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MARIO BO Il piccolo e scaltro savonese non teme niente, neppure i più arcigni difensori. Proveniente dal vivaio del Torino, gioca otto stagioni in bianconero dal 1939 al 1946 (con una parentesi al Genova e all’Ambrosiana), vincendo la Coppa Italia del 1942. Sessanta presenze e venti reti è il suo tabellino.«A Carlin piacevano i suoi occhi – racconta Caminiti – che aveva di un azzurro ligure. Bisognava dargli la palla, e poi dirgli: martella, col suo dribbling testardo riusciva sempre a piazzare il cross e Gabetto giovane preferiva i cross di Bo, perché si ammorbidivano sull’ultimo metro, allo zompare dell’imbrillantinato turinéis. Di altre ali piccole la Juve ne avrebbe avute, fino a Ermes Muccinelli, ma uno come Bo non più. Cresciuto nei Balon Boys e lanciato dal Toro, diventò juventino nel 1939 e rinnovò le sfide belluine del derby, picchiando lui per primo il difensore grosso che fosse. Anche con l’aria di lavorucchiare sul pallone era tremendo, strani estri lo ispiravano, con tocchi smarcanti e più di segnare lui, molti goal fece segnare. Ma tutti i suoi nove goal in bianconero sono dei capolavori, perfetti come teoremi». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/04/mario-bo.html
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MARIO BO https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Bo Nazione: Italia Luogo di nascita: Savona Data di nascita: 04.12.1912 Luogo di morte: Torino Data di morte: 04.12.2003 Ruolo: Centrocampista Altezza: 166 cm Peso: 69 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1939 al 1941 e dal 1944 al 1946 Esordio: 17.09.1939 - Serie A - Inter-Juventus 4-0 Ultima partita: 07.04.1946 - Campionato Divisione Nazionale - Bologna-Juventus 2-1 60 presenze - 22 reti Mario Bo (Savona, 4 dicembre 1912 – Torino, 4 dicembre 2003) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Mario Bo Bo (accosciato, secondo da destra) nella Juventus della stagione 1940-1941 Nazionalità Italia Altezza 166 cm Peso 69 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1950 Carriera Giovanili 1925-1928 Eden San Paolo 1928-1931 Torino Squadre di club 1931-1939 Torino 185 (42) 1939-1941 Juventus 39 (12) 1941-1942 Genova 1893 10 (2) 1942-1943 Ambrosiana-Inter 12 (3) 1944-1946 Juventus 21 (10) 1946-1950 Fossanese 87 (21) Carriera Club Gli inizi e il Torino Nativo di Savona, iniziò a giocare a calcio nell'Eden San Paolo di Torino, dove rimase per tre anni prima di essere aggregato alle giovanili del Torino (note poi come Balon Boys in onore di Adolfo Baloncieri). Passato in prima squadra nel 1931, esordì in Serie A nello stesso anno (e poco prima di compiere 19 anni) in Torino - Bari del 22 novembre, siglando una doppietta nel complessivo 6-1 per i torinesi. Chiuso però dai titolari Gino Rossetti, Onesto Silano e Julio Libonatti, raccolse solo sei presenze nella sua prima stagione (segnando un ulteriore gol, anche se inutile, nella partita Milan - Torino del 29 maggio 1932, persa per 6-1). Nelle stagioni successive divenne titolare, con i granata che si mantennero in posizioni di centro classifica. L'annata migliore fu senza dubbio il 1935-1936: Bo mise a segno nove reti in 25 presenze in campionato, il Torino terminò il campionato in terza posizione, vinse la Coppa Italia e arrivò fino agli ottavi di finale della Coppa dell'Europa Centrale, dove fu eliminato dagli ungheresi dell'Újpest. Le tre stagioni successive videro la conferma della squadra ad alti livelli, ma non arrivò alcun trofeo: nel 1936-1937 i granata confermarono il terzo posto dell'anno precedente, ma furono eliminati agli ottavi della Coppa Italia; nel 1937-1938 arrivarono al nono posto e furono sconfitti in finale di Coppa Italia della Juventus; infine nel 1938-1939 il Torino terminò secondo alle spalle del Bologna. In quest'ultima annata Bo giocò la sua ultima partita con la maglia granata, la gara Torino - Bari del 28 maggio 1939 vinta per 2-1, segnando il gol del momentaneo 1-0 che fu anche l'ultimo suo gol con la casacca del Torino. A fine stagione venne ceduto all'altra squadra di Torino, la Juventus: in totale, con la maglia granata marcò 201 presenze e 46 reti tra campionato e coppe (solo in campionato, 185 partite e 42 reti). Juventus, Genova e Ambrosiana Nella sua prima stagione con i bianconeri, Bo marcò sette reti in 18 presenze, esordiendo in campionato il 17 settembre 1939 nella gara Ambrosiana - Juventus 4-0: la squadra giunse terza in campionato e arrivò fino alla semifinale di Coppa Italia, dove fu sconfitta dalla Fiorentina poi campione. Nel 1940-1941 Bo segnò quattro reti in 21 gare, ma la stagione della Juventus non decollò: eliminata agli ottavi di Coppa Italia, la squadra terminò il campionato al quinto posto senza mai essere veramente in corsa per il titolo (alla fine appannaggio del Bologna). Al termine della stagione, Bo si trasferì al Genova 1893, dove fu però relegato al ruolo di riserva e scese in campo in sole 10 partite, mettendo a segno 2 reti, frutto di una doppietta siglata contro la Fiorentina. Con i liguri il savonese si trattenne solo un anno, prima di accasarsi all'Ambrosiana-Inter dove, anche qui come riserva, segnò tre reti in 12 gare. Anche qui la sua esperienze durò solo un anno: nel 1944 tornò infatti alla Juventus. Ritorno alla Juventus, la Fossanese e il ritiro Tornato a vestire i colori bianconeri, partecipò al Campionato Alta Italia 1944 (organizzato in un'Italia divisa dalla Linea Gotica), con la squadra allora denominata Juventus-Cisitalia, siglando otto gol in 18 partite: la formazione torinese giunse 2ª nel Girone Eliminatorio Ligure-Piemontese e 2ª nel Girone Ligure-Lombardo-Piemontese delle semifinali. Dopo l'interruzione del campionato nel 1944-1945 a causa della guerra, giocò un'ulteriore stagione nella stagione 1945-1946 dove marcò due reti in sole tre presenze con la maglia della Juventus. Nel 1946 si trasferì alla Fossanese, squadra piemontese militante in serie C, con la quale concluse la carriera nel 1950 all'età di 37 anni. Al termine della carriera, contò 267 presenze nella massima serie con 68 reti. Nazionale Nonostante le numerose presenze in Serie A, Bo ottenne solo una convocazione in Nazionale B. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Torino: 1935-1936
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GIUSEPPE VIANI Non tutti ricordano come quando e perché Gipo Viani – si legge su “Hurrà Juventus” del febbraio 1969 – il popolare tecnico stroncato da infarto in un albergo di Ferrara la mattina del 6 gennaio, venne a Torino per vestire la maglia della Juventus. Gipo aveva militato nelle file dell’Inter e, con la casacca neroazzurra aveva vinto il titolo di Campione d’Italia nel primo campionato a girone unico (1929-30). Poi, passato alla Lazio, per cinque anni era stato il perno della mediana della società biancoceleste: un giocatore elegante, pratico, senza fronzoli; dominatore sui palloni alti che attraversavano la sua area di rigore, grintoso, ma non falloso, atletico, ma sufficientemente veloce.Purtroppo nell’ultimo anno di permanenza alla Lazio il suo rendimento si fece saltuario. Forse c’erano anche ragioni extra sportive a renderlo preoccupato e meno diligente nella preparazione atletica. Alla fine della stagione 1938-39 i dirigenti della Lazio decisero di metterlo in lista di trasferimento.Viani venne a Torino. Andò da Borel II, al quale era legato da buona amicizia e Farfallino perorò la causa di Gipo: la Juventus, a quell’epoca, si trovava priva di un forte centromediano e forse Viani avrebbe potuto risolvere i problemi della seconda linea bianconera. Invece il giocatore non riuscì a convincere appieno i tecnici juventini. Sotto certi punti di vista Viani, allegro, spensierato, pazzerellone, amante delle carte e del biliardo, poteva essere paragonato a Renato Cesarini.Alla Juventus Viani non ebbe fortuna. Giocò in prima squadra una sola partita, quella della prima domenica di campionato; per il resto della stagione militò nelle riserve e si può dire che, come giocatore, Viani fini alla Juventus la sua carriera. Tornò grande dopo la guerra, quando andò ad allenare la Salernitana. Da quel momento iniziò la sua ascesa come tecnico: in quella veste egli poté dimostrare che il gioco del calcio non aveva per lui alcun mistero. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/giuseppe-ferruccio-viani.html
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GIUSEPPE VIANI https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Viani Nazione: Italia Luogo di nascita: Treviso Data di nascita: 13.09.1909 Luogo di morte: Ferrara Data di morte: 06.01.1969 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 83 kg Soprannome: Gipo - Lo Sceriffo Alla Juventus dal 1939 al 1940 Esordio: 14.01.1940 - Serie A - Juventus-Liguria 4-0 Ultima partita: 11.02.1940 - Serie A - Modena-Juventus 1-2 5 presenze - 0 reti Giuseppe Ferruccio Viani, detto Gipo, (Treviso, 13 settembre 1909 – Ferrara, 6 gennaio 1969) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Con 639 presenze è quinto assoluto nella classifica di presenze degli allenatori in Serie A. In sua memoria è intitolato lo Stadio Comunale di Nervesa della Battaglia. Trasferitosi a Nervesa della Battaglia il 1º agosto 1956. Nel 2018 ottiene un riconoscimento alla memoria nella Hall of Fame del calcio italiano. Giuseppe Viani Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1943 - giocatore 1969 - allenatore Carriera Squadre di club 1924-1926 Olimpia Treviso ? (?) 