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Socrates

Tifoso Juventus
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Tutti i contenuti di Socrates

  1. MARIO PANDOLFI Nazione: Italia Luogo di nascita: Porto Recanati (Macerata) Data di nascita: 02.02.1948 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1966 al 1968 e dal 1969 al 1970 Esordio: 20.06.1967 - Amichevole - Ponzone-Juventus 0-8 Ultima partita: 15.08.1969 - Amichevole - Juventus-Juve De Martino 2-0 0 presenze - 0 reti
  2. DAVIDE DE MARINO Nazione: Italia Luogo di nascita: Savigliano (Cuneo) Data di nascita: 17.03.2000 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 79 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2021 0 presenze - 0 reti Club career Juventus II Italy Defender 07/2022 - 06/2024 # 01/2022 - 06/2022 AC Pisa Defender 01/2022 - 06/2022 AC Pisa [Youth] Defender 01/2021 - 01/2022 Juventus Defender 01/2021 - 01/2022 Juventus II Defender 07/2017 - 01/2021 Pro Vercelli Defender 02/2017 - 06/2017 Pro Vercelli [Youth] Defender https://www.worldfootball.net/player_summary/davide-de-marino/
  3. Toro, non andare col liscio ...... e vendilo a noi Bremer!
  4. ANTONIO NOCERINO Cresce nelle giovanili della Juventus, prima di trasferirsi all’Avellino, con il quale esordisce in serie B, l’11 settembre 2003 contro il Palermo. Lasciata l’Irpinia, gioca con le maglie di Genoa, Catanzaro, Crotone e Messina; nel frattempo, viene anche convocato nella Nazionale Under 20, con la quale disputa il Mondiale del 2005, prima di arrivare al Piacenza, nell’estate del 2006. Nella squadra emiliana trova la sua consacrazione: infatti, si rende protagonista di una stagione esaltante, nella quale mette in mostra le sue qualità di incontrista. Nocerino non è solamente un ladro di palloni ma si distingue per la continuità del rendimento e per gli inserimenti nell’area avversaria, che gli permettono di realizzare cinque reti. Logico che la Juventus, ancora detentrice della metà della proprietà del giocatore, ne riscatti l’altra parte. Fa il suo esordio in maglia bianconera alla prima giornata, nella vittoriosa partita contro il Livorno per 5-1. Ranieri è conquistato dal grande agonismo del giocatore e della sua duttilità e lo promuove titolare, a discapito della più titolata coppia Almirón-Tiago. Intanto, il 17 ottobre 2007, esordisce con la maglia della Nazionale maggiore, nella partita amichevole giocata e vinta contro il Sudafrica. Nel girone di ritorno, a causa dell’arrivo di Sissoko, Nocerino è impiegato con minore frequenza, dimostrando notevoli lacune dal punto di vista tecnico. Antonio termina la stagione con trentasei presenze, senza, tuttavia, convincere del tutto: così, è inserito nell’operazione che porta Amauri alla Juventus e si trasferisce al Palermo. «Questo è un addio – dice il centrocampista lasciando Vinovo – sto andando al Palermo, sono contento e orgoglioso della scelta, perché è una grande piazza, un’ottima squadra e una grande città. Mi avvicino a casa e questo mi fa molto felice. Non vedo l’ora di cominciare con la nuova maglia. Sono, comunque, onorato di aver indossato la maglia della Juventus, ci siamo lasciati benissimo e senza rancore. Mi sono trovato molto bene a Torino. Ma adesso ognuno per la sua strada». PAOLO ROSSI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 2007 Ha l’orgoglio della sua napoletanità e di trovarsi in buona compagnia nella Juventus. «Io, Palladino, Criscito e Molinaro abbiamo un carattere forte. Non ci spaventano i voti in pagella e le responsabilità. Sono convinto che faremo tutti bene». Antonio Nocerino è stato l’uomo dell’estate. A ogni partitella del ritiro, si segnalava come il più determinato a mettersi, in mostra. Se oggi glielo ricordi, adesso che è un potenziale titolare della squadra e che le gare contano tre punti, si schermisce: «Volevo solo far vedere chi ero. Niente di più, era solo una presentazione». Intervistare il numero ventitré della rosa di Claudio Ranieri è un bel viaggio nel futuro, pur stando comodamente seduti in divani del presente. Perché si illumina non appena gli si ricorda le esperienze internazionali con le Nazionali Giovanili. «Rappresenti il tuo paese, è il massimo», ti dice e si intuisce che è all’azzurro più preciso, che pensa. E quando gli chiedi i suoi obiettivi, ti dice che li ha ben scadenzati: ce n’è uno settimanale, uno di stagione e un altro, inconfessabile, per la carriera. Idee forti, ancorché giovani. Le radici stanno in un sincero e genuino amore verso la sfera rotolante. Antonio, sei d’accordo che si impara a giocare a calcio davvero solo per strada? «Sì, è lì che si capisce davvero che cos’è il calcio. Da bambino, appena mio padre finiva di lavorare, mi portava a giocare in Piazza del Plebiscito. Ci andavo anche da solo, talmente mi piaceva correre dietro a un pallone. La piazza è grande, ma non è che sono diventato centrocampista, perché lì si correva tantissimo. Quando muovi i primi passi non pensi a un ruolo preciso, ti interessa solo divertirti ed è questo che conta. Se hai troppi pensieri non è più bello, non c’è più spontaneità e nemmeno piacere». Quand’è che hai maturato l’idea che fosse in mezzo al campo il luogo dove ti esprimevi meglio? «È stato nelle Giovanili della Juventus che hanno capito le mie qualità da centrocampista centrale. E devo ammettere che ho trovato la dimensione giusta». Sei stato attratto da altri sport o ti ha catturato solo il pallone? «Il calcio è sempre venuto prima di tutto. Avevo un cugino che giocava a pallanuoto, seguivo le sue partite e mi appassionava, però non abbastanza per cambiare strada. Però oggi penso che il nostro mondo abbia da imparare molto dagli altri sport. Attorno al calcio ci sono troppe cose che non hanno nulla a che vedere con una sana concezione sportiva. Il calcio deve essere innanzitutto uno spettacolo per chi lo vede. Penso ai bambini, spesso. Noi calciatori per loro siamo degli eroi, dei modelli ai quali ispirarsi. Dobbiamo ricordarcelo tutti, qualsiasi sia la posizione che occupiamo. Trasmettere lo spettacolo e farlo nel modo giusto significa impegnarsi, essere corretti, riconoscere i propri errori». Quando sei arrivato alla Juventus qual è stata la prima impressione che hai avuto? «Mi sono detto una sola cosa: “Guarda un po’ dove sei capitato”. Ero stupito che mi volesse la Juventus e, contemporaneamente, provavo orgoglio, perché se ero qui significava che avevo fatto bene. Però ho sempre saputo che dovevo dare di più. Se approdi in una grande società non sei che all’inizio di un lungo cammino. L’obiettivo vero è restare in bianconero». Quando giocavi nelle Giovanili eri convinto che il tuo mestiere sarebbe stato quello di calciatore professionista o temevi di poterti perdere? «Guarda, io credo di avere la testa dura. Se mi prefiggo un obiettivo cerco di raggiungerlo in tutti i modi. E sono convinto che se si dà il massimo e si fanno un po’ di sacrifici alla fine i risultati arrivano. Non ho mai avuto paura di non farcela. Ma se fosse andata male non sarebbe stato un dramma. In questo senso la mia famiglia è stata decisiva, non mi ha mai messo addosso pressione. Mio padre mi ha sempre detto: “Impegnati, perché tutto quello che arriverà sarà importante. Ma se non ci riesci non ti preoccupare, l’importante è provarci e non avere rimpianti”». Tu hai vissuto in una città lontana dalla famiglia. È possibile spiegare la tua foga agonistica anche come una risposta a quella solitudine che magari hai provato? Ci si mette più rabbia in campo quando un po’ la vita ti fa soffrire, si diventa un po’ più cattivi? «Non bisogna esagerare, però è indubbio che vivere a mille chilometri dai tuoi cari ti obbliga a crescere in fretta, a diventare uomo molto presto e ad assumerti un bel carico di responsabilità. I giovani di oggi sono troppo protetti dai genitori, pensano sempre che “tanto c’è mamma, tanto c’è papà” ed è un errore, devono avere la voglia di prendere sulle spalle la propria vita. Affrontare le cose di petto è decisivo, uscire dalla protezione degli adulti: così si cresce davvero, ci si forma un carattere forte. Le esperienze bisogna farle, anche quelle negative sono utili, perché la cosa importante è comunque provarci, non nascondersi». Tu hai giocato in molte squadre provinciali. Qual è l’esperienza che ti è rimasta maggiormente dentro? «Tutte, non ne escludo nessuna. In ogni posto ho fatto esperienze importanti tanto per la mia professione che per la mia vita». Hai conosciuto il Nord e il Sud dell’Italia: di quale ambiente hai bisogno per giocare meglio? Quali sono le condizioni che ti esaltano di più? «Gli ambienti si somigliano tutti. È il giocatore che trascina il pubblico: la gente ti vede correre di più o riuscire in un gesto tecnico particolare e ti sostiene con l’entusiasmo. Comunque, preferisco il casino. Anzi, ti dirò: mi fa rendere di più anche il tifo contro. Mi fa reagire». Tu hai esordito in Serie A col Messina: rispetto alla B, che hai frequentato di più, la Serie A è davvero un calcio più difficile o tutto sommato il modo di giocare non si differenzia granché? «L’anno scorso Serie A e Serie B non presentavano grandi differenze. Con Juventus, Genoa, Napoli e tante altre formazioni di ottimo livello la serie cadetta non aveva nulla da invidiare a quella maggiore. Prima era diverso. In B prevaleva la quantità, la qualità scarseggiava. Lì se arrivano dieci palloni fuori area al massimo uno o due possono trasformarsi in goal. In A la media si quadruplica» Quando con il Piacenza ti è capitato di affrontare la Juventus che sensazioni hai provato? «Sapevo che andavo ad affrontare la squadra che aveva metà del mio cartellino, dovevo fare bene e mettermi in mostra. E soprattutto ero fortificato dall’enorme tranquillità che ho trovato a Piacenza. Un gruppo fantastico e un mister, Iachini, che ha creduto molto in me. Una società perfetta per un giovane che vuole crescere, in cui funziona tutto. Non posso dimenticare nessuno, dal presidente al magazziniere: se oggi gioco nella Juventus è anche per merito loro». Come vivi la vigilia? Sei uno nervoso o non ti fai condizionare dalla tensione? «Cerco e trovo la tranquillità nella musica, anche perché se entro in campo troppo carico poi finisco per sbagliare anche cose piuttosto semplici». Ti condizionano gli errori in partita? «No, so che si possono fare e non bisogna farne un dramma: se pensi troppo perdi il filo del gioco. Io cerco di non snaturarmi nel corso della gara. L’emozione la sciolgo tutta nei primi minuti, poi acquisto tranquillità, mi aiuto seguendo le direttive dell’allenatore, cerco di eseguire correttamente ciò che mi chiede. A quel punto puoi azzardare qualche numero più difficile, anche se ritengo che un grande giocatore debba essere semplice e soprattutto efficace. Peraltro, noi della Juventus abbiamo giocatori estrosi e di classe: la cosa importante, per uno come me, è aiutarli a mettere in atto la loro fantasia. Questo non esclude che ogni tanto io non provi qualche colpo particolare per sorprendere gli avversari: è anche un modo per conoscere i miei limiti». Su YouTube circola un tuo video, molto cliccato, in cui ti riscaldi prima di una partita dell’Under 21 a Wembley. Sembri un clone di Maradona, ti si vede intento a palleggiare con la spalla e fai un po’ di numeri circensi. Il Pibe de Oro diceva di comportarsi così perché gli avversari lo vedevano ed entravano già intimoriti… «Ma io l’ho fatto con lo stadio vuoto, non c’era alcun intento esibizionistico. A me piace il pallone, starei ore e ore a palleggiare, mi fa stare bene, è il modo più naturale per entrare nel clima partita». Quali sono le partite che ti esaltano di più? «Mi piace quando si entra nel cuore della partita, quando c’è da soffrire. È lì che esce fuori il carattere, la voglia che hai e metti tutto quel che hai a disposizione della squadra». Quindi prediligi gli incontri un po’ fuori di testa, nei quali si perdono le attenzioni tattiche e prevale l’agonismo… «È bello affrontarsi a viso aperto, senza paura. Il calcio spettacolo ha bisogno di coraggio e la Juve ha questa mentalità, vuole sempre vincere e non sta mai a fare troppi calcoli». Da dove nasce la tua capacità di corsa? «Per me gli allenamenti sono molto importanti. Ho avuto la fortuna di avere lavorato con Zeman: il suo tipo di preparazione è una base che ti porti dietro per sempre. Qui alla Juve abbiamo tecnici ottimi nell’aiutarci a tenere il livello di corsa sempre su standard molto alti. Correre è comunque una questione non puramente personale, non è che macini chilometri tanto per farli. Tutto dipende da com’è disposta in campo la squadra, se ci si allunga molto sei costretto a colmare gli spazi». Ti riconosci nella definizione di incontrista o la ritieni riduttiva delle tue qualità? «Credo che ogni valutazione nasca da quel che si vede in campo. È vero che recupero tanti palloni, ma a me interessa anche la costruzione del gioco e sono in grado di fare un lancio o un passaggio. Mi considero anche un giocatore discretamente tecnico. Insomma, non ho piedi scandalosi!». Che rapporto hai con il goal? A Piacenza ne hai fatti sei… «Prima dell’anno scorso il goal era una dimensione sconosciuta. Avevo segnato una volta con il Messina in Serie A, ma il goal mi era stato annullato. Con il Piacenza appena toccavo la palla finiva in rete. Intanto con la Juve sarebbe bello vincere poi, magari, partecipare con qualche goal». E con la tattica? Sei uno che si appassiona allo studio dei moduli? «Mi piace fare quello che dice il mister: lui studia e noi giocatori in campo mettiamo in pratica. L’importante è la pratica, la teoria non mi attrae». Come vivi in partita il confronto con il tuo avversario diretto? «Intanto scatta in me una forma di rispetto. Spesso affronto giocatori con più esperienza, ed è giusto guardarli e imparare. Diciamo che provo a buttarla sul mio terreno, provo a metterlo in difficoltà standogli addosso, sfruttando la mia più giovane età e la determinazione». Chi è il compagno in campo che ti dà maggiori consigli? C’è qualcuno che urla di più? «Tutti danno il proprio contributo e parlano. Ma non c’è gente che ti sgrida. Si inizia da Buffon e si finisce con Palladino, ognuno può dire la sua ed io sono disposto ad ascoltarlo, perché è anche così che si migliora e si arriva a costruire le vittorie. Le parole che contano di più sono quelle fuori dal campo. Mi è capitato di fare un’ora di viaggio in auto con Nedved e lui mi ha offerto molti consigli. E non sono legati al calcio, quelli più interessanti riguardavano la vita: perché lui è un maestro anche fuori dal campo». Un’ultima cosa: lo sai che le statistiche dicono che tocchi un’infinità di palloni a ogni incontro, sei quasi da record… «Non lo sapevo. Non me le dicono mai certe cose…». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/04/antonio-nocerino.html#more
  5. ANTONIO NOCERINO https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Nocerino Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 09.04.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: Lo Sceriffo Alla Juventus dal 2007 al 2008 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 11.05.2008 - Serie A - Juventus-Catania 1-1 36 presenze - 0 reti Antonio Nocerino (Napoli, 9 aprile 1985) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano di ruolo centrocampista. Con la nazionale italiana è stato vicecampione d'Europa a Polonia-Ucraina 2012. Antonio Nocerino Antonio Nocerino al Milan nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex Centrocampista) Squadra Termine carriera 23 gennaio 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1998-2002 Juventus 2002-2003 → Avellino Squadre di club 2003-2004 → Avellino 34 (0) 2004-2005 Genoa 5 (0) 2005 → Catanzaro 21 (0) 2005-2006 → Crotone 15 (0) 2006 → Messina 11 (0) 2006-2007 Piacenza 37 (6) 2007-2008 Juventus 36 (0) 2008-2011 Palermo 106 (6) 2011-2014 Milan 72 (12) 2014 → West Ham Utd 10 (0) 2014-2015 → Torino 5 (0) 2015 → Parma 20 (3) 2015-2016 Milan 2 (0) 2016-2017 Orlando City 52 (1) 2018 Benevento 6 (0) Nazionale 2004 Italia U-19 7 (0) 2004-2006 Italia U-20 16 (0) 2006-2007 Italia U-21 10 (0) 2008 Italia olimpica 9 (0) 2007-2012 Italia 15 (0) Carriera da allenatore 2020-2022 Orlando City U-17 (Assistente) 2020-2022 Orlando City U-15 2022-2023 Potenza Primavera Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Biografia È originario del Pallonetto di Santa Lucia. Sposato è padre di quattro figli. Ha conseguito il diploma di ragioniere. Caratteristiche tecniche Centrocampista con doti da incontrista, durante la sua permanenza alla Juventus viene impiegato anche come esterno destro di centrocampo o come regista. Resistente, veloce e determinato, possiede corsa, spinta ed abilità nel pressing. È spesso presente in zona-gol, provando tiri da fuori area, pericolosi inserimenti con e senza palla o realizzando assist per i compagni. Affina queste sue caratteristiche con il Palermo nella stagione 2010-2011, in cui si completa tatticamente e migliora in fase offensiva. Carriera Club Inizi ed esordi Ha iniziato a giocare a calcio all'età di 5 anni in una piccola squadra del suo quartiere (Scuola Calcio San Paolo, ex CRAL ATAN), allenata dal padre. Il calciatore napoletano è poi cresciuto nelle giovanili della Juventus all'età di tredici anni. Esordisce tra i professionisti l'11 settembre 2003 con la maglia dell'Avellino in Serie B, nel pareggio a reti inviolate contro il Palermo. In tre stagioni e mezzo giocate nella serie cadetta, colleziona 111 presenze. Dopo aver giocato anche con Genoa, Catanzaro e Crotone, il 12 febbraio 2006 esordisce in Serie A con il Messina nella partita persa per 4-2 contro la Sampdoria. Con la squadra siciliana segna il suo primo gol in massima serie, il 7 maggio 2006 al San Filippo contro l'Empoli, rete che non gli verrà legittimata in quanto quella partita fu alla fine persa a tavolino per 3-0. Nella stagione 2006-2007 passa in compartecipazione al Piacenza, dove totalizza 37 partite e 6 gol contribuendo al quarto posto degli emiliani. Juventus Nell'estate del 2007 la Juventus, ancora