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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. THIERRY HENRY https://it.wikipedia.org/wiki/Thierry_Henry Nazione: Francia Luogo di nascita: Les Ulis Data di nascita: 17.08.1977 Ruolo: Attaccante Altezza: 188 cm Peso: 83 kg Nazionale Francese Soprannome: Tití Alla Juventus dal 1998 al 1999 Esordio: 24.01.1999 - Serie A - Juventus-Perugia 2-1 Ultima partita: 24.07.1999 - Intertoto - Juventus-Ceahlaul 0-0 20 presenze - 3 reti 1 trofeo intertoto Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Thierry Daniel Henry (Les Ulis, 17 agosto 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese, di ruolo attaccante, assistente della nazionale belga. Considerato uno degli attaccanti più forti della sua generazione, è primatista di presenze (86) e di reti (42) con la maglia dell'Arsenal nelle competizioni UEFA per club. Con la nazionale francese, di cui con 51 reti è il miglior marcatore di tutti i tempi, vinse il campionato del mondo del 1998 e il campionato europeo del 2000. Lanciato nel professionismo nel 1994 dal Monaco e passato nel 1999 alla Juventus, fu con l'Arsenal che si consacrò come cannoniere; per i Gunners ha totalizzato 228 gol, vinto due Premier League, tre FA Cup e due Community Shield. L'esperienza con il Barcelona gli permise di conquistare la UEFA Champions League (2008-2009), Coppa del mondo per club FIFA (2009) e la Supercoppa UEFA (2009), oltre ai due Campionati spagnoli, alla Copa del Rey e alla Supercopa de España. Nel gennaio 2012 Henry è tornato a vestire la maglia dell'Arsenal, essendo stato ceduto in prestito per due mesi dai New York Red Bulls. A livello individuale vanta quattro titoli di capocannoniere in Premier League e due Scarpe d'oro. Si aggiudicò altresì due volte il premio di Giocatore dell'anno della PFA e in tre occasioni quello di Giocatore dell'anno della FWA, risultato, questo, mai conseguito da nessun altro calciatore da quando è stato istituito il riconoscimento. Nel 2004 venne inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi stilata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. È stato inserito nella squadra ideale del decennio dal Sun nel 2009. Nell'agosto 2008 Henry risultò da un sondaggio proposto ai tifosi dell'Arsenal primo tra i 50 migliori giocatori della storia del club londinese. Thierry Henry Henry nel 2015 Nazionalità Francia Altezza 188 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Belgio Assistente Termine carriera 2014 - giocatore Carriera Giovanili 1992-1994 Monaco Squadre di club 1994-1999 Monaco 105 (20) 1999 Juventus 20 (3) 1999-2007 Arsenal 254 (174) 2007-2010 Barcellona 80 (35) 2010-2011 N.Y. Red Bulls 37 (16) 2012 → Arsenal 4 (1) 2012-2014 N.Y. Red Bulls 85 (35) Nazionale 1993-1994 Francia U-16 8 (4) 1994-1995 Francia U-17 11 (10) 1995-1996 Francia U-18 13 (6) 1996-1997 Francia U-19 9 (5) 1997-1998 Francia U-20 11 (7) 1997-1999 Francia U-21 6 (1) 1997-2010 Francia 123 (51) Carriera da allenatore 2015-2016 Arsenal Giovanili 2016-2018 Belgio Assistente 2018-2019 Monaco 2019-2021 Montréal Impact 2021- Belgio Assistente Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup Oro Francia 2003 Europei di calcio Under-18 Oro Francia-Lussemburgo 1996 Biografia Henry è originario delle Piccole Antille: il padre, Antoine, viene dalla Guadalupa, mentre la madre, Maryse, è martinicana. Thierry nasce e cresce a Les Ulis, un distretto di Parigi che, nonostante le ristrettezze, lo ha aiutato ad apprendere i rudimenti del calcio. Nel luglio 2003 ha sposato la modella inglese Claire Merry, dalla quale ha divorziato quattro anni dopo, nel 2007. Campagna contro il razzismo Spesso Henry è stato vittima del fenomeno del razzismo negli stadi. Suscitò clamore quanto avvenne in Spagna nel 2004, quando la nazionale francese affrontava quella iberica. Il tecnico degli spagnoli Aragonés si rivolse durante la conferenza stampa pre-partita al proprio giocatore Reyes con queste parole: «Di' a quel N***o di M***A che tu sei molto meglio di lui. Glielo devi dire in faccia. Diglielo da parte mia. Devi credere in te, sei migliore di quel N***o di M***A.» Lo sdegno non fu solo fra i francesi ma anche fra gli inglesi, che successivamente in un incontro contro la Spagna a Madrid furono bersaglio di cori razzisti da parte della curva di estrema destra del Bernabéu. Per promuovere la lotta a questo fenomeno, Henry ed altri colleghi, sponsorizzati dalla Nike diedero vita al progetto Stand Up Speak Up. Caratteristiche tecniche Nonostante nel periodo delle giovanili avesse giocato prevalentemente da centravanti, venne impiegato sia dal Monaco che dalla Juventus come ala. All'Arsenal l'allenatore Arsène Wenger lo riportò al centro dell'attacco, spesso proponendolo in coppia con l'olandese Dennis Bergkamp. Dall'annata 2004-2005 il francese si dovette adattare al nuovo modulo scelto dall'allenatore, il 4-5-1, e dunque ricoprire il ruolo di unica punta. Tale posizione, che caratterizzò anche le successive stagioni con i Gunners, gli diede più spazio e gli permise in più occasioni di marcare reti spettacolari; «Thierry Henry potrebbe prendere palla in mezzo al campo e segnare un gol che nessun altro al mondo potrebbe segnare», dichiarò Wenger. Considerato uno dei più prolifici ed eleganti goleador del suo tempo, dotato di una tecnica sopraffina, tra le qualità più evidenti di Henry che testimoniano l'attitudine al gioco offensivo c'era la facilità di segnare in situazioni di "uno-contro-uno". A ciò egli univa un passo ed un dribbling fuori dal comune, che sfruttava per inserirsi nelle difese e creare circostanze favorevoli. Notevole è il suo peso anche in materia di assist, dacché con i suoi movimenti il francese tendeva a decentrarsi in posizione di ala sinistra; sostenuto da grande fantasia e altruismo, tra il 2002-2003 e il 2004-2005 mandò in gol circa 50 volte i suoi compagni. Riusciva molto spesso a eludere gli avversari posizionandosi di proposito in fuorigioco, per poi rientrare repentinamente nell'azione prima del passaggio a lui diretto. Non particolarmente efficace nel gioco aereo; viceversa, ha mostrato una straordinaria abilità e precisione nel calciare sia da distanza ravvicinata con tocchi morbidi o secchi, sia da fuori dall'area di rigore con veemenza. All'Arsenal era infatti lui il giocatore incaricato di battere a rete in occasione di calci di punizioni e rigori. Carriera Giocatore Club Esordi A sette anni Henry dimostra di avere un gran potenziale, il che suggerisce a Claude Chezelle di farlo entrare nel club calcistico locale, il CO Les Ulis. Il padre lo convince a partecipare agli allenamenti. Nel 1989 Henry passa all'US Palaiseau, ma dopo un anno il padre inizia ad avere dei problemi con il club, così Henry si trasferisce nel Viry-Châtillon per due stagioni. L'allenatore del Palaiseau, Jean-Marie Panza (futuro mentore di Henry), lo segue allo Châtillon. Monaco Henry (a destra) al Monaco nel 1997, alle prese con l'interista Bergomi nelle semifinali di Coppa UEFA; sullo sfondo l'altro interista, e compagno di nazionale di Henry, Djorkaeff. Nel 1990 l'osservatore del Monaco Arnold Catalano è mandato dal club a guardare una partita in cui gioca Henry, che in quell'incontro segna tutte e sei le reti del 6-0 finale. Impressionato dalla sua prestazione, Catalano gli offre l'ingresso nel Monaco senza provino preliminare, a condizione che Henry frequenti i corsi dell'accademia di Clairefontaine. Malgrado le resistenze del preside, poco propenso ad ammettere Henry all'accademia per via dei suoi scarsi risultati scolastici, il giovane completa il corso ed entra a far parte del settore giovanile del Monaco, allenato da Arsène Wenger. Firmato il contratto professionistico, poco dopo Henry fa il proprio debutto da professionista nel 1994. Wenger lo utilizza come ala sinistra, perché ritiene che il suo passo e la sua naturale abilità nel controllo di palla possano risultare più efficaci contro il libero che non contro i difensori centrali. Henry chiude la sua prima stagione con il Monaco con 3 gol in 18 presenze. Wenger continua a cercare la posizione di gioco ideale per Henry e rimane indeciso se schierarlo come attaccante puro. Eletto Giovane calciatore francese dell'anno nel 1996, Henry è tra i protagonisti, nel 1996-1997, della vittoria del titolo francese. Nel 1997-1998 contribuisce a portare il Monaco in semifinale di UEFA Champions League, segnando 7 gol, record francese nel torneo. Alla terza stagione con i monegaschi riceve la prima convocazione nella Nazionale francese e fa poi parte della vittoriosa squadra del campionato del mondo 1998 organizzato in casa. Nelle sue cinque stagioni nel Principato di Monaco continua la propria ascesa, portando il numero di gol in Ligue 1 a 20 in 105 presenze. Nel corso della sua esperienza nel Principato Henry fa spesso coppia con il giovane David Trezeguet. I due si ritroveranno spesso accanto anche con la maglia della Nazionale. Juventus Henry (a sinistra) alla Juventus nel 1999, mentre discute con l'allenatore Lippi. Nel gennaio 1999 fu acquistato dalla Juventus per sostituire il capitano Alessandro Del Piero, gravemente infortunatosi in autunno. La società bianconera sborsò 21 miliardi di lire per accaparrarsi il giocatore, strappato alla concorrenza dell'Arsenal. In una stagione incolore per i piemontesi, che subirono tra l'altro le dimissioni di Marcello Lippi in febbraio, il francese non riuscì a incidere complice anche la scelta del nuovo tecnico Carlo Ancelotti di impiegarlo come ala anziché punta. Il bottino fu di tre reti, tra cui la doppietta nella vittoriosa trasferta sul campo della Lazio (3-1) in cui giocò come punta. Inizialmente confermato per la stagione successiva, rimase a Torino solo lo spazio del precampionato prima di essere ceduto all'Arsenal di Wenger per 10 milioni di sterline. Anni dopo Henry motiverà l'addio ai colori bianconeri per l'incompatibilità con l'allora direttore generale del club, Luciano Moggi, il quale avrebbe avuto — a detta del calciatore — una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Arsenal La svolta della sua carriera è arrivata quindi con il trasferimento all'Arsenal per 10 milioni di sterline, voluto da Arsène Wenger, che lo aveva allenato già a Monaco. È stato proprio a Londra che Henry si è confermato come uno dei migliori giocatori al mondo e, anche se il suo trasferimento ha portato un po' di controversie, secondo Wenger i soldi utilizzati per acquistarlo erano stati spesi bene. Ingaggiato con l'obiettivo di sostituire il connazionale Nicolas Anelka, Henry è stato immediatamente utilizzato come attaccante puro, scelta azzeccata che avrebbe dato i suoi frutti negli anni a venire. Henry in azione per l'Arsenal nel 2006 Un anno prima Wenger aveva già avviato il ciclo di vittorie, con la conquista del double (Premier League-FA Cup) e con l'acquisto di Henry intendeva dotare la squadra di un bomber di alto livello. Ciononostante dubbi e critica hanno iniziato ad assalirlo poco dopo l'arrivo a Londra: essi si riferivano alla sua abilità nell'adattarsi alla velocità e durezza fisica del gioco inglese. Henry, infatti, non è riuscito a convincere nelle sue prime otto partite e non ha segnato nemmeno un gol. In questo periodo di difficile adattamento, Henry ha anche dichiarato che doveva "reimparare tutto riguardo all'arte del segnare". Tuttavia questo difficile periodo è stato solamente l'inizio di una brillante stagione, terminata con 26 gol e 11 assist in 47 partite totali. I Gunners hanno terminato l'annata con un 2º posto in campionato, dietro al Manchester United, perdendo nella finale di Coppa UEFA contro i turchi del Galatasaray. In seguito al vittorioso Europeo 2000 con la maglia della Nazionale francese, Henry nella stagione 2000-01 è stato con 22 gol tra le varie competizioni il miglior marcatore stagionale della squadra. Nonostante abbia segnato meno reti e fornito meno assist rispetto al suo primo anno, la seconda stagione di Henry si è rivelata il suo trampolino di lancio, in quanto è risultato essere il capocannoniere dell'intera squadra. Durante la sua quarta stagione Henry è già riuscito a segnare la centesima rete con la maglia dei Gunners e non è mai sceso sotto le 22 reti stagionali. Dell'Arsenal è diventato ben presto il bomber e il giocatore simbolo, oltre che il punto di riferimento della Nazionale transalpina insieme a Zinédine Zidane. Vince la Scarpa d'Oro per due volte e si classifica secondo al Pallone d'Oro nel 2003 e terzo nel 2006, anno in cui ottiene il secondo posto in Premier League, in Champions League e, con la Francia, al Mondiale. Inoltre per la stagione 2005-2006 arriva secondo anche per la Scarpa d'Oro. Barcellona Henry con la maglia del Barcellona nel 2008 Il 25 giugno 2007 viene acquistato dal Barcellona per 24 milioni di euro. Secondo quanto dichiarato dal giocatore, a indurlo a essere ceduto sono state le dimissioni di David Dein da vicepresidente dell'Arsenal per divergenze con la società e il possibile addio del tecnico Wenger, che ha rinnovato il contratto in scadenza nel 2008 soltanto dopo la sua cessione. La sua prima stagione in maglia blaugrana lo vede concludere con un bottino stagionale nella Liga di 30 partite e 12 gol e in Champions di 10 gare e 3 gol. La squadra chiude al terzo posto dietro al Real Madrid e al Villareal e chiude la Champions League in semifinale, eliminata dal Manchester United, poi vincitore. Nella stagione 2008-2009 si laurea campione di Spagna e d'Europa (conquistando l'unico grande trofeo che mancava alla sua bacheca) con il club catalano, segnando 26 gol, 19 dei quali nella Liga e 6 in Champions League (1 nel turno preliminare). Con 72 reti messe a segno, il tridente formato con Lionel Messi e Samuel Eto'o è stato il più prolifico di sempre nella storia della Primera División, avendo superato il precedente record di 66 goal dei madridisti Ferenc Puskás, Alfredo Di Stéfano e Luis del Sol nella stagione 1960-1961. La stagione successiva vede una diminuzione del minutaggio, complice l'esplosione calcistica di Pedro e il calo delle prestazioni dell'attaccante francese, che comunque si aggiudica nella stagione 2009-2010, oltre la Supercoppa europea e il Mondiale per club FIFA, anche il campionato spagnolo. New York Red Bulls e prestito all'Arsenal Il 13 luglio 2010 ha firmato con gli statunitensi dei New York Red Bulls. Henry con i New York Red Bulls nel 2011 Nel gennaio 2011 il sito ufficiale dell'Arsenal annuncia che Henry tornerà in Inghilterra per allenarsi con la sua vecchia squadra in modo da evitare un calo di condizione fisica in vista della successiva stagione della MLS. Il 5 gennaio 2012, per mantenere la condizione in vista della nuova stagione di MLS, fa ritorno all'Arsenal in prestito per due mesi a partire da gennaio. Decide di indossare la maglia numero 12 (numero usato nella sua esperienza con la nazionale francese) perché la 14 che ha caratterizzato la sua precedente esperienza con i Gunners è già occupata da Theo Walcott. Esordisce per la seconda volta con la maglia dei Gunners il 9 gennaio seguente, nella partita di FA Cup contro il Leeds, subentrando a Chamakh al 68º minuto. Dieci minuti più tardi, Henry trova subito la rete, siglando il suo 227º gol con la maglia dell'Arsenal. Si ripete nella sua ultima partita in Premier League segnando, a tempo scaduto, il gol del 2-1 che regala all'Arsenal la vittoria sul campo del Sunderland. Infine, il 15 febbraio subentra a Theo Walcott nel secondo tempo della partita di andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Milan. Con questa breve esperienza porta il suo score con la maglia dell'Arsenal a 228 gol in 377 partite. Il 16 febbraio, come da contratto, ritorna ai New York Red Bulls. Nella stagione 2013 Henry realizza 10 gol in 32 partite (di cui due disputate nei play-off) e i Red Bulls concludono al primo posto la regular season aggiudicandosi l'MLS Supporters' Shield e qualificandosi per la CONCACAF Champions League 2014-2015. Vengono poi eliminati nella semifinale di conference dei play-off dopo aver perso ai tempi supplementari la gara di ritorno con gli Houston Dynamo. Il 1º dicembre 2014 annuncia che non rinnoverà il contratto con la compagine newyorkese, lasciando la squadra dopo 4 anni e mezzo nei quali ha collezionato 135 presenze e 52 gol. Il 16 dicembre successivo annuncia il suo ritiro dal calcio giocato per diventare opinionista di Sky Sports. Conclude la sua carriera con 450 gol segnati in 994 presenze fra club e Nazionali. Nazionale Henry in campo con la Francia nella finale del campionato mondiale di calcio 2006 Henry ha avuto successo anche con la nazionale francese. La sua carriera a livello internazionale è iniziata con la selezione under-20 transalpina, grazie alle ottime prestazioni fornite con la maglia del Monaco. Ha partecipato al campionato mondiale Under-20 svoltosi in Malaysia nel 1997, assieme William Gallas e David Trezeguet, che avrebbe ritrovato nella nazionale maggiore. Nel giro di soli quattro mesi, il CT Aimé Jacquet ha deciso di convocarlo in nazionale maggiore. Il suo debutto con i bleus risale all'11 ottobre 1997, in una partita vinta per 2-1 contro il Sudafrica. Lo stesso Jacquet ha convocato Henry per il campionato del mondo del 1998, torneo nel quale l'attaccante ha realizzato 3 reti, classificandosi primo tra i marcatori francesi. Henry era anche in procinto di entrare in campo nella finale vinta per 3-0 contro il Brasile come sostituto, ma l'espulsione di Marcel Desailly ha costretto Jacquet a porvi rimedio e ad optare per un difensore. Nel medesimo anno ha ricevuto la Legion d'onore e la nomina di Chevalier (Cavaliere). Con la nazionale francese ha vinto anche il campionato d'Europa 2000, realizzando 3 reti in 6 presenze. Ha preso parte anche alla negativa avventura della Francia al campionato del mondo 2002 (eliminazione al primo turno, senza gol segnati dai 'bleus campioni del mondo in carica) e al campionato d'Europa 2004, competizione in cui ha segnato 2 reti in 4 partite (entrambe contro la Svizzera). Nel 2006 ha partecipato al campionato mondiale di Germania, dove è stato uno dei grandi protagonisti della Francia, segnando 3 reti in 7 presenze. Nella fase a gironi è andato a segno in due occasioni, contro la Corea del Sud (1-1) e il Togo (0-2); la marcatura contro i togolesi, insieme a quella messa a segno da Patrick Vieira, ha proiettato la Francia agli ottavi di finale contro la Spagna. Ai quarti di finale, su assist di Zinédine Zidane, ha realizzato il gol del definitivo 0-1 che ha eliminato il Brasile campione del mondo in carica. Nella semifinale contro il Portogallo è stato Henry a ottenere il calcio di rigore che, realizzato da Zidane, è valso ai blues la qualificazione alla finale, persa contro l'Italia ai tiri di rigore. Nella sfida contro gli azzurri non è riuscito ad incidere ed è stato sostituito da Wiltord al 107'. Henry entra in campo prima di Paesi Bassi-Francia al campionato d'Europa 2008 Ha partecipato anche alla fase finale del campionato europeo del 2008, dove ha esordito nel secondo match contro l'Paesi Bassi, perso dalla Francia per 4-1, mettendo a segno l'unica rete dei transalpini nel torneo. Nel terzo match, contro l'Italia campione del mondo in carica, perso dai blues per 0-2, Henry ha favorito, suo malgrado, il gol del raddoppio realizzato da De Rossi, deviando nella propria porta la punizione calciata dal centrocampista italiano. Durante le qualificazioni al campionato del mondo del 2010, il 4 settembre 2009, alla vigilia della decisiva partita contro la Romania (terminata 1-1 con un suo gol), Henry ha guidato un "ammutinamento" nei confronti del commissario tecnico Raymond Domenech, arrivando a dichiarare: «Sono da 12 anni in nazionale e non ho mai vissuto questa situazione. Non sappiamo come metterci, come organizzarci. Non sappiamo che fare. Non abbiamo un modo di giocare, un'idea da seguire, un'identità. No, non va.» (Thierry Henry) Durante la partita contro l'Irlanda del 18 novembre 2009, valida per il ritorno dei play-off di qualificazione a Sudafrica 2010, Henry è stato al centro di molte polemiche: nei minuti conclusivi dell'incontro ha controllato il pallone con la mano sinistra per ben due volte, per poi effettuare il passaggio decisivo a Gallas, che ha segnato il gol che è valso la qualificazione della Francia. Sentendosi defraudata, la federcalcio irlandese ha chiesto alla FIFA di disporre la ripetizione del match, non ottenendola. Nel gennaio 2010 la FIFA decise di "graziare" il calciatore, affermando che non ci fossero le "basi giuridiche per occuparsi del caso". Al campionato del mondo del 2010, in Sudafrica, Henry è sceso in campo nella prima e nella terza partita. La Francia ha concluso il torneo con l'eliminazione al primo turno. Con la maglia della nazionale francese ha superato il record di marcature di Michel Platini ed è diventato il secondo giocatore con più presenze. Il 15 luglio 2010, tramite il sito ufficiale dei New York Red Bulls, ha annunciato il proprio ritiro dalla nazionale dopo 13 anni in cui ha disputato 123 partite e segnato 51 gol. Allenatore Assistente nella nazionale belga Il 25 agosto 2016 viene scelto da Roberto Martínez come secondo assistente alla guida della nazionale belga, coadiuvato dal primo assistente Graeme Jones. La squadra prende parte al campionato del mondo del 2018, dove raggiunge la semifinale contro la Francia, che elimina i belgi. Il Belgio disputa dunque la finale per il terzo posto contro l'Inghilterra (già incontrata nella fase a gironi), che sconfigge per 2-0, classificandosi quindi al terzo posto nella competizione. Il 31 agosto 2018 Henry viene promosso come primo assistente di Martínez. Contestualmente rifiuta la proposta di allenare il Bordeaux, a causa di divergenze con i proprietari del club. Monaco e Montreal Impact Il 13 ottobre 2018, in seguito all'esonero del portoghese Leonardo Jardim, Henry viene nominato nuovo allenatore del Monaco, club che lo aveva lanciato nel calcio professionistico: con i monegaschi sigla un contratto triennale. La settimana seguente al debutto perde per 2-1 contro lo Strasburgo e in Champions League pareggia per 1-1 con il Club Brugge (terminerà il girone all’ultimo posto dietro a Borussia Dortmund, Atlético Madrid e appunto Club Brugge). Il 24 gennaio 2019, dopo l’eliminazione ai sedicesimi di Coppa di Francia per mano del Metz che milita nella seconda divisione e con la squadra ancora penultima in campionato, il club monegasco annuncia la sospensione dall'incarico di Henry, visti gli scarsi risultati, venendo sostituito dal suo vice Franck Passi; tra campionato, coppe nazionali e Champions su 20 partite ne ha vinte 4, pareggiate 5 e perse 11. Nel marzo seguente viene scelto come ambasciatore per l’Europeo 2020. Il 14 novembre 2019 viene annunciato come nuovo allenatore dei canadesi del Montreal Impact firmando un contratto biennale con opzione per il 2022. Con la squadra canadese nel 2020 raggiunge i playoff in campionato e i quarti di finale in Champions League. Il 25 febbraio 2021 rassegna le proprie dimissioni da allenatore del club canadese per motivi personali. Di nuovo nello staff del Belgio Poco prima dell’inizio dell’Europeo, slittato all’estate del 2021, Henry torna nello staff del Belgio come assistente di Martinez. Record Unico calciatore, insieme a Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, ad aver vinto la Scarpa d'oro 2 volte consecutive. Con la nazionale francese Miglior marcatore della storia con 51 gol. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato francese: 1 - Monaco: 1996-1997 Supercoppa francese: 1 - Monaco: 1997 Campionato inglese: 2 - Arsenal: 2001-2002, 2003-2004 Coppa d'Inghilterra: 3 - Arsenal: 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 Community Shield: 2 - Arsenal: 2002, 2004 Campionato spagnolo: 2 - Barcellona: 2008-2009, 2009-2010 Coppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2008-2009 Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2009 MLS Supporters' Shield: 1 - New York Red Bulls: 2013 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 UEFA Champions League: 1 - Barcellona: 2008-2009 Supercoppa UEFA: 1 - Barcellona: 2009 Coppa del mondo per club: 1 - Barcellona: 2009 Nazionale Competizioni giovanili Campionato d'Europa Under-18: 1 - Francia-Lussemburgo 1996 Competizioni maggiori Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup: 1 - Francia 2003 Individuale FIFA 100 (2004) Time 100: 1 - 2007 Trophées UNFP du football: 1 - Miglior giovane della Division 1: 1997 Calciatore francese dell'anno: 5 - 2000, 2003, 2004, 2005, 2006 Squadra ideale del campionato europeo: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Capocannoniere della Premier League: 4 - 2001-2002, 2003-2004, 2004-2005, 2005-2006 Scarpa d'oro: 2 - 2004, 2005 Scarpa d'oro della Confederations Cup: 1 - 2003 Pallone d'oro della Confederations Cup: 1 - 2003 All-Star Team dei mondiali: 1 - Germania 2006 Onze d'or: 2 - 2003, 2006 Giocatore dell'anno della FWA: 3 - 2002-2003, 2003-2004, 2005-2006 Giocatore dell'anno della PFA: 2 - 2003, 2004 Squadra dell'anno PFA - 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006 Hall of Fame del calcio inglese - 2008 FIFA/FIFPro World XI: 1 - 2006 Squadra dell'anno UEFA: 5 - 2001, 2002, 2003, 2004, 2006 MLS Best XI: 2 - 2012, 2014 Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Onorificenze Grand officier della Legion d'Onore
