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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. ANDREA GASBARRONI MAURIZIO TERNAVASO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2001 Dopo un inizio un po’ stentato, dovuto alle normali difficoltà nelle quali ci si imbatte quando si tratta di assemblare un groppo composto da tanti nuovi giocatori, la formazione Primavera guidata da Giampiero Gasperini sta a poco a poco recuperando posizioni in classifica e lo smalto consono alle qualità dei suoi uomini, alcuni dei quali destinati a un luminoso avvenire. D’altronde l’inversione di tendenza è in atto da diversi anni: dopo lunghi periodi bui, il settore giovanile bianconero da un po’ di tempo a questa parte sta sfornando talenti in serie. I vari Sartor, Artico, Dal Canto, Cammarata, Binotto, Manfredini, Baccin, Grabbi e Rigoni sono la miglior dimostrazione del nuovo corso, anche se la speranza è sempre che qualche talento sbocciato in casa possa entrare a far parte in pianta stabile della rosa di prima squadra. L’undici di questa stagione ha tutti i numeri per smentire il detto “nemo profeta in patria”: sulla rampa di lancio vi sono diversi giovani che, se sapranno mantenere le promesse, in futuro potranno davvero rivelarsi utili alla causa di Ancelotti. Molti osservatori ad esempio hanno puntato i loro occhi sul gioiellino Andrea Gasbarroni, scattante mezzapunta da tempo nel giro di tutte le rappresentative nazionali di categoria. Andrea, nato a Torino il 6 agosto 1981, è alla decima stagione alla Juventus e al terzo campionato con la Primavera, di cui è uno dei punti di forza. La sua è la storia di chi, avendo puntato tutto sul calcio, sta per passare all’incasso. «Sono torinese di nascita, ma non di famiglia: papà è di Terracina, mamma di Foggia. Ho iniziato a giocare a calcio ai giardinetti di corso Belgio, poi sono entrato nel Vanchiglia e da lì, nel ‘9l, il grande salto. La scuola? L’ho abbandonata dopo il terzo anno delle superiori: per andare bene occorre studiare almeno due-tre ore il giorno, oltre a una forza di volontà che a me mancava. Per questo ho dovuto fare una scelta, anche se all’inizio i miei non volevano saperne. Ora non ho alternative: devo riuscire a tutti i costi a sfondare nel mondo del calcio professionistico. E non nascondo di provare grande ammirazione e un po’ di invidia nei confronti dei compagni che riescono a conciliare gli studi con il football». Suo padre Antonio tra l’altro si divide con fatica tra il Combi e il Vanchiglia dove gioca il fratellino Federico, un esterno sinistro tutto mancino di soli dieci anni che promette assai bene. Gasbarroni è un trequartista brevilineo e molto veloce negli spazi stretti che calcia indifferentemente con entrambi i piedi, anche se predilige il destro, e che ha dalla sua anche un ottimo dribbling. La tecnica non gli fa quindi difetto così come la dimestichezza con il gol, tanto che a metà del campionato in corso ha già messo a segno sette reti. «Devo però migliorare la massa muscolare: per questo mi sottopongo spesso a estenuanti sedute in palestra che in futuro dovrebbero garantirmi una marcia in più». Ciò nonostante la Juventus quest’anno lo ha inserito negli elenchi ufficiali con la maglia numero 31, dopo averlo portato per la seconda volta in ritiro a Chatillon. «Quest’estate mi aspettavo la convocazione, la scorsa stagione invece è stata una grandissima sorpresa. Comunque sono stato molto fortunato: credo di aver imparato molto sia dal punto di vista tecnico, sia da quello tattico ascoltando le indicazioni di mister Ancellotti e osservando da vicino i campioni della prima squadra. Spero che il tutto mi torni presto utile». Intanto Andrea cerca di vivere i diciannove anni come tutti i ragazzi della sua età, anche se il calcio ha ormai una parte assolutamente predominante. «Fuori dal campo frequento in particolare gli altri torinesi, ossia Frara, Scardina, Rondinella e Viola, ma quello della nostra squadra e nel complesso davvero un bel gruppo. Le distrazioni femminili? Possono capitare, ma non mi vengano a dire che si è facilitati perché si gioca nella Juve: quando uno è bello è bello e basta... A parte gli scherzi, tutto ruota intorno alla speranza di arrivare in serie A: si sa che tra il dire e il fare c’è sempre qualcosa di immenso di mezzo». Nell’immaginario di un campione in erba ci sarà sicuramente il nome di un calciatore cui ispirarsi o che, almeno, rappresenta il sogno irraggiungibile: «Non nel mio, caso: io sin da piccolo ho sempre avuto il mito di Maradona, che considero il migliore giocatore di tutti i tempi per quello che ha saputo fare in campo, anche se nella vita privata il suo comportamento è stato spesso deleterio. Ma non sarebbe sensato dire che mi ispiro a un atleta così inimitabile: toccherei il cielo con un dito se riuscissi ad arrivare a un livello accettabile in ambito nazionale». Andrea, ancora una domanda: quale è il sogno che hai nel cassetto per quest’anno? «Ne ho due, altrettanto importanti: lo scudetto Primavera, anche se la strada per la qualificazione è ancora lunga e difficile, e giocare anche solo un minuto in serie A, magari dopo che la Juve ha ormai la certezza matematica di essersi aggiudicata lo scudetto. Lo so, non sono traguardi da poco, ma è anche vero che a vent’anni non è indispensabile tenere i piedi saldamente per terra e si può anche pensare in grande...». 〰.〰.〰 Andrea non avrà mai la soddisfazione di giocare nella Juventus. Solamente qualche panchina e niente di più. Rimane la “consolazione” di essersi allenato con campioni del calibro di Zidane. «Speravo nel debutto perché venivo da 15 anni di Juventus, sono stato di loro proprietà fino a 26 anni. Speravo sempre che Ancelotti mi dicesse “È il tuo turno”, ma non è arrivato. Inutile negare che mi sarebbe piaciuto. Ricordo che era una squadra con grandi campioni, Zidane su tutti. Ci fu un allenamento dove feci un uno-due con lui, gli diedi il pallone troppo lungo e gli chiesi scusa. Lui mi rispose “No scusami tu, dovevo andare prima”. Questo ricordo me lo sono portato dietro, aveva una classe e un’umiltà pazzesca». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/andrea-gasbarroni.html
  2. ANDREA GASBARRONI https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Gasbarroni Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 06.08.1981 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Under-21 e Olimpico Soprannome: Gasbadona Alla Juventus dal 1999 al 2001 Esordio: 08.07.1999 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-5 Ultima partita: 07.03.2001- Amichevole - Juventus-Uruguay 0-0 0 presenze - 0 reti Andrea Gasbarroni (Torino, 6 agosto 1981) è un ex calciatore italiano di ruolo centrocampista. Andrea Gasbarroni Gasbarroni capitano della squadra Primavera della Juventus nella stagione 2000-2001 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2019 Carriera Giovanili 1998-2000 Juventus Squadre di club 2000-2001 Juventus 0 (0) 2001-2002 → Varese 28 (6) 2002-2003 → Sampdoria 21 (2) 2003-2005 Palermo 48 (6) 2005-2006 → Sampdoria 39 (5) 2006-2008 Parma 55 (11) 2008-2009 Genoa 10 (0) 2009-2012 Torino 65 (2) 2012-2015 Monza 47 (23) 2015-2016 Giana Erminio 38 (4) 2016-2017 Pinerolo 28 (7) 2017-2018 Bra 30 (1) 2018-2019 Pinerolo 30 (4) Nazionale 2000 Italia U-18 5 (2) 2001-2002 Italia U-20 6 (1) 2002-2004 Italia U-21 8 (2) 2004 Italia olimpica 3 (0) Palmarès Olimpiadi Bronzo Atene 2004 Caratteristiche tecniche Giocatore molto duttile, si mise in mostra nelle giovanili della Juventus nel ruolo di esterno sinistro, venendo poi reimpiegato soprattutto in qualità di trequartista. Carriera Club Gli inizi, Varese e Sampdoria Cresce nel vivaio della Juventus, dove compie tutta la trafila delle squadre giovanili fino alla Primavera con la quale disputa anche il Torneo di Viareggio. Nella stagione 2000-2001 entra nel giro della prima squadra dove, in occasione dell'ultima giornata di campionato contro l'Atalanta, l'allenatore Carlo Ancelotti lo porta in panchina, non riuscendo comunque a debuttare. Viene quindi mandato a maturare in prestito al Varese, in Serie C1, dove nell'annata 2001-2002 si mette in evidenza collezionando 28 presenze e 6 reti. Successivamente viene spedito ancora in prestito alla Sampdoria, in Serie B, agli ordini di Walter Novellino, contribuendo alla promozione dei blucerchiati in Serie A con 21 presenze e 2 reti. Palermo, ritorno a Genova, Parma La Juventus dopo la stagione con i blucerchiati decide di permettergli di giocare con continuità ancora tra i cadetti a Palermo: il trequartista arriva in compartecipazione dalla Juventus che decide comunque di mantenere il diritto di riscatto dell'intero cartellino; il Palermo versa invece nelle casse bianconere 2 milioni e 700 000 euro. In Sicilia contribuisce alla cavalcata dei rosanero verso la massima serie con 39 presenze e 6 reti. Qui palesa la sua passione per la musica rock e per Vasco Rossi, suonando la chitarra in un concerto eseguito nella Curva Nord dello Stadio Renzo Barbera insieme ai gemelli Antonio ed Emanuele Filippini. Resta a Palermo per mezza stagione in Serie A, totalizzando 9 presenze prima di venir ceduto a gennaio 2005 nuovamente alla Sampdoria, con cui colleziona 11 presenze e 2 reti. Nella stagione 2005-2006 torna a Palermo dove disputa tutto il precampionato, ma all'inizio della stagione fa ritorno per la terza volta alla Sampdoria. Arriva al Parma nel giugno 2006 nell'affare Fábio Simplício, acquistato dal Palermo, che gira la comproprietà di Gasbarroni più denaro. A fine stagione, dopo 29 presenze e 6 reti, la società lo riscatta definitivamente per 1,4 milioni di euro. Nella stagione 2007-2008 disputa 26 partite condite da 5 reti che non bastano a salvare il Parma dalla retrocessione in Serie B. Genoa, Torino e Monza Dopo la stagione con gli emiliani, decide di non seguire la squadra in Serie B e si accorda col Genoa; il costo dell'operazione è stato di 5 milioni di euro. Colleziona 10 presenze a causa di svariati infortuni che ne hanno condizionato l'attività, e tuttavia il suo rendimento è buono. Comunque l'allenatore Gian Piero Gasperini ritiene di farne a meno durante il mercato di riparazione. Il 2 febbraio 2009, ultimo giorno del mercato di riparazione, il Torino ne acquisisce la comproprietà; qui colleziona 9 presenze e a fine stagione, dopo la retrocessione in Serie B, il Toro rileva a titolo gratuito anche l'altra metà del cartellino appartenente al Genoa, non avendo nessuna delle due società formalizzato un'offerta alle buste. Il 16 gennaio 2010 segna il suo primo gol in maglia granata, contribuendo così alla goleada contro il Grosseto (4-1). Nella stagione 2011-2012, con l'ingaggio da 750.000 euro annui in scadenza, viene messo fuori rosa. La squadra a fine stagione ottiene la promozione in Serie A e Gasbarroni, a fine contratto, rimane svincolato. Il 1º settembre 2012, durante l'apertura dei festeggiamenti per il centenario, il Monza ne ufficializza il tesseramento da svincolato. Il 23 gennaio 2015 si svincola dalla squadra biancorossa, entrata in gravi difficoltà finanziarie e ormai avviata al fallimento. Ultimi anni Il 27 gennaio seguente firma con la Giana Erminio. Debutta il 1º febbraio nella sconfitta esterna con l'Alessandria, per poi siglare la sua prima rete in maglia biancazzurra il 18 marzo in occasione del recupero infrasettimanale vinto dalla sua squadra contro il Pordenone per 2-0. Complessivamente si rivela un elemento determinante nel condurre la piccola squadra lombarda alla salvezza in terza serie, conseguita il 1º maggio 2015 grazie alla vittoria esterna per 2-0 contro il SüdTirol. Nel corso della stagione 2015-2016 si conferma nuovamente come giocatore fondamentale nell'economia della squadra biancazzurra, che per il secondo anno consecutivo mantiene la categoria. Il 24 maggio 2016 la Giana Erminio annuncia l'intenzione di non rinnovare il contratto a Gasbarroni, che chiude in questo modo la propria esperienza a Gorgonzola. Si allena quindi da svincolato con la squadra piemontese del Pinerolo, che decide poi di tesserarlo per affrontare il campionato di Serie D 2016-2017. Disputa un buon torneo, con gol all'esordio e mettendo infine a referto 7 reti, rendendosi autore di buone prestazioni e risultando uno dei migliori dei suoi; ciò nonostante, pur dimostranosi un giocatore di categoria superiore non riesce a evitare la retrocessione della squadra. Il 4 agosto 2017 firma per i giallorossi del Bra, sempre in Serie D. Segna il suo primo gol in maglia braidese, in occasione della partita contro l'Arconatese, sfida terminata poi 3-0. Nel mercato invernale fa nuovamente ritorno nella società sabauda del Pinerolo, per la restante parte della stagione 2018-2019. Al termine della stagione si ritira. Nazionale Ha debuttato con l'Under-18 nel 2000, collezionandovi 5 presenze e un gol. Nel biennio 2001-2002 ha fatto parte dell'Under-20, segnando un gol in 6 apparizioni. Nel 2002, quando vestiva la maglia della Sampdoria, è entrato nel giro dell'Under-21, nazionale ove ha militato sino al 2004, giocando in tutto 8 partite e segnando 2 reti. Nel 2004 ha partecipato ai Giochi Olimpici di Atene, giocando 3 partite e contribuendo alla conquista della medaglia di bronzo, facendo così tornare la nazionale italiana su un podio olimpico dopo ben 68 anni. Per l'occasione, ha giocato un totale di 57' così suddivisi: 28' nella terza gara del girone eliminatorio con il Paraguay, 11' nel quarto di finale con il Mali e 18' nella semifinale con i futuri campioni olimpici dell'Argentina. In tutte e tre le occasioni, é sempre subentrato a gara in corso a Giampiero Pinzi. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2003-2004 Nazionale Bronzo olimpico: 1 - Atene 2004 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 27 settembre 2004. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
  3. GIUSEPPE PINGITORE https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1988-1989 Nazione: Italia Luogo di nascita: Omegna (Verbano-Cusio-Ossola) Data di nascita: 22.12.1971 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 75 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1988 al 1990 Esordio: 15.06.1989 - Amichevole - Giulianova-Juventus 2-4 Ultima partita: 15.11.1989 - Amichevole - Juventus-Nazionale italiana dilettanti 5-0 0 presenze - 0 reti
  4. WILLIAM PIANU https://it.wikipedia.org/wiki/William_Pianu Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 07.12.1975 Ruolo: Difensore Altezza: 180 cm Peso: 77 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1993 al 1994 Esordio: 17.05.1994 - Amichevole - Derthona-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti William Pianu (Torino, 7 dicembre 1975) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. William Pianu Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 2010 - calciatore Carriera Giovanili 1994-1995 Juventus Squadre di club 1995-1996 → Pro Vercelli 28 (0) 1996-1997 → Rimini 20 (3) 1997-1998 → Casarano 13 (0) 1998-1999 Cittadella 18 (0) 1999-2004 Treviso 78 (3) 2004-2006 → Triestina 45 (2) 2006-2007 Bari 36 (2) 2007-2009 Treviso 43 (0) 2009-2010 Gallipoli 4 (0) 2010 Pergocrema 10 (1) 2010 Unione Venezia 8 (0) Carriera da allenatore 2012-2013 Treviso Giovanissimi 2013 Treviso Vice 2017-2018 Calvi Noale Carriera Giocatore Difensore centrale cresciuto nelle giovanili della Juventus arrivando dal Giaveno Coazze che a sua volta lo ha prelevato dall'ATM società dilenttantistica di Torino,nel 95 va alla Pro Vercelli, poi al Rimini successivamente al Casarano, poi è acquistato dal Cittadella. Nel 1999 è ceduto al Treviso, dove gioca cinque stagioni e nel 2004 a parametro zero va alla Triestina, dove resta due anni prima di trasferirsi a titolo definitivo al Bari nel 2006. Dopo un anno da titolare, torna a Treviso e nell'estate 2009 approda al Gallipoli, scegliendo la maglia numero 21. A gennaio chiede la cessione ed il 22 gennaio 2010 firma un contratto col Pergocrema, per poi passare al Venezia nel mercato estivo. Si ritira nel giugno 2010. In carriera ha totalizzato 191 presenze e 7 reti in Serie B. Allenatore Nel 2012 inizia ad allenare i giovanissimi del Treviso e successivamente, dall'aprile 2013 è allenatore in seconda della prima squadra in Lega Pro. Dal dicembre 2016 è osservatore per l'Inter. Il 18 dicembre 2017 diventa il nuovo tecnico del Calvi Noale, militante in Serie D. Al termine della stagione, lascia il club veneziano. Calcioscommesse Il 6 giugno 2013, quando ha già terminato la carriera agonistica da diversi anni, è deferito per illecito sportivo nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse relativo al filone Bari-bis. Il 16 luglio 2013, è prosciolto dalla Commissione Disciplinare Nazionale della FIGC a fronte di una richiesta di 3 anni e 6 mesi di squalifica da parte del procuratore Stefano Palazzi. Il 26 luglio 2013, la Corte di Giustizia Federale squalifica il calciatore per 3 anni e 6 mesi. Il 28 gennaio 2014, gli viene annullata la squalifica e viene prosciolto da ogni addebito in via definitiva dal TNAS. Il 13 ottobre 2015 la Corte d'Appello di Bari lo assolve per non aver commesso il fatto, in merito all'ipotizzato reato di frode sportiva. Nel periodo di squalifica ha lavorato in un bar a Mogliano Veneto. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 1994-1995 Scudetto Primavera 1993-94 Juventus Torneo di Viareggio 1993-94 - Juventus Competizioni nazionali Serie C1: 1 - Treviso: 2002-2003 Supercoppa di Lega di Serie C: 1 - Treviso: 2003
