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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. ZINÉDINE ZIDANE «Sono tanti i ricordi bellissimi in maglia bianconera, come il 6-1 in casa del Milan o le due semifinali di Champions League con l’Ajax; la gara di Amsterdam credo che sia stata quella giocata meglio in assoluto dalla Juventus di cui ho fatto parte io. Il rimpianto più grande è di non aver potuto alzare la Coppa dei Campioni; ci siamo andati vicino molte volte, ma non siamo stati abbastanza fortunati. Alla Juventus, comunque, ho vissuto cinque anni splendidi, vincendo molto; soprattutto, a Torino ho imparato molto a livello calcistico, facendo il cosiddetto salto di qualità. La Juventus mi è rimasta nel cuore». STEFANO SALANDIN, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 1999 Il quartiere de La Castellane è uno di quei posti da cui anche la polizia preferisce stare alla larga. La dolcezza del clima, i colori e i profumi del Mediterraneo riescono un poco a rendere meno opprimente quei palazzoni a nord della città dove, comunque, la vita può essere maledettamente difficile anche sotto il cielo terso del sud della Francia. Meglio, allora, se a fare da scudo ci sono anche il calore e l’unione di una famiglia come quella di Smail e Malika Zidane. Ha dovuto lasciare l’Algeria, Smail, perché dopo l’indipendenza nessuno avrebbe perdonato un “harki” (così sono chiamati gli algerini che avevano combattuto a fianco dei francesi). Si è stabilito a Marsiglia: lavora come magazziniere e ha già altri 4 figli (3 maschi: Djamel, Farid e Nordine e una femmina: Lila) quando, il 23 giugno del 1972, nasce Yazide Zinedine Zidane. Una “tribù” affiatata, quella di casa Zidane, dove la semplicità e il rispetto sono basilari regole di vita. «Devo tutto ai miei genitori – ammette senza alcun pudore Zidane che ha regalato a papà e mamma una splendida villa – perché mi hanno impartito un’educazione severa ma giusta e, soprattutto, mi hanno insegnato il rispetto, l’umiltà, la capacità di condividere tutto». “Yaz” (così lo aveva soprannominato la sorella Lila) cresce tra abbuffate di calcio in TV, poca voglia di studiare e tanto, tanto sport attraverso cui scaricare la sua grande vitalità. Calcio, certo, ma anche discese mozzafiato con lo skate-board e judo: «Lo ha praticato fino a undici anni, diventando cintura arancione: era sempre pieno di lividi ma non si arrendeva mai». Ed era anche instancabile al punto che anche dopo aver firmato il primo tesserino, a 8 anni, per il club di Saint-Henri, continuerà a praticare anche il judo: «Un sabato – racconta il padre – siamo rientrati molto tardi da una gara di judo e lui avrebbe dovuto alzarsi cinque ore dopo per giocare un torneo di calcio. Ero convinto che non ce l’avrebbe fatta e, invece si è presentato regolarmente ed ha corso fino a quando, alla fine della terza partita, è svenuto». La storia di Zidane è la risposta più efficace a tutti coloro che vorrebbero ridurre il calcio a tattica e numeri fin dai vivai giovanili, a quelli (e ce ne sono sempre di più) disposti a tarpare la fantasia di un talento perché, nelle partite tra ragazzi di 8 o 9 anni, non dà via la palla al momento giusto. La scuola di Zidane è stata quell’incomparabile fucina di talenti che sa essere solo la strada. È lì, in quelle interminabili partite tra coetanei, dove la coppa in palio era una bottiglia di plastica rivestita d’oro e l’arbitro che fischiava la fine erano i richiami delle madri, che Zidane ha affinato la sua incomparabile tecnica: «L’ho appresa sulla strada, giocando per divertimento e per impressionare gli amici, creando movenze solo mie. È lì che si imparano le cose più belle e inimitabili». Già allora, nelle squadre dei ragazzini, Zidane era un giocatore” insostituibile”: «È vero – conferma Malek, l’amico inseparabile che lo ha seguito anche a Torino – lui era il più giovane ma era il più bravo di tutti: sembrava avesse una mano al posto del piede, tanto la palla gli rimaneva incollata. E vedeva il gioco meglio di chiunque altro». Ma quella della strada è stata anche una grande scuola per il carattere. Non credete, infatti, a quelli che vi raccontano che Zinedine Zidane è timido: nei vicoli di Marsiglia, sulle piazze de La Castellane, Zidane ha imparato il peso delle parole, l’importanza dei gesti, dei comportamenti. Nelle interminabili partite contro le altre “bande”, ha imparato a sopportare i colpi degli avversari, ma di tanto in tanto la sua sopportazione ha un limite: dalla prima famosa “reazione” con il Cannes fino all’espulsione ai Mondiali contro l’Arabia Saudita. «Provengo da un quartiere duro, dove non si cerca mai la bagarre fine a se stessa ma, se vieni provocato, non puoi far finta di niente. Io detesto la violenza e l’ingiustizia e sopporto i colpi degli avversari. Fino a quando arrivo al punto in cui non ce la faccio più: allora mi ribello ed esplodo». Uno di poche parole, insomma, ma tutt’altro che timido e pauroso al punto che i compagni più vecchi lo avevano nominato capitano ed era lui a strigliarli quando perdevano. Perché già da piccolo aveva dentro quella gran voglia di vincere che solo la Juventus saprà tirargli fuori appieno. Ma, questa, è un’altra storia. Il primo idolo è Enzo Francescoli: Zidane lo vede giocare nell’Olimpyque Marsiglia (di cui è tifoso) e ne resta affascinato: «Vedevo in lui tutte le qualità del calciatore. Se lo avessi incontrato allora, mi sarei inginocchiato davanti a lui e invece l’ho incontrato da avversario con la Juve, nella Coppa Intercontinentale. Fu una grande impressione e lui si commosse quando seppe che il mio primo figlio si chiamava Enzo in suo nome». Ma al Velodrome, lo stadio di Marsiglia, è legato uno dei ricordi più belli della sua infanzia: è il giorno del suo dodicesimo compleanno quando Michel Platini guida la Francia alla finale di Coppa Europa. Zinedine è in delirio per il gol di Re Michel, colui che, solo una decina di anni dopo, lo consacrerà come suo erede con una frase tipica quanto le sue punizioni: «Zidane è l’unico giocatore per cui valga la pena pagare il biglietto». Tra una partita e l’altra da raccattapalle, Zidane comincia a giocare in squadre “vere”. Prima l’associazione “Nouvelle Vague” di Le Castellane (di cui, ora, è presidente onorario, perché Zidane ama le radici e gli amici d’infanzia), poi il Saint Henri. Gli avversari erano impressionati dalla sua forza e dal suo fisico, tanto che il padre, ogni volta, doveva esibire i documenti per confermarne l’identità. Ma anche i compagni restavano spesso di stucco quando lo vedevano esibirsi in certi “numeri” d’alta scuola. Zidane giocava nello Sport Olimpyque di Septemes, un piccolo centro a nord di Marsiglia: un campo di sabbia che non intaccava la sua classe: «Una volta – ricorda un compagno – stavamo vincendo per 2-1 una gara importante e, nel finale, arrivò un pallone fortissimo nella nostra area. Lui, invece di liberare, stoppò il pallone e lo fece passare sulla testa di un avversario prima di far partire il contropiede». Un fenomeno simile, ovviamente, non poteva passare inosservato. Non a Jean Varraud, almeno, osservatore del Cannes che si accorse subito delle qualità tecniche e morali di quel ragazzo: «Una velocità di piedi e una tecnica eccezionali, mai viste prima. E poi la grande caparbietà dei ragazzi che arrivano dai quartieri meno fortunati». A tredici anni e mezzo, Yaz Zidane è convocato a Cannes per il primo stage e, durante le partitelle, esagera con la voglia di stupire al punto che qualcuno comincia a pensare che sia meglio lasciar perdere. Varraud, però, insiste e convince i dirigenti della città rivierasca a dargli un’ulteriore possibilità. Ben più dura, invece, sarà convincere mamma Malika a lasciarlo partire: «Temevo che avrebbe preso cattive strade, così giovane». La donna cede soltanto di fronte alle garanzie date dalla sistemazione che è trovata per suo figlio. A pensione dalla famiglia Elineau: il signor Jean Claude (dirigente del Cannes), la moglie Nicole, i loro tre figli e un altro allievo. Una seconda famiglia che aiuterà Zidane ad assorbire la difficile fase dello sradicamento. «Ogni notte piangevo per la solitudine ed è stato grazie a queste persone se ho superato quei difficili momenti». Agli Elineau, oltre ai ricordi e alla gratitudine, di Zidane resta qualche regalo e un ciliegio piantato, nel loro giardino, dal futuro Campione del Mondo. A sedici anni lo chiamano con i professionisti e lui comincia a capire che il calcio potrà diventare qualcosa di più che una semplice passione. Il 20 maggio del 1989, un mese prima di compiere 17 anni, l’allenatore Fernandez lo fa debuttare in Prima Divisione contro il Nantes, in trasferta: «Pareggiammo 1-1 e mi guadagnai un premio di 5 mila franchi: era pazzo di gioia». Una felicità che sarebbe diventata ancora più grande quando, un anno dopo, vede le luci della Croisette riflettersi sul parabrezza della sua auto nuova: una Clio rossa che il presidente Pedretti gli aveva regalato per festeggiare il suo primo gol in Serie A, sempre contro il Nantes. Cannes, dunque, rappresenta per Zidane il luogo delle “prime volte”. Nel calcio, ma anche nella vita perché lì, nell’affascinante città del cinema, conoscerà la bella Véronique, la ballerina di cui si è innamorato e che è diventata sua moglie. L’ultimo anno a Cannes è pieno di difficoltà: la squadra retrocede e anche Zidane, salito giovanissimo alla ribalta nazionale, paga una normale crisi di maturazione. Niente, però, che possa scoraggiare chi crede in lui: come Rolland Courbis, marsigliese appena nominato allenatore del Bordeaux. Così, nell’estate del 1992, Zidane conosce i profumi di un altro mare: quelli dell’Oceano che spazza con le sue maree l’estuario della Garonna. Sulla Gironda, tra l’altro, ritrova Christophe Dugarry, suo grande amico già dai tempi della Nazionale Under 15. Un sodalizio duraturo e sincero anche fuori dal campo (hanno acquistato insieme un bar a Bordeaux e si sono incontrati spesso nel loro primo anno italiano, quando Dugarry giocava nel Milan): «Mille emozioni mi legano a Duga, mille ricordi e tante risate». L’amicizia (anche quella con Lizarazu) e l’unione del gruppo aiutano il fuoriclasse di Marsiglia ad ambientarsi in fretta nella nuova realtà: «Ho scelto il momento giusto per il gran salto – commenta a posteriori Zidane – quel club è stato il mio trampolino di lancio e devo ringraziare Courbins (il tecnico che ha coniato il soprannome Zizou) che mi ha fatto crescere sia dal punto di vista umano che professionale». Con i granata di Bordeaux, Zidane elimina il Milan dalla Coppa Uefa ma poi, in finale, si deve arrendere contro il Monaco: sarà la sua più grande delusione sportiva (mitigata dal contratto appena firmato con la Juventus) prima di conoscere quelle con i bianconeri nelle due finali di Coppa Campioni; qualcuno comincia a dire che è lui a portare sfortuna ma la splendida prestazione nella finale Mondiale contro il Brasile metterà tutti a tacere. Anche l’avventura con la Nazionale inizia da Bordeaux. Jaquet lo convoca il 17 agosto 1994 per sostituire l’infortunato Djorkaeff. La Francia gioca in amichevole, contro la Repubblica Ceca, proprio a Bordeaux. Zidane è emozionato ma trova un grande e abile consigliere in Eric Cantona che lo mette a suo agio. Le cose si mettono male per i francesi che perdono 2-0 fino a quando Jaquet si decide a mandare in campo Zidane: è lui a pareggiare prima con una stupenda azione personale e poi con un colpo di testa. Un particolare importante, questo, perché il gioco aereo è sempre stato il punto debole di Zizou e lui per primo non avrebbe mai immaginato di poter, 4 anni dopo, regalare la Coppa del Mondo alla Francia con due colpi di testa. I francesi celebrano il nuovo idolo e lo designano erede di Platini. Lui, però, non ci sta: «Non sarò mai come Platini: è stato unico e inimitabile. E poi io non sarò mai un trascinatore di uomini, né in campo né fuori. Non mi spaventano le responsabilità, certo, ma il mio carattere è diverso dal suo». Paragoni a parte, sembra destinato a un’ascesa folgorante anche con i “bleus”, ma il destino sta per giocargli un brutto tiro. Un incidente d’auto, poco prima degli Europei del ‘96, fa temere il peggio: Zidane se la cava con due cicatrici in testa e una brutta botta che ne condiziona le prestazioni in Inghilterra. «È stato un errore voler giocare a tutti i costi: in quelle competizioni bisogna essere sempre al 300 per cento». Le scialbe prestazioni in Nazionale lasciarono perplesso anche Giovanni Agnelli: «Zidane è il giocatore di cui mi hanno parlato o quello che ho visto agli Europei?». Come sempre, Zizou parlerà con i fatti e proprio Agnelli diventerà uno dei suoi più grandi estimatori. Il primo impatto con la scuola Juventus è durissimo: gli allenamenti di Ventrone sono massacranti: «Deschamps me ne aveva parlato, ma non credevo a una cosa simile. Più volte sono stato sul punto di vomitare dopo gli allenamenti talmente grande era stata la fatica». L’inserimento è difficile, soprattutto dal punto di vista tattico. Zizou, però, non si perde d’animo e lavora sodo: «Sapevo che tutti si aspettavano qualcosa di più da me, ma io non mi sono mai demoralizzato, convinto che il lavoro avrebbe pagato. Alla Juve, poi, tutti mi sono stati vicini». Il salto di qualità tanto atteso arriva quando Lippi lo piazza nel suo ruolo tradizionale con libertà di inventare: contro l’Inter, al Delle Alpi, Zidane gioca una gara eccezionale e segna un gol fantastico. La nuova avventura è cominciata. La sua importanza per il gioco della Juventus, del resto, è sottolineata dallo stesso Lippi: «Possiede il dono di rendere semplici le cose difficili». E non si stanca mai di lavorare, di imparare, di accettare consigli. Migliora sotto il piano atletico e tattico, ma anche dal punto di vista caratteriale: allena senza stancarsi anche quella voglia di vincere che lo animava fin dalle partite sulla piazza de La Castellane: «Lippi è stato come un interruttore: mi ha acceso e ho capito cosa significa lavorare per qualcosa che vale. Prima di arrivare in Italia, il calcio era un lavoro, certo, ma soprattutto un divertimento. Da quando sono arrivato a Torino, invece, la voglia di vincere non mi ha lasciato più». E anche nel giorno in cui è salito in cima al mondo con la Nazionale, un pensiero è corso alla Juventus: «Se sono arrivato fin qui, lo devo a questi anni in bianconero in cui ho trovato sicurezza, la voglia di non mollare mai, la capacità di rinnovare la fame di altri successi. Ecco perché voglio restare a Torino, in una Juve che continui a lottare per vincere tutto». 〰.〰.〰 Gli anni d’oro di Zizou non si fermano a Francia ‘98. Nello stesso anno arriva il Pallone d’oro: nella prestigiosa classifica si lascia alle spalle fuoriclasse del calibro di Suker del Real Madrid, Ronaldo dell’Inter e la stella nascente Owen del Liverpool. Ormai è l’ago della bussola francese e juventina. Lui e Del Piero sono i due giocatori capaci di fare la differenza. Purtroppo non fanno scudetti: prima li frena un acquazzone a Perugia e poi l’allegria di Van der Sar fra i pali. Ma per dissetarsi di successi c’è sempre la Francia. Il campionato d’Europa del 2000 vive dell’impareggiabile repertorio di Zizou le finisseur ed anche questo torneo entra nella bacheca personale di Zidane. Rientra alla Juventus carico di gloria, vince anche il Fifa World Player: «Sono contento ma non so se merito il premio. Io avrei votato Figo o Rivaldo». Madame Zidane gli sussurra che Torino è un paesone: insomma, si è stufata, vuole la Spagna. Prima si parla di Barcellona e poi di Madrid. Zidane vorrebbe andarsene subito, ma lo trattiene l’avvocato Agnelli: si tratta di un favore personale che nemmeno Zidane può negargli. Una delle poche cose che Zizou ha imparato dai torinesi, è la cortese ipocrisia sabauda: durante la stagione si sprecano le dichiarazioni d’amore per la Juventus. «Alla Juventus va tutto per il meglio, perché dovrei desiderare di andare via?». È una sceneggiata alla quale partecipano tutti: Moggi, che sa benissimo che il francese andrà al Real Madrid, la stampa sportiva, che sa benissimo che andrà alle Merengues e Zidane che ha già preso accordi con la squadra madrilena. Quando rientra dalle vacanze 2001 l’annuncio ufficiale: alla Juventus arrivano una pioggia di miliardi (150), tutti si dichiarano sorpresi. Zidane: «Il mio addio alla Juventus era programmato per l’anno prossimo, ma i dirigenti hanno riflettuto e hanno deciso di vendermi subito: per loro sono importanti i soldi». La Juventus: «Abbiamo assecondato la volontà più volte espressa, e a fine stagione divenuta tassativa, del giocatore di trasferirsi in Spagna». Moggi: «Zidane si è venduto da solo». Con i soldi guadagnati arrivano Buffon, Thuram e Nedved; saranno altri anni gloriosi e ricchi di trionfi. Zizou al Real conquisterà nuovi trofei, non ultima la Coppa dei Campioni, che gli era sfuggita con la Juventus, vinta grazie a un suo fantastico gol, nella finale contro il Bayer Leverkusen. PIERO BIANCO, DA “LA STAMPA” DEL 10 LUGLIO 2001 Non l’ha mai amata, questa città che pure lo ha fatto grande. Non l’ha mai nemmeno conosciuta. Torino è stata, per Zidane, un grande dormitorio, un residence lussuoso di cui frequentava assiduamente soltanto tre locali: la sua «camera» (una villa in Strada San Vito), gli impianti sportivi (Comunale per gli allenamenti. Delle Alpi per le partite) e la sala-ristorante (da Angelino, corso Moncalieri). Questo triangolo magico è stato tutto il mondo italiano