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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. EMIL AUDERO Una vita in bianconero, dagli Esordienti alla prima squadra – si legge su Gianlucadimarzio.com del 26 maggio 2017 – Emil Audero è cresciuto nella Juventus, l’ha portata nel cuore fin da bambino, quando sognava un giorno di poter ripercorrere le orme dell’idolo Buffon. La chiamata è arrivata presto, quando ancora frequentava la prima media. Papà (Edy Mulyadi) indonesiano, di Mataram, 1300 chilometri da Giacarta; mamma italiana, di Curmiana, a venti chilometri da Torino. La sua vita calcistica è iniziata lì, proseguita nell’accademia per portieri di Marco Roccati. Il passaggio alle giovanili della Juventus è avvenuto in maniera naturale. Da lì non si è più mosso Audero. Nove anni in bianconero: tante presenze nelle giovanili, domani arriverà la prima con i grandi. Un’emozione forte, una gioia incontenibile. Ha aspettato tanto questo momento: per l’esattezza dal 30 novembre 2014, quando fece la sua prima apparizione sulla panchina bianconera appena diciassettenne. Da lì ha collezionato sessantuno panchine, senza però mai scendere in campo. «In porta gioca Audero», ha detto ieri Allegri in conferenza, spiazzando un po’ tutti. Il giusto riconoscimento per un ragazzo che negli anni ha dimostrato di avere la stoffa del predestinato. Ameno così lo definiscono in Indonesia, dove spesso lo chiamano per chiedergli di rappresentare la loro Nazione. La risposta però è sempre la stessa: «No grazie». Il motivo? Audero si sente italiano a tutti gli effetti, è qui da quando aveva appena un anno. Ha già indossato la maglia della Nazionale Under 17, ha sfiorato quella dell’Under 20 che sta disputando il Mondiale in Corea del Sud. Lui però ora deve pensare alla Juventus, non può distrarsi. E pensare che in porta ci si è trovato quasi per caso. «Giocavo come esterno all’inizio! Sono diventato portiere casualmente, come spesso succede quando nella squadra del paese ne manca uno. Mi è piaciuto come ruolo, e da allora ho continuato a coltivarlo con piacere». Scherzi del destino, perché ora Audero è considerato uno dei portieri più promettenti del calcio italiano, al pari di Meret, al quale contende la porta della Nazionale Under 20. Tante parole, altrettanti elogi, domani finalmente potrà esaudire il suo desiderio più grande: esordire in prima squadra. Prenderà il posto dell’idolo di sempre Buffon. Niente passaggi di consegne però, la strada è ancora lunga, ma da domani il cammino di Emil Audero sarà un po’ più in discesa. Il giovinotto esordisce così in Prima Squadra, nella vittoriosa trasferta di Bologna (ultima giornata di campionato) dove, guarda caso, il goal della vittoria viene siglato da un altro giovanissimo: Moise Kean. La prova di Emil è positiva, per nulla condizionata dall’emozione. Intervistato dalla TV ufficiale bianconera, racconta le sensazioni vissute sul campo. «Sono felice, perché alla fine debuttare da titolare così è un’emozione indescrivibile. Per tante cose uno ci mette aggettivi, ma alla fine il bello è soltanto viverla e godersela al massimo. Chiellini prima di partire mi ha detto: “Goditela”. E così è stato. È stato peggio il prima, rimanere in hotel, in camera, non vedevo l’ora di scendere in campo, di fare un bel riscaldamento, una bella partita. Io sono cresciuto qui, è il nono anno, ho proprio tutta dentro di me la cultura della Juve, la cultura del lavoro, la serietà, la professionalità e quest’anno credo sia stato l’apice di tutto quello che è stato nel settore giovanile, ho capito tante cose, ho condiviso tante cose con un gruppo di campioni, ho imparato tanto. Oggi in campo ho cercato di mettere tutto quanto quello che ho appreso in queste stagioni. Già l’anno scorso ma soprattutto quest’anno. Con Buffon e Neto ho un ottimo rapporto, sono persone squisite, con cui ho condiviso già due anni in modo anche passionale, negli allenamenti, ma anche nelle partite si vede che c’è coesione e c’è proprio un gran feeling. Quindi mi hanno tranquillizzato, mi hanno fatto l’in bocca al lupo, mi sono stati vicini. Mantenere la concentrazione quando si è poco impegnati è difficile e va allenata. In questo ho preso dal numero uno, da Gigi. Magari uno non è impegnato per ottanta minuti e all’85’ è costretto a fare una parata. Questo è il ruolo e l’obiettivo che ha il portiere della Juve. Quando si è chiamati in causa bisogna rispondere presente. La concentrazione deve essere sempre al massimo, il ruolo del portiere è un ruolo soprattutto di testa e mentalità e oggi alla fine l’ho allenata e l’ho applicata in campo nel miglior modo possibile». Nella stagione 2017–18 viene prestato al Venezia, in Serie B, per “farsi le ossa” come si soleva dire tanti anni or sono. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2018/01/emil-audero.html
  2. EMIL AUDERO https://it.wikipedia.org/wiki/Emil_Audero Nazione: Italia Luogo di nascita: Mataram (Indonesia) Data di nascita: 18.01.1997 Ruolo: Portiere Altezza: 190 cm Peso: 83 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2016 al 2017 Esordio: 27.05.2017 - Serie A - Bologna-Juventus 1-2 1 presenza - 1 rete subita 1 scudetto 1 coppa Italia Emil Audero Mulyadi (Mataram, 18 gennaio 1997) è un calciatore italiano di origine indonesiana, portiere della Sampdoria. Emil Audero Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Sampdoria Carriera Giovanili 2008-2017 Juventus Squadre di club 2016-2017 Juventus 1 (-1) 2017-2018 → Venezia 35 (-37) 2018- Sampdoria 143 (-221) Nazionale 2012 Italia U-15 9 (-3) 2012 Italia U-16 2 (-4) 2013-2014 Italia U-17 3 (-1) 2013-2015 Italia U-18 5 (-3) 2015 Italia U-19 3 (-1) 2016-2017 Italia U-20 4 (-4) 2017-2019 Italia U-21 10 (-10) Palmarès Europei di calcio Under-17 Argento Slovacchia 2013 Biografia Nato a Mataram da padre indonesiano e madre italiana, all'età di un anno si è trasferito a Cumiana. Caratteristiche tecniche Portiere dal fisico ben strutturato, mostra un'ottima reattività tra i pali, oltre a essere bravo nelle uscite basse. Nel 2019 la UEFA lo ha annoverato tra i giovani calciatori europei più promettenti della sua generazione. Carriera Club Gli inizi Inizia a giocare a calcio da bambino nell'accademia dell'ex portiere Marco Roccati. Qui viene notato da Michelangelo Rampulla, all'epoca preparatore dei portieri della Juventus, il quale lo fa entrare nel vivaio bianconero all'età di 11 anni. Compiuta via via tutta la trafila delle giovanili, ottiene per la prima volta la convocazione nella prima squadra di Massimiliano Allegri in occasione del derby di Torino del 30 novembre 2014; nel biennio seguente è il portiere titolare della squadra Primavera di Fabio Grosso, con cui nel 2016 raggiunge la finale scudetto persa ai tiri di rigore contro i pari età della Roma, ed è ciclicamente aggregato in prima squadra senza tuttavia mai scendere in campo. Nella stagione 2016-2017, pur continuando a far parte della squadra giovanile di Grosso, entra stabilmente nella rosa della prima squadra di Allegri come terzo portiere, dietro Buffon e Neto. Il 27 maggio 2017, dopo 61 panchine, debutta da professionista in occasione dell'ultimo turno di campionato, nella partita vinta per 2-1 sul campo del Bologna. Nell'estate seguente viene ceduto in prestito al Venezia, in Serie B, con cui disputa un campionato molto positivo a livello individuale, mantenendo la porta inviolata in ben 13 incontri e dimostrandosi uno dei migliori talenti della categoria. Sampdoria Tornato inizialmente a Torino al termine della stagione, nell'estate 2018 passa a titolo temporaneo, inizialmente con opzione e diritto di contro-riscatto, alla Sampdoria, con cui fa il suo debutto il successivo 12 agosto nella gara di Coppa Italia vinta 1-0 contro la Viterbese Castrense. Impostosi subito come titolare, a Genova è autore di prestazioni di rilievo, che ne fanno tra le rivelazioni della prima parte di campionato; nel gennaio 2019 Sampdoria e Juventus riformulano il precedente accordo in un obbligo di riscatto a favore del club ligure, che si formalizza nel febbraio seguente per 20 milioni di euro. Mantiene le chiavi della porta blucerchiata per gli anni a seguire, assurgendo tra i punti fermi della squadra in questa fase storica oltreché, nonostante l'ancora giovane età, nel novero degli estremi difensori doriani più rappresentativi. Vive una fase di appannamento solo a metà della stagione 2021-2022, quando alcune prestazioni opache lo relegano momentaneamente in panchina per quasi tre mesi, in favore di Wladimiro Falcone, pur ritrovando la titolarità nella parte finale del campionato: proprio qui, il 30 aprile 2022, in occasione di un derby della Lanterna decisivo in ottica salvezza, al 6' di recupero para il calcio di rigore del genoano Domenico Criscito, salvando la vittoria 1-0 dei suoi e mettendo a posteriori un sigillo importante sulla permanenza della Sampdoria in massima serie. Nazionale Ha scelto sin da ragazzino la nazionalità italiana nonostante il padre fosse indonesiano, ed è stato convocato per la prima volta nel 2012 per difendere i pali della nazionale Under-15, con cui ha collezionato 9 presenze subendo solo 3 reti. Con la nazionale Under-17, nel 2013, viene convocato sia per il campionato mondiale sia per il campionato europeo di categoria, in cui l'Italia termina seconda, sconfitta in finale dalla Russia, non riuscendo però a scendere in campo in quanto gli viene preferito Simone Scuffet nel ruolo di numero uno azzurro. Successivamente colleziona presenze con l'Under-18, l'Under-19 e l'Under-20. Esordisce con la nazionale Under-21 il 4 settembre 2017, giocando titolare nell'amichevole vinta 4-1 contro la Slovenia. Ottiene 10 presenze nel biennio, e viene convocato per l'Europeo Under-21 2019 in Italia, dove però gli viene preferito Alex Meret come portiere titolare. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2016-2017 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2016-2017
  3. MOHAMMED TCHITÉ https://it.wikipedia.org/wiki/Mohammed_Tchité Nazione: Burundi Luogo di nascita: Bujumbura Data di nascita: 31.01.1984 Ruolo: Attaccante Altezza: 176 cm Peso: 69 kg Nazionale Burundese Under-20 Soprannome: Mémé Alla Juventus dal 2004 al 2005 Esordio: 04.06.2005 - Amichevole - Kitchee Football Team-Juventus 2-2 Ultima partita: 07.06.2005 - Amichevole - Tokyo F.C.-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti Mohammed Tchité (Bujumbura, 31 gennaio 1984) è un ex calciatore burundese, di ruolo attaccante. Mohammed Tchité Nazionalità Burundi Altezza 176 cm Peso 69 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2022 Carriera Giovanili 1996-2001 AS Rangers 2001-2002 Prince Louis 2002-2003 Mukura Victory Sports Squadre di club 2003-2006 Standard Liegi 58 (21) 2006-2007 Anderlecht 33 (21) 2007-2010 Racing Santander 88 (24) 2010-2012 Standard Liegi 52 (23) 2012-2014 Club Bruges 25 (5) 2015 Petrolul Ploiești 11 (0) 2015-2016 Sint-Truiden 12 (1) 2016-2017 White Star Bruxelles 17 (2) 2018-2019 Hamoir 13 (4) 2019-2020 RFC Fleron ? (?) 2020-2022 Verviétois ? (?) Nazionale 2001 Burundi U-20 2 (0) Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato belga: 1 - Anderlecht: 2006-2007 Coppa del Belgio: 1 - Standard Liegi: 2010-2011 Supercoppa del Belgio: 1 - Anderlecht: 2006
  4. TOMÁS RINCÓN «Per capire il motivo per cui Tomás Rincón è soprannominato El General – si legge sul sito ufficiale bianconero il 3 gennaio 2017 – basta osservarlo in campo. Combattivo, risoluto, fondamentale per qualsiasi centrocampo in cui giochi, Rincón unisce alla sua grinta e alla sua caparbietà un piede capace sempre di mettere la palla al posto giusto. Ventottenne, alto 175 centimetri, Rincón nasce a San Cristóbal, in Venezuela, e muove i suoi primi passi nel mondo nel calcio nella sua nazione, prima allo Zamora FC e poi al Deportivo Táchira. In particolare nella prima stagione, e parliamo del 2007–08, El General si fa notare mettendo insieme trentatré presenze in campionato più cinque fra coppa nazionale e internazionale e segnando in tutto tre goal. Dopo diciotto presenze al Táchira si interessa a lui l’Amburgo, che lo fa debuttare nel calcio europeo. Dalla stagione 2008–09 a quella 2013–14, Tomás mette insieme 106 presenze in Campionato, nove in Coppa di Germania e undici in competizioni europee. La stagione 2014–15 è quella del suo esordio al Genoa, nella Serie A. Sotto la Lanterna, fino allo scorso mese di dicembre, Tomás ha tenuto in mano le chiavi del centrocampo, disputando settantotto partite in Serie A e tre in Coppa Italia, e andando a segno, la scorsa stagione, in tre occasioni. Nel campionato in corso le doti del General si sono espresse in modo ancora più evidente: 103 palle recuperate, media partita molto più alta rispetto al ruolo, diciannove contrasti vinti e altrettanti palloni recuperati, due assist e diciannove occasioni da rete in cui è stato protagonista. Particolarmente rilevante il dato dei suoi passaggi positivi, addirittura 680, con l’altissima media di quarantadue a partita, e quello delle verticalizzazioni, ben 249. Da oggi, Tomás Rincón entra a far parte nel centrocampo bianconero: Bienvenido, General!». Le sue prime parole juventine: «Sono felice e orgoglioso di essere qua, per me è un sogno, oltre che un onore, vestire la maglia di questa grande società. Ora inizierò a lavorare per vincere tanto, mettendomi a disposizione della squadra, dello staff e della società. Mando un saluto ai tifosi bianconeri: ci vediamo presto allo stadio e Forza Juve!». La legge del campo si rivelerà impietosa per il grintoso venezuelano. Nonostante scenda in campo per diciannove volte (anche se ben poche dall’inizio), Rincón si dimostra un giocatore diverso da quello ammirato a Genova e l’impressione generale è che non abbia le qualità necessarie per vestire la pesante maglia bianconera. Di lui si ricorda ben poco, se non un goal incredibilmente sprecato a porta libera, nella trasferta del San Paolo in Coppa Italia. Così, a fine stagione, Tomás viene ceduto in prestito al Torino. Per lui, comunque, uno scudetto e una Coppa Italia da mettere in bacheca. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2018/01/tomas-rincon.html
  5. TOMÁS RINCÓN https://it.wikipedia.org/wiki/Tomás_Rincón Nazione: Venezuela Luogo di nascita: San Cristóbal Data di nascita: 13.01.1988 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 78 kg Nazionale Venezuelano Soprannome: El General - Il Generale - Tommy Alla Juventus nel 2017 Esordio: 08.01.2017 - Serie A - Juventus-Bologna 3-0 Ultima partita: 21.05.2017 - Serie A - Juventus-Crotone 3-0 19 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 coppa Italia Tomás Eduardo Rincón Hernández (San Cristóbal, 13 gennaio 1988) è un calciatore venezuelano, centrocampista del Santos e della nazionale venezuelana, della quale è capitano. Tomás Rincon Rincón in azione con il Venezuela nel 2019 Nazionalità Venezuela Altezza 177 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Santos Carriera Giovanili 2003-2006 UA Maracaibo Squadre di club 2006-2008 Zamora FC 33 (1) 2008-2009 Deportivo Táchira 18 (0) 2009-2014 Amburgo 106 (0) 2014-2017 Genoa 78 (3) 2017 Juventus 19 (0) 2017-2022 Torino 145 (6) 2022-2023 Sampdoria 51 (0) 2023- Santos 22 (2) Nazionale 2005-2006 Venezuela U-17 9 (1) 2006-2007 Venezuela U-20 6 (0) 2008- Venezuela 135 (1) Caratteristiche tecniche Soprannominato "El general" per le sue doti da leader, Rincón è un mediano incontrista duttile e grintoso che può giocare come centrocampista di destra o, in casi estremi, come terzino destro. Abile negli anticipi, nei contrasti e nelle chiusure difensive, duro negli interventi. Giocatore più di strappo che di costruzione, fa del temperamento, del contrasto e dell'intercetto le sue doti principali. Carriera Club Gli inizi, Amburgo Dopo aver giocato nelle giovanili del Maracaibo, nel 2007 esordisce tra i professionisti con la maglia dello Zamora Fútbol Club, totalizzando 33 presenze nel campionato venezuelano. L'anno successivo si trasferisce al Deportivo Táchira. Nel gennaio 2009 passa al club tedesco dell'Amburgo, in cui milita per cinque stagioni e mezza, giocando oltre 100 partite in Bundesliga. Genoa Il 31 luglio 2014 viene ufficializzato il suo approdo alla squadra italiana del Genoa a parametro zero e il 24 agosto gioca la sua prima partita ufficiale con la maglia rossoblù nella gara in trasferta, valevole per il terzo turno preliminare della Coppa Italia, vinta 1-0 contro il Lanciano. In campionato esordisce il 31 agosto alla prima giornata contro il Napoli. Con il Genoa conclude l'anno al sesto posto conquistando la qualificazione all'Europa League, negata però a causa della mancata concessione della licenza UEFA. Rincón al Genoa nel 2015. La stagione successiva fa il suo esordio in campionato alla seconda giornata, nella partita casalinga vinta 2-0 contro il Verona. Il 22 novembre 2015 realizza, con un gran tiro da fuori area, la sua prima rete con il grifone, nella partita vinta contro il Sassuolo. Si ripete il 17 gennaio 2016 nella vittoria per 4-0 contro il Palermo. Segna il suo terzo gol stagionale il successivo 20 marzo al San Paolo contro il Napoli, tirando da fuori area di potenza e insaccandola all'incrocio per il momentaneo vantaggio dei rossoblù, poi sconfitti per 3-1 dai partenopei. Complessivamente con il grifone mette insieme 83 presenze e 3 gol in due anni e mezzo. Juventus Il 3 gennaio 2017 viene acquistato a titolo definitivo dalla Juventus, in cambio di 8 milioni di euro (più 1 milione di bonus), firmando un contratto di 3 anni e mezzo. È il primo venezuelano a militare nella squadra bianconera. L'8 gennaio fa il suo esordio, con la maglia numero 28, nel match di campionato vinto per 3-0 contro il Bologna. Il 15 marzo debutta anche in Champions League nella vittoria per 1-0 contro il Porto, valevole per gli ottavi di ritorno. Il 17 maggio, vince il suo primo trofeo con la Juventus, la Coppa Italia, giocando da titolare la finale. Undici giorni dopo raggiunge il suo secondo trofeo vincendo anche il campionato. Torino L'11 agosto 2017 passa al Torino in prestito oneroso per 3 milioni di euro con opzione di riscatto a 6 milioni di euro che diventerà obbligatoria se il giocatore disputerà almeno il 50% delle partite stagionali dei granata. Il 20 agosto 2017 esordisce con la maglia granata in occasione della gara esterna pareggiata 1-1 contro il Bologna. Segna il suo primo goal con la maglia granata in occasione di Lazio-Torino (1-3) valevole per la 16ª giornata di Serie A e il 5 febbraio 2018 scatta l'obbligo di riscatto, che comporta il suo trasferimento a titolo definitivo al Toro. Confermato in rosa per la stagione 2018-2019, si conferma titolare nello scacchiere di mister Mazzarri. Il 5 ottobre 2018 realizza la sua seconda rete in campionato con la maglia granata nella vittoria interna (3-2) contro il Frosinone. Durante la partita di ottavi di finale di Coppa Italia, edizione 2020-2021, contro il Milan, che finirà a reti inviolate fino alla conclusione dei tempi supplementari, la squadra avversaria vincerà ai rigori per 5-4, Rincón calcerà dal dischetto ma il suo tiro verrà parato dal portiere Ciprian Tătărușanu. Sampdoria L'8 gennaio 2022 viene ceduto in prestito fino al termine della stagione alla Sampdoria. Il 5 luglio 2022 viene riscattato dalla società ligure. Santos Il 16 agosto 2023 si accasa da svincolato al Santos. Nazionale Rincón (a destra) capitano venezuelano nel 2019, con il connazionale Wuilker Faríñez, durante l'esecuzione dell'inno nazionale. Dopo aver partecipato nel 2007 al Campionato sudamericano Under-20 in Paraguay, fa il suo esordio in nazionale maggiore il 3 febbraio 2008 a Maturín in occasione della vittoria in amichevole per 1-0 contro Haiti. Il CT. del Venezuela César Farías lo inserisce nella lista dei convocati per la Copa América 2011. Durante il torneo non realizza alcun gol, ma riesce comunque a risultare decisivo per il 4º posto finale della vinotinto. Viene in seguito votato da Adidas come miglior giocatore del torneo e viene inserito dalla AFP nella formazione ideale della competizione. Viene convocato per la Copa América Centenario negli Stati Uniti. Il 16 novembre 2018 segna la sua prima ed unica rete con la maglia della Vinotinto nell'amichevole disputata contro il Giappone. Nel giugno 2019 viene convocato per la Copa América 2019. Il 14 ottobre 2019 nella partita amichevole disputata contro il Trinidad e Tobago, taglia il traguardo prestigioso delle 100 presenze con la maglia del Venezuela. Convocato anche per l'edizione 2021 della Copa América, è costretto a saltare la competizione dopo essere risultato positivo al covid prima della manifestazione. Palmarès Campionato venezuelano: 1 - Deportivo Táchira: 2007-2008 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2016-2017 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2016-2017
