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MARCO MOTTA Parlantina sciolta, linguaggio forbito, un vasto vocabolario e uno sguardo che promette serietà e dedizione al lavoro – racconta Giulio Sala su “Hurrà Juventus” dell'agosto 2010 – Marco Motta incarna perfettamente lo stile che deve avere un giocatore della Juventus. Non a caso la sua strada e quella della società bianconera dovevano già incontrarsi un anno e mezzo fa: il suo arrivo, nel gennaio 2009 sembrava cosa fatta. Poi, come spesso accade, gli dei del pallone decisero che si dovesse attendere ancora. E l’attesa ha permesso a Marco di farsi ancor più apprezzare, giocando nella Roma, e di crescere ancora, umanamente e professionalmente. E ora che alla Juve è arrivato davvero, si gode ogni singolo istante, guardandosi intorno ammirato e soddisfatto, con quegli occhi acuti e ancora un po’ sorpresi. «È come il primo giorno di scuola – racconta – sono arrivato in una società nuova, dal passato glorioso e sto ancora cercando di realizzarlo. In ritiro, a Pinzolo, ammiravo ogni giorno i manifesti dei grandi campioni affissi lungo il tragitto che dall’albergo portava al campo di allenamento, e ancora adesso guardo stupito i giocatori con cui mi alleno e il logo che ho sulla maglia. Vedere il presidente della Juventus, con un cognome così importante, avere tanta spontaneità e umiltà mi ha colpito. E questo vale anche per gli altri dirigenti, da Marotta a Paratici. In sede non sono ancora stato, perché il contratto l’ho firmato in ritiro, ma la immagino importante, come la società che ospita, e piena di trofei». Si dice sempre che diventare un giocatore della Juventus deve essere un punto di partenza e non di arrivo. Per un ragazzo di ventiquattro anni, non c’è però il rischio di adagiarsi sugli allori, pensando di avere oramai raggiunto il top? «Non voglio essere ipocrita e parlando in generale un rischio simile può esserci. Personalmente però, e forse con un pizzico di presunzione, mi sento di rispondere di no. Perché arrivo comunque da una squadra importante come la Roma, dove abbiamo fatto un bel campionato, con una rincorsa notevole. Da parte mia c’è la volontà di affrontare quest’avventura con umiltà, perché il desiderio è ritagliarmi un ruolo importante e credo che il lavoro, prima o poi, paghi». Nel tuo caso è assolutamente vero. In effetti, la rincorsa alla Juve parte da lontano. «Da quando avevo sei anni e ho iniziato a giocare nel Lomagna, la squadra del mio paese, in provincia di Lecco. Frequentavo le elementari in un altro paese, dove vivevano i miei nonni, e non riuscivo neanche ad allenarmi. Giocavo solo le partite, con ragazzini più grandi di me di due o tre anni. È servito però, tanto che l’anno dopo mi ha chiamato l’Usmate, la squadra di un paese vicino. Sono stato una stagione lì e ho attirato l’attenzione degli osservatori di diverse squadre, il Milan, il Monza, il Como. Ho avuto la fortuna di essere accompagnato nella scelta dai miei genitori, che hanno deciso di puntare su una squadra dal settore giovanile prestigioso come l’Atalanta. Così sono arrivato a Bergamo, a sette anni e mezzo, iniziando ad allenarmi con i Pulcini del maestro Bonifacio». Perché proprio l’Atalanta? «Oltre a essere una squadra che ti permette, se meriti, di arrivare sino alla prima squadra, è soprattutto una scuola di vita. Erano molto attenti allo studio, all’alimentazione, ai comportamenti. Ti permettono di crescere dal punto di vista umano, ancor prima che da quello calcistico». E a te ha permesso di esordire in Serie A, a diciotto anni, proprio contro la Roma. «Il destino mi ha fatto più di uno scherzetto: ho esordito in Serie A il 9 gennaio del 2005 a Roma, contro la Roma, allenata, guarda un po’, da Delneri. Perdemmo 2-1: doppietta di Montella e goal nostro di Marcolini. Quest’anno ho festeggiato la mia centesima presenza a Bergamo, con la maglia della Roma, vincendo 2-1 È stata una coincidenza divertente». Altri scherzi della sorte? «Beh, ho segnato due soli goal in Serie A e il secondo proprio contro Delneri, quando allenava l’Atalanta ed io vestivo la maglia del Torino». Calma, andiamo con ordine: prima del Toro, c’è stata l’Udinese. «Una parentesi particolare della mia carriera. Dopo la straordinaria, anche se vana, rincorsa alla salvezza con l’Atalanta di Delio Rossi, venni acquistato dai friulani, nell’anno della prima Champions. Dopo sei mesi però, il 21 gennaio del 2006 mi sono rotto il legamento crociato, stirandomi il collaterale. Un infortunio decisamente brutto, che ho superato con grande difficoltà. Mi hanno sempre detto che per un problema del genere, tra ricostruzione del crociato e riabilitazione ci vogliono sei mesi. Sarà, ma io ci ho messo un paio d’anni a riprendermi del tutto. È stata dura e la mia parentesi a Udine è stata segnata da questi spiacevoli ricordi. Mi sono comunque tolto qualche soddisfazione, come l’esordio in Champions League con il Werder Brema, a diciannove anni». Veniamo al Toro. Un po’ una macchia agli occhi dei tifosi bianconeri. «Non rinnego mai nulla del mio passato, da cui cerco di trarre le esperienze più positive. Quello al Toro è stato un anno importante, in una piazza non facile. Lottavamo per la salvezza e c’erano innegabili pressioni, ma preferisco così, piuttosto che non averne. Credo poi che i tifosi di calcio sappiano bene che le bandiere rimaste nel calcio sono poche. Ora sono felice di essere alla Juventus, ne sono fiero e cercherò di dare il massimo per questa maglia». Una maglia che avresti potuto indossare già subito dopo l’esperienza al Toro. «È vero: tornai a Udine e, dopo le Olimpiadi, iniziai la stagione giocando qualche partita e saltandone altre. Il fatto è che inevitabilmente i ricordi ti segnano e quelli di Udine, soprattutto legati all’infortunio, non erano certo positivi. Ero condizionato e chiesi espressamente di essere ceduto. Pareva che dovessi andare alla Juve e invece passai alla Roma, dove c’era Spalletti che mi aveva voluto a Udine, ma che poi aveva lasciato la squadra. I primi sei mesi nella capitale sono andati benissimo, mi sono integrato alla grande, grazie a tutto l’ambiente e al tecnico che mi ha dato grande fiducia». Lo scorso anno invece hai avuto qualche difficoltà in più. «Già, anche perché la Juve è tornata nel mio destino: battendoci a Roma 3-1 portò Spalletti alle dimissioni. Così arrivò Ranieri. Nel calcio tutti gli allenatori hanno idee diverse, ed io rientravo solo qualche volta in quelle del nuovo tecnico. Per me è stata comunque un’esperienza importante, di quelle che aiutano a crescere. Finita la stagione era fondamentale che il mio cartellino non fosse più in comproprietà, perché volevo una società che credesse totalmente in me. Lo dico con grande serenità: la Roma ha dimostrato quanto ci tenesse a confermarmi, basta guardare quanto ha messo nelle buste. L’Udinese evidentemente ci credeva di più e devo ringraziare la famiglia Pozzo che ha dimostrato collaborazione e mi ha permesso di arrivare alla Juve. Quello che gli altri dovevano fare l’hanno fatto, ora tocca a me». Hai ricordato quel 3-1 che illuse un po’ tutti i tifosi bianconeri. Ripensando a quella partita, sembra impossibile che la Juve abbia chiuso al settimo posto la stagione. «Quanto accaduto lo scorso anno alla Juve è il bello e il brutto del calcio: con la Roma l’abbiamo affrontata a inizio campionato, ci siamo ritrovati con un 3-1 subito in casa, con zero punti in classifica e con una situazione psicologica destabilizzante, perché l’allenatore si era dimesso e i tifosi chiedevano giustamente di più. Un girone dopo, siamo usciti dall’Olimpico di Torino con una vittoria, terzi in classifica, con uno stato d’animo totalmente diverso e con un migliaio di tifosi che ci aspettava all’aeroporto di Roma per ringraziarci. Questo è il calcio ed è forse il principale motivo per cui amo questo sport». Hai mai temuto che il tuo passaggio alla Juve potesse saltare? «Chiaro che quando il futuro è incerto un po’ di apprensione c’è, ma ho avuto la fortuna di essere in vacanza e dunque di potermi svagare e poi di essere circondato da amici veri che mi facevano pensare ad altro e mi dicevano di stare tranquillo. Sono partito il 10 giugno e ho spento il telefono, perché credo sia davvero l’unico modo per staccare davvero la spina. Ovviamente di tanto in tanto lo accendevo, per controllare che la mia famiglia stesse bene e per capire come si sarebbe evoluta la mia situazione professionale. Ho fatto un lungo tour: New York, Long Island, passando per la Spagna, andando in Sardegna e finendo in Costa Azzurra. Solo di ritorno dalle ferie, il 2 luglio, mi è stato comunicato che si era a buon punto per concludere la trattativa. Non ho potuto fare altro che dare il mio assoluto consenso al passaggio in bianconero e le due società hanno fatto il resto». Vestire la maglia bianconera può essere un aiuto per riconquistare anche quella azzurra, con cui hai avuto sempre un feeling particolare. «È vero, ho fatto tutta la trafila nelle Nazionali giovanili, come capitano dall’Under 15 sino all’Under 21 e arrivando anche alla Nazionale maggiore, dove sono stato convocato due volte senza però esordire. Credo che sia il sogno di ogni bambino, sin da quando inizia a giocare a calcio. Essere alla Juve è una grande chance, ma non voglio sponsorizzarmi. Come detto, credo nel lavoro e nel campo. Se si ottengono risultati, allora si può pensare a soddisfazioni personali». Qualche soddisfazione personale però te la sei tolta eccome: agli Europei Under 21 del 2009 sei stato inserito tra i dieci migliori giocatori del torneo. «Sì e la cosa mi ha inorgoglito molto, anche se non ha cancellato la delusione per non essere riusciti a vincere. Avevamo una squadra talentuosa con Giovinco, De Ceglie, Marchisio, ma purtroppo abbiamo perso contro la Germania che, non a caso, era composta da molti giocatori che hanno preso parte all’ultimo Mondiale». In cosa credi di poter migliorare e qual è invece la tua miglior qualità? «Devo crescere sotto tutti gli aspetti, non per falsa modestia, ma perché credo che nella vita si possa sempre migliorare. Il mio punto di forza credo sia la fase di spinta, perché amo correre, non mi pesa assolutamente». Dovendo lavorare con un tecnico come Delneri, questo è un ottimo biglietto da visita. «Penso di sì, visto che punta molto sugli esterni. A noi terzini chiede di ricordarci soprattutto di difendere, ma anche di appoggiare l’azione in fase offensiva. È un allenatore tosto, l’ideale per una squadra in cui il minimo comune denominatore è la gran voglia di rivalsa e il desiderio di lavorare sodo. Mi auguro di giocare con continuità e dimostrare quanto valgo: questo è lo sfizio più grande che potrei togliermi con la Juve». La disastrosa stagione juventina sotto la guida di Delneri, coinvolge anche Motta che alterna buone prove a prestazioni molto negative. Scende in campo trentadue volte, tra campionato Europa League e Coppa Italia. Riscattato dall’Udinese, Marco non rientra nei piani tecnici di Antonio Conte, nuovo mister bianconero, ed è ceduto in prestito al Catania. Rientra a Torino nell’estate del 2013, giusto in tempo per collezionare qualche minuto contro la Fiorentina e il Catania. Quindi, il trasferimento al Genoa e la fine della sua avventura juventina. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/12/marco-motta.html
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MARCO MOTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Motta Nazione: Italia Luogo di nascita: Merate (Lecco) Data di nascita: 14.05.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 76 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2012, dal 2013 al 2014 e dal 2014 al 2015 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 18.12.2013 - Coppa Italia - Juventus-Avellino 3-0 35 presenze - 0 reti 1 supercoppa italiana Marco Motta (Merate, 14 maggio 1986) è un calciatore italiano, difensore del Persija. Marco Motta Marco Motta all'Udinese nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Persija Carriera Giovanili 2001-2004 Atalanta Squadre di club 2004-2005 Atalanta 19 (0) 2005-2007 Udinese 22 (1) 2007-2008 → Torino 24 (1) 2008-2009 Udinese 14 (0) 2009-2010 Roma 29 (0) 2010-2012 Juventus 32 (0) 2012 → Catania 13 (0) 2012-2013 → Bologna 19 (1) 2013-2014 Juventus 3 (0) 2014 → Genoa 13 (1) 2014-2015 Juventus 0 (0) 2015 Watford 9 (0) 2016 Charlton 12 (0) 2017-2018 Almería 46 (3) 2018-2019 Omonia 8 (0) 2020- Persija 19 (1) Nazionale 2001-2002 Italia U-16 3 (2) 2002-2003 Italia U-17 14 (4) 2003 Italia U-18 5 (0) 2003-2004 Italia U-19 6 (0) 2004-2005 Italia U-20 1 (0) 2005-2009 Italia U-21 36 (1) 2008 Italia olimpica 6 (0) 2010 Italia 1 (0) Palmarès Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Carriera Club Atalanta, Udinese e Torino Inizia la sua carriera calcistica, per poi passare nelle giovanili dell'Atalanta. Esordisce in Serie A con la squadra bergamasca a 18 anni, il 9 gennaio 2005 contro la Roma. Dopo 19 presenze in maglia atalantina nel campionato 2004-2005, passa in comproprietà all'Udinese ma, nella prima stagione in Friuli, non trova molto spazio a causa di un infortunio, giocando solo 6 partite e segnando 1 rete, contro il Treviso il 16 gennaio 2006 (risultato finale 2-2). Nel campionato 2006-2007 raggiunge le 16 presenze. Nell'agosto del 2007, dopo averlo riscattato dall'Atalanta, l'Udinese lo cede in prestito al Torino, squadra nella quale colleziona 24 presenze e una rete, segnata a Bergamo il 21 ottobre 2007, in Atalanta-Torino (2-2). Nell'estate del 2008, a 22 anni, torna all'Udinese per fine prestito. Roma Dopo 14 gare giocate, il 1º febbraio 2009, la Roma lo preleva in prestito gratuito, con la possibilità di trattenerlo in comproprietà versando 3,5 milioni di euro nelle casse della società friulana. Debutta in maglia giallorossa l'8 febbraio allo stadio Olimpico, nella partita Roma-Genoa (3-0) subentrando all'infortunato Cicinho, facendo un'ottima partita e dimostrando le sue doti. Viene impiegato con continuità come terzino destro e gioca da titolare anche le partite degli ottavi di finale della Champions League contro l'Arsenal. Alla fine della stagione la Roma rileva dall'Udinese la metà del cartellino del giocatore. Juventus, Catania, Bologna e Genoa Motta in azione alla Juventus nell'estate 2014 Il 26 giugno 2010 viene riscattato dall'Udinese alle buste; tuttavia il successivo 5 luglio vi ceduto in prestito oneroso di 1,25 milioni di euro alla Juventus, con diritto di riscatto fissato a 3,75 milioni. Il 22 giugno 2011, dopo essere stato riscattato dal club piemontese pagando i 3,75 milioni all'Udinese in tre esercizi, firma un contratto quadriennale coi torinesi. Ciò nonostante, nei mesi seguenti finisce per non rientrare nei piani del tecnico bianconero Antonio Conte, pertanto il 30 gennaio 2012 viene ceduto in prestito al Catania. Fa il suo esordio con la maglia rossazzurra il 12 febbraio 2012 in Catania-Genoa terminata 4-0. Alla fine del prestito torna a Torino. Il 19 luglio 2012 viene raggiunto l'accordo tra la Juventus e il Bologna per il suo trasferimento nella città emiliana in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino. A fine stagione, il Bologna non esercita il diritto di riscatto e Motta si riaccasa alla Juventus. Il 23 gennaio 2014 passa in prestito con diritto di riscatto al Genoa. Fa il suo esordio con la maglia del grifone il 9 febbraio seguente, in occasione della vittoria esterna contro il Livorno. Tornato alla Juventus per fine prestito, viene trattenuto dalla "Vecchia Signora" senza però giocare alcuna partita, sicché il 2 febbraio 2015, ultimo giorno di calciomercato, rescinde il proprio contratto con i bianconeri. Watford e Charlton Il 26 febbraio 2015 firma un contratto fino a fine stagione con il Watford. Fa il suo esordio con il club inglese il 3 marzo nella vittoria interna per 1-0 contro il Fulham, a fine stagione dopo aver contribuito alla promozione del club in Premier League giocando 9 incontri non riesce a trovare un accordo per la successiva stagione rimanendo svincolato. Motta in azione al Charlton nell'aprile 2016 Dopo essere rimasto svincolato, per non perdere la condizione atletica si è allenato per un periodo con il QPR. Il 12 febbraio 2016 viene ingaggiato dal Charlton, ultimo nella Championship, con il quale firma un contratto valido fino al termine della stagione. Entrato subito nello scacchiere del mister José Riga, esordisce una settimana dopo contro il Fulham, questa volta venendo però sconfitto 3-0. Chiude la stagione totalizzando 12 presenze. Almería e Omonia Nicosia Rimasto senza squadra per tutta la prima parte della stagione 2016/2017, il 31 gennaio 2017 trova un accordo con l'Almería, seconda serie spagnola. Il suo debutto avviene l'11 febbraio nella sfida col Girona, conclusa sullo 0-0. Chiude la prima stagione con 15 presenze condite da un assist. Nella stagione successiva, dopo aver giocato le prime tre gare, non viene più convocato fino a novembre, quando al rientro trova anche il suo primo gol, il 3 dicembre 2017 nella vittoria interna sul Tenerife (2-1). Segna alla fine 3 gol in 28 presenze, ma il 10 luglio 2018 decide di rescindere il contratto che lo avrebbe legato al club spagnolo fino al 2019. Il 16 luglio 2018 firma un contratto di due stagioni con i ciprioti dell'Omonia Nicosia. Persija Jakarta Il 13 gennaio 2020 firma un contratto di un anno e mezzo con la squadra indonesiana Persija Jakarta. Nazionale Gioca in tutte le nazionali giovanili, ed esordisce in Nazionale Under-21 nel 2005, con il commissario tecnico Claudio Gentile. Nel 2007 viene convocato dal CT Pierluigi Casiraghi per l'Europeo Under-21 nei Paesi Bassi. Dopo l'Europeo, con l'inizio del nuovo ciclo degli azzurrini, diventa il capitano della squadra. Nel 2008, con la Nazionale Olimpica, dopo aver vinto il Torneo di Tolone, prende parte ai Giochi olimpici di Pechino, dove l'Italia viene eliminata ai quarti di finale. Il 9 settembre 2008 segna di testa, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, il suo primo gol con l'Under-21 contro la Croazia. Nel giugno 2009 partecipa agli Europei Under-21 in Svezia, dove gli azzurrini vengono sconfitti in semifinale dalla Germania per 1-0. Viene inserito dall'UEFA nella lista dei 10 migliori giocatori della competizione. Nel frattempo, il 22 marzo 2009 riceve la sua prima convocazione in Nazionale maggiore dal commissario tecnico Marcello Lippi, in occasione delle partite di qualificazione al Mondiale 2010 contro Montenegro e Irlanda. In entrambe le sfide viene portato in panchina, ma non esordisce. Viene convocato in Nazionale dal nuovo CT azzurro Cesare Prandelli, esordendo il 10 agosto 2010, a 24 anni, giocando titolare nell'amichevole Italia-Costa D'Avorio (0-1). Palmarès Club Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2013 Campionato Indonesiano: 1 - Persija Jakarta: 2021 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008 Individuale Selezione UEFA dell'Europeo Under-21: 1 - Svezia 2009
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Fabio Paratici - Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
FABIO PARATICI https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Paratici Nazione: Italia Luogo di nascita: Borgonovo Val Tidone (Piacenza) Data di nascita: 13.07.1972 Ruolo: Direttore Sportivo, Direttore Generale e Amministratore Delegato Altezza: 176 cm Peso: 65 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2021 Fabio Paratici (Borgonovo Val Tidone, 13 luglio 1972) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista, direttore generale del Tottenham. Fabio Paratici Paratici (accosciato, primo da destra) nel Fiorenzuola della stagione 1992-1993 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 65 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Termine carriera 1º luglio 2004 Carriera Giovanili 1987-1989 Piacenza Squadre di club 1989-1991 Piacenza 5 (0) 1991-1992 → Palazzolo 21 (0) 1992-1994 → Fiorenzuola 63 (3) 1995-1996 Pavia 31 (1) 1996 Palermo 0 (0) 1996-1997 Sassuolo 14 (0) 1997 Marsala 14 (1) 1997-1998 Novara 28 (3) 1998-1999 Palermo 26 (0) 1999-2000 Lecco 31 (1) 2000-2001 Savoia 56 (2) 2001-2002 Giugliano 58 (2) 2002-2004 Brindisi 48 (2) Caratteristiche tecniche Nasce come esterno destro, sia di difesa che di centrocampo; nel corso della carriera è stato impiegato come jolly in tutti i ruoli del reparto arretrato. Carriera Giocatore Inizia a giocare nella Borgonovese, club del paese natale con cui vince diversi campionati giovanili. Nel 1986 si trasferisce al Piacenza dove diventa capitano della squadra Primavera allenata da Natalino Gottardo, giocando insieme a Filippo Inzaghi; nel campionato di Serie C1 1989-1990 esordisce in prima squadra, disputando 5 partite nel finale di stagione. Nelle annate successive viene ceduto in prestito nelle serie inferiori: prima al Palazzolo e poi al Fiorenzuola, dove rimane per due stagioni conquistando una promozione in Serie C1. Sul finire della stagione 1993-1994 rimane coinvolto in un incidente automobilistico, riportando numerose fratture che lo tengono fermo per un'intera annata. Riprende l'attività nella stagione 1995-1996, con il Pavia, con cui disputa una stagione da titolare. Non riconfermato, scende brevemente nel Campionato Nazionale Dilettanti con il Sassuolo, prima di trasferirsi al Sud, militando nel Marsala. Nel 1997 viene ingaggiato dal Novara, neoretrocesso in Serie C2, segnalandosi come uno dei migliori giocatori della stagione; al termine del campionato ritorna nel Meridione, dove militerà ininterrottamente fino a fine carriera salvo una parentesi nel Lecco. Nell'ottobre 1998 veste la maglia del Palermo, voluto da Massimo Morgia che lo aveva allenato a Marsala, e in seguito milita con Savoia, Giugliano e Brindisi, con cui nel 2003 vince la Coppa Italia Serie C. In cinque occasioni raggiunge le finali play-off, sia in Serie C1 che in Serie C2, risultando sempre sconfitto. Chiude la carriera agonistica dopo la sua seconda stagione a Brindisi, nel 2004, a 32 anni. Dirigente Al termine della carriera da calciatore, Paratici intraprende quella dirigenziale all'interno della Sampdoria assumendo il ruolo di capo degli osservatori, per diventare successivamente direttore sportivo della società ligure, agli ordini del direttore generale Giuseppe Marotta. Durante questa gestione il club blucerchiato raggiunge traguardi di rilievo, quali la qualificazione ai preliminari di UEFA Champions League con la prima squadra e la vittoria di uno Scudetto di categoria con la formazione Primavera. Nell'estate 2010 segue Marotta alla Juventus, sempre con la qualifica di diesse. In questo ruolo, si segnala nel portare a Torino vari elementi che faranno la fortuna del ciclo bianconero di questo decennio, come il difensore italiano Andrea Barzagli (2011), il centrocampista cileno Arturo Vidal (2011) e gli attaccanti argentini Carlos Tévez (2013) e Paulo Dybala (2015); nel 2018 ha poi un ruolo-chiave nell'acquisto del fuoriclasse portoghese Cristiano Ronaldo dal Real Madrid, tuttora il trasferimento più oneroso nella storia del calcio italiano. Nel novembre dello stesso anno subentra a Marotta quale direttore dell'area sportiva della Juventus, assumendo poi dall'ottobre 2020 il ruolo di amministratore delegato dell'intero dipartimento calcistico del club. Lascia la società piemontese nel maggio 2021, non rinnovando il proprio contratto in scadenza: sotto il suo mandato la Juventus vive uno dei cicli più vittoriosi della propria storia, con 19 trofei totali, compresa una striscia-record di nove Scudetti consecutivi. Nell'estate 2021 va ad assumere il ruolo di direttore generale presso il club inglese del Tottenham. Palmarès Campionato italiano Serie C1: 1 - Piacenza: 1990-1991 (girone A) Coppa Italia Serie C: 1 - Brindisi: 2002-2003 -
Giuseppe Marotta - Dirigente
