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djmayhem

Tifoso Juventus
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Tutti i contenuti di djmayhem

  1. Zirkzee allo utd sta facendo pena, i giocatori non lo possono vedere e sarebbe un rinforzo per il nostro attacco? Boh
  2. Infatti, nonostante le accuse a Beppe e soci già scrivono che non rischiano nulla. Sul sito dei tifosi cartonati scrivono che la digis era al corrente di tutto, per cui... Lo era anche a Torino, anzi, era presente agli incontri, eppure... Aa ndranghetista Il mio avvocato dice che zanetti ha commesso reato di favoreggiamento, pena fino a 6 anni... Ma la digos sapeva tutto, per cui tuttappost Chinè pensi alla juve Stabia, che se fosse stata Inter Stabia non ci sarebbero stati problemi
  3. https://www..tuttosport.com/amp/news/calcio/serie-a/inchiesta-ultras/2024/12/28-136948014/_l_inter_sapeva_tutto_in_nord_ingressi_falsi_a_centinaia_beretta_fa_tremare
  4. Io mi chiedo però come un aa o un Nedved che ormai sono fuori dal calcio italiano, se la sono presa dove sappiamo, non rilasciano nemmeno una dichiarazione quantomeno di sorpresa per i due pesi e le due misure?
  5. https://www.calcioefinanza.it/2024/12/28/lultra-beretta-facevamo-6mila-euro-al-mese-la-mafiosita-di-bellocco-ci-proteggeva/
  6. Marotta mi ha salvato una volta" In occasione di un Juve-Inter Beretta ha problemi a trovare biglietti e spinge per avere più tagliandi dalla società nerazzurra ma Massimiliano Silva (Supporter liaison officer dell'Inter) si infuria: "Ricevo una chiamata e questo qui comincia a insultarmi (“non me ne fotte un c… di voi, io non passo guai per voi”), nasce una discussione al telefono, io resisto 10 secondi e poi vado giù, “mi hai rotto i co..., vieni qua che ti ammazzo di botte”, solite cose. È degenerata, lui mi chiude il telefono in faccia e va subito alla Digos a dirgli che io lo avevo minacciato al telefono, e la Digos gli dice “ok, noi prendiamo la tua denuncia, però deve essere fatta in carta intestata dalla società”. Allora lui va in società, si mette a scrivere, passa Claudio Sala (dirigente responsabile della sicurezza della prima squadra, ndr) e gli dice “ma cosa stai facendo? Ma lo sa il direttore (Marotta, ndr)? Avvisiamo prima che metti di mezzo la società”. E dopo è passato Marotta e fa (a Silva, ndr): “Guardi, se lei vuole fare la denuncia la fa a nome suo, non con la società". Come faccio a saperlo? Me l’ha detto Claudio Sala. E quella volta lì (Marotta, ndr) mi ha salvato dal discorso della denuncia" ha raccontato Beretta. Dichiarazioni, quelle del pentito, che potrebbero avere un valore per la giustizia sportiva, al lavoro sull’inchiesta Doppia Curva. Nel frattempo Giuseppe Chinè, procuratore federale della Figc, ha già acquisito gli atti della vicenda per verificare eventuali “condotte rilevanti” dei tesserati dell’Inter (e di quelli del Milan). Nello specifico Javier Zanetti, ascoltato negli scorsi mesi dagli inquirenti come persona informata sui fatti (l’argentino chiaramente non è mai stato indagato, idem Simone Inzaghi e Hakan Calhanoglu), non rischia formalmente alcunché. Leggermente diversa invece la posizione del tecnico dei campioni d’Italia, che potrebbe anche subire una sanzione economica. Il turco infine, qualora venisse dimostrato che avesse violato l’articolo 25 del Codice di Giustizia sportiva, potrebbe invece essere squalificato sino a tre giornate proprio per aver incontrato Ferdico, nonostante la società nerazzurra non volesse che ciò potesse avvenire con qualsiasi suo tesserato. Ma adesso queste nuove dichiarazioni potrebbero aprire un nuovo fronte.
  7. Beh, tifa la stessa squadra di j. E.
  8. probabilmente alla Corte dei diritti dell'uomo (unica possibilità che verità sia fatta) attendono che Moggi e Giraudo siano morti di vecchiaia per poter deliberare
  9. Luigi Chiarello, firma di Italia Oggi, bacchetta l'Inter per aver richiesto e messo in mostra dopo 18 anni la Coppa dello Scudetto del 2006, noto ai più come Scudetto di cartone: "Farsi vanto di uno scudetto “vinto” da terzi, dopo un procedimento sportivo chiuso in 15 giorni e con tre processi (veri) che hanno sentenziato la regolarità del campionato. E tutto questo con un procuratore sportivo che, anni dopo e con tutta calma, ha sentenziato che il “vincitore morale” era reo tanto se non più di altri…. Sarà anche “beneamata” quella tal società di calcio, ma resta sempre un club che “non ha mai saputo vincere e non ha mai imparato a perdere” (cit.)
