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ARTURO VIDAL https://it.wikipedia.org/wiki/Arturo_Vidal Nazione: Cile Luogo di nascita: Santiago del Cile Data di nascita: 22.05.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Cileno Soprannome: King Arturo - Guerriero - Celia Punk - Arturito Alla Juventus dal 2011 al 2015 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 06.06.2015 - Champions League - Juventus-Barcellona 1-3 171 presenze - 48 reti 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Copa America 2015 e 2016 con la nazionale cilena Arturo Erasmo Vidal Pardo (Santiago del Cile, 22 maggio 1987) è un calciatore cileno, centrocampista del Colo-Colo e della nazionale cilena. In carriera si è aggiudicato tre campionati cileni consecutivi (Apertura 2006, Clausura 2006 e Apertura 2007) con il Colo-Colo, quattro campionati italiani di fila (dal 2011-12 al 2014-15), una Coppa Italia (2014-15) e due Supercoppe di Lega (2012 e 2013) con la Juventus, tre campionati tedeschi in successione (dal 2015-16 al 2017-18), una Coppa di Germania (2015-16) e due Supercoppe di Lega (2016 e 2017) con il Bayern Monaco, un campionato spagnolo, una Supercoppa di Spagna (2018) con il Barcellona, un quinto campionato italiano (2020-21), una terza Supercoppa italiana (2021) e una seconda Coppa Italia (2021-22) con l'Inter. Con la nazionale maggiore ha vinto due edizioni della Copa América (Cile 2015 e Stati Uniti 2016) ed è stato finalista alla Confederations Cup di Russia 2017, prendendo inoltre parte ai campionati mondiali di Sudafrica 2010 e Brasile 2014; in ambito giovanile con il Cile Under-20 si è classificato al terzo posto ai campionato mondiale di categoria di Canada 2007. Arturo Vidal Vidal con la nazionale cilena nel 2017 Nazionalità Cile Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Colo-Colo Carriera Giovanili 1997-2004 Rodelindo Román 2004-2005 Dep. Melipilla Squadre di club 2005-2007 Colo-Colo 36 (2) 2007-2011 Bayer Leverkusen 117 (15) 2011-2015 Juventus 171 (48) 2015-2018 Bayern Monaco 79 (14) 2018-2020 Barcellona 66 (11) 2020-2022 Inter 51 (2) 2022-2023 Flamengo 21 (2) 2023 Athl. Paranaense 7 (0) 2024- Colo-Colo 0 (0) Nazionale 2007 Cile U-20 14 (8) 2007- Cile 142 (34) Palmarès Copa América Oro Cile 2015 Oro Stati Uniti 2016 Mondiali di Calcio Under-20 Bronzo Canada 2007 Confederations Cup Argento Russia 2017 Biografia Originario di San Joaquín, un sobborgo di Santiago del Cile, è il secondo di sei fratelli, tre maschi e tre femmine, cresciuti dalla madre Jaqueline dopo che il padre Erasmo lasciò la famiglia quando Vidal aveva cinque anni, pur se col tempo i due hanno rinsaldato i loro legami. Sposato con Maria Teresa, la coppia ha tre figli. È noto come Guerriero, soprannome che a suo dire ben gli si addice «per il mio modo di giocare, per come interpreto le partite»; tra gli altri nomignoli, gli sono stati affibbiati Celia Punk per via della sua cantante preferita, Celia Cruz, e King Arturo, quest'ultimo da lui utilizzato nei social network. Possiede in patria una scuderia ippica, la "Stud Alvidal", per cui correva come fantino uno dei suoi migliori amici, Nicolas, morto in un incidente di gara nel 2011; da allora, Vidal festeggia ogni suo gol portandosi le mani alle orecchie, ripetendo il gesto che l'amico scomparso compiva dopo le vittorie in pista. Nel maggio 2016 gli è stato inoltre intitolato uno stadio presso San Joaquín, dove il calciatore è nato e cresciuto. Caratteristiche tecniche «Mi piace sapermela cavare in ogni zona del campo. Era così fin da ragazzo e sicuramente è una qualità apprezzata dagli allenatori.» (Arturo Vidal, 24 dicembre 2013) Destrorso, Vidal è un jolly capace di ricoprire in campo le posizioni più diverse — dal suo ruolo originario di difensore, al trequartista —, tuttavia è come centrale che si esprime al meglio, risultando efficace sia nella fase di copertura sia in quella offensiva. Molto valido come incontrista, quindi nella marcatura e nell'anticipo, gode di un buon senso della posizione, caratteristica che in mezzo al campo gli fa recuperare molti palloni. Dribbling e corsa gli permettono invece di spingere sulla fascia e di arrivare facilmente al cross. Dotato di buoni fondamentali, sa farsi valere anche nel colpo di testa e nel tiro da fuori. Tutte queste qualità lo portano a essere considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, nonché tra i più forti calciatori cileni della storia. Carriera Club Gli inizi, Colo-Colo Da piccolo inizia a tirare i primi calci al pallone nella squadra del suo quartiere, il Rodelindo Román. All'età di dodici anni entra poi nel settore giovanile del Colo-Colo, club di cui è sempre stato tifoso, dove viene allenato tra gli altri da Claudio Borghi, tecnico che lo fa in seguito debuttare diciannovenne tra i professionisti. Esordisce nella finale dell'Apertura 2006 del Campeonato Nacional de Primera División del Fútbol Profesional contro l'Universidad de Chile, entrando in campo nei minuti finali al posto di Fierro, partita che si conclude con la vittoria del Colo-Colo. Nel torneo successivo, il Clausura 2006, Vidal si ritaglia maggiore spazio nella formazione che vincerà il secondo titolo consecutivo. L'anno dopo, è ormai tra i punti fermi della squadra che vince l'Apertura 2007. Bayer Leverkusen L'Apertura 2007 è l'ultimo torneo con la maglia del Colo-Colo per Vidal, che a fine campionato, voluto dal direttore sportivo Rudi Völler, viene acquistato dai tedeschi del Bayer Leverkusen. La valutazione del cartellino (11 milioni di dollari) segna, all'epoca, il record per un giocatore militante nel campionato cileno. È durante gli anni a Leverkusen che Vidal viene trasformato stabilmente da centrale difensivo — ruolo fin lì ricoperto in Sudamerica — a centrocampista. Frenato all'inizio da un infortunio, debutta in Bundesliga nella sconfitta esterna per 1-0 contro l'Amburgo il 19 agosto 2007; nella stagione successiva la squadra raggiunge la finale della Coppa di Germania, persa per 1-0 contro il Werder Brema. Rimane coi rossoneri per quattro stagioni: nell'ultima, 2010-11, realizza 10 reti in campionato, risultando il miglior marcatore della squadra e contribuendo al secondo posto finale; inoltre, con sei realizzazioni su sei tentativi, è anche il miglior rigorista stagionale. Juventus Vidal alla Juventus nel 2012, durante la trasferta di Champions League sul campo dello Šachtar Durante una gara di Europa League tra Bayer Leverkusen e Villarreal, Vidal attira le attenzioni di Fabio Paratici, direttore sportivo della Juventus. Il 22 luglio 2011 il giocatore viene quindi acquistato dal club italiano per 10,5 milioni di euro (più eventuali 2 di bonus), debuttando in maglia bianconera l'11 settembre seguente, nella prima giornata di campionato, andando subito in gol nella vittoria per 4-1 sul Parma. Inizialmente le caratteristiche di Vidal poco si adattano agli schemi del tecnico Antonio Conte; ciò nonostante le buone prestazioni offerte convincono l'allenatore a cambiare le sue idee per far giocare stabilmente il cileno nel centrocampo bianconero, dove si trova a giostrare assieme a Marchisio e Pirlo, diventando ben presto una pedina inamovibile della squadra. La prima doppietta in Serie A, siglata il 22 aprile 2012 nella vittoria 4-0 contro la Roma, è anche la prima assoluta da quando è in Europa. Vidal conclude la sua stagione d'esordio in bianconero emergendo come una delle rivelazioni del campionato italiano, contribuendo dopo nove anni a riportare lo scudetto sulle maglie dei piemontesi. Al debutto nella stagione 2012-13, l'11 agosto realizza un rigore nella vittoria della Juventus 4-2 ai supplementari contro il Napoli, nella finale di Supercoppa italiana disputatasi a Pechino, mentre il 19 settembre bagna con una rete il suo esordio assoluto in Champions League, nel 2-2 dei bianconeri in casa del Chelsea. Il 29 gennaio 2013, col gol siglato alla Lazio nel ritorno della semifinale di Coppa Italia, persa per 2-1, va a segno in tutte e quattro le competizioni stagionali giocate dalla Juventus, unico bianconero assieme a Vučinić. In quest'annata Vidal si conferma sui livelli della precedente, mostrandosi inoltre più prolifico a rete: anche grazie al fatto di diventare il rigorista principale della squadra, il giocatore va in doppia cifra — superando il suo precedente record che risaliva al 2010-11 — e, nonostante il ruolo di centrocampista, emerge quale capocannoniere dei torinesi con 15 centri tra campionato e coppe; tra questi, il 28 aprile apre le marcature nel derby contro il Torino, poi vinto 2-0, ed è suo l'1-0 dal dischetto che, il 5 maggio, decide la sfida col Palermo e dà alla Juventus la certezza del bis scudetto, il secondo consecutivo anche per Vidal. Vidal in maglia bianconera nel 2014, mentre entra in campo a Doha per la sfida di Supercoppa italiana contro il Napoli La terza annata a Torino si apre per Vidal con la conquista della seconda Supercoppa nazionale, giocando la finale del 18 agosto vinta dalla Juventus per 4-0 sulla Lazio. Sul piano personale, il 27 novembre arriva la prima tripletta della carriera, realizzata nella sfida di Champions League contro il Copenaghen, che vale il 3-1 finale: nell'occasione Vidal diventa il primo giocatore cileno a siglare un hat trick nella massima competizione europea per club, nonché il terzo bianconero di sempre (dopo Inzaghi e Del Piero). La sua prolificità stagionale sottoporta prosegue in campo europeo, dove il 27 febbraio 2014 timbra il suo primo gol juventino in Europa League, aprendo le marcature nel 2-0 del club torinese sul campo del Trabzonspor, nella sfida di ritorno dei sedicesimi di finale. A fine torneo vince con i bianconeri il suo terzo scudetto consecutivo: Vidal è tra i protagonisti dell'affermazione tricolore con 11 reti in campionato, cui si aggiungono le 7 marcature nelle coppe europee che portano il suo ruolino a 18 centri stagionali — in tutti e tre i casi, suoi primati personali —; tuttavia il centrocampista chiude in anticipo quest'annata, in cui raggiunge con la Juventus anche la semifinale di Europa League, a causa di un infortunio al ginocchio destro che lo costringe a un intervento chirurgico, per non pregiudicare la sua partecipazione ai successivi mondiali brasiliani. La quarta stagione con i bianconeri, ora allenati da Massimiliano Allegri, si apre tra luci e ombre per Vidal, ancora reduce dai postumi di un infortunio forse curato troppo frettolosamente, più che altro per timore di non poter adeguatamente contribuire agli impegni conclusivi della precedente annata. Ciò nonostante, il 30 novembre, in occasione della stracittadina contro il Torino, apre le marcature dal dischetto e serve poi l'assist a Pirlo per il definitivo 2-1 juventino. Sotto la gestione del nuovo tecnico, Vidal è ora stabilmente nel cuore del gioco, in un 4-3-1-2 che lo vede quale trequartista in appoggio alla coppia d'attacco, o prettamente da interno col compito di smistare palloni. Il 14 aprile 2015, ancora su rigore, segna il decisivo 1-0 al Monaco che vale l'approdo alle semifinali di Champions League. Il 2 maggio è suo il gol che decide la partita in casa della Sampdoria e che assegna matematicamente lo scudetto alla Juventus, il quarto consecutivo sia per la squadra sia per il cileno, mentre il 20 dello stesso mese conquista il suo primo double nazionale sollevando anche la Coppa Italia, vinta il 20 maggio a Roma contro una Lazio battuta 2-1 ai supplementari. Il 6 giugno Vidal diventa infine il primo calciatore cileno della storia a scendere in campo in una finale di Champions League, seppur la Juventus non riesca a conquistare il trofeo, battuta 1-3 dal Barcellona. È questa l'ultima sua partita con la maglia bianconera, che lascia dopo quattro stagioni e sette trofei, mettendo a referto 171 partite e 48 gol. Bayern Monaco Vidal in allenamento al Bayern Monaco nel 2017 Il 28 luglio 2015 si trasferisce al Bayern Monaco di Josep Guardiola, per 37 milioni di euro (più eventuali 3 di bonus). Il cileno, che fa così ritorno nel calcio tedesco, esordisce con i bavaresi il 1º agosto seguente, in occasione della finale di Supercoppa di Germania persa ai tiri di rigore contro il Wolfsburg, dopo l'1-1 dei tempi regolamentari. Il 9 dello stesso mese segna il suo primo gol con la nuova maglia, aprendo le marcature dal dischetto nel 3-1 al Nöttingen in Coppa di Germania; il 19 settembre sigla invece la prima marcatura in campionato, nello 0-3 esterno contro il Darmstadt. In Champions League risulta determinante per il passaggio del turno alle semifinali per la compagine bavarese: è infatti suo il gol che decide l'andata dei quarti contro il Benfica, mentre al ritorno va ancora in rete nel 2-2 finale che elimina i portoghesi. Dopo l'eliminazione in semifinale contro l'Atlético Madrid, il 7 maggio 2016 Vidal si aggiudica la prima Bundesliga, grazie alla vittoria per 2-1 sull'Ingolstadt 04. Il 21 dello stesso mese aggiunge un altro trofeo al suo palmarès, in seguito alla vittoria della Coppa di Germania sul Borussia Dortmund: dopo lo 0-0 scaturito al termine dei supplementari i bavaresi prevalgono ai rigori, serie nella quale il cileno realizza il secondo penalty. La seconda stagione di Vidal con il club campione di Germania, ora allenato da Carlo Ancelotti, inizia con la conquista della Supercoppa tedesca: nella sfida del 14 agosto i bavaresi s'impongono per 2-0 sul Borussia Dortmund, con la rete iniziale che porta la firma del cileno. L'annata vede per i bavaresi la conquista del campionato, secondo consecutivo per il cileno, grazie al successo per 6-0 del 29 aprile 2017 contro il Wolfsburg; Vidal e compagni sono tuttavia protagonisti di una parte finale al di sotto delle aspettative: in Champions League — competizione durante la quale il centrocampista mette a segno tre reti, tra cui spicca la doppietta nell'1-5 sull'Arsenal nel ritorno degli ottavi di finale — la compagine tedesca esce infatti sconfitta dal doppio confronto dei quarti contro il Real Madrid, così come nella Coppa nazionale, eliminata nella semifinale dal Borussia Dortmund a seguito del 2-3 esterno del 26 aprile. Anche la stagione 2017-18, la terza e ultima in Baviera, vede il cileno subito vincente, con i Roten che il 5 agosto s'impongono in Supercoppa battendo nuovamente ai rigori il Borussia Dortmund, in seguito al 2-2 dei tempi regolamentari. Per il terzo anno consecutivo Vidal si aggiudica con largo margine la Bundesliga; ancora una volta però il finale di annata, che per lui termina anzitempo il 17 aprile 2018 a causa di un intervento chirurgico al ginocchio destro, risulta indigesto alla squadra tedesca, nuovamente eliminata dal Real Madrid nel doppio confronto della semifinale di Champions League, e perdente 1-3 nella finale della Coppa di Germania del 19 maggio contro l'Eintracht Francoforte. Barcellona Vidal al Barcellona nel 2019, mentre discute con il compagno di squadra Jordi Alba Dopo un triennio in Baviera, il 3 agosto 2018 il cileno si accorda con il Barcellona. Debutta in blaugrana il 12 dello stesso mese, subentrando a Dembélé nei minuti finali della Supercoppa spagnola, vinta 1-2 contro il Siviglia: con la vittoria del suo primo titolo con il Barça diventa inoltre il calciatore cileno con più trofei vinti da professionista, superando Eduardo Vilches. I primi mesi in Catalogna, tuttavia, non si rivelano particolarmente positivi sul piano personale, con il centrocampista che non riesce a sovvertire le gerarchie della squadra titolare e per questo manifesta dissapori verso il tecnico Ernesto Valverde, il quale lo chiama in causa prevalentemente nei minuti finali di partita; il 28 ottobre arriva comunque il primo gol con la maglia azulgrana, segnando il definitivo 5-1 al Real Madrid nel clásico di campionato. Nella seconda parte di stagione il feeling con il tecnico va a migliorare, rientrando sempre più spesso nella formazione titolare. Il 29 aprile 2019 arriva la matematica conquista della Liga, grazie al successo 2-4 sul campo dell'Alavés: è l'ottavo titolo nazionale consecutivo per Vidal, il quale rientra così nella schiera dei pochi eletti in grado di vincere in almeno tre dei maggiori campionati d'Europa. È invece avara di soddisfazioni la stagione 2019-2020, la seconda e ultima per il cileno a Barcellona. In un'annata segnata sul piano sportivo dall'avvicendamento sulla panchina blaugrana tra Valverde e Quique Setién, e sul versante mondiale dalla sopraggiunta pandemia di covid che dapprima stoppa e poi dilata a dismisura i calendari internazionali, Vidal torna su buoni livelli realizzativi ma chiude la stagione, per la prima volta dopo otto anni, senza sollevare trofei; a riprova di un'annata negativa, il centrocampista è in campo nella storica sconfitta 8-2 patita dal Barcellona, per mano dei suoi ex compagni del Bayern Monaco, nei quarti di finale della Champions League. Inter Il 22 settembre 2020 il giocatore torna dopo cinque anni in Serie A, accasandosi all'Inter a fronte di un indennizzo di 1 milione di euro in variabili. Quattro giorni dopo fa il suo esordio con i nerazzurri in Serie A, nella vittoria per 4-3 contro la Fiorentina. Proprio contro i viola, negli ottavi di finale di Coppa Italia, il 13 gennaio 2021 segna su calcio di rigore il suo primo gol in maglia nerazzurra; si ripete quattro giorni dopo in campionato, aprendo le marcature nel vittorioso derby d'Italia contro i suoi ex compagni della Juventus (2-0). Il cileno non vive una stagione positiva sul piano personale, pagando dazio sia per una serie di infortuni sia per la concorrenza del compagno di reparto Christian Eriksen, fattori che dall'iniziale ruolo di inamovibile lo fanno lentamente scivolare fuori dall'undici titolare nella seconda e decisiva parte dell'annata: ciò nonostante a fine campionato può fregiarsi della vittoria dello scudetto, il primo per il club milanese da undici anni a quella parte e, soprattutto, il nono della carriera per Vidal. In avvio della stagione seguente, il 19 ottobre 2021 segna la prima rete in Champions League con la maglia dell'Inter, nella vittoria casalinga per 3-1 contro lo Sheriff Tiraspol. Nel corso dell'annata contribuisce alle affermazioni nerazzurre in Supercoppa italiana e Coppa Italia, in entrambi i casi superando in finale la Juventus dopo i tempi supplementari. Al termine della stagione, risolve consensualmente il proprio contratto con la società milanese: la sua esperienza in nerazzurro si chiude con 71 presenze totali, 4 gol e 3 trofei vinti. Ritorno in Sudamerica Il 14 luglio 2022, Vidal firma per i brasiliani del Flamengo. Dopo aver collezionato 51 presenze e due reti, oltre ad aver contribuito alla vittoria di una Coppa Libertadores e di una coppa nazionale, il 13 luglio 2023 rescinde il proprio contratto con il club. Il 14 luglio 2023, Vidal si accasa all'Athl. Paranaense, sempre nella massima serie brasiliana. Con i rossononeri rimane fino al termine della stagione, quando decide di non rinnovare il contratto e rimanendo così svincolato. Il 23 gennaio 2024, dopo 17 anni, fa ritorno al Colo-Colo. Nazionale Nazionali giovanili Vidal ha rappresentato il Cile Under-20 in occasione del campionato sudamericano di categoria disputato nel 2007 in Paraguay, dove ha segnato sei reti. Ottenuta così la qualificazione al campionato mondiale Under-20 dello stesso anno, il giocatore ha preso parte con la Rojita anche a questa competizione dove ha segnato due reti, rivelandosi uno dei punti di forza della squadra che sul suolo canadese centrò uno storico terzo posto; nelle settimane precedenti il selezionatore della nazionale maggiore, Nelson Acosta, intendeva convocarlo per la Copa América 2007 da disputarsi nello stesso periodo, ma Vidal fu ritenuto indispensabile per il buon esito della spedizione giovanile e quindi dirottato al Mondiale di categoria. Nazionale maggiore 2007-2015 Fa il suo debutto in nazionale maggiore il 7 febbraio 2007, quando il commissario tecnico Nelson Acosta lo fa entrare negli ultimi minuti dell'amichevole vinta 1-0 sul campo del Venezuela. Tra il 2007 e il 2009 gioca in 11 delle 18 gare del Cile valide per le qualificazioni CONMEBOL al campionato del mondo 2010, che la Roja conclude al secondo posto del girone sudamericano. Il 5 settembre 2009 segna il suo primo gol in nazionale, nella gara di qualificazione al mondiale pareggiata 2-2 contro i venezuelani. Convocato per la fase finale della rassegna iridata in Sudafrica, nell'estate 2010 gioca quattro partite partendo sempre titolare. Vidal (8) festeggia con i compagni di nazionale Vargas e Isla dopo un gol alla Spagna, in amichevole, nel 2013 Nel 2011 partecipa alla Copa América in Argentina, mettendo subito a segno il gol del 2-1 contro il Messico, che vale la vittoria nella partita d'esordio. La squadra del selezionatore Borghi, in seguito al pareggio 1-1 contro l'Uruguay e alla vittoria per 1-0 sul Perù — gara alla quale Vidal non prende parte —, termina in testa il proprio girone, prima di venire eliminata ai quarti di finale, battuta 2-1 dal Venezuela. Nel novembre dello stesso anno viene escluso da Borghi, assieme a quattro compagni, dal ritiro della nazionale dopo essersi presentato in ritardo e in condizioni ritenute «non adeguate»: a seguito dell'episodio, il mese seguente la Federcalcio cilena decide la sua sospensione per indisciplina dalla nazionale per 10 partite, sanzione in seguito dimezzata il 20 aprile 2012. Ritorna a vestire la maglia della nazionale il successivo 2 giugno, nella sfida valida per le qualificazioni CONMEBOL al campionato del mondo 2014 contro la Bolivia, segnando il gol del definitivo 2-0 per il Cile. Il 1º giugno 2014 viene inserito dal commissario tecnico Jorge Sampaoli nella lista dei 23 convocati per la fase finale del mondiale in Brasile. Il 15 dello stesso mese esordisce nel torneo iridato, nella vittoria per 3-1 ai danni dell'Australia, senza tuttavia brillare. Parte da titolare anche nella successiva partita del girone contro la Spagna, che sancisce, grazie alla vittoria per 2-0, il passaggio del turno per la compagine cilena, mentre resta in panchina nell'ultima gara del girone persa per 2-0 contro i Paesi Bassi. Conclude la sua seconda esperienza mondiale con l'eliminazione negli ottavi di finale per opera del Brasile, perdendo ai rigori dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi sull'1-1. Vidal (8) in azione negli ottavi del campionato del mondo 2014, in contrasto sul brasiliano Hulk (7) Il 31 maggio 2015 Sampaoli lo inserisce nella lista dei 23 convocati per la Copa América 2015, svoltasi in Cile. Nella partita inaugurale del torneo, l'11 giugno contro l'Ecuador, contribuisce alla vittoria cilena per 2-0, segnando la rete del vantaggio con un calcio di rigore da lui stesso procuratosi. Nella seconda partita del girone, pareggiata per 3-3 contro il Messico, realizza la sua prima doppietta in Nazionale, siglando al contempo, grazie alla seconda marcatura dal dischetto, la millesima rete nella storia della Roja. Gioca da titolare anche nella terza e ultima gara contro la Bolivia che, grazie alla vittoria per 5-0, sancisce il passaggio del turno per la formazione di Sampaoli. Dopo aver eliminato l'Uruguay ai quarti per 1-0, il Cile s'impone anche nella semifinale contro il Perù per 2-1. In finale la Roja, dopo che i tempi regolamentari e supplementari erano terminati sullo 0-0, conquista la prima Copa América della sua storia superando ai rigori l'Argentina, serie nella quale Vidal — peraltro premiato come miglior giocatore dell'incontro