-
Numero contenuti
145387 -
Iscritto
-
Ultima visita
-
Days Won
45
Tipo di contenuto
Profilo
Forum
Calendario
Tutti i contenuti di Socrates
-
-
MATTIOLI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1903 al 1904 Esordio: 11.10.1903 - Amichevole - Forza e Costanza Novara-Juventus 0-15 0 presenze - 0 reti
-
CAMILLO FRANZINI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 20.02.1883 Luogo di morte: Bruino (Torino) Data di morte: 26.05.1945 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1898 al 1899 e dal 1901 al 1902 Esordio: 11.06.1899 - Amichevole - Juventus-Istituto Tecnico Germano Sommeiller 3-0 Ultima partita: 01.09.1901 - Amichevole - Ginnastica Torino-Juventus 0-3 0 presenze - 0 reti
-
FERRARI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1916 al 1917 e dal 1918-1919 Esordio: 24.09.1916 - Amichevole - Torino-Juventus 1-1 Ultima partita: 25.05.1919 - Amichevole - Alessandria-Juventus 4-1 0 presenze - 0 reti
-
EUGENIO MONDINO https://it.wikipedia.org/wiki/Foot-Ball_Club_Juventus_1915-1916 Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: 01.10.1893 Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 02.07.1916 - Amichevole - Amatori Giuoco Calcio-Juventus 1-2 Ultima partita: 09.07.1916 - Amichevole - Juventus-Amatori Giuoco Calcio 2-1 0 presenze - 0 reti
-
ALDO DRAGONE Nazione: Italia Luogo di nascita: Palazzolo Vercellese (Vercelli) Data di nascita: 02.09.1910 Luogo di morte: - Data di morte: 12.10.1976 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1929 al 1931 Esordio: 01.12.1929 - Amichevole - Juventus-Casale 3-3 Ultima partita: 06.01.1931 - Amichevole - Lugano-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti
-
CARLO GUIDO BOTTO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: 01.01.1882 Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1898 al 1900 Esordio: 30.04.1899 - Amichevole - Torinese-Juventus 5-0 0 presenze - 0 reti
-
CARLO FERRERO Nazione: Italia Luogo di nascita: Firenze Data di nascita: 01.01.1880 Luogo di morte: Firenze Data di morte: 01.01.1947 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1897 al 1902 Esordio: 18.03.1900 - Campionato Federale - Ginnastica Torino-Juventus 0-2 Ultima partita: 08.04.1900 - Campionato Federale - Torinese-Juventus 2-1 3 presenze - 0 reti
-
RENATO RACCIS https://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Raccis Nazione: Italia Luogo di nascita: Mandas (Sud Sardegna) Data di nascita: 17.06.1922 Luogo di morte: Cagliari Data di morte: 13.08.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1944 al 1945 Esordio: 24.12.1944 - Amichevole - Torino-Juventus 5-2 Ultima partita: 03.06.1945 - Amichevole - Juventus-Selezione Ligure 5-2 0 presenze - 0 reti Renato Raccis (Mandas, 17 giugno 1922 – Cagliari, 13 agosto 1979) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Fu attivo negli anni precedenti e successivi alla Seconda guerra mondiale, militò in Serie A con le maglie di Livorno e Milan. Scomparso nel 1979, a lui è intitolato lo stadio di Mandas, il suo paese natale. Lo scrittore e poeta Fabrizio Raccis è suo nipote. Renato Raccis Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1948 Carriera Squadre di club 1937-1938 San Giorgio B 1938-1939 San Giorgio Fois 1+ (1+) 1939-1942 Prato 84 (71) 1942-1943 Livorno 28 (10) 1944 Asti 11 (4) 1945-1946 Pro Livorno 33 (11) 1946-1947 Livorno 37 (17) 1947-1948 Milan 26 (8) Carriera da allenatore 1956 Juventus Domo Carriera Calciatore Nato nell'interno della Sardegna ma trasferitosi molto giovane a Cagliari, gioca dapprima in alcune squadre giovanili cittadine come San Saturnino, l’Intrepida e la Littoria. Alla fine del 1937 approda alla Pro Calcio San Giorgio di Cagliari, giovane formazione in ascesa in quello scorcio di fine anni ’30. Dopo qualche mese nella formazione B, debutta in prima squadra e, visto l’esito positivo, è pronto per debuttare nel torneo di Seconda Divisione 1937-1938 (massima categoria regionale dell’epoca). Durante il debutto ad Iglesias contro la Monteponi, battendo il portiere ex Cagliari Cenzo Soro. L’annata è trionfale e la San Giorgio vince il campionato, ottenendo una storia promozione in Serie C, raggiungendo proprio i cugini rossoblu, che però poi non vennero inserite nello stesso girone. La San Giorgio disputa un campionato generoso e termina penultima. Nonostante la Federazione proceda al ripescaggio, il suo presidente rinuncia per dissesto finanziario. Raccis viene così ceduto al Prato per ben 140.000 lire. In Toscana, in due anni di Serie C realizza 61 reti in 58 partite disputate, con cui i biancoblu conquistano la promozione al termine della stagione 1940-1941. Dopo un altro anno a Prato in Serie B (10 reti all'attivo, che non evitano l'immediata retrocessione, e in totale saranno 71 in 84 partite), nell'estate 1942 viene acquistato dal Livorno, salvatosi in Serie A. Con gli amaranto Raccis vive una stagione nella quale i livornesi arrivano vicini alla conquista dello scudetto, superati dal Grande Torino. Raccis compone la linea d'attacco con Mario Stua e Teresio Piana, e va a segno 10 volte. Dopo l'interruzione delle competizioni ufficiali, Raccis disputa il Campionato Alta Italia 1944 con l'Asti, quindi alla fine della Seconda guerra mondiale torna a Livorno per disputare l'anomalo campionato 1945-1946, in cui Raccis realizza 11 reti (8 nel Campionato Bassa Italia e 3 nel Girone Finale che i toscani chiudono al settimo posto). Nella stagione successiva il Livorno chiude solo al quindicesimo posto con Raccis autore di 17 gol. Passa poi al Milan. Coi rossoneri realizza 8 reti in 26 incontri nel 1947-1948 (fra cui la rete del 2-2 nel derby di andata poi vinto dal Milan per 3-2). A fine stagione è costretto ad abbandonare l'attività agonistica dopo aver contratto la tubercolosi. In carriera ha totalizzato complessivamente 91 presenze e 36 reti in Serie A. Durante gli anni ’50 e ‘60 prova ripetutamente ad avviare la carriera di allenatore, ma con scarsissimo successo. Morirà nel 1979, una volta rientrato a Cagliari a soli 57 anni. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C: 1 - Prato: 1940-1941
-
ERNANI D'ALCONZO https://it.wikipedia.org/wiki/Ernani_D'Alconzo Nazione: Italia Luogo di nascita: Taranto Data di nascita: 13.12.1919 Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1943 al 1944 Esordio: 26.12.1943 - Amichevole - Juventus-Milan 2-3 Ultima partita: 06.01.1944 - Amichevole - Casale-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Ernani D'Alconzo (Taranto, 13 dicembre 1919 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Ernani D'Alconzo Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1951 Carriera Squadre di club 1938-1939 Taranto ? (?) 1939-1940 Ambrosiana-Inter 0 (0) 1939-1940 → Omegna ? (?) 1940-1942 Taranto ? (?) 1942-1946 Sampierdarenese 60 (17) 1946-1948 Sampdoria 16 (3) 1948-1949 Siracusa 38 (11) 1949-1950 Napoli 25 (6) 1950-1951 Reggina ? (?) Caratteristiche tecniche Ala in grado di coprire entrambe le fasce laterali. Carriera In gioventù aveva militato nel Taranto e nell'Ambrosiana-Inter, con quest'ultima che lo aveva prestato, nel 1939-1940, all'Omegna, squadra militante in Serie C. Dopo altri due anni in C nuovamente al Taranto, ritorna in Serie A grazie alla Sampierdarenese, all'epoca denominata Liguria; D'Alconzo non soffre il doppio salto di categoria e realizza 9 reti, fra cui quella del provvisorio 2-2 nell'incontro interno col Grande Torino (poi deciso da Gabetto) in una stagione che vede la sua squadra retrocedere. Disputa col Liguria, che riadotta il nome Sampierdarenese nel 1945, anche il Campionato Alta Italia 1944, nonché l'anomalo campionato 1945-1946, per poi passare alla Sampdoria dopo la fusione dei sampierdarenesi con l'Andrea Doria. In blucerchiato disputa due stagioni essenzialmente da rincalzo (16 partite), segnando una rete nel derby della Lanterna del 3 marzo 1947, poi vinto 3-2 dalla Sampdoria. Passa quindi al Siracusa in Serie B, dove con 11 reti contribuisce alla salvezza nella stagione 1948-49, quindi al Napoli, con il quale vince il campionato di Serie B 1949-1950 (25 presenze e 6 reti personali), per poi tornare in Serie C con la Reggina. In carriera ha totalizzato complessivamente 42 presenze e 12 reti nella Serie A a girone unico, e 61 presenze e 17 reti in Serie B. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie B: 1 - Napoli: 1949-1950
-
FEDERICO GAGLIARDINI Nazione: Italia Luogo di nascita: Ancona Data di nascita: 24.01.1994 Ruolo: Portiere Altezza: 185 cm Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2012 al 2013 0 presenze - 0 reti subite Club career 08/2017 - 06/2018 ACR Messina Goalkeeper 10/2016 - 08/2017 US Siracusa Goalkeeper 07/2014 - 06/2016 AS Melfi Goalkeeper 07/2013 - 06/2014 AC Cuneo Goalkeeper 01/2013 - 06/2013 Juventus Goalkeeper 07/2012 - 06/2013 Juventus [Youth] Goalkeeper https://www.worldfootball.net/player_summary/federico-gagliardini/
-
KAIO JORGE https://it.wikipedia.org/wiki/Kaio_Jorge Nazione: Brasile Luogo di nascita: Olinda Data di nascita: 24.01.2002 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 71 kg Nazionale Brasiliano Under-17 Soprannome: Menino de Ouro (Ragazzo d'Oro) - Lightning - Nuovo Ney Alla Juventus dal 2021 al 2023 Esordio: 02.10.2021 - Serie A - Torino-Juventus 0-1 Ultima partita: 10.02.2022 - Coppa Italia - Juventus-Sassuolo 2-1 11 presenze - 0 reti Kaio Jorge Pinto Ramos, noto semplicemente come Kaio Jorge (Olinda, 24 gennaio 2002), è un calciatore brasiliano, attaccante del Cruzeiro. Kaio Jorge Nazionalità Brasile Altezza 182 cm Calcio Ruolo Attaccante Squadra Frosinone Carriera Giovanili 2013-2020 Santos Squadre di club 2018-2021 Santos 42 (5) 2021-2022 Juventus U23 2 (1) 2021-2023 Juventus 11 (0) 2023-2024 → Frosinone 20 (3) 2024- Cruzeiro 0 (0) Nazionale 2017 Brasile U-15 3 (4) 2019 Brasile U-17 11 (7) Palmarès Mondiali di Calcio Under-17 Oro Brasile 2019 Biografia Figlio d'arte, il padre Jorge Ramos è un allenatore ed ex giocatore di calcio. Caratteristiche tecniche Attaccante di movimento, può essere impiegato su tutto il fronte offensivo. Agile ed elegante nelle movenze, è dotato di un tiro molto preciso e di una buona visione di gioco. Viene paragonato al connazionale Neymar. Carriera Club Santos Cresciuto nel settore giovanile del Santos, il 30 settembre 2018 debutta come professionista durante l'incontro di Serie A perso 2-1 contro l'Athl. Paranaense; tale presenza lo ha reso il più giovane esordiente nella storia del club. Nel 2019 disputa altre tre partite, sempre nel campionato brasiliano. L'anno successivo viene inserito