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CRAZEOLOGY

Tifoso Juventus
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  1. Estratto dell’articolo di Lorenzo Giarelli e Lorenzo Vendemiale per “il Fatto Quotidiano” Aumenti a due zeri del prezzo degli abbonamenti, redazione quasi dimezzata, opinionisti in fuga. Dazn ha un problema e, di riflesso, tutto il calcio italiano non ci fa una gran figura. Nel giorno in cui l’azienda presenta in pompa magna la nuova stagione, l’assemblea dei giornalisti denuncia un piano di 14 esuberi su 32 giornalisti. Un taglio quasi del 50 per cento che segue la rinuncia a diversi talent (Stefano Borghi e Marco Cattaneo, per esempio, anche se l’azienda vuole un nuovo big ). […] Il triennio 2021-2024, il primo da protagonista, è stato un bagno di sangue: gli abbonamenti non sono decollati, Tim – partner e forse vero regista dell’operazione – si è tirata indietro, centinaia di milioni persi. L’azienda a quel punto aveva due strade: ritirarsi, o rilanciare. Ha scelto la seconda, aggiudicandosi i diritti della Serie A addirittura fino al 2029, per 700 milioni a stagione. Ma stavolta i conti dovranno per forza tornare. Per raggiungere almeno il pareggio, da una parte l’Ott sta proseguendo nella politica di aumento dei prezzi (fino a 120 euro in più l’anno, e i tifosi ringraziano) insieme alla lotta alla pirateria. Dall’altra però ha deciso di sfrondare la struttura interna, che probabilmente era stata sovradimensionata nella precedente gestione. Alla redazione questo taglio non sta bene, anche perché da mesi il tavolo sindacale con Fnsi e Associazione lombarda giornalisti non fa progressi. Perciò l’assemblea dei giornalisti ha proclamato lo stato di agitazione[…] Una simile smobilitazione alimenta anche le voci di una crisi di Dazn, che aprirebbe scenari apocalittici per tutto il pallone italiano. Anche se l’acquisto dei diritti fino al 2029 (anche in Francia) conferma l’impegno. Semmai, la domanda è come l’Ott conti di migliorare il prodotto calcio rinunciando a metà redazione. […]
  2. LA RAI HA DECISO DI NON COMPRARE PIÙ I DIRITTI DELLE PARTITE DI SERIE A PER “90° MINUTO”. FINISCE COSÌ IL PROGRAMMA STORICO DI PAOLO VALENTI E MAURIZIO BARENDSON, ORA CONDOTTO DA PAOLA FERRARI.
  3. Quando arrivò da noi, preso dall'Inter, in molti a Torino pensavano che lo avrebbero migliorato. A Milano non capiscono nulla, noi gli insegneremo anche a fare la fase difensiva, sarà una bomba. Così lo hanno messo sotto alla Continassa, ma lui, a quanto mi disse già all'epoca qualcuno che bazzicava il mondo Juve in quegli anni, non aveva nessuna voglia di imparare. Mi sembra che in una intervista di qualche anno dopo forse ha anche confermato lui stesso di non aver usato al meglio l'esperienza con noi per poter crescere. Disse che su alcune cose aveva sbagliato, o qualcosa del genere. Se ne fregava. Svogliato. Rilassato e sereno sulle sue capacità offensive. Alla Juve dopo un po' hanno capito che era una causa persa, e alla prima buona occasione lo hanno venduto. Anche un carattere difficile sul groppone, pare. Il fatto di rivolere uno così tra noi, (anche io ci sto pensando seriamente, sia ben chiaro, da quando è uscita l'indiscrezione), è fisiologicamente prevedibile, perché di fatto stiamo vivendo un momento di ricostruzione a basso costo. Se lo paghi poco (come se i soldi li mettessimo noi ), in effetti sulla carta sembra un'operazione intelligente. Ma probabilmente non lo è. In bradigaaaaaaa...... noi tifosi siamo disperati.
