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STEFANO GORI https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Gori Nazione: Italia Luogo di nascita: Brescia Data di nascita: 09.03.1996 Ruolo: Portiere Altezza: 185 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-19 Soprannome: - Alla Juventus U23 dal 2020 al 2021 0 presenze - 0 reti subite Stefano Gori (Brescia, 9 marzo 1996) è un calciatore italiano, portiere della Juventus. Stefano Gori Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Juventus Carriera Giovanili 201?-2014 Brescia 2014-2015 Milan Squadre di club 2014-2015 Milan 0 (0) 2015-2017 Bari 1 (-1) 2017-2018 → Pro Piacenza 36 (-43) 2018-2020 Pisa 72 (-72) 2020-2021 Juventus 0 (0) 2021 → Pisa 19 (-26) 2021-2022 → Como 19 (-30) 2022-2023 → Perugia 32 (-40) 2023- Juventus 0 (0) Nazionale 2014 Italia U-18 3 (-1) 2014 Italia U-19 1 (0) Caratteristiche tecniche Portiere completo ed in grado di dare sicurezza al reparto arretrato, è abile nel neutralizzare i calci di rigore. È uno dei migliori prospetti tra i portieri italiani della sua generazione. Carriera Club Gli inizi a Brescia Inizia a giocare a calcio nell'oratorio della sua città natale a Brescia, trasferendosi a livello giovanile nella Voluntas. Viene notato dal Brescia, che lo inserisce nel proprio settore giovanile dove diventa titolare. Nel 2013, dopo un derby in Primavera tra i bresciani e il Milan, stupisce gli osservatori rossoneri e il tecnico Filippo Inzaghi, che preme per acquistarlo. Milan Nel gennaio 2014 si trasferisce in compartecipazione al Milan - che lo aggrega alla propria Primavera; dopo aver vinto il Torneo di Viareggio in finale contro l'Anderlecht viene riscattato dai rossoneri in cambio del cartellino di Lorenzo Andrenacci, diventando una stella della squadra a livello giovanile. Nella stagione seguente viene regolarmente convocato in Serie A, diventando il terzo portiere alle spalle di Christian Abbiati e Diego Lopez. Continua a crescere tra i portieri rossoneri, mentre il suo posto in Primavera viene lasciato a Gianluigi Donnarumma. Bari Il 28 agosto 2015 firma un contratto triennale con il Bari, con cui debutta tra i professionisti il 18 maggio 2017, nella partita di Serie B persa per 2-1 contro la SPAL. Pro Piacenza L'8 luglio seguente viene ceduto in prestito al Pro Piacenza, dove diventa titolare in Serie C. Esordisce il 30 luglio 2017 in Coppa Italia Serie C contro il Vicenza, mentre la prima volta in campionato avviene contro la Giana Erminio. Colleziona 37 presenze fra campionato e coppe nazionali, affermandosi tra i migliori portieri del girone e contribuendo alla salvezza della sua squadra con prestazioni e rigori parati. A fine stagione, rientra al Bari, che però fallisce, rimanendo così svincolato. Pisa Il 3 agosto 2018 viene tesserato dal Pisa, che gli affida subito il ruolo di portiere titolare e centrando subito la promozione in Serie B. Si afferma tra i migliori portieri in circolazione, disputando a livello personale una stagione positiva (18 partite senza subire gol) nella quale para 5 calci di rigore e trascina i suoi fino alla finale play-off contro la Triestina, che sancisce il ritorno in serie cadetta per i toscani. Nella stagione seguente, in Serie B, riconferma le buone prestazioni, tanto da attirare l'interesse di numerosi club. Il Pisa arriva oltre le aspettative, mancando la qualificazione ai play-off solamente a causa degli scontri diretti con Empoli e Frosinone giunti a pari merito a 54 punti. Nel frattempo, con la stagione prolungata nel periodo estivo a causa del primo lockdown legato al covid19, il 28 giugno 2020 la Juventus annuncia di aver acquistato dal Pisa il suo cartellino a titolo definitivo per oltre 3 milioni di euro (nell'affare, il portiere Leonardo Loria fa il percorso inverso), bruciando la concorrenza. Il 27 luglio 2020, preparando la penultima sfida di campionato contro l'Ascoli, si infortuna alla spalla in allenamento. Juventus Inizia la stagione 2020/2021 recuperando dall'infortunio alla spalla, che lo tiene fuori dai giochi per 4 mesi. Per farlo riprendere al meglio, la Juventus decide di prestare il suo cartellino al Pisa, squadra da cui lo aveva acquistato l'estate precedente. Gori torna in Serie B e diventa nuovamente il titolare della squadra, che sfiora ancora una volta i play-off per la promozione in Serie A con una grande cavalcata nel girone di ritorno. Il prestito al Como Il 21 luglio 2021, rientrato alla Juventus dal prestito al Pisa, viene ceduto in prestito in Serie B all'ambizioso Como. Si afferma tra i migliori nella prima parte di stagione, accusando a dicembre un problema fisico che lo costringerà a saltare alcune partite, rientrando nella seconda parte di campionato. Il prestito al Perugia Il 13 luglio 2022 viene ceduto in prestito al Perugia. Fa il suo esordio con gli umbri il 5 agosto, nella gara di Coppa Italia contro il Cagliari. Una settimana dopo, esordisce anche in Serie B con il Perugia, nella sfida con il Palermo. Risulta tra i migliori della rosa, nonostante la nefasta stagione a livello corale, con 11 partite senza subire reti su 32 disputate. Il 30 giugno 2023 torna alla Juventus dopo la scadenza del suo prestito annuale. Nazionale Nel 2014 viene convocato dalla Nazionale Under-18, esordendo l'8 gennaio contro i pari età della Tunisia, partita che gli azzurrini vincono 0-4. Il 19 marzo gioca ancora una volta con l'Under-19, nella vittoria contro l'Ungheria, così come avviene per la partita disputata un mese dopo contro l'Albania. Viene promosso, lo stesso anno, in Under-19, con cui esordisce il 13 agosto contro la Croazia. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Milan: 2014
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PIETRO BERUATTO https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Beruatto Nazione: Italia Luogo di nascita: Trieste Data di nascita: 21.12.1998 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2018 al 2020 Esordio: 28.07.2018 - Amichevole - Benfica-Juventus 1-1 Ultima partita: 26.07.2019 - Amichevole - Selezione Team K/League-Juventus 3-3 0 presenze - 0 reti Pietro Beruatto (Trieste, 21 dicembre 1998) è un calciatore italiano difensore del Pisa. Pietro Beruatto Nazionalità Italia Altezza 185 cm Calcio Ruolo Difensore Squadra Pisa Carriera Giovanili 20??-2014 Fiorentina 2014-2017 Juventus Squadre di club 2017-2018 → Vicenza 12 (0) 2018-2020 Juventus U23 49 (1) 2020-2021 → L.R. Vicenza 26 (0) 2021- Pisa 35 (1) Nazionale 2016 Italia U-18 1 (0) 2016 Italia U-19 4 (0) 2017 Italia U-20 6 (0) Biografia È figlio di Paolo Beruatto, ex calciatore, mentre sua sorella Greta è stata finalista a Miss Italia 2020. Nacque a Trieste (come la sorella) poiché il padre, nel 1997, trasferì la famiglia per allenare la Triestina. Caratteristiche tecniche Ricopre il ruolo di terzino prevalentemente sinistro, essendo mancino. Carriera Club Cresciuto nel settore giovanile della Juventus, nell'estate del 2017 passa in prestito al L.R. Vicenza, militante in Serie C. Debutta il 27 agosto nella vittoria casalinga per 3 a 0 contro il Gubbio. Il prestito doveva durare sfino a fine stagione ma durò solo 5 mesi a causa di un infortunio alla spalla che costrinse Beruatto a terminare anticipatamente la sua stagione. Dalla stagione successiva venne aggregato alla neoformatasi Juventus U23, squadra under 23 della Juventus, militante in Serie C. In due stagioni colleziona 58 presenze segnando il primo gol tra i professionisti, il 18 novembre 2018, nella sconfitta interna contro il Pontedera. Conquista la Coppa Italia Serie C nella stagione 2019-2020. Nell'autunno del 2020 torna in prestito al Vicenza, stavolta militante in Serie B. Esordisce in Serie B il 26 settembre contro il Venezia. Il 15 luglio 2021 passa in prestito dalla Juventus U23 al Pisa. Qui trova la prima rete in Serie B, nel pareggio contro la Cremonese per 1-1. A fine stagione viene riscattato dal club toscano. Nazionale Nel maggio del 2021 viene convocato nella nazionale Under 21 dell'Italia in vista degli europei di categoria, non scendendo però mai in campo nella manifestazione. Palmares Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2016 Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020
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FERDINANDO DEL SOLE Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 17.01.1998 Ruolo: Centrocampista-Attaccante Altezza: 179 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2017 al 2018 Esordio: 01.02.2018 - Amichevole - Juventus-Vigor Carpaneto 2-0 0 presenze - 0 reti Club career Juventus II Italy Midfielder 07/2022 - 06/2023 # 08/2021 - 06/2022 Ancona 1905 Midfielder 01/2020 - 08/2021 Juventus II Midfielder 07/2019 - 01/2020 SS Juve Stabia Midfielder 08/2018 - 06/2019 Pescara Calcio Midfielder 01/2018 - 08/2018 Juventus Midfielder 01/2018 - 06/2018 Juventus [Youth] Midfielder 08/2016 - 01/2018 Pescara Calcio Midfielder 01/2015 - 06/2017 Pescara Calcio [Youth] Midfielder 07/2014 - 06/2015 Pescara Calcio [Youth B] Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/ferdinando-del-sole/
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MATTIA DEL FAVERO Nazione: Italia Luogo di nascita: Firenze Data di nascita: 05.06.1998 Ruolo: Portiere Altezza: 190 cm Peso: 84 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2014 al 2019 Esordio: 16.07.2016 - Amichevole - Juventus-Selezione San Mauro/Alpignano 6-1 0 presenze - 0 reti Club career 07/2022 - 06/2023 Aurora Pro Patria Goalkeeper 01/2022 - 06/2022 Juventus II Goalkeeper 08/2021 - 01/2022 Cosenza Calcio Goalkeeper 07/2021 - 08/2021 Juventus II Goalkeeper 07/2020 - 06/2021 Pescara Calcio Goalkeeper 07/2019 - 07/2020 Piacenza Calcio Goalkeeper 07/2018 - 07/2019 Juventus II Goalkeeper 05/2015 - 06/2019 Juventus Goalkeeper 05/2015 - 06/2018 Juventus [Youth] Goalkeeper 07/2014 - 06/2015 Juventus [Youth B] Goalkeeper https://www.worldfootball.net/player_summary/mattia-del-favero/
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MARTIN NJOTEN PALUMBO https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Palumbo Nazione: Norvegia Italia Luogo di nascita: Bergen Data di nascita: 05.03.2002 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-18 Nazionale Norvegese Under-21 Soprannome: - Alla Juventus (Next Gen) dal 2021 al 2025 Esordio: 16.05.2022 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 1 presenza - 0 reti Martin Njøten Palumbo (Bergen, 5 marzo 2002) è un calciatore norvegese con cittadinanza italiana, centrocampista dell'Avellino in prestito dalla Juventus Next Gen. Martin Njøten Palumbo Nazionalità Norvegia Italia (nel 2019) Altezza 183 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Avellino Carriera Giovanili 2013-2020 Udinese Squadre di club 2020-2021 Udinese 4 (0) 2021-2022 → Juventus U23 17 (0) 2021-2022 → Juventus 1 (0) 2022-2025 Juventus Next Gen 63 (6) 2025- → Avellino 0 (0) Nazionale 2019 Norvegia U-17 6 (1) 2019 Italia U-18 2 (1) 2020 Norvegia U-18 3 (2) 2022 Norvegia U-20 2 (0) 2021-2023 Norvegia U-21 6 (2) Biografia Palumbo è nato in Norvegia da padre napoletano e madre norvegese e si è trasferito in Italia all'età di tre anni. Carriera Club Gli inizi, Udinese Nel 2011 entra a far parte delle giovanili dell'Udinese. Esordisce tra i professionisti il 2 agosto 2020 contro il Sassuolo. Cinque giorni dopo prolunga il suo contratto con l'Udinese fino al 30 giugno 2025. Juventus e Juventus U23 Il 27 agosto 2021 viene ceduto in prestito con opzione di acquisto alla Juventus. Il 12 settembre successivo esordisce con la Juventus U23, la seconda squadra bianconera militante in Serie C, nella sconfitta per 1-0 contro la Pro Patria. Il 16 maggio 2022 viene convocato per la prima volta dalla prima squadra in occasione della partita casalinga contro la Lazio, dove esordisce partendo dalla panchina. Il successivo 18 giugno la Juventus decide di non esercitare il diritto di opzione per l'acquisto; tuttavia, dopo aver iniziato la stagione 2022-2023 con la squadra friulana, il 1º settembre fa ritorno a Torino, nella seconda squadra nel frattempo rinominata Juventus Next Gen. Il 19 novembre 2022 segna la sua prima rete con la selezione bianconera, decidendo la vittoriosa trasferta in casa della Pro Patria. Terminata la stagione 2022-2023 fa ritorno alla società friulana, prima che il 26 luglio 2023 venga acquistato a titolo definitivo dalla Juventus, con la quale sottoscrive un contratto fino al 30 giugno 2025. Avellino Il 21 gennaio 2025 passa in prestito con obbligo di riscatto all'Avellino, con cui sottoscrive un contratto fino al 30 giugno 2028. Nazionale Palumbo, dato le sue origini, è in possesso del doppio passaporto italiano e norvegese; questo gli ha permesso di poter rappresentare entrambi i Paesi a livello di Nazionali giovanili.
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NICKLAS BENDTNER Protagonista sfortunato della sua stagione juventina, Nicklas arriva a Torino il 31 agosto 2012, ultimo giorno di mercato, proveniente dall’Arsenal con la formula del prestito con diritto di riscatto. Il danese debutta con la maglia numero diciassette, quella di David Trézéguet, il 22 settembre 2013, subentrando a Fabio Quagliarella nella vittoria casalinga contro il Chievo per 2-0. Parte quasi sempre dalla panchina, eccezion fatta per la sfida di Catania (nella quale propizia il goal partita di Vidal) e nella partita successiva contro il Bologna, senza mai trovare la via della rete. Il 12 dicembre, nella sfida dei quarti di finale di Coppa Italia contro il Cagliari si procura uno strappo a una coscia che lo costringe a una lunga pausa.Nel frattempo Bendtner si fa notare per le sue vicissitudini extra calcistiche: il 5 marzo 2013 gli viene ritirata per tre anni la patente e inflitta una maxi-multa di 842.000 corone, quasi 113.000 euro, dalla Corte distrettuale di Copenaghen, per guida in stato di ebbrezza.Rientra in campo il 18 maggio, contro la Sampdoria, nella partita conclusiva del campionato. La sua prestazione, però, dura una manciata di secondi. Infatti, a causa di uno scontro aereo con Castellini, Nicklas atterra pesantemente al suolo fratturandosi il polso.Undici presenze e nessuna rete per il danese, che è rispedito al mittente.CHRISTIAN GIORDANO, DAL “GS” DEL NOVEMBRE 2012Da uno a nove, dieci. Non ci voleva lo psicologo, ma è stato proprio lo specialista dell’Arsenal, Jacques Crevoisier, nella primavera 2010, a quantificare con un test di “self perceived competence” l’infinita autostima di Nicklas Bendtner: «Mai visto niente del genere. Pat Rice (per sedici anni vice di Wenger) era seduto accanto a me, e non la smetteva più di ridere».Anche se tifosi e addetti ai lavori non ne hanno mai compreso appieno i motivi, la fiducia in se stesso del neo-juventino ha radici lontane.«Ricordi quando da bambino imparavi a pattinare?», chiedeva retorico prima di Euro 2012 a Troels Henriksen, inviato di Jyllands-Posten, quotidiano di Copenaghen. «All’inizio non sei capace. Cadi sempre, ti fai male e piangi. Ci sono bambini che smettono subito. Altri che ci provano un po’ e poi lasciano perdere e altri ancora che continuano finché non imparano. Io ero uno di quelli, è sempre stato così nella mia vita. Non mollo finché non raggiungo i miei obiettivi. Sono diventato bravissimo a pattinare. Quando mi metto in testa una cosa, è quella. Ho tutto cioè che potrei desiderare, cosa potrei chiedere di più?» Magari, un posto da titolare in una grande, la consacrazione internazionale.Il minimo sindacale per un predestinato sin dalle giovanili al Tàrnby (dai quattro ai dieci anni) e al Kjøbenhavns (fino ai sedici), satellite dell’F.C. Copenaghen, il più importante club della capitale. Nicklas Bendtner è li che è nato, il 16 gennaio 1988. Cresce nell’isola di Amager, portato per tutti gli sport, in particolare il basket. «In una partita di un torneo interscolastico», racconta Hans Christian Jensen, suo ex docente, «faceva tutto lui e la sua squadra era avanti 13-0. L’istruttore lo sostituì all’intervallo e i suoi persero 13-14. Roba da matti, ed eccelleva anche nella pallamano».Il pallone che aveva in testa, però, era un altro. «Quando gli insegnanti mi dicevano di fare i compiti, rispondevo che non sarei mai diventato un avvocato né avrei proseguito gli studi. “Sapete tutti che finite le medie farò il calciatore” dicevo. “Sì, sì, va bene” pensava la gente. Non so in quanti ci credessero davvero, ma io l’ho sempre saputo. E volevo vincere. Che fosse a tennis con gli amici, o a calcio».Tanta determinazione però, già da piccolo, sfocia in comportamenti aggressivi. E qui sì che ci vorrebbe lo psicologo. «Non era tenero con gli altri ragazzi», dice Grethe Birch, la sua preside alla Korsvejens Skole. «Aveva un atteggiamento molto duro. Dalla bocca gli uscivano parole in libertà. Non era cattivo ma parlava senza pensare. A parole sapeva ferire i compagni, e andava tenuto a freno».Subito fenomeno nelle Nazionali minori, debutta con tre goal in tre gare nell’Under 16 nel febbraio 2004. Segna sei volte in sedici presenze con l’Under 17 e, nella stessa stagione, è giocatore danese dell’anno di categoria. In estate, a soli sedici anni, è già nelle riserve dell’Arsenal.Scottato dal mancato arrivo di Zlatan Ibrahimović, opzionato anche lui a sedici anni ma soffiatogli da Leo Beenhakker all’Ajax, Arsène Wenger stavolta fa le cose perbene. Segnalatogli dopo i quattro goal in sei partite con la selezione giovanile danese, l’alsaziano non si limita a portargli una maglia dei Gunners con il nove e il nome sulla schiena, come quella ancora appesa in casa dei genitori di Ibra a Malmö. No, Wenger mette nero su bianco e se lo porta a Londra. Nella squadra riserve, allenata da Neil Banfield, il danesone (1,91 per settantotto chilogrammi) segna ventidue goal in ventisette partite nel 2005-06 e forma un perfetto articolo “il” con l’italiano Arturo Lupoli, mancino arrivato anche lui nel 2004, dal Parma, poi incomprensibile meteora a cavallo della Manica: Derby County, Fiorentina (mai in campo), Treviso, Norwich, Sheffield United, Ascoli e Grosseto.Bendtner debutta in prima squadra in Coppa di Lega il 25 ottobre 2005, subentrando nel finale a Quincy Owusu-Abeyie nel 3-0 contro il Sunderland allo Stadium of Light. Un segno del destino, perché sei anni dopo ci tornerà per un’intera stagione. A fine campionato, è il più giovane nell’Under 21 che partecipa all’Europeo portoghese. Prima, il 17 maggio 2006, aveva debuttato, appena diciottenne, subentrando al veterano Morten Duncan Rasmussen e segnando la doppietta del 2-0 sulla Spagna in amichevole. Nel girone, contro l’Olanda, il Commissario Tecnico Flemming Serritslev lo cambia con Rasmussen, di tre anni più grande e titolare nelle qualificazioni. Apriti cielo. Il novellino si lamenta con la stampa, dicendo di essere uscito per uno più scarso. Cazziato di brutto, gioca però il resto del torneo che la Danimarca saluta da ultima nel gruppo B dietro l’Ucraina finalista, l’Olanda campione e l’Italia.Chiuso da Thierry Henry, Emmanuel Adebayor e Robin Van Persie, a inizio agosto va sei mesi in prestito al Birmingham City, in seconda divisione, accordo poi esteso a gennaio fino al termine della stagione. Con i “Blues” di Steve Bruce (che lo riprenderà al Sunderland, sempre in parcheggio, nel 2011-12) debutta il 5 agosto, nell’ultima mezzora come rincalzo di Stephen Clemente e firma il goal decisivo contro il Colchester United. Il giorno 16 il Commissario Tecnico Morten Olsen ne fa il settimo più giovane esordiente nella storia della Nazionale A, il più giovane dai tempi di Michael Laudrup (1982). E Nicklas, subito titolare, lo ripaga al 30’ aprendo il 2-0 alla Polonia di Beenhakker. Quello che a Wenger aveva scippato Ibra.A maggio 2007 rinnova per cinque anni con l’Arsenal, che per riportarlo a casa dice no a Lione e Milan. Alla sua prima all’Emìrates Stadium, goal e assist (per Mathieu Flamini, che al Milan ci andrà l’anno dopo) contro il Paris Saint-Germain nella prima Emirates Cup. Il primo goal ufficiale è quello che il 25 settembre 2007 chiude sul 2-0 il match di League Cup contro il Newcastle United. Il 23 ottobre altro goal al debutto: in Champions League, all’89’, venti minuti dopo essere entrato, firma il 7-0 sullo Slavia Praga su tacco di Emmanuel Eboué. Il primo centro in Premier League arriva il 22 dicembre, ed è memorabile: 2-1 nel derby con il Tottenham all’Emirates su corner di Cesc Fàbregas 1,8 secondi (un record) dopo aver rilevato Eboué.L’esordio da titolare in Premier, il 29 dicembre contro I’Everton, è invece da dimenticare: espulso per doppia ammonizione. Al rientro dalla squalifica, il 6 gennaio 2008, trova il primo goal in F.A. Cup nel 2-0 al Burnley. Non sono però tutte rose e fiori. Per far tirare il fiato a Van Persie, Wenger tenta la difficile coesistenza Bendtner-Adebayor. Ma i due non legano, non solo tatticamente. Emblematico l’alterco al White Hart Lane, derby di ritorno in semifinale di Coppa di Lega 2008, sul 4-1 per gli “Spurs”. L’arbitro Howard Webb, il capitano (allora dei “Gunners”) William Gallas e altri compagni devono intervenire per separarli. Adebayor poi si scuserà sul sito dell’Arsenal e la Football Association non prenderà provvedimenti.Lo stesso farà la polizia dopo il terribile incidente in cui Bendtner, a ventuno anni, si schianta contro un albero e poi in un campo con la sua Aston Martin da 160.000 sterline, cavandosela con qualche graffio a una spalla e a un ginocchio. Miracolato, e sotto choc, stacca lo specchietto penzolante dal lato guida per controllare di non avere schegge conficcate nella schiena. È il primo di una sequela di “casi” che gli hanno dato una forse esagerata fama di testa calda.L’ultimo, il 6 dicembre 2011: le auto danneggiate per vandalismo con Lee Cattermole, suo capitano al Sunderland, lungo Stowell Street nella China Town in centro a Newcastle. Una zona piena di ristoranti e di passaggio dei tifosi verso lo stadio dei “Magpies”, storici rivali dei “Black Cats” che due sere prima avevano perso 2-1 il derby.«Fondamentalmente sono un ragazzo normale con un lavoro che normale non è. A volte tendo a dimenticarmene, ma nel profondo ne sono consapevole. Non deve essere una scusa per lasciarmi andare, ma so che la mia famiglia, mio figlio, la mia ragazza e il calcio sono le cose più importanti nella mia vita. Ed è su questo che mi dovrò concentrare al 100 per 100».A parte il piedino pesante con la sua Porsche 911 turbo (a febbraio 2012, cinquantasei giorni di sospensione della patente, 660 sterline di multa, trenta di spese e quindici di danni per i 167 km-h sulla A696 a doppia corsia per non perdere un volo al Newcastle Airport), un paio di smutandate però poteva risparmiarsele. Il 5 maggio 2009, poche ore dopo il KO casalingo 3-1 contro il Manchester United e l’eliminazione in semifinale di Champions, i paparazzi lo pizzicano in macchina a braghe e boxer calati all’uscita da un night club. «Sono giovane, ho agito in modo sconsiderato e fatto cose di cui sono profondamente pentito».C’è più dolo invece nello slip sponsorizzato mostrato in Eurovisione nell’esultanza per la doppietta al Portogallo, che poi vincerà 3-2, a Euro 2012. L’UEFA lo multa di 100.000 euro pagate dal bookmaker irlandese che aveva commissionato la furbata, e lo squalifica per la prima partita di qualificazione mondiale per Brasile 2014.Meno colpe ha sul gossip che lo circonda. Nel novembre 2009, lo beccano a Hyde Park con la baronessa Caroline Luel-Brockdorff, rampolla dell’alta società e amica intima della famiglia reale danese. Nel 2008 lei divorzia dal banchiere Rory Fleming, nipote di Ian autore di James Bond e padre dei suoi due figli. Nicklas l’ha conosciuta al Reality Show nel quale Caroli e doveva ristrutturare la residenza di famiglia, il Valdemars Castle. Bendtner era lì per un servizio fotografico promozionale della sua ospitata TV; poi erano scoppiati l’amore e, infine, il matrimonio. A luglio 2010, Nicklas comunica sul proprio sito ufficiale che sta per diventare padre. Il 16 dicembre, al Portland Hospital di Londra, Caroline dà alla luce con taglio cesareo un maschietto.Bella e famosa è anche la nuova fiamma, l’attrice danese Julie Zangenberg. Poco prima di lasciare Copenaghen per Torino, le rubano il portatile. I ladri ricattano Bendtner: 25.000 corone danesi (neanche 3.500 euro, a uno che guadagna 50.000 sterline la settimana) per non divulgare centinaia di foto della coppia in intimità in camera da letto trovate nel PC. Nicklas avverte la polizia, che si presenta all’appuntamento con un agente che si finge il calciatore, e arresta due balordi, che sostengono di essere lì per restituire il computer. La conferma della squalifica per il boxer “vietato” chiude una settimana nera.In un impeccabile dolcevita grigio, invece, si presenta in una Torino di fine estate che sa già d’autunno. In bianconero veste il diciassette e difficilmente ripeterà il “beau geste” fatto all’Arsenal nel 2009-10: lasciato il ventisei per il cinquantadue, promise di rifondere di tasca sua i tifosi che avevano già comprato la replica ufficiale con il vecchio numero.Sfumati in due anni top player veri come Sergio Agúero e Robin Van Persie e, almeno fino a gennaio 2013, uno che sposta come Fernando Llorente, Bendtner può essere la torre dinamica che ad Antonio Conte mancava nel parco attaccanti inserito nei venticinque in lista Champions: Giovinco, Mari, Quagliarella e Vučinić.In area non ha paura (a marzo 2012 una scarpata del difensore Angel Rangel dello Swansea City per poco non gli acceca l’occhio sinistro) e sa farsi rispettare. Fortissimo fisicamente, abile di testa specie in controtempo sul palo lontano, il danese è tutto meno che il classico lungagnone d’area statico. Non aspetta il pallone, ama svariare e non a caso Wenger spesso lo schierava esterno per sfruttarne i tagli e l’ottimo diagonale incrociato, sia di destro sia di sinistro. Ma è ovvio che renda di più al centro.Altro che Dimitàr “pinocchio” Berbatov (mentalmente finito da un anno), sei milioni per un 1988 in prestito che ancora deve esplodere possono essere un crack. Difetta ancora un po’ in cattiveria, concentrazione e continuità. E deve perdere peso. Ma in quanto a fiducia e mezzi, da uno a nove: dieci. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/06/nicklas-bendtner.html
