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Socrates

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  1. DIDIER DESCHAMPS https://it.wikipedia.org/wiki/Didier_Deschamps Nazione: Francia Luogo di nascita: Bayonne Data di nascita: 15.10.1968 Ruolo: Centrocampista Altezza: 170 cm Peso: 72 kg Nazionale Francese Soprannome: Didí Alla Juventus dal 1994 al 1999 Esordio: 31.08.1994 - Coppa Italia - Juventus-Chievo 0-0 Ultima partita: 23.05.1999 - Serie A - Juventus-Venezia 3-2 178 presenze - 4 reti 3 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane 1 champions league 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Allenatore della Juventus dal 2006 al 2007 43 panchine - 30 vittorie - 11 pareggi - 2 sconfitte 1 campionato di serie B Campione del mondo 2018 - c.t. della nazionale francese Nations League 2021 - c.t. della nazionale francese Didier Claude Vincent Deschamps (Bayonne, 15 ottobre 1968) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese, di ruolo centrocampista, commissario tecnico della nazionale francese. Da calciatore ha vinto tre campionati francesi (uno dei quali revocato) e una UEFA Champions League con l'Olympique Marsiglia, tre campionati italiani, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa UEFA con la Juventus e una Coppa d'Inghilterra col Chelsea. È stato inoltre nominato miglior calciatore francese da France Football nel 1996. Nel ruolo di allenatore ha sollevato una Coppa di Lega francese con il Monaco e altre tre Coppe di Lega, un campionato francese e due Supercoppe di Francia con l'Olympique Marsiglia. Ha inoltre guidato la Juventus nel campionato di Serie B 2006-2007, raggiungendo la promozione in Serie A e la vittoria matematica del torneo. Campione del mondo nel 1998 e d'Europa nel 2000 con la nazionale francese, in entrambi i casi nelle vesti di capitano, nel 2012 ne è stato nominato selezionatore e in questa veste ha condotto i Bleus al secondo posto nell'europeo di Francia 2016 e alle vittorie del mondiale di Russia 2018 — nell'occasione, assieme a Mario Zagallo e Franz Beckenbauer, è diventato una delle sole tre personalità nel mondo del calcio ad avere trionfato al mondiale sia da calciatori sia da allenatori e, come nel caso del solo Beckenbauer, da capitano della nazionale vincitrice — e della UEFA Nations League del 2020-2021. Didier Deschamps Deschamps nel 2018 Nazionalità Francia Altezza 170 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Francia Termine carriera 2001 - giocatore Carriera Giovanili 1976-1983 Aviron Bayonnais 1983-1985 Nantes Squadre di club 1986-1989 Nantes 111 (4) 1989-1990 Olympique Marsiglia 17 (1) 1990-1991 → Bordeaux 29 (3) 1991-1994 Olympique Marsiglia 106 (5) 1994-1999 Juventus 178 (4) 1999-2000 Chelsea 27 (0) 2000-2001 Valencia 13 (0) Nazionale 1989-2000 Francia 103 (4) Carriera da allenatore 2001-2005 Monaco 2006-2007 Juventus 2009-2012 Olympique Marsiglia 2012- Francia Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Oro Russia 2018 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Argento Francia 2016 UEFA Nations League Oro Italia 2021 Biografia Nato a Bayonne, zona basca del sud della Francia, vive a Cap-d'Ail. È cugino di primo grado dell'ex tennista Nathalie Tauziat. Caratteristiche tecniche Giocatore Era un centrocampista difensivo dotato di grande personalità e temperamento, derivanti a detta dello stesso Deschamps dalle sue origini di confine — «sono basco [...] e della mia gente ho la caparbietà. Quando ci mettiamo in testa una cosa, vogliamo arrivare allo scopo» —, tanto da essere paragonato all'ex juventino Giuseppe Furino al suo arrivo a Torino. Di piede mancino, la diligenza tattica e la rapidità di movimento gli consentivano di essere molto efficace in fase di ripiegamento, eccellendo in particolar modo nel tackle; dotato di un'ottima tecnica di base, ciò gli permetteva inoltre di rilanciare l'azione e proporsi a sua volta in avanti, pur se la sua indole difensiva lo portava più a rifinire per i compagni che non a cercare la battuta a rete. Allenatore Predilige adottare moduli basati su una difesa a quattro elementi, come il 4-4-2, il 4-3-3 o il 4-2-3-1, tutti accomunati dallo sfruttamento del gioco sulle corsie esterne. Carriera Giocatore Club Gli inizi al Nantes Dopo una breve parentesi nel rugby inizia a giocare a calcio nella locale squadra della natìa Bayonne, l'Aviron Bayonnais, mentre frequenta la scuola primaria. All'età di 15 anni, nel corso della Ligue d'Aquitaine, è notato dagli scout del Nantes, con il quale firma un contratto nell'aprile 1983. Gli bastano solo due anni nel settore giovanile dell'FCN, noto per essere uno dei migliori in Francia, per dar prova del suo talento. Nel 1985 è promosso in prima squadra e il 27 settembre, a diciassette anni, fa il suo debutto in première division nella vittoriosa trasferta sul campo del Brest. Le quattro stagioni trascorse a Nantes sono determinanti per il prosieguo della sua carriera: non vince alcun trofeo, causa un club all'epoca di mezza classifica, ma matura una notevole esperienza, disputando 111 partite in campionato. Durante la sua ultima stagione in maglia gialloverde, inoltre, viene convocato per la prima volta nella nazionale francese. Olympique Marsiglia e Bordeaux Nel 1989 si trasferisce all'Olympique Marsiglia per 17 milioni di franchi. Durante la sua prima stagione in biancazzurro è spesso relegato in panchina: disputa soltanto 17 partite, con una rete all'attivo, la maggior parte delle quali subentrando a partita in corso. Ciò nonostante viene eletto rivelazione dell'anno da France Football e vince il suo primo campionato, malgrado l'avere patito problemi di adattamento nel club. Al termine dell'annata, anche per non mettere a repentaglio il suo posto in nazionale, accetta il trasferimento in prestito al Bordeaux. Deschamps (a sinistra) al Bordeaux nel 1990, mentre insegue il romanista Thomas Berthold durante un incontro di Coppa UEFA. La stagione disputata con la maglia dei girondini è decisiva per la sua carriera: ha modo di giocare regolarmente sicché al termine della stessa, dopo avere disputato 29 partite, nell'estate 1991 può fare ritorno al club di Bernard Tapie. Inizialmente quest'ultimo vorrebbe usarlo come pedina di scambio con il Paris Saint-Germain nella trattativa per portare Jocelyn Angloma alla corte dei marsigliesi, ma il giovane centrocampista si oppone fermamente; resta pertanto all'OM e, anzi, ne diviene una pedina fondamentale. Nella stagione 1991-1992 disputa 36 gare in campionato, con 4 reti all'attivo, e vince il suo secondo titolo nazionale, il primo da protagonista. La stagione 1992-1993 è quella della consacrazione. Vince il terzo campionato nonché secondo consecutivo, seppur successivamente revocato a seguito dell'affaire VA-OM, ma soprattutto il 26 maggio 1993 lui e tutto l'Olympique Marsiglia entrano nella storia del calcio francese conquistando il loro primo titolo continentale, la Champions League: nella finale di Monaco di Baviera i biancazzurri sconfiggono per 1-0 il Milan e Deschamps, da capitano della squadra, è chiamato a sollevare al cielo la coppa. L'OM diventa il primo club transalpino campione d'Europa. Nella stagione successiva, 1993-1994, disputa 34 partite in un campionato che la squadra conclude al secondo posto. Al termine della stagione, tuttavia, la federazione francese, dopo avere accertato le responsabilità di Tapie nell'organizzazione dell'illecito VA-OM, retrocede d'ufficio la formazione in D2: questo fatto, assieme alla voglia di misurarsi con un campionato più competitivo, spingono Deschamps a lasciare Marsiglia e la Francia. Juventus Deschamps in azione per la Juventus nel campionato 1994-1995. Nell'aprile 1994 la Juventus, anticipando i tempi, blocca Deschamps il quale, in scadenza di contratto, può essere prelevato pagando all'Olympique Marsiglia, secondo i parametri UEFA che in epoca pre-Bosman regolavano il mercato degli svincolati, un indennizzo intorno ai tre miliardi e mezzo di lire; il mese seguente il centrocampista di Bayonne firma ufficialmente con il club italiano. È una Signora nuova, lontana dallo scudetto da nove anni e che per questo ha appena cambiato molto, in campo e dietro le scrivanie. L'avventura bianconera del francese non parte nel migliore dei modi: in ottobre viene operato al tendine di Achille sinistro e resta così lontano dai campi per quasi metà stagione. Una volta guarito diventa subito indispensabile, costituendo con l'altro neoacquisto Paulo Sousa una coppia di centrocampo dall'alto rendimento, che porta la squadra torinese a vincere campionato e Coppa Italia, oltre ad arrivare in finale di Coppa UEFA persa contro il Parma. Forte nel pressing a tutto campo e nel contrasto, con uno spiccato senso tattico, viene subito apprezzato da Marcello Lippi per la sua duttilità, lo spirito di sacrificio e l'intelligenza tattica; il tecnico gli consegna le chiavi del centrocampo bianconero per la stagione seguente in cui il club è ai margini della lotta per lo scudetto; il Milan stacca immediatamente i piemontesi che, nonostante un tentativo di riavvicinamento nel finale della stagione, chiuderanno il torneo al secondo posto. Diversa è la storia in Champions League: Deschamps è infatti il perno della squadra che, dopo un cammino entusiasmante nei precedenti turni, il 22 maggio 1996 batte ai rigori l'Ajax all'Olimpico di Roma; si tratta, sia per il club juventino sia per centrocampista, del secondo trionfo nella massima competizione europea. In precedenza, nel corso della stagione aveva già messo in bacheca la Supercoppa italiana. Da sinistra: i connazionali Zinédine Zidane e Deschamps nel ritiro estivo juventino della stagione 1996-1997. È ancora protagonista nell'annata 1996-1997, ricca di trofei per il francese e i suoi compagni di spogliatoio. Il 27 novembre 1996, battendo a Tokyo gli argentini del River Plate si aggiudica la Coppa Intercontinentale. Il 6 febbraio 1997, dopo avere battuto nel doppio confronto (1-6 in trasferta e 3-1 in casa) il Paris Saint-Germain, alza al cielo la Supercoppa UEFA. Contribuisce, con 26 presenze e 1 rete (nel successo per 1-4 contro l'Udinese), alla conquista dello scudetto nell'anno del centenario del club torinese, e arriva alla finale di Champions League dove la squadra viene sconfitta dal Borussia Dortmund. Nella stagione seguente vince il suo terzo scudetto, il secondo consecutivo con la formazione juventina, e la seconda Supercoppa di Lega; raggiunge inoltre la terza finale consecutiva di Champions League, la sua quinta finale europea in sei anni, persa contro il Real Madrid. L'annata 1998-1999 è travagliata sia per la Juventus sia per il giocatore: i risultati non arrivano, e Lippi inizia a escludere frequentemente Deschamps dall'undici titolare. I rapporti tra i due si deteriorano, così come col resto dello spogliatoio, culminando in un duro scontro tra il tecnico viareggino e il centrocampista francese alla vigilia della partita casalinga contro il Parma. Sul finire della stagione, l'unica senza successi a Torino, manifesta la volontà di chiudere con la Juventus ritenendo ormai esaurita la propria esperienza in seno al club. Sveste la maglia bianconera dopo cinque stagioni, con 4 reti in 178 presenze complessive, vincendo tutto: il suo palmarès juventino vede 3 scudetti, 1 Coppa Italia, 1 UEFA Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa UEFA e 2 Supercoppe italiane. Gli ultimi anni con Chelsea e Valencia Deschamps (a sinistra) al Chelsea nel 1999, in contrasto sul laziale Juan Sebastián Verón durante una sfida di Champions League. Il 21 giugno 1999 si accorda con il Chelsea, allenato dall'amico ed ex compagno di squadra a Torino Gianluca Vialli; a Londra ritrova inoltre Marcel Desailly, suo amico fraterno. Con la maglia dei Blues disputa 27 gare andando a segno una volta, vincendo una FA Cup. Non riesce tuttavia ad adattarsi al calcio inglese, sicché al termine della stagione si trasferisce al Valencia per una cifra pari a circa 2,7 milioni di sterline. Anche l'esperienza spagnola non si rivela però felice: con la maglia del club valenciano, allenato da Héctor Cúper, ha modo di disputare soltanto 8 gare a causa di numerosi infortuni, e assiste dalla panchina alla sconfitta contro il Bayern Monaco nella finale di Champions League disputata a San Siro. Nell'estate 2001 dà il suo addio al calcio giocato. Nazionale Viene convocato per la prima volta nella nazionale francese dal selezionatore Michel Platini nel 1989, a 20 anni, e il 29 aprile debutta nella partita contro la Jugoslavia valida per le qualificazioni al campionato del mondo 1990, rilevando al 76' Daniel Xuereb. La sua carriera internazionale inizia in uno dei momenti più bui del calcio transalpino: dapprima i Bleus falliscono la qualificazione a Italia '90, poi chiudono senza vittorie la fase finale del campionato d'Europa 1992, e infine non riescono a ottenere il pass per il campionato del mondo 1994. Deschamps (accosciato, secondo da sinistra) in nazionale nel 1994 Con l'inizio dell'era di Aimé Jacquet le cose cambiano sia per i Galletti sia per il centrocampista di Bayonne. Il tecnico di Sail-sous-Couzan inizia a ricostruire la squadra in vista del campionato d'Europa 1996, consegnando inizialmente i gradi di capitano a Éric Cantona; ma nel gennaio 1995 il talento francese chiude per sempre con la nazionale, suo malgrado, dopo la squalifica di nove mesi rimediata con la sua squadra di club, causa un violento calcio a un tifoso che lo aveva insultato mentre usciva dal campo, a seguito di un'espulsione. Scaricato Cantona, Jacquet decide di rivoluzionare l'undici base: fuori i "vecchi" come Papin e Ginola, e spazio a quella che in seguito sarà definita la "generazione d'oro". In quest'ottica di cambiamenti, il sélectionneur transalpino affida definitivamente la fascia di capitano a Deschamps, a cominciare dall'amichevole contro la Germania del 1º giugno 1996. Diventa subito il leader dei Bleus che guida fino alla semifinale di Euro '96, dove vengono sconfitti ai tiri di rigore dalla Rep. Ceca, conseguendo comunque il migliore risultato della Francia da dieci anni a quella parte. Nel 1998, ormai da capitano e senatore dello spogliatoio, guida la sua nazionale alla vittoria del suo primo mondiale. Due anni dopo, ancora da capitano, guida i Bleus alla vittoria del campionato d'Europa 2000, consentendo così ai Galletti di diventare la seconda nazionale, dopo la Germania Ovest del 1974, a detenere contemporaneamente sia la Coppa del Mondo sia la Coppa Henri Delaunay. In occasione della semifinale contro il Portogallo, inoltre, raggiunge la sua centesima presenza con la maglia nazionale: è il primo giocatore francese in assoluto a tagliare questo traguardo. Il 2 settembre 2000 gioca, allo Stade de France contro l'Inghilterra, la sua ultima partita in nazionale; in una gara terminata 1-1, viene sostituito al 59' da Patrick Vieira. Lascia i Bleus dopo 103 presenze e 4 reti. Conta anche una presenza nell'Euskal Selekzioa, la rappresentativa formata da soli giocatori baschi. Allenatore Monaco A 33 anni ancora da compiere decide di concludere la carriera da calciatore e intraprendere quella in panchina. Rescinde il contratto con il Valencia, e il 9 giugno 2001 viene nominato allenatore del Monaco. Costruisce una squadra con un budget molto limitato, affiancando a giovani promesse (Givet, Squillaci, Rothen, Evra) giocatori di esperienza ma scartati da alcuni grandi club europei (Roma, Nonda, Morientes, Giuly). La prima stagione alla guida del club monegasco è tutt'altro che entusiasmante, fallendo l'obiettivo primario della qualificazione alla Champions League: in campionato, a seguito di un inizio disastroso, la squadra si stacca subito dalle posizioni di testa per chiudere infine a un anonimo al 15º posto; in Coppa viene invece eliminata a sorpresa ai quarti di finale dal Nîmes, squadra di Division 2, mancando così l'ultima possibilità di accesso a una competizione europea. Nell'annata seguente, nonostante la grave crisi finanziaria del club, guida la sua squadra a un lungo testa a testa in campionato con l'Olympique Lione, perdendo il titolo solo alle ultime giornate. Il 17 maggio 2003 vince comunque il suo primo trofeo da allenatore: la sua squadra sconfigge nella finale di Coppa di Lega per 4-1 il Sochaux. Nella stagione 2003-2004 compie il suo capolavoro alla guida del club del Principato: dopo un'estate turbolenta, che vede la squadra inizialmente retrocessa in Ligue 2 a causa di problemi finanziari, e poi ripescata, inizia a inanellare una serie di successi sia in campionato sia in Champions League. Durante il cammino europeo la sua squadra stupisce per la qualità del gioco, frizzante ma non scriteriato. Dopo avere primeggiato nel suo girone con relativa semplicità, infliggendo tra l'altro un sonoro 8-3 ai galiziani del Deportivo La Coruña, nella fase a eliminazione diretta ha la meglio dapprima della Lokomotiv Mosca negli ottavi e poi dei più quotati Galácticos del Real Madrid nei quarti: in particolare nel doppio confronto con gli spagnoli, dopo avere perso l'andata al Bernabéu per 4-2, al ritorno recupera l'iniziale svantaggio di 1-0 e sconfigge le favorite Merengues per 3-1. In semifinale elimina il Chelsea e si qualifica per la finale di Gelsenkirchen contro il Porto allenato da José Mourinho. Il sogno della squadra del Principato si spegne all'ultimo atto: nella finale i francesi giocano una partita sottotono e vengono sconfitti con un perentorio 3-0 dai lusitani. La quarta stagione alla guida dei biancorossi si rileva negativa per il tecnico di Bayonne. Dopo un buon inizio in campionato, la squadra si ritrova ben presto fuori dalla lotta per il titolo, e viene eliminata negli ottavi di Champions League dal PSV. Chiude infine al terzo posto in Ligue 1 e si qualifica per i preliminari di Champions League. A settembre 2005, dopo 4 sconfitte in 7 giornate di campionato e soprattutto dopo l'eliminazione all'ultimo turno preliminare di Champions League per mano del Betis di Siviglia, si dimette dall'incarico. Juventus Dopo quasi un anno d'inattività, il 10 luglio 2006 torna alla Juventus accettando il difficile incarico di allenare la squadra nel momento più difficile della propria storia: a seguito dello scandalo di Calciopoli, infatti, la formazione bianconera è stata retrocessa d'ufficio in Serie B con una forte penalizzazione in classifica. Deschamps si ritrova alla guida di una squadra solo lontana parente di quella a cui aveva preso parte da giocatore, privata di molti uomini importanti, ceduti sia per esigenze di bilancio sia per non aver accettato di giocare nella serie cadetta; pertanto il tecnico francese decide di lanciare, a fianco dei pochi senatori rimasti, vari giovani del vivaio, tra cui la futura bandiera bianconera Claudio Marchisio. Dopo un avvio tra alti e bassi, a seguito dell'impatto con un ambiente molto diverso da quello solitamente frequentato dalla Vecchia Signora, la squadra inizia a risalire posizioni in classifica finché il 20 maggio 2007, con la goleada esterna sull'Arezzo (5-1), ottiene con tre giornate di anticipo la matematica vittoria del campionato e annessa promozione in Serie A. Pur avendo riportato i bianconeri nell'élite del calcio italiano, come gli viene riconosciuto de facto dai tifosi juventini e dalla stampa specializzata, Deschamps non potrà mai fregiarsi de iure di questo trionfo, poiché appena cinque giorni dopo risolve a sorpresa il suo contratto con i torinesi, a causa di sopravvenuti dissidi con la dirigenza circa i piani futuri della società, che per le ultime due gare, ormai ininfluenti, viene affidata all'allenatore in seconda Giancarlo Corradini. Olympique Marsiglia Deschamps tecnico dell'Olympique Marsiglia nel 2011 Il 5 maggio 2009 l'Olympique Marsiglia annuncia Deschamps quale successore di Eric Gerets alla guida del club. Il 27 marzo 2010 guida l'OM alla vittoria della Coppa di Lega francese, battendo in finale il Bordeaux per 3-1: si tratta del primo successo marsigliese nella manifestazione, nonché del primo trofeo dopo 17 anni di digiuno. Il 5 maggio 2010, battendo 3-1 il Rennes, e in concomitanza con la sconfitta dell'Auxerre a Lione, l'OM si aggiudica il nono titolo della sua storia, a diciotto anni dal precedente. Il 28 luglio 2010 guida i marsigliesi alla vittoria della Supercoppa di Francia sconfiggendo per 5-4 ai rigori il Paris Saint-Germain. Nel dicembre dello stesso anno viene eletto allenatore francese dell'anno dalla rivista France Football. Nazionale francese Deschamps sulla panchina della Francia nel 2017 L'8 luglio 2012 viene nominato commissario tecnico della nazionale francese, ruolo in cui sostituisce Laurent Blanc, dimissionario dopo l'eliminazione della squadra ai quarti di finale del campionato d'Europa 2012. Deschamps riesce a qualificare i Bleus al campionato del mondo 2014 con qualche patema, solo ai play-off, e solo dopo aver rimontato l'Ucraina nella decisiva sfida di ritorno; nella fase finale in Brasile, con una rosa molto giovane, la Francia arriva ai quarti di finale, dove si arrende alla Germania (0-1) poi vincitrice del torneo. Guida in seguito la nazionale al campionato d'Europa 2016 ospitato proprio dalla Francia, dove Deschamps riesce a portare i Bleus alla finale di Parigi dopo aver eliminato, tra gli altri, i tedeschi campioni del mondo in carica in semifinale; seppur favoriti dai pronostici, all'atto conclusivo i padroni di casa vengono sconfitti dal Portogallo ai tempi supplementari (0-1). Rimasto in sella alla nazionale, nel biennio seguente raggiunge, seppur con qualche difficoltà, la qualificazione al campionato del mondo 2018. Nella fase finale in Russia, dopo avere vinto il proprio gruppo davanti alla Danimarca e aver eliminato l'Argentina agli ottavi, l'Uruguay ai quarti e il Belgio in semifinale, la Francia trionfa battendo per 4-2 la Croazia nella finale di Mosca, aggiudicandosi la Coppa del mondo per la seconda volta: nell'occasione Deschamps entra nel ristretto gruppo di campioni del mondo sia sul campo che in panchina, dopo il tedesco Franz Beckenbauer e il brasiliano Mário Zagallo. Nel corso della competizione Deschamps diventa inoltre il selezionatore con più panchine nella storia francese, superando il precedente record di Raymond Domenech in occasione della sfida contro gli argentini. Al trionfo mondiale fanno seguito gli impegni nella UEFA Nations League 2018-2019, alla cui final four la Francia non riesce a qualificarsi. Nelle qualificazioni al campionato d'Europa 2020, la Francia primeggia nel proprio girone e, in occasione dell'ultima partita del gruppo, vinta contro l'Albania, Deschamps raggiunge quota 100 panchine da commissario tecnico dei Blues. Malgrado i Bleus godano dei favori del pronostico, la fase finale del torneo, disputata nell'estate del 2021, si chiude per i francesi già agli ottavi di finale, a causa dell'inaspettata eliminazione ai tiri di rigore contro la Svizzera. Nei mesi seguenti la Francia di Deschamps si riscatta nella final four della UEFA Nations League 2020-2021, superando il Belgio in semifinale e la Spagna nella finale di Milano, conquistando così per la prima volta il trofeo. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Deschamps festeggia la vittoria della Juventus nel campionato italiano 1994-1995. Campionato francese: 2 - Olympique Marsiglia: 1989-1990, 1991-1992 Campionato francese: 1 (revocato) - Olympique Marsiglia: 1992-1993 Campionato italiano: 3 - Juventus: 1994-1995, 1996-1997, 1997-1998 Coppa Italia: 1 - Juventus: 1994-1995 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 1995, 1997 Coppa d'Inghilterra: 1 - Chelsea: 1999-2000 Competizioni internazionali Ravanelli, Deschamps e Rampulla festeggiano il trionfo della Juventus nella Champions League 1995-1996. UEFA Champions League: 2 - Olympique Marsiglia: 1992-1993 - Juventus: 1995-1996 Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Individuale Calciatore francese dell'anno: 1 - 1996 Allenatore Club Coppa di Lega francese: 4 - Monaco: 2002-2003 - Olympique Marsiglia: 2009-2010, 2010-2011, 2011-2012 Campionato francese: 1 - Olympique Marsiglia: 2009-2010 Supercoppa francese: 2 - Olympique Marsiglia: 2010, 2011 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia: Russia 2018 UEFA Nations League: 1 - Francia: Italia 2021 Individuale Allenatore di calcio francese dell'anno: 3 - 2003, 2010, 2018 Trophées UNFP du football: 1 - Miglior allenatore della Ligue 1: 2004 The Best FIFA Men's Coach: 1 - 2018 Squadra maschile dell'anno IFFHS: 1 - 2018 Miglior commissario tecnico dell'anno IFFHS: 2 - 2018, 2020 Inserito tra le “Leggende del calcio” del Golden Foot - 2018 Globe Soccer Awards: 1 - Miglior allenatore dell'anno: 2018 World Manager of the Year: 1 - 2018 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore — Parigi, 1º settembre 1998 Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore — Parigi, 31 dicembre 2018. Di iniziativa del Presidente della Repubblica francese.
