-2018 conferma il buon rendimento in maglia granata e - al termine del girone d'andata - è il capocannoniere e trascinatore del Torino con 7 reti in 19 partite, tra cui il gol a San Siro contro l'Inter del 5 novembre 2017 nel pareggio esterno per 1-1. Il 6 gennaio 2018, in occasione della prima giornata del girone di ritorno del campionato e del contestuale debutto del nuovo allenatore Walter Mazzarri sulla panchina del Toro, sigla la rete del 3-0 nella vittoria interna contro il Bologna. In occasione della 30ª giornata segna la sua decima rete in campionato nella trasferta di Cagliari, vinta per 4 reti a 0 dai granata. Al termine della stagione è il capocannoniere della squadra con 12 reti e 8 assist in Serie A. Il 21 ottobre 2018 segna il suo primo gol della sua terza stagione in granata nel pareggio esterno (2-2) contro il Bologna. Il campionato di Iago è tuttavia condizionato dagli infortuni e da un modulo - il solido 3-5-2 dei piemontesi - che non ne esalta le caratteristiche; termina il torneo con 6 reti all'attivo, raggiungendo la quota di 100 presenze con la maglia del Torino in occasione della trasferta del Franchi. Nell'estate del 2019 smette il numero 14 per vestire la casacca numero 10 e fa il suo debutto con la maglia granata in Europa in occasione del turno preliminare di Europa League contro il Debrecen (3-0). Tuttavia trova poco spazio in stagione disputando solo 4 gare in Serie A. Prestiti a Genoa e Benevento Il 30 gennaio 2020 fa ritorno (in prestito) al Genoa. Sceglie di indossare la maglia numero 10. Fa il suo secondo esordio in maglia rossoblu il 23 febbraio, in occasione della sconfitta casalinga contro la Lazio. Il primo gol lo realizza il 23 giugno nella sconfitta per 1-4 contro il Parma, segnando su rigore l'unico gol dei genoani. Si ripeterà nella sfida successiva contro il Brescia, siglando il gol del 2-1 che darà il via alla rimonta dei rossoblu. A fine stagione, però, il Genoa decide di non riscattarlo e il centrocampista fa quindi ritorno a Torino. Il 29 settembre 2020 viene ceduto in prestito al neopromosso Benevento. L'esordio con i campani avviene il 4 ottobre seguente, in occasione della partita interna col Bologna, vinta per 1-0. Il primo gol arriva il 17 gennaio 2021, siglando il gol della bandiera nella sconfitta in casa del Crotone per 4-1. Rientrato al Torino a fine stagione, il 31 agosto 2021 rescinde il proprio contratto con il club piemontese. Nazionale Ha partecipato con la Spagna Under-17 al Campionato europeo di categoria nel 2007. Gioca le 5 gare del torneo fino alla finale, diventando il capocannoniere della squadra, a pari merito con Bojan Krkić, grazie alle due reti messe a segno contro Francia ed Ucraina nella fase a gruppi, e vincendo la competizione battendo l'Inghilterra in finale. Grazie a questa vittoria la rappresentativa spagnola si qualifica al Campionato mondiale di calcio Under-17 del 2007. Nella competizione mondiale gioca le 7 gare che portano la Spagna fino alla finale contro la Nigeria, persa 3-0 solo ai rigori, realizzando una rete contro la Corea agli ottavi. Il 28 dicembre 2008 scende in campo con la rappresentativa galiziana maggiore (non riconosciuta da UEFA e FIFA) in un'amichevole contro l'Iran. Nell'autunno 2009 partecipa con la selezione spagnola Under-20 al Mondiale di categoria, disputando il secondo tempo della gara contro il Venezuela. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2009, 2010 Nazionale Competizioni giovanili Campionato d'Europa Under-17: 1 - Belgio 2007
-
AYUB DAUD Nazione: Somalia Luogo di nascita: Mogadiscio Data di nascita: 24.02.1990 Ruolo: Centrocampista Altezza: 172 cm Peso: 62 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2009 Esordio: 14.03.2009 - Serie A - Juventus-Bologna 4-1 1 presenza - 0 reti Club career 08/2013 - 07/2015 Budapest Honvéd Forward 11/2011 - 08/2013 FC Chiasso Forward 01/2011 - 06/2011 AS Gubbio Forward 07/2010 - 01/2011 AC Lumezzane Forward 07/2009 - 06/2010 FC Crotone Forward 01/2009 - 06/2009 Juventus Forward https://www.worldfootball.net/player_summary/ayub-daud/
-
ALBIN EKDAL Bello e possibile. Lineamenti puliti e viso dolce, – scrive Alec Cordolcini sul “Guerin Sportivo” del 15-21 gennaio 2008 – in un paese come l’Italia che ha eletto l’apparenza quale stella polare della propria società, Albin Ekdal non dovrebbe incontrare eccessive difficoltà di ambientamento. Attenzione però: dietro le belle apparenze, l’aitante (1,86 x 75) ragazzino svedese nasconde robuste quantità di talento, materia prima che toccherà alla Juventus levigare e plasmare secondo le proprie esigenze. Ne potrebbe uscire un credibile vice-Nedved, oppure un rifinitore dall’andamento più dinamico di Tiago. Ekdal giocava così, centrocampista avanzato in una mediana a quattro oppure esterno sinistro nel modulo a rombo, nel Brommapojkarna, il club di Stoccolma (Bromma è un quartiere nella parte occidentale della capitale svedese, dove Albin è nato il 28 luglio 1989) nel quale è cresciuto e con cui ha fatto il suo esordio nel calcio professionistico. A dispetto delle esigue dimensioni (la media spettatori si aggira attorno alle mille unità, cresciute a oltre 4mila soltanto durante la stagione in Allsvenskan), il Brommapojkarna è un club tra i più strutturati a livello giovanile nell’intera Svezia, tanto che nel 2006 è arrivato il titolo nazionale Under 18, dopo aver inflitto un pesante 4-0 in finale al più blasonato Malmö. Mattatori del torneo la punta Axel Johansson e proprio l’inesauribile fonte di gioco della squadra Albin Ekdal, che aveva da poco rifiutato di trasferirsi al Chelsea per poter proseguire gli studi in Svezia. Scontato per entrambi il passaggio alla prima squadra l’anno successivo, in quella che è stata una stagione storica per i “ragazzi di Bromma” (questo il significato di Brommapojkarna), alle prese con il primo campionato di Allsvenskan della loro storia. Un’avventura finita male, con l’immediata retrocessione in seconda divisione (ultimo posto con gli stessi punti del Trelleborg, decisivi gli scontri diretti), ma in cui la squadra si è tolta lo sfizio di battere per due volte nel derby di Stoccolma il favoritissimo Djurgarden, la squadra svedese che nel nuovo secolo ha vinto più volte il campionato, tre (2002, 2003 e 2005). Nel primo caso è stato proprio un assist di Ekdal (che a causa di un infortunio al ginocchio chiuderà il campionato con sole 15 presenze, di cui 9 da titolare, senza realizzare nessun gol) a mandare in rete Joakim Runnemo per quello che è stato il primo gol realizzato in assoluto dal Brommapojkarna nella massima divisione svedese. Titolare fisso prima nell’Under l7 e poi nell’Under 19 svedese, Ekdal è considerato in patria il prospetto più interessante dai tempi di Kim Källström, il centrocampista attualmente in forza al Lione al quale è stato più volte accostato. Lui però vola ancora più alto: il suo idolo si chiama Kaká. Papà Lennart è giornalista e conduttore televisivo, perciò alle luci dei riflettori suo figlio Albin è già abituato. Anche a quelle delle discoteche, riporta la stampa rosa svedese raccontandone i successi con il gentil sesso. Bello e possibile, si diceva. Ma soprattutto bravo. La Juventus, con la quale ha sottoscritto un contratto quinquennale, è in assoluto uno dei posti migliori in cui dimostrarlo. I dirigenti bianconeri raggiungono l'accordo per acquistarlo per 600mila euro ma per la firma del contratto attendono l'esito dell'operazione alla caviglia a cui Albin si sottopone in febbraio. Il 20 marzo i dottori della società torinese avallano l'acquisto, verificata la perfetta riuscita dell'intervento e il 27 maggio viene ufficializzato il trasferimento del giocatore svedese alla Juventus. Inizialmente aggregato alla Primavera, fa il suo esordio in prima squadra e in Serie A il 18 ottobre 2008 nella gara persa 2-1 contro il Napoli. Impiegato spesso con la squadra giovanile, vince il Torneo di Viareggio battendo in finale la Sampdoria. Durante la competizione risulta uno dei più positivi della squadra, andando a segno una volta, nella partita vinta 8-7 ai rigori contro la Lazio, come secondo rigorista. Ma in prima squadra, nonostante la Vecchia Signora non se la passi troppo bene, è impossibile trovar posto per il giovanotto e così, dopo altri due subentri (contro Bologna e Chievo) il 15 luglio 2009 viene prestato al Siena. Rientra in riva al Po nell’estate del 2010, giusto in tempo per fare il ritiro e giocare pochi minuti nella partita in Europa League, disputata a Dublino, contro lo Shamrock Rovers. Poi, un lungo girovagare per lo stivale, senza più ritrovare la casacca bianconera se non come avversaria. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2021/12/albin-ekdal.html
-
ALBIN EKDAL https://it.wikipedia.org/wiki/Albin_Ekdal Nazione: Svezia Luogo di nascita: Stoccolma Data di nascita: 28.07.1989 Ruolo: Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 82 kg Nazionale Svedese Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 Esordio: 18.10.2008 - Serie A - Napoli-Juventus 2-1 Ultima partita: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 4 presenze - 0 reti Albin Ekdal (Stoccolma, 28 luglio 1989) è un calciatore svedese, centrocampista dello Spezia e della nazionale svedese. Albin Ekdal Nazionalità Svezia Altezza 186 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Spezia Carriera Giovanili 1996-2007 Brommapojkarna 2009 Juventus Squadre di club 2007-2008 Brommapojkarna 24 (0) 2008-2009 Juventus 4 (0) 2009-2010 → Siena 26 (1) 2010-2011 Bologna 23 (1) 2011-2015 Cagliari 116 (8) 2015-2018 Amburgo 54 (1) 2018-2022 Sampdoria 119 (3) 2022- Spezia 0 (0) Nazionale 2006-2007 Svezia U-17 23 (5) 2007-2008 Svezia U-19 8 (2) 2008-2011 Svezia U-21 12 (2) 2011- Svezia 66 (0) Biografia Il padre, Lennart, è un noto giornalista televisivo, mentre la madre è ostetrica. Anche suo fratello minore Hjalmar ha intrapreso l'attività di calciatore professionista. Il 29 luglio 2019 si rende protagonista di uno spot contro il sessismo nel mondo dello sport e del calcio. Caratteristiche tecniche Può essere impiegato come trequartista, centrale o esterno di centrocampo. Se la cava anche come regista. Dispone di buona leadership ed è un buon colpitore di testa. Carriera Club Gli inizi Sin dai 6 anni di età cresce nelle giovanili dell'IF Brommapojkarna, uno dei vivai più floridi della Svezia. Quindicenne, viene notato dagli osservatori della squadra inglese del Chelsea, ma l'accordo non si concretizza per volontà dello stesso giocatore e del padre, che gli consiglia di rimanere a Stoccolma per terminare gli studi. Nel 2007, a 17 anni, debutta in prima squadra nel campionato svedese, collezionando 24 presenze. Juventus Nel gennaio del 2008 i dirigenti della Juventus raggiungono l'accordo per acquistarlo per 600 000 euro ma per la firma del contratto si attende l'esito dell'operazione alla caviglia a cui si sottopone in febbraio. Il 20 marzo i dottori della società torinese avallano l'acquisto, verificata la perfetta riuscita dell'intervento, e il 27 maggio viene ufficializzato il trasferimento del giocatore alla Juventus. Per lui un contratto quadriennale fino al 2012. Inizialmente aggregato alla Primavera, fa il suo esordio in prima squadra e in Serie A il 18 ottobre nella gara persa 2-1 contro il Napoli. Impiegato spesso con la Primavera della Juventus, vince il Torneo di Viareggio battendo in finale la Sampdoria. Durante il torneo risulta uno dei più positivi della squadra, andando a segno una volta, nella partita vinta 8-7 ai rigori contro la Lazio, come secondo rigorista. Siena e Bologna Il 15 luglio 2009 viene ceduto in prestito al Siena. Segna il suo primo gol in Serie A il 9 gennaio 2010 a San Siro contro l'Inter (4-3). Nella sua stagione al Siena colleziona 27 presenze e 1 gol. Il 1º luglio 2010 rientra alla Juventus, quindi il 13 agosto 2010 viene ceduto al Bologna in comproprietà per 2,4 milioni di euro. L'anno successivo, esattamente il 25 giugno 2011, si risolve la comproprietà alle buste tra Juventus e Bologna per 1,2 milioni di euro e quindi il giocatore ritorna in bianconero. Cagliari Ekdal al Cagliari nel 2012 Il 20 agosto 2011 il Cagliari acquista metà del cartellino del giocatore dalla Juventus per 1,5 milioni di euro. È il primo calciatore svedese nella storia del Cagliari. Il 1º febbraio 2012 segna il suo primo gol nel Cagliari, nella partita vinta dai sardi contro la Roma, siglando il 4-2 finale. Chiude la stagione con 30 presenze e 1 gol in Serie A e 1 presenza in Coppa Italia. Il 22 giugno 2012 il Cagliari rileva l'intero cartellino per 1,2 milioni di euro pagabili nelle successive tre stagioni sportive. Segna il suo primo gol nella stagione 2012-2013 nella seconda giornata contro l'Atalanta al minuto 91, pareggiando il gol iniziale di Denis. Questo si rivela essere il suo unico gol in stagione, conclusa con 31 presenze in campionato. Nell'annata 2013-2014 segna il primo gol della stagione alla quarta giornata durante il pareggio con la Sampdoria per 2-2, prima di procurarsi uno stiramento all'adduttore della gamba sinistra nella partita successiva contro il Livorno; infortunio che lo tiene fuori dai campi di gioco per circa due mesi. Rientra l'8 dicembre per la sfida contro il Genoa. Conclude l'annata con sole 22 presenze, in quanto costretto a saltare il finale di stagione a causa di un altro infortunio, questa volta alla spalla sinistra. Il 28 settembre 2014 realizza la sua prima tripletta, consentendo agli isolani di espugnare il campo dell'Inter dopo 19 anni. Amburgo Dopo una trattativa di circa un mese, il 18 luglio 2015 firma un contratto quadriennale con l'Amburgo. L'ufficialità arriva attraverso il profilo ufficiale Twitter della società tedesca. Sceglie di vestire la maglia numero 20 e debutta in Bundesliga il 14 agosto nella partita Bayern Monaco-Amburgo (5-0). Con i tedeschi totalizza 57 presenze e un gol, oltre alla prima storica retrocessione del club in Zweite Liga, arrivata il 12 maggio 2018. Sampdoria e Spezia Lascia la Germania dopo tre stagioni, ritornando in Italia alla Sampdoria. Fa il suo esordio nella prima partita di campionato dei blucerchiati persa 1-0 contro l'Udinese subentrando nel secondo tempo al posto di Jakub Jankto. Diventa titolare del centrocampo blucerchiato, realizzando la prima rete al terzo anno il 6 dicembre 2020 in occasione della sconfitta contro il Milan (1-2). Il 13 luglio 2022, dopo essere rimasto svincolato, firma un contratto biennale con lo Spezia. Nazionale Ekdal con la maglia della Svezia al Mondiale 2018. Dopo diverse presenze nelle rappresentative Under-17 e 19 svedesi, il 19 novembre 2008 ha esordito nell'Under-21 dei CT Tommy Söderberg e Jörgen Lennartsson a Waalwijk nel 3-0 sui Paesi Bassi. Ha fatto il suo esordio con la nazionale maggiore il 10 agosto 2011, nella partita amichevole giocata contro l'Ucraina, vinta dalla Svezia per 1-0. A circa nove mesi di distanza dalla sua seconda presenza (amichevole con la Cina nel 2012), nel giugno del 2013 torna a far parte della selezione svedese venendo convocato per le partite contro Macedonia (amichevole), Austria e Fær Øer (qualificazioni ai mondiali 2014). Gioca da titolare la prima e la terza di queste partite, fornendo buone prestazioni, e ricevendo i complimenti sia dal proprio CT sia dal compagno di squadra Zlatan Ibrahimović. Nel novembre 2013 viene premiato dalla Swedish Football Association come migliore centrocampista svedese del 2013, precedendo sul podio Alexander Kačaniklić del Fulham e Anders Svensson dell'Elfsborg, con la motivazione di «giocatore tattico, elegante e sicuro, e con brillanti idee di gioco. È andato migliorando di prestazione in prestazione, e in questa stagione ha ottenuto meritatamente la sua grande occasione in nazionale». Viene convocato per gli Europei 2016. Viene convocato per i Mondiali russi del 2018, dove fa il suo esordio contro la Corea del Sud. Viene schierato titolare anche nelle altre 4 gare giocate dalla squadra eliminata ai quarti dall'Inghilterra. Viene convocato per gli Europei 2020.
