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Giorgio Pellizzaro - Preparatore Portieri
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GIORGIO PELLIZZARO https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Pellizzaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Mantova Data di nascita: 16.08.1947 Ruolo: Preparatore Portieri Altezza: 180 cm Peso: 73 kg Preparatore dei portieri della Juventus dal 2007 al 2009 Giorgio Pellizzaro (Mantova, 16 agosto 1947) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Giorgio Pellizzaro Pellizzaro nel 1973 al Catanzaro Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Termine carriera 1984 - giocatore 2015 - allenatore Carriera Giovanili Mantova Squadre di club 1967-1970 Mantova 50 (-32) 1970-1973 Sampdoria 11 (-12) 1973-1978 Catanzaro 148 (-126) 1978-1979 Foggia 19 (-22) 1979-1980 Forlì 29 (-22) 1980-1984 Brescia 49 (-42) Carriera da allenatore 1989-1991 Brescia Portieri 1991-1993 Napoli Portieri 1993-1997 Fiorentina Portieri 1997-1999 Valencia Portieri 1999-2000 Atlético Madrid Portieri 2000-2004 Chelsea Portieri 2004-2005 Valencia Portieri 2007 Parma Portieri 2007-2009 Juventus Portieri 2009-2011 Roma Portieri 2011-2012 Inter Portieri 2012-2014 Monaco Portieri 2014 Grecia Portieri 2015 Leicester City Portieri Carriera Giocatore Esordisce in Serie A nella squadra della sua città, il Mantova, il 12 maggio 1968 in Bologna-Mantova (1-0), e coi virgiliani disputa un campionato di A di due di Serie B, il secondo dei quali da titolare (presente in tutti i 38 incontri del torneo). Nel 1970 viene ingaggiato dalla Sampdoria, dove è secondo portiere fino al novembre 1973. Si trasferisce quindi al Catanzaro, in Serie B, disputando cinque stagioni da protagonista, essendo tra gli artefici delle due promozioni dei calabresi in Serie A nelle stagioni 1975-1976 e 1977-78. Scende di categoria prima a Foggia in Serie B, poi a Forlì in Serie C1, per riassaporare la massima serie nel 1980 con la neopromossa Brescia. Con i lombardi chiude la carriera da calciatore nel 1984, dopo la doppia retrocessione delle rondinelle dalla A alla C1. In carriera ha collezionato complessivamente 41 presenze in Serie A e 202 presenze in Serie B. Allenatore Smessi i panni di calciatore, è diventato prima allenatore del settore giovanile del Brescia, successivamente preparatore dei portieri. Da oltre vent'anni è stretto collaboratore di Claudio Ranieri (suo compagno di squadra al Catanzaro), facendo parte dello staff tecnico dagli anni di Napoli, Fiorentina, Valencia, Atletico Madrid, Chelsea, Parma, Juventus, Roma, Inter, Monaco, Nazionale greca e Leicester. Palmarès Giocatore Campionato italiano di Serie B: 1 - Catanzaro: 1975-1976 -
Pasquale Sensibile - Capo-Osservatore
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PASQUALE SENSIBILE https://it.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Sensibile Nazione: Italia Luogo di nascita: Lecco Data di nascita: 18.09.1971 Ruolo: Capo-Osservatore Alla Juventus dal 2006 al 2008 1 campionato di serie B Pasquale Sensibile (Lecco, 18 settembre 1971) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Pasquale Sensibile Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2003 Carriera Giovanili 1985-1988 Como 1988-1991 Triestina Squadre di club 1991-1993 Teramo 39 (2) 1993-1995 Caratese 22 (2) 1995-1996 Solbiatese 28 (1) 1996-1997 Lecco 20 (0) 1997-1998 Voghera 23 (3) 1998-1999 Castel di Sangro 31 (1) 1999 Pistoiese 0 (0) 1999-2000 Viterbese 7 (0) 2000 Arezzo 11 (1) 2000-2001 Alzano Virescit 19 (0) 2001-2003 Pro Sesto 31 (0) Biografia È figlio di Aldo Sensibile. Carriera Giocatore Dal 1988 al 2003 ha disputato 275 partite fra Serie C1 e Serie C2 con diverse squadre, segnando 15 gol nel ruolo di mediano. Dirigente Intrapresa la carriera dirigenziale, il suo primo incarico, nel marzo 2005, è quello di consulente dell'area tecnica dell'Hellas Verona. Divenuto responsabile dell'area tecnica, conclude il rapporto con gli scaligeri l'8 settembre 2006 per entrare nello staff della Juventus, in qualità di capo osservatore. A marzo del 2008 viene licenziato dalla società bianconera. In estate Walter Sabatini lo porta al Palermo come suo collaboratore. Rimane nella società di Maurizio Zamparini fino al 2009, quando il 18 maggio ha assunto la carica di direttore sportivo del Novara, dopo aver conseguito, il mese precedente, il diploma a Coverciano, per l'abilitazione alla professione di direttore sportivo, con il massimo dei voti. Con lui nella dirigenza la società viene portata dalla Lega Pro Prima Divisione alla promozione in Serie A, grazie alla vittoria nei play-off della Serie B 2010-2011. Nell'aprile del 2010 aveva rinnovato il contratto fino al 2014. Dopo essersi rivelato uno dei migliori direttori sportivi della stagione, il 13 giugno 2011 viene ufficializzato come direttore sportivo della Sampdoria retrocessa in Serie B. Un annuncio era stato dato anche il 20 maggio da parte del Novara. La sua prima operazione da dirigente blucerchiato è quella di scegliere come nuovo allenatore della squadra Gianluca Atzori, che verrà poi esonerato in favore di Giuseppe Iachini, abile a condurre la squadra alla promozione. Come rivelato dallo stesso Sensibile, in questa stagione per ben tre volte ha rassegnato le dimissioni respinte dalla società. Il 17 dicembre 2012, dopo la 17ª giornata del campionato di "A", il tecnico Ciro Ferrara viene esonerato mentre Sensibile rassegna le dimissioni, questa volta accettate dalla società: insieme a lui lascia la Sampdoria anche il suo collaboratore Domenico Teti. L'11 novembre 2013 firma un contratto di quattro anni con il Mantova, militante in Lega Pro Seconda Divisione, dove assume la carica di direttore sportivo; viene sollevato dall'incarico il 7 aprile 2014, a causa dei risultati negativi della squadra, e risolve consensualmente il contratto il 2 ottobre successivo. Passa, sempre nel 2014, alla Roma, chiamato da Walter Sabatini come responsabile dello scouting estero della società giallorossa. Il 27 luglio 2016 viene ufficializzato il suo arrivo, come direttore sportivo al Trapani Calcio, dove sostituisce Daniele Faggiano. Il 30 novembre 2016 Pasquale Sensibile viene sollevato dall'incarico di D.S. dalla società granata, poche ore dopo l'esonero di Serse Cosmi. Il 2 maggio 2017 è ingaggiato dall'Alessandria al posto dell'esonerato Giuseppe Magalini; si lega alla società piemontese con un biennale. Il 20 novembre, con la squadra in piena zona play-out, risolve consensualmente il contratto. Il 17 febbraio 2022 viene ufficializzato il suo ingaggio come direttore sportivo dal Galatasaray, rimanendo in carica fino al 20 giugno successivo, quando viene annunciato l'interruzione del rapporto con il club turco. Agente sportivo Dal 2019 Sensibile si cancella dall'albo dei dirigenti sportivi e, passato il tempo previsto da regolamento FIGC, diviene agente sportivo e collabora con Federico Pastorello, CEO della P&P Sport Management, come International Relationship Manager occupandosi “della supervisione di tutte le informazioni tecniche relative ai giocatori della scuderia al fine di individuare la collocazione migliore; a questo fine terrà i contatti internazionali con i club". -
Jean-Claude Blanc - Presidente-DG-Amministratore Delegato
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JEAN-CLAUDE BLANC https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Claude_Blanc Nazione: Francia Luogo di nascita: Chambéry Data di nascita: 09.04.1963 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 2009 al 2010 Direttore Generale e Amministratore Delegato dal 2006 al 2009 e dal 2010 al 2011 38 partite - 15 vittorie - 5 pareggi - 18 sconfitte Jean-Claude Blanc (Chambéry, 9 aprile 1963) è un imprenditore e dirigente sportivo francese. Jean-Claude Blanc nel 2015 Biografia Laureato in International Business all'università di Nizza e specializzato in Business Administration all'università di Harvard, dal 1987 al 1992 è stato direttore marketing nel comitato organizzatore dei XVI Giochi olimpici invernali svoltisi ad Albertville. Successivamente è entrato, con la carica di direttore generale, nell'Amaury Sport Organisation, società che organizza eventi sportivi come il Tour de France, il Rally Dakar e il Roland Garros. Dal 29 giugno 2006 al 5 ottobre 2009 ha ricoperto il ruolo di direttore generale ed amministratore delegato della squadra di calcio italiana della Juventus. Il 6 ottobre 2009 è stato eletto nuovo presidente del club al posto di Giovanni Cobolli Gigli; a fine stagione ha lasciato il posto di presidente ad Andrea Agnelli, ma è tornato alle sue mansioni di direttore generale e amministratore delegato. L'11 maggio 2011 ha rassegnato le proprie dimissioni dal club bianconero. Dal 7 ottobre 2011 è il direttore generale della squadra di calcio francese del Paris Saint-Germain. Il 26 dicembre 2022 annuncia la fine del rapporto con la società transalpina a partire dal 2023, lasciandola dopo dodici stagioni. Il giorno seguente il suo addio al PSG, viene ufficializzato come nuovo amministratore delegato del gruppo INEOS Sport, facente capo all'azienda chimica britannica Ineos, col ruolo di supervisore delle diverse società sponsorizzate dal gruppo, tra cui le squadre calcistiche del Nizza e del Losanna, il team Mercedes in Formula 1, la squadra ciclistica della Ineos Grenadiers e la nazionale di rugby a 15 della Nuova Zelanda. Il 30 aprile 2024 viene nominato amministratore delegato della squadra di calcio inglese del Manchester Utd, in sostituzione di Patrick Stewart, assumendo l'incarico fino al 13 luglio seguente. -
Giovanni Cobolli Gigli - Presidente
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GIOVANNI COBOLLI GIGLI https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Cobolli_Gigli Nazione: Italia Luogo di nascita: Albese con Cassano (Como) Data di nascita: 04.01.1945 Ruolo: Presidente Soprannome: Cobollo Presidente della Juventus dal 2006 al 2009 152 partite - 84 vittorie - 46 pareggi - 22 sconfitte 1 campionato di serie B Giovanni Cobolli Gigli (Albese con Cassano, 4 gennaio 1945) è un dirigente d'azienda italiano. Biografia Figlio di Antongiulio e nipote di Giuseppe, per quattro anni ministro dei lavori pubblici del governo Mussolini, fu allievo del liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano; nella stessa città si è laureato in economia e commercio presso l'Università commerciale Luigi Bocconi. È stato amministratore delegato del Gruppo Editoriale Fabbri-Bompiani-Sonzogno-Etas dal 1984, ricoprendo poi la medesima carica in Arnoldo Mondadori Editore dal 1993 e, dal 1994, nel Gruppo Rinascente. Nel 2006 viene nominato presidente della Juventus dal consiglio di amministrazione della società calcistica, appena colpita dallo scandalo Farsopoli; nel 2009 lascia la carica a Jean-Claude Blanc. Ha inoltre ricoperto i ruoli di vicepresidente della Federazione italiana editori giornali e dell'Associazione italiana editori, membro del consiglio di amministrazione di Fininvest, vicepresidente e consigliere di Confcommercio, componente del CdA di Auchan, membro del consiglio direttivo e vicepresidente dell'Ente pubblicità associati, e consigliere di amministrazione dell'Istituto nazionale per il commercio estero. Dal 2011 al 2018 è stato presidente di Federdistribuzione. -
CLAUDIO MARCHISIO «Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte. Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore. Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre. In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio. Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale. D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo». FABIO ELLENA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE-GENNAIO 2007 Ha appena mosso i primi (splendidi) passi nel calcio che conta. Eppure Claudio Marchisio ha già fatto 13! Sì, 13 anni di militanza nella Juventus. Un dato straordinario, se si pensa che il giovane centrocampista di Andezeno (a due passi da Chieri, sulla collina torinese) non spegnerà le 21 candeline prima del prossimo gennaio. Eppure, la sua, sembra la storia di un predestinato. Basta farsela raccontare. «La mia famiglia è sempre stata juventina ed io lo sono in pratica da quando sono nato. Quando a 7 anni sono entrato nella Scuola Calcio e ho potuto indossare la maglia bianconera è già stato il coronamento di un piccolo sogno. Ricordo ancora la prima volta che sono andato allo stadio Delle Alpi, nel 1994, era il famoso Juventus-Fiorentina vinto 3-2 grazie al fantastico gol al volo di Del Piero, il mio idolo da sempre. Figurarsi cosa vuol dire per me, oggi, dividere con lui lo stesso spogliatoio e aver esordito in prima squadra nel giorno della sua festa per il 200° gol!». La macchina dei ricordi torna in fretta al presente. Ai tempi nostri. Al 28 ottobre, per la precisione. Giorno in cui per Marchisio arriva il debutto. All’Olimpico sale il Frosinone. È un incontro che passerà alla storia, proprio per il 200° sigillo bianconero di Alessandro Del Piero. Claudio è a bordo campo quando il capitano mette dentro il gol partita e pochi minuti dopo arriva il suo turno. In campo al posto di un altro mostro sacro juventino: David Trezeguet. «Devo ammettere che ero molto emozionato prima di scendere in campo. Al contrario della sfida con il Brescia, benché fosse un’altra giornata speciale per tutti considerata la grande festa per i 109 anni della Juventus e per la caratura degli ospiti presenti in tribuna. Eppure ero tranquillo, forse perché ero preparato al fatto di giocare fin dall’inizio. Il mister è stato molto bravo a tranquillizzarmi e così anche i miei compagni che mi hanno aiutato durante tutto l’incontro. In particolare Matteo Paro, per me è stato un po’ come un fratello maggiore». E l’autorità con la quale il ragazzo ha affrontato il match contro i lombardi è stata una delle note liete. Autorità e personalità bissate poi anche nella grande sfida del San Paolo con il Napoli: 70mila persone e non accorgersene. Doti che gli esperti della Primavera juventina conoscevano bene e che ben presto sono diventate di dominio pubblico. «Non è da molto che gioco nel ruolo di centrocampista centrale. Nei miei primi anni nelle Giovanili, giocavo come seconda punta. Poi, nell’annata con i Giovanissimi Regionali, mister Maurizio Schincaglia tentò di arretrarmi durante un’amichevole di metà settimana. L’esperimento riuscì e da allora non ho più cambiato. Anzi, credo che sia stata la mia fortuna». Una fortuna, vero. Ma in sostanza l’occasione sfruttata al meglio. E adesso per Claudio Marchisio si stanno spalancando le porte del futuro. Un futuro che significa stagione 2006/07, quella in corso, ma anche quelle prossime. Una cosa è certa: il giovanotto ha le idee chiare. «Per quest’anno l’obiettivo è quello di crescere, soprattutto fisicamente, e di imparare il più possibile. Gioco a fianco di gente molto esperta come Giannichedda e Zanetti che mi riempiono di consigli. Senza dimenticare che come allenatore ho Didier Deschamps, uno dei centrocampisti più forti di tutti i tempi. Dovrò essere bravo a farmi trovare sempre pronto e sfruttare tutte le occasioni che mi verranno concesse. Cosa accadrà alla fine di questa stagione? Il mio sogno è quello di restare qui alla Juventus. Indosso questa maglia da 13 anni, ormai è una seconda pelle». CATERINA BAFFONI, DA TUTTOJUVE DEL 18 AGOSTO 2018 Dopo 25 anni, entrato nel vivaio bianconero a sette. Il ragazzo che ha incarnato l’essenza di essere juventino realizzando il sogno di un bambino: giocare e vincere con la propria squadra del suo cuore. “Tutto ciò che sono, tutto ciò che voglio.” Dovessi racchiudere in una frase quel che rappresenti e abbia rappresentato la Juventus per Marchisio e viceversa, probabilmente userei questa sua stessa dichiarazione. Due colori. Una vita calcistica. Un cuore sotto un’unica maglia. Ed è per quella maglia, e per tutto ciò che ne ha simboleggiato, che l’otto bianconero ha deciso di battersi e lottare dimostrando al mondo cosa voglia dire essere parte della Juventus. È difficile, terribilmente difficile scandire e trovare le giuste parole per descrivere la fine di un rapporto calcistico intriso di amore e vivida passione tra una bandiera e la propria squadra. A maggior ragione, se del “cuore”. Una favola lunga 25 anni e che lo ha visto entrare di diritto nel vivaio bianconero a soli sette primavere. Il ragazzo che ha incarnato l’essenza dell’essere juventino realizzando il suo personalissimo sogno: giocare e vincere con la propria squadra del cuore. Dopo Buffon, l’ultimo baluardo di un calcio romantico, ormai in via d’estinzione. Alcuni dicono che sia un limite il fatto di non aver mai cambiato squadra. In realtà si tratta di un pregio che pochi al mondo si possono permettere o quanto meno comprendere. Si tratta di una scelta di vita. Una scelta d’amore. Sì, perché anche quella di lasciare è stata una sua “scelta”, condivisibile o criticabile, palesemente dettata dal suo amore viscerale, che lo ha sempre legato a Madama e alla quale ne riconosce il bene primario. Sopra tutto e tutti. Successi conquistati sul campo da tifoso che non possono essere paragonabili ad altri calciatori. È questa la sua più grande vittoria, che può sembrare misera agli occhi di chi è abituato a veder cambiare maglia abitudinariamente; ma per chi ama il calcio, sa perfettamente che non è così. Cosa diremo del Marchisio in bianconero, “c’era una volta”? Beh, no. Con lui c’è stato e si è rinnovato quel senso di appartenenza a due colori, quello della “bandiera” nel variopinto mondo del calcio. Il giocatore che ha scelto di legare la propria carriera, la propria essenza e la propria immagine a una sola squadra. Riuscendovi alla perfezione. Claudio Marchisio, un simbolo che ha saputo resistere al richiamo del denaro e della gloria esercitata nel recente passato da club prestigiosi. Esempio di fedeltà, ma di quella fedeltà che va premiata e portata a mo’ d’esempio, da illustrare e tramandare alle varie generazioni. Quella di chi è stato capace di resiste alle tentazioni e di prosegue il cammino intrapreso sin da bambino, a partire dal settore giovanile bianconero, con chi l’ha fatto crescere e diventare un campione. Dentro e fuori dal campo. Nei contorni della nostra vita si sa, il calcio rappresenta un orlo pazzesco perché sa cucire ricordi, emozioni e affinare i pensieri. E il Principino, tutto questo, ha saputo descriverlo in modo pazzesco racchiudendo in ogni suo singolo gesto cosa e chi sia stato l’uomo, quindi il calciatore juventino. Ha dato tutto, per questa maglia. L’ha amata, tanto. Ha pianto e gioito per lei. L’ha onorata, sempre. Ma soprattutto l’ha sognata da bambino, un po’ come tutti. Eppure, la differenza è che Claudio, quella fantasia, ha saputo sostituirla con un pezzo importante di esistenza e tramutarla così in realtà. 25 anni, come condensarli in poche righe? Come racchiuderli in una notte, la notte più lunga di Claudio Marchisio, la notte prima dell’addio alla Juventus. E il comportamento dentro e fuori dal campo, lo stile non soltanto di gioco, gli attestati di stima e la sua storia... 25 anni di amore, di una maglia diventata una prima pelle e non una seconda: Marchisio e la Juventus, una delle ultime storie romantiche del calcio. Un amor cortese che ricorda le liriche e i romanzi cavallereschi e medievali, laddove la donna era messa al di sopra di tutto: un po’ come Madama e quindi la “sua” maglia bianconera. “Il bene della maglia”, un concetto sempre più desueto di cui Marchisio si fa baluardo, rendendosi conto che in questa Juventus che viaggia veloce proiettata verso il futuro, posto per lui non ce ne sarebbe più stato. Colpa, probabilmente, di quel maledetto infortunio al ginocchio che ha deviato e indirizzato da un’altra parte la sua carriera e dal quale non si è più del tutto ripreso. E questo conta, perché la Juventus ha conosciuto il miglior Marchisio e il miglior Marchisio, oggi, non può essere aspettato da una Juventus proiettata in un’altra epoca, già nel futuro. Ed è proprio lui a dettare legge, il tempo, oggi tiranno, freddo sovrano, ma per 25 anni dolce, favoloso e custode di un romanzo, quello tra il numero 8 e la sua Signora, giunto alla fine. Una fine probabilmente (si spera) provvisoria, perché certe strade sono destinate sempre a ricongiungersi: fianco a fianco per tutte queste stagioni, dai primi calci al pallone di quel bimbo biondo dagli occhi di ghiaccio e smilzo che quasi si perdeva dentro la larga maglia col colletto e a maniche lunghe della Vecchia Signora. Fino agli anni e alle vittorie con la Primavera e il debutto in prima squadra in una stagione che non può essere considerata normale, quella della Serie B, da cui paradossalmente tutto ebbe iniziato. Sì, perché Marchisio ha saputo reinventarsi, costruirsi, rinnovarsi e resistere alla selezione naturale, conquistandosi un posto negli anni non indimenticabili post risalita in A, dei quali ne ha rappresentato una rara nota lieta: il primo gol su assist di Del Piero, con il 19 ancora sulle spalle, è un primo segno del destino. Ne arriveranno altri, splendidi ma non legati a delle vittorie, come quelli contro l’Inter o l’Udinese, con il numero 8, invece. Con quell’infinito che ha alzato lo sguardo. Poi l’inizio di una nuova era e Marchisio ne è uno degli attori decisamente protagonisti. Gli anni di Conte, che coincidono con prestazioni esaltanti e prolifiche: adesso i gol contano e portano trofei, e lui è lì pronto a formare con Pirlo, Vidal e Pogba uno dei centrocampi più forti della storia bianconera: lui è quella mezzala scheggiata, che si inserisce e copre gli spazi. Imprescindibile per il futuro CT, anche negli anni di Allegri Marchisio conserva la sua importanza: complice l’addio di Pirlo, arretra il suo raggio d’azione e mette al servizio dei compagni non più l’esplosività dei primi anni, ma una sapienza tattica e un’intelligenza superiore rispetto agli altri. E nel frattempo, si erge sempre più a simbolo della Juventus: dentro e fuori dal campo, senza mai un comportamento fuori dalle righe o una parola inopportuna fuori posto. Lui, che ha rappresentato a pieno il DNA bianconero. Colui il quale i tifosi ne hanno sempre identificato lo stile Juventus, perfettamente rappresentato dal Principino italiano, piemontese e soprattutto juventino. Poi il crack, di quel fatidico pomeriggio in un insolito Aprile del 2016: nel mentre di un risultato acquisito contro il Palermo, non si rompe solo il ginocchio di Claudio, ma probabilmente anche un equilibrio fin lì perfetto. La Juventus lo aspetta, lo ritiene ancora importante, ma il ruolo (in campo) di Marchisio è destinato a perdere di grado e centralità per una Juve che non può aspettare e sempre più proiettata nel futuro. Il percorso di ripresa infatti è lento e le ricadute non mancano. Ciononostante Marchisio resta lì, a lottare anche dalle retrovie e a sfruttare le poche occasioni che gli vengono concesse. È lui l’uomo spogliatoio. Il collante fisso tra passato, presente e futuro. Eppure, tra lacrime, i sorrisi e le esultanze in un palcoscenico che sia stato l’Allianz Stadium in una notte di Champions o un polveroso campo di provincia, dopo una sfrenata corsa tra bambini, per Marchisio e i suoi tifosi poco importa. L’amore ha varie sfumature e questo è stato capace di racchiudersi in un abbraccio indissolubile tra lui e il suo popolo bianconero. La fascia di capitano l’ha indossata poche volte, quando i mostri sacri davanti a lui riposavano o non erano a disposizione. Ma Marchisio capitano della Juventus lo è stato da sempre, non ha avuto la necessità di simboleggiarlo con un pezzo di stoffa al braccio. Lo è stato da dentro. Sì, perché discende dagli Scirea e dai Del Piero, da chi ha cucito nella pelle il senso della Juventinità. E posso assicurarvi che Marchisio è stato molto di più di un semplice calciatore con la fascia sul braccio. Probabilmente il suo numero, da egli stesso definito come “un otto sdraiato che guarda l’infinito” più si avvicina all’esaustività. A quell’ideale di perfezione che non esiste ma a cui ne viene data la testimonianza. Perché il pallone, e soprattutto la passione che muove i suoi tifosi, contempla dinamiche ben lontane dall’essere definitivamente esplorate. “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”, chiosava Pier Paolo Pasolini. Ecco, si badi bene, è proprio la parte sacra che qui si vuol prendere in considerazione, ché di eventi profani le cronache calcistiche ne sono fin troppo piene. Marchisio ha saputo dunque creare qualcosa di più col suo popolo, qualcosa capace di andare oltre il semplice “tifo” e rapporto passionale. Ha saputo creare quel qualcosa che si scorge solo se sei con gli occhi chiusi, seduto sugli spalti dello stadio della tua squadra del cuore, in cui non puoi soltanto osservare le magie dei tuoi beniamini, ma può “sentirle”. “Non si vede bene che col cuore”: ha spiegato così il suo segreto, il Piccolo Principe. Perché nel calcio l’essenziale è invisibile agli occhi. E chiamiamolo “caso”, o “destino” come volete, ma lui, proprio lui, nominato da sempre e per sempre “il Principino” ha saputo creare e trasmettere tutto questo. Strano a dirsi in un’epoca in cui l’immagine e la spettacolarizzazione la fanno da padrone. Ma sono le emozioni quelle che contano. E quelle che restano. Nonostante tutto. E dunque siamo “noi”, tifosi e narratori di calcio che dobbiamo unirci magari proprio così “a occhi chiusi” in un doveroso “grazie” a Claudio Marchisio per averci saputo regalare questa sensazione, questa emozione. Eterna e di rara contemplazione. Per questo legame indissolubile e viscerale che ha saputo coltivare e donare a un intero popolo. La parte vera, quella pura e nobile. Quella che si sente a occhi chiusi. Quella senza tempo. Senza addii. Quella intramontabile: come la storia tra la Juventus e Claudio Marchisio. GRAZIE, PRINCIPINO. ALEX CAMPANELLI, DA JUVENTIBUS DEL 17 AGOSTO 2018 Ci eravamo abituati a vederlo fuori dall’11 titolare, avevamo iniziato a escluderlo dai campetti estivi e dalle probabili formazioni prima dei big match, praticamente nessuno di noi pensava fino in fondo che sarebbe tornato a essere un uomo importante per la Juventus. Eppure, la notizia dell’addio di Claudio Marchisio non può lasciare indifferente neanche il più pragmatico e realista degli juventini. Marchisio risveglia la nostra parte più vulnerabile e irrazionale, più umana e bambina insieme, Claudio è quella ragazza che pensavi che ormai ti fosse indifferente ma di colpo, quando sai che non la rivedrai più, ti rigetta spietatamente in un passato che non hai mai dimenticato. C’era Marchisio nell’annus horribilis della Serie B, unico dei giovani saliti alla ribalta nel campionato cadetto ad aver resistito nella rosa bianconera fino ad oggi, e unico, con buona pace di De Ceglie e Giovinco, a essersi dimostrato un calciatore da Juventus a qualsiasi livello, dai settimi posti agli scudetti e alle finali di Champions League. C’era Marchisio in quel preliminare con l’Artmedia Bratislava, in quel Juventus-Fiorentina che lo vide segnare il primo gol in Serie A su geniale palla del Capitano, un Marchisio giovanissimo con un anonimo numero 19 sulle spalle, il cui sorriso rivive in video pieni di pixel che sembrano appartenere alla preistoria. C’era Marchisio negli anni di Ferrara, Zaccheroni e Delneri, c’era un Marchisio già pronto a sacrificarsi per i compagni, da falso esterno di centrocampo per permettere a Krasic (...) di sprigionare la sua corsa sul versante opposto. C’era Marchisio a cercare di strapparci un sorriso in quegli anni nerissimi, con la sua voglia di spaccare il mondo e con colpi mai dimenticati come la rovesciata all’Udinese, unico lampo nell’ennesima serata da dimenticare. C’era Marchisio alla guida della prima Juventus di Conte, anche qui messo in dubbio dagli arrivi di Pirlo e Vidal, anche qui decisivo dall’inizio alla fine, killer implacabile delle milanesi, uomo simbolo della rinascita bianconera, volto nuovo di una Juve costruita a immagine e somiglianza del tecnico, su quei principi cardine di sacrificio, unità e senso di appartenenza che Claudio, ora con uno scintillante numero 8 sulla schiena, incarnava meglio di chiunque altro. C’era Marchisio anche nei trionfi degli anni seguenti: nonostante gli infortuni, l’esplosione di Pogba, le difficoltà nel recuperare la condizione e un’asticella sempre più alta, lì in mezzo al campo c’era sempre lui, slittando pian piano da mezzala a regista, intelligente e fondamentale nel rendere indolore il lento tramontare di Pirlo. C’era Marchisio sempre in campo, e a volte ce ne scordiamo, nella Juve finalista di Champions contro il Barcellona, vero tassello imprescindibile e multiuso del rombo della nuova Juve di Allegri. Poi pian piano Marchisio c’è stato sempre meno; l’infortunio dell’aprile 2016 ne ha di fatto consegnato anzitempo agli archivi la carriera in bianconero, alle ricadute sono seguiti ritorni sempre applauditissimi e colmi di speranza, ma settimana dopo settimana sempre un po’ meno convinti. Nonostante le esclusioni sempre più frequenti ne preannunciassero di fatto l’addio, la notizia della rescissione resta un fulmine a ciel sereno. Dopo 389 presenze e 37 reti da professionista, da sommare a tutte le gare giocate nel settore giovanile, dopo 25 anni complessivi in bianconero, Marchisio lascia la Juventus; con lui se ne va la piccola parte di noi che non vuol smettere di credere alle bandiere, che nonostante tutta la retorica spicciola e stucchevole legata all’amore per la maglia e ai giocatori simbolo, esiste e resiste ancora. L’addio di Marchisio è l’addio dell’ultimo erede di una dinastia di Uomini, sommariamente riuniti in quello che una volta eravamo soliti chiamare “Stile Juve”, ora divenuto poco più di un cliché, di campioni veramente pronti a mettere prima il collettivo, la squadra e la società rispetto all’interesse personale, di individui capaci di prendersi in carico responsabilità altrui, di fungere da parafulmine, di abbassare i toni e spegnere le polemiche anche quando avrebbero avuto tutto il diritto di alzare la voce. L’ultimo erede di una dinastia che inizia chissà dove e termina con Del Piero e con lui, con buona pace degli altri grandissimi che hanno vestito la maglia bianconera ma che, per un motivo o per l’altro, non possiamo riunire in tale categoria. In bocca al lupo Claudio, qualsiasi strada tu scelga di intraprendere. «Ho passato gli ultimi 25 anni della mia vita ad immaginare quello che sarei voluto diventare e i sogni che avrei voluto realizzare insieme alla Juventus, ma non c’è stato un solo attimo durante il quale ho pensato che avrei dovuto vivere un momento come questo. A prescindere da quello che saranno le prossime tappe della mia vita, professionale e non, sarebbe inutile e scorretto nascondere che il mio cuore e il mio DNA hanno e avranno sempre e solo due colori. Ho indossato per la prima volta la maglia della Juventus all’età di 7 anni e da quel momento non l’ho mai tolta, neanche per un istante. Sono cresciuto con la sua filosofia e ho cercato prima di assorbirla e poi di esserne ambasciatore, sia sul campo che nella vita di tutti i giorni. Si dice che alla Juventus: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Dietro questa frase, all’apparenza così semplice ma così amata da noi tifosi (sì perché anche se continua a sembrarmi impossibile, oggi io sono questo), detto dal Presidente Giampiero Boniperti, si cela il significato più profondo del nostro modo di vivere. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando un bambino con un sogno, un bambino fra tanti. Sai che per quella maglia dovrai essere il migliore. Sempre. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando cresci, quando il tuo sogno dietro la collina è quasi realtà, ma non ti monti la testa e lavori duro all’ombra dei tuoi idoli di sempre. E dai il meglio di te ogni giorno, per quella maglia, perché quelle strisce una volta cucite addosso sono orgoglio, gioia e responsabilità. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando quegli idoli diventano finalmente i tuoi compagni e devi essere più forte delle gambe che tremano all’idea di entrare in campo in fila indiana, come uno di loro, in mezzo a loro. Del Piero, Nedved, Buffon, Trezeguet, Camoranesi e tutti gli altri. Perché ognuno sa che, per onorare questa maglia, deve fare la propria parte. E questo discorso non vale solo per noi calciatori ma anche per ogni singolo tifoso. La Juventus vince perché è più forte in campo e fuori. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando tieni fede al patto con te stesso di fare tutto il possibile per non deludere mai quei tifosi, i più fedeli, i più sinceri, i migliori che ci possano essere al mondo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/01/claudio-marchisio.html
