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FRANCO CAMPIDONICO https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Campidonico Nazione: Italia Luogo di nascita: Civitavecchia (Roma) Data di nascita: 31.07.1950 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 70 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1968 al 1969 Esordio: 29.12.1968 - Amichevole - Pro Patria-Juventus 0-3 0 presenze - 0 reti Franco Campidonico (Civitavecchia, 31 luglio 1950) è un ex calciatore italiano, di ruolo libero o centrocampista. Anche suo fratello maggiore Ezio fu calciatore, con un passato nella Lazio. Franco Campidonico Campidonico nel 1975 con la maglia del Genoa Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Carriera Giovanili Civitavecchia Squadre di club 1967-1968 Civitavecchiese 4 (0) 1968-1969 Juventus 0 (0) 1969-1971 Cosenza 68 (17) 1971-1974 Taranto 86 (5) 1974-1978 Genoa 44 (1) 1978-1979 Como 29 (3) 1979-1980 Benevento 28 (3) 1980-1981 Turris 15 (0) 1981-1982 Rhodense 29 (0) 1982-1985 Pavia 86 (4) 1985-1986 Rapallo Ruentes ? (?) Carriera In carriera ha disputato un campionato di Serie A, nella stagione 1976-1977, con la maglia del Genoa, collezionando 7 presenze, oltre alla stagione 1968-1969 trascorsa nelle file della Juventus, senza scendere in campo in incontri di campionato. Ha invece disputato 5 campionati di Serie B, con le maglie di Taranto e Genoa, totalizzando complessivamente 123 presenze e 6 reti, e vincendo il campionato cadetto nell'annata stagione 1975-1976. Ha conquistato inoltre una promozione in Serie B nella stagione 1978-1979 con il Como. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Genoa: 1975-1976 Serie C1: 1 - Como: 1978-1979 Serie C2: 1 - Pavia: 1983-1984
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ALDO ROMARO https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Romaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Piove di Sacco (Padova) Data di nascita: 02.03.1897 Luogo di morte: Padova Data di morte: 05.01.1970 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1916 al 1917 Esordio: 22.10.1916 - Amichevole - Juventus-Inter 2-3 0 presenze - 0 reti Aldo Romaro (Piove di Sacco, 1897 – Padova, 5 gennaio 1970) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Aldo Romaro Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Carriera Squadre di club 1922-1923 Petrarca 19 (0) Carriera Noto anche come Romaro II, per distinguerlo dal fratello Vincenzo (Romaro I). Con il Petrarca disputa 19 gare nel campionato di Prima Divisione 1922-1923.
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VINCENZO ANZIDEI Nazione: Italia Luogo di nascita: Augsburg (Germania) Data di nascita: 19.03.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1991 al 1992 Esordio: 26.03.1992 - Amichevole - Asti-Juventus 0-12 Ultima partita: 05.06.1992 - Amichevole - Vicenza-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti
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DAVID TRÉZÉGUET Il padre George, la mamma Beatrice e la sorella Fabiana sono nati a Buenos Aires; David, invece, nasce a Rouen, in Francia, il 15 ottobre 1977. Il papà, che è stato giocatore professionista, ha militato per quattro stagioni nel Rouen; poi, scaduto il contratto, ha riportato tutta la famiglia in Argentina. Trézéguet cresce nelle giovanili del Platense. All’età di diciassette anni, è chiamato in Francia dal Monaco. «È stato Jean Tigana a scoprirmi e, ritrovarmelo come allenatore, è stato un onore per me. Era uno a cui piaceva il bel calcio ed io mi sono adattato subito al suo sistema di gioco, alla sua mentalità. Al Monaco, però, avevo diciassette anni, mi allenavo con la prima squadra e poi, magari, al sabato andavo in panchina con la prima squadra e la domenica tornavo a giocare con la Primavera».Inizia nel 1995-96 con quattro presenze, prosegue nel 1996-97 con cinque ed esplode nel 1997-98, anno Mundial, con diciotto goal in ventisette partite. Possiede tutte le doti del vero attaccante: controllo, lucidità e senso del goal; fortissimo di testa, calcia indifferentemente con entrambi i piedi. Nell’anno d’oro, il giovane bomber del Monaco segna una tripletta e quattro doppiette. Vince uno scudetto e, con la Nazionale Under 21 francese, diventa Campione d’Europa. Arriva, inevitabilmente, la prima convocazione in Nazionale. L’ex bianconero Didier Deschamps è il suo sponsor più convinto: «Trézéguet ha delle qualità incredibili, in area possiede una freddezza inconsueta. Sarà un grande attaccante».Debutta il 28 gennaio 1998 contro la Spagna allo Stade de France, al posto di Guivarc’h, il cannoniere dell’Auxerre: «Ho fatto il mio esordio contro la Spagna, sono entrato venti minuti. In otto mesi sono rientrato anche tra i convocati della Nazionale dei Mondiali 1998. È stata dura fino alla fine, perché la lista era composta da ventotto giocatori e poi cinque non sono stati scelti dal Mister. Un colpo duro per quelli che sono andati via, penso che non sia semplice per nessuno. Ho fatto parte di quel gruppo che ha fatto la storia: il Mondiale vinto in Francia, dopo la finale vedere due milioni di persone tutte insieme, senza dimenticarci che la Francia è un posto più particolare, a livello di razzismo, e veder tutti uniti penso sia stata una grandissima vittoria per tutta la Francia».Dopo i Mondiali del 1998, con i francesi Campioni del Mondo, la carriera di Trézéguet prosegue ancora nel segno del Monaco: trenta presenze e ventidue goal nel 1999-2000, mettono in moto i grandi club italiani. Il padre, che gli fa da procuratore, riceve una timida offerta dal Milan che Campora, presidente del Monaco, non ritiene degna di attenzione.A questo punto, però, l’Italia è entrata nel cuore e nella testa di David. L’amico Candela gli racconta un paese splendido, un football frequentato dai migliori calciatori del mondo e tante belle donne disposte a concedersi un capriccio con il bomber da copertina. L’ex ragazzo del Platense sogna; quando Candela gli dice che in Italia si giocano partite di campionato di fronte a 50-60.000 spettatori gli si illumina il volto, stenta a crederci, poiché sugli spalti del Monaco non ha mai visto più di 3.000 anime.Così, inizia a fare delle pubbliche relazioni a mezzo stampa; dice di ammirare Ronaldo e Totti e che il suo modello è Batistuta: «Sono cresciuto con l’immagine di Maradona, i miei primi ricordi sono stati i Mondiali del 1986 in Messico; però devo dire che per il mio posto sicuramente è stato Batistuta quello che mi piaceva di più, perché era un attaccante molto forte, aveva l’immagine del giocatore bello da vedere. Parlando calcisticamente, la cosa più bella che mi è capitata è stato ritrovarlo, lui nella Roma ed io nella Juventus; è stato un momento bello da ricordare perché negli anni passati stavo a guardarlo davanti alla TV».Alla fine del campionato 2000 arriva la sorpresa; nel futuro di Trézégol non ci sono né Totti né Batistuta, ma Del Piero e la Juventus. Arriva a Torino con in tasca la fresca medaglia d’oro dell’Europeo (grazie al suo Golden-gol contro l’Italia) e con la benedizione di Zidane, che gli ha assicurato mille assist vincenti. Tuttavia, non gli assicura il posto in squadra Ancelotti, che deve difendere il patrimonio della società Del Piero-Inzaghi: «Sono arrivato a ventidue anni in mezzo a tanti attaccanti eccezionali, come Del Piero, Inzaghi, Kovačević, Esnaider, Fonseca; l’importante, all’inizio, era cercare di imparare da loro, avere la fiducia dell’allenatore e di tutto il gruppo».Trézéguet, all’inizio, accetta le decisioni del tecnico, poi comincia a domandarsi il motivo del suo acquisto; insomma, pesta i piedi, ma senza clamorosi capricci. La soluzione ad Ancelotti la offre Inzaghi, che entra in digiuno volontario del goal. Scocca, dunque, l’ora di David. Il campionato 2001 si conclude sotto il segno della Roma ma anche sotto il segno dei goal firmati dal franco argentino. Di testa o di piede, sotto porta oppure in acrobazia, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Trentadue presenze, quindici goal è il suo bottino; niente male per un debuttante.Arriva il campionato 2001-02: «Il momento più bello è stato quando ho vinto il primo scudetto con la Juventus, per com’è venuto, all’ultima giornata, con il sorpasso sull’Inter a Udine, in uno stadio pieno; un traguardo che la squadra non riusciva a raggiungere da alcuni anni. Per me, poi, era stata un’annata molto positiva, avevo segnato tanto vinto la classifica dei cannonieri; un obiettivo che uno juventino non raggiungeva da quasi vent’anni, dai tempi di Platini».Dalla prima all’ultima partita, i suoi goal sono il viatico della Juventus tenacemente protesa al titolo, che manca da troppo tempo. Sua la micidiale doppietta all’esordio contro il Venezia e sua la rete che, il 5 maggio 2002 a Udine, prepara la grande festa. In tutto, ventiquattro prodezze che ne suggellano il titolo di re dei bomber, con l’appendice di nove goal in Champions League.Nel 2002-03 vince la Supercoppa Italiana da spettatore, perché infortunato e un altro scudetto. È una stagione sfortunata, David è spesso in infermeria, ma ciò non gli impedisce di segnare nove reti in campionato e quattro in Champions League, di cui due nelle due semifinali contro il Real Madrid. La finale di Manchester contro il Milan non regala gioia; dopo una prestazione incolore, Trézéguet si fa parare il suo rigore da Dida e manca, in questo modo, l’appuntamento con la “Coppa dalle grandi orecchie”.Nel campionato 2003-04 vince un’altra Supercoppa Italiana. La finale si disputa a New York contro il Milan e si decide nuovamente ai rigori dopo che il suo goal aveva salvato la Juventus. Anche questa stagione è caratterizzata dagli infortuni e per la Juventus piena di delusioni; fuori agli ottavi di finale di Champions League, il terzo posto in Serie A è il massimo che riesce ad ottenere.Nell’estate del 2004 sembra che debba lasciare la Juventus, ma il nuovo allenatore, Fabio Capello lo convince a rimanere. Un infortunio alla spalla lo tiene lontano dai campi di gioco, ma non fa mancare il suo contributo. Tra i suoi quattordici goal, da ricordare quello in rovesciata al Real Madrid negli ottavi di finale di Champions League e quello di testa rifilato al Milan a San Siro, su assist di Del Piero in rovesciata, che consegna lo scudetto alla “Vecchia Signora”.«Le due reti con il Real Madrid le ricordo per la bellezza, e poi perché il Real Madrid è sempre stata la squadra da battere. Avevamo davanti giocatori come Figo, Ronaldo, Zidane e noi, con le nostre armi, siamo riusciti a fare due partite di un livello straordinario; ho avuto la possibilità di segnare sia all’andata che al ritorno e, per questo, quella con il Real rimane una delle più belle partite della mia carriera. Mi ha deluso tantissimo la finale di Manchester; era quello che ci chiedevano tutti i tifosi, è il mio più grosso rammarico fino a oggi. Mentalmente mi sono detto: ritornerò a giocare una finale. In realtà non ci sono più tornato e, con il tempo, sta diventando un peso, perché la Champions è la competizione più bella, in cui giocano le squadre più forti. Quell’anno, abbiamo vinto il campionato con quasi venti punti in più del Milan e non è vero che il Milan aveva più fame di noi; il Milan non meritava più di noi. Purtroppo i rigori sono una questione anche di fortuna. Io ho tirato, ho sbagliato e mi sono preso le mie responsabilità, ma quello penso che faccia parte del calcio. Ho più rammarico di avere sbagliato questo rigore rispetto a quello del Mondiale, perché questa squadra la sento mia, qui ho vissuto i momenti più belli e più brutti di questa società e, quindi, spero di poter arrivare a disputare un’altra finale di Champions. E se ci sarà un rigore, lo tirerò di nuovo, perché per me sarà una rivincita».Trézéguet disputa un’altra ottima stagione nel 2005-06; segna ventinove reti e vince l’ennesimo scudetto; le delusioni, come al solito, arrivano dalla Champions League. La Juventus è eliminata dall’Arsenal ai quarti di finale e subisce una violenta contestazione da parte dei propri tifosi. A Bruges, nella partita di Champions, Trézéguet realizza il centesimo goal con la maglia bianconera per poi diventare il miglior bomber straniero nella storia della Juventus, superando tre monumenti del passato bianconero, come Platini, Charles e John Hansen.Quell’estate, vola in Germania, per disputare i Mondiali; a causa di forti incomprensioni con l’allenatore Raymond Domenech, disputa solamente due partite. Entrato all’undicesimo minuto del primo tempo supplementare della finale contro l’Italia, è tra i rigoristi della partita; il suo tiro colpisce la traversa della porta dell’amico Buffon e la Francia deve dire addio a sogni di gloria: «Ho vissuto un Mondiale molto difficile, perché erano sempre gli stessi undici che giocavano e gli altri erano da parte. Io ho la visione di gruppo diversa; se un gruppo è composto da ventitré giocatori, l’allenatore deve stare più attento a quelli che non giocano. E, in Germania, non era così. Sono dispiaciuto per i miei compagni per il rigore sbagliato. Personalmente, niente di più e niente di meno. È stato, per me, un Mondiale negativo dall’inizio alla fine. Ero dispiaciuto per quei giocatori che erano sempre in campo. Non ho mai sentito la fiducia nei miei confronti e in campo si è anche visto; però, sono rimasto sempre tranquillo perché ho sempre dato il massimo per la Nazionale».Nonostante la retrocessione in Serie B della Juventus, decide di rimanere a Torino; affitta un palco dello stadio Olimpico, per permettere alla propria famiglia di assistere a tutte le partite casalinghe della squadra bianconera: «Le motivazioni erano poche per me come per gli altri, per la società stessa e per i tifosi. Nessuno meritava di disputare un campionato di Serie B. Però, ci siamo trovati in quella situazione, calcisticamente non è stata un’esperienza né positiva, né negativa. Ci siamo ritrovati dei giovani che l’anno prima erano in Primavera. Abbiamo creato un gruppo molto più umano, perché le aspettative erano diverse; la cosa positiva è che siamo risaliti subito in Serie A».Non è una grande stagione per David; non sempre riesce a trovare gli stimoli necessari e il suo score è di quindici reti in trentadue partite. Nell’ultima partita stagionale, contro lo Spezia, si rende autore di un gesto polemico verso la società; segnato il goal del momentaneo pareggio, si volta verso la tribuna e, con le mani, fa un gesto che significa: «Ho segnato quindici goal e mi volete mandare via!»Tutto presuppone che David debba lasciare la Juventus, ma la società, il 25 giugno 2007 la Juventus annuncia il prolungamento del contratto dell’attaccante francese, fino al 30 giugno 2011. Le prime parole dopo la firma sono state: «Ho fatto una scelta decisiva per la mia carriera e per la mia vita». Quasi a confermare queste parole, nella stagione che segna il ritorno in Serie A della Juventus, David mette a segno venti reti, sfiorando la vittoria nella classifica cannonieri, preceduto solamente da Del Piero.La stagione 2008-09, invece, sarà molto avara di soddisfazioni; causa problemi fisici, David totalizza solamente quindici presenze, saltando quasi tutto il campionato e la Champions League. Anche il bottino delle reti ne risente pesantemente, tanto è vero che riesce a mettere il pallone dentro la rete solamente una volta, contro il Palermo. Per uno come lui, che è abituato a essere sempre in doppia cifra, è un vero e proprio evento: «Non è stato un anno molto positivo per me, soprattutto per via dell’infortunio che mi ha costretto all’operazione, ma per fortuna adesso mi sento molto bene. Poi nella seconda parte del campionato ho avuto qual che problema con Ranieri, che non mi faceva giocare. L’unico aspetto positivo è che ho recuperato alla grande e ora ho tanta voglia di giocare, se non alla Juve in qualche altra squadra che mi dia la possibilità di essere protagonista».Nonostante queste dichiarazioni, David si presenta puntualmente al ritiro a Vinovo; ma il 3 settembre 2009 rilascia un clamoroso annuncio: «È un anno importante per me, mi piacerebbe finire con una vittoria. Ho deciso di concludere la mia avventura con la Juventus a giugno, ne ho parlato prima con la mia famiglia e abbiamo deciso di tornare a casa. Francia oppure Argentina? Ancora non lo so, dopo dieci anni qui alla Juventus ho fatto la mia storia e credo sia arrivato il momento giusto di lasciare. Il contratto non è un problema, Ciro Ferrara è già al corrente della mia scelta. Nessuno mi ha chiesto di andare via, è una decisione che ho maturato da qualche tempo, mi piacerebbe uscire di scena con un titolo in tasca».Ma la vita riserva sempre delle sorprese. Basta un goal all’Olimpico di Roma contro la Lazio, per far vacillare David: «È vero, nella mia testa sono cambiate tante cose. È bastato veder rotolare la palla in rete per capire che forse non voglio più cambiare squadra. Sto valutando se non sia meglio, sicuramente più bello, chiudere la carriera qui alla Juventus. Ne ho parlato anche con Alessandro Del Piero. Mi hanno veramente emozionato i miei compagni. Ho rivisto il tutto in televisione, erano più contenti loro che il sottoscritto. Li ho ringraziati a uno a uno, mi hanno fatto sentire veramente importante per questo gruppo».David ritrova d’incanto la via del goal: segna contro il Genoa, il Bologna, la Sampdoria, il Napoli, l’Atalanta, il Bari. Realizza anche l’inutile rete contro il Bayern, nella partita che costa l’eliminazione dalla Champions League della Juventus. Anche contro il Fulham, in Europa League, il suo goal in apertura non riesce a evitare l’eliminazione della squadra bianconera, con Zaccheroni in panchina al posto di Ciro Ferrara.Quella che si conclude è l’ultima stagione di David Trézéguet con la Juventus. Infatti, il 21 agosto 2010 arriva la conferma del suo trasferimento alla squadra spagnola dell’Hercules Alicante, città di origine della moglie. Trézégol si toglie, dopo dieci stagioni, la maglia numero diciassette bianconera.«Dieci anni nella Juve, è stata una grande storia d'amore. Io David Trézéguet resterò per sempre tifoso della Juve. Anzi, il giorno in cui la squadra bianconera vincerà lo scudetto andrò a Torino e chiederò alla famiglia Agnelli di inventare una maglia con la terza stella. E sarò il primo a indossarla. I due titoli che ci hanno tolto sono stati una clamorosa ingiustizia. Lo penso io, lo pensa chi ama la Juve, ma ne sono convinti anche i giocatori dell'Inter con i quali ho parlato. L'ultima Juve riparte quasi da zero. Una scelta coraggiosa. Però bisogna avere il coraggio di dire alla gente bianconera che ci vorrà un po' di tempo per tornare a essere la squadra da battere. Da amico della Juve penso che sarebbe bellissimo riconquistare la Champions e centrare l'Europa League. Sarebbe una stagione da dieci. Lo scudetto è pane per Inter e Milan. È bello vedere Andrea Agnelli presidente. Io sono cresciuto nel mito dell'Avvocato. Quando veniva al campo eravamo tutti imbambolati. Come se lui avesse vinto dieci mondiali, dieci Champions, dieci scudetti. Andrea Agnelli dovrà ricreare la stessa magia con i più giovani. La mia più bella vittoria nei miei dieci anni in bianconero è stata la promozione dalla B alla A. Una fantastica esperienza di vita. I tifosi ci consideravano degli eroi perché avevamo scelto di restare. Si sentiva stima, amore. E intorno a noi abbiamo visto crescere dei ragazzini che oggi sono dei grandi giocatori. Penso a Chiellini, a Marchisio. Se qualcuno credeva di ammazzare la Juve scaraventandola in Serie B allora ha proprio sbagliato tutto. Quell'esperienza ha reso ancora più grande il mondo Juve».ANDREA AGNELLI«Io sono stato, come tutti i tifosi juventini, legatissimo a David e ai suoi 171 goal in dieci anni. Un giocatore che ha una media di diciassette goal all'anno non ha bisogno di commenti. E' stata una vera storia d'amore, David rimarrà per sempre nel cuore di tutti noi juventini».ALESSANDRO DEL PIEROCaro David, è arrivato il momento di dirsi ciao. Ho perso il conto delle stagioni che abbiamo giocato insieme e dei goal che abbiamo fatto. Di sicuro, siamo la coppia che ne ha segnati di più nella storia della Juventus, più di Charles e Sivori (due immensi campioni) e questo lo sai bene è un grande orgoglio per entrambi. Quante formazioni in questi anni finivano così: Del Piero e Trézéguet, Trézéguet e Del Piero. Quante vittorie, quante delusioni (per fortuna, molte meno delle soddisfazioni che ci siamo tolti), quanti abbracci: non c’è altro compagno con cui io abbia giocato di più. Diciassette goal all’anno di media, come il tuo numero di maglia: questo basta per dire che bomber sei. Ma per me che ho giocato al tuo fianco, non c’è bisogno di numeri. Ritengo sia stato un onore fare coppia in campo con uno dei più grandi attaccanti del mondo, in assoluto. Adesso le nostre strade si dividono, nel calcio succede. Ti saluterò nello spogliatoio, ma mi fa piacere farlo anche pubblicamente: in bocca al lupo per la tua nuova avventura. Avremo tanti bei ricordi da condividere, la prossima volta che ci vedremo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/10/david-trezeguet.html