  2. ALESSANDRO ORLANDO Alessandro Orlando è arrivato alla Juve per vincere – scrive Silvia Grosso su “Hurrà Juventus” dell’ottobre 1994 –, anzi per continuare a vincere. Nonostante abbia soltanto ventiquattro anni, ha infatti accumulato esperienza e successi in alcune tra le più importanti società italiane. Ha esordito in Serie B con 1’Udinese di Lombardo nella stagione ‘87-88 e l’anno successivo ha conquistato la promozione in A: passato al Parma di Scala, ha fatto il bis nel campionato ‘89-90. Ancora un ritorno a Udine e finalmente l’esordio in A con la Sampdoria e la conquista della Supercoppa Italiana; ventinove presenze e la sofferta permanenza in A, nuovamente con la maglia de1l’Udinese, hanno caratterizzato la stagione ‘92-93. Poi il passaggio al Milan e i relativi successi: scudetto, Coppa dei Campioni e due Supercoppe italiane, prima contro il Torino e due mesi fa contro la Sampdoria. Orlando pensa ormai solamente al futuro, ma non può certo prescindere dalle sue esperienze passate, grazie alle quali ha potuto crescere e maturare sino al punto di trovare posto nella Juventus vincente targata Lippi: «Le prime stagioni a Udine e Parma non sono state esaltanti, perché ero molto giovane e giocavo poco. Dalla Sampdoria in poi tutto è migliorato e ho imparato veramente molto, sia dal punto di vista tecnico-professionale che da quello personale; avere la possibilità di allenarmi e di giocare al fianco di grandi campioni mi ha aiutato tantissimo. Sono state molte le persone importanti per la mia crescita e, se provassi a elencarle, rischierei di scordarne qualcuna; allenatori, compagni, dirigenti e amici, nel bene e nel male, mi hanno sempre lasciato qualcosa. Del Milan era impressionante la mentalità, che concepiva soltanto la vittoria, alla quale tutto era subordinato. Per quanto riguarda la tensione e i ritmi di lavoro, credevo che quelli di Milano fossero eccezionali; però ho visto che qui alla Juve è esattamente lo stesso, visto che stiamo giocando tre volte alla settimana e con determinazione e concentrazione invidiabili». Ma chi è veramente Alessandro Orlando? Ecco come lui stesso si descrive: «Non c’è molto da dire, non ho lati oscuri. Sono un ragazzo che crede ancora che il calcio sia un divertimento, ma un divertimento da affrontare con il massimo impegno. Essendo friulano sono inizialmente timido, ma questo non mi ha mai creato alcun problema nei rapporti con gli altri. Mi piace molto la natura e, quando non sono impegnato sui campi di calcio, amo viaggiare e andare a caccia; seguo poi la Formula Uno e il tennis, al quale mi dedico un po’ in estate». L’aver cambiato maglia da un giorno all’altro non gli ha creato alcun problema di adattamento, grazie anche al suo carattere e all’accogliente ambiente bianconero: «Ho trovato veramente un bel gruppo di ragazzi in gamba e affiatati. Sul campo, poi, i risultati ci stanno dando ragione e quindi il mio inserimento è stato ancora più semplice. Spero che la Juventus rappresenti una svolta per la mia carriera: ho ancora molte soddisfazioni da togliermi. Anche se ho avuto la fortuna di giocare sempre in grandi squadre, sono un po’ stufo di girare e di cambiare maglia ogni anno. Mi trovo benissimo in bianconero e vorrei che questa diventasse una sistemazione definitiva». Con l’arrivo di Orlando, l’organico juventino è più che mai completo e competitivo; il giovane terzino, mancino naturale, ha infatti dimostrato, sin dall’esordio, di essere l’elemento giusto per creare varchi e movimento sulla fascia sinistra. Purtroppo, nell’incontro casalingo con l’Inter, ha rimediato una lussazione alla spalla destra con conseguente stop di almeno tre settimane. Si tratta senza dubbio di un infortunio che non ci voleva, ma dal quale Alessandro sa di poter guarire senza forzare i tempi, visto l’alto livello qualitativo dell’intera rosa bianconera. 〰.〰.〰 Terzino sinistro che più sinistro non sì può. Lui stesso, con molta sincerità ma allo stesso tempo soddisfatto di questo, confessa con un pizzico d’orgoglio che in situazioni del genere non fa mai male: «Con la gamba sinistra riesco a fare tutto, con quella destra un po’ meno». A Torino cercano un mancino naturale da alternare a Robert Jarni. E così, grazie a una trattativa fulminea, Juventus e Milan portano a termine uno scambio che lascia di stucco gli altri operatori di mercato: Alessandro Orlando in bianconero, Paolo Di Canio in rossonero. Alessandro è un giocatore non altissimo ma ben strutturato (172 centimetri di altezza per sessantanove chilogrammi) e, soprattutto, agile. Agile e scattante, padrone della sinistra: intesa come fascia, ovviamente. La sua corsa è elegante, apprezzabile, il cambio di marcia anche, la visione di gioco buona: «Semmai, deve cercare – spiegano i tecnici che lo hanno avuto – la conclusione finale. Quando si trova in zona tiro, ci deve provare». Orlando rimarrà alla corte bianconera solamente quella stagione, totalizzando 18 presenze. Ma culminata con la conquista dello scudetto e della Coppa Italia. E, soprattutto, col ricordo di quel perfetto lancio per il meraviglioso gol di Del Piero contro la Fiorentina. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/06/alessandro-orlando.html
  3. ALESSANDRO ORLANDO https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Orlando Nazione: Italia Luogo di nascita: Udine Data di nascita: 01.06.1970 Ruolo: Difensore Altezza: 176 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-21 e Olimpica Soprannome: - Alla Juventus dal 1994 al 1995 Esordio: 18.09.1994 - Serie A - Napoli-Juventus 0-2 Ultima partita: 11.06.1995 - Coppa Italia - Parma-Juventus 0-2 18 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 coppa Italia Alessandro Orlando (Udine, 1º giugno 1970) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, tecnico della squadra Under-17 del Donatello. Ha collezionato un palmarès di tutto rispetto (una UEFA Champions League, due scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe di Lega) con diverse formazioni, anche se essenzialmente come rincalzo; è uno dei 6 calciatori (gli altri sono Giovanni Ferrari, Riccardo Toros, Eraldo Mancin, Roberto Baggio e Andrea Pirlo) ad avere vinto due scudetti consecutivi con due squadre diverse. Ha complessivamente collezionato in carriera 102 presenze e una rete in Serie A, e 104 presenze e 5 reti in Serie B. Alessandro Orlando Orlando all'Udinese nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Donatello (Under-17) Termine carriera 2013 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Udinese Squadre di club 1987-1989 Udinese 3 (0) 1989-1990 → Parma 13 (1) 1990-1991 Udinese 30 (0) 1991-1992 Sampdoria 14 (1) 1992-1993 Udinese 29 (0) 1993-1994 Milan 15 (0) 1994-1995 Juventus 18 (0) 1995-1996 Fiorentina 7 (0) 1996-1998 Udinese 24 (0) 1998-2000 Treviso 50 (5) 2000-2001 Cagliari 8 (0) 2001-2003 Padova 42 (0) 2003-2004 Pordenone 11 (0) 2004 Cologna Veneta 9 (0) 2004-2007 Tamai 95 (18) 2007-2008 Manzanese ? (?) 2008-2013 Flumignano ? (?) Nazionale 1992 Italia U-21 1 (0) 1992 Italia olimpica 1 (0) Carriera da allenatore 2008-2013 Flumignano 2014-2016 Sevegliano 2016-2017 Sangiorgina 2018-2020 Ol3 2020- Donatello U-17 Caratteristiche tecniche Giocatore Terzino sinistro dotato di un forte tiro, eccelleva nei lanci lunghi per i compagni del reparto avanzato: non brillava però nella fase difensiva, risultando carente nell'uno contro uno. Mostrò inoltre buone capacità nei calci piazzati. Carriera Giocatore Club Udinese, Parma e Sampdoria Cresciuto nelle giovanili dell'Udinese, comparì tre volte in prima squadra nelle stagioni tra il 1987 e il 1989. Venne in seguito ceduto in prestito al Parma, con cui marcò 13 presenze e una rete, ottenendo la promozione in Serie A nella stagione 1989-1990. Al termine del prestito tornò in Friuli, dove nella stagione successiva disputò il campionato cadetto giocando 30 partite senza mettere a segno alcuna rete. Orlando in azione alla Sampdoria nel 1991 Impostosi all'attenzione dei club di massima serie, nell'estate del 1991 passò alla Sampdoria campione d'Italia per 5,8 miliardi di lire. Esordì quindi in Serie A con la maglia dei liguri il 1º settembre 1991, in Cagliari-Sampdoria (3-2). In blucerchiato tuttavia, pur facendo emergere buone doti di dinamismo, non riuscì a imporsi come titolare, e dopo 14 presenze e una rete in campionato (siglata nel successo interno contro il Parma del 1º marzo 1992) e 5 presenze in Coppa dei Campioni, fece ritorno all'Udinese neopromossa in Serie A. In questa stagione in massima serie giocò 29 incontri con i bianconeri, segnando il suo unico gol direttamente dalla bandierina del calcio d'angolo nello spareggio salvezza contro il Brescia, disputato il 12 giugno 1993 e vinto dai friulani per 3-1. Milan, Juventus e Fiorentina Nel 1993 fu ingaggiato dal Milan per 3,2 miliardi di lire. In rossonero giocò 15 spezzoni di partita in campionato, 6 in Champions League (con una rete nella vittoria esterna 6-0 contro il Copenaghen) e 4 in Coppa Italia, nella formazione che dominò la stagione aggiudicandosi lo scudetto, la Champions League e la Supercoppa italiana. Con i rossoneri iniziò pure la stagione successiva, ma nella sessione autunnale del calciomercato venne ceduto ai rivali della Juventus in uno scambio con Paolo Di Canio. Orlando, Roberto Baggio e Angelo Peruzzi festeggiano il successo della Juventus nella Coppa Italia 1994-1995. A Torino le presenze in campionato furono 13, in quanto riserva di Robert Jarni, ma permisero a Orlando di aggiudicarsi il secondo scudetto consecutivo, oltre alla Coppa Italia (dove giocò 5 gare); ciò però non gli valse la conferma per la stagione successiva. Venne infatti ceduto alla Fiorentina, dove giocò ancora meno delle stagioni precedenti: disputò infatti 7 incontri in campionato, e una gara in Coppa Italia, che fu alla fine vinta dai toscani aggiungendo un nuovo trofeo al palmarès del terzino. Ritorno a Udine, ultimi anni Nel 1996-1997 fece quindi nuovamente ritorno a Udine, dove disputò una discreta stagione (22 presenze e quinto posto finale per i friulani), mentre nell'annata successiva (dopo aver giocato altre 2 gare con l'Udinese) venne ceduto in autunno al Treviso, neopromosso tra i cadetti. Con i trevigiani rimase per due stagioni nella seconda serie, segnando cinque reti in 50 gare di campionato. Nell'estate del 2000 passò al Cagliari, dove però scese in campo in sole 8 occasioni nell'unica sua stagione in Sardegna, prima di passare al Padova, in Serie C1. Con i veneti giocò due stagioni, marcando 42 presenze senza siglare alcuna rete, prima di passare al Pordenone e poi al Cologna Veneta. Nel 2004 venne invece tesserato dal Tamai, militante in Serie D, dove rimase per tre stagioni, prima di disputare una stagione alla Manzanese, nel 2007-2008. Nazionale Mai convocato nella nazionale maggiore, ha totalizzato una presenza nell'Under-21, il 29 gennaio 1992 nella sfida esterna contro i pari età della Grecia. Ha fatto parte della rosa che ha disputato i Giochi di Barcellona 1992, senza però scendere in campo: ha disputato solo un incontro preolimpico amichevole contro l'Egitto. Allenatore Dal 2008 ricopre il ruolo di allenatore-giocatore del Flumignano, squadra militante nel campionato di Promozione del Friuli-Venezia Giulia; nel giugno del 2013, al termine della sua quinta stagione a Talmassons, lascia il club. Dal 2014 al 2016 allena la società friulana del Sevegliano, militante in Promozione, scendendo più volte in campo. Nella stagione 2016-2017 allena la società friulana della Sangiorgina, in Prima Categoria; l'esperienza, a causa del terz'ultimo posto finale e annessa sconfitta nei play-out, si conclude con l'esonero. Dopo una stagione d'inattività, dal 2018 siede per due stagioni sulla panchina dell'Ol3 di Faedis, militante in Promozione. Dal 2020 è l'allenatore della squadra Under-17 della società giovanile Donatello di Udine. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 3 - Sampdoria: 1991 - Milan: 1993, 1994 Campionato italiano: 2 - Milan: 1993-1994 - Juventus: 1994-1995 Coppa Italia: 2 - Juventus: 1994-1995 - Fiorentina: 1995-1996 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Milan: 1993-1994
  4. CIRO FERRARA GIULIO SALA, “HURRÀ JUVENTUS” GIUGNO 2005Il 5 maggio 2005 Ciro Ferrara ha compiuto vent’anni; ventiquattro giorni dopo, il 29 maggio, ha vissuto la sua ultima domenica da calciatore. Nulla di strano comunque, il nostro è tutto fuorché un baby pensionato: le candeline spente un mese fa, non erano quelle di un compleanno, ma di un anniversario, quello della sua ventesima stagione in Serie A. Considerato il fatto che Ciro di anni ne ha trentotto, significa che ha trascorso più della metà della sua vita sui campi di calcio, a inseguire vittorie e avversari, raggiungendo il più delle volte entrambi e divenendo, partita dopo partita, prima un uomo, poi un campione, poi ancora un monumento.Un personaggio speciale, quello lo è sempre stato: quando lo scorso 15 maggio, al 43° minuto di Juventus-Parma, è entrato in campo, divenendo il decimo giocatore di sempre a raggiungere le 500 presenze in Serie A, il Delle Alpi gli ha riservato un’ovazione commossa, rispondendo all’invito di capitan Del Piero, che da bordo campo, dirigeva i cori, incitando lo stadio a gridare più forte. Una dimostrazione di simpatia e affetto da parte di tifosi e compagni, che non era solo il giusto tributo per il record, ma un doveroso omaggio all’ultimo atto di una carriera straordinaria, resa unica da statistiche impressionanti e da personaggi da leggenda.Una storia che inizia il 5 maggio 1985: al San Paolo giocano Napoli e Juventus, quasi uno schiaffo per chi non crede nel destino. In campo ci sono Maradona e Platini e quattro Campioni del Mondo di Spagna 1982. È un incontro di cartello, ma si gioca ugualmente la domenica pomeriggio: non esistono ancora Pay TV o Pay per View. Per seguire le partite in diretta, o vai allo stadio o ascolti Ameri e Ciotti alla radio e, per vedere i goal, aspetti “90° minuto” come una benedizione.È un mondo diverso: non ci sono cellulari, internet è ancora un mistero per tutti, Berlusconi non è neanche ancora Presidente del Milan. Ciro è un ragazzino di diciotto anni e si sta scaldando a bordo campo. Quando Rino Marchesi, l’allenatore del Napoli, lo chiama per farlo entrare, non sa che, in quel momento, sta mettendo la sua firma su uno dei capitoli più importanti della storia del calcio italiano. «E chi se lo aspettava di giocare? Era una domenica di fine stagione. Marchesi mi aveva portato già diverse volte in panchina e diverse volte mi aveva fatto scaldare, ma non ero mai entrato. Io andavo sempre a scaldarmi vicino alla bandierina; un giorno l’allenatore degli Allievi, mister Delella, mi disse: “Guarda che se non stai vicino alla panchina, il mister si dimentica che ti stai scaldando” e allora misi a frutto il suo consiglio. In realtà quella domenica si fece male Ferrario e così presi il suo posto dopo una ventina di minuti. Mi trovai di fronte Boniek e naturalmente cercai di fare del mio meglio. Terminò 0-0 ed io ero convinto di aver giocato bene e che fosse stata una grande gara. In realtà poi l’ho rivista e fu una partita scandalosa, bruttissima camminavano tutti in mezzo al campo».Quanto avevi sognato quel momento, quando eri piccolo? «Mah, a dire la verità, da piccolo proprio non ci pensavo. Come tutti i bambini ero appassionato di sport e di calcio in particolare ma fino a tredici anni non ho mai fatto parte di una squadra. Facevo tante attività, nuoto, mini basket, ma a calcio giocavo giusto con gli amici nel cortile di casa. Poi, a tredici anni, appunto, ho fatto il mio primo provino, nel Salvator Rosa, una squadra del Vomero. Il campo però era piuttosto lontano e andare fino là portava via troppo tempo allo studio, così dopo appena una settimana di allenamento non andai più. Per fortuna l’allora presidente Varriale chiamò a casa e parlò con i miei genitori ed io promisi loro che avrei continuato a studiare. Devo dire che, in quel periodo, i sacrifici maggiori li fecero proprio i miei, mia madre in particolare, che mi veniva a prendere a scuola per portarmi all’allenamento. Io da parte mia ho mantenuto la promessa e ho terminato gli studi».A scuola te la cavavi bene? «Tutto sommato sì, anche quando ho iniziato a giocare non ci sono stati grossi problemi, almeno nei primi tempi. Poi, verso i sedici, diciassette anni, quando ero già al Napoli, gli impegni diventavano per così dire più importanti, visto che iniziavo a entrare nel giro della prima squadra, e naturalmente avevo meno tempo. Diciamo che comunque sono stato un allievo scaltro, mi facevo interrogare solo quando ero preparato».Visto che non sognavi di fare il calciatore, che tipo di carriera avevi in mente? «Ero convinto di dover continuare l’attività di mio padre. Lui è un tecnico ortopedico e aveva il suo studio dove ogni tanto andavo per iniziare a conoscere il mestiere. Pensavo che quello sarebbe stato il mio lavoro, poi è capitato talmente tutto in fretta che non mi sono neanche reso conto di avere per le mani una grossa opportunità».Quando hai capito che ce l’avresti fatta? «Il giorno che sono andato in ritiro con la prima squadra. Fu un premio che la società riservò a me e ad altri tre ragazzi, per aver vinto il campionato Allievi. L’allenatore, Marchesi, durante le amichevoli mi metteva in campo, mi buttava nella mischia e allora cominciavo a dirmi: “Oh, Ciro, guarda che il treno non passa tanto spesso”. Non volevo lasciarmi sfuggire l’occasione anche se non pensavo di poter arrivare a certi livelli».Come ti sentivi ad allenarti con i campioni? «Era già un sogno essere in squadra con Bruscolotti, con Bagni, con Maradona. Quello era il primo ritiro di Diego con il Napoli. Li guardavo mentre si allenavano e mi chiedevo: “Ma che ci faccio io qui?”. Cercavo di rubargli qualche segreto, di capire da loro come ci si doveva comportare, avevo profondo rispetto per i compagni più grandi. Ora mi pare che le cose siano un po’ cambiate: sarà che ci sono più possibilità di allenarsi con la prima squadra, sarà che è più facile finire sui giornali ma credo che oggi i ragazzi perdano un po’ di umiltà. Il primo giorno di ritiro, io ero in imbarazzo: non sapevo se dare del lei o del tu; poi sono stati gli stessi compagni a mettermi a mio agio, però di borse ne ho portate tante. Oggi è un po’ più difficile che accada».Poi sei diventato un punto fermo di quel Napoli, non solo tu, partenopeo doc, ne sei diventato un simbolo. «Per me era un grande onore rappresentare non solo la squadra, ma anche la città. Oltretutto la società, spinta dal fatto di non aver mai vinto nulla di importante, era sempre alla ricerca di giocatori già affermati e difficilmente puntava su un ragazzo delle giovanili. Invece credo proprio che il primo scudetto sia stato vinto grazie ad un’ossatura fatta di giocatori campani, oltre che, naturalmente, grazie ai fenomeni che avevamo in squadra».Quello scudetto resta indimenticabile: tutta Napoli festeggiò per settimane. «La cosa bella quando si ottiene un risultato è festeggiare! E noi festeggiammo per tanto tempo! Ho vinto ancora diversi scudetti, ma quello per me resta il ricordo più importante, proprio per come fu vissuta quella vittoria, per la gioia, la felicità con cui fu accolto quel successo. I giornali lo descrissero come il riscatto di Napoli. In effetti, andare sui campi di Juve, Milan, Inter e dettare legge era una bella soddisfazione, per tutta la città».Mentre il Ferrara calciatore vinceva e faceva carriera, l’uomo metteva su famiglia. È a Napoli che hai conosciuto tua moglie. «Naturalmente. Ci conoscevamo da quando avevamo quindici anni e ci siamo sposati molto giovani. Lei, come tutta la sua famiglia, è sempre stata un punto di riferimento e pur standomi vicino nei momenti difficili, ha sempre avuto l’intelligenza di non entrare mai nel mio lavoro».Neanche quando è arrivato il momento di lasciare Napoli e di venire alla Juve? «Mah, si sapeva che il Napoli era in un momento di difficoltà e aveva necessità di vendere. C’era la possibilità di andare anche in altre squadre, alla Roma o al Parma, in città più vicine. Ne ho parlato con i miei familiari, ma ho preso io la decisione di venire alla Juve e loro successivamente l’hanno condivisa. Per me era importante avere la possibilità di rimanere a certi livelli e nonostante fossero nove anni che la Juventus non vinceva lo scudetto, scelsi Torino e credo proprio di non aver sbagliato».Napoli e Torino, due città molto diverse tra loro. Com’è stato il primo impatto? «Beh, Torino comunque è una città abbastanza meridionale, quindi non mi sentivo così lontano da casa! A parte gli scherzi, il primo impatto non è stato semplice, anche se conoscevo bene l’allenatore, Lippi, e molti compagni. Mi ricordo che giravo con mia moglie per il centro e ci chiedevamo: “E che ci facciamo qui?” Quando sono venuto alla Juve, avevo ventisette anni e per ventisette anni avevo sempre vissuto a Napoli, ero il capitano della squadra, guadagnavo bene. Ritrovarmi in un’altra città era una sensazione strana. Devo dire che aver vinto lo scudetto e la Coppa Italia il primo anno mi ha aiutato molto. Di successi poi ne sono arrivati tanti e quando si vince è tutto più facile. Certo le differenze tra le due città ci sono, eccome: sul piano sportivo: Napoli vive di calcio, Torino invece è più fredda, anche nel modo di vivere le vittorie. Qui si è obbligati a ottenere dei risultati, ma quando arrivano bisogna comunque esserne felici. Questo è proprio un rimprovero che sento di dover fare alla città: quando si vince, anche se si è abituati, bisogna festeggiare come merita».Ti aspettavi di riuscire a vincere già al primo anno di Juventus? «No, proprio perché la Juventus non vinceva da tempo. E invece, nonostante si stessero ponendo le basi di un progetto completamente nuovo, riuscimmo subito a compattarci in quello che divenne poi, il gruppo storico».Al primo anno, scudetto e Coppa Italia, poi, l’anno dopo, la Champions League. È stato quello il successo più gratificante nei tuoi anni alla Juve? «Riuscire a vincere la Coppa Campioni è importantissimo per la carriera di qualsiasi calciatore, Oltretutto, come dicevo, qui a Torino l’euforia per gli scudetti passa abbastanza in fretta: il sogno dei tifosi bianconeri è sempre la coppa, proprio per questo sono felice di aver fatto parte di quel gruppo».Un gruppo che sempre stato la forza della Juventus, nonostante, gli arrivi e le partenze di diversi campioni. «Negli anni sono andati via giocatori molto carismatici, dei veri e propri leader, ma ne sono arrivati altri, magari con caratteristiche diverse, ma sempre validi dal punto di vista tecnico. Io penso sia una questione di mentalità: quando arrivi alla Juventus, sai che devi comportarti e lavorare seriamente, perché la società ti mette a disposizione tutto, nei minimi particolari, permettendoti di pensare solo a giocare. Da questa squadra, negli oltre cento anni della sua storia, sono passati giocatori fortissimi, ma la continuità credo che sia sempre arrivata dalla società e dalla famiglia Agnelli. Ognuno di noi smetterà di giocare, ma la Juventus è destinata a vincere sempre».I tuoi successi in bianconero sono legati a Marcello Lippi. Insieme siete arrivati da Napoli e insieme avete vinto tutto. «Lippi ha dato tantissimo a questa società e a questa squadra, continuando ad aggiornarsi, evolvendosi, cambiando modo di giocare quando era il caso. Con la Juve ha sempre avuto un feeling particolare ed è riuscito fin da subito a creare un gruppo compatto e una mentalità vincente, la stessa che sono certo, riuscirà a dare anche alla Nazionale».A proposito di Nazionale: tu ti sei tolto grosse soddisfazioni con le squadre di club, ma in azzurro non sono sempre state rose e fiori. «In effetti, sono stato per tanti anni nel giro, ma ho avuto qualche infortunio che non mi ha mai permesso di essere protagonista, nel vero senso della parola. Nel 1998 proprio per un incidente molto grave fui costretto a saltare i Mondiali».Hai pagato anche l’arrivo di Sacchi sulla panchina azzurra. «Sicuro: per tre anni non fui convocato, ma mi presi una grossa rivincita quando venni richiamato. È stata una delle soddisfazioni più grandi, perché evidentemente lo convinsi che sarei potuto essere utile anche se il suo gioco era diverso da quello del Napoli».L’esordio in maglia azzurra resta comunque uno dei ricordi più belli. «Come no. Debuttai nel 1987, contro l’Argentina, contro Maradona. Per me fu molto imbarazzante trovarmelo di fronte: anche se lui cercava di mettermi a mio agio, parlandomi, dicendomi di stare tranquillo, affrontavo comunque Maradona, i Campioni del Mondo. Però li battemmo, poi Diego si arrabbiò per un po’ di tempo, ma meglio lui che io, no?»A proposito di Diego, che ora sta affrontando l’ennesima battaglia: ti capita mai di pensare, con il senno di poi, che forse tu e i tuoi compagni, in quegli anni, avreste potuto fare qualcosa di più per aiutarlo? «Guarda, bisogna prima chiarire che Diego, anche se può sembrare il contrario, ha un carattere molto forte, ha la testa bella dura. Per quanto mi riguarda, io l’ho conosciuto che avevo diciassette anni e a quel punto diventa difficile andare al cospetto di Maradona e parlargli in un certo modo, anche anni dopo. Credo che tutti noi abbiamo cercato di aiutarlo anche solo andando a chiamarlo a casa per farlo venire al campo ad allenarsi, a fare ciò che amava di più. Ora sta cercando di rimettersi in forma: non è facile, ma se ci si mette d’impegno sono sicuro che ce la potrà fare e mi riempirebbe davvero il cuore di gioia».C’è ancora una cosa che Diego potrebbe fare per renderti felice: venire al San Paolo il 9 giugno, per la tua partita di addio. Passeresti alla storia come l’uomo che ha riportato Maradona a Napoli. «Se riuscisse a venire sarei l’uomo più felice de mondo e credo che come me lo sarebbe ogni napoletano. Comunque sarà una bella festa, che ho voluto fortemente. Ho sempre detto che non mi sarebbe sembrato corretto finire la carriera nel Napoli, tornando a trentotto anni con tanti successi alle spalle, ma con poco da dare alla squadra, però avevo ancora un obiettivo, che non ho mai detto a nessuno: indossare ancora una volta la maglia del Napoli. Lo farò nella mia ultima partita».Quando hai deciso di smettere? «Questa stagione. È giusto che la Juventus ringiovanisca la rosa ed è giusto che io termini qui la mia carriera. Avrei avuto l’occasione, anche per il prossimo anno di andar giocare altrove, ma io ho ricevuto tanto dalla Juventus, soprattutto quando ho subito l’infortunio, sette anni fa. In quel momento avrei anche potuto andare via, ma la società invece ha creduto in me e mi ha permesso di giocare fino a trentotto anni. Sono sicuro che mi mancherà il campo. Ci sono stato per vent’anni. Il calcio è ciò che mi diverte di più, ma è arrivato il momento di smettere. Ho preso questa decisione molto serenamente e so che non me ne pentirò».Hai mai pensato che tra cento anni, quando qualcuno prenderà in mano l’almanacco del calcio, il tuo nome ci sarà ancora e anche in bella evidenza? Ti rendi conto di essere un monumento vivente alla storia del calcio? Ciro, orgoglioso e divertito, si ferma un attimo a pensare. «Forse significa che qualcosa di buono l’ho fatto, forse perché ho giocato in due sole squadre, entrambe vincenti. Le vittorie sul campo però vanno divise con il resto della squadra, con l’allenatore, con la società. Io spero di aver lasciato un ricordo positivo anche come uomo. Comunque chi tra cento anni prenderà in mano l’almanacco, su Ferrara dovrà fermarsi a leggere per almeno cinque minuti». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/02/ciro-ferrara.html
