Vai al contenuto

CRAZEOLOGY

Tifoso Juventus
  • Numero contenuti

    15111
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Days Won

    32

Tutti i contenuti di CRAZEOLOGY

  1. CHI HA SISDE-MATO L’AGENDA ROSSA DI BORSELLINO? IN QUESTE FOTO L’UOMO CHE L’HA RUBATA Il procuratore capo Lari è sicuro: “Non è stata rubata dalla mafia. Qualcuno all’interno delle istituzioni sa dov’è finita l’agenda di Paolo” - Passati al setaccio i filmati di quel giorno, nel mirino le immagini tra le 17 e 15 e le 17 e 30 - All’interno dettagli e spunti sulla “trattativa”? Attilio Bolzoni e Salvo Palazzolo per "la Repubblica" Stanno cercando una faccia, stanno inseguendo un uomo. Quello che ha rubato l'agenda rossa di Paolo Borsellino. È lì, in un vortice di immagini girate in mezzo a carcasse di auto in fumo. È lì, fra la folla, qualche minuto dopo la strage. L'ultimo mistero sulla famosa agenda che il procuratore Borsellino teneva sempre con sé si nasconde probabilmente in un video di una decina di minuti che gli investigatori della Dia e della polizia scientifica hanno consegnato ai magistrati di Caltanissetta. Un filmato fatto di frammenti messi insieme incastrando riprese di operatori televisivi di Rai, Canale 5, emittenti private e anche di qualche videoamatore. «Tutto quello che esiste come immagini di quel pomeriggio adesso ce l'abbiamo e siamo certi che qualcosa troveremo», dice il procuratore capo della repubblica Sergio Lari. Aggiunge poi il procuratore: «Non è stata rubata dalla mafia. Qualcuno all'interno delle istituzioni sa dov'è finita l'agenda di Paolo». Fra quelle mille facce che compaiono e scompaiono in pochi attimi dal filmato, gli inquirenti sono convinti di individuare il ladro dell'agenda rossa. I loro sospetti si sono concentrati su un funzionario degli apparati di sicurezza che era lì, sul luogo della strage. Dal quartiere generale dell'intelligence italiana sono stati spediti alla procura di Caltanissetta alcuni album con i volti degli agenti in servizio a Palermo nell'estate del 1992, le loro foto saranno confrontate con quelle degli uomini che si vedono nel filmato ricostruito dalla Scientifica. È questa adesso l'ultima pista per tentare di scovare il ladro dell'agenda rossa. Dalle carte dell'inchiesta sull'uccisione di Paolo Borsellino, i procuratori hanno ripescato un verbale di interrogatorio di un poliziotto della «squadra volanti» arrivato fra i primi in via Mariano D'Amelio dopo l'esplosione. Una testimonianza che non risale al 1992, ma a soli alcuni anni fa. Ha dichiarato l'ispettore Giuseppe Garofalo: «Ricordo di avere notato una persona, in abiti civili, alla quale ho chiesto spiegazioni in merito alla sua presenza nei pressi dell'auto. A questo proposito non riesco a ricordare se la persona menzionata mi abbia chiesto qualcosa in merito alla borsa o se io l'ho vista con la borsa in mano, o comunque nei pressi dell'auto del giudice». E ancora: «Di sicuro, io ho chiesto a questa persona chi fosse, per essere interessato alla borsa del giudice. Lui mi ha risposto di appartenere ai servizi. Posso dire che era vestito in maniera elegante, con la giacca, di cui non ricordo i colori». È lui, l'uomo che stanno cercando. L'agenda rossa di Paolo Borsellino - un regalo dell'Arma dei carabinieri - era dentro una borsa di pelle, il giudice l'aveva sistemata dietro il sedile del suo autista, sulla Croma blindata. La borsa del procuratore è stata recuperata con tutti gli oggetti personali, tutti tranne l'agenda rossa. La prima relazione di servizio sul ritrovamento di quella borsa risale a cinque mesi dopo la strage, è firmata da un altro ispettore della «squadra volanti» della polizia, Francesco Paolo Maggi, lo stessoche nel pomeriggio del 19 luglio l'ha portata alla squadra mobile e consegnata al dirigente Arnaldo La Barbera. È un altro dei «gialli » della strage. Perché tutto questo tempo per redigere un verbale sulla borsa? Le nuove indagini dei procuratori di Caltanissetta hanno ristretto l'arco di tempo in cui è stata rubata l'agenda. Prima le indagini si erano concentrate tra le 16.58 - l'ora dell'esplosione - e le 17.20 - il momento in cui la borsa di pelle è stata vista, fotografata e ripresa dalle telecamere fra le mani di un ufficiale dei carabinieri - ma adesso tutta l'attenzione è dedicata ai quindici minuti che vanno dalle 17.15 alle 17.30. Uno spostamento per polarizzare l'investigazione sulle immagini raccolte nel video della Dia e della polizia scientifica. Alle 