stabilmente in prima squadra. Il 3 marzo 2020 realizza la prima rete in carriera contro il Defensa y Justicia, in Coppa Libertadores. La prima marcatura in Serie A arriva, invece, il 30 ottobre seguente, contro il Coritiba Il 30 gennaio 2021 gioca, da titolare, la finale di Coppa Libertadores persa 1-0 contro il Palmeiras, concludendo poi la stagione con 9 reti in 48 presenze totali. Nel 2021 ottiene la titolarità, realizzando il 7 maggio la sua prima doppietta in carriera contro il Palmeiras nel campionato Paulista. Il 16 luglio, invece, sigla la rete che decide la partita di andata degli ottavi di finale di Coppa Sudamericana giocata contro gli argentini dell'Independiente (1-0). Si ripete anche nella partita di ritorno, aprendo le marcature nell'1-1 finale. In Italia: Juventus e Frosinone Il 2 agosto 2021 la Juventus e il Santos trovano l'accordo per il trasferimento in Europa di Kaio Jorge; il 17 dello stesso mese viene formalizzato il suo passaggio alla società torinese. Fa il suo esordio in maglia bianconera il successivo 2 ottobre, in occasione della stracittadina di campionato vinta per 0-1 sul campo del Torino, subentrando nei minuti finali a Federico Chiesa. Non inserito nella lista Champions, nel frattempo viene occasionalmente aggregato alla Juventus U23 militante nel campionato di Serie C, con cui esordisce il 20 dello stesso mese nel pareggio 2-2 sul terreno dell'AlbinoLeffe, trovando nella circostanza anche la sua prima rete in maglia juventina; tuttavia, proprio durante una gara della seconda squadra bianconera, il 23 febbraio 2022 riporta un grave infortunio al tendine rotuleo del ginocchio destro che gli fa chiudere anzitempo l'annata. Il 29 agosto 2023 passa in prestito al Frosinone. L'esordio con i ciociari avviene il successivo 22 ottobre, subentrando a Anthony Oyono nei minuti finali della trasferta sul campo del Bologna; quindi il 16 dicembre segna la sua prima rete in Serie A, su calcio di rigore, nella sconfitta esterna 2-1 contro il Lecce. Con altri due gol nel resto del campionato, l'attaccante brasiliano contribuisce marginalmente alla causa della squadra giallazzurra che, a fine stagione, retrocede in Serie B. Ritorno in Brasile: Cruzeiro Riaggregatosi alla Juventus al termine della stagione, il 5 giugno 2024 la società torinese raggiunge un accordo col Cruzeiro per il ritorno di Kaio Jorge in Brasile: la cessione, a titolo definitivo, viene formalizzata sei giorni dopo a fronte di un corrispettivo di 7,2 milioni di euro. Nazionale Il 14 ottobre 2018 ha debuttato con la nazionale Under-17 brasiliana nell'amichevole persa 3-2 contro i pari età statunitensi, segnando anche la sua prima rete. Nel 2019 contribuisce con 5 gol alla conquista del mondiale U-17, tra cui quello nella finale vinta per 2-1 contro il Messico. Palmarès Nazionale Campionato mondiale Under-17: 1 - Brasile 2019
-
ROSETTA - COMBI - CALIGARIS
-
GINO ZAMUNER Nazione: Italia Luogo di nascita: San Doná di Piave (Venezia) Data di nascita: 20.07.1955 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Penna Bianca Alla Juventus dal 1971 al 1972 Esordio: 11.05.1972 - Amichevole - Susa-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti
-
ADOLFO ZAMPICININI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1918 al 1919 Esordio: 13.04.1919 - Amichevole - Juventus-Arquata Scrivia 3-2 0 presenze - 0 reti
-
RAMA Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1918 al 1919 Esordio: 25.05.1919 - Amichevole - Alessandria-Juventus 4-1 0 presenze - 0 reti
-
ZBIGNIEW BONIEK «Zibì cavallo dell’Est – racconta Caminiti – apparve subito quello che effettivamente era, un alieno, un anarchico votato alle imprese impossibili, il Bello di notte per l’Avvocato, giacché in campionato denunziava strani tentennamenti e comunque tutti si erano follemente invaghiti di monsieur Platini. Arrivarono insieme, salvo che la permanenza del polacco fu più breve, si ruppe d’improvviso l’incanto, e dopo tre campionati, la Juventus lo cedeva alla Roma. Si deve dire che Boniek aveva intanto smantellato anche lo scherzoso riferimento dell’Avvocato. Non era solo bello di notte, forse non era bello nemmeno di giorno, col suo baffo rossiccio, quegli occhi azzurri furbi sornioni, il gran fisico longilineo che ne faceva scattista intemerato, il più veloce, il più decisivo, il più scardinatore: l’uomo delle sgroppate titaniche e dei goal entusiasmanti. Non è che segnasse tanti goal. Non è che partecipasse al gioco, rimanendo nel cuore del gioco. Stazionava in attesa di poter produrre il suo spunto esplosivo, galleggiava per così dire tra centrocampisti e attaccanti, in una Juventus che s’era votata allo spettacolo, sei mondiali e due fuoriclasse foresti, la squadra che finalmente corona il quasi secolare inseguimento di Madama agli scettri europei». MIMMO CARRATELLI, DAL “GUERIN SPORTIVO” DEL 9-15 GIUGNO 1982 Zbigniew Boniek va alla bandierina del corner, in questo stadio «Bailados» di Vigo, nord-est della Spagna, vento persistente dell’Atlantico, e sento che dall’area di rigore il suo pupillo Wlodzimierz Smolarek, detto «Smolòsc», gli grida: «Murzyn! Murzyn» per chiamargli la palla. Che cosa significherà mai? Il diminutivo di Zbigniew è «Zbyszek», ma «Murzyn»? Si sta giocando da un’ora l’amichevole della Polonia contro il Celta di Vigo e non c’è niente di più interessante da chiedersi. Poi, nell’albergo sulla spiaggia con pineta di Samil, un po’ fuori città, Boniek mi spiega: «Murzyn in polacco significa N***o. Mi chiamano così perché sono terribilmente bianco». Zbigniew Boniek, polacco di un paese chiamato Bydgoszcz, 250 mila abitanti, a metà strada tra Varsavia e il confine con la Germania est, effettivamente è uno di quei rossi di capelli che il buon Dio immerge nel latte prima di affidarli alle cicogne perché sia molto evidente che la loro carnagione è chiara, anzi come dice la pubblicità degli angeli «che più chiara non si può». Capelli sempre spettinati, una pretenziosa linea di baffi di colore arancione che tendono a calargli agli angoli della bocca, portafortuna d’osso al collo e, per tutta la breve tournée spagnola, una maglia a strisce orizzontali nere e azzurre: così si è presentato Boniek, tra una partita e l’altra, sotto la pioggia di Bilbao e la luna piena di Vigo. Un ragazzo tranquillo, disponibile, con un programma ben preciso. Ventisei anni, sposato a una compagna di scuola (Wieslowa) oggi insegnante di lingue romanze, una figlia (Karolina) di cinque anni, Boniek proverà a giocarsi tre numeri sulla ruota di Torino: una coppa dei campioni, due bambine ancora per arricchire la famiglia, tre anni alla Juventus. Un, due, tre: quasi un gioco di prestigio. Tre numeri al lotto della vita di Zbigniew Boniek che ha sicurezze delicate. Mi dice: «Voglio ancora due bambine, le chiamerò Silvia e Monica, nasceranno a Torino». Rifiuta a Vigo l’interprete, che è la deliziosa Elvira Dominguez Alonso del Comitato organizzatore della Coppa del mondo, perché vuole sforzarsi di capire e parlare l’italiano, e assicura: «Imparerò la vostra lingua in due mesi e mi affiaterò coi giocatori della Juve in due giorni». Credo che di questo giocatore polacco possano essere ugualmente contenti Dante Alighieri e Giovanni Trapattoni. Una cosa che gradirà molto a Torino sarà il Po. «Oh, un fiume», dice. «Sarà buono per pescare. Mi piace molto». Al paese dove è nato, Bydgoszcz, c’è un lago. Zbigniew ci va spesso con la canna da pesca. «E, con me, viene Smolarek. Giochiamo insieme nella stessa squadra di Lodz e insieme andiamo a pescare». Ecco un bel quadretto. «Smolarek è un caro ragazzo», dice Boniek. «Ed è un attaccante molto forte. Chissà che non venga anche lui a giocare in Italia. Dovrà aspettare, ha venticinque anni». Così Boniek ci parla della sua fortuna. «Di solito, la federazione polacca dà il nullaosta per i trasferimenti all’estero dopo che i giocatori hanno compiuto i trent’anni. Così è stato per Lato, Szarmarch, Deyna. Hanno fatto un’eccezione per me. E anche per questo, per la mia età, che la Juventus ha speso quanto gli altri club hanno pagato per avere tutti insieme Lato, Szarmach e Deyna». Con la comitiva polacca c’è un giornalista di Varsavia. E Grlegorz Stànok che scrive per lo «Sport» di Katowice. Mi spiega: «Al tempo in cui Deyna era l’indiscusso campione della Polonia, si diceva che Boniek fosse il quinto giocatore polacco. Perché primo veniva Deyna, secondo era Deyna, terzo sempre Deyna, quarto naturalmente Deyna e solo quinto Boniek. Questa era la differenza». Oggi Deyna gioca negli Stati Uniti, è solo un ricordo o un rimpianto per la Polonia calcistica e Boniek ha preso il suo posto. Nessun rimpianto per il suo trasferimento in Italia? Nessun giornale ha protestato? «Mi sembra giusto che Boniek vada per la sua strada», dice Stànok. Anche per Platini, che lascia la Francia per trasferirsi alla Juve, un personaggio come Mitterand ha detto la stessa cosa, senza inutili sentimentalismi. La Juve è la vera grandeur. Gli piacerebbe avere questo numero sulla maglia della Juventus. «Ho giocato col nove da ragazzino», mi dice Boniek che ha le sue fisime e le sue scaramanzie come tutti i campioni. Mi racconta, per esempio: «Rimango affezionato a un indumento che ho messo proprio il giorno in cui mi è capitato di vincere una partita importante. Se sono andato allo stadio col parapioggia perché pioveva e poi ho fatto una grande partita e ho vinto, non ho vergogna a ritornare allo stadio con lo stesso parapioggia per la partita seguente anche se è una giornata di sole». Il leggero baffo arancione vibra attraversato da questa line corrente di humour. «Il numero nove è un bel numero. Mi piacerebbe molto averlo alla Juve. Ora lo ha Rossi? Gli chiederò se per lui è importante quanto lo è per me. Ho giocato numero quindici in nazionale contro la Germania, l’Argentina e la Tunisia. Non era un bel numero e non sono state buone partite. Potrei giocare col dieci nella Juve? Preferirei il nove. Lo dirò a Rossi». Ha avuto già un maestro per imparare Vitaliano. E Renato Rascel. «Con “Arrivederci Roma” ho imparato le prime vostre parole». Ecco una nuova versione del metodo Montessori, ma sembra anche una involontaria presa in giro per la Roma del presidente Viola che ha corteggiato inutilmente il fuoriclasse di Lodz. «Mi piacciono le vostre canzoni. Sono molto sentimentali. Non è solo per imparare l’italiano che le ascolto volentieri». E, così, tra i «libri di testo» di Zbigniew Boniek, studente di italiano, c’è anche Bobby Solo. Il doposcuola linguistico di Boniek si chiama Sanremo. Batte il piede destro, schiocca i pollici e i medi, e