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Cristian Stellini - Collaboratore Tecnico
Socrates ha creato un topic in Tutti Gli Uomini Della Signora
CRISTIAN STELLINI https://it.wikipedia.org/wiki/Cristian_Stellini Nazione: Italia Luogo di nascita: Cuggiono (Milano) Data di nascita: 27.04.1974 Ruolo: Collaboratore Tecnico Altezza: 185 cm Peso: 79 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2012 Cristian Stellini (Cuggiono, 27 aprile 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, vice allenatore del Tottenham. Cristian Stellini Stellini alla Ternana nel 1998 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Tottenham (Vice) Termine carriera 17 maggio 2010 - giocatore Carriera Giovanili 1991-1992 Novara Squadre di club 1992-1994 Novara 30 (0) 1994-1996 SPAL 53 (1) 1996-2000 Ternana 110 (3) 2000-2003 Como 100 (4) 2003-2004 Modena 2 (0) 2004-2007 Genoa 95 (5) 2007-2010 Bari 66 (2) Carriera da allenatore 2010-2011 Siena Ass.tecnico 2011-2012 Juventus Ass.tecnico 2015-2017 Genoa Primavera 2017 Alessandria 2019-2021 Inter Vice 2021- Tottenham Vice Biografia Nato in provincia di Milano, ha praticato prima l'atletica leggera come mezzofondista e poi l'attività calcistica presso l'oratorio Don Bosco. Caratteristiche tecniche Giocatore Era un difensore mancino che, in carriera, ha ricoperto sia il ruolo di difensore centrale, sia il ruolo di terzino sinistro. Carriera Giocatore Muove i primi passi come calciatore nella Vanzaghellese, giocando il campionato Esordienti. In seguito approda prima alla Pro Patria e poi alla Castanese. La svolta arriva quando Roberto Bacchin, all'epoca direttore sportivo del Novara, lo porta nel club piemontese. Dopo due anni, Luigi Delneri lo aggrega alla prima squadra. Nel 1994 si trasferisce alla SPAL, dove colleziona molte presenze e un goal, sfiorando nella stagione 1995-1996 la promozione in Serie B. Nell'ottobre del 1996 scende di categoria per passare alla Ternana, dove conquista due promozioni consecutive ancora con Delneri in panchina. Nel 1999 disputa il suo primo campionato di Serie B, contribuendo alla salvezza della squadra, ottenuta all'ultima giornata contro la Fidelis Andria al termine di un anno costellato da frequenti cambi alla guida tecnica. Nella stagione 1999-2000 milita un altro anno con la casacca delle Fere in Serie B, ottenendo una salvezza. Nell'estate del 2000 passa al Como e ottiene due promozioni in due anni. Nella stagione 2002-2003 disputa la sua prima stagione in Serie A, facendo l'esordio nella massima categoria il 14 settembre nella partita Como-Empoli (0-2). Dopo la retrocessione dei lariani continua a militare in Serie A con il Modena, ma disputa solo 2 partite. Nella stagione 2004-2005 scende di categoria e gioca nel Genoa, diventando il capitano della squadra rossoblu. Conquista la promozione in Serie A, ma a fine campionato il Genoa viene retrocesso in Serie C1 per illecito sportivo. Con i Grifoni vince il campionato di C1, segnando anche due gol nei play-off contro la Salernitana. Nella stagione 2006-2007 riconquista la Serie A. Il 31 agosto 2007 viene ufficializzata la sua cessione al Bari, squadra con la quale vince il campionato di Serie B nella stagione 2008-2009 e ottiene la promozione. All'età di 36 anni, il 16 maggio 2010, segna il suo primo ed unico gol in Serie A nella partita Bari-Fiorentina (2-0), che sarà anche l'ultima partita della sua carriera. Allenatore Nel 2010 entra a far parte dello staff di Antonio Conte, già suo allenatore nella stagione 2008-2009 ai tempi del Bari, come collaboratore tecnico nel Siena. All'inizio della stagione 2011-2012 segue, sempre come collaboratore tecnico, Antonio Conte nel passaggio alla Juventus. Il 6 agosto 2012, con una lettera indirizzata al presidente Andrea Agnelli, rassegna le sue dimissioni da collaboratore tecnico della società bianconera in seguito al suo coinvolgimento nello scandalo calcioscommesse. Dal 2015 al 2017 allena la formazione Primavera del Genoa. Il 26 giugno 2017 viene ingaggiato come nuovo allenatore dell'Alessandria, reduce dalla finale play-off persa sul neutro di Firenze contro il Parma. Tuttavia alla guida dei Grigi non ottiene i risultati sperati, così il 20 novembre successivo viene esonerato insieme a tutto il suo staff dopo la sconfitta casalinga contro la Viterbese. Nel 2019 torna a lavorare con Conte in qualità di suo vice all'Inter. Il 27 maggio 2021 risolve il suo contratto con la società nerazzurra. Nel novembre dello stesso anno segue Conte anche nell'esperienza al Tottenham, sempre in qualità di vice. Controversie Coinvolto nello scandalo del calcioscommesse del 2011, ha patteggiato 2 anni di squalifica più 50 000 euro di ammenda nel filone di Cremona e 6 mesi in continuazione in quello di Bari. Palmarès Giocatore Campionato italiano Serie C2: 1 - Ternana: 1996-1997 (girone B) Campionato italiano di Serie B: 2 - Como: 2001-2002 - Bari: 2008-2009 -
MATTEO LIVIERO Solo pochi minuti in bianconero per Matteo Liviero, nel match casalingo di Europa League del 4 novembre 2010 contro il Salisburgo, terminato a reti bianche. Poi, il trasferimento a Perugia. «Una grandissima emozione – racconta il suo esordio a Enrico Zambruno su “Hurrà Juventus” – non me lo aspettavo, io fino a qualche mese prima giocavo nella Primavera, categoria nella quale mi ero appena affacciato. È stato un bel salto, ricordo tutto per filo e per segno, fu un momento speciale. La Juventus mi ha sempre dato tanto, ho costruito negli anni amicizie importanti. Gioco come terzino, ma in passato ho ricoperto più ruoli. Ho giocato da esterno alto, sia a destra che a sinistra, qualche volta anche come mezzala. Mi piace avere la fascia libera per esprimermi al massimo. I miei idoli sono due, anche se giocano a destra: Dani Alves e Stephan Lichtsteiner. Sono esterni di grande spinta che sanno fare al meglio le due fasi, quella difensiva e quella offensiva. Non si fermano mai, sono una spina nel fianco per chiunque». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/matteo-liviero.html
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FILIPPO BONIPERTI MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2010 Filippo, nipote del presidente onorario della Juventus, è nato a Torino il 27 settembre 1991. Alto 180 cm. per 74 kg. gioca preferibilmente da centrocampista offensivo. É arrivato alla Juventus nel1997: prima squadra i Pulcini di Franco Perri. – Famiglia, scuola, hobby: raccontaci per sommi capi chi sei. «Una sorella più grande, papà che ha fatto panchina con la prima squadra in un paio di occasioni all’inizio degli anni Ottanta, mamma che mi segue da sempre. Sono all’ultimo anno del liceo linguistico: tra scuola e calcio mi rimane giusto il tempo per qualche uscita con gli amici più cari e per qualche film». – Adesso due parole sulla tua storia calcistica, dagli inizi a oggi. «Ho frequentato per qualche tempo una scuola-calcio minore e poi, nel ‘97, sono entrato con Dario Romano a far parte del settore giovanile della Juve». – Il ruolo che preferisci e le tue caratteristiche di base. «Gioco da centrocampista esterno offensivo, sono ambidestro, e penso di essere discreto sia nel dribbling che nel tiro. E dicono che la grinta non mi manchi». – Parlaci delle tue esperienze con la prima squadra e con le rappresentative nazionali. «Ho fatto solo qualche sporadico allenamento con Del Piero e compagni: ma mi è bastato per capire che il ritmo dei professionisti non è neanche lontanamente paragonabile al nostro. Capitolo rappresentative: quando avevo 14 anni ho partecipato a uno stage con l’under 15 e la cosa si è ripetuta lo scorso dicembre con l’under 19. La speranza è ovviamente di continuare a essere convocato». – Cosa sarebbe stato di te se non avessi fatto il calciatore? «Probabilmente avrei seguito le orme di papà, che opera nell’ambito borsistico». – A questo punto dove pensi di arrivare nel mondo del football? «È innegabile che l’ambizione sia quella di fare il professionista. Dove, ancora non si può dire. Spetta comunque a me meritarmi la serie più alta possibile». – Il lato più bello del calcio? «Entrare in uno stadio e vedere che ci sono 50 mila persone che aspettano di assistere a quello che sai fare. Per ora, un’emozione vissuta soltanto da spettatore, domani chissà». – Ciò che del calcio ti piace di meno. «Il fatto che spesso il risultato venga sopra ogni cosa anche a livello giovanile». – Da chi finora ti sono arrivati i consigli calcistici più preziosi? «Dagli allenatori, senza dubbio, nessuno escluso. Mio nonno Giampiero mi lascia assolutamente tranquillo, mio padre invece, più che i complimenti, mi fa notare le cose che ho sbagliato in partita». – Cosa non puoi fare, in virtù dei tuoi impegni, che invece ti piacerebbe poter realizzare? «Vorrei semplicemente avere più tempo libero per me, anche se poi magari non farei niente di speciale. Invece l’abbinata scuola-calcio a volte è micidiale. Ma non cambierei la mia vita per nulla al mondo...». CLAUDIO AGAVE, CHIAMARSIBOMBER.COM DEL 21 AGOSTO 2018 Nel calcio come in qualsiasi altro mondo nel quale conta più apparire che essere (almeno in parte) il fatto di provenire da una famiglia nota o che ha saputo, attraverso un suo membro di rappresentanza, farsi rispettare in quel determinato piccolo universo può rappresentare sia una cosa positiva che negativa. Un vantaggio, certo, almeno sotto alcuni aspetti. A volte, però, il peso dell’eredità è difficile da mantenere. Soprattutto quando tuo nonno ha giocato – con risultati esaltanti – nella Juventus e nella Nazionale italiana. Il percorso calcistico di Filippo Boniperti sembrava essere già tortuoso in principio e, purtroppo, il ragazzo non è mai riuscito a ripercorrere le gesta precedentemente messe in atto dal più famoso Giampiero. Il cognome è pesantissimo, abbiamo detto. Forse per questo, sin dalle giovanili della Juventus, tutti si aspettavano da lui un rendimento di alto livello. E in effetti nella Primavera bianconera Filippo Boniperti – ala d’attacco con buona velocità e capace anche di giocare al centro dell’attacco – fa vedere di che pasta è fatto, collezionando 42 presenze e 9 gol negli anni con la Juventus nel campionato di categoria, arrivando anche a guadagnarsi nel 2010 i primi gettoni di presenza nella Nazionale Under 19. Il 2010 è anche l’anno dell’esordio con la prima squadra della Juventus: viene infatti lanciato tra i grandi a dicembre dello stesso anno durante la partita di Europa League contro il Manchester City. L’anno successivo (ma nella stessa stagione) arriva anche l’esordio in Serie A, contro il Napoli, nell’ultima gara del campionato bianconero. Boniperti gioca 44′ in cui tutto sommato fa vedere cose discrete. Quella stagione sembra poter essere il trampolino di lancio per il nipote d’arte, che però non riuscirà mai più a imporsi né con la maglia della Juventus che con le casacche di altre squadre. La Juventus inizia a mandarlo in giro in prestito ma purtroppo tutte le avventure del ragazzo si rivelano fallimentari. Prima gioca ad Ascoli ma colleziona solo 8 presenze, poi va al Carpi e le cose sembrano migliorare, con 17 gettoni ufficiali tra campionato e playoff, con anche il ritorno al gol. Purtroppo, però, l’ultimo prestito all’Empoli ne frenerà notevolmente le ambizioni, dato che Boniperti non giocherà nemmeno una partita nell’ambito dei mesi vissuti in Toscana. A quel punto la Juventus, evidentemente non convinta dal giocatore, decide di venderlo a titolo definitivo al Parma, con il portiere Alberto Gallinetta che invece arriva a vestire bianconero. L’esperienza ducale, se possibile, sarà ancora più difficile, poiché con il Parma arriveranno solo 2 presenze. Poi altri prestiti, con risultati in verità discreti: dopo un inizio stentato a Crotone, Filippo Boniperti tenta l’avventura all’estero vincendo anche il suo primo e unico trofeo (una coppa di Slovenia) con la maglia del Nova Gorica. Infine, Boniperti vive in prestito al Mantova quella che forse è la stagione migliore della sua carriera da calciatore: nella Serie C 2014/2015, infatti, il ragazzo gioca 26 gare siglando 3 gol e servendo 4 assist ai compagni. Dopo la stagione mantovana Boniperti conta di rilanciarsi partendo dal basso e viene acquistato a titolo definitivo dall’Alessandria. Per il terzo anno di fila riesce anche ad andare in rete ma purtroppo a fine stagione le due parti rescindono il contratto. Il ragazzo tenta dunque il ritorno nell’unico club con cui aveva davvero trovato continuità ma la seconda avventura a Mantova vive colori e sapori decisamente meno soddisfacenti rispetti alla prima, con 11 presenze totali e nessuna giocata decisiva. L’anno scorso Boniperti ha cercato un colpo di reni al Cuneo ma anche in questo caso, dopo poche presenze, è arrivata la rescissione consensuale. Attualmente, a quasi 27 anni, Filippo Boniperti è svincolato ma certamente non troppo “vecchio” per non trovare una squadra disposta a puntare su di lui. Le imprese di nonno Giampiero, però, sembrano lontanissime, così come un ipotetico ritorno alla Juventus. A volte il cognome pesa tantissimo, così come l’eredità che ne può conseguire: Filippo Boniperti deve averlo capito fin troppo bene, in cuor suo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/09/filippo-boniperti.html
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FILIPPO BONIPERTI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 27.09.1991 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-19 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 2 presenze - 0 reti Club career 07/2017 - 10/2017 AC Cuneo Forward 07/2016 - 06/2017 Mantova FC Forward 07/2015 - 06/2016 US Alessandria 1912 Forward 11/2014 - 06/2015 Mantova FC Forward 07/2014 - 11/2014 Parma FC Forward 01/2014 - 06/2014 ND Gorica Forward 01/2014 - 01/2014 Parma FC Forward 08/2013 - 01/2014 FC Crotone Forward 01/2013 - 06/2013 Parma FC Forward 07/2012 - 01/2013 Empoli FC Forward 01/2012 - 06/2012 Carpi FC Forward 07/2011 - 12/2011 Ascoli Calcio Forward 07/2010 - 06/2011 Juventus Forward https://www.worldfootball.net/player_summary/filippo-boniperti/
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ALESSANDRO MATRI Il tifoso bianconero fa la conoscenza di Alessandro il 26 settembre 2010: la Juventus di Gigi Delneri affronta il Cagliari di questo centravanti che tanto sta facendo bene nell’isola. Per la verità, gli occhi del supporter juventino sono tutti per Milos Krasić che sta incantando sotto la Mole. Ed è proprio il serbo, con una fantastica tripletta, a regalare la vittoria alla Vecchia Signora: risultato finale 4-2 e le due reti dei cagliaritani sono firmati proprio da Alessandro Matri. Gennaio 2011: la Juventus è alla ricerca di un attaccante, avendo perso Quagliarella per un grave infortunio. La dirigenza pensa subito a questo ragazzone milanese che tanto aveva impressionato in quella partita all’Olimpico. Ale diventa così bianconero ed esordisce con la nuova casacca numero 32 a Palermo: Juve sconfitta per 1-2 e poche cose positive da segnalare. «A essere sinceri – confessa – non mi è mai piaciuta l’idea di muovermi a gennaio. Inizi la stagione con una società, in cui magari ti sei già ambientato e ti trovi a cambiare in fretta e furia… Venire alla Juve, però, è l’occasione della vita, per cui vale la pena fare un’eccezione. Un po’ di “paura”, rigorosamente tra virgolette, c’è. La notte successiva alla firma ho dormito poco, quindi ho avuto tempo per pensarci. Mi chiedevo “A cosa vado incontro?”. So di arrivare in una grande squadra, dove trovo molte più pressioni, perché ci sono aspettative su di me e sono stati fatti investimenti importanti. Però c’è anche l’entusiasmo, la voglia di mettermi in gioco». Ma già dalla domenica successiva Mitra Matri, come presto viene soprannominato, ha motivo di esultare. Anzi, i motivi sono due come le reti che rifila al “suo” Cagliari. La terza marcatura è di Luca Toni, anche lui arrivato nel cosiddetto mercato di riparazione. I tifosi (e anche le tifose, poiché Ale è tutt’altro che un brutto ragazzo) cominciano ad apprezzare questo centravanti che ha grandi doti fisiche ma anche una tecnica di base per niente male. In più, e questo non guasta mai, anche una certa dose di coraggio che è fondamentale per un attaccante dicasi di razza. L’appuntamento con la gloria (anche se effimera in quel campionato che vedrà la Juventus piazzarsi settima per il secondo anno consecutivo) è fissato per domenica 13 febbraio: va in scena il Derby d’Italia ovvero Juventus-Inter. È l’Inter che ha appena conquistato il “triplete” e, anche senza il suo condottiero Mourinho, è una squadra che incute timore. Ma non a quella Juve che gioca veramente bene e che mette in difficoltà i nerazzurri. Alla mezzora del primo tempo la svolta: cross del giovane danese Sørensen (autentica rivelazione di quel campionato) e zuccata precisa di Matri a infilare Julio Cesar. È il gol della vittoria e per Ale la definitiva consacrazione. «Come racconterò ai miei nipotini questa partita? Potrei iniziare dai gol sbagliati… Quel colpo di testa in avvio di ripresa mi è “rimasto qui”, perché ho colpito bene e pensavo davvero di aver segnato». Si prosegue: doppietta con il Cesena, altre reti con Roma, Genoa, Chievo e Napoli nell’ultima giornata del campionato 2010-11. Alla fine 16 partite e 9 gol, da aggiungere agli 11 segnati con il Cagliari e a quello realizzato in maglia azzurra contro l’Ucraina. Non male davvero! Si parte per una nuova stagione: ovviamente Ale è titolare fisso nello schieramento disegnato da Antonio Conte, neo allenatore juventino. Il gioco dell’ex capitano bianconero prevede che gli attaccanti facciano tantissimo movimento e siano i primi a portare il pressing sui difensori avversari. Non solo, devono creare gli spazi per gli inserimenti dei centrocampisti, in particolare Vidal e Marchisio. Va da sé che Ale si trovi sempre meno vicino alla porta avversaria e che, quando capita, le energie e la lucidità non siano a livello massimo per mettere il pallone nel sacco. Nonostante tutto ciò realizza 6 reti, l’ultima nel 3-3 del 29 novembre a Napoli. Poi, timbra nuovamente il cartellino il giorno della ripresa del campionato: 8 gennaio 2012, Lecce-Juve 0-1, sua la rete decisiva. Una doppietta contro l’Udinese, venti giorni dopo, sotto la neve e poi la partita di San Siro contro il Milan Campione d’Italia. È il match del famoso “gol di Muntari” non visto da arbitro e guardalinee. Il Milan era passato in vantaggio grazie a una sfortuna autorete di Bonucci e il punto del giocatore ghanese avrebbe portato il punteggio sul 2-0 per il Diavolo. Niente da fare, si resta sul risultato di 1-0 e, nella ripresa, un gran tiro al volo di Matri (su splendido cross di Pepe) rimette tutto in parità. Da quel momento, la Juve prende il volo verso lo scudetto. I rossoneri, invece, piangendosi addosso su quello che avrebbe potuto essere se fosse stato convalidato quel gol, regalano punti a destra e a manca, fallendo il bis tricolore. Partita decisiva anche per Ale, in negativo però. Infatti, dopo quel 25 febbraio non è più capace di ritrovare la via della rete. Logico che Conte cominci a trovare alternative nel reparto offensivo: prima Quagliarella (perfettamente ripresosi dall’infortunio della stagione precedente), poi Borriello (arrivato a gennaio) occupano il posto in attacco accanto all’inamovibile Vucinić. Alla fine del campionato, Ale può festeggiare il primo scudetto in carriera e le 10 marcature totali. Ma il lungo digiuno ha spezzato qualcosa in lui. La fiducia in se stesso comincia a scemare e anche i tifosi cominciano a dare segni di insofferenza. E non andrà meglio nella stagione 2012-13, nonostante un nuovo scudetto. Realizza la prima segnatura stagionale nel 4-1 contro la Roma di Zeman (il 29 settembre) e poi una lunghissima pausa, fino alla doppietta contro il Cagliari (21 dicembre) che, a quanto pare, continua a portargli fortuna. Partita giocata a Parma, non essendo agibile il campo degli isolani. Juve in svantaggio, dopo aver fallito anche un calcio di rigore con Vidal. Ci pensa il nostro a riportare la partita sui binari giusti, prima della rete della sicurezza di Vucinić. In gol anche contro l’Udinese e 3 reti consecutive: Chievo, Fiorentina e a Glasgow contro il Celtic, in Champions League. Ale si sblocca, finalmente: realizza ancora contro il Celtic nel retour match e, soprattutto, nell’importantissima sfida di San Siro contro i nerazzurri. È il pomeriggio del 30 marzo: Quagliarella segna dopo pochi minuti ma a inizio ripresa Palacio, dopo uno splendido scambio con Cassano, buca Buffon. Tutto da rifare. Quarto d’ora della ripresa: lancio in profondità di Vidal per Quagliarella, che sembra troppo lungo. Invece, l’attaccante campano arriva eccome su quel pallone e lo mette teso sul primo palo. Come un falco, irrompe Mitra Matri e Handanovic non ha scampo. Inter-Juventus 1-2, lo scudetto numero 31 si avvicina. L’ultima rete stagione è nuovamente decisiva per il risultato, ma non per la classifica. La Juventus che scende in campo a Bergamo l’8 maggio, è già Campione d’Italia. Ancora 10 reti in totale, ma le partite osservate dalla panchina o dalla tribuna sono tante. La stagione 2013-14 non comincia nemmeno. Ale non può fare altro che guardare i compagni vincere la seconda Supercoppa consecutiva prima di passare al Milan, dove aveva già giocato nei primi anni della sua carriera. Rimane solo da salutare i compagni e Matri, curiosamente, lo fa attraverso un biglietto attaccato alla porta degli spogliatoi: «Due anni di sacrifici, battaglie e vittorie. Due anni indimenticabili, che ricorderò per tutta la vita. Grazie a tutti voi amici miei. Un’altra sfida mi aspetta, ma anche come avversari avrete sempre il mio massimo rispetto. Grazie ancora a tutti, un abbraccio. Ale 32». Il 2 febbraio 2015 ritorna alla Juventus. A Torino ritrova Sturaro, con il quale ha giocato a Genova nei sei mesi precedenti, e Massimiliano Allegri, che lo ha già allenato sia al Cagliari sia al Milan e nutre grande stima nei suoi confronti. «Mi ero molto affezionato a questo gruppo: in campo eravamo tutti leoni, fuori tutti amici, – le prime dichiarazioni rilasciate al sito internet juventino – essere di nuovo qui è una gran bella emozione. Sono contento di poter aiutare la Juve». Il 7 aprile, in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Fiorentina e Juventus, segna la rete del vantaggio bianconero (poi diventato 3-0), che porta la Juventus in finale di Coppa Italia. «La mia esultanza? Ho passato tanto tempo l’anno scorso senza poter esprimere la mia gioia e senza segnare. Non penso che esultare sia una mancanza di rispetto verso i tifosi viola. Per un attaccante fare gol è fondamentale». Il 20 maggio risolve la finale di Coppa Italia all’Olimpico contro la Lazio. Il gol decisivo del 2-1 ottenuto nei tempi supplementari consegna la decima Coppa Italia alla Juventus. «Il doppio palo di Djordjevic? Sono segnali che ti arrivano ma siamo stati bravi a crederci. È stata una grande vittoria e c’è la soddisfazione per aver portato a casa la decima coppa. E poi c’è la gioia personale per il gol. La caratteristica di questa squadra è farsi trovare tutti pronti, anche se c’è da giocare 5-10 minuti. È il premio di un lavoro durato più di un anno che penso tutta la squadra abbia meritato». Alla fine di questa trionfale stagione vissuta da protagonista, come da accordi, Alessandro ritorna al Milan. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/09/alessandro-matri.html
