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TOMMY BELTRAME Nazione: Italia Luogo di nascita: Novara Data di nascita: 23.01.1975 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1992 al 1994 Esordio: 18.11.1992 - Amichevole - San Maurizio Canavese-Juventus 0-16 Ultima partita: 08.08.1993 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
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Hand in hand kameraden ....
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GAUDENZIO SERENO https://it.wikipedia.org/wiki/Gaudenzio_Sereno Nazione: Italia Luogo di nascita: Borgolavezzaro (Novara) Data di nascita: 31.05.1900 Luogo di morte: Vercelli Data di morte: 23.12.1969 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1920 al 1923 Esordio: 24.10.1920 - Prima Categoria - Torino-Juventus 2-2 Ultima partita: 18.02.1923 - Prima Categoria - Modena-Juventus 1-0 39 presenze - 6 reti Gaudenzio Sereno (Borgolavezzaro, 31 maggio 1900 – Vercelli, 23 dicembre 1969) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Gaudenzio Sereno Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1920-1923 Juventus 39 (6) 1923-1927 Reggiana 80 (18) 1927-1928 Pro Vercelli 5 (1) 1928-1929 Valenzana ? (?) Carriera Ha giocato 40 partite e segnato 4 gol in Divisione Nazionale con la Juventus, la Reggiana e la Pro Vercelli.
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Francesco Baldini - Calciatore e Allenatore Primavera
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
FRANCESCO BALDINI https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Baldini Nazione: Italia Luogo di nascita: Massa (Massa Carrara) Data di nascita: 14.03.1974 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 80 kg Nazionale Italia Olimpica Soprannome: - Alla Juventus dal 1993 al 1994 Esordio: 20.10.1993 - Coppa Uefa - Kongsvinger-Juventus 1-1 Ultima partita: 27.02.1994 - Serie A - Atalanta-Juventus 1-3 4 presenze - 0 reti Francesco Baldini (Massa, 14 marzo 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, tecnico del L.R. Vicenza. Francesco Baldini Baldini al Napoli nella stagione 1996-1997 Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra L.R. Vicenza Termine carriera 2011 - giocatore Carriera Giovanili 1986-1991 Lucchese Squadre di club 1991-1993 Lucchese 19 (0) 1993-1994 Juventus 4 (0) 1994-1995 → Lucchese 32 (0) 1995-2001 Napoli 153 (0) 2001-2002 → Reggina 9 (0) 2002-2003 Napoli 25 (1) 2003-2006 Genoa 73 (4) 2006-2007 → Perugia 23 (2) 2007-2008 Lugano 16 (0) 2008-2010 San Marino 42 (3) 2010-2011 Juvenes/Dogana ? (?) Nazionale 1993 Italia Olimpica 0 (0) Carriera da allenatore 2011-2012 Bologna Allievi 2012-2014 Bologna Primavera 2014-2015 Sestri Levante 2015 Lucchese 2016 Lucchese 2016-2017 Imolese 2017-2018 Roma Under-17 2018-2019 Juventus Primavera 2019 Trapani 2021-2022 Catania 2022- L.R. Vicenza Carriera Giocatore Club Gli inizi e l'esperienza juventina Difensore centrale cresciuto nelle giovanili della Lucchese, fa il suo esordio in prima squadra nel campionato 1991-1992, con Marcello Lippi, in Serie B. Nella stagione successiva il nuovo allenatore Corrado Orrico lo esclude dal giro della prima squadra; vi rientra quando sulla panchina toscana arriva Franco Scoglio, e disputa 17 partite tra i cadetti. Un giovane Baldini alla Lucchese nel 1994 Nel 1993 viene acquistato dalla Juventus per 3 miliardi di lire, nell'ambito di una politica di ringiovanimento della formazione bianconera. Giovanni Trapattoni lo fa esordire in serie A il 2 gennaio 1994 in Udinese-Juventus (0-3), e in quella stagione colleziona in tutto 2 presenze nella massima serie; con la formazione Primavera, inoltre, vince il Torneo di Viareggio, battendo in finale la Fiorentina. Negli anni successivi i bianconeri decidono di farlo tornare in prestito alla Lucchese, con cui disputa un campionato cadetto da titolare, e nella stagione 1995-1996 ritorna in Serie A: è il Napoli ad acquistarlo, sempre in prestito. La lunga avventura napoletana A Napoli si afferma stabilmente titolare nella massima serie, raggiungendo la finale di Coppa Italia persa contro il Vicenza, fino a diventare, dopo la partenza di Ayala, il capitano della squadra a partire dalla stagione 1998-1999. Nello stesso periodo, tuttavia, inizia ad accusare problemi ai legamenti del ginocchio, che lo porteranno a un lungo stop nella stagione 1999-2000, conclusa con la promozione in Serie A. Nel corso della stagione 2000-2001 ritrova il posto da titolare, tuttavia subisce pesanti contestazioni da parte dei tifosi a causa dei risultati negativi della squadra, che a fine campionato retrocede in Serie B. A causa di questi problemi e di dissapori all'interno dello spogliatoio viene sostituito nel ruolo di capitano da Oscar Magoni, e in agosto si trasferisce in prestito alla Reggina, anch'essa appena retrocessa in Serie B. Nell'anno in maglia amaranto ottiene la promozione in Serie A, agli ordini di Franco Colomba, a spese proprio del Napoli; Baldini disputa solamente 9 partite, anche a causa di un'infezione. A fine stagione torna al Napoli, dove ritrova Colomba: a causa delle difficoltà della squadra in campionato e del suo ruolo di capitano, subisce una nuova pesante aggressione. A fine stagione, conquistata la salvezza nel campionato cadetto, lascia definitivamente il Napoli per trasferirsi al Genoa, in uno scambio che porta Mario Cvitanović sotto il Vesuvio. Gli ultimi anni Con i rossoblu rimane per tre stagioni, ottenendo nel 2005 un'altra promozione in serie A. Lo scandalo dell'illecito commesso da Enrico Preziosi fa però retrocedere il Genoa in Serie C1, e Baldini rimane con i Grifoni, indossando anche la fascia di capitano dopo la cessione di Giovanni Tedesco. Anche a Genova viene duramente contestato dai tifosi tuttavia a fine stagione può festeggiare la promozione in Serie B. Nell'estate 2006 si trasferisce in prestito al Perugia, sempre in Serie C1, prima di accettare un anno dopo l'offerta del Lugano in Svizzera, dove gioca un campionato. Il 24 ottobre 2008 firma con il San Marino, in Lega Pro Seconda Divisione. Rimane in forza ai Titani per due stagioni, ottenendo una salvezza ai play-out; nel 2010, dopo aver lasciato la squadra passa allo Juvenes/Dogana, formazione del campionato sammarinese con cui conquista una Coppa Titano prima di concludere la carriera a 37 anni. Nazionale Ha fatto parte della rappresentativa olimpica che ha partecipato ai Giochi del Mediterraneo del 1993, senza mai scendere in campo nelle quattro gare giocate dagli Azzurrini. Allenatore Nella stagione 2011-2012 inizia la carriera di allenatore con gli allievi nazionali del Bologna, e il 30 giugno 2012 passa alla guida della squadra Primavera. Dal 1º luglio 2014 allena il Sestri Levante in Serie D. Con i liguri chiude il girone A al secondo posto con 78 punti e vince i play-off nazionali battendo per 1-0 il Monopoli nella finale di Foligno. Il 6 giugno 2015 il presidente della Lucchese Andrea Bacci annuncia Baldini quale nuovo allenatore della squadra toscana; tuttavia il successivo 27 ottobre risolve consensualmente il contratto che lo legava al club toscano, dopo aver collezionato solo 5 punti nelle prime otto giornate di campionato. Il 23 febbraio 2016 viene richiamato alla guida della squadra, al posto dell'esonerato Giovanni Lopez; il successivo 6 marzo, dopo un diverbio con il preparatore dei portieri Enzo Biato, rassegna le dimissioni. Nella stagione 2016-2017 guida l'Imolese nel campionato di Serie D, ottenendo il secondo posto in classifica, che tuttavia non gli vale la riconferma per l'annata successiva a causa di sopravvenuti dissidi con la società. Torna quindi nel calcio giovanile, prendendo in mano nella stagione 2017-2018 la squadra Under-17 della Roma, che porta alle vittorie di campionato e supercoppa di categoria. Nell'estate seguente torna dopo 24 anni alla Juventus, chiamato alla guida della squadra Primavera per la stagione 2018-2019, non riuscendo tuttavia a raggiungere l'obiettivo dei play-off scudetto e lasciando i bianconeri al termine della stessa. L'11 luglio 2019, Baldini torna sulla panchina di una prima squadra, quella del Trapani neopromosso in Serie B; tuttavia, l'esperienza siciliana si rivela molto breve, venendo esonerato il successivo 17 dicembre, a seguito della sconfitta casalinga contro il Pisa e con la squadra al penultimo posto in classifica. Nel settembre 2020, Baldini ottiene la licenza UEFA Pro, che gli fornisce l'abilitazione come Allenatore Professionista di Prima Categoria. Il 19 marzo 2021 viene nominato tecnico del Catania, in Serie C, sostituendo l'esonerato Giuseppe Raffaele. Piazzatisi al sesto posto nel girone C, gli etnei verranno però eliminati al primo turno dei play-off, per mano del Foggia. Confermato alla guida dei rossazzurri per la stagione seguente, Baldini rimane però presto colpito, così come tutto il resto della squadra, dalle conseguenze del progressivo peggioramento delle condizioni finanziarie della società, che viene dichiarata fallita il 22 dicembre dello stesso anno. Anche in virtù dell'autorizzazione dell'esercizio provvisorio, Baldini continua a guidare gli etnei, che nel corso del girone di ritorno si stabiliscono a metà classifica; tuttavia, il 9 aprile 2022 gli etnei vengono definitivamente esclusi dal campionato, in seguito all'esito negativo di ogni trattativa per il passaggio di proprietà. Rimasto svincolato, appena tre giorni dopo Baldini si accorda col L.R. Vicenza, in Serie B, subentrando a Cristian Brocchi. Sedutosi in panchina con la squadra berica terzultima in classifica, nelle ultime quattro giornate della stagione regolare, mettendo insieme una sconfitta e tre vittorie consecutive, riesce a raggiungere il quartultimo posto, evitando la retrocessione diretta e accedendo ai play-out: qui non riesce tuttavia a scampare al declassamento dopo la sconfitta nel doppio confronto per mano del Cosenza. Palmarès Giocatore Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 1993-1994 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 1994 Competizioni nazionali Coppa Titano: 1 - Juvenes/Dogana: 2010-2011 Allenatore Competizioni giovanili Campionato Nazionale Under-17: 1 - Roma: 2017-2018 Supercoppa Under-17: 1 - Roma: 2018 -
LORENZO SQUIZZI https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Squizzi Nazione: Italia Luogo di nascita: Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola) Data di nascita: 20.06.1974 Ruolo: Portiere Altezza: 192 cm Peso: 86 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1992 al 1995 Esordio: 04.06.1995 - Serie A - Juventus-Cagliari 3-1 Ultima partita: 07.06.1995 - Coppa Italia - Juventus-Parma 1-0 2 presenze - 0 reti subite 1 scudetto 1 coppa Italia Lorenzo Squizzi (Domodossola, 20 giugno 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, preparatore dei portieri della Cremonese. Lorenzo Squizzi Squizzi nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 192 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Squadra Cremonese (Portieri) Termine carriera 14 agosto 2014 - giocatore Carriera Giovanili 1992-1995 Juventus Squadre di club 1992-1995 Juventus 2 (0) 1995-1996 SPAL 2 (-3) 1996-1997 Atletico Catania 32 (-15) 1997-1999 Lucchese 64 (-75) 1999-2000 Salernitana 4 (-12) 2000-2001 Reggiana 23 (-27) 2001-2002 Monza 32 (-45) 2002-2003 Cesena 34 (-29) 2003-2004 Catania 30 (-29) 2004-2005 Perugia 14 (-9) 2005-2014 Chievo 84 (-90) Carriera da allenatore 2014 Chievo Portieri (Primavera) 2014-2021 Chievo Portieri 2021 Clivense Portieri 2021-2023 Vicenza Portieri 2024-2025 Cagliari Portieri 2025- Cremonese Portieri Carriera Giocatore Acquistato all'età di 17 anni dalla Juventus, a metà degli anni 90 è l'estremo difensore della squadra Primavera allenata da Antonello Cuccureddu, con cui nel 1994 vince il Torneo di Viareggio e il campionato di categoria, e l'anno seguente la Coppa Italia Primavera. Contemporaneamente è nei ranghi della prima squadra in qualità di terzo portiere, dietro alla coppia Peruzzi-Rampulla, fregiandosi nella stagione 1994-1995 del double scudetto-coppa nazionale: se il debutto in Serie A, il 4 giugno 1995 a Torino, consta di pochi minuti allo scadere dell'ultima e ormai ininfluente partita vinta 3-1 sul Cagliari, tre giorni dopo ha invece modo di contribuire attivamente al successo juventino in Coppa Italia, subentrando all'infortunato Rampulla a metà ripresa nella finale di andata contro il Parma, disputata anch'essa a Torino e vinta 1-0. Al termine dell'annata lascia il club bianconero e inizia un lungo peregrinare di squadre in giro per l'Italia. Passa dapprima alla SPAL dove colleziona solo un paio di apparizioni, mentre nel torneo 1996-1997 è titolare tra i pali dell'Atletico Catania, in Serie C1. Nell'estate successiva compie il salto di categoria, diventando portiere della Lucchese in Serie B. Dopo la retrocessione della squadra toscana, nel settembre 1999 si accasa quindi alla Salernitana. Svincolatosi dai campani nel giugno 2000, nel successivo novembre firma per la Reggiana. Passa poi al Monza, che dopo la retrocessione della stagione 2001-2002 lo gira in prestito dapprima al Cesena, per poi cederlo al Catania che lo schiera titolare nel campionato cadetto 2003-2004. L'anno dopo rimane nella stessa categoria passando al Perugia, dove rimane sino al fallimento della compagine umbra sopraggiunto a fine stagione. Dopo avere chiuso un decennio in cui ha cambiato quasi una maglia all'anno, nell'agosto 2005 viene ingaggiato in massima serie dal Chievo quale secondo di Fontana, giocando ciò nonostante diverse partite per i problemi fisici di questi; l'anno dopo parte ancora indietro nelle gerarchie dei clivensi, stavolta come riserva di Sicignano, tuttavia a metà campionato conquista il posto tra i pali anche a causa di un infortunio occorso a quest'ultimo tanto che poi, la stagione successiva, vince da titolare coi gialloblù la Serie B 2007-2008. Rimane a Verona per nove anni consecutivi, lasciando via via la porta a colleghi più giovani e giocando la sua ultima partita il 19 maggio 2014, contro l'Inter, indossando la fascia di capitano. Il 13 agosto seguente, nel corso della preparazione estiva del club clivense, annuncia il ritiro dal calcio giocato. In carriera ha totalizzato complessivamente 44 presenze in Serie A e 153 in Serie B. Allenatore All'inizio della stagione 2014-2015 gli viene affidato il ruolo di preparatore dei portieri nelle giovanili del Chievo. Dopo l'esonero di Eugenio Corini da allenatore della prima squadra clivense, diventa collaboratore tecnico di Rolando Maran. Rimane nei ranghi del Chievo fino al termine della stagione 2020-2021, quando la società gialloblù viene esclusa dai campionati per inadempienze finanziarie. Nell'estate 2021 collabora alla nascita della Clivense, nuovo sodalizio veronese fondato dall'ex compagno di squadra Sergio Pellissier. Il successivo 7 ottobre torna a lavorare come preparatore dei portieri, venendo ingaggiato dal Vicenza in sostituzione di Marco Zuccher; ricopre il ruolo fino all'ottobre del 2023. Il 6 luglio 2024, dopo l'ingaggio di Davide Nicola da parte del Cagliari, viene inserito nello staff tecnico con il ruolo di preparatore dei portieri. Il 2 luglio 2025 segue Nicola nello staff tecnico della Cremonese, sempre in qualità di preparatore dei portieri. Palmarès Giocatore Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 1993-1994 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 1994 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 1994-1995 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1994-1995 Coppa Italia: 1 - Juventus: 1994-1995 Campionato italiano di Serie B: 1 - Chievo: 2007-2008