-
CHRISTIAN POULSEN C’era una volta il maiale che “non può allenare” – scrive Andrea De Benedetti sul “Guerin Sportivo” del 22 luglio 2008 –. Adesso è la volta del “bidone che non può giocare”. I tifosi juventini hanno un modo tutto loro per dare il benvenuto ai nuovi arrivati a Torino, e quello riservato a Christian Poulsen non è certo il più antipatico della serie. Bidone, in fondo, è una parola che sa d’antico, che evoca il suono cavo di una grossa latta vuota, ma che in qualche modo non intende offendere il destinatario, semmai chi è riuscito a scambiarlo per un barile pieno di petrolio e lo ha pagato in proporzione. Ci vuole una bella faccia di tolla – hanno protestato i tifosi bianconeri – per pagare un pezzo di tolla 9 milioni e 750 mila euro, che è un modo inutilmente goffo per non ammettere di averne spesi 10 (ovvero l’esatto ammontare della clausola rescissoria). E non vale nemmeno la scusa che lo cercava anche il Barça, visto che per Laporta, come si suol dire, basta che respirino. Il fatto è che per una cifra appena superiore, secondo loro, si poteva comprare meglio. Per esempio Flamini: più giovane, più forte e a costo zero. Invece è finito al Milan, ed è proprio questo che ai fan juventini appare più di ogni cosa intollerabile, cioè il fatto che prima, temporibus Moggis, al poker del mercato la Juve bluffava tutta l’estate ma alla fine riusciva regolarmente a calare il full, mentre adesso, giocando sempre a carte scoperte, lascia sul piatto cifre enormi e il poker alla fine lo fanno gli altri. Ma non è questa la sede per piangere sul denaro versato, semmai per spiegare se e in che misura quello per Poulsen possa considerarsi ben speso. La risposta alla prima questione è sostanzialmente un sì. Il 28enne danese non è metallo pesante ma neanche lamiera sottile; i piedi non parlano il lignaggio delle muse ma neanche quello che si ascolta frequentando certe bettolacce, come il suo carattere spigoloso potrebbe dare a intendere. Sta nel purgatorio, dove abitano quelli che non sono ammessi all’empireo dei fuoriclasse ma che non sono nemmeno condannati al girone infernale dei brocchi, con il non lieve vantaggio, rispetto ad altri suoi simili, di esserne perfettamente consapevole. Sa fare tante cose, quasi tutte con diligenza e buon profitto: il pilone nel 4-4-2, il centrocampista esterno nel 4-3-3, e all’occorrenza persino il difensore (allo Schalke 04 gli capitava spesso). Se passate il paragone sacrilego, si potrebbe dire che somiglia un po’ a Marco Tardelli come grinta, dinamismo, carattere e duttilità. Oltre a quanto detto sopra, il biondo sa inoltre correre, tirare (un paio di reti a stagione le garantisce) e soprattutto come far innervosire anche i giocatori più pii e inoffensivi del pianeta con un prodigioso e inimitabile repertorio di provocazioni. Molti, in questi giorni, hanno rievocato l’episodio dello sputo di Totti e quello di quando Ancelotti, durante uno Schalke-Milan, sostituì Kaká temendo che all’angelico Ricardo venisse il raptus di sfilarsi le alucce e prendere a testate il demonio biondo. Pochi invece ricordano la volta in cui un altro giocatore sostanzialmente pacifico come Johan Micoud gli strizzò gli zebedei esasperato dalle sue morbose manifestazioni d’affetto in campo. Ma la Juve non lo ha comprato per assicurarsi il Materazzi danese e nemmeno per fare le veci di Xabi Alonso, che obbiettivamente, dal punto di vista tattico, le sarebbe servito assai di più. La Juve lo ha preso soprattutto perché lo considera un vincente, essendo il suo curriculum, almeno da questo punto di vista, del tutto inattaccabile. Campione danese nel 2001 con la maglia del FC Copenaghen, allo Schalke è rimasto all’asciutto, ma solo perché la Bundesliga funziona come le Olimpiadi, dove si può conquistare qualcosa solo ogni quattro anni (gli altri tre tocca sempre al Bayern), A Siviglia, in compenso, ha vinto quattro titoli nei primi dodici mesi (Coppa Uefa, Coppa del Re, Supercoppa europea e spagnola) diventando uno dei pilastri di una squadra che, è bene ricordarlo, è stata in vetta al ranking mondiale per oltre due anni. A livello personale, inoltre, è stato eletto calciatore dell’anno in patria nel 2005 e nel 2006, ed è ben vero che in Danimarca i Laudrup nascono di rado, ma è sempre preferibile essere il migliore tra i danesi che il quindicesimo trai croati o tra i portoghesi (ogni riferimento a fatti o giocatori realmente esistenti è assolutamente voluto). Ora resta da capire se alla Juve servisse di più un vincente in un ruolo già abbondantemente coperto o piuttosto un “pareggiante” (sul carattere di Xabi Alonso aleggiava qualche dubbio, senza contare l’atavica difficoltà degli spagnoli ad adattarsi al nostro calcio) in una posizione sguarnita. Probabilmente nessuno dei due. Probabilmente la “biade” Blanc-Secco avrebbe potuto pensarci ancora un po’ e stare a vedere come si muoveva il mercato. Probabilmente avrebbe potuto non scoprire le carte tutte in una volta, aspettando che qualcuno muovesse la prima tessera nel domino del mercato per andare a raccogliere una di quelle che rimanevano in piedi. Però, insomma, fossimo tifosi della Juventus non saremmo così apocalittici. Anzi, conoscendo il carattere di Poulsen, sappiamo sin d’ora che quel “bidone” con cui l’hanno accolto sarà il miglior propulsore per la sua stagione. Perché il metallo è quello che è, ma la benzina è tanta. Tantissima. Gioca la prima partita ufficiale con la maglia bianconera il 13 agosto, nella gara di andata del preliminare di Coppa Campioni, disputata a Torino contro l’Artmedia Bratislava e vinta 4-0. Il 31 dello stesso mese debutta in Serie A nel pareggio esterno per 1-1 con la Fiorentina. Le prime gare sono confortanti, nella partita contro l’Udinese fornisce, infatti, un assist perfetto per il gol di Amauri e centra in pieno un palo con un potente e preciso tiro dalla distanza. Il 18 ottobre, durante la gara col Napoli, dopo un altro assist ad Amauri, subisce uno stiramento che lo costringe a uno stop di circa due mesi. Torna in campo l’11 gennaio 2009, negli ultimi minuti della partita di campionato contro il Siena. L’8 febbraio realizza una bella rete in Catania-Juve, permettendo alla sua squadra bianconera di battere i siculi. 29 presenze e una rete sono il suo bottino stagionale. Nell’estate 2009, la Juventus acquista il brasiliano Felipe Melo dalla Fiorentina e Poulsen inizia la stagione come riserva. Tuttavia, a causa dei molteplici infortuni di Sissoko e Marchisio, e anche dell’altalenante rendimento del brasiliano, è spesso chiamato in causa, sia come interno di centrocampo nel rombo, sia come mediano nel 4-2-3-1. GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2010 C’è un’immagine di Christian Poulsen che merita di essere ricordata, quasi di essere portata ad esempio. È quella che lo ritrae sul campo di Pinzolo, mentre affronta la preparazione atletica di quest’estate. La Juventus ha cambiato registro. È tornato Massimo Neri e con lui le famigerate “ripetute”: quelle corse sfiancanti, mai troppo amate dai giocatori, tanto utili a “fare fiato”. I bianconeri le affrontano in gruppetti, divisi per ruolo. Christian no, corre da solo. Il perché è presto detto: già dopo i primi test, si è visto che nessuno è in grado di stargli dietro e i distacchi che rifila ai compagni sono quasi imbarazzanti. Non è però tanto sulle sue doti podistiche, per quanto eccezionali, su cui vogliamo soffermarci, quanto su quella corsa solitaria. Christian in effetti, in quei momenti, solo doveva sentirsi davvero. Era sul mercato, ormai è risaputo. I cori dei tifosi, mai troppo teneri con lui, erano indirizzati ad altri. L’attenzione della stampa anche. Quando spuntava il suo nome sui giornali era solo per accostarlo a qualche destinazione estera, neanche troppo allettante: Turchia, per intenderci, o Inghilterra, ma in squadre di seconda fascia. Christian, cortesemente, declinava gli inviti, e continuava a correre, da solo. L’unica compagnia, quella dei mille pensieri che gli affollavano la mente: «Sentivo che era il momento giusto per lavorare sodo, specie dopo un anno difficile, nel quale non avevo reso, anche a causa di un infortunio. Il fatto poi che ci fosse un nuovo allenatore era uno stimolo in più. Volevo mostrare che avevo ancora molto da dare alla Juventus, anche durante i test atletici. Certo, la situazione per me non era facile, perché c’erano molti giocatori nel mio ruolo, ma ero contento di poter affrontare la preparazione estiva senza problemi. L’anno precedente, di fatto, l’avevo saltata, perché si stava ancora completando il mio passaggio dal Siviglia e quest’estate avvertivo il bisogno di lavorare duro». – Non doveva essere facile, sapendo di essere sul mercato... «In quei giorni si facevano molte speculazioni sul mio futuro. I giornali scrivevano che sarei stato ceduto, si facevano i nomi di diverse squadre. Io non sapevo cosa sarebbe accaduto, ma volevo dimostrare di essere un professionista. Se la Juventus avesse deciso di tenermi, avrebbe dovuto sapere di poter contare su di me». – Quando è stato acquistato Felipe Melo, cos’hai pensato? «Che dovevo lavorare ancora più duramente… Non avevo reso bene e la società ha cercato un altro giocatore. Per me ovviamente non è stato facile, ma credo proprio che quei giorni a Pinzolo mi abbiano aiutato, sia a dimostrare la mia ferma volontà di rimanere, sia ad affrontare l’inizio della stagione con una buona base atletica». – Nonostante il tuo impegno a Pinzolo, quando la squadra parte per la Peace Cup in Spagna, tu non vieni convocato. Forse è stato il momento più difficile. «Sicuramente. Oltretutto la Peace Cup si è giocata a Siviglia, dove ho vissuto due splendidi anni, contro la mia ex squadra… È stata un’ulteriore prova per la mia forza di volontà: ho tenuto duro e alla fine ho avuto ragione». – Hai voluto fortemente rimanere a Torino. Per orgoglio, ma anche per la tua famiglia. «La famiglia è tutto. Io e mia moglie stiamo insieme da nove anni, abbiamo due bambini meravigliosi e per me è fondamentale che loro stiano bene e siano felici. È anche per loro che volevo fortemente rimanere qui. Dopo un solo anno, cambiare nuovamente città, addirittura nazione, sarebbe stato molto difficile per loro. Oltretutto a Torino si trovano magnificamente. E poi io volevo dimostrare di meritare la fiducia che la Juventus mi aveva concesso, acquistando il mio cartellino». – Già, il tuo acquisto... Non fu accompagnato con grande entusiasmo. I tifosi si aspettavano Xabi Alonso e l’accoglienza è stata freddina. «Io conosco le mie caratteristiche, i miei punti di forza e le mie debolezze. Sapevo che sarebbe stato difficile giocare in Italia e che avrei dovuto faticare per dimostrare ai tifosi di meritare la Juventus, ma ero felice di entrare a farne parte. Avevo giocato per quattro stagioni in Germania e per due in Spagna e arrivare qui era una grande occasione per la mia carriera». – Fu Ranieri a volerti alla Juventus. Come ti sei trovato con lui? «Bene. Lo scorso anno, nei primi tre mesi avevo giocato parecchio e avevo fatto abbastanza bene, nonostante le inevitabili difficoltà che ambientarsi in una nuova squadra comporta. Poi mi sono infortunato e, mentre ero fermo, la squadra ha vinto praticamente tutte le partite. A quel punto era ovviamente più dura rientrare e riprendersi il posto. Con Ranieri però non ho mai avuto problemi». – Che differenze cogli tra lui e Ferrara? «Ranieri è molto attento alla fase difensiva e predilige il 4-4-2. Ferrara, al contrario, ama un calcio più offensivo e spregiudicato. È estremamente piacevole giocare per lui e, in effetti, con i nuovi moduli mi trovo meglio, sia con il rombo che con il 4-2-3-1. Quest’ultimo sistema, tra l’altro, è lo stesso della Nazionale danese e dunque i meccanismi per me sono più semplici». – Sembri anche più a tuo agio con i compagni, nello spogliatoio... «Sì, mi sento più “accettato”. D’altra parte è normale trovare qualche difficoltà, quando si arriva in una nuova squadra e in un nuovo paese. Ambientarsi non è mai immediato: serve un po’ di tempo, anche solo per imparare la lingua ed entrare in confidenza con tutti. Ora mi trovo benissimo». – E i risultati si vedono. Sei tornato a giocare su ottimi livelli e ti sei ritagliato uno spazio importante. Non male per uno che doveva fare le valigie. La tua storia in fondo, ricorda un po’ quella di Nicola Legrottaglie... «È vero. Anche lui era sul mercato qualche anno fa e poi, una volta rimasto, è diventato un giocatore importante per questa squadra. Il calcio è così: si vivono momenti bellissimi e altri nei quali tutto sembra andare storto. Per superare questi ultimi non si può fare altro che rimanere concentrati su se stessi, avere fiducia nei propri mezzi e continuare a faticare. Ora anche per me le cose si sono messe bene. È stato fondamentale non aver patito infortuni; questo mi ha permesso di lavorare bene in estate e di trovare la miglior condizione e continuità di rendimento». – Continuità che è mancata alla Juventus. Un difetto che ci è costato l’uscita dalla Champions League. «Il nostro problema finora è stata la mancanza di costanza, nei risultati e nelle prestazioni. Abbiamo vissuto momenti difficili quest’anno, primo fra tutti il match contro il Bayern Monaco. Non credo ci siano ricette particolari per invertire la rotta. Come nel mio caso personale, anche per la squadra servono lavoro duro, che comunque non è mai mancato, e tempo. Soprattutto il tempo è un fattore fondamentale: abbiamo tanta qualità, ma se guardiamo altre grandi, come il Manchester o il Chelsea, vediamo che possono contare su gruppi consolidati, che giocano insieme da tanti anni e, in diversi casi, hanno anche lo stesso allenatore da molto tempo. Solo in questo modo si può crescere, anno dopo anno, un gradino alla volta». – Alla Juventus di tempo però se ne concede sempre poco. Per tradizione qui si può solo vincere... «Lo so bene ed è giusto che sia così, vista la grande storia di questa società. Questo spirito lo si coglie non appena si entra a farne parte, lo si vive ogni giorno e lo si percepisce anche quando si va in trasferta, visti i tanti tifosi che ci seguono. Il problema è che ormai anche altre squadre lo hanno sviluppato. Io credo comunque che siamo sulla strada giusta per costruire qualcosa di molto, molto importante». Purtroppo il danese non avrà la fortuna auspicata. Infatti, nell’ultima partita del girone di andata, il 10 gennaio, a causa di uno scontro con Gattuso, si frattura il perone. Rientra il 6 marzo, contro la Fiorentina, dopo quasi due mesi. Riconquista il posto da titolare e, alla fine della stagione, totalizza 32 presenze. Il 12 agosto 2010 è ceduto al Liverpool, terminando così la sua avventura in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/09/christian-poulsen.html
-
CHRISTIAN POULSEN https://it.wikipedia.org/wiki/Christian_Poulsen Nazione: Danimarca Luogo di nascita: Asnaes Data di nascita: 28.02.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 76 kg Nazionale Danese Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 Esordio: 13.08.2008 - Champions League - Juventus-Artmedia Petrzalka 4-0 Ultima partita: 15.05.2010 - Serie A - Milan-Juventus 3-0 60 presenze - 1 rete Christian Bjørnshøj Poulsen (Asnæs, 28 febbraio 1980) è un allenatore ed ex calciatore danese, di ruolo centrocampista, vice commissario tecnico della nazionale danese. È uno dei soli quattro calciatori, insieme all'olandese Justin Kluivert, al rumeno Florin Răducioiu e al montenegrino Stevan Jovetić, ad aver militato nei cinque principali campionati europei (Primera División, Premier League, Bundesliga, Serie A e Ligue 1). Christian Poulsen Poulsen allo Schalke 04 nel 2005 Nazionalità Danimarca Altezza 182 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Allenatore Squadra Danimarca (Vice) Termine carriera 29 dicembre 2016 - giocatore Carriera Giovanili 1985-1995 Asnæs Boldklub 1995-1997 Holbæk Squadre di club 1997-2000 Holbæk 83 (7) 2000-2002 Copenaghen 45 (11) 2002-2006 Schalke 04 111 (3) 2006-2008 Siviglia 62 (4) 2008-2010 Juventus 60 (1) 2010-2011 Liverpool 12 (0) 2011-2012 Évian TG 24 (0) 2012-2014 Ajax 54 (1) 2014-2015 Copenaghen 16 (1) Nazionale 1998-1999 Danimarca U-19 4 (0) 2001 Danimarca U-21 8 (0) 2001-2012 Danimarca 92 (6) Carriera da allenatore 2019-2021 Ajax Vice 2021- Danimarca Vice Caratteristiche tecniche Classico mediano, la sua posizione preferita era quella di interno di centrocampo, con compiti prevalentemente di copertura. Talvolta, per il discreto temperamento in fase difensiva, era stato impiegato anche come centrale o laterale in una difesa a quattro. Carriera Club Inizi Inizia a giocare molto giovane nel club della sua città natale, l'Asnæs Boldklub. Nel 1995 passa nel club amatoriale dell'Holbæk B&I, dove debutta nella squadra senior a 17 anni. Copenaghen Nel settembre del 2000 svolge un provino per il Copenaghen, uno dei principali club della Superliga danese, siglando il suo primo contratto da professionista dopo meno di una settimana. Riesce a sfondare in Danimarca quando assume un ruolo fondamentale nel centrocampo dei Løverne, sfruttando anche i problemi cardiaci del nazionale norvegese Ståle Solbakken nel marzo del 2001 e contribuendo alla vittoria della Superliga 2000-2001. Dopo un buon inizio nella stagione successiva, viene convocato dalla Nazionale maggiore dal CT Morten Olsen. Il Copenaghen finisce secondo nella Superliga, a pari punti con il Brøndby vincitore. Schalke 04 Poulsen durante il suo periodo allo Schalke 04. Dopo il Mondiale del 2002 viene acquistato per 7,7 milioni di euro dai tedeschi dello Schalke 04, dove cerca di prendere la posizione lasciata libera dal veterano Jiří Němec e dove trova il connazionale Ebbe Sand. Nella prima stagione disputa 24 gare giocando la maggior parte delle partite come difensore piuttosto che come centrocampista, sia nel club che in Nazionale. Le sue prestazioni nelle stagioni successive gli permettono di vincere il premio di calciatore danese dell'anno nel 2005. Siviglia Nel 2006 il contratto con lo Schalke scade e, dopo alcuni accostamenti a squadre italiane come Inter e Milan, firma un contratto con gli spagnoli del Siviglia, vincitori uscenti della Coppa UEFA 2005-2006, durante la quale avevano estromesso proprio lo Schalke. Nel match di esordio contribuisce alla vittoria in Supercoppa Europea per 3-0 contro il Barcellona, diventando per la seconda volta consecutiva il calciatore danese dell'anno. Nella prima stagione spagnola disputa 32 gare realizzando una rete ed aiuta il Siviglia a riconfermare il titolo UEFA, rivincendo l'edizione 2006-2007 della Coppa UEFA. In seguito vince anche la Coppa del Re e la Supercoppa di Spagna. Juventus Il 14 luglio 2008 firma un contratto quadriennale con la Juventus, che lo acquista per 9,85 milioni di euro. Il suo arrivo non viene ben accolto dai tifosi bianconeri, contrari all'acquisto, ma ben presto la tifoseria si rassegna, come sottolineato da uno striscione che dà il benvenuto al giocatore danese, esposto durante il ritiro a Pinzolo. Gioca la prima partita ufficiale con la maglia bianconera il 13 agosto nella gara di andata del Terzo turno preliminare della UEFA Champions League 2008-2009, disputata a Torino contro l'Artmedia Bratislava e vinta 4-0, mentre il 31 agosto debutta in Serie A nel pareggio esterno per 1-1 contro la Fiorentina. Le prime gare sono confortanti, in una partita contro l'Udinese fornisce infatti un assist per il gol di Amauri e centra in pieno un palo con un potente e preciso tiro dalla distanza. Il 18 ottobre, durante la gara contro il Napoli, dopo aver servito l'assist per il gol di Amauri, subisce uno stiramento al muscolo retto inferiore della coscia destra, che lo costringe ad uno stop di circa due mesi. Torna in campo l'11 gennaio 2009, negli ultimi minuti della partita di campionato contro il Siena. L'8 febbraio 2009 mette a segno il suo primo gol (che risulterà poi anche l'unico) sia in Serie A che con la maglia della Juventus negli ultimi minuti di Catania-Juventus (1-2), permettendo alla sua squadra di vincere. Inizia la stagione successiva come riserva, visto che il nuovo acquisto, il brasiliano Melo, occupa la sua stessa posizione in campo, quella di mediano davanti alla difesa. Tuttavia, a causa dei molteplici infortuni di Sissoko e Marchisio, viene spesso chiamato in causa, sia come interno di centrocampo nel rombo, sia come mediano nel 4-2-3-1. Liverpool Nell'agosto del 2010 viene ceduto dalla Juventus al Liverpool per l'importo di 5,475 milioni di euro. Evian-Tg Il 31 agosto 2011 lascia il Liverpool per aggregarsi alle file dell'Evian-Tg, squadra neopromossa nella Ligue 1 francese, diventando così il secondo calciatore, dopo Florin Răducioiu, ad aver giocato nei cinque principali campionati europei (Inghilterra, Spagna, Germania, Francia e Italia). Ajax Il 22 agosto 2012 firma un contratto biennale con l'Ajax. Debutta con la nuova maglia il 15 settembre da titolare nella sfida vinta per 2-0 contro il Waalwijk. Il 5 maggio vince il suo primo campionato olandese con l'Ajax. Conclude la stagione con 37 presenze totali. Nella stagione successiva segna il primo gol con la maglia dell'Ajax, il 13 aprile nella vittoria per 3-2 contro l'ADO Den Haag. A fine anno si laurea per la seconda volta di fila campione dei Paesi Bassi. Ritorno al Copenaghen Il 30 settembre 2014 da svincolato firma un contratto con il Copenaghen, torna così a giocare in Danimarca dopo 12 stagioni. Gioca 16 partite di campionato prima di rimanere svincolato. Nazionale Poulsen in azione con la maglia della Danimarca Nel settembre del 1998 viene convocato nella Nazionale Under-19, con la quale disputa 4 gare. Debutta in Nazionale maggiore il 10 novembre 2001 nel pareggio 1-1 contro i Paesi Bassi. Il suo primo gol con la maglia danese arriva il 26 marzo 2005 contro il Kazakistan in una partita di qualificazioni ai Mondiali 2006. È stato convocato per i Mondiali del 2002 ed agli Europei del 2004, dove fu protagonista di un episodio: durante la partita tra Italia e Danimarca, in seguito alla sua marcatura strettissima, ricevette uno sputo in faccia da Francesco Totti, poi squalificato per tre turni. Dopo il ritiro Ritiratosi il 29 dicembre 2016 e ottenuto il patentino da allenatore UEFA A, il 18 settembre 2018 entra nello staff tecnico della prima squadra dell’Ajax come stagista. Il 19 marzo 2019 l’Ajax annuncia che a partire dalla stagione seguente Poulsen sarà promosso vice allenatore di Erik ten Hag in prima squadra al posto di Alfred Schreuder. Nel settembre del 2021 diventa vice di Kasper Hjulmand, CT della nazionale danese. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato danese: 1 - Copenaghen: 2000-2001 Coppa di Lega tedesca: 1 - Schalke 04: 2005 Coppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2006-2007 Supercoppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2007 Campionato olandese: 2 - Ajax: 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa dei Paesi Bassi: 1 - Ajax: 2013 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 2 - Schalke 04: 2003, 2004 Supercoppa UEFA: 1 - Siviglia: 2006 Coppa UEFA: 1 - Siviglia: 2006-2007 Individuale Calciatore danese dell'anno: 2 - 2005, 2006 Calciatore danese dell'anno (DBU): 1 - 2006
-
Prova a prendermi il pallone se ci riesci ...... ANGEL DI MARIA RULES!