recita la lezione: «Tu stai tutto il giorno in piedi». Un motivetto che gli piace tanto. Formidabile. Zbigniew Boniek impara da Bobby Solo, Petrarca è un superato. Karolina, la figlia di cinque anni, avrà però una regolare scuola italiana, a Torino. «Lei imparerà molo seriamente la vostra lingua». Bobby Solo, evidentemente, ha dei limiti. Verrà via della Polonia a ciglio asciutto. Non c’è «saudade» per Zbigniew Boniek, solo i brasiliani hanno di queste debolezze. Lodz? «È un po’ come Manchester. Ci sono molte fabbriche di maglieria». E un ragazzo, Boniek, che non scrive libri «Cuore». Così, la storia del padre che giocava al calcio. «Non ci ho mai giocato contro. A trent’anni lui smise ed io cominciavo appena». Figlio attaccante contro padre difensore. Sarebbe stata una bella storia. E Roman, il fratello che giocava meglio di lui? «Roman, oggi, fa il rappresentante di articoli sanitari. Anche mio padre fa questo lavoro». Un’altra bella storia che va in fumo: il fratello più bravo e sfortunato, tolto di mezzo da un grave infortunio a un ginocchio, tutti questi Boniek calciatori, il vecchio Joseph difensore, Roman l’artista, Zbigniew quasi un Cenerentolo. Boniek scuote la testa. Non è per niente una gran storia. E la mamma, una sportiva anche lei? Macché. Mamma Jadwiga è una tranquilla massaia. Tutto qui. Però, se vogliamo, Zbigniew può dirci qual è il suo attore preferito, il cantante che più gli piace, il colore che ama, il cibo di cui è più goloso, la bevanda che gradisce. Ormai ha imparato a memoria questo ritornello. È quello che ricorre, puntuale e immutabile, da quando, apprestandosi a trasferirsi nell’Europa occidentale, ha capito che da noi non si gioca solo a pallone ma anche a fare le interviste. E così ecco le benevoli risposte. È John Wayne l’attore che preferisce. È Claudia Cardinale l’attrice. Ama i Bee Gees. Il colore: verde, l’azzurro. È ghiotto di capretto. Non beve né birra, né vino; un whisky è meglio. Zbigniew Boniek è un buon ragazzo all’antica. I suoi desideri non sono spinti, le sue moderate preferenze sono anche piuttosto superate, fuori moda. E, naturalmente, ha in serbo un mestiere dolce, da vecchi tempi, che avrebbe voluto fare se non avesse fatto il calciatore. «Avrei voluto fare il maestro», dice dopo averci pensato un po’. Il caro, mansueto maestro di Bydgoszcz che è diventato invece un campione di calcio. Rummenigge è il calciatore che più ammira. E come sarà la Juve con Boniek e Platini? «Si gioca in undici. Due giocatori non sono tutto. Certo, mi sembra una Juve forte. Sulla carta è forte. Sul campo vedremo. Brady era un grosso giocatore. Peccato che non ci sarà». Gira subito pagina. Arriva di fresco alla Juve e non vuole rilasciare sentenze. Si presta di più a fare la sua formazione ideale. Hellstroem o Zoff in porta. Difensori: Kaltz e Cabrini terzini, Pezzey stopper, Krol libero. Al centrocampo: Schuster, Breitner, Maradona. All’attacco: Rummenigge, Paolo Rossi e Blokhin. Ha pronto anche un uomo per la panchina: Zico, che diamine! Prende confidenza e mi dice: «Mi voleva anche il Barcellona. In febbraio, c’erano per me due richieste ufficiali. Una era della Juve, l’altra era del Barcellona. Ma avrebbero voluto avermi anche il Paris Saint Germain e il Wolverhampton». L’Italia ha vinto, forse anche per merito di Bobby Solo. «Giuliano è venuto fino a Lodz per concludere e Boniperti mi ha telefonato». Non c’è stato niente di grosso. La moglie, felice di venire in Italia? «Nessun problema. A lei devo molto. Andiamo dove è meglio per te, mi ha detto». Una coppia collaudata da sei anni di fidanzamento. Ma, poi, questo Boniek, che tipo di giocatore ritiene di essere? La risposta è tranquilla, il giudizio su se stesso è misurato. «Non mi considero molto speciale. Voglio dire che non sono un giocatore che ha una tecnica particolare. Io gioco per il collettivo, non sono un individualista, sono un giocatore utile, ecco. Sono rapido, questa forse à la mia dote. E tiro con tutti e due i piedi. E non ho bisogno di lavorare molto per essere in forma». Poi aggiunge, cambiando registro: «Se serve, mi piace molto il gioco degli scacchi». Che, poi, è un suo hobby risaputo. Un cartellino rosso quattro anni fa, due cartellini gialli in tutta la carriera. «L’espulsione c’è stata perché protestai vivacemente per un gol in fuorigioco segnato da un giocatore del Pogon contro il Lodz nel nostro campionato. Mi dettero sei giornate di squalifica. Ero il “capitano”. Poi ne feci solo quattro». Altre storie inquiete: rifiuta i giornalisti sul torpedone della nazionale durante una trasferta in Olanda, i giornalisti ne fanno un «caso», scoppia una incredibile bagarre, Boniek con Lato e Szarmach si becca quattro mesi di squalifica; il c.t. polacco Ryszard Kulesza, che non è più c.t., fa fuori dalla nazionale il portiere Mlynarczyk: ha bevuto un bicchiere, il reo, Boniek ne prende le difese, dodici mesi di squalifica, poi ridotti a otto. Alla Juve non beve nessuno e i giornalisti vanno per conto loro. Boniek, a Torino, sarà un irreprensibile professionista. Col Widzew Lodz ha vinto due campionati e una Coppa di Polonia, ma il suo stipendio a Lodz era di sole settecentomila lire al mese. Ora sarà di duecentomila dollari (260 milioni di lire) all’anno. Più di 50 partite in nazionale e 18 gol figurano nel suo carnet. Ricorda con piacere l’eliminazione della Juve in coppa Uefa ‘81 ad opera sua e del Widzew Lodz. Un souvenir che ora dovrà cancellare. «Col Saint Etienne di Platini, invece, fummo eliminati noi». Un ricordo spiacevole che non significa più nulla. Quando avrà fatto il suo, cioè tutto il suo possibile con la Juve, non ci sarà l’America come succede per molti campioni attratti da un viale del tramonto lastricato di dollari. Gli Stati Uniti? «Giammai», è stata la risposta. «Al calcio voglio giocare seriamente fino all’ultimo», è stata la spiegazione. Come giocherai nella Juve? «Io sono un centrocampista di attacco». Si presenta così. Il resto è mestiere di Trapattoni. Era il primo nella lista-acquisti della Juve, non ci saranno incomprensioni. Certo, una Juve così, con Boniek e Platini, dove non arriverà? Sulla terrazza dell’albergo davanti alla spiaggia di Samil, un po’ fuori Vigo, Boniek indossa la sua prima maglia bianconera e palleggia per il nostro fotografo. Boniek si è prestato al «provino» nelle prime ore del pomeriggio mentre il resto della nazionale polacca dormiva. Ha avuto questo pudore. «Si sta parlando troppo di me, e ci sono ancora i mondiali. Sono un nazionale della Polonia, non sono ancora un giocatore della Juve». Poi chiede per souvenir la maglia bianconera che ha appena indossato. «Ha il numero nove», dice. Ma Rossi non gliel’ha ancora data. «Me la darà», sorride accattivante. 〰.〰.〰 Il feeling con la Juventus nasce a Buenos Aires nel ‘79, quando Enzo Bearzot convoca il polacco nel Resto del Mondo, al posto dell’infortunato Bettega e di Rummenigge e Blochin, che avevano rinunciato, perché impegnati con le rispettive Nazionali. C’è anche Michel Platini e, alloggiati nella stessa camera, non possono certo immaginare che un giorno sarebbero stati compagni di squadra. Boniek, con un’ottima prestazione, non tradisce la fiducia del commissario tecnico azzurro, responsabile della rappresentativa mondiale che batte 2-1 l’Argentina “campeon” rinforzata dall’astro nascente Diego Maradona. Boniek entusiasma Tardelli, Cabrini, Causio, i tre juventini della formazione, con Rossi, bianconero in pectore e Giampiero Boniperti che lo vede in TV. «Sei fatto per la Juventus», gli dicono. Glielo ripete anche Gigi Peronace, il compianto “Public relations man” della Nazionale italiana. Boniek se ne convince, tanto da rimanere deluso quando la Juventus gli preferisce Liam Brady. Zibì, approda a Torino due anni dopo, con Platini che lo segue a ruota; insieme vincono tutto, o quasi. Per entrambi, però, i primi tempi sono difficili e l’amicizia, nata a Buenos Aires, si cementa fra i due, così diversi come carattere, ma complementari l’uno dell’altro, sul campo. Genio e sregolatezza si fondono sia in campo che nella vita privata, dove si frequentano spesso, quasi a proteggersi vicendevolmente. Un’intesa, una complicità, un’amicizia destinate a durare nel tempo, oltre la Juventus. In coppia regalano a se stessi, ai tifosi e alla Juventus, una serie di trionfi storici. «Giocare nel vostro campionato è l’esperienza più appassionante della mia vita. Mi figuravo molte difficoltà, ma lo sto trovando terribilmente difficile. Però, tutto ciò mi stuzzica, mentre mi esalta il giocare nella Juventus, cioè in una squadra di statura mondiale. Ho attraversato dei momenti in cui mi pareva di aver perso qualcosa, come il fatto di non essere più il numero uno incontrastato, come succedeva in Polonia, sia nella squadra di club che in Nazionale. Vorrei sempre vincere, ma ci sono anche gli avversari che, in Italia, non mollano nemmeno un metro di prato, davanti a te». Boniek è, soprattutto, l’uomo di Coppa. «Quello che gioca bene di notte», disse l’avvocato Gianni Agnelli presentandolo a Henry Kissinger. Esprime il meglio di sé nelle competizioni internazionali, dove, con marcamenti meno asfissianti, le qualità di Boniek esplodono: scatto, prontezza di riflessi, potenza, classe, insomma è spesso irresistibile. Se Platini è Le Roi del gol per come li realizza o li confeziona per i compagni, Boniek è un formidabile contropiedista, tanto che Maradona lo definisce il migliore al mondo, nel suo genere. In campionato, invece, Zibì fatica a essere protagonista: nel primo anno juventino è relegato sulla fascia destra e la manovra ne risente parecchio. Basta, infatti, che gli avversari stiano attenti a Cabrini sulla sinistra e la palla si infila in un imbuto, facilmente controllabile. Per qualche partita, complice un lieve infortunio di Tardelli, il Trap accarezza l’idea, purtroppo irrealizzabile, di far coesistere Marocchino come tornante destro con Platini e Boniek mezzali, Rossi e Bettega in attacco. «La Juve non può avere tre registi. Non deve averne nessuno. Però la Juve ha Platini e indubbiamente Michel fa meglio di me certe cose. Il mio compito è di partecipare all’azione dal suo inizio alla sua conclusione, e di ripiegare quando essa si è conclusa. Io sono ben disposto, ho capito le difficoltà del calcio italiano e conto di non sentirmi più estraneo, come successo in certe partite». L’inghippo è felicemente risolto riportando Tardelli a esterno destro, mettendo in mezzo Bonini al servizio, letteralmente, di Zibì e Michel, con Rossi e Bettega davanti. Ma il polacco è troppo anarchico