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FREDERIK SÖRENSEN GIUSEPPE GATTINO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2011 Nel 1998 Frederik aveva solo 6 anni e difficilmente sarà andato a vedere il film “Sliding doors”. Eppure, la storia di questo ragazzo, che fino a pochi mesi fa calcava i campi della Serie B danese, ci ricorda l’importanza del caso, delle “porte scorrevoli” che possono aprirsi o chiudersi improvvisamente, determinando esiti anche imprevedibili. Perché se è vero che nello sport, come nella vita, il destino si costruisce con l’impegno, con il sacrificio e con il talento, è altrettanto vero che se Sørensen oggi è un giocatore della Juventus si deve anche a un insieme di casualità e che, davvero, le cose per lui sarebbero potute andare in modo assai diverso. «Sapevo dal mio agente – racconta – che Paratici mi stava seguendo già quando era alla Sampdoria. Poi è venuto alla Juventus ed eccomi qui». Era il 31 agosto, giorno di chiusura del mercato. Distratti dagli ultimi arrivi e dai titoli di coda dell’esperienza juventina di un altro danese, Christian Poulsen, i tifosi e i giornalisti non diedero molto peso all’arrivo dal Lyngby, in prestito, di questo ragazzone di 18 anni. «Era previsto che andassi a giocare con la Primavera, dove al primo allenamento a Chiusa Pesio mi ruppi il naso. Poi in tutto ho fatto 5 partite perché Del Neri mi ha voluto con i “grandi”». Ed ecco l’altra “porta scorrevole”: la sfortuna che si accanisce a inizio stagione sulla difesa della Juve diventa un’opportunità: il 7 novembre 2010 Sørensen viene schierato titolare contro il Cesena e dopo le prime comprensibili emozioni si dimostra degno della fiducia del Mister. Da quel giorno si sono susseguite le presenze, fino alla partita contro l’Inter, nel corso della quale ha servito l’assist vincente a Matri: «Per me è stata un’esperienza incredibile. Mi sono trovato di fronte Eto’o, che con Menez della Roma è l’avversario più difficile che abbia mai incontrato. Ce l’ho fatta, però, perché non ho pensato a lui ma non ho mai smesso di guardare la palla. E alla fine è andata bene». Per non venir meno ai luoghi comuni sul temperamento degli scandinavi, Sørensen parla poco e si racconta – in un ottimo inglese e in un italiano sempre migliore – con l’esitazione di chi non può fare a meno di sorprendersi per l’attenzione che lo circonda da quando veste il bianconero. IL CALCIO. «Ho cominciato a giocare grazie a mio padre che allenava i Pulcini della squadra della mia città, Roskilde, 30 chilometri da Copenaghen. Poi sono andato nell’altra squadra della città, l’Himmelev. Da lì, a 15 anni, mi sono spostato al Lyngby. Ho sempre giocato in difesa e i miei idoli sono Rio Ferdinand e Vidić. Il primo mi piace perché gioca di più la palla, il secondo ha una straordinaria fisicità. Sono due modelli, anche perché nonostante finora abbia giocato sulla fascia, io mi considero un centrale. La Nazionale? Sono stato convocato nell’Under 19 ma ho preferito non accettare e concentrarmi sulla Juve, perché è qui che devo dare il massimo. D’altronde rispetto alla Danimarca la differenza è enorme: qui c’è una professionalità e un’intensità che non avevo mai vissuto. È un altro mondo». LA JUVE. «Ovviamente conoscevo questo club e guardavo in tv i suoi campioni, come Del Piero e Buffon. Giocare qui è incredibile: i miei amici mi chiedono di raccontargli i segreti di questi campioni. Al momento vivo nell’albergo che ospita i ragazzi della Primavera. Divido la camera con Camilleri, mentre in trasferta sto con Chiellini: parla inglese e quando non capisco mi aiuta, ma soprattutto mi aiuta con consigli utili per crescere come giocatore. La Juve, poi, è stata la squadra del più grande giocatore danese di tutti i tempi, Michael Laudrup, che per noi è una leggenda». LA FAMIGLIA. «Mio padre Peter fa il carpentiere: è appassionato di calcio, ma non mi ha mai messo pressione per diventare calciatore. Con lui continuo a confrontarmi sul mio modo di giocare, oltre che su tanti altri temi. Mia madre Lone viene a trovarmi almeno una volta al mese: ci piace passeggiare per la città e scoprire Torino, che è bellissima. In particolare mi piacciono i portici e il fiume. Ho anche un fratello, Andreas: ha 15 anni e gioca anche lui a calcio. Mentre sono qui sto finendo gli studi superiori in economia, mi manca un anno». L’ITALIA. «La cosa più incredibile è il calore della gente, la passione che si respira intorno al calcio. Entri in uno stadio e senti un frastuono che in Danimarca è impossibile trovare, malgrado il calcio sia lo sport più popolare. In questi mesi non ho ancora avuto tempo di visitare il vostro paese, mi sono limitato a una puntata a Milano con i miei. Mi piace la pizza, soprattutto, e studio italiano 3 volte alla settimana con Giada, l’insegnante che segue me e tutti gli stranieri della squadra». TEMPO LIBERO. «Studio, parlo con i miei amici su Skype, gioco alla Playstation (soprattutto a calcio), guardo qualche serie tv (in italiano per impararlo) e poi ascolto musica: Guetta, Rihanna, Eminem, oltre che i danesi Nik & Jay e Alphabeat. Ho la patente da pochi mesi e la macchina – un’Alfa Romeo Mito – da pochi giorni. Adesso posso anche muovermi meglio e andare più spesso in città, visto che l’albergo dove stiamo è a Moncalieri, più vicino a Vinovo che al centro di Torino». Spesso il calcio ci regala vere e proprie favole, da raccontare ai nipoti davanti al cammino acceso. Ma una storia come quella di Frederik Sørensen ha veramente dell’incredibile. Senza aver mai giocato una partita tra i professionisti, questo lungagnone biondo nato in Danimarca si trova catapultato, a soli 18 anni, in quel di Torino. Un vero colpo di genio di Fabio Paratici (coordinatore dell’aria tecnica juventina e braccio destro del direttore generale Marotta), che lo prende in prestito per soli 20.000 euro (nemmeno fosse un’utilitaria), con diritto di riscatto fissato a 130.000 euro. La società del Lyngby, Seconda Serie danese ma fresca di promozione, è ben lieta di farlo partire per l’Italia, come conferma l’allenatore Christian Nielsen: «Questo trasferimento è perfetto per Frederik, gli dà la possibilità di provare il suo talento ai massimi livelli in uno dei club migliori in assoluto in Europa. Avrà l’opportunità di sperimentare la vita da professionista in un top club. Frederik ha l’esperienza e le competenze necessarie per far bene con la Juventus. Sono contento che il Lyngby sia riuscito a sfornare un altro talento che si trasferisce in un grande club europeo. Ciò sottolinea ancora una volta il buon lavoro svolto dalla società, poiché ben 16 ex nostri giocatori oggi giocano in squadre d’élite». Lago, questo è il suo soprannome, è aggregato alla Primavera. È un difensore centrale: bravo con entrambi i piedi, forte fisicamente, non teme gli attaccanti piccoli e svelti, potendo contare su una discreta velocità. Fornisce ottime prove con i suoi coetanei, ma niente fa presagire a quanto sta per accadere. Domenica 7 novembre 2010, la Juve è di scena all’Olimpico contro il Cesena. La compagine bianconera è incerottata: Bonucci a parte non ha un solo difensore arruolabile. Non sono disponibili nemmeno Ferrero e Camilleri compagni di squadra di Lago nella Primavera. Delneri si vede così “costretto” a chiamare Sørensen e ad affiancarlo all’ex barese. All’inizio le gambe tremano, i romagnoli vanno in vantaggio, i compagni di reparto gli passano la palla col contagocce e lui cerca di fare le cose più semplici: «Ho pensato che era la cosa peggiore che potesse capitare, il gol di Jimenez, ma poi ho cercato di pensare alla partita. E mi sono detto: stai concentrato e arriva in fondo». Partita da ampia sufficienza ed esame superato. Passano sei giorni ed ecco la Roma, dopo il turno infrasettimanale a Brescia. Delneri non ha Motta, squalificato dopo il giallo rimediato al Rigamonti, tocca ancora a Sørensen, questa volta da terzino destro. Si disimpegna benissimo, fa i movimenti giusti, è più sicuro rispetto al match precedente. Si va a Marassi contro il Genoa, Motta si riprende la fascia destra, ma dopo 50 minuti lascia il campo a Lago, presenza numero tre con la Juve a 18 anni e 7 mesi. Nei 40 minuti è assoluto protagonista: per la prima volta mostra a tutti che è in grado di usare benissimo il proprio fisico, che ha tempi di anticipo eccellenti, lanci in profondità (l’assist per Iaquinta, che spreca una facile occasione, nasce proprio da un’intuizione del danese) e cambi di gioco. Non si ferma più: Catania, Lazio, Chievo, Parma, ancora Catania in Coppa Italia, Bari, Cagliari, sempre da terzino destro. Poi, arriva il 13 febbraio: si gioca Juve-Inter e non è una partita ma la partita. C’è equilibrio in campo, la truppa bianconera tiene testa allo squadrone nerazzurro. Poi, alla mezz’ora, solita sgroppata di Sørensen sulla fascia e perfetto cross a centro area. Irrompe Matri e Julio Cesar non ha scampo: Juventus 1, Inter 0. Il risultato non cambierà più, fra il tripudio del mondo juventino e la felicità di Frederik: «È un sogno. Certe cose fino a poco tempo fa le facevo solo con la Playstation! Il periodo peggiore della squadra è passato, ne sono sicuro. Continuando così possiamo arrivare a conquistarci un posto nella prossima Champions League. Mi piacerebbe affrontare il Manchester United perché è la squadra del mio idolo Vidić. Uno dei difensori più forti del mondo insieme a Piqué del Barcellona e a Chiellini, naturalmente». Non sarà così per la Vecchia Signora che terminerà con un deludentissimo 7° posto. Per Lago, invece, una grandissima stagione con ben 18 presenze e la conferma per l’anno successivo. Ma, a volte, anche le favole non hanno un lieto fine. Arriva Conte sulla panchina bianconera e per il danesino non c’è più spazio. Una presenza in Coppa Italia e il trasferimento a Bologna, alla ricerca della gloria sotto le Due Torri. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/10/frederik-srensen.html
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FREDERIK SÖRENSEN https://it.wikipedia.org/wiki/Frederik_Sørensen Nazione: Danimarca Luogo di nascita: Roskilde Data di nascita: 14.04.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 194 cm Peso: 88 kg Nazionale Danese Soprannome: Lago - Ice-Man Alla Juventus dal 2010 al 2012 Esordio: 07.11.2010 - Serie A - Juventus-Cesena 3-1 Ultima partita: 08.12.2011 - Coppa Italia - Juventus-Bologna 2-1 19 presenze - 0 reti 1 scudetto Frederik Hillesborg Sørensen (Roskilde, 14 aprile 1992) è un calciatore danese, difensore dell'Union Brescia. È soprannominato Ice-Man e Lago (quest'ultimo è la traduzione letterale dell'abbreviazione del suo cognome Sø). Frederik Sørensen Sørensen ai tempi del Bologna Nazionalità Danimarca Altezza 194 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Union Brescia Carriera Giovanili 2001-2003 Roskilde KFUM 2003-2004 Himmelev-Veddelev 2004-2007 Roskilde 2007-2010 Lyngby 2010-2011 Juventus Squadre di club 2010-2012 Juventus 19 (0) 2012-2014 → Bologna 42 (2) 2014-2015 → Verona 10 (0) 2015-2019 Colonia 86 (2) 2019-2020 → Young Boys 16 (0) 2020-2021 Colonia 3 (0) 2021 Pescara 11 (0) 2021-2024 Ternana 77 (5) 2025 Feralpisalò 3 (2) 2025- Union Brescia 0 (0) Nazionale 2008 Danimarca U-17 4 (0) 2011 Danimarca U-20 1 (0) 2011-2015 Danimarca U-21 15 (0) 2017 Danimarca 1 (0) Caratteristiche tecniche Difensore centrale dal fisico longilineo, all'occorrenza è stato anche schierato come terzino destro da Luigi Delneri. Carriera Club Gli inizi, Juventus Cresciuto in patria nel Roskilde KFUM, nel Himmelev-Veddelev BK (poi divenuto Roskilde) e nel Lyngby, nell'estate del 2010 viene prelevato mediante la formula del prestito oneroso di 20 000 euro con diritto di riscatto fissato a 130 000 euro dalla compagine italiana della Juventus. Esordisce in Serie A, da titolare, in Juventus-Cesena (3-1) valida per la decima giornata di campionato. Gioca titolare anche nella dodicesima giornata in Juventus-Roma (1-1), impiegato da Luigi Delneri come terzino destro. A livello tattico è utilizzato come terzino "bloccato", visto che l'ala Miloš Krasić ha caratteristiche offensive e l'interditore Felipe Melo, il quale copre il centro-destra del centrocampo, tende ad accentrarsi. Grazie a buone prestazioni entra a far parte stabilmente della prima squadra, lui che pensava di farsi un anno nella formazione Primavera, venendo schierato come terzino destro. Il 13 febbraio, in Juventus-Inter (1-0) valida per la 25ª giornata di campionato, fornisce ad Alessandro Matri il suo primo assist in bianconero. Nonostante la giovane età ha dimostrato una grande personalità. Conclude la sua prima stagione con 18 presenze, di cui 17 in campionato e una in Coppa Italia; viene riscattato alla fine della stessa. Bologna Il 17 gennaio 2012, dopo una presenza in Coppa Italia con la Juventus, passa in compartecipazione al Bologna per 2,5 milioni di euro. Il 1º aprile 2012, all'esordio con la maglia del Bologna, segna il suo primo gol in Serie A nella partita casalinga persa per 3-1 contro il Palermo. In stagione gioca un'altra partita, ovvero Bologna-Cagliari (1-0) di due giornate dopo. Il 13 giugno 2012 la compartecipazione viene rinnovata. Al termine della stagione 2012-2013 viene nuovamente rinnovata la comproprietà tra Bologna e Juventus. Il 19 giugno 2014 la compartecipazione viene risolta a favore della Juventus per 800 000 euro. Verona Il 29 agosto 2014 viene prelevato dal Verona con la formula del prestito oneroso (per 300 000 euro) con diritto di riscatto fissato a quattro milioni di euro. A fine stagione dopo aver raccolto solo 10 presenze molte da subentrato per via di un infortunio al ginocchio, fa ritorno alla Juventus non venendo riscattato. Colonia e Young Boys L'11 luglio 2015 viene acquistato per 2,5 milioni di euro dai tedeschi del Colonia, con cui firma un contratto quadriennale. In breve tempo diventa titolare inamovibile della difesa del club tedesco fornendo buone prestazioni Il 18 agosto 2019 viene ceduto in prestito agli svizzeri dello Young Boys. Dopo aver segnato anche un gol in Coppa Svizzera nella vittoria per 4-0 contro lo Zurigo, gioca titolare fino a gennaio quando un nuovo infortunio al ginocchio, patito già la stagione precedente lo limita a ruolo di subentrante. Terminato il prestito fa ritorno al Colonia dove trova poco spazio; questo fa sì che il 16 gennaio 2021 lui rescinda il suo contratto coi tedeschi. Pescara e Ternana Il 20 gennaio 2021 viene acquistato dal Pescara. Con gli abruzzesi esordisce tre giorni dopo nella partita persa per 2-0 in casa della Salernitana: in totale mette insieme 11 presenze, ma a fine stagione non riesce ad evitare la retrocessione in serie C del Pescara. Il 4 agosto 2021 viene ceduto alla Ternana. Con gli umbri, dopo una sfortunata autorete nella partita interna col Pisa, segna il primo gol il 22 settembre, in occasione del successo sul Parma per 3-1. Con le Fere rimane fino al 30 giugno 2024, quando non rinnovando il contratto, rimane svincolato. Feralpisalò e Union Brescia Dopo quasi 9 mesi senza squadra, il 19 marzo 2025 viene ufficializzato il suo approdo alla Feralpisalò, in Serie C, con cui sottoscrive un accordo fino al termine della stagione più opzione di rinnovo. Il 19 luglio seguente, dopo lo spostamento della sede legale a Brescia e la nuova denominazione della Feralpisalò, si lega alla nuova società, l'Union Brescia. Nazionale Dopo 4 presenze con la nazionale danese Under-17, due volte contro il Portogallo e due volte contro la Grecia, ha fatto parte della nazionale Under-18. Il 14 marzo 2011 è stato convocato per due amichevoli della nazionale Under-21 contro Inghilterra e Ucraina, venendo successivamente incluso nella rosa per partecipare agli Europei. Il 10 agosto esordisce contro la Polonia, nella partita persa per 1-0. Le buone prestazioni convincono il ct Åge Hareide a convocarlo in nazionale maggiore nel maggio 2015 per la gara amichevole contro il Montenegro, non riuscendo ad esordire rimanendo per tutti i 90 minuti in panchina. A distanza di due anni nel maggio 2017 torna di nuovo nel giro della nazionale, riuscendo a disputare una partita amichevole contro la Germania terminata 1-1 dove entra in campo al 66' minuto rilevando Riza Durmisi. Palmarès Club Competizioni nazionali 2.Bundesliga: 1 - Colonia: 2018-2019 Campionato svizzero: 1 - Young Boys: 2019-2020 Coppa Svizzera: 1 - Young Boys: 2019-2020
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ALESSANDRO MATRI https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Matri Nazione: Italia Luogo di nascita: Sant'Angelo Lodigiani (Lodi) Data di nascita: 19.08.1984 Ruolo: Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Soprannome: Mitra Matri - Il Cigno Alla Juventus dal 2011 al 2013 e 2015 Esordio: 02.02.2011 - Serie A - Palermo-Juventus 2-1 Ultima partita: 20.05.2015 - Coppa Italia - Juventus-Lazio 2-1 92 presenze - 31 reti 3 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Alessandro Matri (Sant'Angelo Lodigiano, 19 agosto 1984) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Alessandro Matri Matri con la nazionale italiana nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 6 maggio 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1994-1995 Virtus Don Bosco 1995-1996 Fanfulla 1996-2004 Milan Squadre di club 2002-2004 Milan 1 (0) 2004-2005 → Prato 32 (5) 2005-2006 → Lumezzane 32 (12) 2006-2007 → Rimini 28 (4) 2007-2011 Cagliari 125 (36) 2011-2013 Juventus 83 (29) 2013-2014 Milan 15 (1) 2014 → Fiorentina 15 (4) 2014-2015 → Genoa 16 (7) 2015 → Juventus 9 (2) 2015-2016 → Lazio 20 (4) 2016-2019 Sassuolo 74 (14) 2019-2020 Brescia 8 (0) Nazionale 2011-2015 Italia 7 (1) Biografia Nasce il 19 agosto 1984 a Sant'Angelo Lodigiano e cresce nel paese di Graffignana in provincia di Lodi. La prima passione non è per il pallone bensì per il ciclismo. Matri correva per il Pedale Graffignanino, prometteva bene, come testimoniano le medaglie che ha vinto, però una caduta violenta dalla bici lo porta a un cambiamento di progetti sportivi per il futuro. In accordo con i genitori, abbandona le due ruote e sceglie di concentrare le proprie energie sul calcio. Incomincia la carriera calcistica nella squadra della Virtus Don Bosco di Graffignana per poi passare al Fanfulla su segnalazione di un dirigente che lo vide giocare. All'età di 11 anni, in seguito alla segnalazione dell'osservatore Ruben Buriani, passa nelle giovanili del Milan, dove rimarrà fino all'età di 20 anni. Dal marzo 2009 è legato sentimentalmente a Federica Nargi, ex velina di Striscia la notizia, dalla quale ha avuto due figlie, Sofia, nata il 26 settembre 2016, e Beatrice, nata il 16 marzo 2019. Caratteristiche tecniche Centravanti puro, amava muoversi lungo la profondità del campo, e spiccava per qualità dei movimenti offensivi e dei tempi di inserimento. Dotato di spirito di sacrificio, era anche abile nel pressing. Carriera Giocatore Club Milan e i vari prestiti Ottiene il suo esordio, da titolare, in Serie A il 24 maggio 2003 durante la trasferta persa, per 4-2, contro il Piacenza disputando 70 minuti di gioco per poi essere sostituito dal compagno di squadra Roberto Bortolotto. Nella sua prima stagione da professionista ottiene una sola presenza mentre nella seconda non scenderà mai in campo disputando le sue partite nella Primavera del Milan. Si mette successivamente in mostra in Serie C1, in prestito, con le maglie di Prato nella stagione 2004-2005 (36 presenze e 5 gol) e Lumezzane nella stagione 2005-2006 (35 presenze e 14 gol). Nell'estate del 2006 passa al Rimini di mister Acori, in Serie B, con la formula del prestito. In questa stagione, nonostante la presenza di attaccanti più esperti come Ricchiuti, Jeda e Moscardelli, riesce a ritagliarsi uno spazio importante. Matri chiude il campionato con quattro reti all'attivo, tutte siglate nel girone di ritorno, tra cui la sua prima doppietta in carriera sul campo del Brescia e il gol che ha deciso il derby romagnolo contro il Cesena. Cagliari L'11 giugno 2007 metà del suo cartellino viene acquistato dal Cagliari. Ha esordito con la maglia rossoblù il 26 agosto seguente, andando subito a segno nella prima giornata di campionato contro il Napoli. Nonostante alcuni gol nell'arco della stagione, Matri viene spesso relegato in panchina dall'allenatore Davide Ballardini, che gli preferisce il compagno di reparto Acquafresca. Tuttavia, il giorno dopo il divorzio tra la società sarda e il tecnico ravennate, il Cagliari riscatta l'altra metà del suo cartellino per 2,3 milioni di euro. Il 24 febbraio 2008 decide la gara con la Lazio, segnando nell'occasione il 1000º gol dei sardi in A. Nella prima parte della stagione successiva Matri non riesce ancora a ritagliarsi uno spazio da titolare nella compagine sarda, che lo vede spesso partire dalla panchina. Tuttavia, nel girone di ritorno, l'attaccante lodigiano mette a segno sei gol, risultando essere il terzo miglior cannoniere della squadra dopo Acquafresca e Jeda. L'annata 2009-2010 comincia sulla falsariga della precedente per Matri che, inizialmente, parte dalla panchina. Tuttavia, dopo la cessione di Robert Acquafresca, riesce a guadagnare nel giro di poche settimane il posto da titolare. Il 13 dicembre 2009, dopo 16 partite, riesce anche a eguagliare il record di Gigi Riva di sette match consecutivi a segno. Termina la stagione con 13 gol messi a segno, stabilendo il proprio record personale. Comincia la stagione 2010-2011 con una doppietta, realizzata l'11 settembre 2010 contro la Roma nella gara giocata al Sant'Elia e vinta per 5-1. In totale l'attaccante realizza quattro doppiette, con un bottino complessivo di 11 reti. Con 36 marcature, inoltre, risulta essere al quinto posto nella classifica dei migliori marcatori di sempre in massima serie con la maglia del Cagliari. Juventus Matri in azione alla Juventus nell'estate 2012, durante un'amichevole contro il Malaga. Il 31 gennaio 2011 viene ufficializzato il suo trasferimento alla Juventus con la formula del prestito oneroso (2,5 milioni di euro) con diritto di riscatto fissato a 15,5 milioni di euro. L'esordio con la maglia bianconera arriva il 2 febbraio seguente, nella trasferta di Palermo che vede la Juventus perdere per 2-1. Tre giorni dopo torna a Cagliari da avversario e realizza i suoi primi due gol con la maglia della Juventus, nella partita terminata sul punteggio di 3-1 per i bianconeri. Il 13 febbraio seguente, invece, esordisce con la maglia bianconera allo Stadio Olimpico di Torino, segnando con un colpo di testa il gol che ha permesso alla Juve di vincere il derby d'Italia contro l'Inter per 1-0. Termina la sua stagione con 20 gol segnati (11 in rossoblù e 9 in bianconero), battendo il record personale dell'anno prima. Riscattato dalla Juventus, nella stagione successiva conquista il suo primo scudetto, ottenuto il 6 maggio 2012, con una giornata d'anticipo, nella partita giocata sul campo neutro di Trieste contro il Cagliari e vinta per 2-0. Conclude la stagione con 10 reti, di cui una nell'1-1 contro il Milan del 25 febbraio 2012. La stagione 2012-2013 inizia con la conquista della Supercoppa italiana, arrivata l'11 agosto 2012 allo Stadio nazionale di Pechino grazie alla vittoria per 4-2 contro il Napoli. Il 19 settembre 2012 esordisce nelle competizioni UEFA per club, in occasione della partita di Champions League pareggiata per 2-2 in casa del Chelsea. Il 29 settembre seguente arriva anche il suo primo gol stagionale, nel corso della partita casalinga vinta per 4-1 contro la Roma. Il 12 febbraio 2013 segna la sua prima rete nella massima competizione europea per club, durante la partita esterna vinta per 3-0 contro il Celtic, valevole per gli ottavi di finale della competizione. Il 5 maggio successivo, grazie alla vittoria interna della Juventus sul Palermo per 1-0, vince (con tre giornate d'anticipo) il secondo scudetto consecutivo. Il 18 agosto aggiunge al suo palmarès un'altra Supercoppa italiana, battendo in finale la Lazio allo Stadio Olimpico di Roma; Matri, tuttavia, non scende in campo nella partita terminata 4-0 per i bianconeri. Ritorno al Milan, Fiorentina e Genoa Matri marcato da Philipp Lahm durante un'amichevole nell'estate 2016 tra Milan e Bayern Monaco Il 30 agosto 2013 viene ufficializzato il suo ritorno al Milan per 11 milioni di euro. Torna a vestire la maglia rossonera il 1º settembre seguente, in occasione della partita interna vinta per 3-1 contro il Cagliari, sua ex squadra. Il 27 ottobre 2013 arriva il suo primo e unico gol con la società milanese, nel corso della trasferta persa per 3-2 contro il Parma. Dopo 19 presenze e 1 rete con i rossoneri, il 15 gennaio 2014 viene ufficializzato il suo prestito dal Milan alla Fiorentina fino al termine della stagione. Esordisce in maglia viola il 19 gennaio seguente, realizzando una doppietta nella partita di campionato Catania-Fiorentina (0-3). Il 20 febbraio esordisce in Europa League nella gara di andata dei sedicesimi di finale contro l'Esbjerg, segnando anche il primo gol per i viola che si imporranno sugli avversari per 1-3. Chiude la stagione con i viola con 21 presenze e 5 reti. Finito il prestito in Toscana, fa inizialmente ritorno al Milan che l'11 luglio 2014 lo cede nuovamente in prestito, stavolta al Genoa. Con la maglia rossoblù esordisce in campionato il 14 settembre in trasferta a Firenze proprio contro la sua ex squadra subentrando nel secondo tempo a Mauricio Pinilla. Il 24 settembre, nella quarta giornata di campionato, sigla le sue prime due reti con la maglia dei grifoni (al 35' e al 48') nella gara Verona-Genoa (2-2). Il 5 ottobre segna il suo 100º gol tra i professionisti siglando la rete della vittoria nella trasferta vinta 2-1 contro il Parma. Complessivamente con i rossoblù colleziona 17 presenze e 7 gol. Ritorno alla Juventus Il 2 febbraio 2015, ritorna alla Juventus con la modalità del prestito gratuito per 6 mesi con 2,5 milioni di euro di stipendio lordo pagato per metà dal Milan. Qui ritrova Stefano Sturaro con il quale ha giocato a Genova nei sei mesi precedenti e Massimiliano Allegri che lo ha già allenato sia al Cagliari sia al Milan e nutre grande stima nei suoi confronti. Il 7 aprile, in occasione della semifinale di Coppa Italia tra Fiorentina e Juventus, segna il gol dello 0-1 del complessivo 0-3 che porta la Juventus in finale. Il 20 maggio, una sua rete risolve la finale di Coppa Italia all'Olimpico contro la Lazio. Il gol decisivo del 2-1 durante i tempi supplementari, al minuto 97, consegna la decima Coppa Italia alla Juventus. Chiude il semestre bianconero con 9 presenze e 2 gol. Lazio, Sassuolo, Brescia e ritiro Tornato al Milan nell'estate 2015, il successivo 31 agosto passa in prestito alla Lazio per un anno. L'esordio arriva il 13 settembre successivo dove mette a segno anche una doppietta nella partita casalinga vinta, proprio per 2-0, contro l'Udinese. Conclude la stagione e il prestito alla Lazio con un totale di 31 presenze e 7 reti. A fine stagione rientra al Milan. Il 16 agosto 2016 viene ceduto a titolo definitivo al Sassuolo. Segna il suo primo gol in neroverde il 23 ottobre, durante la nona giornata di serie A, contro il Bologna al Dall'Ara, fissando il risultato sull'1-1. Sigla la sua prima doppietta in nero verde il 15 gennaio 2017 contro il Palermo. Una settimana dopo, contro il Pescara, Matri segna il gol più veloce del campionato dopo appena un minuto di gioco; nella stessa partita va poi nuovamente a segno, siglando così la sua seconda doppietta consecutiva. In tre anni con i neroverdi mette a referto 82 presenze e 14 gol. Il 2 settembre 2019 viene venduto al Brescia, neopromosso in Serie A. Il 31 gennaio 2020, dopo sole 8 presenze in campionato, torna anticipatamente al Sassuolo prima di restare svincolato. Il 6 maggio 2020 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Matri in azione con la maglia della nazionale nell'amichevole con il Portogallo del giugno 2015. Il 6 febbraio 2011 viene convocato per la prima volta in nazionale, da parte del CT Cesare Prandelli, in vista dell'amichevole del 9 febbraio seguente contro la Germania (1-1), nella quale tuttavia non viene impiegato. Nel seguente mese di marzo, viene ancora una volta convocato in azzurro per le gare in trasferta contro la Slovenia (0-1) e l'Ucraina (0-2). Esordisce proprio in quest'ultima gara, subentrando al 61' della ripresa a Giuseppe Rossi, e segnando la rete dello 0-2 finale per gli azzurri su assist di Sebastian Giovinco. Dopo il ritiro Una volta ritiratosi dal calcio giocato, Matri intraprende la carriera dirigenziale diventando nel settembre 2020 collaboratore di Igli Tare, direttore sportivo della Lazio, sua ex squadra da calciatore; nel frattempo segue il corso da direttore sportivo della FIGC. Dopo appena una stagione, l'ex attaccante biancoceleste decide di interrompere l'esperienza dirigenziale con il club romano per intraprendere un nuovo percorso. Dopo l’addio alla Lazio, nel luglio 2021 viene presentato come uno dei volti nuovi di DAZN, la piattaforma che trasmetterà, tra le altre cose, le gare della Serie A, Serie B, Europa League e Conference League. Dopo aver conseguito la qualifica da direttore sportivo il 19 luglio, il 14 ottobre dello stesso anno consegue anche quella da allenatore UEFA A a Coverciano che consente di allenare tutte le selezioni giovanili e le squadre femminili, le prime squadre fino alla Serie C oltre a poter essere tesserato come allenatore in seconda sia in Serie B che in Serie A. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 2 - Milan: 2002-2003 - Juventus: 2014-2015 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Milan: 2002-2003 Supercoppa UEFA: 1 - Milan: 2003
