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MICHELE DE MIN Nazione: Italia Luogo di nascita: Belluno Data di nascita: 13.11.1972 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1989 al 1991 Esordio: 15.11.1989 - Amichevole - Juventus-Nazionale Italiana Dilettanti 5-0 Ultima partita: 14.08.1990 - Amichevole - Juventus-Juventus Primavera 3-0 0 presenze - 0 reti
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DANIEL FONSECA Daniel Fonseca è nostro! – sentenzia Marco Monassero su “Hurrà Juventus” del luglio 1997 – Daniel scende nella fossa dei leoni, pardon… dei campioni. L’uruguayano dal sinistro magico sostituisce Christian Vieri nell’organico delle punte bianconere. Marcello Lippi è soddisfatto. Il nostro fortissimo allenatore è convinto di ripetere, con Pecchia e Fonseca, l’operazione già vincente che gli è riuscita con Ferrara e Montero, suoi giocatori al Napoli e all’Atalanta e poi colonne portanti della Juventus mondiale. Pecchia e Fonseca, infatti, sono stati alle sue dipendenze nel bellissimo Napoli della stagione 1993-94, giunto a qualificarsi per la Coppa Uefa grazie appunto al lucido lavoro del giovane centrocampista e ai gol dell’uruguayano, il quale, al termine di quel campionato, ebbe una valutazione allora da capogiro: 16 miliardi. Tanto infatti lo pagò la Roma che poi non ha saputo sfruttare in pieno le grandi qualità balistiche del ragazzo di Montevideo, specialmente con Carlitos Bianchi che forse ha pagato con l’allontanamento dall’Italia anche il fatto di non aver creduto nell’attaccante uruguayano e di avergli creato nella capitale una situazione di assoluto disagio tecnico. «Per rendere al massimo – dice adesso Fonseca – io ho bisogno, come tutti del resto, di avere un allenatore che crede in me. Quando trovo il mister giusto, sono pronto a buttarmi nel fuoco e le cose anche più difficili mi diventano naturali». – Lippi, dunque, è il mister che fa per lei. «Appunto. Nessuno è bravo come Lippi che ti tratta da giocatore, ma soprattutto da uomo. Con lui non puoi sbagliare davvero perché è anche capace di difenderti in tutte le circostanze». – Alla Juve, però, non è detto che lei parta da titolare. «Lo so bene. La Juventus è la squadra più forte del mondo e ha giocatori straordinari. Ma ha anche un calendario fittissimo e quindi ha bisogno di una rosa molto vasta. Alla fine, vedrete, ci sarà spazio per tutti. L’importante, comunque, è sentirsi “titolare” anche se vai in panchina. Con Lippi sono certo che sarà così e quindi sono felice». – Felice anche di ritrovare Montero. «Certo, Paolo è un leader, un gran amico e un grande giocatore. A Montevideo sono fieri di lui che è diventato campione del mondo. Spero, un giorno abbastanza vicino, di ottenere i medesimi risultati. Sia chiaro, comunque, che ricorderò sempre gli amici di Roma». – Le dispiace così tanto lasciarli? «Io quando lascio una squadra e una città mi porto sempre dietro tutti gli affetti che ho maturato in campo e fuori. I miei distacchi non sono mai traumatici. Se non fosse intervenuta la Juventus mai e poi mai avrei accettato di fare trasloco. Al presidente Sensi, che ringrazio, avevo detto: “O la Juve o niente”. Adesso sono pronto a ripagare la fiducia che Lippi e i dirigenti bianconeri hanno avuto in me. Tra non molto, vedrete, farò grande amicizia anche coi tifosi». – A suon di gol? «Con i gol e con un comportamento esemplare». – Quanti gol? «Spero tantissimi». Daniel Fonseca, facendo questa promessa, non bara di certo. Nel nostro campionato ha finora totalizzato 173 presenze e 69 reti, un bottino che lo colloca al settimo posto nella classifica generale dei bomber stranieri arrivati in Italia dopo l’ultima riapertura delle frontiere (1980). Meglio di lui hanno fatto soltanto Balbo, Van Basten, Batistuta, Maradona, Sousa e Careca. 〰.〰.〰 Daniel assolve al meglio il compito di prima riserva degli attaccanti titolari, mettendo al servizio del collettivo il suo scatto proditorio e il suo tiro tagliente, micidiale sui calci piazzati. Davanti, la coppia Inzaghi-Del Piero è quanto di meglio il nostro calcio sappia esprimere, ma la Juventus ha spesso bisogno del suo estro e della sua rapidità sotto porta. La stagione che si annuncia fitta di impegni, si mette presto bene anche per lui. E il 9 novembre 1997, proprio un suo guizzo nel finale permette alla Juventus di superare di stretta misura un Napoli orgoglioso e per nulla arrendevole. Rotto il ghiaccio, comincia il suo momento buono: a bersaglio in dicembre contro il Piacenza, anche la Sampdoria è costretta a scontrarsi contro la voglia di gol di questo attaccante non convenzionale, che trova il modo di metterla dentro proprio quando meno te lo aspetti. Non è un caso che proprio la rete che sigilla matematicamente lo scudetto, il 16 maggio 1998, porti ancora la sua firma. 15 presenze e 4 gol: la conferma è scontata. Fonseca mette il suo sigillo nei momenti critici della travagliata stagione successiva. Comincia col piede giusto segnando a Perugia e, il 6 gennaio 1999, confeziona al Milan, nel match di San Siro, un gol di rapinosa bellezza che permette ai bianconeri di lasciare imbattuti lo stadio milanese. Nella delicatissima fase centrale della stagione, sono ancora le sue reti a tenere la barca bianconera sulla linea di galleggiamento: uno al Venezia, uno al Perugia, e ancora al Parma e all’Udinese. Per Fonseca è un anno di assoluto rilievo, con 25 partite e 6 reti. Giocherà ancora frammenti di partita nel 2001, dopo altri gravi infortuni che ne abbreviano oltremodo la carriera. Con 70 partite e 17 reti, un posto nel ricordo dei tifosi bianconeri se lo è, comunque, meritato. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/daniel-fonseca.html
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DANIEL FONSECA https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Fonseca Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 13.09.1969 Ruolo: Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 77 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: El Tigre - Bugs Bunny Alla Juventus dal 1997 al 2001 Esordio: 04.09.1997 - Coppa Italia - Brescello-Juventus 1-1 Ultima partita: 22.04.2001- Serie A - Parma-Juventus 0-0 70 presenze - 17 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana 1 trofeo intertoto Daniel Fonseca Garis (Montevideo, 13 settembre 1969) è un procuratore sportivo ed ex calciatore uruguaiano, di ruolo attaccante. Daniel Fonseca Fonseca al Cagliari nei primi anni 1990 Nazionalità Uruguay Altezza 183 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2003 Carriera Giovanili 1984-1988 Nacional Squadre di club 1985-1990 Nacional 41 (13) 1990-1992 Cagliari 50 (17) 1992-1994 Napoli 58 (31) 1994-1997 Roma 65 (20) 1997-2001 Juventus 70 (17) 2002 River Plate 2 (0) 2002 Nacional 5 (2) 2002-2003 Como 2 (0) Nazionale 1990-1997 Uruguay 30 (10) Palmarès Copa América Oro Uruguay 1995 Biografia Nel periodo in cui militava nella Roma venne imitato da Teo Teocoli nella trasmissione Mai dire Gol. Ha due figli: Nicolas, nato nel 1998 e di ruolo centrocampista, e Matias, nato nel 2001 e che gioca come attaccante. Carriera Giocatore Club Fonseca al Napoli nell'annata 1992-1993 Iniziò la sua carriera agonistica con il Nacional Montevideo, con cui giocò da professionista due stagioni (dal 1988 al 1990) scendendo in campo complessivamente 14 volte, segnando tre reti e vincendo quattro trofei. Nell'estate del 1990 Fonseca fu ingaggiato dal Cagliari e si trasferì in Italia, paese di cui i suoi nonni erano originari ma, nonostante questo non riuscì a ottenere il passaporto italiano. Con i sardi rimase fino al 1992: impegnato principalmente come mezzapunta di sinistra, l'uruguaiano segnò 8 reti in 27 gare disputate nella prima stagione e 9 nella seconda disputando 23 gare. Nell'estate del 1992 venne acquistato dal Napoli per 15 miliardi di lire più il cartellino di Vittorio Pusceddu. Con i partenopei segnò tutte e 5 le reti azzurre in una partita di Coppa UEFA (Valencia-Napoli 1-5) e in campionato realizzò 16 reti. Si mise in luce anche per un gesto poco elegante rivolto alla curva dei tifosi del Cagliari, che lo fischiavano perché era andato via contrariamente alle sue dichiarazioni. Dopo un'altra stagione con 15 reti in 27 presenze passò alla Roma per 17,5 miliardi di lire più il cartellino di Benito Carbone valutato 7,5 miliardi di lire: dopo averlo ingaggiato, il presidente dei giallorossi dichiarò: «Ho dato a Mazzone una Ferrari». Militò con i capitolini per tre stagioni (dal 1994 al 1997), realizzando 8 centri sia il primo anno che il secondo, mentre il terzo anno, in cui face reparto con Abel Balbo, si fermò a 4 gol nonostante il grande affiatamento con il compagno di reparto. Fonseca alla Roma nella stagione 1994-1995 Nella stagione 1997-1998 passò alla Juventus per 9 miliardi di lire, con cui disputò 15 partite (con 4 gol). Con la Vecchia Signora Fonseca rimase altri tre anni, di cui uno solo da titolare (25 partite e 6 gol). Nella stagione 1999-2000, a causa di numerosi e ripetuti infortuni, non scese mai in campo in campionato (disputò soltanto una gara di Coppa UEFA contro il Levski Sofia il 4 novembre 1999 e un incontro di Coppa Italia contro il Napoli il 16 dicembre 1999). Nella stagione 2000-2001 collezionò 2 presenze in Serie A e 1 in Coppa Italia; nel corso della stagione successiva rescisse coi bianconeri per accasarsi al River Plate. La sua avventura con i torinesi si concluse con la vittoria di uno scudetto e una Supercoppa italiana. Con gli argentini del River ebbe poco spazio e dopo due mesi decise di tornare prima al Nacional Montevideo (5 presenze e 2 gol), dove vinse uno scudetto, e poi di nuovo in Italia, al Como. Nel corso della stagione, visto lo scarso utilizzo (2 presenze), decise di dare l'addio al calcio giocato. Nazionale Con la Nazionale uruguaiana, nelle cui file vanta 30 presenze e 11 gol, vinse la Copa América nel 1995. Dopo il ritiro Lasciato il calcio giocato, decide di dedicarsi all'attività di procuratore di calciatori. Tra i suoi assistiti troviamo il portiere Fernando Muslera, il difensore Martín Cáceres e l'attaccante Luis Suárez. Palmarès Club Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Campionato italiano: 1 - Juventus: 1997-1998 Campionato uruguaiano: 1 - Nacional: 2002 Competizioni Internazionali Coppa Libertadores: 1 - Nacional: 1988 Coppa Intercontinentale: 1 - Nacional: 1988 Coppa Interamericana: 1 - Nacional: 1988 Recopa Sudamericana: 1 - Nacional: 1989 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Copa America: 1 - Uruguay 1995
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Marcelo Danubio Zalayeta
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
MARCELO ZALAYETA Novembre 1997: dal Peňarol alla Juventus il passo è immenso se a compierlo è un ragazzino di diciannove anni. Marcelo Zalayeta, attaccante dal fisico impressionante, sbarca a Torino insieme al suo connazionale Pellegrin e, mentre annusa l’aria dello spogliatoio della prima squadra, trova presto modo di dare una mano alla squadra Primavera.Debutta, in effetti, al Torneo di Viareggio e stupisce tutti per il tocco felpato e il passo apparentemente lento, ma imperioso e inarrestabile: «I primi mesi sono stati terribili, mi hanno aiutato tantissimo i miei connazionali, Fonseca e Montero a superare quei momenti; anche gli altri miei compagni, con i quali ho subito legato, mi hanno accolto molto bene. Poi, ho cominciato a imparare l’italiano, ho fatto qualche conoscenza e mi sono ambientato in fretta».La Juventus, che veleggia in testa alla classifica del campionato a lungo, può permettersi di parcheggiarlo in tribuna o tutt’al più in panchina, ma è destino che il ragazzo debba presto avere il suo quarto d’ora di celebrità. Accade il 14 marzo 1998, in un Juventus-Napoli che dovrebbe essere di ordinaria amministrazione e, invece, si rivela gara ostica quanto poche altre. Zalayeta entra e, in mischia, segna un goal importante e pure bello.Lippi, che può contare su Inzaghi e Del Piero, Amoruso e Fonseca, non ha fretta di spremere il ragazzo, ma quando lo fa, è ripagato: a Empoli si vince perché Pecchia è lesto a sfruttare un prodigioso assist di testa del giovane uruguagio. Insomma, sullo scudetto in arrivo c’è pure il marchio di questo ragazzo, presente per cinque spezzoni di gara.Quel che segue è un lungo periodo in prestito di qua e di là a farsi le ossa. A stagione 2001-02 iniziata, Marcelo torna alla base e stavolta le presenze salgono a undici. Ma il bello sta per arrivare. La stagione successiva, tra campionato e coppe, Zalayeta è tra i più immediati rinforzi dell’undici titolare e mette insieme trentasei gettoni con otto reti. Una di queste lo fa entrare nel cuore dei tifosi, considerato che è quella che risolve, nei quarti di finale della Champions League, la sfida con il Barcellona al Camp Nou, nei supplementari.«Sono contento – afferma dopo la gara – ora spero che le cose per me continuino ad andare bene. La fatica? Quando si vince, la motivazione ti carica ancora di più. Dobbiamo continuare a lavorare».Ora Marcelo sembra ad un passo dalla piena affermazione, ma è destino che si debba ancora sudare ogni spicciolo di gloria. In prestito al Perugia e alle prese con un serio infortunio, perde in pratica la stagione.Il suo ritorno alla Juventus avviene nell’estate del 2004. Il ragazzo ha risorse impensate e, finalmente, la sorte dalla sua. Marcelo si fa trovare sempre pronto: il 3 ottobre 2004, Trézéguet si infortuna seriamente alla spalla a Udine, Zalayeta, subentra e segna il goal partita. L’assenza del bomber francese da più spazio a Zazà e lui ripaga con un rendimento eccellente e con reti d’autore, al Messina, alla Roma, al Chievo, all’Inter, al Bologna. Uno scudetto stavolta da protagonista, per non parlare della Champions League: la sua zampata al Real Madrid, ancora nei supplementari, lo fa entrare di diritto nella storia bianconera.«Un traguardo importantissimo, una vera impresa. Loro erano sicuri di farci fuori e di segnare addirittura tre goal, ma anche noi eravamo certi che avremmo giocato una grande partita. E così è stato. Il segreto di questa vittoria? Uno su tutti: l’umiltà. Per noi era come una finale, e non l’abbiamo fallita. Adesso faremo festa perché questo exploit lo merita. Di goal così ne voglio fare ancora. Più che una speranza, una certezza: io non mi fermo qui. Il mio periodo va avanti. Fuori non lo faccio forse vedere, ma dentro sono molto felice. Dentro ho l’inferno che brucia. Il mio sogno è un goal nella finale di Champions League. E ovviamente decisivo. Perché io la Champions la voglio vincere. Decide Capello chi resta fuori, ma non c’è nessuna sfida in atto fra me, David, Ale e Zlatan. Abbiamo fiducia nell’allenatore e o spogliatoio è unito, alla fine si vince per questo. La differenza è tutta lì. Ho sempre avuto un idolo: Dely Valdés, che ha giocato nel Cagliari. Non solo lui, mi piaceva anche Francescoli. Non li conoscevo bene, ho parlato solo un paio di volte con loro. Come detto, i veri maestri sul campo, quelli che mi hanno aiutato più di tutti, sono stati Montero e Fonseca. A Paolo e Daniel dirò sempre grazie».La stagione 2005-06 non è così esaltante; comincia malissimo con quel rigore fallito con la maglia della Nazionale, che costa la mancata partecipazione della “Celeste” al Mundial tedesco. Il campionato prosegue sulla stessa falsariga; pochissime presenze e pochissime soddisfazioni, anche se arriva lo scudetto, il quinto della sua carriera.Decide di rimanere alla Juventus anche in Serie B, nonostante sia consapevole che avrà poche possibilità di mettersi in evidenza; diciassette presenze e quattro goal, che sono tutti decisivi, come da sua abitudine.Nell’estate del 2007, passa al Napoli; totalizza 160 presenze, trentaquattro goal e un posto di diritto nella storia bianconera. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/12/marcelo-danubio-zalayeta.html -