del francese Zinedine, il nuovo re di Madrid, quello che nel quartiere-ghetto di Marsiglia, dove è cresciuto e diventato campione, gli amici veri chiamano ancora Yadiz, all’algerina. Mai una passeggiata, nel centro di Torino. Non un cinema né un’apparizione mondana. E la città ha rispettato i suoi silenzi, anche se sarebbe bastato sfogliare l’elenco per scoprirne il numero telefonico. Un orso gentiluomo. «Scusatemi – diceva –, sono fatto così. Non amo socializzare con gli sconosciuti e non cerco conoscenze; non mi considero un personaggio, anche se mi chiedono gli autografi. Tutto il tempo libero è per la mia famiglia». L’intransigente moglie Véronique, i figli Enzo, 5 anni, e Luca, nato poco prima del Mondiale. Lei, Véronique, da due anni gli ripeteva che voleva andarsene da questa città inospitale e senza mare. Sognava Barcellona e la sua vita scapigliata. Lei, più di tutti, ha avuto un peso decisivo nel dettare la Grande Fuga. «Lo avevamo capito da un pezzo che avrebbero fatto le valigie. Zizou parlava poco, ma non ha mai alzato la voce con la signora: è Véronique la capitana in famiglia». Al ristorante di corso Moncalieri, che Zidane aveva adottato (collegando per amicizia perfino un «link» nel suo sito) c’è un tavolo vuoto. Quello a destra, seconda saletta. Ogni sera alle 20, Zinedine arrivava con Enzo per mano e Luca in braccio. Loro giocavano con la cagnetta Pallina e ordinavano patatine, lui aveva il menù fisso: spaghetti al pesto o al pomodoro, gli gnocchi alla bava di cui va pazzo, un branzino o un filetto con verdura lessa. Quando il campione era via, la piccola tribù amava trasgredire, facendosi recapitare a casa la cena fumante. Unica concessione borghese. Quella saletta dietro al tavolo degli antipasti era anche il suo ufficio: Zizou vi ambientava le mille interviste con le tv francesi e gli inviati dei giornali di tutto il mondo. Vi riceveva parenti (spesso si è visto papà Smail, schivo e gentile come lui) e amici, compreso l’inseparabile Malik trapiantato dall’adolescenza marsigliese. Quando arrivavano i fratelli, Nordin (la fotocopia di Zinedine) e Farid, Angelino e il figlio Mauro aggiungevano un tavolo e un bicchiere di Arneis. «Qui ne sono passati tanti – racconta un po’ triste –: da Vialli a Baggio, da Peruzzi a Ravanelli, ma come Zidane nessuno: lui resterà sempre il numero uno. Lo aspettiamo, sappiamo che verrà a salutarci. Pochi giorni fa gli abbiamo detto: te ne vai senza lasciarci un ricordo? Ci ha portato la maglia della nazionale e le sue scarpe campioni del mondo». Appese al muro come una reliquia, e sotto vuoto come i porcini secchi, da conservare a lungo. Dopo il trionfo mondiale, la Legion d’Onore di Chirac, il Pallone d’oro, è stata una processione continua nel locale di corso Moncalieri. Per il calciatore più pagato di sempre, un inferno. Della Torino che non ha mai amato, Zidane si porterà appresso a Madrid un fiore all’occhiello: proprio l’amico cuoco, Roberto Falvo, l’altro figlio di Rita e Angelino. Gli ha chiesto di seguirlo nell’avventura spagnola. Sarebbe la seconda volta. «All’inizio dei mondiali francesi – ricorda Falvo – arrivò una telefonata. Era Zizou, stufo di mangiare in ritiro la pasta scotta. Mi disse “ti aspetto, da oggi fai parte della nostra squadra”. Caricai una cassa di provviste, pomodoro fresco e basilico. I colleghi francesi all’inizio mi guardavano male, i giocatori invece erano entusiasti della pasta all’italiana. Lui, Zizou, è un leader carismatico: il gruppo lo segue e lo teme. Quando parla, gli altri tacciono. Una sua occhiata è un ordine». Roberto seguirà la nazionale francese anche in Giappone e Corea. Con Zidane ha in programma di aprire un ristorante a Madrid, come quello che il Pallone d’Oro già possiede a Bordeaux, il «Nul Part Ailleur» avviato con l’amico Christophe Dugarry. La cucina, ecco ciò che rimpiangerà dell’Italia. Dopo la Juve, naturalmente. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/06/zinedine-zidane.html
  2. ZINÉDINE ZIDANE https://it.wikipedia.org/wiki/Zinédine_Zidane Nazione: Francia Luogo di nascita: Marsiglia Data di nascita: 23.06.1972 Ruolo: Centrocampista Altezza: 185 cm Peso: 79 kg Nazionale Francese Soprannome: Zizou Alla Juventus dal 1996 al 2001 Esordio: 28.08.1996 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 0-2 Ultima partita: 17.06.2001 - Serie A - Juventus-Atalanta 2-1 212 presenze - 31 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 trofeo intertoto Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Pallone d'oro 1998 Zinédine Yazid Zidane (Marsiglia, 23 giugno 1972) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese, di ruolo centrocampista, campione del mondo a Francia 1998, anno in cui fu anche insignito del Pallone d'oro, e campione d'Europa a Belgio-Paesi Bassi 2000. Soprannominato Zizou, è considerato uno dei migliori giocatori della storia del calcio. Cresciuto nel Cannes, si afferma nel Bordeaux. Nel 1996 viene acquistato dalla Juventus, dove in cinque stagioni conquista due campionati italiani, una Supercoppa italiana, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intercontinentale. Nell'estate del 2001 si trasferisce al Real Madrid per la cifra allora record di 150 miliardi di lire, contribuendo alla vittoria di un campionato spagnolo e due Supercoppe di Spagna nonché di una UEFA Champions League, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale. Al termine della stagione 2005-2006 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Con la nazionale francese ha partecipato a tre campionati del mondo (Francia 1998, Corea del Sud-Giappone 2002 e Germania 2006) e a tre campionati d'Europa (Inghilterra 1996, Belgio-Paesi Bassi 2000 e Portogallo 2004), vincendo da protagonista il Mondiale 1998 e l'Europeo 2000. In nazionale ha totalizzato 108 presenze e 31 reti. A livello individuale ha vinto un'edizione del Pallone d'oro (1998) e tre del FIFA World Player of the Year (1998, 2000, 2003), record condiviso con Ronaldo. Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi stilata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. La BBC lo ha definito il miglior giocatore europeo dell'intera storia calcistica. Inoltre, è stato incluso dalla rivista World Soccer nella lista degli undici migliori giocatori della storia calcistica. È stato inserito nella Squadra ideale del decennio dal Sun nel 2009. Da allenatore del Real Madrid, ha vinto tre UEFA Champions League, due campionati spagnoli (2016-2017 e 2019-2020), due Supercoppe UEFA, due Supercoppe di Spagna e due Coppe del mondo per club. Eccezion fatta per il naturalizzato Helenio Herrera, Zidane è stato il primo tecnico francese vincitore della Champions League. È, con Fabio Capello e Marcello Lippi, l'unico allenatore ad aver raggiunto tre finali consecutive della Champions League, ma l'unico ad averle vinte tutte, diventando così il primo allenatore a vincere tre edizioni consecutive della massima competizione europea per club. Zinédine Zidane Zidane nel 2017 Nazionalità Francia Altezza 185 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 10 luglio 2006 - giocatore Carriera Giovanili 1987-1988 Cannes Squadre di club 1988-1992 Cannes 61 (6) 1992-1996 Bordeaux 139 (28) 1996-2001 Juventus 212 (31) 2001-2006 Real Madrid 155 (37) Nazionale 1988-1989 Francia U-17 4 (1) 1989-1990 Francia U-18 6 (0) 1990-1994 Francia U-21 20 (3) 1995 Francia B 1 (0) 1994-2006 Francia 108 (31) Carriera da allenatore 2013-2014 Real Madrid Vice 2014-2016 Real M. Castilla 2016-2018 Real Madrid 2019-2021 Real Madrid Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Biografia Famiglia e origini Casa del padre di Zidane nel villaggio di Aguemoune Ath Slimane, in Cabilia Originario di una famiglia berbera, Zinédine Zidane ha tre fratelli e una sorella. I suoi genitori provengono dalla Cabilia, una regione berbera dell'Algeria settentrionale. Essendo nato a Marsiglia, Zidane possiede la doppia nazionalità, francese e algerina. Il padre, Smaïl Zidane, pastore e musulmano praticante, decide di attraversare il Mediterraneo e andare a lavorare come muratore in Francia nel 1953. Dopo l'indipendenza dell'Algeria, nel 1962, Smaïl vuole ritornare in patria dopo aver trascorso nove anni nei cantieri della Seine-Saint-Denis. Ma poco prima di imbarcarsi a Marsiglia, incontra Malika, una marsigliese anch'ella originaria della Cabilia, che sposa poco dopo. Alla fine la coppia decide di rimanere in Francia e di stabilirsi a Marsiglia. Vita privata A diciassette anni, Zinédine Zidane incontra la futura moglie Véronique; la coppia si sposa nel 1994 e ha quattro figli: Enzo (nato nel 1995 e così chiamato in omaggio a Enzo Francescoli, idolo d'infanzia di Zizou), Luca (1998) e Théo (2002), nati a Marsiglia, e Élyaz (2005), nato a Madrid. Tutti giocano o hanno giocato nel Real Madrid, con il cognome della madre, Fernández, Enzo giocava come centrocampista (Real Madrid C / Real Madrid Castilla), Luca come portiere (Juvenil B), Théo come attaccante (Infantil B) ed Elyaz (Benjamin A). Convocabile sia da parte della Francia che da parte della Spagna, Enzo Fernández viene selezionato nel 2009 nell'Under-15 della Spagna e poi nell'Under-19 della Francia nel 2014. Il 16 novembre 2015 ha debuttato nel Real Madrid Castilla, seconda squadra dei blancos della Segunda B (terza serie) allenata dal padre. Zidane risiede a Madrid, nel quartiere residenziale Conde de Orgaz, dove possiede una proprietà di circa 600 m². Possiede inoltre una vasta proprietà nel comune di Onet-le-Château, regione di Rodez dove vivono i suoceri. Zinédine Zidane è affetto da talassemia benigna, una malattia genetica diffusa nel bacino del mediterraneo, che lo affatica naturalmente. A proposito della sua religione, Zidane si è definito come un «musulmano non praticante». Impegno nel sociale Dal 2001 è ambasciatore dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). A Marsiglia, la sua città natale, ha fondato una scuola calcio per aiutare i bambini più poveri. Altre attività Nel 2008 ha interpretato una piccola parte nel film Asterix alle Olimpiadi. Nel 2011 ha pubblicato un libro autobiografico dal titolo La semplice eleganza di un eroe. Caratteristiche tecniche Giocatore Zidane (a sinistra) tenta di sottrarre la palla al portiere Buffon, sotto lo sguardo del compagno di nazionale Thuram, durante il campionato di Serie A 1997-1998. Accostato ai connazionali Michel Platini e Raymond Kopa, Zidane era un trequartista in grado di coniugare potenza fisica e doti tecniche. Il suo ruolo preferito era dietro le punte, anche se in carriera è stato impiegato talvolta come seconda punta, come centrocampista centrale nel 4-4-2 e nel ruolo di regista di centrocampo nel 4-3-3. Zidane (a sinistra) e il rumeno Hagi, due tra i maggior fantasisti della loro generazione, nel corso della UEFA Champions League 1998-1999. Pur non essendo molto veloce, aveva una buona accelerazione palla al piede. Abile nel dettare i tempi della squadra e nel fornire assist per i compagni, era inoltre dotato di fantasia, senso della posizione e una grande visione di gioco. Dotato di un'eleganza innata, eccelleva anche nel controllo di palla e nel dribbling (spesso effettuato con il gesto della veronica). Ambidestro, era inoltre un buon finalizzatore, che ha spesso segnato gol decisivi in carriera, pur non essendo particolarmente prolifico. Specialista nei calci di rigore e nei calci piazzati, era abile anche nel gioco aereo. Si faceva anche apprezzare nel gioco senza palla per le sue doti di corsa, lo spirito di sacrificio e l'attenzione alla fase difensiva. Allenatore In panchina si dimostra un tecnico dal gioco non spettacolare ma molto pragmatico (facendo in questo tesoro delle esperienze passate agli ordini, o al fianco, di allenatori quali Marcello Lippi o Carlo Ancelotti), capace di adattarsi e quindi sfruttare al meglio le qualità dei giocatori a disposizione in rosa, oltreché col carisma necessario per sostenere le pressioni derivanti dal gestire uno spogliatoio di grandi nomi o il lavorare in piazze calcistiche dalle alte aspettative. Carriera Giocatore Club Gli inizi Zinédine Zidane è nato il 23 giugno 1972 a Marsiglia. Il suo nome in arabo significa "bellezza della religione". Nel suo quartiere marsigliese ha cominciato a fare i primi passi nel mondo del calcio e il suo idolo di tale sport è stato da sempre il trequartista uruguaiano Enzo Francescoli. Fino all'età di 11 anni, inoltre, Zidane è stato appassionato anche di judo. All'età di nove anni, Zidane entra nel club del quartiere, l'AS Foresta 11, del quale diventa ben presto capitano. L'anno seguente, nel 1982, entra nella squadra del Saint-Henri, dove veste la maglia numero 10. Nel 1983 passa al Septèmes-les-Vallons e, successivamente, all'Olympique Marsiglia. Nello stesso anno partecipa ad alcune importanti selezioni, durante le quali cattura l'attenzione di Jean Varraud, ai tempi osservatore del Cannes. Si reca dunque a Cannes per un provino dalla durata di sei settimane. La società, intuendo già da quel momento le capacità del ragazzo, alla fine decide di fargli firmare un contratto da professionista. Cannes Zinédine Zidane entra nel 1987, all'età di quindici anni, nella squadra del Cannes, all'epoca allenata da Guy Lacombe. Viene ospitato a Pégomas, villaggio che in futuro dedicherà una piazza in suo nome. In questo periodo è importante l'aiuto di Jean Varraud. L'esordio con la maglia del Cannes arriva il 20 maggio 1989, a 16 anni, in una partita di Ligue 1 pareggiata dalla sua squadra 1-1 con il Nantes; in questa gara entra a dodici minuti dalla fine. Il 10 febbraio 1991 segna il suo primo gol da professionista in campionato nel vittorioso 2-1 contro il Nantes, per il quale verrà premiato dal presidente della squadra con un'auto nuova. Al termine della stagione, il Cannes si classifica al quarto posto, qualificandosi per la UEFA Europa League. Zidane riesce a farsi notare da diversi allenatori che cercano in tutti i modi di acquistarlo. Bordeaux Zidane (in primo piano) al Bordeaux, marcato dal milanista e connazionale Vieira (in secondo piano) nei quarti di Coppa UEFA 1995-1996; sullo sfondo, l'altro girondino Dogon. Nel 1992 arriva al Bordeaux, dopo la retrocessione del Cannes, che lo ha acquistato per 3 milioni di franchi (460.000 euro). L'approccio con la nuova squadra è facilitato dalla presenza dell'allenatore Rolland Courbis, anche lui marsigliese. Lo stesso Courbis darà a Zidane il soprannome "Zizou". Con i compagni francesi Christophe Dugarry e Bixente Lizarazu forma il "triangolo di Bordeaux". Al termine della prima stagione, Zidane segna 10 gol e gioca 35 partite, risultando il miglior giocatore della squadra. Qualificato per la Coppa UEFA, ottenuta grazie al quarto posto in campionato, il Bordeaux riesce ad ottenere grandi risultati in campionato, grazie specialmente a Zidane. Nonostante il cartellino rosso contro il Marsiglia a causa di un pugno dato a Marcel Desailly nel settembre del 1993, Zidane è diventato il beniamino della sua squadra. L'eliminazione precoce in Coppa non impedisce Bordeaux di concludere il campionato con un ottimo quarto posto. Alla fine della stagione, dopo aver segnato 6 gol in 34 partite, Zidane riceve il Trophées UNFP du football come miglior esordiente nel 1994. Nella stagione successiva, il Bordeaux viene eliminato subito in Coppa UEFA e ottiene il quinto posto in campionato. Zidane rimane uno dei punti determinanti per la squadra, segnando sei 6 gol in 37 partite. Nella stagione 1995-1996, il Bordeaux vince la Coppa Intertoto, grazie anche a Zidane che segna 5 gol in 8 partite. Nel quarto turno di Coppa UEFA, Zidane ha segnato un gol da quaranta metri nella sfida contro il Real Betis. Ai quarti di finale, il Bordeaux è costretto a battere il Milan. Dopo aver perso la prima gara per 2-0, i francesi riescono a ribaltare il precedente risultato grazie al risultato di 3-0. In questa gara, Zidane è uno dei protagonisti, essendo l'autore dei due assist per la doppietta di Christophe Dugarry. La squadra riesce ad arrivare in finale, ma perde contro il Bayern Monaco. Zidane termina la stagione con 6 gol in 33 partite e riceve il suo secondo Trophées UNFP du football, stavolta come miglior giocatore del 1996. Con il Bordeaux Zidane ha giocato per quattro anni, siglando 28 gol in 139 gare di campionato. Juventus Zidane agli esordi con la Juventus nella stagione 1996-1997 Nel 1996 arriva in Italia, alla Juventus, squadra allenata da Marcello Lippi, per 7,5 miliardi di lire. Decide di indossare la maglia con il numero 21. Seppur all'inizio presenti un calo atletico, Zidane riesce in breve tempo a mettersi in mostra con la nuova squadra. Segna il suo primo gol, il 20 ottobre 1996, nella gara vinta per 2-0 contro l'Inter. La prima stagione è un successo per i bianconeri: vincono una Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea, e il loro 24º scudetto. Zidane è protagonista di questi successi anche grazie ai suoi cinque gol e alle sue 29 presenze in campionato. In Champions League Zidane ha giocato ottimamente, ma ciò non è bastato a vincere la finale contro il Borussia Dortmund. La stagione 1997-1998 si apre con la conquista della Supercoppa italiana. In campionato, Zidane gioca 32 partite e segna 7 gol e, al termine di questo torneo, conquista il suo secondo scudetto consecutivo. In Champions League, la Juventus perde ancora una volta la finale, stavolta con il Real Madrid. Dopo aver conquistato il titolo di campione del mondo con la nazionale francese, Zidane viene insignito