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Morpheus ©

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  1. Segnalo uno STREPITOSO Butler che stanotte, con Dallas, ha praticamente fatto a fettina gli Arizona Cardinals Non è umana una roba del genere
  2. [1] J. Ostapenko b. B. Haddad Maia 6-7(5) 6-1 6-4 Il secondo titolo in carriera per Jelena Ostapenko è arrivato nel WTA International di Seoul. È stata una vittoria di carattere quella ottenuta dalla tennista lettone numero 10 del ranking WTA, che nella finale del torneo coreano ha sconfitto, in rimonta la brasiliana Beatriz Haddad Maia (n. 71 WTA). In una giornata in cui il suo tennis non ha funzionato alla perfezione, la campionessa del Roland Garros 2017 è riuscita a venire fuori da un match che si era complicato dopo aver perso il primo set al tie break, mettendo in campo tutta la sua personalità e riuscendo a ribaltare l’inerzia dell’incontro. Sin dal primo punto la tennista lettone ha provato ad imporre il suo tennis: pochi scambi e ricerca incessante del vincente. Mentre la brasiliana ha tentato di far muovere l’avversaria e soprattutto di contenere i colpi potenti della lettone. Haddad Maia ha iniziato l’incontro al servizio, e dopo un game ai vantaggi ha conquistato il primo game. La numero 10 del ranking WTA ha risposto tenendo la battuta e, nel terzo game, ha iniziato a spingere, prendendo i rischi e accelerando sia con il dritto che con il rovescio. Questo le ha permesso di portarsi avanti nell’incontro per 2 giochi a 1 con un break di vantaggio. Ostapenko, nonostante qualche incertezza, è riuscita a confermare il vantaggio mentre la brasiliana non ha lasciato scappare l’avversaria ed è rimasta attaccata nel punteggio. La lettone, però, non è stata capace di trovare continuità al suo gioco commettendo molti errori gratuiti; mentre la brasiliana è riuscita a leggere meglio i colpi della numero 10 WTA e ha riportato in parità il match. Da questo momento in poi entrambe hanno iniziato a commettere tanti errori gratuiti ma, nonostante tutto, sono riuscite a difendere i turni di battuta. Con Jelena che, sotto 5 a 4, si è trovata a servire per allungare il set: la brasiliana ha giocato in maniera solida, trovando un ottimo rovescio vincente che le ha aperto la strada verso due set point che, però, sono stati subito annullati dalla campionessa di Parigi che è stata brava a non mollare e a tenere la parità del match fino al 6 pari. Il primo set è stato così deciso dal tie break che si è aperto con una risposta di dritto vincente di Ostapenko al quale ha fatto seguito un rovescio vincente di Haddad Maia. È aumentato il ritmo degli scambi da parte di entrambe ma nessuna delle due è stata capace di accelerare nel punteggio, fino al 5-5, quando un gravissimo doppio fallo di Ostapenko ha consegnato il terzo set point alla brasiliana. Questa volta Beatriz non ha tremato, ha contenuto lo scambio e un rovescio largo della lettone le ha dato, di fatto, il primo parziale. Perso il primo set la reazione di Ostapenko non si è fatta attendere. Al rientro in campo la lettone ha conquistato otto punti consecutivi ritrovando il suo dritto d’attacco e togliendo il tempo alla sua avversaria. La campionessa di Parigi, infatti, ha cambiato l’inerzia del match ed ha messo a segno vincenti da ogni angolo portandosi subito 3 a 0. Ma non solo. Jelena oltre ad aver ritrovato il suo gioco da fondo ha sistemato anche il servizio che è tornato ad essere solido e a non dare punti di riferimento alla brasiliana. Questo le ha dato l’opportunità di salire prima sul 4 a 1 e di giocare più sciolta in risposta, e grazie ad un doppio fallo della numero 71 del mondo è salita 5 a 1 e ha così servito per il secondo set. E così è stato: la finale del WTA International di Seoul è andata al set decisivo. Break e contro break hanno aperto il terzo parziale, ma è stata la lettone a fare la differenza con i colpi potenti da fondo, e mettendo bene i piedi