1926-1928 Treviso 21 (10) 1928-1934 Ambrosiana 137 (11) 1934-1938 Lazio 114 (1) 1938-1939 Livorno 27 (0) 1939-1940 Juventus 5 (0) 1940-1941 Siracusa 25 (2) 1941-1943 Salernitana 42 (1) Carriera da allenatore 1940-1941 Siracusa 1941-1943 Salernitana 1945 Benevento 1945-1946 BPD Colleferro 1946-1948 Salernitana 1948-1949 Lucchese 1949-1951 Palermo 1951-1952 Roma 1952-1956 Bologna 1956-1965 Milan 1958 Italia 1960 Italia 1960 Italia olimpica D.T. 1965-1966 Genoa 1968 Bologna D.T. 1968-1969 Udinese D.T. Caratteristiche tecniche Allenatore Alcune fonti lo indicano come il primo allenatore ad introdurre il ruolo del libero, altri, come il giornalista Gianni Brera, hanno attribuito invece questo merito a Ottavio Barbieri. Ciò che è certo, è che sfruttò al meglio l'invenzione del Vianema sorta da un'idea di un suo giocatore, Antonio Valese ai tempi della Salernitana: in tal senso fu uno dei primi -se non il primo- allenatore ad introdurre il ruolo del libero in modo sistematico. Il Vianema si configurò come una revisione del sistema da cui ebbe in seguito origine il catenaccio all'italiana. L'utilizzo del Vianema consentì alla Salernitana di non sfigurare contro squadre di Serie A ritenute molto più forti, riuscendo ad ottenere preziosi pareggi e vittorie, e soltanto per un punto non ottenne una salvezza che mostrò di meritare, in quanto l'arbitro fiorentino Vittorio Pera si rese protagonista di un pessimo arbitraggio nella sfida salvezza dei "granata del Sud" contro la Roma, come fonti autorevoli testimoniano (fra cui Antonio Ghirelli, nella sua Storia del calcio). Carriera "Gipo" Viani tra i compagni di squadra Ferraris IV e Fantoni II: una delle più forti mediane della storia della Lazio Giocatore Cresce calcisticamente nelle file dell'Olimpia di Treviso in Terza Divisione e del Treviso in Prima Divisione. Nel 1929 viene ceduto, assieme a Umberto Visentin, all'Ambrosiana. Esordisce in Serie A il 6 ottobre 1929 in Ambrosiana-Livorno (2-1). Nella stagione 1929-30 vince lo scudetto con la squadra milanese. Dopo sei stagioni in maglia nerazzurra, gioca con Lazio, Livorno e Juventus. Termina la sua carriera calcistica tra il 1940 e il 1943 nel Siracusa e nella Salernitana. Allenatore Per tutta la sua carriera fu accompagnato dal soprannome "Lo sceriffo", tanto per i suoi metodi risoluti quanto per una notevole somiglianza con John Wayne. Club Siracusa e Salernitana Nei suoi ultimi 3 anni da calciatore cominciò anche ad allenare, diventando allo stesso tempo "Allenatore-Giocatore" del Siracusa e poi della Salernitana: con i siciliani restò un anno (dal 1940 al 1941) e portò il club al primo posto nella classifica finale del girone H della Serie C 1940-1941; in quanto detentore del girone venne ammesso ai gironi finali per la promozione diretta in Serie B, poi sfumata: partecipò al girone A finale, ma arrivò in terza posizione, non raggiungendo i primi due posti validi per un solo punto; con i granata, invece, restò due anni (dal 1941 al 1943) e, alla prima stagione arrivò di nuovo capolista, ma la squadra non venne ammessa ai gironi finali per illecito sportivo, mentre l'annata successiva rimase sulla panchina campana, arrivò per la seconda volta consecutiva in prima posizione in classifica e arrivò in seconda posizione nel girone A della fase finale, ottenendo dunque la promozione in Serie B. La cadetteria, però, stenterà ad arrivare, in seguito agli attacchi bellici della Seconda guerra mondiale che hanno costretto l'interruzione dei campionati. Benevento e Colleferro Dopo due anni di inattività allenò il Benevento, con cui vinse il campionato di C (anche se il club per motivi economici non formalizzerà l'iscrizione alla B), e dopo, sino al 1946, passò al B.P.D. Colleferro. Seconda avventura alla Salernitana Successivamente, Viani ritornò alla Salernitana, in Serie B. Con i campani conquistò la promozione in Serie A adottando un modulo tattico originale. Il sistema, detto Vianema in onore dell'allenatore, prevedeva l'assenza dell'attaccante centrale, impiegato come un libero, e una manovra offensiva molto efficace avviata sulle fasce laterali. Lucchese e Palermo Dopo la positiva esperienza in Campania, diventò tecnico della Lucchese, per l'anno 1948-1949, dove concluse all ottavo posto finale in campionato, e, per un biennio (dal 1949 al 1951), divenne tecnico del Palermo, chiudendo con un tredicesimo posto e poi decimo posto finale. Roma In seguito alla prima e unica retrocessione della Roma in Serie B, avvenuta nella stagione 1950-1951, venne scelto come allenatore dei giallorossi, con il quale conquistò immediatamente la massima serie, dopo aver tenuto il comando della classifica e aver domato il Brescia con un punto di vantaggio. Nonostante la promozione, decise di dimettersi da tecnico dei capitolini. Bologna Per un quadriennio, dal 1952 sino al 1956, fu chiamato alla guida del Bologna, con cui ottenne dei risultati di alta classifica, concludendo in modo positivo le stagioni con gli emiliani. Milan Nel 1956 fu ingaggiato dal Milan, che condusse da allenatore fino al 1958 e in qualità di direttore tecnico dal 1958 al 1965. In questi nove anni vinse 3 scudetti (1956-1957, 1958-1959 e 1961-1962) e la Coppa dei Campioni 1962-1963 dopo aver perso la finale del 1958 con il Real Madrid. Come direttore tecnico perde la quarta edizione della Coppa Intercontinentale 1963, dove si affrontarono il Milan e il Santos. Sempre in questo periodo Viani concluse un affare di calciomercato assai vantaggioso con la Roma: Víctor Benítez passò in giallorosso in cambio del trasferimento al Milan di Sormani e Schnellinger. Nazionale Italiana Tra il 1958 e il 1960 fu nominato commissario tecnico della Nazionale italiana e ricopri il ruolo di D.T. della Nazionale Olimpica italiana. Genoa, di nuovo Bologna e infine Udinese Dopo l'avventura nel Milan diresse il Genoa, poi ancora il Bologna (per la seconda metà della stagione 1967-1968, subentrando a gennaio a Luis Carniglia) e infine l'Udinese. Palmarès Viani con la maglia dell'Ambrosiana nella stagione 1928-29. Giocatore Campionato italiano: 1 - Ambrosiana Inter: 1929-30 Allenatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Milan: 1956-57, 1958-59 (D.T.), 1961-62 (D.T.) Campionato italiano di Serie B: 2 - Salernitana: 1946-47 - Roma: 1951-52 Serie C: 2 - Siracusa: 1940-1941 - Salernitana: 1942-1943 Competizioni internazionali Coppa dei Campioni: 1 - Milan: 1962-1963 (D.T.)
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Carlo Parola - Calciatore E Allenatore
Socrates ha risposto al topic di bidescu in Tutti Gli Uomini Della Signora
CARLO PAROLA La sua consacrazione definitiva avvenne quando la famiglia Panini decise di utilizzare una fotografia di Carletto che effettua in perfetto stile una rovesciata, come simbolo del proprio album di figurine. Per tutti i bambini italiani, Parola diventò quello della rovesciata.«In bicicletta andavo veramente forte in salita, peccato che non fossi altrettanto bravo in discesa. Ma a rendermi prudente era stata una brutta caduta, piombando a valle da Pino Torinese, con serie conseguenze, la frattura di un braccio. Fu il calcio che spuntò nei miei orizzonti qualche anno dopo la morte di mio padre. Abitavo a Cuneo, dove non c’era il Velodromo, ma dove esisteva il campo sportivo: e fu là che presi confidenza con la sfera di cuoio e mi convertii a quello che giudico ancora oggi il più bel gioco del mondo.Quando tornai a Torino, insieme ad alcuni amici appassionati, fondai una squadretta che, dal nome del corso adiacente al prato sul quale si giocava, venne chiamata Brianza. Avevo appena 10 anni ma ricordo che in quella compagine feci di tutto, dal difensore al centravanti, dal mediano all’ala e persino il portiere. La nostra squadretta non tardò a farsi un proprio nome ed ebbe anche i suoi tifosi che, domenicalmente, la seguivano, spingendosi in audaci trasferte magari fino a Porta Susa.A quei tempi ero iscritto alla scuola allievi Fiat. Lavoravo, studiavo e giocavo a calcio, naturalmente, nella squadra ragazzi del Fiat: ero centravanti, segnavo moltissimi goal. Gli osservatori della Juventus mi seguivano con interesse e quell’anno su indicazione di Zambelli finii nelle file del club che sognavo giorno e notte. Portavo a casa 18 lire al mese: pensate quando andarono da mia madre e le chiesero se mi avrebbe lasciato giocare per 750 lire al mese! Mi guardò e mi chiese: “Ma è proprio vero?”.Seppi più tardi che ero costato alla Juventus qualcosa come 60.000 lire, una bella cifra indubbiamente. Mi misi al lavoro con tutto l’entusiasmo possibile, avevo 18 anni e una gran voglia di sfondare. Mi cambiarono subito di ruolo: da centravanti passai dalla parte opposta, cioè nel ruolo di chi controllava i goleador. Forse fu anche per questo che affrontai sempre gli ex colleghi con una certa attenzione. Tremavo al pensiero che un giorno avrei potuto sostituire un certo Monti, io che avevo 18 anni e che davo del “voi” ai Foni, ai Rava e ai Gabetto. Un giorno accadde: esordii nella Juventus, in serie A. Proprio contro la mia attuale squadra, il Novara; vincemmo per 1-0 e fu una giornata bellissima, indimenticabile, io, ragazzino, in mezzo a tanti campioni! Come stopper metodista, mi difesi abbastanza bene e in seguito presi sempre più confidenza con il mio ruolo fino a impormi come titolare.Passare dai ragazzi Fiat alla grande Juventus fu una cosa meravigliosa: penso che per ogni giocatore sia la stessa cosa, anche se sovente l’esordio è talmente infarcito di emozioni che si finisce con il perdere il senso della realtà. Fu 10 anni dopo che vincemmo lo scudetto, subito dopo la scomparsa del Grande Torino. Noi continuammo la tradizione che voleva il titolo appannaggio dei club torinesi. Fu una stagione meravigliosa: pensate che segnammo la bellezza di 100 goal. Il presidentissimo Agnelli aveva acquistato Martino, Hansen, Præst e altri campioni, avevamo Carver come allenatore. Il suo italiano era ancora incomprensibile per cui la tattica nasceva in campo a seconda delle necessità.Fu allora che inventammo il libero anche se pochi se ne accorsero. Senza che lo stesso Carver se ne accorgesse, Karl Hansen fungeva da mediano, Mari si piazzava sul centravanti avversario ed io stavo in ultima battuta alle sue spalle, proprio come succede al giorno d’oggi. Allora però non si parlava tanto di tattiche: si giocava, si pensava a segnare il maggior numero possibile di goal e a subirne il meno possibile. Con questo non è che rinunciassimo ad attaccare anzi lo facevamo con 4 punte. Era il nostro gioco elastico a centrocampo a permetterci queste possibilità, tattica alla quale si richiamano anche oggi molte società.Avevamo grandi avversari, come il Milan del trio Gre-No-Li, eppure vincemmo in bellezza. Parlando di quella formazione con Boniperti, concordammo in una giornata dedicata ai ricordi, che quella forse fu la formazione più completa del dopoguerra. Vincemmo il campionato con diversi punti di vantaggio. Era la mia decima stagione nella Juventus (complessivamente ho giocato in bianconero 15 campionati) la più bella, indubbiamente; anche lo scudetto successivo non fu così ricco di soddisfazioni».SERGIO DI BATTISTA, DA “LA STORIA DELLA JUVENTUS” DI PERUCCA, ROMEO E COLOMBERONel Louvre del calcio è immortalato il suo capolavoro: la rovesciata. È una delle immagini più famose nella iconografia del pallone, fissata per caso da un fotografo fiorentino che impellenti necessità avevano spinto nella trincea che una volta esisteva dietro le porte. La sagoma di Parola si staglia nella lieve foschia di una fredda domenica di sole. Sospeso nel vuoto, sorretto da invisibili fili, le braccia distese ad accompagnare, quasi a offrirlo alla platea, un gesto stilisticamente perfetto, la gamba sinistra piegata a sveltire il movimento, la destra tesa come una lancia: il pallone, colpito di pieno collo, vola via. Gli è vicino Egisto Pandolfini detto «motorino», che sta frenando la sua corsa, resa ormai vana dalla prodezza dell’avversario. Sullo sfondo si riconoscono il mediano Giacomo Mari e