  2. CARLO ANCELOTTI MARCO ANSALDO, “LA STAMPA” DEL 10 FEBBRAIO 1999 Lo hanno presentato in una stanza grande come un tinello, il massimo che può offrire la vecchia e inadeguata palazzina di piazza Crimea, di fronte all’obelisco sulla cui base una mano ignota aveva scritto il proprio benvenuto: «Ancelotti vattene». L’impatto del Carletto con la realtà dei prossimi due anni e mezzo non è stato sontuoso. In sintonia con la tristezza di queste giornate, non gli è stato riservato nemmeno il brindisi che accolse Maifredi. Sono dettagli. Come ha detto Moggi, presentando il nuovo allenatore, alla Juve «son finite le barzellette». Lo avevamo capito. Neppure Lippi ha provato più la voglia di ridere. Così come non s’è rallegrato Ancelotti quando lunedì mattina lo hanno svegliato per dirgli di correre a Torino. «Per fortuna mi hanno permesso di dormire sereno domenica», ha spiegato il Carletto che è un uomo incapace di dichiarazioni esplosive ma possiede un filo di humour: l’incomodo gli frutterà un miliardo scarso da qui a luglio. Lai Juve ne recupererà la metà dal contratto di Lippi. Sarà che lo frega quel faccione da eterno ragazzo corrucciato, sarà la parlata calma e strascicata, Ancelotti appare in ogni intervista più mollaccione delle cose che dice. Che sono puntuali, appropriate, persino pesanti. Come quando ha affrontato il problema dei rapporti con i tifosi senza rinnegare il passato. Oppure quando gli hanno chiesto se avesse consigliato Henry ed Esnaider: «Non è un problema chi li ha scelti», ha risposto, lasciando intendere di non coinvolgerlo nei due «rinforzi». Lui inciderà sui prossimi, magari da Claudio Lopez, l’attaccante argentino del Valencia che Ancelotti ha visionato sabato. Nessun proclama, però idee chiare. Innanzitutto sugli obiettivi. «In campionato partiamo indietro, però in Coppa si comincia con tutte sullo 0-0, ce la possiamo fare». Poi sul malessere della Juve. «Affronto un po’ in anticipo una situazione difficile, guai a pensare che i problemi si risolvano da un giorno all’altro. La Juve ne ha avuti una miriade, io cercherò di levarne qualcuno. Ma questa squadra in quattro anni ha fatto quanto non è riuscito a nessuno e non si disimpara in un attimo a giocare a calcio». Insomma la Juve soffre di un calo psicologico. «Ho vissuto anch’io momenti difficili, che nel calcio sono più frequenti di quelli sereni. Lo stesso accade agli allenatori: sarebbe il mestiere più bello del mondo se non ci fosse la partita la domenica. Per me la vera gioia è stare in campo e vivere vicino ai problemi dei calciatori. Io credo nella discussione. Negli ultimi mesi mi è mancato il lavoro in campo. Dopo che mi sono ripulito dallo stress di Parma, era il momento di tornare». Ancelotti ha insistito sul punto che la squadra non va rivoluzionata. «Sotto il profilo tattico – assicura – la Juve ha un atteggiamento che assomiglia molto al mio calcio. Non devo stravolgere niente. I giocatori stiano tranquilli perché li userò nel ruolo in cui si trovano meglio». Anche Zidane? «Sì, avrà i compiti che aveva con Lippi, dietro le punte. L’ho sempre apprezzato perché è uno dei pochi fantasisti che può fare l’attaccante e il centrocampista. Sono contento di allenarlo». Eppure lei fece scappare Zola dal Parma e non volle Baggio: come farà ad accettare un giocatore di quel tipo? «Zola se ne andò proprio perché non accettò di giocare nel ruolo che offro a Zidane: si sentiva ancora una punta e si mise in concorrenza con Crespo e Chiesa». Su Roberto Baggio, glissiamo. E su Inzaghi, che lasciò andar via dal Parma? «C’è stato un grosso equivoco. Lui cercava una squadra che gli garantisse il posto da titolare, dopo quanto aveva fatto a Bergamo. Così ha scelto altre strade, è finito alla Juve e l’ho visto migliorare molto. Segna e gioca di più. Non ci sono problemi». Il guaio, semmai, è che Inzaghi tornerà in squadra solo per la Champions League contro l’Olympiakos. O forse dopo. Da quanto si è capito, domenica, a Piacenza, Ancelotti apporterà poche modifiche: Birindelli e Mirkovic, se non si riprenderà Pessotto, giocheranno terzini. Davanti ci sarà Esnaider ma al suo fianco potrebbe trovarsi Henry, che nella Juve dell’anno prossimo farà il centrocampista esterno in alternativa a Zambrotta. «Non c’è molto tempo per provare, avrò tutti a disposizione soltanto da venerdì», spiega Carletto. Lo schema non sarà il 4-4-2 di scuola sacchiana proprio perché la presenza di Zidane lo impedisce. La Juve di Ancelotti si vedrà nella prossima stagione. Per ora lo si potrà giudicare solo dai risultati. «Ai quali spero di aggiungere un po’ di spettacolo». Quanto peserà l’ombra di Lippi che se n’è andato? «L’ho incontrato la scorsa settimana a Viareggio, eravamo d’accordo di incontrarci più in là perché mi spiegasse qualcosa della Juve. Gli eventi ci hanno travolto ma vorrei comunque scambiare con lui quattro chiacchiere. La sua è un’eredità pesante. Spero di sfruttare il patrimonio che mi lascia». Oltre alla squadra, Lippi gli lascerà la casa ma non i collaboratori. Da ieri, Pezzotti e Bordon sono sollevati dall’incarico, resteranno a disposizione fino a luglio quando passeranno all’Inter. Al loro posto arriveranno Ciaschini e Vecchi, che per problemi contrattuali non possono però cominciare subito il proprio lavoro: in questi mesi Ancelotti sarà perciò aiutato da Domenico Maggiora mentre si sta cercando nel settore giovanile un allenatore dei portieri. 〰.〰.〰 Accolto in modo non certo benevolo dai tifosi (celebre lo striscione “un maiale non può allenare” esposto al Delle Alpi) Carletto comincia la sua avventura in bianconero, che non sarà certamente fortunata. Eredita da Lippi una squadra in grande difficoltà e orfana di Del Piero. Qualche errore tattico, come schierare Henry esterno di centrocampo, del quale poi il tecnico emiliano si pentirà («Su Henry ho preso una cantonata: lo consideravo un giocatore di fascia, non mi sono accorto che era invece un fortissimo centravanti») e qualche giocatore non all’altezza di vestire la maglia bianconera, fanno sì che la squadra termini la tribolata stagione al 7° posto, perdendo lo spareggio-Uefa contro l’Udinese. In Coppa Campioni, la truppa bianconera viene eliminata in semifinale dal Manchester United. «Al mio arrivo ho trovato una squadra sfiduciata dalla mancanza di risultati, però con grande voglia di riscattarsi. Una squadra soprattutto ferita nell’orgoglio. Dopo la vittoria col Piacenza ha trovato lo spunto per reagire e mi pare lo abbia fatto bene fino in fondo. Infatti, a eccezione dell’assurda gara persa a Empoli, dove anch’io ho fatto qualche errore, e del match di ritorno col Manchester, durante il quale abbiamo commesso qualche ingenuità, si è comportata in modo più che soddisfacente. Nonostante le difficoltà create da una serie di infortuni». Non andrà meglio nei due anni successivi. La Juve arriverà per ben due volte seconda, con tanti rimpianti e tanta rabbia per gli scudetti perduti. Il primo nella “piscina” di Perugia e il secondo a causa del cambio in corsa delle regole sugli extra comunitari che favorirà spudoratamente la Roma di Capello. Tante delusioni anche in Europa: dopo la vittoria nell’Intertoto, sconfitta bruciate in Coppa Uefa contro il Celta Vigo (0-4) ed eliminazione ai gironi nella Coppa dei Campioni dell’anno successivo. Da parte sua, ha il grande merito di “recuperare” Del Piero che tornerà protagonista negli anni successivi alla sua partenza. Ma anche qualche errore di gestione dei giocatori, a partire da Kovacevic e Trézéguet, sacrificati troppe volte sull’altare di Inzaghi. In effetti, la gestione dell’organico non fu il pezzo forte di Ancelotti nel suo biennio e mezzo a Torino. Curioso il fatto che Carletto diventerà da “eterno secondo” a uno dei tecnici più vincenti della storia proprio contro la Juventus, col “suo” Milan, nella finale di Coppa dei Campioni del 2003. Ma questa è tutta un’altra storia. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/carlo-ancelotti.html
  3. CARLO ANCELOTTI https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Ancelotti Nazione: Italia Luogo di nascita: Reggiolo (Reggio Emilia) Data di nascita: 10.06.1959 Ruolo: Allenatore Altezza: 179 cm Peso: 81 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Allenatore della Juventus dal 1999 al 2001 114 panchine - 63 vittorie - 33 pareggi - 18 sconfitte 1 trofeo intertoto Carlo Ancelotti (Reggiolo, 10 giugno 1959) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del Real Madrid. Da giocatore ha esordito in Serie C nel Parma, per poi passare dapprima alla Roma, con cui ha vinto uno scudetto e quattro volte la coppa nazionale, e poi al Milan di Arrigo Sacchi prima e di Fabio Capello poi, con cui ha vinto due scudetti, una Supercoppa italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe europee e due Coppe Intercontinentali. Dopo aver ricoperto l'incarico di vice del CT della nazionale italiana Sacchi al campionato del mondo 1994, ha iniziato la carriera di allenatore nel 1995 alla Reggiana, in Serie B. In seguito ha allenato Parma (1996-1998), Juventus (1999-2001) e Milan (2001-2009). Alla guida della squadra rossonera ha vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, due UEFA Champions League, due Supercoppe europee e una Coppa del mondo per club. Tra il 2009 e il 2011 è stato sulla panchina del Chelsea, aggiudicandosi la doppietta Premier League-FA Cup. Nella stagione 2011-2012 è subentrato in corsa sulla panchina del Paris Saint-Germain, con cui ha vinto la Ligue 1 al secondo tentativo, nel 2012-2013. Nell'estate del 2013 è stato ingaggiato dal Real Madrid, con cui si è aggiudicato la Coppa del Re e la UEFA Champions League, la decima del club spagnolo. Approdato al Bayern Monaco nel 2016, ha vinto la Bundesliga; in seguito, tra il 2018 e il 2021 ha allenato dapprima il Napoli e poi l'Everton. Dal 2021 siede nuovamente sulla panchina del Real Madrid, con cui ha vinto un campionato spagnolo e una seconda UEFA Champions League. È l'unico allenatore nella storia del calcio ad aver vinto il titolo nei cinque principali campionati europei (Serie A, Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e Primera División), il solo ad aver vinto la Champions League per quattro volte (due col Milan e due col Real Madrid), nonché l'unico ad aver disputato cinque finali della massima competizione europea per club. È infine l'allenatore che ha vinto più competizioni UEFA per club, 8, conquistate con Milan, Real Madrid e Juventus. Considerato uno dei migliori allenatori di tutti i tempi e soprannominato Carlo Magno dalla stampa spagnola, nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano. Nel 2020, in occasione del cinquantenario del Paris Saint-Germain, viene nominato miglior allenatore della storia del club. Carlo Ancelotti Ancelotti nel 2016 Nazionalità Italia Altezza 179 cm Peso 81 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Real Madrid Termine carriera 24 maggio 1992 - giocatore Carriera Giovanili 1973-1975 Reggiolo 1975-1976 Parma Squadre di club 1976-1979 Parma 55 (13) 1979-1987 Roma 171 (12) 1987-1992 Milan 112 (10) Nazionale 1980 Italia U-21 3 (0) 1979-1988 Italia olimpica 11 (1) 1981-1991 Italia 26 (1) Carriera da allenatore 1992-1995 Italia Vice 1995-1996 Reggiana 1996-1998 Parma 1999-2001 Juventus 2001-2009 Milan 2009-2011 Chelsea 2012-2013 Paris Saint-Germain 2013-2015 Real Madrid 2016-2017 Bayern Monaco 2018-2019 Napoli 2019-2021 Everton 2021- Real Madrid Palmarès Mondiali di calcio Bronzo Italia 1990 Biografia Ancelotti è stato sposato per 25 anni con Luisa Gibellini (1983-2008, divorzio 2010) dalla quale ha avuto due figli: Katia e Davide. Dopo la fine del suo matrimonio, ha avuto una relazione di qualche anno con una giornalista rumena, Marina Cretu. Nel 2011, mentre era al Chelsea, ha conosciuto Mariann Barrena McClay, una donna d'affari canadese di origini spagnole, con la quale si è sposato nel luglio 2014 a Vancouver. Il 12 novembre 2007 l'Università bulgara di Plovdiv 'Paisii Hilendarski' gli ha conferito una Laurea honoris causa in Comunicazione e sport. Nel 2009 ha pubblicato l'autobiografia intitolata Preferisco la coppa: vita, partite e miracoli di un normale fuoriclasse, i cui proventi economici sono stati destinati interamente alla "Fondazione Borgonovo" per la lotta alla SLA. Nel 2019 la rivista francese France Football lo inserisce nella top 50 degli allenatori più bravi della storia del calcio. È apparso nei film L'allenatore nel pallone e L'allenatore nel pallone 2 con Lino Banfi. Ha interpretato in entrambi se stesso: nel primo film è ancora un calciatore della Roma, mentre nel sequel allena il Milan. È apparso nel ruolo di se stesso anche nel film Mezzo destro mezzo sinistro - 2 calciatori senza pallone, con Gigi e Andrea durante una partita di tennis. Ha recitato anche nel film Don Camillo con Terence Hill, giocando nei "Devils" di Peppone (Colin Blakely). Caratteristiche tecniche Giocatore Il romanista Ancelotti (a sinistra), aiutato dal fisico, protegge il pallone dal possibile tackle del napoletano Maradona durante un derby del Sole nel campionato 1984-1985. Iniziata la sua carriera come centravanti, è stato spostato indietro prima nel ruolo di trequartista e poi come mediano. Centrocampista forte sia fisicamente sia in fase d'interdizione del gioco, possedeva doti tecniche e di manovra oltreché un tiro potente dalla lunga distanza. Durante la sua esperienza al Milan, è stato l'alter ego del tecnico Arrigo Sacchi, imponendosi come perno della squadra rossonera dopo esserlo già stato alla Roma. Allenatore Caratterizzato dalla capacità unica di adattarsi ad ambiente, rosa e richieste della dirigenza — diventata con l'andare degli anni il suo tratto distintivo —, in panchina Ancelotti ha saputo farsi apprezzare in primis sul piano umano: ciò grazie soprattutto alla sua cosiddetta «leadership calma», incentrata sul confronto diretto e onesto tra calciatore e tecnico. Ritrovatosi ad allenare calciatori anche molto diversi tra loro, ha sempre trovato il modo di farli coesistere, riuscendo così a vincere svariati trofei in ogni club in cui ha lavorato. La filosofia calcistica di Ancelotti ricalca quella del suo mentore Arrigo Sacchi, perciò rigidamente improntata sul 4-4-2, studiato da vice dello stesso Sacchi in nazionale. Schierando il Parma con questo modulo, ha lanciato la prolifica coppia d'attacco Crespo-Chiesa, esportando poi questi dettami alla Juventus, prima di modificarli durante le sue otto stagioni alla guida del Milan: sulla panchina rossonera ha avuto il merito di arretrare definitivamente Andrea Pirlo da trequartista a regista (esperimento già tentato da Carlo Mazzone al Brescia), virando verso un 4-3-2-1 nel quale il tecnico poteva così disporre in campo, contemporaneamente, ben quattro potenziali numeri dieci — il succitato Pirlo, Seedorf, Rui Costa e Kaká — a supporto di un'unica punta; con questa particolare disposizione in campo, il suo Milan conquisterà, tra gli altri, uno scudetto e due Champions League. Nelle successive esperienze in giro per l'Europa, che lo hanno portato in Inghilterra, in Francia, in Spagna e in Germania, Ancelotti ha continuato a sperimentare ogni genere di modulo calcistico: il 4-3-3 al Chelsea e al Real Madrid, il 4-3-2-1 al Paris Saint-Germain il 4-3-2-1 e il 4-2-3-1 al Bayern Monaco. Carriera Giocatore Club Parma Un giovane Ancelotti agli esordi nel Parma Ancelotti inizia a giocare a calcio nella squadra del suo paese natale, il Reggiolo, dove entra a far parte della formazione Juniores. A 16 anni passa alle giovanili del Parma. Dopo l'esordio nella stagione 1976-77, e le ventuno presenze (con otto reti) dell'anno successivo, nel 1978-79 Ancelotti è ormai diventato un tassello fondamentale della formazione parmense. In panchina è arrivato Cesare Maldini, che ha intuito le doti di centrocampista di Ancelotti ma anche il suo fiuto per il gol, e lo schiera come attaccante arretrato alle spalle delle punte di ruolo. Il secondo posto conquistato nel girone A della C1 porta il Parma allo spareggio. A Vicenza, contro la Triestina, il diciannovenne Ancelotti è l'eroe della promozione: sull'1-1 segna la doppietta che regala la Serie B al Parma. Quel giorno, in tribuna al Menti, c'è lo stato maggiore della Roma al completo: il presidente Dino Viola, il tecnico Liedholm, il ds Luciano Moggi. Liedholm vuole a tutti i costi il gioiellino del Parma, ma non è il solo. Le mani avanti le ha messe anche l'Inter, che addirittura lo ha vestito di nerazzurro in un'amichevole contro l'Hertha Berlino a San Siro nel maggio 1978. Sembra fatta, ma a Milano temporeggiano e la Roma va avanti. Trattativa estenuante, il presidente del Parma vorrebbe portarsi il campioncino tra i cadetti, ma Viola dà carta bianca a Moggi che spara alto: valutazione un miliardo e mezzo, per l'appena ventenne Ancelotti. Nelle casse del Parma finiscono 750 milioni per la metà del cartellino. Roma Una volta in forza ai capitolini, il tecnico Nils Liedholm decide di spostare Ancelotti in una posizione arretrata, impiegandolo come mediano, ruolo che ne esaltava le doti. L'esordio in Serie A arriva il 16 settembre 1979, in un Roma-Milan terminato a reti inviolate, e conclusa la sua prima stagione in giallorosso, porta a casa il suo primo trofeo in carriera: la Coppa Italia 1979-1980. Ancelotti alla Roma nella stagione 1983-1984 Riuscito a superare un normale primo attimo di sbandamento, Carletto ci mette poco a farsi voler bene dai tifosi e introdursi nei meccanismi della squadra, la quale sfiora il titolo di campione d'italia 1980-1981 e vince ancora la Coppa Italia, nella cui finale Ancelotti va a segno. Durante la stagione 1981-1982 inizia però ad essere afflitto da problemi alle ginocchia: dapprima nell'ottobre 1981 (durante una partita contro la Fiorentina), e poi in un allenamento del gennaio 1982 (alla vigilia dell'incontro con l'Ascoli) si infortuna infatti al ginocchio destro, collezionando così appena 5 presenze in campionato, chiuso al terzo posto dalla Roma, e costringendosi a saltare il vittorioso mondiale di Spagna del 1982 in maglia azzurra. Si riscatta però nella stagione seguente, in cui si vede titolare assieme ai vari Pruzzo, Conti, Vierchowod e Falcao nella formazione che si aggiudica lo scudetto 1982-1983, il secondo nella storia dei giallorossi. Nel dicembre 1983, durante una gara contro la Juventus, Ancelotti si infortuna al ginocchio sinistro, tenendosi di conseguenza fuori dalla fase conclusiva della Coppa dei Campioni di quell'anno, persa dai capitolini in casa contro il Liverpool dopo i tiri di rigore; torna però in campo riuscendo ad aggiudicarsi la Coppa Italia 1983-1984. La stagione seguente Sven Goran Eriksson prende il posto di Liedholm in panchina, e schiera Carletto costantemente, rendendolo leader del centrocampo. Nel 1985, Ancelotti diventa capitano della Roma, e la sua squadra arriva a un passo dallo scudetto nella stagione 1985-1986, ma vince ancora la Coppa Italia. Dopo un altro anno di Carletto nella Capitale, il presidente Viola pensa di aver già spremuto il meglio dall’Ancelotti giocatore, lasciandolo così partire dopo otto anni in giallorosso coronati da uno scudetto (1982-1983) e 4 Coppe Italia (1979-1980, 1980-1981, 1983-1984 e 1985-1986). Milan Ancelotti con la maglia del Milan nel 1988-1989 Il nuovo allenatore rossonero Arrigo Sacchi è convinto che un giocatore come Carletto possa far comodo al suo rivoluzionario Milan, e così nel 1987 convince il presidente Silvio Berlusconi a sborsare 5,8 miliardi di lire per prelevarlo dai capitolini. Il vecchio guerriero diventa l’uomo nuovo del calcio sacchiano, nonché suo miglior interprete e perfetto intermediario tra tecnico e squadra, imponendosi fin da subito e vincendo lo scudetto 1987-1988. La sorte continua però ad accanirsi contro di lui, e nel 1988 si blocca di nuovo per l’asportazione del menisco del ginocchio destro; riesce però a riprendersi e a tornare in campo, vincendo la Supercoppa Italiana e la sua prima Coppa dei Campioni, della quale si ricorda il suo gol segnato con tiro dalla lunga distanza nella semifinale vinta per 5 a 0 contro il Real Madrid. La stagione seguente, dopo aver trionfato in Supercoppa europea e Coppa Intercontinentale, si infortuna al ginocchio sinistro nei quarti di finale della Coppa dei Campioni 1989-1990 contro il Malines, saltando le semifinali ma facendo in tempo a presentarsi in campo per la finale di Vienna vinta sul Benfica. Bissa i trionfi in Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale nella stagione 1990-1991, mentre nella sua ultima stagione al Milan Carlo Ancelotti trova in panchina Fabio Capello, nuovo tecnico che guida la squadra verso lo scudetto utilizzando con parsimonia il vecchio campione, al terzo successo personale. Il 17 maggio 1992, nella sua ultima partita a San Siro vinta per 4-0 dai rossoneri sul Verona, realizza una doppietta prima di chiudere la carriera a 33 anni. Nazionale Conta 26 presenze e un gol con la maglia della nazionale italiana, con la quale prende parte (pur senza scendere in campo) al campionato del mondo 1986 e, successivamente, al campionato d'Europa 1988 e al campionato del mondo 1990, durante i quali è protagonista attivo in campo. Il suo unico gol azzurro risale all'esordio in nazionale, il 6 gennaio 1981, durante la gara Paesi Bassi-Italia (1-1), valida per il Mundialito 1980-1981; nel torneo, risulta l'unico marcatore azzurro. Gli infortuni al ginocchio gli impediscono di prender parte alla spedizione di Spagna 1982, così, per rivederlo nella lista dei convocati azzurri in un grande torneo occorre attendere il 1986: è l'anno del Mondiale in Messico. Ancelotti è nella lista dei 22 convocati da Bearzot, ma le caratteristiche altimetriche della zona (circa 2.000 m s.l.m.) lo penalizzano nei test atletici, tanto che il centrocampista reggiano rimane in tribuna per tutta la durata del torneo, a vantaggio di Fernando De Napoli. Ancelotti (in piedi, terzo da sinistra) in nazionale alla vigilia del campionato del mondo 1986. Nel 1988 è tra i convocati della giovane nazionale che, guidata da Azeglio Vicini, arriva alla semifinale dell'Europeo di Germania; nel torneo, scende in campo in tutte le gare disputate dagli azzurri. Nel successivo Mondiale italiano del 1990, gioca invece soltanto 3 gare (tra cui la finale del terzo posto) anche a causa di una contrattura al quadricipite femorale della coscia destra (postumo di uno strappo muscolare), subita nel corso della gara d'esordio contro l'Austria. Allenatore Gli inizi, Reggiana Ancelotti inizia la carriera di allenatore come vice del suo ex tecnico Arrigo Sacchi nella nazionale italiana tra il 1992 e il 1995. Il suo esordio ufficiale arriva nel 1995, appena trentaseienne, quando passa in forza alla Reggiana, in Serie B, dove, non essendo ancora in possesso del patentino per allenare, viene affiancato da Giorgio Ciaschini nel ruolo di tutor. Dopo un brutto inizio che vede dopo sette giornate la sua squadra all'ultimo posto, la fiducia datagli dalla società viene ripagata grazie ai successi contro Venezia, Salernitana, Bologna, Verona, Avellino e Brescia, che portano i granata in testa alla classifica al termine del girone di andata, nonostante qualche sconfitta subita fuori casa. All'inizio del girone di ritorno la Reggiana accusa un netto calo di prestazioni: vince a stento contro il fanalino di coda Pistoiese, è sconfitta dal Perugia e pareggia contro Genoa e Cosenza. Alla venticinquesima giornata arriva la vittoria per 2-0 in casa della Lucchese, dalla quale la squadra di Ancelotti riparte con sei vittorie consecutive in casa, alternandole con pareggi importanti e perdendo solo nella trasferta di Salerno. Con la vittoria per 1-0 a Verona contro l'Hellas già promosso in massima serie, Ancelotti centra il quarto posto in campionato, che vale il ritorno in Serie A per la Reggiana dopo un solo anno di cadetteria. Parma Ancelotti al Parma nella stagione 1996-1997. Nel 1996 diventa allenatore del Parma, il club che lo aveva lanciato da calciatore. Volendo praticare solamente il 4-4-2 sacchiano, la famiglia Tanzi, a capo della società emiliana, imposta assieme al tecnico una campagna acquisti improntata sul suo modulo: arrivano così due attaccanti complementari come Crespo ed Enrico Chiesa, esterni come Stanic e Pedros, e difensori moderni e aggressivi come Zé Maria e Thuram, mentre partono calciatori poco gestibili tatticamente come Asprilla e Stoichkov. Il Parma di Ancelotti inizia bene, superando agevolmente il Napoli per 3-0 alla prima giornata del campionato 1996-1997, a cui seguono un pareggio a Piacenza e la vittoria in casa nel derby dell'Enza contro la Reggiana, che lo stesso tecnico di Reggiolo aveva portato Serie A la stagione precedente. Gli equivoci maturati dal modulo rigidamente impuntato rallentano la corsa in classifica della squadra ducale, che a metà dicembre si ritrova ad aver vinto solo tre partite, e che nel mercato invernale vede partire il fantasista Zola, sofferente delle imposizioni tattiche del nuovo allenatore. Anche nelle coppe il Parma ne risente e, già eliminato dal Pescara nel turno estivo di Coppa Italia, cede anche al Vitoria Guimarães nei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA. La doppia vittoria contro i campioni uscenti del Milan e i rivali al titolo della Juventus rilancia però gli emiliani, che prima di marzo perdono solo a Napoli. Il 18 maggio a Torino i gialloblù si giocano lo scontro diretto per lo scudetto contro i bianconeri di Marcello Lippi, primi in classifica a +6 sulla squadra di Ancelotti: finisce 1-1, e il tecnico reggiolese viene espulso per proteste dopo la concessione di un calcio di rigore ai padroni di casa. Il Parma termina così il campionato al secondo posto in classifica, tuttora record societario, conquistando inoltre la prima, storica qualificazione ai preliminari di Champions League. Nell'estate del 1997, come rinforzo per la Champions, Calisto Tanzi formalizza l'acquisto dal Milan di Roberto Baggio, ma Ancelotti impedisce l'arrivo del fuoriclasse a Parma, poiché ritiene, come era accaduto con Zola, che l'inserimento del fantasista romperebbe gli equilibri del suo 4-4-2 (a distanza di anni si dichiarerà poi pentito di tale scelta). Il mercato estivo non riserva acquisti degni di nota e la stagione si rivela anonima: il Parma supera il preliminare di Champions League, ma viene eliminato ai gironi. Chiude intanto il campionato al sesto posto in classifica, qualificandosi alla Coppa UEFA; in Coppa Italia viene eliminato in semifinale dal Milan. Juventus Ancelotti alla Juventus nel 1999 tra i due patron del club, i fratelli Umberto (a sinistra) e Gianni Agnelli (a destra). Nel febbraio 1999 Ancelotti subentra a stagione in corso a Marcello Lippi alla guida della Juventus, che guida alla semifinale di UEFA Champions League persa contro il Manchester Utd, poi vincitore della competizione. In campionato la squadra bianconera si piazza quinta a pari merito con Roma e Udinese: lo spareggio di fine campionato contro i friulani (vincitori per la regola dei gol fuori casa) condanna i bianconeri a disputare la Coppa Intertoto. In estate la Juventus di Ancelotti si aggiudica la Coppa Intertoto e ottiene così la qualificazione alla Coppa UEFA. La nuova stagione vede la Juve impegnata in Coppa UEFA, dove i bianconeri superano tre turni e vengono eliminati agli ottavi di finale dagli spagnoli del Celta Vigo (vittoria di misura a Torino e sconfitta per 4-0 in Galizia). In campionato, dalla fine di ottobre la squadra bianconera, insieme alla Lazio, scalza l'Inter dalla vetta della graduatoria e chiude il girone d'andata al secondo posto, dietro i romani. Pur dominando il girone di ritorno e trovandosi, il 19 marzo 2000, ben 9 punti sopra i rivali a 8 giornate dalla fine, la compagine torinese terminerà il campionato dietro la Lazio, a causa della sconfitta per 1-0 maturata all'ultima giornata, al Curi, contro il Perugia, in una partita molto controversa, prima sospesa e poi ripresa su un campo ai limiti della praticabilità. Nella stagione 2000-2001 Ancelotti è ancora sulla panchina dei bianconeri, che porta al secondo secondo posto di fila, stavolta alle spalle della Roma. Va molto peggio in UEFA Champions League, dove, nonostante i pronostici favorevoli, la Juventus non riesce a superare la fase a gironi, ma chiude financo all'ultimo posto il proprio raggruppamento, perdendo anche la possibilità di essere ripescata in Coppa UEFA. Anche per questo, e nonostante i 144 punti in campionato ottenuti in due anni, nel giugno del 2001 si conclude il rapporto, mai idilliaco, tra Ancelotti e il club torinese: gli stessi tifosi bianconeri lo avevano contestato sin dal giorno del suo arrivo, a causa del passato da giocatore delle grandi avversarie, Milan e Roma. Milan 2001-2006 Ancelotti alla sua prima stagione da allenatore del Milan, durante una conferenza stampa. Dopo esser rimasto senza panchina, il 5 novembre 2001 è chiamato a sostituire in corso d'opera l'allenatore Fatih Terim sulla panchina del Milan. Chiude la stagione al quarto posto, aggiudicandosi la possibilità di partecipare ai preliminari di UEFA Champions League. Approda inoltre alle semifinali di entrambe le coppe, subendo l'eliminazione contro la Juventus in Coppa Italia e contro il Borussia Dortmund in Coppa UEFA (seconda semifinale di Coppa UEFA della storia rossonera, trent’anni dopo la prima). Nella stagione seguente sfiora il treble, vincendo la prima finale tutta italiana di UEFA Champions League all'Old Trafford di Manchester contro la Juventus (0-0 dopo i tempi regolamentari, 3-2 dopo i tiri di rigore) e la Coppa Italia contro la Roma. In campionato, dopo un girone d'andata chiuso da "campione d'inverno", finisce terzo dietro Juventus e Inter (pur vincendo il maggior numero di scontri diretti contro le avversarie). Uno dei suoi meriti più grandi da allenatore è il definitivo spostamento di Andrea Pirlo da trequartista a regista di centrocampo. Questa soluzione, già sperimentata nel 2000 da Carlo Mazzone al Brescia, dove il trequartista era Roberto Baggio, avrebbe dato ottimi risultati e avrebbe portato il giocatore bresciano a laurearsi in quel ruolo campione del mondo nel 2006. La stagione successiva parte male, con la sconfitta ai rigori nella finale di Supercoppa italiana disputata negli Stati Uniti contro la Juventus. Ancelotti si riscatta qualche settimana dopo vincendo la Supercoppa europea (1-0 allo Stadio Louis II contro il Porto di José Mourinho). Il Milan vincerà con largo anticipo lo scudetto dopo un duello con la Roma, deciso proprio dalla vittoria dei rossoneri nello scontro diretto del 2 maggio 2004 (i rossoneri avevano sbancato anche l'Olimpico a gennaio). Non riesce, però, a conquistare a dicembre la Coppa intercontinentale, battuto ai rigori a Tokyo dal Boca Juniors (1-1 dopo i tempi regolamentari), né a bissare il successo in Champions League, a causa della rimonta subita dal Deportivo La Coruña: la squadra galiziana, dopo il 4-1 subito a Milano, ribalta il risultato, vincendo per 4-0 la gara di ritorno al Riazor. La stagione 2004-2005 comincia con la vittoria della Supercoppa italiana contro la Lazio, tuttavia il Milan non riesce a ripetersi in campionato e deve accontentarsi del secondo posto. In UEFA Champions League il Milan, giunto a disputare la finale per la decima volta nella propria storia, viene sconfitto il 25 maggio 2005 dal Liverpool allo stadio Atatürk di Istanbul: in vantaggio di 3 gol alla fine del primo tempo, si fa rimontare in soli 6 minuti, per poi perdere ai tiri di rigore, dopo un vano assalto alla porta avversaria durato per tutto il secondo tempo e i supplementari. Anche la stagione 2005-2006 ricalca la falsariga della precedente: il Milan è altamente competitivo in tutte le manifestazioni, ma non riesce a portare a casa alcun titolo. I rossoneri finiscono secondi dietro la Juventus in campionato e vanno fuori nelle semifinali di UEFA Champions League, eliminati dai futuri campioni del Barcellona (0-1 in casa e 0-0 in Catalogna). 