nel campo da gioco Jelena ha iniziato a prendere anche la via delle rete conquistando il game che le ha permesso di guidare nel punteggio. La continuità, però, oggi non è stato il punto forte di Ostapenko, che al servizio non ha dimostrato la solidità del secondo set. Haddad Maia ha provato a rimanere attaccata al match lottando su ogni punto e variando con il dritto mancino. I break e contro break sono proseguiti fino al nono game, quando Ostapenko ha alzato il livello del suo gioco, e aumentando l’intensità dei colpi e ritrovando la giusta concentrazione, ha ottenuto il break decisivo. Break che le ha permesso di servire per il titolo: un game perfetto grazie al quale ha chiuso il parziale per 6 giochi a 4. Jelena ha portato a casa il suo secondo titolo in carriera alla quinta finale giocata (vittoria quest’anno al Roland Garros; sconfitta nel 2017 a Charleston, nel 2016 a Doha e nel 2015 a Quebec City), e il WTA International di Seoul va così ad aggiungersi al bellissimo percorso che a giugno l’ha portata a trionfare per la prima volta in un Slam. Con questa vittoria ha raccolto anche punti importanti per consolidare la posizione numero 10 in classifica e soprattutto per ottenere punti importanti in ottica qualificazione alle WTA Finals di Singapore. Haddad Maia ha invece giocato la sua prima finale in carriera in singolare e può scalare la classifica: da domani salirà fino alla posizione 58, suo best ranking. Uno stimolo in più, dopo i tanti infortuni subiti, l’ultimo proprio a fine 2016, per lasciarsi alle spalle il passato e continuare a fare progressi nella sua carriera. http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/24/wta-seoul-ostapenko-primo-titolino-e-finals-piu-vicine/
  3. [2/WC] S. Zhang b. A. Krunic 6-2 3-6 6-2 Non c’è che dire, il Guangzhou International Tennis Center porta decisamente bene a Shuai Zhang. La numero 2 del seeding, in tabellone grazie ad una wild card, supera un’ostica Aleksandra Krunic, numero 65 in classifica mondiale, al termine di un confronto serratodurato tre set. Per la vincitrice ventottenne si tratta della sua seconda vittoria nel circuito, ottenuta grazie alla sua grande determinazione, e proprio nella città che era stata il teatro della sua precedente affermazione nel 2013. Per Krunic altra settimana decisamente positiva, dalla vittoria contro Konta agli US Open la sua stagione sta andando continuamente in crescendo. L’incontro sia apre con una Zhang molto intraprendente che subito si porta in vantaggio 2 a 0. Potrebbe incrementare il vantaggio, ma nel terzo gioco si inceppa al servizio, commettendo due doppi falli consecutivi che riportano nel match Krunic, la quale mantiene il servizio pareggiando il conto sul 2 pari. La numero 28 del mondo riprende però a giocare come all’inizio, sembra poter disporre della sua avversaria e difatti si porta avanti 5 a 2, con Krunic costretta a servire per prolungare il parziale, ma avanti 40-15 si fa rimontare e alla prima palla set la nativa di Tianjin ne approfitta giocando in maniera aggressiva. Primo set Zhang 6-2. La giocatrice serba prova a variare di più il gioco con qualche palla corta e qualche palla più tagliata più vicino alla sua idea di gioco, interrompendo cosi un parziale di 5 giochi a 0 persi. Krunic va avanti di un break portandosi 3 a 1, perde il servizio nel game successivo, ma nel settimo gioco alla prima palla break lascia partire un gran bel dritto dal centro del campo che la riporta nuovamente avanti 4 a 3. Aleksandra tiene la battuta e nel nono game si guadagna quattro set point: tutti annullati, ma se ne procura un quinto grazie ad una risposta bloccata in lungolinea che sorprende la sua avversaria, concretizzando in seguito la quinta possibilità con una risposta in diagonale e un passante vincente di dritto. Secondo set Krunic 6-3. Si va al terzo. Lunga interruzione prima di riprendere il gioco con Krunic che si fa manipolare la spalla durante un medical time