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MARK IULIANO «Mi fanno la stessa domanda da vent’anni. Al supermercato, in banca, dal dentista. Una volta all’aeroporto mentre facevo pipì. Siamo caduti insieme. In alcuni casi, è stato dato anche sfondamento. In un’azione così veloce, pochi avrebbero fischiato il rigore: io no, perché sono tifoso juventino. Nessuno ricorda nient’altro, né che l’anno prima segnai il goal scudetto all’Atalanta. Restiamo solo io, Ronnie e il replay. Scherzando, dico che mi ha reso immortale».Mark Iuliano ricorda sorridendo quell’episodio che, come capita a volte nel calcio (basti ricordare Turone e il suo goal fantasma), ha caratterizzato tutta una carriera. La sua grande occasione arriva nell’estate del 1996: lo chiama la Juventus, che gli infila addosso la maglia numero tredici e lo fa volare verso lo scudetto, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale. Dopo tante retrocessioni, Mark è letteralmente scaraventato nel football mondiale.«Non dimenticherò mai il mio esordio juventino – racconta – avvenuto al Delle Alpi, contro il Manchester in Champions; lo stadio pieno, le maglie rosse dei Red Devils, noi che vincevamo e loro che attaccavano per recuperare. Lippi mi dice di togliermi la tuta; le gambe mi tremavano, sarebbe sciocco non ammetterlo, ma poi, quando sono entrato in campo, tutto è passato ed ho cercato di dare il meglio, aiutato anche dal fatto che sono un tipo tranquillo. È stata una stagione straordinaria; vinciamo lo scudetto con un mio goal a Bergamo, vinciamo la Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea. Peccato solo per la finale di Monaco; per me, è un ricordo bellissimo, considerato che l’anno prima giocavo in Serie B, ma anche bruttissimo, perché la partita andò molto male. Merito al Borussia, certo, ma sono convinto che, se giocassimo altre dieci volte quella partita, non la perderemmo più».Smaltita la delusione, per la Juventus e per Mark, sono nuovi trionfi. Non è più titolare fisso, ma la sua parte la fa sempre. È difensore arcigno, estremamente pratico anche se poco bello da vedere. Si disimpegna a dovere in qualsiasi ruolo arretrato, sia che si giochi a tre, a quattro o a cinque. Il suo avversario non ha certamente vita facile per liberarsi dalla sua ferrea marcatura. Nell’estate del 2005, dopo aver indossato per ben 286 volte la maglia bianconera, aver realizzato sette reti e aver vinto ben otto trofei, decide di emigrare in Spagna, al Mallorca di Cuper.«A Torino sono cresciuto e diventato uomo, grazie alla società ai tifosi e ai miei compagni di squadra; i miei anni in maglia bianconera, durante i quali ho vinto tutto, saranno sempre i miei ricordi più belli. Alla Juventus ho imparato a gestire le sconfitte: tre finali di Champions, uno scudetto sfumato sotto la pioggia a Perugia due mesi prima dell’Europeo svanito al Golden-Gol. Ma noi non abbiamo mai pianto. Ecco, alla Juve ho vinto tanto e ho imparato a perdere. Dopo la Juventus non aveva senso giocare in Italia con un’altra maglia, non mi sembrava giusto e non avevo gli stimoli necessari; ho scelto la Spagna, lottando per la salvezza e riuscendo a conquistarla, dopo notevole difficoltà».«Mio figlio è stato un grande difensore – racconta il padre Alfredo al sito Valderrama.it – non ha avuto la stampa favorevole di cui godevano altri grandi centrali di quegli anni. Non era considerato come Cannavaro, Nesta o Montero. Tuttavia ha giocato stagioni intere allo stesso livello di questi campioni idolatrati da tutti. Faceva parte della grande scuola dei difensori italiani degli anni Novanta. Ha segnato il goal scudetto a Bergamo, nel 1997. Nel centesimo anno della Juventus. Mio figlio è l’uomo che ha consegnato ai bianconeri lo scudetto del centenario. Noi possiamo anche essere empirici e razionali ma credo che il destino ci sia. Qualcosa di inafferrabile per la mente umana. Mark arriva da Campagna, dove non c’era neanche una scuola calcio e fa il goal del centenario. È stata veramente una favola. Una bella favola». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/mark-iuliano.html
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MARK IULIANO https://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Iuliano Nazione: Italia Luogo di nascita: Cosenza Data di nascita: 12.08.1973 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 83 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 2005 Esordio: 11.09.1996 - Champions League - Juventus-Manchester United 1-0 Ultima partita: 19.11.2004 - Coppa Italia - Atalanta-Juventus 2-0 277 presenze - 7 reti 4 scudetti 3 supercoppe italiane 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 trofeo intertoto Vicecampione d'Europa 2000 con la nazionale italiana Mauro Franco Fausto Mark Iuliano (Cosenza, 12 agosto 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, vicecampione d'Europa con la nazionale italiana nel 2000. Mark Iuliano Iuliano alla Juventus nel 1997 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 18 marzo 2012 - giocatore Carriera Giovanili 1979-1988 Campagna 1988-1990 Salernitana Squadre di club 1990-1992 Salernitana 30 (0) 1992-1993 Bologna 24 (1) 1993-1994 Monza 16 (0) 1994-1996 Salernitana 54 (1) 1996-2005 Juventus 277 (7) 2005-2006 Maiorca 29 (4) 2006 Sampdoria 4 (0) 2006-2007 Messina 21 (0) 2008 Ravenna 10 (2) 2010-2012 San Genesio 15 (7) Nazionale 1998-2002 Italia 19 (1) Carriera da allenatore 2012-2014 Pavia Allievi Naz. 2014-2015 Latina Primavera 2015 Latina 2017 Partizani Tirana 2018 Udinese Vice Palmarès Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Carriera Giocatore Club Gli inizi, Salernitana Iuliano (in piedi, secondo da sinistra) alla Salernitana nel 1995 Iuliano inizia la sua carriera professionistica nella Salernitana, dopo aver militato nelle giovanili del Real Campagna, società calcistica di Campagna, città della provincia di Salerno dove è cresciuto, pur essendo di origini calabresi. Con i granata, militanti in Serie B, esordisce in prima squadra il 21 aprile 1991 contro il Messina (1-1). Nella stagione 1991-1992, con la società salernitana retrocessa in C1, viene spostato dall'allenatore Tarcisio Burgnich da terzino a difensore centrale, collezionando infine 27 presenze stagionali. Dopo due stagioni tra Bologna e Monza fa ritorno a Salerno nell'annata 1994-1995, dopo che i granata aveva acquisito la promozione in cadetteria. Rimane a Salerno per altre due stagioni, nelle quali l'allenatore Delio Rossi ne fa il jolly della difesa salernitana. Juventus Nel 1996 approda alla Juventus, detentrice della UEFA Champions League, esordendo con i bianconeri proprio in