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CLAUDIO MARCHISIO https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Marchisio Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 19.01.1986 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Soprannome: Principino - Piccolo Lord Alla Juventus dal 2006 al 2007 e dal 2008 al 2018 Esordio: 19.08.2006 - Coppa Italia - Martina Franca-Juventus 0-3 Ultima partita: 19.05.2018 - Serie A - Juventus-Verona 2-1 389 presenze - 37 reti 7 scudetti 4 coppe Italia 3 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Claudio Marchisio (Torino, 19 gennaio 1986) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Ha legato gran parte della carriera alla Juventus, club con cui ha vinto sette campionati di Serie A consecutivi (dal 2011-12 al 2017-18), uno di Serie B (2006-07), tre Supercoppe italiane (2012, 2013 e 2015) e quattro Coppe Italia consecutive (dal 2014-15 al 2017-18). Vanta inoltre la vittoria di un campionato di Prem'er-Liga con lo Zenit San Pietroburgo (2018-19). Ha fatto parte della nazionale olimpica, con cui nel 2008 ha dapprima vinto il Torneo di Tolone e poi partecipato ai Giochi di Pechino 2008. In azzurro è stato semifinalista all'Europeo Under-21 di Svezia 2009, finalista all'Europeo di Polonia-Ucraina 2012 e terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013; con la nazionale maggiore ha inoltre partecipato a due Mondiali (Sudafrica 2010 e Brasile 2014). È stato inoltre inserito per due anni consecutivi (nel 2011 e nel 2012) nella squadra dell'anno AIC e nella squadra della stagione della UEFA Champions League nel 2014-15. Claudio Marchisio Claudio Marchisio nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 3 ottobre 2019 Carriera Giovanili 1993-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 Juventus 26 (0) 2007-2008 → Empoli 26 (0) 2008-2018 Juventus 363 (37) 2018-2019 Zenit San Pietroburgo 9 (2) Nazionale 2002-2003 Italia U-16 7 (3) 2003-2004 Italia U-17 7 (1) 2004-2005 Italia U-18 4 (0) 2005-2006 Italia U-19 1 (1) 2006-2007 Italia U-20 3 (0) 2007-2009 Italia U-21 14 (1) 2008 Italia olimpica 4 (1) 2009-2017 Italia 55 (5) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Biografia Nato e cresciuto a Torino, si è sposato con Roberta l'8 giugno 2008; la coppia ha due figli, nati rispettivamente nel 2009 e nel 2012. Inizialmente detto Piccolo Lord dal compagno di squadra Federico Balzaretti, è stato successivamente soprannominato Principino per il suo modo di vestire e il comportamento in campo. Nel 2012 è stato scelto come testimonial del videogioco FIFA 13, comparendo nella copertina dell'edizione italiana insieme a Lionel Messi. Nel 2016 ha pubblicato l'autobiografia Nero su bianco. Dopo il ritiro dall'attività agonistica si interessa al giornalismo e al commento sportivo: dal novembre 2019 scrive per l'edizione torinese del Corriere della Sera, dal settembre 2020 al luglio 2021 è stato opinionista per Rai Sport in occasione delle gare della nazionale italiana, mentre dall'agosto seguente riveste lo stesso ruolo per Amazon Prime Video in occasione delle gare di UEFA Champions League. Dal 2020 è socio della L84, squadra di calcio a 5 di Volpiano. Al di fuori dell'ambito sportivo, ha investito nel campo della ristorazione divenendo proprietario di alcuni esercizi lungo la penisola italiana. Caratteristiche tecniche «Claudio è uno dei centrocampisti italiani più forti in assoluto. Ha tutto: forza fisica, inserimento, tiro da fuori, tocco sotto, grande intelligenza dentro e fuori dal campo.» (Luigi Cagni, 2011) Nato inizialmente come attaccante, ruolo che ha ricoperto fino all'età di sedici anni, in seguito ha arretrato il proprio raggio d'azione al centrocampo per via della sua struttura fisica, poco adatta al reparto avanzato. Per larga parte della carriera è stato considerato tra i centrocampisti centrali più forti del panorama europeo nonché uno dei migliori calciatori italiani della sua generazione. Era una mezzala forte fisicamente, dotato di visione di gioco e personalità che lo rendevano sovente decisivo in campo. I suoi punti di forza erano il tiro dalla lunga distanza, la capacità di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, il recupero e la successiva distribuzione del pallone, oltre a un'ottima tecnica individuale unita a un buon dribbling negli spazi stretti. È stato spesso paragonato a Marco Tardelli per la sua capacità di inserirsi e di andare a rete, retaggio dei suoi trascorsi giovanili da attaccante. Sfruttando le sue diverse qualità tecniche, è stato utilizzato con buoni risultati anche in diverse posizioni del campo, sia più avanzate come trequartista, esterno e seconda punta, sia più arretrate come mediano o regista basso davanti alla difesa. Carriera Club Juventus Gli inizi Nel 1993, all'età di 7 anni, Marchisio comincia a praticare sport nella polisportiva torinese Sisport; qui, dopo pochi allenamenti viene notato dagli osservatori della Juventus. Nel vivaio bianconero compie tutta la trafila delle squadre giovanili, indossando la fascia di capitano e sollevando numerosi trofei: «...quando ci sono arrivato non c'era assolutamente l'idea di arrivare in prima squadra e fare il calciatore. Era solo un bel modo di giocare, per giunta con il privilegio di poterlo fare con la maglia della squadra del cuore. Man mano che passavano gli anni il gioco si è trasformato in passione e poi in professione». In questa fase della sua carriera viene allenato da tecnici come Domenico Maggiora e Maurizio Schincaglia, i quali lo trasformano stabilmente da attaccante a centrocampista. Un giovane Marchisio nel 2005, capitano della formazione Primavera della Juventus, alla Wojtyła Cup. Tra gli altri, con la formazione Primavera arriva per due volte consecutive alla finale del Torneo di Viareggio, vincendo l'edizione del 2005 contro i pari età del Genoa, mentre nella stagione successiva, l'ultima trascorsa tra le giovanili bianconere, conquista il campionato di categoria; nel corso della stessa viene inoltre spesso aggregato alla prima squadra dall'allenatore Fabio Capello, senza però mai scendere in campo. L'esordio tra i professionisti Nell'estate 2006, la retrocessione d'ufficio della Juventus in Serie B porta vari giocatori di primo piano a lasciare la Vecchia Signora. L'opera di ricostruzione della società nel post-Farsopoli apre le porte della prima squadra a una nuova generazione di bianconeri; assieme ad altri suoi compagni delle giovanili quali De Ceglie e Giovinco, anche Marchisio viene inserito, nell'annata 2006-07, nella rosa a disposizione del tecnico Didier Deschamps: «la possibilità di mettersi in mostra è stata decisiva per noi [giovani]. C'era la possibilità di arrivare in alto in poco tempo». Il 19 agosto, a 20 anni, il centrocampista debutta tra i professionisti subentrando sul finire della sfida di Coppa Italia tra Martina e Juventus (0-3), per poi giocare in campionato, il 1º novembre successivo contro il Brescia, la sua prima gara da titolare. In precedenza, in settembre aveva fatto un'ultima apparizione con la formazione Primavera, superando i pari età dell'Inter nella supercoppa di categoria. Le sue buone prestazioni inducono l'allenatore francese a utilizzarlo con continuità; diventa così una delle prime scelte per il centrocampo bianconero, e nelle ultime partite della stagione viene spesso schierato in campo dal 1'. Con 25 presenze totali, contribuisce alla vittoria del torneo cadetto e al ritorno della Juventus in Serie A. Empoli: i debutti in Serie A e in Europa Conclusa la vittoriosa annata tra i cadetti con la Juventus, Marchisio ha subito modo di calcare quella massima serie conquistata sul campo, ma con una diversa maglia: «ho fatto solo un anno fuori, ad Empoli nel 2007-08; non lo rimpiango perché mi ha fatto crescere tantissimo come uomo». Il 24 luglio 2007 passa infatti in prestito, assieme all'altro bianconero Giovinco, alla società toscana dove entrambi giocano il primo campionato di Serie A della loro carriera. Con l'Empoli debutta in massima categoria il 26 agosto successivo, all'età di 21 anni, nella sconfitta contro la Fiorentina (3-1) all'Artemio Franchi di Firenze. Il 20 settembre dello stesso anno esordisce anche in Coppa UEFA, nel debutto europeo del club toscano contro lo Zurigo. Termina la stagione a Empoli con 26 presenze in campionato, una in Coppa Italia e 2 in Coppa UEFA, per un totale di 29 partite stagionali; il contributo di Marchisio non riesce tuttavia a evitare alla provinciale toscana la retrocessione in Serie B. Ritorno alla Juventus «La Juventus è il massimo. È sempre stato il mio sogno [...] Si parla di bandiere che non ci sono più, di calcio globale che cambia, di valori che si sarebbero persi. Io ho solo in mente di fare il numero più alto di presenze con questa maglia. Sarebbe il massimo per me: diventare una bandiera della Juve. Vorrei poter non andare più via.» (Claudio Marchisio, 2013) Anni di ricostruzione Marchisio calcia dalla distanza nella gara d'andata contro il Bari, nel corso del campionato 2009-10. Nel luglio 2008 fa ritorno alla Juventus con cui disputa la prima gara ufficiale della stagione 2008-09, da titolare, il 26 agosto nel ritorno del terzo turno preliminare della Champions League, giocata a Bratislava contro l'Artmedia Petržalka e pareggiata 1-1. Il 24 gennaio 2009 segna il suo primo gol in Serie A con la maglia della Juventus, decisivo ai fini della vittoria sulla Fiorentina (1-0), su assist di Alessandro Del Piero. Grazie alle prestazioni offerte in quest'annata, il sito web dell'UEFA lo inserisce tra i dieci giovani che si stanno mettendo in luce alla loro prima esperienza nella massima competizione continentale, mentre il sito del quotidiano inglese The Times, in gennaio, lo inserisce al decimo posto, e miglior italiano, nella lista dei 50 «astri nascenti» del calcio internazionale. Il 10 ottobre 2009 è costretto a operarsi al menisco: ritorna a calcare ufficialmente i terreni di gioco il 25 novembre successivo, in Champions League, giocando gli ultimi minuti della sconfitta bianconera (0-2) sul campo del Bordeaux, mentre torna da titolare quattro giorni dopo, in campionato, sul campo del Cagliari (2-0). L'11 marzo 2010, all'età di 24 anni, indossa per la prima volta la fascia di capitano del club, dopo l'uscita dal campo di David Trezeguet, nella sfida d'andata degli ottavi di Europa League vinta 3-1 contro il Fulham. Marchisio nel 2010, nella trasferta di Europa League contro il Lech Poznań. Nel corso della stagione seguente, 2010-11, il 19 settembre bagna con un gol nel successo esterno sull'Udinese (4-0) il raggiungimento delle 100 presenze in maglia bianconera, mentre il 3 aprile, in occasione della vittoriosa trasferta (2-0) contro la Roma, per la prima volta scende in campo dal 1' come capitano bianconero. La definitiva affermazione del centrocampista ai massimi livelli coincide tuttavia con uno tra i periodi più difficili nella storia della società torinese, che per la seconda stagione consecutiva chiude il campionato a un anonimo settimo posto, lontano da qualsivoglia obiettivo minino; tutto ciò, nonostante un Marchisio il quale è ormai tra i punti fermi dell'undici titolare piemontese. Eptacampione d'Italia 2011-2014 La stagione 2011-12 vede una Juventus foriera di novità, con l'arrivo in panchina di Antonio Conte, oltreché di Pirlo e del cileno Arturo Vidal quali nuovi compagni di reparto di Marchisio. Il 2 ottobre 2011 il centrocampista realizza la sua prima doppietta in maglia bianconera, che vale il 2-0 ai rivali alla corsa-scudetto del Milan; a riprova di un inizio di stagione che lo vede mattatore assoluto dei torinesi, nelle settimane seguenti risulta prima decisivo nella trasferta contro l'Inter del 29 ottobre, dove sigla il 2-1 che regala ai bianconeri la vittoria del derby d'Italia, mentre l'8 dicembre nei supplementari di Juventus-Bologna di Coppa Italia firma il 2-1 che permette ai piemontesi di qualificarsi ai quarti di finale. Il 6 maggio 2012, grazie al 2-0 al Cagliari nella partita giocata sul campo neutro di Trieste, con una giornata d'anticipo conquista il suo primo scudetto, emergendo tra i maggiori protagonisti di una formazione bianconera che si lascia definitivamente alle spalle gli anni bui post-Calciopoli. Dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia del 20 maggio contro il Napoli, conclude la sua miglior annata sottoporta con 10 gol in 39 presenze stagionali. Marchisio alla Juventus nell'estate 2011. La stagione 2012-13 inizia l'11 agosto a Pechino con la vittoria della Supercoppa italiana, la prima per il centrocampista, grazie 4-2 sul Napoli maturato ai supplementari. Sul finire del 2012, il 7 novembre realizza la sua prima rete in Champions League, nella sfida vinta 4-0 contro il Nordsjælland, mentre il 1º dicembre mette a segno una doppietta nel 3-0 del derby di Torino. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, vince con tre giornate d'anticipo il secondo campionato italiano consecutivo. Il 18 agosto 2013, al primo incontro ufficiale dell'annata 2013-14, s'infortuna nel corso della finale di Supercoppa italiana contro la Lazio, vinta 4-0: la lesione al legamento del ginocchio destro lo costringe a saltare l'inizio di stagione. Una volta ristabilitosi, incontra difficoltà nel ritrovare un posto da titolare in squadra, anche a fronte della crescita mostrata dal giovane compagno di reparto Paul Pogba (il quale già nella seconda parte del precedente torneo aveva iniziato a togliere spazio al centrocampista italiano). Con il nuovo anno, sfruttando i vari impegni della Juventus tra campionato e coppe, torna ad avere un buon minutaggio in maglia bianconera, facendo di necessità virtù e ben comportandosi anche quando schierato in ruoli differenti da quelli ricoperti fin qui in carriera, come trequartista dietro alle punte o regista basso davanti alla difesa. Il 4 maggio 2014, grazie alla sconfitta dei rivali della Roma sul campo del Catania, arriva la conquista del terzo scudetto consecutivo per Marchisio. 2014-2018 Marchisio entra in campo a Doha per la sfida di Supercoppa italiana 2014 contro il Napoli. Nell'annata 2014-15 vince il suo quarto campionato di Serie A consecutivo con la maglia della Juventus, un successo arrivato il 2 maggio, con quattro giornate d'anticipo, dopo la vittoria 1-0 sul campo della Sampdoria. In un finale di stagione ricco di appuntamenti per la squadra bianconera, il 20 dello stesso mese, pur non potendo prendere parte (causa squalifica) alla vittoriosa finale sulla Lazio, Marchisio mette in bacheca anche la sua prima Coppa Italia, mentre il 6 giugno gioca la sua prima finale di Champions League, persa 1-3 a Berlino contro il Barcellona. Sul piano personale, è questa la stagione in cui il nuovo allenatore juventino Massimiliano Allegri impiega il giocatore sempre più spesso nella posizione di regista basso, in luogo di un Pirlo ormai al crepuscolo della carriera; un ruolo che lo consegna, secondo gli addetti ai lavori, alla migliore stagione della sua carriera. A corollario, il 29 aprile 2015, in occasione del successo interno (3-2) sulla Fiorentina, Marchisio entra nel novero dei calciatori juventini più presenti di sempre raggiungendo le 300 gare in maglia bianconera. Nella stagione 2015-16 Marchisio è ormai stabilmente trasformato in un regista arretrato davanti alla difesa, formando una solida coppia di centrocampo assieme al tedesco Sami Khedira. L'annata, iniziata l'8 agosto con la conquista della terza Supercoppa nazionale della carriera, superando per 2-0 la Lazio sul campo di Shanghai, vede la Juventus, reduce da un corposo rinnovamento dei ranghi, alle prese con un avvio di campionato decisamente al di sotto delle aspettative; ciò nonostante Marchisio emerge presto tra i punti di forza della formazione bianconera che, al termine di una rimonta-record, permette al calciatore di fregiarsi del suo quinto scudetto consecutivo, cui si andrà ad aggiungere anche la seconda Coppa Italia consecutiva, vinta il 21 maggio a Roma contro un Milan superato 1-0 ai supplementari. Tuttavia il 17 aprile 2016, nel corso della sfida interna contro il Palermo (4-0), in un contrasto di gioco con il rosanero Franco Vázquez riporta la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro: l'infortunio lo costringe a finire sotto ai ferri e a chiudere anzitempo l'annata, peraltro conclusa (cosa insolita nella sua carriera) senza mai trovare la rete. Marchisio nell'estate 2018, agli sgoccioli della sua esperienza juventina; qui in contrasto sul madrileno Asensio (a sinistra), sotto lo sguardo del compagno di squadra Benatia (a destra), durante l'International Champions Cup. Costretto a rimanere lontano dai campi per sei mesi, Marchisio torna a giocare solo all'inizio della stagione seguente, 2016-17, scendendo in campo dal 1' in occasione della vittoriosa sfida di campionato del 26 ottobre a Torino contro la Sampdoria, battuta 4-1. Il successivo 22 novembre ritrova il gol dopo oltre un anno e mezzo, realizzando dal dischetto in casa del Siviglia il momentaneo pareggio nella sfida di Champions League poi vinta 3-1 dalla Juventus. Torna al gol in campionato il 17 febbraio 2017, aprendo le marcature nella vittoria interna per 4-1 sul Palermo. Il 17 maggio mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo stagionale nonché terzo consecutivo per la formazione torinese, in seguito alla vittoria per 2-0 sulla Lazio nella finale di Roma; quattro giorni dopo, con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, arriva anche il sesto titolo italiano di fila, che permette a Marchisio e alla Juventus d'inanellare anche il terzo double nazionale consecutivo, e soprattutto di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. Il 3 giugno a Cardiff gioca da subentrante la sua seconda finale di Champions League, che vede i bianconeri nuovamente sconfitti 1-4 dal Real Madrid. I successi si ripetono nell'annata 2017-18, l'ultima alla Juventus, in cui fa suo il settimo scudetto consecutivo — record assoluto nella storia della Serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa —, dopo un lungo testa a testa contro il Napoli, e annesso quarto double domestico di fila — altro nuovo primato nel calcio italiano —, grazie al 4-0 al Milan nella finale di Coppa Italia del 9 maggio. Insieme ai compagni di squadra Barzagli, Buffon, Chiellini e Lichtsteiner, Marchisio è tra i 5 eptacampioni d'Italia di questo ciclo bianconero; Il centrocampista va però incontro a una stagione in negativo sul versante personale, causa annosi guai fisici da una parte e una sopravvenuta concorrenza nel centrocampo torinese dall'altra, che non gli permettono più di rientrare nelle dinamiche della squadra titolare. Anche in ragione di ciò, dopo 25 anni di militanza in maglia bianconera, il 17 agosto 2018 rescinde consensualmente il contratto che lo legava al club. Zenit San Pietroburgo e ritiro Marchisio esultante dopo un gol per lo Zenit nel 2018. Il 3 settembre 2018 si trasferisce da svincolato allo Zenit San Pietroburgo, in Russia. Debutta con il club pietroburghese il 16 settembre seguente, subentrando a Paredes nel corso del secondo tempo della vittoriosa trasferta di campionato contro l'Orenburg (1-2); alla prima da titolare, il 30 dello stesso mese, segna invece il primo gol con la nuova maglia, che tuttavia non evita la sconfitta per 2-1 con l'Anži. Nel corso della stagione a San Pietroburgo si fregia del titolo russo, che tuttavia non può festeggiare in campo poiché, nell'aprile 2019, è vittima di un nuovo infortunio al menisco del ginocchio destro, con conseguente operazione e termine anticipato dell'annata. Pochi mesi dopo, rescinde il contratto che lo legava al club pietroburghese. Rimasto svincolato, nel corso dell'estate 2019 tenta l'ennesima riabilitazione fisica, ma, ben presto, preso atto di un corpo ormai martoriato dagli infortuni nonché della sopraggiunta mancanza di ulteriori stimoli, declina le offerte di altri club e inizia a meditare sul definitivo ritiro dall'attività agonistica, una decisione ufficializzata il successivo 3 ottobre all'età di 33 anni. Nazionale Nazionali giovanili Il 1º giugno 2007 esordisce nella nazionale Under-21 di Pierluigi Casiraghi, con la quale è un titolare a centrocampo nel biennio 2007-2009. Nel 2008 partecipa con la nazionale olimpica al Torneo di Tolone, manifestazione amichevole durante la quale, in Italia-Turchia (2-1) del 23 maggio, realizza il suo primo gol con gli azzurrini, e ai Giochi di Pechino 2008; durante la rassegna a cinque cerchi gioca nel secondo tempo della prima partita contro l'Honduras, ma un infortunio muscolare lo costringe ad abbandonare il torneo dopo il secondo incontro del girone e a essere sostituito da Andrea Russotto. È poi tra i convocati per l'Europeo Under-21 2009 in Svezia, ma deve saltare per squalifica la semifinale nella quale l'Italia viene eliminata dalla Germania. Nazionale maggiore Marchisio in nazionale, in scivolata sullo spagnolo Iniesta nella finale del campionato d'Europa 2012. Il 12 agosto 2009, all'età di 23 anni, esordisce in nazionale maggiore con il commissario tecnico Marcello Lippi, giocando titolare nella partita amichevole Svizzera-Italia (0-0). Viene convocato per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica, dove l'Italia viene eliminata al primo turno; Marchisio disputa da titolare le prime due partite del girone contro il Paraguay e la Nuova Zelanda, venendo sostituito in entrambe le occasioni. Realizza il suo primo gol in nazionale il 7 ottobre 2011, nella partita Serbia-Italia (1-1) valevole per le qualificazioni a Euro 2012. Diventato titolare nella gestione del CT Cesare Prandelli, prende parte al campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina in cui la nazionale italiana riesce ad arrivare all'atto conclusivo della manifestazione, dopo aver battuto in semifinale la Germania, perdendo tuttavia per 4-0 la finale del 1º luglio contro la Spagna; insieme a Gianluigi Buffon e ad Andrea Pirlo, Marchisio è sempre stato titolare senza mai venire sostituito. Il piazzamento all'Europeo vale agli uomini di Prandelli la qualificazione alla FIFA Confederations Cup 2013 in Brasile, competizione nella quale Marchisio, confermato nella rosa azzurra, contribuisce al terzo posto finale conquistato dopo la vittoria ai rigori sull'Uruguay. Ormai tra i punti fermi, assieme ai compagni di squadra Barzagli, Bonucci, Buffon, Chiellini e Pirlo, della cosiddetta Ital-Juve dei primi anni 2010, Marchisio viene quindi selezionato per partecipare al campionato del mondo 2014 in terra brasiliana. Il 14 giugno, nella gara d'esordio vinta 2-1 contro l'Inghilterra, segna la prima rete azzurra del torneo sbloccando il risultato; nonostante il positivo avvio, l'Italia viene eliminata nella fase a gironi dopo la sconfitta contro l'Uruguay, nella quale proprio Marchisio è punito con un controverso cartellino rosso, giudicato abbastanza severo dagli addetti ai lavori, per un pur irruento fallo su Egidio Arévalo. Dopo il mondiale sudamericano, sotto la gestione del nuovo CT Antonio Conte partecipa alle qualificazioni a Euro 2016; tuttavia il grave infortunio occorsogli in campionato il 17 aprile 2016 lo costringe a saltare la fase finale della manifestazione continentale. Fa un'ultima apparizione in maglia azzurra il 7 giugno 2017 con il selezionatore Gian Piero Ventura, in una vittoriosa amichevole a Nizza contro l'Uruguay (3-0), in cui è peraltro costretto ad abbandonare il campo dopo poco per un nuovo problema fisico. Chiude l'esperienza in nazionale maggiore con 55 presenze e 5 gol. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato italiano: 7 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Coppa Italia: 4 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Campionato russo: 1 - Zenit San Pietroburgo: 2018-2019 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 2 - Squadra dell'anno: 2011, 2012 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2014-2015
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MICHELE PAOLUCCI 17 gennaio 2010, la Juventus è impegnata al Bentegodi, contro il Chievo Verona. La compagine bianconera naviga in brutte acque: eliminata dalla Champions League, viaggia molto distante dalla testa della classifica e con il poco prestigioso score di sei sconfitte nelle ultime nove gare. Ciro Ferrara, mister bianconero, è sulla graticola e già da qualche domenica gira voce sul suo imminente esonero. Juve contro il Chievo, dicevamo. Causa qualche assenza di troppo, la maglia numero nove è affidata a Michele Paolucci, proveniente dal Siena, ma cresciuto nelle giovanili bianconere nelle quali si è distinto a forza di goal. Il ragazzotto è schierato accanto al suo idolo Del Piero e, forse vinto dall’emozione, forse contagiato dalla pessima prova di tutta la squadra, non combina un granché. Il clivense Sardo perfora Buffon e la campagna veronese si conclude con l’ennesima sconfitta. Destino segnato per Ferrara e anche per Paolucci: scenderà in campo altre quattro volte (sempre partendo dalla panchina) per poi tornare nella città del Palio a fine stagione. MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” FEBBRAIO 2004 Ottantacinque goal (nelle sole gare ufficiali) in tre stagioni: questo l’incredibile score di Michele Paolucci, l’attaccante della Berretti di Maurizio Schincaglia che, nel campionato in corso, si trova già a quota diciannove, primo tra i cannonieri della sua squadra. «Ho sempre giocato da prima punta, credo di aver sin qui messo a segno almeno 250 marcature. Anche se sono ancora all’inizio della mia avventura calcistica, spero che ciò faccia ben sperare per il futuro». Paolucci, maggiorenne da pochi giorni, nasce a Recanati, in provincia di Macerata. Il padre è proprietario di una catena di negozi di abbigliamento, la madre è impiegata in banca, la sorella ventiseienne sta ultimando gli studi. Dopo i primi calci nel campetto di casa, a sette anni entra nella scuola calcio della Civitanovese, poi passa ai Giovanissimi Regionali del Tolentino. All’inizio del 2001 approda a Torino dove, nell’ordine, scende in campo con Giovanissimi Nazionali, Allievi Regionali, Allievi Nazionali e Berretti. «Il presidente del Tolentino mi ha segnalato a Pietro Leonardi, il responsabile del Settore Giovanile della Juventus. Nel primo provino ho fatto due goal, nel secondo quattro, e così mi sono ritrovato in maglia bianconera», con la quale ha recentemente esordito, per uno spezzone di incontro, con la Primavera. Michele, fisico prestante e movenze eleganti, è perfettamente ambidestro e possiede un gran fiuto del goal, quella dote che consente ai suoi fortunati possessori di sbattere la palla dentro sempre e comunque. Poi è veloce nel gioco con o senza palla, abile nel dribbling e nei movimenti negli spazi stretti. Insomma, a parte il colpo di testa, dove ha ancora ampi margini di miglioramento, è quello che si dice un giocatore completo. «Ho un ottimo rapporto con mister Schincaglia, con il quale ho fatto un discreto salto di qualità e i cui insegnamenti mi ha permesso di colmare le lacune che mi portavo dietro, e con Pietro Leonardi, che ha creduto in me nonostante le non positivissime prime stagioni torinesi». Paolucci, i cui idoli si chiamano Van Basten e Van Nistelrooij, è un ragazzo risoluto che sa il fatto suo. «Sin qui mi hanno aiutato la voglia di arrivare e l’ambizione: nonostante i comprensibili problemi di ambientamento, in allenamento cerco sempre di dare il massimo. Poi credo di sapere cosa sia lo spirito di sacrificio e l’umiltà nel carpire i segreti a chiunque mi bazzichi intorno». Paolucci e la scuola. «Frequento regolarmente il quarto anno di ragioneria e me la cavo abbastanza bene com’è giusto, visto che la società e la famiglia su questo non transigono. Se è difficile conciliare il calcio con gli studi? Direi proprio di no, basta stare attenti durante le lezioni e applicarsi il minimo indispensabile, anche perché in genere i professori con noi sono piuttosto comprensivi». Michele e gli amici, Michele e le ragazze. «Bisogna stare attenti, molti sono pseudo amici, ma io credo di saper distinguere quelli che mi vogliono bene davvero. Da circa un anno ho un rapporto con una ragazza che sta lontano da Torino, il che mi consente di sentirmi appagato sentimentalmente, ma di non distrarmi troppo». Quali sono le tue impressioni sul mondo del calcio giovanile professionistico visto dal di dentro? «È certamente meglio di quanto si creda, anche perché quasi tutte le società vi fanno ricorso per necessità, vista la crisi che attanaglia il mondo del calcio, e mettono a disposizione le migliori risorse, sia dal punto di vista professionale, sia sotto il profilo umano. Nella Juve i metodi e gli obiettivi sono di grande spessore, perché la società cerca innanzitutto di far crescere gli uomini, poi i giocatori. L’educazione e il rispetto vengono prima di ogni cosa, vivere in questo ambiente è un piacere e costituisce un modo graduale per entrare a far parte del calcio che conta. E se ci sono degli stress, sono sempre costruttivi». Il gioco della Berretti di quest’anno ci sembra particolarmente brillante: è anche merito dei tuoi goal? «Direi proprio di no, c’è lo zampino degli schemi di Schincaglia e del suo gioco fatto di tattica e di rapidità. Il mister è uno che dedica molto tempo a colmare le lacune dei singoli, non so quanti lo farebbero. Piccoli particolari, d’accordo, ma di grande importanza. Anche contro la Primavera e la Prima Squadra facciamo sempre la nostra figura, grazie a una condizione atletica, garantita dal preparatore Andrea Lemma, costantemente all’altezza della situazione. Insomma, abbiamo tutti i numeri per far bene sin da subito, i 1985 e 1986 della squadra mi sembrano davvero ben amalgamati per consentirci di vincere qualcosa di importante». Di solito quando si arriva a certi livelli, anche se il futuro di Paolucci è ancora tutto da scrivere, non è soltanto merito di chi scende in campo. «Come ho detto, ho vissuto delle stagioni difficili, ma non mi sono perso d’animo grazie soprattutto all’aiuto della famiglia. Mi sono stati vicini e hanno creduto in me quando non andavo tanto bene ed ero giù di morale. Non so quanti si sarebbero comportati così, avendo un figlio lontano da casa». DANIELE PERTICARI, “NERO SU BIANCO” MARZO 2007 È un gruppo di eletti, un gruppo di elementi sorteggiati dal “Dio del calcio” tra un insieme di aspiranti debordante per quantità. Quando ti accorgi di farne parte, ti rendi conto che sei particolare: non per la macchina sportiva dell’ultima generazione che (quasi di sicuro) potrai permetterti nella vita e nemmeno perché le ragazzine verranno da te a chiederti l’autografo perché “sei bono”. No. Quando ti accorgi di essere nato per far parte del gruppo dei bomber ti rendi conto di aver già realizzato una parte del sogno. Perché quando inizi a correre dietro ad un pallone che rotola, ai giardini vicino casa, al campetto improvvisato nel cortile della scuola, in camera da letto usando gli stipiti delle porte come pali, beh, inizi a pensare che essere bomber, fare goal, esultare, mettere “tacche” sul tuo curriculum sia davvero la cosa più bella del mondo. Ti accorgi di essere eletto e ti fermi a pensare se basterà per diventare un grande. Michele Paolucci, ventuno anni compiuti proprio in questi giorni («E mi raccomando, scrivi che sono di Civitanova Marche pur se sono nato a Recanati, mi raccomando davvero, ci tengo») ha praticamente dimenticato l’accento marchigiano («Con i giornalisti, ma con gli amici assolutamente no»). Cinque anni nelle giovanili della Juventus dopo la trafila nella Vis Civitanova e nel Tolentino, la voglia di spaccare il mondo cosciente però che per farlo servono il lavoro e l’equilibrio. «Ho avuto fegato nel 2001 – dice il giovane attaccante dell’Ascoli di Sonetti – perché a quindici anni pensi alla discoteca con gli amici, al divertimento. Io invece scelsi di partire per Torino perché per me il calcio è una specie di missione. Il tutto senza poster in camera, senza miti particolari». Un modo di vivere lo sport e il goal professionale ed emozionante al tempo stesso, un modo che Michele Paolucci ha saputo metabolizzare così bene da non risultare tramortito nel giorno della sua definitiva consacrazione. 28 gennaio e Ascoli (la squadra in cui ha deciso, con un biglietto andata-ritorno da Torino, di provare a vedere che sapore ha la Serie A) con un piede e mezzo in B al San Filippo di Messina. Novanta minuti di battaglia, sudore, delusione, fino al riscatto. Duecento secondi a cavallo del novantesimo, doppietta, flash, interviste (con complimentoni della D’Amico su SKY che non passano mai inosservati), sguardo da bomber sulle copertine dei giornali, equilibrio. «Non è che per una doppietta, ora, sia diventato un eroe. Anche perché la vittoria di Messina deve servire a tutti, perché è merito di tutti, per risalire la china e puntare alla salvezza». Però Paolucci, dopo Messina, ha continuato a segnare ancora. Fa goal, il Michele da Civitanova, lo fa con una facilità impressionante sin da quando era piccino. Tutti si chiedevano: ce la farà anche in Serie A? Sembra proprio di sì, nonostante abbia dovuto aspettare qualche mese (e un problemino del panzer croato Bjelanović) per avere fiducia incondizionata dal tecnico piceno Sonetti. «Quando sono arrivato qualcuno mi guardava con diffidenza, quasi fossi un raccomandato. Dico io: aspettate un attimino, osservate prima di giudicare. Ora che succede? Nulla in particolare, gioco in Serie A a vent’anni, è il massimo per me, specie perché sono vicino a casa e posso raggiungere spesso i miei cari». Adesso può farlo, anche se il suo sogno, ovviamente, è quello di farlo molto più di rado, perché vorrebbe dire essere tornati in maglia juventina, aver timbrato anche sulla faccia dove c’è scritto “ritorno” il biglietto datogli in mano dall’ex responsabile del settore giovanile Nello De Nicola quando l’ha mandato (o meglio, portato) ad Ascoli. «È normale che il mio sogno sia quello di tornare a giocare nella Juventus. Là c’è Alex Del Piero, un grande, ma non a livello tecnico, perché non servo io a testimoniare le sue capacità in campo. Alex è un grande a livello umano: un giorno, con mister Capello, mi ha fatto uno scherzo. Ero arrivato in ritardo a pranzo, ha fatto finta di fare la spia. Quante risate! Si è parlato del Manchester United nel mio futuro: è la Juventus che deve decidere, è solo lei che può farlo ed è la Juventus che aspetto. Anche se potrei liberarmi con due anni di anticipo e se, sono sincero, non ci penserei più di un minuto ad accettare». Chi ha la fortuna di osservarlo da vicino si accorge che è educato (come tutti i giovani della Juve), che è misurato (come tutti i giovani della Juve), che è bravo in campo (come moltissimi dei giovani della Juve), ma che ha altre qualità: il dono di saper esprimere la propria opinione e quello dell’umiltà. Provate a intervistarlo o ad andare al centro sportivo di allenamento dell’Ascoli: Michele Paolucci vi guarderà in faccia se siete della carta stampata, guarderà fisso la telecamera se siete della TV, ma soprattutto, dopo aver fatto tiri, palleggi e punizioni, aspetterà il rientro negli spogliatoi di tutti i compagni e tornerà dopo aver raccolto tutti i palloni della squadra e riempito il sacco. Bravo, umile, ottimo davanti alle telecamere. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/02/michele-paolucci.html