tatticamente, troppo discontinuo nell’arco della stessa partita per fare il trequartista. Tutti i dotti ricordano il numero migliore: lancio di Michel e volata di Zibì, ma non sempre questo schema è possibile, nonostante l’innegabile valore di entrambi. È devastante, invece, l’anno dopo quando, riconosciuta l’inadeguatezza di Penzo ad alti livelli, gioca Beniamino Vignola e Zibì può giostrare da punta atipica, libero di correre secondo il proprio genio. Il terzo anno, arriva Briaschi che ruba spazio a Vignola e costringe Zibì a tornare in quella posizione ibrida di mezza punta che non gli si confaceva proprio. In definitiva: in un campionato evoluto tatticamente come quello italiano Boniek non poteva fare il rifinitore, per limiti tattici e di continuità evidenti. Privato del suo numero migliore, che necessita di grandi spazi, diventa, quasi, uno qualunque. Nessuno in Polonia ha vinto quanto Boniek, che ha oscurato perfino la fama di Kazimierz Deyna, l’eroe della Coppa del Mondo di Monaco 1974 con lo storico terzo posto, poi eguagliato nel 1982. Nei Mondiali spagnoli, già acquistato dalla Juventus per oltre tre miliardi di lire, Boniek tocca livelli incredibili contro il Belgio segnando tre gol e incantando la raffinata platea del Nou Camp di Barcellona. L’unico rimpianto di quella magnifica avventura, è la squalifica che gli impedisce di affrontare l’Italia in semifinale. Gli azzurri vanno a Madrid, dove si laureano Campioni del Mondo, Boniek si consola battendo la Francia, priva di Platini, per il terzo posto. Lui e Michel, insieme ai Campioni del Mondo Zoff, Cabrini, Scirea, Tardelli, Gentile e Rossi, non bastano per dare alla Juventus scudetto e Coppa dei Campioni. Secondi, dietro la Roma in campionato, battuti nella finalissima di Atene dall’Amburgo di Magath. Ma sulla rabbia di quei traguardi falliti di un soffio, Boniek e i suoi compagni costruiscono le loro rivincite. Intelligente, colto, estroverso, il Boniek giocatore lascia una traccia indelebile nel cuore dei tifosi juventini. “Boniek forever” è scritto su uno striscione. Il polacco spera che la Juventus lo convinca a firmare il contratto ma Boniperti, avendo grande stima del giovane asso danese Michael Laudrup, non può offrirgli quanto la Roma e Zibì si trasferisce nella capitale. Smesso di giocare, intraprende, con risultati pessimi, la carriera di allenatore, prima di diventare opinionista, dove, purtroppo, comincia a spargere veleno sulla Juventus, non perdendo occasione per accusarla e criticarla, attirandosi, inevitabilmente, tutta la rabbia dei tifosi juventini. Tifosi che insorgono letteralmente quando la società bianconera decide di intitolare a Boniek una delle “50 stelle” del nuovo stadio juventino. «Ho sentito questi malumori e mi è dispiaciuto molto soprattutto poi perché la motivazione la reputo ridicola: “per poca gratitudine”, ma a chi? In campo con la Juventus ho sempre dato tutto, non risparmiandomi mai. Il presidente Agnelli mi ha mandato una lettera per far parte delle stelle nel nuovo stadio ed io ne sono onorato. Non è che tutti quelli che hanno giocato per la Juventus debbono per forza essere anche tifosi juventini. È bello anche confrontarsi con opinioni differenti. So quello che ho fatto per la Juventus e, se i tifosi non mi vogliono nel nuovo stadio, dico che la storia non si può cancellare. Non ho mai parlato male della Juventus. Se io critico qualcuno che in passato si è comportato male sono affari miei. Se poi i tifosi non vogliono che vi sia la mia stella nel nuovo stadio io non morirò mica, ma in campo ho fatto la storia della Juventus ed ho sempre onorato la maglia dando tutto quello che potevo dare. Ricordo che ero un beniamino dei tifosi, che esponevano striscioni come “Zibì forever”. Ce l’ho solo con chi ha rovinato l’immagine della Juventus. Sono certo che un domani quando andranno via Marotta & C. nessuno dovrà ripulire l’immagine della squadra». E la stella viene tolta al polacco e consegnata a Edgar Davids... ENRICO VINCENTI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2010 Il miglior giocatore della storia polacca. Il bello di notte, come lo chiamava l’Avvocato Agnelli, per la sua propensione a segnare nelle gare notturne in Europa. I lanci millimetrici di Michel Platini trovavano sempre lui come terminale ultimo dell’azione. Tre stagioni alla Juventus, con cui vinse uno scudetto, una Coppa Italia, una Coppa Coppe, una Supercoppa Europea e una Coppa Campioni. Poi tre anni alla Roma: l’avversaria numero uno dei bianconeri proprio in quegli anni ‘80. Il secondo polacco, dopo Zmuda, giunto in Italia alla riapertura delle frontiere nel 1980. Un calcio, quello dell’Europa dell’Est, per lo più sconosciuto a chi stava da questa parte del muro di Berlino, come ci racconta lui stesso in questa intervista. – Cosa voleva dire per un calciatore nato e cresciuto al di là della cortina di ferro giocare in Italia? «Io non ho avvertito questo grande salto arrivando a giocare nell’Europa occidentale, anche perché chi gioca a calcio a certi livelli frequenta tutta Europa. Con il Widzew Lódz già da sei o sette anni stavo giocando le coppe europee. Avevamo incontrato squadre importanti tra cui il Manchester United e abbiamo eliminato anche la Juventus nel 1980 in Coppa Uefa. Per me all’epoca la cosa importante era poter fare una scelta giusta: a 26 anni avevo la possibilità di finire in una squadra forte e in un calcio più quotato di quello polacco, ma non potevo sbagliare la mia decisione. La Juventus rappresentava una vera e propria garanzia sotto tutti i punti di vista. Sono contento di non avere affatto sbagliato scelta. Sono stato felicissimo di avere giocato in bianconero». – Sei Campioni del Mondo più Platini e Boniek. Una delle Juventus più forti della storia? «All’epoca per tre anni siamo stati una delle squadre più quotate, se non la più quotata, al mondo. C’erano pochi club che avevano così tanti campioni in rosa. Però, pur avendo vinto tantissimo in Italia e in Europa, ancora provo rammarico per quella partita persa ad Atene. Avessimo vinto quella sera contro l’Amburgo, l’anno successivo avremmo potuto giocare la Coppa Intercontinentale e magari rivincere la Coppa Campioni invece della Coppa Coppe. Insomma, pur essendo ricordati come la squadra che ha vinto tutto, se avessimo battuto l’Amburgo avremmo vinto tre volte di più». – In quegli anni per lo scudetto era una lotta a due, Juventus e Roma. Che sapore aveva quella sfida? «Nei primi anni ‘80 Juventus e Roma erano in assoluto le due squadre più forti in Italia. In più avevano entrambe due grandi personaggi al comando: Giampiero Boniperti e Dino Viola. Due presidenti che non si risparmiavano battute o frecciate e contribuivano ad accrescere la rivalità fra le due squadre. A “complicare” la situazione c’era poi Andreotti, il politico numero uno, tifoso della Roma, e il nostro proprietario, l’Avvocato Agnelli. Due squadre agli antipodi quindi da tutti i punti di vista, in particolare da quello mediatico. Ma quel che più conta è che in fondo erano le due squadre che giocavano meglio in Italia, si contendevano i titoli e per questo le sfide dirette non potevano non essere partite importantissime». – Come viveva queste gare? «Personalmente vivevo le partite tutte allo stesso modo. Potevo giocare contro l’Ascoli o contro la Roma, ma la sera prima non riuscivo comunque a dormire. Qualunque fosse l’avversario io ero sempre concentrato e teso. È ovvio che sapevo che la partita contro la Roma era particolare. Un risultato positivo poteva aprire la strada verso lo scudetto, una sconfitta poteva pregiudicare l’intera stagione». – Cosa mancò alla Juventus 82/83 per vincere il campionato? «Pagammo dazio per i sei Campioni del Mondo che avevano fatto un gran Mondiale. Michel Platini ed io avevamo giocato il Mondiale spagnolo fino in fondo (finale per il terzo e quarto posto), quindi a metà stagione eravamo un po’ affaticati, anche perché all’epoca la parola turn over ancora non esisteva nel vocabolario del calcio italiano. Nell’arco del campionato commettemmo qualche passo falso. Però in quella stagione battemmo la Roma ben quattro volte, due in campionato e due in Coppa Italia, anche se alla fine loro vinsero lo scudetto meritatamente. Avevamo nei singoli qualcosa in più, ma i giallorossi forse erano più squadra, avevano maggiore continuità di risultati e per questo riuscirono ad aggiudicarsi il tricolore». – Quanto le piaceva il soprannome “bello di notte”? «Nei tre anni in cui ho giocato alla Juventus sono sempre stato eletto a fine stagione tra i top 11. Questa graduatoria riguarda il campionato. E il campionato si giocava al pomeriggio della domenica o di notte? Credo che l’Avvocato mi chiamasse così, perché in tre anni la Juventus con me ha giocato quattro finali europee vincendone tre. Ha segnato in totale 5 gol. Di questi 5 io ne ho realizzati 3. Il quarto era un rigore per fallo su di me nella tragica finale di Bruxelles. Bello di notte lo diventai definitivamente dopo la vittoria in Supercoppa Europea contro il Liverpool, partita in cui correvo il doppio degli altri e segnai una doppietta. Nessun rimprovero e nessuna battuta dell’Avvocato Agnelli mi ha mai dato fastidio: tanto meno questa, che evidenziava le mie belle prestazioni nelle partite serali». – Il suo arrivo a Roma? «Chiaramente ero considerato un soggetto un po’ da studiare. Mi ricordo che nei primi allenamenti mi guardavano come per cercare di capire se sotto la tuta avessi ancora la maglia della Juventus. Nella prima gara di campionato dopo dieci minuti avevo fatto già tre o quattro azioni di un certo livello, ma i tifosi rimanevano ancora freddi e in silenzio. A un certo punto della gara partì il solito coro: “Juve, Juve vaff...” e subito dopo “Zibì Boniek, Zibì Boniek”: praticamente in quel momento capii che mi avevano adottato». – Idolo a Roma, ma senza criticare la Juve. Si può? «Certo, per conquistare i tifosi avrei potuto scegliere la strada più facile, parlare male della Juventus. Ma non sono fatto così. Ho sempre detto che giocando a Roma e trovandomi bene in questa città avrei fatto di tutto per i colori giallorossi, senza mai rinnegare un passato (quello bianconero) che posso descrivere con una sola parola: meraviglioso. E la situazione è rimasta così: vivo a Roma, dove mi trovo benissimo, mi piace la squadra della Roma ed ho molti più contatti, ovviamente, con la realtà giallorossa che con quella bianconera. Però sono rimasto sempre un grande estimatore e tifoso della Juventus, conosco molti giocatori e sono molto contento quando vince e gioca bene. Sono