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NICKLAS BENDTNER https://it.wikipedia.org/wiki/Nicklas_Bendtner Nazione: Danimarca Luogo di nascita: Copenhagen Data di nascita: 16.01.1988 Ruolo: Attaccante Altezza: 194 cm Peso: 86 kg Nazionale Danese Soprannome: Big Nick - Bendy - L'Alano Alla Juventus dal 2012 al 2013 Esordio: 22.09.2012 - Serie A - Juventus-Chievo 2-0 Ultima partita: 18.05.2013 - Serie A - Sampdoria-Juventus 3-2 11 presenze - 0 reti 1 scudetto Nicklas Bendtner (Copenaghen, 16 gennaio 1988) è un ex calciatore danese, di ruolo attaccante. Calciatore controverso, nel corso degli anni si è reso più volte protagonista di episodi negativi che ne hanno minato la promettente carriera. Durante la sua carriera ha vinto un campionato italiano con la Juventus (2013), una FA Cup con l'Arsenal (2014), una Coppa (2015) e una Supercoppa di Germania con il Wolfsburg (2015), due campionati norvegesi (2017 e 2018) e una Supercoppa di Norvegia con la divisa del Rosenborg (2017). A livello individuale nel 2009 è stato eletto calciatore danese dell'anno e nel 2017 è stato il miglior marcatore nel campionato norvegese con 19 reti. Nicklas Bendtner Nazionalità Danimarca Altezza 194 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 3 giugno 2021 Carriera Giovanili 2002-2004 KB 2004-2005 Arsenal Squadre di club 2005-2006 Arsenal 0 (0) 2006-2007 → Birmingham City 42 (11) 2007-2011 Arsenal 99 (22) 2011-2012 → Sunderland 28 (8) 2012-2013 → Juventus 11 (0) 2013-2014 Arsenal 9 (2) 2014-2016 Wolfsburg 31 (3) 2016-2017 Nottingham Forest 15 (2) 2017-2019 Rosenborg 57 (24) 2019-2020 Copenaghen 6 (0) 2020 Tårnby FF 3 (0) Nazionale 2004 Danimarca U-16 3 (3) 2005-2006 Danimarca U-19 2 (1) 2006 Danimarca U-21 4 (2) 2006-2018 Danimarca 81 (30) Caratteristiche tecniche Centravanti forte fisicamente, bravo tatticamente, molto abile nel colpo di testa. Considerato uno dei più grandi talenti danesi della sua generazione, i suoi numerosi infortuni e lo stile di vita piuttosto sregolato hanno condizionato negativamente la sua carriera. Carriera Club Gli inizi con l'Arsenal Ha iniziato la sua carriera calcistica nelle giovanili del KB. Nel 2005 venne acquistato dall'Arsenal. Il suo debutto con la maglia della prima squadra dei Gunners fu il 25 ottobre 2005, in un incontro di Carling Cup contro il Sunderland, entrando come sostituto di Quincy Owusu-Abeyie nei minuti finali dell'incontro. Il prestito al Birmingham Nell'agosto 2006 andò in prestito al Birmingham, inizialmente fino a gennaio 2007. Bendtner debuttò con la sua nuova squadra il 5 agosto 2006, subentrando al posto di Stephen Clemence nella partita contro il Colchester United, giocando l'ultima mezz'ora di gioco e segnando il gol decisivo per la vittoria. Successivamente segnò tre gol in tre partite con il Birmingham, precisamente dal 25 novembre al 2 dicembre; poi il prestito al Birmingham viene prolungato fino al termine della stagione. Il 22 aprile 2007 mise a segno una rete con un colpo di testa nella partita vinta per 3-2 sul Wolverhampton, vittoria che permise al Birmingham di raggiungere la vetta della Football League Championship. La squadra chiuse la stagione al secondo posto, riuscendo così a tornare nella massima serie inglese, la Premier League. Nel 2007, a 19 anni, firma un rinnovo fino al 2012 con il club londinese. Ritorno all'Arsenal e in Champions League Bendtner con la maglia dell'Arsenal nel 2009. Finita la stagione, Bendtner fa ritorno all'Arsenal. Nel maggio 2007 decide di prolungare la sua avventura con l'Arsenal, firmando un contratto quinquennale. Nel novembre del 2009 Bendtner è costretto a farsi operare in seguito a un infortunio riportato durante una partita contro il Tottenham. Il 9 marzo 2010 realizza la sua prima tripletta in Champions League nella vittoria 5-0 all'Emirates Stadium contro il Porto. Prestiti a Sunderland e Juventus Il 31 agosto 2011 passa in prestito per un anno al Sunderland. Dopo la partita con il West Bromwich viene nominato migliore in campo segnando la sua prima rete con la maglia del Sunderland e regalando l'assist per il pareggio della sua squadra. Il 31 agosto 2012 si trasferisce in Italia, alla Juventus, in prestito con diritto di riscatto. Arrivato a Torino in sovrappeso, durante la stagione juventina soffre di diversi problemi fisici e alla fine conclude l'esperienza torinese in negativo. Sceglie la maglia numero 17, con la quale debutta il 22 settembre successivo, subentrando a Fabio Quagliarella nella vittoria casalinga di campionato (2-0) contro il Chievo. Il 28 ottobre 2012 gioca la partita vinta 1-0 contro il Catania favorendo l'assist ad Arturo Vidal. Durante la sfida giocata contro la Sampdoria, cade male e dev'essere operato al polso sinistro. Ripresosi, gioca la partita di Coppa Italia contro il Cagliari: durante l'incontro s'infortuna nuovamente, questa volta all'adduttore della coscia sinistra che gli causa il distacco del tendine: l'operazione, con tempi di recupero almeno 3 mesi, pone fine alla sua stagione. Con la maglia bianconera colleziona in totale 11 presenze, 2 assist e 0 gol. Terminata l'esperienza a Torino, durante la quale vince il suo primo scudetto, fa ritorno all'Arsenal. Ritorno all'Arsenal Messo ai margini della rosa, durante la sessione estiva del calciomercato non riesce ad accordarsi con altre società, rimanendo così all'Arsenal. Il 21 settembre 2013, a causa di mancanza di alternative nel reparto avanzato della squadra inglese, viene reintegrato in rosa. Torna a disputare una partita ufficiale con i Gunners il 25 settembre seguente, in un match vinto ai rigori contro il West Bromwich Albion, valido per il terzo turno della Capital One Cup. A fine stagione decide di non rinnovare il suo contratto con l'Arsenal e rimane quindi svincolato. Wolfsburg Il 15 agosto 2014 firma un contratto triennale con i tedeschi del Wolfsburg. Sceglie di indossare la maglia numero 3. Segna i suoi primi due gol con la nuova maglia nella partita di Europa League vinta contro il Krasnodar per 5-1. Realizza la sua prima rete in Bundesliga nella sconfitta per 2-3 contro lo Schalke 04. Il 19 marzo 2015, durante la gara di ritorno di Europa League contro l'Inter (squadra che aveva già sfidato dopo la stagione a Torino con Juventus) a San Siro, segna il gol del definitivo 2-1 per il Wolfsburg, che convincendo i nerazzurri ad arrendersi permette ai tedeschi di passare il turno dopo il 3-1 dell'andata. Si ripete anche contro il Napoli (altra squadra italiana), sempre in Europa League, segnando il gol della bandiera nella pesante sconfitta interna dei tedeschi (persa 1-4).Contro il Napoli gioca anche il ritorno, però da titolare, ma questa volta il Wolfsburg pareggia 2-2, anche se il risultato non basta per ribaltare l'1-4 dell'andata. Con il Wolfsburg riesce a vincere la Coppa di Germania, ed è la terza stagione consecutiva che vince un trofeo dopo lo Scudetto nel 2013 con la Juve e la Coppa d'Inghilterra nel 2014 con l'Arsenal. Al Wolfsburg conclude la stagione segnando 5 gol (1 in campionato e 4 in Europa League) in 28 sfide stagionali. Il 1º agosto 2015 vince la Supercoppa di Germania, battendo il Bayern Monaco. Nella partita è autore del gol del 1-1 finale, che porta la squadra ai rigori, dove è ancora lui a mettere a segno il rigore decisivo. Il 25 aprile 2016 il Wolfsburg annuncia la rescissione del contratto di Bendtner, inizialmente valido fino a giugno 2017. Nottingham Forest e Rosenborg Il 7 settembre seguente si lega per due stagioni al Nottingham Forest, militante in Championship. Dopo aver trascorso soltanto cinque mesi con la squadra inglese, in cui ha collezionato 17 presenze totali con due reti segnate, il 6 marzo 2017 viene ceduto a titolo definitivo al Rosenborg, con cui firma un contratto triennale. In virtù delle prestazioni conseguite nel campionato 2017, è stato candidato al titolo di miglior giocatore della stagione. Il riconoscimento è andato poi a Tore Reginiussen, mentre Bendtner si è aggiudicato il premio per il gol più bello, segnato ai danni del Molde. Ritorno al Copenaghen e Tårnby FF Nell'ultimo giorno di mercato, il 2 settembre 2019, il Copenaghen lo acquista fino alla fine dell'anno. Il 17 dicembre 2019 arriva l'annuncio che non avrebbe prolungato il suo contratto con la società della capitale danese, lasciando nuovamente il club alla fine del 2019. Dopo essere rimasto svincolato per quasi tutta la stagione, il 25 agosto 2020, il Tårnby FF, squadra della quarta serie danese, annunciato il suo ingaggio per la squadra "M+32 Old Boys", facendo il suo debutto il 9 settembre seguente. Ritiro Il 3 giugno 2021, dopo un lungo periodo da svincolato, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Distintosi a livello giovanile per le capacità di finalizzatore, esordì in Nazionale maggiore il 16 agosto 2006 con un gol alla Polonia in amichevole. Bendtner con la Nazionale danese a Euro 2012. Autore di una rete al Camerun durante la prima fase dei Mondiali 2010, il 13 giugno 2012 — in occasione del campionato d'Europa — marcò una doppietta al Portogallo non sufficiente ad evitare la sconfitta: la polemica esultanza ai gol segnati, col giocatore che mostrò davanti alle telecamere un paio di mutande recanti lo sponsor Paddy Power, ne comportò una multa di 100 000 € da parte della UEFA essendo contravvenuto alle normative in tema pubblicitario. Seppur squalificato per una gara in ragione del suddetto comportamento, l'attaccante evase la pena finanziaria che venne invece indennizzata dalla stessa società irlandese di scommesse. Ha difeso i colori biancorossi sino al marzo 2018, segnalandosi tra l'altro per una doppietta all'Italia nel corso delle qualificazioni ai Mondiali 2014. Controversie Durante la partita tra Tottenham e Arsenal del 22 gennaio 2008 fu protagonista di una rissa col compagno di squadra Emmanuel Adebayor, riportando una contusione al naso: in seguito alle scuse espresse dal giocatore togolese, la FA non assunse alcun provvedimento. Nel dicembre 2011 fu arrestato assieme a Lee Cattermole, anch'egli giocatore del Sunderland, per aver danneggiato delle automobili a Newcastle upon Tyne. La notte del 3 marzo 2013 incorse nel ritiro della patente di guida, dacché fermato a Copenaghen in stato d'ebbrezza cui s'aggiunse la circolazione in senso vietato: tratto in arresto cautelare, fu poi rilasciato incorrendo comunque in una sospensione di 6 mesi dall'attività internazionale per ordine della DBU. Un anno più tardi, venne multato dall'Arsenal per aver compiuto — sempre in preda all'alcol — atti osceni alla presenza di un tassista nonché per le minacce rivolte a quest'ultimo. Nel settembre 2018 aggredì un altro conducente di taxi, provocandone la frattura della mascella: pur riconducendo unitamente alla fidanzata (Philine Roepstorff) l'alterco ad un tentativo di truffa operato dall'autista, ricevette una condanna a 50 giorni di reclusione per le lesioni cagionate. Sanzionato inoltre con un'ammenda di 1 710 corone, la pena fu successivamente commutata in arresti domiciliari con obbligo di cavigliera elettronica. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Juventus: 2012-2013 Coppa d'Inghilterra: 1 - Arsenal: 2013-2014 Coppa di Germania: 1 - Wolfsburg: 2014-2015 Supercoppa di Germania: 1 - Wolfsburg: 2015 Supercoppa di Norvegia: 2 - Rosenborg: 2017, 2018 Campionato norvegese: 2 - Rosenborg: 2017, 2018 Coppa di Norvegia: 1 - Rosenborg: 2018 Campionato danese: 1 - Copenhagen: 2018-2019 Individuale Introdotto nella Hall of Fame del calcio danese - 2008 Calciatore danese dell'anno (DBU): 1 - 2009 Miglior giocatore della Supercoppa di Germania: 1 - 2015 Capocannoniere dell'Eliteserien: 1 - 2017 (19 gol)
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FEDERICO PELUSO Diciotto mesi in bianconero, meteora ma non troppo. Questa è la storia di Federico Peluso, atterrato a Torino nel mercato cosiddetto di riparazione e ripartito nel luglio dell’anno successivo. In mezzo due scudetti e una trentina di partite. Esordisce il giorno della befana del 2013 nella sfortunata partita casalinga persa dalla Juventus contro la Sampdoria. Un mese dopo debutta in Champions League: questa volta è un trionfo, vittoria per 3-0 a Glasgow contro i biancoverdi del Celtic. Conte crede molto in lui, poiché è impiegabile sia come esterno di centrocampo sia come difensore. Ma le sue prestazioni non sono all’altezza della fiducia del mister juventino e i diciotto mesi in bianconero passano quasi inosservati.Di rilevante, un goal al Sassuolo nella roboante vittoria per 4-0 del 15 dicembre 2013. E proprio alla società emiliana è ceduto al termine dello stesso campionato. «Ho trascorso a Torino un anno e mezzo fantastico, da Conte ho imparato tanto. Però volevo rimettermi in gioco e avere maggiore continuità. Sassuolo credo sia la piazza giusta per tutto questo. Ringrazio la Juve e Conte per quanto mi hanno dato». Queste le ultime parole dell’avventura juventina di Federico.ENRICO ZAMBRUNO, “HURRA JUVENTUS” MARZO 2013Sta vivendo un sogno, Federico Peluso. Una centrifuga di emozioni, una dopo l’altra, con una data di partenza ben precisa: primo gennaio 2013. Si stava allenando a Zingonia, campo dell’Atalanta, ma a un tratto succede qualcosa. «Viene da me Colantuono e mi dice: l’accordo è stato raggiunto, vai alla Juve. Io naturalmente sapevo di questa possibilità, però la notizia ufficiale mi è arrivata mentre stavo correndo, il primo giorno dell’anno. Che emozione. Approdare qui non è stato facile, il mio percorso è stato molto lungo, sono partito dalla Serie C2. È inevitabile guardarsi un po’ indietro, ricordare quale è stata la trafila, ricordando i vari passaggi. La Juve è il sogno di tutti i bambini. Ed io l’ho coronato».Ventinove anni compiuti lo scorso 20 gennaio, sposato con Sara da quattro, Federico ha due bambini: Viola e Michele. E così, appena saputa la notizia del trasferimento sotto la Mole, via con i bagagli verso Torino. Ad aspettarlo uno dei club più famosi del mondo, che deve confermarsi in Italia e vuole dire la sua anche in Europa. «All’inizio ero un po’ spaventato, ma è normale. Questa è la Juve, mica una squadra qualsiasi. Ma nel momento in cui sono entrato per la prima volta dentro lo spogliatoio, ho subito capito che questo è un club speciale con un ambiente altrettanto speciale. Ho trovato un gruppo fantastico, fatto di compagni molto umili e con una voglia di vincere e migliorarsi giorno dopo giorno. A partire da Buffon e Pirlo, che in carriera hanno vinto praticamente tutto. Sono sempre i primi a tirare il gruppo».Dalla firma all’esordio: tutto è successo in pochi giorni. Già, perché il 6 gennaio Peluso era già titolare nella sfida interna contro la Sampdoria. E il 12 febbraio era tra gli undici che sono scesi in campo al Celtic Park di Glasgow, nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. «Ero più teso con la Sampdoria. Con i blucerchiati ero arrivato da pochi giorni, era la prima volta che indossavo questa maglia. Una giornata da ricordare per me, anche se alla fine il risultato non ci ha premiati. Con il Celtic è stato diverso, ero più tranquillo. Sentire la musichetta della Champions è stato un sogno, anche se l’ho solo percepita: c’era talmente tanto boato da parte del pubblico che l’ho sentita in lontananza».A Bergamo, con l’Atalanta, ha giocato le quattro stagioni decisive per la sua carriera. È stata una progressione continua, un salto di qualità dietro l’altro. «Devo ringraziare società, allenatore e compagni, mi hanno dato tantissimo. Alla Juve naturalmente è diverso, cambiano gli obiettivi, si gioca per vincere lo scudetto. Dove possiamo arrivare? Vincere in Italia, prima di tutto. Non dobbiamo mai mollare: appena succede, paghiamo le conseguenze e diventiamo vulnerabili. In Champions League è giusto vivere giorno dopo giorno. Se giochiamo da Juve, come a Glasgow, possiamo arrivare lontano».Federico si è integrato bene nella squadra anche grazie alla sua duttilità difensiva. «Centrale di difesa oppure esterno a centrocampo nel 3-5-2, per me non fa differenza. Cerco di migliorarmi in entrambi i ruoli, sono un giocatore duttile. Non ne scelgo uno in particolare. Me li tengo stretti entrambi, mi permettono di giocare di più».Gioca tanto perché Conte nutre una grande stima per lui. L’aveva conosciuto e allenato a Bergamo, l’ha voluto fortemente a gennaio. «È uno degli allenatori più importanti della mia carriera. All’Atalanta è stato uno dei primi che ha creduto in me. E ora mi ha voluto qui. L’altro mister molto importante è stato Colantuono. Con lui sono diventato più continuo, mi ha dato fiducia».D’altronde la storia (passata e recente) ha sempre visto transitare molti giocatori nell’autostrada Bergamo-Torino. Nel gennaio del 2012 sbarcò in Piemonte Simone Padoin, ora è toccato a Peluso. «C’erano già delle voci alla fine della scorsa stagione, ma poi non se ne fece nulla. Ricordo che nell’ultima partita dello scorso campionato, quella della festa scudetto allo Juventus Stadium, Simone mi parlò benissimo del gruppo e dell’ambiente. Lui mi ha dato una grossa mano a integrarmi, lo voglio ringraziare».Padoin, dopo pochi mesi, ha messo in bacheca scudetto e Supercoppa Italiana. «Anch'io vorrei vincere qualcosa di importante. Nello sport se non vinci, non vieni ricordato. Io per adesso sono fermo a un campionato di Serie B. E mi piacerebbe anche rimanere nel giro della Nazionale».Sì, perché ci sono anche gli azzurri. A Modena, lo scorso 11 settembre contro Malta, ha segnato anche il suo primo goal. «Già è un’emozione indossare quella maglia, figuriamoci fare goal. Quella serata è una bella storia da raccontare».Ma cosa fa Federico Peluso lontano dal rettangolo verde? «Prima di tutto c’è la famiglia. Appena ho un po’ di tempo libero lo trascorro con Sara e i miei figli. Mi piace molto passeggiare in città, Torino già la conoscevo, perché qui ho amici e anche alcuni parenti di mia moglie. Abitiamo in centro, non abbiamo fatto fatica a integrarci».Appassionato di gelato, apprezza la musica italiana e il cinema. «Ascolto Jovanotti e Vasco, ma in generale tutta la musica. Al cinema non ci vado spesso, con i bambini piccoli le abitudini cambiano. Comunque il migliore rimane AI Pacino ne “Il Padrino”, uno dei film più belli di sempre».E poi c’è lo sport. Tanto sport, da sempre. «A sei anni ho cominciato a giocare a calcio, ma in contemporanea facevo anche nuoto. Ho giocato a basket con gli amici e, a breve, mi piacerebbe imparare a tenere in mano una racchetta».A tre cose Federico non sa rinunciare: tecnologia, viaggi e la buona cucina di Sara. «Il viaggio più bello è stato a Cuba, eravamo in otto amici; due di loro, purtroppo, ora non ci sono più. In futuro vorrei andare a New York. La cucina? Mia moglie è bravissima, sul pesce è la numero uno. Io? Faccio un po’ di fatica, meglio lasciare i fornelli ad altri». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/11/federico-peluso.html
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FEDERICO PELUSO https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Peluso Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 20.01.1984 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Soprannome: U Pelu Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 06.01.2013 - Serie A - Juventus-Sampdoria 1-2 Ultima partita: 05.05.2014 - Serie A - Juventus-Atalanta 1-0 31 presenze - 2 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana Federico Peluso (Roma, 20 gennaio 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, attuale collaboratore tecnico del Monza. Federico Peluso Peluso con l'Atalanta nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Monza Coll. Tecnico Termine carriera 6 settembre 2022 Carriera Giovanili 1998-2001 Lazio Squadre di club 2001-2004 Pro Vercelli 43 (1) 2004-2006 Ternana 66 (1) 2006-2009 AlbinoLeffe 57 (4) 2009-2013 Atalanta 111 (4) 2013-2014 Juventus 31 (2) 2014-2022 Sassuolo 175 (4) Nazionale 2005 Italia U-23 3 (0) 2012 Italia 3 (1) Carriera da allenatore 2022- Monza Coll. Tecn. Caratteristiche tecniche Terzino sinistro, ricopriva anche il ruolo di difensore centrale. Carriera Club Gli inizi: Pro Vercelli, Ternana e Albinoleffe Cresciuto nella scuola calcio della A.S.D. Petriana di Roma, passa nelle giovanili della Lazio, e nel 2001 viene lasciato libero dalla società capitolina per trasferirsi poi alla Pro Vercelli, società di Serie C2, dove disputa tre stagioni. Nella sessione estiva del mercato 2004 viene acquistato dalla Ternana, società di Serie B, dove disputa due stagioni. Nella sessione estiva del mercato 2006 viene acquistato dall'AlbinoLeffe, società di Serie B, dove disputa altre due stagioni, mettendosi in evidenza sfiorando di un soffio la promozione in Serie A. Nella stagione successiva, a causa di dissidi di natura economica con la società seriana, viene inizialmente messo fuori rosa e, nel corso della sessione invernale del mercato, ceduto all'Atalanta in cambio della comproprietà di Karamoko Cissé. Questo scambio rappresenta il primo storico trasferimento di un calciatore dai seriani alla principale società bergamasca. Atalanta L'8 marzo 2009 debutta in Serie A partendo da titolare nell'incontro Milan-Atalanta 3-0, disputato allo stadio San Siro di Milano. Nel corso della stagione raccoglie otto presenze, offrendo buone prestazioni sia come difensore centrale che come terzino sinistro. Nella stagione successiva, il 25 ottobre 2009 segna il primo gol nella massima serie nel corso dell'incontro Atalanta-Parma, disputato allo stadio Atleti Azzurri d'Italia di Bergamo, fissando il risultato sul 3-1 finale. Nella partita di campionato valida per fini di salvezza contro il Bologna, dopo un'azione degli emiliani, fa autogol a porta vuota dopo la respinta di un tiro da parte di Andrea Consigli. L'autogol fisserà il punteggio sull'1-1, e si rivelerà decisivo per la retrocessione dei lombardi in Serie B. La stagione successiva è quella del riscatto, infatti il giocatore sfodera buone prestazioni venendo impiegato costantemente dal neo tecnico orobico Colantuono che lo impiega sia come terzino sinistro che come difensore centrale. Il 2 marzo 2011, nel big-match contro il Torino, realizza il suo secondo gol con la maglia dell'Atalanta (la partita finirà 2 a 1 per i nerazzurri). Conclude la stagione con 35 presenze (33 in campionato e 2 in Coppa Italia) e con la vittoria del campionato cadetto. È stato inserito nella squadra dei Top 11 del campionato di Serie B 2010-2011. L'anno seguente rimane nella squadra bergamasca in Serie A, disputando 33 partite e segnando anche un gol il 21 dicembre 2011 nella partita vinta per 4-1 contro il Cesena. Nella stagione 2012-2013 scende invece in campo in 13 occasioni, segnando anche il gol del momentaneo 2-0 nella partita vinta per 2-1 contro il Parma. Juventus Il 3 gennaio 2013 passa alla Juventus in prestito con diritto di riscatto. Il 6 gennaio, alla prima occasione, fa il suo esordio con la maglia bianconera, nella partita casalinga persa per 2-1 contro la Sampdoria. Il 22 gennaio 2013 segna la prima rete in bianconero, portando momentaneamente in vantaggio la Juventus nella semifinale di andata di Coppa Italia contro la Lazio, terminata 1-1. Il 12 febbraio successivo fa il suo esordio in Champions League nella trasferta vittoriosa di Glasgow contro il Celtic (0-3), in cui fornisce l'assist per la rete di Alessandro Matri, che apre le marcature. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria interna sul Palermo per 1-0, vince – con tre giornate d'anticipo – il primo scudetto in carriera. Il 17 giugno successivo viene riscattato interamente dalla Juventus per 4,8 milioni di euro. Il 15 dicembre 2013 segna la prima rete in campionato con la maglia bianconera in una partita vinta dalla Juventus per 4-0 contro il Sassuolo, con un colpo di testa all'incrocio dei pali valevole per il momentaneo 2-0. Nella seconda parte della stagione subisce un infortunio che lo tiene lontano dai campi per un po' di tempo. Ritorna a disposizione nella partita di ritorno dei quarti di finale dell'Europa League contro il Lione, senza tuttavia scendere in campo. Sassuolo e ritiro Il 3 luglio 2014 la Juventus comunica la cessione al Sassuolo per un importo di 4,5 milioni di euro pagabili in tre anni. Il 31 agosto gioca da titolare la prima partita di campionato pareggiata 1-1 in casa contro il Cagliari di Zeman. Il 24 aprile 2016 sigla il primo gol in nero-verde nella trasferta vinta 1-3 ai danni del Torino, tornando a segnare dopo più di due anni. Più di un anno dopo, il 30 aprile 2017, segna il suo secondo gol in neroverde, nella vittoria dei neroverdi per 3-1 contro l'Empoli. Segna il suo terzo gol il 19 novembre dello stesso anno, decidendo al 94' l'incontro con il Benevento vinto per 2-1. Dopo aver visto diminuire progressivamente il proprio contributo sul campo nel corso delle stagioni con gli emiliani, Peluso ha definitivamente salutato il Sassuolo al termine della stagione 2021-2022, dopo aver collezionato un totale di 192 presenze in maglia neroverde. Rimasto svincolato per un breve periodo, il 6 settembre 2022 decide di ritirarsi dal calcio giocato. Nazionale Nel 2005 ha partecipato ai Giochi del Mediterraneo con la Nazionale Under-23. Il 10 agosto 2012 viene convocato per la prima volta in Nazionale maggiore dal ct Cesare Prandelli in occasione dell'amichevole contro l'Inghilterra del 15 agosto a Berna, nella quale fa il suo debutto ufficiale in azzurro. Il 7 settembre dello stesso anno è alla seconda presenza in azzurro, subentrando dalla panchina nella partita valida per le qualificazioni ai Mondiali del 2014 e pareggiata per 2-2 contro la Bulgaria. L'11 settembre 2012 segna il suo primo gol in nazionale contro la nazionale maltese, con un colpo di testa nei minuti finali, fissando il risultato sul 2-0. Allenatore Gli inizi Il 17 ottobre 2022, dopo essere diventato commentatore tecnico delle partite di Serie A su DAZN, entra a fare parte dello staff di Raffaele Palladino al Monza. Nell’estate del 2023 consegue la licenza UEFA A che assicura l’abilitazione per condurre tutte le formazioni giovanili, comprese le squadre Primavera, e le prime squadre fino alla Lega Pro inclusa, nonché al tesseramento come allenatore in seconda in Serie A e in Serie B. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Atalanta: 2010-2011 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2013
