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djmayhem

Tifoso Juventus
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    Juventino Pinturicchio
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  1. ieri sera Franco Ordine ha detto che in assemblea di Lega, Milan, Juve e Inter hanno portato i dati degli ultimi 7 anni, nei quali le tre società hanno versato nelle casse delle squadre di A e B qualcosa come 1 miliardo di euri per cartelli di giocatori. Tutti soldi che poi le squadre hanno investito a loro volta nel mercato.
  2. se ci va bene ci escludono dalla finale di coppa italia perché abbiamo aderito alla superlega nel qual caso si prospettano due possibilità: - vittoria all'atalanta a tavolino, riceveranno così la "coppa di cartone" - finale atalanta-inter, questi riammessi in quanto semifinalisti con la juve. Anche l'inter ha aderito alla superlega MA, visto che la colpa è solo di Agnelli, i milanesi non sono imputabili di alcunché, e per tanto si può disputare una finale ps ovviamente sono ironico, meglio precisare
  3. La SuperLega e la “crociata” mediatica di chi “ama” il calcio di Mauro Bortone | Aprile 19, 2021 Sono stati anni bellissimi quelli vissuti in questo decennio. E l’Italia è un Paese spettacolare più di quanto si riesca a immaginare. Perché non solo ospita un campionato, quello in corso, che “più bello di così non si vedeva da anni”, ma soprattutto perché è bastata la fondazione di una Superlega per scatenare gli improperi di gente ferita nel “romanticismo” sopito nel tempo. È la “crociata” mediatica di chi “ama” il calcio contro chi lo vuole “distruggere”. E i “crociati”, sulla base di congetture consolidate, hanno idee chiare su una competizione che neanche i fondatori hanno definito nei suoi contorni. Però i novelli “oppositori” del calcio moderno sanno tutto. Soprattutto chi è “l’assassino” del calcio o il “mandante”, che non è il maggiordomo, ma, guarda caso, Andrea Agnelli. E c’è pure il movente: “Non riesce a vincere la Champions”. Peccato per gli improvvisati “investigatori” che il regista dell’operazione sia Florentino Perez, uno che tra l’altro qualche Champions l’ha pure vinta e che, stando al teorema, non avrebbe interesse a crearsi a sparigliare le carte. Dettagli. Tra gli oppositori i più curiosi sono alcuni tifosi interisti e milanisti, quelli “confusi” che, da un lato, vorrebbero gridare al “golpe”, ma, dall’altro, sono combattuti perché si sono accorti che dentro al progetto ci sono le loro squadre; e allora prendono tempo. Altri, invece, continuano a gridare al “golpe” ma solo perché non si sono ancora accorti che le squadre per tifano sono dentro al progetto. E si uniscono a quelli che puntano il dito contro Agnelli a priori. “Non ci sono più le vecchie stagioni” direbbero i saggi mentre un coro si alza contro lo strapotere del “vil denaro” che “sminuisce” passioni e sentimenti. Del resto, nella narrazione collettiva dei “ricchi” che vogliono affossare il popolo, ovviamente i “cattivi” sono i 12 “ribelli”, quelli che secondo Gary Neville, hanno compiuto un “atto criminale” mentre i “buoni” sono i noti difensori del popolo. In ordine la Fifa, l’Uefa, i Blatter, i Ceferin, gli Infantino. I soldi per loro sono tema “poco attraente”. Fifa e Uefa da sempre sono più “attente” e “sensibili” allo spettacolo popolare, tanto da organizzare competizioni in luoghi senza alcuna tradizione calcistica e con qualche problema in termini di diritti umani: ma è un dettaglio anche questo. Non è “business”, è “divulgazione dei valori dello sport”. E c’è “divulgazione dei valori dello sport” e “rispetto del calcio del popolo” anche negli scandali per corruzione o nel permettere ad alcune società ben note di bypassare le forche