stato solo un po’ critico anni fa, ma preferisco non parlarne». – Affrontare la Juventus con la maglia giallorossa cosa significava? «Nella prima partita che giocai contro la Juventus all’Olimpico, dopo 10’ presi un cartellino giallo per un intervento duro su Platini. Alla nostra epoca era diverso. Adesso i giocatori piangono e si lamentano sempre. Ai miei tempi esisteva il fallo di intimidazione. Gli allenatori, tutti, consigliavano ai giocatori di farsi “sentire” subito alla prima entrata. Oggi non puoi più farlo. I giocatori si graffiano. Al primo intervento a gamba tesa rischi l’espulsione. Essendo quindi Platini l’avversario che in quella gara poteva fare la differenza, decisi subito di farmi “sentire”. Non è ovviamente cambiato nulla nel rapporto fra di noi: eravamo amici e lo siamo ancora oggi, ma in campo è un’altra cosa. Amicizia oltretutto è anche questo: non essere ruffiano, ma rispettare i ruoli. Io giocavo nella Roma e lui nella Juventus e quel giorno eravamo avversari». – Erano comunque sempre partite dure e tese fra Juventus e Roma? «Una volta nel tunnel che conduce agli spogliatoi mi ricordo che accaddero cose turche. All’epoca giocavo con la Juventus e difesi i miei colori. Era la famosa partita in cui un cane lupo della Polizia morse Brio e a Roma il giorno dopo girava la battuta che il cane era morto di rabbia». – Perché dice che sotto il tunnel succedeva di tutto? «Perché una volta era proprio lì che si dettava legge. Oggi vedi dei ragazzi che prima ancora di sapere calciare già si comportano in maniera arrogante. Credo che la lezione più giusta che possono ricevere siano quattro parole ben dette nel sottopassaggio, ma con le telecamere che ti seguono ovunque non è più possibile. Tengo a precisare che in quelle occasioni non accadevano cose violente, ma ci si spiegava tra giocatori e tutto finiva lì». Sempre chiaro e diretto Zibì Boniek, come quando correva verso l’area di rigore avversaria: puntava dritto al cuore e segnava… meglio se di notte. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/03/zbigniew-boniek.html
-
ZBIGNIEW BONIEK https://it.wikipedia.org/wiki/Zbigniew_Boniek Nazione: Polonia Luogo di nascita: Bydgoszcz Data di nascita: 03.03.1956 Ruolo: Centrocampista/Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 76 kg Nazionale Polacco Soprannome: Zibí - Bello di notte Alla Juventus dal 1982 al 1985 Esordio: 18.08.1982 - Coppa Italia - Catania-Juventus 1-1 Ultima partita: 29.05.1985 - Coppa dei campioni - Liverpool-Juventus 0-1 133 presenze - 31 reti 1 scudetto 1 coppa Italia 1 coppa dei campioni 1 coppa delle coppe 1 supercoppa Uefa Zbigniew Kazimierz Boniek (IPA: [ˌzbʲignʲɛf kaˌʑiːmʲɛɹ̠ ˈbɔːnʲɛk]), detto Zibì (Bydgoszcz, 3 marzo 1956) è un dirigente sportivo, ex allenatore di calcio ed ex calciatore polacco, di ruolo centrocampista o attaccante, vicepresidente della UEFA. Giocatore polifunzionale capace di svolgere ruoli principalmente sia da ala destra che da seconda punta, crebbe nel settore giovanile del Zawisza Bydgoszcz, squadra con cui debuttò nel calcio professionistico nel 1973, militando poi nel Widzew Łódź (1975-1982) con cui vinse i suoi primi trofei, i campionati nazionali nel 1981 e nel 1982. Nell'estate 1982 venne ingaggiato dalla Juventus, club dove andrà a comporre una coppia d'attacco di primo livello con Michel Platini, e dove otterrà i maggiori successi della propria carriera con un campionato di Serie A, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA e una Coppa dei Campioni vinti tra il 1983 e il 1985; divenne il primo calciatore polacco a vincere una competizione confederale nonché uno dei primi provenienti dell'Europa orientale a farlo con una squadra non del proprio Paese d'origine. Nel 1985 si trasferì alla Roma dove rivinse una Coppa Italia e, infine, concluse l'attività agonistica due anni più tardi. Con la nazionale polacca disputò 80 incontri tra il 1976 e il 1988, compresi 6 nel campionato del mondo 1982, torneo in cui giunse al terzo posto e venne ulteriormente inserito nella squadra ideale; segnando 24 reti. Premiato due volte quale calciatore polacco dell'anno (1978 e 1982) e terzo classificato al Pallone d'oro 1982 — all'epoca la massima posizione raggiunta da un calciatore polacco nella manifestazione, che resistette per i successivi trentanove anni —, Boniek fu inserito dalla Federazione Internazionale di Storia e Statistica del calcio (IFFHS) e da diversi messi di comunicazione specializzata quali i britannici World Soccer e The Guardian, il brasiliano Placar e il francese France Football tra i migliori giocatori della storia dei mondiali e, più in generale, del calcio nel XX secolo; essendo ulteriormente inserito sia nel FIFA 100 nel 2004, unico polacco, che nella Hall of Fame FIGC nel 2019. Allenò quattro club in Italia in diversi periodi tra il 1990 e il 1995 e la propria nazionale nel 2002 durante le qualificazioni al campionato europeo 2004, senza ottenere risultati di rilievo. Conclusa tale attività ha ricoperto diverse cariche dirigenziali nel proprio Paese, inclusa la presidenza della Federazione calcistica della Polonia (PZPN) dal 2012 al 2021. Zbigniew Boniek Boniek in nazionale nel 1986 Nazionalità Polonia Altezza 180 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista, attaccante) Termine carriera 1988 - giocatore 2002 - allenatore Carriera Giovanili 19??-19?? Zawisza Bydgoszcz Squadre di club 1973-1975 Zawisza Bydgoszcz 11+ (10) 1975-1982 Widzew Łódź 172 (50) 1982-1985 Juventus 133 (31) 1985-1988 Roma 76 (17) Nazionale 1976-1988 Polonia 80 (24) Carriera da allenatore 1990-1991 Lecce 1991-1992 Bari 1993 Sambenedettese 1995 Avellino 2002 Polonia Palmarès Mondiali di calcio Bronzo Spagna 1982 Biografia Fu soprannominato Bello di notte, appellativo attribuitogli dall'Avvocato Gianni Agnelli durante la sua militanza nella Juventus, in riferimento alle sue buone prestazioni in occasione delle partite di coppa dopo il calar del sole. Stabilitosi prevalentemente in Italia al termine dell'attività agonistica, è suocero del tennista Vincenzo Santopadre. Carriera Giocatore Club[ Boniek capitano del Widzew Łódź nel 1980. Considerato uno dei più rappresentativi calciatori polacchi nonché uno dei migliori dell'Europa Orientale nella storia dello sport, in patria giocò prima nel Zawisza Bydgoszcz, poi col Widzew Łódź. Arrivò in Italia nel 1982, diventando il primo giocatore polacco a giocare nel campionato di Serie A insieme al compagno di nazionale Władysław Żmuda (il quale nella stessa stagione venne tesserato dal Verona). Le strade di Boniek e della Juventus si incrociano due volte prima del suo approdo in Italia. La prima a Buenos Aires nel 1979 quando Enzo Bearzot convoca il polacco nel “Resto del Mondo” per l'amichevole contro l'Argentina campione del mondo, al posto dell'infortunato Bettega e di Rummenigge e Blochin, che avevano rinunciato perché impegnati con le rispettive Nazionali. In questa occasione gioca con Tardelli, Cabrini, Causio, Paolo Rossi e Platini, col quale condivide la stanza. La seconda il 5 novembre 1980, quando la Juventus viene eliminata ai tiri di rigore nei sedicesimi di finale di Coppa UEFA dal Widzew Łódź, e proprio Boniek realizza il tiro decisivo. Approda a Torino due anni più tardi, dopo il campionato del mondo 1982. Il suo arrivo alla Juventus è preceduto da un intrigo: infatti il calciatore aveva raggiunto un accordo con la Roma di Dino Viola, che non andò a buon fine per motivi economici, sicché il 30 aprile 1982 Zibì firmò a Varsavia il contratto per i bianconeri di Giampiero Boniperti. Per anni non aveva potuto lasciare il suo Paese perché il regolamento della Federazione non consentiva ai giocatori di espatriare, se non dopo una certa età, ma il patron juventino Gianni Agnelli riuscì a farlo arrivare in Italia prima del tempo grazie agli investimenti della sua FIAT in Polonia, anticipando così la Roma. Arriva a Torino e trova, oltre a sei campioni del mondo, anche Platini con il quale si consolida l'intesa nata tre anni prima. Boniek, pur non essendo un realizzatore prolifico come il francese (realizzò comunque 31 reti in 156 presenze in Serie A, delle quali 14 in 80 partite con la maglia bianconera), risultò sistematicamente decisivo nei grandi appuntamenti europei della formazione piemontese, tanto da guadagnarsi l'appellativo di Bello di notte pronunciato da Agnelli all'atto di presentarlo a Henry Kissinger. Boniek esultante alla Juventus, dopo la sua doppietta al Liverpool che decise la Supercoppa UEFA 1984. Il 16 maggio 1984 a Basilea segna al 41' il gol-vittoria che consentì alla Juventus di battere il Porto e vincere la sua prima e unica Coppa delle Coppe. Il 16 gennaio 1985, a Torino contro il Liverpool campione d'Europa in carica, su di un campo ai limiti della praticabilità a causa della neve, segnò una doppietta che consentì ai padroni di casa di conquistare la loro prima Supercoppa UEFA. Durante la finale di Coppa dei Campioni 1984-1985 contro i Reds, macchiata dalla strage dell'Heysel, Boniek, indirizzato verso la porta custodita da Grobbelaar, subì un fallo da Gillespie poco fuori dall'area, ma valutato dal direttore di gara – che si trovava a circa 22 metri dal luogo dell'azione – come dentro l'area, procurandosi così il calcio di rigore poi trasformato da Platini, che portò i bianconeri alla prima vittoria nel torneo. In seguito ai tragici fatti della serata, il polacco non ha mai sentito suo quel successo, e all'indomani della partita annunciò di voler devolvere il premio partita (circa 100 milioni di lire lordi) alle famiglie delle vittime. Boniek in azione alla Roma nella stagione 1985-1986 Nell'estate 1985 lascia la Juventus dopo tre anni per trasferirsi alla Roma, pagato 3 miliardi di lire. La prima stagione con la maglia giallorossa, 1985-1986, è caratterizzata dalla grande rincorsa ai danni proprio dei bianconeri; la squadra di Sven-Göran Eriksson recupera nove punti ai torinesi e Boniek è tra i protagonisti della stagione, giocando a suo dire «il calcio più bello e spettacolare della mia carriera». La rincorsa giallorossa si concluse il 20 aprile 1986, con la clamorosa sconfitta in casa per 2-3 con il già retrocesso Lecce, che preclude definitivamente ai capitolini il sogno tricolore; concluderà la stagione con 8 reti e la conquista della Coppa Italia. Lascerà la Roma, e soprattutto il calcio giocato, dopo altre due stagioni, nelle quali viene impiegato anche a centrocampo nonché da libero. Nazionale Ha esordito nella Polonia nel 1976; in totale ha segnato 24 reti su 80 presenze. Ha partecipato ai mondiali di