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DAVID TRÉZÉGUET https://it.wikipedia.org/wiki/David_Trezeguet Nazione: Francia Luogo di nascita: Rouen Data di nascita: 15.10.1977 Ruolo: Attaccante Altezza: 190 cm Peso: 80 kg Nazionale Francese Soprannome: Trezegol - Cobra - Re David Alla Juventus dal 2000 al 2010 Esordio: 16.09.2000 - Coppa Italia - Brescia-Juventus 0-0 Ultima partita: 05.08.2010 - Europa League - Juventus-Shamrock Rovers 1-0 320 presenze - 171 reti 4 scudetti 2 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese David Sergio Trezeguet (Rouen, 15 ottobre 1977) è un ex calciatore francese, di ruolo attaccante. Considerato tra i migliori centravanti al mondo della sua generazione, nel marzo del 2004 è stato inserito da Pelé nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, redatta in occasione del Centenario della FIFA. Con le maglie di club, tra Argentina, Francia e Italia, ha conquistato quattro campionati e tre supercoppe nazionali, oltre a due titoli di seconda serie. Si colloca al 48º posto nella classifica dei marcatori della Serie A – dove si è laureato capocannoniere nel campionato 2001-2002 – grazie alle 123 reti siglate per la Juventus, di cui è inoltre il migliore marcatore straniero con 171 gol. Con la nazionale francese è stato campione del mondo nel 1998 ed europeo nel 2000, nonché campione continentale under 18 nel 1996. Con i Bleus è inoltre il sesto marcatore nella storia con 34 gol. David Trezeguet Trezeguet nel 2017 Nazionalità Francia Altezza 190 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 20 gennaio 2015 Carriera Giovanili 1991-1995 Platense Squadre di club 1993-1995 Platense 5 (0) 1995-1997 Monaco 2 32 (22) 1995-2000 Monaco 93 (52) 2000-2010 Juventus 320 (171) 2010-2011 Hércules 31 (12) 2011 Baniyas 3 (0) 2011-2013 River Plate 35 (16) 2013-2014 → Newell's Old Boys 24 (7) 2014 Pune City 9 (2) Nazionale 1995-1996 Francia U-18 12 (15) 1996-1997 Francia U-20 14 (12) 1997-1998 Francia U-21 5 (5) 1998-2008 Francia 71 (34) Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Europei di calcio Under-18 Oro Francia-Lussemburgo 1996 Biografia Nasce a Rouen, in Francia, da genitori argentini a loro volta con lontane ascendenze transalpine, frutto di antenati che nell'Ottocento erano emigrati in Sudamerica dal sud-ovest della Francia. Il padre Jorge Ernesto, anche lui calciatore, verso la fine degli anni settanta aveva fatto temporaneamente ritorno nella terra degli avi, militando per tre stagioni nelle file del Rouen, periodo in cui era venuto alla luce il figlio David; una volta conclusa l'esperienza in seno al club normanno, la famiglia Trezeguet era tornata in pianta stabile in Argentina. David cresce quindi a Florida, una città del partido di Vicente López, nella provincia di Buenos Aires, dove trascorre gran parte dell'infanzia e dell'adolescenza e dove inizia ben presto a giocare a pallone, seguendo le orme paterne e guadagnandosi il primo soprannome di El Francés per via delle sue origini europee. Caratteristiche tecniche Prima punta di grande dinamismo, nel corso degli anni ha saputo porre rimedio a una certa incostanza sotto porta che ne aveva contraddistinto gli esordi, affermandosi tra i migliori attaccanti della sua epoca grazie a una «freddezza inconsueta» in area di rigore, come ebbe a dire il suo compagno di nazionale e poi allenatore Didier Deschamps. Capace di trovare la via del gol nelle maniere più disparate, «di testa o di piede, sotto porta oppure in acrobazia», eccelleva nel colpo di testa ed era dotato di grande potenza nel tiro: in questo senso spiccò il suo gol da fuori area al Manchester Utd nei quarti di finale della UEFA Champions League 1997-1998, realizzato con la maglia del Monaco, che toccò la velocità di 155 km/h. La sua abilità in fase di finalizzazione ha fatto sì che venisse soprannominato Trezegol e Re David durante la sua militanza nella Juventus. Carriera Giocatore Club Platense e Monaco Trezeguet al Monaco nel 1998 Cresce nelle giovanili del Platense, club con cui, all'età di 16 anni, debutta in prima squadra nel campionato argentino. Desideroso di conoscere il suo Paese natale, la Francia, qui effettua alcuni provini col Paris Saint-Germain, che tuttavia non gli propone un contratto poiché non è intenzionato a sobbarcarsi anche l'eventuale mantenimento dei familiari a Parigi. Nel 1995, all'età di 18 anni, viene ingaggiato invece dal Monaco, club dell'omonimo Principato e militante nel campionato francese di Division 1. Partito dalla seconda squadra monegasca e superata qualche iniziale difficoltà di ambientamento, legata principalmente alla lingua, si fa ben presto notare dal tecnico della prima squadra nonché ex nazionale francese, Jean Tigana, il quale nel corso dell'annata 1996-1997 gli concede le prime apparizioni nella massima serie francese, che al termine della stessa gli permettono di fregiarsi da comprimario del titolo nazionale. Dalla stagione seguente viene promosso in pianta stabile e, anzi, Tigana gli affida le sorti del reparto avanzato monegasco assieme a Victor Ikpeba e a un'altra giovane promessa, Thierry Henry. Trascinati dai gol di questo tridente d'attacco, i biancorossi sono protagonisti nella UEFA Champions League 1997-1998 dove eguagliano il loro – al tempo – migliore risultato col raggiungimento delle semifinali, cammino al quale Trezeguet contribuisce, tra le altre, con la rete che nel retour match dei quarti di finale elimina a domicilio il Manchester Utd di Alex Ferguson. Con le partenze di Henry e Ikpeba, nell'annata 1999-2000 Trezeguet decide di rimanere al Monaco – motivando ciò col non sentirsi ancora pronto a confrontarsi con campionati più probanti –, andando a far coppia in attacco con il neoacquisto Marco Simone. Il nuovo tecnico Claude Puel riesce a far coesistere al meglio le caratteristiche del giovane franco-argentino con quelle del più maturo italiano, in un tandem offensivo che si rivela «un mix esplosivo di esperienza, talento e personalità» e che trascina la squadra al titolo di Francia, il secondo – e stavolta da protagonista – per Trezeguet. L'attaccante lascia il Principato nell'estate seguente, dopo avere segnato 60 gol con la maglia biancorossa. Juventus 2000-2004 Durante il campionato d'Europa 2000 viene acquistato dalla Juventus per 45 miliardi di lire: la somma sborsata dal club torinese ne fa, all'epoca, il calciatore più costoso nella storia bianconera. Esordisce in Serie A nel giorno del suo 23º compleanno, il 15 ottobre, in occasione della vittoria interna per 2-0 sul Bari, e la settimana dopo marca la prima rete, nella classica terminata 2-2 sul campo del Milan. La prima stagione a Torino, agli ordini di Carlo Ancelotti, inizialmente lo vede indietro nelle gerarchie dell'attacco, spesso relegato in panchina da Alessandro Del Piero e Filippo Inzaghi; solo sul finire dell'annata s'impone con maggiore frequenza nell'undici titolare, risultando peraltro il migliore cannoniere della squadra in campionato con 14 gol in 25 presenze. Trezeguet in azione alla Juventus nel 2001 La stagione 2001-2002 è quella della svolta: con il ritorno sulla panchina torinese di Marcello Lippi, e soprattutto dopo la cessione di Inzaghi, Trezeguet è promosso definitivamente a titolare, andando a formare con Del Piero quella che diverrà a posteriori la coppia d'attacco juventina di riferimento del decennio. Il francese vince il suo primo Scudetto – rimasto nella memoria collettiva come quello del cinque maggio, per il sorpasso sui rivali dell'Inter all'ultima giornata – assurgendone tra i protagonisti, laureandosi capocannoniere del campionato (ex aequo con Dario Hübner) con 24 gol tutti su azione, l'ultimo dei quali proprio nella decisiva partita sul campo di Udine, sbloccando il punteggio. A corollario segna anche 8 gol in Champions League, dove la Juventus si ferma alla seconda fase a gironi. Nel 2002 verrà anche premiato con due Oscar del calcio AIC, sia come migliore calciatore straniero del campionato italiano, sia come migliore in assoluto della stagione. Nell'annata 2002-2003 vince la Supercoppa italiana, pur non scendendo in campo nella finale di Tripoli contro il Parma perché indisponibile, e un altro Scudetto. È tuttavia una stagione difficile sul piano personale, ricca di infortuni, tanto che deve aspettare il 2003 per tornare al gol; segna comunque 4 reti in Champions League, di cui due nella doppia semifinale contro il Real Madrid. La finale di Manchester contro il Milan si conclude sullo 0-0; la Juventus perde ai tiri di rigore, e Trezeguet è uno dei bianconeri che si fa parare il proprio tentativo dal portiere rossonero Dida. Nella stagione 2003-2004 vince un'altra Supercoppa italiana a New York contro il Milan, ancora ai rigori, realizzando nel primo tempo supplementare il gol dell'1-1 che evita alla squadra bianconera la sconfitta al silver goal. In campionato, pur segnando 16 reti, spesso è vittima d'infortuni; la squadra rimane fuori agli ottavi di finale di Champions League e termina al terzo posto in Serie A. 2004-2007 La seconda parte della stagione 2003-2004 era stata vissuta da Trezeguet come un «separato in casa», per via di sopraggiunti conflitti circa la sua posizione contrattuale, tant'è che l'estate seguente la dirigenza juventina pare intenzionata a liberarsene sul mercato, anche a fronte dell'insofferenza manifestata dal centravanti; tuttavia l'arrivo sulla panchina dei torinesi di Fabio Capello porta a ribaltare la situazione, con l'allenatore friulano che impone la presenza di Trezeguet in squadra, e anzi ne fa un punto fermo del suo undici titolare. Con questa rinnovata fiducia dell'ambiente, anche nell'annata 2004-2005 il francese, pur se sovente infortunato, non fa mancare il suo contributo sia all'inizio della stagione, quando realizza quattro gol in tre partite contro Brescia, Atalanta e Sampdoria prima di infortunarsi alla spalla, sia alla fine, siglando la rete decisiva nella sfida-Scudetto tra Milan e Juventus: le due squadre, appaiate in testa alla classifica, si affrontano alla quart'ultima giornata a San Siro, dove sono gli ospiti a prevalere (0-1) grazie a un colpo di testa di Trezeguet, il quale sfrutta un assist in rovesciata del suo compagno di reparto Del Piero. Disputa un'altra stagione positiva nel 2005-2006, nella quale segna molto e vince un altro Scudetto; questo, tuttavia, verrà in seguito assegnato all'Inter dopo la retrocessione d'ufficio della società bianconera, rimasta implicata nello scandalo Calciopoli. Frattanto, a livello personale i 23 gol in campionato, a cui si aggiungono i 6 in Champions League – tra cui il 100º in maglia bianconera, siglato il 14 settembre 2005 al Club Bruges –, lo portano a superare tre mostri sacri nella storia del club, dapprima il connazionale Michel Platini, poi il gallese John Charles e infine il danese John Hansen, nella classifica dei marcatori juventini di tutti i tempi. Nonostante il sopravvenuto declassamento della squadra bianconera in Serie B, nell'estate 2006, assieme ad altri titolati compagni di squadra quali Buffon, Camoranesi, Del Piero e Nedvěd, anche Trezeguet decide di rimanere a Torino: «dopo essere tornati dai Mondiali ci siamo incontrati [...]. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo subito capiti [...], tutti ci sentivamo legati alla società e dovevamo riportarla subito in Serie A». Nel campionato cadetto del 2006-2007 il francese realizza 15 gol, che contribuiscono al primo posto in classifica dei piemontesi e al loro immediato ritorno in massima serie: «sono orgoglioso di essere rimasto e di aver contribuito a quell'impresa». 2007-2010 Trezeguet in maglia bianconera nel 2007. Pur a fronte della promozione in massima serie, nell'estate 2007 Trezeguet sembra per la seconda volta in carriera sul punto di lasciare la Vecchia Signora, poiché nel frattempo entrato in rotta con la nuova dirigenza subentrata nel post-Calciopoli, non intenzionata a riconoscergli economicamente la sua posizione di senatore della squadra: una situazione che l'attaccante aveva pubblicamente palesato nell'ultima partita del campionato cadetto, quando, dopo aver siglato il momentaneo pareggio allo Spezia, si era esibito in una polemica esultanza verso la tribuna d'onore dell'Olimpico di Torino mimando il gesto di andarsene. Ciò nonostante nelle settimane seguenti la frattura va a ricomporsi sicché il francese può proseguire la sua militanza tra le file bianconere. Il 25 agosto 2007 segna il primo gol della Juventus al ritorno in Serie A, aprendo le marcature nella vittoria 5-1 sul Livorno della prima giornata, che lo vede assoluto mattatore grazie a una tripletta. Il successivo 23 settembre, durante la 4ª giornata, firma il centesimo gol nel campionato italiano con la maglia bianconera, durante il big match sul terreno della Roma (2-2). Ancora, il 31 ottobre mette a segno la seconda tripletta della stagione nel 3-0 juventino sull'Empoli, che gli consente di raggiungere quota 150 gol con la formazione piemontese. Con 13 gol chiude l'anno solare 2007 in testa alla classifica cannonieri del campionato, e prosegue nel suo ruolino sottorete anche nel girone di ritorno; in particolare, il 22 marzo 2008 contribuisce con un gol alla vittoria dell'atteso derby d'Italia di San Siro contro l'Inter (2-1). Al termine della stagione si piazza al secondo posto nella classifica marcatori della Serie A con 20 gol, a una sola lunghezza dal compagno di squadra e capocannoniere Del Piero. All'inizio della stagione 2008-2009 viene operato al ginocchio destro per evitare la rottura del tendine rotuleo e risolvere la tendinopatia di cui da tempo era vittima: nell'occasione la prognosi è di quattro mesi. Contemporaneamente i medici riscontrano una piccola lesione anche al ginocchio sinistro e decidono di intervenire chirurgicamente in modo da risolvere i problemi a entrambe le articolazioni in un unico intervento. Fa il suo rientro in campo in occasione della trasferta di Udine, giocando una manciata di minuti. Qualche settimana dopo, il 21 febbraio 2009, torna a segnare su azione (aveva già segnato contro il Napoli in Coppa Italia ai rigori) nella partita contro il Palermo, sua prima partita da titolare dopo 157 giorni; la sua ultima presenza da titolare risaliva al 17 settembre 2008, in Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo. Il 3 settembre 2009 successivo anticipa la sua intenzione di lasciare la Vecchia Signora al termine della stagione, la decima della sua carriera juventina. Nel corso dell'annata, il 7 novembre festeggia il 167º gol con la casacca bianconera, eguagliando Omar Sívori, con il gol del 5-2 nella gara contro l'Atalanta; Il successivo 8 dicembre, nella partita casalinga di Champions League persa 1-4 con il Bayern Monaco, supera l'italo-argentino siglando la rete nº 168 con la Juventus, traguardo mai raggiunto prima nella società torinese da uno straniero: «non ci si rende bene conto di dove sei e di quello che fai, fino a quando giochi: [...] allora ero solo dispiaciuto perché non avevamo passato il turno. Ora capisco cosa significhi essere davanti a lui, a Charles, a Platini...» Chiude la sua esperienza in bianconero con la media realizzativa di più di 17 gol a stagione su un arco temporale di dieci anni, per un totale di 171 reti in 320 presenze che lo rendono il migliore marcatore straniero nella storia del club. Nel 2011, tramite un'iniziativa della società bianconera, il francese viene inoltre inserito tra i 50 più rappresentativi calciatori della Juventus di tutti i tempi, venendogli dedicata una stella celebrativa nella Walk of Fame allo Stadium di Torino. Hércules e Baniyas Trezeguet nell'agosto 2010, alla presentazione nell'Hércules. Inizialmente indeciso se proseguire la carriera tra le natìe Francia e Argentina, come palesato nel corso dell'ultima stagione juventina, in seguito cambia piani e il 28 agosto 2010 accetta l'offerta dell'Hércules di Alicante, città natale della moglie. Esordisce contro il Barcellona al Camp Nou, in un incontro poi finito con la vittoria 2-0 della sua squadra. Il primo gol arriva dal dischetto nella gara con il Valencia persa per 1-2, mentre la prima doppietta arriva contro il Siviglia, decisiva per la vittoria finale 2-0. Il 17 ottobre 2010, nella partita contro il Villarreal, arriva anche la prima espulsione per l'attaccante francese, pochi minuti dopo avere siglato il gol del momentaneo vantaggio. Il 12 dicembre realizza invece un pregevole gol di tacco, l'ottavo di questo positivo avvio di campionato, nella vittoria interna per 4-1 contro il Malaga. Il 13 febbraio 2011, con la rete della vittoria per 2-1 contro il Real Saragozza, tocca quota 200 gol in carriera nei vari campionati. Il successivo 15 maggio, nonostante abbia segnato il suo 12º gol stagionale, la sconfitta 1-2 contro l'Atlético Madrid relega l'Hércules alla retrocessione in Liga Adelante; il 28 dello stesso mese l'attaccante risolve il contratto in essere con il club spagnolo. Il 30 agosto 2011 si accasa al Baniyas, squadra di Abu Dhabi militante nella UAE Arabian Gulf League, il massimo campionato degli Emirati Arabi Uniti. Alla fine dell'anno rescinde il contratto che lo legava al Baniyas, per via di un infortunio che lo ha tenuto fuori per quasi tutta la stagione; al termine dell'esperienza mette a referto solo 4 presenze in campionato, senza mai andare in gol. River Plate, Newell's Old Boys e Pune City Nel gennaio 2012 torna in patria firmando per il River Plate neoretrocesso in seconda serie. Il successivo 12 febbraio fa il suo esordio contro il Chacarita Juniors, trovando nell'occasione il suo primo gol con la nuova maglia. Il 23 giugno, grazie alla sua doppietta contro l'Almirante Brown, riporta i Millonarios nella massima divisione; a fine partita afferma che la vittoria del campionato è stata «un traguardo più emozionante dell'Europeo conquistato nel 2000». Sono così 13 i gol messi a segno in 19 partite di campionato, nonostante lo scetticismo iniziale con cui era stato accolto l'approdo a Buenos Aires. Trezeguet al River Plate nel 2012, mentre posa con due piccoli tifosi. Il 22 luglio 2013 si accorda con il Newell's Old Boys. Il 1º novembre dello stesso anno, con la doppietta al Colón (SF), raggiunge e supera la soglia dei 300 gol ufficiali in carriera. Il 27 giugno 2014 annuncia l'intenzione di tornare al River Plate per chiudere lì la sua carriera da calciatore; tuttavia, pochi giorni dopo, i Millonarios dichiarano che il giocatore non rientra nei loro piani per la nuova stagione. Il 30 luglio seguente passa così al club indiano del Pune City, neonata squadra della anch'essa debuttante Indian Super League, allenata dal tecnico italiano Franco Colomba. Con la maglia arancioviola realizza 2 reti in 9 partite, al termine delle quali si ritira definitivamente dall'attività agonistica. Nazionale Nel 1996 vince con la nazionale under 18 l'europeo di categoria e, solo due anni dopo, nel 1998, diventa campione del mondo con la nazionale maggiore; durante il torneo realizza un gol nel successo per 4-0 contro l'Arabia Saudita nella fase a gironi. Passa ancora un biennio e conquista anche il campionato europeo, un successo che lo vede protagonista grazie al suo golden goal al 102' nei supplementari della finale contro l'Italia. Nella partita successiva, un'amichevole disputata a Marsiglia contro la selezione World Stars, realizza una tripletta nel 5-1 finale per i padroni di casa. Viene convocato successivamente per il campionato del mondo 2002, concluso dai transalpini già al primo turno, in cui non va mai a segno, e per il campionato d'Europa 2004, altra competizione in cui i Bleus deludono, venendo eliminati ai quarti di finale dall'outsider Grecia di Otto Rehhagel, poi vincitrice a sorpresa dell'edizione. Durante la manifestazione ha segnato un gol in occasione del pareggio per 2-2 contro la Croazia ai gironi. Partecipa quindi al campionato del mondo 2006 in Germania, dove però colleziona solo 3 presenze: subisce infatti l'ostracismo del selezionatore Raymond Domenech, da una parte per questioni tecniche, preferendo questi uno schieramento con Thierry Henry quale unica punta, e dall'altra, secondo speculazioni giornalistiche, per l'ossessivo interesse dell'allenatore verso l'astrologia, che lo portava a non vedere di buon occhio Trezeguet e altri giocatori del segno zodiacale dello Scorpione. Nel corso dell'edizione, entrato al 100' nei supplementari della finale contro l'Italia, l'attaccante è tra i rigoristi nell'epilogo dal dischetto: è l'unico a sbagliare il proprio tiro, colpendo la traversa, errore che risulta decisivo nella sconfitta della sua nazionale. Al termine della stagione 2007-2008, nonostante le 20 reti siglate con la Juventus, Domenech non lo convoca per la fase finale del campionato d'Europa 2008. Il 9 luglio seguente, a seguito della conferma di Domenech sulla panchina della Francia, annuncia il ritiro dai Bleus. Lascia quindi la nazionale dopo aver vinto un mondiale e un europeo, con 71 presenze e 34 reti complessive: all'epoca è il terzo giocatore per numero di gol con la maglia francese, dietro ai soli Henry e Michel Platini; negli anni seguenti verrà sopravanzato anche da Olivier Giroud, Antoine Griezmann e Karim Benzema. Dopo il ritiro Una volta appesi gli scarpini al chiodo, nel 2015 torna alla Juventus dapprima con l'incarico formale di presidente delle Juventus Legends, l'associazione che riunisce tutti i giocatori bianconeri del passato, e poi, dall'8 novembre 2018 al 30 giugno 2021, con il ruolo commerciale di brand ambassador del club. Nel marzo 2019 viene scelto dall'UEFA tra gli ambasciatori per il campionato d'Europa 2020. Nel 2021 ottiene l'abilitazione alla professione di direttore sportivo. Nel 2025 diventa opinionista per DAZN. Palmarès Club Trezeguet (al centro) alla Juventus, mentre festeggia con l'allenatore Marcello Lippi (a sinistra) e i tifosi bianconeri la vittoria dello scudetto 2001-2002 Da destra: gli juventini Trezeguet, Marcelo Salas e Pavel Nedvěd festeggiano la vittoria dello scudetto 2002-2003. Campionato francese: 2 - Monaco: 1996-1997, 1999-2000 Supercoppa francese: 1 - Monaco: 1997 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004, 2004-2005 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2002, 2003 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Primera B Nacional: 1 - River Plate: 2011-2012 Nazionale Campionato d'Europa Under-18: 1 - Francia-Lussemburgo 1996 Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Individuale Trophées UNFP du football: 1 - Miglior giovane della Division 1: 1998 Capocannoniere della Serie A: 1 - 2001-2002 (24 gol, a pari merito con Dario Hübner) Oscar del calcio AIC: 2 - Migliore assoluto: 2002 - Migliore straniero: 2002 Inserito nella FIFA 100 - 2004 Onorificenze Cavaliere della Legion d'onore — 25 luglio 1998
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MAURO GERMÁN CAMORANESI È lui la sorpresa più bella del campionato – afferma Matteo Marani sul “Guerin Sportivo” del 19-25 novembre 2002 –. Nessuna persona, nemmeno chi oggi giura di averlo previsto, poteva immaginare che Mauro German Camoranesi spodestasse il quotato Zambrotta e diventasse una colonna della Juve. Tutto in meno di quattro mesi. Eppure ci è riuscito. Merito di un carattere orgoglioso e di una propensione quasi naturale alla sfida, che lo accompagna dai diciotto anni, l’età in cui lasciò l’Argentina la prima volta per emigrare in Messico. Mauro va veloce. Occhiali scuri a specchio, giubbotto più comodo che raffinato, per un giorno ha deciso di fare il cronista di se stesso. Nota a margine: parcheggia l’auto fuori del Comunale, tra i tifosi comuni. I castelli dorati non gli piacciono. ➖ Andiamo all’inizio. Quand’è che Camoranesi comincia a diventare Camoranesi? «Si va molto indietro. Direi ai nove anni. Un giorno viene da me un amico, uno con cui passavo i pomeriggi in cortile a giocare a calcio. E mi propone di provare per una piccola squadra vicino alla mia casa di Tandil, la Jorge». ➖ Tu accetti. «Sì, accetto. In quella formazione c’era già mio cugino Sebastian, che poi è morto a quindici anni. Il calcio era felicità, tantissima felicità. Io fui promosso capitano pochi mesi dopo». ➖ Altri ricordi di quei giorni? «L’infanzia ricca di sentimenti. Straordinaria ed eccezionale. La mia era una famiglia povera, ma generosa di valori e di sentimenti. Un’infanzia bellissima». ➖ I tuoi che lavoro facevano? «Mia mamma Cristina era casalinga, solo per un periodo ha lavorato come impiegata. Papà Juan Carlos era un operaio. Ho pure una sorella più grande di otto anni, Mairsa. Una specie di seconda madre». ➖ Dopo cosa succede? «A sedici anni cambio vita. Non è più tempo delle scarpette Sacacisca, le prime che ricevetti e per le quali venivo preso in giro dai compagni. Erano in effetti orribili. Lascio la famiglia, con il dolore che ti lascio intuire. Abbandono anche la provincia per andare in città, nelle giovanili del Ferrocarril, finendo in una realtà enorme. Gli autobus, il traffico». ➖ Si dice spesso che simili situazioni aiutino a maturare in fretta. Sei d’accordo? «D’accordissimo: un anno vissuto così ne vale quanto tre in una situazione normale. Ma la salita non era finita. A vent’anni vado in Messico e in quel momento capisco che sto diventando davvero un calciatore». ➖ Sono più le cose che il calcio ti ha tolto o quelle che ti ha dato? «La seconda. Mi ha dato molto, a cominciare dal denaro, mi ha tolto una parte della famiglia. Ma non sono l’unico lavoratore che è stato costretto a emigrare». ➖ Sei dunque uno che non teme le nuove avventure. Quanto ti ha aiutato tutto ciò nell’ultimo passaggio alla Juve? «Uno che a diciotto anni è andato via dall’Argentina per giocare in Messico non può temere di trasferirsi da Verona a Torino. Se avessi avuto paura di fallire avrei già smesso di fare questo bellissimo mestiere. Ero pronto ad affrontare la sfida nel modo migliore». ➖ Prima dell’approdo bianconero, si era parlato di altre squadre italiane. Lazio in testa. «Non sapevo niente, la società non mi ha mai comunicato interessamenti di altri club. Era roba buona per i giornali: il 15% delle cose che scrivete sono vere, il resto serve a riempire le pagine». ➖ Ingeneroso. «È così. L’unica volta che il Verona mi ha detto qualcosa di preciso è stato per il coinvolgimento della Juve. In due giorni si è chiuso ed è stato meglio perché ho avuto meno tempo per riflettere». ➖ Siamo al ritiro di questa estate a Châtillon. Lippi cosa ti chiede in quell’istante? «Di giocare né più né meno come al Verona. Di Lippi apprezzo la sincerità: ti dice in faccia tutto, anche le cose più dure. L’onestà è il valore principale nel calcio e direi nella vita di ognuno». ➖ Le altre impressioni da matricola bianconera? «Mi ha subito sorpreso Del Piero. Lo ritenevo forte, ma vederlo in allenamento mi ha convinto che ha numeri fuori del comune. Un altro gigante e Lilian Thuram. L’anno scorso ha avuto dei problemi, quest’anno, a posto, dimostra il suo valore». ➖ Eppure in prima pagina ci sei finito quasi più di loro. «A me piace fare bene, mi piace la popolarità, sopporto peggio il fatto di stare al centro di troppe attenzioni. La copertina preferisco lasciarla a uno come Del Piero, che se la merita». ➖ Cosa vuol dire giocare nella Juve? «Stare in uno dei club più grandi del mondo. In campo cambia poco, tutte le maglie pesano uguali, fuori avverti il senso di organizzazione. E un giocatore si sente più protetto. Ribadisco però un concetto: la differenza sta sempre nella tua convinzione». ➖ Tra i nuovi acquisti di Madama, tu venivi messo in secondo piano. Si parlava onestamente più di Di Vaio o di Baiocco. «Io avevo fiducia nei miei mezzi, dopodiché il risultato che sto ottenendo è eccezionale. Sono contento e ti prego di una cosa». ➖ Quale? «Non voglio abbondare in aggettivi, dopo l5 partite mi sembra affrettato». ➖ Cosa temevi di più in estate? «Dovevo cambiare mentalità. Quando giochi in una grande squadra hai un solo risultato a disposizione: la vittoria. Se l’inserimento è riuscito bene devo un ringraziamento sincero a tutti. Anche all’ultimo dei magazzinieri». ➖ Altro punto fermo? «La mia famiglia, che ho portato logicamente a vivere a Torino. Finisco gli allenamenti e corro a casa, purtroppo si gioca ogni tre giorni e non è facile essere presenti. Ai miei bambini Augustin e Leandro spero di trasmettere un’educazione giusta». ➖ In cosa consisterebbe un’educazione giusta? «Tipo la mia, ma non è possibile oggigiorno. Si valorizza troppo l’aspetto economico o materiale dell’infanzia, invece preferirei che vivessero la libertà. Andare su un campo e giocare senza controlli o proibizioni. Un papà con l’auto di lusso o la casa con otto stanze non rendono più felice un figlio». ➖ Torniamo alla Juve: ora Zambrotta che fine farà? «Abbiamo già giocato insieme e le partite sono del resto molte. Non è solo un modo di dire, non è diplomazia. In questo calcio nessuno, nemmeno Superman, può fare 60 partite». ➖ Tu però non ti senti più un panchinaro. Ammettilo. «Io me la gioco sempre e ovunque. È statistica: in tutte le squadre nelle quali sono arrivato ho iniziato dalla panchina. Poi sono uscito fuori. Il cartellino di riserva non mi spaventa». ➖ Uno dei tuoi difetti, non so se concordi, è il fatto di non possedere un rendimento costante nel corso di un’intera stagione. «Hai ragione, è il mio limite. Ma sono convinto che ho ampi margini di miglioramento e che lavorare con uno staff di prim’ordine come quello della Juve mi aiuterà a essere più continuo. Se lo vuoi sapere, è la sfida che mi sono posto. Non scendere più». ➖ Oggi stai molto bene, altrimenti sarebbero impensabili gol come quello al Feyenoord o il dribbling tentato nel secondo tempo con il Milan. «Sto bene, ma ho sempre tentato il colpo, anche nei giorni neri. Ci sono state partite nel Verona in cui ho fatto schifo, ma ho provato comunque il numero, altrimenti non ha senso che giochi». ➖ In questo ricordi un certo Omar Sivori, tuo connazionale, nonché predecessore alla Juve. «Non mi fare dare una risposta scontata. Lui ha fatto oltre 100 reti, io una. Che cosa posso commentare? È una responsabilità in più per me, anche perché sono il primo argentino che sta facendo bene dopo una serie di connazionali-juventini che sono andati male. Tutto qua». ➖ Gli argentini difficilmente sbagliano. Come mai? «La personalità è la nostra arma, poi conta il legame culturale con Spagna e Italia. Specie con voi. Metà della gente di Buenos Aires ha cognomi italiani». ➖ Tu sei in comproprietà tra Verona e Juve. Qualcuno ha gettato l’allarme: Camoranesi potrebbe finire sul mercato. «Rispondo così: io voglio rimanere alla Juve perché si tratta della squadra più grande d’Italia. Voglio vincere qui lo scudetto». ➖ Il tuo procuratore, l’ex del Perugia Sergio Fortunato, è sembrato meno ottimista. «Abbiamo detto cose diverse perché non avevo letto le sue dichiarazioni. Lui non è solo il mio procuratore, è un amico. Mi ha fatto arrivare in Italia, anche se altri si prendono il merito. Tutto quello che lui dice è per il mio bene». ➖ Fortunato ha detto: “Camoranesi può lasciare la Juve a causa di un ingaggio inferiore a quello di molti compagni”. «Io sto fuori dalla vicenda, devono essere Verona e Juve a decidere tra di loro, ma so che qui faranno di tutto per riscattare il 50% mancante. Io nel 2003-04 sarò ancora qui». 