occasione della prima partita della fase a gironi della competizione, contro il Manchester Utd. Alla prima stagione a Torino, pur facendo parte delle seconde linee, trova una buona continuità d'impiego: il 23 maggio 1997, alla penultima giornata di campionato, trova il suo primo gol in maglia bianconera, quello del definitivo 1-1 contro l'Atalanta che assegna matematicamente lo scudetto alla Juventus. Cinque giorni dopo viene impiegato titolare nella finale di Champions League persa 3-1 contro i tedeschi del Borussia Dortmund. Nella stagione successiva, causa il grave infortunio che estromette Ciro Ferrara al giro di boa del campionato, Iuliano diventa definitivamente titolare nel girone di ritorno ed è tra i protagonisti della riconferma dello scudetto. Il suo nome rimane tuttavia legato a livello mediatico — «scherzando, dico che mi ha reso immortale» — al body check, ovvero un intervento difensivo col busto, su Ronaldo nel derby d'Italia contro l'Inter del 26 aprile 1998, con le due squadre in lotta per il titolo: l'episodio, su cui l'arbitro Piero Ceccarini non ravvisa gli estremi per la concessione di un calcio di rigore, fa montare il malcontento della società milanese e provoca di riflesso le stizzite repliche di quella torinese, scatenando accese discussioni sui media nazionali e finanche in parlamento, sfiorando una crisi istituzionale ai vertici della Federcalcio. Col secondo scudetto consecutivo incamerato due giornate dopo, nei giorni seguenti Iuliano disputa anche la seconda finale consecutiva di Champions League, che i bianconeri perdono 0-1 contro gli spagnoli del Real Madrid. Iuliano in azione in maglia juventina nel 1998, pressato dagli avversari empolesi Pane (a sinistra) e Di Napoli (a destra) Dopo un periodo interlocutorio, nella prima metà degli 2000 la Juventus ritorna al successo in campionato, conquistando due scudetti di fila (2001-2002 e 2002-2003) ma perdendo ancora una volta la finale di Champions League, stavolta contro i rivali del Milan, partita a cui Iuliano non prende parte. Al termine della stagione 2004-2005, Iuliano, non più titolare fisso, decide di lasciare la Juventus, dopo otto stagioni e mezzo, 178 presenze in campionato, 7 gol, 4 scudetti, 3 Supercoppe italiane, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intertoto. Ultimi anni Nel 2005 decise di emigrare in Spagna, al Maiorca di Cuper. L'avventura spagnola, per il difensore, dura poco e nel mercato invernale fa ritorno in Italia trasferendosi alla Sampdoria. Svincolato dopo l'esperienza a Genova, il 31 agosto 2006 viene ingaggiato dal Messina, con cui rimane per il successivo anno e mezzo. Nel gennaio 2008 si trasferisce al Ravenna, in Serie B. Nell'estate seguente, però, viene trovato positivo per benzoilecgonina, un metabolita della cocaina, in relazione al test antidoping eseguito il precedente 1º giugno in occasione del derby regionale col Cesena. A causa di ciò, Iuliano viene condannato a due anni di squalifica e al risarcimento di 10 000 euro alla società giallorossa per danni d'immagine. Una volta scontata la squalifica, torna a giocare nell'estate 2010 indossando la maglia del San Genesio, nel girone lombardo di Prima Categoria, con cui vince il campionato 2010-2011 con sei turni di anticipo. Il 14 marzo 2012 annuncia il ritiro dal calcio giocato, all'età di 38 anni, a causa dei numerosi problemi fisici accusati. In carriera ha totalizzato complessivamente 212 presenze e 7 reti in Serie A e 94 presenze e 2 reti in Serie B. Nazionale Debutta nella nazionale maggiore, sotto la gestione del commissario tecnico Dino Zoff, il 5 settembre 1998, nella partita Galles-Italia (0-2) valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2000. Convocato per la fase finale del torneo, gioca tutte le partite dell'Italia, compresa la finale contro la Francia, persa al golden gol. Rimane in nazionale anche durante il primo biennio di Giovanni Trapattoni, che lo convoca per il campionato del mondo 2002 dove mette a referto una presenza, quella negli ottavi di finale contro i padroni di casa della Corea del Sud, nella partita che determina l'eliminazione degli azzurri. Conclude il percorso in nazionale maggiore con un bilancio di 19 presenze, l'ultima delle quali in amichevole contro la Turchia nel 2002, e un gol, quello segnato nell'amichevole contro il Portogallo nel 2000. Allenatore Il 10 dicembre 2012 inizia a frequentare a Coverciano il corso di abilitazione per il master di allenatori professionisti Prima Categoria-UEFA Pro. Nella stessa stagione inizia a farsi le ossa allenando gli allievi nazionali del Pavia. Ritorna agli onori della cronaca all'indomani della sfida Novara-Pavia, conclusasi sul 6-1 per i padroni di casa. Secondo le motivazioni del giudice sportivo "al termine dell'incontro (Iuliano) entrava nello spogliatoio dell'arbitro e lo insultava e minacciava di morte ripetutamente, accusandolo di aver proferito frasi razziste nei confronti di un proprio giocatore". Alcuni dirigenti riescono ad allontanare l'allenatore del Pavia, che in seguito smentisce di aver insultato e minacciato l'arbitro e dichiara che tutto è accaduto perché l'arbitro aveva insultato un calciatore del Pavia, che aveva chiesto al direttore di gara chiarimenti per un fallo non fischiato, ricevendo in risposta dall'arbitro un insulto razzista. Il giudice sportivo infligge una pena di 6 mesi di stop e un'ammenda di 250 euro nei confronti di Iuliano. Nel 2014 diventa tecnico della Primavera del Latina. Il 4 gennaio 2015 viene nominato allenatore della prima squadra sostituendo l'esonerato Roberto Breda. Il 29 maggio seguente viene confermato per un'altra stagione, dopo una convincente annata sulla panchina dei latinensi; tuttavia viene esonerato dalla società il 2 novembre dello stesso anno, dopo la sconfitta col Brescia. Il 26 maggio 2017 diventa inizialmente il nuovo tecnico del Como, militante in Lega Pro; tuttavia la squadra non porta a termine l'affiliazione alla FIGC, venendo quindi esclusa il successivo 30 giugno dai campionati professionistici. Passa quindi agli albanesi del Partizani Tirana il 26 luglio 2017. Viene eliminato al primo turno preliminare di Europa League dai bulgari del Botev Plovdiv. Il 6 novembre rescinde consensualmente il contratto con la squadra, al sesto posto in campionato dopo nove giornate. Il 24 aprile 2018 diviene l'allenatore in seconda dell'Udinese, agli ordini dell'ex compagno di squadra Igor Tudor. Palmarès Giocatore Da sinistra: Peruzzi, Iuliano, Tacchinardi, Zidane, Lombardo, Del Piero, Porrini, Di Livio e Dimas celebrano i trionfi della Juventus nel 1996 in Champions e Intercontinentale Da sinistra: gli juventini Peruzzi, Iuliano e Rampulla festeggiano con la Supercoppa italiana 1997 Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 4 - Juventus: 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 1997, 2002, 2003 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 luglio 2000. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