17.20, infatti, l'allora capitano Giovanni Arcangioli viene ripreso con la borsa di Paolo Borsellino mentre cammina in via Mariano D'Amelio e si dirige verso via Autonomia Siciliana. L'ufficiale è inquisito in un primo momento per avere rubato l'agenda rossa (raccontò di averla avuta da due magistrati, che però lo smentirono), ma poi è stato prosciolto: non c'è prova che in quel momento l'agenda rossa si trovasse ancora nella borsa. Questo ha scritto un giudice, e la Cassazione ha confermato. Ieri, Arcangioli è stato ascoltato al processo Borsellino quater. E ha ribadito la sua versione: «Non so nulla di quell'agenda rossa, nella borsa non c'era alcun elemento utile per le indagini». Ora l'indagine è tutta intorno ai cinque minuti precedenti all'immagine che fissa la borsa nelle mani di Arcangioli e sui dieci successivi, quando la zona di via D'Amelio viene recintata. Chi, prima o dopo di quell'ufficiale, ha prelevato e trasportato la borsa del procuratore ucciso? L'agenda rossa è stata prelevata prima o dopo delle 17.20? Così da qualche settimana è ripartita l'inchiesta - con questo video - sulla scomparsa di quello che viene considerato il documento- chiave non solo della strage di via Mariano D'Amelio, ma anche della strage di Capaci. A esplorare i misteri del 19 luglio è un pool, con Lari anche Nico Gozzo, Gabriele Paci e Stefano Luciani. Nell'agenda rossa il procuratore aveva registrato tutto ciò che era accaduto dalla morte di Giovanni Falcone. Poi qualcuno l'ha rubata. Perché? «Sono convinto che la scomparsa sia strettamente collegata ai misteri della trattativa fra alcuni pezzi di Stato e Cosa nostra», dice il capo dei pubblici ministeri di Caltanissetta. Sergio Lari lancia un appello: «Chi sa, parli. Non è tollerabile che dentro le istituzioni qualcuno stia zitto». http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/chi-ha-sisde-mato-lagenda-rossa-di-borsellinoin-queste-foto-luomo-che-lha-rubata-55825.htm
  2. Guardate il video ora, perché tra qualche giorno sparirà: http://video.repubblica.it/edizione/palermo/i-ladri-dell-agenda-rossa-di-borsellino/128418/126917?ref=&ref=HRER2-1
  3. Li avete già letti credo, ma vi linko ugualmente i pezzi che ho scritto negli ultimi 6 mesi. - 21-11-2012 - Juventus Stadium: Corso Gaetano Scirea numero 50 (foto) - 22-01-2013 - Il pasticciaccio dell'Arena Rock - 31-01-2013 - La nuova sede della Juventus: storia, progetto e foto - 09-02-2013 - L'Area 12 e la crisi Mi occuperò del nuovo reportage appena il clima sarà più decente (a Torino pioverà per qualche settimana, si dice in giro ).
  4. Il numero non lo so. Mi sono perso da un pezzo... Ma di scudetto si tratta.
  5. "Vittima" di De Magistris, ex giudice si toglie la vita Era pg di Catanzaro, fu prosciolto dalle accuse ma non si è più ripreso. Si è fatto praticare la dolce morte a Basilea, forse fingendosi malato Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo - Domenica 14/04/2013 D'Amico era un magistrato per bene, una «toga buona» e fuori dai giochi di potere. Ma era diventato un altro dopo esser stato indagato eppoi prosciolto per una storia partorita da quel mostro giudiziario che va sotto il nome di «Poseidone». Una delle fallimentari inchieste-spettacolo condotte da Luigi de Magistris ai tempi in cui, vestendo la toga di pm d'assalto in Calabria, dava la caccia ai fantasmi dei poteri forti e della massoneria deviata. D'Amico rimase imbrigliato nella rete a strascico lanciata dall'attuale sindaco di Napoli e dal suo consulente Gioacchino Genchi per catturare le immaginarie talpe che si muovevano nei sotterranei della Procura calabrese. C'è una strana «forza» che interviene nelle mie inchieste, andava ripetendo in quei mesi de Magistris, convinto di essere inviso a forze occulte. Oltre a D'Amico, finirono sott'inchiesta a Salerno l'ex pg Domenico Pudia, il capo dei gip Antonio Baudi, il carabiniere Mario Russo e l'ex procuratore Mariano Lombardi, scomparso un paio di anni fa. Furono tutti prosciolti. «Insussistenza della notizia di reato», insostenibile «fattispecie associativa» e «lacunoso impianto accusatorio» furono i termini usati dal giudice per demolire il teorema della fuga di notizie orchestrata dai massimi vertici del distretto giudiziario di Catanzaro. Eppure, nonostante la riabilitazione da quell'infamia subita dopo oltre trent'anni di onorata carriera, Pietro D'Amico non si è più ripreso. È entrato in depressione. Tra il disgusto e la rabbia agli amici aveva confidato: «Questa magistratura non mi merita», e si era dimesso. Era stato massacrato, ai tempi delle Grandi Inchieste di Giggino. Messo in croce sui giornali per un sospetto suffragato da indizi labili. Era finito nel tritacarne investigativo di de Magistris e Genchi (entrambi oggi sotto processo a Roma per l'acquisizione illegale dei tabulati telefonici di otto parlamentari) per aver fatto due telefonate. Una al presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti (suo collega magistrato) della durata di venti secondi. Cronometrati. E l'altra all'allora deputato-avvocato Giancarlo Pittelli. Ecco, i sospetti su D'Amico nacquero così: per aver chiamato due futuri indagati di de Magistris. Il nome del procuratore generale aggiunto fece capolino anche nella vicenda che vide coinvolto l'allora capitano dei carabinieri Attilio Auricchio, braccio destro di de Magistris ai tempi di Catanzaro e oggi suo fedele capo di Gabinetto al Comune di Napoli. Fu D'Amico, infatti, a ottenere che l'ufficiale dell'Arma fosse punito per aver sbagliato a trascrivere una intercettazione telefonica in cui, al posto della parola «provveditore», era stato annotato «procuratore», con l'aggiunta (che nella conversazione originale non esisteva) del nome Chiaravalloti. D'Amico impugnò l'assoluzione nel procedimento disciplinare di primo grado e trascinò Auricchio davanti al gran giurì del ministero della Giustizia che ribaltò l'assoluzione e gli inflisse la censura. Ai pm che lo sentirono qualche tempo dopo, Auricchio rivelò che il ricorso di D'Amico era animato da «uno zelo “sospetto”». «Per l'allucinante inchiesta di Salerno, era entrato in una depressione nerissima», dice al Giornale l'ex governatore Chiaravalloti. «Era un buono, un uomo dolcissimo. Uno studioso, lontano dai giochi di potere. Visse quell'indagine come un torto personale che non è riuscito a superare». L'ex pg Domenico Pudia ricorda che D'Amico «da tempo, in seguito a quelle accuse, aveva perso il sorriso». Quell'indagine «finì come doveva finire, ma nonostante tutto lui non si è più ripreso. Ebbe una sorta di rigetto della magistratura e forse dei magistrati». «Finì nei guai perché parlava con me», sottolinea Giancarlo Pittelli. Che aggiuge: «De Magistris ha fatto del male a centinaia di persone che ho difeso. A me ha distrutto l'esistenza». Diceva di essere affetto da un male incurabile, D'Amico, così da poter ottenere il via libera al suicidio assistito. Ma più d'uno ne dubita. Il fratello ha saputo tutto solo a cose fatte, con una chiamata dalla clinica. «Se n'è andato un magistrato onesto, una persona perbene», commenta il coordinatore cittadino del Pdl partenopeo, Amedeo Laboccetta. «Tante sono le vittime del de Magistris pubblico ministero, tante sono quelle del de Magistris sindaco di Napoli. Il suo fallimento politico è sotto gli occhi di tutti. Altrimenti, non avremmo raccolto 20mila firme per le dimissioni in poche ore. La città vuole liberarsene. Ormai, deve andare via». http://www.ilgiornal..-906661.html Il paese degli intrighi e degli strani suicidi...
  6. Non ci resta che combattere http://blog.ju29ro.c...combattere.html
  7. Ed ora via alla sezione porno e andiamo verso i 100.000 in porche settimane!
  8. Inchiesta Ior, un caso diplomatico L'uomo chiave delle nuove indagini sulla banca del Vaticano si chiama Michele Briamonte. Consulente Ior e consigliere di Monte Paschi, è stato fermato all'areoporto di Ciampino con un alto prelato che lavora alla segreteria di Stato. La guardia di Finanza voleva perquisirlo, ma lui ha esibito il passaporto della Santa Sede (21 marzo 2013) Si apre un nuovo fronte nell'inchiesta giudiziaria sullo Ior, la banca del Vaticano. A fine febbraio la Guardia di Finanza ha fermato all'aeroporto romano di Ciampino monsignor Roberto Lucchini e l'avvocato Michele Briamonte, due nomi eccellenti della nomenklatura della Santa Sede. Il primo lavora nella segreteria di Stato guidata dal cardinale Tarcisio Bertone, mentre il legale, partner dello studio torinese Grande Stevens, è da anni consulente dello Ior. Briamonte e Lucchini si sono opposti alla perquisizione esibendo un passaporto diplomatico vaticano. Dopo una convulsa trattativa e numerosi contatti telefonici con la segreteria di Stato, l'avvocato e il monsignore hanno potuto lasciare l'aeroporto romano senza consegnare ai militari le loro borse. Resta un mistero perché Briamonte, che non è cittadino vaticano, abbia a disposizione un passaporto della Santa Sede.