〰.〰.〰 A Torino, sotto la guida tecnica di Marcello Lippi, si guadagna subito un posto da titolare. Nonostante a Verona fosse schierato come punta esterna, il tecnico viareggino lo piazza sulla fascia destra, valorizzando le grandi doti tecniche e il suo dribbling secco. Disputa, tra campionato e coppe, 45 partite, mettendo a segno 4 reti e vincendo il suo primo scudetto. Purtroppo, la grande delusione arriva dalla finale di Coppa dei Campioni di Manchester. Pavel Nedved, autentico trascinatore della Juventus, è squalificato e Lippi decide di schierare Mauro al suo posto, come trequartista. La prestazione dell’argentino è deludente e la Coppa dalle grandi orecchie viene vinta dal Milan. Al termine della stagione diventa totalmente di proprietà bianconera. Affermatosi come uno dei migliori centrocampisti di fascia del campionato italiano, è, tuttavia, ignorato dallo staff tecnico della Nazionale argentina. Così, grazie alla legge che attribuisce la cittadinanza italiana a chi abbia almeno un ascendente italiano, diventa a tutti gli effetti cittadino italiano e si mette a disposizione del C.T. Trapattoni che, nel 2003, lo convoca in Nazionale, quasi quarant’anni dopo il brasiliano Angelo Benedicto Sormani, l’ultimo oriundo a vestire la maglia azzurra. Dopo il suo inserimento nel gruppo è convocato per l’Europeo 2004 in Portogallo: «La Nazionale argentina non è mai stata una priorità per me. Sono state dette bugie, ma la verità è che Trapattoni mi ha chiamato prima di Bielsa, tutto qui. Non ho mai fatto follie per giocare con l’Argentina, però sono sicuro che avrei potuto giocare tranquillamente in quella squadra. Del resto, c’erano tanti con i piedi quadrati. O no?». Nonostante il suo carattere non certo pacato e i numerosi addii ventilati nelle stagioni a seguire, rimane un punto fermo della squadra torinese e il 14 ottobre 2005 prolunga il suo contratto fino al 2009. Con la Juventus conquista altri due scudetti nel 2004-05 e nel 2005-06, giocando ottimi campionati. In azzurro continua a garantire un ottimo rendimento che gli vale la fiducia da Marcello Lippi, diventato Commissario Tecnico nel 2004. Fa parte della squadra che vince il Mondiale 2006 in Germania, giocando stabilmente titolare sulla fascia destra. Nonostante la grandissima soddisfazione del titolo iridato, Camoranesi non evita di lanciare alcune frecciate: «È da tre anni che mi rompono con la storia dell’inno italiano, fanno la solita domanda per provocarmi. Dio mio, i giornalisti italiani. Inizialmente rispondevo che da dieci anni non canto l’inno argentino, figuriamoci quello italiano. Ma loro mi stuzzicano per farmi dire cose che non voglio. Adesso va meglio, anche se le critiche ci sono sempre, perché altrimenti non avrebbero niente da scrivere. Ma il primo anno volevano ferirmi, su questo non ho dubbi». Ma la gioia per aver vinto la Coppa del Mondo è enorme: «Materialmente, ho le due magliette della finale incorniciate e dedicate a Leandro e Augustin, i miei figli. L’immagine che ricordo di più è invece l’ingresso in campo, con la Coppa sul tavolo e al mio fianco, tra gli avversari, tre amici come Trézéguet, Thuram e Vieira. E a fine partita, nella gioia della vittoria, sono andato a consolare sul campo i miei compagni sconfitti. C’è una grande distanza tra la felicità e lo sconforto, tra il vincitore e il vinto. Ho voluto testimoniare la mia presenza perché sapevo, per esserci passato, che quelli sono momenti bruttissimi. La notte prima della partita con la Francia è stata agitatissima. Non dormiva nessuno, tutti in piedi fino alle tre a camminare per i corridoi dell’hotel. A un certo punto entro nella stanza di Ferrara che mi dice: “Sono al telefono con Diego” ed io gli rispondo: “Salutamelo, digli che voglio parlargli” e me ne vado, pensando a uno dei soliti scherzi di Ciro. Dieci minuti dopo lo vedo con il telefonino in mano e me lo passa. “Stai tranquillo che domani diventi Campione del Mondo, dormi sereno”. Era Maradona, non ci potevo credere. Io Diego non lo conoscevo, non gli avevo neanche mai parlato. È stata una delle emozioni più grandi che abbia provato». Nella stagione 2006-07, nonostante la retrocessione in Serie B, rimane nella squadra bianconera, nonostante le tante voci di mercato e le sue richieste di cessione, alternando grandi prestazioni, condite da 4 segnature, a prove deludenti. «Non volevo restare, ma non mi hanno lasciato andare. Ero d’accordo con il Lione, ma sono stato obbligato a restare. Ho trent’anni e sto giocando in B, diciamo che non è proprio quello che sognavo a questo punto della carriera. C’è una cosa buona, almeno. Abbiamo tutte le domeniche libere...». Dopo numerose vicissitudini durante le quali sembra imminente il suo addio alla squadra bianconera, il 10 luglio 2007, prolunga il suo contratto fino al 2010. Nella nuova stagione in Serie A, riesce a piazzare grandi prestazioni, in particolare al Sant’Elia contro il Cagliari, davanti al pubblico juventino dell’Olimpico di Torino contro il Milan e contro l’Inter in cui sigla il gol del pareggio. Spesso, però, è costretto a giocare solo poche partite, condizionato enormemente dagli infortuni. Rientra in campo dopo un lungo stop causato dalla lesione del retto femorale alla fine di gennaio 2008 in Coppa Italia contro l’Inter, partita in cui viene anche espulso pochi minuti dopo l’ingresso in campo. Il 22 marzo si prende una bella rivincita, siglando uno dei due gol con cui la Juventus vince al Meazza contro i nerazzurri. Termina la sua sesta stagione in bianconero con 22 presenze e 5 reti. All’inizio della stagione 2008-09 prolunga di un anno il suo contratto ed è ancora vittima di diversi infortuni: dopo la sconfitta con il Palermo del 5 ottobre, si procura una lesione al bicipite femorale della coscia destra e ritorna pienamente abile solo a novembre inoltrato. Gioca la prima partita da titolare dopo lo stop il 29 novembre nella vittoria 4-0 sulla Reggina, gara in cui si fa male alla spalla dopo soli quattro minuti. Nonostante il dolore, rimane in campo fino al termine del primo tempo e realizza il gol del vantaggio bianconero, sua prima rete stagionale. A dicembre, ha la grandissima soddisfazione di vincere il “Guerin d’Oro”, che lo consacra come miglior giocatore del campionato, in base alle medie voto dello stesso Guerino e dei tre quotidiani sportivi: «Sono orgoglioso di questo premio, perché il Guerin Sportivo è una rivista importante in Italia e mi riporta a quand’ero ragazzo e appena potevo andavo in edicola a comperare El Grafico, il Guerino argentino. È sempre bello vincere un premio, se poi nell’albo d’oro ci sono i nomi di Maradona e Platini, beh il valore aumenta». È considerato un punto fermo nella Nazionale anche sotto la gestione di Roberto Donadoni, che lo convoca per l’Europeo 2008. Con Lippi, tornato alla guida degli azzurri dopo l’esonero dell’ex giocatore milanista, prende parte alla Confederati on Cup 2009 in Sudafrica, dove l’Italia è eliminata nel primo turno. Il 10 ottobre 2009 segna uno dei due gol decisivi nel match con l’Irlanda che regalano la qualificazione diretta ai Mondiali 2010 in Sudafrica. Nella stagione successiva, con l’arrivo di Ferrara al posto di Ranieri, è impiegato spesso come esterno nel rombo di centrocampo, in modo da favorire l’inserimento del trequartista brasiliano Diego, e le sue prestazioni tornano quasi a quelle degli anni migliori, aiutato anche da un’ottima resistenza fisica. Realizza il suo primo gol stagionale il 28 ottobre 2009 contro la Sampdoria su assist di Giovinco. In Coppa Campioni, nel quarto turno della fase a gironi, realizza contro il Maccabi Haifa il gol della vittoria juventina dopo una bella azione corale costruita da Diego e Cáceres. Pochi giorni dopo realizza a Bergamo contro l’Atalanta la sua seconda doppietta in Serie A. Il primo giugno 2010 è selezionato per il Mondiale in Sudafrica, dove scende in campo nel corso delle prime due partite degli azzurri. Nella storia della Nazionale italiana è l’oriundo con più presenze, a quota 55. È il settimo oriundo e unico nel dopoguerra ad aver vinto un Campionato del Mondo con la maglia azzurra (per gli altri bisogna risalire ai Campionati del Mondo 1934 e 1938), quando lo avevano vinto Anfilogino Guarisi, Attilio Demaria, Enrique Guaita, Luis Monti, Raimundo Orsi e Michele Andreolo. Il 31 agosto 2010, non rientrando nei piani del neo allenatore juventino Del Neri, è ceduto a titolo definitivo allo Stoccarda, in Germania. «Sono felice di essere qui. Lo staff tecnico e i giocatori mi hanno subito accolto alla grande. Sono sicuro che starò molto bene qui. Ci sono alcuni giocatori che ho conosciuto ai Mondiali del 2010 e poi c’è Cristian Molinaro, che è stato mio compagno alla Juventus. Lo Stoccarda è una grande squadra e il fatto che io sia arrivato come rinforzo è una grande cosa. Fisicamente mi sento molto bene, mi alleno dal 18 luglio e sono a disposizione del mister. Questo per me era il momento giusto per lasciare la Juve. Sono contento di aver colto quest’opportunità. La Bundesliga è cresciuta moltissimo negli ultimi anni e sempre più grandi calciatori scelgono di venire a giocare qui. Avevo altre offerte, ma lo Stoccarda aveva la precedenza». I suoi numeri: 286 presenze e 31 reti, 3 scudetti e 2 Supercoppe Italiane. Cifre che lo pongono, senza ombra di dubbio, nell’elenco delle migliori ali destre della storia bianconera. LUCIANO MOGGI Grande talento, Mauro German Camoranesi. Ma in principio mi fece imbestialire: arrivò in ritardo al raduno estivo, una cosa intollerabile alla Juventus. Un episodio che sicuramente ricorda anche lui, visto che gli venne data una multa record di ben 100.000 euro: probabilmente la più salata di tutta la mia carriera da dirigente. Era il luglio 2003, e Camoranesi conosceva già bene le regole bianconere, essendo arrivato l’estate prima. A differenza di altri assenti giustificati come Thuram e Appiah, si presentò con oltre cinque ore di ritardo all’appuntamento con la nuova stagione. Un comportamento inaccettabile per un calciatore reduce da una vacanza di ben 48 giorni. Se n’era bellamente infischiato dello Stile Juve. Alla conferenza stampa organizzata nel ritiro di Chatillon, in Val d’Aosta, fui io a divulgare ai media la notizia dell’assenza di Mauro, per evitare mirabolanti e non veritiere ricostruzioni giornalistiche. Dissi semplicemente la verità: «Qualcuno ha forse notato che manca un giocatore, Camoranesi. Ha pensato bene di stare in vacanza un po’ di più. Ma tanto poi torna...». Andai oltre: dichiarai che questa negligenza poteva addirittura comportarne la cessione. Lippi si accodò al sottoscritto e fu durissimo davanti ai taccuini. «Camoranesi deve stare alle regole. La Juve può fare senza di lui. Se la società deciderà di venderlo, lo sostituiremo con un altro giocatore». Camoranesi giunse con cinque ore di ritardo sull’orario prefissato. Arrivò in taxi, scaricò il suo trolley e si presentò al cancello della scuola alberghiera che ci ospitava. Cancello che rimase chiuso, su mio ordine, per una ventina di minuti. Poi comunicai agli addetti della sicurezza di farlo entrare, ma di non accompagnarlo in auto agli alloggi. Camoranesi doveva andarci a piedi, trascinando il suo bagaglio e passando davanti ai suoi compagni che si stavano allenando. Certo, non erano chilometri, ma fu un gesto simbolico, duro da masticare per gente non abituata nemmeno ad aprire la portiera dell’auto. Il giocatore doveva imparare bene cosa voleva dire far parte della Juventus. Capire che noi eravamo il suo datore di lavoro e lui il dipendente. Strapagato, per di più. Per tutto questo, e non solo, doveva portarci rispetto. Lui come ogni altro calciatore, ovviamente. Da quel giorno, Camoranesi imparò come ci si comporta alla Juventus. Si fece apprezzare per la professionalità e per la dedizione ai colori sociali, tanto che disputò otto campionati in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/10/mauro-german-camoranesi.html
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MAURO GERMÁN CAMORANESI https://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Germán_Camoranesi Nazione: Argentina Italia Luogo di nascita: Tandil Data di nascita: 04.10.1976 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: El Gaucho - Il mago di Tandil - Albiazzurro - El Tractor Alla Juventus dal 2002 al 2010 Esordio: 25.08.2002 - Supercoppa Italiana - Juventus-Parma 2-1 Ultima partita: 15.05.2010 - Serie A - Milan-Juventus 3-0 288 presenze - 32 reti 3 scudetti 2 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Mauro Germán Camoranesi Serra (Tandil, 4 ottobre 1976) è un allenatore di calcio ed ex calciatore argentino naturalizzato italiano, di ruolo centrocampista, tecnico dell'Anorthōsis. Con la nazionale italiana si è laureato campione del mondo nel 2006. Esterno destro rapido, l'esordio da professionista avviene in Messico, al Santos Laguna, dopo essersi formato in club argentini. Nel 1997 si trasferisce a Montevideo, Uruguay. Nello stesso anno torna in Argentina, firmando per il Banfield: 16 reti in 38 incontri convincono il Cruz Azul ad acquistarlo. L'esterno fa così ritorno anche in Messico, dove gioca tra il 1998 e il 2000, prima di trasferirsi in Italia, al Verona nel 2000. In Veneto è schierato subito titolare: 51 incontri e 7 gol in Serie A. Approda alla Juventus, dove vince subito campionato e Supercoppa italiana nel 2003; nel 2006, con la retrocessione d'ufficio del club torinese in Serie B, l'italo-argentino resta e contribuisce alla risalita verso la massima divisione. Dopo 288 presenze e 32 gol in maglia bianconera, nel 2010 si trasferisce in Germania, allo Stoccarda; quindi decide di fare ritorno nel Paese di nascita per terminare la carriera. Dal 2003 al 2010 ha militato nella nazionale italiana, per un totale di 55 partite e 4 gol. Con l'Italia ha disputato due Europei (2004 e 2008), due Mondiali (quello del 2006, vinto in Germania da protagonista, e quello del 2010) e la Confederations Cup 2009. Mauro Camoranesi Camoranesi nel 2016 Nazionalità Argentina Italia (dal 2003) Altezza 174 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Anorthōsis Termine carriera 1º luglio 2014 - giocatore Carriera Squadre di club 1994-1995 Aldosivi 31 (0) 1995-1997 Santos Laguna 22 (8) 1997 Montevideo Wanderers 6 (1) 1997-1998 Banfield 38 (16) 1998-2000 Cruz Azul 78 (32) 2000-2002 Verona 51 (7) 2002-2010 Juventus 288 (32) 2010-2011 Stoccarda 7 (0) 2011-2012 Lanús 35 (0) 2012-2014 Racing Club 39 (3) Nazionale 2003-2010 Italia 55 (4) Carriera da allenatore 2014-2015 Coras de Tepic 2015-2016 Tigre 2016-2017 Cafetaleros (T) 2020 Tabor Sežana 2020-2021 Maribor 2022 Olympique Marsiglia Vice 2023-2024 Floriana 2024 Karmiōtissa 2024- Anorthōsis Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Biografia È nato in Argentina in una famiglia di sportivi: il padre Juan Carlos Camoranesi era un calciatore che ha giocato a livelli dilettantistici, mentre lo zio, Néstor Gomez, ha giocato nel massimo campionato argentino. Ha origini italiane da parte del bisnonno paterno Luigi, nato a Potenza Picena (MC) nel 1873 e morto nel 1953 a Villa Mitre, in Argentina. Caratteristiche tecniche Giocatore Calciatore che aveva nella tenacia una delle caratteristiche principali del suo stile di gioco, Camoranesi era un esterno di fascia, prevalentemente a destra, dalla spiccata propensione offensiva, avvezzo a virtuosismi tecnici e a rifinire per i compagni, oltreché essere egli stesso capace di trovare con discreta frequenza la via del gol. Carriera Giocatore Club Esordi in Sudamerica Muove i primi passi nelle giovanili del Gymnasia Y Esgrima, in Argentina. Nel 1994, quando militava tra le file del settore giovanile dell'Aldosivi, fu autore, nel derby contro l'Alvarado, di un intervento falloso che causò la rottura di menisco e tendine del ginocchio del giocatore avversario Roberto Pizzo, che poté tornare all'attività fisica solo dopo una lunghissima rieducazione e fu costretto a smettere di giocare. A sedici anni di distanza il giocatore è stato condannato a versare 50 000 dollari (pari a 38 000 euro) per danni fisici: a Pizzo, infatti, restò il 39% di invalidità al ginocchio. Sigla il suo primo contratto da professionista in Messico nel Santos Laguna (1996-1997). In seguito si accorda con i Montevideo Wanderers. Nei Bohemios gioca solo alcune partite di Primera División Uruguaya in quanto, dopo aver subito 10 giornate di squalifica per un pestone a un arbitro, l'esperienza si interrompe. Dopo una parentesi in patria nella stagione 1997-1998 al Banfield, torna in Messico ingaggiato dal Cruz Azul, squadra nella quale realizza 32 reti in 78 partite. Verona Camoranesi al Verona nel 2000 Nell'estate del 2000, viene acquistato dal Verona. Con la nuova maglia esordisce in Serie A il 22 ottobre 2000 in Verona-Lazio 2-0 subentrando al 71' al posto di Vincenzo Italiano. Il 12 novembre arriva anche il suo primo gol in Serie A che vale il 2-2 finale in Vicenza-Verona. La squadra si salva dopo lo spareggio con la Reggina. In quella stagione realizza 22 presenze e 4 gol. Il 25 giugno 2001 viene riscattato l'intero cartellino dal Cruz Azul per 6 miliardi di lire. Nella stagione 2001-2002, retrocede con il Verona in Serie B. Juventus L'11 luglio 2002 passa alla Juventus in compartecipazione per 4 milioni di euro, per sostituire l'infortunato Gianluca Zambrotta. Esordisce con la maglia della Juventus il 15 settembre 2002 in Juventus-Atalanta (3-0). A Torino, sotto la guida tecnica di Marcello Lippi, è subito titolare, disputando nella sua prima stagione tra le file bianconere, tra campionato e coppe, 45 partite, mettendo a segno 4 reti e vincendo il suo primo scudetto. Ha inoltre modo di giocare titolare al posto dello squalificato Nedved la finale di Champions League a Manchester, poi persa ai rigori contro il Milan. Il 25 giugno 2003 viene riscattata la seconda metà del cartellino per 4,5 milioni di euro più un giovane della squadra Primavera bianconera. Camoranesi agli esordi con la Juventus nel 2002 Nelle stagioni a seguire, con la Juventus conquista altri due scudetti nel 2004-2005 e nel 2005-2006, ma il primo viene revocato e il secondo non assegnato ai bianconeri, che vengono declassati in ultima posizione in seguito alle sanzioni di Calciopoli. Nella stagione 2006-2007, nonostante le sue richieste di cessione dopo la retrocessione nella serie cadetta, rimane nella squadra bianconera e realizza 4 gol contribuendo alla vittoria del campionato e alla promozione. Nella stagione del ritorno in Serie A segna al Sant'Elia contro Cagliari, Milan e nel Derby d'Italia contro l'Inter in cui sigla il gol del pareggio, ma gioca solo poche partite, condizionato dagli infortuni. Rientra in campo dopo un lungo stop causato dalla lesione del retto femorale alla fine di gennaio 2008 in Coppa Italia contro l'Inter, partita in cui viene espulso pochi minuti dopo l'ingresso in campo. Il 22 marzo sigla uno dei due gol con cui la Juventus vince al Meazza contro i nerazzurri. Termina la sua sesta stagione in bianconero con 22 presenze e 5 reti. Durante la stagione 2008-2009 è vittima di diversi infortuni: dopo la sconfitta con il Palermo del 5 ottobre si procura una lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia destra e ritorna pienamente disponibile a novembre inoltrato. Gioca la prima partita da titolare dopo lo stop il 29 novembre nella vittoria per 4-0 sulla Reggina, gara in cui si procura un nuovo infortunio dopo 4 minuti di gioco: lussazione acromion-claveare destra di primo grado, rimanendo in campo fino al termine del primo tempo e realizza il gol del vantaggio bianconero, suo primo gol stagionale. Camoranesi in maglia juventina nel 2008 Nella stagione successiva viene impiegato spesso come esterno nel rombo di centrocampo, in modo da favorire l'inserimento del trequartista brasiliano Diego. Realizza il suo primo gol stagionale il 28 ottobre 2009 contro la Sampdoria (5-1) su assist di Sebastian Giovinco. In Champions League, nel quarto turno della fase a gironi, realizza contro il Maccabi Haifa il gol della vittoria juventina. Pochi giorni dopo realizza a Bergamo contro l'Atalanta (2-5) la sua seconda doppietta in Serie A contro quest'ultima. Con la maglia bianconera in 8 stagioni colleziona 223 presenze e 27 gol in campionato, 11 presenze e un gol in Coppa Italia, 50 presenze e 4 gol nelle coppe europee e 3 presenze nella Supercoppa italiana per un totale di 288 presenze e 32 gol. Stoccarda Il 31 agosto 2010 viene ceduto a titolo definitivo allo Stoccarda, dove ritrova l'ex compagno bianconero Cristian Molinaro. Debutta in Bundesliga in data 11 settembre, schierato titolare nella sfida persa per 2-1 in casa del Friburgo. L'esperienza in Germania, dove Camoranesi totalizza 14 presenze tra campionato, Coppa di Germania ed Europa League, si chiude dopo appena 4 mesi, infatti il 26 gennaio 2011 rescinde consensualmente il contratto che lo legava alla società. Lanús, Racing Club e ritiro Il 2 febbraio firma per il Lanús. Debutta nel campionato argentino nella partita Lanus-Arsenal Sarandí del 14 febbraio quando, entrato al 37' del secondo tempo, fornisce un assist che la sua squadra converte nel secondo gol, in una partita vinta per 3-1. Il 23 luglio si rende protagonista di un brutto episodio: durante un'amichevole pre-campionato contro l'All Boys l'italo-argentino colpisce