FILIPPO INZAGHI Il più forte giocatore scarso di tutti i tempi. Potrebbe essere questo l’identikit di Filippo Inzaghi, detto Pippo. Scarso tecnicamente, goffo nei dribbling, costantemente a testa bassa, egoista come pochi. Eppure, riesce a sopperire alle mancanze grazie a un istinto e a un fiuto del gol da autentico killer. Nessuno come lui sa giocare sul filo del fuorigioco, nessun avversario può dormire sonni tranquilli, perché Pippo è letale come un cobra, basta un istante di distrazione e la palla è in rete. «Non è Inzaghi a essere innamorato del gol, è il gol a essere innamorato di Inzaghi», sentenzia Emiliano Mondonico. 〰.〰.〰 Si potrebbe persino pensare che si tratti di un predestinato – scrive Stefano Salandin su “Hurrà Juventus” del giugno 1997 –: arriva da una terra che ha il cuore bianconero: l’Emilia; da una citta la cui squadra è gemellata con la Juve: Piacenza; da una stagione che lo ha consacrato re dei bomber con 24 gol, uno dei quali segnato anche a Peruzzi e proprio nella partita che ha dato lo scudetto numero 24 alla Signora. Insomma, a saperla leggere, c’era molto nella vicenda calcistica di Filippo “Pippo” Inzaghi che aveva il profumo di Juventus. Adesso quel vago sentore è diventato realtà bella e concreta, adesso che gli strateghi del mercato bianconero lo hanno strappato alla concorrenza internazionale (Atletico Madrid) e italiana (il Parma, ancora loro) spendendo 20 miliardi e facendogli firmare un contratto di 5 anni. E chissà che numero sceglierà Inzaghi per la sua nuova maglia bianconera? Chiederà ancora il 9, come quello che aveva quest’anno a Bergamo, nella sua stagione più bella, oppure punterà sul 24: i gol che ha segnato, lo scudetto della Signora, gli anni che compirà giusto il 9 di agosto: che sia il suo numero fortunato? Dettagli: non è il tipo, Inzaghi, che fa troppo affidamento sulla sorte: «Nessuno mi ha mai regalato nulla – spiega a chi gli chiede se non tema la concorrenza degli altri bianconeri – mi sono sempre guadagnato tutto sul campo, con il lavoro». Una filosofia di vita semplice, efficace, sana, che ha respirato sin da bambino, da quando mamma Marina lo portava sul campetto dell’oratorio di San Niccolò, il piccolo centro alle porte di Piacenza dove è nato e dove ancora vive la sua famiglia. Volevano che facesse il portiere e lui ha ubbidito, per un po’, come educazione e buona creanza impongono, ma poi, diamine, all’istinto non si può fare violenza per sempre e lui ha cominciato a giocare in attacco e a segnare valanghe di gol. Qualche volta, nel San Niccolò, ha fatto coppia col fratello Simone, tre anni più giovane: si somigliano come due gocce d’acqua e si vogliono un bene dell’anima, altro che fratelli-coltelli. A Bergamo dividono anche la casa perché Simone, quest’anno, giocava nel Lumezzane dove ha vinto il campionato di Cl, un bis dopo quello dell’anno scorso con il Novara. Il fratellino Simone, papà Giancarlo e mamma Marina: ecco il vero segreto di Pippo Inzaghi, il mondo piccolo e semplice che gli dà rifugio nei momenti bui e che lo riporta alla realtà quotidiana in quelli felici, che potrebbero rischiare di diventare persino troppo esaltanti. Perché può persino succedere di perderti se vinci due campionati d’Europa con l’Under 21, se il Parma ti fa esordire in serie A e in Coppa Coppe e poi tutto crolla per una botta al piede, se Maldini ti chiama in Nazionale e, mentre sei lì, a 24 anni, che aspetti di sfidare il Brasile, ti dicono che ti ha comprato la Juve per 20 miliardi. E invece tutto diventa più gestibile se qualcuno ha pensato a insegnarti il senso della misura e se è ancora lì a ricordartelo come quando ti ricordava che quel benedetto diploma da ragioniere bisognava proprio prenderlo e ad ascoltarti. Gli atteggiamenti di Inzaghi, del resto, sono un’efficace miscela di educata umiltà (nella stagione più bella per lui, ad esempio, non dimentica di esaltare Lentini: «Un fenomeno, avessi io la sua tecnica») e di consapevole sicurezza; «Lippi fa in turnover? Penso di presentarmi con buone credenziali». Quelle dei gol, ma non solo: a Piacenza lo chiamavano “Peter Pan” per quella sua aria da eterno bambino che fa impazzire le ragazzine (non è fidanzato e riceve decine di lettere al giorno dalle ammiratrici); a Bergamo è diventato SuperPippo, qualcuno dice che ricorda Paolo Rossi, Cesare Maldini è convinto che sia il giocatore più promettente del calcio italiano. Insomma, sulla scommessa della Juve sono in molti pronti a puntare. Il primo, però, è proprio Inzaghi, che vorrebbe imitare la carriera di un altro bomber che, come lui, e partito da Leffe ed è passato da Piacenza: Beppe Signori: «Diventare la bandiera di una squadra – confessa Pippo – sapere che i ragazzini si identificano in te: sì, questo mi piacerebbe proprio». Cinque anni di contratto sono un tempo sufficiente per riuscirci, per diventare uno degli idoli di questa Juventus decisa a restare in cima al calcio mondiale e che, per farlo, ha puntato sui “ragazzi italiani”. Si ambienterà presto, a Torino, Pippo Inzaghi: a due ore di autostrada dalla sua Piacenza e dai tiramisù della mamma, dalle colline verdi e ancora selvagge della Valtrebbia dove lui va a pescare, dal mare della Costa Azzurra dove ha comprato casa per ricaricare le pile al sole tiepido dell’inverno. Quando ha detto alla mamma che l’aveva comprato la Juve, lei ha tirato fuori dal cassetto una vecchia foto in cui lui, bambino che tifava Inter, stava tutto impettito in un completo della Juve (difficile, a Piacenza, che i bambini non ce l’abbiano). Quasi un sogno, ma adesso Peter Pan è diventato grande ed è volato in cima al mondo, alla Juve: ora sì che sogno e realtà sono la stessa cosa. 〰.〰.〰 La Juventus di Lippi decide di privarsi di un giovane molto promettente e atleticamente esplosivo come Christian Vieri per puntare su Superpippo. La decisione è presa unicamente per motivi di bilancio. Luciano Moggi spiega che la Juventus cede Vieri all’Atletico Madrid, «perché la società spagnola si è presentata nella sede di Piazza Crimea con una valigia piena di quattrini e che, nello stesso tempo, ingaggiamo il capocannoniere del campionato italiano, approfittando del fatto che l’Atalanta si accontentata di una valigia più piccola». La sua prima stagione in bianconero inizia tra lo scetticismo generale: si dice che lui e Del Piero formino una coppia di attacco troppo leggera. «La Juve è una macchina perfetta – dichiara – lo sapevo, altrimenti non l’avrei scelta. Se ho cominciato segnando, proprio come avevo smesso, il merito è soprattutto dei compagni. Nella Juve l’individualismo non esiste. Per questo non penso al titolo di capocannoniere, né al numero dei gol che potrò realizzare. Io e Del Piero non andiamo d’accordo? Siamo sereni, non c’è il minimo problema, è solo una questione di forma. Penso che la nostra scommessa sarà vincente: un attacco veloce, tecnico, agile. Non conta come si segna, ma quanto. Qui pare che nessuno abbia mai vinto nulla. È incredibile come i vecchi riescano a contagiare i nuovi. Tra tutti i rischi possibili, l’appagamento non lo vedo». I due rispondono con i fatti: Inzaghi segna 18 gol in campionato e 6 in Champions League, Del Piero fa ancora meglio di lui, con 32 realizzazioni. La Juventus vince la Supercoppa italiana (3-0 al Vicenza, con una sua doppietta alla prima gara ufficiale in bianconero) e lo scudetto (grazie a una sua tripletta nella decisiva partita contro il Bologna), al termine di un appassionante duello con l’Inter. In Coppa dei Campioni, invece, dopo un cammino entusiasmante, la Juventus perde la finale ad Amsterdam contro il Real Madrid (0-1, rete decisiva di Mijatović, in netto fuorigioco). Superpippo segna a raffica: contro il Feyenoord, il Manchester United, in casa contro la Dinamo Kiev e una tripletta in Ucraina, sempre contro la compagine di Andrij Sevchenko. Adalberto Bortolotti, sulle pagine del “Guerin Sportivo”, annuncia che questo Inzaghi appartiene al filone dei Paolo Rossi, magari con maggior potenza di tiro. Il 1998-99 è piuttosto negativo: Del Piero si fa male a Udine e perde tutta la stagione. Lippi si dimette a febbraio e lo sostituisce Ancelotti. Inzaghi non fa, comunque, mancare il suo apporto di gol, ma i risultati sono deludenti. In Coppa Campioni, la Juventus è eliminata in semifinale dal Manchester United, nonostante la doppietta di Pippo nei minuti iniziali della partita. Nella massima competizione europea, Inzaghi realizza 6 gol, di cui uno meraviglioso, con una spettacolare rovesciata, contro i turchi del Galatasaray. In campionato, le cose vanno ancora peggio. La squadra bianconera finisce fuori dalla zona Champions League e perde la possibilità di accedere alla Coppa Uefa, perdendo lo spareggio con l’Udinese. Comunque sia, le realizzazioni del cecchino bianconero sono 19 in 42 partite. La stagione 1999-2000 si apre con la vittoria della Coppa Intertoto, anche grazie ai numerosi gol di Inzaghi (7 in 4 partite). La Juventus disputa un ottimo campionato, rimanendo in testa per quasi tutto il torneo, poi perso nella “piscina” di Perugia. Inzaghi segna 15 gol fino a marzo, poi si blocca dopo una doppietta al suo Piacenza. Il suo innato ed eccessivo egoismo comincia a creare qualche problema, soprattutto con Del Piero. Pinturicchio è ritornato dopo il grave infortunio e stenta a trovare la via della rete su azione, mentre è infallibile dagli undici metri. A Venezia la situazione precipita: la squadra bianconera è in vantaggio per 3-0, grazie al rigore di Ale e alla doppietta di Superpippo. Manca una manciata di secondi alla fine: Inzaghi è lanciato solo davanti al portiere. Alza la testa e vede Del Piero; sarebbe facile appoggiare al compagno e permettergli di segnare la prima rete su azione della stagione. Invece, Pippo salta il portiere e mette la palla in rete. Negli spogliatoi succede di tutto. Ale è furioso con il bomber piacentino, si racconta che i due vengano alle mani. Ci vorrà tutta la capacità dei dirigenti bianconeri (Moggi in primis) per ristabilire la calma. Dirà Pippo qualche mese dopo: «Di questa storia dei litigi non voglio parlare mai più». Risponde Ale: «Chi ci conosce, sa qual è la verità». Qualcosa si è rotto. La società juventina acquista David Trézéguet, giovane bomber francese, e Inzaghi comincia a capire che il suo tempo a Torino sta per finire. La Juventus comincia la stagione malissimo. Eliminata al primo turno di Coppa dei Campioni (anche grazie alle espulsioni di Davids e Zidane e alle “papere” di Van der Sar), nonostante le 5 realizzazioni di Superpippo (di cui 3 ad Amburgo). La Juve esce anche dalla Coppa Italia, per mano del Brescia di Darione Hübner. In campionato, la squadra bianconera segue a distanza la Roma, non riuscendo quasi mai ad avvicinarla. Pippo segna 11 gol, ma fallisce un rigore contro il Lecce, spegnendo quasi definitivamente le speranze di aggancio della compagine giallorossa. Dopo il pareggio per 2-2 contro la stessa Roma, Inzaghi vede il campo sempre più raramente. La società ha deciso di puntare su Trézéguet e Pippo deve accontentarsi di guardare le partite dalla panchina. Il suo bottino finale è di 16 reti in 34 partite. Durante l’estate del 2001 l’alleanza politico-economica-calcistica fra Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi porta Inzaghi al Milan, in cambio del via libera per Thuram. Il vecchio Diavolo che, per rifondare la squadra si è affidato al profeta Terim, punta decisamente sul ritorno al gol dell’ex bianconero. A fornirgli le munizioni ci penserà il portoghese Rui Costa. Quando ritrova Ancelotti, rinasce il vecchio feeling e saranno scudetti e Coppe Campioni. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/08/filippo-inzaghi.html
