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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. ARTURO DE AMBROSIS Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 30.01.1916 - Amichevole - Milan-Juventus 4-3 0 presenze - 0 reti
  2. VITO REDAVID https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1999-2000 Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 07.02.1981 Ruolo: Difensore Altezza: 175 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2000 Esordio: 08.07.1999 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-5 Ultima partita: 19.07.1999 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti Club career 07/2005 - 06/2006 US Salernitana 1919 Midfielder 07/2004 - 06/2005 AC Reggiana Midfielder 07/2003 - 06/2004 FC Crotone Midfielder 01/2003 - 06/2003 L'Aquila Calcio Midfielder 07/2002 - 12/2002 FC Crotone Midfielder 07/2001 - 06/2002 Viareggio Midfielder 10/2000 - 06/2001 AS Gubbio Midfielder 01/2000 - 09/2000 Juventus Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/vito-redavid/
  3. VINCENZO OCCHETTA https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Occhetta Nazione: Italia Luogo di nascita: Romentino (Novara) Data di nascita: 16.02.1931 Luogo di morte: Genova Data di morte: 18.12.2019 Ruolo: Mediano Altezza: 178 cm Peso: 74 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1949 al 1951 0 presenze - 0 reti Vincenzo Occhetta (Romentino, 16 febbraio 1931 – Genova, 18 dicembre 2019) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo mediano. Vincenzo Occhetta Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Mediano Termine carriera 1966 - giocatore 1968 - allenatore Carriera Giovanili 1954-1957 Romentinese Squadre di club 1949-1951 Juventus 0 (0) 1951-1953 Siracusa 70 (10) 1953-1958 Marzotto Valdagno 151 (15) 1958-1960 Milan 52 (2) 1960-1964 Genoa 107 (1) 1964-1966 Rapallo 36 (2) Carriera da allenatore 1965-1966 Rapallo 1966-1968 Savona Carriera Cresce calcisticamente nella squadra del suo paese - Romentino - per passare alla Juventus nel 1949, giocando con le riserve e senza mai esordire in prima squadra. La Juventus lo cede nel 1951-1952 al Siracusa allenato da Mario Perazzolo e con i siciliani disputa due campionati nella Serie cadetta. Retrocesso il Siracusa in Serie C, Occhetta passa al Marzotto nel 1953-1954, giocando con i vicentini cinque campionati di Serie B. Occhetta con Nils Liedholm. Nel 1958-1959, su suggerimento di Giuseppe Viani, passa al Milan condotto da Viani stesso e Luigi Bonizzoni. L'esordio in Serie A di Occhetta avviene, in sostituzione di Nils Liedholm, il 21 settembre 1958 a San Siro contro la Triestina, che viene battuta per 2-0. Alla quarta giornata Liedholm rientra e Occhetta resta al suo posto; ad uscire di squadra è Sandro Salvadore. Il Milan con Occhetta titolare, a fianco di Liedholm e Cesare Maldini, vince lo scudetto ed il novarese viene confermato anche l'anno successivo. Nel 1960-1961 torna in Serie B con il neoretrocesso Genoa - assieme a Giancarlo Gallesi e Gastone Bean - come contropartita per l'acquisto di Paolo Barison. Lascia quindi Milano dopo aver disputato con i rossoneri 52 partite con 2 reti nella massima serie, 4 gare con 2 reti in Coppa Italia e altri 4 incontri in Coppa dei Campioni. A Genova si ferma altre quattro stagioni contribuendo al ritorno dei genoani, allenati da Roberto Gei, in Serie A nel 1961-1962, stagione nella quale diviene capitano dei rossoblù a seguito del ritiro di Fosco Becattini. Tornato nella massima serie con i liguri, vi rimane sino al 1963-1964 per poi scendere la stagione successiva in Serie D con il Rapallo Ruentes e, una volta conquistata la promozione in Serie C, svolgere la funzione di allenatore-giocatore dei bianconeri. Sostituisce inoltre Ercole Rabitti sulla panchina del Savona in Serie B e rimane anche l'anno successivo in Serie C. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Serie B: 1 - Genoa: 1961-1962 Campionato italiano: 1 - Milan: 1958-1959 Serie D: 1 - Rapallo Ruentes: 1964-1965
  4. CRISTIANO NOVEMBRE https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_2007-2008 Nazione: Italia Luogo di nascita: Brindisi Data di nascita: 15.06.1987 Ruolo: Portiere Altezza: 188 cm Peso: 78 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2007 al 2008 Esordio: 22.07.2007 - Amichevole - Juventus-Cina Olimpica 4-0 Ultima partita: 24.05.2008 - Amichevole - Juventus-Parma 3-3 0 presenze - 0 reti
  5. RICCARDO BONETTO https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Bonetto Nazione: Italia Luogo di nascita: Asolo (Treviso) Data di nascita: 20.03.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: 177 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 28.03.1997 - Amichevole - Juventus-Verbania 1-1 0 presenze - 0 reti Riccardo Bonetto (Asolo, 20 marzo 1979) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o attaccante, attuale vice-allenatore e tecnico delle giovanili dell'Istrana. Riccardo Bonetto Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, attaccante) Squadra Istrana (Vice - Giovanili) Termine carriera 2016 - giocatore Carriera Giovanili Juventus Squadre di club 1996-1998 Juventus 0 (0) 1998 → Novara 15 (1) 1998-1999 → Fermana 0 (0) 1999-2000 → Beveren 25 (2) 2000-2001 → Arezzo 30 (3) 2001-2002 Empoli 11 (0) 2002-2003 Ascoli 11 (0) 2003 → Lucchese 13 (1) 2003-2006 Empoli 53 (2) 2006 → Ascoli 0 (0) 2006-2007 Lazio 3 (0) 2007-2008 → Bologna 33 (0) 2008-2009 → Livorno 38 (0) 2009-2011 Lazio 0 (0) 2011-2012 Bassano Virtus 22 (0) 2012 Fersina Perginese ? (?) 2013-2016 Istrana ? (?) Carriera da allenatore 2013- Istrana Vice - Giovanili Carriera Gli esordi e l'esperienza in Belgio Cresciuto nelle giovanili della Juventus, nel gennaio del 1998 viene mandato a farsi le ossa al Novara, dove esordisce da professionista giocando 15 partite e segnando un gol in Serie C2. La stagione successiva, pur rimanendo sempre di proprietà dei bianconeri, il giovane Bonetto inizia la preparazione con la Fermana, salvo poi trasferirsi in Belgio al Beveren dove in due stagioni totalizzerà 19 presenze segnando 2 reti. Tornato in Italia, nella stagione 2000-2001 si trasferisce in Serie C1 nelle file dell'Arezzo, dove gioca 30 partite con 3 gol all'attivo, arrivando con la squadra fino ai play-off. La Serie B e gli anni ad Empoli Nell'estate del 2001 arriva poi in Serie B all'Empoli, dove gioca solamente 11 partite, così come nella stagione successiva all'Ascoli. Nell'annata successiva, dopo una parentesi alla Lucchese, Bonetto torna nuovamente all'Empoli, che acquisterà poi l'intero cartellino dalla Juventus, ma, complice un brutto infortunio, resta fermo per parecchi mesi senza quindi mai riuscire a scendere in campo nel campionato di Serie A 2003-04. Nel campionato successivo, però, gioca in Serie B 36 partite segnando anche una rete e riconquista con la sua squadra la promozione in A, dopo la retrocessione dell'anno precedente. Il 28 agosto 2005 esordisce in Serie A scendendo in campo nella prima di campionato del campionato 2005-2006 contro l'Udinese al Friuli, in cui la sua squadra esce sconfitta per 1-0. Fino a gennaio gioca in 16 occasioni mettendo a segno anche un gol, ma in quello stesso mese arriva l'annuncio del suo futuro ingaggio a parametro zero da parte della Lazio e così l'Empoli decide prima di metterlo fuori rosa, poi di mandarlo in prestito all'Ascoli fino alla fine della stagione, dove, complice un nuovo infortunio, non scende mai in campo. L'arrivo alla Lazio e gli anni in prestito Svincolatosi, viene dunque ingaggiato dalla Lazio all'inizio della finestra estiva di calciomercato del 2006. Il 2 luglio 2007 si trasferisce in Serie B al Bologna, dove gioca un'ottima stagione, condita con l'assist per il goal di Dino Fava Passaro che di fatto promuove il Bologna in Serie A. L'8 luglio 2008 si trasferisce al Livorno in prestito, giocando titolare per tutta la stagione, sfornando anche qualche assist con cross dalla sinistra e concludendo la stagione con la promozione in Serie A, la terza personale in carriera. Nell'estate 2009 terminato il prestito al Livorno torna alla Lazio. Nel novembre 2010 ottiene in accordo con il club romano la possibilità di allenarsi, in attesa di una sistemazione definitiva, con la squadra del suo paese, la Bassano Virtus, e non più nel Centro sportivo di Formello. Nel luglio 2011 rescinde il contratto con la società capitolina. L'addio alla Lazio e l'approdo al Bassano Virtus Il 4 agosto 2011, dopo aver rescisso il contratto con la Lazio, firma per il Bassano Virtus. A fine stagione rimane però svincolato. Per la stagione successiva firma per la Fersina Perginese, società di Trento, con la quale rescinde il contratto a novembre 2012, restando così svincolato. Nell'estate 2013 firma per l'Istrana, in Eccellenza. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2004-2005 Supercoppa italiana: 1 - Lazio: 2009
  6. ALESSANDRO BIRINDELLI San Frediano a Settimo – scrive Nicola Calzaretta sul “Guerin Sportivo” del 2-8 agosto 2005 –, entroterra pisano, una bella casa a due piani costruita con i primi guadagni e con una buona dose di sacrifici alla fine degli anni ‘70. «Siamo in fase di trasloco. Mia figlia Tiziana tra poco si sposa, così gli ho liberato il piano superiore. Io ed Erminia, mia moglie, si sta di sotto». Paolo Birindelli ci mette subito al passo con quanto sta accadendo, mentre Erminia tiene a bada i due nipotini. Sono i figli di Alessandro, volante terzino dal destro al fulmicotone, da otto anni al servizio della Vecchia Signora. «Ricordo ancora quando Ale mi telefonò per darmi la notizia del trasferimento. Per prima cosa mi disse di mettermi seduta. Poi aggiunse: mi ha preso la Juventus. Aveva la voce rotta dall’emozione. Io mi misi a urlare. Ero felicissima, soprattutto per lui, bianconero fin dalla nascita». Correva l’anno 1997. E, in verità, tante corse le aveva fatte anche la famiglia Birindelli per giungere a quell’importante traguardo. Paolo: «Ognuno di noi ha pedalato sodo, ma chi più di tutti ci ha buttato dentro l’anima è stato Alessandro che ci ha sempre creduto. Io e mia moglie lo abbiamo aiutato e assecondato, ma non ci abbiamo mai fatto la bocca al fatto che sarebbe diventato un calciatore professionista». «Tant’è vero – aggiunge Erminia – che quando in terza superiore decise di abbandonare la scuola, io ci rimasi male. Insomma, per me contava di più che lui prendesse un diploma. Ma onestamente vedevo che non ce la faceva proprio». Alessandro era già nel vivaio dell’Empoli e tra allenamenti e partite il tempo scarseggiava. «Il nostro centro di gravità era Pisa», racconta Paolo: «Io operaio alla Saint Gobain, Erminia impiegata e Alessandro a scuola. Grazie all’aiuto di un amico che faceva il posteggiatore alla stazione di Pisa, avevamo architettato questo piano. Prima di entrare in fabbrica lasciavo all’amico la borsa del calcio per Alessandro. Verso mezzogiorno mia moglie, terminato il lavoro, ci metteva dentro un paio di panini. Così quando Ale usciva di scuola, lasciava lo zaino con i libri al solito posteggiatore che gli consegnava la borsa per gli allenamenti. Saliva sul treno per Empoli e mangiava qualcosa. Quando poi io alle quattro finivo il turno, mi riprendevo lo zaino di scuola e tornavo a casa». «Alessandro, però, lo si rivedeva tornare alle otto di sera» interviene Erminia «era cotto». Anche perché il buon Biro non è mai stato tipo da risparmiarsi. Microfono ancora a Paolo. «Una volta lo accompagnai io a Empoli. Erano usciti ormai tutti dallo spogliatoio. Cominciai a preoccuparmi. Dopo un po’ lo vidi arrivare e gli chiesi il motivo del ritardo. “Babbo, mi rispose, manca il terzino sinistro domenica ed io ho fatto il ‘muro’ alla fine dell’allenamento. Se voglio giocare, devo migliorare con il sinistro”». «È sempre stato serio e puntuale», continua Paolo. «L’unico momento di sconforto lo viveva quando la stagione stava per finire perché aveva paura di non essere confermato. Ma quando poi, per le vacanze, gli davano la lettera con la dieta da seguire e gli allenamenti da fare, il mondo cambiava colore». Si accenna alle vacanze ed Erminia chiede la parola: «D’estate siamo sempre andati in Sardegna. Io sono di Oristano. Per dirti di come Alessandro prendeva le cose seriamente, mentre noi andavamo al mare in bicicletta, lui veniva di corsa seguendo la tabella degli impegni». Paolo annuisce, mentre con la memoria torna ai primi passi di Alessandro: «Aveva otto anni quando entrò nel settore giovanile del San Frediano. Prima aveva fatto judo, ma anche in bicicletta andava forte, tant’è che qualche amico addentro al mondo del ciclismo lo avrebbe visto bene in sella. Ma a lui piaceva il pallone». Erminia sorride: «Gli piaceva anche andare con lo skateboard. Era spericolato, saltava da un marciapiede all’altro: la gente si fermava a guardarlo». Un giorno capitò anche un osservatore del San Frediano di veder Biro correre, ma col pallone al piede. «Fu tutt’uno» ricorda Paolo «lo vide e lo portò in squadra. Per me andava bene, al punto che entrai anch’io nella società per dare una mano». E anche per Alessandro le cose si misero per il meglio, pure per la salute. «Aveva la pertosse» è la volta della mamma «non ci fu verso di fargliela passare. Lo portammo dappertutto. Fu il campo del San Frediano che gliela fece sparire». Paolo non nasconde la felicità nel ripercorre quei primi passi. «Mi è sempre piaciuto il calcio. Avrei voluto giocare anch’io, ma erano altri tempi. In casa mia non volevano che sudassi. Allora, dopo aver fatto una partitina con gli amici, magari chiamavo mia sorella e mi facevo tirare un asciugamano per nascondere le tracce di sudore. Da ragazzo ho seguito il Pisa, specie quello di Gonfiantini e Piaceri, Serie A fine anni ‘60. E ora c’era Alessandro che andava via come un treno sulla fascia». Fino a quando non arriva la fermata alla stazione di Empoli. «Aveva 11 anni e su di lui, in verità, c’erano già gli occhi della Fiorentina che, però, lo avrebbe prestato alla Marinese, una società satellite. Preferimmo l’Empoli che diede due milioni al San Frediano». «I primi tempi lo accompagnavo io con il treno» chiude Erminia. «Rimanevo lì per tutto il tempo dell’allenamento. Ma non stavo con le mani in mano. Facevo l’uncinetto. Alla fine son venuti fuori tre servizi di tovaglie e qualche metro di pizzo». 〰.〰.