con due pugni al volto l'uruguayano Juan Pablo Rodríguez Conde, facendo scaturire una rissa conclusasi con la sospensione della partita. L'ex giocatore della Juventus ha poi proseguito lo scontro negli spogliatoi. Il 27 ottobre in Lanús-Racing Club dopo essere stato espulso colpisce con un calcio al volto l'avversario Patricio Toranzo e uscendo dal campo litiga con l'allenatore del Racing Diego Simeone. Conclude il suo anno al Lanús con 42 presenze (divise tra Apertura, Chiusura, Copa Libertadores e Copa Sudamericana), una rete e 12 assist. Il 22 luglio 2012 viene ceduto allo stesso Racing Club, dove si conferma titolare della squadra. Realizza la sua prima rete in maglia biancoceleste il 2 dicembre nella sfida casalinga contro la formazione dell'All Boys, partita che verrà vinta dai padroni di casa per 3-1. Il 13 febbraio 2014 ufficializza il ritiro dal calcio giocato al termine stagione, ma il 16 aprile viene messo fuori rosa per aver criticato il tecnico Merlo. Nazionale Camoranesi in maglia azzurra nell'amichevole del 2008 contro il Belgio. Ignorato dallo staff tecnico dell'Argentina, suo paese di provenienza, grazie alla legge che attribuisce la cittadinanza italiana a chi abbia almeno un ascendente italiano, diventa a tutti gli effetti cittadino italiano. Ciò gli permette di venire convocato dal commissario tecnico della Nazionale italiana Giovanni Trapattoni, che lo fa esordire il 12 febbraio 2003, a 26 anni, nella partita amichevole Italia-Portogallo (1-0), disputata a Genova, quasi 40 anni dopo Angelo Sormani, l'ultimo oriundo a vestire la maglia azzurra prima di lui. Dopo il suo inserimento nel gruppo viene convocato per l'Europeo 2004, dove l'Italia esce nella fase a gironi. Confermato da Marcello Lippi, diventato c.t. dopo l'Europeo, partecipa al vittorioso Mondiale 2006 in Germania, giocando stabilmente da titolare sulla fascia destra e scendendo in campo nella finale del 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino contro la Francia. Viene considerato un punto fermo anche sotto la gestione del nuovo c.t. Roberto Donadoni, che lo convoca per l'Europeo 2008, dove l'Italia esce ai quarti di finale contro i futuri campioni della Spagna. Con Lippi, tornato alla guida degli Azzurri, prende parte alla Confederations Cup 2009 in Sudafrica, dove l'Italia viene eliminata al primo turno. Il 10 ottobre 2009 segna un gol nella gara contro l'Irlanda (2-2) che certifica la qualificazione al Mondiale 2010, sempre in Sudafrica. A 33 anni partecipa al suo secondo campionato mondiale, scendendo in campo nelle prime due partite del girone; non viene invece impiegato nella terza, la sconfitta per 3-2 contro la Slovacchia che sancisce l'eliminazione dell'Italia, e dopo 7 anni di militanza annuncia l'addio alla nazionale. Nella storia della Nazionale italiana è il secondo oriundo con più presenze dopo Jorginho, a quota 55. È il settimo oriundo e unico nel dopoguerra ad aver vinto un campionato del mondo con la maglia azzurra (per gli altri bisogna risalire ai campionati del mondo del 1934 e 1938, quando lo vinsero Anfilogino Guarisi, Atilio Demaría, Enrique Guaita, Luis Monti, Raimundo Orsi e Michele Andreolo). Allenatore Il 15 dicembre 2014 inizia la sua prima esperienza da allenatore, nella serie cadetta messicana, guidando il Coras de Tepic. Si dimette il 19 agosto 2015 mezz'ora prima del match contro il Guadalajara. Il 21 dicembre dello stesso anno diventa ufficialmente il nuovo allenatore del Tigre nella Primera División, la massima serie del campionato argentino. Il 17 marzo 2016 viene sollevato dall'incarico, dopo aver ottenuto soltanto 5 punti in sette partite di campionato. Il 31 agosto 2016 diventa il nuovo allenatore del Cafetaleros (C), formazione della seconda divisione messicana. Si dimette il 24 gennaio 2017. Nell'ottobre 2017 inizia a seguire a Coverciano il corso speciale per allenatori UEFA B/UEFA A, che abilita all'allenamento di tutte le formazioni giovanili, alle prime squadre fino alla Serie C, e alla posizione di allenatore in seconda in Serie B e Serie A. Il 15 dicembre consegue la licenza. Il 5 novembre 2018 inizia il corso da allenatore di prima categoria UEFA PRO. Il 3 gennaio 2020 viene scelto come nuovo tecnico del Tabor Sežana, terzultimo nella massima divisione slovena con 19 punti. Ad una giornata dalla fine del campionato la squadra si salva, avendo raggiunto la settima posizione con 46 punti. Il 3 settembre diventa il nuovo allenatore del Maribor. Dopo aver condotto in testa gran parte del campionato, viene esonerato il 24 febbraio 2021 con la squadra in seconda posizione a soli due punti dalla capolista. Il 5 luglio 2022 diventa vice allenatore del Olympique Marsiglia al seguito di Igor Tudor. Tuttavia una settimana dopo, senza neppure iniziare la preparazione, annuncia di aver deciso di lasciare il club francese per proseguire la carriera come capo allenatore. Il 5 giugno 2023, viene ufficializzato il suo ingaggio come allenatore del Floriana, militante nella BOV Premier League, il massimo campionato maltese. Dopo aver concluso il campionato al secondo posto, il 15 maggio 2024 Camoranesi interrompe consensualmente il proprio accordo con il club. Il 1º ottobre 2024, viene ingaggiato come nuovo tecnico del Karmiōtissa, squadra militante nella prima divisione cipriota. Dopo appena 21 giorni e due partite, decide di risolvere il contratto con la formazione cipriota. Il 27 novembre 2024 torna a Cipro, questa volta sulla panchina dell'Anorthōsis, con cui sottoscrive un contratto fino al termine della stagione. Dopo il ritiro Nell'agosto 2018 diventa opinionista della piattaforma DAZN per il campionato italiano di Serie A. Palmarès Giocatore Club Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2002, 2003 Campionato italiano: 3 - Juventus: 2002-2003, 2004-2005 e 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Guerin d'oro: 1 - 2008 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
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RODRIGO BENTANCUR https://it.wikipedia.org/wiki/Rodrigo_Bentancur Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Nueva Helvecia Data di nascita: 25.06.1997 Ruolo: Centrocampista Altezza: 187 cm Peso: 73 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: Lolo - El Pibe - El Uru - Principe Alla Juventus dal 2017 al 2022 Esordio: 26.08.2017 - Serie A - Genoa-Juventus 2-4 Ultima partita: 23.01.2022 - Serie A - Milan-Juventus 0-0 181 presenze - 3 reti 3 scudetti 2 coppe Italia 2 supercoppe italiane Rodrigo Bentancur Colmán (Nueva Helvecia, 25 giugno 1997) è un calciatore uruguaiano, centrocampista del Tottenham e della nazionale uruguaiana. Rodrigo Bentancur Bentancur con la nazionale uruguaiana nel 2017 Nazionalità Uruguay Altezza 187 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Tottenham Carriera Giovanili 2006-2009 Peñarol 2009-2015 Boca Juniors Squadre di club 2015-2017 Boca Juniors 51 (1) 2017-2022 Juventus 181 (3) 2022- Tottenham 17 (0) Nazionale 2017 Uruguay U-20 14 (1) 2017- Uruguay 49 (1) Palmarès Campionato sudamericano Under-20 Oro Ecuador 2017 Biografia Nato e cresciuto a Nueva Helvecia, nel dipartimento di Colonia, Bentancur perse la madre quando aveva solo 4 anni. La scelta della maglia numero 30 è un omaggio a lei, ricordando il suo giorno di nascita. Appassionato di calcio fin dall'infanzia, è stato cresciuto dal padre e dalla nuova compagna. In famiglia è stato soprannominato Lolo, mentre i giornali italiani l'hanno identificato come Principe, presumibilmente per aver sostituito nel centrocampo della Juventus il Principino Claudio Marchisio. Caratteristiche tecniche Interno di centrocampo, Bentancur può adattarsi a giocare tutti i ruoli di centrocampo, da mediano a trequartista oltreché da mezzala. Giocatore molto tecnico, ambidestro, è un centrocampista forte fisicamente, bravo negli inserimenti e dotato di un dribbling efficace. È utilizzabile anche in fase difensiva, capace di pressare e intercettare i passaggi degli avversari, ma spesso e volentieri la sua irruenza lo porta a ricevere numerosi e variopinti cartellini. Carriera Club Inizi e Boca Juniors Bentancur al Boca Juniors nel 2016 Da piccolo inizia a giocare nel Club Artesano di Nueva Helvecia, a 9 anni il padre porta lui ed il fratello a fare un provino per il Peñarol ed entra a far parte delle giovanili del club uruguayano. Vi resterà tre anni, prima di trasferirsi in Argentina al Boca Juniors. Fa il suo esordio da professionista il 9 aprile 2015, a diciassette anni, subentrando al 69' della sfida di Copa Libertadores tra il Montevideo Wanderers e Boca Juniors (0-3), per poi debuttare in Primera División il 12 aprile successivo, nella partita pareggiata per 0-0 contro il Nueva Chicago, subentrando a Pablo Pérez al 77'. Alla fine del 2015 è stato eletto dal quotidiano argentino Clarín come giocatore rivelazione dell'anno. Juventus Dopo essere entrato, nell'estate del 2015, nell'affare che sancisce il trasferimento di Carlos Tévez dalla Juventus al Boca Juniors, la squadra bianconera ottiene il diritto di opzione per l'acquisizione a titolo definitivo del centrocampista uruguaiano, che viene esercitato il 21 aprile 2017 a fronte di un versamento di nove milioni e mezzo di euro, con effetti dal 1º luglio dello stesso anno. La squadra argentina si riserva, comunque, il 30% di una futura vendita. È l'undicesimo giocatore dell'Uruguay a vestire la maglia della Juventus. Bentancur in azione alla Juventus nel 2019 Il 26 agosto 2017 ha esordito in Serie A e con la maglia della Juventus nella partita Genoa-Juventus (2-4), valida per la seconda giornata di campionato, subentrando nel secondo tempo a Miralem Pjanić. Al termine della stagione, conquista il primo scudetto e la prima Coppa Italia con la maglia bianconera. Segna il suo primo gol con la Juventus il 6 ottobre 2018, aprendo le marcature al 33' del primo tempo nella sfida contro l'Udinese vinta per 0-2. A fine stagione vince il suo secondo scudetto consecutivo, dopo aver vinto la sua prima Supercoppa Italiana. Il 22 giugno 2019 prolunga il suo contratto con la Juventus fino al 2024. Il 22 gennaio 2020, nella gara dei quarti di finale di Coppa Italia contro la Roma, segna il suo primo gol nella competizione e all'Allianz Stadium. Chiude la stagione 2019-2020 conquistando il suo terzo scudetto consecutivo. Bentancur al Tottenham nel 2022 Tottenham Il 31 gennaio 2022 viene ceduto a titolo definitivo al Tottenham, con cui firma un contratto quadriennale. Debutta con gli Spurs pochi giorni dopo, il 5 febbraio, in occasione della vittoria in FA Cup per 3-1 contro il Brighton, subentrando al 77' a Harry Winks; mentre debutta in Premier League quattro giorni dopo, in occasione della gara persa in rimonta contro il Southampton (2-3). Nazionale Nel gennaio 2017 viene convocato nella nazionale uruguaiana Under-20, con la quale disputa e conquista il campionato sudamericano Under-20 tenutosi in Ecuador. Realizza un gol da fuori area nella partita vinta 3-0 contro la Bolivia il 27 gennaio. Nello stesso anno partecipa anche al campionato mondiale Under-20 in Corea del Sud: l'Uruguay perde le semifinali contro il Venezuela ai rigori, nonostante segni dal dischetto nella serie finale. Nel settembre 2017 viene convocato per la prima volta nella nazionale maggiore dal CT Óscar Tabárez, per le sfide di ottobre, valide alla qualificazione ai Mondiali di Russia 2018, contro Venezuela e Bolivia. Debutta con la Celeste il successivo 5 ottobre, all'età di 20 anni, durante la sfida contro il Venezuela giocata a San Cristóbal, subentrando a Cristian Rodríguez. Dopo una serie di partite giocate da titolare, è convocato per il campionato del mondo 2018. Esordisce a Ekaterinburg, il 15 giugno, nella gara vinta con l'Egitto (1-0), e scende in campo in tutte le cinque partite disputate dall'Uruguay, che arriva fino ai quarti di finale, dove viene sconfitto dalla Francia per 2-0. Successivamente viene convocato per la Copa América nel 2019 e nel 2021; in entrambe le manifestazioni Bentancur è titolare della celeste, e allo stesso tempo gli uruguagi vengono eliminati ai calci di rigore ai quarti: nel 2019 dal Perú (nonostante Bentancur avesse realizzato il proprio tiro dal dischetto), nel 2021 dalla Colombia. Il 1º febbraio 2022 realizza la sua prima rete in nazionale alla 47ª presenza nel successo per 4-1 contro il Venezuela. Palmarès[ Club Campionato argentino: 2 - Boca Juniors: 2015, 2016-2017 Coppa d'Argentina: 1 - Boca Juniors: 2014-2015 Campionato italiano: 3 - Juventus: 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2017-2018, 2020-2021 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2018, 2020 Nazionale Campionato sudamericano Under-20: 1 - Ecuador 2017
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DEJAN KULUSEVSKI https://it.wikipedia.org/wiki/Dejan_Kulusevski Nazione: Svezia Luogo di nascita: Stoccolma Data di nascita: 25.04.2000 Ruolo: Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 79 kg Nazionale Svedese Soprannome: Kulu - La Freccia di Stoccolma - Red Passion Alla Juventus dal 2020 al 2022 Esordio: 20.09.2020 - Serie A - Juventus-Sampdoria 3-0 Ultima partita: 23.01.2022 - Serie A - Milan-Juventus 0-0 74 presenze - 9 reti 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Dejan Kulusevski (Stoccolma, 25 aprile 2000) è un calciatore svedese con cittadinanza macedone, centrocampista del Tottenham, in prestito dalla Juventus, e della nazionale svedese. Dejan Kulusevski Kulusevski in azione per la Juventus nel 2021 Nazionalità Svezia Macedonia (2015-2016) Altezza 186 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Tottenham Carriera Giovanili 2006-2016 Brommapojkarna 2016-2019 Atalanta Squadre di club 2018-2019 Atalanta 3 (0) 2019-2020 → Parma 36 (10) 2020-2022 Juventus 74 (9) 2022- → Tottenham 18 (5) Nazionale 2015 Svezia U-15 2 (0) 2015-2016 Macedonia U-16 5 (6) 2016-2017 Svezia U-16 9 (3) 2017-2018 Svezia U-17 12 (3) 2018 Svezia U-19 7 (1) 2019 Svezia U-21 5 (3) 2019- Svezia 24 (2) Caratteristiche tecniche Mancino, nasce come difensore per poi essere impostato ancora in giovane età come centrocampista offensivo, ruolo in cui si trova a suo agio soprattutto quando schierato come esterno destro in un tridente d'attacco. È in possesso di una buona accelerazione che sfrutta appieno in campo aperto; bravo nel verticalizzare il gioco e nel fornire assist, può essere impiegato in fase d'interdizione come mezzala o avanzato a trequartista incursore, mentre all'occorrenza può agire anche da punta in un attacco a due. Carriera Club Gli esordi Nato in Svezia da genitori di origini macedoni, cresce nel settore giovanile del Brommapojkarna dove entra all'età di 6 anni. Nel luglio 2016 viene acquistato dall'Atalanta che lo aggrega al proprio vivaio. A Bergamo, con la formazione Under-17 raggiunge nel 2017 la finale del campionato nazionale, e poi con la formazione Primavera conquista nel 2019 lo Scudetto di categoria. Nello stesso anno, il precedente 20 gennaio aveva fatto il suo esordio in prima squadra, a 18 anni, disputando l'incontro di Serie A vinto 5-0 sul campo del Frosinone; al termine della stagione 2018-2019 ottiene 3 presenze in campionato con l'allenatore Gian Piero Gasperini. Parma Il 18 luglio 2019 viene ceduto in prestito al Parma dove, nonostante Kulusevski vada ad affrontare la sua prima, vera stagione da professionista, s'impone immediatamente titolare con il tecnico Roberto D'Aversa il quale, intuendone presto le qualità, ne fa il fulcro della manovra offensiva ducale. Segna il suo primo gol in Serie A il successivo 30 settembre in Parma-Torino (3-2). Dopo essersi segnalato tra le rivelazioni della prima parte di campionato oltreché della sua generazione, il 2 gennaio 2020 la Juventus ne acquista il cartellino dall'Atalanta per 35 milioni di euro (più bonus); contestualmente i bianconeri lo lasciano in prestito al Parma fino al termine della stagione. Conclude la sua unica annata in Emilia a quota 10 gol, confermandosi su alti livelli e venendo premiato come miglior giovane del campionato. Juventus L'estate seguente approda in pianta stabile alla Juventus. Debutta in maglia bianconera il 20 settembre 2020, nella sfida casalinga di Serie A contro la Sampdoria, gara in cui trova anche la sua prima rete per i torinesi, sbloccando il risultato nel 3-0 finale; un mese dopo fa il suo esordio in Champions League, nel successo 2-0 sul campo della Dinamo Kiev. Il 20 gennaio 2021 vince il suo primo trofeo da professionista, giocando da titolare la finale di Supercoppa italiana che vede i bianconeri prevalere 2-0 sul Napoli. Dopo un buon inizio di stagione, nel prosieguo il suo rendimento va calando; ciononostante il 19 maggio è protagonista nella vittoriosa finale di Coppa Italia contro l'Atalanta, sua ex squadra, aprendo le marcature nel 2-1 che vale il trofeo ai bianconeri. In avvio della stagione seguente, il 20 ottobre 2021 segna la sua prima rete in UEFA Champions League, realizzando il decisivo 1-0 nella vittoriosa trasferta contro lo Zenit San Pietroburgo. Tuttavia la sua seconda stagione a Torino risulta complicata, non riuscendo a esprimersi al meglio ogni qual volta viene chiamato in causa. Tottenham Il 31 gennaio 2022 viene ceduto in prestito oneroso con obbligo di riscatto al Tottenham. Debutta con gli Spurs il successivo 5 febbraio, in occasione della vittoria in FA Cup per 3-1 contro il Brighton, subentrando al 68' a Lucas Moura; quattro giorni dopo fa il suo esordio in Premier League, in occasione della sconfitta per 2-3 contro il Southampton. Mette a segno la prima rete con la nuova maglia il 19 dello stesso mese, aprendo le marcature nella vittoria esterna per 2-3 contro il Manchester City. Nazionale Compie tutta la trafila delle nazionali giovanili svedesi, dall'Under-15 all'Under-21, salvo una piccola parentesi con la Macedonia Under-16 date le sue origini. Il 22 marzo 2019 esordisce nell'Under-21 svedese, in un'amichevole giocata contro la Russia; il 12 ottobre dello stesso anno realizza una doppietta nella vittoria interna contro i pari età dell'Islanda, nell'ambito delle qualificazioni al Campionato d'Europa Under-21 2021. Il 6 novembre 2019 seguente riceve la prima chiamata in nazionale maggiore, con cui debutta il 18 dello stesso mese nella sfida contro le Fær Øer, valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2020.. Il 14 novembre 2020 realizza la sua prima rete con i Blågult, aprendo le marcature nel successo 2-1 contro la Croazia in Nations League. Successivamente viene convocato per Euro 2020. Nonostante abbia contratto il covid-19 poco prima dell'inizio della manifestazione, viene confermato nella lista dei 26 finali. Dopo essere tornato a disposizione fa il suo esordio nella competizione il 23 giugno 2021 subentrando al 55' della partita vinta per 3-2 contro la Polonia ai gironi. Sei giorni dopo parte da titolare agli ottavi contro l'Ucraina; tuttavia gli scandinavi escono ai supplementari subendo gol nel finale di gara. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Atalanta: 2018-2019 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2020-2021 Individuale Premi Lega Serie A: 1 - Miglior giovane: 2019-2020
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JUAN ESNÁIDER STEFANO SALANDIN, “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1999 Juan Eduardo Esnaider ha toccato il suolo di Torino (pardon, Caselle) alle 21 di giovedì 14 gennaio. Era diventato un giocatore della Juventus da poche ore: solo in mattinata, infatti, il suo club, l’Espanyol di Barcellona, e la Juve, avevano raggiunto l’accordo per il trasferimento e lui lo ha ratificato con solerzia ed entusiasmo. Già, niente a che vedere con i capricci di Sukur Hakan, il turco triste, perso nelle sue pretenziose richieste da star supponente, neanche fosse il Maradona dei tempi d’oro. Juan Eduardo Esnaider, 26 anni a marzo, un fisico di tutto rispetto e una di quelle facce da macho tenebroso che vanno tanto di moda nelle pubblicità dei collant, non ha neppure pensato alle ville in collina o ai bagagli: è salito sull’aerotaxi che riportava a Torino i dirigenti bianconeri reduci dal fruttuoso blitz di mercato e si è messo a disposizione della società di Piazza Crimea. Niente moine o atteggiamenti da star, insomma, ma la consapevolezza di essere di fronte, a 25 anni, all’occasione della vita: «La mia vita professionale comincia adesso – ha spiegato, pieno di entusiasmo, il nuovo attaccante arrivato alla corte della Signora – perché giocare nella Juventus, la squadra più famosa del mondo, è un’occasione unica e non la voglio sprecare». Sì, perché Esnaider ha un gran desiderio di rivincite dopo le delusioni spagnole: «Ero arrivato in Spagna con la convinzione che avrei bruciato le tappe e, visto come sono andate le cose, sono un po’ deluso. Per questo non vedo l’ora di dimostrare che le colpe di cene situazioni non erano mie». A cominciare da quelle che lo hanno condotto a un duro scambio di opinioni con Miguel Angel Brindisi, tecnico dell’Espanyol: «Ma io – dice Eduardo senza avere addosso l’aria di chi intenda scusarsi per forza – non sono uno polemico e rissoso come cercano di dipingermi, anzi. Mi piacciono la tranquillità e la chiarezza, indispensabili per giocare il mio calcio». E, tanto per non creare equivoci sullo spirito con cui è arrivato a Torino, aggiunge: «Mi metto a completa disposizione di Lippi e non voglio entrare assolutamente in competizione con i compagni. Ci mancherebbe altro che pretendessi il posto fisso: devo dimostrare quanto valgo e cercherò di farlo in ogni allenamento». Intanto, da ragazzo sveglio qual è, Esnaider ha già capito quale sia lo spirito che guida la Juve dei trionfi. Conte e Ferrara lo hanno introdotto nei segreti del “laboratorio-Juve”: «Ho trovato un gruppo di campioni davvero incredibile. Nessun’altra squadra al mondo ne può mettere insieme così tanti in una volta sola. Li ho visti caricatissimi e mi hanno spiegato che qui conta solo vincere, che tutto è finalizzato a quell’obiettivo. Està bien, perché anche per me il massimo è conquistare trofei. E il primo a cui penso è la Champions League. Subito, per fare un regalo ai tifosi bianconeri». I primi giorni torinesi di Esnaider sono stati densi di impegni (da quelli burocratici legati ai passaporti a quelli logistici per lui e la famiglia, fino alle attività di rappresentanza ufficiali) che, comunque, non gli hanno fatto perdere di vista l’obiettivo principale: il campo di allenamento. L’esordio a Venezia, infatti, è stato più che confortante. Ora Juan Eduardo Esnaider non vuol far altro che lavorare ed entrare sempre di più nei meccanismi bianconeri: «Il problema immediato da risolvere – ha detto – è quello della lingua perché dell’italiano capisco proprio poco. Ma mi aiuteranno Fonseca e Montero e, vedrete, imparerò in fretta». Intanto è già entrato nel cuore di moltissime tifose bianconere (ma attente: è sposato con Fernanda da cui ha avuto 4 figli) e, c’è da giurarci, farà a gara con Inzaghi e Del Piero nella hit-parade delle preferenze femminili. Ma, e lui lo sa bene, saranno soprattutto i gol che gli permetteranno di fare breccia nel cuore dei tifosi. 〰.〰.〰 Nonostante le premesse e le promesse, la sua esperienza bianconera sarà disastrosa: giocherà pochissimo, 26 presenze e appena 2 goal, uno in Coppa Italia e uno in Coppa Uefa, contro i ciprioti dell’Omonia Nicosia. Comincia una parabola discendente, quasi inarrestabile. Inevitabile la sua partenza e il ritorno a Saragozza, sempre alla ricerca di continuità mai trovata. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/03/juan-eduardo-esnaider.html