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GIUSEPPE MAROTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Marotta_(dirigente_sportivo) Nazione: Italia Luogo di nascita: Varese Data di nascita: 25.03.1957 Ruolo: Direttore Generale e Amministratore Delegato Soprannome: Occhio di Falco Alla Juventus dal 2010 al 2018 Giuseppe Marotta, detto Beppe (Varese, 25 marzo 1957), è un dirigente sportivo italiano, amministratore delegato dell'Inter e consigliere della Lega Nazionale Professionisti Serie A. Giuseppe Marotta nel 2016 Carriera Gli inizi Da destra: un giovane Marotta diesse del Varese nella stagione 1981-1982, insieme al presidente Colantuoni e all'allenatore Fascetti. Diplomatosi al liceo classico Ernesto Cairoli della sua città natale, intraprende immediatamente la carriera dirigenziale: nel 1976, a soli 19 anni, è già responsabile del settore giovanile del Varese. Prosegue come direttore sportivo dei lombardi, sotto la presidenza di Guido Borghi e successivamente dell'avvocato Mario Colantuoni — quest'ultimo «uno dei miei maestri», ricorderà anni dopo —; in questo periodo, è del 1980 la sua prima, importante operazione di mercato, portando a Varese un promettente Michelangelo Rampulla. Nel 1987 entra a far parte dei quadri societari del Monza, dove rimane per tre anni: qui nell'estate 1989 tratta la cessione di Pierluigi Casiraghi, prodotto del vivaio brianzolo, alla Juventus. Successivamente, nella prima metà degli anni 1990 diviene direttore generale dapprima al Como e quindi al Ravenna: in Romagna, in particolare, strappa al Torino la comproprietà di un giovane prospetto, Christian Vieri. Dopo la parentesi ravennate, nella seconda parte del decennio ha inizio l'esperienza con il Venezia, che dura cinque anni ed è caratterizzata dapprima dal conseguimento di una promozione in Serie A (categoria da cui i lagunari mancavano da trentuno anni) al termine del campionato 1997-1998 e poi dalla salvezza nella stagione seguente, quest'ultima col tandem d'attacco Maniero-Recoba. Dal 2000 al 2002 Marotta è direttore generale dell'Atalanta, che in entrambe le stagioni supera l'allora record societario di punti conseguiti nei campionati di massima serie. Sampdoria (2002–2010) Il 6 maggio 2002 si insedia come direttore generale della Sampdoria. Al termine della stagione 2002-2003, dopo aver riorganizzato la società blucerchiata, Marotta conquista la promozione in Serie A, ancora con Novellino che fu già suo allenatore a Venezia. Dal febbraio del 2004 il dirigente ricopre, all'interno della Sampdoria, anche la carica di amministratore delegato. In blucerchiato, nell'estate 2007 conclude la trattativa con il Real Madrid per l'arrivo a Genova di Antonio Cassano; il giocatore, pienamente recuperato dopo la fase madrilena, disputa poi un ottimo campionato riguadagnando la nazionale; stesso successo si rivela l'ingaggio di Giampaolo Pazzini dalla Fiorentina, che con la Sampdoria si riscatta dagli altalenanti anni in viola e conquista anche lui la maglia azzurra. L'ultima stagione di Marotta a Genova coincide coi migliori risultati dei doriani da quindici anni a quella parte, raggiungendo il quarto posto in classifica e la qualificazione ai preliminari di Champions League. Al termine dell'annata, il 17 maggio 2010 il dirigente ufficializza le sue dimissioni dal club ligure. Juventus (2010–2018) Marotta nel 2008 Il 1º giugno 2010 approda alla Juventus come direttore generale. Il successivo 27 ottobre entra nel consiglio di amministrazione del club e viene contestualmente nominato amministratore delegato. Tra le sue prime operazioni in bianconero c'è l'acquisto di Andrea Barzagli, colonna difensiva della squadra per il successivo decennio. Agli inizi degli anni 2010 è tra gli artefici del ritorno ai vertici della società bianconera dopo l'opaco lustro post-Calciopoli. La stagione 2011-2012, in cui Marotta porta a Torino Andrea Pirlo e Arturo Vidal, culmina nella conquista dello Scudetto — titolo che mancava nella bacheca juventina da nove anni — al termine di un campionato concluso da imbattuti: quella torinese è la terza squadra a riuscire in una simile impresa dall'istituzione del girone unico, e la seconda a farlo chiudendo anche la classifica al primo posto. L'annata successiva fa vestire la maglia bianconera a Paul Pogba, cui segue nel 2013 l'ingaggio di Carlos Tévez. Sotto il suo mandato la Juventus si aggiudica il campionato italiano per sette stagioni consecutive — in cui spiccano il succitato Scudetto del 2011-2012 e quello del 2013-2014, quest'ultimo alla quota record di 102 punti —, superando dopo ottantadue anni i fasti della Juve del Quinquennio; nello stesso periodo il club torinese stabilisce l'ulteriore primato di quattro double nazionali consecutivi, in virtù delle altrettante affermazioni in Coppa Italia, mentre in campo europeo gioca per due volte la finale di UEFA Champions League (2015 e 2017). Nell'estate 2016 tratta la cessione di Pogba al Manchester Utd per 105 milioni di euro — a suo dire «l'affare migliore» della carriera — e l'acquisizione di Gonzalo Higuaín dal Napoli per 90, all'epoca le due operazioni di calciomercato più onerose, rispettivamente, al mondo e in Italia; quest'ultimo un record superato due anni dopo dallo stesso Marotta, con l'acquisto di Cristiano Ronaldo dal Real Madrid per 117 milioni di euro. È questo l'ultimo atto di rilievo del suo mandato juventino: infatti dopo otto anni, nell'ottica di un profondo rinnovamento societario, nell'autunno 2018 termina la sua esperienza con il club bianconero. Inter (2018–) Il 13 dicembre 2018 assume l'incarico di amministratore delegato dell'Inter per l'area sportiva. Nell'estate 2019 si segnala per l'acquisto dal Manchester Utd di Romelu Lukaku per 74 milioni di euro, il più oneroso nella storia del club nerazzurro. Durante il suo mandato la squadra lombarda torna competitiva ad alti livelli dopo un decennio di appannamento: raggiunge nel 2020 la finale di Europa League, a ventidue anni dall'ultima volta nella manifestazione e a dieci dalla precedente finale continentale per i nerazzurri, mentre l'anno seguente vince il diciannovesimo Scudetto della sua storia, a undici anni dal precedente. Nell'estate 2021 perfeziona il trasferimento di Lukaku al Chelsea per 115 milioni di euro, facendo segnare la cessione più remunerativa di sempre per l'Inter e in assoluto per un club italiano, superando in questo caso il precedente record di Pogba. Nella stagione 2021-2022 arrivano altri due trofei, la Supercoppa italiana e la Coppa Italia. Il 2 luglio 2021 viene premiato dalla Regione del Veneto con il Leone d'oro per lo Sport, riconoscimento patrocinato dal CONI e dal Comitato Italiano Paralimpico, per i meriti professionali raggiunti. Ruoli istituzionali Dal 1995 è membro dell'Associazione Direttori Sportivi (A.DI.SE) come consigliere e, dal 10 aprile 2017, ne è il presidente. È inoltre vicepresidente del Consiglio Direttivo del Settore Tecnico della FIGC. Nel 2014 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano, nella categoria dirigente sportivo. LNP 2005: membro commissione studi diritti TV ed economici 1998-2002: membro commissione marketing ADISE (Associazione Direttori Sportivi) 1995-2017: consigliere 2017-oggi: presidente FIGC Membro del comitato d'assistenza Vicepresidente del consiglio direttivo del settore tecnico Carriera in sintesi 1978-1979: Varese - Direttore settore giovanile 1979-1986: Varese - Direttore generale 1987-1990: Monza - Direttore generale 1990-1993: Como - Direttore generale 1993-1995: Ravenna - Direttore generale 1995-2000: Venezia - Direttore generale 2000-2002: Atalanta - Direttore generale 2002-2004: Sampdoria - Direttore generale 2004-2010: Sampdoria - Direttore generale e amministratore delegato 2010-2018: Juventus - Direttore generale e amministratore delegato dell'area sportiva 2018-presente: Inter - Amministratore delegato dell'area sportiva -
LUCA MARRONE Strana storia quella di Luca Marrone, talentuoso centrocampista cresciuto nel vivaio juventino: sballottato dai vari allenatori dal ruolo di centrocampista a quello di difensore centrale e bersagliato dagli infortuni, il ragazzo torinese (è nato, infatti, nella capitale sabauda il 28 marzo 1990) non è mai riuscito a sfondare come le doti avute in regalo da Madre Natura gli avrebbero permesso.Comincia giocare a calcio dall’età di cinque anni nel Lascaris per poi passare al settore giovanile della Juventus. Fa tutta la trafila, iniziando dai Pulcini fino alla Primavera. Ciro Ferrara, allenatore della compagine bianconera e da sempre attento ai giovani, non si lascia sfuggire l’occasione per farlo esordire Serie A: Marrone veste la sua prima maglia juventina il 23 agosto 2009, nella partita contro il Chievo vinta per 1-0, grazie a una perfetta incornata di Iaquinta su preciso cross del brasiliano Diego. Nemmeno un mese dopo, subentra nel match contro il Livorno, per la sua seconda e ultima presenza in quel campionato. Luca, infatti, ritorna diligentemente nella Primavera, con la quale vince il Torneo di Viareggio.Nell’estate del 2010 passa in prestito al Siena, dove trova Antonio Conte come allenatore. Nella città del Palio riesce a segnare la prima rete fra i professionisti, nel pareggio contro il Vicenza per 2-2. Conquistata la promozione in Serie A, Marrone ritorna a Torino, insieme allo stesso Conte. Il mister leccese crede in lui e lo schiera nelle partite di Coppa Italia. Non solo, il 21 gennaio 2012 a Bergamo, subentrando a Pepe, fornisce l’assist per il gol del 2-0 di Giaccherini, che dà alla Juventus il titolo di Campione d’Inverno. «Marrone, che sta crescendo in maniera egregia, con grande umiltà, può sostituire Pirlo», dice Conte dopo la partita.L’Atalanta gli porta fortuna, tanto è vero che il 13 maggio, con il tricolore già conquistato una settimana prima a Trieste contro il Cagliari, ha la grandissima soddisfazione di realizzare il suo primo gol in Serie A, con un tiro potente scagliato all’incrocio dei pali, grazie a un assist di tacco da parte di Marco Borriello. «È dall’età di cinque anni che sogno un momento come questo – ammette emozionato – fare gol sotto la curva è il massimo. La dedica è per tutti i nostri tifosi, la mia fidanzata e la mia famiglia. Cosa mi ha detto Conte dopo il gol? Veramente non ho capito bene, gli ho detto solo “sì, sì”. Più avanti mi spiegherà. Non smetterò mai di ringraziare Del Piero. Oltre a uno spessore umano impressionante, ha sempre un consiglio importante per noi giovani. Mi piacerebbe giocare di più, per crescere e maturare. È bellissimo essere alla Juve, ma qui si fatica a trovare spazio. Io vice-Pirlo? No, Andrea è un altro tipo di giocatore. Il club e il mister decideranno cosa è meglio per me». Sintetizza Conte: «Il gol è il giusto premio alla sua grande crescita calcistica».Durante la preparazione per la stagione 2012-13, Conte lo prova spesso nel ruolo di vice Bonucci come difensore centrale. In questo ruolo, causa l’assenza di Chiellini infortunatosi ai Campionati Europei, Luca riesce a collezionare qualche presenza in più dell’anno precedente, esordendo anche in Coppa dei Campioni contro il Celtic. Ancora l’Atalanta nel suo destino: 16 dicembre 2012, si gioca allo Stadium e, dopo pochi minuti, un suo errato retropassaggio a Buffon mette Denis solo davanti al portierone juventino il quale, da par suo, respinge il tiro dell’attaccante orobico, salvando così la porta bianconera e lo stesso Luca. Poi, grazie alle reti di Vučinić, Marchisio e Pirlo, la Juventus si aggiudicherà agevolmente la partita. 13 presenze per lui alla fine della stagione e secondo scudetto messo in bacheca.Nell’estate successiva la Juventus e il Sassuolo stipulano un accordo per il trasferimento di Luca alla squadra emiliana in comproprietà (per la metà del cartellino di Domenico Berardi). Il 20 giugno 2014 le due società rinnovano la partecipazione del cartellino. Stagione 2014-15: Marrone ritorna nuovamente alla Juventus ma, a causa di vari problemi muscolari, è costretto a saltare in pratica tutta la stagione, non riuscendo mai a scendere in campo. Nell’estate del 2015 viene ceduto in prestito al Carpi, neo promosso in Serie A.LUCA MOMBLANO, “HURRÀ JUVENTUS” NOVEMBRE 2012Quattordici anni di Juventus, eppure essere così giovane (ventidue anni) da avere davanti un futuro in gran parte tutto da scrivere. Luca Marrone, torinese purosangue e bianconero doc, è questo e tanto altro: calcio, famiglia, tecnica, umiltà e crescita esponenziale settimana dopo settimana. Un modello esemplare in piena linea con i parametri di un club che non lascia mai nulla al caso. E siamo soltanto all’inizio. Ne è consapevole anche il ragazzo, che affronta il dialogo che va dagli inizi del suo rapporto personale con la Vecchia Signora fino alla stretta attualità, per poi sfociare nel futuro prossimo. Con i tempi verbali e la schiettezza non ha alcun problema, Luca Marrone. Un po’ come con i tempi di gioco, le geometrie, il senso tattico e «... il lancio, una delle mie doti principali che posso mettere in bella mostra anche e soprattutto giocando quei dieci metri più indietro, da centrale difensivo nella retroguardia a tre».Insomma, nel suo piccolo si tratta già di un grande maestro di calcio. È sufficiente ascoltare la chiarezza delle sue parole, che giocoforza, iniziano da quel lontano 1998. «Ricordo come fosse ieri i primi allenamenti con la Juventus allo stadio Comunale. Eravamo un’orda di ragazzini, tantissimi, io proveniente dal Lascaris di Pianezza, società nella quale ho mosso i primissimi passi. Peni, il mio primo allenatore in bianconero, e soprattutto le immagini di quando passavamo accanto a idoli come Zidane e Del Piero».Sono fotogrammi, ma gli occhi di Marrone, già chiari e brillanti di loro, trasformano queste memorie in un film tanto intimo quanto simbolico. Era ancora presto per immaginare un vero passaggio di consegne, in mezzo c’è, infatti, tutta una trafila tra settore giovanile bianconero e le varie Nazionali under. Fino all’ultimo anno con la Primavera, quando Marrone è già uno dei talenti del vivaio juventino. Luca ricorda eccome, e rivela il salto nel mondo delle prime squadre: «La Primavera era una vetrina importante, già si sentivano alcune pressioni e alcune aspettative. Ma tutto sommato è una categoria nella quale si gioca insieme e contro ai pari età. Il salto nel calcio adulto sta nel trovarsi al fianco a calciatori esperti. In questo senso l’anno a Siena è stato assolutamente fondamentale anche seguendo i consigli dei compagni più navigati uno su tutti Vergassola che è stato sempre molto prodigo di suggerimenti che mi hanno aiutato a crescere ulteriormente».E poi spunta la figura di Antonio Conte, l’allenatore di allora e di oggi, colui che in Marrone ha sempre creduto ottenendo le giuste risposte del campo: «Sì, è vero – ammette il centrocampista titolare della Nazionale Under 21 passata dalle mani di Ciro Ferrara a quelle di Devis Mangia – il mister è stato decisivo per la mia permanenza in questi due anni. In questo senso non ho assolutamente rimpianti: sono Campione d’Italia e giocare 10 partite nella Juventus vale più che giocarne 30 altrove!».Non è un segreto che per questo ragazzo si siano fatte avanti tantissime società, anche di ottimo livello. Ma Torino è sempre Torino. Fascino, storia, blasone. Tanto più per lui che vive ancora con la famiglia («Il vantaggio rispetto a giocare fuori piazza è che qui a casa sono certamente più coccolato», dice Marrone, il quale tiene a ricordare quanto possa contare per la stabilità anche il suo fidanzamento che dura ormai da più di tre anni). Della città conosce ogni angolo pur allineandosi alle evidenti necessità di una rigorosa vita da atleta.Fuori dal campo Marrone resta il ragazzo semplice ma determinato, di sempre. Grande appassionato di musica rap e hip-hop sia italiana che internazionale, Luca è anche un curioso di natura, apparentemente timido, in realtà lucido e intelligente. Considerazioni che fanno tornare il discorso dritto dritto al rettangolo di gioco e alla parziale trasformazione, che poi in realtà è l’ennesima bella scoperta del nuovo corso bianconero, relativa al ruolo. Perché ora per tutti i cronisti Marrone è il difensore del futuro, mentre il presente racconta di un calciatore che è già una realtà a 360 gradi. Sul discorso, lo stesso protagonista non ha alcuna remora ad approfondire il ragionamento, anzi: «Centrocampista o difensore? Nessun problema. L’importante è cogliere le differenze tra le due posizioni e metterle in atto. Diciamo che in mezzo al campo hai meno tempo per pensare e si corre generalmente molto di più, ma quando sei l’ultimo uomo prima del portiere sai che non puoi e non devi sbagliare. Devi essere più intelligente nel gestire e leggere le giocate e cambiano le responsabilità, per certi versi direi che aumentano. E se capita, io me le assumo volentieri».Niente paura. Piuttosto, sagacia e coraggio da vendere. Già da subito, quando al primo allenamento a Bardonecchia nell’estate 2011 vede per la prima volta all’opera il Professore: «Non vedevo l’ora conoscerlo da vicino, Andrea Pirlo. Strepitoso, addirittura meglio di quanto potessi immaginare. Un grande uomo, oltre che simpatico, anche dentro lo spogliatoio. Ho un ottimo rapporto con lui, qualche volte siamo anche usciti insieme. Forse, però, il compagno con cui ho più feeling è Lichtsteiner che divide la stanza con me. Gli tocca sopportarmi».E viceversa, magari. In fondo si tratta di un connubio tra professionisti esemplari. L’uno, l’elvetico, in gol alla primissima dello Juventus Stadium in quello storico Juve-Parma 4-1; l’altro, il torinese, in rete nell’ultimissima in casa contro l’Atalanta in occasione della strepitosa festa-scudetto servita in una Torino entusiasta. Ed è qui che inevitabilmente si apre anche il capitolo relativo alle grandi emozioni personali, che poi sono anche le soddisfazioni per le quali si suda negli allenamenti quotidiani. Marrone, infatti, non ha dubbi: «Il gol nel giorno dell’entusiasmo generale, nel giorno dell’ultima con noi di capitan Del Piero, è stato qualcosa di indescrivibile che porterò dentro di me per sempre. Devo dire però che anche l’esordio stagionale in Coppa Italia nella gara interna contro il Bologna mi ha fatto vivere sensazioni speciali: ci ho messo un po’ a sciogliermi, ma credo di aver subito disputato un’ottima gara».Infine il classico messaggio ai tifosi e un auspicio autoreferenziale. Ligio e puntuale, Marrone. Sguardo di ghiaccio e parole mai banali: «A chi ci sostiene chiedo di continuare a starci vicini perché per noi è fondamentale sentire il loro supporto. A me stesso auguro di trovare sempre maggior spazio continuando a dimostrare di poter stare in questo gruppo, in questo grande club chiamato Juventus». Detto così, c’è da credergli. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/luca-marrone.html
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LUCA MARRONE https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Marrone Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 28.03.1990 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010, dal 2011 al 2013 e dal 2014 al 2015 Esordio: 23.08.2009 - Serie A - Juventus-Chievo 1-0 Ultima partita: 11.05.2013 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 23 presenze - 1 rete 3 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Luca Marrone (Torino, 28 marzo 1990) è un calciatore italiano, difensore o centrocampista del Lecco. Luca Marrone Marrone al Monza nel 2022 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Squadra Lecco Carriera Giovanili 1995-1998 Lascaris 1998-2010 Juventus Squadre di club 2009-2010 Juventus 2 (0) 2010-2011 → Siena 18 (1) 2011-2013 Juventus 21 (1) 2013-2014 Sassuolo 15 (0) 2014-2015 Juventus 0 (0) 2015-2016 → Carpi 9 (1) 2016 → Verona 12 (0) 2016-2017 → Zulte Waregem 15 (0) 2017-2018 → Bari 33 (1) 2018-2019 Verona 23 (0) 2019-2021 Crotone 52 (3) 2021-2023 Monza 20 (0) 2023- Lecco 0 (0) Nazionale 2006-2007 Italia U-17 4 (0) 2007 Italia U-19 1 (0) 2009-2013 Italia U-21 32 (1) Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Israele 2013 Caratteristiche tecniche Centrocampista centrale abile nel recuperare palloni e nel reimpostare l'azione, è anche dotato di un buon tiro. Predilige il ruolo di regista basso davanti alla difesa, tuttavia può essere utilizzato all'occorrenza con buoni risultati anche come difensore centrale. Carriera Club Juventus Inizia giocare a calcio dall'età di 5 anni nel Lascaris, per poi passare al settore giovanile della Juventus. Fa tutta la trafila nelle squadre giovanili, iniziando dai Pulcini fino alla Primavera. Nel febbraio 2009 vince, con la formazione Primavera, il Torneo di Viareggio, ripetendosi nell'annata successiva. Nella stagione 2009-2010 viene aggregato alla prima squadra. Il 23 agosto 2009, a 19 anni, esordisce in Serie A allo Stadio Olimpico in Juventus-Chievo (1-0), dove rimedia anche il suo primo cartellino giallo dopo pochi secondi. La sua seconda presenza arriva il 19 settembre contro il Livorno (2-0). Siena Il 1º luglio 2010 passa in prestito al Siena, in Serie B, in uno scambio che porta in Toscana anche il compagno di squadra Ciro Immobile. Esordisce con la maglia senese il 18 settembre 2010 contro l'Atalanta, venendo sostituito al 76' minuto di gioco, partita vinta 1-0 con gol di Salvatore Mastronunzio. Una settimana dopo gioca tutti i novanta minuti contro il Piacenza, sfida vinta 1-0. Segna il suo primo gol in Serie B l'8 dicembre 2010 nel recupero della 14ª giornata contro il Vicenza, gara terminata 2-2. Ottiene 18 presenze e contribuisce alla promozione del Siena in Serie A, grazie al secondo posto in campionato. Ritorno alla Juventus Marrone a Châtillon nel 2013. Terminato il prestito ritorna alla Juventus per la stagione 2011-2012, dove ritrova Conte come allenatore. Il 21 gennaio 2012, nella partita contro l'Atalanta, subentra a Simone Pepe nella ripresa e fornisce l'assist per il gol del 2-0 di Giaccherini, che dà alla squadra bianconera il simbolico titolo di campione d'inverno. Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera con una giornata d'anticipo, nella partita giocata sul campo neutro di Trieste contro il Cagliari e vinta 2 a 0, in concomitanza con la vittoria dell'Inter contro il Milan per 4 a 2. Il 13 maggio, nell'ultima partita di campionato giocata in casa contro l'Atalanta, mette a segno il suo primo gol in Serie A, con un tiro potente scagliato all'incrocio dei pali, grazie a un assist di tacco da parte di Marco Borriello. La stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana allo Stadio nazionale di Pechino, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Durante la preparazione estiva, il tecnico Antonio Conte lo prova spesso nel ruolo di vice-Bonucci come difensore centrale. In questo ruolo, data l'assenza di Chiellini per un infortunio avvenuto durante gli Europei, esordisce durante la prima giornata di campionato, contro il Parma (vinta 2-0). Il 6 marzo 2013 colleziona la sua prima presenza in Champions League, giocando da titolare il ritorno degli ottavi di finale contro il Celtic allo Juventus Stadium (2-0). Il 5 maggio successivo, grazie al successo interno della Juventus sul Palermo per 1-0, vince – con tre giornate d'anticipo – il secondo scudetto consecutivo. Sassuolo e secondo ritorno alla Juventus Il 2 settembre 2013 la Juventus e il Sassuolo stipulano un accordo per il trasferimento del calciatore alla società neroverde in comproprietà (per la metà del cartellino di Domenico Berardi). Il club emiliano acquisisce la metà del cartellino del calciatore, valutato complessivamente 9 milioni di euro. Esordisce il 20 ottobre, nella partita casalinga contro il Bologna, dove i neroverdi raccolgono anche il loro primo successo assoluto in massima serie. Il 20 giugno 2014 Juventus e Sassuolo rinnovano la partecipazione del cartellino. Il 3 luglio seguente la Juventus comunica di aver riscattato l'intero cartellino per 5 milioni di euro, pagabili in tre anni. A causa di vari problemi fisici, Marrone è tuttavia costretto a saltare praticamente tutta la stagione, nella quale non ottiene nessuna presenza in gare ufficiali. Carpi, Verona, Zulte Waregem e Bari L'8 luglio 2015 passa in prestito fino a fine stagione al Carpi. Segna il suo primo gol con la sua nuova maglia il 28 ottobre 2015 nella sconfitta contro il Frosinone. Dopo diversi problemi con i tecnici del Carpi, decide di cambiare e passa ancora in prestito fino a fine stagione al Verona. Nella partita di campionato del 7 febbraio 2016 contro l'Inter, finita 3-3, Marrone è l'unico giocatore negli ultimi 10 anni ad aver fornito tre assist da palla ferma (due corner e una punizione) in una singola partita. Il 30 agosto 2016 viene ufficializzato dalla Juventus il trasferimento in prestito annuale allo Zulte Waregem, squadra che milita nella massima serie belga. Il 18 marzo 2017 vince la Coppa del Belgio. Il 26 agosto 2017 il Bari comunica il trasferimento in prestito del giocatore. Segna il suo primo gol con la maglia del Bari il 24 febbraio 2018 nella trasferta vittoriosa di Terni per 1-2. Ritorno al Verona, Crotone e Monza Il 4 agosto 2018 viene ufficializzato il suo trasferimento al Verona, in prestito oneroso con obbligo di riscatto, facendo così ritorno dopo due anni nella società scaligera. Il 29 agosto 2019 viene ceduto in prestito al Crotone. Il successivo 30 novembre segna il suo primo gol con i pitagorici, nella partita col Cittadella, finita 1-1. A fine anno, dopo avere conseguito la promozione in Serie A, viene riscattato dal club calabrese. Giocherà poi 21 partite nel massimo campionato terminato con la retrocessione degli squali. Il 31 agosto 2021, a 46 secondi dalla fine della sessione di calciomercato, viene acquistato dal Monza in Serie B. Il 29 maggio 2022 segnerà il gol decisivo del 3-3 nel ritorno della finale play-off di Serie B contro il Pisa, che deciderà la prima storica promozione in A dei brianzoli. Al termine della stagione 2022-2023 rimane svincolato. Lecco Il 30 agosto 2023 firma un accordo fino al 30 giugno 2025 con il Lecco, neopromosso in Serie B. Nazionale Tra le nazionali giovanili ha giocato con l'Under-17 e l'Under-19. Il 13 ottobre 2009 esordisce nella nazionale Under-21, con il tecnico Casiraghi, entrando nel secondo tempo della partita Italia-Bosnia ed Erzegovina (1-1), valida per le qualificazioni all'Europeo 2011. Il 3 marzo 2010 segna il suo primo gol con l'Under-21 nella partita Italia-Ungheria (2-0) disputata a Rieti. Dopo la mancata qualificazione per l'Europeo 2011, causa l'eliminazione nel play-off contro la Bielorussia, Marrone diventa uno dei giocatori più esperti del centrocampo nel nuovo ciclo guidato inizialmente da Ciro Ferrara e poi da Devis Mangia, tanto da indossare la fascia di capitano della Nazionale Under-21. Il 27 maggio 2013 viene incluso dal tecnico Devis Mangia tra i 23 convocati che prenderanno parte all'Europeo Under-21 in Israele. poi perso in finale contro la Spagna per 2-4. Dal 10 al 12 marzo 2014 è stato convocato dal CT della Nazionale maggiore Cesare Prandelli per uno stage organizzato allo scopo di visionare giovani giocatori in vista dei Mondiali 2014. Vita privata Il 10 giugno 2017 si sposa a Racconigi con Astrid Prete. La coppia ha due figli: Diletta, nata nel 2018 e Riccardo nato nel 2020. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2009, 2010 Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Coppa del Belgio: 1 - Zulte Waregem: 2016-2017