〰 Nell’estate del ‘97, è Spalletti a segnalarlo a Marcello Lippi che lo porta alla Juventus. Prima di presentarsi a Torino, ottiene la promozione con l’Empoli in Serie A e vince i Giochi del Mediterraneo, con l’Under 23 allenata da Marco Tardelli. «Quando sono arrivato qui, non pensavo di rimanere così tanto. Per me, tifoso juventino fin da bambino, era la realizzazione di un sogno. All’inizio, la speranza era quella di fare bene e di conquistare un posto da titolare. Venivo dalla Serie B ed è stato un crescendo continuo». Il primo campionato con la maglia bianconera è molto positivo; Biri, infatti, conquista immediatamente il posto da titolare e, con 47 presenze e 2 gol, partecipa attivamente alla conquista dello scudetto e della Supercoppa Italiana. «Ricorderò sempre il primo giorno di ritiro. Lippi disse a noi giovani che c’erano delle gerarchie da rispettare, ma che ci sarebbe stato spazio per tutti. Vinsi subito la Supercoppa Italiana contro il Vicenza ed esordii, segnando un gol, in Coppa dei Campioni, contro il Feyenoord. Ma la cosa più importante è che mi resi conto che c’era fiducia nei miei confronti. Tutti i miei compagni mi fecero sentire come se fossi stato con loro da sempre. Questa è stata, e sarà sempre, una prerogativa di questo spogliatoio». Nella stagione ‘98-99 Alessandro, nonostante il deludente campionato della Juventus, totalizza 36 presenze e 2 reti, ottenendo la fiducia nel neo allenatore bianconero Ancelotti. Nelle stagioni successive, nonostante perda il posto da titolare, tutti gli allenatori juventini lo confermano e lo apprezzano, ammirandone la rapidità e la capacità di mantenere la forma anche giocando saltuariamente. Biri ottiene anche grandi soddisfazioni personali, come nella Coppa dei Campioni 2002-03; infatti, il suo gol contro il Deportivo La Coruña, realizzato con un destro sotto l’incrocio dei pali da una trentina di metri, è ricordato come uno dei più bei gol da fuori area della storia del calcio: «A livello personale, il ricordo più bello è stato il gol a La Coruña. Ma ce ne furono altri, come il cross per il gol di Zalayeta a Barcellona o la semifinale contro il Real Madrid, in un Delle Alpi ma così pieno di entusiasmo. Purtroppo, quell’annata si concluse con la delusione di Manchester, nonostante l’emozione di poter calciare e realizzare uno dei rigori. Fu una sensazione strana, quella che precedette il tiro, con pensieri che cambiarono mille volte prima di arrivare sul dischetto». Logico che anche la Nazionale si interessi a lui; il 20 novembre 2002, contro la Turchia, esordisce nella squadra azzurra allenata da Trapattoni. Nell’estate del 2005, durante una partita amichevole contro il Benfica, subisce un duro intervento alla caviglia che gli fa perdere tutta la stagione. Tornato a disposizione all’inizio della stagione 2006-07, complice la retrocessione della squadra bianconera in Serie B, ottiene il ruolo di vice capitano e riconquista anche il posto da titolare sulla fascia destra, grazie anche ai soventi malanni di Zebina. L’infortunio e l’inesorabile passare del tempo, ne condizionano il rendimento. Biri, infatti, perde quella rapidità che ne aveva sempre contraddistinta la carriera e, spesso, è messo in difficoltà da avversari meno titolati. Nel campionato cadetto gioca, comunque, 37 partite, segnando la rete che permette alla Juventus di battere il Pescara, il 31 marzo 2007: «L’amarezza che fa più male è stata la retrocessione in B, perché ho visto svanire tutti i sacrifici di una stagione dominata! Noi sappiamo quello che abbiamo lottato per vincere quei due scudetti e lo sanno anche dall’altra parte, però loro devono dire l’opposto per giustificare il motivo per cui non vincevano mai; la ragione, in realtà è una sola, noi eravamo i più forti e lo sapevano benissimo, dimostrandolo battendoli a San Siro!». Nel 2007-08 è riconfermato nella nuova squadra guidata da Claudio Ranieri e disputa solamente 11 gare tra campionato e Coppa Italia. Il 17 maggio 2008, dopo 306 presenze e 6 gol annuncia l’addio alla Juventus; nel suo palmarès figurano quattro scudetti, tre Supercoppa Italiana e un Intertoto: «Il segreto per rimanere tanti anni? La professionalità, la voglia di migliorarsi, credere in un progetto, essere in simbiosi con le idee della società. Tutte queste componenti portano a risultati come questi». Il rammarico di non aver potuto scendere in campo per l’ultima partita in bianconero: «Ci sono rimasto male, ma è finita lì. Se avessi voluto far polemica, l’avrei fatta tre minuti dopo, quando le telecamere di SKY sono venute a intervistarmi. Sicuramente ci sono rimasto male, anche perché poi quando hanno chiesto a Ranieri il perché, la sua risposta è stata che in quel momento della gara aveva bisogno di un centrocampista. Cioè, l’ultima partita di campionato, capisci? La risposta dice tutto». Una grave mancanza di rispetto nei confronti di una bandiera. «Quello che ho dato lo so bene e penso che la gente abbia apprezzato. Giocando bene o giocando male, ho sempre dato il massimo». “TUTTOJUVE.COM” DEL 24 APRILE 2014 Alessandro Birindelli, ex giocatore della Juventus, club nel quale ha militato per ben undici anni, dal 1996 al 2007, si sofferma, intervistato da “Grossetosport.com”, sulla sua lunga e importante esperienza in maglia bianconera: «L’impatto con la Juve è stato pesante, ricco di attesa dal momento in cui ho avuto la notizia al momento effettivo di passare di là, fino a quando sono arrivato ed ho iniziato il lavoro con il gruppo. In quel periodo mi facevo molte domande, tipo: “Ma sarò all’altezza?” oppure “Con quel gruppo là come mi troverò?” Comunque era un gruppo che io vedevo in televisione e che ammiravo, essendo poi un tifoso juventino, chiaramente tutto questo mi portò un’emozione particolare. La stessa famiglia Agnelli, stentavo a crederci e facevo fatica a realizzare. Forse la serenità e la spensieratezza nel primo giorno in bianconero mi hanno portato a essere sereno e tranquillo. Quell’anno venivo da un campionato vinto con l’Empoli, poi sono partito con la Nazionale per disputare i Giochi del Mediterraneo, che abbiamo vinto, e il giorno dopo mi sono sposato. In pratica, quel periodo è stato così intenso che sono arrivato a Torino senza essermene reso conto. Sono arrivato lì, dove c’era gente che aveva già vinto la Coppa Campioni, gente affermata, però ripeto, mi hanno fatto sentire da subito uno di loro. Questo, poi, mi ha agevolato sia nell’inserimento che negli allenamenti, oltre che nei rapporti con mister Lippi, il quale mi ha dato l’opportunità di affacciarmi al grande calcio e ha avuto fiducia in me, che ho cercato di ripagare sempre con il massimo impegno. Noi avevamo veramente un grande gruppo, gli altri avevano forse rispetto a noi in quel periodo qualche cosa di più sull’aspetto degli individui, ma, dove loro si fermavano, noi riuscivamo a sopperire alle mancanze con uno spirito di gruppo, fatto di grande carattere e agonismo». Birindelli ricorda anche la parentesi poco felice legata a Calciopoli: «Ti senti come derubato di qualcosa, perché come calciatore, di tutto quello che gira attorno a livello societario, non lo percepisci o lo percepisci molto poco. Almeno che tu non abbia un rapporto più stretto con i dirigenti o con l’allenatore. A quei livelli, il ruolo tra calciatore e dirigenti è molto separato, aldilà delle discussioni che riguardano la tua professione, ognuno svolgeva il suo lavoro. Visti tutti i sacrifici che fai per ottenere i risultati, rimane difficile capire tutto quello che è successo e quello che è avvenuto dopo. Rimani interdetto, quasi incredulo, ti viene da chiederti: “Ma dove ho vissuto io in questo periodo? Io pensavo che il calcio fosse un’altra cosa”. Non ti nascondo che questa storia mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma io mi sento i cinque titoli perché sono sicuro di averli vinti sul campo. Dispiace per tutto quello che è venuto fuori, soprattutto perché viviamo in un periodo dove siamo usciti da Calciopoli, ma poi siamo arrivati a calciatori che vendevano le partite, gente che viveva fuori dai circuiti della regolarità e che andava a falsare le partite». Ultimo pensiero, infine, rivolto alla fine della sua esperienza a Torino e all’anno vissuto in B: «Io penso di aver portato rispetto a questa società, soprattutto nella professionalità e l’impegno messo quotidianamente in ogni allenamento, in ogni partita. Nei confronti dei miei compagni, di tenere quel gruppo saldo, anche quando tanti campioni se ne andavano e la responsabilità, piano, piano, ricadeva su di te e altri. Mi è dispiaciuto la non chiarezza dei dirigenti del periodo. Devi sapere che ho rifiutato il rinnovo di contratto nell’anno di Serie B, dicendo che volevo giocare e dimostrare sul campo che meritavo la riconferma. Da quel momento non ne abbiamo più parlato, quindi a me rimane il rammarico della mancanza di chiarezza. Aldilà di questo episodio, resta comunque un grande amore per questa società e i rapporti attuali sono ottimi». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/11/alessandro-birindelli.html
  7. ALESSANDRO BIRINDELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Birindelli Nazione: Italia Luogo di nascita: Pisa Data di nascita: 12.11.1974 Ruolo: Difensore Altezza: 176 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: Birillo Alla Juventus dal 1997 al 2008 Esordio: 23.08.1997 - Supercoppa Italiana- Juventus-Vicenza 3-0 Ultima partita: 16.03.2008 - Serie A - Juventus-Napoli 1-0 305 presenze - 7 reti 5 scudetti 3 supercoppe italiane 1 campionato di serie B 1 trofeo intertoto Alessandro Birindelli (Pisa, 12 novembre 1974) è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, tecnico della squadra Under-16 dell'Empoli. Alessandro Birindelli Birindelli alla Juventus nel 2006 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Empoli (Under-16) Termine carriera 2010 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? San Frediano 19??-19?? Empoli Squadre di club 1992-1997 Empoli 118 (1) 1997-2008 Juventus 305 (7) 2008-2009 Pisa 37 (0) 2009-2010 Pescina VG 27 (0) Nazionale 1997 Italia U-23 3 (0) 2002-2004 Italia 6 (0) Carriera da allenatore 2010-2011 Zambia Vice 2011 Pistoiese 2012-2013 Dinamo Bucarest Vice 2016-2017 Empoli U-17 2017-2018 Pisa U-16 2018-2021 Pisa Berretti 2021- Empoli U-16 Giochi del Mediterraneo Oro Bari 1997 Biografia Ha un figlio, Samuele, anch'egli calciatore. Caratteristiche tecniche Giocatore Il suo ruolo originario era quello di ala destra; solo una volta giunto nella squadra Primavera dell'Empoli ha cominciato a giocare stabilmente come terzino destro, ruolo poi interpretato per il resto della carriera. In possesso di un «destro di potenza», grazie a esso talvolta s'incaricava dell'esecuzione di calci piazzati. Carriera Giocatore Club Empoli e Juventus Inizia a giocare a calcio all'età di 8 anni nella squadra di San Frediano di Cascina, piccolo centro della provincia di Pisa. Cresce nelle giovanili dell'Empoli, con cui disputa cinque campionati (quattro in Serie C1 e uno in Serie B), ottenendo due promozioni consecutive, sotto la guida di Luciano Spalletti, dalla C1 alla B nel 1996, e dalla B alla Serie A l'anno successivo. Birindelli in azione con la fascia di capitano dell'Empoli nel 1996 Proprio il 1997 è il suo anno più fortunato, in quanto oltre alla promozione con la formazione toscana, Spalletti lo segnala al corregionale Marcello Lippi, tecnico della Juventus, il quale in estate lo porta a Torino, acquistato dalla società bianconera per 4,5 miliardi di lire. In maglia juventina si guadagna subito un posto da titolare, vincendo dopo poche settimane la Supercoppa italiana ai danni del Vicenza, ed esordendo in Serie A il 31 agosto 1997 contro il Lecce, nella stagione in cui conquisterà il suo primo dei suoi cinque scudetti; nella stessa annata raggiunge anche la sua prima finale di Champions League, persa ad Amsterdam contro il Real Madrid. A fronte del suo ruolo di gregario, rimane tra i punti fermi della Juventus nelle stagioni seguenti, e nel 2003 gioca la sua seconda finale di Champions League, anch'essa persa, stavolta a Manchester contro i connazionali del Milan (pur realizzando il suo tentativo nell'epilogo ai tiri di rigore). Nell'estate 2005, durante un'amichevole contro il Benfica, incappa in un grave infortunio alla caviglia che gli preclude la stagione 2005-2006. Tornato a disposizione all'inizio dell'annata seguente, complice la sopravvenuta retrocessione d'ufficio della società bianconera in Serie B, ottiene il ruolo di vicecapitano e riconquista anche il posto da titolare sulla fascia destra. Nel campionato cadetto 2006-2007 gioca 37 partite segnando 1 rete, quella che il 31 marzo permette ai torinesi di battere il Pescara (1-0). Ottenuto l'immediato ritorno in massima serie, nella stagione 2007-2008 viene riconfermato in squadra e, seppur relegato tra le seconde linee, disputa in totale 11 gare tra campionato e Coppa Italia. Il 17 maggio 2008 dà l'addio alla Juventus dopo 11 anni. Birindelli (accosciato, primo da sinistra) nella Juventus scesa in campo il 17 settembre 1997 contro il Feyenoord: per il difensore si trattò dell'esordio in Champions League, nel quale trovò anche il gol che fissò il 5-1 finale per i bianconeri. In maglia bianconera vanta in totale 7 gol. La prima marcatura in Serie A è contro il Piacenza, mentre in Champions League segna 3 gol: il primo, all'esordio, su punizione contro il Feyenoord (5-1); poi un anno dopo sigla di testa il pareggio contro il Galatasaray (2-2); infine il terzo allo Stadio Riazor di La Coruña, con uno spettacolare tiro dai 25 metri all'incrocio dei pali (2-2). Ultimi anni Deciso a proseguire l'attività agonistica, il 21 luglio 2008 si accasa al Pisa, città dove è nato ma nella quale non aveva mai giocato. Birindelli disputa in nerazzurro 37 partite nella serie cadetta. Dopo il fallimento della società, in seguito alla retrocessione, il giocatore rimane senza squadra, ma il 19 agosto 2009 ne viene ufficializzato l'acquisto da parte del Pescina VG, società abruzzese neopromossa in Prima Divisione. Nonostante l'ingaggio di altri nomi di rilievo per la categoria, come César e Lampros Choutos, la squadra fallisce al termine della stagione 2009-2010, con Birindelli che decide di chiudere la sua carriera da professionista. In carriera ha totalizzato complessivamente 160 presenze e 1 rete in Serie A (in occasione del successo esterno della Juventus sul Piacenza del 14 febbraio 1999) e 109 presenze e due reti in Serie B. Nazionale Inizia la carriera in maglia azzurra nella rappresentativa Under-17, in cui viene convocato 3 volte nel 1991 senza mai debuttare. Nel 1997 prende parte ai Giochi del Mediterraneo con l'Italia Under-23 guidata da Marco Tardelli che vince la competizione, disputando da titolare i quarti, la semifinale e la finale contro i pari età della Turchia. Proprio contro i turchi esordisce con la nazionale maggiore il 20 novembre 2002, rispondendo alla convocazione del commissario tecnico Giovanni Trapattoni; totalizzerà complessivamente 6 presenze nella nazionale A. Allenatore e dirigente Dal 21 luglio 2010 svolge il ruolo di assistant coach della nazionale zambiana, guidata da Dario Bonetti. Nel maggio 2011 è nominato responsabile del settore giovanile della Pistoiese, militante in Serie D. Il 19 settembre successivo, a seguito delle dimissioni di Riccardo Agostiniani, assume la carica di allenatore della prima squadra, venendo esonerato poco più di un mese dopo, il 31 ottobre, dopo che la formazione arancione era nel frattempo precipitata all'ultimo posto in classifica. Il 18 aprile 2012 viene nominato vice di Dario Bonetti alla guida della Dinamo Bucarest. Il successivo 14 novembre viene esonerato insieme al tecnico. Nel maggio 2013 torna al Pisa in qualità di capo del settore giovanile, mentre nell'estate 2014 è nominato responsabile del settore giovanile del Trapani. Nella stagione 2016-2017 torna all'Empoli, società che l'aveva cresciuto da calciatore, chiamato ad allenare della formazione Under-17. Nell'autunno 2017 avviene un secondo ritorno a Pisa, prendendo in mano la formazione Under-16; l'annata seguente passa alla guida della formazione Berretti nerazzurra. Dall'11 novembre 2021 torna all'Empoli come allenatore della formazione Under-16. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Empoli: 1995-1996 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 1997, 2002, 2003 Campionato italiano: 5 - Juventus: 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 e 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Giochi del Mediterraneo: 1 - Bari 1997
