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99p8qv.jpgGIANLUCA VIALLI

 

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http://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Vialli

 

 

 

Gianluca Vialli nasce a Cremona il 9 luglio 1964 e proprio nella squadra della sua città natale inizia la carriera, arrivando a disputare 4 campionati in prima squadra, contrassegnati da due promozioni: dalla C1 alla B nel 1980-81 e dalla B alla A nel 1983-84.
La villa dei Vialli, a Cremona, che tutti chiamano ancora Castello. Perché sono ricchi, i Vialli. Vecchia storia. «Quello è il figlio di un miliardario», dicevano.
Allora, Gianluca si infastidiva e la madre Maria Teresa smentiva: «Borghesi, ecco che cosa siamo. Diciamo che stiamo bene, non ci lamentiamo di certo. Mio marito lavora ed ha cinque figli grandi: come potrebbe essere ricco ??? Gianluca ha un modo di fare elegante che non dipende dai soldi, ma dalla tradizione di una famiglia della quale fanno parte ingegneri, professionisti ed anche un rettore universitario».
Nell’estate 1984 passa alla Sampdoria, con la quale esordisce in serie A il 16 settembre, proprio contro i grigiorossi: la partita si gioca a Genova e finisce 1-0 per i padroni di casa. Il suo arrivo coincide col periodo d’oro della società blucerchiata, ancora a secco di vittorie a livello nazionale ed internazionale: negli otto anni di permanenza conquista 3 Coppe Italia (1984-85, 1987-88 e 1988-89), una Coppa delle Coppe (1989-90), uno scudetto (1990-91) ed una Supercoppa di Lega (1991).
Si permette il lusso di dire “no” al Milan; tantissimi soldi alla Sampdoria ed un ingaggio da re. «Ringrazio il presidente Berlusconi, ma voglio restare a Genova. Ho bisogno di un ambiente come questo della Sampdoria. E poi adesso è una grande squadra, hanno smesso di considerarci dei piccoli viziati perennemente con la testa fra le nuvole. Voglio vincere qua, poi ci penserò».
La delusione più grande arriva proprio il giorno della sua ultima partita nella Sampdoria, la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona persa 1-0 ai tempi supplementari, pochi minuti dopo la sua uscita dal campo. Si rifarà quattro anni più tardi con la Juventus, vincendo il trofeo ai danni dell’Ajax, ed anche in quell’occasione si tratta del passo d’addio: è il coronamento a quattro stagioni indimenticabili in maglia bianconera, iniziate nel 1992-93 con la Coppa Uefa e proseguite con scudetto e Coppa Italia (1994-95) ed, appunto, Coppa dei Campioni (1995-96).
Vialli, all’inizio, vive Torino sognando Genova. Il mare di Nervi è tutta un’altra cosa rispetto al Po e la Juventus è molto lontana dal “pianeta-Samp”, dove Boskov lasciava vivere tranquillamente i giocatori. Nella sua seconda stagione in bianconero, soffre meno la mancanza del mare, ma subisce una serie incredibile di infortuni, tanto da mettere in discussione il prosieguo della carriera. In società parla di lui come di un “ex”, Trapattoni, quando emigra in Germania, è convinto che Gianluca sia un giocatore sul viale del tramonto.
Lo stesso Vialli racconta la sua metamorfosi da bomber declinante in leader vincente: «Nei primi due anni di Juventus ero “Brancaleone alle crociate” e non capivo. Ma come? Investi miliardi e poi mi fai allenare su un campo di patate, con poca assistenza e mi lasci da solo a preoccuparmi di tutto. Io ho bisogno di un profeta: se penso troppo mi faccio male, sono ossessivo, troppo perfezionista. E mi disperdo, mi deprimo. Io ho bisogno di pensare a giocare e basta. Ora lo faccio, ho attorno uno staff competente che decide per me. Il mio profeta è la Juventus e Lippi è l’uomo chiave».
