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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. GLEISON BREMER https://it.wikipedia.org/wiki/Gleison_Bremer Nazione: Brasile Luogo di nascita: Itapitanga Data di nascita: 18.03.1997 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 82 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2022 Esordio: 15.08.2022 - Serie A - Juventus-Sassuolo 3-0 Ultima partita: 06.04.2026 - Serie A - Juventus-Genoa 2-0 116 presenze - 12 reti 1 Coppa Italia Gleison Bremer Silva Nascimento, meglio noto come Gleison Bremer o semplicemente Bremer (Itapitanga, 18 marzo 1997), è un calciatore brasiliano, difensore della Juventus. Gleison Bremer Nazionalità Brasile Altezza 188 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Juventus Carriera Giovanili 2014-2016 Desportivo Brasil 2016-2017 San Paolo Squadre di club 2017-2018 Atlético Mineiro 23 (1) 2018-2022 Torino 98 (11) 2022- Juventus 116 (12) Nazionale 2022-2024 Brasile 6 (1) Biografia Il nome Bremer è stato scelto dal padre in onore del calciatore tedesco Andreas Brehme. Caratteristiche tecniche È un difensore centrale forte fisicamente e abile nel gioco aereo, dotato di buon senso della posizione. Giocatore di grande duttilità, affidabilità e velocità, ha dichiarato di ispirarsi al connazionale Lúcio. Carriera Club Gli esordi Cresciuto tra i settori giovanili del Desportivo Brasil e del San Paolo, nel 2017 viene acquistato dall'Atlético Mineiro. Il 26 giugno dello stesso anno ha esordito con la prima squadra in occasione della partita vinta 1-0 contro la Chapecoense. Segna il suo primo gol in campionato il 13 maggio 2018 nella vittoria esterna per 2-1 contro l'Athl. Paranaense. Torino Il 10 luglio 2018 viene acquistato a titolo definitivo per circa 5 milioni di euro dal Torino. Esordisce con i granata il 12 agosto seguente, in occasione della gara di Coppa Italia contro il Cosenza, valida per il terzo turno. Il 19 agosto debutta anche in Serie A, nella gara del primo turno, persa di misura contro la Roma. Il 3 maggio disputa il suo primo derby della Mole contro la Juventus, terminato sul punteggio di 1-1. Conclude l'annata 2018-2019 con solo sette presenze complessive tra Serie A e Coppa Italia, venendo utilizzato principalmente come riserva di Djidji e Moretti. Dopo il ritiro di quest'ultimo, viene impiegato titolare da Walter Mazzarri all'inizio della stagione successiva. Il 25 luglio 2019 fa il suo esordio nelle competizioni confederali, in occasione del primo turno preliminare di UEFA Europa League contro il Debrecen. Nel secondo turno preliminare della medesima competizione si rende protagonista in negativo, causando un'autorete nella gara contro il Wolverhampton, che si concluderà sul risultato di 2-3. Complice anche la cessione di Kevin Bonifazi trova sempre più continuità, e il 30 novembre realizza la sua prima rete, decisiva, nella vittoria esterna contro il Genoa. Il 28 gennaio 2020 trova una doppietta nella partita di Coppa Italia persa poi per 4-2 contro il Milan. Alla ripresa del campionato gioca tutte le partite da titolare andando a segno contro Cagliari e Genoa. Termina la stagione 2019-2020 con 35 presenze con 5 reti complessive. Le prestazioni offerte nel corso del campionato 2021-2022 gli valgono l'assegnazione del trofeo quale miglior difensore della stagione di Serie A. Juventus Il 20 luglio 2022, viene acquistato a titolo definitivo dalla Juventus per 41 milioni di euro più 8 milioni di bonus. Debutta in maglia bianconera il 15 agosto seguente, in occasione della vittoria interna contro il Sassuolo (3-0) valevole per la prima giornata di campionato. Il successivo 6 settembre fa il suo debutto in UEFA Champions League, in occasione della sconfitta 2-1 sul campo del Paris Saint-Germain; l'11 dello stesso mese mette a segno in campionato la sua prima rete per i piemontesi, dimezzando lo svantaggio nel pareggio casalingo 2-2 contro la Salernitana. Il 2 febbraio 2023, al debutto in Coppa Italia con la maglia bianconera, realizza il gol decisivo alla Lazio nei quarti di finale; si ripete sottorete il 28 dello stesso mese, nel derby casalingo contro i suoi ex compagni, firmando il gol del sorpasso nella sfida poi vinta per 4-2. Nel contesto di una stagione negativa per la squadra torinese, che, pur raggiungendo le semifinali di Coppa Italia ed UEFA Europa League, non solleva trofei e oltretutto incappa in vicende extrasportive che destabilizzano fortemente l'ambiente, sul piano personale Bremer paga l'adattamento all'approccio difensivo di Massimiliano Allegri, più compassato rispetto a quello che l'aveva fatto emergere sull'altra sponda della città. Nell'annata 2023-2024, in cui si integra definitivamente nei meccanismi della retroguardia juventina, il brasiliano è autore di ottime prestazioni e vince il suo primo trofeo in maglia bianconera, la Coppa Italia. Rimane centrale nell'undici piemontese anche con la successiva gestione tecnica di Thiago Motta; il 21 settembre 2024, in occasione della gara di campionato contro il Napoli, terminata 0-0, indossa per la prima volta la fascia di capitano del club. Tuttavia la sua stagione subisce un brusco stop il successivo 2 ottobre quando, durante la trasferta di UEFA Champions League contro l'RB Lipsia, vinta per 2-3, riporta la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro: la gravità dell'infortunio lo costringe a chiudere anzitempo la stagione. Torna in campo in avvio dell'annata successiva, il 24 agosto 2025, quando il nuovo allenatore bianconero Igor Tudor lo schiera titolare nella vittoria interna per 2-0 in campionato contro il Parma. In autunno è di nuovo costretto a fermarsi, stavolta per una lesione del menisco mediale del ginocchio sinistro, ma in questo caso il problema non ne pregiudica il prosieguo dell'annata. Una volta ristabilitosi, il 3 gennaio 2026, nel pari casalingo per 1-1 in Serie A contro il Lecce, il difensore tocca le 100 presenze con la squadra torinese, nel frattempo passata nelle mani di Luciano Spalletti. Il successivo 1º febbraio, nel retour match di campionato contro i ducali, Bremer segna la sua prima doppietta in bianconero, nel successo esterno per 1-4 dei piemontesi. Nazionale Il 9 settembre 2022 riceve la prima convocazione nella nazionale brasiliana, da parte del selezionatore Tite, in vista delle ultime amichevoli preparatorie al campionato del mondo 2022. Fa il suo debutto in maglia verdeoro il 23 dello stesso mese, subentrando a Thiago Silva all'intervallo della partita vinta per 3-0 contro il Ghana. Nel novembre seguente viene incluso nella rosa brasiliana per la fase finale del mondiale in Qatar. Fa il suo esordio nella rassegna iridata il 2 dicembre 2022, giocando da titolare nell'inifluente sconfitta per 1-0 contro il Camerun valevole per la fase a gironi. Tre giorni dopo, subentra nel corso del successo per 4-1 sulla Corea del Sud valevole per gli ottavi di finale: è la seconda e ultima apparizione di Bremer nel mondiale qatariota, stante l'eliminazione della Seleção al turno successivo. Rimane lontano dalla nazionale per quasi un anno, prima di essere riconvocato nella prima metà del 2024 dal nuovo selezionatore Dorival Júnior in occasione di alcune amichevoli. Nell'estate seguente viene inserito nella rosa verdeoro per la Copa América negli Stati Uniti d'America: tuttavia il difensore non matura presenze nella fase finale della manifestazione. Gli infortuni patiti nel frattempo con la Juventus lo allontanano nuovamente dalla nazionale per il successivo biennio. Viene richiamato nel marzo 2026 dal nuovo selezionatore Carlo Ancelotti, in vista delle amichevoli internazionali con Francia e Croazia negli Stati Uniti: il 26 dello stesso mese scende in campo da titolare nella gara di Foxborough contro i francesi, persa per 2-1, trovando nella circostanza anche il suo primo gol per la Seleção. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Mineiro: 1 - Atlético Mineiro: 2017 Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024 Individuale Premi Lega Serie A: 1 - Miglior difensore: 2021-2022 Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2022
  2. COSIMO MARCO DA GRACA https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Next_Gen Nazione: Italia Luogo di nascita: Palermo Data di nascita: 01.05.2002 Ruolo: Attaccante Altezza: 185 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 Esordio: 27.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Spal 4-0 Ultima partita: 08.12.2021 - Champions League - Juventus-Malmö 1-0 2 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Club career Juventus II Italy Forward 01/2024 - 06/2025 #50 08/2023 - 01/2024 SD Amorebieta Forward 10/2020 - 08/2023 Juventus II Forward 12/2021 - 06/2023 Juventus Forward 12/2020 - 06/2021 Juventus Forward 07/2019 - 06/2021 Juventus [Youth] Forward 07/2018 - 06/2019 Juventus [Youth B] Forward 07/2017 - 06/2018 US Palermo [Youth B] Forward https://www.worldfootball.net/player_summary/cosimo-da-graca/
  3. ANDREA CAMBIASO https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Cambiaso Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 20.02.2000 Ruolo: Difensore Altezza: 183 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Soprannome: Cuchu Alla Juventus dal 2022 Esordio: 20.08.2023 - Serie A - Udinese-Juventus 0-3 Ultima partita: 06.04.2026 - Serie A - Juventus-Genoa 2-0 125 presenze - 8 reti 1 Coppa Italia Andrea Cambiaso (Genova, 20 febbraio 2000) è un calciatore italiano, difensore o centrocampista della Juventus e della nazionale italiana. Andrea Cambiaso Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Squadra Juventus Carriera Giovanili 2015-2017 Genoa Squadre di club 2017-2018 → Albissola 21 (0) 2018-2019 → Savona 32 (2) 2019-2020 → Alessandria 17 (0) 2020-2021 → Empoli 7 (0) 2021-2022 Genoa 26 (1) 2022-2023 → Bologna 32 (0) 2023- Juventus 125 (8) Nazionale 2021-2023 Italia U-21 8 (0) 2024- Italia 19 (3) Caratteristiche tecniche È un terzino sinistro che può giocare anche sulla fascia destra, a suo agio da laterale indifferentemente in una difesa a 4 o a 3 elementi. Ben si disimpegna anche da esterno di centrocampo nel 4-4-2 e, all'occorrenza, come centrale di centrocampo. Giocatore di spinta, mostra una propensione alla fase offensiva, in cui si distingue per gli assist che può fornire ai compagni; rapido e bravo in progressione, è dotato di un buon cambio di passo e di tecnica individuale. Carriera Club Genoa e prestiti Cresciuto nelle giovanili del Genoa, per la stagione 2017-2018 viene ceduto in prestito all'Albissola, in Serie D, con la quale conquista la promozione in Serie C al termine del campionato. Nel successivo viene mandato in prestito al Savona, sempre in D. Il 2 agosto 2019 viene ceduto a titolo temporaneo all'Alessandria, club militante in C; debutta con la squadra il 25 dello stesso mese, in apertura di stagione contro il Gozzano. Nella stagione 2020-2021 viene ceduto in prestito all'Empoli, in Serie B. Ottiene, complice la presenza nel suo ruolo di Fabiano Parisi e Aleksa Terzić, solo 7 presenze in campionato con l'allenatore Alessio Dionisi, ma partecipa da comprimario alla vittoria del torneo cadetto e annessa promozione in Serie A. Ritorna al Genoa nella stagione 2021-2022 ed esordisce in A il 21 agosto, a 21 anni, nella gara della prima giornata di campionato persa 4-0 contro l'Inter a San Siro. Titolare sin da subito dei liguri, il 29 dello stesso mese realizza il suo primo gol in massima divisione, nella sconfitta casalinga per 2-1 contro il Napoli. Juventus e prestito al Bologna Le prestazioni offerte nella prima stagione in A gli valgono le attenzioni della Juventus, che il 14 luglio 2022 lo acquista a titolo definitivo per 8,5 milioni di euro più bonus; contestualmente, per la stagione successiva, la squadra torinese lo cede in prestito al Bologna, dove s'impone nell'undici titolare e contribuisce al positivo campionato di metà classifica dei felsinei. Rientrato in pianta stabile a Torino nell'estate 2023, esordisce in maglia bianconera il successivo 20 agosto, nella vittoria esterna 0-3 sull'Udinese. Realizza il suo primo gol per i piemontesi il 28 ottobre dello stesso anno, decisivo nel successo interno 1-0 sul Verona; quindi il 4 gennaio 2024 trova la sua prima rete in Coppa Italia, nel 6-1 inflitto alla Salernitana negli ottavi di finale. Chiude la sua prima stagione a Torino proprio con la vittoria della Coppa Italia: nella finale di Roma contro l'Atalanta, serve l'assist a Dušan Vlahović per il gol-partita. All'inizio della stagione seguente, il 17 settembre 2024 debutta in UEFA Champions League in occasione della vittoria interna per 3-1 sul PSV. Nella stessa competizione, il 25 novembre 2025 tocca le 100 presenze in maglia juventina, nel successo per 2-3 sul campo del Bodø/Glimt. Nazionale Il 30 agosto 2021 riceve la sua prima convocazione nella nazionale Under-21, da parte del commissario tecnico Paolo Nicolato. Fa il suo esordio con gli Azzurrini il 12 novembre seguente, disputando da titolare la partita vinta per 2-0 a Dublino contro l'Irlanda, valida per le qualificazioni all'europeo Under-21 2023. Nel giugno 2023 viene incluso nella lista dei convocati per la fase finale dell'europeo di categoria, organizzato in Georgia e Romania: ottiene una presenza, subentrando a Raoul Bellanova nella terza partita della fase a gironi, contro la Norvegia, che sancisce l'eliminazione dell'Italia dalla manifestazione. Nel novembre del 2023 viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal selezionatore Luciano Spalletti, per le partite di qualificazione al campionato d'Europa 2024 contro Macedonia del Nord e Ucraina, senza tuttavia venire impiegato; il debutto è rimandato al 21 marzo 2024, all'età di 24 anni, quando scende in campo da titolare nell'amichevole di Fort Lauderdale contro il Venezuela, vinta per 1-2. Il successivo 6 giugno viene inserito nella lista dei 26 convocati per la fase finale dell'europeo, in cui totalizza 3 presenze tutte da subentrato. Il 10 ottobre 2024 realizza la sua prima rete in nazionale maggiore, aprendo le marcature nella gara di UEFA Nations League disputata a Roma contro il Belgio e pareggiata per 2-2. Palmarès Club Serie D: 1 - Albissola: 2017-2018 (girone E) Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2020-2021 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024
  4. SAMUEL ILING-JUNIOR https://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Iling-Junior Nazione: Inghilterra Luogo di nascita: Islington Data di nascita: 04.10.2003 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 75 kg Nazionale Inglese Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2024 Esordio: 21.10.2022 - Serie A - Juventus-Empoli 4-0 Ultima partita: 25.05.2024 - Serie A - Juventus-Monza 2-0 45 presenze - 2 reti 1 Coppa Italia Samuel Iling-Junior (Islington, 4 ottobre 2003) è un calciatore inglese, attaccante o centrocampista della Aston Villa e della nazionale Under-21 inglese. Samuel Iling-Junior Iling-Junior alla Juventus nel 2021 Nazionalità Inghilterra Altezza 182 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Attaccante, centrocampista Squadra Aston Villa Carriera Giovanili 2011-2020 Chelsea 2020-2022 Juventus Squadre di club 2021-2023 Juventus Next Gen 9 (3) 2022-2024 Juventus 45 (2) 2024- Aston Villa 0 (0) Nazionale 2018 Inghilterra U-15 1 (0) 2018-2019 Inghilterra U-16 13 (2) 2019 Inghilterra U-17 5 (0) 2021-2022 Inghilterra U-19 7 (1) 2022- Inghilterra U-20 6 (2) Palmarès Europei di calcio Under-19 Oro Slovacchia 2022 Biografia È nato in Inghilterra da genitori congolesi Caratteristiche tecniche Gioca principalmente come ala su entrambe le fasce, ma la sua versatilità gli consente di essere utilizzato in diversi altri ruoli, fra cui terzino sinistro, esterno, trequartista o mezzala. Di piede mancino e dotato di ottime doti atletiche, è abile nei dribbling e nei cross, e ha dimostrato di avere un buon fiuto del gol. Nel 2020, è stato inserito nella lista dei migliori sessanta calciatori nati nel 2003, stilata dal quotidiano inglese The Guardian. Carriera Club Nato a Islington, quartiere di Londra, Iling inizia a giocare in una scuola calcio locale all'età di quattro anni; entra poi a far parte del settore giovanile del Chelsea nel 2011, facendosi progressivamente spazio nelle varie squadre del vivaio. Nell'estate del 2020, dopo aver rifiutato una nuova offerta da parte dei Blues, si unisce alla Juventus, con cui firma un contratto da professionista. Dopo aver ricevuto le sue prime convocazioni con la Juventus U23, la seconda squadra bianconera, nell'aprile del 2021, nella stagione successiva Iling fa il suo debutto fra i professionisti, il 22 agosto 2021, scendendo in campo nella vittoria per 3-0 in Coppa Italia Serie C contro la Pro Sesto. Quindi, esordisce in Serie C il 3 ottobre seguente, subentrando nella ripresa della vittoriosa trasferta per 0-1 contro il Mantova. Nella stessa annata, continua anche a giocare regolarmente per la squadra Primavera, con cui raggiunge anche le semifinali della UEFA Youth League, prima che i bianconeri vengano eliminati ai rigori dal Benfica. Inoltre, nella primavera del 2022 riceve le sue prime convocazioni in prima squadra, agli ordini di Massimiliano Allegri. Il 23 settembre 2022 segna il suo primo gol con la squadra Under-23, nel frattempo ridenominata Juventus Next Gen, nonché tra i professionisti, aprendo le marcature nella vittoria per 2-0 in campionato contro il Trento. Quindi, il 21 ottobre successivo esordisce in prima squadra, sostituendo Filip Kostić allo scadere della partita di Serie A contro l'Empoli, vinta per 4-0. Quattro giorni dopo debutta anche in UEFA Champions League, rilevando nuovamente Kostić nella seconda frazione del match della fase a gironi sul campo del Benfica, perso per 4-3: nell'occasione, serve un assist ad Arkadiusz Milik e crea l'occasione che porta al gol di Weston McKennie, con la Juventus che perde infine l'incontro per 4-3. Infine, il 29 dello stesso mese, subentra durante il secondo tempo della partita di campionato sul campo del Lecce: nell'occasione, ad appena 41 secondi dal suo ingresso, serve a Nicolò Fagioli l'assist per il gol dello 0-1 finale. Nel dicembre 2022, Iling viene definitivamente promosso in prima squadra. Nel prosieguo della stagione continua all'occorrenza a venire aggregato alla seconda squadra, con cui disputa le finali di Coppa Italia Serie C contro il L.R. Vicenza, andando anche in gol nella gara di andata. Il 7 maggio 2023 gioca la sua prima partita da titolare in Serie A, sul campo dell'Atalanta, in cui trova anche la sua prima rete in massima serie, aprendo le marcature nel successo per 0-2 dei bianconeri. Nella prima parte dell'annata 2023-2024, Iling vede il proprio minutaggio ridursi in maniera significativa, a causa della concorrenza nel proprio ruolo naturale da parte di Kostić e del neoacquisto Andrea Cambiaso. Trova la sua prima rete stagionale il 7 gennaio 2024, quella del momentaneo pareggio nel successo esterno 1-2 in campionato sulla Salernitana. Lungo la stagione mette a referto 27 presenze e una rete, contribuendo alla vittoria della Coppa Italia. Aston Villa Il 1º luglio 2024, Iling-Junior passa a titolo definitivo all'Aston Villa, in Premier League, per 14 milioni di euro (più 3 di bonus), venendo inserito come contropartita, insieme a Enzo Barrenechea, nell'operazione di mercato che ha visto Douglas Luiz fare il percorso inverso. Nazionale Iling ha rappresentato l'Inghilterra a diversi livelli giovanili. Nel settembre del 2019, ha partecipato con la nazionale Under-17 alla Syrenka Cup in Polonia, vincendo il torneo. Nel giugno del 2022, è stato incluso nella rosa della nazionale Under-19 che ha preso parte all'Europeo di categoria in Slovacchia, con la rappresentativa dei Tre Leoni capace di aggiudicarsi la vittoria della competizione, dopo aver sconfitto Israele per 3-1 (dopo i tempi supplementari) in finale. Palmarès Club Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024 Nazionale Campionato europeo di calcio Under-19: 1 - Slovacchia 2022