  9. PICCOLO OT PER I GOBBI DI TORINO: Dal 18 al 24 marzo ci sarà un forte supplemento di postazioni autovelox sparse per la città. Su molti dei principali corsi o quasi. Andate piano, molto piano (sotto i 50), perché 'ste *****e evidentemente hanno bisogno di fare cassa... La lista dei luoghi non ho tempo di postarvela, perché ora devo uscire. Forse sul web si trova qualcosa. Non so... PS Ho scritto qui solo perché so che i bugianèn del forum leggono tutti qui, giustamente. Dunque non rispondete a questo post, sennò mandate il topic in vacca. Mi è scappata una battuta inconsapevole.... :haha: :sventola2:
  10. Moggi è la migliore cura di tutti i tempi http://www.ju29ro.co...ti-i-tempi.html
  11. Ho smesso di chiedermi come andrà a finire questa storia. So solo che il comportamento dei Torinesi mi ha fatto distaccare molto da qualcosa a cui volevo bene in modo infantile fin da bambino. Prima o poi si cresce, e nei sogni non si crede più. Che peccato.
  12. Morte di Edoardo Agnelli, un giudice: “Non fu tutelato”. Fiat: ”Iniquo, ingiusto” Pubblicato il 1 marzo 2013 20.19 | Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2013 22.30 TORINO – Un piccolo azionista della Fiat, Marco Bava, è stato assolto dall’accusa di diffamazione per alcune frasi pronunciate in un assemblea nel 2008 e relative alla morte di Edoardo Agnelli, il figlio dell’Avvocato che, come verificò la procura di Mondovì, morì suicida. Bava, nelle frasi pronunciate in assemblea, mise in dubbio che si fosse trattato di suicidio, sostenendo che la Fiat non avesse vigilato a sufficienza. Il giudice che lo ha assolto, Maria Sterpos, ha in qualche modo dato ragione alle tesi di Bava scrivendo nella motivazione della sentenza: ”E’ chiaro che se qualcuno si era assunto il compito di tutelare Edoardo Agnelli, non lo ha svolto in modo adeguato, sia che egli sia stato ucciso sia che si sia suicidato”. L’avvocato della Fiat ha reagito duramente. Come ha riportato Repubblica, il legale, Giovanni Anfora, ha detto: “Non ci furono carenze o errori del servizio di sicurezza Fiat”; la magistratura, dopo gli accertamenti, “aveva escluso qualsiasi rilievo o osservazione”. Ma quegli atti processuali “evidentemente non sono stati ben compresi o adeguatamente valutati” dal tribunale di Torino”. Nel resoconto di Repubblica, l’avv.Anfora ha sottolineato che per l’imputato (chiamato in causa per numerosi passaggi del suo intervento a un’assemblea del Lingotto nel 2008) la procura aveva chiesto sei mesi di carcere, e ha annunciato ricorso in appello contro “l’ingiusta e iniqua sentenza di assoluzione”. “Non è vero che la sentenza del tribunale di Torino abbia proposto dubbi sulle circostanze del decesso di Edoardo Agnelli, come si desume agevolmente dalla lettura del provvedimento. Si deve evidenziare con definitiva chiarezza che su tale evento è intervenuta più volte la magistratura che ha ripetutamente escluso le fantasiose quanto indimostrate illazioni su fantomatici quanto improbabili complotti”. “Si tratta di teorie avanzate soltanto da avventurieri autoreferenziali in caccia di improbabile notorietà o vantaggi economici”. L’azionista, Marco Bava, doveva rispondere di “oltre venti fatti di diffamazione” e, sottolinea Anfora, “nella sentenza è affermato che ha complessivamente pronunciato parole di oggettiva portata offensiva e che pertanto la parte civile Fiat proporrà impugnazione”. Edoardo morì precipitando da un viadotto dell’autostrada Torino-Savona, il 15 novembre 2000 a Fossano. ”Ritengo responsabile per omessa vigilanza – aveva detto Bava – anche la sicurezza Fiat che non solo allora non ha protetto sufficientemente Edoardo Agnelli”: questa e molte altre erano state le affermazioni di Bava che gli erano costate la denuncia. ”Da sempre – scrive il giudice – Bava ha sostenuto che Edoardo Agnelli è stato ucciso a causa presumibilmente di un suo scomodo ruolo negli equilibri di potere interni alla Fiat”. Nella sentenza si sottolinea che il riferimento alla ”triste vicenda” è stato ”inopportuno e fuori luogo” nell’assemblea. Però si fa presente che nonostante le conclusioni dell’inchiesta giudiziaria ”dubbi sulle circostanze della morte del figlio dell’Avvocato sono stati sollevati da molti”. http://www.blitzquot...o-bava-1491386/
