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VINCENT PÉRICARD https://it.wikipedia.org/wiki/Vincent_Péricard Nazione: Francia Luogo di nascita: Efko (Camerun) Data di nascita: 03.10.1982 Ruolo: Attaccante Altezza: 185 cm Peso: 86 kg Nazionale Francese Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2002 Esordio: 11.11.2001 - Coppa Italia - Sampdoria-Juventus 1-2 Ultima partita: 20.03.2002 - Champions League - Juventus-Arsenal 1-0 2 presenze - 0 reti Vincent de Paul Péricard (Efko, 3 ottobre 1982) è un ex calciatore francese di origine camerunense, di ruolo attaccante. Vincent Péricard Péricard in azione alla Juventus nel 2001 Nazionalità Francia Altezza 185 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2012 Carriera Giovanili 1986-2000 Saint-Étienne Squadre di club 1999-2000 Saint-Étienne 2 (0) 2000-2002 Juventus 2 (0) 2002-2003 → Portsmouth 32 (9) 2003-2006 Portsmouth 12 (0) 2005 → Sheffield Utd 11 (2) 2006 → Plymouth 15 (4) 2006-2009 Stoke City 38 (2) 2007-2008 → Southampton 5 (0) 2008-2009 → Millwall 2 (0) 2009-2010 Carlisle Utd 10 (4) 2010-2011 Swindon Town 31 (2) 2011-2012 Havant & Waterlooville 5 (0) Nazionale ????-???? Francia U-21 Biografia Il 24 agosto 2007 viene arrestato e incarcerato per quattro mesi, per avere mentito su chi fosse davvero al volante della sua auto dopo essere stato fermato per eccesso di velocità. Viene rilasciato in libertà vigilata dopo cinque settimane, e dotato di un braccialetto elettronico al polso; in seguito a problemi proprio con tale braccialetto, viene arrestato nuovamente il 12 ottobre e rilasciato dopo un mese. Carriera All'età di 4 anni si trasferisce con i genitori in Francia e inizia la sua carriera nel settore giovanile del Saint-Etienne. A 16 anni viene integrato nella rosa della prima squadra ed esordisce il 4 maggio 2000 nella trasferta contro lo Strasburgo, sostituendo nel migliore dei modi il titolare Jose Aloisio. Grazie anche alle ottime prestazioni con le nazionali giovanili francesi, viene visionato dagli osservatori della Juventus che lo portano a Torino nel 2000. Arriva dunque in bianconero a 17 anni come attaccante di grandi prospettive, ma in un biennio in Piemonte non va oltre a una presenza in Coppa Italia contro la Sampdoria e a uno spezzone di partita in Champions League contro l'Arsenal. Nel luglio 2002 finisce l'avventura italiana e viene ceduto in prestito in First Division, al Portsmouth di Harry Redknapp dove, nella prima stagione, disputa 32 partite realizzando 9 reti. La squadra inglese viene promossa in Premier League e la Juventus lo cede a titolo definitivo. Per la stagione 2003-2004 è titolare dell'attacco dei Pompey ma, dopo aver giocato sei partite, si procura una lacerazione alla coscia che lo tiene fermo fino a dicembre. Al rientro contro l'Everton si lesiona nuovamente i legamenti e rimane fermo fino all'estate 2005. Una volta tornato in campo gioca solo pochi spezzoni, sicché in settembre viene mandato in prestito trimestrale allo Sheffield Utd, in First Division. Terminata l'esperienza ai Blades dopo 11 gare e 2 reti, passa al Plymouth per altri tre mesi, realizzando 4 reti in 15 gare. Nel maggio 2006 viene richiamato a Portsmouth, venendo lasciato libero al termine della stagione. Si accasa così allo Stoke City ma, dopo un ottimo inizio, perde il posto di titolare. Il 14 marzo 2008 i Potters lo cedono in prestito al Southampton, dopo l'arrivo di Jay Bothroyd, fino al termine della stagione. Il 20 maggio 2009 lo Stoke City rende noto che non rinnoverà il contratto in scadenza del giocatore.
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GIANLUIGI BUFFON «Siete stati la cornice dentro la quale ho dipinto la mia storia bianconera. In venti anni non mi avete mai abbandonato, mi avete sempre sostenuto e incitato. Assieme siamo caduti e assieme siamo rinati. Assieme abbiamo vissuto gioie infinite e assieme abbiamo vissuto delusioni profonde. Un semplice grazie non sarà mai sufficiente per ricambiare il vostro infinito affetto che mi avete ininterrottamente mostrati per venti anni». Il pallone di plastica disegnava traiettorie imprevedibili – scrive Davide Terruzzi su Juventibus.com del 21 marzo 2016 – no, non era come il pallone che si vedeva in Holly e Benji, nemmeno il campo aveva le stesse dimensioni. Il divertimento però non mancava a Pertegada, un paesino in Friuli, dove si poteva vedere un bambino forestiero, mandato lì dai genitori a trascorrere la quasi totalità dell’anno. L’estate, invece, è la stagione in cui si ritorna a casa, al mare: quel bimbo lo potevate trovare ai Bagni Unione 1920, in spiaggia tutto il giorno, assieme a sorelle, cugini. Una vita cadenzata dal passare del tempo, segnata dall’affetto della famiglia e degli zii: lui il più piccolo, lui l’unico maschio, coccolato e amato. Poi arrivò il primo giorno di scuola e il bambino dovette salutare Pertegada, il rigore del gelo invernale, il tepore della stufa, il negozio delle sorelle del papà. Inizia un altro capitolo della vita. Una vita da numero uno. Una vita di Gianluigi Buffon. E questa è la sua storia. «Per che squadra tieni?». È la domanda che si usa fare per conoscersi a scuola. La risposta è legata ai cicli della squadra: i bambini fanno il tifo per la squadra del papà o per quella che sta vincendo. Gigi, invece, è del Genoa e simpatizza per il Pescara di Galeone. La passione per il Grifone è legata agli zii materni: lo stemma sull’auto, i colori sociali, il calore del pubblico. Come nella quasi totalità della vita dei giovani italiani ci sono i libri e il pallone. C’è la squadra del cuore e la squadra per cui si gioca. La borsa, la tuta, i calzettoni, le scarpe avvicinavano il mondo dei piccoli a quelli dei grandi: papà Lorenzo, che come mamma Maria Stella era un atleta, allenava una squadra, il Canaletto, una formazione di La Spezia, dove Gigi inizia la sua carriera da calciatore. Tre anni da centrocampista. Tranne un’esperienza tra i pali: mancava il portiere della formazione e Buffon lo sostituì facendosi decisamente apprezzare. Una partita e poi il ritorno nel suo ruolo: in mezzo al campo, Gigi brilla, tanto che inizia a giocare con i ragazzi più grandi di un anno. La terza e ultima stagione, arrivati alla fase finale provinciale, venne chiamato da quelli del 1976 per parteciparvi come portiere: quarti, semifinale, finale con vittoria del titolo. Un’esperienza, un’avventura prima di ritornare a centrocampo cambiando squadra: Buffon è una mezzala in grado di segnare parecchi gol. Gigi passa alla Perticata, società gemellata con l’Inter, e si fa una certa nomea. Nel marzo del 1989 viene chiamato a indossare la maglia della selezione della sua città per un’amichevole a San Siro prima di una partita dell’Inter; solo la traversa, ora alleata ma allora nemica, gli nega la gioia del gol su punizione. La passione per il calcio è totalizzante. Ai Mondiali del 1990 scopre il Camerun, ma la passione per quello che sarebbe poi diventato l’idolo, Thomas N’Kono, nasce guardando tre anni prima la vittoria dell’Espanyol ai danni del Milan di Sacchi. Ed è proprio nel 1990 che arriva il cambio di ruolo: un passo indietro, tra i pali. Il consiglio è del papà: «Perché non ti metti a fare il portiere per un anno?». La Perticata lo vuole solo come centrocampista e arriva allora un altro trasferimento: si passa al Bonascola. A fine stagione, sempre con la squadra più grande, partecipa al Torneo Maestrelli: la sua squadra vince 1-0, lui fece una partitona. Era già finito sul taccuino di molti osservatori: lo chiamano Bologna, Milan e Parma. Era la tarda primavera del 1991. Il consiglio arriva dai genitori: «Parma è una città più a misura d’uomo». Si va in Emilia, si va a tredici anni a vivere lontano da casa, in un collegio. «Cerca di cambiare, altrimenti torni a casa». Fabrizio Larini, responsabile del settore giovanile, avvisa Buffon. Gigi, come migliaia di ragazzi, entra nel mondo del lavoro senza nemmeno accorgersene. Il carattere è forte, schietto, diretto, un po’ da spaccone: è quello di un ragazzino consapevole dei propri mezzi, abituato a gestirsi da solo. La vita scorre velocemente: sveglia, colazione, scuola, alle 13 pranzo, pomeriggio allenamenti, sabato pomeriggio libero. Giornate da giovane atleta, apprezzatissimo, perché il valore di Buffon inizia a emergere: nel maggio 1993 fa parte dell’Italia che si gioca in Turchia l’Europeo under 15. La Nazionale, di cui fa parte anche Francesco Totti, arriva in finale dove viene sconfitta dalla Polonia. Nei quarti di finale, contro la Spagna, para due rigori e segna il suo; in semifinale ne respinge tre e sbaglia quello calciato. Sì, Gigi non aveva paura di tirare un calcio di rigore: da buon centrocampista si presentava dal dischetto. Estate 1994. Bucci era ai Mondiali, serve un altro portiere. E Gigi è un uragano, difficile, quasi impossibile da gestire: risponde, risponde sempre, fa il contrario di quello che l’allenatore dice, rischiando di far impazzire Nevio Scala. A Parma sono convinti di avere un potenziale fenomeno, quando possono chiudono un occhio, e hanno tanta pazienza per passare sopra certi errori ragionando assieme al ragazzo per aiutarlo a essere meno adolescente nel mondo dei grandi. A fine ritiro, Buffon gioca gli ultimi minuti di un’amichevole e fa una pessima figura. E chi avrebbe mai potuto immaginare che mesi dopo quel ragazzo irriverente sarebbe stato titolare in Serie A? Nessuno. A parte Gigi. Lui vive la sua età con il massimo dell’incoscienza. Dorme, dorme profondamente lungo il tragitto che porta allo stadio: deve giocare contro il Milan. I compagni sono preoccupati, impensieriti per il fatto che non avrebbe retto le pressioni e le emozioni, ma le qualità fisiche, tecniche e quel carattere duro, spaccone e incosciente, lo aiutano. 19 novembre 1995, la data dell’esordio: a 17 anni, Buffon si fa conoscere dal grande pubblico. Fece quattro, cinque interventi sensazionali: finì 0-0 e iniziò una nuova vita, quella del professionista. Lavoro, sacrificio. Questo il messaggio di una famiglia d’atleti. Gigi ritorna in Primavera, gioca al Viareggio, e s’appresta a vivere la stagione da 1995-1996 da giocatore di Serie A: lui è il vice Bucci. Una scelta che capisce ma che fatica a digerire: Buffon è sempre stato il titolare, anche se è un ragazzino perde stimoli non stando tra i pali. Chiede la cessione in prestito, vuole andare a giocare: si rivolge a Stefano Tanzi, vicino a lui come età, e ottiene il via libera. Però succede qualcosa. Martina, il suo agente-consigliere, e Pastorello, direttore sportivo, lo martellano: aspetta ancora qualche mese. Probabilmente sanno che Ancelotti, e il suo preparatore dei portieri, stanno meditando di cambiare: la squadra ha iniziato male, vogliono mandare un segnale di cambiamento a tutto il gruppo. Fuori Bucci, dentro Buffon. La scelta è definitiva e Gigi non perderà più la maglia da titolare. L’esperienza a Pertegada ritorna alla mente. Nevica, si gela. A Mosca, a fine ottobre, è normale. L’Italia di Cesare Maldini si sta giocando l’andata degli spareggi per le qualificazioni ai Mondiali. Pagliuca è a terra, non si rialza. «Scaldati». Lui non si muove. Cesarone, qualche minuto dopo, si gira e lo trova nuovamente seduto in panchina: «ma ti sei scaldato o no?». «Mister, io sono pronto». Ed entra in campo. 29 ottobre 1997, la data dell’esordio in Nazionale. Con autogol dell’amico Cannavaro, quello che quando va a sistemarsi tra i pali gelidi di Mosca gli dice «tranquillo Gigi». Buffon va ai Mondiali francesi: non gioca, è lì per fare esperienza. E ovviamente non è abituato a stare in panchina. Durante un allenamento sono previsti dei tiri: lui non si muove, è immobile, non si tuffa. «Mister, non ne ho voglia». «Allora vai a farti la doccia». Maldini aveva capito che aveva di fronte un ragazzo che stava crescendo, uno che sbagliava, ci rifletteva su e poi ti chiedeva scusa. Quelli furono gli anni della totale spensieratezza, degli anni della gioventù vissuti anche follemente: usciva dai pali, usciva dagli schemi, mostrava al mondo quello che all’epoca era, un ragazzo spaccone, sicuro di sé, un po’ strano e un po’ folle. Sono gli anni delle grandi prestazioni, del Parma vincente e dei grandi errori: il “boia chi molla” e la maglia numero 88, diventati casi mediatici, sono figli dell’ignoranza e della superficialità, il diploma di maturità comprato è una cazzata che ha ferito la famiglia. Nell’estate del 2001 è acquistato dalla Juventus, per la cifra record di 105 miliardi di lire (70 in contanti più la cessione di Bachini), risultando il giocatore più pagato nella storia della società bianconera. «Una cosa è certa: la misura della porta è la stessa. Probabilmente i momenti positivi e negativi saranno diversi. Ma dovrò prepararmi per non deludere». Il portierone, poi, sempre sul filo dell’ironia, individua il suo obiettivo di stagione: «Gli altri nuovi acquisti hanno parlato di scudetto o Champions League. Io dico la Coppa Italia. Scherzi a parte, punto a vincere tutto. In questa società non è un sogno proibito». Buffon dispensa parole al miele per chi lo ha preceduto: «Zoff è stato il mito per tutti gli aspiranti portieri italiani, ed anche per molti stranieri. Tacconi, per il suo modo strafottente e sdrammatizzante, un po’ mi somiglia e Peruzzi, mio compagno in nazionale, ha bontà d’animo e umiltà esemplari», poi chiude così quando gli si domanda se potrà essere lui, dopo Zoff e Combi, il terzo portiere della storia prestato dalla Juve alla Nazionale per vincere una Coppa del Mondo: «Spero di essere degno della Juventus, in tutto e per tutto». L’inizio non è semplice; gli errori contro il Chievo e la Roma scatenano le critiche ma Buffon riesce a riprendersi e a disputare un’ottima stagione, coronata con la vittoria del suo primo scudetto, grazie all’emozionante sorpasso all’Inter, il 5 maggio 2002. Dopo aver saltato gli Europei 2000 per infortunio, partecipa, come portiere titolare, al Mondiale nippo-coreano del 2002; para anche un rigore al coreano Ahn, ma l’avventura degli azzurri finisce male. La stagione 2002-03 è quella della consacrazione definitiva, che lo porta a essere considerato il miglior portiere del mondo; con le sue parate straordinarie, diventa una colonna della Juventus, che vince la Supercoppa Italiana e un altro scudetto. Le delusioni arrivano dalla Coppa dei Campioni: dopo aver parato un rigore decisivo a Figo, nella semifinale col Real Madrid, perde la Coppa dalle grandi orecchie nella finale di Manchester contro il Milan: la partita si decide ai rigori e Buffon para i tiri di Seedorf e Kaladze, ma il suo collega Dida fa ancora meglio e la coppa va ai rossoneri. In quella stagione, è premiato come miglior giocatore della competizione. Nel campionato successivo vince un’altra Supercoppa Italiana, battendo il Milan; sono nuovamente i rigori a decidere l’esito della partita ed è decisiva la sua parata su Brocchi. La stagione non sorride alla Juventus, causa i numerosi infortuni, che esce presto dalla Coppa dei Campioni e giunge terza in campionato. A fine stagione gioca gli Europei 2004, ma l’Italia esce al primo turno rimediando l’ennesima figuraccia. Nell’estate del 2004, arriva Capello sulla panchina bianconera; Buffon disputa l’ennesima grande annata e vince lo scudetto, al termine di un duello serrato con il Milan. È ancora la Coppa dei Campioni a portare grande delusione nell’ambiente bianconero; infatti, grazie anche a uno straordinario gol di Luis Garcia, la Juventus esce ai quarti di finale, a opera del Liverpool. Si prosegue, ma la malasorte è in agguato: il 14 agosto 2005, durante il Trofeo Berlusconi si procura una lussazione alla spalla, causata da uno scontro con Kakà. Deve essere operato e la convalescenza dura per ben tre mesi, durante i quali è sostituito da Christian Abbiati. Torna tra i pali alla fine di novembre, in Coppa Italia contro la Fiorentina; non sentendosi pienamente recuperato, restituisce la maglia da titolare ad Abbiati. Ritorna definitivamente nel gennaio del 2006, sempre in Coppa Italia, nella partita di ritorno contro i viola; partita dopo partita, riacquista l’antica sicurezza e conquista l’ennesimo scudetto. Vola, con la Nazionale azzurra, in Germania per disputare i Mondiali; è storia arcinota, il 9 luglio 2006, all’Olympiastadion di Berlino, si aggiudica la Coppa del Mondo. Nella competizione subisce solamente due reti: una dal suo compagno Zaccardo e una da Zidane, su calcio di rigore; ma le sue prestazioni sono incredibili, tanto da meritarsi il Premio Yashin, quale migliore portiere della manifestazione: «Vincere il Mondiale è la realizzazione del sogno di ogni italiano; in più, è arrivato dopo quel mese di casini, durante il quale mi chiedevano di rinunciare a partire per la Germania. Ma, io credo che, quando ti comporti bene, poi ti arriva il premio». Consolida così, la sua posizione di migliore portiere del mondo e di uno dei migliori portieri di tutti i tempi; non per niente, si aggiudica il premio di Portiere dell’anno assegnato dall’IFFHS, per ben tre volte: nel 2003, nel 2004 e nel 2006. È il maggior candidato a vincere il Pallone d’Oro, ma è superato sul filo di lana da Fabio Cannavaro; ma l’impressione generale è che fosse proprio Gigi a meritarlo. Nella stessa estate, la Juventus è retrocessa in Serie B; Gigi, nonostante sia corteggiato dalle società più prestigiose del mondo, decide di continuare la sua avventura con la società bianconera: «Stavo per andarmene. Stavo per lasciare la Juventus. Ma prima, quando procedevamo col vento in poppa, fra vittorie e applausi, non dopo, non quando lo scandalo ci ha travolti, non quando la tempesta ci ha inghiottiti. Questa è la storia di un paradosso: io sono rimasto perché la Juve è stata accusata, processata, condannata, retrocessa in Serie B. Ho fatto la scelta giusta, una scelta da Gigi. Quando c’è la passione puoi giocare in qualsiasi serie; io non gioco per fama o per interesse, ma per amore per questo sport. Proprio per questo ho disputato un buon campionato, in Serie B, e mi sono pure divertito». A fine stagione rinnova il contratto che lo lega alla Juventus, fino al 2012: «È un giorno importante per me. Ho scritto una nuova pagina della mia carriera e della mia vita. Una scelta coerente con quella maturata l’anno scorso e che conferma il mio attaccamento a questa squadra, alla società e ai tifosi della Juventus, che non hanno mai smesso di farmi sentire il loro affetto. Il progetto che mi è stato presentato è convincente, perché la società si è data obiettivi sportivi in cui credo e perché crea i presupposti per un rapporto sempre più stimolante. Ho pensato che le vittorie non sono tutte uguali. Io ne ho tante, a Parma, in bianconero, in Nazionale. E non sono più famelico come prima, ma posso puntare al valore. Uno scudetto, ora, sarebbe qualcosa di inestimabile, non sarebbe uguale in nessun altro posto. Come il primo nella storia della Juve. Non ho preteso garanzie, ma era un’esigenza legittima vedere come questa squadra sarebbe diventata competitiva. Sulla carta la Juve è la società che si è mossa meglio sul mercato, mi è piaciuta l’oculatezza con cui sono stati fatti certi acquisti. La serie A dopo un anno? La sensazione di certe partite è impareggiabile. E poi l’idea di poter essere i rompiscatole del torneo è bella, mi diverte. Non possiamo vincere subito, non è possibile. Favorita è l’Inter. Il campionato 2006-07 l’ho seguito poco o niente. Del resto non se lo ricorderanno in tanti. Con Deschamps ho avuto buoni rapporti. Anche la scelta che ha fatto dimostra che aveva carattere. Mi è piaciuto. Ranieri l’ho incontrato per qualche minuto in sede. A pelle mi sembra una persona leale, giusta per la Juve. Cosa mi aspetto dalla nuova stagione? Arrivare tra le prime quattro sarebbe il massimo». Il ritorno in Serie A è molto stimolante per Gigi che si erge da protagonista, nonostante qualche infortunio di troppo e tante delusioni. Infatti, la Juve prima di Ranieri, poi di Ferrara e Zaccheroni e infine di Delneri non riesce mai ad azzeccare la fisionomia giusta per poter tornare a vincere. Poi, la brutta storia della depressione, che Gigi riesce a superare non senza fatica: «Devi convivere con un Gigi nel quale non ti rispecchi. E finché non ti accade, non capisci l’importanza della situazione. Pensare che, da ragazzo, nella mia inconsapevolezza, mi chiedevo come facessero le persone ricche o normali, a cadere in depressione. Allora capisci che sono tutti discorsi sciocchi e superficiali. Perché ci possono essere mille motivi: anche se sei ricco e acclamato, poi questa condizione diventa la norma. E come tutti, che hanno lavori diversi, può capitare che venga a mancarti uno stimolo o che tu non sia soddisfatto della tua vita, Magari perché ti accorgi che non riesci a trovare la donna giusta, o non riesci a vincere la Coppa dei Campioni. Oppure non riesci ad apprezzare quello che hai. Allora ti fermi e sei sommerso da dubbi e da pensieri: ed è un attimo cadere nella depressione. È stato davvero un periodo brutto. Ricordo che mi dicevo: “Ma che cosa me ne frega di essere Buffon. Perché poi alla gente, ai tifosi, giustamente, non importa un cavolo di come stai. Vieni visto come il calciatore, l’idolo per cui nessuno ti dice: “Ehi, come stai?”». Ma tutto sta per cambiare e la stagione 2011-12 si rivelerà trionfale per Gigi e per la Juventus. Finalmente non condizionato da problemi fisici, si erge protagonista della bellissima cavalcata bianconera verso lo scudetto. A parte un clamoroso errore nella partita casalinga contro il Lecce, il portierone bianconero sfodera grandi prestazioni, stabilendo il proprio record di imbattibilità con 568 minuti. Indossa anche la fascia di capitano, poiché Del Piero è spesso relegato in panchina. 11 maggio: Gianluigi Buffon parla a “Tuttosport” e racconta le emozioni partendo dalla sfida con il Lecce, ecco alcuni estratti: «Mi vengono in mente due scene. La prima: io che da terra guardo Bertolacci segnare e mi dico “Tranquillo, questo è solo un film, adesso succede qualcosa, magari sviene”. Non una bella sensazione, anche se con Conte e i miei compagni all’inizio della stagione avevamo messo in preventivo che potesse capitare un patatrac. La seconda è Il silenzio immediatamente successivo alla boiata. Che ti ammazza. Lì ti chiedi: mi massacreranno o mi spalleggeranno? A me sembrava di aver tradito la fiducia dei compagni e dei tifosi. Emblematica è stata la loro reazione subito dopo l’errore con il Lecce e ancora di più a Trieste. Non sono una persona che si commuove facilmente, ma nella fase di riscaldamento ho faticato a trattenere le lacrime». Sul tema scudetto: «Molte volte me lo sono immaginato, un po’ meno nelle ultime due stagioni. Ci sta nella storia che uno rincorra una bandiera, come gli ignavi, senza mai riuscire a prenderla. È una paura innegabile. In parecchie occasioni durante questi sei anni ho tratto delle conclusioni chiacchierando con il mio intimo. Non sempre, ma spesso alcune certezze hanno vacillato, ci sta. Però poi ho meditato sulle mie conquiste. Vivere la Serie B e pensare che magari per i prossimi cinque, sei, sette anni non vincerai più niente essendo comunque Buffon porta a riflettere. Ma alla fine sono sempre tornato al punto di partenza: la vita dà ciò che ci meritiamo. La partita della svolta è stata la prima, anzi, dalla festa dello Stadium avevo maturato la sensazione che saremmo riusciti a mettere assieme qualcosa di straordinario. Ipotizzarlo ad agosto-settembre era da folli. Ovvio, per tutto l’anno mi sono ripetuto che il secondo posto non sarebbe stato male, però ha prevalso il desiderio di realizzare una grande impresa. Ognuno di noi ha messo la propria firma su ogni partita. C’è stata una continua crescita individuale». Sul numero uno: «Non si può stabilire con sicurezza, dipende dai periodi. Eppure posso garantire con assoluta sincerità che non molte volte mi sono sentito così bene e con una tale armonia psicofisica. La differenza tra i portieri scaturisce dalla minore percentuale di errore. Quest’anno ho sbagliato solo una volta: una svista da giocatore, non da portiere. Le polemiche del passato appartengono per l’appunto al passato. Nulla che mi abbia sorpreso, sia chiaro. Semmai mi ha dato fastidio che, disputate appena diciassette partite dopo sette mesi di inattività, qualcuno possa aver identificato in Buffon il problema della Juventus. Una Juventus che è arrivata settima e non prima, tra l’altro. Undici anni fa sono arrivato con i capelli più lunghi e una buona carriera da ragazzo prodigio alle spalle, ma mi mancava la consacrazione. Dopo undici anni, posso sostenere con fermezza che, anche potendo, non tornerei indietro. Sono stato fortunato e bravo». Sulle polemiche e il gol di Muntari: «È stato tutto strumentale, quindi non mi ha toccato e non mi tocca per niente. Sono dalla parte della ragione, cosa ho dichiarato allora lo ripeto adesso, con la massima trasparenza. La premessa è stata: non mi sono accorto se la palla era dentro o fuori. Stop. Volete la verità? Purtroppo vincere ed essere applauditi dagli avversari è difficile, un concetto che stride. In realtà, non c’è niente da aggiungere a ciò che è già stato detto. Se da calciatore mi viene chiesto quanti scudetti ho vinto, rispondo che sul campo ne ho conquistati cinque. Poi ci sono gli assegnati, i revocati. La Juventus non prevede vie di mezzo: o la ami o la odi. Poco alla volta, tornando a vincere, si ripropongono antichi sentimenti». Il parallelo tra la Juventus di oggi e del passato e il futuro: «Quella della Triade era una corazzata, quasi inespugnabile. Quella di Cobolli Gigli e Blanc era frizzante ma le mancava la cattiveria agonistica per vincere. Questa è la Juventus della rinascita e a mio avviso è anche la più importante, perché si riparte da qui. Io voglio essere competitivo in Champions League, che deve essere il nostro obiettivo. L’ultimo successo risale a sedici anni fa e non mi sembra che la Juventus stellare di cui ho fatto parte sia mai riuscita a ripetersi. Sarebbe chiedere troppo a una squadra che ha compiuto un autentico miracolo. Mi accontenterei di riacquistare il rispetto dell’Europa che conta. Del resto, il Real Madrid ha speso 800 milioni e non ha ancora rialzato la Champions. Due o tre rinforzi pescati con oculatezza, così che la nostra squadra da solida diventi importante. Questo è un gruppo composto da tanti italiani, gente che sa cosa significa la parola Juventus, integrato da quattro o cinque stranieri tosti. Arrivasse un campione che fa le bizze, per quanto forte sarebbe compiere un passo indietro Non so come finirebbe Juventus-Barcellona. Ma sarebbe una partita di pallone». Infine Conte: «Uno come Conte andava sempre scelto per primo nelle partitelle perché era organizzato, tosto e leale. Al pari di Ferrara e Montero. Se è diventato un ottimo tecnico lo deve al fatto che è stato un calciatore di un certo tipo. E qui smonto un luogo comune. Di solito si sostiene che l’allenatore incide poco o nulla; io, al contrario, dico che l’allenatore conta nella misura in cui lo fanno contare società e giocatori. E siccome Conte ha sempre goduto del pieno appoggio di tutti, è stato il valore aggiunto che ha fatto la differenza tra noi e il Milan». Alessandro Del Piero lascia la Juventus e Buffon eredita ufficialmente la fascia di capitano. Il 2012-13 si apre nel migliore dei modi, con la vittoria della Supercoppa Italiana contro il Napoli. Proseguirà ancora meglio con la conquista del triangolino tricolore, il quinto personale. Buffon sembra il papà del Buffon degli esordi: ora è un uomo, le esperienze passate lo hanno crescere. Quello che era il ragazzino che faceva innervosire compagni e allenatori, ora è il leader saggio del gruppo: è il monumento della Juventus e dell’Italia. Ritorna a giocarsi una finale di Champions League e ora ha la certezza che aveva Bettega a Manchester: «Alla Juve capita spesso». Continua a far incetta di trofei: gli scudetti consecutivi diventano sette (undici per lui), col contorno di quattro Coppa Italia. In mezzo anche il record di imbattibilità (974 minuti), per il “Numero uno dei numeri uno”, come lo definisce il radiocronista Repice. E quel ragazzino che voleva giocare a calcio per le scarpe, la tuta, la borsa non dando importanza alla squadra, adesso è quell’uomo che ringrazia tutti i compagni e allenatore per aver scritto un nuovo record. Una vita da Buffon. Una vita vissuta: piena successi, errori, generosità, fallimenti, rinascite. «Il momento più felice della mia carriera juventina? A Trieste, quando ho vinto lo scudetto con Conte. Era la chiusura di un cerchio che ha dato forza alle mie scelte da giocatore. Ho sposato la causa perché ci credevo, perché potevo tornare a vincere con la Juve. Qualche pensiero di andare via nel 2006 mi era venuto, ma poi la vita mi ha ridato tutto. Ho sofferto tanto dal 2006 al 2012, ero il portiere di riferimento ed ho deciso l'isolamento. Il momento più doloroso? Cardiff. Non per la sconfitta, ma perché ci siamo disgregati nel secondo tempo. Abbiamo dato l'impressione di non essere competitivi al massimo livello. Mi ha fatto male, anche per orgoglio. Altra cosa che mi ha fatto male è stata l'eliminazione a Madrid. Dentro di me, durante quella partita, ero orgoglioso di essere il capitano di quella squadra. Nella partita di Madrid la gente deve essersi sentita orgogliosa degli uomini». Fino all’ultimo atto: la decisione, a quarant’anni suonati, di lasciare Torino e tentare una nuova avventura a Parigi. «È stata un'esperienza bellissima. Mi ha dato tanto dal punto di vista umano, mi ha fatto crescere, mi sentivo un cittadino del mondo. Dal punto di vista sportivo credo di aver giocato in una squadra stratosferica, con gente come Neymar, Mbappè. Ero sicuro di arrivare in finale di Champions quell'anno». Ma «certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano», canta Venditti. E così, dopo un anno non certo positivo al PSG, Gigi ritorna alla Juve. «Per dare e non per togliere», dice lui. In verità fa incetta di record. Si legge, infatti, su Wikipedia: “Il 28 settembre 2019 in occasione della partita contro la Spal raggiunge la 903sima partita con squadre di club, superando il precedente primato appartenuto a Paolo Maldini. Il 12 novembre, disputando all'età di 41 anni, 10 mesi e 13 giorni la partita di Champions League contro il Bayer Leverkusen, diventa il secondo giocatore più anziano a essere sceso in campo in tale competizione, alle spalle del solo Marco Ballotta. Il 18 dicembre, contro la Sampdoria diventa il giocatore con più presenze in Serie A nella storia della Juventus, superando le 478 apparizioni di Alessandro Del Piero. Il 4 luglio 2020, in occasione del derby vinto 4-1 contro il Torino, tocca quota 648 presenze in A superando l'ex primatista, Paolo Maldini, per presenze nella massima serie. L'8 dicembre 2020 grazie alla presenza contro il Barcellona stabilisce un nuovo record, diventando l'unico giocatore della storia della Coppa dei Campioni-Champions League ad avere almeno una presenza in quattro decenni consecutivi. L'11 maggio 2021 annuncia la sua decisione di lasciare definitivamente la Juventus a fine stagione. Il giorno seguente, nella partita contro il Sassuolo, all'età di 43 anni e 104 giorni diventa il portiere più anziano della storia a parare un calcio di rigore”. «La vittoria in Coppa Italia è stato un bel finale, viene sugellato un fine rapporto con una bellissima vittoria e grandissime scene di empatia e amicizia tra me e i miei compagni. È stato da parte mia un addio molto sereno, l'avevo già vissuto tre anni prima. Non ci fai l'abitudine, ma con l'esperienza passata hai dei punti cardinali per non patire determinate emozioni. L'ho vissuta con molta naturalezza. Il fatto che sia tornato lascia capire che uno se ne può andare ma può anche tornare, nella testa della gente c'è la serenità di dire “magari Gigi può tornare tra di noi”. In tutti questi anni sono diventato juventino, ho fatto miei determinati valori, e adesso sono più felice di allora perché sono juventino con coscienza, ho scelto di essere juventino. Cosa farò adesso? Ho bisogno di staccare. Ho bisogno di riposare e mettere nel mio serbatoio energie nuove. Non voglio pentirmi di qualunque scelta farò. Se sono felice oggi? Sì molto, sono felicissimo, non chiedo di meglio, posso anche smettere, penso di aver fatto abbastanza nella mia carriera. So che devo migliorare ancora alcune cose come persona, ma sono contento di come sono venuto fuori come uomo. Se non fossi stato soddisfatto di me come persona, non sarei stato felice. Sono sulla strada giusta». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/01/gianluigi-buffon.html