  5. MASSIMILIANO MADDALONI https://it.wikipedia.org/wiki/Massimiliano_Maddaloni Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 22.06.1966 Ruolo: Vice-Allenatore e Allenatore Primavera Altezza: 190 cm Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 31 panchine - 15 vittorie - 5 pareggi - 11 sconfitte Massimiliano Maddaloni (Napoli, 22 giugno 1966) è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo centrocampista. Massimiliano Maddaloni Nazionalità Italia Altezza 190 cm Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1º luglio 1997 - giocatore 15 dicembre 2021 - allenatore Carriera Squadre di club 1984-1985 Napoli 0 (0) 1985-1986 Rimini 23 (0) 1986-1987 Rimini 24 (1) 1987-1988 Catania 21 (1) 1988-1989 Catania 22 (0) 1989-1990 Torres 23 (0) 1990-1991 Cecina 18 (0) 1991-1992 Barletta 30 (1) 1992-1994 Castel di Sangro 56 (1) 1994-1997 Rimini 81 (2) Carriera da allenatore 2000-2001 Viareggio Primavera 2001-2002 Viareggio 2002-2003 Forte dei Marmi 2003-2004 Versilia 98 2004-2005 Viareggio 2005-2006 Cecina 2008-2009 Juventus Primavera 2009-2010 Juventus Vice 2011 Carpi 2012-2015 Guangzhou E. Vice 2016 Wuhan Zhuoer Vice 2016-2019 Cina Vice 2017 Cina U-20 2017-2018 Cina U-22 2017-2019 Cina U-23 2019-2020 Shenzhen Vice 2021 Siena Carriera Cresce nelle giovanili del Napoli. Nella stagione 1985-1986 ha giocato in Serie C1 con la maglia del Rimini; ha giocato nella medesima categoria anche nella stagione 1987-1988 (col Catania) e nella stagione 1989-1990 (con la Torres). Nella stagione 1990-1991 vesta la maglia del Cecina in serie C2. Nella stagione 1991-1992 segna un gol in 30 presenze nel campionato di Serie C1 con il Barletta. Dal 1992 al 1994 gioca in C2 con il Castel di Sangro. Chiude la carriera da calciatore nel 1997 a Rimini dopo 3 stagioni in serie C2. Allenatore Nella stagione 2000-2001 ha allenato la Primavera del Viareggio, club di cui nella stagione 2001-2002 ha allenato in due diverse parentesi (chiuse entrambe con un esonero) la prima squadra, nel campionato di Serie C2; nei due anni seguenti allena a livello dilettantistico sulle panchine di Forte dei Marmi e Versilia 98, mentre nella stagione 2004-2005 è nuovamente al Viareggio, dove conquista un terzo posto in classifica nell'Eccellenza Toscana. Nella stagione 2005-2006 guida invece il Cecina, in Serie D raggiungendo i play off. Nella stagione 2008-2009 allena la Primavera della Juventus, con cui vince il Torneo di Viareggio; l'anno seguente è invece vice allenatore della prima squadra bianconera, in Serie A. Nella stagione 2011-2012 diventa allenatore del Carpi, nel campionato di Lega Pro Prima Divisione, venendo però esonerato dopo 8 giornate (4 vittorie di cui una a tavolino, un pareggio e 3 sconfitte il suo bilancio) in favore di Egidio Notaristefano, che a fine stagione otterrà la promozione in Serie B. Dal 2012 al 2015 lavora come vice al Guangzhou E., club della prima divisione cinese, prima con Marcello Lippi e poi con Fabio Cannavaro; lavora poi come vice anche al Wuhan Zhuoer e nella nazionale maggiore cinese, allenando inoltre per una partita (nel 2017) la nazionale Under-20 e, dal gennaio del 2018, anche la nazionale Under-23, con la quale prende parte alla Coppa d'Asia AFC Under-23 ed ai XVIII Giochi asiatici. Il 19 marzo 2019 ha ricevuto il premio "Tommaso Maestrelli" alla carriera. Il 25 ottobre 2021, subentra ad Alberto Gilardino sulla panchina del Siena, militante in Serie C, dove rimane in carica fino al 15 dicembre successivo quando, dopo una serie negativa di risultati, lui ed il suo vice Rampulla vengono esonerati. Palmarès Allenatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2009
  6. CRISTIAN MOLINARO Comincia la sua carriera come ala sinistra, all’età di cinque anni, nella squadra della Gelbison, a Vallo della Lucania: «Il mio paese è a quindici minuti dal mare, ma è in collina. Io sono nato a Vallo della Lucania, perché lì c’è l’ospedale, ed è più vicino alla Basilicata che a Salerno. A cinque chilometri c’è il mio paese, Moio della Civitella, che è l’ultimo prima dell’entroterra. Subito dietro ci sono le montagne. Mio padre è un insegnante di educazione fisica, mentre mia madre è maestra elementare. Anche uno dei miei due fratelli insegna lettere, mentre l’altro è commercialista. Con tutti questi professori in casa, il diploma dovevo prenderlo per forza. E così sono diventato ragioniere!».Cresce calcisticamente nella Salernitana e, terminata la gavetta nelle squadre giovanili, esordisce in maglia granata in Serie B nel campionato di Serie B 2002-03. Le due stagioni agonistiche successive le gioca da titolare, realizzando nella stagione 2004-05, la sua prima rete, in un incontro contro il Bari. Nel 2005, è notato dalla fitta rete di osservatori della Juventus e, ingaggiato dalla squadra bianconera, è ceduto in comproprietà al Siena. Esordisce in Serie A il 18 settembre contro il Palermo e la prima stagione in Toscana non è molto felice. Essendo chiuso nel ruolo di terzino sinistro dal più esperto Falsini, sono più numerose le volte che parte dalla panchina che quelle giocate da titolare: «Siena dal punto di vista calcistico è la piazza ideale, specie per un giovane. Quando muovi i primi passi in Serie A non avere pressioni è importante. La qualità della vita è spettacolosa. Il primo anno vivevo appena fuori dalle mura, il secondo invece un po’ più lontano. Meglio stare fuori, perché lì invece il traffico, nelle ore di punta è tremendo. Non perché ci siano tante macchine, ma perché le strade sono piccolissime. La gente è un pochino chiusa, il loro carattere rispecchia la città, che è cinta da mura. È un po’ come il muro lo alzassero anche loro. Da un lato meglio così, perché la gente è discreta e lascia tranquillo».La Juventus, la stagione successiva, decide di confermare la comproprietà con il Siena che, ceduto Falsini, punta su di lui quale titolare del ruolo di esterno difensivo di sinistra. Forte della fiducia accordatagli dalla società e dall’allenatore Beretta, colleziona trentasei presenze su trentotto giornate di campionato e due presenze su due turni di Coppa Italia. Il 20 giugno 2007, poco prima del termine ultimo per definire le comproprietà, la Juventus lo riscatta: «Il primo anno passato a Siena, con De Canio, ho giocato un po’ più avanti, ma non mi ci vedo in quel ruolo. Quando ero ragazzo, ero il doppio degli altri, perché avevo avuto una crescita piuttosto precoce. Come dicono dalle mie parti, sono “spicato” piuttosto in fretta e allora bastava che mi buttassero i palloni là davanti ed io ci arrivavo. Per me è stato positivo indietreggiare perché per giocare davanti devi avere più destrezza con il pallone. Penso di potermi esprimere meglio partendo da dietro».Grazie all’infortunio del brasiliano Andrade e allo spostamento di Chiellini al centro della difesa, Cristian conquista il posto da titolare nella partita interna contro la Reggina, per non lasciarlo più fino alla fine della stagione. In totale, veste la casacca bianconera per ben trentasei volte, realizzando anche una rete, in Coppa Italia, conto il Parma. La Juventus, nella stagione successiva, riporta a casa anche Paolo De Ceglie ma Cristian non si spaventa: «Io ho affrontato sempre la concorrenza, sia a Salerno che a Siena. L’anno scorso per me arrivare qui era già stato un successo, poi le cose sono andate in maniera tale da far sì che giocassi tutto il campionato. Quest’anno, al di là della necessità di avere più giocatori per ruolo, sono contento di dovermi giocare il posto con De Ceglie: invece di andare a prendere il brasiliano o lo straniero di turno, la società ha puntato su un giovane italiano, cresciuto nel vivaio, che ha qualità. La concorrenza fa bene: lo scorso anno mi allenavo sempre al 100%, ma logicamente avevo più possibilità di scendere in campo la domenica. Quest’anno mi alleno ancora meglio, sapendo che c’è un compagno con cui ti giochi il posto».Esordisce il 13 agosto nella gara di andata del terzo turno preliminare di Champions League, vinta 4-0 contro l’Artmedia Bratislava, gara che rappresenta anche il suo esordio nelle Coppe europee. L’allenatore bianconero Ranieri nutre una grande fiducia in Molinaro, nonostante i tifosi bianconeri non lo apprezzino. Nella partita contro lo Zenith Pietroburgo, in Champions League, Cristian è sonoramente contestato dal pubblico bianconero, costringendo lo stesso Ranieri a sostituirlo con De Ceglie. Nonostante ciò, Molinaro non si perde d’animo e fa ancora meglio della stagione precedente, totalizzando quarantadue presenze.Ma non sono i fischi dei tifosi il problema più grosso di Cristian. Un colpo subito nel secondo tempo di Genoa-Juventus, l’11 aprile 2009, gli causa un mal di pancia terribile che non riesce a passare. Il 3 maggio, prima della partita con Lecce, un’ecografia risconta una massa a livello del rene sinistro: un ematoma oppure un tumore? Qualche settimana fermo in un letto di ospedale, quindi il trasferimento nella casa natia in provincia di Salerno, circondato dall’affetto dei compagni e dei parenti. Per fortuna, si scopre che la causa di questa massa è una raccolta di sangue creatisi in seguito all’impatto durante uno scontro di gioco. Il 18 giugno nuovi esami e un grande respiro di sollievo: è quasi tutto pulito, tutto è risolto, Molinaro diventa nuovamente arruolabile e lui non vede l’ora di rivestire il bianconero e sgroppare sulla corsia mancina: «Ora sto bene e sono tranquillo ma all’inizio ho avuto paura, soprattutto perché ero costretto a stare in clinica e non si sapeva con certezza quello che avessi. Sono stati due mesi e mezzo non facili, soprattutto perché non sono abituato a stare fermo».Rientra in campo il 12 settembre 2010, nella vittoriosa partita contro la Lazio. Ma è arrivato Fabio Grosso e Cristian ha perso il posto da titolare. Così, dopo pochissime presenze, il 5 gennaio 2010 viene ufficializzato il trasferimento allo Stoccarda: in Germania, Molinaro ritrova tutto lo spirito combattivo e disputa un grande finale di stagione, permettendosi il lusso di affrontare Messi e il Barcellona in Champions League. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/cristian-molinaro.html
  7. CRISTIAN MOLINARO https://it.wikipedia.org/wiki/Cristian_Molinaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Vallo della Lucania (Salerno) Data di nascita: 30.07.1983 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Soprannome: Mirtillo - Pendolino - Cristone Alla Juventus dal 2007 al 2010 Esordio: 29.08.2007 - Coppa Italia - Parma-Juventus 1-3 Ultima partita: 12.12.2009 - Serie A - Bari-Juventus 3-1 81 presenze - 1 rete Cristian Molinaro (Vallo della Lucania, 30 luglio 1983) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Dal 12 giugno 2022 è direttore tecnico del Venezia FC. Cristian Molinaro Molinaro con la maglia del Torino nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1º luglio 2022 Carriera Giovanili 1996-2002 Salernitana Squadre di club 2002-2005 Salernitana 77 (1) 2005-2007 Siena 56 (0) 2007-2010 Juventus 81 (1) 2010-2014 Stoccarda 93 (0) 2014 Parma 16 (2) 2014-2018 Torino 81 (1) 2018-2019 Frosinone 14 (0) 2020-2022 Venezia 36 (0) Nazionale 2004-2005 Italia B 2 (0) 2010 Italia 2 (0) Caratteristiche tecniche Ricopre prevalentemente il ruolo di terzino sinistro; all'occorrenza può agire anche da esterno di centrocampo o da difensore centrale. Corre molto in campo, oltre a essere bravo nei tagli e in fase di recupero palla. Carriera Giocatore Club Inizi Ha iniziato a giocare all'età di 5 anni nella squadra della Gelbison, a Vallo della Lucania. Cresce calcisticamente nella Salernitana e, terminata la gavetta nelle squadre giovanili, esordisce con questa nel campionato di Serie B 2002-2003. Le due stagioni agonistiche successive le gioca da titolare nelle file salernitane, realizzando nel 2004-2005 la sua prima marcatura fra i professionisti, in un incontro tra i campani ed il Bari. Siena e Juventus Nel 2005 viene notato dalla fitta rete di osservatori della Juventus ed ingaggiato per la squadra bianconera che, già coperta nel ruolo, decide di darlo in compartecipazione al Siena, squadra nella quale già giocano numerosi calciatori in prestito dal club torinese. Esordisce in Serie A il 18 settembre 2005 in Siena-Palermo 1-2 e la prima stagione nella massima serie è caratterizzata da alti e bassi, infatti, chiuso nel ruolo di terzino sinistro dal più esperto Falsini, si ritaglia il suo spazio subentrando a partita iniziata o da titolare in caso di mancanza del compagno. Per la stagione 2006-2007 la Juventus, investita dalle vicissitudini negative delle sentenze di Farsopoli decide di confermare la compartecipazione con il Siena che, ceduto Falsini, punta su di lui quale titolare del ruolo di esterno difensivo di sinistra. Forte della fiducia accordatagli dalla società e da Mister Beretta, colleziona 36 presenze su 38 giornate di campionato e 2 presenze su 2 turni di Coppa Italia. Il 20 giugno 2007, poco prima del termine ultimo per definire le compartecipazioni, la Juventus lo riscatta per una cifra pari a 2,5 milioni di euro. Durante la stagione 2007-2008, a 24 anni, si ritaglia un posto da titolare sulla fascia sinistra della difesa bianconera, grazie allo spostamento del compagno Chiellini al centro della difesa. Il 27 agosto 2007, nella gara contro il Parma di Coppa Italia, dopo essere subentrato ad Antonio Nocerino al 59', realizza il suo primo gol con la maglia della Juventus con un colpo di testa realizzando il momentaneo 0-1 (la partita verrà poi vinta dai bianconeri per 1-3). Nella seconda stagione in bianconero esordisce il 13 agosto nella gara di andata del terzo turno preliminare di Champions League, vinta 4-0 contro l'Artmedia Bratislava, gara che rappresenta anche l'esordio nelle Coppe europee. Termina la stagione 2008-2009 a inizio maggio a causa di un ematoma perirenale. Stoccarda e Parma Molinaro in allenamento ai tempi dello Stoccarda nel 2011. Il 5 gennaio 2010 viene ufficializzato il trasferimento in prestito oneroso a 500 000 euro, con diritto di riscatto allo Stoccarda. A seguito di brillanti prestazioni in campionato e Champions League, a fine stagione viene eletto miglior terzino della Bundesliga. Il 14 giugno 2010 lo Stoccarda lo riscatta ufficialmente per 3,9 milioni di euro. Il 30 gennaio 2014, dopo 125 partite giocate in totale con lo Stoccarda, passa a titolo definitivo al Parma. Il 16 febbraio 2014 sigla il suo primo gol con la maglia del Parma, nonché primo in serie A, contro l'Atalanta per il momentaneo 0-1. Torino Svincolatosi, il 16 giugno 2014 firma un contratto annuale con il Torino. Esordisce con la maglia granata contro il Brommapojkarna nel primo turno preliminare di Europa League. In stagione gioca in tutto 38 partite e segna 1 gol, nella vittoria per 2-0 contro l'HJK nei gironi d'Europa League. Dopo avere rinnovato per un'altra stagione, nel 2015-2016 realizza la sua prima rete in massima serie coi granata nel successo per 1-2 l'Inter. In precedenza (in dicembre) ha esteso il proprio contratto con il Toro sino al 30 giugno 2017. Iniziata la stagione seguente come titolare nella posizione di terzino sinistro, il 18 settembre 2016, durante la partita in casa con l'Empoli, riporta la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Rientra in campo il 13 marzo 2017 nel corso della partita contro la Lazio, subentrando all'inizio della ripresa al compagno Daniele Baselli. A fine stagione rinnova il suo contratto con i granata per un altro anno. Confermato in granata per la stagione 2017-2018, gioca con continuità sino alla frattura della testa del perone occorsa nel mese di febbraio in allenamento. Superato l'infortunio, il 29 aprile 2018 gioca la sua centesima partita con la maglia del Torino in occasione della trasferta sul campo della Lazio. Frosinone Rimasto nuovamente svincolato, il 12 luglio 2018 si trasferisce ufficialmente al Frosinone firmando un contratto valido per una stagione. Esordisce coi ciociari alla prima giornata di campionato, nella partita persa per 4-0 in trasferta con l'Atalanta in cui, tra l'altro, indossa la fascia da capitano. Al termine della stagione rimane svincolato. Venezia e ritiro Il 15 gennaio 2020, dopo circa tre mesi di allenamento sostenuti con l'Atletico Terme Fiuggi, squadra militante nel Girone F di Serie D, viene ingaggiato dal Venezia fino al termine della stagione. L'anno successivo viene riconfermato e riesce a conquistare la promozione in Serie A con i lagunari dopo la vittoria nei playoff, salvo retrocedere dopo una sola stagione nella massima serie. Il 13 giugno 2022, dopo 42 presenze totali, viene annunciato il suo ritiro dal calcio giocato al termine della stagione e contestualmente l'ingresso nell'organigramma del Venezia, con il ruolo di direttore dell'area tecnica. Nazionale Convocato dal CT Cesare Prandelli, esordisce nella nazionale italiana il 10 agosto 2010, giocando titolare nella partita amichevole Italia-Costa d'Avorio (0-1) disputata a Londra. È convocato anche per le partite contro Estonia e Fær Øer valide per le qualificazioni all'Europeo 2012, giocando contro l'Estonia.