detentrice della metà del cartellino del calciatore, ne riscatta il rimanente 50% dalla formazione emiliana per 3,7 milioni di euro. Fa il suo esordio ufficiale con la maglia bianconera nella prima giornata di campionato contro il Livorno, partita terminata con il punteggio di 5-1 a favore della squadra torinese. Nel girone di ritorno, con l'arrivo a Torino di Mohamed Sissoko, Nocerino non viene impiegato più con continuità ma riesce comunque a concludere in maniera positiva la sua esperienza alla Juventus - iniziata nelle giovanili - con 32 presenze in campionato e 4 in Coppa Italia. Palermo Nocerino riceve un'espulsione durante CSKA Mosca-Palermo del 4 novembre 2010 Il 30 maggio 2008 si trasferisce a titolo definitivo al Palermo, nell'ambito dell'operazione che porta Amauri alla Juventus. Esordisce con la maglia rosanero il 13 settembre seguente al Barbera nella vittoria contro la Roma per 3-1. Nocerino riesce a trovare continuità nelle presenze, giocando titolare per quasi tutta la stagione ma termina la stessa come riserva venendo talvolta utilizzato dal mister Davide Ballardini nel ruolo di mediano. Colleziona 33 presenze finali (tutte in campionato) senza mai andare in rete; giocando accanto al compagno di squadra Mark Bresciano, più offensivo di Nocerino, egli aveva compiti difensivi e di rottura del gioco. Nella stagione 2009-2010, con Walter Zenga in panchina, parte nuovamente titolare, ma nel breve termine diventa una riserva. Il 23 settembre segna il suo primo gol sia in Serie A sia con la maglia rosanero nella quinta giornata di campionato disputata al Barbera contro la Roma, terminata sul punteggio di 3-3. Con l'arrivo di Delio Rossi sulla panchina siciliana al posto di Zenga, torna titolare inamovibile e gli vengono maggiormente affidati compiti, oltre ai soliti di interdizione, di finalizzazione e di accompagnamento della manovra d'attacco, lasciando così la fase difensiva a Giulio Migliaccio anche in considerazione del fatto che Bresciano non è stato più titolare nella formazione. Tatticamente è stato utilizzato anche in fase di copertura della fascia sinistra nelle occasioni in cui il terzino Federico Balzaretti si è spinto in avanti. Chiude la sua seconda stagione a Palermo con 35 presenze e 2 reti in campionato più 3 presenze in Coppa Italia. Per la stagione 2010-2011 ha lasciato il numero 9 ad Abel Hernández, scegliendo per sé il 23, giorno della morte di Padre Pio, al quale si dichiara devoto. La partita di andata degli spareggi di Europa League contro gli sloveni del Maribor (vittoria per 3-0), che apre la stagione, è stato il suo esordio in una competizione internazionale per club. Raggiunge il traguardo delle 100 presenze con la maglia del Palermo tra Serie A (89 apparizioni), Coppa Italia (5) ed Europa League (6) nei quarti di finale di Coppa Italia vinti ai tiri di rigore contro il Parma. Il 3 febbraio 2011, in Palermo-Fiorentina (2-4), segna la sua terza rete in un campionato di massima serie, stabilendo un personale primato. Il 10 aprile successivo, in Palermo-Cesena (2-2), gioca la centesima partita in Serie A con il Palermo. Chiude l'ottima stagione con 49 presenze e 4 gol tra campionato, Coppa Italia ed Europa League, risultando il calciatore più utilizzato della squadra (ha giocato tutte le 5 partite che hanno visto coinvolti i rosanero nella coppa nazionale persa in finale contro l'Inter per 3-1), di cui è stato uno degli uomini più importanti. Nella stagione 2011-2012, dopo aver disputato le due partite del terzo turno preliminare di Europa League contro gli svizzeri del Thun, lascia la squadra siciliana dopo averne vestito la maglia per 122 volte complessivamente, con 6 reti all'attivo. Milan Nocerino in maglia rossonera nel 2012 In scadenza di contratto con il Palermo alla fine della stagione 2011-2012, il 31 agosto 2011, ultimo giorno della sessione estiva di calciomercato, passa a titolo definitivo al Milan per 500.000 euro; con la società rossonera firma un contratto quinquennale e indossa la casacca numero 22. Voluto dall'allenatore Massimiliano Allegri, esordisce in maglia rossonera il 9 settembre 2011 nella partita di campionato contro la Lazio terminata 2-2, subentrando ad Alberto Aquilani. Quattro giorni dopo, il 13 settembre 2011, esordisce in Champions League nella prima partita della fase a gironi, disputando l'intero incontro pareggiato per 2-2 in trasferta contro il Barcellona. Segna il suo primo gol in maglia rossonera il 15 ottobre seguente a San Siro nel 3-0 contro la sua ex squadra, il Palermo. Il 26 ottobre seguente, in Milan-Parma (4-1) della nona giornata di campionato, realizza la sua prima tripletta in carriera, eguagliando il suo record di 4 reti in Serie A ottenuto nella stagione precedente con il Palermo. Il 2 dicembre successivo supera questo primato, andando a segno nella vittoriosa trasferta contro il Genoa, fissando il punteggio sul definitivo 0-2. Il 29 gennaio successivo segna contro il Cagliari a San Siro, gara terminata 3-0, eguagliando il record di gol stagionali realizzati in campionato da un mediano con la maglia del Milan, appartenuto a Romeo Benetti. Chiude la sua prima stagione in rossonero con 35 partite in campionato, 3 in Coppa Italia e 10 in Champions League, con 11 reti complessive. Per l'annata seguente cambia maglia, prendendo la numero 8 che nell'annata precedente era stata indossata da Gennaro Gattuso. Segna la sua prima rete stagionale il 9 dicembre 2012, in occasione della partita vinta per 4-2 in casa del Torino. Chiude la sua seconda stagione in rossonero con 26 presenze in campionato, accompagnate da 2 gol (l'altra rete la segna contro il Pescara nel 4-1 del turno successivo a quello contro il Torino), e 3 presenze in Champions League. Nella stagione 2013-2014 cambia nuovamente il numero di maglia, passando al 23 lasciato libero dopo la partenza di Massimo Ambrosini; nella prima parte dell'annata scende in campo undici volte, senza trovare la via della rete. Prestiti a West Ham, Torino e Parma Il 25 gennaio 2014 passa in prestito fino a fine stagione al West Ham, in Premier League. Gli viene assegnata la maglia numero 47, indossata per la prima volta in gare ufficiali il 29 gennaio seguente, in occasione della partita esterna di campionato pareggiata per 0-0 contro il Chelsea. Di ritorno dal prestito in Inghilterra, il 2 luglio viene ceduto, sempre con la formula del prestito, al Torino, con cui debutta il 31 luglio seguente nella partita di andata del terzo turno preliminare di Europa League, vinta in trasferta per 3-0 contro gli svedesi del Brommapojkarna. Il 15 gennaio 2015, dopo 5 partite di campionato e 6 di Europa League, il Torino decide di terminare il prestito di Nocerino ed il centrocampista viene girato al Parma fino a fine stagione. Segna il suo primo gol con la maglia degli emiliani il 1º febbraio proprio contro il Milan. Gioca 20 partite e segna 3 gol ma il Parma fallisce e a fine stagione fa ritorno al Milan. Il 16 febbraio 2016 risolve consensualmente il suo contratto con i rossoneri. Orlando City Rimasto svincolato, Nocerino si accorda con la squadra statunitense degli Orlando City, dove ritrova anche il suo ex compagno di squadra Kaká. Si svincola il 31 dicembre 2017. Benevento Dopo sei mesi trascorsi senza squadra, il 6 luglio 2018 firma un contratto biennale (con opzione per un ulteriore anno) con il Benevento e ritorna a giocare in Italia. Il 19 dicembre rescinde consensualmente il contratto. Il 23 gennaio 2020, dopo un anno da svincolato, si ritira dal calcio professionistico all'età di 34 anni. Nazionale Nocerino durante i quarti di finale dell'Europeo 2012 contro l'Inghilterra Nocerino ha preso parte al Mondiale Under-20 del 2005, mentre con la Nazionale Under-21, con la quale ha esordito il 15 agosto 2006, ha disputato l'Europeo di categoria del 2007, giocando tutte le partite da titolare. Ha esordito in Nazionale maggiore il 17 ottobre 2007, a 22 anni, nella partita amichevole Italia-Sudafrica (2-0). Nell'estate del 2008 viene convocato dal CT Pierluigi Casiraghi nella Nazionale Olimpica per partecipare ai Giochi olimpici di Pechino, dove veste la fascia di capitano della squadra. Il 6 febbraio 2011, a più di tre anni di distanza dall'ultima volta che ha vestito la maglia azzurra, ottiene la convocazione da parte di Cesare Prandelli per la partita amichevole contro la Germania del 9 febbraio seguente, senza però scendere in campo. Il 20 marzo successivo, invece, riceve la convocazione in vista delle partite contro Slovenia (qualificazione agli Europei 2012) ed Ucraina (amichevole): nella prima partita (disputata il 25 marzo e vinta in trasferta per 1-0) subentra a Stefano Mauri al 63', mentre nella seconda (un'altra vittoria in trasferta per 2-0 quattro giorni dopo) gioca per la prima volta da titolare e per tutta la partita. Il 13 maggio 2012 viene inserito dal CT Prandelli nella lista dei 32 calciatori pre-convocati per la fase di preparazione in vista dell'Europeo 2012, venendo poi incluso nella lista definitiva consegnata il 29 maggio seguente. Dopo aver debuttato nella manifestazione il 10 giugno 2012 subentrando al 90' a Thiago Motta durante la partita d'esordio contro la Spagna, il 24 giugno successivo, nella partita dei quarti di finale contro l'Inghilterra terminata sul punteggio di 0-0 dopo i supplementari, tira e realizza uno dei quattro rigori decisivi per il passaggio degli Azzurri in semifinale. Nel corso della manifestazione, chiusa dall'Italia al secondo posto dopo la sconfitta in finale per 4-0 contro la Spagna, Nocerino disputa in totale queste due partite citate. Allenatore Nel gennaio 2020, Nocerino inizia ufficialmente la propria carriera da allenatore, ritornando all'Orlando City, dove viene nominato allenatore della selezione Under-15 e assistente-allenatore della formazione Under-17. A settembre dello stesso anno, inizia a frequentare a Coverciano il corso UEFA A per poter allenare le prime squadre fino alla Serie C ed essere allenatori in seconda in Serie A e B. Primavera del Potenza Il 9 luglio 2022, Nocerino viene nominato tecnico della formazione Primavera del Potenza, assumendo contemporaneamente anche il ruolo di responsabile del settore giovanile della squadra lucana. Nel settembre dello stesso anno, viene ammesso al corso di formazione per la licenza UEFA Pro, il massimo livello di formazione per un allenatore, venendo infine abilitato un anno dopo dal Settore Tecnico della FIGC. Palmarès Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2012
  6. MOHAMED SISSOKO FEDERICA FURINO, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 2008 Lo guardi seduto sul divano bianco del Media Center di Vinovo, col campo di allenamento a fare da sfondo come in un quadro, vestito come un rapper americano, e non riesci a non pensare che se esiste una Babele del calcio da qualche parte nel mondo, è da lì che viene Mohamed Lamine Sissoko. Non da Mont Saint-Aignan (dove è nato) e neppure da Liverpool (dove ha giocato fino a gennaio). L’ultimo acquisto della Juventus, arrivato a Torino il giorno del suo ventitreesimo compleanno, ha la pelle dell’Africa e la erre dolce della Francia, il cuore maliano e i piedi cresciuti un po’ qua e un po’ là in Europa, tra la Spagna e l’Inghilterra. Pezzi diversi messi insieme come in un puzzle. «Posso parlare in francese. Oppure in inglese o in spagnolo, è uguale. L’italiano no però, mi ci vuole ancora qualche mese per impararlo. Ma inizio a capire. Ah, eviterei anche la lingua del Mali: non mi sembra molto adatta a un’intervista...». Saggia idea. Dopo qualche indecisione, il cittadino di Babele sceglie lo spagnolo. Probabilmente perché nella testa di uno che tra i professionisti ci è entrato passando per la Liga, quella resta la lingua madre del pianeta calcio. «Avevo diciotto anni quando mi acquistò il Valencia: venivo dal campionato francese e avevo fatto un anno con l’Auxerre senza mai esordire. Una tortura. Andare in Spagna è stata la mia fortuna perché ho potuto iniziare presto la carriera. Un vantaggio. Ora sono giovane ma di esperienza ne ho accumulata abbastanza. E qualche soddisfazione me la sono tolta». Le soddisfazioni di Momo si chiamano: campionato spagnolo, Coppa d’Inghilterra, SuperCoppa Europea (due), Coppa Uefa. Roba che, salvo rare e fortunate eccezioni, difficilmente riempie la bacheca di un ventitreenne. La sua sì, però. E le vittorie sono un vizio al quale non si rinuncia volentieri, specie quando si comincia presto. «È vero, ho un palmares importante considerata la mia età. Ma non mi basta. Voglio di più, di più e ancora di più. Qualcuno mi ha chiesto se preferirei vincere lo scudetto o la Champions. La risposta? Entrambi. Io voglio tutto». Per questo, dice, ha scelto di venire alla Juventus. «È stata una trattativa lunga: già la scorsa estate si parlava di un mio possibile trasferimento a Torino. Poi il Liverpool ha deciso di tenermi lì e il passaggio è stato rimandato. Però di contatti con la società bianconera ce ne sono stati tanti. Prima di firmare ho parlato a lungo con Vieira. Ci siamo incontrati a Parigi: lui mi ha consigliato di accettare e mi ha dato buoni suggerimenti. Patrick è un grande campione e un’ottima persona. Mi paragonano a lui? Beh, non può che essere un onore». Il primo a notare la somiglianza fu Rafa Benitez, l’inventore di Sissoko, suo allenatore prima al Valencia e poi al Liverpool. Uno che nel calcio vede lontano. Disse che Sissoko era il nuovo Vieira, «ma con più qualità e dinamismo». Roba che a diciotto anni ti far girare la testa ma a ventitré si trasforma in tormentone. «Patrick è grandissimo, lo ripeto: essere considerato il suo “erede” fa piacere. Ma io sono un tipo ambizioso. Voglio diventare meglio di lui». Auguri. «Perché no? Da bambino avevo un sogno: volevo diventare calciatore. Ora passo al sogno successivo: diventare il più forte nel mio ruolo. E ce la farò». Il ruolo in questione è in mezzo al campo: midfielder, com’era scritto nel sito dei Reds sotto il suo nome. Tanto per dimostrare che al destino non si sfugge. Perché la prima vocazione di Momo, come raccontano le sue biografie ufficiali, era il gol. «Nelle giovanili giocavo come seconda punta. Era divertente, segnavo tantissimo». Poi ci fu Benitez e la musica cambiò. «Mi spostò a centrocampo, pensando che in quella posizione avrei potuto sfruttare meglio le mie potenzialità fisiche e tecniche. Da allora il mio obiettivo è diventato recuperare e giocare il maggior numero possibile di palloni. Se poi arriva un gol, come contro la Fiorentina, tanto di guadagnato. È una soddisfazione in più». In realtà, dal Valencia in poi, il pallottoliere di Momo si è mosso poco: con la rovesciata capolavoro contro i viola arriva a tre centri, uno per squadra. Coerente con l’idea che, se proprio bisognava arretrare, tanto valeva farlo davvero, diventando centrocampista difensivo. Da quel momento Sissoko ha segnato diversi gol in meno e rimediato qualche cartellino giallo in più, guadagnandosi (lui francese-maliano, spagnolo di adozione calcistica) la fama di giocatore “molto inglese”. «Nel calcio britannico c’è grande intensità: quando le squadre entrano in campo sono pronte ad affrontare una guerra. E in effetti, sì, io sono uno abbastanza deciso...». Quello che cercava Ranieri. Meglio: quello che sapeva di trovare. Perché, per il tecnico romano, Mohamed è una vecchia conoscenza dei tempi di Valencia, stagione 2004/05. «Ranieri è un grande allenatore e l’ha dimostrato in tutte le squadre che ha guidato. Quello che mi piace di più di lui è come difende i suoi giocatori. A me ha dato la possibilità di giocare e di crescere, dimostrare quanto valevo. Umanamente è una persona speciale. Tu puoi avere i giocatori migliori del mondo ma se non sai mantenere l’ambiente sereno, la squadra non funziona». E qui, le cose sembrano funzionare. «Ma questo non dipende soltanto dall’allenatore: quando hai gente come Del Piero, Nedved, Camoranesi, Trezeguet che danno il massimo, gli altri non possono che fare altrettanto». Quando si arriva in una nuova squadra (Ibra docet) si scopre che, sotto sotto, qualche simpatia per i colori sociali la si è sempre nutrita. Anche a Momo è scappato qualcosa del genere, una quasi-papera corretta in corner. «Qualcuno ha scritto che da bambino ero tifoso bianconero. In realtà ha travisato le mie parole. Ho detto che il mio idolo era Zidane e che tifando per lui ho scoperto la Juventus. Ma non ho mai avuto una squadra del cuore: c’erano molti club che mi piacevano e naturalmente anche quello bianconero. Se proprio devo sceglierne uno dico il Paris Saint-Germain. Ma è una forzatura. A me piaceva seguire i campioni e Zidane è stato il più grande». I tifosi bianconeri, di certo, Zizou li ha fatti divertire. «Sì, ma io non dico questo di Zidane soltanto per ragioni calcistiche. Lui aveva una bella immagine in campo ma anche fuori. E sei giovani vedono che il loro idolo si comporta bene, che fa qualcosa di buono, possono aver voglia di imitarlo facendo qualcosa di buono anche loro». Lui, per esempio, ci ha provato. Momo è figlio dell’Africa e di genitori emigrati in Francia dal Mali in cerca di lavoro. La prima curiosità che si racconta di lui è il numero dei fratelli: quattordici, quindici con lui che è l’ottavo. Maschi e femmine che coprono praticamente una generazione. La seconda curiosità è che sono così tanti che, se proprio non fa attenzione, Momo finisce per dimenticare il nome di qualche fratello. La terza curiosità la racconta lui. «Come ho già detto, da bambino sognavo di diventare calciatore. Ma era un sogno, appunto. Non immaginavo di poterlo realizzare. Mi limitavo ad andarmene in giro con i miei fratelli, sempre con la palla dietro, per strada, nei giardini. E giocavo, giocavo, giocavo. Finché sono venuti a propormi di andare all’Auxerre. Mio padre non sapeva nemmeno che giocassi a calcio. Fargliela digerire non fu uno scherzo...». Quando la scena si ripeté per altri due figli, Ibrahim e Abdul (diventati anche loro calciatori professionisti), papà Sissoko doveva essere già preparato. Ma questa è un’altra storia. Della sua infanzia, della