del fair-play finanziario a dispetto di altri club, costretti ad attenersi a regole ferree. Perché le leggi sono uguali per tutti, no? Stessi valori che hanno determinato il prestito di un giocatore con riscatto a 180 milioni e sponsorizzazioni monstre per giustificare l’acquisto di un altro fuoriclasse, gonfiando i fatturati. Il calcio, si sa, è del popolo. Ma il male sono i “dissidenti”. Ce lo dicono Capi di Stato, premier, politici e intellettuali. Pure Maurizio De Giovanni, ospite di casa al Tg Uno, che in nome di numerose fiction ispirate ai suoi romanzi, interviene praticamente su tutto e su tutto ha un’idea. Nello specifico, spiega che questo è i club coinvolti oltre ad essere “indebitati” e quindi poco etici stanno pure “rubando il calcio ai bambini”. E poi “vuoi mettere la bellezza di una partita come Cagliari-Parma?” aggiungono altri “crociati” che spolverano l’esempio che ritengono più calzante a supportare la propria tesi: e infatti la citano a ripetizione addetti ai lavori, giornalisti, opinionisti che poi, però, nelle loro trasmissioni o testate di riferimento dedicano a malapena due minuti o due righe al sommo “spettacolo”. Al “Club” sulla partita più bella del weekend, sulle prodezze di Cerri e company, hanno dedicato ben zero minuti. È un mondo strano. Dove tutto è così bello e popolare da provare fatica anche solo a parlarne. Meglio la moviola, le polemiche, i retroscena. Dettagli, anche qui. In questo quadro ci sono due protagonisti assoluti: 1) Agnelli, il presidente “assente allo stadio”, “lontano dalla Juve”, che mentre la sua squadra rischia di star fuori dalla competizione europea si associa ad altri per crearne un’altra in cui certamente partecipare. E che porta a spasso Ceferin, gli spegne il telefono per non farsi trovare. Un genio del “male”. 2) Mourinho, esonerato dal Tottenham all’indomani del nuovo format: è il primo della nuova Superlega. Mentalità pazzesca. “Eh, ma il calcio è altra cosa” ripetono ancora quelli che passano stagioni intere a definire la serie A “imbarazzante”, dove c’è una squadra che “ruba”, “falsa i campionati”, “gestisce gli arbitri”, vince “scudettini” e “coppette” ma solo “fino al confine”: oggi gli stessi vengono a raccontare che il Sassuolo forse non è più “Scansuolo”, che si potrebbe sopravvivere alle moviole forzate, agli “avvelenatori” seriali spacciati per fonti autorevoli di verità e che quel torneo, dileggiato e mediocre, era bellissimo. In TUTTO. Sostengono da sempre che se non esistesse la Juve, autrice delle “vergogne” possibili e di quelle inenarrabili, la serie A sarebbe un posto migliore. A loro si sta offrendo esattamente ciò che hanno desiderato per anni: un campionato, forse, senza i bianconeri (e le altre del Nord), “regolare”, privo di “sozzure” e “sudditanze”. Dovrebbero essere SuperFelici e invece fanno i SuperOffesi. È un mondo che va al contrario. Una speranza c’è. A Pippo Baudo piace più Juve-Catania che Juve-Real Madrid. Attenzione, dichiarazioni come questa potrebbero rimettere in discussione il progetto
  4. La Superlega e il populismo del pallone di Giusy Fiorito Sarà la JP Morgan a finanziare l’avvio della Superlega: “I club fondatori riceveranno un contributo una tantum pari a 3,5 miliardi di euro a supporto dei loro piani d’investimento in infrastrutture e per bilanciare l’impatto della pandemia Covid-19”. I Club fondatori sono 12: Milan, Arsenal, Atlético Madrid, Chelsea, Barcellona. Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid, Tottenham. Si calcola che dovrebbero arrivare a 20, forse addirittura a 32, con 5 club in entrata e in uscita per ogni campionato disputato. La formula dovrebbe essere vicina ai play off, articolarsi in 2 o più gironi da 10 squadre, con match di andata e ritorno, con le prime 3 di ogni girone che accedono ai quarti di finale e la quarta e la quinta classificata dei 2 gruppi che si giocano gli ultimi 2 posti per la fase a eliminazione diretta. Quindi i quarti di finale, le semifinali e la finale in gara unica in campo neutro. La UEFA e la FIFA si sono dichiarate ostili e fioccano minacce di ritorsione, con esclusione da campionati e coppe, alle quali i club fondatori rispondono giudicandole illegali e presentando istanza ai tribunali competenti in conformità con le leggi. Il nodo centrale è quello dei soldi. La levata di scudi contro la Superlega non viene solo da FIFA e UEFA, ma vede accomunati esponenti delle più varie tifoserie con rappresentanti della politica e esponenti delle istituzioni del calcio, improvvisati difensori della sportività e del diritto di tutti a competere. Un populismo del pallone ipocrita, perché da tempo UEFA e FIFA hanno venduto corpo e anima al diavolo e ai soldi degli arabi. Non a caso tra i 12 club fondatori spicca l’assenza del PSG. La mannaia del fair play finanziario ha graziato i club legati ai finanziatori arabi, rei di aver trasgredito abbondantemente con aiuti di stato malcelati le regole, per non parlare dell’organizzazione dei mondiali di calcio del Qatar, viziati dalla corruzione per aver comprato il voto delle federazioni africane e dal grido di dolore di centinaia di lavoratori morti di stenti nel deserto durante la costruzione degli stadi. Uno scandalo noto già da 5 o 6 anni, perciò è tardi per fare retorica. Anche in Italia, paese nel quale sappiamo bene che l’onestà e l’etica sono stati e sono solo il mezzo per togliere di mezzo la Juventus, come è avvenuto nel 2006. E’ inutile girarci attorno. La corsa a imbastire già dal prossimo anno il primo campionato di Superlega ha subito un’accelerazione a causa della pandemia. Si è quantificato in 4 miliardi il danno subito dal calcio e urge correre ai ripari. E’ legittimo pensare che qualcosa debba essere fatto per incrementare i guadagni e dare nuovo impulso al settore, per ripianare i debiti e guardare al futuro con la speranza di salvare il calcio, altro che di farlo morire. In che senso il calcio è di tutti? Tutti sono liberi di giocare, ma a portare il pallone non possono essere sempre gli stessi. Chi può contare su un bacino di utenza maggiore deve salvaguardare i suoi interessi, soprattutto se in patria non fa che subire agguati, conditi di regole trasgredite e trattamenti di favore per le avversarie. Se per il Milan e l’Inter i soldi di JMorgan rappresentano una boccata di ossigeno alla quale non possono non rinunciare, per la Juventus la Superlega rappresenta anche l’uscita dall’assedio infinito dell’antijuventinismo militante. La stampa italica attacca la sola Juventus, attribuendole l’intera paternità della Superlega, quando Milan e Inter sono anch’essi club fondatori. I tifosi bianconeri temono di non riuscire a reggere l’urto con il Real Madrid o il Manchester U, di vedere la Juventus ridotta a Cenerentola d’Europa. Ma il gioco vale la candela. La Juventus ha una tifoseria sterminata, che merita di vedere investiti nella Juventus i soldi che tira fuori per seguire in televisione le partite della Juventus. I fondi che JMorrison farebbe arrivare ai club di Superlega è previsto siano resi attraverso i guadagni derivati dai diritti televisivi e secondo alcune ipotesi la Superlega potrebbe addirittura autogestirli. Darwin ci ha insegnato che non è l’ambiente a adattarsi agli esseri viventi, ma il contrario. Dal mondo greco abbiamo imparato che la parola crisi può avere anche un significato positivo. L’evoluzione, il cambiamento, fanno parte della vita. Chi non ne è capace è destinato a soccombere.