  4. I conti sono ufficiali. In Ferrari al momento c'è ciccia. https://it.motor1.com/news/706944/bilancio-conti-2023-consegne-ferrari/#:~:text=Nuova scossa al conto economico,1%2C257 miliardi (%2B34%).
  5. Diciamo che la Juve è un vuoto a perdere, mentre la Ferrari è un'azienda che produce e fattura. Questa dicotomia nella sua testa è bella chiara. La Ferrari sarà sempre tutelata e gestita in funzione del mito che è, perché porta soldi nella cassa del gruppo. Secondo me lui sinceramente vorrebbe farla tornare a vincere con continuità, perché più brilla e più vende. Che poi non ci riesce è un altro discorso. In quel caso quindi è un tifo molto interessato. La Juve è un serio problema, solo un costo, soprattutto gestita alla c**** di cane come han sempre fatto, che però porta una visibilità capillare mondiale che fa paura. Il problema è che si tratta di un'entità divisiva, la tiene ma non gli interessa, e soprattutto non gli interessa che cominci a fare soldi con una buona gestione, perché sarebbero cmq pochi soldi, ma chi la gestisce avrebbe una visibilità positiva enorme. Soprattutto se un parente, non se ne parla. Ed è un bel jolly da giocarsi su altri tavoli. I costi sono alti, ma per lui sono decisamente molto sostenibili anche quando le cose vanno male, e sono variabili (basta ogni tanto rallentare e svendere un po', senza porsi alti obbiettivi sportivi, come stanno facendo adesso). Siamo prigionieri di questo personaggio qua.
  6. - Come sai, non sei qua per vincere. - Lo so, è difficile il primo anno, stiamo costruendo eh... - Non ci siamo capiti. Il progetto per me, è che qualunque cosa succeda in campo, (perdere o vincere è indifferente), durante o alla fine del torneo ci sia quel sano momento di sodomia. - Non ho capito. In che senso? - Nel senso che o vinciamo e svendiamo i titoli a qualche amico nerazzurro, o perdiamo e lasciamo vincere altri, possibilmente i nerazzurri. - Ma io quindi cosa devo fare? - Tranquillo, fai pure quello che ti va. Fai quello che ti viene. A tutto il resto ci penso io. - E se... - Non ci sono se. Rilassati, divertiti, e goditi lo stipendio. - Non so, io.... - Devo ancora decidere sul tipo di sodomia da accettare questa volta (giudici, arbitri, var, altro....). Ma c'è tempo... - Ma allora.... - Ci sono poche regole che dovrai rispettare. - .... - Zitto e non protestare mai con nessuno. Non alzare la voce. Di fatto sei pagato per risultare un gobbo, quindi ladro, dopato, imbroglione. Se in campo ti fregano la partita in modo palese con l'aiuto di arbitro, var, o altro, davanti alle telecamere dovrai dire che va tutto bene. Che noi siamo la Juve, che abbiamo lo stile juve, che le polemiche non ci toccano, che guardiamo avanti, ecc. - .... - Non fare quella faccia perplessa. Anzi, ti faccio io una domanda.... - .... Che domanda?... - Ti piace la frutta? - Si.... - E il colore giallo ti piace? - Beh... si.... - Bene, sono contento. Adesso si che sei uno dei nostri!
  7. Funziona solo una cosa, sia in Europa che in Italia: la giustizia vera. Magistrati, arresti spettacolari e manette. Ci sarebbe un fuggi fuggi generale, e tanta tanta gente pronta a vuotare il sacco per uno sconto di pena. Purtroppo la magistratura massonica che ci ritroviamo non muoverà un dito. E in Svizzera idem. Per arrestare Blatter si è dovuta impicciare l'FBI, sennò stava ancora lì.