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MICHELE PAOLUCCI https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Paolucci Nazione: Italia Luogo di nascita: Recanati (Macerata) Data di nascita: 06.02.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Baby Batistuta Alla Juventus dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2010 Esordio: 17.01.2010 - Serie A - Chievo-Juventus 1-0 Ultima partita: 28.02.2010 - Serie A - Juventus-Palermo 0-2 5 presenze - 0 reti 1 scudetto Michele Paolucci (Recanati, 6 febbraio 1986) è un calciatore italiano, attaccante della Civitanovese. Michele Paolucci Paolucci ai tempi dell'Ascoli Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Civitanovese Carriera Giovanili 1996-2003 Vis Civitanova 2003 Tolentino 2003-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 → Ascoli 32 (6) 2007-2008 Udinese 2 (0) 2008 → Atalanta 9 (0) 2008-2009 → Catania 26 (7) 2009-2010 Siena 10 (2) 2010 → Juventus 5 (0) 2010-2011 Siena 1 (0) 2011 → Palermo 2 (0) 2011-2012 → Vicenza 39 (9) 2012-2014 Siena 28 (7) 2014-2015 Latina 30 (5) 2016 Petrolul Ploiești 3 (1)[2] 2016-2017 Catania 18 (3) 2017 Ancona 14 (4) 2017-2018 Monopoli 14 (3) 2018 Floriana 4 (1) 2018-2019 Tarxien Rainbows 20 (7) 2019 Valour 15 (3) 2020-2022 Manitoba 7+ (5+) 2022- Civitanovese 0 (0) Nazionale 2003 Italia U-17 6 (1) 2004-2005 Italia U-19 4 (1) 2005 Italia U-20 2 (0) 2006 Italia U-21 1 (0) Carriera da allenatore 2020-2022 Manitoba Vice Carriera L'autografo di Paolucci Club Inizi e Ascoli Finita la trafila nel settore giovanile della Vis Civitanova (Civitanova Marche), dopo mezza stagione nelle giovanili del Tolentino, viene acquistato dalla Juventus, di cui è il migliore marcatore di ogni tempo del settore giovanile con 184 reti. Con la formazione Berretti della Juventus vince il torneo Dante Berretti nel 2003-2004, poi con la massima formazione giovanile bianconera ha vinto il Campionato Primavera 2005-2006 e perso in finale il Torneo di Viareggio 2006. Nell'estate del 2006 viene girato in prestito all'Ascoli, con cui esordisce in Serie A il 10 settembre 2006 in Atalanta-Ascoli (3-1). Al termine della stagione conta 6 reti in 32 presenze nella massima serie. Nedo Sonetti, allora tecnico dell'Ascoli, al termine della partita con il Messina dove Paolucci realizzò una doppietta, commentò: «Mi sembra van Basten questo ragazzo». Udinese e Atalanta Terminato il prestito, nell'estate 2007 ritorna ad Udine, stavolta in compartecipazione all'Udinese, dove viene scarsamente utilizzato e quindi, dopo 2 presenze in campionato, viene girato in prestito all'Atalanta il 25 gennaio 2008. Termina la stagione con 9 presenze in campionato e 4 con due reti in Coppa Italia. Il 24 giugno 2008 prolunga il contratto con la Juventus fino al 2013 e viene rinnovato anche l'accordo per la compartecipazione con l'Udinese. Il giorno successivo viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino al Catania. Catania La prima gara ufficiale con il Catania è datata 23 agosto 2008 in Coppa Italia contro il Parma: non è tra i titolari ma, subentrato a partita in corso, sigla una doppietta nei tempi supplementari, regalando il passaggio del turno alla squadra rossazzurra. Segna il suo primo gol stagionale in Serie A nell'anticipo della terza giornata del 20 settembre 2008, in Catania-Atalanta (1-0), proprio contro la sua ex squadra. Il 1º marzo 2009, durante il derby di Sicilia contro il Palermo (0-4), realizza la quarta ed ultima rete dei rossazzurri. Nella stessa stagione, nella partita di ritorno tra Catania e Lazio giocatasi proprio a Catania, segnò il gol vittoria, raggiungendo il suo nuovo record di gol segnati in una stagione di Serie A. Siena e Juventus Il 26 giugno 2009 la Juventus riscatta il giocatore dall'Udinese per 3,3 milioni di euro, e l'8 luglio lo cede sempre in compartecipazione per la cifra di 3,5 milioni di euro al Siena. In Toscana gioca 10 partite segnando 2 reti in campionato fino a quando, il 15 gennaio, il Siena cede in prestito il giocatore, non ritenuto titolare, fino al termine della stagione alla Juventus, ancora proprietaria della metà del cartellino e interessata a rinforzare il reparto d'attacco decimato da una lunga serie di infortuni. Debutta due giorni dopo nella partita a Verona contro il ChievoVerona (1-0 per gli scaligeri) giocando titolare accanto ad Alessandro Del Piero: si è trattato dell'esordio in prima squadra per colui che era cresciuto nelle giovanili bianconere. Chiude l'esperienza juventina con 4 presenze in campionato ed una in Coppa Italia. Ritorno al Siena e i prestiti a Palermo e Vicenza Il 25 giugno 2010 viene rinnovata la compartecipazione tra le due società e il calciatore torna al Siena, nel frattempo retrocessa in Serie B. Dopo una sola partita di campionato, ovvero Siena-Atalanta (1-0) disputata il 18 settembre 2010 e valida per la quinta giornata, il 31 gennaio 2011, ultimo giorno della sessione invernale del calciomercato, Siena e Juventus prestano il giocatore al Palermo, compagine di Serie A in cerca di un attaccante per rinforzare il reparto decimato da una lunga serie di infortuni, fino al termine della stagione. Due giorni dopo esordisce con la maglia del Palermo in occasione della partita casalinga contro la Juventus vinta dai rosanero per 2-1 valevole per la 23ª giornata di campionato, subentrando all'86' a Fabrizio Miccoli. Pochi giorni dopo subisce un trauma contusivo distorsivo all'articolazione tibio-tarsica destra durante un allenamento. Chiude la stagione con un'ulteriore presenza, quella nella trasferta contro la Lazio persa per 2-0. Il 24 giugno 2011 il Siena acquisisce dalla Juventus l'altra metà del cartellino: il giocatore così diventa interamente un giocatore della società toscana, nel frattempo promossa in Serie A. Vicenza Il 30 agosto 2011 l'attaccante, non rientrante nei piani tecnici del Siena, ritorna a giocare in serie cadetta, passando al L.R. Vicenza che acquisisce il cartellino in prestito con diritto di riscatto. Segna la prima rete con la nuova maglia in Vicenza-AlbinoLeffe (2-1) della 12ª giornata di campionato, nella stagione regolare segna 9 gol in 39 presenze, non sufficienti per permettere alla sua squadra la salvezza sul campo (in seguito è stata ripescata): nella gara di ritorno dei play-out contro l'Empoli una sua doppietta porta il Vicenza sul 2-0, salvo poi perdere per 3-2 dopo che sul 2-2 lo stesso Paolucci aveva sbagliato un calcio di rigore. Di nuovo al Siena e il passaggio al Latina Tornato nuovamente al Siena dove ritrova Serse Cosmi suo allenatore al Palermo, debutta nella stagione 2012-2013 il 19 agosto subentrando a Erjon Bogdani nella sfida di Coppa Italia vinta contro il L.R. Vicenza per 4-2. Nell'arco della stagione riesce a segnare 2 reti in 10 presenze rispettivamente contro Milan e Torino tuttavia senza riuscire a salvare la sua squadra che retrocede così in Serie B. La stagione successiva inizia col piede giusto segnando 2 reti in Coppa Italia e ben 5 in 18 presenze in campionato prima di lasciare il club nel mercato di riparazione. Il 28 gennaio 2014 passa a titolo definitivo al Latina, firmando un contratto fino al 2018. L'8 marzo 2014 segna la sua prima rete con la maglia del Latina nella partita contro il Brescia. A giugno 2015 dopo 30 presenze e 5 reti lascia i pontini rimanendo svincolato. Periodo da svincolato e l'esperienza in Romania Nel periodo da svincolato il 26 ottobre sostiene un provino di 3 settimane con la squadra ungherese dell'Honved allenata da Marco Rossi giocando anche un'amichevole contro i pari categoria del Videoton terminata 0-0 non convincendo gli addetti ai lavori. Così il 9 novembre con una nota ufficiale apparsa sul sito del club comunica che lo scarso impegno e la distanza economica da entrambe le parti non faranno dello stesso Paolucci un giocatore del club di Budapest. Il 23 dicembre 2015 firma un contratto fino al termine della stagione con il Petrolul Ploiești, militante nella massima serie rumena. Fa il suo esordio il 14 febbraio 2016 nella sfida persa per 3-0 contro il CSU Craiova, segnando una settimana dopo il rigore che accorcia le distanze nella sfida persa per 2-1 contro il Viitorul Constanța. In tutto mette insieme 12 presenze e 1 gol. Esperienze in giro per il mondo Il 17 luglio 2016 ritorna al Catania, in Lega Pro. Negli anni seguenti milita ancora nelle serie minori italiane, con le maglie di Ancona e Monopoli, quindi inizia un lungo peregrinare all'estero, dapprima a Malta e poi in Canada. L'11 settembre 2020 firma per il Manitoba, franchigia canadese militante nella USL League Two, il quarto livello del sistema calcistico nordamericano; l'anno seguente diventa anche dirigente del club di Winnipeg. Ritorno tra i dilettanti Nella stagione 2022 - 2023 ritorna tra i dilettanti, accasandosi presso la Civitanovese, squadra della sua città. Esordisce il 19 Ottobre 2022 in Coppa Italia Promozione, contro la Cluentina e siglando una rete. Esordisce in campionato il 23 Ottobre 2023 contro il Matelica, mettendo a segno una doppietta. Nazionale Ha giocato nelle rappresentative giovanili italiane. Conta anche una presenza in Nazionale Under-21, con la quale ha esordito il 12 dicembre 2006 nella gara contro Lussemburgo. Palmarès Club Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006
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GLADSTONE Ancora tutto da scoprire il talento di Gladstone Perreira Della Valentina – si legge su “Hurrà Juventus del febbraio 2006 –, ventun anni appena compiuti, campione del mondo con il Brasile under 20 nel 2005 e tanta voglia di giocare. Il difensore di Villa Vehla, nella Juventus dei mostri sacri Thuram e Cannavaro e del solido Kovac, non ha comprensibilmente avuto possibilità di mettersi in mostra. Per lui, arrivato in estate, la prima e unica presenza in bianconero è arrivata solo a gennaio: pochi minuti nel finale del ritorno di Coppa Italia a Torino, contro la Fiorentina. Ora, dopo sei mesi di allenamenti intensi che gli hanno comunque permesso di prendere confidenza con l'Italia e con il nostro calcio, è arrivato il momento di giocare, a Verona, sponda Hellas, dove Gladstone è stato ceduto in prestito sino a fine stagione e dove potrà mostrare le qualità che ne hanno fatto uno dei più promettenti giovani del panorama calcistico brasiliano. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/11/gladstone.html
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GLADSTONE https://it.wikipedia.org/wiki/Gladstone_Pereira_della_Valentina Nazione: Brasile Luogo di nascita: Vila Velha Data di nascita: 29.05.1985 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 81 kg Nazionale Brasiliano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2006 Esordio: 10.01.2006 - Coppa Italia - Juventus-Fiorentina 4-1 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Gladstone Pereira della Valentina, noto semplicemente come Gladstone (Vila Velha, 29 maggio 1985), è un allenatore di calcio ed ex calciatore brasiliano, di ruolo difensore, tecnico del Caldense. Gladstone Nazionalità Brasile Altezza 184 cm Peso 81 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Caldense Carriera Squadre di club 2003–2010 Cruzeiro 2006 → Juventus 2006 → Verona 2007-2008 → Sporting Lisbona 2008 → Palmeiras 2009 → Náutico 2010-2012 Vaslui 2012-2013 ABC 2013 → CRB 2014 Cabofriense 2014–2015 Gil Vicente 2015–2016 Itumbiara 2015 → Guarani 2016 Mogi Mirim 2017 Villa Nova 2017 Botafogo-SP 2018 Botafogo-PB 2018 URT 2019 Votaporanguense 2020 Betim 2020 Vitória-ES Nazionale 2005 Brasile U-20 4 (1) Carriera da allenatore 2022– Caldense Palmarès Mondiali di Calcio Under-20 Bronzo Paesi Bassi 2005 Carriera Club Dal 2002 al 2005 milita nel Cruzeiro di Belo Horizonte, nel Campeonato Brasileiro, totalizzando 14 presenze e vincendo il titolo e la Coppa del Brasile nel 2003. Nell'estate del 2005 la Juventus lo ottiene in prestito, inserendolo nella rosa della prima squadra. Gioca pochi minuti in Coppa Italia il 10 gennaio 2006 contro la Fiorentina, poi viene girato, sempre in prestito, all'Hellas Verona in Serie B, dove realizza anche il suo primo ed unico goal in Italia. Al termine della prima stagione in Italia la Juventus non lo riscatta a causa dei problemi legati a Farsopoli e ritorna in patria nelle file del Cruzeiro, firmando un contratto triennale. Nei campionati brasiliani del 2006 e del 2007 gioca 20 partite, realizzando tre reti e si guadagna la prima convocazione nella Selezione verdeoro. Nel settembre del 2007 ritorna in Europa, in prestito ai portoghesi dello Sporting Lisbona, con cui disputa solo 13 gare, realizzando una rete, ma vince Coppa e Supercoppa di Portogallo. Al termine del campionato portoghese ritorna in patria e viene ceduto, ancora in prestito, al Palmeiras. Nel gennaio del 2009 passa al Clube Náutico Capibaribe, sempre con la formula temporanea. Nel gennaio 2010 passa poi ai rumeni del FC Vaslui. Firma un contratto per 3 anni e sei mesi con il club accompagnato dall'agente Cantelli Giorgio. Nazionale Conta due convocazioni nella Seleção: la prima il 15 novembre 2006 contro la Svizzera e la seconda un anno dopo, il 6 settembre 2007, quando viene convocato dal c.t. Dunga per le gare contro Messico e USA, seppur mai scendendo in campo. Palmarès Giocatore Campionato brasiliano: 1 - Cruzeiro: 2003 Coppa del Brasile: 1 - Cruzeiro: 2003 Campionato Mineiro: 2 - Cruzeiro: 2003, 2006 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Coppa del Portogallo: 1 - Sporting Lisbona: 2007-2008 Supercoppa di Portogallo: 1 - Sporting Lisbona: 2008 Campionato Paulista: 1 - Palmeiras: 2008 Campionato Alagoano: 1 - CRB: 2013 Campionato Paraibano: 2 - Botafogo da Paraíba: 2018
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GIULIANO GIANNICHEDDA Spiega che a Castrocielo, provincia di Frosinone, sono tutti felici – scrive Matteo Marani, sul “Guerin Sportivo” del 19-25 luglio 2005 –. Antonio e Nicola, gli amici di sempre che per mesi gli hanno chiesto della Juve. E poi mamma Aurora, che colleziona ogni articolo dedicato a Giuliano e che dunque ritaglierà anche questo. «Mi hanno detto che sono il primo ciociaro che gioca nella Juve» commenta Giannichedda, «e mi fa piacere perché la mia terra è bellissima e ha una grande qualità di vita. Ogni estate partecipo agli eventi che servono a promozionarla e a far conoscere i suoi prodotti». Liberi di pizzicarvi se pensate che state sognando. Il primo acquisto della Juve 2005-06 interessa ricordare la sua Ciociaria mentre migliaia di tifosi gli chiedono autografi, le tv lo riprendono, l’universo bianconero gli si schiude davanti nella sua vastità. Altri, al suo posto, sbandiererebbero pure il fidanzamento con Federica Ridolfi, la stupenda schedina di Quelli che il calcio... Lui no: «Non voglio confondere pubblico e privato, dico solo che mi sento una persona bilanciata e in questo conta un quadro sentimentale appagante». Stop. Semmai un rapido pensiero va al fratello Gianluca: «Prometteva come calciatore, ma ha deciso di prendere la strada dei libri e oggi è avvocato. E curioso: quando avrò finito la mia carriera, tra quattro o cinque anni, lui sarà all’inizio della sua». Da ragazzino, quando il cuore gli batteva non per Federica ma per il Milan, lo chiamavano il Mastino, perché in campo non mollava l’osso. Ma al di fuori Giannichedda assomiglia al classico figlio che sognerebbe qualunque madre italiana. Educato, discreto, disponibile. «Ripeto, tra qualche anno avrò chiuso la carriera di giocatore, tanto vale rimanere con i piedi per terra». – Ti preoccupa passare da Roma a Torino, dal clima mite alle nebbie invernali? «Ho vissuto sei anni a Udine, città stupenda, persone eccezionali. Il nord mi piace perché esiste un grande rispetto degli altri, specie di chi lavora. Si sgobba in silenzio». – Pare il tuo identikit. «Sono un tipo che scende in campo per vincere. È vero. La tenacia è l’80% del giocatore che sono. E mi fa piacere chela Juve abbia visto questo in me». – Come fai a saperlo? «La Juve guarda l’uomo prima del calciatore, a meno che non si tratti di un fuoriclasse e non è il mio caso. Il fatto che mi abbiano preso è motivo di orgoglio. Sarà noioso, ma voglio essere considerato come persona». – Giuliano, che cosa vuol dire davvero giocare nella Juve? «E una domanda centrata, perché adesso capisco davvero come mai qui abbiano vinto tanto, tutto. Nasce dalla cultura del lavoro». – Lo si ripete spesso. «Ma non è solamente un modo di dire, è proprio vero. Tutti quanti, a cominciare dai campioni, si comportano in una certa maniera. Per i nuovi esiste subito un modello da seguire. E c’è una grande organizzazione». – Anche questa si è sentita. «Ti faccio un esempio concreto. Nella prima partita con il Voghera, mi sono insaccato il pollice. In due ore è stato pianificato tutto: la decisione di fare le lastre, l’appuntamento in ospedale, l’autista pronto a portarmi. Hai capito?». – La diversità sta anche nel lavoro svolto in ritiro? «Rispetto all’ultimo anno con la Lazio sto faticando di più, anche perché la scorsa estate eravamo in una situazione transitoria, un po’ caotica. Con Neri (preparatore atletico della Juve, ndr) mi sto trovando bene, mi stanco e va bene così. Qua è una preparazione più dura perché ci sono subito molte partite». – Parliamo di Capello? «Ci siamo presentati al raduno e mi ha fatto l’in bocca al lupo per la stagione». – Andiamo più a fondo. «Mi ha colpito la sua professionalità. In quelle due ore di allenamento richiede una concentrazione assoluta». – Un sergente di ferro? «Non proprio, una volta concluso il lavoro è uno tranquillo, che lascia in pace i giocatori. Anche le regole non sono diverse da altri posti: innanzitutto il rispetto da dare e da ricevere». – Vale anche per le stelle come Del Piero? «Mi ha impressionato la serietà che mette in allenamento. Vedendolo capisci che dovrai lavorare ancora di più, dato che non hai certi numeri. Mi ha colpito pure Nedved, gli ho anche chiesto di farmi vedere il Pallone d’oro. Quando rientriamo a Torino mi invita a casa sua». – Altri appunti di viaggio? «Prendi Buffon, il migliore portiere al mondo. O prendi tutti i nazionali che ci sono. Insomma, si è avverato un sogno». – L’avevi già detto il 13 giugno al Corriere dello sport: «La Juve è il sogno che si realizza». «L’importante è viverlo nel modo giusto, con tranquillità, ma anche con la consapevolezza di essere in una realtà che punta a vincere ogni cosa». – Hai fatto un conto di quante partite giocherai? «Ho calcolato che se arriviamo in fondo a tutto saranno circa 70 match, dunque ci sarà spazio. Venendo qua, rinunciando alla Lazio, sapevo di dovermela giocare nuovamente». – Una salita con pochi “regali”. Hai cominciato con Pontecorvo e Sora. «Sono abituato a tentare, tentare sempre. Me l’ha insegnato Zaccheroni. Mi diceva: “Se ci credi potrai fare carriera”. Aveva ragione». – Hai lasciato la fascia di capitano della Lazio, non poco. «Non c’erano i presupposti per proseguire. Un nuovo ciclo richiede 4 o 5 stagioni e a 31 anni non potevo più aspettare. Avevo un’occasione ottima. Anche se resta il dispiacere di lasciare una città meravigliosa dopo quattro anni bellissimi». – Lotito è stato meno soft. «Ha detto delle cose in pubblico diverse da quelle dette a me in privato il giorno prima. Ma non voglio fare polemica». – L’Olimpico come ti accoglierà? «Spero bene, perché i tifosi mi hanno capito». – Ci pensi alla Nazionale? «Sinora ci sono stato soltanto con Zoff, ma giocare nella Juve offre una vetrina diversa, sotto tutti gli aspetti. L’occasione è buona ed è quel qualcosa in più che mi ha convinto ad accettare il trasferimento. Partecipare a un Mondiale è il sogno di ogni calciatore». – Se fai bene qui... «D’accordo, ma la concorrenza è elevata: ci metto Gattuso, il più bravo di tutti a fare pressing. E con lui Blasi, De Rossi, senza dimenticare gli altri». – Nella Juve rischi di rimanere chiuso da Vieira. Sei spaventato? «Il francese è un campione, è uno che dà un valore aggiunto alla squadra e che oltretutto gioca esattamente nel mio ruolo. Ma io farò la mia parte». – Vieira-Juve, Gilardino-Milan, Pizarro-Inter: chi può fare il colpo dell’estate? «Vieira ha fatto vedere cose eccellenti in Inghilterra». – La Juve è la squadra da battere? «È una rosa competitiva, che per di più è al secondo anno di Capello. Voglio dire che si conoscono meglio e che possono correggere certi errori. A questo si aggiungono Vieira, Mutu, che può essere la sorpresa dell’anno, e il sottoscritto». – Qual è l’avversaria da battere? «Il Milan ha qualcosa in più dell’Inter». – Da quanto tempo manchi dalla Champions? «Da due anni ed è un altro motivo, assieme alla Nazionale, per venire alla Juve. Sentire la musica della manifestazione in mezzo al campo ti fa salire l’adrenalina». – Capello ha fatto capire di preferire il successo in Europa al campionato. «Non ho vinto né l’uno né l’altro. Non è una domanda da fare a me». 〰.〰.〰 Cresce nel Sora, paese vicino a casa, riuscendo a disputare due campionati in Serie C2 e uno in Serie C1. Nell’estate del 1995 approda all’Udinese e comincia ad assaporare il profumo di Serie A; la prima stagione totalizza solamente 8 presenze ma, ben presto, diventa una colonna del centrocampo friulano. Il cognome particolare è spesso causa di confusione; sono tante, infatti, le occasioni in cui è battezzato Gianni Chedda. Dopo sei stagioni nell’Udinese, è ceduto alla Lazio. Giocatore molto grintoso, dotato di una buona tecnica, si rivela spesso molto irruente e non sono pochi i cartellini gialli che rimedia nella sua carriera. Nella Capitale resta per quattro stagioni, tutte giocate da titolare; nell’estate del 2005 è ceduto alla Juventus. In riva al Po, com’è prevedibile, non ha vita facile, trovandosi la strada sbarrata da due fuoriclasse come Emerson e Vieira; nonostante questo, riesce a totalizzare 24 presenze, vincendo la concorrenza di prima riserva di centrocampo con Blasi. La stagione successiva la Juventus la disputa in Serie B e Gianni decide di rimanere. Non è un campionato fortunato: Giuliano è spesso vittima di problemi fisici e non riesce a esprimersi secondo le proprie possibilità. L’esplosione di Marchisio e i problemi difensivi che lo portano a essere schierato al centro della difesa, non consentono a Giuliano di contribuire in modo decisivo alla promozione della squadra bianconera. Proprio per un problema fisico, Giannichedda non riesce a scendere in campo alle due partite contro il Frosinone, sia in quella disputata a Torino, sia in quella giocata nella sua Ciociaria. Nell’estate del 2007 decide, insieme alla società bianconera, di rescindere il contratto che lo lega alla Vecchia Signora. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/giuliano-giannichedda.html#more
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GIULIANO GIANNICHEDDA https://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Giannichedda Nazione: Italia Luogo di nascita: Pontecorvo (Frosinone) Data di nascita: 21.09.1974 Ruolo: Centrocampista Altezza: 179 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2007 Esordio: 14.09.2005 - Champions League - Bruges-Juventus 1-2 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 46 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 campionato di serie B Giuliano Giannichedda (Pontecorvo, 21 settembre 1974) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Attualmente è il tecnico della Rappresentativa Nazionale Serie D Under-18 e Under-19 della Lega Nazionale Dilettanti. Giuliano Giannichedda Nazionalità Italia Altezza 179 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Italia LND (Under-18) Italia LND (Under-19) Termine carriera 2008 - giocatore Carriera Giovanili Sporting Pontecorvo Squadre di club 1991-1992 Sporting Pontecorvo ? (?) 1992-1995 Sora 64 (2) 1995-2001 Udinese 151 (2) 2001-2005 Lazio 107 (1) 2005-2007 Juventus 46 (0) 2007-2008 Livorno 8 (0) Nazionale 1997 Italia U-23 4 (0) 1999 Italia 3 (0) Carriera da allenatore 2013-2014 Italia U-20 Vice 2014-2016 Italia U-17 Vice 2016-2017 Racing Roma 2018 Viterbese Castrense 2018 Pro Piacenza 2019 Aprilia 2019- Italia LND Under-18 2019- Italia LND Under-19 Palmarès Giochi del Mediterraneo Oro Bari 1997 Biografia Cresciuto a Castrocielo (Frosinone) da padre sardo, Giannichedda è marito della showgirl romana Federica Ridolfi, dalla quale ha avuto due figli. Si sono sposati il 10 settembre 2011 a Roma con cerimonia pubblica. Caratteristiche tecniche È stato un centrocampista di grande temperamento. Ha passato gran parte della sua carriera come mediano. Carriera Giocatore Club Inizia la sua carriera nel Sora e nel 1995 approda in Serie A nell'Udinese collezionando 8 presenze. Nel 1996-1997 inizia a giocare da titolare per alcune partite con l'Udinese. La sua carriera continua negli anni successivi sempre con la squadra di Udine, dove nel 1997-1998 segna il suo primo gol in Serie A. Suo, infatti il gol del 6-0 contro il Lecce alla 19ª giornata del campionato. Nel 2000 con i friuliani vince la Coppa Intertoto, battendo in una delle tre finali il Sigma Olomouc. Nella stagione 2001-2002 passa alla Lazio, insieme al compagno di squadra Stefano Fiore per un'operazione da 88 miliardi di lire complessivi già conclusa l'annata precedente. Con i biancocelesti giocherà fino al 2005, anno in cui viene ingaggiato dalla Juventus. A questo proposito è coinvolto nello scandalo del calcio italiano del 2006: Giannichedda, prossimo a passare all'Inter con un contratto di un milione e mezzo di euro, viene convinto a firmare per la squadra torinese con un ingaggio più basso. A Torino trovò poco spazio e il 21 luglio 2007 rescinde il contratto con la società bianconera e lascia il ritiro estivo di Pinzolo firmando il contratto con il Livorno dove inizia una nuova avventura, conclusa con pochi gettoni in campionato. Il 1º luglio 2008 si è svincolato dal neoretrocesso Livorno ed il 10 novembre 2008 ha iniziato ad allenarsi con il Pisa, per un periodo di prova, conclusosi con un nulla di fatto. Nazionale Ha ricevuto 8 convocazioni in nazionale, scendendo in campo in 3 occasioni. Ha esordito contro la Bielorussia, in una partita valida per la qualificazione agli Europei 2000, subentrando a Luigi Di Biagio all'inizio del secondo tempo. Nella sua terza ed ultima gara in azzurro, viene espulso all'88º minuto contro la Danimarca nella sconfitta di Napoli per 2-3. Ha vinto, inoltre, i Giochi del Mediterraneo 1997 a Bari con la selezione Under-23, allenata da Marco Tardelli. Dirigente sportivo Il 2 maggio 2011 ha ottenuto la qualifica di direttore sportivo. Il 5 luglio viene chiamato dal Comitato Regionale Lazio (LND) per ricoprire il ruolo di Commissario Tecnico della Rappresentativa Allievi, con la quale il 9 aprile 2012 vince il Torneo delle Regioni, nella finale di categoria, battendo per 2-1 la Toscana di Bartalucci. Allenatore Il 20 luglio 2010 consegue l'abilitazione ad allenatore professionista di seconda categoria-UEFA A, per ottenere poi la qualifica di prima categoria-UEFA Pro nel 2014. Dal 1º luglio 2013 è vice allenatore di Alberigo Evani alla guida dell'Italia Under-20. Successivamente passa con il medesimo ruolo alla formazione Italia Under-17. Terminato il suo impegno nelle nazionali giovanili, nell'estate del 2016 viene nominato allenatore del Racing Roma. Si dimette dall'incarico il 1º aprile 2017, dopo aver conquistato 25 punti in 32 partite, con la squadra ultima in classifica. Il 26 marzo 2018 viene annunciato come nuovo tecnico della Viterbese al posto dell'esonerato Stefano Sottili. Il 4 aprile, dopo un pareggio conquistato in due partite, risolve il contratto con il club laziale. Nel luglio 2018 viene ingaggiato sulla panchina della Pro Piacenza del nuovo patron Pannella. Il 12 novembre 2018 viene esonerato dopo la sconfitta nel derby col Piacenza, nonostante la posizione di classifica in zona salvezza pur in un momento difficile sul fronte societario. Il 29 maggio 2019 viene annunciato come prossimo allenatore dell'Aprilia Racing, dove ritrova il patron Pezone. La sua avventura con i laziali però non inizia nemmeno, poiché prima della partenza per il ritiro estivo la società opta per affidare la guida della prima squadra al tecnico dell'Under 19 Giovanni Greco. Il 16 ottobre 2019 diventa il selezionatore della Rappresentativa Nazionale Serie D Under-18 e Under-19 della Lega Nazionale Dilettanti. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Lazio: 2003-2004 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Udinese: 2000 Altre competizioni Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Giochi del Mediterraneo: 1 - Bari 1997
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PAUL POGBA Se non ci fosse dentro qualcosa di grande come la Juventus – scrive Enzo Palladini sul “GS” dell’aprile 2016 –, verrebbe il sospetto che una città come Torino è troppo piccola per uno così. Cittadino del mondo come pochi altri possono pensare di essere. Poliglotta 2.0 nel senso che parla tre lingue sul filo dell’ortodossia e tutte con un’efficacia che disarma. A suo modo anche magister elegantiarum, anche se trattasi di elegantia riservata a una nicchia con allegate acconciature postmoderne difficilmente sfoggiabili allo sportello di una banca. Un soggetto come Paul Pogba starebbe bene in qualunque quadro e in qualunque scenario. Unito a un autore come Mino Raiola potrebbe recitare qualunque ruolo. Di gente che viene dal basso, che ha respirato la polvere delle periferie, normalmente si pensa: chissà come sarebbe finito, se non avesse fatto il calciatore e fosse rimasto nella banlieue di Roissy-la-Source. Non esiste la controprova, ma Pogba poteva fare tutto quello che ha a che fare con l’arte del terzo millennio. La classe con cui addomestica un pallone poteva essere trasferita sul ballo, sul rap, sull’arte di strada. Paul poteva essere qualunque cosa, ma non un emarginato, non un rifiuto della società. Un artista, quello sì. Magari non sarebbe diventato uno dei dieci rapper migliori del mondo o un ballerino come Michael Jackson, ma ci si sarebbe avvicinato. Ed è forse proprio questo che vuole trasmettere al mondo: qui c’è arte, c’è gioia, c’è divertimento allo stato puro. Ma anche ambizione: «Io lavoro e gioco per essere il numero uno, non mi interessa essere secondo. Il mio sogno è quello di vincere il Pallone d’Oro. Ho ancora voglia di imparare, crescere, cercare di migliorare. L’Europeo e la Champions League, voglio prendermi tutto. Non sono uno che dorme sugli allori». Pensieri pesanti e parole forti, consegnati a Telefoot il giorno dopo la vittoria sul Napoli in campionato, insieme a un piccolo aneddoto che potrebbe significare moltissimo: «Alla serata del Pallone d’Oro ho parlato con Messi. Mi ha dato dei consigli importanti». Uno di questi magari è legato alla prossima maglia da vestire. Chissà. Il palcoscenico ha poi un suo perché. Lo Juventus Stadium gli veste addosso giusto giusto, non gli va largo e rischia di diventargli un po’ stretto. Ma non lo ammetterà mai, perché chi ha mangiato pane duro sa meglio degli altri quanto sia buono quello morbido. Magari con una spalmata di foie gras sopra. Certo, quando legge che il Barcellona sta pensando a lui non può restare insensibile. Il Camp Nou è un po’ come il Louvre del calcio: quando le tue opere sono esposte lì, diventano automaticamente immortali. Il physique du role ce l’ha, anche se nel caso in cui dovesse trovarsi a firmare un contratto nella sterminata sala dei trofei, sicuramente si sentirebbe sussurrare all’orecchio qualche consiglio in fatto di look, magari leggermente più sobrio. Ci sono passati tutti, da Neymar ad Arda Turan. Nessuna eccezione. Ma qui può intervenire ancora Raiola con la sua preveggenza. Meglio il contratto della vita che una cresta verde. Si risparmiano anche i soldi del coiffeur. Ci credono in tanti a questo futuro blaugrana. Ci ha creduto un po’ troppo Sport, quotidiano catalano che è arrivato a sbattere un paradosso in prima pagina: Paul così innamorato di quei colori da essere disposto a ridurre le sue pretese pur di dire sì al Barça. Evidentemente non conoscono Raiola, che ha ritenuto opportuno rispondere (era il 15 febbraio) con la sua consueta dose di veleno: «L’articolo di Sport non ha senso. Pensano anche che Messi stia chiamando il Real Madrid. È più facile che io diventi l’agente di Guardiola che Paul si offra a qualcuno. Certe notizie sono carta straccia. Sport ha un solo lettore ed è Pinocchio». Pregasi prestare attenzione alla differenza tra forma e sostanza. Raiola qui smentisce la forma e non la sostanza di una possibile trattativa. E chi si occupa di mercato da sempre segue una regola precisa: una smentita molto forte deve far rizzare ulteriormente le antenne, vale più di tanti “può darsi” e di tanti silenzi. E comunque, seguendo una delle tante regole non scritte che governano il calciomercato, quando qualcuno cala un asso, qualche controparte deve rispondere giocando un’altra carta pesante. Così è stato lo stesso Paul a buttarla lì: «Mi piacerebbe un giorno lavorare con Guardiola». Messaggio nemmeno troppo cifrato, che il Pep ha ricambiato con una mozione di gradimento proprio alla vigilia di Juventus-Bayern di Champions League. Niente di illecito o di condizionante, visto che tutti sanno del futuro guardioliano a Manchester sponda City. E il bello di Pogba è proprio questo, si può arrivare a qualunque iperbole anche economica quando si parla di lui. Niente è inverosimile. Ancora a proposito di palcoscenici, ce ne sono alcuni che sono pronti a ospitare l’arte di Paul, anzi che l’aspettano come un Messia. Gli Europei quest’anno sono in Francia e l’occasione fa l’uomo genio. Con i suoi ventidue anni e con la sua capacità di rendere facile tutto quello che per i comuni mortali risulta difficile, al limite dell’impossibile, Pogba è il protagonista designato di una rassegna continentale che promette – e non è detto che mantenga – uno stravolgimento dei valori tradizionali. Lo juventino è il fattore che può sparigliare tutto, il catalizzatore che può risolvere una partita con un inserimento, può addormentarla con la sua capacità di trattenere il pallone, può valorizzarla con quei colpi che solo chi ha il suo coraggio può tentare e solo chi ha la sua classe può finalizzare. La Francia si aspetta tutto questo da lui, il citì Didier Deschamps più di tutti, ma sa benissimo che non sarà facile per lui gestire al meglio tanto talento e tale aspettativa. Il ragazzo che amava Zidane e Bolt è il primo a rendersene conto: «Noi della Francia abbiamo tutto per poter fare bene e vincere. Deschamps è un allenatore che ha vinto tanto nella sua carriera. Il mio amico Evra è un capo che non ha nemmeno bisogno di indossare la fascia per farsi rispettare da tutti. Leader vero. Spero che tutto sia targato Francia, che il capocannoniere sia dei nostri e le sorprese siano tutte francesi. Abbiamo una grande voglia di raggiungere questo traguardo, se vinceremo l’Europeo prometto una bella danza con un nuovo bellissimo taglio di capelli». Qualcuno scrisse del grande Gullit: «Ruud è un ragazzo che potresti incontrare in qualunque posto del mondo, anche accanto a casa tua». Detto con assoluta sincerità, venticinque anni fa questo era un paradosso. Gullit portava le treccine rasta e si presentava come una specie di monumento in mezzo a esseri umani ordinari; l’Italia di fine Anni ‘80 era ancora un posto dove il concetto di società multietnica era un’astrazione nello spazio e nel tempo. Oggi viviamo in un altro mondo e in un’altra Italia. Se scriviamo, parafrasando, che «Paul è un ragazzo che potresti incontrare in qualunque posto del mondo, anche accanto a casa tua», esprimiamo un concetto normale. Anche perché è vero, Pogba è abbastanza facile da incontrare per la strada. A differenza di molti calciatori, ha scelto di abitare in piena città, esattamente in Corso Agnelli, a pochi metri dallo Stadio Olimpico, in un appartamento che appartiene a Ciccio Grabbi, un ex giocatore che nella Juve non ha avuto la stessa fortuna di Paul e che si è dovuto accontentare delle briciole. Sostanziose, ma sempre briciole. Quando esce di casa alla guida della sua Audi TT nera con i vetri oscurati riesce a passare quasi inosservato, ma quando decide di farsi una breve camminata nel quartiere di Santa Rita non può esigere l’anonimato. I ragazzini lo vedono da lontano, lo inseguono, lo fermano per chiedergli selfie e autografi che lui, a onor del vero, concede sempre con una disponibilità difficilmente riscontrabile in molti suoi colleghi. Le origini non si dimenticano e un sorriso arricchisce chi lo riceve e chi lo dà. Quel sorriso però aveva abbandonato il suo volto alla fine dell’estate 2015. Un momento di difficoltà personale che non ha avuto un’eco esagerata, ma che ha condizionato non poco il suo inizio di stagione. Non sempre chi ha successo nella vita ha anche una fortuna totale in amore. Paul in quel periodo è stato lasciato dalla fidanzata Lisa Thiolon, con la quale conviveva da un po’ di tempo. Sembrava un grande amore, c’erano già le premesse per un matrimonio in grande stile dopo quattro anni di passione e tante apparizioni pubbliche, poi invece adieu per sempre, nonostante qualche incursione puntualmente paparazzata in una gioielleria milanese per scegliere quelle che dovevano essere le fedi nuziali. Pogba non ha mai esternato sensazioni negative in quel periodo, anche se c’era qualcosa di sospetto nelle sue prestazioni. Non tutto gli riusciva bene come nella stagione scorsa, certe partite sotto il sette in pagella non erano da lui. Poi se n’è fatto una ragione, ha ripulito la mente dalle negatività, è tornato a giocare come sa e a far brillare gli occhi del suo amico manager Mino, che leggendo bene il bilancio della Juventus intasca 500.000 euro per ogni stagione che Paul disputa con la maglia bianconera, a titolo di commissioni per il suo lavoro di agente. Se poi un domani – i tifosi bianconeri si augurano dopodomani – ci dovesse essere un trasferimento, tutto questo verrebbe ridiscusso e riadeguato, con la nuova società detentrice del cartellino. Tanta roba, come sempre quando si parla di Raiola e dei suoi assistiti. Sì, ma Torino in tutto questo? Torino, città grande se osservata da Chivasso, diventa piccolissima se vista dal mondo. Ed è un bel pezzo di mondo quello che Pogba mette insieme quando ha voglia di farlo, quando decide che in quell’appartamento per il quale versa un canone di locazione al signor Grabbi Corrado detto Ciccio, devono trovare posto tutti i suoi amici: quelli che arrivano dalla Francia e dalle altre parti del mondo. Perché Paul è nato in Francia, ma è di tutto il mondo. Quando arrivano loro, gli amici del fenomeno, i vicini rimpiangono i bei tempi, quando ci abitava altra gente. Musica e risate hanno pochi freni inibitori, sempre che si decida di stare lì. Se invece si decide di non stare lì, la mèta non è mai un locale di Torino. Troppo piccola quella città per un gruppo di cittadini del mondo con la voglia di divertirsi. Se c’è da fare serata si va a Milano, come del resto fanno quasi tutti i giocatori della Serie A italiana. Attrazione fatale, anche a costo di prendere un aereo privato. All’Hollywood di Corso Como ci andava Ibrahimović quando giocava nella Juventus, figuriamoci se non ci può andare Pogba con i suoi amici. Sempre e soltanto nei giorni consentiti dai regolamenti societari. Con