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ILYOS ZEYTULLAYEV Solamente due presenze nell’edizione della Coppa Italia 2001-02 (entrambe contro la Sampdoria) per Ilyos Zeytullayev, attaccante uzbeko di Angren, classe 1984. Il giovanissimo talento dell’Est è dotato di un fisico di tutto rispetto ed è colonna della Primavera juventina dal 2001 al gennaio 2005 (vincitrice di ben due Tornei di Viareggio), prima di essere mandato in prestito alla Reggina. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/ilyos-zeytullayev.html
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ILYOS ZEYTULLAYEV https://it.wikipedia.org/wiki/Ilyos_Zeytullayev Nazione: Uzbekistan Luogo di nascita: Angren Data di nascita: 13.08.1984 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 70 kg Nazionale Uzbeko Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2005 Esordio: 11.11.2001 - Coppa Italia - Sampdoria-Juventus 1-2 Ultima partita: 12.12.2001 - Coppa Italia - Juventus-Sampdoria 5-2 2 presenze - 0 reti Ilyos Zeytullaev (Angren, 13 agosto 1982) è un ex calciatore uzbeko, di ruolo centrocampista. Ilyas Zeytulaev Nazionalità Uzbekistan Altezza 178 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2019 - giocatore Carriera Giovanili ????-1998 Sportakademklub 1998-2004 Juventus Squadre di club 2001-2005 Juventus 2 (0) 2005-2006 Reggina 4 (0) 2006 → Crotone 13 (3) 2006-2007 → Genoa 12 (0) 2007 → Vicenza 6 (0) 2007-2008 Verona 13 (1) 2008-2009 Pescara 28 (7) 2009-2013 Virtus Lanciano 52 (1) 2014 Torino 0 (0) 2014 HNK Gorica 6 (0) 2015-2018 Cupello ? (?) Nazionale 1998-2001 Uzbekistan U-20 25 (11) 2000-2003 Uzbekistan U-21 14 (4) 2001-2007 Uzbekistan 10 (2) Carriera da allenatore 2017- Cupello Allievi Biografia Fa parte dell'associazione mondiale Atleti di Cristo. Caratteristiche tecniche Ala destra molto duttile che sa adattarsi a vari ruoli a centrocampo, rare volte ha ricoperto il ruolo di ala sinistra; bravo nel servire le punte. Carriera Club Inizia la sua carriera nella Primavera della Juventus e viene aggregato alla prima squadra nel 2001 dove rimane per tre stagioni scendendo 2 volte in campo in Coppa Italia. Con la primavera festeggia la vittoria di due Tornei di Viareggio. A metà della stagione 2004-2005 passa alla Reggina dove disputa 4 partite, esordendo in Serie A proprio contro la squadra bianconera il 19 marzo 2005. Fa parte della rosa della Reggina anche la stagione seguente, poi nel gennaio del 2006 si trasferisce al Crotone, in Serie B, dove disputa 13 incontri con 3 gol. All'inizio della stagione 2006-2007 viene mandato in prestito al Genoa, dove disputa 12 incontri. Nel gennaio del 2007 passa, sempre in prestito, al L.R. Vicenza, scendendo in campo in 6 occasioni come laterale sinistro di centrocampo. Nell'estate dello stesso anno viene ceduto all'Hellas Verona in Serie C1. Le presenze durante la stagione sono 13 (contando solo il campionato), segnando il gol che salva gli scaligeri dalla retrocessione in Serie C2, nei play-out, negli ultimi minuti di gioco della gara di ritorno contro la Pro Patria. Il 9 luglio 2008 firma un contratto con il Pescara, dopo essersi svincolato dall'Hellas Verona. Con i biancazzurri ottiene la salvezza e realizza 7 centri. Il 1º agosto 2009 lascia i biancazzurri trasferendosi alla Virtus Lanciano firmando un contratto triennale. Rimane svincolato il 1º luglio 2013. Il 30 gennaio 2014 viene tesserato dal Torino. L'8 febbraio seguente viene ceduto a titolo definitivo ai croati dell'HNK Gorica. Il 26 settembre 2015 torna in Italia e firma con il Cupello, squadra militante nel campionato di Eccellenza abruzzese. Nazionale Inizia la trafila con la Nazionale Uzbeka con l'Under-20 nel 1998 giocandovi fino al 2001 segnando 11 reti in 25 presenze (record di reti e presenze in questa selezione ancora imbattuto), dal 2000 al 2003 alternandosi alla nazionale maggiore indossando sempre la maglia numero 10 gioca 14 presenze segnando 4 gol. Dal 2001 al 2007 ha fatto parte della nazionale maggiore giocando alcune gare di Qualificazioni al campionato mondiale di calcio 2002 raccogliendo 2 reti in 10 presenze. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004
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AGOSTINO TORASSA Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.01.1918 Luogo di morte: Venezuela? Data di morte: - Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1938 al 1939 Esordio: 04.12.1938 - Amichevole - Saluzzo-Juventus 1-6 0 presenze - 0 reti
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VITTORIO TOMASELLI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1931 al 1932 Esordio: 15.11.1931 - Amichevole - Intrese-Juventus 3-2 0 presenze - 0 reti
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DAMIANO LONGHI https://it.wikipedia.org/wiki/Damiano_Longhi Nazione: Italia Luogo di nascita: Faenza (Ravenna) Data di nascita: 27.09.1966 Ruolo: Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 69 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1995 al 1996 Esordio: 27.05.1996 - Amichevole - Corea del Sud-Juventus 4-0 Ultima partita: 02.06.1996 - Amichevole - Vietnam-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Damiano Longhi (Faenza, 27 settembre 1966) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del SaonaraVillatora. Damiano Longhi Longhi al Padova nel 1990 Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 69 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra SaonaraVillatora Termine carriera 2002 - giocatore Carriera Giovanili 1982-1984 Modena Squadre di club 1984-1987 Modena 77 (4) 1987-1989 Padova 60 (3) 1989-1990 Pescara 36 (0) 1990-1996 Padova 204 (22) 1996-1997 Hércules 13 (0) 1997 Reggiana 13 (0) 1997-1998 Castel di Sangro 28 (9) 1998-2001 Treviso 49 (2) 2002 Fiorenzuola 2 (0) Carriera da allenatore 2007 Albignasego 2010-2011 Campodarsego 2012-2013 Campodarsego 2014-2015 Atl. San Paolo PD 2015-2016 Curtarolese 97 2016-2017 Sacra Famiglia Giovanili 2017- SaonaraVillatora Biografia Anche il figlio Alessio è calciatore. Carriera Giocatore Debutta nel Modena, con cui disputa due stagioni di Serie C1 ottenendo la promozione in Serie B nel 1986 (decisivo il suo gol contro l'Ancona, all'ultima giornata). Dopo un'ulteriore stagione con i canarini in