Vai al contenuto

Socrates

Tifoso Juventus
  • Numero contenuti

    147514
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Days Won

    50

Tutti i contenuti di Socrates

  1. GERRY CAVALLO https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1989-1990 Nazione: Italia Luogo di nascita: Cascina (Pisa) Data di nascita: 20.07.1971 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1990 Esordio: 15.11.1989 - Amichevole - Juventus-Nazionale Italiana Dilettanti 5-0 Ultima partita: 10.05.1990 - Amichevole - Biellese-Juventus 2-5 0 presenze - 0 reti
  2. NINO ZUCCHETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Zucchetti Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1916 al 1917 Esordio: 29.10.1916 - Amichevole - Milan-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti Nino Zucchetti (... – ...; fl. XX secolo) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Nino Zucchetti Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Carriera Squadre di club1 1922-1923 US Torinese 22 (0) Carriera Con l'US Torinese disputa 22 gare nel campionato di Prima Divisione 1922-1923.
  3. EMANUELE ZUELLI Nazione: Italia Luogo di nascita: Merano (Bolzano) Data di nascita: 22.11.2001 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2021 al 2022 Esordio: 09.10.2021 - Amichevole - Juventus-Alessandria 2-1 Ultima partita: 30.03.2022 - Amichevole - Juventus-Pro Sesto 1-1 0 presenze - 0 reti
  4. SERGIO RE https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_2001-2002 Nazione: Brasile Luogo di nascita: - Data di nascita: 13.02.1984 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2002 Esordio: 30.08.2001 - Amichevole - Juventus-Orbassano 7-0 0 presenze - 0 reti
  5. REOLI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 10.10.1915 - Amichevole - Juventus-Torino 2-5 0 presenze - 0 reti
  6. “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” cit. don Abbondio ( “I promessi Sposi” – A. Manzoni)
  7. PIERLUIGI CASIRAGHI FABIO VERGNANO, DA “STAMPA SERA” DEL 10 LUGLIO 1989 Pierluigi Casiraghi è nato a Monza il 4 marzo 1969 e vive con i genitori (il padre lavora al mercato ortofrutticolo di Milano) a Missaglia, in Brianza. Acquistato dal Monza all’età di 10 anni, a 16 venne promosso dalla formazione allievi alla prima squadra che militava in serie B. Il debutto tra i cadetti con la maglia monzese il 20 ottobre 1985 in Arezzo-Monza 1-0. Nella prima stagione di B ha giocato 12 partite segnando 1 gol. Nei due campionati successivi, col Monza in C1, ha segnato 18 gol in 55 partite, contribuendo alla promozione in B e alla vittoria nella Coppa Italia di C. Quest’anno ha segnato 8 gol, ma è stato bloccato per oltre due mesi da un serio infortunio a un ginocchio ed è rientrato in squadra solamente nel mese di maggio. Tra i suoi hobby la musica (Vasco Rossi il suo cantante preferito), le auto veloci e i romanzi di avventura. I suoi modelli nel calcio: Gianni Rivera e Mark Hateley. A cinque giorni dalla chiusura del calcio-mercato Pierluigi Casiraghi è l’unico attaccante di ruolo su cui Zoff può contare. Il 22 luglio, quando la Juventus partirà per il ritiro di Buochs, qualcosa sarà cambiato, ma a meno di colpi di scena clamorosi, il giovane brianzolo riuscirà comunque a conquistare subito una maglia da titolare. E per uno che viene dalla B e che soprattutto ha solo vent’anni, non è cosa da poco. Ma sbaglia chi crede che la situazione lo preoccupi. Stamane rientra dalla Sardegna e si prepara a spendere gli ultimi spiccioli di vacanza nella sua Missaglia. E intanto pensa alla Juve: «E come non potrei farlo. Fino a ieri per me la Juve era un sogno. Oggi potrebbe diventare il mio futuro». Ha sfiorato il Milan (Berlusconi gli ha preferito Simone), ma già a fine aprile aveva capito che Boniperti aveva deciso di investire su di lui, su questo attaccante che fin dalla fanciullezza si porta dietro la fama di primo della classe. Adesso ha l’occasione di dimostrare davvero le sue capacità: «Ma non mi illudo – ammette – che sia semplice imporsi in A. Mi dicono che sia più facile della B per uno che sa giocare, ma è la prova del campo che conta. Le marcature tra i cadetti sono più aggressive, mentre in A conta soprattutto la tecnica. Il salto dalla C1 alla B non l’ho sofferto e mi auguro che succeda la stessa cosa ora». Forse un debutto più soft gli avrebbe giovato, ma Casiraghi non teme di «bruciarsi» in una Juve che ancora una volta è entrata in bacino di carenaggio. Spiega: «Quello del centravanti è un ruolo ad alto rischio, non solo nella Juve. Avrò addosso gli occhi di tutti, ma sono abbastanza freddo da saper reggere questa responsabilità. E se sbaglierò qualche gol già fatto, non credo che i tifosi bianconeri mi mangeranno». In questo momento la sua curiosità maggiore è sapere chi sarà il suo partner in attacco. Difficile rivelarglielo, ma si capisce che in fondo per lui un compagno vale l’altro. Quello che conta è riuscire a ottenere una maglia da titolare da Zoff, che lo conosce poco e dovrà scoprirne le caratteristiche in fretta. Casiraghi intanto lo aiuta presentandosi: «Ho una buona potenza e una discreta progressione. Alla Elkjaer, diciamo, senza esagerare. Non credo di avere piedi ruvidi e di testa mi difendo. Ho studiato a lungo Hateley, un vero idolo per me, e spero di essere riuscito a carpire i suoi segreti di uomo d’area. Difetti? Ne ho, senza dubbio. Per esempio devo migliorare la maniera di stare in campo e imparare a sfruttare meglio l’aiuto del mio compagno d’attacco. Prima ero punta unica e il mio gioco era caratterizzato dalla potenza. Ma a essere egoisti c’è tutto da perdere». Insomma è sempre terribilmente sicuro di sé, anche quando il pensiero viaggia a una Juve un po’ in difficoltà e costretta a tentare di recuperare il terreno perduto. Ma per Casiraghi la Signora non ha perso fascino. Riconosce infatti: «La Juve sta attraversando un momento delicato, ma la voglia di vincere è sempre la stessa. I campioni di una volta se ne sono andati, ma è proprio pensando a gente come Cabrini che trovo la carica giusta per affrontare questa avventura. Peccato però che Antonio non sia più alla Juve. Per me sarebbe stato un modello cui ispirarmi giorno dopo giorno». Ma i maestri non gli sono mai mancati e anche nella nuova Juve troverà qualcuno disposto a dargli una mano. La lezione però sembra averla già imparata a memoria: «Ho capito che bisogna fare grandi sacrifici per arrivare in alto e per restarci perché basta poco per ritrovarsi a terra. Nel calcio il passato non conta e so che a Torino quello che ho fatto nel Monza non avrà più alcun valore. Dovrò ricominciare, facendo tesoro di quello che ho appreso prima con Magni, poi con Pasinato e Frosio, senza mai perdere quella freddezza che mi ha sempre aiutato nei momenti più difficili». Quindi niente promesse inutili: «Il presidente Boniperti la prima volta che mi ha incontrato non mi ha chiesto la luna, ma semplicemente di fare le cose per le quali anche lui mi apprezza. Se riuscissi ad accontentarlo, la mia prima stagione con la Juventus sarebbe in ogni caso più che positiva». Insieme a lui, arriva un altro debuttante, Salvatore Schillaci, proveniente da Messina. I due, insieme a Rui Barros, portano la Juventus alla conquista della Coppa Italia e della Coppa Uefa. Pigi parte spesso dalla panchina, ma il suo contributo, soprattutto nella parte finale della stagione è determinante. «Cresciuto a Missaglia e abituato alla provincia, credevo di trovare difficoltà a inserirmi. Invece ho legato in un istante. Torino è fredda al punto giusto: lascia spazio alla vita privata, cosa che apprezzo molto, perché non amo il clamore. Per il mio carattere la Juve è il massimo. La filosofia della società bianconera, sempre misurata e schiva, si sposa meravigliosamente con il mio modo di vedere le cose. Nella Juventus di oggi regnano amicizia e armonia. Ci aiutiamo tutti. È un ambiente ideale per un giovane come me». Nella stagione successiva Zoff è sostituito da Maifredi, arriva Roberto Baggio e Casiraghi diventa il centravanti titolare. La Juventus delude, ma Pigi colleziona 35 presenze e segna 14 gol. «Non è stato facile cambiare schemi e compagni: il problema è programmare vincendo subito. Forse sarebbe servito più tempo, però siamo rimasti fuori dall’Europa e non accadeva da trent’anni». Ritorna il Trap e Casiraghi è felice. «Per me è una fortuna, una meraviglia far parte di questo gruppo: appartenere alla società più blasonata d’Italia. Il mio desiderio è quello di trascinare la Juve verso i più alti traguardi. Ne abbiamo tutte le possibilità: quest’anno ci vedrà competere al vertice». Gioca tantissimo, le sue presenze salgono a 41, i suoi gol, però, sono solamente 8. Sta diventando un attaccante molto abile nel gioco aereo e nel creare spazi ai compagni, sfruttando la sua stazza fisica. Ma la rete avversaria la gonfia raramente e la compagine bianconera corre ai ripari, acquistando Vialli e Ravanelli. La conseguenza logica è che, per Pigi, gli spazi si riducono notevolmente: la stagione 1992-93 lo vede in campo solamente 29 volte, le realizzazioni sono una miseria: 5. «Mi sono chiesto tante volte il motivo per cui non faccio tanti gol e ho capito che purtroppo non esiste una sola causa. Nella seconda metà della scorsa stagione mi ha frenato un vistoso calo fisico, unito alla flessione della Juventus. Per questo campionato il discorso è differente: non sono partito titolare, ho giocato meno, sono spesso entrato per sostituire qualcun altro e in queste condizioni è molto più difficile far bene. Infine sono subentrati impercettibili blocchi psicologici e quando accade una cosa del genere viene anche a mancare la necessaria sicurezza. Non sei più tranquillo. Se a tutto questo aggiungiamo un po’ di sfortuna, ecco la risposta ai tanti mesi di astinenza, dalla quale vanno però esclusi i gol nelle Coppe. Non sono soddisfatto, però è esagerato considerare un fallimento la mia avventura in bianconero. Ho vinto due Coppe e ho vissuto momenti negativi profondi, personali e di squadra. Mi aspettavo di più, potevo fare di più, è vero. Ma sono stato bloccato dagli incidenti. E le vicende della Juve non mi hanno aiutato: se non si conquista lo scudetto da tanto tempo, vuol dire che qualche problema c’è. Io ho ancora tanto da migliorare e possibilmente da vincere. Devo aumentare il mio livello tecnico, devo essere più preciso e meno precipitoso, voglio diventare più efficace nel dribbling. Tuttavia non si vince e non si perde da soli, mai». Terminata la stagione chiede di essere ceduto e si trasferisce alla Lazio. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/03/pierluigi-casiraghi.html