  8. TIAGO MENDES ENRICA TARCHI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2009 L’arrivo alla Juventus, un impatto difficile con la nuova realtà, le valigie quasi in mano, poi la presa di coscienza, l’affetto dei compagni e un rinnovato entusiasmo per un progetto del quale vuole essere protagonista. C’è tutto questo, ma non solo, nella storia bianconera di Tiago: ragazzo romantico e antidivo per eccellenza, uomo che vive per la famiglia come un papà qualunque, lontano dai riflettori. Un giovane che ama la musica e i libri, che lascia il calcio fuori dalla porta di casa. – Tiago, Fernando Pessoa diceva “La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo”. Non credi che questa frase si possa adattare al tuo impatto con il mondo bianconero... «Sono parole che esprimono bene il mio modo di vedere le cose, perché penso che la nostra vita la costruiamo noi stessi. La mia esperienza qui è stata difficile all’inizio, ma ora la sto facendo diventare bellissima». – Prima di partire con le cose belle, prima che ci racconti tutto di te, vogliamo chiudere quel capitolo raccontando cosa è successo l’anno scorso? «Semplicemente pensavo di venire qui e giocare subito, come mi era successo ovunque, fin dall’inizio della carriera. Probabilmente sono sempre stato fortunato, lo ammetto, ma questa situazione mi ha messo in crisi. Una crisi dalla quale sono uscito, grazie anche a compagni fantastici che mi hanno sempre invitato a continuare a credere in me stesso. Anche la società, nel periodo più difficile, ha sempre dichiarato di credere in me». – Allora facciamo qualche passo indietro e ripercorriamo la tua carriera: dagli esordi a Viana do Castelo alle esperienze di Braga, Lisbona, Londra, Lione e infine di Torino. I tuoi primi calci al pallone? «A Viana do Castelo, ovviamente, il mio paese, dove abitano ancora i miei genitori, mio fratello e tutti i miei amici. È li, nel quartiere dove vivevo, che ho cominciato a giocare a calcio. Tutto il giorno, da mattina a sera. Eravamo tanti, ci divertivamo, non avevamo idoli, non guardavamo il calcio in tv, ci piaceva giocare e basta». – E i tuoi genitori cosa dicevano? Sono degli sportivi? «I miei genitori non mi hanno mai ostacolato, anche perché a scuola andavo volentieri e senza problemi. Infatti ho proseguito fino al diploma, seguendo un corso di studi indirizzato all’ambito sportivo: se non avessi fatto il calciatore ora sarei insegnante di educazione fisica. A mio padre Carlos, comunque, il calcio piace, ma da tifoso. Mia madre Julia, che è maestra d’asilo, non è invece una grande appassionata. Mio fratello Duarte giocava anche lui, ma per divertimento, poi ha scelto un’altra strada». – C’è qualcuno in famiglia da cui hai ereditato qualche gene calcistico? «Ereditato proprio no, ma il marito di mia zia, “tio” Zé Santos, è stato fondamentale per la mia carriera. È stato lui l’allenatore che dalle giovanili del Vianense mi ha portato all’Ancora Praia, un’altra squadra della mia città. È stato lui che mi ha cambiato, che ha dato una svolta alla mia carriera trasformandomi da attaccante in centrocampista. Ancora oggi abbiamo un ottimo rapporto, segue la mia carriera e le mie vittorie le sente giustamente anche un po’ sue. Adesso non allena più, ma a Natale quando sono andato a casa mi sono allenato con lui. I suoi figli non giocano a calcio, quindi sotto l’aspetto calcistico sono la sua più bella soddisfazione». – Dei tuoi amici, con cui giocavi nel campetto sotto casa, ce n’è qualcuno che è diventato calciatore? «No, di tutti quei bambini che passavano le giornate a correre dietro a un pallone sono stato l’unico a diventare calciatore. Ci vogliono applicazione, dedizione, sacrifici, ma anche fortuna. Il mio migliore amico, Pedro Vasco, giocava benissimo, ma non è andato avanti e ora lavora in fabbrica. Continuiamo a sentirci anche se siamo lontani: ciò che importa è che lui sa di poter contare su di me, e viceversa». – Con gli altri amici del paese hai mantenuto i contatti? Hanno cambiato atteggiamento nei tuoi confronti? «All’inizio non è stato facile. Quando tornavo a casa mi guardavano con un certo sospetto, pensavano che il successo mi avesse cambiato, ma dopo cinque minuti si rendevano conto che ero quello di sempre». – A Viana do Castelo hai conosciuto anche la donna della tua vita, Barbara. «Io avevo 15 anni e lei 13, andavamo nella stessa scuola. Tutto è nato lì, siamo praticamente cresciuti assieme mi ha seguito dappertutto. Oggi Barbara fa la mamma a tempo pieno. Quando ci siamo trasferiti a Braga non avendo ancora figli, ha studiato psicologia per tre anni, poi il trasferimento a Londra le ha impedito di proseguire negli studi. Ora si occupa di Beatriz, che ha quattro anni, e di Francisco, che ne fa due a maggio. Siamo una famiglia normale, quando non lavoro faccio il papà a tempo pieno. La famiglia è tutto: è la base della mia vita, da solo non sarei riuscito a fare niente, a viaggiare così tanto e ad affrontare esperienze così diverse». – In tema di viaggi, partiamo dal primo: da Viana do Castelo a Braga. «Dopo un anno nell’Ancora Praia, mi videro alcuni osservatori del Braga e mi chiamarono. Era il 1997, la prima volta che andavo via dal mio paese. Un’ora di macchina, ma spesso facevo avanti e indietro in pullman. A Braga vivevo a casa di una mia zia, fino a quando non mi ha raggiunto Barbara». – Il grande salto è stato il passaggio al Benfica. «Sicuramente sì. La sorpresa più grande l’ho ricevuta al mio arrivo, pensate che mi comprarono nel mercato invernale, arrivai quindi a stagione in corso, di mercoledì, e il sabato ero già in campo, grazie alla stima di Gesualdo Ferreira (attuale allenatore del Porto) che mi aveva voluto. Dall’esordio, una bella vittoria per 4-1, sono sempre stato titolare. Nel Benfica non ho avuto grandi problemi di ambientamento, anche perché conoscevo, attraverso la nazionale, Simao, Edmilson e tanti altri. Questa è stata un’esperienza fondamentale per la mia carriera perché, rispetto al gioco che facevo a Braga, principalmente difensivo, l’allenatore mi chiese di andare avanti, di fare gol. Infatti con il Benfica ho segnato tanto». – E con il Benfica hai vinto anche il tuo primo trofeo, la Coppa di Lega. «Sì, contro la Porto di Mourinho, una grandissima soddisfazione». – Quello stesso Mourinho che poco dopo ti ha voluto a Chelsea. «Ed io accettai, come si poteva rifiutare un’occasione come quella? Così è arrivata anche la mia prima volta all’estero. Un cambiamento enorme, sia a livello personale che calcistico. Le differenze tra calcio portoghese e inglese sono enormi: in Premier c’è più velocità, intensità, fisicità, mentre in Portogallo il gioco è più lento e tecnico. Per quanto riguarda la vita personale devo dire che Londra non ce la siamo goduta come magari potremmo fare oggi. Mia moglie era incinta e ha patito il clima freddo e il tempo spesso grigio. Eravamo molto giovani, la prima volta fuori dal nostro paese, facevamo un giro ogni tanto per la città e poco altro. In squadra invece c’erano altri giocatori portoghesi, come Carvalho, già miei compagni di nazionale, grazie ai quali l’ambientamento è stato più semplice». – A Londra è arrivato anche il tuo primo successo in campionato, il primo anche per il Chelsea dopo 50 anni. «Non nascondo che a livello sportivo a Londra ho vissuto una delle emozioni più forti della mia carriera. Ricordo il quartiere di Chelsea bloccato per ore, con i tifosi a festeggiare, ovviamente in modo molto tranquillo, non come accadrebbe in Italia e in Portogallo. In società abbiamo fatto la storia, è stato un piacere anche a titolo personale per ognuno di noi. Oltre al campionato, in quella stagione abbiamo vinto la FA Cup (Coppa d’Inghilterra), una splendida annata». – Hai vinto e poi sei partito, perché? «Perché a fine stagione è arrivato Essien, che voleva dire sovrabbondanza a centrocampo e molto probabilmente panchina. D’altronde il Chelsea è così, cerca il continuo ricambio, l’ingaggio del meglio che c’è sul mercato. Quindi, quando il Lione ha bussato alla mia porta, ho pensato che fosse il momento di andare». – A Lione e nel Lione, la squadra regina di Francia, ti sei trovato subito alla perfezione. «L’allenatore mi voleva e sono arrivato in un ambiente splendido, in una squadra bellissima che giocava un calcio perfetto. Anche a livello di stile di vita, con la bambina piccola, ci siamo trovati a nostro agio». – Altro ambiente la Francia: meno pressioni che in Portogallo o in Italia, immagino... «Eravamo i più forti, quindi era tutto più facile, perché sapevamo che potevamo vincere tutto. I tifosi, come i giornalisti, non sono come in Portogallo o in Italia, diciamo che in questo senso le pressioni sono minori. Forse è una realtà più simile all’Inghilterra, dove i tifosi sono caldi solo allo stadio e i giornalisti si danno al gossip». – Già, il gossip... quanto di più lontano da te e dal tuo modo di intendere il calcio e la vita. «Assolutamente. Preferisco stare lontano dai riflettori. Non invidio per nulla giocatori come Beckham che sono sempre sui giornali, o come Del Piero che, volente o nolente, fa sempre notizia». – Veniamo al calcio giocato allora, tra Benfica, Chelsea e Lione, qual è la squadra che faceva il gioco più adatto alle tue caratteristiche? «Direi il Lione, perché era il più spettacolare, con un centrocampo a tre e Juninho che inventava». – Da quanto hai detto sembra che a casa tua non passi molto tempo a guardare il calcio. Quando sei arrivato alla Juventus che cosa conoscevi di questa società? «Poco, a dire la verità. Sapevo quello che aveva fatto Paulo Sousa e le uniche partite della Juventus che avevo visto erano la finale di Champions vinta a Roma e quella persa con il Borussia Dortmund». – Per noi juventini è quasi naturale paragonarti a Paulo Sousa, almeno idealmente. Ma calcisticamente vedi qualche affinità tra voi? «No. Come giocatori non ci assomigliamo, giochiamo nello stesso ruolo, ma lui era uno che amava mantenere la posizione, io invece avanzo e provo a fare gol, forse grazie al mio passato da attaccante, anche se con il 4-4-2 è più difficile, ma questo è il modulo scelto da Ranieri, alla Juve funziona e quindi mi sto adattando». – Visto che non segui il calcio, in tv guardi altri sport? «Poco, perché mia moglie non è una grande sportiva, quindi quando siamo assieme preferisco guardare qualcosa che piaccia anche a lei, come i film, in particolare le commedie. Al massimo le faccio “sopportare” qualche film d’azione, visto che Mel Gibson è il mio attore preferito. Il mio film è senza dubbio “Braveheart”. Tornando allo sport, al massimo ogni tanto guardo qualche partita di tennis, che praticavo quando ero a Lione, mentre qui non ne ho ancora avuto la possibilità. Quest’estate spero di andare a vedere il Roland Garros». – Il calcio rimane proprio fuori dalla porta di casa? «Assolutamente. Pensate che qui a Torino Barbara è venuta allo stadio solo un paio di volte, a Londra una, idem in Portogallo. È chiaro che di calcio si parla, ma in modo trasversale, quando parliamo della mia giornata, della nostra vita». – La casa e la famiglia, dunque, sono il tuo vero rifugio. «Sì, viviamo moltissimo la casa, usciamo poco, anche perché patiamo un po’ il freddo visto che in Portogallo la temperatura è ben diversa! Mi piace portare i bimbi ai giardini, poi tornare a casa e giocare con loro. Poca tv, un po’ di musica, i piatti sfiziosi di mia moglie che è un’ottima cuoca, per fortuna. Noi infatti ci dividiamo così: lei cucina ed io mangio. Cosa? Cucina portoghese, in particolare il bacalhau, un piatto a base di merluzzo, con verdure e riso. In Portogallo siamo specialisti del piatto unico». – Sempre per curiosare nei tuoi gusti, ci racconti cosa fai in ritiro? «Leggo, guardo qualche serie in dvd e ascolto musica». – Un’ultima curiosità. Nella tua vita di “viaggiatore”, per riprendere Pessoa, ti sei ambientato nelle città in cui hai abitato, oppure le hai vissute sempre come tappe dei tuoi “viaggi”? «Direi che le vivo proprio un po’ come trasferte. Appena abbiamo qualche giorno di riposo, infatti, torniamo in Portogallo. Per me è difficile legarmi a un luogo, ambientarmi e farlo diventare una seconda casa, ma questo non mi ha mai condizionato a livello professionale. A Torino sto bene e spero di rimanerci il più a lungo possibile. Voglio vincere qualcosa di importante, a partire da quest’anno». – È una promessa? «Diciamo un impegno, ma ci credo davvero». Come raccontato nella testata ufficiale juventina, nella prima stagione non riesce a esprimersi al meglio e, per questo, motivo trova poco spazio nel centrocampo della compagine di Claudio Ranieri, anche a causa dell’esplosione di Zanetti. In campionato disputa una ventina di gare, quasi mai da titolare e con un rendimento di assai basso profilo, rivelandosi il grande acquisto flop della rinascita bianconera. Durante il mercato estivo è spesso dato in partenza, tuttavia, soprattutto per sua volontà di non trasferirsi, rimane a Torino come riserva. L’anno successivo, dopo un inizio nel quale è poco presente, anche a causa di un infortunio, riesce a disputare qualche spezzone di partita, nei quali mostra netti progressi rispetto alla stagione precedente, ricevendo anche i complimenti dell’allenatore Ranieri: «Ho sempre dichiarato che i ragazzi sono stati acquistati dopo essere stati soppesati e valutati. Poi è ovvio che possono incontrare delle difficoltà. Adesso Tiago non si sente come l’anno scorso un giocatore che deve dimostrare qualcosa, perché su di lui si regge il gioco della squadra e ha meno responsabilità. Ora riesce a fare quello che sa fare. I ragazzi gli vogliono bene e lui dimostra di avere una classe cristallina. Ha giocato bene in mezza Europa ed era strano che in Italia non ci riuscisse. Adesso negli spezzoni di partita che gli sto dedicando sta dimostrando di non essere un acquisto sbagliato». Conferma le ottime impressioni destate in precedenza con altre gare di alto livello, come gli scontri diretti con la Roma in campionato, e il Real Madrid in Coppa Campioni. Ma la sfortuna è in agguato: sabato 22 novembre 2008, al secondo minuto di gioco della partita Inter-Juve, si procura una distorsione al ginocchio sinistro causato da un contrasto con Stankovic, che lo costringe a uno stop di una quarantina giorni. Rientrato dall’infortunio, gioca da titolare l’8 febbraio in Catania-Juventus, confermando i miglioramenti visti in precedenza. A causa degli infortuni di Zanetti e Sissoko, forma con Marchisio la coppia titolare del centrocampo bianconero per la parte finale della stagione. Con l’arrivo di Ciro Ferrara, nell’estate del 2010, e col passaggio al modulo 4-3-1-2 a lui più congeniale, tutti si aspettano la sua definitiva esplosione. Il giocatore stesso è molto speranzoso. «Con Ferrara va molto bene, sento la sua fiducia, il mio problema? Non era l’incapacità di adattarmi al campionato italiano ma il modulo, ho sempre giocato in un centrocampo a 3. Quando l’anno scorso giocavamo a 4 ero bloccato con compiti difensivi, ora invece sono più libero, difendo ma posso anche andare a prendermi il pallone e costruire gioco, così posso esaltare le mie caratteristiche. Perché ora sorrido tanto? Sta andando tutto per il meglio: sono soddisfatto del mio lavoro e di quello della squadra, abbiamo battuto il Real giocando un buon calcio, che altro possiamo chiedere in questa fase di preparazione?». Il portoghese, però, si dimostra in netto calo rispetto alla stagione precedente, disputando partite di non elevato spessore condite anche da grossolani errori, simili a quelli che lo avevano caratterizzato nel suo difficile primo anno in bianconero. Trascorre una prima parte di stagione essenzialmente come riserva, per poi venire definitivamente accantonato dopo la partita contro il Maccabi Haifa, disputata il 3 novembre 2009. L’8 gennaio 2010 è ufficializzato il suo trasferimento all’Atletico Madrid, terminando così la sua poco felice avventura in bianconero. «A Torino ho perso un anno, il primo – racconta in un’intervista al sito della Federazione portoghese – volevo dimostrare di vincere attraverso il lavoro. In seguito sono tornato a vedere le cose in maniera positiva, dando il massimo e dimostrando all’allenatore che potevo fare bene, per me e per i compagni. Da quel momento le cose sono cambiate e migliorate: è stato il punto più basso della mia carriera, ma da quell’annata imparai molto. Con Ranieri non c’è mai stata sintonia. È importantissimo per un giocatore avere la fiducia dell’allenatore, a maggior ragione quando cambi squadra e ti trasferisci in un nuovo paese. In Italia, sin dall’inizio, non ho mai percepito la fiducia di Ranieri: dal primo momento tra noi non c’è mai stata sintonia, ero alla Juve ma sarei voluto andare via». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/05/tiago.html