  5. CIRO FERRARA https://it.wikipedia.org/wiki/Ciro_Ferrara Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 11.02.1967 Ruolo: Difensore Altezza: 180 cm Peso: 90 kg Nazionale Italiano Soprannome: Stielike Alla Juventus dal 1994 al 2005 Esordio: 31.08.1994 - Coppa Italia - Juventus-Chievo 0-0 Ultima partita: 15.05.2005 - Serie A - Juventus-Parma 2-0 358 presenze - 20 reti 7 scudetti 1 coppa Italia 4 supercoppe italiane 1 champions league 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 trofeo intertoto Allenatore della Juventus dal 2009 al 2010 Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana (Collaboratore Tecnico) Ciro Ferrara (Napoli, 11 febbraio 1967) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Annoverato tra i migliori difensori degli anni 1980 e 1990, nel corso della sua carriera ha vestito le maglie di Napoli e Juventus, conquistando 9 scudetti (1986-87, 1989-90, 1994-95, 1996-97, 1997-98, 2001-02, 2002-03, 2003-2004 e 2004-2005), 2 Coppe Italia (1986-87 e 1994-95), una Coppa UEFA (1988-89), 5 Supercoppe italiane (1990, 1995, 1997, 2002 e 2003), 1 UEFA Champions League (1995-96), 1 Supercoppa UEFA (1996), 1 Coppa Intercontinentale (1996) e 1 Coppa Intertoto (1999). Tra il 1987 e il 2000 ha totalizzato 49 presenze in nazionale, partecipando al campionato d'Europa 1988 e al campionato del mondo 1990, chiusi entrambi al terzo posto, e al campionato d'Europa 2000, concluso in seconda posizione. In giovane età ha fatto parte anche dell'Under-21 e della selezione olimpica, con la quale ha disputato i Giochi di Seul 1988. I 9 campionati vinti lo collocano tra i giocatori più decorati nella storia della Serie A. Nel 1997 è stato incluso nella squadra dell'anno ESM e candidato al Pallone d'oro, classificandosi 33º. Ciro Ferrara Ferrara nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 90 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 2005 - giocatore Carriera Giovanili 1981-1982 Salvator Rosa 1982 Grumese 1982-1984 Napoli Squadre di club1 1984-1994 Napoli 247 (12) 1994-2005 Juventus 358 (20) Nazionale 1985-1987 Italia U-21 6 (1) 1988 Italia olimpica 6 (1) 1987-2000 Italia 49 (0) Carriera da allenatore 2005-2006 Italia Coll. tecnico 2008-2009 Italia Coll. tecnico 2009-2010 Juventus 2010-2012 Italia U-21 2012 Sampdoria 2016-2017 Wuhan Zall Palmarès Mondiali di calcio Bronzo Italia 1990 Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Biografia È nato a Napoli l'11 febbraio 1967, nel quartiere di Posillipo. Esiste un altro calciatore nato nella stessa città, nello stesso anno e con lo stesso nome, che ha fatto parte della rosa del Napoli nella stagione 1985-1986; essendo all'epoca entrambi nella stessa squadra, per differenziarli venivano chiamati per soprannome: al più anziano dei due toccò il nomignolo Stielike, con riferimento all'ex difensore della Germania Ovest noto per il suo energico stile di gioco. L'altro, che sarebbe diventato meno famoso, veniva chiamato Totó. Insieme alla famiglia, nel 2004 è comparso in una serie di spot televisivi della marca di yogurt Danette della Danone, mentre nel 2021 ha recitato negli spot TIMvision insieme a Lino Banfi e agli ex colleghi Christian Vieri e Filippo Inzaghi. In precedenza, nel 2002 era comparso, insieme ad altri due giocatori suoi conterranei, Fabio Cannavaro e Vincenzo Montella, nel film Volesse il cielo! di Vincenzo Salemme. Dalla stagione televisiva 2015-2016 è stato commentatore e opinionista tecnico per Premium Calcio, mentre nel 2021 diventa opinionista per DAZN. Nel 2019 ha partecipato al celebrity talent show di Canale 5, Amici Celebrities, mentre nel 2022 partecipa al reality Pechino Express in coppia col figlio Giovanbattista. A maggio 2005, sempre insieme a Cannavaro, ha creato la Fondazione Cannavaro-Ferrara, associazione di volontariato che si occupa dei bambini disagiati dei quartieri napoletani. Al termine dell'attività agonistica si è stabilito con la famiglia a Torino, dove ha aperto una pizzeria che porta il suo nome. Nel 2020 pubblica il libro Ho visto Diego e dico 'o vero con prefazione dell'amico ed ex compagno di squadra Diego Armando Maradona. Caratteristiche tecniche Giocatore Ferrara (a sinistra), giovane capitano napoletano, in marcatura sul milanista Marco van Basten nel campionato 1990-1991. Affermatosi in giovane età, Ferrara era un difensore grintoso ma corretto, molto dotato atleticamente nonché valido sul piano tecnico. Abile in acrobazia e nel gioco aereo, spiccava per carisma e personalità, ed era in grado di adattarsi a diversi ruoli e moduli tattici: poteva infatti agire da stopper, libero e terzino; inoltre, pur essendo uno specialista della marcatura a uomo, nella quale non lesinava interventi decisi — per questo motivo, avversari come Zbigniew Boniek e Ryan Giggs lo annoverarono tra i difensori più difficili da affrontare —, dimostrò di potersi disimpegnare con profitto anche negli schieramenti a zona, a dispetto di qualche scetticismo. Il suo repertorio comprendeva altresì una buona propensione agli sganciamenti offensivi. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Napoli Ferrara al Napoli nella stagione 1987-1988 A quattordici anni fece il suo primo provino per il Salvator Rosa, squadra del quartiere napoletano del Vomero, grazie all'accordo che il presidente strappò ai suoi genitori: un giorno di allenamento in meno rispetto agli altri per avere più tempo da dedicare allo studio. La stagione successiva fu ceduto alla Grumese che tuttavia lasciò dopo un solo allenamento per la troppa lontananza da casa. Quindi, dopo un provino con il Napoli, entrò negli Allievi B e successivamente negli Allievi A del club azzurro. Per la vittoria dello scudetto di categoria, la squadra di Ferrara verrà premiata dal numero dieci della prima squadra, Diego Armando Maradona, nel corso della sua presentazione allo stadio San Paolo il 5 luglio 1984; come premio, a sorpresa Ferrara verrà poi convocato, insieme ad alcuni compagni degli Allievi, per il ritiro precampionato della prima squadra a Castel del Piano. Costretto momentaneamente in carrozzella dalla sindrome di Osgood-Schlatter, una volta ripresosi poté esordire in Serie A con la maglia azzurra il 5 maggio 1985, al San Paolo contro la Juventus, partita del campionato 1984-1985. Nella stagione 1986-1987 vinse i suoi primi trofei: lo scudetto e la Coppa Italia. Nella 1989 il Napoli vinse il suo primo trofeo europeo, la Coppa UEFA, battendo in finale lo Stoccarda: nella finale di ritorno Ferrara segnò il gol momentaneo del 2-1. Dopo due secondi posti consecutivi in campionato, Ferrara vinse da protagonista un altro scudetto nel 1989-1990, seguìto dalla Supercoppa italiana conquistata contro la Juventus. Nel 1991, dopo la cessione di Diego Armando Maradona, divenne capitano del Napoli, suffragando il suo status di bandiera del club, molto apprezzata dalla tifoseria. In dieci stagioni vestì la maglia azzurra 323 volte: 247 presenze in Serie A e 12 gol, 47 in Coppa Italia con due segnature e una in Supercoppa italiana, 28 presenze nelle coppe europee e un gol. Juventus Ferrara in azione alla Juventus nell'annata 1994-1995 Nell'estate del 1994 viene ceduto alla Juventus, dove ritrova Marcello Lippi il quale già lo aveva allenato a Napoli. Pagato 9,4 miliardi di lire, contribuisce con un rendimento eccellente alla vittoria dello scudetto, il terzo della sua carriera, e della Coppa Italia, la seconda per lui. L'anno successivo vinse ai rigori la Champions League, allo Stadio Olimpico di Roma contro l'Ajax di van Gaal, realizzando il primo penalty per la Juventus. Nella stagione successiva gli venne affiancato Paolo Montero, con il quale comporrà per anni una coppia difensiva di alto livello. A Torino vinse sette campionati, una Coppa Italia, quattro Supercoppe italiane, una Champions League, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intertoto dell'UEFA e una Coppa Intercontinentale. Oltre a quella vinta nel 1996, ha disputato altre tre finali di Champions League: nel 1997 contro il Borussia Dortmund, nel 1998 contro il Real Madrid e nel 2003 contro il Milan. Il 15 maggio 2005, a trentotto anni, gioca la sua ultima partita ufficiale, contro il Parma allo Stadio delle Alpi. Si ritira al termine di quella stagione, vantando in tutto 500 partite in Serie A, nel corso di ventuno stagioni consecutive. Con la maglia bianconera ha giocato in totale 358 incontri: 253 partite in Serie A (più uno spareggio per l'accesso alle coppe europee) segnando 15 gol; 26 in Coppa Italia; e 3 finali di Supercoppa, con 2 segnature; 74 incontri europei con 3 centri e una presenza nella Coppa Intercontinentale. Al 2019 è quattordicesimo nella classifica di presenze in nella massima serie. Con Giancarlo De Sisti e Luciano Castellini, è uno dei tre calciatori ad aver collezionato almeno 200 presenze in Serie A con due differenti squadre. Nazionale Dopo aver totalizzato 6 presenze in Under-21, esordì nella nazionale maggiore il 10 giugno 1987, a 20 anni, in Italia-Argentina (3-1), amichevole disputata a Zurigo. Venne convocato dal commissario tecnico Azeglio Vicini per il campionato d'Europa 1988 e il campionato del mondo 1990, che videro l'Italia giungere al terzo posto. Le due competizioni furono inframmezzate dalla partecipazione con la nazionale olimpica ai Giochi di Seul 1988, chiusi dagli italiani al quarto posto. Ferrara, con la maglia dell'Italia, in azione durante la finale per il terzo posto contro l'Inghilterra al campionato del mondo 1990 Durante le qualificazioni per il campionato d'Europa 1992, Ferrara iniziò a essere impiegato con maggiore frequenza, insidiando la titolarità di Giuseppe Bergomi nel ruolo di terzino destro, ma, sul finire del 1991, l'approdo di Arrigo Sacchi sulla panchina dell'Italia determinò una brusca interruzione della sua carriera azzurra: dopo aver ricevuto tre convocazioni tra il novembre 1991 e il marzo 1992 (senza scendere in campo), il difensore partenopeo fu escluso per tre anni dal giro della nazionale, poiché ritenuto scarsamente adattabile alla marcatura a zona. Reintegrato nelle file azzurre a partire dal giugno 1995, Ferrara si affermò come titolare durante le qualificazioni al campionato d'Europa 1996, ma si infortunò prima dell'inizio della competizione, venendo sostituito dall'esordiente Alessandro Nesta. Sotto la guida di Cesare Maldini, successore di Sacchi, prese parte alle qualificazioni per il campionato del mondo 1998, ma dovette saltare anche quest'ultima manifestazione per via di un altro infortunio; al suo posto fu convocato il rientrante Bergomi. Il 23 febbraio 2000 scese in campo con la fascia da capitano degli azzurri nell'amichevole vinta 1-0 contro la Svezia. A trentatré anni venne convocato dal CT Dino Zoff per il campionato d'Europa 2000 chiuso dall'Italia al secondo posto, e dove nella sfida della fase a gironi contro la Svezia giocò l'ultima delle sue 49 gare in nazionale. Allenatore Inizi e giovanili Nel 2005, subito dopo il suo ritiro, è entrato nello staff della nazionale italiana da collaboratore tecnico del CT Marcello Lippi, partecipando alla vittoria del campionato del mondo 2006. Successivamente torna alla Juventus da responsabile del settore giovanile ed è commentatore televisivo per Sky Sport. Il 26 giugno 2008, col ritorno di Lippi sulla panchina azzurra, torna a ricoprire il ruolo di collaboratore tecnico, senza lasciare le responsabilità del settore giovanile bianconero. Il 18 maggio 2009, in seguito alla sua nomina di allenatore della Juventus, lascia l'incarico in nazionale. Juventus Il 18 maggio 2009 assume la carica di allenatore della Juventus dopo l'esonero di Claudio Ranieri. Esordisce sulla panchina bianconera il 24 maggio con vittoria per 0-3 a Siena, interrompendo la striscia negativa che non vedeva vincere la Juventus da 64 giorni e conquistando la qualificazione diretta alla fase a gironi della successiva Champions League. La settimana seguente, con la vittoria per 2-0 in casa sulla Lazio, la squadra raggiunge il secondo posto finale. Il 5 giugno 2009, dopo aver lasciato l'incarico in nazionale, è confermato allenatore della Juventus. Ferrara (a destra) nell'estate del 2009, mentre firma autografi da allenatore della Juventus La stagione seguente inizia con quattro vittorie consecutive in campionato, ma la squadra accusa presto segni di cedimento, e scivola in una fase negativa che culmina con l'eliminazione dalla Champions League e conseguente retrocessione in Europa League. Nonostante la vittoria 2-1 nel derby d'Italia di dicembre, la crisi di risultati prosegue anche nelle settimane seguenti; il 29 gennaio 2010, all'indomani dell'eliminazione in Coppa Italia per mano dell'Inter, Ferrara è esonerato e sostituito da Alberto Zaccheroni. Nazionale Under-21 Il 22 ottobre 2010 diventa allenatore dell'Italia Under-21, sostituendo Pierluigi Casiraghi. Il 17 novembre seguente esordisce battendo in amichevole la Turchia 2-1 allo stadio comunale di Fermo. Siede per l'ultima volta sulla panchina dell'Under-21 il 4 giugno 2012 in Irlanda-Italia 2-2. In totale colleziona 19 gare (12 vinte, 6 pareggiate, 1 persa). Sampdoria Il 1º luglio 2012 firma con la Sampdoria. Esordisce il 27 agosto nel campionato di Serie A, vincendo col Milan a San Siro ed eliminando il punto di penalità inflitto dal giudice sportivo alla squadra. Dopo altre due vittorie e due pareggi, a partire dalla sesta giornata, la squadra inizia una serie di sconfitte consecutive: quella col Palermo alla dodicesima giornata è la settima consecutiva e la prima con due gol di scarto (le sei precedenti erano sconfitte di misura), determinando il record negativo per la squadra per quanto riguarda la massima serie. Lo stesso Ferrara dichiara, al termine della gara, di avere la totale colpa ma di non volersi dimettere. La serie negativa finisce con la vittoria 3-1 sul Genoa nel derby, il primo in carriera. Il 17 dicembre, dopo la nona sconfitta subita (sette consecutive) col Catania 3-1 e con la squadra classificata al 15º posto, è esonerato e sostituito da Delio Rossi. Nella sua permanenza nella panchina blucerchiata, ha ottenuto in totale 18 punti (-1 a causa della penalizzazione) frutto di 5 vittorie, 3 pareggi e 9 sconfitte. Wuhan Zall Il 5 luglio 2016 torna ad allenare firmando per il Wuhan Zall, club della seconda divisione cinese. Subentra con la squadra al tredicesimo posto nella classifica, portandola alla sesta piazza finale. La stagione seguente, causa un avvio stentato (un punto nelle prime due giornate), viene esonerato. Palmarès Giocatore Club Ferrara e Attilio Lombardo festeggiano il successo della Juventus nella Supercoppa UEFA 1996 Competizioni giovanili Campionato Allievi Nazionali: 1 - Napoli: 1983-1984 Competizioni nazionali Campionato italiano: 9 Napoli: 1986-1987, 1989-1990 Juventus: 1994-1995, 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003. 2003-2004, 2004-2005 Coppa Italia: 2 - Napoli: 1986-1987 - Juventus: 1994-1995 Supercoppa italiana: 5 - Napoli: 1990 - Juventus: 1995, 1997, 2002, 2003 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Napoli: 1988-1989 UEFA Champions League: 1 - Juventus: 1995-1996 Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Ferrara (terzo da destra) festeggia coi compagni di nazionale la vittoria italiana al mondiale militare 1987 Campionato mondiale militare: 1 - Arezzo 1987 Individuale ESM Team of the Year - 1996-1997 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea" - 2003 Pallone d'argento - 2002-2003 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 30 settembre 1991. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 luglio 2000. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
  6. IVANO BORDON https://it.wikipedia.org/wiki/Ivano_Bordon Nazione: Italia Luogo di nascita: Venezia Data di nascita: 13.04.1951 Ruolo: Preparatore dei Portieri Altezza: 183 cm Peso: 78 kg Nazionale Italiano Soprannome: Pallottola Alla Juventus dal 1994 al 1999 e dal 2001 al 2004 5 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane 1 champions league 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Campione del mondo 1982 con la nazionale italiana (giocatore) Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana (preparatore portieri) Ivano Bordon (Venezia, 13 aprile 1951) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, campione del mondo con la nazionale italiana nel 1982. Ivano Bordon Bordon all'Inter nella stagione 1981-1982 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Termine carriera 1989 - giocatore 2010 - allenatore Carriera Giovanili 1965-1970 Juventina Marghera 1970-1971 Inter Squadre di club 1969-1983 Inter 280 (-245) 1983-1986 Sampdoria 90 (-56) 1986-1987 Sanremese 16 (-14) 1987-1989 Brescia 62 (-46) Nazionale 1970-1973 Italia U-21 6 (-8) 1978-1985 Italia 22 (-20) Carriera da allenatore 1993-1994 Udinese Portieri 1994-1999 Juventus Portieri 1999-2001 Inter Portieri 2001-2004 Juventus Portieri 2004-2010 Italia Portieri Palmarès Mondiali di calcio Oro Spagna 1982 Oro Germania 2006 Caratteristiche tecniche Giocatore Bordon è stato un portiere freddo e affidabile, dotato di un ottimo senso della posizione; i suoi notevoli riflessi gli valsero il soprannome Pallottola, coniato da Sandro Mazzola. Il suo stile di gioco ricalcava quello di Lido Vieri, suo predecessore nell'Inter: in proposito, Bordon ebbe a dire che «se oggi vedo dei filmati di partite dell’Inter di quegli anni, faccio fatica a capire se sono io o Lido, tanto il mio stile assomigliava al suo». Carriera Giocatore Club Bordon alla Sampdoria nella stagione 1983-1984 Fu scoperto da Elio Borsetto, già compagno di squadra del padre di Bordon nelle file del Venezia, durante la sua militanza nella Juventina Marghera, società in cui mosse i primi passi. Nell'estate del 1966, per centomila lire, passò all'Inter, approdando in prima squadra l'anno 1970. Fece il suo esordio nel massimo campionato l'8 novembre dello stesso anno, nel derby Milan-Inter (3-0), rimanendo in nerazzurro fino al 1983, per un totale di 382 partite di cui 281 in campionato. Una delle sue prime gare da titolare con i nerazzurri è passata alla storia, il ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni 1971-1972 contro il Borussia Mönchengladbach, in cui si ritrovò a sostituire Lido Vieri: la gara finì 0-0 dopo che all'andata l'Inter vinse 4-2. Con i milanesi conquistò due scudetti (1970-1971, 1979-1980) e due Coppa Italia (1977-1978, 1981-1982). Nel corso della stagione 1979-1980 rimase imbattuto per 686 minuti (tra la 4ª e l'11ª giornata), all'epoca un record nella storia interista. Bordon (a destra) al Brescia nel 1987, mentre saluta Walter Zenga suo erede a difesa della porta interista. Dopo la militanza in nerazzurro, giocò per tre stagioni nella Sampdoria, dal 1983 al 1986, ancora in Serie A, con cui vinse la Coppa Italia 1984-1985. Sul finire della carriera difese la porta della Sanremese per una stagione, e del Brescia per due, in Serie B. Si ritirò dall'attività agonistica nel 1989. Nazionale Esordì in nazionale nel 1978, sotto la direzione del commissario tecnico Enzo Bearzot. Venne quindi convocato come terzo portiere per il campionato del mondo 1978, dietro Dino Zoff e Paolo Conti. Partecipò poi come vice di Zoff sia al campionato d'Europa 1980 che al vittorioso campionato del mondo 1982. Disputò la sua ultima partita in nazionale nel 1985, totalizzando 22 presenze e 20 reti subite. Allenatore Nella stagione 1993-1994 iniziò a lavorare come preparatore dei portieri entrando nello staff tecnico dell'Udinese, in Serie A. Bordon (in alto, primo da sinistra), preparatore della Juventus, festeggia la vittoria dello scudetto 1997-1998. L'annata seguente approdò alla Juventus dove trovò Marcello Lippi, con cui instaurerà un lungo e proficuo sodalizio professionale. Chiamato a far «salire Peruzzi dal quarto posto a quello di titolare della Nazionale dei Mondiali '98», ebbe un importante ruolo nella crescita tecnica del portiere, che di lì a poco, come profetizzato da Lippi, diverrà il nuovo numero uno dell'Italia. Rimase a Torino per tutto il primo ciclo bianconero del tecnico viareggino, fino al 1999, contribuendo alle vittorie in Italia di tre scudetti (1994-1995, 1996-1997 e 1997-1998), una Coppa Italia (1994-1995) e due Supercoppe di Lega (1995 e 1997), e in campo internazionale di una UEFA Champions League (1995-1996), una Supercoppa UEFA (1996) e una Coppa Intercontinentale (1996). Nel 1999 seguì quindi Lippi e Peruzzi all'Inter, rimanendo nello staff nerazzurro per il successivo biennio. Nel 2001 tornò alla Juventus, ancora al seguito del tecnico toscano; stavolta rimase a Torino fino al 2004, allenando Gianluigi Buffon e partecipando, nel secondo ciclo Lippi a Torino, alle vittorie di altri due scudetti (2001-2002 e 2002-2003). Infine dal 2004 al 2006 seguì ancora Lippi nello staff tecnico della nazionale italiana, lavorando in azzurro con Buffon, Peruzzi e Marco Amelia durante il vittorioso campionato del mondo 2006 in Germania. Per questo ruolo, l'11 dicembre dello stesso anno venne premiato dalla FIGC con una Panchina d'oro speciale. Nel 2020 scrive, con la collaborazione di Jacopo Dalla Palma, la sua biografia con il libro In presa alta. Record Portiere con la più lunga striscia di imbattibilità in Serie A con l'Inter (686 minuti di imbattibilità, dal 7º minuto della 4ª giornata fino al 63º minuto della 11ª giornata della Serie A 1979-1980). Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Inter: 1971 Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Inter: 1970-1971, 1979-1980 Coppa Italia: 3 - Inter: 1977-1978, 1981-1982 - Sampdoria: 1984-1985 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Spagna 1982 Individuale Premio Panchina d'oro speciale: 1 - 2006 Onorificenze Collare d'oro al merito sportivo — Roma, 19 dicembre 2017.