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JUAN ESNÁIDER https://it.wikipedia.org/wiki/Juan_Esnáider Nazione: Argentina Luogo di nascita: Mar del Plata Data di nascita: 05.03.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Argentino Soprannome: El Gardel de la Romareda Alla Juventus dal 1999 al 2000 Esordio: 17.01.1999 - Serie A - Venezia-Juventus 1-1 Ultima partita: 14.05.2000 - Serie A - Perugia-Juventus 1-0 26 presenze - 2 reti 1 trofeo intertoto Juan Eduardo Esnáider (Mar del Plata, 5 marzo 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore argentino, di ruolo attaccante. Juan Esnáider Esnáider in azione alla Juventus nel 1999 Nazionalità Argentina Altezza 180 cm Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 2005 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Ferro Carril Oeste Squadre di club 1990-1991 Ferro Carril Oeste 6 (0) 1991-1992 Real Madrid B 26 (9) 1992-1993 Real Madrid 8 (1) 1993-1995 Real Saragozza 61 (29) 1995-1996 Real Madrid 20 (1) 1996-1997 Atlético Madrid 35 (16) 1997-1999 Espanyol 35 (14) 1999-2000 Juventus 26 (2) 2000-2001 Real Saragozza 17 (11) 2001 Porto 3 (0) 2002 River Plate 9 (0) 2003 Ajaccio 4 (0) 2003-2004 Real Murcia 17 (1) 2005 Newell's Old Boys 10 (1) Nazionale 1995-1997 Argentina 3 (0) Carriera da allenatore 2009-2010 Getafe Vice 2011-2012 Real Saragozza B 2013 Córdoba 2016 Getafe 2017-2019 JEF United Biografia È nato in una famiglia di origini spagnole e tedesche, infatti Esnáider è la forma ispanizzata di Schneider. Caratteristiche tecniche Giocatore Esnáider era un attaccante forte di testa e che poteva giocare indifferentemente con uno o due compagni di reparto, potendo fare sia da sponda sia da centravanti. Dotato di uno spiccato senso del gol, durante la carriera si fece notare più volte per il suo carattere ribelle: ricevette numerose espulsioni e squalifiche, inoltre spesso non ebbe un buon rapporto con compagni e allenatori. Carriera Giocatore Debuttò tra i professionisti con il Club Ferro Carril Oeste il 2 settembre 1990 contro il Vélez Sársfield. Col club argentino giocò 6 partite. Nel 1991 partecipò al Mondiale Under-20 disputato in Portogallo. In questa competizione aggredì in campo un avversario e ricevette una squalifica internazionale di un anno. Il 22 aprile fu acquistato dal Real Madrid per 200 milioni di pesetas. Lo fece crescere inizialmente nella squadra satellite del Real MadridB. Nella Segunda División realizzò 18 gol in 44 partite ma di fatto non riuscì mai a imporsi concretamente in prima squadra, segnando complessivamente 2 gol in 28 partite. Trovando poco spazio al Real Madrid, fu ceduto al Real Saragozza, con cui vinse la Coppa del Re 1993-1994 e la Coppa delle Coppe 1994-1995, segnando una rete in finale e diventando vice-capocannoniere del torneo. Il Real Madrid quindi lo comprò di nuovo, ma dopo poco tempo passò all'Atlético de Madrid, dove ebbe un buon rendimento rovinato dalle sue pessime relazioni con il tecnico Radomir Antić, che lo portarono ad abbandonare il club l'anno dopo per trasferirsi all'Espanyol. Una volta, sul pullman della squadra di Barcellona, prese a pugni il compagno di squadra Miguel Ángel Benítez perché aveva attaccato i compagni in pubblico. Il 14 gennaio 1999 la Juventus lo acquistò a seguito del grave infortunio di Alessandro Del Piero, pagandolo circa 12 miliardi di lire. A Torino non lasciò buoni ricordi e non riuscì nemmeno a segnare un gol in campionato, andando a segno solo una volta in Coppa Italia e una in Coppa Uefa contro i ciprioti dell'Omonia Nicosia. Tornò in Spagna al Real Saragozza nel dicembre 2000 contribuendo a salvare la squadra dalla retrocessione e a conquistare la Copa del Rey. Il 15 gennaio 2002, dopo una breve parentesi al Porto, ritornò in patria viene girato in prestito al River Plate. Lasciò il calcio giocato nel 2006, diventando commentatore sportivo per Aragón Televisión nel programma Directo Fútbol. In carriera conta anche 3 presenze con la nazionale argentina. Allenatore Il 27 aprile 2009 diventa viceallenatore del Getafe, lavorando con l'ex allenatore della cantera del Real Madrid, Michel, per le ultime 5 partite della stagione 2008-2009, con l'obiettivo di evitare la retrocessione del Getafe. Il club di Madrid raggiunge la salvezza e le semifinali di Coppa del Re. Nel dicembre 2010 lascia il club per cercare un incarico da primo allenatore. Il 10 giugno 2011 diventa direttore della Ciudad Deportiva del Real Saragozza e allenatore del Real SaragozzaB. Il 28 giugno 2012 si dimette dalla guida. Torna successivamente in Argentina, ricopre la carica di manager del Cadetes de San Martin di Mar del Plata. L'8 aprile 2013 diventa nuovo tecnico del Cordoba sostituendo l'esonerato Rafael Berges. Con i Cordobesistas dirige le ultime nove partite della Liga Adelante, piazzandosi al quattordicesimo posto. Il 27 giugno viene sostituito da Pablo Villa. Il 12 aprile 2016 viene ufficializzato come nuovo tecnico del Getafe, che aveva già precedentemente guidato in qualità di vice nel 2009-2010. Il 26 settembre 2016 viene esonerato dopo la sconfitta contro il Girona, la terza in campionato. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa di Spagna: 3 - Real Madrid: 1992-1993 - Real Saragozza: 1993-1994, 2000-2001 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 1993 Supercoppa di Portogallo: 1 - Porto: 2001-2002 Competizioni internazionali Coppa delle Coppe: 1 - Real Saragozza: 1994-1995 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999
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Massimiliano Marchio - Calciatore e Allenatore Giovanili
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MASSIMILIANO MARCHIO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 17.01.1980 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1998 al 1999 Esordio: 23.09.1998 - Coppa Italia - Juventus-Ravenna 4-0 1 presenza - 0 reti Allenatore giovanili della Juventus -
Igor Tudor - Calciatore e Allenatore
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IGOR TUDOR ANGELO CAROLI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 1988 Dici pilone e pensi a un giocatore di rugby, robusto come una quercia ma statico. Igor Tudor è il nuovo pilone della Juventus, ma nessun accostamento può essere fatto con i mastini della palla ovale. Questo è un molosso altissimo, dunque non veloce, ma con buona progressione e abbastanza rapido di gambe con la palla al piede. La storia del viaggio che porta il difensore croato da Spalato a Torino è così sintetizzabile. Piaceva a Luciano Moggi ed è diventato uno dei nuovi alfieri della Signora. Il “direttore” non si è sbagliato neppure stavolta. Già l’inverno scorso ha mandato i suoi “occhi” fidati Pezzotti, Tornei e Ceravolo a osservare Igor in Croazia. I responsi sono stati tutti lusinghieri. E la trattativa è stata subito aperta. In verità non si è trattato di un’operazione agevole, poiché si erano intromessi il Manchester United, l’Arsenal e addirittura il Real Madrid con vagoni di sterline e pesetas. Il particolare ha stuzzicato ancor più Moggi, il quale è andato di persona a sbirciare il giovane Igor. Se ne è invaghito (calcisticamente, è ovvio) e ha concluso l’affare in un lampo. Come è sua consuetudine quando punta il dito su un giovane talento. E ha trasformato il progetto in realtà, sono sue parole, anche grazie all’aiuto del procuratore di Igor, D’Onofrio. E ora il ragazzone, un’autentica pertica, ci sta davanti con il faccione pacifico, l’aria serena e sicura, capelli castano chiari e cortissimi, sopracciglia folte al punto da disegnare una linea unica sopra occhi miti che però riflettono una voglia matta di sfondare in quella che ritiene “la passerella più importante del mondo”. L’interprete è il delizioso Mirkovic. Gli farà da paggetto finché il difensore venuto da Spalato non avrà approfondito i dolci misteri della lingua italiana. Parli e Igor ti fissa dando la sensazione di non soffrire emozioni, nemmeno davanti alla prospettiva di debuttare nel nostro campionato al fianco di Montero e davanti a Peruzzi, dopo essersi espresso su alti livelli di rendimento nel Trofeo Berlusconi conquistato a San Siro quando la Juve ha battuto il Milan. Lo scuotono appena i complimenti di Lippi, di fronte ai quali non resiste: «Poiché arrivano da lui hanno un sapore speciale, ho infatti capito di avere a che fare con una persona e un tecnico di grande valore, anche se ho avuto a disposizione un arco di tempo piuttosto breve. E poi ci sono gli effetti speciali, San Siro di notte costruisce atmosfere davvero fantastiche. Probabilmente la platea mi ha caricato al punto giusto, e allora è stato quasi facile fare bella figura di fronte a Weah, Kluivert e Bierhoff, che sono campioni vaccinati». La storia di Igor Tudor somiglia a quella di tanti giovani e ha il profumo di una fiaba. Apre il primo capitolo cominciando da quando era poco più che un bimbo: «Che cosa si fa a quell’età se non correre dietro a un pallone per strada improvvisando due porte con libri o pietre? Mi hanno messo presto davanti a un obiettivo, dicevano che ero bravo, e mi hanno tesserato. Avevo poco più di 11 anni. Nell’Hajduk ho percorso tutte le tappe, dalla Primavera alla prima squadra. Ho debuttato che ero diciassettenne. E sono arrivato alla Nazionale maggiore dopo aver indossato le maglie di tutte le rappresentative giovanili». Igor ha esordito in Nazionale contro l’Ucraina e ha accumulato cinque gettoni, compresi quelli che gli hanno fruttato il bronzo in Francia. E adesso è il nuovo pilone bianconero, di immensa stazza essendo alto 193 centimetri con un peso di 90 chili. Ha senso della posizione, grossa personalità, eccellente nel gioco aereo, come molto valido nella tecnica individuale. Ed è pertanto misurato e preciso nella distribuzione del pallone. L’interessato spiega il particolare con «la scuola dell’Hajduk, dove la didattica specifica è importantissima. È un aspetto che in Croazia si cura molto. Qui da voi si punta di più sulla forza e sulla tattica. I miei maestri sono stati Jalic, Katalinic e Jozic. Se tolgo sei mesi del 1996 per un’esperienza vissuta nel Trogir, squadra il cui valore equivale alla vostra serie C1, ho sempre militato nel club più blasonato di Spalato». – E gli studi? «Mai trascurati. Ho frequentato per otto anni le scuole elementari, poi ho scelto un indirizzo economico, ottenendo il diploma. Ed eccomi qui». – Con quali obbiettivi? «Sparare tutte le cartucce, vincere il maggior numero di trofei possibile e tornare in Croazia, magari tra dieci anni, con valigie piene di esperienze entusiasmanti. E con denaro, quel tanto che mi permetta di vivere in modo sereno per il resto dei miei anni. Ci terrei molto a lasciare in Italia un’ottima impressione. Mi auguro, insomma, che quando partirò da Torino lascerò dietro di me, nel cuore della gente voglio dire, un buon ricordo, come uomo e come juventino». Tra una risposta e l’altra Tudor, che spera di diventare il principe Igor nel cuore dei tifosi, batte su un tasto con amorevole ossessione, citando il nome di Bilic, «resta il mio idolo, è inutile che mi facciate osservare che al di là dei confini croati c’è materiale migliore. Per me il top è lui. Punto e a capo. Se poi volete sconfinare in altri settori di una squadra, allora aggiungo Boban e Boksic come prodotti migliori della nostra ultima generazione. Ed è un vero peccato che Boksic non abbia potuto disputare i campionati del mondo a causa di un menisco. Visto che siamo arrivati terzi, mi chiedo quali traguardi avremmo centrato con lui». – Un po’ di Juve, a cominciare da Del Piero e Inzaghi. «Risposta fin troppo ovvia: la Juve è una delle maggiori realtà mondiali, la televisione mi ha insegnato a conoscerla, un contratto e la frequentazione mi stanno insegnando ad amarla. Voglio tanti successi con lei. Sappiate che sono testardo, che non ho paura di nulla e che ottengo ciò che mi ficco nella testa. Per quanto concerne il tandem Del Piero-Inzaghi cosa aggiungere? Lo sanno tutti che si tratta di una coppia formidabile. Con quei due davanti il gol ci scappa sempre». – Parla e si toglie il sudore dalla fronte con la manica della camicia beige. Anche stavolta ha lavorato molto per seguire i comandamenti di Lippi e Ventrone. Domanda: hai mai sofferto così tanto in Croazia? «Sì, un anno, l’allenatore era Bomacic. Ma il lavoro fa bene, scagli la prima pietra chi sostiene il contrario». – In base alle conoscenze televisive, o dirette, maturate finora a chi aggiudicheresti lo scudetto ‘98/99? «Alla Juve e all’Inter, che metto sullo stesso piano. Poi vedo bene la Lazio». – Igor, raccontaci un po’ della tua vita, della famiglia, degli hobby. «Ho una sorella di nome Ivona che ha diciotto anni e i genitori che ora vivono qui con me. Mia madre fa la parrucchiera, mio padre il commerciante. Passatempi? Nessuno in particolar modo: niente cinema (come la metterei con la lingua?), niente libri e niente musica. Casa e calcio, questo è l’itinerario. Divoro le trasmissioni su canali sportivi e mi balocco parecchio con i video games. Però cammino molto per Torino, una città un po’ grigia, a mio avviso, che voglio scoprire meglio e senza fretta. Dimenticavo, adoro la vostra cucina, gli spaghetti soprattutto». – Quali effetti hai ricavato dalla guerra nell’ex Jugoslavia? «Per fortuna fino a noi sono arrivati soltanto gli echi, poiché la guerra si è svolta lontano da Spalato». E il pilone con la faccia da bambino ma seria come quella di un patriarca ci stringe la mano per scomparire nello spogliatoio, seguito come un’ombra dall’inseparabile Mirkovic, amico e interprete. Il primo Tudor gioca in una Juventus partita bene e poi naufragata in campionato, anche se, a dicembre, si trovava in testa alla classifica. Infortuni importanti, come quello di Del Piero, decimano la squadra e il ragazzone croato ha tante occasioni di mettersi in mostra. L’esordio avviene a Perugia, il 13 settembre 1998, prima giornata di campionato. È una partita, piena di emozioni per cuori forti, un match d’altri tempi. La Juventus che schiera al centro della difesa il giovane gigante prende subito il largo e proprio Tudor firma uno dei 4 goal del successo. Igor, incute timore agli avversari, per la notevole stazza atletica ed è un rude stopper di antica memoria. La consacrazione arriva il 13 dicembre, a Firenze, quando deve incrociare i bulloni con Batistuta, capocannoniere della squadra viola; Igor conferma tutto il buono che si dice di lui, ma anche qualche lacuna ancora da colmare, causa la giovane età e la mancanza di esperienza. Con 23 presenze in campionato si dimostra un giocatore prezioso, infatti, la successiva Juventus ancelottiana se lo tiene stretto e il croato è impiegato sempre più spesso. Nel 2000-01 è presente 25 volte e realizza 6 reti, molte di testa, la sua specialità. La Juventus ritrova Lippi l’anno successivo e, l’allenatore toscano, lo utilizza come un jolly, difensore di fascia destra o centrocampista aggiunto quando occorre, riuscendo ad affinare le sue qualità tecniche e a registrare le sue potenzialità, anche come goleador. Nonostante un infortunio che lo tiene fermo per diversi mesi, nell’anno dello scudetto 2002, colleziona 16 presenze e 4 segnature: certi gol lasciano il segno per importanza e autorevolezza, come quello che completa la rimonta al Chievo, in un’infuocata sfida al Delle Alpi che vedeva i clivensi avanti di due reti. È ancora utile nel bis dell’anno successivo, prima di traslocare in prestito al Siena e contribuire, da par suo, alla salvezza dei toscani. Nell’estate del 2006, dopo aver disputato il Mondiale con la Nazionale croata, ritorna alla Juventus. Purtroppo, a causa dei continui problemi fisici, non riesce mai a scendere in campo. A fine stagione, Igor ritorna a casa, ingaggiato dall’Hajduk Spalato. Il Tudor che resterà a lungo nella mente e nel cuore dei fan è quello che, all’ultimo minuto, condanna il Deportivo La Coruña, nella Coppa dei Campioni edizione 2003, segnando il gol che vale la qualificazione ai quarti, con uno splendido tiro al volo, dopo un assist di Trézéguet. I numeri: 173 presenze e 21 reti, due scudetti e un Intertoto. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/04/igor-tudor.html -
Igor Tudor - Calciatore e Allenatore
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IGOR TUDOR https://it.wikipedia.org/wiki/Igor_Tudor Nazione: Croazia Luogo di nascita: Spalato Data di nascita: 16.04.1978 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 193 cm Peso: 88 kg Nazionale Croato Soprannome: Principe Alla Juventus dal 1998 al 2005 Esordio: 29.08.1998 - Supercoppa Italiana - Juventus-Lazio 1-2 Ultima partita: 13.01.2005 - Coppa Italia - Juventus-Atalanta 3-3 174 presenze - 21 reti 4 scudetti 2 supercoppe italiane 1 campionato di serie B 1 trofeo intertoto Allenatore della Juventus nel 2025 Esordio: 29.03.2025 - Serie A - Juventus-Genoa 1-0 Ultima partita: 26.10.2025 - Serie A - Lazio-Juventus 1-0 24 panchine - 10 vittorie - 8 pareggi - 6 sconfitte Igor Tudor (Spalato, 16 aprile 1978) è un allenatore di calcio ed ex calciatore croato, di ruolo difensore o centrocampista, tecnico del Tottenham. Cresciuto nell'Hajduk Spalato, club in cui ha anche chiuso la carriera agonistica, da calciatore ha trascorso varie annate in Italia legando il proprio nome a quello della Juventus, con cui ha vinto due scudetti (2001-2002 e 2002-2003) e giocato una finale di UEFA Champions League (2003). Igor Tudor Tudor nel 2018 Nazionalità Croazia Altezza 193 cm Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Squadra Tottenham Termine carriera 24 luglio 2008 - giocatore Carriera Squadre di club 1995-1996 Hajduk Spalato 9 (0) 1996 → Trogir 5 (1) 1996-1998 Hajduk Spalato 49 (5) 1998-2005 Juventus 174 (21) 2005-2006 → Siena 39 (2) 2006-2007 Juventus 0 (0) 2007-2008 Hajduk Spalato 8 (1) Nazionale 1994 Croazia U-16 1 (0) 1993 Croazia U-17 4 (0) 1994-1995 Croazia U-18 3 (0) 1995 Croazia U-19 2 (0) 1994-2000 Croazia U-21 13 (2) 1997-2006 Croazia 55 (3) Carriera da allenatore 2009-2010 Hajduk Spalato Assistente 2011-2013 Hajduk Spalato U17 2012-2013 Croazia Vice 2013-2015 Hajduk Spalato 2015-2016 PAOK 2016-2017 Karabükspor 2017 Galatasaray 2018 Udinese 2019 Udinese 2019-2020 Hajduk Spalato 2020-2021 Juventus Vice 2021-2022 Verona 2022-2023 Olympique Marsiglia 2024 Lazio 2025 Juventus 2026- Tottenham Palmarès Mondiali di calcio Bronzo Francia 1998 Caratteristiche tecniche Giocatore Calciatore dotato sia fisicamente sia tecnicamente — riassumibile in un «fisico da stopper, piedi da mezzala talentuosa» —, pur non assurgendo ai massimi livelli è stato comunque capace di imporsi tra i migliori jolly della sua generazione. Emerso agli esordi come difensore puro, impiegato principalmente come centrale ma all'occorrenza anche da terzino, nel prosieguo di carriera è stato avanzato con successo a mediano per via del notevole apporto che era capace di offrire in entrambe le fasi di gioco: in contenimento si ergeva a mo' di «pilone» davanti alla retroguardia, aiutato dalla sua mole fisica, mentre in ripartenza, grazie a una buona tecnica di base, palla al piede mostrava visione di gioco e sapeva dettare i tempi del passaggio. Inoltre, accentuandone l'innata propensione offensiva, in situazioni di emergenza o in concitati finali di gara è stato gettato nella mischia come centravanti, onde sfruttare la sua abilità nel gioco aereo e in particolar modo nelle sponde verso i compagni. Nonostante questa eccellente duttilità che, unita a una personalità decisa e spesso al limite delle maniere rudi, nonché a un discreto numero di reti talvolta anche risolutive, ne ha fatto un elemento di sicura affidabilità per la squadra, la sua carriera è stata minata da numerosi infortuni — facendogli guadagnare, suo malgrado, la nomea di «gigante di cristallo» — che più volte ne hanno frenato l'impiego e la costanza di rendimento, portandolo a un precoce ritiro dall'attività agonistica all'età di trent'anni. Allenatore Si dimostra un tecnico di carattere, a suo agio nel rapportarsi anche con piazze molto difficili a livello ambientale. Sul versante tattico predilige il 4-2-3-1 come modulo di base, ricorrendo in misura minore anche al 3-5-2; importante nell'economia del gioco impostato da Tudor è il ricorso a un pressing molto alto, onde recuperare il possesso nella trequarti avversaria e, di conseguenza, impedirne tentativi di costruzione dal basso. Carriera Giocatore Club Hajduk Spalato e Trogir Tudor inizia la sua carriera nell'Hajduk Spalato, dove è anche cresciuto. Nella sessione invernale del calciomercato 1995-1996 viene mandato a farsi le ossa al Trogir, club militante nella terza serie croata. Rientra quindi all'Hajduk dove rimane fino alla stagione 1997-1998. Juventus e Siena Tudor in azione alla Juventus nella stagione 1998-1999 A Spalato si fa notare dalla Juventus, che lo acquista nell'estate del 1998. Il difensore rimane a Torino per i successivi sei anni e mezzo, imponendosi soprattutto a partire dalla stagione 2001-2002, quella che vede il ritorno in panchina di Marcello Lippi, tecnico che lo avanza con successo a centrocampista: in quell'annata il croato realizza 4 reti molto importanti ai fini della corsa allo Scudetto (nella stracittadina contro il Torino, nelle rimonte col Verona e col Chievo, e nello scontro diretto contro l'Inter). La stagione seguente, un suo gol al Deportivo La Coruña all'ultimo minuto è decisivo nell'ottica della qualificazione bianconera ai quarti di Champions League. Dopo sei stagioni juventine, coronate dalle vittorie di due scudetti e due Supercoppe di Lega, nel gennaio 2005, a seguito di molti infortuni che ne minano l'impiego oltreché per la concorrenza di Lilian Thuram e del neoacquisto Fabio Cannavaro nel ruolo, passa in prestito al Siena dove rimane anche per tutta la stagione successiva, raggiungendo due salvezze. Nell'estate 2006 torna al club piemontese, ma nell'annata seguente non ha occasione di scendere in campo causa il protrarsi di un infortunio patito nel precampionato; la società, dopo aver tentato di rescindere anticipatamente il suo contratto nel febbraio 2007 per via della prolungata indisponibilità, lo mantiene in rosa fino alla scadenza naturale di fine stagione, a seguito dell'autoriduzione dello stipendio da parte dello stesso calciatore. Ritorno all'Hajduk e ritiro Nell'estate 2007 fa quindi ritorno da svincolato all'Hajduk di Spalato, dove gioca per un'ultima stagione. Nel luglio 2008, ancora afflitto da continui problemi fisici, si ritira dal calcio giocato. Nazionale È stato titolare della nazionale croata nel decennio a cavallo degli anni 1990 e 2000, giocando con la maglia a scacchi i mondiali di Francia 1998 chiusi al terzo posto, e di Germania 2006, e saltando l'edizione di Corea del Sud-Giappone 2002 solo per infortunio; ha inoltre preso parte all'europeo di Portogallo 2004, dove ha segnato la prima delle sue tre reti in nazionale, nella sconfitta per 4-2 contro l'Inghilterra. Allenatore Gli inizi Nell'agosto 2009, con l'arrivo del tecnico Edy Reja sulla panchina dell'Hajduk Spalato, Tudor ne diventa assistente; questa prima parentesi all'interno dello staff del club si chiude nel febbraio 2010, con la rescissione del contratto del tecnico friulano. Una seconda parentesi inizia nel dicembre 2011, quando il direttore sportivo Sergije Krešić gli affida la guida della formazione Under-17. Nel luglio 2012 diventa vice del commissario tecnico della nazionale croata, Igor Štimac, incarico che mantiene fino all'anno seguente. Hajduk Spalato e PAOK Nell'aprile 2013 viene nominato allenatore della prima squadra dell'Hajduk, subentrando all'esonerato Mišo Krstičević di cui lo stesso Tudor era stato anche vice: appena tre settimane dopo vince la Coppa di Croazia, suo primo trofeo da allenatore. Si dimette nel febbraio 2015. Nel giugno dello stesso anno si siede sulla panchina della squadra ellenica del PAOK, dove rimane fino al marzo 2016 quando viene sollevato dall'incarico, a causa dei risultati negativi e dei suoi commenti sprezzanti riguardo alla qualità della rosa. Karabukspor e Galatasaray Nel giugno 2016 viene chiamato alla guida del Karabükspor, club turco neopromosso in Süper Lig. Si dimette a stagione in corso, nel febbraio 2017, per accettare l'offerta del più blasonato Galatasaray, con cui chiude il campionato al quarto posto. Rimane al club istambulino fino al dicembre 2017, quando viene esonerato a causa di risultati ritenuti insoddisfacenti, pur con la squadra al secondo posto in classifica. Udinese Tudor in conferenza stampa durante il suo primo incarico all'Udinese, sul finire del campionato 2017-2018. Nell'aprile 2018 è ingaggiato dall'Udinese, in sostituzione dell'esonerato Massimo Oddo, traghettando la formazione italiana alla salvezza in Serie A. Nonostante ciò, non viene confermato sulla panchina dei friulani per la stagione successiva; tuttavia nel marzo 2019 viene richiamato a Udine per subentrare all'esonerato Davide Nicola, guidando per la seconda volta la squadra bianconera alla salvezza. Stavolta confermato per la stagione successiva, tuttavia un negativo avvio di campionato porta l'Udinese a esonerarlo nel novembre 2019. Ritorno all'Hajduk, vice alla Juventus. Nel dicembre 2019 torna alla guida dell'Hajduk, terminando il campionato croato 2019-2020 al quinto posto. Nell'agosto 2020 rescinde il suo contratto con il club spalatino per fare ritorno dopo tredici anni alla Juventus, dove assume il ruolo di vice del tecnico Andrea Pirlo. La squadra bianconera vive un'annata altalenante sicché al termine del campionato Pirlo e il suo staff, Tudor compreso, vengono sollevati dall'incarico. Verona e Olympique Marsiglia Il 14 settembre 2021 viene chiamato sulla panchina del Verona, subentrando in avvio di stagione all'esonerato Eusebio Di Francesco. Debutta cinque giorni dopo, cogliendo i primi punti stagionali in campionato per gli scaligeri grazie al successo interno sulla Roma (3-2). In Veneto è autore di un campionato al di sopra delle aspettative, in cui raggiunge un'agevole salvezza: mette a referto vittorie contro club di alta classifica come Lazio, Juventus e Atalanta, lottando per l'accesso alle coppe europee e sfiorando il record societario di punti in massima serie. Nonostante la più che positiva annata, il 28 maggio 2022 arriva la separazione consensuale fra Tudor e il Verona, per via di sopraggiunti dissidi sui piani futuri del club. Il successivo 4 luglio viene nominato allenatore dell'Olympique Marsiglia, in Ligue 1. Sul finire di un campionato concluso al terzo posto, il 1º giugno 2023 ufficializza la sua decisione di lasciare la società francese. Lazio Il 18 marzo 2024 viene nominato nuovo allenatore della Lazio, in quel momento nona in Serie A, sostituendo il dimissionario Maurizio Sarri. Debutta sulla panchina biancoceleste il 30 dello stesso mese, nella vittoria interna in campionato sulla Juventus (1-0); reincontra i bianconeri il mese seguente, in occasione delle semifinali di Coppa Italia, stavolta non riuscendo a evitare l'eliminazione laziale nel computo del doppio confronto. Con 18 punti raccolti in nove partite, termina il campionato al settimo posto, qualificando la squadra capitolina in UEFA Europa League. A seguito di sopravvenute divergenze con la società circa i piani futuri della squadra, il 5 giugno 2024 rassegna le dimissioni. Ritorno alla Juventus e Tottenham Il 23 marzo 2025 torna per la seconda volta in veste tecnica alla Juventus, in quel momento quinta in Serie A, stavolta come primo allenatore, in sostituzione dell'esonerato Thiago Motta. Fa il suo esordio sulla panchina bianconera sei giorni dopo, con una vittoria per 1-0 nella gara interna contro il Genoa. A fine campionato, con un bottino di 18 punti in nove gare, traghetta il club torinese al quarto posto, l'ultimo utile per l'accesso in UEFA Champions League: la qualificazione europea gli vale la conferma alla guida della squadra, con cui conclude la stagione partecipando – per la prima volta nella storia della società – alla Coppa del mondo per club FIFA, chiusa con una eliminazione per mano del Real Madrid agli ottavi di finale. Nella stagione seguente è autore di un buon avvio in campionato, in spicca il successo al fotofinish per 4-3 nel derby d'Italia del 13 settembre 2025; tuttavia una sopraggiunta crisi di risultati in autunno, culminata in una striscia di otto gare senza vittoria fra tutte le competizioni, sfocia il 27 ottobre, all'indomani della sconfitta esterna per 1-0 contro la Lazio, nell'esonero del tecnico da parte della società bianconera. Dopo essere rimasto libero per alcuni mesi, il 14 febbraio 2026 viene ingaggiato dal Tottenham, in quel momento sedicesimo in Premier League, subentrando all'esonerato Thomas Frank. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 4 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2002, 2003 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Individuale Calciatore croato dell'anno: 1 - 2001 Allenatore Club Coppa di Croazia: 1 - Hajduk Spalato: 2012-2013 -