out. Zhang inizia forte la partita decisiva andando in vantaggio 2 a 0, Krunic recupera e ritorna sul 2 pari, ma è il quinto gioco ad avere un peso notevole quando Zhang, arrivata a palla break, vince uno scambio lungo ed estenuante che la porta avanti nuovamente 3 a 2 con tanto di pugnetto di chi sa che si tratta della svolta definitiva. La giocatrice cinese tiene la battuta e in risposta disputa alla grande un altro game che la porta ad alzare ancora una volta il pugnetto e la manda a servire per vincere il torneo: al primo match point Zhang piazza l’ace esterno che le consegna la terza frazione per 6-2 dopo due ore di gioco, ora può lasciarsi andare alla sua esultanza. Secondo titolo in carriera e secondo titolo vinto a Guangzhou dopo quello del 2013, proprio qui dove nel lontano 2006 aveva esordito in un main draw. Michele Trabace http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/23/wta-guangzhou-zhang-fa-il-bis-casa-secondo-titolo-carriera/
  4. [3] C. Wozniacki b. A. Pavlyuchenkova 6-0 7-5 Al Toray Pan Pacific Open si affrontano in finale Caroline Wozniacki, testa di serie n. 3 e n. 6 del ranking, e Anastasia Pavlyuchenkova, n. 23 del ranking WTA. La danese conduce negli scontri diretti per 5 a 1, ma l’ultimo precedente risale al 2012 e ad affermarsi fu la tennista russa.Wozniacki va a caccia del primo trofeo stagionale dopo aver disputato sei atti conclusivi senza successo, mentre Pavlyuchenkova insegue la terza vittoria dopo Monterrey e Rabat. Il primo set parte subito in salita per la russa, che nel secondo game commette due doppi falli consecutivi e offre due palle break a Wozniacki, annulla la prima con un rovescio lungolinea vincente, ma sbaglia il rovescio in uscita dal servizio. La danese gioca molto bene, confermando l’ottima prestazione di ieri contro Muguruza. Al contrario, Pavlyuchenkova commette molti errori, non riuscendo a sfondare il muro eretto dalla sua avversaria. L’ex n. 1 del mondo è molto propositiva e conquista un altro break con una smorzata dopo aver comandato il punto. Caroline è scatenata e con un vincente di dritto in avanzamento si procura un set point con la russa al servizio; il bagel non si fa attendere e con un passante di rovescio legittima il dominio del primo parziale. Per Wozniacki è il primo set vinto nelle sei finali disputate in questa stagione. Pavlyuchenkova non ha niente da perdere e gioca un secondo set in crescendo. Sebbene sbagli ancora molto, prende più spesso l’iniziativa, risponde meglio e mette a segno un buon numero di vincenti, facendo partita pari anche con la complicità dell’avversaria, che gioca con meno intensità i primi game. Il colpo in più di Wozniacki quest’oggi è il servizio, che non la abbandona nelle rare situazioni di difficoltà. Nel settimo game, infatti, va sotto 0-30, ma con due ace spegne le velleità di break della russa. Pavlyuchenkova prende sempre più fiducia col passare dei game e non tira indietro il braccio quando nel decimo game si ritrova ad annullare un match point, concesso con un dritto in rete dopo una grande difesa di Caroline. In quell’occasione comanda il punto e costringe all’errore la danese. Nel dodicesimo game Anastasia manda fuori lo schiaffo al volo e offre altre due palle match a Wozniacki: la prima la cancella con la combinazione servizio-dritto lungo linea, ma la seconda è ben giocata dalla n. 6 del mondo, che con un’accelerazione di rovescio mette in difficoltà Pavlyuchenkova, la induce all’errore di dritto e può alzare le braccia al cielo. Il muro danese ha retto benissimo anche oggi e finalmente, al settimo tentativo, può tenere in mano il trofeo spettante alla vincitrice. La vittoria non è arrivata solo grazie alla difesa e alla solita tenuta mentale. Wozniacki ha servito bene, non concedendo alcuna palla break, e non si è limitata ad attendere l’errore dell’avversaria. Per l’ex numero 1 del mondo si tratta del ventiseiesimo trionfo in carriera e della decima stagione