  8. GIOVANNI BRUTTO https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Brutto Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 21.03.1948 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1964 al 1965, dal 1967 al 1968 e dal 1970 al 1971 Esordio: 24.02.1965 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 1-2 Ultima partita: 29.06.1971 - Amichevole - Juventus-Cagliari 2-1 0 presenze - 0 reti Giovanni Brutto (Vercelli, 21 marzo 1948) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Giovanni Brutto Brutto alla Ternana nella stagione 1972-1973 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1975 Carriera Squadre di club 1967-1968 Juventus 0 (0) 1968-1969 Potenza 29 (1) 1969-1971 Novara 24 (0) 1971-1973 Ternana 26 (1) 1973-1974 Turris 13 (0) 1974-1975 Bolzano 29 (0) Carriera Cresciuto nelle giovanili della Juventus, con la Ternana esordì in Serie A il 12 novembre 1972 nella partita Ternana-Cagliari (1-1). Dopo una breve parentesi con l'Arezzo, fu ceduto alla Turris e poi al Bolzano senza più avere la possibilità di ritornare nelle massime categorie. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C: 1 - Novara: 1969-1970
  9. RUDY NICOLETTO Nazione: Italia Luogo di nascita: Feltre (Belluno) Data di nascita: 08.02.1979 Ruolo: Difensore Altezza: 179 cm Peso: 75 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 28.03.1997 - Amichevole - Juventus-Verbania 1-1 Ultima partita: 31.07.1997 - Amichevole - Valle d'Aosta-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti 07/2011 - 06/2014 Ripa La Fenadora Defender 07/2010 - 06/2011 FBC Unione Venezia Defender 07/2009 - 06/2010 Calcio Montebelluna Defender 10/2008 - 06/2009 AC Belluno Defender 01/2008 - 09/2008 Bassano Virtus Defender 07/2006 - 12/2007 Ravenna Calcio Defender 07/2005 - 06/2006 Novara Calcio Defender 07/2004 - 06/2005 US Avellino Defender 07/2003 - 06/2004 Lucchese Defender 07/2002 - 06/2003 Pescara Calcio Defender 07/1999 - 06/2002 Polisportiva Sassari Torres Defender 07/1998 - 06/1999 US Alessandria 1912 Defender 07/1997 - 06/1998 Juventus Defender
  10. DINO GIANNASCOLI Nazione: Italia Luogo di nascita: Sanremo (Imperia) Data di nascita: 29.01.1975 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1992 al 1994 Esordio: 29.04.1993 - Amichevole - Caratese-Juventus 2-3 Ultima partita: 09.06.1994 - Amichevole - Bari-Juventus 2-0 0 presenze - 0 reti
  11. ESPOSITO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1951 al 1952 Esordio: 06.03.1952 - Amichevole - Juventus-Leumann 5-1 0 presenze - 0 reti subite
  12. SIMONE ESPOSITO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 24.05.1990 Ruolo: Attaccante Altezza: 171 cm Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2009 Esordio: 10.12.2008 - Champions League - Juventus-Bate Borisov 0-0 Ultima partita: 14.01.2009 - Coppa Italia - Juventus-Catania 3-0 2 presenze - 0 reti 01/2012 - 06/2014 US Grosseto FC Midfielder 07/2011 - 12/2011 Juventus Midfielder 07/2010 - 06/2011 Ascoli Calcio Midfielder 12/2008 - 06/2010 Juventus Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/simone-esposito/
  13. FILIPPO ESPOSITO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 16.02.1966 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1983 al 1984 Esordio: 10.11.1983 - Amichevole - Albese-Juventus 1-5 0 presenze - 0 reti
  14. MARIO BANDIRALI https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Bandirali Nazione: Italia Luogo di nascita: San Grato (Lodi) Data di nascita: 03.06.1921 Luogo di morte: Abbiategrasso (Milano) Data di morte: 05.10.1993 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1941 al 1942 Esordio: 21.09.1941 - Amichevole - Juventus-Alessandria 2-0 Ultima partita: 28.09.1941 - Amichevole - Inter-Juventus 6-1 0 presenze - 0 reti Mario Siro Bandirali (San Grato, 3 giugno 1921 – Abbiategrasso, 5 ottobre 1993) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Mario Bandirali Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante, ala Carriera Squadre di club1 1938-1939 Fanfulla 1 (0) 1939-1941 Crema ? (?) 1941-1942 Juventus 0 (0) 1942-1944 Fanfulla 42 (16) 1944-1945 Como 14 (0) 1945-1946 Milan 9 (0) 1946-1948 Seregno 69 (4) 1948-1950 Fanfulla 2+ (1+) Carriera Ha disputato 9 incontri dell'anomalo campionato 1945-1946 con la maglia del Milan. Ha inoltre militato in Serie A con la Juventus, non disputando nessuna gara da titolare, e in Serie B nelle file di Fanfulla e Seregno. Ha disputato il Torneo Benefico Lombardo (1945) con il Como, vincitore del torneo, disputando 14 partite. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C: 1 - Fanfulla: 1948-1949
  15. MARIO BACHI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 e dal 1920 al 1921 Esordio: 02.07.1916 - Amichevole - Amatori Giuoco Calcio-Juventus 1-2 Ultima partita: 26.06.1921 - Amichevole - Saluzzo-Juventus 1-1 0 presenze - 0 reti
  16. FABIO PECCHIA Certo che Fabio Pecchia è un nuovo acquisto per la Juventus – scrive Marco Manassero su “Hurrà Juventus” del giugno 1997 – ma quando si incontreranno, lui e Lippi, a Torino, la sensazione non sarà certo quella che si prova quando due persone si vedono per la prima volta. No, i due si stimano, si conoscono bene, al punto che fu proprio Marcello Lippi a fare esordire il centrocampista in Serie A con la maglia del Napoli. Era il 29 agosto del 1993, e per Pecchia cominciava una straordinaria avventura che lo avrebbe portato a vincere il Campionato d’Europa con l’Under 21 e a diventare il capitano del Napoli e uno dei simboli della squadra. I tifosi partenopei, naturalmente, già lo rimpiangono, quelli bianconeri, già si fregano le mani, confortati anche dal fatto che l’altro “azzurro” che lo ha preceduto a Torino, Ciro Ferrara, ha dato e continue garanzie di affidabilità e di impegno. «Napoli è un posto eccezionale, una città stupenda – spiega Pecchia – ma anche un luogo che ti aiuta a crescere. Non potrò mai dimenticare i 4 anni trascorsi in questa città. Adesso mi sento più forte, più maturo, pronto per la Juve. Perché può giocare dovunque, uno che è stato a Napoli, è pronto a tutto». E sul fatto che Pecchia sia un giocatore affidabile nessuno nutre dei dubbi. A cominciare da Marcello Lippi che sa di avere a disposizione un giocatore completo, che può giocare, nonostante il suo piede preferito sia il destro, su entrambe le fasce. Molto abile nelle verticalizzazioni, è molto veloce palla al piede e questo gli consente di ribaltare efficacemente il gioco rendendosi costantemente pericoloso in chiave offensiva. In questi anni ha confermato di essere un professionista serissimo e un trascinatore, proprio come quelli che servono alla Juve di Lippi che fa del temperamento e della motivazione uno dei suoi punti di forza. Per dire: dopo la notizia del suo ingaggio da parte della Juve, il giovanotto non si è mica concesso una vacanza premio, macché: è salito in auto e ha percorso i 200 chilometri che separano casa sua, a Lenola, da Cerreto Sannita, dove ha lo studio il fisiatra De Nicola. Con lui ha stilato una tabella di lavoro per le vacanze: vuole presentarsi alla Juve nelle migliori condizioni possibili. Al di là dell’aspetto sportivo, comunque, Pecchia è un uomo maturo e responsabile, certamente più di quanto i suoi 24 anni potrebbero far pensare, forgiato anche dalle vicende personali: a 13 anni non esitò ad andarsene di casa per giocare nelle formazioni giovanili dell’Avellino: «Quella – ha sempre affermato – fu certo l’esperienza umana più importante della mia vita. Il fatto di essere costretto a stare lontano dalla famiglia mi ha aiutato a maturare in fretta e a responsabilizzarmi». Un atteggiamento che non si riflette solo nell’attività professionale, ma anche nella vita privata e nell’atteggiamento che ha nei confronti del mondo del calcio che lo vede impegnato attivamente come consigliere dell’Associazione Calciatori, il sindacato di cui fa parte anche Vialli. Nel tempo libero, poi, Pecchia si dedica con successo ai libri: è iscritto a Giurisprudenza, un argomento di conversazione in più con l’Avvocato per eccellenza, Gianni Agnelli. «Dove trovo il tempo per studiare? In ritiro, in viaggio, cerco di sfruttare ogni momento libero. Certo, è un sacrificio, ma dà grandi soddisfazioni. E poi sono convinto che la vita è una continua sfida per migliorarsi, guai a sentirsi arrivati, nemmeno quando ti compra la Juve, che pure è professionalmente il massimo, la squadra più prestigiosa al mondo. Sì, anche questo deve essere considerato un punto di partenza, non di arrivo». La legge, il diritto, il calcio e l’amicizia: quella con l’ex compagno Fabio Cannavaro e quella, che sconfina nella riconoscenza, con Gino Corrado, talent scout avellinese che ne consigliò l’acquisto al Napoli: l’affare fu concluso per 500 milioni. Adesso la Juve l’ha pagato nove miliardi, e la sensazione è che il ragazzo di Formia non li farà rimpiangere. 〰.〰.〰 Lippi ritiene che sia un giocatore fondamentale per far rifiatare Zidane ma purtroppo la stagione non sarà fortunata: Zizou non salta una partita e la società bianconera acquista Edgar Davids, chiudendo, in sostanza, le porte del campo all’ex giocatore del Napoli. Pecchia scende in campo solamente 37 volte, ma ha la fortuna e la bravura di realizzare un goal a Empoli, che risulterà fondamentale per la conquista dello scudetto. Al termine di quella stagione, è ceduto alla Sampdoria e inizia un lungo girovagare per l’Italia: Torino, Napoli, Bologna, Como, ancora Bologna, Siena e di nuovo nel capoluogo emiliano, sempre disputando campionati da protagonista. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/fabio-pecchia.html
  17. FABIO PECCHIA https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Pecchia Nazione: Italia Luogo di nascita: Formia (Latina) Data di nascita: 24.08.1973 Ruolo: Centrocampista Altezza: 172 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 1997 al 1998 Esordio: 23.08.1997 - Supercoppa Italiana - Juventus-Vicenza 3-0 Ultima partita: 23.09.1998 - Coppa Italia - Juventus-Ravenna 4-0 37 presenze - 1 rete 1 scudetto 1 supercoppa italiana Allenatore della Juventus Under-23 dal 2019 al 2020 1 coppa Italia di serie C Fabio Pecchia (Formia, 24 agosto 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del Parma. Cresciuto nell'Avellino, ha poi legato i maggiori trascorsi agonistici al Napoli, squadra che ha contrassegnato la sua prima parte di carriera. La seconda parte l'ha visto protagonista di un lungo peregrinare per l'Italia, a cominciare dalla Juventus con cui ha conseguito i suoi maggiori trionfi sportivi, con la vittoria di uno Scudetto (1997-1998) e una Supercoppa italiana (1997); annovera inoltre nel palmarès una Coppa Italia Serie C col Foggia nell'edizione 2006-2007. Ha fatto parte della nazionale Under-21, con cui ha vinto il campionato europeo di categoria nel 1996, e della nazionale olimpica con cui ha partecipato al torneo di Atlanta 1996. Da allenatore ha conseguito due promozioni in Serie A, con Verona (2016-2017) e Cremonese (2021-2022), oltreché la vittoria di una Coppa Italia Serie C con la Juventus U23 (2019-2020). Fabio Pecchia Pecchia al Napoli nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 172 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Parma Termine carriera 2009 - giocatore Carriera Giovanili 1985-1992 Avellino Squadre di club 1991-1993 Avellino 33 (1) 1993-1997 Napoli 125 (15) 1997-1998 Juventus 37 (1) 1998-1999 Sampdoria 26 (1) 1999-2000 Torino 22 (1) 2000-2001 Napoli 27 (6) 2001-2002 Bologna 33 (5) 2002-2003 → Como 27 (6) 2003-2004 Bologna 27 (4) 2004-2005 → Siena 23 (2) 2005-2006 Bologna 32 (3) 2006-2007 Ascoli 6 (1) 2007 Foggia 18 (4) 2007-2008 Frosinone 26 (1) 2008-2009 Foggia 24 (1) Nazionale 1993-1996 Italia U-21 11 (0) 1996 Italia olimpica 3 (0) Carriera da allenatore 2009-2010 Foggia Vice 2011 Gubbio 2012-2013 Latina 2013-2015 Napoli Vice 2015-2016 Real Madrid Vice 2016 Newcastle Utd Vice 2016-2018 Verona 2018-2019 Avispa Fukuoka 2019-2020 Juventus U23 2021-2022 Cremonese 2022- Parma Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Biografia Diplomato ragioniere ad Avellino nel corso degli anni 1990, successivamente nel 2007, durante il periodo di militanza a Foggia, consegue la laurea in giurisprudenza all'Università degli Studi di Napoli Federico II. Caratteristiche tecniche Giocatore Era un centrocampista abile a giostrare su entrambe le fasce, nonostante fosse il destro il suo piede preferito. Era molto abile nelle verticalizzazioni e molto veloce con la palla al piede, qualità che gli consentivano di ribaltare efficacemente il gioco, rendendosi molto pericoloso in fase offensiva. Carriera Giocatore Club Avellino A 12 anni entra alle giovanili dell'Avellino. Esordisce in prima squadra nella stagione 1991-1992 in serie cadetta, con 4 presenze a fine campionato. La stagione successiva, 1992-1993, Pecchia è confermato all'Avellino frattanto sceso in Serie C1. Diventa titolare e a fine campionato mette a referto 29 presenze e 1 gol. Gli anni al Napoli Nella stagione successiva passa in Serie A; comprato inizialmente dal Parma, il suo cartellino è subito ceduto al Napoli. Debutta in Serie A il 29 agosto 1993: a 20 anni diviene il perno del centrocampo azzurro: il tecnico Marcello Lippi lo utilizza per esprimere la sua tattica fatta di verticalizzazioni e gioco veloce. Pecchia comprende questo modulo e, grazie a una