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DIEGO ENRICA TARCHI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL GIUGNO 2009 Per qualcuno il suo nome ha cominciato a essere più di un titolo di giornale la sera del 9 dicembre. Al Weserstadion di Bremen, il Werder batte l’Inter, facendo vacillare le certezze europee dei nerazzurri e garantendosi la qualificazione in Champions League. Diego Ribas da Cunha non segna, ma gioca come sa. Passano pochi mesi e la curiosità degli juventini cresce con l’aumentare dei titoli dei giornali, sempre più insistenti su un possibile futuro bianconero del ragazzo di Ribeirão Preto. Il 18 febbraio, il Werder incrocia sulla sua strada europea l’altra milanese. Diego segna, ma la qualificazione al turno successivo arriva otto giorni dopo, a San Siro: un 2 a 2 in cui il giovanotto disegna palloni perfetti per Pizarro, che soffoca le ambizioni del Milan. Una partita, quella di Diego, che convince i tifosi della Juventus. I dirigenti, invece, non avevano già dubbi. Nei quarti di Uefa, infine, l’incrocio con l’Udinese. Tra il 9 e il 16 aprile va in scena il gran finale della personale sfida di Diego contro le italiane: due doppiette che rendono felici i tifosi del Werder tanto quanto i dirigenti della Juventus, ormai vicini a finalizzare l’accordo con il giocatore. Il contratto, firmato poco più di un mese dopo (il 26 maggio), e arrivato al termine di un negoziato complesso, durante il quale Blanc e Secco hanno dovuto vincere la concorrenza di altri grandi club. D’altronde, Diego è un fenomeno, uno di quei giocatori che fanno impazzire il pubblico con giocate di alta qualità e classe. Una star sul terreno di gioco, a cui fa da contraltare un atteggiamento da ragazzo semplice fuori dal campo. Non il classico “duro”, ma un ragazzo che parla tanto di vittoria, ma anche di “carinho” (affetto), quello di cui ha bisogno nel suo rapporto con il pubblico, che, più lo coccola, più gli dà la carica per continuare a essere quello che è: il giocatore che fa la differenza, l’asso imprevedibile dal quale ti puoi aspettare giocate spettacolari, pennellate per i compagni e gol d’autore. Campione nel suo paese a soli 17 anni, età in cui già vantava le prime convocazioni nella Nazionale brasiliana, ha vissuto una parentesi vittoriosa, ma con qualche ombra a titolo personale, in Portogallo, prima di essere adottato dalla Bundesliga dove ha raccolto successi, consensi e “carinho”, appunto. E in Italia, alla Juventus, è convinto che sarà ancora meglio, perché, da quello che gli hanno raccontato, la passione per il calcio si avvicina molto a quella che si respira nel suo paese d’origine. – Da tanto tempo si parla di Diego alla Juventus. «Sono passati più di due anni da quando ho percepito che la Juventus era interessata a me. Infatti, da allora ho cominciato a seguire con più interesse le vicende del club, a documentarmi. Sapere che una delle società storiche del calcio mondiale è interessata a te, ti riempie di orgoglio e ti dà motivazioni ancora maggiori». – Prima di cominciare a documentarti, cosa sapevi della tua nuova squadra? «Che ha oltre 14 milioni di tifosi in Italia e tanti altri nel mondo, che ha un pubblico molto affezionato e che c’è una grande passione intorno a questa squadra. Il giorno in cui sono arrivato a Torino per le visite mediche e per firmare il contratto, mi ha fatto effetto incontrare la gente per strada e sentirmi dire: “Bravo” oppure “Siamo contenti che tu venga alla Juventus”. Mi ha fatto piacere scoprire da subito l’affetto dei tifosi». – Conoscevi già qualcuno alla Juventus? «L’unico giocatore che ho conosciuto della Juventus è il mio connazionale Amauri, ma solo via telefono. Ci hanno messi in contatto amici comuni e grazie a lui ho cominciato a entrare nel clima bianconero. Mi ha raccontato tante belle cose. Ora sono impaziente di incontrarlo anche di persona. Per il resto è un mondo tutto nuovo». – Con i tuoi connazionali di altre squadre hai mai parlato del calcio italiano? «Sì, ne ho parlato con i miei amici Kakà, Pato, Julio Cesar, Maicon e Julio Batista. Mi hanno parlato molto bene del calcio italiano e del clima che si respira qui da voi». – Cosa ti hanno detto in particolare i tuoi connazionali? «Che ci si trova bene perché gli italiani vivono il calcio in modo molto passionale, quasi come in Brasile. Ti senti importante e questo ti dà una motivazione in più. In Germania c’è invece molto rispetto, nel senso che il calcio piace, ma i tifosi sono più riservati». – Che differenza hai riscontrato tra i campionati in cui hai giocato (brasiliano, portoghese e tedesco)? Quale ti si adattava di più? «Sono brasiliano e porto con me le caratteristiche tipiche del calcio del mio paese, cioè un calcio libero, allegro e creativo. Il Portogallo ha qualcosa del calcio brasiliano, forse anche per la vicinanza culturale dei due paesi, ma è più condizionato dalla tecnica europea. In Germania è un gioco più serio, tecnico e di forza. Ho imparato ad adattarmi a tutti i campionati in cui ho giocato, quindi sono sicuro che mi troverò a mio agio anche in Italia, dove le squadre giocano molto chiuse e c’è bisogno di creatività per arrivare al gol». – Cosa ne pensi del campionato italiano? «Lo ammiro molto, è uno dei più importanti del mondo e lo seguo fin da quando vivevo in Brasile. Giocarci è la realizzazione di un sogno, lo stesso che hanno tanti ragazzini del mio paese che oggi seguono la mia carriera. Sono felice, motivato e non vedo l’ora di andare in campo con la maglia della Juventus». – Torniamo alla Germania, dove nel 2007 sei stato nominato miglior giocatore dell’anno. «È stata una bella soddisfazione, come lo è stato vedere un mio gol premiato come il migliore della stagione. Tra l’altro quello è anche il mio gol preferito in assoluto, al momento, ovviamente! Si tratta di una rete segnata da 60 metri, non è proprio una cosa da tutti i giorni… Fu contro l’Alemannia Aachen». – C’è qualche altro ricordo piacevole che ti lega al Werder Brema? «Moltissimi. Se rimaniamo in tema di gol, quello fatto al Bayern Monaco, nel primo confronto a cui ho partecipato. In questo caso lo ricordo soprattutto per l’importanza della partita. Poi i successi ottenuti e il modo in cui mi hanno fatto diventare un idolo, anche per i bambini». – Avevi un soprannome? «Quello che ricordo più volentieri è il primo, proprio appena arrivato: “werderdona”, un mix tra Werder e Maradona! Poi mi piace ricordarne anche di più semplici, come SuperDiego e DiegoShow. Come vedete, non dimentico nulla, perché in Germania ho vissuto tre anni bellissimi, fondamentali anche per la mia carriera». – Che effetto ti ha fatto sentirti paragonato a Maradona? «È sempre piacevole essere paragonato a un giocatore che ha fatto cose straordinarie, anche se come paragone mi è sembrato un po’ inusuale, vista la rivalità non solo sportiva che esiste tra il mio paese e l’Argentina». – Dal clima del tuo paese alla Germania, passando per il Portogallo. Ti eri ambientato con facilità? «Sì, anche se l’inverno effettivamente è molto rigido e ammetto che per un brasiliano non è facile. Io pensavo solo a giocare e mi sono trovato subito bene perché vivevo in un ottimo ambiente, dove sono sempre stato trattato bene e messo a mio agio. Sentivo l’affetto delle persone con cui lavoravo e con cui avevo a che fare». – La famiglia era al tuo fianco? «Vivevo da solo, ma ho una famiglia molto numerosa, composta da mamma, papà, due sorelle e un nipotino. Diciamo che ogni quindici giorni c’era sempre qualcuno con me, compresa la mia fidanzata». – Oltre a te, c’è qualche altro calciatore in famiglia? «No, mio papà, che mi cura gli interessi, non ha mai giocato. Il mio nipotino è ancora piccolo, ma non si sa mai…». – I tuoi amano venire allo stadio? «Certo, vengono a vedere le partite, indossando anche la maglia con il mio nome». – A parte la consacrazione avvenuta in Germania, quando hai iniziato a diventare un idolo dei tifosi? «Nel Santos, perché ho iniziato a giocare in prima squadra a 16 anni e a 17 ho vinto il mio primo titolo e conquistato la maglia della Nazionale». – Preferisci essere apprezzato per i tuoi gol per la capacità di creare gioco? «Per tutte e due! (sorride) Sono un centrocampista con caratteristiche offensive, mi piace orchestrare il gioco, attaccare e cercare la via del gol. Penso che una caratteristica dei giocatori brasiliani sia proprio giocare in modo creativo. Se a questa sommi una buona preparazione fisica e tattica, far gol e vincere hai raggiunto l’obiettivo». – Parliamo della tua esperienza al Porto. «Il primo anno è andato tutto bene, abbiamo anche vinto la Coppa Intercontinentale. Poi ho avuto alcuni problemi con l’allenatore, per tre mesi ho giocato poco, e sono partito: destinazione Werder». – E lì c’è stata la tua rinascita. «Non la chiamerei così, piuttosto una buona opportunità per tornare a dimostrare le mie qualità, nelle quali io stesso credevo e che anche il pubblico conosceva. Purtroppo, come capita a tanti giocatori, si può non essere apprezzati da qualcuno e in questi casi è meglio cambiare». – A proposito di buone opportunità, eccone una: la Juventus. «E che opportunità! Sono qui per vincere, sicuro che questa squadra, formata da giocatori di qualità, ha tutte le carte in regola per farlo. Noi punteremo a vincere, a “ganhar”, in tutte le competizioni». 〰.〰.〰 Veste la maglia con il numero 28 e debutta ufficialmente con i bianconeri il 23 agosto 2009, alla prima giornata di campionato, contro il Chievo, fornendo l’assist per la rete decisiva di Iaquinta. Segna i suoi primi gol in maglia bianconera in Roma-Juve del 30 agosto. Si ripete contro l’Atalanta, il Bologna e la Fiorentina. È inserito nella lista dei candidati per il Pallone d’Oro, e anche in quella per il Fifa World Player insieme a Buffon. Debutta in Coppa Italia il 13 gennaio 2010, in occasione degli ottavi di finale, in Juventus-Napoli, vinta 3-0 dai bianconeri, in cui segna il gol di apertura. Realizza anche la rete del momentaneo vantaggio sull’Inter, nei quarti di finale di Coppa Italia. In totale, 47 presenze e 7 realizzazioni. Infatti, nonostante questi numeri, la stagione di Diego è ampiamente negativa. È sicuramente un giocatore dalle grandi qualità tecniche, ma poco adattabile al calcio italiano. Infatti, le sue giocate sono spesso in orizzontali e sono rare le verticalizzazioni per i compagni smarcati in profondità. In più, dimostra di essere tutt’altro che un leader, difettando di personalità. Non sono rare le occasioni nelle quali, vicino alla porta avversaria, preferisce passare la palla a un compagno, anziché tirare in rete. Certo, la stagione disastrosa della Juventus non lo aiuta, ma nonostante sia spesso messo in condizione di giocare secondo il suo istinto, non è mai in grado di prendere per mano la squadra e condurla alla vittoria. Anzi, il suo rigore fallito contro il Bari, è un segnale quasi di resa. Possiamo dire che il vero Diego lo si è visto nelle prime tre partite di campionato: troppo poco per un giocatore considerato uno dei più forti del mondo (e pagato quasi 25 milioni di euro) che avrebbe dovuto assicurare il salto di qualità alla Juventus. «Non mi aspettavo di vivere momenti duri come quelli per cui siamo passati. Non me lo aspettavo io, non se lo aspettavano i compagni, non se lo aspettavano i tifosi. La qualità dei giocatori è altissima. Un po’ di difficoltà all’inizio sono inevitabili, ma a quanto pare il problema più grosso non erano i singoli. Era l’insieme. Difficile dire con precisione cosa non abbia funzionato. Probabilmente non abbiamo lavorato abbastanza come squadra. Non si può dire che non ci abbiamo provato, però non ci abbiamo provato insieme. La cosa strana è che fuori dal campo siamo un gruppo ben affiatato». Così, con l’arrivo di Delneri (che con il suo 4-4-2 non prevede l’utilizzo del trequartista), il 27 agosto 2010, la Juventus comunica di aver perfezionato l’accordo con il Wolfsburg per la sua cessione a titolo definitivo. «Se ho fallito alla Juve? Ho pagato io per tutti – dirà tempo dopo – in Europa puoi avere alti e bassi, anche a seconda di dove giochi. Alla Juventus, avevo più responsabilità degli altri, difatti era la Juve di Diego, anche per via del contratto, di quanto ero costato. Ho giocato tanto, come titolare e non era affatto male. Ma mancavano i risultati e allora si guardava all’investimento fatto con me. Non siamo stati in grado di vincere, di ambire alla Champions. Il tifoso italiano è “fanatico” e molto esigente Lo prendo come un periodo che mi è servito per crescere». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/09/diego.html
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DIEGO https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Ribas_da_Cunha Nazione: Brasile Luogo di nascita: Ribeirao Preto Data di nascita: 28.02.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 73 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Esordio: 23.08.2009 - Serie A - Juventus-Chievo 1-0 Ultima partita: 19.08.2010 - Europa League - Sturm Graz-Juventus 1-2 47 presenze - 7 reti Copa America 2004 e 2007 con la nazionale brasiliana Diego Ribas da Cunha, conosciuto come Diego (Ribeirão Preto, 28 febbraio 1985), è un calciatore brasiliano, centrocampista del Flamengo. Diego Diego con la maglia del Fenerbahçe nel 2014 Nazionalità Brasile Altezza 173 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Flamengo Carriera Giovanili 1997-2004 Santos Squadre di club 2001-2004 Santos 64 (21) 2004-2006 Porto 49 (4) 2006-2009 Werder Brema 84 (38) 2009-2010 Juventus 47 (7) 2010-2011 Wolfsburg 30 (6) 2011-2012 → Atlético Madrid 30 (3) 2012-2014 Wolfsburg 46 (13) 2014 → Atlético Madrid 13 (1) 2014-2016 Fenerbahçe 53 (5) 2016- Flamengo 144 (26) Nazionale 2008 Brasile olimpica 6 (2) 2003-2017 Brasile 34 (4) Palmarès Olimpiadi Bronzo Pechino 2008 Copa América Oro Perù 2004 Oro Venezuela 2007 Gold Cup Argento USA-Messico 2003 Biografia È nato a Ribeirão Preto, nello stato brasiliano di San Paolo, ma, avendo origini calabresi e ferraresi, il 16 marzo 2004 ha ottenuto la cittadinanza italiana. Caratteristiche tecniche Regista, trequartista o seconda punta, è dotato di una buona tecnica e visione di gioco. Tra i suoi punti di forza spiccano il dribbling e la precisione nei passaggi, caratteristiche che lo rendono un prezioso uomo-assist. È abbastanza abile anche nei calci piazzati. Nel 2001 è stato inserito nella lista dei migliori giovani calciatori stilata da Don Balón. Carriera Club Santos e Porto Entrato a far parte delle giovanili del Santos a 12 anni, debuttò con la prima squadra nel 2002, a 17 anni, nel torneo di Rio-San Paolo. Nello stesso anno vinse il campionato brasiliano rendendosi protagonista di ottime prestazioni, in particolare in coppia con Robinho. L'anno seguente sarebbe dovuto passare al Tottenham, ma il suo trasferimento nel club inglese fu annullato negli ultimi minuti di mercato dal presidente del Santos. Nel luglio 2004 passò al Porto, dove non venne impiegato con continuità e finì spesso in tribuna, non riuscendo a giocare ai livelli su cui si era espresso in Brasile. Con l'arrivo dell'allenatore olandese Co Adriaanse nel 2005, la situazione per Diego non migliorò, cosicché il giocatore decise di trovare un'altra squadra. Werder Brema Nel maggio 2006 venne acquistato dal Werder Brema per 6,3 milioni di euro - trasferimento record per il club tedesco -, che gli fece firmare un contratto fino al 2010. Poco dopo, il 5 agosto, disputò la sua prima partita nella finale di Coppa di Lega vinta 2-0 ai danni del Bayern Monaco, mentre alla prima giornata di campionato segnò il suo primo gol con la maglia del Werder contro lo Hannover 96: con delle ottime prestazioni venne quindi nominato miglior giocatore in Bundesliga dell'agosto 2006. In Champions League il Werder Brema terminò al terzo posto nel gruppo A delle fasi eliminatorie, passando quindi in Coppa UEFA dove raggiunse la semifinale battendo l'AZ Alkmaar nel quarti di finale, grazie al gioco creativo di Diego. Il 20 aprile 2007 Diego segnò contro l'Alemannia Aachen un gol da circa 63 metri, successivamente eletto il più bello dell'anno in Bundesliga. Al termine della stagione 2006-07 venne eletto miglior giocatore della Bundesliga dalla rivista Kicker, con oltre il 50% dei voti. Il Werder si piazzò terzo dietro lo Stoccarda campione e lo Schalke 04. Diego (a sinistra) e Naldo mentre festeggiano per la vittoria della Coppa di Germania Iniziò bene la stagione 2007-2008, distinguendosi per le ottime prestazioni. È stato fondamentale per il Werder nelle fasi eliminatorie della Champions League e nel ritorno del 3º turno dei preliminari la squadra batté la Dinamo Zagabria con due gol del fantasista brasiliano. Nella fase a gironi di Champions, il Werder Brema perse 2-1 col Real Madrid, tuttavia la performance di Diego destò l'interesse dell'allenatore madrileno Bernd Schuster. In aprile il Real Madrid cercò di contrattare con Diego, ma Klaus Allofs, general manager del Werder, respinse le trattative e Diego annunciò il suo desiderio di rimanere nel club tedesco, prolungando il suo contratto fino al 2011. Dopo il no al Real Madrid, il Werder affrontò in casa lo Stoccarda, campione in carica della Bundesliga e vinse 4-1 con Diego leader del centrocampo. Più avanti nella stagione, il Werder Brema conquistò uno storico 8-1 col Arminia Bielefeld, con Diego protagonista di tre assist e di un gol. Nella stagione 2008-2009 il Werder, non qualificatosi per le fasi a eliminazione diretta in Champions, raggiunge la finale di Coppa UEFA e Diego si rese protagonista realizzando reti al Milan, al Saint-Étienne, all'Udinese e all'Amburgo. Nella semifinale con l'Amburgo subì un'ammonizione e, essendo diffidato, saltò la finale di Istanbul per squalifica. Il 30 maggio, nella finale di Coppa di Germania, servì l'assist decisivo a Mesut Özil per il gol vittoria dell'1-0 ai danni del Bayer Leverkusen, aggiudicandosi, dopo la Coppa di Lega tedesca del 2006, il trofeo più importante nella sua esperienza tedesca e portando il Werder in Europa League. Juventus Diego in azione durante Bari-Juventus, 12 dicembre 2009 Il 26 maggio 2009 viene ufficializzato il passaggio del brasiliano alla Juventus per la stagione 2009-2010, per la cifra di 23 milioni di euro. Il 9 luglio viene presentato davanti ai tifosi a Pinzolo; veste la maglia numero 28. Esordisce nel campionato italiano il 23 agosto, nell'incontro Juventus-Chievo, fornendo a Iaquinta l'assist (da calcio di punizione) per la rete che decide la partita. Il 30 agosto, contro la Roma segna i primi gol in bianconero realizzando una doppietta nella gara vinta 3-1 dalla Juve. Al termine dell'anno solare viene inserito nelle liste per il Pallone d'Oro e per il FIFA World Player (insieme al compagno di squadra Gianluigi Buffon). Il 13 gennaio 2010 esordisce in Coppa Italia, segnando anche il primo gol della gara vinta 3-0 contro il Napoli: segna anche contro l'Inter nei quarti di finale, ma la Juventus viene sconfitta per 2-1. Autore, insieme a tutta la rosa juventina, che chiude il campionato a un deludente settimo posto, di una stagione negativa, lascia l'Italia dopo una sola annata. Wolfsburg e prestito all'Atlético Madrid Il 27 agosto 2010 viene ceduto a titolo definitivo al Wolfsburg per 15,5 milioni di euro. Il 28 agosto 2010 esordisce contro il Magonza alla Volkswagen-Arena e segna il suo primo gol. La squadra ospite vincerà per 3-4 rimontando il 3-0 iniziale. Il 5 febbraio 2011 è protagonista di un episodio curioso: nella partita contro l'Hannover 96 Diego insiste per calciare un rigore e lo "ruba" al compagno Patrick Helmes, colpendo però la traversa, quando la partita vedeva il Wolfsburg in svantaggio per 1-0. Questo episodio ha segnato poi la sconfitta finale ed una multa di 100.000 euro al giocatore brasiliano, nonché l'esclusione dalla partita successiva. In occasione del ritiro pre-partita contro l'Hoffenheim, Diego si allontanò improvvisamente dall'allenamento, rendendosi indisponibile per il match, e scatenando le ire dell'allenatore Felix Magath, che annunciò che Diego non sarebbe più partito titolare e in seguito sarebbe stato messo fuori rosa. Poco tempo dopo, infatti, è lo stesso Diego ad annunciare il divorzio dal Wolfsburg il 24 giugno, con il prezzo del cartellino del giocatore fissato a 10 milioni di euro. Il 4 agosto l'allenatore del Wolfsburg, in accordo con la società, comunica al giocatore che, nel caso dovesse rimanere, non verrebbe mai schierato sul terreno di gioco. Il 31 agosto 2011 passa in prestito all'Atlético Madrid. Fa il suo esordio in Liga BBVA con la squadra madrilena il 10 settembre 2011 in un match contro il Valencia. Segna il suo primo gol con la squadra spagnola nella partita di Europa League contro il Celtic FC, e il suo primo gol in campionato contro il Levante, nella partita vinta per 3-2. Il 9 maggio 2012 conquista con l'Atletico Madrid l'Europa League, nella finale di Bucarest contro l'Athletic Bilbao dove segna il gol del definitivo 3-0. Ritorno al Wolfsburg e nuovo prestito all'Atlético Madrid Dopo il prestito all'Atlético Madrid, Diego torna al Wolfsburg, dove gli viene assegnata la maglia numero 10. Nella prima parte di stagione colleziona 19 presenze e 6 reti tra campionato e coppa nazionale. Gioca altre 54 partite segnando 18 gol. Il 31 gennaio 2014 passa in prestito all'Atlético Madrid. Il 1º aprile 2014, con un tiro da fuori area all'incrocio dei pali, porta momentaneamente in vantaggio la sua squadra contro il Barcellona, nel quarto di finale di andata di Champions League, poi superato. La sua squadra vincerà il campionato e perderà la finale della Champions League. Al termine della stagione, l'Atletico Madrid decide di non riscattarlo, ed il giocatore fa quindi ritorno in Germania. Fenerbahçe L'11 luglio 2014 passa a titolo gratuito ai turchi del Fenerbahçe, firmando un contratto triennale. In Turchia vince una Supercoppa turca. Flamengo Dopo 12 anni, torna in Brasile per giocare con il Flamengo. Con i brasiliani vince due campionati Carioca (2017 e 2019), due campionato brasiliano (2019 e 2020/2020), una Coppa Libertadores (2019) e una Recopa Sudamericana (2020). Nazionale A 18 anni partecipa alla CONCACAF Gold Cup 2003 con la selezione Under-23; la manifestazione, riservata alle nazionali maggiori del Nord e Centro America, vide la partecipazione su invito della nazionale olimpica del Brasile, la quale, nonostante la notevole differenza di età e di esperienza nei confronti delle avversarie, riesce ad arrivare in finale, persa poi contro il Messico di Pavel Pardo. Diego segna due gol nella competizione, nelle partite contro l'Honduras (girone di qualificazione) e contro gli Stati Uniti (semifinale). Nel 2004 viene convocato in nazionale per la Coppa America, che si conclude con una vittoria della Seleção in finale contro l'Argentina, partita in cui Diego segnò uno dei tiri di rigore conclusivi. Al Porto non riuscì ad esprimersi a buoni livelli; così non venne convocato ai Mondiali di calcio 2006. In seguito alle buone performance e forte dei titoli ottenuti con il Werder Brema, Diego fu chiamato nuovamente dalla nazionale brasiliana nel mese di novembre per una partita amichevole con la Svizzera. Tre anni dopo la prima esperienza partecipa nuovamente alla Coppa America, mentre nel 2008 prende parte ai Giochi olimpici svoltisi a Pechino come fuoriquota. Palmarès Club Competizioni statali Campionato carioca: 4 - Flamengo: 2017, 2019, 2020, 2021 Competizioni nazionali Campionato brasiliano: 4 - Santos: 2002, 2004 - Flamengo: 2019, 2020 Supercoppa di Portogallo: 1 - Porto: 2004 Campionato portoghese: 1 - Porto: 2005-2006 Coppa del Portogallo: 1 - Porto: 2005-2006 Coppa di Lega tedesca: 1 - Werder Brema: 2006 Coppa di Germania: 1 - Werder Brema: 2008-2009 Campionato spagnolo: 1 - Atlético Madrid: 2013-2014 Supercoppa di Turchia: 1 - Fenerbahçe: 2014 Supercoppa del Brasile: 2 - Flamengo: 2020, 2021 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Porto: 2004 UEFA Europa League: 1 - Atlético Madrid: 2011-2012 Coppa Libertadores: 1 - Flamengo: 2019 Recopa Sudamericana: 1 - Flamengo: 2020 Nazionale Coppa America: 2 - Perù 2004, Venezuela 2007 Bronzo olimpico: 1 - Pechino 2008 Individuale Miglior giocatore della Bundesliga: 1 - 2007
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ANTONIO CANDREVA GIULIO SALA, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 2010 Antonio Candreva è arrivato alla Juventus il 20 gennaio scorso, dopo appena tre giorni faceva il suo esordio in bianconero, contro la Roma, e dopo otto giocava la sua prima partita da titolare, contro l’Inter in Coppa Italia. Il 21 febbraio a Bologna era già tempo di festeggiare il suo battesimo del goal, in A e nella Juve. Il 14 marzo concedeva il bis contro il Siena... Insomma, il suo impatto in bianconero è stato quello di un bulldozer. Da uno così, ti aspetteresti un atteggiamento spavaldo, ai limiti della strafottenza. Ed è qui che Candreva ti spiazza: perché se le sue qualità in campo sono sotto gli occhi di tutti, fuori dal rettangolo verde scopri un personaggio inatteso. Un ragazzo dal sorriso buono e dai modi così garbati che potrebbero essere scambiati per timidezza, mentre è solo buona educazione. Maria Antonietta e Marcello, i suoi genitori, hanno davvero fatto un lavoro egregio e ora Antonio può raccoglierne i frutti: grazie al suo modo di porsi è subito riuscito a farsi ben volere da tutti e questo, quando si affronta una sfida tanto imponente come il doversi meritare la conferma nella Juventus, è un primo importante passo verso il successo: «È grazie a loro se sono cresciuto così – racconta Antonio – e poi ha contato anche l’esperienza lontano da casa: a quattordici anni sono andato in convitto a Terni e stare a contatto con tanti ragazzi, di diverse regioni, mi ha aiutato a crescere più in fretta». – Già, la Ternana è stata il tuo trampolino di lancio… «Sì, dagli 8 ai 13 anni ho giocato nella Lodigiani. Poi il presidente Longarini acquistò la Ternana e volle portarvi alcuni ragazzi da Roma. I dirigenti parlarono con mio padre e gli manifestarono il loro interesse per me. I miei genitori mi spiegarono cosa mi aspettava, mi ricordarono che mi sarebbero comunque stati vicini, ma lasciarono a me la decisione finale. Io mi sentivo pronto per questa esperienza e accettai subito con entusiasmo». – Parlaci di quegli anni. «Inizialmente non è stato facile, c’erano ragazzi che si conoscevano già da qualche anno. Dopo un po’ riuscii a inserirmi bene, pur avendo cambiato scuola, abitudini, compagnie. Fu una bella avventura, anche perché ero circondato da coetanei che non mi hanno mai fatto avvertire la lontananza da casa. Ricordo che c’era un unico televisore e lo guardavamo tutti insieme. La famiglia non mi è mai mancata, eravamo una trentina di ragazzi ed era come vivere con tanti fratelli nella stessa casa. Qualcuno dei miei compagni di allora ce l’ha anche fatta a proseguire la carriera, ad esempio Perna, che gioca ancora nella Ternana, o Pacilli, che era nell’Avellino l’anno scorso». – In Serie A però ci sei arrivato solo tu e anche piuttosto in fretta, visto che da Terni sei passato a Udine. «Avevo 20 anni, avevo giocato in B e in C1 con la Ternana e, alla scadenza del contratto, mi accordai con l’Udinese. In famiglia erano entusiasti ed io più di loro: arrivare in una società di Serie A, con tanti ottimi calciatori, è stato bellissimo. Mi allenavo con gente come Di Natale, D’Agostino, Inler... Giocatori che fino a pochi giorni prima vedevo solo in televisione. Dal punto di vista umano fu un’esperienza estremamente positiva. Non altrettanto sotto il profilo calcistico. Ricordo l’esordio in Serie A contro l’Inter: una sensazione meravigliosa, che mi porterò dentro sempre, ma non dimenticherò mai le difficoltà di quei mesi. Non giocavo mai e per questo non mi sentivo bene. Anche i periodi meno felici però aiutano a crescere». – A Livorno è andata decisamente meglio. «Oh sì. In Toscana sono stato benissimo per un anno e mezzo. Abbiamo conquistato la promozione ed è stata un’emozione unica perché non aveva mai centrato un obiettivo così importante». – In questa stagione, però, dopo l’arrivo di Cosmi, hai avuto qualche difficoltà. «Non ho avuto nessun problema con lui, semplicemente giocavo meno. Sono comunque