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JuVenezuela

Tifoso Juventus
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Su JuVenezuela

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    Juventino El Cabezon
  • Compleanno 23/10/1971
  1. Beh, io che ho vissuto Farsopoli, la vicenda Conte e la "giustizia" chavista in Venezuela di certo tranquillo non sto.
  2. L´ho sentito dire a lui in una telecronaca, che sempre e stato juventino ma che riconosceva che farsopoli era stata giusta nel punire la Juve, perche (fra tante cose che ha detto) i giocatori più importanti delle squadre avversarie erano squalificati apposta dagli arbitri la domenica prima per non giocare contro la Juve, ecc. Per me e interista dentro. Come avete detto prima, In tutte le partite spara melma contro di noi, oggi ha detto addirittura che "sapeva certamente che Dybala era del Barcellona e che andava a sostituire Messi"
  3. Vito di Palma, commentatore di Espn Latinoamerica e "juventino" (di quelli che sono convinti che Farsopoli e stata giusta nel punire la Juve): 1-0: Posizione dubbia, nella ripetizione la riga da ragione al arbitro? No, la riga non e stata tracciata nel momento giusto del passaggio. 1-1: Offside, ma ci sta visto l'errore nel 1-0, giustizia fatta. Rigore per la Juve: Una vergogna, calcio italiano che "di nuovo" perde credibilità, l'arbitro che non dovrebbe arbitrare più la Juve perché sempre vince con lui, ecc.
  4. Questa coppia non e in HD, ma 4K
  5. Ma no, secondo la mierda rosa Bonucci e Allegri hanno lo armadietto pieno di armi, pronti a spararsi: Il Grande Gelo fra Allegri e Bonucci — quello seguito al grande litigio durante JuvePalermo — ha vissuto anche di una coda clamorosa, di una frattura che chissà se si è ricomposta fino in fondo: per sottolineare chi sia al comando delle operazioni e imporre fra tanti nervosismi il proprio ruolo di allenatore, il tecnico ha dato l’autaut alla società, del tipo «O me o lui», a voi la scelta. È successo sabato scorso a Vinovo, strascico che ha poi portato alla scelta clamorosa di mandare in tribuna Bonucci. Ecco i fatti. FRATTURA Mercoledì sera subito dopo la vittoria Max Allegri è tornato sull’affare Bonucci: «Leo ha chiesto scusa, il caso è chiuso», ha dichiarato l’allenatore. Tutto risolto quindi? Dalle parole del tecnico, unite a quelle pronunciate dall’a.d. Beppe Marotta nel pregara, sembrerebbe di sì. Logico che la società cerchi di gettare acqua sul fuoco e spostare i riflettori solo sul campo: la vittoria di Oporto è stata una grande risposta a chi credeva che la Juve si sarebbe lasciata condizionare dal rumore mediatico. In realtà è successo molto più di quello che è stato raccontato con le virgolette. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, la frattura tecnico-giocatore non è stata del tutto ricomposta. FACCIA A FACCIA Torniamo al casus belli. Venerdì durante la partita con il Palermo, Bonucci chiede ad Allegri di cambiare Marchisio perché non ne ha più. Le telecamere riprendono il tecnico mentre gli dice: «Tu stai zitto e pensa a giocare» aggiungendo poi termini più coloriti (testa di c... e vaffa...). La lite prosegue nello spogliatoio: Allegri lo affronta a muso duro, Leo gli risponde a tono davanti agli altri giocatori. Si sfiora il contatto fisico, poi