più indietro un altro attaccante della Fiorentina, il calvo Sperotto.Era il gennaio del 1950. Parola aveva già 29 anni e stava per vincere il primo scudetto di una carriera non sempre pari alla classe, Della sua rovesciata si parlava ormai da un pezzo, da quando l’aveva esibita la prima volta a San Sito nella partita contro l’Austria, sotto gli occhi di giornalisti, tecnici, dirigenti accorsi da tutta Europa per vedere cosa restasse, dopo i disastri della guerra, dei campioni del mondo e della famosa scuola danubiana. Da allora quell’estroso esercizio acrobatico era diventato il suo grande numero, un colpo a effetto. «La sua battuta melodrammatica, il suo do di piede» scrisse Bruno Roghi. E lui, taciturno, quasi a schermirsi: «No, una disperata azione di salvataggio». Sarebbe comunque rimasta nella memoria dei gesti epici, come la sforbiciata di Caligaris, il gol a invito di Meazza, il passo doppio di Biavati.Era un asso autentico, un vero «classico», uno dei maggiori prodotti in assoluto del nostro calcio. E stato per anni il giocatore più popolare della squadra più popolare d’Italia, il più famoso del mondo, con quelli del Grande Torino. Secondo maestro Brera – che lo vedeva troppo isolato in difesa – sarebbe stato un grandissimo centromediano metodista. «Si sentiva attaccante, dovette trasformarsi in difensore. Elegantissimo di stile, batteva pulito con i due piedi, aveva doti acrobatiche eccezionali. Non era un grande incontrista, non rischiava molto il tackle. I suoi diretti avversari segnavano un po’ troppo, questo sì».Sentite Nordahl, che fu uno di quelli: «Giocare contro di lui era esaltante: non si poteva fare a meno di eguagliarlo in bravura». E un altro critico, Ettore Barra: «È il nostro più grande centromediano sistemista, il più grande d’Europa, ma al sistema è giunto senza entusiasmo. Avrebbe anche potuto essere il miglior centromediano metodista». Erano i tempi del grande dibattito tra metodo e sistema, delle infinite discussioni sulla fantasia di una tattica di gioco e sulla pragmatica disciplina dell’altra. Lui metteva tutti d’accordo. «I metodisti superstiti ringraziano Parola per non averli dimenticati» scriveva il poeta Roghi. «Talvolta evade, parte a lunghe falcate come se andasse a prendere una boccata d’aria, C’è sempre un calcolo nel suo gioco, nulla viene fatto a caso, in ogni azione di difesa c’è sempre urto spunto di iniziativa, un invito al compagno, una proposta». Non era l’uomo dei corpo a corpo, delle giornate tempestose, ma, si diceva, dell’estro, della manovra che supera l’avversario in prontezza e intelligenza.La sua storici personale è, in un certo modo esemplare: da dipendente Fiat a campione d’Italia della Juve, non è capitato a molti nonostante i noti legami tra quella e questa. C’è poi qualche sfumatura in stile gozzaniano che non guasta, a uso degli agiografi. La perdita del padre quando è ancora un bambino, gli entusiasmi per il ciclismo e i motori (un giorno, già campione celebre, chiederà invano di partecipare alla Mille Miglia, al volante, come Ascari). Poi il trasferimento a Cuneo dove non c’è il velodromo e alla bicicletta è preferibile il pallone, i primi calci in periferia, la prima squadretta che fa accorrere ammiratori dai dintorni. Alla Fiat entra poco dopo aver finito le elementari, in tempi ancora lontani dalla scuola dell’obbligo.Aiuto meccanico: il suo contributo, in quella famigliola mutilata dal destino, è un salario di 250 lire al mese. Fa parte della squadra dopolavoristica e in una partita di allenamento contro la Juventus gli capita di affrontare Borel. Deve cavarsela bene perché gli offrono di passare in bianconero e chi ne caldeggia l’acquisto è nientemeno che Caligaris. La trattativa non è così facile come potrebbe sembrare. Il presidente del Gruppo Sportivo Fiat è, per vocazione solo in apparenza contraddittoria, torinista e vorrebbe Parola in maglia granata. Risponde no. Deve intervenire, con una spicciativa telefonata, il giovane Gianni Agnelli.Così Parola diventa l’anello ideale tra due epoche juventine. Arrivato pochi mesi dopo l’addio di Monti, ha tra i compagni Gabetto che lo informa sui segreti della rovesciata e poi, negli spogliatoi, gli regala due dita di brillantina; più tardi, già famoso, dovrà vedersela con un nuovo arrivato, un biondino di Barengo, tal Boniperti, che al primo allenamento gli farà un tunnel, ricambiato con un’entrata dura sulla caviglia perché impari subito, il ragazzino, a rispettare i grandi.Giocò la prima partita in serie A sull’erba di casa, lui torinese, a Torino contro il Novara. Aveva come compagni di linea Depetrini e Varglien I, la Juventus vinse con un gol dell’altro Varglien. Sul giornale si lesse che il «giovane Pirola» aveva fatto un discreto debutto. Poi, nel commento del martedì un autorevole critico azzardò un giudizio più impegnativo scrivendo che «a dispetto di chi lo riteneva intempestivo, Caligaris ha mostrato una volta ancora di saper misurare i tempi: il debutto del giovane Parola è stato veramente confortevole e ha detto chiaramente come la Juventus stia preparando un nuovo, grande centromediano».Diventò titolare due campionati più tardi al centro di un trio che vecchi tifosi ricordano – spesso capita alle formazioni del calcio – come una filastrocca infantile o il refrain di una canzone della gioventù, un’occasione di nostalgia: Depetrini, Parola, Locatelli. Con Parola il gioco della Juve aveva ritrovato una caratteristica che era tipica ai tempi di Monti: sapeva «servire lungo» e furono quei lanci e quei rifornimenti a permettere agli attaccanti di segnare tanti gol in una stagione che comunque non fu vittoriosa. A dominare la scena si era infatti presentata una nuova squadra: il Torino.I campioni granata Parola li ebbe come avversari in campionato e come compagni in Nazionale, dove Vittorio Pozzo a volte gli preferiva Rigamonti, che aveva meno classe ma più grinta. Nacque l’idea che quel grandissimo «classico» non fosse altrettanto grande come incontrista, non amasse molto rischiare con il tackle, non fosse abbastanza «cattivo». Spesso le buscava. «Il limite di Parola – è l’opinione di Boniperti – era solo di una certa fragilità ossea, o forse di pura sfortuna, per cui l’avevo definito il Coppi del calcio». Di 10 partite in Nazionale la metà furono sconfitte, l’ultima – quella del mesto e precoce addio – in Brasile ai mondiali del 1950 quando la Svezia eliminò gli azzurri. Parola finì infortunato per un calcio di Jeppson. Con un altro centravanti svedese, Gunnar Nordahl, aveva avuto una brutta storia pochi mesi prima in campionato, una grigia domenica di febbraio. Quell’incredibile pomeriggio del 7 a 1 contro il Milan a Torino. I nervi a fior di pelle per lo straripare dei milanisti e la sfortuna degli juventini (proprio Parola aveva centrato un palo quando la squadra era in vantaggio), un’entrata scorretta, un calcio di ripicca: «Mi espulsi io, prima ancora che l’arbitro mi cacciasse». Commento di Gianni Agnelli che quel giorno soffriva in tribuna: «È l’unica cattiva azione di tutta la sua vita».Questo era Parola, detto anche «Carletto l’europeo» per la più inutile, accademica ma anche famosa delle sue partite, quella del 1947 a Glasgow tra la Gran Bretagna e una rappresentativa che allineava incautamente le grandi stelle del calcio continentale. Era finita 6 a 1 per i britannici, due gol del centravanti Lawton, un autogol di Parola. Poi, al di là del risultato e delle apparenze, quei commenti che avrebbero celebrato una leggenda. «Ce Soir»: «Fortunatamente c’era Parola. Un Parola che ha fatto una partita straordinaria in condizioni delicatissime, in mezzo a una difesa quasi sempre scardinata e spremuta all’estremo. L’italiano sopportò validamente il confronto con i suoi più valenti avversari e ciò era più che una prodezza». Di analogo tenore i commenti dei giornali inglesi. Non poco per l’ex aiuto-meccanico del Gruppo Sportivo Fiat.«Per me fu un grande onore e così penso, per il calcio italiano. Le altre nazioni europee indugiavano nel riprendere i contatti con noi: la guerra aveva lasciato il segno anche nello sport. I selezionatori mi videro all’opera a San Siro nella mia seconda prova in azzurro. L’11 novembre 1945 a Zurigo avevo esordito contro la Svizzera: il primo dicembre dell’anno successivo Pozzo mi confermò contro l’Austria che battemmo per 3-2. Io giocai abbastanza bene, feci una delle mie rovesciate, ma in quell’occasione ci fu una grandissima partita da parte di Maroso che avrebbe meritato di giocare nella selezione europea. Scelsero soltanto me cosi partii tutto solo per l’Olanda. Ci allenammo a Rotterdam, dove conobbi Wilkes, asso del calcio locale, e poi Nordahl, Præst e così via dicendo. Il 7 maggio giocammo a Glasgow in uno scenario indimenticabile. Gli stadi sudamericani dovevamo ancora scoprirli e quelli italiani erano piuttosto piccoli: Glasgow, invece, conteneva 150.000 spettatori, una cosa impressionante, cosi come restò indimenticabile quella partita contro i campioni britannici. Ricordo che nello stesso anno, la Juventus andò a giocare in Svezia contro una squadra di cui non ricordo il nome. Ricordo bene, invece, il nome di un’ala sinistra che ci fece impazzire: si chiamava Liedholm, era giovanissimo, due anni dopo sarebbe venuto in Italia assieme ad altri fuoriclasse del suo paese. “Però”, commentammo alla fine dell’incontro “quell’ala non stonerebbe in Italia”. Più avanti ci fu l’invasione straniera, arrivarono in tanti, anche per la Juventus. Nordahl fu ingaggiato dalla Juventus, se non che venne poi smistato al Milan in cambio di Pløger. Peccato, perché i nostri 2 scudetti potevano essere con lui almeno 5. Perché fu Nordahl successivamente ad indicare alla sua società i nomi di Liedholm e di Gren e a farli venire in Italia dopo avere constatato di persona che nel nostro paese si stava bene. Pensate se quei tre fossero finiti alla Juventus: un attacco composto da Boniperti, Gren, Nordahl, Liedholm e Præst avrebbe fatto almeno 150 goal!».VLADIMIRO CAMINITINon esiste un altro, nella storia del calcio nostro, che emuli Parola nel suo modo di essere campione. È vero, c’era stato Rosetta, ma con Parola l’esercizio virtuoso diventa stile. Con Parola, il calcio parla al mondo, quel mondo di un’Italia ancora sbigottita se non disfatta che sgrana gli occhi su tutto, non ci sono più ideali, ogni valore è stato frantumato in un mare di sangue, ma si riaprono gli stadi e Parola esegue la sua rovesciata per tutti gli umili e diseredati, disegna l’illusione con la sua acrobazia meditata; la sua rovesciata, in Italia, contende alla pizza napoletana il primato della popolarità.Parola nasce in una famiglia che è un grumo di ristrettezze. Torino non è solo piazza San Carlo, e i Savoia sono da tre anni in esilio, nel 1949, quando Parola è