Lippi e la “cura” Ventrone lo rimettono in perfetta linea con le esigenze di un calcio atletico e tecnico al tempo stesso. Vedendolo tirato a lucido nel ritiro di “Villar Perosa”, l’Avvocato Giovanni Agnelli, rivolto a Lippi disse: «Scusi, ma questo Vialli quando è arrivato alla Juventus era grasso come un tacchino, adesso è magro, bello, corre e segna. Cosa gli avete fatto?»
Lippi conosce la cura adatta a guarire tutti i mali di Vialli. Il tecnico gli dichiara la propria stima e lo ripulisce da un aspetto fisico non certo consono ad un grande campione come lui. Vialli ritrova lo scatto e quell’elasticità atletica che a Genova gli avevano permesso goals impossibili in acrobazia. A 31 anni vola prima sullo scudetto e poi sulla tanto agognata Coppa dei Campioni. Gianni Agnelli ora è entusiasta e non esita a paragonarlo a “Gigi” Riva.
Grande combattente e trascinatore, le tifoserie per le quali ha giocato hanno sempre riconosciuto in lui un esempio da additare agli altri e lo hanno perdonato nei periodi di cali di forma; uno degli ultimi modelli di “bandiera” di una squadra, di giocatore capace di trascinare undici giocatori con la stessa maglia alla ricerca di un unico obbiettivo: la vittoria. «Fare il capitano della Juventus è una grandissima soddisfazione, ma anche una grande responsabilità; ci sono molti oneri, ma anche molti onori. Credo che questo ruolo dia una carica psicologica notevole, perché ti senti in dovere di dare tutto quello che hai dentro; la fascia di capitano ti impone di cercare di non essere criticabile, negli atteggiamenti e nel rendimento. Poi, siccome nessuno è perfetto, è difficile poter svolgere questo ruolo nel migliore dei modi, però l’importante è cercare sempre di farcela».
A Genova era più di Mancini. Vialli era il culmine di un progetto, di una squadra irriverente e meravigliosa. Con Pagliuca, Mannini, Pari, Vierchowod, Lombardo, Dossena, Cerezo. Quella di Boskov e di Paolo Mantovani. Luca è stato l’anima più di “Mancio” per i goals e perché Roberto c’era stato prima di lui e ci sarebbe stato oltre lui. Vialli no; fu quella Sampdoria, quella, dello scudetto, della Coppa delle Coppe, della finale di Coppa Campioni persa contro il Barcellona a “Wembley”. Destro, sinistro, dribbling, testa, rovesciata. Luca segnava in ogni modo. È stato uno di quelli che ha cambiato il modo di giocare degli attaccanti italiani; la congiunzione tra la generazione dei Paolo Rossi e quella dei Totti. Alla Juventus non ha cambiato solo la muscolatura che Zeman ha sempre giudicato sospetta. A Torino, Vialli ha creato un modello per sé stesso e poi per tutti gli altri. A trenta anni, campione strapagato e celebre, tornava a coprire a centrocampo come uno che doveva prendersi il posto in prima squadra. Così come si è preso il diploma; da ragazzo aveva abbandonato gli studi al penultimo anno da geometra, a Cremona. Si presentò all’esame nel 1993; 42/60. Per la mamma che ci teneva, per sé stesso che, forse, l’aveva preso come un insulto alla sua intelligenza.
Gianluca ha sempre avuto un rapporto contraddittorio con la maglia della Nazionale: i vari C.T. che hanno allenato l’Italia non hanno mai potuto prescindere dalle sue grandi doti dinamiche ed esplose ma, alcune volte, è stato confinato in panchina, come ad esempio nei mondiali casalinghi del 1990, quello che dovevano rappresentare la sua consacrazione a livello mondiale, quando fu costretto a farsi da parte per lasciare spazio al momento magico di Schillaci; le sue caratteristiche naturali di grande leader in campo hanno sempre fatto di lui un personaggio scomodo per le squadre nelle quali ha militato, soprattutto in relazione agli allenatori: da ricordare a tal proposito il conflittuale rapporto con Arrigo Sacchi, alla guida della Nazionale dopo la gestione di Vicini.