  8. PIERLUIGI CASIRAGHI https://it.wikipedia.org/wiki/Pierluigi_Casiraghi Nazione: Italia Luogo di nascita: Monza Data di nascita: 04.03.1969 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 78 kg Nazionale Italiano Soprannome: Pigi Alla Juventus dal 1989 al 1993 Esordio: 23.08.1989 - Coppa Italia - Cagliari-Juventus 0-1 Ultima partita: 25.04.1993 - Serie A - Juventus-Fiorentina 3-0 147 presenze - 37 reti 1 coppa Italia 2 coppe Uefa Pierluigi Casiraghi (Monza, 4 marzo 1969) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Nel 1994 è stato vicecampione del mondo con la nazionale italiana. Pierluigi Casiraghi Casiraghi alla Lazio nel 1993 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 4 agosto 2000 - giocatore Carriera Giovanili 19??-1985 Monza Squadre di club 1985-1989 Monza 94 (28) 1989-1993 Juventus 147 (37) 1993-1998 Lazio 140 (41) 1998-2000 Chelsea 10 (1) Nazionale 1988-1990 Italia U-21 7 (1) 1991-1998 Italia 44 (13) Carriera da allenatore 2001-2003 Monza Giovanili 2003-2004 Legnano 2006-2010 Italia U-21 2006-2010 Italia U-20 2008 Italia olimpica 2014-2015 Cagliari Vice 2015-2016 Al-Arabi Vice 2016-2017 Birmingham City Vice Palmarès Mondiali di calcio Argento Stati Uniti 1994 Europei di calcio Under-21 Bronzo 1990 Bronzo Svezia 2009 Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Caratteristiche tecniche Giocatore «Centravanti d'area di rigore», in giovane età si segnalò come uno dei pochi giocatori italiani con caratteristiche simili a quelle di Roberto Boninsegna, pur denotando qualche imprecisione sul piano realizzativo. Molto dotato sul piano fisico e atletico, compensava una tecnica poco raffinata con l'abilità nel gioco aereo, l'efficacia in acrobazia e la capacità di svariare sul fronte d'attacco, mettendosi a disposizione della squadra e risultando prezioso per la sua tendenza a creare spazi ai compagni. Carriera Giocatore Club Monza Casiraghi (a destra) al Monza, assieme a Gianluca Gaudenzi, nella stagione 1988-1989 Cresce nel settore giovanile del Monza, la squadra della sua città, e nella stagione 1985-1986 viene aggregato alla prima squadra. Esordisce il 21 agosto 1985, a soli 16 anni, nella gara di Coppa Italia Monza-Fiorentina (0-3), quando al 72' subentra a Roberto Antonelli. Due mesi dopo, il 20 ottobre 1985, fa il suo esordio in Serie B durante l'incontro Arezzo-Monza (1-0). Il 1º giugno 1986, a 17 anni, realizza il suo primo gol in carriera nella gara della 36ª giornata di campionato persa 3-1 in trasferta contro il Pescara. Casiraghi ottiene 14 presenze stagionali ma il Monza, arrivato ultimo, retrocede in Serie C1. All'inizio della stagione successiva, 3 settembre 1986, realizza una doppietta decisiva nella gara di Coppa Italia vinta 2-0 contro la Sampdoria. Conclude la stagione 1986-1987 con 25 presenze e 6 reti in campionato. Nella stagione 1987-1988, grazie alle sue 12 reti in campionato, è uno dei protagonisti della promozione in Serie B della squadra brianzola, che con l'allenatore Pierluigi Frosio vince anche la Coppa Italia Serie C nella quale Casiraghi realizza 2 gol. Nel campionato seguente, realizza 9 gol in Serie B e forma con Maurizio Ganz la coppia offensiva del Monza che centra l'obbiettivo della salvezza. Juventus Arriva alla Juventus nella stagione 1989-1990, per 6,4 miliardi di lire. Sotto la guida tecnica di Dino Zoff fa il suo esordio in Serie A il 27 agosto 1989, a 20 anni, in Juventus-Bologna (1-1) quando al 58' subentra a Salvatore Schillaci. Nella prima stagione torinese totalizza 23 presenze in campionato segnando 4 reti: la prima in A il 6 settembre 1989 in Juventus-Fiorentina 3-1. Risulta tra i maggiori protagonisti nei due percorsi, entrambi vittoriosi, di coppa: realizza la doppietta che fissa sul 2-0 il risultato dell'andata della semifinale di Coppa Italia disputata a Torino il 31 gennaio 1990, ai danni della Roma e una delle tre reti bianconere nell'andata della finale di Coppa UEFA Juventus-Fiorentina 3-1, svoltasi sempre a Torino il 2 maggio 1990. La stagione seguente vede l'arrivo sulla panchina bianconera di Luigi Maifredi, scelta che rappresenta una rottura dal punto di vista sia tradizionale che tattico. Il giovane Casiraghi continua a segnare reti importanti come quella del vantaggio nell'andata della semifinale di Coppa delle Coppe disputata sul campo del Barcellona il 10 aprile 1991, persa poi per 3-1. Casiraghi in azione alla Juventus nel corso dell'annata 1990-1991 Al sostanziale fallimento dell'idea-Maifredi (la Juventus non raggiunge neanche un piazzamento utile per la Coppa UEFA) fa seguito il ritorno di Giovanni Trapattoni che riporta la squadra a livelli altamente competitivi: il secondo posto in campionato, al quale Casiraghi contribuisce con 7 reti, e la finale di Coppa Italia persa contro il Parma. Nella stagione successiva l'organico d'attacco della Juventus si amplia notevolmente: arrivano infatti Gianluca Vialli dalla Sampdoria e Fabrizio Ravanelli dalla Reggiana. Inoltre la squadra bianconera dispone di centrocampisti offensivi quali Roberto Baggio e Andreas Möller, pertanto lo spazio disponibile per Casiraghi diminuisce progressivamente: spesso è in panchina e non entra neanche a partita in corso come, ad esempio, nella vittoriosa doppia finale di Coppa UEFA. Alla fine della stagione le presenze globali sono 29 e le reti solo 5: Casiraghi, già da oltre due anni nel giro della nazionale, ha bisogno di una squadra che punti esplicitamente anche su di lui. Lazio Il 6 agosto 1993 si accorda con la Lazio con la formula del prestito oneroso per 1.5 miliardi di lire più il diritto di riscatto a 10 miliardi di lire: a Roma sulla panchina biancoceleste c'è Dino Zoff, tecnico che già conosce l'attaccante brianzolo per averlo allenato a Torino nella stagione 1989-1990. Nella prima stagione fa coppia con Giuseppe Signori segnando solo 4 reti in 26 partite. Al passare dei mesi l'intesa con l'attaccante bergamasco migliora sempre più: Casiraghi riesce ad aprire ampi spazi per le incursioni di Signori che vince per la seconda volta consecutiva la classifica dei cannonieri. Nella stagione successiva la squadra viene affidata a Zdeněk Zeman, mentre l'attacco biancoceleste viene rinforzato con l'innesto di Alen Bokšić. In 34 partite di campionato Casiraghi mette a segno 12 reti tra le quali la quaterna, il 5 marzo 1995, nell'8-2 ai danni della Fiorentina e un memorabile goal in acrobazia il 23 aprile dello stesso anno nel derby di ritorno che fissa il risultato sul 2-0 in favore dei biancocelesti. Nella terza stagione in biancoceleste - la migliore dal punto di vista realizzativo anche globalmente - in campionato sigla 14 reti in 28 presenze. Nella stagione 1996-1997 la Lazio di Zeman non convince nel girone di andata, infatti dalla 19ª giornata (il 2 febbraio 1997) sulla panchina torna Zoff. Casiraghi dà comunque il suo apporto e in 24 presenze realizza 8 reti. Nella stagione 1997-1998 sulla panchina laziale arriva Sven-Göran Eriksson assieme alla bandiera doriana Roberto Mancini: Casiraghi viene impiegato 28 volte ma molto spesso entra a partita in corso, realizzando solo 3 reti (di cui una nel 3-1 in occasione del derby del 2 novembre 1997) ma è protagonista, con 4 reti in 10 partite, nella cavalcata in Coppa UEFA che porta la Lazio a disputare la sua prima finale europea, persa a Parigi contro l'Inter. A fine stagione la Lazio e Casiraghi vincono comunque un trofeo: la Coppa Italia. Durante la permanenza in biancoceleste fa parte sia della spedizione italiana per il campionato del mondo 1994 e per il campionato d'Europa 1996. Chelsea Nell'estate del 1998, a 29 anni, approda al Chelsea, in Inghilterra, per la cifra di circa 5.5 milioni di sterline. In quel periodo i Blues sono una squadra a trazione italiana: oltre a Gianfranco Zola, Casiraghi ritrova i suoi ex compagni Gianluca Vialli (nella doppia veste di giocatore-allenatore) e Roberto Di Matteo con i quali aveva giocato rispettivamente nella Juventus e nella Lazio. Dopo poche settimane di permanenza a Londra arriva il primo trofeo: è la Supercoppa europea vinta il 28 agosto a Monte Carlo ai danni del Real Madrid. L'8 novembre 1998 si frattura il ginocchio in più punti in seguito a uno scontro con Shaka Hislop, portiere del West Ham Utd: la violenza dell'impatto è tale che Casiraghi non riprende più a giocare a calcio a livello professionistico. Nonostante i numerosi interventi chirurgici, Casiraghi non riesce a recuperare dal grave infortunio ed è costretto ad abbandonare la carriera, in seguito al licenziamento da parte del Chelsea avvenuto il 4 agosto 2000, a soli 31 anni. Nazionale Casiraghi in maglia azzurra nel 1996, alle prese con un avversario della Georgia nel corso delle qualificazioni al Mondiale 1998. Convocato dal CT Azeglio Vicini, Casiraghi fa il suo esordio in nazionale il 13 febbraio 1991, ancora prima di compiere 22 anni, in occasione della partita amichevole Italia-Belgio (0-0) disputata a Terni. Realizza il suo primo gol in nazionale il 19 febbraio 1992, nella gara amichevole vinta per 4-0 contro San Marino a Cesena. Fa parte dei 22 convocati per il campionato del mondo 1994, dove diviene vicecampione del Mondo scendendo in campo tre volte sempre da titolare: nelle gare della fase a gironi contro la Norvegia e il Messico, e nella semifinale vinta per 2-1 contro la Bulgaria. Il CT Arrigo Sacchi lo convoca anche per il campionato d'Europa 1996, dove nella prima gara del girone realizza la doppietta decisiva nella vittoria per 2-1 contro la Russia. Tuttavia, Casiraghi ed altri giocatori vengono lasciati in panchina nella seconda gara, persa contro la Rep. Ceca, e la nazionale viene eliminata nella fase a gironi dopo il pareggio contro la Germania. Il 15 novembre 1997 a Napoli realizza la rete decisiva contro la Russia (1-0) nella partita di ritorno degli spareggi per accedere al campionato del mondo 1998. La sua ultima partita in azzurro è l'amichevole del 22 aprile 1998 contro il Paraguay (3-1), nella quale subentra a Christian Vieri nella ripresa; a fine stagione non viene infatti convocato dal CT Cesare Maldini per la fase finale del Mondiale disputato in Francia. In nazionale ha totalizzato 13 gol in 44 presenze. Allenatore Il 17 luglio 2001 comincia ad allenare nel Monza, occupandosi del settore giovanile. Il 20 maggio 2003 ottiene il primo incarico tra i professionisti, diventando allenatore del Legnano (Serie C2, girone A). Viene esonerato il 24 marzo 2004. Il 16 luglio 2006 torna al Monza quale coordinatore del settore giovanile, fino a quando, il 24 luglio, a soli 37 anni, viene scelto dai commissari della FIGC Guido Rossi e Demetrio Albertini per sostituire Claudio Gentile sulla panchina della nazionale Under-21, e avrà anche la responsabilità dell'Under-20. Sotto la sua direzione l'Under-21 si qualifica all'Europeo 2007 nei Paesi Bassi, dove viene eliminata nel girone, ma riesce a ottenere comunque la qualificazione ai Giochi olimpici di Pechino 2008, superando il Portogallo in uno spareggio conclusosi ai tiri di rigore. In preparazione dei Giochi, guida la nazionale olimpica alla vittoria nel Torneo di Tolone 2008. Ai Giochi olimpici disputati in Cina la nazionale olimpica guidata da Casiraghi raggiunge i quarti di finale, dove viene eliminata dal Belgio. Si qualifica anche all'Europeo 2009 in Svezia, dove questa volta l'Under-21 supera la prima fase. Gli azzurrini vengono eliminati in semifinale perdendo per 1-0 con la Germania poi vincitrice del torneo. Infine, a causa della mancata qualificazione all'Europeo 2011 e ai Giochi olimpici di Londra 2012 dopo l'eliminazione ai play-off contro la Bielorussia, il 20 ottobre 2010 lascia la guida tecnica della'Under-21. Il 24 dicembre 2014 approda al Cagliari in qualità di vice di Gianfranco Zola, chiamato ad allenare la squadra sarda in sostituzione dell'esonerato Zdeněk Zeman. Il 9 marzo 2015, a seguito dell'esonero di Zola, viene licenziato insieme allo staff. L'11 luglio assume il ruolo di vice di Zola all'Al-Arabi in Qatar. Il 27 giugno 2016 viene esonerato insieme al tecnico. Il 14 dicembre segue l'ex attaccante del Chelsea anche al Birmingham City. Il 17 aprile 2017 entrambi si dimettono. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Monza: 1987-1988 Coppa Italia: 2 - Juventus: 1989-1990 - Lazio: 1997-1998 Coppa d'Inghilterra: 1 - Chelsea: 1999-2000 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 2 - Juventus: 1989-1990, 1992-1993 Supercoppa UEFA: 1 - Chelsea: 1998 Allenatore Nazionale Competizioni giovanili Torneo di Tolone: 1 - 2008
  9. MAURIZIO TESTA https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1989-1990 https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1991-1992 Nazione: Italia Luogo di nascita: Novara Data di nascita: 28.01.1970 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1990 e dal 1991 al 1992 Esordio: 26.03.1992 - Amichevole - Asti-Juventus 0-12 0 presenze - 0 reti