  6. SIMONE GANZ https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Ganz Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 21.09.1993 Ruolo: Attaccante Altezza: 175 cm Peso: 67 kg Nazionale Italiano Under-19 Soprannome: - Alla Juventus nel 2016 0 presenze - 0 reti Simone Andrea Ganz (Genova, 21 settembre 1993) è un calciatore italiano, attaccante della Triestina. Simone Ganz Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 67 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Triestina Carriera Giovanili 2006-2008 Masseroni Marchese 2008-2013 Milan Squadre di club 2011-2013 Milan 0 (0) 2013-2014 → Lumezzane 12 (0) 2014 → Barletta 6 (0) 2014-2016 Como 70 (27) 2016 Juventus 0 (0) 2016-2017 → Verona 21 (4) 2017-2018 Pescara 5 (0) 2018-2019 Ascoli 23 (2) 2019-2020 → Como 24 (8) 2020-2021 → Mantova 30 (10) 2021-2022 → Lecco 32 (14) 2022- Triestina 0 (0) Nazionale 2011 Italia U-19 5 (1) Biografia È figlio dell'ex calciatore professionista e allenatore Maurizio Ganz. Carriera Club Gli inizi, Milan e vari prestiti Muove i primi passi nella Masseroni Marchese, una società satellite del Milan, al quale passa nell'estate del 2008. Con il Milan esordisce tra i professionisti in Champions League il 1º novembre 2011 a Minsk contro il BATĖ Borisov (gara terminata 1-1), subentrando nel finale di gara a Robinho. Nella stagione 2013-2014 il Milan lo cede in prestito in Lega Pro prima al Lumezzane, poi al Barletta. Como All'inizio della stagione successiva, nel luglio 2014, il Milan lo cede a titolo definitivo al Como, di nuovo in Lega Pro. Con 11 reti in campionato e 4 nei play-off trascina la squadra lariana in Serie B, dove esordisce quindi il 3 ottobre 2015 in un Como-Ascoli 0-4. Capocannoniere della squadra con 16 gol segnati in campionato, non riesce però a evitarne la retrocessione. Juventus e prestito al Verona Scaduto il contratto, viene ingaggiato dalla Juventus, con la quale firma un contratto di quattro anni. Il 12 luglio 2016 passa in prestito con diritto di riscatto e controriscatto al Verona. Esordisce con la maglia gialloblù il 5 agosto nell'incontro di Coppa Italia contro il Foggia, subentrando al 62' e segnando il gol decisivo che fissa il risultato sul 2-1 per il Verona. Debutta in campionato il 4 settembre contro la Salernitana, anche in questo caso andando a segno. Conclude la stagione con 5 gol. Pescara, Ascoli e vari prestiti Il 12 luglio 2017 viene ceduto a titolo definitivo al Pescara, con cui si lega con un quadriennale. Dopo una prima parte di stagione in cui colleziona 8 presenze e un gol, il 9 gennaio 2018 passa all'Ascoli, firmando fino al 2021. Il 6 ottobre 2018 segna la sua prima rete in maglia bianconera, nella partita persa 3-2 in trasferta contro il Foggia. A fine luglio 2019, dopo un anno e mezzo con i bianconeri, torna al Como, neopromosso in Serie C, con la formula del prestito secco. Alla ripresa delle attività dopo lo stop dovuto alla pandemia, il giocatore torna all'Ascoli. Girato quasi subito in prestito al Mantova, ottiene miglior sorte con una convincente prima parte di campionato. Il 31 agosto 2021 viene ceduto in prestito al Lecco, in Serie C. Rimasto svincolato, il 26 luglio 2022 firma un contratto biennale con la Triestina. Palmarès Individuale Capocannoniere del Torneo di Viareggio: 1 - 2013 (5 goal)
  7. POL LIROLA https://it.wikipedia.org/wiki/Pol_Lirola Nazione: Spagna Luogo di nascita: Mollet del Vallés Data di nascita: 13.08.1997 Ruolo: Difensore Altezza: 183 cm Peso: 78 kg Nazionale Spagnolo Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2016 Esordio: 16.07.2016 - Amichevole - Juventus-Selezione San Mauro/Alpignano 6-1 Ultima partita: 26.07.2016 - Amichevole - Juventus-Tottenham 2-1 0 presenze - 0 reti Pol Mikel Lirola Kosok, meglio noto come Pol Lirola (Mollet del Vallès, 13 agosto 1997), è un calciatore spagnolo, difensore del Frosinone, in prestito dall'Olympique Marsiglia. Pol Lirola Nazionalità Spagna Altezza 183 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Frosinone Carriera Giovanili 2013-2015 Espanyol 2015-2016 Juventus Squadre di club 2016-2019 Sassuolo 81 (2) 2019-2021 Fiorentina 47 (0) 2021-2022 Olympique Marsiglia 53 (3) 2022-2023 → Elche 12 (1) 2023- → Frosinone 14 (1) Nazionale 2013 Spagna U-17 1 (0) 2017-2019 Spagna U-21 2 (0) Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Italia-San Marino 2019 Caratteristiche tecniche Agisce sulla fascia destra come terzino o, all'occorrenza come esterno di centrocampo. Ambidestro, si distingue in fase di spinta. Carriera Club Gli inizi Dopo aver iniziato la propria carriera nelle giovanili dell'Espanyol, la Juventus lo rileva in prestito, per inserirlo nelle proprie giovanili, nel gennaio 2015. Durante la sessione estiva di calciomercato del medesimo anno, la Juventus lo acquista a titolo definitivo. Sassuolo Il 28 luglio 2016 si trasferisce al Sassuolo in prestito biennale. Fa il suo esordio in gare ufficiali in Europa League, a Belgrado, nella gara terminata 1-1 contro la Stella Rossa, che qualifica il Sassuolo alla fase a gironi della competizione. Il 15 settembre, sempre nella medesima competizione, segna il primo dei tre gol con cui il Sassuolo batte l'Athletic Bilbao nella prima gara del girone, che è anche il primo storico gol di un giocatore del Sassuolo in una competizione europea (preliminari esclusi). Tre giorni dopo fa il suo esordio in serie A, nella gara interna contro il Genoa, vinta per 2-0. Il 31 gennaio 2018 viene ufficializzata la sua cessione a titolo definitivo dalla Juventus al Sassuolo, dove militava da una stagione e mezzo. Sigla il primo gol in Serie A il 2 settembre 2018, nella vittoria per 5-3 contro il Genoa. Fiorentina Il 1º agosto 2019 passa ufficialmente in prestito con obbligo di riscatto fissato a 12 milioni alla Fiorentina. Il 18 agosto esordisce con la casacca viola nella partita valida per il terzo turno di Coppa Italia contro il Monza, vinta per 3-1. Sempre in suddetta manifestazione trova il suo primo gol con i toscani, il 15 gennaio 2020 nella sfida degli ottavi di finale contro l'Atalanta, vinta per 2-1. Dopo essere stato titolare nella prima stagione, nella seconda trova meno spazio, in particolare a partire dall'arrivo di Cesare Prandelli. Olympique Marsiglia Il 12 gennaio 2021 si trasferisce in prestito con diritto di riscatto all'Olympique Marsiglia. Segna i suoi primi due gol il 17 aprile nella vittoria interna per 3-2 contro il Lorient. Il 23 agosto 2021 viene acquistato a titolo definitivo dai francesi, con cui sigla un contratto di 5 anni. Elche Il 12 agosto 2022 viene ceduto in prestito all'Elche. Frosinone Rientrato all'Olympique Marsiglia dopo l'esperienza in Spagna, il 28 agosto 2023 viene girato in prestito con diritto di riscatto al Frosinone. Al suo esordio con i ciociari il 17 settembre va subito a segno nel successo per 4-2 contro il Sassuolo. Nazionale È stato convocato dal c.t. Santi Denia in Under-17, giocando Germania-Spagna 1-1 del 14 novembre 2013. Il 24 dicembre 2016 è stato convocato dalla nazionale catalana per l'amichevole contro la Tunisia, esordendo dal primo minuto e giocando tutto il primo tempo della partita. Convocato anche per la gara contro il Venezuela nel 2019, non ha poi giocato. Nella primavera 2017, dopo aver partecipato come riserva al ritiro della nazionale Under-21 spagnola, il c.t. Albert Celades non lo ha però incluso nella lista dei convocati per l'Europeo di Polonia 2017. Con la selezione Under-21 fa il suo debutto ufficiale nell'amichevole giocata il 1º settembre 2017 a Toledo contro la selezione degli "Azzurrini" vinta per 3-0. Palmarès Club Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2016 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - 2019
  8. MARKO PJACA https://it.wikipedia.org/wiki/Marko_Pjaca Nazione: Croazia Luogo di nascita: Zagabria Data di nascita: 06.05.1995 Ruolo: Attaccante-Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 83 kg Nazionale Croato Soprannome: - Alla Juventus dal 2016 al 2018 e dal 2019 al 2020 Esordio: 27.08.2016 - Serie A - Lazio-Juventus 0-1 Ultima partita: 15.01.2020 - Coppa Italia - Juventus-Udinese 4-0 21 presenze - 1 rete 1 scudetto 1 coppa Italia Marko Pjaca (Zagabria, 6 maggio 1995) è un calciatore croato, attaccante o centrocampista del Rijeka. Con la nazionale croata è stato vicecampione del mondo nel 2018. Marko Pjaca Pjaca in azione con la nazionale croata durante il campionato del mondo 2018 Nazionalità Croazia Altezza 186 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Attaccante, centrocampista Squadra Rijeka Carriera Giovanili 2004-2009 Dinamo Zagabria 2009-2010 ZET Zagabria 2010-2012 Lokomotiva Zagabria Squadre di club 2012-2014 Lokomotiva Zagabria 49 (9) 2014-2016 Dinamo Zagabria 61 (19) 2016-2018 Juventus 20 (1) 2018 → Schalke 04 7 (2) 2018-2019 → Fiorentina 19 (1) 2019-2020 Juventus 1 (0) 2020 → Anderlecht 4 (1) 2020-2021 → Genoa 35 (3) 2021-2022 → Torino 24 (3) 2022-2023 → Empoli 17 (0) 2023- Rijeka 13 (5) Nazionale 2011-2012 Croazia U-17 8 (1) 2012 Croazia U-18 4 (0) 2012 Croazia U-19 1 (0) 2013 Croazia U-20 5 (0) 2013-2015 Croazia U-21 9 (1) 2014-2018 Croazia 24 (1) Palmarès Mondiali di calcio Argento Russia 2018 Caratteristiche tecniche Ala in possesso di buone doti tecniche, è in grado di calciare con entrambi i piedi e di agire su ambedue i lati del campo, pur prediligendo il piede destro e la fascia sinistra; all'occorrenza può essere impiegato anche come trequartista o seconda punta. La rapidità nello scatto e l'abilità nel dribbling lo rendono molto efficace nel superare il diretto avversario e convergere verso il centro dell'area per calciare in porta. Considerato in giovane età come uno dei talenti più promettenti della sua generazione, la sua ascesa è stata frenata da numerosi infortuni, impedendogli di emergere nel panorama calcistico internazionale. Carriera Club Lokomotiva Zagabria Esordisce in massima serie con la Lok. Zagabria nella stagione 2011-2012, nella quale gioca una partita, senza segnare. L'anno seguente gioca invece 17 partite, segnando anche un gol. Nella stagione 2013-2014 gioca entrambe le partite disputate dalla sua squadra nei preliminari di Europa League, terminate con l'eliminazione per mano dei bielorussi della Dinamo Minsk. Dinamo Zagabria L'anno successivo passa alla Dinamo Zagabria per 1 milione di euro, con cui gioca 4 partite senza mai segnare nei preliminari di Champions League; successivamente segna 3 gol in 4 partite giocate in Europa League. Nella stagione 2015-2016 segna 2 reti in 3 presenze nei turni preliminari di Champions League. Disputa la sua ultima partita con la squadra croata nella sfida contro il Vardar Skopje valida per i preliminari di Champions League il 20 luglio 2016; in quell'occasione mette a segno una doppietta su rigore e un assist che permettono alla sua squadra di trionfare per 3-2 sugli avversari, venendo poi salutato con una standing ovation dai suoi tifosi al momento della sostituzione nel finale. Juventus Il 21 luglio 2016 viene acquistato per 23 milioni di euro dalla Juventus, con cui firma un contratto di cinque anni; sceglie di indossare la maglia numero 20. Fa il suo esordio con i bianconeri il 27 agosto seguente, nella vittoria per 1-0 contro la Lazio all'Olimpico, subentrando a Paulo Dybala all'88º minuto di gioco. Il 22 febbraio 2017 segna il suo primo gol con la maglia della Juventus, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell'andata degli ottavi di finale di Champions League. Il 28 marzo 2017 subisce un grave infortunio al ginocchio destro durante una partita con la nazionale croata, che lo costringe ad uno stop durato quasi otto mesi. Schalke 04 Il 5 gennaio 2018 viene ceduto in prestito ai tedeschi dello Schalke 04 fino al termine della stagione. Il 13 gennaio fa il suo esordio con la nuova maglia, nella sconfitta per 1-3 sul campo del Lipsia. Una settimana più tardi mette a segno la sua prima rete con lo Schalke, nel match casalingo pareggiato per 1-1 contro l'Hannover 96. Fiorentina Il 7 agosto 2018 viene ceduto in prestito alla Fiorentina per 2 milioni di euro, con diritto di riscatto fissato a 20 milioni di euro. Il 26 agosto debutta con i viola in campionato nel 6-1 casalingo al Chievo, subentrando a Federico Chiesa al 74' di gioco. Il successivo 22 settembre segna il suo primo gol in serie A, aprendo le marcature nel 3-0 alla SPAL. Nel marzo 2019 subisce un altro grave infortunio in allenamento, rompendosi il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, che lo costringe a chiudere anticipatamente la stagione, con quell'unico gol in 19 presenze. Ritorno alla Juventus, Anderlecht, Genoa, Torino ed Empoli A fine stagione torna alla Juventus, che lo mantiene nelle proprie file in quanto il croato deve ancora recuperare dall'infortunio al ginocchio ed escludendolo dalla lista Champions. Recuperata la forma fisica, il 7 dicembre viene convocato per la trasferta di campionato con la Lazio, senza però giocare. Il 15 gennaio 2020, agli ottavi di finale di Coppa Italia vinti 4-0 contro l'Udinese, fa il suo esordio stagionale subentrando a Paulo Dybala al 75º minuto di gioco. Il 31 gennaio viene poi ceduto in prestito all'Anderlecht. A fine stagione ritorna a Torino e inizia la preparazione della nuova stagione con la squadra bianconera, ma il 18 settembre passa in prestito al Genoa. Due giorni dopo, all'esordio con i grifoni, segna subito contro il Crotone (4-1), pochi minuti dopo essere entrato. In tutto mette insieme 3 gol e 2 assist in 38 presenze. Il 28 luglio 2021 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Torino. Il 17 settembre segna il suo primo gol con i granata, che permette al Torino di espugnare il campo del Sassuolo; chiude l'annata con tre reti in 28 presenze. Tornato alla Juventus alla fine del prestito con i granata, il 1°settembre 2022 passa in prestito con diritto di riscatto all'Empoli. Rijeka Il 1º settembre 2023, Pjaca torna definitivamente in Croazia, venendo ingaggiato dal Rijeka, con cui firma un contratto triennale. Il 16 settembre seguente, segna una doppietta decisiva nella vittoria per 2-1 in campionato contro l'Osijek, interrompendo così un periodo privo di reti che durava dal dicembre del 2021. Nazionale Dopo aver giocato delle partite amichevoli con le nazionali giovanili croate dall'Under-17 all'Under-21, nel giugno del 2013 viene inserito nella lista dei convocati per il Mondiale Under-20, giocando da titolare nella prima partita della fase a gironi, vinta per 1-0 contro l'Uruguay; viene schierato dal primo minuto anche nella partita successiva, pareggiata per 1-1 contro l'Uzbekistan. Il 4 settembre 2014 fa il suo esordio in nazionale maggiore. Il 4 giugno 2016 sigla il primo gol nella goleada di 10-0 in amichevole contro San Marino. Viene convocato per gli Europei 2016 in Francia, risultando tra i migliori nella vittoria con la Spagna che vale il primo posto nel gruppo D. Il 28 marzo 2017, nel corso dell'amichevole persa per 0-3 contro l'Estonia, subisce un grave infortunio al ginocchio destro, riportando la rottura del legamento crociato anteriore ed una parziale lesione del menisco e del collaterale. Prende parte al Mondiale di Russia 2018, scendendo in campo tre volte, fra cui anche la finalissima (subentrando a 8 minuti dalla fine), persa dai croati per 4-2 contro la Francia. Palmarès Campionato croato: 2 - Dinamo Zagabria: 2014-2015, 2015-2016 Coppa di Croazia: 2 - Dinamo Zagabria: 2014-2015, 2015-2016 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2016-2017 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2016-2017 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine del Duca Branimir — Zagabria, 13 novembre 2018. Di iniziativa della Presidente della Repubblica di Croazia.
  9. MIRALEM PJANIC «Respira Mire, questo è il ritornello che mi ripeto nella mente, nei momenti decisivi di una partita. Ed è quello che continuo a ripetermi ora, mentre provo a scrivere quello che sto provando in questo momento. Sono arrivato quattro anni fa per provare a vincere tutto. Perché anche quando non ci riesci, questo è ciò che deve provare a fare sempre un calciatore della Juventus. Sono stati 4 anni intensi, vissuti al fianco di grandi professionisti ma soprattutto di amici veri, con i quali ho condiviso vittorie e record, ma anche amare sconfitte ad un passo dal traguardo. Sono stati anni in cui sono maturato come uomo e come padre. Questa è la città dove Edin è cresciuto, diventando il primo tifoso di questa squadra, e dove con la mia famiglia abbiamo costruito i più bei ricordi della nostra vita. Penso che non si dica mai a sufficienza grazie, e quindi: Grazie alla Famiglia Agnelli. Grazie a tutti i compagni che hanno condiviso con me questo percorso. Grazie a tutti i dipendenti e i membri dello staff, che mi hanno aiutato a crescere. Grazie ai tifosi che ogni giorno mi hanno fatto sentire speciale. Perché se c’è una cosa che ho imparato, è che non esiste un tempo minimo per innamorarsi. Alla fine è molto semplice: indossa questa maglia come una seconda pelle, dai sempre tutto e, non sbaglierai mai. Ora però abbiamo poco tempo da perdere e molto da andare a vincere fino al termine della stagione. E quindi respira Mire, perché quello che oggi ti sembra così triste, da domani sarà uno splendido ricordo che porterai nel cuore per tutta la vita». ALESSANDRO BISETTO, CATENACCIOECONTROPIEDE.IT DEL 28 GENNAIO 2020 La Bosnia degli anni Novanta, quelli della guerra per i paesi dell’ex Jugoslavia, non rappresenta di certo uno di quei contorni ideali per crescere un figlio e garantirgli un futuro sereno. Tra i tanti che lasciarono in quegli anni i Balcani per cercare una vita migliore, ci sono anche Fatima e Fahrudin Pjanic, che il 2 aprile del 1990 diedero alla luce Miralem, in quel di Tuzla, terza cittadina per grandezza della Bosnia. Fahrudin allora militava nel FK Drina, squadra di terza divisione jugoslava che fornì a lui e alla sua famiglia, dopo una serie di numerosi rifiuti, il visto per lasciare il Paese e fuggire in Lussemburgo, lontano dagli orrori della guerra che di lì a poco avrebbe messo in pericolo i suoi affetti più cari e con la possibilità, quindi, di ricominciare nuovamente una vita che d’un tratto si era fatta buia e senza futuro. Miralem fin dai primi anni cresce a pane e pallone: cerca sempre di seguire il padre sia agli allenamenti che alle partite e si fa notare per la sua voglia di calcio. A sette anni inizia a tirare i primi calci nelle giovanili dello Schifflange – squadra nella quale militava il padre –, dimostrando da subito grandi qualità e un’attitudine al gioco degna di nota. Il calcio europeo non poteva che essere una conseguenza e l’occasione si concretizza a Metz – città geograficamente molto vicina al confine tra Francia e Lussemburgo – anche grazie ai consigli di Guy Hellers, centrocampista della nazionale lussemburghese, passato proprio nel Metz nel corso della sua carriera e che all’epoca garantì per Pjanic dopo averlo visto brillare nel Granducato. Servono quattro anni al ragazzo per scalare le gerarchie del club francese e presentarsi al cospetto della prima squadra, nella quale esordisce da subentrato all’età di 17 anni in un Metz-PSG terminato 0-0. Il suo primo contratto da professionista diviene realtà pochi mesi più tardi: un triennale firmato con i Grenats, come vengono soprannominati per il colore della loro maglia. Un contratto festeggiato con il primo gol della sua neonata carriera, verso la fine del 2007, su rigore – e non è un dettaglio da dimenticare così facilmente – contro il Sochaux, che permette a Pjanic di inserire il suo nome tra i più giovani marcatori della Ligue 1. Chiude l’annata con 38 presenze, accompagnate da 5 gol tra campionato e coppa – nella quale il club peraltro non sfigurò affatto in quella stagione, anche grazie alle prestazioni dello stesso Pjanic –, non sufficienti però a evitare la retrocessione della squadra granata, costretta così a vedere partire buona parte dei suoi giovani più talentuosi, attratti dalle sirene del calcio europeo più affermato. Tra questi ovviamente non può non essere inserito Pjanic, che il 6 giugno del 2008 ufficializza il suo passaggio al Lione, per la “modica” cifra di 7,5 milioni di euro. La squadra viene da una serie di annate fantastiche, forse le più gloriose vissute all’ombra dello Stade de Gerland – oggi non più utilizzato –, e sta ancora festeggiando il settimo titolo nazionale consecutivo, conquistato pochi mesi prima. L’OL ha bisogno di una mini-rifondazione tecnica, palcoscenico ideale per far crescere un giovane affamato come Miralem, che nella sua stagione iniziale ha la possibilità di studiare da uno dei maestri del centrocampo brasiliano e mondiale, Juninho Pernambucano, specialista assoluto dei calci piazzati. La sua prima stagione a Lione non inizia nel migliore dei modi: Pjanic infatti, in uno dei suoi primi match di campionato, subisce un grave infortunio al perone per una brutta entrata di Dalmat – centrocampista passato anche in Italia, all’Inter tra le altre – e si rivede in campo solamente a metà stagione, nella quale vuoi per adattamento in un nuovo club o per le precarie condizioni fisiche, non ha inciso come ci si aspettava. La stagione successiva per Pjanic è quella della svolta: la prima novità riguarda il lato tattico e vede il ragazzo prendere in mano le chiavi del centrocampo dei Gones, visto anche l’addio di Juninho – migrato verso i ricchi lidi del Qatar, dopo aver realizzato 100 reti con il club, 44 da calcio piazzato –, dal quale prende in eredità anche il numero 8. In un avvio di stagione a dir poco brillante, arriva anche il primo gol, lo segna in Champions League e, per lo strano gioco di destini che contraddistingue questo magico sport, viene realizzato su calcio di punizione, con indosso la maglia del suo maestro predecessore. In quell’annata non sarà l’unico nella competizione – cinque in totale a cui si aggiungono sei reti in campionato –, che vede il suo club arrivare fino alla semifinale poi persa nettamente contro il Bayern Monaco, dopo aver eliminato il Real Madrid agli ottavi. L’annata a venire, quella 2010/2011, sarà per lui l’ultima in terra francese. La decisione di lasciare il Lione non è influenzata, come spesso accade, da un cambio di guida tecnica – che rimane saldamente nelle mani di Puel, a cui Pjanic deve molto della sua maturità e intelligenza tattica –, quanto piuttosto per l’ingombrante presenza di un altro talento francese – mai veramente sbocciato – che in quella stagione