celebre. L’Italia è una Repubblica, Parola è l’alfiere di una Juventus che gioca un calcio stellare, non troppo istintivo, con un ragazzo biondo che abbaglia per i suoi goal freddi e poetici (Boniperti). Il papà di Carlo, detto Nuccio, è morto precocemente, vittima di un suo stesso vizio: si era accoppato ingurgitando tabacco pur di non andare soldato.Il ragazzo si trovò presto a sostentare una famiglia. Al dopolavoro Fiat, sgobbava come garzone e nel tempo libero giocava a calcio, senza sapere che un singolare tipo di osservatore da qualche tempo, Parola aveva già 17 anni, veniva a osservarlo; l’orecchiuto compare Sandro Zambelli, detto Zambo, il cantore dell’altra Juventus, quello delle dame patronesse e dei signori in frac. Ora la Juventus, è il 1939, aspetta di ridarsi una verginità. Dopo la morte di Edoardo, gli Agnelli si sono messi da parte. Gianni è ragazzo. La presidenza viene affidata al conte dottor Emilio De La Forest de Divonne. Non si saprà mai nulla di questo patrizio. La storia dice che c’è la sua firma sul primo contratto di calciatore di Carlo Parola.Parola nel campionato 1939-40 entra nei ranghi, è utilizzato in vari ruoli. Ha piedi morbidi e il suo calcio detta legge. Tanto è giovane, tanto è bravo. La guerra frenerà anche il suo cammino, ma è ancora in tempo per farsi amare. L’esordio è avvenuto contro il Novara, il 3 dicembre 1939, poi è tutta una scalata. Finisce la guerra, la ripresa è ilare e tormentata, a Zurigo l’11 novembre 1945 Parola è in campo contro la Svizzera, 4-4, non è un falco sul vecchio Amadò che segna 3 goal, non è proprio la sua giornata. Certi critici, secondo me maldestri, opinano che Parola non sia mai stato un combattente.Non è esattamente così. Nelle sue tante partite in bianconero, nelle sue dieci presenze azzurre, Parola è sempre Parola, parla il calcio, vuole essere mai restrittivo, sempre evocativo di libertà. È il simbolo della libertà recuperata, non concepisce le strettezze di una marcatura assillante, in cui sono più bravi Rigamonti e Tognon. Ma nessuno lo vale per il gesto stilistico, per la capacità di giungere primo sulla traiettoria, annichilendo nei giorni di vena anche bisonte Nordahl sull’anticipo. Gioca nella Juventus fino al 1954, quando con John Hansen emigra nella Lazio.E forse l’allenatore non è stato pari al giocatore, ma il mondo va così, e salendo sull’erta che ricorda quell’ameno sito che è Ceriale, con il suo mare strabiliante, Parola mi dava questa spiegazione del suo quasi fallimento come tecnico: «Sono stato un giocatore troppo grande per essere anche un allenatore troppo grande». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/09/carlo-parola.html -
Carlo Parola - Calciatore E Allenatore
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CARLO PAROLA https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Parola Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 20.09.1921 Luogo di morte: Torino Data di morte: 22.03.2000 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: Nuccio Gauloises - Mister Rovesciata - Carletto Alla Juventus dal 1939 al 1954 Esordio: 03.12.1939 - Serie A - Juventus-Novara 1-0 Ultima partita: 16.05.1954 - Serie A - Atalanta-Juventus 3-2 339 presenze - 11 reti 2 scudetti 1 coppa Italia Allenatore della Juventus dal 1959 al 1962 e dal 1974 al 1976 218 panchine - 127 vittorie - 39 pareggi - 52 sconfitte 3 scudetti 2 coppe Italia Carlo Parola (Torino, 20 settembre 1921 – Torino, 22 marzo 2000) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore; da allenatore fu tecnico di varie squadre, tra cui la Juventus, nella quale crebbe e in cui trascorse gran parte della sua carriera di calciatore, affermandosi tra i più grandi difensori del XX secolo. Carlo Parola Parola all'aeroporto di Amsterdam nel 1974 in occasione dell'ottavo di finale di Coppa UEFA tra Ajax e Juventus Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1955 - giocatore 1976 - allenatore Carriera Giovanili 1936-1939 Juventus Squadre di club 1939-1954 Juventus 339 (11) 1954-1955 Lazio 7 (0) Nazionale 1945-1950 Italia 10 (0) Carriera da allenatore 1955-1956 Lazio Vice 1956-1959 Anconitana 1959-1961 Juventus 1961-1962 Juventus 1962-1963 Prato 1963-1964 Chieri 1965-1966 Livorno 1967 Livorno 1968-1969 Napoli 1969-1974 Novara 1974-1976 Juventus Biografia Rimasto orfano di padre all'età di sette anni, all'indomani si trasferì con la madre a Cuneo dove iniziò a giocare a pallone. Tornò quindi nella natìa Torino dove, contemporaneamente all'attività nella Juventus, «ai tempi in cui anche giocare a calcio in Serie A veniva considerato un divertimento», lavorò come operaio in FIAT. Fuori dal campo, con il collega Pietro Rava mise in piedi un'azienda per la produzione di palloni da calcio; inoltre nel 1948 comparve, insieme ad altri calciatori, nel film 11 uomini e un pallone diretto da Giorgio Simonelli, nella parte di se stesso. Morì settantottenne, dopo una lunga malattia e in povertà, lasciando la moglie e un figlio; venne inumato nel cimitero Parco di Torino. Caratteristiche tecniche Giocatore La celebre rovesciata di Parola Emerso come centravanti, negli anni alla Juventus l'allenatore Felice Borel, grande seguace del sistema inglese, lo dirottò a centromediano con compiti a metà tra quelli di uno stopper e un libero – marcatura dell'attaccante avversario e, una volta riconquistato il pallone, impostazione della ripartenza –, facendone di fatto l'erede in maglia bianconera di Luis Monti. Nonostante l'iniziale ritrosia di Parola verso questo cambiamento, la nuova posizione in campo e le conseguenti prestazioni gli daranno risalto a livello internazionale. La sua notorietà è dovuta soprattutto a un caratteristico gesto tecnico, la rovesciata, che il giocatore fu il primo a utilizzare con frequenza nel calcio italiano. La più famosa "rovesciata di Parola" nacque il 15 gennaio 1950, all'80' di Fiorentina-Juventus, così rappresentata dalle parole di Corrado Banchi, giornalista freelance, autore di una memorabile fotografia: «[...] Parte un lancio di Magli verso Pandolfini. Egisto scatta, tra lui ed il portiere c'è solo Carlo Parola; l'attaccante sente di potercela fare ma il difensore non gli dà il tempo di agire. Uno stacco imperioso, un volo in cielo, una respinta in uno stile unico. Un'ovazione accompagna la prodezza di Parola.» Quella rovesciata è stata pubblicata in oltre 200 milioni di copie con didascalie in greco e cirillico, arabo e giapponese, ed è puntualmente riproposta ogni anno sugli album Calciatori delle figurine Panini. Carriera Giocatore Parola (a sinistra) capitano della Juventus nel 1950, a quattrocchi col centravanti milanista Nordahl. Si dedicò al calcio dopo un breve periodo da ciclista. Esordì diciottenne in Serie A con la Juventus, club di cui diverrà una bandiera, alla fine degli anni 1930, proveniente dal Dopolavoro FIAT; il giornalista e scrittore Giovanni Arpino lo ribattezzò ben presto "Nuccio Gauloises" per via del suo unico vizio, un pacchetto giornaliero di sigarette. vinse una Coppa Italia (1941-1942) e due scudetti (1949-1950 e 1951-1952), collezionando in tutto 339 presenze. Nel 1954 fu ceduto alla Lazio, squadra con cui chiuse la carriera calcistica dopo aver disputato sette partite. Per dieci volte indossò la maglia della Nazionale. Fu il solo italiano che a Glasgow, il 10 maggio 1947, prese parte alla sfida tra Regno Unito e Resto d'Europa, organizzata per l'adesione delle Federazioni dell'isola alla FIFA; malgrado la pesante sconfitta (1-6) e un suo autogol, la prestazione di Parola piacque ai club britannici che, senza esito, tentarono di offrirgli un ingaggio. Allenatore Una volta conclusa l'attività agonistica, intraprese immediatamente la carriera da tecnico facendo da vice a Luigi Ferrero sulla panchina della Lazio nel campionato 1955-1956. Successivamente ebbe un'esperienza triennale come tecnico dell'Anconitana, portando nella stagione 1957-1958 la compagine marchigiana a raggiungere la promozione in Serie C. Nel 1959 fece un primo ritorno alla Juventus dove rimase per le successive tre stagioni, allenando la squadra affiancato, come direttore tecnico, dapprima da Renato Cesarini, poi da Gunnar Gren e infine da Július Korostelev. Quest'esperienza sulla panchina bianconera, molto positiva nel biennio iniziale grazie alla vittoria di due scudetti e due Coppe Italia – con il double nazionale del 1959-1960, il primo nella storia del club –, si concluse temporaneamente alla fine della stagione 1960-1961 per alcune incompensioni con la dirigenza, da cui Parola venne tuttavia richiamato pochi mesi dopo, all'inizio del campionato 1961-1962, dopo l'improvvisa partenza di Gren. La terza e ultima annata fu tuttavia fallimentare, chiusa dai torinesi al dodicesimo posto della classifica, il loro peggior risultato mai conseguito sul campo: il declino della squadra, orfana di Giampiero Boniperti ritiratosi l'anno precedente, minata dai guai fisici di John Charles e dai pessimi rapporti tra l'asso rimasto, Omar Sívori, e Parola stesso, ritenuto troppo permissivo e di poco polso, furono considerati tra le cause del cattivo rendimento. Parola (estrema destra) allenatore della Juventus campione d'Italia nella stagione 1974-1975 Nel 1962 passò ad allenare il Prato, al posto della coppia Ferrero-Andreoli, vincendo il girone di Serie C e conquistando la promozione in cadetteria. Quindi seguirono le panchine di Chieri, Livorno, Napoli, quest'ultima in qualità di preparatore, e Novara, ottenendo con i gaudenziani nella stagione 1969-1970 una nuova promozione dalla Serie C e venendo premiato con il Seminatore d'oro quale miglior tecnico di quel campionato; riuscì poi a mantenere i piemontesi in Serie B per un quadriennio contrassegnato da risultati che la compagine non otterrà più per decenni. A Novara scoprirà e valorizzerà, tra gli altri, due giocatori destinati a laurearsi di lì a breve campioni d'Italia, il portiere Felice Pulici e il centrocampista Renato Zaccarelli. Nel 1974 rientrò per la seconda e ultima volta alla Juventus, chiamato dall'ex compagno di squadra Boniperti, diventato nel frattempo presidente della società. Sostituì Čestmír Vycpálek e, al comando di una squadra collaudata e in ascesa, rivinse subito lo scudetto. Rimase un'altra stagione in bianconero, iniziata in testa e terminata al secondo posto a seguito di contrasti all'interno dello spogliatoio, specialmente tra Fabio Capello e Pietro Anastasi e il gruppo capeggiato da Giuseppe Furino e Roberto Bettega, che Parola non riuscì a sedare; la sconfitta, corrispondente all'unico titolo italiano conseguito dal Torino dopo la tragedia di Superga, convinse Boniperti al cambio in panchina, a fine stagione, con Giovanni Trapattoni. Per alcuni anni fece ancora l'osservatore per il club bianconero. Palmarès Giocatore Club Coppa Italia: 1 - Juventus: 1941-1942 Campionato italiano: 2 - Juventus: 1949-1950, 1951-1952 Allenatore IV Serie: 1 - Anconitana: 1956-1957 (girone E) Coppa Italia: 2 - Juventus: 1958-1959, 1959-1960 Campionato italiano: 3 - Juventus: 1959-1960, 1960-1961, 1974-1975 Campionato italiano Serie C: 2 - Prato: 1962-1963 (girone B) - Novara: 1969-1970 (girone A) -