i due vengono divisi. Allegri va in conferenza a dire che è stata solo un’incomprensione, ma a tarda sera chiama Marotta e chiede una punizione esemplare per il difensore. Il giorno successivo i due si rivedono a Vinovo: nuovo round davanti a Nedved, Paratici e Marotta, i toni sono accesi e nessuno si scusa. Alla società non è piaciuto l’atteggiamento sopra le righe di entrambi e propenderebbe per una multa a tutti e due. Allegri, però, non retrocede, anzi contrattacca: minaccia dimissioni se non ottiene l’appoggio incondizionato del club. «O lui o me», fa capire. Un pensiero non così dissimile da quello espresso dallo stesso Bonucci alla società subito dopo aver saputo dell’esclusione. Muro contro muro, insomma. In ogni caso, la dirigenza sceglie il bene supremo, quello della squadra, e si schiera dalla parte del tecnico: una decisione sofferta, come ha ribadito anche Marotta, ma inevitabile. Contemporaneamente, però, il club chiede a Leo un atto di responsabilità per il bene di tutti: è per questo che dopo la partita Bonucci si è scusato. IL SILENZIO DI AGNELLI La sensazione è che Marotta abbia cercato fino all’ultimo una mediazione, ma senza successo. La patata bollente, però, è stata lasciata nelle mani di Allegri: è stato lui e non la società a comunicare la tribuna alla vigilia. Marotta (che è molto legato alla proprietà, in particolare a John Elkann) era seduto in prima fila, ma ha dettato la linea societaria solo il giorno successivo. Andrea Agnelli (assente in Portogallo per impegni di lavoro), invece, è rimasto in silenzio, anche se la presa di posizione del club è chiaramente l’emanazione del suo pensiero. Il presidente ed Allegri si sono confrontati a cena il giorno prima della partenza per Oporto. Il pasticciaccio doveva esser risolto subito, a caldo, invece si è ingigantito con il passare dei giorni e adesso potrebbe avere ripercussioni sul futuro di tutti: a fine anno potrebbero cambiare molte cose, perfino la presidenza. Sul caso specifico, la società da una parte ha dato carta bianca al tecnico, ma dall’altra non vuole perdere il difensore. Facile che uno tra Bonucci e Allegri vada via a fine stagione, più probabile il tecnico. Difficile che lo strappo si possa ricucire: la stima non c’è più da tempo (forse non c’è mai stata) e le reazioni fuori misura di diversi juventini nell’ultimo periodo sono la spia di qu a l c o s a n e l gruppo. Forse il rapporto non è più idilliaco come agli inizi, quando la leggerezza di Allegri era una manna dopo 3 anni di Conte. PACE ARMATA La società ha scelto la linea dura perché non vuole correre il rischio di buttare a mare una stagione che può essere trionfale, con il sesto scudetto (impresa mai riuscita a nessuno), la terza Coppa Italia di fila (altro record) e magari anche la Champions. Ora dovrà vigilare affinché episodi del genere non si ripetano più e tutti remino dalla stessa parte, compresi Allegri e Bonucci. Ieri la moglie di Leo ha postato un tweet per ricominciare («Dopo il punto, si va a capo #regole #regolatevi #fatevoi»), ma alla tregua armata fanno da garanti soprattutto gli altri big: da Buffon a Barzagli, per molti è una delle ultime occasioni della carriera per vincere. Un patto almeno fino alla fine della stagione, quando tante cose potrebbero cambiare. Per tanti.