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GIANLUCA VIALLI La villa dei Vialli, a Cremona, tutti chiamano ancora Castello. Perché sono ricchi, i Vialli. Vecchia storia: «Quello è il figlio di un miliardario», dicevano. Allora, Gianluca si infastidiva e la madre Maria Teresa smentiva: «Borghesi, ecco che cosa siamo. Diciamo che stiamo bene, non ci lamentiamo di certo. Mio marito lavora ed ha 5 figli grandi: come potrebbe essere ricco? Gianluca ha un modo di fare elegante che non dipende dai soldi, ma dalla tradizione di una famiglia della quale fanno parte ingegneri, professionisti ed anche un rettore universitario».Nato a Cremona il 9 luglio 1964, proprio nella squadra della sua città natale inizia la carriera, arrivando a disputare 4 campionati in prima squadra, contrassegnati da due promozioni: dalla C1 alla B nel 1980-81 e dalla B alla A nel 1983-84. Nell’estate 1984 passa alla Sampdoria, con la quale esordisce in Serie A il 16 settembre, proprio contro i grigiorossi: la partita si gioca a Genova e finisce 1-0 per i padroni di casa.Il suo arrivo coincide con il periodo d’oro della società blucerchiata, ancora a secco di vittorie a livello nazionale e internazionale. Negli 8 anni di permanenza conquista 3 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, uno scudetto e una Supercoppa di Lega. Si permette il lusso di dire “no” al Milan; tantissimi soldi alla Sampdoria e un ingaggio da re. «Ringrazio il presidente Berlusconi, ma voglio restare a Genova. Ho bisogno di un ambiente come questo della Sampdoria. E poi adesso è una grande squadra, hanno smesso di considerarci dei piccoli viziati perennemente con la testa fra le nuvole. Voglio vincere qua, poi ci penserò».La delusione più grande arriva proprio il giorno della sua ultima partita nella Sampdoria, la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona persa 1-0 ai tempi supplementari, pochi minuti dopo la sua uscita dal campo. Si rifarà 4 anni più tardi con la Juventus, vincendo il trofeo ai danni dell’Ajax, e anche in quell’occasione si tratterà del passo d’addio e il coronamento di 4 stagioni indimenticabili in maglia bianconera, iniziate nel 1992-93 con la Coppa Uefa e proseguite con scudetto, Coppa Italia e, appunto, Coppa dei Campioni.Vialli, all’inizio, vive Torino sognando Genova. Il mare di Nervi è tutta un’altra cosa rispetto al Po e la Juventus è molto lontana dal Pianeta Samp, dove Boskov lasciava vivere tranquillamente i giocatori. Nella sua seconda stagione in bianconero, soffre meno la mancanza del mare, ma subisce una serie incredibile di infortuni, tanto da mettere in discussione il prosieguo della carriera. In società si parla di lui come di un ex e Trapattoni, quando emigra in Germania, è convinto che Gianluca sia un giocatore sul viale del tramonto.«Nei primi due anni di Juventus ero “Brancaleone alle crociate” e non capivo. Ma come? Investi miliardi e poi mi fai allenare su un campo di patate, con poca assistenza e mi lasci da solo a preoccuparmi di tutto. Io ho bisogno di un profeta: se penso troppo mi faccio male, sono ossessivo, troppo perfezionista. E mi disperdo, mi deprimo. Io ho bisogno di pensare a giocare e basta. Ora lo faccio, ho attorno uno staff competente che decide per me. Il mio profeta è la Juventus e Lippi è l’uomo chiave».Lippi e la cura Ventrone lo rimettono in perfetta linea con le esigenze di un calcio atletico e tecnico al tempo stesso. Vedendolo tirato a lucido nel ritiro di Villar Perosa, l’Avvocato Giovanni Agnelli, rivolto a Lippi dice: «Scusi, ma questo Vialli quando è arrivato alla Juventus era grasso come un tacchino, adesso è magro, bello, corre e segna. Cosa gli avete fatto?».Lippi conosce la cura adatta a guarire tutti i mali di Vialli. Il tecnico gli dichiara la propria stima e lo ripulisce da un aspetto fisico non certo consono a un grande campione come lui. Vialli ritrova lo scatto e quell’elasticità atletica che a Genova gli avevano permesso gol impossibili in acrobazia. A 31 anni vola prima sullo scudetto e poi sulla tanto agognata Coppa dei Campioni. Gianni Agnelli ora è entusiasta e non esita a paragonarlo a Gigi Riva.Grande combattente e trascinatore, le tifoserie per le quali ha giocato hanno sempre riconosciuto in lui un esempio da additare agli altri e lo hanno perdonato nei periodi di cali di forma. Uno degli ultimi modelli di bandiera di una squadra, di giocatore capace di trascinare 11 giocatori con la stessa maglia alla ricerca di un unico obiettivo: la vittoria.«Fare il capitano della Juventus è una grandissima soddisfazione, ma anche una grande responsabilità; ci sono molti oneri, ma anche molti onori. Credo che questo ruolo dia una carica psicologica notevole, perché ti senti in dovere di dare tutto quello che hai dentro; la fascia di capitano ti impone di cercare di non essere criticabile, negli atteggiamenti e nel rendimento. Poi, siccome nessuno è perfetto, è difficile poter svolgere questo ruolo nel migliore dei modi, però l’importante è cercare sempre di farcela».A Genova era più di Mancini. Vialli era il culmine di un progetto, di una squadra irriverente e meravigliosa. Con Pagliuca, Mannini, Pari, Vierchowod, Lombardo, Dossena, Cerezo. Quella di Boskov e di Paolo Mantovani. Luca è stato l’anima più di Mancio per i gol e perché Roberto c’era stato prima di lui e ci sarebbe stato oltre lui. Vialli no, fu quella Sampdoria. Destro, sinistro, dribbling, testa, rovesciata. Luca segnava in ogni modo. È stato uno di quelli che ha cambiato il modo di giocare degli attaccanti italiani; la congiunzione tra la generazione dei Paolo Rossi e quella dei Totti.Alla Juventus non ha cambiato solo la muscolatura che Zeman ha sempre giudicato sospetta. A Torino, Vialli ha creato un modello per se stesso e poi per tutti gli altri. A 30 anni, campione strapagato e celebre, tornava a coprire a centrocampo come uno che doveva prendersi il posto in prima squadra. Così come si è preso il diploma; da ragazzo aveva abbandonato gli studi al penultimo anno da geometra, a Cremona. Si presentò all’esame nel 1993; 42-60. Per la mamma che ci teneva, per se stesso che, forse, l’aveva preso come un insulto alla sua intelligenza.Gianluca ha sempre avuto un rapporto contraddittorio con la maglia della Nazionale: i vari commissari tecnici che hanno allenato l’Italia non hanno mai potuto prescindere dalle sue grandi doti dinamiche ed esplose ma, alcune volte, è stato confinato in panchina, come ad esempio nei Mondiali casalinghi del 1990. Dovevano rappresentare la sua consacrazione a livello mondiale, ma fu costretto a farsi da parte per lasciare spazio al momento magico di Schillaci. Le sue caratteristiche naturali di grande leader in campo hanno sempre fatto di lui un personaggio scomodo per le squadre nelle quali ha militato, soprattutto in relazione agli allenatori: da ricordare a tal proposito il conflittuale rapporto con Arrigo Sacchi, alla guida della Nazionale dopo la gestione di Vicini.Dentro il suo armadietto negli spogliatoi dello Stadio Comunale, Vialli teneva una piccola fotografia di Arrigo Sacchi, come stimolo a dimostrare all’allora commissario tecnico, che averlo escluso dalla Nazionale era stato un clamoroso errore. E tale si rivelò alla luce del tormentato Mondiale di USA ‘94, con il drammatico epilogo ai calci di rigore, e del successivo Europeo, due anni dopo in Inghilterra, culminato con l’eliminazione nella prima fase. Per spiegare il suo divorzio da Sacchi, Vialli dice: «Forse eravamo due galli nello stesso pollaio». E si tolse la soddisfazione di far capire a Sacchi, intenzionato a richiamarlo in azzurro a patto che il resto della squadra lo accettasse, che ne avrebbe volentieri fatto a meno.Gullit, diventato allenatore-giocatore del Chelsea, chiede al club di ingaggiare Vialli, all’indomani del trionfo della Juventus in Champions League. Il feeling fra i due dura poco, tanto che Vialli è spesso escluso dalla formazione titolare. Umiliato ma non domo, Gianluca prepara, in silenzio, la sua rivincita. Con pazienza, aspetta il suo momento, che non tarda ad arrivare. La squadra londinese non gira e Gullit è licenziato dal Chelsea, che, nel febbraio del 1998, rilancia Vialli. Nella doppia veste di giocatore-allenatore, guida il Chelsea alla conquista della seconda Coppa delle Coppe, dopo aver eliminato in semifinale il Vicenza dei miracoli di Guidolin. Nello stesso anno vince la Coppa di Lega inglese e una Supercoppa Europea. Il tutto si aggiunge a una Coppa d’Inghilterra cui aveva contribuito nel 1997 come centravanti.Vialli sfiora anche la finalissima di Champions League, dopo aver fatto fuori la Lazio nei quarti, quasi fosse un’altra vendetta da consumare nei confronti delle squadre italiane. E torna persino a indossare i panni del calciatore, sia pure come saltuariamente, per il suo derby personale con il suo grande amico Roberto Mancini, approdato anche lui nella terra di Albione. Dichiara a “La Stampa”: «Beh, se elimino squadre italiane dimostro che, quando me ne andai dalla Juventus, non lo feci per un posto comodo in calcio di Serie B, come qualcuno vedeva il football inglese».All’Inghilterra ha sempre detto “grazie”, per avergli dato la possibilità di entrare, da allenatore del Chelsea, in un supermercato ed esserci rimasto 3 ore da uomo qualunque senza che nessuno gli rompesse le scatole oppure perché poteva andare a prendersi i biglietti del cinema e tornare a casa con il taxi pubblico.Il Watford di Elton John ha rimesso in discussione tutto. Ha scelto la Serie B, perché ci doveva essere un progetto, un’idea, un futuro, ma c’era solo un nome vuoto. Luca ha smesso di allenare lì, alla periferia della metropoli che adora. Ha cercato una squadra senza candidarsi davvero; desiderava che qualcuno dall’Italia lo chiamasse. L’hanno fatto, ma non quelle che avrebbe desiderato lui. Ha sperato nella Nazionale del dopo Lippi e nella Juventus del dopo Moggi.Non è andata, forse perché non è un tipo facile per una società, per un presidente e per un direttore sportivo, perché è popolare e allora scomodo, perché dice di non aver avuto mai un padrone e, probabilmente, è vero. GIANNI GIACONE, “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 1996Maggio 1992, Wembley. Maggio 1996, Olimpico. In queste date c’è tutto il Vialli grande e monumentale che conosciamo, tappe pesanti come macigni nella carriera e fin nella vita di un uomo. Tra le due pietre miliari che sono già mito, il Vialli che disegna la sua vicenda bianconera scandita, ma sì, da infortuni, da disagi tattici e da qualche momento di confusione, ma anche, anzi soprattutto, da gloria allo stato brado.Il Vialli che giunge, irrompe nella Juve alla vigilia della stagione di grazia 1992-93 è il campione che è nato e cresciuto nella città a misura d’uomo e di amici, la Genova sampdoriana che adotta come figli i propri campioni, se li coccola, implora ma non pretende, e soprattutto perdona quando qualcosa non va per il verso giusto e il risultato non arriva. Il primo Vialli juventino è anche il campione doriano più osannato, che non è riuscito nel prodigio di vincere la Coppa dei Campioni ma grazie lo stesso, è stato magnifico sognare, e via così. Certo, staccarsi da un ambiente del genere è dura, il contraccolpo può annientare fior di fuoriclasse, e, si capisce, crear problemi anche a Vialli, che pure è tetragono a queste e altre emozioni, navigato come certi capitani di lungo corso che frequentano il molo della Superba.Si divaga, per forza. Ma torniamo a bomba. Vialli arriva alla Juve e capisce che le attese sono spasmodiche, che la squadra che assembla più di un fuoriclasse è una creatura a molte teste, e che il Trap, che sulla panca sta, vuole battere la concorrenza, Milan in testa, usando in maniera affatto originale le risorse disponibili. Vialli centrattacco vecchia maniera non esiste più, forse non è mai davvero esistito, e quando uno ha classe, la classe di Vialli, può benissimo adattarsi, fare il tornante o la boa, o magari anche il centrocampista.E perché non il portiere, di grazia, si domanda qualcuno. Insomma, l’avventura nasce sotto auspici buoni ma non attimi, Vialli gioca un po’ qua e un po’ là, segna goal ditirambici come a Napoli, dove fa il verso al compagno Roby Baggio battendo alla sua maniera una punizione a uccellare portiere e barricata. O al Toro, nel derby del 22 novembre 1992 che sembra perso e improvvisamente non lo è più, visto che Vialli si incarica di prendersi in spalla compagni e avversari, portarseli nell’area granata e segnare di potenza, meglio di prepotenza, il goal che ribalta la partita.Sembra fatta, i tifosi che non delirano per Baggio adottano Vialli, che è pure più trascinatore, più solare del compare con il codino. C’è la possibilità di mettersi il cuore dei fan in saccoccia, la settimana dopo, ma non è giornata: Juve-Milan, che a una manciata di minuti dalla fine vede i rossoneri vincenti, potrebbe finire almeno pari se Vialli mettesse dentro un rigore pro Juve. Non ce la fa, Rossi che già è lungo ancor più si allunga e ribatte. Come non detto.La stagione prima di Vialli in bianconero ha altri momenti di gloria: la Coppa Uefa che arriva dopo doppia, tranquilla finale con i gialloneri di Dortmund, porta anche le stimmate di Gianluca, lesto a far goal contro ciprioti e cecoslovacchi, ma anche bravo a segnare un goal essenziale al Benfica di Paulo Sousa. Insomma, ci si può accontentare e l’anno successivo, si pensa, andrà meglio. Macché. La sfortuna si impadronisce di piedi e giunture del campione, che pure in agosto fa sfracelli in amichevoli e torneucci. Vialli gioca una miseria di partite, appena dieci, e i suoi quattro goal fanno dire a molti che è finito, che è stato bello pensare il contrario ma tant’è. Delusione, amarezza, insomma un velo nero a coprire un’annata che doveva essere di risurrezione.È proprio vero che i campioni veri si riconoscono nel momento peggiore, dalla loro capacità di reinventarsi grandi, anzi grandissimi. Qui, estate 1994, comincia sul serio la favola del Gianluca bianconero. Con un atto di fede, reciproco, tra lui e Lippi, tra lui e il resto del mondo che crede nella Juve e in Vialli. Nasce in riva al lago di Buochs la più straordinaria delle avventure, vera favola a lieto fine, in più puntate ognuna delle quali ha una morale e un finale tutto suo.Il Vialli 1994-95 è più e meglio del miglior Vialli che si sia mai visto prima. È campione che, ritrovati stimoli antichi e modernissimo spirito di sacrificio, si sottopone ad allenamenti massacranti e restituisce in campo quantità poderose di energia sotto forma di goal, assist e spinta ai compagni nei momenti che contano. È il trascinatore, prima che il bomber. E trova anche il tempo per segnare goal di straordinaria importanza, nei momenti giusti. Come a Cremona, patria sì amata, il 23 ottobre 1994. Chi ha mai visto segnare così, con un’acrobazia che è prepotenza fisica e mentale allo stato puro?Timidamente, qualcuno paria di Gigi Riva detto Rombo di Tuono ma Vialli è più corale, più mente del pur immenso campione del Cagliari. E poi, dove le mettiamo le prodezze che castigano la Fiorentina oramai convinta di aver fatto il colpaccio al Delle Alpi, il 4 dicembre? Per non parlare del clou, atletico e psicologico, che Gianluca tocca a Genova, contro la sua Samp, il 26 febbraio, nella notturna che potrebbe vietare alla Juve di andare in fuga scudetto e che, invece, sanziona la supremazia bianconera sul campionato.Ci vorrebbe un libro, un’enciclopedia, per raccontare per filo e per segno la stagione 1994-95 di Vialli senza trascurare dettagli che sembrano tali ma che fanno invece succosa sostanza. Uno scudetto ha sempre molti padri, ed è fin irriverente semplificare il tuffo in un numero di goal o di partite giocate ad altissimo livello. Ma è, fondamentalmente, così. Lo scudetto della Juve è la rivincita, umana più ancora che professionale, di Vialli campione dato per finito e invece, capace di stupire tutto il mondo.Sarebbe l’apoteosi, probabilmente, se non ci fosse ancora una qualche questioncina in sospeso, tra il campione e la storia. Una questione che risale a Wembley 1992, appunto, e che casualmente coincide con il fortissimo, unico, straordinario traguardo della squadra e della società in cui Vialli, adesso, gioca e fa mirabilie. Insomma, c’è ancora la Coppa dei Campioni da tirare su. Vale la pena di vivere pericolosamente, intensamente, forse calorosamente, per un altro anno. Stringere i denti, metterci la zampata quando occorre, gettare il cuore oltre l’ostacolo. Il Vialli di Nantes e quello di Roma, 22 maggio, il giorno dei giorni, getta cuore, muscoli, cervello e fegato oltre una montagna di ostacoli. E sistema anche quell’ultima questioncina in sospeso. Diventa, insomma, leggenda.Grazie di tutto, e di cuore, campione. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/gianluca-vialli.html