diventa suo compagno di squadra, Yoann Gourcuff. I due assieme in campo si vedono raramente e il bosniaco inizia così a vedere molto spesso la panchina, relegato ai margini del progetto dallo stesso club che lo ha visto diventare grande tra i grandi. L’addio è cosa fatta l’anno seguente, dopo 121 presenze, 16 reti e 21 assist, cambia Paese e approda in Italia, alla Roma, per 11 milioni di euro, nell’anno in cui Luis Enrique approda sulla panchina giallorossa. Con l’allenatore spagnolo, proveniente dalle giovanili del Barcellona, Pjanic trova da subito spazio in un calcio fatto di tecnica e fraseggio prolungato con la palla tra i piedi. Un concetto forse troppo astratto e mal visto in un campionato come quello italiano, che alla fine della stagione vede la Roma non qualificarsi dalle coppe europee dopo 15 anni, con il conseguente esonero del tecnico dopo una sola annata. Le sue stagioni nella Capitale hanno visto una serie di alti e bassi dovuti anche e soprattutto ai continui cambi di allenatore: come detto Luis Enrique, seguito dopo una sola stagione dal romantico ritorno di Zeman – tecnico con cui lo stesso Pjanic non ha mai avuto un grande feeling e che nel corso della stagione lo ha relegato molte volte in panchina –, cacciato anch’egli dopo un solo anno per far posto a Rudi García. Il francese intuisce finalmente le potenzialità dell’incantatore bosniaco, che infatti nella stagione 2013/2014 – la terza in giallorosso – gioca quasi tutte le partite di campionato e soprattutto le disputa da grande campione, così come ci si poteva aspettare dopo averlo visto nei suoi primi anni in terra transalpina. Impiegato da interno di centrocampo nel 4-3-3 o da trequartista nel 4-2-3-1, il suo livello di calcio si alza notevolmente: memorabile il suo gol contro il Milan nell’aprile del 2014, dopo aver saltato da solo tutta la difesa rossonera e spiazzato con un tocco delizioso l’incolpevole Abbiati. Quel che colpisce è la fluidità del fraseggio e la facilità con cui intuisce linee di passaggio proibitive per chiunque altro, il tutto accompagnato da un piede sopraffino che gli permette di realizzare diverse reti dalla distanza e da calcio piazzato, la specialità della casa. Nei suoi tre anni con Garcia in panchina saranno 23 le reti messe a segno e 27 gli assist forniti ai compagni, con la ciliegina sulla torta della doppia cifra in entrambe le specialità raggiunta nel 2015/2016. Numeri che gli valsero l’attenzione delle grandi d’Europa: il piccolo principe – come veniva soprannominato a Roma – era finalmente diventato re, ed era giunto il momento di indossare la corona, cingendosi dei trofei assenti dalla sua bacheca fino a quel punto. Quello che porta il giocatore a Torino, sponda Juventus, è un trasferimento che fa scalpore: la squadra bianconera rappresenta per Pjanic l’occasione di vincere, celebrando una carriera brillante ma allo stesso incompiuta. Viene pagata la clausola di 32 milioni di euro – messa nero su bianco dalla Roma durante il rinnovo del calciatore nel 2014 – e uno dei più forti centrocampisti della Serie A di quel periodo cambia clamorosamente maglia. VALERIA ARENA, JUVENTIBUS.COM DEL 29 GIUGNO 2020 Ho scritto un necrologio persino per la vendita di Hernanes, figuriamoci se posso esimermi dal salutare per sempre Miralem Pjanic. Pochi giorni fa dissi ad alta voce, e per alta voce intendo che pigiai a caso le lettere della tastiera del cellulare, che una delle missioni di questo anno sgangherato sarebbe stata quella di determinare quale membro della coppia si fosse disinnamorato per primo, quindi se Pjanic della Juve o se la Juve di Pjanic, mentre a individuare il momento esatto in cui la magia sarebbe evaporata, ho rinunciato pressoché da subito, perché, come canta bene il poeta, quando finisce davvero l’amore ancora nessuno lo sa. E lo so che state tutti aspettando che vi urli la parola Cardiff per difendere la mia reputazione, ma no, non credo che nessuno si sia disinnamorato di qualcun altro dopo quella partita, a parte Dani Alves, ovvio. Avanzando a tentoni per pregiudizio, punterei tutto sulla Juve, d’altra parte è (quasi) sempre la Juve che si disinnamora per prima, è (quasi) sempre la Juve che ti mostra la porta, sia per entrare che per uscire, è (quasi) sempre la Juve che ti saluta e si volta dall’altra parte, eccetto per Dani Alves, ovvio. Sarebbe quindi da stupidi non rendersi conto che la dipartita di Pjanic è il tassello numero uno, anzi due se consideriamo anche Sarri, di un cambiamento che la società ha già annunciato lo scorso anno. Insomma, pare esserci un nuovo centrocampo in town, per cui forse Babbo Natale può anche stracciare i quintali di letterine che abbiamo scritto in questi anni e che lui ha prontamente ignorato. Il centrocampo, dicevamo, la spada di Damocle che ha iniziato a pressare sulla ferita sin dallo smembramento di quell’ottava meraviglia del mondo che era ritrarre in successione Vidal, Pogba, Pirlo e Marchisio. Ed è qui che inizia il necrologio dedicato a Pjanic, perché, purtroppo per lui, non si può procedere su questa strada ignorando chi e cosa è stato chiamato a sostituire. Fateci caso, tutto ciò che c’è da dire su una questione, è già stato spiegato per bene da quelli bravi, come quel “magari avessimo avuto noi questi attaccanti qui” di Andrea Pirlo, che lascia presupporre un altrettanto “magari questi attaccanti qui avessero avuto noi”. Una sintesi perfetta che, per la sua spietata semplicità, possiamo custodire gelosamente nei giorni a venire e poi con sfregio ignorare perché, a conti fatti, il risultato finale è stato praticamente identico. Per arrivare alla volta celeste e trafiggere le stelle bastava solo un po’ di tempismo e una anagrafica che giocasse a favore nostro. Torniamo però a Pjanic. Il necrologio, d’altra parte, dovrebbe essere il suo, ma qui non se ne vede ancora traccia, a dimostrazione di quanto sia difficile dibattere di lui senza citare in modo compulsivo Pirlo. E allora colgo l’occasione per trasformare questo elogio funebre in una lunga e tenera carezza a tutti quelli che sono chiamati a occupare i posti lasciati vuoti dagli Dei, a sostituire i fuoriclasse e persino a non farceli rimpiangere, pure se molto bravi. Non credo avremo difficoltà a ricordare Pjanic positivamente, d’altronde la sua carriera e la bacheca dei trofei, ossia la presunzione scesa sulla terra e fattasi carne, parlano abbastanza chiaro, così come non credo che saremo in grado di negare che, se di quelli come Pirlo non ci stanchiamo mai, di quelli come Pjanic, bravi come solo sanno essere gli umani, e ciò pieni zeppi di idiosincrasie, presto o tardi ci stufiamo. Il più grande regalo che possiamo fargli, quindi, è ricordarlo per quello che è stato, e cioè Miralem Pjanic, e non per quello che non è stato, un Pirlo a metà con un altro nome, e che probabilmente non sarà mai. Magari finalmente disimpareremo a cercare come degli ossessi gli eredi di e inizieremo a focalizzarci sull’unicità di ogni giocatore, nel bene e nel male. Ricordiamoci di Pjanic per i suoi pregi, tanti, e per i suoi difetti, tantissimi. Anche perché, parliamoci chiaro, Pjanic non sarebbe Pjanic senza quell’indolenza tutta sua, senza quella volontà di sbattersi il meno possibile, senza quelle giocate che fanno cadere nel dimenticatoio ogni fesseria o svogliatezza pregressa. Probabilmente sarebbe un altro giocatore e noi un’altra squadra. Ora ci aspettano due mesi di separazione in casa con il pensiero fisso di un altro inizio nella testa per entrambi e un grattacapo mi aleggia dentro la scatola cranica: la passione è proprio finita o ci sarà spazio per gli ultimi fuochi? MASSIMILIANO MINGIONI JUVEATRESTELLE.IT DEL 29 GIUGNO 2020 Dunque è arrivata l’ufficialità, nel mese pertinente, visto che di solito è dedicato al calciomercato, ma in pieno svolgimento della coppa Covid: Miralem Pjanic, pur continuando a esserlo, non è più un giocatore della Juventus. Il singolare frangente rende arrischiato un bilancio, perché ci sono ancora parecchie partite da giocare, e tuttavia la sensazione diffusa è quella di un epilogo fatale, scontato, per cui già da tempo il nostro 5 aveva come scritta addosso la parola “ex”. Pur sperando di poter aggiornare il palmares entro agosto azzardiamo quindi un résumé del quadriennio da juventino del bosniaco; e tanto per non farci mancare un cliché, spariamo subito un “luci e ombre”. Arrivato con la fama di calciatore di sopraffina qualità tecnica ma con la preoccupante tendenza a svaporare nelle partite ad alta intensità agonistica, Mire ha sostanzialmente confermato il ritratto pur vivendo, in modo positivo, una decisa trasformazione tattica, da trequartista elegante ma talvolta frivolo a concreto, puntuale regista di centrocampo. Trasformazione fortemente voluta da Massimiliano Allegri, e quindi controversa nello strampalato clima di contestazione permanente accesosi nei secondi due anni e mezzo di gestione del livornese, malgrado la ricca messe di trofei. Cui, diciamolo, Pjanic ha contribuito in modo sostanziale, aggiungendo al bagaglio già noto (aperture raffinate, tocchi eleganti, punizioni micidiali) in particolare una robusta crescita in fase di interdizione, di protezione della difesa, di “legna”, a volte persino con qualche eccesso nei falli per mancanza del “tempo” mentale da medianaccio; a uno di questi falli, non sanzionato con il massimo della pena in un noto Juve-Inter, è legata la più recente delle 12000 leggende nere sulla Juve che ne inficerebbero l’albo d’oro dal 1905. Molto bene i primi due anni (è lui, con Khedira, a formare il centrocampo che ci porta fino a Cardiff), decisamente in ribasso i successivi, con vistosa crisi quest’anno: i “150 palloni da toccare a partita”, pomposamente auspicati da Sarri, non si sono materializzati, e quelli toccati lo sono quasi sempre stati a cortissima gittata; forse un rapporto non sbocciato col tecnico, forse un’insofferenza al ruolo di mero smistatore di corrispondenza, certamente la frustrazione per essere stato estromesso dal ruolo di tiratore principe da un Ronaldo ingordo quanto (da fermo) inefficace, sta di fatto che il Pjanic di questa stagione non ha mai inciso, talvolta ha irritato, quasi sempre ha dato l’impressione che il suo ciclo fosse concluso. Inspiegabilmente, allenatori con decenni di esperienza non hanno raccolto lo struggente appello di alcuni tecnici da tablet che, contro ogni evidenza umana, invocavano per Mire una trasformazione in mezzala alla Lampard: vedremo se al Barcellona (non proprio una destinazione da fine carriera, per un giocatore secondo certe tesi “rovinato” dal solito noto) sarà colto questo inesplorato spunto o se anche i catalani andranno appresso, con burocratico grigiore, alla realtà. Pjanic ci lascia una plusvalenza sostanziosa, il ricordo di alcune giocate sublimi, e però la sensazione, sommessa ma tenace, di una rosa non del tutto colta, di un talento non del tutto consacrato, di un “quasi”, che sarebbe potuto diventare il top del ruolo con un po’ di personalità in più. E, diciamolo, con dei colleghi di reparto un po’ migliori: ma questa non è certo colpa sua. Speriamo non stacchi definitivamente la spina in questo strano scorcio di stagione ancora da giocare, e per il dopo gli auguriamo “quasi” ogni bene: eccetto, si capisce, quello che auguriamo, ahinoi invano da tanti anni, a noi stessi. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/10/miralem-pjanic.html
  10. MIRALEM PJANIC https://it.wikipedia.org/wiki/Miralem_Pjanić Nazione: Bosnia Lussemburgo Luogo di nascita: Tuzla Data di nascita: 02.04.1990 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 72 kg Nazionale Bosniaco Soprannome: Mire - Il Pianista - Giotto - Il Piccolo Principe Alla Juventus dal 2016 al 2020 Esordio: 10.09.2016 - Serie A - Juventus-Sassuolo 3-1 Ultima partita: 07.08.2020 - Champions League - Juventus-Olympique Lione 2-1 178 presenze - 22 reti 4 scudetti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Miralem Pjanić (Tuzla, 2 aprile 1990) è un calciatore bosniaco con cittadinanza lussemburghese, centrocampista dello Sharjah e della nazionale bosniaca. Cresciuto calcisticamente in Lussemburgo, muove i primi passi nel FC Schifflange 95 per poi passare nelle giovanili del Metz, squadra con la quale debutta tra i professionisti. Nel 2008 si trasferisce all'Olympique Lione, dove si afferma come una delle migliori promesse del calcio europeo. Nel 2011 si accasa alla Roma, squadra in cui rimane per cinque stagioni guadagnandosi l'attenzione della Juventus, club quest'ultimo in cui milita dal 2016 al 2020 raccogliendo i maggiori successi della carriera con quattro Scudetti consecutivi (dal 2016-2017 al 2019-2020), due Coppe Italia (2016-2017 e 2017-2018) e una Supercoppa italiana (2018). Nella stagione 2021-2022 veste la maglia del Barcellona, con cui vince una Coppa del Re (2020-2021), mentre nella seguente milita nel Beşiktaş, con cui trionfa nella Supercoppa turca (2021). Con la Bosnia ha disputato il campionato del mondo 2014, anno in cui la nazionale balcanica ha preso parte alla competizione per la prima volta nella sua storia. Miralem Pjanić Pjanić con la nazionale bosniaca nel 2015 Nazionalità Lussemburgo Bosnia ed Erzegovina Altezza 178 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Sharjah Carriera Giovanili 2000-2004 FC Schifflange 95 2004-2007 Metz Squadre di club 2007-2008 Metz 32 (4) 2008-2011 Olympique Lione 90 (10) 2011-2016 Roma 159 (27) 2016-2020 Juventus 178 (22) 2020-2021 Barcellona 19 (0) 2021-2022 → Beşiktaş 20 (0) 2022- Sharjah 33 (4) Nazionale 2006 Lussemburgo U-17 4 (5) 2006-2007 Lussemburgo U-19 3 (1) 2007-2008 Bosnia ed Erzegovina U-21 3 (1) 2008- Bosnia ed Erzegovina 115 (17) Biografia Suo padre giocava nella seconda divisione jugoslava, Pjanić è in possesso di due cittadinanze: bosniaca e lussemburghese; si rifugiò in Lussemburgo con la sua famiglia poco dopo lo scoppio della guerra in Bosnia. Parla fluentemente sei lingue. Caratteristiche tecniche Pjanić intento a battere un calcio piazzato per la Juventus nel precampionato dell'agosto 2019 Annoverato in giovane età fra i talenti più promettenti del calcio mondiale, Pjanić è un centrocampista abile nel dribbling e dotato di un buon tiro dalla distanza. Grazie alla sua visione di gioco, la precisione nei passaggi, l'abilità nel fornire assist per i compagni e le sue qualità di impostazione, può ricoprire sia il ruolo di interno di centrocampo, sia quello di trequartista o di regista; è stato anche impiegato come mezz'ala, per la sua capacità di effettuare inserimenti offensivi. Considerato uno dei massimi specialisti della sua generazione nei calci piazzati, quando giocava nell'Olympique Lione si allenava spesso a tirare le punizioni col brasiliano Juninho, del quale è stato considerato l'erede nelle file della squadra transalpina. Carriera Club Gli inizi Inizia la sua carriera nel FC Schifflange 95, club della prima divisione lussemburghese, dopo vari infortuni che lo hanno relegato spesso in tribuna. Già allora l'allenatore del club nota il suo talento e decide di inserirlo in prima squadra nonostante la giovane età. Giunge al Metz nel 2004 e, dopo alcune stagioni nelle squadre giovanili, fa il suo debutto il 18 agosto 2007 contro il PSG, gara terminata 0-0. Il 15 dicembre realizza contro il Sochaux, rete che non servirà a evitare la sconfitta ai granata. Conclude la sua stagione totalizzando 38 presenze e 4 reti. Olympique Lione Il 1º agosto 2008 si trasferisce a titolo definitivo all'Olympique Lione per 7,5 milioni di euro. Fa il suo debutto il 2 agosto contro il Bordeaux. Il 24 febbraio 2009 fa il suo debutto in Champions League contro il Barcellona, partita terminata 1-1, chiudendo la sua prima stagione con 24 presenze, senza alcuna rete all'attivo. Nella stagione successiva, si afferma come uno dei migliori giovani sul palcoscenico europeo, anche grazie al compagno di squadra Juninho Pernambucano, dal quale apprende specifiche qualità balistiche nel calciare le punizioni. Il 19 agosto 2009, nel giorno del suo debutto stagionale, segna il suo primo gol in Champions League contro l'Anderlecht partita valevole per i Preliminari di Champions League, gara vinta dai francesi 5-1. Pochi giorni dopo, il 22 agosto, segna nella gara vinta 3-0 contro l'Auxerre il suo primo gol in campionato con la maglia dell'OL. L'11 marzo 2010 segna inoltre il gol del pareggio contro il Real Madrid nel ritorno degli ottavi, rete che permette alla sua squadra di passare ai quarti di finale. Termina la stagione con 53 presenze e 11 reti. Nel periodo successivo, disputa un'altra stagione su buoni livelli, senza però ripetere l'exploit di quella precedente. Conclude la sua esperienza a Lione con 121 presenze e 16 reti in totale. Roma Pjanić alla Roma nel 2012 Nell'agosto 2011 viene ceduto, per 11 milioni di euro, alla Roma. Esordisce in Serie A l'11 settembre, nella partita persa all'Olimpico contro il Cagliari (1-2). Il 20 novembre realizza la prima rete, risultando decisivo per la vittoria contro il Lecce. Nel lustro in giallorosso, pur non vincendo alcun trofeo, si dimostra un giocatore importante per gli equilibri della squadra. Con i capitolini disputa complessivamente 185 partite, mettendo a segno 30 gol (molti dei quali su calcio di punizione). Juventus Nel giugno 2016 si trasferisce alla Juventus, che investe 32 milioni di euro per il suo acquisto. Il 10 settembre 2016 segna la sua prima rete in campionato con la maglia bianconera in occasione della vittoria casalinga contro il Sassuolo (3-1), mentre il 27 dello stesso mese realizza la sua prima marcatura in Champions League con i torinesi nella sfida vinta per 4-0 in casa della Dinamo Zagabria. Il 23 dicembre disputa da titolare il match di Supercoppa Italiana a Doha, sempre contro il Milan, dove la Juventus viene sconfitta ai calci di rigore (la gara era terminata con il punteggio di 1-1 dopo i tempi supplementari). L'11 gennaio 2017 realizza il suo primo gol in Coppa Italia con i bianconeri (su calcio di rigore) nella partita casalinga vinta per 3-2 contro l'Atalanta, valida per gli ottavi di finale. Il 17 maggio vince per la prima volta la coppa nazionale italiana (la terza consecutiva per i torinesi) in finale contro la Lazio (vittoria bianconera per 2-0), pur non giocando il match per squalifica. Quattro giorni dopo arriva anche il suo primo scudetto (il sesto consecutivo per la Juventus) grazie alla vittoria casalinga per 3-0 contro il Crotone. Il 3 giugno disputa inoltre da titolare la sua prima finale di Champions League, che vede però i piemontesi sconfitti per 4-1 dal Real Madrid a Cardiff. Pjanić in maglia juventina nell'estate 2018 per l'International Champions Cup Il 13 agosto gioca da titolare la sfida di Supercoppa italiana contro la Lazio, dove la compagine torinese viene sconfitta per 3-2 dai biancocelesti. Il 26 novembre, nella vittoriosa partita casalinga contro il Crotone (terminata 3-0), ottiene la 200ª presenza in A. Termina la stagione con 5 reti segnate, e l'anno successivo, il 9 maggio 2018, vince la sua seconda Coppa Italia (la quarta consecutiva e tredicesima nella storia del club bianconero) in finale contro il Milan (4-0). Quattro giorni dopo, grazie al pareggio a reti bianche in casa della Roma, si aggiudica matematicamente anche il suo secondo scudetto (il settimo consecutivo per la Juventus). Come l'anno prima ha realizzato 5 gol in campionato. Nella stagione successiva, il 19 settembre 2018, realizza la sua prima doppietta in Champions League nella sfida vinta per 2-0 in casa del Valencia (entrambe le reti vengono realizzate su calcio di rigore). Il 16 gennaio 2019, invece, disputa da titolare il match di Supercoppa italiana, che vede i bianconeri prevalere sul Milan (1-0) a Gedda; in quest'occasione fornisce anche l'assist per la rete decisiva di Cristiano Ronaldo. Si tratta del primo successo in questa competizione per il centrocampista bosniaco. Il successivo 20 aprile, grazie alla vittoria casalinga contro la Fiorentina (2-1), si aggiudica lo scudetto per la terza volta consecutiva (l'ottava consecutivo per il club bianconero) con cinque giornate d'anticipo. Inizia subito bene la stagione 2019-2020 andando a segno per tre volte nei primi otto turni di campionato; tuttavia quelle resteranno le uniche marcature stagionali del bosniaco, che a fine annata si aggiudica il suo quarto scudetto consecutivo. Barcellona, Beşiktaş e Sharjah Il 29 giugno 2020, a campionato di Serie A ancora in corso, viene ufficializzato il prossimo trasferimento di Pjanić al Barcellona a decorrere dalla stagione sportiva seguente, per 60 milioni di euro più 5 di bonus, nell'ambito di uno scambio con Arthur Melo. In Catalogna colleziona 30 presenze totali nel corso dell'annata 2020-2021, senza trovare mai la rete e con un minutaggio abbastanza scarso; partecipa alla vittoria della Coppa del Re, ma sul piano personale è una stagione negativa per il bosniaco che finisce presto ai margini della squadra titolare, incapace di integrarsi con l'ambiente blaugrana, scavalcato nelle gerarchie del centrocampo ed entrato pesantemente in rotta col tecnico Ronald Koeman. Il 3 settembre 2021 viene ceduto in prestito ai turchi del Beşiktaş. Al termine della stagione fa ritorno in Spagna, dopo aver collezionato 26 presenze con la maglia della squadra turca. Inizia la stagione 2022-2023 con i catalani, senza trovare spazio nelle prime partite di campionato. Questo porta alla risoluzione del contratto e al suo passaggio agli emiratini dello Sharjah. Il 9 settembre 2022, all'esordio con la nuova maglia, trasforma un rigore nella vittoria 3-0 sul Baniyas. Nazionale Miralem Pjanić in azione con la Bosnia nel 2015 A causa dell'infanzia passata in Lussemburgo, Pjanić ha iniziato a rappresentare il Lussemburgo a livello giovanile. Con la selezione Under-17 ha partecipato al campionato europeo di categoria, al quale la nazionale lussemburghese partecipò come paese ospitante. Durante l'Europeo, Pjanić segnò l'unico gol della nazionale, durante la partita d'apertura persa per 1-7 contro la Spagna. Successivamente ha dichiarato di voler giocare per la Bosnia ed Erzegovina, debuttando con l'Under-21. Il 20 agosto 2008 fa il suo esordio con la nazionale maggiore bosniaca nell'amichevole contro la Bulgaria, gara finita con la vittoria dei bulgari per 2-1 risultando, a 18 anni, il più giovane esordiente della nazionale. Durante un'altra gara amichevole vinta 2-1, questa volta contro il Ghana, il 2 marzo 2010 segna la sua prima rete in nazionale. Il 3 giugno 2014 viene inserito nella lista dei convocati della nazionale bosniaca che ha partecipato per la prima volta al campionato del mondo, senza tuttavia superare la fase a gironi. Conclude la competizione con 3 presenze e una rete, segnata nel successo per 3-1 contro l'Iran. Il 12 ottobre 2019, alla 90ª presenza con la maglia della nazionale bosniaca e alla prima da capitano, segna la sua prima doppietta, nella partita interna vinta per 4-1 contro la Finlandia, valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2020. Il 31 marzo 2021 raggiunge quota 100 presenze in nazionale in occasione della sconfitta per 0-1 contro la Francia. Palmarès Club Campionato italiano: 4 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2018 Coppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2020-2021 Supercoppa di Turchia: 1 - Beşiktaş: 2021 Coppa di Lega (Emirati Arabi Uniti): 1 - Sharjah: 2022-2023 Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti: 1 - Sharjah: 2022-2023 Supercoppa degli Emirati Arabi Uniti: 1 - Sharjah: 2022 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 4 - Squadra dell'anno: 2016, 2017, 2018, 2019 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2016-2017 Globe Soccer Awards: 1 - Premio alla carriera per calciatori: 2019