MASSIMO PACI https://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Paci Nazione: Italia Luogo di nascita: Fermo Data di nascita: 09.05.1978 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 94 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1998 al 1999 Esordio: 30.12.1998 - Amichevole - Selezione Malta League-Juventus 1-5 0 presenze - 0 reti Massimo Paci (Fermo, 9 maggio 1978) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Massimo Paci Massimo Paci Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 94 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1º luglio 2015 - giocatore Carriera Giovanili 1995-1997 Ancona Squadre di club 1997-1998 Ancona 8 (0) 1998-1999 Juventus 0 (0) 1999-2000 Ancona 8 (1) 2000-2002 Viterbese 44 (2) 2002-2004 Ternana 65 (2) 2004-2005 Lecce 12 (1) 2005 Genoa 0 (0) 2005-2006 → Ascoli 31 (3) 2006-2011 Parma 124 (5) 2011-2012 Novara 26 (1) 2012-2013 Siena 23 (2) 2013-2014 Brescia 25 (1) 2014-2015 Pisa 22 (0) Carriera da allenatore 2016 Civitanovese 2017-2019 Montegiorgio 2019-2020 Forlì 2020-2021 Teramo 2021 Pordenone Carriera Club Calciatore Nel 1997 inizia la sua carriera nell'Ancona in Serie B. Il giorno 9 novembre fa il suo esordio nei professionisti nella partita Ancona-Verona conclusasi sullo 0 a 0. Nel girone di ritorno con la successione in panchina da parte di Franco Scoglio diventa titolare e da li nella successiva stagione, passa alla Juventus dove rimane per una stagione. Dopo un grave infortunio durante la preparazione rimane ai margini della squadra ed un altro grave infortunio a fine stagione lo costringe la successiva stagione a tornare nell'Ancona. Vince il campionato di serie C1 segnando il primo gol da professionista nella partita Ancona-Lodigiani, la stagione successiva viene ceduto alla Viterbese Calcio. Vive due stagioni da protagonista nella Viterbese da qui il salto di categoria in Serie B. Nel 2002 passa alla Ternana in Serie B e gioca due stagioni con la squadra umbra (8º e 7º posto). Da qui il definitivo salto in Serie A. Nella stagione 2004-05 viene ceduto al Lecce di Zeman dove a 25 anni fa il suo esordio nella massima serie. Nella partita Lecce-Siena fa il suo primo gol in serie A. A fine stagione dopo una tranquilla salvezza viene acquistato dal Genoa. Nell'estate del 2005 per le vicissitudini giudiziarie e la conseguente retrocessione (il cosiddetto caso Genoa), viene ceduto in prestito all'Ascoli in Serie A, dove gioca 31 partite segnando 3 gol. Conclusa la stagione rientra al Genoa e, in seguito, viene ceduto al Parma. Nella prima stagione in maglia crociata gioca 25 partite e fa il suo esordio in campo europeo nella Coppa Uefa. Nella seconda stagione disputa 22 gare realizzando 5 reti e rimane in Emilia anche per la stagione successiva, dove è protagonista dell'immediata risalita in serie A da parte della squadra crociata. La successiva stagione è uno dei punti fissi della difesa di Guidolin. Nella stagione 2009-2010 colleziona 20 presenze con la maglia crociata. L'11 gennaio 2010, nella partita Livorno-Parma, indossa per la prima volta in serie A la fascia da capitano. Il 6 luglio 2011 lascia il Parma dopo cinque stagioni e passa al Novara, in serie A, a titolo definitivo; qui colleziona 26 presenze ed 1 gol. Il 20 luglio 2012 viene acquistato dal Siena, sempre in serie A. Debutta con la nuova maglia il 19 agosto giocando la sfida di Coppa Italia, vinta contro il Vicenza per 4-2. Segna il suo primo gol in campionato con la nuova maglia il 30 settembre nella sconfitta esterna per 2-1 contro la Lazio.Terminerà la stagione con 23 presenze e 2 gol Il 4 luglio 2013 il Brescia ufficializza il suo ingaggio, con le Rondinelle giocherà 25 partite (segnando una rete) in Serie B. Il 28 luglio 2014 il Pisa, militante in Lega Pro, ufficializza il suo ingaggio. Al termine della stagione decide di lasciare il calcio giocato per intraprendere la carriera da allenatore. Allenatore L'8 febbraio 2016 subentra a Marco Schenardi sulla panchina della Civitanovese, formazione militante in Eccellenza Marche. Il 20 marzo seguente vince il campionato. Nella stagione 2017-18 guida il Montegiorgio, squadra militante nell’Eccellenza Marche. Il 29 aprile 2018 festeggia la vittoria del campionato e la conseguente promozione in Serie D. Per la squadra del Montegiorgio è l'esordio assoluto nella sua storia ad un campionato nazionale. Conduce la squadra all'ottava posizione a pari merito con il record di 7 vittorie consecutive. Nella stagione successiva, l'11 giugno 2019 diventa l'allenatore del Forlì, piazzandosi ottavo nel girone D della Serie D, con il record della migliore difesa del torneo. Il 21 agosto 2020 viene nominato nuovo tecnico del Teramo, in Serie C. Piazzatosi ottavo nel girone C, il Teramo partecipa alla fase dei play-off venendo eliminato in casa del Palermo al primo turno. Il 3 giugno 2021 il Pordenone, club di Serie B, comunica di avergli affidato la guida tecnica della prima squadra. Nel contempo inizia il corso UEFA Pro la cui qualifica abilita a poter guidare qualsiasi squadra. Il 30 agosto, dopo due sconfitte in altrettante gare di campionato, viene sollevato dall'incarico causa divergenze con la proprietà. Palmarès Allenatore Competizioni regionali Eccellenza: 2 - Civitanovese: 2015-2016 - Montegiorgio: 2017-2018
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SIMONE PERROTTA La Juve versione 1997-98 – scrive Massimo de Marzi su “Hurrà Juventus” del luglio 1998 – oltre all’acquisto dei tre nuovi stranieri Blanchard, Mirkovic e Tudor, presenterà anche una novità italiana giovane e interessante. Si tratta di Simone Perrotta, centrocampista di fascia destra acquistato dalla Reggina. Il neo bianconero, 21 anni a settembre, è stato uno dei ragazzi più promettenti espressi quest’anno dalla serie cadetta. Con la squadra diretta da Franco Colomba è stato protagonista di un campionato di avanguardia che lo ha fatto diventare un uomo-mercato. La curiosità maggiore legata a Perrotta riguarda le sue origini. È lui stesso a raccontarla: «Ho vissuto a Reggio Calabria da quando ero molto piccolo, ma io non sono nato sullo Stretto bensì ad Ashton, una piccola cittadina del Sud dell’Inghilterra». «Pensate che non lo sapevo nemmeno – dice il direttore generale della Juventus Moggi, nel corso della conferenza stampa di presentazione – vuol dire che con Perrotta avremo un mezzo straniero in più in squadra», scherza il dirigente bianconero. Simone si dice felicissimo di essere arrivato a Torino. «Questa società è il massimo per un calciatore. Qui si lotta sempre per vincere ed io spero di dimostrarmi all’altezza». La Juventus l’anno prossimo avrà una rosa di 24 elementi e Moggi dice che Perrotta sarà un giocatore in grado di ritagliarsi uno spazio importante fin dall’inizio. «Me lo auguro – afferma il neo bianconero – alla Juve vengo con tanta voglia di imparare stando accanto a giocatori importanti. Io sono un centrocampista più bravo in fase di contenimento che in quella di spinta, ma con le cure di Lippi conto di migliorare sotto ogni punto di vista». Perrotta ha firmato per cinque anni con la società di piazza Crimea e conta di aiutare la Juve a proseguire nella sua serie di vittorie che ha contraddistinto le ultime stagioni. Dei nuovi compagni di squadra Perrotta conosce di persona solo il giovane De Sanctis, ma attende con ansia di fare presto amicizia anche con gli altri più titolati. «Sono curioso di conoscere l’ambiente juventino e ciò che lo circonda. Molti dei suoi grandi campioni finora li ho visti soltanto in televisione, sarà un piacere giocare al fianco di gente come Inzaghi e Del Piero». La favola bianconera di Perrotta è cominciata: benvenuto, Simone. 〰.〰.〰 Nonostante le buone intenzioni, Simone è chiuso da campioni come Conte, Davids, Deschamps, Tacchinardi e Zidane e totalizza solamente 15 presenze; si toglie, però, la soddisfazione di realizzare una rete in Coppa Italia contro il Bologna, di esordire in Coppa Campioni e di vincere la Coppa Intertoto. La società bianconera e Ancelotti, subentrato a Lippi, non credono in lui e, alla fine di quella stagione, è ceduto in prestito al Bari. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/09/simone-perrotta.html
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SIMONE PERROTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Perrotta Nazione: Italia Luogo di nascita: Ashton-under-Lyne (Inghilterra) Data di nascita: 17.09.1977 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1998 al 1999 Esordio: 10.09.1998 - Coppa Italia - Ravenna-Juventus 0-2 Ultima partita: 18.07.1999 - Trofeo Intertoto - Ceahlaul-Juventus 1-1 15 presenze - 1 rete Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Simone Perrotta (Ashton-under-Lyne, 17 settembre 1977) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Dopo aver vestito le maglie di Reggina e Juventus, a partire dal 1999 si impone in Serie A con il Bari. Dopo tre stagioni al Chievo, viene acquistato, nel 2004, dalla Roma, di cui diventerà una bandiera e con cui disputerà nove stagioni, impreziosite da due Coppe Italia e una Supercoppa italiana, oltre che da quattro secondi posti in campionato. Con la nazionale italiana, di cui ha fatto parte dal 2002 al 2009, si è laureato campione del mondo nel 2006. Simone Perrotta Perrotta nel 2007 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2013 - giocatore Carriera Giovanili 1990-1995 Reggina Squadre di club 1995-1998 Reggina 77 (1) 1998-1999 Juventus 15 (1) 1999-2001 Bari 56 (1) 2001-2004 Chievo 95 (6) 2004-2013 Roma 246 (36) Nazionale 1998-2000 Italia U-21 6 (1) 2002-2009 Italia 48 (2) Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Under-21 Oro Slovacchia 2000 Biografia Nato nella contea inglese di Greater Manchester, vi ha vissuto sino all'età di 5 anni. Successivamente si è trasferito a Cerisano, in provincia di Cosenza, luogo del quale la sua famiglia era originaria. Suo figlio Francesco, nato nel 2004, al 2023 gioca come centrocampista nel Monterosi in Serie C. Caratteristiche tecniche Era un centrocampista completo, abile negli inserimenti e nel palleggio, impiegato, nella prima fase di carriera, nel ruolo di centrocampista centrale o mediano. Veniva tuttavia utilizzato come trequartista nel 4-2-3-1 nel periodo di Luciano Spalletti alla Roma e come centrocampista laterale sinistro da Marcello Lippi in nazionale. Carriera Club Reggina Cresciuto nella squadra del paese, il Cerisano, e nel Castrolibero, è stato in seguito tesserato dalla Reggina, nel 1990, a 13 anni. Con gli amaranto ha giocato in tutte le categorie, dai Giovanissimi alla Primavera. Il 10 settembre 1995 esordisce contro il Chievo in Serie B. Nella stagione 1995-1996 disputa 26 gare e segna la sua prima rete da professionista nella partita contro l'Ancona. Viene inoltre convocato nell'Under-21 di Serie B. Juventus e Bari Nell'estate 1998 viene ingaggiato dalla Juventus, trovandovi poco spazio a causa della vasta concorrenza a centrocampo. Con la formazione piemontese ha inoltre modo di esordire in Europa, giocando in Champions League e Coppa Intertoto. Un anno più tardi passa al Bari, vestendone la maglia sino al 2001. Chievo Per la stagione 2001-02 firma con il neopromosso Chievo, realizzando la prima rete dei veronesi in Serie A (nel 2-0 contro la Fiorentina). Il centrocampista si mette particolarmente in luce al fianco di Corini, conferendo sostanza e qualità alla mediana scaligera. Grazie anche al suo contributo, i gialloblu ottengono la qualificazione in Coppa UEFA. L'esperienza veneta dura sino al 2004, con un totale di 100 presenze e 7 gol. Roma Perrotta, in giallorosso, alla cerimonia di premiazione della Coppa Italia 2007-2008. Nel 2004 viene acquistato dalla Roma, dapprima allenata da Cesare Prandelli, poi da Rudi Völler, e infine Perrotta ritrova il suo ex allenatore Luigi Delneri, che lo fa giocare centrocampista di contenimento a sostegno di Francesco Totti, Antonio Cassano e Vincenzo Montella. Nella stagione 2005-2006 arriva Luciano Spalletti che lo impiega come trequartista e al termine della stagione viene chiamato per il campionato del mondo 2006. Nella stagione successiva realizza otto reti in campionato, favorendo il secondo posto dei giallorossi. Segna però nella gara vinta per 3-1 in casa dei campioni d'Italia dell'Inter. Risulta inoltre, con quattro gol, capocannoniere della Coppa Italia, vinta sempre contro i nerazzurri in finale con una vittoria per 6-2 all'andata e una sconfitta per 2-1 al ritorno; Perrotta segna una rete in entrambe le gare. Il gol all'Olympiakos in Champions League (competizione dove la Roma esce ai quarti) porta il computo totale a 13 reti in stagione, suo record. Il 19 agosto 2007 vince la Supercoppa italiana, contro l'Inter a San Siro, ma non la gioca in quanto viene espulso dall'arbitro Roberto Rosetti per proteste verso il quarto uomo e il guardalinee prima ancora di entrare in campo. Il 24 maggio 2008 vince un'altra Coppa Italia nella finale unica allo Stadio Olimpico contro l'Inter, segnando il gol del 2-0. Le stagioni seguenti si rivelano scevre di successi, nonostante il raggiungimento del secondo posto e della finale di Coppa Italia nel campionato 2009-2010. Nell'agosto dello stesso anno, inoltre, i giallorossi perdono anche la Supercoppa di Lega; in tutti e tre i casi, è l'Inter a imporsi vincitrice. Ciononostante, segna un gran numero di reti, alcune importanti, come la doppietta nella gara del 17 maggio 2009, vinta contro il Catania per 4-3. Annuncia il proprio ritiro nel 2013, all'età di 35 anni. Con la maglia della Roma ha collezionato in totale 326 presenze segnando 49 gol in nove stagioni. In totale in carriera ha giocato 575 partite e ha segnato 59 gol. Nazionale Perrotta esultante in nazionale, al termine di una partita dei Mondiali di Germania 2006. Con la nazionale Under-21 guidata da Marco Tardelli, ha fatto parte della rosa vincitrice all'Europeo di categoria del 2000. In seguito, le buone prestazioni con il Chievo gli valgono la chiamata in nazionale da parte del CT Giovanni Trapattoni: compie il suo esordio il 20 novembre 2002, a 25 anni, nella partita amichevole pareggiata 1-1 contro la Turchia a Pescara. Durante la gestione tecnica del Trap, diviene una pedina importante: partecipa all'Europeo 2004, realizzando nella vittoria contro la Bulgaria (non sufficiente per accedere alla seconda fase) il suo primo gol in azzurro. È convocato da Marcello Lippi per il Mondiale 2006, giocando l'intera competizione da titolare. Schierato da laterale di centrocampo, offre il suo contributo alla vittoria azzurra. Sotto la conduzione di Donadoni, prende invece parte all'Europeo 2008. Dopo il ritorno di Lippi sulla panchina azzurra non trova spazio, chiudendo l'esperienza in Nazionale nel 2009. Dopo il ritiro Il 14 gennaio 2013 entra a far parte del Consiglio Federale della FIGC per la componente atleti. Nel 2014, ha collaborato con il canale televisivo Sport Uno conducendo il programma I Football - Italian Football Talent, seguendo sui vari campi d'Italia i settori giovanili e i giovani talenti. Nel 2018 ha fondato la scuola calcio Jem’s soccer accademy. Tre anni dopo come vicepresidente segue lo sviluppo della A.S.D. Roma Calcio Amputati, squadra di calcio a 7 che giocherà al campo della Jem’s all’Infernetto. Palmarès Club Coppa Italia: 2 - Roma: 2006-2007, 2007-2008 Supercoppa italiana: 1 - Roma: 2007 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Slovacchia 2000 Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2006-2007 (4 gol) Premio nazionale Andrea Fortunato categoria calciatore: 1 - 2012 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
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ALEX SANDRO https://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Sandro_(calciatore_1991) Nazione: Brasile Luogo di nascita: Catanduva Data di nascita: 26.01.1991 Ruolo: Difensore Altezza: 180 cm Peso: 80 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2024 Esordio: 12.09.2015 - Serie A - Juventus-Chievo 1-1 Ultima partita: 25.05.2024 - Serie A - Juventus-Monza 2-0 327 presenze - 16 reti 5 scudetti 5 coppe Italia 2 supercoppe italiane Alex Sandro Lobo Silva, noto semplicemente come Alex Sandro (Catanduva, 26 gennaio 1991), è un calciatore brasiliano, difensore del Flamengo. Con la nazionale brasiliana si è laureato campione del Sud America nel 2019. Con i club vanta la vittoria di due campionati Paulisti (2010 e 2011) e una Coppa del Brasile (2010) con il Santos, due campionati portoghesi (2012 e 2013) e tre Supercoppe portoghesi (2011, 2012 e 2013) con il Porto, cinque campionati italiani (dal 2016 al 2020), cinque Coppe Italia (dal 2016 al 2018, 2021 e 2024) e tre Supercoppe italiane (2015, 2018 e 2020) con la Juventus – club quest'ultimo di cui è, in coabitazione con Pavel Nedvěd, il calciatore d'origine non italiana ad averne vestito più volte la maglia (327) –, e una Coppa del Brasile (2024) e una Supercoppa del Brasile (2025) con il Flamengo. In ambito internazionale ha conquistato una Coppa Libertadores nel 2011 con il Santos e ha disputato una finale di UEFA Champions League nel 2017 con la Juventus. Ha inoltre conquistato l'argento olimpico nel 2012, mentre con il Brasile under-20 è stato campione del mondo e d'America nel 2011. Alex Sandro Alex Sandro in azione per la Juventus nel 2021 Nazionalità Brasile Altezza 180 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Flamengo Carriera Giovanili 2006-2008 Atlético Paranaense Squadre di club 2008-2010 Atlético Paranaense 17 (0) 2010-2011 → Santos 30 (1) 2011-2015 Porto 87 (3) 2015-2024 Juventus 327 (16) 2024- Flamengo 7 (0) Nazionale 2011 Brasile U-20 11 (0) 2012 Brasile olimpica 3 (0) 2011-2022 Brasile 40 (2) Palmarès Copa América Oro Brasile 2019 Argento Brasile 2021 Olimpiadi Argento Londra 2012 Campionato sudamericano Under-20 Oro Perù 2011 Campionato mondiale Under-20 Oro Colombia 2011 Caratteristiche tecniche È un terzino sinistro. Può essere usato come esterno sinistro oppure come ala, grazie alle sue capacità di saltare l'uomo e di effettuare cross dalla fascia; difensivamente è specializzato nel tackle per recuperare il pallone. Nel corso della sua prima stagione alla Juventus ha migliorato la fase difensiva, riuscendo a distinguersi spesso per efficaci chiusure in diagonale. Sul finale di carriera è diventato a tutti gli effetti anche un difensore centrale sia nella difesa a tre che a quattro. Carriera Club Athletico Paranaense Alex Sandro inizia la sua carriera da calciatore nel 2006, quando viene acquistato dall'Atlético Paranaense dove, in due stagioni, si alterna giocando sia con la prima squadra sia con la formazione primavera. Debutta ufficialmente da calciatore professionista il 25 luglio 2009 in occasione del match di campionato giocato con l'Avaí. Rimedia la sua prima ammonizione in carriera il 29 agosto, durante la partita di campionato con il Náutico. All'incirca a due mesi più tardi risale la prima espulsione da calciatore professionista, ottenuta nel corso della partita giocata con il Coritiba. Deportivo Maldonado e Santos Dopo tre anni conclude la sua avventura con il club di Curitiba e viene ceduto in cambio dell'equivalente di € 2,2 milioni in Uruguay al Deportivo Maldonado, che però lo cede in prestito al Santos per due stagioni. Debutta con i bianconeri in campionato l'8 maggio 2010, in occasione della partita con il Botafogo dove viene anche espulso per somma di ammonizioni. Il 25 settembre realizza la prima rete in campionato con il Peixe, durante il match giocato con il Cruzeiro. In due stagioni colleziona, con la maglia dei bianconeri, 38 partite giocate e 2 reti segnate. Porto Alex Sandro in azione per il Porto nel 2013 Il 23 luglio 2011 i lusitani del Porto, dopo aver comprato il suo compagno in nazionale Under-20 Danilo, acquistano il calciatore per 9,6 milioni di euro, facendogli firmare un contratto di durata quinquennale con una clausola rescissoria di 50 milioni di euro. Debutta con i Dragões il 19 febbraio 2012, in occasione della partita con il Vitória Setúbal vinta per 3 a 1 dai biancoblu. Il 16 marzo realizza la sua prima rete con il Porto nel match di campionato giocato con il Nacional de Madeira e, in quell'occasione, rimedia anche la sua prima ammonizione con il suo nuovo club. Complessivamente in quattro anni con il Porto, ha messo insieme 137 presenze e 3 gol. Juventus Il 20 agosto 2015 viene ceduto per 26 milioni di euro al club italiano della Juventus. Il 12 settembre seguente fa il suo esordio in bianconero, nel pareggio per 1-1 contro il Chievo allo Juventus Stadium. Decisivo risulta il suo assist a Paulo Dybala nella classica contro il Milan del 21 novembre, vinta dai torinesi per 1-0. Il 17 gennaio 2016 mette a segno il suo primo gol in maglia juventina, quello del definitivo 4-0 sul campo dell'Udinese. Il 25 aprile vince il suo primo Scudetto (il quinto consecutivo per la Juventus) con tre giornate d'anticipo, grazie alla sconfitta del Napoli sul campo della Roma, mentre l'8 maggio arriva la sua prima espulsione in Serie A in occasione del match in casa del Verona (vittoria dei veneti per 2-1). Il 21 maggio conquista con i bianconeri anche la sua prima Coppa Italia (la seconda consecutiva per la Juventus) in finale contro il Milan (vittoria dei torinesi per 1-0 ai tempi supplementari). In questa sua prima annata in Italia si contende la maglia da titolare con il francese Evra, rivelandosi comunque come una delle maggiori sorprese della stagione bianconera. Nella stagione seguente conquista definitivamente il posto da titolare, ripetendo le ottime prestazioni dell'anno precedente. Il 17 maggio 2017 conquista la seconda Coppa Italia con la maglia della Juventus, battendo in finale la Lazio per 2-0: suoi sono i due assist che porteranno al gol Dani Alves prima e Bonucci poi. Il 21 maggio, in occasione della vittoria casalinga per 3-0 contro il Crotone (match in cui il brasiliano firma la terza rete bianconera), conquista il suo secondo Scudetto consecutivo (il sesto per la Juventus). Il 3 giugno, invece, gioca da titolare la sua prima finale di Champions League, a Cardiff contro il Real Madrid, che vede la compagine torinese sconfitta per 4-1 dagli spagnoli. Il 18 febbraio 2018 decide il derby di Torino, vinto 1-0 con un suo gol. Al termine della stagione vince il terzo scudetto e la terza coppa Italia con i bianconeri. Nella stagione 2018-19 vince il suo quarto titolo italiano consecutivo segnando il suo primo gol stagionale nella partita scudetto con la Fiorentina del 20 aprile 2019, vinta per 2-1. Nella stagione 2019-2020 è decisivo nella trasferta in casa del Sassuolo, il 15 luglio 2020, siglando il gol del definitivo 3-3, ed undici giorni dopo conquista il suo quinto scudetto consecutivo. Nell'annata 2020-2021 realizza la sua prima doppietta in Serie A, il 21 aprile 2021, nel successo per 3-1 contro il Parma. Il 28 febbraio 2023, in occasione del derby casalingo vinto 4-2 sul Torino, il difensore raggiunge le 300 presenze in maglia juventina; nel corso dello stesso anno si assesta sul podio degli stranieri con più gare giocate in maglia bianconera. Migliora ulteriormente il proprio status nella storia juventina durante la stagione 2023-2024, dapprima in febbraio quando sale al secondo posto assoluto, superando David Trezeguet, e poi il 25 maggio 2024, nell'ultima gara giocata in maglia bianconera, quando appaia Pavel Nedvěd come primatisti assoluti a quota 327 presenze. Al termine della stagione lascia il club torinese, dopo nove anni e 12 trofei. Flamengo Il 26 agosto 2024 fa ritorno in Brasile, accordandosi da svincolato con il Flamengo. Debutta con la squadra carioca il 15 settembre dello stesso anno, nel pareggio per 1-1 contro il Vasco da Gama; il successivo 2 ottobre segna il suo primo gol in maglia Rubro-Negra, nella vittoria per 1-0 contro il Corinthians al Maracanã, nell'andata della semifinale di Coppa del Brasile. Nazionale Alex Sandro in azione per la nazionale brasiliana nella Copa América 2019 Nel 2011 viene convocato nell'Under-20 brasiliana per prendere parte sia al campionato sudamericano Under-20 sia al Mondiale Under-20; la nazionale verdeoro si aggiudicherà la vittoria finale in entrambi i tornei. Il 10 novembre 2011 fa il suo esordio con la nazionale maggiore in una gara amichevole contro il Gabon, terminata con il risultato di 0 a 2 per i verdeoro. Il 6 luglio 2012 viene convocato per disputare le XXX Olimpiadi che si svolgeranno a Londra e in altre città del Regno Unito. Debutta con la Nazionale olimpica il 1º agosto, in occasione del match giocato al St James' Park di Newcastle contro i pari età della Nuova Zelanda. La nazionale brasiliana concluderà il torneo qualificandosi al secondo posto, dietro la nazionale messicana campione perdendo l'11 agosto nella finale di Wembley per 2-1. In questa gara viene sostituito dopo 32 minuti dall'attaccante Hulk: nell'intero torneo gioca un totale di 198'. Dopo un periodo di assenza, le buone prestazioni con la Juventus gli consentono di tornare nel giro della nazionale brasiliana, di cui torna a vestire la maglia il 13 giugno 2017 in un'amichevole vinta 4-0 contro l'Australia. Dopo essere stato escluso dai convocati per il Mondiale 2018, il 12 ottobre dello stesso anno realizza la sua prima rete in Nazionale nell'amichevole vinta 2-0 contro l'Arabia Saudita. L'anno successivo partecipa alla Copa América organizzata proprio in Brasile. Dopo aver giocato una sola partita nella fase a gironi (contro il Perù), conquista la titolarità dai quarti di finale con i verdeoro, fino alla partita finale vinta per 3-1 dalla Seleção, contro il Perù. Nel novembre del 2022, viene incluso dal CT Tite nella rosa brasiliana partecipante ai Mondiali di calcio in Qatar, manifestazione in cui scende in campo in tre occasioni. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Paulista: 2 - Santos: 2010, 2011 Competizioni nazionali Coppa del Brasile: 2 - Santos: 2010 - Flamengo: 2024 Campionato portoghese: 2 - Porto: 2011-2012, 2012-2013 Supercoppa di Portogallo: 3 - Porto: 2011, 2012, 2013 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 5 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2020-2021, 2023-2024 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2018, 2020 Supercoppa del Brasile: 1 - Flamengo: 2025 Competizioni internazionali Coppa Libertadores: 1 - Santos: 2011 Nazionale Campionato sudamericano Under-20: 1 - Perù 2011 Campionato mondiale Under-20: 1 - Colombia 2011 Argento olimpico: 1 - Londra 2012 Coppa America: 1 - Brasile 2019 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 2 - Squadra dell'anno: 2017, 2018
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JOCELYN BLANCHARD Dalle storiche spiagge di Dunkerque, dove è cresciuto calcisticamente, alla Juventus – scrive Franco Badolato, su “La Stampa” del 23 maggio 1998 –. Sbarca in piazza Crimea il primo rinforzo in vista della stagione ‘98-99. È Jocelyn Blanchard, centrocampista che giovedì prossimo compirà 26 anni. È nato in un paesino vicino a Lille, nelle ultime quattro stagioni ha giocato nel Metz, squadra che è finita al secondo posto nel campionato transalpino. È costato 18 milioni di franchi, poco più di 5 miliardi; ha firmato un contratto quadriennale per mille milioni a stagione. Entro fine mese verrà annunciato anche l’acquisto del difensore croato Igor Tudor, 20 anni, già in ritiro con la nazionale di Boksic e Boban. Blanchard, dunque. Non è Deschamps, nel senso che come caratteristiche tecniche semmai può essere avvicinato a Conte. Didier non andrà via, annuncia Moggi. Il capitano invece non è compreso tra gli incedibili. Il neo bianconero si definisce così: «Un polivalente, so difendere e attaccare, gioco a tutto campo, da ultimo ho svolto compiti di interdizione nella zona di centro destra perché ho dovuto sostituire un compagno infortunato. Abbiamo a lungo lottato per lo scudetto. Ho segnato un gol, al Le Havre, ho vinto una Coppa di Lega al primo anno a Metz». Non ha mai giocato contro Deschamps, ricorda di aver affrontato invece Zidane quando questi era ancora a Bordeaux. Non fa parte dei selezionati per il Mondiale. Dice: «Parto alla pari con gli altri, so che dovrò lottare per conquistarmi un posto. Il fatto di poter giocare al fianco di due connazionali mi aiuterà ad ambientarmi meglio. I calciatori francesi interessano ultimamente le società italiane perché i nostri club sono organizzati come i vostri. Vengo da una regione che non ha espresso grandi campioni. Non mi ispiro a nessun giocatore del recente passato, gli idoli giovanili sono stati Maradona e Platini, ma loro appartengono a un’altra categoria». Come è arrivata la Juve a Blanchard? Risponde Luciano Moggi: «L’abbiamo seguito per tutta la stagione. Sa ricoprire qualsiasi ruolo di centrocampo, ha avuto un rendimento regolare e premiato anche dalla critica. Perché francese? Sono migliorati tantissimo e non ci creano problemi di lunghi viaggi ogni volta che vanno in Nazionale. Ovviamente l’arrivo di Blanchard spegne ogni interesse per Boghossian». Oltre al francese e al croato Tudor, quali saranno le altre mosse bianconere? Arriverà un attaccante? Ancora Moggi: «Casiraghi, con tutto il rispetto, non ci interessa. Inoltre, lo dico in modo che la smettiate con le voci: Inzaghi non si muove. Né vanno via Pessotto o Di Livio. Pure con Monterò siamo a buon punto per il rinnovo del contratto fino al 2003, manca l’assenso del padre. Dimas? Resterà». Anche se Moggi sostiene che l’attacco non ha bisogno di ritocchi, forte com’è di giovani come Amoruso e Zalayeta, qualche colpo dovrebbe essere assestato (Andersson?). «La nostra politica è quella dei Blanchard e dei Tudor – spiega il dg –, quella cioè dei giocatori che sappiano, come Tacchinardi e Iuliano, destreggiarsi in vari ruoli passando senza creare problemi dal campo alla panchina. Qui sono tutti titolari e riserve. Con questo sistema di ricambi abbiamo saputo far fronte a un infortunio come quello di Ferrara, un giocatore importante soprattutto per le qualità umane all’interno del gruppo». FABIO VERGNANO, “LA STAMPA” DEL 25 LUGLIO 1998 Blanchard, chi? In molti se lo sono chiesto quando la Juve ha annunciato il suo ingaggio. Ma Lippi, folgorato dal calcio francese, è pronto a scommettere di aver pescato di nuovo bene. E il giovane centrocampista che arriva dal Metz è certo di non deluderlo: «Se non sbaglio, anche quando è arrivato Zidane non tutti erano convinti. È vero, non sono un nazionale, ma neppure uno sconosciuto. Sono un centrocampista difensivo con un sogno e una certezza: spero di giocare accanto a Deschamps e sono sicuro di aver fatto la scelta giusta venendo alla Juve. E non sono qui per guardare gli altri». Intanto ha idee molto chiare. Sugli arbitri: «Senza il professionismo i problemi non mancheranno mai. Anche in Francia proteggono i club più importanti». Sulla Francia: «Se ne andranno tanti altri, perché la pressione fiscale è impossibile. Guadagni dieci, te ne portano via sei. E non si parla mai di sciopero. Restiamo dei provinciali, soltanto Monaco, Marsiglia e Psg hanno una dimensione internazionale». 〰.〰.〰 «Qui si lotta sempre per vincere – dichiara alla sua presentazione – farò parte di un gruppo fantastico e voglio dimostrarmi all’altezza. Vestire la maglia bianconera è, per me, motivo di grande orgoglio». Insieme ai connazionali, promette di formare un trio tutto potenza e classe: «Anche se non li conosco personalmente, so benissimo che si tratta di due grandi campioni. Giocare al loro fianco sarà bellissimo, così come avere per compagno di squadra un fuoriclasse del calibro di Del Piero». L’avventura in bianconero comincia bene; realizza un bellissimo gol, al termine di una grande partita, nell’amichevole contro il Newcastle, in agosto. Poi più nulla; 12 apparizioni, alcune delle quali molto fugaci, in campionato, sei in Coppa Italia, tre in Champions League, ma nessun gol all’attivo, tante insufficienze in pagella e la cessione, nell’estate del 1999, al Lens. «Ho giocato poche partite, avevo 25 anni e sono voluto andar via per giocare di più. Col senno di poi ho sbagliato, dovevo restare. E accettare il fatto che la prima stagione fosse quella dell’apprendistato». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/05/jocelyn-blanchard.html
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JOCELYN BLANCHARD https://it.wikipedia.org/wiki/Jocelyn_Blanchard Nazione: Francia Luogo di nascita: Béthune Data di nascita: 28.05.1972 Ruolo: Centrocampista Altezza: 181 cm Peso: 72 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1998 al 1999 Esordio: 10.09.1998 - Coppa Italia - Ravenna-Juventus 0-2 Ultima partita: 23.05.1999 - Serie A - Juventus-Venezia 3-2 21 presenze - 0 reti Jocelyn Blanchard (Béthune, 28 maggio 1972) è un dirigente sportivo ed ex calciatore francese, di ruolo centrocampista. Jocelyn Blanchard Blanchard nel 2009 all'Austria Vienna Nazionalità Francia Altezza 181 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2011 Carriera Giovanili 19??-19?? Dunkerque Squadre di club 1990-1995 Dunkerque 162 (12) 1995-1998 Metz 108 (9) 1998-1999 Juventus 21 (0) 1999-2003 Lens 127 (3) 2003-2009 Austria Vienna 196 (8) 2009-2011 Austria Kärnten 21 (1) Carriera Cresce calcisticamente nel Dunkerque, con cui debutta nel calcio professionistico a 18 anni, giocando titolare in mezzo al campo. Nel 1995 debutta nella Ligue 1 con il Metz e nella stessa stagione vince la Coppa di Lega francese. Si rivela al grande pubblico come uno dei migliori giocatori della stagione 1997-98, che vede il Metz terminare secondo in campionato. Approfitta del momento di notorietà per accettare l'offerta della Juventus, che lo acquista per la cifra di 7 miliardi di lire. L'avventura in bianconero pare cominciare bene; realizza un apprezzabile gol, al termine di una grande partita, nell'amichevole agostana contro il Newcastle. Tuttavia la stagione italiana si rivela un totale fallimento: disputa solo 12 gare di campionato, 6 di Coppa Italia e 3 in Champions League con prestazioni meno che mediocri. Nell'estate 1999 viene quindi ceduto immediatamente al Lens. Tornato in Francia, contribuisce subito a un'ottima stagione del club che arriva alla semifinale di Coppa UEFA. Si laurea nuovamente vicecampione della Ligue nel 2002 dietro all'Olympique Lione e l'anno successivo, dopo quattro stagioni con Les Sang et Or, firma per l'Austria Vienna, club con cui vince un campionato nel 2005-2006 e tre Coppe d'Austria nel 2005, 2006 e 2007. Il 5 giugno 2009, dopo circa 200 partite disputate con l'Austria Vienna, viene acquistato dall'Austria Kärnten; con quest'ultima formazione, il 30 maggio 2011 chiude la carriera da giocatore. Intraprende quindi la carriera da dirigente tornando al Lens, nel frattempo retrocesso in Ligue 2, venendo nominato direttore sportivo, carica che ricopre in due differenti periodi dal 2011 al 2017. Palmarès Coppa di Lega francese: 1 - FC Metz: 1995-1996 Campionato austriaco: 1 - Austria Vienna: 2005-2006 Coppa d'Austria: 3 - Austria Vienna: 2004-2005, 2005-2006, 2006-2007
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THIERRY HENRY MASSIMO DE MARZI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1999 Un altro campione del mondo per la Juve. Dopo Deschamps e Zidane, ecco giungere in bianconero Thierry Henry, un altro dei 22 paladini di Jacquet che hanno conquistato nel luglio scorso il titolo iridato. Un colpo a sorpresa quello di Henry, l’ennesimo colpo di genio di Luciano Moggi che dal suo cappello a cilindro, come si addice ai grandi maghi (e Moggi non è forse il “mago del mercato”?), ha estratto il nome del giovane bomber del Monaco, un giocatore cui nessuno aveva pensato e che con una trattativa lampo il direttore generale bianconero ha saputo portare a Torino. Attaccante dotato di ottimi mezzi fisici (è alto 1.87 per un peso forma di circa 80 chili), rapido e con i piedi buoni, il neo bianconero non ha ancora 22 anni e in patria è considerato il talento emergente del calcio transalpino. Viste le sue doti di attaccante esterno che ama svariare soprattutto sulla fascia sinistra, il neo juventino dovrebbe essere il naturale sostituto di Alex Del Piero nell`attacco bianconero. Per Henry contratto fino al 2003 con la Juventus per un ingaggio che (si dice) sfiora i 2,5 miliardi a stagione. Per la società un investimento a lunga scadenza, che testimonia la volontà del club bianconero di aprire un nuovo ciclo vincente, acquistando giocatori giovani di grandi prospettive. «Sono onoratissimo di giocare in un club di grande prestigio come la Juve», ha detto Thierry Henry nel corso della conferenza stampa di presentazione del 18 gennaio. «Appena il Monaco mi ha prospettato l’idea di venire a Torino non ho avuto dubbi nell’accettare. Indossare la maglia bianconera è un privilegio che spetta a pochissimi ed io mi considero fortunato a fare parte di questo gruppo». Il calciatore cui si ispira è il grande Marco Van Basten, il successo ai Mondiali con la Francia e stata la sua gioia più grande, ma adesso il francese pensa solo alle vittorie che vuole conquistare con la Juventus: «Purtroppo, avendo già giocato in Uefa col Monaco, non posso disputare la Champions League in questa stagione. Vuol dire che in Coppa farò il tifo per i miei nuovi compagni e la domenica cercherò di contribuire alla qualificazione nella Champions League dell’anno prossimo, facendo fare un grande finale di campionato alla Juve». Nato a Les Ulis, un sobborgo di Parigi, il l7 agosto 1977, Henry è di origini caraibiche. Fidanzato con Sabrina, ha un fratello maggiore, Willy, che è per lui inseparabile. Il neo juventino ha bruciato le tappe. Nonostante l’età verdissima, Henry ha già vinto molto sia a livello di club che con la Nazionale. Ha debuttato in serie A nel Monaco nell’estate del 1994 e due anni dopo si è laureato campione del mondo Under 18 con la Nazionale transalpina e ha vinto l’Oscar come miglior giovane del calcio francese. Nel 1996/97 la definitiva esplosione: Thierry Henry gioca alla grande, vince il titolo nazionale con il Monaco e le sue ottime prestazioni convincono Aime Jacquet a farlo entrare nel giro della Nazionale. Il debutto con i Blues arriva l’anno scorso, in una stagione che non riserva però a Henry grosse fortune nel suo campionato. Il giovane attaccante si riscatta in Europa, dove trascina il Monaco fino alle semifinali di Champions League. Henry è il vice capocannoniere della manifestazione con 7 gol e soltanto un certo Alessandro Del Piero con 10 reti fa meglio di lui... Quel Del Piero che, insieme alla Juve, fa sfumare i sogni di gloria della squadra del Principato. Tutti i tifosi bianconeri in quella circostanza hanno la possibilità di imparare a conoscere e apprezzare il giovane bomber, che nella sfida di ritorno segna un gran gol nella vittoria (peraltro ininfluente) del Monaco per 3-2. In estate arriva poi il successo più bello e significativo: Henry diventa campione del mondo con la Francia e nella fase finale del torneo iridato l`attaccante mette a segno 3 gol. Era in panchina la notte del 12 luglio in cui tutto il mondo si inchinò ai piedi di Zidane. E Zizou è pronto a giurare sulle sue qualità: «È un giocatore intelligente, scaltro e rapido, che farà molto comodo alla Juve». Una Juve nella quale il francese è ormai diventata la seconda lingua ufficiale: dopo Deschamps, Zidane e Blanchard ora e il turno di Henry. La Signora, insomma, è sempre più Madame. 〰.〰.〰 È uno dei più grandi rimpianti della gloriosa storia juventina; liquidato (dopo solamente mezza stagione) anche a causa di un clamoroso equivoco tattico. Infatti, era impiegato, spesso e volentieri, come esterno sinistro del centrocampo a cinque, in pratica da terzino, nonostante al Monaco si fosse messo in luce come un attaccante dotato di ottimi mezzi fisici, capace di svariare su tutta la zona d’attacco. Tecnico, rapido e dotato di grande senso del goal, nella squadra del Principato rende quasi inutile la presenza di una seconda punta al suo fianco, per la completezza del suo repertorio. Luciano Moggi, accusato di essere il colpevole di questo clamoroso errore, si difende: «Ricordo che Henry faticava a inserirsi per problemi legati alla giovane età, alla durezza del campionato italiano, alle difficoltà di mettersi in mostra in una grande squadra (peraltro in crisi): forse era troppo per lui in quel momento. Le qualità tecniche non si potevano discutere, ma il giocatore aveva bisogno di spazio palla al piede e il suo gioco non si adattava a quello della squadra che giocava sempre in pressing sull’avversario. Faticava a rendersi utile alla squadra e si esponeva a critiche, che neppure meritava: quell’anno disputò 16 partite delle quali 9 non portate a termine (ed io non ero certo l’allenatore). Visto e considerato che un po’ di esperienza l’aveva già maturata, pensai di darlo in prestito un anno in una squadra meno esigente nei suoi confronti, che potesse dargli l’opportunità di crescere e adattarsi al nostro campionato con più tranquillità. Individuai l’Udinese come soluzione opportuna, raccogliendo la disponibilità entusiasta dei Pozzo. Henry se la prese a male e, ancora oggi, non riesco a capire il perché. Questa storia si concluse con la partenza di Henry: fui costretto a cederlo e, nonostante la stagione non certo esaltante, riuscii a ottenere dall’Arsenal 32 miliardi di lire. Comprato per 18 e rivenduto poco dopo a 32. Una plusvalenza non da poco che non ha nemmeno sminuito il valore della squadra: infatti, nelle stagioni successive (quelle in cui Henry ha dato il meglio) la Juventus ha ripreso a vincere con regolarità. Più dell’Arsenal. E alla Juventus arrivò un certo Trézéguet». La replica di Titì: «Quando arrivai alla Juventus c’erano tanti problemi. La squadra non stava andando bene. Giocavamo col 3-5-2, un modulo in cui non riuscivo a trovare la posizione in campo. Ho faticato all’inizio, poi però ho cominciato a segnare. Comunque sia, lasciai la Juventus per altri motivi. Loro volevano acquistare Marcio Amoroso, l’Udinese voleva me come contropartita. Mi rifiutai, perché questo significava mancanza di fiducia nei miei confronti. Ho chiesto di andare, loro sono stati d’accordo. Ancelotti non voleva cedermi, né lasciarmi andare in prestito. I dirigenti, invece, la pensavano in un’altra maniera. I giocatori sono stati grandi, mi hanno chiamato tutti, quando sono partito. Ancelotti pure. Non mi divertivo per niente, avevo l’impressione di aver perso la voglia di giocare. Sono andato via anche per questo». Ancelotti, qualche anno dopo, reciterà il mea culpa: «Su Henry ho preso una cantonata: lo consideravo un giocatore di fascia, non mi sono accorto che era invece un fortissimo centravanti». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/thierry-henry.html#more