del Pallone d'oro a dicembre del 1998, diventando il quarto giocatore francese ad aggiudicasi tale trofeo. La stagione 1998-1999, però, non è molto fortunata per il giocatore francese: segna solo 2 gol in 25 partite ed è vittima di un duro infortunio a fine stagione. Al termine della stagione, la Juventus si classifica al 7º posto e Lippi viene sostituito da Carlo Ancelotti. Zidane in maglia bianconera dell'annata 1998-1999 Nella stagione 1999-2000, Zidane è favorito per vincere il suo secondo Pallone d'oro, soprattutto grazie alle ottime prestazioni ad campionato d'Europa 2000. Tuttavia, a causa dei suoi cartellini rossi in Champions League, perde la possibilità di ottenere il riconoscimento calcistico. Nella stagione 2000-2001, Zidane trova complicità con l'attaccante francese David Trezeguet: la coppia riesce a portare la Juventus in testa alla classifica. Tuttavia, il pareggio di 2-2 con la Roma, impedisce alla Juventus di vincere lo scudetto. Conclude la stagione con 6 gol in 33 partite. Con i bianconeri gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A. Seppur osannato dai tifosi, dopo la cessione del giocatore, nel 2001, Agnelli lo definì "più divertente che utile". Real Madrid Nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club spagnolo del Real Madrid, che, per averlo tra le sue file, oltre a siglare un contratto triennale con il giocatore, spende 150 miliardi di lire, realizzando il più costoso trasferimento di un giocatore nella storia del calcio fino a quel momento. Sceglie di indossare la maglia numero 5, precedentemente appartenuta a Manuel Sanchís. All'inizio della sua prima stagione, Zidane non riesce a trovare il giusto spazio in squadra, anche a causa della concorrenza con gli altri giocatori come Raúl e Figo. Con l'arrivo di Zidane la squadra si aggiudica subito la Supercoppa di Spagna. Zidane ha segnato il suo primo gol il 15 settembre 2001 contro il Real Betis. Ben presto il francese si dimostra grande protagonista nella stagione dei madrileni, culminata con la sua pregevole e decisiva marcatura nella vittoria per 2-1 contro il Bayer Leverkusen nella finale della UEFA Champions League 2001-2002. In quell'occasione Zidane riesce a trasformare il traversone di Roberto Carlos in un tiro al volo che si infila nell'angolo alto della porta difesa dal portiere Hans-Jörg Butt. Al termine della stagione, Zidane vince per la prima volta la UEFA Champions League, dopo due finali perse e, successivamente, anche la Supercoppa UEFA e alcuni mesi dopo la Coppa Intercontinentale. Zidane in azione con la maglia del Real Madrid nel 2005 Nella stagione 2002-2003 vince per la prima volta il campionato spagnolo all'ultima giornata, realizzando 9 gol in 33 partite, ma, dopo la vittoria della Supercoppa di Spagna 2003, malgrado la politica dei cosiddetti Galácticos voluta dal presidente Florentino Pérez, incentrata all'acquisto dei migliori calciatori del panorama mondiale, la squadra non avrebbe più centrato successi nelle tre annate seguenti. Nel 2003-2004 il francese chiude, con i compagni, il campionato al quarto posto, realizzando 6 gol in 33 presenze e perde la finale di coppa nazionale contro la Real Sociedad. Ancora più negativa è, per la squadra, l'annata 2004-2005, e anche la stagione 2005-2006 è avara di soddisfazioni per il Real Madrid, giunto alla fine di un ciclo. Il 15 gennaio 2006 Zidane realizza la prima tripletta in carriera, nella vittoria per 4-2 in campionato contro il Siviglia; è il primo calciatore francese a realizzare tre reti in una partita della Liga spagnola. Seguirà un'altra tripletta, realizzata dal fuoriclasse contro l'Espanyol (4-0). Il 25 aprile seguente Zidane rende nota l'intenzione di ritirarsi dopo il campionato del mondo 2006. Il 7 maggio 2006 disputa la sua ultima partita a livello di club, contro il Villarreal allo stadio Santiago Bernabéu: i tifosi del Real Madrid gli riservano un caloroso tributo, sventolando dei cartelli con il suo nome e il suo numero, il 5, e i suoi compagni di squadra indossano magliette commemorative con la scritta ZIDANE 2001-2006 sotto il logo del club. Zidane firma il gol del provvisorio 2-2 con un colpo di testa vincente su cross di David Beckham (la gara finisce 3-3). Conclude l'ultima annata della propria carriera agonistica con 6 reti segnate in 29 partite di campionato. Per le Olimpiadi di Atene 2004 Zidane fu uno dei tedofori. Nazionale Gli esordi, il Mondiale 1994 e l'Europeo 1996 Nel 1994 partecipa all'Europeo Under-21, dove veste la maglia numero 7. I francesi si classificheranno al quarto posto dopo aver perso la semifinale contro l'Italia e la finale per il terzo posto contro la Spagna. Dopo la mancata qualificazione al mondiale 1994, la nazionale francese è in crisi: il nuovo commissario tecnico Aimé Jacquet decide di convocare alcuni giovani e, tra questi, spicca il nome dello stesso Zidane, reduce da ottime prestazioni con il Bordeaux. Durante la gara contro la Rep. Ceca del 17 agosto 1994, Zidane esordisce in nazionale maggiore all'età di 22 anni; il giocatore entra al 63' minuto di gioco al posto di Corentin Martins sul punteggio di 2-0 per i cechi e firma in pochi minuti una doppietta che consente di agguantare un pareggio in rimonta. Divenuto trequartista titolare, Zidane viene convocato per il campionato d'Europa 1996 in Inghilterra, dove indossa la maglia numero 10. Dopo aver vinto ai rigori contro i Paesi Bassi, i francesi vengono sconfitti, sempre ai rigori, in semifinale dalla Repubblica Ceca. Zidane chiude il torneo con una prestazione deludente e poco incisiva per la squadra. L'anno seguente viene convocato per il Torneo di Francia, dove realizza un unico gol nella partita contro l'Italia, conclusasi 2-2, inaugurando così lo Stade de France. La vittoria del Mondiale 1998 e dell'Europeo 2000 Sempre da Aimé Jacquet viene convocato per il campionato del mondo 1998. La Francia ottiene la qualificazione con un turno d'anticipo battendo l'Arabia Saudita 4-0; Zidane, colpevole di un fallo di reazione a risultato già fissato, viene espulso dall'arbitro e squalificato per due turni. Torna in campo nella partita di Saint-Denis il 3 luglio valida per l'accesso alla semifinale. La Francia sconfigge l'Italia per 4-3 dopo i rigori; Zidane segna il primo penalty dei francesi. Battuta anche la Croazia in semifinale, il 12 luglio allo Stade de France di Saint-Denis, la Francia vince il trofeo in finale contro il Brasile (campione in carica) per 3-0, grazie alla doppietta di Zidane e al gol di Emmanuel Petit. La Francia vince il Mondiale per la prima volta. La maglia indossata da Zidane al campionato d'Europa 2000 Zidane viene convocato per il campionato d'Europa 2000 che si giocherà in Belgio e nei Paesi Bassi. Raggiunti i quarti di finale, la Francia affronta il 25 giugno a Bruges la Spagna. Qui Zidane segna un gol, portando la Francia alla vittoria per 2 a 1. Decide con un golden gol anche la semifinale vinta il 28 giugno 2 a 1 contro il Portogallo, giocata a Bruxelles. Il 2 luglio a Rotterdam vince il suo primo titolo Europeo contro l'Italia grazie al Golden gol di David Trezeguet, dopo l'1 a 1 dei 90 minuti. Delusioni ai Mondiali 2002 e a Euro 2004 Dopo il ritiro di Didier Deschamps, Zidane viene nominato vice-capitano della squadra francese. Il 26 maggio 2002, poco prima della partenza per il campionato del mondo 2002 (al quale la Francia è qualificata d'ufficio in quanto campione in carica), Zidane si infortuna al quadricipite della coscia sinistra. In sua assenza, la Francia perde e pareggia rispettivamente con Senegal e Uruguay nelle prime due sfide della fase a gironi. Zidane torna in campo contro la Danimarca; tuttavia, il giocatore, in condizioni fisiche piuttosto precarie, non risulta incisivo per la squadra francese che viene sconfitta per 2-0. La Francia è, a sorpresa, fuori dai Mondiali, con un solo punto ottenuto in tre gare e nessuna rete segnata: è il peggior risultato per una nazionale campione del mondo in carica nella storia dei Mondiali. L'anno seguente non viene convocato per la Confederations Cup, vinta comunque dai transalpini. Partecipa anche al campionato d'Europa 2004, esordendo con una doppietta che vale il successo in rimonta contro l'Inghilterra. Nell'ultima gara del girone, realizza un altro gol nella partita vinta per 3-1 con la Svizzera. I campioni d'Europa vengono eliminati nei quarti di finale dalla Grecia, che succederà poi loro nell'albo d'oro della manifestazione. Nell'agosto dello stesso anno, il calciatore annuncia il proprio addio alla Nazionale. Il secondo posto al Mondiale 2006 e il ritiro Zidane realizza il calcio di rigore contro il Portogallo nella semifinale del campionato del mondo 2006 Nell'estate 2005 torna tuttavia sui propri passi, comunicando il rientro in Blues. Festeggia il suo ritorno il 17 agosto, segnando un gol nell'amichevole con la Costa d'Avorio. Prende quindi parte alla rassegna iridata in Germania. Qualificatasi agli ottavi di finale, la Francia sconfigge la Spagna per 3 a 1 grazie ai gol di Zidane, Ribéry e Vieira. Durante la seconda fase del torneo Zidane si rende autore di ottime prestazioni, tra cui quella con il Portogallo, durante la quale segna il gol su rigore che vale alla Francia l'accesso alla finale contro l'Italia. All'inizio della finale, con un calcio di rigore a cucchiaio (con palla che batte sulla parte interna della traversa prima di varcare la linea di porta), porta in vantaggio i suoi; negli ultimi minuti della finale, però, macchia la propria partita colpendo con una testata il difensore italiano Marco Materazzi: il gesto gli costa l'espulsione, la dodicesima della carriera (3 a Bordeaux, 5 con la Juventus, 2 con il Real Madrid e 2 con la nazionale francese). L'Italia vince il Mondiale (1-1, 5-3 dcr) ma il giorno successivo, il 10 luglio 2006, Zidane viene comunque eletto miglior giocatore del torneo anche se il centrocampista italiano Andrea Pirlo era stato nominato per ben 3 volte (2 più di lui) uomo del match durante il torneo: ciò scatenerà le polemiche riguardo ad un premio «vinto in partenza» per questioni di sponsor. La finale persa contro l'Italia è l'ultima partita da giocatore disputata da Zidane. Zidane durante la finale dei Mondiali 2006 contro l'Italia Il 12 luglio 2006, in un'intervista rilasciata a una televisione francese, Zidane si scusa pubblicamente per il suo atto violento che, riconosce, "non è cosa da farsi", ma senza rivolgersi direttamente a Materazzi, e precisa che "se c'è una reazione è perché c'è una provocazione". Pur escludendo che Materazzi abbia proferito offese razziste, Zidane lascia intendere si sia trattato di insulti molto gravi e ripetuti alla sua famiglia. Il 18 agosto 2007 Marco Materazzi, in un'intervista a TV Sorrisi e Canzoni, dichiara di aver insultato la sorella di Zidane; offesa alla quale il francese avrebbe reagito violentemente. Insieme a Cafu, è il giocatore che ha ricevuto più cartellini (4 gialli e 2 rossi) nelle fasi finali dei Mondiali; le due espulsioni lo rendono anche il giocatore più volte allontanato dal campo, al pari di Rigobert Song. Allenatore Real Madrid Prime esperienze (2009-2016) Dopo aver ricoperto, tra il 2009 e il 2013, vari incarichi dirigenziali per il Real Madrid, il 9 luglio 2013 entra nello staff tecnico di Carlo Ancelotti in qualità di vice allenatore dei madrileni. Il 25 giugno 2014 viene nominato allenatore del Real Madrid Castilla, seconda squadra del Real Madrid, militante nella terza divisione del campionato di calcio spagnolo. Nella prima stagione conduce la squadra al 6º posto finale. Passaggio in prima squadra (2016-2018) Il 4 gennaio 2016, a seguito dell'esonero di Rafael Benítez, viene chiamato a guidare la prima squadra del Real Madrid. All'esordio sulla panchina delle merengues ottiene una vittoria casalinga per 5-0 contro il Deportivo La Coruña. Nel maggio 2016 si aggiudica la UEFA Champions League, guidando i madrileni all'undicesimo successo nella competizione grazie alla vittoria, nel derbi madrileño, contro l'Atlético Madrid ai tiri di rigore: nella circostanza Zidane diviene il primo tecnico francese, fatta eccezione per il naturalizzato Helenio Herrera, a vincere la massima competizione europea per club. Zidane (in primo piano) in veste di allenatore del Real Madrid nel 2018, insieme al capitano Ramos (in secondo piano) e al terzino Marcelo (sullo sfondo). Nella stagione successiva Zidane conduce la squadra dapprima alla vittoria della Supercoppa europea e della Coppa del mondo per club, poi centra il double campionato-UEFA Champions League che mancava da 59 anni: riporta, infatti, a Madrid il titolo nazionale, a cinque anni di distanza dalla precedente affermazione, e si aggiudica la UEFA Champions League, battendo per 4-1 la Juventus a Cardiff; nell'occasione Zidane diviene il primo allenatore a vincere due edizioni consecutive del trofeo nell'era Champions League. L'annata 2017-2018 si apre con una nuova vittoria della Supercoppa europea, contro il Manchester United. Segue, pochi giorni dopo, la conquista della Supercoppa di Spagna, nel doppio Clásico contro il Barcellona. A dicembre il club madrileno si aggiudica nuovamente la Coppa del mondo per club, grazie alla vittoria per 1-0 in finale contro il Grêmio: con tale successo Zidane diventa il primo tecnico a vincere la competizione per due edizioni consecutive. A corollario di un'altra stagione passata agli annali, il 26 maggio 2018 il francese vince per la terza volta di fila la UEFA Champions League, battendo il Liverpool per 3-1 nella finale di Kiev: con questo successo, Zidane eguaglia il primato di Bob Paisley e Carlo Ancelotti, diventando inoltre il primo e unico allenatore ad aver vinto tre edizioni consecutive della Coppa dei Campioni/Champions League. Ciononostante, appena cinque giorni dopo il trionfo Zidane rassegna, a sorpresa, le dimissioni, adducendo la necessità «di un cambio, di un'altra metodologia di lavoro» per la squadra e paventando l'imminente fine di un ciclo in casa madrilena. Secondo ciclo a Madrid (2019-2021) Tali sensazioni trovano conferma nei mesi seguenti, stanti i deludenti risultati conseguiti dai suoi successori, Julen Lopetegui prima e Santiago Solari poi, sulla panchina del club. Anche in ragione di ciò, l'11 marzo 2019 Zidane è chiamato a riassumere la guida tecnica del Real Madrid. Il secondo ciclo del tecnico francese non riesce a eguagliare il precedente, ma arriva comunque, nel gennaio 2020, la conquista, ai tiri di rigore, della Supercopa di Spagna contro l'Atlético Madrid, un successo che coincide per Zidane con la nona finale vinta su altrettante disputate con i blancos, oltreché, a fine stagione, il secondo alloro nazionale da allenatore, con la vittoria della Liga. Al termine di una stagione 2020-2021 avara di successi, il tecnico francese lascia nuovamente la panchina del club spagnolo. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Zidane (a sinistra) e il connazionale Deschamps festeggiano la vittoria del campionato italiano 1997-1998 Campionato italiano: 2 - Juventus: 1996-1997, 1997-1998 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Supercoppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2001, 2003 Campionato spagnolo: 1 - Real Madrid: 2002-2003 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 2 - Bordeaux: 1995 - Juventus: 1999 Coppa Intercontinentale: 2 - Juventus: 1996 - Real Madrid: 2002 Supercoppa UEFA: 2 - Juventus: 1996 - Real Madrid: 2002 UEFA Champions League: 1 - Real Madrid: 2001-2002 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Individuale Zidane riceve il Pallone d'oro 1998 Trophées UNFP du football: 2 - Miglior giovane della Division 1: 1994 - Miglior giocatore della Division 1: 1996 Oscar del calcio AIC: 3 - Miglior straniero: 1997, 2001 - Migliore assoluto: 2001 Onze d'argento: 3 - 1997, 2002, 2003 Squadra dell'anno ESM: 4 - 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004 Calciatore francese dell'anno: 2 - 1998, 2002 Champion des champions de L'Équipe: 1 - 1998 World Soccer's World Player of the Year: 1 - 1998 All-Star Team del campionato mondiale di calcio: 2 - Francia 1998, Germania 2006 FIFA World Player: 3 - 1998, 2000, 2003 Pallone d'oro: 1 - 1998 Onze d'or: 3 - 1998, 2000, 2001 Miglior giocatore della finale del campionato mondiale di calcio: 1 - Francia 1998 UEFA Club Football Awards: 1 - Miglior centrocampista: 1997-1998 Onze di bronzo: 1 - 1999 Miglior giocatore del campionato europeo di calcio: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Squadra del torneo del campionato europeo: 2 - Belgio-Paesi Bassi 2000, Portogallo 2004 Miglior giocatore della finale di Champions League: 1 - 2001-2002 Squadra dell'anno UEFA: 3 - 2001, 2002, 2003 Miglior giocatore straniero della Liga (Premio Don Balón) - 1 - 2002 FIFA World Cup Dream Team: 1 - 2002 UEFA Club Footballer of the Year: 1 - 2001-2002 Inserito nella FIFA 100 - 2004 UEFA Golden Jubilee Poll (miglior giocatore europeo dei precedenti 50 anni): 1º posto - 2004 FIFPro World XI: 2 - 2005, 2006 Costruttore di gioco dell'anno IFFHS: 1 - 2006 Pallone d'oro dei Mondiali: 1 - Germania 2006 Trofeo d'onore UNFP: 1 - 2007 Marca Leyenda: 1 - 2008 Leggende del calcio del Golden Foot: 1 - 2008 Team of the Decade del Sun: 1 - 2009 Team of the Decade di ESPN: 1 - 2009 Player of the Decade di ESPN: 1 - 2009 Player of the Decade di Sports Illustrated: 1 - 2009 Miglior giocatore della decade di Marca: 1 - 2010 Giocatore del decennio Don Balón: 1 - 2010 Miglior giocatore della storia della UEFA Champions League: 1 - 2011 Team of the Decade dell'UEFA: 1 - 2011 Laureus Lifetime Achievement Award: 1 - 2011 Top 11 di sempre di World Soccer: 1 - 2013 Miglior giocatore della storia della Ligue 1: 1 - 2014 Goal Hall of Fame: 1 - 2014 Miglior giocatore francese della storia: 1 - 2016 Top 11 di tutti i tempi del campionato europeo di calcio: 1 - 2016 Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Allenatore Club Competizioni nazionali Campionato spagnolo: 2 - Real Madrid: 2016-2017, 2019-2020 Supercoppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2017, 2019 Competizioni internazionali Zidane posa con il trofeo della UEFA Champions League 2017-2018, la terza consecutiva vinta da allenatore. UEFA Champions League: 3 - Real Madrid: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa UEFA: 2 - Real Madrid: 2016, 2017 Coppa del mondo per club: 2 - Real Madrid: 2016, 2017 Individuale Allenatore rivelazione della Liga: 1 - 2016 Allenatore rivelazione della UEFA Champions League: 1 - 2016 Allenatore di calcio francese dell'anno: 2 - 2016, 2017 Miglior allenatore della Liga: 2 - 2017, 2020 Miglior allenatore della UEFA Champions League: 1 - 2017 Premio Onze al miglior allenatore europeo dell'anno: 3 - 2017, 2018, 2021 The Best FIFA Men's Coach: 1 - 2017 Squadra maschile dell'anno IFFHS: 1 - 2017 Allenatore dell'anno IFFHS: 2 - 2017, 2018 Allenatore dell'anno World Soccer: 1 - 2017 Allenatore dell'anno Globe Soccer Awards: 1 - 2017 Miglior allenatore dell'anno ESPN: 1 - 2017 Miglior allenatore dell'anno L'Équipe: 1 - 2020 Trofeo Miguel Muñoz: 1 - 2020 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) — 1998 Ufficiale dell'Ordine del Merito Nazionale (Algeria) — 2006 Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) — 1º gennaio 2009