nonché inserito nel miglior undici della competizione — realizza il secondo penalty. Il 12 novembre 2015, durante le qualificazioni CONMEBOL al campionato del mondo 2018 in Russia, segna la prima rete della competizione nel pareggio interno per 1-1 contro la Colombia, siglando il momentaneo vantaggio. Dal 2016 Vidal nel 2016 al termine della sfida di Quito valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 2018 Convocato dal selezionatore Juan Antonio Pizzi per la Copa América Centenario negli Stati Uniti, Vidal e compagni iniziano la fase a gironi con una sconfitta per 2-1 contro l'Argentina. Le seguenti due partite si concludono invece con una duplice vittoria: la prima con un sofferto 2-1 sulla Bolivia, dove è proprio il centrocampista a siglare entrambe le reti per la propria compagine, e la seconda con un 4-2 al Panama: la Roja approda in tal modo alla fase a eliminazione diretta come seconda del gruppo, dietro all'Albiceleste. Superato il Messico ai quarti con un roboante 7-0 e la Colombia in semifinale per 2-0, seppur Vidal non abbia disputato l'incontro per squalifica, la formazione di Pizzi si ritrova in finale di nuovo contro l'Argentina in un remake dell'edizione precedente: così come un anno prima, dopo lo 0-0 al termine dei supplementari, sono ancora i cileni ad aggiudicarsi il trofeo ai rigori, serie nella quale Vidal, inserito nuovamente nella top 11 del torneo, fallisce peraltro il proprio tentativo di realizzazione, risultato comunque ininfluente sull'esito finale. Nel giugno 2017 viene convocato da Pizzi per la Confederations Cup 2017 in Russia: Vidal è fin da subito protagonista, segnando una rete il 18 dello stesso mese nella partita d'esordio, vinta 0-2 sul Camerun. Titolare anche nelle altre due partite del girone, i pareggi 1-1 contro Germania e Australia, Vidal e compagni approdano alle semifinali del torneo come secondi, alle spalle dei tedeschi. Dopo lo 0-0 al termine dei tempi regolamentari e supplementari, il Cile supera il Portogallo ai rigori, in cui Vidal mette a segno il primo della serie, mentre in finale si arrende alla Germania, vittoriosa 1-0. Vidal festeggia il suo gol al Camerun nella fase a gironi della Confederations Cup 2017 Il 27 marzo 2018 raggiunge quota 100 presenze in nazionale, nel corso di un'amichevole contro la Danimarca terminata a reti bianche. Il 26 maggio 2019 Vidal viene convocato dal commissario tecnico Reinaldo Rueda per la Copa América 2019 in Brasile. La doppia vittoria 0-4 al Giappone e 1-2 all'Ecuador rendono ininfluente la sconfitta 0-1 contro l'Uruguay, permettendo un turno di riposo al centrocampista cileno e il passaggio alla fase a eliminazione diretta per i campioni in carica. Ai quarti, in seguito allo 0-0 al termine dei supplementari, viene superata la Colombia ai rigori, con Vidal che realizza il proprio tentativo; in semifinale tuttavia la formazione di Rueda si arrende al Perù, che prevale nettamente con uno 0-3. La spedizione in terra brasiliana vede la Roja chiudere l'edizione al quarto posto, dopo l'ulteriore sconfitta nella finalina stavolta contro l'Argentina: qui Vidal mette a segno l'unica marcatura personale del torneo, su calcio di rigore, accorciando il punteggio finale sul 2-1. Il 10 giugno 2021 viene convocato dal commissario tecnico Martín Lasarte per la Copa América 2021 in Brasile. L'8 settembre 2023 realizza un gol nella sconfitta per 3-1 contro l'Uruguay che gli consente di agganciare Iván Zamorano al quarto posto della classifica marcatori della selezione cilena. Quattro giorni dopo, durante un incontro con la Colombia valido per le qualificazioni CONMEBOL al campionato del mondo 2026, Vidal subisce una lesione traumatica acuta al menisco in uno scontro di gioco con Luis Díaz, infortunio che lo costringe a un'operazione chirurgica e a uno stop prolungato. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato cileno: 3 - Colo-Colo: Apertura 2006, Clausura 2006, Apertura 2007 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 - Inter: 2020-2021 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013 - Inter: 2021 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015 - Inter: 2021-2022 Campionato tedesco: 3 - Bayern Monaco: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Coppa di Germania: 1 - Bayern Monaco: 2015-2016 Supercoppa di Germania: 2 - Bayern Monaco: 2016, 2017 Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2018 Campionato spagnolo: 1 - Barcellona: 2018-2019 Coppa del Brasile: 1 - Flamengo: 2022 Competizioni internazionali Coppa Libertadores: 1 - Flamengo: 2022 Nazionale Coppa America: 2 - Cile 2015, Stati Uniti 2016 Individuale Squadra ideale del Campionato mondiale di calcio Under-20: 1 - 2007 Calciatore cileno dell'anno all'estero: 2 - 2010, 2012 Squadra ideale della Bundesliga: 2 - 2010-2011, 2015-2016 Gran Galà del calcio AIC: 2 - Squadra dell'anno: 2013, 2014 ESM Team of the Year: 1 - 2013-2014 Miglior calciatore della finale di Copa América: 1 - 2015 Squadra ideale della Copa América: 2 - 2015, 2016 Calciatore cileno dell'anno: 1 - 2016 All-Time XI della Copa América: 1 - 2019
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ELJERO ELIA Il sinistro di Eljero Elia è come l’abito buono che si sfoggia solo nelle grandi occasioni 0 scrive Stefano Cantalupi su giornalaccio rosa.it, il 30 agosto 2011 – dopo anni passati a incantare talent-scout e osservatori con le magie del suo destro, ha usato l’altro piede per insaccare il primo (e finora unico) goal in partite non amichevoli con la maglia dell’Olanda. Quella rete a Glasgow, nelle qualificazioni a Sudafrica 2010, gli è probabilmente valsa il pass per il Mondiale sudafricano, che gli “oranje” sono poi andati “a un Iniesta” dal vincere. La rete del “manchego” e la parata di Casillas su Robben a Johannesburg hanno fatto sì che Elia oggi non arrivi alla Juventus da Campione del Mondo, ma la sostanza non cambia di molto: Conte cercava un esterno di attacco da schierare a sinistra e adesso ne ha uno di valore internazionale.È atterrato alle 15:15 all’aeroporto di Caselle con il permesso della Nazionale olandese, ha fatto poi tappa alla clinica Fornaca di Sessant, all’isokineitc e infine all’istituto di medicina dello sport adiacente allo stadio Olimpico. In serata ha firmato il contratto con la Juventus. Basterà per mettere le ali alla Juve e farla decollare? Difficile dirlo, anche perché non è tutto oro ciò che luccica.Sul talento di questo ragazzo nato nel 1987 a Voorburg non c’è molto da dibattere: ha una rapidità di piedi impressionante, accelera da fermo in un attimo e si lancia in progressioni nelle quali è difficile seguirlo per chiunque. Il dribbling gli piace parecchio e sposta molto rapidamente il pallone per scaricare il destro, rientrando dalla prediletta fascia sinistra, anticipando e mandando fuori equilibrio il marcatore diretto. Se ne facciamo una questione di tecnica e puro istinto, non c’è dubbio che l’organico della Juventus si sia arricchito di un elemento di valore, capace di vincere nel 2009 (dopo due ottime stagioni con il Twente) il premio “Talento olandese dell’anno”, sulle orme di gente come Robben, Van Persie, Sneijder e Van der Vaart.E allora qual è il motivo che ha spinto l’Amburgo, ultimo in classifica dopo quattro giornate di Bundesliga, a rivendere a dieci milioni un ragazzo per cui aveva sborsato più o meno la stessa cifra solo un paio di anni fa? La ragione potrebbe essere la mancata consacrazione di Eljero quale stella di prima grandezza in Europa: se è vero che l’arrivo di Van Nistelrooy lo aveva costretto a diventare meno attaccante e più ala, va detto che la seconda stagione di Elia in Germania è stata meno ricca di goal e di grandi giocate rispetto alla prima. E poi c’è un po’ di esuberanza giovanile da gestire, nonostante siano oramai lontani i tempi dei litigi con Lex Schoenmaker, il tecnico che nel 2007 lo indusse a lasciare il Den Haag, nel cui vivaio era cresciuto.Quello che farà davvero la differenza, però, sarà il grado di maturazione tattica che Elia saprà raggiungere. Lì Conte avrà il suo bel daffare, perché al momento ci sono alcuni punti deboli su cui lavorare. Anzitutto, la fase difensiva di Eljero è davvero poca cosa. E poi la tendenza a cercare il colpo a effetto lo porta a dialogare poco con i compagni: il gusto dell’assist ce l’ha, eccome, ma più come risultato di una grande giocata personale che come prodotto di un’azione manovrata. Per chiudere, c’è sempre la questione del piede sinistro: avere un’ala che corre sul lato del suo piede “sordo” è un vantaggio quando si tratta di accentrarsi e andare al tiro, ma un handicap alla voce “cross da fondo per le punte”, e, infatti, Elia mette al centro palloni alti solo con il destro, mentre di sinistro si limita a passaggi bassi all’indietro.L’oramai ex esterno offensivo dell’Amburgo, però, avrà tempo per far ricredere tutti. In carriera l’impresa gli è già riuscita: l’Ajax lo prese dopo un provino effettuato a inizio millennio, ma alla fine lo giudicò troppo esile fisicamente (oggi misura 176 centimetri e pesa sessantotto chili), salvo poi cercare di riprenderlo nel 2007, perdendo la concorrenza con il Twente. Tra i quattordici milioni di tifosi juventini, non mancherà chi storcerà il naso di fronte a quest’operazione di mercato: ma dopo due anni di disgrazie calcistiche, tutti gli scettici bianconeri sarebbero felici di ricredersi come fecero quelli dell’Ajax.I dubbi del giornalista e di tutti (o quasi) i tifosi juventini saranno, purtroppo, confermati dalle prestazioni del giocatore olandese. Fa il suo esordio in Serie A il 25 settembre 2011, alla quinta di campionato, in Catania-Juventus. Nelle partite successive non riesce a convincere Conte, che lo utilizza con il contagocce e spesso lo fa accomodare in panchina o in tribuna. L’ultima sua partita in bianconero è nella vittoriosa trasferta di Novara, nella quale spreca due clamorose occasioni davanti al portiere. Alla fine di un campionato per lui non esaltante (solo cinque presenze), Elia può comunque fregiarsi della vittoria dello scudetto, anche se risulterà l’unico giocatore della rosa bianconera a non aver avuto la soddisfazione di segnare una rete. Il 10 luglio 2012 passa ufficialmente al Werder Brema per un importo di 5,5 milioni di euro, pagabili in due anni. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/eljero-elia.html
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ELJERO ELIA https://it.wikipedia.org/wiki/Eljero_Elia Nazione: Paesi Bassi Luogo di nascita: Voorburg Data di nascita: 13.02.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 176 cm Peso: 70 kg Nazionale Olandese Soprannome: Elly - Il Profeta Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 25.09.2011 - Serie A - Catania-Juventus 1-1 Ultima partita: 29.04.2012 - Serie A - Novara-Juventus 0-4 5 presenze - 0 reti 1 scudetto Eljero George Rinaldo Elia (Voorburg, 13 febbraio 1987) è un calciatore olandese di origini surinamesi, centrocampista o ala dell'ADO Den Haag. Eljero Elia Elia all'Amburgo nel 2009 Nazionalità Paesi Bassi Altezza 176 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista, Ala Squadra ADO Den Haag Carriera Giovanili 1996-2000 ADO Den Haag 2000-2002 Ajax 2002-2004 ADO Den Haag Squadre di club 2004-2007 ADO Den Haag 59 (6) 2007-2009 Twente 64 (11) 2009-2011 Amburgo 52 (7) 2011-2012 Juventus 5 (0) 2012-2014 Werder Brema 66 (4) 2014-2015 → Southampton 16 (2) 2015-2017 Feyenoord 55 (17) 2017-2020 İstanbul Başakşehir 68 (9) 2020-2021 Utrecht 20 (2) 2021- ADO Den Haag 9 (0) Nazionale 2006-2008 Paesi Bassi U-21 7 (1) 2009 Paesi Bassi B 1 (0) 2009-2018 Paesi Bassi 30 (2) Palmarès Mondiali di calcio Argento Sudafrica 2010 Caratteristiche tecniche Ala dotata di grande rapidità di piedi e notevole accelerazione, è abile anche nel dribbling. Privilegia progressioni palla al piede sulla sua fascia di competenza, quella sinistra, per poi con una finta accentrarsi, far perdere l'equilibrio al proprio marcatore e cercare la conclusione preferibilmente di destro. Carriera Club Gli esordi in Olanda Elia nel 2008 al Twente Inizia a prendere confidenza col pallone molto presto, infatti nel 1996, a 9 anni, attira l'attenzione dell'ADO Den Haag che lo inserisce nel proprio settore giovanile. Rimarrà nel club gialloverde fino alla chiamata dell'Ajax nel 2000. La squadra di Amsterdam lo scarta dopo un biennio per via del suo fisico, giudicato eccessivamente esile, così nel 2002 torna all'ADO Den Haag. Qui, nel 2004, debutta con la prima squadra a diciassette anni, collezionando 4 presenze e un gol. Complici alcuni litigi con il tecnico Lex Shoenmaker, nel 2007 Elia lascia nuovamente l'ADO Den Haag e accetta l'offerta del Twente. Nella stagione Eredivisie con la squadra di Enschede ottiene un ottimo secondo posto, arrivando anche in finale di KNVB Beker, dove segna il gol del momentaneo pareggio 1-1 contro l'Heerenveen, che riuscirà comunque a vincere il trofeo ai calci di rigore, dopo che ai tempi supplementari la partita era terminata 2-2. Elia segna 15 gol in stagione e viene premiato come Talento olandese dell'anno. Amburgo e Juventus Il 5 luglio 2009 si trasferisce all'Amburgo per 9 milioni di euro. Chiude la sua prima stagione con la squadra tedesca con 24 presenze e 5 gol. Nella seconda stagione colleziona 24 presenze segnando 2 gol. Il 31 agosto 2011, ultimo giorno di calciomercato, viene acquistato per 9 milioni di euro, più eventualmente un altro milione di bonus, dalla Juventus. Il giocatore sceglie la maglia numero 17. Fa il suo esordio in Serie A il 25 settembre 2011, alla 5ª di campionato, in Catania-Juventus. Nelle uscite successive il giocatore non riesce però a convincere l'allenatore Antonio Conte, che lo utilizza col contagocce e spesso lo fa accomodare in panchina o in tribuna. Alla fine di un campionato per lui non esaltante, Elia può comunque fregiarsi della vittoria dello scudetto. Werder Brema, Southampton e Feyenoord Il 10 luglio 2012 passa ufficialmente al Werder Brema per un importo di 5,5 milioni di euro più 2 milioni di bonus, pagabili in due anni, per un totale quindi di 7,5 milioni di euro. Rimane a Brema per due stagioni e mezza, totalizzando 4 reti, tutte messe a segno nella stagione 2013-2014. Il 23 dicembre 2014 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Southampton, club militante in Premier League. Debutta con la nuova maglia l'11 gennaio 2015, nella vittoria 1-0 sul Manchester United. Sei giorni dopo, realizza una doppietta che permette alla sua squadra di battere 2-1 in trasferta il Newcastle. Alla scadenza del prestito, il Southampton sceglie di non riscattare il giocatore, che così il 5 agosto 2015 passa a titolo definitivo agli olandesi del Feyenoord. L'8 novembre seguente tocca quota 300 presenze con i club in occasione del match pareggiato per 1-1 contro l'Ajax. Elia con la nazionale olandese nel 2010. İstanbul Başakşehir Il 13 giugno 2017 viene acquistato dall'İstanbul Başakşehir e vince il campionato turco con una giornata di anticipo. Utrecht Il 19 agosto 2020 torna in patria firmando un contratto annuale con l'Utrecht, con cui torna al gol in Eredivisie a distanza di 3 anni nel turno infrasettimanale del 22 dicembre vinto fuoricasa contro l’Emmen per 2-3. Ritorno all'ADO Den Haag Il 18 novembre 2021, a distanza di 14 anni, torna a vestire la maglia dell'ADO Den Haag, squadra in cui è cresciuto calcisticamente a livello giovanile Nazionale Debutta con l'Under-19 olandese nel 2005, un anno dopo del suo debutto nel calcio professionistico. Nel 2006 viene convocato per l'Olanda Under-21. A 18 anni arriva la sua prima convocazione nella nazionale maggiore per un'amichevole contro l'Inghilterra, senza scendere in campo. Nel giugno 2009 l'allenatore olandese Bert van Marwijk lo convoca in occasione delle qualificazioni al campionato mondiale di calcio 2010, contro Islanda e Norvegia, ma il debutto arriva a settembre dello stesso anno in un'amichevole contro il Giappone (finita 3-0 per gli oranje) dove colleziona due assist; quattro giorni più tardi, contro la Scozia, sostituisce Arjen Robben a 18 minuti dalla fine e finalizza un'azione di contropiede, realizzando così il suo primo gol in nazionale e decidendo la gara. Viene inserito nella lista dei 23 olandesi convocati per Sudafrica 2010. Nella rassegna mondiale Elia non parte mai titolare ma subentra in tutti gli incontri tranne quello ai quarti contro il Brasile. Sostituisce Dirk Kuijt nella finale persa 0-1 ai tempi supplementari contro la Spagna. Nel 2012 esce dal giro della nazionale, venendo richiamato solo nel 2015 in 2 occasioni ma senza giocare. Torna invece a giocare con la nazionale nel 2018 dopo 6 anni di assenza giocando nell'amichevole pareggiata per 1-1 in trasferta a Trnava contro la Slovacchia subentrando al 75º a Patrick Van Aanholt. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012 Coppa dei Paesi Bassi: 1 - Feyenoord: 2015-2016 Campionato olandese: 1 - Feyenoord: 2016-2017 Campionato turco: 1 - Basaksehir: 2019-2020 Individuale Miglior talento dell'anno in Eredivisie: 1 - 2008-2009
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MIRKO VUCINIC «Non contano i gol. Gli assist. I record. Non contano le sconfitte. Le delusioni. Conta solo far parte di qualcosa che si chiama Juve e si scrive storia! Quella storia che per tre anni abbiamo scritto insieme. Emozioni indelebili! Grazie a tutti e per tutto! Mirko». Quello che gioca in pantofole o in infradito: così è stato più volte soprannominato Mirko Vucinić, montenegrino di Niksić. Classe purissima, talento da vendere, tutti gli ingredienti per diventare uno dei giocatori più forti della propria epoca. Ma Mirko, come detto, gioca in pantofole: un dribbling ben riuscito e, per lui, la partita finisce lì. E tutto rimane sospeso nell’aria, nell’attesa vana del definitivo salto di qualità. Lo aveva portato a Lecce, a soli 17 anni, Pantaleo Corvino: Mirko esordisce in prima squadra immediatamente e le sue grandi giocate strabiliano il mondo del pallone italiota. È vero, non segna tantissimo, ma quando ha voglia di giocare vale da solo il prezzo del biglietto. «Ho cominciato a 16 anni nella squadra della mia città, ero il più giovane giocatore del campionato della Serbia-Montenegro. Ho segnato subito all'esordio, alla fine della stagione 9 presenze e 4 gol. Giocavo nella Nazionale Under 16. All'inizio a Lecce è stato difficile, non capivo la lingua, i metodi di allenamento erano diversi, però poco alla volta mi sono adattato. Ho vinto la Coppa Italia Primavera. A 18 anni debuttati in prima squadra. Prima con Cavasin, poi con Delio Rossi. Mi hanno dato fiducia e in Italia non è cosa da poco perché a tutti i livelli manca una cultura che valorizzi i giovani. La vera svolta quando è venuto Zeman, in quella stagione ho segnato 19 gol. Mi ha insegnato molto, per far crescere gli attaccanti è il numero uno. Si dimentica della fase difensiva, ma si sa che è un suo limite. Grazie a lui e a Delio Rossi l'Italia ha cominciato a conoscermi». Già, quando ne ha voglia: è questo il suo tallone d’Achille. Il passaggio dal giallorosso leccese a quello romanista, dicono gli esperti, servirà per responsabilizzarlo e farlo sbocciare definitivamente. Non sarà così: proprio come a Lecce, alternerà grandissime prestazioni a partite abuliche, durante le quali diventa più dannoso che utile. La Juve ci crede nell’estate del 2011, quando lo fa arrivare a Torino. Conte lo ritiene indispensabile al proprio gioco, che non prevede una punta di ruolo. Mirko, con il suo movimento e con le sue grandi giocate, non potrà che risultare più che utile agli inserimenti dei centrocampisti, in particolare Vidal, Marchisio e Pepe. E c’è da dire che la prima stagione del montenegrino è molto positiva. È uno dei protagonisti assoluti della conquista dello scudetto: come suo solito, non segna tantissimo (10 gol in 35 partite) ma il suo rendimento è costante, soprattutto nella parte iniziale e finale della stagione, quando i campi asciutti agevolano le sue grandissime giocate. Da ricordare, su tutte, la partita del San Paolo. Dopo il primo tempo, la Juve è sotto di due gol: Mirko è impalpabile, quasi indisponente. Ma nell’intervallo tutto cambia, si carica sulle spalle la squadra e la porta a rimontare il passivo, fino a trovare un 3-3 quasi insperato. Grandissimo anche a Novara, nel finale di stagione, con una splendida doppietta, e nella partita del trionfo a Trieste, contro il Cagliari, quando apre le marcature del 2-0 finale. Comincia la nuova stagione con il trionfo nella Supercoppa Italiana: Mirko segna la rete del definitivo 4-2 sul Napoli. «È nostra. La Supercoppa dopo nove anni la riportiamo a Torino: la quinta della storia bianconera, la seconda per me. A Pechino ha vinto prima di tutto il gruppo, uscito fuori con grinta e personalità recuperando due volte lo svantaggio. Una vittoria importante che voglio dedicare ai tifosi juventini e alla mia famiglia. Una vittoria che dimostra sempre più il nostro carattere, il DNA bianconero: perché vincere è l’unica cosa che conta!». Mirko disputerà 43 partite segnando 13 reti, miglior cannoniere juventino in campionato al pari di Vidal. Disputa buone partite, su tutte quella a Bologna e in casa con il Pescara, ma è in coppa dove delude maggiormente. La Juve avrebbe bisogno delle sue grandi giocate per provare a conquistare la coppa dalle grandi orecchie ma Mirko rimane il giocatore in pantofole di sempre e la corsa bianconera in Europa si ferma ai quarti di finale. Arriva, comunque, il secondo scudetto consecutivo. Siamo all’epilogo: la terza stagione è un vero e proprio calvario. Arrivano Fernando Llorente e Tevez e per lui non c’è più spazio. Si fa anche male a un ginocchio e rimane fermo per più di un mese. Fino al “fattaccio” del mercato di gennaio: Juventus e Inter si accordano per lo scambio Guarín-Vucinić. I giocatori sono contenti, non vedono l’ora di cambiare aria. Mirko svuota il suo armadietto e saluta i compagni. Ma non si fanno i conti senza l’oste, ovvero i tifosi interisti, che inscenano una vera e propria insurrezione: lo scambio non sa da fare e non si farà. Mirko torna mestamente a Torino, sa che il suo tempo è comunque scaduto, c’è solo da aspettare che termini il campionato. E la fine arriva e, con essa, la cessione di Vucinić al club arabo dell’Al-Jazira. Tre scudetti, due Supercoppe italiane, difficile sostenere che Vucinić sia passato senza lasciare traccia nella storia bianconera. Ma il rimpianto di quel famoso passettino in più rimasto nell’aria, è pesante come un macigno. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/10/mirko-vucinic.html