  10. Ma c'era anche Johnny a San siro per la coppa dei cartonati?
  11. Almeno l'uefa non fa qualcosa? A noi ci hanno squalificato per nulla
  12. Osimhen-Napoli, il presidente del Lille: "Abbiamo incassato solo 7 milioni" Olivier Letang: "Bisogna considerare i compensi di tutti gli intermediari, le plusvalenze, le provvigioni" https://www.sportmediaset.mediaset.it/mercato/napoli/osimhen-napoli-il-presidente-del-lille-abbiamo-incassato-solo-7-milioni_91597902-202402k.shtml
  13. ieri sera ho girato su QSVS è ho beccato lite tra Franco Ordine e Ruiu (collegato): Ordine ha praticamente dato dal cialtrone a ruiu perché ogni 3 per due dice che c'è una squadra su theo hernandez. Ruiu si è pure incazzato e lo ha preso a male parole con il conduttore Longoni che cercava in tutti i modi di frenarlo. che cialtroneria
  14. È anche vero che koop, Douglas e nico (insieme 140 milioni) che hanno reso 0, e Bremer rotto, hanno davvero complicato le cose
  15. Come ci sono giocatori che nelle provinciali sono fenomeni ma poi nelle big steccano, allo stesso modo ci sono allenatori che a Bologna, Spezia, Empoli fanno bene ma poi non sono in grado di allenare una grande. Forse Thiago è tra questi
  16. nessuno ha parlato di scanCity?
  17. articolo di Andrea Bosco su Tuttojuve: Le menzogne sono sempre letali. Spiegava Pierre Corneille nell'emblematico “Il bugiardo” che “Dopo aver mentito, occorre una buona memoria”. Quasi sempre chi non ne ha, va in confusione. La fiaba attribuita ad Esopo sul pastorello che per burlarsi dei suoi vicini era solito gridare “al lupo, al lupo” ridendosela protetto dal bosco periferico al suo gregge quando i vicini accorrevano, viene insegnata a scuola fin dalle elementari. Venne infine il giorno nel quale sulla collina sovrastante il gregge arrivò un famelico lupo. Il pastorello gridò con tutto il fiato che aveva in gola ma nessuno accorse in suo aiuto. Il gregge venne sbranato e il piccolo pastore riuscì a salvarsi per il rotto della cuffia. Morale: chi mente tradisce la buona fede del prossimo e alla fine non può che ricavarne danni. Nel calcio le menzogne sono una abitudine. Basti pensare alle “bufale” veicolate dai media che si occupano di calciomercato. Per anni nel calcio italiano si è gridato “al lupo”. Esagerando. Oggi il lupo è arrivato: spietato. Oggi il calcio italiano paga le mancate riforme. Paga una giustizia sportiva iniqua e a corrente alternata a seconda delle convenienze di bottega. Paga bilanci taroccati da parte delle società. Paga regolamenti scadenti e surreali, imposti dall'alto, forieri di clamorose ingiustizie. Paga un depauperamento della qualità media a livello di giocatori. Paga la barbara consuetudine di aver smantellato i vivai costringendo la Nazionale in un rettangolo sempre più angusto. Paga l'avidità di agenti, dirigenti, procuratori sempre alla ricerca del “colpo gobbo”, magari scovato in quale landa sconosciuta del pianeta in grado di aggiustargli i bilanci. Paga una mancata programmazione: una visione a lungo termine dell'azienda calcio, pur sempre una delle più importanti, in un paese depredato dalla concorrenza e sfibrato dalla globalizzazione. Si è gridato “al lupo” quando non era necessario farlo. Oggi il lupo è arrivato e ha preso il calcio italiano alla giugulare. 870 episodi di violenza in due anni nei confronti degli arbitri, ha denunciato l'Aia. Che ha detto “basta” (avrebbe, condizionale d'obbligo) “cominciando dal calcio minore”. Sbagliato: è dal vertice che si dovrebbe cominciare. Dalle curve violente e malavitose, sempre impunite, cullate dalla giustizia ordinaria e sportiva nel nome di un “giocattolo” da maneggiare con cura per evitare “danni sociali”. È dai giocatori in campo: sempre pronti ad aggredire verbalmente un arbitro con atteggiamenti disgustosi che inevitabilmente si riverberano sugli spettatori. È dai dirigenti inseguiti da provvedimenti giudiziari che lasciano il tempo che trovano. È dalle procure zeppe di magistrati tifosi, di cancellieri tifosi, di