  9. TIAGO MENDES https://it.wikipedia.org/wiki/Tiago_Mendes Nazione: Portogallo Luogo di nascita: Viana do Castelo Data di nascita: 02.05.1981 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 71 kg Nazionale Portoghese Soprannome: Lavatrice - Bradipo Alla Juventus dal 2007 al 2010 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 20.12.2009 - Serie A - Juventus-Catania 1-2 53 presenze - 0 reti Tiago Cardoso Mendes, noto semplicemente come Tiago (Viana do Castelo, 2 maggio 1981), è un ex calciatore e allenatore di calcio portoghese, di ruolo centrocampista. Tiago Mendes Tiago in allenamento all'Atlético Madrid nel 2013 Nazionalità Portogallo Altezza 183 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 14 luglio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Braga Squadre di club 1999-2002 Braga 62 (4) 2002-2004 Benfica 75 (19) 2004-2005 Chelsea 34 (4) 2005-2007 Olympique Lione 56 (10) 2007-2010 Juventus 53 (0) 2010-2017 Atlético Madrid 172 (17) Nazionale 2000-2002 Portogallo U-21 21 (2) 2002-2015 Portogallo 66 (3) Carriera da allenatore 2017-2018 Atlético Madrid Assistente 2019-2020 Portogallo U-21 Vice 2020 Vitória Guimarães Palmarès Europei di calcio Argento Portogallo 2004 Caratteristiche tecniche Giocatore Era un interno di centrocampo, abile nel recupero e nella successiva distribuzione del pallone. Carriera Giocatore Club Braga Esordisce nella stagione 1999-2000 nella squadra riserve del Braga e, la stagione successiva, entra a far parte della prima squadra, grazie anche alle ottime prestazioni nel primo campionato da professionista. Nella prima stagione in Primeira Liga diventa uno dei punti fermi della squadra che termina il campionato al quarto posto, conquistando la qualificazione alla Coppa UEFA. Benfica A metà della seconda stagione a Braga viene acquistato dal Benfica, prestigioso club di Lisbona, con cui si consacra definitivamente conquistando il secondo posto nella Superliga 2002/03 e guadagnando la prima convocazione in nazionale. Il 25 gennaio 2004 nella partita contro il Vitória Guimarães il suo compagno di squadra il calciatore ungherese Miklós Fehér perde conoscenza in campo per un arresto cardiaco, Tiago è il primo a soccorrerlo insieme ai suoi compagni e ad alcuni giocatori del Vitoria, e viste le condizioni del compagno cade a terra in un fiume di lacrime sotto la pioggia battente che aveva colpito Guimaraes. L'anno successivo vince la Coppa di Portogallo contro il Porto di José Mourinho che al termine della stagione lo vuole con sé al Chelsea. Chelsea e Lione Trasferitosi a Londra per 12 milioni di euro, diventa subito protagonista della stagione vittoriosa dei Blues, disputando 51 partite a ottimi livelli e contribuendo alla vittoria della Premier League dopo cinquant'anni di attesa. Rimane agli ordini del tecnico portoghese solo una stagione e nell'estate del 2005 passa all'Olympique Lione nell'ambito dell'affare che porta Michael Essien in Inghilterra. A Lione è relegato in un ruolo di copertura alle spalle di Juninho Pernambucano e Florent Malouda, ma riesce comunque a imporsi nella stagione della conquista del quinto titolo francese e si riconferma l'anno successivo, sostituendo degnamente il maliano Mahamadou Diarra e vincendo il secondo titolo consecutivo con il Lione. Juventus Tiago alla Juventus nel 2009 Nel mercato estivo è uno dei pezzi pregiati della società lionese: il 21 giugno 2007 passa alla Juventus per il costo di 14 milioni. Tuttavia nella prima stagione con la squadra torinese non riesce a esprimersi al meglio e per questo motivo trova poco spazio nel centrocampo a 4 di Claudio Ranieri, anche a causa del buon rendimento di Cristiano Zanetti. In campionato disputa 20 gare, quasi mai da titolare e con un rendimento di assai basso profilo, rivelandosi il grande flop del mercato della rinascita bianconera. Durante il mercato estivo viene spesso dato in partenza, tuttavia, soprattutto per sua volontà, nessuna delle piste alla fine si concretizza e rimane a Torino come centrocampista di riserva. Dopo un inizio stagione nel quale è poco presente, anche a causa di un infortunio, riesce a disputare qualche spezzone di partita, nei quali mostra netti progressi rispetto alla stagione precedente, ricevendo anche i complimenti dell'allenatore Ranieri e del presidente Cobolli Gigli in seguito alla prestazione convincente contro il Bologna. Successivamente conferma le ottime impressioni destate in precedenza in gare di alto livello come gli scontri diretti con la Roma in campionato e il Real Madrid in UEFA Champions League. Sabato 22 novembre 2008, al secondo minuto di gioco della partita Inter-Juventus, si procura una distorsione al ginocchio sinistro in seguito a un contrasto con l'interista Dejan Stanković, che lo costringe a uno stop di 30-40 giorni. Dopo l'infortunio gioca da titolare l'8 febbraio Catania-Juventus, confermando i miglioramenti visti in precedenza. A causa degli infortuni di Zanetti e Sissoko, forma insieme a Marchisio la coppia titolare del centrocampo bianconero per parte della stagione. L'anno successivo, nonostante il cambio di modulo della Juve in favore di un 4-3-1-2 a lui più congeniale, si dimostra in netto calo rispetto alla stagione precedente, disputando partite di non elevato spessore condite anche da grossolani errori, simili a quelli che avevano caratterizzato il suo difficile primo anno in bianconero. Trascorre una prima parte di stagione essenzialmente come riserva, per poi venire definitivamente accantonato dopo la partita di Champions con il Maccabi Haifa del 3 novembre 2009. Atlético Madrid L'8 gennaio 2010 viene ufficializzato il suo trasferimento all'Atlético Madrid, in prestito gratuito con diritto di riscatto. Nella seconda partita giocata da Tiago con la maglia dell'Atlético, in Copa del Rey contro il Celta Vigo, segna il suo primo gol. Chiuderà la stagione con 16 presenze in partite ufficiali e tre reti. Il 16 agosto 2010 viene nuovamente ceduto in prestito oneroso all'Atlético Madrid, per 1 milione di euro. Pur non avendo partecipato alla vittoria in Europa League dei colchoneros (in quanto iscritto alla lista UEFA per la Juventus), viene convocato a tempo di record per la Supercoppa Europea, poi vinta (2-0) contro l'Inter. In seguito il club madrileno annuncerà che Tiago non verrà riscattato (nonostante nell'anno e mezzo passato a Madrid sia stato quasi sempre titolare e abbia fornito ottime prestazioni) e quindi dovrà fare ritorno a Torino. Il 19 luglio 2011 la Juventus annuncia di aver risolto consensualmente il contratto con il calciatore. Il 20 luglio 2011 si accorda con l'Atlético Madrid. Nella stagione 2013-14 contribuisce, con 22 presenze e 2 gol, alla vittoria della Liga. Il 28 novembre 2015 si rompe la tibia della gamba destra, nel corso della partita vinta contro l'Espanyol per 1-0, subendo uno stop forzato di almeno quattro mesi. Nazionale Tiago in azione in maglia portoghese nel 2016 Esordisce con la maglia della nazionale lusitana il 20 novembre 2002 nella vittoria 2-0 contro la Scozia, e realizza il proprio primo gol il 28 marzo 2007 a Belgrado contro la Serbia. Prese parte all'Europeo 2004 con il Portogallo, che giunse al secondo posto, ma non scese mai in campo. Due anni dopo, nel 2006, è stato una della colonne portanti del centrocampo dei lusitani, giunti quarti ai Mondiali 2006 in Germania, con 5 presenze su 7 partite giocate dai portoghesi. Torna a vestire la maglia della Selecção per la gara del 19 novembre 2008 a Brasilia contro il Brasile dopo 15 mesi di assenza. Partecipa poi ai Mondiali di Sudafrica 2010 e il 21 giugno segna la sua prima doppietta in nazionale in occasione della vittoria 7-0 sulla Corea del Nord. Torna in nazionale l'11 ottobre 2014 a distanza di 4 anni dall'ultima partita, disputando l'amichevole contro la Francia e altre partite fino al 2015. Allenatore Il 14 luglio 2017, dopo essersi ritirato dal calcio giocato, entra nello staff di Simeone all'Atletico Madrid. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa del Portogallo: 1 - Benfica: 2003-2004 Campionato inglese: 1 - Chelsea: 2004-2005 Coppa di Lega inglese: 1 - Chelsea: 2004-2005 Community Shield: 1 - Chelsea: 2005 Campionato francese: 2 - Lione: 2005-2006, 2006-2007 Supercoppa francese: 1 - Lione: 2006 Coppa di Spagna: 1 - Atletico Madrid: 2012-2013 Campionato spagnolo: 1 - Atlético Madrid: 2013-2014 Supercoppa di Spagna: 1 - Atlético Madrid: 2014 Competizioni internazionali Supercoppa UEFA: 2 - Atlético Madrid: 2010, 2012 UEFA Europa League: 1 - Atlético Madrid: 2011-2012 Onorificenze Ufficiale dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique — 5 luglio 2004
  10. MARIO PANDOLFI Nazione: Italia Luogo di nascita: Porto Recanati (Macerata) Data di nascita: 02.02.1948 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1966 al 1968 e dal 1969 al 1970 Esordio: 20.06.1967 - Amichevole - Ponzone-Juventus 0-8 Ultima partita: 15.08.1969 - Amichevole - Juventus-Juve De Martino 2-0 0 presenze - 0 reti
  11. DAVIDE DE MARINO Nazione: Italia Luogo di nascita: Savigliano (Cuneo) Data di nascita: 17.03.2000 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 79 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2021 0 presenze - 0 reti Club career Juventus II Italy Defender 07/2022 - 06/2024 # 01/2022 - 06/2022 AC Pisa Defender 01/2022 - 06/2022 AC Pisa [Youth] Defender 01/2021 - 01/2022 Juventus Defender 01/2021 - 01/2022 Juventus II Defender 07/2017 - 01/2021 Pro Vercelli Defender 02/2017 - 06/2017 Pro Vercelli [Youth] Defender https://www.worldfootball.net/player_summary/davide-de-marino/
  12. Toro, non andare col liscio ...... e vendilo a noi Bremer!
  13. ANTONIO NOCERINO Cresce nelle giovanili della Juventus, prima di trasferirsi all’Avellino, con il quale esordisce in serie B, l’11 settembre 2003 contro il Palermo. Lasciata l’Irpinia, gioca con le maglie di Genoa, Catanzaro, Crotone e Messina; nel frattempo, viene anche convocato nella Nazionale Under 20, con la quale disputa il Mondiale del 2005, prima di arrivare al Piacenza, nell’estate del 2006. Nella squadra emiliana trova la sua consacrazione: infatti, si rende protagonista di una stagione esaltante, nella quale mette in mostra le sue qualità di incontrista. Nocerino non è solamente un ladro di palloni ma si distingue per la continuità del rendimento e per gli inserimenti nell’area avversaria, che gli permettono di realizzare cinque reti. Logico che la Juventus, ancora detentrice della metà della proprietà del giocatore, ne riscatti l’altra parte. Fa il suo esordio in maglia bianconera alla prima giornata, nella vittoriosa partita contro il Livorno per 5-1. Ranieri è conquistato dal grande agonismo del giocatore e della sua duttilità e lo promuove titolare, a discapito della più titolata coppia Almirón-Tiago. Intanto, il 17 ottobre 2007, esordisce con la maglia della Nazionale maggiore, nella partita amichevole giocata e vinta contro il Sudafrica. Nel girone di ritorno, a causa dell’arrivo di Sissoko, Nocerino è impiegato con minore frequenza, dimostrando notevoli lacune dal punto di vista tecnico. Antonio termina la stagione con trentasei presenze, senza, tuttavia, convincere del tutto: così, è inserito nell’operazione che porta Amauri alla Juventus e si trasferisce al Palermo. «Questo è un addio – dice il centrocampista lasciando Vinovo – sto andando al Palermo, sono contento e orgoglioso della scelta, perché è una grande piazza, un’ottima squadra e una grande città. Mi avvicino a casa e questo mi fa molto felice. Non vedo l’ora di cominciare con la nuova maglia. Sono, comunque, onorato di aver indossato la maglia della Juventus, ci siamo lasciati benissimo e senza rancore. Mi sono trovato molto bene a Torino. Ma adesso ognuno per la sua strada». PAOLO ROSSI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 2007 Ha l’orgoglio della sua napoletanità e di trovarsi in buona compagnia nella Juventus. «Io, Palladino, Criscito e Molinaro abbiamo un carattere forte. Non ci spaventano i voti in pagella e le responsabilità. Sono convinto che faremo tutti bene». Antonio Nocerino è stato l’uomo dell’estate. A ogni partitella del ritiro, si segnalava come il più determinato a mettersi, in mostra. Se oggi glielo ricordi, adesso che è un potenziale titolare della squadra e che le gare contano tre punti, si schermisce: «Volevo solo far vedere chi ero. Niente di più, era solo una presentazione». Intervistare il numero ventitré della rosa di Claudio Ranieri è un bel viaggio nel futuro, pur stando comodamente seduti in divani del presente. Perché si illumina non appena gli si ricorda le esperienze internazionali con le Nazionali Giovanili. «Rappresenti il tuo paese, è il massimo», ti dice e si intuisce che è all’azzurro più preciso, che pensa. E quando gli chiedi i suoi obiettivi, ti dice che li ha ben scadenzati: ce n’è uno settimanale, uno di stagione e un altro, inconfessabile, per la carriera. Idee forti, ancorché giovani. Le radici stanno in un sincero e genuino amore verso la sfera rotolante. Antonio, sei d’accordo che si impara a giocare a calcio davvero solo per strada? «Sì, è lì che si capisce davvero che cos’è il calcio. Da bambino, appena mio padre finiva di lavorare, mi portava a giocare in Piazza del Plebiscito. Ci andavo anche da solo, talmente mi piaceva correre dietro a un pallone. La piazza è grande, ma non è che sono diventato centrocampista, perché lì si correva tantissimo. Quando muovi i primi passi non pensi a un ruolo preciso, ti interessa solo divertirti ed è questo che conta. Se hai troppi pensieri non è più bello, non c’è più spontaneità e nemmeno piacere». Quand’è che hai maturato l’idea che fosse in mezzo al campo il luogo dove ti esprimevi meglio? «È stato nelle Giovanili della Juventus che hanno capito le mie qualità da centrocampista centrale. E devo ammettere che ho trovato la dimensione giusta». Sei stato attratto da altri sport o ti ha catturato solo il pallone? «Il calcio è sempre venuto prima di tutto. Avevo un cugino che giocava a pallanuoto, seguivo le sue partite e mi appassionava, però non abbastanza per cambiare strada. Però oggi penso che il nostro mondo abbia da imparare molto dagli altri sport. Attorno al calcio ci sono troppe cose che non hanno nulla a che vedere con una sana concezione sportiva. Il calcio deve essere innanzitutto uno spettacolo per chi lo vede. Penso ai bambini, spesso. Noi calciatori per loro siamo degli eroi, dei modelli ai quali ispirarsi. Dobbiamo ricordarcelo tutti, qualsiasi sia la posizione che occupiamo. Trasmettere lo spettacolo e farlo nel modo giusto significa impegnarsi, essere corretti, riconoscere i propri errori». Quando sei arrivato alla Juventus qual è stata la prima impressione che hai avuto? «Mi sono detto una sola cosa: “Guarda un po’ dove sei capitato”. Ero stupito che mi volesse la Juventus e, contemporaneamente, provavo orgoglio, perché se ero qui significava che avevo fatto bene. Però ho sempre saputo che dovevo dare di più. Se approdi in una grande società non sei che all’inizio di un lungo cammino. L’obiettivo vero è restare in bianconero». Quando giocavi