  7. LUCIANO MOGGI https://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Moggi Nazione: Italia Luogo di nascita: Monticiano (Siena) Data di nascita: 10.07.1937 Ruolo: Direttore Generale Soprannome: Lucky Luciano Dirigente della Juventus dal 1994 al 2006 7 scudetti 1 coppa Italia 4 supercoppe italiane 1 champions league 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 trofeo intertoto Luciano Moggi (Monticiano, 10 luglio 1937) è un dirigente sportivo italiano. È stato dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, portando alla conquista di otto scudetti (sette con la Juventus e uno con il Napoli), tre Coppe Italia (con Roma, Torino e Juventus), cinque Supercoppe italiane (quattro con la Juventus e una con il Napoli), una UEFA Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intertoto (tutte con la Juventus), oltre alla vittoria di una Coppa UEFA con il Napoli. Ha collaborato con il quotidiano Libero e per il sito web del settimanale Tempi, oltre a svolgere l'attività da opinionista per l'emittente Sportitalia, nonché di trasmissioni calcistiche sull'emittente radiofonica Radio Manà Manà. Dal 13 settembre 2015 è giornalista pubblicista. Nel maggio 2006 è stato coinvolto nello scandalo sportivo divenuto celebre come Calciopoli: il relativo processo penale a Napoli è arrivato alla sentenza di appello il 17 dicembre 2013 con una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Luciano Moggi (a sinistra) general manager del Napoli tra la fine degli anni 1980 e l'inizio degli anni 1990, con il presidente del club Corrado Ferlaino. Biografia Nato da una famiglia di ceto modesto, sin da piccolo si appassiona di calcio, giocando per quaranta giorni nell'Akragas nella stagione 1963-1964. Terminate le scuole medie inizia a lavorare presso le Ferrovie dello Stato, stabilendosi a Civitavecchia e giocando da stopper in squadre di categorie inferiori. Alla fine degli anni sessanta: insoddisfatto del suo lavoro e stanco di giocare a calcio senza introiti, Moggi intravide un futuro come scopritore di talenti, in particolare nel calcio minore. Carriera Gli inizi da consulente alla Juventus e alla Roma Moggi entrò nel calcio maggiore negli anni settanta per la Juventus, alle dipendenze del direttore generale Italo Allodi. Organizzò una rete di osservatori alla ricerca di giovani talenti nei campi di periferia. Tra i suoi atleti ci sono il sedicenne Paolo Rossi nel 1972, Claudio Gentile nel 1973 e Gaetano Scirea nel 1974. Pochi anni dopo Moggi assunse un ruolo più importante: non si limitava a lavorare per la Juventus, ma allacciava contatti anche con le altre squadre per muovere trattative, finché fu costretto a cambiare società a causa della rottura con il presidente Giampiero Boniperti. Moggi in veste di consulente di mercato della Roma nell'estate 1978, tra i nuovi acquisti Luciano Spinosi (a sinistra) e Roberto Pruzzo (a destra). La sua tappa successiva fu la Roma del nuovo presidente Gaetano Anzalone: grazie all'aiuto di qualche giornalista è Moggi a farsi avanti e a conoscere Anzalone, che decise per il suo impiego di consulente di mercato. Nel periodo alla Roma è autore dell'acquisto di Roberto Pruzzo – soffiato proprio alla Juventus di Boniperti. Il suo allontanamento dalla Roma avvenne pochi giorni dopo che Dino Viola, il nuovo presidente, venne a conoscenza del fatto che alla vigilia della partita con l'Ascoli, Moggi era stato a cena con l'arbitro dell'incontro Pieri. Era il 25 novembre 1979 e si giocava la decima giornata di campionato: la Roma vinse la partita 1-0 e il presidente dell'Ascoli Costantino Rozzi si infuriò per un arbitraggio secondo lui a favore della Roma. Negli spogliatoi incontrò Viola, al quale non risparmiò critiche nei confronti di Moggi, visto in un ristorante in compagnia dell'arbitro e dei due guardalinee: questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e Viola decise di allontanarlo. Il biennio alla Lazio Nel 1980, dopo lo scandalo del calcio scommesse, fu assunto col ruolo di direttore generale dalla Lazio per rilanciarla, ma, dopo due anni, rassegnò le dimissioni con la società biancoceleste ancora in Serie B. Dirigente a Torino e a Napoli Moggi (in alto) durante la sua esperienza napoletana, in un momento di relax con Diego Armando Maradona. Nel 1982 si trasferì al Torino del presidente Sergio Rossi e dell'amministratore delegato Luciano Nizzola. A Torino rimase per cinque anni, subendo anche la contestazione dei tifosi, forse a causa dei disastrosi colpi di mercato portati a termine (come l'argentino Patricio Hernández) o saltati (lo jugoslavo Safet Sušić😞 il 29 maggio 1987 si dimise dalla carica. Il 22 giugno seguente passò al Napoli di Ferlaino e Maradona subito dopo la vittoria del primo scudetto, succedendo ad Italo Allodi. Il Napoli ottenne la Coppa UEFA nel 1989 e lo scudetto e la Supercoppa italiana nel 1990. Nel 1991 Moggi si dimise per incompatibilità con Ferlaino. Nel 1991 tornò al Torino del presidente Gian Mauro Borsano, dove venne inquisito insieme al suo collaboratore Luigi Pavarese per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione nei confronti degli arbitri in occasione delle partite di Coppa UEFA. Lo stesso Borsano e il contabile Giovanni Matta testimoniarono il fatto specificando che era Moggi a occuparsi personalmente dell'ospitalità nei confronti degli arbitri e dei guardalinee e di procurare loro le prostitute per le partite casalinghe, mentre le prestazioni erano pagate dal Torino attraverso fondi neri. La sentenza è di proscioglimento perché Pavarese si assunse tutte le responsabilità, mentre dal lato sportivo la frode non poteva sussistere in quanto la frode sportiva non si applicava alle gare UEFA, che chiuse velocemente le proprie indagini. Il Torino vinse la Coppa Italia nel 1993. Gli anni alla Juventus Parte dei vertici della Juventus nella seconda metà degli anni 1990; da sinistra: l'amministratore Antonio Giraudo, l'allenatore Marcello Lippi, il presidente onorario Umberto Agnelli, il direttore sportivo Moggi e il vicepresidente Roberto Bettega (di spalle). Una volta lasciato il Torino tornò alla Roma di Franco Sensi, ma nel 1994 passò alla Juventus dell'amministratore delegato Antonio Giraudo e dove sarebbe stato definito dall'avvocato Gianni Agnelli «lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli». Qui rimase fino al maggio 2006, quando venne collegato a un'inchiesta giudiziaria in ambito sportivo nota come Calciopoli. I dodici anni con la Juventus furono quelli più vincenti della sua intera carriera dirigenziale e lo ponevano tra i dirigenti calcistici più importanti a livello nazionale e internazionale: infatti la Juventus vinse sette scudetti, una Champions League, una Coppa Italia, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA, quattro Supercoppe italiane e una Coppa Intertoto. Inoltre raggiunse altre due finali di Coppa Italia, tre di Champions League e una di Coppa UEFA. Lo scandalo di Calciopoli Nel 2006 furono pubblicate su alcuni giornali alcune intercettazioni telefoniche di un'inchiesta archiviata dal tribunale di Torino (i cui faldoni erano stati trasmessi all'allora presidente della FIGC Franco Carraro) in cui alcuni dirigenti si informavano con il designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, delegato arbitrale UEFA, sui nomi di alcuni direttori di gara che dovevano essere sorteggiati per dirigere le partite della successiva Champions League. Scoppiò quindi uno scandalo che portò alle dimissioni di Moggi e degli altri due dirigenti, per un'inchiesta che teorizzava il reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Stando alle accuse Moggi intratteneva singolari rapporti con alcune persone che gravitavano attorno al giornalismo sportivo italiano, allo scopo di mettere in buona o cattiva luce l'operato di arbitri e società. Nel mese di luglio la Corte di giustizia federale della FIGC confermò la squalifica di Moggi per cinque anni con proposta di radiazione. Il 28 marzo 2010 la FIGC dichiarò che viste le vicende dello scandalo Moggi era stato radiato. Il 9 luglio 2011 la Corte federale si è espressa confermando la radiazione, così come, nel 2012, il CONI ha confermato la sentenza di radiazione per Moggi. Il tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio ha dapprima rigettato la richiesta sospensiva del provvedimento dell'Alta corte di giustizia sportiva e nel 2016, quattro anni dopo, ha respinto il ricorso, confermando così in via definitiva la preclusione da qualsiasi incarico nell'ambito dello sport italiano. Il 15 marzo 2017 il Consiglio di Stato ha giudicato inammissibile «per difetto di giurisdizione del giudice statale» il ricorso fatto da Moggi contro la sentenza di radiazione della Corte federale della FIGC. Il processo a Roma per il caso GEA È stato accusato di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata nell'ambito dell'inchiesta sull'azienda Gea World. Secondo i pubblici ministeri, Luciano e Alessandro Moggi, nonché Franco Zavaglia, sarebbero stati i promotori del sistema di potere che avrebbe portato la Gea a esercitare una funzione dominante nel mondo del calcio. Nel capo di imputazione si affermò che i tre avrebbero creato la Gea per «acquisire il maggiore numero di procure sportive, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in maniera determinante sul mercato calcistico, per condizionare la gestione dei calciatori e di riflesso quella di svariate squadre del campionato di calcio». Nel 2009 la X sezione del tribunale di Roma ha condannato Moggi a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violenza privata nei confronti dei calciatori Manuele Blasi – indotto ad abbandonare il procuratore Stefano Antonelli per passare alla Gea – e Nicola Amoruso, anch'egli per fatti relativi alla sua procura. Oltre a lui è stato condannato anche il figlio Alessandro, tuttavia assolti insieme a tutti gli altri componenti della Gea dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza, non accogliendo la richiesta di condanna a 4 anni e 8 mesi del procuratore generale Alberto Cozzella. La sentenza del processo d'appello del 25 marzo 2011 ha ridotto la condanna a un anno di reclusione a causa della prescrizione dei fatti inerenti a Nicola Amoruso, ha inoltre condannato Moggi al risarcimento del danno nei confronti del procuratore Stefano Antonelli e della FIGC e ha confermato l'assoluzione per associazione a delinquere; la pena di un anno non sarebbe stata comunque scontata in quanto coperta dall'indulto del 2006. Il 15 gennaio 2014 il processo finì con l'annullamento «per non corretta applicazione della norma» senza rinvio per prescrizione in Cassazione della sentenza di condanna a un anno di reclusione per «violenza privata» stabilita in secondo grado e la conferma del verdetto assolutorio emesso nei due gradi precedenti per quanto riguarda l'accusa di «associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza». Il processo penale di Calciopoli a Napoli L'8 novembre 2011 è stato condannato in primo grado dal tribunale di Napoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione (oltre al daspo di 5 anni e all'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici) per promozione della associazione a delinquere. Il 17 dicembre 2013 nel processo di appello la pena è stata ridotta a 2 anni e 4 mesi. Secondo le motivazioni della sentenza, Moggi «esercitava un ruolo preminente sugli altri sodali: non solo ha ideato di fatto lo stesso sodalizio, ma ha anche creato i presupposti per far sì di avere un'influenza davvero abnorme in ambito federale» e nella sentenza si fa riferimento alla «peculiare capacità di Moggi di avere una molteplicità di rapporti a vario livello con i designatori arbitrali fuori dalle sedi istituzionali, ai quali riusciva a imporre proprie decisioni e proprie valutazioni su persone e situazioni coinvolgendoli strettamente così nella struttura associativa e nel perseguimento della comune illecita finalità. Appaiono eclatanti le diverse incursioni di Moggi, assieme a Giraudo, negli spogliatoi di arbitri e assistenti». Il 24 marzo 2015 la Cassazione annullò il verdetto di condanna in secondo grado senza rinvio essendo estinto per prescrizione il reato di «associazione per delinquere» (sopraggiunta nel 2014) e di due imputazioni di «frode sportiva» per insussistenza del reato nonché il rigetto del ricorso per alcune imputazioni di «frode sportiva», reati estinti per prescrizione nel 2012. Dalle motivazioni è emerso che a giudizio della Cassazione Moggi è stato «l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)». Per i giudici Moggi ha commesso sia il reato di associazione per delinquere sia quello di frode sportiva «in favore della società di appartenenza (la Juventus)» e ha anche ottenuto «vantaggi personali in termini di accrescimento del potere (già di per sé davvero ragguardevole senza alcuna apparente giustificazione)». Dai giudizi di Moggi in televisione e sui media «potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate». L'associazione per delinquere diretta da Moggi «era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, il Pairetto o il Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta». Altri riti Nell'aprile 2007 gli atti relativi all'ipotesi di sequestro di persona di Moggi ai danni dell'arbitro Gianluca Paparesta furono trasmessi per competenza alla procura di Reggio Calabria: alla fine la procura archiviò il caso perché «il fatto non sussiste». Il 21 gennaio 2009 il giudice dell'udienza preliminare (GUP) di Milano ha assolto Moggi dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'Inter: Moggi era accusato di avere diffamato l'Inter in quanto aveva dichiarato che si era salvata patteggiando il caso del passaporto falso di Álvaro Recoba senza conseguenze rilevanti, a differenza di quanto accaduto alla Juventus nel caso Calciopoli. Gabriele Oriali, all'epoca dirigente dell'Inter, aveva effettivamente patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per ricettazione e concorso in falso. Il GUP di Milano ha ritenuto che le parole di Moggi fossero solo «espressione del diritto di critica, al massimo imprecise, ma non penalmente rilevanti». Il 14 maggio 2009 il giudice di pace di Lecce ha assolto Moggi e l'arbitro Massimo De Santis dall'accusa di frode sportiva in concorso per avere alterato l'andamento delle gare Lecce-Juventus e Lecce-Fiorentina del campionato 2004-2005, come sancito dalle sentenze sportive. In particolare il giudice ha stabilito che «non è stato in alcun modo provato il fatto descritto» e che «il Giudicante non ritiene inoltre pienamente utilizzabili le sentenze rese dagli organi di giustizia sportiva essendo quest'ultimo giudizio strutturalmente diverso rispetto al giudizio ordinario. Né si ritiene che le intercettazioni telefoniche richiamate nel corso del giudizio possano avere valenza probatoria, non essendo utilizzabili in un procedimento diverso da quello nel quale esse sono disposte». Il 24 novembre 2009 a Torino insieme a Giraudo, Bettega e alla società Juventus è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dalle accuse riguardanti la gestione dei conti della società durante il periodo della Triade. I pubblici ministeri avevano chiesto tre anni di reclusione per Moggi. Inoltre l'11 novembre 2010 la Juventus ha ritirato la querela contro Moggi, Giraudo e Bettega presentata nell'ambito dello stesso processo per i bilanci della vecchia gestione finanziaria della società. Il 14 settembre 2010 insieme a Giraudo, Bettega, Blanc e Giovanni Cobolli Gigli è stato prosciolto dall'accusa di violazioni fiscali sui bilanci della Juventus dal 2005 al 2008. Il giudice torinese Eleonora Montserrat Pappalettere ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla stessa procura di Torino e ha chiuso il caso aperto da un accertamento della Guardia di Finanza. L'11 novembre 2011 il giudice monocratico di Roma ha condannato Moggi a 4 mesi di reclusione e al pagamento di un risarcimento danni di 7 000 euro a Franco Baldini, vittima di minacce durante un processo in cui doveva testimoniare, quindi nelle vesti di pubblico ufficiale. Nel giugno 2012 è stato condannato a pagare le spese processuali per la causa civile per diffamazione intentata a Carlo Petrini e alla Kaos edizioni alla luce di alcune frasi presenti nel libro Calcio nei co*****i. Secondo il tribunale di Milano quelle frasi non sono diffamatorie, ma desumibili dal rapporto dei Carabinieri diffuso anche dai giornali sull'indagine Offside del 2005. Nel luglio 2015 è stato assolto dal tribunale di Milano dall'accusa di avere diffamato l'ex presidente dell'Inter Giacinto Facchetti in una trasmissione televisiva. Nel maggio 2016 è stato condannato a 1 000 euro di multa, e al risarcimento in separata sede del danno, per aver diffamato l'ufficiale dei carabinieri Attilio Auricchio che indagò su Calciopoli. Il giudice ha subordinato la sospensione condizionale della condanna al versamento di una provvisionale di 20 000 euro. Carriera in sintesi 1980-1982: Lazio - Direttore sportivo 1982-1987: Torino - Direttore sportivo 1987-1991: Napoli - Direttore sportivo 1991-1992: Torino - Direttore sportivo 1992-1993: Roma - Direttore sportivo 1994-2006: Juventus - Direttore generale
  8. ANTONIO GIRAUDO https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Giraudo Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 02.09.1946 Ruolo: Amministratore Delegato Alla Juventus dal 1994 al 2006 Antonio Giraudo (Torino, 2 settembre 1946) è un dirigente sportivo italiano, amministratore delegato della Juventus dal 1994 al 2006. Da destra: Antonio Giraudo, Paulo Sousa e Ciro Ferrara festeggiano il successo della Juventus nella UEFA Champions League 1995-1996 Carriera Laureato in economia, impiegato alla Toro Assicurazioni, dal 1984 al 1991 è alla guida della stazione sciistica di Sestriere. Nominato nel 1994 amministratore delegato della Juventus da Umberto Agnelli, nei dodici anni di gestione economico-finanziaria ha consentito alla Juventus di chiudere sempre i bilanci in utile. Insieme a Luciano Moggi e Roberto Bettega (con i quali componeva la cosiddetta "Triade") è stato il fautore dei successi bianconeri di quel periodo, sia quelli sportivi che quelli economici. Tra i progetti più importanti patrocinati da Giraudo ricordiamo l'accordo per la ristrutturazione dello stadio delle Alpi e l'entrata in borsa della Juventus. Nel 2005, firmò un redditizio accordo di sponsorizzazione con la società petrolifera Tamoil. Procedimenti giudiziari Processo sull'abuso di farmaci Giraudo è stato processato dal Tribunale di Torino nell'ambito del giudizio ordinario celebrato contro la Juventus tra il 2000 e il 2007 sulla base all'accusa di «abusi di farmaci pericolosi alla salute e frode sportiva»: il processo penale finì il 30 marzo 2007 con la sentenza della Corte di cassazione che confermò l'assoluzione «per non avere commesso il fatto» dall'accusa di «frode sportiva» relativa all'utilizzo di eritropoietina umana ricombinante (EPO), – sancita già dal processo in primo grado e confermata nel grado successivo – mentre annullò la sentenza di assoluzione in secondo grado circa la somministrazione di medicinali vietati diversi dall'EPO, nonché circa la somministrazione di medicinali non vietati. Nel primo caso, la Cassazione rilevò che l'assoluzione in secondo grado «sul punto specifico, risulta carente [...]», in quanto la Corte d'appello non aveva confutato le argomentazioni del primo giudice, limitandosi ad affermare che tali sostanze erano state «praticamente ignorate». Nel secondo caso, pur non essendo all'epoca ancora in vigore la legge sul particolare (introdotta il 14 dicembre 2000), fu ritenuto che l'utilizzo di farmaci in condizioni off-label potesse integrare il delitto di cui all'art. 1 della legge n. 401 del 1989, l'unica applicabile al periodo indagato. Dopo aver stabilito che i giudici d'appello non avevano tenuto conto di alcuni particolari, la Corte sancì la realizzazione di un nuovo processo per confermare le suddette ipotesi, poiché nel frattempo le liste di farmaci consentiti erano state modificate; tutto ciò non ebbe luogo per la prescrizione delle accuse in oggetto dal 12 febbraio 2007. Processo sul doping amministrativo Il 24 novembre 2009 Giraudo, insieme a Luciano Moggi e Roberto Bettega, è stato assolto, poiché «il fatto non sussiste», dal giudice del Tribunale di Torino Dante Cibinel al processo per i conti della gestione della Juventus nel periodo 1994-2006. La causa si è celebrata con il rito abbreviato ed era lo sbocco dell'inchiesta sulle cosiddette plusvalenze sulla compravendita di giocatori. Processo su Calciopoli Dagli sviluppi dell'inchiesta balzata agli onori delle cronache con il nome di Calciopoli, è emerso che sulla vittoria del campionato 2004-2005 (della quale la Juventus è stata privata assieme al titolo 2005-06) grava il sospetto della «frode sportiva». L'11 maggio 2009 i pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto per Giraudo cinque anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Il 14 dicembre 2009, il GUP di Napoli ha condannato Giraudo con rito abbreviato a tre anni di reclusione per «frode sportiva e associazione a delinquere». Il 19 ottobre 2012 il pg Esposito, al termine della sua requisitoria in aula a Napoli, ha chiesto per l'ex ad della Juventus quattro anni di reclusione, uno in più rispetto alla pena inflitta in primo grado, e 30.000 euro di multa. Per il pg, Giraudo non è un semplice partecipe dell'associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, ma uno dei promotori. Il 5 dicembre 2012 la Corte d'Appello di Napoli ha condannato Giraudo ad un anno e otto mesi. Per l'ex ad della Juventus è rimasto solo il capo d'accusa riguardante l'associazione a delinquere; cancellato però il suo ruolo di "promotore" come aveva chiesto l'accusa. Giraudo è stato inoltre condannato per frode sportiva riguardo alla partita Juventus-Udinese, mentre sono cadute le accuse per le altre due partite: Udinese-Brescia e Juventus-Lazio. Il 24 marzo 2015 la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza di condanna in appello per "associazione a delinquere" a causa della sopraggiunta prescrizione del reato imputato. Processo sui diritti TV Giraudo fu processato nel 2008 per presuntamente aver causato il concorso in bancarotta fraudolenta delle casse di Meister Team, società che per alcuni anni gestì i diritti tv della Juventus. L'11 novembre 2011, dopo un giudizio durato tre anni, il Tribunale di Torino l'ha assolto per «non avere commesso il reato».
  9. NARCISO PEZZOTTI https://it.wikipedia.org/wiki/Narciso_Pezzotti Nazione: Italia Luogo di nascita: Offanengo (Cremona) Data di nascita: 08.07.1942 Ruolo: Allenatore in seconda Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1994 al 1999 e 2007 10 panchine - 7 vittorie - 2 pareggi - 1 sconfitta Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Narciso Pezzotti (Offanengo, 8 luglio 1942) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano. Narciso Pezzotti Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex calciatore) Termine carriera 1975 - giocatore 2019 - allenatore Carriera Squadre di club 19??-196? Crema ? (?) 196?-1964 Bolzano ? (?) 1964-1967 Chieti 39+ (3+) 1967-1969 Empoli 74 (4) 1969-1971 SPAL 42 (3) 1971-1974 Solbiatese 88 (2) Carriera da allenatore 1975-1977 Solbiatese Giovanili 1978 Como 1978-1979 Como Vice e Primavera 1981-1982 Empoli 1982-1984 Torino Vice 1986-1992 Sampdoria 1992-1993 Roma 1994-1999 Juventus Vice 1999-2001 Inter Vice 2001-2002 Monaco Vice 2004-2006 Italia Vice 2007 Juventus Coll. tecnico 2008-2010 Italia Vice 2012-2015 Guangzhou E. Assistente 2016-2019 Cina Assistente Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Carriera Giocatore Come calciatore ha giocato come attaccante prevalentemente in Serie C, poi fu costretto ad interrompere la sua carriera a causa di un brutto infortunio ad un ginocchio. Allenatore Dopo aver preso il patentino di allenatore diviene tecnico prima della Solbiatese, poi del Como ed infine dell'Empoli. Dal 1982 inizia a lavorare come Vice di grandi allenatori: fino al 1984 è il vice di Eugenio Bersellini al Torino, in seguito lo è di Vujadin Boškov prima alla Sampdoria e poi alla Roma (con il tecnico slavo da un punto di vista formale Pezzotti risulta "allenatore" poiché infatti Boskov ricopriva il ruolo di Direttore Tecnico). Dal 1994 comincia il sodalizio con Marcello Lippi, che segue alla Juventus, all'Inter, nuovamente in bianconero e poi anche in Nazionale. È quindi il principale collaboratore di Lippi durante il trionfo mondiale del 2006 (dal 16 luglio 2004 al 12 luglio 2006) e lo affianca nuovamente in azzurro dal 26 giugno 2008 al 1º luglio 2010. Lo segue poi anche nell'esperienza cinese: dal 17 maggio 2012 diventa infatti collaboratore tecnico del Guangzhou Evergrande, squadra della Chinese Super League. Palmarès Giocatore Serie D: 1 - Chieti: 1966-1967 Allenatore Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Sampdoria: 1990-1991 Competizioni internazionali Coppa delle Coppe: 1 - Sampdoria: 1989-1990