2006-2009 Ancelotti (in basso a sinistra) e i giocatori del Milan festeggiano la vittoria della UEFA Champions League 2006-2007, appena conquistata nella finale di Atene, il 23 maggio. A seguito della vicenda di Calciopoli, la stagione 2006-2007 vede il Milan ai blocchi di partenza con una penalizzazione iniziale di 8 punti. I rossoneri, costretti a inseguire, non riescono a imporsi nel derby con l'Inter (che vincerà 4-3 all'andata e 2-1 al ritorno, e a fine stagione si aggiudicherà il titolo) e finiscono fuori dalla Coppa Italia dopo la semifinale persa contro la Roma per 3-1. In Europa, però, il Milan è protagonista in UEFA Champions League: superato il girone ottenendo con due turni d'anticipo il primo posto (raggiunto per il quinto anno consecutivo) e conseguentemente, l'accesso agli ottavi di finale, il club rossonero supera Celtic e squadre blasonate come il Bayern Monaco e il Manchester Utd (sconfitto nettamente a San Siro per 3-0), prima di alzare per la settima volta il più prestigioso trofeo continentale allo Stadio Olimpico di Atene il 23 maggio 2007, contro il Liverpool. A condannare la squadra che due anni prima aveva compiuto una grande rimonta in Turchia, è una doppietta di Filippo Inzaghi. Grazie a questa vittoria, il Milan accede direttamente al tabellone della UEFA Champions League dell'anno successivo, senza passare dai preliminari. Il 31 agosto 2007 Ancelotti si aggiudica per la seconda volta la Supercoppa europea da allenatore, questa volta contro il Siviglia, grazie ai gol di Filippo Inzaghi, Marek Jankulovski e Kaká. Il 16 dicembre Ancelotti chiude il ciclo di vittorie alzando la Coppa del mondo per club a Yokohama, dopo una finale-rivincita con il Boca Juniors, vinta per 4-2. Il tecnico emiliano diviene così il terzo allenatore a vincere tale manifestazione dopo averla già conquistata da giocatore. Secondo l'Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, Carlo Ancelotti è stato il miglior allenatore dell'anno nel 2007. Il tecnico del Milan ha ottenuto 193 punti, precedendo Alex Ferguson (Manchester Utd, 134) e Juande Ramos (Siviglia, poi passato al Tottenham, 104). La stagione 2007-2008 si conclude con i rossoneri al quinto posto in Serie A. Per la prima volta nel corso della gestione Ancelotti, il Milan fallisce la qualificazione alla Champions League. Da destra: Ancelotti in conferenza stampa per il Milan nel 2008, insieme a Kaká, Beckham e Ronaldinho. Nel 2008-2009, nonostante un avvio brillante (raggiunge la testa della classifica alla decima giornata dopo che aveva ottenuto zero punti nelle prime due partite), chiude la Serie A al terzo posto e non riesce a quialificarsi agli ottavi di finale di Coppa UEFA. Ancelotti riceve anche la sua prima espulsione da allenatore rossonero l'11 aprile 2009 per proteste, nella partita esterna contro il Chievo, a quasi otto anni dal suo esordio come tecnico del Milan. In precedenza, era stato allontanato dal direttore di gara per due volte ai tempi del Parma. Al termine dell'ultima giornata della Serie A 2008-2009, l'allenatore emiliano, confermando le numerose voci dei mesi precedenti, dichiara ai giornalisti di aver deciso, consensualmente con la società, di interrompere il suo rapporto contrattuale con il Milan con un anno di anticipo, venendo sostituito da Leonardo. Con le sue 420 partite da allenatore negli 8 anni in rossonero, diventa il secondo tecnico per numero di panchine con il Milan dopo Nereo Rocco (459). Chelsea Ancelotti e Terry festeggiano il double Premier League-FA Cup conseguito con il Chelsea nel 2010 Il 1º giugno 2009 il Chelsea ufficializza l'ingaggio di Carlo Ancelotti come nuovo allenatore. Il 9 agosto, alla prima partita ufficiale sulla panchina inglese, conquista il Community Shield, battendo per 4-1 ai tiri di rigore il Manchester Utd, dopo il 2-2 dei 90' regolamentari. Vince il proprio girone eliminatorio in Champions League, ma viene eliminato dall'Inter (che era anche stata l'ultima italiana a vincere in Inghilterra contro l'Arsenal nella stagione 2003-2004): le sconfitte per 2-1 a San Siro e 1-0 a Stamford Bridge allontanano subito Carlo Ancelotti dal principale obiettivo stagionale, come dichiarato in sede di ingaggio dal patron Roman Abramovič. Il 9 maggio 2010, conquista la sua prima Premier League, grazie alla sonora vittoria per 8-0 contro il Wigan a Stamford Bridge; il Chelsea stabilisce anche il record di reti stagionali in Premier League (103). Ancelotti è, così, il primo allenatore italiano a vincere il campionato inglese e il secondo straniero a farlo alla prima stagione in Inghilterra, dopo José Mourinho. Il 15 maggio 2010, vincendo la FA Cup contro il Portsmouth con il risultato di 1-0, è stato anche il primo allenatore nella storia dei Blues a conseguire il double Premier League-FA Cup (ma non il primo a conseguire un double in assoluto nel Chelsea, dato che il primo fu José Mourinho con l'accoppiata Campionato-Coppa di Lega). Il 22 maggio 2011, in seguito a una stagione inferiore alle aspettative con un secondo posto in campionato e l'eliminazione in Champions League ai quarti di finale contro il Manchester Utd, il Chelsea decide di esonerare Ancelotti. Il suo punteggio (71) era il record negativo da quando Abramovič è proprietario della squadra londinese, poi superato in negativo dal bilancio della stagione 2015-16 (50). Paris Saint-Germain Dopo sei mesi senza allenare, durante i quali è opinionista nelle partite di Champions League per Sky Italia, il 30 dicembre 2011 viene ingaggiato dal Paris Saint-Germain; sostituisce Antoine Kombouaré (il quale aveva portato la squadra parigina a chiudere il girone di andata della Ligue 1 2011-2012 al primo posto). Con un ingaggio da 13,5 milioni di euro lordi l'anno, Ancelotti è all'epoca il secondo allenatore più pagato al mondo dopo José Mourinho: secondo un'inchiesta della rivista specializzata brasiliana Pluri Consultoria del 2012, però, con 7,4 milioni di euro netti rispetto ai 7,3 di Mourinho, risulta essere proprio Ancelotti l'allenatore che guadagna di più al mondo. Ancelotti in conferenza al Paris Saint-Germain nel 2012 Il suo esordio ufficiale alla guida del PSG arriva l'8 gennaio 2012 nella partita valida per i trentaduesimi di finale della Coppa di Francia 2011-2012: vittoria per 2-1 in casa del Saint-Colomban Locminé e passaggio del turno. Dopo la vittoria all'esordio, Ancelotti porta i suoi ad altri 4 successi (3 in campionato e una in Coppa di Francia), diventando il primo allenatore del Paris Saint-Germain a vincere le prime 5 gare disputate sotto la propria guida. La striscia di risultati utili consecutivi si ferma dopo 12 gare (8 vittorie e 4 pareggi), con la sconfitta casalinga nei quarti di finale di Coppa di Francia contro l'Olympique Lione del 21 marzo 2012, che decreta anche l'eliminazione della squadra parigina dalla competizione. Nelle ultime partite di campionato, la squadra di Ancelotti dilapida il vantaggio accumulato dal suo predecessore nel girone d'andata: ne approfitta il Montpellier, che si aggiudica la Ligue 1 all'ultima giornata con 3 punti di vantaggio sui parigini. Nella seconda stagione, Ancelotti porta il PSG ai quarti di finale di Coppa di Lega (eliminazione ai tiri di rigore contro il Saint-Étienne, poi vincitore della competizione) e della Champions League (dalla quale esce, pur senza perdere, per la regola dei gol fuori casa contro il Barcellona). Eliminato anche in Coppa di Francia (contro l'Evian Thonon Gaillard ai rigori), riesce a conquistare il campionato francese con 2 giornate di anticipo. È il terzo titolo per la squadra della capitale francese, conquistato 19 anni dopo il precedente, e il terzo titolo nazionale conquistato da Ancelotti con tre squadre differenti. Real Madrid Il 25 giugno 2013 il Real Madrid ufficializza l'ingaggio di Ancelotti, che firma un'intesa triennale con il club spagnolo. Il 18 gennaio 2014, con la vittoria esterna in casa del Betis, Ancelotti raggiunge la cinquecentesima vittoria da professionista. Il 16 aprile mette in bacheca il suo primo trofeo da madridista, battendo il Barcellona per 2-1 nella finale di Coppa del Re. Tredici giorni più tardi, raggiunge la finale della Champions League battendo 4-0 in trasferta il Bayern Monaco di Pep Guardiola (dopo la vittoria 1-0 all'andata). Questa è la quarta finale di Champions League per Ancelotti come allenatore, che eguaglia il record di Miguel Muñoz, Marcello Lippi e Alex Ferguson. Il 24 maggio, conquista la sua terza Champions (eguagliando il record di Bob Paisley) e porta il Real Madrid alla storica Décima. La vittoria arriva grazie a una remuntada iniziata nei minuti di recupero: in svantaggio per 0-1 nei confronti dell'Atlético Madrid, le Merengues ottengono il pari al 93' con Sergio Ramos, per poi dilagare ai supplementari e vincere 4-1. Ancelotti, con questo successo, diventa il quinto allenatore, dopo Ernst Happel, Ottmar Hitzfeld, José Mourinho e Jupp Heynckes, a vincere il trofeo con due squadre diverse. Come già nel 2002-2003, il triplete sfuma: in Campionato, la squadra non va oltre il terzo posto, fermandosi dietro l'Atletico Madrid e il Barcellona, per i risultati degli scontri diretti (a parità di punti complessivi). La stagione 2014-2015 si apre con una sconfitta nella Supercoppa di Spagna perdendo il doppio confronto contro i campioni di Spagna dell'Atletico Madrid. Si rifà in Supercoppa europea battendo il Siviglia e conquistando il 20 dicembre il Mondiale per club. Il finale di stagione si rivela, invece, deludente: il Madrid viene eliminato agli ottavi di finale della Coppa del Re dai rivali dell'Atletico Madrid, in Champions League arriva fino alle semifinali dove viene eliminato dalla Juventus mentre in campionato chiude al 2º posto alle spalle del Barcellona (negando al tecnico la possibilità di vincere quattro campionati in quattro Paesi diversi). Il 25 maggio 2015 viene così esonerato. Bayern Monaco Ancelotti alla guida del Bayern Monaco nel 2016 Il 19 dicembre 2015 viene ufficializzato come nuovo allenatore del Bayern Monaco a partire dal 1º luglio 2016 e per le successive tre stagioni. Prende il posto di Josep Guardiola, ingaggiato dal Manchester City. Il 14 agosto vince il primo trofeo alla guida dei bavaresi, la Supercoppa di Germania, battendo per 2-0 il Borussia Dortmund. Il 25 febbraio 2017 colleziona la millesima partita da allenatore in carriera nella partita contro l'Amburgo, vinta 8-0. Il 29 aprile 2017, dopo la vittoria per 6-0 in casa del Wolfsburg, vince il titolo di campione di Germania con 3 giornate di anticipo. Con la vittoria del campionato tedesco, entra nella stretta cerchia di allenatori capaci di vincere il titolo in quattro paesi diversi (nel suo caso Italia, Inghilterra, Francia, Germania), raggiungendo Giovanni Trapattoni, Ernst Happel, Tomislav Ivić, José Mourinho ed Eric Gerets. Il 28 settembre 2017 viene esonerato dal Bayern Monaco in seguito alla sconfitta per 0-3 in Champions League contro il Paris Saint-Germain e il non brillante avvio di stagione in Bundesliga. Napoli Il 23 maggio 2018 è ufficializzato come nuovo allenatore del Napoli in sostituzione di Maurizio Sarri, passato ad allenare il Chelsea, tornando ad allenare in Italia a nove anni dall'esperienza milanista. Esordisce sulla panchina partenopea il 18 agosto seguente, allo Stadio Olimpico di Roma, in occasione della prima giornata di campionato, gara vinta per 2-1 contro la Lazio. L'11 dicembre il Napoli viene eliminato nella fase a gruppi della Champions League nel girone che comprendeva anche Paris Saint-Germain e Liverpool, pur avendo guadagnato 9 punti (gli stessi del Liverpool, che supera il turno a parità di differenza reti, ma per maggior numero di reti segnate) ed avendo perso una sola partita. Il cammino in Coppa Italia, invece, si interrompe ai quarti di finale, dove il Napoli è sconfitto per 0-2 a San Siro dal Milan. In Europa League gli azzurri superano due turni ed escono di scena ai quarti contro l'Arsenal, perdendo per 0-2 all'Emirates Stadium e per 0-1 in casa. In campionato la squadra azzurra termina in seconda posizione, alle spalle della Juventus. Ancelotti (sullo sfondo) sulla panchina del Napoli nel 2019, mentre segue una fase della trasferta di Champions League contro il Salisburgo La stagione successiva è segnata da un avvio deludente in campionato, a causa di nervosismi incrociati tra squadra, proprietà e tifosi e alcuni errori tattici e gestionali direttamente imputabili al Mister di Reggiolo. Il 10 dicembre 2019, al termine della partita vinta per 4-0 contro il Genk, che sancisce la qualificazione dei partenopei agli ottavi di finale di Champions League (prima volta da imbattuti nel girone), Ancelotti viene esonerato, con la squadra al settimo posto in Serie A, risultato di 21 punti ottenuti in 15 giornate (5V 6N 4P.) Everton Il 21 dicembre 2019 viene ufficializzata la sua nomina a tecnico dell'Everton, con cui firma un contratto di quattro anni e mezzo. Il 26 dicembre esordisce con una vittoria ai danni del Burnley (1-0). Il cammino in FA Cup si ferma al terzo turno contro i concittadini del Liverpool (1-0). Termina la stagione al dodicesimo posto in Premier League, con dieci punti di distacco dalla zona utile per la qualificazione all'Europa League. Alla guida dell'Everton anche per l’annata successiva, inizia la Premier League con quattro vittorie di fila e la Coppa di Lega con tre successi che valgono il superamento dei primi turni ai danni di Salford City, Fleetwood Town e West Ham Utd (il cammino si fermerà ai quarti di finale venendo eliminato dal Manchester Utd); l'Everton non vinceva almeno le prime sei gare di una stagione dal 1938-1939 e Ancelotti viene eletto Premier League Manager of the Month per il mese di settembre. Alle vittorie iniziali seguono un pareggio nel derby con il Liverpool, che coincide con la gara numero 800 di Ancelotti nei vari campionati, e tre sconfitte che compromettono il primo posto in classifica tornando però prima della fine dell’anno al secondo posto dietro al Liverpool grazie a quattro vittorie consecutive. Nel febbraio 2021 il suo Everton elimina il Tottenham dalla FA Cup agli ottavi con un rocambolesco 5-4 ai supplementari (verrà poi eliminato ai quarti dal Manchester City) e batte i rivali del Liverpool ad Anfield Road dopo 22 anni (2-0) superandoli in classifica. Termina il campionato al decimo posto con 59 punti, mancando per tre punti la qualificazione alla UEFA Conference League. Ritorno al Real Madrid Il 1º giugno 2021, a sei anni dalla fine della prima esperienza, torna ad allenare il Real Madrid, con il quale sottoscrive un contratto di tre anni, andando a sostituire Zinédine Zidane. Il 16 gennaio 2022 guida le merengues alla vittoria della Supercoppa di Spagna, in finale contro l'Athletic Bilbao, diventando il primo allenatore italiano ad aggiudicarsi il trofeo. Quattro giorni più tardi tocca quota 150 panchine con il Real Madrid, in occasione della vittoria esterna contro l'Elche negli ottavi di Coppa del Re. Il 30 aprile vince il campionato con quattro giornate di anticipo: contestualmente, Ancelotti diventa l'unico allenatore nella storia del calcio ad aver vinto il titolo nei cinque principali campionati europei (Serie A, Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e Primera División). Il 4 maggio, grazie alla vittoria interna per 3-1 sul Manchester City (6-5 tra andata e ritorno), raggiunge la finale di UEFA Champions League per la quinta volta nella carriera di allenatore, un risultato che non ha precedenti nella competizione. Il 28 maggio, battendo il Liverpool per 1-0 nella finale disputata allo Stade de France di Saint-Denis, si aggiudica la UEFA Champions League per la seconda volta con i blancos e per la quarta volta individualmente, successo che lo rende l'allenatore più vittorioso nella storia della competizione. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 4 - Roma: 1979-1980, 1980-1981, 1983-1984, 1985-1986 Campionato italiano: 3 - Roma: 1982-1983 - Milan: 1987-1988, 1991-1992 Supercoppa italiana: 1 - Milan: 1988 Competizioni internazionali Coppa dei Campioni: 2 - Milan: 1988-1989, 1989-1990 Supercoppa UEFA: 2 - Milan: 1989, 1990 Coppa Intercontinentale: 2 - Milan: 1989, 1990 Allenatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Milan: 2002-2003 Campionato italiano: 1 - Milan: 2003-2004 Supercoppa italiana: 1 - Milan: 2004 Community Shield: 1 - Chelsea: 2009 Campionato inglese: 1 - Chelsea: 2009-2010 Coppa d'Inghilterra: 1 - Chelsea: 2009-2010 Campionato francese: 1 - Paris Saint-Germain: 2012-2013 Coppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2013-2014 Supercoppa di Germania: 2 - Bayern Monaco: 2016, 2017 Campionato tedesco: 1 - Bayern Monaco: 2016-2017 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2022 Campionato spagnolo: 1 - Real Madrid: 2021-2022 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 UEFA Champions League: 4 (record) - Milan: 2002-2003, 2006-2007 - Real Madrid: 2013-2014, 2021-2022 Supercoppa UEFA: 3 (record a pari merito con Josep Guardiola) - Milan: 2003, 2007 - Real Madrid: 2014 Coppa del mondo per club: 2 - Milan: 2007 - Real Madrid: 2014 Individuale Oscar del calcio AIC: 2 - Miglior allenatore: 2001, 2004 Panchina d'oro: 2 - 2002-2003, 2003-2004 Panchina d'oro speciale: 1 - 2016-2017 Allenatore dell'anno UEFA: 1 - 2003 Allenatore dell'anno World Soccer: 1 - 2003 Miglior allenatore dell'anno IFFHS: 2 - 2007, 2014 Premier League Manager of the Month: 5 - Novembre 2009, Agosto 2010, Marzo 2011, Aprile 2011, Settembre 2020 Trophées UNFP du football: 1 - Miglior allenatore della Ligue 1: 2013 Premio Nazionale Enzo Bearzot: 1 - 2014 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Allenatore italiano (2014) Globe Soccer Awards: 2 - Miglior allenatore dell'anno: 2014 - Maggior attrazione mediatica: 2014 Trofeo Miguel Muñoz: 1 - 2015 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 30 settembre 1991. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana. Laurea honoris causa in Comunicazione e Sport — Università di Plovdiv Paisiy Hilendarski, 12 novembre 2007. Ufficiale dell'Ordine della Stella d'Italia — 6 febbraio 2014.
  4. ZORAN MIRKOVIC Atalanta e Juve sono state protagoniste di diverse operazioni di mercato nel corso degli anni – si legge su “Hurrà Juventus” del giugno 1998 –. Tanti giovani di talento cresciuti a Bergamo sono poi diventati campioni affermati in maglia bianconera. Due nomi su tutti: Gaetano Scirea e Antonio Cabrini, che a metà degli anni ‘70 lasciarono la maglia nerazzurra per venire a Torino dove conquistarono tutto in Italia, in Europa e nel mondo. Due stagioni fa, lo stesso percorso è stato fatto da Paolo Montero, l’uruguayano divenuto subito un pilastro della difesa bianconera. E se la storia si ripetesse anche con Zoran Mirkovic? Il difensore serbo, nato a Belgrado nel settembre del 1971, è cresciuto nelle fila del Rad per poi passare al Partizan, con cui ha conquistato tre scudetti. Nel 1996 è sbarcato in Italia, alla corte di Emiliano Mondonico e dell’Atalanta, dove ha avuto modo di mettere in luce tutte le sue qualità. Difensore dotato di ottime qualità tecniche, Mirkovic sa cavarsela bene sia quando la retroguardia è disposta a uomo sia quando il reparto arretrato gioca la zona. Nell’Atalanta (in una annata travagliata per gli orobici) è stato, insieme al fantasista Sgrò, il migliore dei suoi, mantenendo una invidiabile continuità di rendimento per tutto il campionato. E dopo due ottime stagioni a Bergamo, ecco l’approdo a Torino. «Fin da quando sono giunto in Italia il mio sogno è sempre stato quello di giocare in una grande squadra – dice Mirkovic durante la presentazione ufficiale – Nell’Atalanta mi sono trovato a meraviglia, ma la Juve è proprio un’altra cosa...». Zoran è un difensore moderno ed eclettico, capace di giocare sia nel ruolo di centrale che in quello di esterno. «Mi ritengo un buon jolly. Essere in grado di ricoprire più ruoli è fondamentale nel calcio di oggi», dice ancora il neo bianconero. I giocatori della ex Jugoslavia, però, hanno la fama di essere tipi difficili, con un carattere spesso bizzoso. Mirkovic sgombra il campo da ogni genere di insinuazioni e ricorda: «In Italia giocano e hanno successo giocatori come Jugovic, Boksic e Boban, non è affatto vero che noi slavi siamo dei clienti difficili. Pensate un po’ che nazionale potremmo avere se fossimo ancora tutti uniti. Secondo me, non saremmo inferiori neppure al Brasile...». Sicuro di sé, desideroso di far bene, Mirkovic non teme il grande salto nella Juve e dà appuntamento a Lippi e a tutti i tifosi bianconeri ai Mondiali, dove sarà protagonista con la sua Jugoslavia. Con l’obiettivo di dimostrare di esser degno della squadra campione d’Italia. «In Francia spero di andare bene anche per dimostrare che sono degno di giocare in una squadra come la Juve. So che troverò una concorrenza forte, perché qui giocano tantissimi campioni. Ma io farò di tutto per convincere Lippi», conclude il difensore serbo. Per lui e per gli altri nuovi appuntamento a luglio, quando scatterà il ritiro precampionato della Juve edizione ‘98/99. Una Juve nella quale Mirkovic vuole ritagliarsi uno spazio importante. In bocca al lupo, Zoran! 〰.〰.〰 La sua prima stagione in bianconero è contraddistinta da buone prove, come quella all’Old Trafford contro il Manchester United, in Coppa dei Campioni, terminata 1-1. In totale, le partite disputate saranno 29; segna anche una rete, in collaborazione con il piacentino Manighetti, nella vittoriosa trasferta nel capoluogo emiliano che saluta anche l’esordio sulla panchina juventina di Carletto Ancelotti, subentrato al dimissionario Marcello Lippi. Pochi giorni prima della trasferta di Manchester, Mirkovic, fu protagonista di un incredibile viaggio di ritorno a Belgrado. Erano giorni terribili per il popolo jugoslavo; la crisi del Kosovo costrinse la Nato a bombardare Belgrado per punire il dittatore Milosevic. I giocatori della Nazionale jugoslava, in ritiro per la sfida contro la Croazia, poi rinviata dall’Uefa, ripararono in gran fretta all’estero prima che si scatenassero i raid aerei sulla capitale serba. Mirkovic, invece, rimase in patria e si decise a partire solo quando gli fu possibile portare con sé la madre e i nipotini. Ottenuti i documenti necessari per l’espatrio dei propri famigliari, il 27 marzo Mirkovic lasciò, con loro, una Belgrado avvolta dalle fiamme e affrontò un avventuroso viaggio verso l’Italia. Una vera e propria odissea durata 16 ore: in macchina fino a Budapest, dalla capitale magiara in aereo fino a Francoforte e da qui finalmente a Torino. «Quello che ho visto non lo potrò mai dimenticare», continua a ripetere Zoran, ripensando ai quei giorni terribili. La stagione successiva, chiuso da una fortissima concorrenza, non riesce a trovare molto spazio, disputando solamente 22 partite. È il canto del cigno per il difensore serbo. Nell’estate del 2000 è ceduto al Fenerbahçe, in Turchia, terminando così la sua avventura juventina. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/zoran-mirkovic.html
  5. GIANLUCA FERRERO https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Ferrero Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 07.12.1963 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 2023 41 partite - 23 vittorie - 8 pareggi - 10 sconfitte Gianluca Ferrero (Torino, 7 dicembre 1963) è un dirigente sportivo e commercialista italiano, presidente della Juventus dal 18 gennaio 2023. Biografia Nel 1988 si laurea con il massimo dei voti in Economia e Commercio all'Università degli Studi di Torino. L’anno successivo, Ferrero si registra all’Ordine dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili di Torino, mentre nel 1995 si iscrive al registro dei revisori legali. Tra le esperienze maturate, ci sono anche quelle alla presidenza del Collegio Sindacale di Luigi Lavazza, Biotronik Italia, Praxi Intellectual Property, P. Fiduciaria, Emilio Lavazza e GEDI Gruppo Editoriale. E' anche sindaco effettivo di Fenera Holding e Techwald Holding, nonché vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Banca di Piemonte, e membro dell'Organo di Vigilanza de Il Sole 24 Ore. Il 18 gennaio 2023 viene nominato presidente della Juventus, subentrando al dimissionario Andrea Agnelli, il quale, insieme a tutti i componenti del consiglio di amministrazione, è rimasto in carica in prorogatio dal 28 novembre 2022 fino all'insediamento del nuovo CdA presieduto da Ferrero stesso.