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GIANLUIGI BUFFON https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluigi_Buffon Nazione: Italia Luogo di nascita: Carrara (Massa Carrara) Data di nascita: 28.01.1978 Ruolo: Portiere Altezza: 192 cm Peso: 92 kg Nazionale Italiano Soprannome: Superman - Gigi Alla Juventus dal 2001 al 2018 e dal 2019 al 2021 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 19.05.2021 - Coppa Italia - Atalanta-Juventus 1-2 685 presenze - 539 reti subite 12 scudetti 5 coppe Italia 6 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Gianluigi Buffon, detto Gigi (Carrara, 28 gennaio 1978), è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, capo delegazione della nazionale italiana. Da molti considerato il miglior portiere della storia del calcio, si è laureato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d'Europa nel 2012 con la nazionale italiana. Con i club ha vinto dodici campionati di Serie A — record assoluto —, uno di Serie B, sei Coppe Italia, sette Supercoppe italiane, una coppa UEFA, un campionato di Ligue 1 e una Supercoppa di Francia. Con la nazionale italiana, di cui detiene il record di presenze (176), è stato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d'Europa nel 2012, partecipando a cinque Mondiali (primato condiviso con Antonio Carbajal, Rafael Marquez e Lothar Matthäus), quattro Europei e due Confederations Cup. Prima di entrare nel giro della nazionale maggiore ha vinto un Europeo di categoria con l'Under-21 nel 1996, e nello stesso anno ha preso parte ai Giochi olimpici. Detiene il record di imbattibilitá nella Serie A a girone unico, avendo mantenuto la sua porta inviolata per 974 minuti nella stagione 2015-2016. È il giocatore con più apparizioni nella storia della Serie A, nonché quello che ha giocato più partite nel massimo campionato italiano con la maglia della Juventus; insieme a Paolo Maldini, è inoltre uno dei due calciatori italiani ad aver superato le 1000 presenze in carriera. Figura poi al secondo posto tra i giocatori più anziani ad aver disputato un incontro nella massima serie italiana, dietro solo a Marco Ballotta, e al secondo posto anche per quanto riguarda la Champions League, dietro lo stesso Ballotta. Nel 2006 è stato premiato dalla FIFA come miglior portiere del Mondiale e si è classificato secondo — dietro il connazionale Fabio Cannavaro — nella classifica del Pallone d'oro, premio al quale è stato candidato in diverse altre occasioni. Nel 2003, la UEFA lo ha premiato con il titolo di miglior portiere e, unico caso tra i giocatori del suo ruolo, miglior giocatore della stagione. Tra il 2003 e il 2017 è stato eletto cinque volte "Portiere dell'anno" dall'IFFHS, record condiviso con Iker Casillas; altre sei volte, tra il 2008 e il 2016, ha ottenuto il secondo posto. Sempre dall'IFFHS è stato premiato come miglior portiere del decennio 2000-2010, del quarto di secolo 1987-2011 e del XXI secolo (prendendo però solo in considerazione i risultati ottenuti dal 2001 al 2011). Nel 2009 è stato inserito nella squadra ideale del decennio dal Sun, mentre nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Nel 2016, a Monte Carlo, è stato premiato con il Golden Foot, diventando il primo portiere nella storia a ricevere tale riconoscimento. Gianluigi Buffon Buffon con la nazionale italiana nel 2014 Nazionalità Italia Altezza 192 cm Peso 92 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Parma Carriera Giovanili 198?-1986 Canaletto 1987-1990 Perticata 1990-1991 Bonascola 1991-1995 Parma Squadre di club 1995-2001 Parma 168 (-159) 2001-2018 Juventus 656 (-518) 2018-2019 Paris Saint-Germain 17 (-18) 2019-2021 Juventus 29 (-21) 2021-2023 Parma 43 (-49) Nazionale 1993-1994 Italia U-16 3 (-2) 1995 Italia U-17 3 (-1) 1994-1995 Italia U-18 3 (-1) 1995-1997 Italia U-21 11 (-7) 1997 Italia U-23 4 (-1) 1997-2018 Italia 176 (-146) Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Giochi del Mediterraneo Oro Bari 1997 Europei di calcio Under-18 Argento Grecia 1995 Europei di calcio Under-16 Argento Turchia 1993 Nasce a Carrara, in Toscana, anche se la famiglia paterna è di origine friulana, di Latisana, in una famiglia di sportivi: la madre Maria Stella Masocco è stata tre volte campionessa italiana di getto del peso e lancio del disco, lo zio Dante Masocco ha giocato a livello nazionale e nella Serie A1 di pallacanestro, il padre Adriano ha militato nella nazionale di getto del peso e le sorelle Guendalina e Veronica sono state pallavoliste affermate. È lontano parente di Lorenzo Buffon, portiere di Milan, Genoa, Inter, Fiorentina e della nazionale: Lorenzo è cugino di secondo grado del nonno di Gianluigi. Nonostante fin da bambino sia stato tifoso del Genoa, dalla stagione 2002–2003 porta scritto sui guanti l'acronimo "C.U.I.T.", che significa Commando Ultrà Indian Trips, ovvero il nome di un gruppo di tifosi ultras della Carrarese, di cui era azionista. Possiede un ristorante nel centro della città di Pistoia, intitolato "Zerosei", e lo stabilimento balneare "La Romanina" in località Ronchi. Buffon da bambino (in piedi, primo da sinistra) con la maglia dei "Pulcini" del Canaletto, nel 1986 Fra il dicembre del 2003 e il giugno 2004 Buffon ha sofferto di depressione. Nella sua autobiografia affermerà di essersi ripreso prima del campionato d'Europa 2004. È stato opinionista fisso nel programma di Darwin Pastorin, Le partite non finiscono mai, tra il settembre 2006 e il maggio 2007. Il 14 novembre 2008 esce Numero 1, testo autobiografico scritto con Roberto Perrone, in cui Buffon viene definito nell'introduzione «il più grande portiere del mondo, uno dei quattro o cinque che resteranno per sempre nell'immaginario mondiale del football». Il 16 luglio 2010 è diventato socio azionario della Carrarese, squadra della sua città natale, acquisendo il 50% della proprietà assieme a Cristiano Lucarelli e Maurizio Mian. Il 10 giugno 2011 acquisisce il 20% delle quote azionarie della società, per poi diventarne unico azionista l'anno successivo. Il 30 maggio 2011 è entrato a far parte del Consiglio di amministrazione di Zucchi con una quota del 19,4%. Nel luglio 2011 la CONSOB lo multa per un ammontare di circa 60 000 euro «per non avere dato conto di avere superato le soglie rilevanti del 2%, del 5% e poi 10% nel capitale di Zucchi». Nel 2014 acquisisce il 56% delle azioni, diventandone azionista di maggioranza. Quest'operazione ha destato qualche perplessità da parte dei media, essendo essa uno degli sponsor della FIGC. Il 16 giugno 2011 si sposa con la showgir ceca Alena Seredova. Da lei ha avuto due figli: Louis Thomas, nato il 28 dicembre 2007, il cui secondo nome è stato scelto in onore del suo idolo sportivo, il portiere del Camerun Thomas N'Kono, e David Lee, nato il 31 ottobre 2009. La coppia si è separata nel 2014. In seguito si è legato sentimentalmente alla giornalista di Sky Ilaria D'Amico, con la quale, il 6 gennaio 2016, ha avuto il suo terzo figlio, Leopoldo Mattia. Il 7 maggio 2012 è stato eletto vicepresidente dell'Associazione Italiana Calciatori, prima volta per un giocatore in attività. Il 6 luglio dello stesso anno è divenuto l'azionista unico della Carrarese, tramite la società Buffon & co. Pubblicità Nell'estate 2009 viene ingaggiato come testimonial dalla poker room online PokerStars. Nell'ottobre 2011, si ritrova assieme ad Eleonora Abbagnato, in uno spot pubblicitario per Ferrarelle. Diversi anni dopo, nel 2016, subentra a Rocco Siffredi come testimonial pubblicitario di Amica Chips; mentre nel 2018 tocca alla Birra Moretti, che lancia con la sua immagine, una campagna multimediale chiamata, Fai ridere Gigi Buffon. Torna come testimonial nel 2019, assieme alla calciatrice juventina Sara Gama, per l'azienda Head & Shoulders. Controversie Durante la sua prima militanza nel Parma, il giocatore fu al centro di controversie circa l'ostentazione di simboli riconducibili all'estrema destra. Il primo caso risale al 26 settembre 1999 quando, durante una partita casalinga contro la Lazio, esibì sulla sua divisa da gioco la scritta a pennarello "Boia chi molla", motto di stampo fascista: pur scusandosi pubblicamente per il fatto — «sono ignorante di queste cose, venivamo da una batosta e volevo semplicemente dire di non mollare», dichiarò nella circostanza —, venne deferito dal presidente della Federcalcio, Luciano Nizzola, e multato per 5 milioni di lire. Un anno più tardi, prima dell'inizio del campionato 2000-01, l'estremo difensore scelse inizialmente l'88 come numero di maglia, poiché costituito da quattro "palle", simbolo della rinascita dopo l'infortunio che gli aveva impedito di partecipare all'Europeo 2000. Tuttavia il gesto suscitò le polemiche di varie associazioni, tra cui il responsabile dello sport della comunitá ebraica di Roma, Vittorio Pavoncello, a causa del fatto che tale numero richiamasse, in ambito neonazista, il saluto hitleriano (Heil Hitler, essendo la H l'ottava lettera dell'alfabeto): scoperto anche questo richiamo reazionario, il portiere decise di ripiegare sul 77 onde evitare possibili strumentalizzazioni. In quello stesso periodo, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Universitá di Parma presentando un falso diploma di ragioneria: inizialmente a rischio di reclusione, patteggió una sanzione pari a 6 milioni di lire. Nel maggio 2006, a ridosso dello scoppio di Farsopoli, risultò tra gli indagati in un giro di scommesse clandestine, circostanza che avrebbe potuto comportare una squalifica; dichiaratosi estraneo ai fatti, nel dicembre dello stesso anno, dopo ulteriori indagini, fu prosciolto dalle accuse. In occasione dei festeggiamenti al Circo Massimo per la vittoria del campionato del mondo 2006, esibì distrattamente uno striscione — ricevuto dalla folla — su cui campeggiavano la scritta «Fieri di essere italiani» e una croce celtica. Caratteristiche tecniche Buffon para il rigore di Ashley Cole nei quarti di finale del campionato d'Europa 2012 contro l'Inghilterra Portiere di grande carisma e temperamento, abbina a un ottimo senso della posizione eccellenti doti tecniche, fisiche e atletiche, che gli consentono di destreggiarsi con efficacia nelle parate in tuffo e nelle uscite alte; in quest'ultimo gesto tecnico, pur essendo dotato di una buona presa, è solito preferire la respinta, indirizzando il pallone verso il compagno meglio piazzato. Molto abile anche nelle uscite basse, col passare del tempo ha tuttavia ridotto la frequenza di questo genere di interventi. Talento originariamente «istintivo e frenetico», ha palesato negli anni una progressiva maturazione sul piano caratteriale e tecnico, affermandosi come portiere calmo, essenziale e di grande longevità sportiva. Nonostante la statura elevata, possiede ottimi riflessi e notevole agilità; si distingue, inoltre, per la costanza di rendimento, la concentrazione, il buon rinvio col piede destro e l'ottimo controllo di palla, che all'occorrenza sfrutta per eludere il pressing dell'avversario: propensione, quest'ultima, manifestata soprattutto in giovane età, dapprima con una certa avventatezza e successivamente con più prudenza. Non manca nel suo repertorio l'abilità nel parare i calci di rigore: nel corso della sua carriera ha neutralizzato numerosi tiri dal dischetto, alcuni dei quali in circostanze decisive. Carriera Club Gli inizi, Parma Un giovane Buffon al Parma il 26 novembre 1995, alla sua seconda partita in Serie A Inizia nella scuola calcio Canaletto, una società di calcio dilettantistica de La Spezia. Passato nella categoria pulcini, torna a Carrara per giocare nel Perticata, altra formazione dilettantistica. A 12 anni passa al Bonascola, squadra della sua città natale. All'età di 13 anni, il 13 giugno 1991, viene acquistato dal Parma per 15 milioni di lire pagabili in due anni. Dopo gli inizi da centrocampista, giocò tra i pali a 14 anni per sopperire all'assenza di entrambi i portieri, infortunati. Da quel momento mantenne pressoché stabilmente la posizione di estremo difensore, ispirato — come da lui rivelato negli anni seguenti — dal camerunense N'Kono. In gialloblu, è cresciuto calcisticamente grazie alla guida di Ermes Fulgoni (preparatore dei portieri, ritenuto un maestro dallo stesso Buffon) e Villiam Vecchi. Buffon (in piedi, primo da sinistra) nel Parma artefice del double continentale 1998-1999 A causa dell'infortunio del titolare Luca Bucci, l'allenatore Nevio Scala aggregò il portiere (ancora minorenne) alla prima squadra poiché impressionato dalle sue qualità. Esordì in Serie A il 19 novembre 1995, nella partita contro il Milan terminata senza gol. Il giovane portiere figurò tra i migliori in campo. La domenica seguente, nella gara con la Juventus, incassò la sua prima rete da Ciro Ferrara: l'incontro si concluse 1-1. Il 24 settembre 1996 debuttò nelle coppe continentali, giocando contro il Vitoria Guimaraes in Coppa UEFA: i portoghesi vinsero per 2-0, eliminando i ducali dal torneo. Nella stagione 1996-97 diviene titolare della squadra parmense, raggiungendo il secondo posto in campionato. Con la formazione emiliana milita fino al 2001, venendo soprannominato "Superman" e aggiudicandosi tre trofei. Nel 1999 i ducali vinsero la Coppa UEFA, la Coppa Italia e la Supercoppa italiana. Juventus 2001-2011 Dopo aver perfezionato l'acquisto di Lilian Thuram dal Parma, il 3 luglio 2001, sempre dagli emiliani, la Juventus acquista Buffon per 75 miliardi di lire più la cessione a titolo definitivo di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi; Buffon diviene così l'acquisto più oneroso nella storia della società bianconera (primato mantenuto fino al 2016, anno in cui la Juventus acquisterà Gonzalo Higuain dal Napoli per 90 milioni di euro), nonché il calciatore italiano e il portiere più costoso di sempre (record, quest'ultimo, battuto nel 2018 con i trasferimenti di Alisson Becker al Liverpool e di Kepa Arrizabalaga al Chelsea, rispettivamente per 75 e 80 milioni di euro). Buffon difende la porta della Juventus nel 2006, contro il Rimini, all'esordio in Serie B Nella sua prima stagione in bianconero, dopo un avvio incerto, incrementa il proprio rendimento e vince lo scudetto, il primo della carriera, con un sorpasso all'Inter all'ultima giornata. Nel 2002-2003 vince la Supercoppa italiana e un altro scudetto, perdendo ai tiri di rigore la Champions League nella finalissima contro il Milan: già protagonista di un rigore respinto a Luis Figo nella semifinale contro il Real Madrid, nell'ultimo atto del torneo compie una difficile parata su Filippo Inzaghi — annoverata dallo stesso Buffon tra le più belle della sua carriera — e neutralizza i rigori di Clarence Seedorf e K'akhaber K'aladze, ma il suo avversario Dida ne para tre e la coppa va al Milan, che vince per 3-2. Quell'anno viene premiato dalla UEFA come miglior giocatore della stagione: nessun portiere aveva mai ricevuto questo riconoscimento. Vinta ai rigori la Supercoppa italiana 2003 contro il Milan — decisiva la parata di Buffon sul tiro di Cristian Brocchi—, nella stagione 2003-2004 la Juventus si classifica terza in campionato. Buffon numero uno juventino nel 2009 Nelle stagioni 2004-2005 e 2005-2006, con Fabio Capello in panchina, Buffon vince rispettivamente il terzo e il quarto scudetto della sua carriera, in seguito revocati per le vicende di Calciopoli. Nella prima parte della stagione 2005-2006, è costretto a stare lontano dai campi da gioco per un infortunio alla spalla occorso dopo uno scontro con il rossonero Kaká nel Trofeo Berlusconi. Il Milan cederà il portiere Christian Abbiati in prestito gratuito per "risarcire" la Juventus. Retrocesso in Serie B nel 2006, decide di continuare la sua avventura con la società piemontese: per questo motivo, nel mese di novembre, la Juventus lo ringrazierà acquistando una pagina di ognuno dei tre quotidiani sportivi nazionali (Corriere dello Sport, La giornalaccio rosa dello Sport, Tuttosport), pubblicandovi queste parole: «La tua maglia dice chi sei. La società, i compagni, i tifosi e i partner ringraziano Gigi Buffon per essere ancora e sempre il loro numero uno». Frattanto, al terzo turno della Coppa Italia 2006-2007, Buffon si incarica di calciare il primo penalty della gara contro il Napoli decisa ai tiri di rigore, sbagliandolo; in seguito ne parerà due, senza riuscire a evitare la sconfitta e l'eliminazione della propria squadra. Il 18 novembre, durante il match esterno contro l'AlbinoLeffe conclusosi 1-1, riceve la sua prima espulsione in carriera per un fallo su Nicola Ferrari. A fine stagione la Juventus si classifica al primo posto nonostante la penalizzazione, ritrovando la Serie A. Durante la stagione 2007-2008 Buffon inizia a soffrire di acciacchi fisici, che lo affliggeranno anche nelle due stagioni successive, costringendolo a saltare diversi incontri. Per la Juventus sono anni altalenanti: dopo un terzo e un secondo posto ottenuti nelle stagioni 2007-2008 e 2008-2009, le due annate successive vedono i bianconeri classificarsi settimi. 2011-2018 Buffon capitano bianconero il 16 settembre 2014, all'esordio stagionale in Champions League contro il Malmö FF L'arrivo di Antonio Conte sulla panchina della Juventus coincide con il ritorno ad alti livelli della squadra torinese, che dal 2012 al 2014 si aggiudica tre scudetti consecutivi e due Supercoppe italiane. Divenuto capitano nel 2012 in seguito all'addio di Alessandro Del Piero, nel campionato 2013-2014 mantiene la sua porta inviolata per 745' stabilendo — oltreché un record personale — la sesta miglior prestazione di tutti i tempi in Serie A. Terminato il ciclo di Conte, sostituito da Massimiliano Allegri nella stagione 2014-2015, la Juventus non riesce a vincere la terza Supercoppa italiana di fila, persa ai rigori contro il Napoli, ma conquista il quarto scudetto consecutivo, seguito dalla Coppa Italia (competizione in cui Buffon non scende mai in campo, sostituito da Storari). Nello stesso anno giunge in finale di Champions League contro il Barcellona, perdendo per 3-1 nonostante la buona prova di Buffon. Al termine della competizione, l'estremo difensore viene inserito nella squadra ideale dell'edizione 2014-2015. L'8 agosto 2015, con la vittoria per 2-0 sulla Lazio, vince la quinta Supercoppa italiana con la Juventus e la sesta personale, raggiungendo Dejan Stankovic nella speciale classifica di trofei vinti (6). Il 12 agosto si è classificato al quarto posto dell'UEFA Best Player in Europe Award. Il 21 ottobre, nella partita casalinga di Champions League pareggiata 0-0 contro il Borussia M'gladbach, supera Alessandro Del Piero al primo posto della classifica dei minuti giocati con la Juventus. A partire dal 64' di Sampdoria-Juventus (1-2) del 10 gennaio 2016, in cui subisce una rete da Antonio Cassano, è protagonista di un lungo periodo di inviolabilità, che lo porta a stabilire due record: l'11 marzo, a seguito della vittoria per 1-0 contro il Sassuolo, diventa il portiere con la più lunga striscia di imbattibilità in Serie A nella storia della Juventus, superando il precedente primato di Dino Zoff; il 20 marzo, in Torino-Juventus, batte anche il record assoluto della massima serie (stabilito da Sebastiano Rossi nel 1994), migliorandolo fino a 974 minuti, quando subisce su rigore il gol di Andrea Belotti. Vince il campionato alla trentacinquesima giornata, grazie alla vittoria conseguita contro la Fiorentina per 1-2 (nella quale, nel finale, risulta decisivo ai fini del risultato parando un rigore a Nikola Kalinic) e alla sconfitta del Napoli secondo in classifica per 1-0 nella trasferta di Roma, nel posticipo giocato il lunedì pomeriggio. Il 21 maggio, pur non scendendo in campo durante la partita (così come durante tutta la competizione, sostituito da Neto), vince la seconda Coppa Italia consecutiva con la Juventus, la terza personale. Buffon in riscaldamento prima della Supercoppa Italiana L'11 ottobre 2016 si aggiudica la 14ª edizione del Golden Foot; nello stesso mese viene inserito dalla testata francese France Football fra i 30 candidati alla vittoria del Pallone d'oro. Il 2 novembre, nel pareggio casalingo contro il Lione (1-1), raggiunge quota 100 presenze in Champions League (escluse le presenze nei turni preliminari). Il 23 dicembre disputa la finale di Supercoppa italiana 2016 contro il Milan, in cui i rossoneri si impongono ai tiri di rigore. L'8 aprile 2017, nella gara di ritorno contro il Chievo, tocca quota 616 presenze in Serie A, superando Javier Zanetti al secondo posto della classifica dei calciatori con più partite disputate nel massimo campionato italiano. Alla fine di maggio mette in bacheca sia la Coppa Italia (non giocando nessuna gara della manifestazione) che il sesto campionato di fila. Non riesce invece l'affermazione europea in Champions League, dove la Juventus esce sconfitta in finale contro il Real Madrid, vittorioso per 1-4; per Buffon si tratta della terza finale di Champions League persa, dopo i precedenti del 2003 contro il Milan e 2015 contro il Barcellona. L'estremo difensore bianconero viene comunque premiato come miglior portiere del torneo continentale e, per la quinta volta in carriera, come Miglior portiere dell'anno IFFHS; giunge inoltre 4º nella corsa al Pallone d'oro, ottenendo il suo miglior piazzamento dopo il secondo posto del 2006. Nella sua diciassettesima stagione in maglia bianconera, in cui si alterna a difesa della porta con il neoacquisto Wojciech Szczesny, conquista rispettivamente la quarta Coppa Italia e il settimo scudetto di fila: Buffon, insieme ai compagni di squadra Barzagli, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio, è tra i 5 eptacampioni d'Italia di questo ciclo juventino. Il cammino in Champions League si interrompe ai quarti di finale contro il Real Madrid: nei minuti conclusivi della gara di ritorno, a seguito di un rigore assegnato agli spagnoli, poi rivelatosi decisivo, Buffon verrà espulso per proteste e, dopo aver apertamente criticato la direzione arbitrale nel post partita, subirà una squalifica di tre giornate. In scadenza di contratto, il 19 maggio 2018 in occasione dell'ultima gara di campionato contro il Verona gioca l'ultima partita in maglia bianconera, prima di svincolarsi dal club torinese il 1º luglio seguente, sancendo di fatto la promozione di Szczęsny a nuovo numero uno bianconero. Paris Saint-Germain Buffon durante l'esperienza al Paris Saint-Germain Il 6 luglio 2018, a 40 anni, viene ingaggiato a parametro zero dai francesi del Paris Saint-Germain. Nel corso della stagione si alterna con l'altro portiere, il francese Alphonse Areola. Fa il suo esordio ufficiale con la maglia dei parigini il 4 agosto 2018 nella Supercoppa di Francia, vinta ai danni del Monaco (4-0); il successivo 6 novembre debutta in Champions League con i parigini, nella trasferta contro il Napoli (1-1), dopo aver scontato i tre turni di squalifica comminatagli dall'UEFA in seguito alle dichiarazioni al termine della partita Real Madrid-Juventus del precedente 11 aprile. Suo malgrado, un errore dello stesso Buffon contribuisce all'eliminazione dei parigini dalla competizione continentale, agli ottavi di finale, per mano del Manchester Utd che vince 3-1 la gara di ritorno al Parco dei principi, ribaltando lo 0-2 dell'andata. Ritorno alla Juventus Sul finire della stagione il portiere, in scadenza di contratto, annuncia la decisione di non proseguire il rapporto con il club francese e, una volta svincolatosi, il 4 luglio 2019 fa ritorno dopo appena un anno alla Juventus. La scelta dell'insolita maglia numero 77, già indossata ai tempi del Parma, esplicita il ruolo di dodicesimo alle spalle del titolare designato Szczesny. Buffon durante la sua seconda esperienza alla Juventus nel 2019 Fa il suo secondo esordio con i bianconeri il 21 settembre 2019 nella vittoria casalinga contro il Verona (2-1). Il 28 settembre successivo in occasione della partita contro la SPAL raggiunge la 903ª partita con squadre di club, superando il precedente primato appartenuto a Paolo Maldini. Il 12 novembre, disputando all'età di 41 anni, 10 mesi e 13 giorni la partita di Champions League contro il Bayer Leverkusen, diventa il secondo giocatore più anziano a essere sceso in campo in tale competizione, alle spalle del solo Marco Ballotta. Il 18 dicembre, contro la Sampdoria (battuta 1-2), diventa il giocatore con più presenze in Serie A nella storia della Juventus, superando le 478 apparizioni di Alessandro Del Piero. Il 4 luglio 2020, in occasione del derby vinto 4-1 contro il Torino, tocca quota 648 presenze in A superando l'ex primatista, Paolo Maldini, per presenze nella massima serie. L'8 dicembre 2020 grazie alla presenza contro il Barcellona stabilisce un nuovo record, diventando l'unico giocatore della storia della Coppa dei Campioni/Champions League ad avere almeno una presenza in quattro decenni consecutivi. L'11 maggio 2021 annuncia la sua decisione di lasciare definitivamente la Juventus a fine stagione. Il giorno seguente, nella partita contro il Sassuolo, all'età di 43 anni e 104 giorni diventa il portiere più anziano della storia della Serie A a parare un calcio di rigore; mentre il 19 maggio vincendo per la sesta volta la Coppa Italia (quinta volta con i bianconeri) eguaglia Roberto Mancini per numero di vittorie nella competizione. Ritorno al Parma e ritiro Dopo la scelta di non rinnovare il contratto in scadenza con la Juventus, il 17 giugno 2021 viene annunciato il suo ritorno al Parma, a vent'anni di distanza dalla fine della sua prima esperienza con il club emiliano. Il 20 agosto seguente, 7369 giorni dopo l'ultima gara con i crociati, compie il secondo debutto giocando la gara di Serie B pareggiata per 2-2 contro il Frosinone; mentre dalla gara successiva eredita la fascia da capitano dall’uscente Gagliolo. Il 19 novembre successivo, in occasione dell'anniversario del primo esordio con la maglia del Parma, viene celebrato con una riproduzione in chiave moderna della maglia usata in quella partita, indossandola poi per la gara contro il Cosenza del 21 novembre. Il 5 febbraio 2022 in occasione del pareggio per 0-0 contro il Benevento, stabilisce un nuovo record diventando il primo portiere a raggiungere quota 500 clean sheet. Il 28 febbraio successivo rinnova con i ducali fino al 2024. Termina la stagione con 27 reti subite in 26 partite. Nella stagione 2022-2023 è vittima di qualche problema fisico e viene alternato con il portiere argentino Leandro Chichizola, ottenendo tuttavia 17 presenze in campionato. Il 30 maggio 2023, infine, scende in campo nella semifinale di andata dei play-off persa per 3-2 in trasferta contro il Cagliari, che rimane la sua ultima partita. Il successivo 2 agosto, a 45 anni, annuncia il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Gioca in tutte le rappresentative giovanili italiane dall' Under-15 all'Under-23. Gioca l'Europeo Under-15 nel 1993 in Turchia, il Mondiale Under-17 nel 1993 in Giappone, arriva in finale all'Europeo Under-18 del 1995 e vince l'Europeo Under-21 del 1996 pur senza scendere in campo nel corso della manifestazione, in cui il portiere titolare della nazionale italiana è Angelo Pagotto; sempre nel 1996 è convocato per i Giochi olimpici, venendo preferito allo stesso Pagotto come riserva di Gianluca Pagliuca. Nell'estate 1997 con l'Italia Under-23 vince i Giochi del Mediterraneo di Bari come portiere titolare. 