  5. infatti ho premesso che è una "bonza", però è anche vero che se la juve deve fare plusvalenza il nostro portiere è uno dei pochi appetibili a prezzi contenuti, puoi venderlo a 25/30 milioni e sono quasi tutti plusvalenza ormai poi se lo cambiamo con Donnarumma o rientra in porta Gigione lo vedremo
  6. bonza a qsvs, lo juventino Giordano Minschi sostiene che, da "fonte certa", la juve ha trovato l'accordo con Donnarumma: 9.5/anno+bonus, + 20 milioni a Raiola, +1 al padre
  7. ieri sera a QSVS ho sentito Franco Ordine dire che Florentino Perez avrebbe concesso a Zhang il posticipo del pagamento del cartellino di Hakimi tramite la mediazione di Agnelli, proprio in ottica della fondazione superlega quindi da una parte noi ci insultiamo, dall'altra loro fanno affari e favori, la cosa ovviamente non mi sorprende
  8. vediamo che ne pensano i nemici: dite che con la superlega, i club potranno decidere i giornalisti che potranno accedere e quelli che invece non sono graditi?
  9. da giulemanidellajuve Attualità di E. LOFFREDO del 19/04/2021 10:49:21 Super Lega, super minacce e super rischio Ieri pomeriggio è scoppiata la tempesta Super Lega. Dapprima L'UEFA insieme ad altre federazioni e leghe nazionali ha diramato un comunicato carico di minacce, poi l'ECA risponde con toni conciliatori affermando di voler cooperare con FIFA e UEFA per riorganizzare le competizioni dal 2024, infine i comunicati congiunti dei dodici club protagonisti dello scisma, per l'Italia cci sono Juventus, Milan e Inter. Le minacce e gli appelli – «Prenderemo in considerazione tutte le misure a nostra disposizione, a tutti i livelli, sia giudiziari che sportivi, ..., ai club interessati sarà vietato giocare in qualsiasi altra competizione a livello nazionale, europeo o mondiale, e ai loro giocatori potrebbe essere negata l'opportunità di rappresentare le loro squadre nazionali». Così rispondono le istituzioni calcistiche europee. Il commento vien da sé considerati club in questione e i giocatori interessati, le leghe nazionali possono permettersi di fare a meno di Juventus, Barcellona Real, United, City, eccetera? Quanto varrano in diritti televisivi dei campionati nazionali e quanto sarà affascinante una Champions League senza quelle dodici e qualche altra che sicuramente si aggiungerà? Minacciare i giocatoriha un senso, visto che non hanno praticamente partecipato al processo decisionale dei club "ribelli"? Per professionisti che all'occorrenza vanno a giocare anche in Cina o Emirati Arabi per un ingaggio migliore è un minus non partecipare all'Europeo? Le federazioni non immaginano di dover richiedere un Ronaldo o un De Bruyne ai club della Super League. Non saranno più convocati i Messi e i Pogba, e anche qui: chi ci perde? C'è un altro passaggio che suscita qualche perplessità, questo :«Chiediamo a tutti gli amanti del calcio, tifosi e politici, di unirsi a noi nella lotta contro un progetto del genere». Se la guardo dal lato del tifoso juventino mi domando come può la FIGC chiederci di non tifare più per la Juve e in questa contesa parteggiare per chi da 2006 non ha fatto altro che offenderci con calciopoli, con Palazzi, con Sandulli, con Pecoraro, con I De Laurentis e i Lotito del caso. Come può? E queste istituzioni sportive, come possono arrogantemente vestirsi dell'autonomia e specificità dello sport e ora chiedere l'intervento a sostegno della politica? Sarò ripetitivo, ma: quel Malagò che reclamava autonomia dalla politica per non veder escludere il tricolore dalle Olimpiadi, non sente nessun fastidioso prurito a leggere che si invoca proprio quella politica che a suo dire deve restare fuori? La frattura in seno all'ECA – nella serata di ieri al primo comunicato dell'UEFA è seguito quello dell'ECA. La cosiddetta confindustria europea del calcio ha voluto smentire la Super Lega ma è tornata a chiedere un confronto con FIFA e UEFA per ridefinire i format delle competizioni continentali ed internazionali. Non ci era sfuggito tuttavia l'ultimo capoverso di quella nota: «Il board dell'ECA nei prossimi giorni prenderà appropriate decisioni alla luce di ogni ulteriore sviluppo», un sintomi che la situazione era in divenire. E difatti si è poi appreso che Andrea Agnelli si era dimesso da presidente e aveva lasciato tutte la cariche negli organismi europei e si è scoperto che i dodici club fondatori si erano