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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. MARIO BERGONZINI https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Bergonzini Nazione: Italia Luogo di nascita: Modena Data di nascita: 07.07.1912 Luogo di morte: Modena Data di morte: 13.03.1988 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1938 Esordio: 12.09.1937 - Serie A - Juventus-Livorno 2-0 Ultima partita: 13.02.1938 - Serie A - Napoli-Juventus 1-1 4 presenze - 1 rete 1 coppa Italia Mario Bergonzini (Modena, 7 luglio 1912 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Mario Bergonzini Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1946 Carriera Squadre di club 1936-1937 Cosenza 11 (0) 1937-1938 Juventus 4 (1) 1938-1941 Salernitana 61 (21) 1943-1944 Centese 2 (0) 1945-1946 Mirandolese ? (?) Caratteristiche tecniche Era un'ala. Carriera Ha giocato in Serie A con la Juventus ed in Serie B con la Salernitana. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
  2. SAVINO BELLINI Nasce a Portomaggiore (in provincia di Ferrara), il primo dicembre 1913. Si mette in luce nella Spal, poi al Novara e, infine, arriva a Torino nell’estate del 1937. Si segnala come ala ambidestra veloce e diligente nel cross dal fondo. Esordisce in bianconero il 12 settembre 1937 a Torino, nella partita contro il Livorno e realizzando il goal del definitivo 2-0 al portiere labronico Bulgheri, dopo che le marcature erano state aperte da Borel I.Rapido esecutore in fase conclusiva, risulta tra gli artefici dei due successi in Coppa Italia. Infatti, contribuisce alla vittoria della Coppa Italia nel 1938, scendendo in campo in entrambe le finali contro il Torino, segnando il primo e il terzo goal nella partita di andata. Si ripeterà nell’edizione del 1942, stavolta contro il Milano segnando il goal del pareggio nella gara di andata.Nel 1938 conquista la convocazione in Nazionale. Proprio in un allenamento con gli azzurri a Venezia, in un banale contrasto di gioco, si infortuna gravemente a una gamba e la sua ascesa calcistica rallenta sino a declinare inesorabilmente.Milita in bianconero fino a tutto il campionato di guerra del 1944, totalizzando 126 presenze e 34 reti.“HURRÀ JUVENTUS” GENNAIO 1977 Bellini è tipo dall’aria scura e pure truce, che in campo spesso si illumina e spazia senza confini.Bellini è l’ala destra dei bianconeri edizione 1937-38 e 1938-39. Non sono annate deliziose, né per i supporter né per i giocatori, ma la prima (1937-38) riserva qualche giornata di gloria vera ancorché rapinosa.Uno come Bellini, truce e pure opportunista interprete del ruolo, non si lascia sfuggire l’occasione per mettersi in luce. Alla fine, per lui, sono scampoli di notorietà. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/04/savino-bellini.html
  3. SAVINO BELLINI https://it.wikipedia.org/wiki/Savino_Bellini Nazione: Italia Luogo di nascita: Portomaggiore (Ferrara) Data di nascita: 01.12.1913 Luogo di morte: Portomaggiore (Ferrara) Data di morte: 06.11.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: 168 cm Peso: 65 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1944 Esordio: 12.09.1937 - Serie A - Juventus-Livorno 2-0 Ultima partita: 28.05.1944 - Campionato di guerra - Inter-Juventus 2-1 126 presenze - 35 reti 2 coppe Italia Savino Bellini (Portomaggiore, 1º dicembre 1913 – Portomaggiore, 6 novembre 1974) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano. Savino Bellini Bellini alla Juventus Nazionalità Italia Altezza 168 cm Peso 65 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1948 - giocatore 1956 - allenatore Carriera Giovanili 19??-1931 Portuense Squadre di club 1931-1934 Portuense ? (?) 1934-1936 SPAL 56 (25) 1936-1937 Novara 21 (6) 1937-1944 Juventus 105 (28) 1943-1944 Milano 0 (0) 1944-1945 Varese ? (?) 1945-1946 Inter 7 (1) 1946-1948 SPAL 31 (5) Carriera da allenatore 1955-1956 Faenza Carriera Ala di grande carattere e temperamento, cresce in Prima Divisione - terzo livello del calcio italiano fino al 1935 per diventare poi il quarto - nella Portuense allenata da Paolo Mazza che ne riesce a plasmare il vigore trasmettedogli anche i rudimenti tecnici necessari per crescere. La grande opportunità per Bellini è appunto legata a Mazza, ovvero all'inizio dell'avventura alla SPAL del futuro Mago di campagna. Mazza, prima di arrivare alla SPAL come allenatore nel 1936, ne consiglia l'acquisto nel 1934, pertanto il non ancora ventunenne Bellini compie i 20 chilometri che separano Portomaggiore da Ferrara e passa in Serie B alla SPAL. I 2 campionati di Bellini alla SPAL sono ottimi, gli consentono di mettere in luce le sue doti e gioca 56 partite mettendo a segno 25 reti. Le cose invece non sono così positive per la SPAL che nel 1936 retrocede in Serie C. Bellini passa quindi al Novara e per lui c'è l'esordio - il 13 settembre 1936 - e le prime 21 partite in Serie A. Il Novara retrocede e per Bellini è giunto il momento di passare ad un grosso club. A Bellini si interessa la Juventus, allenata da Virginio Rosetta ed in cui militano Foni, Gabetto e molti altri campioni, che lo acquista. L'esordio nella Juve avviene il 12 settembre 1937 a Torino contro il Livorno e la sua soddisfazione aumenta quando al 29º del secondo tempo segna il goal del definitivo 2 a 0 al livornese Bulgheri dopo che le marcature erano state aperte da Borel I. La carriera di Bellini sembra lanciata verso grandi mete, titolare dei bianconeri che uscivano dal famoso quinquennio d'oro in cui si imposero per 5 anni di fila nella conquista dello scudetto, Bellini contribuisce alla vittoria della Coppa Italia nel 1938, scendendo in campo con i bianconeri in entrambe le finali - 1º maggio e 8 maggio - contro il Torino e segnando addirittura il primo e il terzo goal nella partita d'andata - la stessa cosa si ripeterà nel 1942 quando giocherà ancora entrambe le finali per la conquista della Coppa, stavolta contro il Milano segnando il goal del pareggio nella gara d'andata. Per Bellini arriva quindi, nel 1938, la convocazione in Nazionale. Proprio in un allenamento con la Nazionale a Venezia, in un banale contrasto di gioco, si infortuna gravemente ad una gamba e da allora la sua ascesa calcistica rallenta sino a declinare inesorabilmente. Resterà alla Juve sino al 1944 disputando alcune partite anche nel campionato di Guerra, l'ultima il 28 maggio 1944 contro l'Ambrosiana Inter. Prima della fine della guerra veste, nel 1944, la maglia del Varese che però si ritira dopo il girone d'andata, quindi gioca alcune amichevoli con il Milan per poi approdare proprio all'Inter - ritornata alla vecchia denominazione e allenata da Carlo Carcano - al termine del conflitto e nel 1945 - primo campionato del dopoguerra - esordisce con i neroazzurri accanto al futuro spallino Guaita. A seguito dei postumi dell'infortunio, dell'inattività durante lunghe fasi del conflitto e dell'età ormai non più verde, la sua carriera appare ormai compromessa. Nonostante ciò il 15 aprile 1946 fa parte della compagine azzurra che a Parigi - in occasione del torneo internazionale dedicato al congresso della Federazione generale del lavoro - affronterà Francia (al termine vincitrice del torneo) e Svizzera. Altre nazioni partecipanti furono Polonia, Russia e Belgio. Di quella squadra azzurra si ricordano Giuseppe Meazza, Leandro Remondini e Alfredo Bodoira. Chiude con la Serie A e con l'Inter il 30 giugno 1946 contro il Bari. Torna quindi a Ferrara con la SPAL dove nel frattempo Mazza è diventato presidente. Una stagione di Serie B prima di approdare ancora alla Portuense e concludere definitivamente la propria carriera di calciatore per intraprendere quella di allenatore, prima scendendo ancora in campo, poi solo nel ruolo di trainer. Oltre alla Portuense Bellini allenò anche il Faenza, il Baracca Lugo e il Cervia. Scomparso nel 1974, gli è stato intitolato lo stadio di Portomaggiore. In Serie A Bellini ha giocato 131 partite segnando 33 goal oltre a 3 partite e 2 reti nel campionato di guerra (con la Juventus) oltre ad un numero non noto di gare giocate con la maglia del Varese. Ha inoltre giocato 17 gare segnando 5 reti in Coppa Italia e 4 partite con 2 goal in competizioni internazionali con la Juventus e 87 gare segnando 30 reti in Serie B con la SPAL. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 2 - Juventus: 1937/38, 1941/42
  4. GIUSEPPE TROTTER https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Trotter Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.07.1918 Luogo di morte: Canelli (Asti) Data di morte: 07.06.1975 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1938 0 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Giuseppe Trotter (Torino, 1º luglio 1918 – Canelli, 7 giugno 1975) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giuseppe Trotter Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1950 - giocatore 19?? - allenatore Carriera Giovanili ????-1937 Juventus Squadre di club 1937-1938 Juventus 0 (0) 1938-1943 → Salernitana 124 (4) 1943-1944 → Cuneo 12 (0) 1945-1950 Canelli ? (?) Carriera da allenatore 19?? Canelli Carriera Di ruolo mediano, ha fatto tutta la trafila delle giovanili della Juventus fino ad approdare in prima squadra nel 1937-1938, senza tuttavia esordire in campionato. Nel 1938 passa alla Salernitana, squadra in cui giocherà fino al settembre 1943 quando scoppia la guerra. Con i campani disputa un campionato di Serie B con 25 presenze e una rete (1938-1939) e quattro di Serie C. Tornato al nord, milita nel Cuneo nel campionato di Divisione Nazionale 1943-1944. Alla fine della guerra, lasciata la Juventus che ancora ne deteneva il cartellino, si trasferisce a Canelli dove giocherà nella squadra locale fino al 1950. In seguito sarà anche allenatore della prima squadra. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938 Serie C: 1 - Salernitana: 1942-1943