buona visione di gioco e duttilità tattica, s'impone come uno dei migliori talenti italiani dell'epoca. Piccolo e generoso centrocampista, un andirivieni per il campo, Pecchia emerge rapidamente quale leader del centrocampo partenopeo di metà anni 1990. Nella sua prima stagione in massima serie realizza 4 reti in 33 partite, contribuendo alla qualificazione in Coppa UEFA. Gioca a Napoli per altre tre stagioni, diventando pur a fronte della giovane età uno dei senatori dello spogliatoio azzurro e apportando un contributo importante al club, aggravato da pesanti debiti finanziari, in anni difficili per la società partenopea che si aggrappa soltanto a intuizioni della dirigenza e sacrifici della squadra. Nella stagione 1996-1997, complice l'assenza prolungata di Bordin, ad appena 23 anni diventa de facto capitano del Napoli. Sotto la guida tecnica di Luigi Simoni, gli azzurri giungono a sorpresa alla sosta natalizia al secondo posto in classifica. Nella stessa stagione raggiunge la finale di Coppa Italia, disputata contro il Vicenza, segnando il gol vittoria nella partita di andata; una rete tuttavia ininfluente, poiché nel match di ritorno il Napoli viene sconfitto ai supplementari dalla squadra berica. Seppur molto legato alla maglia azzurra, per esigenze di bilancio nell'estate 1997 viene "sacrificato" con la cessione alla Juventus per 10 miliardi di lire. Farà ritorno a Napoli tre anni dopo, collezionando in totale coi partenopei 152 presenze e 21 reti. Juventus e stagioni altalenanti Pecchia in azione alla Juventus nella stagione 1997-1998 Alla Juventus, dove ritrova Lippi, colleziona 21 presenze e 1 gol nella stagione 1997-1998, pur facendo parte delle seconde linee a causa della presenza nel centrocampo bianconero di più quotati elementi, su tutti i francesi Zidane e Deschamps. L'arrivo nel mercato autunnale dell'olandese Davids restringe ulteriormente lo spazio in campo per Pecchia, che comunque realizza un gol decisivo nella trasferta di Empoli dando così un suo contributo per la conquista a fine stagione dello Scudetto. Desideroso di giocare con continuità, chiede la cessione (scelta di cui avrà motivo di rammaricarsi col senno di poi) e viene così dirottato, dapprima in compartecipazione e in seguito a titolo definitivo, alla Sampdoria per il campionato 1998-1999. Segue poi le esperienze al Torino (1999-2000), e infine di nuovo al Napoli (2000-2001). Questi tre tornei si concludono sempre con la retrocessione in Serie B della squadra in cui milita Pecchia. Nella stagione 2001-2002 torna comunque in Serie A grazie al Bologna, nelle cui file gioca 33 partite segnando 5 gol. L'anno seguente passa al Como (2002-2003), neopromosso in massima categoria; segna 6 gol ma la squadra è retrocessa in Serie B. Nel 2003 torna a Bologna, poi passa al Siena (2004-2005) dove contribuisce a evitare la retrocessione, per poi tornare nuovamente a Bologna, stavolta in Serie B (2005-2006), con 32 presenze e 3 gol segnati. Nella stagione 2006-2007 gioca nell'Ascoli, in Serie A; la retrocessione a fine anno in Serie B per Pecchia è la quinta con cinque squadre diverse. Ultimi anni Nel gennaio 2007 passa al Foggia, in Serie C1. Il successivo 10 luglio è acquistato dal Frosinone, in Serie B; coi giallazzurri colleziona 26 presenze e sigla 1 rete nella gara interna col Chievo. Nel giugno 2008 torna a Foggia firmando un contratto fino al 2010, ma nell'estate 2009 si ritira anticipatamente dall'attività agonistica. In carriera ha collezionato 446 presenze e realizzato 50 reti: 337 presenze 41 reti in Serie A, 62 presenze 4 reti in Serie B, 47 presenze 5 reti in Serie C1. Nazionale Tra il 1993 e il 1996 fa parte della nazionale Under-21, agli ordini del commissario tecnico Cesare Maldini, con cui ha vinto l'europeo di categoria nell'edizione 1996. Nello stesso anno partecipa, con la nazionale olimpica sempre guidata da Maldini, al torneo olimpico di Atlanta 1996 che vede gli azzurrini eliminati al primo turno. Allenatore Gli inizi Nella stagione 2009-2010 inizia la carrera in panchina ricoprendo il ruolo di vice per Antonio Porta al Foggia. Nel giugno 2011 diventa allenatore del Gubbio, in Serie B, in sostituzione di Vincenzo Torrente. Dopo la qualificazione in Coppa Italia ottenuta eliminando l'Atalanta, squadra di Serie A, gli umbri hanno un difficile avvio di campionato; all'allenatore è fatale la sconfitta maturata nei minuti finali per 2-1 sul campo del Crotone, sicché il successivo 16 ottobre viene esonerato. Pecchia nel 2011 Nell'estate 2012 si siede sulla panchina del Latina, in Prima Divisione. La squadra pontina è la sorpresa positiva del campionato e Pecchia la mantiene in testa alla classifica per buona parte della stagione, oltre a qualificarsi per la finale della Coppa Italia di Lega Pro col Viareggio, imponendosi peraltro il 3 aprile 2013 nella gara di andata; tuttavia viene esonerato appena cinque giorni dopo, in seguito alla sconfitta in campionato sul terreno del Benevento, coi laziali terzi in classifica. Frattanto il 5 luglio 2012 aveva acquisito a Coverciano il titolo di allenatore di Prima Categoria UEFA Pro, col diritto di ricoprire il ruolo di tecnico in una squadra di massima serie. Vice di Benítez, Verona Nel giugno 2013 diventa allenatore in seconda al Napoli di Rafael Benítez; per Pecchia si tratta del terzo ritorno nella città partenopea. Nell'estate 2015 segue Benítez al Real Madrid, anche qui con il ruolo di vice; il 4 gennaio 2016, a seguito dell'esonero del tecnico spagnolo, viene a sua volta sollevato dall'incarico. Nel marzo 2016, sempre al seguito di Benítez, subentra come vice al Newcastle Utd. Il 1º giugno seguente interrompe la collaborazione con l'allenatore spagnolo e si accorda con il Verona, neoretrocesso in Serie B. Con i gialloblù si piazza al secondo posto nel torneo cadetto, conquistando la promozione in Serie A. La stagione seguente non riesce a evitare il penultimo posto e l'immediato declassamento, lasciando la guida della squadra a fine campionato dopo essere stato a lungo contestato dalla piazza scaligera. Avispa Fukuoka e Juventus U23 Nel dicembre 2018 si trasferisce ai giapponesi dell'Avispa Fukuoka, club militante in J2 League, con cui rimane fino al giugno 2019, quando si dimette per motivi personali. L'estate seguente torna in Italia prendendo in mano la Juventus U23, in Serie C. Con la seconda squadra bianconera è autore di una positiva annata, che vede il raggiungimento dei quarti di finale dei play-off, e culminata nello storico successo nella Coppa Italia di Serie C — la prima affermazione nel calcio professionistico italiano per una cosiddetta squadra B —, vinta il 27 giugno 2020 superando la Ternana nella finale di Cesena. Cremonese e Parma Una volta dato l'addio alla Juventus U23 a fine stagione, rimane inattivo per alcuni mesi finché il 7 gennaio 2021 subentra a Pierpaolo Bisoli alla guida della Cremonese, in Serie B, traghettando i grigiorossi in un campionato di metà classifica. Nella stagione seguente la Cremonese di Pecchia è la sorpresa del torneo cadetto: la squadra lotta per tutto l'arco del campionato ai vertici della classifica e, proprio all'ultimo turno, riesce a raggiungere il secondo posto che vale la promozione diretta in Serie A, a ventisei anni dalla precedente apparizione grigiorossa. Nonostante la promozione, considerato esaurito il suo ciclo a Cremona, risolve il contratto con il club lombardo al termine della stagione e, il 2 giugno 2022, si accorda col Parma, sempre in serie cadetta. Nel campionato seguente, dopo avere concluso la stagione regolare al quarto posto, la squadra di Pecchia viene eliminata dal Cagliari nella semifinale dei play-off. Palmarès Giocatore Club Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Campionato italiano: 1 - Juventus: 1997-1998 Coppa Italia Serie C: 1 - Foggia: 2006-2007 Nazionale Europeo Under-21: 1 - 1996 Allenatore Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Individuale Panchina d'argento: 1 - 2021-2022
  18. ZINÉDINE ZIDANE «Sono tanti i ricordi bellissimi in maglia bianconera, come il 6-1 in casa del Milan o le due semifinali di Champions League con l’Ajax; la gara di Amsterdam credo che sia stata quella giocata meglio in assoluto dalla Juventus di cui ho fatto parte io. Il rimpianto più grande è di non aver potuto alzare la Coppa dei Campioni; ci siamo andati vicino molte volte, ma non siamo stati abbastanza fortunati. Alla Juventus, comunque, ho vissuto cinque anni splendidi, vincendo molto; soprattutto, a Torino ho imparato molto a livello calcistico, facendo il cosiddetto salto di qualità. La Juventus mi è rimasta nel cuore». STEFANO SALANDIN, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 1999 Il quartiere de La Castellane è uno di quei posti da cui anche la polizia preferisce stare alla larga. La dolcezza del clima, i colori e i profumi del Mediterraneo riescono un poco a rendere meno opprimente quei palazzoni a nord della città dove, comunque, la vita può essere maledettamente difficile anche sotto il cielo terso del sud della Francia. Meglio, allora, se a fare da scudo ci sono anche il calore e l’unione di una famiglia come quella di Smail e Malika Zidane. Ha dovuto lasciare l’Algeria, Smail, perché dopo l’indipendenza nessuno avrebbe perdonato un “harki” (così sono chiamati gli algerini che avevano combattuto a fianco dei francesi). Si è stabilito a Marsiglia: lavora come magazziniere e ha già altri 4 figli (3 maschi: Djamel, Farid e Nordine e una femmina: Lila) quando, il 23 giugno del 1972, nasce Yazide Zinedine Zidane. Una “tribù” affiatata, quella di casa Zidane, dove la semplicità e il rispetto sono basilari regole di vita. «Devo tutto ai miei genitori – ammette senza alcun pudore Zidane che ha regalato a papà e mamma una splendida villa – perché mi hanno impartito un’educazione severa ma giusta e, soprattutto, mi hanno insegnato il rispetto, l’umiltà, la capacità di condividere tutto». “Yaz” (così lo aveva soprannominato la sorella Lila) cresce tra abbuffate di calcio in TV, poca voglia di studiare e tanto, tanto sport attraverso cui scaricare la sua grande vitalità. Calcio, certo, ma anche discese mozzafiato con lo skate-board e judo: «Lo ha praticato fino a undici anni, diventando cintura arancione: era sempre pieno di lividi ma non si arrendeva mai». Ed era anche instancabile al punto che anche dopo aver firmato il primo tesserino, a 8 anni, per il club di Saint-Henri, continuerà a praticare anche il judo: «Un sabato – racconta il padre – siamo rientrati molto tardi da una gara di judo e lui avrebbe dovuto alzarsi cinque ore dopo per giocare un torneo di calcio. Ero convinto che non ce l’avrebbe fatta e, invece si è presentato regolarmente ed ha corso fino a quando, alla fine della terza partita, è svenuto». La storia di Zidane è la risposta più efficace a tutti coloro che vorrebbero ridurre il calcio a tattica e numeri fin dai vivai giovanili, a quelli (e ce ne sono sempre di più) disposti a tarpare la fantasia di un talento perché, nelle partite tra ragazzi di 8 o 9 anni, non dà via la palla al momento giusto. La scuola di Zidane è stata quell’incomparabile fucina di talenti che sa essere solo la strada. È lì, in quelle interminabili partite tra coetanei, dove la coppa in palio era una bottiglia di plastica rivestita d’oro e l’arbitro che fischiava la fine erano i richiami delle madri, che Zidane ha affinato la sua incomparabile tecnica: «L’ho appresa sulla strada, giocando per divertimento e per impressionare gli amici, creando movenze solo mie. È lì che si imparano le cose più belle e inimitabili». Già allora, nelle squadre dei ragazzini, Zidane era un giocatore” insostituibile”: «È vero – conferma Malek, l’amico inseparabile che lo ha seguito anche a Torino – lui era il più giovane ma era il più bravo di tutti: sembrava avesse una mano al posto del piede, tanto la palla gli rimaneva incollata. E vedeva il gioco meglio di chiunque altro». Ma quella della strada è stata anche una grande scuola per il carattere. Non credete, infatti, a quelli che vi raccontano che Zinedine Zidane è timido: nei vicoli di Marsiglia, sulle piazze de La Castellane, Zidane ha imparato il peso delle parole, l’importanza dei gesti, dei comportamenti. Nelle interminabili partite contro le altre “bande”, ha imparato a sopportare i colpi degli avversari, ma di tanto in tanto la sua sopportazione ha un limite: dalla prima famosa “reazione” con il Cannes fino all’espulsione ai Mondiali contro l’Arabia Saudita. «Provengo da un quartiere duro, dove non si cerca mai la bagarre fine a se stessa ma, se vieni provocato, non puoi far finta di niente. Io detesto la violenza e l’ingiustizia e sopporto i colpi degli avversari. Fino a quando arrivo al punto in cui non ce la faccio più: allora mi ribello ed esplodo». Uno di poche parole, insomma, ma tutt’altro che timido e pauroso al punto che i compagni più vecchi lo avevano nominato capitano ed era lui a strigliarli quando perdevano. Perché già da piccolo aveva dentro quella gran voglia di vincere che solo la Juventus saprà tirargli fuori appieno. Ma, questa, è un’altra storia. Il primo idolo è Enzo Francescoli: Zidane lo vede giocare nell’Olimpyque Marsiglia (di cui è tifoso) e ne resta affascinato: «Vedevo in lui tutte le qualità del calciatore. Se lo avessi incontrato allora, mi sarei inginocchiato davanti a lui e invece l’ho incontrato da avversario con la Juve, nella Coppa Intercontinentale. Fu una grande impressione e lui si commosse quando seppe che il mio primo figlio si chiamava Enzo in suo nome». Ma al Velodrome, lo stadio di Marsiglia, è legato uno dei ricordi più belli della sua infanzia: è il giorno del suo dodicesimo compleanno quando Michel Platini guida la Francia alla finale di Coppa Europa. Zinedine è in delirio per il gol di Re Michel, colui che, solo una decina di anni dopo, lo consacrerà come suo erede con una frase tipica quanto le sue punizioni: «Zidane è l’unico giocatore per cui valga la pena pagare il biglietto». Tra una partita e l’altra da raccattapalle, Zidane comincia a giocare in squadre “vere”. Prima l’associazione “Nouvelle Vague” di Le Castellane (di cui, ora, è presidente onorario, perché Zidane ama le radici e gli amici d’infanzia), poi il Saint Henri. Gli avversari erano impressionati dalla sua forza e dal suo fisico, tanto che il padre, ogni volta, doveva esibire i documenti per confermarne l’identità. Ma anche i compagni restavano spesso di stucco quando lo vedevano esibirsi in certi “numeri” d’alta scuola. Zidane giocava nello Sport Olimpyque di Septemes, un piccolo centro a nord di Marsiglia: un campo di sabbia che non intaccava la sua classe: «Una volta – ricorda un compagno – stavamo vincendo per 2-1 una gara importante e, nel finale, arrivò un pallone fortissimo nella nostra