  10. DANIELE FORTUNATO Con quel nome – scrive Adalberto Scemma sul “Guerin Sportivo” del 26 luglio 1989 –, Fortunato deve essere piaciuto un sacco a Giampiero Boniperti. Potenza della scaramanzia. Costretto dall’educazione piemontese a evitare amuleti e chincaglierie napoletane, il presidente della Juventus rincorre da sempre, concedendo parecchio all’ironia, la formula di qualche infallibile rito propiziatorio. Ecco dunque che se il destino gli spiattella davanti un giocatore con fama di portbonnheur, Boniperti non chiede di meglio che ricorrere al più antica dei rituali beneauguranti: gli spalanca le braccia. Fortunato di nome, ma anche di fatto, a prendere visione dei risultati. A vent’anni, nell’83, ha portato il Legnano dalla C2 alla C1; nell’86 ha centrato con il Vicenza una promozione in A poi negata dalla giustizia sportiva; nell’88 è salito ancora una volta in A con l’Atalanta e nell’89 ha ottenuto con la squadra bergamasca la qualificazione Uefa. Ha lasciato. in poche parole, il segno dappertutto. E se tanto mi dà tanto, grazie anche al nome che si ritrova, ecco che a corroborare valutazioni ben precise di carattere tecnico devono essere intervenute considerazioni più sottili sul filo della scaramanzia. La possibilità, per esempio, di riprendere con l’Atalanta un nuovo fortunato periodo di collaborazione dopo il capitolo miliardario di Cabrini, Marchetti, Scirea, Fanna, Marocchino e così via: l’età, infine, del giocatore. Daniele ha 26 anni, è nel pieno della maturità, non dovrà temere il pericolo dell’ambientamento. E poi 26 è il doppio di 13, numero magico. Tornano i conti, insomma, e si chiude il ciclo dei riti propiziatori in attesa che si riapra quello, certo più caro a Boniperti, delle vittorie calcistiche. Lui, Daniele Fortunato, si è presentato subito nel segno (e nella filosofia) della Juve. Frasi concrete, meditate promesse, dichiarata voglia di vincere, nessuna concessione ai proclami furenti di Rodomonte. Ha dribblato subito, e con molta destrezza, il problema del ruolo. Libero o centrocampista? «La questione», dice tranquillo, «non mi toglie certo il sonno. Nell’Atalanta ho giocato di preferenza a centrocampo, da play-maker arretrato, ma da libero ho disputato almeno una decina di partite, o perché mancava Progna, o perché così aveva deciso Mondonico. La verità è una soltanto, anche se la frase con cui la esprimo è vecchia come il cucco: nella Juventus sarei disposto a giocare anche in porta, con tutto il rispetto per Tacconi». C’è il problema, suggeriscono gli ipercritici, di una scarsa propensione per lo sprint. Di struttura piuttosto compatta (è alto 1,81 e pesa 79 chili). Daniele Fortunato è tutto meno che un velocista. Si esprime in progressione con una certa disinvoltura, ma nel gioco corto, quando non basta la potenza ma serve anche il supporto della rapidità, potrebbe evidenziare limiti ben precisi. «Se mi mettessi a smentire questa valutazione», dice, «farei un torto a me stesso. Non sono un bugiardo e non posso certo nascondere l’evidenza. È vero, sono un po’ lento, però non bisogna esagerare considerandomi una lumaca. E poi ci sono alcuni segreti che Giorgi e Mondonico, gli allenatori più bravi che ho avuto nella mia carriera, mi hanno insegnato...». I segreti di Fortunato non sono figli dell’empirismo ma della logica. «La palla corre più veloce dell’uomo, non ci sono Carl Lewis, o Ben Johnson, che tengano. Bisogna colpirla bene, però. Non bisogna permetterle di andarsene per conto suo. Questione di tecnica? Sissignori. Facendo correre la palla al momento giusto e nel posto giusto si velocizza anche il gioco e si ottiene un risultato che nessuno sprinter al mondo, neppure il più forte di tutti, potrebbe centrare. E siccome la tecnica non mi manca, ecco che arrivo alla Juve tranquillo, senza il timore di deludere troppo le aspettative». Bruno Giorgi ed Emiliano Mondonico, dunque, alla base della maturazione di Daniele. E lui stesso a dichiararlo ed è un tributo doveroso, come ama ripetere, alla professionalità e anche all’«umanità». dote rara. «Parlare di riconoscenza», dice, «e il minimo che io possa fare. Ma in entrambi i casi mi sono trovato di fronte a personaggi davvero splendidi, due gentiluomini bravissimi anche sotto il profilo tecnico». A sentire Mondonico, cui spetta il merito di aver garantito a Fortunato la massima valorizzazione, questo ragazzo dalla volontà di ferro e dalle idee concrete, conserva ampi margini di miglioramento. Nonostante l’età e nonostante l’ipotesi di «maturità» che ha ispirato la scelta di Boniperti. «Anno dopo anno», ammette Daniele, «i progressi mi sono apparsi abbastanza evidenti. So come stare in campo, riesco a prevedere le situazioni tattiche che si presentano. Ma in tutta onestà non saprei proprio come valutarmi. Forse sono ancora da scoprire, e non soltanto sotto il profilo tecnico. Dal punto di vista piscologico, per esempio, ho acquisito durante le due ultime stagioni una buona dose di “forza”: ma penso che l’esperienza alla Juve contribuirà a cementarmi il carattere ancora di più. Credo che Mondonico faccia soprattutto un discorso di potenzialità inespresse, quando parla di margini di miglioramento. Un calciatore non si costruisce soltanto con la tecnica ma anche con la motivazione, con l’ambiente, con gli stimoli giusti: è naturale che giocando ai massimi livelli, con obiettivi degni di una squadra di vertice, il rendimento sia destinato a risentirne. Nell’Atalanta, bene o male, non ho mai avuto problemi particolari: l’importante era non perdere, tutto il resto costituiva una specie di optional. Alla Juve, invece, bisogna vincere subito. Quando si perde c’è sempre qualcuno pronto a chiederti il conto». Ventisei anni fatti a gennaio, nativo di Samarate nei pressi di Varese, cresciuto calcisticamente nel Legnano, Fortunato si presenta a Torino con credenziali sicuramente superiori (l’analisi è di carattere tecnico) a quelle di cui lo gratificano i critici superficiali, abituati a tener conto dell’«effetto popolarità» più che della concretezza. Non è un fuoriclasse ma già in partenza garantisce a Zoff una possibilità di impiego in più direzioni pur nei limiti imposti dalle sue funzioni di centrocampista. Il che rappresenta di per se stesso una rarità considerando gli eccessi di specializzazione che alcuni allenatori della nuova frontiera sembrano propugnare: centrocampista laterale, cursore, interdittore, playmaker, suggeritore e così via. Ma affibbiare a Daniele Fortunato l’etichetta di jolly può essere limitativo. «Sia a Vicenza che a Bergamo», sottolinea Daniele, «mi sono trovato ad affrontare le situazioni tattiche più disparate. Durante la mia prima stagione atalantina, poi, ho potuto sperimentare l’ebbrezza di giocare in Europa: l’esperienza in Coppa delle Coppe, grazie anche al suggerimento di uno come Stromberg, è stata fondamentale. Posso dire soltanto che il calcio di oggi, a mio avviso, consente ampi margini di espressione a giocatori che abbiano un minimo di fantasia. Ripetere in continuazione lo stesso schema, esercitare le stesse funzioni può rappresentare l’anticamera della paranoia. Personalmente preferisco affrontare situazioni nuove, risolvere gli imprevisti. È una questione di stimoli». Gli stimoli, Daniele Fortunato, ha corso il rischio di perderli tutti due stagioni fa, in occasione della sfortunata parentesi vicentina. «Quello è stato davvero un colpo basso. Dopo aver inseguito un sacco di sogni, dopo una stagione infittita di sacrifici, ci siamo ritrovati in C invece che in A. Avevo 24 anni, un’età “difficile”, nel senso che se non trovi subito il salvagente a portata di mano corri davvero il rischio di perderti, Invece ho avuto la fortuna di incontrare l’Atalanta e di poter ricominciare daccapo. Ma se devo essere sincero la mia convinzione era ormai una soltanto: quella di fare la spola tra la Serie B e la C, a seconda delle circostanze. Si vede che nel calcio non bisogna mai arrendersi davanti a nulla, neppure all’evidenza». C’è sempre (come Boniperti si sforzerà di non ammettere) una componente scaramantica. Nel caso di Daniele Fortunato il portbonnheur di turno è stato un piccoletto alto appena 1,68, Eligio Nicolini. Gli ha portato buono sia al Vicenza che all’Atalanta ma non potrà seguirlo (anche se non ci sono limiti alla provvidenza) in occasione dell’avventura juventina. «Mi sono simpaticissimi i “tappi”», ride Daniele, «e Nicolini mi mancherà moltissimo. Ma a Torino troverò Rui Barros, che è ancora più piccolo. Andremo d’accordissimo. Ha un carattere che si integra perfettamente con il mio». Per far compagnia a Daniele (tre anni di contratto, ma lui spera ovviamente di rinnovarlo) si trasferiranno a Torino, da subito, la moglie Cinzia e il piccolo Luca. E se proprio vogliamo tornare alla scaramanzia, osserviamo che per tre ex-atalantini che partono (Cabrini, Magrin e Bodini) ne arriva uno ancora più... Fortunato. Non è Finita. Daniele ha giocato nel Legnano come altri due juventini del passato, lo svedese Palmer e l’olimpionico Emilio Caprile. «azzurro» nel ‘48. Lo stesso Caprile che contribuì a far vincere alla Juve lo scudetto del ‘52. Buon sogno. È un vero jolly, capace tanto di giocare sia a centrocampo quanto in difesa. Ha un unico vero limite, una lentezza davvero esasperante, anche se lui si arrabbia quando glielo fanno notare: «Non capisco questa critica, sinceramente. Non sarò velocissimo, però non ricordo un avversario che mi sia andato via in velocità, né a centrocampo, né in difesa. Credo di avere tempismo e senso della posizione. Ma la verità è che le critiche mi piovono addosso solo quando perdiamo. Se si vince, nessuno si accorge se sono lento o meno. Comunque, se proprio bisogna trovare un difetto al sottoscritto, va bene la lentezza, tanto più che un fulmine di guerra comunque non sono mai stato». Ha, però, un senso tattico davvero sviluppato da autentica prima fascia, piedi non disprezzabili e intelligenza calcistica sopraffina, testimoniata dalla facilità con la quale si alterna in difesa e a centrocampo e da una non trascurabile confidenza con il gol: «Non sono mai stato un regista, non ne ho le caratteristiche in senso classico. Mi sento un mediano, che cerca di rubare qualche palla all’avversario e rilanciare il gioco. Credo però che il regista non necessariamente debba stare in mezzo al campo: può agire in difesa o là davanti». La prima stagione in bianconero, sotto la guida di Dino Zoff, non è particolarmente fortunata: «In otto anni di carriera professionistica non mi ero mai fermato. Arrivo alla Juventus e subito va tutto bene, gioco, me la cavo discretamente in campionato e bene in coppa. Poi, a gennaio, la prima tegola e, subito dopo, la seconda. Se la prima volta è stata brutta, la seconda è stata tremenda. Ho temuto per la carriera, lo confesso, avevo paura di non riuscire a recuperare, visto che non ero abituato a infortuni così seri. Ma è stato proprio allora che ho capito tutta l’importanza di essere alla Juventus. Nel senso che devo ringraziare la società, in particolare l’allora presidente Boniperti. Mi sono stati tutti vicini, mi hanno tranquillizzato, mi hanno detto di non avere fretta, di recuperare senza preoccupazioni. Mi hanno fatto capire che c’era bisogno di me. Sì, lo so, possono sembrare cose banali, ma per me era importante sentirmele dire da certi personaggi. Ho capito che la Juventus è il massimo anche per un giocatore infortunato». Nonostante tutto, Daniele ha la grande soddisfazione di vincere sia la Coppa Uefa, sia la Coppa Italia. Nell’anno di Maifredi, con una Juventus assurdamente infarcita di punte e mezze punte, l’Avvocato disse: «Con Fortunato in campo mi sento più tranquillo». In effetti, bilanciare quella squinternata banda di frivoli, senza far venire enormi spaventi al povero Tacconi, era un’impresa veramente ardua. Per lui, comunque, 34 presenze e una rete contro il Cesena. Purtroppo, anche un autogol nel derby di ritorno, che causa la sconfitta nella sfida stracittadina. «Può succedere, ma accidenti, mi sono detto, proprio nel derby? Avrei voluto scomparire, smaterializzarmi, ritrovarmi a mille chilometri di distanza!». La stagione del “calcio champagne” è deludente. «Uno come me non può essere quello che risolve: i risultati si raggiungono tutti assieme, con il sacrificio. Ci siamo sacrificati tutti meno del necessario, ecco la possibile spiegazione di questa annata non positiva». Nell’estate del ‘91 è ceduto al Bari; con la casacca bianconera totalizza 62 presenze e realizza 5 gol. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/daniele-fortunato.html