  5. ENZO GARAVOGLIA https://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Garavoglia Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.01.1920 Luogo di morte: Torino Data di morte: 01.05.1996 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1938 0 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Enzo Garavoglia (Torino, 3 gennaio 1920 – 1º maggio 1996) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Enzo Garavoglia Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1936-1937 Biellese 1 (0) 1937-1938 Juventus 0 (0) 1947-1948 Fossanese 26 (2) 1948-1949 Parma 34 (15) 1949-1951 Catania 47 (11) 1951-1952 Acireale 25 (10) 1952-1953 → Biellese 19 (6) 1953-195? Akragas ? (?) Carriera Dopo aver esordito in Serie C con la Biellese, nella stagione 1937-1938 ha giocato nella Juventus. Debutta in Serie B con il Parma nel 1948-1949, disputando 33 gare e segnando 15 reti. L'anno successivo passa al Catania dove gioca per altre due stagioni in Serie B collezionando 47 presenze ed 11 reti. Dopo una stagione alla Biellese, lascia definitivamente il Catania nel 1953, quando viene posto in lista di trasferimento e si trasferisce all'Akragas. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
  6. EMILIO FORLANO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1938 al 1939 Esordio: 23.10.1938 - Amichevole - Novara-Juventus 3-0 0 presenze - 0 reti
  7. RUGGERO DI CUONZO https://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Di_Cuonzo Nazione: Italia Luogo di nascita: Barletta (Barletta-Andria-Trani) Data di nascita: 30.03.1919 Luogo di morte: Roma Data di morte: 14.10.1995 Ruolo: Centrocampista Altezza: 185 cm Peso: 73 kg Soprannome:- Alla Juventus dal 1937 al 1938 Esordio: 31.10.1937 - Amichevole - Cuneo-Juventus 0-5 0 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Ruggero Di Cuonzo (Barletta, 30 marzo 1919) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Ruggero Di Cuonzo Di Cuonzo (in piedi, secondo da destra) nel Brescia della stagione 1940-1941 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1951 Carriera Squadre di club 1936-1937 Novara 1 (0) 1937-1938 Juventus 0 (0) 1938-1939 Marzotto Valdagno ? (?) 1939-1940 Venezia 0 (0) 1940-1941 Brescia 19 (0) 1941-1943 Vigevano ? (?) 1943-1944 Marzotto Valdagno 10 (1) 1945-1946 Lecco 21 (3) 1946-1947 Vigevano 39 (0) 1947-1950 Mortara ? (?) 1950-1951 Casale 33 (0) Caratteristiche tecniche Giocava come mediano. Carriera Ha giocato una gara nel 1936-1937 in serie A con il Novara, il 17 gennaio 1937, Novara-Sampdoria (3-3), poi 19 gare in Serie B con il Brescia nel 1940-1941 e 21 partite con il Lecco nel 1945-1946, poi in Serie C con Vigevano e Casale. In carriera ha totalizzato 57 presenze in Serie B, una in Serie A e 21 in B/C nel 1945-1946. Nel 1943-1944 partecipò al Campionato Alta Italia 1944 con il Marzotto Valdagno. Ha vinto una Coppa Italia con la Juventus. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1- Juventus: 1937-1938
  8. BRUNO CHIAVACCI https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Chiavacci Nazione: Italia Luogo di nascita: Piombino (Livorno) Data di nascita: 25.05.1915 Luogo di morte: Prato Data di morte: 11.04.1985 Ruolo: Centrocampista/Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1938 0 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Bruno Chiavacci (Piombino, 25 maggio 1915 – Prato, 11 aprile 1985) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante o centrocampista. Era conosciuto come Chiavacci (II) per distinguerlo da suo fratello Alberto, a sua volta calciatore professionista. Bruno Chiavacci Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante, centrocampista Termine carriera 1947 Carriera Squadre di club 1931-1932 Sempre Avanti 4 (2) 1932-1933 Domenico Malfatti ? (?) 1933-1937 Sempre Avanti 99+ (26+) 1937-1938 Juventus 0 (0) 1938-1943 Prato 119 (26) 1945 Prato 9 (1) 1945-1947 Prato 46 (7) Caratteristiche tecniche Ad inizio carriera giocava come centravanti, ma con il passare degli anni venne arretrato a giocare come mezzala sinistra. Carriera Nella stagione 1931-1932 ha segnato 2 gol in 4 presenze nella Sempre Avanti Piombino, in Prima Divisione (la terza serie dell'epoca). Dopo una stagione nella S.S. Domenico Malfatti è tornato al Piombino, dove è rimasto fino al 1937, giocando sempre in terza serie. Nella stagione 1937-1938 passò alla Juventus in Serie A, con la quale vinse la Coppa Italia; successivamente è passato al Prato, con cui ha giocato tre campionati consecutivi in Serie C per un totale di 76 presenze e 15 gol; al termine della stagione 1940-1941 i toscani sono stati promossi in Serie B, categoria in cui Chiavacci ha segnato 3 gol in 25 partite nella stagione 1941-1942. A fine anno la squadra è retrocessa in Serie C, e Chiavacci ha messo a segno 8 reti in 18 presenze in terza serie. Dopo aver segnato un gol in 9 presenze nel Campionato Regionale Misto del 1945, ha disputato 25 partite nel campionato misto di Serie B e C nella stagione 1945-1946, contribuendo alla promozione del Prato in Serie B con 7 gol. Ha poi giocato ancora in Serie B nel Prato, ritirandosi al termine della stagione 1946-1947, nella quale ha disputato 21 partite senza mai segnare. In carriera ha giocato complessivamente 46 partite di Serie B, con anche 3 gol segnati. Morto l'11 aprile 1985 a Prato, a lui è dedicato il secondo impianto calcistico della città di Prato, il campo sportivo "Bruno Chiavacci" di via del Purgatorio. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938 Serie C: 2 - Prato: 1940-1941, 1945-1946
  9. PIETRO TABOR https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Tabor Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 13.03.1919 Luogo di morte: Genova Data di morte: 29.07.1944 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1938 Esordio: 11.11.1936 - Amichevole - Albese-Juventus 1-7 Ultima partita: 19.06.1938 - Amichevole - Biellese-Juventus 2-5 0 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Pietro Tabor (Torino, 13 marzo 1919 – Genova, 29 luglio 1944) è stato un calciatore italiano, di ruolo terzino destro. Muore nel luglio 1944 all'età di 25 anni a seguito di un bombardamento aereo compiuto su Genova. Pietro Tabor Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1944 Carriera Giovanili Juventus Squadre di club 1937-1938 Juventus 0 (0) 1938-1939 Lucchese 28 (0) 1939-1940 Livorno 32 (0) 1940-1941 Bari 9 (0) 1941-1944 Liguria 59 (5) Carriera Cresciuto nelle giovanili della Juventus, senza riuscire ad approdare in prima squadra, passa nel 1938 alla Lucchese, con cui disputa da titolare il torneo di Serie A 1938-1939, che i toscani, chiudono all'ultimo posto. A fine stagione passa al Livorno, compagine anch'essa appena retrocessa in B, con la quale ottiene l'immediato ritorno in massima serie, quindi si trasferisce al Bari, dove non è titolare (9 presenze in campionato) e dove colleziona un altro ultimo posto in Serie A. Tabor resta comunque in massima serie, acquistato nell'estate 1942 dal Liguria, con cui disputa due campionati di massima serie da titolare. Nella seconda stagione chiude per la terza il campionato all'ultimo posto, pur realizzando le sue uniche 5 reti in massima serie, fra cui una, su calcio di rigore, in un derby contro il Genoa, risultando il secondo marcatore stagionale dei rossoneri alle spalle di Ernani D'Alconzo. Durante l'interruzione bellica dei campionati nazionali ufficiali, disputa con la maglia del Liguria anche il Campionato Alta Italia 1944, in cui totalizza 15 presenze. In carriera ha totalizzato complessivamente 96 presenze e 5 reti in Serie A, e 32 presenze in Serie B. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
  10. CINZIO SCAGLIOTTI https://it.wikipedia.org/wiki/Cinzio_Scagliotti Nazione: Italia Luogo di nascita: Alessandria Data di nascita: 26.03.1911 Luogo di morte: Firenze Data di morte: 26.12.1985 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1936 al 1937 Esordio: 13.09.1936 - Serie A - Bari-Juventus 1-1 Ultima partita: 16.05.1937 - Serie A - Fiorentina-Juventus 2-2 19 presenze - 5 reti Cinzio Scagliotti (Alessandria, 26 marzo 1911 – Firenze, 26 dicembre 1985) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano. Cinzio Scagliotti Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1945 - giocatore 1950 - allenatore Carriera Giovanili Alessandria Squadre di club 1929-1933 Alessandria 95 (28) 1933-1936 Fiorentina 71 (18) 1936-1937 Juventus 19 (5) 1937-1939 Milano 10 (1) 1939-1940 Prato 16 (2) 1940-1941 Salernitana 15 (1) 1941-1942 Baratta Battipaglia ? (?) 1942-1944 Forlimpopoli 1+ (?) 1944-1945 Fiorentina 1 (0) 1946-1947 Colligiana ? (?) Carriera da allenatore 1941-1942 Baratta Battipaglia 1943-1944 Forlimpopoli 1946-1947 Colligiana 1947-1948 Lanciotto Campi Bisenzio 1949-1950 Cesena Biografia Buon giocatore degli anni trenta, militò in squadre di alto livello come Alessandria, Fiorentina, Juventus e Milan, prima di chiudere la carriera in Serie C; di ruolo attaccante, fu prevalentemente mezzala sinistra, venendo all'occorrenza schierato anche come centravanti. Dopo la fine della carriera di calciatore allenò, dedicandosi in particolar modo e per lungo tempo all'attività giovanile. Morì nel 1985, all'età di 74 anni; la Società Sportiva Audace Galluzzo gli ha dedicato un torneo giovanile di calcio a carattere regionale, riservato alla categoria esordienti. Carriera Calciatore Esordì in Serie A a 18 anni, nella gara Modena-Alessandria (0-1) del 2 febbraio 1930; a partire dal campionato 1930-1931 fu schierato titolare con continuità e attirò le attenzioni del commissario tecnico della Nazionale italiana Vittorio Pozzo, che nel 1933 lo convocò in Nazionale (non fu tuttavia schierato in alcuna partita degli azzurri) e delle squadre più ricche; nel 1932 fu vicino al trasferimento al Napoli, ma lasciò Alessandria solo l'anno dopo, quando venne ceduto alla Fiorentina. Con i viola esordì anche a livello internazionale il 23 giugno 1935, nella gara di Coppa dell'Europa Centrale contro l'Újpest, vinta dai toscani per 4-3. Lasciò Firenze nel 1937 per giocare, da riserva, nella Juventus e poi nel Milan. Militò infine in terza serie, vestendo le maglie di varie squadre (Prato, Salernitana, Baratta Battipaglia e Forlimpopoli). Allenatore Smessi i panni di giocatore, indossò quelli di allenatore nelle serie minori, con Forlimpopoli, Colligiana e Cesena (subentrò ad Arnaldo Pantani durante il campionato di Serie C 1949-1950). Dalla fine degli anni cinquanta fu istruttore presso il Nucleo Addestramento Giovani Calciatori di Firenze; fu pigmalione di Luciano Chiarugi e Andrea Orlandini, che vestirono le maglie della Fiorentina e della Nazionale italiana, e di Adriano Lombardi. Il suo lavoro con le nuove leve fu premiato, nel 1973, con l'assegnazione del premio «Seminatore d'oro» per le giovanili. Palmarès Giocatore Competizioni regionali Campionato toscano di guerra: 1 - Fiorentina: 1944-1945
