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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. SALVATORE ARONICA LORIS MARZOCCHI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 1998 Tre minuti nella vita di un ragazzo di vent’anni sono un soffio, lo spazio di un respiro. Ma se questi tre minuti vengono vissuti all’interno di uno stadio e con la maglia della Juventus, allora hanno il peso dell’eternità. Salvatore Aronica, da Palermo, ha vissuto il suo esordio contro la Sampdoria come un evento memorabile, da vivere e rivivere a lungo. Quando Lippi lo ha fatto alzare dalla panchina per sostituire il dolorante Torricelli, il mondo gli è girato tutto intorno e lui, il giovane picciotto, lo ha fermato serrandolo in un pugno. «Preparati, togliti tutto che ti faccio esordire». La tuta è volata via ancor prima che il tecnico finisse la frase e l’occhio si è fissato sul tabellone del Delle Alpi. Era il 42’ della ripresa, la Juventus vinceva 3-0 e c’era la Pay-Tv. Impossibile trovare un palcoscenico migliore per esordire in Serie A. È questo il momento più fortunato dell’avventura di Aronica alla Juventus. «Sono arrivato a Torino due anni fa, dopo che un osservatore della Juve mi aveva segnalato. Un paio di provini con la Primavera di Cuccureddu e poi la conferma che sarei diventato bianconero. Subito in ritiro con la prima squadra e poi il campionato Primavera agli ordini di Jacolino. All’inizio ho avuto qualche difficoltà tattica, poi, piano, piano sono riuscito a conquistare la fiducia del tecnico». In una stagione il ragazzo di Via Calatafimi ha fatto passi da gigante, tanto da essere spesso tra i convocati della prima squadra. «Una grande soddisfazione. Finora sono stato chiamato una quindicina di volte, tra campionato e coppe. Tutte vigilie intense, passate a respirare l’aria del grande calcio». Quando si dice il destino allora si pensa all’imponderabile, a qualcosa che trascende il volere umano. A volte invece il destino ha ragioni più terra terra, come per esempio un’epidemia influenzale. Il mese di febbraio, con il Torneo di Viareggio in pieno svolgimento. Lippi ha più attenzioni per il termometro che per il fattore tecnico. Di qui una continua transumanza attraverso il Piemonte, la Liguria e la Toscana e viceversa. Il rinforzo dalla Primavera è stato una costante che Aronica ha sfruttato con il suo D-Day: «Avevamo appena battuto il Cagliari e ci eravamo qualificati agli ottavi. Era un sabato pomeriggio, con Pellegrin e De Sanctis siamo partiti per Torino. Allenamento alla domenica mattina e poi in panchina contro la Sampdoria. Dopo il terzo goal e quando ho visto zoppicare Torricelli, mi sono allertato. Al cambio lo stesso Moreno mi ha incoraggiato e una volta dentro ci ha pensato Montero a tenermi ben sveglio contro Montella, “Accorcia, stringi e chiudi” sono stati i verbi più frequentati in quegli interminabili tre minuti. Ma, esordio a parte, Aronica ricorda con altrettanta passione la qualificazione ai quarti di Coppa Campioni contro il Manchester United: «Anche lì ero in panchina. Non ho mai visto una tensione così alta. Dopo il goal di Inzaghi abbiamo passato minuti interi con gli occhi al tabellone per sapere gli altri risultati, specie quello tra Olympiakos e Rosenborg. Al pareggio dei greci siamo schizzati tutti come dei pazzi e quello che è successo negli spogliatoi è inimmaginabile». Belle esperienze, tutte da sommare in positivo agli studi di Lettere Moderne a cui il neo ragionier Aronica si è iscritto nello scorso ottobre. Fra un paio di mesi il primo esame di letteratura medioevale: «Mi sto preparando, anche se non ho molto tempo per frequentare. Comunque, spero di farcela. La materia mi interessa parecchio, perciò sono facilitato». Studio e calcio. Un binomio che il siciliano porta avanti con uguale intensità. Da una parte il desiderio giovanile di acculturarsi, dall’altra il calcolo ragionato intorno ad una passione che potrebbe facilitargli la vita futura. 〰.〰.〰 Salvatore non avrà più nessuna occasione per calcare il campo di calcio con la maglia juventina e, al termine di quella stagione, sarà ceduto alla Reggina. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/salvatore-aronica.html
  2. SALVATORE ARONICA https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Aronica Nazione: Italia Luogo di nascita: Palermo Data di nascita: 20.01.1978 Ruolo: Difensore Altezza: 181 cm Peso: 78 kg Soprannome: Il Lucchetto Palermitano Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 15.02.1998 - Serie A - Juventus-Sampdoria 3-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Salvatore Aronica (Palermo, 20 gennaio 1978) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Salvatore Aronica Aronica durante la sua militanza nel Napoli Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 2015 - giocatore Carriera Giovanili 19??-1994 Bagheria Squadre di club 1994-1996 Bagheria 32 (0) 1996-1998 Juventus 1 (0) 1998 → Reggina 0 (0) 1998-2002 Crotone 107 (1) 2002 → Florentia Viola 0 (0) 2002-2003 → Ascoli 31 (0) 2003-2006 Messina 100 (0) 2006-2008 Reggina 71 (0) 2008-2012 Napoli 111 (0) 2012-2015 Palermo 11 (0) 2015 Reggina 11 (0) Carriera da allenatore 2018-2019 Trapani Beretti 2019-2020 Trapani Under 17 2020-2021 Savoia Biografia Dal maggio 2007 è cittadino onorario di Reggio Calabria, dopo la salvezza raggiunta con la squadra locale. Il 23 giugno 2003 si è sposato con Caterina Moltrasio, palermitana. La coppia ha due figli: Giovanni (nato nel 2004) e Greta (nel 2010) nata a Napoli. Il 24 marzo 2009 è stato inserito nella lista degli indagati, insieme a Franco Brienza e Vincenzo Montalbano, per l'inchiesta su presunte combine di partite del Palermo disposte dalla mafia. L'inchiesta che lo riguarda si riferisce al 2003, quando vestiva la maglia dell'Ascoli. Nel settembre dello stesso anno la Procura di Palermo ha archiviato l'indagine, anche perché il reato sarebbe caduto in prescrizione. Caratteristiche tecniche Giocatore Ha giocato prevalentemente come difensore centrale in una difesa composta da tre uomini, anche se saltuariamente è stato utilizzato come terzino sinistro: ciò è avvenuto sia nella difesa a 4, quando per esempio al Messina ha sostituito il terzino titolare Parisi, sia in una difesa a tre, come al Napoli, dove l'allenatore Walter Mazzarri l'ha utilizzato in un 3-5-2. Carriera Giocatore Bagheria e Juventus Inizia nelle giovanili del Bagheria, con cui esordisce nel Campionato Nazionale Dilettanti. Nel 1996 viene acquistato dalla Juventus, dove in due anni disputa la partita del 15 febbraio 1998 Juventus-Sampdoria (3-0), valida per la 21ª giornata di campionato e in cui è subentrato a Moreno Torricelli al 49'. A fine stagione vince lo scudetto con la squadra bianconera. Reggina, Crotone, Ascoli e Messina Nel luglio 1998 passa alla Reggina, con cui gioca 2 partite di Coppa Italia prima di esser girato in prestito a ottobre al Crotone in Serie C1, dove gioca 107 partite di campionato in quattro stagioni segnando il suo unico gol da professionista, nella partita del 4 febbraio 2001 vinta 2-1 sul campo del Ravenna. Viene acquistato nell'estate del 2002 dalla Fiorentina, squadra che dovrà poi abbandonare a causa del fallimento della società gigliata. Si accasa così all'Ascoli, giocandovi titolare in Serie B, e l'anno successivo viene acquistato dal Messina dove gioca una stagione in Serie B e due in Serie A. Nel 2006 ritorna a Reggio Calabria contribuendo alla salvezza partendo con 11 punti di penalizzazione. Nella stagione 2007-2008 viene confermato nella rosa della squadra. Dopo questi due anni da titolare, nel settembre del 2008, dopo una partita di campionato già disputata, si trasferisce al Napoli. Napoli Il 1º settembre 2008 viene acquistato a titolo definitivo dal Napoli per circa 2,7 milioni di euro. Ha giocato la prima gara con la maglia azzurra il 14 settembre 2008 in Napoli-Fiorentina (2-1), seconda giornata di campionato di Serie A. Il 14 settembre 2011 debutta in Champions League nella prima partita della fase a gironi giocata in trasferta contro gli inglesi del Manchester City e conclusasi sull'1-1. In azzurro disputa 141 partite tra campionato e coppe, sollevando la Coppa Italia 2011-2012. Palermo Il 29 dicembre dello stesso anno viene acquistato a titolo definitivo dal club della sua città, il Palermo scegliendo la maglia n° 3. Esordisce da titolare in maglia rosanero alla prima gara utile, cioè Parma-Palermo (2-1) del 6 gennaio valida per la 19ª giornata di campionato. La stagione si conclude con la retrocessione dei rosanero, sancita il 12 maggio 2013 dalla sconfitta esterna per 1-0 contro la Fiorentina della 37ª giornata. Chiude la stagione con 15 presenze in maglia rosanero. Non viene convocato per il ritiro estivo in vista della stagione 2013-2014 e successivamente non viene inserito nella lista, come da nuovo regolamento, per il campionato di Serie B vinto dalla squadra. Da ottobre torna ad allenarsi con la squadra ma non otterrà presenze nella stagione conclusasi con la promozione in Serie A. Fuori rosa anche per la stagione 2014-2015, a fine settembre 2014 ha cominciato il corso per diventare allenatore concludendolo con l'ottenimento del Patentino UEFA B. Il 4 dicembre 2014 rescinde consensualmente il contratto che lo legava al club siciliano. Ritorno alla Reggina Il 14 gennaio 2015 torna alla Reggina dopo sette anni. Il ritorno è avvenuto dopo che per alcune settimane si era allenato con il Parmonval, formazione palermitana di Eccellenza. Debutta il 19 gennaio nell'1-1 interno contro la Paganese. Al termine della stagione 2014-2015 rimane svincolato, ritirandosi dalla carriera agonistica. Allenatore Conclusa la carriera agonistica, consegue il patentino di allenatore di Seconda Categoria - UEFA A, che gli consente di allenare squadre di calcio fino alla Lega Pro. Inizia la carriera da allenatore nelle giovanili del Trapani prima seguendo la Beretti e l’anno successivo guida Under 17. Il 18 luglio 2020 viene ufficializzato come nuovo allenatore del Savoia di Torre Annunziata. Il 4 febbraio 2021, alla luce dei risultati insoddisfacenti, la società comunica il suo esonero. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1997-1998 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Serie C1: 1 - Crotone: 1999-2000 Coppa Italia: 1 - Napoli: 2011-2012 Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2013-2014 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996