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FILIPPO INZAGHI https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Inzaghi Nazione: Italia Luogo di nascita: Piacenza Data di nascita: 09.08.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: 181 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Soprannome: Pippo - Superpippo Alla Juventus dal 1997 al 2001 Esordio: 23.08.1997 - Supercoppa Italiana - Juventus-Vicenza 3-0 Ultima partita: 17.06.2001 - Serie A - Juventus-Atalanta 2-1 165 presenze - 89 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana 1 trofeo intertoto Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Filippo Inzaghi, detto Pippo (Piacenza, 9 agosto 1973), è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Soprannominato Superpippo, è stato campione del mondo e vicecampione d'Europa con la nazionale italiana rispettivamente nel 2006 e nel 2000. A livello di club, ha vinto, con il Milan, la UEFA Champions League nel 2003 e nel 2007, il mondiale per club sempre nel 2007, e lo scudetto nel 2003-2004 e nel 2010-2011; con la Juventus, lo scudetto 1997-1998. Nella classifica dei gol segnati nelle competizioni UEFA per club è sesto a quota 70 reti alle spalle di Cristiano Ronaldo (137), Lionel Messi (121), Robert Lewandowski (81), Raúl (77) e Karim Benzema (73) ed è il miglior marcatore italiano in Champions League con 50 gol realizzati. Inoltre, è il calciatore che ha segnato più reti (2) in una finale di UEFA Champions League (edizione 2006-2007) a pari merito con Daniele Massaro, Karl-Heinz Riedle, Hernán Crespo, Diego Milito, Cristiano Ronaldo e Gareth Bale. Per quanto riguarda la nazionale, ha segnato sia in un'edizione del campionato mondiale (Germania 2006), che in una del campionato europeo (Belgio-Paesi Bassi 2000). Filippo Inzaghi Inzaghi nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Reggina Termine carriera 1º luglio 2012 - giocatore Carriera Giovanili 1982-1985 San Nicolò 1985-1992 Piacenza Squadre di club 1991-1992 Piacenza 2 (0) 1992-1993 → Leffe 21 (13) 1993-1994 → Verona 36 (13) 1994-1995 Piacenza 37 (15) 1995-1996 Parma 15 (2) 1996-1997 Atalanta 33 (24) 1997-2001 Juventus 165 (89) 2001-2012 Milan 202 (73) Nazionale 1993-1995 Italia U-21 14 (3) 1997-2007 Italia 57 (25) Carriera da allenatore 2012-2013 Milan Allievi Naz. 2013-2014 Milan Primavera 2014-2015 Milan 2016-2018 Venezia 2018-2019 Bologna 2019-2021 Benevento 2021-2022 Brescia 2022- Reggina Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Europei di calcio Under-21 Oro Francia 1994 Biografia È il fratello maggiore di Simone, anche lui ex calciatore e allenatore di calcio. I due hanno anche condiviso una presenza in nazionale. È legato sentimentalmente ad Angela Robusti e la coppia ha due figli, Edoardo, nato il 24 ottobre 2021 ed Emilia, nata il 21 marzo 2023. Caratteristiche tecniche Giocatore «Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol, è il gol ad essere innamorato di Inzaghi.» (Emiliano Mondonico) Attaccante puro, estremamente rapido, pur non essendo molto dotato tecnicamente, era noto per la grande abilità nell'approfittare delle disattenzioni degli avversari e per il grande senso della posizione e fiuto del gol, doti che ne hanno fatto uno dei più prolifici attaccanti della sua generazione. Poco avvezzo ai ripiegamenti difensivi, agiva spesso sul filo del fuorigioco. Carriera Giocatore Club Gli esordi nel calcio professionistico Un giovane Inzaghi in azione con la maglia del Piacenza nella stagione 1994-1995 Si avvicina al calcio tramite il padre, tifoso del Milan, che lo conduce per la prima volta al Meazza di Milano a vedere il Mundialito per club 1983. Cresce calcisticamente nelle giovanili del Piacenza, che lo aveva prelevato dodicenne dal San Nicolò, formazione del suo paese natale. Con gli emiliani debutta tra i professionisti il 28 agosto 1991, a 18 anni, nella partita di ritorno del primo turno della Coppa Italia 1991-1992 Piacenza-Modena (1-1). Successivamente esordisce anche in Serie B nel corso della stagione 1991-1992 giocando due partite, la prima delle quali il 1º dicembre 1991 contro la Casertana nella quale subentra nei minuti finali, senza riuscire ad andare in rete. Nella stagione seguente è ceduto in prestito in Serie C1 al Leffe, dove inizialmente è riserva di Maffioletti e Bonazzi. Segna il suo primo gol in carriera il 20 dicembre 1992 contro il Siena e a fine stagione totalizza 21 presenze e 13 reti. Nel 1993, a 20 anni, passa in prestito in Serie B al Verona, dove i tifosi lo ribattezzano Superpippo. Con i gialloblù scaligeri colleziona 36 presenze e 13 reti. Nella stagione 1994-1995 ritorna al Piacenza, dove gioca con continuità realizzando 15 gol in 37 presenze, che consentono al club emiliano di passare in Serie A. Parma Inzaghi al Parma nella stagione 1995-1996 Nell'estate 1995 è acquistato dal Parma per 5,9 miliardi di lire. L'allenatore parmense Nevio Scala, dà subito fiducia al calciatore, inserendolo nel giro dei titolari, seppur non in pianta stabile. Con i gialloblù ducali esordisce in Serie A il 27 agosto 1995 in Atalanta-Parma (1-1), prima giornata del campionato 1995-1996. Nel mese di novembre, con la riapertura della sessione autunnale di calciomercato, il Napoli trova l'accordo con il Parma per il prestito con diritto di riscatto di Inzaghi, ma per vari motivi (tra cui alcune dichiarazioni dell'allenatore partenopeo Vujadin Boškov poco lusinghiere nei confronti dello stesso giocatore) la ratifica dell'accordo slitta di qualche giorno, consentendo a Inzaghi di giocare la partita di ritorno di Coppa delle Coppe contro l'Halmstad (l'andata era finita 3-0 per gli svedesi), in una sorta di partita d'addio alla squadra emiliana. In quella gara Inzaghi segna dopo un solo minuto e il Parma vince per 4-0, riuscendo così a passare il turno. Quella stessa sera Inzaghi diventa un idolo dei tifosi gialloblu e così il giorno seguente la famiglia Tanzi decide di bloccare il trasferimento dell'attaccante per tenerlo a Parma. Il 29 ottobre 1995 segna il suo primo gol in Serie A nella vittoria per 3-2 contro la sua ex squadra, il Piacenza. Pochi mesi più tardi, durante un'amichevole contro i dilettanti del Collecchio, subisce un infortunio al piede sinistro, in seguito ad un urto contro il ginocchio di un avversario; Inzaghi rimane comunque in campo anche dopo lo scontro e segna anche un gol prima che l'allenatore lo obblighi a uscire. La diagnosi rileva la frattura del quinto metatarso e Inzaghi è costretto a circa tre mesi di stop. Atalanta Inzaghi in azione all'Atalanta nella stagione 1996-1997 Nell'estate del 1996 passa all'Atalanta di Ivan Ruggeri e Maurizio Radici; quest'ultimo era già stato presidente del Leffe nel periodo in cui il centravanti ne aveva difeso i colori. Si aggiudica, primo atalantino a riuscire nell'impresa, il titolo di capocannoniere del campionato di Serie A 1996-1997 con 24 marcature, andando a segno contro 15 delle 17 squadre rivali: eguaglia così, dal punto di vista numerico, il primato di Platini, che nel 1983-1984 marcò almeno una rete ad altrettante avversarie (in un torneo con 16 partecipanti). Il 9 marzo 1997 realizza la prima tripletta in A, risultando protagonista nella vittoria per 4-0 contro la Sampdoria. Juventus Nell'estate del 1997 è acquistato dalla Juventus per 20 miliardi di lire. La sua prima stagione in bianconero inizia tra lo scetticismo generale: si dice che lui e Del Piero formerebbero una coppia d'attacco troppo leggera. I due rispondono con i fatti: Inzaghi segna 27 gol (18 in campionato, 6 in Champions League, uno in Coppa Italia e 2 in Supercoppa italiana) e Del Piero 32. In quella stagione Inzaghi vince la Supercoppa italiana (3-0 al Vicenza con una sua doppietta nella prima partita ufficiale in bianconero) e lo scudetto, conquistato alla penultima giornata grazie alla vittoria casalinga per 3-2 contro il Bologna, partita nella quale Inzaghi mette a segno una tripletta. In Champions League, invece, la Juventus perde in finale ad Amsterdam contro il Real Madrid per 0-1 grazie alla rete di Mijatović, con Inzaghi due volte vicino al gol. Nella stagione 1998-1999, in un'annata nella quale i risultati per la Juventus non arrivano e l'allenatore bianconero Marcello Lippi si dimette a febbraio sostituito da Ancelotti, Inzaghi non fa comunque mancare il suo apporto di gol in tutta la stagione, segnando 20 reti e risultando il miglior marcatore della propria squadra. In Champions League i bianconeri sono eliminati in semifinale dal Manchester Utd: Inzaghi segna due reti nei primi 10 minuti della semifinale di ritorno, ma gli inglesi rimontano e vincono per 2-3. In questa annata Inzaghi realizza 6 gol nella massima competizione europea, fra cui una spettacolare rovesciata contro il Galatasaray il 16 settembre 1998 al Delle Alpi. In campionato invece la Juventus si piazza al settimo posto dopo aver perso lo spareggio per l'accesso alla Coppa UEFA contro l'Udinese, accedendo così alla Coppa Intertoto. Inzaghi esulta per la Juventus nella stagione 1997-1998, dopo una rete siglata al Feyenoord nella fase a gironi di Champions League La stagione 1999-2000 si apre con la vittoria della Coppa Intertoto anche grazie ai numerosi gol di Inzaghi, autore di 5 reti in semifinale contro il Rostov e 2 nella doppia finale contro il Rennes. In campionato la Juventus riesce a rimanere in testa alla classifica per quasi tutto il torneo e Inzaghi segna 15 gol fino a marzo, ma all'ultima giornata i bianconeri perdono in casa del Perugia per 1-0 sotto una pioggia incessante e lo scudetto va alla Lazio. Inoltre nel corso dell'annata nascono presunti dissapori con Del Piero, che non riesce a segnare su azione dopo il suo ritorno dall'infortunio. Nella stagione seguente Inzaghi non fa mancare i suoi gol in Serie A (11 reti), dove, dopo una rimonta, la Juventus si classifica al secondo posto dietro alla Roma, e anche in Champions League (5, tra cui una tripletta all'Amburgo) dove però la Juve è eliminata nella prima fase a gruppi. In totale nel corso della stagione realizza 16 gol risultando il miglior marcatore bianconero per il terzo anno consecutivo. Milan 2001-2007 Al termine della stagione Inzaghi è acquistato dal Milan per 70 miliardi di lire (40 in contanti più Cristian Zenoni). Esordisce con la maglia della squadra milanese alla prima giornata di campionato in Brescia-Milan (2-2) del 26 agosto 2001 e segna il suo primo gol con i rossoneri nella giornata successiva contro la Fiorentina (9 settembre 2001, 5-2). Disputa una prima stagione con alti e bassi a causa di un grave infortunio al legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro occorsogli a dicembre in uno scontro con il portiere del Chievo Lupatelli. Chiude la stagione con sole 10 reti in campionato, ma molte delle quali fondamentali per la rincorsa alla qualificazione alla Champions League dell'anno successivo. Inzaghi festeggia la vittoria della UEFA Champions League 2002-2003 con il Milan Molto meglio va nella stagione 2002-2003, quando scende in campo 30 volte in campionato mettendo la palla in rete in 17 occasioni. Determinante inoltre il suo apporto in Champions League, dove con i suoi 12 gol trascina la squadra fino alla vittoria finale. Un centro per lui anche nella finale di ritorno di Coppa Italia, vinta contro la Roma, dove segna il gol del definitivo 2-2. In totale nell'intera stagione realizza 30 reti. Una serie di infortuni alla schiena, al ginocchio, al gomito, ma soprattutto alla caviglia gli precludono la titolarità nelle due annate successive, in cui si deve sottoporre a due delicate operazioni chirurgiche e si deve accontentare di 43 partite totali con soli 8 gol. Nella stagione 2005-2006, dopo aver recuperato dagli infortuni patiti, porta a termine un finale di stagione eccezionale, segnando con i rossoneri 12 gol in campionato e 4 in Champions League, tra cui una doppietta all'Olympique Lione nel ritorno dei quarti di finale, grazie alla quale i rossoneri passano il turno. Le prestazioni convincenti in Italia e in Europa gli valgono la convocazione da parte di Marcello Lippi nella Nazionale vittoriosa al Mondiale di Germania 2006, dove riesce ad andare a segno, contro la Rep. Ceca, pur avendo giocato solo 33 minuti. Nella stagione 2006-2007 è decisivo con il Milan in Champions League, dove segna i gol con i quali la squadra rossonera supera il preliminare con la Stella Rossa e soprattutto la doppietta con cui vince la finale di Atene contro il Liverpool, deviando una punizione di Pirlo e scattando sul filo del fuorigioco su assist di Kaká. Al termine dell'incontro Inzaghi è nominato "man of the match". La maglia preparata per tale partita e autografata da Inzaghi viene messa all'asta per beneficenza nei giorni seguenti. Il ricavato dell'asta, 17.335 euro, viene devoluto alla Fondazione Milan per il progetto di costruzione del reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva dello Holy Family Hospital di Nazaret. 2007-2012 Grazie alla vittoria della Champions League 2006-2007, il 31 agosto 2007 i rossoneri disputano la Supercoppa europea contro il Siviglia. La partita termina 3-1 per il Milan e il momentaneo pareggio arriva proprio per opera di Inzaghi che segna con un colpo di testa su cross di Gattuso. Dopo la doppietta segnata allo Shakhtar Donetsk il 6 novembre 2007, Inzaghi raggiunge Gerd Müller a quota 62 gol nella classifica dei marcatori nelle competizioni UEFA. Supera il tedesco nella successiva partita europea disputata, segnando il suo 63º gol europeo contro il Celtic il 4 dicembre 2007. Inzaghi si rivela decisivo anche nella finale del Mondiale per club, giocata contro il Boca Juniors il 16 dicembre 2007: in questa partita realizza due delle quattro reti (entrambe su assist di Kaká) grazie alle quali il Milan si impone sulla formazione argentina con il risultato di 4-2. Il 24 febbraio 2008 Inzaghi, segnando contro il Palermo la rete del 2-1 finale, realizza il 90º gol con la maglia del Milan, che diventa così la squadra con cui Inzaghi ha segnato di più, essendosi fermato a 89 reti con la Juventus. Dopo la gara di ritorno di Champions League contro l'Arsenal del 4 marzo 2008, un'ernia inguinale lo tiene fermo per un mese. Torna nuovamente in campo il 5 aprile 2008 realizzando 10 gol in 7 partite: 2 reti contro il Cagliari (3-1), un'altra doppietta a Torino contro la Juventus (3-2 per i bianconeri), un gol contro la Reggina (5-1), una tripletta al Picchi contro il Livorno (4-1), un gol nel derby contro l'Inter (2-1) e un gol contro l'Udinese (4-1). Quest'ultima è la sua centesima marcatura con la maglia del Milan. Inzaghi con la maglia del Milan nel campionato 2007-2008 Dopo essere stato raggiunto il 5 marzo 2008 in vetta alla classifica dei marcatori nelle competizioni UEFA per club a quota 63 reti da Raúl, stacca lo spagnolo il 23 ottobre 2008 realizzando il terzo gol rossonero contro gli olandesi dell'Heerenveen, 64º personale in Europa e 100º dei rossoneri in Coppa UEFA. Più volte raggiunto da Raúl, Inzaghi supera nuovamente l'allora capitano madridista il 15 settembre 2009 segnando il 68º gol nelle competizioni UEFA per club con una doppietta contro l'Olympique Marsiglia. Il 15 marzo 2009, segnando una doppietta nel 5-1 in casa del Siena, realizza il 300º gol in carriera (272 con squadre di club e 28 in Nazionale), festeggiato mostrando una maglia celebrativa rossonera recante il numero 300. Il 26 aprile 2009 realizza il 150º gol personale in Serie A, segnando la seconda rete dei rossoneri nella vittoria per 3-0 contro il Palermo a San Siro. Nella stagione 2009-2010 Inzaghi segna la prima rete in campionato nel turno infrasettimanale contro il Napoli al San Paolo e dopo un lungo periodo passato in panchina torna al gol il 21 marzo 2010 nella gara casalinga del Milan sempre contro il