1997-2006 Cannavaro e Buffon nel 1998 mentre festeggiano la vittoria dell'Italia nell'amichevole di Parma contro il Paraguay Convocato dal CT Cesare Maldini, esordisce in nazionale maggiore il 29 ottobre 1997, a 19 anni, entrando al 32' del primo tempo al posto dell'infortunato Pagliuca in occasione della partita contro la Russia disputata a Mosca, valida per l'andata dello spareggio di qualificazione al Mondiale 1998. Durante l'incontro, subisce il suo primo gol in nazionale al 52' a causa di un'autorete di Fabio Cannavaro; la partita si conclude con il risultato di 1-1. Durante la sua seconda apparizione in azzurro, un'amichevole contro il Paraguay del 22 aprile 1998, compie un intervento annoverato fra i più belli nella storia del calcio, neutralizzando un tiro a colpo sicuro di Hugo Brizuela. Viene quindi convocato per il campionato del mondo 1998 in Francia come terzo portiere dietro Angelo Peruzzi e Pagliuca, diventando poi il secondo a causa dell'infortunio di Peruzzi, costretto a rinunciare alla manifestazione e sostituito da Francesco Toldo. Con l'arrivo sulla panchina della nazionale del CT Dino Zoff, Buffon viene inizialmente promosso a vice di Peruzzi; poi, approfittando di alcuni acciacchi del titolare, lo sostituisce temporaneamente nel marzo e nell'aprile 1999, quindi in modo definitivo nell'ottobre dello stesso anno, divenendo il nuovo numero uno azzurro. Seppur reduce da una stagione non esaltante, è convocato come titolare per il campionato d'Europa 2000, ma è costretto a saltare la manifestazione per via di un infortunio alla mano subito durante un'amichevole di preparazione contro la Norvegia, lasciando spazio a Toldo. In seguito, sotto la guida del CT Giovanni Trapattoni batte la concorrenza dello stesso Toldo e partecipa da titolare al campionato del mondo 2002 e al campionato d'Europa 2004, subendo rispettivamente cinque e due gol. Buffon durante la finale del Mondiale 2006 contro la Francia Buffon raggiunge i suoi massimi livelli di prestazione durante il campionato del mondo 2006 in Germania sotto la gestione tecnica del nuovo CT della nazionale Marcello Lippi. Durante il torneo, infatti, subisce solo due reti, ovvero un autogol del compagno Christian Zaccardo durante l'incontro con gli Stati Uniti nella fase a gironi (terminato con il punteggio di 1-1) e il calcio di rigore realizzato da Zinedine Zidane nella finale del 9 luglio 2006 contro la Franci Fino a quest'ultima rete aveva mantenuto la porta italiana inviolata per 458 minuti (avvicinandosi al record nella competizione di 518 minuti stabilito da Walter Zenga nel 1990). Nella finale disputata all'Olympiastadion di Berlino, a 28 anni si aggiudica con la nazionale italiana la Coppa del Mondo, battendo i francesi dopo l'1-1 ai calci di rigore. In special modo, durante la gara è da ricordare la decisiva parata effettuata nei supplementari su colpo di testa di Zidane. Con le sue parate è stato uno dei maggiori artefici della vittoria azzurra del Mondiale, venendo per questo insignito del Premio Yashin come miglior portiere del torneo. In lizza fino all'ultimo per il Pallone d'oro, si classifica secondo dietro al compagno di squadra Fabio Cannavaro. 2006-2010 Al campionato d'Europa 2008, con il CT Roberto Donadoni, indossa la fascia di capitano nella gara d'esordio contro i Paesi Bassi(sconfitta per 3-0) a causa dell'assenza di Fabio Cannavaro; in seguito evita all'Italia una precoce eliminazione, parando di riflesso un rigore ad Adrian Mutu, nella seconda gara del girone contro la Romania (1-1), e mantiene inviolata la porta azzurra nella decisiva vittoria contro la Francia (2-0) che vale l'accesso ai quarti di finale. Qui, nella gara che vede la Spagna estromettere gli azzurri ai tiri di rigore (2-4, 0-0 d.t.s.), neutralizza inutilmente ai fini del risultato il tiro di Daniel Guïza. Chiude la competizione con 4 reti al passivo. Buffon difende la porta azzurra durante la partita di qualificazione al campionato d'Europa 2012 contro la Slovenia Partecipa quindi alla Confederations Cup, con Marcello Lippi tornato in panchina, dove l'Italia viene eliminata al primo turno e nella quale il portiere subisce 5 reti. Il 14 novembre dello stesso anno, nell'amichevole di Pescara contro i Paesi Bassi, raggiunge quota 100 presenze in nazionale — quarto giocatore italiano dopo Zoff, Paolo Maldini e Fabio Cannavaro a toccare tale traguardo. Il 1º giugno 2010 viene selezionato per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica. Nella prima partita del girone contro il Paraguay (1-1) si è infortunato alla schiena, accusando un problema sciatico che lo ha costretto a lasciare il campo durante l'intervallo; al suo posto è entrato Federico Marchetti, che è stato titolare anche per le altre due partite del girone che ha visto l'Italia eliminata. Chiude quindi la competizione con una presenza e una rete subita. 2010-2018 Dopo l'addio di Lippi, arriva come CT Cesare Prandelli, il quale lo nomina nuovo capitano della squadra non appena torna fra i disponibili: rientra a giocare infatti il 9 febbraio 2011 nell'amichevole pareggiata per 1-1 in casa della Germania. Il 6 settembre 2011, nella gara vinta per 1-0 sulla Slovenia, stabilisce il nuovo record d'imbattibilità nelle qualificazioni agli Europei: 644'. Selezionato per il campionato d'Europa 2012, è tra i protagonisti dell'Italia che si classifica al secondo posto, perdendo la finale ancora contro la Spagna (0-4). Al termine della manifestazione, la commissione tecnica dell'UEFA ha inserito Buffon nella lista dei migliori giocatori dell'edizione. Buffon e Alessandro Diamanti esultano dopo il rigore segnato da quest'ultimo al campionato d'Europa 2012 contro l'Inghilterra, valido per la qualificazione alla semifinale Convocato per la Confederations Cup 2013, gioca tutte le 5 partite in cui è coinvolta la nazionale azzurra che giunge al terzo posto, dopo aver battuto l'Uruguay ai calci di rigore (dove Buffon è decisivo parando i penalty di Diego Forlan, Martin Caceres e Walter Gargano); nella precedente partita, cioè la semifinale persa sempre dal dischetto e nuovamente contro la Spagna, non aveva invece respinto alcun tiro dei sette calciati dalle furie rosse. L'11 ottobre seguente, in Danimarca-Italia (2-2), supera le 136 presenze di Cannavaro, diventando il primatista azzurro dei calciatori più presenti in nazionale. Nel 2014 prende parte al suo quinto Mondiale, eguagliando il record di Antonio Carbajal e Lothar Matthäus (raggiunto nel 2018 anche da Rafael Marquez). Nella terza partita contro l'Uruguay, nonostante Buffon risulti tra i migliori in campo, l'Italia perde 0-1 e viene eliminata dalla competizione. Il 6 settembre 2015 (durante la gestione di Antonio Conte, subentrato a Prandelli) Buffon raggiunge le 150 presenze in maglia azzurra, scendendo in campo contro la Bulgaria in una gara di qualificazione al campionato d'Europa 2016. Titolare e capitano anche nella competizione continentale, offre ottime prestazioni; l'Italia viene eliminata ai quarti di finale dalla Germania dopo i tiri di rigore (ininfluente la parata di Buffon sul tiro di Thomas Müller). Il 24 marzo 2017, in occasione della partita di qualificazione al campionato del mondo 2018 contro l'Albania, giocata a Palermo, tocca quota mille presenze tra squadre di club e nazionale maggiore. Il 13 novembre dello stesso anno, dopo aver perso lo spareggio di qualificazione al Mondiale contro la Svezia (1-0 e 0-0), Buffon afferma di voler concludere la sua militanza in azzurro, salvo poi accettare la convocazione del CT ad interim Luigi Di Biagio per le amichevoli contro Argentina e Inghilterra del 23 e 27 marzo 2018. Gioca titolare nella partita contro la nazionale albiceleste persa per 2-0 a Manchester, ottenendo la sua 176ª presenza; mentre rimane in panchina nell'incontro successivo nel quale viene schierato il giovane Gianluigi Donnarumma. Il 17 maggio 2018, in una conferenza stampa, annuncia il ritiro dalla nazionale. Record Record individuali Calciatore con più presenze nella storia della Serie A (657). Portiere con la più lunga striscia di imbattibilità nella storia della massima serie italiana (974'), considerando sia la Serie A a girone unico sia i campionati precedenti alla sua istituzione (i record passati erano detenuti rispettivamente da Sebastiano Rossi con 929' e Gianpiero Combi con 934'). Portiere con più partite consecutive senza subire gol in Serie A (10). Portiere ad aver mantenuto più volte la porta inviolata in Serie A nell'era dei tre punti. Calciatore italiano con più presenze nelle squadre di club (956). Calciatore ad aver vinto il maggior numero di campionati di Serie A (12). Calciatore ad aver vinto più volte la Coppa Italia insieme a Roberto Mancini (6). Calciatore ad aver vinto più volte la Supercoppa italiana (7). Calciatore con più presenze nella storia della Supercoppa italiana insieme a Dejan Stankovic (9) Uno dei quattro calciatori, insieme ad Antonio Carbajal, Rafael Marquez e Lothar Matthäus, ad aver partecipato a cinque edizioni dei Mondiali: nel 1998 (senza scendere in campo), 2002, 2006, 2010 e 2014. Portiere più anziano ad aver parato un rigore in serie A. Record nella Juventus Calciatore con più presenze nei campionati italiani con la maglia della Juventus (526). Calciatore con più presenze in Serie A con la maglia della Juventus (489). Calciatore con più minuti giocati in Serie A con la maglia della Juventus. Calciatore con più presenze in Coppa Campioni/Champions League con la maglia della Juventus (117). Calciatore con più presenze nella Supercoppa italiana con la maglia della Juventus (8). Calciatore con più minuti giocati nella Juventus in tutte le competizioni. Calciatore ad aver vinto il maggior numero di trofei con la maglia della Juventus (24). Record nella nazionale italiana Calciatore con più presenze nella nazionale di calcio dell'Italia (176). Calciatore con più presenze da capitano nella nazionale italiana (80). Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 6 (record condiviso con Roberto Mancini) - Parma: 1998-1999 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2020-2021 Supercoppa italiana: 7 (record) - Parma: 1999 - Juventus: 2002, 2003, 2012, 2013, 2015, 2020 Campionato italiano: 12 (record) - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006, 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016,2016-2017, 2017-2018, 2019-2020 Campionato italiano di Serie B : 1 - Juventus: 2006-2007 Supercoppa francese : 1 - Paris Saint-Germain: 2018 Campionato francese: 1 - Paris Saint-Germain: 2018-2019 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Parma 1998-1999 Nazionale Competizioni giovanili Campionato d'Europa Under-21: 1 - Spagna 1996 Giochi del Mediterraneo: 1 - Bari 1997 Competizioni maggiori Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Trofeo Bravo: 1 - 1998-1999 Oscar del calcio AIC/Gran Galá del calcio AIC: 16 Miglior portiere: 1999, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2008 "Fan" award: 2006, 2007 Squadra dell'anno: 2012, 2014, 2015,2016, 2017 Miglior calciatore assoluto: 2017 ESM Team of the Year: 3 - 2002-2003; 2014-2015; 2016-2017 Miglior giocatore UEFA: 3 - Miglior portiere: 2003, 2017 - Miglior giocatore dell'anno: 2003 Squadra dell'anno UEFA: 5 - 2003, 2004, 2006, 2016, 2017 Portiere dell'anno IFFHS: 5 - 2003, 2004, 2006, 2007, 2017 Inserito nel FIFA 100: 2004 Premio Yashin: 1 - 2006 All-Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006 FIFA FIFPro World XI: 3 - 2006, 2007, 2017 Squadra del torneo del campionato europeo: 2 - Austria-Svizzera 2008, Polonia-Ucraina 2012 Premio IFFHS: 2 - Miglior Portiere degli ultimi 20 anni: 2009, 2012 Premio IFFHS: 1 - Miglior portiere del decennio (2000-2009) Premio IFFHS: 1 - Miglior portiere del XXI secolo (2012) Squadra della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2013-2014 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 2 - 2014-2015, 2016-2017 Pallone Azzurro: 2 - 2013, 2016 Premio Gianni Brera allo sportivo dell'anno: 1 - 2015 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 1 - 2016 Golden Foot: 1 - 2016 The Best FIFA Goalkeeper: 1 - 2017 giornalaccio rosa Sports Awards nella categoria Uomo dell'anno: 1 - 2017 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
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Andrea Pirlo - Calciatore e Allenatore
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
ANDREA PIRLO Li ha conquistati subito – scrive Federica Furino su “Hurrà Juventus” del luglio 2011 – fin dalla prima amichevole contro quelli della Val Susa. «Giocate così non si vedevano dai tempi di Platini». Come se 10 anni di Milan fossero passati inosservati. Ma il tifoso è strano, non importa che Andrea Pirlo sia un fuoriclasse dall’età di 16 anni e abbia scritto alcune delle pagine più belle del calcio italiano. Alla gente piace scoprire il proprio campione quando entra in casa, come se fosse una novità assoluta, un bipede giunto da un altro pianeta. Va bene così. Intanto Pirlo è alla Juve, il libro della sua carriera si riapre, con lui il popolo bianconero spera che si ricominci anche a scrivere il capitolo delle vittorie, interrotto sul più bello. – Andrea, la gente continua a strabuzzare gli occhi. Ma lei che cosa ha provato indossando per la prima volta la maglia bianconera? «Il contraccolpo cromatico c’è stato, ma il passaggio è stato in realtà indolore. Anche perché è stata una mia scelta lasciare il Milan e qui ho trovato vecchi amici come Buffon, Del Piero, Iaquinta. Avere già un bel rapporto con loro ha facilitato il mio inserimento nel gruppo». – I leader non bastano mai. La Juve ha trovato un altro giocatore di carattere? «Sono all’apparenza un timido, in realtà so alzare la voce se occorre, nello spogliatoio mi faccio sentire». – Può smentire la diceria di un Pirlo musone? «Non lo sono affatto. Sono silenzioso e poco propenso al sorriso verso chi non conosco. Ma chiedete ai compagni se non sono uno che sa stare allo scherzo: li subisco e li faccio». – Voto in simpatia? «4 per chi non mi sta vicino, per il resto 8». – Quindi quanta fatica le costa questa prima intervista per “Hurrà”? «Parecchia, ma è giusto che il tifoso mi conosca. Perché uno degli aspetti che non mi piacciono del calcio è proprio quello di apparire sui giornali o in TV. Rifiuto gli inviti ai talk show calcistici. Sono uomo di campo, non un opinionista». – Ha ragione, ce ne sono anche troppi. Quindi la tutela della privacy è fondamentale per lei. Come evita le “paparazzate”? «Basta volerlo. Se non vuoi apparire hai mille modi per farlo. Chi va sui settimanali è perché ci tiene». – Quindi vacanze lontano dalle spiagge dei VIP? «Ho casa a Forte dei Marmi, ma basta andare all’estero e non ti beccano più». – A 22 anni era già sposato. Perché? «Per fare bene il calciatore lontano da casa servono stabilità ed equilibrio. Io avevo bisogno di una persona accanto e ho anticipato i tempi. Con l’arrivo di Nicolò, che ha 8 anni e giocherà nella scuola calcio della Juve, e Angela di 4 anni e mezzo, ho la famiglia perfetta». – Lei ha debuttato in Serie A a 16 anni nel Brescia, del calcio conosce ogni sfaccettatura. Cosa le ha permesso di diventare un campione e di restarlo a lungo? «Sono rimasto sempre con i piedi per terra, il successo non mi ha cambiato. E poi è fondamentale la cultura del lavoro. Se ti impegni i risultati arrivano». – Fama e denaro. A che posto stanno nella hit parade dei suoi valori personali? «Molto in basso. Soprattutto la notorietà. Non posso rifiutarla, ma non mi interessa. Il denaro fa parte del nostro mondo: se sei bravo guadagni di più. Normale». – Qualcuno sostiene che nel calcio più nulla sia normale. Condivide? «Nel mirino ci sono sempre gli ingaggi dei calciatori. Ma siamo noi che muoviamo un grande business da cui tanti traggono vantaggio. La gente negli stadi e i contratti con le TV li portiamo noi». – Cosa detesta nel prossimo? «L’arroganza e l’abitudine di dare giudizi affrettati». – I calciatori sono apolitici? «No, ma è meglio non parlarne. Basta una parola per scatenare un casino». – Oltre il calcio oggi che cosa c’è per lei? «La mia famiglia. Mi piace stare a casa con i bambini». – Ha già scelto il suo appartamento torinese? «Sì, vivrò in centro». – Immagina già il Pirlo ex calciatore? «No. Ma al futuro ho già pensato. Produco vino nella zona del Franciacorta. Per ora se ne occupa mio padre». «Andrea Pirlo è fantastico. Ha una superiore visione di gioco e con un colpo mette la palla dove vuole. Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano». Queste parole di Johan Cruijff spiegano nel migliore dei modi, quale sia stata la grandezza di Andrea Pirlo. E il miglior giocatore del mondo della sua epoca e nel suo ruolo, poteva non vestire la casacca bianconera? Certo che no e, detto fatto, il matrimonio si celebra nell’estate del 2011. È un regalo che la coppia Marotta-Paratici fa ad Antonio Conte, neo allenatore juventino, approfittando del fatto che Andrea è lasciato libero dal Milan. «Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale, perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel ed io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto “no, grazie” e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica. Il Milan ha deciso che non servivo più. L’ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori». Conte capisce immediatamente che il suo 4-2-4 mal si adatta alle caratteristiche del fuoriclasse bresciano e compone un centrocampo di ferro, con Marchisio e Vidal scudieri di Pirlo che è così libero di dipingere traiettorie impossibili per ogni altro giocatore, che sia un passaggio illuminante o una punizione vincente. E l’esordio casalingo contro il Parma è con il botto: assist meraviglioso per Lichtsteiner (il tifoso si abituerà presto a questa combinazione vincente) e 1-0 per la Juve. Altra pennellata per Marchisio, 4-0 e tutti a casa! La stagione prosegue in modo trionfale per la compagine juventina. Il Maestro continua a sfornare assist ai compagni, manca solamente il goal: 18 febbraio 2012, il Catania è inaspettatamente in vantaggio allo Stadium. Ma la gioia dei siciliani dura poco, perché Andrea sfrutta al meglio una punizione dal limite e il pareggio è cosa fatta. Ci penseranno poi Chiellini e Quagliarella a regalare i tre punti alla Vecchia Signora. Si ripete a Firenze, con un inserimento su assist di Marchisio, e su punizione contro la Roma. Arriva lo scudetto e Pirlo è eletto miglior giocatore del campionato juventino. Una bella rivincita per chi lo considerava “bollito”! «Ho avvertito da subito un’aria particolare. A giugno, al matrimonio di Buffon, alcuni suoi amici mi chiedevano se fossi pazzo per aver lasciato il Milan, risposi che quando mi sposto lo faccio per vincere. E dissi che avremmo conquistato lo scudetto. Adesso mi ringraziano, perché andarono a scommettere sul nostro trionfo. Conte è un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3 o 4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina. Il 4-2-4 iniziale mi divertiva, poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta». Si riparte per una nuova avventura: c’è da ripetersi in campionato e da affrontare la Coppa dei Campioni. Pirlo si presenta con tanto di barba, deciso a ripetere le meravigliose prestazioni dell’anno precedente. Se è possibile, Andrea fa ancora meglio: segna 5 reti, tutte su punizione, una più bella dell’altra! Arrivano un nuovo scudetto e la Supercoppa Italiana. Il sogno europeo si infrange contro il fortissimo Bayern, che andrà poi a vincere la coppa. Stagione 2013-14: il numero 21 bianconero («Non potevo cambiare numero. Mio padre Luigi è nato il 21, io mi sono sposato il 21, quello era il numero del campanello a Milano e perfino del civico a Torino», dice) compie 34 anni ma l’entusiasmo è ancora quello degli inizi di carriera. Si parte con la vittoria nella Supercoppa Italiana, grazie a un perentorio 4-0 contro la Lazio. E si prosegue trionfalmente in campionato, dove Pirlo continua a mostrare magie, che siano assist o calci di punizione poco importa. L’apice lo raggiunge il 16 marzo, quando la Juve scende a Genova, sponda rossoblu. Come capita sempre, la squadra avversaria sfodera la “partita della vita” ma la compagine bianconera è abituata a queste “battaglie” e non si lascia certo intimidire. Buffon para un rigore a Calaiò, lo 0-0 sembra scritto, quando l’arbitro concede una punizione dal limite per la Juventus. Mancano pochi minuti alla fine della partita e Pirlo disegna una traiettoria impossibile per il portiere genoano Perin: 1-0 e tutta l’Italia che si stropiccia gli occhi per l’ennesima prodezza del fuoriclasse bresciano. «Goal scudetto? Speriamo sia di aiuto – commenta – sapevamo che era una partita difficile, ma era troppo importante per noi portare a casa i tre punti. Anche se abbiamo fatto molta fatica, lo spirito è stato sempre buono». Purtroppo, in Coppa Campioni le cose vanno male. La Vecchia Signora non supera il girone eliminatorio, sconfitta all’ultima giornata dal Galatasaray, nella palude di Istanbul. Ma per Andrea c’è la grandissima soddisfazione di ricevere la standing ovation del Santiago Bernabéu, così com’era capitato a Del Piero qualche anno prima. Nonostante la sconfitta contro le Merengues, la Juve gioca un’ottima partita e il pubblico madrilista, famoso per il suo palato fine, non risparmia la sua ammirazione per Pirlo, nel momento della sua sostituzione. C’è giusto il tempo per festeggiare il terzo scudetto consecutivo (il quinto per Pirlo) e si riparte. Conte abbandona la nave bianconera il secondo giorno di ritiro e al suo posto arriva quel Massimiliano Allegri che aveva relegato Andrea in panchina, non ritenendolo più adatto al proprio modo di giocare. Purtroppo, la Carta di Identità comincia a farsi pesante: 35 anni non sono uno scherzo. Un infortunio lo tiene fuori nella prima parte della stagione e rientra solamente il 5 ottobre nel big-match contro la Roma. Allegri lo gestisce al meglio, regalandogli spesso turni di riposo, e il Maestro ricomincia a dipingere le sue meravigliose traiettorie che tanto fanno felici i compagni e i tifosi. Segna contro l’Empoli e contro l’Olympiakos su punizione e poi arriva il derby. È il 30 novembre 2014, a Torino piove a dirotto. Come tutti i derby, la partita è molto combattuta. Segna Vidal su rigore, pareggia Bruno Peres dopo essersi fatto tutto il campo palla al piede. Il Torino ha qualche occasione per passare in vantaggio, soprattutto dopo il secondo cartellino giallo rimediato da Lichtsteiner. Juve in 10, quindi, e in difficoltà, ma costantemente proiettata in attacco, alla ricerca della vittoria. Mancano una manciata di secondi alla fine della partita, quando Bonucci recupera un pallone nella trequarti granata e serve Morata. Lo spagnolo passa il pallone a Vidal il quale lo cede a Pirlo. Il Maestro, nonostante la distanza di più di 30 metri dalla porta, non ci pensa su due volte e calcia di prima intenzione. Il pallone rimane a pochi centimetri sollevato dall’erba e si va a infilare nell’angolino alla sinistra del portiere granata. Lo Stadium impazzisce, non c’è cosa più bella, per un tifoso, che vincere un derby all’ultimo respiro. «Era l’ultimo tiro, quello della disperazione ed è andata bene. È bellissimo vincere un derby in 10 all’ultimo secondo, non mi era mai capitato di segnare a pochi istanti dalla fine. Non abbiamo mai mollato e se succedono cose come stasera meglio ancora». È, in pratica, l’ultimo assolo di Von Karajan. Va a segno contro l’Atalanta e poi si infortuna nuovamente contro il Borussia Dortmund. Rientra in tempo per realizzare ancora nel derby, con un precisissimo calcio di punizione. La Juve va alla grande anche senza di lui, vince il quarto scudetto consecutivo, la decima Coppa Italia e vola in finale di Coppa dei Campioni. Proprio contro il Barcellona di Messi, chiude la carriera in bianconero. Le sue lacrime alla fine della partita di Berlino, sono quelle di tutti i tifosi che perdono due volte: l’ennesima finale di coppa e uno dei più grandi giocatori che abbiano mai vestito la casacca juventina. Pochi giorni dopo, infatti, Andrea annuncia la volontà trasferire negli Stati Uniti, per terminare la carriera. «Può essere difficile trasformare le emozioni in parole, soprattutto se coinvolgono quattro anni così importanti della mia vita. Posso solo dire un enorme grazie a tutti coloro che mi hanno accompagnato e sostenuto in questa avventura: la società Juventus a partire dal nostro presidente, senza dimenticare ogni singola persona che ci lavora; i miei compagni di tante battaglie, di molte risate e di qualche lacrima; i tifosi e tutti coloro che mi hanno sempre seguito con affetto anche nei momenti meno belli. Grazie di cuore a tutti voi. Non è stato semplice decidere, ma è arrivato il momento di iniziare una nuova avventura, che però non mi farà mai dimenticare il legame che ho con questi colori. Fino alla fine Forza Juventus». Ritorna nell’estate del 2020 nelle vesti di allenatore dell’Under 23. Ma dopo poche settimane, a sorpresa, Andrea Agnelli gli affida la prima squadra. È una mossa molto azzardata, perché Pirlo non ha mai allenato in vita sua, ma il presidente bianconero è convinto della sua scelta. Sarà una stagione molto complicata per la Vecchia Signora: mai in lotta per lo scudetto, riuscirà a portare a casa la Coppa Italia e la Supercoppa italiana. Ma Pirlo non verrà confermato. «Si è conclusa la mia prima stagione da allenatore. È stato un anno intenso, complicato ma in ogni caso meraviglioso. Quando sono stato chiamato dalla Juventus non ho mai pensato al rischio che correvo, sebbene fosse abbastanza evidente. Ha prevalso il rispetto per i colori di questa maglia e la volontà di mettermi in gioco ad altissimi livelli per il progetto che mi era stato prospettato. Se dovessi tornare indietro rifarei esattamente la stessa scelta, pur consapevole di tutti gli ostacoli che ho incontrato legati ad un periodo così difficile per tutti, che mi ha impedito di pianificare al meglio le mie intenzioni e il mio stile di gioco, ma durante il quale ho comunque raggiunto gli obbiettivi che mi erano stati chiesti. Quest’avventura, nonostante un finale che non mi aspettavo, ha reso ancora più chiaro quale vorrei fosse il mio futuro, che spero sia altrettanto completo e pieno di soddisfazioni come quello che ho vissuto da calciatore. È tempo di rimettersi in gioco e affrontare nuove sfide. Voglio comunque ringraziare la famiglia Juventus e tutti quelli che mi sono stati vicini in questa stagione». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/andrea-pirlo.html -
Andrea Pirlo - Calciatore e Allenatore
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