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LUCIO «La Juventus e il difensore brasiliano hanno raggiunto un accordo per la rescissione consensuale del contratto del giocatore. Arrivato quest’estate a parametro zero, in questi mesi Lúcio ha collezionato quattro presenze ufficiali con la Juventus: una in campionato, due in Champions League e una nella Supercoppa Italiana vinta a Pechino». Con questo comunicato ufficiale apparso sul sito della Juventus, termina la brevissima esperienza bianconera di Lucimar Ferreira da Silva, più noto come Lúcio.Nato a Brasilia l’8 maggio 1978, può essere definito come un brasiliano europeo. Gioca nelle squadre del vecchio continente da più di un decennio. Esattamente dal 2000, quando il Bayer Leverkusen lo acquista dall’International di Porto Alegre. In Germania disputa ben nove stagioni, le prime quattro a Leverkusen, dove gioca anche una finale di Champions League nel 2002 (persa contro il Real Madrid), e le altre cinque con il Bayern Monaco. Tra le fila dei bavaresi si conferma come difensore di grande spessore vincendo tre Bundesliga, tre coppe di Germania e due Coppa di Lega.Una fama di vincente ribadita al suo arrivo in Italia. L’Inter lo ingaggia nel 2009 e prende parte alla conquista di uno scudetto, una Champions League, un Mondiale per Club, due Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Senza dimenticare i trionfi con la Nazionale brasiliana, con la quale può vantare il titolo di Campione del Mondo del 2002 in Corea e Giappone e le edizioni 2005 e 2009 della Confederation Cup.Le sue parole alla conferenza stampa di presentazione in bianconero: «Sono molto contento di essere qui. A me piace la verità, in ogni ambito della vita. Quando a fine campionato la Juventus si è fatta avanti mi ha fatto sentire subito importante. È stata l’unica squadra che è venuta a parlarmi in maniera concreta, con convinzione. Oltretutto qui c’è un grande progetto e una grande squadra. E per uno come me, che vuole restare sempre al top, la Juve è il massimo. La scorsa stagione, quando ho deciso di andar via, l’Inter non ha opposto alcuna resistenza. Io credo che la società neroazzurra abbia sbagliato a lasciarmi partire. Ho sempre dato il massimo in ogni occasione. Ora sono qui e sono contento: è una scelta importante per la mia carriera. Se dovessi fare goal all’Inter, esulterei. Ora la mia squadra è la Juve». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/12/lucio.html
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LUCIO https://it.wikipedia.org/wiki/Lucimar_Ferreira_da_Silva Nazione: Brasile Luogo di nascita: Planaltina Data di nascita: 08.05.1978 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 84 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: O Cavalo (Il Cavallo) Alla Juventus nel 2012 Esordio: 11.08.2012 - Supercoppa Italiana - Juventus-Napoli 4-2 Ultima partita: 07.11.2012 - Champions League - Juventus-Nordsjaelland 4-0 4 presenze - 0 reti 1 supercoppa italiana Campione del mondo 2002 con la nazionale brasiliana Confederations Cup 2005 e 2009 con la nazionale brasiliana Lucimar Da Silva Ferreira, noto come Lúcio (Planaltina, 8 maggio 1978), è un ex calciatore brasiliano, di ruolo difensore. Con la nazionale brasiliana ha vinto il Campionato mondiale di calcio 2002. È ritenuto uno dei migliori difensori della sua generazione. Lúcio Lúcio nel 2013 Nazionalità Brasile Altezza 188 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 29 gennaio 2020 - giocatore Carriera Squadre di club 1997-2000 Internacional 49 (1) 2000-2004 Bayer Leverkusen 92 (15) 2004-2009 Bayern Monaco 144 (7) 2009-2012 Inter 96 (3) 2012 Juventus 4 (0) 2012-2014 San Paolo 10 (1) 2014-2015 Palmeiras 25 (2) 2015-2016 FC Goa 16 (0) 2017-2018 Gama 7 (0) 2018-2019 Brasiliense 17 (1) Nazionale 2000-2011 Brasile 107 (5) Palmarès Mondiali di calcio Oro Corea del Sud-Giappone 2002 Confederations Cup Oro Germania 2005 Oro Sud Africa 2009 Biografia È sposato con Dione e ha tre figli, Victoria, João Victor e Valentina. Appartiene a una confessione evangelica. Caratteristiche tecniche Soprannominato O Cavalo (in lingua italiana "Il cavallo") per via della notevole stazza, è un difensore centrale roccioso e molto abile di testa, che fa dello stacco perentorio e della potenza fisica le sue armi migliori; è inoltre dotato di una grande abilità nelle chiusure, nei contrasti, nei recuperi difensivi e negli uno contro uno. Abile nei lanci e nelle discese palla al piede talvolta è stato impiegato anche come centrocampista davanti alla difesa. Carriera Club Lúcio in azione con la maglia dell'Inter nel 2010 Nell'estate del 2000 il Bayer Leverkusen lo preleva dall'Internacional di Porto Alegre. Nella squadra tedesca resta per 4 anni disputando anche una finale di Champions League nel 2002, persa contro il Real Madrid, in cui ha segnato il gol del momentaneo pareggio. In totale disputa 122 partite ufficiali condite da 21 reti. Le ottime prestazioni gli valgono la chiamata del Bayern Monaco, con cui disputa in totale 218 partite e 12 reti dal 2004 al 2009. Con la formazione tedesca vince 3 campionati e 3 coppe di Germania. Per la stagione 2009-2010 è ingaggiato dall'Inter per 5,3 milioni di euro. Segna la sua prima rete italiana contro il Napoli di testa su un calcio d'angolo, nella gara poi finita 3-1 per l'Inter. In Coppa Italia, realizza la rete del momentaneo pareggio nella partita contro la Juventus (finirà 2-1 per i nerazzurri). Il 16 maggio vince il secondo trofeo (dopo la Coppa Italia vinta contro la Roma) con la maglia dell'Inter, conquistando lo scudetto all'ultima giornata; sei giorni dopo la squadra si aggiudica anche la Champions League nella finale contro il Bayern Monaco, sua ex squadra. La stagione successiva si apre con la conquista della Supercoppa italiana ai danni della Roma. Nel dicembre 2010 festeggia il trionfo nel Mondiale per club. Il 29 maggio 2011 vince la sua seconda Coppa Italia battendo in finale il Palermo. Il 24 settembre seguente festeggia con un gol in trasferta contro il Bologna (1-3) la sua presenza numero 100 con la maglia nerazzurra. Il 18 ottobre gioca la sua partita numero 500 in carriera con i club in occasione di Lille-Inter 0-1 di Champions League. Il 29 giugno 2012 l'Inter comunica la risoluzione consensuale del contratto con il giocatore, che nella stessa estate si trasferisce alla Juventus. Fa il suo esordio con la maglia bianconera l'11 agosto seguente, nel vittorioso match di Supercoppa a Pechino contro il Napoli. Il rendimento del brasiliano a Torino si rivela tuttavia inferiore alle aspettative, sicché già il 17 dicembre 2012 la società annuncia la rescissione consensuale del contratto con il giocatore, che chiude la sua esperienza in bianconero con sole 4 presenze all'attivo. Il giorno dopo si accasa al San Paolo; il 2 gennaio 2014 rescinde consensualmente il contratto con un anno di anticipo. Dopo la rescissione con il San Paolo, firma un contratto annuale con il Palmeiras, svincolandosi nel marzo del 2015. Nell'estate dello stesso anno è ingaggiato dal Football Club Goa, club indiano allenato da Zico. Nell'estate 2018 firma con il Brasilense. Il 29 Gennaio 2020, all'età di 41 anni, annuncia ufficialmente il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Nel 2000 partecipò con la nazionale olimpica brasiliana ai Giochi olimpici tenutisi a Sydney. Nel medesimo anno esordì in nazionale maggiore. Due anni dopo fu il centrale di difesa titolare del Brasile che vinse il campionato del mondo in Corea del Sud e Giappone: in quella rassegna il commissario tecnico Felipe Scolari lo tenne sempre in campo, insieme ai soli Marcos e Cafu, facendogli disputare per intero tutte e sette le partite (630 minuti). Ha giocato da titolare anche il campionato del mondo 2006, fino ai quarti di finale, quando il Brasile è stato sconfitto ed eliminato dalla Francia. Nell'agosto 2006 è stato insignito della fascia di capitano dal neo CT Dunga. Con la Nazionale maggiore ha disputato le edizioni 2001, 2003, 2005 e 2009 della Confederations Cup, vincendo la coppa nel 2005 e nel 2009, edizione in cui inoltre ha segnato il gol del 3-2 finale contro gli Stati Uniti. Palmarès Lúcio e il Presidente Lula con la Confederations Cup vinta nel 2009 in Sud Africa Club Competizioni nazionali Coppa di Lega tedesca: 2 - Bayern Monaco: 2004, 2007 Campionato tedesco: 3 - Bayern Monaco: 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008 Coppa di Germania: 3 - Bayern Monaco: 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008 Campionato italiano: 1 - Inter: 2009-2010 Coppa Italia: 2 - Inter: 2009-2010, 2010-2011 Supercoppa italiana: 2 - Inter: 2010 - Juventus: 2012 Competizioni Internazionali UEFA Champions League: 1 - Inter: 2009-2010 Coppa del mondo per club: 1 - Inter: 2010 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Corea del Sud-Giappone 2002 Confederations Cup: 2 - Germania 2005, Sud Africa 2009 Individuale FIFPro World XI: 1 - 2010
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STEPHAN LICHTSTEINER “È in arrivo il treno direttissimo proveniente da Roma! Allontanarsi dalla riga gialla!”. No, non stiamo parlando di un passeggero, ma del treno stesso. E, più precisamente, del pendolino svizzero che per 7 lunghi anni ha solcato la fascia destra della formazione juventina. Stephan Lichtsteiner è il suo nome: 258 partite, 15 gol, 7 scudetti, 4 Coppe Italia, 3 Supercoppe italiane e 2 finali di Coppa dei Campioni il suo tabellino. GIANCARLO LIVIANO D’ARCANGELO, JUVENTIBUS.COM DEL 1 GIUGNO 2018 C’è un corridoio nella zona centrale del campo, venti, trenta metri liberi, e Andrea Pirlo – ma non era lento, finito, bollito, logoro? – avanza a testa alta. Non è Achille piè veloce ma ha buon ritmo, e sulle brevi distanze correre con la palla tra i piedi o senza per lui è uguale. È uno strappo il suo, improvviso, e il primo avversario in maglia gialla fa opposizione poco prima della lunetta d’area di rigore, tagliando verso il centro dalla trequarti destra. Pirlo ha la palla sul destro magico, finge di portarla sul sinistro per tirare, poi sterza, una finta surplace, improvvisa e di repertorio. Non è semplice agilità, è tutta testa, immaginazione. Prima che qualsiasi altro osservatore, in campo, a casa, o sugli spalti possa lontanamente intuirlo, il gelido visionario del prato verde ha già la sua rivelazione. Sa che alle sue spalle, dalla linea laterale destra, c’è un uomo che corre, perché quell’uomo non fa molto altro: corre sempre, soprattutto corre; prima dubbioso, attendista, poi a un tratto più forte, a una frequenza sempre maggiore, con le cosce dure e glabre che mulinano come un tornado. L’uomo che corre sempre è Stephan Lichtsteiner. Ai campi verdi è abituato sin dall’infanzia vissuta sui prati di Adligenswil, villaggio appartenuto agli Asburgo, ed è asburgico in tutti i sensi Stephan, asburgico quando cerca l’area su precisi ordini, soldatesco e ligio agli schemi, dunque asburgico ancora una volta, quando presidia lo spazio. Pirlo ha una visione periferica degna di un radar aerospaziale, e coi piedi di fata disegna una perfetta bisettrice, palombella e palla in area, dietro la linea difensiva avversaria e sul piede destro dell’uomo che corre dalle retrovie. Stephan alza stende il piede destro in allungo. Lo protende in distensione. Non è uno stop lieve da fantasista, proprio no, ma il controllo gli riesce a seguire, e sull’estremo già in volo planare è un dribbling secco. Palla comoda, sul sinistro, solo da spingere in rete. Licht esegue e dall’alto è boato, l’arena esplode, poi si abbandona a una corsa selvaggia, adrenalinica, un destriero sul campo di battaglia. Un compagno, in inseguimento gioioso, lo placca e lo abbatte: è sempre Pirlo, in un attacco raro di riso e felicità non controllata, e col senno di poi, rivedendo tutto oggi, è chiaro che non è solo un gol quello che si festeggia. C’è dell’altro. C’è una macchinazione in corso, lo schema provato nei giorni tesi prima dell’esordio, in allenamento (quando tutto riesce fin troppo facile) è stato letale anche in gara, e si tratta di un segno preciso. C’è un presagio che si nasconde nella trama dell’evento che è appena avvenuto: qualcos’altro che pulsa in simultaneo con le esultanze in campo e le bandiere che sventolano, qualcos’altro che invisibile ed è in divenire. Nessuno allora poteva immaginarlo, ma il big bang, l’attimo in cui nuova vita si crea, è appena avvenuto. È appena nato un mito, la Juventus dei record, e il primo coito è quello di un insospettabile, uno dei quattro eptacampioni. La squadra invitta prende forma sulle fondamenta di quell’azione indimenticabile, il primo gol ufficiale bianconero segnato allo Juventus Stadium, e a gonfiare la rete è stato soldato Stephan. Pirlo e Lichtsteiner sono due nuovi acquisti. Il regista è stato abbandonato dal Milan, che lo percepisce a fine carriera, lo stantuffo è strappato alla Lazio per 10 milioni di euro, una cifra cospicua solo 7 anni fa, specie per un difensore. In biancoceleste lo svizzero ha fatto bene, tre stagioni piene, 100 presenze e 3 gol in campionato, non una tecnica da titolarità nel Brasile di Pelé, ma applicazione, polmoni poderosi, corsa lenta e falcata veloce, indietro e in avanti, in diagonale e all’impazzata, se serve recuperare. E poi un carattere indomito, gemellare, riottoso e tarantolato in campo quanto ligio e meticoloso fuori. Chi lo ha voluto è tarantolato come lui, e il feeling è immediato. Antonio Conte capisce che Lichtsteiner è un fedelissimo, soldato incrollabile, e per di più si può indottrinare. È maturo, ma migliora. Il suo generale lo adora, e per tre stagioni lo svizzero è intoccabile. Arrivano anche i gol, non tantissimi, ma sempre molto simili. Se non è Pirlo ad accentrarsi, sterzare, vedere le sue gote rosa da Heidi in furibondo avvicinamento all’area piccola e servirlo (come a Bergamo sempre nel 2011-2012 in un gol fotocopia a quello del big bang), allora è Vucinić, un uomo sull’estrema sinistra che cambia gioco, oppure Pogba. Ma la costante è il taglio di Licht, improvviso e al tempo stesso codificato, è una questione di fulmineità. Le conclusioni non sono sempre irreprensibili ma efficaci, e poi gol a parte l’apporto di Lichtsteiner è multidisciplinare: attacco, difesa, dominio della fascia (quando non incontra, e succede di rado, gente più tecnica e veloce), un certo carisma irascibile votato alla protesta plateale che porta gialli in quantità e qualche rosso di tanto in tanto. Licht è quasi sempre più che positivo, incarna lo spirito Juventus (non solo il classico e ufficiale vincere è l’unica cosa che conta, ma soprattutto l’ufficioso lavoriamo come una squadra operaia, umili e in silenzio), sbaglia di rado. ENRICO ZAMBRUNO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2013 Nella Juve che lotta, segna, diverte, crea spettacolo e non molla mai, lui è sempre in prima fila. Vincere è una priorità, per Stephan Lichtsteiner. Uno che si esalta nei momenti più difficili, come solo i grandi sportivi sanno fare. Allo svizzero piace ruggire, correre, colpire e stupire: non è un caso che, nel giro di un anno e mezzo, sia già entrato nel cuore dei tifosi. ➖ Stephan, cosa si aspetta dal 2013? «In Italia vogliamo riconfermarci campioni, anche se le rivali sono tante. Inter, Napoli, Lazio, Roma e Milan, bisogna stare attenti a tutte. In Champions League sognare non costa nulla, quindi è giusto crederci fino alla fine. Serve anche un po’ di fortuna per andare avanti, vedi il Chelsea la scorsa primavera. Il cammino fatto fino ad ora è stato molto importante, anche perché siamo finiti nel secondo girone più difficile dietro a quello del Real Madrid. L’unico rammarico è il pareggio di Copenaghen: in futuro non deve più succedere. Siamo la Juventus, il Nordsjaelland lo dobbiamo battere». ➖ Che anno è stato il 2012? «Un anno bellissimo. Abbiamo vinto lo scudetto e la Supercoppa Italiana, giocando un grande calcio. Il club vuole da noi giocatori i risultati, qui bisogna vincere: ci siamo riusciti e vogliamo andare avanti su questa strada». ➖ L’immagine simbolo dell’anno appena passato? «La foto di gruppo con la Coppa dello scudetto a Torino, dopo Juventus-Atalanta del 13 maggio. Poi scelgo quella della Supercoppa a Pechino, altra grande gioia. Le soddisfazioni personali, e ce ne sono state tante per fortuna, vengono dopo. In prima fila c’è sempre la squadra: abbiamo condiviso momenti splendidi insieme. Il gruppo viene prima di tutto». ➖ Come giudica questo periodo della sua carriera? «In questo momento state vedendo il Lichtsteiner migliore. Gioco in una delle squadre più forti del mondo, che pratica un calcio internazionale e molto armonioso. Anche in passato, in altre squadre, ho fatto bene. Ma adesso sono migliorato: nel 2012, ad esempio, il salto di qualità maggiore l’ho fatto negli ultimi 20 metri, smarcandomi con movimenti da attaccante. Posso ancora fare dei progressi, naturalmente, ma il dato di fatto è che sono più preciso e determinato vicino alla porta avversaria». ➖ Le sue migliori partite? «In casa contro il Chelsea e alla Donbass Arena contro lo Shakhtar Donetsk». ➖ Lei è subito entrato nella storia di questa società. La prima rete allo Juventus Stadium è sua, così come la prima di questa stagione. Che rapporto ha con il gol? «Sto migliorando sotto porta. Da quando sono a Torino ne ho fatti quattro, diversi tra loro. In questa stagione sto giocando più alto, sento più la porta. Il gol più bello è sempre quello che ha “inaugurato” lo stadio. A seguire metto quello di Palermo, dove Vucinić mi ha dato una grande palla, quello di Bergamo in casa dell’Atalanta e infine quello di questa stagione nella prima contro il Parma». ➖ Facciamo un passo indietro all’estate del 2011. Arriva alla Juve e trova Antonio Conte: che allenatore è? «Un vincente. Prima di approdare alla Juventus ho parlato a lungo con il mister, ho scelto questo club anche per lui. Ero sicuro del progetto e della sua voglia di far tornare grande questa società. È uno che non molla mai. Anche quando sei avanti in classifica, ti dice che non abbiamo fatto ancora niente. Ti sprona sempre a dare il massimo. Non ti fa mai mancare la terra sotto i piedi. Questi sono gli aspetti che fanno vincere una squadra. Video, palestra e tattica: questi invece sono i suoi segreti. E il dialogo. Mi dà tanti consigli, senza tralasciare nessun dettaglio». ➖ È il miglior allenatore che ha avuto nella sua carriera? «Sì, ed è anche il più preparato. Insieme a lui metto sullo stesso piano Ottmar Hitzfeld, attuale Commissario Tecnico della Svizzera, uno che in carriera ha vinto praticamente tutto con i club». ➖ A proposito di Svizzera: che squadra è quella attuale? «La più forte di sempre, stando a quello che dicono. Infatti nelle ultime quattro grandi manifestazioni ci siamo sempre stati, non abbiamo partecipato solo agli Europei del 2012. Abbiamo un’ottima squadra, anche se ancora un po’ limitata, non troppo ampia come rosa. Ora siamo concentrati sulla qualificazione per i Mondiali del Brasile. Sono fiducioso». ➖ Poco tempo fa ha conosciuto un altro derby italiano, contro il Torino, dopo aver vissuto quello di Roma. Differenze? «Tantissime. Sono sincero: questo derby non l’ho sentito per niente. A Roma invece vale un intero campionato». ➖ Cosa le piace di Torino? «Molte cose. La città nella sua bellezza, prima di tutto. È tranquilla e perfetta per una famiglia. Apprezzo molto la cortesia della gente. Come a Roma si parla di calcio ovunque, ma questo è nel Dna degli italiani ed è bello. Io e la mia famiglia abbiamo le nostre abitudini: il sushi take away del giovedì sera, le passeggiate in centro e qualche concerto. L’ultimo? Quello di Laura Pausini. Adoro la musica italiana, da poco ho comprato l’album di Gianna Nannini». ➖ Con quale compagno ha legato di più? «Con tutto lo spogliatoio, stiamo bene insieme. Nella passata stagione soprattutto con Alex Manninger, dato che entrambi parliamo tedesco. Lo sento spesso, è un amico. In questa ho instaurato un ottimo rapporto con Paul Pogba». ➖ Che giocatore è il francese? «Io non ho mai visto un ragazzo di 19 anni così completo. È un fenomeno. Diventerà, nel giro di poco tempo, uno dei centrocampisti più forti del mondo. Oggi gli manca solo un po’ di esperienza, che acquisirà con il passare del tempo». ➖ Il più simpatico del gruppo? «Simone Pepe. Nello spogliatoio è quello che fa più battute. Gli faccio un grande in bocca al lupo, spero di vederlo presto in campo». ➖ Pirlo avrebbe meritato il Pallone d’Oro? «Sì, senza ombra di dubbio. Tecnicamente è un fenomeno, ha un’intelligenza calcistica incredibile. Un punto di riferimento per tutti noi. Il Pallone d’Oro è un premio difficile da assegnare, in lizza anche questa volta ci sono giocatori del calibro di Messi, Ronaldo, Xavi e Iniesta, giusto per citarne solo una parte. Andrea però è davvero una grande giocatore. Per me, unico». GIANCARLO LIVIANO D’ARCANGELO, JUVENTIBUS.COM DEL 1 GIUGNO 2018 (parte seconda) La partita capolavoro nel triennio di Conte è la finale di Supercoppa Italiana del 18 agosto 2013, Juventus padrona all’Olimpico contro la Lazio, 4-0 roboante e subitaneo, e Licht contro la sua ex squadra regala due assist, uno sporco a Pogba e uno su una straordinaria ripartenza in verticale come non se vedono da un po’, fuga spazzaneve sulla fascia e passaggio facile di piattone addirittura a Chiellini esondato in un box to box memorabile. Poi addirittura un gol alla Weah, penetrazione centrale, uno-due con tanto di passaggio di ritorno in tacco no look, Licht dentro come lama nel burro fuso e tocco nell’angolino stile calcetto, quasi di fino, come avrebbe fatto al suo posto il più lezioso degli amateur di Copacabana. Intanto, tra discese furibonde, recuperi, proteste, tanti assist e non pochi cross perfettamente centrati sull’opponente, ogni anno Lichtsteiner vince, e un po’ invecchia. Va via Conte e arriva Allegri e il ruolo di Stephan non cambia, 49 presenze stagionali, un double e la finale di Berlino dove pascola un po’ a vuoto sul gol di Rakitic e non gioca neanche un po’ alla Torricelli. L’anno dopo supera di slancio anche un problema di aritmia al cuore che lo coglie in una gara interna, pessima, col Frosinone. Un mese ed è di nuovo in campo, 32enne e senza troppi rivali. Isla sembra un passante trovato per caso sul lungo Po’ a fare footing, corsa e buona resistenza senza aver mai visto prima un pallone, e Caceres è più un gran bel jolly, terzino o centrale con indifferenza, ma ha caratteristiche troppo difensive per l’ormai calciobalillesco 3-5-2 che stenta a ingranare ancora. Licht torna titolare in Champions, a Mönchengladbach, e sembra d’improvviso Paul Breitner, segnando forse il più bel gol della sua carriera, nel solito stile. Salva una Juve in dieci uomini e sotto di un