Napoli, segnando la rete del pareggio di testa su assist di Ronaldinho. Il 21 maggio 2010 Inzaghi prolunga il contratto con il Milan, in scadenza nel giugno seguente, di un anno, fino al 30 giugno 2011. Inzaghi inizia la stagione 2010-2011 segnando il gol del definitivo 4-0 a San Siro contro il Lecce nella prima giornata di campionato. Dopo essere stato superato da Raúl come miglior marcatore nelle competizioni UEFA per club il 20 ottobre 2010 (doppietta all'Hapoel Tel Aviv), il 3 novembre 2010 anche Inzaghi, nella partita del 4º turno della fase a gironi di Champions League 2010-2011 contro il Real Madrid, segna una doppietta che gli consente di raggiungere nuovamente lo spagnolo a quota 70 gol nelle competizioni UEFA per club e di superare Gerd Müller (69 reti) come primatista di reti nelle coppe europee. Allo stesso tempo raggiunge e supera Marco van Basten nella classifica dei cannonieri di tutti i tempi del Milan e diventa anche il più anziano giocatore a realizzare un gol in Champions League a 37 anni e 85 giorni, superando il precedente record del capitano interista Javier Zanetti. Successivamente è a sua volta superato da Ryan Giggs, che il 26 aprile 2011 nella semifinale di andata contro lo Schalke 04 segna in Champions League a 37 anni e 148 giorni. Il 10 novembre 2010, in occasione dell'incontro casalingo contro il Palermo valido per l'11ª giornata di campionato, si infortuna procurandosi la lesione del legamento crociato anteriore e del menisco esterno del ginocchio sinistro per le quali viene operato a Barcellona dal professor Ramon Cugat il 23 novembre seguente. Il 15 febbraio 2011 viene superato come migliore marcatore nelle competizioni UEFA per club da Raúl, che lo appaia anche in vetta alla classifica dei capocannonieri delle coppe europee. Il 7 maggio 2011 vince il suo secondo scudetto con i rossoneri a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma e una settimana più tardi, il 14 maggio 2011, a 185 giorni di distanza dall'infortunio, ritorna in campo contro il Cagliari, sostituendo Pato all'81º minuto di gioco. Il 18 maggio 2011 rinnova il contratto con il Milan, in scadenza a fine stagione, fino al 30 giugno 2012. Dopo 11 anni passati con la maglia rossonera, l'11 maggio 2012 comunica ufficialmente che la stagione 2011-2012 è stata l'ultima con la maglia del Milan, come concordato con la società. Due giorni dopo, il 13 maggio, gioca la sua 300ª e ultima partita in rossonero a San Siro contro il Novara; entrato in campo nel corso del secondo tempo, segna anche la sua ultima rete (156º gol in Serie A e unico stagionale) che vale la vittoria finale per 2-1. Quel pomeriggio Inzaghi diventa anche il quarto giocatore per anzianità nella storia del Milan, essendo sceso in campo all'età di 38 anni, 9 mesi e 4 giorni: fino ad allora, soltanto Alessandro Costacurta, Paolo Maldini ed Enrico Albertosi avevano disputato una partita ufficiale con il Milan avendo un'età maggiore della sua. Con il Milan ha vinto due Champions League, una Coppa del mondo per club, due Supercoppe europee, due scudetti, una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. In totale con la maglia dei rossoneri ha collezionato ben 300 presenze e 126 gol. Nazionale Inzaghi (in piedi, secondo da destra) in nazionale maggiore a Bologna nel 1999, per la gara contro il Galles valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2000 Inzaghi esordisce nella nazionale italiana Under-21 il 22 dicembre 1993 nell'amichevole Italia-Israele, conclusasi 0-0. L'anno seguente prende parte alla fase finale dell'europeo Under-21, vinto dagli azzurrini, giocando il ritorno dei quarti di finale contro la Cecoslovacchia e la finale contro il Portogallo. Nel biennio successivo disputa le qualificazioni per l'europeo Under-21 del 1996 (7 partite e 2 gol) ed è convocato per la fase finale in Spagna, ma viene poi sostituito da Francesco Totti per un infortunio alla caviglia. In totale con la Nazionale Under-21 ha giocato 14 partite e ha realizzato 3 gol. Debutta con la nazionale maggiore l'8 giugno 1997, con il CT Cesare Maldini, nell'amichevole Italia-Brasile 3-3, valida per il Torneo di Francia. Partecipa ai Mondiali di Francia '98, regalando un assist a Roberto Baggio per il secondo gol azzurro nella partita contro l'Austria (2-1). Il 18 novembre 1998 segna le prime reti con la maglia della Nazionale azzurra grazie alla doppietta realizzata nell'amichevole di Salerno contro la Spagna. Al campionato d'Europa 2000, che gioca da titolare, realizza due reti: prima trasforma il rigore decisivo contro la Turchia al debutto (2-1), poi segna nei quarti contro la Romania (2-0). È il capocannoniere azzurro nelle qualificazioni al campionato del mondo 2002 con 7 reti: l'attaccante segna - tra l'altro - tre doppiette contro Ungheria, Romania e Lituania. Nella fase finale disputa due partite, vedendosi annullare un gol (parso regolare ai più) contro la Croazia. Nelle qualificazioni agli Europei 2004 è il miglior marcatore azzurro con 6 reti e secondo assoluto alle spalle dello sloveno Ermin Šiljak (8 gol), ma il tecnico Trapattoni non lo convoca per la fase finale della manifestazione, anche a causa di una stagione in cui aveva giocato poco con il Milan per via di alcuni infortuni, preferendogli Marco Di Vaio. Convocato dal CT Marcello Lippi nella Nazionale partecipante al Mondiale 2006, Inzaghi scende in campo in una sola occasione, entrando a partita in corso, riuscendo comunque a mettersi in evidenza: il 22 giugno contro la Rep. Ceca, finalizzando un veloce contropiede, mette a segno il gol del 2-0 con cui l'Italia chiude la partita e ipoteca il passaggio agli ottavi di finale come prima classificata nel girone E. Il 9 luglio 2006, a quasi 33 anni, festeggia con i suoi compagni la vittoria della Coppa del Mondo. Dopo il Mondiale, è impiegato in 6 partite di qualificazione agli Europei 2008, nelle quali segna 3 reti, di cui 2 alle Fær Øer il 2 giugno 2007, ma il tecnico Roberto Donadoni non lo convoca per la fase finale della manifestazione. La sua ultima partita in Nazionale è stata quella dell'8 settembre 2007 disputata contro la Francia a Milano (0-0). In totale con la Nazionale italiana ha disputato 57 partite segnando 25 reti, grazie alle quali è al sesto posto nella classifica dei marcatori dell'Italia: lo precedono solo Gigi Riva (35), Giuseppe Meazza (33), Silvio Piola (30), Roberto Baggio e Alessandro Del Piero (27). Allenatore Milan Inzaghi a San Siro nel prepartita di Milan-Lazio del 31 agosto 2014, gara che segnò il suo esordio da allenatore in Serie A Dopo il ritiro, accetta l'incarico di allenatore degli Allievi Nazionali rossoneri: il contratto sarà valido per le stagioni 2012-13 e 2013-14. Il 10 dicembre 2012 inizia il corso di Coverciano, per ottenere l'abilitazione a tecnico professionista. La stagione si conclude con il raggiungimento della fase finale del Campionato di categoria, in cui la squadra è eliminata dall'Empoli in semifinale. Il 7 giugno 2013 diviene allenatore della formazione Primavera, che condurrà a vincere il Torneo di Viareggio nel febbraio 2014. Il 9 giugno 2014 viene promosso a tecnico della prima squadra. Esordisce da professionista alla prima giornata del campionato di Serie A 2014-2015, con i rossoneri vittoriosi per 3-1 sulla Lazio. La posizione finale sarà il decimo posto (13 vittorie, 13 pareggi, 12 sconfitte), che comporta l'esclusione dalle coppe europee della squadra per il secondo anno consecutivo, fatto che non avveniva dalla stagione 1997-1998. A giugno viene così esonerato, nonostante il contratto fosse valido per un'altra stagione. Venezia Il 7 giugno 2016 viene scelto come nuovo allenatore del Venezia, club neopromosso in Lega Pro, in sostituzione di Giancarlo Favarin. Il 15 aprile 2017, il Venezia vince il campionato e viene promosso in Serie B con tre giornate di anticipo, grazie al pareggio interno col Fano. Il 26 aprile seguente, Inzaghi ottiene anche il trofeo della Coppa Italia Lega Pro ai danni del Matera, vincendo la doppia finale con il punteggio complessivo di 3-2. Nel campionato di Serie B 2017-2018 raggiunge i play-off con tre giornate di anticipo, posizionandosi in quinta posizione nella classifica generale; la squadra lagunare si ferma in semifinale, eliminata dal Palermo dopo aver pareggiato per 1-1 in casa e perso per 1-0 in trasferta. Bologna Dopo essersi dimesso da tecnico del Venezia, il 13 giugno 2018 diventa il nuovo allenatore del Bologna. Il club felsineo aveva infatti ufficializzato, pochi giorni prima della disputa dei play-off da parte del Venezia, l'ingaggio di Inzaghi come tecnico per la nuova stagione, in sostituzione di Roberto Donadoni. Alla sua seconda esperienza da allenatore in Serie A, ottiene 2 vittorie, 7 pareggi e 10 sconfitte: la squadra chiude la prima parte di campionato al 18º posto e con 13 punti. In Coppa Italia, invece, il Bologna riesce a qualificarsi agli ottavi di finale, dove viene eliminato dalla Juventus. Il club rossoblù inizia il 2019 con un pareggio e una sconfitta per 4-0 contro il Frosinone, diretta concorrente per la salvezza, disfatta che causa il 28 gennaio l'esonero di Inzaghi, sostituito da Siniša Mihajlović. Benevento Il 22 giugno 2019 viene nominato nuovo tecnico del Benevento, in Serie B. Dopo una stagione condotta saldamente al primo posto della classifica, battendo numerosi record per la categoria (promozione con maggiore anticipo sulla fine del campionato, numero di punti nella B a 20 squadre, miglior attacco e difesa) la squadra campana ottiene, con sette turni di anticipo (record per la categoria), il 29 giugno 2020, l'aritmetica promozione in Serie A da capolista (la seconda della sua storia), vincendo la Coppa Ali della Vittoria. Termina il campionato con sole 4 sconfitte in 38 partite e un distacco di 18 punti sul Crotone, secondo. Nel campionato di Serie A 2020-2021, dopo un girone di andata fruttuoso, il Benevento ha un crollo di rendimento nel girone di ritorno, in cui raccoglie solo una vittoria (sul campo della Juventus) in diciannove partite, retrocedendo in Serie B al termine della penultima giornata di campionato. Brescia e Reggina Il 9 giugno 2021 viene nominato nuovo tecnico del Brescia, in Serie B. A lungo in lizza per il primo posto della classifica nel campionato cadetto, la squadra ottiene 3 punti in 4 partite prima della sosta per le nazionali di metà marzo, scivolando al quinto posto. Il bilancio delle ultime settimane, unito al deterioramento dei rapporti con il presidente Massimo Cellino (andato vicino a esonerarlo già a febbraio), causano l'esonero del tecnico piacentino, ufficializzato il 23 marzo 2022. Il 12 luglio 2022 diventa il nuovo allenatore della Reggina, nel campionato cadetto; dopo una prima parte di campionato condotta ai vertici della classifica, conduce la squadra al settimo posto finale con cinque punti di penalizzazione, con qualificazione ai play-off, da cui i calabresi vengono eliminati dal Südtirol al primo turno. Inzaghi e il suo staff vengono poi confermati per la stagione seguente nonostante i problemi finanziari del club. Statistiche Tra club, nazionale maggiore e nazionali giovanili, Inzaghi ha giocato globalmente 695 partite segnando 316 reti, alla media di 0,45 gol a partita. Record Unico calciatore della sua generazione ad essere riuscito a segnare in tutte le competizioni UEFA per club all'epoca vigenti. Calciatore italiano che ha segnato più gol nelle competizioni UEFA per club (70). Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Inzaghi e Antonio Conte festeggiano con il trofeo della Supercoppa italiana 1997 vinta dalla Juventus Campionato italiano di Serie B: 1 - Piacenza: 1994-1995 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 1997 - Milan: 2004, 2011 Campionato italiano: 3 - Juventus: 1997-1998 - Milan: 2003-2004, 2010-2011 Coppa Italia: 1 - Milan: 2002-2003 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 UEFA Champions League: 2 - Milan: 2002-2003, 2006-2007 Supercoppa UEFA: 2 - Milan: 2003, 2007 Coppa del mondo per club: 1 - Milan: 2007 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Francia 1994 Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Capocannoniere della Serie A: 1 - 1996-1997 (24 gol) Oscar del calcio AIC/Gran Galà del calcio AIC: 2 - Miglior giovane: 1997 - Premio alla carriera: 2012 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 2007 Miglior giocatore della finale di Champions League: 1 - 2007 Globe Soccer Awards: 1 - Premio alla carriera per calciatori: 2014 Premio nazionale Andrea Fortunato: 1 - Premio alla carriera: 2017 Allenatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Milan: 2014 Competizioni nazionali Lega Pro: 1 - Venezia: 2016-2017 Coppa Italia Lega Pro: 1 - Venezia: 2016-2017 Campionato italiano di Serie B: 1 - Benevento: 2019-2020 Individuale Panchina d'argento: 1 - 2019-2020 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica italiana — Roma, 12 luglio 2000. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana. Collare d'oro al merito sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica italiana — Roma, 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
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ROCCO PANIO https://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_Panio Nazione: Italia Luogo di nascita: San Giorgio Lucano (Matera) Data di nascita: 12.10.1940 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1959 al 1960 Esordio: 11.05.1960 - Amichevole - Legnano-Juventus 0-6 0 presenze - 0 reti Rocco Panio (San Giorgio Lucano, 12 ottobre 1940) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Rocco Panio Panio al Perugia nel 1967-1968 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1971 Carriera Squadre di club 1959-1960 Juventus 0 (0) 1960-1962 Casale 60 (0) 1962-1964 Biellese 58 (0) 1964-1967 Carrarese 63 (0) 1967-1971 Perugia 133 (1) Carriera Dopo aver militato nella Juventus, disputando una gara amichevole nella stagione 1959-1960, esordisce in Serie C con la maglia del Casale, passando successivamente a Biellese e Carrarese sempre in Serie C. Debutta in Serie B con il Perugia nella stagione 1967-1968; con gli umbri disputa quattro campionati cadetti per un totale di 133 presenze. Difensore roccioso, anche se non dotato di qualità tecniche eccelse, era particolarmente amato dal pubblico perugino del Santa Giuliana proprio per la sua generosità. Nel 1971 lascia il Perugia e il calcio italiano per trasferirsi negli Stati Uniti.