  11. GIACOMO NERI Il brutto quando arrivi a novantadue anni con i ricordi illibati – scrive Andrea De Benedetti sul “Guerin Sportivo” del 18-24 novembre 2008 –, è che non hai più con chi condividerli. Il bello è che le cose che hai da raccontare non le potrebbe raccontare nessun altro. Sei rimasto solo tu a conservare le chiavi del passato, a fare da tramite fra il presente e la storia, che nel caso del calcio è quasi la «preistoria»›. Giacomo Neri è l’ultimo testimone di un’epoca (nonché il più anziano azzurro vivente) in cui per giocare a pallone si guadagnavano duemila lire al mese e ci si sentiva già dei privilegiati, in cui partire, anche solo per spostarsi da Faenza a Livorno, era davvero «un po’ morire», in cui nessuno ti riconosceva per strada ma il tuo lavoro era davvero riconosciuto, nel senso di «rispettato», da tutti. Di lui, oggi, si ricordano in pochi, fuori dall’ambito locale. Non lo ricordano i giornalisti, con l’unica luminosa eccezione di Angelo Emiliani, che qualche tempo fa gli ha dedicato un bellissimo pezzo sul settimanale faentino «Sette sere». Non lo ricordano i libri di storia del calcio, che quasi mai si soffermano sui personaggi «minori» (ammesso che Neri possa essere considerato tale) dimenticando la lezione di Marc Bloch e l’importanza della microstoria. Non lo ricordava neppure Massimo Moratti, che nei festeggiamenti per i cent’anni del club ha premiato il novantunenne Antonio Caracciolo come più anziano interista vivente, quando, anagrafe alla mano, il riconoscimento sarebbe spettato a lui, che ha un anno in più. Il presidente dell’Inter ha poi rimediato alla gaffe facendogli recapitare una targa d`argento, ma l’oblio resta un crimine anche quando è involontario. «Persino a Faenza», racconta l’interessato «quando parlano del “Neri calciatore” non intendono me, ma l’altro: Bruno Neri, quello del Torino, che morì partigiano e che oggi dà il nome allo stadio». L’unico club a ricordarsi regolarmente di lui è dunque il Genoa, squadra cui ha regalato gli anni migliori della sua carriera. Una carriera che sarebbe forse potuta essere più luminosa se non fosse stato per una certa giovanile irrequietezza che gli fece scivolare dalle mani le occasioni migliori: «A vent’anni passai alla Juve per una specie di anno di prova. Andò tutto bene finché, durante una trasferta a Lione con una selezione piemontese, scappai dall’hotel e trascorsi un’intera notte al tabarin: ero arrabbiato perché mi avevano fatto capire che il giorno dopo non avrei giocato, ma fu una sciocchezza enorme». Oggi fa sorridere, nell’enorme luna park del peccato che è diventata la vita dei calciatori fuori dal campo, sentire parlare di un’innocente notte al tabarin come di «una sciocchezza enorme». Eppure, a Giacomino quella notte brava costò il posto nella squadra più famosa d’Italia, che aveva appena concluso il famoso «quinquennio» vincente. «Sono stato uno dei più giovani debuttanti in Serie A», scherza ancora Neri, «e sono stato anche uno dei giocatori più longevi dell’epoca. Peccato che fossi un po’ troppo scapestrato e che la guerra mi abbia fatto perdere gli ami migliori della carriera». Una carriera in cui, comunque, Neri ha fatto in tempo a giocare al fianco di Piola, Meazza e Cesarini, a raccogliere tre presenze in Nazionale (con un gol segnato a Berlino contro la Germania poche settimane dopo l’invasione della Polonia), a realizzare una cinquina in dodici minuti («ma non ricordo in quale partita») e a segnare il gol numero 6.000 nella storia della Juventus, anche se il dato, peraltro riportato in tutte le sue biografie, sembra avere uno zero di troppo. Gli è mancato solo lo scudetto, ma con Piola era in ottima compagnia. In compenso può raccontare di aver disputato, nel 1933, la prima partita nel neo-costruito stadio di Livorno dedicato a Edda Ciano (l’attuale «Armando Picchi») e disputata alla presenza della figlia del Duce. Un episodio che avrebbe rievocato sessantacinque anni dopo con uno degli spettatori più illustri di quella partita: il futuro Presidente della Repubblica Ciampi. «Ero a Ortisei in vacanza. Stavo guardando la tv e a un certo punto sento il Presidente che in un’intervista racconta la storia dell’inaugurazione dello stadio. Ohibò, penso. Quel giorno c`ero anch’io, ed ero in campo. Siccome Ciampi era anche lui in vacanza da quelle parti, chiedo a un mio amico di portarmi da lui. Mi presento davanti al suo albergo, spiego la situazione alle sue guardie, lascio i miei documenti e dopo un po’ lo vedo venirmi incontro. “Chi sei?” Mi chiede. “Giacomo Neri”, gli rispondo. “Chi? L’ala destra?” Ho sentito le gambe venirmi meno. Si ricordava di tutto, e si ricordava meglio di me. Alla fine ci siamo abbracciati. È stato un momento meraviglioso». Oggi, sulla soglia dei novantatré ami, Giacomo Neri vive a Faenza con la moglie. Guarda poco calcio in tivvù, fa lunghe passeggiate e tiene in forma la memoria. Quello che dovremmo fare un po’ più spesso anche noi. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/giacomo-neri.html
  12. GIACOMO NERI https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Neri Nazione: Italia Luogo di nascita: Faenza (Ravenna) Data di nascita: 01.01.1916 Luogo di morte: Faenza (Ravenna) Data di morte: 06.05.2010 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1936 al 1937 Esordio: 13.09.1936 - Serie A - Bari-Juventus 1-1 Ultima partita: 16.05.1937 - Serie A - Fiorentina-Juventus 2-2 12 presenze - 1 rete Giacomo Neri, conosciuto anche come Neri II (Faenza, 1º gennaio 1916 – Faenza, 6 maggio 2010), è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo ala. È scomparso nel 2010 all'età di 94 anni. Era il più anziano calciatore vivente ad aver militato nella Nazionale italiana. Giacomo Neri Nazionalità Italia Calcio Ruolo Ala Termine carriera 1949 - giocatore 1959 - allenatore Carriera Giovanili 19??-1931 Faenza Squadre di club 1931-1932 Faenza ? (1) 1932-1933 Libertas Rimini ? (?) 1933-1936 Livorno 46 (4) 1936-1937 Juventus 12 (1) 1937-1939 Livorno 53 (11) 1939-1946 Genoa 107 (34) 1946-1948 Inter 39 (10) 1948-1949 Cantonal Neuchâtel ? (?) Nazionale 1939-1940 Italia 3 (1) Carriera da allenatore 1948-1949 Imperia 1951-1954 Alessandria 1954-1955 Lucchese 1956-1957 Casale 1957-1959 Faenza Carriera Segnò il gol numero 6.000 nella storia della Juventus, squadra dalla quale fu licenziato dopo una sola stagione (1936-1937) per motivi disciplinari. Era approdato a Torino dopo essersi messo in mostra, giovanissimo, nelle file del Livorno, dove rientrò dopo la parentesi bianconera. Vestì anche la maglia del Genova 1893, conquistando anche la convocazione in Nazionale (3 presenze ed un gol). Neri era nella rosa della squadra rossoblu che partecipò alla Coppa Città di Genova che nei primi mesi del 1945 sostituì il normale campionato a causa degli eventi bellici che sconvolgevano l'Europa in quel periodo. La competizione fu vinta dai rossoblu che sorpassarono all'ultima giornata i rivali del Liguria; a Neri ed a ciascun vincitore della competizione furono date in premio 20.000 lire dal futuro presidente rossoblu Antonio Lorenzo. Nel dopoguerra fu ingaggiato dall'Inter chiudendo infine la carriera tra le file degli svizzeri del Cantonal Neuchâtel. Ha collezionato complessivamente 216 presenze e 53 reti nella Serie A a girone unico. Palmarès Giocatore Competizioni regionali Coppa Città di Genova: 1 - Genova 1893: 1945
  13. ALESSANDRO DUÉ https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Duè Nazione: Italia Luogo di nascita: Pisa Data di nascita: 10.07.1913 Luogo di morte: Pisa Data di morte: 06.05.1942 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1936 al 1937 Esordio: 20.09.1936 - Serie A - Juventus-Lucchese 1-1 Ultima partita: 09.05.1937 - Serie A - Triestina-Juventus 1-0 9 presenze - 0 reti Alessandro Duè (Pisa, 10 luglio 1913 – Pisa, 06 maggio 1942) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Alessandro Duè Nazionalità Italia Calcio Ruolo Ala sinistra Termine carriera 1941 Carriera Squadre di club 1930-1936 Pisa 129 (64) 1936-1937 Juventus 9 (0) 1937-1940 Bari 70 (6) 1940-1941 Trani ? (?) Carriera Giocò in Serie A con Juventus e Bari. Palmarès Club Competizioni nazionali Prima Divisione: 1 - Pisa: 1933-1934
  14. GIOVANNI BARBERIS https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Barberis Nazione: Italia Luogo di nascita: Stroppiana (Vercelli) Data di nascita: 25.04.1915 Luogo di morte: Milano Data di morte: 20.01.2006 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1936 al 1937 Esordio: 27.09.1936 - Serie A - Napoli-Juventus 0-1 Ultima partita: 24.01.1937 - Serie A - Lucchese-Juventus 1-1 6 presenze - 0 reti Giovanni Barberis (Stroppiana, 25 aprile 1915 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giovanni Barberis Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1940 Carriera Squadre di club 1933-1936 Pro Vercelli 46 (6) 1936-1937 Juventus 6 (0) 1937-1938 Fiorentina 17 (2) 1938-1940 Pro Patria 44 (8) Carriera Ha disputato 4 campionati di Serie A dal 1933 al 1938 con le maglie di Pro Vercelli, Juventus e Fiorentina, per complessive 43 presenze e 5 reti in massima serie. Con le bianche casacche della Pro ha disputato anche il campionato di Serie B 1935-1936 (25 presenze e 3 reti all'attivo). È uno dei tre giocatori di movimento (con Giancarlo Cella e Fábio Bilica) ad aver parato un calcio di rigore in Serie A, il 12 maggio 1935, 27ª giornata di campionato, nella sconfitta in trasferta contro il Bologna per 5-0, quando sostituì Egidio Scansetti al 75' perché espulso e parò il rigore calciato da Corsi all'84'. È inoltre l'autore di quella che è tuttora l'ultima rete realizzata dalla Pro Vercelli in Serie A, essendo andato a segno all'85-esimo dell'ultima partita della stagione Serie A 1934-1935, la sconfitta interna (1-4) dei piemontesi con la Roma disputata il 2 giugno 1935. Ha giocato con la Juventus la stagione 1936-37 e a Firenze la stagione 1937-38 sempre in Serie A, poi ha disputato due stagioni in Serie C, dal 1938 al 1940, a Busto Arsizio con la Pro Patria.