gol contro i volenterosi tedeschi: palombella di Pogba e diagonale al volo dell’incursore folle, che in ogni battaglia ce la mette tutta, quello è certo. Cinque anni, cinque scudetti, due Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane, una finale di Champions. Niente male per l’uomo del Big Bang. A 33 anni però, con migliaia di chilometri nelle cosce, gli piomba in trincea un avversario degno di lui: è Daniel Alves, brasileiro svincolato dal Barcellona, sostanzialmente il suo anticristo: tecnico e giocoliere, pluricampione planetario, lambadaro danzereccio, in apparenza anarchico quanto in realtà decisivo, anagraficamente più vecchio di un anno ma biologicamente più giovane, visti i ritmi goderecci e defaticanti del tikitaka. E ancora: rumorosamente kitsch ma firmatissimo, antitetico alla divisa che fa da seconda pelle al soldato Stephan, che senza Pirlo e senza il passo di un tempo cala in efficacia, incursioni, gol e giocate decisive, mantenendo la solita costanza nell’impegno. C’è anche un’avvisaglia di rottura con il resto della truppa: Lichtsteiner è il sogno estivo dell’Inter, pronta a sfruttare le lamentele dell’uomo sempre in prima linea, a causa delle nuove gerarche che si delineano in fila per il rancio. La panchina certa non fa per lui, il nerazzurro sembra cosa fatta ma chi è che lo vuole davvero? Non si saprà mai, poi qualcuno mette il veto e Stephan, da vero bianconero, incassa l’esclusione dalla lista Champions per la fase a gironi. E chi può sobbarcarsi l’estremo sacrifico se non lui, lo svizzero, l’uomo del Big Bang? Licht rientrerà in lista per la fase a eliminazione, e siederà in panchina a Cardiff. Non alza la Champions, va bene, ma arrivano il sesto scudetto e la terza Coppa Italia. Avventura finita? Nient’affatto. Alves fugge via dopo un anno, la Juventus non fa per lui ma è patria per uomini come Lichtsteiner l’asburgico, la guardia svizzera, il polmone d’acciaio che sa dare l’esempio. La selezione naturale vince sempre. Lichtsteiner resta ancora, con un nuovo rivale. Non invincibile come Alves, ma più giovane. È Mattia De Sciglio, pupillo di Allegri bisognoso di rilancio dopo stagioni frammentarie e prive di soddisfazioni in un Milan che è ormai è una versione gossippara della Nocerina. Chi prevarrà? Il vecchio soldato è stanco, gioca di esperienza e mestiere, e la società, forse spaventata dalla coppia di esterni mai così poco affidabile aggiunge al casting il campione del mondo Howedes, jolly difensivo con una certa predilezione per la fascia destra. Ancora una volta, a gennaio Licht viene escluso dalla lista Champions, e ancora una volta incassa il colpo con la dignità epica e stolida del milite ignoto. Poi complice la fragilità dei rivali, inanella 32 presenze complessive. A Madrid, al 17esimo minuto, sostituisce l’infortunato De Sciglio, e con gli altri vecchi leoni Buffon e Chiellini va vicino all’impresa del secolo. Sarà ancora campione d’Italia, eroe del quarto double consecutivo. Sette anni, sette scudetti, l’en-plein. L’uomo da cui tutto è cominciato, questa volta ha deciso per davvero. Se ne andrà da imbattuto, non conta dove ma non Italia dirà, per non tradire la maglia bianconera. Fa meglio perfino dei quattro eptacampioni come lui, che con la Juve hanno conosciuto anche la non vittoria. Per Licht c’è, tuttavia, ancora una piccolissima sfida al fato. Nella gara d’addio, col Verona a giochi già chiusi, arriva un rigore per la Juventus. L’uomo che ha segnato il suo primo gol allo Stadium, l’uomo del Big Bang, va sul dischetto per chiudere così come ha iniziato, dopo le sue 258 fatiche in bianconero, 246 in più di Ercole. Breve rincorsa e tiro stanco respinto dal portiere scaligero. È un segno chiaro che ha due significati inequivocabili. Il primo è che il ciclo iniziato il giorno del Big Bang, non è ancora chiuso, perché la Juventus vincerà ancora. Il secondo è che segnare da fermo, su rigore, di certo non è il destino possibile per l’uomo che più di ogni altro, in sette anni bianconeri, non ha mai smesso di correre. «Cari Juventini, oggi 30 giugno 2018 è il mio ultimo giorno ufficiale da juventino. Portare questa maglia negli ultimi 7 anni è stato un grandissimo onore, ogni singolo giorno! Vi auguro di continuare la vostra fantastica storia con tanti anni di grandissimi successi e immense gioie. Grazie del vostro incredibile supporto, sarete sempre nel mio cuore. Un abbraccio, Steph». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/01/stephan-lichtsteiner.html
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STEPHAN LICHTSTEINER https://it.wikipedia.org/wiki/Stephan_Lichtsteiner Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Adligenswil Data di nascita: 16.01.1984 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 75 kg Nazionale Svizzera Soprannome: Forrest Gump - Swiss Express Alla Juventus dal 2011 al 2018 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 19.05.2018 - Serie A - Juventus-Verona 2-1 258 presenze - 15 reti 7 scudetti 4 coppe Italia 3 supercoppe italiane Stephan Lichtsteiner (Adligenswil, 16 gennaio 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore svizzero, di ruolo difensore o centrocampista, tecnico del Wettswil-Bonstetten. Durante la sua carriera, con le maglie di Grasshoppers, Lazio e Juventus ha vinto 1 campionato svizzero (2002-03), 7 campionati italiani consecutivi (dal 2011-12 al 2017-18) – divenendo lo straniero più scudettato nella storia del calcio italiano –, 5 Coppe Italia (2008-09, e consecutivamente dal 2014-15 al 2017-18) e 4 Supercoppe italiane (2009, 2012, 2013 e 2015). Convocato nella nazionale svizzera dal 2006 al 2019 – quinto giocatore di sempre per numero di presenze (108) –, fino a diventarne capitano dal 2016, ha preso parte ai mondiali di Sudafrica 2010, Brasile 2014 e Russia 2018, e agli europei di Austria-Svizzera 2008 e Francia 2016. Stephan Lichtsteiner Lichtsteiner in nazionale nel 2015 Nazionalità Svizzera Altezza 182 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Squadra Wettswil-Bonstetten Termine carriera 12 agosto 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1991-1996 FC Adligenswil 1996-2000 Lucerna 2000-2002 Grasshoppers Squadre di club 2001-2005 Grasshoppers 79 (4) 2005-2008 Lilla 89 (5) 2008-2011 Lazio 100 (3) 2011-2018 Juventus 258 (15) 2018-2019 Arsenal 14 (0) 2019-2020 Augusta 20 (0) Nazionale 2003-2005 Svizzera U-21 30 (1) 2006-2019 Svizzera 108 (8) Carriera da allenatore 2021-2022 Kriens U-16 (Assistente) 2021-2022 Svizzera U-18 Assistente 2022-2023 Basilea U-15 2023-2024 Basilea U-16 2024- Wettswil-Bonstetten Biografia Sposatosi con Manuela nel 2010, la coppia ha due figli. A 20 anni, agli albori della sua carriera tra i professionisti, ha fatto un tirocinio semestrale alla Credit Suisse. Al termine dell'attività agonistica investe nel settore dell'orologeria di lusso. Nel marzo 2021 entra a far parte del consiglio di amministrazione del Lugano, club di hockey su ghiaccio. Caratteristiche tecniche Giocatore Giocatore che faceva della forza fisica, del dinamismo e della resistenza le sue doti migliori – caratteristiche che gli hanno valso il soprannome di Swiss Express –, grazie alle quali sopperiva ad alcune pecche di tenore tecnico, Lichtsteiner era un jolly di fascia che sul lato destro del campo ben si disimpegnava sia nella fase difensiva sia in quella offensiva. Impiegato principalmente come terzino nella prima parte della carriera, in coincidenza con il trasferimento alla Juventus inizia a essere utilizzato sempre più nel ruolo maggiormente propositivo di esterno a tutto campo (già sperimentato nei trascorsi al Lilla), a lui congeniale in schemi come il 3-5-2 dove oltre a ripiegare in difesa, poteva spingersi in avanti per effettuare cross dal fondo, servire assist o diventare lui stesso il finalizzatore dell'azione, inserendosi in area e concludendo a rete. Per sua stessa ammissione in partita si dimostrava un calciatore molto aggressivo e combattivo, a tratti fin troppo nervoso, all'opposto rispetto al suo pacato carattere fuori dal campo. Carriera Giocatore Club Gli inizi Agli inizi degli anni 1990 comincia a giocare a calcio nelle giovanili della squadra del suo paese natale, l'FC Adligenswil, nel Canton Lucerna. Nel 1996 è acquistato dal Lucerna dove rimane fino al 2000. Debutta da professionista nel 2001 nelle file del Grasshoppers, compagine di Zurigo con cui, nell'annata 2002-03, vince il campionato svizzero. Nell'estate 2005 è acquistato dal Lilla. Con la società francese, nello stesso anno fa il suo esordio in Champions League, nella gara contro il Benfica. Con la squadra del Nord il difensore lucernese ottiene alla prima stagione il terzo posto in campionato e, nel successivo biennio, contribuisce al raggiungimento dei migliori piazzamenti dei biancorossoblù in Coppa UEFA e Champions League, in entrambi i casi gli ottavi di finale, rispettivamente nel 2005-06 e 2006-07. La terza e ultima annata oltralpe, 2007-08, è inoltre la migliore sottorete per Lichtsteiner grazie a 5 centri totali, di cui 4 in Ligue 1 e 1 in Coppa di Francia. Lazio Lichtsteiner nel 2008 con la maglia della Lazio Nell'estate 2008, dopo essere stato notato da Walter Sabatini, si trasferisce in Italia firmando con la Lazio; prelevato oltralpe per 933 000 euro, nella rosa capitolina va a sostituire il suo compagno di nazionale Valon Behrami. Il 31 agosto 2008 gioca la sua prima partita in Serie A, in Cagliari-Lazio (1-4). Alla sua prima stagione il tecnico Delio Rossi lo impiega come titolare nel ruolo di laterale destro di difesa. Segna il primo gol in biancoceleste nel derby capitolino dell'11 aprile 2009, portando il risultato sul 3-1. Chiude la stagione con 33 gare in campionato e 4 presenze in Coppa Italia compresa quella nella finale vinta ai rigori l'8 maggio, contro la Sampdoria, nella quale è fra i rigoristi. La stagione successiva, che vede l'arrivo sulla panchina laziale di Davide Ballardini, inizia con la vittoria della Supercoppa italiana a Pechino a spese dei campioni d'Italia dell'Inter. Nei mesi successivi la squadra gioca al di sotto delle aspettative sicché nel febbraio 2010, quando Ballardini viene esonerato, la Lazio è terz'ultima in campionato; con l'arrivo del nuovo tecnico Edoardo Reja, Lichtsteiner segna reti pesanti: quella del vantaggio contro il Siena, nella partita vinta 2-0, e quella del pareggio nella trasferta contro il Milan terminata sull'1-1. Con il cambio d'allenatore, il giocatore ottiene maggiore sicurezza e le sue prestazioni migliorano notevolmente: grazie agli ottimi risultati ottenuti nel finale di stagione, nel quale il difensore svizzero contribuisce attivamente, la squadra biancoceleste risale la classifica concludendo il torneo al dodicesimo posto. Nella sua terza annata alla Lazio, il giocatore è schierato come esterno in una difesa a quattro, al fianco del brasiliano André Dias, dell'italiano Giuseppe Biava e del rumeno Ștefan Radu. Disputa un'ottima stagione sul piano personale, venendo elogiato dagli addetti ai lavori come il migliore terzino del campionato; chiude con 34 presenze in Serie A e 1 in Coppa Italia, per un totale di 35 gare giocate; la squadra capitolina, classificandosi quinta, riesce a conquistare l'accesso all'Europa League. Juventus Lichtsteiner (accosciato, secondo da sinistra) nella Juventus campione d'Italia 2012- 2013 Il 1º luglio 2011 la Juventus ufficializza l'acquisto del giocatore per 10 milioni di euro. Il successivo 11 settembre, durante l'esordio in campionato contro il Parma, segna la sua prima rete in maglia bianconera; è anche il primo gol ufficiale nello Juventus Stadium. Si ripete all'ultima gara del girone d'andata giocata a Bergamo contro l'Atalanta, aprendo le marcature nel 2-0 che permette alla Juventus di laurearsi, simbolicamente, campione d'inverno. Il 6 maggio 2012, con una giornata d'anticipo, conquista il suo primo scudetto con la maglia bianconera, nella partita giocata in campo neutro di Trieste contro il Cagliari e vinta 2-0. La stagione 2012-13 inizia con la vittoria, l'11 agosto a Pechino, della Supercoppa di Lega, grazie al 4-2 ai supplementari sul Napoli; è la seconda vittoria nella manifestazione per Lichtsteiner, dopo quella del 2009 raggiunta con la Lazio. Il 9 dicembre successivo risulta decisivo segnando la rete del definitivo 1-0 in casa del Palermo. Il 5 maggio 2013, esattamente a un girone di distanza, dopo la vittoria della Juventus sulla squadra rosanero nuovamente per 1-0, vince il secondo tricolore di fila. Lichtsteiner in azione in maglia bianconera nel 2013 Nella prima gara ufficiale della stagione 2013-14, la Supercoppa italiana che il 18 agosto 2013 lo vede contrapposto ai suoi ex compagni della Lazio, Lichtsteiner è tra i maggiori protagonisti del successo bianconero, realizzando la terza rete e fornendo due assist ai compagni nel 4-0 della Juventus. A fine stagione, per lo svizzero arriva il terzo scudetto consecutivo. L'annata successiva, 2014-15, è quella che lo vede maggiormente impiegato in carriera, con 49 presenza totali. Oltre al quarto campionato italiano consecutivo dei bianconeri, cui Lichtsteiner contribuisce con 3 reti, a fine stagione arriva anche il double nazionale grazie alla Coppa Italia, vinta ai supplementari ancora una volta contro la sua ex squadra biancoceleste; gioca inoltre la sua prima finale di Champions League, persa 1-3 a Berlino contro il Barcellona. Nella stagione 2015-16 è titolare nella Supercoppa di Lega giocata l'8 agosto e vinta per 2-0 a Shanghai, nuovamente a spese della Lazio. La sua quinta annata a Torino subisce tuttavia un brusco stop il 23 settembre quando, durante l'intervallo della gara casalinga contro il Frosinone, accusa un malore con difficoltà respiratorie: nei giorni successivi gli viene diagnosticato un flutter atriale, un'aritmia benigna che il 2 ottobre lo porta a sottoporsi a un intervento chirurgico di ablazione al cuore. Una volta ristabilitosi e riottenuta l'idoneità sportiva, il lucernese torna in campo il 3 novembre 2015 nella sfida contro il Borussia M'gladbach, trovando nell'occasione anche la sua prima rete in Champions League che vale il definitivo 1-1: a fine stagione, la UEFA inserirà questo gol tra i 10 più belli dell'edizione. Nel frattempo, il 20 gennaio 2016 sigla di nuovo alla Lazio la sua prima rete in Coppa Italia, un 1-0 che permette alla Juventus di accedere alle semifinali della competizione, poi vinta il 21 maggio 2016 contro un Milan superato 1-0 al termine dei supplementari. In precedenza il 25 aprile, a coronamento di una rimonta-record, era già arrivato lo scudetto, il quinto di fila per la Juventus e per Lichtsteiner, il quale contribuisce così a far bissare al club il double dell'anno precedente. Gli juventini Lichtsteiner, Pirlo ed Evra prima del fischio d'inizio della Supercoppa italiana 2014 Anche l'annata 2016-17 si chiude per il difensore con un double grazie alla terza Coppa Italia consecutiva, sollevata nella vittoria finale del 17 maggio 2017 a Roma contro la Lazio, e al sesto titolo italiano di fila, arrivato quattro giorni dopo con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone: con quest'ultimo trionfo, la Juventus batte dopo 82 anni il record del Quinquennio d'oro. Tuttavia, come sintomo dell'avanzare degli anni, durante la stagione il difensore viene inizialmente escluso dalla lista UEFA, pur rientrandovi nel gennaio seguente (a causa dell'esclusione di Hernanes). Ormai tra i senatori della formazione torinese, nella stagione 2017-18, in occasione del vittorioso incontro casalingo di Serie A del 9 settembre 2017 contro il Chievo (3-0), scende in campo per la prima volta con la fascia di capitano al braccio. Nonostante venga ancora inizialmente escluso dalla lista UEFA, salvo riguadagnarsi nuovamente il posto in gennaio (a seguito dell'esclusione di Höwedes), per lo svizzero anche in quest'annata si ripetono i successi degli anni precedenti, con la Juventus che fa suoi il settimo scudetto e annesso quarto double domestico consecutivi – quest'ultimo un primato nella storia del calcio italiano –: Lichtsteiner, insieme ai compagni di squadra Barzagli, Buffon, Chiellini e Marchisio, è tra i 5 eptacampioni d'Italia di questo ciclo bianconero. È questa l'ultima stagione a Torino del lucernese il quale, dopo sette anni e quattordici trofei – compresi i succitati sette scudetti che ne fanno tuttora lo straniero più titolato nella storia del campionato italiano –, già sul finire del torneo aveva ufficializzato la volontà di chiudere la sua esperienza juventina causa mancanza di ulteriori stimoli. Arsenal e Augusta Svincolatosi dalla Juventus, il 5 giugno 2018 Lichtsteiner approda in Inghilterra accasandosi all'Arsenal. L'esperienza a Londra non è tuttavia positiva per il terzino svizzero: non riesce a sovvertire le gerarchie del tecnico Unai Emery il quale lo schiera in campo solo sporadicamente, preferendogli elementi come Bellerín e Maitland-Niles, e patisce il mancato feeling con la tifoseria. Con i Gunners partecipa comunque alla cavalcata in Europa League, dove la squadra raggiunge la finale di Baku, tuttavia conclusasi con una cocente sconfitta 1-4 nel derby londinese contro il Chelsea. Sul finire di una stagione rivelatasi tutt'altro che esaltante sul piano personale, nel giugno 2019 ufficializza il suo prossimo addio all'Arsenal. Il successivo 19 agosto si trasferisce da svincolato ai tedeschi dell'Augusta. In Germania ha un avvio di stagione 2019-2020 in sordina, ritrovando una parziale continuità di rendimento solo nel corso dei mesi, seppure alle prese con il dualismo con il più giovane compagno di reparto Framberger; autore di prestazioni altalenanti, nell'annata in Baviera il lucernese diventa ben più importante come uomo-spogliatorio per il tecnico Martin Schmidt, mettendo la sua esperienza al servizio, per la prima volta in carriera, di una squadra interessata unicamente alla salvezza. Rimane ad Augusta lo spazio di un campionato, chiuso dal club con la permanenza in Bundesliga, svestendo la maglia biancorossoverde nell'estate seguente e ufficializzando, poche settimane dopo, il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Lichtsteiner (a destra) in azione con la Svizzera nel 2012, in marcatura sull'argentino Agüero Prima di approdare nella nazionale maggiore, compie tutta la trafila delle giovanili culminata con la convocazione alla fase finale dell'europeo under 21 2004. L'anno dopo arriva la prima chiamata in nazionale A, per le partite contro Israele e Cipro nell'ambito delle qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2006, senza tuttavia scendere in campo nella circostanza. L'esordio avviene il 15 novembre 2006, grazie al commissario tecnico Jakob Kuhn, in occasione di un'amichevole a Basilea contro il Brasile. Durante le amichevoli di preparazione al campionato d'Europa 2008, Lichtsteiner è spesso impiegato come titolare anche a causa dell'infortunio di Philipp Degen. È poi convocato da Kuhn per disputare la fase finale della rassegna continentale, organizzata congiuntamente da Austria e Svizzera, dove gioca da titolare le tre partite della fase a gironi. Sotto la gestione del nuovo selezionatore Ottmar Hitzfeld prende poi parte con la sua nazionale al campionato del mondo 2010 in Sudafrica, chiuso dagli elvetici al primo turno. Lichtsteiner capitano della nazionale durante il campionato del mondo 2018 Nell'agosto 2011, durante l'amichevole Liechtenstein-Svizzera a Vaduz, da due suoi cross scaturiscono una rete e un autogol che permettono alla sua nazionale di vincere la sfida 2-1. L'11 ottobre dello stesso anno, a Basilea, segna al Montenegro la sua prima rete in maglia rossocrociata. Il 6 settembre 2013, durante le qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2014, mette a segno la sua prima doppietta in nazionale, nel 4-4 di Berna contro l'Islanda. Nel successiva fase finale in Brasile scende in campo in tutte e quattro le partite disputate dalla Svizzera, prima dell'eliminazione agli ottavi di finale contro l'Argentina, a San Paolo, maturata ai tempi supplementari. Convocato dal CT Vladimir Petković per il campionato d'Europa 2016 in Francia, a causa dell'assenza di Gökhan Inler eredita da quest'ultimo la fascia di capitano della nazionale elvetica, che chiude la rassegna continentale agli ottavi di finale, miglior piazzamento della propria storia all'europeo. Da qui in avanti, Lichtsteiner mantiene definitivamente i gradi di capitano dei rossocrociati. Convocato per il campionato del mondo 2018 in Russia, in occasione dell'amichevole preparatoria dell'8 giugno e vinta 2-0 contro il Giappone taglia il traguardo delle 100 presenze in nazionale. Durante la rassegna iridata, chiusa dagli elvetici agli ottavi di finale dinanzi alla Svezia, Lichtsteiner si rende protagonista di un gesto controverso durante la vittoriosa sfida della fase a gironi sulla Serbia (2-1), quando nel festeggiare i gol dei connazionali Shaqiri e Xhaka, entrambi di origine albanese-kosovara, si unisce a loro nel mimare irriverentemente l'aquila bicipite, a mo' di sfottò politico nei confronti dei serbi, e rivendicando pubblicamente la cosa al termine della gara: per tale comportamento, viene ammonito e multato dalla FIFA. Gioca la sua ultima gara in nazionale il 15 novembre 2019 a San Gallo, in occasione della vittoria sulla Georgia (1-0) valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2020. Le 108 partite disputate in maglia biancorossa ne fanno uno dei 10 giocatori più presenti nella storia della nazionale elvetica. Allenatore Nell'agosto 2021 assume il ruolo di assistente sia nello staff tecnico della squadra under 16 del Kriens sia in quello della nazionale under 18 svizzera. Il 1º febbraio 2022 entra nello staff del Basilea, come responsabile della fase difensiva di tutte le squadre giovanili rossoblù. Nella stagione 2022-2023 passa ad allenare la squadra under 15 basilese, quindi nella seguente prende in mano l'under 16. Nell'estate 2024 assume per la prima volta la guida di una prima squadra, il Wettswil-Bonstetten, militante nel campionato svizzero di 1ª Lega. Palmarès Giocatore Club Campionato svizzero: 1 - Grasshoppers: 2002-2003 Coppa Italia: 5 - Lazio: 2008-2009 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 4 - Lazio: 2009 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Campionato italiano: 7 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018
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FAUSTO ROSSI Fausto Rossi – scrive Giuseppe Giannone su Tuttojuve.com del 27 maggio 2016 – centrocampista classe 1990 attualmente in forza alla Pro Vercelli, ma ancora di proprietà della Juventus, parla, intervistato da “Stopandgoal.net”, del suo futuro, ma anche dell’esperienza vissuta al club bianconero: «A giugno scadrà il contratto con la Juventus, sarà la fine di un’esperienza durata quindici anni. Dal primo luglio valuterò il mio futuro con la Pro Vercelli: ho altri due anni di contratto, vedremo quale sarà la soluzione migliore per tutti. La scorsa estate ho scelto di scendere in Serie B soprattutto per mettermi nuovamente in gioco. In ogni caso, sono felice di quello che ho fatto finora ma non mi accontento: spero di risalire in Serie A al più presto. L’esperienza alla Juve? Quando giocavo in Primavera, la Juve era appena ritornata in Serie A: c’era Ranieri come allenatore, stava facendo anche abbastanza bene. Perché non mi hanno mai dato fiducia? Non ne ho idea, probabilmente in quel momento non ero abbastanza pronto. Hanno avuto i loro motivi, le circostanze non mi hanno permesso di entrare in campo quando venivo convocato e portato in panchina. Rimpianti? È stato un grande privilegio anche solo esserci, va bene lo stesso. Sono contento dell’esperienza, mi dispiace solo di non aver esordito. Sarebbe stata sicuramente una cosa da ricordare, però adesso si guarda avanti. Il giocatore che mi ha colpito di più? Che emozione allenarsi con grandi campioni come Buffon, Del Piero, Nedved, Chiellini, Marchisio. Il calciatore che mi ha colpito di più è stato sicuramente Alex, sia come giocatore che come persona. Era molto umile e aveva tanta stima e affetto nei miei confronti. Aveva un atteggiamento stupendo con tutti, anche con i miei compagni che salivano dalla Primavera. È un esempio in tutto e lo dimostrava con gli atteggiamenti, non solo con le parole. Non era una persona che parlava molto, ma ti trasmetteva comunque tanto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2017/04/fausto-rossi.html