Dentro il suo armadietto negli spogliatoi dello stadio “Comunale”, Vialli teneva una piccola fotografia di Arrigo Sacchi, come stimolo a dimostrare all’allora C.T., che aver escluso Vialli dalla Nazionale era stato un clamoroso errore. E tale si rivelò alla luce del tormentato Mondiale di Usa 1994, con il drammatico epilogo ai calci di rigore, e del successivo Europeo, due anni dopo in Inghilterra, culminato con l’eliminazione nella prima fase. Per spiegare il suo divorzio da Sacchi, Vialli dice: «Forse eravamo due galli nello stesso pollaio». E si tolse la soddisfazione di far capire a Sacchi, intenzionato a richiamarlo in azzurro a patto che il resto della squadra lo accettasse, che ne avrebbe volentieri fatto a meno.
Gullit, diventato allenatore/giocatore del Chelsea, chiede al club di ingaggiare Vialli, all’indomani del trionfo della Juventus in Champions League. Il feeling fra i due dura poco, tanto che Vialli viene escluso dalla formazione titolare. Umiliato ma non domo, Gianluca prepara, in silenzio, la sua rivincita, come aveva fatto l’anno in cui vinse lo scudetto con la Sampdoria, all’indomani dei deludenti Mondiali italiani. Con pazienza, aspetta il suo momento, che non tarda ad arrivare. La squadra londinese non gira e Gullit viene licenziato dal Chelsea, che, nel febbraio del 1998, rilancia Vialli. Nella doppia veste di giocatore/allenatore, guida il Chelsea alla conquista della seconda Coppa delle Coppe, dopo aver eliminato in semifinale il Vicenza dei miracoli di Guidolin. Nello stesso anno vince la Coppa di Lega inglese ed una Supercoppa Europea. Il tutto si aggiunge ad una Coppa d’Inghilterra cui aveva contribuito nel 1997 come centravanti.
Vialli sfiora anche la finalissima di Champions League, dopo aver fatto fuori la Lazio nei quarti, quasi fosse un’altra vendetta da consumare nei confronti delle squadre italiane. E torna persino ad indossare i panni del calciatore, sia pure come saltuariamente, per il suo derby personale con il suo grande amico Roberto Mancini, approdato anche lui nella terra di Albione.
Vialli non ha mai cercato vendette ma solo di fare bene il suo lavoro in un Chelsea che è una multinazionale, dove gli inglesi che fanno i titolari sono pochissimi. Ha dichiarato a “La Stampa”: «Beh, se elimino squadre italiane dimostro che, quando me ne andai dalla Juventus, non lo feci per un posto comodo in calcio di serie B, come qualcuno vedeva il football inglese».
All’Inghilterra ha sempre detto grazie, per avergli dato la possibilità di entrare, da allenatore del Chelsea, in un supermercato ed esserci rimasto tre ore da uomo qualunque senza che nessuno gli rompesse le scatole eppure perché poteva andare a prendersi i biglietti del cinema e tornare a casa col taxi pubblico.
Il Watford di Elton John ha messo in discussione tutto. Ha scelto la serie B, perché ci doveva essere un progetto, un’idea, un futuro, ma c’era solo un nome vuoto. Luca ha smesso di allenare lì, alla periferia della metropoli che adora. Ha cercato una squadra senza candidarsi davvero; desiderava che qualcuno dall’Italia lo chiamasse. L’hanno fatto, ma non quelle che avrebbe desiderato lui. Ha sperato nella Nazionale del dopo Lippi e nella Juventus del dopo Moggi. Non è andata, forse perché non è un tipo facile per una società, per un presidente e per un direttore sportivo, perché è popolare ed allora scomodo, perché dice di non aver avuto mai un padrone e, probabilmente, è vero.