CORRADO CASALINI https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Casalini Nazione: Italia Luogo di nascita: Bologna Data di nascita: 02.11.1914 Luogo di morte: Bologna Data di morte: 28.03.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1939 al 1940 Esordio: 17.09.1939 - Serie A - Inter-Juventus 4-0 Ultima partita: 24.12.1939 - Coppa Italia - Biellese-Juventus 0-3 10 presenze - 0 reti Corrado Casalini (Bologna, 2 novembre 1914 – Bologna, 28 marzo 1993) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Corrado Casalini Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1943 Carriera Squadre di club 1936-1938 Prato 42 (1) 1938-1939 Siena 27 (1) 1939-1940 Juventus 10 (0) 1940-1941 Pro Vercelli 11 (0) 1941-1943 Cuneo ? (?) Caratteristiche tecniche Giocava come centromediano. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C: 1 - Cuneo: 1941-1942
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FRANCESCO CAPOCASALE Giunto a Torino da Bari nell’estate del 1939, è una mezzala in grado anche di ricoprire ruoli diversi come centromediano e mediano laterale. È chiamato Paletta per la potenza dei tiri e per la lunghezza dei piedi. Rimane in bianconero per due stagioni, prima di essere prestato al Modena. Ritorna alla Juve l’anno successivo per poi trasferirsi, finita la guerra, nella squadra biancorossa pugliese dove diventerà una vera e propria bandiera. «Lavoratore puntiglioso si rese molto utile – ricorda Caminiti – fu ingaggiato dalla Juve che aveva presidente il conte Emilio de la Forest de Divonne, addensandosi nubi di guerra all’orizzonte, tutto oscillando anche le certezze tradizionali e avite». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/05/francesco-capocasale.html
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FRANCESCO CAPOCASALE https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Capocasale Nazione: Italia Luogo di nascita: Bari Data di nascita: 25.08.1916 Luogo di morte: Bari Data di morte: 06.08.1998 Ruolo: Centrocampista Altezza: 172 cm Peso: 70 kg Soprannome: Franceschino - Paletta Alla Juventus dal 1939 al 1941 e dal 1942 al 1943 Esordio: 17.09.1939 - Serie A - Inter-Juventus 4-0 Ultima partita: 25.04.1943 - Serie A - Juventus-Vicenza 2-6 64 presenze - 4 reti Francesco Capocasale detto Franceschino (Bari, 25 agosto 1916 – Bari, 6 agosto 1998) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Come Raffaele Costantino (a lui contemporaneo), è un'indiscussa bandiera dei primi settant'anni del calcio barese. Si distinse sia come giocatore che come allenatore. Francesco Capocasale Capocasale da giovane Nazionalità Italia Altezza 172 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1947 - giocatore 1971 - allenatore Carriera Giovanili Bari Squadre di club 1936-1939 Bari 59 (8) 1939-1941 Juventus 61 (4) 1941-1942 Modena 8 (0) 1942-1943 Juventus 3 (0) 1943-1944 → Rutigliano ? (?) 1944-1945 → Audace Taranto 5+ (2+) 1945-1947 Bari 70 (1) Carriera da allenatore 1948-1949 Bari 1950 AS Palo 1951 Bari 1951 Bari 1953-1956 Bari 1957 Sambenedettese 1958 Catania 1959-1960 Anconitana 1960 Bari 1961-1963 Taranto 1964-1965 Bari 1965-1966 Trani 1969-1971 Pescara Biografia Nacque a Bari da padre calabrese e madre barese. In gioventù si laureò in Economia e Commercio. Caratteristiche tecniche Era una mezzala, ma era in grado anche di ricoprire ruoli diversi come centromediano e laterale. Veniva chiamato "paletta" per la potenza dei tiri e per la lunghezza dei piedi. Carriera Giocatore Cresciuto nel Bari, la squadra della sua città, esordì in Serie A all'età di 20 anni il 27 dicembre 1936 contro il Torino, segnando il suo primo gol nella giornata successiva, al debutto di fronte ai suoi tifosi contro l'Alessandria. Dopo tre anni di permanenza nei galletti venne ceduto alla Juventus per 210.000 £; disputò in bianconero tre stagioni, intervallate da un anno al Modena, per poi interrompere la carriera per via della guerra. Capocasale (accosciato, terzo da sinistra) alla Juventus nel 1940-1941 Durante il conflitto mondiale partecipò con il Rutigliano al Campionato dell'Italia libera 1944 dove giunse in finale, e nel 1944-45 con l'Audace Taranto al girone pugliese del campionato misto nazionale. Nel 1945, a guerra finita, venne messo in lista di trasferimento dalla Juventus, ancora proprietaria del cartellino, su sua diretta richiesta (anche per il suo matrimonio con la barese Marta Porta); tornò quindi nel Bari, con cui raggiunse il settimo posto in classifica nel campionato di Serie A 1946-1947, il miglior piazzamento conquistato dai pugliesi nella massima serie a girone unico. Si ritirò nello stesso 1947. Allenatore Allenò lo stesso Bari nel 1948-1949 e nel 1950-1951, per una stagione in A e una in B (eccetto una piccola parentesi, sempre nel '50, sulla panchina del Palo del Colle, in Prima Divisione). Tornò sulla panchina dei biancorossi nel 1953, riportandoli in due stagioni dalla IV Serie meridionale alla Serie B e ottenendo il pieno primato di categoria sia in IV Serie che nella Serie C. Dopo aver continuato ad allenare i galletti nella stagione "d'assestamento" '55-'56, avendo espresso all'A.S. Bari il desiderio d'essere esonerato dall'incarico tecnico, venne insignito dal Comune di Bari di medaglia d'oro per l'apprezzata collaborazione. Poi ebbe parentesi con la Sambenedettese nel campionato Serie B 1956-1957 (sostituì nel corso del girone di ritorno Bruno Biagini), col Catania nel successivo torneo cadetto e con l'Anconitana in terza Serie, nel 1959. Capocasale al Catania nel 1958 A metà febbraio 1960, durante il trascorso nel capoluogo marchigiano, fu richiamato dal Bari per sostituire Paolo Tabanelli, con cui i biancorossi erano penultimi nella classifica di Serie A e rilanciando diversi giocatori (tra cui l'attaccante Paolo Erba, che mise a segno 9 reti in 15 incontri, a fronte dei 5 goal nelle prime 19 giornate) ottenne una netta inversione di tendenza della formazione pugliese (che batté in casa per 3-0 il Milan di Luigi Bonizzoni) e la salvezza alla penultima giornata. Esonerato nel novembre 1960 dopo che i biancorossi avevano raccolto due punti in sette partite, allenò per due stagioni il Taranto in Serie C, dal 1961 al 1963. Tornato ancora sulla panchina dei galletti nella stagione 1964-'65 in cadetteria, fu esonerato prima della fine del campionato. L'anno seguente allenò il Trani, sempre nella serie cadetta. Terminò la carriera d'allenatore con il Pescara nel campionato di Serie C 1970-1971. Non essendo mai retrocesso da allenatore, venne soprannominato "l'invincibile". I tifosi del Bari lo chiamavano anche "l'uomo della provvidenza" per i vari campionati con lui terminati in salvezze e promozioni. Nel 1958 fu osservatore per la Nazionale azzurra. Giocò nella Nazionale di Calcio goliardica. A Bari, negli anni duemiladieci, su iniziativa congiunta dell'Unione Nazionale Veterani dello Sport e del comune di Bari gli è stato intitolato il campo sportivo del quartiere San Girolamo e una delle salite dello Stadio San Nicola. Palmarès Allenatore Competizioni nazionali IV Serie: 1 - Bari: 1953-1954 Serie C: 1 - Bari: 1954-1955
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RENATO MARCHIARO https://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Marchiaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Bra (Cuneo) Data di nascita: 16.02.1919 Luogo di morte: Nizza (Francia) Data di morte: 25.12.2017 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Fede Alla Juventus dal 1937 al 1940 Esordio: 29.01.1939 - Serie A - Juventus-Lucchese 1-1 1 presenza - 0 reti Renato Marchiaro (Bra, 16 febbraio 1919 – Nizza, 25 dicembre 2017) è stato un calciatore e partigiano italiano, di ruolo attaccante. Nella sua carriera giocò in Prima Divisione con la Juventus e il Liguria, totalizzando 8 presenze ma nessun gol e trascorse la maggior parte della carriera in Francia. Renato Marchiaro Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1952 Carriera Giovanili 1934-1937 Juventus Squadre di club 1937-1940 Juventus 1 (0) 1940-1941 → Venezia ? (?) 1941-1942 Schio ? (?) 1942-1943 Liguria 7 (0) 1946-1947 Antibes 18 (8) 1947-1948 Nizza 15 (4) 1948-1949 Olympique Alès 11 (1) 1949-1950 Biellese 20 (5) 1950-1951 Belenenses 7 (2) 1951-1952 Angers 9 (2) Carriera da allenatore 19?? Cavigal de Nice Biografia Durante la Seconda guerra mondiale, a seguito del proclama Badoglio dell'8 settembre 1943 si unì alla Resistenza unendosi alla "Banda Vian" guidata da Ignazio Vian con il nome di battaglia di "Fede" e fu uno dei pochi sopravvissuti all'eccidio di Boves. Inseguito si unì alle Brigate Garibaldi. Durante la sua militanza nel Nizza incontrò la sua futura moglie e al termine della sua carriera agonistica tornò nella città della costa Azzurra, ove, dopo aver lavorato per una compagnia petrolifera, comprò l'Hôtel des Mimosas. È morto a Nizza nel 2017 all'età di 98 anni. Caratteristiche tecniche Entrò nelle giovanili della Juventus, dove però a causa delle sue buone qualità tecniche e della sua ottima velocità fu trasformato in una ala destra. Carriera Entrò nelle giovanili della Juventus nel 1934 dopo aver superato un provino. Esordì in bianconero nel pareggio casalingo per 1-1 contro la Lucchese il 29 gennaio 1939. Una settimana dopo contrasse però la polmonite che lo tenne lontano dai campi per due mesi. Fu ceduto al Venezia poiché volse il servizio di leva in Marina nella città lagunare. Si trasferì in seguito in altre squadre italiane quali lo Schio e il Liguria, club nel quale subì un brutto infortunio rompendosi tibia e perone e che interruppe quindi per un lungo periodo la sua carriera sportiva. In totale nella massima serie professionista totalizzò 8 presenze ma nessun gol. Riprese la carriera agonistica in Francia nel 1946. Giocò nell'Antibes, nel Nizza e nell'Olympique Alès, totalizzando nel periodo francese 44 presenze e 13 gol. Rimase particolarmente legato al club nizzardo tanto da essere nel 2004 uno dei cento giocatori invitati per festeggiare il centanario della squadra. Successivamente tornò in Italia nella Biellese nel 1949, con cui giocò 20 partite realizzando 5 reti nel girone A della Serie C. Giocò ancora una stagione in una squadra portoghese, il Belenenses, giocando sette incontri con due reti, e finì la sua carriera con l'Angers, squadra francese dove accumulò 9 presenze, segnando le sue 2 ultime reti. Lasciato il calcio giocato divenne l'allenatore del Cavigal de Nice.