-
Maurizio Trombetta - Collaboratore Tecnico
Socrates ha creato un topic in Tutti Gli Uomini Della Signora
MAURIZIO TROMBETTA https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Trombetta Nazione: Italia Luogo di nascita: Udine Data di nascita: 29.09.1962 Ruolo: Collaboratore Tecnico Altezza: 175 cm Peso: 70 kg Soprannome: - Collaboratore tecnico della Juventus dal 2014 al 2019 e dal 2021 al 2024 Maurizio Trombetta (Udine, 29 settembre 1962) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Maurizio Trombetta Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Juventus (Coll. tecnico) Termine carriera 1993 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Udinese Squadre di club 1981-1982 Udinese 1 (0) 1982-1983 Catanzaro 12 (2) 1983-1985 SPAL 54 (6) 1985-1988 Giorgione 61 (16) 1988-1992 Triestina 109 (10) 1992-1993 Pistoiese 23 (4) Carriera da allenatore 1994 Udinese Allievi 1994-1995 Udinese Vice 1995-1997 Perugia Vice 1997-1998 Napoli Vice 1998-1999 Udinese Vice 1999-2003 Bologna Vice 2004 Ancona Vice 2006 Modena Vice 2006 Udinese Vice 2007-2008 Sevegliano 2008 CFR Cluj Vice 2008-2009 CFR Cluj 2010 Reggina Primavera 2010 Torviscosa 2011-2012 Târgu Mureș 2012-2014 Udinese Coll. tecnico 2014-2019 Juventus Coll. tecnico 2021-2024 Juventus Coll. tecnico Carriera Giocatore Ha iniziato la carriera da calciatore con l'Udinese squadra con la quale ha vinto il campionato Primavera 1980-1981 insieme ai friulani Paolo Miano, Gianfranco Cinello, Loris Dominissini, Luigi De Agostini. In prima squadra totalizza una sola presenza in Serie A, in occasione della sconfitta esterna contro il Cesena del 4 ottobre 1981. A fine stagione viene ceduto al Catanzaro, con cui disputa 12 incontri in massima serie, con 2 reti all'attivo, in due partite consecutive contro Ascoli e Verona (in quella che è finora l'ultima vittoria dei calabresi in massima serie). Nell'estate 1983 scende di due categorie per indossare la maglia della SPAL, appena retrocessa in Serie C1. Con gli estensi disputa due campionati in terza serie, quindi nella sessione autunnale del calciomercato 1985-1986 scende di un'altra categoria e passa al Giorgione, con cui realizza 6 reti in 28 gare. L'anno successivo resta inattivo, per poi ripartire sempre col Giorgione nel campionato di Serie C2 1987-1988, segnando 10 reti in 33 presenze. A fine stagione passa alla Triestina, con cui alla prima stagione centra la promozione in Serie B. Fra i cadetti disputa con gli alabardati due stagioni da titolare, restando coi giuliani anche dopo la retrocessione dell'annata 1990-1991. Nell'autunno 1992 passa infine alla Pistoiese, con cui disputa un campionato di Serie C2 prima di lasciare l'attività agonistica. In carriera ha totalizzato complessivamente 13 presenze e 2 reti in Serie A e 55 presenze e 6 reti in Serie B. Allenatore Ha iniziato ad allenare gli allievi dell'Udinese nel 1994. Dopo pochi mesi è stato chiamato da Giovanni Galeone sulla panchina dell'Udinese che all'epoca militava in Serie B. Come vice di Galeone ha vinto il Campionato di Serie B. L'anno dopo ha seguito Galeone a Perugia vincendo il campionato 1995-1996 e quindi a Napoli. Nel 1998 torna a Udine e questa volta è il vice di Francesco Guidolin. L'anno successivo (1999) con Guidolin va ad allenare il Bologna sempre in Serie A per 5 stagioni. Nel 2003-2004 è ancora con Galeone ad Ancona e torna di nuovo a Udine per salvare l'Udinese nella stagione 2006-2007. Nella stagione 2007-08 diventa primo allenatore del Sevegliano, in Eccellenza subentrando al vecchio allenatore alla settima di campionato, con la squadra ultima in classifica. Termina il campionato al quarto posto (31 punti fatti nel girone di ritorno), vincendo inoltre la fase regionale della Coppa Italia di Eccellenza. A fine stagione viene premiato come miglior allenatore del 2008 dei dilettanti friulani. Nel giugno 2008 viene ingaggiato dall'imprenditore rumeno Arpád Paszkany proprietario del CFR Cluj (Romania), vincitrice di campionato e Coppa di Romania l'anno precedente come allenatore in seconda. Dopo l'esonero del primo allenatore Ioan Andone viene promosso lui a primo allenatore con la squadra qualificata per la prima volta alla UEFA Champions League 2008-2009. L'esordio nella massima competizione europea per club è un successo: allo Stadio Olimpico il Cluj batte la Roma per 2 a 1 e pareggia 0 a 0 con il Chelsea. Il 18 dicembre 2008 viene in un primo momento esonerato per la "modesta" posizione nel campionato romeno, terzo a sei punti dalla prima, ma successivamente, dopo una riunione tra il presidente ed i suoi soci, viene confermato alla guida tecnica della squadra. Ancora dietrofront dei vertici del Cluj che motivano la scelta dell'esonero definitivo con il fatto che non hanno "pazienza" visto che devono rivincere il campionato. Dunque il 9 gennaio viene ufficialmente diramato il comunicato ufficiale di esonero nonostante il terzo posto in campionato e la qualificazione ai quarti di Coppa della Romania, tenuto conto che la squadra nei mesi precedenti ha dovuto giocare anche la Champions. Il 15 febbraio 2010 il presidente Foti lo ingaggia per sostituire mister Breda alla guida della formazione Primavera della Reggina. Il 4 novembre 2011 torna ad allenare in Romania nel Târgu Mureș. Il 4 marzo 2012 diventa il collaboratore tecnico di Francesco Guidolin all'Udinese. Dopo l'addio alla panchina dell'Udinese del tecnico veneto, rimane senza contratto; il 18 luglio 2014, con il passaggio di Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus, entra a far parte dello staff tecnico bianconero con il ruolo di collaboratore tecnico: riveste l'incarico fino al 2019, vincendo cinque scudetti consecutivi, e nuovamente dal 2021 fino al 2024. Palmarès Giocatore Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Udinese: 1980-1981 Competizioni nazionali Serie C2: 1 - Pistoiese: 1992-1993 Allenatore Competizioni nazionali Coppa di Romania: 1 - CFR Cluj: 2008-2009 Competizioni regionali Coppa Italia Dilettanti Friuli-Venezia Giulia: 1 - Sevegliano: 2007-2008 -
ARKADIUSZ MILIK https://it.wikipedia.org/wiki/Arkadiusz_Milik Nazione: Polonia Luogo di nascita: Tychy Data di nascita: 28.02.1994 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 78 kg Nazionale Polacco Soprannome: Arek Alla Juventus dal 2022 Esordio: 27.08.2022 - Serie A - Juventus-Roma 1-1 Ultima partita: 06.04.2026 - Serie A - Juventus-Genoa 2-0 77 presenze - 17 reti 1 Coppa Italia Arkadiusz Krystian Milik, detto Arek (Tychy, 28 febbraio 1994), è un calciatore polacco, attaccante della Juventus. Arkadiusz Milik Milik con la maglia del Napoli nel 2016 Nazionalità Polonia Altezza 186 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Juventus Carriera Giovanili 2007-2011 Górnik Zabrze Squadre di club 2011-2013 Górnik Zabrze 38 (11) 2013 Bayer Leverkusen 6 (0) 2013-2014 → Augusta 18 (2) 2014-2016 Ajax 52 (32) 2016-2021 Napoli 93 (45) 2021-2022 Olympique Marsiglia 40 (16) 2022- Juventus 77 (17) Nazionale 2012 Polonia U-18 2 (0) 2011-2012 Polonia U-19 2 (3) 2013 Polonia U-21 9 (10) 2012- Polonia 73 (17) Biografia Milik nacque a Tychy, una cittadina nel sud della Polonia, a una ventina di chilometri da Katowice. Suo padre abbandonò la famiglia quando aveva appena 6 anni; ebbe un'infanzia difficile ma grazie a un allenatore di calcio, Sławomir "Moki" Mogilan, che ne notò le doti, intraprese la carriera di calciatore. All'età di 16 anni venne opzionato per 100 000 sterline dal Tottenham, al quale rinunciò, e, successivamente, convocato in Inghilterra dal Reading per sostenere un provino; rifiutò anche questo, per continuare la sua carriera in patria. Nel 2015 è stato il testimonial polacco del videogioco di simulazione calcistica FIFA 16, affiancando il testimonial globale Lionel Messi sulla copertina del gioco nel suo Paese. Caratteristiche tecniche È una prima punta mancina che sa disimpegnarsi anche come seconda punta o ala, soprattutto a destra. Possiede un tiro potente e preciso che gli consente di essere un ottimo finalizzatore, anche sui calci di punizione, ed è molto abile nei colpi di testa. La sua carriera è stata contraddistinta da una lunga serie di infortuni e di problemi muscolari, che ne hanno fortemente minato il redimento e l'utilizzo nelle varie stagioni. Carriera Club Gli inizi Cresce calcisticamente nel Górnik Zabrze, dove viene aggregato stabilmente in prima squadra a partire dalla stagione 2011-2012. Fa il suo esordio da titolare, a 17 anni, nella trasferta pareggiata per 1-1 contro lo Śląsk Breslavia, servendo l'assist per il gol di Paweł Olkowski. Realizza i suoi primi due gol con la maglia dei polacchi nel match casalingo vinto per 2-0 contro il Korona Kielce. Il 1º gennaio 2013 passa al Bayer Leverkusen per 2,6 milioni di euro. Il 2 febbraio esordisce coi tedeschi nella partita persa 3-2 contro il Borussia Dortmund. Il 30 agosto 2013 viene mandato in prestito stagionale all'Augusta, squadra con cui trova il primo gol in Bundesliga, contro il Borussia M'gladbach, il 27 settembre. In campionato gioca 18 partite segnando 2 gol. Ajax Milik (in piedi, terzo da sinistra) all'Ajax nel 2015 Il 1º luglio 2014 passa in prestito con diritto di riscatto (fissato a 2,8 milioni di euro e avvenuto un anno dopo) agli olandesi dell'Ajax. Nella stagione 2014-2015 si laurea capocannoniere della KNVB beker con 8 gol, nonché miglior marcatore della squadra in Eredivisie con 11 gol in 21 presenze; esordisce inoltre in UEFA Champions League. Con la maglia dei Lancieri disputa due stagioni, segnando complessivamente, tra campionato e coppe, 47 gol in 76 partite. Napoli Milik in riscaldamento prepartita col Napoli nel 2019 Il 2 agosto 2016 viene acquistato a titolo definitivo dal Napoli per 32 milioni di euro più un milione di bonus. Il 21 dello stesso mese fa il suo esordio con gli azzurri e in Serie A nella partita Pescara-Napoli (2-2), subentrando a Manolo Gabbiadini. Nella giornata successiva, il 27 agosto, trova i primi gol con il Napoli, realizzando una doppietta nella vittoria interna contro il Milan (4-2). Sempre con una doppietta, il 13 settembre, esordisce con la maglia azzurra in UEFA Champions League, decidendo la gara della fase a gironi contro la Dinamo Kiev (1-2). A seguito della rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro in nazionale, resta lontano dal terreno di gioco per quattro mesi, tornando in campo nel febbraio del 2017. Agli inizi della sua seconda stagione in azzurro, il 23 settembre, durante la sfida in trasferta contro la SPAL, Milik si rompe di nuovo il legamento crociato anteriore, stavolta del ginocchio destro. Operato il giorno seguente, rientra in campo solo sei mesi dopo, il 3 marzo 2018, nella sconfitta interna contro la Roma (2-4). L'8 aprile, dopo più di otto mesi, torna al gol nella partita vinta contro il Chievo, servendo peraltro l'assist ad Amadou Diawara per il gol vittoria del definitivo 2-1. Il 13 gennaio 2019, al suo terzo anno al Napoli, Milik mette a segno il suo primo gol in Coppa Italia, aprendo le marcature nell'incontro degli ottavi di finale Napoli-Sassuolo (2-0). Il 7 marzo seguente il polacco trova il suo primo centro con gli azzurri in UEFA Europa League, nella vittoria casalinga contro il Salisburgo (3-0). Conclude l'annata come miglior marcatore stagionale dei partenopei, con 20 reti in 47 presenze. Nel suo quarto anno in azzurro, segnato da numerosi problemi fisici, Milik sigla la sua prima tripletta europea nella vittoria in UEFA Champions League contro il Genk (4-0). Il 17 giugno 2020, nella finale di Coppa Italia contro la Juventus, terminata 0-0 dopo i tempi regolamentati, il polacco segna il rigore decisivo che consegna la vittoria del trofeo al Napoli: si tratta peraltro del primo titolo in carriera di Milik. Nella stagione successiva, giunto in scadenza di contratto e dopo aver rifiutato diverse opportunità di trasferimento, è escluso dalla lista giocatori per il campionato, venendo di fatto relegato fuori rosa. Olympique Marsiglia Milik in riscaldamento prepartita con l'Olympique Marsiglia nel 2021 Il 21 gennaio 2021 si trasferisce all'Olympique Marsiglia, in prestito con obbligo di riscatto. Esordisce in Ligue 1 due giorni dopo, subentrando nel secondo tempo della partita persa per 3-1 in casa del Monaco. Segna il suo primo gol con la maglia dell'Olympique Marsiglia il successivo 3 febbraio, nella sfida in trasferta contro il Lens, terminata col punteggio di 2-2. Il 16 maggio 2021 realizza una tripletta nella vittoria interna per 3-2 contro l'Angers. Conclude i suoi primi sei mesi con 10 reti in 16 partite totali. Nella sua seconda stagione con il club francese colleziona 37 presenze complessive, mettendo a segno 20 gol. Juventus Il 26 agosto 2022 viene ceduto alla Juventus in prestito oneroso per 800 000 euro. Debutta con la maglia bianconera il giorno seguente, in campionato, rilevando Fabio Miretti al 76' del pareggio interno contro la Roma (1-1). Pur a fronte delle difficoltà in cui incappa la squadra durante l'avvio di stagione, sul piano personale Milik ha un buon impatto con la realtà juventina: il 31 agosto, nella vittoria casalinga contro lo Spezia, sigla la sua prima rete per i piemontesi, quella del definitivo 2-0; il successivo 14 settembre mette a segno il suo primo gol con i bianconeri in UEFA Champions League, quello del momentaneo vantaggio nella sconfitta interna per 1-2 contro il Benfica. Anche nel prosieguo della stagione, che si rivela negativa per la Juventus sia dentro sia ancor più fuori dal campo, l'attaccante si afferma comunque tra i migliori elementi della rosa; viene così riscattato dalla società torinese per 6,3 milioni di euro. Nella sua seconda stagione incontra più difficoltà sul piano personale, scivolando indietro nelle gerarchie dell'attacco juventino. Trova maggiore spazio in Coppa Italia, competizione dove l'11 gennaio 2024, nella vittoria per 4-0 sul Frosinone nei quarti di finale, mette a referto la sua prima tripletta in bianconero; nel prosieguo del torneo è decisivo nella semifinale di ritorno sul campo della Lazio, trovando la rete del 2-1 che, pur non impedendo la sconfitta, nel computo del risultato aggregato permette la qualificazione dei torinesi alla finale, poi vinta sempre a Roma contro l'Atalanta. Grazie alle 4 reti siglate, Milik si laurea capocannoniere della competizione. La sua terza stagione a Torino è segnata da un grave infortunio al menisco mediale del ginocchio sinistro, rimediato durante un'amichevole in nazionale, che lo costringe a due operazioni e a un decorso problematico, cosa che gli fa saltare l'intera annata e buona parte di quella successiva: rientra in campo il 21 marzo 2026, dopo quasi due anni, in occasione del pareggio interno per 1-1 col Sassuolo in campionato. Nazionale Milik in azione per la nazionale polacca nel 2013 Viene convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia, siglando, nella gara d'esordio, il gol decisivo per la vittoria contro l'Irlanda del Nord (1-0). L'8 ottobre 2016 resta vittima di un grave infortunio con la maglia della nazionale: durante la partita delle qualificazioni mondiali vinta a Varsavia per 3-2 contro la Danimarca, in seguito a uno scontro di gioco con Jannik Vestergaard, riporta la rottura totale del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Dopo essere subentrato dalla panchina nella sua partita di ritorno in nazionale, sempre contro i danesi, gioca da titolare tre giorni dopo, nella partita contro il Kazakistan, aprendo le marcature nel successo per 3-0 della sua nazionale. Viene convocato per la fase finale del campionato del mondo 2018, dove tuttavia, per scelta tecnica, disputa solo la prima partita, deludendo come il resto della squadra, eliminata da ultima nel girone. Nel 2021 viene inizialmente convocato per il campionato d'Europa 2020 (posticipato di un anno a causa del covid), ma è costretto a rinunciarci per problemi fisici. L'anno seguente, a novembre, viene inserito dal selezionatore Czesław Michniewicz nella rosa polacca partecipante al campionato del mondo 2022 in Qatar. Palmarès Club Coppa Italia: 2 - Napoli: 2019-2020 - Juventus: 2023-2024 Individuale Capocannoniere della Coppa dei Paesi Bassi: 1 - 2014-2015 (8 gol) Capocannoniere della Coppa di Francia: 1 - 2021-2022 (5 gol) Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2023-2024 (4 gol)
-
Non si azzardassero a mandare in prestito Fagioli e Miretti. Sono il presente e il futuro della Juve!