http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/gianluca-vialli.html

 

 

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il pianto di vialli

Edited by Neo_

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Un grande giocatore, un trascinatore... come giornalista quando parla di Juve meglio stendere un velo pietoso...

parlare come juventino, forse sicuramente significa perdere il cibo per la tua famiglia , non

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99p8qv.jpgGIANLUCA VIALLI

 

gianluca-vialli-46-ans-ancien-coach-de-c

 

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Vialli

 

 

Nazione: Italia 20px-Flag_of_Italy.svg.png
Luogo di nascita: Cremona
Data di nascita: 09.07.1964
Ruolo: Attaccante
Altezza: 180 cm
Peso: 75 kg
Nazionale Italiano
Soprannome: Lucagol, Re Leone

 

 

Gianluca Vialli
Gianluca Vialli - Sampdoria 1991-92.jpg
Vialli in azione alla Sampdoria nel 1991
     
Nazionalità Italia Italia
Altezza 180[1] cm
Peso 75[1] kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex attaccante)
Ritirato 1999 - giocatore
2002 - allenatore
Carriera
Giovanili
1973-1978 Pizzighettone Pizzighettone
1978-1980 Cremonese Cremonese
Squadre di club1
1980-1984 Cremonese Cremonese 105 (23)
1984-1992 Sampdoria Sampdoria 223 (85)
1992-1996 Juventus Juventus 102 (38)
1996-1999 Chelsea Chelsea 58 (21)
Nazionale
1983-1986 Italia Italia U-21 21 (11)
1985-1992 Italia Italia 59 (16)
Carriera da allenatore
1998-2000 Chelsea Chelsea
2001-2002 Watford Watford
Palmarès
Coppa mondiale.svg Mondiali di calcio
Bronzo Italia 1990
Transparent.png Europei di calcio Under-21
Bronzo 1984
Argento 1986
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 20 maggio 2000

 

Gianluca Vialli (Cremona, 9 luglio 1964) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante.

Tra i migliori attaccanti degli anni 1980 e 1990,[2][3][4] rientra nella ristretta cerchia dei calciatori che hanno vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club.[5] Vincitore di numerosi trofei in campo nazionale e internazionale, è stato capocannoniere dell'Europeo Under-21 1986, della Coppa Italia 1988-1989 – in cui ha stabilito, con 13 reti, il record assoluto di realizzazioni in una singola edizione del torneo[6] –, della Coppa delle Coppe 1989-1990 e della Serie A 1990-1991. Vanta 259 gol con squadre di club, 16 con la nazionale maggiore e 11 con la nazionale Under-21, per un totale di 286 reti in più di 700 apparizioni.

Nel 2015 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano.

 

Caratteristiche tecniche

Giocatore

Centravanti completo,[7] dotato di tecnica,[8] velocità,[9] dinamismo[10] e forza fisica,[10] in qualche occasione è stato impiegato anche a centrocampo, dove faceva valere la propria abilità nel pressing e nella gestione del pallone.[11] Non particolarmente prolifico nella fase iniziale della carriera,[12] migliorò gradualmente la propria media realizzativa negli anni seguenti, laureandosi capocannoniere di quattro diverse competizioni tra il 1986 e il 1991; mise a segno, peraltro, numerose reti di pregevole fattura – spesso in acrobazia[13] –, caratteristica che gli valse il soprannome Stradivialli,[12] coniato da Gianni Brera.[14] A cavallo tra gli anni 1980 e 1990 era ritenuto, da molti, il più forte attaccante italiano[2][3] e uno dei migliori al mondo.[3][4]

Tatticamente preparato, era un leader carismatico, dal carattere forte:[15] a detta di Vujadin Boškov, queste doti lasciavano presupporre che Vialli avesse la stoffa dell'allenatore;[16]ruolo, quest'ultimo, che l'attaccante cremonese iniziò a ricoprire ancor prima di ritirarsi dal calcio giocato.[17]

Carriera

Giocatore

Club

Proveniente da una famiglia di Cremona, tira i suoi primi calci all'oratorio di Cristo Re, al villaggio Po della sua città nativa.

Entra nelle giovanili del Pizzighettone, per poi passare alla Primavera della Cremonese dove viene allenato da Guido Settembrino.

Cremonese
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Un diciannovenne Vialli agli esordi nella Cremonese.

 

La società lombarda lo lancia tra i professionisti nel 1980-1981, stagione in cui ottiene 2 presenze nel campionato di Serie C1.[1] Il debutto in Bavviene invece il 27 settembre 1981, in una gara persa 3-0 con la Sambenedettese.[1] Nei 4 campionati con la maglia grigiorossa riporta 105 presenze e 23 gol.[1]