  3. VIRGILIO FELICE LEVRATTO https://it.wikipedia.org/wiki/Virgilio_Felice_Levratto Nazione: Italia Luogo di nascita: Carcare (Savona) Data di nascita: 26.10.1904 Luogo di morte: Genova Data di morte: 30.06.1968 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: Levre Alla Juventus dal 1923 al 1924 Esordio: 16.04.1924 - Amichevole - Brandenburgo-Juventus 3-3 Ultima partita: 27.04.1924 - Amichevole - Dresda-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti «Sei meglio di Levratto / ogni tiro va nel sacco / oh, oh, oh, che centrattacco!!!» (Quartetto Cetra) Virgilio Felice Levratto (Carcare, 26 ottobre 1904 – Genova, 30 giugno 1968) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano. Virgilio Felice Levratto Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1942 - giocatore 1968 - allenatore Carriera Giovanili 190?-191? Savoja Vado Ligure 191?-1918 Lampos Vado Ligure 1918-1919 Vado Squadre di club 1919-1924 Vado 50 (53) 1924-1925 Verona 20 (15) 1925-1932 Genova 1893 188 (86) 1932-1934 Ambrosiana-Inter 63 (25) 1934-1936 Lazio 50 (8) 1936-1940 Savona 46 (24) 1940-1941 Stabia ? (?) 1941-1942 Cavese ? (?) Nazionale 1924-1928 Italia 28 (11) Carriera da allenatore 1936-1937 Savona 1938-1939 Savona 1940-1941 Cavese 1941-1942 Stabia 1942-1943 BPD Colleferro 1945-1947 Savona 1947-1949 Messina 1949-1951 Arsenale Messina 1951-1952 Lecce 1952-1953 Savona 1953-1958 Fiorentina Vice 1958-1959 Finale 1962-1963 Cuneo 1964-1965 Savona De Martino 1965-1968 Nolese Palmarès Olimpiadi Bronzo Amsterdam 1928 Biografia Virgilio Felice Levratto nacque a Carcare il 26 ottobre del 1904, e poco dopo la famiglia lasciò l'entroterra trasferendosi a Vado Ligure, sulla costa, per ragioni di lavoro. Il padre, Antonio, era calzolaio, la madre Angela casalinga; Felice era il secondo di quattro fratelli, Dante, divenuto anch'egli giocatore del Football Club Vado, e i più piccoli Pierino e Maria Beatrice. A differenza del ragazzo serio e compito che era Dante, lo si poteva definire un monello, la pecora nera di famiglia: molte volte, raccontano, tornava dalle partite di calcio con gli altri ragazzi tutto accaldato, sporco di fango e con le scarpe sfondate – il padre gliele doveva riparare – e per questo spesso veniva punito con severità. Nel 1918, quando Felice firmò il primo contratto col Vado, il padre stesso non ne fu particolarmente lieto, perplesso del fatto che si potesse guadagnare denaro "dando calci ad una palla di cuoio" (quella del calciatore era infatti all'epoca un'attività nuova, totalmente discostantesi dal ristretto elenco di mestieri esistenti da secoli), ma non si oppose. Nel 1959, il Quartetto Cetra lo citò nella canzone Che centrattacco!!!. Morì nel 1968, dopo alcuni giorni di deliquio conclusi con la visione di un campo di calcio: Levratto si mise a incitare i compagni immaginari «Via, via, avanti». Nel 1969 nacque un torneo (torneo internazionale dal 1980) a lui dedicato riservato ai giovani. Caratteristiche tecniche Centravanti di piede mancino, fu soprannominato Sfondareti in virtù della notevole potenza del suo tiro che in più di un'occasione forò le reti delle porte. Carriera Club Esordi Cominciò a giocare per divertimento nelle file del Savoja Football Club, piccola squadra vadese. La potenza nel tiro, il fiuto del gol ma anche il gioco generoso e intelligente attirarono presto gli sguardi di alcuni osservatori locali. Si trasferì quindi alla Lampos, altra squadra di Vado, per pochi spiccioli, andando a ricoprire il ruolo di ala sinistra; con i soldi risparmiati riuscì a comprarsi una bicicletta, utile per raggiungere i campi delle trasferte, ad esempio quelli di Spotorno o di Savona. Rimase alla Lampos per due anni. Nel frattempo Nicolò Gambetta, presidente del Football Club Vado e cavaliere al merito del Regno d'Italia, aveva notato le gesta in campo del giovane Levratto, decidendo di portarlo a vestire la maglia rossoblù della società da lui guidata. Così, quattordicenne, il futuro campione firmò il suo primo contratto professionistico. Correva il 1918, la Grande Guerra era da poco terminata – i giovani tornavano a casa dal fronte – e il Vado si apprestava a disputare il campionato di Terza Divisione. Il Vado e la Coppa Italia 1922 Ottenuto il contratto, cominciò regolarmente durissimi allenamenti, diverse ore al giorno, ma tutti di sua volontà, dal momento che allora non si era ancora diffusa su larga scala la figura dell'allenatore. Affinò in tal modo le eccezionali doti di attaccante. Il suo esempio erano i campioni del Genoa, che pure non aveva mai visto giocare (non era mai stato nella "lontana" Genova😞 prendeva così consigli dai compagni più esperti ed anziani al Vado, uno fra tutti capitan Enrico Romano. Nel 1921 fu incluso nella rappresentativa ligure-toscana che a Pisa affrontò i maestri inglesi del Liverpool, l'anno seguente, dopo la vittoria nel campionato di Promozione Ligure, partecipò alla prima edizione della Coppa Italia, cui si iscrissero 37 società. Il primo turno, in casa al campo "Leo" contro la Fiorente, si risolse a dispetto dei pronostici con il punteggio di 4 a 3 per il Vado, con doppietta di Levratto. Dopo i successi contro i genovesi dello Sport Club Molassana e i milanesi dello Juventus Italia Football Club, i quarti di finale a Livorno videro la squadra rossoblù prevalere sui padroni di casa della Pro Livorno per una rete a zero. Il 16 luglio venne giocata la finale tra Vado e Udinese, a Vado (nell'ormai scomparso campo di Leo), in casa dei liguri. Sotto l'intenso sole estivo i novanta minuti regolamentari non produssero reti, con Levratto tenuto costantemente sotto controllo dai marcatori avversari, e così pure i trenta minuti di tempo supplementare. Si passò così a giocare "a oltranza": la prima squadra che avesse realizzato un gol si sarebbe aggiudicata la coppa, prima però del tramonto (il campo non disponeva di impianti di illuminazione), sopraggiunto il quale, in caso di parità, l'incontro si sarebbe dovuto ripetere a Udine. L'Udinese, che aveva deciso di chiudersi in difesa, ad un tratto partì all'attacco ma perse il possesso palla subendo un'azione di contropiede. La sfera arrivò presto all'ala sinistra Levratto: questi, dopo aver dribblato due difensori, fece partire un potente tiro di esterno sinistro da 20 metri che si infilò sotto l'incrocio sinistro della porta. Il tiro fu talmente potente da squarciare la rete e andare a rimbalzare contro la Torre di Scolta, situata dietro la porta degli udinesi. Era il gol-vittoria e il diciassettenne carcarese venne portato in trionfo al grido di "Levre! Levre!". Gli anni seguenti La popolarità che ne conseguì stimolò l'interesse nei suoi confronti della Nazionale e di squadre più prestigiose. Con gli azzurri esordì diciannovenne il 25 maggio 1924, alle Olimpiadi di Parigi, convocato da Vittorio Pozzo nonostante ancora militasse in II Divisione. A Parigi lasciò il segno per l'episodio che lo vide protagonista assieme al portiere del Lussemburgo Bausch: un suo potentissimo tiro colpì quest'ultimo al mento, facendolo crollare a terra tra il clamore del pubblico, che vide del sangue uscire dalla bocca dell'estremo difensore. I denti gli avevano staccato un pezzo di lingua; medicato dai dottori a bordo campo, rientrò in partita (non esistevano ancora le sostituzioni). Nel corso di un'azione successiva, la palla capitò ancora a Levratto che, apprestandosi a tirare, vide il portiere coprirsi il volto con le mani. Con il 2-0 già acquisito, l'attaccante scelse allora di lanciare il pallone fuori dai pali. Nel 1925 Levratto firmò due cartellini, uno per la Juventus e l'altro per il Genoa. Per la Federazione Calcio l'unico cartellino valido era quello già firmato per il Verona, squadra per la quale giocava ed alla quale dovette rimanere dopo aver scontato una squalifica prima di passare definitivamente al Genoa. Levratto vestì la maglia rossoblù per sette stagioni, collezionando in campionato 84 reti in 188 presenze. Nel 1932 passò all'Ambrosiana-Inter e nel 1934 alla Lazio. Andò a chiudere la carriera come calciatore-allenatore dapprima al Savona, che condusse alla vittoria del campionato di Serie C 1939-1940. La stagione seguente sedette invece sulla panchina dello Stabia, ottenendo il quattordicesimo posto del Girone G della Serie C. Nel 1941 passò alla Cavese, in IV Serie, rivestendo il duplice ruolo di allenatore giocatore, con la quale festeggiò una promozione in C e, l'anno dopo, un sorprendente terzo posto. Nell'immediato dopoguerra tornò a calcare i campi per disputare la Coppa Liberazione tenutasi nel savonese tra le file del Mallot. Nel dopoguerra, allenò Colleferro, Savona, Messina, Lecce, Finale Ligure e Cuneo e fu il vice di Fulvio Bernardini alla guida della Fiorentina, campione d'Italia 1955-1956. Nazionale Nel 1928, alle Olimpiadi di Amsterdam, vinse da titolare la medaglia di bronzo, segnando 4 reti in 5 partite. Il 4 giugno 1928, contro la Spagna: un suo tiro dal limite colpì e spedì in porta due avversari, prima di bucare la rete. Nella partita perduta contro l'Uruguay, un suo tiro in porta sfondò la rete avversaria. Alla fine della sua carriera collezionò 28 presenze e 11 reti con la maglia della nazionale azzurra. Palmarès Giocatore Club Coppa Italia: 1 - Vado: 1922 Promozione: 1 - Vado: 1921-1922 Serie C: 1 - Savona: 1939-1940 Nazionale Bronzo olimpico: 1 - Amsterdam 1928 Coppa Internazionale - 1927-1930
  4. GIORGIO LENTA Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 02.08.1973 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1990 al 1992 Esordio: 22.05.1991 - Amichevole - Spezia-Juventus 0-1 Ultima partita: 05.06.1992 - Amichevole - Vicenza-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti
  5. ATILA VARGA Nazione: Slovacchia Luogo di nascita: Trebisov Data di nascita: 11.04.1996 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 15.05.2014 - Amichevole - Juventus-Vicenza 5-0 0 presenze - 0 reti
  6. AMEDEO VARESE https://it.wikipedia.org/wiki/Amedeo_Varese Nazione: Italia Luogo di nascita: Settimo Rottaro (Torino) Data di nascita: 02.07.1890 Luogo di morte: Saluzzo (Cuneo) Data di morte: 04.01.1969 Ruolo: Centrocampista Altezza: 170 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1915 al 1916 Esordio: 24.10.1915 - Amichevole - Juventus-Torinese 0-3 0 presenze - 0 reti Amedeo Varese (Settimo Rottaro, 2 luglio 1890 – Saluzzo, 4 gennaio 1969) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Amedeo Varese Nazionalità Italia Altezza 170 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1909-1915 Casale 83 (37) 1915-1916 Modena 1 (1) 1918-1921 Milan 33 (29) 1921-1933 Casale 1 (0) Nazionale 1913-1914 Italia 5 (0) Carriera Varese iniziò la carriera nel Casale, con cui vinse il campionato italiano di Prima Categoria nel 1913-1914. Nel 1918 passò al Milan, con cui esordì il 16 febbraio 1919 contro l'Inter. Nella stagione 1919-1920 diventò titolare e realizzò 23 gol in 18 partite, risultando il miglior realizzatore assoluto stagionale del Milan e di tutto il campionato. Nella stagione seguente collezionò 15 presenze e 6 gol, prima di lasciare la società milanese. In carriera vestì anche la maglia del Modena. Varese disputò 5 partite nella Nazionale italiana, vonn cui esordì il 12 gennaio 1913 in amichevole a Parigi contro la Francia. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Casale: 1913-1914 Individuale Capocannoniere della Prima Categoria: 1 - 1919-1920 (23 gol)
  7. ARDUZZI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1905 al 1906 Esordio: 28.01.1906 - Amichevole - Juventus-Juventus Seconda Squadra 2-4 0 presenze - 0 reti
  8. SALVATORE ARONICA LORIS MARZOCCHI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 1998 Tre minuti nella vita di un ragazzo di vent’anni sono un soffio, lo spazio di un respiro. Ma se questi tre minuti vengono vissuti all’interno di uno stadio e con la maglia della Juventus, allora hanno il peso dell’eternità. Salvatore Aronica, da Palermo, ha vissuto il suo esordio contro la Sampdoria come un evento memorabile, da vivere e rivivere a lungo. Quando Lippi lo ha fatto alzare dalla panchina per sostituire il dolorante Torricelli, il mondo gli è girato tutto intorno e lui, il giovane picciotto, lo ha fermato serrandolo in un pugno. «Preparati, togliti tutto che ti faccio esordire». La tuta è volata via ancor prima che il tecnico finisse la frase e l’occhio si è fissato sul tabellone del Delle Alpi. Era il 42’ della ripresa, la Juventus vinceva 3-0 e c’era la Pay-Tv. Impossibile trovare un palcoscenico migliore per esordire in Serie A. È questo il momento più fortunato dell’avventura di Aronica alla Juventus. «Sono arrivato a Torino due anni fa, dopo che un osservatore della Juve mi aveva segnalato. Un paio di provini con la Primavera di Cuccureddu e poi la conferma che sarei diventato bianconero. Subito in ritiro con la prima squadra e poi il campionato Primavera agli ordini di Jacolino. All’inizio ho avuto qualche difficoltà tattica, poi, piano, piano sono riuscito a conquistare la fiducia del tecnico». In una stagione il ragazzo di Via Calatafimi ha fatto passi da gigante, tanto da essere spesso tra i convocati della prima squadra. «Una grande soddisfazione. Finora sono stato chiamato una quindicina di volte, tra campionato e coppe. Tutte vigilie intense, passate a respirare l’aria del grande calcio». Quando si dice il destino allora si pensa all’imponderabile, a qualcosa che trascende il volere umano. A volte invece il destino ha ragioni più terra terra, come per esempio un’epidemia influenzale. Il mese di febbraio, con il Torneo di Viareggio in pieno svolgimento. Lippi ha più attenzioni per il termometro che per il fattore tecnico. Di qui una continua transumanza attraverso il Piemonte, la Liguria e la Toscana e viceversa. Il rinforzo dalla Primavera è stato una costante che Aronica ha sfruttato con il suo D-Day: «Avevamo appena battuto il Cagliari e ci eravamo qualificati agli ottavi. Era un sabato pomeriggio, con Pellegrin e De Sanctis siamo partiti per Torino. Allenamento alla domenica mattina e poi in panchina contro la Sampdoria. Dopo il terzo goal e quando ho visto zoppicare Torricelli, mi sono allertato. Al cambio lo stesso Moreno mi ha incoraggiato e una volta dentro ci ha pensato Montero a tenermi ben sveglio contro Montella, “Accorcia, stringi e chiudi” sono stati i verbi più frequentati in quegli interminabili tre minuti. Ma, esordio a parte, Aronica ricorda con altrettanta passione la qualificazione ai quarti di Coppa Campioni contro il Manchester United: «Anche lì ero in panchina. Non ho mai visto una tensione così alta. Dopo il goal di Inzaghi abbiamo passato minuti interi con gli occhi al tabellone per sapere gli altri risultati, specie quello tra Olympiakos e Rosenborg. Al pareggio dei greci siamo schizzati tutti come dei pazzi e quello che è successo negli spogliatoi è inimmaginabile». Belle esperienze, tutte da sommare in positivo agli studi di Lettere Moderne a cui il neo ragionier Aronica si è iscritto nello scorso ottobre. Fra un paio di mesi il primo esame di letteratura medioevale: «Mi sto preparando, anche se non ho molto tempo per frequentare. Comunque, spero di farcela. La materia mi interessa parecchio, perciò sono facilitato». Studio e calcio. Un binomio che il siciliano porta avanti con uguale intensità. Da una parte il desiderio giovanile di acculturarsi, dall’altra il calcolo ragionato intorno ad una passione che potrebbe facilitargli la vita futura. 〰.〰.〰 Salvatore non avrà più nessuna occasione per calcare il campo di calcio con la maglia juventina e, al termine di quella stagione, sarà ceduto alla Reggina. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/salvatore-aronica.html