  5. CARLO PINSOGLIO https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Pinsoglio Nazione: Italia Luogo di nascita: Moncalieri (Torino) Data di nascita: 16.03.1990 Ruolo: Portiere Altezza: 194 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Pinso Alla Juventus dal 2009 al 2010 e dal 2017 Esordio: 19.05.2018 - Serie A - Juventus-Verona 2-1 Ultima partita: 25.05.2024 - Serie A - Juventus-Monza 2-0 6 presenze - 5 reti subite 3 scudetti 3 coppe Italia 2 supercoppe italiane Carlo Pinsoglio (Moncalieri, 16 marzo 1990) è un calciatore italiano, portiere della Juventus. Carlo Pinsoglio Pinsoglio in azione al Modena nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 194 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Juventus Carriera Giovanili 1999-2000 Moncalieri 2000-2010 Juventus Squadre di club 2009-2010 Juventus 0 (0) 2010-2011 → Viareggio 25 (-35) 2011-2012 → Pescara 5 (-7) 2012-2013 → Vicenza 23 (-35) 2013-2015 → Modena 76 (-74) 2015-2016 → Livorno 36 (-45) 2016-2017 → Latina 39 (-46) 2017- Juventus 6 (-5) Nazionale 2008-2009 Italia U-20 2 (-2) 2011-2012 Italia U-21 9 (-5) Palmarès Europei di calcio Under-19 Argento Repubblica Ceca 2008 Carriera Club Gli inizi Cresciuto nella Juventus, che nel 1999 lo aveva rilevato dalla squadra Pulcini del Moncalieri, con le giovanili bianconere ha vinto la Supercoppa Primavera nel 2007 e il Torneo di Viareggio nel 2009 e 2010, risultando in quest'ultimo anche il miglior portiere dell'edizione. Ha il primo approccio con la prima squadra juventina in occasione della 28ª giornata del campionato 2009-2010, quando viene portato in panchina come riserva di Antonio Chimenti a causa delle defezioni per infortunio di Gianluigi Buffon e Alexander Manninger. Le serie minori Per la stagione 2010-2011 passa in prestito al Viareggio dove gioca da titolare in Lega Pro Prima Divisione. Nell'estate 2011 viene ceduto in prestito al Pescara, in serie B, esordendo in categoria il 10 settembre nella vittoria 2-0 sul Crotone; tuttavia dopo poche partite entra in contrasto con l'allenatore Zdeněk Zeman, perdendo il posto da titolare. Nella sessione invernale di mercato la Juventus lo dirotta quindi in compartecipazione al Vicenza per 1,5 milioni di euro, esordendo con la maglia biancorossa il 1º maggio 2012 nella trasferta di Pescara persa con un tennistico 6-0. Dopo un'altra stagione in Veneto, per il successivo biennio la Juventus lo cede in prestito al Modena, di cui diventa il portiere titolare: nel primo campionato in gialloblù raggiunge i play-off, mentre il secondo è un torneo negativo per la squadra emiliana che ottiene la salvezza solo ai play-out, nonostante sul piano personale Pinsoglio si piazza secondo nella Top 15 dei portieri della Serie B 2014-2015 stilata dalla Lega Serie B. Pinsoglio al Vicenza nel 2012 Nell'estate 2015 passa al Livorno, sempre in Serie B. Gioca gran parte delle partite ma, a causa di numerosi errori, nelle ultime due giornate gli viene preferito la riserva Matteo Ricci. Lo stesso Ricci viene tuttavia espulso nell'ultimo, fondamentale turno casalingo contro il Lanciano e, a pochi minuti dalla fine, il subentrato Pinsoglio si fa sfuggire un pallone che causa il pareggio ospite e la conseguente retrocessione amaranto in Lega Pro: l'episodio fa montare il malcontento degli ultras labronici che tengono in ostaggio la squadra negli spogliatoi fino a notte fonda e lo stesso Pinsoglio, ormai «finito nel mirino della tifoseria», nel tentativo di difendere i propri genitori lì presenti viene aggredito da un supporter isolato che gli rifila un pugno al volto, rimediando tre giorni di prognosi. Chiusa nel peggiore dei modi la parentesi livornese, nell'estate 2016 è inizialmente riaggregato alla Juventus nel ritiro precampionato, prima di venire ceduto nuovamente in prestito in serie cadetta, questa volta al Latina, con cui a fine stagione retrocede in Serie C. Il ritorno alla Juventus Nell'estate 2017 torna in pianta stabile alla Juventus, club in cui era cresciuto, accettando il ruolo di terzo portiere dietro a Gianluigi Buffon e Wojciech Szczęsny; viene richiamato a Torino sia in ottica liste per il suo status di club-trained player, sia per la sua conoscenza dell'ambiente bianconero. Alla sua prima stagione effettiva con la prima squadra juventina partecipa da comprimario al double nazionale; fa inoltre il suo debutto in Serie A il 19 maggio 2018, nell'ultima, ininfluente gara di campionato contro il Verona, vinta 2-1 all'Allianz Stadium, subentrando a Buffon e subendo il gol della bandiera scaligero da Alessio Cerci. Confermato a Torino anche per gli anni a venire, nel successivo biennio si fregia formalmente di altri due Scudetti pur trovando spazio per scendere in campo sempre e solo nell'ultima giornata di campionato, a titoli ormai acquisiti: il 26 maggio 2019 parte per la prima volta da titolare in maglia juventina, nella sconfitta 0-2 sul terreno della Sampdoria, mentre il 1º agosto 2020 subentra a Szczęsny nel rovescio interno 1-3 contro la Roma, riuscendo a non subire gol. Nonostante sia relegato ai margini delle dinamiche di campo della squadra, in questi anni Pinsoglio riesce lo stesso a ritagliarsi un ruolo importante all'interno del gruppo bianconero: chiamato prima di tutto a «fare spogliatoio», si segnala per la sua dedizione in allenamento, pur conscio delle scarse possibilità d'impiego, ma soprattutto assurge a «primo tifoso» nel vittorioso ciclo juventino di questo decennio — esemplificativo di ciò, nel derby della Mole del 5 dicembre 2020 rimedia da panchinaro un cartellino rosso per «eccesso di esultanza» —, riconosciuto quale punto di riferimento dai compagni di squadra oltreché tra i giocatori più amati dalla tifoseria. Nazionale Tra il 2008 e il 2009 gioca 2 partite con la nazionale Under-20 italiana. L'11 novembre 2010 riceve la sua prima convocazione in Under-21 da parte del commissario tecnico degli azzurrini, Ciro Ferrara, in vista dell'amichevole di sei giorni dopo contro i pari età della Turchia; tuttavia è costretto a lasciare il ritiro a causa di un trauma distrattivo al retto anteriore della coscia sinistra. L'8 febbraio 2011, ancora sotto la guida del selezionatore Ferrara, esordisce con l'Under-21 in amichevole contro i pari età dell'Inghilterra, scendendo in campo da titolare. Il successivo 6 settembre gioca poi la sua prima gara valida per le qualificazioni agli Europei di categoria del 2013, la vittoria per 3-0 in casa dell'Ungheria. Palmarès Club Competizioni giovanili Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2007 Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2009, 2010 Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Juventus: 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2018, 2020 Coppa Italia: 3 - Juventus: 2017-2018, 2020-2021, 2023-2024
  6. DARKO KOVAČEVIĆ https://it.wikipedia.org/wiki/Darko_Kovačević Nazione: Serbia Luogo di nascita: Kovin Data di nascita: 18.11.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: 187 cm Peso: 79 kg Nazionale Jugoslavo e Serbo Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2001 Esordio: 18.07.1999 - Torneo Intertoto - Ceahlaul-Juventus 1-1 Ultima partita: 17.06.2001 - Serie A - Juventus-Atalanta 2-1 71 presenze - 26 reti 1 trofeo intertoto Darko Kovačević (Kovin, 18 novembre 1973) è un dirigente sportivo ed ex calciatore serbo, di ruolo attaccante. Due volte capocannoniere della Coppa UEFA nelle edizioni 1998-1999 e 1999-2000, rispettivamente con Real Sociedad e Juventus, del club spagnolo è inoltre, assieme a Jesús María Satrústegui, primatista di reti (10) nelle competizioni confederali. Darko Kovačević Kovačević in azione alla Juventus nel 1999 Nazionalità Jugoslavia Serbia Altezza 187 cm Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2009 Carriera Squadre di club 1992-1994 Proleter Zrenjanin 63 (25) 1994-1996 Stella Rossa 47 (37) 1996 Sheffield Wednesday 16 (4) 1996-1999 Real Sociedad 98 (41) 1999-2001 Juventus 71 (26) 2001-2002 Lazio 7 (0) 2002-2007 Real Sociedad 163 (50) 2007-2009 Olympiakos 41 (21) Nazionale 1994-2002 Jugoslavia 51 (9) 2003-2004 Serbia e Montenegro 8 (1) Caratteristiche tecniche Centravanti non particolarmente prolifico, tuttavia si sacrificava molto per la squadra ed era molto abile nel gioco aereo. Carriera Giocatore Club Kovačević all'Olympiakos nel 2008 Ha iniziato la carriera con il Proleter Zrenjanin, poi ha giocato con Stella Rossa, Sheffield Wednesday e Real Sociedad, passando poi nel 1999 alla Juventus per la cifra di 37 miliardi di lire. In bianconero partirà inizialmente come rincalzo dei più quotati Filippo Inzaghi e Alessandro Del Piero, per poi trovare comunque abbastanza spazio nel suo biennio piemontese in cui metterà a segno 26 reti. A Torino bissa inoltre la vittoria nella classifica marcatori della Coppa UEFA 1999-2000, titolo che aveva già fatto suo nell'edizione precedente a San Sebastian. Nel 2001 viene ceduto dai bianconeri alla Lazio nell'ambito dell'affare che porta Marcelo Salas in Piemonte; la sua esperienza nella Capitale è però deludente e dopo soli sei mesi, trascorsi scendendo poche volte in campo, fa ritorno alla Real Sociedad. Nella sua seconda esperienza con la squadra basca va a formare un'affiatata coppia d'attacco con Nihat Kahveci. Nell'estate 2007 si trasferisce all'Olympiakos, che grazie al suo contributo riesce a raggiungere la fase a eliminazione diretta della UEFA Champions League , superando un ostico girone comprendente formazioni del calibro di Real Madrid, Werder Brema e la succitata Lazio. Proprio contro i suoi ex compagni di squadra biancocelesti, il 28 novembre 2007 segna all'Olimpico il decisivo 2-1 che qualifica i greci agli ottavi di finale, dove saranno poi eliminati dal Chelsea futuro finalista dell'edizione. Nel gennaio 2009 si è ritirato dall'attività agonistica per problemi cardiaci. Nazionale Nazionale jugoslavo prima e serbomontenegrino poi, conta 59 presenze e 10 gol con la sua rappresentativa. Ha partecipato al campionato del mondo 1998 e al campionato d'Europa 2000, senza riuscire a segnare in nessuna delle due competizioni. Dopo il ritiro Dopo il ritiro dall'attività agonistica Kovačević rimane nel mondo del calcio entrando nei quadri della sua ultima squadra da giocatore, l'Olympiakos , in veste di dirigente. Il 7 gennaio 2020 è stato vittima di una sparatoria ad Atene, nel corso della quale è rimasto ferito a una gamba. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato jugoslavo: 1 - Stella Rossa Belgrado: 1994-1995 Coppa di Jugoslavia: 1 - Stella Rossa Belgrado: 1994-1995 Campionato greco: 2 - Olympiakos: 2007-2008, 2008-2009 Coppa di Grecia: 2 - Olympiakos: 2007-2008, 2008-2009 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Individuale Capocannoniere della Coppa UEFA: 2 - 1998-1999 (8 gol) - 1999-2000 (10 gol)
  7. FRANCESCO SCARDINA https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Scardina Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 11.12.1981 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Under-18 Soprannome: - Alla Juventus dal 1998 al 2001 Esordio: 08.07.1999 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-5 Ultima partita: 19.08.2000 - Amichevole - Juventus-Rayo Vallecano 4-1 0 presenze - 0 reti Francesco Scardina Scala (Torino, 11 dicembre 1981) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Attualmente lavora come allenatore nell'accademia giovanile del RCD Espanyol di Barcellona e impartendo lezioni di tecnica individuale. Francesco Scardina Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Difensore centrale Termine carriera 9 settembre 2015 Carriera Giovanili 1986-2001 Juventus Squadre di club 1998-2001 Juventus 0 (0) 2001-2002 → Cesena 6 (0) 2001-2002 Juventus 0 (0) 2002-2003 → PAOK 0 (0) 2002-2003 → L’Aquila 10 (0) 2003-2006 Crotone 60 (1) 2006-2008 Vicenza 69 (4) 2008-2010 Chievo 14 (0) 2010-2012 Cittadella 40 (1) 2012-2013 Nocerina 11 (0) 2013-2015 Huesca 56 (1) Nazionale 1998-1999 Italia U-18 9 (0) Biografia Scardina è nato a Torino da genitori palermitani e cresciuto a Pasta, una piccola frazione del comune di Rivalta di Torino. I suoi miti calcistici sono Paolo Montero e Carles Puyol. Nel 2013 ha conseguito la Licenza UEFA B, ricevendo l'abilitazione per allenare qualsiasi squadra dilettante o selezione giovanile. Caratteristiche tecniche Centrale difensivo, occasionalmente adattato al ruolo di laterale, aveva buone qualità sia dal punto di vista tecnico (bravo nell'anticipo, nella marcatura, nel posizionamento) sia sul piano personale come leader di spogliatoio, diventando capitano nelle stagioni a Cittadella e Huesca. Carriera Club Comincia la sua carriera nelle giovanili della Juventus sotto la guida di Gian Piero Gasperini, venendo convocato per la prima volta da Marcello Lippi all'età di 16 anni per le partite di Coppa Italia contro il Venezia, senza però esordire. Nel mercato di riparazione della stagione 2001-2002 viene in mandato in prestito al Cesena militante in Serie C1, ma dopo 6 presenze dalla panchina viene richiamato dalla Juventus e aggregato alla prima squadra, venendo convocato per alcune partite di Champions League e Serie A. L'anno successivo va a giocare inizialmente nel campionato greco con un prestito al PAOK dove gioca alcune partite della coppa nazionale (vinta in quella stagione proprio dalla squadra di Salonicco), per poi tornare in Italia a gennaio in prestito e disputare il finale di stagione in Serie C1 da titolare con la maglia de L'Aquila Calcio, che in quella stagione si classificò penultima ma vinse poi i Play-out contro il Paternò. Sul finire della stagione venne schierato dall'allenatore Gentilini anche come terzino, sia sinistro (suo lato naturale) che destro, vista la sua buona duttilità. Nella stagione 2003-2004 viene acquistato in comproprietà dal Crotone che in quella stagione è allenato proprio dal suo allenatore nelle giovanili della Juventus Gasperini, e partecipa al campionato di Serie C1 in cui può giocare regolarmente titolare (34 incontri, 1 assist e 1 gol contro il Teramo) e conquistare la promozione in Serie B. In Calabria resta per un'altra stagione e mezza disputando altre 31 partite, per poi passare nel gennaio 2006 in comproprietà al Vicenza di Camolese. Con la squadra veneta inizialmente fatica a trovare spazio, terminando però la stagione da titolare anche a causa dei numerosi infortuni dei compagni del reparto arretrato e scendendo in campo in 12 occasioni. La sua seconda stagione in biancorosso è minata da alcuni infortuni, tuttavia scende in campo in 23 partite quasi sempre da titolare. La terza stagione tra i berici lo vede in campo per 37 partite confermandosi anche in zona gol con 3 reti in campionato (tra cui una doppietta con gol del pareggio allo scadere contro la sua ex-squadra Cesena[10]) e 1 in Coppa Italia contro il Messina. Svincolato, nell'estate 2008 viene ingaggiato dal ChievoVerona che disputa in quella stagione la Serie A. Con Giuseppe Iachini al comando si guadagna un posto da titolare fino alla partita con la Fiorentina, dove però si fa espellere dopo un contrasto in scivolata su Franco Semioli. Nel frattempo la squadra cambia guida tecnica (fino a quel momento il Chievo aveva guadagnato solo 6 punti in dieci partite) ed il nuovo allenatore Domenico Di Carlo preferisce puntare in difesa su giocatori con maggiore prestanza fisica, con il giocatore che dopo due stagioni e 16 presenze (più un gol sfiorato contro l'Inter del Triplete, rete che verrà però refertata come autogol di Thiago Motta) preferirà non rinnovare il contratto in scadenza. Nella stagione successiva si trasferisce a parametro zero al Cittadella, squadra militante nella serie cadetta. Dopo una prima parte di stagione da titolare, a novembre si infortuna al polpaccio saltando alcune gare, poi a gennaio ha un risentimento al ginocchio nel riscaldamento prima del match con il Torino, dove però viene schierato regolarmente per tutti i novanta minuti da Foscarini. Dopo una pausa di tre settimane viene schierato in maniera altalenante fino a decidere insieme alla società la via dell'operazione chirurgica, chiudendo la stagione con 21 presenze all'attivo ed 1 gol. Nella stagione successiva, ripresosi dall'infortunio al ginocchio, dopo una buona seconda parte di stagione e 21 presenze all'attivo va in scadenza di contratto. Il 10 settembre 2012 passa alla Nocerina. Con i "molossi" termina la stagione con 13 presenze all'attivo giocando titolare le partite della semifinale playoff, in cui però dopo la parità scaturita nei due match fu il Latina ad essere promosso nella serie cadetta per il miglior piazzamento in classifica generale. A fine stagione rimane svincolato e parte per il Centro Tecnico Federale Luigi Ridolfi di Coverciano per il ritiro dei calciatori italiani svincolati sotto l'egida dell'Associazione Italiana Calciatori. In quel periodo supera il corso organizzato dalla stessa AIC e dalla FIGC ottenendo la Licenza UEFA B. Il 31 agosto 2013 viene ingaggiato per la stagione in corso dall'Huesca, squadra militante in Segunda División B. Con il club aragonese disputa 2 eccellenti stagioni, culminate con la presenza al Camp Nou in Coppa del Re come capitano contro il Barcellona di Iniesta, Pedro e Mascherano e la promozione in Liga Adelante, arrivando primo nel gruppo 2 e vincendo i play-off. Nel luglio 2015, in seguito ad un cambio di dirigenza nell'Huesca, decide di rescindere il contratto. Il 9 settembre dello stesso anno, tramite un comunicato sui social, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nel 2016 inizia a lavorare come allenatore di tecnica individuale in Spagna. Nazionale Ha disputato 9 gare con la Nazionale Under-18, esordendo nella selezione di Francesco Rocca il 10 maggio 2000 contro la Repubblica Ceca come sostituto di Giuseppe Sculli. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa di Grecia: 1 - PAOK: 2002-2003 Serie C1: 1 - Crotone: 2003-2004 Segunda División B: 1 - Huesca: 2014-2015 Altri piazzamenti Secondo posto Campionato Nazionale Under-15: - Juventus: 1995-1996 Quarto posto Lega Pro Prima Divisione: - Nocerina: 2012-2013.