sempre rimasto sereno, dentro e fuori dal campo, anzi non posso che ringraziare tutti, compagni e allenatore, per avermi dato fiducia e per la possibilità di giocare in Serie A che mi è stata offerta». – Ricapitolando: Ternana, Udinese, Livorno. A 23 anni è già un bel bagaglio di esperienze, senza dimenticare le Nazionali giovanili e l’Olimpiade a Pechino. «Un’avventura fantastica: ero partito come 23° giocatore, ma prima dell’inizio dei Giochi si infortunò Rocchi e così rientrai nella rosa. Il primo ricordo che torna in mente è quello del gran caldo e dell’umidità, ma anche la vita nel Villaggio Olimpico: mangiare insieme alla mensa, dormire nella stessa palazzina con altri ragazzi, tutti campionissimi di altre discipline». – Che rapporto avevate con gli altri atleti? «Beh, ripensandoci, forse noi calciatori non eravamo visti troppo di buon occhio dagli altri atleti. D’altra parte è comprensibile: ci sono ragazzi che si allenano duramente per quattro anni per quel momento, poi magari in gara non riescono a rendere e perdono l’occasione di vincere una medaglia. Noi invece abbiamo tante partite e la possibilità di rifarci subito, senza considerare le diverse soddisfazioni economiche». – Torniamo al presente e al tuo arrivo in bianconero quando hai iniziato a capire che saresti potuto approdare alla Juve? «Circa una settimana prima del trasferimento. Giusto il tempo che le società parlassero della mia situazione e trovassero l’accordo. Spinelli mi fece i complimenti e mi disse che era contento per me. Con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto e devo ringraziarlo perché non so in quanti, al suo posto, mi avrebbero permesso di venire alla Juve a stagione in corso». – Un grande salto, da Terni a Udine, lo avevi già compiuto. Si può paragonare a quello che ti ha portato da Livorno a Torino? «Assolutamente no, è stata proprio tutta un’altra cosa. Conoscere questi campioni, da Buffon in avanti, allenarsi con loro, giocare al loro fianco è indescrivibile. L’emozione più forte l’ho provata il primo giorno a Vinovo, una volta varcato il cancello. Avevo il cuore in gola e non è una frase fatta. Arrivare in uno dei club più importanti del mondo, dopo sei mesi del mio primo campionato in Serie A è stato fantastico». – Sei arrivato alla Juventus in prestito fino a giugno. Avverti mai il peso di dover meritare questa maglia? «In effetti sono venuto qui anche per imparare e sinceramente non penso al futuro, neanche a quello più immediato. Vivo questa situazione giorno per giorno, cercando, quando ne ho la possibilità, di dare il massimo per dimostrare di essere un giocatore da Juve. A fine stagione poi si tireranno le somme». – Le premesse comunque sono ottime. Merito anche di Zaccheroni che punta molto su di te. «Praticamente sono arrivato con lui, perché sono stato solo una settimana con mister Ferrara. Zaccheroni è stato grande, perché è riuscito subito a darci la serenità e la forza di credere nei nostri mezzi. Prepara a fondo le partite, studia gli avversari, come affrontarli, e lavora sulla tattica in maniera puntigliosa. Mi ha dato subito fiducia e questo mi permette di scendere in campo tranquillo». – Proprio Zaccheroni, dovendo indicare il regista di questa Juventus, ha fatto il tuo nome. Come ti vedi al centro delle operazioni? «È un ruolo che mi piace e che ho ricoperto qualche volta sia lo scorso anno in B sia in questa stagione, nelle prime partite. I compiti, rispetto a quelli della mezz’ala o del trequartista, sono ovviamente diversi, perché bisogna giocare più palloni e farlo in maniera semplice ed efficace, perché la posizione davanti alla difesa è particolarmente delicata». – Non temevi, una volta arrivato alla Juve, di giocare poco? Dopotutto, infortuni a parte, il centrocampo di questa squadra è di primissimo livello. «A mente fredda sì, ma ero talmente felice dell’opportunità che mi veniva data che non ci ho mai pensato troppo; Dopotutto allenarsi con questi campioni è solo un motivo d’orgoglio». – D’altra parte stai giocando con continuità e ti stai togliendo anche belle soddisfazioni come il gol al Bologna e quello al Siena, per il momento. «Quello al Bologna non lo dimenticherò mai, perché è stato il mio primo in Serie A! Sono entrato e ho segnato dopo cinque minuti... Il capitano mi ha dato una palla straordinaria e mi ha messo a tu per tu davanti al portiere, non potevo sbagliare. La rete contro il Siena è stata molto bella, è stata la prima segnata davanti al nostro pubblico, ma quel ricordo non può cancellare l’amaro in bocca per il risultato finale». – Sei qui da poco, ma in campo ti muovi con la naturalezza di un veterano. E nello spogliatoio? «Sono così anche fuori dal campo, fa parte di me. E poi nello spogliatoio tutti mi hanno accolto benissimo, sono persone splendide ed è anche grazie a loro se sono riuscito ad ambientarmi in fretta. Mi sono sentito subito parte del gruppo e non sono mai stato messo in disparte. Forse ho legato maggiormente con Chiellini, almeno nei primissimi giorni. Lo conoscevo già grazie alla Nazionale e mi ha dato una mano importante, aiutandomi a cercare casa e a muovermi per la città». – Come ti trovi a Torino? «Bene, vivo con la mia ragazza, Valentina. Ci siamo conosciuti a Terni e conviviamo già dai tempi di Udine. Siamo piuttosto “casalinghi”, al limite ci concediamo qualche film al cinema. Valentina per me è fondamentale: mi è vicino 365 giorni all’anno e sa sopportarmi nei momenti più grigi e nelle difficoltà. Il 26 aprile ci sposeremo. Abbiamo raggiunto un equilibrio importante e credo proprio sia la cosa giusta da fare». – Auguri! E per il viaggio di nozze che ne dici dei Sudafrica? «Eh, non sarebbe male – sorride Antonio – Della Nazionale mi chiedono in molti da qualche mese, ma non posso che rispondere a tutti nello stesso modo: ora devo confermarmi nella Juve, quello che verrà in più sarà tutto di guadagnato. Prima però devo inseguire un altro sogno: rimanere in bianconero». 〰.〰.〰 Centrocampista completo, dotato di corsa, grinta e spirito di sacrificio, che lo rendono utile anche in fase di copertura. In possesso di una buona tecnica individuale e un buon dribbling, abile nel fornire cross precisi dalla fascia per i compagni in area. Dotato di un tiro potente, è in grado di contribuire in fase offensiva, grazie alle sue capacità nelle conclusioni dalla distanza con entrambi i piedi. Con queste credenziali Antonio Candreva giunge a Torino nel cosiddetto mercato di riparazione del gennaio 2010. Il cammino della Vecchia Signora è costellato da mille difficoltà. Ferrara viene esonerato, al suo posto arriva Zaccheroni che stravede per lui: «Candreva sta crescendo partita dopo partita – dice il tecnico romagnolo – All’inizio ha giocato sempre da centrocampista puro, per necessità. In futuro potrà diventare anche un centrocampista basso, un giocatore che può arrivare a dettare i tempi di gioco davanti alla difesa. Oggi come oggi il meglio lo dà sicuramente nella trequarti. È un giocatore qualitativo, ma nello stesso tempo dinamico: non ce ne sono tanti con queste caratteristiche». Anche Antonio è contento: «Il ruolo che preferisco? Quello di trequartista, vicino a Diego mi trovo bene. Le critiche? Sapevo che sarebbe stata dura all’inizio, giocare nella Juve è un onore e un sogno». Le cose non vanno meglio e la Juventus ottiene un deludente 7° posto. Candreva scende in campo per una ventina di volte, realizza due reti, di cui una splendida nel rocambolesco pareggio per 3-3 contro il Siena. La società piemontese vorrebbe riscattarlo, ma il prezzo fissato dal patron Pozzo è troppo alto e al buon Antonio non resta che riprendere la via di Udine. Per sua fortuna, avrà modo in futuro di dimostrare le sue grandi qualità. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/10/antonio-candreva.html
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ANTONIO CANDREVA https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Candreva Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 28.02.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Esordio: 23.01.2010 - Serie A - Juventus-Roma 1-2 Ultima partita: 15.05.2010 - Serie A - Milan-Juventus 3-0 20 presenze - 2 reti Antonio Candreva (Roma, 28 febbraio 1987) è un calciatore italiano, centrocampista o attaccante della Sampdoria. Antonio Candreva Candreva con la nazionale italiana nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Sampdoria Carriera Giovanili 2002-2003 Lodigiani 2003-2005 Ternana Squadre di club 2005-2007 Ternana 47 (0) 2007-2008 Udinese 3 (0) 2008-2010 → Livorno 52 (2) 2010 → Juventus 20 (2) 2010-2011 → Parma 31 (3) 2011-2012 → Cesena 18 (2) 2012-2016 Lazio 151 (41) 2016-2020 Inter 124 (12) 2020- Sampdoria 70 (12) Nazionale 2004-2005 Italia U-18 6 (0) 2005-2006 Italia U-19 9 (1) 2005-2008 Italia U-20 10 (0) 2008-2009 Italia U-21 8 (0) 2008 Italia olimpica 6 (0) 2009-2018 Italia 54 (7) Palmarès Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Biografia La famiglia di Antonio Candreva appartiene alla comunità arbëreshë di Falconara Albanese (CS), in Calabria, cittadina alla quale il calciatore è molto legato. Dal matrimonio con la prima moglie, annullato dalla Sacra Rota, ha avuto la sua prima figlia Bianca. È sposato con Allegra Luna, dalla quale ha avuto due figli, Raul e Romeo. La coppia si è sposata nel maggio del 2022 dopo cinque anni di fidanzamento. Caratteristiche tecniche È un centrocampista completo, la cui tecnica individuale e duttilità gli permettono di ricoprire varie posizioni. È destrorso ma può essere schierato a sinistra per sfruttarne il tiro. Oltre che da trequartista, può infatti essere impiegato come esterno offensivo, come mezzala, oppure a ridosso della difesa. La capacità di corsa e la grinta agonistica lo rendono utile anche in fase di copertura, mentre in situazioni offensive sa fornire il proprio apporto servendo assist per i compagni di squadra. Dotato di un buon tiro dalla distanza, è anche abile nel calciare punizioni e rigori. Carriera Club Ternana, Udinese e prestiti Cresciuto nella Lodigiani, ancora minorenne viene tesserato dalla Ternana. Il 21 settembre 2004, a 17 anni, esordisce da professionista giocando in Serie B nella partita contro l'Empoli (1-1). Con la squadra umbra colleziona 47 presenze in tre stagioni, per poi trasferirsi all'Udinese. Il debutto in Serie A con l'Udinese avviene il 27 gennaio 2008, in occasione della gara terminata senza gol contro l'Inter. In questa stagione ottiene solo 3 presenze in campionato e 5 presenze in Coppa Italia. Nell'estate 2008 viene ceduto in prestito al Livorno, e contribuisce al ritorno in Serie A degli amaranto con 32 presenze e 2 reti nel campionato cadetto. Durante l'incontro con il Milan del 12 settembre 2009, il nome sulla sua maglia viene trascritto erroneamente (Cadreva). Nel gennaio 2010 è ceduto, in prestito, alla Juventus. Con la formazione bianconera, il 21 febbraio 2010, realizza la prima rete in A risultando decisivo per la vittoria contro il Bologna (1-2). Esordisce poi nelle coppe continentali, giocando contro l'Ajax in Europa League. Rientrato all'Udinese, svolge la preparazione estiva con i friulani ma in chiusura di calciomercato passa al Parma. Nel campionato 2010-11 segna 3 gol, tra cui quello contro il Bari che frutta agli emiliani il primo successo esterno della stagione. L'anno seguente gioca invece per il Cesena, disputando con i romagnoli la prima parte del torneo. Lazio Candreva alla Lazio nel 2015 Nella sessione di mercato del gennaio 2012 viene ceduto in prestito alla Lazio, con diritto di riscatto per la compartecipazione. Negli anni successivi, la Lazio acquisirà dapprima metà del suo cartellino, per poi rilevarne la restante metà dall'Udinese. Esordisce il 1º febbraio 2012, subentrando a Hernanes nei minuti finali di Lazio-Milan: il suo ingresso in campo è accolto con fischi dalla tifoseria, per via della sua presunta fede romanista. Segna il primo gol in biancoceleste il 7 aprile, nella vittoria (3-1) contro il Napoli. Il successivo 11 novembre, realizza il temporaneo 1-1 nel derby della capitale che la sua squadra vincerà per 3-2. Il 21 febbraio 2013 trova la prima rete nelle coppe continentali, segnando contro il Borussia Mönchengladbach nel ritorno dei sedicesimi di Europa League. A fine stagione vince la Coppa Italia, inaugurando il suo palmarès, grazie ad un altro successo nella stracittadina. Il 18 agosto scende in campo nella gara che assegna la Supercoppa italiana, con i romani sconfitti per 4-0 dalla Juventus. Il 19 aprile 2014, realizza la sua prima doppietta da professionista aiutando la Lazio a pareggiare (3-3) contro il Torino: raggiunge in tal modo la quota di 11 reti in campionato, risultando (al pari di Hernanes e Nedvěd) il centrocampista laziale più prolifico di sempre in un singolo campionato. Nella giornata seguente, andando a segno (su rigore) contro il Livorno, migliora ulteriormente il primato. Il 14 settembre 2014, festeggia le 300 presenze da professionista con un gol al Cesena in una partita vinta 3-0. Contribuisce, con 10 reti, al terzo posto raggiunto in campionato dai biancocelesti, che vale l'ingresso in Champions League. Disputa un'altra finale di Coppa Italia, che la sua squadra perde contro la Juventus. La Lazio cede ai bianconeri, come due anni prima, anche in Supercoppa (alla quale partecipa come finalista del secondo torneo nazionale). Il 18 agosto 2015, il centrocampista esordisce in Champions League nell'andata dei play-off che vede i romani sconfiggere (1-0) il Bayer Leverkusen. Nel campionato 2015-16 va ancora a segno in doppia cifra, per il terzo anno consecutivo. Inter Dopo un quadriennio nella capitale, firma con l'Inter che paga 21 milioni di euro per ingaggiarlo. Nel campionato 2016-17 è l'unico nerazzurro sempre presente, con 38 apparizioni in campo (metà delle quali partendo dal primo minuto) e 6 gol. Confermato titolare anche con l'arrivo di Spalletti, contribuisce con 8 assist al quarto posto del campionato 2017-18 pur senza andare mai a segno. Nella stagione successiva, dopo essere tornato a segnare nel successo per 3-0 in casa del Bologna, soffre la concorrenza del nuovo acquisto Matteo Politano, ritrovandosi talvolta in panchina. Negli ottavi di Coppa Italia, sigla una doppietta contro il Benevento (battuto per 6-2). Nella stagione 2019-20, sotto la guida di Antonio Conte che lo aveva allenato in Nazionale, ritrova il posto da titolare segnando già alla prima giornata contro il Lecce nella gara vinta dall'Inter per 4-0. Il 23 ottobre 2019 segna il suo primo gol in Champions League, realizzando il gol del definitivo 2-0 contro il Borussia Dortmund e la settimana seguente tocca quota 100 presenze in campionato con i nerazzurri nella gara vinta per 2-1 contro il Brescia. Successivamente nella partita di ritorno contro il Borussia subisce un infortunio alla schiena che lo terrà fuori fino alla partita contro il Genoa del 21 dicembre. In occasione di Inter-Napoli (2-0) del 28 luglio 2020 raggiunge le 150 presenze complessive con la maglia dell’Inter. In questa stagione mette insieme 32 presenze, 5 gol e 8 assist in campionato ma per le ultime partite di Europa League, competizione in cui l’Inter arriverà fino alla finale, perde il posto in favore di Danilo D’Ambrosio. Sampdoria Il 25 settembre 2020 si trasferisce in prestito con obbligo di riscatto alla Sampdoria. Esordisce con i blucerchiati subito il giorno dopo, nella partita interna col Benevento, fornendo l'assist ad Omar Colley per il gol del momentaneo 2-0. Il 30 novembre segna il primo gol, nella partita in casa del Torino, pareggiata per 2-2, in cui realizza la rete del momentaneo 1-1. Il 6 gennaio 2021 segna la rete del vantaggio contro la sua ex-squadra nerazzurra, l'Inter, match poi vinto 2-1. Nazionale Nazionali giovanili Ha fatto parte di molte nazionali giovanili a partire dall'Under-18 fino alla nazionale Olimpica, con la quale ha esordito nel maggio 2008 al Torneo di Tolone, manifestazione amichevole in preparazione dei Giochi olimpici di Pechino, vinta dagli azzurrini. Alle Olimpiadi di Pechino viene convocato come una delle 4 riserve. Dopo la seconda partita del girone, viene chiamato a sostituire il fuoriquota Tommaso Rocchi, infortunato al perone, e diventa così un componente della rosa a tutti gli effetti. Con la nazionale Under-21 nel 2009 partecipa all'Europeo Under-21 in Svezia, dove l'Italia viene eliminata in semifinale dalla Germania. Nazionale maggiore Candreva in nazionale maggiore durante l'amichevole contro il Portogallo nel 2015 Il 14 novembre 2009, a 22 anni, esordisce in nazionale con il CT Lippi, giocando titolare nell'amichevole contro i Paesi Bassi terminata senza reti a Pescara. Il selezionatore lo prende in considerazione per il campionato del mondo 2010 inserendolo tra i pre-convocati, ma non viene tuttavia confermato nella lista definitiva. Dopo tre anni, rientra nel giro azzurro sotto la direzione di Prandelli, che lo inserisce nella lista per la Confederations Cup 2013. In occasione della semifinale contro la Spagna, risoltasi ai rigori, beffa il portiere iberico Casillas con un cucchiaio: la prodezza si rivela però insufficiente, in quanto le Furie Rosse prevalgono per 7-6 dal dischetto. Prende poi parte al campionato del mondo 2014 in Brasile: durante la prima partita dell'Italia, vinta contro l'Inghilterra, è suo l'assist per il gol decisivo di Balotelli. Confermato titolare anche nella gestione di Conte, il 16 novembre 2014 segna contro la Croazia il suo primo gol in nazionale. La partita, valida per le qualificazioni europee, finisce 1-1. Partecipa al campionato d'Europa 2016 in Francia, servendo un assist a Pellè nella gara di esordio vinta per 2-0 contro il Belgio. Nella successiva sfida, contro la Svezia, rimedia un infortunio agli adduttori che pone fine al suo torneo. Trova spazio anche nella gestione di Ventura, che fallisce la qualificazione al campionato del mondo 2018 arrendendosi nei play-off agli stessi svedesi nel novembre 2017. Proprio il centrocampista viene indicato dalla stampa come uno dei giocatori che, nella doppia sfida, hanno maggiormente deluso le aspettative. Convocato dal CT ad interim Luigi Di Biagio, ottiene la sua ultima presenza il 27 marzo 2018 giocando titolare nella partita amichevole contro l'Inghilterra (1-1) disputata a Wembley. Con la nazionale maggiore ha totalizzato 54 presenze e 7 reti. Palmarès Club Coppa Italia: 1 - Lazio: 2012-2013 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008
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Fabio Grosso - Calciatore e Allenatore Giovanili
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
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Fabio Grosso - Calciatore e Allenatore Giovanili
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
FABIO GROSSO Nasce a Roma, il 28 novembre 1977 e tira i primi calci nel campionato di Eccellenza con la maglia della Renato Curi, squadra di Città Sant’Angelo.«Il mio percorso è stato un po’ atipico, ho viaggiato in quasi tutte le categorie e la mia carriera ha avuto diversi passaggi. È un’esperienza che mi è servita molto e ha contribuito a farmi trovare pronto quando sono stato chiamato in Nazionale. Tutte le esperienze sono state utili, nessuna esclusa. Ho giocato nei Dilettanti e dentro di me è rimasto tantissimo di quei giorni. Anzi, sono state quelle le esperienze che mi hanno arricchito di più: ho trovato tantissima umanità e piacere nel militare in un calcio lontano dal professionismo. Ho creato qui le basi per affrontare con una certa tranquillità tutto quello che è venuto dopo. Non avevo campioni ai quali ispirarmi. Ammiravo il bel calcio e basta, non c’era un nome su tutti».Il debutto tra i professionisti avviene con il Chieti nel campionato di Serie C2, con il quale in 3 stagioni registra 17 reti in 68 partite, 9 delle quali nella stagione 2000-01 che sancisce la promozione della squadra abruzzese in Serie C1. Grazie alle ottime prestazioni, Grosso è notato dagli osservatori del Perugia e, nell’estate del 2001, passa alla squadra umbra allenata da Serse Cosmi, che lo schiera come esterno di centrocampo nel suo modulo 3-5-2.«Quando sono passato dalla C2 alla A è stato un momento fondamentale. Però la vera svolta è l’essere riuscito a dimostrarmi degno dell’opportunità che mi era stata offerta. Rimanere in vetta è più difficile che arrivarci, l’ho capito in fretta e lo dice uno che, comunque, vi è approdato con un triplo salto di categoria. Ho saputo cogliere l’opportunità, dovevo assolutamente sfruttare l’occasione che mi si era presentata. Per arrivare a certi livelli ho dovuto migliorare tanti aspetti del mio modo di giocare, sotto il punto tecnico e anche fisico. All’inizio della cartiera agivo in avanti, facevo il rifinitore e talvolta sono stato utilizzato anche come punta. Probabilmente nelle squadre in cui ho giocato, ero anche l’elemento più tecnico, cosa ovviamente non più verificatasi in seguito. È stato un grosso aiuto per il futuro avere maturato un’esperienza in quegli altri ruoli, perché quando ho cambiato posizione, ho mantenuto certe caratteristiche e ne è uscito fuori un giocatore un po’ atipico. Una grande spinta me l’ha data il fatto di avere trovato nel Perugia un allenatore come Cosmi che dava fiducia ai ragazzi più giovani e a quelli che arrivavano da categorie più basse come me. È chiaro che così acquisisci molta sicurezza nei tuoi mezzi, ti entra dentro la voglia di sfruttare al meglio questa fortuna e ci metti tutto l’impegno».Nel gennaio del 2004 si trasferisce al Palermo in Serie B, con il quale conquista la promozione in Serie A e l’anno successivo l’accesso alla Coppa Uefa. Le prestazioni in maglia rosanero gli permettono di ottenere la convocazione per i Mondiali tedeschi del 2006.Dopo la rassegna mondiale è ingaggiato dall’Inter. In nerazzurro non riesca a confermare le belle prestazioni siciliane e, nonostante riesca a vincere il campionato e la Supercoppa italiana, è ceduto al Lione. Sarà determinante per la conquista del 7° titolo consecutivo della squadra francese, segnando il gol partita nel match contro lo Strasburgo. Rimane in Francia anche la stagione successiva, ma nell’estate del 2009, dopo l’arrivo del giovane terzino Aly Cissokho dal Porto, decide di lasciare il club lionese.Il 31 agosto 2009, con un accordo raggiunto nell’ultimo giorno della sessione di calciomercato, Grosso si trasferisce a Torino ereditando la gloriosa maglia numero 6. «Esistono tanti grandi club, ma la Juventus non è uguale a nessun altro. La Juventus è la squadra, è la maglia che da bambino sogni d’indossare. Esserci arrivato a 31 anni mi riempie di soddisfazione e darò tutto per sfruttare al meglio quest’occasione», dichiara il giorno della presentazione.Il debutto in maglia bianconera avviene il 12 settembre, allo stadio Olimpico di Roma contro la Lazio. Mette a segno il primo gol juventino il 22 novembre contro l’Udinese, rete decisiva per la vittoria. Altrettanto importante è la rete realizzata il 6 marzo 2010 nella gara vinta 2-1 in trasferta contro la Fiorentina. Chiude la prima stagione con 26 presenze e 2 gol in campionato, 2 presenze in Coppa Italia, 8 presenze nelle coppe europee (6 in Champions League e 2 in Europa League).L’arrivo di Delneri sulla panchina bianconera non giova a Fabio che viene messo fuori rosa. Per effetto dei tanti infortuni che colpiscono la Juventus, torna in gruppo nei primi giorni di settembre, debuttando come titolare il 7 novembre 2010 contro il Cesena. È nuovamente utilizzato nella trasferta contro la Roma del 3 aprile 2011, fornendo gli assist per i 2 gol con cui la sua squadra vince la partita. Chiude la stagione con 19 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia.«Sono state fatte delle scelte, ed io ero tra quei giocatori che si voleva cambiassero aria. Sono arrivate delle proposte, ma non le ho volute prendere in considerazione. Dopo un’annata così, non me la sono sentita: sarebbe stato un rammarico, arrivare alla Juve e farci parte solo nell’anno più brutto della storia. Questione di orgoglio? Non volevo che qui si fosse vista solo la brutta figurina. Cosa avrei voluto dire in quegli 8 mesi? Nulla. Preferisco lavorare, ho sempre fatto così. Non mi sono mai esaltato nelle tante cose positive che mi sono successe, non mi butto giù nelle cose negative. Non mi ha fatto piacere la situazione, uno dei momenti più difficili della carriera. Ma l’ho sempre accettata con serenità, sapendo e sperando che prima o poi potesse capitare un’occasione. Chi mi ha aiutato? Brazzo Salihamidzic che era nella mia stessa situazione: venivamo al campo e ci davamo conforto a vicenda. È un tipo intelligente, e una brava persona. Se ero depresso? Mai, sono un ottimista. Funziona che vai al campo e ti alleni: spesso l’ho fatto con il sorriso, anche se non è che c’era tanto da ridere. Com’è andata con Delneri? Magari non era semplicissimo, ma ho rispettato le sue decisioni e quelle della società. E mi sono sempre comportato da professionista».La stagione successiva è nuovamente relegato ai margini della squadra, non facente parte dei piani tecnici di Antonio Conte. Nonostante ciò, il 18 settembre 2011 gioca da titolare nella partita esterna contro il Siena terminata 0-1 per la Juventus. Firma la seconda presenza e ultima presenza il 25 settembre contro il Catania. Nonostante vinca il campionato, è l’unico della rosa juventina a non partecipare alla cerimonia di premiazione avvenuta allo Juventus Stadium il 13 maggio 2012. Nel dicembre 2012 decide di ritirarsi dall’attività agonistica.Esordisce in Nazionale il 30 aprile 2003, nella partita amichevole Svizzera-Italia. Dal 2005 è inserito stabilmente nel gruppo degli Azzurri guidati da Lippi, che lo utilizza come terzino sinistro, spostando Zambrotta sulla fascia destra. Grosso segna il suo primo gol in Nazionale il 3 settembre 2005 a Glasgow, contro la Scozia, nella partita terminata 1-1.Convocato per il Mondiale del 2006, diventa titolare dalla partita contro la Repubblica Ceca, diventando determinante per la squadra azzurra. Negli ottavi di finale contro l’Australia si procura un rigore, poi realizzato da Francesco Totti, che permette all’Italia di passare il turno. Nella semifinale contro la Germania segna il gol che sblocca la partita al 119’ minuto dei tempi supplementari, con un pregevole sinistro a rientrare all’interno dell’area avversaria, su assist di Pirlo. Il 9 luglio, nella finale di Berlino contro la Francia risolta ai calci di rigore, Grosso ha l’onore di realizzare il decisivo quinto tiro, chiudendo la partita sul punteggio di 5-3 con cui l’Italia conquista il quarto titolo mondiale.Il nuovo commissario tecnico Roberto Donadoni, non lo convoca, causa alcuni infortuni. Torna in azzurro nel 2007 e il 13 ottobre realizza il suo terzo gol in Nazionale in occasione di Italia-Georgia, partita valida per le qualificazioni a Euro 2008 disputata a Genova.Grosso esordisce nella competizione subentrando nella partita contro l’Olanda, persa rovinosamente per 3-0. Contro Romania e Francia è schierato titolare, fornendo buone prestazioni. L’Italia raggiunge i quarti di finale che la vedono opposta alla Spagna. La partita si protrae fino ai calci di rigore: Fabio realizza il suo tiro, ma gli errori dei compagni fanno sì che a passare il turno sia la compagine iberica.Grosso è chiamato da Lippi a far parte della Nazionale che disputa la Confederations Cup 2009, dove l’Italia non supera il girone eliminatorio. Poche settimane dopo, il 9 settembre 2009, realizza una rete nella partita Italia-Bulgaria, valida per le qualificazioni al Mondiale e tenutasi a Torino.L’anno seguente è incluso nella lista preliminare dei 30 giocatori scelti per partecipare al Mondiale sudafricano. Sarà poi escluso dalla lista definitiva, terminando in questo modo la sua avventura azzurra. «Non è una cosa che mi piace raccontare. Non ho condiviso la decisione, ma l’ho accettata. E sono andato avanti. Cosa penso di Lippi? Al di là dell’episodio, che mi ha dato fastidio, non posso avere che un ricordo ultra positivo: mi ha dato delle opportunità. Che ho sfruttato: tanti ne hanno, ma i treni bisogna saperli prendere». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/12/fabio-grosso.html -