  9. SALVATORE ARONICA https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Aronica Nazione: Italia Luogo di nascita: Palermo Data di nascita: 20.01.1978 Ruolo: Difensore Altezza: 181 cm Peso: 78 kg Soprannome: Il Lucchetto Palermitano Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 15.02.1998 - Serie A - Juventus-Sampdoria 3-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Salvatore Aronica (Palermo, 20 gennaio 1978) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Salvatore Aronica Aronica durante la sua militanza nel Napoli Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 2015 - giocatore Carriera Giovanili 19??-1994 Bagheria Squadre di club 1994-1996 Bagheria 32 (0) 1996-1998 Juventus 1 (0) 1998 → Reggina 0 (0) 1998-2002 Crotone 107 (1) 2002 → Florentia Viola 0 (0) 2002-2003 → Ascoli 31 (0) 2003-2006 Messina 100 (0) 2006-2008 Reggina 71 (0) 2008-2012 Napoli 111 (0) 2012-2015 Palermo 11 (0) 2015 Reggina 11 (0) Carriera da allenatore 2018-2019 Trapani Beretti 2019-2020 Trapani Under 17 2020-2021 Savoia Biografia Dal maggio 2007 è cittadino onorario di Reggio Calabria, dopo la salvezza raggiunta con la squadra locale. Il 23 giugno 2003 si è sposato con Caterina Moltrasio, palermitana. La coppia ha due figli: Giovanni (nato nel 2004) e Greta (nel 2010) nata a Napoli. Il 24 marzo 2009 è stato inserito nella lista degli indagati, insieme a Franco Brienza e Vincenzo Montalbano, per l'inchiesta su presunte combine di partite del Palermo disposte dalla mafia. L'inchiesta che lo riguarda si riferisce al 2003, quando vestiva la maglia dell'Ascoli. Nel settembre dello stesso anno la Procura di Palermo ha archiviato l'indagine, anche perché il reato sarebbe caduto in prescrizione. Caratteristiche tecniche Giocatore Ha giocato prevalentemente come difensore centrale in una difesa composta da tre uomini, anche se saltuariamente è stato utilizzato come terzino sinistro: ciò è avvenuto sia nella difesa a 4, quando per esempio al Messina ha sostituito il terzino titolare Parisi, sia in una difesa a tre, come al Napoli, dove l'allenatore Walter Mazzarri l'ha utilizzato in un 3-5-2. Carriera Giocatore Bagheria e Juventus Inizia nelle giovanili del Bagheria, con cui esordisce nel Campionato Nazionale Dilettanti. Nel 1996 viene acquistato dalla Juventus, dove in due anni disputa la partita del 15 febbraio 1998 Juventus-Sampdoria (3-0), valida per la 21ª giornata di campionato e in cui è subentrato a Moreno Torricelli al 49'. A fine stagione vince lo scudetto con la squadra bianconera. Reggina, Crotone, Ascoli e Messina Nel luglio 1998 passa alla Reggina, con cui gioca 2 partite di Coppa Italia prima di esser girato in prestito a ottobre al Crotone in Serie C1, dove gioca 107 partite di campionato in quattro stagioni segnando il suo unico gol da professionista, nella partita del 4 febbraio 2001 vinta 2-1 sul campo del Ravenna. Viene acquistato nell'estate del 2002 dalla Fiorentina, squadra che dovrà poi abbandonare a causa del fallimento della società gigliata. Si accasa così all'Ascoli, giocandovi titolare in Serie B, e l'anno successivo viene acquistato dal Messina dove gioca una stagione in Serie B e due in Serie A. Nel 2006 ritorna a Reggio Calabria contribuendo alla salvezza partendo con 11 punti di penalizzazione. Nella stagione 2007-2008 viene confermato nella rosa della squadra. Dopo questi due anni da titolare, nel settembre del 2008, dopo una partita di campionato già disputata, si trasferisce al Napoli. Napoli Il 1º settembre 2008 viene acquistato a titolo definitivo dal Napoli per circa 2,7 milioni di euro. Ha giocato la prima gara con la maglia azzurra il 14 settembre 2008 in Napoli-Fiorentina (2-1), seconda giornata di campionato di Serie A. Il 14 settembre 2011 debutta in Champions League nella prima partita della fase a gironi giocata in trasferta contro gli inglesi del Manchester City e conclusasi sull'1-1. In azzurro disputa 141 partite tra campionato e coppe, sollevando la Coppa Italia 2011-2012. Palermo Il 29 dicembre dello stesso anno viene acquistato a titolo definitivo dal club della sua città, il Palermo scegliendo la maglia n° 3. Esordisce da titolare in maglia rosanero alla prima gara utile, cioè Parma-Palermo (2-1) del 6 gennaio valida per la 19ª giornata di campionato. La stagione si conclude con la retrocessione dei rosanero, sancita il 12 maggio 2013 dalla sconfitta esterna per 1-0 contro la Fiorentina della 37ª giornata. Chiude la stagione con 15 presenze in maglia rosanero. Non viene convocato per il ritiro estivo in vista della stagione 2013-2014 e successivamente non viene inserito nella lista, come da nuovo regolamento, per il campionato di Serie B vinto dalla squadra. Da ottobre torna ad allenarsi con la squadra ma non otterrà presenze nella stagione conclusasi con la promozione in Serie A. Fuori rosa anche per la stagione 2014-2015, a fine settembre 2014 ha cominciato il corso per diventare allenatore concludendolo con l'ottenimento del Patentino UEFA B. Il 4 dicembre 2014 rescinde consensualmente il contratto che lo legava al club siciliano. Ritorno alla Reggina Il 14 gennaio 2015 torna alla Reggina dopo sette anni. Il ritorno è avvenuto dopo che per alcune settimane si era allenato con il Parmonval, formazione palermitana di Eccellenza. Debutta il 19 gennaio nell'1-1 interno contro la Paganese. Al termine della stagione 2014-2015 rimane svincolato, ritirandosi dalla carriera agonistica. Allenatore Conclusa la carriera agonistica, consegue il patentino di allenatore di Seconda Categoria - UEFA A, che gli consente di allenare squadre di calcio fino alla Lega Pro. Inizia la carriera da allenatore nelle giovanili del Trapani prima seguendo la Beretti e l’anno successivo guida Under 17. Il 18 luglio 2020 viene ufficializzato come nuovo allenatore del Savoia di Torre Annunziata. Il 4 febbraio 2021, alla luce dei risultati insoddisfacenti, la società comunica il suo esonero. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1997-1998 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Serie C1: 1 - Crotone: 1999-2000 Coppa Italia: 1 - Napoli: 2011-2012 Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2013-2014 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996
  10. NICOLA CINGOLANI È arrivato alle giovanili della Juventus – scrive Loris Marzocchi su “Hurrà Juventus” del febbraio 1997 – in sordina. Nicola Cingolani è l’emblema del ragazzo che tenta la fortuna attraverso il pallone, ma senza andare mai allo sbaraglio. A Torino lo ha portato Claudio Ciechi, un talent-scout, che gravita tra le Marche e l’Abruzzo. Le sue scoperte oltre a Cingolani, sono state Zazzetta, Giandomenico e buon ultimo Chiavaroli. Un quartetto tutto di Nazionali. Il buon fiuto di Ciechi è stato avvalorato, appunto, dall’ingresso quasi in sordina del centrocampista prelevato dal CSI Delfino Fano. Cingolani nel ritiro di due anni fa a Villar Perosa (l’ultimo di una squadra bianconera nell’albergo vicino a Villa Agnelli) ha iniziato la sua scalata nella hit parade dei giovani bianconeri. Per un certo tempo è stato tenuto “nascosto” perfino dagli osservatori azzurri, tanto che non ha fatto parte delle prime selezioni dell’Under 15. Poi, una volta carburato il gran motore che ha dentro le gambe, è andato via liscio anticipando i tempi come solo ai talenti riesce. Il ragazzo nel “lavoro” che fa ci crede per davvero, ma non è solo il calcio che guida le sue giornate, perché papà Roberto e mamma Ivonne gli hanno parlato chiaro: va bene per il pallone, ma bisogna pensare anche al Liceo Scientifico. Anche qui una frequenza con un anno di anticipo, infatti, è già giunto alla maturità. Nicola ha perfettamente recepito gli intenti della sua famiglia, tanto che nel primo anno torinese ha sommato con assoluto profitto il “gioco” allo studio. Poi in seguito, i numerosi impegni internazionali lo hanno obbligato a rallentare un po’ sui libri, ma anche in queste condizioni il suo rendimento scolastico è stato più che discreto. Un ragazzo d’oro, uno di quelli che tutti i genitori vorrebbero avere come figlio. Fisico massiccio, ma ben proporzionato, capelli a caschetto, insomma un “physique du rôle” adatto alla bisogna e perché no, alla moda dei tempi che esigono il calciatore-atleta polivalente in ogni parte del campo. Cingolani è un centrocampista di sostanza sia in fase di contenimento sia e soprattutto, in fase offensiva. Da tre stagioni a questa parte la sua presenza nel tabellino dei marcatori è quasi costante, nonostante ricopra un ruolo che lo porta spesso lontano dall’area avversaria. La sua qualità maggiore (per il momento) è l’essere presente a ogni ribaltone offensivo della squadra. La sua capacità aerobica e muscolare gli consente di salire a velocità vertiginosa per presentarsi centralmente a dar manforte ai compagni di attacco. Quando chiede lo scambio per “penetrare” in area non è mai una casualità, anzi è una sua caratteristica ben precisa a cui segue puntualmente la botta di destro molte volte efficace. Lo ha fatto nei due campionati giocati da Allievo, lo ha fatto l’anno scorso nell’esordio al Viareggio, si è ripetuto quest’anno nel primo anno da titolare nella Primavera. Tanta fatica e tanti goal. Il gioco impostato dall’allenatore Jacolino ne salta le qualità balistiche ma Cingolani ci mette molto del suo, tanto che è già sotto stretta sorveglianza da parte di Lippi che lo ha voluto in ritiro a Chatillon e lo ha portato in panchina anche contro l’Atalanta in campionato. Davvero un bravo ragazzo in carriera. Uno che crede fermamente a quello che fa e si sacrifica in questo senso. A diciotto anni il mondo è nelle mani di qualsiasi ragazzo. Cingolani consuma la sua età senza svolazzi o facili illusioni. Se un giorno vivrà l’avventura del professionista, dovrà ringraziare molte persone, ma alla fine riserverà un pensiero anche per se stesso. Solo una presenza in bianconero, per il buon Nicola ma che vale quasi una carriera. Infatti, subentra a Ferrara a dieci minuti dalla fine del match casalingo contro la Lazio, giusto in tempo per partecipare ai festeggiamenti dello scudetto numero 24 di Madama. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/nicola-cingolani.html
  11. NICOLA CINGOLANI Nazione: Italia Luogo di nascita: Fano (Pesaro Urbino) Data di nascita: 28.01.1979 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1997 Esordio: 06.11.1996 - Coppa Italia - Juventus-Nocerina 2-1 Ultima partita: 01.06.1997 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 2 presenze - 0 reti 1 scudetto
  12. IVANO TROTTA È il Primavera preferito da Lippi – afferma Loris Marzocchi su “Hurrà Juventus” del gennaio 1997 – Ivano Trotta da Casal Palocco piace all’allenatore Campione del Mondo. Per un giovane di soli 19 anni è già questo un bel punto di partenza, una credenziale che in futuro potrà presentare con orgoglio. Lippi non è tecnico dai gusti facili, non rischierebbe mai un giovane se non fosse convinto delle sue potenzialità tecniche e agonistiche. Lo ha voluto in ritiro con la prima squadra a Chatillon insieme agli altri baby Cingolani, Andorno e Aronica, ma è di lui che ha avuto più fiducia in futuro (questione anche di età) e lo ha impiegato in tre partite ufficiali come contro la Nocerina e l’Inter in Coppa Italia, dove ha pure rimediato un’espulsione dall’arbitro Bonfrisco, per un’entrata in scivolata ritenuta troppo maschia. Per questo fatto Trotta ha patito qualche critica da parte dei media (voti bassi in pagella), ma essendo ragazzo di temperamento ha reagito con il sorriso di chi sa di aver fatto il proprio dovere anche in quella circostanza. A Lippi non piacciono le signorine e Trotta lo sa. Del resto i continui allenamenti con i campioni bianconeri nell’officina del Comunale gli hanno sviluppato un senso agonistico piuttosto accentuato. Per questo lo si è rivisto contro i turchi del Fenerbahce in un esordio in Coppa Campioni che resterà perennemente nei suoi ricordi giovanili. Otto minuti da sballo in una cornice di pubblico esaltata dalla bella presentazione dei bianconeri, Trotta però non è solo riferito alla prima squadra, anzi questa esperienza che gli viene concessa è uno stimolo in più per far bene quando lavora e gioca con i suoi compagni della Primavera. Una squadra a cui l’allenatore Jacolino ha trovato un assetto di marcia al di sopra di ogni aspettativa, almeno in ordine di tempo. Al rilancio della giovane Primavera ha contribuito anche Trotta, che ha dovuto comunque impegnarsi per inserirsi in un collettivo che da tre anni gioca a memoria. Vista la concorrenza, per lui non è stato facile trovare un’adeguata sistemazione tattica. In effetti, Trotta è un giocatore eclettico. Può coprire diversi ruoli del centrocampo e in caso di necessità fare anche l’esterno destro difensivo. Addirittura nello scorso campionato era stato schierato come libero in una partita del campionato Primavera, dove l’emergenza era assoluta. Occorre dire che anche in quella particolare circostanza il romano si è districato a dovere. Un jolly prezioso, uno di quei giocatori totali che il calcio moderno cerca come pietre preziose, eppure quando quattro anni fa è arrivato a Torino, proveniente dalla Lodigiani, era solo un ragazzino di belle speranze. L’impatto con un mondo totalmente nuovo, invece che creargli dei problemi, lo ha stimolato. Ha battuto facilmente anche la nostalgia della famiglia lontana, tanto era il desiderio di realizzare il suo sogno. Trotta, però è soprattutto un realista, dalla vita non si aspetta regali. Il suo pensiero è sempre rivolto alla concretezza del vivere in campo e fuori. La fortuna è un elemento relativo, in fondo uno ricava quello che si merita. Il mondo professionistico lo aspetta con tutte le sue nuove difficoltà, ma il giovane Ivano non ha paura. Ogni tanto telefona al suo grande amico Baccin e da lui conosce come si vive dall’altra parte del calcio. Intanto si prepara a dovere e il suo nome ispiratore è nientemeno che Antonio Conte. Corri ragazzo, corri... Ivano, dopo quelle quattro presenze, non avrà più modo di vestire la casacca bianconera e, nell’estate del 1997, sarà ceduto al Fiorenzuola. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/ivano-trotta.html
  13. IVANO TROTTA https://it.wikipedia.org/wiki/Ivano_Trotta Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 12.10.1977 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-18 Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1997 Esordio: 06.11.1996 - Coppa Italia - Juventus-Nocerina 2-1 Ultima partita: 01.06.1997 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 4 presenze - 0 reti 1 scudetto Ivano Trotta (Roma, 12 ottobre 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Ivano Trotta Trotta in azione alla Juventus nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2010 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Juventus Squadre di club 1996-1997 Juventus 4 (0) 1997 → Fiorenzuola 6 (0) 1997-1998 → Carrarese 21 (1) 1998-1999 → Viterbese 29 (6) 1999-2000 → Padova 28 (2) 2000-2002 Gualdo 58 (8) 2002-2006 Rimini 116 (13) 2006-2007 Napoli 42 (3) 2007-2008 Treviso 9 (0) 2008-2009 → Ravenna 46 (2) 2009-2010 Bellaria Igea Marina 23 (1) Nazionale 1994-1995 Italia U-18 13 (7) Carriera da allenatore 2010-2011 Bellaria Igea Marina Berretti 2013-2016 Palocco 2017-2018 Palocco Giovanissimi Biografia È ex cognato di Dario Baccin, anche lui ex calciatore, nonché suo ex compagno di squadra al Rimini e al Treviso. Caratteristiche tecniche Giocatore Giocava principalmente come centrocampista di fascia destra, nel ruolo di tornante, ed era abile nel cross. Carriera Giocatore Club Trotta (in piedi, secondo da destra) nella Viterbese della stagione 1998-1999 Esordisce con la Juventus nella stagione 1996-1997 con la quale viene schierato da Marcello Lippi in una partita in Serie A contro la Lazio (2-2) entrando al 70' al posto di Gianluca Pessotto, due in Coppa Italia contro Inter (1-1) e Nocerina (2-1), e una in Champions League contro i turchi del Fenerbahçe (2-0). La stagione successiva passa in prestito prima al Fiorenzuola in Serie C1 allenato da Alberto Cavasin, dove ha una brevissima parentesi da sei presenze, e poi a partire dal mese di ottobre alla Carrarese sempre in C1, dove segna il suo primo gol tra i professionisti con un tiro da centrocampo. Per la stagione 1998-1999 scende in Serie C2 giocando per un anno alla Viterbese, contribuendo con sei reti al raggiungimento del primo posto nel proprio girone, piazzamento che promuove i gialloblù. L'anno seguente il mister che aveva alla Viterbese, Paolo Beruatto, lo porta con sé al Padova, classificatosi sesto a fine campionato nella Serie C2 1999-2000. Dopo essere rimasto svincolato dalla Juventus a causa a detta del calciatore di uno screzio con Luciano Moggi, Trotta sceglie di ripartire dal Gualdo, nuovamente in Serie C2. In Umbria rimane per due stagioni. Nel luglio 2002 inizia il suo percorso con il Rimini, società di Serie C2 che puntava alla promozione dopo cinque anni di eliminazioni ai play-off. Alla sua prima stagione in biancorosso, Trotta è tra i protagonisti della vittoria del campionato e della promozione in C1, confermandosi anche negli anni successivi come un punto fermo nello scacchiere di Leonardo Acori, suo allenatore per tutta la durata della permanenza in Romagna. Impiegato stabilmente come esterno destro, partecipa alla positiva annata da neopromossa in Serie C1 2003-2004, conclusa con la qualificazione ai play-off e l'eliminazione in semifinale. Nella stagione successiva conquista con la squadra il primo posto nel girone B della Serie C1 2004-2005 davanti a Avellino e Napoli, contribuendo alla promozione del Rimini in Serie B, categoria in cui il club mancava da 23 anni. Il centrocampista romano prende parte anche alla prima parte della stagione 2005-2006 in Serie B, prima di essere ceduto nel corso della sessione invernale di mercato. Nel gennaio 2006 Trotta viene acquistato dal Napoli, all'epoca militante in Serie C1 con l'obiettivo di risalire in categorie superiori. Debutta subito con la nuova maglia il 29 gennaio, giocando da titolare nella sconfitta esterna contro la Torres per 2-0. Contribuisce in modo significativo alla vittoria del girone e alla conseguente promozione in Serie B, segnando un gol il 26 febbraio nella vittoria casalinga per 2-0 contro il Gela e venendo impiegato dal tecnico Edoardo Reja perlopiù da titolare. Nella stagione successiva il Napoli ottiene la seconda promozione in due anni salendo in Serie A, con Trotta che realizza due reti in 28 partite, di cui 6 disputate da titolare. Non rientrando nei piani della dirigenza azzurra per la massima serie, viene ceduto a titolo definitivo al Treviso in Serie B. In Veneto rimane però solo pochi mesi, poiché nel mercato di gennaio viene girato in prestito al Ravenna, anch'esso militante in Serie B, che al termine della stagione si classifica terzultimo e retrocede in Serie C1. Nonostante la discesa di categoria, il prestito di Trotta viene esteso anche per la stagione 2008-2009, disputata quindi in terza serie. A seguito della mancata iscrizione del Treviso al campionato, Trotta rimane svincolato e accetta l'offerta del Bellaria Igea Marina, con cui disputa le ultime tre stagioni della sua carriera, tutte in Lega Pro Seconda Divisione. Nazionale Vestì la maglia della Nazionale Under-18, giocando in totale 13 partite e segnando 7 gol. Allenatore Dopo il ritiro ricopre il ruolo di allenatore in seconda della formazione dei Berretti nel Bellaria, a fianco di Massimo Zanini, e vi rimane per una stagione. Dal 2013 al 2016 è l'allenatore del Palocco, società dilettantistica del Lazio. Nel 2017 torna al Palocco, alla guida della formazione Giovanissimi. Palmarès Giocatore Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 1994-1995 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1996-1997 Campionato italiano Serie C1: 1 - Viterbese: 1998-1999 (girone B) Campionato italiano Serie C1: 2 - Rimini: 2004-2005 (girone B) - Napoli: 2005-2006 (girone B) Supercoppa di Lega di Serie C: 1 - Rimini: 2005