area. Lui, invece di liberare, stoppò il pallone e lo fece passare sulla testa di un avversario prima di far partire il contropiede». Un fenomeno simile, ovviamente, non poteva passare inosservato. Non a Jean Varraud, almeno, osservatore del Cannes che si accorse subito delle qualità tecniche e morali di quel ragazzo: «Una velocità di piedi e una tecnica eccezionali, mai viste prima. E poi la grande caparbietà dei ragazzi che arrivano dai quartieri meno fortunati». A tredici anni e mezzo, Yaz Zidane è convocato a Cannes per il primo stage e, durante le partitelle, esagera con la voglia di stupire al punto che qualcuno comincia a pensare che sia meglio lasciar perdere. Varraud, però, insiste e convince i dirigenti della città rivierasca a dargli un’ulteriore possibilità. Ben più dura, invece, sarà convincere mamma Malika a lasciarlo partire: «Temevo che avrebbe preso cattive strade, così giovane». La donna cede soltanto di fronte alle garanzie date dalla sistemazione che è trovata per suo figlio. A pensione dalla famiglia Elineau: il signor Jean Claude (dirigente del Cannes), la moglie Nicole, i loro tre figli e un altro allievo. Una seconda famiglia che aiuterà Zidane ad assorbire la difficile fase dello sradicamento. «Ogni notte piangevo per la solitudine ed è stato grazie a queste persone se ho superato quei difficili momenti». Agli Elineau, oltre ai ricordi e alla gratitudine, di Zidane resta qualche regalo e un ciliegio piantato, nel loro giardino, dal futuro Campione del Mondo. A sedici anni lo chiamano con i professionisti e lui comincia a capire che il calcio potrà diventare qualcosa di più che una semplice passione. Il 20 maggio del 1989, un mese prima di compiere 17 anni, l’allenatore Fernandez lo fa debuttare in Prima Divisione contro il Nantes, in trasferta: «Pareggiammo 1-1 e mi guadagnai un premio di 5 mila franchi: era pazzo di gioia». Una felicità che sarebbe diventata ancora più grande quando, un anno dopo, vede le luci della Croisette riflettersi sul parabrezza della sua auto nuova: una Clio rossa che il presidente Pedretti gli aveva regalato per festeggiare il suo primo gol in Serie A, sempre contro il Nantes. Cannes, dunque, rappresenta per Zidane il luogo delle “prime volte”. Nel calcio, ma anche nella vita perché lì, nell’affascinante città del cinema, conoscerà la bella Véronique, la ballerina di cui si è innamorato e che è diventata sua moglie. L’ultimo anno a Cannes è pieno di difficoltà: la squadra retrocede e anche Zidane, salito giovanissimo alla ribalta nazionale, paga una normale crisi di maturazione. Niente, però, che possa scoraggiare chi crede in lui: come Rolland Courbis, marsigliese appena nominato allenatore del Bordeaux. Così, nell’estate del 1992, Zidane conosce i profumi di un altro mare: quelli dell’Oceano che spazza con le sue maree l’estuario della Garonna. Sulla Gironda, tra l’altro, ritrova Christophe Dugarry, suo grande amico già dai tempi della Nazionale Under 15. Un sodalizio duraturo e sincero anche fuori dal campo (hanno acquistato insieme un bar a Bordeaux e si sono incontrati spesso nel loro primo anno italiano, quando Dugarry giocava nel Milan): «Mille emozioni mi legano a Duga, mille ricordi e tante risate». L’amicizia (anche quella con Lizarazu) e l’unione del gruppo aiutano il fuoriclasse di Marsiglia ad ambientarsi in fretta nella nuova realtà: «Ho scelto il momento giusto per il gran salto – commenta a posteriori Zidane – quel club è stato il mio trampolino di lancio e devo ringraziare Courbins (il tecnico che ha coniato il soprannome Zizou) che mi ha fatto crescere sia dal punto di vista umano che professionale». Con i granata di Bordeaux, Zidane elimina il Milan dalla Coppa Uefa ma poi, in finale, si deve arrendere contro il Monaco: sarà la sua più grande delusione sportiva (mitigata dal contratto appena firmato con la Juventus) prima di conoscere quelle con i bianconeri nelle due finali di Coppa Campioni; qualcuno comincia a dire che è lui a portare sfortuna ma la splendida prestazione nella finale Mondiale contro il Brasile metterà tutti a tacere. Anche l’avventura con la Nazionale inizia da Bordeaux. Jaquet lo convoca il 17 agosto 1994 per sostituire l’infortunato Djorkaeff. La Francia gioca in amichevole, contro la Repubblica Ceca, proprio a Bordeaux. Zidane è emozionato ma trova un grande e abile consigliere in Eric Cantona che lo mette a suo agio. Le cose si mettono male per i francesi che perdono 2-0 fino a quando Jaquet si decide a mandare in campo Zidane: è lui a pareggiare prima con una stupenda azione personale e poi con un colpo di testa. Un particolare importante, questo, perché il gioco aereo è sempre stato il punto debole di Zizou e lui per primo non avrebbe mai immaginato di poter, 4 anni dopo, regalare la Coppa del Mondo alla Francia con due colpi di testa. I francesi celebrano il nuovo idolo e lo designano erede di Platini. Lui, però, non ci sta: «Non sarò mai come Platini: è stato unico e inimitabile. E poi io non sarò mai un trascinatore di uomini, né in campo né fuori. Non mi spaventano le responsabilità, certo, ma il mio carattere è diverso dal suo». Paragoni a parte, sembra destinato a un’ascesa folgorante anche con i “bleus”, ma il destino sta per giocargli un brutto tiro. Un incidente d’auto, poco prima degli Europei del ‘96, fa temere il peggio: Zidane se la cava con due cicatrici in testa e una brutta botta che ne condiziona le prestazioni in Inghilterra. «È stato un errore voler giocare a tutti i costi: in quelle competizioni bisogna essere sempre al 300 per cento». Le scialbe prestazioni in Nazionale lasciarono perplesso anche Giovanni Agnelli: «Zidane è il giocatore di cui mi hanno parlato o quello che ho visto agli Europei?». Come sempre, Zizou parlerà con i fatti e proprio Agnelli diventerà uno dei suoi più grandi estimatori. Il primo impatto con la scuola Juventus è durissimo: gli allenamenti di Ventrone sono massacranti: «Deschamps me ne aveva parlato, ma non credevo a una cosa simile. Più volte sono stato sul punto di vomitare dopo gli allenamenti talmente grande era stata la fatica». L’inserimento è difficile, soprattutto dal punto di vista tattico. Zizou, però, non si perde d’animo e lavora sodo: «Sapevo che tutti si aspettavano qualcosa di più da me, ma io non mi sono mai demoralizzato, convinto che il lavoro avrebbe pagato. Alla Juve, poi, tutti mi sono stati vicini». Il salto di qualità tanto atteso arriva quando Lippi lo piazza nel suo ruolo tradizionale con libertà di inventare: contro l’Inter, al Delle Alpi, Zidane gioca una gara eccezionale e segna un gol fantastico. La nuova avventura è cominciata. La sua importanza per il gioco della Juventus, del resto, è sottolineata dallo stesso Lippi: «Possiede il dono di rendere semplici le cose difficili». E non si stanca mai di lavorare, di imparare, di accettare consigli. Migliora sotto il piano atletico e tattico, ma anche dal punto di vista caratteriale: allena senza stancarsi anche quella voglia di vincere che lo animava fin dalle partite sulla piazza de La Castellane: «Lippi è stato come un interruttore: mi ha acceso e ho capito cosa significa lavorare per qualcosa che vale. Prima di arrivare in Italia, il calcio era un lavoro, certo, ma soprattutto un divertimento. Da quando sono arrivato a Torino, invece, la voglia di vincere non mi ha lasciato più». E anche nel giorno in cui è salito in cima al mondo con la Nazionale, un pensiero è corso alla Juventus: «Se sono arrivato fin qui, lo devo a questi anni in bianconero in cui ho trovato sicurezza, la voglia di non mollare mai, la capacità di rinnovare la fame di altri successi. Ecco perché voglio restare a Torino, in una Juve che continui a lottare per vincere tutto». 〰.〰.〰 Gli anni d’oro di Zizou non si fermano a Francia ‘98. Nello stesso anno arriva il Pallone d’oro: nella prestigiosa classifica si lascia alle spalle fuoriclasse del calibro di Suker del Real Madrid, Ronaldo dell’Inter e la stella nascente Owen del Liverpool. Ormai è l’ago della bussola francese e juventina. Lui e Del Piero sono i due giocatori capaci di fare la differenza. Purtroppo non fanno scudetti: prima li frena un acquazzone a Perugia e poi l’allegria di Van der Sar fra i pali. Ma per dissetarsi di successi c’è sempre la Francia. Il campionato d’Europa del 2000 vive dell’impareggiabile repertorio di Zizou le finisseur ed anche questo torneo entra nella bacheca personale di Zidane. Rientra alla Juventus carico di gloria, vince anche il Fifa World Player: «Sono contento ma non so se merito il premio. Io avrei votato Figo o Rivaldo». Madame Zidane gli sussurra che Torino è un paesone: insomma, si è stufata, vuole la Spagna. Prima si parla di Barcellona e poi di Madrid. Zidane vorrebbe andarsene subito, ma lo trattiene l’avvocato Agnelli: si tratta di un favore personale che nemmeno Zidane può negargli. Una delle poche cose che Zizou ha imparato dai torinesi, è la cortese ipocrisia sabauda: durante la stagione si sprecano le dichiarazioni d’amore per la Juventus. «Alla Juventus va tutto per il meglio, perché dovrei desiderare di andare via?». È una sceneggiata alla quale partecipano tutti: Moggi, che sa benissimo che il francese andrà al Real Madrid, la stampa sportiva, che sa benissimo che andrà alle Merengues e Zidane che ha già preso accordi con la squadra madrilena. Quando rientra dalle vacanze 2001 l’annuncio ufficiale: alla Juventus arrivano una pioggia di miliardi (150), tutti si dichiarano sorpresi. Zidane: «Il mio addio alla Juventus era programmato per l’anno prossimo, ma i dirigenti hanno riflettuto e hanno deciso di vendermi subito: per loro sono importanti i soldi». La Juventus: «Abbiamo assecondato la volontà più volte espressa, e a fine stagione divenuta tassativa, del giocatore di trasferirsi in Spagna». Moggi: «Zidane si è venduto da solo». Con i soldi guadagnati arrivano Buffon, Thuram e Nedved; saranno altri anni gloriosi e ricchi di trionfi. Zizou al Real conquisterà nuovi trofei, non ultima la Coppa dei Campioni, che gli era sfuggita con la Juventus, vinta grazie a un suo fantastico gol, nella finale contro il Bayer Leverkusen. PIERO BIANCO, DA “LA STAMPA” DEL 10 LUGLIO 2001 Non l’ha mai amata, questa città che pure lo ha fatto grande. Non l’ha mai nemmeno conosciuta. Torino è stata, per Zidane, un grande dormitorio, un residence lussuoso di cui frequentava assiduamente soltanto tre locali: la sua «camera» (una villa in Strada San Vito), gli impianti sportivi (Comunale per gli allenamenti. Delle Alpi per le partite) e la sala-ristorante (da Angelino, corso Moncalieri). Questo triangolo magico è stato tutto il mondo italiano del francese Zinedine, il nuovo re di Madrid, quello che nel quartiere-ghetto di Marsiglia, dove è cresciuto e diventato campione, gli amici veri chiamano ancora Yadiz, all’algerina. Mai una passeggiata, nel centro di Torino. Non un cinema né un’apparizione mondana. E la città ha rispettato i suoi silenzi, anche se sarebbe bastato sfogliare l’elenco per scoprirne il numero telefonico. Un orso gentiluomo. «Scusatemi – diceva –, sono fatto così. Non amo socializzare con gli sconosciuti e non cerco conoscenze; non mi considero un personaggio, anche se mi chiedono gli autografi. Tutto il tempo libero è per la mia famiglia». L’intransigente moglie Véronique, i figli Enzo, 5 anni, e Luca, nato poco prima del Mondiale. Lei, Véronique, da due anni gli ripeteva che voleva andarsene da questa città inospitale e senza mare. Sognava Barcellona e la sua vita scapigliata. Lei, più di tutti, ha avuto un peso decisivo nel dettare la Grande Fuga. «Lo avevamo capito da un pezzo che avrebbero fatto le valigie. Zizou parlava poco, ma non ha mai alzato la voce con la signora: è Véronique la capitana in famiglia». Al ristorante di corso Moncalieri, che Zidane aveva adottato (collegando per amicizia perfino un «link» nel suo sito) c’è un tavolo vuoto. Quello a destra, seconda saletta. Ogni sera alle 20, Zinedine arrivava con Enzo per mano e Luca in braccio. Loro giocavano con la cagnetta Pallina e ordinavano patatine, lui aveva il menù fisso: spaghetti al pesto o al pomodoro, gli gnocchi alla bava di cui va pazzo, un branzino o un filetto con verdura lessa. Quando il campione era via, la piccola tribù amava trasgredire, facendosi recapitare a casa la cena fumante. Unica concessione borghese. Quella saletta dietro al tavolo degli antipasti era anche il suo ufficio: Zizou vi ambientava le mille interviste con le tv francesi e gli inviati dei giornali di tutto il mondo. Vi riceveva parenti (spesso si è visto papà Smail, schivo e gentile come lui) e amici, compreso l’inseparabile Malik trapiantato dall’adolescenza marsigliese. Quando arrivavano i fratelli, Nordin (la fotocopia di Zinedine) e Farid, Angelino e il figlio Mauro aggiungevano un tavolo e un bicchiere di Arneis. «Qui ne sono passati tanti – racconta un po’ triste –: da Vialli a Baggio, da Peruzzi a Ravanelli, ma come Zidane nessuno: lui resterà sempre il numero uno. Lo aspettiamo, sappiamo che verrà a salutarci. Pochi giorni fa gli abbiamo detto: te ne vai senza lasciarci un ricordo? Ci ha portato la maglia della nazionale e le sue scarpe campioni del mondo». Appese al muro come una reliquia, e sotto vuoto come i porcini secchi, da conservare a lungo. Dopo il trionfo mondiale, la Legion d’Onore di Chirac, il Pallone d’oro, è stata una processione continua nel locale di corso Moncalieri. Per il calciatore più pagato di sempre, un inferno. Della Torino che non ha mai amato, Zidane si porterà appresso a Madrid un fiore all’occhiello: proprio l’amico cuoco, Roberto Falvo, l’altro figlio di Rita e Angelino. Gli ha chiesto di seguirlo nell’avventura spagnola. Sarebbe la seconda volta. «All’inizio dei mondiali francesi – ricorda Falvo – arrivò una telefonata. Era Zizou, stufo di mangiare in ritiro la pasta scotta. Mi disse “ti aspetto, da oggi fai parte della nostra squadra”. Caricai una cassa di provviste, pomodoro fresco e basilico. I colleghi francesi all’inizio mi guardavano male, i giocatori invece erano entusiasti della pasta all’italiana. Lui, Zizou, è un leader carismatico: il gruppo lo segue e lo teme. Quando parla, gli altri tacciono. Una sua occhiata è un ordine». Roberto seguirà la nazionale francese anche in Giappone e Corea. Con Zidane ha in programma di aprire un ristorante a Madrid, come quello che il Pallone d’Oro già possiede a Bordeaux, il «Nul Part Ailleur» avviato con l’amico Christophe Dugarry. La cucina, ecco ciò che rimpiangerà dell’Italia. Dopo la Juve, naturalmente. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/06/zinedine-zidane.html