vita nella banlieu parigina, Momo parla poco. Giusto il tempo per dire che sì, forse qualche privazione l’ha patita. Ma che l’affetto e i valori sono stati un cuscino sufficientemente morbido da attutire i colpi. «La famiglia è la cosa più importante della vita. Quando ti sostiene, nei momenti difficili come in quelli buoni, e ti appoggia e ti aiuta, quando i tuoi genitori ti parlano e ti danno consigli, allora puoi ritenerti una persona fortunata». Come dire: i problemi veri sono altri. «Certo l’idea di dare ai miei genitori e ai miei fratelli un benessere economico è stata una spinta in più. Sono nato in Normandia, vicino a Rouen. Poi i miei si sono dovuti trasferire a Parigi per lavorare. Certo la capitale non è una città semplice quando sei figlio di immigrati. Ma è comunque un posto migliore di altri. Crescere in Francia è stata una fortuna: la vita in Africa è un’altra cosa». Che cosa fosse davvero l’Africa, Momo l’ha scoperto a diciassette anni, quando per la prima volta ha scelto di vedere di persona la terra dei genitori. «Prima dovevo giocare a calcio, costruire il mio futuro. E così rimandavo e rimandavo. Poi un giorno decisi che era arrivato il momento di andare in Mali. Ricordo che quando arrivai, all’aeroporto c’era la gente che mi aspettava. La cosa mi colpì. Vidi le loro facce, sentii il loro affetto. Fino ad allora quel paese viveva solo nei racconti di mia madre e mio padre. Era la cultura che mi avevano trasmesso, il dio che pregavo, i piatti che trovavo sulla tavola. Vedere, però, è un’altra cosa: ti apre gli occhi. Ho capito che, in qualche modo, anch’io appartenevo a quella terra. Fu allora che rinunciai alla nazionale francese». Il suo aiuto al Mali, però, non si limita alla Nazionale. Perché il calcio darà speranza, ma quando hai fame non basta. Meglio far qualcosa di concreto. «Sono una persona fortunata. Il destino mi ha concesso il privilegio di guadagnare bene, di non avere problemi economici. E una piccola parte di questa fortuna ho voluto condividerla con la gente del Mali. Lì la povertà è cruda. La gente ha molti figli e tanti rimangono senza genitori. Ho visto un’infinità di bambini senza madre, senza padre e senza futuro. E la cosa mi ha toccato il cuore. Così ho deciso di costruire una casa per ospitarli, dove trovino cibo e istruzione: ormai è quasi finita. Se un giorno qualcuno di loro diventerà un avvocato, un medico o un calciatore, per me sarà la gioia più grande. Ma non lo faccio per pubblicità, perché la gente parli di me. È una vocazione personale, se non avessi fatto il calciatore avrei lavorato nel sociale, con i bambini». Lui, per il momento, ne ha una sola di bimba: Aicha. Nata da pochi mesi. «Ora che sono diventato padre ho più responsabilità. Mia moglie Sokona è stata il mio primo amore. Ci siamo conosciuti da ragazzini, a Parigi, e non ci siamo più lasciati. È una ragazza tranquilla e una brava mamma. Per il momento fa la spola tra Torino e la Francia, in attesa di trovare una sistemazione adatta. Sto ancora cercando casa. Torino mi piace, è una città tranquilla anche se non manca un po’ di movida. Se mi piace la movida? Certo, ho ventitré anni, ho ancora voglia di divertirmi. Però mi piace anche dormire, sono un atleta». Dormire e pregare. Pregare e giocare. «La fede per me è tutto. Mi ha aiutato e continua ad aiutarmi nella salute e in tutto il resto. Io sono musulmano, penso che alla fine tutte le religioni si somiglino. Le persone invece sono diverse ed è giusto che ognuno scelga la fede che sente più vicina al proprio modo di essere. L’importante è trovare pace». Momo, per il momento, sembra esserci riuscito. 〰.〰.〰 Con indosso la maglia bianconera numero 22, Momo termina il campionato in modo positivo, nonostante l’espulsione rimediata contro la Sampdoria, con 15 presenze e la convinzione di avere superato in pieno il difficile esame del campionato italiano. Per la sua grande voglia di non mollare mai, diventa ben presto l’idolo dei supporter bianconeri. Il secondo anno è ancora migliore: il maliano diventa il perno insostituibile del centrocampo bianconero e la sua assenza, dovuta a una frattura del piede nel derby del 7 marzo 2009, costerà parecchi punti ai bianconeri, nonché l’eliminazione dalla Coppa Campioni. Purtroppo, l’infortunio al piede si rivela più grave del previsto e Momo non riesce a rientrare fino a metà ottobre, dopo più di sette mesi di assenza dal terreno di gioco. «È stato molto difficile superare l’infortunio. Più difficile di quanto avessi immaginato, forse perché uno stop così lungo non mi era mai capitato. Non ho paura di dire che è stato un momento di depressione. Non sono andato da uno psicologo, ma devo dire grazie a mia mamma e mia moglie, alle loro piccole parole quotidiane. Grazie anche ai miei compagni, alle loro telefonate che non mi hanno mai fatto sentire solo. Mi chiamavano pure quando ero in Francia, per curarmi. Mi chiamavano tutti, soprattutto Zebina e Tiago». La sfortuna non abbandona Momo: un altro infortunio, infatti, lo tiene lontano dai campi di gioco fino al 22 novembre quando rientra nell’incontro casalingo contro l’Udinese, vinto per 1-0. Alla fine della stagione riesce a collezionare solamente 24 presenze. Nella stagione 2010-11, decide di vestire la casacca numero 5, lasciata vacante da Fabio Cannavaro. Trova meno spazio rispetto agli anni precedenti, essendo spesso utilizzato da Delneri solo a partita in corso. Il tecnico friulano, infatti, gli preferisce il brasiliano Felipe Melo. Il primo marzo 2011 è sottoposto a un intervento artroscopico di regolarizzazione della cartilagine del ginocchio sinistro, rimanendo lontano dai campi di gioco per altri tre mesi, terminando in anticipo la stagione con un totale di 29 presenze. Il 28 luglio 2011 passa al Paris Saint-Germain firmando un contratto triennale. «Ringrazio con tutto il mio cuore tutti i tifosi della Juventus. Dal mio primo al mio ultimo giorno da giocatore della Juve, mi hanno sempre sostenuto e mi hanno tifato nei periodi felici e quelli infelici. Non dimenticherò mai tutto ciò che mi hanno dato sul piano umano durante la mia permanenza in seno alla squadra. Durante tre stagioni, ho vissuto momenti indimenticabili, anche grazie a loro. Se ho passato cosi tanti belli anni alla Juve, lo devo anche alla società. Tutti i dirigenti e tutti i miei compagni che tengo a ringraziare e a salutare per tutti questi eccellenti momenti che abbiamo vissuto assieme. Avrò sempre nel mio cuore questa parte della mia carriera. Oggi, sono un giocatore del Paris Saint Germain, ma ciò che ho vissuto durante due anni e mezzo con la maglia della Juventus, non lo dimenticherò mai. Auguro lunga vita a questa squadra che mi è ormai molto cara. Spero che la squadra ritroverà la via del successo come lo vuole la sua storia e che continuerà a fare vibrare tutti i suoi tifosi che meritano tanto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/mohamed-lamine-sissoko.html#more
  7. MOHAMED SISSOKO https://it.wikipedia.org/wiki/Mohamed_Sissoko Nazione: Mali Luogo di nascita: Mont-Saint-Aignan (Francia) Data di nascita: 22.01.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 191 cm Peso: 86 kg Nazionale Maliano Soprannome: Momo - La Piovra Nera Alla Juventus dal 2008 al 2011 Esordio: 03.02.2008 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 Ultima partita: 13.02.2011 - Serie A - Juventus-Inter 1-0 100 presenze - 3 reti Mohamed Lamine Sissoko Gillan detto Momo (Mont-Saint-Aignan, 22 gennaio 1985) è un ex calciatore maliano, di ruolo centrocampista. È soprannominato la Piovra Nera per la sua grande abilità nel recuperare palloni in mezzo al campo. Mohamed Sissoko Mohamed Sissoko al Paris Saint-Germain nel 2012 Nazionalità Mali Altezza 191 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 13 gennaio 2020 Carriera Giovanili 1995-1998 Troyes 1998-2003 Auxerre Squadre di club 2003-2005 Valencia 45 (0) 2005-2008 Liverpool 51 (1) 2008-2011 Juventus 100 (3) 2011-2013 Paris Saint-Germain 28 (2) 2013 → Fiorentina 5 (0) 2014-2015 Levante 31 (0) 2015-2016 Shanghai Shenhua 15 (1) 2016 Pune City 13 (2) 2017 Ternana 1 (0) 2017 Mitra Kukar 26 (5) 2017-2018 Atlético San Luis 6 (1) 2018 Kitchee 3 (0) 2019 Sochaux 13 (0) Nazionale 2003-2013 Mali 34 (2) Palmarès Coppa d'Africa Bronzo Sudafrica 2013 Biografia Nato in Francia da genitori del Mali, Fatou e Mohamed, è l'ottavo di 15 fratelli, due dei quali sono anch'essi calciatori professionisti Ibrahim e Abdoul Sissoko. È anche nipote di Salif Keïta, presidente della federcalcio maliana, e cugino di Seydou Keita, centrocampista che ha militato anche nel Barcellona e cugino di Oumar Sissoko. Si è diplomato in economia ed è sposato con Sokona, dalla quale ha avuto due figlie, Aicha e Sasia, e un figlio, Ismael. Musulmano praticante, in un'intervista rilasciata a La giornalaccio rosa dello Sport il 24 settembre 2008, in seguito all'opaca prestazione della domenica precedente contro il Cagliari, ha dichiarato che durante il periodo del Ramadan è sempre molto stanco a causa del digiuno che la sua religione gli impone dall'alba al tramonto. Caratteristiche tecniche Giocava come mediano davanti alla difesa o come interno di centrocampo. All'inizio della carriera nell'Auxerre ricoprì il ruolo di attaccante, ma arrivato in Spagna al Valencia, mister Rafael Benítez ne capisce subito le potenzialità e inizia a farlo giocare nel ruolo in cui farà carriera, il centrocampista. Era dotato di buona forza fisica, duro e combattivo sul terreno di gioco, grazie alle sue lunghe leve era molto abile nel recuperare il pallone in mezzo al campo; oltre a saper saltare in velocità gli avversari, era dotato anche di un tiro potente. Contrariamente a quanto si pensi, aveva di una discreta tecnica che gli permetteva di dare il via alle azioni della squadra; tutte queste caratteristiche lo portavano ad essere considerato uno dei migliori interditori in circolazione. Ai tempi del Liverpool è stato paragonato a Patrick Vieira per il fisico potente, il ruolo e la grande generosità in campo. Carriera Club Auxerre e Valencia Inizia la sua carriera nel 2002, a 17 anni, all'Auxerre, nella cui squadra giovanile realizza 50 gol in due stagioni. Non esordisce però nella prima squadra. Nel 2003, a 18 anni, si trasferisce in Spagna al Valencia dove rimane due anni vincendo una Coppa UEFA, giocando 9 partite e realizzando anche 1 rete, una Supercoppa UEFA, durante la quale rimane però in panchina, e la Primera División nel 2004, con 21 presenze. In totale in partite ufficiali realizza 63 presenze e 1 rete. Di fatto esplode in terra valenciana anche grazie al sostegno dell'allenatore di allora, Rafael Benítez. Liverpool Nel 2005 approda al Liverpool dove ritrova l'allenatore che ha creduto in lui, Benítez. Anche nei Reds si mette in evidenza per le sue doti atletiche e agonistiche e, nonostante qualche cartellino giallo di troppo per i suoi tackle, diventa subito un beniamino del pubblico che spesso sventola bandiere del Mali in suo onore. Nella prima stagione riesce a trovare molto spazio, giocando anche nelle due finali di Supercoppa europea e di Coppa Intercontinentale. A fine anno totalizza 45 presenze. Nel secondo anno in Inghilterra trova però meno spazio e conclude l'anno con 28 presenze. Sissoko al Liverpool nel 2005 Nel febbraio del 2006, durante la gara di Champions League tra Liverpool e Benfica, in un'azione di gioco riceve un calcio sull'occhio destro dal portoghese Beto e viene portato fuori in barella: la retina è danneggiata e nei mesi seguenti si susseguono notizie incerte sul suo stato e si parla addirittura di perdita della vista dell'occhio colpito, ma dopo numerose operazioni si riprende completamente. L'inizio della stagione 2007-2008 è molto travagliato, anche per l'arrivo in mezzo al campo di Javier Mascherano e di Lucas Leiva che lo superano nelle preferenze di Benítez. Nonostante questo riesce comunque a segnare il suo primo e unico gol con la maglia dei Reds, il 25 agosto 2007 nella gara di Premier League vinta per 2 a 0 contro il Sunderland, portando la squadra in vantaggio. Finisce i primi sei mesi della stagione con 10 presenze e 1 rete. Juventus A inizio 2008 dichiara di voler giocare con maggiore frequenza, sicché viene messo sul mercato dalla società con il benestare del tecnico dei Reds Rafael Benítez. Il successivo 29 gennaio si trasferisce quindi alla Juventus di Claudio Ranieri, l'allenatore che aveva lanciato Sissoko a Valencia, per 11 milioni di euro. L'esordio in Serie A con i bianconeri arriva il 3 febbraio nella partita contro il Cagliari. Il suo primo gol in bianconero, con una rovesciata, arriva nella partita del 2 marzo contro la Fiorentina, poi terminata 2-3. Rimedia il suo primo cartellino rosso contro la Sampdoria, durante l'ultima giornata. Termina la stagione 2007-2008 con 15 presenze e 1 rete, e con un posto da titolare nella formazione di Claudio Ranieri. Nella seconda stagione in bianconero esordisce in Champions League con i torinesi, il 13 agosto 2008 nella gara di andata del terzo turno preliminare, vinta 4-0 contro l'Artmedia Bratislava. Mette a segno il suo primo gol stagionale in campionato contro il Cagliari il 1º febbraio, ripetendosi il 22 febbraio nella partita vinta 2-0 contro il Palermo, segnando un gol partendo da centrocampo. Una frattura al quinto metatarso del piede sinistro, procurata durante il derby della Mole contro il Torino il 7 marzo, subentrando a Christian Poulsen al 39' del secondo tempo, lo costringe però a chiudere anticipatamente la stagione. Colleziona dunque 21 presenze e 2 gol in campionato, 3 presenze in Coppa Italia e 8 presenze in Champions per un totale di 32 presenze e 2 gol. Dopo sette mesi di stop viene convocato per la prima volta, nella stagione successiva, per la partita di campionato Juventus-Fiorentina del 17 ottobre, ma un altro infortunio lo tiene lontano dai campi di gioco fino al 22 novembre quando rientra nell'incontro casalingo contro l'Udinese (1-0). Colleziona dunque 17 presenze in campionato, 6 nelle coppe europee (4 in Champions League e 2 in Europa League) e 1 in Coppa Italia per un totale di 24 presenze. Nella stagione 2010-11, decide di vestire la maglia numero 5, lasciata vacante da Fabio Cannavaro. In questa stagione trova meno spazio rispetto agli anni precedenti, venendo spesso utilizzato dal nuovo tecnico Luigi Delneri solo a partita in corso, preferendogli spesso come titolare il brasiliano Felipe Melo. Il 1º marzo 2011 è stato sottoposto a un intervento artroscopico di regolarizzazione della cartilagine del ginocchio sinistro, riportando così uno stop di circa tre mesi e finendo di conseguenza la sua quarta stagione in bianconero. Colleziona dunque 18 presenze in campionato, 10 in Europa League e 1 in Coppa Italia per un totale di 29 presenze. Paris SG e Fiorentina Il 28 luglio 2011 viene acquistato per 8 milioni di euro dal Paris Saint-Germain. Il 31 gennaio 2013, ultimo giorno di calciomercato, viene ceduto in prestito con diritto di riscatto fissato a 3,5 milioni di euro alla Fiorentina. Esordisce in maglia viola il 17 febbraio nella gara di campionato Fiorentina-Inter 4-1 entrando al 69' al posto di David Pizarro. Esordisce dal primo minuto il 13 aprile contro l'Atalanta. Scaduto il prestito, fa ritorno al Paris Saint-Germain, ma vedendosi fuori dai piani societari, rescinde il suo contratto con la squadra rimanendo svincolato. Ultimi anni Il 30 gennaio 2014 viene ingaggiato dal Levante, club militante nella Liga, firmando fino a fine stagione. Il 25 giugno 2015 firma con lo Shanghai Shenhua, club militante in Chinese Super League, da cui rescinde il 20 febbraio 2016. Durante un periodo di prova con il West Bromwich, il 12 settembre 2016 gioca una sola partita tra le file della formazione Under 23, che disputa la Professional Development League, una sorta di Premier League 2, campionato finalizzato all'introduzione dei giovani calciatori nel mondo professionistico. Purtroppo non supera le aspettative del club, rimanendo svincolato. Il 1º ottobre successivo viene tesserato dal Pune City, squadra partecipante all'Indian Super League. Dopo essere rimasto svincolato, il 17 febbraio 2017 si lega alla Ternana, militante in Serie B; tuttavia il successivo 12 marzo, dopo appena 1 presenza da subentrato, rescinde il suo accordo con la squadra umbra. Il 14 aprile 2017 firma quindi con il Mitra Kukar, formazione della prima divisione indonesiana. Il successivo 2 dicembre si trasferisce all'Atlético San Luis, squadra messicana militante in Liga de Ascenso, fino al termine della stagione. Il 5 luglio 2018 firma con il Kitchee, società di Hong Kong. Il 16 gennaio 2019, chiusa l'esperienza orientale e rimasto svincolato, fa ritorno in Francia, tra le file del Sochaux, club di Ligue 2, con cui firma un contratto di sei mesi. Il 13 gennaio 2020 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale È nato in Francia ma, grazie alle origini maliane della sua famiglia, ha scelto di far parte della nazionale di quest'ultimo Paese, debuttando a livello di Nazionale maggiore il 19 novembre 2003 in un'amichevole contro il Marocco. È stato uno dei giocatori chiave della nazionale che ha raggiunto le semifinali della Coppa d'Africa 2004, giocando tutte e cinque le partite e segnando un gol. Ha inoltre fatto parte della squadra olimpica alle Olimpiadi di Atene 2004, che è uscita ai quarti eliminata dall'Italia. Il suo Mali ha partecipato alla Coppa d'Africa 2008 ed è stato eliminato alla prima fase dalla Costa d'Avorio; questo gli ha permesso di esordire prima con la nuova maglia bianconera. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato spagnolo: 1 - Valencia: 2003-2004 Coppa d'Inghilterra: 1 - Liverpool: 2005-2006 Community Shield: 1 - Liverpool: 2006 Supercoppa francese: 1 - Paris SG: 2013 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Valencia: 2003-2004 Supercoppa UEFA: 2 - Valencia: 2004 - Liverpool: 2005
  8. Non ha fatto in tempo a sbarcare che ha ripreso il treno direzione Bologna. Con il tempo scopriremo se abbiamo fatto una cosa buona e giusta mandandolo in prestito.