  10. MARCELLO LIPPI «La forza della Juventus è che quando vinci una partita, per quanto importante, per quanto bella, per quanto spettacolare, il giorno dopo viene cancellata e si pensa sempre a quella successiva. All’inizio è frustrante, ma poi capisci che è il segreto del successo». La Juve del rinascimento – scrive Angelo Caroli su “Hurrà Juventus” del luglio 1994 – non poteva scegliere nome più pertinente e suggestivo: Marcello Lippi. Non è un discendente del pittore del ‘400, ma l’erede diretto di Trapattoni. Ed ecco l’uomo. L’uomo del rilancio e delle speranze. Dopo aver fatto gavetta come tecnico a Pontedera, Siena, Pistoia, Carrara, Cesena e Lucca setacciando moduli (zona, uomo e mista uomo-zona) per scoprire la verità, il nuovo tecnico della Juve si è affacciato su ribalte più importanti, come quelle bergamasca e partenopea. E oggi siede sulla panchina bianconera. Perciò si appellano a lui i milioni di tifosi sparsi sotto tutti i cieli della Penisola, che vogliono rivedere quel pezzetto di raso tricolore cucito l’ultima volta sulle maglie dei loro campioni nella primavera dell’86. Lippi smentisce l’impietosa autocritica del corregionale Curzio Malaparte, secondo cui i toscani hanno il paradiso negli occhi e l’inferno sulla bocca. Marcello è un viareggino dalla lingua sciolta però misurata, disponibile, garbato. Le sue frasi non sono mai tuoni, piuttosto rasserenano, come lo sguardo limpido. Ma guai se si tradisce la sua buona fede, gli salta la mosca al naso ed è capace di rovinare perfino un buon rapporto di vicinato. Pero prima tenta di salvarlo, tirando fuori il rospo, spiegando e chiedendo spiegazioni. Un metodo a cui non ricorre mai per interposta persona. È comunque un buon esemplare di diplomazia, nel senso che cura i rapporti interpersonali con l’abilità di un ambasciatore e la misura dei farmacisti. La bravura nel gestire uno spogliatoio è il suo forte, basta guardare come viene fuori dalla tribolata stagione napoletana, in un mare di guai e incertezze societarie. Non ha mai perso la calma e la barca azzurra è andata in porto, regolarmente. In panchina (o alla lavagna) traccia linee concrete, non sogna a occhi aperti, è un realista all’italiana che lascia perdere gli svolazzi. Ma sentite, parola su parola, questo concentrato di semplicità e correttezza. Innanzi tutto due parole sui colleghi, i moduli, un mestiere che sta perennemente sul filo di una corda. «Sono un tradizionalista, il che non significa appartenere all’età della pietra. Come non è progressista soltanto chi sposa la zona. L’allenatore deve innanzitutto stabilire un ottimo feeling con i giocatori. Io, come quelli della mia generazione, mi sono ispirato a Trapattoni – quanti hanno vinto come lui? – un maestro per far maturare una squadra e farle assimilare certi concetti psicologici. Poi ammiro Capello e anche Zeman, nonostante a un successo per 5-4 io preferisca l’1-0. Così salvo le coronarie». E adesso che ha la Juve in mano? «Mi porterò dietro il battito potente del cuore di Napoli. Sono ovviamente felice di essere arrivato così in alto, mi si offre l’opportunità di aprire un nuovo ciclo juventino». Ma di fronte c’è sempre quel Diavolaccio pronto a combinarne di tutti i colori. «Noi abbiamo basi solide, possiamo crescere, e sembra che la differenza tra i campioni d’Italia e il resto del campionato si sia ridotto notevolmente». Che cosa chiede alla Juve? «Di avere la stessa fame di successo che dà fiato alle ambizioni degli uomini di Capello». Ci disegni la mappa dei pretendenti al trono. «Non credo di andare molto lontano se dico Milan, Juve, Parma, Lazio, Samp, Inter e Roma». Dunque lo scudetto è l’idea dominante... «Ho affrontato due volte la Juve stando sulla panchina del Napoli e mi sono accorto che è in grado di mettere sotto chiunque in qualsiasi momento. E ora si è rinforzata». Un pensiero a Roberto Baggio. «Un uomo moralmente eccezionale e un fuoriclasse davanti al quale bisogna togliersi il cappello. Mi accontenterei se confermasse la stagione che gli ha permesso di conquistare il Pallone d’oro. E a lui darò via libera per creare, chiedendogli di stare sempre molto vicino alla porta avversaria». E Gianluca Vialli, l’attaccante su cui Roberto Bettega e Antonio Giraudo hanno scommesso cassette di champagne? «Gianluca lo conosco bene, deve tirare fuori potenza, astuzia e fiuto del gol. A me basta che metta la palla dentro. E lo voglio di nuovo leader della squadra. Anch’io, come i miei nuovi dirigenti, conto molto su di lui». Paolo Sousa e Deschamps: insieme con Conte formeranno la colonna vertebrale della squadra. «Conte sapete chi è, il suo rendimento è sempre molto alto. Sousa sarà un punto di riferimento là in mezzo, dove detterà passaggi e contrasterà come sa fare lui. Deschamps è il centrocampista classico, duttile, sempre a disposizione del collettivo. Faranno bene tutti e due. Ma non dimenticate i difensori Fusi e Ferrara, sicurezze assolute, acquisti doc. La società è stata brava, ha rinforzato l’organico in ogni reparto». Quale riflesso negativo può avere sulla Juve il campionato del Mondo? «Nessuno. Il Milan che cosa dovrebbe dire, visto che ha sette elementi impegnati invece che tre come noi?». Che cosa le ha detto Bettega dopo la firma del contratto? «Che la Juventus ha come obbiettivo quello di riaprire un ciclo, come negli Anni ’70 e ‘80. Mi ha chiesto se ero disponibile: ho accettato con felicità, poiché la Juventus è l’obbiettivo prestigioso che ognuno, giocatori e tecnici, si prefigge di raggiungere». Che cosa le ha detto il dottor Umberto Agnelli? «Dalle sue parole ho capito che la Juventus è sinonimo di saggezza. E questo dettaglio mi ha dato un’ulteriore spinta. L’Italia vive un momento difficile in politica ed economia, bisogna perciò adeguarsi. Però ho anche capito che saggezza non è sinonimo di ridimensionamento». Zona e marcamento a uomo: questo il dilemma? «Ma quale dilemma, stiamo spaccando l’Italia in due come al solito! È invece ora di piantarla con le fazioni. Bisogna pensare a costruire una squadra che sia compatta umanamente e tatticamente, seria sul piano professionale e combattiva. Vedrete che con questi principi in corpo faremo strada». Tifosi di tutta Italia, sentito che aria tira? NEVIO CAPELLA, DA JUVENTIBUS.COM DEL 23 OTTOBRE 2020 Per quanto sia impossibile farne un ritratto in un solo articolo, non si può restare indifferenti dinanzi alla notizia del ritiro ufficiale dall’attività di allenatore di Marcello Lippi. Per quelli della mia generazione, i quarantenni di oggi, Lippi è candidato a restare per distacco l’allenatore juventino più amato e bravo di tutti grazie ad una serie di meriti e traguardi raggiunti sul campo di battaglia che hanno contribuito a trasformarne le sembianze da umane a divine. Lippi è il messaggero mandato dalla provvidenza a invertire una rotta che a metà degli anni novanta stava trascinando la Juventus verso un pericoloso e irreversibile oblio, al netto di un curriculum che fatto salvo un ultimo anno di buon livello a Napoli, non sembrava essere portatore di grandi auspici. E invece creando una miscela esplosiva e funzionale di onesti gregari completamente devoti al loro comandante e campionissimi con diverse storie da romanzo alle spalle, Marcello riesce con un’impresa senza precedenti a inanellare il filotto che porta la Juventus sul tetto del mondo, passando per il primato nazionale prima e quello continentale poi nel giro di poco più di due anni, 818 giorni per l’esattezza. Tra le sue caratteristiche principali spicca senza dubbio il grande coraggio, specie quando ci sono da fare scelte talmente importanti da risultare troppo rischiose o impopolari: penso al varo di quel 4-3-3 decisamente offensivo con cui dopo i primi complicati mesi torinesi, svolta la stagione e probabilmente la sua carriera, o al momento in cui, informato della possibilità di monetizzare con Roberto Baggio, il campione più amato dell’epoca, dà risposta è immediata e parere positivo creando l’innesco di quella leggenda che risponde al nome di Alessandro Del Piero. Lippi è forse il primo allenatore italiano ad assumere i connotati del classico manager calcistico inglese, per quanto è proficua la sinergia con i dirigenti bianconeri, e non è un caso se trai colleghi che maggiormente lo ammireranno portando la sua Juve come esempio da seguire c’è Sir Alex Ferguson. È anche grazie a questa dote che nel corso dei suoi due cicli juventini riesce a garantire continuità a una macchina quasi perfetta, nonostante ogni anno ne vengano sistematicamente cambiati alcuni ingranaggi. A proposito dei suoi cicli, altro unicum della sua carriera è l’essere riuscito a sfatare il tabù della cosiddetta minestra riscaldata, quella metafora che si usa per spiegare che difficilmente il ritorno di un allenatore sul “luogo del delitto” può portare a buoni risultati: per Marcello non è così, quando torna a casa nell’estate del 2001 l’incantesimo sembra non essersi mai rotto, ma soltanto messo in stand-by. Altri due scudetti e altrettante supercoppe nazionali (alla fine saranno rispettivamente cinque e quattro) la cui bellezza viene purtroppo parzialmente oscurata dalla terza Champions League persa. Ecco, Lippi non è stato perfetto, la perfezione non è di questo mondo, si sa. Ha commesso, come tutti, i suoi errori, come quella volta che abbandonò la nave in colpevole ritardo e da promesso sposo alla peggiore tra le rivali, o quando da fresco campione del mondo con la nazionale italiana gli venne meno il proverbiale coraggio, e scelse di non tornare una terza volta da Madama, ma di restarle a suo modo fedele come collaboratore/consigliere della nuova dirigenza juventina, quella “simpatica” del post calciopoli, facendo però più danni che cose buone. Gli abbiamo perdonato tutto, proprio come si fa con le persone di famiglia, persino quell’inspiegabile tendenza a complicarsi la vita nell’habitat in cui, in fin dei conti, la Juventus ha spadroneggiato come mai nella sua storia proprio grazie a lui, la Champions League. Vittoria al primo tentativo, record di tre finali e 42 gare consecutive (54 europee, se si conta anche la coppa Uefa 1994-95) senza eliminazione, ma anche tre finali perse condite da qualche scelta che si è fatto fatica a comprendere, come Del Piero in panchina nel primo tempo di Monaco 1997 o Camoranesi e Montero fuori ruolo e Zalayeta preferito a Di Vaio a Manchester 2003. Tra i vari aneddoti che lo riguardano e i tributi che gli hanno dedicato colleghi e vari addetti ai lavori che ne hanno incrociato il cammino, scelgo il già citato Ferguson che di lui un giorno disse: “È un uomo imponente, guardarlo negli occhi è sufficiente per dirvi che avete a che fare con qualcuno che è al comando di se stesso e della sua professione. Una sera, durante uno dei tanti Juve-Manchester di quegli anni, ero con la mia tuta che annegavo sotto la pioggia battente: quando mi girai verso la sua panchina lo vidi imperturbabile, elegantissimo e con il suo sigaro in bocca, e mi innervosii ulteriormente nel constatare che oltre a essere bravo era anche dannatamente bello”. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/05/marcello-lippi.html
  11. MARCELLO LIPPI https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Lippi Nazione: Italia Luogo di nascita: Viareggio (Lucca) Data di nascita: 12.04.1948 Ruolo: Allenatore Altezza: 182 cm Peso: 78 kg Nazionale Italiano Under-23 Soprannome: Paul Newman Allenatore della Juventus dal 1994 al 1999 e dal 2001 al 2004 405 panchine - 227 vittorie 5 scudetti 1 coppa Italia 4 supercoppe italiane 1 champions league 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Marcello Romeo Lippi (Viareggio, 12 aprile 1948) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Cinque volte campione d'Italia con la Juventus nei due periodi in cui l'allenò (1994-1999 e 2001-2004), fu commissario tecnico della nazionale italiana dal 2004 al 2006 e dal 2008 al 2010, conducendola alla vittoria della Coppa del Mondo FIFA 2006, dopo la quale divenne il primo allenatore nella storia del calcio ad avere vinto le massime competizioni internazionali a livello di nazionali (campionato mondiale) e club (UEFA Champions League nel 1995-1996 e Coppa Intercontinentale nel 1996 con la squadra bianconera), successivamente condividendo tale primato con l'ex CT della nazionale spagnola ed ex allenatore del Real Madrid, Vicente del Bosque. È stato anche il primo allenatore a raggiungere, nel 2008, 31 partite consecutive senza subire sconfitte a cavallo tra le sue due esperienze come commissario tecnico della nazionale, superando il precedente record di Vittorio Pozzo (30 partite utili consecutive, raggiunte allenando la nazionale ininterrottamente) ed eguagliando il record mondiale appartenente ex aequo ad Alfio Basile e Javier Clemente (record superato nel 2021 da Roberto Mancini). In ambito internazionale è, con Miguel Muñoz, Alex Ferguson e Carlo Ancelotti, tra gli allenatori che hanno disputato il maggiore numero di finali di Champions League (4); è inoltre, con Fabio Capello e Zinédine Zidane, uno dei tre tecnici ad averne raggiunte tre di fila (dal 1996 al 1998). Riconosciuto migliore allenatore dall'Associazione Italiana Calciatori (1997, 1998, 2003), dall'UEFA (1997-98), allenatore e CT dell'anno dall'Istituto di Storia e Statistica del Calcio (1997, 1998, 2006); inserito dal quotidiano britannico Times nella lista dei cinquanta migliori allenatori della storia del calcio stilata nel 2007 e, sei anni dopo, dall'emittente televisiva statunitense ESPN nella classifica dei venti più grandi allenatori. Introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2011. Nel 2013 Lippi diventò il primo allenatore al mondo ad avere vinto le massime competizioni internazionali organizzate da almeno due Confederazioni dopo il trionfo in AFC Champions League 2013, un primato eguagliato da Luiz Felipe Scolari due anni più tardi. Marcello Lippi Lippi nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1º luglio 1982 - giocatore 22 ottobre 2020 - allenatore Carriera Giovanili 1963-1969 Viareggio Squadre di club 1969 Sampdoria 0 (0) 1969-1970 → Savona 21 (2) 1970-1979 Sampdoria 274 (5) 1979-1981 Pistoiese 45 (0) 1981-1982 Lucchese 23 (0) Nazionale 1971 Italia U-23 2 (0) Carriera da allenatore 1982-1985 Sampdoria Giovanili 1985-1986 Pontedera 1986-1987 Siena 1987-1988 Pistoiese 1988-1989 Carrarese 1989-1991 Cesena 1991-1992 Lucchese 1992-1993 Atalanta 1993-1994 Napoli 1994-1999 Juventus 1999-2000 Inter 2001-2004 Juventus 2004-2006 Italia 2008-2010 Italia 2012-2014 Guangzhou E. 2014-2015 Guangzhou E. DT 2016-2019 Cina 2019 Cina DT 2019 Cina Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Caratteristiche tecniche Salito alla ribalta da calciatore nel ruolo di libero, da allenatore si è affermato ai massimi livelli come «assertore di un calcio vigoroso, offensivo e fedele alla zona», miscelando tradizione e modernità tra vecchio gioco all'italiana e innovazioni dell'epoca sacchiana. Carriera Giocatore Lippi alla Sampdoria, di cui fu baluardo difensivo per tutti gli anni 1970. Cresciuto nella Stella Rossa di Viareggio, nel 1969 è acquistato dalla Sampdoria che lo manda subito in prestito al Savona, con cui a ventuno anni debutta tra i professionisti in Serie C. Tornato a Genova dopo una stagione, esordisce in Serie A nel 1970 grazie a Fulvio Bernardini, tecnico che, per la «capacità di imporre la sua personalità senza annullare quella degli altri», sarà uno dei riferimenti di Lippi nella successiva carriera in panchina. Veste la divisa blucerchiata per le successive nove stagioni, divenendo capitano e uno dei punti fermi dell'undici doriano degli anni 1970, con cui milita stabilmente in A eccetto per due tornei tra i cadetti; con 239 partite, è al dodicesimo posto tra i sampdoriani più presenti in gare di campionato. Nell'estate del 1979, all'età di trentuno anni, torna in Toscana e scende di categoria accasandosi alla Pistoiese, contribuendo nella stagione 1979-1980 alla storica promozione degli arancioni in massima serie a girone unico. Dopo un'altra stagione a Pistoia, chiusa con la retrocessione in Serie B, conclude la carriera agonistica nel 1982 alla Lucchese, in Serie C2. Allenatore Gli inizi Lippi nel 1989 al Cesena, sua prima panchina in Serie A, accolto dal presidente romagnolo Edmeo Lugaresi. Intraprende la carriera da allenatore nel 1982, nelle giovanili della Sampdoria. La sua prima squadra professionistica è il Pontedera, in Serie C2, con cui nel 1986 raggiunge la finale della Coppa Anglo-Italiana, persa contro il Piacenza. L'anno successivo siede sulla panchina del Siena, in Serie C1, da cui viene esonerato dopo pochi mesi a seguito di risultati negativi e contestazioni da parte della tifoseria senese. Nel corso della stagione 1987-1988 allena la Pistoiese, in C2, liberandosi dagli arancioni dopo un anno a causa di traversìe finanziarie che portano al fallimento del club; il campionato seguente va alla Carrarese, in C1. A fine annata il presidente del Cesena, Edmeo Lugaresi, lo sceglie per guidare la compagine romagnola, con cui Lippi debutta in Serie A, affiancato in panchina dalla bandiera bianconera Giampiero Ceccarelli; il campionato si conclude con la salvezza e, per la sua fisionomia, i tifosi soprannominano il tecnico "Paul Newman". Nel torneo seguente la compagine cesenate fatica e Lippi subisce il secondo esonero della sua carriera. Nel 1991 passa ad allenare la Lucchese, a fine stagione ottava in Serie B. Atalanta, Napoli Lippi tecnico dell'Atalanta nel campionato 1992-1993. Nella stagione 1992-1993 gli viene affidata la panchina dell'Atalanta, in Serie A. Dopo avere sorprendentemente chiuso il girone di andata al terzo posto, l'annata a Bergamo si conclude all'ottavo posto in classifica, all'epoca tra i migliori piazzamenti della provinciale orobica dal secondo dopoguerra, mancando per un punto la qualificazione alle coppe europee. Il rapporto con i nerazzurri si chiude a fine campionato, a causa di sopravvenute divergenze con la società. Ottavio Bianchi, general manager del Napoli, la stagione successiva decide di affidargli la panchina dei partenopei. In una difficile situazione ambientale dettata da problemi economici in seno alla società campana, l'allenatore raggiunge il sesto posto in classifica e la qualificazione in Coppa UEFA. Lippi sulla panchina del Napoli nel campionato 1993-1994. Nell'unica stagione trascorsa a Napoli, Lippi schiera titolari due promesse del vivaio napoletano, il portiere Taglialatela e il ventunenne difensore Fabio Cannavaro — futuro capitano di quell'Italia che lo stesso tecnico toscano porterà, nel 2006, al quarto titolo mondiale —: «mi ero accorto delle sue qualità già durante il ritiro estivo [...] In campionato partimmo male, con due sconfitte. La difesa non mi convinceva e decisi di cambiare, inserendo Fabio in pianta stabile al centro: era giovane, ma non ci voleva molto a capire che sarebbe diventato un campione. Giocò la prima partita e non perse più il posto». Juventus A seguito dei positivi risultati raggiunti nel precedente biennio, nell'estate del 1994 Lippi è chiamato per la prima volta da un grande club, la Juventus, raccogliendo l'eredità del totem bianconero Giovanni Trapattoni. L'ingaggio arriva in coincidenza con l'insediamento a Torino della nuova Triade dirigenziale Bettega-Giraudo-Moggi, sotto la supervisione di Umberto Agnelli; il cambio ai vertici della società porta a un corposo rinnovamento della rosa e, complice anche una guida tecnica fin lì a digiuno di esperienza in un ambiente di vertice, nei pronostici della vigilia sono in pochi a credere nella possibilità di una stagione ad alti livelli da parte della Vecchia Signora, dal 1986 lontana dallo scudetto. Lippi schiera il 4-3-3 con un robusto centrocampo, sorretto dai neoacquisti Sousa e Deschamps, a supporto di un attacco che dietro ai confermati Baggio, Ravanelli e Vialli — Lippi punterà fortemente sulla voglia di riscatto di quest'ultimo, reduce da un biennio anonimo — vede un giovane Del Piero. Dopo l'iniziale rodaggio, l'impostazione tattica dell'allenatore dà presto i suoi frutti e, al termine della stagione, arriva il titolo di campione d'Italia che i bianconeri inseguivano da nove anni; per la Juventus è il ventitreesimo scudetto, per Lippi è il primo trionfo della carriera: «quando sono arrivato per la prima volta alla Juve c'era Umberto: l'Avvocato mi ha chiamato per darmi il benvenuto, poi non l'ho più sentito per sei mesi. Disse che la Ferrari aveva più possibilità di vincere il Mondiale che la Juve di vincere il campionato: quando vincemmo lo scudetto mi chiese scusa per quella frase». Lippi alla guida della Juventus nel 1997 È l'inizio di un quadriennio di successi in Italia e in Europa, segnato da elementi quali Zidane, Davids, Vieri, Inzaghi, che si conclude nel 1998 con altri due scudetti, una Coppa Italia — per il double nazionale del 1995 —, due Supercoppe italiane, una Champions League, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intercontinentale. Dal 1996 al '98 Lippi affianca il connazionale Fabio Capello come i soli tecnici capaci di portare una squadra a tre finali consecutive della rinnovata Champions, un filotto europeo iniziato dal viareggino nel '95 con un'altra finale, in quel caso di Coppa UEFA. Il primo ciclo lippiano della formazione piemontese — che rimarrà tra i migliori nella storia della disciplina, in virtù delle innovazioni portate in fase offensiva e di un atteggiamento tattico allora inedito nel resto del continente — si conclude bruscamente nel febbraio del 1999, in anticipo di qualche mese sul suo comunque già annunciato addio alla panchina bianconera: nel punto più basso di un campionato negativo, Lippi rassegna le dimissioni dopo una sconfitta interna 2-4 col Parma. Inter Dopo quasi un lustro alla Juventus, per il campionato 1999-2000 Lippi accetta l'offerta dell'Inter dove, nonostante una rosa che annovera, tra gli altri, Roberto Baggio, Ronaldo e Vieri, non riesce a replicare i successi ottenuti in bianconero: in poco più di una stagione a Milano raggiunge solo la finale di Coppa Italia e la gara di Supercoppa italiana, sconfitto in entrambe le occasioni dalla Lazio. Trova ostile l'ambiente nerazzurro, abituato a considerarlo di fatto un avversario, e in particolare risulta problematico il rapporto con Baggio, col quale già non si era ben lasciato negli anni juventini, e che alla Pinetina finisce per logorarsi definitivamente. Lippi nel 1999 durante il suo breve interregno sulla panchina dell'Inter Al termine di una stagione incolore, Lippi chiede la risoluzione del contratto al presidente Massimo Moratti; questi inizialmente rifiuta, per poi esonerarlo comunque dopo la prima partita del campionato 2000-2001, una sconfitta per 2-1 sul campo della Reggina: celebre lo sfogo dell'allenatore viareggino nel postgara, dove accusa i giocatori di scarso impegno. La squadra già veniva da una cocente quanto inaspettata eliminazione nei preliminari di Champions League per mano dei modesti svedesi dell'Helsingborg. Ritorno alla Juventus Nell'estate del 2001 Lippi torna sulla panchina della Juventus, reduce da un biennio avaro di successi. La seconda avventura in bianconero parte in salita per il tecnico toscano, che non riesce a trovare subito la quadra di una formazione ancora una volta, come nel '94, rivoluzionata da un mercato che ha visto la cessione di Zidane e la difficile integrazione di Buffon, Thuram e Nedvěd: proprio il lavoro tattico svolto da Lippi nei primi mesi di campionato sul calciatore ceco, spostato in campo da mezzala a trequartista, è uno dei punti di svolta della stagione che vede i piemontesi inseguire e superare la capolista Inter all'ultima giornata. È il ventiseiesimo scudetto della Juventus — passato agli annali come quello del «5 maggio» —, cui segue dodici mesi dopo una nuova affermazione tricolore, in una stagione aperta dalla vittoria nella Supercoppa italiana e chiusa dall'amaro epilogo in Europa dove la formazione di Lippi, alla sua quarta finale di Champions League raggiunta da tecnico, è sconfitta ai rigori dai connazionali del Milan. È questo il periodo in cui l'allenatore viareggino ottiene uno dei suoi migliori risultati tattici, con l'esterno offensivo Zambrotta che sotto la sua gestione, prima in maglia juventina e poi con quella italiana, arretra stabilmente a terzino, ruolo in cui si afferma tra i migliori interpreti della sua generazione. Al termine dell'annata 2003-2004, chiusa al terzo posto in campionato, si consuma il definitivo (e preannunciato) addio di Lippi ai bianconeri, condotti sino alla finale di Coppa Italia, persa contro la Lazio. Alla Juventus il tecnico viareggino mette assieme un totale di otto stagioni, 405 partite e 13 trofei tra nazionali e internazionali, per uno dei cicli più vincenti nella storia del club. Nazionale italiana 2004-2006 Lippi, assieme al presidente Giorgio Napolitano, al ministro Giovanna Melandri e al capitano azzurro Fabio Cannavaro, solleva il trofeo della Coppa del Mondo vinta dalla nazionale italiana nel 2006. Il 24 giugno 2004 diviene il nuovo commissario tecnico della nazionale italiana, succedendo a Giovanni Trapattoni reduce dal fallimentare campionato d'Europa 2004; Esordisce contro l'Islanda, perdendo 2-0 in amichevole. In seguito vince le prime due gare di qualificazione al mondiale, mentre in ottobre subisce un'altra sconfitta, per mano della Slovenia. A partire dall'incontro seguente, vinto per 4-3 con la Bielorussia, viene aperta una striscia di imbattibilità che prosegue per l'intero girone eliminatorio. Il 17 agosto 2005 festeggia il primo anno in panchina vincendo 2-1 in casa dell'Irlanda. L'8 ottobre successivo, battendo gli sloveni a dodici mesi dal rovescio incassato, ottiene la qualificazione alla fase finale con un turno di anticipo. Al campionato del mondo 2006 giocato in Germania la squadra azzurra non parte con i favori del pronostico, ma partita dopo partita inizia a mostrare una notevole solidità difensiva (solo due i gol subiti in tutta la competizione, uno a causa di un autogol e l'altro su calcio di rigore) che la porta a laurearsi per la quarta volta campione del mondo, battendo in semifinale la Germania per 2-0, dopo i tempi supplementari, e in finale la Francia per 5-3 dopo i tiri di rigore. Il 12 luglio 2006 annuncia l'addio alla panchina azzurra, dove va a sostituirlo Roberto Donadoni. Nel mese di dicembre riceve il premio della Panchina d'oro. 2008-2010 Lippi durante la gara Cipro-Italia (1-2) del 6 settembre 2008. Dopo avere lasciato la nazionale, è commentatore di Sky Sport per l'edizione 2007-2008 della Champions League. Il 26 giugno 2008, in seguito all'esonero di Donadoni, riprende l'incarico di selezionatore. Il secondo esordio avviene il 20 agosto, pareggiando in rimonta con l'Austria. A distanza di tre mesi, il 19 novembre, un altro pareggio (1-1 con la Grecia) segna la 31ª uscita consecutiva senza sconfitte (serie aperta, appunto, nel 2004): viene così superato il primato di Pozzo, imbattuto per 30 incontri nel periodo 1935-1939 (con in mezzo, anche per lui, la vittoria del titolo mondiale). La striscia viene fermata il 10 febbraio 2009, quando gli azzurri cadono contro il Brasile per 2-0. In giugno, la squadra partecipa alla Confederations Cup da campione mondiale: l'avventura finisce già al primo turno, complice un'altra sconfitta con i verdeoro. Conduce l'Italia a qualificarsi per il campionato del mondo 2010, nuovamente con un turno di anticipo (grazie al 2-2 contro l'Irlanda). In Sudafrica tuttavia la nazionale di Lippi delude molto, pareggiando le prime due gare con Paraguay e Nuova Zelanda e perdendo con la Slovacchia nella sfida decisiva, venendo quindi eliminata (oltretutto da campione uscente) al primo turno, cosa che non accadeva dall'edizione di Germania Ovest 1974. Il tecnico lascia la squadra alla naturale scadenza del contratto, venendo sostituito da Cesare Prandelli. Guangzhou Evergrande Il 17 maggio 2012 diventa allenatore del Guangzhou Evergrande, squadra della Chinese Super League, tornando su una panchina di club a otto anni di distanza. Debutta sulla panchina della squadra all'11ª giornata di campionato, contro il Qingdao Jonoon, con la squadra al comando della classifica che vince 1-0. Il 27 ottobre 2012, il Guangzhou Evergrande vince il secondo titolo di fila con un turno d'anticipo: decisivo il successo di misura sul Liaoning grazie al gol in extremis di Gao Lin al 1' di recupero. Il 18 novembre dello stesso anno si aggiudica la Coppa nazionale battendo 4-2 il Guizhou Renhe nella finale di ritorno, dopo l'1-1 dell'andata. Lippi in Cina nel 2014 Il 9 novembre 2013 conquista la Champions League Asiatica pareggiando in casa 1-1 col Seoul, dopo che all'andata aveva pareggiato 2-2 in Corea del Sud, diventando il primo allenatore al mondo ad avere vinto le massime competizioni confederali organizzate da almeno due confederazioni. Al mondiale per club disputato il mese seguente si piazza al quarto posto, dopo essere stato eliminato in semifinale dai tedeschi Bayern Monaco e avere perso l'incontro per il terzo posto contro i brasiliani dell'Atlético Mineiro. Nel febbraio 2014 perde 1-0 la Supercoppa di Cina contro Guizhou Renhe: nell'occasione il tecnico non era andato in panchina, in segno di protesta contro la federcalcio cinese che non aveva concesso il rinvio della partita, nonostante il Guangzhou Evergrande fosse reduce dalla partecipazione al mondiale per club. Sempre nel 2014 vince con la squadra il quarto titolo, il terzo consecutivo dopo il 2012 e il 2013, riconfermandosi Campioni d'Asia in carica. Il 2 novembre dà l'addio dell'attività tecnica all'interno