  3. NICOLA CINGOLANI È arrivato alle giovanili della Juventus – scrive Loris Marzocchi su “Hurrà Juventus” del febbraio 1997 – in sordina. Nicola Cingolani è l’emblema del ragazzo che tenta la fortuna attraverso il pallone, ma senza andare mai allo sbaraglio. A Torino lo ha portato Claudio Ciechi, un talent-scout, che gravita tra le Marche e l’Abruzzo. Le sue scoperte oltre a Cingolani, sono state Zazzetta, Giandomenico e buon ultimo Chiavaroli. Un quartetto tutto di Nazionali. Il buon fiuto di Ciechi è stato avvalorato, appunto, dall’ingresso quasi in sordina del centrocampista prelevato dal CSI Delfino Fano. Cingolani nel ritiro di due anni fa a Villar Perosa (l’ultimo di una squadra bianconera nell’albergo vicino a Villa Agnelli) ha iniziato la sua scalata nella hit parade dei giovani bianconeri. Per un certo tempo è stato tenuto “nascosto” perfino dagli osservatori azzurri, tanto che non ha fatto parte delle prime selezioni dell’Under 15. Poi, una volta carburato il gran motore che ha dentro le gambe, è andato via liscio anticipando i tempi come solo ai talenti riesce. Il ragazzo nel “lavoro” che fa ci crede per davvero, ma non è solo il calcio che guida le sue giornate, perché papà Roberto e mamma Ivonne gli hanno parlato chiaro: va bene per il pallone, ma bisogna pensare anche al Liceo Scientifico. Anche qui una frequenza con un anno di anticipo, infatti, è già giunto alla maturità. Nicola ha perfettamente recepito gli intenti della sua famiglia, tanto che nel primo anno torinese ha sommato con assoluto profitto il “gioco” allo studio. Poi in seguito, i numerosi impegni internazionali lo hanno obbligato a rallentare un po’ sui libri, ma anche in queste condizioni il suo rendimento scolastico è stato più che discreto. Un ragazzo d’oro, uno di quelli che tutti i genitori vorrebbero avere come figlio. Fisico massiccio, ma ben proporzionato, capelli a caschetto, insomma un “physique du rôle” adatto alla bisogna e perché no, alla moda dei tempi che esigono il calciatore-atleta polivalente in ogni parte del campo. Cingolani è un centrocampista di sostanza sia in fase di contenimento sia e soprattutto, in fase offensiva. Da tre stagioni a questa parte la sua presenza nel tabellino dei marcatori è quasi costante, nonostante ricopra un ruolo che lo porta spesso lontano dall’area avversaria. La sua qualità maggiore (per il momento) è l’essere presente a ogni ribaltone offensivo della squadra. La sua capacità aerobica e muscolare gli consente di salire a velocità vertiginosa per presentarsi centralmente a dar manforte ai compagni di attacco. Quando chiede lo scambio per “penetrare” in area non è mai una casualità, anzi è una sua caratteristica ben precisa a cui segue puntualmente la botta di destro molte volte efficace. Lo ha fatto nei due campionati giocati da Allievo, lo ha fatto l’anno scorso nell’esordio al Viareggio, si è ripetuto quest’anno nel primo anno da titolare nella Primavera. Tanta fatica e tanti goal. Il gioco impostato dall’allenatore Jacolino ne salta le qualità balistiche ma Cingolani ci mette molto del suo, tanto che è già sotto stretta sorveglianza da parte di Lippi che lo ha voluto in ritiro a Chatillon e lo ha portato in panchina anche contro l’Atalanta in campionato. Davvero un bravo ragazzo in carriera. Uno che crede fermamente a quello che fa e si sacrifica in questo senso. A diciotto anni il mondo è nelle mani di qualsiasi ragazzo. Cingolani consuma la sua età senza svolazzi o facili illusioni. Se un giorno vivrà l’avventura del professionista, dovrà ringraziare molte persone, ma alla fine riserverà un pensiero anche per se stesso. Solo una presenza in bianconero, per il buon Nicola ma che vale quasi una carriera. Infatti, subentra a Ferrara a dieci minuti dalla fine del match casalingo contro la Lazio, giusto in tempo per partecipare ai festeggiamenti dello scudetto numero 24 di Madama. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/nicola-cingolani.html
  4. NICOLA CINGOLANI Nazione: Italia Luogo di nascita: Fano (Pesaro Urbino) Data di nascita: 28.01.1979 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1997 Esordio: 06.11.1996 - Coppa Italia - Juventus-Nocerina 2-1 Ultima partita: 01.06.1997 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 2 presenze - 0 reti 1 scudetto
  5. IVANO TROTTA È il Primavera preferito da Lippi – afferma Loris Marzocchi su “Hurrà Juventus” del gennaio 1997 – Ivano Trotta da Casal Palocco piace all’allenatore Campione del Mondo. Per un giovane di soli 19 anni è già questo un bel punto di partenza, una credenziale che in futuro potrà presentare con orgoglio. Lippi non è tecnico dai gusti facili, non rischierebbe mai un giovane se non fosse convinto delle sue potenzialità tecniche e agonistiche. Lo ha voluto in ritiro con la prima squadra a Chatillon insieme agli altri baby Cingolani, Andorno e Aronica, ma è di lui che ha avuto più fiducia in futuro (questione anche di età) e lo ha impiegato in tre partite ufficiali come contro la Nocerina e l’Inter in Coppa Italia, dove ha pure rimediato un’espulsione dall’arbitro Bonfrisco, per un’entrata in scivolata ritenuta troppo maschia. Per questo fatto Trotta ha patito qualche critica da parte dei media (voti bassi in pagella), ma essendo ragazzo di temperamento ha reagito con il sorriso di chi sa di aver fatto il proprio dovere anche in quella circostanza. A Lippi non piacciono le signorine e Trotta lo sa. Del resto i continui allenamenti con i campioni bianconeri nell’officina del Comunale gli hanno sviluppato un senso agonistico piuttosto accentuato. Per questo lo si è rivisto contro i turchi del Fenerbahce in un esordio in Coppa Campioni che resterà perennemente nei suoi ricordi giovanili. Otto minuti da sballo in una cornice di pubblico esaltata dalla bella presentazione dei bianconeri, Trotta però non è solo riferito alla prima squadra, anzi questa esperienza che gli viene concessa è uno stimolo in più per far bene quando lavora e gioca con i suoi compagni della Primavera. Una squadra a cui l’allenatore Jacolino ha trovato un assetto di marcia al di sopra di ogni aspettativa, almeno in ordine di tempo. Al rilancio della giovane Primavera ha contribuito anche Trotta, che ha dovuto comunque impegnarsi per inserirsi in un collettivo che da tre anni gioca a memoria. Vista la concorrenza, per lui non è stato facile trovare un’adeguata sistemazione tattica. In effetti, Trotta è un giocatore eclettico. Può coprire diversi ruoli del centrocampo e in caso di necessità fare anche l’esterno destro difensivo. Addirittura nello scorso campionato era stato schierato come libero in una partita del campionato Primavera, dove l’emergenza era assoluta. Occorre dire che anche in quella particolare circostanza il romano si è districato a dovere. Un jolly prezioso, uno di quei giocatori totali che il calcio moderno cerca come pietre preziose, eppure quando quattro anni fa è arrivato a Torino, proveniente dalla Lodigiani, era solo un ragazzino di belle speranze. L’impatto con un mondo totalmente nuovo, invece che creargli dei problemi, lo ha stimolato. Ha battuto facilmente anche la nostalgia della famiglia lontana, tanto era il desiderio di realizzare il suo sogno. Trotta, però è soprattutto un realista, dalla vita non si aspetta regali. Il suo pensiero è sempre rivolto alla concretezza del vivere in campo e fuori. La fortuna è un elemento relativo, in fondo uno ricava quello che si merita. Il mondo professionistico lo aspetta con tutte le sue nuove difficoltà, ma il giovane Ivano non ha paura. Ogni tanto telefona al suo grande amico Baccin e da lui conosce come si vive dall’altra parte del calcio. Intanto si prepara a dovere e il suo nome ispiratore è nientemeno che Antonio Conte. Corri ragazzo, corri... Ivano, dopo quelle quattro presenze, non avrà più modo di vestire la casacca bianconera e, nell’estate del 1997, sarà ceduto al Fiorenzuola. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/ivano-trotta.html
  6. IVANO TROTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Ivano_Trotta Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 12.10.1977 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-18 Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1997 Esordio: 06.11.1996 - Coppa Italia - Juventus-Nocerina 2-1 Ultima partita: 01.06.1997 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 4 presenze - 0 reti 1 scudetto Ivano Trotta (Roma, 12 ottobre 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Ivano Trotta Trotta in azione alla Juventus nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2010 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Juventus Squadre di club 1996-1997 Juventus 4 (0) 1997 → Fiorenzuola 6 (0) 1997-1998 → Carrarese 21 (1) 1998-1999 → Viterbese 29 (6) 1999-2000 → Padova 28 (2) 2000-2002 Gualdo 58 (8) 2002-2006 Rimini 116 (13) 2006-2007 Napoli 42 (3) 2007-2008 Treviso 9 (0) 2008-2009 → Ravenna 46 (2) 2009-2010 Bellaria Igea Marina 23 (1) Nazionale 1994-1995 Italia U-18 13 (7) Carriera da allenatore 2010-2011 Bellaria Igea Marina Berretti 2013-2016 Palocco 2017-2018 Palocco Giovanissimi Biografia È ex cognato di Dario Baccin, anche lui ex calciatore, nonché suo ex compagno di squadra al Rimini e al Treviso. Caratteristiche tecniche Giocatore Giocava principalmente come centrocampista di fascia destra, nel ruolo di tornante, ed era abile nel cross. Carriera Giocatore Club Trotta (in piedi, secondo da destra) nella Viterbese della stagione 1998-1999 Esordisce con la Juventus nella stagione 1996-1997 con la quale viene schierato da Marcello Lippi in una partita in Serie A contro la Lazio (2-2) entrando al 70' al posto di Gianluca Pessotto, due in Coppa Italia contro Inter (1-1) e Nocerina (2-1), e una in Champions League contro i turchi del Fenerbahçe (2-0). La stagione successiva passa in prestito prima al Fiorenzuola in Serie C1 allenato da Alberto Cavasin, dove ha una brevissima parentesi da sei presenze, e poi a partire dal mese di ottobre alla Carrarese sempre in C1, dove segna il suo primo gol tra i professionisti con un tiro da centrocampo. Per la stagione 1998-1999 scende in Serie C2 giocando per un anno alla Viterbese, contribuendo con sei reti al raggiungimento del primo posto nel proprio girone, piazzamento che promuove i gialloblù. L'anno seguente il mister che aveva alla Viterbese, Paolo Beruatto, lo porta con sé al Padova, classificatosi sesto a fine campionato nella Serie C2 1999-2000. Dopo essere rimasto svincolato dalla Juventus a causa a detta del calciatore di uno screzio con Luciano Moggi, Trotta sceglie di ripartire dal Gualdo, nuovamente in Serie C2. In Umbria rimane per due stagioni. Nel luglio 2002 inizia il suo percorso con il Rimini, società di Serie C2 che puntava alla promozione dopo cinque anni di eliminazioni ai play-off. Alla sua prima stagione in biancorosso, Trotta è tra i protagonisti della vittoria del campionato e della promozione in C1, confermandosi anche negli anni successivi come un punto fermo nello scacchiere di Leonardo Acori, suo allenatore per tutta la durata della permanenza in Romagna. Impiegato stabilmente come esterno destro, partecipa alla positiva annata da neopromossa in Serie C1 2003-2004, conclusa con la qualificazione ai play-off e l'eliminazione in semifinale. Nella stagione successiva conquista con la squadra il primo posto nel girone B della Serie C1 2004-2005 davanti a Avellino e Napoli, contribuendo alla promozione del Rimini in Serie B, categoria in cui il club mancava da 23 anni. Il centrocampista romano prende parte anche alla prima parte della stagione 2005-2006 in Serie B, prima di essere ceduto nel corso della sessione invernale di mercato. Nel gennaio 2006 Trotta viene acquistato dal Napoli, all'epoca militante in Serie C1 con l'obiettivo di risalire in categorie superiori. Debutta subito con la nuova maglia il 29 gennaio, giocando da titolare nella sconfitta esterna contro la Torres per 2-0. Contribuisce in modo significativo alla vittoria del girone e alla conseguente promozione in Serie B, segnando un gol il 26 febbraio nella vittoria casalinga per 2-0 contro il Gela e venendo impiegato dal tecnico Edoardo Reja perlopiù da titolare. Nella stagione successiva il Napoli ottiene la seconda promozione in due anni salendo in Serie A, con Trotta che realizza due reti in 28 partite, di cui 6 disputate da titolare. Non rientrando nei piani della dirigenza azzurra per la massima serie, viene ceduto a titolo definitivo al Treviso in Serie B. In Veneto rimane però solo pochi mesi, poiché nel mercato di gennaio viene girato in prestito al Ravenna, anch'esso militante in Serie B, che al termine della stagione si classifica terzultimo e retrocede in Serie C1. Nonostante la discesa di categoria, il prestito di Trotta viene esteso anche per la stagione 2008-2009, disputata quindi in terza serie. A seguito della mancata iscrizione del Treviso al campionato, Trotta rimane svincolato e accetta l'offerta del Bellaria Igea Marina, con cui disputa le ultime tre stagioni della sua carriera, tutte in Lega Pro Seconda Divisione. Nazionale Vestì la maglia della Nazionale Under-18, giocando in totale 13 partite e segnando 7 gol. Allenatore Dopo il ritiro ricopre il ruolo di allenatore in seconda della formazione dei Berretti nel Bellaria, a fianco di Massimo Zanini, e vi rimane per una stagione. Dal 2013 al 2016 è l'allenatore del Palocco, società dilettantistica del Lazio. Nel 2017 torna al Palocco, alla guida della formazione Giovanissimi. Palmarès Giocatore Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 1994-1995 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1996-1997 Campionato italiano Serie C1: 1 - Viterbese: 1998-1999 (girone B) Campionato italiano Serie C1: 2 - Rimini: 2004-2005 (girone B) - Napoli: 2005-2006 (girone B) Supercoppa di Lega di Serie C: 1 - Rimini: 2005