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GIANLUCA VIALLI https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Vialli Nazione: Italia Luogo di nascita: Cremona Data di nascita: 09.07.1964 Luogo di morte: Londra Data di morte: 05.01.2023 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: Lucagol - Stradivialli - Re Leone Alla Juventus dal 1992 al 1996 Esordio: 02.09.1992 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 1-1 Ultima partita: 22.05.1996 - Champions League - Ajax-Juventus 1-1 145 presenze - 53 reti 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana 1 champions league 1 coppa Uefa Gianluca Vialli (Cremona, 9 luglio 1964 – Londra, 5 gennaio 2023) è stato un calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante. Tra i migliori centravanti degli anni 80 e 90 del XX secolo, rientra nella ristretta cerchia dei calciatori che hanno vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club, unico fra gli attaccanti. Vincitore di numerosi trofei in campo nazionale e internazionale, è stato capocannoniere dell'Europeo Under-21 1986, della Coppa Italia 1988-1989 — in cui ha stabilito, con 13 reti, il record assoluto di realizzazioni in una singola edizione del torneo —, della Coppa delle Coppe 1989-1990 e della Serie A 1990-1991. Tra il 1985 e il 1992 ha totalizzato 59 presenze e 16 reti nella nazionale italiana, prendendo parte a due Mondiali (Messico 1986 e Italia 1990) e un Europeo (Germania Ovest 1988); al suo attivo anche 21 gare e 11 gol con l'Under-21, con cui ha disputato due Europei di categoria (1984 e 1986). Più volte candidato al Pallone d'oro, si è classificato 7º nelle edizioni 1988 e 1991. Nel 2015 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano. Gianluca Vialli Vialli in nazionale al campionato del mondo 1990 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1999 - giocatore 2002 - allenatore Carriera Giovanili 1973-1978 Pizzighettone 1978-1980 Cremonese Squadre di club 1980-1984 Cremonese 105 (23) 1984-1992 Sampdoria 223 (85) 1992-1996 Juventus 145 (53) 1996-1999 Chelsea 58 (21) Nazionale 1983-1986 Italia U-21 21 (11) 1985-1992 Italia 59 (16) Carriera da allenatore 1998-2000 Chelsea 2001-2002 Watford Palmarès Mondiali di calcio Bronzo Italia 1990 Europei di calcio Under-21 Bronzo 1984 Argento 1986 Biografia Nasce a Cremona, quinto e ultimo figlio di una benestante famiglia di origine trentina dalla zona di Cles, e vive un'infanzia agiata nella tenuta di famiglia, la Villa Affaitati Trivulzio di Grumello Cremonese. Costretto a interrompere gli studi all'età di 16 anni a causa dell'attività sportiva, riprende in mano i libri in età adulta e nel 1993 consegue da privatista il diploma di geometra nella natìa Cremona. Dal 2003 era sposato con Cathryn White Cooper, conosciuta a Londra durante il periodo al Chelsea; la coppia aveva due figlie. Muore il 6 gennaio 2023 al Royal Mardsen Hospital di Londra, dove era ricoverato da qualche settimana in seguito al peggioramento delle sue condizioni di salute dovute a un tumore del pancreas diagnosticatogli nel 2017. Caratteristiche tecniche Giocatore Uno dei gol più emblematici nella carriera di Vialli, avvezzo a gesti tecnici in acrobazia: la rovesciata segnata per la Juventus nella natìa Cremona il 23 ottobre 1994. Dopo gli esordi da ala tornante, si affermò come centravanti completo, dotato di tecnica, velocità, dinamismo, forza fisica e resistenza agli sforzi prolungati; in qualche occasione fu impiegato anche a centrocampo, dove faceva valere la propria abilità nel pressing e nella gestione del pallone. Altalenante sul piano realizzativo, soprattutto nella fase iniziale della carriera, tra il 1986 e il 1991 fu tuttavia capocannoniere di quattro diverse competizioni, a seguito di un progressivo incremento della sua efficacia sotto porta; mise a segno, peraltro, numerose reti di pregevole fattura — spesso in acrobazia —, caratteristica che gli valse il soprannome Stradivialli, coniato da Gianni Brera. A cavallo tra gli anni 1980 e 1990 era ritenuto, da molti, il più forte attaccante italiano e uno dei migliori al mondo. Tatticamente preparato, era un leader carismatico, dal carattere forte: a detta di Vujadin Boškov, queste doti lasciavano presupporre che Vialli avesse la stoffa dell'allenatore; ruolo, quest'ultimo, che l'attaccante cremonese iniziò a ricoprire ancor prima di ritirarsi dal calcio giocato. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Cremonese Un diciannovenne Vialli alla Cremonese nella stagione 1983-1984 Nasce a Cremona, quinto e ultimo figlio di una benestante famiglia di origine trentina, e vive un'infanzia agiata nella tenuta di famiglia, la villa Affaitati di Grumello, nell'hinterland cremonese. Tira i suoi primi calci all'oratorio di Cristo Re, al villaggio Po della sua città nativa, quindi entra nel vivaio del Pizzighettone; a causa di un intoppo burocratico non può militare nella squadra Giovanissimi biancazzurra, sicché il suo cartellino viene acquistato per mezzo milione di lire dalla Cremonese dove prosegue l'attività giovanile e dov'è allenato, tra gli altri, da Guido Settembrino. La prima squadra lombarda, all'epoca affidata a Guido Vincenzi, lo lancia tra i professionisti nella stagione 1980-1981, in cui ottiene 2 presenze nel campionato di Serie C1. Il debutto in Serie B avviene invece il 27 settembre 1981, in una gara persa 0-3 con la Sambenedettese. Nei quattro campionati con la maglia grigiorossa riporta 105 presenze e 23 gol, imponendosi all'attenzione degli addetti ai lavori nella stagione 1983-1984 quando, pur impiegato dall'allenatore Emiliano Mondonico come tornante di fascia, riesce a mettere a referto 10 gol che lo fanno emergere tra i protagonisti di una Cremonese che, dopo 54 stagioni, ottiene la promozione in Serie A. Sampdoria Nell'estate 1984 passa alla Sampdoria, in cambio di Alviero Chiorri. Esordisce in Serie A il successivo 16 settembre, proprio contro la sua ex squadra. Tre mesi più tardi segna il primo gol, dando i due punti alla squadra contro l'Avellino. Al termine della stagione si aggiudica la Coppa Italia, primo trofeo della storia blucerchiata, segnando al Milan nella finale di ritorno. La vittoria della coppa gli permette, nell'annata 1985-1986, di esordire nelle competizioni europee facendo registrare 4 apparizioni in Coppa delle Coppe. Nel primo biennio sotto la Lanterna il giocatore offre un rendimento discontinuo anche a causa dei dubbi circa la sua posizione in campo, con l'allenatore Eugenio Bersellini il quale lo alterna tra la fascia e l'area di rigore, senza riuscire a risolvere l'impasse. La svolta arriva nell'estate 1986 quando sulla panchina doriana si siede Vujadin Boškov, il quale, replicando quanto già fatto da Azeglio Vicini nella nazionale giovanile, anche in blucerchiato avanza stabilmente Vialli a prima punta, in pratica invertendone i ruoli con il compagno di reparto Roberto Mancini: l'intesa tra i due sboccia repentinamente, divenendo a posteriori il tandem-simbolo dell'epoca più luminosa del club, e portando l'ambiente doriano a rispolverare per loro il soprannome di «gemelli del gol» già proprio dei bomber blucerchiati degli albori, Giuseppe Baldini e Adriano Bassetto. Con Mancio a rifinire alle sue spalle, a partire dalla stagione 1986-1987 Vialli si afferma definitivamente tra i migliori attaccanti della sua generazione. Contribuisce alla conquista di altre due Coppe Italia nelle annate 1987-1988 (con un gol al Torino nella finale di andata) e 1988-1989: miglior marcatore di quest'ultima edizione con 13 reti, va nuovamente a segno in finale, nel retour match contro il Napoli. Frattanto il 6 ottobre 1988 realizza la prima rete nelle coppe europee, che è anche la centesima in carriera. I gemelli del gol blucerchiati, Vialli (a sinistra) e Roberto Mancini, vestono nell'estate 1991 la prima maglia scudettata nella storia del club. Ormai tra gli idoli della squadra blucerchiata, nei mesi precedenti Vialli, sorprendendo i più, aveva rifiutato il possibile trasferimento, più volte dato per fatto, al Milan di Arrigo Sacchi e del patron Silvio Berlusconi, all'epoca ai vertici internazionali (e che a lungo ne deterrà un'opzione sul cartellino): insieme agli altri senatori dello spogliatoio, tra cui Mancini e Pietro Vierchowod, stringe infatti un «patto di ferro» che li impegna a non lasciare Genova prima di avere portato in città lo Scudetto. Nell'annata 1989-1990 è protagonista della vittoria doriana in Coppa delle Coppe: si laurea capocannoniere della competizione con 7 reti, due delle quali realizzate nella finale di Göteborg contro l'Anderlecht. Nella stagione 1990-1991 arriva infine l'agognato Scudetto, il primo e fin qui unico nella storia del club ligure: l'apporto sottorete di Vialli è determinante, tant'è che il numero nove blucerchiato si laurea anche capocannoniere del campionato con 19 realizzazioni. Nel 1992 disputa invece la sua prima finale di Coppa dei Campioni, persa a Wembley contro il Barcellona: è l'ultima delle sue 321 partite — 109 delle quali consecutive — con il club blucerchiato. Juventus Vialli (in alto), neoacquisto della Juventus, posa con il suo nuovo capitano e partner d'attacco Roberto Baggio nel precampionato della stagione 1992-1993. Al termine della stagione 1991-1992, Vialli si trasferisce alla Juventus: per acquistarlo, la società piemontese cede alla Sampdoria i cartellini di quattro giocatori (Mauro Bertarelli, Eugenio Corini, Michele Serena e Nicola Zanini) aggiungendovi un conguaglio economico, per un costo totale stimato in circa 40 miliardi di lire, all'epoca la cifra più alta mai spesa al mondo per un calciatore. Il centravanti va a collocarsi in un reparto offensivo che vede la presenza, tra gli altri, di Roberto Baggio e Fabrizio Ravanelli, e che a partire dalla stagione successiva si avvarrà anche dell'emergente Alessandro Del Piero. L'esperienza torinese di Vialli si rivela divisa in due nette e diverse fasi. Nel biennio iniziale, agli ordini di Giovanni Trapattoni, pur vincendo la Coppa UEFA 1992-1993 l'attaccante accusa qualche difficoltà di ambientamento a cui si sommano numerosi infortuni nonché equivoci tattici: costretto a frequenti ripiegamenti difensivi, risulta poco lucido sotto porta e non trova con Baggio — che pure aveva caldeggiato il suo trasferimento in Piemonte — lo stesso affiatamento avuto alla Sampdoria con Mancini. Vialli in azione da neocapitano juventino nel 1995, nella morsa dei parmensi Sensini (a sinistra) e Fabio Cannavaro (a destra). Dalla stagione 1994-1995, rigenerato fisicamente e mentalmente dal nuovo tecnico Marcello Lippi il quale ne fa il fulcro dell'attacco bianconero, Vialli emerge invece come il leader della formazione torinese, complice la lunga lontananza dai campi in cui incappa l'infortunato Baggio; al termine dell'annata conquista il secondo Scudetto e la quarta Coppa Italia della propria carriera. Dopo avere nel frattempo «spostato Baggio dal cuore dei dirigenti e dal ruolo di primadonna» nella Juventus, ed esserne stato nominato capitano dopo l'addìo proprio del Divin Codino, nell'annata 1995-1996, la sua quarta e ultima in maglia bianconera, giostrando nell'ormai consolidato trio offensivo con Del Piero e Ravanelli, Vialli trascina i compagni di squadra ai trionfi in Supercoppa italiana, ultimo trofeo nazionale che ancora mancava alla bacheca juventina, e soprattutto in UEFA Champions League: segna due reti nell'arco dell'edizione, una a testa nelle gare di semifinale contro il Nantes-Atlantique, e proprio la vittoriosa finale di Roma contro l'Ajax è la sua ultima apparizione per il club torinese, con cui ha disputato 145 partite e realizzato 53 gol. Chelsea Considerato concluso il suo ciclo a Torino, e una volta svincolatosi sfruttando la nuova libertà contrattuale concessa dall'allora recente sentenza Bosman, nella stagione 1996-1997 approda in Inghilterra, abbracciando la causa di un ambizioso Chelsea in cerca di rilancio dopo decenni di anonimato, e che onde perseguire l'obiettivo ha arruolato una nutrita pattuglia italiana che vede anche Roberto Di Matteo e Gianfranco Zola. Dopo la vittoria in FA Cup nell'annata d'esordio, un'affermazione a suo modo storica poiché il primo, importante trofeo in casa Blues da oltre un quarto di secolo a quella parte, in quella seguente l'avventura londinese di Vialli pare destinata a concludersi precocemente, per via degli ormai pessimi rapporti con il player manager Ruud Gullit; tuttavia nel febbraio 1998, con una mossa a sorpresa, il presidente del club Ken Bates promuove proprio l'italiano nel doppio ruolo, al posto del dimissionario olandese. In queste vesti, e facendo presto ricredere i più, guida i compagni di squadra a un glorioso finale di stagione grazie alle affermazioni in Football League Cup e in Coppa delle Coppe. Vialli (a destra) in veste di player manager del Chelsea, alle prese con un avversario vicentino nell'andata delle semifinali di Coppa delle Coppe 1997-1998. Nell'annata 1998-1999 arriva la vittoria da underdog in Supercoppa UEFA contro il blasonato Real Madrid nonché un ottimo rendimento in campionato, dove perde solamente tre partite, non potendo tuttavia competere realisticamente contro un Manchester Utd artefice di uno storico treble; globalmente positiva anche la difesa della Coppa delle Coppe, pur arrendendosi in semifinale alla rivelazione Maiorca — questo poi battuto in finale dalla Lazio dell'altro «gemello del gol» di sampdoriana memoria, Mancini. Ritiratosi dal calcio giocato al termine di questa stagione, da qui in avanti ricopre la sola carica di tecnico dei londinesi. Nazionale Nazionali giovanili Da giovane ha fatto parte della nazionale Under-21, collezionando 21 presenze e 11 reti, di cui 4 nel campionato europeo di categoria del 1986 che lo laurearono miglior marcatore dell'edizione. Negli azzurrini è allenato da Azeglio Vicini, il primo a intuirne le potenzialità in area di rigore e, per questo, ad avanzarlo dall'originario ruolo di ala a quello di prima punta, che ne farà la fortuna futura. Nazionale maggiore 1985-1990 Vialli (a destra) in azione in maglia azzurra nel 1988. Esordisce in nazionale maggiore il 16 novembre 1985, a 21 anni, nella partita amichevole Polonia-Italia (1-0). Viene poi convocato dal commissario tecnico Enzo Bearzot per il campionato del mondo 1986 in Messico, chiamato a fare da prima riserva a Bruno Conti come tornante di fascia destra: impiegato da subentrante in tutte e quattro le partite disputate dagli azzurri nel torneo, non riesce a incidere. Durante la successiva gestione di Azeglio Vicini, già suo citì nell'Under-21 e fautore del suo impiego prettamente da attaccante, Vialli diventa uno dei pilastri del gruppo azzurro. Schierato al fianco di Altobelli, realizza il suo primo gol in nazionale il 24 gennaio 1987, nella gara valida per le qualificazioni europee vinta per 5-0 contro Malta a Bergamo. Contribuisce alla qualificazione dell'Italia al campionato d'Europa 1988 in Germania Ovest, realizzando una decisiva doppietta contro la Svezia. Partecipa poi da titolare alla fase finale della competizione, segnando la rete della vittoria contro la Spagna (1-0) nella prima fase; nella semifinale persa contro l'Unione Sovietica si rivela impreciso sotto rete, ma ciò non gli impedisce di essere inserito nella squadra ideale del torneo. Il 26 aprile 1989, nell'amichevole contro l'Ungheria vinta 4-0, scende in campo per la prima volta con la fascia da capitano degli azzurri. L'anno seguente partecipa alla conquista del 3º posto dell'Italia al campionato del mondo 1990. Impiegato nelle prime due partite e nella semifinale contro l'Argentina, Vialli riesce in un paio di occasioni, come l'assist nella gara di esordio contro l'Austria o l'azione da cui scaturisce il vantaggio azzurro contro i sudamericani, a propiziare i gol del compagno di reparto e futuro capocannoniere dell'edizione, Salvatore Schillaci. Tuttavia sul piano personale disputa un torneo al di sotto delle attese, frenato anche da problemi fisici: non riesce mai ad andare a rete e fallisce altresì un calcio di rigore nella sfida della fase a gironi contro gli Stati Uniti. Non impiegato nella finalina vinta contro l'Inghilterra, al termine del Mondiale resta fuori dal giro azzurro per i successivi dieci mesi. 1991-1992 Prossimo alla vittoria dello Scudetto con la Sampdoria e del titolo di capocannoniere della Serie A, Vialli torna in nazionale il 1º maggio 1991 e — dopo aver colpito un altro legno dal dischetto — va a segno nel 3-1 contro l'Ungheria, partita valida per le qualificazioni al campionato d'Europa 1992: la sua ultima marcatura risaliva all'aprile 1989. L'Italia fallirà, tuttavia, l'accesso alla fase finale del torneo, e nell'ottobre 1991 Vicini verrà sostituito sulla panchina azzurra da Arrigo Sacchi. Vialli (accosciato, secondo da destra) in nazionale nel 1991. Pur venendo confermato nel gruppo azzurro dal nuovo citì, sul finire del 1992 Vialli deve difendere il proprio posto dalla concorrenza dei più giovani Pierluigi Casiraghi e Giuseppe Signori, incappando nel contempo in qualche equivoco tattico: il tecnico di Fusignano lo vorrebbe più presente in zona gol, impiegandolo per questo come centravanti puro, sebbene il giocatore attraversi un periodo di scarsa vena sotto rete — tanto che nella Juventus, contemporaneamente, viene talvolta arretrato a centrocampo. Unitamente a ciò, alcune incomprensioni con il commissario tecnico fanno da anticamera all'esclusione del cremonese dal giro della nazionale. La partita contro Malta del 19 dicembre 1992, valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 1994 e sbloccata da un gol dello stesso Vialli, è dunque l'ultima apparizione in maglia azzurra per l'attaccante che termina così la sua esperienza in nazionale, piuttosto altalenante, con 59 presenze (3 delle quali da capitano) e 16 reti: sarà il giocatore stesso, tre anni dopo, a rinunciare espressamente a eventuali ulteriori convocazioni. Allenatore Chelsea Viene nominato player manager del Chelsea il 12 febbraio 1998, subentrando al dimissionario Ruud Gullit. La squadra si trova ancora in corsa nella Coppa di Lega e nella Coppa delle Coppe e, sotto la sua guida, le vince entrambe, chiudendo inoltre al quarto posto in Premier League. La stagione seguente, ancora nel doppio ruolo vince la Supercoppa UEFA battendo 1-0 il Real Madrid, raggiunge le semifinali di Coppa delle Coppe e conclude al terzo posto in campionato (quest'ultimo il miglior posizionamento della squadra dal 1970 in poi), a soli quattro punti dal Manchester Utd campione. Da destra: Vialli nel 2018 con i suoi ex giocatori Tore André Flo e Gianfranco Zola, in occasione di un'amichevole delle Chelsea Legends. Nel frattempo ritiratosi dall'attività agonistica, e assunto a tempo pieno il ruolo di allenatore, nell'annata 1999-2000 porta il Chelsea, alla sua prima apparizione in UEFA Champions League, fino ai quarti di finale dov'è eliminato dal Barcellona (3-1 all'andata, 1-5 al ritorno dopo i tempi supplementari); chiuso il campionato al quinto posto, termina la stagione con la vittoria sull'Aston Villa nella FA Cup. L'ultima stagione a Londra inizia con la vittoria nella Charity Shield contro il Manchester Utd: è il quinto trofeo conquistato in meno di tre anni, fatto che lo rende il tecnico più vincente della storia del club fino a quel momento. Ciò nonostante viene licenziato il 12 settembre 2000, dopo cinque partite dall'inizio dell'annata, causa un avvio stentato e screzi con vari elementi dello spogliatoio (tra cui Deschamps, Petrescu e Zola), venendo sostituito da Claudio Ranieri. Watford Il 3 maggio 2001 accetta la proposta del