  6. Da La giornalaccio rosa dello Sport La Champions League è mestiere da supereroi. Diventare la squadra più forte d’Europa è una missione ardua, quasi impossibile: la Juventus ci è riuscita l’ultima volta quasi 21 anni fa. Per questo Massimiliano Allegri ha sperimentato in campionato un nuovo modulo ultra offensivo. Dopo 7 vittorie su 7 tra Serie A e Coppa Italia, i Fantastici 5 della Signora (Pjanic, Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain) sono pronti per la prova del 9. Ognuno di loro ha un superpotere che lo accomuna a un eroe dei fumetti Marvel, e domani contro il Porto cercherà di sfruttarlo per avvinarsi al Sacro Graal. LA MIRA DI MIRALEM Occhio di falco ha un’agilità straordinaria ma soprattutto una mira infallibile che, unita alla sua eccezionale prontezza di riflessi, lo rende il miglior arciere dell’Universo Marvel. Pjanic gioca sempre a testa alta e con il destro può fare ciò che vuole, anche da fermo. Sembra flemmatico, eppure ha una rapidità di esecuzione inaspettata. Gli piace tenere la palla, perché la fretta spesso è una cattiva consigliera e lui preferisce prendersi il tempo per scegliere la soluzione più efficace. Allegri l’ha piazzato ancora più nel vivo del gioco, nella terra di mezzo ma con un uomo accanto a coprirgli le spalle. Da quando ha messo i suoi poteri al servizio della Signora, ha segnato 8 gol, di cui 3 su punizione. In Europa, però, non ha ancora dipinto da fermo. GOMMA JUAN Mister Fantastic può modellare il suo corpo a piacimento; anche Cuadrado s’allunga e s’accorcia sulla fascia destra come se fosse di gomma: Juan il Bello ora si sente libero di sprigionare tutta la sua velocità. La genialità del supereroe gli consente di cambiare con un solo pallone le sorti di una partita. E’ successo a Lione, quando trasformò uno 0-0 in una vittoria preziosissima con la giocata del campione: alzò la testa, vide che in area non c’era nessuno e sganciò la bomba. MANDZU D’ACCIAIO La Cosa possiede una forza smisurata e ha il corpo ricoperto di una dura pietra arancione che gli garantisce una resistenza sovrumana. In più è un abile pilota d’aereo. Chissà perché ci ricorda Mario Mandzukic, uno che ha un motore diverso dagli altri (Allegri dixit). Mandzu è l’equilibratore tattico della Juve a cinque stelle: è bravo nei ripiegamenti, legge bene le situazioni di gioco, copre la fascia sinistra in fase di non possesso ed è fortissimo nel gioco aereo. Nel nuovo ruolo segna meno, ma il senso del gol non gli manca. PAULO VOLA La Torcia quando s’infiamma ha il potere di volare a grandi velocità. Può assorbire qualsiasi quantità di calore, lanciare fiamme, creare oggetti di fuoco e scatenare serie esplosioni. Dybala in campo si muove quasi sopra al livello del campo; fa cose che gli altri non possono neanche immaginare, ha un dribbling fulminante e gli basta un tiro per scatenare l’inferno. L’IMMUNITÀ DI HIGUAIN Il Pipita è Wolverine, un mutante che possiede la capacità di rigenerare le proprie ferite molto più velocemente di un normale essere umano. Ha un’immunità all’acido lattico generato dall’attività fisica e colpisce con gli artigli di Adamantio. Higuain è diventato immune agli interventi delle difese avversarie, non ha gli artigli ma il suo piede destro è letale come fosse di un metallo indistruttibile: la sua rapidità d’esecuzione spiazza anche il marcatore più navigato. i Fantastici 5 sono pronti a sprigionare i superpoteri per la Champions League. © RIPRODUZIONE RISERVATA Lichtsteiner mette la freccia, Alves verso la panchina Lo svizzero favorito sul brasiliano Oggi provino decisivo per Chiellini e Barzagli: si va verso la convocazione Partita da eurovisione, ma la BBC interrompe le trasmissioni. E’ questa la sensazione prima dell’allenamento di oggi che chiarirà le condizioni di Andrea Barzagli e Giorgio Chiellini. I due difensori ieri hanno aumentato i carichi di lavoro; c’è stato un certo miglioramento fisico per entrambi, anche