  11. RICCARDO ORSOLINI https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Orsolini Nazione: Italia Luogo di nascita: Ascoli Piceno Data di nascita: 24.01.1997 Ruolo: Centrocampista-Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus nel 2017 0 presenze - 0 reti Riccardo Orsolini (Ascoli Piceno, 24 gennaio 1997) è un calciatore italiano, attaccante o centrocampista del Bologna. Riccardo Orsolini Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Attaccante, centrocampista Squadra Bologna Carriera Giovanili 2004-2016 Ascoli Squadre di club 2014-2017 Ascoli 51 (8) 2017-2018 → Atalanta 8 (0) 2018- Bologna 186 (44) Nazionale 2016-2017 Italia U-20 12 (8) 2017-2019 Italia U-21 15 (3) 2019-2020 Italia 5 (2) Palmarès Mondiali di calcio Under-20 Bronzo Corea del Sud 2017 Caratteristiche tecniche Mancino naturale, è un giocatore tecnico e veloce che, dopo gli esordi sulla fascia sinistra, si stabilizza come esterno offensivo lungo la corsia di destra, posizione dove si trova a suo agio (soprattutto in moduli come il 4-2-3-1 o il 4-3-3), per sfruttare la conclusione col piede preferito. Forte fisicamente, è molto veloce con e senza palla al piede, mostrando agilità e notevoli capacità nel controllo della sfera. Possiede un buon tiro dalla media distanza, e si dimostra molto efficace nell'uno-contro-uno grazie a una buona abilità nel dribbling e nello spostare improvvisamente il pallone, per raggiungere il fondo ed effettuare traversoni verso i compagni; è tuttavia restìo nel tentare iniziative personali. Rigorista, possiede uno spiccato opportunismo in area, oltreché bravo nel cogliere le disattenzioni avversarie e innescare così dei contropiedi nei quali, come terminale offensivo, mostra freddezza. Carriera Club Gli inizi, Ascoli A 7 anni entra nel vivaio dell'Ascoli, esordendo in prima squadra il 2 aprile 2015, a 18 anni, entrando nel secondo tempo della partita casalinga di Lega Pro contro la Pro Piacenza (1-1) disputata allo stadio Del Duca. A fine stagione i marchigiani guadagnano la Serie B, dopo la revoca della promozione al Teramo. La stagione successiva viene aggregato alla prima squadra, e il 26 marzo 2016 il tecnico Devis Mangia decide di farlo esordire dal primo minuto in Serie B, nella partita contro il Vicenza terminata con una sconfitta (2-1). Conclude la stagione con 9 presenze in serie cadetta. Nell'annata seguente entra stabilmente nei ranghi della prima squadra, e il 27 agosto 2016, alla prima partita della stagione, parte titolare contro la Pro Vercelli, match terminato con un pareggio. Il 15 ottobre segna la prima rete da professionista contro il Verona, partita che però termina con una pesante sconfitta per i marchigiani (4-1). Due settimane più tardi, il 29 ottobre, realizza la sua prima doppietta da professionista, trascinando la propria squadra alla vittoria sul Carpi (2-0). Frattanto il 30 gennaio 2017 viene acquistato a titolo definitivo dalla Juventus; l'accordo prevede che il giocatore rimanga ad Ascoli Piceno fino al termine della stagione. Il successivo 14 febbraio segna la sua seconda doppietta, nella vittoria contro la Pro Vercelli (3-0) in avvio di girone di ritorno; termina il campionato con 8 reti in 41 presenze. Atalanta Nell'estate 2017 la Juventus cede il giocatore in prestito biennale all'Atalanta, con cui il successivo 17 settembre esordisce in Serie A, subentrando dalla panchina nella trasferta di Verona contro il Chievo (1-1); il 2 novembre 2017 fa invece il suo esordio nelle coppe europee, subentrando nella partita pareggiata sul campo dei ciprioti dell'Apollōn Limassol (1-1), nella quarta giornata della fase a gironi dell'Europa League. Bologna Il 31 gennaio 2018 Orsolini lascia l'Atalanta per andare al Bologna, che si è accordato con la Juventus per un prestito di 18 mesi. Esordisce con il club felsineo il successivo 4 febbraio, nel derby dell'Appennino giocato sul terreno della Fiorentina. Il 30 settembre 2018, con l'inizio della nuova stagione, sigla la sua prima rete in Serie A, contro l'Udinese; si afferma in quest'annata soprattutto dopo l'arrivo a Bologna dell'allenatore Siniša Mihajlović, mettendo insieme complessivamente 37 presenze e 10 gol. Al termine della positiva stagione, il 19 giugno 2019 il suo cartellino è interamente riscattato dal club rossoblù. Il 22 dicembre 2019 segna la sua prima doppietta in Serie A nel successo in trasferta contro il Lecce (2-3). Lungo la stagione 2022-2023, soprattutto dopo l'arrivo di Thiago Motta sulla panchina del Bologna, Orsolini acquista maggior continuità di rendimento, raggiungendo la doppia cifra nella massima serie per la prima volta nella sua carriera. Nella stagione seguente, nella gara casalinga contro l'Empoli del 1º ottobre 2023 realizza la sua prima tripletta in Serie A. Nazionale Nazionali giovanili Il 6 ottobre 2016 esordisce con l'Italia Under-20, segnando inoltre la sua prima rete con la maglia azzurra, nella vittoria contro i pari età della Polonia durante un match valido per il Torneo Quattro Nazioni. L'anno seguente è tra i 21 giocatori selezionati dal commissario tecnico dell'U-20, Alberico Evani, per il Mondiale Under-20 in Corea del Sud, dove l'Italia ottiene il terzo posto: Orsolini vince la Scarpa d'oro come capocannoniere del torneo, con 5 gol in 7 partite. Il 1º settembre 2017 esordisce con la nazionale Under-21, nell'amichevole contro la Spagna disputata a Toledo e vinta dalla Rojita (3-0); tre giorni dopo realizza il suo primo gol con gli Azzurrini, nella vittoriosa amichevole contro i pari età della Slovenia (4-1). Viene quindi convocato nel 2019 per l'Europeo Under-21 2019, che vede l'Italia non superare la fase a gironi. Nazionale maggiore Nell'aprile 2019 ha il suo primo approccio con la nazionale maggiore, grazie al commissario tecnico Roberto Mancini, in occasione di uno stage riservato ai migliori giovani del giro azzurro. Nel novembre dello stesso anno riceve la sua prima convocazione, in vista delle partite di qualificazione al campionato d'Europa 2020 contro la Bosnia ed Erzegovina e l'Armenia: fa il suo esordio in occasione della sfida del 18 novembre a Palermo contro gli armeni, subentrando nella ripresa a Barella e trovando subito il suo primo gol in azzurro, quello del parziale 8-0 nella goleada dei padroni di casa (9-1). Dopo tre anni di lontananza dal giro azzurro, nel settembre 2023 viene richiamato in coincidenza con l'inizio del ciclo tecnico di Luciano Spalletti, in vista della partita di Milano contro l'Ucraina valida per le qualificazioni al Germania 2024, in sostituzione dell'infortunato Matteo Politano: subentra nel finale dell'incontro, vinto 2-1 dai padroni di casa, rilevando Zaniolo. Palmarès Individuale Scarpa d'oro del campionato del mondo Under-20: 1 - Corea del Sud 2017 (5 gol)
  12. YOUNES BNOU MARZOUK https://it.wikipedia.org/wiki/Younes_Bnou_Marzouk Nazione: Marocco Francia Luogo di nascita: Freyming-Merlebach (Francia) Data di nascita: 02.03.1996 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Francese Under-18 e Marocchino Under-17 Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 19.09.2013 - Amichevole - Juventus-Cuneo 3-0 0 presenze - 0 reti Younes Bnou Marzouk (Freyming-Merlebach, 2 marzo 1996) è un calciatore francese naturalizzato marocchino, attaccante svincolato. Younes Bnou Marzouk Nazionalità Francia Marocco Altezza 180 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra svincolato Carriera Giovanili ????-???? USF Farebersviller ????-???? SG Marineau 2011-2013 Metz 2013-2014 Juventus Squadre di club 2015-2016 → Westerlo 0 (0) 2016-2017 → Angers 2 17 (2) 2017 → Chiasso 18 (12) 2017-2018 Lugano 11 (1) 2018 → Dalkurd 10 (1) 2018-2019 → Sliema Wanderers 21 (8) 2019-2021 Chiasso 34 (11) 2021-2023 Rapid Bucarest 30 (5) Nazionale 2013 Marocco U-17 9 (7) 2014 Francia U-18 2 (0) Caratteristiche tecniche È un attaccante veloce e dotato di buona tecnica individuale, ben strutturato fisicamente. Carriera Cresciuto nel settore giovanile di Metz e Juventus, da cui viene acquistato nel 2013 per 500.000 euro, dopo due stagioni trascorse con la formazione Primavera del club torinese, nell'agosto 2015 viene ceduto in prestito al Westerlo. Nel gennaio del 2016 passa, sempre a titolo temporaneo e per un anno e mezzo, all'Angers 2. Nel gennaio 2017 si trasferisce al Chiasso, militante in Challenge League, con cui mette a segno 12 reti in 18 presenze. Nel giugno seguente viene acquistato a titolo definitivo dal Lugano. Nel gennaio 2018 viene ceduto in prestito al Dalkurd, squadra neopromossa nell'Allsvenskan svedese. Nazionale Nel 2013 ha partecipato ai Mondiali Under-17 con il Marocco; nel 2014 ha invece giocato 2 partite con la nazionale francese Under-18.
  13. MEDHI BENATIA «A dicembre ero in vacanza a Dubai. Ho parlato con mia moglie e i miei figli, che mi chiedevano sempre: “Papà, perché non giochi?”. Mi bruciava dentro, non ero più felice. Ho lasciato una squadra di amici, ai quali sono molto legato. Però avrei voluto dare il mio contributo sul campo. Quando è tornato Bonucci, sono andato dal mister, che mi ha rassicurato dicendo di aver bisogno di me e che ero tra i centrali più forti al mondo. Poi le cose sono cambiate, ma non c’è nessun problema fra me e lui. Non guardo mai indietro, a quello che poteva essere e non è stato. L’ultima partita che ho fatto è stata contro il Milan a San Siro. Difficile, perché dovevo marcare Higuain. Ricordo tuttavia di aver giocato bene, ma la gara dopo sono rimasto fuori di nuovo». Arrivato alla Juventus nel luglio del 2016 – scrive il sito ufficiale bianconero – Medhi ha fin da subito messo a disposizione del club le sue doti di prestanza fisica, classe e visione difensiva. In totale, ha giocato 40 partite di Serie A con la maglia bianconera, segnando tre gol, l’ultimo dei quali contro la Roma nel dicembre 2017 (il primo nel marzo dello stesso anno). Quattordici le presenze in Champions League, una in Supercoppa Italiana e quattro in Coppa Italia completano il quadro. A proposito di Coppa Italia, sono negli occhi di tutti i suoi due gol, decisivi nel poker con cui lo scorso maggio i bianconeri hanno battuto il Milan, conquistando il trofeo. Due gli Scudetti, due le Coppe Italia e una Supercoppa Italiana sono i trofei vinti da Medhi in bianconero: un bottino di tutto rispetto, che porta anche la sua firma, se si pensa che la Juventus ha vinto 42 delle 59 partite in cui ha giocato (71%), considerando tutte le competizioni, mantenendo la porta inviolata nel 54% dei casi (32 gare). Una grande capacità di rispondere sempre all’appello, di farlo con prestazioni di alto livello e segnando gol che sono valsi una Coppa. Per tutto questo ringraziamo di cuore Benatia, augurandogli il meglio per il suo futuro professionale. ALEX CAMPANELLI, JUVENTIBUS.COM DEL 29 GENNAIO 2019 La Juventus, con la cessione di Medhi Benatia, perde molto. Non inganni la rottura recente del calciatore con l’ambiente, le pressioni sulla società per esser ceduto a gennaio e le conseguenti difficoltà in casa Juve nel sostituirlo; l’errore è stato fatto a monte, escludendolo aprioristicamente dal progetto, relegandolo velocemente a quarta scelta del reparto senza un’apparente motivazione tecnica, sminuendone il valore tecnico assoluto. Con la cessione di Benatia, la Juventus perde il miglior marcatore della squadra dopo Chiellini, e in generale perde probabilmente il secondo miglior marcatore della Serie A. A livello squisitamente difensivo, considerando l’elevatissima capacità di mantenere la concentrazione nell’arco della gara, nessun altro difensore del campionato è all’altezza del centrale marocchino, nemmeno Skriniar (che è sulla strada giusta per diventare il più forte di tutti), né tantomeno Manolas o il tanto incensato Koulibaly. Senza Benatia, ora la Juve non dispone di un altro difensore, oltre a Chiellini, capace di far rimbalzare via gli avversari oltre il cerchio di centrocampo, di aggredire alto e di stroncare le iniziative avversarie sul nascere, anche con un fallo deciso quando serve. Nel giro di qualche mese si è dimenticato quanto di buono l’ex Roma e Bayern Monaco ha regalato alla squadra di Allegri nella scorsa stagione, lo ha fatto la società ma anche molti tifosi: Benatia è diventato il principale responsabile dell’uscita dalla Champions League, benché il rigore su Ronaldo sia stato causato dalla catena di errori, come abbiamo dimostrato su queste pagine, ed è stato ovviamente messo all’indice per essersi perso Koulibaly in Juventus-Napoli 1-0, innalzato solo su una picca dopo una partita più che imbarazzante da parte di tutta la squadra. Il gol decisivo contro la Roma nel girone d’andata apparteneva ormai al passato, mentre la decisiva doppietta in finale di Coppa Italia con il Milan non è stata evidentemente sufficiente a riabilitare Medhi agli occhi di addetti ai lavori e non. In estate il ritorno di Bonucci aveva fatto presagire una possibile staffetta tra i due, ma così non è stato: sin dalla prima partita il numero 19 è tornato titolare inamovibile, e gli spazi per Benatia, superato nelle gerarchie anche da Rugani, si sono ridotti all’osso. Vero, grazie a Bonucci (ma anche a Cancelo e Ronaldo) la Juventus può praticare un altro tipo di calcio, e risolvere il cronico problema della scorsa stagione relativo all’uscita del pallone dalla difesa con più semplicità ma, come accade per centrocampisti e attaccanti, ci sono partite più adatte a determinati tipi di difensori piuttosto che ad altri. Un centrale come l’ormai ex numero 4 bianconero, per nulla malvagio con la palla tra i piedi e dalle ottime qualità difensive che abbiamo elencato subito, sarebbe stato utile in alcune partite in cui Bonucci è parso in difficoltà, avrebbe potuto sostituire Chiellini in occasioni nelle quali gli è stato invece preferito Rugani, ma soprattutto sarebbe stato FONDAMENTALE di qui in avanti, per permettere ad Allegri di far ruotare i centrali a disposizione senza incappare in cali di qualità. Il malumore di Benatia non nasce la settimana scorsa, piuttosto è andato formandosi progressivamente dopo le tante panchine consecutive; in casa Juventus l’evolversi della situazione non è stato monitorato, oppure lo si è fatto superficialmente, o ancora non è stato reputato prioritario. Ora la Juve, che non poteva non essere consapevole dell’impossibilità di reperire un centrale del livello di Benatia sul mercato a gennaio, si trova costretta a ripiegare su Caceres e pensa addirittura a un’altra soluzione tampone per sostituire temporaneamente Bonucci. Qui non parliamo di gratitudine, qui si parla di riconoscere a un calciatore il suo effettivo valore e di premiarlo offrendogli possibilità di dimostrarlo, con benefici che ricadono su di lui e su tutta la squadra. Benatia non è stato perso in un giorno, lo si è perso a ogni panchina, giornata dopo giornata, esclusione dopo esclusione. Ora ci troviamo a rimpiangerlo, e non potrebbe essere altrimenti: non ammetterlo, rifugiandosi dietro a scuse puerili come “tanto voleva andare via” o “tanto non giocava mai” non ci rende vicini alla società, quanto piuttosto superficiali com’è stata la gestione del difensore marocchino. Grazie Medhi, e scusaci. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/05/medhi-benatia.html
  14. MEDHI BENATIA https://it.wikipedia.org/wiki/Medhi_Benatia Nazione: Marocco Francia (Fino al 2003) Luogo di nascita: Courcouronnes (Francia) Data di nascita: 17.04.1987 Ruolo: Difensore Altezza: 189 cm Peso: 94 kg Nazionale Marocchino Soprannome: - Alla Juventus dal 2016 al 2019 Esordio: 27.08.2016 - Serie A - Lazio-Juventus 0-1 Ultima partita: 11.11.2018 - Serie A - Milan-Juventus 0-2 59 presenze - 5 reti 2 scudetti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Medhi Amine Benatia El Moutaqui (Courcouronnes, 17 aprile 1987) è un ex calciatore francese naturalizzato marocchino, di ruolo difensore. Medhi Benatia Benatia in azione con la nazionale marocchina al campionato del mondo 2018 Nazionalità Francia Marocco (dal 2003) Altezza 189 cm Peso 94 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 9 dicembre 2021 Carriera Giovanili 2000-2002 INF Clairefontaine 2002-2003 Guingamp 2003-2006 Olympique Marsiglia Squadre di club 2004-2006 Olympique Marsiglia 2 12 (0) 2006-2007 → Tours 29 (0) 2007-2008 → Lorient 0 (0) 2008-2010 Clermont Foot 57 (2) 2010-2013 Udinese 80 (6) 2013-2014 Roma 33 (5) 2014-2016 Bayern Monaco 29 (2) 2016-2019 Juventus 59 (5) 2019-2021 Al-Duhail 38 (1) 2021 Fatih Karagümrük 6 (0) Nazionale 2003-2004 Francia U-17 7 (0) 2003-2004 Marocco U-17 1 (0) 2005-2007 Marocco U-20 4 (0) 2008-2019 Marocco 66 (2) Biografia Benatia è nato in Francia da padre marocchino e madre francese di origine algerina. Caratteristiche tecniche Di ruolo difensore centrale, è dotato di un'ottima personalità, oltre a essere elegante nei movimenti, veloce, atletico, aggressivo in marcatura e abile nei contrasti, in tackle, negli anticipi e nell'intercettare palloni grazie alla sua ottima lettura del gioco offensivo degli avversari. La sua forza fisica gli consente di essere bravo anche nei colpi di testa. Carriera Club Gli inizi Benatia muove i primi passi da calciatore nell'Évry e nel Créteil-Lusitanos, prima di entrare nella prestigiosa accademia di INF Clairefontaine. Decide di entrare nel settore giovanile dell'Olympique Marsiglia, dove rimane per più di quattro anni. Con lo scopo di fare esperienza, nel 2006 viene dato in prestito dapprima al Tours, dove disputa 29 partite, e nella stagione successiva al Lorient, dove tuttavia non scende mai in campo a causa di un grave infortunio al ginocchio. Clermont e Udinese Tornato a Marsiglia, non trova spazio nella squadra biancazzurra sicché nel giugno 2008 accetta il trasferimento a titolo definitivo al Clermont Foot, club di Ligue 2. Qui riesce a trovare continuità di rendimento e le sue prestazioni iniziano a destare l'interesse di vari club europei. Nel gennaio 2010 viene acquistato dagli italiani dell'Udinese per 500 000 euro, i quali decidono di farlo rimanere in prestito a Clermont sino a fine stagione. Benatia in allenamento all'Udinese nel 2011 Nell'estate seguente inizia l'esperienza a Udine, esordendo in bianconero l'11 settembre 2010 nella sconfitta 1-2 al Meazza contro l'Inter. Alla sesta giornata di campionato, il successivo 2 ottobre allo stadio Friuli contro il Cesena, segna al 2' di recupero il suo primo gol con la maglia friulana, che vale la vittoria 1-0 e pone fine a una striscia negativa dell'Udinese. All'ottava giornata, contro il Palermo, sigla la sua seconda rete stagionale, aprendo le marcature nel vittorioso 2-1 finale. Ritorna al gol il 13 marzo 2011, alla ventinovesima giornata, quando realizza il gol del vantaggio bianconero sul Cagliari nella trasferta del Sant'Elia poi vinta 4-0 dai friulani. L'Udinese termina la stagione al quarto posto della Serie A, accedendo ai preliminari di Champions League, piazzamento cui Benatia contribuisce con 34 partite e 3 gol. Nella stagione successiva, iniziata con l'eliminazione dalla Champions League e il ripescaggio in Europa League, realizza un'unica rete in campionato nella partita del 2 ottobre 2011 vinta 2-0 sul Bologna. Il 20 dello stesso mese sigla il suo primo gol nelle competizioni europee, nella vittoria 2-0 sugli spagnoli dell'Atlético Madrid (poi vincitore dell'edizione) valida per la fase a gironi di Europa League. Termina la stagione con un totale di 38 presenze e 2 gol che aiutano l'Udinese a raggiungere la quinta posizione della classifica, accedendo ai preliminari di Europa League. Roma e Bayern Monaco Nel luglio 2013 la Roma preleva il