  7. RAFFAELE AMETRANO Nasce a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, il 15 febbraio 1973. Mediano di fatica cresciuto nel Napoli, si mette in evidenza nell’Udinese. Nell’estate del 1996 si trasferisce a Torino, senza tuttavia trovare mai tanto spazio. Termina la sua breve esperienza in bianconero, totalizzando solamente quattro presenze. L’ultimo arrivato è Raffaele Ametrano: benvenuto! Così tifosi e giocatori – si legge su “Hurrà Juventus” del settembre 1996 – hanno accolto il nuovo bianconero, ex-Udinese, punto di forza della Nazionale Under 21 di Cesare Maldini che tanto ha vinto negli ultimi anni. Raffaele è un combattente nato, uno di quelli che piacciono tanto a Lippi. È la sua caparbietà che gli ha consentito di superare tutte le difficoltà e di emergere. Ha iniziato la carriera giocando nelle giovanili del Napoli. Da giovane viveva praticamente di pane e calcio. Aspettava la domenica per andare al San Paolo a fare il raccattapalle, dove guardava a bocca aperta Maradona, molto più che un idolo. Spesso, poi, durante la settimana, accadeva che la squadra Allievi si allenasse insieme alla prima squadra. Un giorno, proprio Maradona, notò i piedi del giovanotto che stava sulla fascia destra correndo su e giù per il campo: quei piedi portavano scarpe bucate! «Ragazzo, vieni qui», gli disse allora Diego. E gli regalò un paio di scarpe nuove. Ametrano quasi non ci credeva: erano le scarpe di Maradona! Un piccolo aneddoto per un grande campione approdato adesso alla Juve: «Fantastico, ho coronato il sogno della mia vita, il sogno di giocare in un grande club. La Juve è il massimo, cercherò di dimostrare il mio valore. Quando ho saputo del trasferimento, pensavo fosse uno scherzo. Adesso dipende da me, dalle mie capacità. Mi metterò a disposizione del gruppo, cercando di imparare. Al solo pensiero di dover disputare tutte le manifestazioni importanti che attendono la Juve quest’anno, mi sento caricato a mille. Non vedo l’ora di scendere in campo o, magari, anche di andare solo in panchina. Dipenderà dal tecnico, certo, ma dipenderà soprattutto da me. Per ora lasciatemi assaporare tutta la gioia di questo momento. Degli attuali giocatori, bianconeri conoscevo praticamente tutti. Molti erano con me nell’Under 21: Del Piero, Tacchinardi, Amoruso e Vieri. Gli altri li conosco per averci giocato contro o per fama. La Juve è una squadra che presenta gioventù ed esperienza. Con grandi campioni e un grande tecnico. Questa Juve è davvero fortissima!» https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/05/raffaele-ametrano.html
  8. RAFFAELE AMETRANO https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Ametrano Nazione: Italia Luogo di nascita: Castellamare di Stabia (Napoli) Data di nascita: 15.02.1973 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 170 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 20.10.1996 - Serie A - Juventus-Inter 2-0 Ultima partita: 04.09.1997 - Coppa Italia - Brescello-Juventus 1-1 4 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 coppa intercontinentale Raffaele Ametrano (Castellammare di Stabia, 15 febbraio 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista. Raffaele Ametrano Ametrano alla Juventus nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 170 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Termine carriera 2010 - giocatore Carriera Giovanili 1988-1989 Juventus Stabia 1989-1990 Sessana 1990-1991 Napoli Squadre di club 1991-1992 Napoli 0 (0) 1992-1994 Ischia Isolaverde 53 (0) 1994-1996 Udinese 61 (2) 1996 Juventus 2 (0) 1996-1997 → Verona 19 (1) 1997 Juventus 2 (0) 1997-1998 → Empoli 29 (3) 1998 → Genoa 6 (0) 1998-1999 → Salernitana 11 (0) 1999-2000 → Cagliari 6 (0) 2000-2001 Crotone 30 (0) 2001-2002 Napoli 22 (0) 2002-2004 Messina 37 (1) 2004-2007 Avellino 51 (0) 2007-2008 Potenza 28 (1) 2008-2010 Juve Stabia 46 (0) Nazionale 1994-1996 Italia U-21 13 (2) 1996 Italia olimpica 1 (0) Carriera da allenatore 2010-2011 Brindisi Vice 2014-2015 Udinese Allievi Naz. LP 2015-2016 Udinese Giov. Reg. 2016-2017 Udinese Under 15 A-B 2017-2018 Udinese Under 17 A-B 2019-2020 Padova Vice Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Carriera Giocatore Club Ametrano (a sinistra) al Verona nella stagione 1996-1997, a quattrocchi col napoletano Pecchia. Cresciuto nelle giovanili del Napoli con Fabio Cannavaro, ha indossato in carriera le maglie di Ischia Isolaverde (con cui ha esordito nei professionisti), Udinese, Juventus (era in panchina nella vittoriosa finale della Coppa Intercontinentale 1996 a Tokio), Verona, Empoli, Salernitana, Genoa, Cagliari, Crotone, ancora Napoli, Avellino, Potenza e Messina. Da luglio 2008 a maggio 2010 ha indossato la casacca gialloblù della Juve Stabia, club della sua città natale, con cui si è ritirato il 16 maggio in occasione del match di Supercoppa di Lega di Seconda Divisione contro il Südtirol. Nazionale Ha vestito la maglia dell'Italia Under-21, allenata da Cesare Maldini, con cui ha ricevuto 17 convocazioni e disputato 14 gare, tutte da giocatore dell'Udinese: debuttò il 20 dicembre 1994 nella gara casalinga contro la Turchia vinta 2-0 dagli azzurrini, segnando i suoi due gol il 23 marzo 1995 nella gara casalinga con l'Estonia, vinta dall'Italia 7-0 e il 10 novembre seguente nella gara casalinga con l'Ucraina, vinta dagli azzurrini 2-1; con tale rappresentativa ha vinto il campionato europeo di categoria del 1996. Con l'Italia olimpica ha inoltre disputato, sempre agli ordini di Maldini, il torneo olimpico di Atlanta 1996 (malgrado avesse due giornate di squalifica da scontare), disputando una gara. Allenatore Inizia la carriera di allenatore il 13 ottobre 2010 da vice di Massimo Rastelli al Brindisi, in Lega Pro Seconda Divisione. Nel 2013 entra nello staff dell'Udinese: nella stagione 2013-2014 è osservatore del settore giovanile, mentre dalla successiva diventa allenatore nel vivaio friulano, prima per gli "Allievi Nazionali Lega Pro", poi nel 2015-2016 per i "Giovanissimi Regionali" e nel 2016-2017 per gli "Under 15 A-B". Torna a lavorare per una prima squadra nell'estate 2019, quando diviene il vice di Salvatore Sullo al Padova, in Serie C; rimane con i biancoscudati fino al gennaio 2020, quando viene sollevato dall'incarico assieme a tutto lo staff dell'esonerato Sullo. Dopo il ritiro Dalla stagione 2011-2012 è commentatore tecnico a Sportitalia per alcuni anticipi e posticipi di Lega Pro. Appassionato di podismo, si diletta in gare con il fratello Alessio, atleta nel giro della nazionale universitaria. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Lega Pro Seconda Divisione: 1 - Juve Stabia: 2009-2010 (girone C) Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Spagna 1996
  9. RICCARDO MANIERO https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Maniero Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 26.11.1987 Ruolo: Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2006 al 2007 0 presenze - 0 reti Riccardo Maniero (Napoli, 26 novembre 1987) è un calciatore italiano, attaccante della Turris. Riccardo Maniero Maniero a Pescara nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Turris Carriera Giovanili 2004-2007 Juventus Squadre di club 2007-2008 → Ascoli 21 (1) 2008-2009 → Bari 0 (0) 2009 → Lumezzane 13 (2) 2009-2010 → Arezzo 31 (12) 2010-2012 Pescara 43 (7) 2012-2013 → Ternana 18 (2) 2013-2015 Pescara 51 (25) 2015 Catania 20 (6) 2015-2017 Bari 70 (19;-2) 2017-2018 Novara 31 (4) 2018-2019 → Cosenza 26 (3) 2019-2020 Pescara 30 (6) 2020-2022 Avellino 54 (20) 2022- Turris 35 (11) Nazionale 2005 Italia U-18 1 (0) 2005 Italia U-19 1 (0) 2006-2007 Italia U-20 4 (0) Biografia Il padre Enrico è stato calciatore. Il fratello maggiore Marco è calciatore, nelle categorie dilettantistiche. Carriera Inizi nella Juventus Primavera, prestiti Inizia la carriera nelle formazioni giovanili della Juventus. Nel 2005 vince, con la formazione Primavera bianconera, il Torneo di Viareggio e l'anno successivo il Campionato Primavera. Nella stagione 2006-2007 conquista Supercoppa Primavera e Coppa Italia Primavera. Convocato tre volte in prima squadra da Didier Deschamps (senza mai esordire), esordisce nella Nazionale Under-20 italiana. Nella stagione 2007-2008 è ceduto in prestito all'Ascoli dove colleziona 21 presenze e realizza una rete in serie cadetta. Il 27 giugno 2008 è girato in prestito con diritto di riscatto al Bari di Antonio Conte. Il 19 gennaio 2009 va in prestito al Lumezzane in Lega Pro. Il 10 luglio 2009 è ingaggiato dall'Arezzo e a fine stagione totalizza 31 presenze, 12 gol. Pescara L'estate 2010 è ceduto in compartecipazione al Pescara - neopromosso in Serie B - insieme al difensore Raffaele Alcibiade, nell'operazione che ha portato Luca Del Papa alla Juventus. Esordisce coi biancazzurri il 15 agosto 2010, secondo turno di Coppa Italia AlbinoLeffe-Pescara (3-1), entrando a inizio ripresa al posto di Marco Verratti, segnando poco dopo di testa il suo primo gol con la maglia della squadra abruzzese. Termina la stagione con 3 reti in 26 gare. La stagione successiva arriva a Pescara Zdeněk Zeman, per sostituire Eusebio Di Francesco. Maniero partì spesso dalla panchina (17 presenze, 4 reti) partendo soltanto 6 volte da titolare. Il 26 maggio 2012 sigla nei minuti di recupero la rete del successo contro la Nocerina (1-0), che permise al Pescara di ottenere il primo posto nel campionato di Serie B, ai danni del Torino che pareggiò 0-0 con l'AlbinoLeffe, già retrocessa. Il 22 giugno 2012 Pescara e Juventus si accordano per il rinnovo della compartecipazione. Prestito alla Ternana Dopo un pre-campionato non esaltante, fu messo ai margini da Giovanni Stroppa e il 31 agosto, ultimo del calciomercato, passò in prestito alla Ternana, neopromossa in Serie B, insieme al compagno Antonino Ragusa. La stagione è negativa e, dopo un periodo tra panchina e tribuna, esordisce in campionato il 6 ottobre 2012, sostituendo all'80' Angelo Raffaele Nolé, per poi tornare ad alternare panchina e tribuna. Esordisce da titolare il 30 ottobre 2012, nella gara col Sassuolo. Realizza la sua prima rete il 17 novembre 2012 nella gara con la Reggina. Termina la stagione con 2 reti realizzate in 18 partite, di cui soltanto 6 giocate dal primo minuto. Ritorno al Pescara Il 19 giugno 2013 il Pescara riscatta la seconda metà dalla Juventus. Il 1º luglio, scaduto il prestito, torna a essere un giocatore del Pescara, aggregandosi al ritiro estivo a Rivisondoli, in Abruzzo. Ritrova il gol con la maglia dei biancazzurri l'11 agosto al secondo turno di Coppa Italia col Pordenone (1-0) e nel turno successivo segna col