la Juve non si scherza. In una sera di aprile del 2014, nella sala riunioni degli studi Mediaset a Cologno Monzese, guardando Benfica-Juventus su un maxischermo, Piero Chiambretti ha raccontato un curioso aneddoto: «Pogba è veramente un ragazzo serio. Certe sere attraversa mezza città, viene al mio ristorante, si fa cucinare una coscia di pollo, se la fa confezionare e va a casa a mangiarsela». Lo juventino Pogba e il torinista Chiambretti, una strana accoppiata anche per le modalità espresse in questo breve racconto. Ma era un Pogba ancora in fase di lancio, un ragazzo che stava scoprendo Torino. Poi le sue abitudini si sono leggermente modificate. Adesso il suo pasto preferito è il kebab e la fortuna è che ha un kebabbaro proprio sotto casa, il che gli consente di rifornirsi con una certa facilità. Ma ce n’è un altro che gli piace molto e al quale ha regalato anche un sacco di sue foto autografate, in via XX Settembre angolo Corso Vittorio. Ai tempi di Conte doveva rispettare una dieta programmata nei minimi particolari, adesso si sente un po’ più libero: ha imparato anche a cuocersi la pasta da solo e va un po’ di più al ristorante. Botte di vita, si fa per dire. Perché le vere botte di vita sono quelle che si possono organizzare tra le mura domestiche oppure un centinaio e mezzo di chilometri più in là, nel divertimentificio, come lo chiamano i milanesi che vivono la movida. Vita normale di uno dei pochi top player che la Serie A possa ancora permettersi, anche a costo di grandi sacrifici economici e di un corteggiamento spinto nei confronti del suo mentore Mino Raiola. Per quanto tempo il nostro campionato potrà ancora fregiarsi di questa medaglia, oggi non è dato saperlo. Più facile immaginare che a Manchester, sponda United, si stiano autoflagellando per averlo perso praticamente a costo zero; che a Manchester, sponda City, siano pronti a molto per vestirlo del colore sky blue; e che a Barcellona fingano disinteresse ben sapendo che farebbe molto comodo. A Torino per ora se lo godono, ma se non ci fosse una cosa grande come la Juventus sarebbe troppo facile pensare che quella città è troppo piccola per uno così. MASSIMO ZAMPINI, DA JUVENTIBUS.COM DEL 7 AGOSTO 2016 È pressoché impossibile mettersi nei panni di Paul Pogba, dire quale sarebbe stata la scelta giusta, certificare noi cosa avremmo fatto al suo posto. Dovremmo immaginare di essere un ragazzo francese che a sedici anni viene preso dal Manchester United, la squadra più famosa del mondo. Di giocare lì per tre anni, in quell’età dove noi finiamo lentamente l’adolescenza mentre loro, i giocatori, quelli veri, sono già adulti, fuori casa da chissà quanto. Di avere un allenatore che crede in te, ma non ancora, non quanto vorresti, e allora arriva una squadra dall’Italia (LA squadra dall’Italia, quella di Platini, Zidane, Deschamps, Trézéguet e compagnia) che sta rinascendo, mentre tu stai nascendo e ti coccola, ti lusinga fino a convincerti. Ti spiace lasciare Manchester, ma sai quanto sei forte e scommetti su di te, sapendo che un centrocampo con Pirlo, Vidal e Marchisio è fortissimo, quasi perfetto, ma sei quasi perfetto anche tu, e perfetto lo sarai presto, quindi non puoi avere paura. Dovremmo immaginare, in quel Juventus-Napoli dell’ottobre 2012, di subentrare a un quarto d’ora dalla fine a Vidal e di aspettare un pallone che scende piano proprio per aspettarti, fino a quando non lo prendi al volo di sinistro e lo scarichi proprio all’angolino. Nelle immagini si vede Mazzarri, l’inventore mondiale del 3-5-2, che si dispera mentre sulla nostra panchina festeggia Alessio e viene da ripensare a quante ne abbiamo passate, caro Paul, in questi anni, rimanendo sempre lì al nostro posto. È esattamente quello il momento in cui tutti capiscono di essere di fronte a un calciatore speciale. Ma se solo davvero ci immedesimassimo in Paul non saremmo sorpresi, perché è proprio per quello che siamo andati alla Juventus, mica per aspettare di compiere 22 anni guardando gli altri dalla panchina. E, infatti, ci prenderemmo il posto, anno dopo anno, e la nostra maglietta diventerebbe la più ambita da una generazione di piccoli juventini, fino a salire di numero, di grado, di importanza e diventare la 10. È in quell’estate che Marotta incontra il Barcellona, all’uscita ci regala una foto di rito con la dirigenza catalana e il mondo immagina che OK, magari non questa estate ma Pogba è stato già venduto al Barcellona. Ci aspetterebbero al varco anche là, con la numero 10, il Barcellona alle porte, le pressioni che esplodono, ma dopo un inizio complicato supereremmo anche questa prova, vincendo da protagonisti l’ennesimo scudetto di fila. A quel punto (eccoci, finalmente) l’accordo col Barcellona se lo sono già scordati tutti, era la solita boutade. Ma ci sarebbero comunque le solite voci di mercato, le interviste abbracciato a Evra, la voglia di Juve ma anche di mettersi alla prova altrove, magari in un campionato dove negli ultimi anni non ha vinto sempre la stessa. Dove si guadagna di più, certo, molto di più, ma non solo, perché il Manchester United è casa ed è sempre la squadra più ricca, conosciuta e più amata del mondo e vale la pena, partito a parametro zero perché non c’era posto in squadra, tornare da calciatore più pagato della storia del calcio. Sì, è una cosa da Paul Pogba. Non male, come storia. Ma è complicato immaginare tutto questo e allora restiamo noi, che quel giorno col Napoli ammiravamo estasiati dalla tribuna, al gol contro l’Udinese quasi non ci credevamo, nel vederti cercare le zidanate a metà campo talvolta sbuffavamo, nell’elencare i tanti parametri zero ci mostravamo inorgogliti partendo sempre dal tuo nome («allora, intanto Pogba, poi Khedira, Llorente, Coman, Evra», ecc.), di fronte alla goffa rabbia di chi non vince mai e ti riteneva sopravvalutato ridevamo di gusto («non vale 70, non vale 80, non vale 90, lo sta montando la stampa» e noi giù a ridere festeggiando scudetti) e ora eccoci qua, a vivere il calciomercato più incredibile di sempre, tra arrivi straordinari e partenze che lasciano un po’ di magone, perché ci sarebbe piaciuto farci qualche altro anno insieme. E allora buona fortuna, Paul, ma da ora l’unico interesse al momento è sapere che farà Higuaín, chi verrà al tuo posto e come sta Marchisio. Il resto è un gran ricordo ma è già l’ultimo dei nostri pensieri. ENRICO DANNA, DA TUTTOJUVE.COM DEL 9 AGOSTO 2016 Caro Paul, è stato bello intraprendere questo viaggio con te, un viaggio durato quattro anni, nei quali abbiamo gioito molto e patito qualche delusione (vedi finale di CL); un percorso che ti ha visto crescere in modo esponenziale, probabilmente inaspettato, per quanto è stato rapido ogni tuo passo verso l’élite del calcio. Tutti noi sapevamo che prima o poi ci saremmo separati e, davanti a certe cifre, probabilmente è impossibile dire “no”, qualunque sia l’angolo di osservazione degli eventi. Del resto, non sei cresciuto nel vivaio bianconero e quindi non potevi avere tatuato (nemmeno abbozzato) quel DNA zebrato che avrebbe potuto incidere nelle scelte. L’importante è che si sia trattata di una tua scelta, perché, nel bene e nel male, è sempre meglio poter dire di aver usato la propria testa. Ciò che ha lasciato un po’ perplessi i tifosi juventini è stata tutta la pantomima messa in scena nell’ultimo mese, probabilmente orchestrata in modo abile e opportuno da sponsor e agente, con la tua complicità (diretta o indiretta che sia). Ecco, questo si poteva in qualche modo evitare. Nessuno ti avrebbe fatto una colpa per un affare che arricchisce e sta bene a tutti, ma c’è modo e modo di fare le cose. In fondo, un pizzico di gratitudine in più (che sappiamo benissimo essere merce rara nel calcio) verso i tifosi della Vecchia Signora e verso la Juventus stessa non avrebbe fatto schifo. Se è vero che in quel di Manchester sei cresciuto e che il tuo ritorno alla corte dei Red Devils è una scelta di cuore (che più che battere, tintinna), è anche e soprattutto vero che quattro anni fa, la Juventus dimostrò di credere in te, portandoti a Torino e permettendoti di diventare il calciatore che sei ora, mentre, in terra d’Albione, stazionavi amabilmente tra l’aiuto cuoco e l’aiuto magazziniere. Bisognerebbe ricordarseli certi particolari, perché sono quelli che creano i nostri percorsi di vita e ci fanno diventare ciò che siamo. Vedi, caro Paul, fa male leggere che quella di Torino è stata, per te, come una vacanza. La divisa della Juventus è gloriosa tanto e più di quella che vai a indossare ora. Ti ricordiamo che hai portato sulla maglia il numero di un campione come Gaetano Scirea, grande Uomo prima che giocatore. Se ti si può dare un consiglio, caro Paul, vista la tua giovane età, è quello di studiare il compianto Gai, perché se è necessario migliorare costantemente come calciatore, lo è, a maggior ragione, migliorarsi quotidianamente come uomini. Sei giovanissimo e quindi è logico (e anche giusto) che tu possa errare o comunque colorare il tuo percorso di sfumature stonate (lo abbiamo fatto tutti), ma nel momento in cui sei osannato e amato da una tifoseria, dovresti portare più rispetto per chi, in questi quattro anni, ti ha acclamato, applaudito e aiutato a diventare quello che sei. Vuoi crescere e diventare il migliore e questo ti fa onore, ma se permetti, al momento, è difficile pensare che ti sia più agevole raggiungere certi traguardi con una squadra che negli ultimi anni non ha brillato (per usare un eufemismo), che nella stagione in corso non disputerà la Champions League e che è sicuramente forte dalla trequarti in su, ma è imbarazzante nella fase difensiva. Alla fine, però, ogni decisione va rispettata e accettata: è la legge della vita, non solo dello sport. La prossima volta che farai una scelta di cuore, però, ricorda di metterlo in primo piano, il cuore. In bocca al lupo Paul et merci pour tout. Ti auguriamo tante vittorie (tranne nel momento in cui dovessimo mai incontrarci da avversari) e un futuro radioso. GIACOMO SCUTIERO, DA JUVENTIBUS.COM DELL’11 AGOSTO 2016 Appena tre mesi dopo il suo sbarco a Torino, messaggio con il maestro Roberto Perrone sul diciannovenne che a Vinovo stupisce tutti. Mi scrive solo sei parole: «È un predestinato, sarà un grandissimo». Mi fido, gli credo. L’attitudine del primo (e soprattutto del secondo, terzo, quarto) Pogba è la spontanea e solenne disinvoltura nello “snellire il traffico” (made in Roberto Beccantini). Patrick Vieira? Sì, ma c’è dell’altro. Il suo primo allenatore al Roissy racconta che era un nove e mezzo, ma poi tradisce la tattica e confessa: «Faceva tutto, recuperare, assistere, segnare, e si incazzava pure». Facendo rassegna stampa, archivio spesso ritagli di giornale. Mai visto un giocatore dichiarare così tante volte di puntare al Pallone d’Oro. Un francese molto inglese e United come Eric Cantona benedice da subito la scelta di Pogba di lasciare Manchester per raggiungere la Juventus. Il perché dell’abbandono è arcinoto, Paul lo ricorda senza freno a ogni intervista: «Dissi a Ferguson che ero pronto per giocare. Contro il Blackburn era disponibile solo Park a centrocampo; schierò Rafael, non me… E me ne sono andato». Pretesto della fattispecie a parte, non era considerato abbastanza e voleva giocare. Un ragazzo che vuole apprendere e apprende. La lingua: (imparato l’italiano) su sua richiesta, Llorente gli insegna lo spagnolo appena i due iniziano a vivere insieme il tempo libero. La disponibilità: «A me basta essere in campo, gioco dove vuole l’allenatore». La professionalità: «Vorrei divertirmi un po’ di più, ma il calcio pone degli obiettivi da raggiungere e per vincere devo fare dei sacrifici». Lo step by step, che mai come oggi odora di annuncio non colto: «Fare la storia della Juve? Io voglio fare la storia di questo scudetto». A proposito del rapporto con chi decide cessioni e rinnovi, il ragazzo non resta bene quando la dirigenza non affronta l’argomento del nuovo contratto prima del termine della stagione 2013-14. Ma la Juve fa così e, dopo due anni di Torino, Pogba lo avrebbe dovuto sapere eccome. Intanto, in quel periodo, lo Stadium sciorina “Non si vende Pogba!” ogni settimana. Non passano molti giorni e appare il suo agente, Mino Raiola: «A lui interessa solo la Juve, il matrimonio è perfetto». Tutto chiaro, no? Anche l’ingaggio del francese di allora: un milione e mezzo per altri due anni, pochino per chi ha già dimostrato di poter divorare la Serie A. Basta attendere la fine dell’estate e l’inoltro dell’autunno per ottenere il doppio tre: gli anni di contratto aggiunti e la moltiplicazione dello stipendio. Paul ha mai detto di voler giocare nel Real e nel Manchester, ha sempre detto quel che è innegabile e più significativo: «Sono top club, come la Juve». La seconda parte dell’anno 2014 è la fase in cui la società Juve comprende al 100% di avere in casa il prossimo numero uno dei tuttocampisti. Per le due stagioni strabilianti, per gli interessamenti di mittenti autorevoli che giungono in sede. Chi parla mai, quando parla va ascoltato. Specie se risponde al nome di Fabio Paratici: «Non immaginate quanto grande sarà Pogba. Sono convinto di questo, per il giocatore che è e soprattutto per la testa che ha». Il Direttore Sportivo fa la parte dello scudo preventivo del Polpo, che inizia a ricevere una catasta di critiche circa il suo modo di interpretare il calcio, di vivere i novanta minuti, di fare una scelta piuttosto che un’altra. Senza molti giri di parole dolci, il suo commissario tecnico Deschamps: «Fa troppe giocate superflue». E mister Allegri: «Mi fa arrabbiare, perché ha potenzialità incredibili, da zero errori a partita. Deve sbagliare molto meno». At last and least, ci sono anche io. Paul rigetta l’etichetta di frivolo, senza pensieri, leggero: «Questo è il mio calcio, sono così». Ma, come detto, vuole sempre apprendere per migliorare: «A volte tendo a esagerare. Devo mettere a posto qualche dettaglio se voglio diventare davvero forte». Parola sua e di Tévez: «Ogni mattina lui ti abbraccia e dà un bacio. Nelle interviste dice quello che è giusto, di valere zero. Per questo diventerà un campione». Una delle definizioni di Pogba che più apprezzo è firmata dal moda-manager Giulia Mancini: «Fa cose da eroe, da fumetto». Ma a soli 21 anni gli rinfacciano qualche pausa di concentrazione in partita, senza ricordare che, alla stessa età, Messi e Cristiano Ronaldo non erano migliori in quell’aspetto. Se una parte, il collega Niang, chiude un occhio («Ha abituato troppo bene…»), dall’altra ripiovono letterine a forma di freccia inviate ora da Moggi e ora da Nedved: «Deve essere meno bello e più concreto, più determinante». Il ragazzo comincia a palesare fastidio. I media pongono sempre la stessa domanda e lui se ne esce come mai: «Qualsiasi cosa dico non vengo creduto», in riferimento al fatto che per lui la Juve (non) è un top club abbastanza stimolante. All’inizio dello scorso anno, nessuna testata scriveva che Pogba sarebbe stato bianconero anche nella stagione 2015-16. E invece… L’ex allenatore Conte sembra rimbambito dall’assiduo studio della lingua inglese: «Vendi lui e compri tre top». E mentre Zenga scova l’unico difetto del francese, «Non sa cucinare», ricompare Raiola. Mino comincia a parlare con la Juve, faccia a faccia e sui giornali: «Con Agnelli abbiamo un patto: Paul non deve andare via per forza, perché non c’è bisogno di soldi. Il Real lo ha chiesto, ma non mi piace il loro atteggiamento: hanno storto la bocca alla cifra di 50 milioni… Lui ama le sfide, lasciare Manchester lo fu. Rischio e coraggio, così cresci. Se Pogba sceglie una squadra e un’altra offre di più alla Juve, tra me e la Juve sarà guerra». Abbastanza chiaro, eh. All’inizio dello scorso anno, dicevo. È importante perché il giocatore è all’epoca non sponsorizzato, ma con avance milionarie di Adidas e Nike. Non è un quotidiano italiano, ma “L’Equipe”, a piazzare la Juve tra i top club meno qualcosina; è l’anticamera dell’accordo con Adidas, che per Paul gradirebbe più la maglia red e blanca a quella bianconera. Il Barcellona fatto fuori? Commercialmente parlando, sì. Anzi, di fatto gli spagnoli fanno fuori loro stessi: «La Juve vuole cederlo? E poi chissà qual è la strategia di Raiola…». (Josep Maria Bartomeu). Il presidente pare aver già capito tutto. A Madrid, “AS” non fa una gran pubblicità al Real: il club non sarebbe interessato perché «Pogba è troppo mammone, non esce la sera, è molto religioso». Vai a capirli… Ad affossare la Liga e spianare la strada verso la Premier, ci pensa “Marca”: «Cento milioni per Pogba? Sì, 40 di cartellino, 30 per l’acconciatura e 30 per i tatuaggi…». In Inghilterra parla Mourinho, che però allena il Chelsea e non il Manchester United: «Pogba è un giocatore straordinario, ma è della Juve e la Juve vuole tenerlo. Ci sono giocatori che puoi avere e giocatori che non puoi avere». Fantascientifico rileggere José oggi. E la Juve che fa? C’è Marotta: «Ci ha chiesto di rimanere, non vogliamo venderlo, non stiamo trattando». Lo stesso Marotta che tre mesi prima diceva di aver problemi a trattenere un giocatore cui gli viene offerto un ingaggio da 10 milioni. Di fatto Pogba resta un’altra stagione. E resta «l’assegno circolare in mano alla Juve» (Massimiliano Nerozzi). Lui, che in ritiro saluta la partenza di Vidal sui generis: «Ha fatto bene ad andare al Bayern». Il 2016 è storia recente, nota e ben ricordata. La Juve vince il quinto scudetto consecutivo, Pogba il quarto. Il mister degli ultimi due è ospite in RAI: noi pensiamo di capire tutto, ma tra ripetizioni di Fazio e smorfie di Allegri, in realtà capiamo poco. Poi c’è la vacanza americana di Paul (e Mino). E soprattutto per noi il mercato sontuoso della Juve. Un fotografo coglie Marotta pensieroso (il Polpo in testa…) durante la firma del contratto di Pjaca. “Il Giornale” e Damascelli ricordano come il giocatore sia idolatrato a Torino: «Fuori lo Stadium comprano prima la maglia di Pogba e poi il maglione di Marchionne». Tante parole. “Blah Blah Blah” è lo slogan multi-understanding di luglio e agosto: l’illusione per il tifoso, che non riesce ad accettare sia solo un «Decidiamo noi (giocatore, mediatore, sponsor) quando firmare e come arrivare alla firma». L’annuncio di Pogba-Manchester United arriva dallo stesso giocatore quando in Italia sono le due di notte. Surreale. Come tutto il percorso estivo che lo porta a essere il calciatore dal cartellino più pagato della storia e con l’ingaggio più alto della maggiore Lega europea. Il grande giocatore va, la grande Juve resta. Come sempre. L’Italia? Perde l’eccezionale condimento, perde l’introvabile ciliegina, perché per la maggior parte degli addetti ai lavori è mai stato la torta. Lo diventerà? Non è improbabile. Ma questo è “Blah Blah Blah 2.0”. Sono solamente alcune delle tante testimonianze juventine al clamoroso trasferimento del ragazzone francese alla corte del Manchester United. Reazioni di stupore, di dolore e anche di rabbia, perché con Paul (e i grandi rinforzi estivi dell’estate 2016) ogni traguardo sarebbe stato possibile. Ma quello che più ha fatto male ai tifosi è stato il comportamento del Polpo e le sue dichiarazioni post cessione. Proprio lui che aveva chiesto (e ottenuto) di indossare la casacca numero 10, quella dei grandi. Proprio lui che era arrivato a Torino come un perfetto sconosciuto e che, grazie a quella che ha definito una vacanza, se ne è potuto andare da campione. Ovvio, dalla Juve ha ottenuto tanto, ma ha anche dato tantissimo in cambio. Arrivato, come detto, come un oggetto misterioso, è stato lanciato nella mischia quasi subito da Conte, che ha creduto fin da subito nelle grandissime qualità di questo francesino dalla grandissima tecnica e da un tiro al fulmicotone. Ne sa qualcosa il Napoli, la sua vittima preferita, o l’Udinese che viene piegato da una sua memorabile doppietta, tanto per fare qualche esempio. Ma sono quattro anni pieni di Paul Pogba che, è vero, quando non ne ha voglia è indisponente e irritante ma che diventa il vero trascinatore della squadra quando si sveglia dal torpore e decide, da par suo, di risolvere le partite. Se ne va forse nel modo peggiore e i mancati saluti dei senatori (sempre prodighi a “celebrare” gli addii dei compagni di squadra) stanno a significare che qualche patto non è stato rispettato. Restano di lui i tanti trofei conquistati e, negli occhi dei tifosi, le sue grandi giocate. Con lui in campo, nel bene o nel male, qualcosa poteva sempre succedere e, spesso e volentieri, valeva il prezzo del biglietto. Ritorna a Manchester, nella squadra che non aveva creduto in lui. Rimpiangerà la Juve? Chi lo sa, certo non troverà un’altra società capace di coccolarlo e di viziarlo, ma un allenatore e una proprietà che pretenderà, dalle sue prestazioni, la giustificazione per i tanti soldi spesi. Pogba ha solamente 23 anni, una carriera probabilmente luminosa davanti. Ma sollevare la Coppa dalle Grandi Orecchie o il Pallone d’Oro con la 10 bianconera non avrebbe avuto nessuna eguale soddisfazione. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2017/03/paul-pogba.html
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PAUL POGBA https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Pogba Nazione: Francia Luogo di nascita: Lagny-sur-Marne Data di nascita: 15.03.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: 191 cm Peso: 84 kg Nazionale Francese Soprannome: PolpoPogba - Pogboom - La Pioche Alla Juventus dal 2012 al 2016 e dal 2022 Esordio: 22.09.2012 - Serie A - Juventus-Chievo 2-0 Ultima partita: 03.09.2023 - Serie A - Empoli-Juventus 0-2 190 presenze - 34 reti 4 scudetti 2 coppe Italia 3 supercoppe italiane Campione del mondo 2018 con la nazionale francese Nations League 2020-2021 con la nazionale francese Paul Labile Pogba (Lagny-sur-Marne, 15 marzo 1993) è un calciatore francese di origini guineane, centrocampista della Juventus e della nazionale francese, con cui è stato vicecampione d'Europa nel 2016 e campione del mondo nel 2018. Cresciuto nel settore giovanile del Manchester Utd, con cui ha conquistato una FA Youth Cup (2010-2011), passa nel 2012 alla Juventus vincendo quattro campionati italiani consecutivi (dal 2012-2013 al 2015-2016), due Coppe Italia anch'esse consecutive (2014-2015 e 2015-2016) e tre Supercoppe di Lega (2012, 2013 e 2015); tornato nel 2016 al Manchester Utd — con il trasferimento all'epoca più oneroso nella storia del calcio —, vince una UEFA Europa League (2016-2017) e una Coppa di Lega inglese (2016-2017). Con la nazionale ha preso parte ai Mondiali di Brasile 2014 e Russia 2018, trionfando in quest'ultimo, è stato finalista all'Europeo di Francia 2016 e ha vinto la UEFA Nations League nel 2020-2021; in ambito giovanile, con la Francia Under-20 ha trionfato ai Mondiali Under-20 di Turchia 2013. Paul Pogba Pogba con la nazionale francese al campionato del mondo 2018 Nazionalità Francia Altezza 191 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Juventus Carriera Giovanili 1999-2006 Roissy-en-Brie 2006-2007 Torcy 2007-2009 Le Havre 2009-2012 Manchester Utd Squadre di club 2011-2012 Manchester Utd 3 (0) 2012-2016 Juventus 178 (34) 2016-2022 Manchester Utd 154 (29) 2022- Juventus 12 (0) Nazionale 2008-2009 Francia U-16 17 (1) 2010 Francia U-17 10 (2) 2010-2011 Francia U-18 6 (1) 2011-2012 Francia U-19 12 (4) 2012-2013 Francia U-20 13 (4) 2013- Francia 91 (11) Palmarès Mondiali di calcio Oro Russia 2018 Europei di calcio Argento Francia 2016 Mondiali di calcio Under-20 Oro Turchia 2013 UEFA Nations League Oro Italia 2021 Biografia La sua famiglia emigrò in Francia dalla Guinea. Ha due fratelli maggiori, i gemelli Florentin e Mathias, anche loro calciatori così come lo zio materno Riva Touré, ex giocatore della prima divisione guineana, il primo a intravedere del talento in un Paul ancora bambino. Musulmano praticante, nel 2019 ha sposato la modella boliviana María Zulay Salaues, dalla quale ha avuto tre figli. Nel marzo del 2022 ha rivelato di avere sofferto di depressione quattro anni prima, periodo in cui, al Manchester Utd, era allenato da José Mourinho. Caratteristiche tecniche Pogba in azione alla Juventus nel 2012: si nota la longilinea struttura fisica del giocatore nonché i lunghi arti inferiori. Considerato fin dall'adolescenza tra i maggiori talenti europei della sua generazione, si è reso protagonista di una veloce maturazione che ne ha fatto, a poco più di vent'anni, uno dei migliori centrocampisti del panorama calcistico internazionale. È un incontrista ambidestro che possiede forza atletica, abilità nel pressing e personalità, caratteristiche che in mezzo al campo gli permettono di recuperare palloni e vincere contrasti — soprattutto grazie alle sue lunghe gambe, paragonate da molti ai tentacoli di una piovra, che gli hanno fatto guadagnare il soprannome di Polpo Paul (in assonanza con l'omonimo cefalopode). Dotato di visione di gioco, è capace di organizzare la manovra d'attacco e di accompagnarla, fornendo l'ultimo passaggio ai finalizzatori dell'azione oppure inserendosi lui stesso negli spazi. Dimostra inoltre potenza e precisione balistica nel tiro da fuori area, da cui l'altro suo nomignolo di PogBoom. La sua posizione preferita è quella di regista davanti alla difesa, ma grazie alla sua mobilità in mezzo al campo sa ben proporsi anche come mezzala. Dal punto di vista tattico, il suo apporto risulta efficace anche in posizione più arretrata, quando limita la sua libertà di movimento e le sue sortite in area avversaria in favore di un maggior lavoro di contenimento in mezzo al campo; situazione, questa, più frequente a vedersi con la rappresentativa nazionale. Fisicamente paragonato agli esordi a Patrick Vieira, è cresciuto avendo come modelli Yaya Touré e il connazionale Abou Diaby. A livello atletico è agile e rapido nei movimenti, esibendo un mix tra fisicità ed efficacia; dimostra inoltre pulizia nei tocchi di palla e tempismo nei contrasti, il tutto unito a una buona dose di carisma e personalità in campo. Nel 2016, il suo caratteristico modo di esultare dopo aver segnato un gol, consistente in un passo di dab, contribuì a fare di questa danza un fenomeno sociale. Carriera Club A sei anni i suoi genitori lo portano a giocare nel Roissy-en-Brie, squadra dell'eponima banlieue parigina in cui è cresciuto, dove rimane fino ai tredici anni guadagnandosi il soprannome de La Pioche ("Il piccone"). Dopo aver superato un provino, nel 2006 la società calcistica del Torcy lo accoglie nelle file della sua Under-13, rimanendo tuttavia solo un anno coi Torcéens prima di passare a titolo gratuito all'accademia giovanile del Le Havre, tra le più prestigiose di Francia. Nel biennio trascorso in Alta Normandia Pogba guida l'Under-16 del Le HAC sino alla finale per il titolo nazionale, persa contro il Lens. Manchester Utd Nel 2009 si accasa oltre Manica al Manchester Utd. Il Le Havre denuncia in seguito alla FIFA delle irregolarità nel trasferimento, avvenuto a titolo gratuito, sostenendo che la società inglese, per convincere la famiglia del giocatore, aveva promesso loro un'abitazione e circa novantamila sterline; in seguito il club francese, che deve contemporaneamente fronteggiare un caso simile anche col Torcy, decide di chiudere il contenzioso accordandosi con i Red Devils per un conguaglio in denaro. Voluto da Alex Ferguson, viene così inserito nelle giovanili dei rossi di Manchester. Con l'Under-18 risulta decisivo per la conquista della FA Youth Cup, realizzando una rete contro i pari età del Chelsea in semifinale, e giocando poi anche le finali contro lo Sheffield Utd. Con la squadra riserve colleziona invece 12 presenze, 3 gol e 5 assist. Il 20 settembre 2011 esordisce in prima squadra nella vittoria per 3-0 in Football League Cup sul Leeds Utd. In campionato, fa il suo debutto il 31 gennaio 2012 nella sfida vinta contro lo Stoke City, mentre quattro giorni dopo è il turno della prima presenza nelle coppe europee, scendendo in campo contro l'Athletic Bilbao nel ritorno degli ottavi di Europa League. Quando sembra pronto per lui un posto nell'organico della prima squadra, il ritorno al calcio giocato di Paul Scholes il quale pochi mesi prima si era inizialmente ritirato dall'attività agonistica, lo relega ai margini della rosa: desideroso di giocare, entra in rotta col tecnico Ferguson (il quale accuserà di questa mossa il procuratore del giocatore, Mino Raiola) scegliendo di non rinnovare con il Manchester Utd e di svincolarsi al termine della stagione; peraltro, un infortunio alla caviglia pone fine in anticipo alla sua ultima annata in Inghilterra. Juventus Pogba con la maglia dei Bianconeri nell'estate 2014 Il 3 agosto 2012 approda a parametro zero alla squadra italiana della Juventus. Inizialmente acquistato in prospettiva come alter ego di Andrea Pirlo, ben presto Pogba emerge nel ruolo di mezzala, e nonostante la giovane età si ritaglia in breve un proprio spazio nell'organico bianconero. Fa il suo esordio da titolare in Serie A il 22 settembre 2012, nel successo casalingo dei bianconeri 2-0 sul Chievo, mentre il 2 ottobre successivo debutta in Champions League, subentrando sul finire della sfida interna della fase a gironi contro lo Šachtar, e il 20 dello stesso mese sigla la sua prima rete in maglia bianconera, nella vittoria in campionato 2-0 allo Stadium contro il Napoli. Utilizzato dal tecnico Antonio Conte sempre più frequentemente, le prestazioni offerte dal giocatore nel prosieguo della stagione portano l'allenatore a modificare il modulo di gioco della squadra, per poter schierare il francese con continuità nel centrocampo bianconero. Alla fine della sua prima, vera, stagione da professionista, arriva il primo scudetto per Pogba, il quale si afferma come la maggiore rivelazione della formazione torinese oltreché del campionato. Nella prima gara ufficiale della stagione 2013-2014, la Supercoppa italiana contro la Lazio, Pogba viene eletto miglior giocatore della finale, col francese che subentra all'infortunato Marchisio nel corso del primo tempo e apre le marcature nel 4-0 che consegna il trofeo alla Vecchia Signora. In campionato, il 29 settembre 2013 è un suo gol a decidere il derby della Mole contro il Torino. Al termine dell'anno solare, viene premiato con l'European Golden Boy come miglior giovane calciatore d'Europa. Il 20 febbraio 2014 debutta in Europa League coi colori bianconeri, segnando al contempo la sua prima rete nella manifestazione, nel 2-0 casalingo al Trabzonspor valevole per l'andata dei sedicesimi di finale; in campo continentale raggiunge coi piemontesi la semifinale della manifestazione, mentre in Serie A arriva a fine stagione il secondo scudetto di fila per Pogba. Il centrocampista francese, ormai stabilmente titolare pur a fronte della giovane età, chiude la seconda annata in bianconero con 9 reti in 51 presenze tra campionato e coppe, risultando il bianconero maggiormente utilizzato in stagione. Nell'annata 2014-2015, coi bianconeri ora allenati da Massimiliano Allegri, il 4 novembre Pogba bagna la centesima presenza in maglia juventina siglando il suo primo gol in Champions League, quello del definitivo 3-2 all'Olympiakos. All'inizio del 2015, il 15 gennaio sigla il suo primo gol in Coppa Italia, nella vittoria 6-1 agli ottavi di finale contro il Verona. Il successivo 19 marzo, durante il retour match degli ottavi di Champions League sul campo del Borussia Dortmund, subisce una lesione al bicipite femorale destro che lo costringe a fermarsi per i successivi due mesi. L'infortunio gli fa festeggiare lontano dal campo il suo terzo scudetto consecutivo, mentre riesce a recuperare per la finale di Coppa Italia, vinta il 20 maggio a Roma battendo la Lazio 2-1 ai tempi supplementari, per quello che è il primo double nazionale del francese. Chiude la stagione il 6 giugno, a Berlino, scendendo in campo per la prima volta in una finale di Champions League, seppur i bianconeri non riescano a sollevare il trofeo, battuti 1-3 dal Barcellona. Apre la stagione 2015-2016, la sua quarta e ultima a Torino, con il successo nella Supercoppa italiana, la terza per il giocatore, vinta l'8 agosto a Shanghai contro la Lazio, in cui il francese serve a Dybala l'assist del definitivo 2-0. Intanto sul piano personale, alla fine dell'anno solare viene inserito per la prima volta nella Squadra dell'anno UEFA e nel FIFA/FIFPro World XI, piazzandosi inoltre al quindicesimo posto nella classifica del Pallone d'oro FIFA. Termina la stagione segnando 10 reti in tutte le competizioni e primeggiando nella classifica dei rifinitori della Serie A, risultando fondamentale nel conseguimento del secondo double consecutivo della Juventus, che a coronamento di una rimonta-record si aggiudica sia lo scudetto — il quarto per Pogba nonché quinto di fila della Juventus, contribuendo a far bissare al club il suo Quinquennio d'oro — sia la Coppa Italia. Ritorno a Manchester Pogba in azione al Manchester Utd nel 2017 Il 9 agosto 2016 viene ufficializzato il ritorno di Pogba al Manchester Utd. Per riacquistare a titolo definitivo il suo ex calciatore, il club inglese sborsa una somma complessiva di 105 milioni di euro (di cui 72 e mezzo finiti effettivamente alla Juventus e 27 al procuratore Mino Raiola): si tratta, in quel momento, del trasferimento più oneroso nella storia del calcio. Il suo secondo debutto con la maglia dei Red Devils avviene il 19 agosto seguente, nella vittoria casalinga per 2-0 contro il Southampton valida per la 2ª giornata di Premier League. Il 24 settembre trova invece il suo primo gol in assoluto con la maglia dei mancuniani, nel 4-1 interno ai campioni in carica del Leicester City. Il 24 maggio 2017 segna il primo dei due gol che permettono al Manchester Utd di vincere la UEFA Europa League, superando in finale 2-0 l'Ajax. Apre la stagione 2017-2018 giocando la sua prima finale di Supercoppa UEFA, persa 1-2 contro il Real Madrid. Il 1º giugno 2022 il Manchester Utd annuncia che dal 1º luglio successivo, dopo sei anni di contratto col club, lascerà la squadra a parametro zero per la seconda volta nella propria carriera. Ritorno alla Juventus L'11 luglio 2022 Pogba fa ritorno dopo sei anni alla Juventus, anche stavolta da svincolato. Tuttavia, solo poche settimane più tardi, il centrocampista subisce una lesione al menisco laterale durante la preparazione estiva: dopo aver inizialmente provato una terapia conservativa senza successo, si sottopone a un intervento di meniscectomia, saltando così il resto del girone di andata del campionato. Ancora fuori nella prime partite del girone di ritorno, il 28 febbraio 2023 trova la prima presenza della seconda esperienza bianconera, in occasione del derby della Mole vinto per 4-2 contro il Torino. Anche dopo il rientro continua, tuttavia, a trovare poco spazio a causa di altri due infortuni patiti rispettivamente a marzo e a maggio, il secondo dei quali, subito nella sfida vinta in casa per 2-0 contro la Cremonese il 14 maggio 2023, lo costringe a concludere anzitempo la stagione. L'11 settembre 2023 il Tribunale Nazionale Antidoping sospende in via cautelare Pogba, trovato positivo al testosterone sintetico nel corso di un controllo antidoping effettuato al termine dell'incontro di campionato Udinese-Juventus del 20 agosto; il 6 ottobre successivo, la positività del calciatore transalpino viene confermata dalle controanalisi. Pogba propugna la tesi dell'«assunzione accidentale», motivo per cui nei mesi seguenti rifiuta un patteggiamento con la Procura Antidoping: una tesi rigettata dall'accusa che chiede per il giocatore una squalifica per quattro anni, richiesta accolta dal TNA il 29 febbraio 2024. Nazionale Nazionali giovanili Pogba ha indossato per la prima volta la maglia nazionale nel 2008 con l'Under-16. L'anno dopo fa il suo debutto con l'U-17, con cui partecipa al campionato europeo di categoria chiuso dai giovani francesi al terzo posto (a pari merito con la Turchia). Sempre nel 2010, con l'arrivo del commissario tecnico Pierre Mankowski, fa il suo debutto anche nell'U-18. L'anno successivo veste per la prima volta la maglia dell'U-19, con cui nel 2012 ottiene un altro terzo posto (stavolta assieme all'Inghilterra) al campionato europeo di categoria. Nel 2013 è il capitano della Francia U-20 che trionfa in Turchia al campionato mondiale di categoria: si tratta del primo titolo per i transalpini nella storia della competizione. Nel corso del torneo, Pogba va a segno dal dischetto nella sfida dei quarti contro l'Uzbekistan e, nella finale del 13 luglio contro i pari età dell'Uruguay, realizza il primo dei tiri di rigore con cui i giovani Bleuets vincono il titolo mondiale, venendo al contempo eletto miglior giocatore della manifestazione. Nazionale maggiore Pogba con la maglia dei Bleus in un'amichevole contro la Russia del marzo 2018 Il 14 marzo 2013, quando ancora milita nell'Under-20 francese, Pogba viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Didier Deschamps per le qualificazioni al campionato mondiale di calcio 2014; esordisce da titolare il 22 del mese, nella partita interna vinta 3-1 contro la Georgia. Sigla poi il suo primo gol con la nazionale maggiore il 10 settembre 2013, realizzando l'ultima rete francese nel successo dei Bleus 4-2 in casa della Bielorussia. L'anno seguente viene inserito da Deschamps nella lista dei 23 convocati per il campionato del mondo 2014 in Brasile. L'esordio nel mondiale avviene il 15 giugno, nel match vinto 3-0 contro l'Honduras, in cui si procura il rigore del vantaggio dei Bleus; il 30 giugno, nella sfida degli ottavi contro la Nigeria, il centrocampista mette a segno il suo primo gol nel torneo iridato, aprendo le marcature nel 2-0 finale dei francesi. Conclude la sua prima rassegna iridata con un'eliminazione ai quarti per mano della Germania poi futura campione del mondo, venendo eletto a fine torneo miglior giovane dell'edizione. Due anni dopo viene convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia. Nonostante Pogba contribuisca al cammino dei Bleus verso la finale, dapprima con una rete ai quarti contro l'Islanda, e poi con un assist nella semifinale contro la Germania campione del mondo in carica, il centrocampista disputa un Europeo globalmente al di sotto delle aspettative. Nella finale di Saint-Denis, è titolare nella sconfitta 0-1 ai tempi supplementari contro il Portogallo. Convocato per il campionato del mondo 2018 in Russia, disputa tutte le gare del torneo da titolare, risultando stavolta decisivo in numerose occasioni. Sua una delle quattro reti dei Bleus nella vittoriosa finale di Mosca contro la Croazia (4-2), che permette ai francesi di laurearsi campioni del mondo per la seconda volta nella loro storia. Nel 2021 partecipa alla fase finale del campionato d'Europa 2020, posticipata di un anno a causa del covid19, e dove, agli ottavi di finale contro la Svizzera, segna il gol del provvisorio 3-1 e trasforma poi uno dei tiri di rigore che tuttavia non basta ai Bleus per evitare l'eliminazione dal torneo. L'anno seguente, a causa di un infortunio rimediato nella prima parte di stagione, è costretto a rinunciare alla convocazione al campionato del mondo 2022 che vedrà la nazionale francese finalista. Palmarès Da destra: Pogba con la madre e il fratello Florentin, mentre stringono la Coppa del Mondo vinta dalla Francia nel 2018. Club Competizioni giovanili FA Youth Cup: 1 - Manchester Utd: 2010-2011 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016 Coppa di Lega inglese: 1 - Manchester Utd: 2016-2017 Competizioni internazionali UEFA Europa League: 1 - Manchester Utd: 2016-2017 Nazionale Campionato mondiale Under-20: 1 - Turchia 2013 Campionato mondiale: 1 - Russia 2018 UEFA Nations League: 1 - 2020-2021 Individuale Pallone d'oro del campionato mondiale di calcio Under-20: 1 - Turchia 2013 Miglior giocatore della Supercoppa italiana: 1 - 2013 European Golden Boy: 1 - 2013 Miglior giovane del campionato mondiale di calcio: 1 - Brasile 2014 Gran Galà del calcio AIC: 3 - Squadra dell'anno: 2014, 2015, 2016 Trofeo Bravo: 1 - 2014 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2015 FIFA/FIFPro World XI: 1 - 2015 Squadra della stagione della UEFA Europa League: 2 - 2016-2017, 2020-2021 Calciatore della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2016-2017 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore — Parigi, 31 dicembre 2018. Di iniziativa del Presidente della Repubblica francese.