  14. RAFFAELE AMETRANO Nasce a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, il 15 febbraio 1973. Mediano di fatica cresciuto nel Napoli, si mette in evidenza nell’Udinese. Nell’estate del 1996 si trasferisce a Torino, senza tuttavia trovare mai tanto spazio. Termina la sua breve esperienza in bianconero, totalizzando solamente quattro presenze. L’ultimo arrivato è Raffaele Ametrano: benvenuto! Così tifosi e giocatori – si legge su “Hurrà Juventus” del settembre 1996 – hanno accolto il nuovo bianconero, ex-Udinese, punto di forza della Nazionale Under 21 di Cesare Maldini che tanto ha vinto negli ultimi anni. Raffaele è un combattente nato, uno di quelli che piacciono tanto a Lippi. È la sua caparbietà che gli ha consentito di superare tutte le difficoltà e di emergere. Ha iniziato la carriera giocando nelle giovanili del Napoli. Da giovane viveva praticamente di pane e calcio. Aspettava la domenica per andare al San Paolo a fare il raccattapalle, dove guardava a bocca aperta Maradona, molto più che un idolo. Spesso, poi, durante la settimana, accadeva che la squadra Allievi si allenasse insieme alla prima squadra. Un giorno, proprio Maradona, notò i piedi del giovanotto che stava sulla fascia destra correndo su e giù per il campo: quei piedi portavano scarpe bucate! «Ragazzo, vieni qui», gli disse allora Diego. E gli regalò un paio di scarpe nuove. Ametrano quasi non ci credeva: erano le scarpe di Maradona! Un piccolo aneddoto per un grande campione approdato adesso alla Juve: «Fantastico, ho coronato il sogno della mia vita, il sogno di giocare in un grande club. La Juve è il massimo, cercherò di dimostrare il mio valore. Quando ho saputo del trasferimento, pensavo fosse uno scherzo. Adesso dipende da me, dalle mie capacità. Mi metterò a disposizione del gruppo, cercando di imparare. Al solo pensiero di dover disputare tutte le manifestazioni importanti che attendono la Juve quest’anno, mi sento caricato a mille. Non vedo l’ora di scendere in campo o, magari, anche di andare solo in panchina. Dipenderà dal tecnico, certo, ma dipenderà soprattutto da me. Per ora lasciatemi assaporare tutta la gioia di questo momento. Degli attuali giocatori, bianconeri conoscevo praticamente tutti. Molti erano con me nell’Under 21: Del Piero, Tacchinardi, Amoruso e Vieri. Gli altri li conosco per averci giocato contro o per fama. La Juve è una squadra che presenta gioventù ed esperienza. Con grandi campioni e un grande tecnico. Questa Juve è davvero fortissima!» https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/05/raffaele-ametrano.html
  15. RAFFAELE AMETRANO https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Ametrano Nazione: Italia Luogo di nascita: Castellamare di Stabia (Napoli) Data di nascita: 15.02.1973 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 170 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 20.10.1996 - Serie A - Juventus-Inter 2-0 Ultima partita: 04.09.1997 - Coppa Italia - Brescello-Juventus 1-1 4 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 coppa intercontinentale Raffaele Ametrano (Castellammare di Stabia, 15 febbraio 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista. Raffaele Ametrano Ametrano alla Juventus nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 170 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Termine carriera 2010 - giocatore Carriera Giovanili 1988-1989 Juventus Stabia 1989-1990 Sessana 1990-1991 Napoli Squadre di club 1991-1992 Napoli 0 (0) 1992-1994 Ischia Isolaverde 53 (0) 1994-1996 Udinese 61 (2) 1996 Juventus 2 (0) 1996-1997 → Verona 19 (1) 1997 Juventus 2 (0) 1997-1998 → Empoli 29 (3) 1998 → Genoa 6 (0) 1998-1999 → Salernitana 11 (0) 1999-2000 → Cagliari 6 (0) 2000-2001 Crotone 30 (0) 2001-2002 Napoli 22 (0) 2002-2004 Messina 37 (1) 2004-2007 Avellino 51 (0) 2007-2008 Potenza 28 (1) 2008-2010 Juve Stabia 46 (0) Nazionale 1994-1996 Italia U-21 13 (2) 1996 Italia olimpica 1 (0) Carriera da allenatore 2010-2011 Brindisi Vice 2014-2015 Udinese Allievi Naz. LP 2015-2016 Udinese Giov. Reg. 2016-2017 Udinese Under 15 A-B 2017-2018 Udinese Under 17 A-B 2019-2020 Padova Vice Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Carriera Giocatore Club Ametrano (a sinistra) al Verona nella stagione 1996-1997, a quattrocchi col napoletano Pecchia. Cresciuto nelle giovanili del Napoli con Fabio Cannavaro, ha indossato in carriera le maglie di Ischia Isolaverde (con cui ha esordito nei professionisti), Udinese, Juventus (era in panchina nella vittoriosa finale della Coppa Intercontinentale 1996 a Tokio), Verona, Empoli, Salernitana, Genoa, Cagliari, Crotone, ancora Napoli, Avellino, Potenza e Messina. Da luglio 2008 a maggio 2010 ha indossato la casacca gialloblù della Juve Stabia, club della sua città natale, con cui si è ritirato il 16 maggio in occasione del match di Supercoppa di Lega di Seconda Divisione contro il Südtirol. Nazionale Ha vestito la maglia dell'Italia Under-21, allenata da Cesare Maldini, con cui ha ricevuto 17 convocazioni e disputato 14 gare, tutte da giocatore dell'Udinese: debuttò il 20 dicembre 1994 nella gara casalinga contro la Turchia vinta 2-0 dagli azzurrini, segnando i suoi due gol il 23 marzo 1995 nella gara casalinga con l'Estonia, vinta dall'Italia 7-0 e il 10 novembre seguente nella gara casalinga con l'Ucraina, vinta dagli azzurrini 2-1; con tale rappresentativa ha vinto il campionato europeo di categoria del 1996. Con l'Italia olimpica ha inoltre disputato, sempre agli ordini di Maldini, il torneo olimpico di Atlanta 1996 (malgrado avesse due giornate di squalifica da scontare), disputando una gara. Allenatore Inizia la carriera di allenatore il 13 ottobre 2010 da vice di Massimo Rastelli al Brindisi, in Lega Pro Seconda Divisione. Nel 2013 entra nello staff dell'Udinese: nella stagione 2013-2014 è osservatore del settore giovanile, mentre dalla successiva diventa allenatore nel vivaio friulano, prima per gli "Allievi Nazionali Lega Pro", poi nel 2015-2016 per i "Giovanissimi Regionali" e nel 2016-2017 per gli "Under 15 A-B". Torna a lavorare per una prima squadra nell'estate 2019, quando diviene il vice di Salvatore Sullo al Padova, in Serie C; rimane con i biancoscudati fino al gennaio 2020, quando viene sollevato dall'incarico assieme a tutto lo staff dell'esonerato Sullo. Dopo il ritiro Dalla stagione 2011-2012 è commentatore tecnico a Sportitalia per alcuni anticipi e posticipi di Lega Pro. Appassionato di podismo, si diletta in gare con il fratello Alessio, atleta nel giro della nazionale universitaria. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Lega Pro Seconda Divisione: 1 - Juve Stabia: 2009-2010 (girone C) Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Spagna 1996
  16. RICCARDO MANIERO https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Maniero Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 26.11.1987 Ruolo: Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2006 al 2007 0 presenze - 0 reti Riccardo Maniero (Napoli, 26 novembre 1987) è un calciatore italiano, attaccante della Turris. Riccardo Maniero Maniero a Pescara nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Turris Carriera Giovanili 2004-2007 Juventus Squadre di club 2007-2008 → Ascoli 21 (1) 2008-2009 → Bari 0 (0) 2009 → Lumezzane 13 (2) 2009-2010 → Arezzo 31 (12) 2010-2012 Pescara 43 (7) 2012-2013 → Ternana 18 (2) 2013-2015 Pescara 51 (25) 2015 Catania 20 (6) 2015-2017 Bari 70 (19;-2) 2017-2018 Novara 31 (4) 2018-2019 → Cosenza 26 (3) 2019-2020 Pescara 30 (6) 2020-2022 Avellino 54 (20) 2022- Turris 35 (11) Nazionale 2005 Italia U-18 1 (0) 2005 Italia U-19 1 (0) 2006-2007 Italia U-20 4 (0) Biografia Il padre Enrico è stato calciatore. Il fratello maggiore Marco è calciatore, nelle categorie dilettantistiche. Carriera Inizi nella Juventus Primavera, prestiti Inizia la carriera nelle formazioni giovanili della Juventus. Nel 2005 vince, con la formazione Primavera bianconera, il Torneo di Viareggio e l'anno successivo il Campionato Primavera. Nella stagione 2006-2007 conquista Supercoppa Primavera e Coppa Italia Primavera. Convocato tre volte in prima squadra da Didier Deschamps (senza mai esordire), esordisce nella Nazionale Under-20 italiana. Nella stagione 2007-2008 è ceduto in prestito all'Ascoli dove colleziona 21 presenze e realizza una rete in serie cadetta. Il 27 giugno 2008 è girato in prestito con diritto di riscatto al Bari di Antonio Conte. Il 19 gennaio 2009 va in prestito al Lumezzane in Lega Pro. Il 10 luglio 2009 è ingaggiato dall'Arezzo e a fine stagione totalizza 31 presenze, 12 gol. Pescara L'estate 2010 è ceduto in compartecipazione al Pescara - neopromosso in Serie B - insieme al difensore Raffaele Alcibiade, nell'operazione che ha portato Luca Del Papa alla Juventus. Esordisce coi biancazzurri il 15 agosto 2010, secondo turno di Coppa Italia AlbinoLeffe-Pescara (3-1), entrando a inizio ripresa al posto di Marco Verratti, segnando poco dopo di testa il suo primo gol con la maglia della squadra abruzzese. Termina la stagione con 3 reti in 26 gare. La stagione successiva arriva a Pescara Zdeněk Zeman, per sostituire Eusebio Di Francesco. Maniero partì spesso dalla panchina (17 presenze, 4 reti) partendo soltanto 6 volte da titolare. Il 26 maggio 2012 sigla nei minuti di recupero la rete del successo contro la Nocerina (1-0), che permise al Pescara di ottenere il primo posto nel campionato di Serie B, ai danni del Torino che pareggiò 0-0 con l'AlbinoLeffe, già retrocessa. Il 22 giugno 2012 Pescara e Juventus si accordano per il rinnovo della compartecipazione. Prestito alla Ternana Dopo un pre-campionato non esaltante, fu messo ai margini da Giovanni Stroppa e il 31 agosto, ultimo del calciomercato, passò in prestito alla Ternana, neopromossa in Serie B, insieme al compagno Antonino Ragusa. La stagione è negativa e, dopo un periodo tra panchina e tribuna, esordisce in campionato il 6 ottobre 2012, sostituendo all'80' Angelo Raffaele Nolé, per poi tornare ad alternare panchina e tribuna. Esordisce da titolare il 30 ottobre 2012, nella gara col Sassuolo. Realizza la sua prima rete il 17 novembre 2012 nella gara con la Reggina. Termina la stagione con 2 reti realizzate in 18 partite, di cui soltanto 6 giocate dal primo minuto. Ritorno al Pescara Il 19 giugno 2013 il Pescara riscatta la seconda metà dalla Juventus. Il 1º luglio, scaduto il prestito, torna a essere un giocatore del Pescara, aggregandosi al ritiro estivo a Rivisondoli, in Abruzzo. Ritrova il gol con la maglia dei biancazzurri l'11 agosto al secondo turno di Coppa Italia col Pordenone (1-0) e nel turno successivo segna col Torino, nella gara vinta 1-2 in Piemonte. Titolare in campionato, complice anche l'infortunio di Ferdinando Sforzini, che sarà costretto a essere lontano dai campi per alcuni mesi. Realizza la doppietta nella prima partita di campionato con la Juve Stabia (3-0). Con Pasquale Marino è titolare, ma in seguito all'esonero e all'arrivo di Serse Cosmi vengono ripristinate le gerarchie iniziali e torna in panchina e segna soltanto due reti, entrambe su rigore col Lanciano (2-2) e Modena (2-2). Nella stagione successiva parte titolare nel 4-3-3 del tecnico Marco Baroni (il quale poi modificherà il modulo in un 4-4-2 facendo giocare insieme Maniero e Melchiorri). Conclude l'anno solare(e il girone di andata) con 12 reti in 15 presenze. In totale con la maglia del Pescara ha collezionato 101 presenze, 36 gol. Catania e Bari Il 14 gennaio 2015 si trasferisce a titolo definitivo al Catania, sempre in Serie B, con contratto fino al 2018. Debutta da titolare quattro giorni dopo in Lanciano-Catania 3-0. Segna la sua prima rete in Catania-Pro Vercelli finita 4-0. La settimana successiva sigla l'1-0 con colpo di testa, gara finita 2-0 per il Catania col Perugia. In tutto segna 6 gol in 20 partite. Il 31 agosto dello stesso anno, dopo che la squadra siciliana è retrocessa in Lega Pro per lo scandalo calcioscommesse, Maniero ritorna al Bari a titolo definitivo. Debutta con la maglia biancorossa il 6 settembre segnando due gol in Bari-Spezia 4-3. Durante la stagione segna 13 gol risultando il miglior marcatore della squadra. Il Bari terminerà la stagione al 5º posto in classifica giocando i Play-off di serie B che perderà poi contro il Novara. Maniero è riconfermato anche la stagione seguente. Segna in tutto nel campionato 2016-2017 6 marcature. La squadra si piazza a fine stagione al 12º posto in classifica. Novara Il 4 agosto 2017 passa a titolo definitivo al Novara. Con i piemontesi debutta il 3 settembre successivo subentrando ad Alessio Da Cruz nella partita persa in casa col Parma (0-1). Il 23 settembre segna il primo gol stagionale, nella partita persa in casa con l'Avellino (1-2). A fine stagione totalizza 31 presenze e 4 reti, chiudendo la stagione con la retrocessione in serie C del club piemontese. Cosenza Il 16 agosto 2018 viene ufficializzato il suo passaggio in prestito al Cosenza. Dieci giorni dopo debutta con i silani nella prima giornata del campionato di serie B 2018-2019, segnando il gol del momentaneo vantaggio sul campo dell'Ascoli, nell'incontro poi concluso sull'1-1. Con tre reti il 26 presenze contribuisce alla salvezza della squadra calabrese. Pescara Il 18 luglio 2019 diventa ufficialmente un nuovo giocatore del Pescara, con cui firma un contratto di un anno con opzione per il secondo, tornando dopo quattro stagioni alla squadra abruzzese. Il 26 ottobre segna il primo gol stagionale con la formazione abruzzese, realizzando da subentrato il rigore del definitivo 4-0 al Benevento. Avellino L'11 settembre 2020 passa all'Avellino, in serie C, con cui firma un contratto triennale. Il 25 ottobre successivo realizza i primi gol con gli irpini, mettendo a segno una doppietta in occasione del successo casalingo nel derby contro la Casertana (3-1). Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2006-2007 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Pescara: 2011-2012
  17. ADOLFO MANDOSSO https://it.wikipedia.org/wiki/Adolfo_Mandosso Nazione: Italia Luogo di nascita: Alessandria Data di nascita: 04.05.1904 Luogo di morte: Grosseto Data di morte: 12.09.1980 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1925 al 1926 Esordio: 06.09.1925 - Amichevole - Juventus-Inter 4-1 0 presenze - 0 reti Adolfo Mandosso (Alessandria, 4 maggio 1904 – Grosseto, 12 settembre 1980) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante. Adolfo Mandosso Nazionalità Italia Calcio Ruolo Attaccante Carriera Squadre di club 1923-1924 Novese 21 (3) 1924-1925 Novese ? (?) 1925-1926 Juventus 0 (0) 1926-1927 Andrea Doria 17 (1) 1927-1930 La Dominante 18 (4) 1930-1931 Liguria ? (?) 1931-1932 Messina 14 (4) Carriera Con la Novese disputa 21 gare segnando 3 reti nel campionato di Prima Divisione 1923-1924. In seguito milita nell'Andrea Doria, diventata poi La Dominante, con cui disputa altre 17 partite in Divisione Nazionale ed una in Serie B. Dopo un altro anno nel Liguria, gioca nella Prima Divisione 1931-1932 con il Messina.