  15. UGO AMORETTI Il dopo Combi, alla Juventus, prende le sembianze e gli slanci tardo romantici di Ugo Amoretti da Sampierdarena, classe 1909. Un metro e 75 di coraggio che si manifesta in tuffi da ogni parte, l’acrobazia fatta persona, un idolo per i tifosi, un po’ meno per gli esperti che prediligono il portiere innanzitutto forte nel piazzamento. Veste la maglia numero uno bianconera dal 1936 al 1940, totalizzando una settantina di presenze e vincendo la Coppa Italia edizione 1937-38.VLADIMIRO CAMINITISuccede a Valinasso successo a Combi e rappresenta un portiere di cui si avrà epigono virtuoso nel viola Griffanti. Portiere paracadutista. Si acconciava con maglione rinforzato, cappelluccio a visiera, calzamaglia di lana chiara, ginocchiere e rinforzagomiti, in uscita raggomitolavasi e rincantucciavasi con la disperazione delle braccia attorno al nasín. Non possedeva grinta, risultando impeccabile nelle giornate di medio lavoro. Si alternò a Bodoira che più di lui aveva fuoco nelle vene e povertà.La Juve lo prelevò proprio dalla Fiorentina dove sarebbe sbocciato Luigi Griffanti col suo stile musicale. Un portiere di tutto riposo dietro una difesa come la Juve di Rosetta e Rava, Varglien I o Depetrini, Monti e Varglien II; degli anni ‘37 e ‘38 con molti rimpianti e paure, il Duce del fascismo fondatore dell’impero ha confinato Arpinati a Lipari, Starace inventa lo stile fascista, il generale Francisco Franco assedia Madrid ma le milizie popolari lo respingono vittoriose; esplode nel cielo di Lakehurst, nel New Jersey, il dirigibile tedesco Hindenburg inabissando nel fuoco 38 passeggeri, arabi ed ebrei in Palestina insorgono contro l’Inghilterra.Nella nostra piccola Italia il 1° marzo 1938 muore D’Annunzio il vate, il poeta, l’ardito, l’artista che il fascismo ha strumentalizzato, le sue povere ossa vengono vegliate in armi sulla prua della nave Puglia, al Vittoriale, presente appunto il Duce. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/11/ugo-amoretti.html
  16. UGO AMORETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Amoretti Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 06.02.1909 Luogo di morte: Savona Data di morte: 21.06.1977 Ruolo: Portiere Altezza: 173 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1936 al 1940 Esordio: 13.09.1936 - Serie A - Bari-Juventus 1-1 Ultima partita: 19.11.1939 - Serie A - Lazio-Juventus 4-0 70 presenze - 83 reti subite 1 coppa Italia Ugo Amoretti (Genova, 6 febbraio 1909 – Savona, 21 giugno 1977) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo portiere. La sua famiglia è di origine di Chiusanico, comune in Valle Impero (Provincia di Imperia). Ugo Amoretti Amoretti alla Fiorentina a metà anni 1930 Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex portiere) Termine carriera 1948 - giocatore 1966 - allenatore Carriera Squadre di club 1927-1928 La Dominante 2 (-3) 1928-1929 Sestrese 18 (-?) 1929-1930 Brescia 11 (-16) 1930-1931 Sestrese 7+ (-?) 1931-1933 Padova 61 (-68) 1933-1934 Genova 1893 29 (-43) 1934-1936 Fiorentina 58 (-25)+ 1936-1940 Juventus 70 (-83) 1940-1941 Albenga 30 (-?) 1941-1942 Liguria 4 (-6) 1942-1943 Palermo-Juventina 4 (-?) 1945-1947 Imperia 13+ (-24) 1947-1948 Alassio 0 (0) Nazionale 1936 Italia 1 (-2) 1933 Italia B 1 (0) Carriera da allenatore 1954 Cuneo 1956-1957 Sampdoria 1957-1958 Sambenedettese 1958-1960 Sporting L. Marques 1960 Imperia 1961-1962 Albenga [1] 1962-1963 Imperia 1963-1964 Sestri Levante 1965-1966 Imperia Carriera Nato a Sampierdarena, iniziò a giocare nel club ligure La Dominante. Dopo un primo ingaggio nella Sestrese, esordì in Serie A con il Brescia il 2 febbraio 1930 contro la Cremonese. Tornò nel 1930 alla Sestrese, dove sarebbe rimasto una stagione prima di venire ingaggiato per un biennio al Padova, dove conquistò la promozione in Serie A. Nel 1933 è al Genova 1893 dove ebbe carriera breve, prendendo solo temporaneamente il posto di Manlio Bagicalupo. Amoretti (in piedi, primo da sinistra) alla Juventus nella stagione 1939-1940 Nel suo curriculum ci sono anche la Fiorentina, dove incassa 23 reti in 30 partite, e la Juventus, alla quale arrivò quando il Quinquennio dei bianconeri era terminato e non fu sempre il titolare indiscusso; l'allenatore Pozzo lo chiama in Nazionale durante questo periodo. Con la Juventus vinse la Coppa Italia 1937-1938. Al termine della sua avventura in bianconero passò all'Albenga e nel Liguria, girando un po' tutto il calcio ligure tra le due guerre. Vanta sei convocazioni e una gara disputata in Nazionale, il 25 ottobre 1936 contro la Svizzera (4-2) e una in Nazionale B, giocata anche contro la Svizzera (5-0) il 2 aprile 1933. Diventò in seguito allenatore, guidando tra le altre anche il Cuneo, la Sampdoria in Serie A e la Sambenedettese in Serie B. All'estero, allenò per due anni (1958-1959 e 1959-1960) il Lourenço Marques (Mozambico, allora colonia portoghese), dove scoprì il giovane Eusébio. Malgrado i tentativi, non riuscì a portarlo in club italiani a causa del blocco all'ingaggio di giocatori stranieri imposto dalla Federazione. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
  17. EMILIO DE LA FOREST DE DIVONNE https://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_de_la_Forest_de_Divonne Nazione: Italia Luogo di nascita: Gaeta (Caserta) Data di nascita: 07.09.1899 Luogo di morte: Torino Data di morte: 25.07.1961 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 1936 al 1941 264 partite - 126 vittorie - 68 pareggi - 70 sconfitte Emilio de la Forest de Divonne (Gaeta, 7 settembre 1899 – Torino, 25 luglio 1961) è stato un dirigente sportivo italiano. Emilio de la Forest de Divonne Consigliere nazionale del Regno d'Italia Legislature XXX Gruppo parlamentare Corporazione della previdenza e del credito Dati generali Partito politico PNF Titolo di studio Laurea in giurisprudenza Professione Dirigente Biografia Dal 1936 al 1941 il conte de la Forest de Divonne fu presidente dell'allora società polisportiva Juventus, succedendo a Enrico Craveri e Giovanni Mazzonis che avevano assunto la carica ad interim dopo la morte di Edoardo Agnelli, avvenuta il 15 luglio 1935 in seguito a un incidente col suo idrovolante. Durante la presidenza di de la Forest de Divonne la sezione calcistica bianconera vinse la Coppa Italia 1937-1938, primo titolo del club nella competizione; nella medesima stagione ottenne il secondo posto in Serie A, a due punti dall' Ambrosiana-Inter. L'acquisto di maggior rilievo avvenuto durante la sua presidenza, in ambito calcistico, fu quello della futura bandiera Carlo Parola. Inoltre, durante la sua gestione vengono inaugurate le sezioni dedicate al disco su ghiaccio e al nuoto in seno alla polisportiva Juventus O.S.A. nonché istituiti, per prima volta in Italia, gli abbonamenti per gli incontri casalinghi onde favorire la fidelizzazione dei sostenitori durante la seconda guerra mondiale; il successo dell'operazione fece sì che venisse replicata da altre società sportive del Paese.