  9. In Olanda si dice che la Juve avrebbe voluto rinnovare il contratto a de Ligt ma abbassandogli lo stipendio. Gli olandesi sono un popolo molto "attaccato" al denaro per cui non mi stupisco che Matthijs sia andato dove lo pagano meglio.
  10. GUAGNO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1953 al 1955 Esordio: 06.06.1954 - Amichevole - Juventus-Monza 7-4 Ultima partita: 29.08.1954 - Amichevole - Cuneo-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
  11. ZDENEK GRYGERA GUIDO ANDRUETTO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MAGGIO 2008 Le nuvole si agitano inquiete in cielo come inseguissero un pallone o dovessero marcare stretto l’avversario. Bianche e nere fanno un certo effetto sopra le nostre teste, mentre ci stringiamo la mano prima di incamminarci verso il posto scelto per l’intervista. La cornice dell’incontro con Zdenek Grygera è la dorata hall del Principi di Piemonte, un salotto lucente dentro il quale il difensore ceco dice di ritrovare l’eleganza e la raffinatezza di una città e di una squadra che lo hanno letteralmente sedotto. Comincia così, dal racconto di questo innamoramento abbagliante, il nostro colloquio: «Indossare la maglia bianconera per me è un traguardo così importante, e per certi versi inatteso, che mi risulta stranamente difficile spiegare la sensazione di grazia e di realizzazione che sto provando in questa fase della mia vita». La Juventus di Grygera prima di diventare realtà era sogno, desiderio coltivato con compostezza fin dalla più giovane età ma anche obiettivo forse inconsciamente perseguito con una determinazione rara. È stata questa la strada che lo ha condotto a Torino sino a sfiorare l’anima della «Signora», gesto d’amore che si è espresso in tutta la sua bellezza in campo, il 9 marzo, con un tiro sparato contro la porta del Genoa da venti metri, o giù di li, che gli è valso la sua prima rete nel ruolo di terzino destro della gloriosa Juventus: «Anche questa è stata un’emozione fortissima – dice Grygera mischiando simpaticamente inglese e italiano in un nuovo slang – dopo aver messo la palla in rete ho percepito la forza e la fierezza della tifoseria bianconera che si riversavano su di me come all’improvviso, come un’onda che ti travolge, così anche da parte dei miei nuovi compagni di squadra. Eppure non mi sembrava di avere fatto il miracolo, in fondo si trattava pur sempre di un gol come tanti altri e non certo di una rete risolutiva almeno per il campionato. Invece tutti hanno esultato per il mio intervento, mi hanno abbracciato e festeggiato come fossi un piccolo eroe: è stato in effetti un momento molto intenso e di grande coinvolgimento». Non è falsa modestia, la sua. Dietro questo atteggiamento che, curiosamente, rimanda allo stile sabaudo, dove quasi ci si impone nell’economia come nella politica o nello sport, di stare con i piedi per terra, di non esagerare, di mantenere un profilo basso – si nasconde la semplicità di un ragazzo, oggi quasi ventottenne, nato (anche calcisticamente) nella cittadina ceca di Pollepy u Holesova, dove suo padre, il signor Svatopluk che di mestiere faceva il bancario, nei momenti liberi allenava una squadra di bambini. Quella in cui Zdenek entrerà a soli 5 anni per iniziare una carriera che lo porterà molto lontano. La figura del padre infatti ricorre spesso, ancora oggi, nei sogni e nei discorsi del Grygera campione, approdato alla squadra sotto la direzione di Ranieri dopo le esperienze entusiasmanti portate a termine nello Zlin, nell’Ajax e, importante presenza, nella nazionale di calcio della Repubblica Ceca: «Mio padre mi ha insegnato a essere sempre attento e mai impulsivo quando devo pesare i miei successi o anche i miei fallimenti. È una cosa che ho imparato nel confronto costante cui ci obbliga la famiglia, un percorso di maturazione difficile ma che ripeterei fin dal principio. Ricordo ad esempio quando mio padre riusciva a trovare dei punti deboli, delle inadeguatezze, anche in quelle performance che gli amici o i cronisti anche più critici definivano come le mie migliori. Lui era sempre un passo indietro, quando c’era da gustarsi il successo, era sempre più tiepido degli altri quando doveva esprimere la sua contentezza per un mio risultato giudicato ottimale. E stava un passo avanti quando mi sentivo inadatto, quando avevo bisogno di qualcuno che mi incoraggiasse dopo un errore, di qualcuno che mi indicasse la via giusta per evitarne altri, di sbagli. Un grande esempio, ecco cosa è stato per me mio padre». E un tesoro umanamente prezioso, è quello che gli ha lasciato in eredità: «Mi vengono in mente certi momenti quando ero giovanissimo e quando diverse persone nel mio paese mi dicevano che presto sarei riuscito a giocare nella Juventus. Io gli rispondevo che era pura follia, che sembravano matti anche solo a pensare certe cose. Invece adesso sono qui, ad assaporare la gioia di una meta conquistata e che non immaginavo di raggiungere così rapidamente». Una gioia vera alla quale si somma l’emozione di trovarsi gomito a gomito con alcuni degli idoli del calcio italiano a lui più cari: «Ho sempre seguito con rispetto e ammirazione il talento di un grande come Alessandro Del Piero, con il quale adesso condivido addirittura gli stessi obiettivi e la stessa maglia, ma anche altri big del calcio italiano, come Ciro Ferrara, Gianluca Pessotto, Roberto Baggio, Fabio Cannavaro oppure Paolo Maldini, mi hanno spesso ispirato offrendomi un modello di calcio giocato anche con la testa e con il cuore». L’Italia è fortunatamente anche questo, testa e cuore, per chi da fuori ne ammira il carattere fantasioso e generoso. «Un paese dove si vive di pane e calcio, non si dice così? – chiede Grygera con sguardo complice ma pure innocente – il vostro attaccamento al calcio, parlo degli italiani, è stupefacente. Da quando sono a Torino, che è la mia “finestra” sull’Italia, ho capito che la gente qui ha una grandissima dimestichezza con il calcio, una conoscenza profonda anche della tecnica e per questo credo dispensi giudizi e critiche con molta sicurezza. Qui si usa il “noi” parlando della propria squadra del cuore. “Abbiamo giocato male”, oppure “abbiamo fatto un’ottima partita”, oppure “dobbiamo essere più determinati”, sono modi di esprimersi, forme di partecipazione al gioco, che non esistono per esempio in Olanda, dove c’è più distacco». E meno cuore? «Non lo so, di sicuro c’è un grado di coinvolgimento inferiore. L’argomento calcio non è come qui il primo che si affronta di lunedì al bar davanti a un caffè». A proposito, il tempo libero, il relax, che spazio occupano nella nuova vita sotto la Mole di Zdenek Grygera? «Amo molto girare per la città con la mia famiglia, fare shopping, frequentare gli incantevoli caffè e ristoranti che impreziosiscono il centro storico, così elegante. Ho vissuto per qualche tempo nel parco della Mandria vicino a Torino, un posto di una meraviglia infinita, ma il fascino del centro ha più presa su di me. Con la compagnia di mia moglie Lucia e del nostro piccolo David credo di avere trovato qui in centro un’oasi di relax, che naturalmente cerchiamo di goderci in ogni momento libero quando possibile. In linea di massima però non sono un tipo da locali notturni o da dopocena, diciamo che prediligo soprattutto la buona cucina e i grandi vini di questa regione, il Barolo per esempio è eccellente e lo apprezzo particolarmente». È un’esplosione di felicità, Grygera, di qualunque cosa parli. «È vero, sono molto felice. Essere parte della Juventus mi sta regalando tutta questa gioia, ma cerco di non trascinarla in altri sentimenti, voglio continuare a vivere e a giocare con tranquillità». Una condizione di spirito nel segno dell’equilibrio che è il segreto della sua scalata nell’Olimpo del calcio. Eppure il peso della maglia bianconera ha sempre il potere di stordire, disorientare, di esaltare chi la indossi da titolare, accade anche i meno inclini ai facili entusiasmi. Non è successo a lui: «Vivo tutto con leggerezza, che non vuol dire irresponsabilità, e quando vado in campo mi impongo di avere la mente sgombra, di essere rilassato e di non farmi ingabbiare dalle paure che è naturale provare quando ci si rapporta a una squadra con la S maiuscola e con una grande tradizione di vittorie alle spalle. Mi dico che la Juventus sognata è quella in cui gioco oggi, e per questo devo portare la serenità del mio carattere anche in questa nuova avventura: io e la squadra non siamo mai cambiati». E del suo futuro nella Juve, che idee si è fatto? «Lo immagino roseo, mi pare che i segnali in campo e fuori finora siano stati tutti positivi e incoraggianti. C’è molto da fare e da lavorare ma siamo coesi ed io credo di poter dare il mio contributo, sebbene sia piccolo e parziale, al risultato finale. Noi, non è un segreto, puntiamo alla vetta del campionato, ma soprattutto pensiamo a giocare bene. Per questo ho poi capito che l’esaltazione secondo me esagerata per il mio gol contro il Genoa aveva una sua ragione. Mi sono detto: è vero che non abbiamo vinto il campionato, però alla gente e ai miei compagni di squadra ha fatto enormemente piacere vincere in quel modo quella partita. È questo il motore che dà spinta al calcio e che ci carica di emozioni. E gli italiani sanno comunicare bene il concetto, anche in questo sono dei maestri assoluti». Arriva a parametro zero e con molta diffidenza da parte dei tifosi juventini. Casacca numero 21, esordisce nel settembre 2007, all’Olimpico di Roma, contro la squadra giallorossa. La prima parte della stagione è a luci e ombre: Zdenek si dimostra un buon giocatore, ma privo di quella personalità che necessità per fare il salto di qualità. È tranquillo («dormirebbe sempre – afferma Nedved – fatica persino ad arrabbiarsi, quando invece servirebbe»), diligente, ma si limita al compitino e niente di più. Comunque sia, grazie anche ai frequenti infortuni di Zebina, è spesso schierato da titolare. La svolta della stagione, avviene a Genova, il 9 marzo, contro i rossoblù; il ceco è schierato come terzino sinistro e, con un grandissimo gol e un assist a Trézéguet, è eletto migliore in campo. Da quella partita in poi, Zdenek acquista sicurezza e anche i tifosi bianconeri si accorgono di lui, incoraggiandolo a ogni giocata. Grazie al costante appoggio dei tifosi, gioca a buon livello anche la seconda stagione con la maglia juventina, riuscendo a realizzare anche 2 reti: la seconda marcatura stagionale è quella importantissima, che vale il pareggio nella sfida casalinga contro l’Inter. Nei minuti di recupero, infatti, Grygera è lasciato completamente solo, su azione di calcio d’angolo battuto da Giovinco. La sua incornata è precisa e non lascia scampo a Julio Cesar, rendendo pazzi di gioia tutti i tifosi bianconeri che temevano ormai di uscire sconfitti dalla sfida con i nerazzurri. Le due stagioni seguenti sono senza lode e senza infamia. Grygera ritorna a essere un calciatore che non riesce a dare quel qualcosa di più per meritarsi il posto in squadra. L’arrivo di Motta nell’estate del 2010, lo relega spesso in panchina. E il 30 agosto del 2011 rescinde il contratto che lo lega alla Juventus e firma con gli inglesi del Fulham. In totale colleziona 144 presenze e 3 reti. «Quel gol me lo ricordo benissimo, le sfide con i nerazzurri erano sempre importanti e sentite. È stata una bellissima soddisfazione che mi porto sempre dentro. Di quel periodo sono contento, con l’unico dispiacere di non aver vinto lo scudetto. C’erano tanti campioni, da Buffon a Nedved, Del Piero, Trezeguet. Con Nedved mi sento praticamente tutte le settimane. Seguo sempre la Juve e una-due volte l’anno la vedo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/zdenek-grygera.html
  12. ZDENEK GRYGERA https://it.wikipedia.org/wiki/Zdeněk_Grygera Nazione: Repubblica Ceca Luogo di nascita: Prílepy Data di nascita: 14.05.1980 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 78 kg Nazionale Ceco Soprannome: Soldato Alla Juventus dal 2007 al 2011 Esordio: 23.09.2007 - Serie A - Roma-Juventus 2-2 Ultima partita: 03.04.2011 - Serie A - Roma-Juventus 0-2 114 presenze - 3 reti Zdeněk Grygera (Přílepy, 14 maggio 1980) è un ex calciatore ceco, di ruolo difensore. Zdeněk Grygera Zdeněk Grygera Nazionalità Rep. Ceca Altezza 185 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 6 dicembre 2012 Carriera Giovanili 1987-1990 TJ Holešov 1990-1996 Svit Zlín 1996-1997 Zlín Squadre di club 1997-1998 Svit Zlín 20 (1) 1998-2000 Petra Drnovice 54 (3) 2000-2003 Sparta Praga 65 (2) 2003-2007 Ajax 78 (8) 2007-2011 Juventus 114 (3) 2011-2012 Fulham 5 (0) Nazionale 1997-1998 Rep. Ceca U-17 9 (1) 1997-1999 Rep. Ceca U-18 11 (0) 2000-2002 Rep. Ceca U-21 14 (1) 2001-2012 Rep. Ceca 65 (2) Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento Slovacchia 2000 Oro Svizzera 2002 Biografia Zdeněk è un grande appassionato di fumetti e graphic novel: la sua collezione comprende numerose opere di artisti come Alex Ross, Kurt Busiek, Grant Morrison e Mark Millar; il suo supereroe preferito è Lanterna Verde Hal Jordan. È oltretutto un grande appassionato di cinema, e adora in particolar modo Kurt Russell. Caratteristiche tecniche Abituato a essere impiegato per lo più come terzino destro, poteva essere schierato come difensore centrale o, all'occorrenza, anche terzino sinistro. Carriera Zdeněk Grygera con la maglia della Repubblica Ceca Club Dopo aver passato 8 anni al Svit Zlín, passa al Petra Drnovice nel 1998, a 18 anni, e velocemente emerge come uno dei calciatori cechi più promettenti della sua generazione. Durante il Campionato europeo di calcio Under-21 2000 viene notato dalle due società della capitale Slavia Praga e Sparta Praga, che lo acquista. Nella stagione di debutto nello Sparta gioca 15 gare, contribuendo alla difesa del titolo ceco, e figura molto bene anche nella UEFA Champions League 2000-2001, giocando 5 partite. Nel 2002/03 contribuisce alla riconquista del titolo, ai danni dello Slovan Liberec Nel luglio 2003 viene acquistato dall'Ajax, per rimpiazzare Cristian Chivu. La sua prima stagione olandese viene condizionata da una ferita al tendine del ginocchio e disputa solo 20 gare nella Eredivisie vincendo il suo primo campionato. Nei Paesi Bassi vince un campionato, due Coppe e due Supercoppe. Dalla stagione 2007-2008 gioca nelle file della Juventus, che lo ha ingaggiato dall'Ajax nel gennaio 2007 a parametro zero. Esordisce in Serie A il 23 settembre nella gara contro la Roma, ma nella prima fase della stagione mostra qualche difficoltà di integrazione con il gioco della Juventus, che prevede una grande spinta da parte dei terzini. Con il tempo però il suo rendimento cresce e arriva anche il suo primo gol in bianconero il 9 marzo 2008 in occasione della partita contro il Genoa terminata 0-2 in favore della Juventus. Termina la prima stagione in bianconero con 24 presenze e 1 rete, e con il posto da titolare ormai non più in discussione. Nella seconda stagione in bianconero esordisce il 13 agosto nella gara di andata del Terzo turno preliminare di Champions League, vinta 4-0 contro l'Artmedia Bratislava. Sempre contro il Genoa, nella partita valida per la 12ª giornata di Serie A, mette a segno il gol del momentaneo 1-0 e mette un ottimo assist per Amauri, lanciando la squadra verso la vittoria finale per 4-1 sulla squadra ligure. La seconda rete stagionale è datata 18 aprile 2009, nel match interno contro l'Inter, quando al 91' stacca su un calcio d'angolo battuto da Giovinco e di testa mette la palla alle spalle di Júlio César. Chiude il rapporto con la Juventus il 30 agosto 2011, dopo quattro stagioni, con la rescissione consensuale del contratto. Il 31 agosto 2011 si accorda con il Fulham. Il 6 novembre seguente, durante la partita disputata contro il Tottenham, in cui il Fulham è stato sconfitto per 1-3, il giocatore è rimasto vittima (praticamente da solo) di un grave infortunio al ginocchio destro. Accasciatosi a terra per il gran dolore, è stato poi soccorso dallo staff medico con l'ausilio di un respiratore. Gli esami effettuati hanno riscontrato la rottura del legamento crociato anteriore con un periodo di recupero di sei mesi circa. Il 6 dicembre 2012 annuncia il ritiro dal calcio giocato per i troppi infortuni subiti durante la carriera. Nazionale Ha debuttato in nazionale il 15 agosto 2001 contro la Corea del Sud, e ha partecipato agli Europei di Portogallo 2004 e Austria-Svizzera 2008, e ai Mondiali di Germania 2006. Palmarès Grygera con Urby Emanuelson, Wesley Sneijder, Maarten Stekelenburg e John Heitinga Club Competizioni nazionali Campionato ceco: 2 - Sparta Praga: 2000-2001, 2002-2003 Campionato olandese: 1 - Ajax: 2003-2004 Coppa dei Paesi Bassi: 2 - Ajax: 2005-2006, 2006-2007 Johan Cruijff Schaal: 2 - Ajax: 2005, 2006
  13. CLAUDIO SCARZANELLA Nazione: Italia Luogo di nascita: Bagno a Ripoli (Firenze) Data di nascita: 12.03.1986 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2006 al 2007 0 presenze - 0 reti