Watford, squadra della First Division inglese. Nonostante i grandi e costosi cambiamenti che effettua nel club di Elton John, non ottiene che un quattordicesimo posto in campionato e viene licenziato il 15 giugno 2002, dopo solo una stagione. A seguito del licenziamento, le parti inizieranno una lunga disputa legale riguardo al pagamento del restante contratto. La stagione alla guida degli Hornets è l'ultima della sua breve esperienza da allenatore: nel quindicennio seguente si dedica prettamente alla carriera televisiva di opinionista e analista calcistico. Dirigente Il 9 marzo 2019 viene nominato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), insieme a Francesco Totti, ambasciatore italiano per il campionato d'Europa 2020. Dal novembre 2019 entra nei ranghi della FIGC come capo delegazione della nazionale italiana, allenata dall'ex compagno Roberto Mancini. Con questo ruolo — ufficialmente da dirigente, ufficiosamente da consigliere e factotum per l'amico fraterno Mancini e per gli altri elementi del gruppo azzurro —, nell'estate 2021 (dopo il rinvio per la pandemia di covid-19) prende parte alla vittoriosa spedizione italiana al campionato d'Europa 2020, distinguendosi peraltro come figura di spicco dello spogliatoio oltreché, a livello umano, come «esempio vivente» per tutta la squadra azzurra. Ricopre l'incarico fino al dicembre 2022, quando sospende i suoi impegni con la nazionale a causa del riacutizzarsi di un tumore del pancreas di cui soffriva dal 2017, e che lo porterà alla morte di lì a poche settimane. Dopo il ritiro Vialli nel 2017 Già durante gli anni da calciatore inizia ad avere contatti con il mondo della televisione; nella stagione 1989-1990 è opinionista per il programma Settimana Gol di Italia 1. Una volta chiusa l'attività sportiva, nel 2002 diventa consulente per Sky Sport, di cui in seguito è testimonial e commentatore tecnico. Sempre per Sky Italia, nel 2016 conduce il docu-reality Squadre da incubo su TV8 insieme all'ex collega Lorenzo Amoruso. Nel 2002 ha prestato il suo nome per il videogioco sportivo manageriale Gianluca Vialli's European Manager, sviluppato da Waywardxs e pubblicato dalla casa inglese Midas Interactive. Dal 2004 svolge attività nel campo del sociale avendo creato, insieme all'ex collega Massimo Mauro e a Cristina Grande Stevens, la "Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport", una ONLUS che ha lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica, il cosiddetto morbo di Lou Gehrig, nonché sul cancro, attraverso la fondazione ARISLA, l'associazione AISLA e la FPRC. Il 26 febbraio 2006, assieme ad altri ex atleti italiani quali Klaus Dibiasi, Sara Simeoni, Novella Calligaris, Livio Berruti e Mario Cipollini, è tra i portatori della bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino. Sempre nel 2006 scrive con il giornalista Gabriele Marcotti The Italian Job, saggio in cui analizza le differenze tra calcio italiano e inglese. Il libro, pubblicato dapprima in Inghilterra, viene successivamente reso disponibile anche in Italia, ma qui la vendita viene inizialmente vietata da una sentenza del tribunale di Vicenza; infine il libro è tornato sugli scaffali italiani dopo la sentenza del tribunale sulla causa tra Vialli e Claudio Pasqualin. Negli anni seguenti cura le prefazioni de L'ultima partita di Giulio Mola (2010) e Un calcio alla SLA di Gabriella Serravalle (2013), oltreché dell'edizione italiana di Io sono il calciatore misterioso (2013). Segue nel 2018 la sua seconda opera cartacea, Goals, in cui tra l'altro racconta la battaglia contro un tumore del pancreas affrontata nel 2017, mentre nel 2021 firma a quattro mani con Roberto Mancini La bella stagione, incentrato sul racconto dello Scudetto sampdoriano. Record Giocatore con più gol realizzati in una singola edizione della Coppa Italia (1988-1989, 13 reti). Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Vialli (in basso a sinistra) festeggia il successo della Sampdoria nella Coppa Italia 1988-1989. I sampdoriani Fausto Pari, Vialli e Moreno Mannini celebrano la vittoria dello scudetto 1990-1991. Campionato italiano Serie C1: 1 - Cremonese: 1980-1981 (girone A) Coppa Italia: 4 - Sampdoria: 1984-1985, 1987-1988, 1988-1989 - Juventus: 1994-1995 Campionato italiano: 2 - Sampdoria: 1990-1991 - Juventus: 1994-1995 Supercoppa italiana: 2 - Sampdoria: 1991 - Juventus: 1995 Coppa d'Inghilterra: 1 - Chelsea: 1996-1997 Coppa di Lega inglese: 1 - Chelsea: 1997-1998 Competizioni internazionali Vialli solleva la Coppa UEFA 1992-1993 vinta con la Juventus. Il capitano juventino Vialli stringe in mano la UEFA Champions League 1995-1996, sotto lo sguardo del suo allenatore Marcello Lippi. Coppa delle Coppe: 2 - Sampdoria: 1989-1990 - Chelsea: 1997-1998 Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1992-1993 UEFA Champions League: 1 - Juventus: 1995-1996 Supercoppa UEFA: 1 - Chelsea: 1998 Nazionale Vialli (a sinistra) festeggia coi compagni di nazionale la vittoria italiana al mondiale militare 1987. Campionato mondiale militare: 1 - Arezzo 1987 Individuale Capocannoniere del Campionato europeo di calcio Under-21: 1 - 1986 (4 gol) Guerin d'oro speciale: 1 - 1987 Europei Top 11: 1 - Germania Ovest 1988 Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 1988-1989 (13 gol) Capocannoniere della Coppa delle Coppe: 1 - 1989-1990 (7 gol) Capocannoniere della Serie A: 1 - 1990-1991 (19 gol) World Soccer's World Player of the Year: 1 - 1995 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Giocatore italiano - 2015 Allenatore Club Competizioni nazionali Coppa di Lega inglese: 1 - Chelsea: 1997-1998 Coppa d'Inghilterra: 1 - Chelsea: 1999-2000 Charity Shield: 1 - Chelsea: 2000 Competizioni internazionali Coppa delle Coppe: 1 - Chelsea: 1997-1998 Supercoppa UEFA: 1 - Chelsea: 1998 Individuale Premio internazionale Giacinto Facchetti: 2018 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 30 settembre 1991. Di iniziativa del Presidente della Repubblica. Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
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FABIO MARCHIORO https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Marchioro Nazione: Italia Luogo di nascita: Vicenza Data di nascita: 01.04.1968 Ruolo: Portiere Altezza: 183 cm Peso: 75 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1991 al 1992 e dal 1993 al 1994 Esordio: 08.12.1993 - Coppa Uefa - Tenerife-Juventus 2-1 1 presenza - 1 rete subita Fabio Marchioro (Vicenza, 1º aprile 1968) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Fabio Marchioro Marchioro con la maglia del Pescara nella stagione 1992-1993 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex portiere) Termine carriera 2007 - giocatore Carriera Giovanili 1986-1987 Lanerossi Vicenza Squadre di club 1988-1991 Lanerossi Vicenza 27 (-21) 1991-1992 Juventus 0 (0) 1992-1993 Pescara 24 (-47) 1993-1994 Juventus 1 (-1) 1994-1996 Bologna 30 (-14) 1996-1997 Pavia 3 (-6) 1996-1997 Fermana 14 (-16) 1997-1998 Iperzola 14 (-22) 1998 Acireale 4 (-4) 1998-1999 Felsina ? (-?) 1999-2000 Comacchio Lidi ? (-?) 2000-2002 Bassano 49 (-39) 2002-2003 Casalserugo 20 (-?) 2003-2004 Chioggia Sottomarina 31 (-?) 2004-2006 Casalserugo 30+ (-?) 2006-2007 Vigontina 17 (-?) Carriera da allenatore 2007-2009 Vicenza Giovanili 2009-2010 Camisano Giovanili 2010-2011 Camisano 2011-2013 Grisignano Carriera Giocatore Ha iniziato la sua carriera nel Lanerossi Vicenza. Nei primi anni novanta giocò nella Juventus dove prima (nel 1991/92) fece il terzo di Tacconi al suo ultimo anno con la Juve e del secondo Peruzzi al suo primo anno. Esordì con la casacca della Juve in Coppa UEFA a Tenerife nel secondo tempo al posto di Rampulla (vice di Peruzzi) dove subisce il gol del 2-1. Dopo aver militato anche nel Bologna e nel Pescara, entrambe in A, ha chiuso la carriera nell'Union Vigontina nel campionato di Eccellenza. Nell'anno 1995-1996 è stato il secondo portiere del Bologna; in quell'anno vestiva la maglia numero 12, facendo da riserva a Francesco Antonioli. Nel 1996, dopo aver militato a Pavia, ha giocato in Serie C1 con la Fermana. Negli anni successivi ha militato in club di campionato minori. Ha concluso la propria carriera nel 2007, dopo una stagione al Vigontina. Allenatore È stato il preparatore dei portieri delle giovanili del L.R. Vicenza. Dopo aver allenato le giovanili del Camisano è passato a dirigere la prima squadra, quindi si è trasferito a Grisignano di Zocco. Per la stagione 2013-2014 è allenatore dell'Atletico ViEst. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C1: 1 - Bologna: 1994-1995 Campionato italiano di Serie B: 1 - Bologna: 1995-1996
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OLIVIERO ZORZETTO Nazione: Italia Luogo di nascita: Eraclea (Venezia) Data di nascita: 10.02.1957 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1975 al 1976 Esordio: 25.02.1976 - Amichevole - Asti-Juventus 0-5 0 presenze - 0 reti
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ALFREDO VERCELLINO Nazione: Italia Luogo di nascita: Beinasco (Torino) Data di nascita: - Luogo di morte: Beinasco (Torino)? Data di morte: 01.01.1970 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 05.12.1915 - Amichevole - Juventus-Genoa 0-4 Ultima partita: 09.07.1916 - Amichevole - Juventus-Amatori Giuoco Calcio 2-1 0 presenze - 0 reti
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Ma é un giornalista questo?
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Monociglio monostellato Per i piú giovani ..... Lo riconoscete vero?
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Fabrizio Ravanelli - Calciatore E Allenatore Giovanili
Socrates ha risposto al topic di bidescu in Tutti Gli Uomini Della Signora
FABRIZIO RAVANELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Ravanelli Nazione: Italia Luogo di nascita: Perugia Data di nascita: 11.12.1968 Ruolo: Attaccante Altezza: 188 cm Peso: 84 kg Nazionale Italiano Soprannome: Penna Bianca - Silver Fox Alla Juventus dal 1992 al 1996 Esordio: 27.08.1992 - Coppa Italia - Juventus-Fidelis Andria 4-0 Ultima partita: 22.05.1996 - Champions League - Ajax-Juventus 1-1 160 presenze - 69 reti 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana 1 champions league 1 coppa Uefa Fabrizio Ravanelli (Perugia, 11 dicembre 1968) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Dopo diverse esperienze tra Serie C2, C1 e B, salendo alla ribalta con le maglie di Perugia e Reggiana, ha vissuto la fase più brillante della propria carriera tra le file della Juventus, club in cui ha vinto una Coppa UEFA, uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Champions League. Trasferitosi al Middlesbrough prima e all'Olympique Marsiglia poi, è rientrato in Italia nel 2000, ingaggiato dalla Lazio, dove ha nuovamente conquistato scudetto, Coppa Italia e Supercoppa nazionale. Ultratrentenne, ha vestito le casacche di Derby County, Dundee e nuovamente Perugia, con cui ha chiuso la carriera nel 2005. Soprannominato Penna Bianca o Silver Fox a causa del candore precocemente assunto dalla sua capigliatura, viene ricordato anche per la particolare esultanza dopo ogni suo gol, da lui personalmente inventata, che consisteva nel coprirsi la testa con la maglia di gioco e continuare a correre con le braccia divaricate. È stato candidato al Pallone d'oro nel 1995 e nel 1996, classificandosi rispettivamente 12º e 16º. Fabrizio Ravanelli Ravanelli nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 2005 - giocatore Carriera Giovanili 1983-1986 Perugia Squadre di club 1986-1989 Perugia 90 (41) 1989-1990 Avellino 7 (0) 1990 → Casertana 27 (12) 1990 Avellino 0 (0) 1990-1992 Reggiana 66 (24) 1992-1996 Juventus 160 (69) 1996-1997 Middlesbrough 35 (17) 1997-1999 Olympique Marsiglia 64 (28) 1999-2001 Lazio 27 (4) 2001-2003 Derby County 50 (14) 2003-2004 Dundee 5 (0) 2004-2005 Perugia 39 (9) Nazionale 1995-1998 Italia 22 (8) Carriera da allenatore 2011-2012 Juventus Esordienti 2012-2013 Juventus Giov. Reg. 2013 Ajaccio 2018 Arsenal Kiev Caratteristiche tecniche Giocatore Ravanelli nella sua iconica esultanza a testa coperta e braccia divaricate, qui dopo aver aperto le marcature nella vittoriosa finale di UEFA Champions League 1995-1996. Mancino, ma abile anche con il destro, pur non vantando una grande eleganza nei movimenti — era caratteristica la sua corsa con «quella schiena un po' curva» — spiccava sul terreno di gioco per carattere, dinamismo, forza fisica e senso del gol, oltreché per una notevole propensione alla fase difensiva grazie a costanti ripiegamenti. Agiva generalmente da seconda punta, ruolo in cui era solito fare da «torre» per i compagni di reparto — sebbene il colpo di testa non fosse il pezzo migliore del suo repertorio —, risultando altresì efficace nella finalizzazione. A queste doti unì progressivi miglioramenti nella tecnica di base: già molto abile nel dribbling, talvolta si incaricava anche della battuta dei calci di punizione, prediligendo una traiettoria a effetto. Carriera Giocatore Club Perugia, Casertana e Reggiana Un giovane Ravanelli al Perugia nel 1987 Cresce nelle giovanili del principale club della sua città, il Perugia, con cui debutta in prima squadra nella stagione 1986-1987, in Serie C2, guadagnandosi sempre più spazio nella parte finale del campionato grazie alla fiducia del tecnico Mario Colautti. L'annata seguente, neanche ventenne, s'impone tra i protagonisti di una compagine ricordata tra le migliori della storia biancorossa, per via dei numerosi record societari stabiliti: in questo contesto Ravanelli mette a segno 23 reti che ne fanno il capocannoniere del campionato, dando un notevole apporto nella vittoria del girone e annessa promozione dei grifoni in Serie C1. Nel triennio iniziale in Umbria, in cui ha peraltro tra i suoi rifinitori un altro promettente giovane, Angelo Di Livio, che ritroverà in seguito nei vittoriosi anni juventini, l'attaccante realizza un totale di 41 gol, cifra che desta le attenzioni dell'Avellino, in Serie B, dove approda nell'estate 1989. L'esperienza con gli irpini non è però delle più positive: all'inizio della stagione 1989-1990 ha modo di collezionare appena 7 presenze in maglia biancoverde prima di venire ceduto in prestito, in ottobre, alla Casertana dove ritrova parzialmente il feeling con la rete mettendo a referto 12 reti nel campionato di C1. Ravanelli in azione alla Reggiana nel 1991 Tornato ad Avellino nell'estate 1990, si ritrova nuovamente chiuso tra le file dei campani con cui gioca soltanto il precampionato e due gare di Coppa Italia, sicché a settembre è acquistato dai pari categoria della Reggiana. Qui emerge perentoriamente disputando due buoni campionati di Serie B, in particolar modo il primo, 1990-1991, dove con 16 centri porta gli emiliani a sfiorare quella che sarebbe stata una storica promozione in Serie A, al tempo mai raggiunta prima dal club granata. Le prove offerte a Reggio Emilia fanno convergere su Ravanelli le attenzioni della Juventus che cerca di portarlo in Piemonte già sul finire del 1991, rimandando poi il trasferimento all'anno seguente anche per la prospettiva di prelevarlo da svincolato, negli anni immediatamente precedenti la sentenza Bosman, con un minor esborso economico. Tale querelle di mercato finisce tuttavia per porre il giocatore in aperto contrasto con la tifoseria della Regia, influendo negativamente anche sul rendimento in campo nell'annata 1991-1992, in cui dimezza il bottino sottoporta. Juventus 1992-1994 Nell'estate 1992 Ravanelli approda come da programmi alla Juventus, squadra per cui ha sempre tifato fin da bambino, che lo acquista per 3 miliardi di lire portandolo così a esordire in Serie A. Inizialmente relegato dall'allenatore bianconero Giovanni Trapattoni a quinta scelta in un parco attaccanti che gli vede davanti elementi quali Roberto Baggio, Casiraghi, Möller e Vialli, nella sua prima stagione a Torino ha comunque modo di contribuire con gol importanti alla vittoria della Coppa UEFA, conquistata dopo aver sconfitto nella doppia finale i tedeschi del Borussia Dortmund. Ciò gli vale la riconferma per l'annata seguente in cui, anche sfruttando la sopravvenuta cessione di Casiraghi, aumenta via via minutaggio e reti pur senza riuscire, fin qui, a convincere appieno l'ambiente juventino che lo vede ancora come un «buon gregario» e nulla più. Ravanelli (a destra) alla Juventus nella primavera 1994, in occasione di un'amichevole nella natìa Perugia, insieme a Luciano Gaucci, suo futuro presidente negli ultimi anni di carriera. La svolta avviene nell'estate 1994 quando sulla panchina dei piemontesi, nel frattempo profondamente rinnovatisi a livello societario e di organico, arriva Marcello Lippi. Il nuovo tecnico, in coincidenza con l'inizio del primo torneo di massima serie a vedere assegnati i tre punti a vittoria, sceglie di varare un offensivo modulo a tre punte: «l'idea partiva dalla constatazione che, ceduto Dino Baggio, non avevamo centrocampisti abili nell'inserimento da dietro. Le tre punte potevano essere una buona soluzione [...] Tre attaccanti veri, di ruolo. Vialli, il sottoscritto e Baggio o Alex Del Piero». Tale impostazione tattica, che prevede grande dispendio atletico e spirito di sacrificio — «potevamo garantire molte soluzioni d'attacco ed eravamo i primi a difendere» —, esalta le doti del «panzer» umbro il quale si afferma definitivamente ad alti livelli, confermando il suo altruismo a tutto campo ma riscoprendosi anche prolifico sottorete. 