ANDREA PIRLO https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pirlo Nazione: Italia Luogo di nascita: Flero (Brescia) Data di nascita: 19.05.1979 Ruolo: Centrocampista - Allenatore Altezza: 177 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Soprannome: Maestro - Metronomo - Campanellino - Trilly - Bollicine Alla Juventus dal 2011 al 2015 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 06.06.2015 - Champions League - Juventus-Barcellona 1-3 164 presenze - 19 reti 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Allenatore della Juventus dal 2020 al 2021 52 panchine - 34 vittorie - 10 pareggi - 8 sconfitte 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Andrea Pirlo (Flero, 19 maggio 1979) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico della Sampdoria. Con la nazionale italiana è diventato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d'Europa nel 2012. Soprannominato il Maestro e il Metronomo, si è segnalato sin da giovane come uno dei maggiori talenti espressi dal calcio italiano. È considerato uno dei più grandi centrocampisti di tutti i tempi oltreché uno dei più forti registi della storia del calcio. Quattro volte fra i tre migliori registi dell'anno secondo l'IFFHS (tra il 2006 e il 2015), in altrettante occasioni è stato inserito tra i 23 candidati al Pallone d'oro, classificandosi nono nel 2006, quinto nel 2007, settimo nel 2012 e decimo nel 2013. Ha giocato con Brescia, Inter e Reggina prima di passare al Milan, squadra in cui è stato titolare inamovibile nello schema tattico del tecnico Carlo Ancelotti e con cui ha vinto, in dieci anni di militanza, due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, due UEFA Champions League, due Supercoppe UEFA e una Coppa del mondo per club FIFA. Dal 2011 al 2015 è stato un giocatore della Juventus, con cui ha vinto quattro scudetti, due Supercoppe italiane e una Coppa Italia. Con la nazionale vanta 116 presenze – settimo nella classifica assoluta – e 13 reti. Ha partecipato a tre mondiali, tre europei e due Confederations Cup. Insieme a Daniele De Rossi e Mario Balotelli, è uno dei tre giocatori ad aver segnato almeno una rete in ognuna delle tre principali competizioni calcistiche dell'epoca disputate dalla nazionale maggiore (mondiale, europeo e Confederations Cup). Detiene inoltre il primato di presenze (37, alla pari di Francesco Bardi) e di reti (15, alla pari di Alberto Gilardino) con la nazionale italiana Under-21. Nel 2020 ha intrapreso la carriera da allenatore con la Juventus, con cui ha vinto nella stagione d'esordio una Coppa Italia (2020-2021) e una Supercoppa italiana (2020). Andrea Pirlo Pirlo con la nazionale italiana nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Sampdoria Termine carriera 1º gennaio 2018 - giocatore Carriera Giovanili 1985-1988 Flero 1988-1992 Voluntas Brescia 1992-1996 Brescia Squadre di club 1995-1998 Brescia 47 (6) 1998-1999 Inter 18 (0) 1999-2000 → Reggina 28 (6) 2000-2001 Inter 4 (0) 2001 → Brescia 10 (0) 2001-2011 Milan 284 (32) 2011-2015 Juventus 164 (19) 2015-2017 New York City 60 (1) Nazionale 1994 Italia U-15 3 (0) 1995 Italia U-16 6 (2) 1995 Italia U-17 4 (0) 1995-1997 Italia U-18 18 (7) 1998-2002 Italia U-21 37 (15) 2000-2004 Italia olimpica 9 (1) 2002-2015 Italia 116 (13) Carriera da allenatore 2020 Juventus U23 2020-2021 Juventus 2022-2023 Fatih Karagümrük 2023- Sampdoria Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Europei di calcio Under-21 Oro Slovacchia 2000 Bronzo Svizzera 2002 Giochi olimpici Bronzo Atene 2004 Biografia Dal 2001 al 2014 è stato sposato con Deborah, con cui ha avuto due figli, nati rispettivamente nel 2003 e nel 2006. Dal 2014 è legato a Valentina, con cui ha avuto due figli gemelli, nati a New York nel 2017, con la quale si è risposato a Torino nel 2022. Caratteristiche tecniche Giocatore «Pirlo è un leader silenzioso: parla coi piedi.» (Marcello Lippi) Pirlo, con la maglia del Milan, in attesa di calciare una punizione, pezzo forte del suo repertorio balistico Accostato per alcune caratteristiche a Gianni Rivera, in giovane età ha giocato spesso in posizione di trequartista; in seguito, durante la sua militanza nel Brescia, ha iniziato ad agire stabilmente da regista di centrocampo, per volere dell'allenatore Carlo Mazzone. Dotato di grande tecnica e di una visione totale del campo, era in grado di effettuare passaggi con estrema precisione. Pur non essendo molto veloce, era dotato di un ottimo dribbling, che nasceva principalmente da finte di corpo che gli consentivano di liberarsi dell'avversario. Era inoltre uno specialista nell'esecuzione dei calci piazzati, che si trattasse di rigori – talvolta eseguiti col gesto del cucchiaio – o di punizioni; per affinare quest'ultima abilità si è ispirato dapprima a Roberto Baggio, suo compagno di squadra nelle stagioni 1998-1999 e 2000-2001, e in seguito a Juninho Pernambucano: a partire dal 2005 ha infatti aggiunto al proprio repertorio un nuovo modo di calciare le punizioni, «l'ascensore» (o, come ribattezzato successivamente, «la maledetta»), una tecnica che consente di imprimere al pallone traiettorie imprevedibili sfruttando l'effetto Magnus. Pirlo è il secondo giocatore con il maggior numero di gol (26) realizzati su punizione in Serie A, alle spalle di Siniša Mihajlović (28). Nella classifica dei centri realizzati nella stessa maniera in Champions League è terzo con 5 gol, dietro Juninho Pernambucano (10) e Cristiano Ronaldo. Nell'arco della sua carriera, sono 46 le reti realizzate complessivamente su calcio piazzato. Carriera Giocatore Club Brescia Dopo aver mosso i primi passi nel Flero, squadra dell'omonimo paese dove è cresciuto, e nella Voluntas, è poi entrato nel settore giovanile del Brescia, giocando come mezzapunta. Un quindicenne Pirlo nelle giovanili del Brescia nella stagione 1994-1995 Nella stagione 1994-1995 ha ottenuto la sua prima presenza tra i professionisti, quando il 21 maggio 1995, con il Brescia già retrocesso, ha esordito in Serie A sostituendo Marco Schenardi nella partita Reggiana-Brescia (2-0) disputata allo Stadio Giglio, diventando a 16 anni e 2 giorni il più giovane esordiente della squadra lombarda nella massima serie. La stagione seguente non è mai stato impiegato con la prima squadra, mentre con la formazione Primavera ha vinto il Torneo di Viareggio. Nella stagione 1996-1997 è entrato a far parte della prima squadra, sotto la guida dell'allenatore Edoardo Reja, e con 17 presenze e 2 reti ha contribuito alla promozione del Brescia, che ha vinto il campionato di Serie B. La stagione seguente è stato impiegato con continuità nella massima serie, dove ha realizzato 4 gol in 29 presenze il primo dei quali in Brescia-L.R. Vicenza 4-0 del 19 ottobre 1997, quando il giovane centrocampista bresciano ha chiuso le marcature per le "rondinelle". A fine stagione il Brescia è nuovamente retrocesso nella categoria cadetta. Inter, Reggina e ritorno al Brescia Nel 1998, a 19 anni, è stato ingaggiato dall'Inter, dove ha collezionato 18 presenze in campionato partendo spesso dalla panchina. In totale nel corso della stagione è stato impiegato in 32 partite, facendo il suo esordio nelle competizioni confederali in occasione di un preliminare di Champions League contro lo Skonto Riga (4-0). Nel 1999 l'Inter lo ha dato in prestito alla Reggina, club al suo primo campionato di Serie A, dove insieme a Roberto Baronio e Mohamed Kallon ha disputato un campionato da protagonista nel quale ha giocato 28 partite, realizzando 6 gol. Da sinistra: Nicola Ventola, Paulo Sousa e Pirlo all'Inter durante il ritiro estivo della stagione 1998-1999. L'anno seguente è tornato all'Inter ma, dopo aver trovato poco spazio nelle prima parte della stagione (solo 8 presenze), a gennaio è stato ceduto in prestito al Brescia, la società nella quale era cresciuto. L'allenatore Carlo Mazzone ha deciso di arretrare la sua posizione in campo, impiegandolo come regista di centrocampo, per farlo giocare insieme a Roberto Baggio. Tra i due giocatori si è instaurata un'ottima intesa, e il Brescia ha raggiunto a fine stagione la settima posizione in Serie A, miglior piazzamento di sempre in massima serie della squadra lombarda. Di notevole fattura il gol di Baggio in Juventus-Brescia nell'aprile 2001, rete nata proprio dall'assist di Pirlo. Baggio dirà di lui: «Andrea ha dimostrato tutto il suo grande talento e il suo valore. Quando giocavamo insieme tutto dipendeva da lui. Ha sempre avuto il grande merito di vedere in anticipo quello che poteva succedere all'interno dell'azione. La sua visione di gioco, quello che sa fare, quello che sa costruire, fanno di lui un fuoriclasse. Andrea ha qualcosa che non si vede spesso in giro.» (Roberto Baggio parla di Pirlo nel 2007) Nel corso della stagione Pirlo ha disputato 10 partite fino ad aprile, quando durante un allenamento si è fratturato il quinto metatarso del piede destro ed è quindi dovuto rimanere fermo fino a giugno. Milan 2001-2003 Da sinistra: Pirlo, Rui Costa e Fatih Terim, volti nuovi del Milan nel precampionato 2001-2002 Nell'estate 2001 Pirlo viene acquistato dal Milan a titolo definitivo per circa 35 miliardi di lire (nell'ambito della stessa operazione Dražen Brnčić passa ai nerazzurri). A causa degli infortuni degli incontristi Gennaro Gattuso e Massimo Ambrosini, Pirlo, d'accordo con l'allenatore Carlo Ancelotti, è ritornato a giocare nella stessa posizione che aveva al Brescia, cioè davanti alla difesa. Il modulo rossonero in questa stagione è stato il 4-3-1-2. L'esordio in maglia rossonera è avvenuto il 20 settembre 2001 nella partita di Coppa UEFA vinta per 2-0 in casa del BATE Borisov; Pirlo è partito dalla panchina ed è subentrato nel corso dell'intervallo al compagno di squadra Massimo Donati. Il 28 febbraio seguente, nei quarti di finale di ritorno di Coppa UEFA contro il Roda JC, Pirlo ha realizzato il quarto tiro di rigore della sua squadra, contribuendo al passaggio del turno del Milan. Il 30 marzo 2002 ha realizzato su punizione il suo primo gol in rossonero, in Milan-Parma, contribuendo al 3-1 finale. Nella stagione 2002-2003 il Milan ha giocato con il modulo "ad albero di Natale" (il 4-3-2-1), in modo tale da far convivere nella stessa formazione giocatori come Seedorf, Rui Costa, Rivaldo e lo stesso Pirlo. Da questo momento in poi Pirlo è stato schierato come regista davanti alla linea difensiva, affiancato a centrocampo da Seedorf e da Gattuso. A fine stagione, qualche giorno prima di disputare e vincere la Coppa Italia, ha giocato titolare la finale di Champions League contro la Juventus: Pirlo è uscito al 71' e il Milan ha poi battuto i bianconeri ai tiri di rigore dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari e supplementari. Pirlo mentre festeggia con i compagni la vittoria nella finale di Manchester In questa stagione Pirlo ha totalizzato 42 presenze e segnato 9 reti (di cui 8 su calcio di rigore), firmando quello che è il suo record di marcature in una stagione e in Serie A, visto che tutte le reti vennero realizzate in campionato. Da questa stagione in poi, Pirlo, che nel nuovo ruolo è stato definito da Parreira uno "Zico davanti alla difesa", è diventato un giocatore insostituibile nei piani tattici del Milan e anche un punto fermo della nazionale italiana. 2003-2005 All'inizio della stagione 2003-2004 il Milan ha affrontato la Juventus in Supercoppa italiana, perdendo ai tiri di rigore dopo l'1-1 dei supplementari (gol, entrambi all'overtime, dello stesso Pirlo e di David Trezeguet); il centrocampista rossonero aveva anche realizzato il primo tiro dal dischetto della serie necessaria per assegnare la vittoria. Dopo questa sconfitta i rossoneri hanno vinto a Monte Carlo la Supercoppa UEFA contro il Porto, (futura vincitrice della Champions League 2003-2004), mentre hanno perso la Coppa Intercontinentale contro gli argentini del Boca Juniors ai tiri di rigore, complici gli errori dello stesso Pirlo, di Seedorf e di Costacurta. Nell'andata dei quarti di finale di Champions League contro il Deportivo La Coruña, Pirlo realizza la prima rete stagionale nella competizione, contribuendo al 4-1 del Milan. Tuttavia, nella gara di ritorno, gli spagnoli hanno ribaltato il risultato ed eliminato i rossoneri dalla competizione. La clamorosa sconfitta ha suscitato tanti interrogativi; lo stesso Pirlo, nella sua autobiografia pubblicata nel 2014, ha sollevato forti sospetti riguardo al possibile utilizzo da parte della squadra avversaria di sostanze dopanti: «Non sono in possesso di prove, per cui la mia non è un'accusa, mai mi permetterei di formularla. Semplicemente è un pensiero cattivo che mi sono concesso, però per la prima e unica volta nella vita mi è venuto il dubbio che qualcuno sul mio stesso campo potesse essersi dopato». A fine stagione, conclusa da protagonista con 44 presenze e 8 reti, ha vinto il suo primo scudetto (il 17º della storia rossonera). Pirlo in maglia rossonera nel 2005 Il 21 agosto 2004 i rossoneri battono la Lazio per 3-0 a San Siro grazie a una tripletta di Ševčenko e si aggiudicano la loro quinta Supercoppa di Lega inaugurando così la stagione 2004-2005. In Champions League, il Milan ha raggiunto la finale contro il Liverpool, perdendo ai tiri di rigore a seguito di un rocambolesco 3-3 nei tempi regolamentari: nell'occasione Pirlo ha fallito, insieme ai compagni Serginho e Ševčenko, uno dei tiri dal dischetto che hanno portato i rossoneri alla sconfitta. Dopo questa dolorosa finale, Pirlo ha pensato addirittura di lasciare il calcio giocato. «[...] ho seriamente pensato di lasciare il calcio perché mi sembrava che non avesse più senso nulla, non mi sentivo più un calciatore e nemmeno più un uomo, non avevo neanche il coraggio di guardarmi allo specchio. Dopo quella partita abbiamo creato una nuova malattia dai molteplici sintomi, nota come "sindrome di Istanbul" e ancora adesso non so bene davvero cosa sia successo quella sera.» (Andrea Pirlo racconta la finale di Istanbul nell'autobiografia Penso quindi gioco) 2005-2011 Nella stagione 2005-2006, dopo la sconfitta in semifinale in Champions contro il Barcellona, poi vincitore del trofeo, la squadra rossonera si è classificata terza in campionato, dopo essere stata declassata dal secondo posto ottenuto sul campo a seguito dello scandalo Calciopoli. Pirlo ha concluso la stagione con 5 reti in 49 partite. Nella stagione successiva Pirlo, dopo il successo al campionato del mondo 2006 in Germania, si è classificato 9º nel Pallone d'oro 2006, premio vinto dal compagno di squadra Fabio Cannavaro. Dopo la vittoria in semifinale contro il Manchester United (alla quale Pirlo contribuisce con l'assist per il secondo gol del Milan, firmato da Clarence Seedorf), il Milan tornò in finale di Champions League, nuovamente contro il Liverpool, vincendo per 2-1 e ottenendo la rivincita della finale disputata due anni prima. Pirlo ha propiziato con un calcio di punizione il primo dei due gol di Filippo Inzaghi, che ha descritto così la giocata del compagno: «Andrea mi ha fatto segnare tanto, ma la punizione per il primo gol di Atene resterà indimenticabile per me: un assist involontario e meraviglioso.» (Filippo Inzaghi sull'assist di Pirlo nella finale di Champions League contro il Liverpool nel 2007 ad Atene) Pirlo in maglia rossonera nel 2008 Nella stagione successiva Pirlo, dopo il successo in Champions League, si è classificato 5º nel Pallone d'oro 2007, vinto dal compagno di squadra Kaká. Il Milan nel corso dell'annata ha vinto la Supercoppa UEFA contro il Siviglia e la Coppa del mondo per club contro il Boca Juniors. All'inizio della stagione 2009-2010, dopo l'addio di Carlo Ancelotti e l'arrivo di Leonardo in panchina, Pirlo è stato sul punto di seguire il suo ex allenatore al Chelsea, ma il trasferimento è stato bloccato dal presidente milanista Silvio Berlusconi. In un'annata scevra di successi, seppur conclusa al terzo posto in campionato, ha segnato la sua unica rete nel successo in Champions League per 3-2 sul campo del Real Madrid. Il 7 maggio 2011, dopo una stagione segnata da diversi infortuni, ha vinto lo scudetto con i rossoneri a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma. Il 18 maggio 2011, non rientrando più nei piani del tecnico Massimiliano Allegri per ragioni tattiche – «nel mio ruolo [...] preferiva altri giocatori» – né in quelli della società che lo considera ormai avviato al tramonto della carriera, non accetta il rinnovo di contratto offertogli – «il Milan ha deciso che non servivo più. L'ho capito subito durante quel colloquio» – e decide di svincolarsi dai rossoneri dopo dieci anni. Con il Milan, Pirlo ha disputato 401 partite nelle quali ha segnato 41 gol, vincendo 2 Champions League, 2 Supercoppe UEFA, una Coppa del mondo per club FIFA, 2 scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. È inoltre il giocatore che ha disputato più partite in una singola stagione nella storia del Milan: 52 nell'annata 2006-2007. Juventus 2011-2013 «Mi chiedevano se fossi pazzo per aver lasciato il Milan, risposi che quando mi sposto lo faccio per vincere.» (Andrea Pirlo, 11 maggio 2012) Pirlo al debutto con la Juventus nel precampionato dell'estate 2011 Dopo avere indossato per dieci stagioni la maglia rossonera, nell'estate del 2011 si accasa a parametro zero alla Juventus. Nonostante i numerosi dubbi della vigilia da parte degli addetti ai lavori, al contrario l'avventura torinese ha costituito una sorta di seconda giovinezza per Pirlo, il cui innesto si è rivelato determinante per il ritorno ai vertici del club bianconero dopo i difficili anni post-Calciopoli e annesso avvio di un nuovo ciclo di vittorie. Ha esordito in maglia bianconera l'11 settembre 2011 nella partita di campionato contro il Parma (4-1), gara nella quale ha realizzato gli assist per il primo e il quarto gol della squadra torinese segnati rispettivamente da Lichtsteiner e Marchisio. Ha segnato il primo gol in maglia bianconera nella partita Juventus-Catania 3-1 del 18 febbraio 2012, sfruttando un calcio di punizione. L'11 marzo 2012, in occasione della gara della 27ª giornata di campionato contro il Genoa, ha disputato la 400ª partita in Serie A. Il 6 maggio 2012, col successo sul Cagliari sul campo neutro di Trieste, si è aggiudicato lo scudetto coi bianconeri. Ha concluso la stagione con 13 assist e 3 reti in campionato. L'AIC lo ha premiato con il titolo di miglior calciatore assoluto della Serie A 2011-2012. Sempre in questa stagione si è classificato al quarto posto dell'UEFA Best Player in Europe Award. L'11 agosto 2012 ha vinto la sua seconda Supercoppa italiana grazie al risultato di 4-2 sul Napoli. Alla fine dell'anno solare si classifica 7º al Pallone d'oro FIFA 2012, vinto poi dall'argentino Lionel Messi, e viene inserito nella Squadra dell'anno UEFA. Il quotidiano inglese The Guardian lo classifica 8º tra i migliori calciatori dell'anno. Pirlo in azione in maglia bianconera nella sfida di Champions League del 5 dicembre 2012 contro lo Shakhtar Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, ha vinto il terzo scudetto personale di fila. Conclude la stagione con 5 gol, tutti su calcio di punizione; risulta così il miglior tiratore del campionato sotto questo aspetto, a pari merito con Francesco Lodi. A fine stagione l'azienda Bloomberg lo ha classificato al quinto posto tra i migliori giocatori europei. 2013-2015 Il 18 agosto 2013 ha vinto la sua terza Supercoppa italiana, seconda consecutiva con la maglia della Juventus, a seguito del risultato di 4-0 sulla Lazio. Nello stesso anno si classifica 10º per il Pallone d'oro FIFA 2013, vinto poi dal portoghese Cristiano Ronaldo. Il 26 ottobre disputa da titolare Real Madrid-Juventus (2-1), gara valida per i gironi di Champions League 2013-2014; al momento della sua uscita dal campo, al 59', tutto il pubblico del Santiago Bernabéu gli tributa una standing ovation così com'era successo solo ad un altro giocatore bianconero, Alessandro Del Piero. Ha segnato il suo primo gol in Europa League, e primo gol europeo con la maglia della Juventus, il 20 marzo nella trasferta contro la Fiorentina, finita poi 0-1, su calcio di punizione, nella sfida di ritorno degli ottavi di finale. Il 10 aprile 2014, nel ritorno dei quarti di finale di Europa League contro il Lione ha realizzato il gol che ha aperto le marcature, sempre su punizione, nella partita conclusasi 2-1: anche grazie al suo gol i bianconeri sono approdati in semifinale; con questa rete è anche diventato, con sei realizzazioni, il miglior tiratore stagionale su calcio di punizione in Europa. Pirlo con la Juventus durante la tournée in Asia e Australia dell'estate 2014 Il 4 maggio, grazie alla sconfitta della Roma contro il Catania (4-1), vince il suo quarto scudetto consecutivo, il terzo con la Juventus. Dopo aver chiuso la stagione con 45 presenze, 6 reti, tutte realizzate su calcio di punizione, e 6 assist all'attivo, è stato inserito nella lista dei 18 migliori giocatori dell'Europa League 2013-2014. All'inizio della stagione 2014-2015, dopo le improvvise dimissioni di Conte, sulla panchina torinese arriva Massimiliano Allegri, proprio colui che tre anni prima era stato tra i motivi dell'addio di Pirlo al Milan: nonostante gli screzi passati, i due ricuciono in breve il rapporto – «abbiamo messo una pietra sopra al passato, se non si fa così non si va da nessuna parte» –, sicché il fantasista bresciano rimane tra i punti fermi della squadra piemontese. Il 2 maggio 2015, con la vittoria della Juventus in casa della Sampdoria (0-1), Pirlo si aggiudica il suo quarto scudetto bianconero e il quinto consecutivo. Il 19 maggio 2015, in occasione del suo 36º compleanno, Pirlo viene inserito nella classifica dei migliori dieci calciatori con oltre 36 anni stilata da France Football. Il giorno successivo vince la Coppa Italia battendo in finale la Lazio per 2-1; nel corso della partita, con i biancocelesti in avanti per 0-1, Pirlo batte la punizione da cui scaturirà il momentaneo pareggio dei bianconeri. Il 6 giugno perde per 1-3 la finale di Champions League contro il Barcellona. Alla conclusione della Champions League, viene inserito nella squadra ideale dell'edizione 2014-2015. New York City e ritiro Pirlo con la maglia del New York City nel 2016 Il 6 luglio 2015 passa a titolo gratuito al New York City: il giocatore lascia dunque la Serie A con all'attivo 20 stagioni e 493 partite complessive. Esordisce nella MLS il 26 luglio, entrando al 56' del match tra New York City e Orlando City, conclusosi 5-3 per i padroni di casa. A fine stagione, le presenze in campionato saranno 13. Il 18 giugno 2016, nella vittoria casalinga sui Philadelphia Union, segna su punizione il suo primo (e unico) gol in Major League Soccer; Pirlo colleziona 32 presenze in regular season e una nei play-off, mettendo a referto anche 11 assist. La terza stagione in MLS è la più difficile a livello personale, con il giocatore vittima di numerosi problemi fisici che non gli consentono di giocare con continuità (le presenze in regular season saranno solo 15). Il 5 novembre 2017 disputa la sua ultima partita da professionista subentrando al 90' della gara contro il Columbus Crew, valida per il ritorno della semifinale play-off di Eastern Conference. Nazionale Nazionale Under-21 e olimpica Pirlo ha preso parte con la nazionale Under-21 del commissario tecnico Marco Tardelli all'europeo di categoria 2000, vinto in finale dall'Italia contro la Repubblica Ceca grazie alla sua doppietta, e del quale è stato capocannoniere con 3 gol oltreché nominato migliore giocatore. Ha poi disputato anche l'edizione del 2002, nella quale l'Italia è uscita in semifinale. Con 37 partite giocate e 15 reti segnate tra il 1998 e il 2002, è tuttora il primatista assoluto degli Azzurrini sia come presenze (alla pari di Francesco Bardi) sia come gol (alla pari di Alberto Gilardino). Pirlo esultante con la maglia dell'Under-21 nel 1999 Contemporaneamente, con la nazionale olimpica ha preso parte ai Giochi di Sydney 2000, chiusi dall'Italia ai quarti di finale. Confermato nella rappresentativa olimpica Under-23 anche per la successiva edizione di Atene 2004, stavolta convocato come fuoriquota dal selezionatore Claudio Gentile, contribuisce alla conquista della medaglia di bronzo. Nazionale maggiore Gli esordi, Euro 2004 Il 7 settembre 2002, a 23 anni, esordisce in nazionale maggiore con il commissario tecnico Giovanni Trapattoni, entrando nella ripresa della partita vinta 2-0 in trasferta contro l'Azerbaigian, valida per le qualificazioni europee. Trapattoni inizia subito ad apprezzare Pirlo, esaltandone la capacità di costruzione e di interdizione, al punto tale da ridisegnare i suoi schemi tattici per far giocare più frequentemente il milanista nel centrocampo azzurro. Il 30 maggio 2004 realizza il suo primo gol in nazionale, segnando su calcio di punizione dopo essere entrato nel secondo tempo dell'amichevole Tunisia-Italia (0-4) disputata a Tunisi. Pirlo è stato convocato da Trapattoni per il campionato d'Europa 2004 in Portogallo, dove indossa la maglia numero ventuno che lo accompagnerà anche nelle competizioni degli anni successivi. Alla vigilia della competizione, tuttavia, non parte tra i titolari e viene impiegato per la prima volta solo nella seconda sfida della fase a gironi, il pareggio per 1-1 contro la Svezia il 18 giugno allo Stadio do Dragão. Disputa da titolare anche la terza e ultima gara del girone contro la Bulgaria, che malgrado la vittoria per 2-1 sancisce la prematura eliminazione dell'Italia dal torneo. Mondiale 2006 Dal 2004 in poi diventa titolare nei piani tattici del nuovo CT Marcello Lippi che lo convoca con continuità. Il 26 marzo 2005 ha realizzato la sua unica doppietta in maglia azzurra contro la Scozia, gara valida per le qualificazioni mondiali. Dopo aver disputato gran parte delle partite di qualificazione, è stato inserito dal CT Lippi tra i convocati per il campionato del mondo 2006 in Germania. Esordisce in questa competizione il 16 giugno contro il Ghana, prima gara della fase a gironi, realizzando il primo gol dell'Italia nella competizione mondiale, un destro a girare dal vertice sinistro dell'area su azione d'angolo. Nella seconda sfida del girone contro gli Stati Uniti d'America, ha realizzato su punizione l'assist ad Alberto Gilardino per il momentaneo 0-1 dell'Italia. Nella semifinale contro la Germania, ha servito l'assist vincente a Fabio Grosso per il momentaneo 0-1 dell'Italia. Quindi, nella finale contro la Francia, il centrocampista ha battuto il calcio d'angolo da cui è scaturito il gol dell'1-1 di Marco Materazzi: nell'epilogo ai tiri di rigore, Pirlo ha messo a segno il primo penalty della serie, terminata con la vittoria dell'Italia, laureatasi campione del mondo per la quarta volta nella sua storia. Durante la manifestazione in Germania si è aggiudicato il Man of the Match assegnato dalla FIFA in tre partite: Italia-Ghana, Germania-Italia e anche Italia-Francia, finale del torneo. Pirlo è stato votato terzo miglior giocatore del Mondiale dopo Zinédine Zidane e Fabio Cannavaro. Euro 2008, Confederations Cup 2009 e mondiale 2010 È stato convocato dal CT Roberto Donadoni per la fase finale del campionato d'Europa 2008 in Austria e Svizzera, dove ha disputato tutte e tre le partite del girone iniziale, segnando una rete su calcio di rigore nella gara contro la Francia vinta 2-0 e decisiva per il passaggio del turno. Ha poi saltato la gara dei quarti di finale contro la Spagna, persa dall'Italia ai tiri di rigore, a causa di una squalifica per due ammonizioni ricevute nel corso della fase a gironi. Nel giugno 2009 ha fatto parte della selezione per la Confederations Cup 2009, disputando tutte le tre partite degli azzurri nella manifestazione e realizzando anche un assist per il secondo gol di Rossi contro gli Stati Uniti- L'Italia è stata eliminata nella fase a gruppi avendo chiuso il girone B alle spalle di Brasile e Stati Uniti. Pirlo è stato selezionato dal CT Marcello Lippi per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica, dove, a causa di un infortunio al polpaccio sinistro, è sceso in campo solo nel secondo tempo dell'ultima partita del girone, persa contro la Slovacchia, che sancisce l'eliminazione dell'Italia. Euro 2012 Pirlo in azione durante il quarto di finale contro l'Inghilterra a Euro 2012 Il 3 settembre 2010, in assenza di Gianluigi Buffon, ha indossato per la prima volta dall'inizio la fascia di capitano della nazionale italiana nella gara delle qualificazioni europee vinta 2-1 a Tallinn contro l'Estonia, partita nella quale su calcio d'angolo è stato autore dell'assist per il primo gol degli Azzurri segnato da Antonio Cassano. Nella partita d'esordio dell campionato d'Europa 2012, contro la Spagna, ha realizzato l'assist per il temporaneo 1-0 di Antonio Di Natale (risultato finale 1-1). Il 14 giugno 2012, nella seconda gara dell'europeo contro la Croazia, ha segnato su punizione il gol del momentaneo 1-0; la partita è poi terminata col punteggio di 1-1. Il 24 giugno seguente, nella partita dei quarti di finale contro l'Inghilterra, dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari e supplementari, nell'epilogo ai tiri di rigore calcia uno dei 4 penalty decisivi per l'esito della partita, piazzando un "cucchiaio" alla sinistra di Joe Hart. Ha disputato da titolare tutte le 6 partite degli Azzurri nella manifestazione, chiusa al secondo posto dopo la sconfitta in finale per 4-0 contro la Spagna; in 3 di queste partite è stato nominato man of the match dall'UEFA. Confederations Cup 2013 e mondiale 2014 Convocato per la Confederations Cup 2013, nella prima gara contro il Messico del 16 giugno 2013, giocatasi al Maracanã, ha raggiunto le 100 presenze in nazionale e ha realizzato su punizione il gol del temporaneo 1-0; la partita è poi terminata col punteggio di 2-1 per l'Italia. A causa di una contrattura, Pirlo è costretto a saltare la finale del girone contro il Brasile. È tornato in campo nella semifinale con la Spagna, persa ai tiri di rigore. Pirlo in azione durante l'amichevole contro il Portogallo nel giugno 2015 Nella prima gara del campionato del mondo 2014 contro l'Inghilterra (vinta 2-1 dagli Azzurri) ha indossato la fascia di capitano dal primo minuto a causa dell'assenza di Buffon. È partito titolare anche nelle altre due partite del primo turno contro la Costa Rica e l'Uruguay entrambe perse dall'Italia che ha così concluso al terzo posto nel girone D venendo eliminata. Sebbene avesse reso nota, nel corso della stagione 2013-2014, l'intenzione di ritirarsi dalla nazionale al termine del mondiale, dopo l'eliminazione prematura dell'Italia Pirlo ritorna sui suoi passi, decidendo di continuare la sua avventura in maglia azzurra, di comune accordo col nuovo CT Antonio Conte. Il 10 ottobre 2014, scendendo in campo contro l'Azerbaigian, raggiunge quota 113 presenze in maglia azzurra superando Dino Zoff, fermo a 112, e portandosi al quarto posto in assoluto. Disputa tuttavia solo 4 partite nel biennio di Conte, che alla fine non lo inserisce nella lista dei convocati per il campionato d'Europa 2016, uscendo così definitivamente dal giro della nazionale. Allenatore Juventus Nonostante quanto aveva dichiarato sul finire della carriera agonistica – «non farò mai l'allenatore» –, una volta cessata l'attività di calciatore Pirlo torna presto sui propri passi; il 27 settembre 2018 ottiene a Coverciano la qualifica UEFA A, che lo abilita all'allenamento di tutte le formazioni giovanili e delle prime squadre fino alla Serie C, oltreché alla posizione di allenatore in seconda in Serie B e Serie A. Il 30 luglio 2020 torna alla Juventus per intraprendere la sua prima esperienza in panchina, venendo inizialmente nominato tecnico della Juventus U23, la seconda squadra bianconera militante in Serie C; tuttavia l'8 agosto seguente, dopo l'esonero di Maurizio Sarri, viene promosso alla guida della prima squadra. Ancora sprovvisto del patentino UEFA Pro, necessario per guidare club in Serie A, il successivo 14 settembre ottiene l'abilitazione a Coverciano. Sei giorni dopo fa il suo debutto da allenatore, in occasione della vittoria casalinga juventina 3-0 sulla Sampdoria in avvio di campionato; un mese dopo, il 20 ottobre fa il suo esordio anche in Champions League, nel successo per 2-0 sul terreno della Dinamo Kiev. Il 20 gennaio 2021 vince il suo primo titolo da allenatore, aggiudicandosi la Supercoppa italiana dopo avere battuto il Napoli per 2-0 nella finale di Reggio Emilia. Pur andando incontro a un'annata altalenate quanto a gioco e risultati, in cui la squadra bianconera abdica quale campione d'Italia dopo nove anni, la stagione si chiude in crescendo per Pirlo che il 19 maggio alza il suo secondo trofeo in panchina, la Coppa Italia, dopo avere battuto in finale, ancora a Reggio Emilia, l'Atalanta per 2-1. L'andamento globale della stagione non gli vale tuttavia la conferma in panchina anche per la successiva. Fatih Karagümrük e Sampdoria Dopo un anno d'inattività, il 12 giugno 2022 torna ad allenare, sedendosi sulla panchina del Fatih Karagümrük, club turco di Süper Lig. Sul finire di un campionato che vede la squadra stazionare a centro classifica, il 24 maggio 2023, a tre giornate dal termine, risolve il proprio contratto con la società. Il successivo 27 giugno torna ad allenare in Italia, venendo ingaggiato dalla Sampdoria, neoretrocessa in Serie B. Palmarès Giocatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Brescia: 1996 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Brescia: 1996-1997 Coppa Italia: 2 - Milan: 2002-2003 - Juventus: 2014-2015 Campionato italiano: 6 - Milan: 2003-2004, 2010-2011 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 Supercoppa italiana: 3 - Milan: 2004 - Juventus: 2012, 2013 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 2 - Milan: 2002-2003, 2006-2007 Supercoppa UEFA: 2 - Milan: 2003, 2007 Coppa del mondo per club: 1 - Milan: 2007 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Slovacchia 2000 Bronzo olimpico: 1 - Atene 2004 Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Capocannoniere dell'Europeo Under-21: 1 - Slovacchia 2000 (3 gol) Miglior giocatore dell'Europeo Under-21: 1 - Slovacchia 2000 Miglior giocatore della finale del Mondiale: 1 - Germania 2006 All-Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006 Pallone di bronzo dei Mondiali: 1 - Germania 2006 FIFA/FIFPro World XI: 1 - 2006 Pallone d'argento: 1 - 2011-2012 ESM Team of the Year: 1 - 2011-2012 Pallone Azzurro: 1 - 2012 Squadra del Torneo UEFA degli Europei: 1 - Polonia-Ucraina 2012 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2012 Gran Galà del calcio AIC: 8 Squadra dell'anno: 2012, 2013, 2014, 2015 Miglior calciatore assoluto: 2012, 2013, 2014 Premio alla carriera: 2018 Guerin d'oro: 1 - 2012 Premio Bulgarelli Number 8: 1 - 2013 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea" - 2013 Squadra della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2013-2014 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2014-2015 All-Time XI dell'Europeo Under-21: 1 - 2015 Globe Soccer Awards: 1 - Premio alla carriera per calciatori: 2015 Premio internazionale Giacinto Facchetti - 2017 Inserito tra le “Leggende del calcio” del Golden Foot - 2018 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Giocatore italiano - 2019 Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Allenatore Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2020-2021 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 27 settembre 2004. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana. Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana. -