Argentina 1978, di Spagna 1982 e di Messico 1986. Boniek (a sinistra) in maglia polacca nel 1984, in azione sotto lo sguardo dell'italiano Di Gennaro. Tra di essi, l'edizione 1982 vede il centrocampista come uno dei "protagonisti" sul campo: infatti realizza quattro reti (delle quali una contro il Perù il 22 giugno, e tre nel solo match contro il Belgio del 28 giugno), che spingono la sua nazionale fino alla semifinale persa 0-2 contro l'Italia futura campione del mondo (8 luglio); a quest'ultima partita però il centrocampista non partecipa, per una squalifica cumulativa rimediata nei turni precedenti: infatti era stato ammonito sia nel precedente incontro con l'Italia nella prima fase a gironi, conclusosi sullo 0-0 (14 giugno), sia nella sfida contro l'Unione Sovietica (0-0) del 4 luglio. Allenatore e dirigente Dopo aver smesso l'attività da calciatore, Boniek tenta quella da allenatore, ma con scarsi risultati, iscrivendosi nella stagione 1989-1990 al supercorso di allenatori di Coverciano. Nel 1990-1991 è alla guida del Lecce in Serie A; la stagione si chiude con la retrocessione dei giallorossi in Serie B. Nella stagione 1991-1992 è alla guida del Bari, ancora in massima serie; anche in questo caso l'annata di Boniek si conclude con la retrocessione tra i cadetti. Nell'annata 1992-1993 è chiamato a guidare la Sambenedettese, in Serie C1, ma è esonerato prima della fine del campionato. Boniek (a destra), vicepresidente della federcalcio polacca, e il segretario generale dell'UEFA Gianni Infantino nel 2011, al sorteggio del campionato d'Europa 2012. Nell'annata 1994-1995 viene chiamato in corsa alla guida dell'Avellino, ancora in Serie C1; la stagione si risolve positivamente: dopo la finale play-off con il Gualdo vinta ai tiri di rigore, la squadra irpina è promossa in Serie B. L'annata successiva è, tuttavia, amara: Boniek è esonerato dopo poche partite. Nel luglio del 2002 Boniek assume l'incarico di allenatore della Polonia, ma dopo appena 5 gare (di cui 2 vinte, 1 pareggiata e 2 perse) nel dicembre dello stesso anno rassegna le dimissioni. Dopo essere stato per un lungo periodo vicepresidente della Federazione calcistica della Polonia, il 26 ottobre 2012 diviene presidente della stessa. Lascia questo incarico il 20 aprile 2021, quando viene eletto alla vicepresidenza della UEFA, su indicazione del presidente Aleksander Čeferin, entrando contestualmente a fare parte del Comitato Esecutivo della stessa. Dopo il ritiro Nel 2004 fu inserito nella lista FIFA 100, che raccoglie i migliori calciatori viventi: è l'unico calciatore polacco a essere stato inserito in tale elenco. In Polonia è ancora molto noto al grande pubblico. È stato opinionista nelle partite della Confederations Cup 2009 assieme a Jacopo Volpi e Giampiero Galeazzi; assieme a questo ultimo, per la stagione 2009-2010 è stato commentatore calcistico nella trasmissione Replay. Nel 2010 è stato assieme a Paola Ferrari, Maurizio Costanzo e Giampiero Galeazzi a Notti Mondiali, in diretta da Piazza di Siena a Roma. È opinionista televisivo per 90º minuto su Rai 2, dopo esserlo già stato nell'annata 2004-2005. Periodicamente è ospite, nelle vesti di opinionista, nella trasmissione di calcio La Signora in Giallorosso, condotta da Massimo Ruggeri, in onda sull'emittente locale T9. Nell'estate del 2012 è ospite delle varie trasmissioni tematiche della Rai per il campionato d'Europa 2012. Inizialmente inserito tra i 50 giocatori omaggiati di una stella nella Walk of Fame bianconera allo Juventus Stadium, successivamente Boniek si è visto negare il riconoscimento: i tifosi della squadra piemontese non hanno gradito varie dichiarazioni del polacco sulla sua ex squadra, riassegnando la posizione di Boniek a Edgar Davids dopo una nuova votazione online. Palmarès La Boniek Star a Władysławowo Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato polacco: 2 - Widzew Łódź: 1980-1981, 1981-1982 Coppa Italia: 2 - Juventus: 1982-1983 - Roma: 1985-1986 Campionato italiano: 1 - Juventus: 1983-1984 Competizioni internazionali Coppa delle Coppe: 1 - Juventus: 1983-1984 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1984 Coppa dei Campioni: 1 - Juventus: 1984-1985 Individuale Calciatore polacco dell'anno: 2 - 1978, 1982 All-Star Team dei Mondiali: 1 - Spagna 1982 FIFA 100 - 2004 UEFA Golden Jubilee Poll Top 250: 1 - 2004 (Periodo 1974-1983) Golden Foot Legends Award: 1 - 2009 FAI International Football Awards: 1 - 2012 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Giocatore straniero - 2019 Onorificenze Croce di Cavaliere dell'Ordine della Polonia Restituta — Varsavia, 1982. Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 1997
-
GIOVANNI KOETTING Nella cartolina ufficiale della Juve 84-85, una di quelle foto di classe dove si fa “cheese” strizzando gli occhi controsole, Giovanni Koetting sta dritto in seconda fila. Il caschetto di capelli biondi e l’aria vagamente fiera spuntano all’incirca fra le costole di Platini e il gomito di Cabrini, più alti di lui, in terza fila. «Adesso sono ancora biondo, ho qualche capello in meno e qualche chilo in più» sorride Giovanni e lo fa per cortesia. «Se pensa all’attacco della Juve nei primi anni ‘80, si rende conto anche lei che era difficile trovare spazio. Adesso magari, con tutte le partite che ci sono da giocare, sarebbe più facile». Era in assoluto il più biondo della squadra bianconero. Quando andava via in velocità tra il solito nugolo di avversari che cercavano in tutti i modi di fermarlo, ci si poteva rendere conto che quel ragazzino, che prometteva bene, non poteva che essere lui, Giovanni Koetting, detto Gianni, forse per addolcire, almeno in parte, quel cognome così duro e difficile da pronunciare. Già nelle primissime stagioni nel settore giovanile bianconero, dov’era approdato nel 1972 a soli dieci anni, il Tedesco (suo padre è germanico ma Giovanni è nato a Ivrea ed è, quindi, piemontese purosangue) emergeva per tecnica, sagacia tattica e progressione. I suoi allenatori, da Pedrale a Grosso passando per Sentimenti IV e Bussone, non facevano fatica a intravedere in quel centrocampista, che veniva preferibilmente impiegato sulla fascia, il giusto mix di tutte le doti che fanno di un giovane promettente un potenziale campioncino: «Nel vivaio della Juventus ho fatto tutta la trafila sino alla Primavera, dove ho giocato con Pin, Storgato e Galderisi. A 16 anni ho iniziato a entrare nel giro delle Nazionali giovanili: soltanto allora mi sono reso conto che forse sarei potuto diventare qualcuno». Così, infatti, è stato. Dopo una stagione da riserva in A con l’Udinese a soli 18 anni e il successivo torneo in B con la Spal, nel 1982 Koetting ritorna alla base, dove diventa il pupillo di Trapattoni: «Purtroppo non è andata proprio così, altrimenti avrei giocato ben di più. In ogni caso durante le tre stagioni in bianconero mi sono tolto le mie soddisfazioni: nel 1984-85, ad esempio, realizzai, contro l’Udinese, la rete decisiva quando ero entrato da appena dieci minuti. Dopo quella partita ho pensato che fosse finalmente giunto il mio momento e difatti, nel prosieguo della stagione, ho fatto piuttosto bene. Ma, purtroppo, nel calcio ci vuole sempre un po’ di fortuna. Nella prima stagione con la Juventus, ad esempio, pur di giocare una volta sono sceso in campo con trentotto e mezzo di febbre tenendo il medico all’oscuro di tutto. E, ovviamente, in quel frangente non ho certo dato il meglio di me. La verità è che quando si è impiegati con il contagocce, come mi capitava in quella compagine ricca di grandissimi campioni, risulta assai difficile dimostrare quello che si vale davvero». In ogni caso, pur assommando soltanto 17 gettoni di presenza, tra campionato e coppe, Koetting è a tutti gli effetti da considerarsi un giocatore pluridecorato: «In un triennio abbiamo vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe e la Coppa dei Campioni. Certo, io ho giocato poco, ma non mi trovavo lì per caso: se ho dato poco in campo, nel gruppo ho sicuramente fatto la mia parte mantenendo un atteggiamento sempre positivo. Non ho mai creato alcun problema». Nell’estate del 1985, Koetting fu ceduto per una cifra record all’Ancona in Serie C. Poteva essere l’anno della svolta e della definitiva consacrazione: «Andò diversamente: lo dicevo che nel calcio ci vuole fortuna. Nella Juventus ero chiuso e, pur avendo ancora tre anni di contratto, preferii andar via per giocare. All’inizio sembravo destinato al Bologna in B, poi invece fui venduto all’Ancona. In conseguenza di quanto era stato pagato, tutti si aspettavano da me sfracelli. Ma in quella stagione, se cadeva un sasso, non poteva che beccare me. Sono stato fermo per due mesi e poi ho accusato diversi altri problemi fisici: e il pubblico si sentiva in dovere di fischiare Mister Miliardo. Il secondo anno invece è andato molto meglio, ma alla fine ho avuto un grave problema familiare che mi ha spinto a chiedere di riavvicinarmi a casa. Così sono stato contattato dalla Pro Vercelli che mi voleva a ogni costo e a me quella sistemazione andava benissimo; purtroppo però mi sono scontrato con le esigenze della società, che, per recuperare il più possibile dalla cessione del sottoscritto, voleva vendermi in una serie superiore. Allora mi sono impuntato e, pur di stare vicino a Torino, sono andato a giocare tra i dilettanti dell’Ivrea. L’anno successivo l’Ancona, che voleva girarmi in C1 a La Spezia, dove mi offrivano un contratto annuale, mi ha richiamato: a quel punto, avendo già una famiglia sulle spalle, ho preferito chiudere con il professionismo». Ma non con il calcio, in ogni caso. Per diversi anni Koetting ha, infatti, calcato ancora i campi piemontesi proprio con l’Ivrea e in seguito con la Rivarolese: «Grazie al cielo, avevo conseguito il diploma di ragioniere, cosicché, pur continuando a giocare, sono riuscito a trovare un posto in banca a Ivrea dopo aver superato un concorso. Se mi sono mai pentito della scelta fatta a soli 26 anni? Assolutamente no; continuando in Serie C avrei forse guadagnato di più, ma poi avrei fatto fatica a sistemarmi per la vita. L’unico rimpianto consiste nel fatto che, pur avendo buone potenzialità, ho raccolto meno del dovuto nonostante le 26 partite nelle rappresentative azzurre. Tutto il resto appartiene ormai al passato. Nostalgia? Tutte le mie scelte le ho portate avanti convinto e nella vita sono realizzato. Certo, potevo fare di più… Nelle Nazionali giovanili c’ero sempre, ero quotato, ho vinto il campionato Primavera con l’Udinese: contro la Roma ho segnato il gol decisivo in finale e mi hanno scritto anni dopo da Udine per ringraziarmi. Sono emozioni bellissime. Come quando ho esordito in Serie A». 14 settembre 1980, Udinese-Inter 0-4. «A 18 anni. O quella volta che siamo andati in trasferta in Austria con la Nazionale Juniores e uno del mio paese, che era emigrato lì e aveva aperto una gelateria a Vienna, a fine partita mi ha chiesto la maglia. Nel ‘79 con la Juniores abbiamo incontrato l’Olanda di Koeman, Rijkaard, Kieft e abbiamo vinto 3-0. Ho fatto gol. In quel tempo ero felice al 100%. Dopo, nella Juve, lo ero solo al 30%. Eppure avevo dimostrato di essere forte, a centrocampo. Mai cambiato ruolo, non mi piaceva giocare con le spalle alla porta». Giovanni dalle bande bianconere. Un nome rimasto caro ai malati di Vecchia Signora. «Ho vinto nell’84 la Coppa delle Coppe, ho giocato in Coppa Campioni. In Coppa Italia col Milan sono andato alla grande. Nell’85 con me la Juve ci ha guadagnato. E sono rimasto juventino». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/03/giovanni-koetting.html