Fabio Grosso - Calciatore e Allenatore Giovanili
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FABIO GROSSO https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Grosso Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 28.11.1977 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Soprannome: Fenicottero Alla Juventus dal 2009 al 2012 Esordio: 12.09.2009 - Serie A - Lazio-Juventus 0-2 Ultima partita: 25.09.2011 - Serie A - Catania-Juventus 1-1 59 presenze - 2 reti 1 scudetto Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Fabio Grosso (Roma, 28 novembre 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista, tecnico del Frosinone, campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006. Fabio Grosso Grosso nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Squadra Frosinone Termine carriera 5 dicembre 2012 - giocatore Carriera Squadre di club 1994-1998 Renato Curi 108 (47) 1998-2001 Chieti 68 (17) 2001-2004 Perugia 67 (7) 2004-2006 Palermo 90 (2) 2006-2007 Inter 23 (2) 2007-2009 Olympique Lione 53 (2) 2009-2012 Juventus 59 (2) Nazionale 2003-2009 Italia 48 (4) Carriera da allenatore 2013-2014 Juventus Primavera (Vice) 2014-2017 Juventus Primavera 2017-2018 Bari 2018-2019 Verona 2019 Brescia 2020-2021 Sion 2021- Frosinone Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Biografia Nato a Roma da una famiglia originaria di San Giovanni Lipioni, nel Chietino, ma cresciuto a Pescara, è sposato con Jessica Repetto (figlia di Giorgio, dirigente calcistico ed ex giocatore), dalla quale ha avuto due figli. Caratteristiche tecniche Giocatore Terzino sinistro e mancino, all'occorrenza poteva essere schierato come esterno di centrocampo; era abile anche nei calci di punizione. È stato considerato uno dei migliori interpreti italiani del ruolo negli anni 2000. Tra i dilettanti della Renato Curi e in Serie C2 con il Chieti ha giocato stabilmente come trequartista. In seguito l'allenatore Serse Cosmi, negli anni al Perugia, vista la sua abilità nella corsa e nel cross lo ha trasformato con successo in terzino. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Chieti e Perugia Grosso (in piedi, terzo da destra) nel Chieti della stagione 1998-1999 La carriera di Grosso cominciò nel campionato di Eccellenza, dove vestì la maglia della Renato Curi, che all'epoca era la seconda squadra di Pescara, con cui segnò 47 gol in poco più di 100 presenze. Il debutto tra i professionisti avvenne con il Chieti nel campionato di Serie C2, con il quale in tre stagioni registrò 17 reti in 68 partite, 9 delle quali nella stagione 2000-2001 che sancì la promozione della squadra abruzzese in Serie C1. Grazie a quanto messo in mostra con i neroverdi, Grosso venne notato dagli osservatori del Perugia e così, nell'estate del 2001, passato alla squadra allora allenata da Serse Cosmi, cominciò a giocare dapprima come esterno di centrocampo nel modulo 3-5-2, e poi come terzino sinistro, disputando tre stagioni in Serie A e cominciando a imporsi a livello nazionale. Con la formazione umbra conquistò quello che rimane il suo unico trofeo europeo, la Coppa Intertoto UEFA 2003. Palermo Il 30 gennaio 2004 fu ingaggiato dal Palermo allora militante in Serie B, con il quale conquistò subito il ritorno nella massima divisione (21 presenze e un gol in campionato) e l'anno seguente l'accesso alla Coppa UEFA, dopo aver conquistato il 6º posto contribuendo con 36 presenze e una rete. Restò legato ai rosanero per un altro anno, con un totale di 90 presenze e 2 gol in campionato, 8 presenze in Coppa Italia e 8 presenze in Coppa UEFA. Le prestazioni con il Palermo, che lo fecero emergere tra i migliori terzini del campionato italiano, gli permisero di ottenere la convocazione per il campionato del mondo 2006 in cui Grosso assurse tra i protagonisti della vittoriosa spedizione azzurra. Inter e Olympique Lione Al termine del Mondiale 2006, in cui fu protagonista, il 13 luglio 2006 fu ufficializzata la sua cessione all'Inter (per 6,5 milioni di euro) e, al contempo, l'arrivo a titolo definitivo di Paolo Hernán Dellafiore al Palermo. Nonostante l'esordio in UEFA Champions League e la vittoria della Supercoppa italiana 2006 e del suo primo scudetto, all'Inter non trovò la continuità avuta in Sicilia. Con i nerazzurri raccolse 23 presenze con due reti in campionato e una in Coppa Italia. Nell'estate seguente fu ceduto all'Olympique Lione per 7,5 milioni di euro; vinse la Supercoppa di Francia, la Coppa di Francia e, al culmine di una stagione da titolare, fu determinante per la conquista del settimo titolo francese consecutivo per la sua squadra, segnando il gol partita nel match contro lo Strasburgo. Restò a Lione anche la stagione seguente, collezionando in due anni 71 presenze e 3 gol tra campionato e coppe. Nell'estate del 2009, dopo l'arrivo del giovane terzino Aly Cissokho dal Porto, Grosso decise di lasciare il club. Juventus Il 31 agosto 2009, con un accordo raggiunto nell'ultimo giorno della sessione di calciomercato, Grosso tornò in Italia trasferendosi alla Juventus, che versò al Lione circa due milioni di euro; al giocatore fu assegnata la maglia n. 6 che fu, tra gli altri, di Gaetano Scirea. Debuttò con la Juventus il 12 settembre allo Stadio Olimpico di Roma contro la Lazio (0-2), mentre segnò il primo gol il 22 novembre contro l'Udinese, su cross di Martín Cáceres, marcatura peraltro decisiva per la vittoria della sua squadra (1-0). Altrettanto importante fu la rete realizzata il 6 marzo 2010 nella gara vinta 2-1 in trasferta contro la Fiorentina. Chiuse la prima stagione alla Juventus con 26 presenze e 2 gol in campionato, 2 presenze in Coppa Italia, 8 presenze nelle coppe europee (6 in Champions League e 2 in Europa League) per un totale di 36 presenze e 2 gol. Non rientrando più nei piani della società, in seguito alla mancata cessione nel calciomercato estivo del 2010 Grosso fu messo fuori rosa. Tornò in gruppo nei primi giorni di settembre, debuttando come titolare non prima del 7 novembre 2010 contro il Cesena (3-1 per la Juventus) e ciò per effetto dei molti infortuni che colpirono la squadra e nonostante la contrarietà di qualche dirigente. Tornato una riserva e rimasto ai margini della rosa per due mesi, fu nuovamente utilizzato, da titolare, nella trasferta contro la Roma del 3 aprile 2011, in cui fu l'autore degli assist per i due gol con cui la sua squadra vinse. Chiuse la stagione con 19 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia. La stagione successiva fu relegato nuovamente ai margini della squadra in quanto non facente più parte dei piani tecnici di Antonio Conte. Nonostante ciò il 18 settembre 2011 giocò da titolare nella partita esterna contro il Siena terminata 0-1. Firmò la seconda presenza in questa stagione il 25 settembre contro il Catania, dopodiché non venne più preso in considerazione dal tecnico Antonio Conte. A fine anno vinse lo scudetto con una giornata d'anticipo; nonostante ciò fu l'unico della rosa juventina a non partecipare alla cerimonia di premiazione avvenuta allo Juventus Stadium il 13 maggio 2012. A fine stagione rimase svincolato, per poi ritirarsi dall'attività agonistica il 5 dicembre successivo. Nazionale 2003-2006 Esordì in nazionale il 30 aprile 2003, nella partita amichevole Svizzera-Italia (1-2). Sotto la gestione del commissario tecnico Giovanni Trapattoni fu poi utilizzato in altre due occasioni. A partire dal 2005 fu inserito stabilmente nel gruppo degli Azzurri da Marcello Lippi, che dopo poche partite lo promosse a terzino sinistro titolare, spostando Zambrotta sulla fascia destra. Grosso segnò il suo primo gol in nazionale il 3 settembre 2005 a Glasgow, contro la Scozia (1-1). Mondiale 2006 Grosso durante la finale del campionato mondiale di calcio 2006 contro la Francia Grosso integrò il gruppo dei 23 calciatori italiani vincitori del campionato del mondo 2006. Inizialmente impiegato come riserva, divenne titolare a cominciare dalla terza partita del torneo, contro la Rep. Ceca, dimostrandosi da lì in poi determinante per la squadra. Al 3' di recupero degli ottavi di finale contro l'Australia si procurò un rigore poi realizzato da Francesco Totti, che permise all'Italia di passare il turno, pur avendo giocato quasi tutto il secondo tempo in inferiorità numerica. Il 4 luglio, nella semifinale contro la Germania segnò il gol che sbloccò la partita al 119' dei tempi supplementari, quando da un calcio d'angolo di Del Piero, il pallone arrivò sui piedi di Andrea Pirlo, che servì Grosso smarcato dentro l'area di rigore avversaria; quest'ultimo s'inventò un tiro a giro d'interno sinistro, di prima intenzione, che superò Jens Lehmann sul palo più lontano siglando l'1-0 a un minuto dalla fine della partita. Al 120' arrivò il 2-0 di Alessandro Del Piero e l'Italia conquistò la finale contro la Francia. Il 9 luglio, nella finale di Berlino risoltasi ai tiri di rigore dopo l'1-1 dei tempi regolamentari e di quelli supplementari, Grosso entrò nella storia del calcio italiano realizzando il quinto e ultimo tiro della sua squadra, chiudendo la partita sul punteggio di 5-3 d.c.r. con cui l'Italia conquistò il suo quarto successo nella competizione, a 24 anni di distanza dall'ultimo. 2007-2009 Grosso in azione con la Nazionale nel 2008 All'inizio della gestione tecnica di Roberto Donadoni, Grosso non fu convocato a causa di alcuni infortuni. Tornò a essere selezionato nel 2007, e il 13 ottobre a Genova realizzò il suo terzo gol in Nazionale in occasione di Italia-Georgia (2-0), partita valida per le qualificazioni a Euro 2008. Grosso fu quindi convocato per il campionato d'Europa 2008 e, all'esordio contro i Paesi Bassi (vittoriosi per 0-3), cominciò come riserva subentrando nel secondo tempo. In seguito guadagnò la titolarità per le restanti gare del girone, contro Romania e Francia, giocando ancora positivamente. L'Italia raggiunse i quarti di finale che la videro opposta alla Spagna, e Grosso realizzò il primo tiro di rigore nella serie necessaria per assegnare la vittoria, allorché la partita si protrasse oltre i tempi regolamentari e supplementari sullo 0-0; tuttavia i successivi errori dei suoi compagni fecero sì che a passare il turno fossero gli avversari, in forza del punteggio di 4-2. In seguito Grosso fu chiamato a far parte della nazionale anche da Lippi, tornato alla guida della squadra, disputando così la FIFA Confederations Cup 2009, dove l'Italia non superò il girone eliminatorio. Poche settimane dopo, il 9 settembre 2009, Grosso realizzò un gol nella partita Italia-Bulgaria (2-0), valida per le qualificazioni al Mondiale 2010 e tenutasi a Torino. L'anno seguente fu incluso nella lista preliminare dei 30 giocatori scelti per partecipare al Mondiale, tuttavia il 17 maggio fu depennato assieme all'allora compagno di squadra Antonio Candreva. Allenatore Gli inizi, giovanili juventine Il 10 dicembre 2012 inizia a frequentare a Coverciano il corso di abilitazione per il master di allenatori professionisti Prima Categoria - UEFA Pro, ottenendo la qualifica il 5 luglio 2013. L'11 luglio ritorna alla Juventus, nominato vice allenatore della formazione Primavera, affiancando in panchina Andrea Zanchetta; l'11 marzo 2014 viene nominato capo allenatore, a seguito dell'esonero di Zanchetta. Confermato sulla panchina per la stagione seguente, nel marzo del 2016 vince con i giovani bianconeri il Torneo di Viareggio, superando in finale i pari età del Palermo; nella stessa stagione raggiunge con la squadra le finali di Coppa Italia Primavera e Campionato Primavera, perse rispettivamente contro Inter e Roma. Bari, Verona e Brescia Il 13 giugno 2017 si accorda con il Bari, in Serie B. Chiude la stagione al sesto posto finale, in seguito declassato al settimo causa due punti di penalizzazione inflitti al club; qualificato ugualmente ai play-off, viene eliminato nel turno preliminare dal Cittadella, dopo un pareggio (2-2), proprio per il peggior piazzamento in classifica maturato dai pugliesi nella stagione regolare. A fine stagione recede dal suo contratto con la società biancorossa, in seguito fallita. Il 21 giugno 2018 diventa il nuovo tecnico del Verona, ancora tra i cadetti. Il 1º maggio 2019, dopo la sconfitta per 2-3 subita in casa contro il Livorno e con la squadra al limite della zona play-off, viene esonerato. Il 5 novembre 2019 rescinde il contratto che lo legava al club scaligero, e nello stesso giorno viene nominato allenatore del Brescia, in Serie A, in sostituzione dell'esonerato Eugenio Corini. Tuttavia rimane sulla panchina delle Rondinelle lo spazio di 3 partite, tutte perse, fin quando il 2 dicembre 2019 viene sollevato dall'incarico in favore del ritorno dello stesso Corini. Sion e Frosinone Il 25 agosto 2020 si accorda con il Sion, formazione svizzera di Super League; viene esonerato il 5 marzo 2021, con la squadra penultima in classifica. Il 23 dello stesso mese subentra all'esonerato Alessandro Nesta sulla panchina del Frosinone, in quel momento al dodicesimo posto in Serie B, a 6 punti dalla zona play-off, ma altrettanto vicina a quella play-out. Il successivo 2 aprile, al debutto sulla panchina gialloblù, pareggia per 0-0 con la Reggiana; per la prima vittoria deve attendere il 1º maggio, con il 3-1 sul Pisa. Con 3 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte termina il campionato al decimo posto con 50 punti, riuscendo a salvare la squadra dal rischio retrocessione. Nella stagione seguente fallisce all'ultima giornata l'accesso ai play-off, chiudendo la regular season al nono posto, a pari punti con il Perugia ma soccombendo dinanzi al peggiore ruolino frusinate negli scontri diretti. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2003-2004 Supercoppa italiana: 1 - Inter: 2006 Campionato italiano: 2 - Inter: 2006-2007 - Juventus: 2011-2012 Supercoppa francese: 1 - Olympique Lione: 2007 Campionato francese: 1 - Olympique Lione: 2007-2008 Coppa di Francia: 1 - Olympique Lione: 2007-2008 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Perugia: 2003 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Allenatore Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2016 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della Repubblica. -
FELIPE MELO ENRICA TARCHI, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 2009 NemiciAmici. La prima volta che Felipe Melo e Diego si incontrano è in un confronto al vertice che vale il titolo brasiliano. Ha la meglio il Flamengo, che batte il Santos di Diego grazie a un proprio a un gol di Felipe Melo, che pure attaccante non è, ma che da centrocampista di gol ne realizza parecchi. Ora le strade di Felipe Melo e Diego si incrociano di nuovo, ma i sogni e gli obiettivi sono comuni. A unirli, poi, c’è la passione del popolo bianconero che li ha travolti, in un’estate carica di aspettative e di voglia di vincere. Mentre gli aficionados del ritiro di Pinzolo impazzivano per il trequartista, una folata di vento fresco smuoveva la calda estate torinese: ecco Felipe Melo, trionfatore della Confederations Cup, il “colpo” che completa il mercato bianconero. Il suo arrivo alla Juventus è accompagnato dalle anticipazioni dei giornali, che danno la cosa per fatta da qualche giorno. Ma i tifosi che vogliono la voce ufficiale della società si collegano al sito e non trovano ancora conferme. «Sarà vero? – si chiedono – Sarà il classico rumor di mezza estate o arriva davvero il numero 5 del Brasile?». La società segue la solita, obbligata, trafila: come Borsa comanda, non si dice nulla fino a quando l’accordo non è nero su bianco. Quello con il giocatore e quello con la Fiorentina. Non si fanno parole neanche sulle visite mediche, che non sfuggono invece ai media. Sono quattro o cinque i cronisti che il 14 luglio, giorno del suo arrivo a Torino, si presentano alla Clinica Fornaca alle 8 del mattino. Melo non ce la fa a tenere per sé la propria soddisfazione e li accoglie con un sorriso: «Sono contento di essere qui – dice – bisogna lavorare, lavorare, siamo una grande squadra». Un’ora dopo i giornalisti sono quasi una trentina davanti all’Istituto di Medicina dello Sport. L’inseguimento continua all’Hotel Principi di Piemonte, dove Felipe Melo recupera la moglie Roberta per recarsi in sede a incontrare il direttore sportivo Alessio Secco. Nel frattempo, Felipe, accompagnato dal padre Jorge, non aveva resistito alla tentazione di calpestare il terreno dell’Olimpico, che presto sarà il “suo” campo. È qui incontra Juventus Channel per la prima volta. Poche parole ma autentiche: «Sono contento che anche mio padre sia con me oggi, perché è grazie a lui e a mia madre, che ora è in Brasile a prendersi cura dei miei tre figli, che sono arrivato fin qui. Non dimenticherò mai i sacrifici che hanno fatto per permettermi di continuare a giocare e ora voglio condividere con loro ogni momento delle gioie che sto vivendo». Questo e altro ha raccontato ai microfoni della tv bianconera, che ha poi trasmesso il servizio ad annuncio ufficiale avvenuto, il giorno successivo. Dopo la firma, ecco finalmente l’incontro con Hurrà Juventus. Una conversazione che ha messo in evidenza la voglia e la determinazione di un giocatore che sa di avere l’occasione giusta nel momento giusto. – Felipe, partiamo dal Brasile, che hai lasciato dopo aver vinto con il Flamengo e aver giocato nel Cruzeiro e nel Gremio. Perché la scelta, comune a molti tuoi connazionali, di venire in Europa? «Perché dopo aver giocato in grandi squadre del mio Paese ho sentito la voglia di fare un’esperienza nuova e l’Europa per tutti noi brasiliani è un salto di qualità. Meglio se la raggiungi, come me, avendo prima vinto qualcosa di importante». – La Spagna dunque, in primis il Maiorca. «È stata l’occasione per adattarmi a un nuovo calcio e l’ho fatto anche grazie a una vostra vecchia conoscenza, Mark Iuliano, con il quale spesso ho parlato dell’Italia». – A quell’epoca eri giovanissimo. «Avevo solo vent’anni, ma devo dire che mi sono subito adattato bene, anche perché ritengo che il calcio spagnolo assomigli per certi aspetti a quello brasiliano». – Tu sei nato centrocampista, ma hai avuto esperienze anche in altri ruoli, com’è successo? «Premetto che nel Maiorca di Cuper giocavo nel mio ruolo, come facevo nelle varie Under giovanili del mio paese. Poi sono passato al Racing Santander e lì ho vissuto qualche difficoltà. Il mio allenatore Miguel Portugal diceva che non avevo le qualità per giocare a centrocampo e mi spostava in tutti i ruoli, da terzino ad attaccante». – Non è stato un momento facile. «Direi di no, però ho avuto il sostegno della mia famiglia e di mia moglie, che mi ha seguito ovunque, e l’ho superato». – Però con Racing ti sei tolto la grande soddisfazione di battere il Real Madrid al Bernabeu segnando anche un gol. «È stato molto bello, non avevo ancora segnato in quella stagione. Mi sono trovato davanti una squadra piena di stelle, da Zidane a Ronaldo. Ho realizzato il gol-partita davanti a 90 mila spettatori, immaginate la gioia. Era l’ultima partita prima della sosta natalizia, quindi ho raggiunto la mia famiglia in Brasile per festeggiare». – Parlando del tuo rapporto con l’allora allenatore, com’è andata a finire? «Le nostre strade si sono divise, lui è andato a fare il dirigente al Real Madrid, io a giocare ad Almeria, dove da subito mi hanno messo a centrocampo: alla fine della stagione sono risultato, assieme a Xavi del Barcellona, il miglior centrocampista della Liga. Portugal comunque mi chiamò chiedendomi scusa...». – Alla Juve hai scelto il numero 4 che portavi proprio quando giocavi ad Almeria. «È un numero che mi ha portato fortuna, infatti quell’anno ho segnato 7 gol giocando a centrocampo». – Siamo all’estate 2008, quando arriva la chiamata italiana. «Ho accettato volentieri di venire nel vostro campionato, anche perché la Fiorentina fin da subito aveva dimostrato di credere in me e di volermi fortemente. Come ho detto ringrazio ancora tutto l’ambiente per come sono stato accolto e trattato nel corso della scorsa stagione». – Un’annata che ha visto anche il tuo esordio in Nazionale. «A febbraio, a Wembley, proprio contro l’Italia (2-0 per il Brasile). Da quel momento sono stato sempre convocato da Dunga, dieci partite e mai una sostituzione. Ho fatto anche due gol, e quest’estate ho vissuto la soddisfazione di vincere la Confederations Cup». – Durante la quale hai avuto modo di parlare con qualche bianconero? «Sì, con Gigi Buffon. Gli altri nuovi compagni invece li conoscevo solo di fama, a parte Diego e Amauri. Con quest’ultimo avevo avuto modo di scambiare qualche parola in merito alla sua scelta relativa alla Nazionale durante la partita tra Fiorentina e Juventus». – In Brasile, quando ti dicevano Juve, a cosa pensavi? «A una delle squadre con la più grande tradizione al mondo, a Del Piero, Trezeguet, Buffon e Roberto Baggio. Non so se è stato anche per quel famoso rigore sbagliato ai Mondiali, ma tra i campioni bianconeri di sempre lui è uno che viene nominato e ricordato spesso». – Baggio, un giocatore che ha fatto il tuo stesso passaggio, Fiorentina-Juventus, ma forse in modo più turbolento. «Come ho detto appena arrivato, i tifosi viola capiranno, il mio passaggio alla Juventus è un bene per tutti». – Come ti sei trovato nel calcio italiano durante la tua stagione passata alla Fiorentina? «Molto bene, è un calcio fisico, di forza, e questo mi piace». – Il popolo bianconero è impazzito alla notizia del tuo arrivo in bianconero. Da quando hai cominciato ad avvertire di essere un giocatore “famoso”? «Diciamo che il salto di qualità è iniziato ad Almeria, poi sicuramente a Firenze, perché ho fatto una stagione importante. In viola sono arrivato come un giocatore importante e i fiorentini mi hanno trasformato in idolo». – Ora in Brasile chi sono gli idoli tra i tuoi connazionali? «Kakà e Ronaldo, che è tornato a fare molto bene. Poi ce ne sono tanti altri, ma loro due sono in vetta alla classifica delle preferenze della gente». – Proprio Kakà è finito, assieme a Cristiano Ronaldo, al Real Madrid. Sarà questa la squadra da battere? «Secondo me la squadra da battere è il Barcellona, che ha vinto tutto. Il Real ha preso grandi campioni, ha costruito una squadra forte, ma lo deve ancora dimostrare sul campo». – Il Barcellona di Guardiola, il Milan di Leonardo, la Juve di Ferrara. Largo ai giovani… «È una politica che mi piace molto. Pensate che Leonardo è stato mio compagno di squadra nel Flamengo! Sinceramente penso che un allenatore giovane, che ha smesso da poco i panni di calciatore, conosca bene i giocatori e sappia come trattarli». – Tu sei uno che in squadra fa gruppo o sei piuttosto un solitario? «Scherziamo? Ritengo che il gruppo sia fondamentale, perché quando giochi in una squadra dove non c’è armonia non vinci niente, mentre a volte una squadra meno forte di altre, ma che ha un gruppo solido, vince». – Sotto quest’aspetto sei già in perfetta sintonia con il tuo nuovo allenatore, la cui filosofia è proprio questa… «Bene, quindi non resta che mettersi al lavoro per fare una grande stagione». – Dove può arrivare questa Juve? «Come ho detto per il Real Madrid, anche noi abbiamo tutto da dimostrare sul campo. Ma sono certo che la Juventus può giocarsela con chiunque, in Italia e in Europa». 〰.〰.〰 Debutta in campionato il 30 agosto seguente in trasferta contro la Roma, segnando anche il gol del 3-1 finale dopo una stupenda progressione palla al piede. Si ripete andando in rete anche il 7 novembre contro l’Atalanta, con un tiro dalla distanza sotto l’incrocio dei pali e nella gara di ritorno contro i bergamaschi, mette a referto il decisivo gol del 2-1 con un colpo di testa. Disputa però un campionato al di sotto delle aspettative, sicuramente non all’altezza dell’enorme cifra spesa per acquistarlo: questa situazione lo porta a un rapporto difficile con i tifosi, che spesso lo contestano. Comunque sia, ha la piena fiducia sia di Ferrara sia di Zaccheroni e, al termine della sua prima stagione in bianconero, colleziona 40 presenze e 3 gol. Quella stessa estate è convocato dal C.T. brasiliano, Carlos Dunga, per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove i verdeoro sono eliminati ai quarti di finale contro l’Olanda. In questa partita, dopo aver fornito l’assist a Robinho per il gol del vantaggio, causa un’autorete, perde la marcatura di Sneijder su un calcio d’angolo, consentendogli di segnare di testa il gol del definitivo 2-1, e rimedia un’espulsione dopo un pestone all’avversario, subendo aspre critiche in patria. «Dopo il Mondiale non avevo più motivazioni per giocare. Non avevo allegria e avevo deciso di lasciare il calcio. Ho giocato un buon Mondiale, ma in Brasile dicevano tutti che si era perso per colpa di Felipe. Non è giusto. Chi ne capisce di calcio, sa che basta vedere gli occhi dei giocatori olandesi prima della mia espulsione per capire come mai hanno vinto. Io non sono un angelo, ho capito che posso essere duro, ma senza esagerare. A 27 anni si può ancora cambiare. La fiducia di Delneri e Marotta? Questo mi ha aiutato a cambiare, ho capito che c’è chi crede in Felipe Melo». Parte da titolare anche la stagione successiva e realizza il suo primo gol stagionale, su rigore con tanto di “cucchiaio”, nella partita casalinga col Lecce vinta per 4-0. Il 6 gennaio, nella partita casalinga persa contro il Parma, al 16’ del primo tempo è autore di un fallo di reazione ai danni di Paci che gli costa l’espulsione e lo obbliga a scontare tre giornate di squalifica. Rientra nella gara del 30 gennaio persa all’Olimpico contro l’Udinese per 1-2. Chiude la sua seconda stagione bianconera con 38 presenze e un gol. Il 22 luglio 2011 è ceduto in prestito oneroso al Galatasaray, terminando la sua avventura a Torino, senza lasciare un ricordo particolarmente felice. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/felipe-melo.html