Sampdoria

Nel 1984 passa alla Sampdoria, in cambio di Alviero Chiorri.[18] Esordisce in Serie A il 16 settembre, proprio contro la sua ex squadra.[19] 3 mesi più tardi segna il primo gol, regalando 2 punti alla squadra contro l'Avellino.[20] Al termine della stagione si aggiudica la Coppa Italia, primo trofeo della storia doriana, segnando al Milan nella finale di ritorno.[21] La vittoria della coppa gli permette, nel 1985-1986, di esordire nelle competizioni europeefacendo registrare 4 apparizioni in Coppa delle Coppe.[22] Contribuisce alla conquista del trofeo anche nelle edizioni 1987-1988 (con un gol al Torinonella finale di andata)[23] e 1988-1989 (un centro al Napoli nel retour match).[24] Intanto, il 6 ottobre 1988, realizza la prima rete nelle coppe europee.[25] Nell'annata 1989-1990 è protagonista della vittoria in Coppa delle Coppe[26][27] marcando, tra l'altro, la doppietta decisiva nella finale contro l'Anderlecht.[28]

 

260px-Unione_Calcio_Sampdoria_-_Scudetto
 
Vialli in blucerchiato nel 1991, assieme a Fausto Pari (a sinistra) e Moreno Mannini (a destra), mentre festeggia la conquista dello scudetto.

 

Il suo apporto è determinante anche per lo scudetto del 1991, l'unico nella storia del club ligure.[29]Vialli risulta capocannoniere del campionato con 19 realizzazioni, una delle quali nel derby di andata (perso 2-1 dalla sua squadra).[30] Nel 1992 disputa invece la finale di Coppa dei Campioni.[31][32] Dei suoi anni a Genova rimane celebre l'intesa con Roberto Mancini, che portò i due a essere soprannominati «gemelli del gol».[33]

Juventus

Nel giugno del 1992 si trasferisce alla Juventus.[34] La società piemontese sborsa 4 miliardi di lire per l'acquisto, oltre ad alcuni calciatori (Eugenio Corini, Michele Serena, Mauro Bertarelli e Nicola Zanini) il cui valore complessivo è di altri 26 miliardi.[35] Il centravanti va a collocarsi in un reparto offensivo che vede la presenza dei connazionali Fabrizio Ravanelli e Roberto Baggio,[36] e che a partire dalla stagione successiva si avvarrà di Alessandro Del Piero. Pur vincendo la Coppa UEFA 1992-1993, nelle prime due annate in maglia bianconera Vialli offre prestazioni sottotono, per via di qualche difficoltà di ambientamento e di numerosi infortuni;[15]incrementa notevolmente la propria brillantezza atletica e, di conseguenza, il proprio rendimento a partire dalla stagione 1994-1995,[15]in cui conquista il secondo scudetto della propria carriera.[37] Nominato capitano,[38] nella stagione 1995-1996 trionfa in Supercoppa italiana e, per la prima volta, in Champions League.[39]

 

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Vialli alla Juventus, nel 1993, mentre solleva la Coppa UEFA appena vinta.

 

Con i bianconeri ha disputato 145 partite e segnato 53 reti, di cui 7 nelle stracittadine con il Torino (mettendo a referto una doppietta e una tripletta).[40][41]

Chelsea

La stagione 1996-1997 segna il suo passaggio al Chelsea, a parametro zero.[42][43] Subito vittorioso in Coppa d'Inghilterra, dal febbraio 1998 assume il doppio ruolo di giocatore-allenatore a seguito delle dimissioni di Gullit.[17]

In queste vesti, nel 1998-1999, bissa il successo nella coppa nazionale. La stagione si era aperta con la vittoria della Supercoppa Europea, ai danni del Real Madrid.[44] Ritiratosi dal calcio al termine dell'annata 1999-2000, ricopre poi solo la carica di tecnico.[45]

Nazionale

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Vialli in azzurro durante il campionato del mondo 1990.

 

Da giovane ha fatto parte della nazionale Under-21, collezionando 21 presenze e 11 reti, di cui 4 nel campionato europeo di categoria del 1986 che lo laurearono miglior marcatore dell'edizione.[46][47]

Esordisce in nazionale maggiore il 16 novembre 1985, a 21 anni, nella partita amichevole Polonia-Italia (1-0).[48]Viene convocato dal commissario tecnico Bearzot per il Mondiale 1986 in Messico, dove viene impiegato nelle quattro partite disputate dagli Azzurri, senza riuscire a incidere.