difensore dall'Udinese per 13,5 milioni di euro (comprensivi delle cessioni in comproprietà verso Udine dei calciatori Valerio Verre e Nico Lopez, rispettivamente per 2,5 e 1 milione). Debutta coi giallorossi il successivo 25 agosto, nella vittoriosa trasferta di campionato sul campo del Livorno (2-0). Il 25 settembre, nella gara esterna contro la Sampdoria vinta 2-0, segna la sua prima rete con la maglia dei capitolini. In questo inizio di stagione a Roma, contribuisce alla striscia-record di 10 successi consecutivi in Serie A, raggiunta dai giallorossi dopo la vittoria casalinga sul Chievo del 31 ottobre 2013. Il successivo 16 novembre entra nella lista dei 25 candidati al titolo di calciatore africano dell'anno, insieme al compagno di squadra Gervinho, dove viene inserito nella Top 11 continentale. Il 22 dicembre realizza al Catania una doppietta, in una partita finita 4-0 per i giallorossi. La positiva e unica stagione a Roma, conclusasi con 37 presenze e 5 reti, gli vale l'inserimento nell'ESM Team of the Year. Benatia in azione al Bayern Monaco nel 2014 Nell'agosto 2014 viene acquistato dal Bayern Monaco per 26 milioni di euro (più 4 di bonus). In Baviera vince per due volte il campionato tedesco, cui si aggiunge nella stagione 2015-2016 la Coppa di Germania, i primi trofei della carriera per il franco-marocchino; tuttavia non riesce a imporsi come titolare, sia per qualche infortunio di troppo, sia per la mancata fiducia accordatagli dall'allenatore Josep Guardiola, il tutto sommato anche a problemi di ambientamento in Germania. L'arrivo in rosa di Mats Hummels nell'estate 2016, di fatto preclude ulteriori spazi a Benatia, il quale lascia i Roten dopo due stagioni. Juventus e ultimi anni Nel luglio 2016, a fronte di un esborso di 3 milioni di euro, il giocatore torna in Italia approdando in prestito alla Juventus. Primo marocchino nella storia dei torinesi, esordisce in maglia bianconera il successivo 27 agosto, nella vittoriosa trasferta di campionato contro la Lazio (1-0). Il 10 marzo 2017 segna il suo primo gol juventino in Serie A, nella classica vinta per 2-1 contro il Milan allo Juventus Stadium. Frattanto il 12 maggio seguente il club piemontese riscatta il cartellino del giocatore dal Bayern Monaco per 17 milioni di euro. Tra il 17 e il 21 maggio, dapprima vince la sua prima Coppa Italia superando in finale la Lazio (2-0), e poi conquista il suo primo scudetto grazie alla vittoria casalinga contro il Crotone (3-0). Il 3 giugno partecipa inoltre alla sua prima finale di Champions League (senza tuttavia scendere in campo), poi persa dai bianconeri contro il Real Madrid (1-4). Benatia con la maglia della Juventus nel 2018 Dopo una stagione d'esordio globalmente positiva, ma che non lo vede tra gli inamovibili della squadra sia per la concorrenza nel ruolo, sia perché frenato da una serie di guai fisici, nell'annata seguente la sopravvenuta cessione di Leonardo Bonucci apre al marocchino maggiori spazi al centro della difesa bianconera. Al termine di un campionato che lo vede tra i punti fermi dell'undici titolare, bissa la conquista dello scudetto; infine il 9 maggio 2018, realizzando una doppietta, è tra i protagonisti della vittoriosa finale di Coppa Italia contro i rivali del Milan (4-0). Questo favorevole periodo va tuttavia a interrompersi nell'estate 2018, quando il ritorno a Torino di Bonucci relega nuovamente Benatia tra le seconde linee. Demotivato per le scarse possibilità d'impiego e spinto anche da ragioni extrasportive, nel gennaio 2019 chiede e ottiene la cessione all'Al-Duhail, che lo acquista per 8 milioni di euro (più bonus). Rimane in forza al club qatariota fino al giugno 2021, quando decide di non rinnovare il proprio contratto in scadenza, concludendo la sua esperienza a Doha con 66 presenze e 2 reti totale. Il 30 luglio dello stesso anno si accasa ai turchi del Fatih Karagümrük, club della Süper Lig. Rimane in rossonero per un semestre, giocando solamente 6 incontri fino al 9 dicembre 2021, giorno in cui annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Ha iniziato a giocare per la nazionale giovanile francese (Under-17), dove ha disputato qualche partita. Successivamente gioca nelle varie nazionali giovanili marocchine, mentre il 19 novembre 2008 fa il suo debutto con la nazionale maggiore, giocando in un'amichevole contro lo Zambia. Il 4 giugno 2011 segna il suo primo gol internazionale nella partita contro l'Algeria. Dal 2013 si alterna la fascia di capitano dei marocchini assieme a Houssine Kharja, mentre dal 2015 diventa ufficialmente il capitano dei Leoni dell'Atlante. Il 15 marzo 2017 annuncia il temporaneo ritiro dalla rappresentativa marocchina a causa dello scarso impiego con la sua squadra di club, fatto che non riuscirebbe a garantirgli la giusta competitività; torna in nazionale nel successivo settembre, ed è poi convocato per il campionato del mondo 2018 in Russia (a cui il Marocco si qualifica anche grazie a un suo goal nello scontro diretto vinto 2-0 in trasferta contro la Costa d'Avorio), dove disputa le prime due partite del Marocco, eliminato al primo turno con un pareggio e due sconfitte. Successivamente disputa la Coppa d'Africa 2019, in cui scende in campo in 2 partite della Nazionale eliminata agli ottavi. Il 2 ottobre 2019, dopo 66 partite con 2 reti segnate all'attivo, decide di lasciare la Nazionale. Palmarès Club Campionato tedesco: 2 - Bayern Monaco: 2014-2015, 2015-2016 Coppa di Germania: 1 - Bayern Monaco: 2015-2016 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2018 Coppa dell'Emiro del Qatar: 1 - Al-Duhail: 2019 Campionato qatariota: 1 - Al-Duhail: 2019-2020 Individuale Africa Finest XI del Calciatore africano dell'anno: 1 - 2013 ESM Team of the Year: 1 - 2013-2014 CAF Team of the Year: 4 - 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2017-2018 Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2014 Globe Soccer Awards: 1 - Premio speciale: 2014
  15. MARIO MANDZUKIC «È impossibile riassumere quattro anni e mezzo in un semplice arrivederci, ma spero abbiate visto la mia passione per questo club e per questa squadra in ogni singola partita che ho giocato per la Juventus. Un grande ringraziamento a Mr Allegri e a Mr Marotta per avermi voluto a Torino. È stato un privilegio giocare per la Juventus e gli ultimi mesi non cambieranno il rispetto e l’amore che provo per il club. Ringrazio tutti i compagni che ho avuto in queste stagioni, ho davvero apprezzato ogni singola battaglia con voi e abbiamo vinto la maggior parte di queste battaglie! Non dimenticherò tutte le vittorie e i trofei, frutto della nostra qualità, del duro lavoro e dello spirito di squadra. Un grande grazie anche allo staff che lavora dietro le quinte, allenatori, staff medico, fisioterapisti e ogni altra persona che si preoccupa che i giocatori della Juventus siano nelle migliori condizioni per avere successo. Infine, il ringraziamento più grande per i meravigliosi tifosi che sono la vera ragione per cui il club e così grande e vincente. Ho apprezzato davvero molto il sostegno che mi avete dimostrato fin dal primo giorno. Concludendo, ho sempre cercato di dare il massimo per i Bianconeri. Vi auguro il meglio! E per me, è tempo di un nuovo capitolo... Per sempre vostro, Mario». FRANCESCO QUADARELLA, CATENACCIOECONTROPIEDE.IT DEL 6 LUGLIO 2020 Se avesse visto il suo aspetto, la sua personalità e il suo modo di giocare, Ettore Scola avrebbe probabilmente arruolato istantaneamente Mario Mandzukic per il suo capolavoro del 1976 “Brutti, sporchi e cattivi”, in cui l’attaccante avrebbe potuto interpretare senza problemi uno dei ruoli della famiglia Mazzatella. Purtroppo per lui – oltre che per noi –, il croato nascerà solamente 10 anni dopo l’uscita del film. Precisamente nasce a Slavonski Brod, in Croazia, il 21 maggio 1986, ma calcisticamente non muove lì i suoi primi passi, perché, come in moltissime delle storie slave degli anni Novanta, si deve iniziare con una fuga dalla propria terra, uno sradicamento fisico dalle proprie radici, per sfuggire alle sanguinose guerre che ospitavano i Balcani in quegli anni e alle disastrose conseguenze che si ripercuotevano sui civili. I Mandzukic, quindi, decisero di scappare in Germania, nel Baden-Württemberg, a Ditzingen, a circa 20 km dalla capitale Stoccarda, e il giovanissimo Mario inizia a giocare nelle giovanili della squadra della città. Dopo quattro anni, a guerra conclusa e indipendenza croata ottenuta, i Mandzukic tornano a casa, e Mario può finalmente giocare nelle giovanili del Marsonia, la squadra della sua città natale, nonché la squadra che lo fa debuttare tra i professionisti, nella seconda divisione croata. Il ragazzo, appena maggiorenne, non è ancora calcisticamente formato, e gioca molto indietro rispetto alle posizioni che occuperà principalmente nella sua carriera, più a centrocampo che in attacco. Gli piace lottare in mezzo al campo e recuperare palloni, e sviluppa un’elasticità tattica che nel corso della sua carriera gli tornerà molto utile. Nonostante la posizione occupata, inizia a far intravedere delle importanti doti realizzative: alla sua prima stagione, infatti, segna 14 gol. In patria si inizia a parlare di lui, viene anche chiamato nell’Under-19 della Nazionale croata e anche lì mostra il suo talento, le sue prestazioni fanno rumore, Mario spicca sugli altri giocatori, e nel 2005 si trasferisce all’NK Zagabria, la meno nota ma più vecchia squadra della capitale. A Zagabria debutta nella prima divisione croata e inizia a giocare stabilmente da prima punta, nelle due stagioni con la maglia dei Pjesnici realizza 17 gol in 58 presenze. Nella stagione 2007/2008 la carriera di Mandzukic fa un ulteriore passo in avanti, viene infatti acquistato dalla prima squadra della capitale, nonché prima squadra del Paese, la Dinamo Zagabria. Nella stessa annata, dopo aver giocato ed esser andato in gol anche con l’Under-20 e l’Under-21, viene convocato dalla Nazionale maggiore, e anche lì ci mette poco a lasciare il suo timbro. Nei tre anni alla Dinamo diventa ancor più implacabile sotto porta, mette a segno 63 reti in 128 gare e colleziona nel palmarès i suoi primi trofei, tutti nazionali: 3 campionati, 2 coppe e 4 supercoppe. Mandzukic ha gli occhi di mezza Europa addosso, e nel 2010, come aveva fatto da bambino, decide di lasciare la Croazia per la Germania, questa volta fortunatamente non per questioni belliche. Ad attenderlo c’è un clima più rigido, Mario si trasferisce nel nord della Nazione, in Bassa Sassonia, precisamente nella città di Wolfsburg. Ad accoglierlo c’è il tecnico Steve McClaren – ex CT dell’Inghilterra –, che, nonostante la consacrazione in Croazia sia avvenuta da prima punta, lo schiera spesso sulla fascia, come esterno d’attacco e di centrocampo, perché, secondo il tecnico inglese, soffre la concorrenza di Edin Dzeko, altro attaccante roccioso classe ‘86 proveniente dall’est-Europa, che però porta già con sé una maggiore esperienza. Nonostante le scelte di campo, tra i due nascerà una buona amicizia, e viaggiando un po’ con la fantasia, sarebbe stato molto bello, calcisticamente parlando, vederli giocare insieme, per la stessa nazionale, al massimo dello splendore delle loro carriere, ma dobbiamo accontentarci di 6 sbiaditi mesi in quel di Wolfsburg. La confusione sulla panchina dei Wölfe è considerevole, e a poche gare dal termine c’è il serio rischio di retrocedere. Per evitare questo disastro il club richiama Felix Magath, l’eroe che 2 anni prima aveva miracolosamente portato i Lupi a vincere il campionato. Il tecnico tedesco sarà fondamentale per la crescita temperamentale di Mandzukic, sarà infatti in quegli anni che svilupperà la sua dedizione assoluta alla professionalità e temprerà il suo carattere, rude e scontroso ma sempre e solo al servizio del gioco e della squadra, saranno infatti rarissime in carriera le espulsioni per non esser riuscito a contenere la sua bruschezza, nonostante non si sia mai tirato indietro quando c’era da lottare. Oltre a smussarlo caratterialmente, Magath torna a far giocare Mandzukic come punta, e questa scelta ottiene sin da subito dei riscontri positivi: Mario, che fino a quel momento aveva segnato solo 1 gol, segna 7 reti in 6 gare e trascina il Wolfsburg alla salvezza. La mano di Magath si era fatta decisamente sentire. Nella stagione successiva Mandzukic segna 12 gol e serve 10 assist ai compagni, dimostrandosi una punta completa e terribilmente efficace, tra le migliori al mondo nel colpo di testa. Il Wolfsburg chiude l’anno all’ottavo posto, ma la sua avventura con i biancoverdi finisce lì, perché in Baviera si sono accorti di lui, e il Bayern Monaco decide di acquistarlo. Ancora una volta, come in Croazia, Mario sale un altro gradino, arrivando al top, e questa volta entra a far parte di una squadra che rappresenta l’élite europea, dalla quale Mandzukic si distaccherà solo sul finale di carriera. Nell’estate del trasferimento al Bayern, disputa la sua prima competizione internazionale con la Croazia, l’Europeo del 2012. La sua Nazionale, però, è parecchio sfortunata nel sorteggio, è costretta infatti ad affrontare un girone in cui ci sono Italia e Spagna, ovvero quelle che si riveleranno le finaliste del torneo. La vittoria con l’Irlanda e il pareggio con l’Italia non bastano, la Croazia esce ai gironi, ma lo fa a testa altissima, con 4 punti, 4 gol fatti e 3 subiti. Di quei 4 gol, Mandzukic ne segnerà 3, risultando capocannoniere a fine torneo nonostante le poche partite giocate, a pari merito però con altri cinque giocatori. Il pensiero iniziale del Bayern Monaco era quello di aver preso una riserva per Mario Gomez, ma nel corso della stagione, anche a causa dei problemi fisici del tedesco, riuscirà a superarlo nelle gerarchie di mister Heynckes e a divenire la punta titolare. La sua prima annata in Baviera è praticamente perfetta: mette a segno 22 gol e vince tutto quello che c’è da vincere. Conquista il treble, il primo nella storia del calcio teutonico, vincendo la sua prima Bundesliga, la sua prima Coppa di Germania, e soprattutto la Champions League, dopo aver battuto in finale il Borussia Dortmund di Jürgen Klopp, gara nella quale segna il primo gol dei bavaresi, prima del secondo e decisivo gol di Arjen Robben. In quel periodo, per la sua tenacia in campo, la sua continua interpretazione della gara come una lotta e l’asfissiante pressing sui difensori avversari, venne soprannominato dal suo ex compagno di squadra al Wolfsburg Brazzo Salihamidzic, Strassekämpfer, ovvero Street Fighter, come il famoso picchiaduro degli anni Novanta. Il capolavoro della prima stagione viene però soppiantato da quello che succede nella nuova: il Bayern rivoluziona, arriva Pep Guardiola. Come spesso accade, l’arrivo del tecnico spagnolo in un nuovo club prevede lo spodestare completamente il posto di giocatori che sembravano intoccabili, è successo al Barcellona con Ronaldinho, succederà al Manchester City con Yaya Touré, e al Bayern fu Mandzukic a esserne vittima. Per la dirigenza, però, il croato è un giocatore troppo importante, e decidono di tenerlo in rosa. Mandzukic prova in tutti i modi ad adattarsi alla filosofia del catalano, e sul campo i numeri parlano a suo favore, segna anche più dell’anno precedente, ma il feeling con l’allenatore non scatterà mai, e le cose precipiteranno nel finale di stagione. L’attaccante croato, in un’intervista rilasciata dopo l’addio al Bayern, accusò Guardiola di mancanza di rispetto nei suoi confronti, che al contrario aveva sempre rispettato lui e tutto il mondo Bayern. I motivi furono principalmente due: il non averlo convocato per la finale di Coppa di Germania, e l’averlo lasciato in panchina nelle ultime giornate di campionato – con il Meisterschale già in bacheca – solo per impedirgli di vincere il titolo di capocannoniere. Il caso vuole che il miglior marcatore stagionale, con due reti in più, sarà Robert Lewandowski, il giocatore che lo sostituirà. Mandzukic fa quindi le valigie e si trasferisce all’Atlético Madrid, alla corte del Cholo Simeone. Debutta e segna subito con i Colchoneros, decidendo il derby contro il Real Madrid nella Supercoppa di Spagna. Le premesse per fare bene ci sono tutte, il cholismo, al contrario del tiki-taka guardiolano, è una filosofia di gioco nella quale il croato può dare il suo massimo, ma l’annata non va come ci si poteva aspettare, l’Atlético è protagonista di una stagione mediocre. Mandzukic realizza comunque 20 gol e si conquista l’apprezzamento dei tifosi soprattutto per le battaglie senza esclusione di colpi con Sergio Ramos durante i derby madrileni. Mario, però, non rientra tra gli incedibili per la dirigenza, e dopo un’offerta reputata giusta per lui viene ceduto. Ad acquistarlo è una squadra italiana, la Juventus. Così come con l’Atlético, debutta segnando e vincendo la Supercoppa nazionale, insieme al suo compagno di reparto e anch’esso nuovo arrivato Paulo Dybala, con il quale costruirà sul campo un feeling particolare, oltre che con l’allora ventiduenne Paul Pogba, che gli fornirà diversi assist nel corso della stagione. Le premesse, ancora una volta, risultano beffarde. In campionato le cose non si mettono per niente bene, dopo 10 giornate la squadra di Allegri ha collezionato 3 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte. Alla decima giornata, dopo la sconfitta contro il Sassuolo, sono davvero in pochi quelli che credono che la Juventus possa vincere quello scudetto. Mario, complice anche un infortunio, segna appena 1 gol, il suo primo in Serie A, nella vittoria contro l’Atalanta, e, come tutta la rosa, sta deludendo le aspettative. Ma qualcosa cambia, i veterani prendono in mano la squadra e nella partita successiva, quella del derby della Mole contro il Torino, la Juventus vince con un gol di Juan Cuadrado al 94’. Da quel momento fino alla trasferta di Firenze che regalerà lo scudetto ai bianconeri, la Juventus non perderà nessuna gara, e anzi, ne pareggerà solo una contro il Bologna, e vincerà tutte le altre, compiendo una rimonta insperata e miracolosa. Mario Mandzukic, nonostante qualche altro problema fisico che avrà nel corso della stagione, sarà uno dei protagonisti di questo miracolo, mettendo a segno 13 gol e diventando un giocatore tatticamente imprescindibile per Massimiliano Allegri. In Champions Mandzukic segna sia nella gara d’andata che in quella di ritorno contro il Manchester City, salta l’ultima gara del girone per influenza e la Juve crolla a Siviglia, passando clamorosamente il girone da seconda e incontrando subito una big agli ottavi, il Bayern Monaco. Mario sente molto questa gara, affronta i suoi ex compagni e soprattutto il suo ex allenatore Pep Guardiola, vuole aiutare i bianconeri a vincere. Nella gara d’andata, giocata allo Juventus Stadium, dopo 55 minuti, la Juventus è sotto di 2 reti: Müller e Robben, con un gol dei suoi. Ma la squadra torinese, presa sulle spalle dal suo numero 17, non si arrende, e trova prima l’1-2 di Dybala, su una grande imbeccata di Mandzukic, e poi il 2-2 con un gol a sorpresa di Stefano Sturaro, e in questo caso il croato confeziona l’hockey pass dell’azione. Mario, che rientrava da un problema muscolare che gli aveva fatto saltare cinque gare di campionato, è il trascinatore assoluto della Juventus, lotta come un leone per 90 minuti e non si risparmia mai quando c’è da battagliare, per conferme citofonare Robert Lewandowski. Ventuno giorni dopo, all’Allianz Arena di Monaco, si gioca il ritorno. La Juventus arriva alla gara orfana di Chiellini – che verrà convocato, ma resterà in panchina –, Marchisio e Dybala, e con un Mandzukic a mezzo servizio, visto che, nei giorni precedenti alla gara, ha riscontrato dei problemi muscolari. Per questo motivo, Allegri decide di tenerlo in panchina, e inserirlo al massimo a gara in corso se sarà necessario. I bianconeri, disegnati tatticamente da Allegri con un 5-4-1 e trascinati da un Morata in forma smagliante, giocano 60 minuti perfetti. Trovano due gol, il primo con Pogba e il secondo con Cuadrado, e hanno tantissime occasioni per chiudere definitivamente la gara, che però non vengono sfruttate. A 30 minuti dalla fine il Bayern inizia a spingere insistentemente, si fa sentire sempre di più e prova a riaprirla. Sul 2-0 per la Juve, Allegri, preoccupato dalla squadra che si stava arroccando troppo in difesa, inserisce Mandzukic per tenere su la palla, ma il risultato non è quello sperato. Mario, quasi per indole, oltre che per una condizione che non è delle migliori, si schiaccia sulla linea dei centrocampisti e di conseguenza gli avversari alzano il loro baricentro, diventando sempre più pericolosi, fino a quando non trovano il gol dell’1-2 con Lewandowski al 73′. La Juventus prova a resistere nell’ultimo quarto d’ora, ma al 91′ arriva il gol di Thomas Müller, che così come all’andata rimonta da 0-2 a 2-2, con la differenza che adesso ci sono a disposizione i supplementari. La Juventus, stanca fisicamente e psicologicamente, crolla sotto i colpi di Thiago Alcantara e Coman, e viene eliminata dalla competizione. L’estrema delusione di Mandzukic, come testimonierà Allegri anni dopo, si manifesta prepotentemente nelle settimane a seguire. Mario si sente l’assoluto responsabile per la sconfitta, diventa improvvisamente più silenzioso del solito e si isola dal gruppo all’interno dello spogliatoio, come per volersi punire. In pochi mesi si era creato un grande affetto tra lui, i compagni e i tifosi, e il pensiero di averli delusi lo straziava. Risponderà sul campo, nelle ultime gare del campionato, ma questa, per lui, rimarrà a lungo una ferita complicata da rimarginare. Nella stagione successiva, alla