  8. Buone notizie. Continua la lenta diminuzione del numero di copie cartacee vendute di molti giornali. In calo La Stampa, Repubblica, e Corriere della M***A. La Juve non c'entra, è più un fatto di tempi che cambiano, ma io godo lo stesso. Penso però che sia anche un discorso di prezzo della copia, e di credibilità della testata. Il Fatto Quotidiano infatti tiene bene e anzi, aumenta le copie vendute. Segno che ha saputo conquistarsi un suo pubblico. Al di là della qualità, evidentemente sparare contro tutti frutta. La gente è più pronta a credere alle sparate di Travaglio, che ai giornaloni imbroglioni del potere.
  9. Capisco tutto, ma 20 no. Non esiste. Per quella cifra me lo tengo. Che tanto a 20 non lo compri un altro della stessa caratura.
  10. Una volta dopo una mazzata c'era gente che piangeva in campo, e poi restava triste per giorni. Baggio, Baresi, Zoff, Serena, ecc. Anche Ronaldo, ecc. Adesso invece, fin dal giorno dopo, il tempo di arrivare sul luogo prescelto, e comincia la festa. Inoltre, senza manco accendere il cervello, senza neanche lasciare il tempo al popolo italico bananaro anti-Juventino di digerire la figuraccia, si pubblica tutto. Perché io valgo. Ciò i soldi, sono giovane, ciò il fisico, sono alla moda, ciò il tatuaggio nuovo, ciò la tinta in testa nuova, ciò la stra-vacanza, ciò la gnocca vicino, e tu no.
  11. Certo. E' tutta una menata. Ci stanno prendendo per il deretano da mò. Ma le aziende seguono il mercato, ed è normale che si preparino per vendere. La differenza tra un'azienda e una grande azienda, è che la prima segue il mercato, la seconda lo genera .
  12. Ferrari è innovazione, o almeno dovrebbe esserlo. Quindi di base sto con JE e il cda. Avere una sezione dell'azienda dedicata all'elettrico mi sembra molto lungimirante. Perché il mondo cambia e bisogna essere il più preparati possibile a qualunque terremoto commerciale. Ovvio che il rombo di un motore fa la differenza quando si guarda a quella categoria di autovetture. Lo so. E' normale. Per ciò che riguarda le emozioni che riguardano il guidare l'elettrica rispetto a quella tradizionale, sono frasi commerciali, che JE ha detto tanto per dire qualcosa. Non ci capisce nulla, credo. La sfida in realtà risiede proprio lì: se per legge i combustibili per auto diventassero illegali all'improvviso, ferrari sarebbe in grado di produrre una vera ferrari, con tutti i crismi, con la stessa idea di base, con la stessa filosofia storica, o si chiude la baracca? Va detto però che i veicoli ovviamente sono completamente diversi di base, come accelerazione, come guidabilità generale, ecc, ma anche l'elettrico di livello teoricamente può essere una bestia, un vero missile. Occhio a sottovalutare le prestazioni. L'auto elettrica è ancora all'alba. Quello che a me lascia davvero perplesso invece è che nessuno dei grandi costruttori abbia un serio progetto idrogeno. L'unico gruppo che ci sta lavorando seriamente e con tutte le forze forse è solo Toyota. Non perché sia la risoluzione di tutti i mali, visto quello che costa produrre idrogeno anche livello di inquinamento. Ma sostanzialmente perché non sappiamo che direzione prenderà in futuro di lungo periodo l'automotive in generale. Anche lì sarebbe bene essere preparati e provare a tirare fuori dal proprio lavoro dei brevetti. Tutto lì. Detto questo, l'interista resta il solito impresentabile di sempre.
  13. John porta bene. Respiratori Philips difettosi, parte da Torino la class action: ecco chi può aderire Durante il Covid i dispositivi erano stati consegnati ma poi ritirati dal commercio per il sospetto che uno dei materiali usati, una schiuma fonoassorbente, potesse frantumarsi in microparticelle cancerogene se sottoposta a pressione o calore LUDOVICA LOPETTI 04 Luglio 2024 https://www.lastampa.it/torino/2024/07/04/news/class_action_respiratori_philips_difettosi_covid_19-14447310/ Crazeology vi aveva già dato un'opinione personale dei prodotti della Philips, vero? Ecco.