cadetteria, nel 1987 passa al Padova, insieme al compagno di squadra Giovanni Piacentini. Rimane in Veneto per otto stagioni, intervallate da una parentesi nel Pescara nella stagione 1989-1990: diventa regista e capitano della formazione biancoscudata, con cui ottiene la promozione in Serie A nel 1994. Contribuisce alla salvezza nella massima serie la stagione successiva, realizzando 5 reti in 31 partite, tra cui una tripletta contro la Cremonese. Longhi in azione in maglia patavina nel campionato di Serie B 1987-1988 Nel 1996, dopo la retrocessione del Padova, lascia definitivamente la squadra veneta per trasferirsi in Spagna, nell'Hercules Alicante neopromosso nella Liga. Disputa 13 partite, senza incidere nel gioco della formazione spagnola impegnata nella lotta per la salvezza, e nel mercato invernale torna in Italia, ingaggiato dalla Reggiana: con i granata scende in campo in 13 occasioni, senza evitare la retrocessione in Serie B. A fine stagione passa al Castel di Sangro, in Serie B, con cui colleziona la terza retrocessione consecutiva nonostante il record di marcature stagionali (9 reti). Longhi rimane nella serie cadetta, tornando in Veneto con la maglia del Treviso, con cui disputa tre stagioni: titolare nella prima, finisce progressivamente ai margini della squadra nelle due successive. Svincolatosi nell'estate del 2001, conclude la carriera nel Fiorenzuola, squadra di Serie C2 che lo ingaggia nel gennaio del 2002: l'esperienza in rossonero dura solamente due partite, a causa di un serio infortunio rimediato in allenamento. Allenatore Dopo aver allenato l'Albignasego nel 2007, dal gennaio del 2010 allena il Campodarsego compagine di Eccellenza con la quale nel 2009-2010 ha ottenuto una promozione. Nel gennaio del 2011 è stato sollevato dall'incarico. Il 29 novembre 2012 torna a sedere sulla panchina del Campodarsego in Promozione. Il 21 giugno 2013 lascia l'incarico, dopo aver ottenuto la promozione in Eccellenza. Nell'estate 2014 diventa l'allenatore dell'Atletico San Paolo Padova in Serie D. L'11 gennaio 2015 viene sollevato dall'incarico. Verso la fine della stagione 2015-2016, grazie all'amicizia con il Presidente Gentilin Giancarlo diventa allenatore alla Curtarolese 97, squadra di Curtarolo in provincia di Padova, militante in Prima Categoria. Nel dicembre del 2016, diventa tecnico delle giovanili della Sacra Famiglia, società della Città di Padova. Il 30 novembre del 2017, diventa il nuovo tecnico del SaonaraVillatora. Palmarès Giocatore Campionato italiano Serie C1: 1 - Modena: 1985-1986 (girone A)
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MICHELE BENEDETTO https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Benedetto_(calciatore) Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 26.12.1941 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1959 al 1962 Esordio: 11.05.1960 - Amichevole - Legnano-Juventus 0-6 Ultima partita: 16.03.1961 - Amichevole - Riv Villar Perosa-Juventus 0-16 0 presenze - 0 reti Michele Benedetto (Torino, 26 dicembre 1941) è un ex allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore. Michele Benedetto Benedetto con la maglia del Parma nel 1973 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1977 - giocatore 1983 - allenatore Carriera Squadre di club 1961-1962 Juventus 0 (0) 1962-1967 Carrarese 143 (2) 1967-1969 Arezzo 75 (0) 1969-1972 Catanzaro 89 (0) 1972-1977 Parma 173 (1) Carriera da allenatore 1978-1979 Parma (vice) 1980-1981 Parma (vice) 1981-1983 Carpi Carriera Giocatore Benedetto alla Juventus nel 1961, premiato come miglior giocatore del Torneo di Viareggio. Cresce nelle file della Juventus con cui nel 1961 vince il Torneo di Viareggio, venendo al contempo eletto miglior giocatore della manifestazione. L'anno seguente viene ceduto alla Carrarese, con cui raggiunge la Serie C nel 1962-1963 e disputa altre quattro stagioni. Dopo due campionati con l'Arezzo, sempre in terza serie, si trasferisce al Catanzaro dove raggiunge la promozione in Serie A al termine del campionato di Serie B 1970-1971. Con i calabresi disputa una stagione in massima categoria totalizzando 16 presenze. Nel 1972 passa al Parma dove gioca gli ultimi cinque tornei della sua carriera, ottenendo una promozione in cadetteria nel 1972-1973 e incappando in una retrocessione due anni più tardi. Allenatore Nei primi anni ottanta siede sulla panchina del Carpi, nel Campionato Interregionale. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C: 1 - Arezzo: 1968-1969 - Parma: 1972-1973 (girone A) Campionato italiano Serie D: 1 - Carrarese: 1962-1963 (girone A) Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 1961 Individuale Miglior calciatore del Torneo di Viareggio: 1 - 1961
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MARIO BERTELLI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1924 al 1925 Esordio: 21.05.1925 - Amichevole - Juventus-Novese 0-1 0 presenze - 0 reti
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GIOVANNI BARERA Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1916 al 1917 Esordio: 29.10.1916 - Amichevole - Milan-Juventus 0-1 Ultima partita: 06.05.1917 - Amichevole - Torinese-Juventus 2-3 0 presenze - 0 reti
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MATTIA CALDARA https://it.wikipedia.org/wiki/Mattia_Caldara Nazione: Italia Luogo di nascita: Bergamo Data di nascita: 05.05.1994 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Soprannome: Poeta Alla Juventus dal 2018 al 2019 Esordio: 25.07.2018 - Amichevole - Juventus-Bayern Monaco 2-0 Ultima partita: 28.07.2018 - Amichevole - Benfica-Juventus 1-1 0 presenze - 0 reti Mattia Caldara (Bergamo, 5 maggio 1994) è un calciatore italiano, difensore dello Spezia, in prestito dal Milan. Mattia Caldara Caldara all'Atalanta nel 2016 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Spezia Carriera Giovanili 2000-2004 Scanzorosciate 2004-2014 Atalanta Squadre di club 2013-2014 Atalanta 1 (0) 2014-2015 → Trapani 20 (2) 2015-2016 → Cesena 27 (3) 2016-2018 Atalanta 54 (10) 2018-2020 Milan 0 (0) 2020-2021 → Atalanta 20 (0) 2021-2022 → Venezia 29 (1) 2022- → Spezia 3 (0) Nazionale 2016-2017 Italia U-21 12 (0) 2018 Italia 2 (0) Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo Polonia 2017 Biografia Legato alla compagna Nicole, la coppia ha un figlio nato nel 2020. Caratteristiche tecniche È un difensore completo, capace di giocare sia come centrale — posizione ricoperta in prevalenza — sia come terzino. Abile nell'uso di entrambi i piedi, vanta una buona prestanza fisica e capacità di anticipo e contrasto. Dotato di tecnica individuale, il suo contributo