Juventus arriva Gonzalo Higuain, fresco di record di gol segnati in una singola stagione di Serie A nonché giocatore che rappresenta in quel momento il trasferimento più costoso nella storia della Juventus e della Serie A, e questo porta Mandzukic ad avere, almeno inizialmente, un ruolo più marginale all’interno dell’attacco bianconero. Allegri non può tenere fuori una macchina da gol come l’argentino, ma allo stesso tempo il croato è troppo importante per stare in panchina, Mandzukic è uno che si sacrifica ma che non si può sacrificare. Per farli condividere si inventa un 4-2-3-1 in cui Higuain fa la punta, e Mandzukic torna a ricoprire, dopo diversi anni, il ruolo di esterno sinistro d’attacco. Questa geniale mossa tattica rappresenta la chiave di volta per la Juventus, che con i due, Dybala e Cuadrado – o Dani Alves –, forma un attacco tatticamente perfetto. In questa posizione il croato riduce il numero di gol rispetto alla stagione precedente – andrà comunque in doppia cifra –, ma le sue lotte in mezzo al campo, i suoi recuperi in difesa, la sua corsa instancabile sulla fascia, il suo peso specifico in area di rigore, il suo pressing asfissiante sui difensori, la sua tenacia e la sua immensa leadership, lo rendono il giocatore più importante dello scacchiere bianconero per i meccanismi di gioco allegriani. La squadra rivince il campionato, rivince la Coppa Italia, e arriva in finale di Champions League, dopo aver sfoderato prestazioni epiche, su tutte la vittoria per 3-0 contro il Barcellona di Leo Messi. In quel di Cardiff, però, la Juve casca ancora una volta in quella che è la propria storica maledizione. Il primo tempo illude i bianconeri: gli ispanici passano in vantaggio con il solito Cristiano Ronaldo, ma Mandzukic pareggia i conti, segnando in rovesciata un gol imbarazzantemente bello – diventando uno dei tre calciatori, insieme al già citato Ronaldo e a Velibor Vasovic, ad aver segnato con due squadre diverse in una finale della massima competizione europea –; la squadra bianconera sembra essere in partita. Nel secondo tempo, però, complici dei possibili dissidi interni venuti fuori negli spogliatoi e un Cristiano Ronaldo in versione beast, la Juve viene travolta con un clamoroso 4-1. La terza stagione bianconera di Mandzukic, vissuta ancora principalmente da ala e solo parzialmente da punta, è una stagione di costanti. Vince ancora il campionato e vince ancora la Coppa Italia, ma alla costante delle vittorie nazionali si accompagna la costante delle delusioni europee, con il croato sempre protagonista e trascinatore di una squadra che quando esce dai propri confini sembra non riuscire a dare il proprio massimo. In Champions League, infatti, è ancora vittima del Real Madrid di Cristiano Ronaldo, questa volta ai quarti di finale. Dopo un sentenzioso 0-3 all’andata – partita nella quale CR7 segna probabilmente il gol più bello della sua carriera –, la Juve rischia di fare il miracolo al Bernabéu, ma perde la qualificazione all’ultimo minuto con un rigore del numero 7 dei blancos, per l’1-3 finale. In quella gara, studiata in maniera perfetta da Allegri, Mandzukic fu il leader offensivo della squadra, umiliando sulla sua fascia Dani Carvajal – uno dei perni assoluti del Real di Zidane –, sono infatti suoi i primi due gol della squadra torinese, che però risultano ancora una volta illusori. In estate arriva per lui e per i suoi compagni di Nazionale l’occasione che non si può sprecare, la talentuosa generazione croata dei Modric, dei Rakitic e dei Mandzukic è arrivata probabilmente all’ultima grande chiamata, quella dei Mondiali di Russia 2018. Era importante rendere orgogliosi i 4 milioni di croati presenti nel Paese e fare una buona figura, ma nessuno si sarebbe mai aspettato una spedizione così memorabile. La Croazia inizia il suo Mondiale in un girone per niente semplice, dove però ottiene 3 vittorie, contro la Nigeria, l’Islanda e soprattutto l’Argentina di Lionel Messi, che viene spazzata via con un netto 3-0. Nel prosieguo del percorso battono prima la Danimarca e poi i padroni di casa della Russia ai calci di rigore, e il destino sembra simile anche per la semifinale contro l’Inghilterra, che però viene risolta da un gol ai tempi supplementari di Mario Mandzukic, che porta la Croazia a giocare la prima finale della sua storia. Capire cosa significhi questo per un popolo appartenente a un paese piccolo e che ha visto la propria Nazionale, dopo l’exploit inaspettato del ‘98, eliminata ai gironi dei Mondiali 2002, 2006 e 2014, con in mezzo la non qualificazione del 2010, è praticamente impossibile. Quello che era riuscita a fare quella squadra, prima ancora della finale, era inspiegabile, molto più di un semplice traguardo sportivo. I croati erano uniti come mai lo erano stati prima. La finale vedrà la Francia vincere il suo secondo Mondiale, ma, al di là della banale retorica, l’orgoglio provato dai croati per la propria squadra rimase intatto anche dopo il triplice fischio finale, e la felicità di aver raggiunto quell’obiettivo e averne sfiorato uno forse troppo grande era incommensurabile. In quella partita finita 4-2 per i Blues, Mandzukic segna, quando ormai è troppo tardi, il suo trentatreesimo e ultimo gol con la maglia a scacchi, diventando il secondo goleador di sempre dopo Davor Suker. Nel frattempo, a Torino, la Juve ha portato in bianconero quello che per anni è stato il loro peggior incubo: Cristiano Ronaldo. Con la partenza di Higuain verso Milano, il croato si rivela un partner essenziale per il portoghese, e un elemento importante in area di rigore, decidendo spesso le partite contro le big del campionato italiano. Al termine dell’annata arriverà “solo” lo scudetto, il suo quarto consecutivo, e per sancire ancor di più l’amore tra lui e la Juventus, indosserà in 7 occasioni la fascia di capitano, tutto porta a prevedere che la carriera del croato si concluderà adornata dai colori bianconeri, come era anche nella volontà dello stesso Mandzukic. Quello che non era stato previsto, però, è un’altra rivoluzione che avrà lui come principale vittima, dopo quella del Bayern. La Juventus passa da Allegri a Sarri, e Mario passa dall’essere un giocatore inamovibile a essere un peso fuori rosa. La situazione che si era creata lo vede costretto ad andare via nel mercato di riparazione, lasciando la squadra nella quale ha dato e ricevuto di più in quanto ad affetto e non solo. Sceglie come meta il Qatar, attirato dal ricco stipendio che l’Al-Duhail era disposto a offrigli, ma dopo appena 572 minuti in campo e 1 gol, rescinde il proprio contratto con la squadra araba, e ora è pronto a navigare verso altri lidi per una nuova avventura che possa stimolarlo calcisticamente. Se si va a guardare la carriera di Mandzukic, lo spirito con il quale l’ha sempre condotta è praticamente opposto a quello che muove Giacinto Mazzatella, il protagonista della pellicola di Scola inizialmente citata. Il personaggio interpretato magistralmente da Nino Manfredi, infatti, mette i suoi soldi e la propria persona davanti a tutto, risultando egoista nei confronti della sua famiglia. L’attaccante croato, al contrario, ha sempre dato tutto quello che aveva per la propria squadra, per i propri allenatori e per i propri tifosi. Mario Mandzukic è sempre stato brutto, sporco e cattivo, ma solo per chi lo ha avuto contro. RICCARDO MITA, JUVENTIBUS.COM DEL 30 NOVEMBRE 2019 “L’ultima valigia e poi tutto cambierà e già qualcuno aspetta per portarti via di qua...” Cantava così Massimo Di Cataldo, icona della musica nostrana anni ‘90, che si presentò con questo testo dal titolo “Se adesso te ne vai” al festival di Sanremo del 1996, sì, proprio quel 1996, anno che ci vide per l’ultima volta sul tetto d’Europa. La canzone parlava di un amore finito, di un’agonia portata avanti per cercare di non buttare via tutto, nella speranza di un ripensamento, ma nella consapevolezza che ormai fosse tardi. Questa consapevolezza, noi juventini, la stiamo vivendo da qualche mese ormai; nel nostro caso la storia al capolinea è quella tra la Juventus e Mario Mandzukic, bomber capace di vincere ovunque sia andato, maestro del gioco aereo e uno degli “attaccanti d’area di rigore” più forti della sua generazione. Il croato, da punto inamovibile di mister Allegri è diventato – sì lo so è brutto chiamarlo così, ma al momento lo è – un esubero. L’ex Dinamo Zagabria, alla Juventus dalla stagione 2014/15, ha totalizzato 118 presenze e segnato 31 goal in bianconero. Numeri di tutto rispetto per uno dei giocatori più iconici della presidenza Andrea Agnelli. L’ex punta del Wolfsburg, (tra le diverse squadre in cui ha militato), ha rappresentato per noi tifosi un punto di riferimento, un giocatore pronto sempre a sacrificarsi e l’ultimo a uscire dal ring. Un calciatore che a 30 anni e passa si è messo a fare l’esterno d’attacco pur avendo quasi sempre indossato in carriera l’abito da punta centrale. Nonostante questo, prestazioni sempre di alto livello e goal importanti, soprattutto a grandi squadre, come a voler dimostrare la sua supremazia non solo fisica, ma decisamente mentale. Il suo goal più bello, manco a dirlo, la rovesciata in finale contro il Real Madrid... lancio di Bonucci da 40 metri verso Alex Sandro che rigira e trova Higuain, l’argentino fa sponda verso Marione che tenta la magia da posizione defilata e buca Keylor Navas. Un goal che sfida tutte le leggi della fisica, alcune le viola, ma Mario non lo sa e nel dubbio la butta dentro. Un’azione alla Holly e Benji, ma quel goal alla Hutton è frutto di un croato alto 1,90 m che tenta l’acrobazia da 12 m di distanza in una finale di Champions, e gli riesce. Come sia andata a finire quella partita lo sappiamo tutti e forse questo è l’unico ricordo da trattenere, non a caso firmato Mandzukic. Il destino del vice campione del mondo a Russia 2018, sembra ormai segnato, e la cosa più tragicomica – passatemi il termine – nella carriera di questo campione – così va chiamato perché lo merita – è l’epilogo di ogni esperienza. Mario, infatti, sembra sia sempre stato fatto partire con troppa facilità. Al Bayern, dopo aver vinto tutto da protagonista, complice anche l’arrivo di Lewandowski, fu costretto a fare le valigie e lasciare l’Allianz Arena per passare di fretta e furia all’Atletico Madrid. Qui nonostante la stima del cholo Simeone e una Supercoppa di Spagna vinta grazie a un suo goal al ritorno contro la solita vittima Real Madrid, dopo una sola stagione, viene lasciato tranquillo di proseguire da un’altra parte. Inizia quindi l’avventura in bianconero condita da 4 scudetti, 3 coppe Italia e 2 supercoppa di Lega, trionfi che l’hanno visto come uno dei principali fautori. In questi anni l’amore dei tifosi, la stima di tutti, e la passione di mister Allegri che lo avrebbe messo anche in porta. Quindi? Quindi stavolta finirà la carriera qui... Giusto? Macché sembra che tutto stia per finire anche stavolta. In questo caso non si deve dar colpa a scelte di mercato o mancanza di gratitudine, parola che nel calcio purtroppo ha poco peso, ma a uno stile di gioco di cui difficilmente potrebbe far parte. Sappiamo tutti infatti che nelle idee tattiche di Mister Sarri, il tecnico ex blues, prediliga giocatori più brevilinei sulle fasce e capaci di dare “strappi” durante diverse fasi della partita; senza pensare minimamente di togliere Ronaldo, libero di spostarsi partendo largo da sinistra. Per quanto riguarda il suo ruolo naturale da prima punta, qui il discorso è ancora più complesso. Al di là delle gerarchie, in cui Higuain veleggia, soprattutto in questo stato di grazia, subito dopo in quel ruolo troveremmo un Ronaldo accentrato “alla Allegri”, o un Dybala falso nueve, stile Sarri-Mertens per intenderci. Mandzukic quindi si ritrova dopo anni a non avere più una collocazione in campo, e questo lo porterà con ogni probabilità, alla soglia dei 34 anni, a cambiare di nuovo club. Si parla molto di Cina, si è parlato dello United che ora sembra essersi focalizzato sul talento Haland e si vocifera di un interessamento del Milan. Quale sia la sua destinazione poco importa, il dispiacere di vederlo andar via sarà naturale. Lui ha dato tanto a questa squadra e ha rappresentato la rinascita soprattutto in campo europeo. La qualità che più ci mancherà sarà la cattiveria agonistica, ingrediente che manca a molti dei nostri giocatori. Quello che mi sento di dire è grazie Mario per quello che ci hai fatto vedere. Spero che la tua carriera ti possa regalare ancora tante soddisfazioni, ciò che lascerai, se davvero dovessi andar via è una lezione: puoi essere il calciatore più forte, il più tecnico, il più elegante, il più veloce, ma se non hai un fuoco dentro che ti brucia, le partite che contano non sono per te... e tu Mario, nelle partite che contano, vai a fuoco. Chiudo come ho iniziato, con Massimo Di Cataldo, con una canzone vera, ma triste. Un po’ come questa bella storia che sta per tramontare. “E maledico il giorno che ci ha unito e questo che ti vede andare via, non mi rimane che un saluto abbasserò la testa e così sia...” ALEX CAMPANELLI, JUVENTIBUS.COM DEL 22 AGOSTO 2019 Mario Mandzukic non può essere definito un calciatore divisivo. Non si hanno notizie di suoi atteggiamenti, dentro e fuori dal campo, che possano destabilizzare l’ambiente, sul terreno di gioco è pronto ad adattarsi ai ruoli e compiti più svariati senza battere ciglio, con compagni e allenatore è tanto corretto e disponibile quanto aggressivo e battagliero nei confronti degli avversari. Eppure, gli ultimi mesi di Mandzukic in bianconero, le quali radici affondano in realtà all’inizio della stagione 2017/18, hanno letteralmente frammentato l’opinione del tifo bianconero, rendendo veramente difficile dare una dimensione reale delle sue 4 stagioni con la maglia della Juve. L’arrivo di Mandzukic in bianconero è una felice intuizione di Marotta e Paratici: partito Tevez, era impossibile sostituirlo con un giocatore dotato delle stesse caratteristiche, ecco allora sbarcare a Torino un attaccante che ne possedeva la classe e la tecnica di tiro, Dybala, e un altro che fosse in grado di ringhiare su ogni avversario ed eguagliarne l’impatto fisico, Mandzukic per l’appunto. Nell’inizio stagione più travagliato degli ultimi anni Allegri ci mette un po’ a trovare la quadratura, ma poi capisce che le qualità dei due si sposano alla perfezione e li mette davanti a Morata, probabilmente superiore a Mario come valore assoluto ma in quel momento meno funzionale a quella Juventus. Ne esce una stagione da 23 gol per Dybala, mentre Mario si accontenta di 13 segnature; resterà la sua annata più prolifica in bianconero. Nella stagione seguente l’arrivo a sorpresa di Higuain sembra poter relegare il croato a seconda scelta, invece MM gioca diverse partite da spalla del Pipita, prima del colpo di genio di Allegri che frutterà la seconda finale di Champions in 3 anni, per una delle Juventus complessivamente più convincenti degli ultimi anni: un 4-2-3-1 che vede Mandzukic, Dybala, Higuain e Cuadrado in campo tutti insieme, con Mario a far l’ala sinistra. L’epica che circonda Mario Mandzukic qui arriva ai livelli massimi, toccando l’apice col gol segnato al Real Madrid in finale, un capolavoro che, se la Juventus fosse uscita vincitrice, avrebbe proiettato il croato dritto nell’albo degli eroi bianconeri di ogni tempo. Le sue corse a mordere sulle caviglie degli avversari, i recuperi fino alla linea di fondo, le spallate e le sgomitate spalle alla porta, lo sguardo assassino contro i “nemici” della Juventus: tutte caratteristiche che fanno impazzire il popolo bianconero, il quale innalza il numero 17 a nuovo eroe. Poi qualcosa si rompe. Alla Juventus arrivano due esterni veri come Bernardeschi e Douglas Costa, l’opinione che “Mandzukic non possa ripetere una stagione così sfiancante” inizia a farsi strada, di colpo Mario l’eroe diventa un sopportato, si genera una corrente di pensiero che reputa stucchevoli tutti gli elementi che avevano fatto innamorare i tifosi, giudicate superflue nel momento in cui le prestazioni dell’ex Bayern non si rivelano più all’altezza della situazione. Il crollo del gradimento nei confronti di Mandzukic è proseguito nella stagione appena conclusasi: Mario che toglie spazio a Dybala da attaccante, Mario che impedisce alla Juventus di giocare bene a calcio, Mario che non segna mai ma deve giocare perché Allegri non ha il coraggio di toglierlo, Mario che non ne ha più ma non vuole ammetterlo e toglie spazio a compagni più meritevoli. Serve tanto, tanto equilibrio per parlare dell’esperienza in bianconero di Mandzukic. Nei 4 anni con la maglia della Juve, l’attaccante non si è mai rivelato un killer d’area di rigore, sempre oscillando tra i 10 e i 13 gol stagionali, ma è stato un giocatore estremamente poliedrico e funzionale. La sua abilità nell’aprire gli spazi ha dato vita al Dybala più prolifico di sempre, la sua intelligenza tattica e il suo spirito di abnegazione hanno permesso l’esistenza di una delle Juventus più sbilanciate di sempre, con Khedira-Pjanic in mezzo al campo, Dybala mezzapunta e Alves-Cuadrado sulla destra. Suo malgrado, non appena il deterioramento fisico (ostacolo quasi insormontabile per un giocatore delle sue caratteristiche) ne ha intaccato il rendimento, Mandzukic è rimasto prigioniero del suo stesso personaggio, della retorica che si era venuta a creare intorno a lui. La divisione su Mario Mandzukic ne ha generate di più ampie: chi lo reputa fondamentale viene considerato un discepolo di Allegri e nemico del bel calcio, quello predicato da coloro che ne invocavano la cessione a ogni prestazione opaca, per non parlare della dicotomia Dybala/Mandzukic, ritenuti “un giocatore senza palle, non da Juve” e “un carro armato senza piedi buono solo per le sponde” dai rispettivi detrattori. Mario Mandzukic, suo malgrado, ha tirato fuori il peggio del tifo bianconero, alimentandone la ghettizzazione. Vanno dunque ricordati i gol decisivi in Champions League (City, Monaco, Sporting, due volte Real) e in campionato, fasti del suo periodo fisicamente più brillante, la generosità anche nei momenti più complicati, lo spirito di sacrificio e la genuinità con cui Mandzukic è diventato un calciatore juventino, non un calciatore della Juventus. Per il momento però dobbiamo fermarci qui; solo il tempo ci donerà un’esatta percezione del Mandzukic bianconero, provare a giudicarlo ora scatenerebbe soltanto altre guerre di religione. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/05/mario-mandzukic.html