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FELIPE MELO https://it.wikipedia.org/wiki/Felipe_Melo Nazione: Brasile Luogo di nascita: Volta Redonda Data di nascita: 26.06.1983 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 80 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: Comandante Alla Juventus dal 2009 al 2011 Esordio: 30.08.2009 - Serie A - Roma-Juventus 1-3 Ultima partita: 15.05.2011 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 78 presenze - 4 reti Confederations Cup 2009 con la nazionale brasiliana Felipe Melo de Carvalho, noto semplicemente come Felipe Melo (Volta Redonda, 26 giugno 1983), è un calciatore brasiliano con passaporto spagnolo, centrocampista della Fluminense. Felipe Melo Felipe Melo con il Galatasaray nel 2014 Nazionalità Brasile Altezza 183 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Fluminense Carriera Squadre di club 2001-2002 Flamengo 26 (3) 2002-2003 Cruzeiro 31 (2) 2003-2004 Grêmio 19 (3) 2004-2005 Maiorca 7 (0) 2005-2007 Racing Santander 48 (6) 2007-2008 Almería 33 (7) 2008-2009 Fiorentina 29 (2) 2009-2011 Juventus 78 (4) 2011-2015 Galatasaray 114 (15) 2015-2017 Inter 31 (1) 2017-2021 Palmeiras 63 (5) 2021- Fluminense 1 (0) Nazionale 2009-2010 Brasile 22 (2) Palmarès Confederations Cup Oro Sudafrica 2009 Biografia Prima d'intraprendere la carriera calcistica praticava jiu jitsu brasiliano. È sposato con Roberta e ha quattro figli: tre maschi, David, Luke e Linyker, e una femmina, Pietra. Fa parte dell'associazione Atleti di Cristo. Caratteristiche tecniche Dotato di forte personalità – caratteristica che gli ha valso il soprannome di Comandante –, Felipe Melo è un centrocampista centrale la cui collocazione preferita è quella di mediano. La sua foga agonistica lo porta a ricevere spesso sanzioni disciplinari. Come dimostrato durante la sua prima stagione al Galatasaray, riesce a fornire le prestazioni migliori quando viene adibito a compiti offensivi, libero dal dover fornire copertura davanti alla linea di difesa. Carriera Club Gli esordi in Brasile e l'esperienza spagnola Felipe Melo inizia la sua carriera da professionista nel Flamengo giocando dal 2001 al 2003 collezionando 23 presenze e 3 gol. Nel 2003 si trasferisce al Cruzeiro giocando 31 partite e segnando 2 reti. L'anno successivo viene ceduto al Grêmio nel quale gioca 19 partite segnando 4 goal. Nel 2005 firma un contratto con il Maiorca dove però gioca solo 7 partite non segnando neanche un gol e nello stesso anno viene venduto al Racing Santander con il quale gioca fino al 2007 collezionando in due anni 49 presenze e 6 reti. Nella stagione 2007-2008 Felipe gioca nell'Almeria dove disputa la prima divisione spagnola mettendo a segno anche 7 reti in 34 presenze. I tifosi dell'Almeria lo hanno eletto, tramite il sito ufficiale del club, miglior giocatore della stagione 2007-2008. Fiorentina e Juventus Melo ai tempi della Juventus Il 2 giugno 2008 viene ufficializzato dalla Fiorentina il suo passaggio in viola per € 8 milioni. Debutta il 12 agosto, durante l'andata del preliminare di Champions League contro lo Slavia Praga. L'esordio in campionato avviene il 30 agosto contro la Juventus (1-1), mentre la prima rete in maglia viola arriva contro l'Atalanta (2-1), il 9 novembre. Il giocatore chiude la stagione con 29 presenze e 2 gol in campionato, una presenza in Coppa Italia e 9 presenze nelle coppe europee (7 in Champions League e 2 in Coppa Uefa) per un totale di 39 presenze e 2 gol. Il 15 luglio 2009 la Juventus ufficializza l'acquisto del giocatore per € 25 milioni. Felipe Melo debutta in campionato il 30 agosto seguente in trasferta contro la Roma, segnando anche il gol dell'1-3 finale; insieme alla squadra, disputa un campionato al di sotto delle aspettative, e lui, a causa del suo elevato prezzo d'acquisto, è uno di quelli presi di mira maggiormente dalla stampa sportiva e a volte anche dai tifosi, con i quali, in queste situazioni negative, ha avuto un rapporto turbolento. Lascia la Juventus dopo due stagioni, collezionando 78 presenze e 4 reti totali. Galatasaray Felipe Melo in campo col Galatasaray Il 22 luglio 2011 viene ceduto in prestito oneroso al Galatasaray per 1,5 milioni di euro con diritto di riscatto fissato a 13 milioni. In Süper Lig segna 3 gol nelle prime 5 partite ufficiali diventando anche il rigorista della squadra. Chiude il campionato con 30 presenze e 10 gol realizzati, grazie ai suoi gol il Galatasaray conquista i Play-off per il titolo di Turchia. Il 12 maggio 2012 vince, insieme al Galatasaray, i play-off per il titolo e così conquista il titolo di campione di Turchia; conclude i play-off con 6 partite giocate nelle quali ha segnato 2 gol. Il 10 agosto 2012, Felipe Melo torna alla squadra turca in prestito oneroso di 1,75 milioni con diritto di riscatto fissato a 6,5 milioni. Il 24 novembre 2012, negli ultimi minuti della partita tra Elazığspor e Galatasaray valida per la 13ª giornata di campionato, il portiere Fernando Muslera è stato espulso all'89'; Felipe Melo lo ha sostituito e ha parato il rigore che ha permesso alla sua squadra di vincere 1-0 grazie alla rete segnata precedentemente da Yekta Kurtuluş. Il 30 giugno 2013 la società turca non esercita il diritto di riscatto sul cartellino del giocatore, che torna quindi momentaneamente alla Juventus; il 20 luglio 2013 viene però acquistato a titolo definitivo dal Galatasaray per 3,75 milioni di euro, con bonus di 0,5 milioni a seguito del raggiungimento di determinati obiettivi sportivi da parte del Galatasaray nelle prossime stagioni. Inter Il 31 agosto 2015 viene ceduto a titolo definitivo all'Inter per 3,7 milioni di euro (più 500.000 euro di bonus per ogni qualificazione alla Champions entro la stagione 2017-2018) firmando un contratto biennale con opzione per il terzo anno da circa 2,5 milioni l'anno; qui ritrova il suo allenatore ai tempi del Galatasaray Roberto Mancini. Sceglie per la sua nuova avventura neroazzurra di indossare il numero 83. Esordisce con una maglia da titolare nel derby della Madonnina vinto 1-0 sui cugini del Milan offrendo subito un'ottima prestazione. Il 23 settembre segna il primo gol nella vittoria per 1-0 contro l'Hellas Verona. Offre buone prestazioni fino al 20 dicembre quando contro la Lazio causa il rigore che vale la seconda sconfitta in campionato e soprattutto si fa espellere nel finale per un brutto intervento ai danni di Lucas Biglia che gli costa tre giornate di squalifica. In seguito non riesce a ripetersi come nella prima parte di stagione e chiude l'anno con 28 presenze e 1 gol. La stagione seguente finisce ai margini della rosa con i nuovi allenatori Frank de Boer prima e successivamente Stefano Pioli giocando solo 10 partite; in tutto con l'Inter in un anno e mezzo ha giocato quindi 38 partite e segnato 1 gol. Palmeiras Il 12 gennaio 2017 viene ufficializzato il trasferimento di Felipe Melo al Palmeiras in prestito fino al 30 giugno; il giocatore firma un contratto fino al 2019. A fine anno vince il campionato col Palmeiras. L'8 novembre 2020, nel corso della gara contro il Vasco de Gama, si frattura la caviglia sinistra. Il 30 gennaio 2021 vince la Coppa Libertadores 2020 contro il Santos. Fluminense Il 13 dicembre 2021 firma un contratto biennale con il Fluminense. Nazionale Il 26 gennaio 2009 riceve la sua prima convocazione con la maglia del Brasile da parte del Commissario Tecnico Carlos Dunga, in vista dell'amichevole contro l'Italia del 10 febbraio ed esordisce da titolare nella stessa. Alla terza presenza, in una gara contro il Perù, mette a segno il suo primo gol con la Seleção. Il 28 giugno seguente conquista la Confederations Cup da titolare, segnando anche un gol a Pretoria nella finale contro gli Stati Uniti. Viene convocato dal CT Carlos Dunga per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove i verdeoro vengono eliminati ai quarti di finale contro i Paesi Bassi (2-1). In quest'ultima partita inizia bene, fornendo l'assist a Robinho per il gol del vantaggio, ma infine rimedia un'espulsione dopo un pestone ad Arjen Robben. A causa dell'eliminazione della nazionale brasiliana si crea malcontento in patria, con critiche indirizzate per lo più verso Melo e l'allenatore Dunga. Dopo i Mondiali 2010 non è stato più convocato dalla selezione brasiliana. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Carioca: 2 - Flamengo: 2001 - Fluminense: 2022 Copa dos Campeões: 1 - Flamengo: 2001 Campionato Mineiro: 1 - Cruzeiro: 2003 Campionato Paulista: 1 - Palmeiras: 2020 Taça Guanabara: 1 - Fluminense: 2022 Competizioni nazionali Coppa del Brasile: 2 - Cruzeiro: 2003 - Palmeiras: 2020 Campionato brasiliano: 2 - Cruzeiro: 2003 - Palmeiras: 2018 Campionato turco: 3 - Galatasaray: 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015 Supercoppa di Turchia: 1 - Galatasaray: 2013 Coppa di Turchia: 2 - Galatasaray: 2013-2014, 2014-2015 Competizioni internazionali Coppa Libertadores: 2 - Palmeiras: 2020, 2021 Nazionale Confederations Cup: 1 - Sudafrica 2009
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MARTIN CACERES Prima di lui, solamente cinque giocatori avevano vestito la maglia bianconera per tre periodi diversi: De Ceglie (2006, 2008, 2015), Garzena (1952, 1954, 1961), Giovinco (2006, 2008, 2012), Maresca (1999, 2001, 2003) e Marrone (2009, 2011, 2014). Cinque più lui, appunto: Martín Cáceres, detto El Pelado. «Avevo dieci anni e già portavo i capelli lunghi. Un giorno tornai a casa pieno, pienissimo di pidocchi. Mia madre non ci pensò un attimo a rasarmi a zero e i miei compagni di giochi a ribattezzarmi così».«Sono nato e cresciuto a Montevideo, ho un fratello maggiore che si chiama Jonathan. Ma né lui e né mio padre sono stati calciatori: sono l’unico della famiglia che ha intrapreso la carriera di sportivo professionista. Ho cominciato a giocare da ragazzino nelle giovanili del Defensor, una squadra di Montevideo di cui sono sempre stato tifoso. In carriera ho sempre giocato in difesa, anche se il mio idolo non era un difensore ma il grande Enzo Francescoli. Sono arrivato in prima squadra quando avevo sedici anni e sono subito entrato a far parte della Nazionale Under 20. Dopo poche stagioni è arrivata la chiamata dalla Spagna, dal Villarreal, ed ho accettato senza esitazioni. Paura? Anche se ero molto giovane sono partito con l’idea di fare bene e farmi conoscere in Europa».Il Villarreal sceglie di portarlo subito in Spagna per abituarlo a un calcio differente, ma riconosce che sarebbe un azzardo proporlo subito titolare: così, sceglie il prestito al Recreativo Huelva. Squadra di limitate ambizioni, il team andaluso concede alla giovane promessa il tempo per adattarsi alla nuova realtà continentale, giocando sempre. Viene provato anche da difensore esterno sinistro, ruolo che assumerà pure con la Nazionale uruguagia (nella quale debutta nel settembre del 2008). La stagione al Recreativo Huelva è molto buona, tanto è vero che El Pelado si trasferisce al Barcellona.Ma la vita in blaugrana e dura. Guardiola, tanto liberale fuori dal campo quanta intransigente e irremovibile nello spogliatoio, ha un’idea di calcio che proprio non lo contempla. Il suo difensore tipo è Rafa Marquez, elegante, con un piede educatissimo e in grado di giocare nello spazio, piuttosto che l’uno contro uno. E con Guardiola non si negozia: chiedere a Hleb per ulteriori informazioni: il bielorusso è compagno fisso di Cáceres sulla panchina del Barça, le loro caratteristiche tecniche non sono apprezzate dal tecnico catalano e si devono accontentare di poche briciole di match, spesso di limitata importanza e non di rado fuori ruolo. Inoltre, l’ex Brescia e Roma è molto legato alla Cantera del club. Quando può, schiera un ragazzo del settore giovanile.Così, nell’estate del 2009, non gli pare vero arrivare alla Juventus. «Volevo giocare dì più. E il mio procuratore, Daniel Fonseca, mi consigliò di venire alla Juventus, un ambiente che conosceva e in cui mi assicurava che mi sarei trovato bene. Non sbagliava». Il 7 agosto 2009 viene ufficializzato il suo passaggio alla compagine bianconera, in prestito con diritto di riscatto; Cáceres sceglie la maglia numero 2, in passato sulle spalle di Claudio Gentile e Ciro Ferrara. Il 12 settembre 2009, al suo esordio con i bianconeri, segna il suo primo goal, sbloccando la delicata partita contro la Lazio all’Olimpico (2-0 il risultato finale).Col tempo, grazie a buone prestazioni, riesce a ritagliarsi uno spazio da titolare sulla fascia destra, anche grazie ai continui infortuni di Zebina e allo scarso apporto offensivo di Grygera. Il 14 febbraio 2010 contro il Genoa è schierato da Alberto Zaccheroni esterno di centrocampo. Sul primo goal della partita, salta due difensori e serve un cross dalla destra, dove Amauri firma il momentaneo 1-1. Regala ottime prestazioni fino a che una pubalgia lo costringe a stare fuori dai campi per varie settimane. La Juventus però, a causa dell’elevato prezzo del giocatore, non lo riscatta, e Martín torna così al Barcellona. «Speravo di rimanere, quando non ci fu “la compra” rimasi deluso. Non mi aspettavo una seconda chance. E invece…».E invece Martín ritorna a Torino nel gennaio del 2012, voluto fortemente da Conte. «Sono molto contento, perché Conte si fida di me, mi ha voluto ed è stato fatto tutto nel migliore dei modi perché io potessi tornare. Vengo a portare entusiasmo. È una squadra che ha tanti bravi giocatori e sta facendo un gran campionato. Speriamo di continuare in questo modo».Fa il suo secondo esordio l’8 febbraio, nella semifinale d’andata di Coppa Italia in casa del Milan, realizzando una clamorosa doppietta (la seconda rete con un tiro “a giro” degno del miglior Del Piero). El Pelado segna solamente goal pesanti, come quello del 25 marzo contro l’Inter, che permette alla Vecchia Signora di battere i campioni in carica e di lanciarsi alla conquista dello scudetto. Tricolore che arriva il 6 maggio sul campo neutro di Trieste, grazie al 2-0 sul Cagliari e alla contemporanea sconfitta del Milan nel derby. Una stagione più che positiva che fa decidere la società ad acquistare in via definitiva il difensore uruguagio.Un infortunio rimediato nell’estate del 2012, durante il Trofeo TIM, lo costringe a saltare la vittoriosa trasferta cinese della Supercoppa italiana, contro il Napoli. Ma proprio contro i partenopei, il 20 ottobre successivo, si prende un’importante rivincita contro il destino: infatti, entrato da poco in campo, realizza di testa il goal del vantaggio bianconero, raddoppiato poco dopo da Pogba. Festeggia con i compagni il secondo scudetto consecutivo della Vecchia Signora.Il 2013-14 non inizia nel migliore dei modi. A causa dell’ennesimo infortunio, è costretto a saltare la prima parte della stagione, rientrando solamente a fine ottobre in occasione della sfida di Champions League in casa del Real Madrid. Trova la via rete in Coppa Italia, contro l’Avellino e, il 4 maggio 2014, dopo la vittoria del Catania sulla Roma, può mettere in bacheca il terzo scudetto di fila. Ma il destino per questo bravissimo difensore (che in estate non è mai inserito nella formazione titolare ma che riesce sempre a ritagliarsi spazi importanti) non è tenero.Anche la prima parte dell’annata 2014-15 lo vede costretto ai box, per un incidente rimediato nel 3-2 interno alla Roma dei primi d’ottobre, che lo tiene fermo per tre mesi. L’11 gennaio 2015, al ritorno in campo, realizza l’ennesimo goal importante, al San Paolo di Napoli, contro la squadra azzurra che, a quanto pare, continua a portargli fortuna. «Sono contento a livello personale, ma anche per la squadra, perché era troppo importante vincere. È importante essere tornato, è stata dura, anche perché non ero mai stato fuori così a lungo. Era un peccato non essere riusciti a tenere il vantaggio, ma loro sono forti e la partita era difficile. Per fortuna siamo riusciti a segnare di nuovo e a vincere. Era una gara complicata, ma lo sono tutte e dobbiamo affrontarle ogni partita come se fosse l’ultima».Ma un paio di mesi dopo, tuttavia, nuovo stop in allenamento: trauma distorsivo alla caviglia sinistra con frattura del malleolo mediale, che pone fine anticipatamente alla sua stagione.La stagione 2015-16 lo vede alzare la Supercoppa Italiana vinta a Shanghai contro la Lazio. Ma non c’è pace per Martín: ulteriori guai muscolari lo tengono lontano dai campi nelle successive settimane. Nella notte fra il 28 e 29 settembre 2015 il giocatore è inoltre protagonista di un incidente automobilistico a Torino, dal quale esce incolume; ciò nonostante, il riscontro di un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge, porta la Juventus a escluderlo temporaneamente dalla prima squadra.Reintegrato il 3 febbraio 2016, nella partita allo Stadium contro il Genoa, rimedia una lesione al tendine d’Achille destro che lo costringe a un intervento chirurgico e a chiudere anzitempo la stagione e la sua avventura in bianconero. «Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino. Amici, compagni, famiglia, tifosi, il mio procuratore Fonseca e mia moglie. Spiace finire la stagione così, ho sempre onorato questa maglia dal primo giorno. La vita continua, lotteremo per tornare al più presto, più forte e più cattivo».Il 29 gennaio 2019 viene ufficializzato il suo secondo ritorno alla Juventus, che lo preleva in prestito oneroso dalla Lazio fino al termine della stagione. Fa il suo terzo debutto con la maglia bianconera il 2 febbraio, nella partita casalinga pareggiata 3-3 contro il Parma. Vincendo così, pur da comprimario, il suo sesto scudetto con la maglia bianconera.Per El Pelado, comunque sia, la grande soddisfazione di essere entrato a pieno merito nei cuori dei supporter bianconeri. Amore pienamente contraccambiato dal giocatore, come si può evincere dal suo messaggio di addio su Instagram. «La mia famiglia è tutta Bianco Nera. León è proprio nato a Torino ed è juventino. Martina vita intera a Torino. Non vi dimenticherò mai». Il tutto accompagnato da una foto in compagnia dei suoi figli. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/09/martin-caceres.html
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MARTIN CACERES https://it.wikipedia.org/wiki/Martín_Cáceres Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 07.04.1987 Ruolo: Difensore Altezza: 178 cm Peso: 75 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: El Pelado Alla Juventus dal 2009 al 2010, dal 2012 al 2016 e 2019 Esordio: 12.09.2009 - Serie A - Lazio-Juventus 0-2 Ultima partita: 26.05.2019 - Serie A - Sampdoria-Juventus 2-0 119 presenze - 7 reti 6 scudetti 2 coppe Italia 3 supercoppe italiane Copa America 2011 José Martín Cáceres Silva (Montevideo, 7 aprile 1987) è un calciatore uruguaiano, difensore svincolato della nazionale uruguaiana. Nella sua carriera ha conseguito un treble con il Barcellona nella stagione 2008-2009, vincendo campionato spagnolo, Coppa del Re e UEFA Champions League, e conquistato 6 campionati italiani (tra il 2012 e il 2019), 2 Coppe Italia (2015 e 2016) e 3 Supercoppe di Lega (2012, 2013 e 2015) con la Juventus. Con la nazionale ha vinto la Copa América di Argentina 2011 e preso parte all'edizione di Brasile 2019, oltre ad avere partecipato ai Mondiali di Sudafrica 2010, Brasile 2014 e Russia 2018, e alla Confederations Cup di Brasile 2013. In ambito giovanile, con l'Uruguay Under-20 è stato terzo classificato al Sudamericano Sub-20 di Paraguay 2007, e ha preso parte al Mondiale Under-20 di Canada 2007. Martín Cáceres Cáceres con la maglia dell'Uruguay nel 2013 Nazionalità Uruguay Altezza 178 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra svincolato Carriera Squadre di club 2005-2007 Defensor 26 (4) 2007 Villarreal 0 (0) 2007-2008 → Recreativo Huelva 34 (2) 2008-2009 Barcellona 14 (0) 2009-2010 → Juventus 21 (1) 2010-2012 Siviglia 39 (2) 2012-2016 Juventus 89 (6) 2017 Southampton 1 (0) 2017-2018 Verona 14 (3) 2018-2019 Lazio 10 (1) 2019 → Juventus 9 (0) 2019-2021 Fiorentina 56 (3) 2021-2022 Cagliari 14 (1) 2022 Levante 10 (0) Nazionale 2007 Uruguay U-20 11 (0) 2007- Uruguay 114 (4) Palmarès Campionato sudamericano Under-20 Bronzo Paraguay 2007 Copa América Oro Argentina 2011 Biografia È soprannominato El Pelado, nomignolo derivante dal fatto che, da bambino, la madre gli rasò a zero i capelli. Ha due figli, nati rispettivamente nel 2006 e nel 2014. Caratteristiche tecniche È un difensore centrale, ma può rivestire ogni ruolo del reparto arretrato, sia nello schieramento a quattro che in quello a tre, ben comportandosi all'occasione anche come esterno in un centrocampo a cinque. Fa della grinta e della personalità i suoi punti forti. Massimiliano Allegri, nel descrivere le sue caratteristiche, parlò di lui come un difensore che gode nel portare l'avversario al duello uno contro uno, oltre che essere dotato di un ottimo piede. Calciatore affidabile, è dotato di grande concentrazione che difficilmente gli consente di sbagliare l'approccio alle partite. È stato inoltre descritto dai suoi compagni della Juventus anche come un ottimo uomo spogliatoio. Carriera Club Inizi e Barcellona Inizia la sua carriera in patria con il Defensor Sporting, squadra della quale diventa capitano ad appena diciannove anni. In totale colleziona 26 presenze segnando 4 reti. Nel febbraio del 2007 firma per il Villarreal per cinque anni, con un trasferimento gratuito dal Defensor. Il Villarreal lo gira immediatamente al Recreativo de Huelva per la stagione 2007-2008. Il 9 gennaio 2008 segna una rete fondamentale contro lo stesso Villarreal, in una gara di Coppa del Re vinta dal Recreativo per 1-0. Nella stagione giocata a Huelva totalizza 34 presenze e due gol. Il 4 giugno 2008 il Barcellona si assicura le sue prestazioni, pagando il cartellino 16,5 milioni di euro e inserendo una clausola rescissoria di 50 milioni di euro valida fino alla fine del 2012. Nella stagione 2008-2009 trova poco spazio in Blaugrana, concludendo l'esperienza in terra catalana con 14 presenze nella Liga, 7 in Coppa del Re e 3 in Champions League, ma contribuendo, pur da comprimario, alla vittoria di uno storico treble. Juventus e Siviglia Il 7 agosto 2009 viene ufficializzato il suo passaggio dal Barcellona alla Juventus, in prestito con diritto di riscatto fissato a 12 milioni. Il successivo 12 settembre, al suo esordio coi bianconeri segna il suo primo gol, sbloccando la partita poi vinta 2-0 contro la Lazio all'Olimpico. Col tempo riesce a ritagliarsi uno spazio da titolare sulla fascia destra, approfittando dei continui infortuni di Zebina e vincendo la concorrenza di Grygera; in seguito, una pubalgia lo costringe a stare a sua volta fuori dai campi per alcuni mesi. Al termine di una stagione comunque positiva sul piano personale, la Juventus decide tuttavia di non riscattarlo a causa dell'elevato prezzo, di conseguenza il giocatore torna nei ranghi della squadra catalana. Il 30 agosto 2010 viene ceduto in prestito dal Barcellona al Siviglia. Martín riesce a giocare con continuità soprattutto nella seconda metà della stagione, dopo la cessione di Konko. La stagione per gli andalusi parte male, con l'eliminazione ai play-off di Champions League e con l'esonero già a settembre dell'allenatore. A fine stagione il Siviglia raggiunge il quinto posto e la qualificazione all'Europa League. Il 31 maggio 2011, il Siviglia ne riscatta il cartellino per 3 milioni di euro, più altri 1,5 milioni in base alle prestazioni della squadra nelle stagioni future. Nella sessione di mercato di gennaio 2012, torna alla Juventus con la formula del prestito. Primo ritorno alla Juventus Cáceres alla Juventus nel 2013, nel corso della sfida di Champions League in casa del Real Madrid Il 27 gennaio 2012, su spinta dello stesso giocatore, ritorna alla Juventus con un prestito oneroso di 1,5 milioni di euro fino al termine della stagione. Fa il suo secondo esordio coi colori bianconeri il successivo 8 febbraio, nella semifinale di andata della Coppa Italia in casa del Milan, e anche stavolta trova subito il gol, assurgendo anzi a match winner grazie a una decisiva doppietta che vale il 2-1 dei torinesi. Si ripete sottorete il 25 marzo in Serie A, siglando il vantaggio nel derby d'Italia poi vinto 2-0 contro l'Inter. A fine campionato vince il suo primo trofeo con la maglia juventina, lo scudetto, che arriva sul campo neutro di Trieste il 6 maggio 2012, a una giornata dal termine, grazie al 2-0 sul Cagliari e alla contemporanea sconfitta dei rivali milanisti nella stracittadina. Tale trionfo fa scattare la clausola contrattuale circa l'obbligo di riscatto, che la società torinese esercita il 25 dello stesso mese sborsando 8 milioni di euro. Un infortunio rimediato nell'estate del 2012, durante il Trofeo TIM, costringe l'uruguaiano a saltare la vittoriosa trasferta cinese della Supercoppa italiana. Il 20 ottobre successivo realizza di testa la sua prima rete stagionale, nella vittoria casalinga in campionato per 2-0 contro il Napoli. Il 5 maggio 2013, grazie al successo interno della Juventus sul Palermo per 1-0, conquista con tre giornate d'anticipo il secondo scudetto consecutivo. Il 2013-2014 non inizia nel migliore dei modi per Cáceres, che a causa di un infortunio è costretto a saltare la prima parte dell'annata, rientrando nei ranghi a fine ottobre in occasione della sfida di Champions League in casa del Real Madrid. Nel corso della stagione incrementa il suo minutaggio soprattutto nelle competizioni europee, trovando l'unica rete stagionale il 18 dicembre 2013, in Coppa Italia contro i cadetti dell'Avellino. Il 4 maggio 2014, dopo la