alla fase offensiva lo ha spesso portato al gol. Il suo rendimento è stato condizionato da ricorrenti problemi fisici e infortuni. Carriera Club Gli esordi con l'Atalanta, i prestiti a Trapani e Cesena Dopo aver mosso i primi passi nello Scanzorosciate, nel 2004 entra nel vivaio dell'Atalanta. Dopo tutta la trafila delle formazioni giovanili, esordisce in prima squadra e in Serie A il 18 maggio 2014, a 20 anni, in Catania-Atalanta (2-1), subentrando nella ripresa a Davide Brivio. Il 3 luglio 2014 passa in prestito al Trapani, in Serie B. Esordisce in maglia granata il successivo 7 settembre, nella sfida di campionato contro il Vicenza, subentrando al 62' a Enis Nadarević. Il 16 maggio 2015 una sua rete nei minuti di recupero consente ai siciliani di pareggiare 1-1 contro l'Avellino. Con il Trapani ottiene 20 presenze e realizza 2 reti in campionato. Il 10 luglio 2015 è ceduto in prestito al Cesena, ancora in serie cadetta, dove ottiene 27 presenze e realizza 3 gol in campionato, oltre a 2 presenze in Coppa Italia. Ritorno all'Atalanta Nell'estate 2016 torna all'Atalanta, facendo il suo secondo esordio in campionato con la maglia bergamasca il 2 ottobre 2016, alla 7ª giornata, nella partita casalinga vinta 1-0 contro il Napoli. Il successivo 26 ottobre realizza il suo primo gol in massima categoria, decisivo per la vittoria 1-0 in trasferta contro il Pescara. Le prestazioni offerte attirano l'interesse della Juventus, che il 12 gennaio 2017 ne acquista il cartellino per 15 milioni di euro; contestualmente i bianconeri lo lasciano in prestito a Bergamo fino al 30 giugno 2018. Chiude la stagione in campionato con 30 presenze e 7 reti, tra cui la prima doppietta in carriera, messa a segno il 25 febbraio sul campo del Napoli. All'inizio della stagione successiva, il 14 settembre 2017, fa il suo esordio nelle coppe europee, nella partita della fase a gironi di Europa League vinta dall'Atalanta per 3-0 contro l'Everton. In questa sua ultima stagione a Bergamo si conferma nell'undici titolare nerazzurro, pur dovendo saltare diverse partite nella seconda parte del campionato a causa di problemi alla schiena. Chiude la sua esperienza orobica con 55 presenze e 10 gol in Serie A. Milan e secondo ritorno all'Atalanta Caldara (a destra) in maglia atalantina nel 2020, in contrasto sul leccese Lapadula. Al termine del prestito a Bergamo, nell'estate 2018 si aggrega inizialmente alla Juventus, ma dopo un paio di settimane si trasferisce a titolo definitivo al Milan per 35 milioni di euro, nell'ambito di uno scambio di cartellini con Leonardo Bonucci. Debutta in maglia rossonera il 20 settembre 2018, nella partita di Europa League vinta 1-0 in trasferta contro i lussemburghesi del F91 Dudelange. Quello che segue si rivela tuttavia un annus horribilis per il difensore, visto che una serie di infortuni lo tiene lontano dai campi fino alla successiva primavera. Torna a giocare una partita ufficiale solo il 24 aprile 2019, nella semifinale di ritorno della Coppa Italia persa 1-0 in casa contro la Lazio. Rimane questa l'ultima presenza stagionale di Caldara, che pochi giorni dopo incappa in una ancor più grave rottura del legamento crociato anteriore sinistro, chiudendo anzitempo la negativa stagione. Nella prima parte della stagione seguente, pur ristabilitosi, Caldara rimane ai margini della squadra milanista, tanto che nel gennaio 2020 viene nuovamente ceduto all'Atalanta, con la formula del prestito per 18 mesi con diritto di riscatto. A Bergamo torna immediatamente titolare: il 15 dello stesso mese, in occasione della sfida di Coppa Italia sul campo della Fiorentina, scende di nuovo in campo dall'inizio del match dopo quasi 19 mesi dall'ultima volta; il successivo 20 febbraio debutta in UEFA Champions League, nell'andata della vittoriosa sfida per gli ottavi di finale contro il Valencia (4-1). Termina la stagione con complessive 18 presenze, 14 delle quali in campionato. Nella stagione 2020-2021 gioca invece 6 partite in campionato, 2 partite in Coppa Italia ed una partita in Champions League. Prestiti a Venezia e Spezia Il 9 agosto 2021 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Venezia, neopromosso in Serie A. Tornato a giocare con continuità in avvio della sua esperienza lagunare, il successivo 7 novembre realizza la sua prima rete con la maglia arancioneroverde, nella vittoria interna di campionato sulla Roma (3-2): nell'occasione il difensore ritrova il gol dopo quattro anni. In tutto con il Venezia, al termine della stagione retrocesso in B, colleziona 30 presenza e un gol in stagione. Il 17 luglio 2022 si trasferisce in prestito con diritto di riscatto allo Spezia. Nazionale Esordisce con la nazionale Under-21 il 24 marzo 2016 contro l'Irlanda, partita valida per le qualificazioni all'Europeo 2017. Successivamente viene convocato dal commissario tecnico Luigi Di Biagio per l'Europeo Under-21 2017 in Polonia, manifestazione nella quale l'Italia viene eliminata in semifinale dalla Spagna. Il 19 maggio 2018 riceve la prima convocazione in nazionale maggiore da parte del selezionatore Roberto Mancini, il quale lo fa debuttare in azzurro il successivo 1º giugno, a 24 anni, giocando da titolare l'amichevole di Nizza persa contro la Francia (1-3). Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Giovanissimi Nazionali: 1 - Atalanta: 2007-2008
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ENRICO PAGGIO https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1991-1992 Nazione: Italia Luogo di nascita: Biella Data di nascita: 15.08.1974 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1991 al 1994 Esordio: 23.07.1991 - Amichevole - Bolzano-Juventus 1-4 Ultima partita: 17.05.1994 - Amichevole - Derthona-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti
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Piero Panzanaro - Calciatore e Allenatore Giovanili
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PIERO PANZANARO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 12.02.1977 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1997 Esordio: 14.06.1997 - Amichevole - Kosice-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti Allenatore Giovanili della Juventus dal 2014 -