Durante la gestione del c.t. Azeglio Vicini, Vialli contribuisce alla qualificazione dell'Italia all'Europeo 1988 realizzando una decisiva doppietta contro la Svezia;[8] partecipa poi da titolare alla competizione, segnando la rete della vittoria contro la Spagna (1-0) nella prima fase.[49]

In seguito partecipa alla conquista del 3º posto dell'Italia nel Mondiale 1990[50]: non segna ma propizia per due volte il gol di un altro attaccante, Salvatore Schillaci, che diventa capocannoniere della competizione. Contro gli Stati Uniti fallisce il rigore del possibile 2-0, calciando la palla sul palo.

 

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Vialli (accosciato, secondo da destra) in campo con gli azzurri nel 1991.

 

Disputa la sua ultima partita in nazionale il 19 dicembre 1992, realizzando un gol nella partita Malta-Italia (1-2) valevole per le qualificazioni al Mondiale 1994. Infatti il tecnico Arrigo Sacchi non lo convoca per questo Mondiale, escludendolo dal gruppo azzurro[51] anche a causa di incomprensioni tra i due[52]. In seguito lo stesso Vialli rinuncerà a rispondere a successive convocazioni in azzurro da parte di Sacchi[53].

Con la maglia della nazionale maggiore ha raggiunto complessivamente quota 59 presenze e segnato 16 gol.

Allenatore

Viene nominato allenatore-giocatore del Chelsea il 12 febbraio 1998, subentrando al dimissionario Gullit.[54] La squadra si trova ancora in corsa nella Coppa di Lega e nella Coppa delle Coppe e, sotto la sua guida, le vince entrambe[55][56] e finisce quarta nella Premier League.

La stagione seguente, 1998-1999, vince la Supercoppa europea battendo 1-0 il Real Madrid[57], raggiunge le semifinali di Coppa delle Coppe e finisce al terzo posto in Premier, a soli quattro punti dal Manchester United campione, miglior posizionamento della squadra dal 1970 in poi.

Nel 1999-2000 porta il Chelsea ai quarti di finale della Champions League, nella sua prima apparizione nella competizione, raggiungendo l'apice nella vittoria 3-1 sul Barcellona, anche se viene poi eliminato nella gara di ritorno, perdendo 5-1 ai supplementari. Nonostante il quinto posto in Premier, la stagione termina con la vittoria sull'Aston Villa nella FA Cup.

 

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I gemelli del gol della Sampdoria, la coppia Roberto Mancini-Gianluca Vialli. Entrambi hanno poi intrapreso la carriera da allenatore al termine dell'attività agonistica

 

L'ultima stagione a Londra inizia nel migliore dei modi con la vittoria nella Charity Shield contro il Manchester United[58], il quinto trofeo conquistato in meno di tre anni, fatto che lo rende l'allenatore più vincente della storia del club fino a quel momento. Nonostante questo viene licenziato il 12 settembre 2000, dopo cinque partite dall'inizio della stagione, dopo un avvio stentato e diverbi con diversi giocatori, tra cui Zola, Deschamps e Petrescu.[59][60]

Il 3 maggio 2001 accetta la proposta del Watford, squadra della First Division inglese[61]. Nonostante i grandi e costosi cambiamenti che effettua nel club di Elton John, non ottiene che un quattordicesimo posto in campionato e viene licenziato il 15 giugno 2002, dopo solo una stagione[62]. A seguito del licenziamento, le parti inizieranno una lunga disputa legale riguardo al pagamento del restante contratto[63].

Fuori dal campo

Dal 2004 svolge attività nel campo del sociale avendo creato, insieme all'ex collega Massimo Mauro e Cristina Grande Stevens, la "Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport", una ONLUS che ha lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica, il cosiddetto "morbo di Lou Gehrig", nonché sul cancro, attraverso la fondazione ARISLA, l'associazione AISLA e la FPRC.[64]

Nel 2006 ha scritto con il giornalista Gabriele Marcotti un saggio, The Italian Job, in cui analizza le differenze fra calcio italiano e inglese. Il libro, pubblicato dapprima in Inghilterra, viene successivamente reso disponibile anche in Italia, ma la vendita viene inizialmente vietata da una sentenza del tribunale di Vicenza[65]; successivamente il libro è tornato sugli scaffali italiani dopo la sentenza del tribunale sulla causa tra Vialli e Claudio Pasqualin[66].