-
ALEXANDER MANNINGER Approda alla Juventus nell’estate del 2008 per la modica cifra di 680.000 euro. È una stagione fortunata per Alex: infatti, a causa dell’infortunio di Buffon, scende in campo per ben ventitré volte. Manninger è un ottimo portiere, molto sicuro nella presa e dal buon piazzamento. Difetta un pochino nelle uscite, soprattutto quelle alte. Comunque sia, la porta bianconera è ben protetta dall’austriaco, che si mette in evidenza, soprattutto, nelle due fantastiche vittorie contro il Real Madrid! Nell’agosto del 2009 dice addio alla Nazionale austriaca, dopo aver totalizzato trentatré presenze: «Sì, ho deciso di lasciare la Nazionale, ho avvertito intorno a me poca considerazione e non mi sentivo più parte del progetto, non c’era più la voglia matta di andarci come nei primi anni di carriera. Ora mi dedicherò solo alla Juventus, questa nuova squadra mi piace da matti, sono arrivati giocatori molto forti e ci sarà spazio per tutti. Una cosa che mi piace è che la Juve prende i giocatori anche in base al carattere in modo che si faccia quadrato e che non sia un problema fare panchina. Il mio rapporto con Buffon? Parliamo molto e sa che, quando ha qualche fastidio, può stare tranquillo e contare su di me, l’anno scorso l’ha fatto qualche volta». È positiva anche la stagione successiva: Manninger scende in campo per tredici volte, nonostante un infortunio che costringe il mister bianconero Zaccheroni a schierare tra i pali Chimenti, terzo portiere. Sono le ultime presenze in bianconero di Alex. Nell’estate del 2010, infatti, approda a Torino Marco Storari ed è quest’ultimo a prendere il posto di Buffon, spesso alle prese con infortuni. Manninger è schierato da Delneri solamente nelle partite di Europa League: appena cinque saranno le presenze del portierone austriaco. La stagione successiva è nuovamente relegato al ruolo di terzo portiere e non riuscirà mai a scendere in campo, nonostante l’apprezzamento del nuovo allenatore bianconero Antonio Conte. Il 30 giugno 2012, scaduto il contratto con la società bianconera, lascia Torino e la Juventus. Poche presenze, in definitiva, per Alex. Ma sufficienti per farsi voler bene dai supporter juventini. NICOLA CALZARETTA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 2009 C’è un bel sole a Vinovo. L’allenamento pomeridiano è finito. Fuori dagli spogliatoi alcuni tifosi sono pronti con macchine fotografiche, telefonini e videocamere a fermare il tempo bianconero per poi metterlo in cornice nel salotto buono di casa. Colpiscono gli occhi felici di un bambino con il pallone in mano. Nell’altra ha un pennarellone blu già stappato per catturare gli autografi dei suoi idoli. Si sogna là fuori, mentre escono alla spicciolata gli eroi juventini. Ecco Antonio Chimenti seguito da Legrottaglie. Quindi Mellberg che si stropiccia il suo barbone demodé, in perfetto stile anni Settanta. Poi spunta il ciuffo dorato di Alexander Manninger. Firma di blu il pallone del bimbo, stringe mani, sorride. Poi si blocca per una foto con due ragazzini. I venti e passa centimetri di differenza tra il portiere biondo e i suoi piccoli fans, sono annullati dal gentile piegamento in avanti di Alex. La sua facciona con le gote color dell’arancia, in mezzo a quella dei due tifosi in palese stato di estasi. Il quadro è perfetto. Un paio di scatti, altri autografi e l’abbraccio con la gente bianconera si scioglie al grido “Forza Juve”. E il segnale del via libera per lui. Che si incammina verso di me. Lo aspetto con penna e taccuino, come si conviene. Ci incrociamo per la prima volta. La stretta di mano è forte e vigorosa. Un bell’inizio. Poi lo osservo. Alto è alto. Lo facevo più massiccio, chissà perché, forse perché è nato a Salisburgo. Le labbra sottili sono appena dischiuse. All’improvviso, mi anticipa con un’uscita bassa a rubarmi il pallone dai piedi: «Soffro». Una sola parola, dal significato inequivocabile. Lo dice forte e chiaro nel suo italiano squadrato. Poi, scorgendo nel mio viso un punto di domanda grande così, specifica il concetto. «Sto male a non giocare». Mi sento quasi sollevato. Credevo si riferisse a qualche problema fisico. Poi a pensarci bene, è quasi peggio. Me ne accorgo quando gli dico (chiedo perdono per I’auto citazione) che anni fa ho scritto un libro sui dodicesimi. «Ma io non sono un secondo portiere». I toni sono pacati e i modi gentili, sia chiaro. Alex sa di essere l’altra faccia di Buffon. E sta alle regole. «Tutto tranquillo. Cici (lo chiama così, alla tedesca, nda) è un ragazzo splendido, con lui il rapporto è stato fin dal primo giorno perfetto. Un fuoriclasse, in campo e nello spogliatoio. Quando è stato il mio turno, mi ha sempre incoraggiato e incitato. Con Antonio Chimenti, poi, formiamo un bel terzetto di portieri, umile e unito. Non mi era mai capitato di vivere una situazione del genere nelle altre squadre. E sono molto contento». Però il titolare è Buffon. «E come potrebbe essere il contrario? Lui è Campione del Mondo ed è il numero uno più forte in circolazione». A te, invece, è toccato il numero tredici. «Una mia scelta. Premesso che l’uno e il dodici erano già occupati, il primo da Buffon, l’altro da Chimenti, ho preso il tredici, che è poi il numero che ho avuto nell’Arsenal. Ma ripeto: sapevo cosa mi sarebbe aspettato venendo alla Juve. Ero preparato». A proposito, ci puoi raccontare i retroscena del tuo trasferimento in bianconero. A un certo punto sembrava che potesse saltare. «È molto semplice. Il Salisburgo ha cercato di fare il furbo (testuale) quando ha saputo che c’era anche la Juventus tra le società interessate a me. Non sono stati corretti. Ma io volevo assolutamente la Juve. So che c’erano anche altre squadre, ma il mio desiderio era quello di arrivare a Torino, perché volevo giocare in una grande squadra e vincere qualcosa». Scelta ottima, anche se sapevi che non saresti stato titolare. Quali erano i tuoi traguardi personali a inizio stagione? «Il mio obiettivo in estate era quello di disputare comunque alcune partite con la Juve. Discorso solito: tanti impegni, molte gare in calendario, un po’ di spazio per me ci sarà sicuramente, ho pensato». Scusa Alex, in quale lingua pensi di solito? (gli scappa un mezzo sorriso) «In tedesco, quasi sempre. Ma mi capita sempre più spesso di pensare in italiano. Dopo sei anni non è male. Al di là della lingua, la realtà dei fatti ha superato i pensieri e le speranze iniziali Questo sì. L’infortunio di Gigi mi ha dato la possibilità di giocare con continuità. Anche per questo, adesso, rimanere in panchina è più difficile». Ti dicono niente i nomi di Piloni, Alessandrelli e Bodini? (Ci pensa un po’) «Sono stati portieri, vero?» Sì, e poi? «Non so». Te lo dico io: sono stati riserve di Dino Zoff alla Juve: zero presenze in undici anni. Potresti chiedere qualche consiglio a loro su come si sopravvive in panchina. «Ah no (risponde divertito)! Io non mi sento una riserva. Non mi sono mai visto in questi panni. Piuttosto sono un altro titolare. E ho voglia di giocare». Per questo motivo hai deciso di lasciare l’Arsenal dopo quattro stagioni nel 2001? «Seaman non smetteva mai ed io non potevo perdere altro tempo. Avevo già ventiquattro anni». A proposito di Seaman: aveva una capigliatura inguardabile. (Sorride). «Era la moglie che dettava legge in tema di look. Lui si adeguava». Torniamo all’Inghilterra. Da vice Seaman ti sei tolto molte soddisfazioni, comunque. «Diciamo subito che con l’Arsenal ho disputato una settantina di partite in quattro stagioni, non proprio un ruolino di marcia da portiere di riserva. Ho vinto il campionato e la Coppa d’Inghilterra nel 1998 da protagonista. Sono stato il primo austriaco a giocare in Premier League. Ci sono arrivato che avevo vent’anni. Vivevo da solo. L’esperienza inglese è stata fondamentale per la mia crescita». Perché? «Perché ho incontrato Arsène Wenger, un vero insegnante, un professore più che un allenatore. Mi ha formato come giocatore e come uomo. E poi perché l’Inghilterra mi ha aperto le porte dell’Europa, è stata una vetrina fantastica. In Austria il livello del calcio non è elevato. Io ho sempre avuto grandi ambizioni. E rimanendo a Salisburgo non avrei avuto molte chance. I compagni di un tempo che sono rimasti a casa, infatti, alla fine hanno dovuto cambiare mestiere. Io, invece, ho realizzato i miei sogni di ragazzo». E quali erano i tuoi sogni? «Riuscire nello sport, sicuro. Anche se fino all’età dei tredici anni, ancora ero diviso tra sci e pallone. Poi ho scelto il calcio, spinto anche dagli amici». Scelta azzeccata, come quella di stare in porta. «E pensare che non sono nato portiere». Anche tu come Buffon hai un passato da centrocampista? «Forse più trequartista di Gigi. Io segnavo anche. Guarda che non ero male. In porta ci sono finito per combinazione. Ero ancora un ragazzino, eravamo senza il nostro portiere. “Vai tu Alex che hai coraggio”, mi dissero i miei compagni. Sono andato, mi è piaciuto e non sono più uscito. Anzi no, mi è capitato di fare qualche goal partendo palla al piede dalla mia area, quando ero ancora nelle squadre giovanili del Salisburgo». Poi sei cresciuto e ti sei dato una calmata. «Da quel lato sì. Ma in generale quello del carattere è stato un po’ il mio punto debole sai?» Perché? «Perché vivevo la partita con troppa tensione, troppa irrequietezza. Mi arrabbiavo molto, soprattutto con me stesso. Se commettevo un errore, mi arrabbiavo tantissimo, e questo non mi dava la giusta tranquillità per proseguire la gara. Ma adesso va molto meglio». Che cura hai seguito? «La miglior cura è giocare, prendere fiducia, acquisire il ritmo della partita. Fuori dal campo, invece, è utile cercare di rilassarsi, staccare la spina e ricaricare le pile. Io ascolto musica, mi piacciono gli U2, Bon Jovi, Ligabue. Da ragazzo ascoltavo molto Eros Ramazzotti. Poi ci sono le passioni che ti aiutano a distendere i nervi». Le tue quali sono? «Da un po’ di tempo vado matto per il golf, ma lo devo dire a bassa voce, sennò il mister si arrabbia, perché ha paura che mi faccia male alla schiena. Prima del golf viene comunque la pesca, il mio hobby preferito. Vado a pesca fin da quando ero bambino. Da piccolo andavo con mio padre, poi sempre più spesso da solo. Mi distende moltissimo, ritrovo la forza». E quando il pesce abbocca? «Lo ributto in acqua, quasi sempre. Così, mi dico, lo riprenderò tra un paio d’anni, quando sarà diventato più grande. Comunque è capitato anche di aver pescato una bella trota e di averla mangiata». Cucinata da te? «No, per carità. Ai fornelli non sono un granché. A Torino, poi, non ho grossi aiuti in cucina. Vivo da solo. La mia fidanzata abita a Vienna». Meglio non abboccare allora a un tuo invito a cena. «Al massimo ti posso portare in qualche ristorante. Magari ci facciamo una bella fiorentina». Vedo che la Toscana ti è rimasta nel cuore. «Ci ho passato diversi anni, tra Firenze e Siena. In verità io ho sempre amato l’Italia. Ci venivo in vacanza da piccolo con mia madre (piccola pausa, quasi a riprendere il fiato). Ti devo confessare una cosa: in verità il mio sogno è sempre stato quello di giocare in Italia. Ricordo ancora l’album delle figurine dei Mondiali del 1990. È da quel momento che ho iniziato a pensare al campionato italiano come meta da raggiungere. Più ancora di quello inglese o di quello tedesco. La Serie A. Ci dovevo arrivare prima o poi». Lo pensavi anche il 14 settembre 1999? «So a cosa ti riferisci: è il giorno in cui ho disputato la mia prima partita in Italia. Fiorentina-Arsenal, gara inaugurale del girone di Champions. Finì 0-0, Toldo parò un rigore a Kanu ed io riuscii a non prendere goal nonostante di là ci fossero Rui Costa, Batistuta e Mijatović. Un bel ricordo». Direi soprattutto un bel modo di presentarsi a quelli che sarebbero stati i tuoi futuri tifosi. «Il calcio è strano e misterioso. E per questo anche affascinante. Giocare al Franchi fu una grande emozione per me. Ma mai avrei pensato che di lì a due anni sarei finito proprio a Firenze. Parai bene, giocai senza timori, fu anche per merito mio che tornammo a Londra con un punto. Probabilmente a qualche dirigente è rimasta impressa la mia partita se nel giro di un paio di stagioni sono stato ingaggiato proprio dalla società viola». “2001, odissea nello spazio”. Come in un film, ecco che il tuo desiderio diventa realtà. Italia eccomi. «Una bella soddisfazione, davvero. Arrivare in Italia, alla Fiorentina, con la garanzia del posto, dopo i campionati all’Arsenal da titolare aggiunto. Ero veramente felice. Finalmente la grande occasione di dimostrare il mio valore nel campionato italiano. Ero pronto, ma avevo ancora molte cose da imparare. Specie dal punto di vista tecnico». Cioè? «Adesso lo posso dire. Solo in Italia ho lavorato seriamente e professionalmente con il preparatore specifico. In Austria ho avuto lo jugoslavo Marinko Koljanin, un ex portiere che se non altro mi ha dato i primi consigli. In Inghilterra, invece, ho lavorato molto poco sulla tecnica. A Firenze ho fatto il salto di qualità grazie a Pietro Battara. Mi ha insegnato come si mettono le mani per la presa, con quale piede si spinge, come ci si tuffa». Anche il tuffo è tra le materie obbligatorie? «Ti spiego: tuffarsi viene naturale, questo sì. È l’istinto che ti fa volare. O ce l’hai o non ce l’hai. Però la tecnica aiuta a sapersi buttare, a saper cadere a terra senza farsi male, a organizzare mentalmente il volo. Battara è stato il primo vero maestro, poi ho avuto anche Di Fusco e Filippi al Siena». E adesso c’è Pellizzaro. «Ma lo sai che quando l’ho visto la prima volta ho creduto che fosse il fratello di Battara? Incredibile. Poi ho saputo che hanno giocato un paio di anni insieme alla Sampdoria negli anni Settanta». Se per questo è stato compagno anche di Claudio Ranieri al Catanzaro. «So anche questo. Con il mister il rapporto è decisamente positivo. Lui sa cosa posso dare alla squadra, così come io so quanto sia grande la fiducia che lui ripone in me. Ma qui alla Juve è tutto realmente fantastico. Era quello che volevo. Giocare in una squadra che “deve vincere” ha tutto un altro sapore rispetto a quella che “non deve perdere”». Ti riferisci al Siena? «Sì, ma bada bene, io a Siena sono rinato e dovrò sempre ringraziare chi mi ha offerto la possibilità di giocare con continuità. Il Siena mi ha dato tantissimo. In fondo se sono alla Juve, una parte di merito va proprio alle stagioni disputate con la squadra toscana dove credo di aver toccato un ottimo livello di rendimento, specie negli ultimi due campionati». Con la ciliegina sulla torta del rigore parato a Materazzi sul finire della scorsa stagione. «Una grandissima soddisfazione. Oggi posso dire che quella è stata la mia prima parata da juventino (sorride)». Alla quale ne sono seguite altre nel tuo interregno bianconero. Qual è la più difficile che hai compiuto? «Quella su Matri, a Cagliari, alla mia prima partita con la Juve. Era una fase delicata della gara, faceva caldo, io ero entrato nel secondo tempo. Una situazione da gestire con la massima concentrazione. È andata bene». Sbaglio a dire che quella parata ha convinto i tifosi che Manninger era veramente da Juve? «Ho avvertito anch’io questa sensazione. In fondo il popolo bianconero non mi aveva ancora visto in azione in partite vere da tre punti. Ha capito che a fianco di Buffon cera un portiere affidabile». A proposito di doti e qualità: cosa ruberesti a Gigi? «Da lui prenderei sicuramente la tranquillità, quel suo essere calmo, sempre, in ogni circostanza. Una serenità che influenza positivamente tutta la squadra. È una dote fondamentale». E Buffon cosa potrebbe prendere da te? (sgrana gli occhi). «Niente... non saprei... forse... un’esperienza all’estero. Ecco, credo che un paio di stagioni in Inghilterra possano essere per lui una buona esperienza. Va bene come risposta?» Va bene, mettiamola così. Torniamo al campo. Al Sant’Elia, dunque, la parata salva risultato. Con il Real Madrid in Champions le sensazioni più intense, immagino. «Senza dubbio. La doppia sfida con il Real è stato il momento più alto vissuto fin qui alla Juventus. E da numero uno. La notte del Bernabéu è stata magnifica, ma nella mia personale classifica delle emozioni metto anche il rigore parato a Lavezzi nei quarti di finale di Coppa Italia che ci ha poi consentito di battere il Napoli e di andare in semifinale. Una grande gioia». Quella sera eri vestito tutto di nero. Scaramanzia o semplice coincidenza? «Non ho un colore preferito. Ho giocato spesso con la maglia gialla. Diciamo che se devo scegliere preferisco maglia nera, pantaloncini neri e calzettoni bianchi. Sono o no il portiere della Juve?» Rimaniamo in tema di divise. Sei uno dei pochi che non segue la moda della maglietta a maniche corte. Perché? «Sono abituato da sempre a giocare così. Per comodità, per maggiore protezione dei gomiti, per il freddo. In realtà, c’è anche un altro motivo. Forse quello più importante». Lo puoi dire? «Gioco con le maniche lunghe perché così posso arrotolarle un po’ sopra i polsi. È un gesto che faccio spesso e che mi ricorda i miei anni giovanili passati in falegnameria dove, prima di mettermi a lavoro, mi rimboccavo le maniche. Era il segnale che cominciava una nuova giornata impegnativa. E che c’era da sudare e durare fatica. Lo ripeto volentieri. Per tenere sempre i piedi per terra anche adesso che per mestiere volo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/alex-manninger.html
-