  11. DANIELE FORTUNATO https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Fortunato_(calciatore_1963) Nazione: Italia Luogo di nascita: Samarate (Varese) Data di nascita: 08.01.1963 Ruolo: Centrocampista Altezza: 181 cm Peso: 79 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1991 Esordio: 23.08.1989 - Coppa Italia - Cagliari-Juventus 0-1 Ultima partita: 19.05.1991 - Serie A - Juventus-Pisa 4-2 62 presenze - 5 reti 1 coppa Italia 1 coppa Uefa Daniele Fortunato (Samarate, 8 gennaio 1963) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Daniele Fortunato Fortunato all'Atalanta a fine anni 80 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1997 - giocatore Carriera Giovanili 1978-1980 Legnano Squadre di club 1980-1985 Legnano 141 (8) 1985-1987 Lanerossi Vicenza 61 (5) 1987-1989 Atalanta 68 (9) 1989-1991 Juventus 62 (5) 1991-1992 Bari 23 (2) 1992-1994 Torino 59 (4) 1994-1997 Atalanta 88 (6) Carriera da allenatore 2000-2001 Napoli Vice 2001-2003 Cosenza Vice 2004-2007 Cuneo 2007-2008 Ivrea 2008 Pergocrema 2010-2011 AlbinoLeffe Vice 2011-2012 AlbinoLeffe 2014-2015 Beira-Mar 2015-2016 Vicenza Primavera 2019-2020 Arzignano Valchiampo Berretti Carriera Giocatore Fortunato (in piedi, secondo da sinistra) nel Legnano 1983-1984 Cresciuto calcisticamente nel Legnano, con cui in cinque stagioni ottenne una promozione in Serie C1, si trasferì nell'estate del 1985 al Lanerossi Vicenza, in Serie B, dove rimase due per stagioni. Nel 1987 passò all'Atalanta, società con la quale nella stagione 1987-1988 ottenne la promozione in Serie A e raggiunse la semifinale di Coppa delle Coppe. Venne quindi ceduto nel 1989 alla Juventus per 6 miliardi di lire. A Torino partecipò nella stagione 1989-1990 alla conquista del double continentale composto da Coppa Italia e Coppa UEFA, tuttavia non riuscì a ritagliarsi spazi importanti anche a causa di due brutti infortuni, venendo così dirottato nel 1991 al Bari che lo acquista per 4,35 miliardi di lire. Giocò poco anche in Puglia e tornò quindi in Piemonte, stavolta sponda Torino, vincendo con la squadra allenata da Emiliano Mondonico anche la Coppa Italia 1992-1993. Dalla stagione 1994-1995 tornò a giocare per l'Atalanta, dove ottenne un'altra promozione dai cadetti alla massima serie. Allenatore Al termine della carriera ha intrapreso quella da allenatore, inizialmente come vice proprio di Mondonico al Cosenza e al Napoli, poi assumendo incarichi in società di categorie minori, tra cui il Cuneo e l'Ivrea: a Cuneo è rimasto per tre stagioni (dal 2004 al 2007) riuscendo a centrare una promozione in Serie C2, una semifinale play-off per salire in C1 e una finale di Coppa Italia di Serie C; a Ivrea invece è riuscito a portare la squadra ad un passo dai play-off. Il 9 giugno 2008 è stato ingaggiato come allenatore del Pergocrema, neopromosso in Prima Divisione, per la stagione 2008-2009, venendo però esonerato dall'incarico il 14 ottobre dello stesso anno. Il 9 luglio 2010 viene ingaggiato dall'AlbinoLeffe, ancora come allenatore in seconda di Mondonico; tra il 29 gennaio e il 14 febbraio 2011 gli viene inoltre affidata la guida della prima squadra a causa della temporanea rinuncia di Mondonico per motivi di salute. Il 17 giugno seguente, dopo che Mondonico (a stagione conclusa con la salvezza ai play-out contro il Piacenza) lascia definitivamente l'incarico per curarsi, Fortunato viene nominato nuovo allenatore dei lombardi; il 28 gennaio 2012 viene esonerato al termine della sconfitta casalinga contro il Bari (0-2) e sostituito da Sandro Salvioni. Il 30 gennaio 2014 diventa allenatore del Beira-Mar, nella seconda serie portoghese, riuscendo a portare la formazione lusitana alla salvezza con varie giornate d'anticipo. Il 30 giugno 2015 diventa allenatore della formazione Primavera del Vicenza, concludendo la stagione con un 13º posto. Per la stagione 2019-2020 viene chiamato alla guida della formazione Berretti del Arzignano Valchiampo. Palmarès Giocatore Fortunato (in piedi, secondo da sinistra) nella Juventus artefice del double continentale 1989-1990 Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C2: 1 - Legnano: 1982-1983 (girone B) Coppa Italia: 2 - Juventus: 1989-1990 - Torino: 1992-1993 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1989-1990 Allenatore Competizioni nazionali Campionato italiano Serie D: 1 - Cuneo: 2004-2005 (girone A)
  12. MICHELE SERENA https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Serena Nazione: Italia Luogo di nascita: Venezia Data di nascita: 10.03.1970 Ruolo: Difensore Altezza: 178 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1990 Esordio: 17.12.1989 - Serie A - Roma-Juventus 1-0 Ultima partita: 28.04.1990 - Serie A - Lecce-Juventus 2-3 5 presenze - 0 reti 1 coppa Italia 1 coppa Uefa Michele Serena (Venezia, 10 marzo 1970) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Michele Serena Serena alla Sampdoria nel 1993 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 2003 - giocatore Carriera Squadre di club 1986-1987 Mestre 1 (0) 1987-1989 Venezia-Mestre 44 (0) 1989-1990 Juventus 5 (0) 1990-1991 → Monza 24 (2) 1991-1992 → Verona 26 (3) 1992-1995 Sampdoria 92 (1) 1995-1998 Fiorentina 69 (3) 1998-1999 Atlético Madrid 35 (3) 1999-2000 Parma 15 (0) 2000-2003 Inter 25 (0) Nazionale 1990 Italia U-21 1 (0) 1998 Italia 1 (0) Carriera da allenatore 2005-2008 Venezia (giov.) 2008 Venezia 2009-2010 Mantova 2011 Grosseto 2011-2013 Spezia 2014 Padova 2014-2015 Venezia 2015 Feralpisalò 2017-2018 Feralpisalò 2018-2019 Vicenza 2021-2022 Legnago Biografia I suoi figli Riccardo e Filippo sono calciatori. Caratteristiche tecniche Terzino, era in grado di agire su entrambe le fasce. Carriera Giocatore Un giovane Serena in azione alla Juventus nella stagione 1989-1990 Club Da professionista esordisce nel 1986 al Mestre in Serie C2, per proseguire l'anno seguente al Venezia, dopo che quest'ultima aveva assorbito il Mestre. Nel 1989, ingaggiato dalla Juventus, debutta in Serie A; la sua avventura bianconera dura solo una stagione. Prestato al Monza, prima di tornare in Serie A (sempre in prestito) con il Verona nel 1991, passa alla Sampdoria nel 1992, nell'affare che porta alla Juventus Gianluca Vialli. Nel 1995 è acquistato dalla Fiorentina per 5 miliardi di lire, e dopo quattro stagioni va in Spagna all'Atlético Madrid. Nel 1999 rientra in Italia al Parma; l'anno successivo è ceduto all'Inter, club col quale, dopo aver disputato 25 gare di campionato in 3 stagioni, termina la carriera a causa di una serie di infortuni. Nazionale Il 16 maggio 1990 disputa la sua unica partita nella nazionale Under-21, scendendo in campo contro Cipro. Nell'ottobre dello stesso anno riceverà la seconda e ultima convocazione nelle file degli azzurrini. In nazionale A conta tre convocazioni durante la gestione di Dino Zoff. Registra l'unica presenza il 5 settembre 1998, nella gara di qualificazione all'Europeo 2000 contro il Galles, subentrando a cinque minuti dal termine all'altro debuttante Eusebio Di Francesco. Allenatore Tecnico degli allievi nazionali del Venezia, il 10 marzo 2008, dopo l'esonero di D'Adderio, è promosso allenatore in prima squadra in Serie C1 2007-2008. Nella stagione successiva, 2008-09, il 10 novembre, con la squadra penultima in classifica (2 vittorie, 4 pari, 6 sconfitte), è esonerato dall'incarico; il 24 febbraio 2009, con la squadra allora ultima in classifica, è richiamato sulla panchina dei lagunari, ottenendo la salvezza. Allena il Mantova per la stagione Serie B 2009-2010, che si conclude con la retrocessione dei virgiliani in Prima Divisione. Il 13 gennaio 2011 è chiamato dal presidente Piero Camilli ad allenare il Grosseto in Serie B 2010-11 nel campionato di Serie B. Dopo essersi piazzato al 15º posto finale a 51 punti, di comune accordo, il 13 giugno allenatore e società decidono di non proseguire il rapporto lavorativo. Il 5 ottobre 2011 è incaricato dal presidente onorario Gabriele Volpi ad allenare lo Spezia nel campionato di Lega Pro Prima Divisione 2011-2012, debuttando il 9 ottobre nella gara col Trapani vinta 2-0. Il 2 maggio 2012, battendo il Pisa 2-1, conquista la Coppa Italia Lega Pro, dopo che la gara d'andata finì 1-0 per i toscani. Il 6 maggio, dopo una rimonta sul Trapani - che guidava la classifica sin dall'inizio - che vede lo Spezia risalire dal terzultimo al primo posto, conquista la promozione in Serie B. Il 17 maggio conquista la Supercoppa di Lega di Prima Divisione battendo la Ternana in casa 2-1 (0-0 all'andata). Dopo l'avvio altalenante in Serie B, il 5 gennaio 2013, durante la pausa invernale, è esonerato, sostituito da Gianluca Atzori. Il 2 febbraio 2014, dopo poco più di un anno di inattività, subentra sulla panchina del Padova a Bortolo Mutti. A fine stagione è col Padova terzultimo in classifica e retrocede in Lega Pro. Il 22 ottobre 2014 diventa allenatore dell'Unione Venezia in Lega Pro subentrando a Dal Canto portando la squadra al 12º posto finale in campionato. Il 9 giugno 2015 diventa allenatore della Feralpisalò; il 3 novembre successivo è esonerato con la squadra al nono posto. Il 7 febbraio 2017 è richiamato alla guida della squadra bresciana, al posto dell'esonerato Asta. Nella stagione successiva l'8 febbraio 2018 rassegna le dimissioni assieme al suo staff, lasciando la squadra al quarto posto. Il 27 dicembre dello stesso anno viene chiamato ad allenare il L.R. Vicenza che si trova a metà classifica in Serie C; due giorni dopo al debutto vince per 0-1 contro la Giana Erminio. Il 23 febbraio 2019, dopo l’ennesima sconfitta contro il Virtus Verona (1-0), la società LR Vicenza comunica, al termine della gara, che Michele Serena ha rassegnato le dimissioni dalla guida tecnica della Prima Squadra. Il club biancorosso, preso atto della scelta del tecnico, ha accettato la decisione. Il 27 dicembre 2021 viene nominato nuovo tecnico del Legnago, rilevando l'esonerato Giovanni Colella. Viene esonerato il 28 marzo 2022, con la squadra all'ultimo posto in classifica. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 3 - Juventus: 1989-1990 - Sampdoria: 1993-1994 - Fiorentina: 1995-1996 Coppa Italia Serie C: 1 - Monza: 1990-1991 Supercoppa italiana: 2 - Fiorentina: 1996 - Parma: 1999 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1989-1990 Allenatore Coppa Italia Lega Pro: 1 - Spezia: 2011-2012 Lega Pro Prima Divisione: 1 - Spezia: 2011-2012 (girone A) Supercoppa di Lega di Prima Divisione: 1 - Spezia: 2012
  13. MASSIMILIANO ROSA https://it.wikipedia.org/wiki/Massimiliano_Rosa Nazione: Italia Luogo di nascita: Venezia Data di nascita: 12.10.1970 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 75 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1990 Esordio: 16.05.1990 - Coppa Uefa - Fiorentina-Juventus 0-0 1 presenza - 0 reti 1 coppa Italia 1 coppa Uefa Massimiliano Rosa (Venezia, 12 ottobre 1970) è un ex calciatore italiano. Massimiliano Rosa Rosa al Padova nel 1991 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2002 Carriera Giovanili 19??-19?? Venezia Squadre di club 1987-1988 Venezia-Mestre 1 (0) 1988-1989 Campobasso 31 (0) 1989 Venezia 5 (0) 1989-1990 Juventus 1 (0) 1990 Cagliari 0 (0) 1990-1996 Padova 156 (2) 1996-1998 Salernitana 29 (0) 1998-2000 Padova 53 (2) 2000-2002 SPAL 28 (1) Carriera Cresciuto nel Venezia, debutta con i lagunari in Serie C2 nella stagione 1987-1988 giocando una sola partita. Passa poi al Campobasso la stagione successiva in Serie C1, dove colleziona 31 presenze. Ritorna poi nel 1989 al Venezia dove gioca solo 5 partite segnando un gol. Rosa in azione nelle giovanili della Juventus nella stagione 1989-1990 Notato dalla Juventus, si trasferisce a Torino fino alla fine della stagione 1989-1990. Con i bianconeri fa la spola tra giovanili e prima squadra, colleziona una sola presenza ufficiale, ad Avellino il 16 maggio 1990, subentrando a Pierluigi Casiraghi al 78' della finale di ritorno della Coppa UEFA 1989-1990 contro la Fiorentina (0-0), vincendo dunque la Coppa UEFA oltre alla Coppa Italia, manifestazione per la quale non è sceso in campo. All'inizio della stagione 1990-1991 passa al Cagliari in Serie A, venendo ceduto quasi subito in Serie B al Padova, società con la quale milita per nove campionati, a partire dal debutto il 2 dicembre 1990 in Padova-Avellino 1-0, e collezionando 175 presenze in tutte le quattro categorie del calcio professionistico. Risale alla stagione 1994-1995 l'esordio vero e proprio in Serie A, sempre con i padovani. Quell'anno gioca 19 partite di campionato, segnando un gol all'Inter, e 2 gare di Coppa Italia, mentre nella stagione successiva, sempre nella massima serie, prende parte a 28 partite, senza segnare. Dopo la retrocessione passa alla Salernitana, tornando a vestire biancoscudato nel gennaio 1998. Rimane al Padova anche per la stagione 1998-1999, conoscendo la retrocessione in Serie C2, categoria nella quale l'anno successivo colleziona 28 presenze con due reti. Nel dicembre del 2000 si trasferisce alla SPAL, dove chiude la carriera nel 2002. Palmarès Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1989-1990 Campionato italiano di Serie B: 1 - Salernitana: 1997-1998 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1989-1990
  14. ANDREA DE MIN Nazione: Italia Luogo di nascita: Belluno Data di nascita: 20.04.1971 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1991 0 presenze - 0 reti