  13. FIAT MISTERY - CHI SARÀ MAI IL PENSIONATO DISABILE CHE HA ACQUISTATO TANTE AZIONI DELLA FIAT DA ALLARMARE GRANDE STEVENS E GABETTI E A COSTRINGERLI ALL'EQUITY SWAP BECCANDOSI UNA CONDANNA PER AGGIOTAGGIO INFORMATIVO? - NON SARÀ MICA UN TOP MANAGER LIGURE FRETTOLOSAMENTE LIQUIDATO SULLA PORTA DI UNA CAMERA ARDENTE?... da "Lo Spiffero.com" Chi è il misterioso pensionato di Genova che otto anni fa stava rastrellando azioni Fiat, in quantità così massicce da mettere a repentaglio la quota di controllo della famiglia Agnelli-Elkann? Qual è l'identità di questo vecchietto, per giunta disabile, che con i suoi movimenti in Borsa ha talmente allarmato i vertici del Lingotto da indurli a una mossa ardita - l'equity swap - alla fine sanzionata dalla magistratura? Se lo chiede L'Eco del Chisone nel numero odierno riportando l'intervista che Franzo Grande Stevens, condannato dalla Corte d'Appello, assieme a Gianluigi Gabetti, per quella vicenda a un anno e quattro mesi per aggiotaggio informativo. Nel mese di settembre, ricorda il popolare settimanale pinerolese, Grande Stevens dichiarò al direttore Pietro Trossero che l'operazione finanziaria «ha consentito di conservare il controllo della Fiat. C'era già un acquirente che aveva rastrellato delle azioni e che poi risultò essere un pensionato disabile di Genova». Non si fece certo cogliere alla sprovvista, anche perché aveva subodorato l'inghippo e persino individuato il possibile mandante: «Io immaginavo chi potesse esserci dietro: qualcuno forse che voleva vendicarsi...». Ora che, come si dice, la giustizia ha fatto il suo corso, sarebbe interessante conoscere il nome dell'arzillo speculatore e, magari, pure del vendicatore mascherato. Chissà se i giudici gliel'hanno mai domandato? Noi un'ideuzza ce la siamo fatta e tutte le tracce portano a un top manager ligure frettolosamente liquidato sulla porta di una camera ardente... [01-03-2013] http://www.dagospia....della-51763.htm
  14. Briamonte lascia Franzo? Dicono che… la difesa del suo antico mentore nel processo Ifil-Exor sia stato l’ultimo atto del sodalizio professionale tra Michele Briamonte e Franzo Grande Stevens. L’avvocato, dopo alcune divergenze con la famiglia Agnelli-Elkann e i noti dissapori in Juventus, si appresterebbe a lasciare lo storico studio di via Del Carmine. E, si dice, traballi pure la sua poltrona nel cda del Monte dei Paschi di Siena. Non si parla d’altro nel milieu della città. http://www.lospiffer...ranzo-9211.html
  15. Ior, l'uomo che venne da Torino di Denise Pardo Nella storia più appassionante del secolo - dimissioni papali, terremoto nella corte vaticana, oscurante, vivaddio, la campagna elettorale - per non parlare del paranormale - fulmini a San Pietro, meteoriti in Russia - ci sono altri uomini e dettagli, antropologici o divini, da segnalare. OPERE. Prima di tutto, nel supremo Consiglio di sovrintendenza dello Ior, acronimo dell'Istituto per le Opere di Religione, banca assai scanzonata nonostante il nome poiché coinvolta nei peggiori scandali della nostra vita, c'è un italiano, Antonio Maria Marocco, persino confermato. Che Bruxelles registri: a noi italiani ci vogliono ancora nei piani alti. E quanto alti, e mica perché la sede dello Ior è nel Torrione Niccolò V! CAVALIERI BANCARI. A parte un banchiere dal nome di prosciutto, Manuel Soto Serrano, pro console del Banco Santander, nel cuore l'Opus Dei, il Consiglio Ior è affollato di cavalieri stranieri. Come si sa, c'è il neo-presidente dell'Istituto Ernst Von Freyberg, barone tedesco e Cavaliere di Malta. C'è l'americano Carl A. Anderson, Cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo. Ma anche Marocco tra tanti titoli è un cavaliere visto che presiede i Cavalieri di Gran croce al merito, nomina del Quirinale, vecchio palazzo dei papi, tra l'altro. Che sia un segno provvidenziale per far capire al Cavaliere che non è più l'unico del ramo? GRAN TORINO. Detto questo, l'avvocato Marocco, a Torino è il Notaio con la enne maiuscola per averlo fatto per più di 45 anni e per 64 mila e 361 atti, le operazioni più importanti della città di cui alcune rilevanti sul piano nazionale. Infatti nel Consiglio non conta quanto il due di picche, come si potrebbe pensare viste le altre potenze rappresentate, Germania e America, ma invece molto di più. Per il sommo gaudio nei suoi confronti del segretario di Stato Tarcisio Bertone - il cardinale suo coetaneo, entrambi del '34, piemontese come lui, si racconta che si conoscano dai tempi della scuola - che l'avrebbe sognato presidente dello Ior. Ma anche per la benevolenza di Giuseppe Versaldi piemontese e cardinale solo dal 18 febbraio, importante figura di prefetto degli Affari economici della Santa Sede e neo-commissario dell'Idi. VOTA ANTONIO. Defilatissimo, pronto al calvario