del club, assumendo il ruolo di direttore tecnico; il 26 febbraio 2015 lascia anche tale incarico. Nazionale cinese Lippi allenatore della nazionale cinese nel 2017 Il 22 ottobre 2016, sfumata la possibilità di diventare direttore tecnico della nazionale italiana (causa l'incompatibilità della carica con la professione di procuratore del figlio Davide), viene nominato commissario tecnico della nazionale cinese. Esordisce nel pareggio per 0-0 contro il Qatar valevole per la qualificazione al campionato del mondo 2018. Non riesce a qualificare la squadra alla fase finale del mondiale in Russia, non andando oltre il quinto posto nel proprio girone di terza fase; ottiene invece l'accesso alla fase finale della Coppa d'Asia 2019 negli Emirati Arabi Uniti, dove la Cina supera la prima fase a gironi e gli ottavi di finale. Il 24 gennaio 2019 cade ai quarti contro l'Iran perdendo per 3-0. Al termine della partita, come preannunciato qualche mese prima, lascia la guida della nazionale cinese dopo 31 partite, 12 vittorie, 8 pareggi e 11 sconfitte. Il successivo 7 marzo, con la nomina di Fabio Cannavaro a CT, rimane nei quadri dirigenziali della federcalcio cinese nel ruolo di consigliere. Il 24 maggio 2019 torna a guidare la nazionale, subentrando al dimissionario Cannavaro e facendo il proprio nuovo esordio alla guida della squadra nell'amichevole vinta per 2-0 contro le Filippine. La sua seconda esperienza alla guida della Cina si rivela, però, breve: il 14 novembre 2019, dopo la sconfitta per 1-2 contro la Siria a Dubai nelle qualificazioni al campionato del mondo 2022, si dimette dall'incarico. Il 22 ottobre 2020 annuncia il proprio ritiro da allenatore. Controversie Il rapporto fra Lippi e Roberto Baggio ha vissuto vari screzi, nati alla Juventus e poi deflagrati all'Inter. Nel libro Una porta nel cielo, Roberto Baggio ha più volte espresso la convinzione di essere stato trattato male, a suo parere ingiustamente, da Marcello Lippi: «Era un caudillo, ostentava una conduzione militaresca dello spogliatoio. Contro di me, ha usato tutto il potere di cui era in possesso, nella speranza di annientarmi [...] un attacco dopo l'altro, senza tregua, uno stillicidio.» Probabilmente i problemi risalgono alla stagione 1994-1995, quando il Divin Codino iniziò a giocare di meno per via della concorrenza del giovane e promettente Alessandro Del Piero, che Lippi inseriva con frequenza in vista delle stagioni successive. Ancora più probabile sembra essere un'altra ipotesi: durante una delle loro prime esperienze lavorative assieme, Baggio e Lippi ebbero modo di scontrarsi perché l'allenatore chiese al suo atleta di "spiare" certi comportamenti (presumibilmente dentro e fuori dallo spogliatoio) dei compagni di squadra, richiesta a cui Baggio si oppose. Un altro giocatore con cui Lippi non ha avuto buoni rapporti è stato il terzino Christian Panucci. I problemi tra i due risalgono ai tempi dell'Inter, quando il giocatore rifiutò l'ingresso in campo durante una partita di campionato. Lippi, una volta diventato commissario tecnico della nazionale, non convocò Panucci per il campionato del mondo 2006; nell'occasione Panucci chiamò in causa il palermitano Cristian Zaccardo, anche lui difensore laterale destro e titolare, sotto la gestione Lippi, in nazionale, dicendo chiaramente di non considerarlo a lui superiore. Lippi è stato oggetto di polemiche anche per le mancate convocazioni in nazionale di Antonio Cassano. Palmarès Allenatore Club Competizioni nazionali Lippi (a sinistra) festeggia con i suoi calciatori la vittoria della Juventus nel campionato italiano 1997-1998. Campionato italiano: 5 - Juventus: 1994-1995, 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003 Coppa Italia: 1 - Juventus: 1994-1995 Supercoppa italiana: 4 - Juventus: 1995, 1997, 2002, 2003 Chinese Super League: 3 - Guangzhou Evergrande: 2012, 2013, 2014 Coppa della Cina: 1 - Guangzhou Evergrande: 2012 Competizioni internazionali Lippi con i trofei di Champions League (sopra) e Coppa Intercontinentale (sotto) vinti alla Juventus nel 1996. UEFA Champions League: 1 - Juventus: 1995-1996 Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 AFC Champions League: 1 - Guangzhou Evergrande: 2013 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Italia: Germania 2006 Individuale Panchina d'oro: 2 - 1994-95, 1995-96 Allenatore europeo della stagione dall'Union européenne de la presse sportive (UEPS): 2 - 1995-1996, 1997-1998 Allenatore europeo dell'anno dall'Union européenne de la presse sportive (UEPS): 1 - 1996 Allenatore europeo dell'anno El País: 3 - 1996, 1997, 1998 Miglior allenatore dell'anno IFFHS: 2 - 1996, 1998 Premio Onze al miglior allenatore europeo dell'anno: 1 - 1997 Oscar del calcio AIC: 3 - Migliore allenatore: 1997, 1998, 2003 Allenatore dell'anno UEFA: 1 - 1998 Allenatore dell'anno World Soccer: 1 - 2006 Commissario tecnico dell'anno IFFHS: 1 - 2006 Premio Panchina d'oro speciale: 1 - 2006 Premio Gianni Brera allo sportivo dell'anno: 1 - 2006 Premio nazionale Andrea Fortunato nella categoria Allenatore - 2009 Inserito nella Hall of fame del calcio italiano nella categoria Allenatore italiano - 2011 Premio Bulgarelli al miglior allenatore del decennio 1995-2005 - 2014 Globe Soccer Awards: 1 - Premio alla carriera per allenatori: 2017 Inserito tra le Leggende del calcio del Golden Foot - 2018 Onorificenze Palma d'oro al Merito Tecnico — Roma, 23 ottobre 2006. Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
  12. ALESSANDRO DEL PIERO 25 MAGGIO 2012: L’ULTIMA CONFERENZA STAMPA, DA TUTTOJUVE.COMQuesta settimana in cui ho svuotato gli armadietti che sensazioni mi lascia? Sono felice di vivere tra le nuvole in questo periodo. È un modo colorito per descrivere un po’ la mia sensazione, dove non c’è ancora la totale presa di coscienza di tutto quello che sta accadendo, nel senso che non mi metto a riflettere al 100% su quello che è stato. Ho vissuto però al 100% tutto quello che è successo, che abbiamo costruito assieme. Quindi vincere uno scudetto è stato la massima espressione per me, perché sapete quanto io ami vincere. Quindi la prima cosa. Di lì a poco, poi, è arrivato un saluto a Torino che mi ha messo i brividi. Io non smetterò mai di ringraziare chi ha voluto dedicarmi... il rapporto che si è creato con i miei tifosi.Quello che si è creato quest’anno, in questi anni, non sarà certamente scalfito minimamente dal nostro futuro, dalle nostre strade che si dividono. Quindi vorrei ricordare tutto ciò con grande gioia, anche perché è stato un anno faticoso, difficile, ma tremendamente bello.Io i miei tifosi continuo a messaggiarli ogni giorno. Devo ripetere quello che ho detto prima: quello che si è creato non verrà scalfito da niente, per quanto mi riguarda. Quello che mi hanno regalato a livello di affetto, di amore, di riconoscenza e di tutto il resto, è se (se non la più bella) una delle mie coppe più belle. Quindi mi è piaciuto ricordare con una battuta che con l’Atalanta ho festeggiato sia la vittoria dello scudetto, che un altro scudetto per me, perché quello che è successo in campo è stato davvero incredibilmente bello.Se c’è stato un momento quest’anno in cui ho pensato di poter chiudere la carriera alla Juve? No, per un semplice motivo: che quando ero bambino non sognavo di terminare la carriera con la Juventus, sognavo di vincere con la Juventus, con la Nazionale o con qualunque squadra fossi schierato. Quindi sono felice che i miei sogni di bambino siano stati convogliati verso questo e non verso i finali, gli addii o altro. Quindi non ho mai pensato intensamente a quella che può essere la fine di un rapporto. Non mi sono mai preoccupato di questo. Mi sono preoccupato fortunatamente di altro, anche quest’anno, di aiutare la mia squadra a vincere e basta.Che tipo di peso avrà il giocatore che prenderà la mia maglia numero dieci? Mi auguro il meno possibile. Mi auguro che chi la porterà possa intraprendere una carriera qui gloriosa, come la mia, se non di più. Io ho fatto ed ho avuto talmente tanto da questa maglia, che auguro a tutti di poter fare e intraprendere un’esperienza tale. Ed è uno dei motivi per cui quando mi chiesero fin dalla prima volta se pensavo che la mia maglia fosse ritirata, visto che avevo battuto tutti i record, ho detto assolutamente no. Non vedo proprio il perché. Perché credo che qualsiasi giocatore rimanga negli occhi e nel cuore della gente, al di là del fatto che la sua maglia sia ritirata o meno. Non vedo il ritirare la maglia come un gesto di questo genere. E soprattutto penso che non bisogna togliere il sogno di nessun bambino o ragazzo di poter indossare quella maglia. Quindi con questi pensieri auguro a chi lo farà, di fare bene, di fare per la Juventus meglio di me. Ma farlo con le proprie caratteristiche, con le proprie qualità, senza pensare a chi l’ha indossata prima.Come sarà il mio rapporto con la Juve da tifoso? Non ho idea. Di sicuro sarà, dopo il risultato del San Vendemiano, sarà il primo risultato che chiederò. No... (ride)... sarà ovviamente il primo risultato che chiederò; seguirò da vicino l’evolversi dei ragazzi con cui ho stretto profonde amicizie, con cui ho condiviso lacrime di ogni genere, con cui ho condiviso delle esperienze uniche nella mia storia calcistica.Con alcuni di essi ho vinto il Mondiale ed ho giocato la Serie B, quindi è stato qualcosa di incredibile e non so quante volte sia capitato nella storia del calcio. Vincere il Mondiale e l’anno dopo giocare in Serie B, e soprattutto avere accanto dei personaggi. Ed è anche uno dei motivi per i quali questo scudetto, chi c’era all’epoca, l’ha sentito ancora più profondo. Ovviamente con loro, con tutti quei ragazzi che ho conosciuto quest’anno, con i quali ho avuto un rapporto veramente splendido, avrò modo ancora di sentirli, di guardare le loro partite con estremo affetto, facendo il tifo per loro. Non vedo minimamente altra soluzione, se non questo.Se la mia famiglia mi seguirà? La mia famiglia, con i tempi e con i modi che vedremo, mi seguirà sicuramente e verrà con me, senza ombra di dubbio. Proposte dall’Italia? Dall’Italia, ringrazio chi si è fatto sentire, già più di una volta. A tutti ho detto la stessa cosa: li ho ringraziati, ma ovviamente per tutta una serie di cose che non ha senso sottolineare, il mio futuro in Italia non può essere con un’altra squadra. Mi sembra una cosa giusta, che rientra in quelli che sono i miei principi, quindi sarà sicuramente un’esperienza all’estero.Porta chiusa o socchiusa per un futuro da dirigente? I discorsi sul dirigente sono usciti solo sui giornali, io non ne ho mai parlato. Io ho sempre parlato di un Del Piero calciatore. Con chiunque mi ha chiamato, ho parlato come calciatore non come dirigente. Quindi non siamo neanche arrivati a quella porta. Se c’è speranza di rivedermi in società con un altro ruolo? Ci sono troppi “se”, troppe cose da... ripeto... non ho mai, né da una parte, né dall’altra, pensato a questo, ci poniamo una domanda su un qualcosa veramente di futuristico, ma troppo futuristico, quindi... per me di futuristico oggi c’è solo il rap... non certamente questo argomento.Se dopo la gara con l’Atalanta ho pensato che avrei potuto smettere all’apice assoluto? Prima non potevo pensarlo, perché non era previsto. Io ho saluto, sono andato a sedermi e poi sono dovuto uscire di nuovo... e sono felice di quello che è successo. Quando lo facevo, il mio primo pensiero, non so perché, era quello di cercare di non piangere. Non so perché, ci sono stati due-tre momenti veramente toccanti ed emozionanti, quindi la commozione, il momento di per sé, ho cercato di viverlo in maniera veramente totale, perché sentivo che quello che stava accadendo era qualcosa di anormale, di unico, io l’ho vissuto così ed anche da quelli che sono stati i vostri commenti, la vostra storia calcistica, è stato ed è così.Io sono felice di aver sempre, in ogni momento, dato alla mia squadra, che negli ultimi diciannove anni è stata la Juventus, tutto quello che potevo dare. Forse anche di più. Detto ciò, io mi porto via questa felicità e non voglio portarmi via nient’altro. I pensieri che riguardano il passato o altre cose non li faccio entrare, non m’interessano. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/11/alessandro-del-piero.html
  13. ALESSANDRO DEL PIERO https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Del_Piero Nazione: Italia Luogo di nascita: Conegliano Veneto (Treviso) Data di nascita: 09.11.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: 173 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: Pinturicchio - Godot Alla Juventus dal 1993 al 2012 Esordio: 12.09.1993 - Serie A - Foggia-Juventus 1-1 Ultima partita: 20.05.2012 - Coppa Italia - Juventus-Napoli 0-2 705 presenze - 290 reti 8 scudetti 1 coppa Italia 4 supercoppe italiane 1 campionato di serie B 1 champions league 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 trofeo intertoto Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Alessandro Del Piero (Conegliano, 9 novembre 1974) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante, campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006. Soprannominato Pinturicchio da Gianni Agnelli, si è segnalato sin da giovane come uno dei maggiori talenti della sua generazione, ed è considerato tra i migliori giocatori nella storia del calcio italiano. Capitano della Juventus dal 2001 al 2012, con il club torinese ha vinto numerosi trofei a livello nazionale e internazionale, segnando in tutte le competizioni a cui ha partecipato e stabilendo il primato assoluto di reti (290) e di presenze (705). Dal 1995 al 2008 ha fatto parte della nazionale, partecipando a tre campionati del mondo (Francia 1998, Corea del Sud-Giappone 2002 e Germania 2006) e quattro campionati d'Europa (Inghilterra 1996, Belgio-Paesi Bassi 2000, Portogallo 2004 e Austria-Svizzera 2008), l'ultimo dei quali da capitano. Pur avendo brillato meno che in maglia juventina, soprattutto nei tornei mondiali ed europei, in azzurro ha comunque totalizzato 91 presenze e 27 reti, che lo rendono il quarto miglior marcatore di sempre insieme a Roberto Baggio. È secondo, dietro Silvio Piola (390), nella classifica dei migliori marcatori italiani di tutti i tempi con 346 gol segnati in carriera, e ha conquistato quattro titoli di capocannoniere: in UEFA Champions League nel 1998 con 10 gol, in Coppa Italia nel 2006 con 5 gol, in Serie B nel 2007 con 20 gol e in Serie A nel 2008 con 21 gol. È stato inserito per tre anni consecutivi (1995-1996, 1996-1997, 1997-1998) nella squadra dell'anno secondo l'European Sports Media, mentre l'Association of Football Statisticians, classificando i più grandi calciatori di sempre, lo ha incluso al 60º posto. Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi redatta da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della Federazione internazionale, ed è risultato 49º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti. Inoltre è stato incluso sei volte tra i 50 candidati al Pallone d'oro, classificandosi quarto nel 1995 e nel 1996. È stato il migliore calciatore italiano nel 1998 e nel 2008, nominato dall'AIC. Nel 2007 ha lasciato la sua impronta nella Champions Promenade vincendo il Golden Foot, mentre nel 2017 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano. Alessandro Del Piero Del Piero a New York nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1º gennaio 2015 Carriera Giovanili 1981-1988 San Vendemiano 1988-1993 Padova 1993-1994 Juventus Squadre di club 1991-1993 Padova 14 (1) 1993-2012 Juventus 705 (290) 2012-2014 Sydney FC 47 (24) 2014 Delhi Dynamos 10 (1) Nazionale 1991 Italia U-17 3 (1) 1992-1993 Italia U-18 14 (12) 1993-1996 Italia U-21 12 (3) 1995-2008 Italia 91 (27) Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Biografia Del Piero e la moglie Sonia nel 2013 a Sydney per gli ARIA Music Awards Del Piero nasce a Conegliano, in provincia di Treviso, ma cresce a Saccon, frazione del vicino comune di San Vendemiano. Ha un fratello di nove anni più grande, Stefano, anche suo procuratore, e una sorella adottiva. Ha conseguito il diploma di ragioneria. Molto riservato riguardo alla sua vita sentimentale, il 12 giugno 2005 ha sposato in segreto Sonia; la coppia ha tre figli. Nel 2006, in occasione dei XX Giochi olimpici invernali, è stato tedoforo portando la fiamma olimpica. Amico dei musicisti Noel e Liam Gallagher, nel 2007 è apparso in un cameo nel videoclip di Lord Don't Slow Me Down degli Oasis; nello stesso anno è comparso insieme ad altri colleghi calciatori nel film L'allenatore nel pallone 2. Nel 2014 ha partecipato a un episodio della serie australiana Bondi Rescue. Ha preso parte a numerose iniziative benefiche e solidali. Nel 2006 ha promosso e sostenuto anche economicamente la ricerca sul cancro, e nel novembre dello stesso anno ha ricevuto dall'AIRC il premio "Credere nella ricerca". Nel 2011 ha lanciato il progetto "Ale10friendsforJapan", da lui ideato per aiutare gli abitanti del Giappone colpiti dalla tragedia dello tsunami. Partecipa inoltre a match organizzati a scopo benefico, come la Partita del cuore. È fra i personaggi sportivi più ricercati dalle aziende che vogliono pubblicizzare il loro marchio. È stato testimonial di marche come adidas, Suzuki, FIAT, Bliss, Pepsi, CEPU, Disney, Woolmark, Upper Deck e Uliveto. È inoltre apparso sulle copertine di alcune edizioni dei videogiochi calcistici FIFA e Pro Evolution Soccer. Nel 2000 è stato il calciatore più pagato del mondo, tra stipendio e introiti pubblicitari. Nel 2011 è risultato essere il secondo calciatore più popolare d'Europa secondo l'IFFHS, alle spalle di Francesco Totti, mentre un sondaggio del 2012 lo ha eletto «lo sportivo più amato dagli italiani». Una volta appesi gli scarpini al chiodo, dal 2015 è tra gli opinionisti di Sky Sport ed ESPN. In precedenza, nel 2014 era stato nominato global ambassador della Coppa d'Asia 2015. Prende inoltre parte a tornei riservati a ex calciatori, come lo Star Sixes; fuori dal calcio, nel 2013 ha fondato con l'attore Patrick Dempsey il team automobilistico Dempsey/Del Piero Racing, che ha esordito nello stesso anno nella 24 Ore di Le Mans e nel campionato American Le Mans Series. Trasferitosi con la famiglia a Los Angeles al termine dell'attività agonistica, qui è titolare di un ristorante, N10, e di una Juventus Academy, oltreché proprietario dall'estate 2018 di un club dilettantistico, il LA 10. Caratteristiche tecniche Attaccante prolifico, dotato di un notevole bagaglio tecnico nonché spirito di sacrificio, spiccava per la grande abilità nell'uno-due, nel dribbling e nell'effettuare assist per i compagni; è inoltre considerato uno dei maggiori specialisti della sua generazione nei calci di punizione, per i quali prediligeva «una distanza di venti metri dalla porta e un calcio diretto, senza farsi toccare il pallone da alcun compagno di squadra», e con i quali sovente trovava l'incrocio dei pali scavalcando la barriera. Destro naturale, in grado di calciare con entrambi i piedi, era anche un ottimo rigorista. Del Piero realizza su calcio di punizione il suo quinto gol consecutivo in Champions League, che valse il definitivo 1-2 in Juventus-Borussia Dortmund del 22 novembre 1995 Fantasista, dal punto di vista tattico prediligeva agire da seconda punta, anche se era in grado di ricoprire diverse posizioni nel reparto avanzato. In passato (in particolare in nazionale, sotto la guida di Arrigo Sacchi) ha infatti interpretato anche il ruolo di ala sinistra; ha inoltre agito talvolta da trequartista dietro le due punte, mettendo in mostra la sua visione di gioco e le sue qualità di impostazione, ma solo in casi particolari e controvoglia. Il potenziamento muscolare seguito all'infortunio patito a Udine nel 1998 lo ha comunque limitato nell'estro e nella velocità di esecuzione. Il gol alla Del Piero Un particolare tipo di gol, da lui realizzato molte volte in carriera con un tiro a effetto dal vertice sinistro dell'area di rigore verso l'incrocio dei pali più lontano, viene colloquialmente appellato dalla stampa sportiva e dal pubblico come alla Del Piero: tale definizione venne coniata tra il 1995 e il 1996, periodo nel quale l'allora emergente Del Piero andò a segno in svariate occasioni grazie a tali conclusioni, mettendosi definitivamente in mostra dapprima in Italia e poi in campo europeo. Il termine è da allora spesso usato per definire le reti segnate, anche da altri giocatori, con questo gesto tecnico. Carriera Club Gli esordi e Padova Un giovane Del Piero al Padova nel 1992, al debutto da professionista Iniziò a tirare i primi calci al pallone nel campo parrocchiale di Saccon, per poi giocare nella squadra del paese natale San Vendemiano dove, nonostante la giovane età, mise subito in luce la sua bravura, anche se la madre voleva che giocasse in porta, così da sudare di meno e non ammalarsi. Il sacerdote del paese, che fungeva anche da presidente della squadra, parlò del giovane con alcuni dirigenti del Padova, inizialmente invano a causa delle perplessità dovute al fisico minuto ed esile del ragazzo. Nel 1992 venne acquistato dalla squadra patavina e inserito nella formazione Allievi. All'età di 17 anni, il 15 marzo 1992, esordì in Serie B sotto la guida di Bruno Mazzia, subentrando a Roberto Putelli in una gara contro il Messina, e il 22 novembre seguente realizzò la sua prima rete con la maglia biancoscudata, la prima da professionista, siglando il 5-0 finale ai danni della Ternana. Juventus 1993-1995: l'approdo in bianconero e il double nazionale Nell'estate 1993, grazie a Giampiero Boniperti, firma il suo primo contratto da professionista venendo acquistato dalla Juventus per cinque miliardi di lire (comprensivi del cartellino di Adriano Bonaiuti), soddisfacendo così il desiderio del calciatore stesso di voler giocare nella squadra di cui è sempre stato tifoso. Benché il tecnico Giovanni Trapattoni lo avesse portato subito in ritiro con la prima squadra, venne in seguito inserito nella formazione Primavera allenata da Antonello Cuccureddu, partecipando con la squadra alla conquista del Torneo di Viareggio e dello scudetto di categoria nel 1994. Del Piero realizza il suo 1º gol in Serie A nonché in maglia bianconera, che valse il definitivo 4-0 in Juventus-Reggiana del 19 settembre 1993 Nel frattempo, esordì in Serie A il 12 settembre 1993, subentrando a Fabrizio Ravanelli al 74' di Foggia-Juventus, terminata poi 1-1; tre giorni dopo, nei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA, debuttò come sostituto nelle competizioni europee nella sfida vinta 3-0 contro la Lokomotiv Mosca. A una settimana dall'esordio in campionato, realizzò il suo primo gol in bianconero, in Juventus-Reggiana, firmando il 4-0 finale. Il 20 marzo 1994 mise a segno una tripletta nel 4-0 con cui la Juventus batté il Parma: da quel momento, Del Piero fu impiegato con maggiore continuità. Al termine di quella prima stagione in bianconero, in cui si divise tra le giovanili e la prima squadra, totalizzò 14 presenze tra campionato, Coppa Italia e Coppa UEFA, e realizzò 5 reti, tutte in massima serie. Nell'estate 1994 nella Juventus cambiarono intanto i vertici societari, con l'arrivo di Antonio Giraudo, Roberto Bettega e Luciano Moggi, i quali affidarono la squadra a Marcello Lippi. Nella stagione 1994-1995, il 13 settembre, realizzò il primo gol in Europa, nell'incontro di Coppa UEFA contro il CSKA Sofia terminato 3-2 per la formazione bulgara; il gol fu vano, ai fini del risultato — in quanto la giustizia sportiva europea annullò l'esito del campo causa la posizione irregolare del giocatore bulgaro Petăr Mihtarski, assegnando la vittoria per 3-0 a tavolino alla Juventus —, ma comunque conteggiato nelle statistiche UEFA. Del Piero (a destra) realizza il gol del 3-2 in Juventus-Fiorentina del 4 dicembre 1994: un pallonetto al volo rimasto tra i più famosi della sua carriera, e votato nel 2017 come la più bella rete nei primi 120 anni di storia bianconera Il 4 dicembre, in campionato, siglò il gol con cui permise alla squadra di battere per 3-2 in rimonta la Fiorentina: una rete che per la sua bellezza è rimasta tra le sue più famose, quella che a posteriori l'ha definitivamente portato alla ribalta, ed eletta nel 2017 dai tifosi bianconeri, in occasione del centoventenario del club, come la migliore della storia juventina. Campione d'Italia e vincitore della Coppa Italia, debuttò anche in nazionale nel marzo 1995. In questa stagione, complice il serio infortunio in cui incappò il compagno di squadra Roberto Baggio sul finire del 1994, Del Piero ebbe modo di giocare per la prima volta con continuità in maglia bianconera, emergendo definitivamente ad alti livelli. 1995-1998: tre anni di successi in Italia e nel mondo Nella stagione 1995-1996 la Juventus, per ragioni sia anagrafiche sia economiche, decise di puntare su di lui lasciando quindi partire Roberto Baggio, non senza perplessità da parte dei tifosi e degli organi di stampa riguardo al rischio di affidare gran parte delle sorti della squadra a un ventenne che, per quanto promettente, aveva ancora molto da dimostrare. Del Piero e Paulo Sousa festeggiano nel 1996 la vittoria della Champions League Il 13 settembre realizzò il primo gol in Champions League al Borussia Dortmund, con un tiro a giro sul secondo palo che diventerà la sua specialità. Nel corso della competizione europea offrirà prestazioni di rilievo, segnando peraltro 5 gol consecutivi nelle prime 5 partite — record per un calciatore juventino (in seguito eguagliato dal solo Álvaro Morata venti anni dopo) —: uno, il 13º e ultimo stagionale per lui, nella gara dei quarti di finale contro il Real Madrid del 20 marzo 1996, permise ai torinesi di accedere alle semifinali di Champions dove sfidarono il Nantes. Il 22 maggio vince il trofeo nella finale a Roma contro l'Ajax, superando gli olandesi per 4-2 ai rigori dopo l'1-1 dei supplementari. Lo stesso anno vinse anche la sua prima Supercoppa italiana, servendo l'assist per il gol-partita di Vialli contro il Parma. Concluse l'intera stagione avendo giocato in tutte le partite per le quali era a disposizione, vinse il Trofeo Bravo 1995-1996, assegnato al miglior giocatore Under-21 d'Europa, e giunse quarto nella graduatoria del Pallone d'oro 1995 e 1996. Nel 1996-1997, a novembre, con un suo gol aiutò la Juventus a conquistare con un turno di anticipo un posto nei quarti di Champions League grazie alla quarta vittoria nella fase a gironi, un 1-0 contro il Manchester Utd: fino ad allora nessuna squadra italiana aveva mai vinto sul campo dell'Old Trafford. Segnò anche la rete decisiva nella finale di Coppa Intercontinentale, il 26 novembre 1996, contro i sudamericani del River Plate; in seguito, alzò la sua terza coppa internazionale in meno di un anno contro il Paris Saint-Germain, mettendo a referto una doppietta e due assist nella doppia finale di Supercoppa europea. Poi si procurò uno strappo muscolare semitendinoso alla coscia destra che lo tenne fermo due mesi. Del Piero nel 1997 con il trofeo della Supercoppa UEFA Giocò la seconda finale di Champions League consecutiva entrando nel secondo tempo, mentre la Juventus perdeva 2-0 contro il Borussia Dortmund (Lippi aveva preferito tenerlo in panchina dopo il rientro da un infortunio): subito dopo l'ingresso in campo segnò il suo 15º e ultimo gol stagionale, un colpo di tacco al volo, che non evitò la sconfitta ai bianconeri nella finale, persa per 3-1. A fine stagione vinse comunque il suo secondo campionato e fu il miglior marcatore della rosa. Giocò la stagione 1997-1998 ad alto livello, vincendo subito la Supercoppa italiana. Il 1º ottobre 1997, in trasferta, si rese autore di un gol alle spese del Manchester Utd, il quarto più veloce nella storia della Champions, segnato dopo 20 secondi e 12 centesimi. A fine anno fu uno dei sei giocatori della Juventus a essere nominato per il Pallone d'oro. Il 1º aprile 1998, contro il Monaco, realizzò una tripletta che gli permise di superare Platini per numero di gol in Champions, diventando il capocannoniere bianconero in questa competizione. Segnò 5 gol nella fase a gironi e altri 5 in quella a eliminazione diretta spianando la strada alla sua squadra verso la sesta finale della sua storia. Miglior marcatore della competizione, giocò ogni minuto della fase a eliminazione diretta che portò poi la Juventus a perdere 1-0 la finale contro il Real Madrid, da lui giocata in precarie condizioni fisiche a causa di un precedente infortunio. Il 26 aprile segnò ai rivali dell'Inter il gol che permise alla Juventus di avviarsi alla conquista dello scudetto. Filippo Inzaghi e Del Piero, tandem d'attacco della Juventus campione d'Italia 1997-1998. Dopo un'ottima prima stagione assieme sul versante realizzativo e ancor più dell'intesa in campo, negli anni seguenti il loro rapporto andò a raffreddarsi soprattutto sul piano personale Chiuse la sua stagione avendo segnato 21 gol in campionato, 10 in Champions League e uno in Coppa Italia per un totale di 32 reti. Per la terza edizione consecutiva venne inserito nella Squadra dell'Anno ESM e fu premiato per le prestazioni del 1998 con un Oscar del calcio AIC come migliore calciatore italiano. 