uscieri tifosi. Ed è dai vertici del Palazzo, sempre pronti ad autoassolversi e per i quali il sostantivo “dimissioni” non esiste. Per i quali il senso di “opportunità” nel dimettersi, non esiste. Per i quali non esiste “conflitto di interessi” che li faccia perlomeno arrossire. Per i quali i fallimenti sportivi sono medaglie da esibire impunemente e non vergogne da lavare, con le dimissioni. Il Palazzo ha una visione padronale delle proprie competenze e dei propri compiti. Finge di cambiare, affinché tutto resti come prima. Il Palazzo non è composto da dirigenti sportivi, da manager estranei al tifo: è composto da politici. Non farò nomi. Li ho fatti così a lungo (inutilmente) da aver perso ogni tipo di fiducia nel sistema. Si sono conteggiati gli episodi di violenza sugli arbitri: sovente persino alle gare dei bambini, da parte di genitori obnubilati ai quali dovrebbe essere tolta la patria potestà. Nessuno ha conteggiato finora gli episodi di violenza tra ultras: quello che accade nelle curve, quello che accade nei grill in autostrada. Quello che subiscono (conniventi) i club davanti ai ricatti delle tifoserie. Il calcio è malato. E non si vedono cure che possano guarirlo. Stanno facendo scandalo i misteriosi infortuni alla Juventus di Nico e Douglas Luiz: oggetti misteriosi, pagati con straripanti forzieri. Ma quanti infortuni si sono sommati dall'inizio della stagione nei vari club? Si gioca troppo. Tanto si gioca, per poter incassare. A dire il vero i club incassano quote parti risibili rispetto agli introiti delle Federazioni, dell'Uefa e della Fifa. I club sono i più esposti, considerato che sono i club a pagare i giocatori, risarciti in caso di infortuni con le nazionali con cifre ridicole. E nessuno ha dimenticato che durante il Covid, quando si giocava (costretti) in stadi deserti, né le Federazioni, né l'Uefa, misero mano alla borsa per sostenere i bilanci dei club. In Italia fu Franco Carraro, allora presidente federale, a decidere di portare il campionato da 18 a 20 squadre. Era stato anche a 16 squadre, il campionato. Gli infortuni c'erano anche allora. Contro un crociato nulla puoi. Ma gli infortuni muscolari erano minimi. Si giocava-è vero-a basse velocità in campo. Oggi se vedi in televisione le gesta di Sivori, di Suarez, di Schiaffino, ma anche in stagioni successive quelle di Platini, Zico, Falcao, dello stesso immenso Maradona, quei giocatori sembrano “fermi”. Prevaleva la tecnica sulla odierna corsa bruta. Il gap tra squadre di vertice e squadre di media e bassa classifica era ampio, anche allora. Oggi questo divario è diventato smisurato. Vedi la Coppa Italia e assisti a partite tennistiche più che a gare calcistiche. Vedi la nuova Champion's e ti chiedi come sia possibile che club di così poca consistenza siano state promosse nell'olimpo calcistico. Non ho nostalgia della Superlega: era una proposta mal concepita e mal veicolata. Ma fu “cassata” dall'indignazione popolare (esternata persino dall'erede al trono della monarchia britannica) in modo irrazionale. Il satrapo che gestisce l'Uefa vide in quel tentativo di dare una dimensione diversa (a cominciare da quella economica) al calcio, un attentato alla propria roba. E in un moto verghiano fondato sul ricatto fece rientrare le “truppe nei ranghi. La Superlega non era la panacea di tutti i mali. Ma avrebbe dovuto essere analizzata in modo diverso. Il calcio sta perdendo appeal. E ben lo sa il Palazzo, (lo sanno le televisioni, progressivamente erose dall'utilizzo dei telefonini) considerato che altre discipline dal tennis al volley, stanno entrando con forza nel cuore degli appassionati. Non così il basket (da uomo che ha vissuto il parquet al pari del prato verde, lo dico con dolore) ridotto a scialba riproduzione di quello che un tempo fu. Il basket dei campanili (Biella, Forlì, Gorizia, Livorno, Mestre, Padova, Udine) ormai confinato nelle serie minori che un tempo muoveva interesse e passioni.
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