Il 26 febbraio 2006, assieme ad altri ex atleti italiani quali Klaus Dibiasi, Sara Simeoni, Novella Calligaris, Livio Berruti e Mario Cipollini, è stato fra i portatori della bandiera olimpicanel corso della cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino[67].

Nel 2002 diventa consulente sportivo di Sky Sport,[68] di cui in seguito è testimonial e commentatore tecnico. Sua è la prefazione dell'edizione italiana del libro Io sono il calciatore misterioso. Dal 2016 conduce lo show Squadre da incubo su TV8 insieme all'ex collega Lorenzo Amoruso.

 

Palmarès

Giocatore

Club

Competizioni nazionali
Sampdoria: 1984-1985, 1987-1988, 1988-1989
Juventus: 1994-1995
Sampdoria: 1990-1991
Juventus: 1994-1995
Sampdoria: 1991
Juventus: 1995
Competizioni internazionali
Sampdoria: 1989-1990
Chelsea: 1997-1998[69]

Nazionale

Individuale

Allenatore

Club

Competizioni nazionali
Competizioni internazionali

Onorificenze

Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana
  — Roma, 30 settembre 1991. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.[70]

 

 

 

 

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Vialli parla del tumore, la foto commuove il web: i tifosi gli scrivono 'Non mollare'

Afbeeldingsresultaat voor gianluca vialli malato cancro

 

FONTE

 

 

 

Gianluca Vialli è tornato nel mondo del calcio, dopo che gli è stato diagnosticato il cancro. L'ex centravanti della Juventus è stato infatti nominato capo Delegazione della Nazionale, entrando a tutti gli effetti nello staff azzurro. Commovente il rientro, anche per l'immagine che Vialli stesso ha dato di sé: segnato visibilmente dalla malattia, non ha perso l'occasione per ribadire i suoi intenti operativi, senza che ciò che lo ha colpito vada ad influenzarne il lavoro. Parole coraggiose, che hanno avuto eco sul web. 

LA MALATTIA - "Sto bene, sto continuando le cure ma i risultati sono positivi, quindi non ha senso che io non continui a fare una vita normale. Ringrazio Gravina per avermi aspettato, nei prossimi giorni ci sarà modo di approfondire con lui come allargare il mio contributo, oggi ci sono i presupposti per dire sì. Percentuali? No, io ogni tanto vedo percentuali di altre cose...quindi le percentuali è meglio lasciarle stare. Oggi l'idea è essere qui anche per il prossimo raduno (a novembre, ndr) e poterci partecipare con il nuovo ruolo".

CONDIZIONAMENTO - "Da parte mia non c'è alcun problema, se possibile mi sento una persona migliore" spiega ancora Vialli. "Spero che neppure da altri ci sia alcun tipo di condizionamento: quando arriverà una sconfitta, sperando che non arrivi mai, la mia salute non deve minimamente incidere. Sono qui per vedere come funzionano le cose, per calarmi in questa situazione, per capire. Ho trovato tanti amici, a cominciare da Roberto (Mancini, ndr), con cui ho vissuto momenti fantastici. È bello rientrare in un certo tipo di routine, sono un po' arrugginito. E poi qui a Roma c'è anche una partita che può essere decisiva: quindi è il momento giusto, il che rende tutto molto speciale".

 

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Grande Luca.......non mollare mai......!!!!!....Capitano vero !!!!!
 


 

Grande  giocatore e grande persona.

 

....

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Le malattie cambiano le persone

Chi è sempre stato forte lo diventa ancora di più

 

E si può solo vincere

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Joined: 19-Aug-2008
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Situazione complessa. Quando l'ho visto in Tv mi sono chiesto se fosse proprio Vialli. Purtroppo sta combattendo una battaglia molto difficile. Che Dio lo protegga.

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Joined: 04-Apr-2006
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Gianluca Vialli sta male: il tumore lo sta distruggendo, “mi spiace per i miei cari”.

Gianluca Vialli è affetto da adenocarcinoma.  Il suo unico dispiacere è far star male la sua famiglia dopo la sua dipartita. Lui però lotta come un leone.

Afbeeldingsresultaat voor vialli: il tumore mi sta distruggendo

 

FONTE

 

 

 

Risale allo scorso marzo l’annuncio con il quale Gianluca Vialli ha informato di aver iniziato delle nuove cure per debellare il cancro. L’ex attaccante della Juventus e della Nazionale, infatti, sta purtroppo affrontando una terribile lotta contro il cancro al pancreas.