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MIRKO VUCINIC https://it.wikipedia.org/wiki/Mirko_Vučinić Nazione: Montenegro Luogo di nascita: Niksic Data di nascita: 01.10.1983 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 76 kg Nazionale Montenegrino Soprannome: Mosé - Maradona dei Balcani Alla Juventus dal 2011 al 2014 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 24.04.2014 - Europa League - Benfica-Juventus 2-1 96 presenze - 26 reti 3 scudetti 2 supercoppe italiane Mirko Vučinić (Nikšić, 1º ottobre 1983) è un allenatore di calcio ed ex calciatore montenegrino, precedentemente jugoslavo e serbo-montenegrino, di ruolo attaccante, commissario tecnico della nazionale montenegrina. È stato premiato dalla Federazione calcistica del Montenegro come miglior giocatore montenegrino per il maggior numero di volte, sette per la precisione. Mirko Vučinić Vučinić con la nazionale montenegrina nel 2012 Nazionalità Jugoslavia Serbia e Montenegro (2003-2006) Montenegro (dal 2006) Altezza 186 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Montenegro Termine carriera 1º luglio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 1998-2000 Sutjeska Squadre di club 1999-2000 Sutjeska 9 (3) 2000-2006 Lecce 111 (34) 2006-2011 Roma 147 (46) 2011-2014 Juventus 96 (26) 2014-2017 Al-Jazira 29 (28) Nazionale 1999-2000 Jugoslavia U-16 2 (3) 2004-2006 Serbia e Montenegro U-21 4 (3) 2005-2006 Serbia e Montenegro 3 (0) 2007-2017 Montenegro 46 (17) Carriera da allenatore 2022-2025 Montenegro Assistente 2025- Montenegro Biografia È sposato con Stefania, con cui ha avuto due figli. È stato protagonista, nell'agosto 2008, di uno spot pubblicitario per la compagnia telefonica Wind, insieme ai comici Aldo, Giovanni e Giacomo. Caratteristiche tecniche Attaccante di talento, le sue qualità tecniche gli permettevano di offrire prestazioni positive in ogni zona del reparto offensivo, sia come ala sia come centravanti; in particolare era abile nel fornire assist ai compagni. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Sutjeska Cresce a Nikšić, dove giocando nelle giovanili del Sutjeska, arriva ad essere il più giovane giocatore del campionato serbomontenegrino a 16 anni e un giorno, segnando anche un gol all'esordio. In totale colleziona 10 presenze e 4 gol. Lecce Notato da Pantaleo Corvino, è acquistato dal Lecce nell'estate del 2000. Il 18 febbraio 2001, 17enne, esordisce in Serie A, in occasione della sconfitta per 1-0 contro la Roma. Dopo aver difeso i colori salentini anche tra i cadetti e nel Campionato Primavera, segna il primo gol in Serie A contro l'Ancona nella partita vinta per 3-1 il 14 settembre 2003. In questa annata sarà anche vittima di un infortunio al ginocchio, che tuttavia non conclude in anticipo la sua stagione. Nel 2004-2005 si afferma definitivamente: in campionato, grazie anche al gioco offensivo di Zdeněk Zeman, è autore di 19 reti, tra cui la tripletta alla Lazio nel successo casalingo per 5-3 del 1º maggio 2005. Il numero di reti segnate gli permette di eguagliare il primato stagionale stabilito da Ernesto Chevantón nell'annata precedente, facendo risultare il montenegrino il miglior marcatore della squadra leccese in una singola annata di massima serie. Nel corso dell'annata seguente, il 22 aprile 2006, marca la ventinovesima rete in Serie A e raggiunge il record di Pedro Pasculli quale miglior marcatore della società salentina nella massima categoria. Il primato sarà battuto dallo stesso Chevantón, che nel 2010-2011 segnerà 2 reti, portandosi, con 32 gol segnati, al primo posto per reti realizzate con la maglia del Lecce in massima serie. Roma 2006-2008 Vucinic con i fan, ai tempi della Roma Il 30 agosto 2006 viene ufficializzata la sua cessione in prestito alla Roma, squadra che riscatterà la metà del suo cartellino l'anno dopo per una cifra totale vicina ai 19,5 milioni di euro. Dopo una lunga serie di problemi fisici, Vučinić decide di farsi operare al menisco e, rientrato in campo, segna il primo gol in maglia romanista il 28 gennaio 2007 in Roma-Siena 1-0. Il 4 aprile segna il primo gol in Champions League, marcatura decisiva visto che consente alla Roma di battere per 2-1 in casa il Manchester United nei quarti di finale di andata. Il 19 agosto 2007 vince la Supercoppa italiana contro l'Inter, scendendo in campo da titolare. Il 27 novembre successivo segna la sua prima doppietta con la maglia della Roma e allo stesso tempo la sua prima doppietta in Champions League, in Ucraina ai danni della Dinamo Kiev nella partita vinta dalla Roma per 4-1. Il 5 marzo 2008, negli ottavi di finale di Champions League, segna il gol che fissa il risultato sull'1-2 condannando il Real Madrid all'eliminazione e portando la squadra giallorossa ai quarti di finale della massima competizione europea. Anche in campionato risulta importante nel cammino della squadra, che sfiora lo scudetto: a fine torneo conta all'attivo 9 gol, segnati alternandosi nei ruoli di ala (sorpassando nelle gerarchie il brasiliano Mancini) e di centravanti, come sostituto dell'infortunato Francesco Totti. Il 18 maggio 2008 nell'ultima partita di questa competizione contro il Catania segna il gol che rende la Roma virtualmente campione d'Italia per circa un tempo. Gioca dal primo minuto nella formazione che ha battuto in finale di Coppa Italia l'Inter (2-1), aggiudicandosi il trofeo. 2008-2011 Il 24 agosto 2008 segna il 2-2 contro l'Inter in Supercoppa italiana, trasformando poi il primo rigore della sequenza finale: i giallorossi vengono però sconfitti dal dischetto. Il 4 novembre è protagonista nella vittoria in Champions League contro il Chelsea, a cui segna una doppietta. Il 14 dicembre, dopo aver marcato il gol della vittoria (3-2) contro il Cagliari, si rende autore di un'esultanza con striptease mentre corre verso la Curva Sud dell'Olimpico: il gesto gli costa la denuncia ad opera di un tifoso, per atti osceni. Durante l'annata successiva, il 20 marzo 2010, sigla la sua prima tripletta con la maglia della Roma (la seconda in Serie A) nella gara contro l'Udinese. Risulta nuovamente decisivo con una doppietta nel derby contro la Lazio il 18 aprile 2010 terminato 2 a 1. Termina la stagione con 14 reti e come capocannoniere della squadra insieme a Francesco Totti. Nella stagione 2010-2011, l'ultima in maglia giallorossa, si palesa una situazione di tensione con l'allenatore Ranieri da parte del giocatore, che dopo essere stato sostituito scalcia un contenitore delle bibite, ma questo episodio non è casuale, dato che pochi giorni prima aveva avuto un pesante scambio di parole con il tecnico. Juventus Il 1º agosto 2011 la Juventus ufficializza l'acquisto a titolo definitivo del montenegrino per 15 milioni di euro. Gioca la sua prima partita in campionato in maglia bianconera subentrando ad Alessandro Matri nella prima partita di Serie A contro il Parma (4-1 per la Juve). Segna il suo primo gol con la maglia bianconera il 21 settembre 2011 nella gara interna contro il Bologna (finita poi 1-1) su assist di Andrea Pirlo, ma pochi minuti dopo rimedia anche la prima espulsione juventina per somma di ammonizioni. Il 20 marzo 2012 segna da fuori area nei tempi supplementari del ritorno della semifinale di Coppa Italia contro il Milan, gol che vale l'accesso alla finale. Realizza la sua prima doppietta in maglia bianconera il 29 aprile, nel successo esterno sul Novara per 4 a 0. Il 6 maggio segna il gol dell'uno a zero al Cagliari, che contribuirà con l'autogol di Michele Canini a portare lo scudetto alla Juventus. Vučinić con la maglia della Juventus La stagione seguente inizia con la conquista della Supercoppa italiana, l'11 agosto 2012 allo Stadio Nazionale di Pechino, grazie alla vittoria contro il Napoli, dove segna la rete del definitivo 4-2. Per Vučinić si tratta della seconda Supercoppa italiana dopo quella dell'edizione 2007, vinta con la maglia della Roma. Il 23 ottobre segna la prima rete in Champions League con la maglia della Juventus, che vale il pareggio per 1-1 in casa del Nordsjælland al Parken Stadium. Il 9 gennaio 2013 risulta decisivo siglando la rete del definitivo 2-1 nei tempi supplementari dei quarti di Coppa Italia disputati contro il Milan, ripetendo così quanto successo già l'anno passato, quando il montenegrino con un suo gol eliminò i rossoneri sempre ai supplementari nel ritorno della semifinale di Coppa Italia. Il 5 maggio seguente, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, vince – con tre giornate d'anticipo – il secondo scudetto consecutivo. Chiude la stagione come miglior marcatore bianconero del campionato, con 10 reti, alla pari di Arturo Vidal. Il 31 agosto 2013 realizza il gol numero 100 nei campionati professionistici italiani mettendo a segno il 3-1 nella sfida valida per la seconda giornata di Serie A contro la Lazio (4-1 per la Juventus il risultato finale della gara). Il 3 aprile 2014 debutta con i colori bianconeri in Europa League, nei quarti di finale di andata, quando nella partita contro il Lione subentra al posto dell'infortunato Tevez, risultando importante con la sua prestazione per la vittoria (0-1). Il 4 maggio 2014, grazie alla sconfitta della Roma contro il Catania (4-1), vince, con tre giornate di anticipo, il suo terzo scudetto consecutivo con la Juventus. Al-Jazira e ritiro Il 4 luglio 2014 l'Al-Jazira lo preleva dalla Juventus in cambio di 6,3 milioni di euro. All'esordio, il 15 settembre, fornisce un assist e segna un gol su calcio di rigore, contribuendo alla vittoria finale sull'Ajman per 2-3. Il 25 settembre è protagonista della partita disputata contro l'Emirates Club, decidendo con una tripletta la vittoria della sua squadra. Il 5 ottobre per la prima volta in carriera realizza quattro reti in un incontro, risultando decisivo alla vittoria della sua squadra per 4-3 ai danni dell'Al-Ain. Con 25 reti realizzate conquista il suo primo titolo di capocannoniere del campionato emiratino. Il 14 maggio, con la doppietta segnata nella partita di Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, valevole per i quarti di finale e persa 2-3 contro l'Ajman, raggiunge quota 27 reti, realizzando così il record personale di gol fatti in una singola stagione. Apre la stagione successiva segnando, il 28 agosto 2015, il suo primo gol stagionale nella partita d'esordio di UAE Arabian Gulf Cup terminata con il punteggio di 2-2 contro l'Al-Ain. Termina la stagione con largo anticipo dopo aver subito un infortunio al legamento crociato anteriore destro, che ne caratterizza anche la stagione seguente (ultima della sua carriera) dove non scende mai in campo. Nazionale Insieme a Dragoslav Jevrić, è uno dei due montenegrini convocati della Serbia e Montenegro per il campionato del mondo del 2006, ma è costretto a saltare il torneo per via di un infortunio. Dopo l'indipendenza del Montenegro e la nascita della Nazionale di calcio montenegrina, Vučinić ha scelto di farne parte e ne è divenuto il capitano. Il 24 marzo 2007, in occasione della prima partita del Montenegro (un'amichevole contro l'Ungheria), ha realizzato su calcio di rigore il primo gol nella storia della sua nazionale. È andato a segno in ognuno dei percorsi di qualificazione per il campionato mondiale del 2010 (anche nella partita casalinga contro l'Italia) e del 2014 e per il campionato europeo del 2012 e del 2016, competizioni alle quali il Montenegro non è riuscito a qualificarsi. Allenatore Il 21 gennaio 2022, a distanza di alcuni anni dal ritiro, annuncia di essere entrato nello staff della nazionale montenegrina. Il 19 settembre 2025 viene ingaggiato come nuovo commissario tecnico della nazionale montenegrina, subentrando all'esonerato Robert Prosinecki. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 2 - Lecce: 2002-2003, 2003-2004 Coppa Italia Primavera: 1 - Lecce: 2001-2002 Competizioni nazionali Coppa Italia: 2 - Roma: 2006-2007, 2007-2008 Supercoppa italiana: 3 - Roma: 2007 - Juventus: 2012, 2013 Campionato italiano: 3 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014 Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti: 1 - Al-Jazira: 2015-2016 Individuale Calciatore montenegrino dell'anno: 7 - 2006, 2007, 2008, 2010, 2011, 2012, 2013 Capocannoniere del campionato emiratino: 1 - 2014-2015 (25 gol) Arabian Gulf League Awards: 1 - Calciatore straniero dell'anno: 2014-2015
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MICHELE PAZIENZA Nove presenze e uno scudetto, questo il bottino di Michele Pazienza bianconero. Atterra a Torino nel giugno del 2011, proveniente da Napoli. Discreto centrocampista che sa disimpegnarsi sia in copertura che in rifinitura, Michele è consapevole del fatto che spesso e volentieri dovrà accomodarsi in panchina (se non addirittura in tribuna) e si impegna al massimo negli allenamenti per farsi trovar pronto da mister Conte. Le occasioni per scendere in campo, a dire il vero, sono pochine: titolare nella partita casalinga contro il Cesena e nel successivo incontro di Coppa Italia contro il Bologna, poi qualche subentro per dare il cambio al compagno stanco. D’altronde, Michele è un giocatore ordinato, disciplinato ma non sicuramente in grado di cambiare le sorti del match. Alla fine di quella stagione viene ceduto all’Udinese, senza lasciare particolare rimpianto fra i supporter bianconeri. «Ho trovato a Torino dei veri campioni molto umili ed è stato un vero piacere esser stati in loro compagnia. Un’esperienza che mi ha aiutato a crescere. Sapevo di avere poche chance in bianconero e ho preferito andare a giocare da un’altra parte. Sono molto contento e non ho rimpianti per come sia andata», le sue parole di commiato. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/04/michele-pazienza.html
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MICHELE PAZIENZA https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Pazienza Nazione: Italia Luogo di nascita: San Severo (Foggia) Data di nascita: 05.08.1982 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 75 kg Soprannome: Giobbe Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 02.10.2011 - Serie A - Juventus-Milan 2-0 Ultima partita: 18.12.2011 - Serie A - Juventus-Novara 2-0 9 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana Michele Pazienza (San Severo, 5 agosto 1982) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico dell'Avellino. Michele Pazienza Pazienza in allenamento al Napoli nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Avellino Termine carriera 9 agosto 2017 - giocatore Carriera Giovanili 19??-1999 Foggia Squadre di club 1999-2003 Foggia 88 (6) 2003-2005 Udinese 52 (0) 2005-2008 Fiorentina 52 (0) 2008-2011 Napoli 106 (4) 2011-2012 Juventus 9 (0) 2012 → Udinese 15 (1) 2012 Juventus 0 (0) 2012-2015 Bologna 37 (1) 2015-2016 Vicenza 6 (0) 2016 Reggiana 6 (0) 2016-2017 Manfredonia 25 (1) Carriera da allenatore 2017 Pisa Berretti 2017-2018 Pisa 2018 Siracusa 2020-2023 Audace Cerignola 2023- Avellino Caratteristiche tecniche Giocatore Grazie a dinamismo, spirito di sacrificio e capacità di inserirsi in area, si rivela un centrocampista abile sia in fase di contenimento sia in quella offensiva nonché avvezzo a rifinire per i compagni di squadra. Carriera Giocatore Cresciuto nel Gruppo Sportivo Apocalisse di San Severo, società calcistica giovanile gestita e allenata dallo zio Luigi Cassone, si affaccia al calcio professionistico approdando nel 1999 al Foggia, contribuendo alla promozione in Serie C1. Nel 2003 viene rilevato dall'Udinese. Nell'estate 2005 passa in prestito biennale alla Fiorentina; dopo aver totalizzato 44 presenze a Firenze, al termine della stagione 2006-2007 viene riscattato dal club viola. Pazienza al Vicenza nel 2015 Nel gennaio 2008 passa al Napoli per 4,25 milioni di euro. Fa il suo esordio il successivo 2 febbraio, contro la sua ex formazione friulana, nella partita vinta dagli azzurri per 3-1; con i partenopei segna anche il suo primo gol in Serie A, il 13 dicembre dello stesso anno, nella partita casalinga contro il Lecce, siglando il 2-0. Scaduto il contratto con i campani, nell'estate 2011 si accasa a parametro zero alla Juventus. Esordisce con i bianconeri il successivo 2 ottobre nella classica vinta 2-0 a Torino contro il Milan, e viene poi schierato titolare contro il Cesena nella sfida casalinga vinta per 2-0; in Piemonte non riesce tuttavia a imporsi, causa la concorrenza nel ruolo di più quotati compagni. Dopo appena un semestre a Torino, nella sessione invernale di mercato fa quindi ritorno dopo sette anni all'Udinese, con la formula del prestito, trovando subito il gol nella sfida del 1º febbraio 2012 contro il Lecce. Scaduto il prestito in Friuli, rientra inizialmente alla Juventus con cui ha tempo di vincere la Supercoppa italiana 2012 nel corso del precampionato estivo, prima di passare pochi giorni dopo al Bologna per 500.000 euro. Segna il suo primo gol in maglia rossoblù il 30 ottobre 2013, nella sfida vinta 3-0 dagli emiliani sul campo del Cagliari. Nel febbraio 2015 è messo fuori lista dal club felsineo, sicché il successivo giugno, scaduto il suo contratto, si svincola dalla società petroniana. Nell'estate seguente si lega al Vicenza. L'esperienza in biancorosso è effimera poiché dopo appena 6 presenze, nel febbraio 2016 arriva la rescissione con la squadra berica e, pochi giorni dopo, la ripartenza dalla Lega Pro con la Reggiana. Anche l'avventura in granata si rivela similmente breve e negativa, tant'è che già in aprile viene messo fuori rosa dal tecnico Alberto Colombo. Nel settembre 2016 scende in Serie D firmando con il Manfredonia, squadra in cui rimane per un'unica stagione, al termine della quale si ritira dal calcio giocato. Allenatore Chiusa l'attività agonistica, nell'estate 2017 inizia quella di allenatore passando alla guida della formazione Berretti del Pisa. Nel frattempo, il successivo settembre supera l'esame da allenatore di seconda categoria UEFA A. Nell'ottobre 2017 assume ad interim la guida della prima squadra del Pisa, in Serie C, sostituzione dell'esonerato Carmine Gautieri. Debutta sulla panchina nerazzurra il 22 dello stesso mese, vincendo la trasferta di campionato sul campo dell'Alessandria (0-2). Otto giorni dopo viene confermato come tecnico della prima squadra; mantiene l'incarico fino al 26 marzo 2018, quando viene esonerato dopo la sconfitta nel derby toscano contro la Carrarese e i successivi screzi con la tifoseria nerazzurra. Nel novembre 2018 approda sulla panchina del Siracusa, ancora in terza serie, subentrando a Giuseppe Pagana; un pessimo ruolino lo porta tuttavia a essere sollevato dall'incarico già nel successivo dicembre. Nell'estate 2020 diventa il nuovo allenatore dell'Audace Cerignola, in Serie D. In Puglia raggiunge nella stagione 2021-2022 la vittoria del girone H e annessa promozione in Serie C, categoria che vedeva la squadra gialloblù assente da 85 anni. Confermato in panchina, nella stagione seguente Pazienza qualifica il neopromosso Cerignola ai play-off, dove raggiunge il primo turno della fase nazionale. A fine stagione, dopo un triennio a Cerignola risolve il contratto che lo legava alla società. Dopo alcune settimane d'inattività, il 13 settembre 2023 subentra all'esonerato Massimo Rastelli sulla panchina dell'Avellino, in Serie C. Palmarès Giocatore Campionato italiano Serie C2: 1 - Foggia: 2002-2003 (girone C) Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2012 Allenatore Campionato italiano Serie D: 1 - Audace Cerignola: 2021-2022 (girone H)
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Cristian Stellini - Collaboratore Tecnico
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CRISTIAN STELLINI https://it.wikipedia.org/wiki/Cristian_Stellini Nazione: Italia Luogo di nascita: Cuggiono (Milano) Data di nascita: 27.04.1974 Ruolo: Collaboratore Tecnico Altezza: 185 cm Peso: 79 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2012 Cristian Stellini (Cuggiono, 27 aprile 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, vice allenatore del Tottenham. Cristian Stellini Stellini alla Ternana nel 1998 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Tottenham (Vice) Termine carriera 17 maggio 2010 - giocatore Carriera Giovanili 1991-1992 Novara Squadre di club 1992-1994 Novara 30 (0) 1994-1996 SPAL 53 (1) 1996-2000 Ternana 110 (3) 2000-2003 Como 100 (4) 2003-2004 Modena 2 (0) 2004-2007 Genoa 95 (5) 2007-2010 Bari 66 (2) Carriera da allenatore 2010-2011 Siena Ass.tecnico 2011-2012 Juventus Ass.tecnico 2015-2017 Genoa Primavera 2017 Alessandria 2019-2021 Inter Vice 2021- Tottenham Vice Biografia Nato in provincia di Milano, ha praticato prima l'atletica leggera come mezzofondista e poi l'attività calcistica presso l'oratorio Don Bosco. Caratteristiche tecniche Giocatore Era un difensore mancino che, in carriera, ha ricoperto sia il ruolo di difensore centrale, sia il ruolo di terzino sinistro. Carriera Giocatore Muove i primi passi come calciatore nella Vanzaghellese, giocando il campionato Esordienti. In seguito approda prima alla Pro Patria e poi alla Castanese. La svolta arriva quando Roberto Bacchin, all'epoca direttore sportivo del Novara, lo porta nel club piemontese. Dopo due anni, Luigi Delneri lo aggrega alla prima squadra. Nel 1994 si trasferisce alla SPAL, dove colleziona molte presenze e un goal, sfiorando nella stagione 1995-1996 la promozione in Serie B. Nell'ottobre del 1996 scende di categoria per passare alla Ternana, dove conquista due promozioni consecutive ancora con Delneri in panchina. Nel 1999 disputa il suo primo campionato di Serie B, contribuendo alla salvezza della squadra, ottenuta all'ultima giornata contro la Fidelis Andria al termine di un anno costellato da frequenti cambi alla guida tecnica. Nella stagione 1999-2000 milita un altro anno con la casacca delle Fere in Serie B, ottenendo una salvezza. Nell'estate del 2000 passa al Como e ottiene due promozioni in due anni. Nella stagione 2002-2003 disputa la sua prima stagione in Serie A, facendo l'esordio nella massima categoria il 14 settembre nella partita Como-Empoli (0-2). Dopo la retrocessione dei lariani continua a militare in Serie A con il Modena, ma disputa solo 2 partite. Nella stagione 2004-2005 scende di categoria e gioca nel Genoa, diventando il capitano della squadra rossoblu. Conquista la promozione in Serie A, ma a fine campionato il Genoa viene retrocesso in Serie C1 per illecito sportivo. Con i Grifoni vince il campionato di C1, segnando anche due gol nei play-off contro la Salernitana. Nella stagione 2006-2007 riconquista la Serie A. Il 31 agosto 2007 viene ufficializzata la sua cessione al Bari, squadra con la quale vince il campionato di Serie B nella stagione 2008-2009 e ottiene la promozione. All'età di 36 anni, il 16 maggio 2010, segna il suo primo ed unico gol in Serie A nella partita Bari-Fiorentina (2-0), che sarà anche l'ultima partita della sua carriera. Allenatore Nel 2010 entra a far parte dello staff di Antonio Conte, già suo allenatore nella stagione 2008-2009 ai tempi del Bari, come collaboratore tecnico nel Siena. All'inizio della stagione 2011-2012 segue, sempre come collaboratore tecnico, Antonio Conte nel passaggio alla Juventus. Il 6 agosto 2012, con una lettera indirizzata al presidente Andrea Agnelli, rassegna le sue dimissioni da collaboratore tecnico della società bianconera in seguito al suo coinvolgimento nello scandalo calcioscommesse. Dal 2015 al 2017 allena la formazione Primavera del Genoa. Il 26 giugno 2017 viene ingaggiato come nuovo allenatore dell'Alessandria, reduce dalla finale play-off persa sul neutro di Firenze contro il Parma. Tuttavia alla guida dei Grigi non ottiene i risultati sperati, così il 20 novembre successivo viene esonerato insieme a tutto il suo staff dopo la sconfitta casalinga contro la Viterbese. Nel 2019 torna a lavorare con Conte in qualità di suo vice all'Inter. Il 27 maggio 2021 risolve il suo contratto con la società nerazzurra. Nel novembre dello stesso anno segue Conte anche nell'esperienza al Tottenham, sempre in qualità di vice. Controversie Coinvolto nello scandalo del calcioscommesse del 2011, ha patteggiato 2 anni di squalifica più 50 000 euro di ammenda nel filone di Cremona e 6 mesi in continuazione in quello di Bari. Palmarès Giocatore Campionato italiano Serie C2: 1 - Ternana: 1996-1997 (girone B) Campionato italiano di Serie B: 2 - Como: 2001-2002 - Bari: 2008-2009 -