  19. ZINÉDINE ZIDANE https://it.wikipedia.org/wiki/Zinédine_Zidane Nazione: Francia Luogo di nascita: Marsiglia Data di nascita: 23.06.1972 Ruolo: Centrocampista Altezza: 185 cm Peso: 79 kg Nazionale Francese Soprannome: Zizou Alla Juventus dal 1996 al 2001 Esordio: 28.08.1996 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 0-2 Ultima partita: 17.06.2001 - Serie A - Juventus-Atalanta 2-1 212 presenze - 31 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 trofeo intertoto Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Pallone d'oro 1998 Zinédine Yazid Zidane (Marsiglia, 23 giugno 1972) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese, di ruolo centrocampista, campione del mondo a Francia 1998, anno in cui fu anche insignito del Pallone d'oro, e campione d'Europa a Belgio-Paesi Bassi 2000. Soprannominato Zizou, è considerato uno dei migliori giocatori della storia del calcio. Cresciuto nel Cannes, si afferma nel Bordeaux. Nel 1996 viene acquistato dalla Juventus, dove in cinque stagioni conquista due campionati italiani, una Supercoppa italiana, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intercontinentale. Nell'estate del 2001 si trasferisce al Real Madrid per la cifra allora record di 150 miliardi di lire, contribuendo alla vittoria di un campionato spagnolo e due Supercoppe di Spagna nonché di una UEFA Champions League, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale. Al termine della stagione 2005-2006 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Con la nazionale francese ha partecipato a tre campionati del mondo (Francia 1998, Corea del Sud-Giappone 2002 e Germania 2006) e a tre campionati d'Europa (Inghilterra 1996, Belgio-Paesi Bassi 2000 e Portogallo 2004), vincendo da protagonista il Mondiale 1998 e l'Europeo 2000. In nazionale ha totalizzato 108 presenze e 31 reti. A livello individuale ha vinto un'edizione del Pallone d'oro (1998) e tre del FIFA World Player of the Year (1998, 2000, 2003), record condiviso con Ronaldo. Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi stilata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. La BBC lo ha definito il miglior giocatore europeo dell'intera storia calcistica. Inoltre, è stato incluso dalla rivista World Soccer nella lista degli undici migliori giocatori della storia calcistica. È stato inserito nella Squadra ideale del decennio dal Sun nel 2009. Da allenatore del Real Madrid, ha vinto tre UEFA Champions League, due campionati spagnoli (2016-2017 e 2019-2020), due Supercoppe UEFA, due Supercoppe di Spagna e due Coppe del mondo per club. Eccezion fatta per il naturalizzato Helenio Herrera, Zidane è stato il primo tecnico francese vincitore della Champions League. È, con Fabio Capello e Marcello Lippi, l'unico allenatore ad aver raggiunto tre finali consecutive della Champions League, ma l'unico ad averle vinte tutte, diventando così il primo allenatore a vincere tre edizioni consecutive della massima competizione europea per club. Zinédine Zidane Zidane nel 2017 Nazionalità Francia Altezza 185 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 10 luglio 2006 - giocatore Carriera Giovanili 1987-1988 Cannes Squadre di club 1988-1992 Cannes 61 (6) 1992-1996 Bordeaux 139 (28) 1996-2001 Juventus 212 (31) 2001-2006 Real Madrid 155 (37) Nazionale 1988-1989 Francia U-17 4 (1) 1989-1990 Francia U-18 6 (0) 1990-1994 Francia U-21 20 (3) 1995 Francia B 1 (0) 1994-2006 Francia 108 (31) Carriera da allenatore 2013-2014 Real Madrid Vice 2014-2016 Real M. Castilla 2016-2018 Real Madrid 2019-2021 Real Madrid Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Biografia Famiglia e origini Casa del padre di Zidane nel villaggio di Aguemoune Ath Slimane, in Cabilia Originario di una famiglia berbera, Zinédine Zidane ha tre fratelli e una sorella. I suoi genitori provengono dalla Cabilia, una regione berbera dell'Algeria settentrionale. Essendo nato a Marsiglia, Zidane possiede la doppia nazionalità, francese e algerina. Il padre, Smaïl Zidane, pastore e musulmano praticante, decide di attraversare il Mediterraneo e andare a lavorare come muratore in Francia nel 1953. Dopo l'indipendenza dell'Algeria, nel 1962, Smaïl vuole ritornare in patria dopo aver trascorso nove anni nei cantieri della Seine-Saint-Denis. Ma poco prima di imbarcarsi a Marsiglia, incontra Malika, una marsigliese anch'ella originaria della Cabilia, che sposa poco dopo. Alla fine la coppia decide di rimanere in Francia e di stabilirsi a Marsiglia. Vita privata A diciassette anni, Zinédine Zidane incontra la futura moglie Véronique; la coppia si sposa nel 1994 e ha quattro figli: Enzo (nato nel 1995 e così chiamato in omaggio a Enzo Francescoli, idolo d'infanzia di Zizou), Luca (1998) e Théo (2002), nati a Marsiglia, e Élyaz (2005), nato a Madrid. Tutti giocano o hanno giocato nel Real Madrid, con il cognome della madre, Fernández, Enzo giocava come centrocampista (Real Madrid C / Real Madrid Castilla), Luca come portiere (Juvenil B), Théo come attaccante (Infantil B) ed Elyaz (Benjamin A). Convocabile sia da parte della Francia che da parte della Spagna, Enzo Fernández viene selezionato nel 2009 nell'Under-15 della Spagna e poi nell'Under-19 della Francia nel 2014. Il 16 novembre 2015 ha debuttato nel Real Madrid Castilla, seconda squadra dei blancos della Segunda B (terza serie) allenata dal padre. Zidane risiede a Madrid, nel quartiere residenziale Conde de Orgaz, dove possiede una proprietà di circa 600 m². Possiede inoltre una vasta proprietà nel comune di Onet-le-Château, regione di Rodez dove vivono i suoceri. Zinédine Zidane è affetto da talassemia benigna, una malattia genetica diffusa nel bacino del mediterraneo, che lo affatica naturalmente. A proposito della sua religione, Zidane si è definito come un «musulmano non praticante». Impegno nel sociale Dal 2001 è ambasciatore dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). A Marsiglia, la sua città natale, ha fondato una scuola calcio per aiutare i bambini più poveri. Altre attività Nel 2008 ha interpretato una piccola parte nel film Asterix alle Olimpiadi. Nel 2011 ha pubblicato un libro autobiografico dal titolo La semplice eleganza di un eroe. Caratteristiche tecniche Giocatore Zidane (a sinistra) tenta di sottrarre la palla al portiere Buffon, sotto lo sguardo del compagno di nazionale Thuram, durante il campionato di Serie A 1997-1998. Accostato ai connazionali Michel Platini e Raymond Kopa, Zidane era un trequartista in grado di coniugare potenza fisica e doti tecniche. Il suo ruolo preferito era dietro le punte, anche se in carriera è stato impiegato talvolta come seconda punta, come centrocampista centrale nel 4-4-2 e nel ruolo di regista di centrocampo nel 4-3-3. Zidane (a sinistra) e il rumeno Hagi, due tra i maggior fantasisti della loro generazione, nel corso della UEFA Champions League 1998-1999. Pur non essendo molto veloce, aveva una buona accelerazione palla al piede. Abile nel dettare i tempi della squadra e nel fornire assist per i compagni, era inoltre dotato di fantasia, senso della posizione e una grande visione di gioco. Dotato di un'eleganza innata, eccelleva anche nel controllo di palla e nel dribbling (spesso effettuato con il gesto della veronica). Ambidestro, era inoltre un buon finalizzatore, che ha spesso segnato gol decisivi in carriera, pur non essendo particolarmente prolifico. Specialista nei calci di rigore e nei calci piazzati, era abile anche nel gioco aereo. Si faceva anche apprezzare nel gioco senza palla per le sue doti di corsa, lo spirito di sacrificio e l'attenzione alla fase difensiva. Allenatore In panchina si dimostra un tecnico dal gioco non spettacolare ma molto pragmatico (facendo in questo tesoro delle esperienze passate agli ordini, o al fianco, di allenatori quali Marcello Lippi o Carlo Ancelotti), capace di adattarsi e quindi sfruttare al meglio le qualità dei giocatori a disposizione in rosa, oltreché col carisma necessario per sostenere le pressioni derivanti dal gestire uno spogliatoio di grandi nomi o il lavorare in piazze calcistiche dalle alte aspettative. Carriera Giocatore Club Gli inizi Zinédine Zidane è nato il 23 giugno 1972 a Marsiglia. Il suo nome in arabo significa "bellezza della religione". Nel suo quartiere marsigliese ha cominciato a fare i primi passi nel mondo del calcio e il suo idolo di tale sport è stato da sempre il trequartista uruguaiano Enzo Francescoli. Fino all'età di 11 anni, inoltre, Zidane è stato appassionato anche di judo. All'età di nove anni, Zidane entra nel club del quartiere, l'AS Foresta 11, del quale diventa ben presto capitano. L'anno seguente, nel 1982, entra nella squadra del Saint-Henri, dove veste la maglia numero 10. Nel 1983 passa al Septèmes-les-Vallons e, successivamente, all'Olympique Marsiglia. Nello stesso anno partecipa ad alcune importanti selezioni, durante le quali cattura l'attenzione di Jean Varraud, ai tempi osservatore del Cannes. Si reca dunque a Cannes per un provino dalla durata di sei settimane. La società, intuendo già da quel momento le capacità del ragazzo, alla fine decide di fargli firmare un contratto da professionista. Cannes Zinédine Zidane entra nel 1987, all'età di quindici anni, nella squadra del Cannes, all'epoca allenata da Guy Lacombe. Viene ospitato a Pégomas, villaggio che in futuro dedicherà una piazza in suo nome. In questo periodo è importante l'aiuto di Jean Varraud. L'esordio con la maglia del Cannes arriva il 20 maggio 1989, a 16 anni, in una partita di Ligue 1 pareggiata dalla sua squadra 1-1 con il Nantes; in questa gara entra a dodici minuti dalla fine. Il 10 febbraio 1991 segna il suo primo gol da professionista in campionato nel vittorioso 2-1 contro il Nantes, per il quale verrà premiato dal presidente della squadra con un'auto nuova. Al termine della stagione, il Cannes si classifica al quarto posto, qualificandosi per la UEFA Europa League. Zidane riesce a farsi notare da diversi allenatori che cercano in tutti i modi di acquistarlo. Bordeaux Zidane (in primo piano) al Bordeaux, marcato dal milanista e connazionale Vieira (in secondo piano) nei quarti di Coppa UEFA 1995-1996; sullo sfondo, l'altro girondino Dogon. Nel 1992 arriva al Bordeaux, dopo la retrocessione del Cannes, che lo ha acquistato per 3 milioni di franchi (460.000 euro). L'approccio con la nuova squadra è facilitato dalla presenza dell'allenatore Rolland Courbis, anche lui marsigliese. Lo stesso Courbis darà a Zidane il soprannome "Zizou". Con i compagni francesi Christophe Dugarry e Bixente Lizarazu forma il "triangolo di Bordeaux". Al termine della prima stagione, Zidane segna 10 gol e gioca 35 partite, risultando il miglior giocatore della squadra. Qualificato per la Coppa UEFA, ottenuta grazie al quarto posto in campionato, il Bordeaux riesce ad ottenere grandi risultati in campionato, grazie specialmente a Zidane. Nonostante il cartellino rosso contro il Marsiglia a causa di un pugno dato a Marcel Desailly nel settembre del 1993, Zidane è diventato il beniamino della sua squadra. L'eliminazione precoce in Coppa non impedisce Bordeaux di concludere il campionato con un ottimo quarto posto. Alla fine della stagione, dopo aver segnato 6 gol in 34 partite, Zidane riceve il Trophées UNFP du football come miglior esordiente nel 1994. Nella stagione successiva, il Bordeaux viene eliminato subito in Coppa UEFA e ottiene il quinto posto in campionato. Zidane rimane uno dei punti determinanti per la squadra, segnando sei 6 gol in 37 partite. Nella stagione 1995-1996, il Bordeaux vince la Coppa Intertoto, grazie anche a Zidane che segna 5 gol in 8 partite. Nel quarto turno di Coppa UEFA, Zidane ha segnato un gol da quaranta metri nella sfida contro il Real Betis. Ai quarti di finale, il Bordeaux è costretto a battere il Milan. Dopo aver perso la prima gara per 2-0, i francesi riescono a ribaltare il precedente risultato grazie al risultato di 3-0. In questa gara, Zidane è uno dei protagonisti, essendo l'autore dei due assist per la doppietta di Christophe Dugarry. La squadra riesce ad arrivare in finale, ma perde contro il Bayern Monaco. Zidane termina la stagione con 6 gol in 33 partite e riceve il suo secondo Trophées UNFP du football, stavolta come miglior giocatore del 1996. Con il Bordeaux Zidane ha giocato per quattro anni, siglando 28 gol in 139 gare di campionato. Juventus Zidane agli esordi con la Juventus nella stagione 1996-1997 Nel 1996 arriva in Italia, alla Juventus, squadra allenata da Marcello Lippi, per 7,5 miliardi di lire. Decide di indossare la maglia con il numero 21. Seppur all'inizio presenti un calo atletico, Zidane riesce in breve tempo a mettersi in mostra con la nuova squadra. Segna il suo primo gol, il 20 ottobre 1996, nella gara vinta per 2-0 contro l'Inter. La prima stagione è un successo per i bianconeri: vincono una Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea, e il loro 24º scudetto. Zidane è protagonista di questi successi anche grazie ai suoi cinque gol e alle sue 29 presenze in campionato. In Champions League Zidane ha giocato ottimamente, ma ciò non è bastato a vincere la finale contro il Borussia Dortmund. La stagione 1997-1998 si apre con la conquista della Supercoppa italiana. In campionato, Zidane gioca 32 partite e segna 7 gol e, al termine di questo torneo, conquista il suo secondo scudetto consecutivo. In Champions League, la Juventus perde ancora una volta la finale, stavolta con il Real Madrid. Dopo aver conquistato il titolo di campione del mondo con la nazionale francese, Zidane viene insignito del Pallone d'oro a dicembre del 1998, diventando il quarto giocatore francese ad aggiudicasi tale trofeo. La stagione 1998-1999, però, non è molto fortunata per il giocatore francese: segna solo 2 gol in 25 partite ed è vittima di un duro infortunio a fine stagione. Al termine della stagione, la Juventus si classifica al 7º posto e Lippi viene sostituito da Carlo Ancelotti. Zidane in maglia bianconera dell'annata 1998-1999 Nella stagione 1999-2000, Zidane è favorito per vincere il suo secondo Pallone d'oro, soprattutto grazie alle ottime prestazioni ad campionato d'Europa 2000. Tuttavia, a causa dei suoi cartellini rossi in Champions League, perde la possibilità di ottenere il riconoscimento calcistico. Nella stagione 2000-2001, Zidane trova complicità con l'attaccante francese David Trezeguet: la coppia riesce a portare la Juventus in testa alla classifica. Tuttavia, il pareggio di 2-2 con la Roma, impedisce alla Juventus di vincere lo scudetto. Conclude la stagione con 6 gol in 33 partite. Con i bianconeri gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A. Seppur osannato dai tifosi, dopo la cessione del giocatore, nel 2001, Agnelli lo definì "più divertente che utile". Real Madrid Nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club spagnolo del Real Madrid, che, per averlo tra le sue file, oltre a siglare un contratto triennale con il giocatore, spende 