  18. UMBERTO MENTI https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Menti Nazione: Italia Luogo di nascita: Vicenza Data di nascita: 06.04.1917 Luogo di morte: Vicenza Data di morte: 01.01.2002 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: El Sior Berto Alla Juventus dal 1935 al 1937 Esordio: 22.09.1935 - Serie A - Juventus-Palermo 3-1 Ultima partita: 16.05.1937 - Serie A - Fiorentina-Juventus 2-2 46 presenze - 6 reti Umberto Menti (Vicenza, 6 aprile 1917 – Vicenza, 1º gennaio 2002) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo centrocampista. Umberto Menti Menti nel 1938 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1944 - calciatore 1972 - allenatore Carriera Giovanili 19??19?? Vicenza Squadre di club 1932-1935 Vicenza 32 (5) 1935-1937 Juventus 46 (6) 1937-1938 Vicenza 30 (11) 1938-1941 Milano 28 (5) 1941-1943 Napoli 19 (2) 1944 Padova 3 (1) 1945-1946 Trento 20 (3)? 1946-1948 Belluno 9+ (0+) Carriera da allenatore 1946-1948 Belluno 1950-1971 Lanerossi Vicenza Vice 1967 Lanerossi Vicenza 1968 Lanerossi Vicenza 1971-1972 Lanerossi Vicenza Caratteristiche tecniche Giocatore Era un'ala sinistra. Carriera Giocatore Fratello maggiore del più celebre Romeo, esordì nel L.R. Vicenza il 14 maggio 1933, a 16 anni, in Prima Divisione, diventando così il più giovane giocatore fino ad allora della squadra biancorossa, record poi battuto proprio dal fratello minore Romeo e che ancora resiste. Dopo una decina di partite in Serie B, in seguito alla promozione in Serie A divenne titolare dal campionato 1934-1935, passando nel 1935 alla Juventus reduce da cinque scudetti consecutivi; a Torino ebbe l'onere di raccogliere la pesante eredità di Raimundo Orsi. Dopo due stagioni in bianconero, tornò per un anno al Vicenza in Serie C, sfiorando la promozione fra i cadetti che furono secondi per cinque punti. In quella stagione giocò con il fratello Romeo: i fratelli Menti formarono così la coppia d'ali del Vicenza, forse la più forte coppia mai schierata in oltre 100 anni di storia. Segnarono 21 reti Romeo, capocannoniere della squadra, e 11 Umberto. Fra il 1938 e il 1941 giocò con la maglia del Milan al fianco di Giuseppe Meazza ormai nella sua fase calante. Chiuse la sua carriera giocando con il Napoli e il Padova. Allenatore Dopo il ritiro dall'attività agonistica fu per decenni figura di spicco nel calcio vicentino, ricoprendo numerosi incarichi tecnici, fra cui quello di secondo allenatore dal 1950 al 1971, guidando la squadra nel 1971-72 alla salvezza e tornando poi al ruolo di secondo allenatore e preparatore atletico. Fra i suoi successi si ricordano i due Tornei di Viareggio del 1954 e del 1955 con la Primavera del Vicenza. Molto amato in tutto l'ambiente biancorosso, "el sior Berto", come veniva chiamato a Vicenza, morì nel 2002 pochi giorni dopo il centenario della squadra.
  19. ALDO GIUSEPPE BOREL https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Giuseppe_Borel Nazione: Italia Luogo di nascita: Nizza (Francia) Data di nascita: 30.05.1912 Luogo di morte: Barcellona (Spagna) Data di morte: 28.02.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1935 al 1938 Esordio: 29.09.1935 - Serie A - Torino-Juventus 2-2 Ultima partita: 08.05.1938 - Coppa Italia - Juventus-Torino 2-1 42 presenze - 9 reti 1 coppa Italia Aldo Giuseppe Borel (Nizza, 30 maggio 1912 – Barcellona, 28 febbraio 1979) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo attaccante. Era figlio di Ernesto e fratello maggiore di Felice Placido, anche loro calciatori; per distinguerlo da questo ultimo, negli almanacchi calcistici viene segnalato come Borel I. Aldo Giuseppe Borel Borel I (secondo da sinistra) in azione alla Juventus, accanto al fratello Felice Placido, nel 1937. Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1941 - giocatore 1959 - allenatore Carriera Giovanili 19??-19?? Torino Squadre di club 1929-1931 Torino 2 (1) 1931-1932 Casale 32 (16) 1932-1933 Fiorentina 16 (9) 1933-1935 Palermo 34 (12) 1935-1938 Juventus 42 (9) 1938-1939 Novara 12 (1) 1939-1940 Savona 15 (9) 1940-1941 Omegna ? (?) Carriera da allenatore 1957-1959 Fossanese Caratteristiche tecniche Era un poderoso attaccante dotato di un potente tiro. Carriera Cresciuto nel Torino, ha esordito in Serie A con la maglia granata il 29 maggio 1930 nella vittoriosa trasferta (2-0) sul campo della Pro Vercelli. Ha giocato in massima serie anche con le maglie di Casale (disputando un ottimo torneo con 16 gol all'attivo), Fiorentina, Palermo, Juventus (dove giocò al fianco del più noto fratello minore Felice Placido) e Novara. Dopo il ritiro Ritiratosi, aprì un grande negozio di giocattoli a Torino, in piazza Castello, vicino al bar dell'amico e collega Gianpiero Combi. Emigrò poi in Spagna, dove morì alla fine di febbraio del 1979. Palmarès Giocatore Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938 Campionato italiano Serie C: 1 - Savona: 1939-1940 (girone D)
  20. ENRICO CRAVERI Ho conosciuto Enrico Craveri nel 1904 ad Ivrea – scrive Antonio Scamoni, su “Hurrà Juventus” del febbraio 1972 – dove Egli fondò con Carlo Realis, con i fratelli De la Pierre, con Salvator Gotta, con me e con altri giovani il «Football Club Ivrea», emanazione provinciale della «Juventus»» cui egli già da allora era spiritualmente legato e della quale volle si adottassero i colori bianco e nero.Nella «Juventus» effettivamente si iscrisse nel 1905, allorché, frequentando l’Università, faceva la spola fra Torino ed Ivrea, finché nel 1908 per ragioni professionali si stabilì definitivamente in Torino. Il tempo libero, già da allora, lo dedicava tutto alla «Juventus» nella quale ricopriva cariche sociali.Ricordo che in quell’epoca egli organizzò una gara fra la squadra dei F.C. Ivrea e la «Juventus» stessa allora Campione d’Italia, gara che si svolse ad Agliè alla presenza di poca gente ma del ben noto poeta, nostro amico Guido Gozzano che si rammaricava di non poter essere con noi nella squadra: naturalmente fummo battuti.Trasferitomi a mia volta, alla fine del 1908 a Torino; da lui presentato entrai nel club dei bianconeri e seguii l’attività sociale dell’amico carissimo fino alla sua dipartita.Nel 1912 egli andò a Milano per frequentare lo studio di un eminente giurista e fu appunto da quell’epoca il battagliero rappresentante della «Juventus» nelle Assemblee Federali che si tennero in quella città ed altrove distinguendosi sempre in modo particolare per la sua facondia e per l’autorevolezza dei suoi proficui interventi nelle spesso accalorate discussioni.Tornato qualche anno dopo a Torino riprese intensamente l’attività nella «Juventus» ricoprendo ininterrottamente (salvo il periodo della guerra 1915-18 alla quale partecipò quale combattente) nella Direzione del club la carica di Vice Presidente fino alla fine del 1955. Fu così a fianco di molti Presidenti fra i quali ricordo il dott. Hess, il prof. Corrado, l’on. Olivetti, il dott. Edoardo Agnelli, il conte Emilio De la Forest, il comm. Dusio ed il dott. Gianni Agnelli.In tutto questo periodo di tempo ebbe a colleghi, tra gli altri, quali Vice Presidenti il Barone Giovanni Mazzonis, il geom. Domenico Monateri ed il dott. Cravetto e, mentre questi si occupavano maggiormente della squadra, egli dedicava il suo tempo alla rappresentanza della società ed in particolare era suo maggiore assillo quello di dare al club quel tono di signorilità e correttezza che valsero, col valore della squadra a procurare alla «Juventus» simpatie in tutta Italia, come lo dimostrano oggi i circa settecento circoli juventini sparsi in ogni regione con notevole preponderanza in Lombardia.Il periodo d’oro della «Juventus», il famoso quinquennio dei cinque campionati consecutivi, vede pertanto il suo nome strettamente legato a quelli di Edoardo Agnelli, di Giovanni Mazzonis e di Domenico Monateri. Più probante ancora è la opera spesa nei momenti difficili ed indubbiamente uno dei suoi più alti meriti fu quello di essere riuscito, dopo l’immatura dipartita di Edoardo Agnelli, a mantenere, con Mazzonis, saldamente in piedi la società alla quale era venuta improvvisamente a mancare la forza morale ed economica del suo benemerito Presidente.Ed ugual merito egli si è acquistato più tardi quando col compianto Prof. Vittorio Ferrero, col dottor Cravetto ed il comm. Remo Giordanettì riuscì a superare la crisi del 1952-1953 in cui venne a trovarsi il Club fino all’ascesa, quale Presidente, del dottor Umberto Agnelli.Gli amici Pozzo e Corradini, pur loro già scomparsi lasciando un gran vuoto nella stampa sportiva, nei profili di cui trattarono la «Stampa» e «Tuttosport» dell’11 e 12 novembre, hanno mirabilmente sintetizzato la figura di Enrico Craveri.Disse Pozzo: «L’avv. Craveri è uno degli uomini che creò la “Juventus” e ne fece l’ente che esso è. Buon parlatore, dotato di rara facondia, egli era presente in tutte le manifestazioni oratorie, in tutte le tenzoni polemiche in cui si trattava di difendere il nome della sua società… e per anni ed anni, nelle assemblee federali la sua voce acuta, squillante, impetuosa e decisa, pungente, prese di punta i problemi più importanti del momento. Era la negazione del diplomatico, era l’espressione diretta di principi, di idee, di convinzioni».Disse Corradini: «Anticonformista per eccellenza, indipendente di pensiero e di azione, signore nel gesto e nella parola, Enrico Craveri fu, col Barone Mazzonis, una tipica espressione della quadratura e della mentalità juventina. Uomo integerrimo, sportivo di suprema lealtà ed equanimità, inflessibile con i suoi stessi colleghi di direzione, diede alla “Juventus” quell’impronta di serietà, di correttezza e