ALESSANDRO FRARA La prima cosa che colpisce di Alessandro Frara – scrive Maurizio Ternavasio su “Hurrà Juventus” del maggio 2001 – è la contrapposizione tra la faccia da bravo ragazzo e la grinta. Ci spieghiamo meglio: l’aspetto esteriore e il modo di presentarsi farebbero propendere per il classico giovane tutto casa e chiesa, brillante a scuola, educato e sensibile. E, infatti, è proprio così: nonostante Alessandro stia studiando con profitto per diventare calciatore professionista, riesce ugualmente a essere (e non soltanto ad apparire) uguale a chi non deve affrontare un impegno tanto gravoso. Sia ben chiaro, non che chi giochi a calcio sia sempre all’opposto; solo che di solito la scuola è difficilmente conciliabile con lo sport ad alto livello, la famiglia è giocoforza spesso lontana e i modi tendono a essere meno formali che nel suo caso. Alessandro frequenta con successo l’ultimo anno di liceo classico senza essere mai stato rimandato; in campo è tenace, rognoso, se occorre anche cattivo e non tira mai indietro la gamba. Una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde, insomma. «Non sono diverso dagli altri, soltanto mi applico. Se i compagni di classe brillano studiando dieci ore il giorno, io me la cavo sfruttando le due-tre ore che il football mi lascia a disposizione. Tra l’altro proprio in questo periodo devo decidere il futuro: non ho ancora sciolto ogni riserva ma credo che mi iscriverò a Giurisprudenza oppure a Scienze Politiche». Leader del centrocampo nonostante i diciotto anni compiuti da poco, il torinese Frara, alla nona stagione in Juve, ha già al suo attivo due campionati e mezzo con la formazione Primavera. Testa alta, gran tiro da fuori, Alessandro calcia quasi indifferentemente di destro e di sinistro e ha anche una buona elevazione. Abile nell’impostare (ma anche nel concludere: per lui quest’anno tre reti in campionato), si giudica più un offensivista che un incontrista, e si trova particolarmente a suo agio come centrale, ma neppure disdegna di posizionarsi a destra, sulla fascia. Il calcio, per Alessandro, è più che una passione; anzi, è un affare di famiglia, visto che il padre Gianni è stato professionista di buon livello per dodici stagioni. «Papà, centrocampista classe 1955, è cresciuto nel settore giovanile del Torino, e poi ha girovagato in Serie C tra Cosenza, Ravenna, Modena, Ancona, Novara, Asti e Voghera. A fine carriera è stato allenatore-giocatore del Nizza Millefonti, la terza squadra di Torino, in Interregionale. Ora sta pilotando con successo la Sangiustese nella volata decisiva per la C2». Sua sorella Francesca, tredicenne con l’hobby della pallavolo, è un po’ la mosca bianca della famiglia. «Mia madre assiste a quasi tutte le mie partite, facendo le veci di papà che invece il sabato è spesso impegnato con i suoi ragazzi. Il calcio è per lei una specie di dannazione: dopo il marito, ci mancava anche il figlio. A parte gli scherzi, forse comincio a darle qualche piccola soddisfazione: la recente convocazione in Nazionale Under 18 per la qualificazione agli Europei di categoria l’ha certamente resa felice. Io però mi sento tutt’altro che arrivato». Ci mancherebbe altro. Anche perché per Frara junior il bello deve ancora venire. Nel calcio attuale a diciotto anni, anche se si promette bene come nel suo caso, non si è ancora né carne né pesce, sino a quando non si entra in pianta stabile a far parte della rosa di prima squadra di qualche società professionistica di buon livello. Nessuno può, infatti, negare che il gran numero di stranieri presenti in tutte le serie penalizzino più del dovuto i nuovi talenti che cercano di farsi largo nel calcio che conta. Per questo i giovani “nostrani”, per arrivare in alto, devono mettere in mostra qualità davvero fuori dal comune. «Per carattere sono portato a puntare sempre al massimo, che nel mio caso significa alla Serie A. Visto che mi muove un’enorme passione per il calcio in quanto sport e non solo il mito della celebrità e del conto in banca, mi adeguerei anche a un’onesta carriera in Serie C, come quella di papà. Pure in questo caso, inutile dirlo, se dovessi scegliere privilegerei il football rispetto alla laurea. Però conto di portare avanti le due cose insieme. Almeno, ci provo». Intanto la Primavera dei Guzmán, dei Gasbarroni, dei Péricard ma anche di Frara ha conquistato la qualificazione alle fasi finali del campionato italiano di categoria. Un exploit che ha dell’incredibile, se si pensa come gli esordi di stagione sono stati difficili. Nonostante il gioco non sia mai mancato, i punti stentavano ad arrivare; poco prima della fine del girone di ritorno, la squadra si ritrovava attorno all’ottava posizione, a un bel po’ di punti di distacco da quella quinta piazza che dà diritto ad andare avanti. Alessandro, qual è la molla che è scattata dentro di voi in questi ultimi mesi? «Il miglioramento c’è stato, eccome, e su tutti i fronti. Ora siamo un vero gruppo affiatato, all’inizio scontavamo l’assemblaggio tecnico e caratteriale di ragazzi di diversa provenienza, alcuni dei quali stranieri. Certo è che l’evoluzione non è avvenuta per caso. Grossa parte del merito va riconosciuta a mister Gasperini, che ci ha sempre spronato a dare il massimo, e alla società, che non ha mai smesso di credere in noi. E i risultati si sono visti». Immaginiamo che a questo punto gli obiettivi siano una conseguenza del ritrovato entusiasmo. «Non potrebbe che essere così – continua Frara – personalmente sono molto fiducioso per il seguito della stagione. La qualificazione è acquisita. Ora si tratta di difendere il primo posto, un premio meritato per la nostra crescita, un’enorme soddisfazione per come si erano messe le cose all’inizio. Dal momento che passano il turno le prime cinque squadre di ognuno dei tre gironi più la migliore sesta, nei quarti di finale dobbiamo a tutti i costi essere all’altezza della situazione per approdare alla poule finale di Jesi. Lì ci giocheremo tutte le nostre carte: chi, come me, ambisce a un posto al sole, in un’occasione del genere non può certo fallire». Alessandro, per terminare prova a esprimere un desiderio. Sai, noi di “Hurrà” a volte portiamo bene. «Vorrei tanto che qualcuno della rosa della Primavera riuscisse a esordire in Serie A già da quest’anno. Magari quello che nella lista depositata in Lega ha il numero trentadue. Dicono che non sia male». Inutile dire che costui risponde al nome di Alessandro Frara. Uno che ha le idee chiare e tutte le prerogative per diventare qualcuno. Nel calcio come nella vita. 〰.〰.〰 Nemo propheta in patria sua, è la famosa locuzione latina. Sarà così anche per Frara: due sole presenze in maglia bianconera, una al Celtic Park nella sconfitta per 3-4 in Champions League contro i biancoverdi scozzesi e in un’altra sconfitta (ininfluente, per il passaggio del turno) contro l’Atalanta in Coppa Italia. Avrà, comunque, la soddisfazione di esordire in Serie A, la stagione successiva, ma con la maglia del Bologna. Torino non lo rivedrà più se non come avversario. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/11/alessandro-frara.html
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ALESSANDRO FRARA https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Frara Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 07.11.1982 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-18 Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2002 Esordio: 31.10.2001 - Champions League - Celtic Glasgow-Juventus 4-3 Ultima partita: 17.01.2002 - Coppa Italia - Atalanta-Juventus 2-1 2 presenze - 0 reti Alessandro Frara (Torino, 7 novembre 1982) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, responsabile del settore giovanile del Frosinone. Alessandro Frara Frara al Frosinone nel 2017 Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2018 Carriera Giovanili ?-2002 Juventus Squadre di club 1999-2002 Juventus 2 (0) 2002-2003 → Bologna 19 (0) 2003-2006 Ternana 67 (0) 2006-2008 Spezia 48 (0) 2008-2010 Rimini 51 (5) 2010-2011 Varese 30 (2) 2011-2018 Frosinone 169 (15) Nazionale 1998 Italia U-16 1 (0) 1998-2001 Italia U-18 4 (0) Carriera Figlio dell'ex calciatore ed ex allenatore Gianni Frara, è cresciuto nella Juventus ed esordì in maglia bianconera nel 2001-2002 in Coppa Italia contro l'Atalanta e in Champions League al Celtic Park il 23 ottobre 2001. La stagione successiva fu ceduto in prestito al Bologna e in rossoblu esordì in Serie A il 14 settembre 2002 nella vittoria contro la Roma. Passò poi, sempre in prestito, alla Ternana in Serie B, dove rimase fino al 2006, dopo essere stato acquistato a titolo definitivo. Nel 2006 fu ceduto in prestito allo Spezia. Al termine della stagione fu esercitato il diritto di riscatto della metà del cartellino e quindi rimase in Liguria con la formula della comproprietà. Nella sessione invernale del calciomercato della stagione 2007-2008, fu ceduto a titolo definitivo al Rimini. A causa di un infortunio non scese mai in campo con la squadra romagnola nella stagione 2007-2008, ed il 7 maggio fu sottoposto ad un'operazione per la pulizia della caviglia destra. Il 6 aprile 2009 ha messo a segno la sua prima rete da professionista, nella partita persa 2-3 dal Rimini contro l'Avellino dopo oltre 130 partite disputate fra serie A e serie B. Alla fine stagione 2009-2010, in cui la squadra romagnola ha disputato il campionato di Prima Divisione, rimane svincolato a causa del fallimento del Rimini, firmando poi un contratto annuale con il Varese, neopromossa in Serie B, dopo un periodo di prova. Il 26 agosto 2011 si svincola dai varesini e firma un biennale con il Frosinone, squadra nella quale, nell'arco di due stagioni, eredita la fascia di capitano da Vincenzo Santoruvo. Durante la stagione 2013-2014, estende ulteriormente il proprio contratto con i frusinati fino al giugno 2017. Il 7 giugno del 2014 segna su colpo di testa il gol decisivo della finale playoff di Lega pro contro il Lecce permettendo ai ciociari di tornare in serie B e di iniziare la scalata nella nobiltà del calcio nazionale. Il 31 maggio 2015, in seguito alla prima storica promozione in Serie A del club frusinate, diventa cittadino onorario di Frosinone insieme al resto della squadra. Mette a segno il primo gol in Serie A il 1º novembre 2015 in Fiorentina-Frosinone 4-1. Il 17 aprile 2016, invece, realizza al novantesimo il gol-vittoria nello scontro salvezza con l'Hellas Verona, fissando il risultato sul 2-1 per i frusinati. Responsabile sportivo Ad oggi è il responsabile della Primavera del Frosinone Calcio ed ha partecipato alla promozione della stessa in Primavera 1 dalla Primavera 2 vincendo i play-off contro la Primavera del Parma Calcio nella stagione 2021/2022.
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DOMENICO MAIETTA https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Maietta Nazione: Italia Luogo di nascita: Cariati (Cosenza) Data di nascita: 03.08.1982 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2001 Esordio: 22.07.2000 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-7 Ultima partita: 12.12.2000 - Amichevole - Juventus-Torino 2-2 0 presenze - 0 reti Domenico Maietta (Cariati, 3 agosto 1982) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Domenico Maietta Maietta con la maglia del Bologna nel 2014. Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 31 agosto 2020 Carriera Giovanili 1996-2001 Juventus Squadre di club 2001-2002 L'Aquila 0 (0) 2002-2003 Triestina 5 (0) 2003 Messina 8 (0) 2003-2004 Avellino 12 (0) 2004 → Perugia 0 (0) 2004-2007 Crotone 76 (0) 2007-2008 → Avellino 28 (0) 2008-2009 Crotone 8 (0) 2009-2010 Frosinone 39 (0) 2010-2014 Verona 119 (5) 2014-2018 Bologna 90 (1) 2018-2020 Empoli 65 (1) Nazionale 1998 Italia U-15 9 (1) 1998-1999 Italia U-16 7 (0) 1999-2000 Italia U-17 1 (0) 2000-2001 Italia U-18 3 (0) 2001 Italia U-20 1 (0) Caratteristiche tecniche Difensore centrale bravo tecnicamente, rapido e combattivo è abile nel gioco aereo, possiede una buona personalità nell'impostare l'azione e portare su palla. Carriera Club Gli esordi Originario di Ciró Marina, è cresciuto calcisticamente nella Juventus. Nel 2002 debutta in Serie B con la Triestina, rimanendovi fino al mercato di riparazione quando passa al Messina ancora in cadetteria. Nel luglio 2003 approda all'Avellino dove le sue prestazioni lo portano a essere ingaggiato, nel gennaio seguente, dal Perugia che milita in Serie A ma con cui non scende mai in campo. Dal Crotone al Frosinone Nell'estate 2004 torna in Serie B al Crotone dove gioca tra i titolari per tre anni, al termine dei quali, vista la retrocessione dei calabresi, viene dato in prestito all'Avellino che disputa la Serie B. Nell'estate 2008 torna a Crotone, giocandovi alcune partite in Serie C1, prima di essere venduto, nel gennaio 2009, al Frosinone, dove ha disputato l'ultimo anno e mezzo in cadetteria. La cavalcata con l'Hellas Verona Terminato il contratto con la società laziale, nell'agosto 2010, Maietta firma un accordo triennale con il Verona, profetizzando, appena giunto nel club che si apprestava ad iniziare la sua quarta stagione in Lega Pro, il ritorno in Serie A della squadra scaligera nel giro di 3 stagioni, e diventando ben presto un beniamino del pubblico scaligero grazie all'agonismo e allo spirito battagliero con i quali affronta ogni partita. Il 19 giugno 2011 conquista subito la promozione in Serie B con la maglia dell'Hellas Verona. Giunto in cadetteria, durante la stagione 2011-2012 segna la sua prima rete in carriera il 13 novembre 2011 nella vittoria 2-1 del Verona contro il Crotone. Il 12 marzo 2012 si fa notare grazie ad una rete stupenda messa a segno contro il Torino, nella trasferta vinta dai veneti per 4-1. Nell'azione del goal, dopo aver conquistato palla a centrocampo, salta in velocità due difensori granata e da 35 metri riesce a beffare il portiere avversario con un pallonetto perfetto. Il 19 maggio 2012 segna il suo quarto gol con la maglia scaligera in Hellas Verona - Varese, alla penultima di campionato, imitando il gol di Torino: dopo uno scambio con Hallfredsson e uno scatto palla al piede di 40 metri beffa infatti il portiere con un tiro da fuori area sotto l'incrocio dei pali. L'Hellas Verona, giunto 4º in classifica al termine della stagione agonistica, viene eliminato durante la semifinale play-off dal Varese ma Maietta si toglie la soddisfazione di venire eletto quale miglior difensore della Serie B 2011-2012, a dimostrazione della migliore annata della propria carriera calcistica. Nella stagione 2012-2013 segna un solo gol alla quarta giornata di campionato nella sentitissima trasferta di Vicenza, gol che risulterà decisivo per la vittoria della gara. Grazie ad un rendimento costante in campionato, contribuirà in prima persona a blindare la difesa scaligera (che a fine campionato risulterà la meno battuta) e quindi alla promozione in Serie A dell'Hellas Verona grazie al 2º posto finale conquistato della squadra giallobù. Visto il doppio salto di categoria ottenuto in 3 anni, Maietta ha mantenuto la dichiarazione fatta ai giornalisti, appena acquistato dal club veronese, di riportare l'Hellas Verona nella massima serie nel giro di 3 anni. Beniamino del pubblico veronese, dal campionato 2011-2012 è stato insignito della fascia di capitano. il 24 agosto 2013 all'età di 31 anni, fa il suo debutto in Serie A nella partita inaugurale d'esordio del campionato 2013-2014 vinta dai veronesi per 2 a 1 contro il Milan. Con 25 presenze porta un positivo contributo al campionato del Verona che arriva a sfiorare la qualificazione in Europa League, Bologna Il 22 luglio 2014 viene comprato dal retrocesso Bologna, che deve affrontare la serie B. Esordisce in maglia rossoblù nella prima giornata di campionato contro il Perugia, e dopo vari infortuni e traumi che lo costringono a saltare alcune partite, segna il suo primo gol contro il Frosinone Calcio, la sua ex squadra. Il campionato si conclude positivamente con la promozione in serie A e Maietta viene confermato anche nel 2015-2016. Nelle due successive stagioni in maglia rossoblu, si dimostra uno dei pilastri della difesa, oltre ad essere una figura centrale all'interno dello spogliatoio. Empoli Il 31 gennaio 2018 passa a titolo definitivo all'Empoli, con cui firma un contratto fino al giugno 2019, in uno scambio che vede coinvolto anche Simone Romagnoli, che si trasferisce invece a titolo temporaneo al club emiliano. Il 17 febbraio segna la rete del definitivo 4-0 nella partita interna vinta contro il Parma e, titolare inamovibile, porta un contributo decisivo alla promozione in serie A del club toscano. Disputa altri due campionati positivi con la maglia azzurra e, alla scadenza del contratto, si ritira dal calcio giocato all'età di 38 anni, rimanendo nell'ambiente come team manager dell'Empoli. Nazionale Durante l'esperienza in bianconero ottiene 30 convocazioni nelle Nazionali giovanili fino all'Under-20, con la quale gioca la sua unica partita il 25 aprile 2001 contro i pari età della Turchia. Con le selezioni giovanili italiane complessivamente raccoglie 21 presenze ed una rete, quest'ultima realizzata nel 1998 contro il Camerun in Under-15. Dirigente Il 1º settembre 2020 diventa il nuovo team manager dell'Empoli. Vita privata Il 22 giugno 2016 si sposa con Angela Martino. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2017-2018
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MARCELLO BERTINETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Bertinetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 26.04.1885 Luogo di morte: Vercelli Data di morte: 02.01.1967 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1904 al 1905 Esordio: 12.02.1905 - Amichevole - Juventus-Servette 0-1 0 presenze - 0 reti Marcello Bertinetti (Vercelli, 26 aprile 1885 – Vercelli, 2 gennaio 1967) è stato uno schermidore, calciatore e arbitro di calcio italiano, vincitore di due medaglie d'oro, una d'argento ed una di bronzo nella scherma ai giochi olimpici. Insieme all'avvocato penalista (e già presidente del sodalizio del 1892) Luigi Bozino, nel 1906 fondò la mitica Sezione Calcio della Pro Vercelli (di cui fu allenatore e giocatore), che in breve tempo si imporrà come il principale club calcistico italiano, arrivando a conquistare 7 scudetti e un secondo posto nel periodo 1908-1922, nonché ad essere la prima squadra italiana di calcio ad essere invitata in tournée in Brasile. È il padre di Franco Bertinetti e nonno di Marcello "Cito" Bertinetti, a sua volta campione italiano di scherma nella spada. A lui il comune di Vercelli ha dedicato una via della città. Marcello Bertinetti Nazionalità Italia Scherma Specialità Sciabola, Spada Palmarès Italia Giochi Olimpici 2 1 1 Mondiali 0 0 1 Marcello Bertinetti Bertinetti in tenuta arbitrale. Informazioni personali Arbitro di Calcio Sezione All'epoca non esisteva la sezione di Vercelli. Attività nazionale Anni Campionato Ruolo 1906-1915 Prima Categoria Arbitro Marcello Bertinetti Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centravanti Carriera Squadre di club 1906-1908 Pro Vercelli 6 (?) Palmarès In carriera ha ottenuto i seguenti risultati: Giochi olimpici: Londra 1908: argento nella sciabola a squadre. Parigi 1924: oro nella sciabola a squadre con Renato Anselmi, Guido Balzarini, Bino Bini, Vincenzo Cuccia, Oreste Moricca, Oreste Puliti e Giulio Sarrocchi e bronzo nella spada a squadre. Amsterdam 1928: oro nella spada a squadre con Giulio Basletta, Carlo Agostoni, Giancarlo Cornaggia-Medici, Renzo Minoli e Franco Riccardi. Mondiali di scherma Napoli 1929: bronzo nella spada individuale. Club Competizioni nazionali Seconda Categoria: 2 - Juventus: 1905 - Pro Vercelli: 1907 (anche allenatore) Prima Categoria: 1 - Pro Vercelli: 1908 (anche allenatore)
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FRANCESCO BERTINETTI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.07.1995 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 10.10.2013 - Amichevole - Juventus-Pavia 7-0 Ultima partita: 28.11.2013 - Amichevole - Juventus-Derthona 11-1 0 presenze - 0 reti
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AARON RAMSEY https://it.wikipedia.org/wiki/Aaron_Ramsey Nazione: Galles Luogo di nascita: Caerphilly Data di nascita: 26.12.1990 Ruolo: Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 76 kg Nazionale Gallese Soprannome: Rambo Alla Juventus dal 2019 al 2022 Esordio: 18.09.2019 - Champions League - Atletico Madrid-Juventus 2-2 Ultima partita: 20.10.2021 - Champions League - Zenit-Juventus 0-1 70 presenze - 6 reti 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Aaron James Ramsey (Caerphilly, 26 dicembre 1990) è un calciatore gallese, centrocampista del Cardiff City e della nazionale gallese, di cui è capitano. Aaron Ramsey Ramsey con la Juventus nel 2019 Nazionalità Galles Altezza 178 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Cardiff City Carriera Giovanili 1999-2006 Cardiff City Squadre di club 2006-2008 Cardiff City 16 (1) 2008-2010 Arsenal 27 (3) 2010-2011 → Nottingham Forest 5 (0) 2011 → Cardiff City 6 (1) 2011-2019 Arsenal 235 (37) 2019-2022 Juventus 70 (6) 2022 → Rangers 7 (2) 2022-2023 Nizza 27 (1) 2023- Cardiff City 6 (3) Nazionale 2005-2008 Galles U-17 15 (2) 2007-2009 Galles U-21 12 (2) 2008- Galles 84 (21) 2012 Regno Unito olimpica 5 (1) Palmarès Europei di calcio Bronzo Francia 2016 Caratteristiche tecniche Ramsey mentre s'appresta a battere un calcio di punizione per l'Arsenal nel 2013. Interno di centrocampo polivalente, può giocare come trequartista o in alternativa anche come esterno offensivo su entrambe le fasce. È un centrocampista completo, destrorso, dotato di buona tecnica e visione di gioco, abile negli inserimenti in zona gol e nei movimenti senza palla. Pressa spesso i difensori avversari e questo lo rende ottimo nel recuperare i palloni grazie anche alla sua intensità e concentrazione. La sua carriera è stata fortemente condizionata da diversi infortuni che ne hanno in parte pregiudicato il rendimento e l'affermazione ad alti livelli. Carriera Club Cardiff City Dopo aver impressionato a un torneo giovanile, Ramsey ha firmato per il Cardiff City. Ha quindi seguito tutta la trafila delle giovanili della squadra, fino ad arrivare all'esordio all'ultima giornata del campionato 2006-2007: ha infatti sostituito, all'ultimo minuto, Paul Parry, nella sconfitta per 1 a 0 contro l'Hull City, il 26 aprile 2007. Ramsey è diventato il giocatore più giovane a esordire con la maglia del Cardiff City: ha infatti battuto il record di John Toshack, avendo giocato la prima partita a 16 anni e 124 giorni. Nel corso dell'estate, il Cardiff ha rifiutato un'offerta di un milione di sterline proveniente da un club di Premier League con sede a Londra. Il nome del club non è stato rivelato, ma è probabile che questa squadra lo abbia seguito anche nel corso dell'anno successivo. Ramsey ai tempi del Cardiff City nel 2008. Ha giocato la prima partita della sua seconda stagione professionistica il 6 ottobre 2007, quando ha sostituito Jimmy Floyd Hasselbaink nella vittoria per 2 a 1 sul Burnley. Ramsey ha firmato il suo primo contratto a dicembre 2007, e il 5 gennaio 2008 ha giocato nella partita di FA Cup contro il Chasetown, sostituendo lo squalificato Stephen McPhail. Ha aiutato la squadra a vincere per 3-1, con il gol del momentaneo 2-1 segnato proprio da lui. La sua grande partita gli ha permesso di lottare per il premio di miglior giocatore del turno, vinto poi da Michael Mifsud. Tre settimane dopo, ha giocato la sua prima partita da titolare in campionato, contro i Queens Park Rangers, vinta 3 a 1. Da questo momento in poi, è entrato stabilmente in prima squadra. In tutta la stagione, ha giocato 22 partite, di cui 5 in FA Cup, finale compresa. È il secondo giocatore più giovane ad aver giocato una finale di FA Cup. Successivamente alla prestazione nei quarti di finale di FA Cup contro il Middlesbrough, è stato rivelato che Alex Ferguson, manager del Manchester United, ha parlato con il presidente del Cardiff City, per avere delle informazioni su Ramsey, ma anche Arsenal ed Everton hanno seguito i suoi progressi. Il presidente ha poi annunciato che l'offerta dell'Arsenal è stata accettata: non è stata però inclusa la clausola che avrebbe permesso al Cardiff di avere il giocatore in prestito per un'altra stagione. Arsenal Il 10 giugno 2008 è stato confermato che, dopo gli incontri con Arsenal, Manchester United ed Everton, il giocatore ha scelto di firmare per i Gunners: è stato fondamentale, nella scelta finale, l'approccio avuto da Wenger nei suoi confronti. Ha giocato la sua prima partita ufficiale contro il Twente, nel terzo turno di qualificazione alla Champions League 2008-2009. Segnerà un gol in Champions nella prima partita contro il Fenerbahce. Ramsey in azione con la maglia dei Gunners nel 2013. Il 22 agosto 2009 segna il suo primo gol in campionato contro il Portsmouth nella vittoria per 4-1. Il 27 febbraio 2010 subisce un grave infortunio (doppia frattura di tibia e perone, simile a quello occorso due anni prima al suo ex compagno di squadra Eduardo) durante la partita contro lo Stoke City a causa di un fallo di Ryan Shawcross ai suoi danni. L'operazione alla quale è stato sottoposto la notte successiva all'infortunio per ridurre le fratture ha avuto successo e riguardo ai tempi di recupero lo staff medico dell'Arsenal ha parlato di un periodo attorno ai nove mesi. Da fine novembre a fine dicembre 2010, Ramsey gioca temporaneamente col Nottingham Forest per ritrovare la condizione e il ritmo partita. Il 2 gennaio 2011 torna, in prestito mensile, al Cardiff City. Il 5 marzo torna all'Arsenal e siede in panchina nello 0-0 tra Arsenal e Sunderland. Ritorna in campo nella sfida del 12 marzo tra Arsenal e Manchester Utd, valida per la FA Cup. Torna al gol in Premier League contro il Manchester United, decidendo il match con un destro di precisione. Il 27 agosto 2013, nella partita di ritorno dei preliminari della UEFA Champions League contro il Fenerbahce, mette a segno una doppietta portandosi a quota sei gol nelle competizioni calcistiche europee, quattro dei quali realizzati proprio contro la squadra turca (segnò una rete anche nella partita di andata in Turchia). Il 14 settembre 2013 segna la sua prima doppietta in Premier League nella vittoria per 3-1 sul campo del Sunderland. Il 6 novembre 2013 segna il gol decisivo nella vittoria per 1-0 sul campo del Borussia Dortmund al Signal Iduna Park in occasione della quarta giornata del girone F di Champions League. Il 30 novembre segna la sua seconda doppietta in Premier League, la terza stagionale, nella vittoria esterna per 3-0 contro il Cardiff City, sua ex squadra. Il 26 dicembre 2013, nella partita vinta per 3-1 sul campo del West Ham, in occasione del classico Boxing Day della Premier League, si procura uno stiramento alla coscia che lo farà star fuori dai giochi fino alla metà di marzo. La stessa stagione, vince la Fa Cup, battendo 3-2 l'Hull City in finale e segnando anche il gol decisivo. Ramsey con la maglia dell'Arsenal nell'estate 2015. La stagione 2014-2015 si apre con la vittoria dei Gunners per 3-0 contro il Manchester City nel Community Shield, in cui Ramsey segna anche il secondo gol. Nelle prime due giornate di campionato segna due gol, entrambi decisivi, contro Crystal Palace ed Everton. Nella 15ª giornata segna contro lo Stoke CIty nella partita persa 3-2. In Champions League, segna una doppietta nella gara vinta 4-1 a Istanbul contro il Galatasaray. Nella 29ª giornata segna il secondo gol nella partita vinta 3-0 contro il West Ham. In Champions, segna il gol del 2-0 nella vittoria dell'Arsenal a Montecarlo contro il Monaco, tuttavia senza riuscirsi a qualificare in virtù dell'1-3 subito in casa per mano dei monegaschi. Nella 32ª giornata sigla il gol decisivo nella gara vinta 1-0 sul campo del Burnley. Nella 35ª giornata segna il secondo gol nella gara vinta 3-1 sul campo dell'Hull City. Nella stagione 2016-2017 segna la sua prima e unica rete in campionato, nell'ultima giornata di Premier League, nel recupero del secondo tempo, che sancisce la vittoria della sua squadra per 3-1 in casa nel derby contro l'Everton. Successivamente, nel derby in finale di FA Cup contro il Chelsea, segna il gol decisivo del 2-1 che porta l'Arsenal a vincere la coppa. Juventus In scadenza di contratto con l'Arsenal, l'11 febbraio 2019 passa alla Juventus a parametro zero per la stagione successiva. Esordisce con i bianconeri il 18 settembre seguente, nella sfida di UEFA Champions League in casa dell'Atletico Madrid, subentrando nei minuti finali a Miralem Pjanic. Tre giorni dopo, all'esordio in Serie A, realizza il suo primo gol con la Juventus, quello del momentaneo 1-1 casalingo contro il Verona, nella partita vinta per 2-1. Segna il suo primo gol bianconero in Champions il 6 novembre, contro il Lokomotiv Mosca, diventando il primo britannico a segnare una rete in Champions League con la maglia della Juventus. L'8 marzo 2020, nell'importante