-
GIOVANNI KOETTING https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Koetting Nazione: Italia Luogo di nascita: Ivrea (Torino) Data di nascita: 10.03.1962 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 1979 al 1980 e dal 1982 al 1985 Esordio: 09.02.1983 - Coppa Italia - Juventus-Bari 1-0 Ultima partita: 19.06.1985 - Coppa Italia - Juventus-Milan 0-1 17 presenze - 1 rete 1 scudetto 1 coppa Italia 1 coppa dei campioni 1 coppa delle coppe 1 supercoppa Uefa Giovanni Koetting (Ivrea, 10 marzo 1962) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giovanni Koetting Koetting all'Udinese nella stagione 1980-1981 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1993 - giocatore Carriera Giovanili 1972-1979 Juventus Squadre di club 1979-1980 Juventus 0 (0) 1980-1981 → Udinese 2 (0) 1980 Juventus 0 (0) 1981-1982 → SPAL 10 (0) 1982-1985 Juventus 17 (1) 1985-1987 Ancona 48 (3) 1987-1988 Ivrea 1 (0) 1988-1993 Rivarolese ? (?) Nazionale 1981 Italia U-20 2 (0) Carriera da allenatore 2009-2013 Santhià 2013-2015 Sporting Bellinzago Carriera Giocatore Koetting, assieme a Tardelli, Gentile e Cabrini, festeggia la vittoria della Juventus nella Coppa Italia 1982-1983. Di origini fiamminghe (il nonno emigrò nel Canavese dal Belgio) ma italiano di nascita, Koetting entrò giovanissimo nelle giovanili della Juventus, riuscendo ad entrare a 16 anni nel giro delle Nazionali Giovanili. Il battesimo nella massima serie avvenne a 18 anni, precisamente il 14 settembre 1980, alla prima giornata del campionato 1980-81, entrando in campo al 60' nelle file dell'Udinese, sconfitta in casa dall'Inter per 4-0. Collezionò la seconda presenza il successivo 30 novembre, subentrando al 78' della gara in trasferta contro la Roma, vittoriosa per 3-1. In quello stesso anno vinse con la squadra friulana il Campionato Primavera realizzando la rete decisiva nella finale contro la stessa Roma. L'anno dopo iniziò la stagione con la Juventus che ad ottobre lo girò in prestito alla SPAL per riprenderlo la stagione successiva. Koetting rimase a Torino per tre anni (dal 1982-1983 al 1984-1985) ma non riuscì ad esprimere le sue potenzialità nella Juventus, irrimediabilmente chiuso dai grandi nomi della squadra. Ebbe però la soddisfazione di partecipare, sebbene in qualità di rincalzo, al triennio della grande Juve targata Platini e Boniek ritagliandosi 17 presenze tra campionati e Coppe con una rete all'attivo realizzata contro l'Udinese, sua ex squadra. Partecipò alla conquista del Campionato 1983-84, della Coppa delle Coppe 1983-1984 e della Coppa dei Campioni 1984-1985. Vista l'impossibilità di dargli spazio, la Juventus lo cedette in via definitiva all'Ancona ove disputò da titolare due campionati di Serie C1. Al termine del contratto con i marchigiani richiese di essere ceduto a una società piemontese per riavvicinarsi a casa. Sfumato l'ingaggio con la Pro Vercelli per questioni contrattuali, alla prospettiva di tornare ad Ancona preferì l'abbandono della carriera professionistica, a soli venticinque anni. Proseguì l'attività agonistica ancora per alcuni anni, tra i dilettanti, giocando nell'Ivrea e nella Rivarolese. In carriera ha totalizzato complessivamente 11 presenze e una rete in Serie A e 10 presenze in Serie B. Allenatore Ritiratosi dal calcio giocato è divenuto allenatore, sedendo sulle panchine di realtà dilettantistiche piemontesi quali Santhià e Sporting Bellinzago. Palmarès Giocatore Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Udinese: 1980-1981 Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1982-1983 Campionato italiano: 1 - Juventus: 1983-1984 Competizioni internazionali Coppa delle Coppe: 1 - Juventus: 1983-1984 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1984 Coppa dei Campioni: 1 - Juventus: 1984-1985
-
GIULIO DRAGO 6 aprile 1994, la Nazionale di Arrigo Sacchi sta preparandosi per affrontare il Mondiale americano. A Coverciano quel giorno, affronta in amichevole il Pontedera allenata da tal Francesco D’Arrigo, convinto sacchiano. Il risultato è clamoroso: gli azzurri vengono sconfitti per 2-1, con i toscani addirittura in vantaggio per 2-0 grazie alle reti di Matteo Rossi e Aglietti. Massaro mitiga (si fa per dire) la figuraccia della Nazionale. «Sacchi mi chiese di giocare come la Norvegia, avversario che avrebbero trovato al mondiale: pressing asfissiante e raddoppi continui. Non era un problema: giocavamo sempre così – la voce di Francesco D’Arrigo brilla d’orgoglio – un evento forse irripetibile: una squadra di C2 che vince contro la Nazionale. Meritatamente, aggiungerei». A difendere la porta della compagine toscana c’era Giulio Drago, classe 1962, con un passato juventino. Infatti, pur non avendo mai avuto la soddisfazione di scendere in campo, crescerà alla scuola di Zoff dal 1980 al 1983 prima di essere ceduto alla Cremonese. Dopo i grigiorossi, un veloce passaggio nell’Atalanta di Mondonico. Quindi Empoli (con i toscani esordirà in serie A), Bari, Triestina. E infine Pontedera, dove terminerà la sua carriera nel 1999. MASSIMO BURZIO, “HURRÀ JUVENTUS” MARZO 1982 Senz’altro tutti coloro che amano il calcio avranno ben chiaro nella mente il ricordo delle partite giocate, nell’infanzia o nell’adolescenza, magari in un prato vicino a casa, con le porte fatte con i cappotti ammonticchiati l’uno sull’altro. E senza dubbio ognuno di noi rammenterà il volto di colui che, pur recalcitrante, veniva obbligato a stare in porta, perché meno dotato, tra tutti, a livello tecnico. In quel caso, dunque, portieri si diveniva forzatamente. Ma non per tutti valeva e vale questa regola: difatti, per loro e nostra fortuna, esistono uomini che nascono portieri. Personaggi che vivono e scelgono, con amore e passione, il ruolo più difficile, più scomodo, tra tutti gli undici d’una squadra. Quindi vi sono alcuni che per predestinazione, qualità e caratteristiche, hanno la maglia numero uno già incisa nell’epidermide e nel cuore. Giulio Drago, aitante portiere della Primavera, è uno di questi «homines portieres». Esponenti, «i portieri costituzionali», d’una razza che va estinguendosi, ma che vive ancora nella speranza che da un Drago nasca uno Zoff. Giulio, come giudichi te stesso, calcisticamente parlando? «Credo che nonostante certi problemi dell’anno scorso, la riconferma avuta da parte della Juventus, quale portiere della Primavera, risponda già in parte alla domanda. Non mi sento comunque un arrivato, o troppo sicuro di me stesso. Nel ruolo che rivesto in campo è pericolosissimo sopravvalutarsi, «montarsi la testa». Bisogna saper soffrire, aver voglia di imparare e di ascoltare i consigli dei tecnici. E dato che l‘anno passato ero un poco incerto nelle «uscite», oggi, pur essendo militare e mancando da Torino per cinque giorni su sette, sto curando molto gli esercizi necessari a migliorare questo mio punto debole». Ti ispiri a qualcuno in particolare? Cosa rappresenta Dino Zoff, per te? «Chiaramente è a lui che guardo, cercando di conoscere sempre meglio la sua splendida arte. Come dicevo prima, sto prestando servizio militare e quindi mi alleno al «Combi» soltanto il venerdì, con la prima squadra. Così ho modo di lavorare accanto a Dino, sotto la guida del signor Bizzotto, e di osservare da vicino la naturalezza di questo campione. Credimi – aggiunge Drago – su Zoff, sul suo modo di intendere il ruolo, dovrebbero scrivere un libro! Servirebbe a tutti, portieri o aspiranti tali». Ma non ti spaventa la mole d’un personaggio leggendario, qual’è il portiere della Nazionale? Non temi che la gente faccia dei confronti tra te e lui? «Non si può paragonare nessuno a Zoff – s’accalora il buon Giulio – raffrontare uno come lui a uno come me, sarebbe irriverente. Però con Dino si può solo andare d’accordo, ha tante e tali qualità umane! E poi è dai grandi campioni che si impara, non dai mediocri. Quali sono le tue aspirazioni professionali? «Diciamo che a vent’anni devi cominciare a guardare al futuro e alle sue incognite. Non si può sempre e solo vivere spensieratamente. E in questo periodo che uno inizia a considerare il foot-ball come una professione. Anche se ho già giocato nell’Aosta, seppure nei campionati minori, i miei obiettivi, i miei desideri, vanno verso una meta ben precisa. Vorrei arrivare, come tutti del resto, alla serie A e possibilmente nella Juventus. Ma sarà una cosa durissima, in tutti i sensi». E se per caso non dovessi, come si dice, «sfondare»? «Avrei comunque vissuto, qui al settore giovanile, anni stupendi ed esperienze importanti. Quando vesti la maglia bianconera, non ti insegnano soltanto a giocare al calcio, ti fanno capire, anche, come devi comportarti nella vita». Sei molto giovane, non ti pesa la vita dello «sportivo»? «Avere regolarità negli orari, nell’alimentazione, nelle attività extra calcistiche, è per me una cosa normalissima. E poi, fa parte del gioco. Non puoi essere un atleta e contemporaneamente fare la vita del michelàccio. A parte il fatto che, nei limiti della norma, non sono affatto diverso dagli altri ragazzi della mia età. Pur essendo un calciatore, nessuno mi impedisce di avere degli amici, di uscire con loro, di ascoltare della buona musica. Tutto sta, poi, a sapersi fermare, gestire, nel momento e nel modo giusto». Quindi il giovane giocatore non è una specie di «recluso», costretto dagli eventi a mangiare pane e calcio? «Non direi assolutamente! Nella vita si deve scegliere, si deve capire, come e quando è necessario maturare». E davvero, Giulio Drago ci pare un ragazzo maturo e intelligente. Un personaggio dal carattere gioviale ma riflessivo, allegro ma responsabile. Augurargli una luminosa carriera sarebbe sin troppo facile; fargli invece notare come molto in lui già riveli doti e qualità di campione, ci pare doveroso. Allora, arrivederci in serie A! https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/05/giulio-drago.html