di signorilità che ancor oggi la caratterizzano. Gli anziani lo ricordano con schietta simpatia e lo rimpiangono come dirigente di elevatezza sportiva difficilmente eguagliabile».La «Juventus» era per lui assai più che un passatempo, era in gran parte la sua vita. Ebbe a sostenere per essa anche un duello e pure in tale occasione rifulse la sua fierezza, il suo carattere intrepido, pungente, veramente singolare.Ne ricordo l’episodio. I motivi che l’avevano portato a battersi erano piuttosto seri: si trattava di parole che potevano ledere la correttezza della persona. I duellanti erano già in guardia con le sciabole pronte all’attacco, il direttore dello scontro stava per dare l’avvio, quando il suo antagonista con mossa fulminea, precedendo per un istante «l’a voi» egli menò un fendente alla testa. Craveri preso alla sprovvista riuscì tuttavia a parare, ma la lama dell’avversario lo ferì all’avambraccio recidendogli i muscoli ed il nervo radiale. Mi raccontò il chirurgo Vittorio Ferrero, che assisteva all’incontro, che mentre stava medicando la grave ferita, Craveri, incurante del dolore, con fare sprezzante disse forte all’altro duellante: «Da lei non mi aspettavo altro».E l’impronta di serietà, di correttezza e di signorilità ricordata così bene da Corradini, ha luminosa conferma in quest’altro episodio che anche oggi, più che mai, ha valore di monito.Negli ultimi venti minuti di gioco in una partita già vinta dalla «Juventus» che virtualmente significava la vincita dello scudetto, un bravissimo giocatore bianconero si dilettava a beffeggiare, con finte e contro finte un avversario già evidentemente disfatto dalla chiara sconfitta schernendolo anche, come sembrava evidente da sorriso canzonatorio e parole di dileggio che si udivano: poco cavalleresco comportamento verso avversari già avviliti per la grave sconfitta subita.Ebbene, al termine della gara, Craveri, recatosi negli spogliatoi, si compiacque con tutti per la brillante vittoria conseguita e particolarmente con quel giocatore che era stato uno degli elementi più efficaci, al quale però aggiunse con molta serietà, cambiando di tono: «però sia la prima e l’ultima volta che lei si permette di sbeffeggiare gli avversari, si ricordi che ciò non è sportivo». Il fare era così secco che il giocatore ritenne doveroso di scusarsi dicendo: «Sì, avvocato: è giusto quello che lei dice, però nel match di andata loro hanno preso in giro noi che avevamo perso». Al che il Craveri rispose: «Altri faccio ciò che più gli aggrada, noi, no, non è del nostro stile».Non era ambizioso e ciò sembrava strano dato il suo carattere fiero, tendente sempre a voler primeggiare: rifiutò infatti costantemente alte cariche federali che più volte gli erano insistentemente offerte.Nella sua professione di avvocato fu veramente distintissimo, apprezzato sia nel foro e sia nel campo industriale cui dedicò pure parte della sua attività, ma, forse, la sua aspirazione nella vita sarebbe stata ben altra, Anima di squisito artista, sensibilissimo al bello, era un fanatico dell’arte e profondissimo esperto, specie in materia di antiquariato per cui, con senso quasi religioso, aveva raccolto nella sua casa pregevolissimi pezzi.Vi era in lui spesso, e dal suo dire ben traspariva, come un desiderio di evadere dal consuetudinario mondo degli affari per vivere di ciò che era la sua passione, l’arte. Forse per questo, in uno degli ultimi colloqui che ebbi con lui durante sua malattia, mi disse convintissimo, presente un suo caro nipote: «Io sono un mancato!». Noi sorridemmo increduli ed egli, di fronte alle nostre rimostranze, stava per partire in quarta per dimostrarci la veridicità della assurda sua affermazione, quando opportunamente entrò altra persona nella stanza ed il discorso cadde evitandogli una fatica nella dissertazione che certamente ne avrebbe fatto. Così era Craveri!Credo in definitiva di poter affermare che, oltre agli affetti familiari le sue vere passioni siano state l’arte e la «Juventus» e certo quest’ultima, dal suo senso del bello e dalla sua correttezza trasse in gran parte la ragione della signorilità che le è giustamente attribuita.L’ultima volta che l’andai a trovare, pochi giorni prima della fine, egli era sotto una atroce crisi del male; tuttavia, dal suo letto di dolore, udita la mia voce dalla camera adiacente, volle vedermi e, il viso contratto dallo spasimo ebbe la forza di sorridermi e di dirmi, stringendomi la mano: «Grazie, caro Tonino, salutami il Presidente e tutti gli amici juventini». Mi ritirai ed ebbi la dolorosa impressione che quello fosse un congedo definitivo e lo fu veramente, caro mio fraterno amico, cavaliere senza macchia e senza paura. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/02/enrico-craveri.html
  21. ENRICO CRAVERI https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Craveri Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 29.05.1886 Luogo di morte: Torino Data di morte: 09.11.1960 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 1935 al 1936 e dal 1954 al 1955 70 partite - 28 vittorie - 22 pareggi - 20 sconfitte Enrico Craveri (Torino, 29 maggio 1886 – Torino, 9 novembre 1960) è stato un dirigente sportivo italiano, che ricoprì la carica di presidente della Juventus in due occasioni, condividendo sempre tale posizione insieme ad altri dirigenti. Biografia Enrico Craveri è stato finora l'unico presidente della Juventus a ricoprire la carica per due periodi. Nel 1935 succedette a Edoardo Agnelli, massimo dirigente del club torinese per 12 anni, per la carica di presidente durante la guerra d'Etiopia, con un ex giocatore e vicepresidente del club, Giovanni Mazzonis. Il suo primo mandato finì nel 1936. Venti anni dopo, nel 1954, divenne presidente ad interim della Juventus, e succedette nella massima carica dirigenziale a Gianni Agnelli. Durante l'anno trascorso a capo della Juventus nel suo secondo mandato, condivise la carica con Luigi Cravetto e Marcello Giustiniani.
  22. PIETRO RAVA https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Rava Nazione: Italia Luogo di nascita: Cassine (Alessandria) Data di nascita: 21.01.1916 Luogo di morte: Torino Data di morte: 05.11.2006 Ruolo: Difensore Altezza: 175 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: Pierone Alla Juventus dal 1935 al 1946 e dal 1947 al 1950 Esordio: 03.11.1935 - Serie A - Fiorentina-Juventus 1-1 Ultima partita: 19.03.1950 - Serie A - Juventus-Torino 4-3 330 presenze - 15 reti 1 scudetto 2 coppe Italia Campione del mondo 1938 con la nazionale italiana Pietro Rava (Cassine, 21 gennaio 1916 – Torino, 5 novembre 2006) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo terzino sinistro metodista. Cresciuto nel settore giovanile della Juventus, debuttò con la prima squadra bianconera nel 1935, militando nel club per quindici stagioni fino a diventarne capitano e ottenendo uno scudetto (1949-1950) e due Coppe Italia (1937-1938 e 1941-1942). All'esperienza juventina inframezzò un passaggio all'Alessandria nella stagione 1946-1947, per poi concludere la propria attività agonistica col Novara nel 1952. Con la nazionale italiana vinse il torneo olimpico di Berlino 1936 e il titolo mondiale di Francia 1938, divenendo con Sergio Bertoni, Alfredo Foni e Ugo Locatelli uno degli unici quattro calciatori italiani ad aver conquistato entrambi gli allori. Definito dall'allora commissario tecnico della squadra azzurra, Vittorio Pozzo, «il più potente terzino del mondo», è ricordato per aver formato col già citato Foni una delle più celebri coppie difensive espresse dalla Juventus e, più in generale, dal calcio italiano nella sua storia. Pietro Rava Rava alla Juventus nella stagione 1935-1936 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1952 - giocatore 1964 - allenatore Carriera Giovanili 1929-1935 Juventus Squadre di club 1935-1946 Juventus 230 (12) 1946-1947 Alessandria 38 (5) 1947-1950 Juventus 100 (3) 1950-1952 Novara 25 (1) Nazionale 1935-1946 Italia 30 (0) Carriera da allenatore 1951-1952 Novara Giovanili 1952 Padova 1953 Carrarese P. Binelli 1953-1954 Padova 1954-1955 Cuneo 1955-1956 Simmenthal-Monza 1956-1957 Sampdoria 1957 Palermo 1958-1959 Simmenthal-Monza 1961-1963 Alessandria 1963-1964 Biellese Palmarès Olimpiadi Oro Berlino 1936 Mondiali di calcio Oro Francia 1938 Biografia Nacque a Cassine da una famiglia trasferitasi temporaneamente nel paese dell'Alessandrino per gli impegni lavorativi del padre, un funzionario delle ferrovie originario di Magliano Alfieri. Cresciuto a Torino, nel quartiere Crocetta, si diplomò geometra all'Istituto Germano Sommeiller e, dimostrato un precoce talento per il calcio, entrò adolescente nelle giovanili della Juventus. La sua carriera decollò rapidamente: come studente appartenente ai Gruppi Universitari Fascisti (iscritto alla Facoltà di Economia, non sostenne alcun esame) fu convocato ai Giochi Olimpici del 1936, in cui l'Italia vinse la medaglia d'oro. Militò per quasi tutta la sua carriera nella Juventus, fatta eccezione per due brevi parentesi nell'Alessandria e nel Novara; con la nazionale vinse la Coppa del Mondo nel 1938. Dei torinesi, coi quali vinse uno scudetto e due Coppe Italia, è ricordato tra i calciatori più rappresentativi, malgrado una «convivenza calcistica tra società e giocatore non sempre agevole»: Gianni Agnelli parlò di lui come di «un simbolo della Juventus e uno degli uomini che ha fatto la storia bianconera», e nel 2010 fu tra i cinquanta giocatori scelti dai tifosi per essere inseriti nel Cammino delle stelle presente all'interno dello Juventus Stadium. Durante la Seconda guerra mondiale partecipò volontariamente alla