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ÁNGEL DI MARÍA https://it.wikipedia.org/wiki/Angel_Di_Maria Nazione: Argentina Luogo di nascita: Rosario Data di nascita: 14.02.1988 Ruolo: Centrocampista/Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 68 kg Nazionale Argentino Soprannome: El Fideo Alla Juventus dal 2022 al 2023 Esordio: 15.08.2022 - Serie A - Juventus-Sassuolo 3-0 Ultima partita: 04.06.2023 - Serie A - Udinese-Juventus 0-1 40 presenze - 8 reti Copa America 2021 e Mondiale 2022 con la nazionale argentina Ángel Fabián Di María (Rosario, 14 febbraio 1988) è un calciatore argentino, centrocampista o attaccante del Benfica e della nazionale argentina, con la quale ha vinto la Copa América nel 2021 e il campionato del mondo nel 2022. Di origini italiane, in Argentina è stato soprannominato el Fideo (che deriva da “fidè“, nome dato dagli emigrati genovesi ad un tipo di spaghetto molto sottile, il “fidelino” per l'appunto) a causa del suo fisico longilineo. Nonostante una carriera delle volte discontinua, è considerato uno dei calciatori più forti della sua generazione e figura tra i migliori rifinitori della storia del calcio con più di 269 assist all'attivo. Cresciuto nel Rosario Central, prima di trasferirsi in Europa e giocare con le maglie di Benfica, Real Madrid, Manchester Utd, Paris Saint-Germain e Juventus, vanta nel suo palmares a livello di club ventotto titoli, comprese una UEFA Champions League (2013-2014) e una Supercoppa UEFA (2014) con il Real Madrid. Convocato in nazionale per la prima volta nel 2008, ha collezionato 129 presenze e 28 gol, vincendo una Copa América nel 2021, una Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA nel 2022 ed una Coppa del Mondo sempre nel 2022. Con la nazionale Under-20 ha vinto un campionato mondiale di categoria nel 2007, mentre con la selezione olimpica ha vinto un oro olimpico nel 2008. Di Maria è definito "l'uomo delle finali": è infatti l'unico giocatore della storia ad aver segnato e vinto nella finale di tutti e quattro i grandi tornei riconosciuti dalla FIFA: Campionato mondiale di calcio, Campionato continentale (Copa América), Olimpiadi, Coppa dei Campioni Conmebol-Uefa. Ángel Di María Di María con la nazionale argentina ai Mondiali 2018 Nazionalità Argentina Altezza 180 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Benfica Carriera Giovanili 1992-2005 Rosario Central Squadre di club 2005-2007 Rosario Central 35 (6) 2007-2010 Benfica 76 (7) 2010-2014 Real Madrid 124 (22) 2014-2015 Manchester Utd 27 (3) 2015-2022 Paris Saint-Germain 197 (56) 2022-2023 Juventus 26 (4) 2023- Benfica 0 (0) Nazionale 2007-2008 Argentina U-20 13 (3) 2008 Argentina olimpica 6 (2) 2008- Argentina 132 (29) Palmarès Mondiali di calcio Argento Brasile 2014 Oro Qatar 2022 Copa América Argento Cile 2015 Argento USA 2016 Bronzo Brasile 2019 Oro Brasile 2021 Olimpiadi Oro Pechino 2008 Mondiali di calcio Under-20 Oro Canada 2007 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA Oro Finalissima 2022 Caratteristiche Mancino di piede, vista la sua velocità gioca principalmente come esterno destro, sebbene possa agire anche come mezzala in un centrocampo a tre (come con Carlo Ancelotti al Real Madrid o con la nazionale argentina nel 2014) o come trequartista dietro le punte. Oltre ad un ottimo dribbling e alla vastità del suo repertorio di passaggi, tra i quali figura anche la cosiddetta rabona, le corse in verticale con e senza palla sono i suoi punti di forza. È molto abile nella gestione del pallone grazie alla sua ottima tecnica ed aiuta la squadra anche nel consolidamento del possesso palla. Spesso si sacrifica nei recuperi difensivi, e una volta ripresa palla sa ripartire in transizione con eleganza. Proprio grazie a queste caratteristiche, è ritenuto un grandissimo rifinitore e assist-man. Gestisce molto bene la pressione e ha un ottimo fiuto per il gol, tanto da andare a segno in numerose finali importanti. Ha infatti segnato in ogni finale in cui ha poi vinto con l'Argentina: mondiali under-20 2007, olimpiadi 2008, coppa America 2021, Finalissima 2022 e Mondiali 2022, tutti gol decisivi per la vittoria della coppa. Carriera Club Gli esordi e il Benfica Di María in azione ai tempi del Benfica nel 2007. Di María inizia la carriera professionistica nel 2005, debuttando con il Rosario Central. Dopo ottime prestazioni nel campionato argentino e nel Mondiale Under-20 2007, viene acquistato per 6 milioni di euro dal Benfica per sostituire il capitano della squadra portoghese Simão Sabrosa, passato all'Atletico Madrid. Nell'ottobre 2009 Di María ha firmato un nuovo contratto con il Benfica, aggiungendo altri tre anni al suo attuale accordo, che sarebbe dovuto durare fino al 30 giugno 2015 con una tassa di rilascio fissata a un minimo di 40 milioni di euro. Più tardi, nello stesso mese, Diego Maradona lo ha definito la possibile "prossima superstar argentina". Il 27 febbraio 2010, Di María segna la sua prima tripletta in una vittoria per 4-0 contro il Leixões. Il giorno successivo, è balzato agli onori della cronaca come "Magic Tri María" su tutti i giornali sportivi del Portogallo. Real Madrid Il 28 giugno 2010 il Real Madrid annuncia, con una nota ufficiale sul proprio sito, l'acquisto del giocatore argentino che sarà legato al club spagnolo per quattro anni. Il costo dell'operazione è di circa 25 milioni di euro più 11 milioni di bonus legati alle prestazioni del giocatore con la nuova squadra. Segna il suo primo gol nel Real Madrid alla terza giornata di campionato sul campo della Real Sociedad. Qualche giorno dopo esordisce nel tabellino dei marcatori della Champions League, annotando all'81º la rete decisiva della vittoria per 1-0 dei blancos sul campo dell'Auxerre. Il 16 marzo segna nella sfida di ritorno degli ottavi di UEFA Champions League contro il Lione, partita vinta 3 a 0 dal Real Madrid. Al ritorno dall'infortunio subentra nella gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League contro l'APOEL Nicosia il 4 aprile 2012 dove con un pallonetto realizza la rete del 5-2 finale. Nella partita del 2 maggio contro l'Athletic Bilbao vince il suo primo campionato spagnolo. Di María con la maglia del Real Madrid nel 2011. Inizia la stagione successiva vincendo la Supercoppa di Spagna 2012 nella doppia sfida contro il Barcellona (3-2 per i catalani all'andata a Barcellona, 2-1 per le merengues nel ritorno a Madrid), ma il resto della stagione sarà privo di altri trofei, con il Real che giunge secondo in campionato, finalista in Copa del Rey e semifinalista in Champions League. Nella stagione 2013-2014, sotto la guida tecnica di Carlo Ancelotti, viene adattato a fare la mezzala sinistra, con ottimi risultati, e conquistando anche la Champions League. Manchester United Il 26 agosto 2014 si trasferisce agli inglesi del Manchester United per la cifra di 59,7 milioni di sterline (pari a circa 78 milioni e mezzo di euro), firmando un contratto quinquennale, diventando così protagonista del quinto trasferimento più costoso della storia del calcio, il più oneroso per un club britannico. Il 30 agosto esordisce nel match tra Manchester United e Burnley, conclusosi sullo 0-0. Il 14 settembre seguente, in occasione del match casalingo vinto per 4-0 ai danni del Queens Park Rangers, realizza la sua prima rete con la maglia dei Red Devils; fornendo anche un assist. Trova la via del gol anche la giornata successiva, nella sconfitta per 5-3 sul campo del Leicester City. Il 4 gennaio 2015 torna al gol con la maglia del Manchester United nella gara di FA Cup Yeovil Town-Manchester United 0-2, firmando il 0-2 finale. È anche il primo gol nella competizione con la nuova maglia. In totale sono 4 i gol messi a segno nelle 32 partite disputate con il Manchester tra campionato e coppe inglesi. Paris Saint-Germain Di María con la maglia del Paris Saint-Germain. Il 6 agosto seguente viene ceduto per 63 milioni di euro al Paris Saint-Germain con il quale firma un contratto quadriennale. Di Maria diventa così il 13º giocatore argentino a vestire la maglia del club francese scegliendo di indossare la numero 11. Il suo è anche il terzo acquisto più caro dell'anno dopo quello di Kevin De Bruyne (74 milioni) e Raheem Sterling (68 milioni). Entra a partita in corso nella quarta partita di campionato in trasferta contro il Monaco (0-3) dove serve il suo primo assist per il compagno di nazionale Ezequiel Lavezzi. Segna il suo primo gol contro il Malmö nella prima giornata di Champions e si ripete contro Guingamp, Nantes, Rennes e Tolosa. Durante la giornata 18 di Ligue 1 contro il Lione colleziona tre assist arrivando così a quota 10 assist in 11 presenze. Il 1º settembre 2018 realizza la rete del momentaneo 2-0 contro il Nîmes direttamente dalla bandierina di calcio d'angolo, sorprendendo Paul Bernardoni, leggermente fuori dai pali. Dopo 7 anni tra le file dei parigini, nel giugno del 2022 rimane svincolato. Juventus L'8 luglio 2022 viene ufficializzato il suo approdo, a parametro zero, alla Juventus. Il 15 agosto seguente, alla partita d'esordio in Serie A, bagna il suo debutto contro il Sassuolo (3-0) con una rete (quella del vantaggio) e un assist per il compagno Dušan Vlahović. Il 14 settembre, esordisce in UEFA Champions League con i bianconeri nella partita contro il Benfica, persa per 1-2, subentrando nella ripresa a Fabio Miretti. Il 5 ottobre, nella partita interna col Maccabi Haifa vinta per 3-1, è autore di tutti e tre gli assist dei gol bianconeri. Il 23 febbraio 2023, segna la sua prima tripletta con la maglia bianconera, decidendo la gara di ritorno (0-3) degli spareggi di UEFA Europa League contro il Nantes. Il 9 marzo segna di testa la rete decisiva nell'andata casalinga degli ottavi di finale di Europa League contro il Friburgo, portando così a quota 4 reti segnate il suo bottino di reti realizzate in Europa League con la Juventus. Il 6 giugno 2023 annuncia, via social, l'addio alla Juventus dopo un solo anno e 40 presenze, tornando svincolato. Ritorno al Benfica Il 5 luglio 2023, dopo tredici stagioni, fa ritorno al Benfica. Nazionale Vincitore dell'oro a Pechino 2008 con la nazionale olimpica (è autore, tra l'altro, della rete decisiva nella finale contro la Nigeria), debutta con la selezione maggiore nel settembre dello stesso anno. Convocato per la Copa América 2011, segna una rete nel 3-0 con cui l'Argentina sconfigge la Costa Rica qualificandosi per i quarti di finale. Presente al Mondiale 2014, negli ottavi di finale contro la Svizzera segna al 118º la rete che vale la vittoria argentina. Nei quarti di finale subisce un infortunio che lo costringe a saltare la semifinale. Benché fosse riuscito a recuperare per la finale contro la Germania, non viene schierato per motivi precauzionali, assistendo dalla panchina alla sconfitta per 1-0 della nazionale albiceleste contro la Germania. Convocato per la Copa América 2015, la squadra verrà sconfitta anche in quest'occasione in finale, perdendo contro il Cile ai calci di rigore. Viene convocato anche per la Copa América Centenario negli Stati Uniti, manifestazioni in cui gli argentini vengono sconfitti ancora una volta in finale dal Cile, nuovamente vittorioso ai calci di rigore. Di Maria con l'Argentina nel 2018 Convocato per la Copa América 2019, nei quarti contro il Venezuela ha raggiunto la 100ª presenza in nazionale. Nel 2021 vince la finale di Copa America in finale contro il Brasile, segnando il gol decisivo. Il primo giugno 2022 nella Finalissima contro l'Italia di Roberto Mancini a Wembley segna il secondo dei tre gol che hanno contribuito alla vittoria finale dell'Argentina allenata da Lionel Scaloni per 0-3. Convocato per disputare la fase finale del campionato mondiale del 2022, risulta decisivo fornendo a Messi l'assist per il gol che apre le marcature della vittoria per 2-0 contro il Messico. Il 18 dicembre, nell'atto finale del torneo disputato a Lusail contro la Francia, si guadagna prima il rigore del vantaggio albiceleste e poi segna la rete del momentaneo raddoppio; in seguito al 3-3 dei Bleus la sfida si protrae ai tiri dal dischetto, vinti per 4-2 dall'Argentina grazie a cui si laurea per la prima volta campione del mondo. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Lega portoghese: 2 - Benfica: 2008-2009, 2009-2010 Campionato portoghese: 1 - Benfica: 2009-2010 Coppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2010-2011, 2013-2014 Campionato spagnolo: 1 - Real Madrid: 2011-2012 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2012 Campionato francese: 5 - Paris Saint-Germain: 2015-2016, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020, 2021-2022 Coppa di Lega francese: 4 - Paris Saint-Germain: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2019-2020 Coppa di Francia: 5 - Paris Saint-Germain: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2019-2020, 2020-2021 Supercoppa francese: 5 - Paris Saint-Germain: 2016, 2017, 2018, 2019, 2020 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Real Madrid: 2013-2014 Supercoppa UEFA: 1 - Real Madrid: 2014 Nazionale Competizioni giovanili e olimpiche Campionato mondiale Under-20: 1 - Canada 2007 Oro olimpico: 1 - Pechino 2008 Competizioni maggiori Coppa America: 1 - Brasile 2021 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA: 1 - Finalissima 2022 Campionato mondiale: 1 - Qatar 2022 Individuale Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2013-2014 All-Star Team del campionato mondiale: 1 - Brasile 2014 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2014 FIFA/FIFPro World XI: 1 - 2014 Calciatore argentino dell'anno (militante all'estero dal 2007) del Círculo de Periodistas Deportivos: 1 - 2014 ESM Team of the Year: 1 - 2015-2016 Capocannoniere della Coupe de France: 1 - 2017-2018 (7 gol, a pari merito con Said Idazza) Squadra maschile CONMEBOL del decennio 2011-2020 IFFHS: 1 - 2020
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DUSAN VLAHOVIC https://it.wikipedia.org/wiki/Dušan_Vlahović Nazione: Serbia Luogo di nascita: Belgrado Data di nascita: 28.01.2000 Ruolo: Attaccante Altezza: 190 cm Peso: 75 kg Nazionale Serbo Soprannome: Duca - L'Ibrahimovic Serbo - El Camion Alla Juventus dal 2022 Esordio: 06.02.2022 - Serie A - Juventus-Verona 2-0 Ultima partita: 21.03.2026 - Serie A - Juventus-Sassuolo 1-1 163 presenze - 64 reti 1 Coppa Italia Dušan Vlahović (Belgrado, 28 gennaio 2000) è un calciatore serbo, attaccante della Juventus e della nazionale serba. Cresciuto nei settori giovanili dell'OFK Belgrado e del Partizan, con quest'ultima squadra ha esordito tra i professionisti vincendo una Superliga (2016-2017) e due Coppe di Serbia consecutive (2015-2016 e 2016-2017). Nel 2018 approda alla Fiorentina, dove gioca per il successivo quadriennio. Dal 2022 milita nella Juventus, con cui vince una Coppa Italia nell'edizione 2023-2024. A livello personale ha vinto la classifica marcatori della Coppa Italia 2021-2022 ed è stato eletto, ai Premi Lega Serie A, miglior Under-23 nel 2021 e miglior attaccante nel 2024. Dušan Vlahović Vlahović alla Fiorentina nel 2021 Nazionalità Serbia Altezza 190 cm Calcio Ruolo Attaccante Squadra Juventus Carriera Giovanili 2010-2014 OFK Belgrado 2014-2018 Partizan 2018-2019 Fiorentina Squadre di club 2015-2017 Partizan 21 (1) 2018-2022 Fiorentina 98 (44) 2022- Juventus 163 (64) Nazionale 2016-2019 Serbia U-19 11 (6) 2019 Serbia U-21 3 (0) 2020- Serbia 41 (16) Biografia Figlio di Miloš e Sladjana, ha una sorella, Andjela. Da bambino aveva inizialmente mostrato una maggiore predisposizione per la pallacanestro, prima d'indirizzarsi definitivamente verso il calcio. Caratteristiche tecniche Ritenuto tra i calciatori più promettenti della propria generazione, è un attaccante dal fisico possente, dotato di notevole tecnica, può giocare sia da prima sia da seconda punta. Mancino puro, possiede un tiro potente e preciso, che gli permette di risultare uno specialista nei calci piazzati e nei calci di rigore. Carriera Club Gli inizi Nativo di Belgrado, muove i primi passi nella scuola calcio Altina Zemun e in seguito transita nel vivaio dell'OFK Belgrado, dove trascorre tre mesi, e in quello della Stella Rossa, per poi entrare nel settore giovanile del Partizan, nell'estate del 2014. Nel febbraio 2015, a soli 15 anni d'età, firma il primo contratto professionistico in carriera con il Partizan. Agli inizi del 2016 entra in prima squadra, guidata dall'allenatore Ivan Tomić, e riceve la maglia numero 9. Il 21 febbraio 2016 debutta nella Superliga serba in occasione della trasferta contro l'OFK Belgrado (2-1), diventando il più giovane esordiente della storia del Partizan. Il 27 febbraio successivo diventa il più giovane esordiente di sempre nel derby eterno contro la Stella Rossa, subentrando all'inizio del secondo tempo. Il 2 aprile 2016 segna il primo gol con la squadra nella gara casalinga contro il Radnik Surdulica (3-2), divenendo il più giovane marcatore nella storia del club. Il 20 aprile 2016 sigla la sua prima marcatura in Coppa di Serbia, contribuendo al successo interno in semifinale sullo Spartak Subotica (3-0). Si fregia della vittoria della coppa di Serbia l'11 maggio successivo, contribuendo con una rete al successo in finale sullo Javor Ivanjica (2-0). Il 21 luglio 2016, alla seconda stagione con il Partizan, debutta in UEFA Europa League, timbrando una presenza nella partita in trasferta contro lo Zagłębie Lubin (0-0). Fiorentina Nel giugno 2017, voluto dall'allora direttore sportivo dei viola Pantaleo Corvino, firma un contratto preliminare con la Fiorentina, che diviene ufficiale il 28 gennaio 2018, al compimento dei 18 anni d'età. L'acquisto si concretizza il 22 febbraio, ma per motivi burocratici il giocatore può scendere in campo solo dal luglio successivo. Inizialmente destinato alla squadra Primavera, con la formazione giovanile si aggiudica la Coppa Italia e il titolo di capocannoniere della stessa competizione, contribuendo peraltro con una doppietta al successo finale sul Torino. Il 25 settembre 2018, all'età di 18 anni, fa il suo debutto in maglia viola e in Serie A, in occasione di Inter-Fiorentina (2-1), diventando così il primo giocatore nato negli anni 2000 a scendere in campo con i toscani. Il 9 dicembre seguente, in occasione di Sassuolo-Fiorentina (3-3), disputata da titolare, diventa il primo giocatore nato negli anni 2000 a giocare dal primo minuto con la Viola. Nella stagione seguente viene definitivamente inserito in prima squadra. Il 18 agosto 2019 debutta in Coppa Italia, decidendo con una doppietta da subentrato il turno preliminare contro il Monza (3-1). Il 10 novembre successivo mette a referto le prime marcature di sempre in campionato, realizzando un'altra doppietta nella sconfitta esterna contro il Cagliari (5-2). Chiude la stagione con 6 gol in campionato in 30 presenze. Nella stagione 2020-2021 prende la maglia numero nove, e trova sempre maggior spazio da titolare, soprattutto dopo l'approdo di Cesare Prandelli alla guida dei fiorentini. Il 22 dicembre 2020 contribuisce con un suo gol al roboante successo a Torino sulla Juventus (0-3), che sancisce la prima vittoria dei Viola in casa dei bianconeri dopo 12 anni dall'ultimo precedente. Il 13 marzo 2021 realizza la sua prima tripletta in carriera (diventando il quinto calciatore serbo a riuscirvi in Serie A), decidendo la gara di campionato contro il Benevento (1-4). Conclude l'annata con 21 reti totali (terzo serbo ad andare in doppia cifra in massima serie), ottenendo la salvezza (grazie anche ai suoi gol segnati negli scontri diretti) con la formazione toscana e vincendo, inoltre, il titolo di Miglior Under-23 della Serie A 2020-2021. Inizia il 2021-2022 segnando una doppietta nella partita vinta contro il Cosenza (4-0), valida per il 1º turno di Coppa Italia. Il 28 agosto 2021 sigla, invece, la sua prima marcatura in campionato ai danni del Torino. Il 12 settembre realizza entrambe le reti che consentono alla Fiorentina di vincere in casa dell'Atalanta (1-2) mentre, il 30 ottobre seguente, è autore della sua seconda tripletta nel massimo campionato italiano ai danni dello Spezia (3-0). Punto fermo del nuovo allenatore Vincenzo Italiano, conclude la prima parte di stagione con 20 reti in 24 partite tra campionato e coppa. Juventus Il 28 gennaio 2022 viene acquistato a titolo definitivo dalla Juventus per 70 milioni di euro (più 10 milioni di bonus): diventa l'acquisto più oneroso per un club di Serie A durante la sessione invernale di calciomercato. Il successivo 6 febbraio segna al debutto in maglia bianconera, aprendo le marcature nella partita casalinga di campionato vinta per 2-0 contro il Verona; quattro giorni dopo, alla prima partita di Coppa Italia in maglia juventina, propizia l'autogol decisivo di Ruan Tressoldi che vale il 2-1 al Sassuolo e annessa qualificazione in semifinale. Il 22 febbraio esordisce in UEFA Champions League in occasione della partita esterna, valida per l'andata degli ottavi di finale, contro il Villarreal (1-1): realizza il gol del parziale 0-1 dopo soli 32" dall'inizio della gara, diventando il primo giocatore bianconero a segnare al debutto nella fase a eliminazione diretta di Champions e il secondo più veloce, dopo Alessandro Del Piero (20"), a siglare una rete nella massima competizione europea nonché, in assoluto, il secondo più veloce marcatore all'esordio nella manifestazione, dietro al solo Jevhen Konopljanka (19"). Quattro giorni dopo, nella vittoriosa trasferta di campionato contro l'Empoli (2-3), realizza la sua prima doppietta per i bianconeri. Termina il campionato con 24 gol realizzati tra Firenze e Torino: con la rete che sblocca il punteggio nel 2-2 casalingo contro la Lazio del 16 maggio, eguaglia Dejan Stanković come calciatore serbo più prolifico nella storia della Serie A. Cinque giorni prima era andato a segno nella finale di Coppa Italia contro l'Inter, persa per 4-2 dai piemontesi ai tempi supplementari, realizzando il parziale 1-2 per i suoi: tale rete, sommata alle precedenti tre in maglia viola, gli permette di laurearsi capocannoniere dell'edizione. L'inizio della stagione seguente è negativo per l'attaccante, frenato sia dalla crisi di gioco della squadra bianconera sia da una pubalgia che ne limita fortemente l'impiego. Ristabilitosi al giro di boa dell'annata, il 16 febbraio 2023 trova la sua prima rete in UEFA Europa League, aprendo il tabellino nel pareggio interno contro i francesi del Nantes (1-1) valido per l'andata del turno di play-off. Pur col raggiungimento delle semifinali in campo europeo, la stagione di Vlahović e nel complesso della squadra si rivela negativa, soprattutto a causa di vicende extrasportive che destabilizzano fortemente l'ambiente torinese. Nell'annata 2023-2024 il centravanti serbo vince il suo primo trofeo in maglia juventina, la Coppa Italia, peraltro assurgendo a match winner nella finale del 15 maggio a Roma contro l'Atalanta (1-0). Nella stessa stagione, viene premiato come miglior attaccante della Serie A. In quella seguente invece, pur se il 2 ottobre 2024 sigla la sua prima doppietta in Champions League, nella vittoria esterna per 3-2 sul RB Lipsia, nella seconda parte dell'annata perde il posto da titolare a favore del neoacquisto Randal Kolo Muani, in un periodo segnato anche dall'errore del serbo ai tiri di rigore nei quarti di Coppa Italia contro l'Empoli, che contribuisce all'eliminazione bianconera. Sempre in maglia juventina, nell'estate 2025 prende parte alla Coppa del mondo per club FIFA negli Stati Uniti d'America, in cui segna 2 reti. Nazionale Dopo avere rappresentato le selezioni Under-15, Under-16 e Under-19 della Serbia, il 6 settembre 2019 ha debuttato con la nazionale Under-21 serba nella sconfitta per 1-0 in trasferta contro i pari età della Russia. Debutta in nazionale l'11 ottobre 2020, all'età di 20 anni, nella partita persa per 0-1 contro l'Ungheria, valida per la UEFA Nations League e disputata a Belgrado. Il successivo 18 novembre, alla prima da titolare, realizza il suo primo gol in nazionale, nella gara interna vinta 5-0 contro la Russia. Nel novembre del 2022, viene incluso dal commissario tecnico Dragan Stojković nella rosa serba partecipante al campionato del mondo 2022 in Qatar. Fa il suo debutto nella rassegna iridata il 24 dello stesso mese, nella sconfitta 2-0 contro il Brasile valevole per la fase a gironi; frenato da problemi fisici che ne limitano l'impiego in campo, nella gara del 2 dicembre contro la Svizzera trova comunque il suo primo gol in un mondiale, tuttavia non sufficiente a evitare la sconfitta 2-3 della nazionale balcanica e conseguente eliminazione dalla manifestazione. Viene convocato per il campionato d'Europa 2024 in Germania, dove la Serbia non supera la fase a gironi e lo stesso Vlahović, come il resto dei suoi compagni di nazionale, è autore di prestazioni al di sotto delle attese. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Fiorentina: 2018-2019 Competizioni nazionali Coppa di Serbia: 2 - Partizan: 2015-2016, 2016-2017 Campionato serbo: 1 - Partizan: 2016-2017 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024 Individuale Capocannoniere della Coppa Italia Primavera: 1 - 2018-2019 (6 gol) Premi Lega Serie A: 2 - Miglior Under 23: 2020-2021 Miglior attaccante: 2023-2024 Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2021-2022 (4 gol) Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2022
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DENIS ZAKARIA https://it.wikipedia.org/wiki/Denis_Zakaria Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Ginevra Data di nascita: 20.11.1996 Ruolo: Centrocampista Altezza: 191 cm Peso: 76 kg Nazionale Svizzero Soprannome: Octopus - Il Polpo Alla Juventus dal 2021 al 2023 Esordio: 06.02.2022 - Serie A - Juventus-Verona 2-0 Ultima partita: 27.08.2022 - Serie A - Juventus-Roma 1-1 15 presenze - 1 rete Denis Lemi Zakaria Lako Lado (Ginevra, 20 novembre 1996) è un calciatore svizzero di origini congolesi-sudsudanesi, centrocampista del Monaco e della nazionale svizzera. Denis Zakaria Nazionalità Svizzera Altezza 191 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Monaco Carriera Giovanili 2004-2015 Servette Squadre di club 2014-2015 Servette 6 (2) 2015-2017 Young Boys 50 (2) 2017-2022 Borussia M'gladbach 125 (11) 2022 Juventus 15 (1) 2022-2023 → Chelsea 7 (0) 2023- Monaco 0 (0) Nazionale 2014-2015 Svizzera U-19 8 (2) 2015-2016 Svizzera U-21 8 (0) 2016- Svizzera 49 (3) Biografia Zakaria è nato a Ginevra da padre sudsudanese (nato nell'allora Sudan) e madre congolese (nata nell'allora Zaire). Caratteristiche tecniche Di ruolo centrocampista, può essere impiegato come mediano e come regista; può, inoltre, giocare sia in un centrocampo a 2 che a 3. Paragonato a Patrick Vieira e Paul Pogba, è dotato di ottima atleticità, velocità, dinamismo e forza fisica, bravo a costruire il gioco, in fase di pressing, nei contrasti, e nel recuperare palloni (anche tramite tackle). Ha grandi capacità polmonari e fisiche che gli consentono di essere forte sia alla distanza che negli sprint. In carriera è stato adattato anche nel ruolo di difensore centrale e di attaccante. Carriera Club Gli inizi, Servette e Young Boys Cresciuto calcisticamente nel Servette, ha esordito in prima squadra il 10 novembre 2014 contro il Losanna; mentre il 18 maggio 2015 ha segnato il primo gol in carriera da professionista contro il Wohlen. Nonostante il ruolo tra le seconde file riesce ad ottenere 6 presenze e 2 gol con la maglia ginevrina. Il 26 giugno 2015 passa a titolo definitivo allo Young Boys. Debutta con il nuovo club alla prima giornata di campionato, subentrando durante una gara pareggia contro lo Zurigo. Il 28 luglio seguente debutta in UEFA Champions League in occasione della sconfitta per 3-1 contro il Monaco, valida per i preliminari; mentre il 28 novembre ha segnato la prima rete con il club bernese contro il San Gallo. Nella sua prima stagione a Berna colleziona 27 presenze e 1 gol in campionato, venendo nominato rookie dell'anno. La seconda stagione già affermatosi tra le gerarchie del club, riesce a collezionare 23 presente e una rete, tuttavia durante la stagione salta diverse partite a causa di infortuni. Borussia Monchengladbach Il 6 giugno 2017 viene acquistato dal Borussia M'gladbach. L'11 agosto seguente debutta in DFB-Pokal contro il Rot-Weiss Essen; mentre pochi giorni dopo debutta in Bundesliga contro il Colonia. Segna il primo gol con il Gladbach alla seconda presenza in campionato contro l'Amburgo. Durante la prima stagione in bianconero riesce a collezionare 30 presenze e 2 reti, giocando spesso in coppia con Christoph Kramer. La stagione seguente, a causa di alcuni cambiamenti tattici dell'allenatore Dieter Hecking con esiti negativi per Zakaria, non riesce ad ottenere un buon impiego. Tuttavia nella seconda parte di stagione riesce a riconquistare il proprio posto da titolare. Nella stagione 2018-2019, con l'arrivo sulla panchina di Marco Rose conferma il proprio posto da titolare, fornendo durante la stagione varie prestazioni all'altezza. Nel dicembre del 2021, viene confermato che Zakaria non avrebbe rinnovato il proprio contratto con il Borussia e che, di conseguenza, avrebbe lasciato la società al termine della stagione 2021-2022. Juventus e Chelsea Il 31 gennaio 2022 viene ceduto a titolo definitivo alla Juventus per 8,6 milioni di euro complessivi. Il successivo 6 febbraio bagna con una rete il debutto in maglia bianconera, fissando il punteggio nella vittoria interna contro il Verona per 2-0. Raccoglie 15 presenze ed 1 goal con la maglia bianconera. Il 1º settembre 2022, nell'ultimo giorno della sessione estiva di calciomercato, si trasferisce in prestito con diritto di riscatto al Chelsea, lasciando i bianconeri dopo solo sei mesi. La sua esperienza ai Blues, però, è del tutto negativa, totalizzando solamente 11 presenze tra tutte le competizioni. Il 2 giugno 2023, lo svizzero ha annunciato che sarebbe tornato alla Juventus visto che il club londinese non ha voluto pagare la cifra per il riscatto del giocatore. Monaco Il 14 agosto 2023 si trasferisce a titolo definitivo per la cifra di 20 milioni di euro al Monaco, con cui firma un contratto fino al 30 giugno 2028. Nazionale Dopo avere militato nella under-19 e nell'under-21 elvetica, viene convocato nella nazionale maggiore per gli campionato europeo del 2016 in Francia, in cui non gioca nessuna partita. Convocato anche per il campionato mondiale del 2018, nella manifestazione scende in campo in due occasioni, subentrando in ambedue i casi nel corso della partita. L'8 settembre 2018 segna la sua prima rete in nazionale, nel successo per 6-0 contro l'Islanda nella UEFA Nations League 2018-2019. Convocato per il campionato d'Europa 2020, disputatosi nel 2021 a causa del covid, nel torneo ricopre il ruolo di riserva, bloccato dalla presenza di Granit Xhaka e Remo Freuler nel suo ruolo; è schierato come titolare ai quarti di finale contro la Spagna a causa della squalifica di Xhaka ed è autore di un'autorete nella partita terminata 1-1 dopo i tempi supplementari e con la sconfitta degli elvetici ai tiri di rigore. Convocato anche per i mondiali del 2022 in Qatar, come riserva, viene impiegato da subentrato in 2 occasioni, fra cui, la sfida degli ottavi di finale, persi contro il Portogallo.