  14. Da qui a novembre c'è tempo. Starà pensando che... Laggente dimentica, Euro 2024 sarà un fatto lontano, il nuovo campionato sarà in pieno svolgimento, tutti saranno distratti, e lui secondo me si ricandiderà. Tanto o lui o uno come lui. Se ne riparla alla prossima mancata qualificazione ai mondiali. Più stanno lì, tutti quanti, più la situazione si aggrava. A me fa piacere aver visto in questi giorni il sentimento popolare al contrario e meritato. Spero continuino così, o anche peggio. Perché col sentimento popolare, l'unica speranza che abbiamo, si possono speronare diverse situazioni. Detto questo, noi purtroppo in casa nostra abbiamo un problemone.
  15. Tutti gli uomini di Gravina: così non lascia, ma raddoppia IL PRESIDENTE FIGC CONTROLLA IL SISTEMA CALCIO - Allenatori, calciatori Dilettanti, Lega Pro e arbitri: i vertici sono “suoi”. E ora anticipa l’assemblea per blindare la riconferma Gabriele Gravina non lascia, raddoppia. Invece di chiedere scusa e farsi da parte per i disastri della nazionale sotto la sua gestione, il n.1 della Figc anticipa l’assemblea federale al 4 novembre. Eccola, la risposta dei vertici al fallimento nazionale: auto-confermarsi alla guida del calcio italiano. Le urne erano previste tra marzo e gennaio 2025, la forzatura (che manda nel caos le componenti chiamate a votare prima) ha un intento smaccato: togliere tempo all’opposizione per organizzare un’alternativa, oltre che mettere a tacere le voci su un possibile commissariamento (inutile, se si voterà presto). Così Gravina potrà dire che resta presidente perché il pallone gli ha rinnovato la fiducia. O al limite piazzare un candidato gradito, eventualità ad oggi comunque remota. Ma come, invece di cacciarlo dopo una simile figuraccia lo rieleggono? Alla domanda che qualsiasi tifoso si pone in queste ore – ovvero come mai nel mondo del pallone nessuno abbia avuto la dignità (inutile aspettarsela dal diretto interessato) di alzarsi e chiedere le dimissioni – la risposta è semplice: i vertici del calcio italiano sono tutti o alleati o piazzati da Gravina, se non proprio, in certi casi, a libro paga della Figc. Per non parlare dei principali quotidiani sportivi e non, inondati di pubblicità dalla Federazione. Nei suoi sei anni alla guida della FederCalcio, Gravina ha occupato militarmente i posti di potere, liquidando gli avversari. (...) Anche le componenti tecniche sono in mano sua. Fra i calciatori c’è Umberto Calcagno, che ha raccolto l’eredità di Damiano Tommasi (grazie all’aiuto di Gravina, che ha convinto Tardelli a ritirarsi dalla corsa con un incarico ben pagato in Federazione), ed è suo vicepresidente in Figc. Gli allenatori sono ancora guidati dal vecchio Renzo Ulivieri, che è pure direttore della prestigiosa scuola federale di Coverciano. E che infatti ha minimizzato: “Le colpe sono di tutti”, il modo migliore per dire che non sono di nessuno. Infine gli arbitri, dove, cacciato Trentalange in seguito allo scandalo del procuratore D’Onofrio (da cui però è uscito scagionato), Gravina può contare su Pacifici, e ha provato a cambiare le regole per far eleggere un suo uomo. Intanto, ha ottenuto la conferma biennale del fidato Gianluca Rocchi come designatore, ruolo temutissimo dai patron di Serie A. Soltanto in Lega Calcio, il regno di Lotito, resiste il dissenso, insieme alla piccola Serie B di Mauro Balata. I presidenti però sono divisi. Infatti la prima mossa di Gravina è stata quella di nominare una pseudo commissione per la valorizzazione dei giovani, dove ci saranno Marotta (Inter), Giuntoli (Juventus), Sartori (Bologna), Marino (Atalanta), tanto per consolidare il favore delle big. Insomma, Gravina ha la certezza di partire da una base tra il 70 e