  6. PAULO DYBALA https://it.wikipedia.org/wiki/Paulo_Dybala Nazione: Argentina Luogo di nascita: Laguna Larga Data di nascita: 15.11.1993 Ruolo: Attaccante Altezza: 177 cm Peso: 70 kg Nazionale Argentino Soprannome: La Joya - U Picciriddu Alla Juventus dal 2015 al 2022 Esordio: 08.08.2015 - Supercoppa Italiana - Juventus-Lazio 2-0 Ultima partita: 21.05.2022 - Serie A - Fiorentina-Juventus 2-0 293 presenze - 115 reti 5 scudetti 4 coppe Italia 3 supercoppe italiane Paulo Exequiel Dybala (Laguna Larga, 15 novembre 1993) è un calciatore argentino, attaccante della Roma e della nazionale argentina. Paulo Dybala Dybala con la nazionale argentina nel 2017 Nazionalità Argentina Altezza 177 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Roma Carriera Giovanili 2003-2011 Instituto Squadre di club1 2011-2012 Instituto 38 (17) 2012-2015 Palermo 89 (21) 2015-2022 Juventus 293 (115) 2022- Roma 6 (3) Nazionale 2015- Argentina 34 (3) Palmarès Coppa America Bronzo Brasile 2019 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA Oro Finalissima 2022 Biografia Viene soprannominato principalmente La Joya (in italiano "il gioiello"), appellativo inventato in patria, da un giornalista, durante i suoi esordi a Córdoba, mentre negli anni a Palermo gli venne assegnato il soprannome affettuoso di U Picciriddu ("il bambino" in lingua siciliana). Più giovane di tre fratelli, suo nonno Bolesław era polacco, ma emigrò in Argentina dopo la fine della seconda guerra mondiale; la sua famiglia ha anche ascendenze italiane grazie alla nonna materna, di origini napoletane, cosa che gli ha permesso di ottenere, il 13 agosto 2012, la cittadinanza italiana. Vita privata Dall'estate del 2018 intrattiene una relazione sentimentale con l'attrice e cantante argentina Oriana Sabatini. Caratteristiche tecniche Annoverato tra i talenti più promettenti della sua generazione, è un'elegante prima o seconda punta, talvolta anche ala destra, dotato di estro e imprevedibilità. È bravo nel contropiede e nel dribbling e riesce a segnare anche dei gol di testa grazie alla rapidità negli spazi brevi e alla sua agilità. Può essere impiegato anche come trequartista, esterno offensivo o falso centravanti. Mancino di pura classe, è bravo nel proteggere il pallone per far salire la squadra, nel pressare il portatore di palla avversario e nell'eludere la pressione avversaria con un solo controllo. Preferisce partire dalla fascia destra del campo per accentrarsi e tirare col suo mancino preciso e potente, specialmente con conclusioni dalla distanza. È inoltre un ottimo rigorista e anche un ottimo tiratore di calci di punizione. Per via del suo stile di gioco è stato paragonato al connazionale Omar Sívori. Carriera Club Gli inizi Cresciuto fin da bambino nell'Instituto, all'età di dieci anni ha sostenuto un provino con il Newell's Old Boys, ma il padre ha preferito farlo restare all'Instituto vista la maggior vicinanza a casa. A quindici anni perde il genitore, così va a vivere nella pensione del club: è per questo motivo che è soprannominato anche el pibe de la pensión. La stagione 2011-2012 disputata in Primera B Nacional, secondo livello del campionato argentino di calcio, è la prima da professionista, con un contratto da 900 euro all'anno, 4 000 pesos, ovvero il minimo sindacale. Esordisce con la prima squadra dell'Instituto il 13 agosto 2011 in Instituto-Huracán (2-0) della prima giornata di campionato, giocando titolare e venendo sostituito al 71º da Marcelo Bergesse. Realizza il primo gol nella giornata successiva, il 20 agosto, all'età di 17 anni, 9 mesi e 5 giorni, in Aldosivi-Instituto (2-2): il suo è il punto del momentaneo pareggio per 1-1. La partita contro l'Atlanta, disputata l'8 ottobre e valida per la decima giornata, è invece quella in cui Dybala segna la prima marcatura multipla: in particolare viene realizzata una tripletta nel 4-0 finale in trasferta. Chiude la stagione regolare con 38 presenze e 17 reti, fra cui un'altra tripletta nel 4-1 esterno allo Desamparados, il 26 marzo 2012 (26ª giornata); nonostante fosse all'esordio, è stato uno dei migliori giocatori della manifestazione. Con la squadra ha ottenuto quattro record: è stato il più giovane a segnare un gol battendo il record di Mario Kempes, è stato il primo a giocare 38 partite consecutive in un torneo professionistico del paese battendo nuovamente Kempes, è stato il primo a segnare due triplette in un campionato ed è andato in rete per sei partite consecutive di campionato (dalla 22ª alla 27ª giornata), superando il precedente primato di quattro partite di fila fatto registrare da vari giocatori. Palermo Gli esordi (2012-2013) Dybala nel 2015, capitano del Palermo in occasione della sua ultima gara in maglia rosanero, mentre batte un calcio d'angolo. Scoperto dall'impresario sudamericano Gustavo Mascardi, in buoni rapporti con l'allora direttore sportivo della società calcistica italiana del Palermo Sean Sogliano e che acquista il cartellino dall'Instituto de Cordoba a stagione inoltrata, il 28 aprile 2012 il presidente Maurizio Zamparini ha ufficiosamente annunciato l'acquisto del giocatore per 12 milioni di euro (tasse e commissioni comprese, cifra record per la storia del club rosanero), incluso un acconto di 3,5 milioni già pagato in precedenza. Due giorni dopo si è concluso il pagamento dell'ultima delle cinque rate da parte della società inglese Pencilhill Limited, che ha acquisito interamente i diritti per il cartellino del giocatore; la società argentina ha quindi precisato che la trattativa per il passaggio di Dybala al Palermo non è più di sua competenza. Il piazzamento finale dell'Albirojos in campionato è il terzo posto, dopo aver perso l'ultima giornata che avrebbe potuto consentire l'accesso diretto alla massima serie. Vi è però un'ultima chance, quella dei play-off interdivisionali promozione/retrocessione (ai quali Dybala parteciperà in seguito), disputati contro il San Lorenzo e terminati con un complessivo 3-1 a sfavore. Dopo aver sostenuto le prime visite mediche nel mese di maggio e dopo non essersi presentato per il ritiro estivo dell'Instituto, il 20 luglio 2012 passa ufficialmente al Palermo, firmando un contratto quadriennale con il club siciliano da 500 000 euro a salire più premi in base agli obiettivi raggiunti, sia personali sia di squadra; il contratto sportivo viene depositato presso la Lega Serie A il 25 luglio seguente, mentre il contratto economico era già stato depositato in precedenza. Sceglie la maglia nº 9, il cui numero aveva già avuto a Córdoba. Il 28 agosto 2012 l'Instituto ha dichiarato di non concedere il transfer del giocatore finché non verranno pagati i 3,14 milioni di euro destinati alla società e mancanti del totale complessivo, poiché 2 milioni vanno alla Pencilhill Limited, mentre il Palermo ha risposto che la cifra corretta è di soli 2 milioni, già anticipati al club argentino, mentre 1,14 milioni sono stati pagati alla Federazione argentina. La compagine argentina perfeziona il trasferimento tre giorni dopo. Può così esordire sia nel massimo campionato italiano, sia in maglia rosanero nella seconda giornata Lazio-Palermo (3-0), entrando in campo al 58º minuto al posto di Fabrizio Miccoli. Nell'ottava giornata di campionato, pareggiata per 0-0 contro il Torino, gioca per la prima volta da titolare, venendo poi sostituito da Miccoli al 55º. L'11 novembre, poco prima di compiere 19 anni, nella dodicesima giornata di campionato, realizza entrambi i gol (i primi in Serie A per lui) alla sua seconda partita da titolare, che permettono al Palermo di battere la Sampdoria. L’impressione è quella che il giovane talento argentino possa cambiare le sorti di una squadra in difficoltà, anche se abbia ancora bisogno di tempo per farlo, ma la stagione si conclude con la retrocessione dei rosanero. Chiude l'annata con 27 presenze in Serie A (segnando il terzo e ultimo gol contro la Lazio nella 21ª giornata, pareggiata al termine 2-2) e una presenza in Coppa Italia nella gara giocata contro l'Hellas Verona, alternando titolarità a subentri a partita in corso. Alla fine dell'annata regolare, è tornato in vacanza in patria dove, ospite della sua vecchia squadra, è stato raffigurato ne Las Glorias del Futbol, una galleria in cui sono rappresentati i giocatori più rappresentativi della storia dei biancorossi. La promozione in Serie A (2013-2015) Segna il suo primo gol nella stagione 2013-2014 e in Serie B il 1º marzo 2014, da subentrato nella partita vinta per 2-1 contro il Bari, valevole per la 27ª giornata di campionato: il suo è il gol vittoria. In quell'occasione era inoltre rientrato dopo l'infortunio subito alla 13ª giornata, il precedente 9 novembre 2013, nell'inedito derby casalingo contro il Trapani. Il 3 maggio seguente, dopo il match vincente sul Novara in trasferta (0-1), ottiene il salto categoria in Serie A – con annessa vittoria del torneo cadetto – con cinque giornate d'anticipo. Chiude la stagione con 28 presenze in campionato (con 5 marcature, tutte realizzate nel girone di ritorno e decisive per lo sprint promozione) e 2 in Coppa Italia. In questo stesso anno va a formare una coppia tutta argentina con Franco Vázquez, che si ripeterà pure l'annata a venire in massima serie. Il 2 novembre pareggia il numero di realizzazioni in una singola stagione di Serie A, 3, segnando un gol in Milan-Palermo (0-2). Il 24 novembre successivo segna il quinto gol in campionato in Genoa-Palermo (1-1), eguagliando il record di reti stagionali dal suo arrivo in Italia, superandolo sei giorni dopo in Palermo-Parma (2-1). Il 6 dicembre, nella partita della 14ª giornata Torino-Palermo (2-2), segna il suo settimo gol in stagione, quinto consecutivo, raggiungendo in questa speciale classifica Fabrizio Miccoli e Josip Iličič; esattamente un mese dopo segna una doppietta nella gara interna contro il Cagliari, vinta dai rosanero per 5-0. Il 2 maggio 2015, in Sassuolo-Palermo della 34ª giornata di campionato (0-0), è capitano della squadra per la prima volta, date le assenze di Édgar Barreto, Stefano Sorrentino e Siniša Anđelković. L'ultima gara giocata in maglia rosanero, oltreché la penultima di campionato e ultima casalinga stagionale, è quella contro la Fiorentina, nella quale il Palermo uscirà sconfitto per 2-3, ma al cui termine Dybala riceverà un'ovazione da parte del pubblico non solo per una stagione comunque soddisfacente e a suo modo sorprendente, ma anche per tutte le sue giocate in questi tre anni. Ha quindi concluso la sua esperienza nel capoluogo siciliano totalizzando 21 gol in 93 presenze complessive. Juventus I tre double domestici e la finale europea (2015-2018) Dybala in riscaldamento prepartita con la Juventus nel 2017. Nel giugno 2015 diviene un calciatore della Juventus, per la cifra di 32 milioni di euro più 8 milioni di possibili bonus, firmando un contratto quinquennale. L'8 agosto esordisce con la maglia bianconera in Supercoppa italiana, segnando la seconda rete nel 2-0 con cui i bianconeri battono la Lazio e aggiudicandosi, così, il suo primo titolo con il club torinese. Il 30 agosto segna la sua prima rete in campionato con i piemontesi nella sconfitta per 2-1 sul campo della Roma. Il 15 settembre fa il proprio esordio nelle coppe europee, durante la vittoriosa trasferta sul campo del Manchester City (1-2). Dopo un inizio di stagione difficile, in cui viene spesso poco impiegato, diviene ben presto titolare, fornendo ottime prestazioni e segnando diversi gol. Il 16 dicembre si sblocca anche in Coppa Italia, andando in rete nel derby degli ottavi di finale contro il Torino, terminato poi 4-0 in favore della sua squadra. Il 23 febbraio 2016, contro il Bayern Monaco, realizza il suo primo gol in Champions League nel match valido per l'andata degli ottavi di finale, terminato poi 2-2. Al termine della stagione vince lo scudetto (il primo nella sua carriera) e la Coppa Italia in finale contro il Milan, con una vittoria dei bianconeri per 1-0 ai tempi supplementari. Nell'annata successiva si conferma punto di forza dell'undici torinese, pur saltando molte gare nella prima parte di stagione a causa di un infortunio avvenuto il 22 ottobre, nella gara persa in casa del Milan per 1-0. Il 23 dicembre a Doha fallisce il calcio di rigore decisivo in Supercoppa italiana sempre contro i Rossoneri, certificando la sconfitta bianconera; la gara era precedentemente terminata 1-1 alla fine dei tempi supplementari. Il 28 febbraio 2017 arriva la sua prima doppietta in Coppa Italia nella sfida casalinga contro il Napoli (vinta 3-1), valida per la semifinale di andata, in cui segna entrambe le reti su calcio di rigore. L'11 aprile segna la sua prima doppietta in Champions League contro il Barcellona, nella vittoria casalinga per 3-0, valida per l'andata dei quarti di finale. Il 17 maggio mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo stagionale nonché secondo consecutivo per l'attaccante argentino; quattro giorni dopo realizza uno dei tre gol della vittoria di campionato contro il Crotone che consegna alla Juventus il suo sesto scudetto consecutivo (il secondo per Dybala). Il 3 giugno a Cardiff gioca la sua prima finale di Champions League, che vede i bianconeri nuovamente sconfitti 1-4 dal Real Madrid. All'inizio della sua terza stagione a Torino, stante la cessione di Pogba, viene nominato nuovo numero dieci del club. Il 13 agosto segna una doppietta nella partita di Supercoppa italiana persa per 3-2 contro la Lazio. Il 26 dello stesso mese realizza la sua terza tripletta in carriera nella vittoriosa trasferta in casa del Genoa (2-4); replica l'exploit il successivo 17 settembre, in occasione della vittoria bianconera in casa del Sassuolo (3-1), gara quest'ultima che lo vede inoltre tagliare il traguardo delle 100 presenze in maglia juventina. Il 7 marzo 2018 torna a segnare in Champions League dopo quasi undici mesi di astinenza, realizzando il gol-vittoria in casa del Tottenham (successo dei torinesi per 2-1), match di ritorno degli ottavi di finale, che permette ai bianconeri di qualificarsi al turno successivo, in cui verrà eliminata dal Real Madrid. Realizza la terza tripletta stagionale nella vittoria per 4-2 contro il Benevento. A fine stagione Dybala conquista il terzo double nazionale consecutivo risultando il miglior marcatore della stagione dei bianconeri con 22 marcature in Serie A, con la vittoria della Coppa Italia (successo per 4-0 in finale contro il Milan) e dello scudetto (matematicamente ottenuto con una giornata d'anticipo), il settimo di fila per il club bianconero e il terzo per Dybala. I primati e l'addio (2018-2022) Alla sua quarta stagione a Torino, il 2 ottobre 2018, segna la sua prima tripletta in Champions League, in casa contro gli svizzeri dello Young Boys (3-0). Il 27 ottobre successivo scende in campo per la prima volta come capitano dei bianconeri, in occasione della vittoriosa trasferta di campionato contro l'Empoli (2-1). Il 16 gennaio 2019 si aggiudica la sua seconda Supercoppa italiana, a Gedda, dopo il successo sul Milan per 1-0. Il 16 aprile indossa per la prima volta la fascia di capitano in UEFA Champions League, in occasione della sfida di ritorno dei quarti di finale, in casa contro l'Ajax. Quattro giorni dopo vince il suo quarto scudetto di fila con i bianconeri. Dybala (a destra) in azione da capitano juventino nel 2021, in pressing su un avversario dello Zenit San Pietroburgo durante una sfida di UEFA Champions League. Nel dicembre 2019 realizza l'unico gol juventino nella partita di Supercoppa italiana persa per 3-1 a Riad contro la Lazio, diventando il miglior marcatore della competizione. La sua quinta stagione sportiva juventina deve però fare presto i conti con la dilagante pandemia di Covid-19, che tra marzo e aprile porta la FIGC, dapprima, a disporre la disputa a porte chiuse di tutte le gare: la vittoria nel big match di Torino contro l'Inter, oltre a legittimare la prima posizione bianconera, in cui Dybala era andato a segno, è anche una delle ultime partite giocate in Italia prima della sospensione sine die ai campionati, a seguito del sopraggiunto lockdown nazionale. Nel marzo 2020 Dybala era risultato anche positivo al Sars-Cov-2. Al ritorno in campo, dopo oltre tre mesi di sospensione forzata, perde ai tiri di rigore la finale di Coppa Italia contro il Napoli, ma ciò nonostante, alla ripresa del campionato è proprio la Juventus quella che, tra le formazioni di vertice, compie un immediato e, a posteriori, decisivo allungo sulle dirette rivali; Dybala va sempre a segno nelle tornate conclusive e, pur incappando a sua volta in passi falsi, i Bianconeri riconfermano de facto lo scudetto sulle maglie grazie soprattutto all'esito degli scontri diretti allo Stadium contro bergamaschi e laziali. Il 26 dello stesso mese, grazie al successo casalingo per 2-0 sulla Sampdoria, i piemontesi si aggiudicano lo scudetto con due turni di anticipo, il trentottesimo della loro storia e il quinto scudetto consecutivo per Dybala con i bianconeri. Il 12 maggio 2021, in occasione del successo casalingo di campionato sul Sassuolo (3-1), Dybala sigla la sua centesima rete in assoluto con i bianconeri. Dopo aver mancato il sesto scudetto consecutivo, nella stagione 2021-2022 Dybala è primo vicecapitano dei bianconeri. Il 2 novembre 2021, con una doppietta in Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo (4-2), Dybala, forte di 106 reti, supera Michel Platini nella classifica di marcatori più prolifici in bianconero. Nel frattempo, nonostante le premesse d'inizio stagione, l'avvicinarsi della scadenza contrattuale e il persistere di uno stallo circa le trattative di rinnovo tra Dybala e la Vecchia Signora, sfociano, in data 21 marzo 2022, nella rinuncia da parte della società piemontese a formalizzare ulteriori offerte al calciatore, sancendone così l'addio alla maglia bianconera. Contestualmente, per la prima volta in sette stagioni in bianconero, Dybala conclude l'annata senza poter aggiungere alcun trofeo al proprio palmarès, stanti le sconfitte in finale di Coppa Italia e in Supercoppa contro l'Inter. Lascia i piemontesi con un novero di 293 presenze e 115 reti, risultando il nono miglior marcatore di sempre dei bianconeri (a pari merito con Roberto Baggio), e 12 trofei complessivi. Roma Il 20 luglio 2022 l'argentino viene ingaggiato dalla Roma. Debutta in giallorosso il seguente 14 agosto, nel successo esterno di campionato sulla Salernitana (0-1); il 30 agosto è invece la volta delle sue prime due marcature con la Magica, a danno del Monza (3-0), con le quali l'argentino raggiunge inoltre la soglia delle cento reti siglate in Serie A. L'8 settembre fa il suo esordio assoluto nella UEFA Europa League nella partita in casa del Ludogorets, persa per 2-1, mentre sette giorni dopo segna anche la sua prima rete nella suddetta competizione, da subentrato, aprendo le marcature nel successo per 3-0 sull'HJK Helsinki. Nazionale Dopo le convocazioni, senza presenze, da parte dell'Under-17 e dell'Under-20 argentina, nel settembre del 2015 viene chiamato in nazionale maggiore. Le origini del giocatore, polacche e italiane, avrebbero permesso anche le chiamate dalla Polonia oppure dall'Italia, difatti, da quest'ultima, durante gli esordi nel Palermo, nel 2014-2015, aveva ricevuto una proposta di convocazione in azzurro da parte dell'allora CT Antonio Conte: tuttavia, Dybala stesso, in seguito a un'attenta riflessione con i suoi amici e familiari, declinò tali possibilità. Esordisce il 13 ottobre dello stesso anno, nel pareggio 0-0 ottenuto contro il Paraguay, in una gara valida per le qualificazioni ai Mondiali 2018. La prima marcatura in nazionale avviene il 20 novembre 2018, nell'amichevole casalinga finita 2-0 contro il Messico, ove, subentrato all'81' a Mauro Icardi, su assist di Giovanni Simeone, pone il sigillo alla partita all'87', mentre il primo gol in una partita ufficiale con l'Albiceleste arriva il 6 luglio 2019, nel match valevole per il 3º posto finale nella Copa América, vinto per 2-1 ai danni del Cile. Nell'agosto 2021, dopo due anni di assenza, viene richiamato dal CT Lionel Scaloni per le partite di qualificazione ai mondiali 2022 del mese successivo. Il 1º giugno 2022 viene convocato per la Finalissima di Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA, disputatasi a Wembley; nell'occasione subentra dalla panchina e mette a segno il proprio terzo gol con la maglia albiceleste, fissando il risultato sul 3 a 0 che determina la vittoria dell'Argentina contro l'Italia. Record Calciatore ad aver segnato più reti (4) nella storia della Supercoppa italiana. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2013-2014 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2015, 2018, 2020 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 4 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2020-2021 Nazionale Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA: 1 - Finalissima 2022 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 4 - Squadra dell'anno: 2016, 2017, 2018, 2020 Squadra dell'anno ESM: 1 - 2016-2017 Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2016-2017 (4 gol, a pari merito con Marco Borriello e Goran Pandev) Premi Lega Serie A: 1 - Migliore in assoluto: 2019-2020
  7. MASSIMILIANO ALLEGRI «Il record di punti? Io ve lo dico, anche se poi divento noioso. Sei intenditore di ippica? Nelle corse dei cavalli basta mettere il musetto davanti, non c’è bisogno di 100. Quello che perde di corto muso arriva secondo, quello che vince di corto muso è primo. 84 punti per vincere lo scudetto, se il Napoli non le vince tutte bastano...». SANDRO SCARPA, JUVENTIBUS.COM DEL 17 MAGGIO 2019 Massimiliano Allegri e la Juventus si separano. Con fischi, insulti e una terribile e raggelante sensazione di fragilità iniziò il suo percorso in bianconero. Con fischi, insulti e una terribile e raggelante sensazione di insoddisfazione si temeva potesse proseguire. In mezzo, Allegri è stato l’allenatore più vincente, in termini di vittorie sul numero di gare disputate, della storia della Juventus FC. L’allenatore che ha consolidato il dominio in Italia, proseguendo e allungando la striscia degli scudetti con 5 campionati di fila per un’impresa che ha reso EPICO il probabile e lo scontato, ci ha aggiunto 4 Coppe Italia, con quella stella (la decima) che mancava a una Juventus dominante. Soprattutto, Allegri ha preso lo straordinario lavoro di Antonio Conte e ha saputo farlo suo e poi gradualmente adattarlo e modificarlo alle sue idee, dando fiducia e “halma” alla squadra soprattutto in Europa. Siamo così passati da una squadra ai margini dell’impero europeo (quel ristorante troppo costoso) che Conte aveva provato a fronteggiare con armi troppo spuntate, ai vertici della montagna più alta da scalare, fin da subito. A Berlino. Con 7 uomini diversi da quel manipolo di underdog del primo anno, la Juventus di Allegri, ancora più forte e dominante in Italia, si era ripresentata, due anni dopo, di nuovo alle vette dell’Olimpo, questa volta con voce autorevole, cammino autoritario, per quanto non spettacolare, e la fiducia di un popolo pronto ad assaporare una gioia diventata ossessione dopo 20 anni. A Cardiff. Da lì in poi Allegri ha perso quasi tutto: il calore, l’entusiasmo e la fiducia della gran parte dei tifosi, la capacità quasi prodigiosa di inquadrare un modulo perfetto durante l’anno, in grado di valorizzare tutti gli elementi di talento in squadra senza perdere in efficacia, e probabilmente anche il credito e la fiducia illimitata di una Presidenza che lo aveva elogiato (memore di quei fischi del 15 luglio 2014). Soprattutto, negli ultimi 2 anni Allegri ha perso quella voglia di una ricerca di un calcio più qualitativo, ripiegandosi invece sulle altre sue doti: la gestione dei momenti, dei tempi, delle fasi di gara e l’adattarsi all’avversario – tatticamente e fisicamente – purtroppo anche nella mediocrità. Così Allegri ha continuato a vincere, seppure di “corto muso” contro Sarri (o Pochettino) ma ha preso la china di un’involuzione tattica, o meglio, di una mancata evoluzione, che ha avuto due abbaglianti momenti di illusoria bellezza e fierezza: Real-Juventus (1-3) e Juventus-Atletico (3-0) e una brevissima – davvero troppo – stagione di gran calcio, iniziata a Valencia e terminata, 2 gare dopo, sempre col Valencia in casa, dopo le picconate di Mourinho. Nell’anno dello shock più potente della storia del calcio – Cristiano Ronaldo alla Juventus – arriva non solo il primo flop in termini di risultati (l’eliminazione da parte dell’Ajax) ma soprattutto la sensazione di una incapacità di Allegri di rigenerare se stesso, di ricercare un gioco adatto alla spettacolare qualità della rosa in suo possesso. Non è tanto l’essere usciti dalla Champions, ma il modo, il come e il perché. La Juventus ha deciso: cambiare prima di essere costretti. In modo altrettanto certo e senza dubbi, Massimiliano Allegri va ringraziato per 5 meravigliosi anni, con 2 grandissime illusioni e 2 stagioni opache ma pur sempre vittoriose. Va ringraziato per i 5 Scudetti, sia quelli mai in discussione, sia le due rimonte con Zaza a Napoli e Higuain a Milano, per le 4 Coppe Italia. E va ringraziato per Dortmund e Berlino, per Monaco e Montecarlo, per le vittorie in casa dei due Manchester e a Wembley, per le imprese – realizzate o sfiorate – al Bernabeu e per i 3-0 rifilati al Barcellona e all’Atletico. Se ne va un grande Allenatore, che ha rivaleggiato con Klopp, Ancelotti, Enrique, Guardiola, Emery, Zidane, Pochettino, Mourinho e Simeone, a volte vincendo altre perdendo, grazie ad una squadra sempre più forte e consapevole. Se ne va al momento giusto, perché la Juventus è diventata più grande di qualsiasi allenatore che non riesca, per più di due anni, a stare al suo passo. Se ne va un Mister a suo modo unico ai microfoni, istrionico e cazzeggiante, lucido e ironico, con qualche scivolone legittimo, mai polemico su alibi arbitrali o fatturati o altri mezzucci cari ad altri mister, sempre perfetto nell’aderire a uno stile Juventus inappuntabile, con un calo – coincidenza – nell’aplomb e nel livello delle argomentazioni negli ultimi 2 anni. Se ne va, tra gli applausi – speriamo – sia di chi non apprezza questa scelta, sia di chi – speriamo – aveva il timore di una sua permanenza. Grazie Mister. Grazie Andrea. Andiamo avanti e applausi! MARCO D’OTTAVI, ULTIMOUOMO.COM DEL 26 MARZO 2019 Se dal Porto di Livorno proseguite verso sud, lungo i marciapiedi assolati di Viale Italia, superata la suggestiva terrazza Mascagni e la storica Accademia navale troverete sul lato sinistro della strada, quello che guarda al Mar Tirreno, l’Ippodromo Federico Caprilli. Se ne sta lì immobile dal 1894, gigantesco tra i villini in stile liberty del quartiere Ardenza, anno in cui fu realizzato sui terreni un tempo occupati dal parco di Villa Letizia. Oggi è chiuso, fallito, ma sbirciando tra le sbarre dei cancelli mangiati dalla salsedine, si può ancora respirare un pezzo di Livorno, un pezzo di Massimiliano Allegri. È proprio qui, all’Ippodromo Caprilli, che l’allenatore toscano passava le sue giornate da bambino: «Le mie memorie più felici erano di mio nonno che mi portava alle corse di cavalli a Livorno», ha scritto recentemente in un articolo per The Players’ Tribune. Una passione che gli è rimasta appiccicata addosso e di cui non fa mistero, tutt’altro. Allegri quando può – se riesce – parla di cavalli, dell’ippodromo, di Livorno. Nel 2000 Allegri è ancora un calciatore. Sta chiudendo una carriera non troppo brillante nella Pistoiese, in serie B. Il 20 agosto per la terza e ultima sfida del girone di Coppa Italia la sua squadra affronta l’Atalanta. La partita scivola via come tante sfide estive, un 1-1 con gol di Luciano Zauri e Girolamo Bizzarri, ma alcuni mesi dopo torna prepotentemente sulle pagine dei giornali: le due squadre vengono accusate di aver combinato il risultato. Tra gli indagati c’è anche Allegri, colpevole secondo la procura di aver organizzato l’affare qualche sera prima, in una cena con altri sette giocatori. Il processo si tiene il 22 novembre a Milano, dura quattro ore. Ad attenderlo all’uscita ci sono alcuni giornalisti a cui Allegri rivela la sua passione: «Faccio giornalmente scommesse solo sui cavalli, ma ciò mi è permesso», continua «seguo l’ippica da quando ho cinque anni, proprio come molti altri toscani. Sapete in quanti scommettono su questo sport?». Allegri verrà prima condannato a un anno di squalifica, ma in seguito prosciolto dalle accuse. Allegri cresce, diventa un allenatore vincente, sovrastando l’immagine di calciatore scapestrato, però non rinnega mai il suo passato. Le scommesse sui cavalli sembrano far parte di questa aura un po’ nebulosa che si porta dietro, ma che rivendica con un certo orgoglio, come in questa intervista in cui a una vaga domanda riguardo in quale stagione della vita si trovasse, «dopo aver vissuto a mille all’ora» (la narrazione costruita intorno ad Allegri lo descrive come uno fumantino, sciupafemmine, un talento sregolato) risponde così: «Per un lungo periodo lo sono stato: sport, soldi, donne. Avevo cinque anni quando mio nonno mi portò all’ippodromo. Nacque una passione travolgente per le corse. Ho scommesso, ho vinto, perso. Sono stato anche proprietario di cavalli. Mai puntato un soldo però sul calcio, mai indirizzato un risultato. Nel 2001 mi beccai un anno di squalifica per un presunto illecito che non avevo commesso. Prosciolto qualche mese dopo. Ma la ferita ancora mi offende». In un paese che riserva agli scommettitori sui cavalli l’immagine di traffichini un po’ pezzenti, ben raccontata da Steno nel film Febbre da cavallo, senza però quel carattere tragico dei personaggi col trench bucato di Bukowski, Allegri sembra un po’ vergognarsi di questa sua passione, ora che è un uomo di successo. Ne parla al passato in un’intervista del 2012: «Io nasco a Livorno, città dove si gioca, si scommette. Avevo una passione per giocare ai cavalli. Ma un conto è rischiare il proprio denaro, un altro è vendere o comprare le partite». Possiamo presumere che a un certo punto Allegri abbia smesso di scommettere sui cavalli, forse, non lo sappiamo con certezza, ma quello che sappiamo è che l’ippica, i cavalli, il loro correre e soprattutto il suo scommetterci sia uno degli argomenti di conversazione preferiti dell’allenatore toscano. Proprio una scommessa su un cavallo è l’aneddoto che più ha portato alla ribalta questa sua passione. È il 13 maggio 2018 e la Juventus ha appena vinto il suo settimo scudetto consecutivo grazie a un pareggio a Roma, contro la Roma. È la vittoria più sudata per Allegri, arrivata dopo un serrato confronto con il Napoli di Sarri, e nella conferenza stampa post-partita l’atmosfera è particolarmente rilassata. Un giornalista gli chiede di tornare indietro di dieci anni, di ipotizzare una risposta a chi gli avesse pronosticato tutti questi successi da allenatore. Allegri ha appena detto che se ne vuole andare al mare, a casa, staccare la spina. Prima di rispondere si prende qualche secondo, guarda in alto verso sinistra, dove di solito guardiamo quando vogliamo ricordare qualcosa ed esordisce «e allora, e allora vi dico una cosa…», si sdraia sul gomito destro