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FAUSTO ROSSI https://it.wikipedia.org/wiki/Fausto_Rossi_(calciatore) Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.12.1990 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 67 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 e dal 2013 al 2014 Esordio: 11.07.2008 - Amichevole - Mezzocorona-Juventus 1-7 Ultima partita: 11.08.2013 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 4-1 0 presenze - 0 reti 2 supercoppe italiane Fausto Rossi (Torino, 3 dicembre 1990) è un calciatore italiano, centrocampista del L.R. Vicenza. Fausto Rossi Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 67 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra L.R. Vicenza Carriera Giovanili 1999-2010 Juventus Squadre di club 2010-2012 → Vicenza 24 (0) 2012-2013 → Brescia 44 (3) 2013-2014 → Real Valladolid 31 (1) 2014-2015 → Córdoba 24 (0) 2015-2016 → Pro Vercelli 20 (2) 2017 Trapani 8 (0) 2017-2018 U Craiova 5 (0) 2019-2023 Reggiana 104 (0) 2023- L.R. Vicenza 27 (1) Nazionale 2006-2007 Italia U-17 2 (0) 2008-2009 Italia U-20 4 (0) 2011-2013 Italia U-21 25 (1) Palmarès Torneo di Tolone Bronzo Tolone 2011 Europei di calcio Under-21 Argento Israele 2013 Caratteristiche tecniche Può giocare in tutti i ruoli del centrocampo, con particolare preferenza per quello di regista con caratteristiche offensive. È dotato di personalità, tecnica e visione di gioco. Carriera Club Inizia giovanissimo nell'Orione Vallette per passare poi alla Juventus. In autunno 2008, in relazione alla momentanea crisi di risultati attraversata dalla Juve ad inizio campionato, si ipotizzò un suo rapido inserimento in prima squadra, viste le sue doti qualitative in mezzo al campo. Con la primavera vince il Torneo di Viareggio nel 2009 e nel 2010 con la fascia di capitano. Nel 2010 passa in comproprietà al Vicenza in Serie B. Il 17 gennaio 2012 fa ritorno alla Juventus. Viene girato successivamente in prestito al Brescia. Il 24 marzo 2012 realizza la sua prima doppietta con la maglia del Brescia nella sfida contro il Grosseto vinta per 2-1 dalle rondinelle. Alla fine del prestito ritorna alla Juventus, ma il 22 agosto il prestito con diritto di riscatto e contro opzione viene rinnovato. Il 18 agosto 2013, prima di essere ceduto dalla Juventus, viene inserito nella lista dei convocati per la finale di Supercoppa italiana contro la Lazio (vinta dai bianconeri per 4-0), senza però scendere in campo. Il 28 agosto 2013 viene ceduto in prestito al Real Valladolid in Primera División. L'8 marzo 2014 mette a segno la sua prima rete nel campionato spagnolo nella vittoria casalinga per 1-0 contro il Barcellona, ritornando a segnare un goal dopo quasi due anni dall'ultima volta. Il 31 luglio 2014 passa al Cordoba con la formula del prestito. L'anno successivo passa invece alla Pro Vercelli, militante in Serie B. Il 9 gennaio 2017, firma un contratto fino a giugno con i siciliani del Trapani Calcio. Rimasto svincolato dopo l'esperienza siciliana, il 12 luglio 2017 firma un contratto biennale con l'C.S.Universitatea Craiova, squadra della massima serie rumena, allenata dall'italiano Devis Mangia. Il 27 luglio 2017 esordisce nelle competizioni UEFA per club nella partita di andata, valevole per il terzo turno preliminare di Europa League, giocata contro il Milan. Si infortuna però in autunno e dopo la prima stagione rescinde il contratto rimanendo svincolato. Il 17 luglio 2019 firma un contratto con la Reggiana. Nazionale Esordisce con la Nazionale Under-21 guidata da Ciro Ferrara il 1º giugno 2011, nella partita vinta 2-0 contro la Costa d'Avorio al Torneo di Tolone. Il 6 settembre gioca poi la sua prima gara valida per le qualificazioni agli Europei di categoria 2013, la vittoria per 3-0 in casa dell'Ungheria. Segna la sua prima rete il 6 ottobre dello stesso anno nella partita per le qualificazione agli europei vinta per 7-2 contro il Liechtenstein. Partecipa all'europeo Under-21 in Israele nel 2013. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2009, 2010 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2013, 2015 Coppa di Romania: 1 - C.S.U. Craiova: 2017-2018 Serie C: 1 - Reggiana: 2022-2023 (girone B)
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OUASIM BOUY L’avventura bianconera di Bouy dura una sola partita, in Coppa Italia il 18 dicembre 2013 contro l’Avellino, per sostituire Asamoah a una ventina di minuti dalla fine. Poi, il trasferimento in Germania, ad Amburgo. Avere vent’anni e inseguire il sogno – scrive Davide Fantino, su “HJ Magazine” del gennaio 2014 – un predestinato Ouasim Bouy, talento olandese arrivato alla Juventus a gennaio del 2012. Dopo una lunga trafila nelle giovanili dell’Ajax e un anno in prestito a conoscere le ruvidezze del campionato di Serie B, è pronto a giocarsi le sue chance tra i bianconeri, dove ha giocato quello che lui considera il più forte giocatore della storia: Zinedine Zidane. Bouy è in Italia da quasi due anni. Che idea aveva del nostro calcio prima di arrivarci? «Lo seguivo, perché ci hanno giocato sempre grandi campioni. Sapevo che si lavora molto sul fisico e a livello tattico, molto più che in Olanda». Ha subito vinto il trofeo di Viareggio: come ha vissuto quei mesi iniziali? «È stato bello, sono sempre pronto quando si tratta di giocare. Sono andato a Viareggio, abbiamo fatto un buon torneo, ho segnato tre goal e abbiamo vinto la Coppa Carnevale. Un ottimo inizio». L’anno dopo è passato in prestito al Brescia, titolare fino all’infortunio. Che ricordi ha di quell’anno? «Sono cresciuto tanto: ho fatto il ritiro estivo con la Juventus poi ho deciso che era meglio andare a giocare. È stata la scelta giusta: ho disputato tante partite, avvertendo sempre la fiducia dell’ambiente e dell’allenatore. Tutto stava andando bene, fino all’infortunio». Di fatto ha perso la seconda parte della stagione. «Sì mi sono infortunato la prima settimana di febbraio. È stato il mio primo problema fisico grave, un’esperienza nuova. L’ho vissuta bene: l’operazione è stata fatta a Pavia, ringrazio i dottori Zanon e Benazzo, e poi ho iniziato la riabilitazione all’Isokinetic di Torino». Si aspettava di rimanere alla Juve nel campionato in corso? «Ho sempre sentito la fiducia della società: è stato importante, soprattutto dopo l’infortunio». Che cosa sta imparando da Antonio Conte? «Tutto! Tatticamente soprattutto: ho voglia di fare meglio ogni giorno che mi alleno. Non sono mai contento: voglio crescere, crescere, crescere. E questo è molto importante nella fase della carriera in cui mi trovo». A centrocampo, sua zona di competenza, la Juventus schiera grandi campioni con caratteristiche differenti tra di loro. «E, infatti, io cerco di imparare da tutti. Ho sempre considerato Pirlo un giocatore straordinario, allenarmi con lui è molto utile, ha esperienza e posso chiedergli consigli. Mi piace fermarmi a fine allenamento a tirare le punizioni con Andrea». Lei è mancino. È una caratteristica utile, che la può differenziare? «Non so, vediamo. In questo calcio moderno bisogna essere capaci di giocare con tutti e due i piedi. Alla fine decide l’allenatore chi far giocare o no, mancino o destro». Quale ruolo preferisce in campo? «Mezzala o davanti alla difesa. In Olanda giocavo spesso dietro le due punte». Ha iniziato a giocare molto piccolo a sei anni all’AVV Zeburgia. «Ho trascorso tre anni lì con loro. È una piccola squadra ma ha sempre molti talenti in rosa: noi vincevamo spesso contro i pari età dell’Ajax. Tanti ragazzi cominciano nello Zeburgia e poi si trasferiscono nelle più forti squadre d’Olanda». Proprio com’è successo a lei. «Sì, allo Zeburgia ho avuto un allenatore molto importante, Jaap. Dopo due anni potevo già andare all’Ajax ma lui mi ha convinto a rimanere un altro anno e ad allenarmi con i ragazzi più grandi. All’inizio quando senti “Ajax” la voglia di andare è fortissima, invece sono contento della scelta fatta. L’anno successivo mi sono trasferito e ho compiuto tutta la trafila nel settore giovanile per otto anni. Per i primi due anni ci allenavamo due volte a settimana, poi tre, infine quattro. È stata una crescita completa: andavo a scuola la mattina, mi recuperavano con il pullman, stavo fino alle otto di sera all’allenamento e poi tornavo a casa». Ha mai avuto momenti difficili in cui ha pensato di mollare? «A scuola sono sempre stato uno dei migliori, quindi non mi è pesato studiare e giocare. Però una fase di difficoltà l’ho vissuta quando mio papà è stato male, ma non ho mai pensato di lasciare. Ho sempre mantenuto la fame per andare avanti». Stava per esordire in prima squadra poi è arrivata la chiamata della Juve. Che cosa ha pensato in quel momento? «Sono cresciuto con il mito dell’Ajax, ma anche all’estero ci sono le squadre che fanno sognare i giovani calciatori: la Juve è una di queste. Era una grande occasione». La sua famiglia l’ha seguita in Italia? «No, ma non sono quasi mai da solo: vengono a trovarmi mia mamma, mia sorella, uno zio. Ho anche un fratello calciatore, Naoufal: ha quattordici anni e per me è un gran talento. Gioca a Volendam. Per qualche anno ha tentato anche con il tennis, ma ora ha scelto di giocare solo a calcio». Lei è di nazionalità olandese ma di origine marocchina. «Sì, mia mamma si è trasferita in Olanda all’età di dodici anni e mio papà a ventidue. Io sono nato ad Amsterdam, ma ogni anno torno almeno una volta in Marocco, a Nador, nel Nord del paese». Qual è il suo punto di forza e in che cosa deve invece migliorare? «Ho un buon tiro e fornisco buoni passaggi ai compagni, ma voglio migliorare tutto. Alla Juventus sto imparando che ogni aspetto è migliorabile con l’impegno. Sto facendo grandi progressi nella fase difensiva: è importante sapere come entrare in scivolata per recuperare la palla e i movimenti da compiere quando ce l’hanno gli avversari. Lavoriamo molto sul fisico: in Olanda sono sempre stato uno dei più forti come struttura, ma con l’arrivo in Italia scopri che può essere anche meglio con l’allenamento. Anche l’anno di Serie B è servito a temprare il fisico». Ha avuto un mito da ragazzo? «Il mio idolo è sempre stato Zidane, secondo me il più forte giocatore della storia del calcio. Quello che ha vinto, le cose che ha fatto sul campo, è stato unico. Nella Juve è diventato il giocatore che è stato». Edgar Davids, bandiera dell’Ajax, è stato il primo “Orange” a giocare per la Juventus ed è stato amatissimo. «Ho avuto la fortuna di allenarmi con lui quando è rientrato ad Amsterdam. Credo sia stato il più forte centrocampista a livello di intensità, era unico a rubare il pallone agli avversari. All’Ajax tutti i grandi giocatori tornano in società quando chiudono la carriera. Lo stesso succede qui nella Juve con Pessotto, Nedved, mister Conte, uno che a centrocampo non mollava mai. Loro sono un esempio». Che cosa rappresenta per lei giocare a calcio? «A questo proposito mia mamma racconta sempre una storia: quando l’Ajax giocò le finali di Champions League del 1995 (Milan) e del 1996 (proprio Juventus), tutta la famiglia sedeva sul divano a guardare le partite mentre io stavo davanti alla televisione, pochi centimetri dallo schermo, con le gambe incrociate. Avevo solo due-tre anni e già sapevo che cosa avrei voluto fare». Quando da bambino seguiva quelle partite pensava che un giorno sarebbe finito nella fotografia di squadra della Juventus sotto la quale adesso stiamo parlando? «No, era un sogno e lo è tuttora. Devo continuare a lavorare, perché so che c’è ancora una lunga strada da percorrere». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/12/ouasim-bouy.html
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OUASIM BOUY https://it.wikipedia.org/wiki/Ouasim_Bouy Nazione: Paesi Bassi Marocco Luogo di nascita: Amsterdam Data di nascita: 11.06.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 72 kg Nazionale Olandese Under-19 Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 18.12.2013 - Coppa Italia - Juventus-Avellino 3-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Ouasim Bouy (Amsterdam, 11 giugno 1993) è un calciatore olandese naturalizzato marocchino centrocampista dell'Al-Kharitiyath. Ouasim Bouy Nazionalità Paesi Bassi Marocco Altezza 180 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Al-Kharitiyath Carriera Giovanili 1999-2008 Zeeburgia 2008-2012 Ajax 2012-2013 Juventus Squadre di club 2012-2013 → Brescia 17 (1) 2013-2014 Juventus 0 (0) 2014 → Amburgo 3 (0) 2014-2015 → Panathīnaïkos 13 (0) 2015-2016 → PEC Zwolle 26 (4) 2016-2017 → Palermo 2 (0) 2017 → PEC Zwolle 13 (0) 2017 Leeds Utd 0 (0) 2017-2018 → Leonesa 2 (0) 2018-2019 → PEC Zwolle 17 (0) 2019-2021 Leeds Utd 0 (0) 2021- Al-Kharitiyath 0 (0) Nazionale 2008 Paesi Bassi U-16 1 (0) 2009 Paesi Bassi U-17 10 (1) 2010-2012 Paesi Bassi U-19 18 (3) Caratteristiche tecniche Mancino naturale, è un interno sinistro di centrocampo predisposto alla fase offensiva e agli inserimenti, sebbene possa giocare in tutti i ruoli a centrocampo, come dimostra il suo saltuario impiego come regista e, più raramente, da trequartista. Carriera Club Gli inizi all'Ajax Comincia nelle giovanili del Zeeburgia, prima di essere ingaggiato dall'Ajax. Con i lancieri, a partire dal 2010, alterna presenze tra l'Ajax A1 e lo Jong Ajax, segnando in totale 18 gol (15-3) in 35 partite (26-9). A gennaio partecipa alla preparazione invernale della prima squadra in Brasile, ormai pronto al debutto secondo l'allenatore Frank de Boer. L'approdo alla Juventus e il prestito al Brescia Viene però acquistato dalla Juventus nella sessione invernale del mercato nel 2012, con cui firma un triennale che lo lega al club torinese fino al 30 gennaio 2015. Gioca la parte finale di stagione con la primavera con cui vince il Torneo di Viareggio 2012. La stagione successiva viene ceduto in prestito al Brescia per una stagione, consigliato da Fausto Rossi, all'epoca giovane di proprietà della Juventus. Con le rondinelle segna all'esordio nella sconfitta con lo Spezia, anche se poi trova poca continuità nonostante le 17 presenze. A febbraio subisce un grave infortunio nell'amichevole con la Primavera che ha comportato la rottura del crociato anteriore destro che mette fine alla sua stagione. L'esordio con la Juventus Una volta tornato al club bianconero partecipa alla prima parte della stagione nelle file della primavera per recuperare dall'infortunio, ed esordisce in prima squadra in Coppa Italia contro l'Avellino, subentrando al 68º minuto di gioco al posto di Kwadwo Asamoah. I prestiti all'estero A gennaio viene ancora ceduto in prestito, all'Amburgo, per fare ulteriore esperienza. Anche nel club tedesco trova poco spazio, giocando solo tre partite in campionato e una nella Coppa di Germania. Il 28 luglio 2014 passa in prestito al Panathīnaïkos. Nelle battute finali della sessione estiva del calciomercato 2015, viene ceduto in prestito al PEC Zwolle dove gioca una stagione da titolare. Il ritorno alla Juventus e il prestito al Palermo Il 1 luglio 2016, fa nuovamente ritorno alla Juventus, prendendo parte alla preparazione nel centro sportivo di Vinovo, in attesa di una nuova collocazione. Il 26 agosto passa in prestito con diritto di riscatto al Palermo. PEC Zwolle Il 31 gennaio 2017 viene ufficializzato il suo ritorno in prestito al PEC Zwolle fino al termine della stagione. Leeds ed Al Kharitiyath Il 2 agosto 2017, senza aver mai collezionato nessuna presenza in Serie A con la maglia della Juventus, lascia definitivamente la società bianconera per firmare un quadriennale con il Leeds, club militante in Championship, la seconda divisione del campionato inglese. Al termine della stagione 2020-2021, dopo due anni e nessuna presenza, rimane svincolato, perciò il 7 luglio 2021 si trasferisce in Qatar al Al-Kharitiyath. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Juventus: 2013-2014 Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2012
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GABRIEL APPELT https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriel_Appelt Nazione: Brasile Luogo di nascita: Rio de Janeiro Data di nascita: 18.09.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: 187 cm Peso: 80 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 11.08.2011 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 4-1 Ultima partita: 28.07.2012 - Amichevole - Hertha Berlino-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti Gabriel Appelt Pires (Rio de Janeiro, 18 settembre 1993) è un calciatore brasiliano, centrocampista del Botafogo in prestito dal Benfica. Gabriel Appelt Nazionalità Brasile Altezza 187 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Botafogo Carriera Giovanili ????-2008 Vasco da Gama 2008-2011 Resende 2011-2012 Juventus Squadre di club 2011 Resende 0 (0) 2011-2012 Juventus 0 (0) 2012-2013 → Pro Vercelli 25 (1) 2013-2014 → Spezia 18 (0) 2014-2015 → Pescara 13 (0) 2015 → Livorno 17 (1) 2015-2018 Leganés 100 (17) 2018-2021 Benfica 39 (3) 2021-2022 → Al-Gharafa 18 (5) 2022- → Botafogo 0 (0) Carriera Club Resende Gabriel e suo fratello maggiore Guilherme cominciano la loro carriera nel Resende; Gabriel firma il suo primo contratto il 23 luglio 2010. Juventus Nell'aprile del 2011, Tuttosport conferma gli acquisti dei giovani Gabriel e Guilherme Appelt Pires da parte della Juventus, tuttavia a causa di motivi burocratici, Gabriel non ha potuto completare il suo trasferimento fino al suo diciottesimo compleanno. Nel gennaio del 2012 Gabriel firma ufficialmente con il club bianconero per una cifra attorno ai 2 milioni di euro, nonostante l'accordo fosse stato raggiunto il 21 aprile 2011. Prestiti in Serie B e al Leganés Il 30 agosto 2012 Gabriel viene mandato in prestito in Serie B alla Pro Vercelli, assieme al compagno di squadra Alberto Masi. Gabriel debutta in Serie B il 9 settembre 2012, come sostituto al 61º in una sconfitta in casa per 1-2 contro il Livorno. Il 10 novembre subisce un grave infortunio durante la partita in casa contro il Modena. Dopo quattro mesi di stop, Gabriel ritorna tra i titolari della Pro Vercelli il 2 marzo 2013 in un 1-1 in trasferta contro la Juve Stabia. Il 30 giugno 2013 il calciatore rientra dal prestito alla Juventus. Tuttavia, il 26 agosto seguente, viene nuovamente ceduto in prestito allo Spezia, dove gioca la prima partita il 14 settembre in trasferta a Crotone (1-0). A fine stagione torna nuovamente alla Juventus. Il 22 luglio 2014 passa in prestito al Pescara. L'esordio avviene nel secondo turno di Coppa Italia contro il Renate, partita vinta ai rigori dagli abruzzesi. A gennaio 2015 passa in prestito al Livorno. L'esordio avviene da titolare nella partita casalinga contro il Brescia, vinta dal Livorno per 4-2. Segna il suo primo goal in maglia amaranto con una rovesciata spettacolare nella partita casalinga contro la Ternana. Il 5 agosto seguente passa, sempre a titolo temporaneo, al Leganés. Il 20 giugno 2016, dopo aver conquistato la prima storica promozione in Primera División con la squadra spagnola, viene riscattato e firma un triennale con il club bianco-blu. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2012 Competizioni nazionali Campionato portoghese: 1 - Benfica: 2018-2019 Supercoppa di Portogallo: 1 - Benfica: 2019 Individuale Miglior giocatore della Segunda División: 1 - 2015-2016
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Marcelo Alejandro Estigarribia
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MARCELO ESTIGARRIBIA ENRICO ZAMBRUNO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2011 Composto, sorridente, solare. Questo è Marcelo Estigarribia. Uno degli ultimi giocatori arrivati in casa Juventus, è un ragazzo semplice, legato in maniera indissolubile alla sua terra, e con i suoi dribbling ha già fatto impazzire il popolo bianconero. C’è stata curiosità attorno a lui, fin dal primo istante. Lo si conosceva poco, perché chi gioca in Sud America ha una visibilità minore rispetto a chi milita in formazioni europee. Ma visto nelle partite disputate in Copa America, manifestazione nella quale è giunto con il suo Paraguay alla finalissima poi persa contro l’Uruguay, le premesse erano già delle migliori. Marcelo è per tutti Chelo, che tradotto in italiano significa violoncello, soprannome affibbiatogli fin da quando era piccolo. «Marcelo è sempre stato troppo lungo per amici e compagni. Da qui Celito e poi Chelo». Ha cominciato subito a “suonare” per la Juventus, in un calcio particolare fatto di serpentine, corsa, coraggio e grande cuore. Già, perché giocare in campi come lo Juventus Stadium o San Siro in un batter d’occhio non è cosa da tutti. Per raccontare Marcelo bisogna partire dalla sua data di nascita: 21 settembre 1987. Quel giorno i giornali aprono a tutta pagina sul piano americano per difendere l’Europa, sul trionfo di Alain Prost al Gran Premio di Lisbona, sulla battuta d’arresto della Juventus contro l’Empoli e sui fortunati vincitori del Totocalcio, un 13 che porta nelle casse degli italiani 400 milioni di lire. Mentre succede tutto questo, ecco spuntare il piccolo Chelo. «Ho avuto un’infanzia molto bella, ho tre fratelli e vivono tutti insieme con i miei genitori in Paraguay a Fernando De La Mora, a un chilometro di distanza dalla capitale Asunción. La famiglia per me è fondamentale. Ho sempre ricevuto molto: è grazie a loro se adesso sono quello che sono, un calciatore professionista che gioca in uno dei più grandi club al mondo come la Juventus». Già, la Juventus. La parola “sueño”, sogno in spagnolo, la ripete più volte. Arrivare qui è il massimo, per chi comincia a calciare un pallone. Ma non è stato facile. Ha dovuto sudare, faticare e lavorare duro per emergere. Union Pacifico, Sport Colombia e Cerro Porteño sono state le prime squadre. Poi la parentesi (breve) in Francia, al Le Mans, città più conosciuta per la 24 ore automobilistica che per il calcio. «Come esperienza non mi ha lasciato molto. Ma comunque è stata importante per il prosieguo della mia carriera, mi ha fatto conoscere l’Europa». Il ritorno in Sudamerica è così cosa fatta, passando agli argentini del Newell’s Old Boys, ed esprimendosi ai massimi livelli. «Questo sì che è stato un passo rilevante. Mi ha permesso di far vedere tutto il mio potenziale, di andare in Nazionale e giocare la Copa America». Il bello è in campo, certo. Ma anche fuori. La sua pacatezza emerge anche lontano dal rettangolo di gioco. Dove la famiglia e la religione sono più importanti di tutto il resto. «Mi piace leggere la Bibbia e in generale i testi cattolici. Provengo da una famiglia molto religiosa, tutti siamo credenti. In ogni momento libero, in generale, mi piace stare con le persone care. Dialogare e confrontarmi con loro». E qui entra in ballo la tecnologia, perché per stare a stretto contatto con i famigliari è inevitabile. «Sono molto tecnologico, mi piace stare mi piace stare al passo con i tempi, andare su internet, giocare alla Playstation, guardare la TV e i film. I miei preferiti? Quelli dove c’è azione, con temi di guerra e combattimenti. E non disprezzo le commedie». E poi c’è la musica. Dentro il suo iPod c’è da divertirsi. «Reggaeton, cumbia (melodie originarie della Colombia, ndr) e canzoni latine: sono i ritmi che si ascoltano in Paraguay. Uno dei miei cantanti preferiti è Luis Alberto del Paranà. Lo ascoltiamo in molti, nonostante il passare degli anni è ancora uno dei più apprezzati nel nostro paese». Una curiosità: Luis Alberto del Paranà partecipò al Festival di Sanremo del 1966. Magari, tra le immagini della storia bianconera, Marcelo per prepararsi all’avventura juventina avrà scovato anche queste. Viaggiare, invece, non è tra le cose che preferisce fare. Appena può, torna a casa a Fernando de la Mora, anche se, pensandoci bene, c’è un posto che lo incuriosisce da anni. «L’Egitto. Vorrei vedere le Piramidi. Ecco, lì ci vorrei davvero andare». La Juventus, fin dal primo giorno, l’ha accolto a braccia aperte. Torino ha poco in comune con le città vissute in precedenza, eppure è già entrata nel cuore di Marcelo. «La devo ancora scoprire bene, ho avuto poco tempo per farlo, ma in questi primi mesi sono stato benissimo. Mi sono integrato alla perfezione. Per un sudamericano ambientarsi in Italia non è difficile, la gente anche qui è molto calda. E poi l’Europa, vista l’esperienza in Francia, un po’ la conoscevo già. Mangio pasta e pizza, adoro la vostra cucina. Della città la cosa che più mi ha impressionato è stato comunque lo Juventus Stadium, per la vicinanza al campo e la bellezza dell’impianto». E proprio in città, ha trovato subito un amico, anche lui arrivato da poco sotto la Mole. «Passo molto tempo con Vidal. Essendo entrambi sudamericani, abbiamo legato immediatamente». Alla fine, ritorna la parola magica: “sueño”. Non rimbalza per caso, il suo è più un messaggio. Alla Juventus e ai suoi tifosi. «Arrivo da un Paese piccolo e umile, fondato sul lavoro, che si contraddistingue per la tenacia e la voglia di emergere. Ora che sono bianconero, voglio dimostrare tutto il mio valore. Qui voglio realizzare il mio “sueño” da calciatore». Parola di Chelo. CLAUDIO AGAVE, MINUTIDIRECUPERO.IT DEL 10 LUGLIO 2020 Per i bianconeri Estigarribia è ovviamente un acquisto minore, dettato più che altro dalla necessità di ampliare numericamente la rosa per quanto riguarda la batteria di esterni. Nonostante le premesse, però, il calciatore paraguaiano si ritaglia con grande caparbietà (e un pizzico di fortuna) i suoi spazi: Conte ne apprezza la dedizione e le qualità in allenamento, anche perché il calciatore è dotato di un dribbling discreto e di grande abnegazione per la fase difensiva. Inoltre, le cattive prestazioni di Krasić ed Elia non fanno altro che far scalare gerarchie all’ex Le Mans, che di conseguenza emerge in maniera silenziosa ma determinante e venendo lodato sia dal tecnico che dai tifosi. Lo stesso Estigarribia ammetterà, in svariate interviste e in termini positivi, di non aver mai avuto in carriera un allenatore come Antonio Conte. Due i principali highlights della stagione dell’esterno: in primis, l’unico gol segnato con la maglia della Juventus, quello del momentaneo 3-2 di una gara al San Paolo contro il Napoli, finita poi 3-3. Da citare però anche l’assist decisivo nella partita contro l’Udinese, che permise a Matri di andare in gol. In totale, con la maglia della Juventus, Marcelo Estigarribia ha colleziona 18 presenze con una sola rete, citata in precedenza, portando a casa il primo e unico Scudetto della sua carriera italiana ed europea. Un premio quasi inatteso date le circostanze generali e le prospettive personali del calciatore, nonché l’unico trofeo mai conquistato in carriera da parte del paraguaiano, capace di farsi trovare al momento giusto nel posto giusto. Nonostante la bontà delle sue prestazioni in bianconero e la stima dell’allenatore, Estigarribia non viene riscattato dalla Juventus, alla ricerca di profili più elevati dopo aver fatto il salto di qualità in seguito a due settimi posti consecutivi. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/marcelo-estigarribia.html -