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MANUEL LOCATELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_Locatelli Nazione: Italia Luogo di nascita: Lecco Data di nascita: 08.01.1998 Ruolo: Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: L'Architetto - Zizou - Il Nuovo Pirlo Alla Juventus dal 2021 Esordio: 22.08.2021 - Serie A - Udinese-Juventus 2-2 Ultima partita: 06.04.2026 - Serie A - Juventus-Genoa 2-0 223 presenze - 9 reti 1 Coppa Italia Campione d'Europa 2021 con la nazionale italiana Manuel Locatelli (Lecco, 8 gennaio 1998) è un calciatore italiano, centrocampista della Juventus, di cui è capitano, e della nazionale italiana, con cui è stato campione d'Europa nel 2021. Manuel Locatelli Locatelli in azione per la Juventus nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Juventus Carriera Giovanili 2004-2009 Atalanta 2009-2016 Milan Squadre di club 2015-2018 Milan 48 (2) 2018-2021 Sassuolo 96 (6) 2021- Juventus 223 (9) Nazionale 2013-2014 Italia U-15 5 (0) 2014 Italia U-16 2 (0) 2013-2015 Italia U-17 22 (1) 2015-2017 Italia U-19 20 (1) 2017-2019 Italia U-21 23 (2) 2020- Italia 36 (3) Palmarès Europei di calcio Oro Europa 2020 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA Argento Finalissima 2022 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Europei di calcio Under-19 Argento Germania 2016 Biografia Completa gli studi presso la "Casa degli Angeli" a Lecco. Sposatosi nel 2022 con Thessa a Villa Palmieri, la coppia ha un figlio, nato nel 2023. Caratteristiche tecniche È un centrocampista centrale dotato tecnicamente, a cui si abbinano buone capacità di interdizione. Grazie alle sue doti nell'impostazione del gioco, viene impiegato principalmente come regista, oltre a poter giocare anche come mezzala. Dispone inoltre di capacità di inserimento e di tiro da fuori area. Nel 2015 è stato inserito nella lista dei migliori cinquanta calciatori nati nel 1998 stilata dal giornale inglese The Guardian. Carriera Club Milan Originario di Galbiate, incomincia a giocare nella squadra oratoriale del Pescate, allenata da suo padre Emanuele. Dopo alcune stagioni nelle giovanili dell'Atalanta, a 11 anni passa al Milan. In rossonero gioca dagli Esordienti alla Primavera. Nella seconda parte della stagione 2015-2016 viene aggregato alla prima squadra sotto la guida dell'allenatore Cristian Brocchi. Il 21 aprile 2016, a 18 anni, esordisce in Serie A nella partita contro il Carpi (0-0) disputata a San Siro. Il successivo 14 maggio gioca la sua prima partita da titolare, nell'ultima partita del campionato in casa contro la Roma. Nella stagione successiva trova spazio con l'allenatore Vincenzo Montella, che lo impiega con continuità dopo l'infortunio occorso a Montolivo. Il 2 ottobre 2016 realizza il suo primo gol in Serie A nella partita vinta 4-3 contro il Sassuolo. Il 22 ottobre realizza il gol decisivo nella classica contro la Juventus, vinta per 1-0 (riuscendo a far trionfare il Milan sui bianconeri dopo quattro anni). Il 23 dicembre si aggiudica, sempre contro i bianconeri, la Supercoppa italiana, primo trofeo della sua carriera. Il 25 gennaio 2017, ancora in una sfida con i bianconeri, riceve la sua prima espulsione da professionista. Termina la sua esperienza stagione con 25 presenze in campionato. All'inizio della stagione successiva, il 3 agosto 2017, fa il suo esordio nelle coppe europee, giocando titolare in occasione della partita di ritorno del terzo turno preliminare di Europa League vinta per 2-0 contro i rumeni del U Craiova. Spesso titolare in Europa League, in campionato ottiene solo 21 presenze in quanto nel suo ruolo gli viene preferito il più esperto Lucas Biglia arrivato in estate. Conclude tuttavia la stagione con 33 presenze totali. Sassuolo Il 13 agosto 2018 viene ceduto in prestito con obbligo di riscatto al Sassuolo. Esordisce con il Sassuolo il 26 agosto, alla 2ª giornata di campionato, nella partita pareggiata 2-2 contro il Cagliari alla Sardegna Arena. Segna il primo gol con gli emiliani in Coppa Italia, nella sfida del quarto turno contro il Catania il 5 dicembre, realizzando il gol del definitivo 2-1. Il 26 gennaio 2019 realizza il primo gol in campionato contro il Cagliari, aprendo le marcature nel 3-0 finale, ritrovando il gol in Serie A dopo oltre 2 anni. Termina la stagione sotto la guida del tecnico De Zerbi con 29 presenze e 2 reti in campionato. L’anno seguente si afferma definitivamente giocando come centrocampista centrale nel modulo 4-2-3-1 utilizzato da De Zerbi, e contribuisce alla ottima stagione del Sassuolo che ottiene l'8ª posizione in campionato. Si conferma nella stagione 2020-2021, realizzando anche 4 gol in campionato e aiutando la squadra ad ottenere l'8º posto in classifica per il secondo anno consecutivo. Juventus Il 18 agosto 2021 si trasferisce alla Juventus, attraverso un prestito biennale con obbligo di riscatto pari a 25 milioni di euro (più 12,5 di bonus). Debutta in maglia bianconera quattro giorni dopo, subentrando nel secondo tempo della gara pareggiata per 2-2 sul campo dell'Udinese. Il successivo 14 settembre fa il suo esordio in Champions League, nella gara della fase a gironi vinta 3-0 in casa del Malmö FF. Quindi il 26 dello stesso mese, nella gara vinta 3-2 contro la Sampdoria, realizza il suo primo gol in campionato con la squadra piemontese. Una settimana dopo decide il derby torinese, giocato sul campo dei granata, con un gol all'86'. Termina la prima stagione a Torino con 43 presenze in tutte le competizioni e 3 gol in campionato. Nella stagione 2022-2023 totalizza 49 presenze senza nessun gol. All'inizio dell'annata seguente, il 22 ottobre 2023, a sette anni di distanza decide di nuovo la classica col Milan, stavolta segnando il gol della vittoria per i bianconeri al 63'. Il successivo 11 novembre, in occasione della vittoria interna sul Cagliari, indossa per la prima volta la fascia di capitano del club. Chiude la stagione con la vittoria del suo primo trofeo in maglia bianconera, la Coppa Italia, pur dovendo saltare la finale di Roma contro l'Atalanta per squalifica. A metà dell'annata 2024-2025, stante la partenza di Danilo, da gennaio Locatelli diventa il nuovo capitano della squadra. Segna la sua prima rete stagionale nel big match sul campo della Roma (1-1), siglando il momentaneo vantaggio bianconero. Il suo secondo gol, arrivato su calcio di rigore, è anche l'ultimo del campionato juventino, quello che vale la vittoria per 3-2 sul campo del Venezia e certifica la qualificazione dei piemontesi in UEFA Champions League. Nel torneo seguente, in occasione del successo interno per 2-1 sul Cagliari del 29 novembre 2025, raggiunge le 200 presenze in maglia bianconera. Nazionale Nazionali giovanili Dopo alcune presenze nelle nazionali giovanili italiane Under-15 e Under-16, nel 2013 entra nel giro dell'Under-17, con cui nel 2015 disputa l'Europeo Under-17. Nel 2016 prende parte all'Europeo Under-19: in tale manifestazione mette a segno un gol, su punizione, nel secondo incontro della fase a gironi, pareggiato per 1-1 contro l'Austria. Gli azzurrini si arrenderanno solo in finale, sconfitti 4-0 dalla Francia. Il 23 marzo 2017, a 19 anni, esordisce con l'Under-21 nella gara amichevole contro la Polonia. Viene quindi inserito dal CT Di Biagio nella lista dei 23 convocati per l'Europeo Under-21 2017 in Polonia, dove ottiene due presenze entrando dalla panchina. A due anni dall'esordio, il 25 marzo 2019, segna la sua prima rete in Under-21, nella partita amichevole pareggiata 2-2 a Frosinone contro la Croazia. Viene convocato per l’Europeo Under-21 2019 in Italia, dove scende in campo unicamente nell'ultima partita della fase a gironi. Nel settembre 2019 diventa il capitano del nuovo ciclo dell'Under-21, sotto la guida del neo CT Paolo Nicolato. Nazionale maggiore Locatelli nella semifinale di UEFA Nations League contro la Spagna nel 2021 Il 27 agosto 2020 riceve dal CT Roberto Mancini la sua prima convocazione in nazionale, e il successivo 7 settembre, a 22 anni, esordisce giocando titolare nella partita di UEFA Nations League vinta 1-0 contro i Paesi Bassi ad Amsterdam. Trova subito spazio, e il 28 marzo 2021 segna il suo primo gol in nazionale, nella partita delle qualificazioni mondiali vinta per 2-0 contro la Bulgaria a Sofia. Nel giugno 2021 viene convocato per il campionato europeo, dove inizia da titolare e nella seconda partita della fase a gironi realizza una doppietta nella gara vinta per 3-0 contro la Svizzera a Roma, venendo eletto miglior giocatore della partita. Utilizzato anche negli ottavi e in semifinale (dove sbaglia il suo tiro nella serie dei rigori), entra al posto di Verratti nel primo tempo supplementare della finale di Wembley vinta ai rigori contro l'Inghilterra, laureandosi campione d'Europa. Il successivo 30 settembre viene inserito tra i 23 convocati per la fase finale della Nations League 2020-2021, dove l'Italia ottiene il terzo posto. Successivamente trova meno spazio e salta, per scelta tecnica, sia la fase finale della Nations League nel 2023 che il campionato d'Europa 2024. Palmarès Club Supercoppa italiana: 1 - Milan: 2016 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024 Nazionale Campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Individuale Premio Bulgarelli Number 8: 1 - 2021 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020.» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
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LEONARDO BONUCCI Sette anni in bianconero, sette anni da narrare l’uno all’altro per Leonardo Bonucci, detto semplicemente Leo. Approda sulle rive del Po nell’estate del 2010, proveniente dal Bari: nel capoluogo pugliese ha formato con Ranocchia una solida e affiatatissima coppia difensiva che, presto, emerge come miglior duo del campionato. Ma è proprio il futuro interista che si attira le maggiori attenzioni degli addetti ai lavori e l’arrivo di Leo a Torino è visto con diffidenza dal supporter juventino. «Ho iniziato in una società dilettantistica – racconta – il Pianoscarano, poi sono passato alla Viterbese. Giocavo centrocampista centrale ed esterno, per un po’ ho anche fatto la punta. La svolta è arrivata l’anno della Berretti. Il mio allenatore era Carlo Perrone, ex giocatore di Lazio e Roma: il mio grande maestro, l’uomo che mi ha insegnato a stare più tranquillo in campo, senza strafare. Inoltre ha visto in me le caratteristiche del difensore centrale e questa è stata la mia fortuna. Nell’ultimo anno a Viterbo ho sfiorato l’esordio in C2. Poi sono passato all’Inter dove ho giocato due stagioni con la Primavera e ho esordito in Serie A. Il salto nei professionisti c’è stato a Treviso dove sono rimasto una stagione e mezza con mister Pillon, prima di trasferirmi a Pisa, dove ho conosciuto Giampiero Ventura, che mi ha fatto giocare tutte le partite e che poi mi ha voluto a Bari. Lo scorso campionato è stato incredibile, non ho saltato un solo minuto, nonostante abbia giocato le ultime diciotto partite in diffida. E ora sono qui per continuare a crescere. È l’inizio di una nuova entusiasmante avventura. Un punto di partenza per la mia carriera. Ma anche la realizzazione di un sogno che avevo fin da piccolo: sono sempre stato tifoso della Juventus, una sorta di “pecora nera” in una famiglia di interisti. Nella mia camera c’era il poster di Del Piero e una foto che mi avevano scattato insieme a Peruzzi. Del Piero, da idolo a compagno di squadra, mi ha fatto davvero effetto. Alessandro si è subito dimostrato un ragazzo tranquillo, simpatico e soprattutto umile. Lui, insieme a Zidane, è stato uno dei miei modelli quando, da ragazzo, giocavo in posizioni più offensive». «Leo – scrive Sandro Scarpa su juventibus.com, il 24 novembre 2016 – entra nel romanzo decadentista della Vecchia Signora, senza appeal e senza gloria. Ai nuovi boss, Marotta e Paratici, l’idea Bonucci balena in un ennesimo surreale groviglio: devono liberarsi della metà di Criscito e sbarazzarsi di Almirón, parcheggiato proprio a Bari. Un vortice rutilante di scambi ed ecco arrivare Leo, “il meno bravo dei due”. Inizia così il romanzo horror: Leo è in una difesa zombie composta da Motta, Grygera, Traoré, Legrottaglie, Sørensen, Grosso, Rinaudo e De Ceglie con davanti Melo e Aquilani. Paura, eh? Lui e Chiellini vengono morsi dalla vampiresca spirale delneriana e la Juve viene sepolta viva da quarantasette reti. A gennaio arriva dal Wolfsburg per quindici casse di rhum anche Barzagli, e il trio comincia un lungo sodalizio dentro e fuori dal campo che li porterà poi a raccontarsi, intorno a un camino, storie di terrore come i cross di De Ceglie e le diagonali di Motta. In estate altra sliding door narrativa: la Juve punta Bruno Alves, in Russia con Criscito e Spalletti, che in cambio chiede Leo e Pepe. Potrebbe essere l’inizio di un romanzo russo, ma lo scambio salta e Bonucci diventa il soldato LeonardoBi, alter–ego immaginario, come in un poema epico. Se nel primo anno “un misto di supponenza e poca concentrazione” lo porta a cadere nelle proverbiali “bonucciate”, ora due figure da Pigmalione plasmano caratterialmente il nuovo Bonni che scende a patti col Diavolo Conte e il numero satanico 3–5–2 e viene forgiato mentalmente dal Motivatore con mentine all’aglio e sevizie psicologiche. Leo diventa cattivo, concentrato e spietato come il reduce di un romanzo bellico post Vietnam e comincia a non commettere più errori, a spingersi più avanti, a tenere palla al piede più spesso. È l’ora del riscatto: con Conte e come il Conte di Montecristo, Leo diventa un pilastro della BBC e scrive il romanzo della terza stella, iniziando l’epopea di una difesa da leggenda. È il trionfo, Bonni è oramai un difensore completo e si gode lo scudetto, ma come nelle favole arriva l’implacabile nemico a mettere a repentaglio la vita dell’eroe. Alcuni loschi figuri di Scommessopoli, per avere sconti di pena, tirano dentro il nostro Leo. Palazzi chiede tre anni e sei mesi sia in primo grado sia in appello. È una tragicommedia avvolta in un legal–trhiller. Zero prove, accuse ridicole, eppure in tanti, nella tagliola della giustizia, patteggiano per evitare la fine di una carriera. Bonni no, come Pepe (anche lui scampato alla deportazione russa), non scende a patti e va a processo. Pensateci, tre anni e sei mesi a partire da settembre 2012, con fine pena a febbraio 2016, magari per ricominciare dalla Viterbese o dal Bari... È l’ennesima svolta psicologica. Ciò che non ti uccide ti fortifica. Bonucci, come i bianconeri eroi del Mondiale 2006, quell’estate “non dovrebbe giocare Euro 2012”, secondo giornalisti da operette morali. Per la stampa è un criminale, feccia da cui ripulire il calcio. Bonni, Cassano e Balotelli sono i Bastardi senza Gloria della Nazionale che arriverà poi in finale con la Spagna. Ancora una volta, come figura ricorrenti di un romanzo, a rimetterci è Criscito, escluso ingiustamente da quegli Europei. La Juve non lo molla ma anzi gli consegna un’emblematica fascia di capitano in un’amichevole estiva contro il Benfica. Bonni viene assolto. Da quel momento Bonucci diventa un idolo per il popolo bianconero e l’incarnazione del male per gli altri. Arrogante, indisponente, implacabile e impunito con la Juve, deconcentrato e brocco a volte in Nazionale, come in Brasile. È quello che esulta in modo volgare, che umilia rivali e tifoserie invitandoli a sciacquarsi la bocca (esultanza frutto di scherzi con gli amici, come a dire «Visto, non sono un bidone!»). È quello che schernisce gli avversari («Noi siamo in Champions, il Napoli in Europa League!»). È il bullo spericolato che affronta un rapinatore che minaccia la sua famiglia. È l’uomo più odiato della squadra più odiata. È quello del pasticciaccio brutto di Rocchi in Juve–Roma. L’odio nei suoi confronti lo fa bollare come rozzo e limitato, eppure viene esaltato dal migliore romanziere–esteta del calcio attuale, Guardiola, che dice di lui: «È da sempre uno dei miei calciatori preferiti». Il culmine di questo romanzo criminale Bonucci lo raggiunge con la testata (per alcuni sono le testate) a Rizzoli. In quell’occasione la natura criminale di Bonucci si fonde con poteri da supereroe fantasy: un’onda energetica parte dal suo capoccione per colpire violentemente, ma senza contatto, l’arbitro bolognese. E arriviamo al presente. Dopo la parentesi (speriamo chiusa per sempre) di un breve dramma familiare che sembra oramai risolto, Bonni si attira finalmente stima e solidarietà anche delle altre tifoserie. Le sue lacrime in TV lo rendono un eroe vulnerabile, e dopo il nuovo poemetto epico degli Europei francesi, chiuso sul più bello dai rigori di Zaza e Pellè (i quali diventano i nuovi bersagli facili), anche i tifosi avversari ne riconoscono finalmente qualità calcistica e la forza caratteriale. Stimato da Conte e Pep, chiude e imposta alla Beckenbauer (paragone non più azzardato) e soprattutto è l’uomo dei goal decisivi. I tifosi della Juve hanno smesso di considerarlo quello “buono solo nel 3–5–2”, gli altri hanno smesso di odiarlo perché arrogante e scarso ma continuano a farlo perché è arrogante e forte». La settima stagione a Torino, seppur globalmente positiva sul lato sportivo, è negativa su quello ambientale, col calciatore reo di comportamenti che a lungo andare logorano il rapporto sia col tecnico Allegri sia con lo spogliatoio: il 17 febbraio, infatti, nella netta vittoria per 4–1 contro il Palermo, un pubblico alterco a bordocampo con Allegri gli costa l’esclusione dalla successiva trasferta di Champions League contro il Porto (che seguirà malinconicamente seduto in tribuna su uno sgabello) prima avvisaglia dell’addìo che si consumerà a fine stagione. Intanto, però, mette in bacheca la Coppa Italia e il sesto titolo italiano di fila: Leo, insieme ai compagni di squadra Barzagli, Buffon, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio, è per sei volte campione d’Italia. Il 3 giugno a Cardiff gioca la sua ultima partita in maglia juventina nella finale di Champions League, persa contro il Real Madrid. Il rapporto con il sodalizio torinese si interrompe bruscamente nell’estate 2017: al termine di una trattativa–lampo tra due storiche rivali che sorprende addetti ai lavori e tifosi, il 20 luglio il giocatore passa al Milan per 42 milioni di euro. GIANCARLO LIVIANO D’ARCANGELO, JUVENTIBUS.COM 1° MAGGIO 2017 Per quel che mi riguarda la prima volta che ho pensato davvero che Leonardo Bonucci non fosse solo un bravissimo difensore moderno, attaccato alla maglia, ma che potesse essere un vero e proprio re taumaturgo (nella definizione del celebre storico francese Ernst Bloch i re taumaturghi erano i monarchi francesi e britannici che secondo le credenze popolari avevano doti sovrannaturali da guaritori di infezioni cutanee come la scrofola o adenite tubercolare), è stata il 9 febbraio del 2013 quando, durante un Juventus–Fiorentina di campionato non era nemmeno in campo. Era in curva con i tifosi, nelle prime file subito dietro alla porta, e proprio mentre riceveva un coro in suo onore (Leo veniva già da due campionati da titolare, quattro goal, uno scudetto e tanto amore dei tifosi conquistato sul campo), sulle parole Leonardo Bonucci alé, Mirko Vučinić, uno dei centravanti più belli da vedere, più finemente schermidori, più cavalieri e al contempo più allergici al goal della recente storia juventina, insaccava proprio sotto Leo una splendida volée di destro, dai venticinque metri, una traiettoria perfetta per balistica e stile di esecuzione: stop di suola, rimbalzo, passetto rallentato di preparazione e colpo di cannone, proprio come nei sogni di bambino. Indurre al goal Vučinić, che forse senza che il nome di Leo fosse inneggiato in piena trance agonistica, avrebbe centrato in pieno la traversa: più taumaturgo di così... Ma che Leo avesse doti calcistiche sopra la media, da fuoriclasse, se non sovrannaturali, cominciava a intravvedersi anche in campo. Iniziava a lanciare a 40 metri con una precisione incredibile. Sempre nei tempi di gioco giusti per approfittare del fattore sorpresa. Dai suoi lanci nascevano goal splendidi e voluti, pensati, preparati, un unicum assoluto nel panorama calcistico mondiale. Ma non solo. Leonardo Bonucci aveva iniziato una crescita caratteriale e tecnica da vero leader. All’improvviso, dopo un goal decisivo, splendido in demi volée e decisivo contro la Roma (che soddisfazione quando i rivali scambiano se stessi per cigni mentre poi si rivelano passerotti spelacchiati), uscì sui giornali la notizia che l’artefice principale della maturazione di Bonucci fosse il suo motivatore personale, Alberto Ferrarini, professione mental–coach che rilasciava dichiarazione come questa: «Sabato sera abbiamo lavorato tre ore in albergo per preparare la partita. Nuovi segreti? Finito il nostro lavoro ho dato a Leonardo delle caramelle all’aglio. Prodotti naturali, immangiabili. I soldati centinaia di anni fa mangiavano l’aglio per mantenersi forti, sani e lucidi in battaglia. Leo è un soldato, e mangiando quelle caramelle è come lo avessi fatto tornare alle sue origini. Gli ho detto anche di alitare in faccia a Gervinho e Totti... La cosa più importante è stato il raggiungimento dell’obiettivo: la vittoria. Mi sono arrabbiato subito con Leo non voglio sentirgli parlare di rete più importante della carriera come ha fatto nel post gara. Deve stare sul pezzo: il goal più importante sarà il prossimo e sarà sempre così. Obiettivi nuovi? Dimenticare la Roma, essere più consapevoli della propria forza e avere più fame di ieri». Letteratura di piccolo cabotaggio? Forse. Ma negli effetti in campo, questa fame, questa volontà da marines confermata anche dal taglio di capelli militaresco, questa capacità di afferrare l’attimo che spesso per i campioni è pura ondulazione dialettica tra destino e forza di volontà, pura capacità superiore di omeostasi tra climax delle partite importanti e proprie reazioni atletiche e nervose. Rivediamolo quel goal decisivo, il più decisivo, finora, della sua carriera. È il 91esimo di Juventus Roma, le due squadre sono sul 2–2. Rocchi è stato sfortunato. Ha concesso due rigori alla Juventus, entrambi realizzati da Tévez, e uno alla Roma, goal di Totti (mai a segno su azione contro la Juventus a Torino nella lunghissima carriera), dopo che Iturbe (che soddisfazione quando l’intera stampa nazionale racconta come uno scudetto l’acquisto per più di trenta milioni di un presunto cigno che dopo poco si rivela una rondine comune già migrata sulle coste albioniche di Bournemouth) aveva portato in vantaggio i giallorossi. Il clima è teso. Porterà alla solita interrogazione parlamentare e uno sfogo a cuore aperto del capitano avversario. Dovrebbero fare un campionato a parte, cosa poi in effetti accaduta, con diciassette punti di vantaggio in classifica finale. Ma intanto è sempre il 91°, e un pallone viene crossato in area da Marchisio, è un assedio finale in vero un po’ disordinato, la vocazione difensiva interiorizzata nei geni non è richiesta; serve di più un colpo magico, estemporaneo quanto magico. Respinge di testa Yanga Mbiwa, nemmeno troppo male, svettando aitante e concentrando potenza. La palla s’innalza e cade a palombella in posizione centrale, al limite dell’area. E lì c’è Leo, che non ha paura. Chi tira al volo sa che basta poco per fare una figuraccia, ma il re taumaturgo è defilato, per coordinarsi deve spostarsi a mezzaluna da sinistra a destra, calcola il tempo, e quando è certo dell’impatto s’avventa come un’aquila e colpisce alla perfezione, da centravanti di tecnica sopraffina, e la volée è un colpo arcuato e teso, che come una corda di violino sembra congiungere un punto all’altro di un percorso perfetto, il piede di Leo e l’angolino basso del goal, lasciando risuonare una melodia dolce. Il re taumaturgo sforna altri campionati straordinari, cresce in Europa, segna altri goal da virtuoso del pallone, altri troneggiando di testa, altri ancora in area, sempre sfoggiando il trittico delle delizie delle sue doti principali: senso della posizione, tecnica, voglia di vincere incrollabile. E le solite, chiare doti sovrannaturali e taumaturgiche, come dimostrano le sue prove nelle ultime settimane. Da fantasma è apparso davanti a Higuaín e gli ha soffiato dalla testa un goal sicuro in Juventus Napoli; da fantasma (doveva essere squalificato a Bologna, pura meraviglia del destino) è apparso da nulla e ha segnato ancora in volée il goal del vantaggio con l’Inter, sfoggiando la più bella prestazione in maglia Juventina, fatta di un fantastico repertorio: anticipi, impostazioni, tackle scivolati, aggiramenti palla al piede, e in più una magnifica transizione da difesa a centrocampo con passaggio rischioso di Buffon, e Leo che pressato lascia scorrere la palla, supera l’uomo e avanza di venti metri a testa alta: azione degna di Beckenbauer. Infine, taumaturgo nell’ultima gara di Coppa Italia, quando il suo rigore decisivo ha guarito una squadra che sembrava composta da lebbrosi impauriti. Guardandolo con gli occhi dell’oggi Leonardo Bonucci è a tutti gli effetti desinato a entrare con merito nella storia dei più grandi difensori della Juventus. Nella storia di quella vocazione assoluta che in bianconero è il difendere. Ma in un modo unico. Bonucci è più unico di Barzagli e Chiellini, muraglie fisiche dal temperamento indomabile, ma più in tradizione con i grandi interpreti della juventinità difensiva. Loro sono nel solco di Cannavaro, il solo marcatore puro della storia a vincere un Pallone d’Oro, ovviamente da juventino. Nel solco di Romeo Benetti, il cui nome faceva paura solo a pronunciarlo, di Spinosi, di Morini; nel solco di Sandro Salvadore la bandiera, coraggioso, potente, indomito, che nei racconti dei vecchi juventini di famiglia era l’uomo che qualsiasi soldato avrebbe voluto come compagno di trincea in guerra. Nel solco di Jürgen Kohler, indistruttibile spauracchio di Van Basten, di Ciro Ferrara e Paolo Montero, i feroci paladini di anni indimenticabili, di Brio e Carrera nobili a Torino dopo la provincia, di Claudio Gentile il mastino insuperabile anche per Maradona, di Thuram fatato e aitante anche lui, puro fuoriclasse d’ebano ma privo, vicino alla porta, del colpo da barracuda. Se proprio si deve scegliere un filone tradizionale, Bonucci mi sembra più appartenere di diritto a quello dei grandi difensori juventini non catalogabili, sui generis. Come Carlo Parola, magnifico interprete della rovesciata, che non ho mai visto giocare e che eppure è scolpito nella mia memoria come icona del calcio italiano attraverso la Panini, mentre è sospeso in aria intento a sfidare la legge di gravità. Come Antonio Cabrini, che con la sua legge dell’estetica, del tiro al fulmicotone e della tecnica da ala sinistra ha cambiato il ruolo di terzino sinistro per sempre. E infine, come Gaetano Scirea, l’irraggiungibile. La classe pura. Il giocatore più corretto che abbia mai calcato un campo di calcio. La guida, il confessore, il consigliere, la colonna, l’amico taciturno a cui si poteva affidare la propria esistenza. Il regista tecnico che faceva dello stile un’essenza assoluta. Scirea non aveva difetti e rendeva estremamente facile il calvario della venerazione, per dirla alla Cioran». LA MAGLIA DELLA JUVE, 14 LUGLIO 2017 D’ora in poi, parleremo della “BBC” al passato. Sapevamo che sarebbe accaduto, un giorno: non ci aspettavamo che accadesse in questi tempi, modi e termini. Ma prima o poi doveva accadere: una delle difese più’ forti della nostra storia è giunta al capolinea. Leonardo Bonucci è un calciatore del Milan, che l’ha fatto suo per 40 milioni di euro. Quando approdò all’ombra della Mole, Bonucci era un buon prospetto proveniente dal Bari: nelle fila dei galletti, aveva militato in coppia con Ranocchia, che veniva considerato più forte di lui al momento e in prospettiva. In sette anni, Leo è diventato uno dei difensori più forti al mondo. Giorno dopo giorno, con professionalità, dedizione, voglia di migliorarsi. Conte gli insegna a difendere fuori dall’area di rigore, lui si applica e ne trae i frutti. Ne trae i frutti anche la Juve, che a un certo punto si ritrova al centro della terza linea un calciatore eccezionale. Il ragazzo che aveva bisogno del motivatore personale, è diventato un leader del complesso. Guida la retroguardia non solo sul piano tecnico, tira il gruppo sotto tutti i punti di vista, ci mette sempre la faccia. La “BBC” diventa leggenda, su Leo piovono riconoscimenti da ogni dove: i migliori allenatori in circolazione (Pep Guardiola e Antonio Conte, tanto per fare due nomi) lo ritengono un punto fermo nella loro difesa ideale. Per i tifosi, bianconeri, Leonardo Bonucci diventa Leo, semplicemente: uno di quelli sui quali, in un calcio senza bandiere, puoi fare affidamento, uno di quelli che non ti fa sentire solo un “cliente”, come vorrebbe la società, ma un tifoso, come vorrebbe il bambino che risiede in ogni vero sostenitore. Uno di quelli che ti trasmette orgoglioso senso di appartenenza. Senso della posizione, visione di gioco, capacità nel gioco aereo, fiuto del goal, grande abilità in fase di impostazione: il suo repertorio è completo. Non è velocissimo, ma supplisce a uno scatto non irresistibile con il mestiere. Quando parlano male di lui, i detrattori sono pregati di sciacquarsi la bocca: a ogni esultanza, Bonny lo ricorda con un gesto eloquente, che diventa una sua caratteristica. I tifosi delle squadre avversarie, avvelenati dal tifo anti juventino, sono sempre pronti a sminuirne le doti: perché Leo dà fastidio, è un osso duro, è uno privo di sfumature, è uno che ti ricorda sette giorni su sette che la Juve sta lassù e correte, correte pure che tanto non la prendete. In altre parole, ce lo invidiano. Al netto dei retroscena inerenti la cessione di Leo (retroscena, specie quelli inerenti Cardiff, sui quali non stiamo a fantasticare: non eravamo presenti, la verità nella sua interezza verrà fuori col tempo) possiamo registrare l’ovvio: i rapporti fra il giocatore e il tecnico si erano deteriorati, e ricomposti solo in apparenza. A partire dalla gara col Palermo? Probabilmente da prima. Bonny aveva voglia di cambiare aria, la società ha avallato il tutto e l’ha ceduto. Siamo ai saluti, Leo. 319 partite e ventuno reti con la maglia della Juve, dodici trofei nazionali messi in bacheca nell’arco di un ciclo leggendario non te li toglierà nessuno. Nessuno ti toglierà quello che hai fatto con noi e per noi, anche se sicuramente ti sei giocato l’affetto di milioni di fan: è inevitabile, non puoi farci nulla. Sei stato grande. E non sarà facile sostituirti, perché saresti anche stato l’ideale anello di congiunzione fra i vecchi e i nuovi componenti della terza linea bianconera. È vero, i calciatori passano e la Juve resta. Resterà anche questa volta, ma sono i calciatori che hanno contribuito e contribuiscono a rendere un mito la Vecchia Signora, non solo l’ambiente, la società, il modo di pensare e lavorare seriamente. I calciatori contano, sempre. Ciao, Leo. CATERINA BAFFONI, TUTTOJUVE.COM 16 LUGLIO 2017 Proviamo a far luce su un fatto “buio” per così dire, agli occhi di un