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ARTURO DE AMBROSIS Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 30.01.1916 - Amichevole - Milan-Juventus 4-3 0 presenze - 0 reti
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VITO REDAVID https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1999-2000 Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 07.02.1981 Ruolo: Difensore Altezza: 175 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2000 Esordio: 08.07.1999 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-5 Ultima partita: 19.07.1999 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti Club career 07/2005 - 06/2006 US Salernitana 1919 Midfielder 07/2004 - 06/2005 AC Reggiana Midfielder 07/2003 - 06/2004 FC Crotone Midfielder 01/2003 - 06/2003 L'Aquila Calcio Midfielder 07/2002 - 12/2002 FC Crotone Midfielder 07/2001 - 06/2002 Viareggio Midfielder 10/2000 - 06/2001 AS Gubbio Midfielder 01/2000 - 09/2000 Juventus Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/vito-redavid/
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VINCENZO OCCHETTA https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Occhetta Nazione: Italia Luogo di nascita: Romentino (Novara) Data di nascita: 16.02.1931 Luogo di morte: Genova Data di morte: 18.12.2019 Ruolo: Mediano Altezza: 178 cm Peso: 74 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1949 al 1951 0 presenze - 0 reti Vincenzo Occhetta (Romentino, 16 febbraio 1931 – Genova, 18 dicembre 2019) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo mediano. Vincenzo Occhetta Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Mediano Termine carriera 1966 - giocatore 1968 - allenatore Carriera Giovanili 1954-1957 Romentinese Squadre di club 1949-1951 Juventus 0 (0) 1951-1953 Siracusa 70 (10) 1953-1958 Marzotto Valdagno 151 (15) 1958-1960 Milan 52 (2) 1960-1964 Genoa 107 (1) 1964-1966 Rapallo 36 (2) Carriera da allenatore 1965-1966 Rapallo 1966-1968 Savona Carriera Cresce calcisticamente nella squadra del suo paese - Romentino - per passare alla Juventus nel 1949, giocando con le riserve e senza mai esordire in prima squadra. La Juventus lo cede nel 1951-1952 al Siracusa allenato da Mario Perazzolo e con i siciliani disputa due campionati nella Serie cadetta. Retrocesso il Siracusa in Serie C, Occhetta passa al Marzotto nel 1953-1954, giocando con i vicentini cinque campionati di Serie B. Occhetta con Nils Liedholm. Nel 1958-1959, su suggerimento di Giuseppe Viani, passa al Milan condotto da Viani stesso e Luigi Bonizzoni. L'esordio in Serie A di Occhetta avviene, in sostituzione di Nils Liedholm, il 21 settembre 1958 a San Siro contro la Triestina, che viene battuta per 2-0. Alla quarta giornata Liedholm rientra e Occhetta resta al suo posto; ad uscire di squadra è Sandro Salvadore. Il Milan con Occhetta titolare, a fianco di Liedholm e Cesare Maldini, vince lo scudetto ed il novarese viene confermato anche l'anno successivo. Nel 1960-1961 torna in Serie B con il neoretrocesso Genoa - assieme a Giancarlo Gallesi e Gastone Bean - come contropartita per l'acquisto di Paolo Barison. Lascia quindi Milano dopo aver disputato con i rossoneri 52 partite con 2 reti nella massima serie, 4 gare con 2 reti in Coppa Italia e altri 4 incontri in Coppa dei Campioni. A Genova si ferma altre quattro stagioni contribuendo al ritorno dei genoani, allenati da Roberto Gei, in Serie A nel 1961-1962, stagione nella quale diviene capitano dei rossoblù a seguito del ritiro di Fosco Becattini. Tornato nella massima serie con i liguri, vi rimane sino al 1963-1964 per poi scendere la stagione successiva in Serie D con il Rapallo Ruentes e, una volta conquistata la promozione in Serie C, svolgere la funzione di allenatore-giocatore dei bianconeri. Sostituisce inoltre Ercole Rabitti sulla panchina del Savona in Serie B e rimane anche l'anno successivo in Serie C. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Serie B: 1 - Genoa: 1961-1962 Campionato italiano: 1 - Milan: 1958-1959 Serie D: 1 - Rapallo Ruentes: 1964-1965
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CRISTIANO NOVEMBRE https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_2007-2008 Nazione: Italia Luogo di nascita: Brindisi Data di nascita: 15.06.1987 Ruolo: Portiere Altezza: 188 cm Peso: 78 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2007 al 2008 Esordio: 22.07.2007 - Amichevole - Juventus-Cina Olimpica 4-0 Ultima partita: 24.05.2008 - Amichevole - Juventus-Parma 3-3 0 presenze - 0 reti
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RICCARDO BONETTO https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Bonetto Nazione: Italia Luogo di nascita: Asolo (Treviso) Data di nascita: 20.03.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: 177 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 28.03.1997 - Amichevole - Juventus-Verbania 1-1 0 presenze - 0 reti Riccardo Bonetto (Asolo, 20 marzo 1979) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o attaccante, attuale vice-allenatore e tecnico delle giovanili dell'Istrana. Riccardo Bonetto Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, attaccante) Squadra Istrana (Vice - Giovanili) Termine carriera 2016 - giocatore Carriera Giovanili Juventus Squadre di club 1996-1998 Juventus 0 (0) 1998 → Novara 15 (1) 1998-1999 → Fermana 0 (0) 1999-2000 → Beveren 25 (2) 2000-2001 → Arezzo 30 (3) 2001-2002 Empoli 11 (0) 2002-2003 Ascoli 11 (0) 2003 → Lucchese 13 (1) 2003-2006 Empoli 53 (2) 2006 → Ascoli 0 (0) 2006-2007 Lazio 3 (0) 2007-2008 → Bologna 33 (0) 2008-2009 → Livorno 38 (0) 2009-2011 Lazio 0 (0) 2011-2012 Bassano Virtus 22 (0) 2012 Fersina Perginese ? (?) 2013-2016 Istrana ? (?) Carriera da allenatore 2013- Istrana Vice - Giovanili Carriera Gli esordi e l'esperienza in Belgio Cresciuto nelle giovanili della Juventus, nel gennaio del 1998 viene mandato a farsi le ossa al Novara, dove esordisce da professionista giocando 15 partite e segnando un gol in Serie C2. La stagione successiva, pur rimanendo sempre di proprietà dei bianconeri, il giovane Bonetto inizia la preparazione con la Fermana, salvo poi trasferirsi in Belgio al Beveren dove in due stagioni totalizzerà 19 presenze segnando 2 reti. Tornato in Italia, nella stagione 2000-2001 si trasferisce in Serie C1 nelle file dell'Arezzo, dove gioca 30 partite con 3 gol all'attivo, arrivando con la squadra fino ai play-off. La Serie B e gli anni ad Empoli Nell'estate del 2001 arriva poi in Serie B all'Empoli, dove gioca solamente 11 partite, così come nella stagione successiva all'Ascoli. Nell'annata successiva, dopo una parentesi alla Lucchese, Bonetto torna nuovamente all'Empoli, che acquisterà poi l'intero cartellino dalla Juventus, ma, complice un brutto infortunio, resta fermo per parecchi mesi senza quindi mai riuscire a scendere in campo nel campionato di Serie A 2003-04. Nel campionato successivo, però, gioca in Serie B 36 partite segnando anche una rete e riconquista con la sua squadra la promozione in A, dopo la retrocessione dell'anno precedente. Il 28 agosto 2005 esordisce in Serie A scendendo in campo nella prima di campionato del campionato 2005-2006 contro l'Udinese al Friuli, in cui la sua squadra esce sconfitta per 1-0. Fino a gennaio gioca in 16 occasioni mettendo a segno anche un gol, ma in quello stesso mese arriva l'annuncio del suo futuro ingaggio a parametro zero da parte della Lazio e così l'Empoli decide prima di metterlo fuori rosa, poi di mandarlo in prestito all'Ascoli fino alla fine della stagione, dove, complice un nuovo infortunio, non scende mai in campo. L'arrivo alla Lazio e gli anni in prestito Svincolatosi, viene dunque ingaggiato dalla Lazio all'inizio della finestra estiva di calciomercato del 2006. Il 2 luglio 2007 si trasferisce in Serie B al Bologna, dove gioca un'ottima stagione, condita con l'assist per il goal di Dino Fava Passaro che di fatto promuove il Bologna in Serie A. L'8 luglio 2008 si trasferisce al Livorno in prestito, giocando titolare per tutta la stagione, sfornando anche qualche assist con cross dalla sinistra e concludendo la stagione con la promozione in Serie A, la terza personale in carriera. Nell'estate 2009 terminato il prestito al Livorno torna alla Lazio. Nel novembre 2010 ottiene in accordo con il club romano la possibilità di allenarsi, in attesa di una sistemazione definitiva, con la squadra del suo paese, la Bassano Virtus, e non più nel Centro sportivo di Formello. Nel luglio 2011 rescinde il contratto con la società capitolina. L'addio alla Lazio e l'approdo al Bassano Virtus Il 4 agosto 2011, dopo aver rescisso il contratto con la Lazio, firma per il Bassano Virtus. A fine stagione rimane però svincolato. Per la stagione successiva firma per la Fersina Perginese, società di Trento, con la quale rescinde il contratto a novembre 2012, restando così svincolato. Nell'estate 2013 firma per l'Istrana, in Eccellenza. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2004-2005 Supercoppa italiana: 1 - Lazio: 2009
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ALESSANDRO BIRINDELLI San Frediano a Settimo – scrive Nicola Calzaretta sul “Guerin Sportivo” del 2-8 agosto 2005 –, entroterra pisano, una bella casa a due piani costruita con i primi guadagni e con una buona dose di sacrifici alla fine degli anni ‘70. «Siamo in fase di trasloco. Mia figlia Tiziana tra poco si sposa, così gli ho liberato il piano superiore. Io ed Erminia, mia moglie, si sta di sotto». Paolo Birindelli ci mette subito al passo con quanto sta accadendo, mentre Erminia tiene a bada i due nipotini. Sono i figli di Alessandro, volante terzino dal destro al fulmicotone, da otto anni al servizio della Vecchia Signora. «Ricordo ancora quando Ale mi telefonò per darmi la notizia del trasferimento. Per prima cosa mi disse di mettermi seduta. Poi aggiunse: mi ha preso la Juventus. Aveva la voce rotta dall’emozione. Io mi misi a urlare. Ero felicissima, soprattutto per lui, bianconero fin dalla nascita». Correva l’anno 1997. E, in verità, tante corse le aveva fatte anche la famiglia Birindelli per giungere a quell’importante traguardo. Paolo: «Ognuno di noi ha pedalato sodo, ma chi più di tutti ci ha buttato dentro l’anima è stato Alessandro che ci ha sempre creduto. Io e mia moglie lo abbiamo aiutato e assecondato, ma non ci abbiamo mai fatto la bocca al fatto che sarebbe diventato un calciatore professionista». «Tant’è vero – aggiunge Erminia – che quando in terza superiore decise di abbandonare la scuola, io ci rimasi male. Insomma, per me contava di più che lui prendesse un diploma. Ma onestamente vedevo che non ce la faceva proprio». Alessandro era già nel vivaio dell’Empoli e tra allenamenti e partite il tempo scarseggiava. «Il nostro centro di gravità era Pisa», racconta Paolo: «Io operaio alla Saint Gobain, Erminia impiegata e Alessandro a scuola. Grazie all’aiuto di un amico che faceva il posteggiatore alla stazione di Pisa, avevamo architettato questo piano. Prima di entrare in fabbrica lasciavo all’amico la borsa del calcio per Alessandro. Verso mezzogiorno mia moglie, terminato il lavoro, ci metteva dentro un paio di panini. Così quando Ale usciva di scuola, lasciava lo zaino con i libri al solito posteggiatore che gli consegnava la borsa per gli allenamenti. Saliva sul treno per Empoli e mangiava qualcosa. Quando poi io alle quattro finivo il turno, mi riprendevo lo zaino di scuola e tornavo a casa». «Alessandro, però, lo si rivedeva tornare alle otto di sera» interviene Erminia «era cotto». Anche perché il buon Biro non è mai stato tipo da risparmiarsi. Microfono ancora a Paolo. «Una volta lo accompagnai io a Empoli. Erano usciti ormai tutti dallo spogliatoio. Cominciai a preoccuparmi. Dopo un po’ lo vidi arrivare e gli chiesi il motivo del ritardo. “Babbo, mi rispose, manca il terzino sinistro domenica ed io ho fatto il ‘muro’ alla fine dell’allenamento. Se voglio giocare, devo migliorare con il sinistro”». «È sempre stato serio e puntuale», continua Paolo. «L’unico momento di sconforto lo viveva quando la stagione stava per finire perché aveva paura di non essere confermato. Ma quando poi, per le vacanze, gli davano la lettera con la dieta da seguire e gli allenamenti da fare, il mondo cambiava colore». Si accenna alle vacanze ed Erminia chiede la parola: «D’estate siamo sempre andati in Sardegna. Io sono di Oristano. Per dirti di come Alessandro prendeva le cose seriamente, mentre noi andavamo al mare in bicicletta, lui veniva di corsa seguendo la tabella degli impegni». Paolo annuisce, mentre con la memoria torna ai primi passi di Alessandro: «Aveva otto anni quando entrò nel settore giovanile del San Frediano. Prima aveva fatto judo, ma anche in bicicletta andava forte, tant’è che qualche amico addentro al mondo del ciclismo lo avrebbe visto bene in sella. Ma a lui piaceva il pallone». Erminia sorride: «Gli piaceva anche andare con lo skateboard. Era spericolato, saltava da un marciapiede all’altro: la gente si fermava a guardarlo». Un giorno capitò anche un osservatore del San Frediano di veder Biro correre, ma col pallone al piede. «Fu tutt’uno» ricorda Paolo «lo vide e lo portò in squadra. Per me andava bene, al punto che entrai anch’io nella società per dare una mano». E anche per Alessandro le cose si misero per il meglio, pure per la salute. «Aveva la pertosse» è la volta della mamma «non ci fu verso di fargliela passare. Lo portammo dappertutto. Fu il campo del San Frediano che gliela fece sparire». Paolo non nasconde la felicità nel ripercorre quei primi passi. «Mi è sempre piaciuto il calcio. Avrei voluto giocare anch’io, ma erano altri tempi. In casa mia non volevano che sudassi. Allora, dopo aver fatto una partitina con gli amici, magari chiamavo mia sorella e mi facevo tirare un asciugamano per nascondere le tracce di sudore. Da ragazzo ho seguito il Pisa, specie quello di Gonfiantini e Piaceri, Serie A fine anni ‘60. E ora c’era Alessandro che andava via come un treno sulla fascia». Fino a quando non arriva la fermata alla stazione di Empoli. «Aveva 11 anni e su di lui, in verità, c’erano già gli occhi della Fiorentina che, però, lo avrebbe prestato alla Marinese, una società satellite. Preferimmo l’Empoli che diede due milioni al San Frediano». «I primi tempi lo accompagnavo io con il treno» chiude Erminia. «Rimanevo lì per tutto il tempo dell’allenamento. Ma non stavo con le mani in mano. Facevo l’uncinetto. Alla fine son venuti fuori tre servizi di tovaglie e qualche metro di pizzo». 