piuttosto che al coming out, Marocco sposato a Gabriella Cerruti (rotative) poetessa e sorella di Giancarlo, presidente del Gruppo Sole 24Ore, è il croce-via di tanti italici poteri forti. Nel cda, prima di Ifil poi di Exor, società della famiglia Agnelli fino a due anni fa, Marocco è consigliere dell'editoriale La Stampa e di UniCredit. Che ha lasciato a novembre da neo presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Torino (secondo alcuni sostenuto, ma per allontanarlo, dal piemontese Fabrizio Palenzona, devoto a Bertone e vice presidente Unicredit indicato proprio da Crt; secondo altri rabbuiato dalla nomina del notaio) e di lì a poco eletto presidente delle Associazioni delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte. Per acclamazione però, altro che conclave. MOGLI PROFETICHE. Senza dimenticare che l'ultimo libro della moglie del notaio secolarizzato e nell'ombra, uno e altro che trino, allo Ior incarna pure l'Arma da presidente d'onore dell'Associazione nazionale Carabinieri di Torino, è "La devozione e lo smarrimento", più profetico dei Maya o di Nostradamus o con gli agganci giusti in Vaticano. http://espresso.repu...-torino/2200979
  16. CRONACA / CATANZARO 2013-02-15 20:51 Bancarotta fraudolenta, 4 anni di reclusione per Direttore generale Amc Luigi Siciliani è stato condannato dal Tribunale di Crotone. Avrebbe provocato in crack finanziario di 40 milioni di euro mediante il gruppo "La Giara" Luigi Siciliani, Direttore generale dell'Amc è stato condannato a quattro anni di reclusione e all' l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Ad emettere la sentenza il Tribunale di Crotone. Siciliani svolgeva la professione di imprenditore a Cirò. L'azienda presso la quale svolgeva il ruolo di amministratore delegato è il gruppo "La Giara", attraverso cui avrebbe provocato un crack finanziario di 40 milioni di euro. Nello specifico Siciliani si occupava di commercializzare i prodotti tipici calabresi a livello nazionale ed internazionale. Il gruppo "La Giara" è guidato da Samaritana Rattazzi, figlia di Susanna Agnelli. L'accusa di bancarotta fraudolenta è stata rivolta anche ad una ex dipendente del Gruppo: Margherita De Novara. La 53enne è stata condannata a due anni di reclusione con la sospensione condizionale. http://www.catanzarolive.it/index.php?hdPagina=news&hdParametri=2729
  17. Agnelli: pm Milano, da Svizzera e Liechtenstein mancata collaborazione Milano, 21 feb. (Adnkronos) - La saga sull'eredita' Agnelli si chiude a Milano con una richiesta di archiviazione nei confronti di Margherita e altri cinque indagati, ma a 'ostacolare' il lavoro dei magistrati c'e' stata la mancata collaborazione da parte delle autorita' giudiziarie di Svizzera e Liechtenstein verso cui erano state avanzate delle rogatorie per ricostruire il patrimonio di Giovanni Agnelli all'estero. Nel provvedimento firmato dai pm Gaetano Ruta ed Eugenio Fusco si sottolinea come non e' stato possibile acquisire tutte le informazioni bancarie "non avendo l'autorita' giudiziaria elvetica assicurato la necessaria collaborazione". Allo stesso modo non si e' potuto approfondire ad esempio un elemento indiziario che porta a Vaduz, dove avevano sede "fondazioni trust e Anstalt riconducibili a Giovanni Agnelli", per gli stessi motivi. "I tentativi di far luce su queste entita' giuridiche -si legge- e sui soggetti che le avevano mosse sono stati vanificati, qui come in Svizzera, dalla mancata collaborazione della locale autorita' giudiziaria". http://www.liberoquotidiano.it/news/1189296/Agnelli-pm-Milano-da-Svizzera-e-Liechtenstein-mancata-collaborazione.html
  18. Eredita’ Agnelli: pm, conto segreto in Svizzera da un miliardo Milano, 21 feb – Una “provvista direttamente riferibile all’avvocato Giovanni Agnelli per una cifra compresa tra gli 800 milioni e un miliardo” presso la sede di Zurigo di Morgan Stanley. L’esistenza del ‘conto segreto’, non denunciato nella dichiarazione dei redditi, e’ svelata daPaolo Revelli, ex managing director della banca Usa, secondo quanto emerge dalla richiesta di archiviazione di Margherita Agnelli e degli avvocati Charles Poncet ed Emanuele Gamma, coinvolti a diverso titolo nelle indagini sull’eredita’ di Gianni Agnelli. Le indagini sono state bloccate sia in Liechtenstein che in Svizzera dalla “mancata collaborazione delle autorita’ locali”, eppure i pm ritengono “verosimile l’esistenza di un patrimonio immenso in capo al defunto Giovanni Agnelli, le cui dimensioni e la cui dislocazione territoriale non sono mai stati completamente definiti”. Per questo “l’iniziativa giudiziaria promossa da Margherita Agnelli non puo’ essere liquidata come una pretesa avventata” e “non possono escludersi, in linea teorica, accordi tra le persone coinvolte per marginalizzare Margherita Agnelli sul piano economico”. (RADIOCOR) 21-02-13 20:42:46 (0551) 5 NNNN http://www.statoquotidiano.it/21/02/2013/eredita-agnelli-pm-conto-segreto-in-svizzera-da-un-miliardo/128926/