1994-1996 La stagione 1994-1995, la più usurante della carriera con 53 partite giocate, lo vede sfondare quota 30 gol, bottino che aiuta la Vecchia Signora a fare proprio il double composto dallo scudetto, tornato sulle casacche bianconere dopo nove anni, e dalla Coppa Italia; l'attaccante è assoluto protagonista nelle sfide contro il Parma, nel dualismo sportivo che monopolizza il calcio italiano ed europeo dell'annata, siglando loro in campionato una doppietta sia all'andata sia al ritorno — gara, quest'ultima, che il 21 maggio 1995 consegna matematicamente ai bianconeri il tricolore —, e realizzando un'altra rete ai ducali il successivo 11 giugno, nella finale di ritorno che porta i torinesi a fregiarsi della coccarda tricolore. Roberto Baggio, Ravanelli e Gianluca Vialli, il tridente d'attacco dei bianconeri campioni d'Italia 1994-1995. Con la Juventus raggiunge inoltre nel 1995 la sua seconda finale di Coppa UEFA, stavolta persa contro i rivali parmensi, competizione nella quale il 27 settembre 1994 mette a referto una cinquina nel 5-1 interno ai bulgari del CSKA Sofia, record per un giocatore bianconero nelle coppe europee e, all'epoca, 8º di sempre a timbrare un pokerissimo nella storia della manifestazione. L'annata successiva, l'ultima delle quattro trascorse a Torino, Penna Bianca è ormai uno dei senatori dello spogliatoio juventino, indossando all'occorrenza anche la fascia di capitano ogni qual volta non è in campo Vialli (come «nel ventre di un Bernabéu stracolmo, contro il Real Madrid», nei quarti di Champions League); sempre a livello personale, sintomo di una sopraggiunta notorietà ormai internazionale, sul finire dell'anno solare si classifica inoltre al 12º posto nel Pallone d'oro della rivista francese France Football e al 9º nel World Player of the Year dell'inglese World Soccer. Da destra, in primo piano: Ravanelli, vicecapitano juventino, e Alessandro Del Piero festeggiano il gol di Antonio Conte ai Rangers nella Champions League 1995-1996; sullo sfondo, accorre Angelo Di Livio. Nel gennaio 1996 partecipa alla vittoria della Supercoppa italiana, l'ultimo trofeo nazionale che ancora mancava alla bacheca bianconera, conquistata nuovamente a spese del Parma. Soprattutto, a fine stagione è tra i protagonisti della squadra vincitrice della Champions League: nella finale di Roma contro i detentori del trofeo, gli olandesi dell'Ajax, Ravanelli realizzò da «posizione impossibile» il gol del momentaneo vantaggio — «avevo notato che i due fratelli De Boer spesso erano leggerini, per non dire presuntuosi, quando giocavano con il portiere. Me lo sono ricordato quando vidi quel pallone in area. Con la suola del sinistro me lo sono portato avanti e ho calciato con il destro. [...] La porta era strettissima. Silooy tentò un salvataggio in scivolata, ma non servì» —, poi pareggiato da Litmanen, in una partita infine vinta dai piemontesi ai tiri di rigore. Alla fine di questa stagione, che gli varrà una seconda candidatura al Pallone d'oro (16º), avviene tuttavia la brusca interruzione del rapporto con la squadra torinese: «successe tutto all'improvviso, dopo la finale. La Juventus aveva deciso di cedermi. Non ci potevo credere. Per me fu una pugnalata. Mi sono sentito tradito [...] Penso di aver ricevuto meno di quanto ho dato [...] Mi sentivo il futuro di quella squadra». Ravanelli sveste la maglia bianconera dopo 160 partite e 69 reti, e aver messo in bacheca tre titoli nazionali e due internazionali. Middlesbrough e Olympique Marsiglia Da sinistra: Ravanelli in allenamento al Middlesbrough nel precampionato 1996-1997, mentre discute con i compagni di squadra Emerson e Branco. Nell'estate 1996, per la somma di 18 miliardi di lire, pur con qualche titubanza iniziale Ravanelli si trasferisce in Inghilterra, nell'ambizioso Middlesbrough di Bryan Robson, dove l'italiano, in quel momento il calciatore più pagato della Premier League, va a formare un'affiatata coppia d'attacco con il brasiliano Juninho Paulista. Questo tandem offensivo contribuisce a portare il Boro a traguardi mai toccati nei precedenti centoventi anni di storia del club, raggiungendo nella stagione 1996-1997 le finali delle due coppe nazionali, la League Cup e la FA Cup, tuttavia perse, rispettivamente, contro il Leicester City (alla ripetizione, dopo che Ravanelli aveva aperto le marcature nei supplementari della prima finale, rete resa vana dal pari di Heskey) e il Chelsea. Le succitate fatiche infrasettimanali si ripercuotono negativamente sul cammino in campionato dove, inaspettatamente, il Middlesbrough retrocede nonostante i 16 gol in 33 partite dell'attaccante italiano — compresa la tripletta nella prima giornata al Liverpool, il 19 agosto 1996, che gli varrà poi, nel 2008, il premio di miglior esordio nella storia della Premier League da parte del tabloid The Sun —; sul piano personale è la miglior annata sottoporta per Fabulous Fab il quale, con altri 15 centri nelle coppe, raggiunge le 31 reti totali. Ravanelli (a sinistra) e il tecnico Rolland Courbis festeggiano per la qualificazione dell'Olympique Marsiglia alla finale di Coppa UEFA 1998-1999. Con i rossi di North Yorkshire relegati in First Division, i rapporti fra il club e Ravanelli si raffreddano sicché, anche per ottenere maggiore visibilità in chiave azzurra causa il prossimo campionato del mondo 1998, nell'ottobre 1997 il giocatore approda in Francia, nelle file dell'Olympique Marsiglia che lo acquista per 15,5 miliardi di lire. In Provenza ha un avvio turbolento causa incomprensioni con la classe arbitrale e ancor più con l'ambiente calcistico d'Oltralpe, tifosi e mass media, che gli affibbiano la poco edificante nomea di «simulateur» dopo la vittoriosa sfida di cartello dell'8 novembre 1997 al Parco dei Principi contro il Paris Saint-Germain (2-1), in cui si guadagna un calcio di rigore apparso inesistente: l'episodio è ricordato tra i più discussi nella storia del Classique. Ciò nonostante Ravanelli fa presto dimenticare il tutto disputando un buon biennio iniziale in maglia biancazzurra, in cui spicca in particolare la stagione 1998-1999 quando le 13 reti dell'italiano, inserito dal tecnico Rolland Courbis in un tridente d'attacco che vede anche Dugarry e Maurice, portano i marsigliesi a sfiorare la vittoria in Division 1: in un epilogo thrilling di campionato che vede, all'ultima giornata, lo scontro diretto al vertice contro il capoclassifica Bordeaux, l'OM è virtualmente campione di Francia sino all'89' quando il pareggio dei girondini consegna a questi il titolo. Nel 1999 raggiunge inoltre la sua terza finale di Coppa UEFA (in cui tuttavia è costretto a saltare l'atto conclusivo per la squalifica rimediata nella semifinale di ritorno a Bologna), persa a Mosca contro il Parma. Negativa è invece l'annata seguente, con la squadra impantanata nella bagarre della zona retrocessione e Ravanelli che fa le valigie nella sessione invernale di mercato, lasciando Marsiglia dopo 84 presenze e 31 reti. Lazio, Derby County e Dundee Ravanelli esulta con la maglia della Lazio nella stagione 1999-2000 Nel dicembre 1999, sia per ragioni tecniche come lo scarso rapporto con il successore di Courbis sulla panchina dell'OM, Bernard Casoni, sia per motivi familiari, l'attaccante fa ritorno in Italia accasandosi alla Lazio. Pur non facendo parte dell'undici titolare, al termine della stagione 1999-2000 contribuisce ai trionfi dei capitolini di Sven-Göran Eriksson, che nello spazio di pochi giorni dapprima tornano a laurearsi campioni d'Italia dopo ventisei anni — approfittando nell'ultima giornata dell'esito dello scontro proprio fra due ex club di Ravanelli, Perugia e Juventus —, e poi sollevano la Coppa Italia superando nella doppia finale l'Inter. Dopo il secondo double nazionale della carriera, all'inizio dell'annata seguente arriva per Ravanelli anche la seconda Supercoppa italiana personale, vinta dalla Lazio ancora ai danni dei nerazzurri. Quella del 2000-2001 è una stagione che lo vede tuttavia ai margini della rosa biancoceleste, chiuso in avanti da elementi quali Simone Inzaghi e Salas nonché dai neoacquisti Claudio López e Crespo. Al termine della stessa, dopo 10 reti nei diciotto mesi trascorsi a Roma, lascia quindi da svincolato il club capitolino per far ritorno in Gran Bretagna. Oltremanica milita dapprima per gli inglesi del Derby County, dove rimane per una stagione e mezza senza riuscire a evitare, nel 2002, la retrocessione della squadra in First Division, e poi per gli scozzesi del Dundee, con cui spende gli ultimi mesi del 2003 prima di veder risolto il proprio contratto causa i gravi problemi economici della società. Nella sua seconda e ultima esperienza nel calcio britannico Ravanelli colleziona 16 reti con i Rams e 3 con i Dees, queste ultime consistenti in un hat-trick al Clyde in una sfida di Scottish League Cup. Ritorno a Perugia L'ultima maglia da calciatore di Ravanelli, quella del Perugia nella stagione 2004-2005. Nel gennaio 2004 Ravanelli torna nella natìa Perugia per chiudere la carriera con la maglia del club che l'aveva lanciato, anche per tenere fede a una promessa fatta al padre da poco scomparso: «ricordo che quando entravo in campo istintivamente mi giravo verso la curva per salutarlo, poi mi veniva in mente che non c'era più». Sotto la guida di Serse Cosmi il Perugia sta affrontando un campionato difficile, relegato al fondo della classifica, tanto che il presidente biancorosso Luciano Gaucci, avvezzo a decisioni fuori dagli schemi, sarebbe tentato di affidare a Ravanelli anche la panchina della squadra, nel doppio ruolo di player manager; tuttavia è lo stesso attaccante a far desistere Gaucci dai suoi intenti. Grazie ai gol e alla leadership di Ravanelli, cui vengono affidati anche i gradi di capitano, nella seconda parte di stagione gli umbri riescono contro ogni pronostico a risalire la china e a raggiungere l'insperato spareggio interdivisionale contro la Fiorentina, che però li vede sconfitti, tra molte recriminazioni della piazza perugina, e retrocessi in Serie B. Nella stagione 2004-2005 l'attaccante rimane ancora nel Perugia che, al termine della stessa, fallisce il ritorno in massima serie dopo aver perso la finale play-off contro il Torino. L'estate seguente la squadra biancorossa, caduta preda di guai finanziari, va incontro alla rifondazione e alla conseguente ripartenza dalla Serie C1, sicché all'età di 36 anni Ravanelli decide di ritirarsi dal calcio giocato. Nazionale Ravanelli in maglia azzurra nel 1995, alle prese con la retroguardia lituana nel corso delle qualificazioni al campionato d'Europa 1996. Il primo approccio di Ravanelli con la maglia azzurra avviene il 27 aprile 1988 nella sua Perugia, tra le file della nazionale Under-21 di Serie C, in occasione di un'amichevole contro i pari età della Bulgaria. Per il debutto in nazionale maggiore deve attendere il 25 marzo 1995, quando il commissario tecnico Arrigo Sacchi gli affida una maglia da titolare per la gara di qualificazione al campionato d'Europa 1996 contro l'Estonia, trovando subito la rete sul terreno di Salerno; prende poi parte alla fase finale della succitata competizione continentale in Inghilterra, scendendo in campo in 2 delle 3 partite dell'Italia. Ravanelli (a sinistra) in nazionale nel 1997, mentre festeggia con Di Livio (a destra) un gol di Baggio (al centro) nelle qualificazioni al campionato del mondo 1998. Terminata la gestione Sacchi, Ravanelli resta nel giro azzurro anche sotto la guida di Cesare Maldini, il quale ne fa tra i punti fermi della squadra per tutte le qualificazioni al campionato del mondo 1998 (compreso il decisivo play-off contro la Russia), convocandolo poi per la fase finale in Francia; l'attaccante è tuttavia impossibilitato a prendervi parte, poiché nel frattempo colpito da una broncopolmonite di origine batterica, venendo così sostituito a pochi giorni dal via — in quello che rimarrà «il più grande rimpianto della mia carriera» — da Enrico Chiesa. L'amichevole pre-mondiale del 2 giugno 1998, una sconfitta per 1-0 contro la Svezia, rimane dunque la sua ultima apparizione in maglia azzurra, con cui ha totalizzato 22 presenze e 8 reti. Allenatore Al termine dell'attività agonistica, intraprende con alterne fortune quella di allenatore. Nel 2005 è supervisore tecnico nel vivaio del Perugia, per poi passare alle giovanili della Juventus, dove nella stagione 2011-2012 ricopre il ruolo di tecnico della formazione Esordienti, e nella successiva dei Giovanissimi Regionali. Ravanelli tecnico delle giovanili juventine nel 2012 Nell'estate 2013 viene ingaggiato come tecnico della prima squadra dai francesi dell'Ajaccio, club di Ligue 1; nonostante un avvio promettente, una crisi di risultati lo porta a essere sollevato dall'incarico il successivo 2 novembre, lasciando la squadra al diciannovesimo posto in campionato. Dopo un lustro d'inattività, in cui si dedica prettamente ad ambassador delle Juventus Legends, nel giugno 2018 viene chiamato ad allenare l'Arsenal Kiev, neopromosso nella massima serie ucraina. Anche questa esperienza è però di breve durata: lamentando una difficile situazione ambientale dettata da gravi problemi economici in seno alla società, che si ripercuote negativamente sull'andamento della squadra, si dimette dall'incarico il successivo settembre, con la squadra ultima in classifica. Dopo il ritiro Al termine dell'attività agonistica, contemporaneamente alla carriera in panchina inizia a collaborare come opinionista televisivo, per canali sportivi come Mediaset Premium o Fox Sports. Fa inoltre parte delle selezioni di Juventus Legends e Azzurri Stars composte, rispettivamente, da ex giocatori del club bianconero e della nazionale italiana, volte a portare avanti progetti di solidarietà. Causa riabilitazione dopo un intervento chirurgico alla schiena, dal 2005 ha iniziato ad appassionarsi al ciclismo, partecipando dal 2008 con successo a varie gare di granfondo — si è laureato, fra le altre cose, campione provinciale perugino di cicloturismo — e creando assieme ad altri amici una vera e propria squadra, l'Umbria Cycling Team. Nella seconda metà degli anni 2000 è stato testimonial per Dirk Bikkembergs. Record Unico giocatore nella storia della Juventus ad aver segnato, nelle coppe europee, 5 gol in una sola partita. Palmarès Giocatore Ravanelli solleva la Coppa UEFA 1992-1993. Ravanelli, tra Moreno Torricelli (a sinistra) e Michele Padovano (a destra), stringe la UEFA Champions League 1995-1996. Club Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C2: 1 - Perugia: 1987-1988 (girone C) Campionato italiano: 2 - Juventus: 1994-1995 - Lazio: 1999-2000 Coppa Italia: 2 - Juventus: 1994-1995 - Lazio: 1999-2000 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 1995 - Lazio: 2000 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1992-1993 UEFA Champions League: 1 - Juventus: 1995-1996 Individuale Capocannoniere della Serie C2: 1 - 1987-1988 (23 gol) Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 1994-1995 (6 gol) -
GIUSEPPE RUGGIERO Nazione: Italia Luogo di nascita: Sant'Agata di Puglia (Foggia) Data di nascita: 28.10.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2013 Esordio: 05.08.2011 - Amichevole - Cuneo-Juventus 0-8 Ultima partita: 16.08.2012 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 5-1 0 presenze - 0 reti
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PROMENET https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1960-1961 Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1960 al 1961 Esordio: 16.03.1961 - Amichevole - Riv Villar Perosa-Juventus 0-16 0 presenze - 0 reti