già smarcati dalla stessa ECA. I tentennanti – al momento in cui scriviamo rimane ancora ferma la non partecipazione di squadre tedesche e francesi, ma i tre posti da club fondatori lasciati liberi da Florentino Perez e Agnelli hanno già il cartello "riservati a Bayern Monaco, Borussia Dortmund, PSG", difficile immaginare che restino fuori e con loro potrebbero entrare società come Ajax o Porto. I comunicati dei club fondatori – poco dopo la mezzanotte le società promotrici della Super Lega hanno diramato i comunicati dai propri profili ufficiali. Concentrandoci su quello della Juventus ci sono un paio di passaggi da evidenziare, passaggi che possono essere letti anche come una provocazione. Il primo: «I club fondatori continueranno a partecipare alle rispettive competizioni nazionali e, fino all’avvio effettivo della Super League, Juventus ritiene di partecipare alle competizioni europee alle quali ha titolo di accedere». A Torino non lasciano, anzi raddoppiano. Come ciò si concilia con le minace dell'UEFA è da vedere. Su questo aspetto il comunicato bianconero afferma che «la società costituita per la Super League potrebbe anche agire in via giudiziale al fine di tutelare i propri diritti». Magari questa volta Agnelli fa sul serio, non come in occasione dei tardivi ricorsi per calciopoli. Nel comunicato della Juve scorgiamo anche un momento di debolezza. «Tuttavia, la Società non può al momento assicurare che il progetto sarà effettivamente realizzato né prevedere in modo preciso la relativa tempistica». Detta così sembra la promessa del ponte sullo stretto di Messina. Si fa o non si fa? I rischi – inutile negare che un evento del gene sia pregno di rischi. Innanzitutto sportivo per i club secessionisti; le condivisibili leve del romanticismo sportivo, del merito, delle favole sportive saranno utilizzate in modo massivo per screditarli agli occhi degli sportivi, soprattutto di quelli delle squadre escluse. Inoltre, se la creazione di questa nuova competizione dovesse arenarsi o si rivelasse non remunerativa come credono Florentino e soci, i club fondatori difficilemente potrebbero rientrare all'ovile. Nel caso solo chi ha un certo potere domestico saprebbe sopportare le conseguenze (immaginatevi la Juve che deve tornare col capo chino sotto la FIGC, sarebbe un fatale patibolo). Si possono prevedere azioni di ostracismo istituzionale. In quest'ottica leggiamo l'appello dell'UEFA alla politica. Facciamo un esempio: in epoca covid la Super League incontrerebbe restrizioni maggiori rispetto alle competizioni sotto egida UEFA. I regimi fiscali potrebbero essere differenti, l'accesso ai canali di diffusione del prodotto potrebbero essere preclusi (radio e TV pubbliche non darebbero visibilità ai prodotti non federali). Vediamo poi leggermente svantaggiate Inter e Milan, che ai soggetti pubblici dovrebbero chiedere lo stadio per giocare... Rischi tutti calcolati, ma che ci sono. Non da meno sarebbero i pericoli gravanti su superstiti delle competizioni tradizionali. Restando al solo appeal commerciale, i campionati e le coppe europee avrebbero un bacino d'utenza molto inferiore e una conseguente diminuzione di valore e di incassi. E al riparo da questa perdita non sono neanche i diritti già assegnati. Secondo voi DAZN che si è appena aggiudicata i diritti per i prossimi campionati di Serie A vorrà ancora corrispondere lo stesso compenso per un prodotto notevolmente inferiore (quasi nullo)? Lo stesso dicasi per Sky con l'acquisizione dei diritti per la CL fino al 2024. Il rispetto e il pregiudizio – sono ore in cui si levano molti sdegnati cori verso quei club che "mossi solo dalla cupidigia si stanno organizzando una competizione chiusa, senza tener conto degli aspetti solidaristici", è una opinione legittima, un pensiero che potrebbe attecchire anche tra i tifosi delle squadre accusate. L'opinione non è più legittima se a propagarla è l'UEFA che per motivi politici e commerciali ha abbandonato la vecchia Coppa dei Campioni in favore della Champions League. Il grido non è accettabile da chi si è fatto riempire di tangenti per organizzare i Mondiali in Qatar. La morale non ammessa per chi negli ultimi quindici anni, da calciopoli in avanti, ha offeso il senso della giustizia sportiva agendo per mano di discutibili procuratori federali e giudici sportivi avallati da una stampa compiacente.