Torino, nella gara vinta 1-2 in Piemonte. Titolare in campionato, complice anche l'infortunio di Ferdinando Sforzini, che sarà costretto a essere lontano dai campi per alcuni mesi. Realizza la doppietta nella prima partita di campionato con la Juve Stabia (3-0). Con Pasquale Marino è titolare, ma in seguito all'esonero e all'arrivo di Serse Cosmi vengono ripristinate le gerarchie iniziali e torna in panchina e segna soltanto due reti, entrambe su rigore col Lanciano (2-2) e Modena (2-2). Nella stagione successiva parte titolare nel 4-3-3 del tecnico Marco Baroni (il quale poi modificherà il modulo in un 4-4-2 facendo giocare insieme Maniero e Melchiorri). Conclude l'anno solare(e il girone di andata) con 12 reti in 15 presenze. In totale con la maglia del Pescara ha collezionato 101 presenze, 36 gol. Catania e Bari Il 14 gennaio 2015 si trasferisce a titolo definitivo al Catania, sempre in Serie B, con contratto fino al 2018. Debutta da titolare quattro giorni dopo in Lanciano-Catania 3-0. Segna la sua prima rete in Catania-Pro Vercelli finita 4-0. La settimana successiva sigla l'1-0 con colpo di testa, gara finita 2-0 per il Catania col Perugia. In tutto segna 6 gol in 20 partite. Il 31 agosto dello stesso anno, dopo che la squadra siciliana è retrocessa in Lega Pro per lo scandalo calcioscommesse, Maniero ritorna al Bari a titolo definitivo. Debutta con la maglia biancorossa il 6 settembre segnando due gol in Bari-Spezia 4-3. Durante la stagione segna 13 gol risultando il miglior marcatore della squadra. Il Bari terminerà la stagione al 5º posto in classifica giocando i Play-off di serie B che perderà poi contro il Novara. Maniero è riconfermato anche la stagione seguente. Segna in tutto nel campionato 2016-2017 6 marcature. La squadra si piazza a fine stagione al 12º posto in classifica. Novara Il 4 agosto 2017 passa a titolo definitivo al Novara. Con i piemontesi debutta il 3 settembre successivo subentrando ad Alessio Da Cruz nella partita persa in casa col Parma (0-1). Il 23 settembre segna il primo gol stagionale, nella partita persa in casa con l'Avellino (1-2). A fine stagione totalizza 31 presenze e 4 reti, chiudendo la stagione con la retrocessione in serie C del club piemontese. Cosenza Il 16 agosto 2018 viene ufficializzato il suo passaggio in prestito al Cosenza. Dieci giorni dopo debutta con i silani nella prima giornata del campionato di serie B 2018-2019, segnando il gol del momentaneo vantaggio sul campo dell'Ascoli, nell'incontro poi concluso sull'1-1. Con tre reti il 26 presenze contribuisce alla salvezza della squadra calabrese. Pescara Il 18 luglio 2019 diventa ufficialmente un nuovo giocatore del Pescara, con cui firma un contratto di un anno con opzione per il secondo, tornando dopo quattro stagioni alla squadra abruzzese. Il 26 ottobre segna il primo gol stagionale con la formazione abruzzese, realizzando da subentrato il rigore del definitivo 4-0 al Benevento. Avellino L'11 settembre 2020 passa all'Avellino, in serie C, con cui firma un contratto triennale. Il 25 ottobre successivo realizza i primi gol con gli irpini, mettendo a segno una doppietta in occasione del successo casalingo nel derby contro la Casertana (3-1). Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2006-2007 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Pescara: 2011-2012
  10. ADOLFO MANDOSSO https://it.wikipedia.org/wiki/Adolfo_Mandosso Nazione: Italia Luogo di nascita: Alessandria Data di nascita: 04.05.1904 Luogo di morte: Grosseto Data di morte: 12.09.1980 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1925 al 1926 Esordio: 06.09.1925 - Amichevole - Juventus-Inter 4-1 0 presenze - 0 reti Adolfo Mandosso (Alessandria, 4 maggio 1904 – Grosseto, 12 settembre 1980) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Adolfo Mandosso Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1923-1924 Novese 21 (3) 1924-1925 Novese ? (?) 1925-1926 Juventus 0 (0) 1926-1927 Andrea Doria 17 (1) 1927-1930 La Dominante 18 (4) 1930-1931 Liguria ? (?) 1931-1932 Messina 14 (4) Carriera Con la Novese disputa 21 gare segnando 3 reti nel campionato di Prima Divisione 1923-1924. In seguito milita nell'Andrea Doria, diventata poi La Dominante, con cui disputa altre 17 partite in Divisione Nazionale ed una in Serie B. Dopo un altro anno nel Liguria, gioca nella Prima Divisione 1931-1932 con il Messina.
  11. MARCO MAINARDI Nazione: Italia Luogo di nascita: Abano Terme (Padova) Data di nascita: 05.11.1966 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1984 al 1985 Esordio: 16.08.1984 - Amichevole - Casale-Juventus 0-4 Ultima partita: 23.05.1985 - Amichevole - Novara-Juventus 1-3 0 presenze - 0 reti
  12. RAIMONDO TAUCAR https://it.wikipedia.org/wiki/Raimondo_Taucar Nazione: Italia Luogo di nascita: Duino (Trieste) Data di nascita: 18.01.1925 Luogo di morte: Parigi (Francia) Data di morte: 15.01.1977 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1948 al 1949 Esordio: 05.09.1948 - Amichevole - Milan-Juventus 1-0 0 presenze - 0 reti Raimondo Taucar (Duino, 18 gennaio 1925 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Raimondo Taucar Raimondo Taucar con la maglia del Parma Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1958 Carriera Giovanili 19??-1942 Edera Trieste Squadre di club 1942-1944 C.R.D.A. Monfalcone 11+ (0+) 1947-1949 Vigevano 33+ (0+) 1949-1955 Parma 182 (1) 1955-1958 Sarom Ravenna 63 (0) 1958-1960 C.R.D.A. Monfalcone 9+ (0+) Carriera Dopo aver disputato il Campionato Alta Italia 1944 con il C.R.D.A. Monfalcone, nel dopoguerra passa al Vigevano con cui debutta in Serie B nel 1947-1948 totalizzando 33 presenze. Nel 1949 passa al Parma, con cui disputa cinque campionati di Serie C vincendo quello della stagione 1953-1954 e giocando altre 22 gare nel successivo campionato di Serie B. Passa infine al Ravenna, con cui diventa campione d'Italia di IV Serie nel 1956-1957 e gioca per un ultimo anno in Serie C. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C: 1 - Parma: 1953-1954 Scudetto Dilettanti: 1 - Ravenna: 1956-1957
  13. UBALDO GATTI Nazione: Italia Luogo di nascita: Briga (Svizzera) Data di nascita: 16.01.1901 Luogo di morte: Vercelli Data di morte: 01.11.1983 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1926 al 1927 Esordio: 03.10.1926 - Divisione Nazionale - Juventus-Verona 6-0 Ultima partita: 10.10.2026 - Divisione Nazionale - Juventus-Casale 4-0 2 presenze - 0 reti
  14. MARCO LANCINI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: 01.01.1991 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Esordio: 06.05.2010 - Amichevole - Juventus-Santhiá 3-1 0 presenze - 0 reti subite
  15. CHRISTIAN VIERI «Un giorno Moggi mi chiama a rapporto: entro nel suo ufficio e trovo il mio procuratore e Bettega. Il Direttore, con i suoi modi tranquilli e gli occhi semichiusi, dice che è pronto ad aumentarmi l’ingaggio, ma che non può andare oltre i due miliardi di lire a stagione. L’Atletico Madrid offre tre miliardi e mezzo. “Si va in Spagna”, dico. E la riunione finisce all’istante. Lo ammetto, decisi guardando solo il portafogli. Potendo tornare indietro, sarei rimasto». Figlio d’arte, nasce a Bologna ma cresce in Australia. Per qualche anno si limita a correre dietro ai canguri, poi papà Vieri riporta la famiglia in Italia e, nel 1989, Bobo inizia a correre con i ragazzi del Prato. Nel 1990 è notato dagli osservatori del Torino che, per 100 milioni di lire, lo portano al Filadelfia. La prima stagione gioca con la Primavera; la seconda debutta in Serie A. Entra nel grande calcio il 15 dicembre 1991 in Torino-Fiorentina, disputa 6 partite (1 goal) e inizia il campionato 1992-93 con una presenza. In novembre è ceduto in prestito al Pisa e nel 1993 passa al Ravenna, sempre con la formula del prestito. Rientra al Torino nel 1994. I tecnici hanno molti dubbi; Vieri non convince: «È un attaccante grosso come un armadio ma con una tecnica individuale insufficiente», dicono. Presidente è Gian Marco Calleri che, dopo aver venduto la Lazio a Cagnotti, sta tentando un nuovo business, con il Torino. Calleri, che è ancor meno convinto dei tecnici, decide di vendere Vieri. L’unico che intravede il campione è Rosario Rampanti, un allenatore che, in fatto di giovani, non sbaglia quasi mai. «Calleri aveva già preso accordi con il Venezia – racconta Rampanti – gli suggerii un trasferimento in comproprietà. Dissi al presidente che Christian stava crescendo sul piano tecnico e che dovevamo solo aspettare. Lui mi rispose che l’offerta del Venezia era buona. Così decise di incassare 600 milioni più la metà di Petrachi». In Serie B, con il Venezia, Bobo mette a segno 11 goal e il prezzo sale a tre miliardi, che l’Atalanta paga per avere, nel 1995, 7 goal firmati dall’ex ragazzo del Torino. La quotazione sale ancora. Nel 1996 la Juventus sborsa 9 miliardi per mettere il centravanti dell’Atalanta a disposizione di Lippi. 〰.〰.〰 Christian Vieri, basta la parola – si legge su “Hurrà Juventus” dell’agosto 1996 –. Nel senso che il talento in famiglia non è certo un optional. Se papà Bob è stato “genio e sregolatezza” di una Juve che faceva innamorare, il fratello più piccolo, Max, è già uno dei nomi importanti del campionato Primavera. In mezzo alle due generazioni c’è Christian, timido e umile quanto basta, convinto al cento per cento delle proprie possibilità. Se poi la fortuna e la classe lo sosterranno, un posto nell’attacco bianconero non è certo un’illusione. – Che effetto ti fa essere alla Juve? «Cosa devo dirvi… è un sogno che si realizza per tutti: per me, per mio padre, per tutte le persone che hanno creduto in me. Se poi potrò dimostrare in campo le mie qualità, beh questo è un compito che spetta all’allenatore. Io sono tranquillo, sono qui solo per imparare». – Eppure potresti guidare il tridente bianconero… «Non ci penso. Io posso garantire che mi impegnerò al massimo, darò tutto per dimostrare il mio valore. Ho intenzione di mettermi in mostra. Ma sarà comunque Mister Lippi a decidere mentre io non posso certo pretendere nulla. Sono l’ultimo arrivato». – La Juventus ha puntato sui giovani durante la campagna acquisti. «La società ha seguito un preciso programma, non ha improvvisato. Significa che questa Juve non si è indebolita. È una squadra più giovane di prima e non credo che si tratti di un difetto. Anche perché sono comunque rimasti alcuni giocatori d’esperienza in ruoli chiave. Inoltre l’organico è completo in ogni reparto; siamo pronti per giocare le nostre chance in tutte le competizioni in cui saremo impegnati, dallo scudetto alla Champions League, alla Coppa Intercontinentale». – Potresti giocare al fianco di Boksic. Ti piace l’idea? «Certo, Alen è un campione vero. Impressionante la facilità con cui riesce a inserirsi nelle difese avversarie. È uno che quando parte difficilmente riesci a fermarlo». – A garantire l’assistenza all’attacco ci sarà Zidane. «Se lo ha preso la Juve significa che è un giocatore di classe. Il suo ruolo è fondamentale per la squadra e so che si tratta di un regista capace di dettare l’ultimo passaggio. Agli Europei, ha lasciato intravedere solo una parte di quello che sa fare, ma ci stupirà». – Montero, uno che conosci bene. «Sì, e posso garantire che si tratta di un difensore di assoluta affidabilità. Lo dico perché noto che se ne parla poco, forse perché in pochi lo conoscono bene. Meglio così, stupirà tutti. È uno dei difensori più forti del mondo e la Juve per lui rappresenta il giusto premio di una carriera che adesso comincerà a regalargli i primi risultati». – Hai rinunciato alle Olimpiadi. Tutto per il bene della Juve? «Sì, sto seguendo i consigli dei medici bianconeri e anche se mi spiace non partecipare al torneo di Atlanta, so che questo servirà per essere al meglio al momento del debutto nella Juve». – Proprio in bianconero incontrerai alcuni compagni dell’Under 21. «Già: Tacchinardi, Del Piero, Ametrano e Amoruso. Insieme abbiamo già vinto tanto in azzurro. Perché non continuare?». 