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MARCEL BÜCHEL FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2010 I colori più di moda nella Primavera 2010-11? Il bianco e il nero. Troppo facile. Colori pesanti da indossare ma a cui molti dei giocatori della rosa attuale sono già abituati, anche per esperienze passate. In estate, per esempio, è arrivato un ragazzo dall’Ascoli (Ilari) e dal Siena è arrivato addirittura un trio: Niccolò Giannetti, Leonardo Spinazzola e, appunto Marcel Buchel. Austriaco, centrocampista classe 1991 e sinistro da urlo, ragazzo di prospettiva che, c’è da starne certi, farà molto parlare di sé in futuro. Un futuro neppure troppo lontano. – La prima domanda è d’obbligo: raccontaci la tua storia calcistica. «I primi passi li ho mossi in Austria, nel Feldkirch, la squadra della città in cui sono nato. Si trova quasi sul confine con la Svizzera. Infatti, da lì sono finito a giocare proprio in una squadra elvetica, il San Gallo. Fino a quando il Siena non mi ha visto e mi ha portato in Italia. In Toscana sono stato nelle ultime due stagioni e ora sono qui». – Dalla scorsa estate c’è stato il passaggio, da bianconero a bianconero. «Ho saputo della Juventus pochi giorni prima di partire per il ritiro di Pinzolo. Quindi mi sono trovato subito ad allenarmi con i campioni della Prima Squadra. Ovviamente per me è stata una grande gioia poter approdare in un club così prestigioso. Ma anche logisticamente, visto che Torino è molto più vicina a casa mia rispetto a Siena». – Quali sono le tue caratteristiche come giocatore e chi è stato il tuo idolo? «Sono un centrocampista centrale, anche se in passato ho giocato anche come trequartista, mancino di piede. Mi piace giocare per la squadra, toccare molti palloni. Non sono molto veloce di gambe e quindi cerco di esserlo con la testa. Ogni tanto provo la conclusione da lontano, soprattutto sui calci piazzati, ma il gol non è la mia priorità, me ne bastano sei o sette a stagione. Come idolo avevo Zidane, poi quando lui ha smesso ho cercato di ispirarmi a Xavi del Barcellona, mi piace il suo modo di stare in campo». – Come sono stati i primi mesi a Torino? Il fatto di essere arrivato insieme a Spinazzola ti ha aiutato? Sono contento che siamo arrivati tutti insieme qui alla Juve. L’anno scorso, scherzando con Giannetti, gli avevo detto che sarebbe stato bello continuare a giocare insieme e fortunatamente è stato così. L’ambientamento non è stato difficile, questa volta non avevo lo scoglio della lingua da imparare e quindi ho potuto subito fare amicizia con tutti i miei nuovi compagni. Con alcuni di loro siamo stati avversari sul campo in questi anni». – Come sono stati invece questi primi mesi sul campo? Marcel, tu puoi già vantare un esordio con la Prima Squadra, una cosa non da poco. «A Siena non ho avuto la possibilità di giocare con i professionisti, farlo qui alla Juventus è stato un sogno. Per giunta contro una squadra del mio paese. Poter giocare all’Olimpico è stata un’emozione grandissima, per la quale ringrazierò per sempre mister Delneri che mi ha dato fiducia. Allenarmi con tanti campioni serve per migliorare e i risultati si vedono quando si torna con la Primavera. Manninger? Sono contentissimo di poterlo avere come compagno di squadra. Mi hanno colpito la simpatia e la disponibilità, mi sta aiutando molto e ogni tanto mi permette di poter scambiare qualche parola nella mia lingua». – Scuola e tempo libero? «La scuola l’ho finita quando ero a San Gallo. In Austria si inizia prima e quindi sono riuscito a finire la scuola professionale, che dura tre anni. Quando sono arrivato in Italia ho pensato soprattutto a studiare la lingua, per poter comunicare con tutti. Quando non sono impegnato con il calcio, mi piace andare in centro o guardare un film al cinema. Tra l’altro a Torino ho pure conosciuto la mia ragazza. Fin da piccolo ho la passione per lo sci, ma ora non posso più praticarlo. Peccato, perché qui ci sono le montagne olimpiche!». – Infine, come vedi la stagione? Tua e della Primavera. A Siena ho sfiorato uno Scudetto Primavera, sfuggito nella finale con il Palermo. Quindi ho un conto in sospeso. Io sono convinto che potremo fare bene, stiamo migliorando e diventando un vero gruppo. Se giochiamo come sappiamo, potremo andare lontano. Un mio traguardo personale l’ho già raggiunto esordendo, ma il sogno è quello di giocare in Serie A e con la mia Nazionale. Voglio arrivare più in alto possibile ed essere qui alla Juve mi fa capire che sono sulla strada giusta». ROMEO AGRESTI, GOAL.COM DEL 14 NOVEMBRE 2020 Marcel Buchel è un giocatore che avrebbe dovuto conseguire tutt’altra carriera, a maggior ragione considerando le potenzialità espresse in piena linea verde. Eppure, però, il centrocampista austriaco naturalizzato liechtensteinese non è riuscito a fare il salto di qualità, vivendo anche una fase da giocatore svincolato. E pensare che il 2010 avrebbe dovuto indicare la giusta rotta: passaggio tra le fila della Juventus Primavera e, soprattutto, l’esordio in Prima Squadra in una partita di Europa League contro il Red Bull Salisburgo. Al termine di quell’annata, tra i grandi, Buchel collezionerà due presenze. Insomma, una sorta di trampolino di lancio. Ma non sfruttato pienamente. Le basi, poste concretamente tra le giovanili del San Gallo e quelle del Siena, avevano portato i dirigenti della Vecchia Signora a imbastire un’operazione su base pluriennale. Ovvero: assicurarsi un talento e, dopodiché, pianificare un progetto tecnico passando dall’inevitabile gavetta. Prima il Gubbio e poi la Cremonese in Serie C. Poi il ritorno al Siena, nel gennaio 2013, in compartecipazione dalla Juventus. Comproprietà destinata a sfociare nel dimenticatoio, con Madama a decidere gradualmente di perdere volutamente il controllo di Buchel. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/04/marcel-buchel.html
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MARCEL BÜCHEL https://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Büchel Nazione: Austria Liechtenstein Luogo di nascita: Feldkirch Data di nascita: 18.03.1991 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 71 kg Nazionale Austriaco Under-19 e Liechtensteinese Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 04.11.2010 - Europa League - Juventus-Salisburgo 0-0 Ultima partita: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 2 presenze - 0 reti 2 supercoppe italiane Marcel Büchel (Feldkirch, 18 marzo 1991) è un calciatore austriaco naturalizzato liechtensteinese, centrocampista dell'Ascoli e della nazionale liechtensteinese. Marcel Büchel Büchel con la maglia del Liechtenstein nel 2015. Nazionalità Austria Liechtenstein (dal 2015) Altezza 175 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Ascoli Carriera Giovanili 1998-1999 RK Rankweil 1999-2003 Feldkirch 2003-2004 SW Bregenz 2004-2006 Feldkirch 2006 LASK Linz 2006-2008 San Gallo 2008-2010 Siena 2010-2011 → Juventus Squadre di club 2010 Siena 0 (0) 2010-2011 → Juventus 2 (0) 2011-2012 → Gubbio 17 (1) 2012-2013 → Cremonese 24 (0) 2013 Juventus 0 (0) 2013-2014 → Virtus Lanciano 33 (1) 2014-2015 → Bologna 26 (3) 2015-2017 Empoli 43 (2) 2017-2018 → Verona 23 (0) 2018-2019 Empoli 0 (0) 2019-2020 Juve Stabia 7 (0) 2020- Ascoli 59 (2) Nazionale 2009-2010 Austria U-19 3 (0) 2015- Liechtenstein 17 (1) Caratteristiche tecniche Di ruolo centrocampista, può giocare sia da centrale che da mezzala. Si distingue anche per la foga agonistica con cui gioca. Carriera Club Giovanili Esordisce nelle giovanili del club svizzero del San Gallo, con cui nella stagione 2007-2008 gioca anche una partita con la squadra riserve nella terza serie elvetica. Siena Al termine della stagione 2008-2009, passata interamente nelle giovanili dei biancoverdi, viene acquistato dal Siena, club di Serie A, che lo impiega unicamente nella squadra Primavera. Prestiti a Juventus, Gubbio e Cremonese Nell'estate del 2010 passa in prestito alla Juventus, con cui oltre a giocare da titolare in Primavera (con la quale raggiunge anche le fasi finali del campionato a essa riservato) esordisce in prima squadra in una partita di Europa League contro gli austriaci del Red Bull Salisburgo, il 4 novembre 2010; nel corso della competizione disputa poi una seconda partita, chiudendo la sua stagione con la prima squadra bianconera con due presenze totali. Fa quindi ritorno al Siena, che per la stagione 2011-2012 lo cede in prestito al Gubbio, dove Büchel disputa una partita con la Primavera e 2 partite entrambe da titolare in Coppa Italia e 17 partite (10 delle quali partendo da titolare) nel campionato di Serie B, nel quale segna anche il suo primo gol a livello professionistico, il 6 gennaio 2012 in Gubbio-Bari (2-2), partita in cui al 75' realizza il gol del definitivo pareggio rossoblu. A fine anno il club umbro retrocede nel campionato di Lega Pro Prima Divisione e non riscatta il giocatore. Torna al Siena che lo cede nuovamente in prestito, questa volta alla Cremonese in Lega Pro Prima Divisione. In terza serie nella stagione 2012-2013 Büchel disputa in totale 25 partite, senza mai segnare. Juventus Il 31 gennaio 2013 viene acquistato in compartecipazione dalla Juventus che non interrompe il prestito alla Cremonese. Prestiti a Virtus Lanciano e Bologna Nella successiva sessione di calciomercato, il 2 settembre 2013, il giocatore viene ceduto con la formula del prestito alla Virtus Lanciano nel campionato di Serie B per l'intera stagione 2013-2014. Realizza il suo primo gol con la squadra abruzzese il 15 febbraio 2014 al 22' di Avellino-Virtus Lanciano (1-3), partita in cui realizza il momentaneo 0-1. Il 26 agosto 2014 passa in prestito al Bologna. Segna il suo primo gol in maglia rossoblù in trasferta, contro il Pescara per il momentaneo 1-0 (partita infine vinta dai felsinei 3-2). Empoli ed Hellas Verona Il 31 agosto 2015 si trasferisce in prestito con diritto di riscatto all'Empoli. Esordisce in Serie A il 4 ottobre 2015 in Empoli-Sassuolo 1-0 e nella successiva giornata, il 17 ottobre 2015, mette a segno il suo primo gol in Roma-Empoli 3-1. Il 21 aprile 2017, durante un allenamento, resta vittima di un episodio lipotimico, venendo di conseguenza ricoverato in ospedale. Alla fine della stagione, a seguito della retrocessione dell'Empoli in Serie B dopo la sconfitta per 2-1 in trasferta contro il già retrocesso Palermo, si trasfersce al neopromosso Verona, totalizzandovi 23 presenze. A fine stagione torna all'Empoli, dove però finisce relegato ai margini della rosa per il campionato 2018-2019, venendo lasciato libero a fine stagione. Juve Stabia Nell'ottobre 2019 viene messo in prova dalla A.S. Roma ma dopo un mese viene bocciato, e si accasa alla Juve Stabia in Serie B. Il 30 giugno 2020 non viene prolungato l'accordo in scadenza con la società campana, rimanendo così svincolato. Ascoli Il 16 settembre 2020 firma un contratto di un anno più opzione con l'Ascoli in Serie B. Il 7 maggio 2021 segna il suo primo gol con i marchigiani, aprendo le marcature nel successo per 2-0 sul Cittadella, nella partita che vale la permanenza in serie B della sua squadra. Tre settimane dopo rinnova il suo contratto con il club. Nazionale Tra il 2009 ed il 2010 ha giocato 3 partite senza mai segnare nella nazionale austriaca Under-19. Tuttavia risponde alla chiamata in nazionale del CT Rene Pauritsch debuttando il 9 ottobre 2015 con il Liechtenstein nella sconfitta interna contro la Svezia. Il 19 novembre 2018 sigla la sua prima rete, nel pareggio per 2-2 contro l'Armenia valido per l'ultima giornata di Nations League. Palmarès Challenge League: 1 - San Gallo: 2008-2009 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2013, 2015
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Marco Storari - Calciatore e Dirigente
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MARCO STORARI “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 2010 Marco Storari entra nel gruppo dei portieri bianconeri. «Primo, secondo o terzo? Decida Del Neri un allenatore capace, che capisce di calcio, con il quale nella Sampdoria abbiamo fatto cose straordinarie». E sì, perché Storari, di proprietà del Milan, ha vissuto la seconda fase della scorsa stagione in blucerchiato. Ora il portiere pisano, classe ‘77, è arrivato alla Juventus: «Sono orgoglioso di essere qui. Arrivo in un grande club in cui ci sono stati cambiamenti importanti e sono sicuro che saranno di buon auspicio per una stagione in cui la squadra avrà voglia di riscattarsi». Prima di arrivare alla Juventus, Storari ha attraversato diverse esperienze. Cresciuto nel Ladispoli, passa al Perugia nel 1995 e successivamente al Montevarchi nel 1998. La sua prima grande soddisfazione arriva con la maglia dell’Ancona nel 1999-2000, quando partecipa alla stagione della promozione in serie B. Dopo una fugace apparizione nel Napoli, compie un’altra volta un salto in avanti con l’accesso alla serie A con il Messina nel 2003-04. Nella stagione successiva risulta determinante per lo splendido campionato dei siciliani, che finiscono il torneo al settimo posto in classifica. Dopo diversi anni con la formazione giallorossa, nella sessione invernale del mercato 2007, Storari approda al Milan, dove firma un contratto fino al 2010. Sono poche però le apparizioni tra i rossoneri. Il portiere decide allora l’avventura all’estero trascorrendo sei mesi nella Liga, in forza al Levante. Nel gennaio del 2008 gli tocca nuovamente fare le valigie: il Milan lo gira al Cagliari di Allegri, con il quale compie il miracolo di una salvezza dai più ritenuta impossibile dopo il disastroso andamento del girone d’andata. Ma i viaggi non sono ancora finiti: nel 2008-09 la società rossonera lo manda a Firenze, dove però non trova posto, chiuso com’è da Frey. Si arriva così all’ultima annata, il 2009-10, probabilmente la migliore della sua lunga carriera. Storari la inizia come titolare nel Milan, ma poi perde il posto dopo un infortunio nel mese di ottobre. A gennaio giunge il tempo di un nuovo trasferimento: Marco finisce nella Sampdoria di Delneri e si rivela uno degli straordinari artefici della conquista del quarto posto, che vale la qualificazione in Champions League. I blucerchiati vorrebbero proseguire un rapporto che ha dato reciproche soddisfazioni, ma Storari torna ancora una volta al Milan, per poi passare in bianconero. In carriera ha la fama di para rigori, meritatamente conquistata attraverso lo studio metodico degli avversari. Marco ha anche confessato che prima dell’esecuzione del tiro va a “distrarre” l’esecutore proponendo di scommettere la maglia: chi vince ottiene quella dell’altro. È così che si è costruito una bella collezione, anche se gli manca quella di Totti al quale parò un cucchiaio: il capitano della Roma non la prese bene, quel giorno... 〰.〰.〰 L’esordio in maglia bianconera avviene il 29 luglio 2010, in Irlanda contro lo Shamrock Rovers, nella partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League, vinta per 2-0 dalla Juventus. La stagione è sicuramente molto negativa ma Marco è uno dei pochi a salvarsi dal grigiore generale. Il portiere pisano riesce sempre a trasmettere sicurezza alla propria difesa, attirando le simpatie dei tifosi bianconeri. Si conferma anche molto abile a parare i rigori, ne sa qualcosa il clivense Marcolini che vede il suo tiro dagli undici metri respinto, in Chievo-Juve terminata 1-1. Completamente ristabilito, Buffon riprende il suo posto fra i pali all’inizio del 2011 e Marco deve accontentarsi delle partite in Coppa Italia e di qualche presenza sporadica in campionato. Comunque sia, alla fine della stagione riesce ad accumulare 31 presenze. Comincia il trionfale campionato 2011-12 che vedrà la Juventus vincere lo scudetto da imbattuta. Buffon salta solamente le due partite casalinghe contro Genoa e Fiorentina e a Marco non resta che difendere la porta bianconera in Coppa Italia. Resta la soddisfazione di raggiungere la finale, persa poi contro il Napoli. Nonostante le voci di mercato, Storari conferma la proprio volontà di rimanere a Torino, felice di indossare la maglia bianconera. Solamente 9 presenze nella stagione successiva ma per Marco c’è la soddisfazione di indossare la fascia di capitano in tre occasioni. E poi c’è il secondo scudetto consecutivo da festeggiare. «I miei obiettivi per il futuro? Spero di vincere tutto quello che c’è in palio. Ho un altro anno di contratto, sto molto bene a Torino, mi piacerebbe rinnovare. Pur avendo 36 anni, non penso a lasciare il campo. Voglio ancora togliermi delle soddisfazioni con questa maglia». I triangolini tricolori diventano tre nel 2013-14, anche se le presenze si riducono ulteriormente: solamente 8, delle quali 6 in campionato e due in Coppa Italia. Trionfale è invece il 2014-15: Marco ha la grandissima soddisfazione di alzare la decima Coppa Italia, conquistata da protagonista con grandi prestazioni. «Davvero tutto molto bello: conquistando la Decima siamo entrati nella storia. Continua la stagione super di un gruppo che ha grandi valori. Essere tra i protagonisti del successo, giocando da titolare l’intera competizione sino all’ultima sfida, ha avuto un significato speciale. Inoltre, nel primo anno di Conte in panchina perdemmo proprio in finale contro il Napoli e quella sconfitta mi andò di traverso. Ecco perché vincere questa Coppa Italia è stato per me ancora più gratificante: la inseguivo da quattro anni». Grandi prestazioni che si ripetono anche in campionato, nel poco spazio lasciatogli da Buffon. Una su tutte la partita di San Siro contro l’Inter, quando compie due parate sensazionali, salvando la vittoria bianconera. «È stata un’ottima prestazione di tutta la squadra. Ci tenevamo a far bene, anche se a livello di classifica contava poco, perché Inter-Juventus resta il Derby d’Italia. Ogni giocatore vorrebbe giocarlo ed io ho avuto questa preziosa opportunità. Alla fine la gioia è stata doppia: sarà una partita che ricorderò per tutta la mia vita». Storari, al termine del campionato, decide di lasciare Torino e la Juventus e si trasferisce a Cagliari. Queste le sue parole di commiato: «È stato necessario qualche giorno per trovare le parole. Ed esprimere le sensazioni di questo momento. Gli ultimi cinque anni sono stati i più belli della mia vita privata e professionale. Anni di grande sacrificio e di grandi successi. Ma arriva sempre l’ora in cui bisogna fare delle scelte. Grazie a tutti quelli che hanno fatto sì che questi anni rimanessero nel mio cuore per sempre. I miei compagni, la società e i tifosi. Tutti quelli che mi hanno fatto sentire il loro affetto. La Juve sarà sempre la mia casa. Accolgo quest’altra sfida adesso. Credendoci sempre con tutta la carica che ho. Perché vincere, non è importante è l’unica cosa che conta». Il saluto del sito bianconero: «Descrivere con un’istantanea cinque indimenticabili stagioni come quelle di Marco Storari alla Juventus è difficile. Proveremo pertanto a usarne due, distanti l’una dall’altra appena quattro giorni. La prima appartiene a Inter-Juventus, 16 maggio 2015: la Juve, già Campione d’Italia, si è portata in vantaggio negli ultimi minuti di gara con Alvaro Morata, ma i nerazzurri non ci stanno e provano l’ultimo arrembaggio. Rodrigo Palacio arriva davanti al portiere e calcia rasoterra all’angolino basso, in corsa, da pochi passi. È una parata difficilissima. In un decimo di secondo il portiere si tuffa e respinge. Il pallone finisce però sui piedi di Icardi, che scarica in porta il tap-in, a botta sicura. Niente da fare, sulla sua strada c’è ancora quel portiere, che si allunga con un colpo di reni e manda il pallone in angolo, salvando porta e risultato. Questi è anche il protagonista della seconda istantanea, scattata quattro giorni più tardi all’Olimpico, sotto il cielo stellato di Roma: ritrae uno dei grandi veterani della Juventus che alza la decima Coppa Italia bianconera con l’entusiasmo di un ragazzino. Lo stesso con il quale ha sostituito, in tutti questi anni, il portiere più grande di tutti e con il quale ha condotto i bianconeri alla vittoria di un trofeo che mancava in bacheca da vent’anni. Quel portiere si chiama Marco Storari. Esperienza e classe da vendere, al suo curriculum da giramondo si aggiungerà ora un nuovo capitolo: dal prossimo anno Marco difenderà la porta del Cagliari, squadra che si è assicurata i suoi servigi per la seconda volta. I rossoblù arricchiranno la loro rosa con un campione capace non solo di dare sicurezza al reparto con prodezze che pochi altri, a questo punto della loro parabola sportiva, sarebbero capaci di compiere. Come, infatti, attesta quest’altra istantanea, la terza, se ce lo consentite, Marco è un trascinatore nato. Un leader vero, che fa parlare i suoi guantoni quando si tratta di sbarrare la strada agli attaccanti avversari ma capace di farsi sentire quando c’è da spremere ogni fibra del proprio corpo per raggiungere l’obiettivo più importante di tutti: la vittoria. Dopo cinque indimenticabili anni insieme passati a sudare, soffrire, vincere e trionfare, gli auguriamo ora di togliersi tante altre soddisfazioni nel corso della sua nuova avventura rossoblù. Grazie mille, Marco, e in bocca al lupo!». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/marco-storari.html -
Marco Storari - Calciatore e Dirigente
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MARCO STORARI https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Storari Nazione: Italia Luogo di nascita: Pisa Data di nascita: 07.01.1977 Ruolo: Portiere Altezza: 187 cm Peso: 76 kg Soprannome: Spiderman Alla Juventus dal 2010 al 2015 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 20.05.2015 - Coppa Italia - Juventus-Lazio 2-1 64 presenze - 64 reti subite 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Marco Storari (Pisa, 7 gennaio 1977) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, responsabile tecnico della Juventus. Con la maglia della società bianconera, squadra in cui ha militato dal 2010 al 2015, ha vinto quattro campionati italiani consecutivi (dal 2011-2012 al 2014-2015); con i bianconeri ha vinto anche due Supercoppe italiane (2012 e 2013) e una Coppa Italia (2014-2015). Inoltre, ha fatto parte della rosa del Milan che ha vinto la Champions League nel 2006-2007 e da portiere titolare del Cagliari ha vinto il campionato di Serie B 2015-2016. Marco Storari Storari alla Juventus nell'estate 2012 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 1º luglio 2018 - giocatore Carriera Giovanili 1987-1991 Roma 1991-1995 Ladispoli 1995-1998 Perugia Squadre di club 1994-1995 Ladispoli 12 (-8) 1995-1998 Perugia 0 (0) 1998 Montevarchi 0 (0) 1998-2002 Ancona 91 (-106) 2002-2003 Napoli 4 (-6) 2003-2007 Messina 143 (-183) 2007 Milan 3 (-7) 2007-2008 → Levante 17 (-33) 2008 → Cagliari 20 (-21) 2008-2009 → Fiorentina 1 (-1) 2009-2010 Milan 7 (-7) 2010 → Sampdoria 19 (-14) 2010-2015 Juventus 64 (-64) 2015-2017 Cagliari 56 (-76) 2017-2018 Milan 0 (0) Biografia È sposato con Veronica Zimbaro, siciliana, avvocato, Storari è il proprietario della Catena di hotel Vmaison Hotel e dell’azienda di design Vmaison Interior. La coppia ha due figli: Tommaso e Piergiorgio. Caratteristiche tecniche Apprezzato per l'affidabilità e la continuità di rendimento, Storari è stato un portiere reattivo e abile nel parare i calci di rigore. Carriera Giocatore Club Gli inizi Ha iniziato la sua carriera al Forte Braschi per poi entrare nelle giovanili della Roma, rimanendovi per quattro anni. Passato al Ladispoli nel 1991, dopo quattro stagioni è stato acquistato dal Perugia, dove tra le file delle giovanili ha vinto il Campionato Primavera del 1995-1996 e del 1996-1997. Nel 1998 ha poi avuto una breve esperienza in prestito nel Montevarchi. Nella stagione seguente si è trasferito all'Ancona, dove nel 1999-2000 ha contribuito alla promozione della squadra in Serie B. Il 1º febbraio 2002 si è infortunato al legamento crociato del ginocchio al Franchi contro il Siena, partita nella quale era stato decisivo per il pareggio ottenuto dai marchigiani. In seguito è stato acquistato in comproprietà dal Napoli. Messina Ceduto nel 2003 al Messina, ha conquistato la promozione in Serie A nel 2003-2004. Nella stagione 2004-2005 è tra i protagonisti dell'ottimo campionato del Messina in Serie A, che ha raggiunto il 7º posto (nuovo record dei peloritani), rivelandosi un infallibile para-rigori come già nella stagione precedente. Storari nel 2005 al Messina, mentre effettua un calcio di rinvio. Nell'anno 2005-2006 non è riuscito a ripetere quanto fatto nella stagione precedente e il Messina è retrocesso, venendo poi ripescato in Serie A a seguito dello scandalo "Calciopoli", al posto della Juventus. All'inizio del campionato 2006-2007, con il nuovo allenatore Bruno Giordano e la partenza di Carmine Coppola, è diventato ufficialmente capitano della squadra siciliana. Tra le partite in cadetteria ha esordito il 23 settembre 2006 nel derby contro il Catania e il 25 ottobre dello stesso anno nel derby contro il Palermo, indossando la fascia al braccio. Milan e Levante Il 17 gennaio 2007, durante la sessione invernale del calciomercato, è stato ingaggiato dal Milan. Ha esordito l'11 febbraio in Milan-Livorno (2-1), sostituendo Dida e Kalac, entrambi indisponibili. Il 17 febbraio è stato nuovamente titolare in Siena-Milan (3-4), ma dopo il rientro dagli infortuni degli altri portieri milanisti non ha fatto più apparizioni come titolare nel Milan, se non in Milan-Udinese (2-3) del 19 maggio, partita che ha preceduto la finale di Champions League 2006-2007 (poi vinta), dove l'allenatore Carlo Ancelotti, come secondo di Dida, gli ha preferito Kalac. Il 12 agosto 2007 è stato ceduto in