  10. Comunque nel basket sono già 15 anni c'è l'Eurolega, il campionato italiano non ha certo perso di fascino, anzi...
  11. finalmente lo scudetto sarà ad appannaggio di Roma, Napoli, Lazio e, forse, Atalanta
  12. se lo dice Agresti... Superlega, l'idea egoistica e stupida di Juve, Milan e Inter: scimmiottano la Nba e distruggono il calcio. Ma la pagheranno del 19 aprile 2021 alle 01:30 di Stefano Agresti 484 La Superlega si basa su un'equazione sbagliata: mettiamo assieme in un unico campionato le squadre migliori e più seguite, di conseguenza i tifosi e gli sponsor pagheranno qualsiasi cifra per assistere alle loro sfide e per esserne parte. Ma non funziona esattamente così perché nel calcio - a ogni livello - uno più uno non fa per forza due: a volte fa uno e mezzo, a volte tre. La Superlega non tiene conto della storia, della tradizione, dell'amore. I tifosi adorano il calcio, nei principali paesi europei, perché vive di sentimenti radicati nel passato, ereditati dai genitori e dai nonni, alimentati dal confronto quotidiano con chi ti sta attorno. L'orgoglio degli juventini è vincere lo scudetto battendo l'Inter, acerrima rivale, ma la loro soddisfazione è anche piegare chi non la sopporta: i torinisti, i fiorentini, i napoletani, i romanisti. E per questi ultimi ogni partita contro la Juve è un evento, un successo vale una stagione e questo crea un'atmosfera speciale attorno a ogni sfida. È questo che dà un senso al calcio. Arsenal-Juve non varrà mai Napoli-Juve, ma nemmeno Fiorentina-Juve. Non se la partita contro i londinesi la si gioca ogni settimana; quando è una semifinale di Champions, allora sì che conta, ma quanto potrebbero scaldarsi i tifosi bianconeri affrontando una volta il Chelsea, una il Tottenham e una l'Atletico? Dov'è la rivalità, dov'è la storia? La Superlega scimmiotta la Nba e lo sport americano, ma questa è la vecchia Europa, non siamo negli States. In questo modo si distrugge il calcio così come lo conosciamo, come ce ne siamo innamorati. Juve, Milan e Inter, sposando questo progetto senz'anima, contribuiscono ad annientare il nostro sport più amato e alla lunga, indirettamente, demoliscono anche loro stesse. Pagheranno, insomma, questa scelta scellerata. Per questo è un'idea stupida, oltre che egoistica. In questo caos, ci piace sottolineare la coerenza di Bayern Monaco e Paris Saint-Germain. Due club con storie opposte, la solidità dei tedeschi e l'ambizione degli sceicchi, uniti dal rispetto per il calcio. Non come Juve, Milan, Inter e compagnia.
  13. non serve, abbiamo già una squadra in LegaPro
  14. Bergomi: "La Juve contro l'Atalanta mi è piaciuta" 19.04.2021 11:30 di Giuseppe Giannone TuttoJuve.com © foto di Daniele Buffa/Image Sport
  15. anche io ho un collega milanista che me la sta menando, gli ho fatto notare che sono 4 anni che mi dice che gli portiamo via Donnarumma, e che deve finirla di credere alla gazzaccia o al corsport
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