  15. DARIO BONETTI Gli addetti ai lavori, tra i quali abbondano i saccenti, i competentoni, gli pseudo tecnici, i quali sanno tutto loro – scrive Vladimiro Caminiti su “Hurrà Juventus” del settembre 1989 – hanno salutato come si deve la notizia dell’acquisto da parte della Juventus dello stopper Dario Bonetti, classe 1961, preciso: terzino, stopper. Al nostro scrivano sfuggono le ragioni di quest’accoglienza scettica, come se Boniperti avesse ingaggiato un pinco pallino, mentre si tratta di un difensore araldico. Ma tant’è, così va la vita, e per quel che si può, ripariamo in questa sede alle… dimenticanze. Scrive Oscar Wilde che il peggiore difetto dell’uomo è la superficialità. Dario Bonetti ha una storia alle spalle ricca di vicissitudini. Lo abbiamo visto cresce e affermarsi: lo abbiamo seguito nella Sampdoria e nella Roma, nonché nel Milan, imparando a studiarne il carattere, lo stile «difficile», per tanto che non si intendono di caratteri, in realtà uno stile spontaneo. Dario è un bresciano di umili origini che gioca per vocazione. Nel calcio, come nella vita, è portato a esprimersi istintivamente. Lega con chi sa conquistarlo alla maniera che usano i saggi, i calciatori di professione sono naturalmente diffidenti, Dario non fa eccezione: «Boniperti mi ha chiamato perché voleva conoscermi. Gli ho detto che se mi avesse preso non se ne sarebbe pentito. Ho voglia di riscatto. A Milano e Verona le cose non mi sono andate bene. Non dico che siano stati quattro anni persi, ma certamente ho smarrito la strada maestra del successo, e le ragioni sono tante. Principalmente ragioni fisiche, ho sofferto di infortuni che mi hanno impedito di giocare regolarmente. Poi ho avuto quella disavventura di Milano. Difesi il mio maestro Liedholm, Liedholm uomo, da attacchi alla persona che non mi sembrarono giusti. La mia sembrò una ribellione. Non me ne sono mai pentito. A Liedholm debbo tutto come calciatore, e così gli espressi la mia riconoscenza». In Italia si fa presto a mettere un’etichetta, a catalogare un calciatore. Ma Dario Bonetti respinge tutto al mittente. «Non credo di avere un brutto carattere. E sono convinto di prendermi delle grosse soddisfazioni alla Juventus, proprio perché la Juventus è una società dove, alla base di tutto, è il rispetto dell’uomo. Io ho bisogno di stimoli, io voglio tornare a vincere. Ho vissuto giorni bellissimi a Roma con Falcao e a Genova con Francis e Brady, e sono certo che questi giorni torneranno con una squadra come la Juventus che anela come me di vincere. Io so giocare difensore centrale, ma mi so adattare a più usi. Mi piace lottare e correre con tutti i miei compagni, mi piace dare tutto. Mi adeguo agli ordini di Zoff e giocherò come lui preferisce. So fare lo stopper e so fare il libero. Boniperti non si pentirà». Dario Bonetti è un difensore salgariano. Lo rivedo nella Roma, traverso un campionato di gloria e una Coppa Campioni che consentì ai giallorossi di sfiorare il trionfo. Bonetti ebbe giocate stupende, fu continuo ed elettrico, le sue fiondate di piede e le sue scrollate, i suoi allunghi; difendeva e attaccava con slancio intrepido. Non ho più visto, tra parentesi, una coppia di difensori così ben assortita come quella composta da lui e da Pietro Vierchowod. Giocatori differenti, se vogliamo, in Dario agilità e tocco di piede anche pulito, in Vierchowod una sbrecciante potenza. Dario sa fare lo stopper centrale con dedizione e acume, ma sa anche sbrigliarsi sulle fasce e assumere compiti tattici speciali. La Juventus ha acquistato, ripeto, un difensore araldico, se ne vedranno delle belle, un difensore che sa tramutarsi in attaccante e castigare sulle parabole. «Non penso a sposarmi. Quando sento la nostalgia della famiglia volo a casa. Non credo che nella vita si possano fare bene due cose importanti, ogni cosa a suo tempo. Per ora voglio essere a tempo pieno calciatore. Io sono calciatore dalla testa ai piedi. Sento dire che siamo tutti dei mercenari, lo hanno fatto credere – a chi non ci conosce – episodi anche recenti. In realtà, noi calciatori nella maggioranza siamo dei bambini, giochiamo perché amiamo il calcio, io personalmente non credo che ci sia mestiere più bello, più ricco di gratificazioni a tutti i livelli». In linea tecnica, Dario Bonetti non è inferiore a nessun altro stopper italiano, se non vogliamo dire d’Europa. In effetti le sue quotazioni sono discese precipitevolissimevolmente in concomitanza alle due presenze nella Nazionale di Vicini. Il giocatore assolve alle incombenze del ruolo di stopper con una grossa fiducia nel destino. Mi spiego. Gioca da stopper all’inglese, marca senza ossessionare, sfida l’attaccante anche a far meglio di lui... all’attacco. Una squadra nasce da mille cose, un atteggiamento difensivo così spregiudicato può non legare perfettamente con le esigenze del reparto. La nuova Juventus rilanciata a solari imprese, destina Dario Bonetti a essere se stesso al cento per cento, gli apre le traiettorie prelibate del gioco perché partecipi a fare quanto sa fare e a dare quanto sa dare. Nel calcio nostro, oggi, la confusione è massima. Tutti dicono e predicono, tutti pontificano, tutti sanno tutto di tutti. E invece no. Ogni giocatore «pro» è un delicato meccanismo. Non cambia niente nel costume dell’atleta se ha fatto del calcio la sua professione. Dario Bonetti ricomincia dopo due stagioni al Verona amare e deludenti non per colpa sua. E ricomincia convinto che non può farsi sfuggire l’occasione storica della sua carriera. «Mi è bastato parlare con Boniperti, per capire il clima e calarmi in questa nuova maglia. Io conosco il mio valore, oggi sono nell’età giusta per non sbagliare più. Ma mi creda, ho avuto disavventure fisiche alla base di un rendimento che non e stato più negli ultimi quattro anni all’altezza delle prime sei stagioni in A. Mi piace sganciarmi, ma di più giocare con i compagni, all’unisono con loro. Si vince in undici, si perde in undici. Non penso più alla Nazionale, la mia Nazionale è la Juventus. Non potevo desiderare di meglio, in famiglia ne sono tutti felici». Un altro Bonetti, Ivano, è brevemente passato alla Juventus (e uso l’avverbio limitativo al di là dei tre anni di permanenza, per le sole diciotto presenze e i due gol). È una razza di buoni calciatori. Dario rispetto a Ivano ha avuto in dono dalla natura questo suo fisico che lo porta a prestazioni eclettiche, è un atleta veloce quanto potente, agile quanto resistente. Io predico a lui un gran destino bianconero se saprà ritornare lo stopper salgariano che vidi in Coppa dei Campioni con la maglia giallorossa della Roma. Di calciatori come lui, transfughi da un calcio romantico che tanto ha influenzato la Juventus, più che mai oggi si ha bisogno. Ne ha bisogno Zoff di un difensore tatticamente «ribelle» e tecnicamente completo, capace di difendere e di finalizzare l’azione. «Alla mia età è tempo di far fatti. Ho assaporato tante gioie senza potermele mai godere. Voglio vincere con la Juventus, che è la squadra più gloriosa. Mostrare a tutti chi è Dario Bonetti». 〰.〰.〰 Come raccontato dal sommo Camin, Dario è un difensore molto dotato dal punto di vista fisico, ma di una lentezza esasperante. Le doti tecniche che possiede sono, in realtà, il suo maggior difetto, perché è solito voler uscire dall’area con la palla al piede causando, più volte, problemi alla squadra. Stagione in chiaroscuro, nonostante Zoff lo schieri praticamente sempre da titolare come stopper o, all’occorrenza anche come libero. Conquista la Coppa Italia e la Coppa Uefa, con il grande rammarico di non aver potuto disputare la finale di ritorno della coppa europea, causa squalifica. «Vedere i compagni che si allenano, che sgambano sul campo e contano le ore che li separano dalla gara di ritorno di Coppa Uefa, mi fa crescere dentro un’ansia incredibile. Un’ansia distruttiva, perché mi rendo conto di non potere fare nulla per il collettivo. Credetemi, chi sta soffrendo di più è proprio il sottoscritto. A tutto ciò si aggiunga il fatto che Zoff ha dovuto rivedere la formazione in funzione di un libero che non c’è. Voglio dire senza il sottoscritto, con Tricella non completamente recuperato e ancora in forse, e Fortunato ancora ingessato, il nostro allenatore sarà costretto con molta probabilità ad arretrare Aleinikov nel ruolo di battitore. Non voglia polemizzare e per questo evito commenti sull’arbitraggio della partita di andata. Dico soltanto che dopo innumerevoli scontri, spintoni, calci e gomitate un capro espiatorio ci voleva. Ho pagato per un fallo che da ammonizione non era; lo era piuttosto la situazione che si era venuta a creare. Sono entrato sulla palla davanti all’uomo, ma il giocatore fiorentino, non mi ricordo neppure chi fosse, ha simulato bene, accentuando la caduta. L’arbitro ci è cascato ed eccomi qua in borghese. Domani partirò con i miei compagni per Avellino. Me ne starò a bordo campo a soffrire. Pagherei qualunque cifra per scendere in campo in pantaloncini corti. Mi consolo pensando che questo periodo di riposo forzata mi servirà per curare la pubalgia che mi perseguita ormai da due mesi». Nonostante le prestigiose vittorie, Zoff viene sostituito da Maifredi dal suo gioco champagne: la difesa bianconera fa acqua da tutte la parti, nonostante l’acquisto di Julio Cesar, e Bonetti è presto sostituito da Luppi o da De Marchi. Il difensore bresciano accusa il colpo. «Mai come in questo periodo mi sono sentito criticato. E dire che di momenti difficili ne ho vissuti nella mia carriera. Se penso alle partite che hanno preceduto l’inizio del campionato, mi viene una grandissima rabbia. E non parliamo della Supercoppa contro il Napoli: una partita stregata, irripetibile. Per la Juve si è trattato di un incidente di percorso ma, per me, la punizione è stata tremenda: messo a digiuno a pane e acqua. La mia coscienza è a posto ma non il mio spirito, che scalpita nella speranza di un riscatto. Voglio recuperare in fretta il posto perduto». Non sarà così e nell’estate del 1991, in coincidenza con il ritorno del Trap, lascia la Juventus, destinazione Verona, dopo 63 partite e 5 gol. Il suo è un addio al veleno. «Dico soltanto che ho giocato pochissimo e non sono mai riuscito a disputare due partite di seguito. Ho avuto poche possibilità di mettermi in luce. I tifosi bianconeri devono giudicarmi per le gare disputate nella stagione 1989-90, quando vincemmo Coppa Italia e Coppa Uefa. Con Maifredi il rapporto sembrava inizialmente ottimo poi qualcosa si è rotto. È facile il colloquio tra allenatore e giocatore quando le cose vanno bene. È certamente più difficile attuare un comportamento del genere quando, invece, le cose non vanno per il verso giusto. Maifredi parlava tanto e a sproposito, non ha capito che la squadra era debole in ogni reparto, non adatta ai suoi schemi di gioco che si sono rivelati mediocri e perdenti. Ma se Maifredi ha le sue colpe, anche gli altri devono prendersi le loro brave responsabilità. Non faccio nomi ma a qualcuno piaceva essere particolarmente coccolato a tal punto che poi, nel momento cruciale della stagione che poteva dare una svolta al nostro campionato, si è comportato da vigliacco. Ha tradito tutti, dai suoi compagni, ai tifosi e ai dirigenti. È stata, comunque, un’esperienza positiva, perché ho potuto conoscere il volto peggiore del calcio». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/dario-bonetti.html