Marcelo Alejandro Estigarribia
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
MARCELO ESTIGARRIBIA https://it.wikipedia.org/wiki/Marcelo_Estigarribia Nazione: Paraguay Luogo di nascita: Fernando de la Mora Data di nascita: 21.09.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 181 cm Peso: 70 kg Nazionale Paraguaiano Soprannome: El Chelo (Il Violoncello) Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 16.10.2011 - Serie A - Chievo-Juventus 0-0 Ultima partita: 20.05.2012 - Coppa Italia - Juventus-Napoli 0-2 18 presenze - 1 rete 1 scudetto Marcelo Alejandro Estigarribia Balmori (Fernando de la Mora, 21 settembre 1987) è un calciatore paraguaiano, centrocampista del Sol de América. Marcelo Estigarribia Estigarribia nel 2013 alla Sampdoria Nazionalità Paraguay Altezza 181 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Sol de América Carriera Giovanili 2001-2004 Unión Pacífico 2004-2005 Sport Colombia Squadre di club 2005-2006 Sport Colombia 10 (0) 2006 Cerro Porteño 0 (0) 2006 → Guaraní 0 (0) 2006-2008 Cerro Porteño 45 (6) 2008-2010 Le Mans 12 (0) 2010-2011 → Newell's Old Boys 45 (0) 2011 Dep. Maldonado 0 (0) 2011-2012 → Juventus 18 (1) 2012-2013 → Sampdoria 34 (2) 2013-2014 → Chievo 16 (0) 2014-2016 → Atalanta 25 (2) 2016-2017 → Cerro Porteño 22 (1) 2017 → Chiapas 6 (1) 2017-2020 → Colón (SF) 66 (4) 2020 Dep. Maldonado 15 (2) 2021 → Olimpia 15 (0) 2021-2022 Dep. Maldonado 0 (0) 2022- Sol de América 3 (0) Nazionale 2007 Paraguay U-20 8 (0) 2008-2014 Paraguay 33 (1) Palmarès Coppa America Argento Argentina 2011 Biografia Di etnia Guaraní, il suo cognome è tuttavia di origine basca, retaggio dell'emigrazione spagnola in Paraguay avvenuta nel corso dell'Ottocento. È nato e cresciuto assieme ai tre fratelli a Fernando de la Mora, una cittadina a pochi chilometri di distanza dalla capitale Asunción, e proviene da una famiglia, come lui, molto religiosa e credente. Fin da piccolo è soprannominato Chelo, nato come diminutivo del suo nome Marcelo. Possiede anche il passaporto italiano. Legato alla compagna Shirley, la coppia ha due figlie, Giuliana ed Agostina. Caratteristiche tecniche È un centrocampista dal piede mancino che gioca prevalentemente come esterno o ala, ma all'occorrenza può essere impiegato anche in difesa. È abile nelle percussioni sulla fascia essendo dotato di un buon dribbling, quindi crea spesso superiorità numerica. Carriera Club Unión Pacífico, Sport Colombia e Cerro Porteño Cresce nelle giovanili dell'Unión Pacífico, squadra della città di Nueva Italia, prima di approdare allo Sport Colombia, con cui debutta tra i professionisti, all'età di diciassette anni, nella División Intermedia. Nel 2006 passa agli allora campioni in carica del Cerro Porteño, che lo cedono in prestito, per la prima parte della stagione, al Guaraní; rientrato dal prestito esordisce nella Primera División il 12 novembre 2006 in Cerro Porteño-Guaraní (5-1). Complessivamente con i rossoblù ottiene un primo posto nel Clausura 2006 (ma è il Libertad a laurearsi Campeón Absoluto), due secondi posti nel 2007 e un terzo posto nell'Apertura 2008. Le Mans e Newell's Old Boys Nell'agosto 2008 viene acquistato dai francesi del Le Mans, approdando nella Ligue 1. A causa del suo scarso impiego il 27 dicembre 2009 il Le Mans lo cede in prestito per sei mesi in Argentina al Newell's Old Boys, nella campagna di rafforzamento in vista del Clausura 2010. Al termine della stagione 2009-2010 il Le Mans retrocede e il prestito viene rinnovato per un anno, con la formula del prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a 2,5 milioni di dollari. Al termine della stagione 2010-2011 il Newell's, per ragioni economiche, non lo riscatta. Dopo la Coppa America, il cartellino (valutato 2 milioni di euro) viene acquistato da un gruppo di investitori ed Estigarribia viene tesserato dal Dep. Maldonado (militante nella seconda divisione uruguayana). Juventus e Sampdoria Il Cerro Porteño, sua ex squadra, lo iscrive al campionato, tuttavia il 28 agosto 2011 viene ingaggiato in prestito oneroso per 500 000 euro dal club italiano della Juventus, esordendo in bianconero il 16 ottobre seguente, in Serie A, nel match contro il Chievo. Pur facendo parte delle seconde linee della squadra, l'allenatore Antonio Conte gli concede varie presenze, e il giocatore si fa subito benvolere anche dai compagni e dalla tifoseria. Realizza il primo e unico gol stagionale con la maglia della Juventus in campionato il 29 novembre 2011, nel pareggio 3-3 contro il Napoli. Il 6 maggio 2012, dopo la vittoria della Juve contro il Cagliari, vince il suo primo scudetto. Nonostante le 14 presenze e il buon rendimento, a fine stagione non viene riscattato dalla società torinese, facendo così ritorno al Deportivo Maldonado. Estigarribia rimane in Italia, e il 18 agosto 2012 si trasferisce in prestito alla Sampdoria. Debutta coi blucerchiati il giorno stesso, nella sconfitta per 4-5 ai rigori contro la Juve Stabia nel terzo turno di Coppa Italia. L'esordio in campionato con la nuova squadra avviene invece il 26 agosto, alla prima giornata, nella vittoria dei doriani 1-0 sul Milan. Il 16 settembre 2012 segna la sua prima rete col club genovese, nel successo esterno della Samp 3-2 sul campo del Pescara. Conclude la sua stagione in blucerchiato con 34 presenze e 2 reti in Serie A, non venendo riscattato e tornando a fine campionato nuovamente al Deportivo Maldonado. Chievo e Atalanta Per l'inizio dell'annata 2013-2014 resta ancora nel campionato italiano, cambiando la terza maglia nel giro di tre anni; il 29 agosto 2013 viene ufficializzato il suo passaggio al Chievo, altro club di A, che lo tessera in prestito con diritto di riscatto. Esordisce coi clivensi il 15 settembre seguente, nella sconfitta di campionato in casa della Lazio (0-3). Rimane a Verona per un semestre, scendendo in campo in 16 occasioni senza siglare gol. All'inizio del girone di ritorno, il 30 gennaio 2014 passa in prestito all'Atalanta, ancora nella massima serie italiana. Fa il suo esordio con la squadra bergamasca l'8 febbraio 2014, nella partita persa per 2-0 sul campo della Fiorentina. Il 29 marzo segna il suo primo gol in maglia nerazzurra in Bologna-Atalanta (0-2), partita in cui la formazione orobica conquista la sesta vittoria consecutiva, record societario in Serie A. Nell'estate 2014 si trasferisce quindi a titolo definitivo a Bergamo. La seconda annata in maglia nerazzurra è compromessa ai primi di ottobre, per via di un grave infortunio rimediato con la nazionale paraguaiana: pur se il giocatore è protagonista di un recupero-lampo che lo riporta in campo a soli sei mesi dalla rottura del legamento crociato anteriore, un successivo stop a metà maggio gli fa chiudere anzitempo la stagione. Nel febbraio 2016 risolve il contratto con la società orobica. Nazionale Riceve la prima convocazione in nazionale per la partita amichevole contro la Costa d'Avorio del 22 maggio 2008. Segna il suo primo gol con la Albirroja nell'amichevole contro il Sudafrica il 31 marzo 2010. Dodici mesi dopo, è nella rosa paraguaiana seconda classificata alla Copa América 2011, miglior risultato internazionale dei sudamericani da quasi trent'anni a quella parte. Dopo due anni di lontananza, nel 2014 viene nuovamente chiamato a vestire la maglia della nazionale, ma nell'incontro amichevole con la Corea del Sud del 10 ottobre incappa in una lesione del legamento crociato del ginocchio destro. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012 -
EMANUELE GIACCHERINI «Giaccherini è l’esempio di come un giocatore che ha fatto la provincia, può meritarsi la Juventus. Se si chiamasse Giaccherinho sarebbe molto più considerato», sono parole di Antonio Conte. Alto 167 centimetri è un giocatore duttile, molto dotato nel dribbling e veloce sul breve, caratteristiche che gli permettono di saltare facilmente l’uomo. Ottimo negli assist, ha anche una buona capacità realizzativa grazie ai suoi inserimenti. Giak esordisce con la maglia bianconera l’11 settembre contro il Parma, nella partita inaugurale della stagione, giocando tutti i 90 minuti. Titolare anche la domenica successiva a Siena, conquista piano piano i tifosi che vedono in lui la grande voglia di emergere. Conte lo utilizza per ben 27 volte, schierandolo in più ruoli e confermando la sua enorme duttilità e intelligenza tattica. Le reti sono tre, due in Coppa Italia e una in campionato. Lo scudetto è conquistato da protagonista. Nel frattempo, Giak trova anche il modo di essere chiamato in azzurro. Non solo, Prandelli lo include nei convocati per l’Europeo. Emanuele, insieme ai propri compagni, conquista la medaglia d’argento, battuto in finale da una Spagna chiaramente fuori portata. La stagione 2012-13 ha tutti i crismi per essere quella della definitiva consacrazione. Invece, sarà utilizzato con il contagocce, anche se i momenti di gloria non mancheranno per Emanuele che, intanto, si intasca la Supercoppa Italiana conquistata a Pechino contro il Napoli. Atto primo, 16 settembre: la Juve è di scena a Genova, sponda rossoblù, per la terza giornata di campionato. Il Genoa domina nettamente il primo tempo, andando in vantaggio con l’ex Immobile. La squadra bianconera rischia più volte di subire la rete del KO, quando un tiro irresistibile da fuori area del nostro regala il pareggio. Non c’è più storia: Vucinić su rigore e Asamoah fissano il punteggio sul 3-1 per la Vecchia Signora. LUCA MOMBLANO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2012 Dieci, cento, mille Emanuele Giaccherini. Una carriera esponenziale, un modello che può valere da esempio: il centrocampista originario di Talla, piccolo comune nella provincia di Arezzo, si apre al mondo nonostante quel «…carattere chiuso che all’inizio può anche rendere complicato l’inserimento in gruppo nuovo e già unito». Parole sue. Mai banali, decise, pronunciate con lo sguardo che salta qua e là a ritmi vertiginosi: gli occhi sono lo specchio dell’anima, come suggeriva in tempi non sospetti il pensatore greco Platone, ma nel caso di Giaccherini sono anche esattamente lo specchio del suo modo di essere calciatore. Ovvero vivace eppure concentrato, tagliente eppure intenso. Classe 1985, 27 anni compiuti il 5 maggio scorso, Emanuele Giaccherini è ancora nel vivo della propria parabola professionale, sublimata da un anno e più di Juventus, di trofei e nuove responsabilità, di Nazionale e meritati attestati di stima sia da parte di Antonio Conte che di Cesare Prandelli. Dietro le conquiste di chi a 23 anni ha pensato davvero per un attimo di ritornare al proprio paese e lasciare praticamente tutto, c’è necessariamente un uomo: «Sì, dopo una splendida stagione in Serie C con il Pavia – ricorda il numero 24 della Juventus – mi ritrovai ancora a Cesena, dove mi misero fuori rosa. Mi chiesi se ne valesse ancora la pena, se i tanti sacrifici avessero ancora un senso. Ebbene, oggi posso rispondere che non bisogna davvero mai mollare. È un messaggio positivo per tutti i giovani calciatori che devono ancora scrivere la loro carriera: dare sempre il massimo, nel calcio non si sa mai». Eccolo, quindi, il lato umano, quello extra-calcistico, cioè come Giaccherini racconta se stesso con la straordinaria semplicità che lo contraddistingue: «Un ragazzo normale che dedica alla famiglia tutto il tempo in cui non lavora. Quando però vado al campo, all’allenamento, tutto cambia: si viene proiettati in un’altra realtà, fatta di totale professionalità. Posso dirmi fortunato: faccio ciò che più amo. Dalla vita non potevo chiedere di più». Dentro tutto questo, per l’ex cesenate e per l’intero popolo bianconero, ci sono stati 15 intensi mesi di successi. Giaccherini ne ha fatto pienamente parte e nel rinfrescare la memoria gongola sciorinando anche un interessante ricordo legato ai suoi gol: «I momenti di gioia sono stati davvero tanti. Quando sono arrivato a Torino avevo tanto entusiasmo e altrettanta voglia di dimostrare, ma forse non c’era la coscienza di arrivare fino a questo punto: ci ho messo anche del mio, in questo sono stato bravo. I gol? Beh, il primo, in casa contro il Bologna in Coppa Italia, per me ha significato tanto: da quel gol lì in avanti sono venuto fuori, mi ha dato ulteriore consapevolezza, e la cornice dello Juventus Stadium che esulta è davvero fantastica. Al secondo posto, appena sotto, metto la rete contro il Genoa quest’anno che ci ha permesso di riprendere in mano una partita in cui avevamo anche sofferto e andarla a vincere. Poi, a chiudere il podio, ci metto il sigillo di Bergamo che valse per noi il simbolico titolo di Campioni d’Inverno». Saluta tutti con il sorriso anche durante l’intervista, Emanuele Giaccherini. Scritto e letto per esteso. Senza nomignoli o soprannomi. Non li ama e, salvo quello espresso scherzosamente da mister Conte, lasciano il tempo che trovano. Sarà perché l’ala toscana, trasformata anche tatticamente in centrocampista centrale di inserimento, ha calpestato i campi da gioco di tutte le categorie professionistiche. Tutte davvero. Per quella che può definirsi senza mezzi termini una vera e propria scalata che ha portato Giaccherini fino ai Campionati Europei di Polonia-Ucraina. «Ho una certezza – rileva – Conte è stata la persona più importante della mia carriera professionale. Sono suoi una grande parte dei meriti della Juve e miei anche il raggiungimento della maglia azzurra senza essere titolare in pianta stabile. Mi ha dato fiducia in una squadra piena di campioni. Il resto ce l’ha messo l’ambiente Juve, che ti permette di esprimerti sempre al meglio: non conta il numero delle partite che giochi ma la qualità di queste. È un concetto nuovo». Infine, ma non certo per ultimo in ordine di importanza, c’è il discorso tattico. Rilevante, nel caso di un jolly come Giaccherini, il quale però tiene a precisare: «Ho fatto l’esterno offensivo per tutta la carriera precedente. Oggi posso però dire che nel ruolo di interno mi trovo davvero a mio agio: mi spingo oltre dicendo che per giocare in una grande squadra come la Juventus, le mie caratteristiche sono più adatte a fare la mezzala». Una bella scoperta divenuta una garanzia. Una garanzia anche per il gruppo-squadra, a proposito della quale Emanuele esprime idee ben definite: «Il calcio europeo non è certo il calcio italiano, ma con il lavoro fatto in questo anno e mezzo sappiamo di poterci stare. Cercheremo la scalata anche lì, non ci precludiamo nulla: i tifosi lo devono sapere, questa Juve non lascia nulla di intentato e gioca per vincere in qualunque competizione. Il mister ha imposto una mentalità e un modo di giocare che è ai livelli di Barcellona, Borussia Dortmund e compagnia». Una squadra che è anche uno spogliatoio unito, un monoblocco. Giaccherini non ha alcun problema ad ammetterlo: «Ho avuto bisogno del sostegno e dei consigli dei compagni. L’accoglienza è stata super, devo ringraziare Gigi (Buffon), Claudio (Marchisio) e Giorgio (Chiellini) solo per citarne alcuni. Sono persone fantastiche con le quali spero di giocare il più a lungo possibile. Anche Andrea (Pirlo) è una persona speciale oltre che un campionissimo. Calcisticamente parlando, credo che questa squadra abbia rivoluzionato il calcio in Italia: attacchiamo in tanti, è vero, ma attacchiamo con la testa e non abbiamo paura, perché sappiamo di avere sempre le coperture giuste da parte dei difensori. Finiamo un’azione, ci rimettiamo a posto e ripartiamo. Il nostro calcio non ti dà momenti di pausa». Ecco, giusto, un grazie per averlo ricordato a tutti: avanti così. Anche per l’umile e scattante Giaccherini non è ancora venuto il momento di tirare il fiato, il meglio deve ancora venire anche per chi ha raggiunto i massimi obiettivi della propria vita professionale. Atto secondo, 10 marzo, Juve-Catania: il Napoli, secondo in classifica, esce sconfitto dalla partita contro il Chievo e per la truppa bianconera, c’è la grande occasione per aumentare a 9 i punti di vantaggio sui partenopei e ipotecare seriamente lo scudetto. Ma la squadra siciliana è tosta e, pur non rendendosi mai pericolosa, non lascia il minimo spazio all’attacco juventino che, da par suo, appare lento e svogliato. A un quarto d’ora dalla fine, Conte cambia: dentro Giaccherini e fuori Asamoah. Giak ci mette l’anima, venendo pure ammonito per un plateale tuffo in area di rigore. Primo minuto di recupero: Emanuele è sull’estrema sinistra e crossa al centro area. Nessuno interviene e il pallone è intercettato da Pogba che, con uno stop suntuoso, lo addomestica e lo ributta in mezzo. Il portiere catanese smanaccia come può, la palla vaga a pochi metri dal gol quando si materializza improvvisamente Giak. Stop di petto e palla nell’angolino. Juventus 1 Catania 0: lo scudetto è molto più vicino. «È sicuramente questo è il gol più importante della mia vita e lo dedico a me stesso. Lavoro tanto per farmi trovare pronto e penso sia un premio giusto. Gol scudetto? Lo spero. Siamo a +9 sul Napoli e ora sta a noi: cercheremo di chiudere questo campionato. Conte stavolta mi ha chiesto di cercare l’uno contro uno, di puntare, di tagliare, di inserirmi e sicuramente mi ha dato meno compiti difensivi perché era una partita che dovevamo vincere, quindi abbiamo rischiato un po’ di più. L’ammonizione per la simulazione? Il tocco c’è stato ma io sono caduto dopo, l’arbitro ha fatto bene». Emanuele realizza la sua terza rete stagionale nell’inutile ultima partita della stagione, a Genova contro la Sampdoria. Le sue presenze totali sono 25, ma soltanto 9 volte è schierato come titolare. Come consolazione, vola in Brasile per disputare la Confederation Cup. Gli azzurri si classificano al 3° posto e Giak è uno dei protagonisti della competizione. Assist e giocate a non finire e una meravigliosa rete contro i padroni di casa, poi vincitori del torneo. Nella partita amichevole di preparazione alla Confederation Cup contro Haiti, Giaccherini segna una rete dopo 19 secondi, diventando il marcatore più veloce nella storia della Nazionale italiana. Il 15 giugno 2013, a sorpresa, passa agli inglesi del Sunderland. I tifosi bianconeri sono sgomenti, lo stesso Conte non si definisce contento. Ma la voglia di giocare titolare (per non rischiare di perdere il Mondiale) e l’enorme plusvalenza da mettere a bilancio, fanno sì che il giocatore abbandoni Torino e la Juventus. Due stagioni piene, due scudetti e una Supercoppa Italiana da mettere in cornice. E l’essere entrato nel cuore dei tifosi fanno di Emanuele Giaccherini un giocatore da ricordare. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/07/emanuele-giaccherini.html
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EMANUELE GIACCHERINI https://it.wikipedia.org/wiki/Emanuele_Giaccherini Nazione: Italia Luogo di nascita: Talla (Arezzo) Data di nascita: 05.05.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 167 cm Peso: 60 kg Nazionale Italiano Soprannome: Giaccherinho - Zanzara Atomica - Folletto - Libellula - La Pulce di Talla Alla Juventus dal 2011 al 2013 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 18.05.2013 - Serie A - Sampdoria-Juventus 3-2 52 presenze - 6 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana Emanuele Giaccherini (Bibbiena, 5 maggio 1985) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Con la nazionale italiana si è classificato secondo al campionato d'Europa del 2012 e terzo alla Confederations Cup 2013. Emanuele Giaccherini Giaccherini con la nazionale italiana nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 167 cm Peso 60 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2021 Carriera Giovanili 1995-1996 Rassina 1996-1997 Arezzo 1997-2001 Bibbiena 2001-2004 Cesena Squadre di club 2004-2005 → Forlì 22 (1) 2005-2007 → Bellaria Igea Marina 37 (3) 2007-2008 → Pavia 30 (10) 2008-2011 Cesena 97 (20) 2011-2013 Juventus 52 (6) 2013-2015 Sunderland 32 (4) 2015-2016 → Bologna 28 (7) 2016-2018 Napoli 20 (1) 2018-2021 Chievo 74 (13) Nazionale 2012-2016 Italia 29 (4) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Biografia Cresciuto a Talla, nella provincia aretina, all'età di sedici anni si è trasferito a Cesena. A causa di uno scontro con un portiere avversario durante la militanza nel Bibbiena, ha subìto l'asportazione della milza. Sposato con Dania, la coppia ha due figlie. Tra i vari soprannomi affibbiatigli nel corso della carriera, il più famoso è diventato Giaccherinho, nomignolo nato ai tempi di Cesena e divenuto popolare quando ripreso dall'allenatore Antonio Conte: «Giaccherini è l'esempio di come un giocatore che ha fatto la provincia può meritarsi la Juventus [...] Se si chiamasse Giaccherinho sarebbe molto più considerato». Caratteristiche tecniche Calciatore molto duttile, nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi ruoli offensivi (seconda punta, esterno, rifinitore), ma può essere schierato con buoni risultati anche in mediana (come centrocampista centrale o mezzala). Dotato di resistenza, tecnica e rapidità, con cui compensa un fisico minuto, è abile ad inserirsi negli spazi e vanta buone capacità realizzative. Carriera Giocatore Club Cesena e i periodi in prestito Il Cesena preleva Giaccherini nel 2001 da una società affiliata, il Bibbiena. Nel 2004 viene mandato in prestito in Serie C2 al Forlì. Nei successivi due anni Giaccherini va in prestito nella medesima serie al Bellaria Igea Marina. Durante la seconda stagione di permanenza rimedia un infortunio che gli fa chiudere la stagione in anticipo; in quest'occasione Giaccherini medita anche il ritiro dall'attività agonistica per ritornare a casa e andare a lavorare come operaio. L'anno dopo viene prestato nuovamente in C2, al Pavia. In quest'annata evita la retrocessione ai play-out con la squadra lombarda, segnando 10 reti. A fine stagione ritorna a Cesena, dov'è inizialmente messo fuori rosa, ma il nuovo allenatore Pierpaolo Bisoli decide di puntare su di lui; la stagione seguente ottiene un posto da titolare, contribuendo con 5 reti alla promozione della squadra in Serie B. Mantiene il ruolo da titolare anche la stagione successiva, segnando il suo primo gol in cadetteria il 29 agosto 2009 allo Stadio Via del Mare contro il Gallipoli. Termina la stagione raggiungendo la promozione in Serie A con i romagnoli e chiudendo con 9 centri personali, di cui 8 in campionato e 1 in Coppa Italia. Esordisce nella massima serie il 28 agosto 2010, alla prima di campionato contro la Roma, nel pareggio per 0-0 allo Stadio Olimpico. La sua prima marcatura in A arriva l'11 settembre, alla seconda giornata, realizzando in contropiede la rete del 2-0 finale sul Milan. Il 6 marzo 2011 segna la sua prima doppietta in Serie A nella vittoria per 2-3 contro la Sampdoria, realizzando 2 gol in 2 minuti. Il 15 maggio timbra infine la rete-partita contro il Brescia, che sancisce l'aritmetica salvezza dei romagnoli; è questo il suo ultimo centro in maglia cesenate. Juventus Il 25 agosto 2011 il giocatore viene ceduto in comproprietà alla Juventus per 3 milioni di euro. L'11 settembre successivo fa il suo esordio ufficiale coi bianconeri, nella vittoria casalinga 4-1 sul Parma. Pur non facendo parte dell'undici titolare, Giaccherini ha modo di mettersi in luce durante la stagione, conquistandosi la fiducia dell'allenatore Conte e ritagliandosi un proprio spazio nell'organico juventino. L'8 dicembre sigla il suo primo gol in maglia bianconera nell'incontro di Coppa Italia contro il Bologna, poi finito 2-1 ai tempi supplementari a favore dei torinesi. All'inizio dell'anno successivo, il 21 gennaio mette invece a segno la sua prima rete in campionato con la formazione piemontese, quella del definitivo 2-0 all'Atalanta, che permette alla sua squadra di laurearsi simbolicamente campione d'inverno. Il 6 maggio 2012, dopo la vittoria della Juventus contro il Cagliari, vince il suo primo scudetto. Il 19 giugno seguente viene riscattato dalla società bianconera per 4.250.000 euro. L'11 agosto 2012 gioca gli ultimi minuti della Supercoppa italiana vinta dalla Juventus per 4-2 ai supplementari contro il Napoli; il successivo 23 ottobre fa il suo esordio assoluto in Champions League, subentrando negli ultimi minuti della sfida di Copenaghen con il Nordsjælland, pareggiata 1-1. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria interna allo Juventus Stadium sul Palermo per 1-0, vince con tre giornate d'anticipo il secondo tricolore consecutivo. Giaccherini chiude il suo ultimo campionato in bianconero con 17 presenze e 3 gol: decisiva si rivela la rete siglata il 10 marzo al Catania, al 1' di recupero, che permette ai piemontesi di vincere la partita e dare il via all'allungo decisivo per il titolo italiano. Sunderland Giaccherini al Sunderland nel 2013. Il 16 luglio 2013 viene ufficializzato il suo passaggio al club inglese del Sunderland per 7,5 milioni di euro. Esordisce in biancorosso il 17 agosto, nella prima giornata di Premier League, nella sconfitta casalinga per 0-1 contro il Fulham; la prima rete coi Black Cats arriva invece sette giorni dopo, aprendo le marcature nel pareggio per 1-1 sul campo del Southampton. Il 24 settembre successivo debutta in Football League Cup, siglando il primo gol del Sunderland nel 2-0 finale al Peterborough Utd, nel terzo turno della competizione; coi biancorossi raggiunge poi la finale della Coppa di Lega, la seconda nella storia dei gatti neri, tuttavia sconfitti a Wembley dal Manchester City. In campionato, con 24 presenze e 4 reti, contribuisce alla salvezza del club a fine stagione. Alla positiva stagione d'esordio a Sunderland, ne segue tuttavia una seconda abbastanza deludente. Il 20 settembre 2014 rimedia un infortunio alla caviglia nella trasferta sul campo del Burnley, che lo tiene lontano dai campi per diversi mesi. Il 26 dicembre torna a giocare, subentrando a Jordi Gómez nel corso del secondo tempo del match di campionato contro l'Hull City. Tuttavia a febbraio 2015 un riacutizzarsi del problema alla caviglia lo costringe a saltare tutto il resto della stagione; i numerosi stop portano la società inglese a perdere fiducia nel giocatore, e lo stesso Giaccherini, demotivato anche dalla lontananza da casa, decide di tornare nel campionato italiano. Bologna e Napoli Nell'estate seguente, dopo due anni in Inghilterra, il 31 agosto il calciatore fa ritorno in Serie A, prelevato in prestito dal neopromosso Bologna. Il 1º novembre seguente trova la sua prima rete in maglia rossoblù, in campionato, aprendo le marcature nel 3-0 casalingo all'Atalanta. Dopo un avvio negativo sotto la guida di Delio Rossi, l'arrivo del tecnico Roberto Donadoni coincide con un cambio di marcia della squadra petroniana nonché di un ritrovato Giaccherini, il quale chiude la stagione con 7 reti in 28 presenze che contribuiscono alla salvezza anticipata dei felsinei. Tornato a Sunderland dopo la fine del prestito bolognese, il 16 luglio 2016 viene acquistato dal Napoli. Esordisce con la maglia azzurra il successivo 28 settembre, subentrando a Dries Mertens nella partita di Champions League contro il Benfica vinta per 4-2; non trova tuttavia molto spazio nel suo primo semestre sotto al Vesuvio, siglando il primo gol napoletano solo con l'anno nuovo, il 10 gennaio 2017, nell'incontro valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia contro lo Spezia. La prima realizzazione in campionato in maglia azzurra arriva invece il successivo 10 febbraio, siglando il gol del definitivo 2-0 con cui il Napoli s'impone sul Genoa, unica gara di campionato (sulle 16 presenze complessive) che Giaccherini gioca da titolare. Rimane a Napoli per un anno e mezzo, senza riuscire a imporsi. Chievo Il 31 gennaio 2018 passa a stagione in corso al Chievo. Debutta in maglia clivense il successivo 4 febbraio, nella sconfitta esterna 0-1 contro l'Atalanta, mentre il 17 dello stesso mese trova il suo primo gol in gialloblù, trasformando un calcio di punizione in occasione della vittoria interna 2-1 sul Cagliari. Con 3 reti in 12 gare contribuisce alla salvezza del club veneto, venendo riscattato dallo stesso a fine stagione. Il campionato seguente, 2018-2019, si rivela tuttavia difficile per i clivensi, che retrocedono in Serie B; Giaccherini è comunque autore del gol che dà ai veneti la prima vittoria in stagione, contro il Frosinone (1-0), il 29 dicembre. Al termine dell'annata, nonostante la caduta tra i cadetti, il giocatore decide di rimanere a Verona. Il 14 settembre 2019 apre le marcature nella vittoria clivense 2-0 sul campo del Venezia: per Giaccherini è un ritorno al gol in Serie B dopo nove anni, tuttavia nella stessa gara subisce una lesione al flessore sinistro che lo costringe a rimanere fuori per i successivi due mesi. Torna in campo il 29 ottobre, nella partita casalinga contro il Crotone vinta 2-1, subentrando nella ripresa, guadagnandosi e trasformando il calcio di rigore del momentaneo pareggio. L'estate seguente, stante le partenze di Cesar e e Meggiorini, viene nominato capitano della squadra. Veste la maglia clivense per il successivo biennio, sempre in serie cadetta, fino alla scadenza del contratto nell'estate 2021 quando ufficializza l'addio al calcio giocato. Nazionale Giaccherini all'esordio in nazionale, il 10 giugno 2012, all'Europeo 2012, nella prima sfida contro la Spagna. Nel maggio 2012 viene chiamato per la prima volta nella nazionale maggiore dal commissario tecnico Cesare Prandelli, inserito nella rosa dei 23 convocati per il campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina. Il successivo 10 giugno, a 27 anni, esordisce in azzurro scendendo in campo da titolare nella partita d'esordio della competizione europea, pareggiata 1-1 contro la Spagna. Conquista con l'Italia la medaglia d'argento dell'Europeo, dopo la sconfitta 0-4 in finale ancora contro le Furie Rosse. Utilizzato con regolarità nei mesi seguenti dal CT, viene inserito nella lista dei 23 convocati alla Confederations Cup 2013 in Brasile. L'11 giugno 2013, nella partita amichevole di Rio de Janeiro contro Haiti terminata 2-2, segna la sua prima rete in azzurro dopo 19 secondi di gioco, diventando il marcatore più veloce della storia della nazionale italiana (battendo di un secondo il precedente record del 1984 di Bagni). Il 22 dello stesso mese, realizza il suo primo gol azzurro in una sfida ufficiale, nella sconfitta 2-4 in Confederations Cup contro il Brasile, siglando il gol del momentaneo 1-1. A fine competizione vince con l'Italia la medaglia di bronzo, dopo il successo ai rigori contro l'Uruguay nella finale per il terzo posto; Giaccherini realizza uno dei tiri dal dischetto che valgono il podio agli Azzurri. Non inserito da Prandelli nella lista dei convocati al campionato del mondo 2014, dopo la rassegna iridata viene richiamato in maglia azzurra dal nuovo commissario tecnico Antonio Conte, già suo allenatore alla Juventus, in occasione del debutto nelle qualificazioni a Euro 2016. Rimane tuttavia lontano dalla nazionale per il successivo anno e mezzo, prima di essere richiamato da Conte per le ultime amichevoli precedenti il campionato d'Europa 2016, e inserito poi il 31 maggio nella rosa dei 23 azzurri per la fase finale della manifestazione continentale. Il 13 giugno 2016 è protagonista nel vittorioso esordio dell'Italia nel campionato europeo di Francia, aprendo le marcature nel 2-0 sul Belgio (tornando nell'occasione al gol in azzurro dopo quasi tre anni) e venendo nominato uomo-partita dall'UEFA. Il cammino azzurro nella competizione si conclude ai quarti di finale, contro la Germania ai rigori, durante i quali Giaccherini mette a segno il proprio tentativo. Al termine della stessa, con l'avvicendamento tecnico tra Conte e Gian Piero Ventura, Giaccherini non viene più convocato. Dopo il ritiro Nell'agosto 2021 diventa commentatore delle partite di Serie A per DAZN. Nell'estate 2022 viene ammesso al corso per l'abilitazione ad "Allenatore UEFA A", la cui qualifica consente di guidare tutte le squadre giovanili, tutte le formazioni femminili e le prime squadre maschili fino alla Serie C inclusa. Palmarès Club Lega Pro Prima Divisione: 1 - Cesena: 2008-2009 (girone A) Campionato italiano: 2 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2012
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MARCO BORRIELLO Diventa bianconero il 3 gennaio 2012, non ancora trentenne. Approda a Torino fra lo scetticismo generale, poiché dal punto di vista tecnico-tattico non aggiunge molto al già nutrito parco attaccanti. L’accoglienza dei tifosi non è delle migliori, dopo il rifiuto del giocatore di indossare la maglia juventina nell’estate precedente.Antonio Conte, mister bianconero, garantisce per lui e le contestazioni dei tifosi si limitano a qualche striscione. Il 15 gennaio 2012, Borriello indossa per la prima volta la maglia bianconera, giocando una decina di minuti, nell’incontro casalingo contro il Cagliari.Marco è palesemente fuori condizione: i movimenti sono goffi e impacciati e il rendimento è sicuramente inferiore alle attese. È schierato titolare in Coppa Italia, contro Roma e Milan, non lasciando un segno tangibile della sua presenza.Ancora una volta, proprio quando tutti lo danno sconfitto, Marco ha la forza di risollevarsi. 25 aprile 2012, la Juve è di scena a Cesena per una partita molto delicata, nonostante la squadra di casa sia praticamente retrocessa. La Vecchia Signora deve assolutamente vincere per mantenere i punti di vantaggio sul Milan. Pirlo, dopo una decina di minuti, calcia sul palo un calcio di rigore e la squadra bianconera (per l’occasione in maglia rosa) non riesce a trovare la via della rete. Nella ripresa, Borriello sostituisce un evanescente Matri e, a una decina di minuti dalla fine, riesce a trovare lo spiraglio giusto per infilare il pallone nella porta di Antonioli.La gioia bianconera e quella di Marco sono incontenibili: «Sono contento per la squadra, ma stavolta lo sono soprattutto per il mio centravanti – dice Conte – Marco è arrivato in condizioni fisiche precarie, accompagnato da un certo malumore e si è messo in discussione sotto tutti i punti di vista. Spero che questo goal lo aiuti a ricevere un po’ più di affetto dal popolo juventino».Borriello dedica il goal ad Andrea Fortunato, nel diciassettesimo anniversario della sua morte, e invita i compagni a non abbassare la guardia: «Il mio goal non vale lo scudetto. La strada è ancora lunga, basta guardare quanta fatica abbiamo fatto per piegare il Cesena. Domenica a Novara ci sarà da soffrire. Ma me lo sentivo che sarebbe arrivato e ai compagni in panchina lo avevo annunciato. Ora spero di poter dimostrare il mio valore in questa squadra».Invece, a Novara sarà una passeggiata e Marco ne approfitterà per segnare il goal del 2-0. Non schierato nella sfortunata partita casalinga contro il Lecce, Borriello contribuisce alla vittoria di Trieste, contro il Cagliari. Un suo tentativo di correzione a rete di un cross di Cáceres, causa l’autogoal del difensore sardo Canini. È il goal della sicurezza, il goal dello scudetto bianconero.Nonostante il gran finale, la Juventus non riscatta Borriello e il giocatore napoletano ritorna a Roma, terminando in questo modo la sua avventura in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/marco-borriello.html
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MARCO BORRIELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Borriello Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 18.06.1982 Ruolo: Attaccante Altezza: 185 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Soprannome: El Niño - Kiss Kiss Bang Bang - Jack Sparrow Alla Juventus nel 2012 Esordio: 15.01.2012 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 Ultima partita: 20.05.2012 - Coppa Italia - Juventus-Napoli 0-2 17 presenze - 2 reti 1 scudetto Marco Borriello (Napoli, 18 giugno 1982) è un dirigente ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante, direttore sportivo dell'Ibiza. Marco Borriello Borriello con la maglia del Genoa nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2019 Carriera Squadre di club 2000-2001 Treviso 0 (0) 2001 → Triestina 13 (2) 2001-2002 Treviso 29 (10) 2002-2003 Milan 3 (0) 2003 → Empoli 12 (1) 2003-2004 Milan 4 (0) 2004-2005 → Reggina 30 (2) 2005-2006 → Sampdoria 11 (2) 2006 → Treviso 20 (5) 2006-2007 Milan 9 (1) 2007-2008 → Genoa 35 (19) 2008-2010 Milan 37 (15) 2010-2012 Roma 41 (11) 2012 → Juventus 17 (2) 2012-2013 → Genoa 28 (12) 2013-2014 Roma 11 (1) 2014 → West Ham Utd 2 (0) 2014-2015 Roma 0 (0) 2015 Genoa 8 (0) 2015-2016 Carpi 12 (4) 2016 Atalanta 15 (4) 2016-2017 Cagliari 36 (16) 2017-2018 SPAL 15 (1) 2018-2019 Ibiza 7 (0) Nazionale 2008-2011 Italia 7 (0) Biografia È cresciuto nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio con la madre Margherita, dato che il padre Vittorio è stato ucciso dalla camorra. Ha un fratello maggiore, Piergiorgio, e un fratello minore, Fabio, quest'ultimo calciatore che ha partecipato al reality Campioni: il sogno. Caratteristiche Era un centravanti mancino dotato di grande dinamismo e forza fisica, ma anche di una buona tecnica individuale e senso del gol; era capace di fare reparto da solo giocando di sponda oppure tenendo palla per far salire i compagni. Inizialmente schierato come esterno sinistro di centrocampo, venne trasformato in centravanti da Carlo Osellame. Carriera Club Gli esordi Cresciuto nelle giovanili del Milan, dove è arrivato all'età di quattordici anni, nel 2000 è stato ceduto in comproprietà al Treviso. A Treviso non è mai sceso in campo con la prima squadra ma solo con la formazione Primavera, con cui ha segnato 10 reti il primo anno e 13 in 12 gare il secondo. Nel gennaio 2001 è passato in prestito alla Triestina, in Serie C2. Con la squadra alabardata ha segnato il primo gol tra i professionisti il 29 aprile 2001 contro il Novara e, dopo i play-off dove ha giocato tutte e quattro le partite segnando anche la rete del 2-0 nella finale di ritorno contro il Mestre, ha conquistato la promozione in Serie C1. L'estate successiva è ritornato al Treviso con cui ha esordito in C1, disputando 27 partite e realizzando 10 reti, e ha raggiunto i play-off, dove ha disputato altre due gare. Milan e prestiti Nella stagione 2002-2003 il Milan ha riscattato dal Treviso la seconda metà del cartellino di Borriello che però, nonostante delle buone prestazioni nel precampionato, ha trovato poco spazio. È riuscito comunque a segnare il suo primo gol in maglia rossonera in partite ufficiali in una gara di Coppa Italia e a esordire in Champions League il 29 ottobre 2002 in Lens-Milan 2-1, subentrando a Ševčenko all'inizio del secondo tempo. Il 27 gennaio è stato quindi ceduto in prestito all'Empoli, dove ha realizzato il suo primo gol in Serie A, unico quell'anno. Tornato al Milan, è rimasto per tutto il campionato successivo nelle file rossonere, ma ancora all'ombra dei compagni più esperti. Per la stagione 2004-2005 è stato così ceduto in prestito alla Reggina, dove ha trovato continuità di gioco ma non è riuscito ancora a soddisfare le aspettative. Nel campionato successivo è stato dato di nuovo in prestito, questa volta alla Sampdoria. A gennaio è passato nuovamente al Treviso, con i veneti retrocessi in B a fine stagione: nell'ultima giornata, con la formazione già certa della discesa tra i cadetti, realizza una doppietta all'Udinese. Rientrato in rossonero, nel dicembre 2006 risulta positivo a due sostanze dopanti: prednisone e prednisolone (metaboliti del cortisone). Dichiaratosi inconsapevole dell'assunzione di tali sostanze, il calciatore chiede una controanalisi da cui la positività viene confermata. Il fatto comporta una squalifica di tre mesi, col ritorno in campo avvenuto il 19 maggio 2007. Nell'estate 2007, è ceduto in comproprietà al Genoa per 2 milioni di euro. Il 26 settembre risulta decisivo per la vittoria contro l'Udinese (3-2), mettendo a segno nell'occasione la sua prima tripletta in A. Il 2 dicembre, disputa la centesima partita in massima serie festeggiando con il gol del pareggio contro il Torino. 6 settimane dopo, realizza una doppietta contro la Lazio che permette al Grifone di espugnare l'Olimpico - in versione biancoceleste - per la prima volta dopo quasi mezzo secolo. Le 19 reti in campionato contribuiscono alla salvezza dei liguri, valendogli anche la chiamata in Nazionale. Terminata la stagione, nel maggio 2008 il Milan ne riscatta il cartellino per 7,5 milioni di euro oltre alla comproprietà del giovane Di Gennaro. La sua annata è però compromessa da diversi infortuni, ha impedito a Borriello di essere disponibile per l'inizio del campionato 2008-2009, che gli hanno impedito di scendere in campo con continuità. Tornato a disposizione nella stagione 2009-2010 è subito stato schierato come titolare dal nuovo allenatore Leonardo nelle prime due partite di campionato contro Siena e Inter. Dopo essere stato fermo a causa di una lombalgia, è tornato a segnare il 31 ottobre 2009, a 13 mesi di distanza dall'ultimo gol realizzato, nella partita di campionato contro il Parma, nella quale ha messo a segno una doppietta su assist di Ronaldinho. Il 25 novembre 2009 ha segnato la prima rete in carriera in Champions League nella gara della 5ª giornata della fase a gironi contro l'Olympique Marsiglia a San Siro, finita poi 1-1, realizzando il gol del momentaneo vantaggio rossonero. A fine stagione è risultato, a pari merito con Ronaldinho, il miglior marcatore del Milan con 15 gol. Roma e prestiti Il 31 agosto 2010 è stato ceduto alla Roma in prestito gratuito con obbligo di riscatto fissato a 10 milioni di euro. Ha esordito con la maglia giallorossa l'11 settembre 2010 nella partita persa per 5-1 contro il Cagliari allo Stadio Sant'Elia. La giornata successiva, nella partita Roma-Bologna (2-2), ha segnato il suo primo gol in giallorosso che ha dato il momentaneo 1-0 per la squadra della capitale. Il 7 novembre 2010 ha giocato il suo primo derby capitolino vinto dalla Roma, segnando su rigore il primo dei due gol della squadra giallorossa. Il 6 gennaio 2011 nella gara contro il Catania ha segnato la sua prima doppietta in giallorosso. Ha concluso la sua prima stagione in giallorosso mettendo a segno in 46 partite ufficiali (34 in Serie A, 4 in Coppa Italia, 8 in Champions League) 17 reti (11 in Serie A, 2 in Coppa Italia e 4 in Champions League, suo record personale in competizioni UEFA per club). È inoltre stato l'unico attaccante giallorosso a segnare in tutte le tre competizioni stagionali disputate. Il 22 giugno 2011 la Roma ha esercitato il diritto di riscatto, acquisendo il giocatore a titolo definitivo dal Milan per la cifra precedentemente pattuita di 10 milioni di euro. Il 3 gennaio 2012, a fronte del riconoscimento di 500 000 euro, è stato ceduto alla Juventus in prestito con diritto di riscatto dell'intero cartellino in favore della società torinese fissato a 8 milioni di euro. La Roma ha anche corrisposto al giocatore un incentivo pari a 275 000 euro lordi per agevolarne il trasferimento. L'8 gennaio 2012, in occasione della gara di campionato Lecce-Juventus, è stato duramente contestato dai tifosi della Juventus a causa del presunto rifiuto, smentito dal giocatore, del trasferimento in bianconero nel mercato estivo del 2011. Il 15 gennaio 2012 ha fatto il suo esordio in bianconero nel pareggio interno per 1-1 contro il Cagliari, subentrando a Mirko Vučinić all'81º minuto di gioco. Il 25 aprile 2012, dopo essere subentrato ad Alessandro Matri nel corso del secondo tempo, ha segnato il suo primo gol con la maglia bianconera contro il Cesena al 79º minuto, rete che ha determinato la vittoria della Juventus per 1-0 nei confronti della squadra romagnola; è anche la prima marcatura stagionale per Borriello, che non segnava da 11 mesi. A fine stagione la Juventus ha deciso di non esercitare l'opzione per il riscatto, pertanto il giocatore ha fatto ritorno alla Roma, che il 31 agosto 2012 lo ha ceduto in prestito al Genoa. Il 23 settembre successivo ha segnato il suo primo gol dopo il ritorno in rossoblù, decidendo a favore dei liguri la sfida in trasferta contro la Lazio. Nel corso della stagione realizza due doppiette, una delle quali, nel 4-1 contro il Pescara, condanna la squadra abruzzese alla matematica retrocessione in Serie B. Dopo essere ritornato nella capitale per la stagione 2013-2014, il 31 ottobre ha segnato la sua prima rete stagionale, realizzando il gol con cui la Roma ha battuto per 1-0 il Chievo; questa vittoria è stata la decima della squadra capitolina nelle prime 10 partite di campionato, record di vittorie consecutive in avvio di torneo per la Serie A. Il 25 gennaio 2014 passa in prestito fino a fine stagione alla squadra inglese del West Ham per 700 000 euro, raccogliendo solo due presenze. Ultimi anni Tornato alla Roma, vi rimane fino all'inizio del 2015 senza giocare neanche una partita. Il 2 febbraio 2015 ritorna al Genoa a titolo definitivo. Gioca 8 partite senza segnare, e il 30 giugno, scaduto il contratto, lascia definitivamente i grifoni. Il 31 agosto 2015 il giocatore passa a titolo definitivo al neopromosso Carpi, poiché rimasto svincolato dopo l'esperienza rossoblù; vi rimane fino a gennaio 2016, realizzando 4 reti, prima di essere ceduto all'Atalanta con un contratto di sei mesi; segna 4 reti anche coi bergamaschi, e una volta terminato il campionato rimane svincolato. Nell'agosto 2016 viene acquistato dal Cagliari con cui firma un contratto annuale - con 50.000 euro di bonus per ogni gol segnato - più un altro anno aggiuntivo in caso di salvezza. All’esordio segna 4 gol alla S.P.A.L. in Coppa Italia. Grazie a tale quaterna risulterà il cannoniere del torneo, alla pari del genoano Pandev e dello juventino Dybala. Il 23 aprile 2017 segna contro l'Udinese (poi vincitore per 2-1) la ventesima rete stagionale, battendo il suo primato personale di 19 centri stabilito col Grifone nel 2008. Dopo una sola stagione in Sardegna, si trasferisce alla neopromossa SPAL. Il 27 agosto 2017, andando ancora a segno contro i friulani, eguaglia il record di Nicola Amoruso avendo segnato in massima serie per 12 squadre diverse. Sarà l’unico gol segnato in 15 apparizioni in maglia spallina; il 23 luglio 2018 viene annunciata la rescissione consensuale del contratto. Il 30 agosto 2018 viene ingaggiato dall'UD Ibiza, club militante nella Segunda División B spagnola. Il 16 settembre seguente debutta nelle gare ufficiali, nel match perso contro il Badajoz. Il 30 gennaio 2019 annuncia, tramite il proprio profilo Instagram, di aver rescisso consensualmente il contratto con il club, concludendo l’esperienza spagnola con sole 7 presenze e nessuna rete a referto e annuncia il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Maggiore Il positivo rendimento in maglia genoana gli vale inoltre, nel febbraio 2008, la chiamata di Donadoni per la rappresentativa maggiore: l'esordio con questa avviene a 25 anni, in occasione di un'amichevole contro il Portogallo (vinta per 3-1). Convocato per il campionato europeo del 2008, non viene utilizzato durante la fase finale. Rientra nel giro azzurro dopo il ritorno di Lippi in panchina, senza però venire chiamato per il campionato del mondo del 2010. Scarsamente utilizzato da Prandelli, abbandona la maglia azzurra dopo il 2011. Direttore sportivo Dopo il ritiro rimane in Spagna nella doppia veste di ambasciatore e di direttore sportivo dell'Ibiza. Palmarès Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Milan: 2003-2004 - Juventus: 2011-2012 Competizioni internazionali Supercoppa UEFA: 1 - Milan: 2003 UEFA Champions League: 1 - Milan: 2006-2007