perfettamente a suo agio, «vi faccio un esempio di un caro amico che è mancato un anno e mezzo fa…» intervalla momenti in cui tiene la mano sotto il naso e altri in cui alza l’indice, come se fosse un accento, «che faceva l’allibratore dei cavalli, che io ho una passione per i cavalli», questa cosa che è una passione, Allegri la ripete sempre, come fosse una giustificazione a un comportamento altrimenti deprecabile; alza un’altra volta l’indice e continua «una volta andai a giocare un cavallo, ti parlo di quarant’anni fa e lui faceva l’allibratore. Si chiamava Minnesota». A nominare il cavallo “Minnesota” la faccia di Allegri si apre come una vecchia persiana, lasciando entrare il sole. «Ed io andai là e gli dissi “voglio giocare Minnesota” e lui mi rispose “è più facile che tu alleni in serie A che vinca questo cavallo”». A questo punto noi sappiamo già come andrà a finire la storia, ma Allegri ci tiene davvero a metterci al corrente delle sue fortune da scommettitore: con l’indice puntato alla sua sinistra scandisce «vinse il cavallo» e subito dopo con l’indice che va invece a destra «ed io sono arrivato ad allenare in Serie A». La veridicità della storia è dubbia (abbiamo provato a contattare l’ippodromo, ma senza successo) e neanche necessaria dopotutto. Il giornalista però – da giornalista – ci tiene a far notare l’incongruenza temporale: «Quindi tu a dieci anni scommettevi sui cavalli? Hai detto quaranta anni fa». A noi sembra ovvio che la storia, se accaduta davvero, vada inserita in un tempo diverso, magari al tempo in cui era appena diventato allenatore dell’Aglianese, perché già credere a un bambino di 10 anni con un proprio allibratore è difficile, ma addirittura ipotizzare che possa avergli predetto un futuro da allenatore di Serie A è semplicemente assurdo. Eppure non lo è per Allegri, che può ricordare ancora una volta la sua storia preferita: «Sì, anche a cinque, perché andavo con mio nonno ai cavalli. Avevo cinque anni e andavo alle corse dei cavalli. Purtroppo ora l’ippica è andata in disarmo… e invece era tanto bello per i bambini, per le cose. A Livorno c’è una grande passione, ora hanno chiuso anche l’ippodromo, così non ci si può più andare. Però quel mio amico lì mi disse questa cosa qui». La passione per i cavalli, oltre ad essere un modo in cui Allegri racconta se stesso, è entrata anche nel suo linguaggio da allenatore, specialmente da quando è alla Juventus. Ed effettivamente deve essere questa la sensazione che gli dà allenare una squadra estremamente fisica e predisposta alla disciplina, se anche Cuadrado intervenendo di soppiatto in una diretta di JTV dice «e adesso si corre come cavalli». Sempre nella conferenza stampa successiva alla vittoria del suo quarto scudetto consecutivo, pungolato ancora dallo stesso giornalista sulle analogie tra cavalli e calciatori, Allegri risponde sicuro «molte», poi continua acuendo ulteriormente l’accento toscano: «infatti Benatia l’ho mandato al prato. Perché i cavalli dopo un po’ che vincono si mandano al prato a riposare». Non si capisce bene se – arrivati a quel punto – Allegri stia prendendo in giro il giornalista o se lo pensi per davvero. Quel che è certo è che Benatia, dopo essere stato titolare per tutta la stagione, è stato lasciato in panchina per le fondamentali partite contro Inter e Bologna. La scelta di Allegri, di preferirgli Rugani e Barzagli, era sembrata un declassamento dovuto alle disattenzioni commesse contro il Napoli, dove in occasione del gol vittoria di Koulibaly che aveva ribaltato i rapporti di forza in campionato, si era perso la marcatura del senegalese, e Real Madrid, dove è lui a commettere il fallo da rigore su Vazquez (anche se qui le colpe sono da dividere tra più giocatori). Poi però Benatia era ricomparso nella finale di Coppa Italia, dove aveva segnato due gol, prima di accomodarsi nuovamente in panchina contro la Roma. Nel mondo dell’ippica si dice mandare un cavallo al prato per due motivi: o perché si decide che è arrivato per lui il momento della pensione o per concedergli un po’ di tempo nel paddock, un’area all’esterno recintata dove il cavallo da corsa può sgranchirsi le gambe, mangiare un po’ d’erba e muoversi in uno spazio più largo per qualche ora. Allegri deve averlo usato in questo senso, prendendo una metodologia di allenamento dei cavalli e applicandola a Benatia. Avendolo visto distratto, lo ha mandato al prato: come il cavallo ha bisogno di svagarsi un po’ rispetto a una routine fatta da allenamento, gare e vita nel box; un calciatore dopo tante partite e tante vittorie deve avere la possibilità di staccare un po’ la spina. Non sappiamo se questo metodo abbia funzionato con Benatia, che però meno di un anno dopo se ne è andato al prato da solo, optando però per la pensione in Qatar (dove però non dovrebbe esserci molta erba). Qualche mese dopo, nella conferenza stampa prima di Empoli-Juventus, Allegri ha risposto a chi gli chiedeva di Mandzukic e Khedira, dicendo semplicemente «Mandzukic è al prato, mentre Khedira sta uscendo dal prato», come se questo modo di dire fosse ormai entrato nell’uso comune. Allegri è molto attento nella gestione fisica dei suoi calciatori. Difficilmente chi torna da un infortunio, più o meno lungo, riesce a trovare spazio nella formazione titolare da subito, anche a costo da preferirgli giocatori fuori ruolo. Una visione facilitata anche dalla profondità della rosa, che gli offre diverse soluzioni alternative. All’inizio di questa stagione abbiamo scoperto però che esiste una categoria di calciatori che non ha bisogno di rodaggio: i cavalli vecchi. Nella conferenza stampa precedente la sfida in casa con il Bologna, ad Allegri chiedono di Barzagli, se è recuperato fisicamente dopo un infortunio che gli aveva fatto perdere la prima parte della stagione. Allegri che dopo quindici minuti di risposte va avanti col pilota automatico, risponde che «Barzagli è completamente recuperato e…» fa una pausa «può giocare dall’inizio» a questo punto Allegri incalza, una piccola scossa lo attraversa e tutto emozionato, quasi mangiandosi le parole continua «perché Barzagli… se no io faccio sempre l’esempio dei cavalli… i cavalli vecchi quando devan correre non c’è bisogno di tanto allenamento, si buttano in camp…», per un attimo Allegri confonde davvero Barzagli per un cavallo, un animale a cui basta lasciare le redini per vederlo correre, ma per rispetto deve correggersi: «si fanno e gli fanno fa la corsa e Barzagli ha fatto degli allenamenti giusti e può tranquillamente giocare». Barzagli è uno dei pretoriani di Allegri, che pur avendone ridotto l’impiego nelle ultime stagioni, ne ha sempre elogiato l’impegno e la bravura (a margine della partita col Bologna ha detto «purtroppo Barzagli ha 37 anni, ma vi assicuro che è un giocatore di un’altra categoria»). Affermando che i cavalli vecchi non hanno bisogno di tanto allenamento, Allegri sottolinea l’importanza per un calciatore dell’esperienza e della capacità di “sentire” il proprio corpo, cosa che invece manca ai giovani calciatori, a cui Allegri non manca mai di lanciare qualche frecciata, come ad esempio a Kean, che ha 19 anni deve imparare tutto del calcio. Per Allegri i cavalli sono come la madeleine di Proust: gli ricordano un tempo passato, se non migliore, più sereno. Citarli nelle interviste, trovare le analogie con i suoi calciatori, gli permette di allentare le pressioni enormi del suo lavoro, tornare con la mente al tempo dell’infanzia dei ricordi felici, che per Allegri sono strettamente legati ai cavalli, così tanto che voglio chiudere con un’ultima citazione dell’allenatore toscano in cui si parla di questi bellissimi animali e che forse spiega il tutto meglio di queste ventimila battute. «Il mio primo ricordo di Natale da bambino? Non me lo ricordo, però ricordo una foto su un cavallo a dondolo, con me tutto biondino». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/08/massimiliano-allegri.html
  8. MASSIMILIANO ALLEGRI http://it.wikipedia.org/wiki/Massimiliano_Allegri Nazione: Italia Luogo di nascita: Livorno Data di nascita: 11.08.1967 Ruolo: Allenatore Altezza: 183 cm Peso: 75 kg Soprannome: Acciuga Allenatore della Juventus dal 2014 al 2019 e dal 2021 al 2024 420 panchine - 271 vittorie - 77 pareggi - 72 sconfitte 5 scudetti 5 coppe Italia 2 supercoppe italiane Massimiliano Allegri (Livorno, 11 agosto 1967) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Durante la sua carriera da calciatore ha giocato in Serie A con le maglie di Pisa, Pescara, Cagliari, Perugia e Napoli. Nel 2002 vince il campionato di Serie D con l'Aglianese, squadra nella quale conclude la sua carriera agonistica e comincia quella da allenatore. Dopo aver guidato diverse squadre, nella stagione 2007-2008 ottiene con il Sassuolo la prima promozione in Serie B nella storia del club, vincendo nella medesima annata campionato e Supercoppa di Serie C1. Dal 2008 al 2010 allena il Cagliari in Serie A, cominciando a segnalarsi tra i tecnici italiani più promettenti della sua generazione. Dal 2010 al 2014 allena il Milan, con cui conquista uno Scudetto e una Supercoppa italiana (2011). Dal 2014 al 2019 è per la prima volta alla guida della Juventus, con cui vince undici trofei: cinque campionati italiani consecutivi (dal 2015 al 2019), quattro Coppe Italia di fila (dal 2015 al 2018) e due Supercoppe italiane (2015 e 2018); raggiunge inoltre due finali di UEFA Champions League (2015 e 2017). Torna sulla panchina della Juventus nel triennio 2021-2024, in cui vince una quinta Coppa Italia (2024). A livello individuale è stato eletto Panchina d'oro di Prima Divisione (2008), quattro volte Panchina d'oro (2009, 2015, 2017 e 2018) e quattro volte migliore allenatore AIC (2011, 2015, 2016 e 2018) oltreché insignito del Premio Nazionale Enzo Bearzot (2015) e introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano (2018). È inoltre l'unico tecnico nella storia del calcio italiano ad aver vinto cinque Scudetti e quattro Coppe Italia consecutivamente, e il solo nelle maggiori leghe europee ad aver conseguito un double nazionale per quattro stagioni di fila. Massimiliano Allegri Allegri nel 2024 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2003 - giocatore Carriera Squadre di club 1984-1985 Cuoiopelli 7 (0) 1985-1988 Livorno 29 (0) 1988-1989 Pisa 2 (0) 1989-1990 Pro Livorno 32 (8) 1990-1991 Pavia 29 (5) 1991-1993 Pescara 64 (16) 1993-1995 Cagliari 46 (4) 1995-1997 Perugia 41 (10) 1997 Padova 21 (0) 1997-1998 Napoli 7 (0) 1998-2000 Pescara 46 (4) 2000-2001 Pistoiese 18 (1) 2001-2003 Aglianese 32 (8) Carriera da allenatore 2003-2004 Aglianese 2004-2005 SPAL 2005 Grosseto 2006 Grosseto 2006-2007 Udinese Coll. tecnico 2007 Lecco 2007-2008 Sassuolo 2008-2010 Cagliari 2010-2014 Milan 2014-2019 Juventus 2021-2024 Juventus Biografia È cresciuto nel quartiere livornese di Coteto all'interno di una famiglia operaia, composta dal padre scaricatore al porto cittadino, dalla madre infermiera, e dalla sorella minore. Nel 1992, ventiquattrenne, divenne oggetto delle attenzioni della cronaca scandalistica per aver lasciato l'allora fidanzata a due giorni dalle nozze; si è in seguito sposato nel 1994, avendo una figlia nel 1995 e separandosi nel 1998; da una successiva relazione ha avuto nel 2011 un altro figlio. Dal 2017 al 2021 è stato sentimentalmente legato all'attrice Ambra Angiolini. Appassionato sin da bambino di ippica grazie al nonno che lo portava alle corse, ha spesso usato metafore e termini tecnici di tale sport nelle sue conferenze stampa o interviste; dal 2019 è inoltre proprietario di una scuderia di cavalli da corsa. Caratteristiche tecniche Giocatore «Guardi che lui da giocatore ha fatto meno, molto meno di quanto meritasse.» (Giovanni Galeone, 2011) Ai suoi esordi, Allegri venne definito da Italo Allodi, storico dirigente del calcio italiano, come un promettente giocatore «dotato di tanto talento e di un carattere un po' scanzonato» che, nel corso degli anni, ne ha in parte precluso la carriera ad alti livelli, relegandolo al calcio di provincia: «avessi avuto la testa che ho ora forse sarei arrivato in Nazionale!», ammetterà lo stesso Allegri a vent'anni di distanza, «sono stato un giocatore mediocre e senza rimpianti». Allegri al Pescara, club a cui legò i migliori trascorsi da calciatore, nella stagione 1992-1993: per via del fisico asciutto venne soprannominato Acciuga, appellativo poi mantenuto da allenatore. Centrocampista dalle spiccate caratteristiche offensive, emerse inizialmente come mezzala pura, abile a inserirsi negli spazi; in seguito cominciarono a essergli delegati anche compiti di fantasista, venendo spesso impiegato come trequartista grazie a un bagaglio tecnico fatto soprattutto di corsa e abilità nel tiro, arretrando infine negli ultimi anni di carriera il proprio raggio d'azione a mediano. Eccelleva inoltre nel "leggere" la partita in corso d'opera, sia nel rapportarsi con gli avversari sia nell'aiutare compagni di squadra in difficoltà in una determinata zona del campo. Giocatore di grande qualità, per il suo maestro Giovanni Galeone «era già un allenatore sul rettangolo di gioco [...] leader in campo e nello spogliatoio, capitano e uomo ovunque» che pagò suo malgrado un certo ostracismo tattico dell'epoca, dove «il più bravo era sempre chi menava di più». Per le sue origini livornesi nonché, soprattutto, per il suo fisico esile e dinoccolato, utile a "sgusciare" tra le difese avversarie, si guadagnò sin da giovane il soprannome di Acciuga inventato da Rossano Giampaglia, suo tecnico a Livorno; un nomignolo poi rimastogli addosso anche da allenatore. Allenatore «Non sono un maniaco degli schemi, ma un estroso: non posso stare ventiquattr'ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l'ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni.» (Massimiliano Allegri, 2014) Con il passaggio in panchina, da allenatore ha mutuato alcune delle caratteristiche già espresse in precedenza da calciatore. Tra di esse, la capacità di saper "leggere" al meglio lo svolgimento delle gare, intervenendo in corso d'opera sull'assetto della squadra, nonché la volontà di spingere i suoi centrocampisti — proprio come accadeva allo stesso Allegri in campo — all'inserimento in area per cercare la conclusione a rete; un concetto, questo ultimo, ereditato dal suo mentore Galeone. Solitamente Allegri preferisce disporre in campo i suoi giocatori con moduli abbastanza offensivi quali il 4-3-3, il 4-3-1-2 o il 4-3-2-1. Questi prevedono alcuni elementi comuni, vedi una difesa schierata con quattro uomini in linea e un robusto centrocampo a sorreggere il gioco. Per quanto concerne il reparto avanzato, si prestano invece a una maggiore variabilità con il possibile ricorso a un canonico tridente, a un trequartista dietro la coppia d'attacco — soluzione in cui Allegri, peraltro, è più volte ricorso a giocatori agli antipodi rispetto al classico regista, vedi i "muscolari" Boateng o Vidal —, o a due mezzepunte (altrimenti detto "doppio trequartista") in appoggio all'unico terminale offensivo. Ciò nonostante in carriera ha fin qui mostrato molta duttilità, cercando sempre di adattare al meglio le proprie convinzioni tattiche in funzione degli elementi a disposizione in rosa o delle trattative di mercato, senza disdegnare all'occorrenza soluzioni diverse da quelle inizialmente concepite. Un approccio che ha incontrato le rimostranze di parte degli addetti ai lavori, venendo da questi inteso come troppo accondiscendente verso la politica della tal società, facendogli guadagnare in maniera spregiativa l'appellativo di "aziendalista"; un giudizio che tuttavia lo stesso Allegri ha accolto e, anzi, rivalutato in ottica positiva: «quando mi danno dell'aziendalista, lo prendo per un complimento perché devo portare risultati alla mia società. Ma non vuol dire che la formazione la fa il presidente». Di converso, nella seconda parte di carriera si è attirato più di una critica per via della proposta di calcio offerta, da taluni giudicata fin troppo conservativa, non incline a cogliere le contemporanee innovazioni emerse nella disciplina e arroccata sul principio del risultato quale unico fine, anche a scapito della qualità di gioco. Anche in questo caso, dal suo punto di vista Allegri ha ribaltato positivamente tale concetto esemplificandolo nell'espressione «corto muso», presa a prestito dal linguaggio ippico, dove sta a indicare il «minimo distacco, corrispondente al muso del cavallo, con cui si può battere il concorrente che segue»: l'unicità di tale espressione, coniata dal tecnico nel corso del campionato 2018-2019, ha avuto ampio risalto presso la stampa specializzata fino ad essere accolta come neologismo per definire genericamente, da allora, una vittoria di misura. Amante della tecnica individuale, si è spesso scontrato con coloro i quali ritengono preponderanti gli schemi al talento. Carriera Giocatore Allegri in azione al Cagliari nel 1994 Dopo aver dato i primi calci al pallone nella natìa Livorno, nelle formazioni giovanili dei salesiani e dei portuali, incominciò la carriera professionistica con il Cuoiopelli di Santa Croce sull'Arno, nell'allora Interregionale, nella stagione 1984-1985. Dopo tre annate con la squadra della sua città, il Livorno, passò ai rivali del Pisa con cui esordì in Serie A l'11 giugno 1989, nella gara contro il Milan. Durante la stagione collezionò due sole presenze sicché alla fine della stessa fece ritorno a Livorno, in Serie C2. L'anno seguente si accasò invece in C1, al Pavia. Notato da Pierpaolo Marino, dirigente del Pescara, nel 1991 si trasferì agli abruzzesi, agli ordini del tecnico Giovanni Galeone con cui il giocatore instaurerà un profondo rapporto professionale e ancor più umano: «ho avuto la fortuna di avere un maestro come lui, che magari non ha ottenuto grandi risultati ma che mi ha insegnato il piacere del calcio», ricorderà anni più tardi lo stesso Allegri, mentre Galeone rammenterà come nell'occasione «la squadra era già fatta, ma la dirigenza ingaggiò questo ragazzo che sinceramente non conoscevo. Dopo tre giorni mi era tutto chiaro, era un gran calciatore sul prato verde e un ragazzo serio e rispettoso, arrivò in punta di piedi e dopo poco era già il leader dello spogliatoio». Con il club pescarese — a cui maggiormente legherà la carriera da calciatore — conquistò subito la promozione in quella Serie A dove, nel 1992-1993, disputerà sempre coi colori biancazzurri la sua migliore stagione realizzando 12 reti in 31 partite, e segnando il suo primo gol nella massima categoria al 1' di Pescara-Milan (4-5) del 13 settembre 1992. Allegri con la maglia del Perugia nel 1996 Seguirono poi altre due stagioni in Serie A con il Cagliari, interrotte nell'ottobre 1995 dal passaggio al Perugia, in Serie B, ancora agli ordini di Galeone. Con i grifoni raggiunse una nuova promozione in massima serie, dove poi disputò 15 gare condite da 3 reti prima di essere ceduto, nel gennaio 1997, ai cadetti del Padova. Con l'annata 1997-1998 tornò in A, in un Napoli tuttavia allo sbando, con cui giocherà le sue ultime gare nella massima categoria italiana. Successivamente militò per tre stagioni nella serie cadetta, fra Pescara e Pistoiese. Qui, nel marzo 2001 venne inizialmente squalificato per un anno dalla Commissione Disciplinare in seguito a una condanna per un illecito sportivo relativo alla partita di Coppa Italia con l'Atalanta del 20 agosto 2000, con l'accusa di aver pilotato, insieme ad altri sette giocatori di entrambe le formazioni, il risultato in seguito a forti somme scommesse dagli stessi attraverso amici e parenti; tuttavia, nel maggio 2001, la Commissione di Appello Federale accoglierà il ricorso dei legali dei due club, prosciogliendo tutti i calciatori coinvolti nel presunto illecito e annullando quindi anche la squalifica di Allegri: «ma la ferita ancora mi offende». Dopo le ultime stagioni con l'Aglianese, tra Serie D e C2, concluse la carriera agonistica nel 2003 con all'attivo 374 partite e 56 reti. In Serie A, in particolare, mise a referto 101 incontri segnando 19 reti. Allenatore Gli inizi Comincia la carriera di allenatore sulla panchina dell'Aglianese, nella stagione 2003-2004, in Serie C2. Il 17 luglio 2004 passa alla guida della SPAL, in Serie C1. Il 30 maggio 2005, dopo aver chiuso il campionato al nono posto (ed essere passato in novembre per un singolare esonero-lampo di appena un'ora), si libera dal club estense nel frattempo fallito, e il successivo 19 luglio si accorda con i pari categoria del Grosseto. L'esperienza con i maremmani si consuma in due tronconi, tra il 2005 e il 2006, concludendosi a seguito del secondo e definitivo esonero avvenuto dopo la nona giornata del campionato 2006-2007, per far posto ad Antonello Cuccureddu. Nel novembre 2006, pochi giorni dopo la fine del rapporto coi grossetani, viene chiamato dall'Udinese per affiancare il suo mentore Giovanni Galeone in veste di collaboratore tecnico, ruolo ricoperto fino al gennaio seguente quando Galeone viene esonerato dalla società friulana. Avendo già lavorato per un'altra squadra nel corso della suddetta stagione, l'Udinese non ha potuto tesserare ufficialmente Allegri, che nel dicembre 2007 è per questo colpito da una squalifica trimestrale per avere di fatto svolto in tale periodo attività tecnica per i bianconeri, affiancando o sostituendo Galeone durante gli allenamenti della squadra. Nel giugno precedente era stato nel frattempo scelto come allenatore dal Lecco, squadra neopromossa in Serie C1, incarico lasciato dopo poche settimane a causa di divergenze con la società lombarda. Sassuolo e Cagliari Nell'estate 2007, chiusa l'effimera parentesi lecchese, è quindi chiamato ad allenare i pari categoria del Sassuolo. Allegri porta i neroverdi alla prima promozione in Serie B della loro storia, conquistata grazie al primo posto nel girone A della Serie C1 2007-2008, nonché alla vittoria della Supercoppa di Serie C1 contro la Salernitana ottenuta ai rigori, dopo la sconfitta per 1-0 a Sassuolo e il successo con il medesimo punteggio a Salerno. A coronamento della positiva stagione sassolese, nel novembre 2008 è insignito della Panchina d'oro di Prima Divisione quale miglior tecnico della terza serie italiana. Il 29 maggio 2008 si accorda con il Cagliari, ottenendo il suo primo ingaggio da allenatore di Serie A. Nell'avvio di stagione, la compagine rossoblù subisce cinque sconfitte che la relegano all'ultima posizione in classifica; tuttavia, Allegri mantiene la fiducia del presidente Massimo Cellino e comincia una rimonta che, con una sequenza di importanti risultati contro più blasonate rivali, permette ai sardi di risalire fino al settimo posto in classifica. Successivamente la squadra, pur affrontando un periodo di risultati altalenanti, già all'ottava giornata del girone di ritorno raggiunge la matematica salvezza. A fronte di tale exploit, Allegri rimane alla guida del Cagliari anche per la stagione 2009-2010 che, il 1º febbraio 2010, lo vede insignito della Panchina d'oro quale miglior allenatore della precedente annata di Serie A. Tuttavia il 13 aprile seguente, dopo una striscia di risultati negativi, viene esonerato dalla società nonostante avesse assicurato alla squadra isolana una salvezza ormai certa; il 17 giugno il club sardo comunica poi la rescissione del contratto che ancora lo legava al tecnico. Milan I primi successi (2010-2012) Il 27 giugno 2010 approda per la prima volta in carriera in una grande piazza, venendo ufficializzato dal Milan quale suo nuovo tecnico. Esordisce sulla panchina rossonera il 29 agosto seguente, in occasione della prima giornata di campionato, vincendo 4-0 la sfida di San Siro contro il Lecce. Il 7 maggio 2011, alla stagione d'esordio coi rossoneri, conquista lo Scudetto con due giornate di anticipo grazie allo 0-0 esterno contro la Roma: Allegri, oltre a riportare il Milan alla vittoria del campionato dopo sette anni, diventa anche, da quando si assegnano i 3 punti a vittoria, il secondo allenatore più giovane a vincere il tricolore dopo Roberto Mancini (sarà poi superato, nel 2012, anche da Antonio Conte). All'inizio della sua seconda stagione con il Diavolo, il 6 agosto 2011 vince la Supercoppa italiana, la sesta nella storia dei rossoneri, battendo a Pechino i concittadini dell'Inter per 2-1. Nell'ottobre dello stesso anno è inoltre tra i candidati al FIFA World Coach of the Year, pur se verrà poi escluso dalla lista delle dieci nomination finali, mentre nel successivo mese di dicembre viene inserito in decima posizione nella classifica degli allenatori dell'anno 2011 stilata dai lettori della rivista specializzata inglese World Soccer. All'inizio del 2012 gli viene conferito prima il premio di migliore allenatore AIC e poi il Trofeo "Maestrelli", quale miglior tecnico della precedente stagione. Nell'annata 2011-2012 Allegri raggiunge il suo miglior piazzamento in Champions League con il Milan, portando i meneghini fino ai quarti di finale prima di venir eliminati dal Barcellona, mentre in campionato non riesce a difendere il titolo, perso al rush finale dopo un lungo duello con la Juventus di Conte. Il lento declino (2012-2014) Allegri (a destra) alla guida del Milan nell'estate 2012, a colloquio con Robinho e Mario Yepes prima dell'amichevole col Real Madrid allo Yankee Stadium di New York. Nella stagione seguente, causa il sopravvenuto depauperamento del tasso tecnico dei rossoneri per esigenze di bilancio — «il Milan non aveva più Nesta, Gattuso, Ibra e Thiago Silva» —, la squadra rimane presto esclusa dalla lotta per lo Scudetto. Ciò nonostante, pur a fronte di un avvio al di sotto delle aspettative, nel girone di ritorno Allegri riesce a far risalire la china ai meneghini, portandoli a chiudere il torneo alla terza piazza della graduatoria, raggiunta all'ultima giornata. Completamente negativa è invece l'annata 2013-2014 che vede i rossoneri, ancor più indebolitisi sul mercato, lontani da ogni qualsivoglia obiettivo. Il 6 gennaio 2014, grazie alla vittoria casalinga ottenuta contro l'Atalanta, Allegri raggiunge le 100 vittorie da allenatore in Serie A; è l'unica gioia stagionale per il tecnico che appena una settimana dopo, a seguito della sconfitta per 3-4 sul campo di una sua ex squadra, il neopromosso Sassuolo, viene esonerato dalla società milanista, con la squadra relegata a un deludente piazzamento di metà classifica. Juventus I primi successi e le finali europee (2014-2017) Il 16 luglio 2014 viene ufficializzato l'ingaggio di Allegri come nuovo allenatore della Juventus, al posto del dimissionario Conte. Inizialmente accolto a Torino dagli addetti ai lavori, dagli avversari e ancor più da frange della tifoseria fra non troppo velate remore circa il suo impatto sull'ambiente bianconero reduce da tre Scudetti consecutivi, Allegri finirà invece per essere protagonista di una positiva stagione d'esordio sulla panchina juventina. Esordisce sulla panchina bianconera il successivo 30 agosto, in occasione della vittoria 1-0 alla prima giornata di campionato in casa del Chievo. Il 2 maggio 2015, a conclusione di un campionato percorso sempre in vetta alla classifica, battendo in trasferta la Sampdoria per 1-0 la Juventus conquista lo Scudetto, il quarto consecutivo per i piemontesi mai prima d'ora vittoriosi con quattro giornate d'anticipo nell'era dei 3 punti a vittoria, nonché il secondo personale per il tecnico: con quest'affermazione Allegri entra nel ristretto novero di allenatori — prima di lui i soli Bernardini, Capello, Cargnelli, Liedholm, Trapattoni e Weisz — capaci di raggiungere il titolo italiano alla guida di almeno due club; diventa invece il primo in assoluto, nella storia della Serie A, a vincere il tricolore alla prima stagione con due diverse squadre. Il 20 dello stesso mese arriva anche il double nazionale grazie alla Coppa Italia, vinta a Roma contro la Lazio in una finale risolta ai supplementari: per la squadra bianconera è, dopo vent'anni, la decima affermazione nel torneo — che fa dei torinesi i primi in Italia a toccare tale traguardo —, mentre per Allegri si tratta del primo successo in carriera nella coppa nazionale; nell'occasione il tecnico livornese eguaglia inoltre il tandem Cesarini-Parola e Lippi, gli unici capaci in passato di conseguire tale accoppiata sulla panchina juventina. Sempre in maggio Allegri, dopo avere impresso un'evidente inversione di tendenza alle prestazioni continentali della squadra rispetto alle annate precedenti, riporta la Vecchia Signora in finale di Champions League a dodici anni dall'ultima volta, ma il possibile treble non si concretizza per i bianconeri, battuti a Berlino dal Barcellona. A corollario, a livello personale viene insignito del Premio "Bearzot" quale miglior allenatore italiano della stagione. Allegri (a destra) sulla panchina della Juventus nell'estate 2014, durante l'amichevole di Singapore contro una selezione locale. L'8 agosto seguente comincia la seconda stagione a Torino vincendo la sua seconda Supercoppa italiana, la prima sulla panchina juventina, battendo 2-0 a Shanghai la Lazio: con questo successo Allegri eguaglia Capello e Benítez come i soli tecnici riusciti a conquistare tale trofeo alla guida di due diversi club. A livello individuale, il 20 ottobre 2015 viene inserito nella lista dei dieci candidati al FIFA World Coach of the Year, cui seguono il 14 dicembre il secondo premio della carriera quale Migliore allenatore AIC, e il 7 marzo 2016 la sua seconda Panchina d'oro. Frattanto nella Serie A 2015-2016, con il successo interno del 13 febbraio sul Napoli inanella una striscia di quindici vittorie consecutive in campionato, stabilendo il nuovo record societario bianconero; il mese seguente porta la Juventus in finale di Coppa Italia per la seconda volta consecutiva, evento che non accadeva in casa bianconera da cinquantasei anni. Alle prese anche in questa stagione, come già gli era accaduto a Milano, con una rosa profondamente rivoluzionata, stavolta, pur a fronte di un avvio decisamente al di sotto delle aspettative e che non gli risparmia critiche, Allegri riesce a trovare la quadra di una rinnovata Juventus che, al termine di una rimonta-record, conquista il suo quinto Scudetto consecutivo — arrivato di fatto con il successo 2-1 nella trasferta di Firenze del 24 aprile, e festeggiato matematicamente il giorno dopo grazie alla sconfitta della rivale Napoli sul campo di Roma —, bissando dopo ottantuno anni il suo Quinquennio d'oro degli anni 1930 e divenendo inoltre la prima squadra, nella storia del calcio italiano, a mettere assieme due diverse serie vincenti di cinque campionati consecutivi. Con la vittoria della seconda Coppa Italia consecutiva, superando la sua ex squadra del Milan nella finale del 21 maggio a Roma, Allegri chiude la stagione portando la Juventus a incamerare, per la prima volta nella sua storia, tutti e tre i maggiori trofei nazionali. Nell'annata 2016-2017 è protagonista del terzo double consecutivo con la Juventus, che comprende il traguardo bianconero del sesto Scudetto consecutivo: un filotto iniziato da Conte e portato a termine da Allegri, e che permette alla Juventus di superare definitivamente l'epoca del Quinquennio. In una stagione svoltata