1998-2001: il grave infortunio e la lenta ripresa Il 1998-1999 cominciò con un gol alla Lazio nella Supercoppa italiana, che non bastò alla Juventus per vincere il trofeo. Ancora alle prese coi postumi dell'infortunio patito nel finale della precedente stagione, Del Piero faticò a entrare in condizione: anche per infondergli maggiore fiducia, dalla sfida interna di campionato contro il Cagliari del 20 settembre 1998 lo spogliatoio gli affidò per la prima volta i gradi di capitano. Con il passare delle settimane il fantasista parve ritrovare la verve dei tempi migliori, decidendo tra l'altro il derby d'Italia del 25 ottobre; tuttavia l'8 novembre, al 2' di recupero della trasferta sul campo dell'Udinese, nel tentativo di battere a rete incappò in un ancora più grave infortunio al ginocchio sinistro, riportando la lesione del legamento crociato anteriore e posteriore: l'accaduto lo costrinse all'intervento chirurgico negli Stati Uniti e a una riabilitazione di ben 9 mesi, chiudendo così la stagione dopo appena 8 partite. Il campionato era ormai compromesso, mentre il percorso in Champions terminerà in semifinale contro il Manchester Utd, capace di rimontare al Delle Alpi il doppio svantaggio firmato da Filippo Inzaghi; ai bianconeri sfuggì anche la qualificazione diretta alla Coppa UEFA, ottenuta poi tramite la vittoria estiva in Coppa Intertoto. La Juventus finì la stagione con l'abbandono del tecnico Lippi e il settimo posto in campionato. Intanto, il 29 giugno, dopo una lunga trattativa legata all'ingaggio e ai diritti di sfruttamento della sua immagine, firmò il rinnovo del contratto con il club bianconero, con un adeguamento economico che portò il suo stipendio a 10 miliardi di lire all'anno, facendone al tempo il calciatore più pagato al mondo. L'attesa per il suo rientro portò Gianni Agnelli a ribattezzarlo Godot. Del Piero festeggia il gol al Vicenza del 18 ottobre 1998, tra le ultime gioie prima del grave infortunio di Udine del successivo novembre, a posteriori spartiacque nella carriera; al braccio mostra la fascia di capitano, consegnatagli per le prime volte dalla Juventus in questa stagione Tornato dall'infortunio, con Carlo Ancelotti in panchina, diede un contributo decisivo, tra gol e assist, alla vittoria dell'Intertoto. Vincendo il trofeo in finale contro il Rennes, la Juventus divenne la prima e tuttora unica squadra in Europa a vincere tutte le sei competizioni per club gestite dall'UEFA. Titolare in tutte e 34 le partite di campionato, durante la stagione non giocò agli stessi livelli a cui aveva abituato in passato, al punto da alimentare dubbi sulle sue possibilità di recupero completo dall'infortunio. Riuscì comunque a segnare 12 gol stagionali (seppur molti dei quali su rigore) e a servire oltre 20 rifiniture, di cui 14 in Serie A (miglior assist man del campionato). Lo scudetto, per la sconfitta della Juventus a Perugia all'ultima giornata, tra molte polemiche, andò alla Lazio, in vantaggio di un punto rispetto ai piemontesi. Altalenante anche nella stagione 2000-2001, il 18 febbraio, durante la partita Bari-Juventus, segnò un gol che lo portò a esultare con un pianto e una dedica al padre, venuto a mancare pochi giorni prima. Questo episodio rappresentò un nuovo spartiacque nella sua carriera: giocò un positivo finale di stagione e da quel momento ritrovò fiducia nei propri mezzi. La Juventus chiuse nuovamente al secondo posto. 2001-2004: gli scudetti da capitano e le due Supercoppe Il ritorno di Marcello Lippi sulla panchina della Juventus coincise con un'ottima annata per Del Piero, che nella stagione 2001-2002 mise a segno 21 reti. Promosso stavolta definitivamente a capitano della squadra, stante un Antonio Conte ormai nella fase calante della carriera, al debutto casalingo in campionato del 26 agosto segnò due gol al Venezia, superando il traguardo dei 100 gol in maglia bianconera. Il successivo 31 ottobre, nell'incontro di Champions League perso contro gli scozzesi del Celtic per 4-3, segnò il 27º gol in campo europeo, superando il record di marcature nelle coppe europee con la casacca juventina precedentemente appartenuto a Roberto Bettega. Nell'ultima giornata di campionato, il 5 maggio 2002, grazie al passo falso dell'Inter che perse 4-2 in casa della Lazio, e alla vittoria della Juventus 2-0 a Udine, in cui Del Piero segnò e fece segnare un gol, vinse il suo quarto scudetto, primo da capitano, contribuendo con 16 realizzazioni e una buona somma di assist per il suo compagno di reparto. In quell'anno insieme a Trezeguet registrò il record come coppia d'attacco più prolifica d'Europa, 40 gol in due (24 gol il franco-argentino, che gli valsero il primato nella classifica marcatori, insieme a Dario Hübner, e 16 suoi). Iniziò al meglio la stagione 2002-2003 con 10 gol nelle prime 7 partite della Juventus. Realizzò due gol decidendo la Supercoppa italiana in favore della sua squadra. Nella partita Juventus-Brescia vinta 2-1, realizzò il suo 100º gol in Serie A. Giocò inoltre una parte significativa della corsa che portò i bianconeri alla finale di Champions League, segnando 5 reti, l'ultima nella semifinale di ritorno contro il Real Madrid, in cui fornì anche l'assist a Trezeguet per il gol di apertura, in una partita poi finita 3-1 per i bianconeri che ribaltarono così la sconfitta subita all'andata per 2-1, eliminando i campioni in carica dalla competizione. Dopo aver vinto il quinto scudetto, nella prima finale tutta italiana della storia, la Juventus venne sconfitta ai rigori dal Milan. Finì la stagione come capocannoniere della Juventus in Serie A e Champions League (in coabitazione con Pavel Nedvěd). Nella stagione successiva, inserito per la settima volta in carriera tra i candidati per il Pallone d'oro, vinse la Supercoppa italiana con la Juve per la quarta volta, dopo la vittoria ai rigori contro il Milan, e perse la finale di Coppa Italia, avendo realizzato un ininfluente gol in finale alla Lazio. 2004-2006: il caso Calciopoli e la stagione nella serie cadetta Del Piero in azione nel 2006 contro il Rimini Nella stagione 2004-2005 il ruolo di titolare fisso nella Juventus venne messo in discussione dall'arrivo di Zlatan Ibrahimović e soprattutto dalle decisioni del nuovo allenatore Fabio Capello, che spesso lo relegò in panchina e con il quale il giocatore non ebbe mai un rapporto ottimale dal punto di vista delle scelte tecniche. Concluse la stagione con un computo totale di 17 reti segnate, il migliore al club. Nell'ultima di campionato il 29 maggio segnò al Cagliari il gol di apertura nella vittoria per 4-2, vincendo lo scudetto che sarà in seguito revocato. Nel corso della stagione superò Felice Borel e Omar Sívori tra i migliori marcatori nella storia della Juventus. Nella stagione 2005-2006 raggiunse dapprima Bettega e in seguito Giampiero Boniperti, salendo a quota 185 reti con una tripletta alla Fiorentina, diventando il miglior cannoniere di sempre nella storia della Juventus. Il 12 febbraio 2006, da sostituto di Ibrahimović segnò su punizione il gol-vittoria nel derby d'Italia a San Siro, consolidando la marcia della Juventus verso la conquista del titolo. Chiuse il campionato con una rete alla Reggina e festeggiando un altro scudetto, che in seguito alla vicenda Calciopoli verrà assegnato dalla FIGC all'Inter terza classificata. Segnò 20 gol, dei quali 3 in Champions League, 5 in Coppa Italia, di cui vinse la classifica marcatori, e 12 in campionato giocando da titolare in sole 17 delle 38 partite totali dei bianconeri. Il posto in nazionale restava in dubbio a causa delle buone prestazioni di altri attaccanti italiani, ma ottenne ugualmente la convocazione per il Mondiale. In seguito alla retrocessione in Serie B della Juventus, con 17 punti di penalizzazione, decisa dalla sentenza relativa a Calciopoli, fu tra i pochi della rosa che non lasciò la società. Tredici anni dopo l'ultima esperienza con il Padova, il 9 settembre 2006 giocò contro il Rimini la sua prima partita in Serie B con la maglia della Juventus, che pareggiò 1-1. Sette giorni più tardi, sabato 16 settembre, scese in campo per la 500ª partita ufficiale tra i professionisti, di cui 486 con i bianconeri e 14 con i biancoscudati. Maglia celebrativa delle 500 presenze di Del Piero con la Juventus, traguardo raggiunto nel campionato di Serie B 2006-2007 In tale circostanza segnò il primo gol nel campionato cadetto con la maglia juventina che sancì la vittoria per 2-1 contro il Vicenza, prima vittoria del club torinese nel torneo, mentre il 28 ottobre segnò il suo duecentesimo gol in bianconero contro il Frosinone debuttante in Serie B, entrando definitivamente nella storia del club torinese. Il 20 gennaio 2007, nel corso di Juventus-Bari, toccò un traguardo che solo altri due calciatori del passato, Gaetano Scirea e Giuseppe Furino, erano riusciti a raggiungere, quello delle 500 presenze in gare competitive con la Juventus. Chiuse il campionato con una doppietta all'Arezzo nella vittoria 1-5, con cui la Juventus ottenne con tre giornate di anticipo la matematica certezza del ritorno in Serie A. Alla fine del torneo i suoi gol in totale furono 20 e gli consentirono di vincere il titolo di capocannoniere del campionato. 2007-2010: il ritorno in A e i 300 gol da professionista Nel campionato 2007-2008 concesse il bis tra i cannonieri, stavolta in Serie A. Il 3 settembre successivo venne premiato con il Golden Foot 2007, piazzandosi davanti a Roberto Carlos e David Beckham. Del Piero il 7 ottobre 2007, nella stagione del ritorno dei bianconeri in massima serie, nel corso della trasferta contro la Fiorentina (1-1) Il 6 aprile, giocando la partita numero 553, divenne il calciatore con più presenze nella storia della società torinese. Prima dell'ultima partita di campionato, che vedeva la Juventus confrontarsi con la Sampdoria a Marassi il 17 maggio, palesò l'intento di voler vincere il titolo di capocannoniere insieme al compagno di squadra Trezeguet, con cui era fermo a 19 realizzazioni. Dopo aver aperto le marcature al 6', al 15' subì un fallo per cui venne concesso un rigore che, fedele al suo proposito, lasciò battere al compagno di squadra il quale, trasformandolo, lo raggiunse in vetta alla classifica marcatori; successivamente però, dopo un'insistita azione personale, venne atterrato in area al 68' guadagnandosi un nuovo tiro dagli undici metri, di cui stavolta si incaricò direttamente, e la cui realizzazione gli valse la vetta solitaria della graduatoria cannonieri. Nella stagione 2007-2008 portò la neopromossa Juventus a un inatteso terzo posto in classifica, terminando il campionato aggiudicandosi per la prima volta il primo posto nella classifica capocannonieri di Serie A, con 21 gol segnati; Del Piero diventò il secondo giocatore in Italia a essere riuscito per due anni consecutivi a vincere questa classifica dapprima in Serie B e poi in A (impresa riuscita prima solo a Paolo Rossi con la maglia del Lanerossi Vicenza nelle stagioni 1976-1977 e 1977-1978). Nella stagione 2008-2009, dopo oltre due anni di assenza, tornò a disputare la UEFA Champions League, passando attraverso la fase preliminare. Raggiunta la fase a gironi, nella gara di ritorno contro il Real Madrid, disputata il 5 novembre al Santiago Bernabéu, realizzò entrambe le reti della vittoria della Juventus sui madrileni, diventando il primo giocatore di una squadra italiana a segnare una doppietta nello stadio spagnolo, meritandosi una standing ovation al momento dell'uscita dal campo e i complimenti di Diego Armando Maradona. Chiuse il 2008, il suo anno più prolifico, con 28 gol realizzati di cui 20 in Serie A, che lo laurearono capocannoniere dell'anno solare, tagliando inoltre il traguardo dei 250 gol in maglia bianconera. Il 19 gennaio 2009 venne premiato dall'AIC con tre Oscar del calcio, in qualità di miglior calciatore italiano, miglior cannoniere dell'anno solare 2008 e calciatore più amato dal pubblico. Del Piero realizza il suo 250º gol in bianconero, trasformando il rigore del 4-0 finale in Juventus-Reggina del 29 novembre 2008 Il 10 marzo, nella partita di ritorno degli ottavi di Champions Juventus-Chelsea, segnò il gol del momentaneo 2-1 per i bianconeri, che verranno poi eliminati dalla competizione. Inoltre siglò la sua 115ª presenza nelle coppe internazionali, 111ª se si contano le sole coppe europee, con la maglia della Juventus, entrambi record assoluti. Il 10 maggio a San Siro contro il Milan nella partita terminata 1-1, entrò a 20 minuti dalla fine siglando così la sua seicentesima presenza con la maglia della Juventus, record assoluto. Una settimana dopo, il 17 maggio, con 397 presenze in Serie A in maglia bianconera, eguagliò Scirea. Il 31 maggio gli venne consegnato all'Olimpico di Torino il Pallone d'argento come riconoscimento al calciatore più corretto del 2008-2009. Debuttò nella nuova stagione il 27 settembre 2009 nei minuti finali di Juventus-Bologna (1-1) tagliando il traguardo di 400 apparizioni in Serie A. Si infortunò di nuovo il 1º ottobre procurandosi in allenamento una distrazione muscolare di primo/secondo grado alla coscia sinistra, la stessa del precedente infortunio. A metà stagione, a causa di questi infortuni, concluse il girone d'andata senza segnare alcuna rete (per la prima volta da quando milita nella squadra bianconera). Dopo diverse panchine tornò al gol agli ottavi di Coppa Italia col Napoli il 13 gennaio 2010, segnando una doppietta decisiva per il passaggio del turno. Il 14 marzo 2010 centrò i gol numero 300 e 301 della sua carriera nel pareggio casalingo per 3-3 contro il Siena. Finì la stagione come capocannoniere della squadra con 11 reti complessive. 2010-2012: l'ultimo scudetto e il passo d'addìo Del Piero batte un calcio d'angolo durante l'amichevole tra Guadalajara e Juventus nell'estate 2011 Il 30 ottobre 2010, nella partita vinta 1-2 sul campo del Milan, realizzò il secondo gol della sua squadra scavalcando così Giampiero Boniperti quale marcatore juventino più prolifico della Serie A con 179 reti. Nella sfida esterna contro il Cagliari del 5 febbraio portò a 444 il numero di presenze in Serie A superando il record del club fissato da Boniperti. Concluse la stagione con 11 reti e 6 assist che lo resero il miglior marcatore stagionale della Juventus per la nona volta in carriera. La stagione successiva comincia con la scelta di Antonio Conte come nuovo tecnico della squadra (già suo capitano in squadra meno di dieci anni prima), e con l'esordio nel nuovo Juventus Stadium, grazie al quale Del Piero vanta il record di aver giocato e segnato in quattro degli impianti bianconeri. Questa sarà anche la sua ultima stagione da calciatore della Juventus. L'11 aprile 2012, dopo essere subentrato a Mirko Vučinić nei minuti finali della sfida contro la Lazio, festeggia la 700ª partita con la Juventus segnando su punizione il gol-vittoria (2-1). Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera, con una giornata d'anticipo, nella partita giocata a Trieste contro il Cagliari vinta per 2-0, favorevole anche la vittoria dell'Inter contro il Milan per 4-2. Striscione dedicato a Del Piero il 20 maggio 2012 per la finale di Coppa Italia, ultima partita disputata in maglia bianconera Il 13 maggio 2012 disputa la sua ultima partita in campionato con la maglia della Juventus, contro l'Atalanta, segnando il 290º gol della sua carriera bianconera; il capitano bianconero esce dal campo al 57', acclamato dai tifosi in lacrime. Sette giorni dopo, nella finale di Coppa Italia, la Juventus scende in campo con un distintivo speciale sulla maglia per celebrare l'ultima partita in bianconero del suo numero dieci. Sydney FC «Ho avuto la fortuna di vincere tutto nella mia carriera, e di chiudere vincendo con la squadra della mia vita: la Juventus. Cercavo qualcosa di nuovo, di diverso, che non avesse punti di contatto con il mio passato: un'esperienza davvero nuova. E l'ho trovata a Sydney.» (Alessandro Del Piero, 5 settembre 2012) Del Piero in azione con la maglia del Sydney FC nel febbraio 2013 Il 5 settembre 2012 annuncia la firma con il club australiano del Sydney FC. Fa il suo esordio con la nuova squadra nella prima partita della A-League 2012-2013 contro il Wellington Phoenix, rimediando una sconfitta per 2-0; nella giornata successiva realizza su punizione il primo gol in Australia, contro il Newcastle Jets. Il 28 ottobre celebra la sua 800ª partita da professionista. Il 19 gennaio 2013, nella partita in casa contro il Wellington Phoenix, mette a segno la prima quaterna in carriera, servendo anche un assist, che regala la vittoria agli Sky Blues per 7-1. Chiuderà la stagione con 14 reti all'attivo (miglior cannoniere stagionale di sempre del Sydney), con la sua squadra al settimo posto in classifica e fuori dalle finals series. Nella stagione successiva, Del Piero viene nominato capitano della squadra, ed eguaglia Giuseppe Meazza al secondo posto nella classifica dei migliori marcatori italiani di tutti i tempi con 338 reti, grazie al gol siglato contro il Melbourne Heart. Del Piero in allenamento con gli Sky Blues nel 2014 Dopo alcune prestazioni non brillanti, anche a causa di problemi fisici, alla penultima gara di campionato segna una doppietta nel 4-1 contro il Wellington Phoenix prima di chiudere la regular season fornendo due assist nella vittoria per 2-1 sul Perth Glory, che garantisce al Sydney FC il quinto posto in classifica e l'accesso alle finals series. Conclude la stagione con un bottino di 10 gol e 9 assist, dopo la sconfitta per 2-1 nei quarti di finale delle finals series contro il Melbourne Victory. Il 28 aprile afferma che non rinnoverà il suo contratto con il Sydney FC, club con il quale ha giocato 48 partite e segnato 24 gol. Delhi Dynamos Il 28 agosto 2014 firma un contratto di una stagione con la neonata franchigia indiana del Delhi Dynamos che milita nel nuovo campionato dell'Indian Super League. Segna il suo primo e unico gol con gli arancioneri — l'ultimo della sua carriera — il 9 dicembre, su calcio di punizione, per il momentaneo 1-2 della sua squadra contro il Chennaiyin. Termina il campionato al quinto posto, non raggiungendo la fase play-off, con all'attivo 10 presenze, chiudendo qui la sua attività agonistica. Nazionale Nazionali giovanili Nel 1991 partecipò con l'Italia Under-17 al mondiale di categoria ospitato dall'Italia, realizzando una rete nella seconda partita degli azzurri, contro la Cina (2-2). Tra il 1992 e il 1993 giocò 14 partite con l'Italia Under-18, segnando 12 reti. Nel 1992 partecipò con la medesima selezione al torneo dedicato a Paolo Valenti, dove debuttò il 12 aprile a Forlì contro la Norvegia, nella partita finita 2-0 per gli italiani. Due giorni dopo, contro la Grecia, segnò il suo primo gol con l'Under-18 azzurra. Dopo aver battuto la Spagna in semifinale, l'Under-18 italiana si qualificò alla finale di Ravenna, dove affrontò un'altra selezione azzurra. Fu proprio Del Piero a segnare il gol che decise l'incontro (1-0). A ottobre Del Piero partecipò al campionato europeo Under-18, dove debuttò contro la Polonia, realizzando una tripletta nel successo italiano per 5-1. L'Italia uscì poi all'ultima partita del girone eliminatorio, contro l'Ungheria (2-0 all'andata per i magiari, 1-0 al ritorno per gli italiani). Il 20 gennaio 1993 esordì nell'Italia Under-21 di Cesare Maldini nell'amichevole vinta per 1-0 contro la Romania. Con gli azzurrini scese in campo nei quarti di finale del campionato europeo di categoria del 1994 e del 1996, senza però prendere parte alle fasi finali delle suddette competizioni. In totale vestì in 12 occasioni la maglia dell'Under-21, realizzando 3 reti: la prima contro la Croazia il 16 novembre 1994 e le altre due contro l'Ungheria, in un'amichevole del 21 febbraio 1996. Nazionale maggiore Del Piero in nazionale A nel 1995 a Bari, contro l'Ucraina, per le qualificazioni al campionato d'Europa 1996 Il capitolo nazionale maggiore è probabilmente quello più controverso nella carriera di Del Piero. A suo merito va il fatto di aver vestito 91 volte la maglia segnando 27 reti, quarto marcatore di sempre, a pari merito con Roberto Baggio. Non è tuttavia mai riuscito a spiccare nei campionati mondiali ed europei dove, in sette tornei differenti, ha marcato soltanto tre reti (due delle quali nei tre tornei mondiali, e una in quattro tornei europei). Il suo esordio nella nazionale maggiore avvenne sotto la guida di Arrigo Sacchi a 20 anni, il 25 marzo 1995 contro l'Estonia (partita vinta dall'Italia per 4-1), mentre il primo gol fu segnato il 15 novembre seguente, contro la Lituania (4-0 per gli azzurri). Il 10 settembre 2008, nella gara contro la Georgia e valida per le qualificazioni al campionato mondiale di calcio 2010, disputò il suo ultimo incontro internazionale. 1996-2000 Arrigo Sacchi lo convocò per il campionato d'Europa 1996 in Inghilterra. Nella breve avventura degli azzurri, conclusasi al primo turno, fu impiegato solamente nella gara inaugurale, giocata l'11 giugno contro la Russia, come esterno di centrocampo, uscendo alla fine del primo tempo per far posto a Roberto Donadoni. L'anno successivo fece parte della selezione del nuovo CT Cesare Maldini che giocò il Torneo di Francia, per poi essere convocato al campionato del mondo 1998 tenutosi in Francia. L'infortunio muscolare che patì pochi giorni prima dell'inizio della competizione mondiale, nella finale di Champions contro il Real Madrid, lo fece arrivare in condizioni di forma precarie, sicché il CT favorì Roberto Baggio per la prima partita degli azzurri contro il Cile. Esordì il 17 giugno 1998 a Montpellier entrando dalla panchina al 65', al posto di Baggio, nella seconda partita del girone contro il Camerun, vinta 3-0. Nell'ultima partita del girone contro l'Austria, vinta 2-1, servì l'assist per il gol di Vieri su calcio di punizione; nel secondo tempo avvenne di nuovo la "staffetta": Del Piero lasciò il posto al Divin Codino a diciassette minuti dalla fine dell'incontro. Dopo essersi qualificata agli ottavi, il 27 giugno l'Italia batté la Norvegia per 1-0; Del Piero partì di nuovo titolare al fianco di Vieri e venne sostituito da Enrico Chiesa al 77'. Del Piero assieme a Francesco Totti durante la finale del campionato d'Europa 2000 Il 3 luglio 1998 l'Italia fu eliminata ai quarti di finale del mondiale dai padroni di casa della Francia ai rigori, dopo lo 0-0 dei tempi supplementari. In questa occasione Del Piero fu sostituito ancora una volta da Baggio nella ripresa. Fu poi scelto dal nuovo commissario tecnico Dino Zoff per il campionato d'Europa 2000 in Belgio e Paesi Bassi, nonostante fosse da poco rientrato da un infortunio. Nell'ultima partita del girone, contro la Svezia, il 10 giugno, scese in campo dal primo minuto, fornendo l'assist a Di Biagio per il momentaneo 1-0 e realizzando all'88' il gol del definitivo 2-1, con un tiro che si infilò all'incrocio dei pali della porta di Magnus Hedman. Nella finale persa contro la Francia subentrò a Fiore al 53', due minuti prima che l'Italia passasse in vantaggio; successivamente fallì il gol del raddoppio al 59' quando, liberato da Francesco Totti, calciò a lato davanti a Fabien Barthez, nonché il possibile golden goal al 9' del primo tempo supplementare. 2000-2008 Autore di cinque reti durante le qualificazioni al Mondiale 2002 (tra cui quella all'Ungheria che valse il matematico accesso al torneo), venne convocato da Giovanni Trapattoni per la fase finale del torneo, disputato in Corea del Sud e Giappone. Anche durante questa edizione — la seconda per il giocatore — Del Piero visse la staffetta con l'altro fantasista della squadra, Totti. Nella terza partita, giocata il 13 giugno contro il Messico, entrò al posto del romanista a 12' dal termine, segnando all'85' il gol del definitivo 1-1 (dedicato alla memoria del padre scomparso da poco) che mise al sicuro per l'Italia la qualificazione agli ottavi. Terminò il suo secondo Mondiale con 89' giocati in 3 gare e una rete, la prima in questo tipo di competizione. In sei partite delle qualificazioni al campionato europeo di calcio 2004 andò a segno cinque volte, venendo poi convocato da Trapattoni per il campionato d'Europa 2004 in Portogallo, dove partì titolare in tutte le tre gare del gruppo C. L'Italia non andò oltre la fase a gironi. Del Piero festeggia la vittoria del campionato del mondo 2006 insieme al ministro Giovanna Melandri e al presidente Giorgio Napolitano Nel 2006 è Marcello Lippi, il tecnico che lo aveva lanciato nella Juventus, a essere il CT della nazionale. Del Piero fu convocato per il campionato del mondo 2006 in Germania, la sua terza rassegna iridata, nella quale vive di nuovo il dualismo con Totti. Entrò a partita in corso nelle prime due sfide contro Ghana e Stati Uniti, giocando da titolare solo contro l'Australia. Disputò la semifinale contro la Germania il 4 luglio, entrando negli ultimi minuti dei supplementari e risultando decisivo: prima batte il calcio d'angolo da cui parte l'azione dell'1-0 di Fabio Grosso, e poi realizza al 120' il gol del definitivo 2-0, finalizzando il contropiede lanciato da Fabio Cannavaro e Alberto Gilardino, con un tiro all'incrocio dei pali che sarebbe stato il suo ultimo gol in azzurro. Il 9 luglio all'Olympiastadion di Berlino, nella finale contro la Francia, dopo essere entrato a pochi minuti dalla fine dei tempi regolamentari finiti 1-1 per i gol di Zinédine Zidane e Marco Materazzi, segnò il quarto dei cinque rigori che assegnarono all'Italia il quarto titolo mondiale. Nel settembre 2007, dopo il pareggio senza gol a San Siro contro la Francia nelle qualificazioni all'Europeo 2008, da tempo insoddisfatto per il modo in cui viene impiegato, chiede pubblicamente di non essere più convocato se non per giocare come attaccante, e non spostato sulla fascia come invece fa il nuovo CT Roberto Donadoni — pur sapendo che ciò potrebbe significare l'addio alla maglia azzurra. Non convocato per le restanti gare di qualificazione, è comunque tra i selezionati per il campionato d'Europa 2008 in Austria e Svizzera, grazie anche alla buona stagione disputata con la Juventus, suggellata dal titolo di capocannoniere della Serie A; a causa dell'infortunio di Cannavaro eredita i gradi di capitano della nazionale azzurra, che uscirà dalla competizione ai quarti di finale (ai rigori), contro i futuri campioni della Spagna. Ha disputato il suo ultimo incontro con la maglia azzurra il 10 settembre 2008, nella gara contro la Georgia vinta 2-0 e valida per le qualificazioni al Mondiale 2010, nella quale subentra al 56' ad Antonio Di Natale e serve l'assist per il secondo gol di Daniele De Rossi. Record Juventus Del Piero nel corso della UEFA Champions League 1997-1998, edizione in cui stabilì il record stagionale di gol per uno juventino (10) Presenze ufficiali: 705 Marcature ufficiali: 290 Marcature nei campionati italiani: 208 Marcature in Serie A: 188 Marcature in Serie B: 20 Presenze nelle competizioni UEFA per club: 130 Marcature nelle competizioni UEFA per club: 54 Giocatore con più stagioni nella Juventus: 19 Giocatore con più stagioni da capitano della Juventus: 11 Marcature in una singola edizione della UEFA Champions League: 10 Individuali 1º nella classifica dei giocatori italiani ad aver segnato più punizioni in partite ufficiali (52 di cui 42 con la Juventus, 6 con la nazionale, 3 con il Sydney FC e 1 con il Delhi Dynamos). 