tifoso bianconero a oggi: Bonucci, promesso eterno sposo alla Juventus, decide di svuotare l’armadietto di Vinovo per accasarsi nella dimora di una diretta concorrente, o meglio: storica rivale. E allora, proviamo a incoraggiare lui stesso, affinché il suo talento indiscusso, nato dalla caparbietà di Madama nel credere e nello scommettere su di lui sin dai suoi tempi cupi(ssimi), possa trovare la giusta collocazione nella spiegazione di un tifoso bianconero qualunque. Indipendentemente dalle varie “voci di corridoio” che inevitabilmente si inseguono alla ricerca di una valida spiegazione tra screzi o diverbi vari e quindi di malsani episodi accaduti nello spogliatoio, al caro vecchio ed ex Leo avrei suggerito di essere più paziente e quindi di riflettere. E non riconoscente, come magari molti di voi avrebbero voluto leggere, perché si sa che oggi, di riconoscenza, nel calcio, ce n’è davvero poca. Aspettare e riflettere non si parificano a una rassegnazione passiva o a una sconfitta. La intendo come il frutto tra forza e coerenza, capace di valutare la sua azione per ciò che valeva nella sua tenacia! E sì che valeva alla Juventus. Le gerarchie non sono mai predeterminate o divine in una squadra, e questo vale ancora di più in Corso Galileo Ferraris. E allora, Leo, chi arriva ed è nuovo, sa bene che ha davanti a sé una montagna intera da scalare per raggiungere la vetta dell’accoglienza e del rispetto. E chi offre un braccio per aiutare a salire sempre più in alto, tra la bolgia delle tempeste, non può essere accantonato, così, nel dimenticatoio. Ti avrei consigliato, oltre alla riflessione, senza scomodare la oramai santa e ignota riconoscenza, di essere lungimirante. Sì, perché il tempo è sempre stato dalla parte di un giocatore, e allora la domanda sorge spontanea: come è stato possibile non rivolgersi a un pubblico che non ha mai smesso di credere in te? Perché se oggi rappresentiamo il prodotto di quello che siamo stati ieri, domani saremo anche ciò che siamo oggi, dell’esempio che portiamo. E quale esempio hai voluto portare? Ti avrei invitato di nuovo alla riflessione, Leo, perché a differenza di molti altri, non hai dovuto portare il solito fardello di dover dimostrare tutto il talento e subito. Il distacco è la cosa più complicata da accettare, ma il giusto distacco ragionato, calmo e cauto, avrebbe dato un altro senso. Cauto e calmo, come l’atteggiamento di chi ha sempre saputo e voluto aspettare. Cavalcare l’onda dell’entusiasmo e delle vittorie in bianconero, non è da tutti, ma è il sogno di tutti, ed è stato anche il tuo in modo tale da poter graffiare sul vetro dei ricordi e incastonarti tra i totem e “i mostri sacri” della casacca Juventina. C’eri arrivato, e pure a modo. Quando le bandiere lasciano, il rischio e il “dolore” sportivo che si portano e trascinano dietro nei confronti dei tifosi, è inevitabilmente quello di avere rimpianti e nostalgia. Ma per questo ti ringraziamo Leo19, perché per quanto al tuo giovane animo possa sembrare banale, ti assicuro che il tifoso juventino, voltando lo sguardo a te, avrà nella sua memoria il te bianconero in un breve flash dalla durata di un battito di ciglia. Mentre l’abisso dei ricordi, l’hard disk delle emozioni indelebili, sarà un lusso riservato a pochi altri. C’erano e forse chissà, ci saranno altre bandiere nel variopinto mondo del calcio che hanno scelto di legare la propria immagine, il proprio essere alla lealtà di una squadra. Una lealtà che va onorata e portata avanti a mo’ di esempio, come chi ha voluto perseguire il cammino intrapreso per diventare un campione, per essere un giorno il desiderio di un bambino. Ma questo privilegio, caro Leo, è riservato, come detto, ad altri e a pochi eletti. Il lieto fine, allora, è anch’esso riservato solo per le storie vere. Ed è chiaro quindi che questa, è tutta un’altra storia. In bocca al lupo per la tua nuova avventura. Il suo saluto di commiato: «Allegri? Con lui ho avuto un rapporto alla luce del sole, ho giocato tanto e se è successo è perché sono stato considerato importante. Avere discussioni durante gli anni è normale: sono uno diretto che dice sempre la verità. Ma con lui non ho avuto alcun tipo di problema. Poi, è ovvio che alcune situazioni portano delle conseguenze e ognuno si prende le proprie responsabilità. Sgabello di Porto? Pare che sia stata la cosa più eclatante, ma in realtà è solo la goccia finale. Già prima c’erano state altre situazioni. Poi, comunque, la cosa si era ricomposta. Accoglienza dei tifosi bianconeri? Per quello che ho dato alla Juve, non mi sento né un traditore né un mercenario. Se dovessero fischiarmi devono sapere che, così come gli insulti che ricevevo in bianconero mi caricavano, sarà così anche nel caso mi fischiassero allo Stadium. La vita è fatta di cicli che si aprono e chiudono, e quando fai parte di un gruppo per sette anni speri di lasciare qualcosa di bello. Diciamo che nell’ultima parte della stagione il legame si è affievolito da entrambe le sponde e abbiamo deciso in accordo di allontanarci. Negli ultimi mesi si è sgretolato qualcosa. E cambiare è stata la conseguenza. Per dare il 100% io devo sentirmi importante, cosa che oramai succedeva a fasi alterne. E questo non mi andava. Anche i matrimoni più belli a volte finiscono. Ricucire? La premessa è che alla Juve ho dato tanto e dalla Juve ho ricevuto tanto. Per me non è stata una scelta facile perché sette anni sono difficili da chiudere e da dimenticare. Ma il rapporto era arrivato alla conclusione, da parte di entrambi non c’era più voglia di continuare insieme. Però devo dire che per come è finita, ne siamo usciti tutti bene: io, la Juve e il Milan». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2018/05/leonardo-bonucci.html
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LEONARDO BONUCCI https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Bonucci Nazione: Italia Luogo di nascita: Viterbo Data di nascita: 01.05.1987 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Soprannome: Bonnie Alla Juventus dal 2010 al 2017 e dal 2018 Esordio: 29.07.2010 - Europa League - Shamrock Rovers-Juventus 0-2 Ultima partita: 12.03.2023 - Serie A - Juventus-Sampdoria 4-2 497 presenze - 35 reti 8 scudetti 4 coppe Italia 5 supercoppe italiane Campione d'Europa 2021 con la nazionale italiana Leonardo Bonucci (Viterbo, 1º maggio 1987) è un calciatore italiano, difensore della Juventus e capitano della nazionale italiana, con cui si è laureato campione d'Europa nel 2021. Nella sua carriera ha vinto otto campionati di Serie A con la Juventus (sei consecutivi dal 2011-2012 al 2016-2017 e altri due nelle stagioni 2018-2019 e 2019-2020), club quest'ultimo a cui ha legato la maggior parte della carriera e con cui si è aggiudicato anche quattro Coppe Italia (tre consecutive dal 2014-15 al 2016-17 e ancora nel 2020-21) e cinque Supercoppe di Lega (2012, 2013, 2015, 2018 e 2020), disputando inoltre due finali di UEFA Champions League (2015 e 2017); in precedenza, con la squadra nerazzurra aveva vinto, a livello giovanile, un Campionato Primavera (2006-07) e una Coppa Italia Primavera (2005-06). Con la nazionale ha trionfato all'europeo itinerante di Europa 2020; tra gli altri piazzamenti, è stato finalista all'europeo di Polonia-Ucraina 2012 e terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013 e alla UEFA Nations League del 2020-2021. In azzurro ha inoltre preso parte ai mondiali di Sudafrica 2010 e Brasile 2014 e all'europeo di Francia 2016. Considerato tra i migliori difensori della sua generazione, a livello individuale è stato nominato miglior calciatore AIC nel 2016, oltre a essere stato inserito nel 2013-14 e nel 2017-18 nella squadra della stagione della UEFA Europa League, nel 2015, 2016, 2017 e 2020 nella squadra dell'anno AIC, nel 2016 nella formazione ideale dell'Équipe e nella squadra dell'anno UEFA, nel 2016-17 nella squadra della stagione della UEFA Champions League e nell'ESM Team of the Year, nel 2017 e nel 2021 nell'undici ideale del FIFA FIFPro World XI e nel 2021 nell'XI All Star Team dell'europeo. Nel 2021, inoltre, si è classificato 14º nella graduatoria del Pallone d'oro. Leonardo Bonucci Bonucci in nazionale nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Juventus Carriera Giovanili 1993-2000 Pianoscarano 2000-2002 Viterbese 2002-2004 Nuova Bagnaia 2004-2005 Viterbo 2005-2007 Inter Squadre di club 2005-2007 Inter 1 (0) 2007-2009 → Treviso 40 (4) 2009 → Pisa 18 (1) 2009-2010 Bari 38 (1) 2010-2017 Juventus 319 (19) 2017-2018 Milan 35 (2) 2018- Juventus 157 (14) Nazionale 2010- Italia 116 (8) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Oro Europa 2020 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA Argento Finalissima 2022 Biografia Secondo di due figli, cresce a Viterbo nel quartiere Pianoscarano, uno dei rioni medioevali della città. Nel 2011 sposa Martina: la coppia ha tre figli. Suo fratello Riccardo, maggiore di cinque anni, è stato giocatore in Serie C1 con la Viterbese, e a livello dilettantistico in squadre della provincia di Viterbo. Nell'estate 2012 Bonucci viene deferito dalla Procura Federale della FIGC nell'ambito dell'inchiesta sullo scandalo Scommessopoli dell'anno precedente, col procuratore federale Stefano Palazzi che richiede per lui una squalifica di 3 anni e 6 mesi: nelle settimane seguenti il giocatore viene prosciolto dalla giustizia sportiva sia in primo sia in secondo grado. Per gli strascichi del caso nella giustizia ordinaria, nel luglio del 2013 è tra gli indagati a cui la Procura di Cremona invia un'informazione di garanzia circa un incidente probatorio atto alla ricerca di possibili combine: la posizione del calciatore viene archiviata nel febbraio 2015. Caratteristiche tecniche Nato come centrocampista centrale, in seguito è stato arretrato con successo da Carlo Perrone, suo tecnico nel settore giovanile della Viterbese, a difensore centrale. Nonostante l'iniziale ubicazione alla destra del blocco difensivo, in seguito è andato stabilmente a ricoprire compiti di «regista difensivo» — di fatto aggiornando lo storico ruolo di libero della squadra —; ciò principalmente in una difesa a tre, seppur abbia disponibilità a giocare anche in un reparto arretrato composto da quattro elementi. Bonucci (a sinistra) contrasta in elevazione l'inglese Welbeck nei quarti di finale del campionato d'Europa 2012: l'abilità nel gioco aereo è una delle migliori qualità del difensore. Calciatore di grande personalità — caratteristica che porta estimatori e detrattori a dividersi nettamente circa il giudizio nei suoi confronti — nonché avvezzo ad assumersi responsabilità e ruoli da leader in campo, in fase difensiva eccelle nei contrasti e nel gioco aereo, mentre in fase offensiva ben si disimpegna nell'impostare l'azione, effettuare lanci lunghi per i compagni e, in seconda battuta, attaccare gli spazi delle retroguardie rivali. Dopo alcune difficoltà tecnico-tattiche in cui incappò nei primi anni in Serie A — che fecero nascere tra la stampa specializzata il neologismo di «bonucciata» per definire alcuni grossolani svarioni palla al piede, dettati spesso da troppa sicurezza e scarsa concentrazione —, ha raggiunto il suo massimo rendimento nelle stagioni alla Juventus, migliorando considerevolmente agli ordini di Antonio Conte prima e Massimiliano Allegri poi, affermandosi tra i punti fermi della rosa bianconera degli anni 2010 nonché tra i migliori difensori della sua epoca: tra gli altri, Josep Guardiola ne ha parlato come di uno dei suoi giocatori preferiti di sempre. Nonostante il ruolo si è mostrato più volte avvezzo al gol nel corso della carriera, emergendo tra i difensori più prolifici della sua generazione; all'occorrenza si dimostra inoltre un efficace rigorista. Assieme ad Andrea Barzagli e Giorgio Chiellini, nel corso degli anni 2010 compagni di squadra sia nella Juventus sia in nazionale, Bonucci ha formato un affiatato terzetto difensivo denominato «BBC» dalla stampa specializzata; la solidità del trio ha portato al paragone con la linea difensiva composta dai terzini Virginio Rosetta e Umberto Caligaris nonché dal centromediano Luis Monti, alla base dei successi di Juventus e nazionale negli anni 1930. Con il ritiro di Barzagli, il successivo asse Bonucci-Chiellini venutosi a creare è stato ritenuto, per longevità decennale e rendimento ad alti livelli, uno dei più solidi e complementari del calcio internazionale oltreché accostato a coppie del passato quali Beckenbauer-Schwarzenbeck, Scirea-Gentile o Baresi-Costacurta. Carriera Club Gli esordi con Viterbese e Inter (2000-2007) Tira i primi calci nel Pianoscarano, società del quartiere Carmine della natìa Viterbo, in cui compie tutta la trafila delle formazioni giovanili. Nel 2000 passa alla Viterbese disputando prima il campionato Giovanissimi Sperimentali e l'anno successivo quello Giovanissimi Nazionali. Nel 2002 si trasferisce temporaneamente alla Nuova Bagnaia, società dell'hinterland viterbese, per giocare il campionato Allievi, quindi nel 2004 torna alla base tra gli Allievi Nazionali allenati da Carlo Perrone. Durante la stagione 2004-05 colleziona qualche panchina con la prima squadra gialloblù, in Serie C2, e sostiene un provino con l'Inter; con le giovanili nerazzurre disputa in prova due tornei, ad Abu Dhabi e a Parma, al termine dei quali la società lombarda, l'11 luglio 2005, lo ingaggia per 40 000 euro inserendolo nella squadra Primavera. La stagione 2005-06 vede Bonucci vincere con la formazione giovanile interista la Coppa Italia Primavera, agli ordini di Daniele Bernazzani (benché non scenda in campo nella doppia finale contro i concittadini del Milan). Intanto il 14 maggio 2006 Roberto Mancini, tecnico della prima squadra, lo fa esordire in Serie A, facendolo subentrare al 90' a Solari nella sfida dell'ultima giornata di campionato a San Siro contro il Cagliari (2-2): con tale presenza, a posteriori rientra ufficialmente nella rosa campione d'Italia dopo l'assegnazione d'ufficio dello scudetto ai nerazzurri, nelle settimane seguenti, per effetto delle sentenze di Calciopoli. Nell'annata seguente rimane nei ranghi della Primavera, perdendo la supercoppa di categoria contro la Juventus (in cui subentra nel corso della finale) ma emergendo poi nel corso della stagione, insieme ad altri promettenti elementi quali Balotelli e Biabiany, tra i maggiori artefici della vittoria del titolo di categoria: «già da ragazzo si intravedeva quanto fosse un vincente, tanto che fu uno dei protagonisti del nostro scudetto», ricorderà a posteriori il tecnico di quella formazione, Vincenzo Esposito. Mancini gli concede inoltre 3 nuove presenze con la prima squadra, tutte in Coppa Italia, tra cui la semifinale di ritorno giocata da titolare contro la Sampdoria (0-0). Le esperienze a Treviso, Pisa e Bari (2007-2010) Bonucci in azione al Bari nel 2009 Nell'estate 2007, a 20 anni, è ceduto in prestito al Treviso, in Serie B, con cui rimane un anno e mezzo totalizzando 40 gare e 4 reti. La prima stagione in Veneto, agli ordini di Giuseppe Pillon, è molto positiva per Bonucci il quale, alla sua prima esperienza da professionista, riesce a diventare titolare nel corso del campionato trovando anche i primi gol: «era un ragazzo giovane, ma fin dai primi allenamenti mi fece una gran bella impressione, specialmente per la sua personalità», ricorderà in seguito lo stesso Pillon; negativo è invece l'epilogo della sua avventura in maglia biancoceleste, nel primo semestre dell'annata 2008-09, poiché il nuovo tecnico Luca Gotti gli preferisce elementi più esperti come Scurto e Šmit. Il 15 gennaio 2009 passa quindi in prestito ai pari categoria del Pisa allenati da Gian Piero Ventura, dove nella seconda parte della stagione colleziona da titolare 18 presenze e 1 gol. Nonostante la retrocessione del club toscano, il difensore inizia a emergere tra le più valide promesse italiane nel ruolo; ciò anche grazie allo stile di gioco di Ventura, volto a favorire la costruzione dell'azione fin dalle retrovie, e che ben si addice a un calciatore quale Bonucci, un «difensore che pensa come un centrocampista». Tornato all'Inter al termine di questo biennio di prestiti, il 29 giugno 2009 è acquistato definitivamente dal Genoa nell'ambito della trattativa che porta Milito e Thiago Motta a Milano, venendo valutato 4 milioni di euro. Non ha tuttavia modo di vestire la maglia rossoblù, poiché il successivo 9 luglio è prelevato in compartecipazione dal Bari, neopromosso in Serie A e sulla cui panchina è nel frattempo arrivato proprio Ventura, il quale sollecita la società biancorossa a puntare sul giocatore. In Puglia è titolare sin dalla prima giornata della stagione 2009-10, un pareggio 1-1 nella trasferta contro la sua ex squadra dell'Inter, e dov'è suo malgrado autore di un fallo da rigore su Milito; ciò nonostante, nel prosieguo dell'annata è protagonista di prestazioni di livello, giocando tutte le 38 partite di un campionato in cui il 30 gennaio 2010 trova il suo primo gol in massima categoria, in semirovesciata nella vittoria interna 4-2 sul Palermo, e che il 3 marzo lo portano a vestire per la prima volta la maglia azzurra. A Bari fa coppia al centro della retroguardia dei galletti con un altro promettente elemento, Ranocchia, formando un giovane ma solido e affiatato duo difensivo che presto emerge tra i migliori del campionato; seppur all'epoca, è proprio il compagno di reparto ad attirare su di sé le maggiori attenzioni degli addetti ai lavori. Al termine dell'unico suo anno in biancorosso, nel giugno 2010 la comproprietà tra Bari e Genoa è risolta prima di arrivare alle buste: il giocatore è riscattato dai pugliesi con la complicità della Juventus, che ne acquisterà successivamente il cartellino. Juventus Dalla crisi all'affermazione (2010-2012) Bonucci (a sinistra) alla Juventus nel 2010, mentre contrasta Rudņevs nella trasferta di Europa League contro il Lech Poznań Il 1º luglio 2010 il difensore approda alla Juventus per una valutazione, tra contanti e contropartite, di circa 15,5 milioni di euro. Esordisce in competizioni ufficiali il 29 dello stesso mese, nella gara di andata del terzo turno preliminare di Europa League, giocata in Irlanda contro lo Shamrock Rovers e vinta 2-0 dai bianconeri; nella stessa competizione, il 19 agosto realizza il suo primo gol in maglia juventina, portando la squadra in vantaggio nella partita di andata dei play-off vinta 2-1 contro gli austriaci dello Sturm Graz. L'esordio in campionato arriva dieci giorni dopo, nella trasferta persa contro la sua ex squadra del Bari (1-0). In bianconero va ad agire ancora come centrale di difesa, formando la coppia titolare assieme a Chiellini, tuttavia nella sua prima stagione a Torino incontra varie difficoltà: da una parte per l'impostazione difensiva adottata dall'allenatore Luigi Delneri, il quale lo inquadra in un rigido 4-4-2 che finisce per svilirne le qualità in fase di costruzione del gioco, e dall'altra per «un misto di supponenza e poca concentrazione» che lo porta a cadere in vari errori tecnici, le cosiddette «bonucciate». Tutto ciò ne fa tra i calciatori più contestati della rosa juventina 2010-11 che chiude il campionato con un deludente settimo posto, fallendo dopo vent'anni la qualificazione alle coppe europee. Una situazione che si ribalta nella stagione 2011-12, quando alla guida dei piemontesi arriva Antonio Conte. Seppur relegato in panchina durante le prime settimane della nuova gestione tecnica, a favore della coppia Barzagli-Chiellini, sul finire del 2011 Bonucci ritrova la titolarità grazie alla nuova retroguardia a tre elementi studiata da Conte, che lo vede playmaker difensivo con i due succitati compagni di squadra ai lati: è la nascita della cosiddetta «BBC», la linea difensiva alla base dei successi juventini negli anni seguenti. Il 7 aprile 2012 segna un gol nella vittoriosa trasferta al Barbera con il Palermo (2-0), contribuendo al sorpasso in testa alla classifica dei bianconeri ai danni del Milan, culminato il 6 maggio seguente nella conquista dello scudetto, il primo in maglia juventina per Bonucci, arrivato grazie al 2-0 in campo neutro a Trieste sul Cagliari. Gli anni della «BBC» (2012-2016) Bonucci in maglia bianconera nell'estate 2014, in amichevole a Singapore contro una selezione locale Artefice in questo periodo di una costante crescita sul piano tecnico e soprattutto mentale, la stagione 2012-13 inizia con la vittoria della Supercoppa di Lega a Pechino, grazie al 4-2 sul Napoli maturato ai supplementari. Il 2 ottobre 2012 Bonucci realizza la sua prima rete in Champions League, nel match terminato 1-1 contro gli ucraini dello Šachtar. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, vince il secondo scudetto consecutivo. Chiude la stagione da bianconero con più presenze in assoluto (48), alla pari con il collega di reparto Barzagli. Apre la stagione 2013-14 con la conquista, il 18 agosto, della sua seconda Supercoppa di Lega, battendo a Roma per 4-0 la Lazio. Il 3 aprile 2014 va a segno per la prima volta in Europa League, decidendo la sfida di andata dei quarti di finale sul campo dei francesi dell'Olympique Lione (0-1). Il 4 maggio, a seguito della sconfitta 1-4 della Roma a Catania, senza scendere in campo vince il suo terzo scudetto consecutivo con la Juventus. Con la squadra torinese passata nell'annata 2014-15 agli ordini di Massimiliano Allegri, il 5 ottobre decide la sfida di cartello con la Roma segnando il gol del definitivo 3-2. Il 7 aprile 2015, in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Italia, mette a segno il primo gol in carriera nella manifestazione, chiudendo le marcature nello 0-3 dell'Artemio Franchi ai danni della Fiorentina, risultato che permette alla squadra torinese di raggiungere la finale, rendendo così ininfluente la sconfitta 1-2 della gara di andata. La stagione culmina con il double composto dalla vittoria del quarto scudetto consecutivo in bianconero, arrivato il 2 maggio dopo la vittoria 1-0 sul campo della Sampdoria, assieme alla Coppa Italia, vinta il 20 dello stesso mese con un 2-1 ai supplementari sulla Lazio; il 6 giugno gioca inoltre la sua prima finale di Champions League, persa 1-3 a Berlino contro gli spagnoli del Barcellona. Da destra, in divisa nera: Barzagli, Bonucci e Chiellini, ovvero la linea difensiva «BBC» della Juventus pluriscudettata negli anni 2010, qui sul campo del Frosinone nella sfida di Serie A del 7 febbraio 2016 Ormai divenuto tra i leader dello spogliatoio juventino, l'8 agosto apre la nuova annata 2015-16 con la conquista della terza Supercoppa nazionale della carriera, superando per 2-0 la Lazio sul campo di Shanghai; inoltre il 23 settembre, in occasione della sfida casalinga di campionato pareggiata 1-1 con il Frosinone, per la prima volta scende in campo dal 1' con la fascia di capitano della squadra. Il 2 marzo 2016, nonostante la sconfitta 0-3 rimediata a Milano contro l'Inter, ai tiri di rigore realizza il decisivo penalty che porta i bianconeri alla seconda finale consecutiva di Coppa Italia, poi vinta il 21 maggio a Roma contro un Milan superato 1-0 al termine dei supplementari. Il 25 aprile, a coronamento di una rimonta-record, si aggiudica matematicamente il quinto scudetto consecutivo contribuendo così a far bissare al club il double dell'anno precedente. Una stagione complicata (2016-2017) La settima stagione a Torino, seppur globalmente positiva come risultati di squadra, è negativa sotto l'aspetto personale, con Bonucci reo di comportamenti che a lungo andare logorano il rapporto con l'ambiente bianconero: una situazione deflagrata già nel mese di febbraio e poi trascinatasi per il resto dell'annata. Già sul piano fisico, la stagione non è tra le più fortunate della sua carriera: nel novembre 2016, pochi giorni dopo aver contribuito con un gol al Siviglia alla qualificazione alla fase a eliminazione diretta di Champions League, subisce infatti un infortunio al bicipite femorale della coscia sinistra durante la sconfitta esterna 3-1 in campionato contro il Genoa, che lo costringe a restare lontano dai campi fino all'inizio del 2017. Una volta ristabilitosi, il 17 febbraio tocca le 300 presenze con la formazione torinese, in occasione della vittoria 4-1 allo Stadium sul Palermo: nella circostanza, tuttavia, un pubblico alterco a bordocampo con Allegri gli costa l'esclusione dalla successiva trasferta di Champions League contro il Porto, prima avvisaglia dell'addìo che si consumerà a fine stagione. Frattanto il 17 maggio mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo stagionale nonché terzo consecutivo per la squadra bianconera, dopo la vittoriosa finale di Roma sulla Lazio dov'è peraltro autore del definitivo 2-0; quattro giorni dopo, con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone arriva anche il sesto titolo italiano di fila e settimo personale, che permette al difensore e alla squadra d'inanellare il terzo double nazionale consecutivo, e soprattutto di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio: Bonucci, insieme ai compagni di squadra Barzagli, Buffon, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio, è tra i 6 esacampioni d'Italia di questo ciclo bianconero. Il 3 giugno scende in campo a Cardiff per la sua seconda finale di Champions League, persa 1-4 contro il Real Madrid. Rimarrà questa l'ultima partita del suo primo periodo torinese: infatti, nonostante quanto palesato da Bonucci giusto pochi mesi prima circa il voler diventare una «bandiera» del club, il suo rapporto con la Juventus s'interrompe bruscamente nell'estate seguente. La parentesi al Milan (2017-2018) Con una trattativa-lampo tra due storiche rivali che sorprende non poco addetti ai lavori e tifosi, il 20 luglio 2017 il giocatore passa al Milan per 42 milioni di euro. Su spinta della nuova proprietà rossonera appena insediatasi, viene inoltre nominato capitano della squadra, indossando la fascia fin dal suo esordio con la nuova maglia, il 17 agosto seguente a San Siro, nella vittoria contro i macedoni dello Škendija (6-0) valevole per l'andata dei play-off di Europa League. Pur a fronte degli altisonanti intenti della vigilia, l'impatto con la realtà milanista si rivela abbastanza tribolato per Bonucci, il quale rimane coinvolto nella crisi di risultati dell'undici di Vincenzo Montella; sul piano personale si aggiungono incomprensioni tattiche nonché poca serenità dettata da un ambiente rossonero che, se da una parte ripone grandi attese nel suo ingaggio, a posteriori presentato fin troppo avventatamente come capace di «spostare gli equilibri» del campionato, dall'altra fatica ad accettare una leadership a conti fatti imposta dall'alto e non dallo spogliatoio e, ancor più, che «la fascia che fu di Baresi e Maldini» sia finita al braccio di chi, fino a poche settimane prima, era considerato un rivale per antonomasia. Una maglia milanista indossata da Bonucci nel corso della UEFA Europa League 2017-2018 La situazione migliora parzialmente dopo l'avvicendamento tecnico tra Montella e Gennaro Gattuso, e con l'affinamento dell'intesa tra Bonucci e il compagno di reparto Romagnoli. Il 6 gennaio 2018 il difensore segna il suo primo gol in maglia meneghina, siglando il decisivo 1-0 sul Crotone; il successivo 31 marzo, a Torino, trova anche la rete del momentaneo pareggio nella prima sfida giocata contro la sua ex squadra piemontese, che tuttavia non evita la sconfitta finale per 3-1 dei lombardi. Quella che sarà l'unica stagione in rossonero di Bonucci si chiude in negativo, non riuscendo a fare la differenza in un discontinuo Milan che finisce relegato alla lotta per l'Europa League; anche il cammino in Coppa Italia, dove la squadra raggiunge la finale, termina con una netta sconfitta 0-4, ancora per mano della Juventus. Ritorno alla Juventus Gli ultimi scudetti del gruppo storico (2018-2020) La delusione per l'andamento della stagione milanista, dal punto di vista dei risultati sportivi e della stabilità societaria, nonché il pentimento per una scelta fatta in un «momento di rabbia», portano Bonucci a virare dopo soli dodici mesi verso un clamoroso dietrofront: una volta chiesta la cessione, il 2 agosto 2018 torna alla Juventus per 35 milioni di euro, nell'ambito di uno scambio di cartellini con Caldara. Sedici giorni dopo bagna il suo secondo debutto in maglia bianconera, nella vittoriosa trasferta di campionato contro il Chievo (3-2), propiziando l'autorete del clivense Bani; il 29 settembre torna invece al gol in maglia juventina, fissando sul definitivo 3-1 il vittorioso big match casalingo contro il Napoli. In avvio di campionato il difensore è costretto ad affrontare i sentimenti contrastanti della tifoseria juventina nei suoi confronti, nettamente spaccata tra favorevoli al suo ritorno, e contrari a perdonargli la rumorosa separazione di appena un anno prima. Tale situazione non influisce tuttavia sul suo rendimento in campo, dove riprende immediatamente un ruolo centrale nelle dinamiche bianconere: presto vinta la concorrenza interna con Benatia, Bonucci torna così a formare un'affiatata coppia con Chiellini al centro della difesa torinese, ritrovando quello smalto che pareva avere smarrito a Milano. All'inizio del 2019, il 16 gennaio conquista la sua quarta Supercoppa italiana, scendendo in campo da titolare nella vittoria 1-0 contro il suo ex Milan. A tale trofeo, al termine dell'annata si aggiunge lo scudetto, arrivato matematicamente già il 20 aprile, a corollario di un campionato giocato a ritmi da record, grazie al successo 2-1 nel match casalingo contro la Fiorentina: è l'ottavo tricolore della carriera per Bonucci, il quale entra così nel gotha dei pluriscudettati, dietro solo all'ex compagno di squadra Buffon, nonché l'ottavo consecutivo per la Juventus. Rimane tra gli inamovibili anche nella stagione 2019-2020, in cui il nuovo tecnico juventino Maurizio Sarri lo conferma al centro della retroguardia, stavolta a fianco del giovane neoacquisto De Ligt a causa del lungo infortunio che tiene Chiellini lontano dai campi per gran parte dell'annata; un'assenza, quest'ultima, che fa di Bonucci il capitano de facto della squadra per i mesi a seguire. In una stagione drammaticamente segnata dal covid-19 che dilata a dismisura i calendari, il difensore conquista il suo nono scudetto personale nonché nono consecutivo per la società piemontese — quest'ultimo, un primato assoluto nella storia della Serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa —; a corollario, in occasione del vittorioso derby del 4 luglio 2020 contro il Torino (4-1), il viterbese tocca le 400 presenze in maglia bianconera. Anni di rinnovamento (2020-) Da destra: Bonucci, nell'occasione capitano juventino, festeggia con Arthur, il compagno di reparto De Ligt e gli altri bianconeri il gol di Kulusevski allo Zenit San Pietroburgo, nella vittoriosa trasferta di UEFA Champions League del 20 ottobre 2021. L'annata 2020-2021, trascorsa agli ordini dell'ex compagno di squadra Andrea Pirlo nel frattempo passato in panchina, non è positiva per Bonucci soprattutto nella parte iniziale, con prestazioni non all'altezza, mentre nella seconda si