in corso d'opera, grazie al passaggio verso un inedito 4-2-3-1 volto a far coesistere i maggiori elementi della rosa, raggiunge inoltre coi torinesi la sua seconda finale di Champions League, tuttavia anch'essa persa, stavolta a Cardiff contro i campioni in carica del Real Madrid. Dal quinquennio di Scudetti all'epilogo (2017-2019) I successi proseguono nell'annata 2017-2018 in cui, dopo un lungo testa a testa contro il Napoli, Allegri guida la Juventus al suo settimo Scudetto consecutivo; a ciò si aggiunge il quarto double domestico di fila — altro nuovo primato nel calcio italiano —, grazie al 4-0 al Milan nella finale di Coppa Italia del 9 maggio: in quest'ultimo caso l'allenatore toscano diventa il primo, in Italia e tra le maggiori federazioni calcistiche europee, a mettere in bacheca quattro double nazionali consecutivi. Nel corso della stagione, inoltre, con il successo del 6 gennaio sul campo del Cagliari, raggiunge le 100 vittorie in Serie A con il club torinese; il successivo 26 marzo è infine premiato per la terza volta in carriera con la Panchina d'oro. L'annata 2018-2019, la quinta di Allegri a Torino, vede la Juventus vincere la sua ottava Supercoppa italiana, e, soprattutto, il suo ottavo Scudetto consecutivo — record assoluto nella storia della Serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa —; ciò nonostante, la delusione per un percorso europeo infruttuoso, sommata a sopravvenute divergenze circa i piani futuri della squadra, sfocia a fine stagione nell'esonero del tecnico. Allegri lascia la Juventus con il suo sesto Scudetto personale nonché quinto consecutivo, stabilendo in quest'ultimo caso un nuovo primato nella storia del calcio italiano; con 11 trofei conquistati in 5 stagioni, è altresì sul podio degli allenatori più vincenti nella storia del club, dietro ai soli Lippi (13) e Trapattoni (14). A corollario di questo vittorioso ciclo, il 20 maggio 2019 viene introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano. Allegri alla guida dei piemontesi nell'estate 2018, durante l'International Champions Cup nel Maryland Secondo ciclo (2021-2024) Un biennio di difficoltà dentro e fuori dal campo (2021-2023) Allegri durante il suo secondo ciclo sulla panchina juventina, nella trasferta di San Pietroburgo valevole per la UEFA Champions League 2021-2022 Dopo un biennio sabbatico, il 28 maggio 2021 ritorna alla guida della Juventus in sostituzione di Andrea Pirlo. Esordisce per la seconda volta sulla panchina bianconera il successivo 22 agosto, nel pareggio esterno contro l'Udinese (2-2) valevole per la prima giornata di Serie A; mentre il 28 ottobre dello stesso anno, in occasione della sconfitta casalinga contro il Sassuolo (1-2) diventa il terzo allenatore a raggiungere le 200 panchine in Serie A con i torinesi, dopo Marcello Lippi (258) e Giovanni Trapattoni (402). Nonostante le aspettative della vigilia, nel suo secondo ciclo torinese Allegri non riesce a replicare i successi degli anni precedenti. Nella prima stagione, complice anche un gruppo ormai arrivato a fine corsa dopo un decennio di vittorie, il tecnico riesce a ottenere solamente l'obiettivo minimo della qualificazione Champions, raggiungendo ma perdendo le finali di Supercoppa italiana e Coppa Italia, entrambe contro l'Inter e sempre ai tempi supplementari. Neanche la seconda annata riserva soddisfazioni, coi piemontesi che deludono soprattutto in Champions League dove vengono eliminati già nella fase a gruppi; ripescati in Europa League, qui mostrano l'unico sussulto stagionale raggiungendo le semifinali, dove vengono estromessi dai futuri vincitori del Siviglia. Solo a parziale attenuante di questo ruolino insoddisfacente – e per il quale Allegri è il primo ad essere chiamato in causa dagli addetti ai lavori, per via dell'incapacità di dare un'identità alla squadra o di fornire una proposta di gioco soddisfacente –, subentrano le vicende extrasportive che nella prima parte del 2023 destabilizzano fortemente l'ambiente bianconero, e che si riverberano in particolar modo in campionato: pur se gli uomini di Allegri chiudono la graduatoria al terzo posto, questi si trovano declassati al settimo per via di un −10 inflitto dalla giustizia sportiva; ciò determina la mancata qualificazione in Champions dopo undici partecipazioni consecutive. L'ultimo successo e l'esonero (2023-2024) Allegri (al centro) omaggia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (a sinistra), con una maglia juventina prima della finale di Coppa Italia 2023-2024 In avvio della stagione 2023-2024, con il successo del 7 ottobre in Serie A sul Torino (2-0) raggiunge le 13 vittorie in carriera nel derby torinese, appaiando Trapattoni in vetta alla graduatoria degli allenatori più vincenti nella storia della stracittadina; si tratta inoltre della 289ª vittoria in panchina per Allegri, che ne fa il tecnico più vittorioso nell'era dei tre punti nel campionato italiano. Nel prosieguo dell'annata, l'11 gennaio 2024, in occasione della vittoria interna 4-0 sul Frosinone nei quarti di Coppa Italia, taglia il traguardo delle 400 panchine con la Juventus, terzo di sempre dietro a Lippi e Trapattoni; il successivo 12 febbraio, in coincidenza con la sconfitta interna in campionato con l'Udinese (0-1), appaia Lippi al secondo posto assoluto. Nel mezzo, il precedente 21 gennaio, con lo 0-3 sul campo del Lecce, aveva raggiunto i 300 successi in carriera in Serie A, terzo di sempre dopo Nereo Rocco (302) e Trapattoni (352). Pur a fronte di un girone di andata di spessore, il suo terzo campionato del ciclo bis torinese lo vede ancora lontano dalla lotta scudetto. A fine stagione riporta comunque la Juventus a sollevare un trofeo, dopo tre anni d'astinenza, con la vittoria della Coppa Italia, imponendosi di misura sull'Atalanta nella finale del 15 maggio a Roma: è il quinto successo di Allegri nella coppa nazionale, cosa che gli permette di superare Sven-Göran Eriksson e Roberto Mancini e diventare il tecnico più vincente nella storia della competizione. Tuttavia proprio questa sarà l'ultima apparizione del tecnico livornese sulla panchina bianconera: già espulso nel corso della finale dall'arbitro Fabio Maresca, nel dopo gara si rende protagonista di episodi censurabili, dapprima allontanando il dirigente juventino Cristiano Giuntoli dalla premiazione e poi avendo un acceso diverbio in sala stampa con il direttore di Tuttosport, Guido Vaciago. Tale situazione, vista dagli addetti ai lavori come il culmine di una frattura tra allenatore e dirigenza che si trascinava da mesi, sfocia due giorni dopo nell'esonero di Allegri, motivato dalla società torinese adducendo «comportamenti non compatibili con i valori del club». Paolo Montero lo sostuisce alla guida della squadra. Palmarès Giocatore Coppa Italia Serie C: 1 - Livorno: 1986-1987 Campionato italiano Serie D: 1 - Aglianese: 2001-2002 (girone ) Allenatore Club Campionato italiano Serie C1: 1 - Sassuolo: 2007-2008 (girone A) Supercoppa di Lega di Serie C1: 1 - Sassuolo: 2008 Campionato italiano: 6 - Milan: 2010-2011 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019 Supercoppa italiana: 3 - Milan: 2011 - Juventus: 2015, 2018 Coppa Italia: 5 (record) - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2023-2024 Individuale Panchina d'oro Prima Divisione: 1 - 2007-2008 Panchina d'oro: 4 - 2008-2009, 2014-2015, 2016-2017, 2017-2018 L'allenatore dei sogni: 1 - 2010 Gran Galà del calcio AIC: 4 - Miglior allenatore: 2011, 2015, 2016, 2018 Premio Nazionale Enzo Bearzot: 1 - 2015 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Allenatore italiano 2018
  9. EDGAR DAVIDS Hanno fatto festa al Milan in questi giorni – afferma Matteo Marani sul “Guerin Sportivo” del 10-16 dicembre 1997–. E non c’entra la vittoria sul Bari, comunque indispensabile per sperare ancora in un miracoloso aggancio all’Inter. A rallegrare gli sconsolati animi di Milanello sono bastate (ogni tempo ha le sue gioie!) due partenze: quelle di Winston Bogarde e di Edgar Davids, la detestata coppia olandese che si era attirata addosso, come una potente e nefanda calamita, il livore di dirigenti, giornalisti e compagni di squadra. Il primo, il monumentale e ombroso Bogarde, si è ricongiunto a Barcellona con il maestro Van Gaal, solo lui capace (forse) di riplasmarlo calciatore. Il secondo, il selvaggio Davids, dopo aver rinunciato sino alla fine a seguire il compagno in Catalogna, è da martedì scorso della Juve, per quello che è senza dubbio il più inatteso dei colpi di mercato. Se non clamorosa, infatti, è quantomeno sorprendente la decisione di Madama di portare a Torino un giocatore tanto discusso e criticato. Il più scorbutico, irascibile e arrogante degli stranieri, stando alle cronache della questura di Milano; uno cui persino il suo mentore dei tempi dell’Ajax, il patriarca Van Gaal, regalava amabilmente il nomignolo di “pit-bull”, cagnolino non proprio conciliante e che trasmette bene l’idea di un personaggio astioso, pronto sempre a ringhiare contro tutti: avversari, compagni e comuni passanti. Che la Juve si sia garantita il centrocampista olandese per 10 miliardi in quattro stagioni, ossia esattamente quanto per il beniamino bianconero Del Piero, è altro motivo di diatriba e di domande. Follia? Masochismo? Scambio di favori fra i due club più collaboranti sul piano televisivo? Davids alla Juve è un arcano per tanti, specialmente per quelli che a Milanello lo hanno incrociato tutti i giorni per un anno e mezzo e che giurano di non rimpiangerlo in futuro, nemmeno se d’ora in avanti dovesse riscattarsi in bianconero. In quindici mesi, tanto per capirci, Davids non ha mai scambiato un pur minimo saluto con la stampa, continuando la battaglia personale già iniziata in Olanda a colpi di «è una domanda del c...» e altre simpatiche opinioni. Quando arrivò in sede per la presentazione, era la stagione scorsa, dietro a un paio di occhialoni scuri che l’uomo originario del Suriname (come Gullit) non si tolse mai, emerse chiaro quel ghigno pietrificato e provocatorio che non si sarebbe più tolto e che avrebbe urtato tutti in casa Milan. Ci furono poche domande, e già allora nessuna risposta. È per questo che i cronisti di Milanello avevano smesso persino di intervistarlo, limitandosi al dileggio appena passava dalle loro parti. Dimenticato sui giornali e anche dagli allenatori, come dimostrano le sole quindici presenze della passata stagione e le quattro appena (entrando dalla panchina) di questo campionato. E allora perché la Juve ha deciso di prenderlo? Perché proprio lui? Inspiegabile, assurdo, insensato. A Milano si è fatto conoscere più per la frequenza nelle discoteche e le scazzottate con altri automobilisti, che in campo, una volta con un non proprio mite tirapugni. Fabio Capello, preoccupato della sua pericolosa influenza sul terzo del trio olandese, cioè Kluivert, ha quasi imposto la cessione, capro espiatorio anche di una serie di problemi psicologi di tutto il gruppo rossonero. Ma perché – bisogna chiedersi ancora una volta – proprio alla Juve campione d’Italia e antagonista unica dell’Inter per lo scudetto? «Tanto non giocherà» è la considerazione diffusa. Sbagliato, perché Marcello Lippi ha già ritagliato un posto per il capelluto Edgar. Per l’esattezza sulla sinistra del centrocampo, davanti a Pessotto e accanto a Zidane e Deschamps. Non solo: fin dalle prime interviste, l’allenatore bianconero ha fatto capire di credere realmente nella resurrezione del ragazzo, guarda caso fuori dalla sua Nazionale dopo le polemiche per la presunta discriminazione dei neri da parte dei bianchi nella squadra olandese. Lippi non è certo tipo da falsi proclami: se dice che ci crede è così, ne è convinto fino in fondo. Lo ha detto agli amici, lo ha ripetuto ai collaboratori. Anche Moggi e Giraudo, discutibili per una certa spregiudicatezza negli affari, non sono persone sprovvedute. Tutt’altro. In questi anni, i colpi di Madama sono andati tutti a segno: sia in entrata che in uscita. Una ragione dunque c’è anche stavolta, una logica che ha condotto a questo esoso acquisto di Davids, il primo giocatore nella storia juventina dal look così stravagante e dal carattere tanto irrequieto. La ragione sta nella indiscutibile e provata capacità di recupero della Juve con i giocatori dati per finiti. Vialli è ancora lì ad attestare questa virtù del duo Lippi-Ventrone, fatta di lavoro e di schematismi che aiutano l’inserimento in squadra dei giocatori. Pure Gianluca viveva una fase dura, reduce da problemi fisici e disciplinari. Nemmeno lui, a ripensarci, era tipo malleabile: le discussioni con Boskov, le incomprensioni con il Trap, l’attrito burrascoso con Sacchi. Lippi però lo risollevò, lo riportò a una seconda giovinezza. Un altro riscatto fu quello di Ravanelli, passato dalla naftalina della panchina ai fasti della Champions League e al gol della finale di Roma. E per questo che Moggi ha convocato Lippi in sede prima di ufficializzare il trasferimento di Davids: «Caro Marcello, dobbiamo tentare un altro miracolo con Davids. La pasta c’è, serve il tuo lavoro per plasmarla». È un’osservazione corretta, quella di Moggi. La spocchia e una certa protervia di Davids, difetti atroci per le buone relazioni nell’ambiente, sono anche la sua forza. Gli sono bastati sei mesi per superare l’infortunio subito contro Bucci nel febbraio scorso, e si trattava della rottura della tibia e del perone. Dispettoso e silente, Davids si mise in palestra a lavorare solitario, a muso duro. Tornò in forma prima di qualsiasi altro giocatore e tanto basta per credere nella sua forza di volontà. Il marine Ventrone l’ha potuta constatare già in questi primi giorni di lavoro, in attesa di sprigionarla in campo nel debutto di domenica prossima a Piacenza. Una rabbia che Davids prova nei confronti dei suoi tanti detrattori e che ora potrebbe fare il gioco (la fortuna?) di Madama. C’è in tutto questo anche il gusto della sfida, che a Lippi & Ventrone tanto piace. La lanciarono appena arrivati alla Juve, l’hanno ripetuta in questi anni cambiando a ogni stagione alcuni degli uomini più importanti. Cosa direbbe Capello se Davids dovesse risvegliarsi dal sonno capriccioso di questi anni? Se dovesse tornare il talento promettente dell’Ajax? Sarebbe – ed è questo ciò che sognano a Torino – un’ulteriore vittoria sul Diavolo, che continua a importare e a comprare senza risultati adeguati. Che disdetta un Davids capace di sostenere la Juve nella rincorsa all’Inter, con un calendario maggiormente agevole per Madama. Un Davids tonico e utile al centrocampo bianconero, bisognoso per via delle pause dei francesi. «Non lo rimpiangeremmo comunque» ribadiscono con ferma decisione da Milanello. Sarà, ma dopo le cento vittorie in campionato con la Juve, celebrate proprio sabato contro la Lazio, Lippi aspetta con ansia un altro successo. Questo sì veramente straordinario e difficilmente prospettabile visti i pregiudizi che circondano l’olandese. In un anno e mezzo di Italia, Davids non ha trovato nemmeno un amico, in compenso ha disseminato schiere di nemici sulla sua strada. Se il primo complice fosse proprio Lippi? Dopo le feste di fine anno, inizia la sua fulgida ascesa: è davvero un pittbull, i bianconeri vincono scudetto e Supercoppa Italiana. Tanto per la cronaca, il Milan arriva decimo: «Ho scelto la Juventus – dice all’atto della presentazione – perché negli ultimi quattro anni è stata la società che ha vinto più di tutti: in Italia, Europa e nel Mondo. Il sogno di ogni calciatore, il paradiso calcistico. Ho raggiunto il massimo: adesso spetta a me non sperperare questa fortuna». Alla fine del campionato, Davids vola in Francia, per disputare i Campionati Mondiali. L’Olanda e la Croazia sono le autentiche rivelazioni e si troveranno a disputare la finalina per il terzo posto. Edgar è eletto uno dei migliori giocatori del torneo. Il ritorno nel campionato italiano, però, è molto diverso; la Juventus stenta, la squadra non è più brillante come prima, tanto è vero che il suo condottiero, Marcello Lippi, dà le dimissioni a metà stagione. Al suo posto arriva Ancelotti e il feeling con il Pittbull è immediato, ma la squadra perde lo spareggio per la Coppa Uefa. La stagione 1999-2000 termina in modo deludente, nella “piscina” di Perugia e ancora più deludente sarà il Campionato Europeo, disputato proprio in Olanda, nel quale la squadra dei mulini a vento, perde la semifinale ai rigori contro l’Italia. Davids è considerato il migliore giocatore del torneo e uno dei più forti giocatori del mondo, ma non è sufficiente. Ma la stagione successiva sarà ancora peggiore. Edgar soffre di un glaucoma agli occhi e, per giocare, è costretto a indossare un paio di occhialini. Al termine di una partita al Friuli contro l’Udinese, viene trovato positivo all’antidoping: si parla di Nandrolone. Il giocatore si difende, la società corre ai ripari, sostenendo che il giocatore ha dovuto prendere delle medicine contro la malattia agli occhi. Il presidente Chiusano cerca di smontare le accuse pezzo per pezzo, ma come sia finito il Nandrolone nella provetta di Davids, nessuno sa spiegarlo; fatto sta che Edgar è squalificato per cinque mesi. «Cari tifosi, attraverso le pagine di “Hurrà Juventus” voglio inviarvi un messaggio che ritengo importantissimo. La stima e l’appoggio che mi avete sempre dimostrato è eccezionale, ed io voglio continuare a essere per voi un esempio. Mi fa immenso piacere sapere che ci sono ragazzini che hanno come obiettivo quello di diventare come me, perché sono convinto di incarnare l’immagine pulita dello sport più amato al mondo. Purtroppo mi trovo coinvolto in una vicenda incredibile, che mi turba profondamente. Proprio io, che non sopporto il fumo di una sigaretta, che non bevo alcolici, che seguo una dieta sana e controllata, vengo accostato alla parola Nandrolone! Per aiutarvi a comprendere meglio il mio carattere, vi racconto una cosa: pensate che a volte non accetto neanche i tipi di cura più semplici, quest’anno ad esempio ho rifiutato il vaccino antinfluenzale che tanti miei compagni hanno fatto. Tutto questo per dirvi che una persona come me, che ha una cura maniacale del proprio corpo e sani principi morali, non potrebbe mai assumere sostanze dannose e, per la sportività che credo sia alla base del calcio, additivi che possano alterare le mie prestazioni. Io sono pulito, non capisco cosa sia accaduto e il referto di quelle analisi mi ha colto assolutamente di sorpresa. So che sarà una battaglia, ma lottare per la verità vale qualunque sforzo. Per la Juve abbiamo combattuto assieme per anni, anche ora mi piacerebbe avervi al mio fianco». Terminata la squalifica, Edgar ritrova Lippi, ma la Juventus non ingrana; Zidane non c’è più, al suo posto c’è Pavel Nedved e proprio con il ceco nascono i primi problemi. Pavel ha la tendenza, come Edgar, di giocare sulla fascia sinistra. Poiché anche Del Piero ama iniziare la propria azione da quella parte, nascono grossi problemi tattici e di convivenza. Lippi, con un colpo di genio, risolve la situazione: Del Piero è spostato più avanti, di fianco a Trézéguet, a Nedved viene data la licenza di vagare per il campo a suo piacimento. Davids ritrova, d’incanto, lo smalto dei giorni migliori. La Juventus vince uno scudetto rocambolesco ai danni dell’Inter, bissando la vittoria anche la stagione successiva, dovendosi però ancora una volta inchinare alla maledizione della Coppa dei Campioni, perduta ai rigori contro il Milan. La stagione 2003-04 nasce sotto cattivi auspici; cominciando a dubitare delle sue qualità fisiche, la società ingaggia il ghanese Appiah, ritenuto il logico sostituto dell’olandese. In più, il contratto sta per scadere e il giocatore del Suriname chiede un sostanziale aumento di stipendio. Moggi non è per niente d’accordo e il giocatore si impunta. Lippi, ritenendo Davids a fine carriera, lo schiera con il contagocce e il Pittbull decide di fare le valigie. I tifosi juventini sono perplessi: per loro, Edgar è un idolo, in lui vedono quella voglia di combattere e di non mollare mai che è il marchio di fabbrica della Juventus. Inizio 2004: Davids vola a Barcellona, dove ritrova tanti amici di vecchie battaglie, a cominciare dall’allenatore Rijkaard. L’impatto è devastante; con l’ingaggio dell’olandese, il Barça comincia a volare e a rosicchiare punti su punti alla lepre Valencia. Alla fine della stagione, il Barcellona arriva secondo ma Edgar non è ancora soddisfatto; vuole prendersi la rivincita su Moggi e viene allettato dalle sirene interiste. Si rivelerà un errore gravissimo: non scende quasi mai in campo, totalizza una quindicina di presenze, diventando una sorta di oggetto misterioso. Mancini lo lascia marcire in tribuna e non si oppone alla volontà del giocatore di andarsene. Alla fine del campionato 2004-05, Davids ha di nuovo le valigie pronte, destinazione Londra, sponda Tottenham. Nonostante le poche presenze, riesce a portare gli Spurs al quinto posto, a un solo punto dalla qualificazione per la Coppa dei Campioni. Nell’inverno del 2006, fa ritorno all’Ajax e vince la Coppa olandese, realizzando il rigore decisivo. Nella Juventus totalizza 235 presenze e 10 reti, tre scudetti vinti e l’accesso diretto nel Gotha dei migliori giocatori bianconeri di tutti i tempi. «Con la Juventus ho imparato a vincere. Non so com’è successo, è qualcosa che si respira nell’aria dello spogliatoio, sono concetti che vengono tramandati da giocatore in giocatore, è il sentimento che ti trasmettono milioni di tifosi e non c'è club nel mondo che ti faccia lo stesso effetto». SIMONE SALVEMINI, DAL LIBRO “I NOSTRI CAMPIONI” Davids non è mai stato un giocatore simpatico, non ricordo sue memorabili interviste, né grandi sorrisi. Ma tutto ciò non era necessario: Pitbull è stato un atleta senza fronzoli, specchio di quella Juve muscolare che non mollava mai, neanche nei minuti di recupero. Gambe salde, cuore e nervi d’acciaio: la Juventus di Lippi. Se provo a immaginarlo, lo vedo lì in mezzo al campo con le treccine raccolte e il grugno del duro, un po’ ingentilito dagli occhialoni tecnici, necessari dopo l’intervento per un glaucoma, che macina chilometri e sradica palloni dai piedi degli avversari. I suoi tackle scivolati, sempre al limite del regolamento, sono entrati nella storia del calcio. Le sue risse, sempre e solo frutto della trance agonistica, lo caricavano di un’ulteriore energia da sfogare sul campo. Un calciatore vero, che nei contrasti non ha mai tirato via la gamba, quasi a costo di infortunarsi, spinto dal suo furore di olandese del Suriname e animato da una volontà non comune che in bianconero lo ha fatto diventare uno dei centrocampisti più forti del calcio moderno. ZINEDINE ZIDANE Non è una leggenda la storia che vuole che io mettessi un cappellaccio da pescatore per andare a giocare con gli immigrati, anche se l’ho fatto soltanto un paio di volte. A spingermi era il mio compagno di squadra Edgar Davids. Lui ci andava matto, lo faceva molto spesso: prendeva la macchina e quando vedeva qualcuno giocare in un parcheggio si fermava per aggregarsi. Mi diceva sempre: «È per loro che dobbiamo giocare, sono queste le partite importanti». Ed io gli dicevo: «OK, ma abbiamo gli allenamenti, apparteniamo a un club di alto livello, non possiamo rischiare di infortunarci». Allo stesso tempo, però, lo ammiravo, perché era in grado di fare delle cose del genere. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/03/edgar-davids.html
  10. EDGAR DAVIDS https://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Davids Nazione: Paesi Bassi Luogo di nascita: Paramaribo (Suriname) Data di nascita: 13.03.1973 Ruolo: Centrocampista Altezza: 168 cm Peso: 69 kg Nazionale Olandese Soprannome: Pitbull - Piranha - Vitamina - Duracell Alla Juventus dal 1997 al 2004 Esordio: 14.12.1997 - Serie A - Piacenza-Juventus 1-1 Ultima partita: 18.12.2003 - Coppa Italia - Juventus-Siena 2-1 235 presenze - 10 reti 3 scudetti 2 supercoppe italiane 1 trofeo intertoto Edgar Steven Davids (Paramaribo, 13 marzo 1973) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore olandese, di ruolo centrocampista. Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, lista dei migliori 125 giocatori viventi, stilata da Pelé e dalla FIFA, in concomitanza col centenario della federazione internazionale. Edgar Davids Davids nel 2007 Nazionalità Paesi Bassi Altezza 168 cm Peso 69 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 28 dicembre 2013 - giocatore Carriera Giovanili 19??-1991 Ajax Squadre di club 1991-1996 Ajax 105 (20) 1996-1997 Milan 19 (0) 1997-2004 Juventus 235 (10) 2004 → Barcellona 18 (1) 2004-2005 Inter 14 (0) 2005-2007 Tottenham 40 (1) 2007-2008 Ajax 25 (1) 2010-2011 Crystal Palace 6 (0) 2012-2013 Barnet 36 (1) Nazionale 1992-1994 Paesi Bassi U-21 8 (1) 1994-2005 Paesi Bassi 74 (6) Carriera da allenatore 2012 Barnet Vice 2012-2014 Barnet 2018 Paesi Bassi U-20 Vice 2020-2021 Telstar Vice 2021 Olhanense Biografia Nato in Suriname quando il Paese era ancora una dipendenza coloniale olandese, si trasferì da bambino con tutta la famiglia a nord di Amsterdam. Una volta divenuto calciatore, pur potendo optare anche per la nazionale surinamese, ha scelto di giocare per quella olandese; tuttavia è sceso in campo diverse volte dal 2005 al 2009 con i Suriprofs, una selezione di calciatori professionisti nati o con origini del Suriname, che periodicamente disputa amichevoli nei Paesi Bassi contro squadre professionistiche locali, nazionali giovanili o altre selezioni miste. Durante gli anni alla Juventus è stato operato di glaucoma, e da lì in poi è stato costretto a indossare speciali occhiali protettivi durante le partite. Ha un cugino, Lorenzo, anche lui calciatore. Caratteristiche tecniche Giocatore «Era l'avversario che mi piaceva di più. Lui mi dava una botta e io mi alzavo senza dire nulla. Io gli davo una botta e lui si alzava senza dire nulla. Lui a sinistra, io a destra: ci scontravamo sempre. Una guerra.» (Matías Almeyda, 2012) Soprannominato Pitbull dall'ex allenatore dell'Ajax Louis van Gaal per l'aggressività mostrata in campo, era un centrocampista tenace e determinato. Leader carismatico — ma dal carattere controverso —, era dotato di grande vigore fisico e di un ottimo piede sinistro. Carriera Giocatore Club Ajax, Milan e Juventus Davids (a destra) in azione all'Ajax nel 1996, nel corso della finale di Champions League a Roma, sotto lo sguardo dello juventino Sousa. Inizia la sua carriera nell'Ajax, con cui debutta in Eredivisie il 6 settembre 1991 in una partita vinta contro l'RKC Waalwijk. Centrocampista capace di abbinare corsa e agonismo all'eleganza nel tocco di palla, fin da giovane inizia a ritagliarsi un ruolo sempre più importante nel reparto centrale dei lancieri. Contribuisce alla vittoria di tre titoli olandesi, della Coppa UEFA 1991-1992 e della UEFA Champions League 1994-1995. Arriva in finale di Champions League anche nell'edizione 1995-1996, persa a Roma contro la Juventus; nell'epilogo ai tiri di rigore, Davids fallisce il primo tentativo della serie. Davids (al centro) in azione al Milan nel 1996, nel corso del derby di Milano. Nell'estate seguente si trasferisce in Italia per indossare la maglia del Milan, che lo tessera a parametro zero sfruttando l'allora recente sentenza Bosman. Milita nel club rossonero per un anno e mezzo, senza tuttavia riuscire a convincere l'ambiente. Oltre alle incomprensioni tattiche, a frenare il suo rendimento sono soprattutto un grave infortunio a tibia e perone che gli fa saltare metà della stagione 1996-1997, e vari problemi disciplinari che ne minano l'integrazione nello spogliatoio milanista (cosa che porta uno dei senatori del club, Alessandro Costacurta, a definirlo pubblicamente una «mela marcia»). Quella caratteriale diventa la causa scatenante che, nel dicembre 1997, sfocia nella sua cessione ai rivali della Juventus per 9 miliardi di lire: un'operazione di mercato che, a posteriori, si rivelerà motivo di rimpianto per i rossoneri. Primo olandese nella storia della società piemontese, a Torino Davids si dimostra infatti un altro giocatore rispetto a quello visto a Milano, diventando ben presto un elemento fondamentale per i successi dei bianconeri nelle stagioni seguenti. Davids alla Juventus nel 2003, alle prese con il milanista Gattuso e sotto lo sguardo dell'altro bianconero Tacchinardi, durante la finale di Champions League a Manchester. Rimane alla Juventus per sette anni, contribuendo alla conquista di tre campionati di Serie A nelle edizioni 1997-1998, 2001-2002 e 2002-2003; disputa anche le finali di Champions League del 1998 contro il Real Madrid e del 2003 contro il Milan, lasciando in questo ultimo caso il terreno di gioco anzitempo a causa di un infortunio muscolare. Il 21 aprile 2001 viene riscontrata la sua positività al nandrolone, uno steroide anabolizzante derivato dal testosterone: nonostante una serie di ricorsi da parte della società bianconera, il giocatore viene squalificato per quattro mesi da tutte le competizioni sportive. Dal 2011 è tra i 50 più importanti giocatori della storia juventina omaggiati nella Walk of Fame dello Stadium. Barcellona, Inter e Tottenham La sua avventura in Piemonte termina a metà della stagione 2003-2004, quando a causa di alcuni dissidi con l'allenatore Marcello Lippi, nella sessione invernale di mercato viene ceduto in prestito al Barcellona. Il suo arrivo in blaugrana migliora notevolmente il rendimento della squadra spagnola, tanto che in molti auspicano il suo acquisto a titolo definitivo, ma a fine anno il giocatore si accasa invece da svincolato all'Inter. A Milano riesce a sollevare l'unico trofeo italiano che ancora gli mancava, la Coppa Italia; ciò nonostante il suo rendimento in nerazzurro è inferiore rispetto alle annate precedenti, anche per via di incomprensioni tattiche con l'allenatore Roberto Mancini che lo relegano a vivere il finale di stagione, in pratica, da «separato in casa». Una situazione che porta l'Inter, nell'estate 2005, a pensare inizialmente alla rescissione del contratto con l'olandese, salvo poi cederlo a titolo gratuito agli inglesi del Tottenham. Dopo la prima stagione a Londra già si diffondono le voci di un suo possibile ritorno in patria, nel club ajacide che l'aveva lanciato, ma Davids decide di rimanere ancora con gli Spurs che tuttavia lascia pochi mesi dopo, nel gennaio 2007. Ritorno all'Ajax e ultimi anni Il 28 gennaio 2007 raggiunge quindi un accordo con la società che l'aveva lanciato, l'Ajax. Ad Amsterdam contribuisce alla grande riuscita della squadra in campionato e alla vittoria della KNVB beker, segnando il rigore decisivo dopo una partita conclusasi 1-1 ai tempi regolamentari contro l'AZ Alkmaar. Il 22 luglio durante un'amichevole estiva disputata contro i Go Ahead Eagles, in uno scontro si rompe la tibia e deve fermarsi per sei mesi. Nella seconda metà di stagione arriva ancora al secondo posto in Eredivisie, a tre punti dalla capolista PSV, ma a fine stagione non rinnova il contratto e si ritrova svincolato. Dopo essersi tenuto in condizione, allenandosi da inizio 2009 con l'AFC, il 9 settembre Davids annuncia il suo ritorno a giocare, tra le file del Vitesse; tuttavia la squadra di Arnhem rinuncia in seguito a tesserarlo, per via delle alte richieste economiche del giocatore. Il 20 agosto 2010, dopo due anni d'inattività, viene ufficializzato il suo ingaggio da parte del Crystal Palace, in Football League Championship. Il successivo 8 novembre, tuttavia, dopo appena 7 partite giocate si svincola dai Glazers. Il 12 ottobre 2012 va ad affiancare Mark Robson come allenatore-giocatore del Barnet. Il 29 dicembre seguente, con la partenza di Robson, Davids assume totalmente la guida tecnica del club. Il 28 dicembre 2013 si ritira definitivamente dal calcio giocato. Nazionale Ha fatto parte della nazionale olandese dal debutto nell'aprile 1994 contro l'Irlanda, ma non ha mai vinto alcun titolo con la maglia oranje. Davids in azione con la nazionale olandese al campionato del mondo 1998 Durante il campionato d'Europa 1996 in Inghilterra viene rispedito a casa, in quanto critica fortemente il commissario tecnico Guus Hiddink. Nonostante la diatriba con il selezionatore, rimane sempre apprezzato da questi, il quale lo include nella squadra olandese per il campionato del mondo 1998 in Francia. In questa competizione i Paesi Bassi si classificano quarti, e Davids viene inserito dalla FIFA nel "Team of the Tournament". Partecipa due anni dopo anche al campionato d'Europa 2000 organizzato congiuntamente in Belgio e nei Paesi Bassi, dove nonostante i padroni di casa escano in semifinale contro l'Italia ai tiri di rigore, il centrocampista viene ancora inserito nel "Team of the Tournament" dall'UEFA. Il 17 maggio 2001, viene sospeso per quattro mesi dalla FIFA insieme ad altri giocatori olandesi, tra cui l'allora capitano orange Frank de Boer, dopo essere risultato positivo allo steroide anabolizzante nandrolone, assunto in occasione di un'amichevole tra i Paesi Bassi e la Turchia. Dopo il campionato d'Europa 2004 in Portogallo, in cui i Paesi Bassi sono sconfitti ancora una volta in semifinale, il nuovo commissario tecnico degli orange Marco van Basten consegna a Davids la fascia di capitano. Giocando molto poco nell'Inter, perde tuttavia il posto in nazionale, nella quale viene richiamato solo per un breve periodo dall'ottobre 2005, in occasione delle qualificazioni al campionato del mondo 2006 in Germania. Allenatore e dirigente Il 7 giugno 2011 diventa membro del consiglio dirigenziale dell'Ajax insieme a Johan Cruijff. Si dimette insieme a Cruijff e altri membri il 14 aprile 2012. Il 12 ottobre 2012 diventa vice del tecnico del Barnet, Mark Robson. Il 29 dicembre assume la guida tecnica dei Bees in veste di allenatore-giocatore, retrocedendo in Conference Premier, la quinta serie inglese. Lasciata nel frattempo l'attività agonistica il 28 dicembre 2013, il 19 gennaio 2014 si dimette a seguito della sconfitta per 2-1 con il Chester City. Il 24 febbraio 2018 viene nominato allenatore in seconda dell’Under-20 olandese, incarico che mantiene fino al successivo 27 aprile. Dal 2013 è inoltre ambassador nel mondo della Juventus. Reduce dall'esperienza da vice di Andries Jonker al Telstar, in seconda serie olandese, il 4 gennaio 2021 diviene l'allenatore dell'Olhanense, squadra della terza serie portoghese. Il 19 luglio dello stesso anno viene esonerato. Record Giocatore con più espulsioni in Champions League (4, al pari di Zlatan Ibrahimović e Sergio Ramos). Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa dei Paesi Bassi: 2 - Ajax: 1992-1993, 2006-2007 Supercoppa dei Paesi Bassi: 4 - Ajax: 1993, 1994, 1995, 2007 Campionato olandese: 3 - Ajax: 1993-1994, 1994-1995, 1995-1996 Campionato italiano: 3 - Juventus: 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2002, 2003 Coppa Italia: 1 - Inter: 2004-2005 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Ajax: 1991-1992 UEFA Champions League: 1 - Ajax: 1994-1995 Coppa Intercontinentale: 1 - Ajax: 1995 Supercoppa UEFA: 1 - Ajax: 1995 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Individuale All-Star Team dei Mondiali: 1 - Francia 1998 Inserito nella World Soccer's The Greatest Players of the 20th century (1999) Europei Top 11: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Inserito nella FIFA 100 (2004)