〰.〰.〰 Fra i due nascono subito problemi; Lippi e Vieri sono i protagonisti di uno scontro durissimo che la società mette a tacere, grazie ai buoni rapporti di Moggi con la stampa. «È stato un incontro di boxe – dice ridendo – ci siamo presi un po’, durante l’anno. C’è stato uno scambio di opinioni abbastanza forte. Durante un Juventus-Atalanta, io ero entrato al 40’ e, dopo cinque minuti, finì il primo tempo. Lui mi disse qualcosa negli spogliatoi ed io gli risposi. Furono bravi i miei compagni a separarci. Forse, è stata quella la scintilla che ci ha fatto conoscere. Siamo entrambi toscani e ci piace dire le cose in faccia. Quella sera, Peruzzi mi chiamò per andare fuori a cena e mi portò nel ristorante, dove c’era anche Lippi. Andai a chiedergli scusa, abbiamo parlato un po’. Poi ho fatto tribuna per le tre o quattro partite che seguirono. Dopo mi fece giocare una partita a Milano contro l’Inter, quella successiva contro la Roma, entrambe in coppia con Amoruso e, da quel momento, non sono più uscito di squadra». Bobo segna solo 8 goal, ma dimostra di essere l’uomo adatto per far saltare in aria le difese. È il giocatore che serve a Cesare Maldini che, il 29 marzo 1997, lo fa esordire in Nazionale contro la Moldavia a Trieste. Gioca accanto a Zola e davanti a Di Matteo che militano nel Chelsea. L’Italia va in goal con Maldini, raddoppia Zola e proprio Bobo, al 50° minuto, fissa il risultato sul 3-0. Esce al 68’ per far posto a Padovano, suo compagno di squadra alla Juventus. Maldini è convinto che la Nazionale abbia trovato l’erede di Gigi Riva; l’avvocato Agnelli è addirittura entusiasta e si raccomanda a Moggi, perché il giocatore prosegua la carriera in maglia bianconera. Il “Signor Fiat”, sorridente, davanti alle telecamere della Rai annuncia: «Ho parlato con Moggi. Christian Vieri rimane con noi». Il giorno dopo, invece, Moggi, d’accordo con Giraudo e Bettega, lo spedisce all’Atletico Madrid per 34 miliardi. È un affare che porta un utile secco di 15 miliardi. L’Avvocato tace; non gradisce, ma tace. I miliardi hanno sempre un certo fascino. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/christian-vieri.html
  16. NICOLA AMORUSO Nato in provincia di Foggia, a Cerignola, il 29 agosto 1974, cresce nelle giovanili della Sampdoria e, con la maglia blucerchiata, esordisce in Serie A, nella stagione 1993–94; le presenze di Nicola, in quella stagione, saranno otto, condite da tre realizzazioni. L’estate successiva torna in Puglia, nella Fidelis Andria; è una grandissima stagione per Nick: trentaquattro partite e quindici goal. Altro campionato, altra squadra; questa volta tocca al Padova: trentatré partite e quattordici goal, che gli valgono il trasferimento alla Juventus.Non è facile trovare spazio in quella Juventus, il parco attaccanti è terrificante: Del Piero, Bokšić, Padovano, Vieri e appunto lui, Nick Dinamite. Nicola non si perde d’animo, dopotutto ha solamente ventidue anni. Comincia a lavorare duramente e i risultati arrivano.La stagione è da incorniciare; sono tanti i goal decisivi di Amoruso, soprattutto in Champions, dove riesce a esprimere in pieno la sua grande dote realizzativa. Suo è il goal della tranquillità contro i norvegesi del Rosenborg, realizzando un rigore a tempo scaduto. Contro l’Ajax, nella semifinale, iscrive il proprio nome nel tabellino, sia ad Amsterdam sia a Torino, nella splendida vittoria per 4–1. Purtroppo la finale contro il Borussia Dortmund non è felice; Nick entra nel secondo tempo, ma non riesce a risolvere la partita.Alla fine della stagione, si possono fare i conti: trentacinque partite e nove goal, compreso quello al Parco dei Principi, nella goleada contro il P.S.G., nella finale di Supercoppa Europea: «Io avevo molto legato con Bobo Vieri, Iuliano e Montero ma era un gruppo famiglia guidato da un grande tecnico come Lippi e con una grandissima società alle spalle. Sì, la Juventus è un club impareggiabile e i risultati che ottiene sono il frutto del lavoro che produce».Comincia la stagione 1997–98: sono partiti Bokšić e Vieri, ma arriva Superpippo Inzaghi, fresco vincitore del titolo di capocannoniere della Serie A, con l’Atalanta. Amoruso parte spesso dalla panchina, ma non si scoraggia: Inzaghi non ingrana e, alla decima giornata, Lippi lo schiera titolare. Si gioca a San Siro, contro il Milan, per Nick può essere la rampa di lancio definitiva. Purtroppo, però, la sua partita dura pochi minuti: in uno scontro con Costacurta si infortuna gravemente al perone. La sua stagione, in pratica, finisce qui.Rientra alla fine del campionato, giusto per racimolare qualche minuto di gloria, poiché la Juventus sta per vincere il suo secondo scudetto consecutivo. Qualche soddisfazione arriva, come al solito, dalla Champions; Amoruso gioca la semifinale di ritorno, contro il Monaco e realizza anche una rete, nell’inutile sconfitta per 2–3. Guarda i propri compagni uscire sconfitti dall’Amsterdam Arena, nella finale contro il Real Madrid.In totale diciotto presenze e cinque goal: «La società mi è stata sempre accanto e mi diede una grande spinta morale per guarire dal grave infortunio che ho subito. Mi sentivo tutelato in tutto e per tutto. Non soltanto io. Anche oggi, chi fa parte della Juventus sa che alle spalle c’è una società, come dire, stratosferica».La stagione 1998–99 è avara di soddisfazione per la Juventus e per Nicola: la squadra stenta e Lippi dà le dimissioni. Arriva Ancelotti, ma la musica non cambia. Nick litiga con l’allenatore emiliano e, dopo un goal alla Sampdoria, sfoga tutta la sua rabbia contro il mister. Amoruso non ha ancora ripreso pienamente dall’infortunio e la sua rapidità è limitata e fatica a trovare spazio. Le sue presenze saranno ventotto, i suoi goal sei.Emigra nuovamente al Sud, a Napoli: trenta partite e dieci goal e, nell’estate del 2002 ritorna alla Juventus. Si respira aria nuova, anzi vecchia, a Torino. È ritornato Lippi ed è subito scudetto. Nick scende in campo raramente, solamente in Coppa Italia trova il giusto spazio: alla fine saranno ventidue presenze e sette reti, di cui sei in Coppa Italia. L’avventura bianconera di Amoruso finisce qui.Comincia un lungo peregrinare per l’Italia: Perugia, Como, Modena, Messina e Reggio Calabria, le sue tappe. Ma con la Juventus sempre nel cuore: «Quattro anni e mezzo di Juventus non potrò mai dimenticarli. Sono state stagioni indimenticabili. Quella gloriosa maglia bianconera mi veniva di baciarla ogni qualvolta la indossavo. Con quella maglia ho vinto tre scudetti ed ho disputato due finali di Champions League».Quando ritorna al Delle Alpi gli batte sempre forte il cuore: «Sì, mi succede ogni volta che entro in campo con un’altra maglia. È sempre una grandissima emozione che provo».CLAUDIO PELLECCHIA, DA JUVENTIBUS DEL 30 MARZO 2017Non ho mai particolarmente apprezzato i Peanuts. Almeno fin quando non sono stato in grado di cogliere dietro il tratteggiare di Charles Schulz la grande (auto)ironia di fondo e la capacità di rappresentare le varie emozioni umane. Non ricordo quando ho preso coscienza di tutto questo. Ricordo, però, quando ho compreso alla perfezione il significato del concetto di “coperta di Linus”. Solo che, per me, “l’oggetto transizionale che aiuta a superare la paura e colmare i vuoti” non era, appunto, un oggetto, bensì un calciatore: ecco, Nicola Amoruso da Cerignola era la mia “coperta di Linus”. Manifestatasi, in tutta la sua necessarietà, in una strana serata europea.È il 18 settembre del 2001, un martedì di Coppa dei Campioni particolare. E non solo perché si tratta del debutto europeo della prima Juventus post Zidane. Il debutto vero e proprio, infatti, sarebbe dovuto avvenire una settimana prima a Porto, se non fosse stato per l’intrusione della Storia con la S maiuscola che, per una volta, ha imposto una deroga all’inflazionato “show must go on”. Comunque, nel solito, tiepido, Delle Alpi dei giorni feriali si gioca uno Juventus–Celtic Glasgow dall’esito apparentemente scontato. E il 2–0 sul tabellone poco dopo l’ora di gioco (doppietta di Trézéguet) lascia presagire una conclusione tranquilla della vicenda. Poi, però, la solita Juve da fase a gironi: una cosa va storta, poi un’altra, poi un’altra ancora ed ecco, in rapida successione, il 2–1 di Petrov, l’espulsione di Davids, il 2–2 di Larsson su rigore (generoso) accordato dall’arbitro Krug. Il cronometro corre veloce verso il novantesimo. Ci sarebbero tutti gli elementi per essere preoccupato e nervoso. Eppure una calma serafica mi avvolge. Da qualche minuto (e siamo poco oltre l’88’), infatti, è entrato in campo Nicola Amoruso. La mia coperta di Linus, appunto. Che fa quel che deve fare: rigore (altrettanto generoso) procurato e trasformato, 3–2, fischio finale, tutti a casa.È l’estate del 1996. La Juventus campione d’Europa, in piena rivoluzione (saluteranno, tra gli altri, Paulo Sousa, Gianluca Vialli e Fabrizio Ravanelli), acquista dal Padova per sette miliardi di lire Nicola Amoruso, promettente ventiduenne di Cerignola, messosi in luce in una squadra che aveva mestamente chiuso all’ultimo posto in classifica il campionato appena concluso. Il ragazzo sarebbe l’ultimo nelle gerarchie di un reparto d’attacco composto da Del Piero, Vieri, Bokšić e Padovano, eppure colpisce tutti per la sua capacità di risultare sempre decisivo nelle occasioni in cui Lippi lo chiama in causa. E non sono sempre quegli umilianti scampoli di partita che sono nel destino di ogni bomber “di scorta” che si rispetti, ma vere e proprie occasioni della vita, simili a quei treni che passano una volta e forse mai più e che lui, da bravo ragazzo del Sud, ha imparato a prendere fin da ragazzo: come quando, a diciassette anni, passò dal Trinitapoli alla Sampdoria come se fosse la cosa più naturale del mondo.Il 9 aprile 1997, ad esempio, all’Amsterdam Arena si gioca la semifinale d’andata di Champions League. L’Ajax di Van Gaal fiuta la vendetta della finale di Roma dell’anno prima, non foss’altro perché, con Del Piero infortunato, i bianconeri schierano una coppia d’attacco giovane e inedita a certi livelli: Vieri e Amoruso, infatti, sono due che si sono trovati catapultati quasi per caso dai campi di provincia ai 180 minuti che valgono una stagione e, forse, una carriera. Risultato: quarantacinque minuti di lezione di calcio in casa dei maestri olandesi, con uno scarto che non è più ampio solo per l’imprecisione sotto porta dei Lippi Boys. E il primo goal, ovviamente, porta la firma di Amoruso. Che si ripeterà due settimane dopo nel 4–1 del ritorno, scartando il cioccolatino gentilmente offerto da uno Zidane in totale delirio di onnipotenza. Non tarda poi molto perché “Nick piede caldo” si confermi il Boniek degli anni Novanta, uno che dà il meglio di sé in Europa, di notte, quando le stelle, non necessariamente le più lucenti, si vedono meglio. E poco importa se è sempre l’ultimo tra gli attaccanti. Lui, c’è sempre. Che si tratti di siglare la rete che vuol dire terza finale di Champions consecutiva: o di giustiziare il Rosenborg nell’ultima partita di un girone fattosi improvvisamente complicato dopo cinque pareggi consecutivi.Ecco perché quel 18 settembre del 2001, a due minuti dalla fine, ero così tranquillo. In campo è appena entrato Nicola Amoruso. E qualcosa sarebbe accaduto per