  8. GIUSEPPE SCULLI https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Sculli Nazione: Italia Luogo di nascita: Locri (Reggio Calabria) Data di nascita: 23.03.1981 Ruolo: Attaccante Altezza: 178 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-21 e Olimpico Soprannome: - Alla Juventus dal 1998 al 2000 e dal 2006 al 2007 Esordio: 30.07.1998 - Amichevole - Valle d'Aosta-Juventus 2-2 Ultima partita: 16.08.2006 - Amichevole - Juventus-Piacenza 0-0 0 presenze - 0 reti Giuseppe Sculli (Locri, 23 marzo 1981) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista o attaccante. Giuseppe Sculli Giuseppe Sculli in uscita da un allenamento con il Genoa nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Termine carriera 1º luglio 2019 - calciatore Carriera Giovanili 1996-1998 Juventus Squadre di club 1998-2000 Juventus 0 (0) 2000-2002 → Crotone 51 (8) 2002-2003 → Modena 31 (8) 2003-2004 → Chievo 18 (2) 2004-2005 → Brescia 28 (0) 2005-2006 → Messina 34 (2) 2006-2011 Genoa 125 (22) 2011-2012 Lazio 24 (4) 2012 → Genoa 17 (3) 2012-2013 Lazio 0 (0) 2013 → Pescara 10 (1) 2013-2014 Lazio 0 (0) 2014 → Genoa 10 (0) 2014-2015 Lazio 0 (0) 2016-2019 Accademia Pavese ? (?) Nazionale 1997 Italia U-15 9 (0) 1997-1998 Italia U-16 7 (1) 1999-2000 Italia U-18 8 (6) 2001 Italia U-20 8 (2) 2002-2004 Italia U-21 20 (9) 2004 Italia olimpica 5 (0) Palmarès Olimpiadi Bronzo Atene 2004 Europei di calcio Under-21 Oro Germania 2004 Giochi del Mediterraneo Argento Tunisi 2001 Biografia In carriera ha spesso vestito la maglia nº 14, in onore del suo idolo Johan Cruijff. È nipote del boss della 'ndrangheta Giuseppe Morabito, arrestato nel 2004 dopo dodici anni di latitanza. In un'intervista del 2007 ha raccontato: «Io sono pulito, ma qualcuno voleva che rinnegassi il mio sangue. Ma a mio nonno non hanno mai fatto un processo. È dentro dal 2004, ma non l'hanno trovato con droga o armi, non ha ucciso nessuno. E non viene processato». Quando alle Olimpiadi del 2004 con l'Italia ha vinto la medaglia di bronzo non fu chiamato al Quirinale per la nomina a cavaliere da parte del Presidente della Repubblica: «Gli altri ebbero la fascia tricolore e la pergamena. Ma io sono il nipote di Giuseppe Morabito, un mafioso. In quel momento non mi sono sentito un cittadino italiano». Il 5 marzo 2013 a Locri viene arrestato per associazione a delinquere e riciclaggio anche il padre di Sculli, Francesco (funzionario del Comune di Bruzzano Zeffirio) scarcerato dopo una settimana e morto nel novembre 2014) oltre allo zio Rocco Morabito per aver favorito i clan degli Aquino e dei Morabito nel progetto di cementificazione del litorale jonico. Vita privata Ha un figlio di nome Francesco avuto dalla ex compagna Michela Piccolini e un altro di nome Cristian nato dalla relazione con l'attuale compagna Nadia. Caratteristiche tecniche Esterno d'attacco, gioca prevalentemente come ala. Carriera Club Cresciuto nella Juventus, non trova spazio in prima squadra e viene ceduto al Crotone in prestito per due anni, con il quale totalizza complessivamente 8 reti e 51 presenze in serie B. Nel 2002 viene acquistato dal Modena, con cui esordisce in serie A il 14 settembre 2002 in occasione del match Modena-Milan, perso per 0-3. Nella successiva partita segna il primo gol, risultando decisivo per il successo in casa della Roma; nella partita successiva, giocata contro il Torino, segna due goal. Dopo l'esperienza modenese, conclusa con 8 reti e 31 presenze, nelle annate successive Sculli gioca con Chievo, Brescia e Messina per poi approdare nell'estate del 2006 al Genoa, ritrovando il tecnico Gasperini che lo allenò nel settore giovanile bianconero; qui contribuisce, con 4 gol, al ritorno della squadra ligure in serie A. Il 17 settembre 2009, al debutto nelle coppe europee, va subito a segno. Nel gennaio 2011 firma per la Lazio: il 6 marzo è autore di una doppietta al Palermo. Esattamente un anno dopo, rientrato al Genoa, fa altrettanto con il Lecce. Un altro gol, ancora ai rosanero, assicura poi la permanenza dei liguri in A anche per il 2012-2013, stagione in cui milita - sotto forma di prestito - al Pescara: l'unico centro è proprio contro il Grifone, nella sfida che sancisce però la retrocessione della squadra abruzzese. Fa quindi ritorno a Genova, collezionando 10 presenze. Dopo un anno di inattività, per la stagione 2016-17 è tesserato dall'Accademia Pavese (in Eccellenza). Nazionale Con le Nazionali giovanili ha vinto il Campionato europeo di calcio Under-21 2004 ed il bronzo olimpico ai successivi Giochi olimpici di Atene. Controversie Caso Crotone-Messina e altri fatti del passato Solo poche settimane dopo il trasferimento al Genoa nel 2006, è stato punito con 8 mesi di squalifica per aver truccato, assieme ad alcuni compagni di squadra e dirigenti, la partita Crotone-Messina 1-2 del 2 giugno 2002 con i calabresi di Sculli già retrocessi in serie C e i siciliani in piena lotta salvezza, con lo scopo di estorcere 20 milioni di lire ai siciliani per non alterare il presunto accordo per la vittoria degli ospiti. Difatti il Messina con questo risultato è riuscito a salvarsi ai danni della Ternana che aveva perso contro il Bari, altra gara sospetta come ha fatto intendere lo stesso Sculli al telefono al cugino Rocco. Respinto il ricorso dalla Corte di Giustizia Federale, è costretto a scontare 8 mesi di squalifica. In questa vicenda Sculli risulta essere l'unico inquisito e punito poiché al momento del provvedimento disciplinare era l'unico giocatore tesserato e in attività dopo sei anni dalle vicende. Nello stesso periodo, il pm Nicola Gratteri gli contestava l'associazione mafiosa per aver fatto pressioni sui cittadini di Bruzzano Zeffirio al fine di condizionarne l'espressione del voto in occasione delle elezioni. Inoltre, era indagato per tentato omicidio e successivamente anche per traffico internazionale di stupefacenti, tutte accuse poi cadute. I rapporti con la malavita romana Come risulta da pedinamenti e intercettazioni da parte della Polizia in riguardo alle presunte combine, Sculli ha avuto contatti con Massimo Carminati, punto di raccordo tra eversione di destra dei NAR e Banda della Magliana. In occasione di Roma-Genoa 1-0 del 18 marzo 2012 all'Hotel degli Aranci a Roma si è incontrato con Romano Massimo Papola, massaggiatore della Lazio già coinvolto nelle presunte combine di Lazio-Genoa e Lecce-Lazio del maggio 2011 con Stefano Mauri, e Giovanni De Carlo, uomo di Carminati. Secondo la Procura Sculli avrebbe inoltre incaricato il pregiudicato bosniaco Altic (fiancheggiatore della cosca siciliana dei Fiandaca e già in carcere per traffico di stupefacenti) di raccogliere un'ingente somma di denaro da puntare sulle partite truccate. Carminati e De Carlo vengono poi arrestati nel dicembre 2014 per Mafia Capitale. Secondo gli inquirenti, frequenti sono state le cene tra Sculli e De Carlo nel ristorante "Met-Villa Brasini" a piazzale Ponte Milvio a Roma. Caso Genoa-Siena e i rapporti con gli ultras genoani In riferimento ai fatti di Genoa-Siena 1-4 del 22 aprile 2012 (pressioni da parte dei tifosi allo stadio con i giocatori che si dovettero togliere la maglia), il 6 ottobre 2012 la Procura federale ha chiesto 3 mesi di squalifica per Giuseppe Sculli accusato di non aver detto il vero alla Procura sui suoi rapporti con la tifoseria genoana (fu l'unico a non togliersi la maglia) e in particolare con l'ultrà Massimo Leopizzi, pregiudicato neo-fascista già testimone nel Caso Genoa e alla cui festa di scarcerazione parteciparono Milanetto e Sculli con il quale dopo Genoa-Siena ha avuto da lamentarsi del presidente Preziosi che aveva chiesto l'arresto dei tifosi violenti: «Ma come gli viene in mente di dire queste cose? Per lui in passato ho fatto anche falsa testimonianza quando sono stato sentito per la partita con il Venezia». Calcioscommesse Nel maggio 2012 nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse il gip Guido Salvini non accoglie la richiesta del pm Roberto Di Martino di arrestare Sculli il quale sarebbe stato uno dei promotori della combine di Lazio-Genoa 4-2 del maggio 2011 per la quale sono stati arrestati Omar Milanetto e Stefano Mauri e indagati, oltre allo stesso Sculli, anche Domenico Criscito e Kakhaber Kaladze. Secondo gli inquirenti che lo stavano intercettando, insieme al pregiudicato ultrà genoano Safet Altic, Sculli nel maggio 2011 aveva intenzione di ricattare l'allora compagno di squadra Luca Toni, ritratto in alcune foto in atteggiamento disinibito con delle ragazze, qualora non avesse voluto partecipare a qualche combine. Il 30 novembre dello stesso anno la procura di Cremona chiede una proroga di sei mesi per lui e altri 32 degli indagati per il calcioscommesse iscritti nel registro nel maggio scorso. Il 9 febbraio 2015 la procura di Cremona termina le indagini e per Sculli, Criscito e Kaladze viene chiesta l'archiviazione. Interrogato per presunta estorsione Il 6 maggio 2016 Sculli viene interrogato al commissariato di Porta Garibaldi a Milano come persona informata sui fatti in relazione a un'indagine per una presunta estorsione. Presunto pestaggio di Fabrizio Corona Dopo l'arresto di Fabrizio Corona nell'ottobre 2016 è uscita la notizia di un presunto pestaggio nei suoi confronti da parte di un amico di Sculli avvenuto ad agosto in un bar della movida milanese in presenza del calciatore e il motivo sarebbero stata una richiesta estorsiva di soldi da parte di Sculli a Corona, non concessi da quest'ultimo. Corona sarebbe stato più volte minacciato, a Ferragosto sarebbero esplosi dei petardi in un cassonetto sotto casa (fatto segnalato alle autorità dall'ex moglie Nina Moric preoccupata per il figlio Carlos) e inoltre la sua collaboratrice avrebbe subito due furti in casa sua dove poi la polizia avrebbe ritrovato 1.700.000 euro il giorno del suo arresto. Palmarès Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Germania 2004 Bronzo olimpico: 1 - Atene 2004
  9. VINCENZO MARESCA L’avventura bianconera di Enzo Maresca comincia nel gennaio del 2000. «Compirà vent’anni tra una settimana – scrive Franco Esposito su Repubblica.it – e di sicuro questo sarà il compleanno più bello della sua vita. Vincenzo Maresca, salernitano, centrocampista dai piedi buoni, ha convinto la Juventus a puntare su di lui. Il club bianconero lo ha, infatti, ingaggiato per cinque stagioni acquistandolo dagli inglesi del West Bromwich Albion per una cifra superiore ai dieci miliardi.Maresca gioca a pallone da quando aveva quattro anni e frequentava il campo dell’oratorio dei Cappuccini nel quartiere salernitano del Carmine. La famiglia, di umili origini, non ha mai ostacolato la sua passione e ora è finalmente arrivata la grande occasione.“Il primo impatto con la Juve è stato emozionante. Devo imparare, ma Ancelotti è stato sincero con me: se meriterò di giocare, l’età non avrà alcuna importanza”.La storia di Maresca somiglia davvero a una favola. Dopo i primi calci nell’Isidoriana, a undici anni il Milan lo portò nel suo settore giovanile. Vincenzo viveva in un pensionato, a Lodi, insieme con altri coetanei. Ma l’avventura rossonera finì presto. Maresca tornò a casa e visse un momento di grande amarezza. Fu in quel momento che il talent scout Alberto Massa lo invitò a non mollare tesserandolo con la Giovane Salerno.“Zio Alberto è stato un padre. Mi ha dato tanti consigli che mi sono stati utilissimi nel calcio e nella vita”.L’anno successivo il giovane salernitano lasciò di nuovo casa per affrontare i campionati giovanili con la maglia del Cagliari. Ma Maresca sentiva di poter essere un protagonista e, seguendo l’esempio di Gattuso, accettò tempo dopo l’offerta del West Bromwich, società inglese di Serie B.“In Inghilterra ho vissuto emozioni incredibili, come quella di disputare il derby col Birmingham davanti a 45.000 spettatori”.E col West Bromwich, l’anno scorso, Maresca collezionò ventisette presenze segnando due reti, contro l’Oxford esultò mostrando una maglietta con l’immagine di Superman. Poi l’esperienza nell’Europeo Under 18 con la formazione di Rampanti e il concreto interessamento della Juve.“A Torino mi hanno accolto benissimo, sono in camera con Ferrara che mi sta già dando i primi suggerimenti. E pensare che quando lui ha cominciato a giocare al calcio io non ero ancora nato”.Mediano, destro naturale, Maresca si è sempre ispirato a Tardelli. E ora, nella Juve, ha l’opportunità di diventare un campione».Scende in campo solamente una volta, nella vittoriosa partita contro il Piacenza. La stagione successiva è prestato al Bologna; nel capoluogo emiliano, disputa un campionato notevole, vestendo la maglia rossoblu per ventitré partite. Logico il ritorno alla casa madre.«Lui è un giocatore che ha colpi sopra la media – osserva Marcello Lippi – ha più tecnica e più fantasia di altri. Quando ha la palla nei piedi è bravo, ma è quando ce l’hanno gli altri che deve migliorare, perché anche quella è una fase fondamentale della partita. Lui lo sa, ne parliamo spesso e condivide le mie considerazioni. Io credo molto in lui, ma so anche che deve ancora migliorare tanto».Maresca disputa una buona stagione, scendendo in campo per ventotto volte, anche se raramente da titolare; ma vive il suo momento di gloria nel derby di ritorno. La Juventus, dopo aver gettato al vento il derby di andata, dilapidando un vantaggio di tre reti e un rigore, si trova in sotto per 2-1; passata in vantaggio con Trézéguet, si è vista rimontata dalle reti di Cauet e di Ferrante. A due minuti dalla fine della partita, sfruttando un pennellato cross dalla destra, Enzo, con un perfetto colpo di testa, porta in parità l’incontro. Il tifo bianconero esplode di gioia che si tramuta in vero e proprio godimento, quando vedono Maresca dirigersi verso la panchina del Torino e mimare le corna del toro, scimmiottando Ferrante, abituato a esultare in quel modo.«È stato un goal bellissimo, di cuore e di spirito. È nato da un cross di Thuram, io l’ho girata in rete di testa, quella palla in un angolo, imprendibile per Bucci. Un goal importantissimo, al di là del fatto che ci ha permesso di riagguantare il Torino, perché è stato il mio goal in Serie A con la Juventus. E perché avevo promesso di dedicarlo ad Andrea Fortunato; ho dedicato tutta la mia emozione e la mia felicità al ricordo di Andrea e poi alla sua famiglia. Chi si indigna per quelle corna in corsa, ritiene che il gioco del calcio sia sacro. Non siamo d’accordo; il calcio deve essere serio per diventare divertente».Maresca diventa, in questo modo, un idolo dei tifosi bianconeri, che vedono di mala voglia la sua partenza verso Piacenza. Enzo disputa una grande stagione con la maglia biancorossa; realizza nove goal in trentuno presenze, guadagnandosi l’ennesimo ritorno a Torino. Il campionato 2003-04 è avaro di soddisfazioni; la squadra, complice tantissimi infortuni, non ingrana e i risultati non arrivano. Maresca scende in campo per ventinove volte e realizza quattro reti. Nuovo trasferimento, questa volta a FirenzeIn riva all’Arno, Vincenzo disputa venticinque partite, condite con cinque goal.«So che devo imparare e rendere di più in fase difensiva e, quando non sono in possesso della palla, negli spostamenti. Perché non mi sento prigioniero di un ruolo. Se mi si definisce centrocampista è esatto, ma io voglio diventare un centrocampista che sa difendere e attaccare, voglio avere la stessa efficacia sia davanti alla difesa che a ridosso delle punte. Anche se, nasco più come centrocampista offensivo e, certamente, mi trovo molto a mio agio quando agisco da playmaker, a partire dalla zona davanti alla nostra area, pronto a dettare assist, a dare il via alla manovra».Nell’estate del 2005 Enzo emigra nuovamente, questa volta in Spagna, nel Siviglia; in Spagna esplode in tutto il suo talento. La squadra sivigliana vince la Coppa Uefa, battendo gli inglesi del Middlesbrough per 4-0. Enzo è il protagonista assoluto di quella finale, durante la quale realizza due reti. Il Siviglia si ripete anche la stagione successiva, vincendo nuovamente la Coppa Uefa e sfiorando la vittoria in campionato; infatti, vede sfumare il titolo nell’ultima giornata di campionato. La sconfitta casalinga contro il Villareal e le contemporanee vittorie di Barcellona e Real Madrid, determinano la vittoria delle Merengues, allenate da Fabio Capello.Tre stagioni in bianconero, cinquantotto presenze e sei reti in totale; numeri che non dicono tanto, ma quella corsa verso la panchina del Torino non sarà mai dimenticata dai tifosi juventini. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/02/vincenzo-maresca.html
  10. VINCENZO MARESCA https://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Maresca Nazione: Italia Luogo di nascita: Pontecagnano Faiano (Salerno) Data di nascita: 10.02.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Torero Alla Juventus dal 1999 al 2000, 2001-2002 e 2003-2004 Esordio: 12.03.2000 - Serie A - Piacenza-Juventus 0-2 Ultima partita: 16.05.2004 - Serie A - Siena-Juventus 1-3 58 presenze - 6 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana Enzo Maresca (Pontecagnano Faiano, 10 febbraio 1980) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Enzo Maresca Maresca nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 10 febbraio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 1991-1994 Milan 1994-1998 Cagliari Squadre di club 1998-2000 West Bromwich 47 (5) 2000 Juventus 1 (0) 2000-2001 → Bologna 23 (0) 2001-2002 Juventus 28 (2) 2002-2003 Piacenza 31 (9) 2003-2004 Juventus 29 (4) 2004-2005 Fiorentina 25 (4) 2005-2009 Siviglia 96 (13) 2009-2010 Olympiakos 20 (4) 2010-2012 Malaga 39 (4) 2012-2014 Sampdoria 17 (3) 2014-2016 Palermo 47 (1) 2016-2017 Verona 8 (0) Nazionale 1995 Italia U-15 5 (0) 1995-1996 Italia U-16 1 (0) 1998 Italia U-17 1 (1) 1998-1999 Italia U-18 12 (4) 1999-2000 Italia U-20 11 (6) 2000-2002 Italia U-21 15 (2) Carriera da allenatore 2017 Ascoli Vice 2017-2018 Siviglia Coll. tecnico 2018-2019 West Ham Utd Vice 2020-2021 Manchester City Under-23 2021 Parma Palmarès Europei di calcio Under-18 Argento Svezia 1999 Biografia Sposato con Maria Jesus Pariente, ha tre figli. Caratteristiche tecniche Giocatore Poteva giocare in tutti i ruoli del centrocampo, con particolare preferenza per quello di regista con caratteristiche offensive. Era dotato di personalità, tecnica e visione di gioco. Emiliano Mondonico, suo allenatore alla Fiorentina nella stagione 2004-2005, lo definì «un centrocampista di movimento con ottima tecnica e dotato di grande capacità tattica. Fa della consistenza fisica e del girovagare per il campo due delle caratteristiche principali. Sicuramente stiamo parlando di un giocatore completo perché è in grado di garantire un ottimo apporto in entrambe le fasi, specie in quella offensiva, essendo bravissimo nello scegliere i tempi di inserimento». Carriera Giocatore Club Gli inizi Cresciuto nelle giovanili del Milan prima e in quelle del Cagliari poi, nell'estate 1998 lascia l'Italia e si trasferisce agli inglesi del West Bromwich Albion, squadra militante in Premier League. Con la formazione delle Midlands Occidentali disputa un campionato e mezzo, inizialmente come riserva e poi, nella sua seconda stagione, da titolare; totalizza 47 presenze e 5 gol e diventa uno dei beniamini della tifoseria. Nel gennaio 2000, a 19 anni, torna in Italia, acquistato dalla Juventus per 10 miliardi di lire; con i bianconeri esordisce in Serie A il 12 marzo 2000, nella vittoria per 2-0 sul campo del Piacenza e rimane la sua unica apparizione stagionale. Le esperienze emiliane, Juventus e Fiorentina Nell'ottobre 2000 viene ceduto in prestito al Bologna con cui disputa 23 partite; la stagione è negativa, anche a causa di problemi con l'allenatore Francesco Guidolin e i