MATTEO LIVIERO Solo pochi minuti in bianconero per Matteo Liviero, nel match casalingo di Europa League del 4 novembre 2010 contro il Salisburgo, terminato a reti bianche. Poi, il trasferimento a Perugia. «Una grandissima emozione – racconta il suo esordio a Enrico Zambruno su “Hurrà Juventus” – non me lo aspettavo, io fino a qualche mese prima giocavo nella Primavera, categoria nella quale mi ero appena affacciato. È stato un bel salto, ricordo tutto per filo e per segno, fu un momento speciale. La Juventus mi ha sempre dato tanto, ho costruito negli anni amicizie importanti. Gioco come terzino, ma in passato ho ricoperto più ruoli. Ho giocato da esterno alto, sia a destra che a sinistra, qualche volta anche come mezzala. Mi piace avere la fascia libera per esprimermi al massimo. I miei idoli sono due, anche se giocano a destra: Dani Alves e Stephan Lichtsteiner. Sono esterni di grande spinta che sanno fare al meglio le due fasi, quella difensiva e quella offensiva. Non si fermano mai, sono una spina nel fianco per chiunque». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/matteo-liviero.html
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FILIPPO BONIPERTI MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2010 Filippo, nipote del presidente onorario della Juventus, è nato a Torino il 27 settembre 1991. Alto 180 cm. per 74 kg. gioca preferibilmente da centrocampista offensivo. É arrivato alla Juventus nel1997: prima squadra i Pulcini di Franco Perri. – Famiglia, scuola, hobby: raccontaci per sommi capi chi sei. «Una sorella più grande, papà che ha fatto panchina con la prima squadra in un paio di occasioni all’inizio degli anni Ottanta, mamma che mi segue da sempre. Sono all’ultimo anno del liceo linguistico: tra scuola e calcio mi rimane giusto il tempo per qualche uscita con gli amici più cari e per qualche film». – Adesso due parole sulla tua storia calcistica, dagli inizi a oggi. «Ho frequentato per qualche tempo una scuola-calcio minore e poi, nel ‘97, sono entrato con Dario Romano a far parte del settore giovanile della Juve». – Il ruolo che preferisci e le tue caratteristiche di base. «Gioco da centrocampista esterno offensivo, sono ambidestro, e penso di essere discreto sia nel dribbling che nel tiro. E dicono che la grinta non mi manchi». – Parlaci delle tue esperienze con la prima squadra e con le rappresentative nazionali. «Ho fatto solo qualche sporadico allenamento con Del Piero e compagni: ma mi è bastato per capire che il ritmo dei professionisti non è neanche lontanamente paragonabile al nostro. Capitolo rappresentative: quando avevo 14 anni ho partecipato a uno stage con l’under 15 e la cosa si è ripetuta lo scorso dicembre con l’under 19. La speranza è ovviamente di continuare a essere convocato». – Cosa sarebbe stato di te se non avessi fatto il calciatore? «Probabilmente avrei seguito le orme di papà, che opera nell’ambito borsistico». – A questo punto dove pensi di arrivare nel mondo del football? «È innegabile che l’ambizione sia quella di fare il professionista. Dove, ancora non si può dire. Spetta comunque a me meritarmi la serie più alta possibile». – Il lato più bello del calcio? «Entrare in uno stadio e vedere che ci sono 50 mila persone che aspettano di assistere a quello che sai fare. Per ora, un’emozione vissuta soltanto da spettatore, domani chissà». – Ciò che del calcio ti piace di meno. «Il fatto che spesso il risultato venga sopra ogni cosa anche a livello giovanile». – Da chi finora ti sono arrivati i consigli calcistici più preziosi? «Dagli allenatori, senza dubbio, nessuno escluso. Mio nonno Giampiero mi lascia assolutamente tranquillo, mio padre invece, più che i complimenti, mi fa notare le cose che ho sbagliato in partita». – Cosa non puoi fare, in virtù dei tuoi impegni, che invece ti piacerebbe poter realizzare? «Vorrei semplicemente avere più tempo libero per me, anche se poi magari non farei niente di speciale. Invece l’abbinata scuola-calcio a volte è micidiale. Ma non cambierei la mia vita per nulla al mondo...». CLAUDIO AGAVE, CHIAMARSIBOMBER.COM DEL 21 AGOSTO 2018 Nel calcio come in qualsiasi altro mondo nel quale conta più apparire che essere (almeno in parte) il fatto di provenire da una famiglia nota o che ha saputo, attraverso un suo membro di rappresentanza, farsi rispettare in quel determinato piccolo universo può rappresentare sia una cosa positiva che negativa. Un vantaggio, certo, almeno sotto alcuni aspetti. A volte, però, il peso dell’eredità è difficile da mantenere. Soprattutto quando tuo nonno ha giocato – con risultati esaltanti – nella Juventus e nella Nazionale italiana. Il percorso calcistico di Filippo Boniperti sembrava essere già tortuoso in principio e, purtroppo, il ragazzo non è mai riuscito a ripercorrere le gesta precedentemente messe in atto dal più famoso Giampiero. Il cognome è pesantissimo, abbiamo detto. Forse per questo, sin dalle giovanili della Juventus, tutti si aspettavano da lui un rendimento di alto livello. E in effetti nella Primavera bianconera Filippo Boniperti – ala d’attacco con buona velocità e capace anche di giocare al centro dell’attacco – fa vedere di che pasta è fatto, collezionando 42 presenze e 9 gol negli anni con la Juventus nel campionato di categoria, arrivando anche a guadagnarsi nel 2010 i primi gettoni di presenza nella Nazionale Under 19. Il 2010 è anche l’anno dell’esordio con la prima squadra della Juventus: viene infatti lanciato tra i grandi a dicembre dello stesso anno durante la partita di Europa League contro il Manchester City. L’anno successivo (ma nella stessa stagione) arriva anche l’esordio in Serie A, contro il Napoli, nell’ultima gara del campionato bianconero. Boniperti gioca 44′ in cui tutto sommato fa vedere cose discrete. Quella stagione sembra poter essere il trampolino di lancio per il nipote d’arte, che però non riuscirà mai più a imporsi né con la maglia della Juventus che con le casacche di altre squadre. La Juventus inizia a mandarlo in giro in prestito ma purtroppo tutte le avventure del ragazzo si rivelano fallimentari. Prima gioca ad Ascoli ma colleziona solo 8 presenze, poi va al Carpi e le cose sembrano migliorare, con 17 gettoni ufficiali tra campionato e playoff, con anche il ritorno al gol. Purtroppo, però, l’ultimo prestito all’Empoli ne frenerà notevolmente le ambizioni, dato che Boniperti non giocherà nemmeno una partita nell’ambito dei mesi vissuti in Toscana. A quel punto la Juventus, evidentemente non convinta dal giocatore, decide di venderlo a titolo definitivo al Parma, con il portiere Alberto Gallinetta che invece arriva a vestire bianconero. L’esperienza ducale, se possibile, sarà ancora più difficile, poiché con il Parma arriveranno solo 2 presenze. Poi altri prestiti, con risultati in verità discreti: dopo un inizio stentato a Crotone, Filippo Boniperti tenta l’avventura all’estero vincendo anche il suo primo e unico trofeo (una coppa di Slovenia) con la maglia del Nova Gorica. Infine, Boniperti vive in prestito al Mantova quella che forse è la stagione migliore della sua carriera da calciatore: nella Serie C 2014/2015, infatti, il ragazzo gioca 26 gare siglando 3 gol e servendo 4 assist ai compagni. Dopo la stagione mantovana Boniperti conta di rilanciarsi partendo dal basso e viene acquistato a titolo definitivo dall’Alessandria. Per il terzo anno di fila riesce anche ad andare in rete ma purtroppo a fine stagione le due parti rescindono il contratto. Il ragazzo tenta dunque il ritorno nell’unico club con cui aveva davvero trovato continuità ma la seconda avventura a Mantova vive colori e sapori decisamente meno soddisfacenti rispetti alla prima, con 11 presenze totali e nessuna giocata decisiva. L’anno scorso Boniperti ha cercato un colpo di reni al Cuneo ma anche in questo caso, dopo poche presenze, è arrivata la rescissione consensuale. Attualmente, a quasi 27 anni, Filippo Boniperti è svincolato ma certamente non troppo “vecchio” per non trovare una squadra disposta a puntare su di lui. Le imprese di nonno Giampiero, però, sembrano lontanissime, così come un ipotetico ritorno alla Juventus. A volte il cognome pesa tantissimo, così come l’eredità che ne può conseguire: Filippo Boniperti deve averlo capito fin troppo bene, in cuor suo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/09/filippo-boniperti.html
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FILIPPO BONIPERTI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 27.09.1991 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-19 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 2 presenze - 0 reti Club career 07/2017 - 10/2017 AC Cuneo Forward 07/2016 - 06/2017 Mantova FC Forward 07/2015 - 06/2016 US Alessandria 1912 Forward 11/2014 - 06/2015 Mantova FC Forward 07/2014 - 11/2014 Parma FC Forward 01/2014 - 06/2014 ND Gorica Forward 01/2014 - 01/2014 Parma FC Forward 08/2013 - 01/2014 FC Crotone Forward 01/2013 - 06/2013 Parma FC Forward 07/2012 - 01/2013 Empoli FC Forward 01/2012 - 06/2012 Carpi FC Forward 07/2011 - 12/2011 Ascoli Calcio Forward 07/2010 - 06/2011 Juventus Forward https://www.worldfootball.net/player_summary/filippo-boniperti/
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ALESSANDRO MATRI Il tifoso bianconero fa la conoscenza di Alessandro il 26 settembre 2010: la Juventus di Gigi Delneri affronta il Cagliari di questo centravanti che tanto sta facendo bene nell’isola. Per la verità, gli occhi del supporter juventino sono tutti per Milos Krasić che sta incantando sotto la Mole. Ed è proprio il serbo, con una fantastica tripletta, a regalare la vittoria alla Vecchia Signora: risultato finale 4-2 e le due reti dei cagliaritani sono firmati proprio da Alessandro Matri. Gennaio 2011: la Juventus è alla ricerca di un attaccante, avendo perso Quagliarella per un grave infortunio. La dirigenza pensa subito a questo ragazzone milanese che tanto aveva impressionato in quella partita all’Olimpico. Ale diventa così bianconero ed esordisce con la nuova casacca numero 32 a Palermo: Juve sconfitta per 1-2 e poche cose positive da segnalare. «A essere sinceri – confessa – non mi è mai piaciuta l’idea di muovermi a gennaio. Inizi la stagione con una società, in cui magari ti sei già ambientato e ti trovi a cambiare in fretta e furia… Venire alla Juve, però, è l’occasione della vita, per cui vale la pena fare un’eccezione. Un po’ di “paura”, rigorosamente tra virgolette, c’è. La notte successiva alla firma ho dormito poco, quindi ho avuto tempo per pensarci. Mi chiedevo “A cosa vado incontro?”. So di arrivare in una grande squadra, dove trovo molte più pressioni, perché ci sono aspettative su di me e sono stati fatti investimenti importanti. Però c’è anche l’entusiasmo, la voglia di mettermi in gioco». Ma già dalla domenica successiva Mitra Matri, come presto viene soprannominato, ha motivo di esultare. Anzi, i motivi sono due come le reti che rifila al “suo” Cagliari. La terza marcatura è di Luca Toni, anche lui arrivato nel cosiddetto mercato di riparazione. I tifosi (e anche le tifose, poiché Ale è tutt’altro che un brutto ragazzo) cominciano ad apprezzare questo centravanti che ha grandi doti fisiche ma anche una tecnica di base per niente male. In più, e questo non guasta mai, anche una certa dose di coraggio che è fondamentale per un attaccante dicasi di razza. L’appuntamento con la gloria (anche se effimera in quel campionato che vedrà la Juventus piazzarsi settima per il secondo anno consecutivo) è fissato per domenica 13 febbraio: va in scena il Derby d’Italia ovvero Juventus-Inter. È l’Inter che ha appena conquistato il “triplete” e, anche senza il suo condottiero Mourinho, è una squadra che incute timore. Ma non a quella Juve che gioca veramente bene e che mette in difficoltà i nerazzurri. Alla mezzora del primo tempo la svolta: cross del giovane danese Sørensen (autentica rivelazione di quel campionato) e zuccata precisa di Matri a infilare Julio Cesar. È il gol della vittoria e per Ale la definitiva consacrazione. «Come racconterò ai miei nipotini questa partita? Potrei iniziare dai gol sbagliati… Quel colpo di testa in avvio di ripresa mi è “rimasto qui”, perché ho colpito bene e pensavo davvero di aver segnato». Si prosegue: doppietta con il Cesena, altre reti con Roma, Genoa, Chievo e Napoli nell’ultima giornata del campionato 2010-11. Alla fine 16 partite e 9 gol, da aggiungere agli 11 segnati con il Cagliari e a quello realizzato in maglia azzurra contro l’Ucraina. Non male davvero! Si parte per una nuova stagione: ovviamente Ale è titolare fisso nello schieramento disegnato da Antonio Conte, neo allenatore juventino. Il gioco dell’ex capitano bianconero prevede che gli attaccanti facciano tantissimo movimento e siano i primi a portare il pressing sui difensori avversari. Non solo, devono creare gli spazi per gli inserimenti dei centrocampisti, in particolare Vidal e Marchisio. Va da sé che Ale si trovi sempre meno vicino alla porta avversaria e che, quando capita, le energie e la lucidità non siano a livello massimo per mettere il pallone nel sacco. Nonostante tutto ciò realizza 6 reti, l’ultima nel 3-3 del 29 novembre a Napoli. Poi, timbra nuovamente il cartellino il giorno della ripresa del campionato: 8 gennaio 2012, Lecce-Juve 0-1, sua la rete decisiva. Una doppietta contro l’Udinese, venti giorni dopo, sotto la neve e poi la partita di San Siro contro il Milan Campione d’Italia. È il match del famoso “gol di Muntari” non visto da arbitro e guardalinee. Il Milan era passato in vantaggio grazie a una sfortuna autorete di Bonucci e il punto del giocatore ghanese avrebbe portato il punteggio sul 2-0 per il Diavolo. Niente da fare, si resta sul risultato di 1-0 e, nella ripresa, un gran tiro al volo di Matri (su splendido cross di Pepe) rimette tutto in parità. Da quel momento, la Juve prende il volo verso lo scudetto. I rossoneri, invece, piangendosi addosso su quello che avrebbe potuto essere se fosse stato convalidato quel gol, regalano punti a destra e a manca, fallendo il bis tricolore. Partita decisiva anche per Ale, in negativo però. Infatti, dopo quel 25 febbraio non è più capace di ritrovare la via della rete. Logico che Conte cominci a trovare alternative nel reparto offensivo: prima Quagliarella (perfettamente ripresosi dall’infortunio della stagione precedente), poi Borriello (arrivato a gennaio) occupano il posto in attacco accanto all’inamovibile Vucinić. Alla fine del campionato, Ale può festeggiare il primo scudetto in carriera e le 10 marcature totali. Ma il lungo digiuno ha spezzato qualcosa in lui. La fiducia in se stesso comincia a scemare e anche i tifosi cominciano a dare segni di insofferenza. E non andrà meglio nella stagione 2012-13, nonostante un nuovo scudetto. Realizza la prima segnatura stagionale nel 4-1 contro la Roma di Zeman (il 29 settembre) e poi una lunghissima pausa, fino alla doppietta contro il Cagliari (21 dicembre) che, a quanto pare, continua a portargli fortuna. Partita giocata a Parma, non essendo agibile il campo degli isolani. Juve in svantaggio, dopo aver fallito anche un calcio di rigore con Vidal. Ci pensa il nostro a riportare la partita sui binari giusti, prima della rete della sicurezza di Vucinić. In gol anche contro l’Udinese e 3 reti consecutive: Chievo, Fiorentina e a Glasgow contro il Celtic, in Champions League. Ale si sblocca, finalmente: realizza ancora contro il Celtic nel retour match e, soprattutto, nell’importantissima sfida di San Siro contro i nerazzurri. È il pomeriggio del 30 marzo: Quagliarella segna dopo pochi minuti ma a inizio ripresa Palacio, dopo uno splendido scambio con Cassano, buca Buffon. Tutto da rifare. Quarto d’ora della ripresa: lancio in profondità di Vidal per Quagliarella, che sembra troppo lungo. Invece, l’attaccante campano arriva eccome su quel pallone e lo mette teso sul primo palo. Come un falco, irrompe Mitra Matri e Handanovic non ha scampo. Inter-Juventus 1-2, lo scudetto numero 31 si avvicina. L’ultima rete stagione è nuovamente decisiva per il risultato, ma non per la classifica. La Juventus che scende in campo a Bergamo l’8 maggio, è già Campione d’Italia. Ancora 10 reti in totale, ma le partite osservate dalla panchina o dalla tribuna sono tante. La stagione 2013-14 non comincia nemmeno. Ale non può fare altro che guardare i compagni vincere la seconda Supercoppa consecutiva prima di passare al Milan, dove aveva già giocato nei primi anni della sua carriera. Rimane solo da salutare i compagni e Matri, curiosamente, lo fa attraverso un biglietto attaccato alla porta degli spogliatoi: «Due anni di sacrifici, battaglie e vittorie. Due anni indimenticabili, che ricorderò per tutta la vita. Grazie a tutti voi amici miei. Un’altra sfida mi aspetta, ma anche come avversari avrete sempre il mio massimo rispetto. Grazie ancora a tutti, un abbraccio. Ale 32». Il 2 febbraio 2015 ritorna alla Juventus. A Torino ritrova Sturaro, con il quale ha giocato a Genova nei sei mesi precedenti, e Massimiliano Allegri, che lo ha già allenato sia al Cagliari sia al Milan e nutre grande stima nei suoi confronti. «Mi ero molto affezionato a questo gruppo: in campo eravamo tutti leoni, fuori tutti amici, – le prime dichiarazioni rilasciate al sito internet juventino – essere di nuovo qui è una gran bella emozione. Sono contento di poter aiutare la Juve». Il 7 aprile, in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Fiorentina e Juventus, segna la rete del vantaggio bianconero (poi diventato 3-0), che porta la Juventus in finale di Coppa Italia. «La mia esultanza? Ho passato tanto tempo l’anno scorso senza poter esprimere la mia gioia e senza segnare. Non penso che esultare sia una mancanza di rispetto verso i tifosi viola. Per un attaccante fare gol è fondamentale». Il 20 maggio risolve la finale di Coppa Italia all’Olimpico contro la Lazio. Il gol decisivo del 2-1 ottenuto nei tempi supplementari consegna la decima Coppa Italia alla Juventus. «Il doppio palo di Djordjevic? Sono segnali che ti arrivano ma siamo stati bravi a crederci. È stata una grande vittoria e c’è la soddisfazione per aver portato a casa la decima coppa. E poi c’è la gioia personale per il gol. La caratteristica di questa squadra è farsi trovare tutti pronti, anche se c’è da giocare 5-10 minuti. È il premio di un lavoro durato più di un anno che penso tutta la squadra abbia meritato». Alla fine di questa trionfale stagione vissuta da protagonista, come da accordi, Alessandro ritorna al Milan. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/09/alessandro-matri.html
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FREDERIK SÖRENSEN GIUSEPPE GATTINO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2011 Nel 1998 Frederik aveva solo 6 anni e difficilmente sarà andato a vedere il film “Sliding doors”. Eppure, la storia di questo ragazzo, che fino a pochi mesi fa calcava i campi della Serie B danese, ci ricorda l’importanza del caso, delle “porte scorrevoli” che possono aprirsi o chiudersi improvvisamente, determinando esiti anche imprevedibili. Perché se è vero che nello sport, come nella vita, il destino si costruisce con l’impegno, con il sacrificio e con il talento, è altrettanto vero che se Sørensen oggi è un giocatore della Juventus si deve anche a un insieme di casualità e che, davvero, le cose per lui sarebbero potute andare in modo assai diverso. «Sapevo dal mio agente – racconta – che Paratici mi stava seguendo già quando era alla Sampdoria. Poi è venuto alla Juventus ed eccomi qui». Era il 31 agosto, giorno di chiusura del mercato. Distratti dagli ultimi arrivi e dai titoli di coda dell’esperienza juventina di un altro danese, Christian Poulsen, i tifosi e i giornalisti non diedero molto peso all’arrivo dal Lyngby, in prestito, di questo ragazzone di 18 anni. «Era previsto che andassi a giocare con la Primavera, dove al primo allenamento a Chiusa Pesio mi ruppi il naso. Poi in tutto ho fatto 5 partite perché Del Neri mi ha voluto con i “grandi”». Ed ecco l’altra “porta scorrevole”: la sfortuna che si accanisce a inizio stagione sulla difesa della Juve diventa un’opportunità: il 7 novembre 2010 Sørensen viene schierato titolare contro il Cesena e dopo le prime comprensibili emozioni si dimostra degno della fiducia del Mister. Da quel giorno si sono susseguite le presenze, fino alla partita contro l’Inter, nel corso della quale ha servito l’assist vincente a Matri: «Per me è stata un’esperienza incredibile. Mi sono trovato di fronte Eto’o, che con Menez della Roma è l’avversario più difficile che abbia mai incontrato. Ce l’ho fatta, però, perché non ho pensato a lui ma non ho mai smesso di guardare la palla. E alla fine è andata bene». Per non venir meno ai luoghi comuni sul temperamento degli scandinavi, Sørensen parla poco e si racconta – in un ottimo inglese e in un italiano sempre migliore – con l’esitazione di chi non può fare a meno di sorprendersi per l’attenzione che lo circonda da quando veste il bianconero. IL CALCIO. «Ho cominciato a giocare grazie a mio padre che allenava i Pulcini della squadra della mia città, Roskilde, 30 chilometri da Copenaghen. Poi sono andato nell’altra squadra della città, l’Himmelev. Da lì, a 15 anni, mi sono spostato al Lyngby. Ho sempre giocato in difesa e i miei idoli sono Rio Ferdinand e Vidić. Il primo mi piace perché gioca di più la palla, il secondo ha una straordinaria fisicità. Sono due modelli, anche perché nonostante finora abbia giocato sulla fascia, io mi considero un centrale. La Nazionale? Sono stato convocato nell’Under 19 ma ho preferito non accettare e concentrarmi sulla Juve, perché è qui che devo dare il massimo. D’altronde rispetto alla Danimarca la differenza è enorme: qui c’è una professionalità e un’intensità che non avevo mai vissuto. È un altro mondo». LA JUVE. «Ovviamente conoscevo questo club e guardavo in tv i suoi campioni, come Del Piero e Buffon. Giocare qui è incredibile: i miei amici mi chiedono di raccontargli i segreti di questi campioni. Al momento vivo nell’albergo che ospita i ragazzi della Primavera. Divido la camera con Camilleri, mentre in trasferta sto con Chiellini: parla inglese e quando non capisco mi aiuta, ma soprattutto mi aiuta con consigli utili per crescere come giocatore. La Juve, poi, è stata la squadra del più grande giocatore danese di tutti i tempi, Michael Laudrup, che per noi è una leggenda». LA FAMIGLIA. «Mio padre Peter fa il carpentiere: è appassionato di calcio, ma non mi ha mai messo pressione per diventare calciatore. Con lui continuo a confrontarmi sul mio modo di giocare, oltre che su tanti altri temi. Mia madre Lone viene a trovarmi almeno una volta al mese: ci piace passeggiare per la città e scoprire Torino, che è bellissima. In particolare mi piacciono i portici e il fiume. Ho anche un fratello, Andreas: ha 15 anni e gioca anche lui a calcio. Mentre sono qui sto finendo gli studi superiori in economia, mi manca un anno». L’ITALIA. «La cosa più incredibile è il calore della gente, la passione che si respira intorno al calcio. Entri in uno stadio e senti un frastuono che in Danimarca è impossibile trovare, malgrado il calcio sia lo sport più popolare. In questi mesi non ho ancora avuto tempo di visitare il vostro paese, mi sono limitato a una puntata a Milano con i miei. Mi piace la pizza, soprattutto, e studio italiano 3 volte alla settimana con Giada, l’insegnante che segue me e tutti gli stranieri della squadra». TEMPO LIBERO. «Studio, parlo con i