forza, per il solo fatto che la mia “coperta di Linus” fosse lì.Non avrebbe poi segnato molti altri goal in quel 2001–02. Nessuno nelle nove presenze in campionato, sei nelle sette partite di Coppa Italia. Termina la sua seconda e ultima parentesi in bianconero (la prima si era conclusa nel 1999), si prende lo scudetto del 5 maggio e se ne va proprio come era arrivato: in punta di piedi, senza far rumore. Lo rivedo, poi, cinque anni dopo, con la maglia della Reggina. Lui ha continuato a girare l’Italia in lungo e in largo, la Juventus è appena tornata in Serie A dopo il terremoto del 2006. Si gioca in un Granillo strapieno e in odore d’impresa: apre Brienza, pareggia Del Piero, amaranto in trincea a difendere un punto prezioso. Fino al novantesimo, fino al rigore conquistato e trasformato con modalità identiche a quelle di cinque anni prima contro il Celtic. Quasi a voler chiudere un cerchio. Non riesco, in quella circostanza, a volergli male. Quel goal, in fondo, è solo il giusto prezzo da pagare a quel salvifico senso di sicurezza che mi aveva accompagnato negli anni precedenti. Quando sapevo che non c’era niente da temere, nemmeno nelle situazioni apparentemente disperate: tanto, alla fine, Lippi lo avrebbe fatto alzare dalla panchina, lui sarebbe entrato e avrebbe realizzato la rete decisiva. Sempre, comunque, contro chiunque.Stando a Wikipedia, oggi farebbe il dirigente sportivo, anche se le sue ultime tracce in tal senso rimandano al 2013 e ai quattro mesi scarsi da Direttore Sportivo del Palermo di Zamparini. Eppure è un ruolo in cui non riesco proprio a immaginarmelo. Forse perché spero ancora di vederlo lì, in panchina, pronto a entrare e a cambiare una partita nata male. In pieno Nicola Amoruso style. La mia “coperta di Linus”. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/nicola-amoruso.html
  17. NICOLA AMORUSO https://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Amoruso Nazione: Italia Luogo di nascita: Cerignola (Foggia) Data di nascita: 29.08.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Nick Dinamite - Nick Piede Caldo Alla Juventus dal 1996 al 1999 e dal 2001 al 2002 Esordio: 28.08.1996 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 0-2 Ultima partita: 10.05.2002 - Coppa Italia - Parma-Juventus 1-0 105 presenze - 29 reti 3 scudetti 1 supercoppa italiana 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Nicola Amoruso (Cerignola, 29 agosto 1974) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Ha militato in 13 squadre in Serie A, andando in gol con 12 di esse: entrambi i traguardi costituiscono un record (il secondo dei quali condiviso con Marco Borriello) per il calcio italiano. Detiene un altro singolare primato: limitatamente alla massima serie, in cui ha realizzato 113 reti, è il più prolifico tra gli attaccanti italiani che non hanno mai indossato la maglia della nazionale maggiore. In carriera ha totalizzato 474 partite e 150 gol con le squadre di club, più 4 presenze e una rete nella nazionale Under-21, con la quale è stato campione d'Europa nel 1996. Nicola Amoruso Amoruso alla Juventus nella stagione 1996-1997 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 29 agosto 2011 Carriera Giovanili 1991-1993 Sampdoria Squadre di club 1993-1994 Sampdoria 8 (3) 1994-1995 Fidelis Andria 34 (15) 1995-1996 Padova 33 (14) 1996-1999 Juventus 81 (22) 1999-2000 → Perugia 25 (11) 2000-2001 Napoli 30 (10) 2001-2002 Juventus 24 (7) 2002 Perugia 7 (0) 2003 Como 14 (6) 2003-2004 → Modena 25 (5) 2004-2005 Messina 22 (5) 2005-2008 Reggina 96 (40) 2008-2009 Torino 20 (4) 2009 → Siena 6 (0) 2009 Torino 0 (0) 2009-2010 Parma 17 (5) 2010 Atalanta 15 (1) Nazionale 1994-1996 Italia U-21 4 (1) Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Biografia Ha tre fratelli, due dei quali hanno provato la carriera calcistica, e una sorella minore. Amoruso è sposato dal 2006 e ha due figlie: Giulia nata nel 2002 e Maria Ludovica nata nel 2006. Caratteristiche tecniche Era un centravanti tecnicamente dotato e rapido nei movimenti. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Fidelis Andria Amoruso esulta per la Fidelis Andria nella stagione 1994-1995 Inizia la carriera nel Trinitapoli, passando successivamente al settore giovanile della Sampdoria. Con i blucerchiati esordisce in Serie A il 12 dicembre 1993 nell'incontro Inter-Sampdoria. Nel corso della stagione colleziona otto presenze e tre gol, vincendo il suo primo trofeo, la Coppa Italia. Non trovando spazio nella Sampdoria, nella sessione estiva del mercato 1994 si trasferisce alla Fidelis Andria, società militante nel campionato di Serie B, dove gioca 34 partite e segna 15 gol. Padova e Juventus La stagione successiva si trasferisce al Padova: al ritorno nella massima serie disputa un buon campionato con 33 presenze e 14 gol; il Padova termina tuttavia all'ultimo posto in classifica. L'annata di Amoruso attira l'attenzione della Juventus, che lo acquista nell'estate del 1996 per 7 miliardi di lire. Nella prima stagione colleziona 23 presenze e 4 gol, nella stagione successiva solo 10 presenze con 2 gol, e in quella seguente 20 presenze e 3 gol. In maglia bianconera conquista due scudetti e una Supercoppa Europea, e tra campionato e coppe nazionali e internazionali ha collezionato 103 presenze siglando 29 reti. Continui cambi di maglia Amoruso al Perugia nella stagione 1999-2000 Dal 1999 al 2005 ha cambiato squadra in ogni stagione, pur restando sempre in Serie A: Perugia (1999-2000), con 25 presenze e 11 gol, Napoli (2000-2001), con 30 presenze e 10 gol, di nuovo alla Juventus nel 2001-2002, dove vince un altro scudetto (9 presenze e nessun gol in campionato ma ben 6 centri in 7 partite in Coppa Italia, di cui è capocannoniere), di nuovo al Perugia nel 2002 (7 presenze) che lo gira poi in prestito al Como nel gennaio 2003, dove ottiene 14 presenze e 6 gol. Nel 2003 passa al Modena (25 presenze e 5 gol) ma la squadra retrocede e il giocatore si svincola con una sostanziosa buonuscita. Nell'estate 2004 si accasa con il neopromosso Messina, dove colleziona 22 presenze e 5 gol. Reggina Nell'estate del 2005 passa alla Reggina, dove gioca con continuità per tre stagioni, ottenendo il massimo della presenze con una squadra (96, tutte in Serie A) e realizzando il massimo di reti (40) sempre con la stessa maglia. Nella stagione 2006-2007 forma assieme al compagno Rolando Bianchi la coppia di attaccanti migliore del campionato, con 35 reti complessive (17 per lui e 18 per Bianchi). Il 4 maggio 2008 in Catania-Reggina (1-2) segna una doppietta importante, che oltre a permettere agli amaranto di ottenere la prima vittoria in trasferta dopo un anno, gli permette di raggiungere quota 100 gol in A, diventando così il primo giocatore nella storia del campionato italiano ad avere raggiunto il prestigioso traguardo segnando con nove maglie diverse, nonché il miglior goleador fra i quattro centenari del gol italiani a non avere mai giocato con la nazionale maggiore (gli altri sono Gino Armano, Lorenzo Bettini e Pietro Paolo Virdis). Ultimi anni Nell'estate 2008 viene acquistato a titolo definitivo dal Torino, per 3 milioni di euro. Con la maglia granata colleziona 20 presenze e 4 gol. Nella sessione invernale del calciomercato viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della compartecipazione al Siena. La società toscana non lo riscatta, pertanto fa ritorno al Torino, retrocesso nel frattempo in Serie B. Il 28 agosto 2009 viene ceduto a titolo definitivo al Parma, neopromosso in Serie A, con cui esordisce il 13 settembre 2009 nella sconfitta esterna contro l'Inter. Segna il suo primo gol, su rigore, fuori contro la Lazio, che vale il 2-1 finale alla squadra emiliana. Torna a segnare 2 mesi dopo contro la Fiorentina a Firenze il gol del momentaneo pareggio (partita finita 3-2 a favore dei ducali), Si ripete nella giornata successiva realizzando su calcio di rigore il definitivo pareggio nella partita casalinga contro il Napoli. Il 13 dicembre 2009 decide il derby dell'Emilia contro il Bologna, dopo avere sbagliato un rigore segna infatti il gol del definitivo 2-1, mentre il 6 gennaio firma il gol del momentaneo pareggio nella partita contro la Juventus. La sua avventura al Parma si conclude (con 5 reti in 17 presenze) il 29 gennaio 2010, data in cui si trasferisce all'Atalanta a titolo definitivo. Due giorni dopo debutta in campionato con la maglia degli orobici, subentrando a pochi minuti dal termine della partita in trasferta disputata contro la Sampdoria. Il 28 marzo segna la sua prima rete in maglia nerazzurra nella sconfitta a Torino contro la Juventus per 2-1; questa rete gli ha permesso di andare a segno con la dodicesima squadra diversa nella massima serie italiana. La stagione successiva rimane a Bergamo senza venir comunque inserito nelle liste di presentazione alla Lega di Serie B. Scaduto il contratto, si svincola dalla squadra bergamasca. Dopo un inizio di preparazione tornando a Perugia in Seconda Divisione, il 29 agosto 2011, giorno del suo trentasettesimo compleanno, decide di ritirarsi dall'attività agonistica. Nazionale Nel 1996 partecipa al campionato europeo Under-21: il 28 maggio a Barcellona disputa la semifinale contro la Francia, terminata con il punteggio di uno a zero. Il 31 maggio, sempre a Barcellona, disputa la finale contro la Spagna, vinta ai calci di rigore dopo che i tempi regolamentari erano terminati sul punteggio di uno a uno. Sempre nel 1996 viene incluso nella lista dei convocati per i Giochi olimpici di Atlanta in qualità di riserva a casa. Dirigente Il 15 settembre 2011 viene nominato responsabile del coordinamento dell'attività del Settore Giovanile della Reggina, lavorando con i tecnici delle varie formazioni giovanili, su tutti quelli della Primavera e degli Allievi Nazionali. Nel novembre del 2012 consegue la qualifica da direttore sportivo a Coverciano. Il 15 maggio 2013 viene ingaggiato dal Palermo, neo-retrocesso in Serie B, come direttore sportivo, a partire dal mese di giugno. È stato voluto dal direttore generale della società Patricio Teubal, con cui Amoruso ha svolto il corso di direttore sportivo, ed è stato presentato il 31 maggio seguente. Il 6 agosto 2013 rescinde consensualmente il suo contratto con il Palermo per motivi personali. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Sampdoria: 1993-1994 Campionato italiano: 3 - Juventus: 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Campionato italiano di Serie B: 1 - Atalanta: 2010-2011 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - 1996 Individuale Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2001-2002 (6 gol)