  16. DARIO BONETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Bonetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Brescia Data di nascita: 05.08.1961 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1991 Esordio: 23.08.1989 - Coppa Italia - Cagliari-Juventus 0-1 Ultima partita: 30.03.1991 - Serie A - Juventus-Bari 3-1 63 presenze - 4 reti 1 coppa Italia 1 coppa Uefa Dario Bonetti (Brescia, 5 agosto 1961) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Detiene il record del maggior numero di giornate di squalifica in Serie A (39). Dario Bonetti Dario Bonetti alla Juventus nel 1989 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1993 - giocatore Carriera Giovanili 1974-1978 Brescia Squadre di club 1978-1980 Brescia 29 (2) 1980-1982 Roma 46 (0) 1982-1983 → Sampdoria 27 (0) 1983-1986 Roma 58 (3) 1986-1987 Milan 23 (0)[1] 1987-1989 Verona 40 (1) 1989-1991 Juventus 63 (4) 1991-1992 Sampdoria 14 (0) 1992-1993 SPAL 9 (0) Nazionale 1981-1986 Italia U-21 14 (0) 1986 Italia 2 (0) Carriera da allenatore 1999-2000 Sestrese 2000-2002 Dundee Vice 2005 Potenza 2005-2006 Sopron 2007 Sopron 2007-2008 Gallipoli 2008-2009 Juve Stabia 2009 Dinamo Bucarest 2009-2010 Pescina VG 2010-2011 Zambia 2012 Dinamo Bucarest 2016 Târgu Mureș 2021 Dinamo Bucarest Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo 1984 Biografia È fratello di Ivano, anche lui calciatore. Carriera Giocatore Iniziò la carriera in Serie B nel Brescia, per poi passare alla Roma dove, a diciannove anni, esordisce in Serie A il 30 novembre 1980 in Roma-Udinese (3-1) e in seguito Nils Liedholm lo schiera titolare. La Roma terminerà il campionato al secondo posto e vincendo la finale di coppa Italia sconfiggendo il Torino. L'anno successivo in cui la Roma raggiunse il terzo posto giocò 26 partite. Nel 1982 è ceduto in prestito alla Sampdoria, per poi tornare a Roma l'anno successivo rimanendo sino al 1986. Giocò da titolare la finale di Coppa dei Campioni dell'Olimpico il 30 maggio 1984, persa dalla Roma contro il Liverpool. Nel 1986 esordisce in Nazionale maggiore, dopo le presenze nelle nazionali giovanili. Dario Bonetti (a destra) in azione al Verona nel 1987, in marcatura sul granata Anton Polster. La carriera è proseguita nella massima serie con Milan (che lo acquista per 2 miliardi di lire), Juventus, Verona, Sampdoria. Ha vinto quattro Coppa Italia (tre con la Roma, una con la Juventus), una Coppa UEFA coi bianconeri, una Supercoppa italiana con la Sampdoria. Ha terminato la carriera alla SPAL con la retrocessione in Serie C. In carriera ha collezionato 287 presenze in serie A, 78 in serie B, 56 in Coppe Europee, 85 in Coppa Italia, 16 presenze in Nazionale under 21, 2 nella maggiore. Allenatore Inizia la carriera da allenatore con la Sestrese in serie D dove arriva secondo. Dal 12 maggio è stato vice del fratello Ivano al Dundee in Scottish Premier League. La prima stagione la squadra arriva sesta in campionato con accesso alla Coppa Intertoto, in cui è eliminata al primo turno. Nella seconda viene esonerato. Il 28 febbraio 2005 è chiamato sulla panchina del Potenza militante in Serie C2 girone C. Rimane fino a fine stagione ottenendo la salvezza e arrivando al settimo posto con 47 punti. L'anno successivo è chiamato nel Campionato di calcio ungherese sulla panchina del FC Sopron, in cui militavano Beppe Signori e Luigi Sartor. Il 3 maggio 2006 viene esonerato dopo la sconfitta casalinga per 0-1 contro il RAEC dopo aver raggiunto comunque la salvezza. Il 20 marzo 2007 è richiamato e salva la squadra. Il 22 giugno 2007 è chiamato ad allenare il Gallipoli militante in Serie C1 girone B. Il 10 marzo 2008 con la squadra al terzo posto, si dimette dopo la dura contestazione dei tifosi in seguito al pareggio interno con l'Ancona. L'8 dicembre 2008 viene nominato allenatore della Juve Stabia, militante in Lega Pro Prima Divisione girone B. Il 2 marzo 2009 dopo la sconfitta in casa per 1-3 con il Perugia, a causa del terz'ultimo posto in classifica in zona retrocessione e dei soli 7 punti ottenuti in 10 gare (1 vittoria, 4 pari, 5 sconfitte) viene esonerato. Il 24 giugno firma per due anni con la Dinamo Bucarest. Si qualifica alla fase a gironi della Coppa UEFA vincendo ai rigori sul campo dello Slovan Liberec, dopo aver recuperato lo 0-3 subito a tavolino nella gara d'andata. È l'unico allenatore nella storia delle competizioni europee per club UEFA ad essere riuscito con la sua squadra a qualificarsi in una fase ad eliminazione diretta dopo aver perso la partita d'andata in casa con tre goal di scarto. Il 5 ottobre il presidente Nicolae Badea lo esonera dopo la sconfitta in casa per 0-1 col Panathīnaïkos. Il 10 novembre viene nominato allenatore del Pescina voluto fortemente dal fratello Ivano che da tre anni ricopre il ruolo di ds. Il 15 febbraio 2010 dopo dieci partite viene esonerato insieme a suo fratello Ivano e tutto il suo staff a causa del penultimo posto in classifica. Il 21 luglio 2010 firma un contratto biennale per la nazionale africana della Zambia. L'11 ottobre 2011 dopo il pareggio per 0-0 ottenuto nei confronti della Libia viene esonerato, nonostante avesse centrato, due giorni prima, la storica qualificazione in Coppa d'Africa. Il 10 aprile 2012 ritorna sulla panchina del Dinamo Bucarest. Con cui conquista la Coppa di Romania e Supercoppa di Romania. Il 14 novembre viene esonerato in seguito a cattivi risultati e divergenze di vedute con la società. Il 17 giugno 2016 viene ingaggiato dal Târgu Mureș, militante nella Liga I rumena. Si dimette il 6 agosto per motivi personali, dopo tre sconfitte nelle prime tre giornate di campionato. Terza esperienza alla Dinamo Bucarest Il 15 luglio 2021 viene richiamato sulla panchina della Dinamo Bucarest per la terza volta, esordendo con una vittoria sul Voluntari per 3-2.Viene esonerato il 15 settembre 2021 dopo la sconfitta per 6-0 nel derby contro la Steaua Bucarest. Palmarès Giocatore Dario Bonetti, con Zavarov (al centro) e Bruno (a sinistra), festeggia la vittoria della Juventus nella Coppa UEFA 1989-1990. Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 4 - Roma: 1980-1981, 1983-1984, 1985-1986 - Juventus: 1989-1990 Supercoppa italiana: 1 - Sampdoria: 1991 Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1989-1990 Allenatore Club Competizioni nazionali Coppa di Romania: 1 - Dinamo Bucarest: 2011-2012 Supercoppa di Romania: 1 - Dinamo Bucarest: 2012
  17. DAVIDE MICILLO https://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Micillo Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 17.04.1971 Ruolo: Portiere Altezza: 191 cm Peso: 83 kg Nazionale Italiano Under-17 Soprannome: Micio Alla Juventus dal 1987 al 1991 e dal 1994 al 1995 Esordio: 14.06.1988 - Amichevole - Albese-Juventus 0-9 Ultima partita: 03.08.1994 - Amichevole - Emmenbrucke-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti subite 1 coppa Italia 1 coppa Uefa Davide Micillo (Vercelli, 17 aprile 1971) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, attuale preparatore dei portieri del Seregno. Davide Micillo Davide Micillo con la maglia dell'Ancona (1993) Nazionalità Italia Altezza 191 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex portiere) Squadra Juventus (Portieri giov.) Termine carriera 2009 - giocatore Carriera Giovanili Juventus Squadre di club 1989-1991 Juventus 0 (0) 1991-1993 Ancona 9 (-14) 1993-1994 Ravenna 37 (-44) 1994 Juventus 0 (0) 1994-1995 Genoa 18 (-21) 1995-1996 Cesena 37 (-48) 1996-1997 Atalanta 11 (-21) 1997-1998 Reggina 36 (-38) 1998-1999 Atalanta 0 (0) 1999-2001 Parma 1 (0) 2001-2002 Cosenza 13 (-15) 2002-2003 Brescia 8 (-11) 2003-2005 Ascoli 44 (-49) 2005 Catanzaro 5 (-9) 2005-2008 Novara 62 (-64) 2008-2009 Borgomanero 7 (-12) Carriera da allenatore 2009-2013 Pro Vercelli Portieri giov. 2013-2014 Vigevano Portieri 2014-2021 Juventus Portieri giov. Portieri giov. 2013-2014 Vigevano Portieri 2022- Seregno Portieri Carriera Giocatore Club Cresciuto calcisticamente nella Juventus, nella stagione 1991-1992 passa all'Ancona in Serie B, in qualità di secondo portiere, ottenendo la promozione in Serie A, con una sola presenza in campionato, il 31 maggio 1992 nello (0-0) interno contro il Cosenza. Nella stagione successiva viene confermato dalla società marchigiana, e il torneo di massima serie si rivela difficile per l'Ancona, che si classifica al penultimo posto ritornando in Serie B. Il portiere totalizza otto presenze in campionato, subendo 14 reti. Il debutto in Serie A risale all'8 novembre 1992, nella vittoria in casa contro il Brescia per (5-1). Nella stagione 1993-1994 ha l'occasione di mettersi in mostra tra le file del Ravenna, in Serie B. A fine stagione i romagnoli retrocedano in Serie C1. Nel 1994-1995 approda al Genoa, secondo del trentasettenne Stefano Tacconi; quando questi rescinde il contratto durante la stagione, l'allora tecnico Giuseppe Marchioro promuove Micillo titolare. Al termine della stagione colleziona 18 presenze in Serie A. Nel 1995 si registra il passaggio al Cesena, in Serie B, nel ruolo di titolare. La stagione successiva si presenta una nuova occasione in Serie A, questa volta all'Atalanta: partito titolare, perde il posto dopo poche giornate in favore di Davide Pinato. A fine stagione le presenze sono 11, con 21 reti subite. Successivamente viene ceduto in prestito alla Reggina per la stagione 1997-1998. Nell'estate 1998 torna a Bergamo, dove è chiuso dai più esperti Alberto Fontana e Davide Pinato, a gennaio viene ceduto al Parma, ricoprendo il ruolo di terzo portiere, dietro a Gianluigi Buffon e Matteo Guardalben. Rimane a Parma fino al 2001, totalizzando una presenza in Serie A. Nelle stagioni successive si alterna tra campo e panchina tra le file di Cosenza, Brescia, Ascoli e Catanzaro. Nel novembre 2005, non avendo trovato un ingaggio in Serie B, si accorda con il Novara, in Serie C1. Nella stagione 2007-2008 perde il ruolo di portiere titolare del Novara, venendogli preferito il più giovane Giacomo Brichetto, e da gennaio 2008 retrocede al ruolo di terzo portiere, complice l'acquisto dal Cesena dell'esperto Gianluca Berti. Nel dicembre 2008, dopo alcuni mesi di inattività, firma un accordo con il Borgomanero, squadra militante in Serie D. A fine stagione la formazione piemontese retrocede in Eccellenza ed il portiere non rinnova l'accordo, ponendo così fine alla sua carriera. Nazionale Ha preso parte nel 1987 al Mondiale Under-17 in Canada. Preparatore dei portieri Dal 2009 al 2013 è stato il preparatore dei portieri della formazione Primavera della Pro Vercelli. Dal settembre 2013 al 2014 ricopre lo stesso ruolo nel Vigevano, squadra lombarda di Eccellenza. Nella stagione 2014-2015 diventa il preparatore dei portieri della formazione Allievi Regionali della Juventus, attualmente denominata Under 16 a seguito della riforma dei campionati giovanili del 2018. Nel 2022 diventa preparatore dei portieri del Seregno Calcio, società brianzola che milita in serie C. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Coppa Italia: 2 - Juventus: 1989-1990 - Parma: 1998-1999 Supercoppa italiana: 1 - Parma: 1999 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 2 - Juventus: 1989-1990 - Parma: 1998-1999
  18. GIUDICI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1920 al 1921 Esordio: 26.06.1921 - Amichevole - Saluzzo-Juventus 1-1 0 presenze - 0 reti
  19. ROMAN MACEK https://it.wikipedia.org/wiki/Roman_Macek Nazione: Repubblica Ceca Luogo di nascita: Zlín Data di nascita: 18.04.1997 Ruolo: Centrocampista Altezza: 188 cm Peso: 73 kg Nazionale Ceco Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2019 Esordio: 29.07.2015 - Amichevole - Lechia Danzica-Juventus 1-2 Ultima partita: 25.07.2018 - Amichevole - Juventus-Bayern Monaco 2-0 0 presenze - 0 reti Roman Macek (Zlín, 18 aprile 1997) è un calciatore ceco, centrocampista del Lugano. Roman Macek Nazionalità Rep. Ceca Altezza 188 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Lugano Carriera Giovanili Trinity Zlín 2013-2017 Juventus Squadre di club 2017 → Bari 16 (0) 2017-2018 → Cremonese 8 (1) 2018- Lugano 47 (0) Nazionale 2012-2013 Rep. Ceca U-16 11 (1) 2013-2014 Rep. Ceca U-17 10 (2) 2014 Rep. Ceca U-18 4 (0) 2016 Rep. Ceca U-20 3 (2) 2017-2018 Rep. Ceca U-21 5 (0) Caratteristiche tecniche Centrocampista completo, di piede destro, può essere impiegato sia in posizione centrale che sulle fasce. Dotato tecnicamente, molto veloce e abile nel dribbling, per le sue caratteristiche è stato paragonato a Pavel Nedvěd. Carriera Club Cresciuto nel settore giovanile del Fastav Zlín, nel 2013 si trasferisce alla Juventus. Trascorre due stagioni e mezzo con la formazione Primavera del club bianconero, con cui vince il Torneo di Viareggio 2016. Il 17 gennaio 2017 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto e contro-riscatto al Bari, con cui esordisce tra i professionisti quattro giorni dopo, nella partita persa 2-0 contro il Cittadella. Dopo aver collezionato 16 presenze con il club pugliese, il 9 agosto passa con la stessa formula alla Cremonese. Il 31 agosto 2018 si trasferisce, sempre a titolo temporaneo, al Lugano. Il 27 gennaio 2019 viene riscattato dal club svizzero. Nazionale Ha giocato con le varie rappresentative giovanili della Repubblica Ceca, debuttando con l'under-21 il 24 marzo 2017, in occasione dell'amichevole vinta per 4-1 contro la Slovacchia. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2016