compagni di squadra. La stagione successiva torna alla Juventus, ma è poco impiegato totalizzando solo 16 presenze in campionato più altre 12 partite tra Coppa Italia e Champions League: il 24 febbraio 2002 riesce comunque a segnare il suo primo gol in Serie A, quello del decisivo 2-2 contro il Torino, una rete peraltro rimasta nella storia del derby della Mole per l'irriverente esultanza-sfottò rivolta ai concittadini granata. L'anno seguente è ceduto in compartecipazione al Piacenza dove, nonostante la retrocessione degli emiliani, si fa notare con 9 reti in 31 partite. Riscattato dalla Juventus, è impiegato con maggior regolarità da Marcello Lippi nella stagione 2003-2004: 29 presenze e 4 gol tra Serie A, Coppa Italia e Champions League. A fine stagione è messo sul mercato per contrasti sul rinnovo del contratto, quindi si trasferisce in comproprietà alla Fiorentina, neopromossa in Serie A. Con i viola disputa 25 partite di campionato con 5 reti, senza convincere. A fine stagione, insieme al compagno di squadra Fabrizio Miccoli, è riscattato alle buste dalla Juventus. Le stagioni in Spagna e Grecia Non rientrando nei piani tecnici del nuovo allenatore Fabio Capello, nell'estate 2005 si trasferisce al Siviglia: pur condizionato da un infortunio al tendine d'Achille nella sua prima stagione, con il club andaluso vince due Coppe UEFA, una Supercoppa Europea, una Coppa di Spagna e una Supercoppa di Spagna. Nella Coppa UEFA 2005-2006 segna una doppietta nella finale vinta per 4-0 contro il Middlesbrough,[5] venendo nominato miglior giocatore della partita. Con gli andalusi Enzo in quattro stagioni e 141 presenze segna 21 gol, ottenendo come miglior risultato il terzo posto nel campionato 2006-2007. Dopo aver perso il posto da titolare nelle due ultime stagioni in Spagna, anche a causa di alcuni problemi fisici, l'11 luglio 2009 si trasferisce ai greci dell'Olympiakos per 5 milioni di euro. Vi disputa da titolare l'intera stagione 2009-2010, 24 presenze e 5 reti in campionato, e l'inizio dell'annata successiva, nella quale disputa le prime quattro partite (valide come turni preliminari dell'Europa League). Il 30 agosto 2010 decide di rescindere il contratto con la squadra del Pireo, rinunciando a due milioni di euro di ingaggio, a causa della mancanza di stimoli. Da ottobre 2010 si allena con la Primavera della Fiorentina, ma a dicembre 2010 è ingaggiato dal club spagnolo del Málaga. Esordisce con la nuova maglia il 5 gennaio 2011 nella partita di Coppa del Re Malaga-Siviglia (0-3), subentrando ad Apoño al 45'. A Málaga ha giocato 42 partite tra campionato e coppe, mettendo a segno 4 gol. Il ritorno in Italia con la Sampdoria Il 30 agosto 2012 ritorna in Italia accasandosi alla Sampdoria. Fa il suo esordio il 2 settembre nella partita in casa vinta per 2-1 contro il Siena colpendo anche una traversa su calcio piazzato, e il 6 ottobre, nella sconfitta per 2-1 contro il Chievo Verona, realizza il primo gol in blucerchiato su calcio di punizione. Con l'arrivo del nuovo allenatore, Delio Rossi, perde il posto da titolare a beneficio di Nenad Krsticic; termina la stagione in blucerchiato con 16 presenze e 3 gol. Pur rimanendo sotto contratto con la Sampdoria, nella stagione 2013-2014 è inizialmente messo fuori squadra insieme a Simon Poulsen; il successivo 1º ottobre è reintegrato in rosa. Il 23 novembre, con l'arrivo di Siniša Mihajlović, è inserito nella lista dei convocati della prima squadra per l'incontro di campionato Sampdoria-Lazio (1-1) e subentra al 93' ad Angelo Palombo. Palermo Il 15 gennaio 2014 viene acquistato a titolo definitivo dal Palermo, su espressa richiesta del tecnico Giuseppe Iachini. Esordisce alla prima partita utile, giocando titolare in Palermo-Modena (0-0) della prima giornata di ritorno. Il 3 maggio 2014, dopo la vittoria contro il Novara per 1-0 in trasferta, ottiene la promozione in Serie A – con annessa vittoria del campionato – con cinque giornate d'anticipo. Chiude la stagione con 13 presenze in campionato. Il 15 settembre 2014 è stato operato a causa di un'appendicite acuta, tornando in campo in Juventus-Palermo (2-0) da subentrato. Il 3 dicembre 2015 viene messo fuori rosa, insieme a Luca Rigoni e Fabio Daprelá, per alcune divergenze con il presidente Maurizio Zamparini, a seguito della sconfitta casalinga 2-3 contro l'Alessandria nel quarto turno di Coppa Italia. Il 12 gennaio 2016 il presidente Maurizio Zamparini lo reintegra con un comunicato ufficiale nella rosa siciliana. Il 15 maggio 2016 segna in Palermo - H. Verona 3-2 il suo primo gol (la rete del momentaneo 2-1) con la maglia rosanero all'ultima giornata di campionato contro il Verona, contribuendo, così, alla salvezza dei siciliani. Verona Il 5 settembre 2016 viene ingaggiato, da svincolato, dal Verona, con cui si lega fino al giugno seguente, scegliendo di indossare la maglia numero 16. Il 13 gennaio 2017, dopo aver collezionato nove presenze totali con la squadra veneta (8 in campionato e una in Coppa Italia), rescinde il contratto che lo legava agli Scaligeri. Il 10 febbraio seguente, giorno del suo trentasettesimo compleanno, annuncia il ritiro dal calcio giocato tramite una lettera pubblicata sul suo profilo Instagram. Nazionale Pur non avendo mai vestito la maglia della nazionale maggiore italiana, ha militato in tutte le rappresentative giovanili collezionando in totale 50 convocazioni, 45 presenze e 13 gol. È stato capitano della nazionale Under-20, sotto la guida di Claudio Gentile. Allenatore Gli inizi Il 1º giugno 2017 diventa il vice di Fulvio Fiorin dell'Ascoli in Serie B in attesa di ottenere il patentino da allenatore. Il 13 giugno intanto inizia il corso a Coverciano da allenatore professionista categoria UEFA A che gli consente di essere allenatore in seconda in Serie A e B. Il 7 settembre supera con esito positivo l'esame di fine corso. Il 21 novembre a seguito di 4 sconfitte consecutive si dimette da vice tecnico dell'Ascoli. Il 28 dicembre 2017, dopo otto anni, torna al Siviglia come collaboratore di Vincenzo Montella. Nel maggio 2018 firma con il club londinese del West Ham, divenendo così allenatore in seconda di Manuel Pellegrini; nel dicembre 2019, dopo le dimissioni del primo allenatore Manuel Pellegrini, anche lui lascia il ruolo di vice del club londinese. Il 28 agosto 2020 viene ingaggiato dal Manchester City come allenatore della Elite Development Squad, con cui vince la Premier League 2. Parma Il 27 maggio 2021 viene nominato nuovo tecnico del Parma, appena retrocesso in Serie B. Debutta il 15 agosto nella sconfitta per 1-3 contro il Lecce, gara valida per i trentaduesimi di Coppa Italia. Il 23 novembre successivo, dopo 13 giornate, viene esonerato, lasciando i ducali al quattordicesimo posto in classifica con 17 punti. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2001-2002 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2003 Coppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2006-2007 Supercoppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2007 Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2013-2014 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 2 - Siviglia: 2005-2006, 2006-2007 Supercoppa UEFA: 1 - Siviglia: 2006 Allenatore Premier League 2: 1 - Manchester City U23: 2020-2021
  11. ANDREAS ISAKSSON GIORGIO PAGLIANO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 1999 Andreas Isaksson, il ragazzo che non finisce mai. Quando lo hanno fotografato al Vecchio Comunale è bastata una minima inclinazione della Nikon per farlo apparire alto come una porta e lui, subito dopo aver posato, ha pure scherzato sui suoi tantissimi centimetri: «Sono alto 1 metro e 97, esattamente come Van der Sar. Ma io non ho ancora diciotto anni e il medico della mia squadra in Svezia mi ha detto che ho ancora qualche margine di crescita. Punto così ai due metri». E così batterà Edwin. «In centimetri può darsi, ma prima di avvicinarlo come campione ho l’idea che debba passare parecchio tempo. Lui, infatti, è formidabile. In TV mi ha spesso impressionato. Acchiappa sempre tutto...». E lei cosa acchiappa oltre a un contratto con la Juventus? «Già il fatto di essere stato scelto dalla squadra più conosciuta al mondo è un fatto che mi onora tantissimo. Adesso devo lavorare tanto, correggere alcuni difetti, osservare bene i miei compagni di ruolo per carpire loro qualche segreto. Avrò la possibilità di giocare nella squadra dei giovani e se poi ci fosse bisogno di me per la prima squadra cercherò sempre di farmi trovare prontissimo». Ecco dunque un ragazzo con la volontà di ferro, vagamente mascherata da un’autentica faccia d’angelo, un’espressione del viso molto simpatica che lo farà diventare, non ci sono dubbi, l’idolo dei ragazzi della nuova frontiera bianconera. Andreas infatti è giovanissimo e ha mezzi fisici straordinari. Ha due mani, per esempio, che gliene basta una sola per bloccare il pallone. Chi lo conosce meglio per averlo visto giocare in Svezia sostiene che ha una tecnica di base molto raffinata e ha, soprattutto, un carattere che gli permette di occupare un ruolo così impegnativo con tantissima freddezza. Ma qual è la sua Svezia? La sua carta d’identità dice che è nato nel Sud, a Trelleborg, una città di mare che si affaccia sulla Danimarca ed è molto vicina, una ventina di chilometri, alla più importante Malmoe. Anche la sua Svezia calcistica ha origini qui, perché il neo juventino ha cominciato a giocare nel Trelleborgs e, iniziando dai pulcini o come diavolo si chiamano gli adolescenti-calciatori da quelle parti, è riuscito in un lampo a scalare tutte le posizioni dell’organico della società. Al punto che nella stagione appena conclusa ha giocato ben 11 partite da titolare nella prima squadra (sesta in classifica) ed è stato prescelto per difendere la porta della Under 21 della Nazionale gialloblu. Un grande inizio, insomma. Tutto il resto lo potrà ottenere con gli anni nella Juventus. Lavorando, imparando da Rampulla e Van der Sar e, magari, superando i... due metri. Se ci riuscisse, diventerebbe di certo il gigante dalla statura record del calcio italiano. 〰.〰.〰 Il gigante svedese, purtroppo per lui, non avrà mai l’onere e l’onore di vestire la maglia numero 1 bianconera. Avrà l’unica soddisfazione di sedere in panchina nel match inaugurale del campionato ’99-2000 contro la Reggina. Poi un lungo girovagare per il mondo che lo porterà a vestire la maglia della propria nazionale con successo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/andreas-isaksson.html
  12. ANDREAS ISAKSSON https://it.wikipedia.org/wiki/Andreas_Isaksson Nazione: Svezia Luogo di nascita: Trelleborg Data di nascita: 03.10.1981 Ruolo: Portiere Altezza: 199 cm Peso: 88 kg Nazionale Svedese Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2001 Esordio: 08.07.1999 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-5 Ultima partita: 12.12.2000 - Amichevole - Juventus-Torino 2-2 0 presenze - 0 reti subite Jan Andreas Isaksson (Trelleborg, 3 ottobre 1981) è un ex calciatore svedese, di ruolo portiere. Andreas Isaksson Isaksson in nazionale nel 2013 Nazionalità Svezia Altezza 199 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 11 novembre 2018 Carriera Giovanili 19??-19?? Östra Torp GIF 19??-19?? Trelleborg Squadre di club 1998-1999 Trelleborg 11 (-8) 1999-2001 Juventus 0 (0) 2001-2004 Djurgården 75 (-74) 2004-2006 Rennes 62 (-76) 2006-2008 Manchester City 19 (-30) 2008-2012 PSV 124 (-121) 2012-2016 Kasımpaşa 104 (-143) 2016-2018 Djurgården 72 (-76) Nazionale 1996-1997 Svezia U-16 19 (-?) 1998 Svezia U-18 1 (-?) 1999-2003 Svezia U-21 23 (-?) 2002-2016 Svezia 133 (-131) Carriera Club Trelleborg e Juventus Nato a Smygehamn, uno dei principali sobborghi di Trelleborg, inizia la sua carriera nel club della sua città natale, il Trelleborg. Nel 1999 esordisce, a 18 anni, nell'Allsvenskan, alla prima di campionato, contro l'Hammarby e scende in campo altre otto volte nella stagione. Nell'agosto 1999 passa quindi al club italiano della Juventus. A Totrino resta per due anni come terzo portiere, dietro a Edwin van der Sar e Michelangelo Rampulla, ma non scende mai in campo, collezionando soltanto una panchina nella prima giornata di Serie A 1999-2000, contro la Reggina. Djurgården e Rennes Nel 2001 torna dunque in Svezia, ingaggiato a titolo definitivo dal Djurgården. Con il club blu-azzurro disputa 4 stagioni da titolare, con 75 presenze, vincendo per due volte consecutive (2002 e 2003) l'Allsvenskan e una Coppa di Svezia nel 2002. Individualmente, ottiene anche per quattro volte in quattro anni il premio come miglior portiere svedese. Nel luglio 2004 viene acquistato dal Rennes, dove prende il posto di Petr Čech. La prima stagione gioca tutte e 38 le partite di campionato, subendo in tutto 42 reti, e contribuendo al quarto posto finale. L'anno successivo, scende in campo 24 volte, subendo 34 reti, e gioca anche le due partite eliminatorie di andata e ritorno della Coppa UEFA contro l'Osasuna. Manchester City L'11 agosto 2006 firma un triennale con gli inglesi del Manchester City, che lo acquistano per due milioni di euro per sostituire il partente David James. Tuttavia, un infortunio al ginocchio e all'anca e la buona forma del secondo portiere Nicky Weaver ne posticipano il debutto in Premier League il 9 dicembre, nel derby perso per 3-1 contro il Manchester United. La stagione si conclude complessivamente con 14 partite e 16 reti subite. Nel precampionato della Premier League 2007-2008 si frattura il pollice della mano destra, ed è costretto a saltare i primi due mesi della stagione. Torna in campo il 31 ottobre 2007 contro il Bolton, ma ulteriori infortuni nel corso dell'anno inducono l'allenatore Sven-Göran Eriksson a confermare il giovane Joe Hart come titolare. Dopo aver considerato la cessione al Galatasaray nel mercato invernale, rimane nel club, seppur relegato in panchina. L'ultima presenza con i Citizens è l'umiliante 8-1 esterno dell'11 maggio 2008 contro il Middlesbrough. A fine stagione sono solo 5 le partite in campionato, con 14 reti subite. PSV Isaksson al PSV nel 2010 Il 2 luglio 2008 passa ufficialmente agli olandesi del PSV, sostituendo il brasiliano Heurelho Gomes da poco trasferitosi al Tottenham. Debutta in Eredivisie il 30 agosto 2008 nella vittoriosa trasferta (5-1) contro l'Utrecht e disputa da titolare tutte le restanti 32 partite del campionato, più le sei partite del girone di Champions League, dove il club di Eindhoven si classifica ultimo. Con soli 32 gol subiti, è uno dei principali artefici del quarto piazzamento finale nel torneo. Si conferma titolare indiscusso anche nelle stagioni successive, e il 30 giugno 2012, a fine contratto, lascia il club olandese, svincolandosi a parametro zero. Con il PSV totalizza in tutto 124 presenze. Kasımpaşa e Djurgården Il 9 luglio 2012 si accorda con i turchi del Kasımpaşa. Debutta nella Serie A Turca il 20 agosto 2012, nella sconfitta esterna per 2-1 contro il Galatasaray. Isaksson al Djurgården nel 2018 Nell'agosto 2016 fa ritorno al club che lo lanciò nel calcio europeo, il Djurgården, la stessa compagine stoccolmese con cui Isaksson aveva vinto il titolo nazionale nel 2002 e nel 2003. Insieme ad altri due veterani della nazionale svedese come Kim Källström e Jonas Olsson, al termine del campionato 2017 contribuisce a riportare il Djurgården nelle coppe europee dopo dieci anni di assenza. Si ritira alla fine dell'Allsvenskan 2018, conclusa dal Djurgården al 7º posto. Nazionale Dopo aver giocato in tutte le selezioni giovanili, dal 2002 viene stabilmente convocato nella nazionale svedese, prima come riserva di Magnus Hedman al campionato del mondo 2002, poi come portiere titolare nelle seguenti competizioni: il Mondiale di Germania 2006, e gli Europei di Portogallo 2004, Austria-Svizzera 2008, Polonia-Ucraina 2012 e Francia 2016. È il terzo giocatore per numero di presenze con la maglia della nazionale gialloblù, 133 totalizzate fino al suo addio dopo l'Europeo 2016. Palmarès Club Campionato svedese: 2 - Djurgården: 2002, 2003 Coppa di Svezia: 2 - Djurgården: 2002, 2017-2018 Supercoppa dei Paesi Bassi: 1 - PSV: 2008 Coppa dei Paesi Bassi: 1 - PSV: 2011-2012 Individuale Miglior portiere di Svezia: 4 - Djurgården: 2001, 2002, 2003, 2004
  13. GIANLUCA ZAMBROTTA «Lombardo di Como – scrive Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – è un giovane esterno di molta validità qualitativa e quantitativa prelevato dal Bari. Moschettiere nell’aspetto e nel fare, incarna alla perfezione il prototipo dell’atleta-calciatore per il suo ecletticismo. Se necessita, sa adattarsi (e bene) in ogni zona del campo. Sicuro di sé, come si usa dire, non patisce il salto di categoria e, ben presto diventa una pedina importante non solo della Juventus, ma della Nazionale».Approda a Torino nell’estate del 1999, insieme a Jonathan Bachini, per rinforzare le fasce dopo la partenza del soldatino Di Livio. L’allenatore Carlo Ancelotti, fedele al 3-5-2, lo schiera come esterno destro e Gianluca comincia a correre su e giù, lungo la linea laterale. D’altronde, lo Zambrotta calciatore ha vissuto correndo. Comincia sul lago di Como e intanto frequenta le scuole tessili, studia i prodotti, lo sviluppo, la produzione, vive nel mondo dei tessuti e dei filati. Dice: «Mi piaceva, anche se c’era molta chimica». Diventa un buon tessitore anche in campo. E Marco Tardelli lo lancia in serie B nel maggio ‘95. Trentaseiesima giornata: Como-Cesena. Ha 18 anni, ed entra al 30’ della ripresa al posto di Ferrigno. Vince il Como 2-0, nel Cesena gioca un ragazzino biondo e nervoso: Massimo Ambrosini. Si rivedranno durante mille battaglie. Quel Como scende in C1 e Gianluca viene inserito stabilmente nel telaio lariano. Dicono gli osservatori che Zambrotta, è molto bravo, molto modesto, molto intelligente, molto disciplinato e le piccole di serie A cominciano a tenerlo d’occhio. Una, il Bari, lo agguanta e Zambrotta parte di corsa per la Puglia. Ci rimane 59 partite, con 6 gol, perché lui goleador non è mai stato, ma tanto è il suo gioco e il movimento che crea attorno a lui. Adesso si muovono anche le grandi: lo osserva Luciano Moggi, qualche timido segnale da parte del Milan. I rossoneri preferiscono De Ascentis e Zambro finisce alla corte bianconera.Ed è Marcello Lippi che lo consacra definitivamente. Il tecnico toscano, ritornato alla Juventus dopo le infauste avventure interiste, lo inventa terzino sinistro. È l’8 dicembre 2002, la Juventus è di scena a Brescia e, per la prima volta, Zambrotta scende in campo nel suo nuovo ruolo. «Nonostante la sconfitta l’esperimento era andato abbastanza bene. Tutto è partito da lì. Con i vari accorgimenti del mister e con tanto impegno in allenamento per migliorare in un ruolo che non era il mio, le cose sono migliorate giorno dopo giorno. Io ho sempre giocato sulla fascia e questa è una cosa che sapevo fare, il discorso era applicarsi soprattutto sulla fase difensiva e sul fatto di dover calciare soprattutto con un piede, il sinistro, che non era il mio. Ho cercato di lavorare tanto, come fa chiunque che vuole migliorare e in allenamento cerca di applicarsi con il massimo impegno».E l’esperimento non resta tale, perché il ragazzo dimostra di saperci fare. Difesa, corsa, scatti e cross a ripetizione pennellati per i compagni: una vera e propria freccia a sinistra. Zambrotta si esprime sin da subito ad altissimi livelli, diventando uno dei migliori interpreti del suo nuovo ruolo. Il suo controllo di palla in corsa, la sua abilità tattica, sia offensiva che difensiva, la sua velocità lo fanno diventare uno dei pilastri della difesa bianconera. In più, la sua duttilità tattica gli permette di trovarsi a suo agio sia sulla fascia destra che in quella sinistra; l’unico neo è la scarsa propensione per il gol, nonostante possieda un tiro preciso e potente.Qualcuno lo paragona addirittura a Roberto Carlos. «Mi fa un po’ strano sentire il mio nome vicino al suo. Lui ha caratteristiche diverse dalle mie e non voglio paragonarmi a lui. È sicuramente una cosa che fa enormemente piacere, che mi gratifica, ma io voglio cercare di essere me stesso senza confrontarmi con altri».Nonostante la candidatura per il Pallone d’oro 2003 («Devo dire che non me l’aspettavo. Quando hanno diramato l’elenco, ero a cena con Di Vaio ed ho appreso la notizia dalla televisione. La prima reazione è stata quella di chiedermi se ero proprio io quello Zambrotta che avevano nominato! È decisamente una bella sensazione e resterà un’enorme soddisfazione personale, anche se alla fine non dovessi riuscire a prendere neppure un voto»), Gianluca rimane un ragazzo umile e coi piedi ben piantati per terra. «Per il mio carattere non sono uno che vuole cercare di essere un personaggio. Forse c’è un po’ più di visibilità, ma è data anche dal fatto che gioco in una grande squadra e sono qui da tanto tempo e questo indubbiamente aiuta. Recentemente ero in macchina e mi ha affiancato un autobus che portava sulla fiancata la mia pubblicità. Devo ammettere che è stata una strana sensazione».Poi l’amore con la bellissima Valentina. «Stiamo insieme da tantissimo, dal 1998 – racconta la signora Zambrotta – ci siamo conosciuti a Como al matrimonio di Simona, mia cugina. Prima di allora, l’unico calciatore che conoscevo, visto che in famiglia non seguivamo il calcio, era Maradona. Al matrimonio sono rimasta subito colpita dallo sguardo di Gianluca, molto dolce, ed io avevo solo 19 anni! Fu “coup de foudre”! Dopo un anno di fidanzamento siamo andati a vivere insieme a Torino e nel 2004 ci siamo sposati in municipio a Napoli e nel 2005, il 18 giugno, c’è stata la cerimonia religiosa, in una chiesa sul lago di Como, a Moltrasio, con tanti invitati».