  18. MARK IULIANO «Mi fanno la stessa domanda da vent’anni. Al supermercato, in banca, dal dentista. Una volta all’aeroporto mentre facevo pipì. Siamo caduti insieme. In alcuni casi, è stato dato anche sfondamento. In un’azione così veloce, pochi avrebbero fischiato il rigore: io no, perché sono tifoso juventino. Nessuno ricorda nient’altro, né che l’anno prima segnai il goal scudetto all’Atalanta. Restiamo solo io, Ronnie e il replay. Scherzando, dico che mi ha reso immortale».Mark Iuliano ricorda sorridendo quell’episodio che, come capita a volte nel calcio (basti ricordare Turone e il suo goal fantasma), ha caratterizzato tutta una carriera. La sua grande occasione arriva nell’estate del 1996: lo chiama la Juventus, che gli infila addosso la maglia numero tredici e lo fa volare verso lo scudetto, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale. Dopo tante retrocessioni, Mark è letteralmente scaraventato nel football mondiale.«Non dimenticherò mai il mio esordio juventino – racconta – avvenuto al Delle Alpi, contro il Manchester in Champions; lo stadio pieno, le maglie rosse dei Red Devils, noi che vincevamo e loro che attaccavano per recuperare. Lippi mi dice di togliermi la tuta; le gambe mi tremavano, sarebbe sciocco non ammetterlo, ma poi, quando sono entrato in campo, tutto è passato ed ho cercato di dare il meglio, aiutato anche dal fatto che sono un tipo tranquillo. È stata una stagione straordinaria; vinciamo lo scudetto con un mio goal a Bergamo, vinciamo la Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea. Peccato solo per la finale di Monaco; per me, è un ricordo bellissimo, considerato che l’anno prima giocavo in Serie B, ma anche bruttissimo, perché la partita andò molto male. Merito al Borussia, certo, ma sono convinto che, se giocassimo altre dieci volte quella partita, non la perderemmo più».Smaltita la delusione, per la Juventus e per Mark, sono nuovi trionfi. Non è più titolare fisso, ma la sua parte la fa sempre. È difensore arcigno, estremamente pratico anche se poco bello da vedere. Si disimpegna a dovere in qualsiasi ruolo arretrato, sia che si giochi a tre, a quattro o a cinque. Il suo avversario non ha certamente vita facile per liberarsi dalla sua ferrea marcatura. Nell’estate del 2005, dopo aver indossato per ben 286 volte la maglia bianconera, aver realizzato sette reti e aver vinto ben otto trofei, decide di emigrare in Spagna, al Mallorca di Cuper.«A Torino sono cresciuto e diventato uomo, grazie alla società ai tifosi e ai miei compagni di squadra; i miei anni in maglia bianconera, durante i quali ho vinto tutto, saranno sempre i miei ricordi più belli. Alla Juventus ho imparato a gestire le sconfitte: tre finali di Champions, uno scudetto sfumato sotto la pioggia a Perugia due mesi prima dell’Europeo svanito al Golden-Gol. Ma noi non abbiamo mai pianto. Ecco, alla Juve ho vinto tanto e ho imparato a perdere. Dopo la Juventus non aveva senso giocare in Italia con un’altra maglia, non mi sembrava giusto e non avevo gli stimoli necessari; ho scelto la Spagna, lottando per la salvezza e riuscendo a conquistarla, dopo notevole difficoltà».«Mio figlio è stato un grande difensore – racconta il padre Alfredo al sito Valderrama.it – non ha avuto la stampa favorevole di cui godevano altri grandi centrali di quegli anni. Non era considerato come Cannavaro, Nesta o Montero. Tuttavia ha giocato stagioni intere allo stesso livello di questi campioni idolatrati da tutti. Faceva parte della grande scuola dei difensori italiani degli anni Novanta. Ha segnato il goal scudetto a Bergamo, nel 1997. Nel centesimo anno della Juventus. Mio figlio è l’uomo che ha consegnato ai bianconeri lo scudetto del centenario. Noi possiamo anche essere empirici e razionali ma credo che il destino ci sia. Qualcosa di inafferrabile per la mente umana. Mark arriva da Campagna, dove non c’era neanche una scuola calcio e fa il goal del centenario. È stata veramente una favola. Una bella favola». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/mark-iuliano.html
  19. MARK IULIANO https://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Iuliano Nazione: Italia Luogo di nascita: Cosenza Data di nascita: 12.08.1973 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 83 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 2005 Esordio: 11.09.1996 - Champions League - Juventus-Manchester United 1-0 Ultima partita: 19.11.2004 - Coppa Italia - Atalanta-Juventus 2-0 277 presenze - 7 reti 4 scudetti 3 supercoppe italiane 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 trofeo intertoto Vicecampione d'Europa 2000 con la nazionale italiana Mauro Franco Fausto Mark Iuliano (Cosenza, 12 agosto 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, vicecampione d'Europa con la nazionale italiana nel 2000. Mark Iuliano Iuliano alla Juventus nel 1997 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 18 marzo 2012 - giocatore Carriera Giovanili 1979-1988 Campagna 1988-1990 Salernitana Squadre di club 1990-1992 Salernitana 30 (0) 1992-1993 Bologna 24 (1) 1993-1994 Monza 16 (0) 1994-1996 Salernitana 54 (1) 1996-2005 Juventus 277 (7) 2005-2006 Maiorca 29 (4) 2006 Sampdoria 4 (0) 2006-2007 Messina 21 (0) 2008 Ravenna 10 (2) 2010-2012 San Genesio 15 (7) Nazionale 1998-2002 Italia 19 (1) Carriera da allenatore 2012-2014 Pavia Allievi Naz. 2014-2015 Latina Primavera 2015 Latina 2017 Partizani Tirana 2018 Udinese Vice Palmarès Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Carriera Giocatore Club Gli inizi, Salernitana Iuliano (in piedi, secondo da sinistra) alla Salernitana nel 1995 Iuliano inizia la sua carriera professionistica nella Salernitana, dopo aver militato nelle giovanili del Real Campagna, società calcistica di Campagna, città della provincia di Salerno dove è cresciuto, pur essendo di origini calabresi. Con i granata, militanti in Serie B, esordisce in prima squadra il 21 aprile 1991 contro il Messina (1-1). Nella stagione 1991-1992, con la società salernitana retrocessa in C1, viene spostato dall'allenatore Tarcisio Burgnich da terzino a difensore centrale, collezionando infine 27 presenze stagionali. Dopo due stagioni tra Bologna e Monza fa ritorno a Salerno nell'annata 1994-1995, dopo che i granata aveva acquisito la promozione in cadetteria. Rimane a Salerno per altre due stagioni, nelle quali l'allenatore Delio Rossi ne fa il jolly della difesa salernitana. Juventus Nel 1996 approda alla Juventus, detentrice della UEFA Champions League, esordendo con i bianconeri proprio in occasione della prima partita della fase a gironi della competizione, contro il Manchester Utd. Alla prima stagione a Torino, pur facendo parte delle seconde linee, trova una buona continuità d'impiego: il 23 maggio 1997, alla penultima giornata di campionato, trova il suo primo gol in maglia bianconera, quello del definitivo 1-1 contro l'Atalanta che assegna matematicamente lo scudetto alla Juventus. Cinque giorni dopo viene impiegato titolare nella finale di Champions League persa 3-1 contro i tedeschi del Borussia Dortmund. Nella stagione successiva, causa il grave infortunio che estromette Ciro Ferrara al giro di boa del campionato, Iuliano diventa definitivamente titolare nel girone di ritorno ed è tra i protagonisti della riconferma dello scudetto. Il suo nome rimane tuttavia legato a livello mediatico — «scherzando, dico che mi ha reso immortale» — al body check, ovvero un intervento difensivo col busto, su Ronaldo nel derby d'Italia contro l'Inter del 26 aprile 1998, con le due squadre in lotta per il titolo: l'episodio, su cui l'arbitro Piero Ceccarini non ravvisa gli estremi per la concessione di un calcio di rigore, fa montare il malcontento della società milanese e provoca di riflesso le stizzite repliche di quella torinese, scatenando accese discussioni sui media nazionali e finanche in parlamento, sfiorando una crisi istituzionale ai vertici della Federcalcio. Col secondo scudetto consecutivo incamerato due giornate dopo, nei giorni seguenti Iuliano disputa anche la seconda finale consecutiva di Champions League, che i bianconeri perdono 0-1 contro gli spagnoli del Real Madrid. Iuliano in azione in maglia juventina nel 1998, pressato dagli avversari empolesi Pane (a sinistra) e Di Napoli (a destra) Dopo un periodo interlocutorio, nella prima metà degli 2000 la Juventus ritorna al successo in campionato, conquistando due scudetti di fila (2001-2002 e 2002-2003) ma perdendo ancora una volta la finale di Champions League, stavolta contro i rivali del Milan, partita a cui Iuliano non prende parte. Al termine della stagione 2004-2005, Iuliano, non più titolare fisso, decide di lasciare la Juventus, dopo otto stagioni e mezzo, 178 presenze in campionato, 7 gol, 4 scudetti, 3 Supercoppe italiane, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intertoto. Ultimi anni Nel 2005 decise di emigrare in Spagna, al Maiorca di Cuper. L'avventura spagnola, per il difensore, dura poco e nel mercato invernale fa ritorno in Italia trasferendosi alla Sampdoria. Svincolato dopo l'esperienza a Genova, il 31 agosto 2006 viene ingaggiato dal Messina, con cui rimane per il successivo anno e mezzo. Nel gennaio 2008 si trasferisce al Ravenna, in Serie B. Nell'estate seguente, però, viene trovato positivo per benzoilecgonina, un metabolita della cocaina, in relazione al test antidoping eseguito il precedente 1º giugno in occasione del derby regionale col Cesena. A causa di ciò, Iuliano viene condannato a due anni di squalifica e al risarcimento di 10 000 euro alla società giallorossa per danni d'immagine. Una volta scontata la squalifica, torna a giocare nell'estate 2010 indossando la maglia del San Genesio, nel girone lombardo di Prima Categoria, con cui vince il campionato 2010-2011 con sei turni di anticipo. Il 14 marzo 2012 annuncia il ritiro dal calcio giocato, all'età di 38 anni, a causa dei numerosi problemi fisici accusati. In carriera ha totalizzato complessivamente 212 presenze e 7 reti in Serie A e 94 presenze e 2 reti in Serie B. Nazionale Debutta nella nazionale maggiore, sotto la gestione del commissario tecnico Dino Zoff, il 5 settembre 1998, nella partita Galles-Italia (0-2) valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2000. Convocato per la fase finale del torneo, gioca tutte le partite dell'Italia, compresa la finale contro la Francia, persa al golden gol. Rimane in nazionale anche durante il primo biennio di Giovanni Trapattoni, che lo convoca per il campionato del mondo 2002 dove mette a referto una presenza, quella negli ottavi di finale contro i padroni di casa della Corea del Sud, nella partita che determina l'eliminazione degli azzurri. Conclude il percorso in nazionale maggiore con un bilancio di 19 presenze, l'ultima delle quali in amichevole contro la Turchia nel 2002, e un gol, quello segnato nell'amichevole contro il Portogallo nel 2000. Allenatore Il 10 dicembre 2012 inizia a frequentare a Coverciano il corso di abilitazione per il master di allenatori professionisti Prima Categoria-UEFA Pro. Nella stessa stagione inizia a farsi le ossa allenando gli allievi nazionali del Pavia. Ritorna agli onori della cronaca all'indomani della sfida Novara-Pavia, conclusasi sul 6-1 per i padroni di casa. Secondo le motivazioni del giudice sportivo "al termine dell'incontro (Iuliano) entrava nello spogliatoio dell'arbitro e lo insultava e minacciava di morte ripetutamente, accusandolo di aver proferito frasi razziste nei confronti di un proprio giocatore". Alcuni dirigenti riescono ad allontanare l'allenatore del Pavia, che in seguito smentisce di aver insultato e minacciato l'arbitro e dichiara che tutto è accaduto perché l'arbitro aveva insultato un calciatore del Pavia, che aveva chiesto al direttore di gara chiarimenti per un fallo non fischiato, ricevendo in risposta dall'arbitro un insulto razzista. Il giudice sportivo infligge una pena di 6 mesi di stop e un'ammenda di 250 euro nei confronti di Iuliano. Nel 2014 diventa tecnico della Primavera del Latina. Il 4 gennaio 2015 viene nominato allenatore della prima squadra sostituendo l'esonerato Roberto Breda. Il 29 maggio seguente viene confermato per un'altra stagione, dopo una convincente annata sulla panchina dei latinensi; tuttavia viene esonerato dalla società il 2 novembre dello stesso anno, dopo la sconfitta col Brescia. Il 26 maggio 2017 diventa inizialmente il nuovo tecnico del Como, militante in Lega Pro; tuttavia la squadra non porta a termine l'affiliazione alla FIGC, venendo quindi esclusa il successivo 30 giugno dai campionati professionistici. Passa quindi agli albanesi del Partizani Tirana il 26 luglio 2017. Viene eliminato al primo turno preliminare di Europa League dai bulgari del Botev Plovdiv. Il 6 novembre rescinde consensualmente il contratto con la squadra, al sesto posto in campionato dopo nove giornate. Il 24 aprile 2018 diviene l'allenatore in seconda dell'Udinese, agli ordini dell'ex compagno di squadra Igor Tudor. Palmarès Giocatore Da sinistra: Peruzzi, Iuliano, Tacchinardi, Zidane, Lombardo, Del Piero, Porrini, Di Livio e Dimas celebrano i trionfi della Juventus nel 1996 in Champions e Intercontinentale Da sinistra: gli juventini Peruzzi, Iuliano e Rampulla festeggiano con la Supercoppa italiana 1997 Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 4 - Juventus: 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 1997, 2002, 2003 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 luglio 2000. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