150 miliardi di lire, realizzando il più costoso trasferimento di un giocatore nella storia del calcio fino a quel momento. Sceglie di indossare la maglia numero 5, precedentemente appartenuta a Manuel Sanchís. All'inizio della sua prima stagione, Zidane non riesce a trovare il giusto spazio in squadra, anche a causa della concorrenza con gli altri giocatori come Raúl e Figo. Con l'arrivo di Zidane la squadra si aggiudica subito la Supercoppa di Spagna. Zidane ha segnato il suo primo gol il 15 settembre 2001 contro il Real Betis. Ben presto il francese si dimostra grande protagonista nella stagione dei madrileni, culminata con la sua pregevole e decisiva marcatura nella vittoria per 2-1 contro il Bayer Leverkusen nella finale della UEFA Champions League 2001-2002. In quell'occasione Zidane riesce a trasformare il traversone di Roberto Carlos in un tiro al volo che si infila nell'angolo alto della porta difesa dal portiere Hans-Jörg Butt. Al termine della stagione, Zidane vince per la prima volta la UEFA Champions League, dopo due finali perse e, successivamente, anche la Supercoppa UEFA e alcuni mesi dopo la Coppa Intercontinentale. Zidane in azione con la maglia del Real Madrid nel 2005 Nella stagione 2002-2003 vince per la prima volta il campionato spagnolo all'ultima giornata, realizzando 9 gol in 33 partite, ma, dopo la vittoria della Supercoppa di Spagna 2003, malgrado la politica dei cosiddetti Galácticos voluta dal presidente Florentino Pérez, incentrata all'acquisto dei migliori calciatori del panorama mondiale, la squadra non avrebbe più centrato successi nelle tre annate seguenti. Nel 2003-2004 il francese chiude, con i compagni, il campionato al quarto posto, realizzando 6 gol in 33 presenze e perde la finale di coppa nazionale contro la Real Sociedad. Ancora più negativa è, per la squadra, l'annata 2004-2005, e anche la stagione 2005-2006 è avara di soddisfazioni per il Real Madrid, giunto alla fine di un ciclo. Il 15 gennaio 2006 Zidane realizza la prima tripletta in carriera, nella vittoria per 4-2 in campionato contro il Siviglia; è il primo calciatore francese a realizzare tre reti in una partita della Liga spagnola. Seguirà un'altra tripletta, realizzata dal fuoriclasse contro l'Espanyol (4-0). Il 25 aprile seguente Zidane rende nota l'intenzione di ritirarsi dopo il campionato del mondo 2006. Il 7 maggio 2006 disputa la sua ultima partita a livello di club, contro il Villarreal allo stadio Santiago Bernabéu: i tifosi del Real Madrid gli riservano un caloroso tributo, sventolando dei cartelli con il suo nome e il suo numero, il 5, e i suoi compagni di squadra indossano magliette commemorative con la scritta ZIDANE 2001-2006 sotto il logo del club. Zidane firma il gol del provvisorio 2-2 con un colpo di testa vincente su cross di David Beckham (la gara finisce 3-3). Conclude l'ultima annata della propria carriera agonistica con 6 reti segnate in 29 partite di campionato. Per le Olimpiadi di Atene 2004 Zidane fu uno dei tedofori. Nazionale Gli esordi, il Mondiale 1994 e l'Europeo 1996 Nel 1994 partecipa all'Europeo Under-21, dove veste la maglia numero 7. I francesi si classificheranno al quarto posto dopo aver perso la semifinale contro l'Italia e la finale per il terzo posto contro la Spagna. Dopo la mancata qualificazione al mondiale 1994, la nazionale francese è in crisi: il nuovo commissario tecnico Aimé Jacquet decide di convocare alcuni giovani e, tra questi, spicca il nome dello stesso Zidane, reduce da ottime prestazioni con il Bordeaux. Durante la gara contro la Rep. Ceca del 17 agosto 1994, Zidane esordisce in nazionale maggiore all'età di 22 anni; il giocatore entra al 63' minuto di gioco al posto di Corentin Martins sul punteggio di 2-0 per i cechi e firma in pochi minuti una doppietta che consente di agguantare un pareggio in rimonta. Divenuto trequartista titolare, Zidane viene convocato per il campionato d'Europa 1996 in Inghilterra, dove indossa la maglia numero 10. Dopo aver vinto ai rigori contro i Paesi Bassi, i francesi vengono sconfitti, sempre ai rigori, in semifinale dalla Repubblica Ceca. Zidane chiude il torneo con una prestazione deludente e poco incisiva per la squadra. L'anno seguente viene convocato per il Torneo di Francia, dove realizza un unico gol nella partita contro l'Italia, conclusasi 2-2, inaugurando così lo Stade de France. La vittoria del Mondiale 1998 e dell'Europeo 2000 Sempre da Aimé Jacquet viene convocato per il campionato del mondo 1998. La Francia ottiene la qualificazione con un turno d'anticipo battendo l'Arabia Saudita 4-0; Zidane, colpevole di un fallo di reazione a risultato già fissato, viene espulso dall'arbitro e squalificato per due turni. Torna in campo nella partita di Saint-Denis il 3 luglio valida per l'accesso alla semifinale. La Francia sconfigge l'Italia per 4-3 dopo i rigori; Zidane segna il primo penalty dei francesi. Battuta anche la Croazia in semifinale, il 12 luglio allo Stade de France di Saint-Denis, la Francia vince il trofeo in finale contro il Brasile (campione in carica) per 3-0, grazie alla doppietta di Zidane e al gol di Emmanuel Petit. La Francia vince il Mondiale per la prima volta. La maglia indossata da Zidane al campionato d'Europa 2000 Zidane viene convocato per il campionato d'Europa 2000 che si giocherà in Belgio e nei Paesi Bassi. Raggiunti i quarti di finale, la Francia affronta il 25 giugno a Bruges la Spagna. Qui Zidane segna un gol, portando la Francia alla vittoria per 2 a 1. Decide con un golden gol anche la semifinale vinta il 28 giugno 2 a 1 contro il Portogallo, giocata a Bruxelles. Il 2 luglio a Rotterdam vince il suo primo titolo Europeo contro l'Italia grazie al Golden gol di David Trezeguet, dopo l'1 a 1 dei 90 minuti. Delusioni ai Mondiali 2002 e a Euro 2004 Dopo il ritiro di Didier Deschamps, Zidane viene nominato vice-capitano della squadra francese. Il 26 maggio 2002, poco prima della partenza per il campionato del mondo 2002 (al quale la Francia è qualificata d'ufficio in quanto campione in carica), Zidane si infortuna al quadricipite della coscia sinistra. In sua assenza, la Francia perde e pareggia rispettivamente con Senegal e Uruguay nelle prime due sfide della fase a gironi. Zidane torna in campo contro la Danimarca; tuttavia, il giocatore, in condizioni fisiche piuttosto precarie, non risulta incisivo per la squadra francese che viene sconfitta per 2-0. La Francia è, a sorpresa, fuori dai Mondiali, con un solo punto ottenuto in tre gare e nessuna rete segnata: è il peggior risultato per una nazionale campione del mondo in carica nella storia dei Mondiali. L'anno seguente non viene convocato per la Confederations Cup, vinta comunque dai transalpini. Partecipa anche al campionato d'Europa 2004, esordendo con una doppietta che vale il successo in rimonta contro l'Inghilterra. Nell'ultima gara del girone, realizza un altro gol nella partita vinta per 3-1 con la Svizzera. I campioni d'Europa vengono eliminati nei quarti di finale dalla Grecia, che succederà poi loro nell'albo d'oro della manifestazione. Nell'agosto dello stesso anno, il calciatore annuncia il proprio addio alla Nazionale. Il secondo posto al Mondiale 2006 e il ritiro Zidane realizza il calcio di rigore contro il Portogallo nella semifinale del campionato del mondo 2006 Nell'estate 2005 torna tuttavia sui propri passi, comunicando il rientro in Blues. Festeggia il suo ritorno il 17 agosto, segnando un gol nell'amichevole con la Costa d'Avorio. Prende quindi parte alla rassegna iridata in Germania. Qualificatasi agli ottavi di finale, la Francia sconfigge la Spagna per 3 a 1 grazie ai gol di Zidane, Ribéry e Vieira. Durante la seconda fase del torneo Zidane si rende autore di ottime prestazioni, tra cui quella con il Portogallo, durante la quale segna il gol su rigore che vale alla Francia l'accesso alla finale contro l'Italia. All'inizio della finale, con un calcio di rigore a cucchiaio (con palla che batte sulla parte interna della traversa prima di varcare la linea di porta), porta in vantaggio i suoi; negli ultimi minuti della finale, però, macchia la propria partita colpendo con una testata il difensore italiano Marco Materazzi: il gesto gli costa l'espulsione, la dodicesima della carriera (3 a Bordeaux, 5 con la Juventus, 2 con il Real Madrid e 2 con la nazionale francese). L'Italia vince il Mondiale (1-1, 5-3 dcr) ma il giorno successivo, il 10 luglio 2006, Zidane viene comunque eletto miglior giocatore del torneo anche se il centrocampista italiano Andrea Pirlo era stato nominato per ben 3 volte (2 più di lui) uomo del match durante il torneo: ciò scatenerà le polemiche riguardo ad un premio «vinto in partenza» per questioni di sponsor. La finale persa contro l'Italia è l'ultima partita da giocatore disputata da Zidane. Zidane durante la finale dei Mondiali 2006 contro l'Italia Il 12 luglio 2006, in un'intervista rilasciata a una televisione francese, Zidane si scusa pubblicamente per il suo atto violento che, riconosce, "non è cosa da farsi", ma senza rivolgersi direttamente a Materazzi, e precisa che "se c'è una reazione è perché c'è una provocazione". Pur escludendo che Materazzi abbia proferito offese razziste, Zidane lascia intendere si sia trattato di insulti molto gravi e ripetuti alla sua famiglia. Il 18 agosto 2007 Marco Materazzi, in un'intervista a TV Sorrisi e Canzoni, dichiara di aver insultato la sorella di Zidane; offesa alla quale il francese avrebbe reagito violentemente. Insieme a Cafu, è il giocatore che ha ricevuto più cartellini (4 gialli e 2 rossi) nelle fasi finali dei Mondiali; le due espulsioni lo rendono anche il giocatore più volte allontanato dal campo, al pari di Rigobert Song. Allenatore Real Madrid Prime esperienze (2009-2016) Dopo aver ricoperto, tra il 2009 e il 2013, vari incarichi dirigenziali per il Real Madrid, il 9 luglio 2013 entra nello staff tecnico di Carlo Ancelotti in qualità di vice allenatore dei madrileni. Il 25 giugno 2014 viene nominato allenatore del Real Madrid Castilla, seconda squadra del Real Madrid, militante nella terza divisione del campionato di calcio spagnolo. Nella prima stagione conduce la squadra al 6º posto finale. Passaggio in prima squadra (2016-2018) Il 4 gennaio 2016, a seguito dell'esonero di Rafael Benítez, viene chiamato a guidare la prima squadra del Real Madrid. All'esordio sulla panchina delle merengues ottiene una vittoria casalinga per 5-0 contro il Deportivo La Coruña. Nel maggio 2016 si aggiudica la UEFA Champions League, guidando i madrileni all'undicesimo successo nella competizione grazie alla vittoria, nel derbi madrileño, contro l'Atlético Madrid ai tiri di rigore: nella circostanza Zidane diviene il primo tecnico francese, fatta eccezione per il naturalizzato Helenio Herrera, a vincere la massima competizione europea per club. Zidane (in primo piano) in veste di allenatore del Real Madrid nel 2018, insieme al capitano Ramos (in secondo piano) e al terzino Marcelo (sullo sfondo). Nella stagione successiva Zidane conduce la squadra dapprima alla vittoria della Supercoppa europea e della Coppa del mondo per club, poi centra il double campionato-UEFA Champions League che mancava da 59 anni: riporta, infatti, a Madrid il titolo nazionale, a cinque anni di distanza dalla precedente affermazione, e si aggiudica la UEFA Champions League, battendo per 4-1 la Juventus a Cardiff; nell'occasione Zidane diviene il primo allenatore a vincere due edizioni consecutive del trofeo nell'era Champions League. L'annata 2017-2018 si apre con una nuova vittoria della Supercoppa europea, contro il Manchester United. Segue, pochi giorni dopo, la conquista della Supercoppa di Spagna, nel doppio Clásico contro il Barcellona. A dicembre il club madrileno si aggiudica nuovamente la Coppa del mondo per club, grazie alla vittoria per 1-0 in finale contro il Grêmio: con tale successo Zidane diventa il primo tecnico a vincere la competizione per due edizioni consecutive. A corollario di un'altra stagione passata agli annali, il 26 maggio 2018 il francese vince per la terza volta di fila la UEFA Champions League, battendo il Liverpool per 3-1 nella finale di Kiev: con questo successo, Zidane eguaglia il primato di Bob Paisley e Carlo Ancelotti, diventando inoltre il primo e unico allenatore ad aver vinto tre edizioni consecutive della Coppa dei Campioni/Champions League. Ciononostante, appena cinque giorni dopo il trionfo Zidane rassegna, a sorpresa, le dimissioni, adducendo la necessità «di un cambio, di un'altra metodologia di lavoro» per la squadra e paventando l'imminente fine di un ciclo in casa madrilena. Secondo ciclo a Madrid (2019-2021) Tali sensazioni trovano conferma nei mesi seguenti, stanti i deludenti risultati conseguiti dai suoi successori, Julen Lopetegui prima e Santiago Solari poi, sulla panchina del club. Anche in ragione di ciò, l'11 marzo 2019 Zidane è chiamato a riassumere la guida tecnica del Real Madrid. Il secondo ciclo del tecnico francese non riesce a eguagliare il precedente, ma arriva comunque, nel gennaio 2020, la conquista, ai tiri di rigore, della Supercopa di Spagna contro l'Atlético Madrid, un successo che coincide per Zidane con la nona finale vinta su altrettante disputate con i blancos, oltreché, a fine stagione, il secondo alloro nazionale da allenatore, con la vittoria della Liga. Al termine di una stagione 2020-2021 avara di successi, il tecnico francese lascia nuovamente la panchina del club spagnolo. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Zidane (a sinistra) e il connazionale Deschamps festeggiano la vittoria del campionato italiano 1997-1998 Campionato italiano: 2 - Juventus: 1996-1997, 1997-1998 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Supercoppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2001, 2003 Campionato spagnolo: 1 - Real Madrid: 2002-2003 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 2 - Bordeaux: 1995 - Juventus: 1999 Coppa Intercontinentale: 2 - Juventus: 1996 - Real Madrid: 2002 Supercoppa UEFA: 2 - Juventus: 1996 - Real Madrid: 2002 UEFA Champions League: 1 - Real Madrid: 2001-2002 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Individuale Zidane riceve il Pallone d'oro 1998 Trophées UNFP du football: 2 - Miglior giovane della Division 1: 1994 - Miglior giocatore della Division 1: 1996 Oscar del calcio AIC: 3 - Miglior straniero: 1997, 2001 - Migliore assoluto: 2001 Onze d'argento: 3 - 1997, 2002, 2003 Squadra dell'anno ESM: 4 - 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004 Calciatore francese dell'anno: 2 - 1998, 2002 Champion des champions de L'Équipe: 1 - 1998 World Soccer's World Player of the Year: 1 - 1998 All-Star Team del campionato mondiale di calcio: 2 - Francia 1998, Germania 2006 FIFA World Player: 3 - 1998, 2000, 2003 Pallone d'oro: 1 - 1998 Onze d'or: 3 - 1998, 2000, 2001 Miglior giocatore della finale del campionato mondiale di calcio: 1 - Francia 1998 UEFA Club Football Awards: 1 - Miglior centrocampista: 1997-1998 Onze di bronzo: 1 - 1999 Miglior giocatore del campionato europeo di calcio: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Squadra del torneo del campionato europeo: 2 - Belgio-Paesi Bassi 2000, Portogallo 2004 Miglior giocatore della finale di Champions League: 1 - 2001-2002 Squadra dell'anno UEFA: 3 - 2001, 2002, 2003 Miglior giocatore straniero della Liga (Premio Don Balón) - 1 - 2002 FIFA World Cup Dream Team: 1 - 2002 UEFA Club Footballer of the Year: 1 - 2001-2002 Inserito nella FIFA 100 - 2004 UEFA Golden Jubilee Poll (miglior giocatore europeo dei precedenti 50 anni): 1º posto - 2004 FIFPro World XI: 2 - 2005, 2006 Costruttore di gioco dell'anno IFFHS: 1 - 2006 Pallone d'oro dei Mondiali: 1 - Germania 2006 Trofeo d'onore UNFP: 1 - 2007 Marca Leyenda: 1 - 2008 Leggende del calcio del Golden Foot: 1 - 2008 Team of the Decade del Sun: 1 - 2009 Team of the Decade di ESPN: 1 - 2009 Player of the Decade di ESPN: 1 - 2009 Player of the Decade di Sports Illustrated: 1 - 2009 Miglior giocatore della decade di Marca: 1 - 2010 Giocatore del decennio Don Balón: 1 - 2010 Miglior giocatore della storia della UEFA Champions League: 1 - 2011 Team of the Decade dell'UEFA: 1 - 2011 Laureus Lifetime Achievement Award: 1 - 2011 Top 11 di sempre di World Soccer: 1 - 2013 Miglior giocatore della storia della Ligue 1: 1 - 2014 Goal Hall of Fame: 1 - 2014 Miglior giocatore francese della storia: 1 - 2016 Top 11 di tutti i tempi del campionato europeo di calcio: 1 - 2016 Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Allenatore Club Competizioni nazionali Campionato spagnolo: 2 - Real Madrid: 2016-2017, 2019-2020 Supercoppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2017, 2019 Competizioni internazionali Zidane posa con il trofeo della UEFA Champions League 2017-2018, la terza consecutiva vinta da allenatore. UEFA Champions League: 3 - Real Madrid: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa UEFA: 2 - Real Madrid: 2016, 2017 Coppa del mondo per club: 2 - Real Madrid: 2016, 2017 Individuale Allenatore rivelazione della Liga: 1 - 2016 Allenatore rivelazione della UEFA Champions League: 1 - 2016 Allenatore di calcio francese dell'anno: 2 - 2016, 2017 Miglior allenatore della Liga: 2 - 2017, 2020 Miglior allenatore della UEFA Champions League: 1 - 2017 Premio Onze al miglior allenatore europeo dell'anno: 3 - 2017, 2018, 2021 The Best FIFA Men's Coach: 1 - 2017 Squadra maschile dell'anno IFFHS: 1 - 2017 Allenatore dell'anno IFFHS: 2 - 2017, 2018 Allenatore dell'anno World Soccer: 1 - 2017 Allenatore dell'anno Globe Soccer Awards: 1 - 2017 Miglior allenatore dell'anno ESPN: 1 - 2017 Miglior allenatore dell'anno L'Équipe: 1 - 2020 Trofeo Miguel Muñoz: 1 - 2020 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) — 1998 Ufficiale dell'Ordine del Merito Nazionale (Algeria) — 2006 Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) — 1º gennaio 2009
  20. VIRGILIO FELICE LEVRATTO https://it.wikipedia.org/wiki/Virgilio_Felice_Levratto Nazione: Italia Luogo di nascita: Carcare (Savona) Data di nascita: 26.10.1904 Luogo di morte: Genova Data di morte: 30.06.1968 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: Levre Alla Juventus dal 1923 al 1924 Esordio: 16.04.1924 - Amichevole - Brandenburgo-Juventus 3-3 Ultima partita: 27.04.1924 - Amichevole - Dresda-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti «Sei meglio di Levratto / ogni tiro va nel sacco / oh, oh, oh, che centrattacco!!!» (Quartetto Cetra) Virgilio Felice Levratto (Carcare, 26 ottobre 1904 – Genova, 30 giugno 1968) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano. Virgilio Felice Levratto Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1942 - giocatore 1968 - allenatore Carriera Giovanili 190?-191? Savoja Vado Ligure 191?-1918 Lampos Vado Ligure 1918-1919 Vado Squadre di club 1919-1924 Vado 50 (53) 1924-1925 Verona 20 (15) 1925-1932 Genova 1893 188 (86) 1932-1934 Ambrosiana-Inter 63 (25) 1934-1936 Lazio 50 (8) 1936-1940 Savona 46 (24) 1940-1941 Stabia ? (?) 1941-1942 Cavese ? (?) Nazionale 1924-1928 Italia 28 (11) Carriera da allenatore 1936-1937 Savona 1938-1939 Savona 1940-1941 Cavese 1941-1942 Stabia 1942-1943 BPD Colleferro 1945-1947 Savona 1947-1949 Messina 1949-1951 Arsenale Messina 1951-1952 Lecce 1952-1953 Savona 1953-1958 Fiorentina Vice 1958-1959 Finale 1962-1963 Cuneo 1964-1965 Savona De Martino 1965-1968 Nolese Palmarès Olimpiadi Bronzo Amsterdam 1928 Biografia Virgilio Felice Levratto nacque a Carcare il 26 ottobre del 1904, e poco dopo la famiglia lasciò l'entroterra trasferendosi a Vado Ligure, sulla costa, per ragioni di lavoro. Il padre, Antonio, era calzolaio, la madre Angela casalinga; Felice era il secondo di quattro fratelli, Dante, divenuto anch'egli giocatore del Football Club Vado, e i più piccoli Pierino e Maria Beatrice. A differenza del ragazzo serio e compito che era Dante, lo si poteva definire un monello, la pecora nera di famiglia: molte volte, raccontano, tornava dalle partite di calcio con gli altri ragazzi tutto accaldato, sporco di fango e con le scarpe sfondate – il padre gliele doveva riparare – e per questo spesso veniva punito con severità. Nel 1918, quando Felice firmò il primo contratto col Vado, il padre stesso non ne fu particolarmente lieto, perplesso del fatto che si potesse guadagnare denaro "dando calci ad una palla di cuoio" (quella del calciatore era infatti all'epoca un'attività nuova, totalmente discostantesi dal ristretto elenco di mestieri esistenti da secoli), ma non si oppose. Nel 1959, il Quartetto Cetra lo citò nella canzone Che centrattacco!!!. Morì nel 1968, dopo alcuni giorni di deliquio conclusi con la visione di un campo di calcio: Levratto si mise a incitare i compagni immaginari «Via, via, avanti». Nel 1969 nacque un torneo (torneo internazionale dal 1980) a lui dedicato riservato ai giovani. Caratteristiche tecniche Centravanti di piede mancino, fu soprannominato Sfondareti in virtù della notevole potenza del suo tiro che in più di un'occasione forò le reti delle porte. Carriera Club Esordi Cominciò a giocare per divertimento nelle file del Savoja Football Club, piccola squadra vadese. La potenza nel tiro, il fiuto del gol ma anche il gioco generoso e intelligente attirarono presto gli sguardi di alcuni osservatori locali. Si trasferì quindi alla Lampos, altra squadra di Vado, per pochi spiccioli, andando a ricoprire il ruolo di ala sinistra; con i soldi risparmiati riuscì a comprarsi una bicicletta, utile per raggiungere i campi delle trasferte, ad esempio quelli di Spotorno o di Savona. Rimase alla Lampos per due anni. Nel frattempo Nicolò Gambetta, presidente del Football Club Vado e cavaliere al merito del Regno d'Italia, aveva notato le gesta in campo del giovane Levratto, decidendo di portarlo a vestire la maglia rossoblù della società da lui guidata. Così, quattordicenne, il futuro campione firmò il suo primo contratto professionistico. Correva il 1918, la Grande Guerra era da poco terminata – i giovani tornavano a casa dal fronte – e il Vado si apprestava a disputare il campionato di Terza Divisione. Il Vado e la Coppa Italia 1922 Ottenuto il contratto, cominciò regolarmente durissimi allenamenti, diverse ore al giorno, ma tutti di sua volontà, dal momento che allora non si era ancora diffusa su larga scala la figura dell'allenatore. Affinò in tal modo le eccezionali doti di attaccante. Il suo esempio erano i campioni del Genoa, che pure non aveva mai visto giocare (non era mai stato nella "lontana" Genova😞 prendeva così consigli dai compagni più esperti ed anziani al Vado, uno fra tutti capitan Enrico Romano. Nel 1921 fu incluso nella rappresentativa ligure-toscana che a Pisa affrontò i maestri inglesi del Liverpool, l'anno seguente, dopo la vittoria nel campionato di Promozione Ligure, partecipò alla prima edizione della Coppa Italia, cui si iscrissero 37 società. Il primo turno, in casa al campo "Leo" contro la Fiorente, si risolse a dispetto dei pronostici con il punteggio di 4 a 3 per il Vado, con doppietta di Levratto. Dopo i successi contro i genovesi dello Sport Club Molassana e i milanesi dello Juventus Italia Football Club, i quarti di finale a Livorno videro la squadra rossoblù prevalere sui padroni di casa della Pro Livorno per una rete a zero. Il 16 luglio venne giocata la finale tra Vado e Udinese, a Vado (nell'ormai scomparso campo di Leo), in casa dei liguri. Sotto l'intenso sole estivo i novanta minuti regolamentari non produssero reti, con Levratto tenuto costantemente sotto controllo dai marcatori avversari, e così pure i trenta minuti di tempo supplementare. Si passò così a giocare "a oltranza": la prima squadra che avesse realizzato un gol si sarebbe aggiudicata la coppa, prima però del tramonto (il campo non disponeva di impianti di illuminazione), sopraggiunto il quale, in caso di parità, l'incontro si sarebbe dovuto ripetere a Udine. L'Udinese, che aveva deciso di chiudersi in difesa, ad un tratto partì all'attacco ma perse il possesso palla subendo un'azione di contropiede. La sfera arrivò presto all'ala sinistra Levratto: questi, dopo aver dribblato due difensori, fece partire un potente tiro di esterno sinistro da 20 metri che si infilò sotto l'incrocio sinistro della porta. Il tiro fu talmente potente da squarciare la rete e andare a rimbalzare contro la Torre di Scolta, situata dietro la porta degli udinesi. Era il gol-vittoria e il diciassettenne carcarese venne portato in trionfo al grido di "Levre! Levre!". Gli anni seguenti La popolarità che ne conseguì stimolò l'interesse nei suoi confronti della Nazionale e di squadre più prestigiose. Con gli azzurri esordì diciannovenne il 25 maggio 1924, alle Olimpiadi di Parigi, convocato da Vittorio Pozzo nonostante ancora militasse in II Divisione. A Parigi lasciò il segno per l'episodio che lo vide protagonista assieme al portiere del Lussemburgo Bausch: un suo potentissimo tiro colpì quest'ultimo al mento, facendolo crollare a terra tra il clamore del pubblico, che vide del sangue uscire dalla bocca dell'estremo difensore. I denti gli avevano staccato un pezzo di lingua; medicato dai dottori a bordo campo, rientrò in partita (non esistevano ancora le sostituzioni). Nel corso di un'azione successiva, la palla capitò ancora a Levratto che, apprestandosi a tirare, vide il portiere coprirsi il volto con le mani. Con il 2-0 già acquisito, l'attaccante scelse allora di lanciare il pallone fuori dai pali. Nel 1925 Levratto firmò due cartellini, uno per la Juventus e l'altro per il Genoa. Per la Federazione Calcio l'unico cartellino valido era quello già firmato per il Verona, squadra per la quale giocava ed alla quale dovette rimanere dopo aver scontato una squalifica prima di passare definitivamente al Genoa. Levratto vestì la maglia rossoblù per sette stagioni, collezionando in campionato 84 reti in 188 presenze. Nel 1932 passò all'Ambrosiana-Inter e nel 1934 alla Lazio. Andò a chiudere la carriera come calciatore-allenatore dapprima al Savona, che condusse alla vittoria del campionato di Serie C 1939-1940. La stagione seguente sedette invece sulla panchina dello Stabia, ottenendo il quattordicesimo posto del Girone G della Serie C. Nel 1941 passò alla Cavese, in IV Serie, rivestendo il duplice ruolo di allenatore giocatore, con la quale festeggiò una promozione in C e, l'anno dopo, un sorprendente terzo posto. Nell'immediato dopoguerra tornò a calcare i campi per disputare la Coppa Liberazione tenutasi nel savonese tra le file del Mallot. Nel dopoguerra, allenò Colleferro, Savona, Messina, Lecce, Finale Ligure e Cuneo e fu il vice di Fulvio Bernardini alla guida della Fiorentina, campione d'Italia 1955-1956. Nazionale Nel 1928, alle Olimpiadi di Amsterdam, vinse da titolare la medaglia di bronzo, segnando 4 reti in 5 partite. Il 4 giugno 1928, contro la Spagna: un suo tiro dal limite colpì e spedì in porta due avversari, prima di bucare la rete. Nella partita perduta contro l'Uruguay, un suo tiro in porta sfondò la rete avversaria. Alla fine della sua carriera collezionò 28 presenze e 11 reti con la maglia della nazionale azzurra. Palmarès Giocatore Club Coppa Italia: 1 - Vado: 1922 Promozione: 1 - Vado: 1921-1922 Serie C: 1 - Savona: 1939-1940 Nazionale Bronzo olimpico: 1 - Amsterdam 1928 Coppa Internazionale - 1927-1930
  21. GIORGIO LENTA Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 02.08.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1990 al 1992 Esordio: 22.05.1991 - Amichevole - Spezia-Juventus 0-1 Ultima partita: 05.06.1992 - Amichevole - Vicenza-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti
  22. ATILA VARGA Nazione: Slovacchia Luogo di nascita: Trebisov Data di nascita: 11.04.1996 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 15.05.2014 - Amichevole - Juventus-Vicenza 5-0 0 presenze - 0 reti
  23. AMEDEO VARESE https://it.wikipedia.org/wiki/Amedeo_Varese Nazione: Italia Luogo di nascita: Settimo Rottaro (Torino) Data di nascita: 02.07.1890 Luogo di morte: Saluzzo (Cuneo) Data di morte: 04.01.1969 Ruolo: Centrocampista Altezza: 170 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 24.10.1915 - Amichevole - Juventus-Torinese 0-3 0 presenze - 0 reti Amedeo Varese (Settimo Rottaro, 2 luglio 1890 – Saluzzo, 4 gennaio 1969) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Amedeo Varese Nazionalità Italia Altezza 170 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1909-1915 Casale 83 (37) 1915-1916 Modena 1 (1) 1918-1921 Milan 33 (29) 1921-1933 Casale 1 (0) Nazionale 1913-1914 Italia 5 (0) Carriera Varese iniziò la carriera nel Casale, con cui vinse il campionato italiano di Prima Categoria nel 1913-1914. Nel 1918 passò al Milan, con cui esordì il 16 febbraio 1919 contro l'Inter. Nella stagione 1919-1920 diventò titolare e realizzò 23 gol in 18 partite, risultando il miglior realizzatore assoluto stagionale del Milan e di tutto il campionato. Nella stagione seguente collezionò 15 presenze e 6 gol, prima di lasciare la società milanese. In carriera vestì anche la maglia del Modena. Varese disputò 5 partite nella Nazionale italiana, vonn cui esordì il 12 gennaio 1913 in amichevole a Parigi contro la Francia. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Casale: 1913-1914 Individuale Capocannoniere della Prima Categoria: 1 - 1919-1920 (23 gol)
  24. ARDUZZI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1905 al 1906 Esordio: 28.01.1906 - Amichevole - Juventus-Juventus Seconda Squadra 2-4 0 presenze - 0 reti
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