nelle Giovanili eri convinto che il tuo mestiere sarebbe stato quello di calciatore professionista o temevi di poterti perdere? «Guarda, io credo di avere la testa dura. Se mi prefiggo un obiettivo cerco di raggiungerlo in tutti i modi. E sono convinto che se si dà il massimo e si fanno un po’ di sacrifici alla fine i risultati arrivano. Non ho mai avuto paura di non farcela. Ma se fosse andata male non sarebbe stato un dramma. In questo senso la mia famiglia è stata decisiva, non mi ha mai messo addosso pressione. Mio padre mi ha sempre detto: “Impegnati, perché tutto quello che arriverà sarà importante. Ma se non ci riesci non ti preoccupare, l’importante è provarci e non avere rimpianti”». Tu hai vissuto in una città lontana dalla famiglia. È possibile spiegare la tua foga agonistica anche come una risposta a quella solitudine che magari hai provato? Ci si mette più rabbia in campo quando un po’ la vita ti fa soffrire, si diventa un po’ più cattivi? «Non bisogna esagerare, però è indubbio che vivere a mille chilometri dai tuoi cari ti obbliga a crescere in fretta, a diventare uomo molto presto e ad assumerti un bel carico di responsabilità. I giovani di oggi sono troppo protetti dai genitori, pensano sempre che “tanto c’è mamma, tanto c’è papà” ed è un errore, devono avere la voglia di prendere sulle spalle la propria vita. Affrontare le cose di petto è decisivo, uscire dalla protezione degli adulti: così si cresce davvero, ci si forma un carattere forte. Le esperienze bisogna farle, anche quelle negative sono utili, perché la cosa importante è comunque provarci, non nascondersi». Tu hai giocato in molte squadre provinciali. Qual è l’esperienza che ti è rimasta maggiormente dentro? «Tutte, non ne escludo nessuna. In ogni posto ho fatto esperienze importanti tanto per la mia professione che per la mia vita». Hai conosciuto il Nord e il Sud dell’Italia: di quale ambiente hai bisogno per giocare meglio? Quali sono le condizioni che ti esaltano di più? «Gli ambienti si somigliano tutti. È il giocatore che trascina il pubblico: la gente ti vede correre di più o riuscire in un gesto tecnico particolare e ti sostiene con l’entusiasmo. Comunque, preferisco il casino. Anzi, ti dirò: mi fa rendere di più anche il tifo contro. Mi fa reagire». Tu hai esordito in Serie A col Messina: rispetto alla B, che hai frequentato di più, la Serie A è davvero un calcio più difficile o tutto sommato il modo di giocare non si differenzia granché? «L’anno scorso Serie A e Serie B non presentavano grandi differenze. Con Juventus, Genoa, Napoli e tante altre formazioni di ottimo livello la serie cadetta non aveva nulla da invidiare a quella maggiore. Prima era diverso. In B prevaleva la quantità, la qualità scarseggiava. Lì se arrivano dieci palloni fuori area al massimo uno o due possono trasformarsi in goal. In A la media si quadruplica» Quando con il Piacenza ti è capitato di affrontare la Juventus che sensazioni hai provato? «Sapevo che andavo ad affrontare la squadra che aveva metà del mio cartellino, dovevo fare bene e mettermi in mostra. E soprattutto ero fortificato dall’enorme tranquillità che ho trovato a Piacenza. Un gruppo fantastico e un mister, Iachini, che ha creduto molto in me. Una società perfetta per un giovane che vuole crescere, in cui funziona tutto. Non posso dimenticare nessuno, dal presidente al magazziniere: se oggi gioco nella Juventus è anche per merito loro». Come vivi la vigilia? Sei uno nervoso o non ti fai condizionare dalla tensione? «Cerco e trovo la tranquillità nella musica, anche perché se entro in campo troppo carico poi finisco per sbagliare anche cose piuttosto semplici». Ti condizionano gli errori in partita? «No, so che si possono fare e non bisogna farne un dramma: se pensi troppo perdi il filo del gioco. Io cerco di non snaturarmi nel corso della gara. L’emozione la sciolgo tutta nei primi minuti, poi acquisto tranquillità, mi aiuto seguendo le direttive dell’allenatore, cerco di eseguire correttamente ciò che mi chiede. A quel punto puoi azzardare qualche numero più difficile, anche se ritengo che un grande giocatore debba essere semplice e soprattutto efficace. Peraltro, noi della Juventus abbiamo giocatori estrosi e di classe: la cosa importante, per uno come me, è aiutarli a mettere in atto la loro fantasia. Questo non esclude che ogni tanto io non provi qualche colpo particolare per sorprendere gli avversari: è anche un modo per conoscere i miei limiti». Su YouTube circola un tuo video, molto cliccato, in cui ti riscaldi prima di una partita dell’Under 21 a Wembley. Sembri un clone di Maradona, ti si vede intento a palleggiare con la spalla e fai un po’ di numeri circensi. Il Pibe de Oro diceva di comportarsi così perché gli avversari lo vedevano ed entravano già intimoriti… «Ma io l’ho fatto con lo stadio vuoto, non c’era alcun intento esibizionistico. A me piace il pallone, starei ore e ore a palleggiare, mi fa stare bene, è il modo più naturale per entrare nel clima partita». Quali sono le partite che ti esaltano di più? «Mi piace quando si entra nel cuore della partita, quando c’è da soffrire. È lì che esce fuori il carattere, la voglia che hai e metti tutto quel che hai a disposizione della squadra». Quindi prediligi gli incontri un po’ fuori di testa, nei quali si perdono le attenzioni tattiche e prevale l’agonismo… «È bello affrontarsi a viso aperto, senza paura. Il calcio spettacolo ha bisogno di coraggio e la Juve ha questa mentalità, vuole sempre vincere e non sta mai a fare troppi calcoli». Da dove nasce la tua capacità di corsa? «Per me gli allenamenti sono molto importanti. Ho avuto la fortuna di avere lavorato con Zeman: il suo tipo di preparazione è una base che ti porti dietro per sempre. Qui alla Juve abbiamo tecnici ottimi nell’aiutarci a tenere il livello di corsa sempre su standard molto alti. Correre è comunque una questione non puramente personale, non è che macini chilometri tanto per farli. Tutto dipende da com’è disposta in campo la squadra, se ci si allunga molto sei costretto a colmare gli spazi». Ti riconosci nella definizione di incontrista o la ritieni riduttiva delle tue qualità? «Credo che ogni valutazione nasca da quel che si vede in campo. È vero che recupero tanti palloni, ma a me interessa anche la costruzione del gioco e sono in grado di fare un lancio o un passaggio. Mi considero anche un giocatore discretamente tecnico. Insomma, non ho piedi scandalosi!». Che rapporto hai con il goal? A Piacenza ne hai fatti sei… «Prima dell’anno scorso il goal era una dimensione sconosciuta. Avevo segnato una volta con il Messina in Serie A, ma il goal mi era stato annullato. Con il Piacenza appena toccavo la palla finiva in rete. Intanto con la Juve sarebbe bello vincere poi, magari, partecipare con qualche goal». E con la tattica? Sei uno che si appassiona allo studio dei moduli? «Mi piace fare quello che dice il mister: lui studia e noi giocatori in campo mettiamo in pratica. L’importante è la pratica, la teoria non mi attrae». Come vivi in partita il confronto con il tuo avversario diretto? «Intanto scatta in me una forma di rispetto. Spesso affronto giocatori con più esperienza, ed è giusto guardarli e imparare. Diciamo che provo a buttarla sul mio terreno, provo a metterlo in difficoltà standogli addosso, sfruttando la mia più giovane età e la determinazione». Chi è il compagno in campo che ti dà maggiori consigli? C’è qualcuno che urla di più? «Tutti danno il proprio contributo e parlano. Ma non c’è gente che ti sgrida. Si inizia da Buffon e si finisce con Palladino, ognuno può dire la sua ed io sono disposto ad ascoltarlo, perché è anche così che si migliora e si arriva a costruire le vittorie. Le parole che contano di più sono quelle fuori dal campo. Mi è capitato di fare un’ora di viaggio in auto con Nedved e lui mi ha offerto molti consigli. E non sono legati al calcio, quelli più interessanti riguardavano la vita: perché lui è un maestro anche fuori dal campo». Un’ultima cosa: lo sai che le statistiche dicono che tocchi un’infinità di palloni a ogni incontro, sei quasi da record… «Non lo sapevo. Non me le dicono mai certe cose…». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/04/antonio-nocerino.html#more
  14. ANTONIO NOCERINO https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Nocerino Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 09.04.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: Lo Sceriffo Alla Juventus dal 2007 al 2008 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 11.05.2008 - Serie A - Juventus-Catania 1-1 36 presenze - 0 reti Antonio Nocerino (Napoli, 9 aprile 1985) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano di ruolo centrocampista. Con la nazionale italiana è stato vicecampione d'Europa a Polonia-Ucraina 2012. Antonio Nocerino Antonio Nocerino al Milan nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex Centrocampista) Squadra Termine carriera 23 gennaio 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1998-2002 Juventus 2002-2003 → Avellino Squadre di club 2003-2004 → Avellino 34 (0) 2004-2005 Genoa 5 (0) 2005 → Catanzaro 21 (0) 2005-2006 → Crotone 15 (0) 2006 → Messina 11 (0) 2006-2007 Piacenza 37 (6) 2007-2008 Juventus 36 (0) 2008-2011 Palermo 106 (6) 2011-2014 Milan 72 (12) 2014 → West Ham Utd 10 (0) 2014-2015 → Torino 5 (0) 2015 → Parma 20 (3) 2015-2016 Milan 2 (0) 2016-2017 Orlando City 52 (1) 2018 Benevento 6 (0) Nazionale 2004 Italia U-19 7 (0) 2004-2006 Italia U-20 16 (0) 2006-2007 Italia U-21 10 (0) 2008 Italia olimpica 9 (0) 2007-2012 Italia 15 (0) Carriera da allenatore 2020-2022 Orlando City U-17 (Assistente) 2020-2022 Orlando City U-15 2022-2023 Potenza Primavera Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Biografia È originario del Pallonetto di Santa Lucia. Sposato è padre di quattro figli. Ha conseguito il diploma di ragioniere. Caratteristiche tecniche Centrocampista con doti da incontrista, durante la sua permanenza alla Juventus viene impiegato anche come esterno destro di centrocampo o come regista. Resistente, veloce e determinato, possiede corsa, spinta ed abilità nel pressing. È spesso presente in zona-gol, provando tiri da fuori area, pericolosi inserimenti con e senza palla o realizzando assist per i compagni. Affina queste sue caratteristiche con il Palermo nella stagione 2010-2011, in cui si completa tatticamente e migliora in fase offensiva. Carriera Club Inizi ed esordi Ha iniziato a giocare a calcio all'età di 5 anni in una piccola squadra del suo quartiere (Scuola Calcio San Paolo, ex CRAL ATAN), allenata dal padre. Il calciatore napoletano è poi cresciuto nelle giovanili della Juventus all'età di tredici anni. Esordisce tra i professionisti l'11 settembre 2003 con la maglia dell'Avellino in Serie B, nel pareggio a reti inviolate contro il Palermo. In tre stagioni e mezzo giocate nella serie cadetta, colleziona 111 presenze. Dopo aver giocato anche con Genoa, Catanzaro e Crotone, il 12 febbraio 2006 esordisce in Serie A con il Messina nella partita persa per 4-2 contro la Sampdoria. Con la squadra siciliana segna il suo primo gol in massima serie, il 7 maggio 2006 al San Filippo contro l'Empoli, rete che non gli verrà legittimata in quanto quella partita fu alla fine persa a tavolino per 3-0. Nella stagione 2006-2007 passa in compartecipazione al Piacenza, dove totalizza 37 partite e 6 gol contribuendo al quarto posto degli emiliani. Juventus Nell'estate del 2007 la Juventus, ancora detentrice della metà del cartellino del calciatore, ne riscatta il rimanente 50% dalla formazione emiliana per 3,7 milioni di euro. Fa il suo esordio ufficiale con la maglia bianconera nella prima giornata di campionato contro il Livorno, partita terminata con il punteggio di 5-1 a favore della squadra torinese. Nel girone di ritorno, con l'arrivo a Torino di Mohamed Sissoko, Nocerino non viene impiegato più con continuità ma riesce comunque a concludere in maniera positiva la sua esperienza alla Juventus - iniziata nelle giovanili - con 32 presenze in campionato e 4 in Coppa Italia. Palermo Nocerino riceve un'espulsione durante CSKA Mosca-Palermo del 4 novembre 2010 Il 30 maggio 2008 si trasferisce a titolo definitivo al Palermo, nell'ambito dell'operazione che porta Amauri alla Juventus. Esordisce con la maglia rosanero il 13 settembre seguente al Barbera nella vittoria contro la Roma per 3-1. Nocerino riesce a trovare continuità nelle presenze, giocando titolare per quasi tutta la stagione ma termina la stessa come riserva venendo talvolta utilizzato dal mister Davide Ballardini nel ruolo di mediano. Colleziona 33 presenze finali (tutte in campionato) senza mai andare in rete; giocando accanto al compagno di squadra Mark Bresciano, più offensivo di Nocerino, egli aveva compiti difensivi e di rottura del gioco. Nella stagione 2009-2010, con Walter Zenga in panchina, parte nuovamente titolare, ma nel breve termine diventa una riserva. Il 23 settembre segna il suo primo gol sia in Serie A sia con la maglia rosanero nella quinta giornata di campionato disputata al Barbera contro la Roma, terminata sul punteggio di 3-3. Con l'arrivo di Delio Rossi sulla panchina siciliana al posto di Zenga, torna titolare inamovibile e gli vengono maggiormente affidati compiti, oltre ai soliti di interdizione, di finalizzazione e di accompagnamento della manovra d'attacco, lasciando così la fase difensiva a Giulio Migliaccio anche in considerazione del fatto che Bresciano non è stato più titolare nella formazione. Tatticamente è stato utilizzato anche in fase di copertura della fascia sinistra nelle occasioni in cui il terzino Federico Balzaretti si è spinto in avanti. Chiude la sua seconda stagione a Palermo con 35 presenze e 2 reti in campionato più 3 presenze in Coppa Italia. Per la stagione 2010-2011 ha lasciato il numero 9 ad Abel Hernández, scegliendo per sé il 23, giorno della morte di Padre Pio, al quale si dichiara devoto. La partita di andata degli spareggi di Europa League contro gli sloveni del Maribor (vittoria per 3-0), che apre la stagione, è stato il suo esordio in una competizione internazionale per club. Raggiunge il traguardo delle 100 presenze con la maglia del Palermo tra Serie A (89 apparizioni), Coppa Italia (5) ed Europa League (6) nei quarti di finale di Coppa Italia vinti ai tiri di rigore contro il Parma. Il 3 febbraio 2011, in Palermo-Fiorentina (2-4), segna la sua terza rete in un campionato di massima serie, stabilendo un personale primato. Il 10 aprile successivo, in Palermo-Cesena (2-2), gioca la centesima partita in Serie A con il Palermo. Chiude l'ottima stagione con 49 presenze e 4 gol tra campionato, Coppa Italia ed Europa League, risultando il calciatore più utilizzato della squadra (ha giocato tutte le 5 partite che hanno visto coinvolti i rosanero nella coppa nazionale persa in finale contro l'Inter per 3-1), di cui è stato uno degli uomini più importanti. Nella stagione 2011-2012, dopo aver disputato le due partite del terzo turno preliminare di Europa League contro gli svizzeri del Thun, lascia la squadra siciliana dopo averne vestito la maglia per 122 volte complessivamente, con 6 reti all'attivo. Milan Nocerino in maglia rossonera nel 2012 In scadenza di contratto con il Palermo alla fine della stagione 2011-2012, il 31 agosto 2011, ultimo giorno della sessione estiva di calciomercato, passa a titolo definitivo al Milan per 500.000 euro; con la società rossonera firma un contratto quinquennale e indossa la casacca numero 22. Voluto dall'allenatore Massimiliano Allegri, esordisce in maglia rossonera il 9 settembre 2011 nella partita di campionato contro la Lazio terminata 2-2, subentrando ad Alberto Aquilani. Quattro giorni dopo, il 13 settembre 2011, esordisce in Champions League nella prima partita della fase a gironi, disputando l'intero incontro pareggiato per 2-2 in trasferta contro il Barcellona. Segna il suo primo gol in maglia rossonera il 15 ottobre seguente a San Siro