  14. ANDREA LUCI https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Luci Nazione: Italia Luogo di nascita: Piombino (Livorno) Data di nascita: 30.03.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 172 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2006 Esordio: 04.09.2003 - Amichevole - Novara-Juventus 2-3 Ultima partita: 16.08.2006 - Amichevole - Juventus-Piacenza 0-0 0 presenze - 0 reti Andrea Luci (Piombino, 30 marzo 1985) è un calciatore italiano, centrocampista del Livorno. Andrea Luci Luci in azione al Livorno nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 172 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Livorno Carriera Giovanili 1991-1996 Scuola Calcio Salivoli 1996-2002 Fiorentina 2002-2005 Juventus Squadre di club 2005-2006 → Torres 22 (2) 2006-2007 → Pescara 32 (1) 2007-2010 Ascoli 102 (3) 2010-2020 Livorno 317 (13) 2020-2021 Carrarese 50 (1) 2021- Livorno 9 (0) Biografia È nipote di Nadia Luci, moglie di Aldo Agroppi. Con il portiere Luca Mazzoni, Luci è proprietario del ristorante di Livorno la "Vecchia Ciurma". Carriera Le giovanili tra Fiorentina e Juventus Inizia la sua carriera calcistica a 5 anni nella Scuola Calcio Salivoli a Piombino. Cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, dove arriva a 11 anni nel 1996, nel 2002 al Torneo Città di Arco-Beppe Viola vince la Coppa Alberto D'Aguanno come miglior giocatore della competizione. Pur essendo uno dei giocatori più promettenti delle giovanili della Fiorentina e il punto fermo degli Allievi Nazionali, in seguito alle vicende finanziarie della società viola, viene acquistato a costo zero, insieme al terzino Giovanni Bartolucci e al portiere Scarzanella, dalle giovanili della Juventus dove Luci militerà prima nella Beretti e poi nella squadra Primavera. Nel 2004 vince con la Primavera della Juventus il Torneo di Viareggio. Sempre nel 2004 viene convocato nella Nazionale Under 19. In prestito alla Torres e al Pescara Aggregato alla rosa della Juventus, nel 2005 viene prestato alla Torres e, a soli vent'anni, gioca 22 partite e mette a segno due gol. L'anno dopo viene prestato con diritto di riscatto al Pescara, in Serie B, e si rivela un titolare come dimostrano le sue prestazioni: 32 partite e un gol. L'approdo all'Ascoli Nella stagione 2007-2008 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della metà all'Ascoli che lo riscatterà aggiudicandoselo poi alle buste. Nei suoi tre anni in bianconero dimostrerà di essere indispensabile per il centrocampo marchigiano, infatti giocherà 104 partite di campionato e 7 di Coppa Italia e metterà a segno anche 4 gol, uno dei quali proprio in coppa. Il passaggio al Livorno Nel giugno del 2010 viene acquistato a titolo definitivo dal Livorno e disputa uno dei suoi migliori campionati con 38 partite e un gol, guadagnandosi la fascia di capitano che indosserà nella stagione successiva. Il 15 maggio 2013 il Procuratore Federale lo deferisce per "aver, durante la gara Hellas Verona-Livorno disputatasi a Verona il 15 marzo 2013,[...] rivolto in modo provocatorio il braccio sinistro teso con il pugno chiuso verso la tifoseria locale". A titolo di responsabilità oggettiva è stata deferita anche la società toscana. Il 2 giugno successivo, conquista la Serie A con il Livorno vincendo i play-off promozione. Il 25 agosto dello stesso anno, ha debuttato nella massima serie italiana, con la maglia del Livorno, nella partita casalinga contro la Roma (0-2). Il 25 settembre seguente ha segnato il suo primo gol in A durante Livorno-Cagliari (1-1). Al Livorno ha totalizzato 326 presenze e 13 gol tra Serie A, B e C più 14 presenze e 1 gol tra Coppa Italia e Coppa Italia Serie C. Ha vinto la Serie C 2016-2017. Carrarese e ritorno a Livorno Il 24 settembre 2020 firma un contratto annuale per la Carrarese. A fine stagione rinnova il proprio contratto per un altro anno; il 23 dicembre 2021, dopo 52 presenze totali con il club apuano, si svincola per motivi familiari. Cinque giorni dopo il suo svincolo si accasa di nuovo al Livorno. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2004, 2005 Competizioni nazionali Serie C: 1 - Livorno: 2017-2018 (girone A) Competizioni regionali Eccellenza: 1 - Livorno: 2021-2022 (girone B) Individuale Golden Boy del Torneo di Viareggio: 1 - 2005
  15. ABDOULAYE KONKO MAURIZIO TERNAVASO, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 2003 È probabilmente una delle grandi rivelazioni della Primavera di quest’anno che, oltre a primeggiare in campionato, si è aggiudicata per la terza volta il torneo di Viareggio, la più prestigiosa vetrina del calcio giovanile del mondo. Stiamo parlando di Abdoulay Konko, una sorpresa... doppia sia per il rendimento di assoluta eccellenza sin qui messo in mostra, sia per l’inaspettato arrivo a Torino a stagione inoltrata, quando ormai la compagine di Gasperini sembrava aver trovato la propria quadratura. Le cose hanno presto preso, per lui e per la squadra, una piega insperata: prima partita in panchina, alla seconda uno spezzone di incontro, dalla terza in poi titolare inamovibile come difensore esterno, abile nel gioco di contenimento e nel proporsi in avanti. E i risultati si sono visti. Ma chi è questo diciannovenne che qualcuno ha addirittura paragonato a Lilian Thuram? Ce lo facciamo raccontare, in un italiano impeccabile, direttamente da lui. «Sono nato a Marsiglia nel marzo ‘84 da madre marocchina e da padre senegalese, e ho sempre avuto una forte passione per il calcio. Anzi, praticamente non ho mai fatto altro che giocare sui selciati delle viuzze e delle piccole piazze vicino al porto della mia città, come un certo Zinedine Zidane. Verso i 10 anni sono entrato a far parte di una squadretta vicino a casa, poi, sino ai 15, ho militato nella ASPTT Marseille, società con una discreta tradizione nel calcio giovanile che mi ha consentito di crescere adeguatamente. Così, dopo una stagione nella formazione juniores del Martigue, squadra che milita nella serie B transalpina, sono approdato al Genoa». Dove il simpatico francese dallo sguardo intelligente e dagli occhi che parlano quasi da soli ha faticato un po’ ad ambientarsi. «D’accordo, c’era il mare e non ero neanche troppo distante dalla mia città natale: però a 16 anni mi sono ritrovato a vivere da solo in albergo in un paese straniero di cui non conoscevo neppure la lingua. E pensare che il mio procuratore aveva una richiesta anche da Parigi: con il senno di poi posso proprio dire di aver fatto bene a scegliere l’Italia». A Genova, Konko disputa due ottimi campionati, il primo con gli Allievi professionisti, il secondo con la Primavera. Tra l’altro sul finire della scorsa stagione Abdoulay è andato qualche volta in panchina con la prima squadra, impegnata in Serie B. Poi, all’improvviso, qualcosa si è rotto. «All’inizio dell’estate sono stato per un mese in prova con il Blackburn, quindi, quando la società inglese non ha trovato l’accordo con il Genoa, il mio procuratore mi ha portato a Torino per il provino che è andato a buon fine. E ora eccomi qua, lontano dal mare ma in una società di grande tradizione. La nostalgia l’ho ormai superata: un po’ perché ogni tanto faccio una capatina con l’automobile a Marsiglia, un po’ perché, abitando a casa da solo, ho spesso la possibilità di ospitare genitori, parenti e amici che vengono a tenermi compagnia». – Ma quali sono le principali caratteristiche di questo elegante e longilineo difensore dal rendimento costante capace di impressionanti volate sulla fascia? «Mi trovo particolarmente a mio agio come laterale destro, dal momento che quello è il mio piede preferito, anche se me la cavo a sufficienza anche con il mancino. Credo di essere un giocatore piuttosto tecnico e grintoso, per di più dotato di una grande volontà, che ha dalla sua una discreta velocità di base, con o senza palla. Però, visto che milito in Primavera, so nel complesso di avere ancora molto da migliorare. E spero di farlo in fretta». – Appena arrivato in Juve, la squadra ha consolidato la prima posizione in campionato, poi è arrivato il successo viareggino e qualche allenamento con Del Piero e compagni, a loro volta in piena lotta per scudetto e Champions League. Che effetto ti ha fatto entrare in un meccanismo vincente? «Sto vivendo un gran bel momento. Per di più le due settimane del torneo di Viareggio mi hanno consentito di integrarmi al meglio con compagni e società, per cui d’ora in avanti tutto dovrebbe essere ancora più facile. I miei obiettivi? Arrivare in serie A, ma in Italia e non altrove: qui ho perfezionato il mio gioco calandomi a poco a poco nella mentalità professionistica, qui vorrei dimostrare quanto ho imparato in questi ultimi 2-3 anni». – Quali sono i compagni con cui hai legato maggiormente? Cosa pensano i tuoi genitori di quello che stai facendo? «All’inizio, per ovvie ragioni di lingua, ho stretto un certo rapporto con Bertin e con Bonnefoi. Poi il gruppo mi ha accolto con grande calore: al Viareggio ero in camera con Fumasoli e Boudianski, al di fuori degli allenamenti mi capita di uscire con chiunque di loro. A Marsiglia i miei sono molto felici per il poco che ho fatto sinora, anche perché non ci speravano. Papà mi dice di continuare così, e che quando mi vedrà alla televisione vivrà il giorno più bello della sua vita. Spero davvero di non deluderlo». ROMEO AGRESTI, GOAL.COM DEL 16 LUGLIO 2020 Gian Piero Gasperini la Juventus la conosce alla perfezione. L’ha prima vissuta da calciatore e, successivamente, da allenatore nelle giovanili. Tanti i talenti lanciati dal tecnico grugliaschese, con una fotografia, tra le altre, a impreziosire un percorso ricco di emozioni: Torneo di Viareggio. Edizione 2003. Vinto, appunto, dalla Vecchia Signora. Una squadra di livello assoluto, formata dai vari Mirante, Cassani, Paro e Gastaldello. Con un autentico motorino prestato alla fascia dal nome Abdoulay Konko. Classe 1984, nato a Marsiglia, approdato in Italia dalle giovanili del Martigues. Prima un’esperienza al Genoa, poi la chiamata di Madama. Insomma, un’offerta impossibile da rifiutare. Vuoi per questione di blasone, vuoi per questione di prospettive. Che, per l’appunto, hanno portato il calciatore francese a costruire le basi di una carriera di ottimo livello. Dalla Juve, passando per il Crotone, il Grifone e l’Atalanta. Da una parte sempre Gasp, dall’altra sempre Konko. Feeling totale, con meccanismi tecnico-tattici assimilati nel tempo. Il tutto, aspetto da sempre apprezzato dall’allenatore piemontese, all’insegna della massima professionalità. Perché ad Abdoulay, fin dalla tenera età, nessuno ha mai regalato nulla. Tanto sudore, tanta gavetta. Ingredienti, questi, che hanno portato il francese a crescere in maniera esponenziale di partita in partita, tanto da ottenere il massimo tra le fila della Lazio: 92 presenze e 1 goal. Vantando, inoltre, anche un’avventura in Spagna con il Siviglia. Nitido esempio di abnegazione, a suon di chilometri macinati, Konko ha sempre espresso pareri lusinghiere sul conto di Gasperini. E non potrebbe essere altrimenti, considerando come sotto i suoi insegnamenti il ragazzo sia diventato uomo: «Gasp era bravo già ai tempi di Torino, poi si è completato e lo si vede nel gioco delle sue squadre. Gli anni nel calcio hanno completato il suo bagaglio di esperienza nella lettura della partita». Gian Piero, ora, si gode un’Atalanta extra lusso. Una delle formazioni più divertenti d’Europa, capace di dare spettacolo nello spettacolo. Un collettivo sontuoso, impreziosito da individualità eccelse, perfettamente plasmate da un mister preposto sempre e costantemente al calcio offensivo ma organizzato. E Konko, in questa filosofia, ha sempre avuto il suo (ottimo) perché. Solido in fase difensiva, ma con una buona gamba in tono propositivo. Proprio come piace a Gasperini che, infatti, per anni se l’è sempre portato con sé. «È un giocatore duttile che può giocare a tre dietro, nei quattro come esterno e mediano o in fascia a centrocampo». Un legame indissolubile, che spiega alla perfezione come esistano pedine perfette per determinati schemi. Musica per le orecchie di Konko che, alla Juve, ha avuto modo di conoscere colui che gli ha cambiato la vita. Nessun debutto con la prima squadra zebrata. Ma poco importa. Conta Gasp. Scusate se è poco. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/abdoulay-konko.html
  16. ABDOULAYE KONKO https://it.wikipedia.org/wiki/Abdoulay_Konko Nazione: Francia Luogo di nascita: Marsiglia Data di nascita: 09.03.1984 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 77 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2004 Esordio: 04.09.2003 - Amichevole - Novara-Juventus 2-3 Ultima partita: 09.10.2003 - Amichevole - Chisola-Juventus 0-7 0 presenze - 0 reti Abdoulay Konko Faye (Marsiglia, 9 marzo 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese di origini senegalesi e marocchine, di ruolo difensore o centrocampista, tecnico del Genoa U-17. Abdoulay Konko Konko alla Lazio nel 2015 Nazionalità Francia Altezza 182 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Squadra Genoa (Under-17) Termine carriera 1º luglio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 2000 Martigues 2000-2002 Genoa 2002-2004 Juventus Squadre di club 2001-2002 Genoa 0 (0) 2003-2004 Juventus 0 (0) 2004-2006 → Crotone 74 (7) 2006-2007 Siena 14 (1) 2007-2008 Genoa 37 (2) 2008-2011 Siviglia 44 (3) 2011 Genoa 13 (0) 2011-2016 Lazio 92 (1) 2016-2017 Atalanta 10 (0) Carriera da allenatore 2021- Genoa Under-17 2022 Genoa Interim Carriera Giocatore Club Inizi, Juventus, Crotone e Siena Nella stagione 2001-2002 arriva giovanissimo dal vivaio del Martigues a quello del Genoa, per poi tornare in Francia e fare ritorno in Italia tra le file della squadra Primavera della Juventus. Malgrado nella stagione 2003-2004 sia stato spesso aggregato alla prima squadra, il giocatore franco-senegalese non riuscirà mai a debuttare con la casacca della Vecchia Signora. Nell'annata 2004-2005 passa, insieme ad altri ragazzi del settore giovanile bianconero, in Serie B al Crotone, guidato dall'emergente allenatore piemontese Gian Piero Gasperini, dove totalizza 33 presenze e 3 reti. Nella cittadina calabrese gioca anche la stagione 2005-2006 nella quale disputa 41 partite, realizzando 4 reti. L'annata successiva vede il suo debutto in Serie A nel Siena, con cui esordisce il 10 settembre 2006 contro il ChievoVerona e disputa 14 partite, realizzando anche un gol nel match del 14 ottobre contro il Messina, vinto proprio dalla squadra toscana col punteggio di 3-1. Genoa Nell'estate del 2006 il Siena ne acquista la comproprietà, ma nel gennaio del 2007 la metà detenuta dalla Juventus viene ceduta al Genoa, nell'ambito del riscatto della comproprietà di Domenico Criscito dalla società bianconera. Durante il mercato estivo del 2007 viene completamente acquistato dal Genoa, nell'ambito dell'operazione che porta l'italo-argentino Fernando Forestieri in Toscana. Al Genoa ritrova proprio Gasperini, che l'aveva già allenato al Crotone. Siviglia Il 19 giugno 2008 passa al Siviglia per 9 milioni con una clausola rescissoria di 60 milioni di euro. Il 29 settembre 2009 segna il suo primo goal in Champions League contro i Rangers Glasgow. Con il club andaluso, raccoglie complessivamente in due stagioni e mezzo 67 presenze e 4 reti. Genoa e Lazio Il 22 gennaio 2011 Konko torna di nuovo al Genoa per 6 milioni di euro, con un ingaggio annuale di 1,4 milioni. Konko, nel 2015, con la maglia Lazio. Il 1º luglio 2011 viene acquistato dalla Lazio per una cifra intorno ai 5 milioni di euro. Il franco-senegalese ha firmato un contratto della durata di 4 anni a 1,2 milioni di euro a stagione. Il 5 gennaio 2013, alla ripresa del campionato dalla pausa invernale, nella partita casalinga contro il Cagliari segna il suo primo gol in Serie A con la maglia della squadra romana, consentendo alla Lazio di pareggiare la gara, poi vinta 2-1 proprio dai biancocelesti. Il 26 maggio 2013 vince la Coppa Italia in finale contro la Roma per 1-0. Il 20 maggio 2015 perde la finale di Coppa Italia dove la Lazio viene sopraffatta dalla Juventus per 2-1. L'8 agosto 2015, seppur non scendendo in campo, perde la Supercoppa italiana 2015, per 2-0, contro i Campioni d'Italia della Juventus. Il 22 ottobre successivo gioca la sua 100ª partita con la maglia della Lazio in occasione della vittoria casalinga, per 3-1, contro i norvegesi del Rosenborg. Atalanta e ritiro Il 19 agosto 2016 viene ufficializzato l'ingaggio del giocatore francese da parte dell'Atalanta; esordisce con i bergamaschi subentrando a Paloschi nella sfida persa per 2-1 sul campo della Sampdoria, il 28 agosto. Segna il suo primo gol con i bergamaschi negli ottavi di finale di Coppa Italia, contro la Juventus. A fine stagione si ritira all’età di 33 anni. Nazionale Nato in Francia da padre senegalese e madre marocchina, Konko avrebbe potuto rappresentare ciascuna delle tre nazionali. Avvicinato più volte dalle federazioni marocchine e senegalesi, Konko ha respinto ognuna di queste offerte per non fare un torto ai genitori. Allenatore Nel settembre del 2020 inizia a frequentare a Coverciano il corso UEFA A per poter allenare le prime squadre fino alla Serie C ed essere allenatori in seconda in Serie A e B. Nel gennaio del 2021 torna al Genoa per allenare la sezione Under-17 perdendo a fine giugno la finale del campionato di categoria contro la Roma per 3-1. Il 15 gennaio 2022 diventa il tecnico ad interim della prima squadra, sostituendo l'esonerato Andrij Ševčenko. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004 Competizioni nazionali Coppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2009-2010 Coppa Italia: 1 - Lazio: 2012-2013