consecutiva arricchita da almeno un titolo; è la terza affermazione a Tokyo dopo le edizioni del 2010 e dello scorso anno. Wozniacki rimane al sesto posto nel ranking ma si avvicina sensibilmente a Venus Williams, sorpasso già effettuato nella Race to Singapore: con un margine di quasi 1800 punti sulla prima esclusa dalle WTA Finals (Mladenovic) Caroline può dirsi quasi certa di prendere parte al torneo di fine stagione. Pavlyuchenkova paga l’inizio negativo dell’incontro e fallisce così l’occasione di vincere l’undicesimo torneo in carriera; non è bastato giocare un buon secondo set per superare la seconda ex n. 1 del mondo consecutiva dopo Kerber in semifinale. Da domani salirà in classifica portandosi alla posizione n. 19. http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/24/wta-tokyo-wozniacki-viva-la-settima-finisce-la-maledizione/
  5. [Q] P. Gojowczyk b. [7] B. Paire 7-5 6-2 Appuntamento decisivo per l’assegnazione del titolo a Metz. In finale arrivano con merito il numero 7 del tabellone Benoit Paire e la sorpresa Peter Gojowczyk, autori di una grande settimana di gioco. Primi minuti in cui i due tennisti cercano di studiarsi e mantengono agevolmente il servizio, in particolare Paire con 4 ace in tre turni di battuta. Ad illuminare la scena è proprio quest’ultimo con un delizioso lob nel sesto gioco. Gojowczyk dal canto suo manovra molto bene con il dritto e trova angoli molto stretti, cercando spesso di abbreviare gli scambi: sul 5-5 c’è il primo allungo del tedesco e avviene sullo scambio più feroce del match, quando un Paire sfinito tira in rete un rovescio lungolinea. Il primo set in pratica si chiude qui, con lo sfavorito della vigilia più a suo agio negli spostamenti laterali e in grado di comandare dal lato del rovescio. Seconda frazione che vede subito Paire in difficoltà, non aiutato nemmeno dalla sorte, quando un nastro fortunato porta al break il suo avversario. Incapace di destarsi dal torpore, il transalpino vede sempre più lontana la metà e colleziona errori su errori che lo portano velocemente sullo 0-4. Gojowczyk vola indisturbato verso la prima vittoria di prestigio in carriera, sancita da un netto 7-5 6-2 e la percentuale impressionante dell’86% di punti vinti con la prima di servizio. Per Paire un disastroso bilancio di punti vinti in risposta alla seconda(14%) e ben 8 doppi falli, a testimonianza di una magra figura di fronte al pubblico di casa e la consapevolezza di non riuscire mai a confermarsi nei momenti clou dei tornei. Gianluca Mitidieri http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/24/atp-metz-gojowczyk-batte-paire-primo-titolo-atp-della-carriera/
  6. D. Dzumhur b. [3] F. Fognini 3-6 6-4 6-2 Nella settimana della Laver Cup di Praga, con Federer e Nadal eccezionalmente impegnati a dividersi la stessa metà del campo di gioco, il circuito maschile ha fatto tappa a Metz e San Pietroburgo. Nella città che fu di Pietro il Grande, in particolare, si è disputato il St. Petersburg Open, torneo giunto quest’anno all’appuntamento numero ventidue, il cui albo d’oro annovera tra i vincitori tre giocatori capaci di issarsi al vertice del ranking mondiale quali il beniamino di casa Kafelnikov – sua la prima edizione nel 1995 – Kuerten e, più di recente, Murray. Campione uscente è il next-gen Alexander Zverev, vittorioso un anno fa sull’elvetico Stan Wawrinka. A contendersi il titolo sono quest’oggi l’azzurro Fabio Fognini – già finalista nel 2012 poi sconfitto da Klizan – e il bosniaco Damir Dzumhur, 25 anni e numero 55 delle ultime classifiche, giustiziere all’esordio del nostro Paolo Lorenzi e qui a caccia del primo titolo ATP. Per l’italiano, invece, si tratterebbe del sesto alloro in bacheca ma il primo lontano dalla terra battuta. Prima testa di serie del seeding russo era lo spagnolo Bautista Agut la cui corsa verso la finale è stata interrotta, nonostante un paio di match point a favore, proprio da Fognini al termine di una maratona