〰.〰.〰 Nell’estate del ‘97, è Spalletti a segnalarlo a Marcello Lippi che lo porta alla Juventus. Prima di presentarsi a Torino, ottiene la promozione con l’Empoli in Serie A e vince i Giochi del Mediterraneo, con l’Under 23 allenata da Marco Tardelli. «Quando sono arrivato qui, non pensavo di rimanere così tanto. Per me, tifoso juventino fin da bambino, era la realizzazione di un sogno. All’inizio, la speranza era quella di fare bene e di conquistare un posto da titolare. Venivo dalla Serie B ed è stato un crescendo continuo». Il primo campionato con la maglia bianconera è molto positivo; Biri, infatti, conquista immediatamente il posto da titolare e, con 47 presenze e 2 gol, partecipa attivamente alla conquista dello scudetto e della Supercoppa Italiana. «Ricorderò sempre il primo giorno di ritiro. Lippi disse a noi giovani che c’erano delle gerarchie da rispettare, ma che ci sarebbe stato spazio per tutti. Vinsi subito la Supercoppa Italiana contro il Vicenza ed esordii, segnando un gol, in Coppa dei Campioni, contro il Feyenoord. Ma la cosa più importante è che mi resi conto che c’era fiducia nei miei confronti. Tutti i miei compagni mi fecero sentire come se fossi stato con loro da sempre. Questa è stata, e sarà sempre, una prerogativa di questo spogliatoio». Nella stagione ‘98-99 Alessandro, nonostante il deludente campionato della Juventus, totalizza 36 presenze e 2 reti, ottenendo la fiducia nel neo allenatore bianconero Ancelotti. Nelle stagioni successive, nonostante perda il posto da titolare, tutti gli allenatori juventini lo confermano e lo apprezzano, ammirandone la rapidità e la capacità di mantenere la forma anche giocando saltuariamente. Biri ottiene anche grandi soddisfazioni personali, come nella Coppa dei Campioni 2002-03; infatti, il suo gol contro il Deportivo La Coruña, realizzato con un destro sotto l’incrocio dei pali da una trentina di metri, è ricordato come uno dei più bei gol da fuori area della storia del calcio: «A livello personale, il ricordo più bello è stato il gol a La Coruña. Ma ce ne furono altri, come il cross per il gol di Zalayeta a Barcellona o la semifinale contro il Real Madrid, in un Delle Alpi ma così pieno di entusiasmo. Purtroppo, quell’annata si concluse con la delusione di Manchester, nonostante l’emozione di poter calciare e realizzare uno dei rigori. Fu una sensazione strana, quella che precedette il tiro, con pensieri che cambiarono mille volte prima di arrivare sul dischetto». Logico che anche la Nazionale si interessi a lui; il 20 novembre 2002, contro la Turchia, esordisce nella squadra azzurra allenata da Trapattoni. Nell’estate del 2005, durante una partita amichevole contro il Benfica, subisce un duro intervento alla caviglia che gli fa perdere tutta la stagione. Tornato a disposizione all’inizio della stagione 2006-07, complice la retrocessione della squadra bianconera in Serie B, ottiene il ruolo di vice capitano e riconquista anche il posto da titolare sulla fascia destra, grazie anche ai soventi malanni di Zebina. L’infortunio e l’inesorabile passare del tempo, ne condizionano il rendimento. Biri, infatti, perde quella rapidità che ne aveva sempre contraddistinta la carriera e, spesso, è messo in difficoltà da avversari meno titolati. Nel campionato cadetto gioca, comunque, 37 partite, segnando la rete che permette alla Juventus di battere il Pescara, il 31 marzo 2007: «L’amarezza che fa più male è stata la retrocessione in B, perché ho visto svanire tutti i sacrifici di una stagione dominata! Noi sappiamo quello che abbiamo lottato per vincere quei due scudetti e lo sanno anche dall’altra parte, però loro devono dire l’opposto per giustificare il motivo per cui non vincevano mai; la ragione, in realtà è una sola, noi eravamo i più forti e lo sapevano benissimo, dimostrandolo battendoli a San Siro!». Nel 2007-08 è riconfermato nella nuova squadra guidata da Claudio Ranieri e disputa solamente 11 gare tra campionato e Coppa Italia. Il 17 maggio 2008, dopo 306 presenze e 6 gol annuncia l’addio alla Juventus; nel suo palmarès figurano quattro scudetti, tre Supercoppa Italiana e un Intertoto: «Il segreto per rimanere tanti anni? La professionalità, la voglia di migliorarsi, credere in un progetto, essere in simbiosi con le idee della società. Tutte queste componenti portano a risultati come questi». Il rammarico di non aver potuto scendere in campo per l’ultima partita in bianconero: «Ci sono rimasto male, ma è finita lì. Se avessi voluto far polemica, l’avrei fatta tre minuti dopo, quando le telecamere di SKY sono venute a intervistarmi. Sicuramente ci sono rimasto male, anche perché poi quando hanno chiesto a Ranieri il perché, la sua risposta è stata che in quel momento della gara aveva bisogno di un centrocampista. Cioè, l’ultima partita di campionato, capisci? La risposta dice tutto». Una grave mancanza di rispetto nei confronti di una bandiera. «Quello che ho dato lo so bene e penso che la gente abbia apprezzato. Giocando bene o giocando male, ho sempre dato il massimo». “TUTTOJUVE.COM” DEL 24 APRILE 2014 Alessandro Birindelli, ex giocatore della Juventus, club nel quale ha militato per ben undici anni, dal 1996 al 2007, si sofferma, intervistato da “Grossetosport.com”, sulla sua lunga e importante esperienza in maglia bianconera: «L’impatto con la Juve è stato pesante, ricco di attesa dal momento in cui ho avuto la notizia al momento effettivo di passare di là, fino a quando sono arrivato ed ho iniziato il lavoro con il gruppo. In quel periodo mi facevo molte domande, tipo: “Ma sarò all’altezza?” oppure “Con quel gruppo là come mi troverò?” Comunque era un gruppo che io vedevo in televisione e che ammiravo, essendo poi un tifoso juventino, chiaramente tutto questo mi portò un’emozione particolare. La stessa famiglia Agnelli, stentavo a crederci e facevo fatica a realizzare. Forse la serenità e la spensieratezza nel primo giorno in bianconero mi hanno portato a essere sereno e tranquillo. Quell’anno venivo da un campionato vinto con l’Empoli, poi sono partito con la Nazionale per disputare i Giochi del Mediterraneo, che abbiamo vinto, e il giorno dopo mi sono sposato. In pratica, quel periodo è stato così intenso che sono arrivato a Torino senza essermene reso conto. Sono arrivato lì, dove c’era gente che aveva già vinto la Coppa Campioni, gente affermata, però ripeto, mi hanno fatto sentire da subito uno di loro. Questo, poi, mi ha agevolato sia nell’inserimento che negli allenamenti, oltre che nei rapporti con mister Lippi, il quale mi ha dato l’opportunità di affacciarmi al grande calcio e ha avuto fiducia in me, che ho cercato di ripagare sempre con il massimo impegno. Noi avevamo veramente un grande gruppo, gli altri avevano forse rispetto a noi in quel periodo qualche cosa di più sull’aspetto degli individui, ma, dove loro si fermavano, noi riuscivamo a sopperire alle mancanze con uno spirito di gruppo, fatto di grande carattere e agonismo». Birindelli ricorda anche la parentesi poco felice legata a Calciopoli: «Ti senti come derubato di qualcosa, perché come calciatore, di tutto quello che gira attorno a livello societario, non lo percepisci o lo percepisci molto poco. Almeno che tu non abbia un rapporto più stretto con i dirigenti o con l’allenatore. A quei livelli, il ruolo tra calciatore e dirigenti è molto separato, aldilà delle discussioni che riguardano la tua professione, ognuno svolgeva il suo lavoro. Visti tutti i sacrifici che fai per ottenere i risultati, rimane difficile capire tutto quello che è successo e quello che è avvenuto dopo. Rimani interdetto, quasi incredulo, ti viene da chiederti: “Ma dove ho vissuto io in questo periodo? Io pensavo che il calcio fosse un’altra cosa”. Non ti nascondo che questa storia mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma io mi sento i cinque titoli perché sono sicuro di averli vinti sul campo. Dispiace per tutto quello che è venuto fuori, soprattutto perché viviamo in un periodo dove siamo usciti da Calciopoli, ma poi siamo arrivati a calciatori che vendevano le partite, gente che viveva fuori dai circuiti della regolarità e che andava a falsare le partite». Ultimo pensiero, infine, rivolto alla fine della sua esperienza a Torino e all’anno vissuto in B: «Io penso di aver portato rispetto a questa società, soprattutto nella professionalità e l’impegno messo quotidianamente in ogni allenamento, in ogni partita. Nei confronti dei miei compagni, di tenere quel gruppo saldo, anche quando tanti campioni se ne andavano e la responsabilità, piano, piano, ricadeva su di te e altri. Mi è dispiaciuto la non chiarezza dei dirigenti del periodo. Devi sapere che ho rifiutato il rinnovo di contratto nell’anno di Serie B, dicendo che volevo giocare e dimostrare sul campo che meritavo la riconferma. Da quel momento non ne abbiamo più parlato, quindi a me rimane il rammarico della mancanza di chiarezza. Aldilà di questo episodio, resta comunque un grande amore per questa società e i rapporti attuali sono ottimi». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/11/alessandro-birindelli.html
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ALESSANDRO BIRINDELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Birindelli Nazione: Italia Luogo di nascita: Pisa Data di nascita: 12.11.1974 Ruolo: Difensore Altezza: 176 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: Birillo Alla Juventus dal 1997 al 2008 Esordio: 23.08.1997 - Supercoppa Italiana- Juventus-Vicenza 3-0 Ultima partita: 16.03.2008 - Serie A - Juventus-Napoli 1-0 305 presenze - 7 reti 5 scudetti 3 supercoppe italiane 1 campionato di serie B 1 trofeo intertoto Alessandro Birindelli (Pisa, 12 novembre 1974) è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, tecnico della squadra Under-16 dell'Empoli. Alessandro Birindelli Birindelli alla Juventus nel 2006 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Empoli (Under-16) Termine carriera 2010 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? San Frediano 19??