  20. ADRIANO BONAIUTI Nasce a Roma, il 7 maggio 1967. Arriva alla Juventus nell’estate del 1989. Riserva di Tacconi, riesce a totalizzare solamente una presenza, in Juventus-Cremonese 4-0 dell’8 aprile 1990. ADALBERTO SCEMMA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 1989 Portieri non si nasce, si diventa. Ci sono tre strade: o si è i più brocchi della compagnia e allora si va dritti tra i pali senza fiatare; o si è i più piccoli e allora le eventuali proteste rimangono inascoltate; oppure si ha un fratello maggiore che avendo più vissuto, maturato e filtrato esperienze analoghe, ha pensato bene di adattarsi alla situazione sino a diventare portiere sul serio. In questi casi si finisce tra i pali per tradizione familiare o semplicemente imitazione, com’è successo ad Adriano Bonaiuti. «Mio fratello Marco – dice raccontandosi – ha cominciato a giocare in porta sin da bambino, nel cortile sotto casa nostra. Abitavamo a Roma in un quartiere popolare, il Tiburtino. Tutta gente semplice, gente che lavora. Io stavo a guardare Marco, mi entusiasmavo quando si tuffava tra i piedi degli attaccanti e naturalmente sognavo di emularlo. Possedeva i guanti veri e anche le ginocchiere, tutte cose che agli occhi di noi bambini avevano un certo fascino. Qualche volta me li prestava, per tuffarmi sull’asfalto, altre volte ero io che gliele rubavo. È stato così che mi sono ritrovato portiere. Ho cominciato a giocare nell’Artiglio, una squadretta giovanile, senza ambizioni particolari, per puro divertimento. Mio fratello? Marco si è sempre applicato con molta serietà ed è salito lentamente di categoria. Adesso gioca nel Bastia, in Umbria, Interregionale». Il gioco del calcio vissuto in piena libertà, dunque, senza l’assillo della carriera a tutti i costi. Anche per questo Adriano Bonaiuti ha assorbito con molta disinvoltura, sei anni fa, la bocciatura della Roma, al termine di un provino affrontato in punta di timidezza. La Roma stava vivendo gli anni di Falçao e dello scudetto, il vivaio era fiorente e i portieri di valore non mancavano, a cominciare da Gregori: «Finii a Cesena e mi sembrava già una grande conquista, anche se la mia presenza si limitava al settore giovanile. Una buona esperienza, prima di passare l’anno dopo a San Benedetto del Tronto, in una società che è stata in questi ultimi anni una fucina di portieri». A contribuire in maniera determinante alla maturazione di Bonaiuti è stato naturalmente il mago Persico, un tecnico specializzato in portieri che si è trasferito proprio in questa stagione alle dipendenze del Bologna. Persico ha avuto un buon passato come atleta (ha giocato nella Spal ai tempi di Massei e poi nella Reggina), ma le soddisfazioni maggiori le ha assaporate probabilmente in veste di allenatore. «Alla sua scuola si sono formati Zenga, Di Leo, Martina, Coccia, Bianchi e Ferron, oltre naturalmente al sottoscritto. L’idea della Sambenedettese, ricordo, mi aveva sorriso anche e soprattutto per la possibilità che mi veniva offerta di lavorare con Persico, una specie di portafortuna, oltre che un grande maestro. Persico mi ha aiutato a credere in me stesso, mi ha insegnato i trucchi del mestiere, mi ha fatto capire che il calcio professionistico, con un minimo di applicazione e un po’ di fortuna, avrebbe anche potuto diventare una realtà. Il resto arriva da solo, con naturalezza. Nel mio caso ho avuto la fortuna di debuttare in Serie B, due anni fa, e di ritrovarmi praticamente titolare l’anno successivo. Ho giocato trentuno partite complessive senza essere sostituito e ho avuto anche la soddisfazione di essere convocato da Brighenti per l’Under 21 cadetta. Una stagione da mettere in cornice, rovinata però dalla retrocessione della Samb. Trovarsi in Serie C non è davvero piacevole, è addirittura un trauma». Dalla Serie C, invece, alla A, vissuta per due volte in un colpo solo. Acquistato dal Verona grazie ai buoni uffici di Franco Landri, suo grande estimatore, Bonaiuti si è ritrovato, infatti, alla Juve quasi senza preavviso in cambio dell’eterno Luciano Bodini. Una decisione a sorpresa che Bagnoli ha giustificato con molta onestà. «La Roma ci aveva proposto Peruzzi in cambio di Cervone e a questo punto, una volta concluso l’affare, non ho ritenuto opportuno cominciare il campionato con due giovani. Bonaiuti e Peruzzi sarebbero entrati presto in rotta di collisione e nessuno dei due ci avrebbe guadagnato». Proprio vero? Chissà. L’anno prima, a San Benedetto, Bonaiuti era riuscito a vincere senza troppa fatica il duello con un altro emergente, Sansonetti. L’idea della sfida avrebbe potuto stimolarlo, e invece. «E invece eccomi qui a vivere addirittura un sogno. Arrivare alla Juventus a ventidue anni soltanto è qualcosa che esula dagli obiettivi che mi ero prefisso. Ho un’età che mi consente di rimanere in panchina senza troppi problemi, visto che da un maestro come Tacconi ho molto da imparare. L’esperienza si fa soprattutto giocando? D’accordo ma credo sia importante anche vivere da vicino, prima di diventare protagonisti, l’emozione del grande calcio. Ci sono delle tappe di avvicinamento, insomma, che rendono più facile il cammino. E poi c’è Zoff, che per me rimane un mito». Deve essere stata, quella dell’incontro con Dino Zoff, un’emozione indimenticabile. «Ho avuto persino la tentazione di chiedergli l’autografo, ma poi ho pensato che forse era sconveniente. Questo per dire la stima e l’ammirazione. Quanto a me, credo che il fatto di essere allenato da Zoff rappresenti uno stimolo costante. Sono convinto che il lavoro alla fine paghi ed io non sono certo il tipo che si tira indietro». Come vivo Adriano Bonaiuti, la sua vita al di fuori del calcio? Il ragazzo si annuncia di una semplicità quasi disarmante. È un timido e ha un carattere molto dolce, riflessivo. Gli manca la famiglia e non ne fa mistero. «Ai miei sono molto legato. Mio padre lavora presso il Poligrafico dello Stato, mia madre invece sta in casa e fa il tifo per me, naturalmente. E poi c’è Chiara, la mia ragazza». Chiara è di San Benedetto del Tronto, ha gusti semplici e anche per questo è entrata dritta nel cuore di Adriano. Il matrimonio rientra nei programmi ma prima bisognerà mettere le radici alla Juve, confermare le promesse, buttare un occhio oltre la soglia del futuro. «So benissimo che questo sarà per me un anno importante, fondamentale. Non voglio sprecare l’occasione per maturare una grossa esperienza e per diventare grande anche come uomo. Dovrò imparare ad avere pazienza. Saper aspettare senza fretta, senza anticipare i tempi, è indice di saggezza. Spero che mia madre me ne abbia consegnata una buona scorta». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/05/adriano-bonaiuti.html
  21. ADRIANO BONAIUTI https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Bonaiuti Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 07.05.1967 Ruolo: Portiere Altezza: 181 cm Peso: 78 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1991 Esordio: 08.04.1990 - Serie A - Juventus-Cremonese 4-0 1 presenza - 0 reti subite 1 coppa Italia 1 coppa Uefa Adriano Bonaiuti (Roma, 7 maggio 1967) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, preparatore dei portieri dell'Inter. Adriano Bonaiuti Bonaiuti al Padova nel 1992 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Squadra Inter Termine carriera 2005 - giocatore Carriera Giovanili 197?-1984 Artiglio 1984-1985 Cesena Squadre di club 1984-1985 Cesena 0 (0) 1985-1989 Sambenedettese 32 (-21) 1989 Verona 0 (0) 1989-1991 Juventus 1 (0) 1991-1996 Padova 174 (-220) 1996-1997 Palermo 8 (-10) 1997 → Cosenza 21 (-31) 1997-1998 Palermo 31 (-31) 1998-1999 Trapani 24 (-23) 2000 Pescara 7 (-12) 2001 Udinese 0 (0) 2002-2005 Udinese 0 (0) Carriera da allenatore 2004-2005 Udinese Portieri 2005-2009 Roma Portieri 2010-2013 Udinese Coll. tecnico 2013- Inter Portieri Carriera Giocatore Club Comincia la carriera nell'Artiglio, squadra della capitale. Dopo essere stato scartato a un provino con la Roma approda al settore giovanile del Cesena dove rimane una sola stagione. Nel 1985 passa alla Sambenedettese dove debutta tra i professionisti nella stagione di Serie B 1987-1988 giocando una partita. L'anno successivo viene promosso titolare collezionando 31 presenze e una retrocessione in Serie C1. Bonaiuti alla Juventus nella stagione 1989-1990 Viene quindi acquistato dal Verona, che lo cede poi alla Juventus nell'ambito dell'operazione che porta Luciano Bodini a Verona. A Torino gioca una sola partita in due stagioni, debuttando in Serie A l'8 aprile 1990 in Juventus-Cremonese (4-0). Nel 1991 passa al Padova, in Serie B, dove nel 1994 ottiene una storica promozione in Serie A dopo 32 anni, giocando in totale cinque stagioni di cui due in massima serie. Successivamente gioca con il Palermo e con il Cosenza in Serie B, in Serie C2 con il Trapani e di nuovo in Serie B con il Pescara. Nel 2001 torna in Serie A con l'Udinese, dove non giocherà mai nessuna partita in campionato. Nella stagione 2004-2005, pur mantenendo il ruolo di terzo portiere della squadra comincia la carriera da preparatore dei portieri. Al termine delle stagione si ritira dal calcio giocato. Nazionale Fu convocato con la Nazionale Under-21 cadetta guidata da Sergio Brighenti. Allenatore È stato preparatore dei portieri per l'Udinese sotto la guida di Luciano Spalletti, Gian Piero Ventura, Roy Hodgson, Francesco Guidolin e Luigi De Canio. Successivamente ha svolto questo incarico anche nella Roma con Luciano Spalletti e Marco Domenichini, lasciando questo staff quando Spalletti è andato ad allenare in Russia. Dal 2010 fa parte dello staff tecnico dell'Udinese, agli ordini di Francesco Guidolin, con il ruolo di collaboratore tecnico. Nell'agosto 2013 passa all'Inter in qualità di preparatore dei portieri. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1989-1990 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1989-1990
  22. VITTORIO CHIUSANO ANGELO CAROLI, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 1990 La sfida che la Juventus lancia contro il tempo è inesorabile, proprio come il nemico che ha di fronte. Inesorabile ed efficiente. Non c’è mai traccia di negligenza nella gestione e nella formulazione di essa, la programmazione conduce puntuale all’obiettivo. Personalmente, l’ho spesso giudicata un’opera di cesello, un lavoro mai lasciato nelle mani di un artigiano sprovveduto. Giampiero Boniperti dice addio chiudendo un’era che passerà alla storia e subito è pronta la soluzione che chiama in causa Vittorio Chiusano. La continuità, innanzitutto. Questione di programma e di stile. L’avvocato Vittorio Chiusano è entrato per la prima nel consiglio del club bianconero nella stagione 1960-61. Presidente, all’epoca, era il dottor Umberto Agnelli, e al giovane Vittorio fu subito una pratica fastidiosa. Era il ‘61, si giocava Juventus-Inter al Comunale, un fiume di gente si era assiepato attorno al muro di cinta del Comunale e rischiava di tracimare da un momento all’altro. Tutti volevano assistere a uno spettacolo dal quale sarebbe potuto nascere lo scudetto. Nonostante un temporale, la folla dilagò dentro lo stadio, dopo aver divelto quattro porte carraie. Ci fu un’invasione pacifica del campo. L’arbitro Gambarotta sospese il match. Gli organi disciplinari decisero di assegnare a tavolino la vittoria all’Inter. L’impeccabile e circostanziata documentazione per la linea difensiva era stata preparata dall’avvocato Chiusano, il quale ottenne giustizia dopo aver dimostrato che non esistevano gli estremi per la responsabilità oggettiva. La Caf riconobbe che «il fatto è da ritenersi estraneo alla volontà della Juventus e quindi la relativa responsabilità non è quella oggettiva bensì quella ordinaria». L’avvocato Chiusano commentò così l’epilogo della vertenza; «Si tratta di una sentenza importantissima: essa infatti stabilisce un precedente di profondo significato, quello cioè che l’invasione pacifica del campo non può dar luogo a impedimento di gara. E tale principio è consono allo spirito sportivo che deve essere tenuto presente nell’interpretazione delle norme giuridisprudenziali». Fu il primo di una lunga serie di successi legali. Incontriamo il nuovo presidente della Juventus nello studio di Via Bligny 5, il quartier generale di un uomo di diritto che deve frantumare il proprio tempo in mille direzioni. Vittorio Chiusano, fra l’altro, è presidente della Camera Penale del Piemonte e della Valle d’Aosta, del Centro