nel 3-0 contro la sua ex squadra, il Palermo. Il 26 ottobre seguente, in Milan-Parma (4-1) della nona giornata di campionato, realizza la sua prima tripletta in carriera, eguagliando il suo record di 4 reti in Serie A ottenuto nella stagione precedente con il Palermo. Il 2 dicembre successivo supera questo primato, andando a segno nella vittoriosa trasferta contro il Genoa, fissando il punteggio sul definitivo 0-2. Il 29 gennaio successivo segna contro il Cagliari a San Siro, gara terminata 3-0, eguagliando il record di gol stagionali realizzati in campionato da un mediano con la maglia del Milan, appartenuto a Romeo Benetti. Chiude la sua prima stagione in rossonero con 35 partite in campionato, 3 in Coppa Italia e 10 in Champions League, con 11 reti complessive. Per l'annata seguente cambia maglia, prendendo la numero 8 che nell'annata precedente era stata indossata da Gennaro Gattuso. Segna la sua prima rete stagionale il 9 dicembre 2012, in occasione della partita vinta per 4-2 in casa del Torino. Chiude la sua seconda stagione in rossonero con 26 presenze in campionato, accompagnate da 2 gol (l'altra rete la segna contro il Pescara nel 4-1 del turno successivo a quello contro il Torino), e 3 presenze in Champions League. Nella stagione 2013-2014 cambia nuovamente il numero di maglia, passando al 23 lasciato libero dopo la partenza di Massimo Ambrosini; nella prima parte dell'annata scende in campo undici volte, senza trovare la via della rete. Prestiti a West Ham, Torino e Parma Il 25 gennaio 2014 passa in prestito fino a fine stagione al West Ham, in Premier League. Gli viene assegnata la maglia numero 47, indossata per la prima volta in gare ufficiali il 29 gennaio seguente, in occasione della partita esterna di campionato pareggiata per 0-0 contro il Chelsea. Di ritorno dal prestito in Inghilterra, il 2 luglio viene ceduto, sempre con la formula del prestito, al Torino, con cui debutta il 31 luglio seguente nella partita di andata del terzo turno preliminare di Europa League, vinta in trasferta per 3-0 contro gli svedesi del Brommapojkarna. Il 15 gennaio 2015, dopo 5 partite di campionato e 6 di Europa League, il Torino decide di terminare il prestito di Nocerino ed il centrocampista viene girato al Parma fino a fine stagione. Segna il suo primo gol con la maglia degli emiliani il 1º febbraio proprio contro il Milan. Gioca 20 partite e segna 3 gol ma il Parma fallisce e a fine stagione fa ritorno al Milan. Il 16 febbraio 2016 risolve consensualmente il suo contratto con i rossoneri. Orlando City Rimasto svincolato, Nocerino si accorda con la squadra statunitense degli Orlando City, dove ritrova anche il suo ex compagno di squadra Kaká. Si svincola il 31 dicembre 2017. Benevento Dopo sei mesi trascorsi senza squadra, il 6 luglio 2018 firma un contratto biennale (con opzione per un ulteriore anno) con il Benevento e ritorna a giocare in Italia. Il 19 dicembre rescinde consensualmente il contratto. Il 23 gennaio 2020, dopo un anno da svincolato, si ritira dal calcio professionistico all'età di 34 anni. Nazionale Nocerino durante i quarti di finale dell'Europeo 2012 contro l'Inghilterra Nocerino ha preso parte al Mondiale Under-20 del 2005, mentre con la Nazionale Under-21, con la quale ha esordito il 15 agosto 2006, ha disputato l'Europeo di categoria del 2007, giocando tutte le partite da titolare. Ha esordito in Nazionale maggiore il 17 ottobre 2007, a 22 anni, nella partita amichevole Italia-Sudafrica (2-0). Nell'estate del 2008 viene convocato dal CT Pierluigi Casiraghi nella Nazionale Olimpica per partecipare ai Giochi olimpici di Pechino, dove veste la fascia di capitano della squadra. Il 6 febbraio 2011, a più di tre anni di distanza dall'ultima volta che ha vestito la maglia azzurra, ottiene la convocazione da parte di Cesare Prandelli per la partita amichevole contro la Germania del 9 febbraio seguente, senza però scendere in campo. Il 20 marzo successivo, invece, riceve la convocazione in vista delle partite contro Slovenia (qualificazione agli Europei 2012) ed Ucraina (amichevole): nella prima partita (disputata il 25 marzo e vinta in trasferta per 1-0) subentra a Stefano Mauri al 63', mentre nella seconda (un'altra vittoria in trasferta per 2-0 quattro giorni dopo) gioca per la prima volta da titolare e per tutta la partita. Il 13 maggio 2012 viene inserito dal CT Prandelli nella lista dei 32 calciatori pre-convocati per la fase di preparazione in vista dell'Europeo 2012, venendo poi incluso nella lista definitiva consegnata il 29 maggio seguente. Dopo aver debuttato nella manifestazione il 10 giugno 2012 subentrando al 90' a Thiago Motta durante la partita d'esordio contro la Spagna, il 24 giugno successivo, nella partita dei quarti di finale contro l'Inghilterra terminata sul punteggio di 0-0 dopo i supplementari, tira e realizza uno dei quattro rigori decisivi per il passaggio degli Azzurri in semifinale. Nel corso della manifestazione, chiusa dall'Italia al secondo posto dopo la sconfitta in finale per 4-0 contro la Spagna, Nocerino disputa in totale queste due partite citate. Allenatore Nel gennaio 2020, Nocerino inizia ufficialmente la propria carriera da allenatore, ritornando all'Orlando City, dove viene nominato allenatore della selezione Under-15 e assistente-allenatore della formazione Under-17. A settembre dello stesso anno, inizia a frequentare a Coverciano il corso UEFA A per poter allenare le prime squadre fino alla Serie C ed essere allenatori in seconda in Serie A e B. Primavera del Potenza Il 9 luglio 2022, Nocerino viene nominato tecnico della formazione Primavera del Potenza, assumendo contemporaneamente anche il ruolo di responsabile del settore giovanile della squadra lucana. Nel settembre dello stesso anno, viene ammesso al corso di formazione per la licenza UEFA Pro, il massimo livello di formazione per un allenatore, venendo infine abilitato un anno dopo dal Settore Tecnico della FIGC. Palmarès Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2012
  15. MOHAMED SISSOKO FEDERICA FURINO, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 2008 Lo guardi seduto sul divano bianco del Media Center di Vinovo, col campo di allenamento a fare da sfondo come in un quadro, vestito come un rapper americano, e non riesci a non pensare che se esiste una Babele del calcio da qualche parte nel mondo, è da lì che viene Mohamed Lamine Sissoko. Non da Mont Saint-Aignan (dove è nato) e neppure da Liverpool (dove ha giocato fino a gennaio). L’ultimo acquisto della Juventus, arrivato a Torino il giorno del suo ventitreesimo compleanno, ha la pelle dell’Africa e la erre dolce della Francia, il cuore maliano e i piedi cresciuti un po’ qua e un po’ là in Europa, tra la Spagna e l’Inghilterra. Pezzi diversi messi insieme come in un puzzle. «Posso parlare in francese. Oppure in inglese o in spagnolo, è uguale. L’italiano no però, mi ci vuole ancora qualche mese per impararlo. Ma inizio a capire. Ah, eviterei anche la lingua del Mali: non mi sembra molto adatta a un’intervista...». Saggia idea. Dopo qualche indecisione, il cittadino di Babele sceglie lo spagnolo. Probabilmente perché nella testa di uno che tra i professionisti ci è entrato passando per la Liga, quella resta la lingua madre del pianeta calcio. «Avevo diciotto anni quando mi acquistò il Valencia: venivo dal campionato francese e avevo fatto un anno con l’Auxerre senza mai esordire. Una tortura. Andare in Spagna è stata la mia fortuna perché ho potuto iniziare presto la carriera. Un vantaggio. Ora sono giovane ma di esperienza ne ho accumulata abbastanza. E qualche soddisfazione me la sono tolta». Le soddisfazioni di Momo si chiamano: campionato spagnolo, Coppa d’Inghilterra, SuperCoppa Europea (due), Coppa Uefa. Roba che, salvo rare e fortunate eccezioni, difficilmente riempie la bacheca di un ventitreenne. La sua sì, però. E le vittorie sono un vizio al quale non si rinuncia volentieri, specie quando si comincia presto. «È vero, ho un palmares importante considerata la mia età. Ma non mi basta. Voglio di più, di più e ancora di più. Qualcuno mi ha chiesto se preferirei vincere lo scudetto o la Champions. La risposta? Entrambi. Io voglio tutto». Per questo, dice, ha scelto di venire alla Juventus. «È stata una trattativa lunga: già la scorsa estate si parlava di un mio possibile trasferimento a Torino. Poi il Liverpool ha deciso di tenermi lì e il passaggio è stato rimandato. Però di contatti con la società bianconera ce ne sono stati tanti. Prima di firmare ho parlato a lungo con Vieira. Ci siamo incontrati a Parigi: lui mi ha consigliato di accettare e mi ha dato buoni suggerimenti. Patrick è un grande campione e un’ottima persona. Mi paragonano a lui? Beh, non può che essere un onore». Il primo a notare la somiglianza fu Rafa Benitez, l’inventore di Sissoko, suo allenatore prima al Valencia e poi al Liverpool. Uno che nel calcio vede lontano. Disse che Sissoko era il nuovo Vieira, «ma con più qualità e dinamismo». Roba che a diciotto anni ti far girare la testa ma a ventitré si trasforma in tormentone. «Patrick è grandissimo, lo ripeto: essere considerato il suo “erede” fa piacere. Ma io sono un tipo ambizioso. Voglio diventare meglio di lui». Auguri. «Perché no? Da bambino avevo un sogno: volevo diventare calciatore. Ora passo al sogno successivo: diventare il più forte nel mio ruolo. E ce la farò». Il ruolo in questione è in mezzo al campo: midfielder, com’era scritto nel sito dei Reds sotto il suo nome. Tanto per dimostrare che al destino non si sfugge. Perché la prima vocazione di Momo, come raccontano le sue biografie ufficiali, era il gol. «Nelle giovanili giocavo come seconda punta. Era divertente, segnavo tantissimo». Poi ci fu Benitez e la musica cambiò. «Mi spostò a centrocampo, pensando che in quella posizione avrei potuto sfruttare meglio le mie potenzialità fisiche e tecniche. Da allora il mio obiettivo è diventato recuperare e giocare il maggior numero possibile di palloni. Se poi arriva un gol, come contro la Fiorentina, tanto di guadagnato. È una soddisfazione in più». In realtà, dal Valencia in poi, il pallottoliere di Momo si è mosso poco: con la rovesciata capolavoro contro i viola arriva a tre centri, uno per squadra. Coerente con l’idea che, se proprio bisognava arretrare, tanto valeva farlo davvero, diventando centrocampista difensivo. Da quel momento Sissoko ha segnato diversi gol in meno e rimediato qualche cartellino giallo in più, guadagnandosi (lui francese-maliano, spagnolo di adozione calcistica) la fama di giocatore “molto inglese”. «Nel calcio britannico c’è grande intensità: quando le squadre entrano in campo sono pronte ad affrontare una guerra. E in effetti, sì, io sono uno abbastanza deciso...». Quello che cercava Ranieri. Meglio: quello che sapeva di trovare. Perché, per il tecnico romano, Mohamed è una vecchia conoscenza dei tempi di Valencia, stagione 2004/05. «Ranieri è un grande allenatore e l’ha dimostrato in tutte le squadre che ha guidato. Quello che mi piace di più di lui è come difende i suoi giocatori. A me ha dato la possibilità di giocare e di crescere, dimostrare quanto valevo. Umanamente è una persona speciale. Tu puoi avere i giocatori migliori del mondo ma se non sai mantenere l’ambiente sereno, la squadra non funziona». E qui, le cose sembrano funzionare. «Ma questo non dipende soltanto dall’allenatore: quando hai gente come Del Piero, Nedved, Camoranesi, Trezeguet che danno il massimo, gli altri non possono che fare altrettanto». Quando si arriva in una nuova squadra (Ibra docet) si scopre che, sotto sotto, qualche simpatia per i colori sociali la si è sempre nutrita. Anche a Momo è scappato qualcosa del genere, una quasi-papera corretta in corner. «Qualcuno ha scritto che da bambino ero tifoso bianconero. In realtà ha travisato le mie parole. Ho detto che il mio idolo era Zidane e che tifando per lui ho scoperto la Juventus. Ma non ho mai avuto una squadra del cuore: c’erano molti club che mi piacevano e naturalmente anche quello bianconero. Se proprio devo sceglierne uno dico il Paris Saint-Germain. Ma è una forzatura. A me piaceva seguire i campioni e Zidane è stato il più grande». I tifosi bianconeri, di certo, Zizou li ha fatti divertire. «Sì, ma io non dico questo di Zidane soltanto per ragioni calcistiche. Lui aveva una bella immagine in campo ma anche fuori. E sei giovani vedono che il loro idolo si comporta bene, che fa qualcosa di buono, possono aver voglia di imitarlo facendo qualcosa di buono anche loro». Lui, per esempio, ci ha provato. Momo è figlio dell’Africa e di genitori emigrati in Francia dal Mali in cerca di lavoro. La prima curiosità che si racconta di lui è il numero dei fratelli: quattordici, quindici con lui che è l’ottavo. Maschi e femmine che coprono praticamente una generazione. La seconda curiosità è che sono così tanti che, se proprio non fa attenzione, Momo finisce per dimenticare il nome di qualche fratello. La terza curiosità la racconta lui. «Come ho già detto, da bambino sognavo di diventare calciatore. Ma era un sogno, appunto. Non immaginavo di poterlo realizzare. Mi limitavo ad andarmene in giro con i miei fratelli, sempre con la palla dietro, per strada, nei giardini. E giocavo, giocavo, giocavo. Finché sono venuti a propormi di andare all’Auxerre. Mio padre non sapeva nemmeno che giocassi a calcio. Fargliela digerire non fu uno scherzo...». Quando la scena si ripeté per altri due figli, Ibrahim e Abdul (diventati anche loro calciatori professionisti), papà Sissoko doveva essere già preparato. Ma questa è un’altra storia. Della sua infanzia, della vita nella banlieu parigina, Momo parla poco. Giusto il tempo per dire che sì, forse qualche privazione l’ha patita. Ma che l’affetto e i valori sono stati un cuscino sufficientemente morbido da attutire i colpi. «La famiglia è la cosa più importante della vita. Quando ti sostiene, nei momenti difficili come in quelli buoni, e ti appoggia e ti aiuta, quando i tuoi genitori ti parlano e ti danno consigli, allora puoi ritenerti una persona fortunata». Come dire: i problemi veri sono altri. «Certo l’idea di dare ai miei genitori e ai miei fratelli un benessere economico è stata una spinta in più. Sono nato in Normandia, vicino a Rouen. Poi i miei si sono dovuti trasferire a Parigi per lavorare. Certo la capitale non è una città semplice quando sei figlio di immigrati. Ma è comunque un posto migliore di altri. Crescere in Francia è stata una fortuna: la vita in Africa è un’altra cosa». Che cosa fosse davvero l’Africa, Momo l’ha scoperto a diciassette anni, quando per la prima volta ha scelto di vedere di persona la terra dei genitori. «Prima dovevo giocare a calcio, costruire il mio futuro. E così rimandavo e rimandavo. Poi un giorno decisi che era arrivato il momento di andare in Mali. Ricordo che quando arrivai, all’aeroporto c’era la gente che mi aspettava. La cosa mi colpì. Vidi le loro facce, sentii il loro affetto. Fino ad allora quel paese viveva solo nei racconti di mia madre e mio padre. Era la cultura che mi avevano trasmesso, il dio che pregavo, i piatti che trovavo sulla tavola. Vedere, però, è un’altra cosa: ti apre gli occhi. Ho capito che, in qualche modo, anch’io appartenevo a quella terra. Fu allora che rinunciai alla nazionale francese». Il suo aiuto al Mali, però, non si limita alla Nazionale. Perché il calcio darà speranza, ma quando hai fame non basta. Meglio far qualcosa di concreto. «Sono una persona fortunata. Il destino mi ha concesso il privilegio di guadagnare bene, di non avere problemi economici. E una piccola parte di questa fortuna ho voluto condividerla con la gente del Mali. Lì la povertà è cruda. La gente ha molti figli e tanti rimangono senza genitori. Ho visto un’infinità di bambini senza madre, senza padre e senza futuro. E la cosa mi ha toccato il cuore. Così ho deciso di costruire una casa per ospitarli, dove trovino cibo e istruzione: ormai è quasi finita. Se un giorno qualcuno di loro diventerà un avvocato, un medico o un calciatore, per me sarà la gioia più grande. Ma non lo faccio per pubblicità, perché la gente parli di me. È una vocazione personale, se non avessi fatto il calciatore avrei lavorato nel sociale, con i bambini». Lui, per il momento, ne ha una sola di bimba: Aicha. Nata da pochi mesi. «Ora che sono diventato padre ho più responsabilità. Mia moglie Sokona è stata il mio primo amore. Ci siamo conosciuti da ragazzini, a Parigi, e non ci siamo più lasciati. È una ragazza tranquilla e una brava mamma. Per il momento fa la spola tra Torino e la Francia, in attesa di trovare una sistemazione adatta. Sto ancora cercando casa. Torino mi piace, è una città tranquilla anche se non manca un po’ di movida. Se mi piace la movida? Certo, ho ventitré anni, ho ancora voglia di divertirmi. Però mi piace anche dormire, sono un atleta». Dormire e pregare. Pregare e giocare. «La fede per me è tutto. Mi ha aiutato e continua ad aiutarmi nella salute e in tutto il resto. Io sono musulmano, penso che alla fine tutte le religioni si somiglino. Le persone invece sono diverse ed è giusto che ognuno scelga la fede che sente più vicina al proprio modo di essere. L’importante è trovare pace». Momo, per il momento, sembra esserci riuscito. 