l’80% dei consensi. Percentuali bulgare, contro cui diventa difficile anche solo pensare a un’alternativa (chi accetta di candidarsi rischiando una figuraccia?). È questa la vera ragione per cui rimane imperterrito al suo posto. Non a caso, nell’imbarazzante conferenza stampa post Svizzera si è affrettato a chiarire che “la politica non può chiedere le dimissioni”. Sa bene che dentro al mondo del pallone nessuno lo farà. L’unico ribaltone che teme può venire dall’esterno. Ma fin qui dai partiti si sono alzate voci deboli e sparute, Amato dei 5 stelle, anche Fratelli d’Italia con Comba che però è un deputato minore, le solite innocue sparate di Salvini. L’onda che nel 2018 portò al commissariamento della Figc oggi non sembra montare. Anche perché il ministro Abodi tentenna come suo solito. E Malagò, che all’epoca fece il diavolo a quattro contro Tavecchio, non dice una parola su Gravina, che giusto pochi giorni fa ha pubblicamente sposato la sua causa per la riconferma al Coni. L’unica vera incognita rimane l’inchiesta giudiziaria (è ancora indagato per la storia delle presunte mazzette attraverso la vendita di libri antichi), un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio cambierebbe tutto. Ma oggi Gravina si sente invincibile. Se sopravvive non ad una, ma a due apocalissi nazionali, che governi pure in eterno. https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/07/02/tutti-gli-uomini-di-gravina-cosi-non-lascia-ma-raddoppia/7608217/
  16. Euro 2024: il fallimento del calcio Italiano http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=6881
  17. Euro 2024: il fallimento del calcio Italiano http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=6881
  18. CRAZEOLOGY

    Nicoló Fagioli

    Vediamo con una squadra vera intorno, e con un allenatore vero, cosa saprà dare. Non ci sono dati, se non qualche sparuta partita ogni tanto. Troppo poco. Sul lato umano invece, credo debba fare volontariato insieme ai malati terminali, per imparare quanto la vita sia una fragile s******a, quanto sia stupido buttare via i soldi con scommesse, quanto sia bello potersi togliere delle soddisfazioni come professionista. Usare al meglio delle proprie possibilità la fortuna che si ha. Imparato questo, potrà mettere più impegno, togliersi di dosso pressioni e paura con un una certa filosofia, e godersi la Juve, come esperienza professionale e come esperienza di vita. Poi vediamo cosa diventa o cosa non diventa.
  19. John Elkann: «Ferrari, opere d'arte. Ricordo quelle di mio nonno, accese con mio fratello Lapo di nascosto. Il futuro è elettrico» Il presidente Elkann lancia le sfide del futuro: «Adrian Newey da noi? Va trovato il momento giusto. L'elettrica non ci fa perdere l'anima, qui persone e tecnologia straordinarie. E che sfida con Soldini nella vela» MARANELLO - John Elkann, quale è il suo primo ricordo della Ferrari? «La F40 e la Testarossa di mio nonno. Con mio fratello (Lapo, ndr) le accendevamo di nascosto. Avevamo meno di dieci anni». Sapevate metterle in moto? «Quello era facile. Il difficile era riuscire a entrare nel garage in cui le teneva. Per noi era un momento di libertà e soddisfazione: non è che le guidassimo, ma schiacciavamo l’acceleratore soltanto per sentire il rumore e dentro sognavamo a occhi aperti». Il nonno lo permetteva? «Non lo sapeva proprio». La prima volta in pista? «Eravamo bambini negli anni 80, era una F1 dominata dalla McLaren: non erano ricordi felici. Sono molto più legato al periodo di Todt e Schumacher, ma ero già più grande». «Schumacher ancora nella famiglia Ferrari» Chi è Schumacher per lei? «L’anno prossimo ricorreranno 25 anni dal primo Mondiale che vinse con la Ferrari. Capivo già quanto fosse straordinario