Campagna di Russia come ufficiale. Ricordò nel 2003, in un'intervista alla Repubblica: «avevo perso degli amici in combattimento, pensai che dovevo fare qualcosa anch'io. Ma dopo sei mesi in Ucraina approfittai di una licenza per tornare in Italia. Dalla guerra uscii rovinato». Dopo il conflitto giocò ancora per diversi anni; chiusa la carriera nel 1952, allenò varie formazioni gestendo contemporaneamente a Torino un negozio di articoli sportivi con l'amico ed ex compagno di squadra Carlo Parola. «Timido e riservato», si ritirò infine a vita privata, «con il rammarico di essere stato talvolta dimenticato», «trovando nella pesca il suo grande passatempo»; negli anni 1960 divenne titolare di una scuola guida a Rivoli. Nel 2003 fu insignito del titolo di Commendatore all'Ordine al merito della Repubblica italiana. Colpito nel 1998 da un infarto, ebbe il fisico debilitato negli ultimi anni della sua vita dalla malattia di Alzheimer; morì all'Ospedale Martini di Torino nel 2006, a novant'anni, non essendosi ripreso da un intervento al femore che si era reso necessario dopo una caduta. Lasciò la moglie Gianna e una figlia, Carla. All'epoca della scomparsa era l'ultimo calciatore in vita tra coloro che avevano vinto il Mondiale nel 1938; nel 2015 gli furono intitolati i giardini pubblici di via Piobesi, a Torino. Rava è stato sepolto nel Cimitero Parco di Torino. Caratteristiche tecniche Giocatore Un colpo di testa di Rava Descritto da Carlo Felice Chiesa «fisicamente prestante, forte di testa, capace di colpire con entrambi i piedi, abile nell'anticipo» era un terzino «asciutto nel gesto, spiccio nelle entrate, agile nelle incursioni offensive ma sempre con la sbrigatività dell'interdittore di vocazione». Ettore Berra ha paragonato nel 1938, sul Calcio Illustrato, lo «slancio» di Rava a quello di Umberto Caligaris: le sue entrate erano spettacolari («affronta l'avversario impetuosamente con quella sua irrompente foga così bella e suggestiva»), il tiro potente («la gamba si distende nel rinvio per raggiungere la massima potenza di tiro») e frequentemente si concedeva incursioni offensive «passando in tromba i mediani e giungendo fino al settore avanzato». Lo stesso Berra ha evidenziato le differenze col compagno di reparto Foni, il cui stile di gioco era «più compassato, più controllato»: a suo giudizio, «le doti dei due giuocatori si completavano a vicenda». Un'altra descrizione è fornita dal giornalista Alberto Fasano: «colpiva benissimo la palla ed entrava in mischia come doveva fare un terzino avanzato, con energia molto vicina alla truculenza. Saltava molto bene di testa e non aveva paura di nulla e di nessuno. La sua compostezza stilistica era addirittura superiore a quella di Caligaris e di Allemandi, suoi predecessori in azzurro». Giulio Nascimbeni ricordava le sue violente rovesciate, paragonate dai cronisti dell'epoca a «grandi cucchiaiate nell'aria». Di se stesso disse: «ero un giocatore potente, mancino, in campo non mi sono mai tirato indietro». L'aneddotica lo ricorda anche come protagonista di alcuni episodi di rissa, come quelli avvenuti in un derby del 1946 e in una gara del 1947 contro l'Inter, in cui colpì con un pugno indirizzato a Benito Lorenzi (reo di aver rivolto uno sputo a Boniperti) un incolpevole Quaresima. Allenatore Ha scritto di Rava La Stampa nel 1958: «allenatore coscienzioso e scrupolosissimo [...] non cerca innovazioni avventate per sbalordire. Ha insegnato ai calciatori che gli sono stati affidati uno dei concetti-base che egli stesso ha ricevuto da grandi allenatori del passato, al tempo dei suoi campionati in maglia juventina: quello della costante preoccupazione difensiva». Il Monza da lui guidato nella stagione 1955-1956 si distinse per «il suo contropiede» considerato «un numero di attrazione per praticità, rapidità, modernità». Carriera Giocatore Club 1935-1946: la prima esperienza alla Juventus Rava (al centro) nello spogliatorio bianconero tra gli anni 1930 e 1940 Fasano ricordò il giovane Rava muovere i primi passi sul campo del Dopolavoro Ferroviario di corso Parigi, a Torino; per il talento che dimostrava, nelle gare tra i ragazzi della Crocetta «la squadra che non lo aveva tra le proprie fila aveva diritto a schierare un giocatore in più». Segnalato all'allenatore delle giovanili della Juventus Armano, fu tesserato e affidato alla Virtus, una società affiliata. Dapprima ala sinistra e poi mediano, una volta rientrato alla Juventus l'allenatore bianconero Virginio Rosetta ne intuì il potenziale come terzino sinistro; in tale ruolò esordì in Serie A il 3 novembre 1935, in Fiorentina-Juventus 1-1. Nella Juventus del post-Quinquennio, impoverita dalla scomparsa di Edoardo Agnelli e da varie cessioni, la difesa che Rava andò a formare col più esperto Foni rappresentò un significativo punto di forza: la stagione 1937-1938 si chiuse con la vittoria della Coppa Italia. La coppia di terzini fu convocata anche in azzurro, e conobbe la propria consacrazione con la vittoria nel campionato del Mondo del 1938. Dopo il Mondiale, essendosi visto rifiutare un aumento di stipendio dalla dirigenza della Juventus, Rava attuò uno sciopero; nel corso del campionato 1938-1939 fornì intenzionalmente prestazioni non sufficienti e, quando gli fu richiesto dal vice presidente bianconero Giovanni Mazzonis maggior impegno nell'intervallo di una gara contro il Modena, il terzino rispose «Giochi lei». Rava finì così per diverse settimane ai margini della squadra che, privata della sua «difesa d'acciaio», non andò oltre un ottavo posto finale. È ricordato come il primo calciatore ad aver scioperato per ragioni d'ingaggio. Ricordò in merito all'episodio: «volevo essere considerato fra i titolari, cioè professionista, da anni mi dedicavo al calcio con tutto me stesso; avevo cominciato da piccolino, proprio con la Juventus, mio solo amore, perché quei dirigenti non potevano accontentarmi? Così, a Modena, decisi di fare sciopero e incrociai le braccia; non mi vergogno di averlo fatto. Erano tempi difficili e, per noi calciatori, poteva esserci la gloria, non la ricchezza». Rava (in piedi, secondo da sinistra) nella Juventus dell'annata 1940-1941 La situazione si risolse attraverso la mediazione della Federazione, che prese atto della marcia indietro di Rava («ha implicitamente riconfermata la propria devozione e il proprio attaccamento alla società») e riconobbe alla Juventus le ragioni di carattere economico. Il terzino fu reintegrato tra i titolari e segnò il suo primo gol in carriera nella stagione 1939-1940, su rigore, il 31 dicembre 1939 al Venezia; contribuì poi alla vittoria di una seconda Coppa Italia nel 1941-1942. La partenza da volontario per l'Unione Sovietica limitò in parte la sua partecipazione ai campionati disputati in tempo di guerra. 1946-1952: Alessandria, ritorno in bianconero e Novara Quando nel 1946 la Juventus manifestò l'intenzione di sostituirlo col più giovane Oscar Vicich, Rava scelse di abbandonare la Juventus per quella che definì «una specie di ripicca». Riportò all'epoca La Stampa: «i rapporti tra il calciatore "nazionale" e la sua società d'origine si erano tanto tesi in questi ultimi tempi che il trasferimento era proprio inevitabile»: passò dunque per quattro milioni di lire all'Alessandria, neopromossa in A. Scelto come capitano, si ritagliò un ruolo di primo piano: ha scritto Pozzo che «la compagine» faceva «perno su un solo grande nome, quello di Rava». La squadra ottenne la salvezza e il terzino la convocazione in nazionale, destando peraltro l'attenzione di varie squadre metropolitane: «vivamente desideroso di ritornare alla sua società d'origine», si riunì alla Juventus nell'estate 1947. All'Alessandria andarono circa 14 milioni di lire. Rava all'Alessandria nella stagione 1946-1947, assieme al capitano bianconero Carlo Parola. La seconda esperienza di Rava in bianconero ebbe il suo apice nel «magnifico campionato» disputato nel 1948-1949 e si fece poi più travagliata nella stagione successiva a causa del cattivo rapporto con l'allenatore Jesse Carver: nel 1949 il difensore fu privato della fascia di capitano e nel 1950 fu inserito in lista di trasferimento con un anno di anticipo sulla scadenza del contratto. L'unico scudetto della sua carriera fu vinto, per queste ragioni, da comprimario; in questo periodo di conflitto con la società tenne a dichiarare: «Qualsiasi cosa accada mi sentirò sempre juventino. Ho i colori bianconeri nel sangue». Avendo giocato oltre 300 gare ufficiali con la Juventus, risulta 29º nella classifica dei calciatori più presenti in maglia bianconera. Richiesto dal Milan, fu dirottato al Novara per non rinforzare il diretto concorrente dei bianconeri. Gli azzurri lo schierarono anche al centro della mediana; giunto a Novara fuori forma, si allenò e giocò con regolarità nella stagione 1950-1951 («Rava è una colonna della difesa. Fa piazza pulita in area con i suoi rimandi di settanta metri e la precisione con cui colpisce il pallone indica il giocatore in perfetta efficienza»), per poi passare alla guida delle formazioni giovanili. Nazionale A meno di un anno dall'esordio in A, il diciannovenne Rava fu convocato per le Olimpiadi di Berlino del 1936; espulso dall'arbitro Carl Weingärtner nel corso della prima partita contro gli Stati Uniti («è il primo giocatore, nella storia della Nazionale italiana, a lasciare il campo anzitempo per decisione dell'arbitro»), non fu squalificato e restò titolare fino alla vittoriosa finale contro l'Austria. La coppia con Foni, definita dalle cronache «la migliore del torneo» per aver contribuito «pienamente alla conquista del titolo olimpico», finì