È inevitabile che la Nazionale si accorga di lui; Gianluca esordisce in Nazionale il 10 febbraio 1999, in Italia-Norvegia 0-0. Nel 2000 partecipa al Campionato Europeo olandese, alla fase finale dei Mondiali nippo-coreani del 2002 e al Campionato Europeo di 2004. «Con la Nazionale non sono mai stato fortunato, soprattutto nelle grandi manifestazioni. Nel 2000, a Sydney, con la Nazionale olimpica, mi sono infortunato al menisco. Agli Europei in Olanda e Belgio ho dovuto saltare la finale a causa di una squalifica e ai Mondiali del 2002 mi sono procurato uno strappo nella gara con la Corea».Ma viene ricompensato ampiamente dal Mondiale tedesco del 2006. Oltre a segnare una rete nel quarto di finale contro l’Ucraina, si segnala come uno dei migliori giocatori del torneo. «La conquista della Coppa del Mondo del 2006 ha rappresentato l’apice, è la cosa più difficile in assoluto, è più dura rispetto anche rispetto alla Champions. La delusione più grande è stata proprio perdere la Coppa dei Campioni in finale”.I due anni con Fabio Capello alla guida dei bianconeri, dal 2004 al 2006 sono molto proficui per Zambrotta, che vince 2 scudetti, che si sommano ai titoli 2002 e 2003 vinti con Lippi. Nell’estate del 2006, Zambrotta è acquistato dal Barcellona, insieme all’ex compagno della Juventus Lilian Thuram, dopo aver indossato per ben 297 volte la maglia bianconera e aver realizzato una decina di reti.«Ci fu rammarico, perché nessuno venne chiedermi di rinnovare il contratto, ritenevano che non servissi per ritornare in A. Io avrei preso in considerazione una permanenza, poi ho fatto le mie scelte e la cosa migliore era andare all’estero. Calciopoli? Le polemiche c’erano e ci sono anche ora sempre contro la Juventus che è la squadra che vince. Quando succede un episodio arbitrale in una gara della Juve c’è sempre polemica quindi ditemi cosa è cambiato. Le intercettazioni? Chi è stato punito evidentemente ha delle colpe, Moggi era il personaggio principale da colpire e così è stato. Io e i miei compagni abbiamo sempre dato il massimo, nessuno è mai venuto a dirci di star tranquilli, perché avremmo sicuramente vinto. Eravamo i più forti, avevamo tanti fuoriclasse, non avevamo bisogno di aiuti noi». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/02/gianluca-zambrotta.html
  14. GIANLUCA ZAMBROTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Zambrotta Nazione: Italia Luogo di nascita: Como Data di nascita: 19.02.1977 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 181 cm Peso: 76 kg Nazionale Italiano Soprannome: Cremina Alla Juventus dal 1999 al 2006 Esordio: 18.07.1999 - Torneo Intertoto - Ceahlaul-Juventus 1-1 Ultima partita: 14.05.2006 - Serie A - Reggina-Juventus 0-2 297 presenze - 10 reti 5 scudetti 2 supercoppe italiane 1 trofeo intertoto Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Gianluca Zambrotta (Como, 19 febbraio 1977) è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista. Considerato uno dei più forti terzini della propria generazione, con la nazionale italiana è stato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d'Europa nel 2000. Dal dicembre 2006 è anche presidente onorario del Como, squadra nella quale è cresciuto. Gianluca Zambrotta Zambrotta nel 2019 durante una partita di beneficenza Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Termine carriera 3 ottobre 2014 - giocatore Carriera Giovanili 1992-1995 Como Squadre di club 1994-1997 Como 48 (6) 1997-1999 Bari 59 (6) 1999-2006 Juventus 297 (10) 2006-2008 Barcellona 58 (3) 2008-2012 Milan 85 (2) 2013-2014 Chiasso 10 (2) Nazionale 1998-2000 Italia U-21 10 (1) 2000 Italia olimpica 3 (0) 1999-2010 Italia 98 (2) Carriera da allenatore 2013 Chiasso Vice 2013-2015 Chiasso 2016 Delhi Dynamos 2017-2018 Jiangsu Suning Assistente Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Biografia Nasce a Como da Alberto, di origini campane, e da Luisella, di origini comasche. Cresce nella zona di Rebbio ed è sposato con la modella napoletana Valentina Liguori; il 1º agosto 2012 è nato il primogenito della coppia, di nome Riccardo. Dal 2012 è opinionista televisivo presso l'emittente svizzera italiana RSI in occasione delle partite della Champions League. Dal 2015 lo troviamo su Mediaset Premium. L'11 settembre 2009 a Rebbio (frazione di Como) viene inaugurato un campo di calcio in erba sintetica donato da lui stesso all'US Alebbio e all'Oratorio di Rebbio, squadra nella quale egli ha cominciato a giocare. Il campo prima era uno sterrato. A San Fermo della Battaglia, paese alle porte di Como, Zambrotta ha realizzato un centro sportivo denominato "Eracle Sports Center", inaugurato nel 2014. Il 21 maggio 2014 è uscita la sua autobiografia, Una vita da terzino, edita da Kowalski-Feltrinelli, scritta con Paolo Fontanesi. Il 7 dicembre 2015 vince Monte Bianco - Sfida verticale, reality show di Rai2. Nell’agosto del 2018 è testimonial del lancio di DAZN, nuova piattaforma che trasmetterà alcune partite della Serie A. Due anni dopo lo troviamo come opinionista di A tutta rete su Rai 2 alla domenica pomeriggio. Nel giugno del 2021, oltre a essere opinionista di Dribbling su Rai 2 per l’Europeo, insieme a Lele Adani, Massimo Ambrosini e Marco Materazzi partecipa a 100% Fuoriclasse, una nuova rubrica lanciata sul sito della giornalaccio rosa. Successivamente nell'inverno del 2022, partecipa a Back to school, programma condotto da Nicola Savino su Italia1. Caratteristiche tecniche Giocatore Potenza fisica e resistenza erano le sue doti migliori. Destro naturale, era un calciatore duttile, capace di calciare con entrambi i piedi. Affermatosi come esterno offensivo al Bari, passato alla Juve venne schierato esterno destro di centrocampo nel 3-5-2 di Carlo Ancelotti e, in seguito, terzino sinistro da Marcello Lippi in una difesa a 4. Abile in fase offensiva e difensiva, durante i suoi anni alla Juventus si fa notare come un calciatore bravo tecnicamente e tatticamente, veloce e con un buon controllo di palla. Carriera Giocatore Club Como Cresciuto nelle giovanili del Como, nei primi anni della sua carriera ha ricoperto ruoli offensivi come esterno di centrocampo o ala. L'esordio nel mondo del calcio professionistico è avvenuto nel 1994 nella sua città natale. Zambrotta è rimasto per tre stagioni al Como, giocando in Serie B e in Serie C1. Bari Zambrotta in azione al Bari nel 1998 Nel 1997 è passato al Bari, dove a 20 anni ha esordito in Serie A il 31 agosto 1997 in Bari-Parma (0-2). Con la squadra pugliese si è messo in luce sia per le sue ottime qualità tecniche che per le sue qualità tattiche. Nella formazione barese veniva impiegato da jolly d'attacco o da esterno di centrocampo. Zambrotta ha disputato 2 ottime stagioni con il Bari, tanto da guadagnarsi la chiamata in nazionale e l'attenzione dei grandi club. Juventus Nel 1999 è stato ingaggiato dalla Juventus per la cifra di 27 miliardi di lire, vincendo al primo anno l'Intertoto. Con il ritorno di Marcello Lippi in panchina, è stato impiegato nel ruolo di terzino sinistro ed, in tale posizione, ha potuto esprimersi ai massimi livelli fino a diventare un difensore di caratura mondiale. Durante la permanenza dell’allenatore viareggino, ha conquistato due scudetti e due Supercoppe italiane, nel 2002 e 2003. Ha inoltre giocato la finale di Champions League contro il Milan, che ha visto la Juventus uscire sconfitta ai calci di rigore al termine di una partita molto equilibrata. Viene inserito nella lista dei giocatori eleggibili per il Pallone d'oro 2003, riconoscimento che verrà assegnato al suo compagno di squadra Pavel Nedved. Terminato il secondo ciclo vincente di Marcello Lippi, anche nel biennio di Fabio Capello ha mantenuto il suo status di titolare e si è distinto per le sue ottime prestazioni, aggiudicandosi altri due Scudetti (2005 e 2006) poi revocati a seguito dello scandalo Farsopoli. Barcellona Zambrotta in riscaldamento prepartita con il Barcellona nel 2007 Il 21 luglio 2006, a 29 anni, Zambrotta ha lasciato la Juventus per andare a giocare in Spagna, acquistato dal Barcellona per 14 milioni di euro, insieme al compagno di squadra Lilian Thuram. Nel Barcellona è stato impiegato dal tecnico Frank Rijkaard prevalentemente come terzino destro. Ha disputato la prima partita con la nuova maglia il 13 agosto 2006 in amichevole contro i New York Red Bulls e ha esordito in partite ufficiali il 17 agosto 2006 in Supercoppa di Spagna nel derby con l'Espanyol, subentrando all'81º minuto a Puyol. Ha segnato il primo gol con la maglia blaugrana il 17 marzo 2007 in Recreativo Huelva-Barcellona 0-4. Durante la militanza nel Barcellona, nel dicembre 2006, è stato nominato presidente onorario del Como. Milan Dopo un insistente circolare di voci di calciomercato durato per alcuni mesi, il giocatore ha lasciato il Barcellona il 31 maggio 2008 per approdare al Milan per la cifra di 9 milioni di euro (più altri 2 nel caso in cui il Milan concludesse il campionato 2008-2009 almeno al terzo posto). Ha esordito in partite ufficiali con la maglia rossonera il 31 agosto 2008 in Milan-Bologna 1-2, prima giornata della Serie A 2008-2009. Il 21 settembre 2008 ha segnato il suo primo gol ufficiale con la maglia rossonera nel posticipo della terza giornata di campionato contro la Lazio, realizzando al 35º minuto il 2-1 per il Milan (4-1 il risultato finale). Zambrotta al Milan nel 2010, durante la sfida di Champions League sul campo del Real Madrid. Il 7 maggio 2011 ha vinto lo scudetto, primo con i rossoneri e terzo personale, a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma. Il 6 agosto 2011 ha vinto la Supercoppa italiana con il Milan battendo l'Inter a Pechino per 2-1. Il 6 novembre 2011, nella sfida interna contro il Catania, Zambrotta è ritornato al gol dopo tre anni, segnando la rete del definitivo 4-0. Nelle quattro stagioni trascorse con la maglia rossonera, alla fine delle quali rimane svincolato, ha disputato 107 partite segnando 2 reti. A dicembre 2012 il calciatore ha ripreso ad allenarsi con il Como, sua squadra di origine e di cui è presidente onorario; nel marzo 2013, non avendo ricevuto offerte dall'estero per riprendere l'attività agonistica, ha deciso di interrompere l'allenamento a Orsenigo continuando invece a frequentare il Master UEFA Pro a Coverciano (iniziato nell'ottobre 2012) per ottenere il patentino da allenatore di Prima Categoria. Chiasso Il 19 luglio 2013 ha firmato un contratto annuale, con opzione per il secondo anno, con il Chiasso, andando a ricoprire sia il ruolo di giocatore che di viceallenatore della formazione svizzera, entrando nello staff del tecnico Ernestino Ramella. Ha esordito con la squadra ticinese l'11 agosto 2013 contro il Lugano (0-0), partita valevole per la 5ª giornata della Challenge League 2013-2014. Il 27 novembre 2013, dopo l'esonero di Ryszard Komornicki, ha assunto il ruolo di allenatore-giocatore fino al termine della stagione con la squadra all'ultimo posto in classifica. Dopo essere diventato allenatore ha di fatto concluso la carriera di calciatore dopo oltre 700 partite giocate e 10 trofei vinti in 20 anni tra club e Nazionali. Nazionale Zambrotta durante la finale del campionato mondiale di calcio 2006 Nel biennio 1998-2000 Zambrotta è stato un punto fermo della nazionale Under-21. Poco prima di compiere 22 anni, il 10 febbraio 1999, ha esordito in nazionale maggiore con il CT Dino Zoff, nella partita amichevole Italia-Norvegia (0-0) disputata a Pisa. Da quel momento in poi diventa uno dei titolari inamovibili della nazionale e le sue prestazioni di alto livello convincono Zoff a convocarlo per il campionato d'Europa 2000. Esordisce l'11 giugno a Arnhem contro la Turchia, disputando poi tutte le partite degli azzurri fino alla semifinale contro i Paesi Bassi. In questa partita rimedia due ammonizioni in 19 minuti (al 15' e al 34') e viene espulso, perdendo la possibilità di scendere in campo nella finale persa al golden gol contro la Francia. Con il CT Giovanni Trapattoni ha partecipato da titolare alla fase finale del campionato del mondo 2002 e del campionato d'Europa 2004, dove è stato inserito nella squadra ideale del torneo. Ha realizzato il suo primo gol in nazionale il 30 maggio 2004, nella partita amichevole Tunisia-Italia (0-4). Zambrotta discute con l'arbitro Vink durante la trasferta di Cipro del 2008 Nel 2006, a 29 anni, ha vinto il Mondiale con la nazionale, giocando titolare come terzino destro. Zambrotta è stato un grande protagonista della manifestazione vinta dagli Azzurri in Germania, nella quale ha segnato il gol d'apertura nel quarto di finale contro l'Ucraina (3-0) e ha fornito anche un assist a Luca Toni, autore di una doppietta in quella partita. La FIFA lo ha poi inserito nell'All-Star Team del torneo. Ha mantenuto il posto da titolare sia al campionato d'Europa 2008, nella gestione del CT Donadoni, sia nella Confederation Cup 2009, con il ritorno di Marcello Lippi. Il 5 giugno 2010 ha disputato la sua prima gara da capitano dell'Italia alla sua 94ª presenza (nessun azzurro aveva atteso così tanto), in occasione della partita amichevole Svizzera-Italia (1-1). Infine, ha partecipato anche al campionato del mondo 2010 in Sudafrica dove l'Italia campione in carica è stata eliminata al primo turno. Nell'ottobre 2010 Zambrotta è stato convocato del nuovo CT Cesare Prandelli per le partite contro Irlanda del Nord e Serbia, valide per le qualificazioni all'Europeo2012. Il 12 ottobre 2010 viene schierato come capitano nella gara contro la Serbia allo Stadio Luigi Ferraris di Genova. Questa partita, sospesa dopo 6 minuti per intemperanze dei tifosi ospiti con conseguente attribuzione all'Italia della vittoria per 3-0 a tavolino, è stata, a 33 anni, la sua ultima presenza in nazionale. Con la nazionale italiana Zambrotta ha ottenuto 98 presenze e ha partecipato a 3 edizioni dei Mondiali e a 3 edizioni degli Europei. Allenatore Il 27 novembre 2013 diviene allenatore del club elvetico, che si trovava al decimo posto della seconda serie svizzera. Il 14 maggio 2014 conquista la salvezza in campionato grazie alla vittoria nella penultima giornata contro il Bienne piazzandosi al terzultimo posto in classifica, dopo aver ottenuto 6 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte in 19 partite. Il 6 aprile 2015 viene esonerato dopo le sconfitte contro Bienne e Le Mont rispettivamente per 0-2 e 0-3 e dopo aver ottenuto 5 punti dal mese di febbraio. Il 4 luglio 2016 diventa nuovo allenatore del Delhi Dynamos, nel campionato indiano, con Simone Barone come suo vice e con un contratto che termina a dicembre a fine campionato. Si piazza al terzo posto con eliminazione in semifinale. Il 14 giugno 2017, insieme a Christian Brocchi, viene presentato come assistente di Fabio Capello (suo allenatore alla Juventus) in Cina allo Jangsu Suning. L’esperienza termina il 28 marzo 2018 con la rescissione di Capello. Dirigente Con la nomina di Gabriele Gravina a presidente della FIGC il 22 ottobre 2018, Zambrotta viene scelto dall'Associazione Italiana Calciatori come consigliere federale. Sarà poi anche vicepresidente del settore tecnico federale sotto Demetrio Albertini. Nel marzo 2019 viene scelto come ambasciatore per l’Europeo 2020. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Como: 1996-1997 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 e 2005-2006 - Milan: 2010-2011 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2002, 2003 - Milan: 2011 Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2006 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Squadra ideale dell'Europeo: 1 - Portogallo 2004 All-Star Team del Mondiale: 1 - Germania 2006 FIFPro World XI: 1 - 2005-2006 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 luglio 2000. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana. Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