Cardiopatici piemontese e vicepresidente dell’Editrice La Stampa. E capogruppo comunale della città di Torino nelle file del Partito Liberale, è consigliere di amministrazione della Banca Nazionale del Lavoro Holding in Milano e consigliere di amministrazione della Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro. Un oceano di attività. Ed ecco nascere la definizione curiosa di «presidente a interim della Juventus», un’etichetta alla quale l’interessato replica precisando che «nonostante abbia fatto presente alla proprietà di non poter assumere impegni a tempo indeterminato, farò del mio meglio e il possibile per assolvere ai miei compiti. E comunque non sarò un presidente dimezzato, per cui prometto formalmente ai tifosi che lavorerò molto insieme con gli uomini di un’equipe che gode della mia fiducia totale, in modo da rendere la Juventus più competitiva. Ciò non vuol dire che i risultati fin qui ottenuti non siano soddisfacenti. Tutt’altro. La verità è che non sempre si può stare al vertice. La nostra platea è popolata di persone abituate molto bene e che, pertanto, hanno il palato particolarmente esigente». Il pomeriggio è assolato, un vento caldo e fortissimo mette in fuga le nuvole che si rifugiano dietro le montagne. Attraverso le finestre, fiotti violenti di luce inondano lo studio. Ricordiamo al neo presidente bianconero una sua frase («Oggi la Juventus non è soltanto il giocattolo della famiglia Agnelli, l’Avvocato si diverte con la Juve, ma la Fiat, inserendola nel complesso delle proprie sinergie, le chiede un congruo ritorno d’immagine») e gli preghiamo di completare il concetto. «La Fiat non è un istituto benefico», spiega Chiusano con toni amabili e con esempi chiarissimi, «vuole avere un volto vincente. E se ha deciso di intervenire nella struttura è perché ritiene che, attraverso il calcio, sia possibile il raggiungimento di finalità aziendali, di promozione. Il calcio richiama infatti enormi attenzioni industriali. Tutto ciò mi sembra una garanzia per i nostri tifosi, che sono in attesa di successi. In questa chiave, la società si organizzerà. Nelle sue strutture dispone già di uomini di grossissime capacità come Pietro Giuliano, Nello Governato, Piero Bianco e Francesco Morini, uomini in cui ripongo assoluta fiducia come in tutta l’equipe». Un’equipe che si avvale, fra gli altri, di Alberto Refrigeri, per tanti anni direttore di Hurrà Juventus e oggi collaboratore molto prezioso. – Come è nato l’amore tra lei e la Juventus? «È un amore difficile da mettere a fuoco. Non esiste un attimo in cui è sbocciato. Nasce comunque nella mia infanzia, quando mi sono avvicinato a lei ai tempi del quinquennio e quando mio padre mi portava a vedere gli allenamenti dei bianconeri campioni d’Italia. Avevo cinque o sei anni». – Un ricordo bello e un’immagine triste della sua esistenza di dirigente della Juve? «Il primo a legato alla conquista della Coppa Intercontinentale a Tokyo, la seconda si riferisce alla tragedia dell’Heysel, quando il sangue di molte vittime ha sporcato quella che doveva essere una pagina festosa di agonismo e di correttezza sportiva». – L’avvocato Giovanni Agnelli e lei. Quale tipo di rapporto si è instaurato in tanti anni di collaborazione costante? «Innanzitutto di correttezza reciproca e, credo, di simpatia e di stima. Professionalmente, sono stato e sono incaricato di occuparmi di questioni di carattere giuridico che interessano il Gruppo. Giovanni Agnelli è indubbiamente un uomo di grande charme, con il quale si può amabilmente parlare di tutto, calcio compreso, di cui è particolarmente appassionato». – Boniperti e lei. È possibile rivedere, alla moviola, qualche fotogramma insieme con il suo predecessore? «Giampiero ed io siamo della stessa classe, 1928, ci scherziamo sopra molto spesso. Lo ricordo benissimo come giocatore, innanzitutto. Sono entrato per la prima volta in Consiglio quando lui riconsegnava le scarpe al custode e chiudeva una carriera eccezionale. Quell’anno dovetti dipanare una questione giuridica riguardante la famosa edizione di Juventus-Inter finita con la sentenza della Caf in nostro favore. Poi ho seguito Boniperti quando è diventato consigliere. Nel 68-69 avevo rassegnato le dimissioni, Vittore Catella era presidente. Rientrai quando Giampiero, neo eletto, mi telefonò e mi disse: «Stammi vicino, faremo tanta strada insieme». Accettai. In campo giuridico gli sono sempre stato al fianco, in quanto alle cose tecniche non mi sono mai permesso di interferire. I giorni più emozionanti e sofferti li abbiamo affrontati quando la Juventus e lui vennero ingiustamente deferiti e, poi, giustamente assolti, in occasione del famoso processo sul Calcioscommesse». – Quali giocatori ricorda in modo particolare per averne apprezzato le doti tecniche e umane? «Dovrei enunciare un elenco lunghissimo. Boniperti a parte, che della Juventus è sempre stato un emblema, cito Praest, Charles, Zoff, Scirea, Furino, Sivori, Bettega, Causio e Cabrini». – Lei ha gusti tecnici che l’avvicinano alla spettacolarità di cui è capace soltanto il calcio brasiliano. Però, come manager, sa che il torneo italiano richiede altre peculiarità? «Ed è per questa ragione che ritengo giusto spostare l’attenzione sul calcio tedesco, in cui milita gente forte, capace, resistente e anche tecnica, una garanzia di altissima e costante professionalità». – Proponendo la sua bellissima frase «imparare dagli altri non significa esserne succubi», si deve aggiungere che la Juventus ha sempre insegnato agli altri? «Nessuno può eleggersi a maestro, ognuno ha da imparare e da insegnare. Ho capito con il tempo che una persona responsabile sa di non sapere. Del resto, mi limito a rivedere una frase di Socrate. Tutto è infatti perfettibile e poi non ci sottraiamo alla norma. Però attenzione, la Juventus continua a essere un esempio di stile e, in questo, fa scuola. Scuola di correttezza, alla quale tutti s’ispirano. E questa è una grossa realtà di cui va tenuto conto. È il nostro successo perpetuo, che prescinde da quello tecnico, non sempre raggiungibile, poiché i Bettega e i Furino non nascono ogni anno». Ecco, in sintesi ed enunciato con l’impareggiabile dialettica di uno dei più grandi penalisti d’Italia, quello stile cui la Juventus non rinuncerà mai. ENRICA TARCHI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2003 A noi piace ricordarlo così. Allo stadio, a fianco di Roberto Bettega, Antonio Giraudo e Luciano Moggi, a sostenere la sua Juve. In sala stampa e nei salotti del calcio parlato, a commentare, lodare, attaccare e difendere. In tribunale, a proteggerne i diritti. Sono tanti i ricordi che legano l’avvocato Vittorio Chiusano alla Juventus. Proviamo a pensare all’ultimo periodo, i dieci anni in cui ha affiancato l’attuale dirigenza. Era bello vederlo sempre presente a ogni impegno della squadra, che raggiungeva anche in trasferta accompagnato dal suo fidato autista Renzo o, quando le distanze non lo consentivano, con un aereo privato. Non voleva mancare, nonostante la sua attività di avvocato fosse frenetica e gli lasciasse davvero poco spazio per il resto. Una passione che, solo per citare un episodio passato alla storia, l’aveva portato nel 1996 a raggiungere Tokyo (dove la sua Juventus era impegnata nella finale di Coppa Intercontinentale) poco prima del fischio d’inizio e ripartire per l’Italia subito dopo la festa per il meritato trionfo regalato a tutti i tifosi bianconeri da un gol di Del Piero. Ma quel resto, a parte gli affetti, si chiamava Juve, una sorta di famiglia che lo aveva accolto nei lontani Anni Cinquanta quando il Dottor Umberto Agnelli lo volle con sé in Società appena sedutosi giovanissimo sulla poltrona di Presidente. “Arriva l’avvocato” – anzi l’avvocato dell’Avvocato –, era il passaparola tra i giornalisti quando lo vedevano comparire da lontano. E nessuno se ne andava mai a mani vuote. Difficile infatti che non si fermasse a scambiare una battuta o a fare quattro chiacchiere, che alla fine non risultavano mai banali. Se c’era da dire si diceva, se c’era da difendere poi, eccolo scendere sul suo campo preferito e non ce n’era per nessuno. A lui infatti sono sempre stati affidati i casi più spinosi. Quello che piaceva tanto di Vittorio Chiusano, il presidente più vittorioso della storia della Juve, era quello sguardo compiaciuto, felice, come se ogni vittoria fosse la prima. Non si stancava di veder trionfare la sua Juve e lo si vedeva guardandolo negli occhi, era un sentimento vero, genuino, che gli veniva dal cuore. I ricordi sono tanti, alcuni balzano alla mente come cartoline: i classici gavettoni negli spogliatoi, “regalo” dei giocatori per festeggiare lo scudetto appena conquistato, l’orgoglio con cui riceveva prestigiosi riconoscimenti a nome della sua Juve, la fermezza con cui la difendeva quando era necessario. Lo ricordiamo con affetto l’avvocato Chiusano. Ci mancherà! La squadra gli ha dedicato la Supercoppa, prima vittoria senza di lui. Ora non resta che continuare, secondo tradizione, perché è proprio questo che l’ha sempre fatto sorridere. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/vittorio-chiusano.html
  23. VITTORIO CHIUSANO https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Caissotti_di_Chiusano Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 05.08.1928 Luogo di morte: Torino Data di morte: 31.07.2003 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 1989 al 2003 679 gare ufficiali - 367 vittorie - 190 pareggi - 122 sconfitte 5 scudetti 2 coppe Italia 3 supercoppe italiane 1 champions league 2 coppe Uefa 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 torneo intertoto Vittorio Caissotti di Chiusano, conosciuto comunemente come Vittorio Chiusano (Torino, 5 agosto 1928 – Torino, 31 luglio 2003), è stato un avvocato, dirigente sportivo e politico italiano. Biografia Di origini nobili, della stessa famiglia del vescovo Paolo Maurizio Caissotti, nel 1952 si è laureato in giurisprudenza con una tesi sulla Libertà di stampa e responsabilità penale del direttore di giornale. Iscritto all'albo degli avvocati di Torino nel 1954, poco dopo è entrato a lavorare nello studio Barosio, uno dei principali della città nonché quello di riferimento del quotidiano La Stampa. Chiusano ha seguito, come penalista, alcune tra le cause e le vicende più importanti nell'Italia dell'epoca: tra queste la prima Tangentopoli torinese degli anni 1980, in cui ha difeso l'amministratore delegato della Cogefar Impresit, Enzo Papi, il secondo scandalo dei petroli emerso a Torino nel 1981, in cui ha curato la difesa dell'ex comandante generale della Guardia di Finanza, Raffaele Giudice, oltreché i bilanci FIAT, in cui è stato avvocato l'allora numero uno della casa automobilistica, Cesare Romiti. Giovanni Trapattoni, Roberto Baggio e Chiusano posano con la Coppa UEFA 1992-1993, tra i 16 trofei vinti dalla Juventus sotto la presidenza Chiusano (1990-2003). È stato in prima linea anche nel periodo del terrorismo italiano, difendendo, tra gli altri, Marco Donat Cattin, e poi ancora nella succitata Tangentopoli, quando ha curato la difesa dell'allora ex vicesindaco socialista Enzo Biffi Gentili. Nel marzo 1984, inoltre, ha condotto personalmente le trattative per la liberazione della piccola Federica Isoardi, sequestrata a Cuneo. È stato inoltre consigliere comunale a Torino per il Partito Liberale Italiano dal 1985 al 1992. Tra il 1992 e il 1994 ha poi assunto la presidenza dell'Unione delle Camere Penali. Lungo e duraturo è stato il suo legame con la Juventus Football Club. Consigliere di amministrazione della società calcistica torinese fin dal 1960, ne ha in seguito ricoperto la vicepresidenza nel corso degli anni 1970, fino ad assumerne la massima carica il 12 febbraio 1990: ventitreesimo presidente del club bianconero, ha mantenuto l'incarico fino alla scomparsa. Durante il suo mandato decennale la Juventus ha vissuto uno dei suoi maggiori periodi di successo, mettendo in bacheca sedici tra trofei nazionali e internazionali; a lui la squadra ha dedicato la Supercoppa italiana 2003, conquistata pochi giorni dopo la sua morte.
  24. BRUNO AVERE Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 13.02.1950 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: Il Rosso Alla Juventus dal 1967 al 1968 Esordio: 21.02.1968 - Amichevole - Juventus-Pro Vercelli 4-0 0 presenze - 0 reti
×
×
  • Crea Nuovo...