  19. Eredità Agnelli, chiesta l'archiviazione per Margherita Pm: "Conto segreto svizzero da un miliardo di euro" "Non si è riusciti a ricostruire il patrimonio detenuto all'estero dall'Avvocato" La procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Margherita Agnelli e per gli avvocati Charles Poncet ed Emanuele Gamna, indagati nell’ambito di un ‘capitolo’ sulla eredità di Gianni Agnelli. E spunta il 'miliardo svizzero' Milano, 21 febbraio 2013 - La procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Margherita Agnelli e per gli avvocati Charles Poncet ed Emanuele Gamna, indagati nell’ambito di un ‘capitolo’ sulla eredità di Gianni Agnelli. Margherita Agnelli e Poncet erano accusati di tentata estorsione ai danni di Gamna accusato, a sua volta, di falso in scrittura privata. Stando ad una prima ricostruzione della procura, Margherita Agnelli e Poncet avrebbero fatto pressioni su Gamna minacciando una denuncia per evasione con lo scopo di fargli firmare un documento in cui riconosceva di aver lavorato non per lei, ma a favore di Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens per pilotare i fondi neri dell’eredità Agnelli verso il figlio di Margherita, Jaky Elkann. GLI ATTI: SPUNTA IL CONTO SVIZZERO - Spunta nel documento di richiesta di archiviazione, tra gli altri, per Margherita Agnelli, un conto ‘segreto’ da un miliardo di euro dell’avvocato Agnelli in Svizzera. A rivelarlo ai pm è Paolo Revelli, ex managing director di Morgan Stanley, sentito dagli inquirenti come testimone il 21 dicembre 2009. “Questi ha affermato - scrivono i pm - di avere sempre saputo che presso la filiale di Zurigo esisteva una provvista direttamente riferibile all’avvocato Giovanni Agnelli per una cifra compresa fra gli 800 e il miliardo di euro, fiduciariamente intestata e detenuta attraverso molteplici conti da Siegfried Maron (uno dei consulenti personali dell’avvocato per la gestione del patrimonio, ndr)”. Dall’indagine sarebbe emersa anche la presenza di due società offshore e una finanziaria riconducibili all’avvocato Gianni Agnelli. Si tratterebbe di una sorta di ‘tesoretto’ gestito dall’Avvocato e custodito all’estero. A quanto si è appreso, nel documento con cui chiede l’archiviazione, la procura rileva che le indagini su questo presunto ‘tesoretto’ sono state bloccate sia in Svizzera sia in Liechtenstein dalla “mancata collaborazione delle autorita’ locali”. “Vi sono molteplici indizi che portano a ritenere come verosimile l’esistenza di un patrimonio immenso in capo al defunto Giovanni Agnelli, le cui dimensioni e la cui dislocazione territoriale non sono mai stati compiutamente definiti”. Lo scrivono i pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta nella richiesta di archiviazione. In altri passaggi del documento, i pubblici ministeri spiegano che non si è riusciti “a ricostruire il patrimonio detenuto all’estero dal senatore Giovanni Agnelli” anche perché non sono andate a buon fine richieste di assistenza alle autorità giudiziarie della Svizzera e del Liechtenstein. Per questa ragione, scrivono i pm, “l’iniziativa giudiziaria promossa da Margherita Agnelli non può essere liquidata come una pretesa avventata” e “non possono escludersi in linea teorica accordi tra le persone coinvolte per marginalizzare Margherita Agnelli sul piano economico”. Fonte Agi http://qn.quotidiano.net/cronaca/2013/02/21/849037-agnelli-miliardo-eredita-margherita-avvocato.shtml
  20. Eredità Agnelli, chiesta l'archiviazione per Margherita. Spunta un conto svizzero da un miliardo http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-21/eredita-agnelli-chiesta-archiviazione-191228.shtml?uuid=AbHAbwWH