  15. JONATHAN BACHINI MASSIMO DE MARZI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 1999 Per lui garantisce un grandissimo come Franco Causio, che nella Juve ha scritto pagine memorabili e che oggi, come team-manager dell’Udinese, ha avuto modo di apprezzare le doti di questo giovane tornante destro. E il Barone è uno che di ali se ne intende... Jonathan Bachini, livornese di 24 anni, arriva alla Juve dopo aver fatto benissimo nelle ultime due stagioni con i bianconeri del Friuli. Dopo una lunga gavetta in serie C se B nel ‘97 l’Udinese lo ha lanciato nel grande calcio e il giovanotto se l’è cavata egregiamente. Con le sue progressioni sulla fascia e i cross pennellati ha consentito a Bierhoff prima e ad Amoroso poi di segnare parecchi gol; Ma Bachini ha saputo soprattutto conquistare la stima di Dino Zoff, che lo ha convocato già quattro volte in Nazionale (esordio il 10 ottobre del ‘98 contro la Svizzera). E adesso arriva a Torino per compiere il definitivo salto di qualità. «Il primo giorno da juventino è bellissimo. Essere qui per me significa realizzare un sogno, quello di giocare in un grande Club che punta a vincere tutto». Lo avrebbe voluto anche Lippi all’Inter, ma lui ha scelto la Juve che punta sulla linea verde per andare alla caccia di nuovi successi. E cosa sia la maglia bianconera glielo ha spiegato proprio Franco Causio, che lo ha tenuto a battesimo a Udine. «Il Barone mi ha parlato in termini entusiastici della Juve, mi ha spiegato che indossare questa maglia è una cosa assolutamente speciale. Per questo, non voglio deludere la sua fiducia e quella dei dirigenti che mi hanno voluto a Torino. Qui hanno sempre giocato grandi ali destre, io voglio proseguire la tradizione». Bachini arriva a Torino per sostituire Angelo Di Livio, “soldatino” per anni instancabile lavoratore del centrocampo juventino, passato alla Fiorentina. Un compito non facile quello che attende Jonathan, che dovrà vincere la concorrenza di Henry e Zambrotta per guadagnarsi una maglia da titolare. L’ex udinese non teme di finire in panchina? «Io sono pronto a battagliare per conquistarmi il posto – dichiara Bachini – so che qui sarà molto più dura che a Udine, poiché dovrò sudare per conquistarmi un certo spazio, ma sono pronto a dar battaglia per meritarmi la fiducia di mister Ancelotti. Il mio obiettivo è diventare il Di Livio del Duemila, metterei la firma per vincere nella Juve quanto ha fatto lui». Qualcuno lo ha stuzzicato, dicendogli che per venire alla Juve ha dovuto accorciare le ferie. Tutta colpa di quello spareggio Uefa in cui i bianconeri sono stati eliminati proprio dall’Udinese… «Ma io non ero in campo in occasione di quella doppia sfida perché infortunato – ha ricordato Jonathan – comunque nelle tre occasioni in cui ho affrontato la Juve ho segnato due gol, quindi l’anno prossimo si partirà con due reti di meno al passivo...». Ragazzo semplice e modesto, Bachini è sposato con Lina ed ha una piccola figlia di nome Asia. Con loro si trasferirà a Torino nella speranza di mettere radici nel capoluogo piemontese. Malgrado la sua origine livornese, Jonathan è uno che non ama troppo le goliardate e gli eccessi dialettici dei toscani. I tanti anni passati a Udine hanno fatto di lui un personaggio abbastanza schivo e riservato. Per questo, Bachini non è abituato a fare sparate o a usare paroloni, ma a chi gli domanda qualcosa sul prossimo campionato, il neo bianconero ostenta con sicurezza: «Si parla del Milan, della Lazio, dell’Inter, della coppia Vieri-Ronaldo, ma il duo Inzaghi-Del Piero non mi sembra affatto inferiore, anzi. Per lo scudetto la Juve dirà la sua fino all’ultimo». Poche parole, ma idee chiare. Bachini sa che a Torino si gioca la carta più importante della sua carriera. E lui vuole diventare un asso importante a disposizione di Ancelotti. Anche per conquistare definitivamente la fiducia di Zoff. «In occasione delle ultime due convocazioni sono rimasto fuori dal giro azzurro. Un motivo in più per fare bene nella Juve e convincere definitivamente il CT della Nazionale». Zaccheroni lo ha lanciato nell’Udinese, Guidolin lo ha portato a grandi livelli. Adesso, con Ancelotti e la Juve, Bachini cerca la definitiva consacrazione per diventare un grande protagonista del calcio che si appresta a entrare nel terzo millennio. Per non deludere il suo mentore Franco Causio. Bachini, invece, non convincerà mai appieno Ancelotti e, dopo solo due stagioni e solamente 32 presenze, sarà ceduto al Brescia. Probabilmente, non aveva la forza mentale per giocare nella Juventus e naufragò, sbiadendo senza dare alcun segnale. Non si può neanche dire che la concorrenza a Torino fosse spietata. A sua discolpa bisogna ammettere che Ancelotti non ha mai amato il modulo 3-5-2, molto congeniale a Bachini e quindi, appena possibile, lo evitava. Purtroppo, Jonathan non aveva né le capacità difensive di un terzino né lo spunto dell’ala. Era un giocatore curiosamente a metà e, non sapendosi riciclare come specialista, alla Juventus era completamente fuori luogo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/06/jonathan-bachini.html
  16. JONATHAN BACHINI https://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Bachini Nazione: Italia Luogo di nascita: Livorno Data di nascita: 05.06.1975 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2001 Esordio: 18.07.1999 - Torneo Intertoto - Ceahlaul-Juventus 1-1 Ultima partita: 22.12.2000 - Serie A - Roma-Juventus 0-0 32 presenze - 0 reti 1 trofeo intertoto Jonathan Bachini (Livorno, 5 giugno 1975) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Jonathan Bachini Bachini all'Udinese nel 1998 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 30 marzo 2006 Carriera Giovanili 19??-19?? Alessandria Squadre di club 1992-1994 Udinese 0 (0) 1994-1995 → Alessandria 12 (1) 1995-1996 → Juventus Stabia 17 (3) 1996-1997 → Lecce 23 (2) 1997-1999 Udinese 55 (6) 1999-2001 Juventus 32 (0) 2001 → Brescia 20 (2) 2001 Parma 1 (0) 2001-2005 Brescia 55 (5) 2005 Siena 5 (0) Nazionale 1997 Italia U-21 4 (0) 1998 Italia 2 (0) Carriera Club Cresciuto nelle giovanili di Alessandria e Udinese, esordisce nel 1994 Serie C1 con l'Alessandria. Tornato a Udine, dopo i prestiti a Juve Stabia e Lecce, esordisce in Serie A il 31 agosto 1997 contro la Fiorentina. Con la maglia friulana riesce anche a conquistare la convocazione in nazionale. Nell'estate 1999 passa alla Juventus. Sotto la guida di Carlo Ancelotti, in due stagioni disputa 13 partite in Serie A senza tuttavia riuscire a emergere, così nel gennaio 2001 passa in prestito al Brescia. Nell'estate seguente rientra come conguaglio tecnico nell'affare che porta Gianluigi Buffon a Torino, accasandosi al Parma a titolo definitivo: la sua valutazione è di 30 miliardi di lire. Bachini (a destra) alla Juventus nel 2000, alle prese con il galiziano López. L'esperienza emiliana dura pochi mesi, e già in settembre ritorna a Brescia dove riesce a ritagliarsi gradualmente uno spazio fino alla stagione 2004-2005 quando, dopo essere stato trovato positivo ai metaboliti della cocaina, il 26 novembre 2004 viene squalificato per nove mesi e licenziato dai lombardi. La squalifica viene poi aumentata a un anno dalla Commissione di Appello Federale. Nell'estate 2005 viene ingaggiato dal Siena, ma nel gennaio 2006 viene trovato nuovamente positivo al test della cocaina, richiesto in seguito a delle osservazioni nella gara del precedente 4 dicembre contro la Lazio, sicché nel mese successivo il club toscano rescinde il contratto con il giocatore. Bachini viene dapprima sospeso in via cautelativa il 3 marzo 2006 e infine squalificato a vita, con conseguente radiazione, il 30 dello stesso mese. In carriera ha totalizzato complessivamente 149 presenze e 13 reti in Serie A e 23 presenze e 2 reti in Serie B. Nazionale Dopo 4 presenze nella nazionale Under-21 di Rossano Giampaglia, nel 1998, quando giocava con l'Udinese, viene convocato dal commissario tecnico Dino Zoff in nazionale maggiore, esordendo il 10 ottobre nella vittoria contro la Svizzera. Due mesi dopo partecipa all'amichevole contro la selezione World Stars e colleziona la seconda e ultima presenza in maglia azzurra. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Udinese: 1992-1993 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999
  17. SUNDAY OLISEH Agli inizi degli anni Sessanta, in tempi di frontiere ancora aperte, anche la Juventus guarda al continente africano alla ricerca di talenti. Ma non si concretizza l’acquisto più intrigante, quello di un ragazzo del Mozambico, tale Eusebio, che finisce al Benfica e contribuirà alle grandi fortune del club portoghese. Passano quindi decenni prima che l’Africa incroci, stavolta con esito positivo, la storia bianconera. Accade nel 1999, quando arriva, proveniente dall’Ajax, Sunday Mimmo Oliseh.Il ragazzo, nigeriano di Abavo, classe 1974, in realtà è una vecchia conoscenza del nostro campionato. Mimmo, infatti, era arrivato giovanissimo nel nostro Paese, forse troppo giovane per sopportare le grandi tensioni di un palcoscenico prestigioso, ma molto impegnativo, come quello della Serie A.Nella sua breve esperienza con i granata emiliani, Oliseh mette, comunque, in mostra doti importanti. Il suo allenatore di allora, Enzo Ferrari, ricorda le sue difficoltà di ambientamento ma anche le straordinarie qualità tecniche del giocatore, sul conto del quale Nando De Napoli, suo compagno nella Reggiana spese parole di grande elogio: «Alla Juventus arriva un vero campione. Oggi Oliseh è un calciatore maturo, ricco di esperienza. Per le sue caratteristiche farà benissimo nella squadra di Ancelotti».Sicuramente quello che non manca ad Oliseh è il carattere e la voglia di rischiare. Nel 1990, ad appena sedici anni, lascia l’Africa ed il suo primo Club (lo Julius Berger) per volare in Europa ed iniziare la carriera di calciatore professionista nelle fila del Liegi. Non ci mette molto a dimostrare a tutti che è un calciatore ricco di classe e di temperamento. Quattro ottime stagioni in Belgio (73 partite, 1 rete) e, dopo i Mondiali del 1994, Oliseh compie il grande salto in Italia, voluto da un esperto di calcio internazionale come Franco Dal Cin.Purtroppo, qualche difficoltà di ambientamento e la non eccezionale caratura della Reggiana, impediscono ad Oliseh di sfondare nel campionato italiano: «La Reggiana è una squadra piccola ma buona. Sono arrivato a Reggio Emilia all’età di diciannove anni e quella stagione mi è servita a fortificarmi psicologicamente. Il calcio italiano mi ha aiutato sotto il profilo agonistico e tecnico. L’ambiente era bello ed in più ho avuto due bravi allenatori: Marchioro e Ferrari. Mi è rimasto un bellissimo ricordo soprattutto di “Pippo” Marchioro, un buon Mister ed un uomo eccezionale».A fine stagione Mimmo è ceduto al Colonia, dove gioca due stagioni ad ottimo livello (54 partite, 4 goal), rilanciandosi nella grande ribalta europea grazie anche alle cure di un grande tecnico come Morten Olsen: «Anche quella è stata una esperienza fondamentale per la mia crescita professionale cui hanno contribuito le cure di due grande tecnici come il danese Morten Olsen al quale è poi subentrato Stephan Engels».Nel 1997 l’allenatore danese si trasferisce all’Ajax per raccogliere l’eredità di Luis Van Gaal (passato al Barcellona) e subito chiede ai suoi dirigenti di portargli in dote Oliseh, per fare una grande squadra. Detto e fatto: Sunday viene acquistato dal Club di Amsterdam e qui conosce la definitiva esplosione. Con gli “Aiaci” olandesi gioca 2 stagioni da favola, vince 1 scudetto e 2 Coppe d’Olanda, collezionando 52 presenze e 8 goal in campionato: «Con Olsen al timone abbiamo giocato due stagioni da sogno, vincendo uno scudetto e due Coppe d’Olanda. L’Ajax è praticamente una seconda Nazionale. Un club dove c’è molta competizione e concorrenza nel quale mi sono serviti moltissimo gli insegnamenti precedenti».Nel frattempo, insieme a Kanu e Finidi, nell’estate del 1996, è il grande protagonista della vittoria della Nigeria alle Olimpiadi di Atlanta, risultato storico per il football africano. Il sogno di Sunday e dei suoi compagni è quello di centrare un fantastico bis ai Mondiali di Francia, ma le cose vanno diversamente per la squadra allenata dal giramondo Bora Milutinovic. Nessuno, però, si dimentica il fantastico goal con cui Oliseh regala alla Nigeria la vittoria nella partita contro la Spagna; un siluro da 25 metri di rara potenza e precisione, che fa scattare in piedi l’intero stadio di Nantes, che tributa a Sunday la meritata ovazione.Dopo l’avventura francese, Oliseh riceve molte offerte per tornare in Italia, ma lui preferisce restare ad Amsterdam ancora un anno, non voleva tradire la fiducia di Morten Olsen, affascinato dall’idea di disputare la Champions League. Ma alla fine della stagione è chiaro a tutti che Oliseh ha intenzione di tornare nel nostro campionato. In tanti gli fanno una corte serratissima, soprattutto Juventus e Roma. I giallorossi di Capello sembrano essere avvantaggiati, ma al momento opportuno la parola del giocatore fa pendere la bilancia dalla parte bianconera, perché Oliseh vuole venire a Torino, dove ritrova il suo grande amico Edwin Van der Sar: «Sono convinto di aver fatto la scelta migliore. La Juventus è il massimo per un calciatore».La Juventus. che cerca di ricostituire un centrocampo granitico, lo affianca a Davids; sul piano fisico, Oliseh teme pochi confronti ed anche tecnicamente appare molto migliorato rispetto al tempo della Reggiana: «Mi sono ambientato immediatamente a Torino. I miei compagni sono stati tutti socievoli ed affabili. Davvero tutti, nessuno escluso! Ho anche ritrovato Van der Sar con cui ho giocato nell’Ajax ed il preparatore dei portieri William Vecchi, conosciuto ai tempi della Reggiana. Sono invecchiato di cinque anni ed ho accumulato una maggiore esperienza, grazie anche alla parentesi dell’Ajax, un club prestigioso, conosciuto ed apprezzato in ambito internazionale. E dire che i miei amici di Reggio Emilia me lo avevano preannunciato che un giorno sarei tornato a giocare in Italia. Avevano ragione!»Il suo debutto in campionato, contro la Reggina, non passa inosservato. Oliseh prende in mano le redini della manovra e colpisce anche due pali. Non gli capiterà, che saltuariamente, di ergersi così protagonista della scena. Ancelotti gli preferisce i più affidabili Conte e Pessotto, sicché il conto finale, in campionato, è di appena otto presenze.Un po’ meglio vanno le cose in Coppa Uefa; 5 partite ed addirittura un goal, il 21 ottobre 1999, a Sofia, sul campo del Levski. Destinato a restare l’unico, nella sua non lunga carriera juventina. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/sunday-oliseh.html
  18. SUNDAY OLISEH https://it.wikipedia.org/wiki/Sunday_Oliseh Nazione: Nigeria Luogo di nascita: Abavo Data di nascita: 14.09.1974 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 78 kg Nazionale Nigeriano Soprannome: Domenico - Mimmo Alla Juventus dal 1999 al 2000 Esordio: 24.07.1999 - Trofeo Intertoto - Juventus-Ceahlaul 0-0 Ultima partita: 19.03.2000 - Serie A - Juventus-Torino 3-2 19 presenze - 1 rete 1 trofeo intertoto Campione d'Africa 1994 Campione olimpico 1996 Sunday Oliseh (Abavo, 14 settembre 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore nigeriano. Sunday Oliseh Oliseh in azione alla Juventus nel 1999 Nazionalità Nigeria Altezza 183 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2006 - giocatore Carriera Squadre di club 1990 Julius Berger ? (?) 1990-1994 RC Liégeois 75 (3) 1994-1995 Reggiana 29 (1) 1995-1997 Colonia 54 (4) 1997-1999 Ajax 54 (8) 1999-2000 Juventus 19 (1) 2000-2002 Borussia Dortmund 42 (1) 2002-2004 Bochum 32 (11) 2004-2005 Borussia Dortmund 11 (0) 2005-2006 Genk 16 (0) Nazionale 1993-2002 Nigeria 55 (4) Carriera da allenatore 2015-2016 Nigeria 2017-2018 Fortuna Sittard Palmarès Olimpiadi Oro Atlanta 1996 Coppa d'Africa Oro Tunisia 1994 Argento Ghana-Nigeria 2000 Bronzo Mali 2002 Biografia È zio di Sekou Oliseh, a sua volta calciatore. Caratteristiche tecniche Ricopriva il ruolo di mediano. Carriera Giocatore Club Oliseh in azione alla Reggiana nel precampionato dell'estate 1994 Dopo gli esordi in patria nel Bridge Boys, comincia la carriera europea in Belgio, nel Liegi, dove milita dal 1990 al 1993. Nel 1994 viene tesserato dagli italiani della Reggiana, disputando 29 partite in Serie A e segnando 1 gol. Dal 1995 al 1997 gioca in Germania nel Colonia. Dal 1997 al 1999 è invece nei Paesi Bassi, nelle file nell'Ajax, con cui vince un campionato (1997-1998) e due Coppe dei Paesi Bassi (1997-1998 e 1998-1999). Nel 1998 viene inserito nell'elenco dei 50 candidati al Pallone d'oro. Nel 1999 torna in Italia, ingaggiato dalla Juventus, che paga il suo cartellino 21 miliardi di lire; in bianconero vince la Coppa Intertoto, ma delude le attese, giocando solo 19 partite tra campionato e coppe. Viene così ceduto l'anno successivo ai tedeschi del Borussia Dortmund, dove conquista un posto da titolare e vince il campionato. Nel 2005 viene infine tesserato dai belgi del Genk. Si ritira dall'attività agonistica nel gennaio 2006. Nazionale Dal 1993 al 2002 ha fatto parte della nazionale nigeriana, con cui è stato campione d'Africa nel 1994. Ha poi disputato due campionati del mondo (Stati Uniti 1994 e Francia 1998), la Coppa re Fahd 1995 e altre due edizioni della Coppa d'Africa, ottenendo un secondo posto nel 2000 e un terzo posto nel 2002. Con la Nigeria olimpica ha vinto il torneo di Atlanta 1996. Allenatore Il 15 luglio 2015 diventa il nuovo CT della Nigeria; il 26 febbraio 2016 si dimette dall'incarico per i mancati pagamenti. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato olandese: 1 - Ajax: 1997-1998 Coppa dei Paesi Bassi: 2 - Ajax: 1997-1998, 1998-1999 Campionato tedesco: 1 - Borussia Dortmund: 2001-2002 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Coppa d'Africa: 1 - Tunisia 1994 Oro olimpico: 1 - Atlanta 1996
  19. EDWIN VAN DER SAR Il primo portiere straniero della storia della Juventus, nasce e cresce nel vivaio dell’Ajax; fino a sedici anni, Edwin, non pensa affatto che il suo futuro possa essere quello del calciatore. Il giovane olandese si preoccupa solamente di prendere il diploma di commerciante per aprire un negozio nella sua Voorhout. Gioca saltuariamente a calcio con gli amici, in una piccola squadra dilettantistica dal nome quasi impronunciabile, il Noordwijk. Come tutti gli olandesi, anche Edwin conosce benissimo la fama dell’Ajax e, quando un emissario della formazione più famosa d’Olanda lo va a visionare e gli propone un contratto, non ci pensa due volte e si trasferisce ad Amsterdam.Dalla capitale olandese parte la sua inarrestabile ascesa: da terzo portiere dell’Ajax in un paio di anni diventa titolare e nella squadra allenata da Van Gaal, vince tutto. Van der Sar è un gigante, essendo alto un metro e novantasei centimetri: ottimo piazzamento, dotato di buon occhio e di una buona presa, ha forse il difetto di essere docile di carattere e di mortificarsi troppo dopo un errore commesso.Per qualche stagione gli “Aiaci” sono la squadra più forte in Europa, fino alla sconfitta contro la Juventus nella finale di Champions League nel 1996, a Roma. Un segno del destino, forse. Diventa anche portiere titolare della Nazionale arancione che raggiunge, con molti rimpianti, il quarto posto al Mondiale francese del 1998. Edwin fornisce delle ottime prove, tanto da essere giudicato uno dei migliori portieri del torneo.Nell’estate del 1999 Van der Sar lascia l’Ajax per vestire la maglia bianconera e sostituire, tra i pali, un monumento come Peruzzi, capitano della Juventus. L’eredità è molto pesante ma Edwin non sembra spaventarsi; non ha problemi a integrarsi nell’ambiente juventino, dove ritrova il compagno Davids, che lo aiuta anche con la lingua.A proposito della differenza fra l’Ajax e la Juventus afferma: «Sono squadre ugualmente famose nell’area europea. Due enormi realtà che hanno conquistato anche il mondo. La Juventus vive, però una situazione più difficile, perché mentre in Olanda sono due o tre i club di vertice, da voi la concorrenza è più vasta e particolarmente feroce e qualificata. Qui, inoltre, un calciatore vive sotto pressioni molto robuste da parte di giornali e televisioni. Se perdi una partita con il Bari dopo quattro giorni se ne discute ancora, in Olanda non è così».L’incontro con l’Avvocato e con il Dottore lo mette in seria difficoltà: «Gli Agnelli sono uomini di gran classe e amabili intenditori di calcio. Quando parlo con loro, e mi capita di frequente, mi sembra di perdere molti centimetri e di diventare piccolo piccolo».La prima stagione bianconera si conclude senza infamia e senza lode; la Juventus perde il campionato all’ultima giornata, nella “piscina” di Perugia: «Era un campo impraticabile, non si doveva giocare», dice il gigante olandese, ma lo scudetto vola a Roma, sponda laziale.Nel campionato successivo cominciano i dolori. La squadra non ingrana, è eliminata al primo turno della Coppa Italia dal Brescia di Hübner e non supera il primo girone di Champions League. Van der Sar è messo sul banco degli imputati, insieme a Zidane e Davids, colpevoli di qualche espulsione di troppo. Anche Ancelotti non sfugge alla pesante critica dei tifosi bianconeri, ma è sul portierone che sorgono i primi dubbi, soprattutto dopo la pessima prova di Atene contro il Panathinaikos: Van der Sar si lascia infilare da una punizione per niente irresistibile dell’ex Paulo Sousa e, nel secondo tempo, è espulso per doppia ammonizione.La partita successiva, vede la Juventus affrontare la Lazio al Delle Alpi; molti chiedono la testa del portiere ma Ancelotti, nonostante la presenza di un portiere molto affidabile come Rampulla, schiera nuovamente in campo Van Der Sar. La sua prestazione è disastrosa: su un tiro centrale di Salas si tuffa dalla parte opposta e permette alla Lazio di pareggiare il goal iniziale di Tudor e, successivamente, è involontariamente colpito da una punizione bomba di Verón, che altrimenti non sarebbe mai riuscito a parare. È emotivamente distrutto e in campo si vede. I tifosi sono inferociti, piovono grida non molto gentili verso il portiere, cori coniugano pesanti rime con il suo cognome.