  17. DANIELE GASTALDELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Gastaldello Nazione: Italia Luogo di nascita: Camposampiero (Padova) Data di nascita: 25.06.1983 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2002 al 2003 Esordio: 02.04.2003 - Amichevole - Juventus-Casale 6-3 0 presenze - 0 reti Daniele Gastaldello (Camposampiero, 25 giugno 1983) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, attuale vice allenatore del Brescia. Daniele Gastaldello Gastaldello nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Brescia (Vice) Termine carriera 1º agosto 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1993-1995 Montebelluna 1995-2002 Padova 2002-2003 Juventus 2003-2004 Chievo Squadre di club 2000-2002 Padova 21 (0) 2002-2003 Juventus 0 (0) 2003-2004 Chievo 0 (0) 2004-2005 → Crotone 46 (4) 2005-2007 Siena 45 (1) 2007-2015 Sampdoria 231 (12) 2015-2017 Bologna 64 (1) 2017-2020 Brescia 63 (3) Nazionale 2001 Italia U-17 1 (0) 2001 Italia U-19 9 (1) 2002-2004 Italia U-20 22 (1) 2011 Italia 1 (0) Carriera da allenatore 2020-2021 Brescia Coll. tecnico 2021-2022 Italia U-21 Assistente 2022- Brescia Vice Carriera Giocatore Inizi Originario di Reschigliano di Campodarsego, inizia a giocare a calcio nel settore giovanile del Montebelluna dove rimane per due anni prima di trasferirsi a quello del Padova. Non ancora maggiorenne Daniele entra a far parte della prima squadra con la quale disputa 21 partite in due stagioni (il primo di Serie C2 e il secondo di Serie C1). Nel mercato estivo 2002 la Juventus decide di acquistarlo per farlo giocare nella formazione Primavera bianconera, allenata da Gian Piero Gasperini, che vince il 3 marzo 2003 il Torneo di Viareggio. Crotone e Siena Nell'estate 2003 la Juventus decide di cederlo in comproprietà al Chievo che nel gennaio 2004 lo dà in prestito in Serie C1 al Crotone, allenato dal suo ex-mister Gasperini, dove gioca 11 partite di Campionato mettendo a segno un gol e conquistando, da protagonista, la promozione in Serie B dopo gli spareggi vinti contro Benevento e Viterbese. L'anno successivo Daniele resta al Crotone in Serie B dove gioca 35 partite mettendo a segno 3 gol, rivelandosi come uno dei migliori difensore del Campionato e convincendo nell'estate 2005 il Siena ad acquistare la metà del cartellino del giocatore dal Chievo. L'esordio in Serie A avviene il 28 agosto 2005 in occasione di Siena-Cagliari 2-1, subentrando al 78' a Francesco Cozza. Il primo gol in Serie A è invece arrivato nella partita del 7 maggio 2006 Inter-Siena 1-1 con gol decisivo di Daniele al 93' dopo l'iniziale vantaggio neroazzurro siglato da Julio Cruz. Conclude la sua prima stagione in Serie A con 24 presenze, di cui 17 da titolare, con 1 gol. La stagione seguente viene confermato dalla squadra toscana che lo schiera in campo in altre 20 partite di Campionato. Sampdoria Gastaldello con la maglia della Sampdoria nel 2010. Nell'estate 2007, Daniele si trasferisce alla Sampdoria dove, dopo un breve periodo di adattamento, riesce a conquistare il posto da titolare, a discapito del più esperto compagno di squadra Luigi Sala, diventando così una pedina importante della difesa blucerchiata che riesce a posizionarsi 6º in Serie A. La sua prima stagione in blucerchiato si conclude con 29 presenze in Campionato con due reti, una nella gara di andata e una nella gara di ritorno, contro la Fiorentina ed una 1 presenza di Coppa UEFA (il 20 settembre 2007 in occasione di Sampdoria-Aalborg terminata 2-2). La Stagione seguente viene confermato come titolare della squadra ligure dove gioca 34 gare di Campionato, 6 di Coppa UEFA e 4 di Coppa Italia. Nel 2009-2010 è ancora titolare fisso della difesa blucerchiata che, grazie anche ad una grande stagione del difensore veneto, riesce a posizionarsi in 4ª posizione e ad accedere ai preliminari di Champions League. Daniele in questa stagione va a segno in tre occasioni contro Catania (2-1 per la Samp), Siena (partita finita 2-1 per i blucerchiati) e Bologna (1-1). La stagione successiva vede il 18 agosto 2010 il suo esordio in Champions League nella partita Werder Brema-Samp 3-1. Tuttavia la squadra blucerchiata a fine Campionato retrocede malamente in Serie B ma Daniele decide comunque di rimanere alla Samp per provare a compiere la pronta risalita. Dopo un lungo infortunio torna in campo il 5 ottobre 2011 in Hellas Verona-Sampdoria 1-1. Nel gennaio 2012, dopo la cessione di Angelo Palombo all'Inter, diventa il nuovo capitano della Sampdoria esordiendo con la fascia al braccio nella partita del 4 febbraio 2012 Grosseto-Samp 0-1. Durante il campionato segna un gol di testa in Sampdoria-Empoli 1-0 e realizza una doppietta nell'andata della Finale play-off vinta col Varese 3-2. Questa doppietta si è poi rivelata decisiva per il ritorno dei blucerchiati in massima serie. L'anno seguente il 2 settembre 2012 Daniele sigla il gol della vittoria contro il Siena per 2-1. Il 24 febbraio 2013 in occasione di Samp-Chievo 2-0, gioca la sua 200ª partita in blucerchiato. Colleziona alla sua sesta stagione in blucerchiato 33 presenze ed un gol in Serie A. La Stagione 2013-2014 lo vede sempre perno difensivo della formazione blucerchiata nella quale Daniele gioca altre 32 partite di Campionato condite da due reti, rispettivamente a: Udinese (il 13 gennaio 2014) e Cagliari (il 9 febbraio). Il 31 agosto 2014, durante la 1ª giornata di Serie A 2014-2015, sigla la rete del pareggio per 1-1 contro il Palermo al 91º minuto. In questa parte di stagione gioca 17 partite e segna 2 gol tra campionato e Coppa Italia. Complessivamente nei 7 anni e mezzo alla Sampdoria ha messo insieme 259 presenze e 14 gol. Bologna Il 2 febbraio 2015 viene ceduto a titolo definitivo al Bologna in Serie B per un corrispettivo di 860.000€. Qui ritrova anche gli ex compagni di Samp Angelo da Costa, Gianluca Sansone e Nenad Krstičić. Chiuderà la stagione conquistando la promozione in A attraverso i play-off dopo che la compagine felsinea aveva chiuso la stagione regolare al quarto posto. Segna, nella stagione successiva, dopo aver ritrovato anche il suo ex compagno ed amico Antonio Mirante, il primo gol in maglia felsinea nel successo esterno per 2-1 contro il Carpi. Per la stagione successiva viene nominato capitano della squadra rossoblù. Già nella stagione precedente, Gastaldello aveva indossato più volte la fascia da capitano, anche se era stato indicato nella rosa della squadra come vice-capitano. Brescia Il 25 agosto 2017 viene ceduto a parametro zero al Brescia, del quale diventa vice-capitano. In stagione realizza 2 reti contro Ternana (vittoria 3-1) e Cremonese (1-1). Nella stagione 2018-2019, in seguito alla cessione di Andrea Caracciolo, Gastaldello diviene capitano delle Rondinelle. Il 16 dicembre 2018, realizza al 92' minuto la sua terza rete con la maglia delle Rondinelle in occasione di Brescia 2-1 Lecce, regalando la vittoria e il secondo posto in classifica alla sua squadra. Il 1º maggio 2019, con la vittoria per 1-0 in casa contro l'Ascoli, conquista matematicamente la promozione in Serie A. Il 3 luglio 2019 rinnova il suo contratto fino al giugno 2020 con le rondinelle. Dopo aver rinnovato il proprio contratto fino al 31 agosto (mese in cui termina l'annata calcistica), disputa la sua ultima partita tra i professionisti il 1º agosto contro la Sampdoria (1-1), scegliendo di ritirarsi. Nazionale È stato convocato nelle Nazionali giovanili 35 volte, giocando in 32 occasioni e realizzando 2 gol. Il 28 agosto 2010 ottiene la prima convocazione nella nazionale maggiore da parte del nuovo CT Cesare Prandelli, per le partite contro Estonia e Fær Øer valide per le qualificazioni all'Europeo 2012. Debutta ufficialmente in maglia azzurra il 29 marzo 2011, in occasione dell'amichevole della nazionale contro l'Ucraina. Viene nuovamente convocato per le sfide amichevoli contro l'Inghilterra del 15 agosto 2012 e contro l'Olanda del 6 febbraio 2013. Allenatore Brescia e Under-21 Subito dopo il ritiro dal calcio giocato, diventa collaboratore tecnico di Luigi Delneri al Brescia. Rimasto nel ruolo anche con l'arrivo di Diego López, il 7 dicembre sostituisce l'uruguaiano, venendo nominato allenatore ad interim del club lombardo. Dirige la squadra nel pareggio ottenuto contro la Cremonese per 2-2 e il 10 dicembre, con la nomina di Davide Dionigi, torna a ricoprire la posizione di collaboratore tecnico. Nell’estate del 2021 entra nello staff dell’Under-21 come collaboratore di Paolo Nicolato. Il 14 ottobre dello stesso anno consegue la qualifica UEFA A a Coverciano che consente di allenare tutte le selezioni giovanili e le squadre femminili, le prime squadre fino alla Serie C oltre a poter essere tesserato come allenatore in seconda sia in Serie B che in Serie A. Dal 1 luglio 2022 ritorna ufficialmente sulla panchina del Brescia come vice allenatore di Pep Clotet. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2003 Competizioni nazionali Serie C2: 1 - Padova 2000-2001 Campionato italiano di Serie B: 1 - Brescia: 2018-2019
  18. SIMONE BENTIVOGLIO https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Bentivoglio Nazione: Italia Luogo di nascita: Pinerolo (Torino) Data di nascita: 29.05.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 184 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2005 Esordio: 09.09.2004 - Amichevole - Ivrea-Juventus 0-3 0 presenze - 0 reti Simone Bentivoglio (Pinerolo, 29 maggio 1985) è un calciatore italiano, centrocampista del Vigasio. Simone Bentivoglio Bentivoglio ai tempi della Sampdoria nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Vigasio Carriera Giovanili 2000-2005 Juventus Squadre di club 2005-2006 → Mantova 16 (0) 2006-2007 → Modena 34 (0) 2007-2011 Chievo 108 (8) 2011 → Bari 16 (2) 2011-2012 → Sampdoria 15 (1) 2012 → Padova 19 (0) 2012-2014 Chievo 19 (1) 2014-2015 → Brescia 32 (0) 2015-2016 Modena 25 (2) 2016-2019 Venezia 73 (6) 2019-2020 Siena 3 (0) 2020-2021 Virtus Verona 32 (1) 2021- Vigasio 20 (3) Nazionale 2000-2001 Italia U-15 12 (0) 2001 Italia U-17 1 (0) 2003 Italia U-18 2 (1) 2003-2004 Italia U-19 12 (3) 2004-2005 Italia U-20 16 (0) 2006 Italia U-21 1 (0) Biografia Calcioscommesse Nell'interrogatorio del giocatore del Piacenza Carlo Gervasoni, arrestato nell'ambito dell'inchiesta calcioscommesse, vengono fatti i nomi di "Andrea Masiello, Daniele Padelli, Alessandro Parisi, Marco Rossi e Simone Bentivoglio" per la presunta combine della partita Palermo-Bari del 7 maggio 2011. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia di Bari-Sampdoria e Bari-Lecce del 2011. Il 3 agosto Palazzi richiede per lui una squalifica pari a 3 anni e 6 mesi. Il 4 agosto patteggiando viene squalificato per 13 mesi e multato di 50.000 euro. Caratteristiche tecniche Centrocampista centrale tecnico, dotato di buon tiro, inizialmente veniva schierato come esterno di fascia sinistra. Carriera Club Bentivoglio insieme a Pasquale Foggia (a sinistra) al Centro Sportivo della Sampdoria nel settembre 2011 Cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Juventus, dove vince due Torneo di Viareggio, nell'estate 2005 viene mandato in prestito al Mantova in Serie B, dove gioca 16 partite. Nel calciomercato estivo del 2006 viene acquistato in comproprietà dal Chievo che lo gira in prestito in Serie B al Modena, dove gioca con più continuità (34 presenze totali). Nell'estate 2007 il Chievo, neo-retrocesso in Serie B, acquista l'intero cartellino del calciatore; Simone conquista un posto da titolare nel centrocampo clivense che ottiene, a fine stagione, la promozione in Serie A (38 presenze e 6 gol). Il 31 agosto 2008 Simone esordisce in Serie A nella partita Chievo-Reggina; il primo gol in Serie A avviene invece il 14 dicembre 2008 durante Inter-Chievo. Nelle due stagioni 2008-2009 e 2009-2010, giocando 58 partite, contribuisce alla permanenza del Chievo in Serie A. Nella Stagione 2010-2011 Simone gioca con meno costanza, (12 presenze), e per questo motivo il 25 gennaio 2011 si trasferisce in prestito con diritto di riscatto (non esercitato) al Bari, dove gioca 16 partite segnando 2 gol. Il 24 agosto 2011 il Chievo lo cede in prestito con diritto di riscatto alla Sampdoria in cambio del centrocampista Paolo Sammarco. Trova la prima rete in blucerchiato nella partita giocata a Marassi contro il Modena, terminata 1-1. Il 26 gennaio 2012 passa al Padova con la formula del prestito con diritto di riscatto definitivo. Debutta da titolare due giorni dopo nella vittoria per 1-0 contro il Cittadella. Il 18 febbraio in occasione di Padova-Empoli 1-1 tocca quota 200 presenze da professionista. Il 21 aprile, in occasione di Livorno-Padova 1-2, stabilisce lo stesso record in campionato con i club. Conclude la stagione con 19 presenze in campionato. Dopo aver saltato tutta la stagione 2012-2013 per squalifica, nell'estate 2013 viene reintegrato nella rosa del Chievo Verona. Ritorna in campo il 21 settembre 2013 nella partita di campionato Chievo-Udinese. Dopo il prestito al Brescia nella stagione 2014-2015, il 1º luglio 2015 ritorna al Chievo ma il 28 agosto rescinde il proprio contratto di comune accordo con i clivensi rimanendo così svincolato. Tre giorni dopo viene ingaggiato dal Modena. Gioca 24 partite e segna 2 gol non riuscendo ad evitare la retrocessione dei canarini. L'8 luglio 2016 viene presentato come nuovo acquisto del Venezia in Lega Pro. Dopo le esperienze di Siena e Venezia in Lega Pro, nell'Agosto 2021 firma per la formazione veronese del Vigasio militante nel campionato di Eccellenza, il 7 novembre 2021 nella vittoria 3 a 0 contro la Belfiorese, segnerà il suo primo gol con la maglia del Vigasio. Nazionale Bentivoglio ha giocato in tutte le nazionali giovanili dell'Italia, collezionando in totale 44 presenze e 4 reti. Nel 2005 partecipa al Mondiale Under 20, conclusosi con l'eliminazione ai quarti di finale dell'Italia, disputando tutte e cinque le partite. Il 12 dicembre 2006 esordisce con l'Under-21 nella partita amichevole tra Italia-Lussemburgo 2-0. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 3 - Juventus: 2003, 2004, 2005 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Chievo Verona: 2007-2008 Lega Pro: 1 - Venezia: 2016-2017 Coppa Italia Lega Pro: 1 - Venezia: 2016-2017
  19. ANDREA ROSSI https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Rossi_(calciatore) Nazione: Italia Luogo di nascita: San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) Data di nascita: 07.11.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 177 cm Peso: 70 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2006 Esordio: 10.07.2004 - Amichevole - Selezione Salice Terme-Juventus 0-4 Ultima partita: 30.05.2008 - Amichevole - Melbourne Victory-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti Andrea Rossi (San Benedetto del Tronto, 7 novembre 1986) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Andrea Rossi Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Difensore Carriera Giovanili 199?-2002 Polisportiva Autolelli 2002-2003 Truentina 2003-2006 Juventus Squadre di club 2002-2003 Truentina 22 (3) 2003-2006 Juventus 0 (0) 2006-2007 → Siena 4 (0) 2007-2012 Siena 57 (0) 2012 Parma 0 (0) 2012-2013 → Cesena 15 (0) 2013 → Bari 16 (0) 2013-2014 → Pescara 32 (1) 2014-2015 → Latina 17 (0) 2015 Pescara 16 (0) 2015-2016 → Salernitana 23 (0) 2016-2017 → Brescia 4 (0) 2017 → Ternana 6 (0) 2017-2018 Pescara 0 (0) 2018 Teramo 0 (0) Carriera Club Siena Cresciuto nel settore giovanile della Truentina Castel di Lama (all'epoca Punto Juve), passa poi nelle giovanili della Juventus, dove trascorre 3 anni tra i Beretti (vincendo il campionato nazionale) e nella Primavera, dove vince scudetto e torneo di Viareggio. Nell'estate del 2006 venne dato in prestito al Siena dove alla guida del mister Beretta totalizza 4 presenze da titolare, debuttando in Serie A il 17 dicembre 2006 contro l'Atalanta. Nell'estate dello stesso anno la Juventus lo convoca per la tournée in Cina e Australia e Claudio Ranieri lo utilizza in ogni partita. Al suo rientro il Siena lo acquista definitivamente facendogli firmare un contratto di 4 anni. Parma, Cesena, Bari, Pescara e poi Latina Viene acquistato dal Parma il 3 luglio 2012 in cambio della metà cartellino di Manuel Coppola. Dopo pochi giorni viene girato in prestito al Cesena. Il 28 gennaio 2013 viene ufficializzato l'acquisto a titolo di prestito temporaneo del giocatore da parte del Bari. Il 9 luglio 2013 il Pescara sul proprio sito ufficiale annuncia l'acquisto temporaneo del calciatore marchigiano. L'8 luglio 2014 si trasferisce a titolo temporaneo al Latina. Il 20 gennaio 2015 viene annunciato il suo ritorno al Pescara con la formula del prestito con obbligo di riscatto. Il prestito alla Salernitana Il 29 agosto 2015 viene dato in prestito alla Salernitana. Il prestito al Brescia Il 29 agosto 2016 passa a titolo temporaneo al Brescia. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006