vittoria del Catania sulla rivale Roma, con tre turni d'anticipo l'uruguaiano inanella il terzo scudetto di fila alla Juventus. Come la precedente, anche la prima parte dell'annata 2014-2015 vede l'uruguaiano vittima di un infortunio, rimediato nel 3-2 interno alla Roma dei primi d'ottobre, che lo tiene fermo per tre mesi. L'11 gennaio 2015, al ritorno in campo, segna la seconda rete bianconera nel successo 3-1 in casa del Napoli; un paio di mesi dopo, tuttavia, incappa in un nuovo infortunio che pone fine anticipatamente alla sua stagione. Il 2015-2016 lo vede giocare da titolare la sfida di apertura dell'annata, la Supercoppa italiana vinta 2-0 a Shanghai contro la Lazio. Tuttavia, ulteriori guai muscolari lo tengono lontano dai campi nelle successive settimane. Nella notte fra il 28 e 29 settembre 2015 il giocatore è inoltre protagonista di un incidente automobilistico a Torino, da cui esce incolume; ciò nonostante, il riscontro di un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge porta la Juventus a escluderlo temporaneamente dalla prima squadra. Successivamente reintegrato in rosa, il 3 febbraio 2016 incappa in un ennesimo infortunio nella sfida casalinga di campionato contro il Genoa, rimediando una lesione del tendine d'achille destro che lo costringe a un intervento chirurgico e a chiudere anzitempo la sua seconda esperienza torinese; il difensore va in scadenza di contratto e il successivo 30 giugno si svincola dal club bianconero. Southampton e Verona Dopo vari mesi d'inattività, il 16 febbraio 2017 si accorda con gli inglesi del Southampton, con cui tuttavia scende in campo in una sola occasione, nella vittoria esterna in Premier League del 13 maggio 2017 contro il Middlesbrough (2-1). Non essendo riuscito a convincere l'ambiente, il 25 dello stesso mese risolve il suo contratto con i Saints. Il successivo 4 agosto torna quindi in Serie A, accordandosi col neopromosso Verona. Fa il suo esordio con la maglia dei veneti in Coppa Italia, nella vittoria del 13 agosto contro l'Avellino (3-1), quindi in campionato sei giorni dopo contro il Napoli. Segna il suo primo gol con gli scaligeri il 20 novembre, nella sconfitta interna contro il Bologna (2-3), tornando nell'occasione in rete nella massima serie italiana dall'11 gennaio 2015. Il giocatore rimane a Verona per un semestre, nel corso del quale ritrova continuità di rendimento e buone prestazioni. Lazio e secondo ritorno alla Juventus L'8 gennaio 2018, nella sessione invernale del calciomercato, viene acquistato dalla Lazio. L'esordio arriva il 31 gennaio successivo, in occasione della semifinale di Coppa Italia pareggiata, per 0-0, contro il Milan. Il 18 aprile 2018 mette a segno la sua prima rete in maglia biancoceleste; in occasione della trasferta vinta, per 3-4, contro la Fiorentina. Chiude la stagione con 10 presenze e 1 rete messa a segno. Dopo un altro semestre a Roma, il 29 gennaio 2019 viene ufficializzato il suo secondo ritorno alla Juventus, che lo preleva in prestito oneroso fino al termine della stagione. Fa il suo terzo debutto con la maglia bianconera il successivo 2 febbraio, nella partita casalinga pareggiata 3-3 contro il Parma. A fine stagione, pur da comprimario, vince il suo sesto scudetto con la maglia bianconera. Fiorentina, Cagliari e Levante Nell'estate 2019 si accasa da svincolato alla Fiorentina, con la quale debutta il successivo 14 settembre, nella partita proprio contro i bianconeri piemontesi, conclusasi sullo 0-0. L'8 dicembre 2019 trova il suo primo gol in maglia viola, nella sconfitta esterna per 2-1 contro il Torino. In due stagioni mette insieme 61 presenze e 4 gol. Svincolatosi dal club viola il 30 giugno 2021, il successivo 1º settembre si accorda con il Cagliari. Il 17 ottobre dello stesso anno segna la prima rete per i sardi nel successo casalingo per 3-1 sulla Sampdoria. Tuttavia la sua avventura in rossoblù, così come quella della squadra, si rivela difficoltosa, tanto che a dicembre 2021 viene messo fuori rosa. Non più reintegrato dal Cagliari, il 30 gennaio 2022 viene ceduto a titolo definitivo al Levante. Nazionale Cáceres in azione con la Celeste al campionato del mondo 2014 Cáceres ha giocato nell'Under-20 dell'Uruguay al Campionato mondiale Under-20, tenutosi in Canada. Con lui la squadra arrivò tra l'altro terza nel Campionato sudamericano Under-20 2007. Dal 2008 è entrato nella nazionale maggiore del suo paese. Il 14 ottobre 2009 viene espulso durante la partita decisiva con l'Argentina per le qualificazioni al campionato del mondo 2010: l'espulsione porta la sua squadra all'inferiorità numerica e alla sconfitta (0-1). Alla competizione mondiale dell'estate 2010 in Sudafrica raggiunge con la nazionale un risultato storico, arrivando a giocare la semifinale contro i Paesi Bassi di Sneijder e Robben; verranno poi eliminati perdendo quest'ultimo incontro per 3-2. Il 17 luglio 2011, nei quarti di finale della Copa América, calcia il rigore decisivo nella sfida contro l'Argentina determinando il passaggio alle semifinali per l'Uruguay che, alla fine, vincerà la competizione. Dopo due anni di mancate convocazioni, ritorna a indossare la casacca della selezione nazionale nel 2017, in occasione delle due amichevoli europee contro Irlanda e Italia. Il 2 giugno 2018 viene selezionato, per la terza volta in carriera, nei 23 giocatori che prendono parte al campionato del mondo 2018 in Russia. Chiude la competizione, con 5 presenze, ai quarti di finale poiché lui e i suoi compagni vengono battuti dalla Francia per 2-0. Nel 2019 fa parte dei convocati per la Copa América disputata in Brasile, torneo nel quale la Celeste viene eliminata nei quarti di finale dal Perù, ai rigori, dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari. Il 13 ottobre 2020 raggiunge quota 100 presenze con la Celeste nella sconfitta per 4-2 contro l'Ecuador. Convocato per la Copa América 2021, gli uruguagi vengono eliminati nuovamente ai rigori, questa volta dalla Colombia. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato spagnolo: 1 - Barcellona: 2008-2009 Coppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2008-2009 Campionato italiano: 6 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2018-2019 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Barcellona: 2008-2009 Nazionale Coppa America: 1 - Argentina 2011
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Alessandro Nista - Preparatore Portieri
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
ALESSANDRO NISTA https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Nista Nazione: Italia Luogo di nascita: Collesalvetti (Livorno) Data di nascita: 10.07.1965 Ruolo: Preparatore Portieri Altezza: 192 cm Peso: 78 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Alessandro Nista (Collesalvetti, 10 luglio 1965) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, preparatore dei portieri. Alessandro Nista Nista all'Ancona nella stagione 1991-1992 Nazionalità Italia Altezza 192 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Termine carriera 2001 - giocatore Carriera Giovanili 1982-1985 Pisa Squadre di club 1983-1985 Pisa 0 (0) 1985-1986 → Sorrento 3 (-2) 1986-1990 Pisa 38 (-42) 1990 Leeds Utd 0 (0) 1990-1995 Ancona 139 (-171) 1995-1999 Parma 2 (-2) 1999-2001 Torino 1 (0) Nazionale 1988 Italia U-21 3 (-4) Carriera da allenatore 2001-2005 Torino Portieri 2007-2008 Reggina Portieri 2008-2009 Grosseto Portieri 2009 Juventus Primavera (Portieri) 2010 Juventus Portieri 2010-2011 Inter Portieri 2012-2013 Inter Portieri 2014-2015 Udinese Portieri 2015-2020 Napoli Portieri Biografia È il padre di Lorenzo, schermidore di livello internazionale. Carriera Giocatore In carriera ha giocato con le maglie di Sorrento, Pisa, Leeds Utd, Ancona, Parma e Torino. Conta 66 partite disputate in Serie A, 114 in Serie B e 3 in Serie C1. A lui Marco van Basten ha segnato il suo primo gol in Serie A, nel 1987, e l'ultimo della carriera, nel 1993. Allenatore Terminata la carriera agonistica, si è dedicato alla preparazione dei portieri, dapprima con il Torino e poi dal 2007 alla Reggina. Nella stagione 2008-2009 ricopre lo stesso ruolo nel Grosseto. Nista all'Inter nel 2012 con Samir Handanovič Nell'estate del 2009 passa alla Juventus come allenatore personale di Gianluigi Buffon e preparatore dei portieri della formazione Primavera. A seguito dell'esonero di Ciro Ferrara, l'allenatore Alberto Zaccheroni è chiamato a guidare la squadra fino alla fine della stagione; Nista diventa quindi allenatore dei portieri della prima squadra al posto di Michelangelo Rampulla; alla fine dell'anno è sollevato dall'incarico, assieme allo staff di Zaccheroni, e viene sostituito da Claudio Filippi. Il 29 dicembre 2010 il neo allenatore dell'Inter, Leonardo, lo seleziona come preparatore dei portieri della squadra, diventata pochi giorni prima campione del mondo con Benítez. Lascia i meneghini il 21 settembre 2011, giorno in cui viene esonerato il tecnico Gian Piero Gasperini, e viene sostituito da Giorgio Pellizzaro. Ritorna all'Inter il 26 marzo 2012 come preparatore dei portieri della prima squadra, nello staff tecnico del neo mister Andrea Stramaccioni, con cui collaborerà fino al termine della stagione successiva, per poi essere sostituito dallo staff del nuovo tecnico nerazzurro Walter Mazzarri. Il 4 luglio 2014, dopo esser stato chiamato dal nuovo mister Stramaccioni, entra nello staff dell'Udinese nel ruolo di preparatore dei portieri, al fianco di Alex Brunner. Dalla stagione 2015-2016 fino alla stagione 2019-2020 è stato nello staff del Napoli. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 3 - Pisa: 1984-1985 - Ancona: 1991-1992 - Torino: 2000-2001 Second Division: 1 - Leeds Utd: 1989-1990 Coppa Italia: 1 - Parma: 1998-1999 Competizioni internazionali Coppa Mitropa: 1 - Pisa: 1987-1988 Coppa UEFA: 1 - Parma: 1998-1999 -
ELIO DE SILVESTRO Nazione: Italia Luogo di nascita: Formia (Latina) Data di nascita: 10.03.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 15.07.2011 - Amichevole - Selezione Val Susa-Juventus 1-12 Ultima partita: 23.07.2011 - Amichevole - Juventus-Sporting Lisbona 1-2 0 presenze - 0 reti
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NOVELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1949-1950 Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1949 al 1950 Esordio: 21.08.1949 - Amichevole - Cremonese-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti
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MILOS KRASIC GIUSEPPE GATTINO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL NOVEMBRE 2010 Le belle storie, diceva un grande scrittore americano, si raccontano da sole. E quella di Milos Krasić è davvero una bella storia. Venticinque anni compiuti il primo novembre (anniversario della Juventus, bella coincidenza), una Coppa Uefa, due campionati, quattro coppe e tre supercoppe di Russia nel CSKA Mosca, il posto fisso nella nazionale serba e un sogno perseguito con tenacia: giocare nella Juventus. Oggi che quel sogno è una felice realtà la storia di Milos sembra ancora più bella e ancora più facile da raccontare. La rapidità con cui si è inserito in squadra e la forza con cui ha conquistato gli juventini lasciano pensare che il ragazzo di Kosovska Mitrovica sia destinato a far parlare di sé ancora per molto tempo. – Milos ti aspettavi un inizio così devastante? «Sinceramente no. Sapevo di arrivare in una grande squadra, con tanti giocatori importanti, però non potevo sperare di cominciare così. Ma se mi sono inserito in fretta e bene non è solo per merito mio: devo ringraziare i compagni, l’allenatore e i dirigenti, che mi hanno messo nelle condizioni per esprimermi al meglio. E poi la gente: che mi ha sostenuto in modo straordinario ancora prima di scendere in campo». – C’è da chiedersi se ci sia un segreto di questo tuo primo periodo in bianconero, perché è difficile ricordare un giocatore straniero che si sia inserito così bene e così in fretta nella Juve. «No, non c’è nessun segreto. È tutto molto semplice: lavoro tanto, mi impegno in allenamento e ho voglia di giocare. In campo metto tutto me stesso, in ogni pallone che tocco. D’altronde so di essere stato scelto per rinforzare la squadra e che l’investimento su di me è stato importante. Cerco solo di restituire alla Juventus la fiducia che mi ha dato». – Quello che ha colpito subito di te e che ti ha fatto apprezzare dai tifosi, prima ancora che scendessi in campo, è stata la voglia di venire a Torino e di indossare questa maglia. Sappiamo che hai anche rinunciato a una parte dell’ingaggio pur di venire alla Juve... «C’erano altre richieste, è vero. Ma a me interessava solo venire qui. È anche vero che ho rinunciato a una parte dei soldi che avrei guadagnato per agevolare l’accordo tra Juve e CSKA, ma sono convinto che ne valesse la pena e sono contento di aver fatto questa scelta. Per realizzare i propri sogni ci vuole determinazione». – Hai voluto la Juventus più di ogni altra cosa, in un momento in cui non ti mancavano le proposte di altri club. Ma che cosa significava per te questa squadra? «La Juventus è la più grande società italiana. È una squadra che ha vinto tantissimi titoli e che ha l’ambizione e i mezzi per vincere tutto: in Italia e in Europa. La Juventus, poi, è la squadra dove gioca Alessandro Del Piero, un calciatore che sono felice di aver conosciuto, con cui è bello giocare e dal quale penso di poter imparare tanto». – Dalle aspettative alla realtà: la Juve è come te l’aspettavi? «Sì, è proprio come la immaginavo: un grande club, con un grande pubblico, una grande organizzazione che nasce da una società seria, che ha tradizione e passione. Qui c’è tutto per mettere noi giocatori nelle condizioni per dare il massimo. È un sogno, il mio sogno. E voglio viverlo fino in fondo». – Tu volevi la Juve, i tifosi vogliono battere l’Inter. Che cosa hai provato a giocare il “derby d’Italia” a San Siro? «È stata una grande partita, giocata in un’atmosfera fantastica: non vedevo l’ora di scendere in campo e di giocare contro l’Inter. Abbiamo giocato bene e ce l’abbiamo messa tutta per vincere. Un’esperienza straordinaria». – Per te quella partita è stata anche l’occasione per incontrare il capitano della tua nazionale. Che rapporto hai con Stanković e che cosa ti ha detto della tua scelta? «Dejan mi ha aiutato nei primi giorni in Italia e mi ha fatto i complimenti per l’inizio di campionato. Anche lui ha notato i progressi della Juventus e mi ha detto che a Milano ci rispettano molto perché si sono accorti che siamo un bel gruppo, in grado di dare filo da torcere a tutti. Per il resto con lui ho il rapporto che si ha con il proprio capitano di Nazionale, di stima e amicizia». – Ti conoscevamo come uomo di fascia, capace di saltare l’uomo e arrivare facilmente al cross. Non ci aspettavamo i gol, che invece sembrano arrivare più facilmente del previsto. L’impressione di molti è che tu sia un attaccante aggiunto più che un centrocampista. «Sono un centrocampista, non ho dubbi. Ovviamente, sono molto contento di aver segnato, ma il mio mestiere è far segnare gli altri. Non è retorica: mi interessa che la squadra funzioni e il mio obiettivo personale è mettere gli attaccanti nelle condizioni di fare gol. Se poi mi capita di buttarla dentro, meglio». – Delneri è un allenatore che chiede ai giocatori la massima diligenza tattica. Che impressione hai avuto in questi primi mesi di lavoro? «È vero, il mister ci chiede di dedicare la massima attenzione alla tattica, al modo di stare in campo e ai movimenti senza palla. Lo sapevo, perché seguivo il calcio italiano e perché prima di arrivare a Torino mi ero documentato. In ogni caso con lui mi trovo benissimo: il suo sistema di gioco è perfetto per le mie caratteristiche e non è cambiato molto rispetto a come giocavo a Mosca o in Nazionale». – A proposito di Nazionale: la scorsa estate hai giocato il Mondiale. Al di là dell’esito negativo per la Serbia, che esperienza è stata? «È stato un grande spettacolo: il Mondiale è il posto dove tutti vorrebbero essere. È stata un’esperienza umana e professionale importante, che mi ha permesso di confrontarmi con grandi campioni in un contesto unico. Dal punto di vista del risultato la delusione è stata pesante, perché sono convinto che la Serbia avesse le carte in regola per fare meglio. Ci è mancata un po’ di fortuna e, alla fine, non abbiamo passato il turno per un gol di scarto, in un girone impegnativo che comprendeva Australia, Germania e Ghana». – In Sud Africa la delusione è stata solo sportiva. A Genova, invece, tu e i tuoi compagni avete vissuto un episodio particolarmente triste del calcio europeo. Che cosa ti ha lasciato quell’esperienza? «Quella notte sono tornato a Torino con un sentimento di strazio nel cuore. Come tutti i miei compagni, volevo solo giocare una bella partita in uno stadio pieno di gente entusiasta. Volevamo vivere uno spettacolo di sport. E invece...». – Ti aspettavi che potessero accadere fatti del genere? «No, non me l’aspettavo io e non se l’aspettavano nemmeno i miei compagni. In ogni caso, secondo me non c’è nessuna relazione tra quegli episodi e il calcio. Purtroppo noi giocatori non eravamo in grado di fermare quella gente: ci abbiamo provato, invitandoli alla calma, ma come si è visto è stato del tutto inutile». – Pensi che quegli incidenti possano alimentare un’immagine negativa del tuo Paese in Europa, e in Italia in particolare? «Certo non è stata una buona pubblicità per la Serbia. Ma si è trattato di un fatto isolato: non ricordo episodi analoghi in occasione di partite della nostra Nazionale e sono sicuro che se gli italiani verranno in Serbia a sostenere gli azzurri non si ripeteranno altri episodi del genere. Il nostro è un paese moderno e ospitale, che non può essere rappresentato dalla gente che a Genova ha impedito che giocassimo la partita». – Dal tuo arrivo hai calamitato l’attenzione dei media: te lo immaginavi? «Sapevo che in Italia il calcio è un fenomeno seguitissimo e immaginavo che giocando alla Juve i giornalisti si sarebbero occupati di me. È inevitabile e la cosa non mi dà problemi, anzi: fa parte del mio lavoro ed è giusto che i giornalisti facciano il loro». – Veniamo agli affetti: da pochi giorni la tua famiglia ti ha raggiunto a Torino e puoi goderti la piccola Mila. «Sì, sono arrivate mia figlia Mila, nata alla fine di settembre, e mia moglie Miriana: con lei ci siamo conosciuti a Novi Sad, la sua città, durante un torneo di calcetto. Io ho vissuto e giocato a lungo a Novi Sad, dove sono ancora iscritto alla facoltà di Management dello sport. Non so se riuscirò a finire gli studi, ma sarei felice di farcela». – Alla Juve hai l’esempio di Giorgio Chiellini: si è appena laureato. «Complimenti a Giorgio, cercherò di imitarlo». – Facciamo un passo indietro: che cosa ti hanno lasciato i cinque anni trascorsi a Mosca? «Nel periodo trascorso al CSKA mi sono tolto grandi soddisfazioni sportive, in un calcio che sta crescendo e in un campionato sempre più competitivo: ho vinto quattro campionati e una Coppa Uefa. Successi che vogliono dire molto e che mi legheranno sempre a Mosca. Per quanto riguarda la città e la sua gente, mi rimarranno sempre nel cuore: una bellissima esperienza, che penso potrà aiutarmi anche qui a Torino a dare il meglio di me». – Che cos’è l’Italia per un ragazzo serbo della tua età? «Un grande paese, aperto, con tanta cultura e ricco di umanità. La gente è accogliente, ti fa sentire il suo affetto. Torino, poi, mi ha stupito per la bellezza e per l’ospitalità che non immaginavo. E poi da voi si mangia bene: sono goloso di pasta, cucinata in qualunque modo». – Milos Krasić fuori campo: musica, cinema, playstation. E poi? «E poi calcio. Per quanto riguarda la musica ascolto soprattutto cantanti serbi, Raznatović o Goran Bregović, che forse da voi è il nostro artista più apprezzato. Al cinema mi piacciono soprattutto i thriller, ma anche i film di Kusturica. In ogni caso non ho molti hobby: penso al calcio e provo a portare avanti gli studi». – Milos, tu vieni da una terra che negli ultimi vent’anni ha vissuto conflitti terribili. Che segni ti hanno lasciato quelle vicende? «Per fortuna nessuno: durante la guerra ero piccolo e ricordo poco di quei giorni. Certo, ne parlo con i miei genitori e mi auguro che non si ripetano quelle situazioni. Oggi la Serbia è uno stato giovane, in crescita, e credo che per i giovani ci possano essere buone prospettive. Dobbiamo lavorare tutti insieme in questo senso». 〰.〰.〰 Il debutto avviene il 29 agosto a Bari. Due settimane più tardi, nella partita casalinga contro la Sampdoria, fornisce l’assist per il gol di Marchisio. Si ripete anche sette giorni dopo a Udine, mandando in rete prima Quagliarella e poi Marchisio. Ribattezzato immediatamente dai tifosi bianconeri Furia Serba (per via della sua zazzera bionda che ricorda tanto Pavel Nedved), Krasić è imprendibile per qualsiasi difensore avversario. La sua velocità e il suo dribbling secco, infatti, lo trasformano in un’arma devastante per la squadra di Delneri. Il 26 settembre, realizza una tripletta nella partita casalinga vinta col Cagliari. «Siamo un grandissimo gruppo, giochiamo l’uno per l’altro e questa è la nostra forza. Per me segnare 3 gol ha rappresentato una grandissima emozione», confessa Milos. «Krasić come Nedved? – dichiara Delneri – Mah, io non voglio essere dipendente da nessuno, voglio che la Juve diventi squadra. Lui è un componente importante, ma è uno del gruppo». Anche a Chiellini piace il nuovo Nedved: «La capigliatura lo fa sembrare Pavel e i paragoni si sprecano, ma Milos ha caratteristiche diverse. Si è integrato alla grande, speriamo continui così perché sta facendo una bella differenza». Meno di un mese dopo, il 21 ottobre, entra in campo nel secondo tempo durante la trasferta di Europa League contro il Salisburgo segnando, su assist di De Ceglie, il primo gol nelle coppe europee con la maglia bianconera. Tutto sembra andare per il meglio, la Juventus ha trovato il top-player che le può permettere il salto di qualità, ma il destino è in agguato. Il 24 ottobre, nella trasferta di Bologna, a circa metà del primo tempo, il serbo si procura un rigore (che sarà poi sbagliato da Iaquinta). Il giudice sportivo ritiene che si tratti di simulazione e lo squalifica due giornate per condotta antisportiva. È la svolta negativa: da questo momento per gli arbitri è un simulatore! Sintomatica è la partita casalinga contro l’Udinese: due fallacci da rosso diretto ai suoi danni, commessi dai difensori friulani, sono completamente ignorati dall’arbitro! «Sono distrutto», racconta agli amici che lo sentono e vedono assai provato da questa vicenda. Anche i compagni, a partire da Del Piero, raccontano di un Milos demoralizzato al pensiero che possa circolare un’opinione sbagliata di lui. Il 4 novembre, nella partita casalinga di Europa League contro il Salisburgo, si procura uno stiramento al muscolo della coscia sinistra. Ritorna in campo a diciassette giorni dall’infortunio, realizzando il gol del 2-0 nella vittoria in trasferta sul Genoa del 21 novembre e causando l’autorete del vantaggio bianconero. Il momento di gloria massimo per Krasić è il 12 dicembre: la Juventus affronta la Lazio, all’Olimpico di Torino. La squadra bianconera ha assolutamente necessità dei tre punti, ma l’avversario è molto ostico. Chiellini porta in vantaggio la Juventus dopo soli due minuti di gioco, ma l’entusiasmo dura poco perché Zarate riesce a pareggiare poco dopo. A pochi secondi dal termine della contesa, Milos recupera un pallone servitogli da Sissoko, salta netto un paio di avversari e riesce a infilare il pallone nella porta laziale, grazie anche alla complicità del portiere Muslera. Paradossalmente, questo gol anziché rilanciare il serbo, ne decreta il suo canto del cigno. Da quel momento, Krasić subisce un’involuzione vertiginosa e, del magnifico e devastante giocatore della prima parte del campionato, non rimane che il ricordo. Termina la sua prima stagione in bianconero con 41 presenze e 9 gol. In estate arriva Antonio Conte sulla panchina bianconera. Il mister leccese schiera, inizialmente, la squadra con il 4-2-4, modulo che dovrebbe esaltare le capacità e le caratteristiche di Krasić. Invece, il giocatore risponde con prestazione altamente imbarazzanti e Conte non può fare altro che accantonare la Furia Serba, in chiare difficoltà sia dal punto di vista tattico che mentale. Trova il suo primo e unico gol in occasione di Catania-Juve, complice un errore del portiere Andujar. Il 2 agosto 2012 è definitivamente ceduto alla squadra turca del Fenerbahçe. «Ho iniziato bene alla Juventus, abbiamo giocato una bella annata. Per me è stata una stagione buona, poi non voglio tornare su vecchi discorsi con Conte: è un allenatore perfetto, è il numero uno. Alla Juventus, però è cambiato tutto la seconda stagione e nel 3-5-2 non mi trovavo, forse anche per colpa mia. Quando non si gioca si dà sempre colpa all’allenatore ma voglio assumermi anche le mie responsabilità. Quando un giocatore si allena bene, allora gioca; se non giocavo, evidentemente c’è stato qualche motivo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/milos-krasic.html