  18. MARCO MAINARDI Nazione: Italia Luogo di nascita: Abano Terme (Padova) Data di nascita: 05.11.1966 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1984 al 1985 Esordio: 16.08.1984 - Amichevole - Casale-Juventus 0-4 Ultima partita: 23.05.1985 - Amichevole - Novara-Juventus 1-3 0 presenze - 0 reti
  19. RAIMONDO TAUCAR https://it.wikipedia.org/wiki/Raimondo_Taucar Nazione: Italia Luogo di nascita: Duino (Trieste) Data di nascita: 18.01.1925 Luogo di morte: Parigi (Francia) Data di morte: 15.01.1977 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1948 al 1949 Esordio: 05.09.1948 - Amichevole - Milan-Juventus 1-0 0 presenze - 0 reti Raimondo Taucar (Duino, 18 gennaio 1925 – ...) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Raimondo Taucar Raimondo Taucar con la maglia del Parma Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1958 Carriera Giovanili 19??-1942 Edera Trieste Squadre di club 1942-1944 C.R.D.A. Monfalcone 11+ (0+) 1947-1949 Vigevano 33+ (0+) 1949-1955 Parma 182 (1) 1955-1958 Sarom Ravenna 63 (0) 1958-1960 C.R.D.A. Monfalcone 9+ (0+) Carriera Dopo aver disputato il Campionato Alta Italia 1944 con il C.R.D.A. Monfalcone, nel dopoguerra passa al Vigevano con cui debutta in Serie B nel 1947-1948 totalizzando 33 presenze. Nel 1949 passa al Parma, con cui disputa cinque campionati di Serie C vincendo quello della stagione 1953-1954 e giocando altre 22 gare nel successivo campionato di Serie B. Passa infine al Ravenna, con cui diventa campione d'Italia di IV Serie nel 1956-1957 e gioca per un ultimo anno in Serie C. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie C: 1 - Parma: 1953-1954 Scudetto Dilettanti: 1 - Ravenna: 1956-1957
  20. UBALDO GATTI Nazione: Italia Luogo di nascita: Briga (Svizzera) Data di nascita: 16.01.1901 Luogo di morte: Vercelli Data di morte: 01.11.1983 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1926 al 1927 Esordio: 03.10.1926 - Divisione Nazionale - Juventus-Verona 6-0 Ultima partita: 10.10.2026 - Divisione Nazionale - Juventus-Casale 4-0 2 presenze - 0 reti
  21. MARCO LANCINI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: 01.01.1991 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Esordio: 06.05.2010 - Amichevole - Juventus-Santhiá 3-1 0 presenze - 0 reti subite
  22. CHRISTIAN VIERI «Un giorno Moggi mi chiama a rapporto: entro nel suo ufficio e trovo il mio procuratore e Bettega. Il Direttore, con i suoi modi tranquilli e gli occhi semichiusi, dice che è pronto ad aumentarmi l’ingaggio, ma che non può andare oltre i due miliardi di lire a stagione. L’Atletico Madrid offre tre miliardi e mezzo. “Si va in Spagna”, dico. E la riunione finisce all’istante. Lo ammetto, decisi guardando solo il portafogli. Potendo tornare indietro, sarei rimasto». Figlio d’arte, nasce a Bologna ma cresce in Australia. Per qualche anno si limita a correre dietro ai canguri, poi papà Vieri riporta la famiglia in Italia e, nel 1989, Bobo inizia a correre con i ragazzi del Prato. Nel 1990 è notato dagli osservatori del Torino che, per 100 milioni di lire, lo portano al Filadelfia. La prima stagione gioca con la Primavera; la seconda debutta in Serie A. Entra nel grande calcio il 15 dicembre 1991 in Torino-Fiorentina, disputa 6 partite (1 goal) e inizia il campionato 1992-93 con una presenza. In novembre è ceduto in prestito al Pisa e nel 1993 passa al Ravenna, sempre con la formula del prestito. Rientra al Torino nel 1994. I tecnici hanno molti dubbi; Vieri non convince: «È un attaccante grosso come un armadio ma con una tecnica individuale insufficiente», dicono. Presidente è Gian Marco Calleri che, dopo aver venduto la Lazio a Cagnotti, sta tentando un nuovo business, con il Torino. Calleri, che è ancor meno convinto dei tecnici, decide di vendere Vieri. L’unico che intravede il campione è Rosario Rampanti, un allenatore che, in fatto di giovani, non sbaglia quasi mai. «Calleri aveva già preso accordi con il Venezia – racconta Rampanti – gli suggerii un trasferimento in comproprietà. Dissi al presidente che Christian stava crescendo sul piano tecnico e che dovevamo solo aspettare. Lui mi rispose che l’offerta del Venezia era buona. Così decise di incassare 600 milioni più la metà di Petrachi». In Serie B, con il Venezia, Bobo mette a segno 11 goal e il prezzo sale a tre miliardi, che l’Atalanta paga per avere, nel 1995, 7 goal firmati dall’ex ragazzo del Torino. La quotazione sale ancora. Nel 1996 la Juventus sborsa 9 miliardi per mettere il centravanti dell’Atalanta a disposizione di Lippi. 〰.〰.〰 Christian Vieri, basta la parola – si legge su “Hurrà Juventus” dell’agosto 1996 –. Nel senso che il talento in famiglia non è certo un optional. Se papà Bob è stato “genio e sregolatezza” di una Juve che faceva innamorare, il fratello più piccolo, Max, è già uno dei nomi importanti del campionato Primavera. In mezzo alle due generazioni c’è Christian, timido e umile quanto basta, convinto al cento per cento delle proprie possibilità. Se poi la fortuna e la classe lo sosterranno, un posto nell’attacco bianconero non è certo un’illusione. – Che effetto ti fa essere alla Juve? «Cosa devo dirvi… è un sogno che si realizza per tutti: per me, per mio padre, per tutte le persone che hanno creduto in me. Se poi potrò dimostrare in campo le mie qualità, beh questo è un compito che spetta all’allenatore. Io sono tranquillo, sono qui solo per imparare». – Eppure potresti guidare il tridente bianconero… «Non ci penso. Io posso garantire che mi impegnerò al massimo, darò tutto per dimostrare il mio valore. Ho intenzione di mettermi in mostra. Ma sarà comunque Mister Lippi a decidere mentre io non posso certo pretendere nulla. Sono l’ultimo arrivato». – La Juventus ha puntato sui giovani durante la campagna acquisti. «La società ha seguito un preciso programma, non ha improvvisato. Significa che questa Juve non si è indebolita. È una squadra più giovane di prima e non credo che si tratti di un difetto. Anche perché sono comunque rimasti alcuni giocatori d’esperienza in ruoli chiave. Inoltre l’organico è completo in ogni reparto; siamo pronti per giocare le nostre chance in tutte le competizioni in cui saremo impegnati, dallo scudetto alla Champions League, alla Coppa Intercontinentale». – Potresti giocare al fianco di Boksic. Ti piace l’idea? «Certo, Alen è un campione vero. Impressionante la facilità con cui riesce a inserirsi nelle difese avversarie. È uno che quando parte difficilmente riesci a fermarlo». – A garantire l’assistenza all’attacco ci sarà Zidane. «Se lo ha preso la Juve significa che è un giocatore di classe. Il suo ruolo è fondamentale per la squadra e so che si tratta di un regista capace di dettare l’ultimo passaggio. Agli Europei, ha lasciato intravedere solo una parte di quello che sa fare, ma ci stupirà». – Montero, uno che conosci bene. «Sì, e posso garantire che si tratta di un difensore di assoluta affidabilità. Lo dico perché noto che se ne parla poco, forse perché in pochi lo conoscono bene. Meglio così, stupirà tutti. È uno dei difensori più forti del mondo e la Juve per lui rappresenta il giusto premio di una carriera che adesso comincerà a regalargli i primi risultati». – Hai rinunciato alle Olimpiadi. Tutto per il bene della Juve? «Sì, sto seguendo i consigli dei medici bianconeri e anche se mi spiace non partecipare al torneo di Atlanta, so che questo servirà per essere al meglio al momento del debutto nella Juve». – Proprio in bianconero incontrerai alcuni compagni dell’Under 21. «Già: Tacchinardi, Del Piero, Ametrano e Amoruso. Insieme abbiamo già vinto tanto in azzurro. Perché non continuare?». 〰.〰.〰 Fra i due nascono subito problemi; Lippi e Vieri sono i protagonisti di uno scontro durissimo che la società mette a tacere, grazie ai buoni rapporti di Moggi con la stampa. «È stato un incontro di boxe – dice ridendo – ci siamo presi un po’, durante l’anno. C’è stato uno scambio di opinioni abbastanza forte. Durante un Juventus-Atalanta, io ero entrato al 40’ e, dopo cinque minuti, finì il primo tempo. Lui mi disse qualcosa negli spogliatoi ed io gli risposi. Furono bravi i miei compagni a separarci. Forse, è stata quella la scintilla che ci ha fatto conoscere. Siamo entrambi toscani e ci piace dire le cose in faccia. Quella sera, Peruzzi mi chiamò per andare fuori a cena e mi portò nel ristorante, dove c’era anche Lippi. Andai a chiedergli scusa, abbiamo parlato un po’. Poi ho fatto tribuna per le tre o quattro partite che seguirono. Dopo mi fece giocare una partita a Milano contro l’Inter, quella successiva contro la Roma, entrambe in coppia con Amoruso e, da quel momento, non sono più uscito di squadra». Bobo segna solo 8 goal, ma dimostra di essere l’uomo adatto per far saltare in aria le difese. È il giocatore che serve a Cesare Maldini che, il 29 marzo 1997, lo fa esordire in Nazionale contro la Moldavia a Trieste. Gioca accanto a Zola e davanti a Di Matteo che militano nel Chelsea. L’Italia va in goal con Maldini, raddoppia Zola e proprio Bobo, al 50° minuto, fissa il risultato sul 3-0. Esce al 68’ per far posto a Padovano, suo compagno di squadra alla Juventus. Maldini è convinto che la Nazionale abbia trovato l’erede di Gigi Riva; l’avvocato Agnelli è addirittura entusiasta e si raccomanda a Moggi, perché il giocatore prosegua la carriera in maglia bianconera. Il “Signor Fiat”, sorridente, davanti alle telecamere della Rai annuncia: «Ho parlato con Moggi. Christian Vieri rimane con noi». Il giorno dopo, invece, Moggi, d’accordo con Giraudo e Bettega, lo spedisce all’Atletico Madrid per 34 miliardi. È un affare che porta un utile secco di 15 miliardi. L’Avvocato tace; non gradisce, ma tace. I miliardi hanno sempre un certo fascino. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/christian-vieri.html
  23. NICOLA AMORUSO Nato in provincia di Foggia, a Cerignola, il 29 agosto 1974, cresce nelle giovanili della Sampdoria e, con la maglia blucerchiata, esordisce in Serie A, nella stagione 1993–94; le presenze di Nicola, in quella stagione, saranno otto, condite da tre realizzazioni. L’estate successiva torna in Puglia, nella Fidelis Andria; è una grandissima stagione per Nick: trentaquattro partite e quindici goal. Altro campionato, altra squadra; questa volta tocca al Padova: trentatré partite e quattordici goal, che gli valgono il trasferimento alla Juventus.Non è facile trovare spazio in quella Juventus, il parco attaccanti è terrificante: Del Piero, Bokšić, Padovano, Vieri e appunto lui, Nick Dinamite. Nicola non si perde d’animo, dopotutto ha solamente ventidue anni. Comincia a lavorare duramente e i risultati arrivano.La stagione è da incorniciare; sono tanti i goal decisivi di Amoruso, soprattutto in Champions, dove riesce a esprimere in pieno la sua grande dote realizzativa. Suo è il goal della tranquillità contro i norvegesi del Rosenborg, realizzando un rigore a tempo scaduto. Contro l’Ajax, nella semifinale, iscrive il proprio nome nel tabellino, sia ad Amsterdam sia a Torino, nella splendida vittoria per 4–1. Purtroppo la finale contro il Borussia Dortmund non è felice; Nick entra nel secondo tempo, ma non riesce a risolvere la partita.Alla fine della stagione, si possono fare i conti: trentacinque partite e nove goal, compreso quello al Parco dei Principi, nella goleada contro il P.S.G., nella finale di Supercoppa Europea: «Io avevo molto legato con Bobo Vieri, Iuliano e Montero ma era un gruppo famiglia guidato da un grande tecnico come Lippi e con una grandissima società alle spalle. Sì, la Juventus è un club impareggiabile e i risultati che ottiene sono il frutto del lavoro che produce».Comincia la stagione 1997–98: sono partiti Bokšić e Vieri, ma arriva Superpippo Inzaghi, fresco vincitore del titolo di capocannoniere della Serie A, con l’Atalanta. Amoruso parte spesso dalla panchina, ma non si scoraggia: Inzaghi non ingrana e, alla decima giornata, Lippi lo schiera titolare. Si gioca a San Siro, contro il Milan, per Nick può essere la rampa di lancio definitiva. Purtroppo, però, la sua partita dura pochi minuti: in uno scontro con Costacurta si infortuna gravemente al perone. La sua stagione, in pratica, finisce qui.Rientra alla fine del campionato, giusto per racimolare qualche minuto di gloria, poiché la Juventus sta per vincere il suo secondo scudetto consecutivo. Qualche soddisfazione arriva, come al solito, dalla Champions; Amoruso gioca la semifinale di ritorno, contro il Monaco e realizza anche una rete, nell’inutile sconfitta per 2–3. Guarda i propri compagni uscire sconfitti dall’Amsterdam Arena, nella finale contro il Real Madrid.In totale diciotto presenze e cinque goal: «La società mi è stata sempre accanto e mi diede una grande spinta morale per guarire dal grave infortunio che ho subito. Mi sentivo tutelato in tutto e per tutto. Non soltanto io. Anche oggi, chi fa parte della Juventus sa che alle spalle c’è una società, come dire, stratosferica».La stagione 1998–99 è avara di soddisfazione per la Juventus e per Nicola: la squadra stenta e Lippi dà le dimissioni. Arriva Ancelotti, ma la musica non cambia. Nick litiga con l’allenatore emiliano e, dopo un goal alla Sampdoria, sfoga tutta la sua rabbia contro il mister. Amoruso non ha ancora ripreso pienamente dall’infortunio e la sua rapidità è limitata e fatica a trovare spazio. Le sue presenze saranno ventotto, i suoi goal sei.Emigra nuovamente al Sud, a Napoli: trenta partite e dieci goal e, nell’estate del 2002 ritorna alla Juventus. Si respira aria nuova, anzi vecchia, a Torino. È ritornato Lippi ed è subito scudetto. Nick scende in campo raramente, solamente in Coppa Italia trova il giusto spazio: alla fine saranno ventidue presenze e sette reti, di cui sei in Coppa Italia. L’avventura bianconera di Amoruso finisce qui.Comincia un lungo peregrinare per l’Italia: Perugia, Como, Modena, Messina e Reggio Calabria, le sue tappe. Ma con la Juventus sempre nel cuore: «Quattro anni e mezzo di Juventus non potrò mai dimenticarli. Sono state stagioni indimenticabili. Quella gloriosa maglia bianconera mi veniva di baciarla ogni qualvolta la indossavo. Con quella maglia ho vinto tre scudetti ed ho disputato due finali di Champions League».Quando ritorna al Delle Alpi gli batte sempre forte il cuore: «Sì, mi succede ogni volta che entro in campo con un’altra maglia. È sempre una grandissima emozione che provo».CLAUDIO PELLECCHIA, DA JUVENTIBUS DEL 30 MARZO 2017Non ho mai particolarmente apprezzato i Peanuts. Almeno fin quando non sono stato in grado di cogliere dietro il tratteggiare di Charles Schulz la grande (auto)ironia di fondo e la capacità di rappresentare le varie emozioni umane. Non ricordo quando ho preso coscienza di tutto questo. Ricordo, però, quando ho compreso alla perfezione il significato del concetto di “coperta di Linus”. Solo che, per me, “l’oggetto transizionale che aiuta a superare la paura e colmare i vuoti” non era, appunto, un oggetto, bensì un calciatore: ecco, Nicola Amoruso da Cerignola era la mia “coperta di Linus”. Manifestatasi, in tutta la sua necessarietà, in una strana serata europea.