prestito dal Milan agli spagnoli del Levante. La sua avventura in Spagna, complice la crisi economica del Levante, è durata appena 6 mesi, nei quali comunque, nonostante le 30 reti subite, è risultato spesso uno dei migliori in campo. Il 9 gennaio 2008 è quindi ritornato in Italia, girato in prestito dal Milan al Cagliari. Cagliari e Fiorentina Il suo arrivo al Cagliari, contestuale all'arrivo di Cossu e di Jeda, è coinciso con l'inizio di una rimonta con cui, dopo i soli 10 punti realizzati nel girone di andata, il Cagliari ha conquistato 33 punti nel solo girone di ritorno, collocandosi fuori dalla zona retrocessione che aveva occupato per la quasi totalità del campionato e ottenendo così la salvezza. Storari si è rivelato protagonista nelle file della squadra sarda. Tornato al Milan dopo la fine del prestito, il 15 luglio 2008 è stato dato in prestito dai rossoneri alla Fiorentina. Ha esordito in maglia viola il 17 gennaio 2009 contro la squadra che deteneva il suo cartellino, il Milan, che si è imposta per 1-0 sulla società toscana. Durante la stagione ha giocato solo un'altra partita in Coppa Italia. Ritorno al Milan, Sampdoria Nell'estate 2009 ha fatto rientro al Milan a fine prestito. Ha iniziato la stagione 2009-2010 come titolare, data anche l'indisponibilità per infortunio di Christian Abbiati, debuttando il 22 agosto 2009 in Serie A nella partita vinta 2-1 in casa del Siena. Il 15 settembre 2009 ha esordito nelle competizioni UEFA per club in Olympique Marsiglia-Milan (1-2), partita valida per la prima giornata della fase a gironi della Champions League 2009-2010. Dopo un infortunio subito nell'ottobre del 2009, ha perso il posto di titolare a vantaggio di Dida, disputando solo una partita in Coppa Italia contro il Novara prima della cessione alla Sampdoria nella finestra di mercato di gennaio 2010. Il 15 gennaio 2010 è passato in prestito alla Sampdoria per sostituire l'infortunato Luca Castellazzi. Ha esordito con i blucerchiati due giorni più tardi al Luigi Ferraris contro il Catania (1-1). Nel corso della stagione ha disputato tutte le altre 18 gare da titolare con un rendimento molto buono, che lo ha portato a essere una dei protagonisti della stagione blucerchiata terminata con l'accesso ai preliminari della Champions League 2010-2011. Juventus Storari (in primo piano) alla Juventus nel precampionato 2014 Rientrato al Milan al termine del prestito sampdoriano, il 23 giugno 2010 viene acquistato dalla Juventus per 4,5 milioni di euro; la società torinese era in cerca di un valido sostituto di Gianluigi Buffon nel ruolo di portiere titolare per i mesi a venire, a seguito del grave infortunio rimediato dallo storico numero uno bianconero al campionato del mondo 2010. Storari fa il suo esordio in maglia juventina il 29 luglio 2010 in Irlanda, contro lo Shamrock Rovers, in una partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League, vinta per 2-0 dalla Juventus; evidenzia ancora di più l'ottimo avvio di stagione il 19 dicembre 2010, parando il primo rigore con la maglia bianconera a Michele Marcolini nella trasferta di Verona contro il Chievo (finita poi 1-1). Gioca in campionato tutte le gare del girone d'andata, con un buon rendimento tra i pali, per poi lasciare il posto da titolare al rientrato Buffon a partire dalla 20ª giornata. Nella stagione successiva (caratterizzata dal passaggio della panchina della Juventus da Luigi Delneri ad Antonio Conte) è stabilmente riserva di Buffon in campionato, ma con 3 presenze dà il suo apporto alla vittoria dello scudetto, il primo dei bianconeri nel post-Calciopoli ed il primo della carriera per Storari, matematicamente arrivato il 6 maggio 2012 con il successo esterno sul Cagliari; è invece titolare in Coppa Italia, dove coi torinesi raggiunge la finale poi persa a Roma contro il Napoli. Nonostante l'ormai assodato ruolo di secondo portiere, Storari decide di restare in Piemonte anche negli anni seguenti. La stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana allo Stadio Nazionale di Pechino, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Il 5 maggio 2013, a seguito della vittoria interna della Juventus sul Palermo per 1-0, vince il secondo campionato consecutivo. Il trionfo in Serie A è replicato il 4 maggio 2014, quando per Storari arriva il terzo scudetto della carriera. In entrambe le stagioni, contribuisce al titolo con 6 presenze. L'ultimo scudetto in bianconero per Storari arriva nella stagione 2014-2015, sotto la guida tecnica di Massimiliano Allegri, in cui mette a referto 5 presenze in campionato. Tra le altre, il 16 maggio 2015 gioca il derby d'Italia a Milano contro l'Inter (per far riposare Gianluigi Buffon in vista della finale di Champions League): in questa partita si distingue particolarmente per un doppio intervento prima su Rodrigo Palacio e poi, sulla ribattuta, su Mauro Icardi, salvando la porta e il vantaggio della Juventus; la partita finirà 1-2 in favore dei bianconeri. Disputa poi da titolare la finale di Coppa Italia 2014-2015, vinta quattro giorni dopo contro la Lazio. Al termine della stagione, dopo un lustro a Torino, decide di lasciare la Juventus, con 64 presenze complessive e 7 titoli conquistati (4 scudetti, 2 supercoppe e 1 coppa nazionale). Ritorno al Cagliari, secondo ritorno al Milan e ritiro Il 3 luglio, a distanza di sette anni, ritorna al Cagliari in Serie B. Il 15 agosto è subito decisivo nel terzo turno della Coppa Italia 2015-2016 a Trapani respingendo tre calci di rigore ai siciliani (uno durante i tempi supplementari e due nella lotteria finale) e con altri interventi decisivi, contribuendo alla qualificazione dei sardi al quarto turno del torneo stesso contro il Sassuolo. Titolare fisso della squadra sarda, contribuisce al ritorno del Cagliari in Serie A, reso ufficiale il 6 maggio 2016 dopo la vittoria contro il Bari per 3-0. Dopo aver perso nel finale del girone d'andata il posto da titolare, il 10 gennaio 2017, a 40 anni, viene ceduto a titolo definitivo al Milan, facendo così ritorno nel club rossonero per la terza volta in carriera. Veste la maglia numero 30, già utilizzata in rossonero nella stagione 2009-2010, e ricopre il ruolo di secondo portiere dietro Gianluigi Donnarumma. La stagione seguente viene confermato come secondo portiere. Torna in campo con la maglia del Milan il 24 agosto 2017, giocando il ritorno dei play-off di Europa League in casa dei macedoni dello Škendija, vinto per 1-0. A fine stagione rimane svincolato e, all'età di 41 anni, decide di appendere i guanti al chiodo. Nazionale Nell'ottobre del 2005 è stato convocato in Nazionale da Marcello Lippi come terzo portiere per la partita contro la Slovenia. In quella gara, siccome Gianluigi Buffon era infortunato, i portieri convocati furono Angelo Peruzzi, Morgan De Sanctis e Flavio Roma. Dopo l'infortunio di quest'ultimo, visto che la gara si disputava a Palermo, venne convocato d'urgenza l'allora portiere del Palermo Nicola Santoni, che però dovette rinunciare a causa di altri impegni già presi, quindi fu chiamato Storari, che giocava nel Messina. Dirigente Il 23 settembre 2020 entra nello staff dirigenziale della Juventus in qualità di addetto al Professionals Talent Development, con l'obiettivo di seguire il percorso di crescita dei migliori talenti del settore giovanile bianconero. Nell'aprile del 2022 consegue il diploma da direttore sportivo. Palmarès Competizioni giovanili Campionato Primavera: 2 - Perugia: 1995-1996, 1996-1997 Competizioni nazionali Campionato italiano: 4 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Campionato italiano di Serie B: 1 - Cagliari: 2015-2016 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Milan: 2006-2007 -
MARIO CANCELLIERI Nazione: Italia Luogo di nascita: Como Data di nascita: 17.02.1946 Luogo di morte: Latina Data di morte: 29.12.2018 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1964 al 1965 Esordio: 24.02.1965 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 1-2 Ultima partita: 30.04.1965 - Amichevole - Pinerolo-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
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VINCENZO CAMILLERI FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 2011 Da sempre, la Juventus è nei sogni di chi ha deciso di fare del calcio la propria ragione di vita. La Torino bianconera è una meta ambita, un punto di arrivo, il completamento ideale di un lungo viaggio. Un discorso questo che vale per i professionisti, ma anche per giovani calciatori all’inizio della carriera che conta. L’esempio perfetto è rappresentato da un ragazzo arrivato pochi mesi fa in Primavera: Vincenzo Camilleri. Il difensore siciliano è approdato a Vinovo trascinandosi dietro bagagli pesanti, professionali ma soprattutto umani. Un percorso fatto di scelte importanti ed esperienze di vita che gli hanno permesso di maturare in fretta. Pronto per spiccare il grande salto con la maglia bianconera. Conosciamolo meglio. – Ci racconti la tua storia pre-juventina? «Ho iniziato presto, alla Sangea, una società di Gela che militava solo nei campionati giovanili. A 12 anni, durante un torneo in cui sono stato aggregato al Messina, sono stato visionato dalla Reggina e mi sono trasferito in Calabria. A parte una parentesi di alcuni mesi – nel 2007 – passata in Inghilterra, al Chelsea, a Reggio sono rimasto fino alla scorsa estate. Ho esordito in Prima Squadra quando avevo 15 anni, in Coppa Italia contro l’Inter, e a 17 in Serie A, in un Atalanta-Reggina». – Nella tua carriera hai sempre ricoperto lo stesso ruolo? «No, fino ai Giovanissimi venivo schierato come centrocampista centrale. A dire la verità, già ai tempi della Sangea mi avevano consigliato di provare come difensore, ma a me non piaceva. Negli ultimi anni invece è diventato il mio ruolo, nelle squadre di club così come nelle varie Nazionali giovanili». – Sei giovanissimo eppure hai già girato molto. Quella di Torino non è la prima esperienza fuori casa. «Ormai sono abituato a stare lontano da casa, anche se a Reggio sono stato raggiunto da tutta la mia famiglia che ora vi si è trasferita stabilmente. Mio papà ha trovato lavoro e i miei due fratelli minori giocano nella Reggina. L’esperienza a Londra? Purtroppo non sono riuscito ad ambientarmi, a causa della lingua all’inizio ho avuto dei problemi e questo ha complicato tutto. Forse ero troppo giovane per quell’esperienza. A Torino mi trovo bene e in pensionato ho subito fatto amicizia con tutti gli altri ragazzi». – Come sono stati questi primi mesi juventini? «Per me, tifoso bianconero fin da bambino, è stato un sogno arrivare qui e poter giocare con tanti campioni che ho sempre visto solo in tv. All’inizio ho dovuto operarmi al menisco, ma nella sfortuna direi che mi comunque è andata bene. Potermi allenare spesso con la Prima Squadra mi permette di imparare e migliorare ancora». – Qual è stato il momento che non dimenticherai? «Senza dubbio l’esordio con la Prima Squadra a Poznan. Se solo ripenso a quella partita ho ancora freddo, ma avrei giocato anche a 100° sotto zero! La prima partita con la Juventus non può che avere un sapore speciale, anche se a dire la verità sono uno che non sente molto l’emozione». – Cosa ti aspetti dalla seconda parte di stagione? «Intanto devo dire che sono già molto soddisfatto di ciò che ho fatto. Speravo di poter esordire, ma non così presto. Me lo sarei aspettato verso fine stagione. In questo momento, penso a fare bene con la Primavera, la Prima Squadra è una conseguenza. Tra un po’ ci aspetta il Viareggio e poi c’è il campionato da provare a vincere». – Cosa si aspetta Camilleri per il futuro? «Essere alla Juve è già un sogno. Mi piacerebbe poter giocare presto contro la Reggina. Vorrebbe dire che io sono ancora un giocatore bianconero e loro sono di nuovo in Serie A». 〰.〰.〰 Delneri punta molto su Camilleri: «Mi aggregava spesso con la prima squadra, e mi fece esordire in Europa League contro il Lech Poznan, giocai anche in casa contro il Manchester City». Tante gioie in maglia bianconera, ma anche tante delusioni: «Fu un anno dalle emozioni contrastanti. Purtroppo prima delle finali con la Primavera mi ruppi il perone, e questa cosa segnò la mia esperienza a Torino». La Juventus, infatti, non lo riscatta e Vincenzo torna alla Reggina. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/03/vincenzo-camilleri.html
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VINCENZO CAMILLERI Nazione: Italia Luogo di nascita: Gela (Caltanissetta) Data di nascita: 06.03.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 192 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Under-17 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 01.12.2010 - Europa League - Lech Poznan-Juventus 1-1 Ultima partita: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 2 presenze - 0 reti Club career ACR Messina Italy Defender 01/2022 - 06/2023 #16 08/2021 - 01/2022 Lamezia Terme Defender 07/2021 - 08/2021 US Pistoiese Defender 02/2021 - 06/2021 Viterbese Defender 08/2019 - 01/2021 US Pistoiese Defender 07/2018 - 08/2019 Vibonese Calcio Defender 07/2017 - 07/2018 ASD Sicula Leonzio Defender 01/2017 - 06/2017 Teramo Calcio Defender 07/2016 - 01/2017 Paganese Calcio Defender 08/2015 - 06/2016 Brescia Calcio Defender 08/2015 - 06/2016 Brescia Calcio [Youth] Defender 07/2014 - 08/2015 Reggina 1914 Defender 01/2013 - 06/2014 SS Barletta Calcio Defender 07/2012 - 01/2013 Cagliari Calcio Defender 07/2012 - 07/2012 Reggina Calcio Defender 08/2011 - 06/2012 FeralpiSalò Defender 07/2011 - 07/2011 Reggina Calcio Defender 07/2010 - 06/2011 Juventus Defender 01/2009 - 06/2010 Reggina Calcio Defender 04/2008 - 12/2008 Chelsea FC [Youth] Defender 12/2007 - 03/2008 Reggina Calcio Defender https://www.worldfootball.net/player_summary/vincenzo-camilleri/
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SIMONE PEPE «Ho realizzato due sogni nel giro di un mese. Partecipare al Campionato del Mondo e giocare il prossimo anno in una grande squadra. E la Juventus è la società più prestigiosa d’Italia, lo dice la sua storia, che non si può certo dimenticare per una stagione storta. Quella può capitare a qualsiasi squadra. Lo so bene, perché anche all’Udinese, l’anno passato, avevamo un’ottima squadra, che non avrebbe dovuto lottare per la salvezza, eppure abbiamo avuto mille difficoltà». Siamo nell’estate del 2010 e così si presente Simone Pepe ai tifosi bianconeri. Proviene dall’Udinese, dove fa faville nel tridente con Totò Di Natale e Sanchez: 41 reti in tre e giocate molto spettacolari. Il neo allenatore juventino, Delneri, punta molto su Simone nel suo 4-4-2 offensivo e Pepe non ha nessuna intenzione di tirarsi indietro: «Sarà dura, lo so bene, ma sarà anche bello, perché mi metterà nelle condizioni di fare bene. Poi ovviamente ci sarà da correre e da sudare, ma credo che questa capiti in tutte le squadre. E poi, se la Juve mi ha preso, è perché penso mi consideri un giocatore importante e quindi dovrò ripagare le attese dando tutto in campo. Come giocherò nella Juve? Questo non è assolutamente un problema. Destra o sinistra non importa, deciderà il mister, che mi conosce, sa che sono disponibile a ricoprire qualsiasi ruolo». La stagione si rivelerà un fiasco clamoroso: 7° posto per il secondo anno consecutivo ed eliminazione dall’Europa League nei gironi di qualificazioni. Simone è uno dei pochi a salvarsi nel grigiore e nel marasma generale. «Siamo andati bene fino alla partita con il Chievo che abbiamo pareggiato 1-1 con Pellissier al 93’. Eravamo davanti a tutti, avevamo tenuto botta, poi il 6 gennaio si è fatto male Quagliarella e tutto è andato a rotoli. Io non penso di aver fatto malissimo, anche se in tanti hanno dato un giudizio diverso». 42 presenze e 6 reti il suo score. Amato dai compagni per la sua simpatia e il suo “fare spogliatoio”, Simone diventa presto l’idolo della “torcida” juventina, per il suo impegnarsi sempre a fondo, qualsiasi avversario affronti. «Adoro fare gli scherzi, ci sono scherzi pesanti che non si possono dire e cose leggere di tutti i giorni. Per me è un continuo, scherzi paradossali, prese in giro. Permalosi? Nessuno. Si scherza, si ride, scherziamo tra di noi, sempre uno scherzo è». Stagione 2011-12, arriva Antonio Conte che ritiene Pepe pedina fondamentale nel suo 4-2-4. Simone esordisce con il botto, segnando una rete nel 4-0 di esordio contro il Parma. Il modulo super offensivo viene messo in soffitta praticamente subito, perché Conte capisce che deve mettere in condizione Pirlo di esprimere tutta la sua classe e perché scopre che Arturo Vidal è una pedina insostituibile. Così, la squadra passa al classico 4-4-2, prima di trasformarsi nel 3-5-2 che caratterizzerà i successi della Juve targata Antonio Conte. «Conte mi ha dato un ruolo importante e devo confermarmi partita dopo partita. Mi tocca sgobbare su e giù per la fascia, è molto impegnativo. Ma quando tutto va bene, la fatica non si sente». Simone si adatta al nuovo modulo con abnegazione e con prestazioni importanti. Addirittura, segna 3 gol consecutivi contro Palermo, Lazio e Napoli. Nella partita del San Paolo, è schierato come interno di centrocampo a dimostrazione della sua enorme duttilità. Ancora una rete contro il Novara e nella fondamentale vittoria casalinga contro la Lazio e via libera ai festeggiamenti per la conquista del tricolore. «Dopo due settimi posti, ci siamo trovati a vincere lo scudetto al primo anno di Conte. È stata un’emozione, il primo scudetto è sempre quello che ricordi con più affetto, normale che poi sono tutti belli quando vinci. Si è creata una squadra unita, per vincere servono una serie di cose, queste cose si sono tutte incastrate benissimo ed è venuto fuori un macchinario perfetto. Conte sta sempre a duemila, vinci la domenica e arriva incazzato come una iena, lui è uno che non stacca mai e per questo è vincente». Ma i guai e la sfortuna sono dietro l’angolo. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia, nell’ambito dell’inchiesta calcioscommesse, in relazione alla partita Udinese-Bari. Il 3 agosto lo stesso procuratore avanza la richiesta di un anno di squalifica, ma il 10 agosto Pepe viene assolto. Il 13 agosto Palazzi presenta ricorso contro l’assoluzione, ricorso respinto il 21 agosto dalla Corte Federale. Simone, finalmente sgravato da questo enorme peso, è pronto per affrontare la nuova stagione, ma una serie di infortuni gli permetteranno di scendere in campo solamente una volta, e per pochi minuti, nella partita casalinga contro la Lazio del 17 novembre 2012. Si opera il 27 febbraio 2013 al muscolo della coscia sinistra, speranzoso di poter riprendere a giocare al più presto. Ma non sarà così e il suo calvario diventa interminabile. Torna in campo il 18 dicembre 2013, a più di un anno di distanza dall’ultima apparizione, entrando all’81’ della partita di Coppa Italia contro l’Avellino. A metà febbraio 2014 un nuovo infortunio alla coscia sinistra lo costringe nuovamente ai box, rendendosi disponibile per la partita del 19 aprile contro il Bologna. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo 3° scudetto consecutivo, e il giorno successivo torna in campo in Juventus-Atalanta, terminata 1-0 per i bianconeri. Chiude la stagione con la terza presenza nell’ultima giornata di campionato, vinta per 3-0 sul Cagliari. «Io ho sempre detto ai miei compagni, qui può mancare chiunque, è mancato Buffon è mancato Pirlo, è mancato Tévez, è mancato Chiellini, Barzagli, Bonucci, Marchisio, ma abbiamo sempre vinto, quando si è una squadra così, è normale che più giocatori forti hai è meglio è, però dico che alla fine di tutto, anche quando ti mancano giocatori importanti, riesci a dare un segnale di strapotere agli altri. Alla Juve capisci subito la mentalità vincente, perché possono cambiare allenatori o giocatori ma la mentalità vincente non cambierà mai». Comincia la stagione 2014-15, con Max Allegri in panchina. «Credo che quando abbiamo cominciato avevamo bisogno di uno come Conte che ci martellava che ci teneva lì, ci teneva sempre a stecca, a duemila. Allegri è stata la scelta più giusta, perché ha portato serenità, sempre lavorando ma ci ha portato tanta serenità, perché eravamo maturati noi, dovevamo anche essere più tranquilli». Simone non è ancora pronto per aggregarsi ai compagni, a causa della lesione al muscolo della coscia sinistra, degenerata in calcificazione. Arrivano pesanti accuse nei suoi confronti: gli danno del giocatore finito, gli dicono che ruba lo stipendio, lo prendono in giro e lo invitano a lasciare la Juventus. E Simone incassa colpo su colpo come un pugile, sicuro di poter rispondere al più presto sul campo. E il 9 novembre 2014, data che coincide con il suo ritorno in panchina nel 7-0 della Juve sul Parma, la sua pagina Facebook raccoglie il suo amaro sfogo: «Dopo due anni e mezzo passati a pensare solo a curarmi e tornare il più presto possibile a essere un calciatore mi sento di scrivere questo breve comunicato per dire la mia. Fino a ora non mi sono mai soffermato sulle chiacchiere che si sono fatte attorno a me in merito alla mia assenza, però ora voglio dire la mia. Troppe le voci false e cattive che mi sono arrivate all’orecchio in questi mesi e, siccome io ho sempre creduto che prima del calciatore viene l’uomo, ho sentito che il momento di rompere il mio silenzio è arrivato, anche per rispetto nei confronti della mia famiglia. Io lo so che la maggior parte dei tifosi è con me e l’ho capito anche oggi quando ho ricevuto applausi e cori allo Stadium, ennesimo attestato di stima e affetto nei miei confronti, sentimenti sempre ricambiati dal sottoscritto. Concludo facendo pubblicamente i complimenti ai miei compagni per la prestazione di oggi, ancora una volta abbiamo dimostrato il nostro immenso valore. Adesso finalmente sto bene e sono felice di essere a disposizione del Mister». Il 15 gennaio 2015, fa il suo ritorno giocando da titolare, per la prima volta dopo tre anni, in Coppa Italia contro il Verona, partita vinta dai bianconeri per 6-1. La gioia di Simone è incontenibile: «Grazie alla mia famiglia, ai miei compagni, al mio carattere ho cercato di rimanere sempre allegro e sorridente. I problemi sono superati, guardiamo al futuro. Nel modulo di Allegri? Mi vedo ovunque, pure in porta. L’importante è giocare. Scherzi a parte, mi alleno sia da terzino sia da mezzala. È da cinque mesi che sono disponibile, oggi il Mister mi ha dato la possibilità di giocare». Il 23 maggio torna al gol, su calcio di rigore, contro il Napoli in casa, chiudendo il risultato sul 3-1 a favore dei bianconeri. A giugno, non avendo rinnovato il contratto con la Juventus, lascia Torino dopo aver collezionato 95 presenze e 13 gol. «Svuotare il mio armadietto a Vinovo è stata una tristezza incredibile. Al di là dell’infortunio, alla Juve ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Ho dato il cuore, l’anima e anche una gamba. Il popolo bianconero l’ha capito, infatti, mi ha sempre osannato e riempito di affetto. Con i tifosi manterrò un feeling incredibile. Calcisticamente ho tre case: Teramo, Udinese e Juve. Vorrei restare a giocare in Italia. Ritorno all’Udinese? Mi sto guardando attorno». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/09/simone-pepe.html