non solo come pilota ma come uomo. Gli insegnamenti di Michael sono ancora presenti a Maranello dove passava molto tempo, anche con i figli. Ci pensavo l’altro giorno al Family day, dove hanno partecipato oltre trentamila persone, mai così tante. La Ferrari è davvero una grande famiglia. E Michael ne fa tuttora parte: per me non è soltanto un campione, ma molto di più: ha amato la Ferrari e rimane molto amato da tutti noi». Sei anni fa è diventato presidente. Entrato in carica in momenti drammatici, da dove è partito? «Quell’estate del 2018 è stata complicatissima e dolorosa per la perdita di Sergio (Marchionne, ndr) a cui ero molto legato. Dovevamo presentare il piano industriale: c’era bisogno di dare una prospettiva alla Ferrari, un’azienda che in passato era stata molto legata al suo fondatore e poi alla Fiat. Con la quotazione del 2016 si era deciso di dare alla Ferrari la possibilità di essere indipendente. E quell’estate abbiamo raccontato che cosa avremmo fatto in futuro, iniziando dalle persone». Perché? «Perché il fondatore, Enzo Ferrari, lo aveva detto chiaramente: la Ferrari è fatta anzitutto di persone. Abbiamo creato lavoro, +30% in 6 anni, e lanciato una serie di iniziative che puntano al benessere e alla soddisfazione: una gamma completa di servizi di welfare, un programma di azionariato diffuso, una successione di premi di risultato record, una formazione continua e la certificazione Equal-Salary a livello globale per la parità retributiva di genere. E poi il tema dell’ambiente...». Cosa c’entrano le auto sportive con il pianeta? «L'E-building, il nuovo stabilimento che abbiamo inaugurato la scorsa settimana scorsa, è la sintesi di un impegno che riguarda insieme le persone, la tecnologia e l’ambiente. Anche grazie ai suoi 3.000 pannelli solari, entro la fine dell’anno sarà interamente alimentato da energia rinnovabile, avvicinandoci a un obiettivo importante: creare auto straordinarie nel rispetto dell’ambiente, che portano nel mondo l’eccellenza italiana a partire da qui, a Maranello. Per questo stiamo rafforzando l’impegno che ci lega al nostro territorio, collaborando con la scuola fondata da Enzo Ferrari, l’istituto che porta il nome di suo figlio Dino». Parlare di scuola significa pensare al futuro. Avanti che cosa vede? «Quando ho iniziato a parlare con Benedetto Vigna, nei giorni in cui stavamo scegliendo il nuovo ad, ci siamo trovati d’accordo sui valori e sull’ambizione di costruire il futuro della Ferrari puntando molto sulla tecnologia e rimanendo sempre fedeli alle tre anime di Ferrari: le corse, le auto sportive e il mondo del lifestyle. In ognuno di questi ambiti abbiamo introdotto grandi novità in questi sei anni». Partiamo dalle auto... «Abbiamo realizzato modelli di grande successo che Ferrari non aveva mai prodotto nella sua storia. Come le Icona, serie speciali che si ispirano al nostro passato e che colpiscono per la loro bellezza e originalità, come vere opere d’arte. O la Purosangue, la prima Ferrari quattro porte e con quattro posti. O ancora la SF90 che porta in strada l’essenza di una supercar da competizione». Veniamo alle competizioni: lei è obbligato a vincere in ogni campo. Un onore, un peso, una sfida? «Una responsabilità, condivisa con chi lavora qui. Un’opportunità per migliorare sempre. Ci pensavo mentre scrivevo una lettera ai piloti che hanno vinto a Le Mans, dietro di loro ci sono tantissime persone che hanno lavorato con Antonello Coletta per darci il coraggio di tornare in competizioni che avevamo lasciato 50 anni fa, voglio ringraziarle tutte». «La vela con Soldini Perché la vela (con Soldini), che bisogno c’era? «È una bellissima sfida: con Giovanni siamo impegnati in un progetto completamente