ALEXANDER MANNINGER https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Manninger Nazione: Austria Luogo di nascita: Salisburgo Data di nascita: 04.06.1977 Luogo di morte: Nussdorf am Haunsberg Data di morte: 16.04.2026 Ruolo: Portiere Altezza: 189 cm Peso: 84 kg Nazionale Austriaco Soprannome: Alex Alla Juventus dal 2008 al 2012 Esordio: 21.09.2008 - Serie A - Cagliari-Juventus 0-1 Ultima partita: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 42 presenze - 43 reti subite 1 scudetto Alexander Manninger (Salisburgo, 4 giugno 1977 – Nußdorf am Haunsberg, 16 aprile 2026) è stato un calciatore austriaco, di ruolo portiere. Alexander Manninger Manninger alla Juventus nel 2010 Nazionalità Austria Altezza 189 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 25 maggio 2017 Carriera Giovanili 1984-1995 Salisburgo Squadre di club 1995-1996 → Vorwärts Steyr 5 (-16) 1996 Salisburgo 1 (0) 1996-1997 Grazer AK 23 (-11) 1997-2001 Arsenal 40 (-37) 2001-2002 → Fiorentina 24 (-39) 2002-2003 Espanyol 0 (0) 2003 Torino 3 (-5) 2003-2004 Bologna 0 (0) 2004 Brescia 0 (0) 2004-2005 → Siena 19 (-29) 2005-2006 Salisburgo 14 (-9) 2006-2008 → Siena 64 (-73) 2008-2012 Juventus 42 (-43) 2012-2016 Augusta 36 (-57) 2016-2017 Liverpool 0 (0) Nazionale 1994 Austria U-18 8 (-6) 1995-1998 Austria U-21 14 (-9) 1999-2009 Austria 33 (-44) Biografia È morto prematuramente nel 2026, all'età di 48 anni, in un incidente stradale avvenuto a Nußdorf am Haunsberg, nei pressi di Salisburgo, dopo che la sua automobile è stata travolta da un treno mentre attraversava un passaggio a livello senza barriere. Carriera Giocatore Club Gli inizi in Austria, Arsenal Cresciuto nelle giovanili del Salisburgo, nel 1995 passa in prestito al Vorwärts Steyr con cui fa il suo debutto tra i professionisti. L'anno dopo ritorna inizialmente a Salisburgo, dove è terzo portiere della squadra di Otto Barić, dietro a Otto Konrad e Herbert Ilsanker, per poi trascorrere il resto della stagione al Grazer AK dove colleziona 23 presenze e si affaccia anche al palcoscenico europeo, esordendo in Coppa UEFA a San Siro contro l'Inter. Ventenne, si trasferisce nell'estate 1997 all'Arsenal, dove per quattro anni è il secondo di David Seaman. A Londra accumula col susseguirsi delle stagioni un minutaggio sempre maggiore e, pur da riserva, alla fine degli anni 1990 solleva i primi trofei vincendo un campionato, una Coppa d'Inghilterra e due Charity Shield. Fiorentina e Siena Nel 2001 lascia l'Arsenal e si trasferisce in prestito in Italia, alla Fiorentina, esordendo il 14 ottobre contro il Lecce, con una sconfitta in campionato per 4-1. L'anno seguente si sposta in Spagna, acquistato dall'Espanyol, ma non scende mai in campo coi catalani sicché durante la stessa stagione fa ritorno in Serie A, questa volta al Torino, dove colleziona 3 presenze. Nell'estate 2003 va al Bologna, ma anche in Emilia si ritrova nuovamente precluso un ruolo da titolare. L'anno successivo viene acquistato dal Brescia; tuttavia viene scartato sin dal ritiro dal tecnico dei lombardi Gianni De Biasi, perciò si accasa al Siena dove, a differenza delle precedenti esperienze, riesce a ritagliarsi spazio. Salisburgo e ritorno a Siena Nella stagione 2005-2006 ritorna in patria, al Salisburgo, ma i nuovi allenatori Giovanni Trapattoni e Lothar Matthäus lo mettono in secondo piano così come altri giocatori della squadra. Nell'estate 2006 è quindi di nuovo in prestito a Siena, dove gioca per due stagioni come portiere titolare, e togliendosi diverse soddisfazioni come quella di parare a Marco Materazzi, l'11 maggio 2008, il calcio di rigore che avrebbe anticipatamente assegnato lo scudetto all'Inter. Juventus Da sinistra, in primo piano: gli juventini Chiellini, Manninger e Del Piero salutano gli avversari del Lech Poznań prima della gara di Europa League del 1º dicembre 2010 Il successivo 16 luglio passa dal Salisburgo all'Udinese, per circa 500 000 euro; non ha però modo di esordire con la maglia friulana poiché nella stessa sessione di mercato, per 680 000 euro, approda alla Juventus, club in cui militerà per quattro stagioni. Esordisce con la squadra torinese il 21 settembre, entrando all'inizio del secondo tempo della sfida di campionato contro il Cagliari, al posto dell'infortunato Gianluigi Buffon; a causa della lontananza dai campi del portiere titolare, Manninger disputa buona parte del girone di andata della stagione 2008-2009, mettendo insieme 23 presenze tra Serie A, Coppa Italia e Champions League. Anche nell'annata successiva si trova a sostituire frequentemente Buffon, ed è chiamato in causa in 14 occasioni tra campionato e coppe. Nella stagione 2010-2011, dato l'arrivo di Marco Storari come prima riserva nel ruolo, l'austriaco viene schierato soltanto nelle partite di Europa League dove colleziona 6 presenze. Nell'ultima annata a Torino, con i bianconeri fuori dalle coppe europee, Manninger è relegato al ruolo di terzo portiere e non totalizza apparizioni, seppur apprezzato dall'allenatore Antonio Conte per la sua professionalità. Può fregiarsi, il 6 maggio 2012, della vittoria del titolo italiano. Ultimi anni Svincolatosi dalla Juventus, nel novembre 2012 viene messo sotto contratto dai tedeschi dell'Augusta, in Bundesliga, alle prese con l'infortunio di Simon Jentzsch. Dopo un quadriennio in Germania, nell'estate 2016 si libera dall'Augusta e il successivo 22 luglio torna dopo quindici anni in Premier League, accordandosi con il Liverpool dove va a ricoprire il ruolo di terzo portiere dietro a Simon Mignolet e all'altro neoacquisto Loris Karius. Al termine di una stagione senza apparizioni sul campo, annuncia il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Dopo aver fatto parte delle nazionali giovanili under 18 e under 21, ha giocato con la nazionale maggiore austriaca nel decennio che va dal 1999 al 2009; con questa, è tra i convocati per il campionato d'Europa 2008 in Austria e Svizzera, come secondo portiere dietro il titolare Jürgen Macho. Dopo il ritiro Una volta conclusa l'attività agonistica, ha lasciato il mondo del calcio per ritirarsi sulle montagne austriache, riprendendo il mestiere di falegname che aveva imparato in gioventù. Palmarès Club Campionato inglese: 1 - Arsenal: 1997-1998 Coppa d'Inghilterra: 1 - Arsenal: 1997-1998 Charity Shield: 2 - Arsenal: 1998, 1999 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012
-
ADOLFO SORMANI https://it.wikipedia.org/wiki/Adolfo_Sormani Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 11.08.1965 Ruolo: Allenatore Giovanili Altezza: 174 cm Peso: - Alla Juventus dal 2007 al 2011 Adolfo Sormani, noto anche come Dodo Sormani (Genova, 11 agosto 1965), è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. È il figlio di Angelo, anche lui calciatore. Adolfo Sormani "Dodo" Sormani al Parma nella stagione 1986-1987 Nazionalità Italia Altezza 174 cm Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2000 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Napoli Squadre di club 1983-1984 Napoli 0 (0) 1984-1986 Rimini 60 (1) 1986-1987 Parma 22 (1) 1987-1990 Avellino 33 (2) 1990-1991 Viareggio 19 (1) 1991-1993 Nola 45 (5) 1993-1995 Caerano 48 (4) 1995-1998 Mestre 83 (8) 1998-1999 Pordenone 30 (2) 1999-2000 Mestre 13 (0) Carriera da allenatore 2003-2004 Conegliano 2004-2006 Chioggia Sottomarina 2006-2007 Cattolica 2007-2010 Juventus Giovanili 2011-2012 Napoli Primavera 2012-2013 Watford Vice 2014-2015 Südtirol 2016 Partizani Tirana 2017-2019 Vejle 2020 Partizani Tirana 2021 Lavello Carriera Giocatore Cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Napoli, ha giocato due stagioni nel Rimini in Serie C1 per salire di categoria passando al Parma con cui disputa il campionato di Serie B 1986-1987 sotto la guida di Arrigo Sacchi. Sormani in azione all'Avellino nel campionato di Serie B 1988-1989 Nel 1987 approda all'Avellino in Serie A dove gioca 3 partite nella stagione 1987-1988, che vede la retrocessione in B degli irpini e dove giocherà per tre anni. Dal 1990 al 1991 milita nel Viareggio per essere poi ceduto nel novembre dello stesso anno al Nola dove rimane fino al 1993. Dal 1993 al 1995 veste la maglia del Caerano mentre dal 1995 al 2000 gioca al Mestre fatta eccezione per la stagione 1998-1999 dove veste la maglia del Pordenone. In carriera ha totalizzato complessivamente 3 presenze in Serie A e 52 presenze e 3 reti in Serie B. Allenatore Ha allenato il Portogruaro, il Conegliano, il Chioggia Sottomarina e il Cattolica. Nell'estate del 2007 entra a far parte della Juventus nello staff del settore giovanile. Al primo anno alla Juventus ha sostituito Vincenzo Chiarenza nel derby Primavera e l'anno dopo ha sostituto Massimiliano Maddaloni per due incontri. Nell'estate del 2011 diventa il nuovo allenatore della squadra primavera del Napoli e responsabile tecnico dell'intero vivaio partenopeo. Nel luglio 2012 viene assunto come vice di Gianfranco Zola sulla panchina del Watford. L'11 novembre 2014 diventa il nuovo allenatore del Südtirol al posto dell'esonerato Claudio Rastelli. Il 19 aprile 2015, dopo un periodo negativo per la squadra biancorossa, viene esonerato. Partizani Tirana Il 30 giugno 2016 viene ingaggiato dalla squadra albanese del Partizan Tirana, militante nella massima serie albanese, venendo però sollevato dall'incarico nel mese di ottobre. Velje Il 15 giugno 2017 diventa il nuovo tecnico del Vejle nel secondo campionato danese. Vince il campionato di 1. Division 2017-2018 riportando così la squadra nella massima serie, ma poi il 5 marzo 2019 si dimette complici i risultati fin lì ottenuti nella Superligaen 2018-2019. Ritorno al Partizani Tirana Il 4 gennaio 2020 viene richiamato dal club albanese del Partizan Tirana in sostituzione dell'altro italiano Franco Lerda con la squadra al terzo posto in classifica. Lascia il club nel luglio 2020 a causa della pandemia Coronavirus. Lavello Il 19 luglio 2021 viene nominato nuovo allenatore del Lavello, squadra militante in Serie D. L'8 novembre, dopo la sconfitta in casa del Cerignola ed un sesto posto in classifica, viene sollevato dall'incarico. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato Nazionale Dilettanti: 1 - Mestre: 1995-1996 (girone D)
-
PAOLO BENETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Benetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Cormano (Milano) Data di nascita: 28.04.1965 Ruolo: Assistente Tecnico Altezza: 183 cm Peso: 73 kg Alla Juventus dal 2007 al 2009 Paolo Benetti (Cormano, 28 aprile 1965) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Paolo Benetti Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex Difensore) Termine carriera 1º giugno 1999 - giocatore Carriera Giovanili 197?-1983 Milan Squadre di club 1982-1983 Milan 1 (0) 1983-1984 Fano 12 (0) 1984-1987 Catanzaro 61 (3) 1987-1995 Ascoli 177 (10) 1995-1996 Siena 32 (5) 1996 Venezia 11 (1) 1996-1998 Triestina 38 (3) 1998-1999 Carpi 14 (0) Carriera da allenatore 2005 Lazio Giov. sper. 2005-2006 Lazio Berretti 2006 Lazio Giov. naz. 2007-2009 Juventus Coll. tecnico 2009-2011 Roma Coll. tecnico 2011-2012 Inter Coll. tecnico 2012-2014 Monaco Vice 2014 Grecia Coll. tecnico 2015-2017 Leicester City Vice 2017-2018 Nantes Vice 2018-2019 Fulham Vice 2019 Roma Vice 2019-2021 Sampdoria Vice 2021-2022 Watford Vice Carriera[modifica | modifica wikitesto] Giocatore[modifica | modifica wikitesto] Cresciuto nel Milan, vi esordisce in Serie B nella stagione 1982-1983: sarà quella l'unica presenza in rossonero. La stagione successiva passa al Fano in C1 mentre la stagione successiva approda al Catanzaro dove rimane per tre stagioni caratterizzata da una promozione in B e dalla successiva retrocessione in C1. Nel 1987 passa all'Ascoli dove rimane la bellezza di otto stagioni equamente spese tra serie B e Serie A dove raccoglie 99 presenze e 6 reti. Dopo la retrocessione del 1992, il Napoli mette gli occhi su di lui, ma l'allora allenatore partenopeo Claudio Ranieri si oppone per evitare malcontenti nella squadra poiché Benetti è suo cognato. Rimasto altre tre stagioni dopo questo episodio, nel 1995 passa al Siena in C1 dove disputa un'ottima stagione da titolare, che si rivela la più prolifica della sua carriera con ben 5 centri. Dopo una fugace apparizione al Venezia in B, passa alla Triestina in C2 fino al 1998 quando passa al Carpi dove, dopo una stagione, abbandona il calcio giocato. Allenatore Nel 2005 è nello staff tecnico delle giovanili della Lazio: dapprima guida i Giovanissimi sperimentali, per poi passare a dicembre sulla panchina della squadra Berretti. All'inizio della nuova stagione passa alla guida dei Giovanissimi nazionali ma viene sollevato dall'incarico a stagione in corso. Dal 4 giugno 2007 al 18 maggio 2009, è stato assistente di Claudio Ranieri sulla panchina della Juventus. Il 2 settembre 2009 lo segue alla Roma fino al 20 febbraio 2011 e il 22 settembre 2011 all'Inter fino al 26 marzo 2012. I due hanno lavorato insieme anche nel Monaco, nella Nazionale greca, nel Leicester City e nel Nantes. Il 14 novembre 2018, il Fulham nomina Claudio Ranieri come allenatore e anche questa volta entra nello staff come suo vice, e una volta esonerato, lo segue anche nel ritorno a Roma l'8 marzo 2019 e poi alla Sampdoria a ottobre 2019. In occasione della 32ª giornata, nella partita Udinese-Sampdoria, finita 3-1 per i blucerchiati, per la prima volta in 13 anni, Benetti sostituisce Claudio Ranieri in panchina in seguito alla sua espulsione nella giornata precedente. Il 30 novembre 2020, in occasione di Torino-Sampdoria 2-2 (in cui lui era panchina data la squalifica di Ranieri), effettua 4 sostituzioni all'intervallo, diventando il secondo a farlo dopo Zinédine Zidane. Il 4 ottobre 2021, dopo la nomina di Claudio Ranieri come nuovo allenatore del Watford, entra nello staff della squadra inglese come vice del tecnico romano. Il 24 gennaio 2022, dopo aver raccolto 7 punti in 13 gare e con la squadra in zona retrocessione, la società decide di cambiare ancora e di esonerare mister Ranieri e, di conseguenza, il suo staff. Palmarès Giocatore Campionato italiano di Serie B: 1 - Milan: 1982-1983 Campionato italiano Serie C1: 2 - Catanzaro: 1984-1985, 1986-1987
-
Renzo Castagnini - Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
RENZO CASTAGNINI https://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Castagnini Nazione: Italia Luogo di nascita: Reggello (Firenze) Data di nascita: 14.11.1956 Ruolo: Capo Osservatori Altezza: 180 cm Peso: 76 kg Alla Juventus dal 2008 al 2010 Renzo Castagnini (Reggello, 14 novembre 1956) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo mediano e libero, attuale direttore sportivo del Palermo. Renzo Castagnini Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1991 Carriera Squadre di club 1974-1976 Figline 26 (0) 1976-1977 Massese 21 (0) 1977-1978 Taranto 15 (0) 1978-1979 Lucchese 24 (1) 1979-1982 Catania 83 (1) 1982-1983 Taranto 34 (2) 1983 Cavese 5 (0) 1983-1984 Prato 25 (1) 1984-1987 Barletta 95 (8) 1987-1990 Cosenza 82 (3) 1990-1991 Livorno 18 (0) Carriera Giocatore Ha iniziato la carriera indossando le maglie di Figline (Serie D), Massese (Serie C). Nel 1977 è ingaggiato dal Taranto, con cui esordisce in Serie B disputando 15 partite nella stagione 1977-1978, prima di tornare in Serie C1 con le maglie di Lucchese e Catania. Resta in Sicilia tre stagioni, conquistando la promozione in Serie B nel campionato 1979-1980, prima di tornare un'annata al Taranto dove questa volta gioca titolare in Serie C1. Nel 1983 torna brevemente in serie cadetta alla Cavese, da riserva, poi si trasferisce in autunno al Prato in C1. Nella stagione 1984-1985 va al Barletta in Serie C, dove resta tre stagioni indossando la fascia di capitano, ottenendo la sua seconda promozione in serie B nel 1987; Castagnini non segue i pugliesi in Serie B, passando al Cosenza in Serie C. In Calabria resta tre anni conquistando una nuova promozione nella prima stagione, prima di chiudere la carriera da calciatore in Serie C2 vestendo la maglia del Livorno. Ha totalizzato 124 presenze in Serie B, 3 gol (uno nel Catania, 2 nel Cosenza). Dirigente È stato direttore sportivo di Salernitana (promossa in Serie B nel 1994), Catania, Cosenza, Genoa, Vicenza, Piacenza, con cui rescinde a maggio 2008. Dal 2008 a maggio 2010 è responsabile degli osservatori e del settore giovanile della Juventus. A luglio 2010 torna a lavorare col Cosenza da direttore generale. A gennaio, per problemi societari, si dimette assieme ad allenatore e team manager. Il 18 maggio 2011 diventa direttore sportivo del Barletta, lasciando l'incarico il 18 dicembre successivo per motivi familiari. Da febbraio 2015 a dicembre 2017 è direttore sportivo del Brescia Calcio. A dicembre 2017 viene sollevato dall'incarico dal nuovo presidente del Brescia Calcio, Massimo Cellino. Il 3 Agosto 2019 diventa il direttore sportivo del Palermo. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C1: 2 - Catania: 1979-1980 - Cosenza: 1987-1988 -
GLEISON BREMER https://it.wikipedia.org/wiki/Gleison_Bremer Nazione: Brasile Luogo di nascita: Itapitanga Data di nascita: 18.03.1997 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 82 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2022 Esordio: 15.08.2022 - Serie A - Juventus-Sassuolo 3-0 Ultima partita: 23.08.2026 - Serie A - Frosinone-Juventus 0-1 123 presenze - 13 reti 1 Coppa Italia Gleison Bremer Silva Nascimento, meglio noto come Gleison Bremer o semplicemente Bremer (Itapitanga, 18 marzo 1997), è un calciatore brasiliano, difensore della Juventus. Gleison Bremer Nazionalità Brasile Altezza 188 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Juventus Carriera Giovanili 2014-2016 Desportivo Brasil 2016-2017 San Paolo Squadre di club 2017-2018 Atlético Mineiro 23 (1) 2018-2022 Torino 98 (11) 2022- Juventus 123 (13) Nazionale 2022-2024 Brasile 8 (1) Biografia Il nome Bremer è stato scelto dal padre in onore del calciatore tedesco Andreas Brehme. Caratteristiche tecniche È un difensore centrale forte fisicamente e abile nel gioco aereo, dotato di buon senso della posizione. Giocatore di grande duttilità, affidabilità e velocità, ha dichiarato di ispirarsi al connazionale Lúcio. Carriera Club Gli esordi Cresciuto tra i settori giovanili del Desportivo Brasil e del San Paolo, nel 2017 viene acquistato dall'Atlético Mineiro. Il 26 giugno dello stesso anno ha esordito con la prima squadra in occasione della partita vinta 1-0 contro la Chapecoense. Segna il suo primo gol in campionato il 13 maggio 2018 nella vittoria esterna per 2-1 contro l'Athl. Paranaense. Torino Il 10 luglio 2018 viene acquistato a titolo definitivo per circa 5 milioni di euro dal Torino. Esordisce con i granata il 12 agosto seguente, in occasione della gara di Coppa Italia contro il Cosenza, valida per il terzo turno. Il 19 agosto debutta anche in Serie A, nella gara del primo turno, persa di misura contro la Roma. Il 3 maggio disputa il suo primo derby della Mole contro la Juventus, terminato sul punteggio di 1-1. Conclude l'annata 2018-2019 con solo sette presenze complessive tra Serie A e Coppa Italia, venendo utilizzato principalmente come riserva di Djidji e Moretti. Dopo il ritiro di quest'ultimo, viene impiegato titolare da Walter Mazzarri all'inizio della stagione successiva. Il 25 luglio 2019 fa il suo esordio nelle competizioni confederali, in occasione del primo turno preliminare di UEFA Europa League contro il Debrecen. Nel secondo turno preliminare della medesima competizione si rende protagonista in negativo, causando un'autorete nella gara contro il Wolverhampton, che si concluderà sul risultato di 2-3. Complice anche la cessione di Kevin Bonifazi trova sempre più continuità, e il 30 novembre realizza la sua prima rete, decisiva, nella vittoria esterna contro il Genoa. Il 28 gennaio 2020 trova una doppietta nella partita di Coppa Italia persa poi per 4-2 contro il Milan. Alla ripresa del campionato gioca tutte le partite da titolare andando a segno contro Cagliari e Genoa. Termina la stagione 2019-2020 con 35 presenze con 5 reti complessive. Le prestazioni offerte nel corso del campionato 2021-2022 gli valgono l'assegnazione del trofeo quale miglior difensore della stagione di Serie A. Juventus Il 20 luglio 2022, viene acquistato a titolo definitivo dalla Juventus per 41 milioni di euro più 8 milioni di bonus. Debutta in maglia bianconera il 15 agosto seguente, in occasione della vittoria interna contro il Sassuolo (3-0) valevole per la prima giornata di campionato. Il successivo 6 settembre fa il suo debutto in UEFA Champions League, in occasione della sconfitta 2-1 sul campo del Paris Saint-Germain; l'11 dello stesso mese mette a segno in campionato la sua prima rete per i piemontesi, dimezzando lo svantaggio nel pareggio casalingo 2-2 contro la Salernitana. Il 2 febbraio 2023, al debutto in Coppa Italia con la maglia bianconera, realizza il gol decisivo alla Lazio nei quarti di finale; si ripete sottorete il 28 dello stesso mese, nel derby casalingo contro i suoi ex compagni, firmando il gol del sorpasso nella sfida poi vinta per 4-2. Nel contesto di una stagione negativa per la squadra torinese, che, pur raggiungendo le semifinali di Coppa Italia ed UEFA Europa League, non solleva trofei e oltretutto incappa in vicende extrasportive che destabilizzano fortemente l'ambiente, sul piano personale Bremer paga l'adattamento all'approccio difensivo di Massimiliano Allegri, più compassato