-19?? Empoli Squadre di club 1992-1997 Empoli 118 (1) 1997-2008 Juventus 305 (7) 2008-2009 Pisa 37 (0) 2009-2010 Pescina VG 27 (0) Nazionale 1997 Italia U-23 3 (0) 2002-2004 Italia 6 (0) Carriera da allenatore 2010-2011 Zambia Vice 2011 Pistoiese 2012-2013 Dinamo Bucarest Vice 2016-2017 Empoli U-17 2017-2018 Pisa U-16 2018-2021 Pisa Berretti 2021- Empoli U-16 Giochi del Mediterraneo Oro Bari 1997 Biografia Ha un figlio, Samuele, anch'egli calciatore. Caratteristiche tecniche Giocatore Il suo ruolo originario era quello di ala destra; solo una volta giunto nella squadra Primavera dell'Empoli ha cominciato a giocare stabilmente come terzino destro, ruolo poi interpretato per il resto della carriera. In possesso di un «destro di potenza», grazie a esso talvolta s'incaricava dell'esecuzione di calci piazzati. Carriera Giocatore Club Empoli e Juventus Inizia a giocare a calcio all'età di 8 anni nella squadra di San Frediano di Cascina, piccolo centro della provincia di Pisa. Cresce nelle giovanili dell'Empoli, con cui disputa cinque campionati (quattro in Serie C1 e uno in Serie B), ottenendo due promozioni consecutive, sotto la guida di Luciano Spalletti, dalla C1 alla B nel 1996, e dalla B alla Serie A l'anno successivo. Birindelli in azione con la fascia di capitano dell'Empoli nel 1996 Proprio il 1997 è il suo anno più fortunato, in quanto oltre alla promozione con la formazione toscana, Spalletti lo segnala al corregionale Marcello Lippi, tecnico della Juventus, il quale in estate lo porta a Torino, acquistato dalla società bianconera per 4,5 miliardi di lire. In maglia juventina si guadagna subito un posto da titolare, vincendo dopo poche settimane la Supercoppa italiana ai danni del Vicenza, ed esordendo in Serie A il 31 agosto 1997 contro il Lecce, nella stagione in cui conquisterà il suo primo dei suoi cinque scudetti; nella stessa annata raggiunge anche la sua prima finale di Champions League, persa ad Amsterdam contro il Real Madrid. A fronte del suo ruolo di gregario, rimane tra i punti fermi della Juventus nelle stagioni seguenti, e nel 2003 gioca la sua seconda finale di Champions League, anch'essa persa, stavolta a Manchester contro i connazionali del Milan (pur realizzando il suo tentativo nell'epilogo ai tiri di rigore). Nell'estate 2005, durante un'amichevole contro il Benfica, incappa in un grave infortunio alla caviglia che gli preclude la stagione 2005-2006. Tornato a disposizione all'inizio dell'annata seguente, complice la sopravvenuta retrocessione d'ufficio della società bianconera in Serie B, ottiene il ruolo di vicecapitano e riconquista anche il posto da titolare sulla fascia destra. Nel campionato cadetto 2006-2007 gioca 37 partite segnando 1 rete, quella che il 31 marzo permette ai torinesi di battere il Pescara (1-0). Ottenuto l'immediato ritorno in massima serie, nella stagione 2007-2008 viene riconfermato in squadra e, seppur relegato tra le seconde linee, disputa in totale 11 gare tra campionato e Coppa Italia. Il 17 maggio 2008 dà l'addio alla Juventus dopo 11 anni. Birindelli (accosciato, primo da sinistra) nella Juventus scesa in campo il 17 settembre 1997 contro il Feyenoord: per il difensore si trattò dell'esordio in Champions League, nel quale trovò anche il gol che fissò il 5-1 finale per i bianconeri. In maglia bianconera vanta in totale 7 gol. La prima marcatura in Serie A è contro il Piacenza, mentre in Champions League segna 3 gol: il primo, all'esordio, su punizione contro il Feyenoord (5-1); poi un anno dopo sigla di testa il pareggio contro il Galatasaray (2-2); infine il terzo allo Stadio Riazor di La Coruña, con uno spettacolare tiro dai 25 metri all'incrocio dei pali (2-2). Ultimi anni Deciso a proseguire l'attività agonistica, il 21 luglio 2008 si accasa al Pisa, città dove è nato ma nella quale non aveva mai giocato. Birindelli disputa in nerazzurro 37 partite nella serie cadetta. Dopo il fallimento della società, in seguito alla retrocessione, il giocatore rimane senza squadra, ma il 19 agosto 2009 ne viene ufficializzato l'acquisto da parte del Pescina VG, società abruzzese neopromossa in Prima Divisione. Nonostante l'ingaggio di altri nomi di rilievo per la categoria, come César e Lampros Choutos, la squadra fallisce al termine della stagione 2009-2010, con Birindelli che decide di chiudere la sua carriera da professionista. In carriera ha totalizzato complessivamente 160 presenze e 1 rete in Serie A (in occasione del successo esterno della Juventus sul Piacenza del 14 febbraio 1999) e 109 presenze e due reti in Serie B. Nazionale Inizia la carriera in maglia azzurra nella rappresentativa Under-17, in cui viene convocato 3 volte nel 1991 senza mai debuttare. Nel 1997 prende parte ai Giochi del Mediterraneo con l'Italia Under-23 guidata da Marco Tardelli che vince la competizione, disputando da titolare i quarti, la semifinale e la finale contro i pari età della Turchia. Proprio contro i turchi esordisce con la nazionale maggiore il 20 novembre 2002, rispondendo alla convocazione del commissario tecnico Giovanni Trapattoni; totalizzerà complessivamente 6 presenze nella nazionale A. Allenatore e dirigente Dal 21 luglio 2010 svolge il ruolo di assistant coach della nazionale zambiana, guidata da Dario Bonetti. Nel maggio 2011 è nominato responsabile del settore giovanile della Pistoiese, militante in Serie D. Il 19 settembre successivo, a seguito delle dimissioni di Riccardo Agostiniani, assume la carica di allenatore della prima squadra, venendo esonerato poco più di un mese dopo, il 31 ottobre, dopo che la formazione arancione era nel frattempo precipitata all'ultimo posto in classifica. Il 18 aprile 2012 viene nominato vice di Dario Bonetti alla guida della Dinamo Bucarest. Il successivo 14 novembre viene esonerato insieme al tecnico. Nel maggio 2013 torna al Pisa in qualità di capo del settore giovanile, mentre nell'estate 2014 è nominato responsabile del settore giovanile del Trapani. Nella stagione 2016-2017 torna all'Empoli, società che l'aveva cresciuto da calciatore, chiamato ad allenare della formazione Under-17. Nell'autunno 2017 avviene un secondo ritorno a Pisa, prendendo in mano la formazione Under-16; l'annata seguente passa alla guida della formazione Berretti nerazzurra. Dall'11 novembre 2021 torna all'Empoli come allenatore della formazione Under-16. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Empoli: 1995-1996 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 1997, 2002, 2003 Campionato italiano: 5 - Juventus: 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 e 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Nazionale Giochi del Mediterraneo: 1 - Bari 1997
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GIOVANNI BRUTTO https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Brutto Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 21.03.1948 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1964 al 1965, dal 1967 al 1968 e dal 1970 al 1971 Esordio: 24.02.1965 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 1-2 Ultima partita: 29.06.1971 - Amichevole - Juventus-Cagliari 2-1 0 presenze - 0 reti Giovanni Brutto (Vercelli, 21 marzo 1948) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Giovanni Brutto Brutto alla Ternana nella stagione 1972-1973 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1975 Carriera Squadre di club 1967-1968 Juventus 0 (0) 1968-1969 Potenza 29 (1) 1969-1971 Novara 24 (0) 1971-1973 Ternana 26 (1) 1973-1974 Turris 13 (0) 1974-1975 Bolzano 29 (0) Carriera Cresciuto nelle giovanili della Juventus, con la Ternana esordì in Serie A il 12 novembre 1972 nella partita Ternana-Cagliari (1-1). Dopo una breve parentesi con l'Arezzo, fu ceduto alla Turris e poi al Bolzano senza più avere la possibilità di ritornare nelle massime categorie. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C: 1 - Novara: 1969-1970
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RUDY NICOLETTO Nazione: Italia Luogo di nascita: Feltre (Belluno) Data di nascita: 08.02.1979 Ruolo: Difensore Altezza: 179 cm Peso: 75 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 28.03.1997 - Amichevole - Juventus-Verbania 1-1 Ultima partita: 31.07.1997 - Amichevole - Valle d'Aosta-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti 07/2011 - 06/2014 Ripa La Fenadora Defender 07/2010 - 06/2011 FBC Unione Venezia Defender 07/2009 - 06/2010 Calcio Montebelluna Defender 10/2008 - 06/2009 AC Belluno Defender 01/2008 - 09/2008 Bassano Virtus Defender 07/2006 - 12/2007 Ravenna Calcio Defender 07/2005 - 06/2006 Novara Calcio Defender 07/2004 - 06/2005 US Avellino Defender 07/2003 - 06/2004 Lucchese Defender 07/2002 - 06/2003 Pescara Calcio Defender 07/1999 - 06/2002 Polisportiva Sassari Torres Defender 07/1998 - 06/1999 US Alessandria 1912 Defender 07/1997 - 06/1998 Juventus Defender
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DINO GIANNASCOLI Nazione: Italia Luogo di nascita: Sanremo (Imperia) Data di nascita: 29.01.1975 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1992 al 1994 Esordio: 29.04.1993 - Amichevole - Caratese-Juventus 2-3 Ultima partita: 09.06.1994 - Amichevole - Bari-Juventus 2-0 0 presenze - 0 reti
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ESPOSITO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1951 al 1952 Esordio: 06.03.1952 - Amichevole - Juventus-Leumann 5-1 0 presenze - 0 reti subite
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SIMONE ESPOSITO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 24.05.1990 Ruolo: Attaccante Altezza: 171 cm Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2009 Esordio: 10.12.2008 - Champions League - Juventus-Bate Borisov 0-0 Ultima partita: 14.01.2009 - Coppa Italia - Juventus-Catania 3-0 2 presenze - 0 reti 01/2012 - 06/2014 US Grosseto FC Midfielder 07/2011 - 12/2011 Juventus Midfielder 07/2010 - 06/2011 Ascoli Calcio Midfielder 12/2008 - 06/2010 Juventus Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/simone-esposito/
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FILIPPO ESPOSITO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 16.02.1966 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1983 al 1984 Esordio: 10.11.1983 - Amichevole - Albese-Juventus 1-5 0 presenze - 0 reti
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MARIO BANDIRALI https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Bandirali Nazione: Italia Luogo di nascita: San Grato (Lodi) Data di nascita: 03.06.1921 Luogo di morte: Abbiategrasso (Milano) Data di morte: 05.10.1993 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1941 al 1942 Esordio: 21.09.1941 - Amichevole - Juventus-Alessandria 2-0 Ultima partita: 28.09.1941 - Amichevole - Inter-Juventus 6-1 0 presenze - 0 reti Mario Siro Bandirali (San Grato, 3 giugno 1921 – Abbiategrasso, 5 ottobre 1993) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Mario Bandirali Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante, ala Carriera Squadre di club1 1938-1939 Fanfulla 1 (0) 1939-1941 Crema ? (?) 1941-1942 Juventus 0 (0) 1942-1944 Fanfulla 42 (16) 1944-1945 Como 14 (0) 1945-1946 Milan 9 (0) 1946-1948 Seregno 69 (4) 1948-1950 Fanfulla 2+ (1+) Carriera Ha disputato 9 incontri dell'anomalo campionato 1945-1946 con la maglia del Milan. Ha inoltre militato in Serie A con la Juventus, non disputando nessuna gara da titolare, e in Serie B nelle file di Fanfulla e Seregno. Ha disputato il Torneo Benefico Lombardo (1945) con il Como, vincitore del torneo, disputando 14 partite. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C: 1 - Fanfulla: 1948-1949
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MARIO BACHI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 e dal 1920 al 1921 Esordio: 02.07.1916 - Amichevole - Amatori Giuoco Calcio-Juventus 1-2 Ultima partita: 26.06.1921 - Amichevole - Saluzzo-Juventus 1-1 0 presenze - 0 reti
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FABIO PECCHIA Certo che Fabio Pecchia è un nuovo acquisto per la Juventus – scrive Marco Manassero su “Hurrà Juventus” del giugno 1997 – ma quando si incontreranno, lui e Lippi, a Torino, la sensazione non sarà certo quella che si prova quando due persone si vedono per la prima volta. No, i due si stimano, si conoscono bene, al punto che fu proprio Marcello Lippi a fare esordire il centrocampista in Serie A con la maglia del Napoli. Era il 29 agosto del 1993, e per Pecchia cominciava una straordinaria avventura che lo avrebbe portato a vincere il Campionato d’Europa con l’Under 21 e a diventare il capitano del Napoli e uno dei simboli della squadra. I tifosi partenopei, naturalmente, già lo rimpiangono, quelli bianconeri, già si fregano le mani, confortati anche dal fatto che l’altro “azzurro” che lo ha preceduto a Torino, Ciro Ferrara, ha dato e continue garanzie di affidabilità e di impegno. «Napoli è un posto eccezionale, una città stupenda – spiega Pecchia – ma anche un luogo che ti aiuta a crescere. Non potrò mai dimenticare i 4 anni trascorsi in questa città. Adesso mi sento più forte, più maturo, pronto per la Juve. Perché può giocare dovunque, uno che è stato a Napoli, è pronto a tutto». E sul fatto che Pecchia sia un giocatore affidabile nessuno nutre dei dubbi. A cominciare da Marcello Lippi che sa di avere a disposizione un giocatore completo, che può giocare, nonostante il suo piede preferito sia il destro, su entrambe le fasce. Molto abile nelle verticalizzazioni, è molto veloce palla al piede e questo gli consente di ribaltare efficacemente il gioco rendendosi costantemente pericoloso in chiave offensiva. In questi anni ha confermato di essere un professionista serissimo e un trascinatore, proprio come quelli che servono alla Juve di Lippi che fa del temperamento e della motivazione uno dei suoi punti di forza. Per dire: dopo la notizia del suo ingaggio da parte della Juve, il giovanotto non si è mica concesso una vacanza premio, macché: è salito in auto e ha percorso i 200 chilometri che separano casa sua, a Lenola, da Cerreto Sannita, dove ha lo studio il fisiatra De Nicola. Con lui ha stilato una tabella di lavoro per le vacanze: vuole presentarsi alla Juve nelle migliori condizioni possibili. Al di là dell’aspetto sportivo, comunque, Pecchia è un uomo maturo e responsabile, certamente più di quanto i suoi 24 anni potrebbero far pensare, forgiato anche dalle vicende personali: a 13 anni non esitò ad andarsene di casa per giocare nelle formazioni giovanili dell’Avellino: «Quella – ha sempre affermato – fu certo l’esperienza umana più importante della mia vita. Il fatto di essere costretto a stare lontano dalla famiglia mi ha aiutato a maturare in fretta e a responsabilizzarmi». Un atteggiamento che non si riflette solo nell’attività professionale, ma anche nella vita privata e nell’atteggiamento che ha nei confronti del mondo del calcio che lo vede impegnato attivamente come consigliere dell’Associazione Calciatori, il sindacato di cui fa parte anche Vialli. Nel tempo libero, poi, Pecchia si dedica con successo ai libri: è iscritto a Giurisprudenza, un argomento di conversazione in più con l’Avvocato per eccellenza, Gianni Agnelli. «Dove trovo il tempo per studiare? In ritiro, in viaggio, cerco di sfruttare ogni momento libero. Certo, è un sacrificio, ma dà grandi soddisfazioni. E poi sono convinto che la vita è una continua sfida per migliorarsi, guai a sentirsi arrivati, nemmeno quando ti compra la Juve, che pure è professionalmente il massimo, la squadra più prestigiosa al mondo. Sì, anche questo deve essere considerato un punto di partenza, non di arrivo». La legge, il diritto, il calcio e l’amicizia: quella con l’ex compagno Fabio Cannavaro e quella, che sconfina nella riconoscenza, con Gino Corrado, talent scout avellinese che ne consigliò l’acquisto al Napoli: l’affare fu concluso per 500 milioni. Adesso la Juve l’ha pagato nove miliardi, e la sensazione è che il ragazzo di Formia non li farà rimpiangere. 〰.〰.〰 Lippi ritiene che sia un giocatore fondamentale per far rifiatare Zidane ma purtroppo la stagione non sarà fortunata: Zizou non salta una partita e la società bianconera acquista Edgar Davids, chiudendo, in sostanza, le porte del campo all’ex giocatore del Napoli. Pecchia scende in campo solamente 37 volte, ma ha la fortuna e la bravura di realizzare un goal a Empoli, che risulterà fondamentale per la conquista dello scudetto. Al termine di quella stagione, è ceduto alla Sampdoria e inizia un lungo girovagare per l’Italia: Torino, Napoli, Bologna, Como, ancora Bologna, Siena e di nuovo nel capoluogo emiliano, sempre disputando campionati da protagonista. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/fabio-pecchia.html