  16. MARIO MANDZUKIC https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Mandžukić Nazione: Croazia Luogo di nascita: Slavonski Brod Data di nascita: 21.05.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 190 cm Peso: 85 kg Nazionale Croato Soprannome: Dilkos - Super Mario - Mister No Good - Manzo Alla Juventus dal 2015 al 2019 Esordio: 08.08.2015 - Supercoppa italiana - Juventus-Lazio 2-0 Ultima partita: 19.05.2019 - Serie A - Juventus-Atalanta 1-1 162 presenze - 44 reti 4 scudetti 3 coppe Italia 2 supercoppe italiane Mario Mandžukić (Slavonski Brod, 21 maggio 1986) è un ex calciatore croato, di ruolo attaccante, assistente della nazionale croata. In carriera si è aggiudicato, a livello nazionale, tre campionati croati (dal 2007-08 al 2009-10), due Coppe di Croazia (2007-08 e 2008-09) e quattro Supercoppe di Croazia (dal 2007 al 2010) con la Dinamo Zagabria, due campionati tedeschi (2012-13 e 2013-14), due Coppe di Germania (2012-13 e 2013-14) e una Supercoppa di Germania (2012) con il Bayern Monaco, una Supercoppa di Spagna (2014) con l'Atlético Madrid, quattro campionati italiani (dal 2015-16 al 2018-19), tre Coppe Italia (dal 2015-16 al 2017-18) e due Supercoppe italiane (2015 e 2018) con la Juventus, mentre a livello internazionale vanta la vittoria di una UEFA Champions League (2012-13), una Supercoppa UEFA (2013) e una Coppa del mondo per club FIFA (2013) con il Bayern Monaco. Dopo avere partecipato con la nazionale croata ai campionati europei di Polonoa-Ucraina 2012 e Francia 2016 e al campionato del mondo di Brasile 2014, si è laureato vicecampione del mondo a Russia 2018. Considerato uno dei migliori attaccanti della sua generazione, a livello individuale è stato eletto miglior giocatore del campionato croato nel 2009, nonché calciatore croato dell'anno dalla rivista Večernji list nel 2012 e nel 2013. Si è inoltre laureato capocannoniere del campionato croato 2008-09 e del campionato d'Europa 2012 (in quest'ultimo caso a pari merito con cinque giocatori). Mario Mandžukić Mandžukić con la nazionale croata durante la finale del campionato del mondo 2018 Nazionalità Croazia Altezza 190 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Croazia (Assistente) Termine carriera 3 settembre 2021 Carriera Giovanili 1992-1996 Ditzingen 1996-2003 Marsonia 2003-2004 Željezničar Slavonski Brod Squadre di club 2004-2005 Marsonia 23 (14) 2005-2007 NK Zagabria 51 (14) 2007-2010 Dinamo Zagabria 81 (42) 2010-2012 Wolfsburg 56 (20) 2012-2014 Bayern Monaco 54 (33) 2014-2015 Atlético Madrid 28 (12) 2015-2019 Juventus 162 (44) 2020 Al-Duhail 5 (0) 2021 Milan 10 (0) Nazionale 2004-2005 Croazia U-19 10 (3) 2007 Croazia U-20 1 (1) 2005-2007 Croazia U-21 9 (1) 2007-2018 Croazia 89 (33) Carriera da allenatore 2021- Croazia Assistente Palmarès Mondiali di calcio Argento Russia 2018 Biografia Da sinistra: murale dedicato a Mandžukić e Ivica Olic nella natia Slavonski Brod (2020) Si trasferisce assieme ai genitori in Germania nel 1992, andando ad abitare nella città di Ditzingen, presso Stoccarda, per fuggire dalla guerra d'indipendenza croata. Torna in patria nel 1996, a guerra terminata. Anche il padre, di nome Mato, era un calciatore. Caratteristiche tecniche Centravanti combattivo, adatto al gioco in contropiede, era un giocatore d'area, forte fisicamente ma anche agile, veloce e resistente. Dotato di ottima tecnica, era efficace nel gioco aereo e nella finalizzazione. Generoso, tenace nel pressing sui difensori avversari, era abile nello scartare il diretto marcatore e nel servire assist ai compagni di squadra. Paragonato agli esordi al connazionale Alen Boksic, è un giocatore di classe e fantasia, intelligente tatticamente oltreché in grado di risultare decisivo in qualsiasi momento — sovente nelle sfide di cartello — grazie alla sua imprevedibilità. Calciatore abbastanza polivalente nel reparto avanzato, in passato nella Dinamo Zagabria si è disimpegnato come trequartista, mentre nel prosieguo di carriera sia nel Wolfsburg sia nella Juventus ha ricoperto all'occorrenza il ruolo di esterno alto, con notevole apporto alla fase difensiva. Carriera Giocatore Club I primi anni a Zagabria Dopo avere militato nelle giovanili del Marsonia, in cui preferiva giocare a centrocampo, disputa la stagione 2004-05 in prima squadra, realizzando 14 reti nella seconda divisione del campionato croato. Notato da Miroslav Blazevic si trasferisce al suo club, l'NK Zagabria, in cui disputa complessivamente 58 partite, realizzando 17 gol. Mandžukić alla Dinamo Zagabria nel 2008 Nella stagione 2007-08 passa alla Dinamo Zagabria per 1,5 milioni di euro, acquistato nel tentativo di sostituire nel reparto avanzato Eduardo. Fa il suo esordio con la nuova casacca il 21 luglio 2007 nella vittoria casalinga di campionato contro il Sebenico, in cui segna anche il suo primo gol con la Dinamo nel 5-0 finale. Il 7 agosto 2007 debutta in Champions League, nella gara preliminare vinta 3-1 in casa del Domzale. Il 4 ottobre scende in campo per la prima volta anche in Coppa UEFA, nella vittoria per 2-3 in casa dell'Ajax, in cui realizza i suoi primi due gol nelle competizioni europee. Con la maglia della Dinamo Zagabria disputa tre stagioni (più una partita del secondo turno preliminare di Champions League nell'agosto 2010), mettendo a segno 63 reti in 128 gare complessive. Wolfsburg Nella stagione 2010-2011 Mandžukić si trasferisce in Germania, nelle file del Wolfsburg, acquistato in cambio di una cifra tra i 7 e gli 8 milioni di euro. Arrivato agli ordini del tecnico Steve Mc Laren, debutta con la nuova maglia il 15 agosto 2010 in Coppa di Germania, nella vittoria esterna per 1-2 in casa del Preussen Münster. Cinque giorni più tardi fa invece il suo esordio in Bundesliga, nella sconfitta all'Allianz Arena per 2-1 contro il Bayern Monaco; segna il suo primo gol nel campionato tedesco il 12 marzo 2011, nella sconfitta interna per 1-2 contro il Norimberga. Inizialmente soffre la concorrenza di Edin Dzeko, venendo per questo dirottato spesso in campo da McClaren a esterno d'attacco o di centrocampo. Durante il successivo interim in panchina di Pierre Littbarski il croato non è convocato per tre gare su cinque, giocando un incontro intero solo nella sfida con il Norimberga, realizzando l'unico gol dei Lupi (1-2). Littbarski è a sua volta sostituito poche settimane più tardi, in pianta stabile, da Felix Magath. Il nuovo tecnico si rivelerà una figura molto importante per la crescita di Mandžukić, ancor più sul piano umano, smussandone una certa insofferenza alla disciplina che al contrario aveva fin qui contraddistinto il croato dentro e fuori dal campo. Sul piano prettamente sportivo, Magath ripristina definitivamente l'attaccante al suo ruolo naturale, in un attacco a due, e i risultati iniziano ad arrivare: il Wolfsburg ottiene 11 punti in 6 partite, con Mandžukić autore di 7 dei suoi 8 gol stagionali in queste ultime gare, tra cui due doppiette contro Colonia (4-1) e Hoffenheim (1-3), che contribuiscono alla salvezza del club biancoverde. Con la partenza di Džeko, per l'annata 2011-12 Magath affianca al croato il giovane Patrick Helmes e inserisce entrambi in un attacco a due: durante le prime quattro giornate di Bundesliga, Mandžukić non va a segno. Al quinto turno viene schierato da seconda punta, alle spalle di Srdan Lakic, e la scelta si rivela giusta: il croato sigla infatti due reti allo Schalke 04 (2-1). A fine stagione conta 12 gol e 10 assist in 32 presenze di campionato, portando il Wolfsburg all'ottavo posto, alla soglia della zona UEFA: l'avventura tra le file della compagine tedesca termina tuttavia dopo appena due stagioni, dove globalmente colleziona 60 presenze e realizza 20 gol. Bayern Monaco Mandžukić al Bayern Monaco nel 2012 Il 27 giugno 2012, dopo una buona partecipazione con la maglia della Croazia al campionato d'Europa 2012, passa al Bayern di Monaco in cambio di 13 milioni di euro. Acquistato, nei piani iniziali, per fare da riserva al titolare designato Mario Gomez il croato emerge anche beneficiando di un infortunio occorso al tedesco, per poi sopravanzare definitivamente quest'ultimo nelle gerarchie del tecnico Jupp Heynckes. In questo periodo Mandžukić fa parlare di sé anche per questioni extracalcistiche, quando il 17 novembre, dopo avere segnato il gol del definitivo 1-1 nella sfida di campionato contro il Norimberga, esulta insieme al compagno di squadra Xherdan Shaqiri compiendo con lui, polemicamente, un saluto militare: secondo la stampa serba, un gesto dedicato ad Ante Gotovina e Mladen Markač, generali processati per la loro condotta nella guerra d'indipendenza croata e assolti dalle Nazioni Unite pochi giorni prima della succitata esultanza. Il 6 aprile 2013 vince per la prima volta la Bundesliga, il ventitreesimo titolo per i bavaresi, con sei giornate di anticipo rispetto alla fine del torneo. Il successivo 25 maggio fa invece sua per la prima volta la Champions League, grazie alla vittoria per 2-1 nella finale contro il Borussia Dortmund, segnando il gol del momentaneo 1-0. Pochi giorni dopo, il 1º giugno, completa il treble stagionale con i Roten sollevando anche la sua prima Coppa di Germania, grazie al 3-2 allo Stoccarda. Questo positivo momento per Mandžukić s'interrompe nell'estate 2013, quando a Monaco di Baviera approda Josep Guardiola, fautore di un sistema di gioco — il cosiddetto tikitaka — che rifugge da una classica prima punta, qual è invece il croato che di conseguenza non si trova a proprio agio con i nuovi schemi portati dal tecnico spagnolo. La stagione 2013-14 si apre il 30 agosto con la vittoria della Supercoppa UEFA, ottenuta sconfiggendo ai tiri di rigore la compagine londinese del Chelsea, dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi sul 2-2. Nel corso dell'annata troviamo un Mandžukić sempre più insofferente verso la filosofia calcistica di Guardiola, pur rimanendo prolifico sottoporta; con la squadra tedesca conquista altri tre titoli: la Coppa del mondo per club, con un 2-0 al Raja Casablanca nella finale del 21 dicembre, la Bundesliga, vinta matematicamente il 25 marzo 2014 con ben sette giornate d'anticipo, e la Coppa di Germania, grazie al 2-0 del 17 maggio sul Borussia Dortmund. Il rapporto con i bavaresi si chiude l'estate seguente, dopo 88 partite e 48 reti, da una parte per l'arrivo da Dortmund di Robert Lewandovski che preclude ulteriori spazi al croato nel reparto avanzato, e dall'altra per gli ormai insanabili dissidi con Guardiola, degenerati nel finale di stagione anche sul piano personale: in particolare Mandžukić accusa l'allenatore catalano di averlo scientemente relegato in panchina nelle ultime e ininfluenti partite di campionato, col solo scopo d'impedirgli di competere per il titolo di capocannoniere — poi andato, per due reti, proprio al succitato Lewandowski. Atlético Madrid Mandžukić all'Atlético Madrid nel 2014 Il 10 luglio 2014 Mandžukić si trasferisce all'Atlético Madrid per 22 milioni di euro, chiamato a sostituire il partente Diego Costa. Segna il suo primo gol con i Colchoneros il successivo 22 agosto, risultando il match winner nel derbi madrileño contro il Real Madrid, rete che consente all'Atlético di vincere la Supercoppa di Spagna. Mette a segno il suo primo gol nella Liga otto giorni dopo, andando in rete nella vittoria casalinga 2-1 contro l'Elbar. Nonostante le positive premesse della vigilia, che individuavano nella piazza madrilena e soprattutto nel credo tattico dell'allenatore Diego Simeone — il cosiddetto cholismo, intriso di agonismo e abnegazione — l'ambiente ideale per le caratteristiche dell'ariete croato, al contrario con il passare dei mesi Mandžukić va incontro a crescenti difficoltà in biancorosso, palesatesi nella seconda parte di stagione: patisce soprattutto per un infortunio alla caviglia occorsogli nella sfida di Champions League contro il Bayer Leverkusen nonché per la repentina ascesa del giovane Antoine Griezmann. Chiude la sua unica e a conti fatti non esaltante stagione all'Atlético con un bottino di 20 reti in 43 partite totali. Juventus 2015-2017 Il 22 giugno 2015 viene acquistato dalla Juventus per 19 milioni di euro. Il successivo 8 agosto, al debutto con la nuova maglia, apre le marcature nel 2-0 alla Lazio che vale la vittoria della Supercoppa italiana, mentre il 23 dello stesso mese debutta in Serie A, nella sconfitta 0-1 con l'Udinese; proprio in questa sfida, uno scontro con un cartellone pubblicitario a bordocampo gli procura una ferita al gomito, presto infettatasi, costringendolo a una pesante cura antibiotica che, protraendosi per un paio di mesi, ne inficia l'impatto con la realtà bianconera. Ancora debilitato, ciò nonostante il 15 settembre in Champions League si sblocca con i piemontesi, segnando il momentaneo pareggio nell'1-2 esterno contro il Manchester City, e trovando poi il 25 ottobre anche la prima rete nel campionato italiano, nella vittoria per 2-0 sull'Atalanta. Una volta tornato a pieno regime, e assimilitato il credo tattico di Massimiliano Allegri — il quale, nelle seguenti stagioni torinesi, ne farà uno dei suoi fedelissimi —, Mandžukić emerge ben presto tra i trascinatori di una Juventus che il 25 aprile 2016, a coronamento di una rimonta-record, si aggiudica matematicamente il quinto scudetto consecutivo. Il 21 maggio a Roma arriva anche la Coppa Italia contro un Milan superato 1-0 al termine dei supplementari, contribuendo così a fare bissare al club il double dell'anno precedente. L'avvio della sua seconda stagione in bianconero è tuttavia interlocutorio per il croato, causa la concorrenza del neoacquisto Gonzalo Higuaín, questi inizialmente preferito nel ruolo di prima punta; un periodo negativo sul piano personale, che culmina nel dicembre 2016 con la sfida di Supercoppa persa ai tiri di rigore contro il Milan: dopo l'1-1 al termine dei supplementari, l'attaccante croato fallisce il proprio tentativo di marcatura dal dischetto. Nonostante l'avere trovato il successivo 11 gennaio il suo primo gol in Coppa Italia nel 3-2 interno all'Atalanta, fin qui pare senza soluzione la sua problematica convivenza con Higuaín; per risolvere l'impasse, Allegri sposta in pianta stabile Mandžukić sulla linea della trequarti, come esterno sinistro: calandosi con grande spirito di sacrificio in un ruolo già fugacemente ricoperto a Wolfsburg, il croato sfodera prestazioni sempre più convincenti, diventando definitivamente uno dei beniamini della tifoseria juventina di questi anni. Mandžukić alla Juventus al termine della vittoriosa finale di Coppa Italia 2016-2017 Riguadagnato il posto da titolare, contribuisce alla vittoria della Coppa Italia, primo trofeo stagionale e al contempo terzo consecutivo per la squadra bianconera, dopo la vittoriosa finale di Roma del 17 maggio 2017 in cui viene battuta la Lazio 2-0, nonché del sesto titolo italiano di fila e secondo personale: quattro giorni più tardi il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, in cui è autore della rete d'apertura, permette infatti alla squadra d'inanellare il terzo double nazionale di fila, e soprattutto di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. La positiva annata è contraddistinta anche dal raggiungimento della finale di Champions League, tuttavia persa per 4-1 contro il Real Madrid: nella suddetta sfida di Cardiff del 3 giugno, come magra consolazione personale, il croato si rende protagonista con una rete in rovesciata, quella del momentaneo 1-1, poi premiata dalla UEFA come la migliore dell'edizione; nella circostanza diviene inoltre, insieme a Cristiano Ronaldo e Velibor Vasovic, uno dei tre calciatori capaci di segnare con due squadre diverse in una finale della massima competizione europea per club. 2017-2019 Al termine della stagione 2017-2018, la terza a Torino, per Mandžukić si ripete il double domestico, terzo consecutivo per il croato e al contempo quarto di fila per la Juventus: i bianconeri si impongono, infatti, il 9 maggio 2018 nella finale di Coppa Italia con un netto 4-0 sul Milan — quarta affermazione in successione e nuovo primato nel calcio italiano —, e si aggiudicano quattro giorni più tardi anche il settimo scudetto consecutivo, grazie al pareggio esterno a reti bianche contro la Roma. In Champions League la Juventus è, invece, eliminata ai quarti di finale ancora dal Real Madrid, nonostante la doppietta segnata dal croato nella sfida di ritorno dell'11 aprile, vinta per 1-3 al Bernabéu. Nell'estate seguente, quando a Torino approda proprio da Madrid Cristiano Ronaldo, inizialmente per Mandžukić paiono chiudersi gli spazi nell'attacco bianconero; al contrario, a giovare più di tutti dell'arrivo del fuoriclasse portoghese è il croato, il quale, anche a fronte della cessione di Higuaín, può tornare con maggior continuità a ricoprire il ruolo di ariete d'area di rigore. Il 24 novembre 2018, in occasione della vittoriosa sfida di campionato allo Stadium contro la SPAL, scende in campo per la prima volta da capitano dei bianconeri, siglando peraltro la rete che fissa il risultato sul 2-0. Nella prima parte di stagione il croato si dimostra spesso decisivo per le sorti della squadra, grazie a un notevole e continuativo contributo sottorete, come raramente successo nelle precedenti annate juventine: tra gli altri, il 7 dicembre è suo il gol dell'1-0 che decide il derby d'Italia contro l'Inter. All'inizio del nuovo anno, il 16 gennaio a Gedda, nonostante Mandžukić non abbia disputato l'incontro per infortunio, si aggiudica per la seconda volta la Supercoppa italiana, in virtù del successo per 1-0 contro il Milan. Al rientro in campo, l'attaccante inanella una lunga serie di prestazioni sottotono: l'unica sua marcatura nel girone di ritorno è quella contro l'Atalanta, nella partita casalinga del 19 maggio terminata 1-1. Ciononostante al termine dell'annata conquista lo scudetto, arrivato matematicamente già il 20 aprile, a corollario di un campionato giocato a ritmi da record, grazie al successo per 2-1 nel match di Torino contro la Fiorentina: è il quarto tricolore della carriera per Mandžukić, nonché l'ottavo consecutivo per la Juventus. È, questo, un primato assoluto nella storia della serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa. Tale semestre si rivela a posteriori il preludio alla stagione 2019-2020 in cui, con l'avvicendamento tecnico tra Allegri e Maurizio Sarri, oltreché il ritorno a Torino di un Higuaín più in sintonia con la filosofia calcistica nel nuovo allenatore, Mandžukić perde repentinamente centralità nelle dinamiche della squadra titolare, scivolando ai margini della rosa finanche, in accordo con la società, ad autoescludersene. Non essendo mai sceso in campo sotto la gestione Sarri, sveste la maglia juventina nel dicembre 2019, dopo quattro anni e mezzo, con 162 presenze, 44 gol e 9 trofei vinti. Al-Duhail e Milan Il 24 dicembre 2019 si accorda con i qatarioti dell'Al-Duhail, entrando a far parte della rosa del club dal 1º gennaio 2020. Esordisce con la squadra di Doha il successivo 5 gennaio, nella partita di Qatar Stars League contro il Qatar SC (0-0); cinque giorni dopo segna il primo gol in maglia grigiorossa, nel match di Qatar Stars Cup vinto per 2-0 contro l'Al-Sailiya. All'esordio in AFC Champions League , l'11 febbraio, apre le marcature nella partita vinta per 2-0 in casa contro il Persepolis. Rimane in Qatar per un semestre, per poi risolvere il proprio contratto con l'Al-Duhail il 5 luglio seguente. Dopo altri sei mesi d'inattività, il 19 gennaio 2021 torna in Italia, accasandosi al Milan. Cinque giorni dopo debutta in maglia rossonera, subentrando a Samu Castillejo al 70' della partita interna persa per 0-3 contro l'Atalanta in campionato. Arrivato a Milano per dare il proprio contributo a una formazione rossonera in quel momento in testa al campionato, l'attaccante vive tuttavia un semestre ben al di sotto delle attese, incapace d'imporsi anche perché frenato da ripetuti guai fisici; nel corso sua effimera esperienza rossonera, in cui non riesce mai ad andare in rete, il croato si segnala solo per il gesto di rinunciare al proprio stipendio di marzo, causa lo scarso impiego, per devolverlo alla Fondazione Milan. Il successivo 24 maggio, una volta raggiunta l'aritmetica qualificazione alla Champions League, l'attaccante si congeda dal club lombardo. Pochi mesi dopo, il 3 settembre 2021, ufficializza il proprio ritiro dall'attività agonistica. Nazionale Mandžukić (in piedi, terzo da sinistra) nell'undici croato sceso in campo nella finale del campionato del mondo 2018 Debutta con la nazionale croata il 17 novembre 2007, nel match di qualificazione al campionato d'Europa 2008 perso 2-0 contro la Macedonia; alla presenza successiva, il 10 settembre 2008, realizza il suo primo gol in maglia scaccata, siglando l'unica marcatura croata nell'1-4 contro l'Inghilterra. In occasione del campionato d'Europa 2012, sigla una doppietta nel 3-1 all'Irlanda, quindi una rete nell'1-1 contro l'Italia. Per quella competizione, la prima ufficiale disputata da Mandžukić, sarà capocannoniere con tre reti, alla pari di Mario Balotelli, Fernando Torres, Alan Dzagoev, Cristiano Ronaldo e Mario Gómez; l'attaccante è inoltre autore di 3 delle 4 reti della sua nazionale nella competizione. Viene convocato per il campionato del mondo 2014 in Brasile, e il 19 giugno, in occasione del match contro il Camerun, Mandžukić segna le sue prime reti in una competizione ufficiale mondiale, grazie a una doppietta, contribuendo al 4-0 finale. Tuttavia la Croazia viene eliminata dal girone dopo le due sconfitte, entrambe per 1-3, contro i padroni di casa del Brasile e il Messico. Nel 2016 realizza due triplette, nello schiacciante 10-0 al San Marino e nello 0-6 esterno contro il Kosovo. Ha fatto parte dei 23 che hanno preso parte al campionato d'Europa 2016 in Francia, dove non ha segnato alcuna rete; la nazionale slava, dopo avere terminato in testa il proprio girone, davanti alla Spagna campione d'Europa in carica, agli ottavi viene eliminata ai supplementari (0-1) dal Portogallo, futuro vincitore dell'edizione. Viene confermato in squadra per il campionato del mondo 2018 in Russia, dov'è tra i protagonisti della Croazia che raggiunge una storica finale, la prima della sua storia, tuttavia persa contro la Francia. Nell'arco del torneo Mandžukić sigla 3 reti: contro la Danimarca negli ottavi (1-1 dts, 4-3 dcr), nei supplementari della semifinale contro l'Inghilterra (2-1), decisiva nel permettere alla nazionale balcanica di accedere alla finale, e l'ultima proprio nella sfida di Mosca contro i Bleus dov'è croce e delizia per i croati, prima sbloccando suo malgrado il punteggio con un autogol, e poi realizzando la rete del definitivo 2-4. Come consolazione personale, grazie a quest'ultimo gol diventa il quinto giocatore, dopo Ferenc Puskás, Zoltán Czibor, Gerd Müller e Zinédine Zidane, ad andare a segno sia in una finale di Coppa dei Campioni/Champions League, sia in una di Coppa del mondo. La finale moscovita rimane l'ultima sua gara con la Croazia: il 14 agosto seguente il giocatore annuncia, infatti, il ritiro dalla nazionale. Dopo il ritiro Pochi mesi dopo il ritiro dall'attività agonistica, il 22 novembre 2021 Mandžukić entra nello staff della nazionale croata in qualità di assistente del selezionatore Zlatko Dalić. Record Uno dei tre calciatori, insieme a Cristiano Ronaldo e Velibor Vasović, ad aver segnato con due squadre diverse in una finale di UEFA Champions League. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato croato: 3 - Dinamo Zagabria: 2007-2008, 2008-2009, 2009-2010 Coppa di Croazia: 2 - Dinamo Zagabria: 2007-2008, 2008-2009 Supercoppa di Croazia: 4 - Dinamo Zagabria: 2007, 2008, 2009, 2010 Campionato tedesco: 2 - Bayern Monaco: 2012-2013, 2013-2014 Coppa di Germania: 2 - Bayern Monaco: 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa di Germania: 1 - Bayern Monaco: 2012 Supercoppa di Spagna: 1 - Atlético Madrid: 2014 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2015, 2018 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019 Coppa Italia: 3 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Bayern Monaco: 2012-2013 Supercoppa UEFA: 1 - Bayern Monaco: 2013 Coppa del mondo per club: 1 - Bayern Monaco: 2013 Individuale Capocannoniere del campionato croato: 1 - 2008-2009 (16 gol) Miglior calciatore del campionato croato: 1 - 2009 Capocannoniere dell'Europeo: 1 - 2012 (3 gol, a pari merito con Mario Balotelli, Mario Gómez, Cristiano Ronaldo, Alan Dzagoev e Fernando Torres) Calciatore croato dell'anno: 2 - 2012, 2013 Sportivo croato dell'anno: 1 - 2013 UEFA Goal of the Season: 1 - 2016-2017 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine del Duca Branimir — Zagabria, 13 novembre 2018. Di iniziativa della Presidente della Repubblica di Croazia.