nuovo, che ci proietta nel futuro. Vogliamo creare qualcosa che non c’è, e che riguarda l’equilibrio fra uomo, tecnologia e ambiente. E poi c’è la parte lifestyle». Sarebbe? «C’è un enorme desiderio di Ferrari, da parte dei clienti e dei nostri tifosi. Nei parchi a tema e nei negozi puntiamo a dare loro un’esperienza e dei prodotti unici, che siano indiscutibilmente Ferrari. A Miami ho visto le tre anime della Ferrari convivere in totale armonia come mai prima, con la parte lifestyle totalmente integrata: la linea del nostro direttore creativo Rocco Iannone ha avuto un incredibile successo e i cappellini blu per i nostri tifosi sono andati immediatamente esauriti, proprio mentre il lancio della nuova 12 cilindri riscuoteva grande entusiasmo». A proposito di armonia: il maestro Karajan diceva: «Non c’è sinfonia migliore di un dodici cilindri Ferrari», chissà che penserebbe di una Rossa elettrica. Non è un rischio? «Un’altra grande opportunità, non è un obbligo né un rischio. Inventare è creare emozioni. Se ci volessero criticare potrebbero dire: “Perché non avete ancora prodotto un’elettrica?”. Ci siamo presi del tempo per fare la migliore elettrica possibile». E il rumore? «Il rumore è legato a un’emozione: Von Karajan diceva così perché era un grande amante della guida. Chi sarà al volante della nostra elettrica proverà emozioni altrettanto forti, in modo diverso. Anche il silenzio della natura può dare sensazioni forti, come nella vela». «Newey? Va trovato il giusto momento» In Italia, e non solo, c’è scetticismo sulle auto elettriche. Perché dovrebbe avere successo? «Dipende da cosa viene proposto. Esco un attimo dal pianeta Ferrari: da qui al 2030 avremo vetture elettriche molto meno care, e quando arriverà quel momento non ci porremo neanche il problema della scelta. Tornando alla Ferrari: non ci sogneremo mai di togliere il motore dodici cilindri a chi lo vuole». Cita sempre Enzo Ferrari. Perché, se non lo ha mai conosciuto? «Ma l’ho studiato. Ho parlato con Piero di suo papà e con persone che hanno tanta memoria storica. Ho letto il suo libro, “Le mie gioie terribili”, e ascoltato racconti su di lui. Volevo avere ben chiari i suoi valori: la volontà di progresso, l’eredità da lasciare a chi verrà dopo con lo sguardo rivolto sempre in avanti». E i suoi figli? Si appassionano di F1? «Si sono entusiasmati della fantastica vittoria di Charles Leclerc a Monaco e anche dei trionfi a Le Mans». La Ferrari in F1 non vince un titolo dal 2008. Quando finirà l’attesa? «Lavoriamo sempre per quell’obiettivo: quest’anno abbiamo visto dei progressi e anche delle difficoltà. Abbiamo bisogno di continuare a crescere: va trovato l’equilibrio fra la valorizzazione delle tante persone capaci qui dentro, un aspetto che sottolineo con forza, e la possibilità di attrarre nuovi talenti. È stato bello sentire un’ingegnere appena arrivata dalla Red Bull parlare del nostro potenziale. È la conferma che c’è una grande voglia di venire in Ferrari». Adrian Newey: il genio arriva o no? «Ci sono tante valutazioni, bisogna fare attenzione. Va trovato il giusto momento in cui fare le cose, come è successo con Hamilton. Con lui c’è stata una convergenza di intenti che ha consentito di lavorare insieme. Esistono tante possibilità, Newey o altri, bisogna valutare bene se ci sono le condizioni. Vanno capiti quali sono il livello di motivazione e la capacità di creare cose nuove piuttosto che replicarne altre». https://www.corriere.it/sport/formula-1/24_giugno_29/john-elkann-ferrari-intervista-46d9e603-830b-43a9-9b0e-0fb4c07d6xlk.shtml
  20. Anche in basso. Mi basta pensare ai miei capi. Scalzacani di prima forza. Paese finito.
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