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DAVID PLATT David Andrew Platt – scrive Maurizio Crosetti su “Hurrà Juventus” del luglio/agosto 1992 – è il tredicesimo juventino di madrelingua inglese ed è costato tredici miliardi: Giampiero Boniperti, da sempre attento a cabala e scaramanzia, ha deciso che quello sarà un numero fortunato. Del resto era scritto che Platt sarebbe arrivato a Torino, lo era da oltre un anno. Da quando, cioè, il Bari specificò sul contratto del giocatore che in caso di cessione sarebbe stata interpellata subito la Juventus. Trattativa complessa ma abbastanza scontata: alla fine Trapattoni ha avuto il giocatore dinamico ed eclettico che cercava. È già scattato il meccanismo della suggestione, del paragone È inevitabile. E Platt è diventato «il Tardelli di Chadderton»: simile forza agonistica, simile rapidità di esecuzione. «Sono nato attaccante» dice lui, in un italiano «rodato» dall’anno trascorso a Bari «e il gol rimane la componente del calcio che preferisco. Però so adattarmi a ogni circostanza e mi ritengo valido anche in fase di copertura. Il raffronto con Tardelli mi lusinga: è stato un grande campione, magari la mia carriera potesse davvero assomigliare alla sua». Platt ammirò Tardelli dal vivo, nove anni fa: «Ricordo come fosse oggi la magnifica Juventus che nell’83, in Coppa dei Campioni, venne a vincere a Birmingham contro l’Aston Villa. Reti di Rossi e Boniek, e di Cowans per noi. Posso dire che da quella sera ho sognato i colori bianconeri». Fascino di un ricordo. Ma se la fine della storia è facile, comoda e piacevole, non altrettanto si può dire degli inizi. Perché Platt ha fatto parecchia fatica per sfondare, per convincere i più scettici che il suo fisico non proprio mastodontico poteva produrre un campione. «Ha i muscoli e il cervello di un criceto», scrisse un giornale britannico. E in maniera non troppo dissimile la pensava l’allenatore Ron Atkinson. Fu proprio quel tecnico rude a convincere David che il Manchester United non avrebbe mai puntato su di lui. E difatti il neo-juventino verme dirottato in quarta serie, nel Crewe Alexandra: sembrava la fine, invece era l’inizio. In quella specie di jungla agonistica, Platt imparo a lottare e non solo in campo. Fino ad allora, la vita non gli aveva negato nulla: una famiglia ricca, l’autista per la scuola, la governante brasiliana. Diciott’anni comodi e piacevoli, vissuti tra campi di calcio e scuola: e sui libri andava forte, Andrew, tanto da essere considerato quasi un latinista in erba. Il Crewe Alexandra gli regalò le prime vere soddisfazioni: 127 partite di campionato, 65 gol. Sul ragazzo si posarono gli occhi di Graham Taylor, destinato a diventare selezionatore della Nazionale. Taylor lo portò all’Aston Villa e il suo intuito fu presto ricompensato: ottimi campionati, molti gol, un titolo della «Big League» sfiorato, la convocazione nell’Inghilterra, infine il Mondiale italiano: «Devo ringraziare Italia ’90 se oggi sono qui, se tutti mi hanno apprezzato. Devo ringraziare soprattutto quel gol al Belgio nei tempi supplementari: una girata al volo utile a me, al mio futuro e alla squadra». Che, ricordiamolo, venne sconfitta solo in semifinale dalla Germania (ai rigori) e si piazzò poi quarta, battuta anche dall’Italia nella «piccola finale» di Bari. Già, Bari. Un destino: «Purtroppo è andata male e quella delusione non l’ho ancora dimenticata. La retrocessione si poteva evitare, siamo stati sfortunatissimi. Ma sono sicuro che i miei ex compagni sapranno tornare subito in Serie A». Dopo la mazzata della B, quella degli Europei: «È stata durissima. Pensavamo di poter conquistare il titolo, invece siamo tornati a casa al primo turno. In Svezia ho vissuto la più grossa delusione della carriera, però nello sport come nella vita è necessario guardare avanti. La Juventus mi offre questa e altre possibilità». Platt ha raggiunto Torino con un notevole carico d’ottimismo. L’inglese non ha dubbi: per lui, la rinnovata Juventus è già pronta. «Sulla carta abbiamo raggiunto il Milan e credo che lo scudetto sarà una questione a due. Vialli e Baggio sono due dei migliori giocatori italiani, la squadra è forte ed equilibrata. Troppi attaccanti? Non credo proprio. E anche andato via Schillaci... Sul mio futuro sono tranquillo, non farò la fine di Rush che comunque resta un campione. Ma per un attaccante è molto più difficile inserirsi nella realtà del vostro calcio; io ho modelli diversi, gente che in questo Paese ha lasciato il segno: Brady, Wilkins, Souness. Non a caso centrocampisti». Il «nuovo Tardelli» ha conosciuto la Juve in giorni un po’ particolari. Prima della sua presentazione alla stampa, qualche imbecille aveva infatti imbrattato il monumento di piazza Crimea con scritte non proprio amichevoli. Un atto becero, che nelle intenzioni anti-inglesi dell’autore doveva collegarsi alla tragedia di Bruxelles. O, forse, un gesto di puro teppismo senza bandiera. Comunque Platt non si è lasciato condizionare da questo episodio extra sportivo: «Sono venuto a Torino da straniero, ma conto di diventare presto un amico di tutti. Perché lo sport è amicizia». In questo senso le referenze sono ottime. A Bari ricordano David come un tipo socievole e allegro; a Birmingham si dilettava registrando improbabili segreterie telefoniche a sfondo osé: i suoi amici raccontano di una sensuale voce femminile che rispondeva «David non può venire all’apparecchio; in questo momento è molto, molto occupato». Un altro messaggio era «letto» addirittura dalla... regina Elisabetta. Non si tratta, comunque, di un buontempone eccessivo. Nulla a che vedere, tanto per intenderci, con quel «matto» autentico di Gascoigne. Nonostante lo spiccato e assai britannico senso dell’humour, David Platt è un tipo tranquillo e riservato. Trascorre la maggior parte del tempo con la sua Rachel, una biondina sposata prima di raggiungere il ritiro di Macolin. E appassionato di musica rap, gioca spesso a snooker (il biliardo inglese), ama i cavalli da corsa (ne ha persino posseduto uno, General Sulky, che però vinceva pochino), adora gli hamburger e la salsa ketchup, tanto che in Inghilterra lo chiamavano MacDonald. Comunque la passione per il fast-food gli è passata presto, dopo pochi giorni di cucina pugliese. Ora prova il Piemonte, terra di infinite tentazioni gastronomiche: e Platt di appetito – anche in senso metaforico, cioè sportivo – ne ha parecchio... 〰.〰.〰 «Che cosa mi riprometto di fare e di essere? – confessa il giorno della presentazione – Se dico che segnerò tanti goal partirei con il piede sbagliato, e se poi non sapessi mantenere la promessa? No, meglio dire che cercherò di giocare come so, a tutto campo. I goal saranno una conseguenza del mio movimento. Bisognerà inoltre vedere come Trapattoni intenderà utilizzare tutti i campioni a sua disposizione. Io per ora conosco tutti di faccia, fra due settimane, dopo il ritiro, sarà più facile per me esprimere dei giudizi tecnici. Con Roberto Baggio, Vialli e Casiraghi spero che si riesca a giocare anche per divertirsi, perché è questo il bello del calcio. In questo momento, guardando l’organico, dico che dobbiamo partire per vincere tutto sapendo che in Europa non sempre arriva in fondo la squadra migliore, troppe sono le incognite. Ma in campionato, su 34 partite, i valori emergono più netti. Sapremo battere il Milan? Io dico che per noi non sarà facile, ma altrettanto difficile sarà per il Milan ripetere lo straordinario cammino del campionato scorso. Troppi stranieri potrebbero creare problemi in casa rossonera? Vado controcorrente. Dico che la concorrenza in questi casi non è negativa. Chi gioca sa che il posto è sempre in pericolo e farà di tutto per conservarlo, quindi si batterà sempre al massimo. Anche alla Juve c’è uno straniero in più, ma ci sarà spazio per tutti». David fallisce con pochissime colpe e viene venduto alla Sampdoria; in maglia bianconera raccoglie il misero bottino di 22 partite e 4 goal. Giocatore sveglio, intelligente, mobile, grintoso, molto bravo sotto porta; poiché il campionato italiano si rivela spesso molto e troppo complicato tatticamente per quasi tutti i calciatori britannici, poteva stare alla Juventus da protagonista (com’è ovvio che sia, essendo il capitano della Nazionale inglese) solo in un contesto a lui propizio, anziché in uno a lui assolutamente sfavorevole. «Mi sono dovuto piegare alle esigenze della squadra – accusa alla fine della stagione – ma non sapevano chi ero e come giocavo! A Bari sì che hanno gustato un po’ del vero Platt, a Torino quasi mai. E non solo per colpa mia. Comunque sia, la Juve mi ha insegnato molto, me ne vado in amicizia. Ho un ottimo rapporto con tutti. Evidentemente la Samp era nel mio destino: dovevo venirci due anni fa, ci arrivo adesso con la prospettiva di giocarci un’altra stagione importante». In blucerchiato andrà meglio, anche perché l’ambiente doriano è molto più rilassato di quello juventino. Venivano dai successi di Mantovani, quindi pubblico sazio e accomodante; la Juventus, invece, era nel pieno del periodo di vacche magre che sembrava non aver fine. Fallita la rivoluzione di Maifredi, era stata operata la restaurazione targata Boniperti con esiti deludenti e poi perché, a Genova, fu fatto giocare nel suo ruolo: un organizzatore di gioco dietro di lui, Jugović; nessun compito sulle fasce, riservate a Lombardo e Serena; due punte, Gullit e Mancini, mobili, capaci di creargli spazi e con i piedi fatati, in grado di innescarlo nelle sue incursioni nell’area avversaria, una delle sue qualità. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/06/david-platt.html
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DAVID PLATT https://it.wikipedia.org/wiki/David_Platt Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: Chadderton Data di nascita: 10.06.1966 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 72 kg Nazionale Inglese Soprannome: MacDonald Alla Juventus dal 1992 al 1993 Esordio: 27.08.1992 - Coppa Italia - Juventus-Fidelis Andria 4-0 Ultima partita: 06.06.1993 - Serie A - Juventus-Lazio 4-1 28 presenze - 4 reti 1 coppa Uefa David Andrew Platt (Chadderton, 10 giugno 1966) è un allenatore di calcio ed ex calciatore inglese, di ruolo centrocampista. David Platt Platt alla Sampdoria con la Coppa Italia del 1994 Nazionalità Inghilterra Altezza 180 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2001 - giocatore Carriera Giovanili 1983-1985 Manchester Utd Squadre di club 1985-1988 Crewe Alexandra 134 (56) 1988-1991 Aston Villa 121 (50) 1991-1992 Bari 29 (11) 1992-1993 Juventus 28 (4) 1993-1995 Sampdoria 55 (17) 1995-1998 Arsenal 88 (13) 1999-2001 Nottingham Forest 3 (0) Nazionale 1988 Inghilterra U-21 3 (0) 1989-1996 Inghilterra B 3 (0) 1989-1996 Inghilterra 62 (27) Carriera da allenatore 1998-1999 Sampdoria 1999-2001 Nottingham Forest 2001-2004 Inghilterra U-21 2010-2013 Manchester City Assistente 2015-2016 Pune City Biografia È sposato e ha un figlio, Charlie, nato nel 2006. Platt parla fluentemente italiano per via della sua permanenza nello stivale. Nella cultura di massa È raffigurato nella copertina del videogioco FIFA 94 assieme a Pat Bonner. Carriera Giocatore Club Gli inizi Platt si è unito al settore giovanile del Manchester United nel 1982, venendo notato mentre giocava con il Chadderton. Ha firmato un contratto da professionista nel 1984, ma durante la stagione 1984-1985 non ha mai giocato con la prima squadra e gia a febbraio si è trovato libero di lasciare il club. Dario Gradi l'ha portato così al Crewe Alexandra, militante in Fourth Division, dove nel corso di tre anni ha giocato 156 partite e messo a segno 56 reti. Ha segnato un gol in tre gare di FA Cup e 4 reti in 4 gare di EFL Cup. Nel febbraio del 1988 lascia la quarta serie per unirsi all'Aston Villa, militante in Second Division, per 200.000 sterline, con cui ottiene subito la promozione in massima serie. Nell'annata 1989-1990 l'Aston Villa si piazza secondo in campionato, alle spalle del Liverpool, e Platt viene votato Calciatore dell'anno della PFA. In tre anni all'Aston Villa ha giocato 121 gare di campionato, segnando 50 gol, oltre a 2 gol in 4 gare di FA Cup e 10 reti in 14 partite di EFL Cup. In una sconfitta per 5-0 contro l'Arsenal ha giocato in porta causa l'infortunio del portiere Nigel Spink. L'arrivo in Italia Platt in azione al Bari nell'annata 1991-1992 Nel 1991 lascia l'Inghilterra per approdare al Bari, allora militante in Serie A, per 12 miliardi di lire. In una stagione al San Nicola disputa 29 partite e segna 11 reti, con la fascia di capitano al braccio. Purtroppo per l'inglese e per i compagni, la stagione si conclude con la retrocessione del Bari in Serie B. Nonostante l'insistenza di Roberto Mancini affinché venisse alla Sampdoria con lui, nel 1992 Platt passa per 13 miliardi di lire alla Juventus dove, nonostante sia partecipe del successo in Coppa UEFA, non riesce a trovare un posto da titolare in campionato: in 16 partite mette a segno 3 gol. Platt alla Juventus nella stagione 1992-1993 Nel 1993 raggiunge finalmente Mancini alla Sampdoria, dove agli ordini di Sven-Goran Eriksson vince la Coppa Italia 1993-1994 e ritorna su alti livelli, mettendo a segno 17 reti in 55 gare e segnalandosi come uno dei migliori blucerchiati dell'epoca. Ritorno in Inghilterra Nel 1995 rientrò in Inghilterra per militare nell'Arsenal, che lo acquista per 12 miliardi di lire. Il primo anno, dove segna 6 reti in 29 gare, vede i gunners raggiungere il quinto posto in campionato e l'esonero del manager che aveva portato Platt a Londra, Bruce Rioch. Tuttavia, con l'avvento di Arsene Wenger, Platt mantiene il suo posto da titolare a fianco del nuovo acquisto Patrick Vieira, e segna 4 reti in 26 partite nella stagione 1996-1997. Con l'arrivo di Emmanuel Petit la titolarità di Platt viene messa a rischio, e ottiene solo 11 presenze da titolare e ben 20 da subentrato: la finale di FA Cup 1997-1998, vinta contro il Newcastle Utd, è la sua ultima partita con l'Arsenal, dove ha totalizzato 107 partite e 15 reti tra campionato e coppe. Nei due anni da giocatore-allenatore del Nottingham Forest ha giocato 5 partite e segnato una rete. Complessivamente, tra Inghilterra e Italia, ha disputato 423 gare segnando 151 gol. Nazionale Fu convocato per la prima volta in nazionale dall'allenatore Bobby Robson in un'amichevole contro l'Italia nel 1989. Dopo averlo convocato altre quattro volte, Robson lo include nei 22 giocatori che rappresenteranno l'Inghilterra ai Mondiali del 1990 in Italia. Platt rimase in panchina per gli incontri del primo turno eliminatorio, racimolando solo una ventina di minuti di gioco da subentrato, e fu mandato in campo durante l'incontro degli ottavi di finale contro il Belgio. Fu l'artefice della vittoria segnando un gol al volo – il primo in Nazionale – nell'ultimo minuto dei tempi supplementari: l'incontro finì 1-0 con l'Inghilterra qualificata per i quarti di finale. Essendosi infortunato il capitano Bryan Robson, Platt fu schierato la successiva partita – il quarto di finale contro il Camerun – da titolare e segnò il gol dell'1-0 nella vittoria per 3-2 finale. Nella semifinale persa ai calci di rigore contro la Germania Ovest Platt segnò il terzo rigore. Infine completò il suo mondiale con un altro gol nella finale per il terzo posto persa per 1-2 contro l'Italia. Dopo il mondiale Platt mantenne un posto nei titolari della nazionale, poi allenata da Graham Taylor, suo ex allenatore nell'Aston Villa. Platt, con la maglia dell'Inghilterra, esulta dopo la sua rete al Camerun nei quarti di finale dei Mondiali 1990. Nell'Europeo del 1992 l'Inghilterra non riuscì a vincere nessuna partita del suo gruppo eliminatorio e fu subito eliminata; Platt riuscì a segnare il solo gol della squadra inglese nella sconfitta per 1-2 contro la Svezia. Finita l'era Taylor, nel 1994 il nuovo allenatore Terry Venables conservò il posto in squadra a Platt (che segnò il primo gol dell'Inghilterra con Venables allenatore, contro la Danimarca in un'amichevole), all'approssimarsi dei Campionati europei casalinghi perse sia la fascia di capitano che il posto da titolare, a favore di Tony Adams quale capitano e di Paul Ince e Paul Gascoigne a centrocampo. Platt entrò da sostituto nella maggior parte degli incontri degli Europei 1996, e iniziò da titolare il vittorioso quarto di finale contro la Spagna, in concomitanza della squalifica di Paul Ince. Nella semifinale contro la Germania, come nel 1990, segnò un rigore ma l'Inghilterra fu egualmente eliminata. Platt si ritirò dal calcio internazionale dopo 62 presenze in nazionale (di cui 13 da capitano) e 27 gol. Allenatore Platt nel 2010, assistente allenatore al Manchester City. Il 17 dicembre 1998 venne nominato allenatore della Sampdoria, in coppia con Giorgio Veneri, dotato di patentino. Esordi con un pareggio per 2 a 2 contro il Milan. Il 2 febbraio 1999 in seguito alla sconfitta contro il Perugia si dimise nonostante la fiducia della società, chiudendo l'esperienza blucerchiata con 3 pareggi e 3 sconfitte. Il 1 luglio 1999 fece nuovamente ritorno in Inghilterra in qualità di allenatore-giocatore del Nottingham Forest, firmò un contratto di tre anni. Il primo anno terminò il campionato al quattordicesimo posto, venne eliminato nella Coppa d'Inghilterra al quarto turno dal Chelsea per 2 a 0 e nella Coppa di lega inglese venne eliminato al terzo turno dal Sheffield Wednesday per 4 a 1. Il secondo anno terminò il campionato all'undicesimo posto, venne eliminato nella Coppa d'Inghilterra al terzo turno dal Wolverhampton Wanderers per 1 a 0 e nella Coppa di lega inglese al primo turno dal Darlington. Il 17 luglio 2001 fu quindi nominato allenatore dell'Under-21 inglese, carica che ricoprì con un certo successo, qualificandosi per il Campionato europeo del 2002, dove uscì nei gironi. Il 15 maggio 2004 dopo la mancata qualificazione al campionato europeo fu esonerato, chiudendo il suo ciclo con 12 vittorie in 26 partite. Il 3 luglio 2010 viene assunto come vice allenatore del Manchester City, dove ritrova gli ex compagni sampdoriani Attilio Lombardo, Fausto Salsano e Roberto Mancini. Il 14 maggio 2013 si dimette dal suo ruolo di assistente tecnico per solidarietà verso Mancini, esonerato dopo la sconfitta nella finale di FA Cup col Wigan. Il 2 giugno 2015 viene nominato allenatore del club indiano del Pune City, che partecipa alla Indian Super League. Il 20 dicembre a campionato terminato e con la squadra arrivata al settimo posto non rinnova il contratto scaduto, concludendo l'esperienza indiana con 4 vittorie, 3 pareggi e 7 sconfitte. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Sampdoria: 1993-1994 Campionato inglese: 1 - Arsenal: 1997-1998 Coppa d'Inghilterra: 1 - Arsenal: 1997-1998 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1992-1993 Individuale Capocannoniere della Football League Cup: 1 - 1988-1989 (6 gol) Calciatore dell'anno PFA: 1 - 1990