1º nella classifica dei giocatori italiani ad aver segnato più punizioni con una squadra di club (46 di cui 42 nella Juventus, 3 con il Sydney FC e 1 con il Delhi Dynamos). 1º nella speciale classifica dei giocatori che hanno militato in Serie A ad aver segnato più calci di punizione in carriera con squadre di club con 46 gol. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 1993-1994 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 1994 Competizioni nazionali Campionato italiano: 8 - Juventus: 1994-1995, 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006, 2011-2012 Coppa Italia: 1 - Juventus: 1994-1995 Supercoppa italiana: 4 - Juventus: 1995, 1997, 2002, 2003 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Juventus: 1995-1996 Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale ESM Team of the Year: 3 - 1995-1996, 1996-1997, 1997-1998 MVP Coppa Intercontinentale: 1996 Trofeo Bravo: 1996 Capocannoniere del Torneo di Francia: 1 - 1997 (3 gol) Capocannoniere della UEFA Champions League: 1 - 1997-1998 (10 gol) Oscar del calcio AIC/Gran Galà del calcio AIC: 6 Migliore calciatore italiano: 1998, 2008 Calciatore più amato: 2001, 2008 Migliore cannoniere: 2008 Premio alla carriera: 2011 FIFA 100: 2004 Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2005-2006 (5 gol) Premio Gentleman Nazionale: 2006 Sportivo Piemontese dell'anno dall'Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI): 2006 Capocannoniere della Serie B: 1 - 2006-2007 (20 gol) Golden Foot: 2007 Capocannoniere della Serie A: 1 - 2007-2008 (21 gol) Premio Scirea: 2008 Pallone d'argento: 2008-2009 Globe Soccer Award alla carriera sportiva: 2011 Premio Gentleman Internazionale: 2012 A-League Goal of the Year: 2012-2013 Sydney FC Player of the Year Award: 2013 PFA Team of the Season: 2013 Sydney FC Team of the Decade 2005-2015 Inserito nella Hall of Fame del Sydney FC Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Giocatore italiano (2017) Onorificenze Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana «Di iniziativa del Presidente della Repubblica» — 2006 Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana «Di iniziativa del Presidente della Repubblica» — 2000 Collare d'oro al Merito Sportivo «Vincitore Coppa del Mondo FIFA (brevetto 318)» — 2006 Medaglia di bronzo al valore atletico «Campione italiano professionisti (brevetto 14618)» — 1995 Medaglia di bronzo al valore atletico «Campione italiano professionisti (brevetto 17080)» — 1997 Medaglia di bronzo al valore atletico «Campione italiano professionisti (brevetto 17853)» — 1998 Medaglia di bronzo al valore atletico «2º classificato nel campionato europeo e 20 presenze in nazionale professionisti (brevetto 20683)» — 2000 Medaglia di bronzo al valore atletico «Campione italiano professionisti (brevetto 22925)» — 2002 Medaglia di bronzo al valore atletico «Campione italiano professionisti (brevetto 25025)» — 2003
  14. FABRIZIO CAMMARATA https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Cammarata Nazione: Italia Luogo di nascita: Caltanissetta Data di nascita: 30.08.1975 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Aeroplanino siculo Alla Juventus dal 1992 al 1995 Esordio: 14.10.1992 - Amichevole - Don Bosco-Juventus 0-14 Ultima partita: 14.06.1995 - Amichevole - Vicenza-Juventus 4-4 0 presenze - 0 reti Fabrizio Cammarata (Caltanissetta, 30 agosto 1975) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante, assistente del Melbourne Victory. Fabrizio Cammarata Cammarata al Cagliari nel 2000 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Melbourne Victory (Assistente) Termine carriera 2012 - giocatore Carriera Giovanili 1988-1994 Juventus Squadre di club 1993-1994 Juventus 0 (0) 1994-1996 Verona 65 (18) 1996-1997 → Torino 21 (3) 1997-1998 → Pescara 28 (5) 1998-2000 Verona 61 (24) 2000-2004 Cagliari 107 (24) 2004 Parma 8 (0) 2004-2005 Catanzaro 17 (1) 2005-2006 Pescara 34 (7) 2006-2008 Taranto 39 (9) 2008 Salernitana 9 (0) 2008-2009 → Pro Patria 9 (0) 2009 → Sambenedettese 16 (5) 2009-2010 Pro Vasto 23 (9) 2010-2011 R.C. Angolana 31 (13) 2011-2012 Sulmona 25 (6) Nazionale 1990-1991 Italia U-16 7 (4) 1992-1993 Italia U-18 5 (0) 1995-1996 Italia U-21 4 (1) Carriera da allenatore 2011-2012 Sulmona 2012-2013 Pescara Esordienti 2013-2015 Pescara Allievi Naz. LP 2015-2016 Pescara Primavera (Vice) 2017-2018 Terek Groznyj Under-17 2019-2020 Dinamo Tirana 2021 Apolonia Fier 2021- Melbourne Victory Assistente Carriera Giocatore Club Cammarata al Verona nella stagione 1994-1995 Cresciuto nelle giovanili della Juventus, insieme ad Alessandro Del Piero ha costituito la coppia d'attacco che ha guidato la formazione Primavera, nella stagione 1993-1994, ai successi nel Torneo di Viareggio e nel campionato di categoria. Esordisce tra i professionisti nel campionato di Serie B 1994-1995 con il Verona, giocando con gli scaligeri per cinque anni, tre in cadetteria e due in massima categoria, esordendo in Serie A il 15 settembre 1996 contro il Bologna e totalizzando 126 presenze e 42 gol. Le cinque stagioni in Veneto sono inframmezzate dalle parentesi in serie cadetta al Torino, 21 presenze e 3 reti nell'annata 1996-1997, e al Pescara, 5 reti in 28 partite nell'edizione 1997-1998. Nella stagione 2000-2001 passa al Cagliari, dopo aver disputato un positivo campionato con il Verona e avergli garantito la permanenza in Serie A, andando peraltro a rete contro le blasonate Juventus, Milan e Roma. Il suo acquisto da parte dei sardi è uno dei più cospicui della gestione Cellino, sicché grandi sono le aspettative sull'aeroplanino siculo, ma i risultati non saranno all'altezza. Con i rossoblù gioca fino a metà della stagione 2003-2004, timbrando in totale 107 presenze e 24 gol; in gennaio passa in prestito al Parma con cui disputa 9 gare tra campionato e Coppa UEFA. Rientrato a Cagliari, viene dirottato per la stagione 2004-2005 al Catanzaro dove mette a referto 17 partite e 1 gol. Va meglio l'annata successiva, con il ritorno a Pescara: infatti in 34 presenze è 7 volte tra i marcatori. Nell'annata 2006-2007 è al Taranto, in Serie C1, con cui disputa un buon campionato fatto di 28 presenze e 9 reti, guadagnandosi la riconferma per il torneo successivo dov'è titolare fin quando, nel gennaio del 2008, viene acquistato dalla Salernitana con cui conquista la promozione in Serie B. Nella stagione 2008-2009 viene ceduto in prestito alla Pro Patria ma, dopo un girone di andata in cui non riesce a lasciare il segno, viene girato sempre in prestito alla Sambenedettese. A fine stagione torna a Salerno, rescindendo il 6 agosto il contratto con il club granata. Nell'annata 2009-2010 segna 9 gol in 23 presenze con la maglia della Pro Vasto. Il 30 agosto passa alla Renato Curi Angolana, in Serie D; con gli abruzzesi realizza 13 reti in 31 partite di campionato. Nell'annata 2011-2012 scende in Eccellenza, dove milita nelle file del Sulmona sino al ritiro avvenuto a metà stagione, per diventare allenatore della stessa compagine. Nazionale Conta presenze nelle Under-16 e Under-18 azzurre. Debutta nell'Under-21 di Cesare Maldini il 20 dicembre 1995 contro i pari età della Bulgaria. Allenatore Nel corso della stagione 2011-2012 diviene allenatore del Sulmona, squadra di Eccellenza di cui era fin lì giocatore, conquistando a fine stagione la Coppa Italia di categoria. L'annata successiva passa ad allenare nel settore giovanile del Pescara; nella stagione 2015-2016 ricopre il ruolo di vice della formazione Primavera biancazzurra. Nella stagione 2017-2018 si trasferisce in Russia, guidando la formazione Under-17 del Terek Groznyj. La stagione seguente approda in Oman, entrando nello staff della Muscat Football Academy. Il 22 novembre 2019 subentra alla guida della Dinamo Tirana, compagine militante nella seconda serie albanese. Il 28 dicembre 2020, con la squadra imbattuta e prima in classifica, si dimette dall'incarico. Il 2 gennaio 2021 prende le redini dell'Apolonia Fier, squadra della massima serie albanese. Rimane a Fier sino all'estate seguente, quando accetta il ruolo di assistente di Tony Popović sulla panchina australiana del Melbourne Victory; durante quest'esperienza, nel febbraio 2022 partecipa alla vittoria della FFA Cup. Palmarès Giocatore Club Cammarata e Alessandro Del Piero nelle giovanili della Juventus nella stagione 1993-1994 Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 1993-1994 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 1994 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Verona: 1998-1999 Campionato italiano Serie C1: 1 - Salernitana: 2007-2008 (girone B) Allenatore Coppa Italia di Eccellenza Abruzzo: 1 - Sulmona: 2011-2012
  15. ZORAN BAN Nel piccolo mondo di Zoran Ban – scrive Vittorio Oreggia su “Hurrà Juventus” del novembre 1993 – non c’è spazio per i progetti ambiziosi, i sogni gettati oltre il confine della logica, il lusso sfrenato del calcio miliardario. Nel mondo di questo giovane croato di Rijeka, arrivato alla Juve per caso e non per caso riconfermato, esistono soltanto le scoperte quotidiane di una dimensione umana e professionale del tutto nuova. Non ha ancora i vizi della star, Zoran, e probabilmente non li avrà mai. Perché è un ragazzo semplice dentro e fuori, perché la sua è una corsa a ostacoli contro lo scetticismo, perché prima di guardare avanti preferisce voltarsi indietro. È uno di quei personaggi, Ban, a cui il passato ha lasciato parecchio in eredità. E a cui il presente sta offrendo altrettanto. Diventa complicato descriverlo, non è semplice cucirgli addosso un’immagine aderente alla realtà. Tre mesi di Juve sono pochi e tanti al tempo stesso. Resta, in assoluto, il ricordo commovente di una doppia prima volta: a Lecce, in campionato, e a Mosca, in Coppa Uefa. Due esordi a distanza di quarantotto ore, salutati con un sorriso buono e parole di speranza: «Ho telefonato ai miei genitori per dire loro che non sono più un signor nessuno, anche se non sono ancora qualcuno. Ma a me basta così: perché sapersi accontentare ê un trampolino di lancio», raccontò nel gelo russo. Adesso che ha tagliato il traguardo del terzo debutto (in Coppa Italia), Zoran può permettersi di aggiungere a quel sorriso e a quelle parole una smorfia di soddisfazione. La sua storia è molto più simile a un film che alla realtà: non ci ha mai pensato? «Come no. Ci penso spesso, quasi tutti i giorni. Perché sono stato fortunato rispetto ad altri ex jugoslavi e rispetto a calciatori fortissimi del mio Paese». L’ex Jugoslavia è una lama nel cuore. Lei è venuto via in tempo per non soffrire più... «Guardi che io soffro ancora. Soffro ogni giorno che accendo la televisione o sfoglio un giornale. Non c’è bisogno di conoscere la lingua italiana per capire. Sono sufficienti le immagini di morte e di desolazione. Sa, è la mia gente...». Qual è l’aspetto di questa assurda e triste vicenda che la colpisce di più? «È terribile, siamo alle soglie del Duemila e il mondo si trascina i problemi delle guerre, della pace, della convivenza reciproca. Noi dell’Est sembra che non riusciamo più a metterci d’accordo e recuperare un po’ di tranquillità». Fortuna sua, Ban, che c’è la Juve... «Sì, fortuna mia. E della mia fidanzata, Sanja, che presto diventerà la signora Ban. A Torino viviamo nel centro alla Crocetta, in una bellissima casa. Vado in giro in Cinquecento e mi sembra di viaggiare in Rolls Royce: vede, ci vuole poco per toccare il cielo con un dito. Non ho pretese, mi basta camminare per le strade della città, “provare” il gusto di recarsi al cinema, fare ciò che in questo momento a Rijeka è impossibile. Eppure la mia patria mi manca, specialmente il sole e il mare. E gli amici. Ma non sono il tipo che fatica ad adattarsi, nonostante a Torino il cielo sia grigio. Troppo grigio». La Juve: una seconda famiglia? «Esatto Sono stato accolto con simpatia e benevolenza. Per uno straniero è importante il primo impatto. Devo tutto a Franco Landri. Un giorno è venuto a vedere Rijeka-Dinamo Zagabria, derby accesissimo. Vincemmo noi per due a uno, realizzai entrambi i gol. Da allora mi ha tenuto d’occhio, fino a che quest’estate è scoccata la scintilla». Ma non c’era solo l’interessamento bianconero... «No, c’era anche l’Atletico Madrid interessato al mio cartellino. Ma io pregavo affinché andasse in porto la trattativa con la Juventus. In Croazia si capta la televisione italiana, sapevo tutto del vostro campionato: ero e sono un vero patito. Ecco spiegata la ragione per cui ho subito tifato... bianconero. E poi la Spagna è lontana ed io sono legatissimo alla famiglia. Mio padre Dragan viene spesso a trovarmi, quando c’è lui mi sento forte. Anzi, più forte». Ban figlio di papà. Un papà con l’occhio del talent-scout... «Beh, un papà appassionato. Forse addirittura più di me. È stato lui a inculcarmi il pallone nella testa e a spingermi verso l’attività agonistica. A scuola non brillavo, ma negli allenamenti con le giovanili del Rijeka ero il primo della classe. A diciassette anni ho esordito in Serie A e da allora la mia carriera è stata tutta in salita». I suoi idoli? «Non mi piace essere ruffiano, ma deve credermi quando dico che sono cresciuto con le immagini del mundial spagnolo nella testa. I miei idoli erano Rossi, Causio, Tardelli, Zoff, Scirea, Graziani. Vuole che elenchi tutti i protagonisti di quel fantastico successo?». I suoi obiettivi? «Non esageriamo. Ho un solo obiettivo, adesso: dimostrare al presidente Boniperti e a Trapattoni che mi merito la Juventus e non sono venuto qui per grazie ricevuta. Senza presunzione, credo che non deluderò. Intanto lavoro come un matto in allenamento e mi faccio trovare sempre pronto. Capita, come a Lecce o a Mosca, che il tecnico abbia bisogno di me; e allora...». Un giudizio su Roberto Baggio? «Straordinario». E su Vialli? «Fortissimo». E su Ban? «Può crescere. Anzi, deve. Ma io lo conosco: ha la testa dura...». 〰.〰.〰 I tifosi juventini si rendono presto conto che Zoran non è il campione che si sperava e che la somiglianza col suo connazionale Boksic è solo fisica. E lo capisce anche il Trap che lo utilizza con il contagocce: 2 volte in campionato, contro il Lecce e il Genoa, 3 in Coppa Uefa e una in Coppa Italia. Alla fine della stagione, Ban è ceduto al Belenenses, in Portogallo. Nell’estate del 1996, ritorna in Italia, al Pescara, in Serie B. Ancora una volta, sarà un’esperienza molto deludente: Zoran è schierato solamente in 9 occasioni, nelle quali va a segno solamente una volta. Trasferitosi in Belgio, fa perdere le sue tracce, fino al 2004, quando riprova l’avventura italiana. Questa volta, si trasferisce in Puglia, nel Foggia. Ancora tanta delusione e poche partite, solamente 5. Tornò in Croazia dopo sole 5 partite per seri problemi di salute della moglie. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/05/zoran-ban.html
  16. ZORAN BAN https://it.wikipedia.org/wiki/Zoran_Ban Nazione: Croazia Luogo di nascita: Rijeka (Fiume) Data di nascita: 27.05.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 85 kg Nazionale Croato Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 1993 al 1994 Esordio: 26.09.1993 - Serie A - Lecce-Juventus 1-1 Ultima partita: 01.03.1994 - Coppa Uefa - Cagliari-Juventus 1-0 6 presenze - 0 reti Zoran Ban (Fiume, 27 maggio 1973) è un ex calciatore croato, di ruolo attaccante. Zoran Ban Ban alla Juventus nella stagione 1993-1994 Nazionalità Jugoslavia Croazia (dal 1991) Altezza 186 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2005 Carriera Squadre di club 1990-1993 Rijeka 38 (11) 1993-1994 Juventus 6 (0) 1994-1995 Belenenses 9 (2) 1995-1996 Boavista 16 (4) 1996-1997 Pescara 9 (1) 1997-1999 R.E. Mouscron 40 (20) 1999-2001 Genk 36 (11) 2001-2003 R.E. Mouscron 25 (10) 2003-2004 Mons 20 (5) 2004-2005 Foggia 5 (2) Nazionale 1994 Croazia U-21 1 (0) Carriera Dopo tre anni nel Rijeka, dal 1990 al 1993, in cui totalizza 38 presenze e 11 gol, si guadagna il soprannome di nuovo Bokšić finendo per questo nelle mire della Juventus che, ritenendolo un giocatore valido in prospettiva futura, lo acquista nell'estate 1993. Tuttavia le premesse del suo arrivo a Torino vengono presto smentite, con il croato che non riesce a emergere in maglia bianconera, chiuso dai più titolati compagni di reparto. Nel corso dell'annata il tecnico Giovanni Trapattoni gli concede solo due apparizioni in campionato contro Lecce e Genoa, una in Coppa Italia e tre in Coppa UEFA, dove contro la Lokomotiv Mosca gioca la sua prima partita da titolare. Alla fine della stagione viene ceduto in Portogallo dove milita dapprima nel Belenenses, 9 presenze e 2 reti, e poi nel Boavista, 16 presenze e 4 reti. Torna in Italia nel 1996 al Pescara, in Serie B, dove viene impiegato per 9 volte segnando 1 rete, contro il Padova. Dal 1997 al 2004 è invece in Belgio dove vive il suo periodo migliore, riuscendo ad andare in doppia cifra con due squadre, R.E. Mouscron (65 partite e 30 reti) e Genk (36 partite e 11 reti), e totalizzando in tutto un bottino di 121 partite e 46 reti. Nelle file del Genk, nel 2000, vince anche la Coppa del Belgio andando in rete nella finale giocata contro lo Standard Liegi. Fa nuovamente ritorno in Italia, in Serie C1, nel 2004, nel Foggia. Grazie a un buon precampionato, si candida a diventare il punto di riferimento dell'attacco della squadra, e infatti nelle prime 5 partite di campionato mette subito a segno 2 importanti reti; gravi problemi familiari, però, lo costringono a rescindere il contratto per tornare urgentemente in patria. Qui cerca inizialmente una squadra vicino al suo paese, ma poco più tardi decide di ritirarsi dall'attività agonistica. Palmarès Club Coppa del Belgio: 1 - Genk: 1999-2000
  17. ROBERTO RICCA https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1990-1991 Nazione: Italia Luogo di nascita: Novara Data di nascita: 24.01.1973 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1990 al 1994 Esordio: 05.12.1990 - Amichevole - Alessandria-Juventus 1-2 Ultima partita: 09.06.1994 - Amichevole - Bari-Juventus 2-0 0 presenze - 0 reti
  18. MARCO MORO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 07.06.1970 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1986 al 1990 e dal 1991 al 1994 Esordio: 16.06.1987 - Amichevole - Selezione Eccellenza Promozione-Juventus 2-4 Ultima partita: 11.06.1994 - Amichevole - Venezia-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti
  19. CHRISTIAN MANFREDINI https://it.wikipedia.org/wiki/Christian_Manfredini Nazione: Italia Costa d'Avorio Luogo di nascita: Port-Bouët Data di nascita: 01.05.1975 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 73 kg Nazionale Ivoriano Soprannome: - Alla Juventus dal 1992 al 1994 Esordio: 11.11.1992 - Amichevole - Spal-Juventus 1-5 Ultima partita: 16.09.1993 - Amichevole - Borgotorre-Juventus 0-9 0 presenze - 0 reti Christian José Manfredini Sisostri (Port-Bouët, 1º maggio 1975) è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore ivoriano con cittadinanza italiana, di ruolo centrocampista. Christian Manfredini Manfredini (in basso, a sinistra) festeggia, assieme ai compagni della "Primavera", il successo della Juventus al Torneo di Viareggio del 1994. Nazionalità Italia Costa d'Avorio (dal 2006) Altezza 180 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2014 - giocatore Carriera Giovanili 1988-1993 Juventus Squadre di club 1993-1994 Juventus 0 (0) 1994-1995 → Pistoiese 14 (1) 1995-1996 → Viterbese 32 (3) 1996-1997 → Avezzano 30 (2) 1997-1998 → Fermana 26 (3) 1998-1999 → Cosenza 32 (4) 1999-2000 Genoa 25 (2) 2000-2002 Chievo 64 (9) 2002-2003 Lazio 3 (0) 2003 → Osasuna 11 (1) 2003-2004 → Fiorentina 10 (1) 2004 → Perugia 12 (0) 2004-2011 Lazio 98 (5) 2011-2012 Sambonifacese 11 (0) 2012-2013 Agropoli 2 (0) 2013-2014 Picciola 0 (1) Nazionale 2006-2008 Costa d'Avorio 2 (1) Carriera da allenatore 2016 Valdiano 2017-2018 Spezzano Albanese Giovanili Biografia Nato in Costa d'Avorio, è stato adottato da una famiglia italiana di Battipaglia (SA) all'età di cinque anni. Possiede il passaporto italiano. Caratteristiche tecniche Giocatore Giocatore agile e veloce, dotato di un'ottima velocità scatto, è stato uno dei protagonisti del Chievo dei primi anni 2000, squadra che portò alla promozione in Serie A. Ottimo rifinitore, era in grado di calciare molto bene con entrambi i piedi. Carriera Giocatore Club Gli esordi Cresciuto nelle giovanili della Juventus, emerge tra i punti fermi della formazione Primavera bianconera che, allenata da Cuccureddu e trascinata da un promettente Del Piero, nella stagione 1993-1994 conquista il Torneo di Viareggio e il campionato di categoria. Dopo aver girovagato nei campionati minori in Serie C1 e Serie C2, passa al Cosenza che lo fa esordire in Serie B all'età di 23 anni. Nella compagine rossoblù resta una sola stagione mettendo a segno 4 gol in 32 partite. Nella stagione successiva, allenato da Bortolo Mutti e Gigi De Rosa, dopo aver fatto il ritiro col Cosenza e giocato gare di Coppa Italia, a settembre viene trasferito. Chievo Passa al Genoa con cui gioca un altro campionato di Serie B. A fine stagione viene ceduto al Chievo di Delneri. Con la squadra veronese vive i migliori momenti della sua carriera: disputa infatti un campionato ad alti livelli e ottiene la promozione in Serie A, la prima assoluta per la piccola compagine clivense. Con la matricola gialloblù esordisce nella massima serie il 26 agosto 2001 nel match Fiorentina-Chievo Verona (0-2). Si rivela ancora una volta come uno dei migliori giocatori della squadra e di tutto il campionato: gioca in totale 28 partite di campionato, realizza 2 reti e fornisce innumerevoli assist ai compagni, rivelandosi una delle migliori ali del torneo. Lazio, vari prestiti e di nuovo Lazio A fine stagione ha sul mercato richieste importanti e così viene ingaggiato con la formula della comproprietà dalla Lazio del presidente Sergio Cragnotti, formazione allenata da Roberto Mancini con ambiziosi obiettivi. Tuttavia con i biancocelesti trova poco spazio, sicché a gennaio del 2003 passa in prestito all'Osasuna, in Spagna, dove totalizza 11 presenze e un gol. Al termine del campionato rientra alla Lazio, che intanto risolve a proprio favore la comproprietà e lo gira poi in prestito alla Fiorentina, impegnata nel torneo cadetto. Poi a gennaio del 2004 viene prestato al Perugia in Serie A. Con gli umbri retrocede dopo uno spareggio con la sesta classificata della Serie B, per altro sua ex squadra, ovvero la Fiorentina. Dalla stagione 2004-2005, rientrato ancora una volta alla Lazio, gioca con poca continuità nel massimo campionato, ma nelle annate che seguono va in gol con il Werder Brema (in Champions League), segna quindi alla Reggina, all'Empoli, al Palermo e due volte al Messina (in Serie A) e contro il Benevento in una sfida della Coppa Italia 2008-2009, edizione vinta proprio dalle Aquile. Nelle stagioni 2009-2010 e 2010-2011 Manfredini rimane fuori rosa, non scendendo mai in campo né in coppa né in campionato. Ultimi anni Il 16 luglio 2011 la Sambonifacese annuncia l'acquisto di Manfredini a parametro zero, dopo che il contratto con la Lazio era scaduto il 30 giugno 2011. Si svincola dal club veronese durante il mercato invernale. Il 14 maggio 2012 il presidente dell'Agropoli, neopromossa in Serie D, annuncia l'acquisto per la stagione 2012-2013 dello svincolato Manfredini. Il 16 gennaio 2013 scende ancora di categoria, firmando per il Picciola, squadra di Pontecagnano Faiano militante in Promozione. Nazionale Nella sua carriera ha aspettato a lungo, vanamente, una convocazione nella nazionale italiana guidata all'epoca da Giovanni Trapattoni, finché non ha accettato la convocazione del suo Paese d'origine, la Costa d'Avorio, con la quale ha segnato all'esordio contro la Spagna, senza venir convocato nuovamente nelle partite successive. Alla fine del 2008 viene nuovamente convocato nella rappresentativa ivoriana dal selezionatore Vahid Halilhodžić per una partita contro Israele, mettendo a referto la sua seconda e ultima presenza. Allenatore e dirigente Dopo due anni dal ritiro nel calcio giocato, nel 2016 intraprende la carriera di allenatore. La sua prima esperienza, nel Valdiano, squadra dilettantistica di Teggiano e militante nel campionato campano di Eccellenza, è molto breve chiudendosi con l'esonero appena il successivo 14 ottobre, dopo un pessimo inizio di stagione. Dopo aver lavorato nella stagione 2017-2018 come tecnico delle giovanili dello Spezzano Albanese, nel 2020 diviene responsabile del settore giovanile del Bassano. Palmarès Giocatore Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 1993-1994 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 1994 Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Lazio: 2008-2009 Supercoppa italiana: 1 - Lazio: 2009
  20. SILVIO DE NICOLAI https://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_De_Nicolai Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: -.-.1897 Luogo di morte: Pietra Ligure (Savona) Data di morte: 26.10.1962 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1916 al 1917 e dal 1920 al 1921 Esordio: 24.09.1916 - Amichevole - Torino-Juventus 1-1 Ultima partita: 25.04.1921 - Amichevole - Fortitudo Roma-Juventus 2-2 0 presenze - 0 reti
  21. ANTONIO D'AMBROSIO Nazione: Italia Luogo di nascita: Balsorano (L'Aquila) Data di nascita: 01.01.1956 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1973 al 1974 Esordio: 11.06.1974 - Amichevole - Umbertide-Juventus 0-6 0 presenze - 0 reti
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