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SIMONE PEPE https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Pepe Nazione: Italia Luogo di nascita: Albano Laziale (Roma) Data di nascita: 30.08.1983 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: Er Chiacchera Alla Juventus dal 2010 al 2015 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 30.05.2015 - Serie A - Verona-Juventus 2-2 95 presenze - 13 reti 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Simone Pepe (Albano Laziale, 30 agosto 1983) è un procuratore sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Simone Pepe Pepe nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2017 Carriera Giovanili 2000-2002 Roma Squadre di club 2001-2002 Roma 0 (0) 2002 → Lecco 5 (0) 2002-2003 → Teramo 31 (11) 2003-2004 Palermo 19 (1) 2004-2005 → Piacenza 30 (12) 2005-2006 Palermo 3 (0) 2006 Udinese 6 (0) 2006-2007 → Cagliari 36 (3) 2007-2010 Udinese 98 (14) 2010-2015 Juventus 95 (13) 2015-2016 Chievo 22 (2) 2016-2017 Pescara 12 (0) Nazionale 2001 Italia U-17 1 (1) 2001 Italia U-19 9 (6) 2001-2003 Italia U-20 13 (6) 2004-2006 Italia U-21 12 (2) 2008-2011 Italia 23 (0) Biografia Nasce ad Albano Laziale da una famiglia campana, originaria di Nocera Inferiore e Pagani, entrambe in provincia di Salerno. Dal 2004 è legato ad Agnese, dalla quale ha avuto due figli. Caratteristiche tecniche Cresciuto come attaccante nelle giovanili della Roma, si distingue successivamente come ala o esterno offensivo, preferibilmente a destra. Alla Juventus è stato talvolta anche chiamato, per necessità, a ricoprire il ruolo di seconda punta e di tornante. Carriera Giocatore Club Gli inizi Dopo le giovanili con Campoleone e Albalonga, viene acquistato dalla Roma. Inizia la carriera da professionista nel Lecco, a 18 anni, giocando le prime 5 partite in carriera. L'anno successivo, a Teramo, è titolare fisso e firma 11 reti in 31 presenze, prestazioni che gli valgono il salto di categoria. Nel 2003 passa infatti al Palermo, compagine di Serie B, con cui gioca 19 partite in campionato segnando una rete al Pescara nella settima giornata nella partita poi vinta per 2-1, mentre in Coppa Italia gioca 5 partite segnando 2 gol, quello del vantaggio nella vittoria contro l'AlbinoLeffe per 2-0 e quello che sblocca la partita del ritorno degli ottavi di finale persa per 2-1 contro la Roma. A fine stagione ottiene la promozione in Serie A vincendo il campionato. Nella stagione successiva gioca invece con il Piacenza, sempre in Serie B, arrivando in Emilia con la formula del prestito dopo che la società rosanero lo ha riscattato dalla Roma. Qui realizza 12 reti in 30 partite e una rete in due partite di Coppa Italia. Nel 2005-2006 gioca per la prima volta in Serie A, tornato al Palermo. Dopo 3 partite di campionato e 3 di Coppa UEFA, a gennaio approda all'Udinese, con cui chiude la stagione con 6 presenze in campionato e 3 in Coppa Italia. L'anno successivo l'Udinese lo cede in prestito al Cagliari, con il quale realizza il suo primo gol nel massimo campionato che vale la vittoria per 1-0 al Sant'Elia proprio contro il Palermo il 18 novembre 2006. Chiude la stagione con 36 presenze complessive e 3 gol. Udinese Nell'estate 2007, dopo la risoluzione della comproprietà tra Udinese e Palermo alle buste, passa in maglia bianconera, diventando titolare inamovibile dello scacchiere di Pasquale Marino. In Coppa Italia l'Udinese si ferma ai quarti di finale, eliminata dal Catania: Pepe colleziona 5 presenze e va a segno nelle due partite contro gli etnei, sia all'andata (Udinese-Catania 3-2) segnando il momentaneo 2-2 su rigore, sia al ritorno (Catania-Udinese 2-1) realizzando il gol del momentaneo vantaggio. Il 2 febbraio 2008 segna il suo primo gol con la maglia dell'Udinese in campionato, contro il Napoli al San Paolo, mettendo a segno l'unica rete dei friulani nella partita finita 3-1 per i partenopei. Chiude l'annata 2007-2008 con 33 presenze e 3 gol, l'annata 2008-2009 con 33 presenze e 4 reti, mentre il 2009-2010 con 32 presenze e 7 gol, molti dei quali avvenuti nella seconda parte di stagione. Juventus Il 9 giugno 2010 la Juventus ne ufficializza l'acquisto dall'Udinese in prestito oneroso per quasi 2,6 milioni di euro con diritto di riscatto a favore della società torinese già fissato a 7,5 milioni di euro. Esordisce in bianconero il 29 luglio 2010 in Shamrock Rovers-Juventus (0-2), nell'andata del terzo turno preliminare di Europa League. Il suo primo gol lo segna alla seconda giornata di campionato il 12 settembre nella gara interna pareggiata per 3-3 contro la Sampdoria. Chiude la stagione con 42 presenze e 6 reti fra campionato, Coppa Italia e UEFA Europa League; nonostante un'annata deludente per la squadra torinese sul piano dei risultati, Pepe è tra i migliori dei suoi e assurge immediatamente fra i beniamini della tifoseria bianconera in questa fase storica. Pepe alla Juventus nel precampionato dell'estate 2014 Il 22 giugno 2011 la Juventus comunica di aver esercitato il diritto di opzione per l'acquisizione a titolo definitivo del giocatore, versando una somma di 7,5 milioni nelle casse dell'Udinese. Inizia la stagione 2011-2012 debuttando nel nuovo stadio della Juventus segnando contro il Parma il gol del 2-0 su assist di Alessandro Del Piero (partita terminata 4-1). Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera — il primo in carriera —, chiudendo la stagione con 31 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia, persa in finale contro il Napoli, segnando 6 gol tutti nel primo torneo. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia, nell'ambito dell'inchiesta calcioscommesse, per fatti risalenti alla sua militanza nell'Udinese, in relazione alla partita Udinese-Bari (3-3). Il 3 agosto il procuratore Palazzi avanza per il giocatore la richiesta di un anno di squalifica, ma il 10 agosto viene assolto. Nel frattempo l'11 agosto, allo Stadio Nazionale di Pechino, arriva la vittoria della sua prima Supercoppa italiana, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Il 13 agosto Palazzi presenta ricorso contro la sua assoluzione, respinto il 21 dello stesso mese dalla Corte Federale. La stagione che segue, dopo aver collezionato una sola presenza in campionato (contro la Lazio il 17 novembre 2012), a causa di una lunga serie di infortuni, vince il suo secondo scudetto consecutivo dopo la vittoria per 1-0 sul Palermo del 5 maggio 2013. Si era operato il precedente 27 febbraio al muscolo semimembranoso della coscia sinistra, che gli aveva causato fastidi anche all'inizio dell'annata 2013-2014. Dopo un paio di partite con la formazione Primavera, torna in campo con la prima squadra il 18 dicembre 2013, a più di un anno di distanza dall'ultima apparizione, entrando all'81' della partita di Coppa Italia vinta per 3-0 in casa contro l'Avellino. A metà febbraio 2014 un nuovo infortunio alla coscia sinistra lo costringe a stare fuori dal campo, rendendosi disponibile per la partita del 19 aprile contro il Bologna. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo terzo scudetto consecutivo, e il giorno successivo torna in campo in campionato nella partita Juventus-Atalanta (1-0) della 36ª giornata. Chiude la stagione con la terza presenza compresa la Coppa Italia, nell'ultima giornata di campionato vinta per 3-0 sul Cagliari. Dopo una lunga assenza, dovuta a un infortunio che è peggiorato nel tempo (lesione al muscolo flessore della coscia sinistra, degenerata in calcificazione), il 15 gennaio 2015 torna in campo giocando da titolare (per la prima volta dopo tre anni) la gara degli ottavi di Coppa Italia contro il Verona, vinta dai bianconeri per 6-1; l'ultima sua presenza risaliva al 24 settembre 2014, in campionato, nella vittoria casalinga contro il Cesena (3-0), quando giocò tre minuti entrando dalla panchina. Il 23 maggio torna al goal, su calcio di rigore, contro il Napoli in casa, chiudendo il risultato sul 3-1 a favore dei bianconeri. A giugno rimane svincolato. In tutto con la maglia della Juventus in cinque stagioni ha collezionato 95 presenze e 13 gol. Chievo e Pescara L'11 agosto 2015 firma per il Chievo. Esordisce con la maglia gialloblù durante la partita di Coppa Italia persa contro la Salernitana, entrando al 37' del secondo tempo al posto di Birsa; il debutto in campionato avviene alla prima giornata, in Chievo-Lazio 4-0, sostituendo all'81' ancora Birsa. Segna il suo primo gol con i veronesi il 27 settembre, in Sassuolo-Chievo 1-1. Il 6 dicembre 2015 viene espulso per doppio giallo dopo un litigio nel finale della partita vinta col Frosinone. Il 6 gennaio 2016 segna nella gara interna contro la Roma il definitivo 3-3 su calcio di punizione: si tratta della prima rete, nella storia del calcio italiano, assegnata tramite la tecnologia di porta. Il 22 agosto 2016 si trasferisce al Pescara. Dopo solo 12 presenze (molte delle quali da subentrato) annuncia il ritiro al termine della stagione. Nazionale A livello di Nazionali giovanili, ha raccolto la sua prima chiamata azzurra nel 2001, con l'Under-17, in un 4-1 all'Inghilterra, esordio bagnato anche da un gol. Seguono 9 presenze nella Under-19, condite da 6 reti (una doppietta contro l'Olanda) e 13 con l'Under-20 (sempre sei gol e ancora con una doppietta, alla Svizzera). Debutta con l'Under-21 l'11 maggio 2004 in Italia-Polonia (3-1) e in 12 presenze riesce a segnare 2 gol. L'11 ottobre 2008, a 25 anni, esordisce in Nazionale a Sofia in Bulgaria-Italia (0-0), partita di qualificazione ai Mondiali. Il ct Marcello Lippi dopo averlo fatto esordire, lo inserisce nel gruppo e lo convoca per la Confederations Cup 2009. Fa il suo esordio nella manifestazione subentrando nella seconda partita del girone, Egitto-Italia (1-0). Il 1º giugno 2010 è stato inserito nella lista definitiva dei 23 convocati per il Mondiale 2010 in Sudafrica, durante i quali scende in campo in tutte e tre le partite degli azzurri, che vengono eliminati al primo turno. Dopo il ritiro Dopo una breve esperienza dirigenziale come team manager del Pescara, nel 2017 diventa procuratore sportivo con la SP Group di Pescara; tra i suoi assistiti spicca Gianluca Caprari, suo compagno proprio in Abruzzo. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2003-2004 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - Italia Under-20: 2002-2003
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JORGE ANDRÉS MARTÍNEZ Lo sguardo di Jorge Martínez – scrive Giulio Sala su “Hurrà Juventus dell’agosto 2010 – nei suoi primi giorni di Juve, è quello di un bambino che ha appena varcato la soglia di Disneyland. Si guarda intorno con un sorriso stupito e ammirato, consapevole che tutto quanto accadrà non potrà che riservagli piacevoli sorprese e, anche solo facendo le visite mediche, non ha quasi potuto trattenere un «Ohhh» di meraviglia.«Quando sono arrivato per me era tutto nuovo, come essere catapultato in un altro mondo. Ho visto cinque, sei dottori insieme, ho fatto molti esami ed ho visto tantissima gente lavorare per la Juve, rimanendone sorpreso. Non credevo che tante persone lavorassero per una squadra, pur se di alto livello. Le visite sono state più o meno le stesse di Catania, anche se qui ho fatto qualche esame in più, ma è proprio il primo impatto a farti capire di essere arrivato in una grande società. Qui non manca nulla, è tutto di lusso. È davvero il top».Qual è il momento del tuo primo giorno alla Juve che non dimenticherai mai?«Senza dubbio quando ho conosciuto il presidente. Ero in sede con mio zio e vedevo questa persona giovane, che passava nel corridoio e non sapevo chi fosse. È venuto da me e mi ha parlato in spagnolo, chiedendomi come stavo. A quel punto me lo hanno presentato, mi ha fatto un’impressione splendida: è molto simpatico, semplice, nonostante tutto ciò che rappresenta, per la Juve e per l’Italia».Hai accennato a tuo zio: Jorge Barrios, nazionale uruguaiano di qualche anno fa. Ti ha aiutato nella tua carriera essere un nipote d’arte?«Sicuramente. Mio zio è stato un grande calciatore. Era un centrocampista, con caratteristiche più difensive, rispetto a me. Ha giocato il Mondiale del 1986, con Francescoli e Ruben Sosa. Mi ha aiutato molto, dandomi sempre ottimi consigli, fin da quando ero piccolo. Conoscendo il mondo del calcio mi ha dato una grande mano e tuttora mi è sempre vicino».Dove inizia la tua carriera?«Nel Wanderers dove ho giocato sei anni, facendo la trafila nel settore giovanile e arrivando alla prima squadra. In quel periodo sono entrato anche nella Nazionale Under 20. Quindi sono passato al Nacional, che con il Peñarol è la squadra più importante del mio paese».Un po’ la Juve uruguaiana.«Sì, anche se la differenza è enorme. Qui siamo in Europa e già questo cambia parecchio. E poi, con tutto il rispetto per il Nacional, che è una grandissima squadra, alla quale sono molto legato, la Juve è il top dell’Europa».Hai sempre giocato sulla fascia o hai ricoperto altri ruoli in passato?«Nelle giovanili giocavo trequartista o attaccante, ma non avevo una posizione definita. Svariavo per tutto il fronte d’attacco. Nel Nacional invece ho cominciato a giocare esterno destro. Abbiamo vinto uno scudetto e in Coppa Libertadores siamo arrivati nei quarti di finale. In quel ruolo riuscii a mettermi in mostra e venni ceduto al Catania».È quella la posizione che preferisci?«Destra o sinistra non importa. Mi adatto in fretta ai ruoli, ho fatto anche il centravanti. A Catania negli ultimi tre anni ho giocato sulla destra, ma non ero solo un esterno alto. Tornavo fino alla mia area e a volte mi sono trovato a fare anche il terzino».Proprio quello che chiede Delneri.«A lui piacciono i giocatori che corrono per tutta la fascia e quando il gioco si sviluppa dalla parte opposta vuole che vada a chiudere sul secondo palo, per finire l’azione. È più o meno quello che ho sempre fatto. Al mister piace puntare sugli esterni e giocare un bel calcio. Credo che imparerò molto con lui».Com’è stato il primo impatto con il calcio italiano, tre anni fa?«Il cambiamento è stato notevole. In Uruguay non si lavora molto dal punto di vista tattico, mentre già a Catania a quest’aspetto dedicavamo un’ora al giorno, perfezionando i movimenti, sia in attacco che in fase di difesa. A quel punto ho capito perché gli italiani erano Campioni del Mondo: magari non avevano il “jogo bonito”, quello dei grandi palleggiatori del Brasile, ma erano tatticamente intelligenti. E poi, un’altra grande differenza è a livello fisico: in Italia si lavora molto dal punto di vista atletico e se non stai bene fisicamente non puoi giocare».Il passaggio ti ha fatto bene però; in tre anni a Catania, hai segnato molto di più rispetto ai sette in Uruguay.«Sì è vero, la posizione era la stessa, ma segnavo meno. Qui ho fatto 22 gol, senza per altro giocare tutte le partite, perché a volte mi sono dovuto fermare per qualche piccolo infortunio».E tra questi gol ce n’è anche qualcuno storico: basti pensare a quello contro la Roma all’ultima giornata, nel tuo primo anno a Catania. Una rete che è valsa la salvezza.«Quella giornata è stata indimenticabile: lo stadio era pieno, mancavano tre minuti alla fine della partita e la palla non voleva saperne di entrare. Poi Morimoto ha fatto una giocata ed io ero lì, nel posto giusto. Ho calciato ed è esplosa la festa. È stato sicuramente il gol più importante della mia carriera».In cosa pensi di essere migliorato in questi anni?«Appena sono arrivato, portavo troppo la palla. Me lo dicevano tutti: “Devi giocare a uno, due tocchi! Non puntare sempre l’uomo, se no ti rovini da solo”. Anche quando ero nelle giovanili mi urlavano sempre “Passa la palla!” Piano piano ho imparato».In Italia, giocatori così si chiamano “veneziane”.«In Uruguay si dice “comilon”. Viene da comer, che significa mangiare. È come dire che ti mangi la palla, tutto da solo. Volevo migliorare, perché era un mio difetto, ma non volevo eliminare del tutto quella caratteristica, perché fa parte di me, è nel mio sangue e credo che la capacità di saltare l’uomo sia anche un mio pregio. Il problema è capire quando devo farlo: prima, su 10 azioni, ci provavo 9 volte. Magari devo farlo 4 volte, ma nel modo migliore. Però sono consapevole di dover crescere ancora per diventare un grande giocatore». Lo scorso anno fa Juve ha incontrato notevoli difficoltà e qualcuna gliel’hai creata tu stesso, segnando nella vittoria del Catania a Torino. Da avversario, come ti spiegavi i problemi dei bianconeri?«Non me li spiegavo: vedevo una squadra forte e credevo che si sarebbe ripresa. Invece non riusciva a uscire da quel tunnel e non so dire perché. Il fatto è che una stagione storta può capitare. Quando la affrontavo, comunque, vedevo grandi giocatori e per questa squadra ho sempre avuto il massimo rispetto. Anche da piccolo, mi piaceva molto la maglia della Juventus, perché quella del Wanderers è uguale, a strisce bianconere. E poi, quando sono approdato nella Nazionale maggiore, c’era Paolo Montero, che arrivava sempre dall’Italia con un bagaglio grande, pieno di scarpe della Nike e maglie della Juventus, che regalava a tutti».E immenso Montero! A Torino è ancora un mito, lo sai?«Lo è anche per me. Con lui ho giocato una Coppa America e non la dimenticherò mai! Arrivava, chiamava noi ragazzi più giovani, che giocavamo ancora nel campionato uruguaiano, e ci riempiva di regali. Un vero fenomeno, una persona eccezionale. Di qualunque cosa tu avessi bisogno, lui era a disposizione. Per noi era un grande personaggio e non volevamo disturbarlo, sommergendolo di domande. Era lui invece a parlarci e a chiederci come andavano le cose in Uruguay. Giocatori come lui sono fondamentali in una squadra, sia fuori che dentro al campo. Del resto lo conoscete: ha una personalità straordinaria».La tua è stata un’estate particolare: prima la delusione per la mancata convocazione ai Mondiali, poi la gioia per la chiamata in bianconero.«È vero: quando non sono stato convocato, ci sono rimasto male. Non ero sicuro di andare al Mondiale, ma nutrivo più di una speranza, anche perché avevo disputato una buona annata, segnando gol importanti. Invece sono rimasto fuori ed ero un po’ triste e arrabbiato. Sono andato a casa mia, in Uruguay, e due giorni dopo era il compleanno di mia figlia Lara, che ha cinque anni. Così abbiamo festeggiato ed ho dimenticato la delusione. Dopo due, tre settimane, ha iniziato a circolare la notizia che la Juve si stava interessando a me. Ho pensato: “Cavolo, la Juve!” e anche gli amici, hanno iniziato a telefonarmi: “Vai alla Juve, grande!” mi dicevano. “Calma, rispondevo io, non c’è ancora nulla di sicuro”. Del resto non volevo illudermi, ma anche solo il fatto che il mio nome fosse accostato a una squadra del genere per me era una grande soddisfazione. Poi è successo e la delusione per il Mondiale mancato è sparita, lasciando spazio a una gioia immensa».Purtroppo, El Malaka (soprannome affibbiatogli dallo zio Jorge Barrios) deluderà tutte le aspettative e del suntuoso e decisivo giocatore di Catania non resterà che un triste e lontanto ricordo.Certo, Jorge non è nemmeno fortunato. Basti pensare che il giorno del suo esordio in maglia bianconera, a Bari, coincide con la sconfitta della Juve e un grave infortunio che lo terrà lontano dal campo per più di un mese.Non solo: il 30 ottobre, nella partita vinta 2-1 con il Milan, subisce una frattura al secondo metatarso del piede destro ed è costretto a stare fuori per altri tre mesi. Rientra il 16 gennaio 2011, nella gara interna vinta 2-1 contro il Bari giocando solo una mezzora. L’allenatore juventino Delneri, legato al 4-4-2, prova a schierare Martínez come esterno di sinistra ma Jorge non riesce a esprimersi come potrebbe e, spesso, è costretto a guardare le partite dalla panchina o dalla tribuna.Al termine della deludente stagione, colleziona solamente una ventina di partite senza segnare nemmeno una rete.Nonostante l’arrivo di Conte, per El Malaka non c’è più spazio e il 29 agosto 2011 è ufficializzato il suo passaggio in prestito al Cesena. Non lo rivedremo più a Torino, se non in veste di avversario. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/jorge-martinez.html
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JORGE ANDRÉS MARTÍNEZ https://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Andrés_Martínez Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 05.04.1983 Ruolo: Attaccante Altezza: 181 cm Peso: 80 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: El Malaka Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 15.05.2011 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 20 presenze - 0 reti Jorge Andrés Martínez Barrios, noto semplicemente come Jorge Martínez (Montevideo, 5 aprile 1983), è un ex calciatore uruguaiano, di ruolo attaccante. Jorge Martínez Nazionalità Uruguay Altezza 181 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2022 Carriera Giovanili 1998-2000 Wanderers (M) Squadre di club 2000-2006 Wanderers (M) 134 (23) 2006-2007 Nacional 43 (9) 2007-2010 Catania 86 (22) 2010-2011 Juventus 20 (0) 2011-2012 Cesena Nazionale 2003 Uruguay U-20 5 (1) 2003-2019 Uruguay 99 (36) Palmarès Copa América Bronzo Perù 2004 Club career 07/2014 - 12/2017 Juventud Forward 07/2013 - 06/2014 Novara Calcio Forward 07/2012 - 06/2013 CFR Cluj Forward 08/2011 - 06/2012 AC Cesena Forward 07/2010 - 08/2011 Juventus Forward 07/2007 - 06/2010 Calcio Catania Forward 01/2006 - 06/2007 Nacional Midfielder 01/2000 - 12/2005 Montevideo Wanderers Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/jorge-martinez/ Biografia In patria è conosciuto come El Malaka, soprannome affibbiatogli dallo zio Jorge Barrios: è una parola greca che significa "pazzia" o "genio", nell'accezione positiva del termine. È appassionato di pallacanestro. La sua carriera, dal momento del passaggio dal Catania alla Juventus, è stata condizionata da numerosi infortuni muscolari alle gambe, che ne hanno limitato le presenze con i club e con la Nazionale uruguaiana. Carriera Club In Uruguay La carriera di Jorge Martínez inizia nel Montevideo Wanderers, formazione della capitale uruguaiana, nel 2000. Nella stagione 2000-2001 il club, che milita nel campionato uruguaiano di seconda divisione, vince il campionato e viene promossa nella massima divisione. Il talento del giovane giocatore viene notato da molti osservatori, tuttavia nel 2003 colleziona solamente 7 presenze senza mai segnare. Il rilancio avviene nei due anni successivi, che lo portano nel 2005 ad essere ingaggiato dal Club Nacional de Football. Nel Nacional, Martínez mostra le proprie qualità anche a livello internazionale giocando la Copa Libertadores e la Copa Sudamericana, ma risulta incostante nelle prestazioni. Con il Nacional vince anche il campionato uruguaiano alla sua prima stagione, la 2005-2006. Catania A partire dalla stagione 2007-2008 gioca nel Catania, esordendo in Serie A il 2 settembre 2007 in Catania-Genoa 0-0 subentrando al 57' al posto di Takayuki Morimoto. Ha realizzato il suo primo gol in Serie A il 26 settembre in Catania-Empoli (rete decisiva per la vittoria della sua squadra). Il 18 maggio 2008, ultima giornata di campionato, il Catania gioca contro la Roma; in classifica i rossazzurri sono davanti di due punti rispetto al Parma e di tre sull'Empoli, con il quale sono però in deficit negli scontri diretti: le tre squadre lottano in zona retrocessione e solo una delle tre può salvarsi. Dopo il vantaggio dei romanisti con Vučinić, all'85' Martínez pareggia permettendo alla squadra etnea di superare l'Empoli, che, vincendo con il Livorno, pur essendo a pari punti era al momento virtualmente salvo. Questa rete è ancor più fondamentale perché la partita è stata considerata tra le più importanti tra quelle giocate al "Massimino". La stagione successiva è un titolare fisso della squadra, giocando alternativamente come prima e come seconda punta; a fine stagione i gol saranno otto. Il 2009-2010 è probabilmente l'annata che lo ha visto maggiormente protagonista nel campionato di Serie A e nel Catania: con la nona rete, siglata alla ventottesima giornata contro l'Inter che ha sancito il risultato finale di 3-1 per i rossazzurri, ha superato il suo record assoluto di gol stagionali. Juventus e vari prestiti Il 28 giugno 2010 viene acquistato dalla società torinese per 12 milioni di euro[7]; è stata la seconda miglior plusvalenza realizzata della gestione Antonino Pulvirenti, fruttando 10 milioni di euro alla società etnea. L'esperienza si rivela però sfortunata e fallimentare, complici infortuni, scelte tecniche e la difficile stagione dei bianconeri (alla fine settimi e fuori anche dall'Europa League): il giocatore totalizza 20 presenze nella stagione sotto la Mole (14 in campionato, 1 in Coppa Italia e 5 in Europa League). Con l'arrivo di Conte nella stagione successiva sulla panchina bianconera, Martínez finisce ai margini della rosa. Il 29 agosto 2011 viene ufficializzato il suo passaggio in prestito al Cesena. Anche qui trova grandi difficoltà e totalizza appena 13 presenze in campionato, in una stagione caratterizzata anche da numerose assenze per infortunio. Il 3 settembre 2012 viene ceduto, sempre in prestito, al Cluj, nella massima serie rumena. A fine stagione non disputa nemmeno una partita ufficiale e rientra alla Juventus, ma non viene convocato per il ritiro estivo della squadra torinese. Il 2 settembre 2013 viene nuovamente ceduto in prestito, stavolta al Novara, dove gioca soltanto l'ultima mezz'ora della gara di ritorno del playout contro il Varese (2-2). Il 14 agosto 2014 passa alla Juventud con la formula del prestito. La Juventus, in seguito, gli prolunga di una stagione il contratto (fino al giugno 2016) dopo la decisione di decurtarsi lo stipendio del 50%, in modo da spalmare l'impatto del suo costo su più stagioni. A distanza di 5 anni dall'ultimo gol, l'8 marzo 2015 mette a segno il gol partita contro il Cerro. Il 30 giugno 2016, dopo 6 anni, scade il contratto che lo lega alla Juventus restando dunque svincolato. Nazionale Conta 18 presenze nella Nazionale maggiore dell'Uruguay e quattro gol. Prende parte alla Copa América 2004 che la Celeste chiude al terzo posto. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato uruguaiano: 1 - Nacional Montevideo: 2006