sfida di campionato casalinga contro l'Inter, segna il gol del vantaggio e serve un assist decisivo a Dybala per il definitivo 2-0, risultando tra i migliori in campo. Alla fine della stagione si aggiudica lo scudetto. Nel 2020-2021, anche a causa di infortuni, fatica a trovare spazio nelle rotazioni del tecnico Andrea Pirlo, segnando comunque due reti nei successi contro Sassuolo (3-1) e Sampdoria (0-2) e si aggiudica la Supercoppa italiana (competizione in cui non viene impiegato) e la Coppa Italia. Nel 2021-2022 Pirlo viene sostituito da Massimiliano Allegri; il tecnico toscano lo vede inizialmente come mediano, salvo poi impiegarlo poco ancora a causa di problemi fisici. Rangers Il 31 gennaio 2022 viene ceduto ai Rangers con la formula del prestito fino al termine della stagione. Esordisce il successivo 6 febbraio, subentrando a Scott Arfield al 76' del netto successo (5-0) ai danni degli Hearts. Segna la sua prima rete con la maglia dei Rangers il 20 marzo, realizzando il gol del momentaneo 1-1 nella vittoria esterna (1-2) contro il Dundee. Durante la finale di Europa League del 18 maggio 2022 contro l'Eintracht Francoforte, entra nei minuti finali dei tempi supplementari e ai tiri di rigore sbaglia il proprio tentativo dal dischetto, risultando decisivo per la sconfitta dei Rangers. Nizza Tornato inizialmente alla Juventus nell'estate 2022, il 26 luglio risolve consensuale il contratto che ancora lo legava ai bianconeri. Quindi il successivo 1º agosto viene ingaggiato dal Nizza, con cui, sette giorni dopo, debutta in campionato subentrando al 77' contro il Tolosa e segnando, un minuto dopo il suo ingresso in campo, la rete dell'1-1. Ritorno al Cardiff City Il 15 luglio 2023 fa ritorno al Cardiff City. Nazionale Ramsey (4) schierato in campo per il Galles Under-21 nel 2008, tra Ribeiro (12) ed Evans (10). Il padre di Aaron Ramsey è scozzese e arrivò in Galles nel 1989, per questo Aaron è stato contattato dalla Scozia ma rifiutò e decise di rappresentare il Galles. È stato un punto di forza nelle rappresentative giovanili della sua nazionale: conta infatti 15 presenze e 2 reti nel Galles Under-17 e 12 presenze e due reti nel Galles Under-21. Viene successivamente convocato dalla nazionale maggiore, dove ha esordito ufficialmente il 19 novembre 2008, in amichevole contro la Danimarca giocando 88 minuti prima di venire rimpiazzato da Owain Tudur Jones. Nel 2009 inizia a essere utilizzato per le partite di qualificazio ne al Mondiale 2010, in cui realizza la sua prima rete con la selezione gallese nel successo per 2-0 in Liechtenstein. Il 26 marzo 2011, nella partita di qualificazione per gli Europei contro la nazionale inglese, gli viene affidata la fascia di capitano, rendendolo il più giovane a ricoprire questo ruolo nella storia della nazionale dei Dragoni, all'età di 20 anni e 90 giorni. Viene convocato per gli Europei 2016 in Francia. Nel torneo è autore di un gol alla Russia, oltre che di vari assist per i suoi compagni. Nella competizione il Galles raggiungerà lo storico traguardo della semifinale, in cui viene sconfitto per 2-0 dal Portogallo, futuro vincitore; Ramsey non ha potuto giocare la partita per aver collezionato due cartellini gialli nelle gare precedenti. Con quattro assist è stato (a pari merito con Eden Hazard) quello che ne ha consegnati di più, oltre a essere stato inserito nella migliore formazione del torneo. Viene confermato titolare della Nazionale nei due anni successivi, segnando due reti nelle qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018 (contro Serbia e Moldavia), a cui però la sua Nazionale non si è qualificata, e una nella vittoria per 4-1 in Nations League contro l'Irlanda. Nel 2019 non viene mai convocato fino a novembre causa infortuni, tornando a giocare il 16 nel successo per 2-0 in casa dell'Azerbaigian. Tre giorni dopo realizza una doppietta decisiva nel successo per 2-0 contro l'Ungheria che consente ai gallesi di qualificarsi a Euro 2020. Nei mesi successivi, complici il lockdown e ulteriori infortuni, continua a trovare poco spazio in nazionale. Successivamente viene convocato per gli europei andando a segno nel successo per 2-0 contro la Turchia ai gironi. Il 5 giugno 2022 raggiunge la qualificazione ai Mondiali (la prima dal 1958) con il Galles battendo 1-0 l'Ucraina. Nel novembre del medesimo anno viene convocato per la rassegna iridata disputata in Qatar. Nel 2023, a seguito del ritiro dal calcio di Gareth Bale, viene nominato capitano della selezione gallese. Palmarès Ramsey e Gibbs festeggiano la vittoria dell'Arsenal nella Coppa d'Inghilterra 2013-2014 Club Coppa d'Inghilterra: 3 - Arsenal: 2013-2014, 2014-2015, 2016-2017 Community Shield: 3 - Arsenal: 2014, 2015, 2017 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2019-2020 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2020-2021 Coppa di Scozia: 1 - Rangers: 2021-2022 Individuale Giocatore gallese dell'anno: 1 - 2009 Europei Top 11: 1 - Francia 2016
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FEDERICO BERNARDESCHI https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Bernardeschi Nazione: Italia Luogo di nascita: Carrara (Massa Carrara) Data di nascita: 16.02.1994 Ruolo: Centrocampista Altezza: 185 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: Brunelleschi Alla Juventus dal 2017 al 2022 Esordio: 13.08.2017 - Supercoppa Italiana - Juventus-Lazio 2-3 Ultima partita: 21.05.2022 - Serie A - Fiorentina-Juventus 2-0 183 presenze - 12 reti 3 scudetti 2 coppe Italia 2 supercoppe italiane Campione d'Europa 2020 con la nazionale italiana Federico Bernardeschi (Carrara, 16 febbraio 1994) è un calciatore italiano, centrocampista o attaccante del Toronto FC e della nazionale italiana, con cui si è laureato campione d'Europa nel 2021. Federico Bernardeschi Bernardeschi alla Juventus nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Toronto FC Carriera Giovanili 2000-2001 Atletico Carrara 2001-2003 Polisportiva Ponzano 2003-2013 Fiorentina Squadre di club 2013-2014 Crotone 38 (12) 2014-2017 Fiorentina 72 (14) 2017-2022 Juventus 183 (12) 2022- Toronto FC 10 (8) Nazionale 2011-2012 Italia U-18 7 (0) 2013 Italia U-19 1 (0) 2013-2015 Italia U-20 2 (0) 2014-2017 Italia U-21 16 (5) 2016- Italia 39 (6) Palmarès Europei di calcio Oro Europa 2020 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA Argento Finalissima 2022 Europei di calcio Under-21 Bronzo Polonia 2017 Caratteristiche tecniche Soprannominato Brunelleschi per la sua tecnica, è un mancino puro che può giocare come esterno o trequartista, fungendo da raccordo tra il centrocampo e l'attacco. Segnalatosi come buon finalizzatore agli esordi, dispone di un ottimo dribbling e di notevoli doti fisiche; è inoltre abile nell'esecuzione di punizioni e rigori. Carriera Club Gli inizi, Crotone Inizia a giocare a calcio all'età di sei anni, nell'Atletico Carrara. Dopo un anno arriva il trasferimento al Ponzano, scuola calcio dell'Empoli, cui segue, nel 2004, l'approdo al settore giovanile della Fiorentina. Dopo aver compiuto tutta la trafila nel vivaio dei viola, il 2 settembre 2013 viene ceduto in prestito al Crotone, in serie B. Debutta da professionista nel torneo cadetto l'8 settembre 2013, contro il Pescara.Segna il suo primo gol da professionista contro il Brescia, nella partita di campionato giocata il 21 settembre; segna poi la sua prima doppietta, nella sfida contro il Carpi. Concluderà il campionato con 12 gol in 38 presenze, contribuendo a portare i calabresi ai play-off; alla fine della stagione la società rossoblù riscatta la metà della proprietà del suo cartellino. Fiorentina Bernardeschi agli esordi con la Fiorentina nel 2014. Il 20 giugno 2014, dopo il riscatto per la metà da parte del Crotone, viene esercitato il controriscatto da parte della Fiorentina, che acquisisce nuovamente la totalità della proprietà del giocatore. Viene quindi inserito in prima squadra sotto la direzione dell'allenatore Vincenzo Montella. Esordisce in Serie A il 14 settembre 2014, a 20 anni, entrando al 57' della partita interna contro il Genoa (0-0). Quattro giorni più tardi esordisce nelle coppe europee, nella partita di UEFA Europa League al Franchi contro il Guingamp (3-0), nella quale realizza il suo primo gol in maglia viola. Dopo un promettente inizio di stagione, all'inizio del mese di novembre riporta in allenamento la frattura del malleolo, infortunio per il quale viene operato; ritorna in campo dopo sei mesi, il 10 maggio 2015, nella sfida di campionato contro l'Empoli. Realizza il suo primo gol in Serie A il 31 maggio seguente, nell'ultima giornata di campionato, nella partita vinta 3-0 contro il Chievo. Nella stagione 2015-2016 passa a vestire la maglia numero dieci del club. L'allenatore portoghese Paulo Sousa lo impiega con continuità, soprattutto come esterno di centrocampo. Il 26 novembre 2015 segna la sua prima doppietta con la maglia viola, nella partita di UEFA Europa League contro il Basilea pareggiata per 2-2. Conclude la stagione con 41 presenze totali e 6 gol. Il 23 ottobre 2016, alla 9ª giornata del campionato 2016-2017, realizza la sua prima doppietta in Serie A nella partita vinta 5-3 in trasferta contro il Cagliari. Il 18 dicembre 2016, nel match perso 3-1 in trasferta contro la Lazio, indossa per la prima volta la fascia da capitano. Il 16 febbraio 2017 decide su punizione la sfida sul terreno del Borussia M'gladbach, valevole per i sedicesimi di finale di UEFA Europa League; si tratta della prima vittoria della Fiorentina in Germania. Termina la terza stagione alla Fiorentina con 14 gol in 42 partite stagionali, di cui 11 gol realizzati in campionato. Juventus Bernardeschi (a sinistra) in maglia juventina, in un duello aereo con Mostovoj dello Zenit San Pietroburgo, nella gara di UEFA Champions League del 2 novembre 2021. Il 24 luglio 2017 passa a titolo definitivo alla Juventus per 40 milioni di euro (più eventuali bonus). Debutta in maglia bianconera il successivo 13 agosto, entrando nel secondo tempo della partita di Supercoppa italiana persa 3-2 a Roma contro la Lazio, mentre l'esordio in campionato è del 9 settembre, nella vittoria interna 3-0 contro il Chievo. Tre giorni dopo fa il suo debutto in UEFA Champions League, nella gara della fase a gironi persa 3-0 contro il Barcellona al Camp Nou. Segna il suo primo gol in campionato il 1º ottobre, nella trasferta contro l'Atalanta. Il 5 dicembre 2017 segna il suo primo gol in Champions, nella vittoria esterna 2-0 sull'Olympiakos, chiudendo l'incontro. Il 9 maggio 2018 vince il suo primo trofeo in carriera, la Coppa Italia, al termine della vittoriosa finale di Roma sul Milan (4-0); quattro giorni dopo, nella stessa città, il pareggio per 0-0 contro la Roma gli consente di fregiarsi del suo primo scudetto. Termina la stagione con 22 presenze e 4 gol in campionato. Nella sua seconda stagione con il tecnico Massimiliano Allegri vince la Supercoppa italiana, grazie alla vittoria per 1-0 contro il Milan a Gedda, e bissa la vittoria dello scudetto: ottiene 39 presenze totali, di cui 28 in campionato con 2 reti. Quindi nell'annata 2019-2020, con il nuovo allenatore Maurizio Sarri, totalizza 29 presenze ma realizza un solo gol, contro la Sampdoria, nella gara che vale il nono scudetto consecutivo per i torinesi e il terzo personale per l'attaccante; proprio da questa stagione, tuttavia, ha inizio una fase negativa nell'esperienza bianconera di Bernardeschi, sempre più vittima di equivoci tattici e incapace di riproporsi su livelli soddisfacenti. Nell'annata 2020-2021, sotto la guida del nuovo tecnico Andrea Pirlo, continua a trovare discreto spazio ma per la prima volta in carriera chiude la stagione senza mai trovare la rete, partecipando a conti fatti da comprimario ai successi juventini in Supercoppa di Lega e Coppa Italia; in particolare si rivela scarso il feeling con Pirlo, tanto che a fine stagione l'esterno palesa pubblicamente il proprio malcontento circa il suo impiego in campo. Le cose non migliorano col ritorno in panchina di Allegri nella stagione successiva, in cui l'esterno, pur ritrovando una maggiore titolarità, continua ad avere un ruolo poco rilevante nelle gerarchie della squadra bianconera: anche per questo motivo, Bernardeschi e la società non trovano l'accordo per rinnovare il contratto, con il giocatore che lascia il club dopo cinque anni, con tre scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane in bacheca. Nazionale Nazionali giovanili Bernardeschi con la nazionale Under-21 nel 2014. Il 28 febbraio 2014 è convocato da Luigi Di Biagio, commissario tecnico della nazionale Under-21, per la partita di qualificazione all'Europeo Under-21 contro l'Irlanda del Nord del 5 marzo seguente, nella quale ha fatto il suo esordio con gli Azzurrini giocando da titolare. Segna la sua prima rete con l'Under-21 il 9 settembre 2014, nella partita di qualificazione Italia-Cipro (7-1). Successivamente prende parte all'Europeo Under-21 2015 in Repubblica Ceca. A distanza di un anno e mezzo dalla sua ultima presenza del novembre 2015, viene nuovamente convocato in Under-21 per disputare l'Europeo Under-21 2017 in Polonia, nel quale realizza 2 gol, contro Germania e Spagna, nelle 4 partite disputate dagli Azzurrini, che vengono eliminati in semifinale dalla Spagna (3-1) nonostante la rete di Bernardeschi. A fine torneo viene inserito nell'11 migliore della manifestazione. Nazionale maggiore Dal 10 al 12 marzo 2014 è stato convocato dal selezionatore della nazionale maggiore, Cesare Prandelli, per uno stage organizzato allo scopo di visionare giovani giocatori in vista del campionato del mondo 2014, venendo riconfermato per il raduno successivo del 14 e 15 aprile. Il 19 marzo 2016 riceve la sua prima convocazione grazie al nuovo commissario tecnico Antonio Conte, per le gare amichevoli contro Spagna e Germania. Fa il suo esordio cinque giorni dopo, a 22 anni, entrando al posto di Candreva nel secondo tempo della sfida contro gli spagnoli (1-1) disputata a Udine. Viene inserito nella lista dei 23 convocati per il campionato d'Europa 2016, dove viene impiegato unicamente nella terza partita del girone persa 0-1 contro l'Irlanda. Bernardeschi (a sinistra) e gli azzurri ricevuti nell'estate 2021 ai giardini del Palazzo del Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la vittoria al campionato d'Europa 2020. Realizza il suo primo gol in nazionale l'11 giugno 2017, sotto la gestione tecnica di Gian Piero Ventura, nella partita di qualificazione al campionato del mondo 2018 contro il Liechtenstein (5-0) disputata a Udine; viene impiegato in 6 partite delle qualificazioni mondiali, compresa la sfida di ritorno del play-off contro la Svezia, che vede l'Italia eliminata. Viene confermato nel giro azzurro dal nuovo selezionatore Roberto Mancini, il quale lo impiega in alcune gare della UEFA Nations League 2018-2019 e in 8 partite delle qualificazioni al campionato d'Europa 2020, nelle quali realizza due gol, nelle vittoriose gare dell'ottobre 2019 contro la Grecia (2-0) a Roma e contro il Liechtenstein (5-0) a Vaduz. Il 28 maggio 2021, in occasione del successo in amichevole a Cagliari contro San Marino (7-0), scende in campo per la prima volta come capitano della nazionale. Pochi giorni dopo viene inserito nella lista dei 26 convocati per gli europei (posticipati a causa della pandemia di COVID-19) dove, pur facendo parte delle seconde linee, viene mandato in campo in quattro occasioni, tra le quali la semifinale contro la Spagna e la finale contro l'Inghilterra, entrambe vinte ai tiri di rigore, successi che permettono all'Italia di conquistare il secondo titolo continentale della sua storia: in tutte e due le occasioni Bernardeschi è tra i rigoristi azzurri e trasforma i suoi tentativi dal dischetto. Palmarès Club Campionato italiano: 3 - Juventus: 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2017-2018, 2020-2021 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2018, 2020 Nazionale Campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Individuale Selezione UEFA dell'Europeo Under-21: 1 - Polonia 2017 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
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MOISE KEAN https://it.wikipedia.org/wiki/Moise_Kean Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 28.02.2000 Ruolo: Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus 2016-2017, 2018-2019 e dal 2021 al 2024 Esordio: 19.11.2016 - Serie A - Juventus-Pescara 3-0 Ultima partita: 12.05.2024 - Serie A - Juventus-Salernitana 1-1 123 presenze - 22 reti 2 scudetti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Moise Bioty Kean (Vercelli, 28 febbraio 2000) è un calciatore italiano, attaccante della Fiorentina e della nazionale italiana. Moise Kean Kean con la maglia della Juventus nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Fiorentina Carriera Giovanili 2007 Asti 2007-2010 Torino 2010-2017 Juventus Squadre di club 2016-2017 Juventus 3 (1) 2017-2018 → Verona 19 (4) 2018-2019 Juventus 13 (6) 2019-2020 Everton 31 (2) 2020-2021 → Paris Saint-Germain 26 (13) 2021 Everton 1 (0) 2021-2024 Juventus 107 (15) 2024- Fiorentina 0 (0) Nazionale 2015 Italia U-15 6 (2) 2015 Italia U-16 4 (3) 2015-2017 Italia U-17 17 (8) 2017-2018 Italia U-19 6 (4) 2018 Italia U-20 1 (2) 2018-2019 Italia U-21 9 (5) 2018- Italia 15 (4) Palmarès Europei di calcio Under-19 Argento Finlandia 2018 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Biografia Nasce da Isabelle Dehe e Biourou Jean Kean, originari della Costa d'Avorio ed emigrati a Vercelli nel 1990, dove Moise viene alla luce dieci anni dopo. Con la sopravvenuta separazione tra i suoi genitori, all'età di 5 anni Moise si trasferisce con la madre e i suoi due fratelli ad Asti, dove trascorre il resto dell'infanzia e dell'adolescenza. A fine 2020 Kean compare in Outraged, documentario dell'UEFA che affronta la discriminazione nel calcio, venendo intervistato dal calciatore francese Paul Pogba. Caratteristiche tecniche È un attaccante forte fisicamente, rapido e di buona tecnica individuale. Schierato prevalentemente come punta centrale, si disimpegna bene anche da seconda punta; all'occorrenza è stato schierato anche come attaccante esterno. Carriera Club Gli inizi Inizia a interessarsi al calcio grazie al fratello maggiore Giovanni, tirando i primi calci nell'oratorio Don Bosco di Asti. Entrambi approdano poi nel vivaio della principale squadra cittadina, l'Asti. Nonostante non abbia ancora 10 anni, e per questo non sia ancora tesserabile dalla società biancorossa, Moise si fa presto notare contro avversari più grandi di lui, tanto da ottenere e superare un provino che lo fa entrare nel più blasonato settore giovanile del Torino. Rimane in granata fino al 2010 quando, su spinta di uno zio (a sua volta padre di Abdoulaye Bamba, anche lui calciatore), passa ai concittadini della Juventus. In bianconero compie tutta la restante trafila delle giovanili, allenato tra gli altri da Corrado Grabbi il quale avrà una grande importanza nel suo percorso di crescita, fino ad approdare nella squadra Primavera di Fabio Grosso: con questa, nel 2016 raggiunge la finale scudetto persa ai tiri di rigore contro i pari età della Roma. Juventus e Verona Kean nelle giovanili della Juventus nel 2015 Nel corso della stagione 2016-2017 fa la spola tra le giovanili e la prima squadra di Massimiliano Allegri, cui inizia a essere frequentemente aggregato. Con quest'ultima, il 19 novembre 2016 fa il suo esordio in Serie A, all'età di 16 anni e 9 mesi, subentrando a Mandzukic sul finire nella vittoriosa sfida interna contro il Pescara (3-0); tre giorni dopo debutta anche in Champions League nella vittoriosa trasferta contro il Siviglia (3-1), rilevando Pjanic nel finale: diviene così il primo calciatore nato negli anni 2000 a esordire in Serie A e in Champions League. Partecipando da comprimario alla vittoria dello scudetto, il 27 maggio 2017 trova spazio per realizzare anche la sua prima rete in Serie A, a 17 anni, decisiva per vincere l'ultima partita di campionato sul campo del Bologna (2-1): diviene così il primo della sua annata ad andare a segno in uno dei massimi campionati europei. Dopo aver firmato il suo primo contratto, e in vista della sua prima stagione da professionista, nell'estate 2017 la Juventus cede Kean in prestito al neopromosso Verona. Esordisce in maglia gialloblù il successivo 10 settembre, subentrando nella sconfitta interna contro la Fiorentina (0-5); il 1º ottobre dello stesso anno sigla il suo primo gol coi veneti, nel pari sul campo del Torino (2-2), mentre il 28 gennaio 2018 realizza la sua prima doppietta in Serie A nella vittoriosa trasferta di Firenze (4-1). Termina la stagione a quota 4 gol, ininfluenti ai fini della retrocessione scaligera in Serie B; impiegato in maniera altalenante dal tecnico Fabio Pecchia, l'attaccante è ulteriormente frenato in primavera da un infortunio agli abduttori che, proprio quando stava iniziando a sommare prestazioni in crescendo, gli fa chiudere anzitempo l'annata. Nell'estate 2018 fa ritorno alla Juventus, stavolta inserito in pianta stabile nella rosa della prima squadra. Inizialmente impiegato marginalmente, trova il primo gol il 12 gennaio 2019, alla prima da titolare con i torinesi, siglando il definitivo 2-0 nella gara di Coppa Italia vinta sul campo del Bologna. Da qui in avanti si ritaglia sempre più spazio, e con 6 gol nella seconda metà di campionato — tra cui una doppietta nella vittoriosa sfida interna dell'8 marzo contro l'Udinese (4-1), e soprattutto la rete che il 6 aprile decide la classica contro il Milan (2-1) — emerge quale maggiore rivelazione stagionale della squadra juventina, dando stavolta un contributo importante nella vittoria dello scudetto, il secondo personale per Kean. Everton e Paris Saint-Germain Nell'estate 2019 si trasferisce in Inghilterra, acquistato dall'Everton per 27,5 milioni di euro (più bonus). Il successivo 10 agosto fa il suo debutto con la maglia dei Toffees, nella partita di Premier League sul campo del Crystal Palace (0-0), subentrando nella ripresa a Calvert-Lewin. L'impatto con la realtà d'oltremanica è abbastanza problematico per l'attaccante, che nel primo semestre a Liverpool non riesce a emergere anche a causa di difficoltà ambientali e disciplinari. La situazione migliora parzialmente dopo l'avvicendamento tecnico che porta Carlo Ancelotti sulla panchina del club, con Kean che trova il suo primo gol per i Blues il 21 gennaio 2020, nella sfida di campionato a Goodison Park contro il Newcastle Utd (2-2). Anche nel resto della stagione, tuttavia, continuano a essergli preferiti i compagni di reparto Calvert-Lewin e Richarlison, terminando la stagione con soli 2 gol in campionato. Inizia l'annata 2020-2021 in maniera più positiva, andando in gol nei primi turni settembrini di Coppa di Lega contro Salford City e Fleetwood Town. Tuttavia la sua esperienza inglese termina il 4 ottobre quando viene ceduto in prestito ai francesi del Paris Saint-Germain. Dopo l'esordio, avvenuto il 16 ottobre contro il Nimes, trova le sue prime reti in maglia parigina il 24 dello stesso mese, nella sfida di Ligue 1 contro il Digione, siglando una doppietta nel 4-0 finale. Il 28 ottobre realizza i suoi primi gol nelle coppe europee, segnando una doppietta decisiva nella trasferta della fase a giorni di Champions League vinta 2-0 contro l'Istanbul Basaksehir: nell'occasione diventa, a 20 anni e 243 giorni, il calciatore italiano più giovane a segnare un gol in Champions alla sua prima presenza da titolare, superando il precedente record di Alessandro Del Piero (20 anni e 308 giorni). Il 13 gennaio 2021 vince il suo primo trofeo con il PSG, la Supercoppa francese, subentrando allo scadere della finale vinta 2-1 contro i rivali dell'Olympique Marsiglia. Il successivo 19 maggio vince anche la Coppa di Francia, rilevando Icardi nel secondo tempo della finale vinta per 2-0 contro il Monaco allo Stade de France. Termina la sua unica stagione in Francia con 17 gol, di cui 13 in campionato, chiuso al secondo posto dal club parigino. Ritorno alla Juventus Rientrato a Liverpool nell'estate seguente, comincia la stagione 2021-2022 tra le file dell'Everton prima di tornare il 31 agosto alla Juventus, in prestito biennale con obbligo di riscatto fissato a 28 milioni di euro. Fa il suo terzo esordio in bianconero il successivo 11 settembre, nella sconfitta esterna contro il Napoli (2-1) valevole per la terza giornata di campionato, subentrando nel finale di gara a Morata; il 22 dello stesso mese torna al gol in maglia juventina, sempre in Serie A, sbloccando il punteggio nella vittoria sul campo dello Spezia (3-2). L'8 dicembre dello stesso anno realizza il suo primo gol in Champions League coi torinesi, nell'ultima gara casalinga della fase a gironi, decisiva nel successo sul Malmö FF (1-0). Nel corso della stagione 2022-2023 la Juventus riscatta interamente il cartellino di Kean. L'annata è tuttavia tra le più difficili della storia bianconera, causa vicende extrasportive che ne minano l'ambiente e i risultati in campo; lo stesso Kean si segnala in negativo il 5 marzo 2023, nella sconfitta esterna 1-0 in campionato contro la Roma, in cui riceve un cartellino rosso diretto, per un fallo di reazione su Gianluca Mancini, a soli 40 secondi dal suo ingresso in campo: è la terza espulsione più rapida nella storia della Serie A, dopo quelle di Giulio Migliaccio nel 2015 e Giuseppe Lorenzo nel 1990. Nella prima parte della stagione 2023-2024, pur a fronte di un avvio promettente, l'attaccante vede ridursi progressivamente il proprio minutaggio, sia per i postumi di un infortunio alla tibia sia per il mutare delle gerarchie nell'attacco bianconero, dove viene scavalcato prima da Arkadiusz Milik e poi dal promettente Kenan Yıldız. Fiorentina Il 9 luglio 2024 viene annunciato il suo trasferimento alla Fiorentina, a titolo definitivo, per 13 milioni di euro più 5 milioni di bonus. Nazionale Nazionali giovanili Kean in nazionale Under-19 all'europeo di categoria 2018 In possesso del doppio passaporto ivoriano e italiano, Kean ha optato per quest'ultima nazionale, rappresentando i colori italiani sin dalla selezione giovanile Under-15. Con l'Under-17 ha partecipato alle edizioni 2016 e 2017 dell'europeo di categoria, realizzando un gol in entrambe le manifestazioni. Nel settembre 2017 esordisce nell'Under-19, selezione con cui ha tuttavia un approccio problematico in avvio, dato che nello stesso mese viene allontanato dal ritiro azzurro, insieme con il collega Scamacca, per intemperanze disciplinari. Una volta richiamato in nazionale, nel luglio 2018 partecipa all'europeo di categoria in Finlandia, dove emerge tra i protagonisti del cammino italiano. Trova la sua prima rete nella manifestazione, e con l'U-19, nella terza e ultima sfida della fase a gironi contro la Norvegia (1-1), risultato che apre agli azzurrini le porte della semifinale; qui, contro la Francia segna il definitivo 2-0 che qualifica l'Italia alla finale. Nell'atto conclusivo contro il Portogallo, dopo essere subentrato all'intervallo con la sua nazionale sotto di due reti, segna una doppietta che porta la gara ai tempi supplementari, dove tuttavia i lusitani s'imporranno 4-3 relegando gli azzurrini al secondo posto. Nel successivo settembre fa il suo debutto con l'Under-20, siglando una doppietta nel 3-0 alla Polonia durante il Torneo 8 Nazioni. L'11 ottobre 2018 debutta anche con l'Under-21, giocando titolare nell'amichevole persa a Udine contro il Belgio (0-1); quattro giorni dopo segna il suo primo gol con gli azzurrini, realizzando un calcio di rigore nella vittoriosa amichevole di Vicenza contro la Tunisia Under-23 (2-0). Nel frattempo entrato nel giro della nazionale maggiore, torna in Under-21 nel 2019, convocato per l'europeo di categoria ospitato dall'Italia. Dopo essere sceso in campo nelle prime due partite della manifestazione, viene escluso dal commissario tecnico Luigi Di Biagio per motivi disciplinari, insieme al collega Zaniolo, dalla terza gara della fase a gironi, che sancisce l'eliminazione azzurra. Nel giugno 2023, a tre anni e mezzo dalla sua ultima presenza con l'Under-21, viene inizialmente inserito dal CT Paolo Nicolato nella lista dei preconvocati in preparazione all'europeo di categoria; nei giorni seguenti, tuttavia, lascia il ritiro e non prende parte alla manifestazione. Nazionale maggiore Kean in nazionale maggiore nel 2021, per la semifinale della UEFA Nations League contro la Spagna Convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Roberto Mancini, debutta il 20 novembre 2018, a 18 anni e 9 mesi, subentrando a Berardi nell'amichevole vinta a Genk contro gli Stati Uniti (1-0), diventando il primo nato negli anni 2000 a vestire la maglia azzurra. Il 23 marzo 2019, in occasione della vittoriosa partita di Udine contro la Finlandia (2-0), valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2020, scende in campo per la prima volta da titolare, trovando anche il suo primo gol in azzurro, quello del definitivo raddoppio: all'età di 19 anni e 23 giorni diventa il secondo più giovane marcatore nella storia della nazionale dopo Bruno Nicolé. Rimasto fuori — tra la sorpresa degli addetti ai lavori, nonostante la positiva annata parigina — dai convocati per la fase finale di Euro 2020 giocata nell'estate 2021 e terminata col successo degli azzurri, torna in nazionale il successivo 8 settembre per la vittoria di Reggio Emilia contro la Lituania (5-0), valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 2022, in cui realizza la sua prima doppietta in maglia azzurra. Il mese seguente, viene inserito tra i 23 convocati per la fase finale della UEFA Nations League, in sostituzione dell'infortunato Ciro Immobile, contribuendo al terzo posto degli azzurri nell'edizione. Nell'ottobre del 2023, a due anni dalla precedente convocazione, viene richiamato dal CT Luciano Spalletti in vista delle partite di qualificazione al campionato d'Europa 2024 contro Malta e Inghilterra. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo Città di Arco: 1 - Juventus: 2015 Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2016-2017, 2018-2019 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2016-2017, 2023-2024 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2018 Supercoppa francese: 1 - Paris Saint-Germain: 2020 Coppa di Francia: 1 - Paris Saint-Germain: 2020-2021