  20. ILYOS ZEYTULLAYEV Solamente due presenze nell’edizione della Coppa Italia 2001-02 (entrambe contro la Sampdoria) per Ilyos Zeytullayev, attaccante uzbeko di Angren, classe 1984. Il giovanissimo talento dell’Est è dotato di un fisico di tutto rispetto ed è colonna della Primavera juventina dal 2001 al gennaio 2005 (vincitrice di ben due Tornei di Viareggio), prima di essere mandato in prestito alla Reggina. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/ilyos-zeytullayev.html
  21. ILYOS ZEYTULLAYEV https://it.wikipedia.org/wiki/Ilyos_Zeytullayev Nazione: Uzbekistan Luogo di nascita: Angren Data di nascita: 13.08.1984 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 70 kg Nazionale Uzbeko Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2005 Esordio: 11.11.2001 - Coppa Italia - Sampdoria-Juventus 1-2 Ultima partita: 12.12.2001 - Coppa Italia - Juventus-Sampdoria 5-2 2 presenze - 0 reti Ilyos Zeytullaev (Angren, 13 agosto 1982) è un ex calciatore uzbeko, di ruolo centrocampista. Ilyas Zeytulaev Nazionalità Uzbekistan Altezza 178 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2019 - giocatore Carriera Giovanili ????-1998 Sportakademklub 1998-2004 Juventus Squadre di club 2001-2005 Juventus 2 (0) 2005-2006 Reggina 4 (0) 2006 → Crotone 13 (3) 2006-2007 → Genoa 12 (0) 2007 → Vicenza 6 (0) 2007-2008 Verona 13 (1) 2008-2009 Pescara 28 (7) 2009-2013 Virtus Lanciano 52 (1) 2014 Torino 0 (0) 2014 HNK Gorica 6 (0) 2015-2018 Cupello ? (?) Nazionale 1998-2001 Uzbekistan U-20 25 (11) 2000-2003 Uzbekistan U-21 14 (4) 2001-2007 Uzbekistan 10 (2) Carriera da allenatore 2017- Cupello Allievi Biografia Fa parte dell'associazione mondiale Atleti di Cristo. Caratteristiche tecniche Ala destra molto duttile che sa adattarsi a vari ruoli a centrocampo, rare volte ha ricoperto il ruolo di ala sinistra; bravo nel servire le punte. Carriera Club Inizia la sua carriera nella Primavera della Juventus e viene aggregato alla prima squadra nel 2001 dove rimane per tre stagioni scendendo 2 volte in campo in Coppa Italia. Con la primavera festeggia la vittoria di due Tornei di Viareggio. A metà della stagione 2004-2005 passa alla Reggina dove disputa 4 partite, esordendo in Serie A proprio contro la squadra bianconera il 19 marzo 2005. Fa parte della rosa della Reggina anche la stagione seguente, poi nel gennaio del 2006 si trasferisce al Crotone, in Serie B, dove disputa 13 incontri con 3 gol. All'inizio della stagione 2006-2007 viene mandato in prestito al Genoa, dove disputa 12 incontri. Nel gennaio del 2007 passa, sempre in prestito, al L.R. Vicenza, scendendo in campo in 6 occasioni come laterale sinistro di centrocampo. Nell'estate dello stesso anno viene ceduto all'Hellas Verona in Serie C1. Le presenze durante la stagione sono 13 (contando solo il campionato), segnando il gol che salva gli scaligeri dalla retrocessione in Serie C2, nei play-out, negli ultimi minuti di gioco della gara di ritorno contro la Pro Patria. Il 9 luglio 2008 firma un contratto con il Pescara, dopo essersi svincolato dall'Hellas Verona. Con i biancazzurri ottiene la salvezza e realizza 7 centri. Il 1º agosto 2009 lascia i biancazzurri trasferendosi alla Virtus Lanciano firmando un contratto triennale. Rimane svincolato il 1º luglio 2013. Il 30 gennaio 2014 viene tesserato dal Torino. L'8 febbraio seguente viene ceduto a titolo definitivo ai croati dell'HNK Gorica. Il 26 settembre 2015 torna in Italia e firma con il Cupello, squadra militante nel campionato di Eccellenza abruzzese. Nazionale Inizia la trafila con la Nazionale Uzbeka con l'Under-20 nel 1998 giocandovi fino al 2001 segnando 11 reti in 25 presenze (record di reti e presenze in questa selezione ancora imbattuto), dal 2000 al 2003 alternandosi alla nazionale maggiore indossando sempre la maglia numero 10 gioca 14 presenze segnando 4 gol. Dal 2001 al 2007 ha fatto parte della nazionale maggiore giocando alcune gare di Qualificazioni al campionato mondiale di calcio 2002 raccogliendo 2 reti in 10 presenze. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004
  22. AGOSTINO TORASSA Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.01.1918 Luogo di morte: Venezuela? Data di morte: - Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1938 al 1939 Esordio: 04.12.1938 - Amichevole - Saluzzo-Juventus 1-6 0 presenze - 0 reti
  23. VITTORIO TOMASELLI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1931 al 1932 Esordio: 15.11.1931 - Amichevole - Intrese-Juventus 3-2 0 presenze - 0 reti
  24. DAMIANO LONGHI https://it.wikipedia.org/wiki/Damiano_Longhi Nazione: Italia Luogo di nascita: Faenza (Ravenna) Data di nascita: 27.09.1966 Ruolo: Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 69 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1995 al 1996 Esordio: 27.05.1996 - Amichevole - Corea del Sud-Juventus 4-0 Ultima partita: 02.06.1996 - Amichevole - Vietnam-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Damiano Longhi (Faenza, 27 settembre 1966) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del SaonaraVillatora. Damiano Longhi Longhi al Padova nel 1990 Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 69 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra SaonaraVillatora Termine carriera 2002 - giocatore Carriera Giovanili 1982-1984 Modena Squadre di club 1984-1987 Modena 77 (4) 1987-1989 Padova 60 (3) 1989-1990 Pescara 36 (0) 1990-1996 Padova 204 (22) 1996-1997 Hércules 13 (0) 1997 Reggiana 13 (0) 1997-1998 Castel di Sangro 28 (9) 1998-2001 Treviso 49 (2) 2002 Fiorenzuola 2 (0) Carriera da allenatore 2007 Albignasego 2010-2011 Campodarsego 2012-2013 Campodarsego 2014-2015 Atl. San Paolo PD 2015-2016 Curtarolese 97 2016-2017 Sacra Famiglia Giovanili 2017- SaonaraVillatora Biografia Anche il figlio Alessio è calciatore. Carriera Giocatore Debutta nel Modena, con cui disputa due stagioni di Serie C1 ottenendo la promozione in Serie B nel 1986 (decisivo il suo gol contro l'Ancona, all'ultima giornata). Dopo un'ulteriore stagione con i canarini in cadetteria, nel 1987 passa al Padova, insieme al compagno di squadra Giovanni Piacentini. Rimane in Veneto per otto stagioni, intervallate da una parentesi nel Pescara nella stagione 1989-1990: diventa regista e capitano della formazione biancoscudata, con cui ottiene la promozione in Serie A nel 1994. Contribuisce alla salvezza nella massima serie la stagione successiva, realizzando 5 reti in 31 partite, tra cui una tripletta contro la Cremonese. Longhi in azione in maglia patavina nel campionato di Serie B 1987-1988 Nel 1996, dopo la retrocessione del Padova, lascia definitivamente la squadra veneta per trasferirsi in Spagna, nell'Hercules Alicante neopromosso nella Liga. Disputa 13 partite, senza incidere nel gioco della formazione spagnola impegnata nella lotta per la salvezza, e nel mercato invernale torna in Italia, ingaggiato dalla Reggiana: con i granata scende in campo in 13 occasioni, senza evitare la retrocessione in Serie B. A fine stagione passa al Castel di Sangro, in Serie B, con cui colleziona la terza retrocessione consecutiva nonostante il record di marcature stagionali (9 reti). Longhi rimane nella serie cadetta, tornando in Veneto con la maglia del Treviso, con cui disputa tre stagioni: titolare nella prima, finisce progressivamente ai margini della squadra nelle due successive. Svincolatosi nell'estate del 2001, conclude la carriera nel Fiorenzuola, squadra di Serie C2 che lo ingaggia nel gennaio del 2002: l'esperienza in rossonero dura solamente due partite, a causa di un serio infortunio rimediato in allenamento. Allenatore Dopo aver allenato l'Albignasego nel 2007, dal gennaio del 2010 allena il Campodarsego compagine di Eccellenza con la quale nel 2009-2010 ha ottenuto una promozione. Nel gennaio del 2011 è stato sollevato dall'incarico. Il 29 novembre 2012 torna a sedere sulla panchina del Campodarsego in Promozione. Il 21 giugno 2013 lascia l'incarico, dopo aver ottenuto la promozione in Eccellenza. Nell'estate 2014 diventa l'allenatore dell'Atletico San Paolo Padova in Serie D. L'11 gennaio 2015 viene sollevato dall'incarico. Verso la fine della stagione 2015-2016, grazie all'amicizia con il Presidente Gentilin Giancarlo diventa allenatore alla Curtarolese 97, squadra di Curtarolo in provincia di Padova, militante in Prima Categoria. Nel dicembre del 2016, diventa tecnico delle giovanili della Sacra Famiglia, società della Città di Padova. Il 30 novembre del 2017, diventa il nuovo tecnico del SaonaraVillatora. Palmarès Giocatore Campionato italiano Serie C1: 1 - Modena: 1985-1986 (girone A)
  25. MICHELE BENEDETTO https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Benedetto_(calciatore) Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 26.12.1941 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1959 al 1962 Esordio: 11.05.1960 - Amichevole - Legnano-Juventus 0-6 Ultima partita: 16.03.1961 - Amichevole - Riv Villar Perosa-Juventus 0-16 0 presenze - 0 reti Michele Benedetto (Torino, 26 dicembre 1941) è un ex allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore. Michele Benedetto Benedetto con la maglia del Parma nel 1973 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1977 - giocatore 1983 - allenatore Carriera Squadre di club 1961-1962 Juventus 0 (0) 1962-1967 Carrarese 143 (2) 1967-1969 Arezzo 75 (0) 1969-1972 Catanzaro 89 (0) 1972-1977 Parma 173 (1) Carriera da allenatore 1978-1979 Parma (vice) 1980-1981 Parma (vice) 1981-1983 Carpi Carriera Giocatore Benedetto alla Juventus nel 1961, premiato come miglior giocatore del Torneo di Viareggio. Cresce nelle file della Juventus con cui nel 1961 vince il Torneo di Viareggio, venendo al contempo eletto miglior giocatore della manifestazione. L'anno seguente viene ceduto alla Carrarese, con cui raggiunge la Serie C nel 1962-1963 e disputa altre quattro stagioni. Dopo due campionati con l'Arezzo, sempre in terza serie, si trasferisce al Catanzaro dove raggiunge la promozione in Serie A al termine del campionato di Serie B 1970-1971. Con i calabresi disputa una stagione in massima categoria totalizzando 16 presenze. Nel 1972 passa al Parma dove gioca gli ultimi cinque tornei della sua carriera, ottenendo una promozione in cadetteria nel 1972-1973 e incappando in una retrocessione due anni più tardi. Allenatore Nei primi anni ottanta siede sulla panchina del Carpi, nel Campionato Interregionale. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C: 1 - Arezzo: 1968-1969 - Parma: 1972-1973 (girone A) Campionato italiano Serie D: 1 - Carrarese: 1962-1963 (girone A) Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 1961 Individuale Miglior calciatore del Torneo di Viareggio: 1 - 1961
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