〰.〰.〰 Con indosso la maglia bianconera numero 22, Momo termina il campionato in modo positivo, nonostante l’espulsione rimediata contro la Sampdoria, con 15 presenze e la convinzione di avere superato in pieno il difficile esame del campionato italiano. Per la sua grande voglia di non mollare mai, diventa ben presto l’idolo dei supporter bianconeri. Il secondo anno è ancora migliore: il maliano diventa il perno insostituibile del centrocampo bianconero e la sua assenza, dovuta a una frattura del piede nel derby del 7 marzo 2009, costerà parecchi punti ai bianconeri, nonché l’eliminazione dalla Coppa Campioni. Purtroppo, l’infortunio al piede si rivela più grave del previsto e Momo non riesce a rientrare fino a metà ottobre, dopo più di sette mesi di assenza dal terreno di gioco. «È stato molto difficile superare l’infortunio. Più difficile di quanto avessi immaginato, forse perché uno stop così lungo non mi era mai capitato. Non ho paura di dire che è stato un momento di depressione. Non sono andato da uno psicologo, ma devo dire grazie a mia mamma e mia moglie, alle loro piccole parole quotidiane. Grazie anche ai miei compagni, alle loro telefonate che non mi hanno mai fatto sentire solo. Mi chiamavano pure quando ero in Francia, per curarmi. Mi chiamavano tutti, soprattutto Zebina e Tiago». La sfortuna non abbandona Momo: un altro infortunio, infatti, lo tiene lontano dai campi di gioco fino al 22 novembre quando rientra nell’incontro casalingo contro l’Udinese, vinto per 1-0. Alla fine della stagione riesce a collezionare solamente 24 presenze. Nella stagione 2010-11, decide di vestire la casacca numero 5, lasciata vacante da Fabio Cannavaro. Trova meno spazio rispetto agli anni precedenti, essendo spesso utilizzato da Delneri solo a partita in corso. Il tecnico friulano, infatti, gli preferisce il brasiliano Felipe Melo. Il primo marzo 2011 è sottoposto a un intervento artroscopico di regolarizzazione della cartilagine del ginocchio sinistro, rimanendo lontano dai campi di gioco per altri tre mesi, terminando in anticipo la stagione con un totale di 29 presenze. Il 28 luglio 2011 passa al Paris Saint-Germain firmando un contratto triennale. «Ringrazio con tutto il mio cuore tutti i tifosi della Juventus. Dal mio primo al mio ultimo giorno da giocatore della Juve, mi hanno sempre sostenuto e mi hanno tifato nei periodi felici e quelli infelici. Non dimenticherò mai tutto ciò che mi hanno dato sul piano umano durante la mia permanenza in seno alla squadra. Durante tre stagioni, ho vissuto momenti indimenticabili, anche grazie a loro. Se ho passato cosi tanti belli anni alla Juve, lo devo anche alla società. Tutti i dirigenti e tutti i miei compagni che tengo a ringraziare e a salutare per tutti questi eccellenti momenti che abbiamo vissuto assieme. Avrò sempre nel mio cuore questa parte della mia carriera. Oggi, sono un giocatore del Paris Saint Germain, ma ciò che ho vissuto durante due anni e mezzo con la maglia della Juventus, non lo dimenticherò mai. Auguro lunga vita a questa squadra che mi è ormai molto cara. Spero che la squadra ritroverà la via del successo come lo vuole la sua storia e che continuerà a fare vibrare tutti i suoi tifosi che meritano tanto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/mohamed-lamine-sissoko.html#more
  16. MOHAMED SISSOKO https://it.wikipedia.org/wiki/Mohamed_Sissoko Nazione: Mali Luogo di nascita: Mont-Saint-Aignan (Francia) Data di nascita: 22.01.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 191 cm Peso: 86 kg Nazionale Maliano Soprannome: Momo - La Piovra Nera Alla Juventus dal 2008 al 2011 Esordio: 03.02.2008 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 Ultima partita: 13.02.2011 - Serie A - Juventus-Inter 1-0 100 presenze - 3 reti Mohamed Lamine Sissoko Gillan detto Momo (Mont-Saint-Aignan, 22 gennaio 1985) è un ex calciatore maliano, di ruolo centrocampista. È soprannominato la Piovra Nera per la sua grande abilità nel recuperare palloni in mezzo al campo. Mohamed Sissoko Mohamed Sissoko al Paris Saint-Germain nel 2012 Nazionalità Mali Altezza 191 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 13 gennaio 2020 Carriera Giovanili 1995-1998 Troyes 1998-2003 Auxerre Squadre di club 2003-2005 Valencia 45 (0) 2005-2008 Liverpool 51 (1) 2008-2011 Juventus 100 (3) 2011-2013 Paris Saint-Germain 28 (2) 2013 → Fiorentina 5 (0) 2014-2015 Levante 31 (0) 2015-2016 Shanghai Shenhua 15 (1) 2016 Pune City 13 (2) 2017 Ternana 1 (0) 2017 Mitra Kukar 26 (5) 2017-2018 Atlético San Luis 6 (1) 2018 Kitchee 3 (0) 2019 Sochaux 13 (0) Nazionale 2003-2013 Mali 34 (2) Palmarès Coppa d'Africa Bronzo Sudafrica 2013 Biografia Nato in Francia da genitori del Mali, Fatou e Mohamed, è l'ottavo di 15 fratelli, due dei quali sono anch'essi calciatori professionisti Ibrahim e Abdoul Sissoko. È anche nipote di Salif Keïta, presidente della federcalcio maliana, e cugino di Seydou Keita, centrocampista che ha militato anche nel Barcellona e cugino di Oumar Sissoko. Si è diplomato in economia ed è sposato con Sokona, dalla quale ha avuto due figlie, Aicha e Sasia, e un figlio, Ismael. Musulmano praticante, in un'intervista rilasciata a La giornalaccio rosa dello Sport il 24 settembre 2008, in seguito all'opaca prestazione della domenica precedente contro il Cagliari, ha dichiarato che durante il periodo del Ramadan è sempre molto stanco a causa del digiuno che la sua religione gli impone dall'alba al tramonto. Caratteristiche tecniche Giocava come mediano davanti alla difesa o come interno di centrocampo. All'inizio della carriera nell'Auxerre ricoprì il ruolo di attaccante, ma arrivato in Spagna al Valencia, mister Rafael Benítez ne capisce subito le potenzialità e inizia a farlo giocare nel ruolo in cui farà carriera, il centrocampista. Era dotato di buona forza fisica, duro e combattivo sul terreno di gioco, grazie alle sue lunghe leve era molto abile nel recuperare il pallone in mezzo al campo; oltre a saper saltare in velocità gli avversari, era dotato anche di un tiro potente. Contrariamente a quanto si pensi, aveva di una discreta tecnica che gli permetteva di dare il via alle azioni della squadra; tutte queste caratteristiche lo portavano ad essere considerato uno dei migliori interditori in circolazione. Ai tempi del Liverpool è stato paragonato a Patrick Vieira per il fisico potente, il ruolo e la grande generosità in campo. Carriera Club Auxerre e Valencia Inizia la sua carriera nel 2002, a 17 anni, all'Auxerre, nella cui squadra giovanile realizza 50 gol in due stagioni. Non esordisce però nella prima squadra. Nel 2003, a 18 anni, si trasferisce in Spagna al Valencia dove rimane due anni vincendo una Coppa UEFA, giocando 9 partite e realizzando anche 1 rete, una Supercoppa UEFA, durante la quale rimane però in panchina, e la Primera División nel 2004, con 21 presenze. In totale in partite ufficiali realizza 63 presenze e 1 rete. Di fatto esplode in terra valenciana anche grazie al sostegno dell'allenatore di allora, Rafael Benítez. Liverpool Nel 2005 approda al Liverpool dove ritrova l'allenatore che ha creduto in lui, Benítez. Anche nei Reds si mette in evidenza per le sue doti atletiche e agonistiche e, nonostante qualche cartellino giallo di troppo per i suoi tackle, diventa subito un beniamino del pubblico che spesso sventola bandiere del Mali in suo onore. Nella prima stagione riesce a trovare molto spazio, giocando anche nelle due finali di Supercoppa europea e di Coppa Intercontinentale. A fine anno totalizza 45 presenze. Nel secondo anno in Inghilterra trova però meno spazio e conclude l'anno con 28 presenze. Sissoko al Liverpool nel 2005 Nel febbraio del 2006, durante la gara di Champions League tra Liverpool e Benfica, in un'azione di gioco riceve un calcio sull'occhio destro dal portoghese Beto e viene portato fuori in barella: la retina è danneggiata e nei mesi seguenti si susseguono notizie incerte sul suo stato e si parla addirittura di perdita della vista dell'occhio colpito, ma dopo numerose operazioni si riprende completamente. L'inizio della stagione 2007-2008 è molto travagliato, anche per l'arrivo in mezzo al campo di Javier Mascherano e di Lucas Leiva che lo superano nelle preferenze di Benítez. Nonostante questo riesce comunque a segnare il suo primo e unico gol con la maglia dei Reds, il 25 agosto 2007 nella gara di Premier League vinta per 2 a 0 contro il Sunderland, portando la squadra in vantaggio. Finisce i primi sei mesi della stagione con 10 presenze e 1 rete. Juventus A inizio 2008 dichiara di voler giocare con maggiore frequenza, sicché viene messo sul mercato dalla società con il benestare del tecnico dei Reds Rafael Benítez. Il successivo 29 gennaio si trasferisce quindi alla Juventus di Claudio Ranieri, l'allenatore che aveva lanciato Sissoko a Valencia, per 11 milioni di euro. L'esordio in Serie A con i bianconeri arriva il 3 febbraio nella partita contro il Cagliari. Il suo primo gol in bianconero, con una rovesciata, arriva nella partita del 2 marzo contro la Fiorentina, poi terminata 2-3. Rimedia il suo primo cartellino rosso contro la Sampdoria, durante l'ultima giornata. Termina la stagione 2007-2008 con 15 presenze e 1 rete, e con un posto da titolare nella formazione di Claudio Ranieri. Nella seconda stagione in bianconero esordisce in Champions League con i torinesi, il 13 agosto 2008 nella gara di andata del terzo turno preliminare, vinta 4-0 contro l'Artmedia Bratislava. Mette a segno il suo primo gol stagionale in campionato contro il Cagliari il 1º febbraio, ripetendosi il 22 febbraio nella partita vinta 2-0 contro il Palermo, segnando un gol partendo da centrocampo. Una frattura al quinto metatarso del piede sinistro, procurata durante il derby della Mole contro il Torino il 7 marzo, subentrando a Christian Poulsen al 39' del secondo tempo, lo costringe però a chiudere anticipatamente la stagione. Colleziona dunque 21 presenze e 2 gol in campionato, 3 presenze in Coppa Italia e 8 presenze in Champions per un totale di 32 presenze e 2 gol. Dopo sette mesi di stop viene convocato per la prima volta, nella stagione successiva, per la partita di campionato Juventus-Fiorentina del 17 ottobre, ma un altro infortunio lo tiene lontano dai campi di gioco fino al 22 novembre quando rientra nell'incontro casalingo contro l'Udinese (1-0). Colleziona dunque 17 presenze in campionato, 6 nelle coppe europee (4 in Champions League e 2 in Europa League) e 1 in Coppa Italia per un totale di 24 presenze. Nella stagione 2010-11, decide di vestire la maglia numero 5, lasciata vacante da Fabio Cannavaro. In questa stagione trova meno spazio rispetto agli anni precedenti, venendo spesso utilizzato dal nuovo tecnico Luigi Delneri solo a partita in corso, preferendogli spesso come titolare il brasiliano Felipe Melo. Il 1º marzo 2011 è stato sottoposto a un intervento artroscopico di regolarizzazione della cartilagine del ginocchio sinistro, riportando così uno stop di circa tre mesi e finendo di conseguenza la sua quarta stagione in bianconero. Colleziona dunque 18 presenze in campionato, 10 in Europa League e 1 in Coppa Italia per un totale di 29 presenze. Paris SG e Fiorentina Il 28 luglio 2011 viene acquistato per 8 milioni di euro dal Paris Saint-Germain. Il 31 gennaio 2013, ultimo giorno di calciomercato, viene ceduto in prestito con diritto di riscatto fissato a 3,5 milioni di euro alla Fiorentina. Esordisce in maglia viola il 17 febbraio nella gara di campionato Fiorentina-Inter 4-1 entrando al 69' al posto di David Pizarro. Esordisce dal primo minuto il 13 aprile contro l'Atalanta. Scaduto il prestito, fa ritorno al Paris Saint-Germain, ma vedendosi fuori dai piani societari, rescinde il suo contratto con la squadra rimanendo svincolato. Ultimi anni Il 30 gennaio 2014 viene ingaggiato dal Levante, club militante nella Liga, firmando fino a fine stagione. Il 25 giugno 2015 firma con lo Shanghai Shenhua, club militante in Chinese Super League, da cui rescinde il 20 febbraio 2016. Durante un periodo di prova con il West Bromwich, il 12 settembre 2016 gioca una sola partita tra le file della formazione Under 23, che disputa la Professional Development League, una sorta di Premier League 2, campionato finalizzato all'introduzione dei giovani calciatori nel mondo professionistico. Purtroppo non supera le aspettative del club, rimanendo svincolato. Il 1º ottobre successivo viene tesserato dal Pune City, squadra partecipante all'Indian Super League. Dopo essere rimasto svincolato, il 17 febbraio 2017 si lega alla Ternana, militante in Serie B; tuttavia il successivo 12 marzo, dopo appena 1 presenza da subentrato, rescinde il suo accordo con la squadra umbra. Il 14 aprile 2017 firma quindi con il Mitra Kukar, formazione della prima divisione indonesiana. Il successivo 2 dicembre si trasferisce all'Atlético San Luis, squadra messicana militante in Liga de Ascenso, fino al termine della stagione. Il 5 luglio 2018 firma con il Kitchee, società di Hong Kong. Il 16 gennaio 2019, chiusa l'esperienza orientale e rimasto svincolato, fa ritorno in Francia, tra le file del Sochaux, club di Ligue 2, con cui firma un contratto di sei mesi. Il 13 gennaio 2020 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale È nato in Francia ma, grazie alle origini maliane della sua famiglia, ha scelto di far parte della nazionale di quest'ultimo Paese, debuttando a livello di Nazionale maggiore il 19 novembre 2003 in un'amichevole contro il Marocco. È stato uno dei giocatori chiave della nazionale che ha raggiunto le semifinali della Coppa d'Africa 2004, giocando tutte e cinque le partite e segnando un gol. Ha inoltre fatto parte della squadra olimpica alle Olimpiadi di Atene 2004, che è uscita ai quarti eliminata dall'Italia. Il suo Mali ha partecipato alla Coppa d'Africa 2008 ed è stato eliminato alla prima fase dalla Costa d'Avorio; questo gli ha permesso di esordire prima con la nuova maglia bianconera. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato spagnolo: 1 - Valencia: 2003-2004 Coppa d'Inghilterra: 1 - Liverpool: 2005-2006 Community Shield: 1 - Liverpool: 2006 Supercoppa francese: 1 - Paris SG: 2013 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Valencia: 2003-2004 Supercoppa UEFA: 2 - Valencia: 2004 - Liverpool: 2005
  17. Non ha fatto in tempo a sbarcare che ha ripreso il treno direzione Bologna. Con il tempo scopriremo se abbiamo fatto una cosa buona e giusta mandandolo in prestito.
  18. In Olanda si dice che la Juve avrebbe voluto rinnovare il contratto a de Ligt ma abbassandogli lo stipendio. Gli olandesi sono un popolo molto "attaccato" al denaro per cui non mi stupisco che Matthijs sia andato dove lo pagano meglio.