se non hanno ancora potuto svolgere tutto l’allenamento con i compagni. Il recupero non è semplice visto che si tratta di infortuni muscolari: oggi dopo l’ultimo test verranno sciolte le riserve. La convocazione è probabile, ma Allegri schiererà uno tra Barzagli e Chiellini solo se non si correranno rischi di ricadute. E’ già successo a Siviglia che in campo ci fosse solo uno della BBC (Bonucci); addirittura contro la Dinamo allo Stadium, nell’ultimo turno di Champions (a qualificazione già acquisita) Allegri schierò nella difesa a tre Benatia, Rugani ed Evra, quindi senza BBC. LICHTSTEINER FAVORITO Uno dei centrali sarà sicuramente Leonardo Bonucci: lo screzio di sabato sera è già alle spalle. I terzini saranno probabilmente Lichtsteiner (se fosse preferito a Dani Alves, per lo svizzero sarebbe una bella rivincita visto che era stato escluso dalla lista Champions autunnale) e sicuramente Alex Sandro (ex del Porto: giocò a Oporto dal 2011 al 2015). Dani Alves ha parlato della sua ex squadra in termini poco lusinghieri: «A me piace essere amato — ha detto al quotidiano Abc —. Se non mi vogliono, me ne vado. Andarmene gratis dal Barcellona fu un colpo di classe. Nelle ultime tre stagioni sentivo sempre che ero fra i partenti, ma i dirigenti non mi dicevano nulla. Con me furono falsi e ingrati, non ebbero rispetto. Mi offrirono il rinnovo solo quando arrivò la squalifica del mercato da parte della Fifa. E allora io firmai, ma con la clausola di uscita gratis. Quelli che dirigono oggi il Barça non sanno come trattare i loro giocatori». Se Barzagli e Chiellini non recupereranno, assieme a Bonucci dovrebbe giocare Rugani, in vantaggio su Benatia. PJANIC MIGLIORA A centrocampo il dubbio è più teorico che effettivo. Ci sono tre giocatori per due maglie: i favoriti sono Sami Khedira e Miralem Pjanic davanti a Claudio Marchisio, che potrebbe essere schierato da titolare se il bosniaco avesse un’improvvisa ricaduta. Il bosniaco sta bene, ha recuperato dall’infiammazione alla caviglia sinistra e vuole esserci. In avanti nessun dubbio: Cuadrado a destra, Mandzukic a sinistra, Dybala alle spalle di Higuain. E’ la nuova formula bianconera, quella ideata da Allegri dopo la sconfitta di Firenze. Stamattina la Juve si allenerà a Vinovo e poi partirà per Oporto. Alle 17.20 locali (le 18.20 in Italia) i bianconeri faranno il «walk around» al Do Dragao e alle 17.45 ci sarà la conferenza stampa di Allegri e Buffon. L’ARBITRO Intanto l’Uefa ha annunciato l’arbitro della sfida di domani sera: sarà il tedesco Felix Brych. Tra i precedenti del direttore di gara coi bianconeri, ci sono una sconfitta a Madrid con l’Atletico e una una vittoria casalinga col City.
  7. Le grandi favorite, Barcellona, Real Madrid, Bayern, non mi sembrano irraggiungibili come un tempo. E quindi è logico e lecito che quest’anno la Juve possa giocarsi le sue carte». Dalla Cina con passione e tanta esperienza — quattro finali in bianconero, una vinta — Marcello Lippi legge la Champions che verrà. Porto-Juve potrebbe già chiarire molte cose sulle prospettive bianconere, ma non si può negare un pensiero ricorrente: se non ora, quando? A dicembre lei diceva che Allegri avrebbe schierato tre punte. È stato superato dalla realtà. «Avevo detto: Max ci sta pensando, ha in mente da tempo Dybala, Mandzukic e Higuain assieme, come le grandi d’Europa che schierano tutte tre attaccanti. Ma è andato oltre aggiungendo un quasi attaccante, Cuadrado, e un centrocampista offensivo, Pjanic. L’ha fatto bene, a piccoli passi. Preparando gradualmente la Juve alla seconda parte della stagione, quella della Champions». Dal 3-5-2 al 4-3-1-2 al 4-2-3-1: Allegri lavora continuamente sulla Juve e la cambia. Non faceva così anche lei? «Allegri agisce con estrema intelligenza, non tutti i tecnici lo fanno. Alcuni credono di dover lasciare subito la loro impronta nella loro squadra cambiando moduli, sistemi e situazioni consolidate. Così invece