  20. VINCENZO IAQUINTA Quaranta goal in 108 presenze nella Juventus – si legge su www.Juventusnewsradio.,it del 18 novembre 2012 – questa è la media di Vincenzo Iaquinta in quattro stagioni passate nella rosa juventina, all’ombra della Mole. Un’ottima media per una prima punta, specie trovandosi come terza scelta al fianco della storica coppia Del Piero-Trézéguet. Sebbene sia ancora membro dentro la società della Vecchia Signora, l’ex bomber bianconero di Crotone è già da considerarsi un ex, poiché non rientra minimamente nei progetti di Antonio Conte per la sua nuova Juventus, e già da oltre un anno non scende più in campo in partite ufficiali con la maglia bianconera, essendo utilizzato giusto in qualche amichevole interna a Vinovo e vivendo da separato in casa, quello che probabilmente è il suo ultimo anno nella squadra Campione d’Italia. A oggi c’è chi paragona questa situazione a quella simile di Amauri, altro giocatore comperato negli anni della gestione Secco-Blanc. In realtà le circostanze sono analoghe solamente per quanto riguarda la situazione contrattuale e i mancati acquirenti. Per quanto riguarda il resto invece, Iaquinta pur giocando più o meno lo stesso numero di partite di Amauri con la maglia juventina, si è ritagliato un posto importante nella storia bianconera, venendo fermato soprattutto da una lunga serie di infortuni. Infatti, l’ex numero nove della Juventus è stato forse l’acquisto migliore di quegli anni bui per la squadra distrutta da Calciopoli e dall’anno in Serie B. Soprattutto considerando i molti altri acquisti e le spese scellerate orchestrate dalla pessima dirigenza, che prese il posto del defunto avvocato e della fantomatica triade. Storia in bianconero: Arriva dall’Udinese per undici milioni di euro nell’estate del 2007. La Juventus è appena ritornata in serie A dopo Calciopoli e necessita di nuovi attaccanti di peso. Uno dei prescelti è proprio Iaquinta e nelle prime due stagioni, The Jack (così ribattezzato) dimostra tutto il suo valore in una Juventus parecchio indebolita dalle vendite coatte di vari titolari, ma che ottiene lo stesso il terzo posto la prima stagione e il secondo posto nella seconda stagione all’ombra della Mole. È un rapace del goal, Vincenzo Iaquinta, un vero numero nove. Segna in tutti i modi, di opportunismo, sfruttando palloni sporchi giunti in area in qualche modo, con colpi di precisione oppure in acrobazia, abile anche nel gioco aereo sfruttando un’ottima stazza, è molto veloce e mobile in zona d’attacco, è insomma un attaccante completo, che con i suoi goal risolve diverse partite complicate per la sua squadra anche allo scadere del novantesimo. Più volte l’ex attaccante di Udine, salva la “Vecchia Signora” dalla sconfitta, riuscendo anche a strappare vittorie insperate grazie al suo istinto da rapace. Ma le note dolenti sono i suoi cronici e continui problemi fisici che cominciano a palesarsi già nel primo anno alla Juventus e che continueranno limitandone di molto le ottime prestazioni già dal 2009. Nonostante i suoi guai fisici, lascia il segno sia in campionato sia in campo europeo ma questo non basta per tenere a galla una squadra molto indebolita che nelle due stagioni successive crolla per due volte al settimo posto mancando l’ingresso nell’Europa che conta e sfigurando pure in Europa League. Iaquinta segna il suo ultimo goal, il quarantesimo, con la maglia della Juventus nel Novembre del 2010 in una partita casalinga di campionato pareggiata contro la Roma 1-1 prima di fermarsi per un ennesimo problema fisico, stavolta uno strappo alla coscia sinistra che ne chiude anzitempo la quarta stagione bianconera. Con l’arrivo di Antonio Conte nell’estate del 2011, Iaquinta non trova più spazio, complici soprattutto gli infortuni che dal 2009 non lo hanno più risparmiato limitandolo pesantemente. Nella seconda parte di stagione passa in prestito al Cesena dove sembra lasciarsi gli infortuni alle spalle e ritorna anche al goal, segnando alla Lazio e procurandosi pure un calcio di rigore trasformato poi da Mutu ma è solo un fuoco di paglia, l’infortunio è dietro l’angolo e lo colpisce nuovamente. Ritorna alla Juventus, dove continua a percepire un importante contratto e non trova squadre disposte ad acquistarlo per la stagione successiva, ritrovandosi quindi ai margini della rosa bianconera senza più rientrare nei progetti di Conte e quindi rimanendo in attesa della scadenza del contratto con i Campioni d’Italia e la ricerca di una nuova squadra. Non si può segnalare come bidone, un giocatore strappa punti come Iaquinta, capace di risolverti partite apparentemente chiuse anche all’ultimo secondo. Ma non si possono neanche ignorare tutti gli svariati problemi fisici avuti dal giocatore nel corso della sua carriera, problemi che lo hanno fortemente limitato negli ultimi anni e che probabilmente non avrebbero permesso a Conte di puntare su di lui neanche se lo avesse voluto. Forse sfortuna, forse incapacità dello staff medico di curarlo a dovere, forse un fisico troppo fragile, fatto sta che Iaquinta non ha reso quanto avrebbe potuto alla Juventus, fermandosi a una media goal discreta, ma che, senza tutti quegli infortuni, sarebbe stata sicuramente molto più alta. La classe non è acqua e il senso del goal spesso lo hai o non lo hai. Iaquinta possedeva entrambe queste doti notevoli ma non ha avuto modo di mostrarle fino in fondo, anche a causa di varie formazioni della Juventus, non sempre all’altezza soprattutto sul piano difensivo. “TUTTOSPORT”, DEL 10 OTTOBRE 2014 «Potevo giocare altri tre anni, invece mi sono dovuto ritirare. Quando ti fai sempre male, finisci per mollare un po’ mentalmente». Vincenzo Iaquinta ha detto basta ufficialmente nei mesi scorsi. A trentacinque anni, dopo un Mondiale vinto con l’Italia, quaranta goal in 108 partite con la Juventus e una serie di infortuni diventati insopportabili. C’è una cosa che non rifarebbe più? «Dal Reggiolo all’Udinese, dalla Nazionale alla Juve, della mia carriera ripeterei tutto». Davvero nessun rimpianto. «In realtà uno ce l’ho: mi spiace non esser stato protagonista nella Juve di Conte. Una squadra con una mentalità straordinaria. Sono uscito di scena proprio sul più bello». Conte, nel 2011-12, non l’ha utilizzata neanche un minuto. «È vero, però stravedeva per me. Ricordo le parole che mi disse quell’estate: “Vincenzo, fammi vedere che sei quello che penso, poi convinco io la società a tenerti”. Purtroppo, però, mi infortunai». Di nuovo fermo e di nuovo al centro di tante voci. «Ne ho sentite di tutti i colori. Tutte falsità dette da gente invidiosa. Su Internet scrivevano addirittura che mi stessi disintossicando. Una cattiveria assurda e senza senso che qualcuno aveva tirato fuori già ai tempi di Udine. Pazzesco, io in quei periodi soffrivo da matto, perché ero infortunato». Ma ha capito il motivo di così tanti guai fisici? «Di sicuro, nel 2009, dopo l’operazione al ginocchio, si tentò di farmi rientrare troppo in fretta. Mi dissero di provarci troppo presto, avevo una gamba sottile come quella di mio figlio». Che effetto le fa vedere Buffon e Pirlo, suoi compagni al Mondiale, ancora protagonisti assoluti? «Parliamo di due fenomeni. Gigi è ancora il portiere più forte del mondo. Andrea è unico nel suo genere: ha talmente tanta classe che può continuare a giocare ancora per due o tre anni». Con chi è rimasto in contatto del gruppo juventino? «Marchisio è quello che sento più spesso». Il compagno più estroso conosciuto in carriera? «Forse Felipe Melo: un “matto”, buonissimo di animo». Ha individuato un nuovo Iaquinta? «È dura, perché io ero un attaccante atipico. Giocavo anche sulla fascia, nonostante i miei 190 centimetri di altezza». C’è una partita che le toglie ancora il sonno? «Vorrei rigiocare la finale Mondiale». Cioè? «Sì, la vorrei rigiocare, perché è stata l’emozione più grande della mia vita. Una serata pazzesca, ancora adesso mi vengono i brividi a pensare alla Coppa e alla festa negli spogliatoi». C’è dell’altro? «Un’altra partita che vorrei rigiocare, ma per il motivo opposto, è Juve-Chelsea di Champions. È un’eliminazione che mi brucia ancora». Allegri erede di Conte: se lo aspettava? «Sinceramente, no. Però la scelta è stata giusta. Rispetto ai tre anni di Conte è cambiato poco, mi sembra la stessa Juve aggressiva. Il fatto che i giocatori non abbiano avuto un calo è una conferma delle qualità di Allegri. È un allenatore che si fa rispettare». Anche lei sta studiando da tecnico. A chi si ispira? «Voglio prendere il patentino e cominciare con i ragazzini. I miei modelli sono Spalletti, Lippi e Conte». Un allenatore che avrebbe voluto avere? «Mourinho, perché da fuori sembra un bel martello». Scudetto: Juve o Roma? «Difficile sbilanciarsi, ora. Sarà lotta a due fino alla fine». I bianconeri dove possono arrivare in Champions? «Spero il più lontano possibile. Nonostante la sconfitta contro l’Atlético Madrid, è tutto aperto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/02/vincenzo-iaquinta.html
  21. VINCENZO IAQUINTA https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Iaquinta Nazione: Italia Luogo di nascita: Crotone Data di nascita: 21.11.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: 189 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Soprannome: Jack - Vincenzone Alla Juventus dal 2007 al 2012 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 12.03.2011 - Serie A - Cesena-Juventus 2-2 108 presenze - 40 reti Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Vincenzo Iaquinta (Crotone, 21 novembre 1979) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante, campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006. Vincenzo Iaquinta Iaquinta nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 189 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1º luglio 2013 Carriera Giovanili 19??-19?? Reggiolo Squadre di club 1996-1998 Reggiolo 34 (6) 1998 Padova 14 (4) 1998-2000 Castel di Sangro 52 (8) 2000-2007 Udinese 176 (58) 2007-2012 Juventus 108 (40) 2012 → Cesena 7 (1) 2012-2013 Juventus 0 (0) Nazionale 1999-2000 Italia U-20 5 (2) 2001-2002 Italia U-21 10 (2) 2005-2010 Italia 40 (6) Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo Svizzera 2002 Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Biografia Originario di Cutro, negli anni '80 la sua famiglia emigra in provincia di Reggio Emilia per migliori opportunità di lavoro. È sposato dal 2003 con Arianna; la coppia ha quattro figli, nati tra il 2002 e il 2015. Nel 2018 suo padre Giuseppe è stato arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo Aemilia, mentre lui è stato condannato a 2 anni con la condizionale, per reati relativi al possesso di armi. Caratteristiche tecniche Attaccante versatile, forte fisicamente e abile nel gioco aereo, prediligeva il ruolo di prima punta. Abile nei movimenti smarcanti, in carriera è stato spesso bloccato da infortuni. Pur dotato di una stazza fisica da centravanti puro, aveva anche doti di velocità tali da permettergli di essere un ottimo contropiedista, specie se assistito da attaccanti veloci come accadde nell'Udinese a 3 punte con giocatori agili e tecnici come Di Natale e Di Michele. Carriera Club Inizi Cresce calcisticamente nel Reggiolo, dove resta due anni. In seguito viene acquistato dal Padova, con cui esordisce in Serie B, ottenendo 13 presenze con 3 reti. Al termine della stagione viene ceduto al Castel di Sangro, con cui passa due stagioni in Serie C1. Udinese Nell'estate 2000 viene acquistato da una società del massimo campionato, l'Udinese. Esordisce in Serie A il 1º ottobre, segnando una rete al Brescia (la gara finì 4-2). Il 3 maggio 2003, a quattro giornate dal termine del campionato, il suo gol al Torino fa retrocedere i granata in B. Il 14 settembre 2005 debutta in Champions League realizzando una tripletta. Pochi giorni dopo, viene posto fuori rosa in via temporanea. Reintegrato in squadra, segna un gol alla Lazio nella partita del suo rientro. Con la squadra friulana ha segnato 69 reti in 205 presenze. Juventus Iaquinta alla Juventus nel 2009 Il 19 giugno 2007 passa alla Juventus per 11,3 milioni di euro. Esordisce in campionato il 25 agosto in Juventus-Livorno (5-1), realizzando una doppietta. Il 15 aprile 2008 si procura una distrazione di primo grado del bicipite femorale della coscia sinistra, chiudendo in anticipo la stagione. Al termine della stagione, si laurea capocannoniere della Coppa Italia, a pari merito con Cruz e Balotelli. La stagione successiva mette a segno 12 reti in campionato, di cui dieci nel girone di ritorno, inclusa la doppietta messa a segno all'ultima giornata contro la Lazio, che consente alla squadra di terminare la stagione al secondo posto. Nell'annata 2009-2010 va a segno all'esordio in campionato contro il Chievo, con un colpo di testa su assist di Diego, ripetendosi in Champions League contro il Bordeaux. Il 27 ottobre 2009 viene operato al menisco esterno del ginocchio sinistro, rientrando in campo il 6 marzo 2010 in Fiorentina-Juventus (1-2), subentrando al 72' al posto di Trezeguet. Torna al goal il 25 aprile contro il Bari (3-0), mettendo a segno una doppietta. Chiude la stagione con 18 presenze e 7 reti. Il 19 settembre 2010 in Udinese-Juventus (0-4), dopo aver realizzato la quarta rete dei piemontesi, si rende protagonista di un'esultanza provocatoria verso i suoi ex tifosi, che secondo il giocatore, avevano offeso sua madre; il giocatore in seguito chiederà scusa alla società e alla città. Il 18 marzo 2011 viene sottoposto a esami specifici che ne evidenziano una lesione ampia del muscolo retto femorale della coscia sinistra, che gli fa chiudere in anticipo la stagione, ottenendo 23 presenze e 6 reti complessive. Cesena e ultimi anni Nell'annata 2011-2012, nonostante la fiducia mostratagli dal nuovo tecnico juventino Antonio Conte, nuovi guai fisici lo relegano ai margini della rosa piemontese: «mi spiace non esser stato protagonista nella Juve di Conte. Una squadra con una mentalità straordinaria. Sono uscito di scena proprio sul più bello». Il 31 gennaio 2012 passa quindi in prestito al Cesena fino al termine della stagione. Esordisce in campionato il 9 febbraio in Lazio-Cesena (3-2), giocando titolare e andando a segno su calcio di rigore. Il 22 marzo 2012 riporta uno stiramento al bicipite femorale della coscia sinistra, rimanendo fermo per un mese. Rientra in campo il 22 aprile contro il Palermo (2-2), subentrando al 22' della ripresa al posto di Vincenzo Rennella. Chiude la stagione, terminata con la retrocessione in Serie B, con sette presenze e una rete. Terminato il prestito al Cesena torna alla Juventus per la stagione 2012-2013, nella quale tuttavia non scende mai in campo e non viene mai neanche convocato. Nell'estate del 2014, a trentaquattro anni, dopo due anni di inattività annuncia il ritiro al calcio giocato con l'intenzione di dedicarsi alla carriera di allenatore, ottenendo il patentino due anni dopo. Nazionale Iaquinta (primo da sinistra) schierato in campo con la nazionale per la gara d'esordio del campionato del mondo 2010 La prima maglia azzurra risale al 1999, quando viene convocato dalla nazionale Under-20, con cui disputa 5 incontri segnando una rete. Nel 2001 esordisce con la nazionale Under-21, con la quale realizza 1 gol in 10 presenze e partecipa all'Europeo Under-21 2002. Il 30 marzo 2005, a 25 anni, esordisce in nazionale maggiore nella partita amichevole Italia-Islanda (0-0) disputata a Padova. Viene poi incluso dal CT Marcello Lippi nella lista dei 23 giocatori convocati per il Mondiale 2006 in Germania. Segna il suo primo gol in nazionale il 12 giugno 2006 nel corso della partita di esordio al Mondiale vinta 2-0 contro il Ghana. Ottiene 5 presenze da subentrato durante il Mondiale, di cui una nella finale del 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino contro la Francia, nella quale diventa campione del mondo. Con le sue prestazioni e il gol realizzato nella prima partita è uno dei protagonisti della conquista del titolo mondiale. Ha vinto il Mondiale da giocatore dell'Udinese, come fece Franco Causio nell'edizione di Spagna 1982, ed entrambi indossando la maglia numero 15. Per il merito sportivo acquisito con la conquista del campionato del mondo, il 12 dicembre 2006 è stato insignito, assieme agli altri membri della nazionale, del titolo di Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica dal presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Vittima di un infortunio muscolare, non viene convocato da Roberto Donadoni per l'Europeo 2008. Il 10 giugno 2009, a Pretoria, realizza la sua prima doppietta con gli Azzurri nell'amichevole vinta contro la Nuova Zelanda (4-3). Prende poi parte alla Confederations Cup 2009, dove l'Italia viene eliminata al primo turno. Viene infine convocato per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove viene impiegato da titolare nelle tre partite disputate dalla Nazionale. Il 20 giugno 2010, nella seconda partita del girone, realizza su rigore il gol del pareggio contro la Nuova Zelanda (1-1). La Nazionale viene eliminata al primo turno dopo aver perso 3-2 contro la Slovacchia, nella terza e ultima partita della fase a gironi. Al termine del Mondiale scivola fuori dal giro della Nazionale. Palmarès Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2007-2008 (4 gol, a pari merito con Cruz e Balotelli) Controversie Nel corso di un'indagine della direzione distrettuale antimafia di Bologna, il 4 febbraio 2015 vengono rinvenute delle armi da fuoco nell'abitazione di Giuseppe Iaquinta, padre di Vincenzo; le armi, di proprietà dell'ex calciatore, erano regolarmente denunciate, ma violando norme penali sulla loro custodia. Il successivo 21 dicembre 2015 Iaquinta viene rinviato a giudizio per possesso illegale di armi, aggravata dal favoreggiamento della 'ndrangheta, della cui affiliazione è accusato il padre. Il 22 maggio 2018 i magistrati dell'antimafia bolognese, al termine della requisitoria del processo Aemilia, hanno chiesto per Iaquinta una pena di anni 6 per reati relativi alle armi, con l'aggravante dell'associazione mafiosa. Con sentenza del 31 ottobre seguente, l'ex calciatore viene inizialmente condannato in primo grado a 2 anni di reclusione, vedendo tuttavia cadere l'aggravante mafiosa; quest'ultima viene rimarcata nell'appello del 18 luglio 2019, in cui viene accertata la sua «estraneità» nei confronti di ambienti criminali. Il 17 dicembre 2020 la sua condanna a 2 anni viene confermata nel processo d'appello; al padre Giuseppe Iaquinta vengono invece comminati 13 anni di reclusione, con una riduzione di 6 anni di pena rispetto alla condanna del primo grado. Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