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ANDREAS MÖLLER Andreas «Andy» Möller – scrive Marco Zunino su “Hurrà Juventus” del luglio/agosto 1992 – il più amato, odiato, dotato calciatore tedesco del momento. Andreas Möller, uno dei nuovi assi nella manica della Vecchia Signora. E nato a Francoforte il 2 settembre 1967 e nella sua città, a maggio, si è spostato con Michaela Winter, la ragazza conosciuta a sedici anni sui banchi di scuola, nel quartiere di Sossenheim. Sono almeno quattro stagioni che in Germania si parla di lui come del più grande talento in circolazione. Un po’ Boniek, un po’ Platini, dieci anni dopo. Muscolatura asciutta (180x73), tocco morbido, movenze eleganti, Andreas Möller è quel che si dice un giocatore atipico: giostra su tutta la trequarti, da destra a sinistra e viceversa, impostando e rifinendo la manovra, non disdegnando la stoccata a rete, anche dalla lunga distanza. Ma non è un regista. Destro naturale, non ha comunque problemi se si trova a calciare con il sinistro. Nell’ultimo campionato ha realizzato 12 reti in 37 partite disputate (delle 38 della Bundesliga tedesca), ha regalato ai propri compagni di squadra dieci assist vincenti e il bisettimanale sportivo tedesco «Kicker» lo ha inserito nell’undici tipo della stagione. Eccellente il suo controllo di palla, ottimo il piede destro con il quale sa rendersi pericolosissimo sui calci piazzati ma anche dalla bandierina del calcio d’angolo, da dove può fare partire insidiosi cross parabolici diretti all’incrocio dei pali della porta avversaria. Può incontrare problemi se impiegato al centro del campo; al contrario, sa diventare irresistibile se trova corridoi esterni dove infilarsi. Predilige la trequarti destra, un po’ a ridosso della fascia, ma non ha eccessivi problemi se schierato a sinistra. Bruciante è lo scatto, di quelli che lasciano sul posto (corre i 30 metri in 3,83 secondi), come notevole è l’arrembante falcata che lo porta a toccare gli 11,2 secondi sui 100 metri. E la velocità non incide sulla tecnica; anzi, è proprio in corsa, palla al piede; che Möller fa vedere le cose migliori. Sotto rete non scherza: negli ultimi quattro campionati non ha mai segnato meno di 10 gol: 11 nell’89, 10 nel ‘90, 16 nel ‘91, 12 quest’anno. Berti Vogts: «Siamo di fronte al più grande talento espresso dal calcio tedesco negli ultimi dieci anni». Franz Beckenbauer: «Ha tutto per diventare un grande del calcio, a 24 anni ha ancora ampi margini di miglioramento». Otto Rehhagel: «Andreas Möller è il Mozart del calcio tedesco». SIMONE POMPILI, RADIOBLACKANDWHITE1897.COM DEL 22 MAGGIO 2020 Il suo arrivo a Torino è datato 1992, un anno che, ricordandolo oggi, farà tremare i polsi di molti tifosi, poiché rappresenterà l’inizio della costruzione di quella Juve che da lì a qualche anno diventerà tra le più forti formazioni bianconere di sempre. In quella stagione veniva riconfermato Giovanni Trapattoni in panchina; a centrocampo rientrava dal prestito all’Inter Dino Baggio (subito rinominato Baggio 2 per non confonderlo con l’allora capitano Roberto); in attacco arrivavano Ravanelli e Vialli, quest’ultimo strappato alla Sampdoria per la cifra di 30 miliardi. In difesa, uno sconosciuto Moreno Torricelli si apprestava a vestire la maglia della Vecchia Signora, dopo che il Trap se ne era innamorato durante un’amichevole primaverile contro i dilettanti della Caratese, dando così vita a una delle più belle favole calcistiche di quegli anni; infine approdavano a Torino i due stranieri David Platt e Andreas Möller, a completamento di un corposo rinnovamento della rosa. Il suo esordio in Italia avviene nella coppa nazionale contro la Fidelis Andria, in cui Andy si toglie lo sfizio di segnare il primo goal italiano. Riesce ad andare in rete anche nel suo prologo in campionato, dove la Juventus travolge l’Atalanta per 4-1 in casa; non sarà però un cammino entusiasmante quello dei bianconeri in Serie A. Le prestazioni sono altalenanti e gli uomini di Trapattoni non si inseriscono mai in maniera decisa nella lotta scudetto con il Milan di Capello, che alla fine si laurea Campione d’Italia – nonostante le importanti performance di Möller e le reti di Baggio che alla fine del torneo saranno 21. «Con la maglia bianconera posso giocare nel campionato più difficile e tecnico del mondo, e anche in una grande vetrina internazionale come la Coppa Uefa. Certo, non è facile giocare in Italia e, confesso, qualche problema ce l’ho; a me piace giocare a briglia sciolta, poter spaziare a destra e a sinistra e, non sempre, me ne rendo conto, questo è possibile. Ma credo di essere pronto a sacrificarmi, di poter ancora maturare tatticamente». Tutt’altra faccenda è invece il cammino in Coppa Uefa che la Juve già aveva vinto per la seconda volta due stagioni prima. La Vecchia Signora infatti anche in quella circostanza si apprestava a fare la storia del calcio europeo andando a conquistare la sua terza vittoria del torneo e a diventare la prima squadra a riuscirci in quella manifestazione. La Juventus, ironia della sorte, si impone in finale battendo nella doppia sfida la squadra che aveva permesso ad Andy di entrare di diritto nel giro degli attaccanti più forti di quegli anni: il Borussia Dortmund. Möller segna il goal del definitivo 3-0 nella gara di ritorno del Delle Alpi (l’andata si era conclusa 3-1 per i bianconeri fuori casa) aiutando così i piemontesi, non solo ad alzare la Coppa Uefa, ma a stabilire pure l’ennesimo record in Europa, e cioè vincere con il maggior scarto in una doppia finale di questa competizione. Già, proprio contro il suo amato Borussia. Chissà cosa avrà pensato Andy quella sera mentre festeggiava con i suoi compagni la vittoria di un così importante trofeo, e all’oscuro di ciò che sarebbe poi accaduto qualche anno dopo… Intanto la Juventus, anch’essa ignara, stava per inanellare negli anni subito immediati a quel trionfo, un filotto di vittorie di trofei che l’avrebbe portata a vincere anche la sua seconda Coppa dei Campioni nella stagione 95/96. Andreas Möller era ormai un ricordo; il tedesco era già stato allontanato da Torino e tra le motivazioni, le più importanti sono riportate in questo stralcio di articolo di Repubblica del 1994, in cui l’allora dirigenza bianconera cercava di spiegare così le proprie scelte. «L’insulto etnico e il luogo comune a sfondo razziale non sono previsti dal tariffario-multe della Juventus, ma si tratta di tabelle destinate a un repentino rinnovamento. Del resto, è l’ora delle grandi e piccole metamorfosi; così Andreas Möller dovrà pagare qualche decina di milioni (dai venti ai trenta) per quel “mafioso” sussurrato all’arbitro Nicchi, e sarà comunque poco. Perché certe parole non hanno prezzo. Per la prima volta in tre settimane, Boniperti e Bettega interpretano un fatto nell’identico modo, senza attenuanti, senza concessioni. Möller si vedrà dunque alleggerire lo stipendio: le tariffe juventine prevedono dieci milioni di multa per ogni giornata di squalifica, ma qui esiste l’aggravante dell’aggettivo e la recidiva del comportamento. Poi dovrà cercarsi una nuova squadra. Il suo contratto non sarà rinnovato per ragioni economiche, disciplinari e tattiche; perché Möller, in crisi da tre mesi, incide sul bilancio, sulla tranquillità dello spogliatoio e sul gioco di Roberto Baggio. Il quale, insieme e d’accordo con Vialli, non ha mai potuto soffrire il tedesco. Il calcio vive una nuova realtà economica e noi ci adegueremo. Non è un problema solo bianconero. I cambiamenti di scenario non devono però essere intesi come rivoluzione tattica: non esiste modernità se per questa si intende il gioco a zona. Ne è una conferma ideologica l’assunzione di Marcello Lippi, ormai sicura». Alda Merini scriveva: «La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice». È quanto accadde ad Andy il 28 maggio del 1997 all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, contro la Juventus, in finale di Coppa dei Campioni. Inutile ricordare che la Juve ci arrivava da detentrice del titolo; superfluo menzionare il palo colpito da Zinedine Zidane; pleonastico ripensare al goal annullato a Christian Vieri; malinconico richiamare alla memoria che Del Piero dovette subentrare dalla panchina perché reduce da infortunio e che illuse tutti con quella magia di tacco, che solo una lacrima salata potrebbe davvero descriverne l’essenza più vera. Andreas Möller non segnò in quella partita, ma alzò davanti a tutti la sua Coppa, la sua felicità, quella prima volta della Ruhr, come a volersi mostrare in tutta la sua adorabile insolenza: sì, perché si può perdonare anche questo a un giocatore che, nel bene o nel male, avrà sempre un posto nella stanza dei ricordi di ogni tifoso juventino. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/andreas-moller.html#more
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ANDREAS MÖLLER https://it.wikipedia.org/wiki/Andreas_Möller Nazione: Germania (Ovest) Luogo di nascita: Francoforte sul Meno Data di nascita: 02.09.1967 Ruolo: Centrocampista Altezza: 181 cm Peso: 70 kg Nazionale Tedesco Soprannome: Andy Alla Juventus dal 1992 al 1994 Esordio: 27.08.1992 - Coppa Italia - Juventus-Fidelis Andria 4-0 Ultima partita: 01.05.1994 - Serie A - Juventus-Udinese 1-0 78 presenze - 30 reti 1 coppa Uefa Campione del mondo 1990 con la nazionale tedesca Campione d'Europa 1996 con la nazionale tedesca Andreas Möller (Francoforte sul Meno, 2 settembre 1967) è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco, di ruolo centrocampista, direttore del settore giovanile dell' Eintracht Francoforte. Andreas Möller Möller in azione alla Juventus nei primi anni 1990 Nazionalità Germania Ovest Germania (dal 1990) Altezza 181 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2004 - giocatore Carriera Giovanili 1973-1981 BSC SW 1919 Frankfurt 1981-1985 Eintracht Francoforte Squadre di club 1985-1987 Eintracht Francoforte 35 (5) 1988-1990 Borussia Dortmund 75 (24) 1990-1992 Eintracht Francoforte 69 (28) 1992-1994 Juventus 78 (30) 1994-2000 Borussia Dortmund 153 (47) 2000-2003 Schalke 04 86 (6) 2003-2004 Eintracht Francoforte 11 (0) Nazionale 1987 Germania Ovest U-20 1+ (1) 1988-1990 Germania Ovest U-21 4 (2) 1988-1999 Germania 85 (29) Carriera da allenatore 2007-2008 Vikt. Aschaffenburg 2015-2017 Ungheria Vice Palmarès Mondiali di Calcio Under-20 Argento Cile 1987 Mondiali di calcio Oro Italia 1990 Europei di calcio Argento Svezia 1992 Oro Inghilterra 1996 Caratteristiche tecniche Giocatore Centrocampista offensivo, era utilizzato anche nel ruolo di ala o seconda punta. Carriera Giocatore Möller (a destra) in gol per il Borussia Dortmund contro la sua ex squadra juventina nelle semifinali di Coppa UEFA 1994-1995 Cresciuto calcisticamente nell'Eintracht Francoforte, la squadra della sua città, nel 1988 si trasferisce per due stagioni al Borussia Dortmund conquistando il suo primo trofeo, la Coppa di Germania. Nel 1990 ritorna una prima volta a Francoforte, militando tra le file dell'Eintracht fino al 1992. In Italia veste per due anni la maglia della Juventus che lo acquista per 3,5 miliardi di lire, con cui solleva nella stagione 1992-1993 la Coppa UEFA, segnando anche la terza e ultima rete nella vittoriosa finale di ritorno giocata contro i suoi ex compagni di Dortmund. L'esperienza bianconera termina nel 1994, dopo due stagioni e 30 gol tra campionato e coppe. Tornato in patria, proprio nelle file del Borussia, qui vince per due volte la Bundesliga e, nel 1997, dapprima la UEFA Champions League, battendo nella finale di Monaco di Baviera proprio la sua ex squadra juventina, campione uscente, e poi la Coppa Intercontinentale, venendo eletto in quest'ultima manifestazione miglior giocatore della finale. Tra il 2000 e il 2003 milita poi nello Schalke 04, sollevando due Coppe di Germania e sfiorando il titolo nazionale all'ultimo minuto, causa il pareggio al 94' dei rivali del Bayern Monaco contro l'Amburgo. Chiude la carriera di calciatore nel 2004, con un'ultima stagione ancora a Francoforte sul Meno. In nazionale, dal 1988 al 1999, totalizza 85 presenze e 29 reti, diventando campione del mondo nel 1990 e d'Europa nel 1996. Allenatore e dirigente Dal 1º luglio 2007 è stato allenatore del Vikt. Aschaffenburg, fino al 30 giugno 2008. Dal 1º luglio dello stesso anno è stato poi direttore sportivo del Kickers Offenbach, carica che ha mantenuto fino al 30 aprile 2011. Il 20 ottobre 2015 è entrato a far parte dello staff tecnico della nazionale ungherese, coadiuvando il primo allenatore Bernd Storck, suo compagno di squadra ai tempi del Borussia Dortmund; il 17 ottobre 2017, insieme a tutto lo staff di Storck, viene esonerato dalla federazione magiara. Il 5 ottobre 2019 viene nominato responsabile del settore giovanile del Eintracht Francoforte. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa di Germania: 3 - Borussia Dortmund: 1988-1989 - Schalke 04: 2000-2001, 2001-2002 Supercoppa di Germania: 3 - Borussia Dortmund: 1989, 1995, 1996 Campionato tedesco: 2 - Borussia Dortmund: 1994-1995, 1995-1996 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1992-1993 UEFA Champions League: 1 - Borussia Dortmund: 1996-1997 Coppa Intercontinentale: 1 - Borussia Dortmund: 1997 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania Ovest: Italia 1990 Campionato d'Europa: 1 - Germania: Inghilterra 1996 Individuale Miglior giocatore della Coppa Intercontinentale: 1 - 1997
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DINO BAGGIO «Mi chiama Borsano, il presidente del Torino, e mi chiede se voglio andare alla Juve. Al volo dico io, che da piccolo tenevo anche per i bianconeri. Visite mediche, accordo fatto e presentazione con tanto di foto. Poi, mi telefona Boniperti, ero in vacanza. Mi dice di andare subito in sede. Vado e mi lascia a bocca aperta: per quest’anno vai all’Inter, poi torni da noi. Ma come, mi avete fatto fare anche le foto con la maglia della Juve e dopo due giorni vado via? Poi, capii. Doveva tornare Trapattoni alla Juve. La verità è che sono stato il primo giocatore a essere scambiato con un allenatore!».NICOLA CALZARETTA, DAL SUO LIBRO “TUTTI GLI UOMINI CHE HANNO FATTO GRANDE LA JUVENTUS F.C.”Due sole stagioni nella Juventus, eppure c’è il suo timbro sull’unico trofeo conquistato dalla Juve del Trapattoni bis, la Coppa Uefa del 1993. Una squadra in cerca d’autore quella bianconera, sebbene gli attori siano da Oscar. C’è Roby Baggio, nel suo anno migliore. C’è Andy Möller, tedesco atipico, fantasioso e leggero. C’è Luca Vialli, costosissimo acquisto boom dell’estate. Quindi il baffo di Kohler, il dinamismo di Conte, la sicurezza di Peruzzi, l’irruenza del primo Ravanelli, le geometrie di Marocchi.E poi c’è lui, l’altro Baggio, quello alto e lungo e che come Roby ha origine venete. Nessuna parentela tra i due, per diversi anni compagni di banco. Un po’ nella Juventus e abbastanza in Nazionale. Una carriera iniziata presto, in quello che era un tempo il cosiddetto fertile vivaio del Torino. Non una formula giornalistica, ma la realtà di una società che ogni anno proponeva nomi nuovi per il calcio granata e per quello italiano. Il fisico lo aiuta, i piedi sono buoni e la grinta non manca.Così nel 1991, a vent’anni, è già uomo mercato per un trasferimento che non passa inosservato, visto che lo prende la Juve. Giusto il tempo della foto ufficiale in bianconero con la maglia marchiata Upim, e dopo una settimana si trova all’Inter in parziale contropartita del Trap che fa il percorso inverso.L’esilio dura solo un anno. A fine campionato, torna alla Juventus, stavolta targata Danone, dopo aver debuttato nella Nazionale maggiore con Arrigo Sacchi che lo impiega come centrale nel quartetto di centrocampo. Sembra essere quello il ruolo migliore per lui, che, nato attaccante, nel cuore della manovra dà il meglio di sé, riuscendo ad andare spesso al tiro. A Trapattoni, però, manca il terzino sinistro. Ha già fatto diversi esperimenti l’anno prima. Gli torna il Baggino e non ci pensa due volte.Dino è eclettico, ha fisico, tiene la posizione e ha una bella corsa. Baggio ci sta, ma si vede che morde il freno e non decolla. No, non è cosa sulla fascia, meglio tornare al centro. Si convince anche il Trap.È la svolta, che matura a novembre 1992. Con il 4 sulla schiena, in un’epoca in cui al numero è possibile ancora associare un ruolo, Baggio fa la differenza.Soprattutto in Coppa Uefa, decisivo come non mai con gol spettacolari. La prima zampata nell’andata dei sedicesimi, contro i cecoslovacchi del Sigma Olomouc: pallonetto di prima intenzione da metà campo a ribattere una respinta al limite dell’area del portiere. Il secondo graffio nel ritorno dei quarti, a Torino contro il Benfica. Il suo è il gol del 2-0 che ribalta il risultato dell’andata: tocco sotto porta, da centravanti d’area. Ma i capolavori, Dino Baggio da Camposampiero, li riserva per le due finali contro il Borussia Dortmund. Ne fa 3, capocannoniere indiscusso dei centottanta minuti che regalano alla Juve la sua terza Coppa Uefa. All’andata, il suo sinistro piazzato dopo dribbling sull’avversario rimette in pista la Juve sotto di un gol, aprendo la strada alla goleada. Nel ritorno, il suo uno-due nel primo tempo mette KO i gialli fosforescenti dell’ex Reuter. Botta di sinistro dalla breve distanza dopo assist di tacco di Vialli: Juve 1, Borussia 0. Quindi colpo di testa su punizione laterale di Andy Möller. Una sua specialità: stacco ad anticipare la parabola, collo teso e rotazione perfetta. Il pallone picchia sul palo lontano e gonfia la rete. Mentre il Delle Alpi esplode. Festa grande in campo e sugli spalti. Möller e Kohler se la ridono di gusto.Dino Baggio, con le sue gote rosse e lisce, guarda già al futuro. L’anno che verrà gli riserverà sorprese poco gradite. Pendolare tra campo e panchina, si consola con l’azzurro. In America è uno dei big della Nazionale vicecampione del mondo. Torna dagli Stati Uniti e per lui non c’è più posto nella Juve. Se ne va a Parma e, quando vede bianconero, trova sempre il modo di andare a segno.Proprio con la maglia bianco-crociata il 9 gennaio 2000 si rende protagonista di un episodio increscioso: secondo tempo di Parma-Juventus, Baggio si rende colpevole di un duro intervento su Zambrotta che viene sanzionato col cartellino rosso. Arrabbiatissimo, se la prende con tutti i giocatori juventini e con l’arbitro Farina: sarà squalificato per sei giornate e mulato di 200 milioni di lire.