rispetto a quello che l'aveva fatto emergere sull'altra sponda della città. Nell'annata 2023-2024, in cui si integra definitivamente nei meccanismi della retroguardia juventina, il brasiliano è autore di ottime prestazioni e vince il suo primo trofeo in maglia bianconera, la Coppa Italia. Rimane centrale nell'undici piemontese anche con la successiva gestione tecnica di Thiago Motta; il 21 settembre 2024, in occasione della gara di campionato contro il Napoli, terminata 0-0, indossa per la prima volta la fascia di capitano del club. Tuttavia la sua stagione subisce un brusco stop il successivo 2 ottobre quando, durante la trasferta di UEFA Champions League contro l'RB Lipsia, vinta per 2-3, riporta la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro: la gravità dell'infortunio lo costringe a chiudere anzitempo la stagione. Torna in campo in avvio dell'annata successiva, il 24 agosto 2025, quando il nuovo allenatore bianconero Igor Tudor lo schiera titolare nella vittoria interna per 2-0 in campionato contro il Parma. In autunno è di nuovo costretto a fermarsi, stavolta per una lesione del menisco mediale del ginocchio sinistro, ma in questo caso il problema non ne pregiudica il prosieguo dell'annata. Una volta ristabilitosi, il 3 gennaio 2026, nel pari casalingo per 1-1 in Serie A contro il Lecce, il difensore tocca le 100 presenze con la squadra torinese, nel frattempo passata nelle mani di Luciano Spalletti. Il successivo 1º febbraio, nel retour match di campionato contro i ducali, Bremer segna la sua prima doppietta in bianconero, nel successo esterno per 1-4 dei piemontesi. Nazionale Il 9 settembre 2022 riceve la prima convocazione nella nazionale brasiliana, da parte del selezionatore Tite, in vista delle ultime amichevoli preparatorie al campionato del mondo 2022. Fa il suo debutto in maglia verdeoro il 23 dello stesso mese, subentrando a Thiago Silva all'intervallo della partita vinta per 3-0 contro il Ghana. Nel novembre seguente viene incluso nella rosa brasiliana per la fase finale del mondiale in Qatar. Fa il suo esordio nella rassegna iridata il 2 dicembre 2022, giocando da titolare nell'inifluente sconfitta per 1-0 contro il Camerun valevole per la fase a gironi. Tre giorni dopo, subentra nel corso del successo per 4-1 sulla Corea del Sud valevole per gli ottavi di finale: è la seconda e ultima apparizione di Bremer nel mondiale qatariota, stante l'eliminazione della Seleção al turno successivo. Rimane lontano dalla nazionale per quasi un anno, prima di essere riconvocato nella prima metà del 2024 dal nuovo selezionatore Dorival Júnior in occasione di alcune amichevoli. Nell'estate seguente viene inserito nella rosa verdeoro per la Copa América negli Stati Uniti d'America: tuttavia il difensore non matura presenze nella fase finale della manifestazione. Gli infortuni patiti nel frattempo con la Juventus lo allontanano nuovamente dalla nazionale per il successivo biennio. Viene richiamato nel marzo 2026 dal nuovo selezionatore Carlo Ancelotti, in vista delle amichevoli internazionali con Francia e Croazia negli Stati Uniti: il 26 dello stesso mese scende in campo da titolare nella gara di Foxborough contro i francesi, persa per 2-1, trovando nella circostanza anche il suo primo gol per la Seleção. Ancelotti lo convoca quindi per il campionato del mondo 2026, dove tuttavia resta in panchina per tutto il torneo, dove il Brasile è eliminato negli ottavi di finale dalla Norvegia. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Mineiro: 1 - Atlético Mineiro: 2017 Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024 Individuale Premi Lega Serie A: 1 - Miglior difensore: 2021-2022 Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2022
-
COSIMO MARCO DA GRACA https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Next_Gen Nazione: Italia Luogo di nascita: Palermo Data di nascita: 01.05.2002 Ruolo: Attaccante Altezza: 185 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 Esordio: 27.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Spal 4-0 Ultima partita: 08.12.2021 - Champions League - Juventus-Malmö 1-0 2 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Club career Juventus II Italy Forward 01/2024 - 06/2025 #50 08/2023 - 01/2024 SD Amorebieta Forward 10/2020 - 08/2023 Juventus II Forward 12/2021 - 06/2023 Juventus Forward 12/2020 - 06/2021 Juventus Forward 07/2019 - 06/2021 Juventus [Youth] Forward 07/2018 - 06/2019 Juventus [Youth B] Forward 07/2017 - 06/2018 US Palermo [Youth B] Forward https://www.worldfootball.net/player_summary/cosimo-da-graca/
-
ANDREA CAMBIASO https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Cambiaso Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 20.02.2000 Ruolo: Difensore Altezza: 183 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Soprannome: Cuchu Alla Juventus dal 2022 Esordio: 20.08.2023 - Serie A - Udinese-Juventus 0-3 Ultima partita: 23.08.2026 - Serie A - Frosinone-Juventus 0-1 133 presenze - 8 reti 1 Coppa Italia Andrea Cambiaso (Genova, 20 febbraio 2000) è un calciatore italiano, difensore o centrocampista della Juventus e della nazionale italiana. Andrea Cambiaso Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Squadra Juventus Carriera Giovanili 2015-2017 Genoa Squadre di club 2017-2018 → Albissola 21 (0) 2018-2019 → Savona 32 (2) 2019-2020 → Alessandria 17 (0) 2020-2021 → Empoli 7 (0) 2021-2022 Genoa 26 (1) 2022-2023 → Bologna 32 (0) 2023- Juventus 133 (8) Nazionale 2021-2023 Italia U-21 8 (0) 2024- Italia 19 (3) Caratteristiche tecniche È un terzino sinistro che può giocare anche sulla fascia destra, a suo agio da laterale indifferentemente in una difesa a 4 o a 3 elementi. Ben si disimpegna anche da esterno di centrocampo nel 4-4-2 e, all'occorrenza, come centrale di centrocampo. Giocatore di spinta, mostra una propensione alla fase offensiva, in cui si distingue per gli assist che può fornire ai compagni; rapido e bravo in progressione, è dotato di un buon cambio di passo e di tecnica individuale. Carriera Club Genoa e prestiti Cresciuto nelle giovanili del Genoa, per la stagione 2017-2018 viene ceduto in prestito all'Albissola, in Serie D, con la quale conquista la promozione in Serie C al termine del campionato. Nel successivo viene mandato in prestito al Savona, sempre in D. Il 2 agosto 2019 viene ceduto a titolo temporaneo all'Alessandria, club militante in C; debutta con la squadra il 25 dello stesso mese, in apertura di stagione contro il Gozzano. Nella stagione 2020-2021 viene ceduto in prestito all'Empoli, in Serie B. Ottiene, complice la presenza nel suo ruolo di Fabiano Parisi e Aleksa Terzić, solo 7 presenze in campionato con l'allenatore Alessio Dionisi, ma partecipa da comprimario alla vittoria del torneo cadetto e annessa promozione in Serie A. Ritorna al Genoa nella stagione 2021-2022 ed esordisce in A il 21 agosto, a 21 anni, nella gara della prima giornata di campionato persa 4-0 contro l'Inter a San Siro. Titolare sin da subito dei liguri, il 29 dello stesso mese realizza il suo primo gol in massima divisione, nella sconfitta casalinga per 2-1 contro il Napoli. Juventus e prestito al Bologna Le prestazioni offerte nella prima stagione in A gli valgono le attenzioni della Juventus, che il 14 luglio 2022 lo acquista a titolo definitivo per 8,5 milioni di euro più bonus; contestualmente, per la stagione successiva, la squadra torinese lo cede in prestito al Bologna, dove s'impone nell'undici titolare e contribuisce al positivo campionato di metà classifica dei felsinei. Rientrato in pianta stabile a Torino nell'estate 2023, esordisce in maglia bianconera il successivo 20 agosto, nella vittoria esterna 0-3 sull'Udinese. Realizza il suo primo gol per i piemontesi il 28 ottobre dello stesso anno, decisivo nel successo interno 1-0 sul Verona; quindi il 4 gennaio 2024 trova la sua prima rete in Coppa Italia, nel 6-1 inflitto alla Salernitana negli ottavi di finale. Chiude la sua prima stagione a Torino proprio con la vittoria della Coppa Italia: nella finale di Roma contro l'Atalanta, serve l'assist a Dušan Vlahović per il gol-partita. All'inizio della stagione seguente, il 17 settembre 2024 debutta in UEFA Champions League in occasione della vittoria interna per 3-1 sul PSV. Nella stessa competizione, il 25 novembre 2025 tocca le 100 presenze in maglia juventina, nel successo per 2-3 sul campo del Bodø/Glimt. Nazionale Il 30 agosto 2021 riceve la sua prima convocazione nella nazionale Under-21, da parte del commissario tecnico Paolo Nicolato. Fa il suo esordio con gli Azzurrini il 12 novembre seguente, disputando da titolare la partita vinta per 2-0 a Dublino contro l'Irlanda, valida per le qualificazioni all'europeo Under-21 2023. Nel giugno 2023 viene incluso nella lista dei convocati per la fase finale dell'europeo di categoria, organizzato in Georgia e Romania: ottiene una presenza, subentrando a Raoul Bellanova nella terza partita della fase a gironi, contro la Norvegia, che sancisce l'eliminazione dell'Italia dalla manifestazione. Nel novembre del 2023 viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal selezionatore Luciano Spalletti, per le partite di qualificazione al campionato d'Europa 2024 contro Macedonia del Nord e Ucraina, senza tuttavia venire impiegato; il debutto è rimandato al 21 marzo 2024, all'età di 24 anni, quando scende in campo da titolare nell'amichevole di Fort Lauderdale contro il Venezuela, vinta per 1-2. Il successivo 6 giugno viene inserito nella lista dei 26 convocati per la fase finale dell'europeo, in cui totalizza 3 presenze tutte da subentrato. Il 10 ottobre 2024 realizza la sua prima rete in nazionale maggiore, aprendo le marcature nella gara di UEFA Nations League disputata a Roma contro il Belgio e pareggiata per 2-2. Palmarès Club Serie D: 1 - Albissola: 2017-2018 (girone E) Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2020-2021 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024
-
SAMUEL ILING-JUNIOR https://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Iling-Junior Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: Islington Data di nascita: 04.10.2003 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 75 kg Nazionale Inglese Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2024 Esordio: 21.10.2022 - Serie A - Juventus-Empoli 4-0 Ultima partita: 25.05.2024 - Serie A - Juventus-Monza 2-0 45 presenze - 2 reti 1 Coppa Italia Samuel Iling-Junior (Islington, 4 ottobre 2003) è un calciatore inglese, attaccante o centrocampista della Aston Villa e della nazionale Under-21 inglese. Samuel Iling-Junior Iling-Junior alla Juventus nel 2021 Nazionalità Inghilterra Altezza 182 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Attaccante, centrocampista Squadra Aston Villa Carriera Giovanili 2011-2020 Chelsea 2020-2022 Juventus Squadre di club 2021-2023 Juventus Next Gen 9 (3) 2022-2024 Juventus 45 (2) 2024- Aston Villa 0 (0) Nazionale 2018 Inghilterra U-15 1 (0) 2018-2019 Inghilterra U-16 13 (2) 2019 Inghilterra U-17 5 (0) 2021-2022 Inghilterra U-19 7 (1) 2022- Inghilterra U-20 6 (2) Palmarès Europei di calcio Under-19 Oro Slovacchia 2022 Biografia È nato in Inghilterra da genitori congolesi Caratteristiche tecniche Gioca principalmente come ala su entrambe le fasce, ma la sua versatilità gli consente di essere utilizzato in diversi altri ruoli, fra cui terzino sinistro, esterno, trequartista o mezzala. Di piede mancino e dotato di ottime doti atletiche, è abile nei dribbling e nei cross, e ha dimostrato di avere un buon fiuto del gol. Nel 2020, è stato inserito nella lista dei migliori sessanta calciatori nati nel 2003, stilata dal quotidiano inglese The Guardian. Carriera Club Nato a Islington, quartiere di Londra, Iling inizia a giocare in una scuola calcio locale all'età di quattro anni; entra poi a far parte del settore giovanile del Chelsea nel 2011, facendosi progressivamente spazio nelle varie squadre del vivaio. Nell'estate del 2020, dopo aver rifiutato una nuova offerta da parte dei Blues, si unisce alla Juventus, con cui firma un contratto da professionista. Dopo aver ricevuto le sue prime convocazioni con la Juventus U23, la seconda squadra bianconera, nell'aprile del 2021, nella stagione successiva Iling fa il suo debutto fra i professionisti, il 22 agosto 2021, scendendo in campo nella vittoria per 3-0 in Coppa Italia Serie C contro la Pro Sesto. Quindi, esordisce in Serie C il 3 ottobre seguente, subentrando nella ripresa della vittoriosa trasferta per 0-1 contro il Mantova. Nella stessa annata, continua anche a giocare regolarmente per la squadra Primavera, con cui raggiunge anche le semifinali della UEFA Youth League, prima che i bianconeri vengano eliminati ai rigori dal Benfica. Inoltre, nella primavera del 2022 riceve le sue prime convocazioni in prima squadra, agli ordini di Massimiliano Allegri. Il 23 settembre 2022 segna il suo primo gol con la squadra Under-23, nel frattempo ridenominata Juventus Next Gen, nonché tra i professionisti, aprendo le marcature nella vittoria per 2-0 in campionato contro il Trento. Quindi, il 21 ottobre successivo esordisce in prima squadra, sostituendo Filip Kostić allo scadere della partita di Serie A contro l'Empoli, vinta per 4-0. Quattro giorni dopo debutta anche in UEFA Champions League, rilevando nuovamente Kostić nella seconda frazione del match della fase a gironi sul campo del Benfica, perso per 4-3: nell'occasione, serve un assist ad Arkadiusz Milik e crea l'occasione che porta al gol di Weston McKennie, con la Juventus che perde infine l'incontro per 4-3. Infine, il 29 dello stesso mese, subentra durante il secondo tempo della partita di campionato sul campo del Lecce: nell'occasione, ad appena 41 secondi dal suo ingresso, serve a Nicolò Fagioli l'assist per il gol dello 0-1 finale. Nel dicembre 2022, Iling viene definitivamente promosso in prima squadra. Nel prosieguo della stagione continua all'occorrenza a venire aggregato alla seconda squadra, con cui disputa le finali di Coppa Italia Serie C contro il L.R. Vicenza, andando anche in gol nella gara di andata. Il 7 maggio 2023 gioca la sua prima partita da titolare in Serie A, sul campo dell'Atalanta, in cui trova anche la sua prima rete in massima serie, aprendo le marcature nel successo per 0-2 dei bianconeri. Nella prima parte dell'annata 2023-2024, Iling vede il proprio minutaggio ridursi in maniera significativa, a causa della concorrenza nel proprio ruolo naturale da parte di Kostić e del neoacquisto Andrea Cambiaso. Trova la sua prima rete stagionale il 7 gennaio 2024, quella del momentaneo pareggio nel successo esterno 1-2 in campionato sulla Salernitana. Lungo la stagione mette a referto 27 presenze e una rete, contribuendo alla vittoria della Coppa Italia. Aston Villa Il 1º luglio 2024, Iling-Junior passa a titolo definitivo all'Aston Villa, in Premier League, per 14 milioni di euro (più 3 di bonus), venendo inserito come contropartita, insieme a Enzo Barrenechea, nell'operazione di mercato che ha visto Douglas Luiz fare il percorso inverso. Nazionale Iling ha rappresentato l'Inghilterra a diversi livelli giovanili. Nel settembre del 2019, ha partecipato con la nazionale Under-17 alla Syrenka Cup in Polonia, vincendo il torneo. Nel giugno del 2022, è stato incluso nella rosa della nazionale Under-19 che ha preso parte all'Europeo di categoria in Slovacchia, con la rappresentativa dei Tre Leoni capace di aggiudicarsi la vittoria della competizione, dopo aver sconfitto Israele per 3-1 (dopo i tempi supplementari) in finale. Palmarès Club Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024 Nazionale Campionato europeo di calcio Under-19: 1 - Slovacchia 2022
-
MASSIMILIANO MADDALONI https://it.wikipedia.org/wiki/Massimiliano_Maddaloni Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 22.06.1966 Ruolo: Vice-Allenatore e Allenatore Primavera Altezza: 190 cm Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 31 panchine - 15 vittorie - 5 pareggi - 11 sconfitte Massimiliano Maddaloni (Napoli, 22 giugno 1966) è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo centrocampista. Massimiliano Maddaloni Nazionalità Italia Altezza 190 cm Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1º luglio 1997 - giocatore 15 dicembre 2021 - allenatore Carriera Squadre di club 1984-1985 Napoli 0 (0) 1985-1986 Rimini 23 (0) 1986-1987 Rimini 24 (1) 1987-1988 Catania 21 (1) 1988-1989 Catania 22 (0) 1989-1990 Torres 23 (0) 1990-1991 Cecina 18 (0) 1991-1992 Barletta 30 (1) 1992-1994 Castel di Sangro 56 (1) 1994-1997 Rimini 81 (2) Carriera da allenatore 2000-2001 Viareggio Primavera 2001-2002 Viareggio 2002-2003 Forte dei Marmi 2003-2004 Versilia 98 2004-2005 Viareggio 2005-2006 Cecina 2008-2009 Juventus Primavera 2009-2010 Juventus Vice 2011 Carpi 2012-2015 Guangzhou E. Vice 2016 Wuhan Zhuoer Vice 2016-2019 Cina Vice 2017 Cina U-20 2017-2018 Cina U-22 2017-2019 Cina U-23 2019-2020 Shenzhen Vice 2021 Siena Carriera Cresce nelle giovanili del Napoli. Nella stagione 1985-1986 ha giocato in Serie C1 con la maglia del Rimini; ha giocato nella medesima categoria anche nella stagione 1987-1988 (col Catania) e nella stagione 1989-1990 (con la Torres). Nella stagione 1990-1991 vesta la maglia del Cecina in serie C2. Nella stagione 1991-1992 segna un gol in 30 presenze nel campionato di Serie C1 con il Barletta. Dal 1992 al 1994 gioca in C2 con il Castel di Sangro. Chiude la carriera da calciatore nel 1997 a Rimini dopo 3 stagioni in serie C2. Allenatore Nella stagione 2000-2001 ha allenato la Primavera del Viareggio, club di cui nella stagione 2001-2002 ha allenato in due diverse parentesi (chiuse entrambe con un esonero) la prima squadra, nel campionato di Serie C2; nei due anni seguenti allena a livello dilettantistico sulle panchine di Forte dei Marmi e Versilia 98, mentre nella stagione 2004-2005 è nuovamente al Viareggio, dove conquista un terzo posto in classifica nell'Eccellenza Toscana. Nella stagione 2005-2006 guida invece il Cecina, in Serie D raggiungendo i play off. Nella stagione 2008-2009 allena la Primavera della Juventus, con cui vince il Torneo di Viareggio; l'anno seguente è invece vice allenatore della prima squadra bianconera, in Serie A. Nella stagione 2011-2012 diventa allenatore del Carpi, nel campionato di Lega Pro Prima Divisione, venendo però esonerato dopo 8 giornate (4 vittorie di cui una a tavolino, un pareggio e 3 sconfitte il suo bilancio) in favore di Egidio Notaristefano, che a fine stagione otterrà la promozione in Serie B. Dal 2012 al 2015 lavora come vice al Guangzhou E., club della prima divisione cinese, prima con Marcello Lippi e poi con Fabio Cannavaro; lavora poi come vice anche al Wuhan Zhuoer e nella nazionale maggiore cinese, allenando inoltre per una partita (nel 2017) la nazionale Under-20 e, dal gennaio del 2018, anche la nazionale Under-23, con la quale prende parte alla Coppa d'Asia AFC Under-23 ed ai XVIII Giochi asiatici. Il 19 marzo 2019 ha ricevuto il premio "Tommaso Maestrelli" alla carriera. Il 25 ottobre 2021, subentra ad Alberto Gilardino sulla panchina del Siena, militante in Serie C, dove rimane in carica fino al 15 dicembre successivo quando, dopo una serie negativa di risultati, lui ed il suo vice Rampulla vengono esonerati. Palmarès Allenatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2009
-