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GIORGIO GIARETTA https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Giaretta Nazione: Italia Luogo di nascita: Cittadella (Padova) Data di nascita: 06.09.1912 Luogo di morte: Cittadella (Padova) Data di morte: 20.05.1981 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1938 al 1939 Esordio: 25.09.1938 - Serie A - Juventus-Modena 1-1 Ultima partita: 16.04.1939 - Serie A - Juventus-Novara 1-0 7 presenze - 0 reti Giorgio Giaretta (Cittadella, 6 settembre 1912 – Cittadella, 20 maggio 1981) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giorgio Giaretta Nazionalità Italia Calcio Ruolo ala destra Termine carriera 1940 Carriera Squadre di club 193?-1935 Cittadella ? (?) 1935-1938 Padova 62 (15) 1938-1939 Juventus 7 (0) 1939-1940 Padova 23 (3) Carriera[modifica | modifica wikitesto] In gioventù militò nel Cittadella; giocò poi quattro stagioni con la maglia del Padova per un totale di 84 partite e 15 gol. Nella stagione 1938-1939 ha vestito invece quella della Juventus per totale di 6 partite di campionato ed una di Coppa Italia.
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LUIGI BUSIDONI https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Busidoni Nazione: Italia Luogo di nascita: Pola (ora Croazia) Data di nascita: 21.10.1911 Luogo di morte: Nocera Inferiore Data di morte: ?.?.2002 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1938 al 1939 Esordio: 26.06.1938 - Coppa Europa Centrale - MTK Hungaria Budapest-Juventus 3-3 Ultima partita: 28.05.1939 - Serie A - Triestina-Juventus 1-1 22 presenze - 3 reti Luigi Busidoni (Pola, 21 ottobre 1911 – Nocera Inferiore, 2002) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo centrocampista. Luigi Busidoni Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1950 - giocatore 1956 - allenatore Carriera Squadre di club 1930-1931 Esperia ? (?) 1931-1932 Spezia 29 (8) 1932-1934 Triestina 13 (2) 1934-1935 Ponziana ? (?) 1935-1938 Triestina 44 (14) 1938-1939 Juventus 22 (3) 1939-1941 Venezia 40 (5) 1941-1942 Fiumana 17 (5) 1943-1944 Venezia 10 (2) 1946-1950 Nocerina 32+ (9+) Carriera da allenatore 1945-1948 Montebelluna 1953 Treviso Vice 1953-1954 Treviso 1955-1956 San Donà Biografia Nativo di Pola, dopo il ritiro si trasferì in Australia, rientrato in Italia nel 1996 in occasione della gara di Coppa Italia tra la Nocerina e la Juventus, vi si stabilisce successivamente vivendo a Nocera Inferiore, dove muore nel 2002. Carriera Giocò in Serie A con Triestina, Juventus e Venezia. Era cugino del calciatore Mario Busidoni. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Venezia: 1940-1941 Serie C: 1 - Nocerina: 1946-1947
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CARLO BUSCAGLIA Nel 1938 arriva dal Napoli un vercellese di Balocco, Carlo Buscaglia, classe 1909, capace di ricoprire più ruoli in un momento di profonda trasformazione del gioco, per l’arrivo del Sistema. Buscaglia gioca mediano o centromediano o mezzala e corre a perdifiato, pur difettando di tecnica. In un biennio, trova posto un po’ qua e un po’ là, in tutto sedici le sue presenze, con una curiosità: gioca quattro volte in Coppa Europa e segna la bellezza di tre reti. Un piccolo record. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/05/carlo-buscaglia.html
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CARLO BUSCAGLIA https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Buscaglia Nazione: Italia Luogo di nascita: Balocco (Vercelli) Data di nascita: 09.02.1909 Luogo di morte: Torino Data di morte: 15.08.1981 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1938 al 1940 Esordio: 26.06.1938 - Coppa Europa Centrale - MTK Hungaria Budapest-Juventus 3-3 Ultima partita: 31.03.1940 - Serie A - Novara-Juventus 1-0 16 presenze - 4 reti Carlo Buscaglia (Balocco, 9 febbraio 1909 – Torino, 15 agosto 1981) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore centrale. Carlo Buscaglia Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore centrale Termine carriera 1940 Carriera Squadre di club 1927-1928 Casale 28 (2) 1928-1938 Napoli 259 (40) 1938-1940 Juventus 16 (4) Caratteristiche tecniche Giocava come interno ma eccelleva in tutti i ruoli, anche come portiere, terzino ed attaccante. Carriera Idolo dei tifosi napoletani dell'epoca, fu uno dei primi giocatori ingaggiati dal Napoli, per la stagione 1928-1929, conclusasi con la qualificazione al primo campionati di Serie A della storia e con dodici sue reti che lo resero secondo miglior cannoniere dei partenopei, dietro solo ad Attila Sallustro; con i partenopei si rese disponibile a giocare in tutti i ruoli, sostituendo persino Giuseppe Cavanna in porta, nella gara in cui questi subì la frattura della clavicola. Dopo dieci anni passati in Campania, dove per due volte (nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934) arriva con la squadra al terzo posto nella classifica finale del campionato, dopo aver disputato 259 presenze (che lo fanno comparire tra i giocatori con più presenze nella storia della squadra partenopea) e 40 gol, passa nel campionato 1938-1939 alla Juventus, dove sfiora uno scudetto nella stagione successiva, in cui i piemontesi arrivano terzi ed in semifinale di Coppa Italia. Secondo alcune fonti avrebbe militato nel Savona; fonti di Savona però lo escludono, attribuendo una militanza nella squadra all'omonimo Pietro Buscaglia.
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ERNESTO TOMASI Giocatore juventino per tre stagioni, dal 1937 al 1940, fu un interno di regia molto abile nella costruzione del gioco e nell’ultimo passaggio. Militò in bianconero negli anni successivi al quinquennio aureo e si fece apprezzare non solo per le sue doti tecniche, ma anche per la squisita bontà del suo tratto umano. Quella dell’epoca di Tomasi era una Juventus decisamente forte, contando su una formazione tipo comprendente: Bodoira; Foni e Rava; Varglien I, Monti e Varglien II; Bellini, Borel II, Gabetto, Tomasi e Defilippis, con Depetrini, Borel I Amoretti, Santià e Bergonzini come validi rincalzi.Il biondo scarsocrinito Tomasi giocò 86 partite in maglia bianconera, realizzando 15 goal, contribuendo alla vittoria della Coppa Italia del 1938.DA “IL CALCIO ILLUSTRATO” DEL 27 OTTOBRE 1937Nell’estate del 1933 la Roma si attrezzò per formare uno squadrone. Fece giungere dall’Argentina autentici fuori classe quali Guaita, Scopelli e Stagnaro ed acquistò, quale centrattacco in sostituzione di Banchero che non aveva mai soddisfatto, il ligure Tomasi. Quest’ultimo ingaggio non mancò di mettere in curiosità il pubblico italiano che non conosceva affatto Tomasi, il quale, d’altronde, non poteva essere conosciuto, avendo giocato molto tempo a Nizza, nell’Olimpique, in compagnia del famoso ungherese Ljka. Appunto a Nizza l’avevano visto giocare i giallo-rossi, in occasione di una di quelle non infrequenti calate delle nostre squadre in Costa Azzurra. Per l’appunto la Roma aveva incontrato una mista Nizza-Cannes e Tomasi, giocando centro-avanti, aveva fatto una splendida figura. L’accompagnatore romano Biancone s’interessò di questo giocatore italiano e la Roma ne trattò l’acquisto. Ecco dunque Tomasi in giallo-rosso, ed ecco l’immaginifico tifo romano che battezza la prima linea della nuova Roma come la... « linea delle meraviglie », poiché era stato deciso che la Roma avrebbe schierato i suoi avanti così: Costantino - Scopelli - Tomasi - Bernardini - Guaita. Vedremo poi come la « linea delle meraviglie » non riuscisse a giocare nella formazione ideale.Occupiamoci del nostro, per così dire, ab ovo. Ernesto Tomasi è nato a Ventimiglia il 30 ottobre 1906 (a giorni compirà perciò il trentunesimo anno) e, contrariamente a quanto succede agli altri giocatori in erba, non ha mai fatto parte di squadre cosiddette uliciane. Ha cominciato a giocare nella squadra ragazzi del Ventimiglia nell’immediato dopoguerra ed all’età di quindici anni – vale a dire nel 1922 – s’è trovato... scaraventato in prima squadra. Il Ventimiglia non aveva eccessive pretese: partecipava ai campionati di terza divisione e doveva disputare le finali.Per l’appunto nella prima di queste finali (e Tomasi ricorda anche la partita: Ventimiglia-Mulassano) eccolo in linea come mezz’ala sinistra. Va bene. Resta in prima squadra e ci rimane per quattro anni filati. Una specie di... Olimpiade Ventimigliese. Bisogna dunque arrivare al 1926 per constatarne il primo trasferimento.Il quale lo porta al Savona, squadra di seconda divisione. C’è dunque un graduale progresso in questo ragazzo che gioca in tutti i posti della prima e della seconda linea. Il Savona, per esempio, lo acquista come mezz’ala, ma poi lo fa giocare centro sostegno, ed infine centrattacco.Saltiamo altri quattro anni. Un’altra... Olimpiade. A furia di olimpiadi andrà a finire olimpionico sul serio. Ed eccolo infatti, nel 1930, a Nizza, centravanti definitivo dell’Olimpique. Qui comincia la notorietà del calciatore.A Nizza s’impone, per cui, per ben dieci volte è chiamato a far parte della Rappresentativa Sud-Est, Due volte come centravanti, poi due volte mezz’ala destra, infine sei volte mezz’ala sinistra. Rimane fuori rappresentativa in tre occasioni: per le partite in cui la Francia Sud-Est doveva essere opposta alla Nazionale B d’Italia ed alla Rappresentativa Piemontese. Sapete già come la Roma, nel maggio 1933, lo vedesse all’opera e lo ammettesse nelle proprie file. L’unica stranezza di questo trasferimento è che a Nizza non c’è rimasto per quattro anni, ma per tre. (Poco male; il quadriennio doveva ricomparire nella permanenza a Roma).Grande attesa a Roma per vedere all’opera la... prima linea delle meraviglie. Ma l’attesa prima linea non può giocare subito nella formazione voluta dai dirigenti e dal pubblico perché Bernardini, che avrebbe dovuto allinearsi come mezz’ala sinistra, deve rimanere a letto per la febbre. Tomasi, non nuovo al ruolo, lo sostituisce e come centravanti si ripresenta Banchero. La Roma va a Nizza, proprio contro 1’Olimpique. Debutto clamoroso: la Roma vince per 8 a 3 ma Tomasi, all’inizio della ripresa, si frattura il perone. Addio, linea delle meraviglie!Mentre la Roma cerca una soluzione (ed al centro della prima linea si avvicendano Belladonna, Banchero e Guaita), Tomasi in un mese e mezzo si rimette a posto. Il medico lo dà per perfetto guarito al 15 ottobre, ma già 1’8 dello stesso mese Barbesino è costretto a lasciar fuori squadra Costantino, in cattiva forma, e innestare all’ala destra Tomasi. Il quale gioca così a Casale: la Roma vince per 2 a 0 e Tomasi segna il primo goal. Rimane ala destra contro la Pro Vercelli, nella partita successiva, ma alla terza esibizione cambia ruolo: rientra Costantino e Tomasi gioca mezz’ala destra: partita sfortunata poiché il Bologna vince con una rete di Schiavio al penultimo minuto! È