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MOISE KEAN «Quando penso alla Juventus mi viene in mente solo una parola: grazie! Da quando sono arrivato che avevo 11 anni tutti hanno creduto in me, sono stato circondato da tanto affetto e sostenuto dal calore dei tifosi. Non vi dimenticherò mai, avrete sempre un posto nel mio cuore».GIANLUCADIMARZIO.COM, 20 NOVEMBRE 2016Ha la faccia da bambino ma sembra comunque più grande della sua età. Somiglia a Balotelli. Ci somiglia davvero, Moise Kean. Sia fisicamente, più alto e più potente dei suoi pari età. Sia caratterialmente, così estroverso e incredibilmente determinato. Il ragazzo classe 2000 con origini ivoriane (ma italiano a tutti gli effetti!) è stato convocato da Massimiliano Allegri per la gara contro l’Udinese lo scorso 14 ottobre e oggi è il primo giocatore nato nel nuovo millennio ad aver esordito in Serie A. Che traguardo per Kean, dopo mesi di goal (cinque in cinque presenze questa stagione) e prestazioni più che convincenti con la Juventus Primavera. Merito di velocità, tecnica e forza che lo hanno sempre portato a fare la differenza nelle categorie in cui ha giocato. Da Vercelli a Torino passando per Asti, dove Kean è cresciuto calcisticamente. La Juve lo nota e lo strappa al Torino perché vuole puntare su di lui. Dai Giovanissimi Nazionali di Gabetta agli Allievi Nazionali di Tufano, poi (a quindici anni) l’opportunità in Primavera. Altri passi in avanti in un percorso che l’ha visto bruciare le tappe e che ha convinto Fabio Grosso a convocarlo per la gara di Youth League contro il Manchester City, nel settembre 2015. Un regalo ma anche un tentativo di responsabilizzare sempre più un ragazzo con un carattere particolare, da far crescere giorno dopo giorno. Uno così non si può non notare, la Juve sa di avere in casa un piccolo gioiello su cui poter puntare per il futuro. E lo sa anche Grosso. I bianconeri allontanano le pretendenti e “lo consegnano” all’allenatore, che si mette in testa di farlo maturare e di limare anche quegli aspetti del carattere che in passato sono stati un limite.Corsa, colpo di testa e tiro i suoi punti forti, tanto in bianconero quanto in Nazionale; oggi veste la maglia dell’Under 17, prima ha brillato con l’Under 15 e 16. Non c’è limite d’età che tenga, se sei abbastanza bravo sei anche abbastanza grande. Deve averlo pensato anche Allegri: «Un ragazzo bravetto, ma non è il solo della nostra Primavera». E pensare che non ha nemmeno un contratto da professionista! Attualmente è in vigore quello del settore giovanile (che vale fino ai diciannove anni) e non è prevista a breve la firma di un nuovo accordo. La Juventus e il suo entourage, però, stanno parlando: al centro delle discussioni c’è solo il meglio per Kean, che nei mesi scorsi non ha lasciato Torino in prestito per volontà di tutti, dalla società al padre del ragazzo. Una scelta giusta, numeri e rendimento lo confermano.Ai suoi interessi ci pensa Mino Raiola. Un ulteriore punto di contatto con un’altra giovane stella come Donnarumma e con quel Balotelli che Moise ammira tanto. Studia lo stile di gioco di Mario (anche se lui è più prima punta), in passato ne ha anche imitato qualche celebre gesto. Come quando contro il Perugia realizzò una doppietta ed esultò mostrando la maglietta con scritto “Why always me?”. Sempre lui quello che brucia le tappe, sempre lui il personaggio più affascinante. Quasi 14.000 followers su Instagram, dove condivide pezzi della sua vita tra foto e video. L’hip hop come colonna sonora di un cammino che l’ha portato all’esordio, questa sera allo Juventus Stadium. Ma è tutto normale per lui: «Non ho difficoltà a giocare con calciatori più grandi di me, sono abituato. Quello che mi importa è fare bene e segnare». Predestinato? Si vedrà. Intanto Kean ha vissuto la sua “prima” in A.Dopo l’esordio nella vittoriosa partita contro il Pescara, Moise fa il debutto anche in Champions League, qualche giorno dopo, subentrando a Pjanić nel match contro il Siviglia giocato in Spagna. L’ultima giornata di campionato, a Bologna, ha la grandissima soddisfazione di segnare la sua prima rete juventina, con un bel colpo di testa sottorete. Le sue emozioni raccontate a JTV: «Sono molto contento, anche perché è il primo goal, sono stato fortunato, sono veramente contento. È il sogno di tutti i ragazzi di 17 anni far goal con la Juve, con la maglia della Juventus, con una maglia così importante. Quindi sono veramente contento, è solo l’inizio. Però c’è da lavorare, perché secondo me questo è solo l’inizio. Dai giocatori della Prima Squadra ho imparato tanto perché stare vicino a loro è una fortuna proprio grande, è veramente bello perché mi hanno aiutato, con la testa giusta a non mollare mai, è stata veramente una cosa bella. Dedico questo goal a mia madre, alla mia famiglia, perché secondo me non ci crede neanche lei che ho segnato».Kean viene prestato al Verona, neo promosso in Serie A. Termina la stagione, che vede la retrocessione della squadra scaligera in Serie B, con 19 presenze e 4 gol in campionato.Nell’estate 2018 fa ritorno alla Juventus. Inizialmente impiegato marginalmente, trova il primo goal il 12 gennaio 2019, alla prima da titolare, siglando il definitivo 2-0 nella gara di Coppa Italia vinta sul campo del Bologna. Da qui in poi si ritaglia sempre più spazio, e con 13 presenze e 6 goal nella seconda metà di campionato (tra cui la sua prima doppietta in maglia bianconera, nella vittoriosa sfida interna dell’8 marzo 2019 contro l’Udinese e la rete che il 6 aprile decide la classica contro il Milan) emerge quale maggiore rivelazione stagionale della squadra juventina, dando un contributo importante nella vittoria dello scudetto, il secondo per Kean.MICHAEL CRISCI, JUVENTIBUS 30 LUGLIO 2019Moise Kean lascia la Juventus. Il classe 2000 è la prima vera operazione in uscita della finestra di mercato attuale. Può far storcere il naso che a lasciare per primo sia il più giovane, nonostante anche le altre punte centrali (Higuain, Mandzukic, Dybala) siano sul mercato. Vi è sicuramente la mano di Raiola, che nel giorno della presentazione di de Ligt aveva affermato quanto Kean fosse “come de Ligt”. L’attaccante di Vercelli è anche un pupillo del CT Roberto Mancini, e ha bisogno di un minutaggio che forse Sarri non avrebbe potuto garantirgli.Moise andrà in Premier per 40 milioni, bonus compresi (secondo millennial più pagato della storia dopo Vinicius), e andrà a percepire 3 milioni netti l’anno. Lascia Torino dopo un finale di stagione eccellente, solo leggermente macchiato dal ritardo in under 21. La Juve non ne ha voluto perdere definitivamente il controllo, e quindi si è tenuta una prelazione; sarà il primo club che verrà interpellato, qualora l’Everton decidesse di venderlo (anche se il prezzo verrà deciso dagli inglesi).Una soluzione ideale per la Juve, che incamererà una plusvalenza necessaria, e potrà assistere nei prossimi anni alla crescita del ragazzo; se Kean dimostrerà le sue potenzialità, la Juve si attiverà per riportarlo a casa e, se ne varrà la pena, investirà una cifra importante. Una situazione win win, ma anche la conferma che la Juve non è terra di giovanissimi, a meno che questi non vengano pagati 75 milioni.Se ne va dunque un ragazzo che per almeno un mese, ha fatto sognare l’immaginario collettivo del tifo bianconero; dopo anni di magra, la soddisfazione di aver tirato su qualcuno di buono dal proprio vivaio, stimolava la fantasia dei tifosi. Ad esempio la sua corsa verso Oblak durante la gara con l’Atletico, quando tutti abbiamo corso con lui. Probabilmente se avessimo potuto, avremmo volentieri scambiato il suo gol col rigore al cardiopalma di Ronaldo. E che dire di quei 45 minuti contro l’Ajax, quando abbiamo sperato tutti potesse dare la scossa a una squadra che oramai stava perdendo tutte le certezze. Ci fidavamo di lui. Ci siamo fidati. Nella speranza di poterci fidare in futuro. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2018/03/moise-kean.html
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ATHIRSON Nasce a Rio De Janeiro il 16 gennaio 1977 e cresce in un quartiere ricco, da una famiglia benestante: il padre è un ufficiale in pensione, la madre infermiera, i quattro fratelli periti informatici. Athirson inizia a tirare calci al pallone nella scuola di calcetto del quartiere, il Grajau Country, cominciando a far intravedere qualcosa di buono: gli osservatori del Flamengo lo notano e ben presto gli aprono le porte della prima squadra.È il 1996 e Athirson comincia a giocare nelle varie rappresentative nazionali (Under 17, Under 20 e poi, addirittura, la Seleçao, in sostituzione di Roberto Carlos); nel 1998 è dato in prestito al Santos, e in Brasile ci si stropiccia gli occhi per le gesta di questo imprendibile terzino sinistro dal goal facile; nella stagione 1999-2000, tornato al Flamengo, mette a segno ben dieci reti.«È il nuovo Roberto Carlos!». Dicono in patria; queste voci arrivano a Omar Sivori che, nella primavera del 2000, lo segnala a Luciano Moggi. Dopo appena una settimana di trattative, è trovata l’intesa con il giocatore, che firma un contratto fino al 2005, ma non con il Flamengo. La Juventus ha fretta, vuole avere il giocatore a disposizione già da settembre, per l’inizio del campionato, ma la società brasiliana non ne vuole sapere e così i bianconeri devono aspettare che il terzino si svincoli, il 31 dicembre 2000, per poi prenderlo a inizio del 2001.A quel punto il Flamengo tira in ballo un accordo precedente con il procuratore del giocatore, ma a seguito di un contenzioso legale lungo e travagliato, la Juventus ottiene dalla FIFA un transfer provvisorio, grazie al quale il 23 febbraio 2001 Athirson diventa un giocatore bianconero a tutti gli effetti.A Torino, appena sceso dall’aereo, lo accoglie la neve. «Non l’avevo mai vista dal vivo», racconta il brasiliano, che compera una casa appena fuori città e un’Alfa 166: comincia in questo modo l’avventura italiana! «Se ora mi sento pronto per l’Italia e per la Juventus è perché sono stato due anni nel campionato paulista. Lì si gioca un “futebol” europeo. C’è più organizzazione, il calcio tatticamente è evoluto, si picchia, si fa pressing, non si lascia spazio agli avversari. A Rio il calcio è più lento, più romantico, più tecnico, ti lasciano fare delle cose impensabili. A São Paulo ho capito che potevo fare strada. Con Roberto Carlos abbiamo alcune caratteristiche comuni ma non siamo proprio uguali. Lui è un campione, io lavoro per diventarlo. Come stile di gioco mi paragonerei al milanista Serginho».Moggi è entusiasta: «Athirson è il giovane adatto a ricoprire il ruolo di esterno sinistro. Non dovrà essere soltanto un difensore, ma anche un difensore. Con lui non abbiamo più ruoli scoperti». Anche Ancelotti si allinea: «Non lo abbiamo preso per sostituire Pessotto, che può giocare anche in altre posizioni, a destra, ad esempio, o a centrocampo. E, in ogni caso, la concorrenza è importante. Credo che Athirson possa dare qualità a tutto il gruppo e che possa rappresentare una valida pedina in più nel finale di stagione».Al termine di un periodo di riabilitazione per curarsi da un infortunio precedente, Athirson scende in campo per la prima volta il primo aprile 2001 al Delle Alpi, sostituendo Zidane al 29° minuto del secondo tempo, con la Juventus comodamente in vantaggio per 1-0 sul Brescia. Dopo venti minuti le Rondinelle pareggiano con Roberto Baggio e la gara termina con il risultato di 1-1; considerata la contemporanea vittoria della Roma sul Verona, i bianconeri si complicano terribilmente le cose in chiave scudetto.Il brasiliano avrà altre poche occasioni di scendere in campo: qualche spezzone contro il Lecce, la Fiorentina, il Perugia e l’Atalanta e il suo rendimento è spesso insufficiente. Nella stagione successiva Ancelotti viene esonerato e sulla panchina dei bianconeri, ritorna Marcello Lippi; di Athirson si perdono completamente le tracce: non gioca proprio mai, nonostante in estate Moggi avesse rifiutato un’importante offerta da parte del Celta Vigo.Nel gennaio 2002 la Juventus lo manda in prestito, al Flamengo, in attesa di riportarlo un giorno a Torino. Quel giorno non arriverà mai, perché il 2 ottobre 2003 i bianconeri rescindono il contratto con il giocatore pagandogli, peraltro, una penale di 2,3 milioni di euro. Nel luglio 2002, Athirson balza agli onori della cronaca, anche se per meriti non sportivi; scoppia il caso “Viva Lain”, il centro di massaggiatrici a luci rosse per vip, scoperto nel capoluogo piemontese: sulla lista dei clienti stilata dagli inquirenti, compare anche il suo nome.Athirson resta al Flamengo fino a dicembre 2004, fatta eccezione per una breve parentesi al CSKA di Mosca (da febbraio a giugno dello stesso anno). Dall’estate del 2005, il Pappagallo, questo il suo soprannome dovuto alla sua loquacità e all’innata simpatia, entra a far parte della rosa del Cruzeiro, per poi trasferirsi in Germania, a Leverkusen. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/athirson.html
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ATHIRSON https://it.wikipedia.org/wiki/Athirson Nazione: Brasile Luogo di nascita: Rio de Janeiro Data di nascita: 16.01.1977 Ruolo: Difensore Altezza: 181 cm Peso: 78 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: Il Pappagallo Alla Juventus dal 2000 al 2001 Esordio: 01.04.2001 - Serie A - Juventus-Brescia 1-1 Ultima partita: 17.06.2001 - Serie A - Juventus-Atalanta 2-1 5 presenze - 0 reti 1 scudetto Athirson Mazzoli de Oliveira (Rio de Janeiro, 16 gennaio 1977) è un ex calciatore brasiliano, di ruolo difensore. Athirson Nazionalità Brasile Altezza 181 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2011 - giocatore Carriera Giovanili ?-? Flamengo Squadre di club 1996-1998 Flamengo 78 (3) 1998 → Santos 25 (1) 1998-2000 Flamengo 99 (18) 2001-2002 Juventus 5 (0) 2002-2003 → Flamengo 78 (16) 2004 → CSKA Mosca 0 (0) 2004 Flamengo 26 (3) 2005 Cruzeiro 27 (5) 2005-2007 Bayer Leverkusen 30 (2) 2007 Botafogo 3 (0) 2008 Brasiliense 6 (0) 2008-2009 Portuguesa 13 (3) 2009 Cruzeiro 11 (0) 2010-2011 Portuguesa 36 (3) 2011-2012 Duque de Caxias 0 (0) Nazionale 1997 Brasile U-20 14 (2) 1999-2003 Brasile 5 (0) Carriera da allenatore 2015 São Cristóvão 2016 Flamengo-PI 2017 Alecrim 2019- Goytacaz Palmarès Confederations Cup Argento Messico 1999 Carriera Club Viene notato nella scuola di calcetto del quartiere brasiliano in cui vive, il Grajau Country dagli osservatori del Flamengo che lo portano nella prima squadra rossonera nel 1996. Inizia così a giocare nel campionato brasiliano di calcio e viene convocato dalle rappresentative nazionali, Under 17, Under 20 e poi la Nazionale maggiore. Nel 1998 passa in prestito al Santos e viene sempre più spesso accostato a Roberto Carlos, per le grandi qualità che dimostra sulla fascia sinistra e per la facilità con cui va in rete. Nella primavera del 2000 il talent-scout juventino Omar Sívori lo segnala a Luciano Moggi. A Torino arriva solo nel febbraio dell'anno successivo in seguito ad alcune controversie con la squadra brasiliana che non lo vuole cedere alla Juventus, costretta a rivolgersi alla FIFA per ottenere un transfert provvisorio nonostante la fine del contratto con il Flamengo. Debutta in Serie A solo il 1º aprile nel pareggio della Juventus contro il Brescia che complica la corsa allo scudetto dei bianconeri. Dopo lo sfortunato esordio scende in campo solo in altre quattro occasioni, contro Lecce, Fiorentina, Perugia e Atalanta. La stagione successiva, nonostante il ritorno di Marcello Lippi, non viene mai preso in considerazione e nel gennaio del 2002 viene rispedito in prestito al Flamengo, in attesa di un ritorno in Piemonte che non avverrà mai in quanto il 2 ottobre 2003 la Juventus rescinde il suo contratto, pagando anche una penale di 2,3 milioni di Euro. Rimane al Flamengo fino al dicembre del 2004, con una breve parentesi al CSKA Mosca nella seconda metà della Prem'er-Liga 2004. Nel gennaio del 2005 passa al Cruzeiro e nell'estate successiva torna in Europa nelle file dei tedeschi del Bayer con cui disputa due campionati tedeschi giocando 30 gare con 2 reti. Al termine dell'esperienza in Germania ritorna ancora in Brasile, inizialmente nel Botafogo e dall'estate del 2008 alla Brasiliense. Nazionale In nazionale maggiore conta 5 presenze. Con la Nazionale Under-20 ha partecipato ai Mondiali del 1997. Palmarès Club Competizioni statali Taça Guanabara: 1 - Flamengo: 1999, 2004 Taça Rio: 1 - Flamengo: 2000 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2001-2002 Campionato Carioca: 2 - Flamengo: 1999, 2000 Competizioni internazionali Copa Oro: 1 - Flamengo: 1996 Coppa CONMEBOL: 1 - Santos: 1998 Coppa Mercosur: 1 - Flamengo: 1999 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - Brasile: 2000
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MATTEO BRIGHI Nasce a Rimini, il 14 febbraio 1981, secondo di quattro fratelli, tutti calciatori. Come tanti calciatori in erba, muove i primi passi in oratorio: «Mega ammucchiate sul pallone – ricorda – chi lo prendeva, provava a tirare dritto fino in porta. Però, così, si impara tanto!». E, infatti, Matteo, a quattordici anni, approda al Rimini, in Serie C2. Nessuna presenza nella prima stagione, la 1997-98, ma le soddisfazioni cominciano ad arrivare l’anno dopo, nel quale Matteo colleziona dieci presenze e due reti in campionato.Nell’estate del 1999, è acquistato dalla Juventus, che crede tantissimo in lui; l’idea della società bianconera è quella di farlo giocare con la squadra Primavera, prima di farlo approdare alla prima squadra. Inaspettatamente, Matteo rifiuta il trasferimento. «Sono troppo giovane per una grande squadra. E poi voglio prima prendere il diploma».La terza stagione a Rimini è quella della definitiva consacrazione. Matteo scende in campo per trentaquattro gare e totalizza sei reti; un bottino non indifferente, considerato il suo ruolo da centrocampista.Nell’estate del 2000, la Juventus riesce a portarsi a casa il campioncino riminese. Matteo scende in campo solamente dodici volte, è difficile trovare spazio in mezzo a tanti campioni. Il futuro di Matteo non è la panchina; per crescere bisogna giocare e la Juventus lo sa molto bene. Per questo, nell’estate 2001, lo cede in prestito al Bologna, dove conquista subito una maglia da titolare, pienamente meritata. Nella squadra di Guidolin, infatti, Matteo disputando una stagione eccellente, dimostrando grinta e personalità, oltre a doti tecniche da campione; con trentadue presenze, risulta uno dei migliori giovani centrocampisti del panorama italiano.Nel 2002-03 ritorna alla Juventus: «Il fatto che Luciano Moggi mi abbia personalmente detto che, per garantirmi la maglia della Juventus, la società ha deciso di rinunciare a importanti operazioni di mercato, mi ha inorgoglito molto e mi ha dato la misura di cosa dovrò fare nel prossimo campionato: dovrò cioè produrre fatti e meritare tanta stima, rispondendo in concreto alle speranze che i miei dirigenti e il tecnico hanno posto sulla mia persona. Mi rendo perfettamente conto che questa sarà una stagione particolarmente importante. Un vero e proprio anno della verità. Il mio impegno profondo sarà quello di non tradire le attese. Parto con un compito da scrivere bene, ma quando ci sono le motivazioni, è bello, no? Un anno di Bologna ha mi ha permesso di conoscere maggiormente la Serie A. Penso di aver imparato a stare meglio in campo e credo pure di aver assimilato quel concetto della responsabilità che alla Juve sarà più impegnato che mai: perché questa è proprio un’altra storia».Ma dopo aver conquistato la Supercoppa Italiana contro il Parma, è ceduto in prestito proprio alla squadra ducale. Non è un campionato fortunato per Brighi, anche a causa di continui infortuni, che ne minano il rendimento. Al termine di quella stagione, cambia nuovamente casacca, accasandosi con il Brescia in Serie A; con le “Rondinelle”, Matteo disputa un ottimo campionato, scendendo in campo ventinove volte e segnando un goal. Nel 2004 la Juventus, proprietaria del cartellino, lo cede definitivamente alla Roma. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/08/matteo-brighi.html
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MATTEO BRIGHI https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Brighi Nazione: Italia Luogo di nascita: Rimini Data di nascita: 14.02.1981 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2002 Esordio: 23.09.2000 - Coppa Italia - Juventus-Brescia 1-2 Ultima partita: 25.08.2002 - Supercoppa Italiana - Juventus-Parma 2-1 13 presenze - 0 reti 1 supercoppa italiana Matteo Brighi (Rimini, 14 febbraio 1981) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Matteo Brighi Brighi nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2019 Carriera Giovanili 1996-1998 Rimini Squadre di club 1998-2000 Rimini 44 (7) 2000-2001 Juventus 13 (0) 2001-2002 → Bologna 32 (0) 2002-2003 Parma 22 (1) 2003-2004 → Brescia 29 (1) 2004-2007 → Chievo 89 (9) 2007-2011 Roma 108 (13) 2011-2012 Atalanta 11 (0) 2012-2014 Torino 38 (4) 2014-2015 Sassuolo 25 (0) 2015-2016 Bologna 25 (0) 2016-2018 Perugia 48 (2) 2018-2019 Empoli 24 (2) Nazionale 2000 Italia U-18 3 (0) 2000-2001 Italia U-20 5 (0) 2000-2004 Italia U-21 35 (2) 2002-2009 Italia 4 (0) Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo Svizzera 2002 Oro Germania 2004 Biografia È nato a Rimini nel 1981, secondo di quattro fratelli, tutti calciatori. È diplomato in ragioneria. Caratteristiche tecniche Centrocampista duttile, preferiva agire da mediano in un centrocampo a due o a tre giocatori, oltre a essere dotato di un'ottima tecnica e di grande grinta. Nel 2001 fu incluso nella lista dei migliori giovani calciatori stilata da Don Balón. Era, altresì, il giocatore con i valori più elevati (97) del videogioco Fifa 2003. Carriera Club Gli inizi Muove i primi passi nel mondo del calcio nelle file della squadra parrocchiale della Grotta Rossa, e qualche anno dopo partecipa al campionato allievi con la Polisportiva Stella San Giovanni. A 15 anni approda nel settore giovanile della squadra della sua città, il Rimini. Nella stagione 1997-1998 viene aggregato alla prima squadra, senza tuttavia scendere mai in campo. Nella stagione successiva totalizza 10 presenze ed un gol, e nella terza stagione scende in campo 34 volte e totalizza 6 reti, mancando di un soffio la promozione in Serie C1, sfumata nella finale play-off contro la Vis Pesaro. Juventus ed il prestito al Bologna L'estate successiva, dopo essersi diplomato, si trasferisce a titolo definitivo alla Juventus. L'esordio in Serie A avviene il 30 settembre 2000, a 19 anni, nell'incontro che ha visto vincere i bianconeri per 2-1 sul Napoli. Nella Vecchia Signora, anche a causa della precoce eliminazione dal palcoscenico europeo e dalla Coppa Italia, vede il campo 12 volte in tutta la stagione. L'anno successivo viene girato in prestito al Bologna, dove conquista subito la maglia da titolare. Nella squadra di Francesco Guidolin disputa in tutto 32 partite di campionato, contribuendo al settimo posto finale. Nel giugno dello stesso anno, vince anche il premio di miglior giovane della Serie A italiana. Parma e Brescia Tornato a Torino per fine prestito, nell'agosto 2002 conquista con la Juventus la Supercoppa Italiana, ma il 31 agosto, ultimo giorno di calciomercato, viene ceduto in compartecipazione al Parma per la cifra di 5 milioni, nell'ambito dell'operazione che ha portato Marco Di Vaio a Torino. Sotto la guida di Cesare Prandelli, il 31 ottobre 2002 fa il suo esordio in Coppa UEFA, nella vittoria interna per 2-1 contro il Wisla Cracovia, e il 1º dicembre successivo segna anche la sua prima rete in Serie A nella partita esterna contro il Torino. A fine anno la comproprietà viene risolta in favore della Juventus. Nell'estate del 2003 passa ancora in prestito al Brescia in Serie A. Inizialmente poco impiegato, gradualmente conquista il posto da titolare del centrocampo delle rondinelle, e il 2 maggio 2004 segna la rete della matematica salvezza della squadra, nella trasferta contro il Siena. Con la squadra lombarda disputa in tutto 29 partite, con una rete. Roma e prestito al Chievo Nel 2004 la Juventus, proprietaria del cartellino, lo cede a titolo definitivo alla Roma, nell'ambito dell'operazione che ha portato Emerson alla società torinese. La società capitolina a sua volta lo gira in prestito al Chievo Verona nell'affare che ha portato Simone Perrotta in giallorosso. Titolare indiscusso della formazione di Mario Beretta, segna la sua prima rete con la maglia gialloblu il 17 ottobre 2004 contro la Lazio e disputa in tutto 35 partite. Il 14 luglio 2005 il prestito viene rinnovato anche per la stagione 2005-2006, dove, con 26 presenze e 2 gol, contribuisce al quarto posto finale e la conseguente qualificazione ai preliminari di Champions League. Rimane a Verona anche nella stagione successiva, e il 9 agosto 2006 esordisce in Champions League nella sconfitta esterna contro i bulgari del Levski Sofia. La stagione è anche la più prolifica a livello realizzativo, per Brighi, che totalizza in tutto 25 presenze e ben 6 reti. La sconfitta contro il Catania all'ultima giornata, tuttavia, decreta la retrocessione del club veneto in Serie B. Ritorno alla Roma Nell'estate del 2007 Brighi torna stabilmente alla Roma. Nella sua partita d'esordio contro l'Empoli mette a segno il primo gol con la maglia della Roma. In quello stesso anno conquista la sua seconda Supercoppa italiana (la prima con la maglia giallorossa) e la Coppa Italia, entrambe ai danni dell'Inter. Il 25 luglio 2008 prolunga il contratto con la società capitolina fino al 30 luglio 2012 a fronte di un compenso lordo a salire per un ammontare che va dai 1,3 milioni della stagione 2008-2009 ai 1,6 milioni della stagione 2011-2012; cifre a cui vanno aggiunti ulteriori premi in caso di raggiungimento di prefissati obbiettivi sportivi. Nella stagione 2008-2009 Brighi viene spesso utilizzato come titolare. Il 26 novembre 2008 segna i primi due gol della sua carriera in Champions League, che permettono alla Roma di vincere sul campo del Cluj per 3-1. Il 9 dicembre realizza la prima delle 2 reti che consentono alla Roma di battere il Bordeaux e di qualificarsi, come prima del girone, agli ottavi di finale della Champions League. A fine stagione saranno 44 le presenze e 6 le marcature (tra campionato, Coppa Italia e Champions League). Nella stagione successiva va in gol contro Palermo, Parma e ancora Palermo, al ritorno (in cui realizza la sua prima doppietta in Serie A), in 24 incontri disputati. Il 7 settembre 2010 prolunga il suo contratto con la società fino al 30 giugno 2014. L'8 maggio 2011, durante la gara contro il Milan, riporta la frattura al perone del ginocchio destro. Atalanta e Torino Il 31 agosto 2011 passa in prestito secco all'Atalanta per la stagione 2011-2012. Il 18 settembre esordisce in campionato con la nuova maglia, nell'incontro vinto per 1-0 dall'Atalanta sul Palermo. Complice una lesione al perone, non riesce ad entrare nelle gerarchie del tecnico Colantuono e totalizza solo 11 presenze in campionato. Dopo un periodo di prova, l'11 agosto 2012 passa al Torino in prestito gratuito. Il'1º settembre 2012, realizza la sua prima rete in maglia granata contro il Pescara; gara terminata per 3 a 0. Il 13 gennaio 2013 sigla la sua seconda rete stagionale nella partita Torino-Siena (3-2). A fine stagione torna alla Roma per fine prestito, ma l'8 luglio 2013 si trasferisce nuovamente al Torino, questa volta a titolo definitivo, con un contratto annuale con opzione per il secondo. La sua permanenza in granata dura poco perché nel mercato di gennaio viene ceduto al Sassuolo (squadra contro la quale aveva segnato pochi giorni prima). Sassuolo, ritorno a Bologna, Perugia ed Empoli Il 2 febbraio 2014 debutta da titolare con la maglia del Sassuolo nella sconfitta interna per 2-1 contro l'Hellas Verona. Con 7 presenze dà il suo contributo alla squadra che riesce a salvarsi, viene quindi confermato anche per la stagione successiva giocando alte 17 partite. Il 20 luglio 2015 firma un contratto annuale col Bologna, neopromosso in Serie A, tornando così, dopo 14 anni, sotto le due torri; colleziona altre 23 presenze in A. Rimasto svincolato, il 15 luglio 2016 firma un contratto biennale con il Perugia in Serie B. Il 7 agosto 2016 esordisce con la maglia del Perugia e firma il gol vittoria contro l'Alessandria che sancisce la qualificazione per i Grifoni al turno successivo di Coppa Italia. Il 24 gennaio 2018 passa fino a fine stagione all'Empoli. Il 2 febbraio segna all'esordio con gli azzurri, nella vittoria interna per 4-0 contro il Palermo. A fine anno con il club empolese Il 19 maggio 2019 torna al gol in massima serie che mancava da più di 5 anni (in quel caso indossava proprio la maglia del Torino), segnando nella vittoria per 4-1 contro il Torino dopo 29 secondi dal suo ingresso. Nazionale Ha vestito a lungo la maglia della Nazionale Under-21: dal 2000 al 2004 ha collezionato 35 presenze e 2 gol con la squadra di cui è stato anche capitano. Ha partecipato all'Europeo Under-21 2002, arrivando in semifinale, e all'Europeo Under-21 2004 laureandosi campione. È stato escluso dai convocati per i Giochi Olimpici di Atene dal c.t. Claudio Gentile. In precedenza aveva compiuto l'esordio in Nazionale maggiore sotto la guida di Trapattoni, disputando un'amichevole contro la Slovenia il 21 agosto 2002. Il 28 marzo 2009, dopo quasi sette anni di assenza, ritorna in Nazionale con il c.t. Marcello Lippi che lo impiega nelle sfide di qualificazione ai Mondiali 2010 contro il Montenegro e Italia-Irlanda (1-1). Viene impiegato anche il 6 giugno nella partita amichevole contro l'Irlanda del nord giocata a Pisa. Palmarès Club Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2002; Roma: 2007 Coppa Italia: 1- Roma: 2007-2008 Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2017-2018 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Germania 2004 Individuale Oscar del calcio AIC: 1 - Miglior giovane: 2002