La lotta contro il cancro.

Gianluca Vialli sta combattendo una terribile lotta contro il cancro e tutti i suoi fan e tifosi gli sono vicino, non abbandonandolo mai in un momento difficile come questo. Numerosi, infatti, gli striscioni di solidarietà esposti negli stadi per mostrare la vicinanza al calciatore, che ancora una volta mostra di avere uno spirito da combattente.

Come dichiarato dallo stesso Gianluca Vialli, infatti, “Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene: i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella, mia moglie Cathryn, le nostre bambine Oliva e Sofia”.

Per poi aggiungere: “L’ho affrontato come quando facevo il calciatore. Mi sono dato subito degli obiettivi a lunga scadenza: non morire prima dei miei genitori e portare le mie figlie all’altare. E poi degli obiettivi a breve scadenza: l’operazione, la degenza, la chemio, la radio, le vacanze in Sardegna con un fisico da far vedere”. Parole davvero molto toccanti quelle dell’ex attaccante, che dimostrano la sua grande forza e voglia di vivere. Fortunatamente Vialli può far affidamento sull’affetto di amici e parenti che gli sono stati sempre affianco in questo periodo.

12.300 casi di adenocarcinoma in un anno.

A proposito della malattia che ha colpito l’ex calciatore, inoltre, ricordiamo che tra tutti i tumori che colpiscono il pancreas, l’adenocarcinoma è il tipo più comune. In base ai dati dell’AIOM del 2018, si rileva una prevalenza annua della patologia di 22 mila casi ed una incidenza di 12.300 casi pari al 3% dell’incidenza di tutti i tumori.

Un dato che a quanto pare risulterebbe in crescita nel 2019, portando l’adenocarcinoma pancreatico al secondo posto in termine di mortalità tra tutti i tumori. La maggior parte dei casi di adenocarcinoma viene diagnosticata quando il tumore è in fase avanzata, proprio per questo motivo si tratta di una lotta contro il tempo che porta i pazienti a dover far fronte a dei trattamenti particolarmente difficili.

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Joined: 01-Jun-2005
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Provo davvero un grande dispiacere per Vialli, speriamo possa sconfiggere questa malattia.

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Joined: 21-Feb-2008
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Pancreas? Mamma mia. :(

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Joined: 16-Sep-2010
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Mio padre se ne è andato per il pancreas.

Un abbraccio al grande Gianluca. Gran calciatore.

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Joined: 12-Apr-2011
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caspita, pensavo si stesse riprendendo ed invece ... :(

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Joined: 18-Jul-2006
13,996 posts

Che dire .... Delle parole retoriche il grande Gianluca se ne fa poco , posso solo augurargli di cuore di sconfiggere questa tremenda malattia.

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Joined: 04-Apr-2006
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3 ore fa, lunastorta ha scritto:

Mio padre se ne è andato per il pancreas.

Un abbraccio al grande Gianluca. Gran calciatore.

Anche il mio.

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Joined: 04-Aug-2005
39,979 posts

mamma mia Gianluchino come s'è ridotto, mi dispiace davvero tanto :(

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Joined: 21-Feb-2008
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Ho visto un video molto carino in cui cantava e scherzava con i ragazzi della Nazionale. Mi auguro possa almeno vivere serenamente questi mesi. Forza Gianluca! :782_gift_heart:

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Joined: 10-May-2019
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2 ore fa, Franci19 ha scritto:

Ho visto un video molto carino in cui cantava e scherzava con i ragazzi della Nazionale. Mi auguro possa almeno vivere serenamente questi mesi. Forza Gianluca! :782_gift_heart:

 

il video l'ha postato Bonucci su Instagram e Gianluca canta Battisti accompagnato da due chitarristi e poi da tutti gli altri calciatori e staff presenti nella stanza

 

 

posso dire che mi sono davvero commosso....fino alle lacrime.

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Joined: 29-Apr-2014
1,147 posts

Che dispiacere enorme  :,(

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Joined: 14-Jun-2008
8,287 posts

ho visto anche io questo articolo l'altro giorno e mi sono intristito tanto. forza capitano.

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