miei amici su Skype, gioco alla Playstation (soprattutto a calcio), guardo qualche serie tv (in italiano per impararlo) e poi ascolto musica: Guetta, Rihanna, Eminem, oltre che i danesi Nik & Jay e Alphabeat. Ho la patente da pochi mesi e la macchina – un’Alfa Romeo Mito – da pochi giorni. Adesso posso anche muovermi meglio e andare più spesso in città, visto che l’albergo dove stiamo è a Moncalieri, più vicino a Vinovo che al centro di Torino». Spesso il calcio ci regala vere e proprie favole, da raccontare ai nipoti davanti al cammino acceso. Ma una storia come quella di Frederik Sørensen ha veramente dell’incredibile. Senza aver mai giocato una partita tra i professionisti, questo lungagnone biondo nato in Danimarca si trova catapultato, a soli 18 anni, in quel di Torino. Un vero colpo di genio di Fabio Paratici (coordinatore dell’aria tecnica juventina e braccio destro del direttore generale Marotta), che lo prende in prestito per soli 20.000 euro (nemmeno fosse un’utilitaria), con diritto di riscatto fissato a 130.000 euro. La società del Lyngby, Seconda Serie danese ma fresca di promozione, è ben lieta di farlo partire per l’Italia, come conferma l’allenatore Christian Nielsen: «Questo trasferimento è perfetto per Frederik, gli dà la possibilità di provare il suo talento ai massimi livelli in uno dei club migliori in assoluto in Europa. Avrà l’opportunità di sperimentare la vita da professionista in un top club. Frederik ha l’esperienza e le competenze necessarie per far bene con la Juventus. Sono contento che il Lyngby sia riuscito a sfornare un altro talento che si trasferisce in un grande club europeo. Ciò sottolinea ancora una volta il buon lavoro svolto dalla società, poiché ben 16 ex nostri giocatori oggi giocano in squadre d’élite». Lago, questo è il suo soprannome, è aggregato alla Primavera. È un difensore centrale: bravo con entrambi i piedi, forte fisicamente, non teme gli attaccanti piccoli e svelti, potendo contare su una discreta velocità. Fornisce ottime prove con i suoi coetanei, ma niente fa presagire a quanto sta per accadere. Domenica 7 novembre 2010, la Juve è di scena all’Olimpico contro il Cesena. La compagine bianconera è incerottata: Bonucci a parte non ha un solo difensore arruolabile. Non sono disponibili nemmeno Ferrero e Camilleri compagni di squadra di Lago nella Primavera. Delneri si vede così “costretto” a chiamare Sørensen e ad affiancarlo all’ex barese. All’inizio le gambe tremano, i romagnoli vanno in vantaggio, i compagni di reparto gli passano la palla col contagocce e lui cerca di fare le cose più semplici: «Ho pensato che era la cosa peggiore che potesse capitare, il gol di Jimenez, ma poi ho cercato di pensare alla partita. E mi sono detto: stai concentrato e arriva in fondo». Partita da ampia sufficienza ed esame superato. Passano sei giorni ed ecco la Roma, dopo il turno infrasettimanale a Brescia. Delneri non ha Motta, squalificato dopo il giallo rimediato al Rigamonti, tocca ancora a Sørensen, questa volta da terzino destro. Si disimpegna benissimo, fa i movimenti giusti, è più sicuro rispetto al match precedente. Si va a Marassi contro il Genoa, Motta si riprende la fascia destra, ma dopo 50 minuti lascia il campo a Lago, presenza numero tre con la Juve a 18 anni e 7 mesi. Nei 40 minuti è assoluto protagonista: per la prima volta mostra a tutti che è in grado di usare benissimo il proprio fisico, che ha tempi di anticipo eccellenti, lanci in profondità (l’assist per Iaquinta, che spreca una facile occasione, nasce proprio da un’intuizione del danese) e cambi di gioco. Non si ferma più: Catania, Lazio, Chievo, Parma, ancora Catania in Coppa Italia, Bari, Cagliari, sempre da terzino destro. Poi, arriva il 13 febbraio: si gioca Juve-Inter e non è una partita ma la partita. C’è equilibrio in campo, la truppa bianconera tiene testa allo squadrone nerazzurro. Poi, alla mezz’ora, solita sgroppata di Sørensen sulla fascia e perfetto cross a centro area. Irrompe Matri e Julio Cesar non ha scampo: Juventus 1, Inter 0. Il risultato non cambierà più, fra il tripudio del mondo juventino e la felicità di Frederik: «È un sogno. Certe cose fino a poco tempo fa le facevo solo con la Playstation! Il periodo peggiore della squadra è passato, ne sono sicuro. Continuando così possiamo arrivare a conquistarci un posto nella prossima Champions League. Mi piacerebbe affrontare il Manchester United perché è la squadra del mio idolo Vidić. Uno dei difensori più forti del mondo insieme a Piqué del Barcellona e a Chiellini, naturalmente». Non sarà così per la Vecchia Signora che terminerà con un deludentissimo 7° posto. Per Lago, invece, una grandissima stagione con ben 18 presenze e la conferma per l’anno successivo. Ma, a volte, anche le favole non hanno un lieto fine. Arriva Conte sulla panchina bianconera e per il danesino non c’è più spazio. Una presenza in Coppa Italia e il trasferimento a Bologna, alla ricerca della gloria sotto le Due Torri. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/10/frederik-srensen.html
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FREDERIK SÖRENSEN https://it.wikipedia.org/wiki/Frederik_Sørensen Nazione: Danimarca Luogo di nascita: Roskilde Data di nascita: 14.04.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 194 cm Peso: 88 kg Nazionale Danese Soprannome: Lago - Ice-Man Alla Juventus dal 2010 al 2012 Esordio: 07.11.2010 - Serie A - Juventus-Cesena 3-1 Ultima partita: 08.12.2011 - Coppa Italia - Juventus-Bologna 2-1 19 presenze - 0 reti 1 scudetto Frederik Hillesborg Sørensen (Roskilde, 14 aprile 1992) è un calciatore danese, difensore dell'Union Brescia. È soprannominato Ice-Man e Lago (quest'ultimo è la traduzione letterale dell'abbreviazione del suo cognome Sø). Frederik Sørensen Sørensen ai tempi del Bologna Nazionalità Danimarca Altezza 194 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Union Brescia Carriera Giovanili 2001-2003 Roskilde KFUM 2003-2004 Himmelev-Veddelev 2004-2007 Roskilde 2007-2010 Lyngby 2010-2011 Juventus Squadre di club 2010-2012 Juventus 19 (0) 2012-2014 → Bologna 42 (2) 2014-2015 → Verona 10 (0) 2015-2019 Colonia 86 (2) 2019-2020 → Young Boys 16 (0) 2020-2021 Colonia 3 (0) 2021 Pescara 11 (0) 2021-2024 Ternana 77 (5) 2025 Feralpisalò 3 (2) 2025- Union Brescia 0 (0) Nazionale 2008 Danimarca U-17 4 (0) 2011 Danimarca U-20 1 (0) 2011-2015 Danimarca U-21 15 (0) 2017 Danimarca 1 (0) Caratteristiche tecniche Difensore centrale dal fisico longilineo, all'occorrenza è stato anche schierato come terzino destro da Luigi Delneri. Carriera Club Gli inizi, Juventus Cresciuto in patria nel Roskilde KFUM, nel Himmelev-Veddelev BK (poi divenuto Roskilde) e nel Lyngby, nell'estate del 2010 viene prelevato mediante la formula del prestito oneroso di 20 000 euro con diritto di riscatto fissato a 130 000 euro dalla compagine italiana della Juventus. Esordisce in Serie A, da titolare, in Juventus-Cesena (3-1) valida per la decima giornata di campionato. Gioca titolare anche nella dodicesima giornata in Juventus-Roma (1-1), impiegato da Luigi Delneri come terzino destro. A livello tattico è utilizzato come terzino "bloccato", visto che l'ala Miloš Krasić ha caratteristiche offensive e l'interditore Felipe Melo, il quale copre il centro-destra del centrocampo, tende ad accentrarsi. Grazie a buone prestazioni entra a far parte stabilmente della prima squadra, lui che pensava di farsi un anno nella formazione Primavera, venendo schierato come terzino destro. Il 13 febbraio, in Juventus-Inter (1-0) valida per la 25ª giornata di campionato, fornisce ad Alessandro Matri il suo primo assist in bianconero. Nonostante la giovane età ha dimostrato una grande personalità. Conclude la sua prima stagione con 18 presenze, di cui 17 in campionato e una in Coppa Italia; viene riscattato alla fine della stessa. Bologna Il 17 gennaio 2012, dopo una presenza in Coppa Italia con la Juventus, passa in compartecipazione al Bologna per 2,5 milioni di euro. Il 1º aprile 2012, all'esordio con la maglia del Bologna, segna il suo primo gol in Serie A nella partita casalinga persa per 3-1 contro il Palermo. In stagione gioca un'altra partita, ovvero Bologna-Cagliari (1-0) di due giornate dopo. Il 13 giugno 2012 la compartecipazione viene rinnovata. Al termine della stagione 2012-2013 viene nuovamente rinnovata la comproprietà tra Bologna e Juventus. Il 19 giugno 2014 la compartecipazione viene risolta a favore della Juventus per 800 000 euro. Verona Il 29 agosto 2014 viene prelevato dal Verona con la formula del prestito oneroso (per 300 000 euro) con diritto di riscatto fissato a quattro milioni di euro. A fine stagione dopo aver raccolto solo 10 presenze molte da subentrato per via di un infortunio al ginocchio, fa ritorno alla Juventus non venendo riscattato. Colonia e Young Boys L'11 luglio 2015 viene acquistato per 2,5 milioni di euro dai tedeschi del Colonia, con cui firma un contratto quadriennale. In breve tempo diventa titolare inamovibile della difesa del club tedesco fornendo buone prestazioni Il 18 agosto 2019 viene ceduto in prestito agli svizzeri dello Young Boys. Dopo aver segnato anche un gol in Coppa Svizzera nella vittoria per 4-0 contro lo Zurigo, gioca titolare fino a gennaio quando un nuovo infortunio al ginocchio, patito già la stagione precedente lo limita a ruolo di subentrante. Terminato il prestito fa ritorno al Colonia dove trova poco spazio; questo fa sì che il 16 gennaio 2021 lui rescinda il suo contratto coi tedeschi. Pescara e Ternana Il 20 gennaio 2021 viene acquistato dal Pescara. Con gli abruzzesi esordisce tre giorni dopo nella partita persa per 2-0 in casa della Salernitana: in totale mette insieme 11 presenze, ma a fine stagione non riesce ad evitare la retrocessione in serie C del Pescara. Il 4 agosto 2021 viene ceduto alla Ternana. Con gli umbri, dopo una sfortunata autorete nella partita interna col Pisa, segna il primo gol il 22 settembre, in occasione del successo sul Parma per 3-1. Con le Fere rimane fino al 30 giugno 2024, quando non rinnovando il contratto, rimane svincolato. Feralpisalò e Union Brescia Dopo quasi 9 mesi senza squadra, il 19 marzo 2025 viene ufficializzato il suo approdo alla Feralpisalò, in Serie C, con cui sottoscrive un accordo fino al termine della stagione più opzione di rinnovo. Il 19 luglio seguente, dopo lo spostamento della sede legale a Brescia e la nuova denominazione della Feralpisalò, si lega alla nuova società, l'Union Brescia. Nazionale Dopo 4 presenze con la nazionale danese Under-17, due volte contro il Portogallo e due volte contro la Grecia, ha fatto parte della nazionale Under-18. Il 14 marzo 2011 è stato convocato per due amichevoli della nazionale Under-21 contro Inghilterra e Ucraina, venendo successivamente incluso nella rosa per partecipare agli Europei. Il 10 agosto esordisce contro la Polonia, nella partita persa per 1-0. Le buone prestazioni convincono il ct Åge Hareide a convocarlo in nazionale maggiore nel maggio 2015 per la gara amichevole contro il Montenegro, non riuscendo ad esordire rimanendo per tutti i 90 minuti in panchina. A distanza di due anni nel maggio 2017 torna di nuovo nel giro della nazionale, riuscendo a disputare una partita amichevole contro la Germania terminata 1-1 dove entra in campo al 66' minuto rilevando Riza Durmisi. Palmarès Club Competizioni nazionali 2.Bundesliga: 1 - Colonia: 2018-2019 Campionato svizzero: 1 - Young Boys: 2019-2020 Coppa Svizzera: 1 - Young Boys: 2019-2020
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ALESSANDRO MATRI https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Matri Nazione: Italia Luogo di nascita: Sant'Angelo Lodigiani (Lodi) Data di nascita: 19.08.1984 Ruolo: Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Soprannome: Mitra Matri - Il Cigno Alla Juventus dal 2011 al 2013 e 2015 Esordio: 02.02.2011 - Serie A - Palermo-Juventus 2-1 Ultima partita: 20.05.2015 - Coppa Italia - Juventus-Lazio 2-1 92 presenze - 31 reti 3 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Alessandro Matri (Sant'Angelo Lodigiano, 19 agosto 1984) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Alessandro Matri Matri con la nazionale italiana nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 6 maggio 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1994-1995 Virtus Don Bosco 1995-1996 Fanfulla 1996-2004 Milan Squadre di club 2002-2004 Milan 1 (0) 2004-2005 → Prato 32 (5) 2005-2006 → Lumezzane 32 (12) 2006-2007 → Rimini 28 (4) 2007-2011 Cagliari 125 (36) 2011-2013 Juventus 83 (29) 2013-2014 Milan 15 (1) 2014 → Fiorentina 15 (4) 2014-2015 → Genoa 16 (7) 2015 → Juventus 9 (2) 2015-2016 → Lazio 20 (4) 2016-2019 Sassuolo 74 (14) 2019-2020 Brescia 8 (0) Nazionale 2011-2015 Italia 7 (1) Biografia Nasce il 19 agosto 1984 a Sant'Angelo Lodigiano e cresce nel paese di Graffignana in provincia di Lodi. La prima passione non è per il pallone bensì per il ciclismo. Matri correva per il Pedale Graffignanino, prometteva bene, come testimoniano le medaglie che ha vinto, però una caduta violenta dalla bici lo porta a un cambiamento di progetti sportivi per il futuro. In accordo con i genitori, abbandona le due ruote e sceglie di concentrare le proprie energie sul calcio. Incomincia la carriera calcistica nella squadra della Virtus Don Bosco di Graffignana per poi passare al Fanfulla su segnalazione di un dirigente che lo vide giocare. All'età di 11 anni, in seguito alla segnalazione dell'osservatore Ruben Buriani, passa nelle giovanili del Milan, dove rimarrà fino all'età di 20 anni. Dal marzo 2009 è legato sentimentalmente a Federica Nargi, ex velina di Striscia la notizia, dalla quale ha avuto due figlie, Sofia, nata il 26 settembre 2016, e Beatrice, nata il 16 marzo 2019. Caratteristiche tecniche Centravanti puro, amava muoversi lungo la profondità del campo, e spiccava per qualità dei movimenti offensivi e dei tempi di inserimento. Dotato di spirito di sacrificio, era anche abile nel pressing. Carriera Giocatore Club Milan e i vari prestiti Ottiene il suo esordio, da titolare, in Serie A il 24 maggio 2003 durante la trasferta persa, per 4-2, contro il Piacenza disputando 70 minuti di gioco per poi essere sostituito dal compagno di squadra Roberto Bortolotto. Nella sua prima stagione da professionista ottiene una sola presenza mentre nella seconda non scenderà mai in campo disputando le sue partite nella Primavera del Milan. Si mette successivamente in mostra in Serie C1, in prestito, con le maglie di Prato nella stagione 2004-2005 (36 presenze e 5 gol) e Lumezzane nella stagione 2005-2006 (35 presenze e 14 gol). Nell'estate del 2006 passa al Rimini di mister Acori, in Serie B, con la formula del prestito. In questa stagione, nonostante la presenza di attaccanti più esperti come Ricchiuti, Jeda e Moscardelli, riesce a ritagliarsi uno spazio importante. Matri chiude il campionato con quattro reti all'attivo, tutte siglate nel girone di ritorno, tra cui la sua prima doppietta in carriera sul campo del Brescia e il gol che ha deciso il derby romagnolo contro il Cesena. Cagliari L'11 giugno 2007 metà del suo cartellino viene acquistato dal Cagliari. Ha esordito con la maglia rossoblù il 26 agosto seguente, andando subito a segno nella prima giornata di campionato contro il Napoli. Nonostante alcuni gol nell'arco della stagione, Matri viene spesso relegato in panchina dall'allenatore Davide Ballardini, che gli preferisce il compagno di reparto Acquafresca. Tuttavia, il giorno dopo il divorzio tra la società sarda e il tecnico ravennate, il Cagliari riscatta l'altra metà del suo cartellino per 2,3 milioni di euro. Il 24 febbraio 2008 decide la gara con la Lazio, segnando nell'occasione il 1000º gol dei sardi in A. Nella prima parte della stagione successiva Matri non riesce ancora a ritagliarsi uno spazio da titolare nella compagine sarda, che lo vede spesso partire dalla panchina. Tuttavia, nel girone di ritorno, l'attaccante lodigiano mette a segno sei gol, risultando essere il terzo miglior cannoniere della squadra dopo Acquafresca e Jeda. L'annata 2009-2010 comincia sulla falsariga della precedente per Matri che, inizialmente, parte dalla panchina. Tuttavia, dopo la cessione di Robert Acquafresca, riesce a guadagnare nel giro di poche settimane il posto da titolare. Il 13 dicembre 2009, dopo 16 partite, riesce anche a eguagliare il record di Gigi Riva di sette match consecutivi a segno. Termina la stagione con 13 gol messi a segno, stabilendo il proprio record personale. Comincia la stagione 2010-2011 con una doppietta, realizzata l'11 settembre 2010 contro la Roma nella gara giocata al Sant'Elia e vinta per 5-1. In totale l'attaccante realizza quattro doppiette, con un bottino complessivo di 11 reti. Con 36 marcature, inoltre, risulta essere al quinto posto nella classifica dei migliori marcatori di sempre in massima serie con la maglia del Cagliari. Juventus Matri in azione alla Juventus nell'estate 2012, durante un'amichevole contro il Malaga. Il 31 gennaio 2011 viene ufficializzato il suo trasferimento alla Juventus con la formula del prestito oneroso (2,5 milioni di euro) con diritto di riscatto fissato a 15,5 milioni di euro. L'esordio con la maglia bianconera arriva il 2 febbraio seguente, nella trasferta di Palermo che vede la Juventus perdere per 2-1. Tre giorni dopo torna a Cagliari da avversario e realizza i suoi primi due gol con la maglia della Juventus, nella partita terminata sul punteggio di 3-1 per i bianconeri. Il 13 febbraio seguente, invece, esordisce con la maglia bianconera allo Stadio Olimpico di Torino, segnando con un colpo di testa il gol che ha permesso alla Juve di vincere il derby d'Italia contro l'Inter per 1-0. Termina la sua stagione con 20 gol segnati (11 in rossoblù e 9 in bianconero), battendo il record personale dell'anno prima. Riscattato dalla Juventus, nella stagione successiva conquista il suo primo scudetto, ottenuto il 6 maggio 2012, con una giornata d'anticipo, nella partita giocata sul campo neutro di Trieste contro il Cagliari e vinta per 2-0. Conclude la stagione con 10 reti, di cui una nell'1-1 contro il Milan del 25 febbraio 2012. La stagione 2012-2013 inizia con la conquista della Supercoppa italiana, arrivata l'11 agosto 2012 allo Stadio nazionale di Pechino grazie alla vittoria per 4-2 contro il Napoli. Il 19 settembre 2012 esordisce nelle competizioni UEFA per club, in occasione della partita di Champions League pareggiata per 2-2 in casa del Chelsea. Il 29 settembre seguente arriva anche il suo primo gol stagionale, nel corso della partita casalinga vinta per 4-1 contro la Roma. Il 12 febbraio 2013 segna la sua prima rete nella massima competizione europea per club, durante la partita esterna vinta per 3-0 contro il Celtic, valevole per gli ottavi di finale della competizione. Il 5 maggio successivo, grazie alla vittoria interna della Juventus sul Palermo per 1-0, vince (con tre giornate d'anticipo) il secondo scudetto consecutivo. Il 18 agosto aggiunge al suo palmarès un'altra Supercoppa italiana, battendo in finale la Lazio allo Stadio Olimpico di Roma; Matri, tuttavia, non scende in campo nella partita terminata 4-0 per i bianconeri. Ritorno al Milan, Fiorentina e Genoa Matri marcato da Philipp Lahm durante un'amichevole nell'estate 2016 tra Milan e Bayern Monaco Il 30 agosto 2013 viene ufficializzato il suo ritorno al Milan per 11 milioni di euro. Torna a vestire la maglia rossonera il 1º settembre seguente, in occasione della partita interna vinta per 3-1 contro il Cagliari, sua ex squadra. Il 27 ottobre 2013 arriva il suo primo e unico gol con la società milanese, nel corso della trasferta persa per 3-2 contro il Parma. Dopo 19 presenze e 1 rete con i rossoneri, il 15 gennaio 2014 viene ufficializzato il suo prestito dal Milan alla Fiorentina fino al termine della stagione. Esordisce in maglia viola il 19 gennaio seguente, realizzando una doppietta nella partita di campionato Catania-Fiorentina (0-3). Il 20 febbraio esordisce in Europa League nella gara di andata dei sedicesimi di finale contro l'Esbjerg, segnando anche il primo gol per i viola che si imporranno sugli avversari per 1-3. Chiude la stagione con i viola con 21 presenze e 5 reti. Finito il prestito in Toscana, fa inizialmente ritorno al Milan che l'11 luglio 2014 lo cede nuovamente in prestito, stavolta al Genoa. Con la maglia rossoblù esordisce in campionato il 14 settembre in trasferta a Firenze proprio contro la sua ex squadra subentrando nel secondo tempo a Mauricio Pinilla. Il 24 settembre, nella quarta giornata di campionato, sigla le sue prime due reti con la maglia dei grifoni (al 35' e al 48') nella gara Verona-Genoa (2-2). Il 5 ottobre segna il suo 100º gol tra i professionisti siglando la rete della vittoria nella trasferta vinta 2-1 contro il Parma. Complessivamente con i rossoblù colleziona 17 presenze e 7 gol. Ritorno alla Juventus Il 2 febbraio 2015, ritorna alla Juventus con la modalità del prestito gratuito per 6 mesi con 2,5 milioni di euro di stipendio lordo pagato per metà dal Milan. Qui ritrova Stefano Sturaro con il quale ha giocato a Genova nei sei mesi precedenti e Massimiliano Allegri che lo ha già allenato sia al Cagliari sia al Milan e nutre grande stima nei suoi confronti. Il 7 aprile, in occasione della semifinale di Coppa Italia tra Fiorentina e Juventus, segna il gol dello 0-1 del complessivo 0-3 che porta la Juventus in finale. Il 20 maggio, una sua rete risolve la finale di Coppa Italia all'Olimpico contro la Lazio. Il gol decisivo del 2-1 durante i tempi supplementari, al minuto 97, consegna la decima Coppa Italia alla Juventus. Chiude il semestre bianconero con 9 presenze e 2 gol. Lazio, Sassuolo, Brescia e ritiro Tornato al Milan nell'estate 2015, il successivo 31 agosto passa in prestito alla Lazio per un anno. L'esordio arriva il 13 settembre successivo dove mette a segno anche una doppietta nella partita casalinga vinta, proprio per 2-0, contro l'Udinese. Conclude la stagione e il prestito alla Lazio con un totale di 31 presenze e 7 reti. A fine stagione rientra al Milan. Il 16 agosto 2016 viene ceduto a titolo definitivo al Sassuolo. Segna il suo primo gol in neroverde il 23 ottobre, durante la nona giornata di serie A, contro il Bologna al Dall'Ara, fissando il risultato sull'1-1. Sigla la sua prima doppietta in nero verde il 15 gennaio 2017 contro il Palermo. Una settimana dopo, contro il Pescara, Matri segna il gol più veloce del campionato dopo appena un minuto di gioco; nella stessa partita va poi nuovamente a segno, siglando così la sua seconda doppietta consecutiva. In tre anni con i neroverdi mette a referto 82 presenze e 14 gol. Il 2 settembre 2019 viene venduto al Brescia, neopromosso in Serie A. Il 31 gennaio 2020, dopo sole 8 presenze in campionato, torna anticipatamente al Sassuolo prima di restare svincolato. Il 6 maggio 2020 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Matri in azione con la maglia della nazionale nell'amichevole con il Portogallo del giugno 2015. Il 6 febbraio 2011 viene convocato per la prima volta in nazionale, da parte del CT Cesare Prandelli, in vista dell'amichevole del 9 febbraio seguente contro la Germania (1-1), nella quale tuttavia non viene impiegato. Nel seguente mese di marzo, viene ancora una volta convocato in azzurro per le gare in trasferta contro la Slovenia (0-1) e l'Ucraina (0-2). Esordisce proprio in quest'ultima gara, subentrando al 61' della ripresa a Giuseppe Rossi, e segnando la rete dello 0-2 finale per gli azzurri su assist di Sebastian Giovinco. Dopo il ritiro Una volta ritiratosi dal calcio giocato, Matri intraprende la carriera dirigenziale diventando nel settembre 2020 collaboratore di Igli Tare, direttore sportivo della Lazio, sua ex squadra da calciatore; nel frattempo segue il corso da direttore sportivo della FIGC. Dopo appena una stagione, l'ex attaccante biancoceleste decide di interrompere l'esperienza dirigenziale con il club romano per intraprendere un nuovo percorso. Dopo l’addio alla Lazio, nel luglio 2021 viene presentato come uno dei volti nuovi di DAZN, la piattaforma che trasmetterà, tra le altre cose, le gare della Serie A, Serie B, Europa League e Conference League. Dopo aver conseguito la qualifica da direttore sportivo il 19 luglio, il 14 ottobre dello stesso anno consegue anche quella da allenatore UEFA A a Coverciano che consente di allenare tutte le selezioni giovanili e le squadre femminili, le prime squadre fino alla Serie C oltre a poter essere tesserato come allenatore in seconda sia in Serie B che in Serie A. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 2 - Milan: 2002-2003 - Juventus: 2014-2015 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Milan: 2002-2003 Supercoppa UEFA: 1 - Milan: 2003