solamente la domenica seguente che Barbesino riesce a presentare Tomasi centrattacco, con Scopelli e Bernardini ai fianchi, La Roma deve incontrare la Lazio, eterna rivale, e vince. Vince grosso: cinque a zero. Tomasi e Bernardini si dividono il lauto bottino: anzi, Tomasi segna ben tre volte. E dunque fisso al centro della prima linea? Pare di sì. Ma ecco che Barbesino, alla XII giornata, nella partita Genova-Roma, sperimenta Guaita mandando Tomasi mezzo sinistro. La Roma perde, ma Barbesino insiste. La Roma, perde ancora (ed è l’Ambrosiana che a Testaccio vince per un goal di Demaria ancora all’ultimo minuto). Comunque Tomasi non tornerà più centrattacco, salvo a cambiare idea la partita successiva. E così, con Tomasi che gironzola da un posto all’altro della prima linea, ha termine la stagione sportiva 1933-34.Poi la Roma scoprirà le doti di Tomasi quale centro sostegno e sostegno laterale. Ormai l’ometto è il « buono a tutto fare », è un giocatore jolly, come il collega Buscaglia del Napoli, come Prato del Torino, come Varglien II della Juventus. Giocatore apprezzato e per il suo valore e per la sua serietà.Avrebbe dovuto rimanere a Roma sino al termine della sua carriera. Ma invece... ecco che sta per scadere il quadriennio, ed ecco che Tomasi incappa in un gravissimo infortunio nella partita Juventus-Roma del 22 novembre 1936. Deve rimanere qualche mese a riposo. Rientra, ma poi il ginocchio gli dà fastidio, e deve rimanere ancora a riposo. Le diagnosi dei medici sono catastrofiche. Sembra che non potrà più giocare, o almeno, che non potrà più giocare in una grande squadra. La Roma si decide a metterlo in libertà. Tomasi va alla Juventus che lo accoglie nelle proprie file... sotto riserva e con speciale contratto. Solo se farà un certo numero di partite gli verrà corrisposta una cifra tot. Tomasi, che si sente sicuro del fatto suo, accetta. La prima partita –amichevole – contro il Torino non va eccessivamente bene. Gli juventini scuotono il capo. Tomasi invece continua ad allenarsi. Segue la Juventus nel giro in Jugoslavia, poi va in vacanza. Rientra a settembre in splendide condizioni dì forma. Gioca mezz’ala: destra finché Borel II non rientra in isquadra. Alla terza giornata già è il miglior uomo della prima linea, tanto che Rosetta stesso si meraviglia come la Roma abbia « messo in libertà un giocatore così formidabile ».Nella partita Torino-Juventus rientra Borel II e Tomasi si sposta mezz’ala sinistra, ruolo che mantiene tutt’ora con rara ed invidiata efficacia. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/11/ernesto-tomasi.html
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ERNESTO TOMASI https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Tomasi Nazione: Italia Luogo di nascita: Ventimiglia (Imperia) Data di nascita: 30.10.1906 Luogo di morte: Vallecrosia (Imperia) Data di morte: 06.04.1997 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Totó Alla Juventus dal 1937 al 1940 Esordio: 12.09.1937 - Serie A - Juventus-Livorno 2-0 Ultima partita: 09.06.1940 - Coppa Italia - Fiorentina-Juventus 3-0 86 presenze - 15 reti 1 coppa Italia Ernesto Tomasi (Ventimiglia, 30 ottobre 1906 – Vallecrosia, 6 aprile 1997) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo centrocampista. Ernesto Tomasi Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1947 - giocatore 1952 - allenatore Carriera Giovanili Ventimigliese Squadre di club 192?-1927 Ventimigliese ? (?) 1927-1930 Savona 65 (29) 1931-1933 Nizza 41 (22) 1933-1937 Roma 106 (16) 1937-1940 Juventus 86 (15) 1940-1943 Savona 70 (16) 1945 Sanremese ? (?) 1946 Vogherese ? (?) 1946-1947 Cannes 6 (2) Carriera da allenatore 1942-1945 Savona 1945-1946 Sanremese 1950-1952 Sanremese Carriera Calciatore "Totò" Tomasi, fratello di Arturo (1908-2012), anch'egli cresce calcisticamente nella Ventimigliese, per poi trasferirsi a vent'anni al Savona. Va quindi a giocare per due anni in Francia, prima con il Nizza e successivamente con l’Olympique Marsiglia. Nel ’33 torna in Italia per accasarsi alla Roma, dove in 4 stagioni supera le 100 presenze. Giunge infine alla Juventus nel 1937. Gioca interno di regia, abile costruttore di gioco e uomo assist. La prima volta che scende in campo con i colori bian-coneri è il 12 settembre ’37, la Juve batte il Livorno per 2-0 in una partita valida per il campionato di Serie A. Si aggiudica con la Juve la coppa Italia del 1938, quindi lascia Torino nel 1940 per accasarsi nuovamente a Savona, dove si ferma 3 anni prima del conflitto bellico. Ha detenuto il record di 3 marcature in una singola partita nel derby di Roma per quasi 70 anni, dal 1933 al 2002, quando Vincenzo Montella lo superò con 4 goal in un derby. Allenatore Fu allenatore della Sanremese e del Savona. Palmarès Giocatore Competizioni regionali Campionato italiano di terza divisione: 1 - Ventimigliese: 1926-1927 Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
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ENRICO SANTIÁ https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Santià Nazione: Italia Luogo di nascita: Santhiá (Vercelli) Data di nascita: 06.11.1918 Luogo di morte: Vercelli Data di morte: 18.01.1996 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1940 Esordio: 13.02.1938 - Serie A - Napoli-Juventus 1-1 Ultima partita: 12.05.1940 - Serie A - Bari-Juventus 2-1 21 presenze - 4 reti 1 coppa Italia Enrico Santià (Santhià, 6 novembre 1918 – Vercelli, 18 gennaio 1996) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Enrico Santià Santià (in piedi, secondo da destra) alla Juventus nella stagione 1939-1940 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1935-1936 GUF Torino ? (?) 1937-1940 Juventus 21 (4) 1940-1941 Novara 15 (5) 1941-1942 Torino 3 (0) 1942-1944 Padova 22 (3) Carriera Dopo aver giocato nel GUF di Torino, passa alla Juventus dove rimane tre stagioni, senza riuscire a imporsi come titolare (21 presenze complessive). Nel 1940 passa al Novara e nel 1941 al Torino (3 sole presenze in campionato coi granata). Dal 1942 al 1944 gioca per il Padova. In carriera ha totalizzato complessivamente 58 presenze e 12 reti in Serie A. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
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LODOVICO DE FILIPPIS https://it.wikipedia.org/wiki/Lodovico_De_Filippis Nazione: Italia Luogo di nascita: Ancona Data di nascita: 22.12.1915 Luogo di morte: Palazzolo sull'Oglio (Brescia) Data di morte: 12.03.1985 Ruolo: Attaccante Altezza: 170 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1939 Esordio: 26.09.1937 - Serie A - Juventus-Bari 3-1 Ultima partita: 21.05.1939 - Serie A - Juventus-Torino 1-1 65 presenze - 13 reti 1 coppa Italia Lodovico De Filippis, in alcuni casi scritto anche Ludovico (Ancona, 22 dicembre 1915 – Palazzolo sull'Oglio, 12 marzo 1985), è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo attaccante. Giocava da ala destra. Lodovico De Filippis De Filippis alla Juventus nella stagione 1937-1938 Nazionalità Italia Italia (dal 1946) Altezza 170 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1952 - giocatore 1964 - allenatore Carriera Giovanili 19??-19?? Fano Squadre di club 1932-1936 Fano 96 (28) 1936-1937 Bologna 4 (0) 1937-1939 Juventus 65 (13) 1939-1940 → Venezia 25 (5) 1940-1943 Triestina 71 (14) 1945-1948 Brescia 90 (23) 1948-1949 Pro Sesto 28 (8) 1949-1952 Marzoli Palazzolo ? (?) Carriera da allenatore 1951-1952 Marzoli Palazzolo 1963-1964 Fanfulla Carriera Ha disputato 8 campionati di Serie A (più l'anomalo campionato 1945-1946) con le maglie di Bologna, Juventus, Venezia (in prestito dai bianconeri) e Triestina e Brescia, totalizzando 187 presenze e 33 reti. Si è aggiudicato uno scudetto nella stagione 1936-1937 con la maglia del Bologna, sia pur con 4 sole presenze all'attivo, e una Coppa Italia, nella stagione 1937-1938, realizzando una rete nell'andata della doppia finale contro il Torino. Ha disputato inoltre due campionati di Serie B con Brescia e Pro Sesto, con 58 presenze e 16 reti. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Bologna: 1936-1937 Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
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BRUNO DANTE https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Dante Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 14.02.1920 Luogo di morte: Torino Data di morte: 15.10.2002 Ruolo: Attaccante Altezza: 167 cm Peso: 63 kg Soprannome: Viri Alla Juventus dal 1937 al 1938 Esordio: 08.12.1937 - Coppa Italia - Juventus-Aquila 4-1 1 presenza - 1 rete 1 coppa Italia Bruno Dante (Torino, 14 febbraio 1920 – 15 ottobre 2002) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Bruno Dante Nazionalità Italia Altezza 167 cm Peso 63 kg Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1937-1938 Juventus 1 (1) 1938-1940 Spezia 4 (0) 1940-1941 Cuneo 14 (8) 1941 Torino 0 (0) 1941-1944 → Biellese 62 (32) 1945-1946 Vigevano ? (3) 1946-1947 Venezia 30 (5) 1947-1949 Livorno 49 (6) 1949-1951 Genoa 39 (6) 1951-1952 Messina 13 (0) 1952-1953 Biellese 24 (6) 1953-1957 Cenisia 7+ (?) Carriera Tesserato in gioventù per la Juventus e poi per il Torino, che lo prestò per alcune stagioni alla Biellese. Giocò poi per cinque campionati in Serie A con Venezia, Livorno e Genoa. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938 Serie C: 2 - Spezia: 1939-1940; Biellese: 1942-1943
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MARIO BERGONZINI Non deve essere facile per un emiliano, a metà degli anni Trenta, venire a vestire di bianconero. Sono anni leggendari per la Juve che ha appena vinto cinque scudetti di fila, ma è anche epoca di miti e leggende per il “Bologna che tremare il mondo fa”.Così, il primo assoluto della storia, modenese del 1912, Mario Bergonzini, è accolto con una punta di scetticismo in una squadra che sta lottando con Ambrosiana e Bologna per riconquistare il tricolore. Gioca all’ala destra, non è un fenomeno ma nemmeno uno sprovveduto, certo non gli giova la concorrenza del più tosto Defilippis.Parte comunque bene e segna un goal decisivo sul campo dell’Atalanta, il 19 settembre 1937, alla seconda giornata. Non basta per mantenere il posto e le attese.Lascia la squadra vice Campione d’Italia a due punti dall’Ambrosiana, per andare alla Salernitana. Bilancio modesto, quattro partite e un goal, quello appunto all’Atalanta. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/06/mario-bergonzini.html