-
GIULIO DRAGO https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Drago Nazione: Italia Luogo di nascita: Caltagirone (Catania) Data di nascita: 25.06.1962 Luogo di morte: Empoli Data di morte: 18.04.2025 Ruolo: Portiere Altezza: 186 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 1980 al 1983 0 presenze - 0 reti subite 2 scudetti 1 coppa Italia Giulio Drago (Caltagirone, 25 giugno 1962 – Empoli, 18 aprile 2025) è stato un calciatore italiano, di ruolo portiere. Giulio Drago Giulio Drago all'Empoli nel 1988 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 1º luglio 1999 Carriera Giovanili 19??-19?? Orbassano Squadre di club 1979-1980 Aosta 26 (-?) 1980-1982 Juventus 0 (0) 1982-1984 Cremonese 37 (-27) 1984 Atalanta 0 (0) 1984-1989 Empoli 165 (-144) 1989-1990 Bari 10 (-18) 1990-1991 Triestina 12 (-12) 1993-1994 Pontedera 33 (-18) 1994-1995 Empoli 19 (-16) 1995-1999 Pontedera 82 (-83) Nazionale 1981 Italia U-20 1 (0) 1984 Italia U-21 0 (0) Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo 1984 Carriera Cresciuto nel settore giovanile della Juventus, una volta divenuto professionista difende la porta di varie formazioni del calcio di provincia, tra cui Cremonese (che lo fece esordire in B nel 1983) Bari, Triestina, Empoli e Ascoli; con i toscani detiene il record di imbattibilità in Serie A (491'), stabilito nel campionato 1987-1988. La sua carriera termina nel Pontedera, con cui nell'aprile 1994 si toglie la soddisfazione di sconfiggere in amichevole l'Italia di Arrigo Sacchi. Palmarès Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 1980-1981, 1981-1982 Coppa Italia: 1 - Juventus: 1982-1983 Competizioni internazionali Coppa Mitropa: 1 - Bari: 1990
-
VICTOR D'AGOSTINO Nazione: Argentina Luogo di nascita: - Data di nascita: 01.01.1966 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1987 al 1988 Esordio: 11.06.1988 - Amichevole - Asti-Juventus 0-8 Ultima partita: 16.06.1988 - Amichevole - Venezia-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti
-
FRANCO NANNI https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Nanni_(1948) Nazione: Italia Luogo di nascita: Pisa Data di nascita: 11.05.1948 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Bombardino Alla Juventus dal 1967 al 1968 Esordio: 20.06.1967 - Amichevole - Ponzone-Juventus 0-8 Ultima partita: 22.01.1968 - Amichevole - Juventus-Lecco 1-1 0 presenze - 0 reti Franco Nanni (Pisa, 11 maggio 1948) è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante o centrocampista. Soprannominato Bombardino per via dei suoi tiri da fuori area, tant'è vero che la sua rete decisiva messa a segno nel derby del 12 novembre 1972 viene ricordata dai tifosi laziali come “lo scaldabagno di Franco Nanni”, a testimonianza della potenza utilizzata per scagliare la sfera direttamente in porta dalla lunga distanza. Franco Nanni Nanni al Bologna Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante, centrocampista) Termine carriera 1983 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Pisa 19??-19?? Juventus Squadre di club 1967-1968 Juventus 0 (0) 1968-1969 Trapani 26 (4) 1969-1975 Lazio 115 (12) 1975-1978 Bologna 64 (8) 1978-1979 Brescia 15 (1) 1979-1983 Viterbese 71 (8) Carriera da allenatore 1985-19?? Lazio Giovanili 1989-1990 Lazio CF 1991-1993 Grosseto 199?-199? Guardia di Finanza ????-???? Tor di Quinto 2008-2014 Nuova Milvia 2014-2016 Accademia Calcio Franco Nanni Allievi Carriera Giocatore Nanni (a sinistra) in azione in maglia rossoblù, in lotta per il pallone con lo juventino Furino. Cresciuto nelle giovanili del Pisa per poi passare a quelle della Juventus in veste di attaccante e successivamente come centrocampista, inizia la sua carriera tra i professionisti nel Trapani; arrivato quindi in Serie A tardò a trovare una collocazione stabile prima nella Lazio di Juan Carlos Lorenzo e dopo in quella di Tommaso Maestrelli, che alla fine lo inquadrò nel ruolo di mediano, vincendo da titolare anche uno Scudetto nell'annata 1973-74. Nella stagione 1975-76 passa al Bologna dove rimane per tre stagioni segnando proprio alla Lazio all'Olimpico un goal che valse ai felsinei la vittoria all'ultima giornata che permise loro di raggiungere la salvezza. In carriera ha totalizzato 153 presenze e 20 reti in Serie A e 41 presenze e una rete in Serie B. Allenatore Nel 1985 viene chiamato dall'allora presidente della Lazio, il suo ex compagno di squadra Giorgio Chinaglia, a far parte dello staff di tecnici nel settore giovanile biancoceleste. Passa anche sulla panchina della Lazio Calcio femminile fino a collaborare col club capitolino in qualità di osservatore per circa dodici anni. Prende il patentino di allenatore di seconda categoria ed allena una dopo l'altra il Grosseto, la squadra della Guardia di Finanza, il Tor di Quinto e l'Olimpica. Dirigente Dal 2009 al 2013 ricopre l'incarico di responsabile tecnico nella Nuova Milvia. Nel 2014 ha creato l'Accademia Calcio Franco Nanni, della quale oltre che essere fondatore è anche allenatore della formazione "Juniores". Dal 2016 l'Accademia Calcio Franco Nanni e la società Saxa Flaminio Labaro creano un unico grande bacino di scuola calcio nell'area di Roma Nord. Palmarès Franco Nanni con la maglia scudettata della Lazio nella stagione 1974-75. Giocatore Competizioni giovanili Allievi Professionisti: 1 - Juventus: 1964-1965 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Lazio: 1973-1974 Competizioni internazionali Coppa delle Alpi: 1 - Lazio: 1971 Altre competizioni Campionato De Martino: 1 - Lazio: 1970-1971 Campionato Under 23: 1 - Lazio: 1973-1974
-
RAFFAELE ALCIBIADE https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Alcibiade Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 23.05.1990 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2011 Esordio: 15.07.2009 - Amichevole - Juventus-Cisco Roma 4-1 Ultima partita: 15.07.2010 - Amichevole - Juventus-Al Nassr 5-0 0 presenze - 0 reti Raffaele Alcibiade (Torino, 23 maggio 1990) è un calciatore italiano, di ruolo difensore della Fidelis Andria. Raffaele Alcibiade Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Fidelis Andria Carriera Giovanili ????-2007 Pozzomaina 2007-2010 Juventus Squadre di club 2010-2011 → Pescara 3 (1) 2011 → Gubbio 7 (0) 2011-2012 Nocerina 9 (0) 2012 → Carrarese 12 (0) 2013-2015 Honvéd 45 (2) 2015-2016 → Haladás 11 (0) 2016 Lecce 11 (1) 2016-2017 Paganese 33 (4) 2017-2018 Feralpisalò 13 (0) 2018 Pro Vercelli 11 (0) 2018-2021 Juventus U23 50 (3) 2021- Fidelis Andria 18 (0) Nazionale 2009-2010 Italia U-20 6 (0) 2011 B Italia 2 (0) Caratteristiche tecniche Difensore centrale, può giocare anche come terzino sinistro. Carriera Club Gli inizi Dopo esser cresciuto nelle giovanili della Juventus, nell'agosto del 2010 viene ceduto in prestito al Pescara, in Serie B. Debutta il 16 ottobre contro il Grosseto (4-2), giocando gli ultimi dieci minuti della sfida. Il 15 novembre dello stesso anno segna il suo primo gol da professionista, realizzando la rete dell'iniziale vantaggio dei padroni di casa contro l'Ascoli Calcio, incontro finito sul 2-1 per gli ospiti. Ritornato alla Juventus, il 31 gennaio del 2011 viene nuovamente ceduto in prestito, questa volta al Gubbio. Esordisce il 6 febbraio sul campo del Verona (1-2), contando 7 presenze a fine stagione. Nel luglio del 2011 la Nocerina ufficializza l'acquisto di Alcibiade dalla Juventus, che arriva in comproprietà. La prima partita con la Nocerina è datata 17 settembre 2011, contro il Bari (1-1). Dopo aver giocato 9 incontri in Serie B, la società rossonera risolve la comproprietà a favore della Juventus. I bianconeri riprendono Alcibiade per cederlo ancora una volta in prestito: il difensore finisce alla Carrarese, in Lega Pro Prima Divisione. Il 2 settembre debutta con la nuova maglia nella trasferta di Frosinone, sfida persa 1-0. Le esperienze ungheresi Nel mese di gennaio ritorna nuovamente a Torino e la società bianconera lo manda a fare ulteriore esperienza in Ungheria, all'Honvéd: Alcibiade esordisce nel campionato ungherese il 3 marzo 2013 contro il Videoton, partita persa 0-4. A fine stagione, dopo 9 incontri tra campionato e coppa nazionale, ritornato dal prestito, viene svincolato dalla Juventus e l'Honvéd lo acquista a costo zero. Con la società ungherese disputa l'Europa League, debuttando il 4 luglio contro il Čelik Zenica (1-4) e realizzando anche una rete nella settimana seguente contro la stessa squadra (9-0). Nel corso della stagione sotto la guida del mister Marco Rossi diviene un punto fermo nella difesa della squadra di Kispest, riuscendo a trovare il 6 ottobre 2013 anche la prima rete in campionato nel sentito derby cittadino contro i rivali del Ferencváros realizzando la rete del momentaneo 1-1 nella partita che verrà vinta in rimonta 2-1 grazie anche alla rete dell'ex compagno di squadra ai tempi della Juventus Ayub Daud, termina la sua seconda stagione ungherese con 25 presenze ed una rete. La stagione 2014-2015 inizia con la formazione rossonera. Ma a gennaio 2015 passa in prestito all'Haladás, altro club "italiano" in Ungheria, dove trova i connazionali Tommaso Rocchi, Andrea Mancini e Leandro Martínez già suoi ex compagni all'Honvéd, e dove debutta da titolare il 28 febbraio contro il DVTK nella sfida pareggiata 1-1. Ritorno in Italia Il 17 febbraio 2016 è stato ingaggiato a parametro zero dal Lecce, squadra di Lega Pro. Ritrovando in squadra Bálint Vécsei e il direttore sportivo Fabio Cordella suoi compagni ai tempi della Honvéd. Ha esordito con il club salentino il 20 febbraio seguente, nel match Lecce-Foggia (3-1), e segnato la sua prima rete in maglia giallorossa il successivo 13 marzo, decisiva nella vittoria contro il Monopoli. Dopo passa alla Feralpisalò, alla Pro Vercelli e, nel 2018, passa alla neonata Juventus U23, la seconda squadra juventina militante in Serie C, dove è capitano. Nazionale Dal 2009 al 2010 viene convocato in Nazionale Under-20 totalizzando 6 presenze, nel 2011 viene convocato dalla nazionale della B Italia di Massimo Piscedda giocando 2 partite. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2009, 2010 Competizioni nazionali Lega Pro Prima Divisione: 1 - Gubbio: 2010-2011 (girone A) Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020