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MARCO ZANCHI Di scuola atalantina, nasce a San Giovanni Bianco (in provincia di Bergamo), il 15 aprile 1977. Difensore centrale dal buon tempo andato, stiloso e bravo in acrobazia, possiede pulizia di gioco, ma ha il difetto di piacersi troppo. Capita così che, per troppa sicurezza, commetta degli errori grossolani. Arriva in bianconero nell’estate del 2000 e colleziona solamente sette presenze, delle quali due nelle coppe europee. È stata una sorpresa, per tutti – scrive Giorgio Pagliano su “Hurrà Juventus” del luglio 2000 – ma mentre è oramai una consuetudine dei dirigenti bianconeri stupire i propri tifosi con acquisti inattesi, la novità è che neanche il diretto interessato sapeva che avrebbe vestito la maglia della Juventus. Marco Zanchi, difensore ventitreenne neo campione d’Europa con l’Under 21 di Marco Tardelli, lo racconta lasciando trapelare un po’ di emozione. «Il mio procuratore si è incontrato con i dirigenti bianconeri in gran segreto, alla sera mi ha prospettato la nuova situazione e al mattino ho firmato il contratto». Luciano Moggi ha spiegato che si è svolto tutto a fari spenti perché la trattativa non era semplice, anche a causa delle concorrenti che si contendevano il gioiellino bergamasco. Marco Zanchi è un ragazzo semplice, curato nel vestire, all’apparenza timido, molto determinato. Sa bene che alla Juve si trova a competere con i titolari della difesa meno battuta dello scorso campionato, ma non se ne preoccupa: «Arrivo in punta di piedi, con la gioia di poter indossare la maglia di una delle squadre più prestigiose del mondo. Sono soddisfatto che sia stato Carlo Ancelotti a scegliermi. Mi rimetterò alle sue decisioni». Schietto e sincero, forse troppo modesto, non poteva credere che dopo una stagione buona ma non certo da protagonista nell’Udinese la Juve scegliesse di puntare proprio su di lui: «Forse è stato il buon Europeo a convincerli», ha detto con il sorriso sulle labbra. Non sarebbe bastato. Sicuramente i dirigenti della Juve avevano già messo da tempo gli occhi su di lui, come ha confermato Ancelotti: «Lo avevo notato nello spareggio Uefa della stagione 1998-99». Forse lo conoscono un po’ meno i tifosi e allora Marco si presenta così: «Il mio modello è Paolo Montero, che ho conosciuto ai tempi dell’Atalanta. Sono un difensore forte negli spostamenti, perché posso sfruttare la mia velocità. Sono abbastanza bravo tecnicamente, un po’ meno di testa, causa la statura. Diciamo che cerco di fare le cose più semplici e sicure. Goal? Non ne ho mai realizzati». I goal, appunto. Sono i momenti in cui si sfoga tutto quello che si ha dentro, gli attimi delle dediche appassionate, come quella oramai storica di Batistuta alla moglie Irina. Zanchi non ha mai segnato, non aveva ancora vinto nulla e allora ha scelto la finale dell’Europeo per fare la sua dedica più importante, non al nuovo amore, la Juventus, ma a qualcuno che nella sua vita conta ancora di più: «Dedico questa vittoria a mia moglie». Queste le sue prime parole davanti alle telecamere, parole dolci, che qualunque ragazza sognerebbe di sentir pronunciare dal proprio uomo. Giovanna ne ha sentite altre, ancora più belle, che stanno a testimoniare che Marco vuole iniziare la sua nuova vita torinese a fianco della persona che ama di più. Si sono sposati il 14 giugno, a Dalmine, il paese di Giovanna, a pochi chilometri da Bergamo, dopo cinque anni di fidanzamento. Poi via verso la luna di miele con tappe a New York, Miami e Bahamas. I freschi sposi dovranno cercar casa a Torino: «Non conosco molto questa città, non so se sceglieremo la collina o il centro. Sicuramente un posto comodo, dove non ci siano problemi di parcheggio». La scelta sembra quasi obbligata. Della Juve Zanchi conosce la storia, il prestigio, le vittorie ed anche alcuni giocatori che presto saranno suoi compagni: «Oltre a Montero e Tacchinardi, che ho incontrato nell’Atalanta, c’è Bachini, mio compagno a Udine, e Zambrotta, con il quale ho giocato nell’Under 21». Il giorno del suo passaggio alla Juventus le prime parole sono state queste: «L’idea di giocare a fianco di campioni che fino a qualche tempo fa vedevo solo sulle figurine mi sembra un sogno». Una schiettezza che gli è valsa sorrisi di simpatia. Il suo atteggiamento, moderato, modesto ma deciso, ne fa un perfetto juventino, perché più di una volta i dirigenti hanno affermato di scegliere i giocatori non solo in base alle qualità tecniche, ma anche a quelle umane. La stessa schiettezza quando si affronta l’argomento Del Piero: «In quei giorni terribili ci siamo parlati subito, gli ho detto che non c’entravo nulla e che volevo solo rivederlo in campo più forte di prima». E già, perché fu proprio Marco Zanchi l’incolpevole ostacolo che si trovò davanti Ale nell’azione che gli provocò il grave infortunio sul campo di Udine quel famoso e oramai lontano 8 novembre 1998. Dopo telefonate e messaggi ora saranno compagni e di sicuro il numero dieci bianconero sarà uno dei primi a dargli il benvenuto. Attenzione campioni di Playstation, è arrivato un agguerrito concorrente! «Mi piace molto giocarci, anche perché in ritiro o si gioca o si legge e quest’ultimo non è uno dei miei passatempi preferiti», racconta Zanchi, che annovera tra le sue passioni il football americano e ammette di seguire con interesse moltissimi sport. Nato un anno e un giorno prima di Tudor, con il quale condividerà la responsabilità di farsi trovare pronto all’occorrenza, il neo bianconero ha mosso i primi passi nel mondo del pallone con un allenatore d’eccezione: «Mio padre, che ai tempi seguiva i pulcini della Zognese. È stato lui a crescermi come difensore, mi ha allenato molto bene anche perché ha un passato da attaccante nella Rappresentativa della Valle Brembana». Dopo aver cresciuto il campioncino di famiglia, il signor Zanchi ha smesso di allenare e ora è un tifoso del figlio che racconta: «Non è spassionato, direi piuttosto critico, le osservazioni non mancano mai, ma sono giuste e le accetto volentieri. Quando sono partito per l’Europeo con l’Under 21 mi ha consigliato solo di giocare come sono capace e alla fine mi ha fatto i complimenti». Poi è arrivata la Juve e l’incoraggiamento del suo commissario tecnico Marco Tardelli, che lo ha soprannominato Lupo (lo chiama così anche in allenamento) e gli ha detto: «Devi essere orgoglioso di indossare quella maglia». Lui sa bene cosa significa. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/05/marco-zanchi.html
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MARCO ZANCHI https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Zanchi Nazione: Italia Luogo di nascita: San Giovanni Bianco (Bergamo) Data di nascita: 15.04.1977 Ruolo: Difensore Altezza: 178 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-21 e Olimpico Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2001 Esordio: 30.09.2000 - Serie A - Napoli-Juventus 1-2 Ultima partita: 10.12.2000 - Serie A - Juventus-Parma 1-0 7 presenze - 0 reti Marco Zanchi (San Giovanni Bianco, 15 aprile 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Marco Zanchi Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Atalanta Primavera Termine carriera 2012 - giocatore Carriera Giovanili 19??-1994 Atalanta Squadre di club 1994-1996 Atalanta 19 (0) 1996 → Chievo 0 (0) 1996-1997 → Bari 6 (0) 1997-2000 Udinese 42 (0) 2000-2001 Juventus 7 (0) 2001 → Vicenza 14 (3) 2001-2002 → Verona 30 (1) 2002-2004 Bologna 23 (0) 2004-2008 Messina 113 (2) 2008-2012 Vicenza 87 (1) Nazionale 1992 Italia U-15 4 (0) 1994-1995 Italia U-18 7 (0) 1995-2000 Italia U-21 20 (0) 2000 Italia olimpica 3 (0) Carriera da allenatore 2012-2013 Vicenza Coll. tec. 2013-2014 Unione Venezia Vice 2014-2015 Vicenza Allievi Naz. 2015-2016 Atalanta Allievi Naz. B 2016-2019 Atalanta Under-16 2019- Atalanta Coll. Primavera Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Slovacchia 2000 Europei di calcio Under-19 Argento Grecia 1995 Carriera Giocatore Cresciuto nelle giovanili dell'Atalanta, debutta in prima squadra appena diciottenne, giocando a Bergamo per due stagioni, nel corso delle quali colleziona 19 presenze. Viene poi dirottato, per acquistare esperienza, dapprima al Chievo e poi al Bari, dove però trova poco spazio. Le sue doti vengono però notate dai dirigenti dell'Udinese che lo acquistano nell'estate del 1997, e di cui diventa piano piano uno dei punti di forza, tanto da attirare le mira di importanti club, e tra tutti, soprattutto della Juventus che lo acquista nel 2000. La sua avventura a Torino durà però poche partite, tanto che nel gennaio del 2001 viene ceduto in prestito al L.R.Vicenza, con cui chiude la stagione con un'amara retrocessione ma avendo la soddisfazione di segnare le sue prime reti nella massima serie (doppietta contro la Reggina e gol con il Bari). Rimane in Veneto anche nella stagione 2001-2002, nelle file del Verona, con cui però retrocede nuovamente nonostante un campionato giocato ad alti livelli. Viene quindi acquistato dal Bologna dove milita per due stagioni, costellate da gravi infortuni, e di un importante intervento chirurgico alla testa. Nel 2004 viene acquistato dal Messina, di cui diventa uno dei punti di forza della difesa, dove milita per quattro stagioni, sia in Serie A che in Serie B, fino all'estate del 2008 quando il club siciliano viene dichiarato fallito. Svincolato, viene acquistato dal Vicenza nel mercato estivo del 2008, giocando per 4 stagioni nella società berica diventandone anche il capitano. A fine del campionato di Serie B 2011-2012 si vede retrocedere in Lega Pro. Allenatore Il 16 luglio 2012 lascia il calcio giocato e diventa ufficialmente il collaboratore tecnico del Vicenza, diventando così l'assistente del neo tecnico Roberto Breda. Anche dopo l'esonero di Breda rimane a Vicenza, dove ricopre ancora il ruolo di collaboratore tecnico di Alessandro Dal Canto. Il 15 luglio 2013 diventa il vice-allenatore dell'Unione Venezia sempre al fianco di Alessandro Dal Canto. Il 15 luglio 2014 diventa il nuovo tecnico degli Allievi Nazionali del Vicenza. L'anno successivo torna all'Atalanta per ricoprire il ruolo di tecnico degli Allievi Nazionali. Dopo aver allenato per quattro stagioni nelle giovanili del club, nell'annata 2019/2020 entra nello staff della Primavera guidata da Massimo Brambilla. Palmarès Giocatore Nazionale Campionato Europeo Under-21: 1 - Slovacchia 2000
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FABIÁN O'NEILL Apri Google e digiti il suo nome – scrive Francesco Schirru, su Goal.com del 2 luglio 2020 –. Il drammaturgo statunitense? La linea di abbigliamento per il surf? La città americana? Il clan, dinastia reale che ha avuto un’enorme importanza nella storia irlandese? No. No. No. No. Meglio allargare la ricerca. Calciatore. Ok, ci siamo. Fabian O’Neill. Nome ispanico, cognome dalla verde isola d’oltre manica. Uruguayano, idolo di Cagliari, di Zizou. Cavalli, donne, bar, fattorie, macchine, povertà e ricchezza, musica e parole. Classe, superata. Milioni. Una storia che ha tutto. Elevato alla massima potenza. Tre amici seduti al pub. Dopo tre vodka & Redbull ci si abbandona alla nostalgia. È inevitabile. Com’è che si finisce a parlare di fine anni ‘90 e inizio 2000 se la discussione verteva sul presente? Mistero. Fatto sta che si comincia a ricordare, «ma tu hai presente quell’uruguayano su cui puntò la Juventus dopo che fece faville al Cagliari?». «Ma chi, O’Neill?». Bocche spalancate e aneddoti. Voi non avete idea, vanno avanti per ore. Peccato che dopo un po’ il locale chiuda. Ma di O’Neill ci si ricorda anche usciti, perché è impossibile dimenticare quei lanci, quelle sparate fuori dal campo, le dichiarazioni oltre la carriera. Ha sangue latino e irlandese, un mix esplosivo. Cresce a Paso de los Toros, esplode nel Nacional e 22enne giunge alla corte di un Cagliari che ha appena vissuto la Coppa UEFA ed è terra imbandita per gli uruguayani. Sono stati di casa, sono di casa, lo saranno. Un legame incredibile tra Sardegna e Sudamerica. È un trequartista che non ha la dinamite nei piedi, ma il compasso, quello sì. Sa disegnare, creare la bellezza, renderla unica per sempre. Conquista il cuore dei sardi, che lo vedono come un hermano del Sudamerica, conquista la Nazionale. Conquista persino Zinedine Zidane, monsieur Zizou che di classe e precisione se ne intende quanto basta da vincere il Pallone d’Oro mentre el señor O’Neill strega l’isola: «Il giocatore con più talento che ho visto, O’Neill». Vi sembra poco? Siamo all’inizio. C’è così tanta roba, la penna (la tastiera) ha sete di sapere. O’Neill è uno di quelli. Il talento lo rende capace di vivere la vita. E non se la lascia scappare. Guadagna e spende. Spende e si mette nei guai. Non è tutto rose e fuori, sarebbe troppo bello. Dietro l’angolo c’è il vizio, verso cui il suo patron cagliaritano riuscirà a chiudere un occhio. L’occhio si chiude, ma tanti si aprono nel 1999 quando O’Neill, al suo picco da giocatore del Cagliari, urta con la sua auto una moto. Viale Diaz è la strada che collega la spiaggia del Poetto al centro cittadino. Poco traffico, poche macchine. Molta velocità. Omissione di soccorso, due feriti, per fortuna guariti. Si comincia a scoprire la faccia oscura della luna, a pochi mesi dall’addio. È destinato alla Juventus e per molti è meglio così, dopo essere stato intoccabile. In quel settembre, in quello schianto, si perde il mito e si scopre la fragilità della persona. O’Neill combatte senza successo con il demone dell’alcol (tanto da arrivare ad aver bisogno di un trapianto di fegato), lo ammetterà pubblicamente a fine carriera: «La situazione adesso non è migliorata. I miei problemi, andati avanti nel corso degli anni, rimangono. Prima di tutto ho avuto problemi con l’alcool: dopo un’operazione alla vescica a cui mi sono sottoposto sei mesi fa. Non avrei dovuto toccare un bicchiere per tre anni, ma ho resistito soltanto un mese». Ammetterà di aver cominciato a bere a nove anni, rum e cola. In maniera costante. La Juventus però andrà oltre, o non sarà consapevole, di quei comportamenti lontani dal campo. Vederlo al suo interno è troppo bello per lasciarselo scappare. E così, 1999, O’Neill conosce Zidane e Del Piero. Ancelotti, Trezeguet. Un mondo incredibile in cui entrerà e uscirà velocemente. Ha provato, non è riuscito a reggere allo stile Juventus, troppo per lui: «Per loro è un lavoro, lo prendono così. Arrivano all’allenamento con abito e cravatta, si cambiano, si allenano, si fan la doccia e se ne vanno». Sì ok, ma oltre il lavoro, c’era di più. Non aggiungiamo altro, superfluo. «Una volta fecero una festa nell’appartamento di Inzaghi e portarono le showgirls dei programmi tv, mi coinvolsero a ballare e bere birra. Terminarono tutti a far sesso meno che me. Che bello eh? Il giorno dopo vidi le stesse ragazze in tv e dissi a mia moglie: «Guarda, ieri notte eravamo con tutte loro ed io non sono uscito con nessuna». Quattordici gare, birre e donne dopo, lascia la Juventus nel 2002 per il Perugia, divenendo il più forte mai allenato da Cosmi (cit) per poi tornare a Cagliari. Zero presenze, nuovamente Nacional e nuova vita. Ha guadagnato tanto, soprattutto alla Juventus. Ha sperperato tutto. Non avrà una frase a effetto come Best, ma poco male. «Ho guadagnato quattordici milioni soldi grazie al mio agente, ma adesso li ho persi tutti fra donne, scommesse e vizi vari, e vivo da povero. A Cagliari ero un idolo, ma quando lottavamo per non retrocedere i tifosi mi gridavano “ubriacone!”, poi salimmo in A e quegli stessi tifosi mi pagarono da bere. Funzionava così il calcio da quelle parti». Ha la camicia indosso, ma non quella da dirigente. Ha la classe innata, ma non di chi ha continuato a far parlare di sé relativamente al campo. Fa il barista, lavora in una fattoria, ha poco denaro, tanti demoni, ma non ha rimpianti. Ha fatto quel che si sentiva di fare. Persino un videoclip su Youtube. Mani in tasca, a sollevare la birra, a battere sul tavolo a tempo di musica. Si chiama “La Parabola”. La sua non è stata quella del buon samaritano, ma di un uomo fragile. Grandi piedi, grandi vizi. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/10/fabian-oneill.html
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FABIÁN O'NEILL https://it.wikipedia.org/wiki/Fabián_O'Neill Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Paso del los Toros Data di nascita: 14.10.1973 Luogo di morte: Montevideo Data di morte: 25.12.2022 Ruolo: Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 82 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: La Esponja (La Spugna) - El Mago (Il Mago) Alla Juventus dal 2000 al 2002 Esordio: 13.09.2000 - Champions League - Amburgo-Juventus 4-4 Ultima partita: 10.10.2001 - Champions League - Porto-Juventus 0-0 20 presenze - 0 reti Fabián Alberto O'Neill Dominguez (Paso de los Toros, 14 ottobre 1973 – Montevideo, 25 dicembre 2022) è stato un calciatore uruguaiano, di ruolo centrocampista. Fábian O'Neill O'Neill al Cagliari nella stagione 1999-2000 Nazionalità Uruguay Altezza 186 cm Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2003 Carriera Giovanili 1988-1991 Nacional Squadre di club 1992-1995 Nacional 63 (15) 1995-2000 Cagliari 120 (12) 2000-2002 Juventus 20 (0) 2002 Perugia 9 (1) 2002 Cagliari 0 (0) 2003 Nacional 5 (0) Nazionale 1993 Uruguay U-20 4 (2) 1993-2002 Uruguay 19 (2) Biografia Era di discendenza irlandese ed era soprannominato "la esponja" (la spugna) e "El Mago" per le notevoli qualità tecniche, che portarono Zinédine Zidane a definirlo come "il giocatore più talentuoso che abbia mai visto giocare". Muore il 25 dicembre 2022 all'età di 49 anni nella Clinica Medica Uruguaya di Montevideo, dove era ricoverato in terapia intensiva a causa di una malattia epatica. Carriera Club Muove i suoi primi passi nel Defensor, squadra dilettantistica del suo paese. All'età di 15 anni entra a far parte nel settore giovanile del Nacional di Montevieo. Esordisce con la prima squadra nel 1992 e lo stesso anno vince il campionato. Nel novembre del 1995 viene acquistato dal Cagliari. Esordisce in campionato il 26 novembre contro il Napoli e il 21 aprile 1996 segna la sua prima rete in Serie A durante l'incontro casalingo contro il Vicenza vinto per 2-0. Con i rossoblu gioca per cinque stagioni consecutive, di cui quattro in serie A e una in Serie B, totalizzando in campionato 120 presenze e 12 gol. Nell'estate del 2000 si trasferisce alla Juventus, che lo aveva acquistato l'anno precedente per 18 miliardi di lire più il prestito di Raffaele Ametrano. Con i bianconeri non riesce a ripetere le ottime prestazioni messe in mostra nel Cagliari, smarrendo anche la forma fisica. Nel gennaio del 2002 viene ceduto al Perugia nell'ambito della trattativa che porta Davide Baiocco alla Juventus. Con i grifoni scende in campo in 9 occasioni; segna un'unica rete il 3 marzo contro il Torino su calcio di punizione. L'allenatore del Perugia Serse Cosmi lo definì tecnicamente come il più forte giocatore che avesse mai allenato, ma indicò anche che presentava una certa debolezza caratteriale. Al termine della stagione rescinde il contratto che lo legava al Perugia e ritorna al Cagliari, in Serie B. La sua seconda esperienza in Sardegna dura solo pochi mesi, senza mai scendere in campo; decide quindi di tornare in Uruguay nel Nacional, dove conclude la carriera professionistica nel 2003, all'età di 29 anni. Nazionale Ha disputato il mondiale Under-20 del 1993, contribuendo con 4 presenze e 2 gol al passaggio della Celeste ai quarti di finale, dove venne sconfitta dall'Australia . Conta 19 presenze e 2 gol con la nazionale maggiore, con la quale ha esordito il 16 giugno 1993 contro gli Stati Uniti in Copa América. Viene convocato per il campionato del mondo 2002, ma non scese mai in campo a causa di un infortunio al tendine d'Achille. Riconoscimenti Il Cagliari lo ha inserito nella sua Hall of Fame. Palmarès Club Campionato uruguaiano: 1 - Nacional: 1992 Liguilla Pre-Libertadores de América: 2 - Nacional: 1992, 1993
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MICHELE PARAMATTI FEDERICO FERRUA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL GIUGNO 2000 Un jolly difensivo col vizio del gol. Soprattutto quando incontra l’Inter. Questo è Michele Paramatti, il primo acquisto della Juve edizione 2000/2001. A volte i sogni si avverano nel calcio. Sì, perché Paramatti, gran tifoso bianconero fin da piccolo, a 32 anni ha coronato il desiderio di venire a giocare nella squadra del cuore. Eppure radio mercato lo dava a un passo dalla Lazio… «È vero, la trattativa per portarmi a Roma era in fase molto avanzata – ci ha confessato lo stesso Paramatti – ma il mio procuratore (Bonetto, ndr) a un certo punto mi ha prospettato anche la possibilità di venire a Torino, visto che c’era stata un`intesa di massima tra Bologna e Juve. E il cuore, la fede mi hanno fatto dire subito di sì». Sul suo conto Ancelotti e Del Piero hanno speso parole importanti. «È un giocatore serio, un elemento duttile, che potrò impiegare sia a centrocampo che come esterno difensivo», ha detto il tecnico. Del Piero è andato addirittura oltre. «Un bellissimo colpo averlo soffiato alla Lazio, Paramatti ha una bella storia alle spalle, è un giocatore continuo, farà molto comodo alla Juve». Niente male come benvenuto... Ma vediamo di conoscere meglio il nuovo acquisto. – Come è nata la passione bianconera di Michele Paramatti? «Io sono cresciuto in una famiglia juventina. Mio padre Lucio, mio fratello Daniele. Non potevo non diventare bianconero. Da piccolo i miei idoli erano Tardelli e Cabrini, per me è un sogno che si avvera indossare oggi la stessa maglia». – Cosa significa, arrivare a 32 anni alla Juve, firmare per tre stagioni con la prospettiva di giocare in Champions League? «È il massimo della vita. Il mio obiettivo, senza voler essere presuntuoso, è sempre stato quello di arrivare in una grande squadra. Certo, non sono più di primo pelo, ma essere diventato un giocatore della Juventus mi ripaga dei tantissimi sacrifici che ho fatto nella mia carriera. Se penso che ho giocato in Interregionale e un’estate mi sono persino allenato con la squadra dei calciatori disoccupati dell`Emilia Romagna... Mi metterò a completa disposizione di Ancelotti e cercherò di dare il mio contributo quando sarò chiamato in causa». – Michele Paramatti è un jolly difensivo. Ma qual è il ruolo in cui preferisce giocare? «Io sono nato come terzino sinistro e certamente sulla fascia do il meglio. Ma non ho problemi a giocare centrale, oppure a centrocampo. Sono pronto a qualsiasi soluzione». – Soprattutto a segnare. Lei è un difensore col vizio del gol. «Beh, da ragazzo, nelle giovanili della Spal, ho fatto il centravanti ed è per questo che in area di rigore so come cavarmela. Poi, crescendo, sono stato arretrato in difesa, ma mi piace sempre cercare la via del gol. Due anni fa ho segnato anche alla Juve (era il 29 novembre del ‘98), ma la mia vittima preferita e l’Inter. Gli ho fatto quattro reti, non male per un difensore...». – Qual è stato il gol più bello della sua carriera? «Il più importante poteva essere quello segnato l’anno scorso contro il Marsiglia nella semifinale di Coppa Uefa. Provai una gioia indescrivibile, che diventò una delusione incredibile a tre minuti dalla fine quando il rigore di Blanc tolse al Bologna la finale e mandò in frantumi il mio sogno e quello di un’intera tifoseria». – A proposito di tifosi, “Gioca bene o gioca male, Paramatti in Nazionale” è stato il canto preferito della curva bolognese negli ultimi tre anni. Come spiegare questo feeling? «Io sono un generoso, un giocatore che mette sempre l’anima, penso di piacere per questo al pubblico. Quanto alla Nazionale, non poniamo limiti alla provvidenza. Magari ora che sono alla Juve...». – Quali sono stati gli allenatori che hanno influito di più nella sua carriera? «Ricordo Bozzao, ai tempi delle giovanili della Spal. G.B. Fabbri è stato il mio primo maestro, l’uomo che mi ha fatto debuttare in prima squadra, ma io sono grato soprattutto a Ulivieri, l’allenatore che mi ha voluto nel Bologna e mi ha lanciato ad alti livelli. Al Bologna ho trascorso cinque anni stupendi, resterò sempre legato a questa squadra». – Come compagni di squadra in questi anni ha avuto gente come Baggio e Marocchi. Cosa le hanno raccontato questi due grandi ex bianconeri, del pianeta Juve? «Che è... di un altro pianeta rispetto alle altre squadre. Ora sono curioso di atterrare per scoprire questa realtà. Giancarlo (Marocchi, ndr) si è già offerto di farmi da consigliere. Mi farò guidare dalla sua esperienza». – Finora abbiamo parlato solo di calcio giocato. Ci racconti qualcosa del Paramatti privato. «Sono un tipo allegro, di quelli che, come si dice in gergo, fanno gruppo e tengono alto il morale. Da sette anni sono sposato con Simona, una ragazza conosciuta nel periodo in cui giocavo a Russi in Interregionale. Abbiamo un figlio di 5 anni, Lorenzo. Fino all’altro ieri era tifoso del Bologna, ora mi sa che diventerà juventino pure lui...». – Hobby particolari? «Mi piace giocare a tennis, soprattutto durante l’estate quando non c’è il calcio. Ma di recente ho avuto una folgorazione per il computer: appena posso, mi collego a Internet e vado... in rete. E poi amo la buona tavola. Sa, avendo vissuto a lungo in Emilia, è quasi naturale». – Se non avesse fatto il calciatore, oggi Michele Paramatti... «Lavorerebbe in banca, penso. Ho sempre avuto una discreta dimestichezza coi numeri, mi sono diplomato all’Istituto Tecnico, sono ragioniere programmatore. In verità, anni fa mi ero iscritto all`ISEE ma mi sono fermato a 6 esami dalla fine e ormai ho abbandonato l’idea di riprendere». – Torniamo al football. Quali sono oggi, a suo parere, i primi tre calciatori al mondo? «Io ammiro moltissimo Rivaldo, mi piace anche Claudio Lopez. E poi come si fa a non citare Zidane e Del Piero. Sarà una cosa fantastica giocare con loro... Dimenticavo, in bocca al lupo a Ronaldo, un vero fenomeno». – Come ha vissuto il Paramatti tifoso juventino lo scudetto della Lazio? «È stato uno scudetto guidato dal cielo, anzi direi piovuto dal cielo. Complimenti alla Lazio, ma la Juve ci riproverà da settembre. Sono venuto a Torino per poter vincere qualcosa di importante». – Magari con qualche gol decisivo di Michele Paramatti... «Sarebbe il massimo». 〰.〰.〰 Il primo anno è positivo per il buon Michele, che totalizza 21 presenze, disimpegnandosi in tutti i ruoli difensivi; nella stagione successiva, ritorna Marcello Lippi e Paramatti ha la grandissima soddisfazione di poter giocare la Coppa dei Campioni. Saranno 6 le presenze nella competizione europea, mentre in totale veste la maglia bianconera per 24 volte. Michele può, quindi, fregiarsi a pieno titolo della coccarda tricolore, vinta nel rocambolesco pomeriggio del 5 maggio 2002. Termina qui la sua avventura juventina: tornato al Bologna, chiude la carriera alla Reggiana, in Serie C2, nel campionato 2005-06. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/03/michele-paramatti.html
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MICHELE PARAMATTI https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Paramatti Nazione: Italia Luogo di nascita: Salara (Rovigo) Data di nascita: 10.03.1968 Ruolo: Difensore Altezza: 181 cm Peso: 78 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2002 Esordio: 16.09.2000 - Coppa Italia - Brescia-Juventus 0-0 Ultima partita: 10.05.2002 - Coppa Italia - Parma-Juventus 1-0 45 presenze - 0 reti 1 scudetto Michele Paramatti (Salara, 10 marzo 1968) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Campione d'Italia con la Juventus nella stagione 2001-2002, nel corso della sua carriera ha vinto anche un campionato di Serie B (1995-1996), una Coppa Intertoto (1998), entrambi con la maglia del Bologna, e un campionato di Serie C1 (1991-1992) con la SPAL. Michele Paramatti Paramatti in azione al Bologna nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2004 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? SPAL Squadre di club 1986-1987 SPAL 2 (0) 1987-1989 Russi 47 (7) 1989-1995 SPAL 148 (6) 1995-2000 Bologna 135 (14) 2000-2002 Juventus 45 (0) 2002-2003 Bologna 30 (1) 2003-2004 Reggiana 25 (1) Biografia Anche suo figlio Lorenzo, nato nel 1995, è un calciatore professionista. Nel settembre 2012 apre il sito Unamagliaperlemilia.it grazie al quale mette in vendita divise di giocatori famosi, raccogliendo circa 24.000 euro da devolvere ai terremotati dell'Emilia. Carriera Paramatti (in piedi, terzo da destra) nella Juventus 2000-2001 Cresce calcisticamente nella SPAL nel ruolo di terzino ambidestro. Nell'estate 1995, a ventisette anni, dopo nove campionati nelle serie minori e sette con il club estense, è un giocatore disoccupato; si allena con l'Equipe Romagna, quando Gabriele Oriali, all'epoca direttore sportivo del Bologna, scommette sulla sua voglia di rivincita e gli offre una chance. In maglia rossoblù raggiunge la notorietà, diventando con gli anni capitano della squadra e arrivando a giocare, oltre a numerose stagioni da titolare in Serie A, anche una semifinale di Coppa UEFA nella stagione 1998-1999, nella quale mette a segno il momentaneo vantaggio dei felsinei nella gara di ritorno contro l'Olympique Marsiglia. Dopo cinque stagioni in Emilia, nelle quali ottiene una promozione dalla Serie B alla A, nel 2000 viene ingaggiato dalla Juventus. Pur facendo parte delle seconde linee bianconere, a Torino mette a referto 26 presenze in due stagioni, fregiandosi della vittoria dello scudetto nella stagione 2001-2002. In seguito fa ritorno a Bologna, totalizzando un bottino di 30 presenze e 1 gol nell'annata 2002-2003, prima di chiudere la carriera con la maglia della Reggiana che veste fino al campionato 2003-2004, in C1. Palmarès Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C1: 1 - SPAL: 1991-1992 (girone A) Campionato italiano di Serie B: 1 - Bologna: 1995-1996 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2001-2002 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Bologna: 1998
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ANDREA D'AMICO Nazione: Italia Luogo di nascita: Cuneo Data di nascita: 16.03.1981 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2000 Esordio: 01.12.1999 - Coppa Italia - Napoli-Juventus 1-3 1 presenza - 0 reti subite