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MARCEL BÜCHEL FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2010 I colori più di moda nella Primavera 2010-11? Il bianco e il nero. Troppo facile. Colori pesanti da indossare ma a cui molti dei giocatori della rosa attuale sono già abituati, anche per esperienze passate. In estate, per esempio, è arrivato un ragazzo dall’Ascoli (Ilari) e dal Siena è arrivato addirittura un trio: Niccolò Giannetti, Leonardo Spinazzola e, appunto Marcel Buchel. Austriaco, centrocampista classe 1991 e sinistro da urlo, ragazzo di prospettiva che, c’è da starne certi, farà molto parlare di sé in futuro. Un futuro neppure troppo lontano. – La prima domanda è d’obbligo: raccontaci la tua storia calcistica. «I primi passi li ho mossi in Austria, nel Feldkirch, la squadra della città in cui sono nato. Si trova quasi sul confine con la Svizzera. Infatti, da lì sono finito a giocare proprio in una squadra elvetica, il San Gallo. Fino a quando il Siena non mi ha visto e mi ha portato in Italia. In Toscana sono stato nelle ultime due stagioni e ora sono qui». – Dalla scorsa estate c’è stato il passaggio, da bianconero a bianconero. «Ho saputo della Juventus pochi giorni prima di partire per il ritiro di Pinzolo. Quindi mi sono trovato subito ad allenarmi con i campioni della Prima Squadra. Ovviamente per me è stata una grande gioia poter approdare in un club così prestigioso. Ma anche logisticamente, visto che Torino è molto più vicina a casa mia rispetto a Siena». – Quali sono le tue caratteristiche come giocatore e chi è stato il tuo idolo? «Sono un centrocampista centrale, anche se in passato ho giocato anche come trequartista, mancino di piede. Mi piace giocare per la squadra, toccare molti palloni. Non sono molto veloce di gambe e quindi cerco di esserlo con la testa. Ogni tanto provo la conclusione da lontano, soprattutto sui calci piazzati, ma il gol non è la mia priorità, me ne bastano sei o sette a stagione. Come idolo avevo Zidane, poi quando lui ha smesso ho cercato di ispirarmi a Xavi del Barcellona, mi piace il suo modo di stare in campo». – Come sono stati i primi mesi a Torino? Il fatto di essere arrivato insieme a Spinazzola ti ha aiutato? Sono contento che siamo arrivati tutti insieme qui alla Juve. L’anno scorso, scherzando con Giannetti, gli avevo detto che sarebbe stato bello continuare a giocare insieme e fortunatamente è stato così. L’ambientamento non è stato difficile, questa volta non avevo lo scoglio della lingua da imparare e quindi ho potuto subito fare amicizia con tutti i miei nuovi compagni. Con alcuni di loro siamo stati avversari sul campo in questi anni». – Come sono stati invece questi primi mesi sul campo? Marcel, tu puoi già vantare un esordio con la Prima Squadra, una cosa non da poco. «A Siena non ho avuto la possibilità di giocare con i professionisti, farlo qui alla Juventus è stato un sogno. Per giunta contro una squadra del mio paese. Poter giocare all’Olimpico è stata un’emozione grandissima, per la quale ringrazierò per sempre mister Delneri che mi ha dato fiducia. Allenarmi con tanti campioni serve per migliorare e i risultati si vedono quando si torna con la Primavera. Manninger? Sono contentissimo di poterlo avere come compagno di squadra. Mi hanno colpito la simpatia e la disponibilità, mi sta aiutando molto e ogni tanto mi permette di poter scambiare qualche parola nella mia lingua». – Scuola e tempo libero? «La scuola l’ho finita quando ero a San Gallo. In Austria si inizia prima e quindi sono riuscito a finire la scuola professionale, che dura tre anni. Quando sono arrivato in Italia ho pensato soprattutto a studiare la lingua, per poter comunicare con tutti. Quando non sono impegnato con il calcio, mi piace andare in centro o guardare un film al cinema. Tra l’altro a Torino ho pure conosciuto la mia ragazza. Fin da piccolo ho la passione per lo sci, ma ora non posso più praticarlo. Peccato, perché qui ci sono le montagne olimpiche!». – Infine, come vedi la stagione? Tua e della Primavera. A Siena ho sfiorato uno Scudetto Primavera, sfuggito nella finale con il Palermo. Quindi ho un conto in sospeso. Io sono convinto che potremo fare bene, stiamo migliorando e diventando un vero gruppo. Se giochiamo come sappiamo, potremo andare lontano. Un mio traguardo personale l’ho già raggiunto esordendo, ma il sogno è quello di giocare in Serie A e con la mia Nazionale. Voglio arrivare più in alto possibile ed essere qui alla Juve mi fa capire che sono sulla strada giusta». ROMEO AGRESTI, GOAL.COM DEL 14 NOVEMBRE 2020 Marcel Buchel è un giocatore che avrebbe dovuto conseguire tutt’altra carriera, a maggior ragione considerando le potenzialità espresse in piena linea verde. Eppure, però, il centrocampista austriaco naturalizzato liechtensteinese non è riuscito a fare il salto di qualità, vivendo anche una fase da giocatore svincolato. E pensare che il 2010 avrebbe dovuto indicare la giusta rotta: passaggio tra le fila della Juventus Primavera e, soprattutto, l’esordio in Prima Squadra in una partita di Europa League contro il Red Bull Salisburgo. Al termine di quell’annata, tra i grandi, Buchel collezionerà due presenze. Insomma, una sorta di trampolino di lancio. Ma non sfruttato pienamente. Le basi, poste concretamente tra le giovanili del San Gallo e quelle del Siena, avevano portato i dirigenti della Vecchia Signora a imbastire un’operazione su base pluriennale. Ovvero: assicurarsi un talento e, dopodiché, pianificare un progetto tecnico passando dall’inevitabile gavetta. Prima il Gubbio e poi la Cremonese in Serie C. Poi il ritorno al Siena, nel gennaio 2013, in compartecipazione dalla Juventus. Comproprietà destinata a sfociare nel dimenticatoio, con Madama a decidere gradualmente di perdere volutamente il controllo di Buchel. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/04/marcel-buchel.html
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MARCEL BÜCHEL https://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Büchel Nazione: Austria Liechtenstein Luogo di nascita: Feldkirch Data di nascita: 18.03.1991 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 71 kg Nazionale Austriaco Under-19 e Liechtensteinese Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 04.11.2010 - Europa League - Juventus-Salisburgo 0-0 Ultima partita: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 2 presenze - 0 reti 2 supercoppe italiane Marcel Büchel (Feldkirch, 18 marzo 1991) è un calciatore austriaco naturalizzato liechtensteinese, centrocampista dell'Ascoli e della nazionale liechtensteinese. Marcel Büchel Büchel con la maglia del Liechtenstein nel 2015. Nazionalità Austria Liechtenstein (dal 2015) Altezza 175 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Ascoli Carriera Giovanili 1998-1999 RK Rankweil 1999-2003 Feldkirch 2003-2004 SW Bregenz 2004-2006 Feldkirch 2006 LASK Linz 2006-2008 San Gallo 2008-2010 Siena 2010-2011 → Juventus Squadre di club 2010 Siena 0 (0) 2010-2011 → Juventus 2 (0) 2011-2012 → Gubbio 17 (1) 2012-2013 → Cremonese 24 (0) 2013 Juventus 0 (0) 2013-2014 → Virtus Lanciano 33 (1) 2014-2015 → Bologna 26 (3) 2015-2017 Empoli 43 (2) 2017-2018 → Verona 23 (0) 2018-2019 Empoli 0 (0) 2019-2020 Juve Stabia 7 (0) 2020- Ascoli 59 (2) Nazionale 2009-2010 Austria U-19 3 (0) 2015- Liechtenstein 17 (1) Caratteristiche tecniche Di ruolo centrocampista, può giocare sia da centrale che da mezzala. Si distingue anche per la foga agonistica con cui gioca. Carriera Club Giovanili Esordisce nelle giovanili del club svizzero del San Gallo, con cui nella stagione 2007-2008 gioca anche una partita con la squadra riserve nella terza serie elvetica. Siena Al termine della stagione 2008-2009, passata interamente nelle giovanili dei biancoverdi, viene acquistato dal Siena, club di Serie A, che lo impiega unicamente nella squadra Primavera. Prestiti a Juventus, Gubbio e Cremonese Nell'estate del 2010 passa in prestito alla Juventus, con cui oltre a giocare da titolare in Primavera (con la quale raggiunge anche le fasi finali del campionato a essa riservato) esordisce in prima squadra in una partita di Europa League contro gli austriaci del Red Bull Salisburgo, il 4 novembre 2010; nel corso della competizione disputa poi una seconda partita, chiudendo la sua stagione con la prima squadra bianconera con due presenze totali. Fa quindi ritorno al Siena, che per la stagione 2011-2012 lo cede in prestito al Gubbio, dove Büchel disputa una partita con la Primavera e 2 partite entrambe da titolare in Coppa Italia e 17 partite (10 delle quali partendo da titolare) nel campionato di Serie B, nel quale segna anche il suo primo gol a livello professionistico, il 6 gennaio 2012 in Gubbio-Bari (2-2), partita in cui al 75' realizza il gol del definitivo pareggio rossoblu. A fine anno il club umbro retrocede nel campionato di Lega Pro Prima Divisione e non riscatta il giocatore. Torna al Siena che lo cede nuovamente in prestito, questa volta alla Cremonese in Lega Pro Prima Divisione. In terza serie nella stagione 2012-2013 Büchel disputa in totale 25 partite, senza mai segnare. Juventus Il 31 gennaio 2013 viene acquistato in compartecipazione dalla Juventus che non interrompe il prestito alla Cremonese. Prestiti a Virtus Lanciano e Bologna Nella successiva sessione di calciomercato, il 2 settembre 2013, il giocatore viene ceduto con la formula del prestito alla Virtus Lanciano nel campionato di Serie B per l'intera stagione 2013-2014. Realizza il suo primo gol con la squadra abruzzese il 15 febbraio 2014 al 22' di Avellino-Virtus Lanciano (1-3), partita in cui realizza il momentaneo 0-1. Il 26 agosto 2014 passa in prestito al Bologna. Segna il suo primo gol in maglia rossoblù in trasferta, contro il Pescara per il momentaneo 1-0 (partita infine vinta dai felsinei 3-2). Empoli ed Hellas Verona Il 31 agosto 2015 si trasferisce in prestito con diritto di riscatto all'Empoli. Esordisce in Serie A il 4 ottobre 2015 in Empoli-Sassuolo 1-0 e nella successiva giornata, il 17 ottobre 2015, mette a segno il suo primo gol in Roma-Empoli 3-1. Il 21 aprile 2017, durante un allenamento, resta vittima di un episodio lipotimico, venendo di conseguenza ricoverato in ospedale. Alla fine della stagione, a seguito della retrocessione dell'Empoli in Serie B dopo la sconfitta per 2-1 in trasferta contro il già retrocesso Palermo, si trasfersce al neopromosso Verona, totalizzandovi 23 presenze. A fine stagione torna all'Empoli, dove però finisce relegato ai margini della rosa per il campionato 2018-2019, venendo lasciato libero a fine stagione. Juve Stabia Nell'ottobre 2019 viene messo in prova dalla A.S. Roma ma dopo un mese viene bocciato, e si accasa alla Juve Stabia in Serie B. Il 30 giugno 2020 non viene prolungato l'accordo in scadenza con la società campana, rimanendo così svincolato. Ascoli Il 16 settembre 2020 firma un contratto di un anno più opzione con l'Ascoli in Serie B. Il 7 maggio 2021 segna il suo primo gol con i marchigiani, aprendo le marcature nel successo per 2-0 sul Cittadella, nella partita che vale la permanenza in serie B della sua squadra. Tre settimane dopo rinnova il suo contratto con il club. Nazionale Tra il 2009 ed il 2010 ha giocato 3 partite senza mai segnare nella nazionale austriaca Under-19. Tuttavia risponde alla chiamata in nazionale del CT Rene Pauritsch debuttando il 9 ottobre 2015 con il Liechtenstein nella sconfitta interna contro la Svezia. Il 19 novembre 2018 sigla la sua prima rete, nel pareggio per 2-2 contro l'Armenia valido per l'ultima giornata di Nations League. Palmarès Challenge League: 1 - San Gallo: 2008-2009 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2013, 2015
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Marco Storari - Calciatore e Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
MARCO STORARI “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 2010 Marco Storari entra nel gruppo dei portieri bianconeri. «Primo, secondo o terzo? Decida Del Neri un allenatore capace, che capisce di calcio, con il quale nella Sampdoria abbiamo fatto cose straordinarie». E sì, perché Storari, di proprietà del Milan, ha vissuto la seconda fase della scorsa stagione in blucerchiato. Ora il portiere pisano, classe ‘77, è arrivato alla Juventus: «Sono orgoglioso di essere qui. Arrivo in un grande club in cui ci sono stati cambiamenti importanti e sono sicuro che saranno di buon auspicio per una stagione in cui la squadra avrà voglia di riscattarsi». Prima di arrivare alla Juventus, Storari ha attraversato diverse esperienze. Cresciuto nel Ladispoli, passa al Perugia nel 1995 e successivamente al Montevarchi nel 1998. La sua prima grande soddisfazione arriva con la maglia dell’Ancona nel 1999-2000, quando partecipa alla stagione della promozione in serie B. Dopo una fugace apparizione nel Napoli, compie un’altra volta un salto in avanti con l’accesso alla serie A con il Messina nel 2003-04. Nella stagione successiva risulta determinante per lo splendido campionato dei siciliani, che finiscono il torneo al settimo posto in classifica. Dopo diversi anni con la formazione giallorossa, nella sessione invernale del mercato 2007, Storari approda al Milan, dove firma un contratto fino al 2010. Sono poche però le apparizioni tra i rossoneri. Il portiere decide allora l’avventura all’estero trascorrendo sei mesi nella Liga, in forza al Levante. Nel gennaio del 2008 gli tocca nuovamente fare le valigie: il Milan lo gira al Cagliari di Allegri, con il quale compie il miracolo di una salvezza dai più ritenuta impossibile dopo il disastroso andamento del girone d’andata. Ma i viaggi non sono ancora finiti: nel 2008-09 la società rossonera lo manda a Firenze, dove però non trova posto, chiuso com’è da Frey. Si arriva così all’ultima annata, il 2009-10, probabilmente la migliore della sua lunga carriera. Storari la inizia come titolare nel Milan, ma poi perde il posto dopo un infortunio nel mese di ottobre. A gennaio giunge il tempo di un nuovo trasferimento: Marco finisce nella Sampdoria di Delneri e si rivela uno degli straordinari artefici della conquista del quarto posto, che vale la qualificazione in Champions League. I blucerchiati vorrebbero proseguire un rapporto che ha dato reciproche soddisfazioni, ma Storari torna ancora una volta al Milan, per poi passare in bianconero. In carriera ha la fama di para rigori, meritatamente conquistata attraverso lo studio metodico degli avversari. Marco ha anche confessato che prima dell’esecuzione del tiro va a “distrarre” l’esecutore proponendo di scommettere la maglia: chi vince ottiene quella dell’altro. È così che si è costruito una bella collezione, anche se gli manca quella di Totti al quale parò un cucchiaio: il capitano della Roma non la prese bene, quel giorno... 〰.〰.〰 L’esordio in maglia bianconera avviene il 29 luglio 2010, in Irlanda contro lo Shamrock Rovers, nella partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League, vinta per 2-0 dalla Juventus. La stagione è sicuramente molto negativa ma Marco è uno dei pochi a salvarsi dal grigiore generale. Il portiere pisano riesce sempre a trasmettere sicurezza alla propria difesa, attirando le simpatie dei tifosi bianconeri. Si conferma anche molto abile a parare i rigori, ne sa qualcosa il clivense Marcolini che vede il suo tiro dagli undici metri respinto, in Chievo-Juve terminata 1-1. Completamente ristabilito, Buffon riprende il suo posto fra i pali all’inizio del 2011 e Marco deve accontentarsi delle partite in Coppa Italia e di qualche presenza sporadica in campionato. Comunque sia, alla fine della stagione riesce ad accumulare 31 presenze. Comincia il trionfale campionato 2011-12 che vedrà la Juventus vincere lo scudetto da imbattuta. Buffon salta solamente le due partite casalinghe contro Genoa e Fiorentina e a Marco non resta che difendere la porta bianconera in Coppa Italia. Resta la soddisfazione di raggiungere la finale, persa poi contro il Napoli. Nonostante le voci di mercato, Storari conferma la proprio volontà di rimanere a Torino, felice di indossare la maglia bianconera. Solamente 9 presenze nella stagione successiva ma per Marco c’è la soddisfazione di indossare la fascia di capitano in tre occasioni. E poi c’è il secondo scudetto consecutivo da festeggiare. «I miei obiettivi per il futuro? Spero di vincere tutto quello che c’è in palio. Ho un altro anno di contratto, sto molto bene a Torino, mi piacerebbe rinnovare. Pur avendo 36 anni, non penso a lasciare il campo. Voglio ancora togliermi delle soddisfazioni con questa maglia». I triangolini tricolori diventano tre nel 2013-14, anche se le presenze si riducono ulteriormente: solamente 8, delle quali 6 in campionato e due in Coppa Italia. Trionfale è invece il 2014-15: Marco ha la grandissima soddisfazione di alzare la decima Coppa Italia, conquistata da protagonista con grandi prestazioni. «Davvero tutto molto bello: conquistando la Decima siamo entrati nella storia. Continua la stagione super di un gruppo che ha grandi valori. Essere tra i protagonisti del successo, giocando da titolare l’intera competizione sino all’ultima sfida, ha avuto un significato speciale. Inoltre, nel primo anno di Conte in panchina perdemmo proprio in finale contro il Napoli e quella sconfitta mi andò di traverso. Ecco perché vincere questa Coppa Italia è stato per me ancora più gratificante: la inseguivo da quattro anni». Grandi prestazioni che si ripetono anche in campionato, nel poco spazio lasciatogli da Buffon. Una su tutte la partita di San Siro contro l’Inter, quando compie due parate sensazionali, salvando la vittoria bianconera. «È stata un’ottima prestazione di tutta la squadra. Ci tenevamo a far bene, anche se a livello di classifica contava poco, perché Inter-Juventus resta il Derby d’Italia. Ogni giocatore vorrebbe giocarlo ed io ho avuto questa preziosa opportunità. Alla fine la gioia è stata doppia: sarà una partita che ricorderò per tutta la mia vita». Storari, al termine del campionato, decide di lasciare Torino e la Juventus e si trasferisce a Cagliari. Queste le sue parole di commiato: «È stato necessario qualche giorno per trovare le parole. Ed esprimere le sensazioni di questo momento. Gli ultimi cinque anni sono stati i più belli della mia vita privata e professionale. Anni di grande sacrificio e di grandi successi. Ma arriva sempre l’ora in cui bisogna fare delle scelte. Grazie a tutti quelli che hanno fatto sì che questi anni rimanessero nel mio cuore per sempre. I miei compagni, la società e i tifosi. Tutti quelli che mi hanno fatto sentire il loro affetto. La Juve sarà sempre la mia casa. Accolgo quest’altra sfida adesso. Credendoci sempre con tutta la carica che ho. Perché vincere, non è importante è l’unica cosa che conta». Il saluto del sito bianconero: «Descrivere con un’istantanea cinque indimenticabili stagioni come quelle di Marco Storari alla Juventus è difficile. Proveremo pertanto a usarne due, distanti l’una dall’altra appena quattro giorni. La prima appartiene a Inter-Juventus, 16 maggio 2015: la Juve, già Campione d’Italia, si è portata in vantaggio negli ultimi minuti di gara con Alvaro Morata, ma i nerazzurri non ci stanno e provano l’ultimo arrembaggio. Rodrigo Palacio arriva davanti al portiere e calcia rasoterra all’angolino basso, in corsa, da pochi passi. È una parata difficilissima. In un decimo di secondo il portiere si tuffa e respinge. Il pallone finisce però sui piedi di Icardi, che scarica in porta il tap-in, a botta sicura. Niente da fare, sulla sua strada c’è ancora quel portiere, che si allunga con un colpo di reni e manda il pallone in angolo, salvando porta e risultato. Questi è anche il protagonista della seconda istantanea, scattata quattro giorni più tardi all’Olimpico, sotto il cielo stellato di Roma: ritrae uno dei grandi veterani della Juventus che alza la decima Coppa Italia bianconera con l’entusiasmo di un ragazzino. Lo stesso con il quale ha sostituito, in tutti questi anni, il portiere più grande di tutti e con il quale ha condotto i bianconeri alla vittoria di un trofeo che mancava in bacheca da vent’anni. Quel portiere si chiama Marco Storari. Esperienza e classe da vendere, al suo curriculum da giramondo si aggiungerà ora un nuovo capitolo: dal prossimo anno Marco difenderà la porta del Cagliari, squadra che si è assicurata i suoi servigi per la seconda volta. I rossoblù arricchiranno la loro rosa con un campione capace non solo di dare sicurezza al reparto con prodezze che pochi altri, a questo punto della loro parabola sportiva, sarebbero capaci di compiere. Come, infatti, attesta quest’altra istantanea, la terza, se ce lo consentite, Marco è un trascinatore nato. Un leader vero, che fa parlare i suoi guantoni quando si tratta di sbarrare la strada agli attaccanti avversari ma capace di farsi sentire quando c’è da spremere ogni fibra del proprio corpo per raggiungere l’obiettivo più importante di tutti: la vittoria. Dopo cinque indimenticabili anni insieme passati a sudare, soffrire, vincere e trionfare, gli auguriamo ora di togliersi tante altre soddisfazioni nel corso della sua nuova avventura rossoblù. Grazie mille, Marco, e in bocca al lupo!». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/marco-storari.html -
Marco Storari - Calciatore e Dirigente