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FABIO PECCHIA https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Pecchia Nazione: Italia Luogo di nascita: Formia (Latina) Data di nascita: 24.08.1973 Ruolo: Centrocampista Altezza: 172 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 1997 al 1998 Esordio: 23.08.1997 - Supercoppa Italiana - Juventus-Vicenza 3-0 Ultima partita: 23.09.1998 - Coppa Italia - Juventus-Ravenna 4-0 37 presenze - 1 rete 1 scudetto 1 supercoppa italiana Allenatore della Juventus Under-23 dal 2019 al 2020 1 coppa Italia di serie C Fabio Pecchia (Formia, 24 agosto 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del Parma. Cresciuto nell'Avellino, ha poi legato i maggiori trascorsi agonistici al Napoli, squadra che ha contrassegnato la sua prima parte di carriera. La seconda parte l'ha visto protagonista di un lungo peregrinare per l'Italia, a cominciare dalla Juventus con cui ha conseguito i suoi maggiori trionfi sportivi, con la vittoria di uno Scudetto (1997-1998) e una Supercoppa italiana (1997); annovera inoltre nel palmarès una Coppa Italia Serie C col Foggia nell'edizione 2006-2007. Ha fatto parte della nazionale Under-21, con cui ha vinto il campionato europeo di categoria nel 1996, e della nazionale olimpica con cui ha partecipato al torneo di Atlanta 1996. Da allenatore ha conseguito due promozioni in Serie A, con Verona (2016-2017) e Cremonese (2021-2022), oltreché la vittoria di una Coppa Italia Serie C con la Juventus U23 (2019-2020). Fabio Pecchia Pecchia al Napoli nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 172 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Parma Termine carriera 2009 - giocatore Carriera Giovanili 1985-1992 Avellino Squadre di club 1991-1993 Avellino 33 (1) 1993-1997 Napoli 125 (15) 1997-1998 Juventus 37 (1) 1998-1999 Sampdoria 26 (1) 1999-2000 Torino 22 (1) 2000-2001 Napoli 27 (6) 2001-2002 Bologna 33 (5) 2002-2003 → Como 27 (6) 2003-2004 Bologna 27 (4) 2004-2005 → Siena 23 (2) 2005-2006 Bologna 32 (3) 2006-2007 Ascoli 6 (1) 2007 Foggia 18 (4) 2007-2008 Frosinone 26 (1) 2008-2009 Foggia 24 (1) Nazionale 1993-1996 Italia U-21 11 (0) 1996 Italia olimpica 3 (0) Carriera da allenatore 2009-2010 Foggia Vice 2011 Gubbio 2012-2013 Latina 2013-2015 Napoli Vice 2015-2016 Real Madrid Vice 2016 Newcastle Utd Vice 2016-2018 Verona 2018-2019 Avispa Fukuoka 2019-2020 Juventus U23 2021-2022 Cremonese 2022- Parma Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Biografia Diplomato ragioniere ad Avellino nel corso degli anni 1990, successivamente nel 2007, durante il periodo di militanza a Foggia, consegue la laurea in giurisprudenza all'Università degli Studi di Napoli Federico II. Caratteristiche tecniche Giocatore Era un centrocampista abile a giostrare su entrambe le fasce, nonostante fosse il destro il suo piede preferito. Era molto abile nelle verticalizzazioni e molto veloce con la palla al piede, qualità che gli consentivano di ribaltare efficacemente il gioco, rendendosi molto pericoloso in fase offensiva. Carriera Giocatore Club Avellino A 12 anni entra alle giovanili dell'Avellino. Esordisce in prima squadra nella stagione 1991-1992 in serie cadetta, con 4 presenze a fine campionato. La stagione successiva, 1992-1993, Pecchia è confermato all'Avellino frattanto sceso in Serie C1. Diventa titolare e a fine campionato mette a referto 29 presenze e 1 gol. Gli anni al Napoli Nella stagione successiva passa in Serie A; comprato inizialmente dal Parma, il suo cartellino è subito ceduto al Napoli. Debutta in Serie A il 29 agosto 1993: a 20 anni diviene il perno del centrocampo azzurro: il tecnico Marcello Lippi lo utilizza per esprimere la sua tattica fatta di verticalizzazioni e gioco veloce. Pecchia comprende questo modulo e, grazie a una buona visione di gioco e duttilità tattica, s'impone come uno dei migliori talenti italiani dell'epoca. Piccolo e generoso centrocampista, un andirivieni per il campo, Pecchia emerge rapidamente quale leader del centrocampo partenopeo di metà anni 1990. Nella sua prima stagione in massima serie realizza 4 reti in 33 partite, contribuendo alla qualificazione in Coppa UEFA. Gioca a Napoli per altre tre stagioni, diventando pur a fronte della giovane età uno dei senatori dello spogliatoio azzurro e apportando un contributo importante al club, aggravato da pesanti debiti finanziari, in anni difficili per la società partenopea che si aggrappa soltanto a intuizioni della dirigenza e sacrifici della squadra. Nella stagione 1996-1997, complice l'assenza prolungata di Bordin, ad appena 23 anni diventa de facto capitano del Napoli. Sotto la guida tecnica di Luigi Simoni, gli azzurri giungono a sorpresa alla sosta natalizia al secondo posto in classifica. Nella stessa stagione raggiunge la finale di Coppa Italia, disputata contro il Vicenza, segnando il gol vittoria nella partita di andata; una rete tuttavia ininfluente, poiché nel match di ritorno il Napoli viene sconfitto ai supplementari dalla squadra berica. Seppur molto legato alla maglia azzurra, per esigenze di bilancio nell'estate 1997 viene "sacrificato" con la cessione alla Juventus per 10 miliardi di lire. Farà ritorno a Napoli tre anni dopo, collezionando in totale coi partenopei 152 presenze e 21 reti. Juventus e stagioni altalenanti Pecchia in azione alla Juventus nella stagione 1997-1998 Alla Juventus, dove ritrova Lippi, colleziona 21 presenze e 1 gol nella stagione 1997-1998, pur facendo parte delle seconde linee a causa della presenza nel centrocampo bianconero di più quotati elementi, su tutti i francesi Zidane e Deschamps. L'arrivo nel mercato autunnale dell'olandese Davids restringe ulteriormente lo spazio in campo per Pecchia, che comunque realizza un gol decisivo nella trasferta di Empoli dando così un suo contributo per la conquista a fine stagione dello Scudetto. Desideroso di giocare con continuità, chiede la cessione (scelta di cui avrà motivo di rammaricarsi col senno di poi) e viene così dirottato, dapprima in compartecipazione e in seguito a titolo definitivo, alla Sampdoria per il campionato 1998-1999. Segue poi le esperienze al Torino (1999-2000), e infine di nuovo al Napoli (2000-2001). Questi tre tornei si concludono sempre con la retrocessione in Serie B della squadra in cui milita Pecchia. Nella stagione 2001-2002 torna comunque in Serie A grazie al Bologna, nelle cui file gioca 33 partite segnando 5 gol. L'anno seguente passa al Como (2002-2003), neopromosso in massima categoria; segna 6 gol ma la squadra è retrocessa in Serie B. Nel 2003 torna a Bologna, poi passa al Siena (2004-2005) dove contribuisce a evitare la retrocessione, per poi tornare nuovamente a Bologna, stavolta in Serie B (2005-2006), con 32 presenze e 3 gol segnati. Nella stagione 2006-2007 gioca nell'Ascoli, in Serie A; la retrocessione a fine anno in Serie B per Pecchia è la quinta con cinque squadre diverse. Ultimi anni Nel gennaio 2007 passa al Foggia, in Serie C1. Il successivo 10 luglio è acquistato dal Frosinone, in Serie B; coi giallazzurri colleziona 26 presenze e sigla 1 rete nella gara interna col Chievo. Nel giugno 2008 torna a Foggia firmando un contratto fino al 2010, ma nell'estate 2009 si ritira anticipatamente dall'attività agonistica. In carriera ha collezionato 446 presenze e realizzato 50 reti: 337 presenze 41 reti in Serie A, 62 presenze 4 reti in Serie B, 47 presenze 5 reti in Serie C1. Nazionale Tra il 1993 e il 1996 fa parte della nazionale Under-21, agli ordini del commissario tecnico Cesare Maldini, con cui ha vinto l'europeo di categoria nell'edizione 1996. Nello stesso anno partecipa, con la nazionale olimpica sempre guidata da Maldini, al torneo olimpico di Atlanta 1996 che vede gli azzurrini eliminati al primo turno. Allenatore Gli inizi Nella stagione 2009-2010 inizia la carrera in panchina ricoprendo il ruolo di vice per Antonio Porta al Foggia. Nel giugno 2011 diventa allenatore del Gubbio, in Serie B, in sostituzione di Vincenzo Torrente. Dopo la qualificazione in Coppa Italia ottenuta eliminando l'Atalanta, squadra di Serie A, gli umbri hanno un difficile avvio di campionato; all'allenatore è fatale la sconfitta maturata nei minuti finali per 2-1 sul campo del Crotone, sicché il successivo 16 ottobre viene esonerato. Pecchia nel 2011 Nell'estate 2012 si siede sulla panchina del Latina, in Prima Divisione. La squadra pontina è la sorpresa positiva del campionato e Pecchia la mantiene in testa alla classifica per buona parte della stagione, oltre a qualificarsi per la finale della Coppa Italia di Lega Pro col Viareggio, imponendosi peraltro il 3 aprile 2013 nella gara di andata; tuttavia viene esonerato appena cinque giorni dopo, in seguito alla sconfitta in campionato sul terreno del Benevento, coi laziali terzi in classifica. Frattanto il 5 luglio 2012 aveva acquisito a Coverciano il titolo di allenatore di Prima Categoria UEFA Pro, col diritto di ricoprire il ruolo di tecnico in una squadra di massima serie. Vice di Benítez, Verona Nel giugno 2013 diventa allenatore in seconda al Napoli di Rafael Benítez; per Pecchia si tratta del terzo ritorno nella città partenopea. Nell'estate 2015 segue Benítez al Real Madrid, anche qui con il ruolo di vice; il 4 gennaio 2016, a seguito dell'esonero del tecnico spagnolo, viene a sua volta sollevato dall'incarico. Nel marzo 2016, sempre al seguito di Benítez, subentra come vice al Newcastle Utd. Il 1º giugno seguente interrompe la collaborazione con l'allenatore spagnolo e si accorda con il Verona, neoretrocesso in Serie B. Con i gialloblù si piazza al secondo posto nel torneo cadetto, conquistando la promozione in Serie A. La stagione seguente non riesce a evitare il penultimo posto e l'immediato declassamento, lasciando la guida della squadra a fine campionato dopo essere stato a lungo contestato dalla piazza scaligera. Avispa Fukuoka e Juventus U23 Nel dicembre 2018 si trasferisce ai giapponesi dell'Avispa Fukuoka, club militante in J2 League, con cui rimane fino al giugno 2019, quando si dimette per motivi personali. L'estate seguente torna in Italia prendendo in mano la Juventus U23, in Serie C. Con la seconda squadra bianconera è autore di una positiva annata, che vede il raggiungimento dei quarti di finale dei play-off, e culminata nello storico successo nella Coppa Italia di Serie C — la prima affermazione nel calcio professionistico italiano per una cosiddetta squadra B —, vinta il 27 giugno 2020 superando la Ternana nella finale di Cesena. Cremonese e Parma Una volta dato l'addio alla Juventus U23 a fine stagione, rimane inattivo per alcuni mesi finché il 7 gennaio 2021 subentra a Pierpaolo Bisoli alla guida della Cremonese, in Serie B, traghettando i grigiorossi in un campionato di metà classifica. Nella stagione seguente la Cremonese di Pecchia è la sorpresa del torneo cadetto: la squadra lotta per tutto l'arco del campionato ai vertici della classifica e, proprio all'ultimo turno, riesce a raggiungere il secondo posto che vale la promozione diretta in Serie A, a ventisei anni dalla precedente apparizione grigiorossa. Nonostante la promozione, considerato esaurito il suo ciclo a Cremona, risolve il contratto con il club lombardo al termine della stagione e, il 2 giugno 2022, si accorda col Parma, sempre in serie cadetta. Nel campionato seguente, dopo avere concluso la stagione regolare al quarto posto, la squadra di Pecchia viene eliminata dal Cagliari nella semifinale dei play-off. Palmarès Giocatore Club Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Campionato italiano: 1 - Juventus: 1997-1998 Coppa Italia Serie C: 1 - Foggia: 2006-2007 Nazionale Europeo Under-21: 1 - 1996 Allenatore Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Individuale Panchina d'argento: 1 - 2021-2022