nei mesi successivi per sostituire stabilmente tra i titolari quella formata da Allemandi e Monzeglio. Convocato per i Mondiali del 1938, Rava definì le quattro partite disputate «memorabili». Dichiarò nel 1999, in un'intervista alla giornalaccio rosa dello Sport: «la partita che non dimentico è Italia-Brasile, il 16 giugno 1938. Era un giovedì, e si giocava alle tre di pomeriggio allo Stadio Municipale di Marsiglia, in Francia. Semifinale della Coppa del Mondo, ma sapevamo che la vera finale era quella partita lì. [...Pozzo] a noi giocatori dava del lei: "Lei, Piero, difenda su Lopes". [...] Nel secondo tempo segnò Colaussi, poi Meazza su rigore, e il Brasile fece gol a pochi minuti dalla fine. Ma il bello è che fu più festa sugli spalti che non in campo». Parlò poi della finale contro l'Ungheria del 19 giugno come di «un 4-2 indimenticabile». Rava fu tra i protagonisti della vittoria: cronisti inglesi scrissero che «lo sbarramento dei terzini italiani era solido come la rocca d'Inghilterra» e il cronista francese Jean Eskenazi lo inserì nella formazione ideale del torneo. Ricordò alla Repubblica: «Mussolini ci regalò una pergamena e ottomila lire, mi comprai una Topolino». Nel 1940 «l'Italia entrò in guerra, avevo 24 anni, avevo vinto già tutto, ma la mia carriera fu troncata, persi sei anni». Alla ripresa dell'attività internazionale disputò un'unica partita da titolare in azzurro, il 1º dicembre 1946, a Milano (Italia-Austria 3-2); è l'ultimo calciatore dell'Alessandria ad aver indossato la maglia della nazionale maggiore nel periodo della militanza in grigio; particolarmente discussa fu, nel maggio 1948, la sua esclusione dai titolari a favore del giovane Alberto Eliani in occasione di un'amichevole persa per 0-4 contro l'Inghilterra, a Torino. Di trenta gare disputate in nazionale, ne perse solamente una. In due occasioni vestì la fascia di capitano. Allenatore Dopo una breve esperienza nelle giovanili del Novara, Rava debuttò alla guida di una prima squadra col Padova, in Serie B, nella stagione 1952-1953. Esonerato a metà campionato per i risultati negativi ottenuti fino a quel momento, venne immediatamente ingaggiato dalla Carrarese, in IV Serie, e ottenne con la squadra gialloazzurra la promozione in Serie C; questo successo ridestò le attenzioni del Padova, che gli affidò nuovamente la panchina all'inizio del campionato 1953-1954 per poi allontanarlo in modo definitivo nel marzo 1954, con la squadra a rischio-retrocessione; gli subentrò Nereo Rocco. Nella stagione 1954-1955 ripartì dalla IV Serie, chiamato a campionato in corso dal Cuneo per sostituire Ugo Amoretti; pur in un campionato al di sotto delle aspettative della dirigenza biancorossa, l'esperienza fu considerata positiva e gli valse un nuovo interessamento di una formazione cadetta, il Simmenthal Monza. La squadra brianzola si mise in luce come la rivelazione della stagione 1955-1956 e s'inserì nella lotta per la promozione in A con una squadra dall'età media relativamente bassa e con un'efficace tattica di contropiede. Nel 1956-1957 Rava fu ingaggiato dalla Sampdoria, nel massimo campionato. L'esperienza fu ricordata dallo stesso allenatore come «l'anno più bello»: «i giocatori mi volevano bene, ma ebbi problemi con il presidente. Era innamorato di Firmani, un indolente che non si allenava [...]. Io preferivo Tortul, e dovetti andare via». Rifiutando di «subire imposizioni in merito alle formazioni», fu esonerato a poche giornate dalla fine, con la squadra blucerchiata sesta in classifica, e rimpiazzato da Amoretti. Dopo due brevi esperienze in B col Palermo e Monza, tra il 1959 e il 1961 condusse al Centro Tecnico di Coverciano come istruttore i corsi riservati ai tecnici professionisti, lavorando anche col commissario tecnico Giovanni Ferrari alla guida della nazionale maggiore. Ritornò a guidare una prima squadra nel 1961, quando fu ingaggiato dall'Alessandria in B; dopo un primo campionato positivo, nel secondo fu sostituito ai due terzi di torneo da Angelo Franzosi. Al termine di un'effimera esperienza al timone della Biellese, in C si allontanò dal mondo del calcio. Memoria La città di Torino gli ha intitolato in data 18 giugno 2015 un'area verde con giochi in zona Lingotto. Palmarès Giocatore Club Campionato italiano: 1 - Juventus: 1949-1950 Coppa Italia: 2 - Juventus: 1937-1938, 1941-1942 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia 1938 Oro olimpico: 1 - Berlino 1936 Individuale All-Star Team del mondiale: 1 - Francia 1938 Onorificenze Medaglia d'oro al valore atletico «1º classificato nella Coppa del Mondo» — Roma, 1938. Medaglia al valore sportivo del Littorio — 1938. Commendatore Ordine al Merito della Repubblica italiana — 12 marzo 2003. D'iniziativa del Presidente della repubblica.
  23. ALBERTO TIBERTI https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Tiberti Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 10.08.1911 Luogo di morte: Alessandria Data di morte: 07.04.1977 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1934 al 1935 Esordio: 07.04.1935 - Serie A - Juventus-Livorno 2-1 Ultima partita: 14.04.1935 - Serie A - Triestina-Juventus 2-1 2 presenze - 0 reti 1 scudetto Alberto Tiberti (Genova, 10 agosto 1911 – Alessandria, 7 aprile 1977) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Alberto Tiberti Tiberti (in piedi, primo da destra) al Perugia nella stagione 1931-1932 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1939 Carriera Squadre di club 19??-1931 Pontedecimo ? (?) 1931-1934 Perugia 31 (4) 1934-1935 Juventus 2 (0) 1935-1936 Brescia 5 (0) 1936-1937 Monza 15 (4) 1937-1938 Acqui ? (?) 1938-1939 Asti ? (?) Carriera Ala, fino al 1931 giocò nel Pontedecimo. Giocò 31 partite di Serie B con il Perugia, realizzando 4 reti. Disputò successivamente 7 partite in Serie A, in un'epoca in cui non erano ammesse sostituzioni: 2 con la Juventus (il debutto vittorioso del 7 aprile 1935 contro il Livorno per 2-1, e la sconfitta del successivo 14 aprile in trasferta contro la Triestina per 2-1) e 5 con il Brescia, con cui il 5 gennaio 1936 sfidò la sua ex squadra nella sconfitta casalinga per 1-0. Concluse la carriera con Monza, Acqui e Asti. Palmarès Prima Divisione: 1 - Perugia: 1931-1932 (girone E) Campionato italiano di Serie B: 1 - Perugia: 1933-1934 (girone B) Campionato italiano: 1 - Juventus: 1934-1935
  24. ARMANDO DIENA È deceduto qualche giorno fa in una clinica di Genova – si legge su “Stampa Sera” del 23 luglio 1985 – dove era stato ricoverato in condizioni disperate a causa di un tumore maligno al fegato, l’ex giocatore della Juventus degli anni Trenta, Armando Diena. Aveva settantuno anni. Era entrato giovanissimo nelle formazioni giovanili bianconere, insieme al fratello Ferruccio. Giocavano per pura passione, desiderosi solo di fare un po’ di sport e sicuri, con la classe che avevano, di poter essere utili alla squadra. Armando giocava all’ala destra, era velocissimo e, riuscendo sovente a liberarsi con uno scatto del suo marcatore, poteva presentarsi al tiro in porta o, meglio, depositare preziosi palloni sul piede infallibile di Farfallino Borel. Armando Diena fece parte della squadra che nella stagione 1934-35 vinse il quinto scudetto consecutivo della serie d’oro della Juventus. Diede anche il suo prezioso contributo in Coppa Italia e, specialmente, in Coppa Europa, in quella dell’edizione 1935. Quando si parlava di calcio, amava sempre ricordare un suo goal strepitoso segnato all’Ungheria a Budapest, nell’incontro dei quarti di finale di quel faticosissimo torneo. Da parecchi anni Armando Diena si era stabilito a Finale Ligure, in compagnia dell’amico Felice Borel. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2017/01/armando-diena.html
  25. ARMANDO DIENA https://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Diena Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 08.04.1914 Luogo di morte: Genova Data di morte: 18.07.1985 Ruolo: Ala Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1929 al 1933 e dal 1934 al 1936 Esordio: 18.11.1934 - Serie A - Juventus-Inter 1-0 Ultima partita: 24.05.1936 - Coppa Italia - Juventus-Fiorentina 1-3 19 presenze - 4 reti 1 scudetto Armando Diena (Torino, 8 aprile 1914 – Genova, luglio 1985) è stato un calciatore italiano, di ruolo ala. Era noto come Diena II per distinguerlo dal fratello maggiore Ferruccio o Diena I. È morto nel 1985 all'età di 71 anni a seguito di un tumore al fegato. Armando Diena Diena II (in piedi, quinto da destra) nella Juventus della stagione 1934-1935 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Ala Termine carriera 1937 Carriera Giovanili 19??-1929 Juventus Squadre di club 1929-1933 Juventus 1 (0) 1933-1934 Novara 3 (0) 1934-1936 Juventus 18 (4) 1936-1937 Ambrosiana-Inter 0 (0) Carriera Maggiormente dotato tecnicamente del fratello, era un'ala destra cresciuta calcisticamente nel vivaio della Juventus, club con cui esordì in Serie A a 16 anni (il 6 luglio 1930, in occasione del successo interno sulla Lazio. Dopo un anno in prestito al Novara in Serie B, nel 1934 ritorna alla casa madre bianconera, contribuendo con 18 presenze e 4 reti (nel successo interno sulla Pro Vercelli del 26 maggio 1935) alla vittoria del campionato 1934-1935, il settimo (quinto consecutivo) dei bianconeri. Nel 1936 passò all'Ambrosiana-Inter, senza mai scendere in campo in incontri di campionato, venendo svincolato la stagione seguente. In carriera ha totalizzato complessivamente 18 presenze e quattro reti in Serie A e 3 presenze in Serie B. Palmarès Campionato italiano: 1 - Juventus: 1934-1935
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