  11. STEFANO SORRENTINO https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Sorrentino Nazione: Italia Luogo di nascita: Cava de' Tirreni (Salerno) Data di nascita: 28.03.1979 Ruolo: Portiere Altezza: 186 cm Peso: 86 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1997 al 1998 0 presenze - 0 reti subite Stefano Sorrentino (Cava de' Tirreni, 28 marzo 1979) è un ex calciatore italiano, di ruolo portiere, direttore tecnico del Bra. Stefano Sorrentino Sorrentino nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 2020 Carriera Giovanili 1996-1997 Lazio 1997-1998 Juventus Squadre di club 1998-1999 Torino 1 (-1) 1999-2000 → Juve Stabia 0 (0) 2000-2001 → Varese 30 (-22) 2001-2005 Torino 88 (-86) 2005-2007 AEK Atene 50 (-40) 2007-2008 → Recreativo Huelva 38 (-60) 2008-2013 Chievo 163 (-197) 2013-2016 Palermo 117 (-105) 2016-2019 Chievo 103 (-171) 2020 Cervo 1+ (1+) 2020 Torinese ? (?) Biografia È figlio d'arte: suo padre Roberto fu anch'egli un portiere. Il 9 giugno 2002 si è sposato a Torino con Antonella Parrella, con cui conviveva da dieci mesi e da cui si è successivamente separato. Da lei ha avuto tre figlie: Carlotta, Matilda e Maria Vittoria. Successivamente ha iniziato una relazione con Sara Ruggeri, da cui, il 16 settembre 2013, ha avuto la figlia Viola. Caratteristiche tecniche Annoverato da Antonio Di Natale tra i migliori portieri italiani della sua generazione, è abile nel parare i rigori. La sua disposizione in campo cambia se si trova dietro una difesa composta da tre o quattro uomini: nel primo caso tende a mantenersi più vicino alla porta. Carriera Giocatore Gli inizi, Torino Cresciuto nelle giovanili della Lazio e della Juventus, ha poi giocato con Torino e Juve Stabia fino alla stagione 2000-2001 dove al Varese in Serie C1 vive la sua prima esperienza da titolare tra i pali; a fine stagione il Torino, proprietario del suo cartellino, lo riporta a casa. Il 16 dicembre 2001 esordisce in A, nel pareggio per 1-1 contro il Lecce. Nel primo anno in granata Sorrentino è la riserva di Luca Bucci, a cui subentra l'anno successivo a stagione in corso senza riuscire a evitare la retrocessione del Torino tra i cadetti. In Serie B, con Ezio Rossi in panchina, è titolare e la squadra riconquista la massima serie. Tuttavia la promozione viene revocata a causa del fallimento societario e in seguito, il 10 agosto 2005, Sorrentino, come tutti gli altri giocatori, viene svincolato e lasciato libero di accordarsi con un'altra squadra. AEK Atene e Recreativo Huelva Trasferitosi all'AEK Atene, resta nella squadra greca per due anni e nella stagione 2005-2006 prende parte alla Coppa UEFA. Grazie al secondo posto in campionato, l'AEK Atene partecipa alla Champions League, concludendo il suo percorso al terzo posto nella fase a gironi. Ripescata in Coppa UEFA, la squadra greca viene eliminata dai francesi del PSG. Il 12 luglio 2007 passa in prestito al Recreativo de Huelva, diventando così il primo giocatore italiano della squadra più antica della Spagna. Chievo Non venendo riscattato dal Recreativo Huelva, il 4 luglio 2008 passa al neopromosso ChievoVerona, tornando così in Italia, con la formula della compartecipazione con diritto di riscatto, che viene fatto valere il 12 giugno 2009 dai veronesi, per la stagione 2008-2009, nella quale contribuisce alla salvezza. Durante l'ottima annata 2009-2010 para quattro rigori: a Sergio Floccari (Genoa), David Pizarro (Roma), Massimo Donati (Bari) e infine a Juan Manuel Vargas (Fiorentina). Il ChievoVerona chiude la stagione al quint'ultimo posto in classifica e con la quinta migliore difesa del campionato dopo Inter, Milan, Roma e Sampdoria (ed essendo stata la seconda miglior difesa fino alla penultima giornata, quando l'incontro con l'Inter si concluse con il risultato di 4-3). La squadra termina la stagione 2010-2011 all'undicesimo posto e con la quarta miglior difesa (alle spalle di Milan, Napoli e Lazio), con 40 gol subiti nel corso delle 38 partite del campionato. Nella stagione 2011-2012 para quattro rigori: ad Antonio Di Natale (Udinese), Adrian Mutu (Cesena), Francesco Lodi (Catania) e Diego Milito (Inter). Contribuisce, con 49 punti, al buon piazzamento del Chievo, il 10º posto finale in classifica, riuscendo a stabilire anche un record personale. Nella stagione 2012-2013 gioca 20 presenze in campionato e una in Coppa Italia prima di essere ceduto in prestito con diritto di riscatto al Palermo il 25 gennaio 2013. Il giocatore, divenuto simbolo dei gialloblu, ha disputato 165 partite in quattro anni e mezzo; l'ultima partita disputata in Veneto è quella del 12 gennaio, valevole per la 20ª giornata di campionato che il ChievoVerona ha perso per 4-0 in casa del Bologna, dato che per la successiva partita non è stato convocato dal tecnico Eugenio Corini poiché aveva saltato degli allenamenti settimanali in vista della futura cessione al Palermo. Palermo Sorrentino (al centro) con il Palermo nel 2015 Il 27 gennaio esordisce in maglia rosanero nella gara Cagliari-Palermo della 22ª giornata, subendo al 90' il gol del definitivo 1-1. In Palermo-Udinese (2-3) respinge un calcio di rigore ad Antonio Di Natale. La stagione si conclude con la retrocessione dei rosanero, sancita il 12 maggio 2013 dalla sconfitta esterna per 1-0 contro la Fiorentina della 37ª giornata. Non convocato per l'ultima partita di campionato, chiude la stagione con 15 presenze e 16 reti subite. Il 17 giugno seguente il suo cartellino viene riscattato. Titolare nel campionato di Serie B, nella partita della 14ª giornata vinta per 2-0 contro la Reggina si è procurato una lesione muscolare al retto femorale destro. Il 3 maggio 2014, dopo la vittoria contro il Novara per 1-0 in trasferta, ottiene la promozione in Serie A – con annessa vittoria del campionato – con cinque giornate d'anticipo. Chiude la stagione con 32 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia. Il 24 settembre 2014, nella partita Napoli-Palermo (3-3) della quarta giornata di Serie A, indossa per la prima volta la fascia di capitano della squadra quando, al 77', Édgar Barreto lascia il campo. A partire dalla partita della 26ª giornata Palermo-Juventus (0-1) è definitivamente il nuovo capitano della squadra su decisione della società e dello spogliatoio. A gennaio 2016 ha dei gravi screzi con l'allenatore Davide Ballardini, reo, a detta sua, di aver messo in dubbio "l'integrità morale e la professionalità della squadra" (i due chiariranno in seguito). La situazione si concluderà con l'esonero del tecnico ravennate. La stagione termina poi comunque con la salvezza all'ultima giornata con il ritorno di Ballardini in panchina e il 19 maggio Sorrentino annuncia la separazione dal Palermo, rifiutando di fare da chioccia ad altri portieri. Ritorno al Chievo Il 2 luglio seguente torna al Chievo Verona. Negli anni seguenti mostra una grande continuità di rendimento anche in età avanzata, dimostrandosi uno dei migliori portieri del campionato italiano. Il 29 dicembre 2018, nella partita contro il Frosinone, il portiere taglia il traguardo delle 350 presenze in Serie A; inoltre, si tratta del primo successo dei clivensi in stagione (1-0). Il 21 gennaio 2019, in occasione del match che vede contrapposti Juventus e Chievo Verona, si rende protagonista di un curioso episodio: diventa infatti il primo portiere a parare in Italia un rigore a Cristiano Ronaldo. Nonostante ciò, nell’ultima parte della stagione 2018-2019 perde il posto a favore del croato Semper, così come anche gli altri veterani clivensi, che rimangono relegati in panchina o in tribuna nelle ultime partite. A fine stagione i clivensi retrocedono in Serie B e Sorrentino lascia dopo 271 presenze totali. Ultimi anni Il 21 gennaio 2020 annuncia il suo ritiro dal calcio professionistico, mentre il 27 gennaio seguente annuncia il suo approdo al Cervo, squadra di Seconda Categoria ligure allenata dal padre Roberto, nell'inedito ruolo di attaccante. Il 9 febbraio seguente, all'esordio, segna il gol vittoria nella partita vinta per 2-1 contro il Riva Ligure. Il 25 giugno 2020 viene nominato direttore tecnico della Torinese, nel campionato piemontese di Promozione, mentre il padre ne diventa l'allenatore. Nonostante avesse annunciato il ritiro da calciatore, il 28 settembre 2020 viene tesserato come attaccante nella stessa Torinese e il successivo 11 ottobre successivo segna la sua prima rete contro il Pianezza. Dopo il ritiro Appesi gli scarpini al chiodo, il 20 settembre 2020 debutta come opinionista a Pressing su Italia 1. Verrà confermato nei programmi Mediaset anche per la stagione seguente. Intraprende in seguito la carriera di procuratore sportivo e nell’estate del 2021 prende in procura i suoi primi giocatori: il portiere Alberto Pelagotti e l'esterno Vittorio Parigini. Nella primavera del 2022 diviene patron del Chieri, club di Serie D che verrà allenato da suo padre Roberto. Lascia la presidenza del Chieri nell'estate 2023. Nello stesso anno, a Palermo, fonda la sua academy per portieri. Nel luglio 2025 viene nominato direttore tecnico del club piemontese del Bra, neopromosso in Serie C. Palmarès Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2013-2014
  12. MARCO RIGONI Classe 1980, padovano di nascita, è uno dei più fulgidi talenti sfornati dal settore giovanile juventino di fine secolo. Esordisce in prima squadra l’11 marzo 1998, nella sfortunata semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Lazio, che vede la compagine bianconera pareggiare all’Olimpico romano per 2-2 ed essere costretta ad abbandonare la competizione. Rigoni gioca per una decina di minuti al posto di Di Livio. Il ghiaccio è rotto e per Marco le porte della prima squadra si aprono più spesso. Nella non esaltante stagione 1998-99 sia Lippi che Ancelotti (subentrato al tecnico viareggino) credono molto in lui, tanto da utilizzarlo in Coppa Italia (sette presenze su otto partite) e facendolo esordire in Serie A il 17 gennaio 1999 a Venezia. Anche in quest’occasione, Rigoni gioca una decina di minuti, in sostituzione di Nick Amoruso. Purtroppo, Marco è vittima di un grave infortunio e le presenze nella stagione 1999-2000 si limitano a un’apparizione contro il Napoli, in Coppa Italia. È l’ultimo vagito di Rigoni con la maglia bianconera. Rientrato dall’infortunio, infatti, è dirottato a Ravenna. FRANCESCO MONASSERO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MAGGIO 2000 Pensavamo di trovare un ragazzo abbattuto e demoralizzato, dopo il brutto infortunio che lo ha messo KO durante un recupero infrasettimanale di campionato; invece Rigoni, almeno a parole, sembra più forte di prima e desideroso di ricominciare al più presto con la sua amata Juve. Da molti considerato l’erede di Del Piero (entrambi sono veneti, entrambi sono arrivati alla Juve dal Padova, entrambi hanno classe da vendere), Marco ha voluto emulare il suo più celebre collega anche nella sfortuna. Contro il Piacenza si è lesionato il crociato del ginocchio sinistro, lo stesso incidente che nel novembre del 1998 capitò a Pinturicchio. Alex è guarito e ricomincia a far sognare i tifosi, Rigoni da parte sua giura che ce la metterà tutta per tornare più in fretta possibile. Allora Marco, hai deciso di seguire le orme di Del Piero in tutto e per tutto, magari per carpirne qualche altro segreto? «A parte gli scherzi, se proprio mi doveva capitare, è stato meglio ora che più avanti, così avrò tutto il tempo necessario di completare la riabilitazione e ripresentarmi guarito per l’anno prossimo. Ma quanta sfortuna in quel maledetto mercoledì 21 marzo». Ti ricordi bene quella data. «Come potrei dimenticarmene? Giocavamo con il Piacenza e, in seguito a uno scontro di gioco, mi sono lesionato il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Ne avrò per almeno cinque mesi». Ti sarà subito venuto in mente l’infortunio occorso a Del Piero un anno e mezzo fa. «Beh, ci ho pensato, anche se subito non mi sono bene reso conto della gravità del mio». Ti ha cercato Alex? «Guarda, è stato uno dei primi a telefonarmi, a rincuorarmi e a mettermi in guardia su quanto sia importante la riabilitazione completa dell’arto. Mi ha detto soprattutto di curare quest’aspetto e mi ha fatto un “in bocca al lupo” graditissimo. Ma tutti sono stati eccezionali, dal primo compagno della Primavera all’ultimo della prima squadra. Pensa che Tudor mi ha addirittura prestato la sua macchina con il cambio automatico per facilitarmi la guida». Viziato e coccolato anche dai big della prima squadra, Marco Rigoni. Ma torniamo al tuo infortunio. Quali sono le tue tappe di riavvicinamento al pallone? «Per ora sto facendo un po’ di potenziamento muscolare e di esercizi per “asciugare” il ginocchio, che dopo l’infortunio era gonfiato spropositatamente; il 14 aprile c’è stata l’operazione alla Clinica Fornaca. Il dottor Quaglia e la sua equipe mi hanno rimesso a posto il legamento». E dopo? «Si comincerà la vera e propria riabilitazione, per essere pronto per l’inizio della prossima stagione». Hai passato dei momenti brutti dopo l’infortunio? «Sì, ma oramai il periodo negativo è alle spalle, grazie alla mia volontà e alla premura di tutti coloro che mi sono stati vicino. Ho la consapevolezza che ripartirò più forte di prima. Me l’ha detto anche Del Piero». Senti, quanto ti manca il calcio in questo periodo? «Tantissimo. Per stare nell’ambiente vado comunque sempre al campo, al Comunale, per fare riabilitazione e vedere un po’ tutti quelli del gruppo». E che gruppo quest’anno, comprendente i ragazzi di Ancelotti e quelli della Primavera di Gasperini. «In effetti, conosco davvero tutti, anche se alla fine, tirando le somme, ho giocato molto di più con i miei coetanei che con lo squadrone che sta guidando la Serie A». Visto che per te la stagione è finita anticipatamente, puoi tracciare un bilancio di questo tua annata bianconera? «Sicuramente positivo, infortunio a parte, anche se speravo, soprattutto dopo le partite di Coppa Italia dell’anno precedente, di trovare più spazio con la prima squadra. Ma sono giovane, davanti a me vedo tanti campioni e so che devo aspettare. Certo che se come regalo dopo l’infortunio mi facessero partire stabilmente con i grandi. Per ora sono stato inserito nella rosa maggiore con continuità, poi, pian piano, tenterò di scalare le altre posizioni, poi si vedrà». Con la Primavera com’è andata? «Credo bene. Ho disputato ventuno incontri e ho realizzato una ventina di reti, alcune delle quali molto pesanti, come quelle di novembre (una doppietta in Zona Cesarini) contro il Genoa o quella di poco tempo fa contro la Fiorentina che ci ha permesso di pareggiare con la capolista. Peccato che non riesca a dare il mio contributo in questa parte finale della stagione, quando le partite sono decisive e i punti valgono il doppio. Ma i miei compagni sono determinatissimi ad andare avanti il più lontano possibile. Sognando di vincere il titolo». Rigoni tornerà più forte di prima, ne siamo sicuri. Il debito con la sfortuna lo sta scontando in questi mesi, adesso non resta che aspettare la stagione del raccolto per lui e per la Juve. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/marco-rigoni.html
  13. MARCO RIGONI https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Rigoni Nazione: Italia Luogo di nascita: Padova Data di nascita: 05.01.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-18 Soprannome: - Alla Juventus dal 1998 al 2002 Esordio: 11.03.1998 - Coppa Italia - Lazio-Juventus 2-2 Ultima partita: 09.01.2002 - Coppa Italia - Juventus-Atalanta 4-2 11 presenze - 0 reti 1 trofeo intertoto Marco Rigoni (Padova, 5 gennaio 1980) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Marco Rigoni Rigoni nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2014 Carriera Giovanili 1994-1997 Padova 1997-1999 Juventus Squadre di club 1998-2001 Juventus 10 (0) 2001 → Ravenna 13 (2) 2001-2002 Juventus 1 (0) 2002 → Cittadella 1 (0) 2002-2006 → Triestina 94 (6) 2006 Ternana 17 (1) 2006-2007 Pescara 32 (3) 2007-2009 Ternana 50 (15) 2009-2012 Novara 103 (18) 2012-2013 → Chievo 10 (1) 2013 → Genoa 13 (1) 2013-2014 Novara 25 (3) Nazionale 1995 Italia U-16-15 3 (0) 1998 Italia U-17 3 (1) 1998 Italia U-18 6 (0) Caratteristiche tecniche Di ruolo centrocampista, era un ottimo battitore di calci di rigore. Sapeva dare imprevedibilità alla squadra ed era bravo inserirsi in fase offensiva. Carriera Giocatore Club Gli inizi tra Padova e Juventus Cresciuto nel vivaio del Padova, formazione della sua città, all'età di 17 anni approda nel settore giovanile della Juventus. Saltuariamente aggregato per la stagione 1997-1998 alla prima squadra di Marcello Lippi, con i bianconeri fa il suo esordio tra i professionisti l'11 marzo 1998 a Roma, subentrando a Di Livio nei minuti finali della semifinale di ritorno della Coppa Italia sul campo della Lazio (2-2). Nell'annata 1998-1999, in cui continua a far la spola tra giovanili e prima squadra, debutta in Serie A il 17 gennaio 1999 nella trasferta contro il Venezia (1-1), sostituendo Amoruso sul finire di partita. Nel prosieguo di stagione gioca altri due spezzoni di gara contro l'Udinese, nel doppio spareggio di fine campionato per l'accesso alla Coppa UEFA; trova maggiore spazio in Coppa Italia dove mette a referto 5 presenze, tra cui il retour match degli ottavi di finale, ancora a Venezia contro i lagunari (2-2), giocato da titolare. Triestina, Ternana e Pescara Nel 2001 scende in Serie B, passando in prestito semestrale al Ravenna. Dopo un breve ritorno alla Juventus, l'anno seguente passa un nuovo semestre, sempre in prestito e sempre in cadetteria, al Cittadella. La sua carriera in B è tuttavia legata in particolare a due club: la Triestina dove gioca dal 2002 al 2006, allenato tra gli altri da Attilio Tesser, e la Ternana con la quale si divide dal 2006 al 2009, in due diverse fasi, tra B e Prima Divisione. In mezzo, nella stagione 2006-2007 viene ingaggiato dal Pescara, sempre in serie cadetta, affrontando un tormentato campionato in cui la squadra viene pilotata da tre allenatori diversi. Nella disastrosa prima parte di stagione, guidati prima da Davide Ballardini e poi da Aldo Ammazzalorso, i biancazzurri non riescono a conquistare una vittoria stagnando all'ultimo posto della classifica; Rigoni deve attendere l'arrivo in panchina di Luigi De Rosa, con cui disputa il periodo più positivo di quell'annata tribolata, per rilanciarsi e tornare a giocare con continuità. Nell'ultima parte della stagione il centrocampista fa tuttavia i conti coi gravi problemi societari che affliggono il club pescarese, che portano la società a un passo dal fallimento e la squadra a mancare la salvezza. Nell'estate 2007 ritorna a Terni, dove rimane per le successive due stagioni. Novara Nell'estate 2009 la Ternana cede Rigoni in compartecipazione al Novara. Successivamente, il 27 giugno 2010 resta definitivamente in Piemonte, in Serie B, poiché la società gaudenziana ne ottiene alle buste l'intero cartellino. Il primo gol stagionale lo realizza il 25 settembre in occasione della 6ª giornata contro il Livorno: oltre al gol contro i toscani va in rete per altre tre volte nel giro di un mese. Dal 22 ottobre rimane a secco di marcature fino al 5 giugno 2011, giorno della semifinale di ritorno dei play-off, quando un suo tiro al volo da fuori area al 90' ha permesso ai novaresi di pareggiare in extremis la sfida contro la Reggina e qualificarsi così in finale play-off grazie al risultato acquisito. Il 12 giugno 2011 segna il gol del 2-0 contro il Padova nella finale di ritorno dei play-off, ipotecando il ritorno del Novara in Serie A dopo 55 anni. Debutta con i gaudenziani in Serie A il successivo 17 settembre, nella partita contro il Cagliari persa per (2-1). Il 20 settembre segna i suoi primi gol in massima categoria, di cui uno su rigore, nella doppietta che sancisce la prestigiosa vittoria sull'Inter (3-1). Alla penultima giornata di campionato, nella sfida contro il Cesena, segna la sua prima tripletta in A che sancisce la vittoria per 3-0 sui romagnoli. A fine stagione sarà il centrocampista più prolifico del campionato, con 11 gol all'attivo. Chievo, Genoa e ritorno a Novara Il 23 luglio 2012 passa al Chievo, con la formula del prestito con diritto di riscatto. Debutta in Coppa Italia il 18 agosto nella vittoriosa sfida contro l'Ascoli (4-0), valevole per il terzo turno. Debutta in campionato il 2 settembre nella sfida contro il Parma, subentrando nella parte finale dell'incontro a Luciano. Segna il primo gol contro il Palermo il 30 settembre, nella sfida terminata 4-1 per i siciliani, direttamente su calcio d'angolo. Tuttavia al Chievo Rigoni delude, tanto che con l'avvicendamento tra Domenico Di Carlo ed Eugenio Corini finisce ai margini della rosa, indi per cui il 31 gennaio 2013 passa al Genoa con la formula del prestito. Il successivo 3 febbraio fa il suo esordio in rossoblù, segnando al 5' di recupero il gol che vale la vittoria dei liguri contro la Lazio (3-2). Al termine del campionato 2012-2013, scaduto il prestito genoano, ritorna a Novara in Serie B. Al termine del campionato cadetto 2013-2014 lascia il calcio giocato. Nazionale Ha giocato con le nazionali Under-15, Under-17 e Under-18, giocando in totale 12 partite su 14 convocazioni e segnando un solo gol: 3 gare senza reti con l'U-15, 3 gare con un gol con l'U-17, e 6 gare ancora senza reti per l'U-18. Dirigente Il 16 luglio 2014 entra a far parte dello staff dell'area marketing e comunicazione del Novara come brand manager. Il 22 settembre 2021 diventa direttore tecnico della Sparta Novara. Palmarès Competizioni nazionali Lega Pro Prima Divisione: 1 - Novara: 2009-2010 (girone A) Supercoppa di Lega di Prima Divisione: 1 - Novara: 2010 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999
  14. LUIGI GIANDOMENICO Ammira Zidane, sogna la Serie A – scrive Loris Marzocchi su “Hurrà Juventus” del marzo 1997 –, Bosman lo preoccupa. Gigi Giandomenico, classe 1978, è il playmaker della Primavera bianconera. Un faro in mezzo al campo, uno di quei catalizzatori del gioco a cui affidare il pallone è un dovere di squadra e un piacere per lo spettacolo. Il suo sinistro nasconde il pallone all’avversario e la sua testa produce inventive. Un direttore di orchestra estroso e costante nel dettare i tempi e la battuta. In mezzo al campo lo trovi ovunque occorre aiuto allo sviluppo dell’azione che lui rende fluida e geniale. Il suo passaggio non è mai fine a se stesso, perché il calcio che esprime è sempre creativo. Giandomenico è nato giocatore, nessuno ha messo mano fin da quando era piccolo alla sua genìa calcistica, aveva tutto già dentro la testa e i piedi. Un marchigiano verace della provincia di Macerata. Un’altra scoperta di Claudio Cicchi che lo ha prelevato dalla Fermana cinque anni fa per presentarlo agli occhi ammirati di Furino. Ma prima c’è stata la squadra del Montecosaro, il paese dove è nato e dove abitano i suoi genitori pasticceri e suo fratello Andrea, sfortunato ex Primavera dell’Ascoli. È proprio su questa vicenda che si basa la lotta di Giandomenico per diventare giocatore di calcio: «Io ci credo, nonostante queste nuove regole europee dell’allargamento delle frontiere. Certo la sentenza Bosman mi fa pensare, come mi lascia perplesso vedere tanti bravissimi compagni degli anni scorsi fare fatica per trovare posto in Serie C. Tanti stranieri ci penalizzano, noi giovani, però, di contro siamo più stimolati a fare bene. Tocca a noi dimostrare che la base del calcio italiano è sempre valida, anzi migliore di quella che viene offerta dall’estero». Pensiero positivo, ragionamento logico di un giovanotto che vive il calcio con grande intensità di animo, ma con un occhio oggettivo alla realtà quotidiana: «Noi ragazzi italiani siamo tutti bravi, lo abbiamo dimostrato al Viareggio, dove le squadre straniere sono state ridimensionate a cominciare dall’Ajax, però la strada che porta al professionismo è difficile e piena di imprevisti. L’esempio di mio fratello Andrea, che ora ha venticinque anni, è emblematico. Era a un passo dalla prima squadra dell’Ascoli, ma un infortunio lo ha fermato per due stagioni e poi ha smesso definitivamente di giocare. Per fortuna non è così per tutti, però dobbiamo tenere i piedi bene in terra». Una riflessione che fa onore al giovanotto e ne mette in luce la maturazione formatasi alla scuola juventina. Eppure Giandomenico di sogni nel cassetto ne ha parecchi e a giusta ragione. Da quattro anni la sua presenza è costante nelle squadre nazionali. Le ha frequentate tutte: Under 15, 16, 17 e 18. Stagioni azzurre da protagonista con cinque reti all’attivo e prestazioni da incorniciare, una in particolare: «Sì, quella con la Grecia a La Spezia con l’Under 18. Buona partita e un goal con partenza in dribbling da metà campo che non dimenticherò mai». Un goal alla Zidane, il suo idolo che spesso affronta nella partitella del giovedì pomeriggio sotto gli occhi di Lippi che, tra l’altro, è un assiduo frequentatore del campionato Primavera. Dietro la rete del Combi il tecnico Campione del Mondo, scruta i talenti della casa madre e tra questi proprio Giandomenico, la guida del centrocampo bianconero che ha il vizio del goal. In questa stagione, compresa la Coppa Italia, è già a quota sette. La sua vittima preferita è stato il Parma: quattro goal di cui due su punizione. Uno dei colpi che alla bisogna estrae dal suo cilindro di potenziale campione. Una sola presenza in bianconero per il talentino marchigiano: quella contro il Brescello, nella larga vittoria per 4-0 nel match di ritorno del primo turno di Coppa Italia, disputata al Delle Alpi il 24 settembre 1997. Quasi una mezzoretta di gloria, per Giandomenico, da ricordare per tutta la vita. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/luigi-giandomenico.html