CRISTIAN MOLINARO Comincia la sua carriera come ala sinistra, all’età di cinque anni, nella squadra della Gelbison, a Vallo della Lucania: «Il mio paese è a quindici minuti dal mare, ma è in collina. Io sono nato a Vallo della Lucania, perché lì c’è l’ospedale, ed è più vicino alla Basilicata che a Salerno. A cinque chilometri c’è il mio paese, Moio della Civitella, che è l’ultimo prima dell’entroterra. Subito dietro ci sono le montagne. Mio padre è un insegnante di educazione fisica, mentre mia madre è maestra elementare. Anche uno dei miei due fratelli insegna lettere, mentre l’altro è commercialista. Con tutti questi professori in casa, il diploma dovevo prenderlo per forza. E così sono diventato ragioniere!».Cresce calcisticamente nella Salernitana e, terminata la gavetta nelle squadre giovanili, esordisce in maglia granata in Serie B nel campionato di Serie B 2002-03. Le due stagioni agonistiche successive le gioca da titolare, realizzando nella stagione 2004-05, la sua prima rete, in un incontro contro il Bari. Nel 2005, è notato dalla fitta rete di osservatori della Juventus e, ingaggiato dalla squadra bianconera, è ceduto in comproprietà al Siena. Esordisce in Serie A il 18 settembre contro il Palermo e la prima stagione in Toscana non è molto felice. Essendo chiuso nel ruolo di terzino sinistro dal più esperto Falsini, sono più numerose le volte che parte dalla panchina che quelle giocate da titolare: «Siena dal punto di vista calcistico è la piazza ideale, specie per un giovane. Quando muovi i primi passi in Serie A non avere pressioni è importante. La qualità della vita è spettacolosa. Il primo anno vivevo appena fuori dalle mura, il secondo invece un po’ più lontano. Meglio stare fuori, perché lì invece il traffico, nelle ore di punta è tremendo. Non perché ci siano tante macchine, ma perché le strade sono piccolissime. La gente è un pochino chiusa, il loro carattere rispecchia la città, che è cinta da mura. È un po’ come il muro lo alzassero anche loro. Da un lato meglio così, perché la gente è discreta e lascia tranquillo».La Juventus, la stagione successiva, decide di confermare la comproprietà con il Siena che, ceduto Falsini, punta su di lui quale titolare del ruolo di esterno difensivo di sinistra. Forte della fiducia accordatagli dalla società e dall’allenatore Beretta, colleziona trentasei presenze su trentotto giornate di campionato e due presenze su due turni di Coppa Italia. Il 20 giugno 2007, poco prima del termine ultimo per definire le comproprietà, la Juventus lo riscatta: «Il primo anno passato a Siena, con De Canio, ho giocato un po’ più avanti, ma non mi ci vedo in quel ruolo. Quando ero ragazzo, ero il doppio degli altri, perché avevo avuto una crescita piuttosto precoce. Come dicono dalle mie parti, sono “spicato” piuttosto in fretta e allora bastava che mi buttassero i palloni là davanti ed io ci arrivavo. Per me è stato positivo indietreggiare perché per giocare davanti devi avere più destrezza con il pallone. Penso di potermi esprimere meglio partendo da dietro».Grazie all’infortunio del brasiliano Andrade e allo spostamento di Chiellini al centro della difesa, Cristian conquista il posto da titolare nella partita interna contro la Reggina, per non lasciarlo più fino alla fine della stagione. In totale, veste la casacca bianconera per ben trentasei volte, realizzando anche una rete, in Coppa Italia, conto il Parma. La Juventus, nella stagione successiva, riporta a casa anche Paolo De Ceglie ma Cristian non si spaventa: «Io ho affrontato sempre la concorrenza, sia a Salerno che a Siena. L’anno scorso per me arrivare qui era già stato un successo, poi le cose sono andate in maniera tale da far sì che giocassi tutto il campionato. Quest’anno, al di là della necessità di avere più giocatori per ruolo, sono contento di dovermi giocare il posto con De Ceglie: invece di andare a prendere il brasiliano o lo straniero di turno, la società ha puntato su un giovane italiano, cresciuto nel vivaio, che ha qualità. La concorrenza fa bene: lo scorso anno mi allenavo sempre al 100%, ma logicamente avevo più possibilità di scendere in campo la domenica. Quest’anno mi alleno ancora meglio, sapendo che c’è un compagno con cui ti giochi il posto».Esordisce il 13 agosto nella gara di andata del terzo turno preliminare di Champions League, vinta 4-0 contro l’Artmedia Bratislava, gara che rappresenta anche il suo esordio nelle Coppe europee. L’allenatore bianconero Ranieri nutre una grande fiducia in Molinaro, nonostante i tifosi bianconeri non lo apprezzino. Nella partita contro lo Zenith Pietroburgo, in Champions League, Cristian è sonoramente contestato dal pubblico bianconero, costringendo lo stesso Ranieri a sostituirlo con De Ceglie. Nonostante ciò, Molinaro non si perde d’animo e fa ancora meglio della stagione precedente, totalizzando quarantadue presenze.Ma non sono i fischi dei tifosi il problema più grosso di Cristian. Un colpo subito nel secondo tempo di Genoa-Juventus, l’11 aprile 2009, gli causa un mal di pancia terribile che non riesce a passare. Il 3 maggio, prima della partita con Lecce, un’ecografia risconta una massa a livello del rene sinistro: un ematoma oppure un tumore? Qualche settimana fermo in un letto di ospedale, quindi il trasferimento nella casa natia in provincia di Salerno, circondato dall’affetto dei compagni e dei parenti. Per fortuna, si scopre che la causa di questa massa è una raccolta di sangue creatisi in seguito all’impatto durante uno scontro di gioco. Il 18 giugno nuovi esami e un grande respiro di sollievo: è quasi tutto pulito, tutto è risolto, Molinaro diventa nuovamente arruolabile e lui non vede l’ora di rivestire il bianconero e sgroppare sulla corsia mancina: «Ora sto bene e sono tranquillo ma all’inizio ho avuto paura, soprattutto perché ero costretto a stare in clinica e non si sapeva con certezza quello che avessi. Sono stati due mesi e mezzo non facili, soprattutto perché non sono abituato a stare fermo».Rientra in campo il 12 settembre 2010, nella vittoriosa partita contro la Lazio. Ma è arrivato Fabio Grosso e Cristian ha perso il posto da titolare. Così, dopo pochissime presenze, il 5 gennaio 2010 viene ufficializzato il trasferimento allo Stoccarda: in Germania, Molinaro ritrova tutto lo spirito combattivo e disputa un grande finale di stagione, permettendosi il lusso di affrontare Messi e il Barcellona in Champions League. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/cristian-molinaro.html
-
CRISTIAN MOLINARO https://it.wikipedia.org/wiki/Cristian_Molinaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Vallo della Lucania (Salerno) Data di nascita: 30.07.1983 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Soprannome: Mirtillo - Pendolino - Cristone Alla Juventus dal 2007 al 2010 Esordio: 29.08.2007 - Coppa Italia - Parma-Juventus 1-3 Ultima partita: 12.12.2009 - Serie A - Bari-Juventus 3-1 81 presenze - 1 rete Cristian Molinaro (Vallo della Lucania, 30 luglio 1983) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Dal 12 giugno 2022 è direttore tecnico del Venezia FC. Cristian Molinaro Molinaro con la maglia del Torino nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1º luglio 2022 Carriera Giovanili 1996-2002 Salernitana Squadre di club 2002-2005 Salernitana 77 (1) 2005-2007 Siena 56 (0) 2007-2010 Juventus 81 (1) 2010-2014 Stoccarda 93 (0) 2014 Parma 16 (2) 2014-2018 Torino 81 (1) 2018-2019 Frosinone 14 (0) 2020-2022 Venezia 36 (0) Nazionale 2004-2005 Italia B 2 (0) 2010 Italia 2 (0) Caratteristiche tecniche Ricopre prevalentemente il ruolo di terzino sinistro; all'occorrenza può agire anche da esterno di centrocampo o da difensore centrale. Corre molto in campo, oltre a essere bravo nei tagli e in fase di recupero palla. Carriera Giocatore Club Inizi Ha iniziato a giocare all'età di 5 anni nella squadra della Gelbison, a Vallo della Lucania. Cresce calcisticamente nella Salernitana e, terminata la gavetta nelle squadre giovanili, esordisce con questa nel campionato di Serie B 2002-2003. Le due stagioni agonistiche successive le gioca da titolare nelle file salernitane, realizzando nel 2004-2005 la sua prima marcatura fra i professionisti, in un incontro tra i campani ed il Bari. Siena e Juventus Nel 2005 viene notato dalla fitta rete di osservatori della Juventus ed ingaggiato per la squadra bianconera che, già coperta nel ruolo, decide di darlo in compartecipazione al Siena, squadra nella quale già giocano numerosi calciatori in prestito dal club torinese. Esordisce in Serie A il 18 settembre 2005 in Siena-Palermo 1-2 e la prima stagione nella massima serie è caratterizzata da alti e bassi, infatti, chiuso nel ruolo di terzino sinistro dal più esperto Falsini, si ritaglia il suo spazio subentrando a partita iniziata o da titolare in caso di mancanza del compagno. Per la stagione 2006-2007 la Juventus, investita dalle vicissitudini negative delle sentenze di Farsopoli decide di confermare la compartecipazione con il Siena che, ceduto Falsini, punta su di lui quale titolare del ruolo di esterno difensivo di sinistra. Forte della fiducia accordatagli dalla società e da Mister Beretta, colleziona 36 presenze su 38 giornate di campionato e 2 presenze su 2 turni di Coppa Italia. Il 20 giugno 2007, poco prima del termine ultimo per definire le compartecipazioni, la Juventus lo riscatta per una cifra pari a 2,5 milioni di euro. Durante la stagione 2007-2008, a 24 anni, si ritaglia un posto da titolare sulla fascia sinistra della difesa bianconera, grazie allo spostamento del compagno Chiellini al centro della difesa. Il 27 agosto 2007, nella gara contro il Parma di Coppa Italia, dopo essere subentrato ad Antonio Nocerino al 59', realizza il suo primo gol con la maglia della Juventus con un colpo di testa realizzando il momentaneo 0-1 (la partita verrà poi vinta dai bianconeri per 1-3). Nella seconda stagione in bianconero esordisce il 13 agosto nella gara di andata del terzo turno preliminare di Champions League, vinta 4-0 contro l'Artmedia Bratislava, gara che rappresenta anche l'esordio nelle Coppe europee. Termina la stagione 2008-2009 a inizio maggio a causa di un ematoma perirenale. Stoccarda e Parma Molinaro in allenamento ai tempi dello Stoccarda nel 2011. Il 5 gennaio 2010 viene ufficializzato il trasferimento in prestito oneroso a 500 000 euro, con diritto di riscatto allo Stoccarda. A seguito di brillanti prestazioni in campionato e Champions League, a fine stagione viene eletto miglior terzino della Bundesliga. Il 14 giugno 2010 lo Stoccarda lo riscatta ufficialmente per 3,9 milioni di euro. Il 30 gennaio 2014, dopo 125 partite giocate in totale con lo Stoccarda, passa a titolo definitivo al Parma. Il 16 febbraio 2014 sigla il suo primo gol con la maglia del Parma, nonché primo in serie A, contro l'Atalanta per il momentaneo 0-1. Torino Svincolatosi, il 16 giugno 2014 firma un contratto annuale con il Torino. Esordisce con la maglia granata contro il Brommapojkarna nel primo turno preliminare di Europa League. In stagione gioca in tutto 38 partite e segna 1 gol, nella vittoria per 2-0 contro l'HJK nei gironi d'Europa League. Dopo avere rinnovato per un'altra stagione, nel 2015-2016 realizza la sua prima rete in massima serie coi granata nel successo per 1-2 l'Inter. In precedenza (in dicembre) ha esteso il proprio contratto con il Toro sino al 30 giugno 2017. Iniziata la stagione seguente come titolare nella posizione di terzino sinistro, il 18 settembre 2016, durante la partita in casa con l'Empoli, riporta la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Rientra in campo il 13 marzo 2017 nel corso della partita contro la Lazio, subentrando all'inizio della ripresa al compagno Daniele Baselli. A fine stagione rinnova il suo contratto con i granata per un altro anno. Confermato in granata per la stagione 2017-2018, gioca con continuità sino alla frattura della testa del perone occorsa nel mese di febbraio in allenamento. Superato l'infortunio, il 29 aprile 2018 gioca la sua centesima partita con la maglia del Torino in occasione della trasferta sul campo della Lazio. Frosinone Rimasto nuovamente svincolato, il 12 luglio 2018 si trasferisce ufficialmente al Frosinone firmando un contratto valido per una stagione. Esordisce coi ciociari alla prima giornata di campionato, nella partita persa per 4-0 in trasferta con l'Atalanta in cui, tra l'altro, indossa la fascia da capitano. Al termine della stagione rimane svincolato. Venezia e ritiro Il 15 gennaio 2020, dopo circa tre mesi di allenamento sostenuti con l'Atletico Terme Fiuggi, squadra militante nel Girone F di Serie D, viene ingaggiato dal Venezia fino al termine della stagione. L'anno successivo viene riconfermato e riesce a conquistare la promozione in Serie A con i lagunari dopo la vittoria nei playoff, salvo retrocedere dopo una sola stagione nella massima serie. Il 13 giugno 2022, dopo 42 presenze totali, viene annunciato il suo ritiro dal calcio giocato al termine della stagione e contestualmente l'ingresso nell'organigramma del Venezia, con il ruolo di direttore dell'area tecnica. Nazionale Convocato dal CT Cesare Prandelli, esordisce nella nazionale italiana il 10 agosto 2010, giocando titolare nella partita amichevole Italia-Costa d'Avorio (0-1) disputata a Londra. È convocato anche per le partite contro Estonia e Fær Øer valide per le qualificazioni all'Europeo 2012, giocando contro l'Estonia.
-
Ufficiale: Gleison Bremer è un nuovo giocatore della Juventus
Socrates ha risposto al topic di Homer_Simpson in Archivio Calciomercato
- 110 risposte
-
- 1
-
-
TIAGO MENDES ENRICA TARCHI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2009 L’arrivo alla Juventus, un impatto difficile con la nuova realtà, le valigie quasi in mano, poi la presa di coscienza, l’affetto dei compagni e un rinnovato entusiasmo per un progetto del quale vuole essere protagonista. C’è tutto questo, ma non solo, nella storia bianconera di Tiago: ragazzo romantico e antidivo per eccellenza, uomo che vive per la famiglia come un papà qualunque, lontano dai riflettori. Un giovane che ama la musica e i libri, che lascia il calcio fuori dalla porta di casa. – Tiago, Fernando Pessoa diceva “La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo”. Non credi che questa frase si possa adattare al tuo impatto con il mondo bianconero... «Sono parole che esprimono bene il mio modo di vedere le cose, perché penso che la nostra vita la costruiamo noi stessi. La mia esperienza qui è stata difficile all’inizio, ma ora la sto facendo diventare bellissima». – Prima di partire con le cose belle, prima che ci racconti tutto di te, vogliamo chiudere quel capitolo raccontando cosa è successo l’anno scorso? «Semplicemente pensavo di venire qui e giocare subito, come mi era successo ovunque, fin dall’inizio della carriera. Probabilmente sono sempre stato fortunato, lo ammetto, ma questa situazione mi ha messo in crisi. Una crisi dalla quale sono uscito, grazie anche a compagni fantastici che mi hanno sempre invitato a continuare a credere in me stesso. Anche la società, nel periodo più difficile, ha sempre dichiarato di credere in me». – Allora facciamo qualche passo indietro e ripercorriamo la tua carriera: dagli esordi a Viana do Castelo alle esperienze di Braga, Lisbona, Londra, Lione e infine di Torino. I tuoi primi calci al pallone? «A Viana do Castelo, ovviamente, il mio paese, dove abitano ancora i miei genitori, mio fratello e tutti i miei amici. È li, nel quartiere dove vivevo, che ho cominciato a giocare a calcio. Tutto il giorno, da mattina a sera. Eravamo tanti, ci divertivamo, non avevamo idoli, non guardavamo il calcio in tv, ci piaceva giocare e basta». – E i tuoi genitori cosa dicevano? Sono degli sportivi? «I miei genitori non mi hanno mai ostacolato, anche perché a scuola andavo volentieri e senza problemi. Infatti ho proseguito fino al diploma, seguendo un corso di studi indirizzato all’ambito sportivo: se non avessi fatto il calciatore ora sarei insegnante di educazione fisica. A mio padre Carlos, comunque, il calcio piace, ma da tifoso. Mia madre Julia, che è maestra d’asilo, non è invece una grande appassionata. Mio fratello Duarte giocava anche lui, ma per divertimento, poi ha scelto un’altra strada». – C’è qualcuno in famiglia da cui hai ereditato qualche gene calcistico? «Ereditato proprio no, ma il marito di mia zia, “tio” Zé Santos, è stato fondamentale per la mia carriera. È stato lui l’allenatore che dalle giovanili del Vianense mi ha portato all’Ancora Praia, un’altra squadra della mia città. È stato lui che mi ha cambiato, che ha dato una svolta alla mia carriera trasformandomi da attaccante in centrocampista. Ancora oggi abbiamo un ottimo rapporto, segue la mia carriera e le mie vittorie le sente giustamente anche un po’ sue. Adesso non allena più, ma a Natale quando sono andato a casa mi sono allenato con lui. I suoi figli non giocano a calcio, quindi sotto l’aspetto calcistico sono la sua più bella soddisfazione». – Dei tuoi amici, con cui giocavi nel campetto sotto casa, ce n’è qualcuno che è diventato calciatore? «No, di tutti quei bambini che passavano le giornate a correre dietro a un pallone sono stato l’unico a diventare calciatore. Ci vogliono applicazione, dedizione, sacrifici, ma anche fortuna. Il mio migliore amico, Pedro Vasco, giocava benissimo, ma non è andato avanti e ora lavora in fabbrica. Continuiamo a sentirci anche se siamo lontani: ciò che importa è che lui sa di poter contare su di me, e viceversa». – Con gli altri amici del paese hai mantenuto i contatti? Hanno cambiato atteggiamento nei tuoi confronti? «All’inizio non è stato facile. Quando tornavo a casa mi guardavano con un certo sospetto, pensavano che il successo mi avesse cambiato, ma dopo cinque minuti si rendevano conto che ero quello di sempre». – A Viana do Castelo hai conosciuto anche la donna della tua vita, Barbara. «Io avevo 15 anni e lei 13, andavamo nella stessa scuola. Tutto è nato lì, siamo praticamente cresciuti assieme mi ha seguito dappertutto. Oggi Barbara fa la mamma a tempo pieno. Quando ci siamo trasferiti a Braga non avendo ancora figli, ha studiato psicologia per tre anni, poi il trasferimento a Londra le ha impedito di proseguire negli studi. Ora si occupa di Beatriz, che ha quattro anni, e di Francisco, che ne fa due a maggio. Siamo una famiglia normale, quando non lavoro faccio il papà a tempo pieno. La famiglia è tutto: è la base della mia vita, da solo non sarei riuscito a fare niente, a viaggiare così tanto e ad affrontare esperienze così diverse». – In tema di viaggi, partiamo dal primo: da Viana do Castelo a Braga. «Dopo un anno nell’Ancora Praia, mi videro alcuni osservatori del Braga e mi chiamarono. Era il 1997, la prima volta che andavo via dal mio paese. Un’ora di macchina, ma spesso facevo avanti e indietro in pullman. A Braga vivevo a casa di una mia zia, fino a quando non mi ha raggiunto Barbara». – Il grande salto è stato il passaggio al Benfica. «Sicuramente sì. La sorpresa più grande l’ho ricevuta al mio arrivo, pensate che mi comprarono nel mercato invernale, arrivai quindi a stagione in corso, di mercoledì, e il sabato ero già in campo, grazie alla stima di Gesualdo Ferreira (attuale allenatore del Porto) che mi aveva voluto. Dall’esordio, una bella vittoria per 4-1, sono sempre stato titolare. Nel Benfica non ho avuto grandi problemi di ambientamento, anche perché conoscevo, attraverso la nazionale, Simao, Edmilson e tanti altri. Questa è stata un’esperienza fondamentale per la mia carriera perché, rispetto al gioco che facevo