la indeboliscono. Allegri è arrivato al 4-2-3-1 con i tempi giusti. All’inizio non aveva senso abbandonare il 3-5-2». È un’eresia immaginare la Juve tra le favorite? «No. La squadra è sicuramente cresciuta. Sarebbe sbagliato dire che, essendo arrivata in finale nel 2015, adesso che è più forte vincerà: un’equazione forzata. Ma ci sono segnali importanti». Quali? «Intanto una cosa su cui insisto: l’autostima e la convinzione che si acquistano giocando grandi partite contro grandi squadre. La Juve ha ormai compiuto questo percorso: il Borussia, il Real, il Bayern che l’anno scorso ha recuperato per miracolo, lo stesso Barcellona che se girava diversamente poteva anche perdere la finale. E poi un altro particolare molto importante: le favorite non sono più “impossibili” come un tempo. Il Barça rischia l’eliminazione, il Bayern ha stravinto con l’Arsenal che però non è un test decisivo...». Mentre la Juve vince e non subisce gol. Il modulo che tutti pensavano spregiudicato è invece sostenibile? «La Juve ha un centravanti che segna a ogni partita, Dybala che mi ricorda Sivori, Mandzukic che si esalta nel nuovo ruolo. E poi Buffon, la difesa e Marchisio che sono sempre certezze. Il modulo ha retto anche contro squadre forti come l’Inter: non credo Allegri rinuncerà proprio con il Porto. I quattro davanti ci saranno, magari farà girare un centrocampista». Ci sono analogie con la sua Juve campione nel ‘96 e con il tridente Vialli-Del Piero-Ravanelli? «Tante. Soprattutto nell’atteggiamento, nella mentalità. Ma una differenza sostanziale: la mia aveva tre grandi attaccanti ma anche tre centrocampisti veri. Deschamps, Conte e Sousa, che oggi sono c.t., tecnico vincente ed emergente». Hanno imparato da lei? «Può darsi qualcosa, ma soprattutto hanno imparato dalla loro esperienza». In tutto questo non la preoccupano le continue liti Allegri-giocatori? L’ultima con Bonucci è stata abbastanza violenta... «Non sono problemi questi. Ma segnali di forte personalità di giocatori che vogliono essere sempre protagonisti. Senza dimenticare che storicamente, alla Juventus, certi atteggiamenti sono poco tollerati dalla società e dai senatori, molto ascoltati nello spogliatoio. I momenti di tensione sono inevitabili, ma i giocatori hanno stima del loro tecnico e, chiedendo scusa, dimostrano di aver capito l’errore». È successo anche a lei, no? «Certo! Con Vieri, e con Ravanelli: ricordo un suo gesto, ma nelle interviste io dissi che si rivolgeva a un amico in tribuna... Un allenatore ha il polso della squadra e non c’era motivo di pensare che ci fosse gente scontenta: anche perché vincevamo sempre». Conte dopo tre anni ha lasciato, Allegri è al terzo anno, anche lei dopo tre anni ha avuto voglia di lasciare la Cina: è questo il nuovo limite di sopportazione? «No. Il mio problema era la lontananza da casa, diecimila chilometri. Tre anni non possono portare all’esaurimento. Se Max avesse la percezione di non essere gradito non resterebbe: ma credo che questo sia l’ultimo dei pensieri della Juve e suo, in questo momento. Per ora pensano solo al sesto scudetto che li farebbe entrare nella leggenda e alla Champions che è fattibile». Lei aveva anche detto: la Juve può vendere Pogba a certe cifre senza problemi. «Infatti. È un grande giocatore ma ho vissuto anch’io situazioni così da allenatore. Come quando l’Avvocato mi disse: ”Caro Marcello, purtroppo bisogna vendere Zidane. Ma stia tranquillo, reinvestiremo”. Io allargai le braccia, poi comprammo Buffon, Thuram e Nedved e arrivarono due scudetti e una finale di Champions». E se succedesse lo stesso con Dybala? Non sarebbe come se il Real vendesse Ronaldo e il Barcellona Messi? «Mi sembra che la situazione sia molto diversa, che ci sia un rapporto forte tra Dybala e la Juve, confermato ogni giorno. Le grandi sono interessate, ma credo non si ripeterà un caso Pogba. Sono sincero: quando vedo Dybala rivedo Sivori. Ha la stessa cattiveria, la stessa