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ARTURO VIDAL Difficile raccontare i quattro campionati juventini di Vidal. Difficile, perché sono stati talmente tanto intensi e perché El Guerrero è entrato talmente tanto nel cuore dei supporter juventini che il rischio di cadere nella nostalgia è altissimo. Proviamo a farlo, mediante testimonianze e momenti di questa fantastica e trionfale cavalcata che comincia nell’estate del 2011, quando il campione cileno approda alla corte di Antonio Conte. Va in rete alla prima uscita in campionato con la maglia della Juve, l’11 settembre 2011, nel 4-0 contro il Parma. Partendo dalla panchina, perché diverrà titolare solo dalla quarta giornata a Catania. Il ruolo di inamovibile, Arturo, se lo guadagna allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, tackle dopo tackle, corsa dopo corsa, goal dopo goal. La Juve è impegnata nel testa a testa scudetto con il Milan e la sicurezza dei bianconeri cresce gara dopo gara, assieme con la consapevolezza di potercela fare. La linea mediana Pirlo-Marchisio-Vidal, non sbaglia un colpo. Protegge la linea difensiva e supporta le punte, oltre a inserirsi in avanti con tempismo. Il cileno ha oramai conquistato tutti. Ha risorse atletiche infinite, una grinta che stordisce gli avversari e infiamma la curva. E un gran feeling con il goal. Si è anche conquistato la qualifica di rigorista della squadra. Alla trentesima giornata, segna una rete splendida, mostrando ancora una volta, anche tanta qualità: è il 2-0 che indirizza il match in favore dei bianconeri e seppellisce le speranze del Napoli. A fine stagione, Arturo Vidal conterà trentacinque presenze (qualcuna anche da difensore centrale) e sette reti. Alla seconda stagione in bianconero, Vidal ottiene una consacrazione plenaria. Calciatore totale, inesausto sette polmoni: c’è molto del cileno nel secondo scudetto consecutivo della Juve, della quale è addirittura capocannoniere stagionale. La “Signora” torna anche in Champions, e il debutto è previsto a Stamford Bridge, contro i Campioni d’Europa in carica. Due lampi di Oscar portano avanti il Chelsea, la Juve vede le streghe. Che sono scacciate da una rimonta di cuore e classe della compagine bianconera. “Remuntada” che prende il via da una rete di Vidal, che segna nonostante sia palesemente zoppo. Alla fine, sarà 2-2, grazie alla rete di Quagliarella. Il Bayern eliminerà l’undici di Conte nei quarti di finale, con Arturo ultimo a mollare. “Quando il gioco si fa duro, entra in campo Re Arturo”, è il coro che comincia a infiammare lo Stadium. 2013-14: Vidal è esimio protagonista della Juve che vince il campionato a punteggio record. Un punteggio che si fonda sulla continuità di rendimento, sull’irriducibilità, doti che ad Arturo non mancano di certo. Il 27 novembre 2013, diventa il terzo juventino della storia a segnare una tripletta in Champions (a farne le spese è il Copenaghen), eguagliando Del Piero e Inzaghi. Sul finire della stagione, i guai al ginocchio destro lo costringono a uno stop. L’operazione, il recupero lampo per poter giocare i Mondiali in Brasile. Nascono le prime polemiche. «Il finale della stagione è stato maledetto, il mio rendimento è calato molto. A livello personale è finita male con Juve e con la Nazionale cilena, adesso ho una grande occasione di riscatto. So che il popolo bianconero si aspetta molto da me, ma è sempre stato così, e non è un problema, l'operazione mi ha condizionato molto ma rifarei tutto negli stessi tempi. Purtroppo dovendo recuperare con tanta velocità, ho seriamente rischiato di farmi male in modo anche irreparabile. La mia è stata una scelta di amore nei confronti della Juve. Non potevo lasciare la squadra prima della semifinale di Europa League con il Benfica. Mi sono giocato il Mondiale e pure buona parte dell’attuale stagione, però ho deciso con il cuore, amo la Juve, sono fatto così. E devo dire grazie anche al Commissario Tecnico Sampaoli, che mi ha aspettato. Un altro non lo avrebbe fatto. Le critiche spesso sono state ingiuste, ho giocato in condizioni fisiche disastrose, solo io e i dottori lo sappiamo. Ma se c’è bisogno di me non mi tiro certo indietro, mai. Non ho nulla da rimproverarmi a livello professionale, ho sempre dato il mille per cento in campo, a prescindere da come stavo». Quando ritrova la miglior forma, torna a far splendere il centrocampo della Juve, che conquista scudetto e Coppa Italia sfiorando un tris da sogno. Fondamentale, anche nel nuovo modulo, sempre utile. «Il sistema di Conte esaltava gli inserimenti dei centrocampisti, mi trovavo spesso davanti alla porta avversaria, avevo maggiore libertà in fase offensiva. Oggi là davanti c’è un trequartista alle spalle delle punte, e quindi agli interni spettano altri compiti. Il ruolo che ricopro è perfetto per le mie caratteristiche, sono nel cuore del gioco e ho più palloni da gestire. Presto, tornerò anche a segnare con continuità. Ora sto al 100%, sono al top fisicamente e mentalmente. Mi manca solo un pizzico di fortuna sotto porta, ai tifosi dico di stare tranquilli, adesso ci penso io. Con Conte ho lavorato tre anni, mi ha fatto diventare un giocatore vero, completo, mi ha cambiato la testa. Allegri è molto diverso, lo conosco da poco, però mi piace il suo amore per il bel gioco. Preferisce ritmi più lenti, punta molto sulla tecnica e dà grande spazio alle qualità dei giocatori di cui dispone». Il cuore della “Signora”, lo definisce Massimo Bonini, uno che di mediani se ne intende. Oramai, Arturo è accomunato con i grandi universali del glorioso passato bianconero. È cronaca e storia. Segna il goal scudetto contro la Samp, vince, da miglior giocatore, la Copa America con il Cile. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Il cileno è irrequieto fuori dal campo, ubriacature e risse in discoteca sono quasi all’ordine del giorno. La società difende e protegge il giocatore, com’è giusto che sia, ma intanto prende nota. E quando, durante la Copa America, causa un incidente grave distruggendo la propria Ferrari, decide che il bicchiere è colmo. Arturo Vidal, per quaranta milioni di euro è ceduto al Bayern di Monaco. Quel Bayern che già lo voleva fortemente quattro anni prima, quando Vidal approdò a Torino, proveniente dal Bayer Leverkusen. Un cerchio che, a suo modo, si chiude. Arturo chiude con 171 gare e ben quarantotto reti realizzate in bianconero. Quattro anni in cui ha lottato, segnato, emozionato. Non ha mai mollato, Arturo (l’ha detto e l’ha fatto). Uno di quelli che al solo vederlo scendere in campo, rassicurava il tifoso a prescindere dal risultato finale. «È un giorno molto speciale – dice Arturo – voglio mandare un saluto dal cuore a tutti i tifosi juventini nel mondo. Grazie per questi quattro stupendi anni assieme. Voglio augurarvi tutta la fortuna del mondo e vi prometto che vi porterò sempre nel mio cuore. Per sempre juventino nell’anima». FILIPPO FIORINI, DAL “GS” DEL MARZO 2014 Jaqueline guarda la televisione e dice: «Mio figlio Arturo viene da un altro pianeta, l’ho sempre pensato». Tutto ciò che la circonda, glielo ha regalato lui. La casa nell’elegante quartiere di Santiago del Cile ai piedi della Cordigliera delle Ande, il rosario d’oro che porta al collo, l’auto parcheggiata fuori. Ha deciso che sarebbe diventato un campione vedendola tornare stanca dal lavoro: «Facevo le pulizie, stiravo in casa della gente. Quella volta ero davvero sfinita. Lui mi ha tolto le scarpe e ha detto di non preoccuparmi, che presto i soldi non sarebbero più stati un problema». All’epoca Arturo Erasmo Vidal era appena un bambino, ossessionato da una sola cosa: il pallone. «Lo chiamava il “toy”, come se fosse stato l’unico giocattolo al mondo. Quando non ce l’aveva tra i piedi, lo stava cercando». Dopo aver segnato tre goal al Copenaghen in Champions, lo scorso 27 novembre, Vidal il pallone se lo è portato addirittura a casa, mostrando che quell’ossessione non gli è ancora del tutto passata, nonostante abbia mantenuto la sua promessa. Ne è trascorso di tempo da allora, ma Re Artù non si è dimenticato di nessuno. Leverkusen, Torino: non importa. Appena può, il migliore centrocampista dell’intera Serie A torna a Santiago, a visitare quei sobborghi polverosi della zona sud dove stanno i suoi quattro fratelli, i suoi mille cugini, i nipoti, gli zii e tutti gli altri amici. Il secondo figlio di Erasmo Vidal e Jaqueline Pardo è nato il 22 maggio 1987. Suo padre voleva si chiamasse come lui, ma poco prima del parto il nonno materno mori tragicamente. Faceva lo spazzino e restò schiacciato dentro al camion dei rifiuti. E così si decise di ricordarlo, battezzando il nipotino con il suo nome. Arturo, appunto. All’epoca la famiglia era ancora unita e viveva nel “Barrio” di La Victoria, il quartiere più popolare tra i quartieri sovrappopolati della capitale, nato dalla prima leggendaria occupazione di terre avvenuta in America Latina. Il 30 ottobre del 1957, i Vidal erano tra le 1.200 famiglie di disperati che invasero quei lotti di sterpi, costruendoci una casa con quattro assi e un po’ di lamiera. Quando il papà di Arturo era giovane, a La Victoria la popolazione resisteva con le pietre e le molotov ai tentativi di sgombero quasi settimanali attuati dalle autorità e i famosi preti terzomondisti si mettevano in mezzo, a volte a costo della vita, per calmare la polizia. Poi venne il colpo di Stato del 1973 e uno dei generali di Pinochet propose di bombardare quel luogo proibito, in cui si perdevano immancabilmente le tracce dei sovversivi e degli agitatori, ma fu fermato in tempo. La casa dei Vidal si trova ancora oggi in Via Stella Bianca, come quella che brilla sulla bandiera del Cile. Per arrivare al campetto, Arturo camminava un paio di isolati per Unidad Popular, passava davanti al murales di Salvador Allende e girava l’angolo subito dopo la Strada Libertà. Tempi ovviamente lontani rispetto a oggi, in cui viaggia a cifre realizzative da bomber in Serie A. Vidal tornava a casa sporco, e suo zio Ricardo lo derideva chiamandolo il “Mangiaterra”. «La nonna era il centro della famiglia, cucinava per venti bimbi in un pentolone e la casa esplodeva di allegria». Luis è cugino di Arturo e ride se ripensa a quando, adolescenti, andavano alle feste assieme. «Una volta abbiamo addirittura dovuto riportarlo a casa, perché non lo facevano entrare da nessuna parte. E dire che giocava già nel Colo-Colo». Difficile crederci adesso che la cresta è il look più in voga tra i ragazzi del posto. El Cacique selezionò Vidal che aveva dodici anni, «prima come centrale e poi come terzino sinistro», si ricorda il papà, il quale gli insegnò i primi tocchi e i primi dribbling. «Debuttò da titolare il giorno dopo la morte di sua nonna. Venne qui al funerale e poi scese in campo contro l’Antofagasta». Qualche anno dopo, quando già giocava in quella mitica prima squadra con Alexis Sánchez, Jorge Valdivia e Humberto Suazo, l’allenatore Carlos Borghi disse che sarebbe diventato il miglior libero al mondo. El Bichi aveva visto giusto, anche se sbagliò ruolo, «perché Arturo può giocare in difesa, a centrocampo e in attacco», commenta Juan Antonio Tones, il giornalista che intervistò l’allenatore a suo tempo. Con l’adolescenza venne il momento più brutto, il passaggio tuttavia decisivo nella formazione del carattere dello juventino. Il padre aveva problemi personali e i suoi genitori si separarono. Arturo si trasferì con la madre e i fratelli a San Joaquin, un rione non troppo lontano da La Victoria, dove, però i miti di quartiere non erano più gli eroi della rivolta, bensì quelli del calcio. Nel corso degli anni, uscirono da San Joaquin almeno quarantasette professionisti. Il primo tra loro, è oggi un brutto ricordo della Nazionale italiana: Leonel Sanchez, che ai Mondiali cileni del 1962 si mise in mostra nella cosiddetta “Battaglia di Santiago”, per aver steso con un gancio sinistro prima il centrocampista azzurro e oriundo italo-argentino Humberto Maschio e poi il difensore Mario David. Delle stesse parti è anche Ivan Zamorano, che si trasferì in questo posto quando aveva cinque anni e che oggi ha fondato nella medesima zona una scuola calcio per allontanare i ragazzi dalla droga: la Escuela Barn Bam Zamorano. E poi ci sono Luis Jara, detto il Maradona cileno, e Jorge Toro, che negli anni Sessanta giocò nella Sampdoria, nel Modena e nel Verona, e che nella “Battaglia di Santiago” segnò da trenta metri il definitivo 2-0 cileno. O Fabián Orellana, passato per l’Udinese senza mai scendere in campo e oggi in forza al Celta Vigo. In questa suntuosa galleria del “futbol” e con un astro nascente in famiglia, Jaqueline trovò casa proprio davanti al Rodelindo Roman, la squadretta di quartiere che Arturo chiama oggi «il club del mio cuore, quello che mi ha visto nascere». Il campo fa tuttora da cortile a quell’abitazione modesta ma dignitosa in cui la donna si guadagnò l’ammirazione infinita dei suoi figli, crescendo da sola tutti e quattro. Per andare ovunque, Arturo doveva attraversare una delle due porte del Rodelindo. «Non è un campo da calcio, ma un letto di pietre, in cui uno dei due portieri gioca in un avvallamento e basta tirare alto per segnare», dice divertito Don Hernan, vicino dei dintorni e papà di un altro residente illustre di San Joaquin: Alejandro Escalona, che fu protagonista di una breve apparizione nel Torino della retrocessione e poi passato per il River Plate, il Benfica e il Gremio. Con Arturo in squadra, il Rodelindo smise per qualche anno di temere gli agguerriti derby contro la Juventud La Serena e il Municipal San Miguel. Pochi sanno che il legame di Arturo con la squadretta di quartiere è rimasto fortissimo nel tempo, pure una volta diventato professionista. Anche se era stato titolare in Copa Libertadores con il Colo-Colo, Vidal scappava in segreto a San Joaquin, si cambiava la maglia e tornava a correre tra i sassi con i vecchi amici. In un’intervista di sette anni fa, il futuro leader della Juventus di Conte disse: «Il mio potente colpo di testa l’ho imparato nel Rodelindo». Oggi, la sede è diventata un santuario di Re Artù: poster, foto, autografi, un maxischermo, una griglia e un tavolo da ping-pong completano l’arredamento di un club in cui la birra e la carne ai ferri accompagnano immancabilmente le dirette dei match della Juve. Squadra con cui, va qui ricordato, Arturo ha da poco prolungato il contratto sino al 2017. Totale: 4,5 milioni di euro netti a stagione. Una cifra neppure lontanamente immaginabile ai tempi in cui giocava in queste strade. Tra Arturo e il Rodelindo l’amore è totale, non inferiore alla sua seconda, grandissima passione: l’ippica. I cavalli della sua scuderia, infatti, vestono gli stessi colori sociali di quella che fu la sua prima squadra: il bianco e il verde. Quando ancora non era l’ammirato proprietario dello Stud Alvidal e dei suoi magnifici sauri da corsa, che scendono in pista adornati con un paraocchi in cui sono ricamate le iniziali “A” e “V”, Arturo fu un semplice ragazzino che guadagnava qualche spicciolo pulendo selle e criniere. In Cile l’ippica è quasi uno sport nazionale e nel paese si corre uno dei principali derby del continente americano per importanza, El Ensayo del Hipodromo de Chile, paragonabile addirittura, per fama e seguito, all’americano Kentucky Derby. Le famiglie vanno all’ippodromo in macchine stracolme di fratellini e passano le giornate giocando, mangiando e bevendo fino a notte inoltrata. Così facevano e fanno tuttora i Vidal, i Pardo e gli altri amici. Arturo fu salvato da una carriera come maniscalco mediocre da Don Enrique Carreno, uno dei guru del Club Hipico. Al tempo era il suo datore di lavoro e un pomeriggio lo prese da parte e lo licenziò: «Questa non è roba per te, ragazzino. Tu hai un futuro nel mondo del calcio». Chissà se aveva capito che il ragazzo sarebbe arrivato a vestire la maglia della Nazionale cilena per più di cinquanta partite. Vidal comunque diede ascolto soltanto a metà e, dopo aver vinto tre campionati con il Colo-Colo, nonché poco prima di firmare quello che nel 2007 lo avrebbe trasformato per un certo periodo nel giocatore cileno più caro della storia (undici milioni di dollari per passare al Bayer Leverkusen), tornò al Club Hipico per comprare il suo primo cavallo: la puledra Bubierca. Ora, che ha più di quaranta cavalli, si può dire che abbia «speso molto bene i suoi soldi, anche se per andare in attivo con una scuderia devi puntare a vincere i grandi classici nazionali, quelli della Triplice Corona». Marco Solis, cronista sportivo del quotidiano “La Cuarta”, lo dice guardando la pista dalla sala stampa dell’ippodromo, lo stesso luogo da cui vide morire uno dei migliori amici di Vidal. «Nicolas Inda era uno dei fantini più promettenti in assoluto», garantisce. Correva con i cavalli di Arturo, avevano praticamente la stessa età ed entrambi erano stati cresciuti dalla madre. Poi, alle nove di sera del 27 maggio 2011, Nicolas affrontò la sua ultima corsa, la numero sedici della giornata. Era quarto quando Victor Miranda e la sua Nobile Origine caddero all’uscita della curva che dà sul rettilineo finale. Nicolas e Brightly Son stavano subito dietro e li travolsero, poi vennero altri sei cavalli. Brightly si rialzò e tagliò il traguardo “scosso”, Nicolas no. Stette in coma per cinque giorni, nella maggior parte dei quali Vidal non si mosse mai dalla sedia fuori dalla stanza dell’ospedale. «Fu l’ultima persona a vederlo vivo», precisa la mamma Jaqueline e oggi, quando segna, il fenomeno di Madama si porta le mani alle orecchie per sentire il grido del pubblico. Sappiatelo: ripete il gesto che compiva il suo amico Nicolas dopo le vittorie. Mentre il talento di Arturo cresceva, fino ad arrivare ai vertici del calcio mondiale, le vicende dei Vidal lo tenevano continuamente legato a una realtà a volte dura, ma che lui ha sempre affrontato con coraggio. Qualche anno fa, uno dei più piccoli nella moltitudine di cugini che mangiavano dalla pentola della nonna a La Victoria, scopri di avere una grave malattia. Angelica racconta che quello di suo figlio Peter è un raro caso di cancro alle ossa. «Nel momento in cui si è sentito peggio, faceva la chemio e gli stavano per amputare un piede, ho chiamato mio nipote Arturo». Assieme hanno organizzato una festa di raccolta fondi. Vidal si è seduto a un tavolo e ha firmato autografi per tutta la notte. «Li vendevamo per qualche soldo, ma a fine serata avevamo abbastanza denaro per andare avanti». Oggi Peter sta bene ed è diventato un maestro degli origami. Si muove rapido sulle stampelle nella casa di Via Stella Bianca, dove vive con Luis, Angelica e una nutrita popolazione familiare. Non c’è più lo zio Ricardo, quello che chiamava “Mangiaterra” il piccolo Arturo imbrattato. È morto affogato nel suo ultimo bicchiere. Quello che l’ha steso su un marciapiede in una notte troppo fredda per le sue vecchie ossa. Con la scomparsa del fratello, però, Erasmo ha preso una scossa e ha deciso di provare a fare bene. Lavora tutti i giorni alla scuderia Alvidal, il pomeriggio dà una mano a tenere ordinato il Rodelindo e vuole riconquistare la fiducia di quel figlio campione che lo riempie di orgoglio fino alle lacrime. «Aspettavamo Arturo per le feste ma Maritè, sua moglie Maria Teresa, è incinta e non può assolutamente volare, allora verranno tutti assieme dopo la fine del campionato», dice il padre Erasmo circondato dagli amici di suo figlio. Sarà la vigilia dei Mondiali e Arturo passerà per l’ultimo brindisi al Rodelindo prima di partire per il Brasile. «Certo che lo faremo tutti assieme», rispondono gli ex compagni di pallonate, quando gli si chiede se abbiano intenzione di trovarsi al club per vedere la Coppa del Mondo. Loro, tifosi oramai acquisiti della Juventus e convinti che Vidal vincerà il terzo scudetto di fila da quando è alla Juventus, assicurano che ci saranno ad assistere alle partite dell’amico. L’obiettivo è sorprendere il mondo, cosa di cui Vidal ha dimostrato di essere capace. Chiunque può star sicuro che per ogni goal di Re Artù, con la Juve o il Cile, ci sarà un boato quaggiù, nei sobborghi della Santiago Sud. CATERINA BAFFONI, DA TUTTOJUVE.COM DEL 16 LUGLIO 2015 Lo chiamano “tuttocampista”, che è un neologismo adeguato, perché Vidal è sempre stato ovunque, sa fare tutto in ogni ruolo e sa coprire ogni parte del campo. Ritratto del giocatore che è sbocciato definitivamente nell’élite del grande calcio, nella Juventus e che tutti hanno sempre voluto avere. Il goal che racconta meglio Arturo Vidal? Impossibile indicarne uno precisamente. Questo è sempre stato il pretesto per dargli l’uomo partita ogni volta alla fine di un match. È stato sempre in ballottaggio. È lui, diciamo. Poi ci ripensiamo: tanto ci sarà un’altra occasione. Anche se non segna, è sempre determinante. Perché Vidal è entrato definitivamente nella rosa dei migliori centrocampisti che il campionato italiano abbia mai potuto offrire. Allora, forse, la sua doppietta al primo anno in bianconero alla Roma serve a rendere merito e giustizia. Vidal uomo partita di ogni partita e adesso di questa: dopo quattro anni emozionanti e pieni di successo con la casacca juventina, il guerriero torna in Bundesliga, questa volta alla corte di Guardiola. A rigor di perfezione morale, tecnica ed estetica, la sua rete che lo racconta meglio alla Juve fu il primo di oramai due stagioni fa, ovvero quello contro la Lazio: inserimento centrale da dietro, palla di Pogba a scavalcare i difensori, stop in leggera elevazione di destro, atterraggio e tocco di esterno, sempre destro, per superare Marchetti. Tic. Come il filo che entra morbido e preciso nella cruna di un ago. Ecco, lì c’è il “tuttocampista” cileno. Strana parola questa, che non bisognerebbe usare ma che racconta perfettamente il calciatore che il mondo bianconero ha potuto ammirare durante queste quattro stagioni. “Tuttocampista” è Vidal, non c’è niente da fare. Perché serve a evitare giochi di parole e di fatti per dire chi è stato e che è riuscito a fare questo giocatore fantastico che quando arrivò a Torino fu accolto dalla stampa e dalla critica come una riserva: «Il centrocampista di scorta si chiama Vidal», titolò un noto quotidiano sportivo subito prima della firma. Semplicemente non lo conoscevano. Arrivava dal Bayer Leverkusen e non è che non avesse fatto nulla: tre stagioni buone e una, l’ultima, eccellente, con trentatré presenze e dieci goal. Non ha mai segnato tanto (con la Juve l’anno scorso si è eguagliato), eppure lo definirono “di scorta”. Succede. In realtà Vidal arrivò alla Juve per diventare ciò che poi è diventato: un giocatore da fantascienza. La prima volta che lo vedi dal vivo ti sembra ancora più forte, perché la telecamera che sta nei tuoi occhi e la regia che sta nel tuo cervello ti permettono di vedere ciò che la TV non riesce a mostrarti: la capacità di stare ovunque, di coprire qualunque zona del campo adattando le proprie caratteristiche alla situazione di gioco di quell’istante. Cioè: Vidal non sembra mai fuori posto, non ti dà l’impressione di essere colui che si adatta. Se non lo conoscessi e lo vedessi difendere penseresti che è un difensore. Perché in quella fase si comporta esattamente come i compagni che fanno quello per tutta la partita. Idem quando ha la palla tra i piedi e imposta l’azione, oppure quando si infila in area e fa l’attaccante. Il 5 novembre di due stagioni fa, visto lì contro la rosa più competitiva del mondo, quella madrilena, Vidal fece impressione: solido, forte, sicuro, rapido, tecnico, intelligente, utile, ma soprattutto fondamentale. Quindici secondi prima del primo goal della Juve, Arturo era alla bandierina destra della sua metà campo a recuperare un pallone a Bale. Cosa riuscita con un tackle in scivolata perfetto. Poi subito dall’altra parte: al momento del fallo del Real su Pogba era esattamente dove un allenatore avrebbe desiderato che uno così fosse, cioè al limite dell’area avversaria pronto a raccogliere un’eventuale ribattuta della difesa o pronto a inserirsi su un cross. Poi il rigore, il che sembra un dettaglio. Ecco, appunto. Perché Vidal è rigorista nonostante in campo ci siano stati giocatori come Pirlo e Tévez. Non sono dettagli, è sostanza. Prendendo in esame quella partita, si può subito intuire come Re Artù sia sempre stato l’indice di irrinunciabilità. E in questa Juventus come in questa Serie A, Vidal è stato imprescindibile, ma è anche un giocatore capace di arrivare in ritardo dopo una convocazione in Nazionale, com’è accaduto quella volta, o di guidare in stato di ebrezza. Cioè: ha le sue follie, le sue manie, le sue controindicazioni. Ma un fuoriclasse è questo in fondo: genio e sregolatezza. Vidal questo è: uno che si mette a destra o a sinistra del regista e si infila negli spazi, in avanti e indietro. Un interno. Che poi assomiglia molto al ruolo che aveva lo stesso Conte con Lippi. La sua unicità sta lì, in quella posizione che oggi nessuno occupa bene come lui. Avanti e indietro, non c’è problema. È stato la sintesi tra classe e forza, tra grinta ed eleganza. I numeri spiegano scientificamente quell’imprescindibilità che si vede anche senza statistiche. Anche se, dopo il suo infortunio al ginocchio, non è stato più quel giocatore formidabile tanto apprezzato. Forse, anche questo motivo ha inciso molto nella vendita dell’oramai ex ventitré bianconero. È la spiegazione che supera il giudizio personale, è l’oggettiva certezza che si sta parlando di un campione. Non è che uno così lo puoi trattare come quei giocatori del tipo: “mi piace”. Qui non c’entra il giudizio singolo, esiste la prova dell’esistenza di un tipo di giocatore che vale più di altri. Vidal non conta solo come investimento puro: pagato dieci milioni e mezzo, oggi è quotato quarantacinque. Vale perché produce. E vale perché se uno tifa per la squadra in cui gioca lui, sa che ammirerà uno che si batterà come un dannato assicurandoti un rendimento da fenomeno. Lo vorrebbero tutti, più di un attaccante che segna e basta. Infine, a distanza di quattro anni le divergenze tra Juventus e Bayern Monaco nate proprio per contendersi il cileno, si sono appianate, i contatti sono ripresi e il guerriero cileno è pronto ad approdare alla corte di Pep Guardiola. Il mercato vince sempre, anche sul tempo. E così, Arturo Erasmo Vidal Pardo saluta il mondo bianconero con la bellezza di 171 presenze in bianconero, quarantotto reti siglate, quattro scudetti, due Supercoppe Italiane, una Coppa Italia e una finale di Champions League disputata. Gracias, campeòn. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/arturo-vidal.html