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MARIO BERGONZINI https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Bergonzini Nazione: Italia Luogo di nascita: Modena Data di nascita: 07.07.1912 Luogo di morte: Modena Data di morte: 13.03.1988 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1938 Esordio: 12.09.1937 - Serie A - Juventus-Livorno 2-0 Ultima partita: 13.02.1938 - Serie A - Napoli-Juventus 1-1 4 presenze - 1 rete 1 coppa Italia Mario Bergonzini (Modena, 7 luglio 1912 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Mario Bergonzini Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1946 Carriera Squadre di club 1936-1937 Cosenza 11 (0) 1937-1938 Juventus 4 (1) 1938-1941 Salernitana 61 (21) 1943-1944 Centese 2 (0) 1945-1946 Mirandolese ? (?) Caratteristiche tecniche Era un'ala. Carriera Ha giocato in Serie A con la Juventus ed in Serie B con la Salernitana. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
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SAVINO BELLINI Nasce a Portomaggiore (in provincia di Ferrara), il primo dicembre 1913. Si mette in luce nella Spal, poi al Novara e, infine, arriva a Torino nell’estate del 1937. Si segnala come ala ambidestra veloce e diligente nel cross dal fondo. Esordisce in bianconero il 12 settembre 1937 a Torino, nella partita contro il Livorno e realizzando il goal del definitivo 2-0 al portiere labronico Bulgheri, dopo che le marcature erano state aperte da Borel I.Rapido esecutore in fase conclusiva, risulta tra gli artefici dei due successi in Coppa Italia. Infatti, contribuisce alla vittoria della Coppa Italia nel 1938, scendendo in campo in entrambe le finali contro il Torino, segnando il primo e il terzo goal nella partita di andata. Si ripeterà nell’edizione del 1942, stavolta contro il Milano segnando il goal del pareggio nella gara di andata.Nel 1938 conquista la convocazione in Nazionale. Proprio in un allenamento con gli azzurri a Venezia, in un banale contrasto di gioco, si infortuna gravemente a una gamba e la sua ascesa calcistica rallenta sino a declinare inesorabilmente.Milita in bianconero fino a tutto il campionato di guerra del 1944, totalizzando 126 presenze e 34 reti.“HURRÀ JUVENTUS” GENNAIO 1977 Bellini è tipo dall’aria scura e pure truce, che in campo spesso si illumina e spazia senza confini.Bellini è l’ala destra dei bianconeri edizione 1937-38 e 1938-39. Non sono annate deliziose, né per i supporter né per i giocatori, ma la prima (1937-38) riserva qualche giornata di gloria vera ancorché rapinosa.Uno come Bellini, truce e pure opportunista interprete del ruolo, non si lascia sfuggire l’occasione per mettersi in luce. Alla fine, per lui, sono scampoli di notorietà. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/04/savino-bellini.html
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SAVINO BELLINI https://it.wikipedia.org/wiki/Savino_Bellini Nazione: Italia Luogo di nascita: Portomaggiore (Ferrara) Data di nascita: 01.12.1913 Luogo di morte: Portomaggiore (Ferrara) Data di morte: 06.11.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: 168 cm Peso: 65 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1944 Esordio: 12.09.1937 - Serie A - Juventus-Livorno 2-0 Ultima partita: 28.05.1944 - Campionato di guerra - Inter-Juventus 2-1 126 presenze - 35 reti 2 coppe Italia Savino Bellini (Portomaggiore, 1º dicembre 1913 – Portomaggiore, 6 novembre 1974) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano. Savino Bellini Bellini alla Juventus Nazionalità Italia Altezza 168 cm Peso 65 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1948 - giocatore 1956 - allenatore Carriera Giovanili 19??-1931 Portuense Squadre di club 1931-1934 Portuense ? (?) 1934-1936 SPAL 56 (25) 1936-1937 Novara 21 (6) 1937-1944 Juventus 105 (28) 1943-1944 Milano 0 (0) 1944-1945 Varese ? (?) 1945-1946 Inter 7 (1) 1946-1948 SPAL 31 (5) Carriera da allenatore 1955-1956 Faenza Carriera Ala di grande carattere e temperamento, cresce in Prima Divisione - terzo livello del calcio italiano fino al 1935 per diventare poi il quarto - nella Portuense allenata da Paolo Mazza che ne riesce a plasmare il vigore trasmettedogli anche i rudimenti tecnici necessari per crescere. La grande opportunità per Bellini è appunto legata a Mazza, ovvero all'inizio dell'avventura alla SPAL del futuro Mago di campagna. Mazza, prima di arrivare alla SPAL come allenatore nel 1936, ne consiglia l'acquisto nel 1934, pertanto il non ancora ventunenne Bellini compie i 20 chilometri che separano Portomaggiore da Ferrara e passa in Serie B alla SPAL. I 2 campionati di Bellini alla SPAL sono ottimi, gli consentono di mettere in luce le sue doti e gioca 56 partite mettendo a segno 25 reti. Le cose invece non sono così positive per la SPAL che nel 1936 retrocede in Serie C. Bellini passa quindi al Novara e per lui c'è l'esordio - il 13 settembre 1936 - e le prime 21 partite in Serie A. Il Novara retrocede e per Bellini è giunto il momento di passare ad un grosso club. A Bellini si interessa la Juventus, allenata da Virginio Rosetta ed in cui militano Foni, Gabetto e molti altri campioni, che lo acquista. L'esordio nella Juve avviene il 12 settembre 1937 a Torino contro il Livorno e la sua soddisfazione aumenta quando al 29º del secondo tempo segna il goal del definitivo 2 a 0 al livornese Bulgheri dopo che le marcature erano state aperte da Borel I. La carriera di Bellini sembra lanciata verso grandi mete, titolare dei bianconeri che uscivano dal famoso quinquennio d'oro in cui si imposero per 5 anni di fila nella conquista dello scudetto, Bellini contribuisce alla vittoria della Coppa Italia nel 1938, scendendo in campo con i bianconeri in entrambe le finali - 1º maggio e 8 maggio - contro il Torino e segnando addirittura il primo e il terzo goal nella partita d'andata - la stessa cosa si ripeterà nel 1942 quando giocherà ancora entrambe le finali per la conquista della Coppa, stavolta contro il Milano segnando il goal del pareggio nella gara d'andata. Per Bellini arriva quindi, nel 1938, la convocazione in Nazionale. Proprio in un allenamento con la Nazionale a Venezia, in un banale contrasto di gioco, si infortuna gravemente ad una gamba e da allora la sua ascesa calcistica rallenta sino a declinare inesorabilmente. Resterà alla Juve sino al 1944 disputando alcune partite anche nel campionato di Guerra, l'ultima il 28 maggio 1944 contro l'Ambrosiana Inter. Prima della fine della guerra veste, nel 1944, la maglia del Varese che però si ritira dopo il girone d'andata, quindi gioca alcune amichevoli con il Milan per poi approdare proprio all'Inter - ritornata alla vecchia denominazione e allenata da Carlo Carcano - al termine del conflitto e nel 1945 - primo campionato del dopoguerra - esordisce con i neroazzurri accanto al futuro spallino Guaita. A seguito dei postumi dell'infortunio, dell'inattività durante lunghe fasi del conflitto e dell'età ormai non più verde, la sua carriera appare ormai compromessa. Nonostante ciò il 15 aprile 1946 fa parte della compagine azzurra che a Parigi - in occasione del torneo internazionale dedicato al congresso della Federazione generale del lavoro - affronterà Francia (al termine vincitrice del torneo) e Svizzera. Altre nazioni partecipanti furono Polonia, Russia e Belgio. Di quella squadra azzurra si ricordano Giuseppe Meazza, Leandro Remondini e Alfredo Bodoira. Chiude con la Serie A e con l'Inter il 30 giugno 1946 contro il Bari. Torna quindi a Ferrara con la SPAL dove nel frattempo Mazza è diventato presidente. Una stagione di Serie B prima di approdare ancora alla Portuense e concludere definitivamente la propria carriera di calciatore per intraprendere quella di allenatore, prima scendendo ancora in campo, poi solo nel ruolo di trainer. Oltre alla Portuense Bellini allenò anche il Faenza, il Baracca Lugo e il Cervia. Scomparso nel 1974, gli è stato intitolato lo stadio di Portomaggiore. In Serie A Bellini ha giocato 131 partite segnando 33 goal oltre a 3 partite e 2 reti nel campionato di guerra (con la Juventus) oltre ad un numero non noto di gare giocate con la maglia del Varese. Ha inoltre giocato 17 gare segnando 5 reti in Coppa Italia e 4 partite con 2 goal in competizioni internazionali con la Juventus e 87 gare segnando 30 reti in Serie B con la SPAL. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 2 - Juventus: 1937/38, 1941/42
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GIUSEPPE TROTTER https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Trotter Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.07.1918 Luogo di morte: Canelli (Asti) Data di morte: 07.06.1975 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1938 0 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Giuseppe Trotter (Torino, 1º luglio 1918 – Canelli, 7 giugno 1975) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giuseppe Trotter Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1950 - giocatore 19?? - allenatore Carriera Giovanili ????-1937 Juventus Squadre di club 1937-1938 Juventus 0 (0) 1938-1943 → Salernitana 124 (4) 1943-1944 → Cuneo 12 (0) 1945-1950 Canelli ? (?) Carriera da allenatore 19?? Canelli Carriera Di ruolo mediano, ha fatto tutta la trafila delle giovanili della Juventus fino ad approdare in prima squadra nel 1937-1938, senza tuttavia esordire in campionato. Nel 1938 passa alla Salernitana, squadra in cui giocherà fino al settembre 1943 quando scoppia la guerra. Con i campani disputa un campionato di Serie B con 25 presenze e una rete (1938-1939) e quattro di Serie C. Tornato al nord, milita nel Cuneo nel campionato di Divisione Nazionale 1943-1944. Alla fine della guerra, lasciata la Juventus che ancora ne deteneva il cartellino, si trasferisce a Canelli dove giocherà nella squadra locale fino al 1950. In seguito sarà anche allenatore della prima squadra. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938 Serie C: 1 - Salernitana: 1942-1943
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ENZO GARAVOGLIA https://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Garavoglia Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.01.1920 Luogo di morte: Torino Data di morte: 01.05.1996 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1937 al 1938 0 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Enzo Garavoglia (Torino, 3 gennaio 1920 – 1º maggio 1996) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Enzo Garavoglia Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1936-1937 Biellese 1 (0) 1937-1938 Juventus 0 (0) 1947-1948 Fossanese 26 (2) 1948-1949 Parma 34 (15) 1949-1951 Catania 47 (11) 1951-1952 Acireale 25 (10) 1952-1953 → Biellese 19 (6) 1953-195? Akragas ? (?) Carriera Dopo aver esordito in Serie C con la Biellese, nella stagione 1937-1938 ha giocato nella Juventus. Debutta in Serie B con il Parma nel 1948-1949, disputando 33 gare e segnando 15 reti. L'anno successivo passa al Catania dove gioca per altre due stagioni in Serie B collezionando 47 presenze ed 11 reti. Dopo una stagione alla Biellese, lascia definitivamente il Catania nel 1953, quando viene posto in lista di trasferimento e si trasferisce all'Akragas. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1937-1938