  19. GUAGNO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1953 al 1955 Esordio: 06.06.1954 - Amichevole - Juventus-Monza 7-4 Ultima partita: 29.08.1954 - Amichevole - Cuneo-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
  20. ZDENEK GRYGERA GUIDO ANDRUETTO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MAGGIO 2008 Le nuvole si agitano inquiete in cielo come inseguissero un pallone o dovessero marcare stretto l’avversario. Bianche e nere fanno un certo effetto sopra le nostre teste, mentre ci stringiamo la mano prima di incamminarci verso il posto scelto per l’intervista. La cornice dell’incontro con Zdenek Grygera è la dorata hall del Principi di Piemonte, un salotto lucente dentro il quale il difensore ceco dice di ritrovare l’eleganza e la raffinatezza di una città e di una squadra che lo hanno letteralmente sedotto. Comincia così, dal racconto di questo innamoramento abbagliante, il nostro colloquio: «Indossare la maglia bianconera per me è un traguardo così importante, e per certi versi inatteso, che mi risulta stranamente difficile spiegare la sensazione di grazia e di realizzazione che sto provando in questa fase della mia vita». La Juventus di Grygera prima di diventare realtà era sogno, desiderio coltivato con compostezza fin dalla più giovane età ma anche obiettivo forse inconsciamente perseguito con una determinazione rara. È stata questa la strada che lo ha condotto a Torino sino a sfiorare l’anima della «Signora», gesto d’amore che si è espresso in tutta la sua bellezza in campo, il 9 marzo, con un tiro sparato contro la porta del Genoa da venti metri, o giù di li, che gli è valso la sua prima rete nel ruolo di terzino destro della gloriosa Juventus: «Anche questa è stata un’emozione fortissima – dice Grygera mischiando simpaticamente inglese e italiano in un nuovo slang – dopo aver messo la palla in rete ho percepito la forza e la fierezza della tifoseria bianconera che si riversavano su di me come all’improvviso, come un’onda che ti travolge, così anche da parte dei miei nuovi compagni di squadra. Eppure non mi sembrava di avere fatto il miracolo, in fondo si trattava pur sempre di un gol come tanti altri e non certo di una rete risolutiva almeno per il campionato. Invece tutti hanno esultato per il mio intervento, mi hanno abbracciato e festeggiato come fossi un piccolo eroe: è stato in effetti un momento molto intenso e di grande coinvolgimento». Non è falsa modestia, la sua. Dietro questo atteggiamento che, curiosamente, rimanda allo stile sabaudo, dove quasi ci si impone nell’economia come nella politica o nello sport, di stare con i piedi per terra, di non esagerare, di mantenere un profilo basso – si nasconde la semplicità di un ragazzo, oggi quasi ventottenne, nato (anche calcisticamente) nella cittadina ceca di Pollepy u Holesova, dove suo padre, il signor Svatopluk che di mestiere faceva il bancario, nei momenti liberi allenava una squadra di bambini. Quella in cui Zdenek entrerà a soli 5 anni per iniziare una carriera che lo porterà molto lontano. La figura del padre infatti ricorre spesso, ancora oggi, nei sogni e nei discorsi del Grygera campione, approdato alla squadra sotto la direzione di Ranieri dopo le esperienze entusiasmanti portate a termine nello Zlin, nell’Ajax e, importante presenza, nella nazionale di calcio della Repubblica Ceca: «Mio padre mi ha insegnato a essere sempre attento e mai impulsivo quando devo pesare i miei successi o anche i miei fallimenti. È una cosa che ho imparato nel confronto costante cui ci obbliga la famiglia, un percorso di maturazione difficile ma che ripeterei fin dal principio. Ricordo ad esempio quando mio padre riusciva a trovare dei punti deboli, delle inadeguatezze, anche in quelle performance che gli amici o i cronisti anche più critici definivano come le mie migliori. Lui era sempre un passo indietro, quando c’era da gustarsi il successo, era sempre più tiepido degli altri quando doveva esprimere la sua contentezza per un mio risultato giudicato ottimale. E stava un passo avanti quando mi sentivo inadatto, quando avevo bisogno di qualcuno che mi incoraggiasse dopo un errore, di qualcuno che mi indicasse la via giusta per evitarne altri, di sbagli. Un grande esempio, ecco cosa è stato per me mio padre». E un tesoro umanamente prezioso, è quello che gli ha lasciato in eredità: «Mi vengono in mente certi momenti quando ero giovanissimo e quando diverse persone nel mio paese mi dicevano che presto sarei riuscito a giocare nella Juventus. Io gli rispondevo che era pura follia, che sembravano matti anche solo a pensare certe cose. Invece adesso sono qui, ad assaporare la gioia di una meta conquistata e che non immaginavo di raggiungere così rapidamente». Una gioia vera alla quale si somma l’emozione di trovarsi gomito a gomito con alcuni degli idoli del calcio italiano a lui più cari: «Ho sempre seguito con rispetto e ammirazione il talento di un grande come Alessandro Del Piero, con il quale adesso condivido addirittura gli stessi obiettivi e la stessa maglia, ma anche altri big del calcio italiano, come Ciro Ferrara, Gianluca Pessotto, Roberto Baggio, Fabio Cannavaro oppure Paolo Maldini, mi hanno spesso ispirato offrendomi un modello di calcio giocato anche con la testa e con il cuore». L’Italia è fortunatamente anche questo, testa e cuore, per chi da fuori ne ammira il carattere fantasioso e generoso. «Un paese dove si vive di pane e calcio, non si dice così? – chiede Grygera con sguardo complice ma pure innocente – il vostro attaccamento al calcio, parlo degli italiani, è stupefacente. Da quando sono a Torino, che è la mia “finestra” sull’Italia, ho capito che la gente qui ha una grandissima dimestichezza con il calcio, una conoscenza profonda anche della tecnica e per questo credo dispensi giudizi e critiche con molta sicurezza. Qui si usa il “noi” parlando della propria squadra del cuore. “Abbiamo giocato male”, oppure “abbiamo fatto un’ottima partita”, oppure “dobbiamo essere più determinati”, sono modi di esprimersi, forme di partecipazione al gioco, che non esistono per esempio in Olanda, dove c’è più distacco». E meno cuore? «Non lo so, di sicuro c’è un grado di coinvolgimento inferiore. L’argomento calcio non è come qui il primo che si affronta di lunedì al bar davanti a un caffè». A proposito, il tempo libero, il relax, che spazio occupano nella nuova vita sotto la Mole di Zdenek Grygera? «Amo molto girare per la città con la mia famiglia, fare shopping, frequentare gli incantevoli caffè e ristoranti che impreziosiscono il centro storico, così elegante. Ho vissuto per qualche tempo nel parco della Mandria vicino a Torino, un posto di una meraviglia infinita, ma il fascino del centro ha più presa su di me. Con la compagnia di mia moglie Lucia e del nostro piccolo David credo di avere trovato qui in centro un’oasi di relax, che naturalmente cerchiamo di goderci in ogni momento libero quando possibile. In linea di massima però non sono un tipo da locali notturni o da dopocena, diciamo che prediligo soprattutto la buona cucina e i grandi vini di questa regione, il Barolo per esempio è eccellente e lo apprezzo particolarmente». È un’esplosione di felicità, Grygera, di qualunque cosa parli. «È vero, sono molto felice. Essere parte della Juventus mi sta regalando tutta questa gioia, ma cerco di non trascinarla in altri sentimenti, voglio continuare a vivere e a giocare con tranquillità». Una condizione di spirito nel segno dell’equilibrio che è il segreto della sua scalata nell’Olimpo del calcio. Eppure il peso della maglia bianconera ha sempre il potere di stordire, disorientare, di esaltare chi la indossi da titolare, accade anche i meno inclini ai facili entusiasmi. Non è successo a lui: «Vivo tutto con leggerezza, che non vuol dire irresponsabilità, e quando vado in campo mi impongo di avere la mente sgombra, di essere rilassato e di non farmi ingabbiare dalle paure che è naturale provare quando ci si rapporta a una squadra con la S maiuscola e con una grande tradizione di vittorie alle spalle. Mi dico che la Juventus sognata è quella in cui gioco oggi, e per questo devo portare la serenità del mio carattere anche in questa nuova avventura: io e la squadra non siamo mai cambiati». E del suo futuro nella Juve, che idee si è fatto? «Lo immagino roseo, mi pare che i segnali in campo e fuori finora siano stati tutti positivi e incoraggianti. C’è molto da fare e da lavorare ma siamo coesi ed io credo di poter dare il mio contributo, sebbene sia piccolo e parziale, al risultato finale. Noi, non è un segreto, puntiamo alla vetta del campionato, ma soprattutto pensiamo a giocare bene. Per questo ho poi capito che l’esaltazione secondo me esagerata per il mio gol contro il Genoa aveva una sua ragione. Mi sono detto: è vero che non abbiamo vinto il campionato, però alla gente e ai miei compagni di squadra ha fatto enormemente piacere vincere in quel modo quella partita. È questo il motore che dà spinta al calcio e che ci carica di emozioni. E gli italiani sanno comunicare bene il concetto, anche in questo sono dei maestri assoluti». Arriva a parametro zero e con molta diffidenza da parte dei tifosi juventini. Casacca numero 21, esordisce nel settembre 2007, all’Olimpico di Roma, contro la squadra giallorossa. La prima parte della stagione è a luci e ombre: Zdenek si dimostra un buon giocatore, ma privo di quella personalità che necessità per fare il salto di qualità. È tranquillo («dormirebbe sempre – afferma Nedved – fatica persino ad arrabbiarsi, quando invece servirebbe»), diligente, ma si limita al compitino e niente di più. Comunque sia, grazie anche ai frequenti infortuni di Zebina, è spesso schierato da titolare. La svolta della stagione, avviene a Genova, il 9 marzo, contro i rossoblù; il ceco è schierato come terzino sinistro e, con un grandissimo gol e un assist a Trézéguet, è eletto migliore in campo. Da quella partita in poi, Zdenek acquista sicurezza e anche i tifosi bianconeri si accorgono di lui, incoraggiandolo a ogni giocata. Grazie al costante appoggio dei tifosi, gioca a buon livello anche la seconda stagione con la maglia juventina, riuscendo a realizzare anche 2 reti: la seconda marcatura stagionale è quella importantissima, che vale il pareggio nella sfida casalinga contro l’Inter. Nei minuti di recupero, infatti, Grygera è lasciato completamente solo, su azione di calcio d’angolo battuto da Giovinco. La sua incornata è precisa e non lascia scampo a Julio Cesar, rendendo pazzi di gioia tutti i tifosi bianconeri che temevano ormai di uscire sconfitti dalla sfida con i nerazzurri. Le due stagioni seguenti sono senza lode e senza infamia. Grygera ritorna a essere un calciatore che non riesce a dare quel qualcosa di più per meritarsi il posto in squadra. L’arrivo di Motta nell’estate del 2010, lo relega spesso in panchina. E il 30 agosto del 2011 rescinde il contratto che lo lega alla Juventus e firma con gli inglesi del Fulham. In totale colleziona 144 presenze e 3 reti. «Quel gol me lo ricordo benissimo, le sfide con i nerazzurri erano sempre importanti e sentite. È stata una bellissima soddisfazione che mi porto sempre dentro. Di quel periodo sono contento, con l’unico dispiacere di non aver vinto lo scudetto. C’erano tanti campioni, da Buffon a Nedved, Del Piero, Trezeguet. Con Nedved mi sento praticamente tutte le settimane. Seguo sempre la Juve e una-due volte l’anno la vedo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/zdenek-grygera.html
  21. ZDENEK GRYGERA https://it.wikipedia.org/wiki/Zdeněk_Grygera Nazione: Repubblica Ceca Luogo di nascita: Prílepy Data di nascita: 14.05.1980 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 78 kg Nazionale Ceco Soprannome: Soldato Alla Juventus dal 2007 al 2011 Esordio: 23.09.2007 - Serie A - Roma-Juventus 2-2 Ultima partita: 03.04.2011 - Serie A - Roma-Juventus 0-2 114 presenze - 3 reti Zdeněk Grygera (Přílepy, 14 maggio 1980) è un ex calciatore ceco, di ruolo difensore. Zdeněk Grygera Zdeněk Grygera Nazionalità Rep. Ceca Altezza 185 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 6 dicembre 2012 Carriera Giovanili 1987-1990 TJ Holešov 1990-1996 Svit Zlín 1996-1997 Zlín Squadre di club 1997-1998 Svit Zlín 20 (1) 1998-2000 Petra Drnovice 54 (3) 2000-2003 Sparta Praga 65 (2) 2003-2007 Ajax 78 (8) 2007-2011 Juventus 114 (3) 2011-2012 Fulham 5 (0) Nazionale 1997-1998 Rep. Ceca U-17 9 (1) 1997-1999 Rep. Ceca U-18 11 (0) 2000-2002 Rep. Ceca U-21 14 (1) 2001-2012 Rep. Ceca 65 (2) Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento Slovacchia 2000 Oro Svizzera 2002 Biografia Zdeněk è un grande appassionato di fumetti e graphic novel: la sua collezione comprende numerose opere di artisti come Alex Ross, Kurt Busiek, Grant Morrison e Mark Millar; il suo supereroe preferito è Lanterna Verde Hal Jordan. È oltretutto un grande appassionato di cinema, e adora in particolar modo Kurt Russell. Caratteristiche tecniche Abituato a essere impiegato per lo più come terzino destro, poteva essere schierato come difensore centrale o, all'occorrenza, anche terzino sinistro. Carriera Zdeněk Grygera con la maglia della Repubblica Ceca Club Dopo aver passato 8 anni al Svit Zlín, passa al Petra Drnovice nel 1998, a 18 anni, e velocemente emerge come uno dei calciatori cechi più promettenti della sua generazione. Durante il Campionato europeo di calcio Under-21 2000 viene notato dalle due società della capitale Slavia Praga e Sparta Praga, che lo acquista. Nella stagione di debutto nello Sparta gioca 15 gare, contribuendo alla difesa del titolo ceco, e figura molto bene anche nella UEFA Champions League 2000-2001, giocando 5 partite. Nel 2002/03 contribuisce alla riconquista del titolo, ai danni dello Slovan Liberec Nel luglio 2003 viene acquistato dall'Ajax, per rimpiazzare Cristian Chivu. La sua prima stagione olandese viene condizionata da una ferita al tendine del ginocchio e disputa solo 20 gare nella Eredivisie vincendo il suo primo campionato. Nei Paesi Bassi vince un campionato, due Coppe e due Supercoppe. Dalla stagione 2007-2008 gioca nelle file della Juventus, che lo ha ingaggiato dall'Ajax nel gennaio 2007 a parametro zero. Esordisce in Serie A il 23 settembre nella gara contro la Roma, ma nella prima fase della stagione mostra qualche difficoltà di integrazione con il gioco della Juventus, che prevede una grande spinta da parte dei terzini. Con il tempo però il suo rendimento cresce e arriva anche il suo primo gol in bianconero il 9 marzo 2008 in occasione della partita contro il Genoa terminata 0-2 in favore della Juventus. Termina la prima stagione in bianconero con 24 presenze e 1 rete, e con il posto da titolare ormai non più in discussione. Nella seconda stagione in bianconero esordisce il 13 agosto nella gara di andata del Terzo turno preliminare di Champions League, vinta 4-0 contro l'Artmedia Bratislava. Sempre contro il Genoa, nella partita valida per la 12ª giornata di Serie A, mette a segno il gol del momentaneo 1-0 e mette un ottimo assist per Amauri, lanciando la squadra verso la vittoria finale per 4-1 sulla squadra ligure. La seconda rete stagionale è datata 18 aprile 2009, nel match interno contro l'Inter, quando al 91' stacca su un calcio d'angolo battuto da Giovinco e di testa mette la palla alle spalle di Júlio César. Chiude il rapporto con la Juventus il 30 agosto 2011, dopo quattro stagioni, con la rescissione consensuale del contratto. Il 31 agosto 2011 si accorda con il Fulham. Il 6 novembre seguente, durante la partita disputata contro il Tottenham, in cui il Fulham è stato sconfitto per 1-3, il giocatore è rimasto vittima (praticamente da solo) di un grave infortunio al ginocchio destro. Accasciatosi a terra per il gran dolore, è stato poi soccorso dallo staff medico con l'ausilio di un respiratore. Gli esami effettuati hanno riscontrato la rottura del legamento crociato anteriore con un periodo di recupero di sei mesi circa. Il 6 dicembre 2012 annuncia il ritiro dal calcio giocato per i troppi infortuni subiti durante la carriera. Nazionale Ha debuttato in nazionale il 15 agosto 2001 contro la Corea del Sud, e ha partecipato agli Europei di Portogallo 2004 e Austria-Svizzera 2008, e ai Mondiali di Germania 2006. Palmarès Grygera con Urby Emanuelson, Wesley Sneijder, Maarten Stekelenburg e John Heitinga Club Competizioni nazionali Campionato ceco: 2 - Sparta Praga: 2000-2001, 2002-2003 Campionato olandese: 1 - Ajax: 2003-2004 Coppa dei Paesi Bassi: 2 - Ajax: 2005-2006, 2006-2007 Johan Cruijff Schaal: 2 - Ajax: 2005, 2006
  22. CLAUDIO SCARZANELLA Nazione: Italia Luogo di nascita: Bagno a Ripoli (Firenze) Data di nascita: 12.03.1986 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2006 al 2007 0 presenze - 0 reti
  23. ANDREA LUCI https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Luci Nazione: Italia Luogo di nascita: Piombino (Livorno) Data di nascita: 30.03.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 172 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2006 Esordio: 04.09.2003 - Amichevole - Novara-Juventus 2-3 Ultima partita: 16.08.2006 - Amichevole - Juventus-Piacenza 0-0 0 presenze - 0 reti Andrea Luci (Piombino, 30 marzo 1985) è un calciatore italiano, centrocampista del Livorno. Andrea Luci Luci in azione al Livorno nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 172 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Livorno Carriera Giovanili 1991-1996 Scuola Calcio Salivoli 1996-2002 Fiorentina 2002-2005 Juventus Squadre di club 2005-2006 → Torres 22 (2) 2006-2007 → Pescara 32 (1) 2007-2010 Ascoli 102 (3) 2010-2020 Livorno 317 (13) 2020-2021 Carrarese 50 (1) 2021- Livorno 9 (0) Biografia È nipote di Nadia Luci, moglie di Aldo Agroppi. Con il portiere Luca Mazzoni, Luci è proprietario del ristorante di Livorno la "Vecchia Ciurma". Carriera Le giovanili tra Fiorentina e Juventus Inizia la sua carriera calcistica a 5 anni nella Scuola Calcio Salivoli a Piombino. Cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, dove arriva a 11 anni nel 1996, nel 2002 al Torneo Città di Arco-Beppe Viola vince la Coppa Alberto D'Aguanno come miglior giocatore della competizione. Pur essendo uno dei giocatori più promettenti delle giovanili della Fiorentina e il punto fermo degli Allievi Nazionali, in seguito alle vicende finanziarie della società viola, viene acquistato a costo zero, insieme al terzino Giovanni Bartolucci e al portiere Scarzanella, dalle giovanili della Juventus dove Luci militerà prima nella Beretti e poi nella squadra Primavera. Nel 2004 vince con la Primavera della Juventus il Torneo di Viareggio. Sempre nel 2004 viene convocato nella Nazionale Under 19. In prestito alla Torres e al Pescara Aggregato alla rosa della Juventus, nel 2005 viene prestato alla Torres e, a soli vent'anni, gioca 22 partite e mette a segno due gol. L'anno dopo viene prestato con diritto di riscatto al Pescara, in Serie B, e si rivela un titolare come dimostrano le sue prestazioni: 32 partite e un gol. L'approdo all'Ascoli Nella stagione 2007-2008 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della metà all'Ascoli che lo riscatterà aggiudicandoselo poi alle buste. Nei suoi tre anni in bianconero dimostrerà di essere indispensabile per il centrocampo marchigiano, infatti giocherà 104 partite di campionato e 7 di Coppa Italia e metterà a segno anche 4 gol, uno dei quali proprio in coppa. Il passaggio al Livorno Nel giugno del 2010 viene acquistato a titolo definitivo dal Livorno e disputa uno dei suoi migliori campionati con 38 partite e un gol, guadagnandosi la fascia di capitano che indosserà nella stagione successiva. Il 15 maggio 2013 il Procuratore Federale lo deferisce per "aver, durante la gara Hellas Verona-Livorno disputatasi a Verona il 15 marzo 2013,[...] rivolto in modo provocatorio il braccio sinistro teso con il pugno chiuso verso la tifoseria locale". A titolo di responsabilità oggettiva è stata deferita anche la società toscana. Il 2 giugno successivo, conquista la Serie A con il Livorno vincendo i play-off promozione. Il 25 agosto dello stesso anno, ha debuttato nella massima serie italiana, con la maglia del Livorno, nella partita casalinga contro la Roma (0-2). Il 25 settembre seguente ha segnato il suo primo gol in A durante Livorno-Cagliari (1-1). Al Livorno ha totalizzato 326 presenze e 13 gol tra Serie A, B e C più 14 presenze e 1 gol tra Coppa Italia e Coppa Italia Serie C. Ha vinto la Serie C 2016-2017. Carrarese e ritorno a Livorno Il 24 settembre 2020 firma un contratto annuale per la Carrarese. A fine stagione rinnova il proprio contratto per un altro anno; il 23 dicembre 2021, dopo 52 presenze totali con il club apuano, si svincola per motivi familiari. Cinque giorni dopo il suo svincolo si accasa di nuovo al Livorno. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2004, 2005 Competizioni nazionali Serie C: 1 - Livorno: 2017-2018 (girone A) Competizioni regionali Eccellenza: 1 - Livorno: 2021-2022 (girone B) Individuale Golden Boy del Torneo di Viareggio: 1 - 2005
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