estenuante conclusasi al tie-break del terzo parziale. Per Dzumhur c’è da registrare un avvicinamento all’atto conclusivo quasi immacolato con un solo set lasciato per strada contro il britannico Broady. Non si tratta di un inedito assoluto: il ligure conduce infatti per due a zero nei confronti diretti, disputati entrambi sul rosso di Umago nel 2015 e nel 2016, anno in cui il ligure ha finito per sollevare il trofeo. Bookmaker unanimi nell’attribuire all’azzurro i favori del pronostico. Sbagliando, come avremo modo di vedere. Si comincia con Dzumhur alla battuta. L’inizio, per entrambi, non è dei migliori e i primi due game, infarciti di errori gratuiti e palle break, sono comunque appannaggio del giocatore al servizio. Il bosniaco palesa fin da subito una certa insofferenza e la volontà, nemmeno troppo celata, di innervosire l’avversario con qualche plateale lamentela di troppo. A trarne beneficio, in un clima di tensione tangibile, è però l’italiano, per l’occasione insolitamente serafico, che senza strafare opera il primo allungo di giornata. Dzumhur conferma una maggiore efficacia con il rovescio, colpo con il quale è in grado di produrre un gioco di sbarramento migliore, mentre è sul lato destro che più facilmente presta il fianco ad un avversario puntuale nel capitalizzare il mismatch tecnico. Con l’azzurro avanti di un break, il parziale senza troppi sussulti segue ora l’ordine dei servizi. Nel corso del nono gioco il nativo di Sarajevo è però ancora una volta in apnea con la battuta a disposizione: la seconda palla break, che è anche un set point, è quella buona e un lob di pregevole fattura manda in archivio un parziale a conti fatti mai in discussione che Fognini si aggiudica con il punteggio di 6-3. Le fatiche della semifinale sembrano cominciare a pesare sulle gambe del taggiasco, in qualche circostanza meno rapido del consueto nella ricerca della palla. Dopo quattro giochi interlocutori è il bosniaco a dare uno strappo deciso. Due doppi falli su altrettante palle game costano molto cari a Fognini, costretto a cedere la battuta e a rincorrere l’avversario nel punteggio. Dzumhur in questo frangente ha però la colpa di vanificare il vantaggio testé acquisito, tanto che è sufficiente all’azzurro un gioco di ribattuta accorto, il sesto, per ristabilire l’equilibrio. I due game successivi non aggiungono molto alla storia della partita che tuttavia, da lì a poco, prende una piega poco favorevole all’azzurro. Fognini, incapace di ottenere punti facili con il servizio, è costretto a cedere per la seconda volta il proprio turno di battuta, concedendo all’avversario la possibilità di servire per il set. Dzumhur, imparata la lezione, non trema e un con un ace rinvia la contesa al terzo e decisivo parziale. Al rientro in campo dopo il pit-stop Fognini mostra un linguaggio del corpo assai poco rassicurante, complice una stanchezza – accompagnata da qualche noia fisica – che col passare dei minuti pare essersi decisamente acuita. I fatti confermano purtroppo l’impressione e in un amen Dzumhur è già avanti per 2 a 0. Il match nella sostanza finisce qui perché Fognini, più che una partita organica, adesso si produce inevitabilmente in una successione estemporanea di colpi a braccio sciolto e per il venticinquenne bosniaco, a cui è sufficiente non assumersi rischi e girare lontano dalle righe, è facile condurre in porto l’incontro. 6-2 lo score finale, con poco altro da raccontare se non la gioia e le braccia levate al cielo per il primo hurrà della carriera di Dzumhur che domani andrà a migliorare ulteriormente il personale best ranking [sarà N.40]. Tanto rammarico, invece, per il tennista azzurro, ritrovatosi sul più bello con il serbatoio vuoto in un match, per quanto visto in un set e mezzo, che in condizioni fisiche ottimali sarebbe stato abbondantemente alla sua portata. http://www.ubitennis.com/blog/2017/09/24/atp-san-pietroburgo-fognini-rimontato-primo-trionfo-per-dzumhur/