È il 18 settembre del 2001, un martedì di Coppa dei Campioni particolare. E non solo perché si tratta del debutto europeo della prima Juventus post Zidane. Il debutto vero e proprio, infatti, sarebbe dovuto avvenire una settimana prima a Porto, se non fosse stato per l’intrusione della Storia con la S maiuscola che, per una volta, ha imposto una deroga all’inflazionato “show must go on”. Comunque, nel solito, tiepido, Delle Alpi dei giorni feriali si gioca uno Juventus–Celtic Glasgow dall’esito apparentemente scontato. E il 2–0 sul tabellone poco dopo l’ora di gioco (doppietta di Trézéguet) lascia presagire una conclusione tranquilla della vicenda. Poi, però, la solita Juve da fase a gironi: una cosa va storta, poi un’altra, poi un’altra ancora ed ecco, in rapida successione, il 2–1 di Petrov, l’espulsione di Davids, il 2–2 di Larsson su rigore (generoso) accordato dall’arbitro Krug. Il cronometro corre veloce verso il novantesimo. Ci sarebbero tutti gli elementi per essere preoccupato e nervoso. Eppure una calma serafica mi avvolge. Da qualche minuto (e siamo poco oltre l’88’), infatti, è entrato in campo Nicola Amoruso. La mia coperta di Linus, appunto. Che fa quel che deve fare: rigore (altrettanto generoso) procurato e trasformato, 3–2, fischio finale, tutti a casa.È l’estate del 1996. La Juventus campione d’Europa, in piena rivoluzione (saluteranno, tra gli altri, Paulo Sousa, Gianluca Vialli e Fabrizio Ravanelli), acquista dal Padova per sette miliardi di lire Nicola Amoruso, promettente ventiduenne di Cerignola, messosi in luce in una squadra che aveva mestamente chiuso all’ultimo posto in classifica il campionato appena concluso. Il ragazzo sarebbe l’ultimo nelle gerarchie di un reparto d’attacco composto da Del Piero, Vieri, Bokšić e Padovano, eppure colpisce tutti per la sua capacità di risultare sempre decisivo nelle occasioni in cui Lippi lo chiama in causa. E non sono sempre quegli umilianti scampoli di partita che sono nel destino di ogni bomber “di scorta” che si rispetti, ma vere e proprie occasioni della vita, simili a quei treni che passano una volta e forse mai più e che lui, da bravo ragazzo del Sud, ha imparato a prendere fin da ragazzo: come quando, a diciassette anni, passò dal Trinitapoli alla Sampdoria come se fosse la cosa più naturale del mondo.Il 9 aprile 1997, ad esempio, all’Amsterdam Arena si gioca la semifinale d’andata di Champions League. L’Ajax di Van Gaal fiuta la vendetta della finale di Roma dell’anno prima, non foss’altro perché, con Del Piero infortunato, i bianconeri schierano una coppia d’attacco giovane e inedita a certi livelli: Vieri e Amoruso, infatti, sono due che si sono trovati catapultati quasi per caso dai campi di provincia ai 180 minuti che valgono una stagione e, forse, una carriera. Risultato: quarantacinque minuti di lezione di calcio in casa dei maestri olandesi, con uno scarto che non è più ampio solo per l’imprecisione sotto porta dei Lippi Boys. E il primo goal, ovviamente, porta la firma di Amoruso. Che si ripeterà due settimane dopo nel 4–1 del ritorno, scartando il cioccolatino gentilmente offerto da uno Zidane in totale delirio di onnipotenza. Non tarda poi molto perché “Nick piede caldo” si confermi il Boniek degli anni Novanta, uno che dà il meglio di sé in Europa, di notte, quando le stelle, non necessariamente le più lucenti, si vedono meglio. E poco importa se è sempre l’ultimo tra gli attaccanti. Lui, c’è sempre. Che si tratti di siglare la rete che vuol dire terza finale di Champions consecutiva: o di giustiziare il Rosenborg nell’ultima partita di un girone fattosi improvvisamente complicato dopo cinque pareggi consecutivi.Ecco perché quel 18 settembre del 2001, a due minuti dalla fine, ero così tranquillo. In campo è appena entrato Nicola Amoruso. E qualcosa sarebbe accaduto per forza, per il solo fatto che la mia “coperta di Linus” fosse lì.Non avrebbe poi segnato molti altri goal in quel 2001–02. Nessuno nelle nove presenze in campionato, sei nelle sette partite di Coppa Italia. Termina la sua seconda e ultima parentesi in bianconero (la prima si era conclusa nel 1999), si prende lo scudetto del 5 maggio e se ne va proprio come era arrivato: in punta di piedi, senza far rumore. Lo rivedo, poi, cinque anni dopo, con la maglia della Reggina. Lui ha continuato a girare l’Italia in lungo e in largo, la Juventus è appena tornata in Serie A dopo il terremoto del 2006. Si gioca in un Granillo strapieno e in odore d’impresa: apre Brienza, pareggia Del Piero, amaranto in trincea a difendere un punto prezioso. Fino al novantesimo, fino al rigore conquistato e trasformato con modalità identiche a quelle di cinque anni prima contro il Celtic. Quasi a voler chiudere un cerchio. Non riesco, in quella circostanza, a volergli male. Quel goal, in fondo, è solo il giusto prezzo da pagare a quel salvifico senso di sicurezza che mi aveva accompagnato negli anni precedenti. Quando sapevo che non c’era niente da temere, nemmeno nelle situazioni apparentemente disperate: tanto, alla fine, Lippi lo avrebbe fatto alzare dalla panchina, lui sarebbe entrato e avrebbe realizzato la rete decisiva. Sempre, comunque, contro chiunque.Stando a Wikipedia, oggi farebbe il dirigente sportivo, anche se le sue ultime tracce in tal senso rimandano al 2013 e ai quattro mesi scarsi da Direttore Sportivo del Palermo di Zamparini. Eppure è un ruolo in cui non riesco proprio a immaginarmelo. Forse perché spero ancora di vederlo lì, in panchina, pronto a entrare e a cambiare una partita nata male. In pieno Nicola Amoruso style. La mia “coperta di Linus”. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/nicola-amoruso.html
  24. NICOLA AMORUSO https://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Amoruso Nazione: Italia Luogo di nascita: Cerignola (Foggia) Data di nascita: 29.08.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Nick Dinamite - Nick Piede Caldo Alla Juventus dal 1996 al 1999 e dal 2001 al 2002 Esordio: 28.08.1996 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 0-2 Ultima partita: 10.05.2002 - Coppa Italia - Parma-Juventus 1-0 105 presenze - 29 reti 3 scudetti 1 supercoppa italiana 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Nicola Amoruso (Cerignola, 29 agosto 1974) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. Ha militato in 13 squadre in Serie A, andando in gol con 12 di esse: entrambi i traguardi costituiscono un record (il secondo dei quali condiviso con Marco Borriello) per il calcio italiano. Detiene un altro singolare primato: limitatamente alla massima serie, in cui ha realizzato 113 reti, è il più prolifico tra gli attaccanti italiani che non hanno mai indossato la maglia della nazionale maggiore. In carriera ha totalizzato 474 partite e 150 gol con le squadre di club, più 4 presenze e una rete nella nazionale Under-21, con la quale è stato campione d'Europa nel 1996. Nicola Amoruso Amoruso alla Juventus nella stagione 1996-1997 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 29 agosto 2011 Carriera Giovanili 1991-1993 Sampdoria Squadre di club 1993-1994 Sampdoria 8 (3) 1994-1995 Fidelis Andria 34 (15) 1995-1996 Padova 33 (14) 1996-1999 Juventus 81 (22) 1999-2000 → Perugia 25 (11) 2000-2001 Napoli 30 (10) 2001-2002 Juventus 24 (7) 2002 Perugia 7 (0) 2003 Como 14 (6) 2003-2004 → Modena 25 (5) 2004-2005 Messina 22 (5) 2005-2008 Reggina 96 (40) 2008-2009 Torino 20 (4) 2009 → Siena 6 (0) 2009 Torino 0 (0) 2009-2010 Parma 17 (5) 2010 Atalanta 15 (1) Nazionale 1994-1996 Italia U-21 4 (1) Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Biografia Ha tre fratelli, due dei quali hanno provato la carriera calcistica, e una sorella minore. Amoruso è sposato dal 2006 e ha due figlie: Giulia nata nel 2002 e Maria Ludovica nata nel 2006. Caratteristiche tecniche Era un centravanti tecnicamente dotato e rapido nei movimenti. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Fidelis Andria Amoruso esulta per la Fidelis Andria nella stagione 1994-1995 Inizia la carriera nel Trinitapoli, passando successivamente al settore giovanile della Sampdoria. Con i blucerchiati esordisce in Serie A il 12 dicembre 1993 nell'incontro Inter-Sampdoria. Nel corso della stagione colleziona otto presenze e tre gol, vincendo il suo primo trofeo, la Coppa Italia. Non trovando spazio nella Sampdoria, nella sessione estiva del mercato 1994 si trasferisce alla Fidelis Andria, società militante nel campionato di Serie B, dove gioca 34 partite e segna 15 gol. Padova e Juventus La stagione successiva si trasferisce al Padova: al ritorno nella massima serie disputa un buon campionato con 33 presenze e 14 gol; il Padova termina tuttavia all'ultimo posto in classifica. L'annata di Amoruso attira l'attenzione della Juventus, che lo acquista nell'estate del 1996 per 7 miliardi di lire. Nella prima stagione colleziona 23 presenze e 4 gol, nella stagione successiva solo 10 presenze con 2 gol, e in quella seguente 20 presenze e 3 gol. In maglia bianconera conquista due scudetti e una Supercoppa Europea, e tra campionato e coppe nazionali e internazionali ha collezionato 103 presenze siglando 29 reti. Continui cambi di maglia Amoruso al Perugia nella stagione 1999-2000 Dal 1999 al 2005 ha cambiato squadra in ogni stagione, pur restando sempre in Serie A: Perugia (1999-2000), con 25 presenze e 11 gol, Napoli (2000-2001), con 30 presenze e 10 gol, di nuovo alla Juventus nel 2001-2002, dove vince un altro scudetto (9 presenze e nessun gol in campionato ma ben 6 centri in 7 partite in Coppa Italia, di cui è capocannoniere), di nuovo al Perugia nel 2002 (7 presenze) che lo gira poi in prestito al Como nel gennaio 2003, dove ottiene 14 presenze e 6 gol. Nel 2003 passa al Modena (25 presenze e 5 gol) ma la squadra retrocede e il giocatore si svincola con una sostanziosa buonuscita. Nell'estate 2004 si accasa con il neopromosso Messina, dove colleziona 22 presenze e 5 gol. Reggina Nell'estate del 2005 passa alla Reggina, dove gioca con continuità per tre stagioni, ottenendo il massimo della presenze con una squadra (96, tutte in Serie A) e realizzando il massimo di reti (40) sempre con la stessa maglia. Nella stagione 2006-2007 forma assieme al compagno Rolando Bianchi la coppia di attaccanti migliore del campionato, con 35 reti complessive (17 per lui e 18 per Bianchi). Il 4 maggio 2008 in Catania-Reggina (1-2) segna una doppietta importante, che oltre a permettere agli amaranto di ottenere la prima vittoria in trasferta dopo un anno, gli permette di raggiungere quota 100 gol in A, diventando così il primo giocatore nella storia del campionato italiano ad avere raggiunto il prestigioso traguardo segnando con nove maglie diverse, nonché il miglior goleador fra i quattro centenari del gol italiani a non avere mai giocato con la nazionale maggiore (gli altri sono Gino Armano, Lorenzo Bettini e Pietro Paolo Virdis). Ultimi anni Nell'estate 2008 viene acquistato a titolo definitivo dal Torino, per 3 milioni di euro. Con la maglia granata colleziona 20 presenze e 4 gol. Nella sessione invernale del calciomercato viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della compartecipazione al Siena. La società toscana non lo riscatta, pertanto fa ritorno al Torino, retrocesso nel frattempo in Serie B. Il 28 agosto 2009 viene ceduto a titolo definitivo al Parma, neopromosso in Serie A, con cui esordisce il 13 settembre 2009 nella sconfitta esterna contro l'Inter. Segna il suo primo gol, su rigore, fuori contro la Lazio, che vale il 2-1 finale alla squadra emiliana. Torna a segnare 2 mesi dopo contro la Fiorentina a Firenze il gol del momentaneo pareggio (partita finita 3-2 a favore dei ducali), Si ripete nella giornata successiva realizzando su calcio di rigore il definitivo pareggio nella partita casalinga contro il Napoli. Il 13 dicembre 2009 decide il derby dell'Emilia contro il Bologna, dopo avere sbagliato un rigore segna infatti il gol del definitivo 2-1, mentre il 6 gennaio firma il gol del momentaneo pareggio nella partita contro la Juventus. La sua avventura al Parma si conclude (con 5 reti in 17 presenze) il 29 gennaio 2010, data in cui si trasferisce all'Atalanta a titolo definitivo. Due giorni dopo debutta in campionato con la maglia degli orobici, subentrando a pochi minuti dal termine della partita in trasferta disputata contro la Sampdoria. Il 28 marzo segna la sua prima rete in maglia nerazzurra nella sconfitta a Torino contro la Juventus per 2-1; questa rete gli ha permesso di andare a segno con la dodicesima squadra diversa nella massima serie italiana. La stagione successiva rimane a Bergamo senza venir comunque inserito nelle liste di presentazione alla Lega di Serie B. Scaduto il contratto, si svincola dalla squadra bergamasca. Dopo un inizio di preparazione tornando a Perugia in Seconda Divisione, il 29 agosto 2011, giorno del suo trentasettesimo compleanno, decide di ritirarsi dall'attività agonistica. Nazionale Nel 1996 partecipa al campionato europeo Under-21: il 28 maggio a Barcellona disputa la semifinale contro la Francia, terminata con il punteggio di uno a zero. Il 31 maggio, sempre a Barcellona, disputa la finale contro la Spagna, vinta ai calci di rigore dopo che i tempi regolamentari erano terminati sul punteggio di uno a uno. Sempre nel 1996 viene incluso nella lista dei convocati per i Giochi olimpici di Atlanta in qualità di riserva a casa. Dirigente Il 15 settembre 2011 viene nominato responsabile del coordinamento dell'attività del Settore Giovanile della Reggina, lavorando con i tecnici delle varie formazioni giovanili, su tutti quelli della Primavera e degli Allievi Nazionali. Nel novembre del 2012 consegue la qualifica da direttore sportivo a Coverciano. Il 15 maggio 2013 viene ingaggiato dal Palermo, neo-retrocesso in Serie B, come direttore sportivo, a partire dal mese di giugno. È stato voluto dal direttore generale della società Patricio Teubal, con cui Amoruso ha svolto il corso di direttore sportivo, ed è stato presentato il 31 maggio seguente. Il 6 agosto 2013 rescinde consensualmente il suo contratto con il Palermo per motivi personali. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Sampdoria: 1993-1994 Campionato italiano: 3 - Juventus: 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Campionato italiano di Serie B: 1 - Atalanta: 2010-2011 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - 1996 Individuale Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2001-2002 (6 gol)
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