  15. LUIGI GIANDOMENICO https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Giandomenico Nazione: Italia Luogo di nascita: Macerata Data di nascita: 01.09.1978 Ruolo: Centrocampista Altezza: 179 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-18 Soprannome: - Alla Juventus dal 1997 al 1998 Esordio: 24.09.1997 - Coppa Italia - Juventus-Brescello 4-0 1 presenza - 0 reti Luigi Giandomenico (Macerata, 1º settembre 1978) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico dell'Atletico Ascoli. Luigi Giandomenico Giandomenico in azione nelle giovanili della Juventus, 1997 circa. Nazionalità Italia Altezza 179 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Atletico Ascoli Carriera Giovanili 19??-19?? Montecosaro 19??-1993 Fermana 1993-1998 Juventus Squadre di club 1997-1998 Juventus 1 (0) 1998-1999 Venezia 0 (0) 1999 Arezzo 11 (2) 1999-2000 Reggiana 4 (0) 2000-2001 Modena 0 (0) 2001-2002 Brescello 37 (9) 2002-2004 Reggiana 38 (14) 2004 → Perugia 5 (0) 2004-2005 Reggiana 11 (1) 2006 Ancona 11 (0) 2006-2007 Monza 9 (0) 2007 Cisco Roma 3 (0) 2007-2008 Sangiustese 31 (7) 2008-2009 R.C. Angolana 19 (3) 2009-2010 Sambenedettese 17 (2) 2010-2011 Elpidiense Cascinare 27 (3) 2011-2012 Maceratese 12 (3) 2012 Montecosaro ? (?) Nazionale 19?? Italia U-15 ? (?) 19?? Italia U-16 ? (?) 19?? Italia U-17 ? (?) 19?? Italia U-18 ? (?) Carriera da allenatore 2012-2016 Montecosaro ? (?) 2016-2017 Trodica 2017-2018 Penne 2018-2021 Valdichienti Ponte 2021- Atletico Ascoli Caratteristiche tecniche Giocatore Era un playmaker a tutto campo, estroso e dotato di un buon sinistro, abile nel mantenere il possesso palla e servire la giocata al compagno di squadra. Carriera Giocatore Cresciuto prima nel Montecosaro e poi nella Fermana, nella prima metà degli anni 1990 approda nel vivaio della Juventus. A Torino, nel corso del decennio compie tutta la trafila delle squadre giovanili fino alla formazione Primavera. Saltuariamente aggregato alla prima squadra di Marcello Lippi nella stagione 1997-1998, fa il suo debutto da professionista il 24 settembre 1997 allo stadio delle Alpi, nel vittorioso retour match contro il Brescello (4-0) valido per i sedicesimi di finale della Coppa Italia: sarà questa l'unica sua presenza in maglia bianconera. Considerato in gioventù un promettente elemento, in questi anni è anche un assiduo delle nazionali under azzurre. Al momento del definitivo salto tra i professionisti, tuttavia, non riesce a emergere, sicché il resto della sua carriera rimarrà legato alla provincia, prettamente nel terzo livello del calcio italiano, in piazze come Reggiana, Arezzo, Monza e Ancona; uniche eccezioni i passaggi al Venezia nella seconda metà del 1998, in cui però gli è precluso il debutto in Serie A, e al Perugia nel primo semestre del 2004, con cui mette a referto le sue uniche 5 partite in massima categoria. A cavallo degli anni 2000 e 2010 chiude quindi la carriera agonistica in formazioni dilettantistiche dell'Italia centrale. Allenatore Divenuto allenatore, intraprende questa carriera dal club che l'aveva visto crescere come calciatore, il Montecosaro, dove rimane per un quadriennio raggiungendo l'approdo in Promozione. Nelle stagioni seguenti siede sulle panchine di altre formazioni dei campionati regionali del Centritalia come Trodica, Penne e Valdichienti Ponte. Al termine della stagione sportiva 2020-2021, dopo tre anni passati alla guida del Valdichienti Ponte, si trasferisce all'Atletico Ascoli, squadra militante nel campionato marchigiano di Eccellenza. Palmarès Giocatore Competizioni regionali Eccellenza: 1 - Maceratese: 2011-2012 (girone marchigiano)
  16. CÉSAR PELLEGRIN https://it.wikipedia.org/wiki/César_Pellegrín Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 05.03.1979 Ruolo: Difensore Altezza: 172 cm Peso: 72 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1997 al 1998 0 presenze - 0 reti 1 scudetto César Eduardo Pellegrín García (Montevideo, 5 marzo 1979) è un ex calciatore uruguaiano, di ruolo difensore. César Pellegrín Pellegrín (a destra) e il connazionale Marcelo Zalayeta alla Juventus nel 1997 Nazionalità Uruguay Altezza 172 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2009 Carriera Squadre di club 1997 Danubio 0 (0) 1997-1998 Juventus 0 (0) 1998-1999 Ternana 0 (0) 1999-2000 Nacional 0 (0) 2001-2002 Danubio 10 (0) 2003 Central Español 12 (0) 2004 Dep. Maldonado 25 (1) 2005 RoPS 5 (0) 2006-2007 El Tanque Sisley 15 (4) 2007-2008 Herediano 2 (0) 2008-2009 Rah Ahan 11 (2) Nazionale 1997-1999 Uruguay U-20 14 (0) 1997 Uruguay 1 (0) Palmarès Mondiale di calcio Under-20 Argento Malesia 1997 Carriera Ha fatto parte di squadre militanti nella massima serie uruguaiana, italiana (con la Juventus, che lo ha acquistato per 3 miliardi di lire senza però mai utilizzarlo in alcuna partita ufficiale), finlandese, costaricana ed iraniana. Ha preso parte al Mondiale Under-20 del 1997 e del 1999, inframezzati dalla partecipazione alla Confederations Cup 1997. Palmarès Club[ Campionato italiano: 1 - Juventus: 1997-1998
  17. MARCO ZAMBONI FRANCESCA STASI, “HURRÀ JUVENTUS” LUGLIO 1997 Marco Zamboni, altissimo e simpatico, è stato acquistato dal Chievo Verona, dove ha trascorso solo due anni. È nato a Bardolino, in provincia di Verona il 7 dicembre 1977. I primi calci nella formazione del suo paese, famoso per la produzione di vino, quindi il passaggio alla società che Io ha lanciato. Difensore centrale, fisico possente (186 centimetri per ottantadue chili), ha sempre giocato a zona. Ex tifoso dell’Inter, «ma non in maniera particolare», come ha precisato subito dopo la domanda cattiva di qualcuno, ha interrotto gli studi per dedicarsi al calcio, «anche se con le mani che mi ritrovo non avrei difficoltà trovare un lavoro», ha scherzato. La Juventus lo ha strappato al Milan perché, secondo il diretto interessato, «i bianconeri erano molto più decisi e bisogna che qualcuno mi dia un pizzicotto perché ancora non ci credo». Il difensore appena ventenne sa di avere davanti a sé un periodo di preparazione dura, di inserimento difficile in un contesto completamente diverso rispetto alla realtà che ha finora vissuto. Il sogno si è avverato all’improvviso, quasi per miracolo, mentre lui si dedicava anima e corpo al Chievo, una squadra di B senza speranze di crescere ancora. «Nonostante tutto il pensiero di dover lavorare duro con Ventrone non mi fa perdere il sonno: Malesani mi ha abituato bene alla fatica. Ci allenavamo persino la domenica mattina. Con il gelo e senza. Poi, ogni giorno, due ore di preparazione tattica». Solo una presenza per il giovanotto veronese, nella vittoriosa partita casalinga contro la Fiorentina per 2-1. Zamboni gioca solamente per un minuto, sostituendo Tacchinardi. Alla fine della stagione sarà ceduto al Napoli. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/marco-zamboni.html
  18. MARCO ZAMBONI https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Zamboni Nazione: Italia Luogo di nascita: Verona Data di nascita: 07.12.1977 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 1997 al 1998 Esordio: 04.09.1997 - Coppa Italia - Brescello-Juventus 1-1 Ultima partita: 05.10.1997 - Serie A - Juventus-Fiorentina 2-1 3 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana Marco Zamboni (Verona, 7 dicembre 1977) è un calciatore italiano, difensore del Pedemonte. Marco Zamboni Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Pedemonte Carriera Squadre di club 1994-1997 Chievo 50 (1) 1997 Juventus 3 (0) 1997-1998 Napoli 4 (0) 1998-1999 Lecce 36 (1) 1999-2002 Udinese 41 (0) 2002 Modena 5 (0) 2002-2003 Verona 18 (0) 2003-2004 Napoli 37 (3) 2004-2005 Reggina 29 (2) 2005-2006 Sampdoria 1 (0) 2006-2007 Spezia 26 (1) 2007-2008 Crotone 16 (0) 2008-2012 SPAL 127 (2) 2012 Trento 12 (0) 2013-2017 Benaco Bardolino ? (?) 2017 Ambrosiana ? (?) 2018-2019 Sona ? (?) 2019 A.C. Garda 1 (0) 2019-2020 CastelbaldoMasi 0 (0) 2020-2021 Sona 4 (0) 2021- Pedemonte Nazionale 1997 Italia U-23 1 (0) 1997-1998 Italia U-21 1 (0) Palmarès Giochi del Mediterraneo Oro Bari 1997 Carriera Club Ha debuttato nella prima squadra del ChievoVerona nella stagione 1995-1996, in Serie B. Riserva il primo anno, conquista il posto da titolare nel secondo anno, nel quale segna anche la sua prima rete nell'incontro Reggina-ChievoVerona (1-1) del 22 dicembre 1996. Le sue due uniche marcature in Serie A le sigla quando milita nella Reggina. Al termine della stagione 1996-1997 viene notato dalla Juventus che lo acquista per 3 miliardi di lire. Con la squadra bianconera esordisce in Serie A il 5 ottobre 1997 in occasione di Juventus-Fiorentina (2-1); tuttavia viene presto ceduto al Napoli, dove gioca 4 partite. A fine anno la squadra bianconera vincerà il campionato. A gennaio ritorna al ChievoVerona, mentre il Napoli termina il campionato all'ultimo posto (14 punti) retrocedendo in Serie B. Nella stagione 1998-1999 venne ingaggiato dal Lecce, sempre in seconda serie, con cui gioca 36 partite e segna una rete all'ultima giornata, in casa del ChievoVerona (1-2), partita decisiva per la promozione in Serie A del club salentino. Venne ingaggiato poi dall'Udinese, squadra militante in Serie A; riserva il primo anno, divenne titolare nel secondo (27 presenze). Nel 2001-2002 invece non gioca neanche una partita. Nel 2002-2003 viene acquistato dal Modena, un'altra squadra militante in Serie A, con la quale gioca 5 partite prima di venire ceduto a gennaio alla squadra cadetta dell'Hellas Verona. Nel 2003-2004 tornò al Napoli, con il quale disputò il campionato di Serie B da titolare realizzando 3 reti (record personale); in seguito al fallimento della società partenopea e al suo svincolo, venne ingaggiato dalla Reggina in A con la quale giocò da titolare contribuendo alla salvezza della squadra calabrese. Il 6 novembre 2004, nella partita che la Reggina giocò contro la Juventus, segnò un gol decisivo per la squadra amaranto, con una punizione dalla lunga distanza. Nel 2005-2006 viene ingaggiato dalla Sampdoria, in Serie A: non riusce a trovare spazio nei blucerchiati, giocando solo una partita. Dopodiché gioca in numerose squadre italiane di Serie B e Serie C (Spezia, Crotone, SPAL). Nel 2011, squalificato in Coppa Italia, viene comunque schierato e quindi il Trapani, avversario di turno, vince a tavolino per 3-0 (anche se i siciliani avevano vinto sul campo con il punteggio di 2-3). Coinvolto nello scandalo calcioscommesse per il filone di Napoli, il 10 dicembre 2012 il PM Stefano Palazzi chiede per lui 1 anno e 7 mesi di squalifica (art. 1, comma 1, e art. 6 CGS) poi confermati mentre per la SPAL chiede un'ammenda di 5.000 euro. Il 30 maggio era già stato archiviato in relazione al procedimento ordinario penale. Dopo che la Corte di Giustizia Federale ha respinto il reclamo contro la squalifica, in data 17 maggio 2013, previa istanza d'arbitrato, ha ottenuto l'audizione del teste Michele Cossato, suo compagno al Verona. Il 2 settembre 2012 viene ingaggiato dalla società del Trento. Nelle stagioni successive scende tra i dilettanti, Benaco, Ambrosiana, Sona e Garda nel veronese. Per la stagione 2019-2020 viene ingaggiato dal Castelbaldo militante nel campionato di Eccellenza Veneto. Nazionale Vanta alcune presenze nella Nazionale Under-21 e con l'Under-23; con quest'ultima prese parte al vittorioso torneo dei Giochi del Mediterraneo nel 1997. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1997-1998 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Udinese: 2000 Nazionale Giochi del Mediterraneo: 1 - Bari 1997
  19. MORGAN DE SANCTIS Classe 1977, da Guardiagrele (Chieti), è il giovanissimo terzo portiere della Juve nella stagione 1997-98. Ragazzo dalle doti acrobatiche fuori dal comune, ricco di coraggio e tecnica, è indicato dagli addetti ai lavori come una grande promessa del ruolo. Alla Juve è chiuso da Peruzzi e da Rampulla, ma quando riesce a trovare spazio, il suo valore emerge senza ombre.La prima stagione è vissuta da Morgan come spettatore delle imprese altrui. Il 6 dicembre 1998, causa il contemporaneo infortunio di Peruzzi e Rampulla, è schierato titolare nella partita casalinga contro la Lazio. La compagine bianconera sta attraversando un brutto periodo. L’infortunio di Del Piero pesa come un macigno e la squadra non riesce a esprimersi secondo le proprie possibilità. L’esordio di Morgan è sfortunato: una rete di Salas, a pochi minuti dalla fine, determina la sconfitta bianconera e un colpo di Gottardi lo manda all’ospedale. «Un debutto sfortunato per il portiere intellettuale – scrive "La Stampa" – che divora libri e aspetta il proprio momento. Sfortunato non per il goal, di cui non ha alcuna responsabilità, ma per la ginocchiata di Gottardi che gli ha fatto trascorrere attimi di vera paura, dopo aver provato lunghi minuti di autentica emozione. Si è conclusa al Pronto Soccorso delle Molinette la domenica di Morgan De Sanctis, ventuno anni, titolare dell’Under 21 e numero tre della Juve. Una forte botta alla tempia destra in una delle rare parate che ha dovuto compiere gli ha provocato una temporanea perdita della memoria e ha fatto trascorrere attimi di tensione allo staff medico della Juve. Le radiografie e la TAC hanno poi scongiurato ogni conseguenza. Soltanto un piccolo trauma cranico, che dopo ventiquattro ore di riposo sarà già diventato soltanto un brutto ricordo. Prima di lasciare lo stadio scortato dai medici appariva ancora confuso ma tranquillo: “Adesso sto meglio, ma non ricordo con chi mi sono scontrato. Ero incerto se restare in campo, ma sono rimasto al mio posto”. Poco dopo l’infortunio De Sanctis ha accusato ancora giramenti di testa, Lippi prima di sostituire Fonseca gli ha fatto un cenno per sapere se andava tutto bene, lui ha risposto con un gesto che significava “Tutto OK”. Dopo il goal di Salas è stato soccorso di nuovo dal dottore e a quel punto non ricordava più se Lippi avesse già fatto le tre sostituzioni: quando gli hanno confermato che non c’erano altri cambi, ha stretto i denti fino al novantesimo. Sposato da pochi mesi nonostante la giovanissima età, De Sanctis non ha la vocazione dell’eroe, anzi passa per uno che si impressiona facilmente e ha sempre bisogno di essere rassicurato dai medici. Ma in campo si trasforma, come conferma Ivano Bordon, l’allenatore che ogni giorno si prende cura dei portieri: “Mentalmente è un ragazzo forte”, assicura il braccio destro di Lippi che ogni giorno lo fa volare da un palo all’altro. Un ragazzo che sa ancora emozionarsi se l’Avvocato gli stringe la mano e gli dice: “Ah, lei è De Sanctis? Mi hanno parlato bene di lei”. Un giovanottone che in due anni di Juve ha avuto soltanto le briciole, ma non ha mai mollato la presa, aspettando un momento che non arrivava mai, perché quando hai davanti Peruzzi e Rampulla hai poco da rallegrarti. Un ragazzo di grande sensibilità e di buona cultura, che fra un allenamento e l’altro riesce perfino a frequentare la facoltà di filosofia. Le sue letture preferite sono Platone e Pascal, un piccolo record in un mondo in cui il top è sempre Wilbur Smith che ha soppiantato Tex Willer e Topolino. Domani sarà di nuovo abile e arruolato, pronto a riprendere la lunga attesa. Anche se l’infortunio di Rampulla potrebbe permettergli di andare in panchina contro il Rosenborg. L’emergenza Juve non ha confini, De Sanctis non si tira indietro e spera in tempi migliori. Ieri il debutto non è andato proprio come l’aveva sognato per mesi: un goal e un trauma cranico. L’importante è prenderla con filosofia». Ritorna in campo il 13 marzo 1999, sostituendo l’infortunato Rampulla a metà ripresa. Questa volta, De Sanctis può sorridere. La Juventus, infatti, batte l’Udinese per 2-1 al Delle Alpi. Veste la maglia da titolare anche la domenica successiva, sempre in casa. La squadra bianconera affronta la Roma del boemo Zeman e la partita termina in parità, con goal di Delvecchio e Iuliano. Morgan totalizza anche una presenza in Coppa Italia. È il 26 gennaio 1999 e la Juventus gioca al Dall’Ara di Bologna contro i padroni di casa rossoblu. Edgar Davids realizza la rete della vittoria bianconera che non basta, però, per passare il turno. Infatti, a causa della sconfitta casalinga per 1-2, la Juventus è costretta ad abbandonare la competizione ai quarti di finale. All’Udinese, dove è ceduto nel 1999, De Sanctis inizia la sua vera carriera da protagonista, confermando appieno le lusinghiere previsioni dei tecnici e diventando uno dei migliori portieri del suo periodo. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/06/morgan-de-sanctis.html
  20. MORGAN DE SANCTIS https://it.wikipedia.org/wiki/Morgan_De_Sanctis Nazione: Italia Luogo di nascita: Guardiagrele (Chieti) Data di nascita: 26.03.1977 Ruolo: Portiere Altezza: 190 cm Peso: 86 kg Nazionale Italiano Soprannome: Il Pirata Morgan Alla Juventus dal 1997 al 1999 Esordio: 06.12.1998 - Serie A - Juventus-Lazio 0-1 Ultima partita: 21.03.1999 - Serie A - Juventus-Roma 1-1 4 presenze - 2 reti subite 1 scudetto 1 supercoppa italiana Morgan De Sanctis (Guardiagrele, 26 marzo 1977) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, vicecampione d'Europa con la nazionale italiana nel 2012. Considerato uno dei migliori portieri italiani della propria generazione, ha disputato 6 partite con la nazionale maggiore, prendendo parte a due campionati d'Europa (Austria-Svizzera 2008 e Polonia-Ucraina 2012) e a un campionato del mondo (Sudafrica 2010), oltre che alla FIFA Confederations Cup 2009. Morgan De Sanctis De Sanctis durante una conferenza stampa con la nazionale italiana nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 2017 - giocatore Carriera Squadre di club 1994-1997 Pescara 74 (-103) 1997-1999 Juventus 4 (-2) 1999-2007 Udinese 194 (-237) 2007-2008 Siviglia 8 (-7) 2008-2009 → Galatasaray 31 (-35) 2009-2013 Napoli 147 (-155) 2013-2016 Roma 75 (-56) 2016-2017 Monaco 1 (-1) Nazionale 1994-1995 Italia U-18 8 (-9) 1998-2000 Italia U-21 7 (-3) 2000 Italia olimpica 0 (0) 2005-2012 Italia 6 (-6) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Europei di calcio Under-21 Oro Slovacchia 2000 Europei di calcio Under-18 Argento Grecia 1995 Biografia Nato a Guardiagrele, ha un fratello minore Rocco (1982), anch'egli legato al mondo del calcio come il fratello. È sposato con Giovanna De Sanctis, dalla quale ha avuto due figlie: Sara ed Anastasia. La notte del 6 gennaio 2021, è coinvolto in un grave incidente automobilistico, che gli causa fratture multiple alle costole ed ai dorsali a causa delle quali ha dovuto sottoporsi ad un'asportazione della milza, avvenuta all'ospedale Gemelli di Roma. Caratteristiche tecniche Portiere carismatico e affidabile, era molto abile nel bloccare il pallone e nelle uscite basse. Carriera Giocatore Club Gli esordi, Pescara Prodotto del vivaio del Pescara, rimase nel capoluogo adriatico per 3 stagioni dal 1994 al 1997. Ebbe un esordio fortunoso in Serie B, quando da terzo portiere del Pescara (giocava nella Primavera) fu costretto a debuttare per l'infortunio di entrambi i portieri della prima squadra e sul campo neutro di Francavilla al Mare parò un rigore a Christian Vieri, che a quel tempo militava nel Venezia. Juventus De Sanctis al debutto in Serie A il 6 dicembre 1998, con la maglia della Juventus, nella sfida al Delle Alpi contro la Lazio. Nel 1997, a 20 anni, fu acquistato dalla Juventus per 1,5 miliardi di lire. Nella prima stagione non fu mai impiegato, chiuso da Peruzzi e Rampulla, mentre la squadra vinse lo scudetto e arrivò in finale di Champions League. Nel campionato seguente, stante i forfait di Peruzzi e di Rampulla, il 6 dicembre 1998 De Sanctis debuttò in bianconero e in Serie A, nella partita Juventus-Lazio (0-1). Giocò altre 3 volte, 2 in campionato e 1 in Coppa Italia, totalizzando nel suo biennio a Torino 4 gare e 2 reti subìte. Udinese Nel 1999 passò all'Udinese, collezionando 8 presenze il primo anno e 3 nel campionato successivo. Nell'estate del 2000 vinse la Coppa Intertoto. Nel 2001-02 giocò da titolare le ultime 10 partite stagionali e, a partire dal 2002, a 25 anni, conquistò il ruolo di portiere titolare della squadra, subentrando a Luigi Turci. Per le successive cinque stagioni fu il primo portiere dell'Udinese, con la quale ha giocato 194 partite di Serie A in 8 stagioni, oltre ad alcuni incontri di Coppa UEFA e di Champions League. Siviglia e Galatasaray Nel luglio 2007 chiese d'ufficio la rescissione del contratto alla FIFA, avvalendosi della norma secondo cui un calciatore che ha superato i 29 anni può richiedere l'interruzione del contratto con una squadra pagando un indennizzo basso. Firmò poi con il Siviglia, dove fu il portiere di riserva. Il 31 luglio 2008 andò in prestito al club turco del Galatasaray. Il 17 agosto vinse la Supercoppa di Turchia battendo 2-1 il Kayserispor, anche se non giocò la partita. Nel resto del campionato fu invece titolare. Napoli Rientrato al Siviglia al termine del prestito, il 24 luglio 2009, a 32 anni, fu acquistato a titolo definitivo per 1,7 milioni di euro dal Napoli. Esordì in azzurro il 16 agosto 2009 nel match di Coppa Italia contro la Salernitana, terminato 3-0 per i partenopei. Lungo la stagione, dopo qualche incertezza iniziale, si confermò un portiere affidabile, parando 3 rigori e mantenendo la porta inviolata per 588 minuti in 6 partite, perdendo l'imbattibilità per mano - anzi, piede - di Antonio Di Natale in Udinese-Napoli (3-1 per i padroni di casa). Grazie anche al grande fair play dimostrato nel corso del campionato, vinse il "Pallone d'Argento". Nella stagione successiva si confermò titolare, ottenendo il primato assoluto di imbattibilità casalinga partenopea: con 799 minuti, superò il record di Luciano Castellini (763 minuti) che resisteva dal torneo 1981-1982. La sua imbattibilità casalinga fu interrotta il 20 marzo 2011 da Acquafresca, che realizzò al 56' la rete del momentaneo 1-1 di Napoli-Cagliari. Al termine del campionato 2010-2011, conclusosi con la qualificazione del Napoli in Champions League, fece un altro record: fu l'unico calciatore della Serie A ad essere stato sempre presente in campo sia nella stagione conclusa che in quella precedente, disputando 76 partite consecutive da titolare senza sostituzioni. Il 7 giugno 2011 vinse il Trofeo Rocky Marciano, titolo di miglior sportivo abruzzese dell'anno. In Champions League contribuì alla qualificazione del Napoli agli ottavi di finale. In Napoli-Bayern Monaco del 18 ottobre 2011, finita 1-1, parò un rigore a Gómez. A fine stagione, il 20 maggio 2012 vinse la Coppa Italia. Roma Il 25 luglio 2013, a 36 anni, passò a titolo definitivo alla Roma per 500 000 euro. Il 25 agosto seguente fece il suo esordio con i giallorossi nella gara di campionato Livorno-Roma (0-2). Con la Roma riuscì a battere il record di 9 vittorie consecutive a inizio stagione, subendo appena una rete contro il Parma e migliorando il record a 10 vittorie consecutive. Nella stagione 2014-2015, chiusa con 35 presenze e 26 gol subiti in campionato, poté vantare una percentuale tra i tiri ricevuti e le reti subite pari al 76%. Nella sua terza stagione alla Roma perse il posto da titolare a favore del portiere polacco Wojciech Szczęsny, arrivato in prestito dall'Arsenal. A fine stagione, non avendo trovato un accordo con la società giallorossa per il rinnovo del contratto, rimase svincolato. Monaco Il 13 luglio 2016, a 39 anni, firmò un contratto annuale con il Monaco. Il 6 dicembre successivo esordì con i monegaschi da titolare in Champions League, nella gara persa per 3-0 contro il Bayer Leverkusen, diventando così il primo italiano ad avere giocato nella massima competizione continentale con cinque club differenti (Udinese, Siviglia, Napoli, Roma e, appunto, Monaco). Il 26 aprile 2017 giocò da titolare nella semifinale valida per la Coppa di Francia, persa per 5-0 contro il PSG. Si ritirò al termine della stagione, dopo aver vinto il campionato da secondo portiere. Nazionale Gianluigi Buffon (a sinistra) e De Sanctis (a destra) in allenamento con la nazionale durante il campionato d'Europa 2012 Nel biennio 1998-2000 fu il secondo portiere della nazionale Under-21 guidata da Marco Tardelli, dietro il titolare Christian Abbiati. Nel 2000 partecipò, senza scendere in campo, all'Europeo Under-21 vinto dagli Azzurrini in Slovacchia. Nello stesso anno prese parte anche alle Olimpiadi di Sydney, dove l'Italia si fermò ai quarti di finale. Il 30 marzo 2005, a 28 anni, esordì in nazionale nella partita amichevole Italia-Islanda (0-0) disputata a Padova. L'anno successivo venne inserito da Marcello Lippi tra i pre-convocati per il campionato del mondo 2006, poi vinto dalla nazionale italiana, ma non entrò nella lista dei 23 convocati. Nella gestione di Roberto Donadoni divenne il terzo portiere alle spalle di Buffon e Amelia e venne convocato per il campionato d'Europa 2008. Venne quindi confermato da Lippi, che lo convocò, sempre come terzo portiere, per la Confederations Cup 2009 e per il campionato del mondo 2010. Dopo un anno di assenza, tornò in Nazionale il 4 agosto 2011, quando ricevette la prima convocazione della gestione di Cesare Prandelli in occasione dell'amichevole di Bari contro la Spagna, tornando poi in campo l'11 ottobre 2011 nella partita di Pescara contro l'Irlanda del Nord, a quasi tre anni dall'ultima presenza in azzurro. Infine, a 35 anni, venne convocato per il campionato d'Europa 2012, questa volta come secondo portiere. La nazionale italiana riuscì ad arrivare in finale, ma il 1º luglio perse 4-0 contro la Spagna. Il 26 marzo 2013, giorno del suo 36º compleanno, annunciò l'addio alla maglia azzurra in occasione della partita contro Malta. Dirigente Il 7 agosto 2017 viene nominato team manager della Roma. Nel corso dell'autunno inizia a seguire il corso speciale per allenatori UEFA, che abilita all'allenamento di tutte le formazioni giovanili, alle prime squadre fino alla Serie C, e alla posizione di allenatore in seconda in Serie B e Serie A; il successivo 15 dicembre consegue la licenza. Il 3 dicembre 2018 supera invece l'esame finale da direttore sportivo a Coverciano. Nell'estate del 2020 sostituisce provvisoriamente Gianluca Petrachi come direttore sportivo e, a settembre, ottiene l'abilitazione per Allenatore Professionista di Prima Categoria - Uefa Pro. Nell’estate del 2021 diventa poi il vice del nuovo ds Tiago Pinto e si occuperà dei contratti dei ragazzi del vivaio, della transizione dei ragazzi dalla Primavera alla prima squadra, della partnership con club stranieri e del mercato dei giocatori che non rientrano più nei piani della Roma. Il 28 febbraio 2022, dopo aver trascorso cinque anni da dirigente della squadra capitolina e tre anni da calciatore, risolve il contratto che lo legava al club giallorosso. Palmarès Club Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Campionato italiano: 1 - Juventus: 1997-1998 Supercoppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2007 Supercoppa di Turchia: 1 - Galatasaray: 2008 Coppa Italia: 1 - Napoli: 2011-2012 Campionato francese: 1 - Monaco: 2016-2017 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Udinese: 2000 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Slovacchia 2000 Individuale Pallone d'argento: 1 - 2009-2010 Premio nazionale Andrea Fortunato: 1 - categoria calciatori: 2012
  21. ALBERTO LIBERTAZZI Ci sono annate certamente non particolarmente felici ma che portano anche segnali incoraggianti. Se prendiamo come esempio la stagione con Delneri in panchina, balza subito all’occhio il deludentissimo settimo posto. Ma uno sguardo più attento può cogliere alcuni aspetti positivi. Intanto, si sono create le basi della Juve che vincerà negli anni a venire (con gli acquisti di Pepe, Bonucci, Barzagli, Matri, Quagliarella, Storari) e si è regalato la possibilità a qualche giovinotto di iniziare la propria carriera professionistica: Ekdal, Sørensen, Liviero, Giannetti, Cammilleri, Boniperti, Giandonato, Buchel. Tutti faranno più o meno bene lontano da Torino, così come l’attaccante Libertazzi, che, in quella stagione, scenderà in campo solamente pochi minuti (in Polonia nel match di Europa League contro il Lech e in campionato contro l’Udinese) prima di essere ceduto al Novara. MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” SETTEMBRE 2009 Alberto Libertazzi, 187 centimetri per settantadue chili, è nato a Torino il primo gennaio 1992 e gioca da attaccante. È entrato a far parte del settore giovanile bianconero nel lontano 1999, quando aveva soltanto sette anni. Anche lui può vantare la conquista della prestigiosa Coppa Carnevale dello scorso anno. Ha esordito nella categoria Primavera a soli sedici anni: se non è un record, poco ci manca. Inutile dire che punta forte, sia a livello personale che di squadra, alla stagione che sta per iniziare. Parlaci un po’ di te a ruota libera. «Sono al terzo anno di ragioneria, quando dovrei invece fare il quarto. In famiglia siamo in sei, due genitori più quattro figli maschi: il maggiore, ventidue anni, fa giurisprudenza e gioca nel Sommariva Perno; il secondo, di un anno più giovane, frequenta economia e commercio; l’ultimo, del 1994, è il portiere degli Allievi Regionali della Juve. Per ora ho fatto parte di tutte le rappresentative azzurre, dagli Under 16 agli Under 18, e quando posso mi diletto con il nuoto e con il tennis. Dopo Massimiliano Maddaloni, ora alla guida della squadra c’è Luciano Bruni. «Mi trovavo bene prima e mi trovo bene ora: da professionisti del genere c’è solo da imparare. Ci manca solo che uno si metta a dare giudizi sull’allenatore della seconda squadra bianconera». Che bilancio fai, a posteriori, della stagione scorsa? «Sono soddisfatto di essere approdato alla categoria Primavera con largo anticipo rispetto a quanto immaginassi, ma non ho giocato molto: spesso scendevo in campo con gli Allievi Nazionali o, in subordine, con la Berretti». Quali sono invece i tuoi propositi per la stagione che sta per iniziare? «Semplice: essere impiegato con maggior frequenza e fare tanti goal, che è il mio mestiere. E poi portare a casa qualche titolo, per non far perdere l’abitudine alla società. Quali sono state, sino ad ora, le tue esperienze con la prima squadra? «Nella passata stagione ho fatto qualche allenamento con Del Piero e compagni: è stata un’emozione non da poco, anche perché avevo solo diciassette anni. E poi ho potuto studiare da vicino i movimenti di un certo David Trézéguet». Che cosa rappresenta adesso per te il calcio? «Molto, anche perché continua ad affascinarmi tantissimo. Anzi, poco alla volta si sta magicamente concretizzando il mio grande sogno: diventare un calciatore professionista. Chissà se ce la farò». Sii sincero: per arrivare ai tuoi livelli sono necessari tanti sacrifici? «Direi abbastanza. Soprattutto per cercare di conciliare nel miglior modo possibile scuola e calcio. E poi a volte mi è mancato il fatto di uscire da scuola senza poter passare un po’ di tempo con i compagni. Ma gli allenamenti incombono». C’è un’attività o un lavoro per il quale lasceresti il football? E per quale cifra potresti farlo? «Non se ne parla neanche, non c’è niente di più bello al mondo. Poi si dà il caso che io non sia per nulla venale: quindi avanti tutta e pedalare». Nel calcio a tuo avviso si possono coltivare delle vere amicizie? «Penso proprio di sì, anche perché lo spirito di squadra impone in genere dei vincoli che vanno al di là della pura forma». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/alberto-libertazzi.html
  22. ALBERTO LIBERTAZZI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 01.01.1992 Ruolo: Attaccante Altezza: 187 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Under-17 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 01.12.2010 - Europa League - Lech Poznan-Juventus 1-1 Ultima partita: 30.01.2011 - Serie A - Juventus-Udinese 1-2 2 presenze - 0 reti Club career 08/2019 - 06/2020 Rende Forward 09/2018 - 06/2019 Gozzano Forward 08/2017 - 06/2018 AS Gubbio Forward 07/2017 - 08/2017 Novara Calcio Forward 07/2016 - 06/2017 Servette FC Forward 01/2016 - 06/2016 Ancona 1905 Forward 07/2015 - 01/2016 Robur Siena Forward 01/2015 - 06/2015 US Pontedera Forward 07/2014 - 01/2015 Novara Calcio Forward 01/2014 - 06/2014 L'Aquila Calcio Forward 09/2013 - 01/2014 Pro Vercelli Forward 07/2012 - 09/2013 Novara Calcio Forward 07/2008 - 06/2012 Juventus [Youth] Forward 11/2010 - 06/2011 Juventus Forward https://www.worldfootball.net/player_summary/alberto-libertazzi/
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