«È da quel momento che sono cominciati i miei guai e sono rimasto fuori dal giro della Nazionale. Mi sono beccato un rosso molto discutibile per un intervento su Zambrotta. L’arbitro era Farina. Mi ha cacciato ed io ho protestato vivacemente, facendo il segno dei soldi, strofinando indice e pollice. Per quel gesto sono finito fuori dal giro della Nazionale. Ricordo sempre che mi arrivò una telefonata dalla Federazione con la quale mi dicevano che avrei saltato due partite e che dopo mi avrebbero richiamato. Non era mai successo prima. Chiesi spiegazioni e mi fu detto che la mia punizione doveva servire da esempio. Ho anche perso la Nazionale. Avevo 29 anni e fino alla squalifica ero uno dei titolari. A giugno del 2000 poi c’erano gli Europei ai quali avrei dovuto partecipare. Dopo le 6 giornate di stop, sono tornato a giocare. Ed ero in campo anche nello spareggio con l’Inter per la Champions a maggio. Ero in forma, stavo benissimo. Aspettavo una chiamata dalla Nazionale. Mi telefonò Dino Zoff. Mi disse che non mi aveva visto bene fisicamente. Afferrai al volo. Dissi al mister che capivo che non era colpa sua. Tra l’altro con Zoff ho sempre avuto un ottimo rapporto e alla Lazio è stato l’unico allenatore che mi ha fatto giocare. Era già tutto deciso ed era un’ulteriore punizione per quello che era successo a gennaio. Non mi sono mai pentito. Anche se il lunedì seguente, il Parma mi mandò a forza al “Processo” di Biscardi per recitare la parte del figliol prodigo che si pente per quello che ha fatto. Ma di vero non c’era nulla. Quel gesto lo avrei fatto mille volte». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/dino-baggio.html#more
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DINO BAGGIO https://it.wikipedia.org/wiki/Dino_Baggio Nazione: Italia Luogo di nascita: Camposampiero (Padova) Data di nascita: 24.07.1971 Ruolo: Centrocampista Altezza: 188 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1992 al 1994 Esordio: 27.08.1992 - Coppa Italia - Juventus-Fidelis Andria 4-0 Ultima partita: 20.03.1994 - Serie A - Juventus-Parma 4-0 73 presenze - 10 reti 1 coppa Uefa Dino Baggio (Camposampiero, 24 luglio 1971) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Nel 1994 è stato vicecampione del mondo con la nazionale italiana. È il giocatore con più gol realizzati nelle finali di Coppa UEFA/Europa League (cinque reti distribuite in due finali di andata e ritorno). Ribattezzato Baggio 2 dalla stampa italiana per distinguerlo dal corregionale Roberto Baggio, di cui è stato compagno di squadra alla Juventus e in nazionale, in maglia azzurra conta 60 presenze con sette reti, e ha preso parte a due Mondiali (1994 e 1998) e un Europeo (1996). Dino Baggio Baggio con il Parma nel 1995 Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2008 - giocatore Carriera Giovanili 1976-1984 Tombolo 1984-1990 Torino Squadre di club 1990-1991 Torino 25 (2) 1991-1992 → Inter 27 (1) 1992-1994 Juventus 73 (10) 1994-2000 Parma 172 (19) 2000-2003 Lazio 44 (1) 2003-2004 → Blackburn 9 (1) 2004 → Ancona 13 (0) 2004-2005 Lazio 0 (0) 2005 Triestina 3 (0) 2008 Tombolo 1 (0) Nazionale 1990-1992 Italia U-21 18 (1) 1992 Italia olimpica 5 (0) 1991-1999 Italia 60 (7) Carriera da allenatore 2011-2012 Padova Coll. tecnico Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1992 Mondiali di calcio Argento Stati Uniti 1994 Biografia Amante del teatro, esordisce l'8 marzo 2008 al teatro Accademico di Castelfranco Veneto nei panni di un soldato romano ne La Passione di Cristo, con la compagnia Va Pensiero di Tombolo. Nella compagnia recita anche sua moglie, Maria Teresa Mattei, ex ragazza di Non è la Rai e nel cast di Buona Domenica fino al matrimonio. Caratteristiche tecniche Con un inserimento dalle retrovie, una delle sue specialità, Dino Baggio segna alla Juventus il definitivo 1-1 nella finale di ritorno della Coppa UEFA 1994-1995, rete che consegnò al Parma il trofeo Incontrista affidabile, completo e forte fisicamente, dotato di corsa e spirito di sacrificio, si distinse per la sua grinta agonistica e per le sue abilità nel contenimento e nei contrasti; queste caratteristiche gli permisero di diventare uno dei migliori centrocampisti italiani degli anni novanta. Grazie alla sua duttilità tattica, era capace di coprire qualsiasi ruolo a centrocampo; infatti, nonostante giocasse prevalentemente come mediano con attitudini difensive, durante la carriera è stato impiegato in quasi tutti i ruoli in campo. Nonostante fosse prevalentemente un interdittore, era anche capace di contribuire in fase offensiva, grazie alle sue abilità di effettuare inserimenti e alle sue doti nel gioco aereo e nelle conclusioni dalla distanza. Era inoltre dotato di una discreta tecnica individuale e di una visione di gioco che lo rendevano capace di effettuare precisi lanci per i compagni. Carriera Giocatore Club Comincia a muovere i primi passi a cinque anni nel campo di Tombolo, in provincia di Padova. A tredici anni viene notato dai dirigenti del Torino. Cresciuto calcisticamente nella squadra granata, esordisce in Serie A in Torino-Lazio (0-0) del 9 settembre 1990. Divenuto presto titolare, alla fine della stagione in maglia granata colleziona 25 presenze e un gol. Nel 1991 viene ceduto alla Juventus per 9,8 miliardi, che lo gira in prestito all'Inter per una stagione, durante la quale il giocatore colleziona 27 presenze e un gol. Dino Baggio con la maglia dell'Inter nel 1991 Tornato alla Juventus, diviene titolare vincendo la Coppa UEFA in finale contro il Borussia Dortmund: è stato il protagonista della doppia finale segnando il gol del pareggio all'andata (3-1) e una doppietta nel ritorno (3-0). Rimane ancora una stagione coi bianconeri prima di passare definitivamente al Parma di Nevio Scala per 14 miliardi di lire, con ingaggio da 1,8 miliardi netti a stagione per quattro anni. Al primo anno vince Coppa UEFA, la prima per il Parma, proprio contro la sua ex-squadra con Baggio ancora una volta protagonista: all'andata finisce 1-0 con gol del centrocampista mentre nel ritorno pareggiò di testa l'iniziale vantaggio di Vialli (1-1). Ciò fu sufficiente per alzare al cielo il suo secondo titolo europeo, terzo per il Parma. Rimane sempre titolare sia con Carlo Ancelotti sia con Alberto Malesani. Con quest'ultimo vince per la terza volta, la Coppa UEFA in finale contro i francesi dell'Olympique Marsiglia. Nell'andata dei sedicesimi di finale contro i polacchi del Wisła Cracovia, Baggio viene ferito alla testa da un coltello lanciato da un tifoso che gli causa cinque punti di sutura. A causa di ciò il Wisła fu sospeso dalle coppe europee per un anno. Nello stesso anno conquistò la Coppa Italia in finale contro la Fiorentina e ad agosto la Supercoppa italiana sul Milan campione d'Italia. Dino Baggio alla Juventus, esultante dopo il suo secondo gol nella vittoriosa finale di ritorno della Coppa UEFA 1992-1993 Durante la partita Parma-Juventus del 9 gennaio 2000, in quel momento scontro al vertice per la vittoria del campionato, commise un fallo su Zambrotta, sanzionato con il cartellino rosso dall'arbitro Farina e seguito dal gesto del pollice e indice sfregati a mo' di contasoldi e da uno sputo a terra. Venne squalificato per due partite (inizialmente sei) e multato dal Parma per 20 milioni di lire, oltre a saltare la partita amichevole della Nazionale contro la Svezia del 23 febbraio 2000 per decisione di Luciano Nizzola, allora presidente della FIGC. In seguito non verrà più convocato in nazionale, saltando anche i successivi Europei. Nell'ottobre del 2000 viene acquistato dai Campioni d'Italia in carica, la Lazio, e nel 2003 viene ceduto in prestito agli inglesi del Blackburn. A gennaio è di nuovo in Italia, all'Ancona, dove si trasferisce sempre con la formula del prestito. Torna poi nel 2004 alla Lazio dove viene messo ai margini della rosa di prima squadra tanto che, insieme al compagno Paolo N***o, avvia una causa per mobbing contro la società del presidente Claudio Lotito. Tra il 2000 e il 2005, ha giocato solo sprazzi di 67 incontri con la Lazio, il Blackburn e l'Ancona. Nel 2005 passa alla Triestina, per ripartire con una nuova esperienza dalla Serie B; dopo tre presenze decide, nell'ottobre dello stesso anno, di rescindere il contratto con gli alabardati e di ritirarsi. Nel febbraio del 2008, dopo due anni e mezzo dal suo apparente ritiro, torna al calcio giocato. All'età di quasi trentasette anni milita in Terza Categoria, nella squadra del Tombolo, allenata dal suo primo allenatore, Cesare Crivellaro. In Serie A ha disputato 333 partite realizzando 25 gol. Nelle coppe europee conta 73 partite con tredici gol. Nazionale Dino Baggio in nazionale nel 1993, pressato da un avversario portoghese Nazionali giovanili Con la nazionale Under-21, guidata da Cesare Maldini, ha vinto l'Europeo Under-21 del 1992, e nello stesso anno ha partecipato alle successive Olimpiadi di Barcellona. Nazionale maggiore Convocato dal neo commissario tecnico Arrigo Sacchi, esordisce in nazionale maggiore il 21 dicembre 1991, a 20 anni, giocando titolare nell'ultima partita delle qualificazioni a Euro 1992, vinta per 2-0 contro Cipro a Foggia. Realizza la sua prima rete in nazionale il 24 febbraio 1993, a Porto, nella gara delle qualificazioni mondiali vinta 3-1 in trasferta contro il Portogallo. Divenuto titolare, forma per numerosi anni l'asse centrale di centrocampo con il coetaneo Demetrio Albertini. Partecipa al Mondiale 1994 negli Stati Uniti, dove è protagonista e segna due reti: nelle vittorie contro la Norvegia (1-0) nella fase a gironi e la Spagna (2-1) nei quarti di finale. Scende in campo in tutte e sette le gare della rassegna iridata e gioca da titolare la finale del 17 luglio 1994 persa solo ai rigori contro il Brasile. Prende parte al successivo Europeo 1996 in Inghilterra, dove l'Italia viene eliminata al primo turno. In questa manifestazione, tuttavia, scende in campo solo nella seconda gara del girone, persa 2-1 contro la Rep. Ceca. Di seguito, con il selezionatore Cesare Maldini, Baggio partecipa al Mondiale 1998, dove è titolare nelle cinque gare disputate dall'Italia che viene eliminata nei quarti di finale, dopo i rigori, dai padroni di casa della Francia. Viene confermato anche nella successiva gestione di Dino Zoff, fino all'amichevole del 13 novembre 1999 persa contro il Belgio (1-3) a Lecce, che rimane la sua ultima partita in maglia azzurra. In nazionale ha totalizzato 60 presenze e 7 gol. Allenatore Dal 2011 al 2012 ha ricoperto il ruolo di maestro della tecnica nelle giovanili del Padova. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Torino: 1989-1990 Coppa Italia: 1 - Parma: 1998-1999 Supercoppa italiana: 1 - Parma: 1999 Competizioni internazionali Coppa Mitropa: 1 - Torino: 1991 Coppa UEFA: 3 - Parma: 1994-1995, 1998-1999 - Juventus: 1992-1993 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - 1992
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GIUSEPPE RASETTI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1952 al 1953 e dal 1954 al 1956 Esordio: 27.11.1952 - Amichevole - Juventus-Aosta 4-0 Ultima partita: 10.06.1956 - Amichevole - Cuneo-Juventus 2-4 0 presenze - 0 reti
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FABIO ARTICO https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Artico Nazione: Italia Luogo di nascita: Venaria Reale (Torino) Data di nascita: 09.12.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 80 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1990 al 1993 Esordio: 23.07.1991 - Amichevole - Bolzano-Juventus 1-4 Ultima partita: 05.06.1992 - Amichevole - Vicenza-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Fabio Artico (Venaria Reale, 9 dicembre 1973) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano di ruolo attaccante, direttore sportivo dell'Alessandria. Fabio Artico Artico all'Alessandria nella stagione 2010-2011 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 14 giugno 2016 Carriera Giovanili 1990-1993 Juventus Squadre di club 1993-1997 Pro Vercelli 114 (31) 1997 Empoli 2 (0) 1997-1998 → Giulianova 25 (13) 1998 Empoli 1 (0) 1998-1999 → Reggina 29 (15) 1999-2000 Ternana 33 (10) 2000 Pescara 3 (0) 2000-2001 → Piacenza 24 (7) 2001-2002 Pescara 23 (4) 2002-2003 SPAL 27 (9) 2003 Messina 8 (0) 2003-2004 SPAL 12 (3) 2004-2005 Ivrea 31 (8) 2005-2007 Pro Patria 60 (13) 2007-2012 Alessandria 144 (58) 2015-2016 Ivrea 8 (2) Carriera Giocatore Cresciuto nelle file della Juventus (dove viene impostato come centrocampista), arriva alle soglie della prima squadra, senza tuttavia esordire in Serie A. In seguito a un grave infortunio, nell'estate 1993 viene ceduto alla Pro Vercelli, dove viene impostato come prima punta dall'allenatore Codogno: con le Bianche Casacche vince lo Scudetto Dilettanti nella stagione 1993-1994, traguardo a cui contribuisce realizzando 10 reti. Rimane alla formazione vercellese fino al 1997, toccando un massimo di 14 reti nel campionato di Serie C2 1996-1997; dopo questo exploit passa all'Empoli, con cui debutta in Serie A il 14 settembre 1997 sul campo del Napoli. Nella sessione autunnale del mercato, dopo 2 presenze nella massima serie, viene prestato al Giulianova, in Serie C1, dove realizza 13 reti. Artico in azione alla Ternana nella stagione 1999-2000 Rientrato brevemente a Empoli, nella stagione 1998-1999 passa alla Reggina, dove contribuisce con 15 reti alla prima promozione dei calabresi in Serie A. Nella stagione seguente viene acquistato dalla Ternana, contribuendo alla salvezza della squadra umbra in Serie B con 10 gol. Prelevato dal Pescara, disputa 3 partite nel campionato di Serie B 2000-2001, prima di trasferirsi in prestito al Piacenza nel mercato autunnale; in Emilia realizza 7 reti come spalla del capocannoniere Nicola Caccia, conquistando nuovamente la promozione in Serie A. A fine stagione rientra al Pescara, nel frattempo retrocesso in Serie C1, e successivamente veste la maglia della SPAL per due stagioni, intervallate da una parentesi in Serie B al Messina. Nel 2004, per motivi familiari, si riavvicina a casa, disputando una stagione nell'Ivrea, in Serie C2, e due nella Pro Patria, in Serie C1. Nel 2007 viene ingaggiato dall'Alessandria, in Serie D, con cui ottiene una promozione in Lega Pro Seconda Divisione e con cui, nel 2008-2009, ha disputato i play-off, diventandone nel frattempo il capitano. Nelle ultime stagioni viene impiegato con minore continuità, contribuendo comunque al raggiungimento dei play-off nel campionato di Lega Pro Prima Divisione 2010-2011. Il 18 febbraio 2012, nel corso dell'anticipo serale di Lega Pro Seconda Divisione contro il Rimini nel quale si festeggiano i 100 anni dell'Alessandria, segna il primo gol nella vittoria dei Grigi, diventando quindi il primo marcatore del secondo secolo di vita di questa squadra. A fine stagione annuncia il ritiro dal calcio giocato, disputando la sua ultima partita il 6 maggio 2012 sul campo del Lecco. Nel novembre 2015, dopo tre anni di stop, torna a giocare con l'Ivrea 1905, in Terza Categoria piemontese. Il 29 novembre realizza il suo primo gol della seconda esperienza eporediese nella vittoria per 3-1 contro l'Ivrea Montalto. Si ripeterà poi il 7 febbraio nel 4-1 contro lo Chambave, e a fine stagione la squadra ottiene la promozione in Seconda Categoria; nella stessa stagione conquista con gli arancioni la Coppa Piemonte battendo 4-2 il Bistagno. Dopo il ritiro A partire da maggio 2012 risulta eletto come consigliere comunale presso la città di Alessandria, dove ha sostenuto la candidatura politica del sindaco Maria Rita Rossa. Dal 26 luglio dello stesso anno, la stessa Alessandria lo richiama per affidargli il ruolo di osservatore del club piemontese, nell'intento di trovare nuovi talenti e giocatori che possono essere segnalati e risultare interessanti per la società, in chiave futura. Dal 1º luglio 2013 è il responsabile dell'area tecnica del Cuneo, ruolo che ricopre per una sola stagione. Dal 2017 diventa osservatore per la Juventus. Il 3 giugno 2019 viene ingaggiato dall'Alessandria come nuovo direttore sportivo. Palmarès Competizioni nazionali Scudetto Dilettanti: 1 - Pro Vercelli: 1 - 1993-1994 Campionato italiano Serie D: 1 - Alessandria: 2007-2008 (girone A) Competizioni regionali Terza Categoria: 1 - Ivrea: 2015-2016 Coppa Piemonte: 1 - Ivrea: 2015-2016