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DANIELE RUGANI «Sono arrivato che ero un ragazzino con un sogno dentro un borsone più grosso di me. Oggi lascio Torino fra mille emozioni, ma senza alcun rammarico. Quello che provo è semmai gratitudine per aver realizzato quel sogno che da domani continuerò a vivere, anche se lontano da qui». Le strade della Juventus e di Daniele Rugani – si legge sul sito ufficiale della Juventus – si separano. Il difensore, bianconero dalla stagione 2015/16, dal prossimo anno militerà infatti in prestito per un anno nel Rennes. Si chiude così una storia, quella fra Daniele e la Signora fatta di vittorie, di crescita, di soddisfazioni reciproche. Con noi Rugani ha vinto tanto, 5 Scudetti, 3 Coppe Italia e 2 Supercoppe. E senza mai far mancare impegno, educazione, serietà e amore per la maglia. Sono 101 le sue presenze totali in maglia bianconera, in tutte le competizioni, per 8033 minuti in campo in questi cinque anni, con sette gol messi a segno (curiosità: le reti in campionato, sei, sono arrivate tutte da calcio piazzato, tre da corner e tre da punizione). Si chiude quindi un lungo cammino insieme, che parte da lontano, lontanissimo: Rugani è infatti bianconero per la prima volta nel 2012/2013, quando milita nella Primavera, e a fine stagione alzerà la Coppa Italia di categoria. E nel momento in cui una bella storia si conclude, non possiamo che ringraziarti, Daniele, e augurarti tutto il bene per il prosieguo della tua carriera! FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2012 Un’estate come quella 2012, Daniele Rugani la rivivrà a lungo nella sua memoria. In poche settimane, le emozioni per il giovanissimo ragazzo toscano nato a Sesto di Mollano (Lucca) si sono succedute una dietro l’altra. L’approdo alla Juventus e la convocazione per il ritiro estivo. Gli allenamenti a Châtillon e l’esordio nell’amichevole di Saint Vincent la partecipazione a tutte le amichevoli internazionali e i 18 anni celebrati (lo scorso 29 luglio) con tutti i campioni bianconeri. La sfida in famiglia di Villar Perosa disputata da titolare con la Prima Squadra e la possibilità di giocare al Meazza, contro il Milan, nel Trofeo Berlusconi. Ma soprattutto la partecipazione al viaggio in Cina e la Supercoppa vinta e festeggiata nello spogliatoio di Pechino. Non male per un ragazzo che, solo a maggio, scendeva nelle strade della sua Toscana per gioire della conquista del 30° Scudetto. Sì, perché Daniele il bianconero ce l’ha da sempre nel sangue: «Tutta la mia famiglia è juventina e nella zona in cui sono cresciuto, in provincia di Lucca, ci sono tantissimi tifosi bianconeri. Inutile dire che per me, essere qui, è il coronamento di un sogno. Pochi mesi fa giravo per le strade della mia città urlando i nomi de campioni della Juventus e in queste ultime settimane mi sono potuto allenare quotidianamente con loro. Un’estate come questa difficilmente la dimenticherò». Una passerella, ma non solo. Giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, Rugani si è conquistato la fiducia dello staff tecnico e l’apprezzamento dei compagni più esperti, che per lui sono stati generosi di consigli. «Fin dal primo giorno ho cercato di imparare dai grandi difensori che ci sono qui alla Juve, da ognuno ho provato a catturare i loro segreti. Per esempio ho osservato Bonucci come imposta il gioco o Lucio come marca l’uomo. Ho guardato da vicino campioni come Cáceres, Barzagli e Chiellini. Tutti mi hanno dato preziosi suggerimenti e mi hanno aiutato a crescere dal punto di vista tecnico e tattico. Senza dimenticare i consigli di Conte e di Carrera, che è stato un grande difensore». – Un ex grande difensore, Marco Baroni, ti aspetta in Primavera. «Anche dal mister avrò sicuramente tanto da imparare. Quando mi aggregherò alla Primavera cercherò di portare con me tutte le cose positive assimilate in quest’ultimo periodo, mettendoci la giusta voglia e l’umiltà e non certo la presunzione per aver potuto vivere un’esperienza così. Sono già concentrato e determinato per la stagione. Ci aspettano tante competizioni importanti, non vedo l’ora di affrontarle. In particolare la NextGen, un torneo tosto che ci darà la possibilità di affrontare squadre molto preparate e con mentalità e cultura diverse dalla nostra». – L’anno scorso eri a Empoli ed eri avversario dei bianconeri. Cosa ricordi dei tuoi nuovi compagni? «La Juventus aveva una delle formazioni Primavera più forti e attrezzate. Ha vinto Viareggio, ha raggiunto la finalissima dì Coppa Italia e le finali scudetto. Con alcuni dei miei nuovi compagni ho avuto modo di fare conoscenza già a Châtillon e con gli altri ci sarà tempo nelle prossime settimane». – Per presentarti ai tuoi nuovi tifosi, puoi descriverti come giocatore? «Gioco come difensore centrale, un ruolo che ricopro oramai da otto anni, cioè da quando sono approdato all’Empoli. Sono sempre stato piuttosto alto e questo ha spinto i miei tecnici ad arretrarmi da centrocampista, ruolo che ricoprivo una volta, a centrale difensivo. I punti di forza sono la concentrazione, il senso della posizione e il colpo di testa». – E Daniele Rugani fuori dal campo? Hai delle passioni particolari? «Adoro il mare e la pesca. Oltre al calcio sono appassionato di tennis e il mio giocatore preferito è Roger Federer Per il resto sono un ragazzo normale, a cui piace passare il tempo libero con gli amici. Certo da ora la mia vita avrà un bel cambiamento. Per me questa a Torino sarà la prima vera esperienza fuori casa. Non sono abituato a stare lontano dai miei familiari, ma sono tutti entusiasti e orgogliosi di questa svolta e mi staranno vicini. So che ci saranno momenti difficili, però mi aiuteranno a crescere come calciatore e uomo». – Se il buon giorno si vede dal mattino, sarà una bella stagione. «L’inizio è stato decisamente buono. Il mio obiettivo è fare un bel campionato, ma soprattutto di continuare a crescere e la Juventus è l’ambiente giusto per fado. Inoltre spero di poter far bene anche con la Nazionale, visto che quest’anno ci saranno gli Europei». – Per chiudere, un piccolo quiz. Se ti dico Alessandro Birindelli? «È toscano come me, ha giocato a Empoli ed è stato un grande calciatore della Juve. Se qui non ha vinto tutto sicuramente ci è andato vicino. Riuscire a fare una minima parte di quello che ha fatto lui, per me sarebbe già una grande cosa». DAVIDE ROVATI, JUVENTIBUS DEL 27 GIUGNO 2018 Daniele Rugani, 24 anni da compiere a luglio, veste la casacca bianconera da un triennio: un tempo di permanenza sufficiente per abbozzare un bilancio della sua esperienza, sollecitato tra l’altro da voci di mercato sempre più insistenti. Acquistato già nel 2012 e messosi in buona luce nella Primavera di Baroni, approda definitivamente a Torino nell’estate 2015, dopo due anni sensazionali con l’Empoli (conditi da una promozione). L’investitura è unanime: Rugani è il miglior difensore centrale italiano fra i giovani, impressionante per maturità e limpidezza negli interventi, come testimoniato anche dalla stagione d’esordio in massima serie chiusa senza una sola ammonizione in 3420’. La prima stagione in bianconero è durissima. Rugani gioca la prima da titolare a dicembre, in Coppa Italia, e deve aspettare gennaio per inanellare due presenze di fila. A differenza di altri giovani difensori in giro per l’Europa – il riferimento è soprattutto ai quasi-coetanei Umtiti e Varane – appare subito chiaro che a Rugani non è concesso di sbagliare per imparare. Anzi, la cura Allegri prevede panchine persino dopo le poche prestazioni davvero convincenti, come il delicatissimo subentro a freddo nel big match casalingo contro il Napoli (sì, Zaza 88’). Il talentino bianconero appare disorientato, insicuro, nel pieno di una involuzione tecnica e tattica il cui nadir è la disastrosa partita di San Siro in Coppa Italia (0-3 per l’Inter e qualificazione strappata ai rigori). In primavera Rugani riesce a rialzarsi e trovare finalmente un po’ di continuità, complici anche gli infortuni a Chiellini e Caceres. Il buon finale di campionato fa ben sperare per la stagione successiva. In realtà in estate la società investe su Benatia per completare il reparto e Rugani si ritrova di nuovo in fondo alle gerarchie. Esordisce solo a fine settembre, si infortuna subito dopo e torna titolare solo nel mese di novembre, in tempo per una grande partita in marcatura sullo scatenato Belotti e per prendere parte alla disfatta di Doha. Con la squadra che avanza fino alla finale di Champions, Rugani non gioca nemmeno un minuto nella fase a eliminazione diretta e non può dire la sua nemmeno nell’ampio turnover applicato da Allegri al reparto difensivo in campionato, perché un nuovo infortunio lo tiene fuori dai giochi fino a fine stagione. L’ultima annata è sotto gli occhi di tutti. Rugani gioca tanto, rompe per la prima volta in bianconero la barriera dei 2000’, ma non dà mai la sensazione di aver guadagnato terreno nelle gerarchie del mister. In panchina nei 180’ contro Tottenham e Real Madrid, in panchina in entrambi i big match di campionato contro il Napoli, in panchina persino per semifinali e finali di Coppa Italia. Quando conta, Allegri sceglie sempre Benatia, o persino Barzagli. Questa la cronistoria. E allora cosa abbiamo imparato su Daniele Rugani in questi tre anni? Innanzitutto che non è un difensore appariscente. Non sarà mai quello che si butta a corpo morto per deviare un tiro diretto all’angolino, né quello che lascia il segno dei tacchetti sull’uomo più carismatico degli avversari. Rugani è un giocatore estremamente lineare, che si esalta nei contesti organizzati e talvolta sembra un po’ spaventato dal disordine. Forse questa caratteristica lo ha limitato nel suo ambientamento a Torino. Alla Juve il difensore centrale è un ruolo rivestito di una patina di epica, è il ruolo di chi sa essere eroe. Ma lo straordinario non si addice a Rugani. Scendendo nei dettagli tecnici di questa narrazione, la Juve richiede un forte contributo individuale ai propri difensori, chiamati a farsi valere nella marcatura a uomo, a seguire il proprio istinto per rompere la linea, ad aiutare il compagno che compie una sbavatura. Rugani ha dimostrato talvolta di soffrire quelle situazioni in cui difendere di sistema non è sufficiente a cavarsela, come la marcatura di giocatori forti fisicamente e bravi a usare il corpo (ricordiamo tutti le magre figure con Galabinov) oppure la gestione di ampie porzioni di campo alle proprie spalle senza il ricorso alla trappola del fuorigioco. La linearità è propria di Rugani anche nella fase di gestione del pallone. Non parliamo certo di un Bonucci o di un Chiellini, entrambi protagonisti nella costruzione dell’azione con le rispettive peculiarità – il lancio lungo e la percussione palla al piede. Rugani è un difensore moderno, dotato di buon piede destro e con il chip del gioco di posizione installato da Sarri. Si tratta quindi di un centrale che cerca sempre il gioco corto e verticale ed è in grado di rompere le linee di pressione avversaria, anche con passaggi di prima intenzione. Analogamente a quanto scritto per la fase difensiva, non si può purtroppo dire che questa caratteristica si sposi bene con lo sviluppo del gioco della Juventus di Allegri. Una squadra che sembra refrattaria alla costruzione centrale e verticale, che esce sempre dalle vie laterali e che richiede ai centrali una circolazione paziente e periferica. Quando porta il pallone, tante volte ho notato nella postura di Rugani un atteggiamento di indecisione, come se ogni tocco in più aumentasse l’ansia per la scelta successiva da compiere. E così, nonostante avanzi sempre, in modo quasi didascalico, a testa alta, è difficile associare il suo incedere all’eleganza: piuttosto sembra sempre che la palla gli scotti fra i piedi. Quanto detto finora può sembrare un giudizio negativo sul calciatore da parte mia. E devo ammettere che, in caso di riconferma, non vedo come Rugani possa rappresentare più di un buon rincalzo per la Juve dell’anno prossimo. Credo che in questi anni sia maturato come giocatore, se non altro perché si è ritrovato a confrontarsi con palcoscenici e pressioni incredibili, ma non direi invece che sia migliorato. Proprio come guardare da vicino Nels Cline che suona la chitarra non ti rende un grande chitarrista, non è bastato a Rugani allenarsi con alcuni dei migliori marcatori al mondo per imparare l’arte. In definitiva, lo staff non è riuscito a colmare i (pochi) difetti tecnici del 21enne arrivato alla Juve nel 2015. E così Rugani non si è mai scrollato di dosso una vaga sensazione di insicurezza, o meglio di timidezza. Del resto il numero esiguo di grandi partite giocate in questi anni parla chiaro: a certi livelli, Rugani non è ritenuto affidabile. Inoltre l’anno prossimo non lo aiuterà certo l’integrazione di Caldara, suo coetaneo ma con caratteristiche molto più adatte al sistema difensivo della Juve e in generale un’impostazione meno scolastica e più aperta al gioco “sporco”. Rimango però convinto che il talento di Daniele Rugani sia indiscutibile, anche se magari non universale poiché basato più su mezzi tattici che sulla superiorità fisica e tecnica e quindi penalizzato dal contesto non ideale che ha trovato a Torino. Se dovesse rimanere in rosa, si tratterebbe comunque di un difensore classe ‘94, con una carriera lunghissima di fronte: un asset prezioso per la società, al di là di questo progetto tecnico che lo vede ai margini e che ne ha evidenziato i difetti più che i pregi. Se invece le voci di mercato trovassero conferma, occorrerà prendere atto che un suo trasferimento potrebbe essere la soluzione ideale sia per il giocatore che per la società. A malincuore, per quel che poteva essere e non è (ancora?) stato. MILENA TRECARICHI, JUVENTIBUS DEL 20 AGOSTO 2020 Adaline Bowman è miracolosamente rimasta una giovane di 29 anni, per quasi otto decenni. Cosa hanno in comune Adaline e Daniele Rugani? Il difensore toscano classe ‘94, è approdato alla Juve nell’estate del 2015, come uno dei migliori giovani talenti italiani in circolazione. Facendo un bilancio dei suoi cinque anni di militanza, non si può non notare come le stimmate della “giovane promessa” non siano state rispettate. O meglio, Rugani viene ancora considerato giovane, nonostante i 26 anni vengono di norma considerati come l’età della maturazione calcistica. “È giovane, deve crescere. Chiellini e Bonucci gli faranno da “chioccia”, tutte frasi che si sono ripetute nel corso degli anni. Frasi che hanno “autoconvinto” Rugani di essere sempre il ragazzino giovane da tutelare, da tenere in panchina e far giocare quando mancano i titolari. Questa sindrome “dell’eterna giovinezza” che attanaglia il difensore bianconero è stata un pesante limite che ha bloccato bruscamente il suo processo di crescita tecnico e mentale. Più sono passati gli anni, più le presenze in campo di Rugani sono diminuite. Persino in quest’ultimo anno, con Sarri, l’allenatore che l’aveva lanciato a Empoli e con cui si era visto il suo meglio, Rugani il campo l’ha visto veramente poche volte. La stagione 2019/20, si è conclusa per lui con 14 presenze totali, di cui tre da subentrato, un bottino decisamente scarno. “Per avere un futuro insieme, bisogna invecchiare insieme. Senza di questo l’amore diventa solo sofferenza”. A tal proposito, viene da chiedersi se non sia veramente il caso per Rugani, di lasciare la Juve, divenuta ormai la sua confort zone, e di spiccare il volo verso altri lidi che gli permettano finalmente di crescere, assumersi maggiori responsabilità, in poche parole: diventare grande. Invecchiare non è poi così brutto, Adaline nel film l’aveva capito, Rugani chissà. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/daniele-rugani.html
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DANIELE RUGANI https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Rugani Nazione: Italia Luogo di nascita: Lucca Data di nascita: 29.07.1994 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 84 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2020, dal 2021 al 2024 e dal 2025 al 2026 Esordio: 30.09.2015 - Champions League - Juventus-Siviglia 2-0 Ultima partita: 20.12.2025 - Serie A - Juventus-Roma 2-1 157 presenze - 11 reti 5 scudetti 4 coppe Italia 2 supercoppe italiane Daniele Rugani (Lucca, 29 luglio 1994) è un calciatore italiano, difensore della Fiorentina, in prestito dalla Juventus. Daniele Rugani Rugani in nazionale nel 2025 Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Fiorentina Carriera Giovanili 2000-2012 Empoli 2012-2013 → Juventus Squadre di club 2013-2015 Empoli 78 (5) 2015-2020 Juventus 79 (6) 2020-2021 → Rennes 1 (0) 2021 → Cagliari 16 (1) 2021-2024 Juventus 38 (2) 2024-2025 → Ajax 15 (0) 2025-2026 Juventus 6 (0) 2026- → Fiorentina 0 (0) Nazionale 2010-2011 Italia U-17 13 (3) 2011-2012 Italia U-18 9 (0) 2012-2013 Italia U-19 11 (0) 2013 Italia U-20 2 (0) 2014-2017 Italia U-21 19 (2) 2016-2018 Italia 7 (0) Biografia Legato dal 2015 alla giornalista Michela Persico, i due si sono sposati a Torino nel maggio 2024; la coppia aveva già un figlio, nato nel settembre 2020. Nel 2025, i due hanno chiuso la loro relazione. Nel febbraio 2025 viene condannato in primo grado a sei mesi con la condizionale e un'ammenda di 2 000 euro, per guida in stato di ebbrezza, per fatti risalenti al luglio 2023, quando era risultato positivo all'alcol test dopo un incidente autonomo a Torino. Caratteristiche tecniche È un difensore centrale dotato di buona fisicità, che rende al meglio in fase di marcatura e in particolar modo nell'anticipo: giocatore non molto veloce ma estremamente corretto, preferisce rinunciare all'intervento diretto sull'avversario – «sono meno irruento di altri, più razionale, uso il cervello più dell'istinto, provo a leggere le situazioni» –, al contrario sfiancandolo per portarlo lontano dall'area di rigore. Abile anche nel disimpegnarsi o nell'avanzare palla al piede, grazie alla sua statura eccelle nel colpo di testa, fondamentale con cui può rendersi utile anche in proiezione offensiva. Carriera Club Gli inizi, Empoli All'età di sei anni entra nel vivaio dell'Empoli dove compie tutta la trafila delle squadre giovanili. Nell'agosto 2012 passa in prestito alla Juventus che per la stagione 2012-2013 lo aggrega alla formazione Primavera allenata da Marco Baroni, dove contribuisce alla vittoria della Coppa Italia Primavera. Il 31 luglio 2013 i piemontesi acquistano dai toscani la metà del cartellino del giocatore, il quale fa contestualmente ritorno a Empoli per affrontare la sua prima annata da professionista. Con la maglia degli azzurri esordisce diciannovenne in Serie B, venendo subito impiegato come titolare dal tecnico Maurizio Sarri. Il 22 marzo 2014 realizza il suo primo gol in carriera, siglato su colpo di testa da calcio d'angolo nella partita casalinga di campionato con la Reggina (4-0). Conclude la sua prima annata da professionista con 42 presenze e 2 reti, contribuendo alla promozione dei toscani nella massima serie. Debutta in Serie A il 31 agosto 2014, ventenne, nella sconfitta (2-0) sul campo dell'Udinese. Il successivo 20 settembre segna il primo gol in massima categoria, siglando il definitivo 2-2 nella trasferta contro il Cesena. Intanto il 2 febbraio 2015 la Juventus acquista anche l'altra metà del suo cartellino per 3,5 milioni di euro, lasciandolo contestualmente in prestito in Toscana sino a fine stagione. Chiude il campionato disputando tutte le 38 partite e realizzando 3 gol, partendo sempre titolare senza mai essere sostituito; non riceve inoltre alcuna sanzione disciplinare a proprio carico. Juventus Rugani in azione per la Juventus nel precampionato 2018-2019 Nell'estate 2015, come da precedenti accordi, entra a far parte della rosa juventina. Esordisce con la maglia bianconera il 30 settembre 2015, nei minuti finali della sfida casalinga di Champions League vinta contro il Siviglia (2-0), che rappresenta anche la sua prima presenza nelle coppe europee. Il debutto da titolare è invece del 16 dicembre seguente, in occasione della vittoriosa stracittadina (4-0) valevole per gli ottavi di Coppa Italia; quattro giorni dopo esordisce con i bianconeri anche in campionato, subentrando al 56' a Barzagli nella sfida vinta per 3-2 sul Carpi a Modena. Dopo un iniziale impatto con la realtà bianconera che lo vede spesso in panchina nonché suo malgrado protagonista anche di alcune opache prove, nella seconda parte della stagione 2015-2016 il tecnico Massimiliano Allegri gli concede un minutaggio sempre maggiore, cosa che gli permette di mettere assieme prestazioni via via più convincenti. In occasione di Fiorentina-Juventus (1-2) del 24 aprile, dopo 53 gare riceve il suo primo cartellino giallo in Serie A, record che non veniva raggiunto da un calciatore dal 1994. Il 21 maggio 2016 disputa da titolare la finale di Coppa Italia vinta 1-0 contro il Milan ai tempi supplementari. Nella sua prima annata alla Juventus ottiene in totale 21 presenze di cui 17 nel campionato vinto dalla squadra bianconera. Nella stagione seguente realizza i suoi primi gol in maglia juventina: il 21 settembre 2016, in campionato, apre le marcature nel 4-0 al Cagliari, mentre il 7 dicembre dello stesso anno sigla il definitivo 2-0 con cui i bianconeri battono la Dinamo Zagabria in Champions League, con quella che è peraltro la sua prima rete in campo internazionale (in entrambi i casi allo Juventus Stadium di Torino). Il 23 dicembre gioca da titolare la sfida di Supercoppa italiana a Doha contro il Milan, dove i piemontesi vengono sconfitti ai tiri di rigore. A fine anno vince, per il secondo anno consecutivo, scudetto e Coppa Italia; raggiunge inoltre la sua prima finale di Champions League (dove tuttavia non scende in campo), nella quale la Juventus viene sconfitta dal Real Madrid. Nell'annata 2017-2018, giovando anche della sopravvenuta cessione di Bonucci al Milan, si ritaglia un maggiore spazio nelle dinamiche della retroguardia bianconera, raggiungendo il suo massimo impiego stagionale sotto la Mole con 26 presenze totali, di cui 22 in campionato. Al termine dell'annata fa suo per la terza volta il double nazionale in maglia bianconera. Con il ritorno di Bonucci a Torino nell'estate 2018, tuttavia, l'annata seguente Rugani torna a essere impiegato con minore continuità, partecipando da comprimario alla conquista del quarto titolo nazionale consecutivo oltreché della Supercoppa italiana. La stagione 2019-2020 vede un ulteriore passo indietro nella sua esperienza piemontese: nonostante l'arrivo sulla panchina juventina di Maurizio Sarri, colui che a Empoli l'aveva fatto debuttare nel grande calcio, il difensore viene presto superato nelle gerarchie anche dai più giovani neoaquisti De Ligt e Demiral, scendendo in campo sempre più raramente e solo nella contingenza di infortuni o squalifiche altrui. Nel marzo 2020, durante il covid, è il primo calciatore di Serie A a risultare positivo; superato questo imprevisto, a fine stagione conquista il suo quinto scudetto consecutivo. Rennes, Cagliari e primo ritorno alla Juventus Ormai definitivamente relegato tra i comprimari juventini, comincia la stagione 2020-2021 a Torino prima di passare in prestito nell'ottobre seguente ai francesi del Rennes, in cerca di rinforzi d'esperienza in vista della loro prima, storica partecipazione alla Champions League. Dopo un debutto positivo sul piano personale, il 16 ottobre 2020 nella trasferta di Ligue 1 contro il Digione, viene ben presto frenato da problemi fisici oltreché dalla sopraggiunta concorrenza di un altro neoacquisto, Nayef Aguerd, su cui il club decide di puntare maggiormente anche per questioni contrattuali. Trascorre un solo semestre in Bretagna, in cui non riesce a emergere, prima di fare ritorno in Italia nel gennaio 2021, girato in prestito dalla Juventus al Cagliari. Realizza il suo primo gol per i rossoblù il successivo 3 marzo, in occasione del successo per 1-0 contro il Bologna. In Sardegna il difensore ritrova una buona continuità di rendimento, soprattutto dopo l'avvicendamento in panchina tra Eusebio Di Francesco e Leonardo Semplici, imponendosi titolare e contribuendo a fine campionato alla salvezza del club. Nell'estate 2021 fa ritorno in pianta stabile a Torino, pur nuovamente con un ruolo da comprimario. Nel triennio seguente raggiunge le 100 presenze in Serie A con la maglia bianconera, traguardo toccato il 4 giugno 2023 in occasione della vittoria esterna contro l'Udinese (0-1), mentre nella stagione 2023-2024 vince la sua quarta Coppa Italia della carriera. Ajax e secondo ritorno alla Juventus Non rientrando nei piani del nuovo allenatore juventino Thiago Motta, il 21 agosto 2024 il difensore si trasferisce in prestito all'Ajax, nei Paesi Bassi. Il successivo 18 settembre esordisce con i lancieri in Eredivisie, nel successo casalingo per 5-0 contro il Fortuna Sittard, subentrando nel secondo tempo a Josip Šutalo. Segna il suo primo gol in maglia biancorossa il 19 dicembre, in Coppa d'Olanda, sbloccando il punteggio nella vittoria interna per 2-0 contro il Telstar. Non riuscendo a imporsi da titolare, in tutto mette insieme 26 presenze e un gol sotto la guida del tecnico italiano Francesco Farioli. Una volta esauritosi il prestito ad Amsterdam, al termine della stagione calcistica europea fa ritorno alla Juventus in vista della Coppa del mondo per club FIFA 2025, nell'estate seguente. Disputa la prima parte dell'annata 2025-2026 ancora a Torino, prettamente da rincalzo: conclude la sua esperienza in bianconero nel febbraio 2026, dopo 157 presenze e 11 reti. Fiorentina Il 2 febbraio 2026 viene ceduto in prestito, con obbligo di riscatto in caso di salvezza, alla Fiorentina. Nazionale Nazionali giovanili Esordisce con la maglia della nazionale Under-21 il 5 marzo 2014, nella partita valida per le qualificazioni all'Europeo Under-21 2015 vinta per 2-0 sul campo dei pari età dell'Irlanda del Nord; nella stessa occasione segna anche il suo primo gol con gli Azzurrini, sbloccando il risultato. Prende quindi parte all'Europeo Under-21 del 2015 in Repubblica Ceca, chiuso dall'Italia al primo turno. A distanza di un anno e mezzo dalla sua ultima presenza con gli Azzurrini, e dopo essere nel frattempo entrato nel giro della nazionale maggiore, viene convocato per l'Europeo U-21 del 2017 in Polonia, che vede l'Italia semifinalista. Nazionale maggiore Rugani in nazionale nel 2025 Nel novembre 2014 è chiamato per la prima volta in nazionale maggiore, dal commissario tecnico Antonio Conte, per un'amichevole contro l'Albania, nella quale non scende in campo. Il 31 maggio 2016 viene aggregato come riserva ai 23 convocati per il campionato d'Europa 2016 in Francia, assieme ai compagni Benassi e Zappacosta. Il 1º settembre dello stesso anno, a ventidue anni, debutta con il selezionatore Gian Piero Ventura, subentrando a Barzagli nell'intervallo dell'amichevole di Bari persa 1-3 contro la Francia; il successivo 15 novembre scende in campo per la prima volta da titolare, in occasione dell'amichevole di Milano contro la Germania (0-0). Nel giugno del 2025, a sette anni dalla sua precedente apparizione in maglia azzurra, viene richiamato in nazionale dal commissario tecnico Luciano Spalletti, in occasione delle gare di qualificazione al campionato del mondo 2026 contro Norvegia e Moldavia. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2012-2013 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2015, 2018 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 4 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2023-2024 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 2 - Miglior calciatore della Serie B: 2014 - Squadra dell'anno: 2015