classe, gli stessi spunti geniali nei momenti decisivi. D’altra parte se dici Sivori dici tutto. Sono fatti della stessa pasta». Forse ci eravamo illusi sul Napoli contro il Real Madrid? «Ma il Real non è stato superiore dal punto di vista tecnico: è soltanto più abituato a giocare nell’atmosfera di certe “cattedrali”. Il Napoli ha la stessa grande qualità e, in più, una filosofia di gioco particolare, riconoscibile, unica. Pur essendo la prima partita di altissimo livello non si è vista troppa differenza. Ribaltare il risultato non è impossibile. Il Napoli può fare due-tre gol al San Paolo, in un’altra atmosfera. Ma deve organizzarsi bene per non subire un gol, sennò è finita». Con tutto il rispetto, il Porto non è il Real Madrid... «Il Porto è un’ottima squadra, ben allenata da Nuno. Ha un atteggiamento di buona concretezza. Ma non c’è dubbio che una Juve concentrata e attenta, con l’obiettivo di imporsi in questa stagione, possa avere la meglio. Cominciando dall’andata. Escluse forse Madrid e Barcellona, il fattore campo conta meno di un tempo. E la Juve sicuramente non subisce la pressione della trasferta». Fortuna che in Champions non c’è il Chelsea di Conte... «Ci sarà il prossimo anno. Comunque, in caso, sarebbe una squadra molto organizzata, aggressiva, caratteriale ma avrebbe lo stesso qualche difficoltà: la Champions non è il campionato». Dalla Champions all’Europa League: la Roma che vince a VilaReal e la Fiorentina a Moenchengladbach sono segnali che qualcosa è cambiato? «Sicuro. E non sono casuali, ma effetto del lavoro di Spalletti e Sousa. Hanno convinto i loro uomini che si può giocare fuori casa come a Roma o a Firenze. Un cambio di mentalità, un atteggiamento coraggioso. Unito al fatto che oggi queste spagnole e tedesche fanno un po’ meno paura, mentre le nostre hanno qualcosa in più». Insomma la Serie A non è più una A-2 europea? «Per niente. Quello che colpisce negativamente è che da metà classifica sembra sia tutto deciso. Ma il livello del nostro calcio si è alzato. Anche davanti: la Juve dà l’impressione di un dominio assoluto, ma la Roma segna e dà spettacolo, e il Napoli è fortissimo malgrado le sue disavventure, come aver perso Milik, inventandosi Mertens centravanti. Per non dire l’Inter di Pioli: ha vinto 9 delle ultime 10 partite, perdendo solo con la Juve ma giocando molto bene». Tra le grandi c’è l’Atalanta che ora quasi si lamenta di avere troppi convocati negli stage, per quanto sono bravi... «No, no, non si lamenta. A Bergamo sono felicissimi del grande lavoro svolto dalla società e da un allenatore fantastico come Gasperini». I nostri club sono in progresso e anche la Nazionale sembra avere un futuro con questi giovani: una casualità o cosa? «Era il momento di ricostruire. Un allenatore saggio e maestro come Ventura s’è trovato in mano materiale di altissimo livello. Con la fondamentale differenza, rispetto al passato, che questi giocano quasi tutti titolari. Quindi si può essere ottimisti». © RIPRODUZIONE RISERVATA
  8. E pensare che il Pes 2017 e di molto superiore come gioco al Fifa 17. Ma non ha le Licenze di molte squadre, inclusa la Juve.
  9. vedo a ogni sconfitta il simbolo di destra con la testa-scudo della squadra vincitrice e la J a sinistra in testa quello della Juve
  10. Al titolo ho pensato fosse un Post sulla situazione in Venezuela.
  11. A certi utenti manca da morire Secco, Blanc, Cobolli Gigli. e i Ferrara allenatori, in campo Boumsong, Grygera, Poulsen preferito a Xabi Alonso, e vedere lo scudetto col binocolo, per fargli venire la voglia di Juve. Godete le vittorie presenti perché non dureranno tutta la vita, e la voglia di rivalsa dei tifosi delle altre squadre e inimmaginabile per voi. E non vi lasciate convincere dei giornalisti antijuve.
  12. Dalla m.ierda rosa di oggi
  13. Ma come fate a dire che il rigore era inesistente? Andate a vedere il rigore che danno al Lione contro di noi che ha parato Buffon!!!