ALEN BOKSIC https://it.wikipedia.org/wiki/Alen_Bokšić Nazione: Croazia Luogo di nascita: Macarsca Data di nascita: 21.01.1970 Ruolo: Attaccante Altezza: 187 cm Peso: 80 kg Nazionale Croato e Jugoslavo Under-21 Soprannome: L'Airone Alla Juventus dal 1996 al 1997 Esordio: 28.08.1996 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 0-2 Ultima partita: 28.05.1997 - Champions League - Borussia Dortmund-Juventus 3-1 33 presenze - 7 reti 1 scudetto 1 supercoppa UEFA 1 coppa Intercontinentale Alen Bokšić (Macarsca, 21 gennaio 1970) è un ex calciatore croato, di ruolo attaccante. Alen Bokšić Bokšić alla Lazio nel 1994 Nazionalità Jugoslavia Croazia (dal 1991) Altezza 187 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2003 Carriera Giovanili 19??-19?? Zmaj Makarska 19??-19?? Hajduk Spalato Squadre di club 1987-1991 Hajduk Spalato 96 (27) 1991-1992 Cannes 1 (0) 1992-1993 Olympique Marsiglia 49 (26) 1993-1996 Lazio 67 (17) 1996-1997 Juventus 33 (7) 1997-2000 Lazio 48 (14) 2000-2003 Middlesbrough 68 (22) Nazionale 1988-1991 Jugoslavia U-21 11 (3) 1990 Jugoslavia 0 (0) 1993-2002 Croazia 40 (10) Carriera da allenatore 2012-2013 Croazia Assistente Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento 1990 Biografia Nel 1999 acquistò l'isola di Mariaska, situata in Dalmazia, dove vive da allora. Caratteristiche tecniche Bokšić in azione in maglia laziale nel 1993 Definito dall'allora preparatore atletico della Juventus, Gian Piero Ventrone, «un quattrocentista rubato all'atletica», Bokšić era un attaccante dal repertorio completo, dotato di tecnica, velocità, resistenza e dinamismo; pregi che facevano da contraltare a una vena realizzativa altalenante, anche per via di una certa propensione agli infortuni che ne ha spesso frenato la carriera. Carriera Giocatore Club Hajduk Spalato, Cannes, Marsiglia Esordisce come professionista nel 1987 nell'Hajduk Spalato con cui conquista una coppa dell'ex Jugoslavia nel 1991. Nello stesso anno passa al Cannes, in Francia, dove colleziona una sola presenza. La stagione successiva (1992-1993) approda al Olympique Marsiglia con cui segna 23 reti in 37 presenze, laureandosi capocannoniere e campione di Francia (titolo poi revocato) nonché campione d'Europa, battendo nella finale di Monaco di Baviera il Milan. Le eccellenti prestazioni gli valgono una seria candidatura al Pallone d'oro 1993: nella classifica finale è preceduto solo da Roberto Baggio, Dennis Bergkamp ed Éric Cantona. Lazio, Juventus Nel novembre 1993 si trasferisce in Italia alla Lazio, acquistato per 15 miliardi di lire; esordisce contro il Napoli il 7 novembre. A Roma, pur esprimendosi su buoni livelli, mal digerisce i metodi di allenamento del tecnico Zdeněk Zeman – non ritenendoli adatti alle proprie caratteristiche – e non conferma il senso del gol mostrato in Francia, realizzando 19 reti in tre anni. Bokšić alla Juventus nel 1996 Nel 1996 passa alla Juventus per 14 miliardi di lire. Nella sua unica stagione a Torino vince la Coppa Intercontinentale, la Supercoppa UEFA e lo scudetto, raggiungendo inoltre la finale di Champions League persa contro il Borussia Dortmund. Poco lucido sotto porta, il croato segna 7 gol complessivi, 4 dei quali in Champions League, non convincendo appieno l'ambiente bianconero anche per via di numerosi guai fisici; contribuisce comunque alla vittoria del campionato con la rete che, alla 28ª giornata, consente alla Juventus di sconfiggere il Bologna e incrementare i punti di vantaggio sul Parma (secondo in classifica e contestualmente sconfitto dall'Udinese). Ritorno alla Lazio, Middlesbrough Nel 1997 viene quindi riacquistato dalla Lazio per 25 miliardi. Nell'annata del ritorno a Roma centra il suo record di realizzazioni in Serie A (10), ma sul finire della stagione subisce un serio infortunio al ginocchio che lo costringe a saltare l'imminente campionato del mondo 1998 con la propria nazionale. Sempre a causa di problemi fisici, è assente per buona parte del campionato 1998-1999. Nel suo secondo triennio in maglia biancoceleste vince due Coppe Italia, una Supercoppa italiana, una Supercoppa europea, una Coppa delle Coppe e uno scudetto. In totale le sue reti con la Lazio saranno 43. Nel 2000 si accasa al Middlesbrough, in Inghilterra, dove trascorre tre stagioni prima di concludere la sua carriera. Si ritira nel 2003, con un totale di 433 partite giocate e 134 reti. Nazionale Prima dell'indipendenza croata fu cittadino jugoslavo, venendo convocato diverse volte nella Jugoslavia e facendo parte della rosa che partecipò al Mondiale 1990. Tuttavia, nonostante le convocazioni ricevute, non giocò neanche una partita con la maglia della nazionale maggiore jugoslava, ma disputò diverse partite con la Jugoslavia Under-21. Con la Croazia prese parte all'Europeo 1996 e al Mondiale 2002; fu costretto a saltare il Mondiale 1998, chiuso dalla nazionale al terzo posto, a causa di un infortunio patito poco prima dell'inizio della competizione. Partecipò anche a un'amichevole che la Selezione Europea giocò nel 1997 contro il Resto del Mondo. Dopo il ritiro Nel luglio 2012, Bokšić viene nominato dal presidente della Federcalcio, l'ex calciatore e collega Davor Šuker, come assistente della Croazia, affiancando il commissario tecnico Igor Štimac. Palmarès Club Competizioni nazionali Kup Maršala Tita: 1 - Hajduk Spalato: 1990-1991 Campionato francese: 1 (revocato) - Marsiglia: 1992-1993 Campionato italiano: 2 - Juventus: 1996-1997 - Lazio: 1999-2000 Coppa Italia: 2 - Lazio: 1997-1998, 1999-2000 Supercoppa italiana: 2 - Lazio: 1998, 2000 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Marsiglia: 1992-1993 Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 2 - Juventus: 1996 - Lazio: 1999 Coppa delle Coppe: 1 - Lazio: 1998-1999 Individuale Capocannoniere del campionato francese: 1 - 1992-1993 (23 gol) Calciatore croato dell'anno: 1 - 1993 Onze d'argent: 1 - 1993
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GIUSEPPE GIOVINCO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 26.09.1990 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 Esordio: 23.08.2008 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 8-0 Ultima partita: 03.03.2010 - Amichevole - Juventus-Bra 8-1 0 presenze - 0 reti