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LUCA TONI GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 2011 «La Juve è un sogno». Sentire queste parole da un tifoso, o da un giocatore alle prime armi, appare scontato e quasi non fa più effetto. Se a pronunciarle però è uno che ha alzato la Coppa del Mondo, ha vinto la Scarpa d’Oro, è stato due volte campione di Germania, capocannoniere in Bundesliga, in Serie A e, per non farsi mancare nulla, anche in B, beh, effetto né fa, eccome. E Luca Toni quelle parole le ripete più volte, perché anche uno come lui, che dalla vita e dalla carriera ha avuto tutto, continua a inseguire sogni. Quello di vestire il bianconero, lo cullava sin da bambino. Quando, tirando i primi calci, già giocava centravanti e stravedeva per Van Basten, ma aveva le maglie di Platini e Boniek: «Le aveva regalate mio padre a me e mio fratello. La mia è sempre stata una famiglia di grandi juventini...». Così, dopo aver seminato gol in Italia e in Europa, quando si è presentata l’occasione di trasferirsi a Torino, non ha esitato un attimo. Anzi, si è addirittura abbassato lo stipendio. Il che, di questi tempi, non è cosa da tutti: «Quello non è stato un problema. Appena iniziato il calcio mercato il mio procuratore mi ha parlato di questa opportunità e gli ho subito detto di fare tutto il possibile per condurre in porto la trattativa. Nella mia carriera ho guadagnato a sufficienza e il prestigio della Juve non ha prezzo: è la squadra con più tifosi e già questo dice molto. Io poi sono di Modena e vedo l’affetto che in Emilia si prova per questi colori. La Juve ha un fascino unico, è la Signora del calcio». – Questa è musica per i tifosi bianconeri! E una testimonianza delle tue grandi motivazioni. Peccato però che i buoni propositi si siano subito scontrati con l’infortunio patito contro il Catania... «Peccato davvero. Farsi male subito è davvero brutto, soprattutto perché sono arrivato a Torino con tanta voglia di fare bene e di poter aiutare questo gruppo a disputare un grande campionato. Purtroppo gli infortuni fanno parte del nostro lavoro e il mio per fortuna non è grave. La voglia di cui parlavo però c’è ancora, dunque ora non resta che ripartire». – Nella prima partita, contro il Napoli hai subito fatto vedere di poter dare una mano importante alla squadra. Avevi anche segnato un gol regolarissimo. «Si vede che il periodo non era fortunato... non mi hanno dato un gol che era obiettivamente difficile da annullare, perché anche al rallentatore è complicato stabilire che io abbia fatto fallo, figuriamoci a velocità normale. L’area era affollata, io ero davanti al portiere e onestamente non so cos’abbia visto l’arbitro... Pazienza, ormai è andata, ma è un peccato, perché in quel momento è cambiata la partita. Molte gare vengono decise dagli episodi e a Napoli, da quel punto di vista, non ci è certo andata bene». – Terminata quella partita, che reazione hai visto da parte dei compagni? «Conosco già da tempo molti ragazzi di questo gruppo perché con loro ho condiviso anni stupendi in Nazionale e sapevo che, dopo quella sconfitta, ognuno di loro aveva il desiderio di dimostrare che la vera Juve non è quella vista al San Paolo. Ho visto una grande rabbia e, infatti, dopo quella gara, sono arrivate due vittorie». – Com’è stato il primo impatto con la tua nuova squadra? «Ho ritrovato l’organizzazione del Bayern, che è un po’ la Juve di Germania. Arrivato qui ho ritrovato quel livello, il top assoluto, dove i giocatori possono esprimersi al massimo». – In effetti, lasciare un club come il Bayern non dev’essere stato semplice... «Ho vissuto due ottime stagioni anche a livello personale. Ho vinto subito la classifica dei cannonieri e anche l’anno successivo sono andato bene segnando 20 gol tra campionato e coppa, pur non giocando al meglio per diverso tempo, a causa di un infortunio al tendine. Il fatto è che il Bayern è una di quelle società che spendono molto e se non si vince si cambia. Siamo arrivati secondi per un punto e dunque la società ha deciso di terminare il rapporto con Klinsmann e di affidarsi a Van Gaal, con cui non ho mai legato». – Già, Van Gaal. Proprio non ti considerava, eppure sei un campione del mondo! In effetti l’impressione è che in molti tra gli addetti ai lavori abbiano dimenticato un po’ troppo in fretta quanto siete riusciti a fare nel 2006... «È vero. Il fatto è che, prima di iniziare quel Mondiale chiunque ci massacrava: noi invece abbiamo vinto, mettendo un po’ tutti a tacere. Dopo Berlino, ci hanno esaltato talmente tanto che molta gente non vedeva l’ora di “buttarci giù”. Io credo che in Italia ci siano molti giornalisti bravi, ma anche tanti che pensano solo a polemizzare, perché fa audience e fa vendere ì giornali. E farlo tirando in mezzo un campione del mondo ha molta più risonanza. Da parte della gente invece c’è sempre stata molta gratitudine. Andando in giro mi fermano tifosi di qualsiasi squadra che ancora mi ringraziano per quel fantastico 2006 e si complimentano anche per quanto sono riuscito a fare in carriera». – Com’è stato ritrovare il calcio italiano? «Qui, rispetto alla Germania è tutto più esasperato, ci sono molte più pressioni. Io però sono molto istintivo e avevo voglia di rimettermi in gioco. Così ho accettato la proposta della Roma. Anche lì ero partito bene, mi sono poi dovuto fermare per due mesi a causa di un infortunio, ma sono tornato e alla fine abbiamo accarezzato il sogno di completare una clamorosa rimonta». – Dopo mezza stagione però hai subito cambiato squadra. Perché? «A Roma avevo fatto bene, lì però c’è Francesco Totti e lui vuole fare la prima punta, così ho pensato di andare in un’altra squadra per giocare con più continuità. Si è presentata l’occasione di trasferirsi al Genoa, che allora era allenato da Gasperini e giocava un calcio molto offensivo, dove un attaccante aveva la possibilità di divertirsi. Purtroppo c’è stata una serie di infortuni delle altre punte che hanno fatto sì che giocassi spesso da solo in questi mesi. Essendo un attaccante d’area per me era difficile esprimermi a certi livelli, in una squadra molto difensiva. Poi è cambiato l’allenatore, Gasperini è andato via e con il nuovo (Ballardini ndr) non c’era un buon feeling. Per mia fortuna c’è stata la possibilità di venire alla Juventus e l’ho colta al volo». – Cosa serve alla Juve per compiere il definitivo salto di qualità? «Due o tre risultati positivi che possano dare entusiasmo. In questa squadra ci sono molti giovani e se le cose girano per il verso giusto loro possono acquisire sicurezza e dare un contributo ancor più importante. Forse la Juve ha qualcosa in meno rispetto a Inter e Milan, ma non sempre vince la squadra più forte. Conta molto il gruppo, conta la voglia... E poi qui c’è un’ossatura giovane e già di grande qualità, basti pensare che la coppia di centrali di difesa è quella della Nazionale... Sono convinto che in futuro possa tornare la Juve degli anni d’oro». È durata solamente un anno l’avventura di Luca Toni alla corte bianconera, ma ha lasciato il segno fra i tifosi. L’ex campione del Mondo arriva a Torino in una Juve in piena crisi di identità e di risultati. L’esordio con la maglia bianconera numero 20 avviene il 9 gennaio, a Napoli. La Juve è sconfitta nettamente per 3-0, ma Luca riesce a mettersi in evidenza. Sarebbe suo, infatti, il gol del pareggio se non fosse inspiegabilmente annullato dall’arbitro. L’appuntamento con la rete è rinviato di un mese: 5 febbraio, Cagliari. La Juventus sta vincendo per 2-1, grazie ad una doppietta di Matri (anche lui arrivato nel mercato di gennaio). A pochi minuti dalla fine, su un preciso cross di Barzagli, Luca svetta di testa e batte l’incolpevole portiere isolano. È la rete della sicurezza, che fissa il punteggio sul 3-1 per i bianconeri. Ma il vero momento di gloria avviene domenica 10 aprile 2011. Si gioca al Comunale, all’ora di pranzo, contro il Genoa. La partita è tanto bella quanto rocambolesca. Grifoni in vantaggio grazie a un’autorete di Bonucci. Un’altra autorete, questa volta del genoano Rossi, riporta le squadre in parità nella ripresa. Due minuti dopo, Floro Flores riporta in vantaggio il Genoa. Nemmeno il tempo di esultare e Matri pareggia. Mancano 7 minuti alla fine: Toni, entrato in campo da poco, sfrutta un lancio in profondità, si difende dal contrasto con l’amico-avversario Dainelli e deposita il pallone in rete. È la rete della vittoria, il classico gol dell’ex. Ancora qualche presenza e il campionato finisce: 15 presenze 2 reti, non male come bottino. L’estate porta tante novità a Torino. Arriva Antonio Conte come allenatore, viene inaugurato il nuovo stadio. E proprio questo giorno di festa vede Toni come protagonista. Nell’amichevole che segue la cerimonia, contro il Notts County, è proprio lui a segnare il primo gol della Juventus nel nuovo stadio. «È stata una bella emozione e sono felice di aver segnato in quella serata». Se il buongiorno si vede dal mattino, per Luca si prospetta una stagione piena di soddisfazioni. Non sarà così: il gioco di Conte prevede che i tre attaccanti spazino lungo tutto il fronte dell’attacco bianconero. Toni non ha queste caratteristiche, essendo diventato un vero centravanti dell’area di rigore e i 35 anni non gli permettono uno spreco di energie così grande. Logico che le porte del campo si chiudano inesorabilmente: a parte qualche sporadica panchina, il posto fisso dell’attaccante modenese è la tribuna. Nel gennaio 2012 firma un contratto con l’Al-Nasr di Dubai, allenato da Walter Zenga. «L’affetto dei tifosi bianconeri fa piacere, anche se sono stato poco ho lasciato un bel ricordo. Ho vissuto delle soddisfazioni, anche se non tantissime. Il 100° gol in Serie A l’ho fatto con la Juve e quello resterà per sempre». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/02/luca-toni.html
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LUCA TONI https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Toni Nazione: Italia Luogo di nascita: Pavullo nel Frignano (Modena) Data di nascita: 26.05.1977 Ruolo: Attaccante Altezza: 193 cm Peso: 88 kg Nazionale Italiano Soprannome: Toni e Fulmini - Rombo di Toni Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 09.01.2011 - Serie A - Napoli-Juventus 3-0 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 15 presenze - 2 reti Campione del Mondo 2006 con la nazionale italiana Luca Toni (Pavullo nel Frignano, 26 maggio 1977) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Con la nazionale italiana è diventato campione del mondo nel 2006. Considerato uno dei migliori centravanti italiani della sua generazione, è salito alla ribalta nazionale con il Palermo, con cui ha vinto un campionato di Serie B nella stagione 2003-2004 e il titolo di miglior marcatore del torneo cadetto di quell'anno. Nel 2005 si è trasferito alla Fiorentina, dove ha militato per due stagioni ed è diventato il primo giocatore italiano a vincere la Scarpa d'oro, ottenuta dopo il titolo di miglior marcatore di Serie A nel campionato 2005-2006. Nel 2007 è stato acquistato dal Bayern Monaco, con cui ha conquistato un campionato tedesco, una Coppa di Germania e una Coppa di Lega tedesca nella stagione 2007-2008, oltre a vincere un titolo di capocannoniere di Bundesliga (2007-2008) e di Coppa UEFA (2007-2008). Dopo alcune esperienze in Italia e all'estero, ha chiuso la carriera nel Verona, vincendo un altro titolo di miglior marcatore di Serie A nella stagione 2014-2015, che lo rende il più anziano capocannoniere della storia della Serie A (38 anni e 4 giorni) e unico con la maglia dell'Hellas Verona. Con la nazionale italiana, dal 2004 al 2009, ha partecipato a un campionato mondiale (2006), vincendolo, un campionato europeo (2008) e una Confederations Cup (2009). Luca Toni Toni nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 193 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1º luglio 2016 Carriera Giovanili 1990-1991 Officine Meccaniche Frignanesi 1991-1994 Modena Squadre di club 1994-1996 Modena 32 (7) 1996-1997 Empoli 3 (1) 1997-1998 Fiorenzuola 26 (2) 1998-1999 Lodigiani 31 (15) 1999-2000 Treviso 35 (15) 2000-2001 Vicenza 31 (9) 2001-2003 Brescia 44 (15) 2003-2005 Palermo 80 (50) 2005-2007 Fiorentina 67 (47) 2007-2010 Bayern Monaco 60 (38) 2010 → Roma 15 (5) 2010-2011 Genoa 16 (3) 2011-2012 Juventus 15 (2) 2012 Al-Nasr 8 (3) 2012-2013 Fiorentina 27 (8) 2013-2016 Verona 95 (48) Nazionale 2004-2009 Italia 47 (16) Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Biografia Nato a Pavullo nel Frignano, è originario di Stella, frazione di Serramazzoni. È legato sentimentalmente dal 2003 alla modella Marta Cecchetto, con la quale si è sposato il 9 settembre 2017 tra le colline toscane vicino Fiesole e dalla quale ha avuto i figli Bianca, nata il 20 giugno 2013, e Leonardo, nato il 30 luglio 2014; il 1º giugno 2012 il primogenito della coppia è nato morto. Nel 2019 ha esplicitato idee politiche di centro-destra e si è detto essere un sostenitore di Matteo Salvini, partecipando attivamente a iniziative elettorali del segretario della Lega. Vicende giudiziarie Per non aver pagato la tassa ecclesiastica, nel 2007, in vigore in Germania, il 25 marzo 2015 è condannato al versamento di 1,7 milioni di euro (debito di 1,5 milioni più 200.000 euro di interessi); a seguito del ricorso, il 23 dicembre 2015, la Corte d'appello di Monaco di Baviera ha condannato con sentenza definitiva i suoi commercialisti tedeschi, riconosciuti colpevoli di non averlo adeguatamente informato, a corrispondere a Toni 1,25 milioni di euro come risarcimento danni, riducendo così la somma dovuta dal calciatore a 450.000 euro. Nella cultura di massa Nel 2009, mentre giocava nel Bayern Monaco, gli è stata dedicata la canzone Numero Uno, interpretata da Matze Knop, conduttore televisivo tedesco. La canzone in Germania è diventata un tormentone rimanendo in classifica per nove settimane. Nel 2011 recita nel videoclip Eroi della band emiliana Controtempo, interpretando il ruolo di allenatore di una squadra di atleti disabili. Caratteristiche tecniche Era una prima punta forte fisicamente, abile nel gioco aereo e nel proteggere il pallone. Dotato di grande carisma, tirava bene con entrambi i piedi ed era un ottimo realizzatore. Ha eseguito nel corso della sua carriera anche diversi gol in acrobazia. Era noto anche per il caratteristico gesto con il quale esultava ogni volta che segnava un gol, che consisteva nel ruotare la mano destra a coppa in senso orario in prossimità dell'orecchio destro, movimento nato quando militava nelle file del Palermo. Carriera Giocatore Club Gli inizi Dopo una stagione alle Officine Meccaniche Frignanesi (1990-1991), Toni crebbe nelle giovanili del Modena dove, a 13 anni, nella squadra Giovanissimi venne allenato dal brasiliano Chinesinho, già campione d'Italia con la Juventus. Con i modenesi ha anche esordito in prima squadra il 19 marzo 1995, in Serie C1, in Alessandria-Modena (1-1), nella seconda parte dell'annata 1994-1995 per decisione dell'allenatore Luigi Mascalaito. In totale, raccolse 7 presenze, segnando 2 reti che erano state una doppietta realizzata in casa del Fiorenzuola (2-2), suo futuro club. Il Modena fu però costretto, al termine della stagione regolare, ad arrendersi alla legge dei play-out per non retrocedere. Toni prese parte anche alle due partite degli spareggi, disputati contro la Massese (0-2 a Modena e 2-2 a Massa, con un altro gol), non riuscendo a evitare il declassamento, tuttavia annullato, grazie al ripescaggio dopo l'esclusione del Crevalcore. Nel 1995-1996, confermato in vista del successivo torneo di C1, ottiene la permanenza con un bottino personale di 5 marcature. Passa quindi, in compartecipazione, al neopromosso Empoli in Serie B (3 partite nella Serie B 1996-1997, con il primo gol realizzato nei cadetti nella partita pareggiata 1-1 contro il Ravenna), che poi avrebbe ottenuto una seconda promozione consecutiva in Serie A con Luciano Spalletti in panchina. Definitivamente riscattato dai toscani, nel 1997, a 20 anni, passa al Fiorenzuola, sempre con la formula della compartecipazione, ritornando in Serie C1 e disputando 26 partite con 2 gol; è spesso relegato a riserva da Alberto Cavasin e, a causa della stagione negativa, medita il ritiro dal calcio. Nel 1998 andò in comproprietà alla Lodigiani, in Serie C1. Voluto dal dirigente Rinaldo Sagramola, con la squadra romana allenata dal tecnico Guido Attardi siglò 15 gol in 31 partite di campionato. Dopo questa buona stagione, l'Empoli lo riscattò per 600 milioni di lire e lo cedette al Treviso in Serie B, dove nella stagione 1999-2000 avvenne la sua esplosione a livello nazionale e realizzò 15 gol in 35 presenze. Vicenza Toni in azione al Vicenza nella stagione 2000-2001 Gli furono quindi aperte le porte della massima serie e fu acquistato dal neopromosso Vicenza, voluto ancora una volta da Sagramola, nel frattempo passato anche lui in biancorosso. L'esordio in Serie A è avvenuto il 1º ottobre 2000, a 23 anni, nella partita persa contro il Milan per 2-0. Nella sua stagione di esordio ha segnato 9 gol in 31 partite, che comunque non sono bastati alla squadra veneta per evitare la retrocessione. Brescia Nel luglio del 2001 passò al Brescia per 30 miliardi di lire e fu l'acquisto più costoso nella storia del Brescia. Con i lombardi allenati da Carlo Mazzone è rimasto due anni, disputando una buona prima stagione condita da 13 gol, mentre la seconda si conclude con un misero bottino di 2 gol e un lungo infortunio. Il suo bilancio finale nei campionati disputati con le rondinelle è di 15 reti in 44 partite. Palermo Toni esulta per il Palermo nella stagione 2003-2004 Acquistato dal Palermo del Presidente Zamparini nel giugno del 2003, ad appena 26 anni accetta di scendere di categoria, dato che la squadra doveva disputare il campionato di Serie B. Di questo torneo è stato capocannoniere con 30 gol in 45 partite, aiutando la squadra siciliana a essere promossa nel massimo livello con il primo posto nella Serie B 2003-2004; dei rosanero diventa il giocatore più prolifico in una singola stagione. Con i siciliani ha disputato anche l'edizione seguente in Serie A, segnando 20 gol in 35 partite e contribuendo in maniera fondamentale alla conquista del 6º posto finale in classifica, a qualificarsi quindi per la Coppa UEFA. In questa stagione è riuscito inoltre a confermarsi nella massima serie. Frattanto era entrato nel giro della rappresentativa nazionale. Fiorentina Toni in azione con la Fiorentina nella stagione 2005-2006 Nell'estate del 2005 passa dal Palermo alla Fiorentina per 10 milioni di euro. Il 27 agosto, giorno del suo esordio, segna su calcio di rigore il suo primo gol con la maglia viola, contribuendo alla vittoria sulla Sampdoria per 2-1. Nel gennaio 2006 si aggiudica il Telegatto come miglior sportivo. A fine stagione si laurea capocannoniere del campionato con 31 gol, superando il record di gol in una sola stagione nella Fiorentina di Kurt Hamrin e Gabriel Omar Batistuta che si fermarono a quota 26; vince la Scarpa d'oro, divenendo il primo italiano in assoluto a vincerla. I viola arrivano quarti in campionato (74 punti), ma dopo la sentenza post Calciopoli terminano noni a 44 punti (-30). La stagione successiva accusa qualche fastidio fisico, che lo costringe a saltare diverse partite. Realizza comunque 16 reti in 29 presenze. Bayern Monaco Il 30 maggio 2007 si trasferisce alla società tedesca del Bayern Monaco per 11 milioni di euro. A 30 anni lascia dunque l'Italia e viene presentato alla stampa l'8 giugno, insieme al futuro compagno e nuovo acquisto del Bayern Franck Ribéry. L'esordio di Toni in Bundesliga con il Bayern Monaco avviene l'11 agosto contro l'Hansa Rostock, in cui segna, al 13', il suo primo gol in Germania, contribuendo al 3-0 finale. Il 20 settembre esordisce anche nelle coppe europee, giocando in Coppa UEFA contro il Belenenses; in questa gara segna l'unico gol che consente al Bayern di vincere la partita. Sempre in Coppa UEFA risulta decisivo nei quarti di finale, il 10 aprile 2008, contro il Getafe: segna nel secondo tempo supplementare il terzo gol per il Bayern Monaco che consegna nei minuti finali la qualificazione ai bavaresi, sconfitti poi in semifinale. Toni al Bayern Monaco nella stagione 2008-2009 Il 19 aprile 2008 segna una doppietta che risulta decisiva nella finale della Coppa di Germania contro il Borussia Dortmund. Alla vigilia di questa partita l'allenatore Ottmar Hitzfeld lo definisce «un animale da gol che non vuole mai riposare». Il 4 maggio 2008, grazie allo 0-0 contro il Wolfsburg, il Bayern Monaco diventa campione di Germania. Chiude la stagione laureandosi capocannoniere della Bundesliga con 24 reti e della Coppa UEFA con 10 reti (39 reti totali, tra campionato, coppa UEFA e coppa di Germania). Nella stagione successiva assomma 25 presenze e 14 reti in campionato, 2 (1) in Coppa di Germania e 8 (3) in Champions League. Infortunato per tutto il precampionato dell’estate 2009, il 18 settembre è sceso in campo con la seconda squadra militante in terza serie, che ha perso per 5-0 contro lo Jahn Regensburg. Tra settembre e dicembre 2009 collezionerà solo 8 presenze totali e 1 gol, anche a causa di un rapporto conflittuale con l'allenatore Louis Van Gaal. Roma Il 31 dicembre 2009 il Bayern Monaco, che a fine stagione vince campionato e coppa nazionale, ufficializza il passaggio del giocatore in prestito gratuito, sino al 30 giugno 2010, alla Roma. Esordisce con la formazione capitolina il 6 gennaio 2010, subentrando a Mirko Vučinić negli ultimi minuti della gara di campionato Cagliari-Roma. Il 17 gennaio 2010 segna una doppietta contro il Genoa, ovvero i suoi primi gol in giallorosso. Chiude la stagione con 5 gol complessivi, tra cui uno all’Inter sotto la Curva Sud (2-1) in un match molto importante nella lotta scudetto. Gioca da titolare la finale di Coppa Italia persa per 1-0 contro i nerazzurri. Rientrato al Bayern Monaco per fine prestito, il 16 giugno 2010 risolve consensualmente il suo contratto con i tedeschi. Genoa Il 6 luglio 2010 il Genoa lo acquisisce a titolo definitivo dal Bayern Monaco: Toni firma un contratto con la squadra rossoblù per circa 4 milioni di euro a stagione, ingaggio che ne fece, all'epoca, il giocatore più pagato nella storia del club. Segna il suo primo gol con la maglia del Genoa a Parma su calcio di rigore nella 3ª giornata di campionato disputata il 19 settembre 2010. Il 20 ottobre realizza una doppietta in Coppa Italia contro il Grosseto Calcio e, il 24 novembre successivo, contro il Vicenza. Rimasto al Genoa fino al gennaio 2011, coi rossoblù scende in campo per un totale di 16 volte in campionato e due volte in Coppa Italia, realizzando complessivamente sette gol. È sottoposto a contestazioni dal pubblico genoano e dal Presidente Enrico Preziosi. Quest'ultimo, pubblicamente, a mezzo stampa nazionale, dichiara a fine anno: «Un voto a Toni? 3. Come i gol fatti in campionato.». Juventus Toni in azione alla Juventus nell'estate 2011 Il 7 gennaio 2011 la Juventus raggiunge l'accordo con il Genoa per l'acquisizione a titolo gratuito del giocatore, nella stessa sessione invernale di calciomercato. Esordisce in Serie A due giorni dopo, giocando titolare nella partita in trasferta contro il Napoli, dove la Juventus perde per 3-0. Il 5 febbraio mette a segno il 100º gol in Serie A e il primo gol in bianconero nella trasferta contro il Cagliari vinta per 3-1 dai bianconeri. Chiude la seconda parte di stagione con 14 presenze e 2 reti in campionato e una presenza in Coppa Italia per un totale di 15 presenze e 2 gol. La stagione successiva viene relegato ai margini della squadra futura campione, in quanto non facente parte dei piani tecnici del nuovo allenatore Antonio Conte. Ha segnato tuttavia il primo gol in assoluto allo Juventus Stadium nella partita amichevole contro il Notts County (1-1), che ha inaugurato l'impianto l'8 settembre 2011. Al Nasr e ritorno alla Fiorentina Il 30 gennaio 2012 si trasferisce a titolo definitivo all'Al Nasr di Dubai. All'esordio con la nuova maglia segna il gol del 2-1 decisivo per la vittoria esterna contro l'Ajman nella 13ª giornata di UAE League. Il 7 marzo debutta anche nella Champions League asiatica nella prima partita della fase a gironi persa per 1-0 in trasferta contro gli iraniani del Sepahan. A fine stagione, dopo 13 presenze e 5 gol segnati, 8 (3) in UAE Pro-League, 2 (2) in Etisalat Emirates Cup e 3 (0) in AFC Champions League, risolve consensualmente il contratto con la squadra araba. Il 31 agosto 2012, ultimo giorno di calciomercato, a 35 anni viene tesserato da svincolato dalla Fiorentina allenata da Vincenzo Montella, tornando così a vestire la maglia viola a cinque anni dalla sua ultima partita coi toscani. Segna il suo primo gol dal ritorno a Firenze all'esordio, dopo 87 secondi, in occasione della terza giornata di campionato, contro il Catania (vittoria per 2-0). Chiude la stagione con 8 reti in 27 presenze di campionato. Verona Dopo la scadenza del contratto con la Fiorentina, nell'estate 2013, a 36 anni, firma per il Verona. Il 24 agosto, nella prima giornata di campionato, segna la doppietta con cui gli scaligeri rimontano il Milan. Chiude il torneo con 20 marcature, superando i record di Gianni Bui e Domenico Penzo (fermi a 15) per il maggior numero di gol in un singolo campionato con la formazione veneta. Il 14 dicembre 2014 disputa la sua trecentesima partita in A, segnando contro l'Udinese il 300º gol da professionista. Il 26 aprile 2015, realizzando due reti al Sassuolo, diviene il marcatore più prolifico del club in massima serie: sorpassa Mascetti, autore di 35 gol dal 1968 al 1979. Termina la sua seconda stagione al Verona come capocannoniere del campionato con 22 reti realizzate in 38 partite, al pari di Mauro Icardi. Strappa così a Dario Hübner il primato di cannoniere più longevo, risultando anche il primo giocatore dell'Hellas a vincere la classifica dei realizzatori. Inoltre, è il primo italiano a spiccare in graduatoria con due squadre diverse: in senso assoluto, condivide questo record con Zlatan Ibrahimović e Ciro Immobile. Nella sua terza e ultima stagione a Verona gioca meno, ma realizza comunque 6 reti in 23 partite di campionato. A segno nel derby veronese del 20 febbraio 2016 (gol che gli permette di eguagliare Federico Cossato nella classifica marcatori delle stracittadine), annuncia il suo ritiro nel maggio successivo. La sua ultima partita in carriera è quella vinta 2-1 contro la Juventus l'8 maggio 2016, in cui a quasi 39 anni realizza su calcio di rigore il suo 157º gol in Serie A. Nazionale Toni in nazionale maggiore durante la vittoriosa finale del campionato del mondo 2006 Dopo aver condotto il Palermo al ritorno in Serie A, fu convocato in nazionale da Marcello Lippi. Fece il suo esordio il 18 agosto 2004, a 27 anni, entrando al posto di Bazzani nel secondo tempo della partita amichevole persa 2-0 contro l'Islanda a Reykjavík. Il successivo 4 settembre, a Palermo, nella partita contro la Norvegia valida per le qualificazioni mondiali, segnò da subentrato la sua prima rete in nazionale e il gol della vittoria per 2-1. Il 7 settembre 2005, firmò una tripletta nell'incontro vinto per 4-1 contro la Bielorussia a Minsk: divenne, in tal modo, il primo calciatore della Fiorentina a segnare 3 reti in maglia azzurra. Prese parte come centravanti titolare al Mondiale 2006 vinto dall'Italia, dove realizzò una doppietta contro l'Ucraina nei quarti di finale, mentre gli fu annullato un gol nella finale vinta ai rigori contro la Francia. Al pari di Materazzi, risultò capocannoniere della squadra azzurra con 2 reti realizzate durante la manifestazione. Sotto la gestione del CT Roberto Donadoni contribuì alla qualificazione per l'Europeo 2008 con 5 reti nel girone eliminatorio, ma durante la fase finale, nella quale l'Italia fu eliminata ai quarti, non andò invece mai a segno. Tornò al gol in nazionale il 19 novembre 2008 nell'amichevole contro la Grecia (1-1) ad Atene, dopo un digiuno di nove partite iniziato dopo la marcatura al Portogallo del 6 febbraio precedente. Uscì infine dal giro della nazionale dopo la sua partecipazione alla Confederations Cup 2009 in Sudafrica, e chiuse la sua esperienza in azzurro con 16 gol in 47 presenze. Dopo il ritiro Nel giugno 2016, terminata la carriera da calciatore, rimane nei ranghi del Verona come consulente. Nel successivo settembre partecipa al corso per l’abilitazione a direttore sportivo indetto dal Settore Tecnico della FIGC: si diploma il 28 novembre. Nel frattempo è opinionista su Mediaset Premium. Da destra: Toni con gli ex colleghi Claudio Marchisio e Clarence Seedorf e la giornalista Giulia Mizzoni, al commento per Prime Video in occasione della UEFA Champions League 2021-2022. Il 28 giugno 2017 viene ufficializzata la conclusione del rapporto professionale con il Verona per attriti con il direttore sportivo Filippo Fusco. Nell’autunno successivo, inizia a seguire il corso speciale per allenatori UEFA B/UEFA A, che abilita all'allenamento di tutte le formazioni giovanili, alle prime squadre fino alla Serie C, e alla posizione di allenatore in seconda in Serie B e Serie A. Il 15 dicembre consegue la licenza. Da settembre è opinionista su TV8 per l'Europa League e il talk show “L’Italia Chiamò”. Due anni dopo diventa opinionista di 90º minuto su Rai 2. Nel settembre 2020 ottiene l'abilitazione per Allenatore Professionista di Prima Categoria - UEFA Pro. Sarà poi anche opinionista di Notti Europee e dei pre e post-partita dell’Europeo all’Auditorium del Foro Italico. Sempre nell’estate del 2021 entra a far parte della squadra dei talent di Amazon Prime Video che commenterà le gare di Champions League; manterrà anche il ruolo in Rai affiancando Paola Ferrari insieme a Lele Adani nei pre e post-partita delle partite della Nazionale. Nell’estate del 2022 entra a far parte della squadra di DAZN mantenendo il ruolo su Prime Video anche per le stagioni seguenti. Record Unico calciatore italiano insieme a Christian Vieri (in Primera División) e all'oriundo Delio Onnis (nella Division 1) ad aver vinto la classifica di capocannoniere in uno dei quattro principali campionati europei all'infuori dell'Italia (ovvero Inghilterra, Francia, Germania e Spagna). Unico giocatore italiano ad aver vinto la classifica marcatori in Bundesliga (24 reti). Primo calciatore italiano e secondo in assoluto ad aver vinto la classifica marcatori in Serie A con due maglie diverse (Fiorentina e Verona). Condivide il record con Zlatan Ibrahimović, primo a riuscirci, e Ciro Immobile. Calciatore più anziano ad aver vinto la classifica marcatori della Serie A (38 anni). Primo calciatore italiano a vincere la Scarpa d'oro, premio vinto in seguito da Francesco Totti e Ciro Immobile. Nel Brescia Calciatore più pagato della storia del club (30 miliardi di lire). Nel Verona Miglior marcatore della storia del club nella massima serie (48). Unico calciatore nella storia del club ad aver vinto la classifica marcatori della Serie A. Calciatore ad aver segnato più gol in una sola stagione nella massima serie (22). Miglior rigorista in Serie A nella storia del club insieme a Giuseppe Galderisi (12). Nel Palermo Calciatore ad aver segnato più gol in una sola stagione in assoluto e in un singolo campionato (30). Calciatore ad aver segnato più gol in un singolo campionato di Serie A (20) Nella Fiorentina Calciatore ad aver segnato più gol in una sola stagione (31). Unico calciatore ad aver vinto la Scarpa d'oro. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2003-2004 Coppa di Lega tedesca: 1 - Bayern Monaco: 2007 Campionato tedesco: 1 - Bayern Monaco: 2007-2008 Coppa di Germania: 1 - Bayern Monaco: 2007-2008 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Capocannoniere della Serie B: 1 - 2003-2004 (30 gol) (record) Capocannoniere della Serie A: 2 - 2005-2006 (31 gol), 2014-2015 (22 gol, a pari merito con Mauro Icardi) - ESM Team of the Year: 1 - 2005-2006 Guerin d'oro: 1 - 2005-2006 Pallone d'argento: 1 - 2005-2006 Scarpa d'oro: 1 - 2006 All Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006 Oscar del calcio AIC/Gran Galà del calcio AIC: 2 - Migliore cannoniere: 2006 - Squadra dell'anno: 2015 Capocannoniere della Bundesliga: 1 - 2007-2008 (24 gol) Capocannoniere della Coppa UEFA: 1 - 2007-2008 (10 gol) Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 1 - 2015 Premio nazionale Andrea Fortunato categoria calciatore: 1 - 2016 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006.[120] Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