  7. Leggendario. Ha anche dedicato la vittoria a Scarponi. Il migliore.
  8. https://www.facebook.com/chiamarsiroger/videos/976459772497255/
  9. Vedere Rafa Nadal abbracciare Roger Federer in volo dopo che lo svizzero ha conquistato il punto decisivo per la Laver Cup, è uno dei momenti tennistici più belli di sempre.
  10. Federer batte Kyrgios dopo una battaglia epica, e regala la Laver Cup all’Europa con Nadal che gli salta subito addosso dalla gioia
  11. 3-1 anche alle Bielorusse Domani alle 18 sfida alle croate che, se le dovessimo batterle, potremmo approdare ai quarti di finale.
  12. ............... SERIE A TIM (6° giornata): JUVENTUS - TORINO STADIO "ALLIANZ STADIUM" - Torino, sabato 23/09/2017 - Ore 20:45 Qui le vostre pagelle
  13. ............... UEFA CHAMPIONS LEAGUE (2° giornata gironi andata): JUVENTUS - OLIMPIAKOS STADIO "ALLIANZ STADIUM" - Torino, 27/09/2017 - Ore 20:45 Qui la cronaca del match
  14. ............... UEFA CHAMPIONS LEAGUE (2° giornata gironi andata): JUVENTUS - OLIMPIAKOS STADIO "ALLIANZ STADIUM" - Torino, 27/09/2017 - Ore 20:45 Qui i vostri commenti post-partita
  15. ............... UEFA CHAMPIONS LEAGUE (2° giornata gironi andata): JUVENTUS - OLIMPIAKOS STADIO "ALLIANZ STADIUM" - Torino, 27/09/2017 - Ore 20:45 Qui il preview del match ---------------------------------------------------------------------------------------------- V I N C E R E!!!
  16. 15 - Serie A TIM (Sesta giornata) STADIO "ALLIANZ STADIUM"- Torino, 23/09/2017 .... ......... JUVENTUS - TORINO 4-0 Definire il 145° Derby della Mole come una partita a senso unico sembra quasi riduttivo, perché la Juve strapazza letteralmente il Toro dando prova di una superiorità nettissima. Certo, l'espulsione di Baselli, più che corretta, dopo appena 24' minuti, ha ulteriormente agevolato il percorso dei bianconeri, che a quel punto della gara però non solo erano già in vantaggio con Dybala, ma avevano già preso in mano il gioco senza che i granata riuscissero ad abbozzare anche solo una reazione. E le successive reti di Pjanic, Alex Sandro e ancora della Joya, non fanno che certificare l'assoluto dominio della squadra di Allegri. Il tecnico, anche lui da dieci in pagella, sceglie di tenere in panchina Higuain e schierare Mandzukic al centro dell'attacco, in cui Douglas Costa e Cuadrado sono gli esterni e Dybala il rifinitore. La prima grossa occasione è per Cuadrado: Dybala lo libera con un tunnel ad Ansaldi e il colombiano, dopo un dribbling in area, calcia d'esterno alzando troppo la mira. Ljajic risponde con un destro dal limite che sorvola l'incrocio, ma è solo la Juve a fare la gara. I bianconeri riescono a occupare il campo per tutta la sua larghezza, sfruttando le fasce con la spinta di Alex Sandro e Lichtsteiner, i cui traversoni però trovano spesso l'area intasata. Allargare il gioco ha comunque il pregio di costringere i granata a lasciare spazi in mezzo, nei quali gente come Pjanic e Dybala sa essere letale. Ed è proprio da loro due che al 16' nasce il vantaggio: il bosniaco ruba palla sulla tre quarti e lascia avanza la Joya, che arriva fino al limite e quando sembra aver perso l'equilibrio, trova invece la coordinazione per infilare il suo nono gol in campionato con un sinistro rasoterra