  21. Eredità Agnelli, occultati un miliardo e società Richiesta di archiviazione per Margherita I Pm Gaetano Ruta ed Eugenio Fusco hanno notificato la richiesta di archiviazione per Margherita Agnelli e per il legale Charles Poncet, indagati nell'ambito della vicenda relativa all'eredità di Gianni Agnelli. Trovate alcune società riconducibili all'Avvocato, ma non censite nell'ambito dell'eredità. A queste sarebbero intestati tre moli nel porto francese di Beaulieu, mentre un miliardo di euro sarebbe stato depositato sui conti presso la filiale di Zurigo di Morgan Stanley. Altri beni a Vaduz di WALTER GALBIATI MILANO - La procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per Margherita Agnelli e per il suo legale Charles Poncet, indagati nell'ambito della vicenda relativa all'eredità di Gianni Agnelli. Margherita e Poncet erano accusati di tentata estorsione ai danni dell'avvocato Gamna che a sua volta era accusato di falso in scrittura privata. Quanto ai risvolti fiscali relativi al presunto Tesoro dell'Avvocato custodito all'estero in conti offshore, la magistratura italiana ha dovuto rilevare che le indagini sono state bloccate sia in Liechstein che in Svizzera dalla "mancata collaborazione delle autorità locali". Eppure i pm ritengono "verosimile l'esistenza di un patrimonio immenso in capo al defunto Giovanni Agnelli, le cui dimensioni e la cui dislocazione territoriale non sono mai stati compiutamente definiti. Per questo, "l'iniziativa giudiziaria - scrivono i magistrati - promossa da Margherita Agnelli non può essere liquidata come una pretesa avventata" e "non possono escludersi, in linea teorica, accordi tra le persone coinvolte per marginalizzare Margherita Agnelli sul piano economico". Un primo indizio dell'esistenza del tesoro occulto di Agnelli era l'esistenza di un conto presso la Morgan Stanley di Zurigo dal quale sono stati pagati i 110 milioni di euro a Margherita, un conto non inserito nel quadro Rw della dichiarazione dei redditi di Giovanni Agnelli presentata negli anni d'imposta 2002 e 2003. Delle risorse offshore dell'avvocato, ha parlato diffusamente Paolo Revelli, ex managing director di Morgan Stanley. "Questi ha affermato di aver sempre saputo che presso la filiale di Zurigo esisteva una provvista direttamente riferibile all'avvocato Giovanni Agnelli per una cifra compresa tra gli 800 milioni e il miliardo di euro, schermati attraverso Siegfrid Maron. Un funzionario della Morgan Stanley, Adolf Brunder sarebbe stato licenziato nel 2004 per aver inviato - secondo le dichiarazioni di Revelli - un fax a Maron con il quale gli assicurava che avrebbe tenuto nascosto agli eredi Agnelli la presenza dei conti presso la sede di Zurigo. Altri indizi, invece, hanno portato gli inquirenti a Vaduz (Liechstein) dove avevano sede fondazioni, trust e Anstalt riconducibili a Giovanni Agnelli. In particolare la fondazione Alcyone aveva come "protectors" Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e il solito Siegfrid Maron. Dalle indagini è risultato perfino che in mano all'Avvocato vi erano tre moli (il numero 25, 26 e 27) presso il porto francese di Beaulieu, in uso all'Avvocato fin dagli Anni 70,e intestati a una finanziaria e a due società offshore, una schermatura di beni, secondo i pm, tale da celarne la proprietà e la provenienza. "Dalla documentazione - scrivono gli inquirenti - risultava che un molo fosse intestato alla Triaria Investments con sede in Jersey - società peraltro intestataria di uno dei conti correnti presso Morgan Stanley di Zurigo, riconducibile, secondo le dichiarazioni di Paolo Revelli, a Giovanni Agnelli - mentre gli altri due erano solo formalmente riconducibili alle società offshore Delphburn Limited, con sede nell'Isola di Man, e Celestina Company Limited, con sede nel Jersey. La riconducibilità diretta dei tre moli all'Avvocato veniva altresì confermata dai figli di Achille Boroli, persona che nel 2004, aveva rilevato i tre moli". Secondo i magistrati, l'esistenza di queste società e la proprietà dei moli sarebbero sufficienti a provare che Agnelli aveva nelle sue disponibilità altri beni sfuggiti al conteggio dell'eredità. E a escludere quindi il reato di estorsione a carico della figlia Margherita. Il procedimento era nato dall'impugnazione dell'eredità, in quanto Margherita riteneva invalido l'accordo firmato nel 2004 che la portò a ricevere circa 110 milioni di euro in contanti e il trasferimento di immobili, arredi, opere d'arte e altro per un valore complessivo di 1,166 miliardi di euro. Margherita riteneva di essere stata vittima di un complotto tra i suoi legali, Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Sigrifid Maron che volevano escluderla dalle attività del gruppo, privilegiando il figlio John Elkann e nascondendole la presenza di un tesoro offshore, accumulato e nascosto negli anni dal padre. (21 febbraio 2013) http://www.repubblic...erita-53118414/
×
×
  • Crea Nuovo...