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DIMAS TEIXEIRA Novembre 1996: la Juventus che ha appena vinto la sua seconda Coppa Intercontinentale, a spese del River Plate, si rituffa in campionato e scopre di avere da poco nella rosa un terzino portoghese, Manuel Teixeira Dimas, nato in Sud Africa il 16 febbraio 1969, magari non classicissimo nel tocco e nell’incedere ma capace di correre e inseguire l’avversario fin negli spogliatoi, se occorre!.«Un giorno – ricorda – il mio manager mi dice: “Ci sarebbe la possibilità di andare a giocare in una squadra italiana, la Juventus. Ti interessa?” E il giorno dopo mi sono ritrovato in bianconero, nella più grande squadra di calcio d’Europa».Nato a Johannesburg, come detto, ma la sua famiglia torna in Portogallo, quando Manuel ha diciassette anni. Prima di arrivare a Torino, gioca per tre stagioni nell’Academia di Coimbra, due anni nell’Estrema Amadora, altri due nel Vitoria Guimaraes e tre nel Benfica.Dimas debutta in bianconero il primo dicembre nella partita interna con il Bologna, partita molto sofferta e particolare, considerato che si gioca a pochissimi giorni dal tripudio giapponese, e contribuisce alla fondamentale vittoria con prestazione puntigliosa: «Eravamo reduci da due trionfi: a Manchester in Champions e a Tokio. Io non avevo giocato, per ragioni burocratiche, ma l’ingresso in quella squadra esaltata da quei risultati eccezionali, mi diede la carica giusta per superare l’emozione dell’esordio».La Juventus che ha sempre avuto grandissimi protagonisti in quel ruolo nevralgico, da Caligaris a Rava, da Cabrini a De Agostini, adesso deve inventarsi soluzioni meno eclatanti e Dimas, tre stagioni da protagonista nel Benfica, si adatta allo scopo. 18 volte presente, spezzoni inclusi, in quell’anno di debutto, e altri 35 gettoni l’anno dopo.Comunque sia, due stagioni e due scudetti. Non capita a tutti. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/04/dimas.html
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DIMAS TEIXEIRA https://it.wikipedia.org/wiki/Dimas_Teixeira Nazione: Portogallo Luogo di nascita: Johannesburg (Sudafrica) Data di nascita: 16.02.1969 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 76 kg Nazionale Portoghese Soprannome: Termozeta - La Freccia - Il Bandolero Stanco Alla Juventus dal 1996 al 1998 Esordio: 01.12.1996 - Serie A - Juventus-Bologna 1-0 Ultima partita: 26.09.1998 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 57 presenze - 0 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Dimas Manuel Marques Teixeira, noto semplicemente come Dimas (Johannesburg, 16 febbraio 1969), è un ex calciatore portoghese, di ruolo difensore. Dimas Teixeira Dimas nel 2010 Nazionalità Portogallo Altezza 185 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2002 Carriera Squadre di club 1987-1990 Académica 56 (8) 1990-1992 Estrela Amadora 32 (2) 1992-1994 Vitória Guimarães 60 (2) 1994-1996 Benfica 68 (3) 1996-1998 Juventus 57 (0) 1998-2000 Fenerbahçe 24 (4) 2000 → Standard Liegi 13 (0) 2000-2002 Sporting Lisbona 10 (2) 2002 → Olympique Marsiglia 4 (0) Nazionale 1989 Portogallo U-21 2 (0) 1988 Portogallo olimpica 3 (0) 1995-2002 Portogallo 44 (0) Biografia Dimas è nato in Sudafrica da genitori portoghesi e lì ha vissuto fino a 17 anni, quando è andato a vivere in Portogallo. Caratteristiche tecniche Fu un terzino sinistro, mancino naturale con vocazione difensiva. Carriera Club Dimas debuttò nel campionato di calcio portoghese nel 1987 con l'Académica Coimbra. Successivamente vestì le maglie dell'Estrela Amadora e del Vitória Guimarães, prima di approdare al Benfica nella stagione 1994-1995. Dimas (in piedi, terzo da destra) alla Juventus nella stagione 1997-1998 Nell'ottobre 1996 Dimas fu acquistato dalla Juventus per 1,5 miliardi di lire, esordendo in Serie A il 1º dicembre di quell'anno contro il Bologna. La sua permanenza in bianconero non è positiva, così, dopo due stagioni da riserva, a Torino, nel settembre 1998 venne ceduto al Fenerbahçe, per poi trasferirsi allo Standard Liegi nel gennaio 2000. Nella stagione 2000-2001 ritornò in Portogallo, giocando con lo Sporting Lisbona, ma in quella successiva, dopo aver perso il posto da titolare nella squadra, passò all'Olympique Marsiglia, con cui concluse la carriera calcistica. Nazionale Nella Nazionale di calcio portoghese (con cui esordì il 15 agosto 1995 contro il Liechtenstein) Dimas ha collezionato 44 presenze, partecipando anche alla fase finale degli Europei nel 1996 e nel 2000, manifestazioni in cui ha giocato da titolare. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa del Portogallo: 1 - Benfica: 1995-1996 Campionato italiano: 2 - Juventus: 1996-1997, 1997-1998 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 1997 Competizioni internazionali Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996
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SERGIO PETRELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Petrelli Nazione: Italia Luogo di nascita: Ascoli Piceno Data di nascita: 27.07.1944 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Serie C Soprannome: - Alla Juventus dal 1964 al 1965 Esordio: 19.06.1965 - Amichevole - Pinerolo-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Sergio Petrelli (Ascoli Piceno, 27 luglio 1944) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Sergio Petrelli Petrelli alla Lazio nel 1973 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1982 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Juventus Squadre di club 1964-1965 → Carrarese 22 (0) 1965-1966 → Pisa 24 (5) 1966-1969 Verona 90 (7) 1969-1972 Roma 64 (5) 1972-1976 Lazio 47 (9) 1976-1977 Juventus 0 (0) 1977-1978 Tortoreto ? (?) 1978-1982 L'Aquila 11 (0) Nazionale 19??-19?? Italia Serie C 1 (0) Carriera da allenatore 1977-1978 Tortoreto 1978-1979 L'Aquila 1996-1997 Lampedusa Carriera Giocatore Sergio Petrelli si mette in luce alla fine degli anni 1950 nella Del Duca Montedinove, squadra dilettantistica picena, che accede alle finali del campionato nazionale dilettanti che si svolsero a Torino nel 1960; in quell'occasione viene adocchiato da diverse squadre, ma è la Juventus ad aggiudicarsi le sue prestazioni. All'ombra della Mole compie tutta la trafila nelle giovanili, vincendo due campionati Juniores, poi, quando sembra prossimo al debutto in prima squadra, subisce un grave infortunio che lo porta, una volta ristabilito, in prestito alla Carrarese, in Serie C, nella stagione 1964-65 e l'anno successivo, sempre in prestito, passa al Pisa. Nella stagione 1966-67 poi viene ceduto, ancora con la formula del prestito, all'Hellas Verona in Serie B, dove conquista la promozione nella massima serie. La società scaligera punta fortemente sul giovane difensore marchigiano, strappandolo alla Juventus con un'offerta importante in fase di risoluzione delle comproprietà. In gialloblù, con Nils Liedholm allenatore, si mette in luce nel ruolo di terzino, tanto da essere messo in preallarme per i Mondiali di Messico '70 e attirare le attenzioni di club più blasonati, come la Roma, che lo acquista per la stagione 1969-70. In maglia giallorossa vive le stagioni più travagliate della sua carriera, non sboccia mai il feeling con l'allenatore Helenio Herrera, di qui il passaggio sul l'altra sponda del Tevere, alla Lazio del presidente Umberto Lenzini e del tecnico Tommaso Maestrelli, entrando così a far parte di