«È un periodo buio per me, non mi è mai successo in carriera, ma sono certo che presto tutto si risolverà. Non ho problemi di vista, nell’ultimo test è risultato tutto a posto, voglio riscattarmi con la Juventus e vorrei rimanere a Torino. Non c’è stato nessun faccia a faccia con Ancelotti, ci siamo parlati solo in generale, insieme con i compagni. Non avrei avuto comunque intenzione di chiedergli di riposare. È un brutto momento per me e la Juventus, ma lo supereremo insieme. Non m’importa se non ho la fiducia di qualche tifoso, l’importante è avere quella di società e compagni. Mi sono chiesto tante volte perché sto commettendo tutti questi errori, ma non ho saputo darmi risposta. Ho in mente soprattutto quelli con Udinese e Lazio, frutto di errori di piazzamento e quindi più gravi. La vista non c’entra: ogni anno, quando ci sottoponiamo alle visite mediche, ci fanno anche il test per gli occhi e per me è stato tutto OK. Non è nemmeno vero che ho fatto visite supplementari per la vista. È vero che si gioca in undici, ma io mi sento responsabile dei risultati negativi».Ancelotti, anche lui colpevole di questa situazione, va avanti per la propria strada e Edwin resta a difendere la porta bianconera. Partita dopo partita, Van der Sar riacquista fiducia nei propri mezzi ma, proprio nella partita decisiva contro la Roma, si lascia sfuggire un innocuo tiro di Nakata, sul quale si avventa Montella che realizza il pareggio romanista, spegnendo definitivamente le speranze di scudetto juventine.Logico che la società corra ai ripari; arriva il portiere più forte del mondo, Gianluigi Buffon e Edwin emigra in Inghilterra, al Fulham. Termina, così, nel modo peggiore, l’avventura bianconera di Van der Sar con la convinzione che il gigante olandese non abbia mai dimostrato le sue qualità.Nella terra di Albione, Edwin, torna a essere il portiere affidabile e sicuro che era nell’Ajax e riesce anche a mantenere il posto in Nazionale, nonostante la concorrenza di portieri più giovani; lo troviamo così a difendere la porta olandese anche negli Europei greci del 2004. Le notevoli prestazioni di Van der Sar con la maglia bianca del Fulham, fanno salire le quotazioni del portiere a tal punto di vestire, l’anno successivo, la prestigiosa maglia del Manchester United e a disputare, sempre da titolare, il Mondiale tedesco del 2006 e l’Europeo del 2008.GIACOMO ARICÒ, DA “TUTTOJUVE.COM” DEL 4 AGOSTO 2011Come dimenticarsi di quello spilungone olandese che arrivò a difendere i pali della Juventus nell’estate del 1999? Edwin Van der Sar ebbe subito un compito arduo appena vestì la maglia della Juventus, quello di sostituire Angelo Peruzzi. I tifosi più attenti e di buona memoria ricorderanno un suo prodigioso intervento alla seconda partita in campionato, un colpo di reni incredibile che evitò un pallonetto di Mboma a Cagliari, quelle braccia lunghe che arrivarono ad arpionare il pallone che si stava insaccando.Il portiere il primo anno se la cavò egregiamente, fece il suo e la Juventus a un certo punto aveva mezzo scudetto cucito sul petto, andando a più nove dalla Lazio. Suscitava perfino simpatia quel ragazzo di quasi due metri, ingiustamente espulso contro l’Inter quando l’arbitro lo cacciò per un presunto intervento di mano fuori area (ma era nettamente sul petto). Poi quel tricolore scivolò, annegò a Perugia, Edwin fermo immobile sul destraccio di Calori. Quel giorno forse successe qualcosa anche a lui, abituato a vincere tutto con l’Ajax (già campione d’Europa nel 1995 contro il Milan) che però seppe conoscere dolori memorabili quando incrociò la Juventus nella finale di Champions League 1996 a Roma.Non parò neanche un rigore in quella lotteria, dove anche Davids, negli “Aiaci”, ciccò come un dilettante regalando alla Juve e a Peruzzi il trionfo. Nel 1997 in semifinale ne beccò poi quattro a Torino dopo averne già incassati due ad Amsterdam.Dicevamo, qualcosa successe, e Van der Sar non fu più lo stesso. Errori, uno dietro l’altro. Juve fuori dalla Champions contro il Panathinaikos per demerito soprattutto suo, uccellato dalla distanza dall’ex Paulo Sousa. In campionato un tiro di Salas, centrale e innocuo, lo fece svenire.Nacque addirittura un’ironica e graffiante canzoncina ispirata a “Papaveri e papere”: “Lo sai che le tue papere son diventate tante, diventi preoccupante, metodico allarmante, se resterai tra i pali non vincerete nulla, se giocherà Rampulla, qualcosa parerà”, giusto per citarne uno stralcio.L’olandese seppe reagire, la Juve tornò in alto, a un soffio dalla Roma di Capello. Meno tre e scontro diretto al Delle Alpi. Una manciata di minuti e Del Piero e Zidane portano i bianconeri sul 2-0. Manca poco e Nakata riapre. Poi ecco che Van der Sar, sempre su tiro del giapponese, decreta la fine della sua storia in bianconero, non bloccando il pallone ma anzi appoggiandolo a Montella: pareggio e secondo scudetto perso di fila.La Juve lo scaricò per chi ancora oggi ne difende la porta, Gigi Buffon. Ma Van der Sar ha saputo sempre rialzarsi. Alti e bassi ma un palmarès vincente. Dopo la Juve il Fulham e il passaggio al Manchester United.Per lui parlano i numeri e i trofei vinti, sempre da titolare: quattro campionati, tre Coppe di Lega, tre Community Shield, una Champions League e una Coppa del Mondo per Club, risultando spesso determinante per le sorti della sua squadra, parando rigori decisivi come nella finale a Mosca nel 2008 contro il Chelsea in Champions (eletto miglior portiere della competizione). Anche per la Nazionale Olandese ha rappresentato un punto fisso e inossidabile per il record di 130 presenze in campo internazionale.Edwin, quarantuno anni, ieri ha salutato il mondo del calcio e lo ha fatto ad Amsterdam, dove ha scelto di mettere contro l’Ajax e una selezione di stelle straniere, tra cui Rooney, Giggs e Rio Ferdinand, compagni di squadra nello United, Kuyt, Davids e Bergkamp. 53.000 persone si sono alzate per salutare il portierone che ufficialmente ha chiuso con l’ennesima finale di Coppa dei Campioni, stavolta persa contro il Barça, all’alba dei quarantuno anni.Una carriera memorabile, talmente avvincente tra cadute e risalite che anche i tifosi juventini gli hanno perdonato quei suoi grossolani errori. Nonostante tutto, un onore averlo avuto quei due anni, alla luce di tutto quello che si è riconquistato con il sudore e la fatica.Applausi al campione, a Edwin Van der Sar. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/10/edwin-van-der-sar.html
  20. EDWIN VAN DER SAR https://it.wikipedia.org/wiki/Edwin_van_der_Sar Nazione: Paesi Bassi Luogo di nascita: Voorhout Data di nascita: 29.10.1970 Ruolo: Portiere Altezza: 197 cm Peso: 83 kg Nazionale Olandese Soprannome: Ijskonijn (Coniglio di ghiaccio) Alla Juventus dal 1999 al 2001 Esordio: 18.07.1999 - Torneo Intertoto - Ceahlaul-Juventus 1-1 Ultima partita: 17.06.2001 - Serie A - Juventus-Atalanta 2-1 88 presenze - 74 reti subite 1 trofeo intertoto Edwin van der Sar (Voorhout, 29 ottobre 1970) è un dirigente sportivo ed ex calciatore olandese, di ruolo portiere, direttore generale dell’Ajax. Considerato uno dei migliori portieri della storia del calcio, è il secondo calciatore con il maggior numero di presenze nella nazionale olandese con 130 apparizioni. Vanta 665 minuti di imbattibilità internazionale con la sua nazionale e 1 311 minuti nella Premier League con la maglia del Manchester United.[6] L'IFFHS lo ha collocato al terzo posto nella classifica dei migliori numeri 1 del periodo 1987-2011. Edwin van der Sar Nazionalità Paesi Bassi Altezza 197 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 9 marzo 2016 Carriera Giovanili 1985-1990 Noordwijk 1990-1992 Ajax Squadre di club 1990-1999 Ajax 226 (-188;1) 1999-2001 Juventus 88 (-74) 2001-2005 Fulham 127 (-164) 2005-2011 Manchester Utd 186 (-144) 2016 Noordwijk 1 (-1) Nazionale 1995-2008 Paesi Bassi 130 (-89) Biografia È sposato dal 2006 con Annemarie van Kesteren. La coppia ha avuto due figli: Joe, portiere classe 1998 del RKC, e Lynn, nata nel 2000. È ambasciatore della Make-A-Wish Foundation, un'associazione benefica che si occupa di bambini malati. È anche opinionista per l'emittente olandese NOS Studio Voetbal. Caratteristiche tecniche Nel corso della sua carriera professionistica, Van der Sar si è distinto per senso della posizione, atletismo, riflessi ed essenzialità negli interventi, oltre che per freddezza e affidabilità. Longevo, tempestivo nelle uscite e sicuro nel comandare la difesa, risultava anche molto efficace nell'opporsi ai calci di rigore. Dotato di un ottimo rinvio, che gli consentiva di far ripartire l'azione con grande precisione, è stato uno dei migliori portieri della sua generazione nel gioco coi piedi: Manuel Neuer lo ha annoverato per questo motivo tra i propri modelli di riferimento, affermando che l'abilità dell'olandese nel controllo di palla abbia fatto da apripista a una nuova e più moderna interpretazione del ruolo. Carriera Giocatore Club Ajax Dopo gli esordi nella squadra della sua città natale, passa a giocare fino al 1990 nella piccola squadra dilettantistica VV Noordwijk. Quando, un emissario dell'Ajax lo andò a visionare e gli propose un contratto, lui accettò e si trasferì ad Amsterdam. Il suo esordio avvenne il 23 aprile 1991 in una gara del campionato olandese tra Ajax e Sparta (1-0 il risultato finale). Giocò tutte le restanti partite di quel campionato, ma l'allenatore van Gaal preferì affidarsi almeno per un'altra stagione all'esperienza di Stanley Menzo. Anche nella stagione seguente, dunque, trovò poco spazio: riuscì comunque a vincere il suo primo trofeo prestigioso in carriera, la Coppa Uefa, conquistata nella doppia finale contro il Torino: 2-2 allo Stadio delle Alpi e 0-0 ad Amsterdam. Nel corso della stagione successiva (1992-1993), riuscì a conquistare anche il posto da titolare a scapito di Menzo, collezionando 19 presenze e vincendo la sua prima Coppa d'Olanda. Nella stagione 1993-1994 si laureò per la prima volta campione d'Olanda. van der Sar (in piedi, primo da sinistra) all'Ajax nel 1996 La stagione 1994-1995 lo vide vincere per la seconda volta consecutiva il campionato olandese, e mettersi in luce anche in Champions League. Al suo esordio nel massimo torneo europeo, affrontò il Milan campione in carica, per tre volte (due nella fase a gironi e una in finale): in tutte e tre le occasioni mantenne la porta inviolata, e l'Ajax si laureò campione d'Europa per la quarta volta. Pochi mesi dopo, il 28 novembre dello stesso anno, andò a giocarsi la Coppa Intercontinentale al National Stadium di Tokyo contro i brasiliani del Grêmio: la porta rimase di nuovo imbattuta, e ai rigori finali decisiva fu la sua parata su Dinho. Laureatosi campione del Mondo, in tale stagione stabilì anche il record d'imbattibilità individuale della Champions League, non subendo gol per ben 658 minuti. Al termine di quella stagione il giocatore si laureò per la terza volta consecutiva campione d'Olanda, raggiungendo anche la finale di Champions League per la seconda volta di seguito. La gara venne disputata allo Stadio Olimpico di Roma, e i "lancieri" si ritrovarono di fronte ancora una squadra italiana, stavolta la Juventus di Marcello Lippi. Dopo i tempi supplementari chiusi sul punteggio di 1-1, i rigori premiarono i torinesi, che dal dischetto ebbero la meglio sugli olandesi per 4-2. Nella stagione successiva (1996-1997) il titolo olandese venne conquistato dal PSV Eindhoven, mentre in Europa il percorso della squadra biancorossa venne fermato nuovamente dalla Juventus, stavolta in semifinale. Il digiuno di trofei durò solo una stagione: l'anno successivo (Eredivisie 1997-1998), infatti, la squadra riconquistò il titolo nazionale. Curiosamente, nella penultima gara di quel campionato, giocata il 3 maggio 1998 contro il De Graafschap, mise a segno un gol su rigore. Il 17 maggio la squadra vinse anche la Coppa d'Olanda battendo per 5-0 il PSV Eindhoven nella finale giocata allo Stadion Feijenoord di Rotterdam; venne premiato con la Scarpa d'oro olandese. La stagione seguente (1998-1999) fu la sua ultima all'Ajax. Quell'anno la squadra si aggiudicò per la seconda volta consecutiva la Coppa d'Olanda, battendo in finale il Fortuna Sittard per 2-0. Il 23 maggio 1999 giocò la sua ultima partita con l'Ajax nell'ultima gara di campionato contro il NAC Breda. Prima di lasciare il club, gli venne dedicata una passerella d'addio all'Amsterdam ArenA, durante la quale venne applaudito e ringraziato da tutto lo stadio. Juventus e Fulham van der Sar alla Juventus nel 1999 Acquistato nell'estate del 1999 dalla Juventus per la cifra di 17 miliardi di lire, è stato il primo portiere straniero della storia del club torinese. Nella sua prima stagione in bianconero, dopo un inizio incerto, offrì buone prestazioni e vinse la Coppa Intertoto; nell'annata successiva, tuttavia, il suo rendimento peggiorò: dopo aver commesso diversi errori nella prima parte della stagione – tra i più criticati quello contro la Lazio, su un debole tiro di Marcelo Salas da fuori area, e quello su una punizione di Paulo Sousa in Champions League contro il Panathinaikos –, nella gara di ritorno contro la Roma favorì con una sua incertezza il gol del pareggio in extremis di Vincenzo Montella, che approfittò di una respinta errata del portiere su un tiro di Hidetoshi Nakata. La squadra della capitale si laureerà poi campione d'Italia con 2 punti di vantaggio sulla Juventus. van der Sar al Fulham Nell'estate del 2001, il club londinese del Fulham lo acquistò per 7 milioni di sterline. Esordì in Premier League in una partita persa per 3-2 in casa del Manchester United. Nella stagione seguente, i bianconeri vinsero anche la Coppa Intertoto 2002. Nonostante fosse giunto in Inghilterra stimolato dal progetto della squadra, nel 2009 Van der Sar affermò che il periodo al Fulham fu per lui triste, a causa della mancanza di partecipazione alle coppe europee. Manchester Utd Il 5 giugno 2005, dopo quattro stagioni a Craven Cottage, il Manchester Utd acquistò Van der Sar per 1.5 milioni di sterline. Esordì il 9 agosto in una gara valevole per il terzo turno dei preliminari di Champions League contro gli ungheresi del Debrecen. In campionato fece il suo esordio il 20 agosto al Goodison Park contro l'Everton (2-0). Il 26 febbraio conquistò il suo primo trofeo con i Red Devils, battendo 4-0 il Wigan Athletic in finale di Carling Cup, al Millennium Stadium. Il 4 febbraio 2007, nella gara giocata al White Hart Lane contro il Tottenham (4-0), sulla ribattuta di una parata su Robbie Keane, venne involontariamente colpito in pieno volto dallo stesso attaccante irlandese, perdendo conoscenza per alcuni minuti; resterà lontano dai campi di gioco per venti giorni. A fine stagione vinse il campionato, ma il 19 maggio perse la finale di FA Cup contro il Chelsea (1-0). Nella stagione successiva, 2007-2008, nella finale di Community Shield del 5 agosto 2007 contro il Chelsea (1-1 al 120'), parò 3 rigori su 3, neutralizzando i tiri dal dischetto di Claudio Pizarro, Frank Lampard e Shaun Wright-Phillips. In seguito subì un infortunio in allenamento che lo tenne fuori per diverse gare, fino a quando non fece il suo rientro il 5 gennaio 2008, nella gara di FA Cup contro l'Aston Villa (2-0). Si rivelò una pedina importante in match chiave per il titolo come quello contro l'Arsenal all'Old Trafford, dove salvò varie volte il risultato con grandi parate, e contro il Liverpool mantenne ancora la porta inviolata, mettendo a segno un record mai riuscito a nessun altro portiere della storia mancuniana: mantenere la porta imbattuta per tre stagioni intere contro i rivali storici del Liverpool. Si rivelò importante anche nella scalata dei Red Devils alla finale della Champions League, tenendo la porta imbattuta per 5 gare di fila nella massima competizione europea. L'11 maggio si è poi laureato Campione d'Inghilterra per la seconda volta consecutiva, grazie alla vittoria contro il Wigan in trasferta per 2-0. Il 21 maggio ha disputato la sua terza finale di Champions League della carriera, nella storica finale tutta inglese contro i rivali del Chelsea (1-1 al 120'): furono necessari ancora una volta i calci di rigore: van der Sar parò il penalty decisivo di Nicolas Anelka, laureandosi campione d'Europa per la seconda volta in carriera. van der Sar al Manchester Utd nel 2006 Il 10 agosto 2008 ha iniziato la nuova stagione vincendo la Community Shield nella partita contro il Portsmouth (vittoria ai rigori). Il 27 gennaio 2009 ha stabilito il nuovo record di imbattibilità nella Premier League, facendo registrare 1032 minuti (11 partite) senza subire reti e battendo, in tal modo, il precedente primato che apparteneva a Petr Čech. La sua imbattibilità si è fermata a 1 311 minuti il 4 marzo nella partita contro il Newcastle Utd (1-2). Il Manchester Utd ha vinto il campionato, e per le sue prestazioni ha conquistato anche il Golden Glove, oltre a venire inserito nella squadra ideale della PFA. I Red Devils però non si riconfermarono campioni d'Europa, venendo battuti in finale di Champions League per 2-0 dal Barcelona. Il 23 dicembre 2009 la moglie di van der Sar è stata colpita da un'emorragia cerebrale nell'appartamento di famiglia nel Cheshire. Subito trasportata all'ospedale, le sue condizioni di salute sono state giudicate molto gravi dai sanitari. A van der Sar, già fermo da circa un mese per un infortunio al ginocchio, è stato concesso dal club mancuniano un permesso a tempo indeterminato per accudire la consorte. Meno di un mese dopo, il 16 gennaio 2010, è tornato in campo nella partita vinta per 3-0 dai Red Devils sul Burnley. Il 22 maggio 2011 seguente ha raggiunto le 605 partite di campionato disputate in vent'anni: 226 con l'Ajax, 66 con la Juventus, 127 con il Fulham e 186 con il Manchester United. Ha disputato la sua ultima partita il 28 maggio 2011 nella finalissima di Champions League allo Stadio Wembley contro il Barcellona, persa 3-1, lasciando il calcio giocato con l'amaro in bocca per una finale perduta. Il 3 agosto 2011 si è giocata la sua partita d'addio all'Amsterdam Arena, un'amichevole tra l'Ajax e il Dream Team di van der Sar guidato da Alex Ferguson, suo allenatore a Manchester. Noordwjik Il 9 marzo 2016 ritorna a giocare, all'età di 46 anni, per la squadra dilettantistica del VV Noordwijk, nelle cui giovanili aveva militato dal 1985 al 1990. Alla prima e unica partita, disputata per infortunio di tutti i portieri della prima squadra, è decisivo parando un rigore e contribuendo al pareggio per 1-1 contro il Jordan Boys. Nazionale van der Sar in nazionale al Mondiale 2006 Convocato dalla nazionale olandese per il campionato del mondo 1994, non giocò nemmeno un minuto in quella manifestazione. Fece il suo esordio nella nazionale oranje il 7 giugno 1995 contro la Bielorussia. Anche in nazionale guadagnò subito il posto da titolare, tanto da essere schierato anche durante il campionato d'Europa 1996, dove i Paesi Bassi arrivarono sino ai quarti di finale per poi essere eliminati dalla Francia ai tiri di rigore dopo che i tempi regolamentari e supplementari erano terminati sullo 0-0. Due anni dopo disputò da titolare il campionato del mondo 1998: stavolta gli oranje ottennero il quarto posto, dopo essere stati battuti, solo ai tiri di rigore, in semifinale dai campioni in carica del Brasile. Al campionato d'Europa 2000 giocò da titolare arrivando in semifinale, dove gli olandesi vennero sconfitti ancora una volta ai rigori, stavolta dall'Italia, dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi sullo 0-0. Fallita la qualificazione per il campionato del mondo 2022, gli olandesi centrarono quella per il campionato d'Europa 2004: nei quarti di finale, la gara contro la Svezia si concluse ancora una volta ai rigori: van der Sar fu decisivo parando il tiro di Olof Mellberg. L'eliminazione maturò in semifinale contro i padroni di casa del Portogallo (2-1). Dopo l'europeo 2004 sulla panchina degli oranje arrivò Marco van Basten, che attuò una rivoluzione nella squadra: uno dei pochissimi veterani scelti dal nuovo CT fu van der Sar, scelto come capitano. Inoltre fra il 13 ottobre 2004 e il 17 agosto 2005, nelle qualificazioni al campionato del mondo 2006, riuscì a stabilire un record d'imbattibilità di 665 minuti consecutivi, nei quali parò un rigore a Tomas Rosicky. Nella fase finale del Mondiale, il cammino della sua nazionale si fermò ancora una volta per mano del Portogallo, stavolta negli ottavi di finale (1-0): in questa gara, van der Sar raccolse la sua 113ª presenza con la nazionale olandese, battendo il precedente primato di Frank de Boer; il suo record verrà superato il 9 giugno 2017 da Wesley Sneijder. In seguito giocò il campionato d'Europa 2008 da titolare e da capitano. Dopo aver chiuso il girone a punteggio pieno, il cammino dell'Olanda si incrociò con quello della Russia (3-1 d.t.s.), che mise fine alla carriera in nazionale del portiere. Il nuovo CT degli oranje, Bert van Marwijk, non lo ha incluso nella lista dei convocati per il campionato del mondo 2010. Il suo bilancio nella nazionale olandese è di 130 presenze, di cui 11 raccolte ai mondiali e 16 agli europei. Dirigente Il 16 novembre 2012 assume il ruolo di direttore marketing per l'Ajax. Dal 6 settembre 2015 siede nel comitato dei lancieri e l’11 novembre 2016 viene promosso direttore generale. Sotto la sua gestione nel 2018/2019 l’Ajax arriva fino alla semifinale di Champions dopo 22 anni venendo eliminato dal Tottenham e a distanza di qualche anno torna a vincere la Coppa d'Olanda e il campionato. Il 15 novembre 2019 rinnova il proprio contratto fino al 2023. Record Van der Sar detiene sia il record d'imbattibilità riguardo alle gare ufficiali della nazionale olandese, che stabilì tra il 13 ottobre 2004 e il 17 agosto 2005, non subendo goal per 665 minuti, che quello di 1 311 minuti nella Premier League con la maglia del Manchester United. Detiene inoltre quello riguardante l'imbattibilità individuale della Uefa Champions League, che stabilì durante la stagione 1995-1996 quando militava nell'Ajax e il record d'imbattibilità nelle gare esterne di UEFA Champions League (stagione 2010-2011). Ha perso tre finali di UEFA Champions League, di cui due allo stadio Olimpico di Roma: il 22 maggio 1996 Juventus-Ajax (4-2 dcr, 1-1 dts), il 27 maggio 2009 Barcellona-Manchester United (2-0) e il 28 maggio 2011 al Wembley Stadium sempre in Manchester United-Barcellona (1-3). Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato olandese: 4 - Ajax: 1993-1994, 1994-1995, 1995-1996, 1997-1998 Coppa dei Paesi Bassi: 3 - Ajax: 1992-1993, 1997-1998, 1998-1999 Supercoppa dei Paesi Bassi: 3 - Ajax: 1993, 1994, 1995 Campionato inglese: 4 - Manchester United: 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009, 2010-2011 Coppa di Lega inglese: 3 - Manchester United: 2005-2006, 2008-2009, 2009-2010 Community Shield: 3 - Manchester United: 2007, 2008, 2010 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Ajax: 1991-1992 UEFA Champions League: 2 - Ajax: 1994-1995 - Manchester United: 2007-2008 Supercoppa UEFA: 1 - Ajax: 1995 Coppa Intercontinentale: 1 - Ajax: 1995 Coppa del mondo per club: 1 - Manchester United: 2008 Coppa Intertoto UEFA: 2 - Juventus: 1999 - Fulham: 2002 Individuale Portiere olandese dell'anno: 4 - 1994, 1995, 1996, 1997 ESM Team of the Year: 2 - 1995-1996, 2008-2009 Gouden Schoen: 1 - 1998 Miglior portiere della Premier League: 1 - 2008-2009 Onorificenze Ufficiale dell'Ordine di Orange-Nassau — 2010
  21. MATTIA DE SCIGLIO Dopo 3 anni, 62 presenze, 3 Scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana vinti – recita il sito ufficiale bianconero – è il momento dei saluti fra Mattia De Sciglio e la Juve. Il laterale, arrivato nell’estate 2017, proseguirà la sua carriera nelle fila dell’Olympique Lyonnais, dove giocherà in prestito la stagione appena iniziata. Non è mai mancato, in questi 3 anni, l’impegno di Mattia per la causa bianconera. Un impegno in campo, in allenamento, e anche fuori dal campo. A partire dal suo arrivo alla Juventus è il 3° difensore bianconero con più presenze in campionato (32), dietro solo a Leonardo Bonucci (67) e Alex Sandro (60). La stagione 2018/19 è stata quella in cui Mattia De Sciglio ha collezionato più presenze in Serie A con la maglia della Juventus (22, di cui 19 da titolare). Noi tutti ringraziamo De Sciglio, per questo vincente periodo insieme, e a cui facciamo un grande in bocca al lupo per la continuazione della sua carriera. MARCO D'OTTAVI, ULTIMOUOMO.COM DEL 28 FEBBRAIO 2020 De Sciglio è stato un giocatore molto promettente all’inizio, che poi ha normalizzato la sua parabola. Ha giocato 133 partite con il Milan, 59 con la Juventus, 39 in Nazionale. Il suo ruolo è uno di quelli più difficili da interpretare oggi, ma soprattutto uno di quelli in cui c’è il maggiore scarto qualitativo tra i migliori interpreti e la media. In Italia, ad esempio, quanti terzini sono nettamente più forti di De Sciglio? Così, a naso, non moltissimi. I suoi limiti tecnici e atletici sono evidenti e a 27 anni è improbabile che riuscirà a migliorare. Solo negli ultimi anni ha compiuto diversi errori che hanno portato a gol subiti (il tipo di errore peggiore). Ma non è questo il destino dei difensori? A pensarci bene, è pieno di terzini che sbagliano diagonali, si perdono l’uomo sul secondo palo, cadono a una finta di troppo. Questo perché già difendere è difficile, difendere partendo dall’esterno poi lo è ancora di più. Certo, De Sciglio sembra già un terzino sorpassato dalla storia e le sue prestazioni forse hanno dimostrato che non può essere il titolare di una squadra che ha le ambizioni della Juventus. Neanche lo scopo di questo pezzo era riabilitarne la figura, ma al tempo stesso non posso fare a meno di chiedermi: siamo sicuri che la quantità di critiche, offese e improperi che riceve siano tutti motivati dalle sue prestazioni? Non è possibile che queste siano dovute e accentuate dal suo essere Mattia De Sciglio? De Sciglio, mi sembra, è vittima della sua normalità. Ai tempi “dell’agguato” dei tifosi del Milan, Monica Colombo sul Corriere della Sera ha scritto che «non ha mai avuto l’aria truce alla Bonucci». Quando gli hanno chiesto come si concentrava, lui ha risposto: «Non sono come gli altri che lo fanno ascoltando musica. Penso molto, inizio a pensare alla partita e alle varie situazioni di gioco». Alla prima convocazione in Nazionale si presentò a Coverciano a piedi, accompagnato dai genitori. A Le Iene, per fargli uno scherzo, gli hanno fatto sparire il gatto. Per venti minuti lo vediamo struggersi, cercarlo tra le macchine parcheggiate, non dormire la notte. Dopo aver segnato il suo primo gol ha detto che non sapeva neanche come esultare, in quell’occasione Buffon uscì dalla porta per andare da lui e dirgli: «Allora ci sei anche tu». E la colpa più evidente di De Sciglio è proprio questa, che sembra non esserci davvero. De Sciglio ha il potere poco conveniente di scomparire dietro il contesto, una caratteristica che solo gli allenatori finiscono per apprezzare in qualche modo (e infatti i suoi allenatori sono gli unici a parlarne bene). Tra infortuni, personalità e caratteristiche tecniche, De Sciglio è invisibile quando gioca bene e visibilissimo quando fa qualcosa di negativo. Lui non sembra ancora averlo accettato con serenità, recentemente ha detto «Sono stato massacrato parecchio. È più facile accanirsi contro di me, ma non capisco il motivo». Più che cercare un motivo, De Sciglio dovrebbe farsene una ragione: per alcuni giocatori esistono dei pregiudizi insormontabili che finiscono per influenzare i tifosi. Chi non dovrebbe farsi influenzare, per il suo bene, è invece De Sciglio. In fondo, il calcio non è tutto. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/mattia-de-sciglio.html
  22. MATTIA DE SCIGLIO https://it.wikipedia.org/wiki/Mattia_De_Sciglio Nazione: Italia Luogo di nascita: Milano Data di nascita: 20.10.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 78 kg Nazionale Italiano Soprannome: Desci Alla Juventus dal 2017 al 2020 e dal 2021 al 2024 Esordio: 13.08.2017 - Supercoppa Italiana - Juventus-Lazio 2-3 Ultima partita: 30.03.2024 - Serie A - Lazio-Juventus 1-0 117 presenze - 2 reti 3 scudetti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Mattia De Sciglio (Milano, 20 ottobre 1992) è un calciatore italiano, difensore dell'Empoli, in prestito dalla Juventus. Mattia De Sciglio De Sciglio con la nazionale italiana nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Empoli Carriera Giovanili 2001-2002 Cimiano 2002-2012 Milan Squadre di club 2011-2017 Milan 110 (0) 2017-2020 Juventus 44 (1) 2020-2021 → Olympique Lione 29 (0) 2021-2024 Juventus 73 (1) 2024- → Empoli 0 (0) Nazionale 2010-2011 Italia U-19 8 (1) 2011-2012 Italia U-20 6 (0) 2012 Italia U-21 5 (0) 2013-2022 Italia 40 (0) Palmarès Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Caratteristiche tecniche Dopo gli esordi da difensore centrale nelle giovanili del Milan, nel prosieguo di carriera si è stabilizzato nel ruolo di terzino su entrambe le fasce, nonostante sia un destro naturale; all'occorrenza può agire anche da esterno di centrocampo in entrambe le fasce o, in fase di attacco, da falso terzino avanzando a interno. Carriera Club Milan Inizia a giocare a calcio nella squadra dell'oratorio Santa Chiara e San Francesco di Pontesesto, una frazione di Rozzano. Nella stagione 2001-2002 gioca con il Cimiano nella categoria Pulcini e nel 2002, a 10 anni, passa nelle giovanili del Milan. Dopo aver giocato in tutte le categorie giovanili dei rossoneri dagli Esordienti agli Allievi nazionali, nel 2009 passa nella formazione Primavera con cui vince la Coppa Italia 2009-2010 contro il Palermo. Nella stagione 2011-2012 viene promosso nella prima squadra di Massimiliano Allegri. Esordisce con i rossoneri e nelle competizioni UEFA per club il 28 settembre 2011, a 18 anni, nella partita valevole per la fase a gironi della Champions League giocata a San Siro contro i cechi del Viktoria Plzeň, subentrando a Ignazio Abate all'87º minuto. Il 6 dicembre 2011, nella gara di ritorno sempre contro il Viktoria Plzeň, a qualificazione già acquisita, gioca la sua prima partita da titolare e rimane in campo per 90 minuti. Il 10 aprile 2012 esordisce in Serie A, giocando dal primo minuto la trasferta della 32ª giornata contro il Chievo, gara vinta dai rossoneri per 1-0. Termina la sua prima stagione con la società milanese con 3 presenze in Serie A e 2 in Champions League. De Sciglio al Milan nel 2012 Viene quindi confermato in prima squadra per la stagione 2012-2013, in cui, dopo la partenza di Taye Taiwo, decide di indossare la maglia numero 2. Con il passare delle giornate diventa sempre più un titolare fisso, inanellando ottime prestazioni sia sulla fascia destra che su quella sinistra. Conclude la sua seconda stagione in rossonero con 33 presenze totali, di cui 27 in Serie A (partendo per 25 dal primo minuto), 5 in Champions League e 1 in Coppa Italia. All'inizio della stagione successiva si è infortunato al ginocchio sinistro: prima una distorsione durante il ritiro estivo e poi all'inizio di settembre del 2013 una lesione a manico di secchia del menisco mediale. A seguito dell'operazione è stato fermo per circa due mesi e, dopo aver giocato la partita di campionato contro la Lazio del 30 ottobre 2013, per tutto il successivo mese di novembre a causa di un'infiammazione al ginocchio precedentemente operato. Anche la stagione 2014-2015 è caratterizzata da numerosi problemi fisici che impediscono a De Sciglio di trovare continuità. Ottiene infatti solo 17 presenze in campionato. Il 3 maggio 2015, nella partita Napoli-Milan, viene espulso dopo appena 43 secondi, ottenendo il primato di calciatore espulso più velocemente nella Serie A a inizio partita (il record assoluto spetta invece a Paolo Ammoniaci, espulso in Roma-Lazio del 18 marzo 1979, dopo essere stato presente in campo soltanto per 2 secondi a gioco fermo). Indossa per la prima volta la fascia di capitano del Milan il 27 settembre 2015 nel corso di Genoa-Milan (1-0), valida per la sesta giornata del campionato di Serie A 2015-2016, in seguito all'uscita dal campo di Riccardo Montolivo e all'assenza di altri giocatori. Il 6 marzo 2016 raggiunge le 100 presenze con la maglia del Milan, nella partita di campionato persa 2-0 contro il Sassuolo al Mapei Stadium. Conclude la sua quinta stagione in prima squadra, nella quale totalizza 29 presenze totali, disputando da titolare la finale di Coppa Italia, persa 1-0 contro la Juventus. La stagione seguente vince il suo primo trofeo come professionista, la Supercoppa italiana 2016, nella partita vinta ai rigori contro la Juventus il 23 dicembre 2016 a Doha. In questa occasione indossa anche la fascia di capitano dopo l'uscita dal campo di Abate. La stagione termina con il 6º posto, che dopo 3 anni permette al Milan di qualificarsi per le coppe europee. La sua esperienza al Milan, dopo il settore giovanile e 6 stagioni in prima squadra, si conclude con 133 presenze totali, di cui 110 in Serie A. Juventus Il 20 luglio 2017 passa a titolo definitivo alla Juventus, per 12 milioni di euro; a Torino ritrova in panchina Allegri, colui che l'aveva lanciato al Milan. Esordisce in maglia bianconera il 13 agosto 2017, subentrando nel secondo tempo della partita di Supercoppa italiana persa 3-2 contro la Lazio allo stadio Olimpico di Roma. Il 12 settembre 2017 esordisce in Champions League con la maglia bianconera, giocando titolare nella prima partita della fase a gironi, persa 0-3 contro il Barcellona al Camp Nou; nel corso della gara contro i blaugrana rimedia una lesione all'articolazione tibio-peroneale che lo terrà fuori per due mesi. Il 26 novembre 2017 realizza il suo primo gol tra i professionisti, nella partita di campionato contro il Crotone vinta per 3-0 all'Allianz Stadium. A fine stagione, conquista il primo scudetto e la prima Coppa Italia con la maglia della Juventus. Nella sua seconda stagione con la Juventus, anche a causa dell'infortunio del titolare João Cancelo, acquista maggiore spazio in squadra. Il 16 gennaio 2019, senza scendere in campo, vince la sua terza Supercoppa italiana grazie alla vittoria sul Milan, sua ex squadra, per 1-0. Il 20 aprile, dopo il 2-1 alla Fiorentina, vince il suo secondo scudetto di fila con i colori bianconeri. Nella stagione 2019-2020, il suo apporto è limitato alla causa bianconera, anche per causa di un lungo infortunio al bicipite femorale: tuttavia a fine stagione conquista il suo terzo scudetto consecutivo con i torinesi. Olympique Lione, ritorno alla Juventus De Sciglio alla Juventus nel 2021 Il 5 ottobre 2020 viene ceduto in prestito all'Olympique Lione. Debutta con i francesi il 18 ottobre successivo, subentrando a gara in corso nella vittoria in trasferta per 3-2 contro lo Strasburgo. A Lione ritrova una buona continuità di rendimento, totalizzando 33 presenze stagionali. Dopo la parentesi in Francia, nell'estate del 2021 viene richiamato in pianta stabile alla Juventus; ritrova per la terza volta in carriera Allegri, anche lui di ritorno in bianconero. Non trova molto spazio in avvio di stagione, anche a causa di un ennesimo infortunio, ma ha comunque modo di mettersi in evidenza con un paio di assist decisivi nelle vittorie in Serie A, nel big match interno contro la Roma, e in Champions League, sul terreno dello Zenit San Pietroburgo. Il 9 gennaio 2022 trova la sua seconda rete in carriera, quella del definitivo 3-4 che vale il successo esterno ancora contro la Roma. Nel maggio del 2023 viene sottoposto a un intervento chirurgico di ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro dopo essersi infortunato durante una partita di campionato. Torna in campo il 30 marzo 2024 giocando da titolare la gara persa con la Lazio per 1-0; questa rimane la sua unica presenza in stagione al termine della quale finisce ai margini della rosa dopo l’addio di Allegri e l’arrivo di Thiago Motta il quale decide di non convocarlo per il ritiro estivo. Empoli Il 29 agosto 2024, De Sciglio viene ceduto in prestito all'Empoli fino al termine della stagione. Nazionale Nazionali giovanili Nel 2010 entra a far parte dell'Under-19, con cui gioca 6 amichevoli e 2 partite di qualificazione all'Europeo di categoria del 2011 segnando un gol contro le Fær Øer. Nel 2011 viene convocato in Under-20 dal commissario tecnico Luigi Di Biagio. Con questa selezione prende parte al Torneo Quattro Nazioni 2011-2012, nel quale disputa 5 partite, di cui 4 da titolare. Viene selezionato per la prima volta in nazionale Under-21 dal commissario tecnico Ciro Ferrara, per partecipare all'amichevole contro la Scozia del 25 aprile 2012. A Edinburgo contro gli scozzesi esordisce con la maglia degli Azzurrini, sostituendo Giulio Donati nel corso del secondo tempo. Nazionale maggiore Il 10 agosto 2012 viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Cesare Prandelli, in occasione della partita amichevole contro l'Inghilterra; De Sciglio, tuttavia, non scende in campo nel match giocato a Berna contro i Tre Leoni. Dopo altre 4 presenze con l'Under-21, esordisce in nazionale il 21 marzo 2013, a 20 anni, giocando dal primo minuto l'amichevole di Ginevra pareggiata per 2-2 contro il Brasile. Viene inserito nella lista dei 23 convocati per la Confederations Cup 2013. Nel corso del torneo disputa da titolare come terzino sinistro le 3 partite della fase a gironi e successivamente la finale per il 3º posto contro l'Uruguay, vinta dall'Italia ai calci di rigore nonostante l'errore dal dischetto proprio di De Sciglio. Partecipa al campionato del mondo 2014, dove per colpa di un infortunio viene schierato unicamente nella terza partita del girone, la sconfitta contro l'Uruguay (1-0) che determina l'eliminazione dell'Italia. Con il selezionatore Antonio Conte viene impiegato in sette partite delle qualificazioni al campionato d'Europa 2016. Partecipa quindi alla fase finale del torneo in Francia, dove ottiene quattro presenze. Nei quarti di finale contro la Germania trasforma l'ottavo calcio di rigore della sfida, che viene però persa dall'Italia. Il 24 gennaio 2022, a distanza di due anni e mezzo dall'ultima volta, viene convocato dal commissario tecnico Roberto Mancini per uno stage in vista degli spareggi per l'accesso al campionato del mondo 2022. Il successivo 29 marzo, a quasi tre anni dall'utlima presenza, scende in campo da titolare nella partita amichevole vinta per 3-2 a Konya contro la Turchia. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Milan: 2009-2010 Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Juventus: 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Supercoppa italiana: 3 - Milan: 2011, 2016 - Juventus: 2018 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2017-2018, 2023-2024 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2013
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