  17. SAMI KHEDIRA «Cari Juventini, vorrei ringraziarvi di tutto cuore! È stato un periodo incredibilmente bello e soprattutto di successo. Sono fiero di essere stato parte di questa era. Per me è sempre stato un onore poter portare questa maglia pluripremiata e porto con me tanti bei momenti e ricordi. Sono le persone a rendere questa squadra particolare e sono davvero contentissimo di aver conosciuto qui non solo dei compagni di squadra, bensì dei veri amici. In bocca al lupo per il futuro e incrocio le dita che quest’anno vada in porto “La Decima”, sarebbe davvero un capolavoro! Per sempre, Forza Juve». Un grande, anzi un grandissimo. Sicuramente uno dei più forti centrocampisti della sua generazione. Dotato in una grande intelligenza calcistica, nonostante non sia mobilissimo, sa sempre trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Tanti i gol segnati – di testa o di piede – grazie ai suoi inserimenti precisi come un orologio svizzero, puntuali come un treno giapponese. Se non fosse stato perseguitato da frequenti infortuni, sarebbe stato uno dei più grandi centrocampisti della storia juventina. Padre tunisino e madre tedesca, Sami nasce a Stoccarda il 4 aprile del 1987. «Mio papà Lazhar e mamma Doris si incontrarono a Hammamet in Tunisia e fu amore a prima vista. Così, Lazhar decise di lasciare il proprio paese per seguirla in Germania. La famiglia di mia mamma reagì al matrimonio anteponendo la conoscenza ai pregiudizi. Ha concesso a mio padre la possibilità di farsi ascoltare, in modo da poterne dare una valutazione. Non possiamo piacere a tutti e non ci possono piacere tutti, non ci sarà mai solo amore nel mondo, ma prima di decidere se una persona ci piace e no bisogna valutarla. Così è stato per i miei genitori. Lazhar ha dimostrato lealtà, correttezza e grande capacità di adattamento. Alla fine, la convivenza è sempre un compromesso. Allora le famiglie miste non erano così numerose come oggi, chiaramente erano viste con occhio critico. Papà all’inizio era percepito e si sentiva diverso, però ha imparato il tedesco presto e bene, ha analizzato e soprattutto accettato la cultura e le tradizioni della Germania. Non ha detto: sono musulmano e non mi adeguo. Ha dato e quindi ricevuto rispetto. Quando si parla di integrazione, il punto fondamentale è sapere accettare e adeguarsi alla mentalità e alle regole del paese che ci ospita, non ostinarsi a volerle cambiare. Mio papà mi ha lasciato un temperamento arabo che ho mescolato alle mie virtù tedesche: credo di essere corretto, gentile, rispettoso e un grande lavoratore. In Spagna e in Italia ho imparato che bere un bicchiere di vino sul terrazzo non toglie nulla alla professionalità, anzi. Ma non mi fermo qui, voglio farmi contagiare da altre culture, mi interessano quella americana e asiatica, voglio cogliere anche i dettagli più insignificanti degli altri popoli». Approda in riva al Po nell’estate del 2015, dopo essersi svincolato dal Real Madrid. Arriva con la laurea di campione del mondo, ottenuta l’anno prima in Brasile con la sua Nazionale. La Juve deve supplire alle partenze di Pirlo e Vidal e fa affidamento sulle grandi qualità del tedesco. La stagione, però, parte male per Sami che si fa male in un’amichevole pre campionato e deve rimandare il suo esordio con la casacca bianconera a fine settembre, nella partita di Coppa dei Campioni contro il Siviglia. Segna la sua prima rete 4 giorni dopo, nella sfida casalinga con il Bologna. È il punto del 3-1 che ribalta completamente lo svantaggio iniziale. E comincia così un’incredibile rimonta che porta la Vecchia Signora a vincere il quinto scudetto consecutivo e la Coppa Italia (la seconda consecutiva). In totale, gioca 25 partite e segna 5 reti. Ma è nella stagione successiva che il supporter juventino fa la conoscenza col vero Khedira. Orfana di Pogba – tornato al Manchester United – la squadra bianconera viene letteralmente trascinata da Sami che gioca 45 partite e realizza 5 marcature. Va in gol nelle prime due partite, contro Fiorentina e Lazio, poi timbra il cartellino anche con Pescara, Sassuolo e Napoli. Vince nuovamente lo scudetto e la Coppa Italia, arriva in finale di Coppacampioni, nello sfortunato match contro i suoi ex compagni del Real Madrid. «Sami capisce a che velocità bisogna andare durante la partita e vi si adegua», sono le parole di Allegri che implica una superiorità del tedesco sul suo contesto. Salgono a 9 le reti nel 2017-18, in 39 presenze. Ancora uno scudetto e ancora un Coppa Italia. E la sua giornata di gloria, il 22 ottobre in quel di Udine: con una fantastica tripletta porta alla vittoria la Juventus per 6-2. «Sono molto felice, non soltanto per me – perché segnare per la prima volta in carriera una tripletta è senza dubbio speciale – ma soprattutto per la squadra, perché era importante avere questa reazione dopo l’espulsione di Mario. Sono tre punti che pesano parecchio, quelli conquistati questa sera sotto il diluvio. Oggi il nostro obiettivo era vincere, e ci siamo riusciti: ci servirà anche per affrontare con il miglior spirito le prossime partite. Vogliamo mantenere questo livello di rendimento fino alla fine: la Juve c’è, sappiamo che la strada e lunga ma siamo concentrati sull’obiettivo». E poi una doppietta al Sassuolo, nello scoppiettante 7-0 del 4 febbraio 2018. Finisce qui, in pratica, l’avventura juventina di Sami Khedira. La stagione 2018-19 lo vede scendere in campo solamente 17 volte, falcidiato dagli infortuni. Addirittura il 20 febbraio gli viene diagnosticata un’aritmia cardiaca che lo costringe a stare fuori per un mese. «Sami Khedira – si legge su giornalaccio rosa.it – è stato già operato a Torino. L’intervento tecnicamente si chiama “ablazione”, una piccola bruciatura all’interno del cuore che genera una cicatrice. Questa cicatrice permette di interrompere il circuito elettrico che genera la fibrillazione. L’ipotesi era sul tavolo già ieri ed è stata confermata dopo un esame, lo studio elettrofisiologico. “La ripresa dell’attività agonistica è prevista in circa un mese”, ha scritto la Juventus sul suo sito. Confermate quindi le previsioni di ieri. A fine marzo si potrà rivedere Khedira in campo. Sami Khedira si è sentito male ieri, alla vigilia di Atletico-Juve. Uno spavento che ha ritardato l’arrivo a Madrid e ha turbato la giornata di Allegri e della squadra. Il cuore del tedesco si è messo a battere in modo irregolare per una fibrillazione atriale, episodio molto simile a quello accaduto a Stephan Lichtsteiner nel 2015. Lo svizzero rimase lontano dai campi dal 23 settembre al 3 novembre e tornò in Champions, segnando un gol in trasferta al Borussia Mönchengladbach. La Juve spera che possa succedere lo stesso con Khedira». Ma ogni volta è sempre più complicato recuperare, è sempre più difficile avere una preparazione fisica adeguata. Così, da autentico padrone del centrocampo bianconero, Sami diventa una specie di peso da portarsi appresso. La sua mobilità è limitata e nemmeno i suoi proverbiali inserimenti sono più efficaci. «La povertà del suo contributo numerico – scrive Matteo Gatto su Ultimouomo.com – si affianca a una certa piattezza tecnica. Le clip che raccolgono il meglio delle sue giocate sono tendenzialmente brevi e rimpolpate da giocate pregevoli ma che non vanno a buon fine. C’è sì qualche gol, qualcuno anche di buona fattura, e qualche bell’assist, ma complessivamente i video di highlights di Khedira, realizzati secondo i codici di intrattenimento con cui si montano quelli di Neymar o di Iniesta, risultano stiracchiati e poco emozionanti. E la ragione è che un numero singolarmente alto di partite si conclude senza che ci si possa ricordare di una sua singola giocata. Guardando giocare Khedira non si ha l’impressione di qualcuno che stia giocando male, ma di un calciatore che non si capisce sulla base di quali qualità possa giocare bene. Un calciatore che potrebbe non avere alcun talento. Anche un pubblico ormai molto più competente di un tempo, guarda Khedira e non vede niente di particolare. Khedira non fa girare la squadra. Tocca pochi palloni e li gioca quasi tutti in modo apparentemente semplice. Non dribbla, non ha rilevanti capacità di verticalizzare, né di giocare sul lungo. Non è una mezzala di possesso, non contrasta, non va in tackle, non vince duelli aerei. Non scatta, non strappa palla al piede, non copre ampie zone di campo. Spesso non dura neppure 90 minuti». Sono 17 anche le parte del campionato successivo. E, per la prima volta, non riesce a infilare nemmeno una volta il pallone nella rete avversaria. La sua stagione finisce in pratica a dicembre, quando viene operato al ginocchio. Nonostante la grande stima di Maurizio Sarri: «Mah, se Khedira è un problema io i problemi me li tengo volentieri. È un ragazzo di un’intelligenza tattica mostruosa. Poi può darsi che quando le partite viaggiano su certi livelli di intensità, di accelerazione e di ritmo possa avere anche un attimino di difficoltà. Può dar l’impressione in certi momenti di non reggere il ritmo della partita. Il valore di avere in campo Khedira e la sua “intelligenza tattica” è superiore agli ipotetici svantaggi portati dalla sua lentezza, reale o percepita che sia». Arriva Pirlo sulla panchina della Vecchia Signora e Sami viene messo fuori rosa. «Sono un ragazzo competitivo e voglio giocare, questa situazione è insolita per me. Prendo parte agli allenamenti della squadra, cerco di mantenere sempre intatto il livello di concentrazione e di energia. Ma poi nel fine settimana manca la cosa più importante. Ecco perché sto provando a cambiare la situazione o a lasciare Torino per tornare a fare quello che più mi piace: giocare a calcio». Così, il 1° febbraio 2021 rescinde il contratto e ritorna in Germania, nell’Herta Berlino. Quindici anni di trionfi in cui Sami si è trovato a dover saltare oltre 200 partite, quasi 900 giorni complessivi, ovvero 2 anni e 5 mesi. Resta il grande rimpianto di quello che avrebbe potuto essere, di quello che avrebbe potuto fare senza tutti quegli infortuni. DAL SITO UFFICIALE BIANCONERO Un vincente. Un uomo apprezzato dentro e fuori dal campo. Un grande giocatore, capace di lasciare il segno nella storia bianconera grazie a una dote unica: quella di saper sempre fare la scelta giusta in mezzo al campo. Con i suoi gol dettati da inserimenti perfetti, dalle sue chiusure in mezzo al campo, dalla sua capacità di incidere nella zona più delicata del terreno di gioco. Un totale di 145 presenze ufficiali condite da 21 reti per lui, tutte siglate in Serie A: almeno sei in più di qualsiasi altro centrocampista della Juventus nello stesso periodo. Dato che fa di Sami, al pari di Helmut Haller, il tedesco che ha segnato di più con la nostra maglia. Khedira esordisce in bianconero il 30 settembre 2015, nella gara interna vinta 2-0 contro il Siviglia: esce tra gli applausi, e già in quell’occasione i tifosi capiscono chi è arrivato a Torino. Nella prima partita di Serie A, il 4 ottobre contro il Bologna, trova anche il suo primo gol. Chiuderà la stagione con 5 centri totali e soprattutto la doppietta campionato-Coppa Italia, raggiunta anche nelle due annate successive, 2016-2017 e 2017-2018. Il 22 ottobre 2017 è una data indimenticabile per lui. Perché alla Dacia Arena di Udine, in una partita tanto spettacolare quanto complessa visto l’iniziale vantaggio della squadra friulana, Sami sfodera una prestazione incredibile e si porta a casa il pallone. Tre gol nel giro di 67 minuti: è il suo primo tris in carriera da professionista. Il valore delle prestazioni di Khedira sono testimoniate anche dalla classe in campo e dai numeri. In Serie A con noi ha avuto una percentuale di vittorie dell’83%; la stagione in cui è stato più prolifico è la 2017-2018, in cui ha segnato 9 reti in campionato: record per lui in carriera in una singola stagione tra Serie A, Liga e Bundesliga. In bocca al lupo per la tua nuova avventura, Sami. E grazie per ogni singola volta che hai indossato la nostra maglia. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2021/04/sami-khedira.html
  18. SAMI KHEDIRA https://it.wikipedia.org/wiki/Sami_Khedira Nazione: Germania Luogo di nascita: Stoccarda Data di nascita: 04.04.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 189 cm Peso: 90 kg Nazionale Tedesco Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2021 Esordio: 30.09.2015 - Champions League - Juventus-Siviglia 2-0 Ultima partita: 12.06.2020 - Coppa Italia - Juventus-Milan 0-0 145 presenze - 21 reti 5 scudetti 3 coppe Italia 3 supercoppe italiane Campione del mondo 2014 con la nazionale tedesca Sami Khedira (Stoccarda, 4 aprile 1987) è un ex calciatore tedesco, di ruolo centrocampista. Con la nazionale tedesca si è laureato campione del mondo nel 2014. Durante la sua carriera ha vinto 1 campionato tedesco (2007), 1 campionato spagnolo (2012), 2 Coppe del Re (2011 e 2014), 1 Supercoppa di Spagna (2012), 5 campionati italiani (2016, 2017, 2018, 2019 e 2020), 3 Coppe Italia (2016, 2017 e 2018), 3 Supercoppe italiane (2015, 2018 e 2020), la Champions League 2013-2014, la Supercoppa UEFA 2014 e il Mondiale per club 2014. Con la nazionale tedesca Under-21 è stato campione d'Europa di categoria nel 2009. Dallo stesso anno è stato convocato per giocare con la nazionale maggiore, con la quale ha preso parte a tre campionati del mondo (Sudafrica 2010, Brasile 2014 e Russia 2018) e due campionati d'Europa (Polonia-Ucraina 2012 e Francia 2016). Sami Khedira Khedira con la nazionale tedesca nel 2018 Nazionalità Germania Altezza 189 cm Peso 90 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2021 Carriera Giovanili 1992-1995 Oeffingen 1995-2004 Stoccarda Squadre di club 2004-2006 Stoccarda II 22 (1) 2006-2010 Stoccarda 98 (14) 2010-2015 Real Madrid 102 (6) 2015-2021 Juventus 145 (21) 2021 Hertha Berlino 9 (0) Nazionale 2002-2003 Germania U-16 10 (2) 2007-2009 Germania U-21 15 (5) 2009-2018 Germania 77 (7) Palmarès Mondiali di calcio Bronzo Sudafrica 2010 Oro Brasile 2014 Europei di calcio Bronzo Polonia-Ucraina 2012 Bronzo Francia 2016 Europei di calcio Under-21 Oro Svezia 2009 Biografia Figlio di padre tunisino e madre tedesca, Sami Khedira è nato a Stoccarda. Anche suo fratello minore Rani è calciatore. Khedira ha frequentato la modella tedesca Lena Gercke da maggio 2011 al 2015. Entrambi sono stati presentati in una cover story del GQ del febbraio 2012. Caratteristiche tecniche Centrocampista centrale, ha giocato la maggior parte della sua carriera come mediano. Destro naturale, si distingue per dinamismo, forza fisica, visione di gioco e tecnica; grazie alla sua stazza, si è inoltre reso protagonista di numerosi gol di testa, frutto dei suoi inserimenti offensivi. Nonostante sia stato spesso soggetto a infortuni, talvolta gravi, che gli hanno impedito di rendere al meglio nelle diverse squadre in cui ha militato, è ritenuto uno dei centrocampisti più forti della sua generazione. Carriera Giocatore Club Gli esordi, Stoccarda II e Stoccarda Sami Khedira inizia con il gioco del calcio nella F-Jugend del club TV Öffingen, del quale il padre Lazhar era allenatore. Viene scoperto nel 1995 dallo Stoccarda, con il quale svolge tutta la trafila delle squadre giovanili, arrivando a vincere i titoli tedeschi di classe A-Jugend e B-Jugend. Khedira alza il Meisterschale vinto con lo Stoccarda nel 2007 Debutta in seconda squadra, militante in Regionalliga, nella stagione 2004-2005. Gioca saltuariamente, anche a causa di un grave infortunio al ginocchio che gli pregiudica la stagione 2005-2006, collezionando 21 presenze in 3 stagioni. Nel 2006-2007 l'allenatore Armin Veh lo inserisce nella rosa della prima squadra in Bundesliga, dove fa il suo debutto da subentrante il 1º ottobre 2006, durante la sesta di campionato sul terreno dell'Hertha Berlino. Il 29 ottobre 2006, durante la nona giornata, in casa contro lo Schalke 04, Khedira realizza i suoi primi gol in massima serie: mette infatti a segno una doppietta. Fin dalla prima stagione, viene schierato con regolarità e con un suo gol di testa all'ultima giornata contro l'Energie Cottbus, lo Stoccarda si assicura la vittoria del campionato 2006-2007. Nello stesso anno il club raggiunge la finale della coppa nazionale. Firma il primo contratto da professionista con il club del Baden-Württemberg il 29 gennaio 2007. Real Madrid Il 30 luglio 2010 lo Stoccarda e il Real Madrid ufficializzano il passaggio del calciatore al club spagnolo. Il 29 agosto 2010 ha debuttato con la maglia dei madrileni nel pareggio esterno per 0-0 con il Maiorca. Ha terminato la stagione con la vittoria della Coppa del Re, mentre in campionato il Madrid si è posizionato secondo. Khedira in azione per il Real Madrid nel 2012 La stagione successiva è riuscito a realizzare il suo primo gol con il Real Madrid, nella partita della fase a gironi di Champions League giocata il 18 ottobre 2011 e vinta per 4-0 con i francesi del Lione. Il 21 aprile 2012 ha messo a segno il primo dei due gol con cui i blancos hanno vinto il Clásico, superando il Barcellona sul suo campo per 2-1; l'incontro si è rivelato decisivo per la vittoria finale del campionato. Inizia la stagione seguente vincendo la Supercoppa di Spagna 2012 nella doppia sfida contro il Barcellona. La stagione 2013-2014 per Khedira è particolarmente sfortunata. Con i Blancos colleziona solo 11 presenze in campionato, segnando anche 1 gol, e 4 in Champions League, prima dell'infortunio, rimediato in nazionale in seguito ad un contrasto con Andrea Pirlo, che lo tiene fuori fino al termine della stagione, riuscendo però a tornare in campo per la vittoriosa finale di Champions League disputata contro l'Atlético Madrid. L'annata 2014-2015 si apre con la conquista della Supercoppa europea, vinta il 12 agosto 2014 battendo 2-0 il Siviglia, vincitore dell'Europa League. Il 20 dicembre conquista il Mondiale per club, battendo 2-0 in finale il San Lorenzo. In Champions invece il Real non ripeterà quanto fatto l'anno prima venendo eliminato in semifinale dalla Juventus. A fine stagione decide di non rinnovare il suo contratto in scadenza con il Real Madrid, rimanendo quindi svincolato. Juventus Il 9 giugno 2015 viene ufficializzato l'accordo raggiunto tra la Juventus e il giocatore, che si lega ai bianconeri a partire dal 1º luglio seguente. Sceglie di indossare inizialmente la maglia numero 28, ma poi, in seguito alla scelta del suo compagno di squadra Paul Pogba di prendere la numero 10, opta per la maglia numero 6. Il 1º agosto, durante un'amichevole contro l'Olympique Marsiglia, è costretto a lasciare il campo a causa di un infortunio alla gamba destra, che lo costringe ad uno stop di circa due mesi. Effettua il suo esordio ufficiale il 30 settembre nella partita di Champions League contro il Siviglia (vittoria dei bianconeri per 2-0). Segna il suo primo gol con la maglia bianconera il 4 ottobre, nella partita vinta per 3-1 contro il Bologna. Nonostante sia spesso vittima di problemi fisici, disputa una buona prima stagione alla Juventus, dando il suo contributo alla conquista del quinto scudetto consecutivo e della seconda Coppa Italia consecutiva (i primi per il tedesco). Khedira (a destra) alla Juventus nell'estate 2018, mentre discute con il connazionale ed ex compagno di squadra madrileno Kroos durante l'International Champions Cup. Nella sua seconda stagione juventina risulta molto più continuo nel rendimento e nell'impiego in campo, vincendo la sua seconda Coppa Italia, terza di squadra, e il sesto scudetto consecutivo della Juventus, secondo personale (entrambi record della Juventus); disputa inoltre la finale di Champions League contro il Real Madrid, sua ex squadra, che si impone sui bianconeri per 4-1. Il 22 ottobre 2017 sigla la sua prima tripletta in carriera nella trasferta di campionato contro l'Udinese, terminata 6-2 in favore dei campioni d'Italia. Il 7 marzo 2018, Khedira ha conseguito la sua centesima apparizione per la Juventus nella vittoria per 2-1 sul Tottenham allo stadio di Wembley, nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, fornendo peraltro l'assist a Higuaín per il gol del momentaneo pareggio. Chiude la stagione ottenendo il suo terzo double nazionale consecutivo e con un bottino di ben 9 reti realizzate in campionato, suo record personale. Esordisce nella nuova stagione di 2018-2019 segnando il gol che sblocca il risultato nella partita vinta 3-2 contro il Chievo. A riprova dell'ormai maturata leadership all'interno dello spogliatoio bianconero, da quest'annata gli viene frequentemente affidata la fascia di capitano ogni qual volta non è in campo Chiellini, a cominciare dalla sfida del 16 settembre 2018 vinta 2-1 contro il Sassuolo. Il tedesco nonostante il buon inizio, durante il resto della stagione è vittima di numerosi problemi fisici che ne limitano drasticamente il minutaggio in campo. Il 20 febbraio 2019 gli viene anche diagnosticata un'aritmia cardiaca che lo costringe a stare fuori per un mese. Il 20 aprile seguente, grazie al successo casalingo contro la Fiorentina (2-1), conquista il suo quarto Scudetto consecutivo con cinque giornate d'anticipo. Khedira scende in campo per la Juventus in una gara di Champions League 2019-2020 contro il Lokomotiv Mosca Anche durante la stagione 2019-2020 il tedesco è vittima di numerosi problemi fisici che ne limitano le presenze. In dicembre viene operato al ginocchio e al suo ritorno, il 19 giugno durante la preparazione alla gara di finale di Coppa Italia contro il Napoli, rimedia una “lesione parziale del tendine del muscolo lungo adduttore della coscia destra”. La diagnosi è tremenda: due-tre mesi di stop e, dunque, stagione finita. Conquista comunque il suo quinto scudetto consecutivo, seppur con un numero limitato di presenze, e senza andare in gol per la prima volta in campionato. Nella stagione 2020-2021, nonostante non rientrasse più nei piani della società e del nuovo allenatore Andrea Pirlo, Khedira rifiuta la risoluzione anticipata del contratto. Per questa ragione, pur rimanendo alla Juventus, non viene inserito in lista per la Champions League e non viene mai convocato, neppure per le gare di campionato o Coppa Italia, venendo di fatto messo ai margini della rosa bianconera. Hertha Berlino e ritiro Il 1º febbraio 2021 rescinde il proprio contratto con la Juventus per poi accordarsi con l'Hertha Berlino, con il quale debutta il 5 febbraio 2021 nella sconfitta di misura contro il Bayern Monaco. Il 19 maggio seguente annuncia il ritiro dal calcio giocato per problemi fisici. Nazionale Khedira contrasta l'argentino Messi nei quarti di finale del campionato del mondo 2010 Nel 2009, come capitano della nazionale Under-21, allenata da Horst Hrubesch, vince il campionato d'Europa Under-21. Il 5 settembre 2009 debutta nella nazionale maggiore contro il Sudafrica. Viene selezionato il 1º giugno 2010 per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica dal CT Löw. Esordisce nel il 13 giugno nella prima gara del girone vinta per 4-0 contro l'Australia. Gioca da titolare in tutti gli incontri dei tedeschi, vincendo tutte e tre le gare della fase a gironi, agli ottavi contro Inghilterra e ai quarti contro l'Argentina. Con i teutonici, viene eliminato poi in semifinale contro la Spagna per 1-0. Nella finale per il terzo e quarto posto, mette anche a segno la sua prima rete in nazionale, quella del 3-2 decisivo, nella finale per il terzo posto contro l'Uruguay. Il CT Löw lo inserisce nella lista dei 23 che prenderanno parte al campionato d'Europa 2012, che si svolgerà in Polonia e Ucraina. Khedira, che disputa il suo primo Europeo, va in gol nella gara dei quarti contro la Grecia, terminata 4-2 per i tedeschi. La squadra verrà eliminata al turno successivo per 2-1 contro l'Italia. Khedira e il brasiliano Bernard nel Mineirazo al campionato del mondo 2014 Il 15 novembre 2013, in occasione dell'amichevole a San Siro contro l'Italia terminata 1-1, durante uno scontro di gioco con Andrea Pirlo, Khedira si infortuna seriamente, lasciando anzitempo il terreno di gioco e riportando la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi da gioco per sei mesi. Rientrato dall'infortunio, verrà incluso nella lista dei convocati per il campionato del mondo 2014 in Brasile, dove Khedira conquista un posto da titolare nella formazione tedesca e nella semifinale contro il Brasile, vinta 7-1 dai tedeschi, mette a segno la quinta rete tedesca. Il 13 luglio 2014 Khedira non disputa la finale a causa di un infortunio, ma si laurea comunque campione del mondo grazie alla vittoria ottenuta in finale contro l'Argentina, battuta 1-0 ai tempi supplementari grazie al gol decisivo di Götze. Convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia, scende in campo in cinque occasioni durante la manifestazione continentale. Prende parte anche al campionato del mondo 2018, in cui la Germania, a sorpresa, non supera la fase a gironi arrivando ultima. Dopo il fallimentare Mondiale in Russia viene (a seguito di un colloquio tra allenatore e federazione) escluso dai piani futuri del commissario tecnico dei tedeschi Joachim Löw. Dopo il ritiro Il 28 maggio 2021 viene annunciato che sarà commentatore sportivo dell'europeo 2020 per ESPN. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato tedesco: 1 - Stoccarda: 2006-2007 Campionato spagnolo: 1 - Real Madrid: 2011-2012 Coppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2010-2011, 2013-2014 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2012 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 3 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2015, 2018, 2020 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Real Madrid: 2013-2014 Supercoppa UEFA: 1 - Real Madrid: 2014 Coppa del mondo per club: 1 - Real Madrid: 2014 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Svezia 2009 Campionato mondiale: 1 - Brasile 2014 Individuale Europei Top 11: 1 - Polonia-Ucraina 2012 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine al Merito dello Stato di Baden-Wuerttemberg — 23 aprile 2016
  19. IVAN ERGIC https://it.wikipedia.org/wiki/Ivan_Ergić Nazione: Serbia Luogo di nascita: Sebenico Data di nascita: 21.01.1981 Ruolo: Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 83 kg Nazionale Serbo Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2001 0 presenze - 0 reti Ivan Ergić (Sebenico, 21 gennaio 1981) è un ex calciatore serbo, di ruolo centrocampista. Ivan Ergić Иван Ергић Nazionalità Serbia Altezza 186 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2011 Carriera Giovanili Australian Institute of Sport Squadre di club 1999-2000 Perth Glory 32 (10) 2000-2001 Juventus 0 (0) 2000-2001 → Basilea 22 (1) 2001-2009 Basilea 180 (30) 2009-2011 Bursaspor 58 (9) Nazionale 2006 Serbia e Montenegro 3 (0) 2006-2008 Serbia 8 (0) Carriera Club Iniziò la carriera di professionista nel 1999 in Australia, con la maglia del Perth Glory, giocando da mezzapunta e mettendo a segno 10 gol in 32 incontri. Nel 2000 venne ingaggiato dalla Juventus, dove però non giocò mai, tanto da passare, ancora prima dell'inizio del campionato (dopo 2 settimane per l'esattezza), al Basilea, con cui ha conquistato quattro campionati svizzeri (2002, 2004, 2005 e 2008) ed altrettante coppe nazionali (2002, 2003, 2007, 2008). Nel giugno 2004 iniziò a soffrire di un malessere che gli impediva di giocare: gli venne diagnosticata una profonda depressione. Venne quindi ricoverato nella clinica universitaria di Basilea, e vi rimase fino ad ottobre. Il Basilea però non lo licenziò, ma lo considerò sempre parte della rosa e, al suo rientro nel 2006, gli venne affidata la fascia di capitano. Egli stesso, nel 2006, rifiutò di continuare a indossarla. Nel 2009, dopo l'arrivo sulla panchina della squadra svizzera di Thorsten Fink, si trasferì al Bursaspor, con cui riuscì a vincere il campionato turco, il primo nella storia del club. Rimase a Bursa anche nel 2010-2011, disputando anche la Champions League (la squadra fu eliminata dopo la prima fase a gironi). Al termine della stagione, scelse di ritirarsi. Nazionale Dopo il debutto, avvenuto in amichevole nel 2006 contro l'Uruguay, con la Nazionale serba, partecipò ai Mondiali del 2006. Fu lui stesso a chiedere di non essere più convocato in Nazionale poco tempo dopo, gradendo poco l'ambiente ultranazionalista molto vicino alla selezione. Fuori dal campo Lo stato di depressione di cui si ammalò portò Ergić alla ribalta delle cronache. Il 7 aprile 2005 si presentò infatti davanti alle telecamere del seguitissimo programma svizzero condotto dal giornalista Kurt Aeschbacher, rilasciando un'intervista che spaziava su più argomenti. Descrisse di come ormai fosse necessario rompere il tabù della depressione nel mondo del calcio, considerata sempre una sorta di macchia nell'idea del calciatore-macho. Ergić criticò poi il sistema capitalistico, citando Karl Marx in riferimento a come il capitalismo «avrebbe portato all'alienazione assoluta». Si espresse duramente anche sul tema della concorrenza tra calciatori di alto livello, anch'essa viziata dal sistema capitalistico, e di come tale pressione lo aveva condotto alla depressione. Ergić divenne pertanto uno dei più noti personaggi del calcio recente di alto livello, ad essersi esposto politicamente. Il suo stile di vita è sempre stato lontano da quello stereotipato dei calciatori. Dal 2008 ha un suo personale spazio sulla rivista Politika, tra i più importanti quotidiani dell'area balcanica, facendo riferimento ad autori come Marx, Engels, Hegel, Sartre, Camus con l'obiettivo di criticare le basi filosofiche del calcio moderno, vittima della esasperata competizione e del sistema capitalistico. Palmarès Campionato svizzero: 4 - Basilea: 2001-2002, 2003-2004, 2004-2005, 2007-2008 Coppa Svizzera: 4 - Basilea: 2001-2002, 2002-2003, 2006-2007, 2007-2008 Campionato turco: 1 - Bursaspor: 2009-2010
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