a Braga, principalmente difensivo, l’allenatore mi chiese di andare avanti, di fare gol. Infatti con il Benfica ho segnato tanto». – E con il Benfica hai vinto anche il tuo primo trofeo, la Coppa di Lega. «Sì, contro la Porto di Mourinho, una grandissima soddisfazione». – Quello stesso Mourinho che poco dopo ti ha voluto a Chelsea. «Ed io accettai, come si poteva rifiutare un’occasione come quella? Così è arrivata anche la mia prima volta all’estero. Un cambiamento enorme, sia a livello personale che calcistico. Le differenze tra calcio portoghese e inglese sono enormi: in Premier c’è più velocità, intensità, fisicità, mentre in Portogallo il gioco è più lento e tecnico. Per quanto riguarda la vita personale devo dire che Londra non ce la siamo goduta come magari potremmo fare oggi. Mia moglie era incinta e ha patito il clima freddo e il tempo spesso grigio. Eravamo molto giovani, la prima volta fuori dal nostro paese, facevamo un giro ogni tanto per la città e poco altro. In squadra invece c’erano altri giocatori portoghesi, come Carvalho, già miei compagni di nazionale, grazie ai quali l’ambientamento è stato più semplice». – A Londra è arrivato anche il tuo primo successo in campionato, il primo anche per il Chelsea dopo 50 anni. «Non nascondo che a livello sportivo a Londra ho vissuto una delle emozioni più forti della mia carriera. Ricordo il quartiere di Chelsea bloccato per ore, con i tifosi a festeggiare, ovviamente in modo molto tranquillo, non come accadrebbe in Italia e in Portogallo. In società abbiamo fatto la storia, è stato un piacere anche a titolo personale per ognuno di noi. Oltre al campionato, in quella stagione abbiamo vinto la FA Cup (Coppa d’Inghilterra), una splendida annata». – Hai vinto e poi sei partito, perché? «Perché a fine stagione è arrivato Essien, che voleva dire sovrabbondanza a centrocampo e molto probabilmente panchina. D’altronde il Chelsea è così, cerca il continuo ricambio, l’ingaggio del meglio che c’è sul mercato. Quindi, quando il Lione ha bussato alla mia porta, ho pensato che fosse il momento di andare». – A Lione e nel Lione, la squadra regina di Francia, ti sei trovato subito alla perfezione. «L’allenatore mi voleva e sono arrivato in un ambiente splendido, in una squadra bellissima che giocava un calcio perfetto. Anche a livello di stile di vita, con la bambina piccola, ci siamo trovati a nostro agio». – Altro ambiente la Francia: meno pressioni che in Portogallo o in Italia, immagino... «Eravamo i più forti, quindi era tutto più facile, perché sapevamo che potevamo vincere tutto. I tifosi, come i giornalisti, non sono come in Portogallo o in Italia, diciamo che in questo senso le pressioni sono minori. Forse è una realtà più simile all’Inghilterra, dove i tifosi sono caldi solo allo stadio e i giornalisti si danno al gossip». – Già, il gossip... quanto di più lontano da te e dal tuo modo di intendere il calcio e la vita. «Assolutamente. Preferisco stare lontano dai riflettori. Non invidio per nulla giocatori come Beckham che sono sempre sui giornali, o come Del Piero che, volente o nolente, fa sempre notizia». – Veniamo al calcio giocato allora, tra Benfica, Chelsea e Lione, qual è la squadra che faceva il gioco più adatto alle tue caratteristiche? «Direi il Lione, perché era il più spettacolare, con un centrocampo a tre e Juninho che inventava». – Da quanto hai detto sembra che a casa tua non passi molto tempo a guardare il calcio. Quando sei arrivato alla Juventus che cosa conoscevi di questa società? «Poco, a dire la verità. Sapevo quello che aveva fatto Paulo Sousa e le uniche partite della Juventus che avevo visto erano la finale di Champions vinta a Roma e quella persa con il Borussia Dortmund». – Per noi juventini è quasi naturale paragonarti a Paulo Sousa, almeno idealmente. Ma calcisticamente vedi qualche affinità tra voi? «No. Come giocatori non ci assomigliamo, giochiamo nello stesso ruolo, ma lui era uno che amava mantenere la posizione, io invece avanzo e provo a fare gol, forse grazie al mio passato da attaccante, anche se con il 4-4-2 è più difficile, ma questo è il modulo scelto da Ranieri, alla Juve funziona e quindi mi sto adattando». – Visto che non segui il calcio, in tv guardi altri sport? «Poco, perché mia moglie non è una grande sportiva, quindi quando siamo assieme preferisco guardare qualcosa che piaccia anche a lei, come i film, in particolare le commedie. Al massimo le faccio “sopportare” qualche film d’azione, visto che Mel Gibson è il mio attore preferito. Il mio film è senza dubbio “Braveheart”. Tornando allo sport, al massimo ogni tanto guardo qualche partita di tennis, che praticavo quando ero a Lione, mentre qui non ne ho ancora avuto la possibilità. Quest’estate spero di andare a vedere il Roland Garros». – Il calcio rimane proprio fuori dalla porta di casa? «Assolutamente. Pensate che qui a Torino Barbara è venuta allo stadio solo un paio di volte, a Londra una, idem in Portogallo. È chiaro che di calcio si parla, ma in modo trasversale, quando parliamo della mia giornata, della nostra vita». – La casa e la famiglia, dunque, sono il tuo vero rifugio. «Sì, viviamo moltissimo la casa, usciamo poco, anche perché patiamo un po’ il freddo visto che in Portogallo la temperatura è ben diversa! Mi piace portare i bimbi ai giardini, poi tornare a casa e giocare con loro. Poca tv, un po’ di musica, i piatti sfiziosi di mia moglie che è un’ottima cuoca, per fortuna. Noi infatti ci dividiamo così: lei cucina ed io mangio. Cosa? Cucina portoghese, in particolare il bacalhau, un piatto a base di merluzzo, con verdure e riso. In Portogallo siamo specialisti del piatto unico». – Sempre per curiosare nei tuoi gusti, ci racconti cosa fai in ritiro? «Leggo, guardo qualche serie in dvd e ascolto musica». – Un’ultima curiosità. Nella tua vita di “viaggiatore”, per riprendere Pessoa, ti sei ambientato nelle città in cui hai abitato, oppure le hai vissute sempre come tappe dei tuoi “viaggi”? «Direi che le vivo proprio un po’ come trasferte. Appena abbiamo qualche giorno di riposo, infatti, torniamo in Portogallo. Per me è difficile legarmi a un luogo, ambientarmi e farlo diventare una seconda casa, ma questo non mi ha mai condizionato a livello professionale. A Torino sto bene e spero di rimanerci il più a lungo possibile. Voglio vincere qualcosa di importante, a partire da quest’anno». – È una promessa? «Diciamo un impegno, ma ci credo davvero». Come raccontato nella testata ufficiale juventina, nella prima stagione non riesce a esprimersi al meglio e, per questo, motivo trova poco spazio nel centrocampo della compagine di Claudio Ranieri, anche a causa dell’esplosione di Zanetti. In campionato disputa una ventina di gare, quasi mai da titolare e con un rendimento di assai basso profilo, rivelandosi il grande acquisto flop della rinascita bianconera. Durante il mercato estivo è spesso dato in partenza, tuttavia, soprattutto per sua volontà di non trasferirsi, rimane a Torino come riserva. L’anno successivo, dopo un inizio nel quale è poco presente, anche a causa di un infortunio, riesce a disputare qualche spezzone di partita, nei quali mostra netti progressi rispetto alla stagione precedente, ricevendo anche i complimenti dell’allenatore Ranieri: «Ho sempre dichiarato che i ragazzi sono stati acquistati dopo essere stati soppesati e valutati. Poi è ovvio che possono incontrare delle difficoltà. Adesso Tiago non si sente come l’anno scorso un giocatore che deve dimostrare qualcosa, perché su di lui si regge il gioco della squadra e ha meno responsabilità. Ora riesce a fare quello che sa fare. I ragazzi gli vogliono bene e lui dimostra di avere una classe cristallina. Ha giocato bene in mezza Europa ed era strano che in Italia non ci riuscisse. Adesso negli spezzoni di partita che gli sto dedicando sta dimostrando di non essere un acquisto sbagliato». Conferma le ottime impressioni destate in precedenza con altre gare di alto livello, come gli scontri diretti con la Roma in campionato, e il Real Madrid in Coppa Campioni. Ma la sfortuna è in agguato: sabato 22 novembre 2008, al secondo minuto di gioco della partita Inter-Juve, si procura una distorsione al ginocchio sinistro causato da un contrasto con Stankovic, che lo costringe a uno stop di una quarantina giorni. Rientrato dall’infortunio, gioca da titolare l’8 febbraio in Catania-Juventus, confermando i miglioramenti visti in precedenza. A causa degli infortuni di Zanetti e Sissoko, forma con Marchisio la coppia titolare del centrocampo bianconero per la parte finale della stagione. Con l’arrivo di Ciro Ferrara, nell’estate del 2010, e col passaggio al modulo 4-3-1-2 a lui più congeniale, tutti si aspettano la sua definitiva esplosione. Il giocatore stesso è molto speranzoso. «Con Ferrara va molto bene, sento la sua fiducia, il mio problema? Non era l’incapacità di adattarmi al campionato italiano ma il modulo, ho sempre giocato in un centrocampo a 3. Quando l’anno scorso giocavamo a 4 ero bloccato con compiti difensivi, ora invece sono più libero, difendo ma posso anche andare a prendermi il pallone e costruire gioco, così posso esaltare le mie caratteristiche. Perché ora sorrido tanto? Sta andando tutto per il meglio: sono soddisfatto del mio lavoro e di quello della squadra, abbiamo battuto il Real giocando un buon calcio, che altro possiamo chiedere in questa fase di preparazione?». Il portoghese, però, si dimostra in netto calo rispetto alla stagione precedente, disputando partite di non elevato spessore condite anche da grossolani errori, simili a quelli che lo avevano caratterizzato nel suo difficile primo anno in bianconero. Trascorre una prima parte di stagione essenzialmente come riserva, per poi venire definitivamente accantonato dopo la partita contro il Maccabi Haifa, disputata il 3 novembre 2009. L’8 gennaio 2010 è ufficializzato il suo trasferimento all’Atletico Madrid, terminando così la sua poco felice avventura in bianconero. «A Torino ho perso un anno, il primo – racconta in un’intervista al sito della Federazione portoghese – volevo dimostrare di vincere attraverso il lavoro. In seguito sono tornato a vedere le cose in maniera positiva, dando il massimo e dimostrando all’allenatore che potevo fare bene, per me e per i compagni. Da quel momento le cose sono cambiate e migliorate: è stato il punto più basso della mia carriera, ma da quell’annata imparai molto. Con Ranieri non c’è mai stata sintonia. È importantissimo per un giocatore avere la fiducia dell’allenatore, a maggior ragione quando cambi squadra e ti trasferisci in un nuovo paese. In Italia, sin dall’inizio, non ho mai percepito la fiducia di Ranieri: dal primo momento tra noi non c’è mai stata sintonia, ero alla Juve ma sarei voluto andare via». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/05/tiago.html
-
TIAGO MENDES https://it.wikipedia.org/wiki/Tiago_Mendes Nazione: Portogallo Luogo di nascita: Viana do Castelo Data di nascita: 02.05.1981 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 71 kg Nazionale Portoghese Soprannome: Lavatrice - Bradipo Alla Juventus dal 2007 al 2010 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 20.12.2009 - Serie A - Juventus-Catania 1-2 53 presenze - 0 reti Tiago Cardoso Mendes, noto semplicemente come Tiago (Viana do Castelo, 2 maggio 1981), è un ex calciatore e allenatore di calcio portoghese, di ruolo centrocampista. Tiago Mendes Tiago in allenamento all'Atlético Madrid nel 2013 Nazionalità Portogallo Altezza 183 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 14 luglio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Braga Squadre di club 1999-2002 Braga 62 (4) 2002-2004 Benfica 75 (19) 2004-2005 Chelsea 34 (4) 2005-2007 Olympique Lione 56 (10) 2007-2010 Juventus 53 (0) 2010-2017 Atlético Madrid 172 (17) Nazionale 2000-2002 Portogallo U-21 21 (2) 2002-2015 Portogallo 66 (3) Carriera da allenatore 2017-2018 Atlético Madrid Assistente 2019-2020 Portogallo U-21 Vice 2020 Vitória Guimarães Palmarès Europei di calcio Argento Portogallo 2004 Caratteristiche tecniche Giocatore Era un interno di centrocampo, abile nel recupero e nella successiva distribuzione del pallone. Carriera Giocatore Club Braga Esordisce nella stagione 1999-2000 nella squadra riserve del Braga e, la stagione successiva, entra a far parte della prima squadra, grazie anche alle ottime prestazioni nel primo campionato da professionista. Nella prima stagione in Primeira Liga diventa uno dei punti fermi della squadra che termina il campionato al quarto posto, conquistando la qualificazione alla Coppa UEFA. Benfica A metà della seconda stagione a Braga viene acquistato dal Benfica, prestigioso club di Lisbona, con cui si consacra definitivamente conquistando il secondo posto nella Superliga 2002/03 e guadagnando la prima convocazione in nazionale. Il 25 gennaio 2004 nella partita contro il Vitória Guimarães il suo compagno di squadra il calciatore ungherese Miklós Fehér perde conoscenza in campo per un arresto cardiaco, Tiago è il primo a soccorrerlo insieme ai suoi compagni e ad alcuni giocatori del Vitoria, e viste le condizioni del compagno cade a terra in un fiume di lacrime sotto la pioggia battente che aveva colpito Guimaraes. L'anno successivo vince la Coppa di Portogallo contro il Porto di José Mourinho che al termine della stagione lo vuole con sé al Chelsea. Chelsea e Lione Trasferitosi a Londra per 12 milioni di euro, diventa subito protagonista della stagione vittoriosa dei Blues, disputando 51 partite a ottimi livelli e contribuendo alla vittoria della Premier League dopo cinquant'anni di attesa. Rimane agli ordini del tecnico portoghese solo una stagione e nell'estate del 2005 passa all'Olympique Lione nell'ambito dell'affare che porta Michael Essien in Inghilterra. A Lione è relegato in un ruolo di copertura alle spalle di Juninho Pernambucano e Florent Malouda, ma riesce comunque a imporsi nella stagione della conquista del quinto titolo francese e si riconferma l'anno successivo, sostituendo degnamente il maliano Mahamadou Diarra e vincendo il secondo titolo consecutivo con il Lione. Juventus Tiago alla Juventus nel 2009 Nel mercato estivo è uno dei pezzi pregiati della società lionese: il 21 giugno 2007 passa alla Juventus per il costo di 14 milioni. Tuttavia nella prima stagione con la squadra torinese non riesce a esprimersi al meglio e per questo motivo trova poco spazio nel centrocampo a 4 di Claudio Ranieri, anche a causa del buon rendimento di Cristiano Zanetti. In campionato disputa 20 gare, quasi mai da titolare e con un rendimento di assai basso profilo, rivelandosi il grande flop del mercato della rinascita bianconera. Durante il mercato estivo viene spesso dato in partenza, tuttavia, soprattutto per sua volontà, nessuna delle piste alla fine si concretizza e rimane a Torino come centrocampista di riserva. Dopo un inizio stagione nel quale è poco presente, anche a causa di un infortunio, riesce a disputare qualche spezzone di partita, nei quali mostra netti progressi rispetto alla stagione precedente, ricevendo anche i complimenti dell'allenatore Ranieri e del presidente Cobolli Gigli in seguito alla prestazione convincente contro il Bologna. Successivamente conferma le ottime impressioni destate in precedenza in gare di alto livello come gli scontri diretti con la Roma in campionato e il Real Madrid in UEFA Champions League. Sabato 22 novembre 2008, al secondo minuto di gioco della partita Inter-Juventus, si procura una distorsione al ginocchio sinistro in seguito a un contrasto con l'interista Dejan Stanković, che lo costringe a uno stop di 30-40 giorni. Dopo l'infortunio gioca da titolare l'8 febbraio Catania-Juventus, confermando i miglioramenti visti in precedenza. A causa degli infortuni di Zanetti e Sissoko, forma insieme a Marchisio la coppia titolare del centrocampo bianconero per parte della stagione. L'anno successivo, nonostante il cambio di modulo della Juve in favore di un 4-3-1-2 a lui più congeniale, si dimostra in netto calo rispetto alla stagione precedente, disputando partite di non elevato spessore condite anche da grossolani errori, simili a quelli che avevano caratterizzato il suo difficile primo anno in bianconero. Trascorre una prima parte di stagione essenzialmente come riserva, per poi venire definitivamente accantonato dopo la partita di Champions con il Maccabi Haifa del 3 novembre 2009. Atlético Madrid L'8 gennaio 2010 viene ufficializzato il suo trasferimento all'Atlético Madrid, in prestito gratuito con diritto di riscatto. Nella seconda partita giocata da Tiago con la maglia dell'Atlético, in Copa del Rey contro il Celta Vigo, segna il suo primo gol. Chiuderà la stagione con 16 presenze in partite ufficiali e tre reti. Il 16 agosto 2010 viene nuovamente ceduto in prestito oneroso all'Atlético Madrid, per 1 milione di euro. Pur non avendo partecipato alla vittoria in Europa League dei colchoneros (in quanto iscritto alla lista UEFA per la Juventus), viene convocato a tempo di record per la Supercoppa Europea, poi vinta (2-0) contro l'Inter. In seguito il club madrileno annuncerà che Tiago non verrà riscattato (nonostante nell'anno e mezzo passato a Madrid sia stato quasi sempre titolare e abbia fornito ottime prestazioni) e quindi dovrà fare ritorno a Torino. Il 19 luglio 2011 la Juventus annuncia di aver risolto consensualmente il contratto con il calciatore. Il 20 luglio 2011 si accorda con l'Atlético Madrid. Nella stagione 2013-14 contribuisce, con 22 presenze e 2 gol, alla vittoria della Liga. Il 28 novembre 2015 si rompe la tibia della gamba destra, nel corso della partita vinta contro l'Espanyol per 1-0, subendo uno stop forzato di almeno quattro mesi. Nazionale Tiago in azione in maglia portoghese nel 2016 Esordisce con la maglia della nazionale lusitana il 20 novembre 2002 nella vittoria 2-0 contro la Scozia, e realizza il proprio primo gol il 28 marzo 2007 a Belgrado contro la Serbia. Prese parte all'Europeo 2004 con il Portogallo, che giunse al secondo posto, ma non scese mai in campo. Due anni dopo, nel 2006, è stato una della colonne portanti del centrocampo dei lusitani, giunti quarti ai Mondiali 2006 in Germania, con 5 presenze su 7 partite giocate dai portoghesi. Torna a vestire la maglia della Selecção per la gara del 19 novembre 2008 a Brasilia contro il Brasile dopo 15 mesi di assenza. Partecipa poi ai Mondiali di Sudafrica 2010 e il 21 giugno segna la sua prima doppietta in nazionale in occasione della vittoria 7-0 sulla Corea del Nord. Torna in nazionale l'11 ottobre 2014 a distanza di 4 anni dall'ultima partita, disputando l'amichevole contro la Francia e altre partite fino al 2015. Allenatore Il 14 luglio 2017, dopo essersi ritirato dal calcio giocato, entra nello staff di Simeone all'Atletico Madrid. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa del Portogallo: 1 - Benfica: 2003-2004 Campionato inglese: 1 - Chelsea: 2004-2005 Coppa di Lega inglese: 1 - Chelsea: 2004-2005 Community Shield: 1 - Chelsea: 2005 Campionato francese: 2 - Lione: 2005-2006, 2006-2007 Supercoppa francese: 1 - Lione: 2006 Coppa di Spagna: 1 - Atletico Madrid: 2012-2013 Campionato spagnolo: 1 - Atlético Madrid: 2013-2014 Supercoppa di Spagna: 1 - Atlético Madrid: 2014 Competizioni internazionali Supercoppa UEFA: 2 - Atlético Madrid: 2010, 2012 UEFA Europa League: 1 - Atlético Madrid: 2011-2012 Onorificenze Ufficiale dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique — 5 luglio 2004