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FABIO QUAGLIARELLA L’uomo dai gol impossibili, così è stato chiamato. «È sempre stata una mia caratteristica. Sapendo di avere un buon tiro, ci ho sempre provato, fin dalla Primavera. Sono giocate che nascono dall’inventiva, dall’istinto; del resto, nel momento in cui inizio a ragionare, vado in crisi. In un determinato momento della partita fai la pazzia e ti dici: ci provo. Magari sbagli e ti prendi gli insulti, ma quello non mi ha mai spaventato. Detto questo, firmerei per segnare tanti gol da due metri di distanza». Approda a Torino nell’agosto del 2010 che, per lui, rappresenta un ritorno. «Eh sì, sono arrivato a Torino a 13 anni, dopo aver giocato in alcune squadrette di Napoli, l’ultima delle quali lo Junior Gragnano, vicino a casa mia. Ho fatto diversi provini, uno anche con la Juve, e sono poi stato scelto dal Toro, che già mi aveva opzionato». Nato a Castellamare di Stabia il 31 gennaio 1983, si “diverte” a girovagare l’Italia solo per la gioia di poter calciare un pallone. «Per me il calcio è sempre stato una malattia, avevo un entusiasmo incredibile e non vedevo l’ora di andare via, anche se ero piccolo. Il primo anno a Torino però è stato duro, perché non giocavo praticamente mai. Così, passata l’eccitazione degli inizi, dopo due mesi lontano da casa, tutte le sere mi attaccavo al telefono per chiamare casa e parlare con i miei genitori. Se ci ripenso ora, mi rendo conto che, per quanto fossi seguito dalla società, ero da solo e potevo intraprendere qualsiasi strada e commettere degli errori dei quali poi mi sarei pentito amaramente. Per fortuna a me non interessava altro che giocare». Una dura gavetta. «E sono contento di averla fatta. Ho vissuto delle esperienze che non si possono dimenticare, giocando in campi dove, terminata la partita, ci chiudevano l’acqua e dovevamo tornare in albergo ancora vestiti da gara. Avendo conosciuto queste situazioni capisci quanto possa essere difficile vivere certe realtà che, chi non ha fatto la gavetta, non può neanche immaginare. Credo che l’essermi sudato quello che ho ora, mi abbia permesso di crescere. Naturalmente ci sono anche stati momenti brutti, come quando sono andato a Firenze, in C2, dove misi assieme solo 11 presenze. Ero giovane, ma allenarsi e non giocare è sempre dura, a qualsiasi età. Dopo sei mesi mi trasferii a Chieti, in C1, vi rimasi un anno e mezzo e le cose andarono decisamente meglio». Il giusto premio: la svolta della carriera. «I passaggi fondamentali sono due: proprio l’anno di Chieti, quando segnai diversi gol, e la stagione alla Sampdoria, che fu quella dell’esplosione. Percepivo di essere utile alla squadra, mi sentivo importante. Ne avevo proprio bisogno dopo il trauma di Ascoli. Era un contesto particolare, perché la squadra era stata ripescata in A, la società dovette cambiare un po’ di giocatori e alla fine riuscimmo a salvarci». Ricomincia il giro: prima Udine e poi Napoli, dove è accolto come un idolo. «È stata un’esperienza stupenda, perché, fin dal primo giorno, pur non avendo ancora dimostrato nulla con la maglia del Napoli, ho ricevuto un affetto enorme da parte dei tifosi: È stato un anno intenso, nel quale sono arrivato in doppia cifra e sono riuscito a togliermi delle belle soddisfazioni, in una squadra che la stagione precedente aveva faticato e che invece è riuscita a centrare la qualificazione all’Europa League. Posso immaginare che molti non abbiano capito il perché del mio trasferimento, per quanto io l’abbia spiegato più volte, ma le cattiverie che si dicono non mi toccano. Le componenti che hanno portato al mio passaggio in bianconero sono tre: la Juventus mi voleva, io ero orgoglioso del suo interessamento e, da parte del Napoli, evidentemente, non c’era grande volontà di trattenermi». A dire il vero, nemmeno i fans juventini sono molto contenti: si aspettavano un attaccante di grande prestigio, non quello che definiscono un ripiego. Tanto per peggiorare la sua situazione, Fabio non può nemmeno essere utilizzato in Europa League, avendo disputato i preliminari con il Napoli. Quagliarella non si scompone e, a suon di reti, conquista immediatamente la Torino bianconera. Si comincia con la Samp, quindi un fantastico gol di tacco a Udine («Di tacco non avevo mai segnato: Krasić mi ha dato una bella palla, ho difeso la posizione e sono riuscito a deviare nel modo migliore. Poi non ho esultato, per rispetto dei miei ex tifosi, ma quella rete entra di diritto nella classifica delle più belle che ho mai segnato»), uno nel 4-0 rifilato al Lecce, a San Siro contro il Milan di testa, poi infila il Cesena, il Brescia, il Lecce (due volte) e, infine, il Chievo in rovesciata. In totale 9 reti in 16 partite! Ma il destino è in agguato: 6 gennaio 2011, si gioca Juventus-Parma. Dopo pochi minuti si accascia a terra con un urlo lancinante: il legamento crociato anteriore destro è partito, la sua stagione è finita! E, in pratica, termina anche quella della Juve targata Delneri. La compagine bianconera, infatti, priva del suo bomber, non riesce a migliorare la posizione dell’anno prima, arrivando nuovamente settima. A nulla valgono le reti dei nuovi attaccanti: Alessandro Matri e Luca Toni. «Non mi era mai capitato di subire un infortunio del genere e la prima sensazione, che mi ha accompagnato per qualche giorno, è stata di paura. Perché non sapevo come avrei reagito, con la testa e con il fisico. La cosa che mi ha colpito di più in quei giorni è stato l’affetto della gente; mi hanno chiamato per farmi coraggio tantissimi amici e colleghi, tanti allenatori e poi tutti i compagni. Ma direi, prima di tutto, c’è stato il calore dei tifosi: i loro messaggi mi hanno aiutato tantissimo». Quando torna in campo, il 15 settembre contro il Catania, tutto è cambiato. In panchina siede Antonio Conte, è arrivato Mirko Vucinić, e Fabio è spesso relegato fra le riserve. Logico che diventi difficile per lui riprendere il normale ritmo partita, poiché Matri sta facendo bene e c’è sempre Ale Del Piero, pronto per qualsiasi evenienza. In pratica, in soli sei mesi, da bomber principe diventa la quarta scelta. Qualche sprazzo di gloria arriva ugualmente, soprattutto nel finale di stagione: i suoi gol sono decisivi per la conquista del suo primo scudetto. «Per me è il primo scudetto ed è una gioia incredibile. Siamo anche imbattuti ed è incredibile. Il pensiero va alla mia famiglia, che mi è sempre stata vicina anche nei momenti difficili. Condivido la vittoria con loro. Conte fin dall’inizio ci ha dato fiducia a rotazione e ci ha sempre motivato alla grande per farci rendere al meglio. Tutti abbiamo remato dalla stessa parte e i risultati ci hanno ripagato del lavoro e dei sacrifici». Scudetto vuol dire Coppa dei Campioni e Fabio non si fa sfuggire l’occasione: contro il Chelsea, nel debutto del girone, segna la rete del definitivo 2-2, dopo che i Blues erano stati in vantaggio per 2-0. Ancora un gol in coppa (nel 4-0 rifilato ai norvegesi del Nordsjælland), e contro il Chelsea a Torino, nel rotondo 3-0 che, di fatto, qualifica i bianconeri alla fase successiva. Segna anche contro il Celtic, nella partita di ritorno vinta per 2-0. Anche in campionato timbra più volte il cartellino: memorabile la partita di Pescara. Segna 3 gol (uno favoloso in rovesciata) e regala due assist a Giovinco e Asamoah. Al termine della stagione può festeggiare il nuovo scudetto assieme ai compagni: 35 partite e 13 reti è il suo bottino. Nonostante un buonissimo inizio di stagione (gol in Coppa Campioni al Copenaghen e al Galatasaray e a Verona contro il Chievo), i rapporti con Conte si incrinano e sono tante le partite che Fabio guarda dalla panchina o dalla tribuna. Tanto è vero che, da gennaio in poi, scende in campo solo 4 volte e per pochi minuti. Mette in bacheca il 3° scudetto consecutivo, ma la voglia di festeggiare è poca. Va da sé che Fabio decida di trasferirsi, trovando l’accordo con il Torino. Con una nota apparsa sul suo sito ufficiale la Juventus ringrazia Quagliarella per i quattro anni trascorsi assieme: «Quando nel 2010 era arrivato alla Juve, Quagliarella era un giocatore estroso, ammirato, ma ancora in cerca di una definitiva consacrazione. Ora, dopo quattro stagioni e soprattutto, tre scudetti e due Supercoppe Italiane, chiude la sua avventura in bianconero da campione affermato». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/11/fabio-quagliarella.html
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FABIO QUAGLIARELLA https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Quagliarella Nazione: Italia Luogo di nascita: Castellammare di Stabia (Napoli) Data di nascita: 31.01.1983 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Soprannome: Masaniello - Eta Beta Alla Juventus dal 2010 al 2014 Esordio: 29.08.2010 - Serie A - Bari-Juventus 1-0 Ultima partita: 05.05.2014 - Serie A - Juventus-Atalanta 1-0 102 presenze - 30 reti 3 scudetti 2 supercoppe italiane Fabio Quagliarella (Castellammare di Stabia, 31 gennaio 1983) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Con la Juventus ha vinto tre scudetti consecutivi, dalla stagione 2011-2012 alla stagione 2013-2014. Con il club torinese ha inoltre vinto due edizioni della Supercoppa italiana (2012 e 2013). Precedentemente, nella Florentia Viola, aveva vinto il campionato di Serie C2 2002-2003. Dopo varie presenze nelle nazionali giovanili italiane, nel 2007 ha esordito nella nazionale maggiore, con cui ha preso parte al campionato d'Europa 2008, alla Confederations Cup 2009 e al campionato del mondo 2010. Con la nazionale italiana è il più anziano marcatore, essendo andato in rete all'età di 36 anni e 54 giorni nel marzo 2019, in un match di qualificazione al campionato d'Europa 2020 contro il Liechtenstein. A livello individuale, nel 2009 gli è stato assegnato l'Oscar del calcio AIC per il più bel gol della stagione 2008-2009, realizzato durante la sua militanza nell'Udinese; nel 2018, in forza alla Sampdoria, ha conseguito il Premio Scirea. Nel corso della stagione 2018-2019 ha segnato per 11 partite consecutive, un risultato precedentemente raggiunto in un singolo campionato di Serie A dal solo Gabriel Batistuta, e successivamente da Cristiano Ronaldo nella stagione 2019-2020; inoltre, nello stesso campionato, si laurea capocannoniere della Serie A dopo aver realizzato 26 gol, divenendo il terzo calciatore del club ligure ad aggiudicarsi il trono dei marcatori dopo Sergio Brighenti, nel 1961, e Gianluca Vialli, nel 1991. Fabio Quagliarella Quagliarella con il Torino nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 19 novembre 2023 Carriera Giovanili 1993-2002 Torino Squadre di club 1999-2002 Torino 5 (0) 2002-2003 → Florentia Viola 12 (1) 2003-2004 → Chieti 43 (19) 2004-2005 Torino 34 (7) 2005-2006 → Ascoli 33 (3) 2006-2007 Sampdoria 35 (13) 2007-2009 Udinese 73 (25) 2009-2010 Napoli 34 (11) 2010-2014 Juventus 102 (30) 2014-2016 Torino 50 (18) 2016-2023 Sampdoria 242 (89) Nazionale 2000-2001 Italia U-17 8 (1) 2001 Italia U-19 9 (1) 2002-2004 Italia U-20 8 (2) 2004 Italia U-21 1 (0) 2007-2019 Italia 28 (9) Palmarès Torneo Quattro Nazioni Under-20 Oro 2002-2003 Biografia Indossa la maglia numero 27 in onore di Niccolò Galli, suo compagno nelle nazionali giovanili, morto in un incidente stradale nel 2001. Il 17 febbraio 2017, dopo un processo durato qualche anno, un ex agente della Polizia postale, accusato da Quagliarella di stalking, viene condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione; l'uomo aveva prodotto lettere diffamatorie anonime in cui l'attaccante, all'epoca dei fatti in forza al Napoli, veniva ingiustamente accusato di avere affiliazioni con la camorra e di aver intrattenuto rapporti con minorenni. A causa di queste lettere fu costretto, dal presidente Aurelio De Laurentiis, a lasciare il club. Caratteristiche tecniche Considerato tra i migliori centravanti italiani della sua generazione, era un attaccante capace di ricoprire sia il ruolo di prima punta, sia di seconda punta. In carriera ha giocato anche come attaccante esterno e qualche volta come trequartista. Possiede un tiro molto potente e preciso, che lo rendeva in grado di segnare da grandi distanze, e un buon colpo di testa. Rientravano nel suo repertorio anche il colpo di tacco e la rovesciata. Si distingueva inoltre come assist-man. Carriera Club Firenze, Chieti, Torino e Ascoli Cresciuto nelle giovanili del Torino, esordisce in Serie A in maglia granata il 14 maggio 2000, nella partita vinta per 2-1 contro il Piacenza. Nel 2002 è in prestito alla Florentia Viola, militante in Serie C2; dopo 12 partite e un solo gol è restituito nel gennaio 2003 al Torino, che lo gira al Chieti in Serie C1, dove disputa 10 incontri segnando 2 gol. In Abruzzo rimane anche per la stagione successiva di C1, chiusa con 17 gol in 32 partite contribuendo in maniera decisiva alla positiva stagione del Chieti che sfiora i play-off. Terminato il prestito, il Torino riprende nei ranghi Quagliarella in vista della stagione in Serie B. A Torino parte da titolare e, con 7 gol in 34 partite, contribuisce alla promozione in Serie A, ma, a seguito del fallimento della società granata, nell'agosto 2005 si ritrova svincolato, l'Udinese compra il suo cartellino e Fabio accetta la proposta dell'Ascoli, che gli garantisce un posto da titolare nella stagione 2005-2006 in massima serie: con la maglia bianconera, il 21 dicembre 2005, in Ascoli-Treviso (1-0), segna il suo primo gol in Serie A. Sampdoria Al termine del campionato, l'Udinese, proprietaria del cartellino del giocatore dal 2005, cede la metà del suo cartellino - assieme alla metà del cartellino di Pieri - alla Sampdoria, in cambio della metà del cartellino del centravanti Foti. Il 7 luglio 2006 Quagliarella viene così ingaggiato dal club blucerchiato, allenato da Walter Novellino. Incomincia il periodo a Genova da riserva. A ottobre, con la squalifica per scommesse di Francesco Flachi e le non buone condizioni fisiche di Fabio Bazzani, Quagliarella può trovare una maglia da titolare. Segna una doppietta con un gol da venti metri contro l'Atalanta nella partita persa 2-3, di rovesciata nella partita vinta contro la Reggina 0-1 e nella 30ª giornata con un pallonetto da centrocampo contro il Chievo. Alla fine del 2006, totalizza 9 gol in 16 partite con la maglia blucerchiata: in questo modo, al termine del girone d'andata, ha battuto il suo record di gol in Serie A in un'intera stagione. Nel girone di ritorno la sua media gol scende; mette a segno altri 4 gol che lo fanno arrivare a quota 13 nella classifica dei cannonieri. Udinese Nel giugno 2007 le due squadre proprietarie del cartellino non trovano l'accordo per la risoluzione della comproprietà e vanno alle buste, con la Sampdoria che offre 6,5 milioni di euro contro i 7,3 milioni dell'Udinese, che si aggiudica così la proprietà dell'attaccante campano. Dopo un inizio stentato, a Udine gioca insieme con Antonio Di Natale firmando 12 reti. Nella stagione seguente segna al San Paolo contro il Napoli e arriva ai quarti di finale di Coppa UEFA contro il Werder Brema, nei quali mette a segno una doppietta che non basta a evitare l'eliminazione. Con 8 reti in Coppa UEFA si classifica al terzo posto nella classifica marcatori dietro Vágner Love e Ivica Olić. Nell'ultima giornata contro il Cagliari mette a segno il tredicesimo gol in campionato, portandosi a quota 21 gol complessivi in stagione. Napoli Il 1º giugno 2009 l'attaccante stabiese viene acquistato dal Napoli. All'Udinese vanno 16 milioni di euro e la seconda metà del cartellino di Maurizio Domizzi, mentre al giocatore viene riconosciuto un ingaggio di 1,8 milioni di euro a stagione a salire di anno in anno più eventuali bonus legati al rendimento, diventando così il giocatore più pagato della squadra. Come sua consuetudine, sceglie la maglia numero 27 in onore di Niccolò Galli, suo grande amico e compagno nelle nazionali giovanili, scomparso prematuramente in un incidente stradale nel 2001. Esordisce in maglia azzurra il 16 agosto 2009 nel match di Coppa Italia contro la Salernitana, terminato 3-0 per i partenopei. I primi gol ufficiali arrivano il 30 agosto 2009 alla seconda di campionato contro il Livorno, al San Paolo, match nel quale apre le marcature per poi siglare il gol del definitivo 3-1 per il Napoli. Inoltre, nella stessa partita, sullo 0-0, è autore di un tiro da centrocampo: un destro potente che colpisce la traversa e rimbalza sulla linea di porta, con il portiere amaranto Alfonso De Lucia già battuto. Dopo una crisi di rendimento, che coincide con la crisi di risultati del Napoli che porta all'esonero di Roberto Donadoni, ritrova il gol all'ottava giornata di campionato (la prima con il nuovo tecnico Walter Mazzarri), giocata il 18 ottobre 2009 al San Paolo contro il Bologna, firmando il gol del momentaneo 1-1; la partita si conclude poi con la vittoria del Napoli per 2-1. Realizza un'altra doppietta al San Paolo il 6 dicembre 2009 contro il Bari, prima realizzando la rete del momentaneo 1-1 e quindi, dopo aver servito a Maggio l'assist per il 2-2, siglando all'88' il gol del definitivo 3-2 per i partenopei. Il 18 gennaio 2010 riceve l'Oscar del calcio AIC per il miglior gol della stagione 2008-2009, realizzato in Napoli-Udinese del 31 gennaio 2009 con un destro al volo da fuori area. Il 9 maggio 2010 decide con una doppietta, la terza stagionale, il match al San Paolo contro l'Atalanta (2-0) che garantisce ai partenopei il sesto posto aritmetico; chiude la sua prima e ultima stagione in maglia azzurra con 11 reti in 34 partite che ne fanno il vice-capocannoniere stagionale del Napoli, alle spalle di Hamšík. Juventus Quagliarella in azione con la maglia della Juventus nell'estate 2011 Il 27 agosto 2010 il Napoli lo cede in prestito oneroso per 4,5 milioni di euro alla Juventus, scatenando l'ira dei tifosi del Napoli che lo definiscono "traditore", unendosi peraltro ai dubbi dei supporter juventini che si aspettavano una prima punta di peso. Inoltre, avendo disputato la partita di andata dei play-off di Europa League con il Napoli, Quagliarella non poteva essere utilizzato dalla Juventus in quella competizione. Esordisce in maglia bianconera il 29 agosto nel match di campionato contro il Bari, terminato 1-0 per i pugliesi. Segna il suo primo gol juventino la giornata seguente, contro la Sampdoria, sua ex squadra, il 12 settembre a Torino, partita che termina con il risultato di 3-3. Il 5 dicembre, in Catania-Juventus (vinta 3-1), segna la sua prima doppietta con la maglia della Juventus. Il 19 dicembre segna, con una rovesciata, il gol del momentaneo 1-0 a Verona contro il Chievo (la partita terminerà 1-1), gol che è anche l'ultimo dei bianconeri nel 2010, nonché il suo nono stagionale. Nel corso della diciottesima giornata, il 6 gennaio 2011, in Juventus-Parma (persa 1-4) si infortuna al legamento crociato anteriore destro e subisce uno stop di circa 6 mesi. Il 22 giugno 2011 viene riscattato dalla Juventus, che versa al Napoli 10,5 milioni in tre esercizi. Torna in campo nel corso di Catania-Juventus, giocata il 25 settembre e terminata 1-1, in cui subentra all'81' a Claudio Marchisio. Segna il suo primo gol stagionale il 18 dicembre, 364 giorni dopo la sua ultima rete in bianconero, siglando la rete del definitivo 2-0 in Juventus-Novara. Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera con una giornata d'anticipo nella partita giocata in campo neutro di Trieste contro il Cagliari vinta 2 a 0, favorevole anche la vittoria dell'Inter contro il Milan per 4 a 2. La stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana allo Stadio nazionale di Pechino, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Il 19 settembre 2012 esordisce in Champions League nel secondo tempo di Chelsea-Juventus, gara che segna il ritorno della Juventus nella massima competizione calcistica continentale dopo 3 anni di assenza, segnando il gol del definitivo 2-2. Il 10 novembre, nella gara esterna contro il Pescara, terminata col punteggio di 6-1, mette a segno la sua prima tripletta in carriera, che nella Juventus mancava da due anni (l'ultima era stata di Krasić in Juventus-Cagliari 4-2 del 26 settembre 2010), servendo anche gli assist per le reti di Asamoah e Giovinco. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga sul Palermo per 1-0, vince – con tre giornate d'anticipo – il secondo scudetto consecutivo. Il 18 dicembre 2013 segna l'unico suo gol in Coppa Italia contro l'Avellino nella partita terminata 3-0 per i bianconeri. Contribuisce comunque con le sue presenze al raggiungimento del terzo scudetto consecutivo e personale. Ritorno al Torino Quagliarella in azione con la maglia granata nel 2015 Il 18 luglio 2014 viene acquistato dal Torino per 3,5 milioni di euro, pagabili in 3 anni: il giocatore fa quindi ritorno in maglia granata dopo nove anni. Il 7 agosto seguente segna il gol del 3-0, su calcio di rigore, nella partita contro il Brommapojkarna, valevole per il terzo turno preliminare di Europa League. Il 24 settembre realizza il suo primo gol in Serie A con la maglia del Torino, nella vittoria per 2-1 contro il Cagliari. Il 5 ottobre segna un gol al San Paolo contro il Napoli, sua ex squadra, nella sconfitta per 1-2 della squadra di Ventura. Il 1º febbraio 2015 realizza la sua prima tripletta con la maglia del Torino, nella partita vinta 5-1 contro la Sampdoria, sua ex squadra. Il 26 aprile 2015, in occasione del derby di ritorno contro la Juventus, segna la rete decisiva del 2-1, consegnando ai granata una vittoria che mancava da esattamente vent'anni. Ritorno alla Sampdoria Dopo una serie di polemiche con la tifoseria del Torino, scaturite dalla mancata esultanza del giocatore dopo un gol segnato contro il Napoli, il 1º febbraio 2016 viene ceduto in prestito con obbligo di riscatto alla Sampdoria. Torna così a giocare a Genova a distanza di 9 anni e sceglie, come sempre, la maglia numero 27. Il 20 febbraio segna il suo primo gol della sua nuova esperienza blucerchiata nella partita Inter-Sampdoria 3-1, realizzando la rete della bandiera al 92'. Segna poi altri due gol in campionato contro Frosinone ed Empoli. Nel corso della stagione seguente tocca quota 100 gol in Serie A con la rete segnata nella vittoria per 3-2 contro il Sassuolo del 20 novembre. Il 22 gennaio, in occasione della partita persa per 1-0 con l'Atalanta, indossa per la prima volta la fascia da capitano dei blucerchiati. Durante il campionato 2017-18 fa invece registrare 19 marcature (record personale di segnature in Serie A), tra cui una tripletta alla Fiorentina. Nel corso della stagione 2018-2019, oltre a segnalarsi per due reti di tacco, in particolare quella del 2 settembre 2019 contro il Napoli con la quale ha ottenuto la candidatura per il FIFA Puskás Award, conferma un'ottima vena realizzativa andando in gol per 11 gare di fila (tra la 10ª e la 21ª giornata, restando in panchina nella sfida contro la Roma valida per la 12ª), una striscia che eguaglia il record in un singolo campionato di Serie A stabilito da Gabriel Batistuta, ininterrottamente a segno per le prime 11 giornate della stagione 1994-1995. Grazie al gol segnato contro l'Empoli nella terzultima giornata di campionato raggiunge quota 26 gol in stagione, piazzandosi al primo posto nella classifica marcatori e a un solo centro dal recordman blucerchiato Brighenti che nella stagione 1960-1961 segnò 27 reti. Durante l'ultima di campionato, in casa contro la Juventus, viene insignito dalla Lega Serie A del titolo di "Miglior Attaccante" della stagione 2018-2019, titolo che sfoggerà sulla maglia (grazie a un piccolo logo applicato sul petto) nella stagione successiva. Riesce a raggiungere anche un altro ottimo traguardo personale, piazzandosi sul podio per la Scarpa d'oro, dietro soltanto a Messi e Mbappé. Durante l'estate infine verrà inserito nei 10 finalisti del FIFA Puskas Award, per il gol più spettacolare della stagione, grazie alla realizzazione di tacco contro il Napoli allo stadio Ferraris. A inizio 2021 la Juventus, in cerca di un centravanti, prova a riacquistarlo, ma - dopo alcuni giorni in cui sembrava probabile il suo passaggio in bianconero - interviene lo stesso giocatore, rifiutando l'offerta e restando alla Sampdoria. Oltre alla grande prova d'amore, la punta va ancora una volta in doppia cifra segnando il suo tredicesimo e ultimo gol della stagione nella giornata conclusiva celebrando le 500 presenze in Serie A. Il 16 agosto 2021 in occasione del match di Coppa Italia contro l'Alessandria, segna di tacco, il suo centesimo goal con i blucerchiati. Il 19 febbraio 2022, con una doppietta nel match vinto per 2-0 dalla Sampdoria contro l'Empoli, raggiunge i 100 gol in Serie A con la Sampdoria, 104 in totale tra tutte le competizioni, diventando l’ottavo giocatore della storia del campionato italiano a segnare per 18 anni di fila. A differenza delle precedenti stagioni con i blucerchiati, durante le quali era sempre andato in doppia cifra, in questa realizza soltanto 6 reti, di cui 4 in Serie A. Il 5 marzo 2023, con il suo ingresso in campo durante il match contro la Salernitana, Fabio Quagliarella raggiunge quota 550 presenze in Serie A, diventando così il quinto giocatore di movimento con più gettoni nel campionato italiano. Realizza il suo unico gol stagionale il 20 maggio seguente nella sfida persa 5-1 contro il Milan. A fine stagione si svincola dopo sette anni in blucerchiato. Dopo aver trascorso alcuni mesi da svincolato, durante i quali inizia a lavorare come opinionista a Sky Sport, il 19 novembre 2023 annuncia pubblicamente il proprio ritiro dal calcio giocato viste le sue “condizioni fisiche inaccettabili”. Nazionale Dopo varie presenze nelle nazionali giovanili, viene convocato per la prima volta in nazionale dal CT Roberto Donadoni: l'esordio con la maglia della nazionale avviene a 24 anni, il 28 marzo 2007, quando entra all'88' della partita Italia-Scozia (2-0), giocata allo stadio San Nicola di Bari valida per le qualificazioni europee. Il 6 giugno dello stesso anno, contro la Lituania a Kaunas, gioca titolare per la prima volta, siglando una doppietta con due gol da fuori area. Inserito nella lista dei 23 convocati per il campionato d'Europa 2008, esordisce nella seconda partita del girone, contro la Romania, subentrando a Del Piero. È l'unica presenza di Quagliarella e la selezione azzurra esce nei quarti di finale, ai rigori, contro i futuri campioni della Spagna. Il CT Marcello Lippi, dopo averlo impiegato nelle qualificazioni mondiali, lo inserisce nella lista dei 23 convocati per la Confederations Cup 2009, e gioca a Johannesburg contro l'Egitto. L'anno seguente è tra i convocati per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica. Esordisce nella manifestazione sudafricana il 24 giugno nella terza e ultima partita della fase a gironi contro la Slovacchia, subentrando nell'intervallo a Gennaro Gattuso e segna con un pallonetto da fuori area fissando il punteggio sul definitivo 3-2 per la nazionale mitteleuropea, che determina l'eliminazione degli Azzurri. La stampa riconosce la sua prestazione come l'unica degna di nota in un contesto azzurro mediocre. Dopo il Mondiale è convocato dal nuovo CT Cesare Prandelli, con il quale realizza 2 gol in 4 partite fino alla fine del 2010, e dopodiché esce dal giro azzurro. Tra il 2014 e il 2015 è convocato in qualche occasione dal CT Antonio Conte, senza mai scendere in campo. Torna nel giro della nazionale nel febbraio 2019, prendendo parte allo stage organizzato dal CT Roberto Mancini in vista dell'avvio delle qualificazioni per il campionato d'Europa 2020. Il 23 marzo seguente scende in campo contro la Finlandia, tornando a giocare una gara con la nazionale a più di 8 anni dall'ultima volta. Nella partita successiva delle qualificazioni, vinta per 6-0 contro il Liechtenstein, realizza una doppietta, trasformando in rete due calci di rigore e diventando, a 36 anni, il più anziano marcatore nella storia della nazionale italiana (superando il record di 35 anni e 2 mesi appartenente a Christian Panucci). La sua ultima presenza in azzurro rimane la partita contro la Bosnia disputata l'11 giugno 2019 a Torino, e chiude con un bilancio di 28 presenze e 9 gol in nazionale. Palmarès Club Campionato italiano Serie C2: 1 - Florentia Viola: 2002-2003 (girone B) Campionato italiano: 3 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - Italia Under-20: 2002-2003 Individuale Oscar del calcio AIC/Gran Galà del calcio AIC: 3 - Miglior gol: 2009, 2019 - Squadra dell'anno: 2019 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 1 - 2018 Capocannoniere della Serie A: 1 - 2018-2019 (26 gol) Premi Lega Serie A: 1 - Miglior attaccante: 2018-2019
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ALBERTO AQUILANI GIULIO SALA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2010 «Sarà un anno decisivo». Alberto Aquilani ha il dono della sintesi e con quattro semplici parole spiega nel modo migliore quanto sia importante la nuova stagione. Per la Juventus, certo, chiamata a tornare tale, ma anche per se stesso. Perché Alberto, in bianconero, ha l’occasione di ricordare a tutti quanto sia preziosa la sua classe e quanto sia folle per il calcio italiano lasciare che giocatori del suo calibro emigrino. La scorsa estate, in effetti, il suo passaggio dalla Roma al Liverpool era suonato quasi come una resa del nostro movimento di fronte allo strapotere delle sterline inglesi. Ora, il suo ritorno nel Bel Paese ha il sapore del riscatto. Grazie alla Juve, che continua a credere nei talenti italiani, e a Marotta e Paratici, che lo hanno regalato ai tifosi bianconeri con una mossa astuta e repentina: prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a 16 milioni di Euro. Un “colpo” che merita di essere celebrato quanto quello che portò Cassano alla Sampdoria e che aggiunge tonnellate di qualità alla rosa di Delneri. Aquilani è un centrocampista completo: sa impostare il gioco, è utilissimo in fase di copertura, ha un tiro al fulmicotone e l’intelligenza tattica per inserirsi quando occorre. Sa fare tutto, insomma, e fa tutto dannatamente bene. Ricordate la “rabona” con cui illuminò San Siro? Era il 27 febbraio 2007, si giocava Milan-Roma. Terminò 2-1 per i giallorossi e il secondo gol, siglato da Totti, nacque proprio dalla magia di Alberto: un capolavoro di tecnica, di fantasia e di efficacia, che spiega perfettamente quanto sia straordinario il suo potenziale. Un potenziale che Alberto forse non ha ancora potuto esprimere in pieno, complici gli infortuni che lo hanno tartassato negli ultimi anni. Problemi superati assicura: «Io sto benissimo. Gli infortuni che ho avuto in passato fanno purtroppo parte del gioco del calcio, c’è chi ne ha di più, chi di meno». Non c’è motivo di dubitarne, visto che anche lo scorso anno a Liverpool, dopo un inizio di stagione travagliato da un problema alla caviglia, Alberto si è imposto come uno dei beniamini di Anfield Road, tanto da meritarsi una standing ovation, quando venne sostituito nella sua prima partita da titolare. Ora è atteso dall’esigente pubblico dell’Olimpico, che anche grazie al suo arrivo, si aspetta una Juve vincente: «Questa squadra ha voglia di far bene – assicura Aquilani – c’è un gruppo di ragazzi giovani che è qui per dare il massimo. Vedo tanto entusiasmo nell’ambiente, che ha cambiato molto sia a livello di squadra che in società». Le fortune della Juve e quelle di Alberto saranno legate a doppio filo: affermarsi in bianconero vorrebbe dire, con ogni probabilità, ritrovare quella Nazionale di cui sembrava essere diventato un punto fermo imprescindibile, dopo aver preso parte all’Europeo del 2008 e aver siglato una preziosa doppietta al Montenegro nella sfida valida per le qualificazioni al Mondiale sudafricano: «La maglia azzurra è un traguardo a cui tutti pensano – conferma Alberto – e ovviamente il fatto di giocare in Italia dà più visibilità, ma il mio primo obiettivo è rimettermi in gioco con la Juve e fare bene in questa squadra». Entusiasta, ma realista. Aquilani per ora non fa proclami roboanti, ma ha la consapevolezza che, anche grazie a lui, il futuro potrà colorarsi di bianconero: «Non è giusto parlare di scudetto, dobbiamo avere la possibilità di lavorare, ma le basi ci sono. Penso che l’Inter abbia qualcosa in più delle altre, ha grandi calciatori e un gruppo affiatato, noi, la Roma e il Milan siamo dietro, ma pronti ad avvicinarci il più possibile». 〰.〰.〰 Avendo disputato due partite del preliminare di Europa League con i Reds, non può essere utilizzato in questa competizione. Fa il suo esordio con la casacca numero 14, il 12 settembre, nella partita pareggiata 3-3 con la Sampdoria. Segna la sua prima rete il 17 ottobre, in casa contro il Lecce (4-0) su assist di Marchisio. Si ripete il 16 gennaio nella gara casalinga col Bari segnando il gol decisivo del 2-1 finale. Fidanzato con la bellissima attrice Michela Quattrociocche, vede nascere proprio in riva al Po la figlia Aurora. «Non pensavo di provare un’emozione così. Sono felicissimo di essere diventato papà e di averlo fatto così da giovane». Aurora rimarrà l’unica gioia del periodo juventino. Infatti, termina la stagione con 34 presenze e 2 gol, lasciando l’impressione che avrebbe potuto dare di più dal punto di vista caratteriale. Dopo un buon inizio, si lascia trascinare dalle cattive prestazioni della squadra, non riuscendo a emergere come la sua classe gli avrebbe dovuto consentire. La Juventus, alla luce di tutto ciò, complice l’acquisto di Andrea Pirlo e il poco spazio che avrebbe trovato in squadra, non esercita il diritto di riscatto: «Torno a Liverpool con grande entusiasmo, non ho nessun problema. Non è vero che non volevo tornare in Inghilterra. Alla Juventus siamo partiti bene, forse c’era troppa attesa intorno alla squadra, poi comunque sono venuti fuori i nostri limiti. Delneri ha pagato per tutti, ma non ha colpe particolari». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/alberto-aquilani.html
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ALBERTO AQUILANI https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Aquilani Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 07.07.1984 Ruolo: Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: Il Principino Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 12.09.2010 - Serie A - Juventus-Sampdoria 3-3 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 34 presenze - 2 reti Alberto Aquilani (Roma, 7 luglio 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico della squadra Primavera della Fiorentina. Alberto Aquilani Alberto Aquilani al Liverpool nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Fiorentina (Primavera) Termine carriera 28 giugno 2019 - giocatore Carriera Giovanili 1999-2003 Roma Squadre di club 2002-2003 Roma 1 (0) 2003-2004 → Triestina 41 (4) 2004-2009 Roma 101 (9) 2009-2010 Liverpool 18 (1) 2010-2011 → Juventus 34 (2) 2011-2012 → Milan 23 (1) 2012-2015 Fiorentina 81 (13) 2015-2016 Sporting Lisbona 19 (3) 2016-2017 Pescara 9 (1) 2017 → Sassuolo 16 (0) 2017-2018 Las Palmas 21 (0) Nazionale 2000 Italia U-15 8 (0) 2000-2001 Italia U-16 13 (0) 2001 Italia U-17 2 (0) 2002 Italia U-18 6 (0) 2001-2003 Italia U-19 14 (0) 2003 Italia U-20 2 (1) 2004-2007 Italia U-21 19 (5) 2006-2014 Italia 38 (5) Carriera da allenatore 2019 Fiorentina Under-18 2019-2020 Fiorentina Coll. tecnico 2020- Fiorentina Primavera Palmarès Europei di calcio Under-19 Oro Liechtenstein 2003 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Biografia Il 4 luglio 2012 si è sposato con l'attrice Michela Quattrociocche, da cui ha avuto due figlie, nel 2011, e nel 2014. Aquilani e sua moglie hanno annunciato la loro separazione tramite un comunicato congiunto l'11 maggio 2020. Durante la sua militanza nella Roma è stato soprannominato Il Principino, in virtù della somiglianza con Giuseppe Giannini, detto, appunto, Il Principe. Caratteristiche tecniche Poteva ricoprire più ruoli del centrocampo: interno (ruolo prediletto), centrale in una mediana a 4 o trequartista; veniva anche schierato da mezz'ala, oppure da regista davanti alla difesa. Dotato di buone qualità tecniche, visione di gioco, estro e fantasia, era capace di dettare i tempi, grazie alla precisione nei passaggi, e di effettuare buoni inserimenti offensivi, pur difettando in velocità; possedeva inoltre un ottimo tiro da fuori area con entrambi i piedi. Carriera Giocatore Club Gli inizi: Roma e Triestina Cresciuto nelle giovanili della Roma, viene convocato in prima squadra nella stagione 2001-2002 ed esordisce in Serie A nella stagione successiva, a 18 anni, il 10 maggio 2003 in Roma-Torino (3-1). Nella stagione 2003-2004 viene ceduto in prestito alla Triestina in Serie B, dove colleziona 41 presenze mettendo a segno 4 reti e contribuendo in maniera decisiva al nono posto raggiunto. L'affermazione con la Roma Aquilani (terzo da sinistra) festeggia la vittoria della Coppa Italia con la Roma nel 2008 Tornato alla Roma, trova spazio sia nell'anno funesto dei quattro allenatori (Cesare Prandelli, Rudi Völler, Luigi Delneri, Bruno Conti) sia nella stagione successiva. Inizia ottimamente la stagione 2006-2007, mettendo a segno una doppietta nella finale di Supercoppa Italiana persa contro l'Inter (4-3 dts). È nuovamente determinante nella vittoria della Roma a San Siro contro il Milan: il suo assist di rabona per il brasiliano naturalizzato italiano Mancini varrà il gol del 2-1 ad opera di Francesco Totti. Il 25 novembre successivo, nel momento migliore della sua stagione, dopo un contrasto in allenamento con il compagno Rodrigo Taddei, subisce una lesione collaterale mediale al ginocchio destro che lo tiene lontano dai campi di gioco per un periodo molto più lungo del previsto: rientrerà solo sei mesi dopo. Vince la Coppa Italia. Il 19 agosto 2007 con la vittoria della Supercoppa italiana ai danni dell'Inter, ottiene il suo secondo trofeo. Nella stagione 2007-2008 segna due gol nelle prime due giornate di campionato, contro Palermo e Siena, entrambi con tiri potenti da fuori area. Il 2 ottobre patisce l'ennesimo infortunio: durante la partita Manchester United-Roma di UEFA Champions League Aquilani si procura una lesione muscolare, che lo tiene fuori dai campi da gioco per oltre tre mesi. Dopo una faticosa e problematica riabilitazione torna a giocare a gennaio 2008. Vince nuovamente la Coppa Italia il 24 maggio 2008, ancora una volta contro l'Inter nella finale unica allo Stadio Olimpico. Nella prima giornata del campionato 2008-2009 segna il primo gol della Roma nella nuova stagione, contro il Napoli. Nel corso del campionato una serie di problemi fisici lo tengono spesso lontano dal terreno di gioco: il 22 ottobre si infortuna nella partita di UEFA Champions League contro il Chelsea e torna in campo, come nella stagione precedente, a gennaio. A marzo scende in campo contro l'Arsenal nei minuti finali, ma non gioca più per il resto della stagione. Alla fine di maggio 2009 firma un rinnovo triennale del contratto con la Roma. Con la maglia giallorossa colleziona 102 presenze e 9 gol in campionato, 20 presenze e 5 gol nelle coppe italiane (Coppa Italia e Supercoppa italiana) e 27 presenze e un gol nelle coppe europee (Champions League e Coppa UEFA) per un totale di 149 presenze e 15 gol. Liverpool Aquilani nel 2010 in allenamento coi Reds L'8 agosto 2009, a 25 anni, si trasferisce in Inghilterra al Liverpool, con cui firma un contratto quadriennale per 20 milioni di euro più bonus legati ai risultati. Dopo aver recuperato da un infortunio alla caviglia, il 28 ottobre esordisce con il Liverpool giocando in Coppa di Lega contro l'Arsenal all'Emirates Stadium. Il 9 novembre esordisce anche in Premier League subentrando nella gara contro il Birmingham City. Nella sua prima partita da titolare, giocata in casa il 26 dicembre contro il Wolverhampton, quando viene sostituito il pubblico gli regala una standing ovation. Infine il 15 marzo 2010 realizza la sua prima rete con i Reds, nell'incontro di Premier League Liverpool-Portsmouth 4-1. Il 29 aprile segna anche il suo primo gol in Europa League, nella partita di ritorno della semifinale contro l'Atlético Madrid, vinta 2-1 ai supplementari, che, però non permette al Liverpool di qualificarsi alla finale. In una stagione non brillante per il Liverpool, che si classifica settimo in campionato, Aquilani ottiene 26 presenze totali in tutte le competizioni. Juventus Il 25 agosto 2010 viene ufficializzato da parte della Juventus il suo acquisto a titolo temporaneo gratuito con diritto di riscatto esercitabile alla fine della stagione fissato a 16 milioni pagabili in tre rate; il giocatore torna così dopo un anno a giocare nel campionato italiano decidendo di indossare la maglia numero 14. Avendo disputato le due partite del terzo turno preliminare di Europa League con i Reds, non può essere utilizzato dalla Juventus in quella competizione. Fa il suo esordio con la Juventus e in campionato il 12 settembre nella partita pareggiata 3-3 contro la Sampdoria in casa. Segna la sua prima rete stagionale in campionato e con la maglia bianconera, il 17 ottobre, in casa contro il Lecce (4-0) su assist di Claudio Marchisio. Si ripete il 16 gennaio 2011 nella gara casalinga contro il Bari segnando il gol decisivo del 2-1 finale. Il 25 febbraio si procura in allenamento una elongazione a livello del muscolo sartorio della coscia destra dovendo stare fuori per circa 10 giorni. Rientra poi dal lieve infortunio, il 12 marzo, nella gara esterna contro il Cesena pareggiata per 2-2. Finisce la stagione con 33 presenze e 2 gol in campionato e una presenza in Coppa Italia per un totale di 34 presenze e 2 gol. La Juventus, nonostante le buone prestazioni, non esercita il diritto di riscatto (complice l'acquisto di Andrea Pirlo e il poco spazio che avrebbe trovato in squadra), così Aquilani torna al Liverpool. Milan Il 25 agosto 2011 il Liverpool comunica di aver trovato l'accordo con il Milan per cedere Aquilani alla squadra milanese in prestito con diritto/obbligo di riscatto. Il giorno seguente Aquilani firma un contratto triennale fino al 30 giugno 2014 con la società rossonera. Esordisce in maglia rossonera il 9 settembre 2011 partendo come titolare nella partita di campionato Milan-Lazio (2-2); nel corso della gara avvia l'azione del primo gol e realizza da calcio d'angolo l'assist per il gol del pareggio realizzato da Cassano. Nella successiva partita di campionato, il 18 settembre 2011 allo Stadio San Paolo contro il Napoli (3-1 per i padroni di casa), segna il primo gol con la maglia del Milan realizzando di testa la prima rete della gara. A fine stagione il Milan non esercita il diritto di riscatto per il cartellino del giocatore, che così torna al Liverpool. Fiorentina Aquilani alla Fiorentina nel 2012 Il 3 agosto 2012 viene ufficializzato il suo trasferimento alla Fiorentina, a titolo gratuito. Esordisce in campionato con la maglia gigliata il 25 agosto seguente, subentrando nel corso della ripresa a Rômulo nella partita vinta dai viola per 2-1 contro l'Udinese e firmando l'assist per il gol decisivo di Jovetic. Dopo 2 mesi di infortunio, torna a giocare il 28 ottobre nella partita in casa contro la Lazio firmando l'assist per il gol del 2-0 di Luca Toni. L'11 novembre segna il suo primo gol con la maglia gigliata nella partita vinta dai viola per 3-1 contro il Milan a San Siro. Il 18 novembre firma la sua prima doppietta con la maglia viola (ed anche la sua prima in Serie A) segnando due gol contro l'Atalanta e trascinando la squadra alla vittoria (partita terminata col risultato di 4-1 per i gigliati). Con 7 reti in campionato, Aquilani batte il proprio record di gol messi a segno in una stagione. Il 5 gennaio 2014 raggiunge quota 200 presenze in Serie A nel derby vinto 1-0 contro il Livorno. Il 26 gennaio sigla la sua prima tripletta il serie A nella partita Fiorentina-Genoa, conclusa con un pareggio per 3-3. Il 16 aprile 2015 tocca quota 100 presenze complessive con la maglia viola in occasione dell'1-1 dei quarti di Europa League contro la Dinamo Kiev. In tutto con la maglia viola in 3 anni ha disputato 105 partite e segnato 15 gol. Sporting Lisbona, ultime esperienze e ritiro Il 6 agosto 2015 passa allo Sporting Lisbona a parametro zero. Il 31 agosto successivo, realizza la sua prima rete in campionato su calcio di rigore per il 3-1 finale contro l'Academica. Mette insieme 32 presenze e 5 gol tra campionato, coppe portoghesi, preliminari di Champions ed Europa League. Il 31 agosto 2016 viene ufficializzato il suo trasferimento al Pescara, squadra neopromossa in Serie A, dove colleziona 9 presenze ed 1 gol. Il 3 gennaio 2017 si trasferisce in prestito secco al Sassuolo per sei mesi giocando 16 partite. Terminato il prestito, a luglio rescinde consensualmente il contratto con gli abruzzesi. Il 25 agosto il Las Palmas annuncia di aver ingaggiato il giocatore con un biennale. Con il club spagnolo mette insieme 21 presenze in campionato, conclusosi con la retrocessione, e il 24 luglio 2018 rescinde il contratto. Sempre svincolato, in inverno rileva la Spes Montesacro, scuola calcio di Roma Nord che lo accolse bambino. Il 28 giugno 2019 annuncia ufficialmente il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Nazionali giovanili Ha vestito la maglia azzurra in tutte le nazionali giovanili, a partire dall'Under-15. Nel 2003 si aggiudica il titolo europeo con l'Under-19, mentre nel 2004 è uno dei giocatori di riserva della nazionale Under-21 vincitrice dell'Europeo Under-21. Deve saltare per un infortunio muscolare l'Europeo Under-21 del 2006. Nel 2007 prende parte da protagonista all'Europeo Under-21 nei Paesi Bassi, dove mette a segno 2 reti e viene inserito dalla UEFA nel Dream Team del torneo, ma gli Azzurrini vengono eliminati al primo turno. Nazionale maggiore Esordisce in nazionale maggiore il 15 novembre 2006, a 22 anni, entrando nel secondo tempo di Italia-Turchia (1-1), partita amichevole giocata a Bergamo. Il CT Roberto Donadoni, che lo aveva fatto esordire, lo inserisce nella lista dei 23 convocati per l'Europeo 2008, dove viene impiegato nell'ultimo match della fase a gironi contro la Francia e nei quarti di finale, da titolare, contro la Spagna, che elimina l'Italia ai calci di rigore. Il CT Marcello Lippi, tornato a guidare la nazionale, lo conferma nel gruppo degli Azzurri e il 15 ottobre 2008 allo Stadio Via del mare di Lecce segna le sue prime reti in nazionale, realizzando una doppietta decisiva in Italia-Montenegro (2-1), partita valida per le qualificazioni al Mondiale 2010. Dopo quasi due anni di assenza, ritorna in nazionale con il CT Cesare Prandelli, che il 17 novembre 2010 lo impiega da titolare nella partita amichevole contro la Romania (1-1) disputata a Klagenfurt. Il 10 agosto 2011 allo Stadio San Nicola di Bari realizza il gol del definitivo 2-1 in favore dell'Italia, nella partita amichevole contro la Spagna campione del mondo in carica. Dopo quasi due anni di digiuno ritorna al gol in nazionale il 31 maggio 2013, nell'amichevole contro San Marino disputata a Bologna e vinta dall'Italia per 4-0. Di seguito viene inserito dal CT Prandelli nella lista dei 23 calciatori convocati per la Confederations Cup 2013, dove disputa tutte e 5 le gare degli Azzurri, compresa la finale per il terzo posto vinta ai rigori contro l'Uruguay. L'11 ottobre 2013 segna il suo quinto gol in nazionale, regalando il pareggio all'ultimo minuto della partita contro la Danimarca (2-2) valida per le qualificazioni al Mondiale 2014. Viene infine inserito nella lista dei 23 convocati per il Mondiale 2014, non venendo tuttavia mai impiegato nelle 3 partite disputate dall'Italia. Allenatore Ritiratosi dal calcio giocato dopo essere diventato presidente della scuola calcio Spes di Montesacro, nel luglio 2019 fa ritorno alla Fiorentina come allenatore dell’Under-18. Nel dicembre 2019 entra nello staff di Giuseppe Iachini come collaboratore tecnico della prima squadra della Fiorentina, mentre il 17 luglio 2020 viene annunciato come nuovo allenatore della squadra Primavera. Il 26 agosto vince subito la Coppa Italia contro il Verona e due settimane più tardi inizia a frequentare a Coverciano il corso UEFA A per poter allenare le prime squadre fino alla Serie C ed essere allenatori in seconda in Serie A e B. Il 21 gennaio 2021 perde la Supercoppa Primavera 2020 contro l’Atalanta ma il 28 aprile bissa il successo in Coppa Italia, stavolta contro la Lazio. In campionato però la sua squadra arriva solo dodicesima con 35 punti. Il 9 dicembre vince la Supercoppa Primavera 2021 ai rigori contro l’Empoli. Il 4 maggio 2022, battendo l’Atalanta, vince per la terza volta consecutiva la Coppa Italia. Palmarès Giocatore Club Coppa Italia: 2 - Roma: 2006-2007, 2007-2008 Supercoppa italiana: 1 - Roma: 2007 Supercoppa di Portogallo: 1 - Sporting CP: 2015 Nazionale Campionato d'Europa Under-19: 1 - Liechtenstein 2003 Individuale Golden Player come miglior giocatore dell'Europeo Under-19: 1 - 2003 Inserito nel Dream Team UEFA dell'Europeo Under-21: 1 - 2007 Allenatore Coppa Italia Primavera: 3 - Fiorentina: 2019-2020, 2020-2021, 2021-2022 Supercoppa Primavera: 1 - Fiorentina: 2021