nell'angolino. A complicare ancora di più la vita al Toro ci pensa Baselli che, dopo essere già stato ammonito, al 24' travolge letteralmente Pjanic, meritando il secondo giallo e lasciando i compagni in dieci. E se la Juve già prima era padrona del campo, ora è protagonista di un dominio assoluto. Non concretizzarlo sarebbe un delitto, eppure i minuti scorrono senza che riesca ad arrivare la deviazione o il tiro decisivo. Al 40' però, l'ennesimo traversone dalla sinistra di Alex Sandro, complice l'intelligente velo di Mandzukic, trova Cuadrado dalla parte opposta. Il colombiano controlla, alza la testa e appoggia al limite per Pjanic, che piazza il destro dove Sirigu non può arrivare. L'INCORNATA DI ALEX SANDRO Quando le squadre tornano in campo dopo l'intervallo Alex Sandro subito prova ad arrotondare ulteriormente il punteggio con una sventola dai sedici metri, ma non centra la porta per un soffio. Poco male: l'esterno brasiliano si rifà con gli interessi al 12', quando stacca con perfetta scelta di tempo sul primo palo, per incornare e spedire il rete il cross dalla bandierina di Pjanic. Con il risultato ormai in cassaforte Allegri regala mezz'ora di riposo a Cuadrado e manda in campo Bernardeschi, che si mette subito in mostra con un sinistro da fuori area respinto da Sirigu. Il portiere granata riesce a salvare anche sul colpo di testa ravvicinato di Benatia e sulla punizione di Dybala, mentre ha bisogno dell'aiuto dei compagni per non capitolare sulla serie di carambole in area che, al 23', portano i bianconeri vicinissimi al quarto gol. Ormai il Toro non c'è più, la gara diventa un tiro al bersaglio e anche Mandzukic sfiora il poker per due volte, prima deviando al volo il cross di Alex Sandro, poi provandoci dalla distanza e trovando in entrambi i casi il riflesso di Sirigu, senz'altro il migliore dei suoi. Il portiere granata respinge da campione anche il sinistro di Douglas Costa da due passi, ma quando è appena iniziato il recupero deve arrendersi ancora a Dybala, che dialoga con Higuain, in campo al posto di Mandzukic, e piazza l'ennesima doppietta di questo suo straordinario avvio di campionato con un tocco morbido da pochi metri, che altro non è che un magnifico sigillo sul trionfo bianconero. JUVENTUS-TORINO 4-0 RETI: 16' pt Dybala, 40' pt Pjanic, 12' st Alex Sandro, 46' st Dybala JUVENTUS Buffon; Lichtsteiner, Benatia, Chiellini, Alex Sandro; Pjanic, Matuidi (27' st Bentancur); Cuadrado (17' st Bernardeschi), Dybala, Douglas Costa; Mandzukic (35' st Higuain) A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, Barzagli, Rugani, Asamoah, Sturaro Allenatore: Allegri TORINO Sirigu; Ansaldi, Lyanco, N'Koulou, De Silvestri; Rincon (30' st Gustafson), Baselli; Iago Falque (30' st Acquah), Ljajic, Niang (25' st Boyé); Belotti A disposizione: Ichazo, Milinkovic-Savic, Burdisso, Moretti, Molinaro, Valdifiori, Edera, Berenguer, Sadiq Allenatore: Mihajlovic ARBITRO: Giacomelli ASSISTENTI: Meli, Vuoto QUARTO UFFICIALE: Damato VAR: Mazzoleni, La Penna AMMONITI: 10' pt Baselli, 24' pt Baselli, 39' pt Ljajic, 46' pt Benatia, 38' st Acquah ESPULSI: 24' pt Baselli http://www.juventus.com/it/news/news/2017/juventus_torino_matchreport.php
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