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MARCO STORARI https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Storari Nazione: Italia Luogo di nascita: Pisa Data di nascita: 07.01.1977 Ruolo: Portiere Altezza: 187 cm Peso: 76 kg Soprannome: Spiderman Alla Juventus dal 2010 al 2015 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 20.05.2015 - Coppa Italia - Juventus-Lazio 2-1 64 presenze - 64 reti subite 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Marco Storari (Pisa, 7 gennaio 1977) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, responsabile tecnico della Juventus. Con la maglia della società bianconera, squadra in cui ha militato dal 2010 al 2015, ha vinto quattro campionati italiani consecutivi (dal 2011-2012 al 2014-2015); con i bianconeri ha vinto anche due Supercoppe italiane (2012 e 2013) e una Coppa Italia (2014-2015). Inoltre, ha fatto parte della rosa del Milan che ha vinto la Champions League nel 2006-2007 e da portiere titolare del Cagliari ha vinto il campionato di Serie B 2015-2016. Marco Storari Storari alla Juventus nell'estate 2012 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 1º luglio 2018 - giocatore Carriera Giovanili 1987-1991 Roma 1991-1995 Ladispoli 1995-1998 Perugia Squadre di club 1994-1995 Ladispoli 12 (-8) 1995-1998 Perugia 0 (0) 1998 Montevarchi 0 (0) 1998-2002 Ancona 91 (-106) 2002-2003 Napoli 4 (-6) 2003-2007 Messina 143 (-183) 2007 Milan 3 (-7) 2007-2008 → Levante 17 (-33) 2008 → Cagliari 20 (-21) 2008-2009 → Fiorentina 1 (-1) 2009-2010 Milan 7 (-7) 2010 → Sampdoria 19 (-14) 2010-2015 Juventus 64 (-64) 2015-2017 Cagliari 56 (-76) 2017-2018 Milan 0 (0) Biografia È sposato con Veronica Zimbaro, siciliana, avvocato, Storari è il proprietario della Catena di hotel Vmaison Hotel e dell’azienda di design Vmaison Interior. La coppia ha due figli: Tommaso e Piergiorgio. Caratteristiche tecniche Apprezzato per l'affidabilità e la continuità di rendimento, Storari è stato un portiere reattivo e abile nel parare i calci di rigore. Carriera Giocatore Club Gli inizi Ha iniziato la sua carriera al Forte Braschi per poi entrare nelle giovanili della Roma, rimanendovi per quattro anni. Passato al Ladispoli nel 1991, dopo quattro stagioni è stato acquistato dal Perugia, dove tra le file delle giovanili ha vinto il Campionato Primavera del 1995-1996 e del 1996-1997. Nel 1998 ha poi avuto una breve esperienza in prestito nel Montevarchi. Nella stagione seguente si è trasferito all'Ancona, dove nel 1999-2000 ha contribuito alla promozione della squadra in Serie B. Il 1º febbraio 2002 si è infortunato al legamento crociato del ginocchio al Franchi contro il Siena, partita nella quale era stato decisivo per il pareggio ottenuto dai marchigiani. In seguito è stato acquistato in comproprietà dal Napoli. Messina Ceduto nel 2003 al Messina, ha conquistato la promozione in Serie A nel 2003-2004. Nella stagione 2004-2005 è tra i protagonisti dell'ottimo campionato del Messina in Serie A, che ha raggiunto il 7º posto (nuovo record dei peloritani), rivelandosi un infallibile para-rigori come già nella stagione precedente. Storari nel 2005 al Messina, mentre effettua un calcio di rinvio. Nell'anno 2005-2006 non è riuscito a ripetere quanto fatto nella stagione precedente e il Messina è retrocesso, venendo poi ripescato in Serie A a seguito dello scandalo "Calciopoli", al posto della Juventus. All'inizio del campionato 2006-2007, con il nuovo allenatore Bruno Giordano e la partenza di Carmine Coppola, è diventato ufficialmente capitano della squadra siciliana. Tra le partite in cadetteria ha esordito il 23 settembre 2006 nel derby contro il Catania e il 25 ottobre dello stesso anno nel derby contro il Palermo, indossando la fascia al braccio. Milan e Levante Il 17 gennaio 2007, durante la sessione invernale del calciomercato, è stato ingaggiato dal Milan. Ha esordito l'11 febbraio in Milan-Livorno (2-1), sostituendo Dida e Kalac, entrambi indisponibili. Il 17 febbraio è stato nuovamente titolare in Siena-Milan (3-4), ma dopo il rientro dagli infortuni degli altri portieri milanisti non ha fatto più apparizioni come titolare nel Milan, se non in Milan-Udinese (2-3) del 19 maggio, partita che ha preceduto la finale di Champions League 2006-2007 (poi vinta), dove l'allenatore Carlo Ancelotti, come secondo di Dida, gli ha preferito Kalac. Il 12 agosto 2007 è stato ceduto in prestito dal Milan agli spagnoli del Levante. La sua avventura in Spagna, complice la crisi economica del Levante, è durata appena 6 mesi, nei quali comunque, nonostante le 30 reti subite, è risultato spesso uno dei migliori in campo. Il 9 gennaio 2008 è quindi ritornato in Italia, girato in prestito dal Milan al Cagliari. Cagliari e Fiorentina Il suo arrivo al Cagliari, contestuale all'arrivo di Cossu e di Jeda, è coinciso con l'inizio di una rimonta con cui, dopo i soli 10 punti realizzati nel girone di andata, il Cagliari ha conquistato 33 punti nel solo girone di ritorno, collocandosi fuori dalla zona retrocessione che aveva occupato per la quasi totalità del campionato e ottenendo così la salvezza. Storari si è rivelato protagonista nelle file della squadra sarda. Tornato al Milan dopo la fine del prestito, il 15 luglio 2008 è stato dato in prestito dai rossoneri alla Fiorentina. Ha esordito in maglia viola il 17 gennaio 2009 contro la squadra che deteneva il suo cartellino, il Milan, che si è imposta per 1-0 sulla società toscana. Durante la stagione ha giocato solo un'altra partita in Coppa Italia. Ritorno al Milan, Sampdoria Nell'estate 2009 ha fatto rientro al Milan a fine prestito. Ha iniziato la stagione 2009-2010 come titolare, data anche l'indisponibilità per infortunio di Christian Abbiati, debuttando il 22 agosto 2009 in Serie A nella partita vinta 2-1 in casa del Siena. Il 15 settembre 2009 ha esordito nelle competizioni UEFA per club in Olympique Marsiglia-Milan (1-2), partita valida per la prima giornata della fase a gironi della Champions League 2009-2010. Dopo un infortunio subito nell'ottobre del 2009, ha perso il posto di titolare a vantaggio di Dida, disputando solo una partita in Coppa Italia contro il Novara prima della cessione alla Sampdoria nella finestra di mercato di gennaio 2010. Il 15 gennaio 2010 è passato in prestito alla Sampdoria per sostituire l'infortunato Luca Castellazzi. Ha esordito con i blucerchiati due giorni più tardi al Luigi Ferraris contro il Catania (1-1). Nel corso della stagione ha disputato tutte le altre 18 gare da titolare con un rendimento molto buono, che lo ha portato a essere una dei protagonisti della stagione blucerchiata terminata con l'accesso ai preliminari della Champions League 2010-2011. Juventus Storari (in primo piano) alla Juventus nel precampionato 2014 Rientrato al Milan al termine del prestito sampdoriano, il 23 giugno 2010 viene acquistato dalla Juventus per 4,5 milioni di euro; la società torinese era in cerca di un valido sostituto di Gianluigi Buffon nel ruolo di portiere titolare per i mesi a venire, a seguito del grave infortunio rimediato dallo storico numero uno bianconero al campionato del mondo 2010. Storari fa il suo esordio in maglia juventina il 29 luglio 2010 in Irlanda, contro lo Shamrock Rovers, in una partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League, vinta per 2-0 dalla Juventus; evidenzia ancora di più l'ottimo avvio di stagione il 19 dicembre 2010, parando il primo rigore con la maglia bianconera a Michele Marcolini nella trasferta di Verona contro il Chievo (finita poi 1-1). Gioca in campionato tutte le gare del girone d'andata, con un buon rendimento tra i pali, per poi lasciare il posto da titolare al rientrato Buffon a partire dalla 20ª giornata. Nella stagione successiva (caratterizzata dal passaggio della panchina della Juventus da Luigi Delneri ad Antonio Conte) è stabilmente riserva di Buffon in campionato, ma con 3 presenze dà il suo apporto alla vittoria dello scudetto, il primo dei bianconeri nel post-Calciopoli ed il primo della carriera per Storari, matematicamente arrivato il 6 maggio 2012 con il successo esterno sul Cagliari; è invece titolare in Coppa Italia, dove coi torinesi raggiunge la finale poi persa a Roma contro il Napoli. Nonostante l'ormai assodato ruolo di secondo portiere, Storari decide di restare in Piemonte anche negli anni seguenti. La stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana allo Stadio Nazionale di Pechino, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Il 5 maggio 2013, a seguito della vittoria interna della Juventus sul Palermo per 1-0, vince il secondo campionato consecutivo. Il trionfo in Serie A è replicato il 4 maggio 2014, quando per Storari arriva il terzo scudetto della carriera. In entrambe le stagioni, contribuisce al titolo con 6 presenze. L'ultimo scudetto in bianconero per Storari arriva nella stagione 2014-2015, sotto la guida tecnica di Massimiliano Allegri, in cui mette a referto 5 presenze in campionato. Tra le altre, il 16 maggio 2015 gioca il derby d'Italia a Milano contro l'Inter (per far riposare Gianluigi Buffon in vista della finale di Champions League): in questa partita si distingue particolarmente per un doppio intervento prima su Rodrigo Palacio e poi, sulla ribattuta, su Mauro Icardi, salvando la porta e il vantaggio della Juventus; la partita finirà 1-2 in favore dei bianconeri. Disputa poi da titolare la finale di Coppa Italia 2014-2015, vinta quattro giorni dopo contro la Lazio. Al termine della stagione, dopo un lustro a Torino, decide di lasciare la Juventus, con 64 presenze complessive e 7 titoli conquistati (4 scudetti, 2 supercoppe e 1 coppa nazionale). Ritorno al Cagliari, secondo ritorno al Milan e ritiro Il 3 luglio, a distanza di sette anni, ritorna al Cagliari in Serie B. Il 15 agosto è subito decisivo nel terzo turno della Coppa Italia 2015-2016 a Trapani respingendo tre calci di rigore ai siciliani (uno durante i tempi supplementari e due nella lotteria finale) e con altri interventi decisivi, contribuendo alla qualificazione dei sardi al quarto turno del torneo stesso contro il Sassuolo. Titolare fisso della squadra sarda, contribuisce al ritorno del Cagliari in Serie A, reso ufficiale il 6 maggio 2016 dopo la vittoria contro il Bari per 3-0. Dopo aver perso nel finale del girone d'andata il posto da titolare, il 10 gennaio 2017, a 40 anni, viene ceduto a titolo definitivo al Milan, facendo così ritorno nel club rossonero per la terza volta in carriera. Veste la maglia numero 30, già utilizzata in rossonero nella stagione 2009-2010, e ricopre il ruolo di secondo portiere dietro Gianluigi Donnarumma. La stagione seguente viene confermato come secondo portiere. Torna in campo con la maglia del Milan il 24 agosto 2017, giocando il ritorno dei play-off di Europa League in casa dei macedoni dello Škendija, vinto per 1-0. A fine stagione rimane svincolato e, all'età di 41 anni, decide di appendere i guanti al chiodo. Nazionale Nell'ottobre del 2005 è stato convocato in Nazionale da Marcello Lippi come terzo portiere per la partita contro la Slovenia. In quella gara, siccome Gianluigi Buffon era infortunato, i portieri convocati furono Angelo Peruzzi, Morgan De Sanctis e Flavio Roma. Dopo l'infortunio di quest'ultimo, visto che la gara si disputava a Palermo, venne convocato d'urgenza l'allora portiere del Palermo Nicola Santoni, che però dovette rinunciare a causa di altri impegni già presi, quindi fu chiamato Storari, che giocava nel Messina. Dirigente Il 23 settembre 2020 entra nello staff dirigenziale della Juventus in qualità di addetto al Professionals Talent Development, con l'obiettivo di seguire il percorso di crescita dei migliori talenti del settore giovanile bianconero. Nell'aprile del 2022 consegue il diploma da direttore sportivo. Palmarès Competizioni giovanili Campionato Primavera: 2 - Perugia: 1995-1996, 1996-1997 Competizioni nazionali Campionato italiano: 4 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Campionato italiano di Serie B: 1 - Cagliari: 2015-2016 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Milan: 2006-2007 -
MARIO CANCELLIERI Nazione: Italia Luogo di nascita: Como Data di nascita: 17.02.1946 Luogo di morte: Latina Data di morte: 29.12.2018 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1964 al 1965 Esordio: 24.02.1965 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 1-2 Ultima partita: 30.04.1965 - Amichevole - Pinerolo-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
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VINCENZO CAMILLERI FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 2011 Da sempre, la Juventus è nei sogni di chi ha deciso di fare del calcio la propria ragione di vita. La Torino bianconera è una meta ambita, un punto di arrivo, il completamento ideale di un lungo viaggio. Un discorso questo che vale per i professionisti, ma anche per giovani calciatori all’inizio della carriera che conta. L’esempio perfetto è rappresentato da un ragazzo arrivato pochi mesi fa in Primavera: Vincenzo Camilleri. Il difensore siciliano è approdato a Vinovo trascinandosi dietro bagagli pesanti, professionali ma soprattutto umani. Un percorso fatto di scelte importanti ed esperienze di vita che gli hanno permesso di maturare in fretta. Pronto per spiccare il grande salto con la maglia bianconera. Conosciamolo meglio. – Ci racconti la tua storia pre-juventina? «Ho iniziato presto, alla Sangea, una società di Gela che militava solo nei campionati giovanili. A 12 anni, durante un torneo in cui sono stato aggregato al Messina, sono stato visionato dalla Reggina e mi sono trasferito in Calabria. A parte una parentesi di alcuni mesi – nel 2007 – passata in Inghilterra, al Chelsea, a Reggio sono rimasto fino alla scorsa estate. Ho esordito in Prima Squadra quando avevo 15 anni, in Coppa Italia contro l’Inter, e a 17 in Serie A, in un Atalanta-Reggina». – Nella tua carriera hai sempre ricoperto lo stesso ruolo? «No, fino ai Giovanissimi venivo schierato come centrocampista centrale. A dire la verità, già ai tempi della Sangea mi avevano consigliato di provare come difensore, ma a me non piaceva. Negli ultimi anni invece è diventato il mio ruolo, nelle squadre di club così come nelle varie Nazionali giovanili». – Sei giovanissimo eppure hai già girato molto. Quella di Torino non è la prima esperienza fuori casa. «Ormai sono abituato a stare lontano da casa, anche se a Reggio sono stato raggiunto da tutta la mia famiglia che ora vi si è trasferita stabilmente. Mio papà ha trovato lavoro e i miei due fratelli minori giocano nella Reggina. L’esperienza a Londra? Purtroppo non sono riuscito ad ambientarmi, a causa della lingua all’inizio ho avuto dei problemi e questo ha complicato tutto. Forse ero troppo giovane per quell’esperienza. A Torino mi trovo bene e in pensionato ho subito fatto amicizia con tutti gli altri ragazzi». – Come sono stati questi primi mesi juventini? «Per me, tifoso bianconero fin da bambino, è stato un sogno arrivare qui e poter giocare con tanti campioni che ho sempre visto solo in tv. All’inizio ho dovuto operarmi al menisco, ma nella sfortuna direi che mi comunque è andata bene. Potermi allenare spesso con la Prima Squadra mi permette di imparare e migliorare ancora». – Qual è stato il momento che non dimenticherai? «Senza dubbio l’esordio con la Prima Squadra a Poznan. Se solo ripenso a quella partita ho ancora freddo, ma avrei giocato anche a 100° sotto zero! La prima partita con la Juventus non può che avere un sapore speciale, anche se a dire la verità sono uno che non sente molto l’emozione». – Cosa ti aspetti dalla seconda parte di stagione? «Intanto devo dire che sono già molto soddisfatto di ciò che ho fatto. Speravo di poter esordire, ma non così presto. Me lo sarei aspettato verso fine stagione. In questo momento, penso a fare bene con la Primavera, la Prima Squadra è una conseguenza. Tra un po’ ci aspetta il Viareggio e poi c’è il campionato da provare a vincere». – Cosa si aspetta Camilleri per il futuro? «Essere alla Juve è già un sogno. Mi piacerebbe poter giocare presto contro la Reggina. Vorrebbe dire che io sono ancora un giocatore bianconero e loro sono di nuovo in Serie A». 〰.〰.〰 Delneri punta molto su Camilleri: «Mi aggregava spesso con la prima squadra, e mi fece esordire in Europa League contro il Lech Poznan, giocai anche in casa contro il Manchester City». Tante gioie in maglia bianconera, ma anche tante delusioni: «Fu un anno dalle emozioni contrastanti. Purtroppo prima delle finali con la Primavera mi ruppi il perone, e questa cosa segnò la mia esperienza a Torino». La Juventus, infatti, non lo riscatta e Vincenzo torna alla Reggina. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/03/vincenzo-camilleri.html
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VINCENZO CAMILLERI Nazione: Italia Luogo di nascita: Gela (Caltanissetta) Data di nascita: 06.03.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 192 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Under-17 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 01.12.2010 - Europa League - Lech Poznan-Juventus 1-1 Ultima partita: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 2 presenze - 0 reti Club career ACR Messina Italy Defender 01/2022 - 06/2023 #16 08/2021 - 01/2022 Lamezia Terme Defender 07/2021 - 08/2021 US Pistoiese Defender 02/2021 - 06/2021 Viterbese Defender 08/2019 - 01/2021 US Pistoiese Defender 07/2018 - 08/2019 Vibonese Calcio Defender 07/2017 - 07/2018 ASD Sicula Leonzio Defender 01/2017 - 06/2017 Teramo Calcio Defender 07/2016 - 01/2017 Paganese Calcio Defender 08/2015 - 06/2016 Brescia Calcio Defender 08/2015 - 06/2016 Brescia Calcio [Youth] Defender 07/2014 - 08/2015 Reggina 1914 Defender 01/2013 - 06/2014 SS Barletta Calcio Defender 07/2012 - 01/2013 Cagliari Calcio Defender 07/2012 - 07/2012 Reggina Calcio Defender 08/2011 - 06/2012 FeralpiSalò Defender 07/2011 - 07/2011 Reggina Calcio Defender 07/2010 - 06/2011 Juventus Defender 01/2009 - 06/2010 Reggina Calcio Defender 04/2008 - 12/2008 Chelsea FC [Youth] Defender 12/2007 - 03/2008 Reggina Calcio Defender https://www.worldfootball.net/player_summary/vincenzo-camilleri/
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SIMONE PEPE «Ho realizzato due sogni nel giro di un mese. Partecipare al Campionato del Mondo e giocare il prossimo anno in una grande squadra. E la Juventus è la società più prestigiosa d’Italia, lo dice la sua storia, che non si può certo dimenticare per una stagione storta. Quella può capitare a qualsiasi squadra. Lo so bene, perché anche all’Udinese, l’anno passato, avevamo un’ottima squadra, che non avrebbe dovuto lottare per la salvezza, eppure abbiamo avuto mille difficoltà». Siamo nell’estate del 2010 e così si presente Simone Pepe ai tifosi bianconeri. Proviene dall’Udinese, dove fa faville nel tridente con Totò Di Natale e Sanchez: 41 reti in tre e giocate molto spettacolari. Il neo allenatore juventino, Delneri, punta molto su Simone nel suo 4-4-2 offensivo e Pepe non ha nessuna intenzione di tirarsi indietro: «Sarà dura, lo so bene, ma sarà anche bello, perché mi metterà nelle condizioni di fare bene. Poi ovviamente ci sarà da correre e da sudare, ma credo che questa capiti in tutte le squadre. E poi, se la Juve mi ha preso, è perché penso mi consideri un giocatore importante e quindi dovrò ripagare le attese dando tutto in campo. Come giocherò nella Juve? Questo non è assolutamente un problema. Destra o sinistra non importa, deciderà il mister, che mi conosce, sa che sono disponibile a ricoprire qualsiasi ruolo». La stagione si rivelerà un fiasco clamoroso: 7° posto per il secondo anno consecutivo ed eliminazione dall’Europa League nei gironi di qualificazioni. Simone è uno dei pochi a salvarsi nel grigiore e nel marasma generale. «Siamo andati bene fino alla partita con il Chievo che abbiamo pareggiato 1-1 con Pellissier al 93’. Eravamo davanti a tutti, avevamo tenuto botta, poi il 6 gennaio si è fatto male Quagliarella e tutto è andato a rotoli. Io non penso di aver fatto malissimo, anche se in tanti hanno dato un giudizio diverso». 42 presenze e 6 reti il suo score. Amato dai compagni per la sua simpatia e il suo “fare spogliatoio”, Simone diventa presto l’idolo della “torcida” juventina, per il suo impegnarsi sempre a fondo, qualsiasi avversario affronti. «Adoro fare gli scherzi, ci sono scherzi pesanti che non si possono dire e cose leggere di tutti i giorni. Per me è un continuo, scherzi paradossali, prese in giro. Permalosi? Nessuno. Si scherza, si ride, scherziamo tra di noi, sempre uno scherzo è». Stagione 2011-12, arriva Antonio Conte che ritiene Pepe pedina fondamentale nel suo 4-2-4. Simone esordisce con il botto, segnando una rete nel 4-0 di esordio contro il Parma. Il modulo super offensivo viene messo in soffitta praticamente subito, perché Conte capisce che deve mettere in condizione Pirlo di esprimere tutta la sua classe e perché scopre che Arturo Vidal è una pedina insostituibile. Così, la squadra passa al classico 4-4-2, prima di trasformarsi nel 3-5-2 che caratterizzerà i successi della Juve targata Antonio Conte. «Conte mi ha dato un ruolo importante e devo confermarmi partita dopo partita. Mi tocca sgobbare su e giù per la fascia, è molto impegnativo. Ma quando tutto va bene, la fatica non si sente». Simone si adatta al nuovo modulo con abnegazione e con prestazioni importanti. Addirittura, segna 3 gol consecutivi contro Palermo, Lazio e Napoli. Nella partita del San Paolo, è schierato come interno di centrocampo a dimostrazione della sua enorme duttilità. Ancora una rete contro il Novara e nella fondamentale vittoria casalinga contro la Lazio e via libera ai festeggiamenti per la conquista del tricolore. «Dopo due settimi posti, ci siamo trovati a vincere lo scudetto al primo anno di Conte. È stata un’emozione, il primo scudetto è sempre quello che ricordi con più affetto, normale che poi sono tutti belli quando vinci. Si è creata una squadra unita, per vincere servono una serie di cose, queste cose si sono tutte incastrate benissimo ed è venuto fuori un macchinario perfetto. Conte sta sempre a duemila, vinci la domenica e arriva incazzato come una iena, lui è uno che non stacca mai e per questo è vincente». Ma i guai e la sfortuna sono dietro l’angolo. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia, nell’ambito dell’inchiesta calcioscommesse, in relazione alla partita Udinese-Bari. Il 3 agosto lo stesso procuratore avanza la richiesta di un anno di squalifica, ma il 10 agosto Pepe viene assolto. Il 13 agosto Palazzi presenta ricorso contro l’assoluzione, ricorso respinto il 21 agosto dalla Corte Federale. Simone, finalmente sgravato da questo enorme peso, è pronto per affrontare la nuova stagione, ma una serie di infortuni gli permetteranno di scendere in campo solamente una volta, e per pochi minuti, nella partita casalinga contro la Lazio del 17 novembre 2012. Si opera il 27 febbraio 2013 al muscolo della coscia sinistra, speranzoso di poter riprendere a giocare al più presto. Ma non sarà così e il suo calvario diventa interminabile. Torna in campo il 18 dicembre 2013, a più di un anno di distanza dall’ultima apparizione, entrando all’81’ della partita di Coppa Italia contro l’Avellino. A metà febbraio 2014 un nuovo infortunio alla coscia sinistra lo costringe nuovamente ai box, rendendosi disponibile per la partita del 19 aprile contro il Bologna. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo 3° scudetto consecutivo, e il giorno successivo torna in campo in Juventus-Atalanta, terminata 1-0 per i bianconeri. Chiude la stagione con la terza presenza nell’ultima giornata di campionato, vinta per 3-0 sul Cagliari. «Io ho sempre detto ai miei compagni, qui può mancare chiunque, è mancato Buffon è mancato Pirlo, è mancato Tévez, è mancato Chiellini, Barzagli, Bonucci, Marchisio, ma abbiamo sempre vinto, quando si è una squadra così, è normale che più giocatori forti hai è meglio è, però dico che alla fine di tutto, anche quando ti mancano giocatori importanti, riesci a dare un segnale di strapotere agli altri. Alla Juve capisci subito la mentalità vincente, perché possono cambiare allenatori o giocatori ma la mentalità vincente non cambierà mai». Comincia la stagione 2014-15, con Max Allegri in panchina. «Credo che quando abbiamo cominciato avevamo bisogno di uno come Conte che ci martellava che ci teneva lì, ci teneva sempre a stecca, a duemila. Allegri è stata la scelta più giusta, perché ha portato serenità, sempre lavorando ma ci ha portato tanta serenità, perché eravamo maturati noi, dovevamo anche essere più tranquilli». Simone non è ancora pronto per aggregarsi ai compagni, a causa della lesione al muscolo della coscia sinistra, degenerata in calcificazione. Arrivano pesanti accuse nei suoi confronti: gli danno del giocatore finito, gli dicono che ruba lo stipendio, lo prendono in giro e lo invitano a lasciare la Juventus. E Simone incassa colpo su colpo come un pugile, sicuro di poter rispondere al più presto sul campo. E il 9 novembre 2014, data che coincide con il suo ritorno in panchina nel 7-0 della Juve sul Parma, la sua pagina Facebook raccoglie il suo amaro sfogo: «Dopo due anni e mezzo passati a pensare solo a curarmi e tornare il più presto possibile a essere un calciatore mi sento di scrivere questo breve comunicato per dire la mia. Fino a ora non mi sono mai soffermato sulle chiacchiere che si sono fatte attorno a me in merito alla mia assenza, però ora voglio dire la mia. Troppe le voci false e cattive che mi sono arrivate all’orecchio in questi mesi e, siccome io ho sempre creduto che prima del calciatore viene l’uomo, ho sentito che il momento di rompere il mio silenzio è arrivato, anche per rispetto nei confronti della mia famiglia. Io lo so che la maggior parte dei tifosi è con me e l’ho capito anche oggi quando ho ricevuto applausi e cori allo Stadium, ennesimo attestato di stima e affetto nei miei confronti, sentimenti sempre ricambiati dal sottoscritto. Concludo facendo pubblicamente i complimenti ai miei compagni per la prestazione di oggi, ancora una volta abbiamo dimostrato il nostro immenso valore. Adesso finalmente sto bene e sono felice di essere a disposizione del Mister». Il 15 gennaio 2015, fa il suo ritorno giocando da titolare, per la prima volta dopo tre anni, in Coppa Italia contro il Verona, partita vinta dai bianconeri per 6-1. La gioia di Simone è incontenibile: «Grazie alla mia famiglia, ai miei compagni, al mio carattere ho cercato di rimanere sempre allegro e sorridente. I problemi sono superati, guardiamo al futuro. Nel modulo di Allegri? Mi vedo ovunque, pure in porta. L’importante è giocare. Scherzi a parte, mi alleno sia da terzino sia da mezzala. È da cinque mesi che sono disponibile, oggi il Mister mi ha dato la possibilità di giocare». Il 23 maggio torna al gol, su calcio di rigore, contro il Napoli in casa, chiudendo il risultato sul 3-1 a favore dei bianconeri. A giugno, non avendo rinnovato il contratto con la Juventus, lascia Torino dopo aver collezionato 95 presenze e 13 gol. «Svuotare il mio armadietto a Vinovo è stata una tristezza incredibile. Al di là dell’infortunio, alla Juve ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Ho dato il cuore, l’anima e anche una gamba. Il popolo bianconero l’ha capito, infatti, mi ha sempre osannato e riempito di affetto. Con i tifosi manterrò un feeling incredibile. Calcisticamente ho tre case: Teramo, Udinese e Juve. Vorrei restare a giocare in Italia. Ritorno all’Udinese? Mi sto guardando attorno». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/09/simone-pepe.html