ritrova ulteriormente frenato dopo avere contratto il covid. Tale ruolino è sintomatico delle difficoltà stagionali della Juventus, che dopo nove anni deve abdicare nella difesa dello scudetto; nonostante ciò, nel corso del 2021 il difensore riesce comunque a rimpinguare il proprio palmarès con le affermazioni bianconere in Supercoppa italiana e Coppa Italia. In avvio dell'annata seguente, il 20 ottobre 2021, in occasione della vittoriosa trasferta di Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo, raggiunge le 100 presenze internazionali con le squadre di club. Un mese dopo, il 20 novembre realizza la sua prima doppietta — in entrambe le occasioni su calcio di rigore — in massima serie, nel successo esterno 2-0 sulla Lazio; ripete l'exploit il 1º maggio 2022, stavolta su azione, nel successo casalingo per 2-1 contro il Venezia, che gli permette di eguagliare il compagno di squadra Chiellini come difensore a segno, nel massimo campionato italiano, in più anni solari differenti del XXI secolo (13) oltreché di stabilire un nuovo record personale di reti in una singola stagione. Nazionale Gli esordi (2010) Il 28 febbraio 2010, mentre militava nel Bari, ha ricevuto la prima convocazione in nazionale a opera del commissario tecnico Marcello Lippi, al suo secondo ciclo sulla panchina italiana. Esordisce il successivo 3 marzo, a 22 anni, scendendo in campo da titolare nell'amichevole contro il Camerun (0-0) disputata allo Stade Louis II del Principato di Monaco. Alla sua seconda presenza, il 3 giugno, realizza il suo primo gol in azzurro nella partita amichevole disputata a Bruxelles e persa 1-2 contro il Messico. Inserito nella lista dei 23 convocati al campionato del mondo 2010 in Sudafrica, non viene mai impiegato durante l'intera competizione. Gli anni dell'Ital-Juve (2010-2014) Bonucci (a destra), in maglia azzurra, alle prese con lo spagnolo Fàbregas nella finale del campionato d'Europa 2012. Confermato nel gruppo azzurro dal nuovo CT Cesare Prandelli, dopo l'addio di Cannavaro viene promosso titolare al fianco del compagno di club Chiellini. È convocato per il campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina, esordendo a Danzica, il 10 giugno, nella gara con la Spagna (1-1); scende in campo in tutte le 6 partite disputate dall'Italia, sino alla finale del 1º luglio dove la nazionale si ritrova contrapposta ancora alle Furie Rosse, che stavolta vincono con un netto 4-0. Nel giugno 2013, Bonucci è confermato da Prandelli nella rosa per la Confederations Cup in Brasile. Il 27 dello stesso mese, nella semifinale con la Spagna disputata a Fortaleza, risulta fatale il suo errore ai tiri di rigore che estromette gli azzurri dalla finale; con l'Italia conquista il terzo posto nella manifestazione, arrivato dopo aver superato l'Uruguay nella finale di consolazione, risoltasi anch'essa ai rigori. Ormai tra i punti fermi (assieme ai colleghi di reparto Buffon, Barzagli e Chiellini, e agli altri compagni di squadra Marchisio e Pirlo) della cosiddetta Ital-Juve dei primi anni 2010, è convocato al campionato del mondo 2014 in Brasile. Qui è tuttavia schierato unicamente nella terza partita del girone, persa 0-1 con l'Uruguay, che determina l'eliminazione della nazionale. Senatore azzurro (2014-2022) Bonucci (a sinistra) difende la palla dalle mire del portoghese Varela nell'amichevole di Ginevra del 16 giugno 2015. Sotto la nuova gestione tecnica di Antonio Conte, il 4 settembre 2014, nell'amichevole Italia-Paesi Bassi (2-0), indossa la fascia di capitano dopo l'uscita dal campo di De Rossi; il 18 novembre seguente, nell'amichevole Italia-Albania (1-0) disputata a Genova, per la prima volta scende in campo dal 1' come capitano della nazionale. Nel maggio 2016 è inserito nella rosa dei 23 convocati per il campionato d'Europa 2016 in Francia: nell'esordio azzurro nella competizione, il 13 giugno, serve l'assist a Giaccherini per la prima rete nel successo 2-0 sul Belgio. Autore di ottime prestazioni nel corso del torneo — miglior giocatore nella sfida degli ottavi di finale vinta 2-0 sulla Spagna campione continentale in carica —, ai quarti di finale contro la Germania realizza dal dischetto il gol dell'1-1; tuttavia, nell'epilogo ai tiri di rigore, è tra gli azzurri che non riescono a mettere a segno il proprio tentativo, sancendo l'eliminazione italiana. Con il CT Gian Piero Ventura viene impiegato in dieci partite delle qualificazioni al campionato del mondo 2018, compreso il doppio confronto del play-off del novembre 2017 contro la Svezia, che elimina clamorosamente l'Italia, a 60 anni dall'unico precedente. Da destra: Bonucci, nell'occasione capitano azzurro, canta l'inno italiano con Donnarumma, Acerbi e Barella prima della sfida contro la Bulgaria del 28 marzo 2021. Nonostante la traumatica mancata qualificazione al mondiale di Russia, per la quale Bonucci ha sempre dichiarato di non incolpare unicamente Ventura, il difensore mantiene un ruolo centrale nella nazionale anche con il nuovo commissario tecnico Roberto Mancini, debuttando peraltro sotto la sua guida con i gradi di capitano, nell'amichevole del 28 maggio 2018 tra Italia e Arabia Saudita (2-1). Il successivo 7 settembre esordisce con gli azzurri nella prima edizione della UEFA Nations League, nella gara che li vede contrapposti alla Polonia (1-1). L'8 giugno 2019 va a segno per la prima volta dall'insediamento di Mancini, siglando il definitivo 3-0 alla Grecia, nell'ambito delle qualificazioni al campionato d'Europa 2020. Il successivo 12 ottobre, nella gara di ritorno contro gli ellenici che certifica la qualificazione azzurra alla fase finale, Bonucci entra nella top ten dei più presenti in nazionale, superando l'ex compagno di squadra Del Piero con 92 apparizioni complessive. Ancora a livello statistico il 25 marzo 2021, in occasione della vittoria 2-0 sull'Irlanda del Nord valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 2022, il calciatore raggiunge le 100 presenze in nazionale, ottavo italiano di sempre a toccare questo traguardo. Bonucci (a destra) e gli azzurri ricevuti nel luglio 2021 ai giardini del Palazzo del Quirinale dal presidente Mattarella dopo il vittorioso campionato d'Europa 2020; in secondo piano, il compagno di reparto Chiellini. Convocato nell'estate 2021 per la fase finale dell'europeo itinerante del 2020, nel frattempo posticipato di un anno a causa del covid, gioca tutte le 7 partite degli azzurri durante la competizione — divenendo l'italiano più presente nella storia del torneo — e, riproponendosi ad alti livelli nell'ormai collaudata coppia centrale con Chiellini, emerge tra i protagonisti del successo italiano: l'11 luglio segna il gol dell'1-1 nella finale di Wembley contro i padroni di casa dell'Inghilterra — venendo nominato miglior giocatore della partita e diventando, a 34 anni e 71 giorni, il marcatore più anziano in una finale dell'europeo — e trasforma, poi, uno dei tiri di rigore che consegnano agli azzurri il loro secondo titolo continentale. A manifestazione conclusa viene inoltre inserito nell'XI All Star Team dell'edizione. Nell'autunno 2021 viene inserito tra i 23 convocati per la fase finale della seconda edizione della Nations League, ospitata dall'Italia: gli azzurri chiudono la manifestazione al terzo posto, tuttavia la partecipazione di Bonucci alla Final Four dura lo spazio di un tempo, per via dell'espulsione rimediata in prossimità dell'intervallo nella semifinale di San Siro persa 1-2 contro la Spagna. Capitano (2022-) Convocato per il turno di spareggio delle qualificazioni al mondiale del Qatar, non scende in campo nella sconfitta del 24 marzo 2022 contro la Macedonia del Nord (0-1) che costa all'Italia la seconda eliminazione consecutiva. Il successivo 1º giugno a Wembley, in occasione della finalissima della Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA persa 0-3 contro i campioni del Sudamerica dell'Argentina, Bonucci gioca per l'ultima volta insieme al compagno di una carriera, Chiellini, che nell'occasione dà l'addio all'azzurro: proprio a quest'ultimo il difensore viterbese succede quale capitano della nazionale, inizialmente in pectore poiché nell'immediato non viene impiegato nella fase a gironi della terza edizione della Nations League, per la decisione di Mancini di sfruttare la competizione come banco di prova per un nuovo gruppo di azzurrabili. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Inter: 2005-2006 Campionato Primavera: 1 - Inter: 2006-2007 Competizioni nazionali Campionato italiano: 8 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2018-2019, 2019-2020 Supercoppa italiana: 5 - Juventus: 2012, 2013, 2015, 2018, 2020 Coppa Italia: 4 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2020-2021 Nazionale Campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Individuale Squadra della stagione della UEFA Europa League: 2 - 2013-2014, 2017-2018 Gran Galà del calcio AIC: 5 - Squadra dell'anno: 2015, 2016, 2017, 2020 Miglior calciatore assoluto: 2016 L'Équipe Best XI: 1 - 2016 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2016 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2016-2017 ESM Team of the Year: 1 - 2016-2017 FIFA FIFPro World XI: 2 - 2017, 2021 Squadra maschile dell'anno IFFHS: 2 - 2017, 2021 Squadra maschile UEFA del decennio 2011-2020 IFFHS: 1 - 2020 Miglior giocatore della finale del campionato d'Europa: 1 - 2020 XI All Star Team del campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Globe Soccer Awards: 1 - Miglior difensore dell'anno: 2021 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
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Paul Pogba, terminate le visite mediche. Lunedì l’ufficialità
Socrates ha risposto al topic di Marv in Archivio Calciomercato
Chissá che ci metteranno dentro ......- 1886 risposte
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WOJCIECH SZCZESNY https://it.wikipedia.org/wiki/Wojciech_Szczęsny Nazione: Polonia Luogo di nascita: Varsavia Data di nascita: 18.04.1990 Ruolo: Portiere Altezza: 196 cm Peso: 84 kg Nazionale Polacco Soprannome: Tech Alla Juventus dal 2017 al 2024 Esordio: 09.09.2017 - Serie A - Juventus-Chievo 3-0 Ultima partita: 20.05.2024 - Serie A - Bologna-Juventus 3-3 252 presenze - 233 reti subite 3 scudetti 3 coppe Italia 2 supercoppe italiane Wojciech Tomasz Szczęsny (Varsavia, 18 aprile 1990) è un calciatore polacco, portiere del Barcellona. Wojciech Szczęsny Szczęsny con la nazionale polacca al campionato del mondo 2018 Nazionalità Polonia Altezza 196 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Barcellona Carriera Giovanili 2005-2006 Legia Varsavia 2006-2009 Arsenal Squadre di club 2009 Arsenal 0 (0) 2009-2010 → Brentford 28 (-29) 2010-2015 Arsenal 132 (-154) 2015-2017 → Roma 72 (-72) 2017-2024 Juventus 252 (-233) 2024- Barcellona 15 (-12) Nazionale 2008 Polonia U-19 2 (-4) 2010 Polonia U-20 3 (-2) 2008-2010 Polonia U-21 8 (-13) 2009-2024 Polonia 84 (-83) Biografia Soprannominato Tek o Tech, dall'abbreviazione della pronuncia del suo nome di battesimo – «Nessuno mi chiama Wojciech. In Polonia mi chiamano Wojtech, che è la giusta pronuncia. Poi l'ho detto a un mio amico in Inghilterra: e da allora tutti mi chiamano Tech» –, è figlio di Maciej Szczęsny, anch'egli a suo tempo portiere della nazionale polacca. Nel maggio 2016 ha sposato l'attrice polacca Marina Łuczenko, da cui ha avuto due figli. Caratteristiche tecniche Szczęsny effettua una parata per la Juventus durante una partita di UEFA Champions League del 2021 Portiere poco appariscente ma efficace, dispone di buoni riflessi ed è valido nel posizionarsi tra i pali. Abile nel leggere l'azione e nell'allungarsi in tuffo, è pulito negli interventi, reattivo e agile nell'andare a terra. Abile in uscita, blocca pochi palloni preferendo respingere (sia sui cross che sui tiri). Dotato di ottima personalità, è forte nelle uscite a muro, come la spaccata e la croce iberica: di base, se si trova vicino al pallone, l’obiettivo è aumentare il volume corporeo mantenendo il busto il più possibile eretto per coprire lo specchio della porta, mentre se è più lontano prova ad attaccare la palla allungandosi in tuffo con le braccia protese in avanti, in modo da diminuire la distanza dall’avversario con un intervento più tempestivo. Nel corso della propria carriera ha migliorato anche le sue abilità nel gioco coi piedi. Carriera Club Gli inizi, Arsenal e Brentford Dopo gli esordi in patria nelle giovanili del Legia Varsavia, approda nel vivaio dell'Arsenal dove prosegue la sua crescita tra le giovanili e la squadra riserve. Fa la sua prima apparizione sulla panchina della prima squadra il 24 maggio 2009, in occasione della gara di Premier League contro lo Stoke City, quindi all'inizio della stagione 2009-2010 viene promosso in prima squadra. Il 22 settembre 2009 esordisce in Coppa di Lega inglese, contro il West Bromwich, senza subire reti. Nel novembre dello stesso anno viene mandato in prestito al Brentford, dove rimane per il resto della stagione. Ritorno all'Arsenal Fatto ritorno ai Gunners, il 13 dicembre 2010 esordisce in Premier League contro il Manchester Utd all'Old Trafford (1-0). Il 16 febbraio 2011 gioca la prima partita in Champions League nell'importante incontro Arsenal-Barcellona (2-1). L'8 marzo dello stesso anno disputa il ritorno degli ottavi di Champions a Barcellona, ma al 18' è costretto a uscire per un infortunio alla mano dopo aver parato un tiro da fuori area di Dani Alves: esce sul risultato di 0-0; l'Arsenal perderà poi 3-1 e verrà eliminato dalla competizione. Chiude la stagione con 15 partite disputate in campionato e con i Gunners al quarto posto. Inizia la stagione seguente parando un calcio di rigore ad Antonio Di Natale, il 24 agosto 2011, nella partita di ritorno dei preliminari di Champions League vinta per 2-1 sul campo dell'Udinese; grazie anche all'1-0 dell'andata, la sua squadra si qualifica alla fase a gironi. Il 28 agosto l'Arsenal viene battuto per 8-2 dal Manchester United all'Old Trafford: per effetto di questo risultato, suo malgrado Szczęsny diventa il primo portiere dei Gunners, dopo 115 anni, a subire 8 gol in una singola partita. Nonostante ciò, disputa tutte le partite di campionato, in cui l'Arsenal raggiunge la terza posizione. Szczęsny all'Arsenal nel 2012 Durante la stagione 2013-2014 diventa il portiere titolare della squadra, davanti a Łukasz Fabiański ed Emiliano Viviano, anche grazie alle sue prestazioni di alto livello. Il 17 agosto 2013, in occasione della prima giornata di Premier League contro l'Aston Villa, para un rigore a Christian Benteke, che poi sulla ribattuta riesce comunque a ribadire in rete la palla portando il risultato sull'1-1; la partita finirà poi 1-3 per i Villans. Il 18 gennaio 2014, nella partita vinta per 2-0 in casa contro il Fulham, raggiunge quota 100 presenze in Premier League con la maglia dell'Arsenal. Il 19 febbraio 2014, in occasione della gara di andata degli ottavi di finale di Champions League giocata all'Emirates Stadium contro il Bayern Monaco, finita 2-0 per i bavaresi, al 38' riceve la sua prima espulsione nel torneo per un fallo commesso su Arjen Robben in area di rigore; David Alaba fallirà la trasformazione. La stagione seguente, ovvero 2014-2015, gioca anche qui titolare fino alla ventesima giornata di campionato; infatti qui l'Arsenal disputò il match contro il Southampton, perso 2-0 ai danni dei Gunners; durante il post-gara le telecamere del St. Mary's Stadium riprendono il portiere polacco che fa uso di alcool e fumo. Successivamente Szczęsny viene ammonito con una multa di 26.000 sterline più la non presenza nel match successivo, infatti la partita seguente giocò al suo posto Ospina, che con migliori prestazioni gli soffia la titolarità; così Szczęsny si accomoda in panchina non disputando più nessun'altra presenza in campionato con la maglia dei Gunners. Ciononostante scende in campo nella finale di FA Cup vinta per 4-0 contro l'Aston Villa. In quest'ultima stagione il portiere polacco disputa 17 gare con 21 reti subite in campionato. Roma Il 29 luglio 2015 viene ufficializzato il suo trasferimento alla Roma con la formula del prestito. Il successivo 22 agosto fa il suo esordio ufficiale nel match pareggiato 1-1 contro il Verona. Autore di prestazioni complessivamente buone seppur altalenanti, conclude la prima stagione in maglia giallorossa con 34 presenze e 34 gol subiti in campionato e con 8 presenze e 20 gol subiti in Champions League. Il 4 agosto 2016 la Roma ufficializza il rinnovo del prestito fino al termine della stagione sportiva seguente. Conclude la sua seconda annata capitolina con 38 presenze e 38 gol subiti in campionato, mantenendo la porta inviolata in 14 occasioni – record stagionale – e segnalandosi tra i migliori portieri della Serie A; nelle coppe gioca solo una partita, subendo 3 gol nella sconfitta contro il Porto valida per i preliminari di Champions League, poiché il tecnico Spalletti preferisce dare spazio al portiere brasiliano Alisson Becker. Juventus Szczęsny alla Juventus nel 2018 Dopo la fine del prestito romanista, nell'estate 2017 Szczęsny fa inizialmente ritorno all'Arsenal, per poi tornare in Serie A nella stessa sessione di mercato, acquistato a titolo definitivo dalla Juventus per circa 12 milioni di euro. Approdato a Torino come erede designato dello storico numero uno Gianluigi Buffon, il quale è destinato a dare l'addio ai colori bianconeri l'anno successivo, per la stagione 2017-2018 il polacco va formalmente a occupare la casella di dodicesimo della squadra. Esordisce con la Juventus il 9 settembre 2017, a 27 anni, giocando titolare nella partita di campionato contro il Chievo vinta 3-0 all'Allianz Stadium; il 5 dicembre esordisce anche in Champions League con la maglia bianconera, nella vittoriosa trasferta contro i greci dell'Olympiacos (risultato finale di 2-0 per i torinesi), ultimo match della fase a gironi. Chiamato in causa con buona frequenza nonostante il ruolo di riserva, offre un rendimento convincente, grazie al quale nel gennaio 2018 batte il record di clean sheet nel minor numero di partite (nel suo caso 10 in 14 presenze). Al termine della sua prima stagione in bianconero, conquista il suo primo scudetto e la sua prima Coppa Italia. Nella stagione 2018-2019 sostituisce definitivamente Buffon (nel frattempo accasatosi al Paris Saint-Germain) come portiere titolare della Juventus. Durante la stagione totalizza 41 presenze, subendo soltanto 32 reti e contribuendo alle vittorie della Supercoppa italiana, la prima della carriera per il polacco, e del secondo scudetto consecutivo. Nella sua terza stagione in bianconero, nonostante il ritorno di Buffon, si conferma come il portiere titolare e sforna prestazioni convincenti, consacrandosi come uno dei migliori portieri della sua generazione. A fine stagione, conquista il suo terzo scudetto consecutivo, viene eletto miglior portiere del campionato, secondo la Lega Nazionale Professionisti e vince il Premio Lega Serie A come miglior portiere. Il 28 febbraio 2023, in occasione del derby casalingo vinto 4-2 sul Torino, il portiere raggiunge le 200 presenze in maglia juventina. Rimane a Torino, giocando sempre come titolare, fino all'estate 2024, quando risolve il contratto; a sostituirlo come titolare tra i pali della porta bianconera arriverà Michele Di Gregorio. Barcellona Szczęsny (secondo da sinistra) schierato in campo con il Barcellona prima della finale di Coppa del Re 2024-2025 Rimasto svincolato, il 27 agosto 2024 Szczęsny annuncia inizialmente il proprio ritiro dal calcio giocato, salvo tornare sui propri passi nelle settimane seguenti ed essere ingaggiato, il 2 ottobre dello stesso anno, dal Barcellona per sostituire l'infortunato Marc-André ter Stegen, costretto a restare lontano dai campi fino a fine stagione. Esordisce in blaugrana il 4 gennaio 2025 in occasione della trasferta valevole per i sedicesimi di finale della Coppa del Re, vinta per 4-0 contro il Barbastro e mantenendo così la porta inviolata. La settimana seguente vince il suo primo trofeo con i blaugrana, la Supercoppa spagnola, disputando la semifinale e la finale della competizione. Nel corso della stagione contribuisce ai successi dei catalani nelle restanti competizioni nazionali, la Coppa del Re e la Liga, oltre al raggiungimento delle semifinali di UEFA Champions League. Nazionale Szczęsny (a sinistra) con Jakub Błaszczykowski in nazionale nel 2013 Viene scelto come portiere titolare per le prime partite di qualificazione all'europeo Under-21 2011. Con la nazionale Under-21 disputa in totale 7 gare, subendo 12 reti e mantenendo la porta inviolata in 2 occasioni. Con la nazionale maggiore esordisce nel 2009 in amichevole contro il Canada. L'8 giugno 2012 esordisce al campionato d'Europa 2012, giocando da titolare la sfida inaugurale contro la Grecia, partita in cui viene espulso al 68' a seguito di un fallo con cui provoca un rigore, poi parato dal suo sostituto Przemysław Tytoń. Negli anni seguenti viene convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia e per il campionato del mondo 2018 in Russia, nei quali la Polonia viene eliminata al primo turno, e per il campionato d'Europa 2020 dove, nella gara d'esordio persa 2-1 contro la Slovacchia, è suo malgrado il primo portiere a realizzare un'autorete nella fase finale del torneo continentale: il pallone, dopo aver sbattuto sul palo, gli rimbalza sulla nuca e rotola in porta. Convocato dal commissario tecnico Czesław Michniewicz per disputare il campionato del mondo 2022 in Qatar, nella seconda partita della fase a gironi contribuisce alla vittoria per 2-0 della Polonia sull'Arabia Saudita parando il rigore calciato da Al-Dawsari. Nella terza partita del girone, persa per 2-0 contro l'Argentina, respinge anche un calcio di rigore a Lionel Messi; nonostante la sconfitta, la nazionale polacca riesce comunque a ottenere l'accesso agli ottavi di finale dove verrà eliminata dalla Francia, futura finalista della competizione. Il 25 marzo 2024, durante i tiri di rigore dell'incontro di spareggio delle qualificazioni al campionato d'Europa 2024 contro il Galles, Szczęsny respinge il tentativo finale di Daniel James, consentendo alla Polonia di qualificarsi alla fase finale del torneo. Nell'estate del 2024, viene inserito nella lista dei convocati per la rassegna tedesca: la Polonia viene eliminata ai gironi, avendo ottenuto un solo punto nell'ultima partita contro la Francia, in cui peraltro Szczęsny non scende in campo. Palmarès Szczęsny (in primo piano) e Alexis Sánchez festeggiano in parata la vittoria dell'Arsenal nella FA Cup 2014-2015 Club Coppa d'Inghilterra: 2 - Arsenal: 2013-2014, 2014-2015 Community Shield: 1 - Arsenal: 2014 Campionato italiano: 3 - Juventus: 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 3 - Juventus: 2017-2018, 2020-2021, 2023-2024 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2018, 2020 Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2025 Coppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2024-2025 Campionato spagnolo: 1 - Barcellona: 2024-2025 Individuale Miglior portiere del Campionato inglese: 1 - 2013-2014 Miglior portiere del Campionato italiano: 1 - 2019-2020
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NICOLÓ FAGIOLI https://it.wikipedia.org/wiki/Nicolò_Fagioli Nazione: Italia Luogo di nascita: Piacenza Data di nascita: 12.02.2001 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2021 e dal 2022 al 2025 Esordio: 27.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Spal 4-0 Ultima partita: 18.01.2025 - Serie A - Juventus-Milan 2-0 69 presenze - 3 reti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Nicolò Fagioli (Piacenza, 12 febbraio 2001) è un calciatore italiano, centrocampista della Fiorentina, in prestito dalla Juventus, e della nazionale italiana. Nicolò Fagioli Nazionalità Italia Altezza 178 cm Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Fiorentina Carriera Giovanili 2008-2011 Piacenza 2011-2015 Cremonese 2015-2020 Juventus Squadre di club 2018-2021 Juventus U23 25 (2) 2020-2021 Juventus 1 (0) 2021-2022 → Cremonese 33 (3) 2022-2025 Juventus 68 (3) 2025- → Fiorentina 0 (0) Nazionale 2016 Italia U-15 2 (0) 2017-2018 Italia U-17 14 (3) 2018-2019 Italia U-19 21 (2) 2021-2023 Italia U-21 7 (0) 2022- Italia 7 (0) Caratteristiche tecniche Di ruolo centrocampista, dispone di ottima tecnica e visione di gioco. Abile nei lanci lunghi, sa essere anche un buon recupera-palloni. Principalmente viene impiegato come regista davanti alla difesa, ma talvolta viene utilizzato come trequartista. Si distingue anche per la personalità con cui scende in campo. Carriera Club Gli inizi, Juventus U23 Cresciuto nelle giovanili di Piacenza prima e Cremonese poi, nel 2015 approda nel vivaio della Juventus. Esordisce da professionista il 26 agosto 2018 con la Juventus U23, la seconda squadra bianconera, nel pareggio 2-2 con l'Albissola valevole per la Coppa Italia Serie C; il successivo 24 settembre debutta nel campionato di Serie C, nella sconfitta esterna 4-0 contro la Carrarese. Nel corso della stagione rimane inquadrato nella squadra Primavera juventina e solo saltuariamente aggregato all'Under-23, senza maturare ulteriori apparizioni con quest'ultima: peraltro nell'aprile 2019 è costretto a fermarsi temporaneamente dall'attività per correggere un'aritmia cardiaca benigna. Rimane formalmente nei ranghi della Primavera anche per l'annata 2019-2020, in cui comunque aumenta il suo minutaggio con la seconda squadra in particolar modo nel vittorioso percorso in Coppa Italia Serie C, giocando tra le altre da titolare la finale di Cesena contro la Ternana. Con la stagione seguente viene promosso stabilmente nella rosa dell'Under-23: il 1º novembre 2020 trova il primo gol da professionista, quello del definitivo 1-1 nella gara casalinga di campionato contro il Lecco. Frattanto nell'estate 2018 era stato chiamato per la prima volta a far parte della rosa della prima squadra juventina, seppur ufficiosamente in occasione degli impegni precampionato; del 27 gennaio 2019 è la prima convocazione ufficiale, per la trasferta di Serie A contro la Lazio. Sempre più spesso aggregato nel corso dell'annata 2020-2021, il 27 gennaio fa il suo esordio ufficiale con la Juventus e contestualmente in Coppa Italia, scendendo in campo da titolare nella vittoria interna per 4-0 contro la SPAL; il successivo 22 febbraio debutta in massima serie, sostituendo Rodrigo Bentancur nel corso del secondo tempo nella vittoria casalinga per 3-0 contro il Crotone. A fine stagione si fregia da comprimario dei successi in Coppa Italia e Supercoppa italiana. Cremonese Il 31 agosto 2021 torna in prestito alla Cremonese, in Serie B, ritrovandosi per la seconda volta in carriera agli ordini di Pecchia. Esordisce nel campionato cadetto il successivo 12 settembre, nel secondo tempo della partita contro il Cittadella, mentre sette giorni più tardi segna anche la sua prima rete, battendo l'ex compagno di squadra juventino Gianluigi Buffon, nel successo per 2-1 sul campo del Parma. Si guadagna subito un posto da titolare e nel corso della stagione emerge tra i protagonisti della promozione grigiorossa in Serie A, a 26 anni dalla precedente, e a cui il centrocampista contribuisce con tre reti. Ritorno alla Juventus L'arrivo in prima squadra Nell'estate 2022 fa ritorno alla Juventus, stavolta inserito in pianta stabile nei ranghi della prima squadra di Massimiliano Allegri. Il 29 ottobre 2022 segna la sua prima rete in Serie A, decisiva nel successo esterno 0-1 contro il Lecce; si ripete il successivo 6 novembre, siglando il definitivo 2-0 per i suoi nel derby d'Italia contro l'Inter. Inizialmente relegato indietro nelle gerarchie del centrocampo bianconero, comincia a ritagliarsi maggiore spazio sul finire dell'anno solare, fino a imporsi stabilmente nell'undici titolare con la seconda parte di stagione. La sua prima annata effettiva in prima squadra termina anzitempo il 18 maggio 2023 quando, durante la semifinale di ritorno di Europa League giocata sul campo del Siviglia, riporta la frattura della clavicola destra. Assurto comunque tra le maggiori rivelazioni della Serie A, nel giugno seguente viene premiato quale miglior Under 23 del campionato. La squalifica e il ritorno in campo La seconda stagione juventina di Fagioli s'interrompe nell'ottobre 2023, quando emerge il coinvolgimento del centrocampista in un giro di scommesse sportive illegali; nello specifico, su incontri organizzati da FIGC, UEFA e FIFA, proibiti ai calciatori professionisti. Autodenunciato presso la Procura Federale della FIGC sin dal precedente agosto, nelle settimane seguenti si dimostra collaborativo nelle indagini e disponibile a curarsi dalla ludopatia emersa, evitando per questo il deferimento e ottenendo un accordo con la Procura Federale: il 17 ottobre, il calciatore riceve una squalifica di 12 mesi, di cui sette effettivi e cinque commutati in altre prescrizioni, oltre a un'ammenda di 12 500 euro. Torna a disposizione il 19 maggio 2024, in tempo per gli ultimi impegni di campionato. Rientra in campo il giorno seguente, subentrando nel corso del pareggio 3-3 sul campo del Bologna; il successivo 25 maggio gioca la sua prima partita da titolare dopo sette mesi, contribuendo al successo interno per 2-0 sul Monza. Fiorentina Il 3 febbraio 2025, nelle ultime ore della sessione di calciomercato invernale, va in prestito alla Fiorentina. Nazionale Dopo aver fatto diverse apparizioni tra le nazionali giovanili dell'Italia, il 23 settembre 2021 fa il suo esordio in Under-21, entrando nel quarto d'ora finale al posto di Nicolò Rovella nella gara contro i pari età lussemburghesi valida per le qualificazioni all'europeo Under-21 2023. Il 24 gennaio 2022 viene chiamato per la prima volta in nazionale maggiore dal selezionatore Roberto Mancini per uno stage in vista delle qualificazioni al campionato del mondo 2022. Il 10 novembre dello stesso anno riceve la sua prima convocazione ufficiale, in occasione del ciclo di amichevoli contro Albania e Austria: debutta sei giorni dopo a Tirana, nella vittoria 1-3 sui padroni di casa, subentrando nella ripresa. Nel maggio del 2024 – quand'è tornato in campo da poche settimane, dopo la squalifica per le scommesse scontata in stagione – è fra i 30 preconvocati dal selezionatore Luciano Spalletti in vista del campionato d'Europa 2024; il successivo 6 giugno viene confermato nella lista definitiva dei 26. Nella fase finale in Germania è inizialmente relegato tra le seconde linee, deputato a riserva di Jorginho. Fa il suo debutto nella competizione il 24 giugno, subentrando sul finire del pareggio di Lipsia contro la Croazia (1-1), decisivo per il superamento della fase a gironi; cinque giorni, nella contingenza di una nazionale preda di prestazioni opache e di un Jorginho sottotono, viene lanciato titolare nella sconfitta di Berlino contro la Svizzera, che sancisce l'eliminazione italiana agli ottavi di finale. Palmarès Club Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2020-2021, 2023-2024 Individuale Premi Lega Serie A: 1 - Miglior Under 23: 2022-2023