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MILOS KRASIC https://it.wikipedia.org/wiki/Miloš_Krasić Nazione: Serbia Luogo di nascita: Kosovska Mitrovica (Kosovo) Data di nascita: 01.11.1984 Ruolo: Ala Altezza: 185 cm Peso: 72 kg Nazionale Serbo Soprannome: Il Nuovo Nedved Alla Juventus dal 2010 al 2012 Esordio: 29.08.2010 - Serie A - Bari-Juventus 1-0 Ultima partita: 24.01.2012 - Coppa Italia - Juventus-Roma 3-0 50 presenze - 10 reti 1 scudetto Miloš Krasić (Kosovska Mitrovica, 1º novembre 1984), è un ex calciatore serbo, di ruolo centrocampista. Dopo gli esordi al Vojvodina, si trasferisce al CSKA Mosca, vincendo due campionati (2005 e 2006), quattro coppe (2005, 2006, 2008 e 2009), quattro supercoppe nazionali (2004, 2006, 2007 e 2009) e la Coppa UEFA 2004-2005. Nel 2012, da riserva, si aggiudica uno scudetto con la Juventus, per poi vestire i colori di Fenerbahçe, Bastia e Lechia Danzica a fine carriera. Nazionale serbo, con l'Under-21 ha partecipato a tre fasi finali del campionato europeo, perdendo due finali (2004 e 2007) e arrivando al terzo posto nel 2006. Ha partecipato alle Olimpiadi 2004 con la selezione olimpica della Serbia-Montenegro. Miloš Krasić Krasić con la nazionale serba nel 2009. Nazionalità Jugoslavia Serbia e Montenegro (2003-2006) Serbia (dal 2006) Altezza 185 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º dicembre 2018 Carriera Giovanili 1998-1999 Rudar Kos. Mitrovica 1999-2001 Vojvodina Squadre di club 2001-2004 Vojvodina 78 (8) 2004-2010 CSKA Mosca 150 (26) 2010-2012 Juventus 50 (10) 2012-2013 Fenerbahçe 14 (0) 2013-2014 → Bastia 18 (2) 2014-2015 Fenerbahçe 0 (0) 2015-2018 Lechia Danzica 86 (8) Nazionale 2004-2007 Serbia U-21 5 (0) 2006-2011 Serbia 46 (4) Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento Germania 2004 Bronzo Portogallo 2006 Argento Olanda 2007 Biografia Ha due fratelli calciatori, Bojan e Ognjen, ed è cugino di Marko Krasić, anche lui calciatore professionista. Caratteristiche tecniche Esterno d'attacco velocissimo dotato di una forte progressione con la quale superava gli avversari, bravo negli inserimenti in spazi stretti, da giovane era anche veloce nell'andare alla conclusione e forte atleticamente, possedendo una buona abilità tecnica e precisione nel crossare. Gioca prevalentemente con il piede destro, cercando di usare il meno possibile il sinistro. Indisciplinato tatticamente, a causa delle sue sofferenze tattiche, è divenuto una comparsa nella sua seconda stagione alla Juventus, con l'arrivo di Conte. Preferisce essere schierato sulla fascia destra dove, grazie alla sua rapidità, riesce a saltare l'avversario per poi crossare o addentrarsi nell'area di rigore avversaria e rendersi di conseguenza pericoloso. Non poteva giocare sia sulla fascia sinistra sia su quella destra. Una volta arrivato in Italia alla Juventus, è stato subito etichettato come il "nuovo Nedved" per il look simile, la provenienza dall'est Europa, il ruolo e la grande facilità di corsa. Con l'approdo nel campionato polacco, Krasić si adatta a giocare da centrocampista centrale. Carriera Club Gli inizi Cresce nel settore giovanile della squadra della sua città, il Rudar Kosovska Mitrovica. Nel 1999, all'età di quattordici anni, si trasferisce al Fudbalski klub Vojvodina, con cui rimane fino al 2004, diventandone il capitano. Con la maglia del Vojvodina Novi Sad ha totalizzato in tutto 77 presenze e 7 gol (tutti in campionato). CSKA Mosca Krasić nel 2008 con la maglia del CSKA Mosca Nel gennaio del 2004 si trasferisce in Russia, al CSKA Mosca, con cui vince due campionati russi (2005 e 2006), altrettante Coppe di Russia (2005 e 2006), tre Supercoppe di Russia (2004, 2006, 2007) e il primo trofeo internazionale nella storia del club: la Coppa UEFA 2004-2005. In sette stagioni con la maglia del CSKA Mosca ha totalizzato 150 presenze e 26 gol in campionato, 51 presenze e 5 gol fra Champions League e Coppa UEFA, 23 presenze e 2 gol nella Coppa di Russia e 5 presenze nella Supercoppa di Russia per un totale di 229 presenze e 33 gol. Il 29 dicembre 2009 è stato anche eletto miglior calciatore serbo dell'anno, dopo aver segnato nello stesso anno 13 gol. Juventus Il 21 agosto 2010 viene ufficializzato il suo trasferimento in Italia alla Juventus per 15 milioni di euro. Il debutto nel campionato arriva il 29 agosto seguente nella trasferta persa contro il Bari (1-0), alla 1ª giornata. Il 26 settembre, alla 5ª giornata, realizza una tripletta nella partita casalinga vinta contro il Cagliari (4-2), trovando così i primi gol in bianconero. Meno di un mese dopo, il 21 ottobre, entra in campo nel secondo tempo durante la trasferta di Europa League contro il Salisburgo (1-1) segnando, su assist di Paolo De Ceglie, il primo gol nelle coppe europee con la maglia bianconera. Nel corso della stagione subisce una squalifica di due giornate per condotta antisportiva e uno stiramento che lo costringerà a restare fuori per circa un mese. Conclude la sua prima stagione in bianconero con 33 presenze e 7 gol in campionato, 2 presenze e un gol in Coppa Italia e 6 presenze e un gol in Europa League per un totale di 41 presenze e 9 gol, giocando da protagonista in positivo la prima parte di stagione, e calando di condizione fisica nella seconda parte, anche perché veniva dalla stagione solare del campionato russo. La stagione successiva non riesce a imporsi come titolare poiché il nuovo tecnico, Antonio Conte, cambia modulo, passando dal 4-4-2 al 3-5-2 e preferendo altri esterni migliori dal punto di vista tattico rispetto al serbo. Trova il primo (e unico) gol stagionale in occasione di Catania-Juventus (1-1), complice un errore del portiere Mariano Andújar. Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera con una giornata d'anticipo. Termina la stagione con sole 7 presenze. Fenerbahçe e prestito al Bastia Krasić con la maglia del Fenerbahçe nel 2013. Il 2 agosto 2012 il Fenerbahçe comunica di aver acquistato il giocatore per 7 milioni di euro con un contratto quadriennale da 2,3 milioni a stagione più 12.500 euro come bonus-partita. Arrivato in Turchia, Krasic non riesce a rendere quanto sperato, complice un infortunio procuratosi nel match di ritorno contro lo Spartak Mosca, valido per i preliminari di Champions League. Tornato dall'infortunio non riesce a imporsi nuovamente tra i titolari a causa di una forma fisica non al meglio e di varie incomprensioni con l'allenatore Aykut Kocaman. Durante la stagione colleziona 21 presenze, una rete (in Türkiye Kupası contro il Göztepe) e due assist. Il 30 agosto 2013 passa ai francesi del Bastia con la formula del prestito. Il 4 ottobre seguente realizza la sua prima rete con la nuova maglia, nella vittoria per 4-1 contro il Lorient. Torna a segnare il 1º dicembre nella partita contro l'Evian (2-0). Chiude l'annata con 21 presenze tra campionato e coppe, realizzando due gol. A fine stagione quindi ritorna al Fenerbahçe. Ritornato al Fenerbahçe dopo il prestito al Bastia, non rientrando nei piani del tecnico İsmail Kartal viene messo fuori rosa e aggregato alla squadra riserve del club turco. Lechia Gdańsk Il 30 agosto 2015 viene acquistato dal Lechia Gdańsk, squadra militante nel massimo campionato polacco, con cui firma un contratto triennale. Il primo dicembre 2018, rimasto svincolato, si ritira dal calcio. Nazionale Nel 2004 ha partecipato ai campionati europei Under-21 con la nazionale di calcio della Serbia e Montenegro Under-21, arrivando in finale, ma perdendo contro l'Italia. Ha fatto parte all'edizione del 2006, dove giunge fino alle semifinali della competizione. Ha partecipato anche ai campionati europei Under-21 del 2007 con la nazionale serba Under-21, con cui ha raggiunto la finale, persa contro i Paesi Bassi. Ha fatto parte della spedizione serbo-montenegrina all'Olimpiade di Atene 2004. Nel corso delle qualificazioni agli Europei del 2008 ha fatto il debutto con la nazionale maggiore. Viene anche convocato per i Mondiali del 2010 in Sudafrica dove scende in campo in tutte e tre le partite, ma la sua nazionale viene eliminata al primo turno. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato russo: 2 - CSKA Mosca: 2005, 2006 Coppa di Russia: 4 - CSKA Mosca: 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008, 2008-2009 Supercoppa di Russia: 4 - CSKA Mosca: 2004, 2006, 2007, 2009 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012 Türkiye Kupası: 1 - Fenerbahçe: 2012-2013 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - CSKA Mosca: 2004-2005 Individuale Calciatore serbo dell'anno: 1 - 2009
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NICCOLÓ GIANNETTI MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2010 Da infallibile cecchino della retroguardia bianconera, a elemento di punta (in tutti i sensi) della nuova Primavera di Giovanni Bucaro. Una metamorfosi curiosa, la sua. «In due stagioni ho affrontato la Juventus da avversario in cinque occasioni, mettendo a segno quattro reti. E ora, ovviamente, cercherò di fare altrettanto quando incontrerò il mio Siena». E già, perché Niccolò Giannetti, promettentissimo attaccante classe 1991 nato e cresciuto (calcisticamente e non) nella città del Palio, è uno dei più attesi rinforzi della Primavera edizione 2010-11. Che ha attinto a piene mani proprio dal settore giovanile della società toscana. «Con me sono arrivati a Torino anche il centrocampista austriaco Buchel, mio coetaneo, e Spinazzola, un esterno di attacco del ‘93 che lo scorso anno giocava con gli Allievi Nazionali. Siamo un bel gruppetto, ve lo assicuro: i tre anni trascorsi insieme hanno cementato tra noi un ottimo rapporto sia in campo che fuori. Grazie a loro non avvertirò la solitudine e la lontananza da casa. Anche perché sino ad ora non mi sono mai mosso dalla mia città se non per le trasferte». C’è sempre una prima volta, specie se si vuoi far carriera nel calcio che conta. «Diciamo che sarà un ottimo banco di prova: a 19 anni era venuta l’ora di fare un’esperienza diversa, anche se a Siena ci stavo benissimo e non solo per il fatto che vivevo con la mia famiglia». Composta, questo lo aggiungiamo noi, dal padre che lavora in un’azienda privata, dalla madre casalinga e da una sorella di dieci anni più vecchia di Niccolò. Il neo bianconero si racconta con poche e semplici parole, in linea con il personaggio. «Sono nato il 12 maggio 1991 e quest’anno ho conseguito la maturità scientifica, nel pieno rispetto dei tempi. Non ho ancora deciso (ma devo sbrigarmi, perché il tempo stringe!) se mi iscriverò o meno all’università. Al massimo salterò un anno, se mi accorgerò che il calcio mi lascia poco tempo libero. Mi piacerebbe fare scienze motorie per stare vicino al mondo dello sport, la cosa che in assoluto m’interessa di più. Altrimenti dovrò trovare qualche passatempo “torinese”: a Siena ero abituato a uscire con gli amici di una vita, qui si tratta di ricominciare tutto da capo. Che tipo sono? Uno tranquillo, al momento senza fidanzata e senza troppi grilli per la testa». Torniamo per un attimo alla stagione scorsa: si direbbe quasi che Niccolò avesse il dente avvelenato nei confronti della Juve. «Nego nella maniera più assoluta! E non perché adesso indosso questa maglia. Innanzitutto per i risultati, visto che in campionato l’anno passato abbiamo messo insieme un solo punto in due incontri. Poi, a essere sincero, per me i bianconeri sono sempre stati avversari al pari di tutti gli altri. Magari solo un po’ più stimolanti, visto che contro una squadra con questo nome si è indotti a dare il massimo. Però, se non li avessi “impallinati” quattro volte, forse ora non mi troverei qui a rilasciare un’intervista al giornale ufficiale della società». Fortunatamente il vizio del gol Giannetti non ce l’ha solo quando vede bianconero. «Tra campionato e Torneo di Viareggio, nelle due stagioni sin qui disputate con la Primavera, ho realizzato 32 reti. Il mio ruolo è quello di prima punta, ma all’occorrenza posso essere impiegato anche come secondo attaccante o come esterno. Mi piace fare movimento, ma me la cavo piuttosto bene soprattutto nell’area piccola. Calcio preferibilmente di destro, ma anche il sinistro non è malaccio, così come il colpo di testa». E si arriva così al matrimonio con la Juve, il desiderio di molti, se non di tutti. «Ho letto la notizia sui giornali: all’inizio non ci volevo credere, anche perché personalmente non ne sapevo nulla, nessuno mi aveva avvisato della possibilità di vestire la casacca bianconera. Poi, dopo qualche giorno, finalmente è arrivata una telefonata del Siena, che mi invitava a recarmi a Torino per un importante colloquio con la nuova società. Il presente è storia recente. Se me lo aspettavo? Assolutamente no, anche perché ormai pensavo che mi avrebbero mandato a fare esperienza in Serie C. Comunque ho accettato subito e con entusiasmo, ci mancherebbe altro…». Magari anche per realizzare il classico sogno nel cassetto. «Lo scorso anno niente esordio in Serie A, ma soltanto una panchina in Coppa Italia contro il Grosseto. Quest’anno spero vivamente che vada meglio, cioè di giocare qualche minuto con la Prima Squadra. Ma il mio obiettivo, sia ben chiaro, è innanzitutto quello di fare bene con la Primavera sia a livello personale, sia a livello di squadra: credo di poter dire che abbiamo i mezzi per competere con successo in tutte le manifestazioni in cui saremo impegnati, ossia campionato, Coppa Italia e Torneo di Viareggio». Tutto è nuovo per Niccolò, a Torino. «Non conoscevo mister Bucaro, ho cominciato ad apprezzarlo in ritiro. Il 4-4-2 che utilizza si sposa bene con le mie caratteristiche. Adesso tocca a me far bene e lasciar spazio ai fatti, più che alle parole». Che, nel suo caso, si chiamano gol. 〰.〰.〰 Niccolò scenderà in campo una manciata di volte in Europa League contro Salisburgo e Manchester City e in campionato nel match casalingo contro il Bari. E proprio contro gli inglesi realizzerà la prima e unica rete in maglia bianconera, prima di essere trasferito al Gubbio. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/niccolo-giannetti.html
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NICCOLÓ GIANNETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Niccolò_Giannetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Siena Data di nascita: 12.05.1991 Ruolo: Attaccante Altezza: 181 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 04.11.2010 - Europa League - Juventus-Salisburgo 0-0 Ultima partita: 16.01.2011 - Serie A - Juventus-Bari 2-1 3 presenze - 1 rete Niccolò Giannetti (Siena, 12 maggio 1991) è un calciatore italiano, attaccante della Carrarese. Niccolò Giannetti Giannetti con la maglia del Cagliari nel 2017 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Carrarese Carriera Giovanili 20??-2010 Siena 2011 → Juventus Squadre di club 2009-2010 Siena 0 (0) 2010-2011 → Juventus 3 (1) 2011-2012 → Gubbio 7 (0) 2012 → Südtirol 13 (2) 2012-2013 → Cittadella 21 (5) 2013-2014 Siena 17 (7) 2014-2015 Spezia 38 (12) 2015-2017 Cagliari 40 (10) 2017 → Spezia 9 (1) 2017-2018 Cagliari 8 (0) 2018-2019 → Livorno 25 (8) 2019-2021 Salernitana 22 (2) 2021 → Pescara 8 (0) 2021- Carrarese 10 (3) Nazionale 2009 Italia U-18 1 (0) 2009 Italia U-19 1 (0) 2009-2010 Italia U-20 5 (1) 2011 Italia U-21 1 (0) Caratteristiche tecniche Attaccante moderno che fa dell'intelligenza e della duttilità tattica le sue caratteristiche principali. A suo agio nell'attaccare la profondità, possiede buon feeling con il gol. Carriera Club Siena e i prestiti Cresciuto nel Siena, segna 15 reti in 25 incontri nel campionato Primavera 2009-2010. Passa alla Juventus nell'estate 2010, coinvolto in uno scambio di prestiti. Fa il suo debutto da professionista proprio col club torinese, nella partita di Europa League contro il Salisburgo (0-0) il 4 novembre 2010, subentrando a Simone Pepe; nella stessa competizione segna il suo unico gol in bianconero, il 16 dicembre seguente a Torino contro il Manchester City (1-1). Debutta in Serie A il 16 gennaio 2011 nel match contro il Bari. Nel corso della stessa stagione, con la maglia della formazione Primavera juventina, mette a segno 9 gol in 17 partite. Dopo esser rientrato al Siena per fine prestito, viene nuovamente ceduto nel luglio 2011, questa volta al Gubbio club neopromosso in Serie B con cui disputa 7 partite senza andare a segno. Nel gennaio 2012 passa al Südtirol, club di Lega Pro Prima Divisione. Esordisce con la nuova squadra il 6 febbraio 2012; mette a segno due gol nella seconda metà della stagione contro Prato e Latina. Il 31 agosto 2012 fa ritorno in B venendo prelevato in prestito dal Cittadella. Debutta col club veneto il 9 settembre 2012 nella partita Crotone-Cittadella (3-1). Mette a segno i suoi primi gol con la maglia granata, nonché i primi in serie cadetta, nella partita Spezia-Cittadella (0-3) del 27 ottobre seguente, durante la quale va a segno con una doppietta. Nell'estate 2013 viene confermato nella rosa del Siena e gioca pertanto con la squadra della sua città. Nella stagione 2013-2014 in serie B mette a segno il suo primo gol (primo anche con la prima squadra del Siena) l'8 settembre 2013 contro il Bari, la squadra contro cui aveva esordito in Serie A. Spezia e Cagliari Il 31 gennaio 2014, dopo aver segnato 7 gol in 17 partite col Siena, passa in compartecipazione allo Spezia Calcio. Con la formazione ligure mette a segno 12 reti nell'arco di una stagione e mezza. Il 25 luglio passa a titolo definitivo al Cagliari, neoretrocesso in Serie B, firmando un contratto di quattro anni. Contribuisce alla promozione in Serie A con 10 gol. L'anno seguente gioca 11 partite nella massima competizione non riuscendo a segnare alcun gol. Il 31 gennaio 2017, nell'ultimo giorno della finestra di mercato invernale e contestualmente al rinnovo di contratto col club sardo, ritorna allo Spezia in prestito secco fino alla fine della stagione. Cagliari e Livorno Nella stagione 2017-2018 resta nella rosa del Cagliari, ma non riesce a ritagliarsi uno spazio importante, disputando solamente 8 presenze in serie A. Il 26 luglio 2018 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Livorno neopromosso in serie B, con il quale esordisce in Coppa Italia il 5 agosto nella partita con la Casertana vinta ai calci di rigore, realizzando una rete. Il 22 settembre segna la prima rete in campionato con i toscani, realizzando il gol del pareggio in casa del Cosenza. Chiude la stagione con 8 gol in campionato e la salvezza dei labronici. Salernitana Il 17 luglio 2019 viene ufficializzata la cessione a titolo definitivo alla Salernitana, in Serie B. Esordisce l'11 agosto nella sfida contro il Catanzaro, valevole per il secondo turno di Coppa Italia, in cui segna una doppietta nella vittoria per 3-1. Prestito al Pescara Il 1º febbraio 2021 viene ceduto a titolo temporaneo al Pescara, ma a causa della retrocessione in Serie C dei delfini, rientra a Salerno. Nazionale L'8 febbraio 2011 esordisce nella nazionale Under-21 italiana nel match amichevole vinto 1-0 contro l'Inghilterra disputato ad Empoli. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Cagliari: 2015-2016
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Domenico Maggiora - Calciatore E Allenatore Giovanili
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
DOMENICO MAGGIORA GIANNI GIACONE SU “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1974 Ci sono numerosi modi di scoprire, talenti pedatori giovinetti: un tempo i «cercatori» si sguinzagliavano per i campetti di periferia o per i prati della provincia, armati di pazienza e taccuino, e adocchiato il ragazzino ad hoc lo segnalavano al club per cui lavoravano. Oppure lo cartellivano immediatamente, tra una pedata e l’altra. Oggi è invece più diffuso il reclutamento dei giovanissimi, e con i NAG gran parte del colorito e romanticheggiante mondo dei talent’s scouts e dei mediatori vari ha cessato di esistere. La scoperta di talenti, tuttavia, anche se rarefatta e occasionale anziché fatta su ordinazione e sistematicamente, avviene ancora. Può persino accadere che il soggetto in questione, anziché nel campetto di periferia, si riveli al tecnico e al supporter nella ben più ufficiale cornice dello Stadio Comunale: è il caso (lungo, lunghissimo preambolo per arrivarci) di Domenico Maggiora, praticamente nato e cresciuto nel NAG bianconero, epperò rivelatosi improvvisamente come ragazzo di talento e di avvenire in occasione della Finale del Campionato Primavera ‘71-72 tra Juventus e Roma, in un caldo pomeriggio di giugno con sole battente e mercurio impazzito nelle colonnine dei termometri. Torniamo a quella partita, che assegna alla Juve lo scudetto «minore» proprio all’indomani della vittoria del «quattordicesimo» assoluto, perché la ricordiamo perfettamente nei contorni che la segnarono, e perché effettivamente Maggiora Domenico, numero dieci di maglia, mai visto giocare prima, ci impressionò alquanto. La Juve vinse due a zero, c’era Alessandrelli portiere paratutto, e Chiarenza stoccatore temuto, e Balestro «libero» alla Bill e dunque bravo due volte. Ma c’era soprattutto Maggiora, presente in ogni angolo del campo e più che mai nelle azioni dei due gol, entrambi realizzati da lui, con gran sfoggio di capocciate dalle traiettorie secche e perentorie. Il secondo, in particolare, fu una grossa cosa, con volo sul pallone a mezza altezza e palla imprendibile per Quintini portiere giallorosso. Considerata l’età del protagonista dell’impresa, diciassette anni a quel tempo, era almeno prematuro dare giudizi definiti e dettagliati: e difatti nessuno ne diede, limitandosi i più a imprimersi il nome di Maggiora nella memoria, non si sa mai... Di lì all’esordio in Prima Squadra, avvenuto nel maggio scorso, in occasione della gara di Coppa Italia con la Reggiana, di tempo ne passa quanto basta per far sì che il Nostro accumuli presenze nella Nazionale «juniores» e si segnali a Vycpalek per una eventuale candidatura a rincalzo di valore, se non di esperienza. Juve-Reggiana, molti lo ricorderanno certamente, finisce in parità, uno a uno, è la vigilia dell’ultima giornata di Campionato, quella che darà ai bianconeri il quindicesimo scudetto: segna, massì, Maggiora, con stangata dal limite che manda in visibilio la folla di amici accorsi a vedere Domenico al grande appuntamento del debutto. Il resto è storia di oggi: Maggiora, da quest’anno, fa parte della «rosa» di prima squadra, e prima o poi un posto dovrebbe trovarlo. «Non c’è fretta, sarebbe assurdo se a diciannove anni ne avessi – dice – vorrei restare in bianconero per un anno o due ancora così, di rincalzo, nel “giro” dei titolari. E poi si vedrà se sarò migliorato da meritare il “salto” o se dovrò farmi le ossa altrove». – Raccontaci quando hai cominciato a pensare al pallone. «Piuttosto tardi, direi; verso i quattordici anni, giocando in una squadretta di un Oratorio Salesiano. La Juve è venuta subito dopo». – Quale ruolo ritieni più adatto alle tue possibilità? Centrocampista? Mezzapunta? «Penso di andare bene come mediano-mezz’ala, anche se ho già giocato con posizioni e compiti disparati. Vycpalek, con la Reggiana, mi diede il quattro e mi fece fare il mediano di spinta: la cosa non mi dispiace. Infatti, non mi sembra di avere le doti della mezza punta, visto che mi manca un po’ la velocità di base e che anche lo scatto lascia un po’ a desiderare. Però, sotto porta, con la “Primavera” sono riuscito spesso a farmi valere, di piede e soprattutto con i colpi di testa». – Come ti sei trovato, nel passare dalla «Primavera» all’ambiente della Prima Squadra? «Il passo è stato fin troppo lungo, per me. A diciannove anni, non posso certo dire di avere alle spalle una grande esperienza: una dozzina di partite con la Nazionale “juniores”, che non è poco ma nemmeno poi molto. Tuttavia, dopo le preoccupazioni dei primi giorni, devo dire che ora sono pienamente soddisfatto: tutti i compagni mi hanno aiutato e mi aiutano, e a stare con loro ho tutto da guadagnare, visto che da loro posso imparare moltissimo. Capello, per esempio, ha cercato e cerca di migliorarmi, dandomi dei suggerimenti preziosi. Non mi resta che prendere un po’ di qui e un po’ di là: un giovane non potrebbe desiderare di meglio che avere vicino simili campioni, per imparare in fretta i segreti del mestiere». – Pensi di dovere qualcosa a qualcuno in particolare, per la tua rapida «ascesa» alla Prima Squadra? «Devo qualcosa praticamente a tutti gli allenatori che mi hanno seguito, e in modo tutto particolare al signor Bizzotto, che mi ha spronato a fare le cose che mi riuscivano meno bene, a migliorare i miei difetti, che insomma mi ha dato un carattere che prima non avevo». – C’è un modello nella tua attività di calciatore? «Sì, e si chiama Johan Cruyff: è il mio idolo da sempre, ho persino litigato per colpa sua, vedendo alla TV la finale di Coppa dei Campioni dell’anno scorso, tra la Juve e l’Ajax. Non è che tifassi per lui, ma quasi». – Qual’è la tua opinione sulle Frontiere chiuse per i calciatori stranieri? «Il veto di importazione significa innanzitutto rialzo dei prezzi dei nostri giocatori, e poi, secondo me, minori possibilità per noi giovani di confrontarsi, di imparare dai campioni di altri paesi e altre scuole. Comunque, ho troppa poca esperienza per avere un’opinione precisa». – Abbiamo accennato prima ai pregi e difetti di Maggiora: vogliamo essere più precisi? «Pregi, è difficile. Vediamo, il colpo di testa; a qualunque altezza arrivi il pallone, è la mia specialità. Difetti: manco di continuità, non ho l’abitudine di giocare la palla a distanza, faccio “gioco corto” insomma. Inutile dire che faccio e farò di tutto per migliorarmi...». E chiudiamo qui. Il tempo lavora per Domenico Maggiora, classe ‘55, e dunque in età tra le più verdi. L’interessato non ha fretta: non ne abbia neppure il tifoso. Prima o poi, di lui sentiremo parlare più spesso. Se son rose... 〰.〰.〰 Nella stagione 1973-74, nonostante l’ottimismo del giocatore, Maggiora disputerà solamente il secondo tempo della partita di Coppa Italia contro il Palermo, in sostituzione di Musiello. Match giocato il 12 dicembre e terminato con la secca sconfitta bianconera per 0-2. Poi un lungo girovagare: Varese, quindi per sei stagioni a Roma e, infine, Sampdoria, Cagliari e Catania. Ritorna alla Juventus nella veste di allenatore delle giovanili. «Il mio cuore è sempre rimasto a Torino – confessa – la Juve coincide praticamente con tutta la mia vita dai quattordici anni in avanti: è stata una scuola, una guida, una famiglia. Se sono diventato calciatore prima e allenatore poi, lo devo soprattutto ai colori bianconeri, il massimo in Italia per competenza e organizzazione: qui, dove gli obiettivi sono di regola estremamente stimolanti, si arriva sempre prima degli altri e si semplificano tutti i problemi. Detta così, sembra la solita frase di circostanza. Invece bisogna viverci dentro, per rendersene pienamente conto: di mio, cerco di trasmettere ai ragazzi quanto mi è stato insegnato in tutti questi anni. Grazie a mio zio, che da piccolo mi portava in curva, mi considero innanzitutto un tifoso che ha realizzato il sogno di giocare in bianconero a livello giovanile. Quindi era naturale che, durante i due anni di prestito a Varese, cullassi il desiderio di tornarci: però, una volta che le cose hanno preso una piega diversa, ho fatto come nulla fosse. Così, quando dovevo affrontare la Juve, per me cambiava poco: da giocatore non ho mai avuto bisogno di stimoli particolari per dare il massimo. Comunque mi faceva piacere vincere, perché era ed è sempre la squadra da battere, la grande rivale che raramente hai la fortuna di mettere sotto. E quando non me la ritrovavo di fronte, una volta rientrato nello spogliatoio la prima cosa che facevo era quella di domandare che risultato avesse fatto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/10/domenico-maggiora.html