  22. HASAN SALIHAMIDZIC Nasce a Jablanica in Bosnia-Erzegovina il primo giorno dell’anno 1977. Soprannominato Brazzo (che significa fratello) è un giocatore ambidestro molto duttile e versatile, tanto è vero che è in grado di ricoprire praticamente quasi tutti i ruoli di movimento. Arriva a Torino nell’estate del 2007, dopo aver vinto, con il Bayern Monaco, 6 campionati tedeschi, 4 edizioni della Coppa di Germania, una Champions League (con un’altra finale persa) e una Coppa Intercontinentale. L’esordio con la maglia bianconera in Serie A avviene il 25 agosto nella gara contro il Livorno (5-1) mentre, un mese dopo, realizza il suo primo gol, contro la Reggina. Termina la prima stagione bianconera con 26 presenze e 4 gol, tra cui spicca la doppietta decisiva nella partita del 12 aprile ‘08 contro il Milan, vinta 3-2. «Il signor duttilità adesso è tra i nemici pubblici del Milan: emerge da un primo tempo abbastanza anonimo per ribadire in rete la palla deviata da Trézéguet. Sbuca nell’area del Milan, sguarnita dall’uomo in meno, per la zuccata decisiva. Brazzo di ferro», è il commento del “Corriere della Sera”. Grazie alla sua innata simpatia e al suo modo di giocare senza risparmiarsi mai, Brazzo diventa l’idolo della tifoseria juventina ed è molto apprezzato anche dai propri compagni di squadra. Il Mister Ranieri, poi, stravede per lui. «Uno che sa far tutto, il tipo di giocatore che qualsiasi allenatore vorrebbe avere», afferma il trainer bianconero. La stagione successiva, purtroppo, è molto problematica, a causa di un problema al menisco del ginocchio destro. Segna il suo primo e unico gol stagionale il 14 marzo 2009, nel match casalingo di campionato vinta 4-1 contro il Bologna, in cui regala anche due assist per la doppietta di Del Piero. Alla fine, totalizza solamente 15 presenze. Disputa la prima partita del campionato 2009-10 contro il Chievo ma nella stessa gara si infortuna ed è costretto a stare fuori dai campi di gioco per ben tre mesi. Torna contro il Catania (sconfitta a Torino per 1-2), in cui segna anche il gol del momentaneo pareggio e si ripete la giornata dopo al Tardini contro il Parma (2-1 per la Vecchia Signora) segnando il gol dell’iniziale 1-0. Il suo score finale recita: 19 presenze e 2 gol. Non rientrando più nei piani della società, in seguito alla mancata cessione nel calciomercato dell’estate 2010, è messo fuori rosa dall’allenatore Del Neri. Torna in gruppo nei primi giorni di settembre, nella sfida contro il Cesena, a causa dei tanti infortuni dei propri compagni. È il 7 novembre 2010 e Brazzo, entrando al 78’ con un assist perfetto, permette il gol a Iaquinta per il 3-1 finale. Il 4 luglio 2011 ritorna in Germania, accasandosi, a parametro zero, al Wolfsburg. «Che orgoglio essere parte della storia di questa stupenda società. La Juventus mi è rimasta nel cuore e sarà parte della mia vita per sempre. Qui ho trascorso quattro anni bellissimi. Anche se non ho vinto niente, ho trovato amici per la vita. La società mi è rimasta nel cuore», sono le parole di commiato di Brazzo. SIMONE STENTI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL NOVEMBRE 2007 Esiste soltanto una finale più folle, emozionante, a rischio coronarie del 3-3 tra Milan e Liverpool del 2005. Una partita che fotografa alla perfezione la bellezza del calcio e, probabilmente, dello sport in generale. Anzi, la bellezza della vita, che proprio nei momenti più bui ti sa regalare la forza per riemergere e rinascere. Quella finale si giocò al Nou Camp di Barcellona il 26 maggio 1999, una data che Hasan “Brazzo” Salihamidzic non dimenticherà mai più. Il suo capitano, l’immenso Lothar Matthäus, all’80’ esce dal campo e dal calcio europeo che conta (nel 2000 emigrerà ai N.Y. Metrostars) salutato da una standing ovation. Lo fa da campione d’Europa virtuale, l’unico titolo che gli manca nel suo stellare palmares. Il Bayern sta vincendo 1-0 col Manchester United dal 6’ del primo tempo, grazie a una punizione di “Super Mario” Basler. È proprio il marcatore tedesco a essere sostituito da Brazzo al 44’ del secondo tempo. Un cambio che per l’allenatore, Ottmar Hitzfeld, è solo un modo per perdere tempo e per avvicinarsi al trionfale triplice fischio dell’arbitro Collina. Quando i suoi tacchetti toccano l’erba del Nou Camp per la prima volta, Hasan non può sapere che dopo tre minuti quella coppa l’avrà persa, nella partita che per gli inglesi è il The greatest match. Bastano due minuti di recupero, prima per nonno Sheringham poi per “Babe Faced Assassin” Ole-Gunnar Solskjaer, per siglare il 2-1 che tutti i tifosi del mondo invidiano a quelli dei Reds. O, se sono di Monaco, la sconfitta che non scacceranno mai più dai loro incubi. «È stata una scuola non soltanto di calcio, ma di vita. Quei cinque minuti mi hanno insegnato a non voler mai più perdere. Hanno cementato la squadra ed è stato il seme da cui è germogliata la vittoria del 2001». ➖ Già, in finale col Valencia, dove vinceste proprio qui in Italia, al Meazza. Non fu una partita granché spettacolare: si concluse ai rigori e anche tu ne segnasti uno. «È complicato anche soltanto descrivere che cosa si provi quando il tuo capitano alza la coppa. È l’emozione più grande della tua vita di calciatore. Sono orgoglioso di averla provata almeno una volta… be’, forse sarebbe stato meglio fossero state due». ➖ Hai sempre tempo. Nel qual caso, caro Brazzo, la seconda volta cerca di viverla qui con noi. «Certo, ora per noi quel torneo è soltanto uno spettacolo televisivo, ma così non ci piace per niente. Io sono venuto qui con l’obiettivo di giocare di nuovo in Europa». ➖ Già dal prossimo anno? «Te lo ripeto: sono qui per giocare la Champions». ➖ Nel frattempo, però, c’è il campionato. Dove arriveremo? «La stagione è così lunga che tutto è possibile. Ma non dimenticare che noi siamo la Juve e vogliamo vincere». ➖ Mica male come grinta. «Ho giocato nove anni nel Bayern. È una società dove non hai alternative: devi vincere. Vivi quotidianamente con quella pressione e diventa parte della tua vita». ➖ Hai trovato differenze rispetto all’ambiente bianconero? «Per niente. Anche qui, come a Monaco, si vuole essere sempre primi. Questo atteggiamento fa per me, anche per questo quando ho firmato per la Juve sapevo che mi sarei trovato perfettamente a mio agio». ➖ E tra Serie A e Bundesliga vedi diversità? «Ah, non c’è dubbio che qui il tasso tattico sia più elevato. Fisicamente l’impostazione del gioco è simile, ma qui quando vinci 1-0 stai molto più attento. Non dico che in Germania sia come nella Premiership dove l’unica cosa che conti sia attaccare e, quando si riesce, segnare, ma certamente la Bundesliga è concettualmente più vicina all’Inghilterra che non all’Italia». ➖ A proposito di tattiche, qui non abbiamo ancora capito se sei un difensore di fascia, un centrocampista, una punta come ai tempi dell’Amburgo. Insomma, se Ranieri ti chiedesse di giocare dove vuoi, in quale parte del campo ti metteresti? «Ranieri non me lo chiederà. E non mi dispiace neppure: credo anzi che gli allenatori abbiano piacere ad avere un giocatore che possa giocare a destra, a sinistra, davanti, dietro. Nel Bayern ho giocato davvero ovunque». ➖ Ma un ruolo d’elezione l’avrai. «Dentro mi sento centrocampista. Ma, davvero, non è importante». ➖ A proposito di allenatori, al Bayern eri allenato da Felix Magath. Sai perché è tanto famoso qui da noi? «Eh, se lo so! (ride) È stato il mio primo allenatore nel calcio professionistico nell’Amburgo ed è stato l’ultimo al Bayern. Lui non è un allenatore qualsiasi: è stato un grande campione e un uomo di calcio vero. Siamo molto amici e gli voglio molto bene». ➖ Da quello che si dice nello spogliatoio, non è difficile esserti amico. Ma se devi invitare un compagno cena, chi chiami? E, soprattutto, in che lingua comunicate, visto che tu ne parli fluentemente quattro e ora stai pure imparando l’italiano? «In ritiro divido la stanza con Jonathan Zebina, ma a cena vado volentieri con tutti. Qui alla Juve parlo in spagnolo o in inglese. In tedesco no, non c’è nessuno che lo capisca. Ma sto facendo grandi progressi anche con l’italiano. È importante che lo impari bene». ➖ Per capire meglio le tattiche? «No, per cazzeggiare. Quando si scherza, voglio essere parte del gioco». ➖ E nella tua carriera precedente con chi hai legato di più? «Con Jens Jeremis e Torsten Frings». ➖ Guardi la tivù italiana? «Scherzi? Non faccio altro». ➖ Immagino... e cosa guardi? «Faccio zapping furibondo su Sky. Ma alla fine guardo solo un paio di film alla settimana. E, se capita, qualche partita di Champions. Per il resto, comandano i bambini». ➖ Nel senso che hanno pieno controllo del telecomando e impongono i cartoni animati? «Per niente. I cartoni si guardano soltanto nel weekend. Il resto della settimana la tivù rimane spenta. Stiamo insieme: mia moglie Esther, che è spagnola, e i miei tre ragazzi, Selina, Nick e Lara June». ➖ Mi pare piuttosto sano, come gran parte delle tue scelte familiari. Dove vivete? Avete già fatto a tempo a conoscere Torino? «Per due mesi ho vissuto in centro, in quello che era l’appartamento del mio connazionale Darko Kovacevic, che oggi è in Grecia all’Olimpiakos. Ma io ho bisogno di maggior quiete, più tranquillità e allora ci siamo trasferiti a Moncalieri, che comunque mi permette di arrivare in centro in un quarto d’ora. Bruno mi è molto riconoscente». ➖ E chi sarebbe costui? «Il mio cane da caccia». ➖ Allora, vado per assonanza: tu hai giocato anche con Kahn. Chi è il più forte tra lui e Buffon? «Pessima domanda». ➖ Uhm... in effetti. Ma trattandosi di due tra i più grandi portieri d’Europa di tutti i tempi è un confronto che chi ci ha giocato assieme può anche provare a fare. «Non c’è dubbio che Oliver fu il migliore, non solo del continente, ma del mondo, tra il 1999 e il 2002. Oggi è il turno di Gigi. Ma quello che li accomuna è fuori dei pali: prima che grandi sportivi, sono grandi uomini con personalità fortissime. Ma, ripeto, non è una gran domanda, anche perché mi costringerebbe a parlare almeno un’ora per ciascuno». ➖ Indossi il 7, un numero indossato da grandissimi campioni che hanno scritto pagine importanti della storia della Juve. Ne conosci qualcuno? «Non l’indosso a caso: ho preso il 7 per Gianluca Pessotto. L’ho visto giocare e mi sembra che interpretasse il gioco come piace a me: dedicandosi alla squadra. Poi, quando sono arrivato qui ho imparato a conoscerlo anche come persona. E il giudizio positivo non è stato soltanto confermato, ma si è amplificato». ➖ Segui le vicende italiane, sai dirmi il nome di qualche nostro politico? «Conosco soltanto Berlusconi, ma non in veste di politico: come presidente del Milan. La politica non mi coinvolge. Nemmeno quella italiana». ➖ Allora, finiamo in bellezza: perché la Juve? «Ho giocato per tanto tempo in un club di grande storia e tradizione. Prendere in considerazione di lasciare il Bayern, quindi era possibile soltanto se si fosse fatto avanti un club di equivalente spessore. È arrivata la Juve e non ho avuto dubbi. Ho sempre sognato di poter giocare in un grande club italiano e la Juventus è il più grande in assoluto». ➖ Sembra una frase fatta, quella del sogno di giocare qui. «Per me è la realtà. Sono emigrato in Germania che avevo 15 anni, ma prima il mio riferimento calcistico era l’Italia. In Jugoslavia guardavamo questo campionato e la squadra che dominava era la Juve. Per me il calcio italiano era bianconero. Ho realizzato anche questo sogno». ➖ Ne hai qualcun altro? «Non abbiamo già parlato di Champions?». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/hasan-salihamidzic.html
  23. HASAN SALIHAMIDZIC https://it.wikipedia.org/wiki/Hasan_Salihamidžić Nazione: Bosnia Erzegovina Luogo di nascita: Jablanica Data di nascita: 01.01.1977 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 71 kg Nazionale Bosniaco Soprannome: Brazzo Alla Juventus dal 2007 al 2011 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 73 presenze - 8 reti Hasan Salihamidžić (Jablanica, 1º gennaio 1977) è un dirigente sportivo ed ex calciatore bosniaco, di ruolo difensore o centrocampista. Possiede il passaporto tedesco. È soprannominato Brazzo (braco in lingua bosniaca, dove la c, intesa come affricata alveolare sorda, si legge z), che significa "fratello". Hasan Salihamidžić Salihamidžić al Bayern Monaco nel 2006 Nazionalità Bosnia ed Erzegovina Altezza 177 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2012 Carriera Giovanili 1991-1992 Velež Mostar 1992-1995 Amburgo Squadre di club 1995-1998 Amburgo 72 (19) 1998-2007 Bayern Monaco 234 (31) 2007-2011 Juventus 73 (8) 2011-2012 Wolfsburg 15 (3) Nazionale 1996-2006 Bosnia ed Erzegovina 43 (6) Caratteristiche tecniche Era un centrocampista ambidestro. Nato come seconda punta, è stato utilizzato da Ottmar Hitzfeld come esterno destro in un 3-5-2, ma quando al Bayern Monaco è arrivato il suo maestro Felix Magath ha iniziato a giocare come esterno di fascia nel 4-4-2, convertendosi a centrocampista in modo definitivo. Inoltre era capace di ricoprire anche il ruolo di terzino in una difesa a quattro, sia a destra che a sinistra. Grazie a simili caratteristiche, alla Juventus veniva utilizzato come un vero e proprio jolly, sia di difesa che di centrocampo. Carriera Giocatore Club Amburgo e Bayern Monaco Salihamidžić solleva il trofeo della UEFA Champions League 2000-2001 vinta col Bayern Monaco Cresce in patria nelle giovanili di Turbina Jablanica e Velez Mostar. Arriva in Germania nel 1992 all'Amburgo con la cui squadra amatoriale debutta nella Regionalliga tedesca nella stagione 1994-1995. Ha esordito nella Bundesliga con la maglia dell'Amburgo nel 1995 nel ruolo di punta, diventando ben presto un centrocampista esterno. Nel 1998 passa a parametro zero al Bayern Monaco, squadra con la quale in dieci stagioni conquista sei campionati tedeschi, quattro edizioni della Coppa di Germania, una Champions League (con un'altra finale persa) e una Coppa Intercontinentale. Nella squadra tedesca totalizza più di 300 presenze tra campionato e coppe, divenendo in quegli anni uno dei giocatori più rappresentativi del club. Con i bavaresi realizza tutte le 10 reti in carriera in Champions League, la prima delle quali nella vittoria esterna per 1-2 contro il FC Barcellona nella fase a gironi 1998-99. Juventus e Wolfsburg In scadenza di contratto col Bayern Monaco, Il 16 gennaio 2007 si accorda con la Juventus in vista della stagione seguente. L'esordio con la maglia bianconera in Serie A avviene il 25 agosto 2007 nella gara contro il Livorno (5-1) mentre un mese dopo segna il primo gol, 26 settembre contro la Reggina. Termina la prima stagione bianconera con 26 presenze e 4 gol, tra cui la doppietta decisiva nella partita del 12 aprile 2008 contro il Milan vinta 3 a 2. All'inizio della sua seconda stagione accusa alcuni infortuni. Segna il suo primo gol stagionale il 14 marzo 2009, nella partita casalinga di campionato vinta 4-1 contro il Bologna, in cui regala anche due assist per la doppietta di Del Piero. Gioca la prima partita della stagione 2009-2010 contro il Chievo (1-0) ma nella stessa gara esce dal campo ed è costretto a stare fuori dai campi di gioco per tre mesi. Torna nella gara casalinga persa contro il Catania (1-2), in cui segna anche il gol del momentaneo pareggio e si ripete la giornata dopo al Tardini contro il Parma (1-2) segnando il gol dell'iniziale 1-0. Non rientrando più nei piani della società, in seguito alla mancata cessione nel calciomercato dell'estate 2010 viene messo fuori rosa. Torna in gruppo nei primi giorni di settembre venendo preso in considerazione soltanto per la sfida contro il Cesena, per sostituire dei giocatori infortunati, nonostante la resistenza di qualche dirigente: debutta dunque in stagione il successivo 7 novembre nella partita coi romagnoli vinta per 3-1, entrando al 78º e realizzando un assist per il gol di Iaquinta del 3-1 finale. Il 4 luglio 2011 si accasa a parametro zero al Wolfsburg. Dopo aver segnato in Coppa di Germania, segna la sua prima doppietta in campionato il 19 novembre nel 4-1 all'Hannover. A fine stagione rimane svincolato e si ritira. Nazionale Ha militato per dieci anni nella nazionale bosniaca, con cui ha esordito l'8 ottobre 1996 contro la Croazia in una gara valida per le qualificazioni ai mondiali di calcio Francia 1998. Proprio in questa manifestazione mette a segno il suo primo gol in nazionale. Si ripeterà il 6 novembre 1996 in un'amichevole vinta per 2-1 a Sarajevo contro l'Italia. Il 4 giugno 2005 segna una doppietta contro San Marino. Dopo il ritiro Ha lavorato come opinionista sportivo per alcune reti televisive tedesche, in particolare RTL e ZDF, per cui ha commentato la UEFA Champions League e il campionato del mondo 2014. Il 13 gennaio 2017 ritorna al Bayern Monaco come ambasciatore del club insieme a Giovane Élber e Bixente Lizarazu. Il 31 luglio diventa il direttore sportivo dei bavaresi. Il 27 maggio 2023, dopo il match contro il Colonia battuto per 2-1 agli sgoccioli del match e aver vinto il campionato all'ultima giornata, viene sollevato dall'incarico. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Lega tedesca: 4 - Bayern Monaco: 1998, 1999, 2000, 2004 Campionato tedesco: 6 - Bayern Monaco: 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006 Coppa di Germania: 4 - Bayern Monaco: 1999-2000, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Bayern Monaco: 2000-2001 Coppa Intercontinentale: 1 - Bayern Monaco: 2001
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