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SIMONE PEPE https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Pepe Nazione: Italia Luogo di nascita: Albano Laziale (Roma) Data di nascita: 30.08.1983 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: Er Chiacchera Alla Juventus dal 2010 al 2015 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 30.05.2015 - Serie A - Verona-Juventus 2-2 95 presenze - 13 reti 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Simone Pepe (Albano Laziale, 30 agosto 1983) è un procuratore sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Simone Pepe Pepe nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2017 Carriera Giovanili 2000-2002 Roma Squadre di club 2001-2002 Roma 0 (0) 2002 → Lecco 5 (0) 2002-2003 → Teramo 31 (11) 2003-2004 Palermo 19 (1) 2004-2005 → Piacenza 30 (12) 2005-2006 Palermo 3 (0) 2006 Udinese 6 (0) 2006-2007 → Cagliari 36 (3) 2007-2010 Udinese 98 (14) 2010-2015 Juventus 95 (13) 2015-2016 Chievo 22 (2) 2016-2017 Pescara 12 (0) Nazionale 2001 Italia U-17 1 (1) 2001 Italia U-19 9 (6) 2001-2003 Italia U-20 13 (6) 2004-2006 Italia U-21 12 (2) 2008-2011 Italia 23 (0) Biografia Nasce ad Albano Laziale da una famiglia campana, originaria di Nocera Inferiore e Pagani, entrambe in provincia di Salerno. Dal 2004 è legato ad Agnese, dalla quale ha avuto due figli. Caratteristiche tecniche Cresciuto come attaccante nelle giovanili della Roma, si distingue successivamente come ala o esterno offensivo, preferibilmente a destra. Alla Juventus è stato talvolta anche chiamato, per necessità, a ricoprire il ruolo di seconda punta e di tornante. Carriera Giocatore Club Gli inizi Dopo le giovanili con Campoleone e Albalonga, viene acquistato dalla Roma. Inizia la carriera da professionista nel Lecco, a 18 anni, giocando le prime 5 partite in carriera. L'anno successivo, a Teramo, è titolare fisso e firma 11 reti in 31 presenze, prestazioni che gli valgono il salto di categoria. Nel 2003 passa infatti al Palermo, compagine di Serie B, con cui gioca 19 partite in campionato segnando una rete al Pescara nella settima giornata nella partita poi vinta per 2-1, mentre in Coppa Italia gioca 5 partite segnando 2 gol, quello del vantaggio nella vittoria contro l'AlbinoLeffe per 2-0 e quello che sblocca la partita del ritorno degli ottavi di finale persa per 2-1 contro la Roma. A fine stagione ottiene la promozione in Serie A vincendo il campionato. Nella stagione successiva gioca invece con il Piacenza, sempre in Serie B, arrivando in Emilia con la formula del prestito dopo che la società rosanero lo ha riscattato dalla Roma. Qui realizza 12 reti in 30 partite e una rete in due partite di Coppa Italia. Nel 2005-2006 gioca per la prima volta in Serie A, tornato al Palermo. Dopo 3 partite di campionato e 3 di Coppa UEFA, a gennaio approda all'Udinese, con cui chiude la stagione con 6 presenze in campionato e 3 in Coppa Italia. L'anno successivo l'Udinese lo cede in prestito al Cagliari, con il quale realizza il suo primo gol nel massimo campionato che vale la vittoria per 1-0 al Sant'Elia proprio contro il Palermo il 18 novembre 2006. Chiude la stagione con 36 presenze complessive e 3 gol. Udinese Nell'estate 2007, dopo la risoluzione della comproprietà tra Udinese e Palermo alle buste, passa in maglia bianconera, diventando titolare inamovibile dello scacchiere di Pasquale Marino. In Coppa Italia l'Udinese si ferma ai quarti di finale, eliminata dal Catania: Pepe colleziona 5 presenze e va a segno nelle due partite contro gli etnei, sia all'andata (Udinese-Catania 3-2) segnando il momentaneo 2-2 su rigore, sia al ritorno (Catania-Udinese 2-1) realizzando il gol del momentaneo vantaggio. Il 2 febbraio 2008 segna il suo primo gol con la maglia dell'Udinese in campionato, contro il Napoli al San Paolo, mettendo a segno l'unica rete dei friulani nella partita finita 3-1 per i partenopei. Chiude l'annata 2007-2008 con 33 presenze e 3 gol, l'annata 2008-2009 con 33 presenze e 4 reti, mentre il 2009-2010 con 32 presenze e 7 gol, molti dei quali avvenuti nella seconda parte di stagione. Juventus Il 9 giugno 2010 la Juventus ne ufficializza l'acquisto dall'Udinese in prestito oneroso per quasi 2,6 milioni di euro con diritto di riscatto a favore della società torinese già fissato a 7,5 milioni di euro. Esordisce in bianconero il 29 luglio 2010 in Shamrock Rovers-Juventus (0-2), nell'andata del terzo turno preliminare di Europa League. Il suo primo gol lo segna alla seconda giornata di campionato il 12 settembre nella gara interna pareggiata per 3-3 contro la Sampdoria. Chiude la stagione con 42 presenze e 6 reti fra campionato, Coppa Italia e UEFA Europa League; nonostante un'annata deludente per la squadra torinese sul piano dei risultati, Pepe è tra i migliori dei suoi e assurge immediatamente fra i beniamini della tifoseria bianconera in questa fase storica. Pepe alla Juventus nel precampionato dell'estate 2014 Il 22 giugno 2011 la Juventus comunica di aver esercitato il diritto di opzione per l'acquisizione a titolo definitivo del giocatore, versando una somma di 7,5 milioni nelle casse dell'Udinese. Inizia la stagione 2011-2012 debuttando nel nuovo stadio della Juventus segnando contro il Parma il gol del 2-0 su assist di Alessandro Del Piero (partita terminata 4-1). Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera — il primo in carriera —, chiudendo la stagione con 31 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia, persa in finale contro il Napoli, segnando 6 gol tutti nel primo torneo. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia, nell'ambito dell'inchiesta calcioscommesse, per fatti risalenti alla sua militanza nell'Udinese, in relazione alla partita Udinese-Bari (3-3). Il 3 agosto il procuratore Palazzi avanza per il giocatore la richiesta di un anno di squalifica, ma il 10 agosto viene assolto. Nel frattempo l'11 agosto, allo Stadio Nazionale di Pechino, arriva la vittoria della sua prima Supercoppa italiana, grazie al punteggio di 4-2 sul Napoli. Il 13 agosto Palazzi presenta ricorso contro la sua assoluzione, respinto il 21 dello stesso mese dalla Corte Federale. La stagione che segue, dopo aver collezionato una sola presenza in campionato (contro la Lazio il 17 novembre 2012), a causa di una lunga serie di infortuni, vince il suo secondo scudetto consecutivo dopo la vittoria per 1-0 sul Palermo del 5 maggio 2013. Si era operato il precedente 27 febbraio al muscolo semimembranoso della coscia sinistra, che gli aveva causato fastidi anche all'inizio dell'annata 2013-2014. Dopo un paio di partite con la formazione Primavera, torna in campo con la prima squadra il 18 dicembre 2013, a più di un anno di distanza dall'ultima apparizione, entrando all'81' della partita di Coppa Italia vinta per 3-0 in casa contro l'Avellino. A metà febbraio 2014 un nuovo infortunio alla coscia sinistra lo costringe a stare fuori dal campo, rendendosi disponibile per la partita del 19 aprile contro il Bologna. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo terzo scudetto consecutivo, e il giorno successivo torna in campo in campionato nella partita Juventus-Atalanta (1-0) della 36ª giornata. Chiude la stagione con la terza presenza compresa la Coppa Italia, nell'ultima giornata di campionato vinta per 3-0 sul Cagliari. Dopo una lunga assenza, dovuta a un infortunio che è peggiorato nel tempo (lesione al muscolo flessore della coscia sinistra, degenerata in calcificazione), il 15 gennaio 2015 torna in campo giocando da titolare (per la prima volta dopo tre anni) la gara degli ottavi di Coppa Italia contro il Verona, vinta dai bianconeri per 6-1; l'ultima sua presenza risaliva al 24 settembre 2014, in campionato, nella vittoria casalinga contro il Cesena (3-0), quando giocò tre minuti entrando dalla panchina. Il 23 maggio torna al goal, su calcio di rigore, contro il Napoli in casa, chiudendo il risultato sul 3-1 a favore dei bianconeri. A giugno rimane svincolato. In tutto con la maglia della Juventus in cinque stagioni ha collezionato 95 presenze e 13 gol. Chievo e Pescara L'11 agosto 2015 firma per il Chievo. Esordisce con la maglia gialloblù durante la partita di Coppa Italia persa contro la Salernitana, entrando al 37' del secondo tempo al posto di Birsa; il debutto in campionato avviene alla prima giornata, in Chievo-Lazio 4-0, sostituendo all'81' ancora Birsa. Segna il suo primo gol con i veronesi il 27 settembre, in Sassuolo-Chievo 1-1. Il 6 dicembre 2015 viene espulso per doppio giallo dopo un litigio nel finale della partita vinta col Frosinone. Il 6 gennaio 2016 segna nella gara interna contro la Roma il definitivo 3-3 su calcio di punizione: si tratta della prima rete, nella storia del calcio italiano, assegnata tramite la tecnologia di porta. Il 22 agosto 2016 si trasferisce al Pescara. Dopo solo 12 presenze (molte delle quali da subentrato) annuncia il ritiro al termine della stagione. Nazionale A livello di Nazionali giovanili, ha raccolto la sua prima chiamata azzurra nel 2001, con l'Under-17, in un 4-1 all'Inghilterra, esordio bagnato anche da un gol. Seguono 9 presenze nella Under-19, condite da 6 reti (una doppietta contro l'Olanda) e 13 con l'Under-20 (sempre sei gol e ancora con una doppietta, alla Svizzera). Debutta con l'Under-21 l'11 maggio 2004 in Italia-Polonia (3-1) e in 12 presenze riesce a segnare 2 gol. L'11 ottobre 2008, a 25 anni, esordisce in Nazionale a Sofia in Bulgaria-Italia (0-0), partita di qualificazione ai Mondiali. Il ct Marcello Lippi dopo averlo fatto esordire, lo inserisce nel gruppo e lo convoca per la Confederations Cup 2009. Fa il suo esordio nella manifestazione subentrando nella seconda partita del girone, Egitto-Italia (1-0). Il 1º giugno 2010 è stato inserito nella lista definitiva dei 23 convocati per il Mondiale 2010 in Sudafrica, durante i quali scende in campo in tutte e tre le partite degli azzurri, che vengono eliminati al primo turno. Dopo il ritiro Dopo una breve esperienza dirigenziale come team manager del Pescara, nel 2017 diventa procuratore sportivo con la SP Group di Pescara; tra i suoi assistiti spicca Gianluca Caprari, suo compagno proprio in Abruzzo. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2003-2004 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2012, 2013 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - Italia Under-20: 2002-2003
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JORGE ANDRÉS MARTÍNEZ Lo sguardo di Jorge Martínez – scrive Giulio Sala su “Hurrà Juventus dell’agosto 2010 – nei suoi primi giorni di Juve, è quello di un bambino che ha appena varcato la soglia di Disneyland. Si guarda intorno con un sorriso stupito e ammirato, consapevole che tutto quanto accadrà non potrà che riservagli piacevoli sorprese e, anche solo facendo le visite mediche, non ha quasi potuto trattenere un «Ohhh» di meraviglia.«Quando sono arrivato per me era tutto nuovo, come essere catapultato in un altro mondo. Ho visto cinque, sei dottori insieme, ho fatto molti esami ed ho visto tantissima gente lavorare per la Juve, rimanendone sorpreso. Non credevo che tante persone lavorassero per una squadra, pur se di alto livello. Le visite sono state più o meno le stesse di Catania, anche se qui ho fatto qualche esame in più, ma è proprio il primo impatto a farti capire di essere arrivato in una grande società. Qui non manca nulla, è tutto di lusso. È davvero il top».Qual è il momento del tuo primo giorno alla Juve che non dimenticherai mai?«Senza dubbio quando ho conosciuto il presidente. Ero in sede con mio zio e vedevo questa persona giovane, che passava nel corridoio e non sapevo chi fosse. È venuto da me e mi ha parlato in spagnolo, chiedendomi come stavo. A quel punto me lo hanno presentato, mi ha fatto un’impressione splendida: è molto simpatico, semplice, nonostante tutto ciò che rappresenta, per la Juve e per l’Italia».Hai accennato a tuo zio: Jorge Barrios, nazionale uruguaiano di qualche anno fa. Ti ha aiutato nella tua carriera essere un nipote d’arte?«Sicuramente. Mio zio è stato un grande calciatore. Era un centrocampista, con caratteristiche più difensive, rispetto a me. Ha giocato il Mondiale del 1986, con Francescoli e Ruben Sosa. Mi ha aiutato molto, dandomi sempre ottimi consigli, fin da quando ero piccolo. Conoscendo il mondo del calcio mi ha dato una grande mano e tuttora mi è sempre vicino».Dove inizia la tua carriera?«Nel Wanderers dove ho giocato sei anni, facendo la trafila nel settore giovanile e arrivando alla prima squadra. In quel periodo sono entrato anche nella Nazionale Under 20. Quindi sono passato al Nacional, che con il Peñarol è la squadra più importante del mio paese».Un po’ la Juve uruguaiana.«Sì, anche se la differenza è enorme. Qui siamo in Europa e già questo cambia parecchio. E poi, con tutto il rispetto per il Nacional, che è una grandissima squadra, alla quale sono molto legato, la Juve è il top dell’Europa».Hai sempre giocato sulla fascia o hai ricoperto altri ruoli in passato?«Nelle giovanili giocavo trequartista o attaccante, ma non avevo una posizione definita. Svariavo per tutto il fronte d’attacco. Nel Nacional invece ho cominciato a giocare esterno destro. Abbiamo vinto uno scudetto e in Coppa Libertadores siamo arrivati nei quarti di finale. In quel ruolo riuscii a mettermi in mostra e venni ceduto al Catania».È quella la posizione che preferisci?«Destra o sinistra non importa. Mi adatto in fretta ai ruoli, ho fatto anche il centravanti. A Catania negli ultimi tre anni ho giocato sulla destra, ma non ero solo un esterno alto. Tornavo fino alla mia area e a volte mi sono trovato a fare anche il terzino».Proprio quello che chiede Delneri.«A lui piacciono i giocatori che corrono per tutta la fascia e quando il gioco si sviluppa dalla parte opposta vuole che vada a chiudere sul secondo palo, per finire l’azione. È più o meno quello che ho sempre fatto. Al mister piace puntare sugli esterni e giocare un bel calcio. Credo che imparerò molto con lui».Com’è stato il primo impatto con il calcio italiano, tre anni fa?«Il cambiamento è stato notevole. In Uruguay non si lavora molto dal punto di vista tattico, mentre già a Catania a quest’aspetto dedicavamo un’ora al giorno, perfezionando i movimenti, sia in attacco che in fase di difesa. A quel punto ho capito perché gli italiani erano Campioni del Mondo: magari non avevano il “jogo bonito”, quello dei grandi palleggiatori del Brasile, ma erano tatticamente intelligenti. E poi, un’altra grande differenza è a livello fisico: in Italia si lavora molto dal punto di vista atletico e se non stai bene fisicamente non puoi giocare».Il passaggio ti ha fatto bene però; in tre anni a Catania, hai segnato molto di più rispetto ai sette in Uruguay.«Sì è vero, la posizione era la stessa, ma segnavo meno. Qui ho fatto 22 gol, senza per altro giocare tutte le partite, perché a volte mi sono dovuto fermare per qualche piccolo infortunio».E tra questi gol ce n’è anche qualcuno storico: basti pensare a quello contro la Roma all’ultima giornata, nel tuo primo anno a Catania. Una rete che è valsa la salvezza.«Quella giornata è stata indimenticabile: lo stadio era pieno, mancavano tre minuti alla fine della partita e la palla non voleva saperne di entrare. Poi Morimoto ha fatto una giocata ed io ero lì, nel posto giusto. Ho calciato ed è esplosa la festa. È stato sicuramente il gol più importante della mia carriera».In cosa pensi di essere migliorato in questi anni?«Appena sono arrivato, portavo troppo la palla. Me lo dicevano tutti: “Devi giocare a uno, due tocchi! Non puntare sempre l’uomo, se no ti rovini da solo”. Anche quando ero nelle giovanili mi urlavano sempre “Passa la palla!” Piano piano ho imparato».In Italia, giocatori così si chiamano “veneziane”.«In Uruguay si dice “comilon”. Viene da comer, che significa mangiare. È come dire che ti mangi la palla, tutto da solo. Volevo migliorare, perché era un mio difetto, ma non volevo eliminare del tutto quella caratteristica, perché fa parte di me, è nel mio sangue e credo che la capacità di saltare l’uomo sia anche un mio pregio. Il problema è capire quando devo farlo: prima, su 10 azioni, ci provavo 9 volte. Magari devo farlo 4 volte, ma nel modo migliore. Però sono consapevole di dover crescere ancora per diventare un grande giocatore». Lo scorso anno fa Juve ha incontrato notevoli difficoltà e qualcuna gliel’hai creata tu stesso, segnando nella vittoria del Catania a Torino. Da avversario, come ti spiegavi i problemi dei bianconeri?«Non me li spiegavo: vedevo una squadra forte e credevo che si sarebbe ripresa. Invece non riusciva a uscire da quel tunnel e non so dire perché. Il fatto è che una stagione storta può capitare. Quando la affrontavo, comunque, vedevo grandi giocatori e per questa squadra ho sempre avuto il massimo rispetto. Anche da piccolo, mi piaceva molto la maglia della Juventus, perché quella del Wanderers è uguale, a strisce bianconere. E poi, quando sono approdato nella Nazionale maggiore, c’era Paolo Montero, che arrivava sempre dall’Italia con un bagaglio grande, pieno di scarpe della Nike e maglie della Juventus, che regalava a tutti».E immenso Montero! A Torino è ancora un mito, lo sai?«Lo è anche per me. Con lui ho giocato una Coppa America e non la dimenticherò mai! Arrivava, chiamava noi ragazzi più giovani, che giocavamo ancora nel campionato uruguaiano, e ci riempiva di regali. Un vero fenomeno, una persona eccezionale. Di qualunque cosa tu avessi bisogno, lui era a disposizione. Per noi era un grande personaggio e non volevamo disturbarlo, sommergendolo di domande. Era lui invece a parlarci e a chiederci come andavano le cose in Uruguay. Giocatori come lui sono fondamentali in una squadra, sia fuori che dentro al campo. Del resto lo conoscete: ha una personalità straordinaria».La tua è stata un’estate particolare: prima la delusione per la mancata convocazione ai Mondiali, poi la gioia per la chiamata in bianconero.«È vero: quando non sono stato convocato, ci sono rimasto male. Non ero sicuro di andare al Mondiale, ma nutrivo più di una speranza, anche perché avevo disputato una buona annata, segnando gol importanti. Invece sono rimasto fuori ed ero un po’ triste e arrabbiato. Sono andato a casa mia, in Uruguay, e due giorni dopo era il compleanno di mia figlia Lara, che ha cinque anni. Così abbiamo festeggiato ed ho dimenticato la delusione. Dopo due, tre settimane, ha iniziato a circolare la notizia che la Juve si stava interessando a me. Ho pensato: “Cavolo, la Juve!” e anche gli amici, hanno iniziato a telefonarmi: “Vai alla Juve, grande!” mi dicevano. “Calma, rispondevo io, non c’è ancora nulla di sicuro”. Del resto non volevo illudermi, ma anche solo il fatto che il mio nome fosse accostato a una squadra del genere per me era una grande soddisfazione. Poi è successo e la delusione per il Mondiale mancato è sparita, lasciando spazio a una gioia immensa».Purtroppo, El Malaka (soprannome affibbiatogli dallo zio Jorge Barrios) deluderà tutte le aspettative e del suntuoso e decisivo giocatore di Catania non resterà che un triste e lontanto ricordo.Certo, Jorge non è nemmeno fortunato. Basti pensare che il giorno del suo esordio in maglia bianconera, a Bari, coincide con la sconfitta della Juve e un grave infortunio che lo terrà lontano dal campo per più di un mese.Non solo: il 30 ottobre, nella partita vinta 2-1 con il Milan, subisce una frattura al secondo metatarso del piede destro ed è costretto a stare fuori per altri tre mesi. Rientra il 16 gennaio 2011, nella gara interna vinta 2-1 contro il Bari giocando solo una mezzora. L’allenatore juventino Delneri, legato al 4-4-2, prova a schierare Martínez come esterno di sinistra ma Jorge non riesce a esprimersi come potrebbe e, spesso, è costretto a guardare le partite dalla panchina o dalla tribuna.Al termine della deludente stagione, colleziona solamente una ventina di partite senza segnare nemmeno una rete.Nonostante l’arrivo di Conte, per El Malaka non c’è più spazio e il 29 agosto 2011 è ufficializzato il suo passaggio in prestito al Cesena. Non lo rivedremo più a Torino, se non in veste di avversario. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/jorge-martinez.html