una squadra che entrerà nella leggenda. Il primo anno lo vede conquistare faticosamente il posto da titolare, la stagione è però esaltante per la squadra: la neopromossa Lazio si gioca lo Scudetto fino all'ultima giornata che vede la Juventus avere la meglio, sul Milan e la stessa formazione romana. Ma l'appuntamento con la storia è solo rimandato: nella stagione 1973-74 la Lazio trionfa al termine di un campionato dominato, esaltandosi con le gesta di giocatori come Pulici, Wilson, Re Cecconi, Frustalupi e Chinaglia. Petrelli colleziona 22 presenze e 1 rete nel corso di quella annata e, come tutti gli altri componenti della rosa, entra a far parte di quell'aneddotica relativa alle imprese calcistiche ed extra di quel gruppo irripetibile; tra le varie si ricorda che prima del derby, alcuni tifosi romanisti andarono di fronte all'albergo dove alloggiavano i biancocelesti, e iniziarono a fare schiamazzi con l'intento di disturbare i giocatori avversari. Petrelli fu uno di quelli che, per scacciarli, sparò alcuni colpi di pistola contro i lampioni. Allenatore Nel 1976 Petrelli lascia la Lazio, chiudendo la propria carriera calcistica in squadre minori come il Tortoreto e L'Aquila in veste di giocatore-allenatore, per poi ritrovarlo nel 1996 sulla panchina del Lampedusa. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi: 1 - Roma: 1971 Campionato italiano: 1 - Lazio: 1973-1974 Competizioni internazionali Coppa Anglo-Italiana: 1 - Roma: 1972 Altre competizioni Campionato Under 23: 1 - Lazio: 1973-1974
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ROBERTO SALVALAJO Nazione: Italia Luogo di nascita: Camposampiero (Padova) Data di nascita: 11.01.1962 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1979 al 1980 Esordio: 16.04.1980 - Amichevole - Vado-Juventus 1-6 Ultima partita: 05.06.1980 - Amichevole - Selezione Asti-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
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ALEX PEDERZOLI https://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Pederzoli Nazione: Italia Luogo di nascita: Piacenza Data di nascita: 06.03.1984 Ruolo: Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2002 al 2003 Esordio: 05.02.2003 - Amichevole - Juventus-Thun 2-0 0 presenze - 0 reti Alex Pederzoli (Piacenza, 6 marzo 1984) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Alex Pederzoli Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 5 settembre 2018 Carriera Giovanili 1999-2000 Bologna 2000-2003 Juventus Squadre di club 2003-2004 Como 6 (0) 2004 → Rimini 2 (0) 2004 Juventus 0 (0) 2004-2005 → Reggiana 11 (0) 2005 → Lucchese 15 (0) 2005-2006 → Torres 12 (1) 2006 → Pro Sesto 7 (0) 2006-2007 → Pistoiese 9 (0) 2007 → Manfredonia 13 (2) 2007 Venezia 0 (0) 2007-2008 Crotone 31 (2) 2008-2009 Padova 28 (1) 2009-2010 Gallipoli 35 (2) 2010-2012 Ascoli 65 (0) 2013-2014 Südtirol 22 (3) 2014-2015 Pavia 27 (3) 2015-2016 Pordenone 28 (5) 2016-2017 Venezia 18 (3) 2017-2018 → Piacenza 11 (3) Nazionale 2000 Italia U-15 9 (1) 2000-2001 Italia U-16 12 (1) 2002 Italia U-18 5 (0) 2003 Italia U-19 1 (0) 2004 Italia U-20 3 (0) Biografia È figlio dell'ex calciatore professionista William Pederzoli. Coinvolto nel calcioscommesse, il 31 maggio 2012 patteggia una squalifica di un anno e quattro mesi più 10.000 euro di ammenda. Il 9 febbraio 2015 la procura di Cremona termina le indagini e formula per lui e altri indagati le accuse di associazione a delinquere e frode sportiva. Carriera Club Inizia la sua carriera nel Bologna nel 1999. Nell'estate del 2000 passa alla Juventus in un'operazione che comprendeva anche le compartecipazione di Giacomo Cipriani e Alessandro Gamberini, lasciati in prestito alla società rossoblu. Con la Juventus si laurea Campione d'Italia con la formazione Berretti e vince il Torneo di Viareggio, venendo anche premiato come miglior giocatore della manifestazione. Dopo una breve esperienza in Serie B con il Como in cui gioca sei partite, viene ceduto in prestito a varie squadre di Serie C1, tra cui Rimini, Reggiana, Venezia, Crotone e Padova. Dopo aver ottenuto la promozione in Serie B con la squadra padovana, viene ceduto al Gallipoli formazione neopromossa in Serie B. Nella stagione 2010-2011 approda all'Ascoli. Alla fine della stagione 2011-2012 rimane svincolato. Nel 2013 approda al Südtirol in Prima Divisione e segna proprio contro il Como, la squadra che lo lanciò, dando la vittoria alla sua squadra. Nel luglio 2014 passa al Pavia collezionando 28 presenze e 3 gol. L'anno seguente al Pordenone segna 6 gol in 30 partite compresi i play-off. L'8 luglio 2016 viene presentato come nuovo acquisto del Venezia neo-promosso in Lega Pro. Pur limitato da un serio infortunio al ginocchio, ottiene la promozione in Serie B e vince la Coppa Italia. Non riconfermato tra i cadetti, nel luglio 2017 passa in prestito al Piacenza, di nuovo in terza serie. Il 5 settembre 2018 decide di ritirarsi dall'attività agonistica per dedicarsi alla carriera di procuratore sportivo, entrando nell'agenzia di Luca Ariatti. Nazionale Conta presenze in quasi tutte le Nazionali giovanili dell'Italia, ad eccezione di quella Under-17 e Under-21. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2003 Competizioni nazionali Lega Pro: 1 - Venezia: 2016-2017 Coppa Italia Lega Pro: 1 - Venezia: 2016-2017
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Paolo Montero - Calciatore e Allenatore
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
PAOLO MONTERO Debutta a diciannove anni in serie A con il Peñarol, dopo aver praticato romantiche pedate con la classica Pelota de trapo, la palla di stracci, primo amore di ogni campione sudamericano: «Mio padre, Julio, è stato un asso del Nacional di Montevideo e della “Celeste”, la nazionale uruguagia. Nel mio destino c’era scritto che avrei ripercorso il cammino di papà; questione di cromosomi, di fatalità e di sangue. Al Peñarol sono arrivato che non avevo ancora diciotto anni; Menotti mi disse che sarei diventato come Passerella e toccai il cielo con un dito».Rimane nella squadra che è stata del leggendario Pepe Schiaffino fino al 1991, totalizzando 34 presenze con la ciliegina di un goal. Lo scopre l’Atalanta. Arriva in Italia nell’estate del 1992. Marcello Lippi, allora allenatore dei nerazzurri, il 6 settembre lo fa esordire a Bergamo contro il Parma: l’Atalanta vince per 2-1 e Montero è fra i migliori in campo. La squadra, con l’inserimento del giovane uruguagio, diventa più solida e l’ottavo posto in classifica ha il sapore di un piccolo successo.Ma a Bergamo devono innanzi tutto far quadrare i conti: i pochi acquisti e le molte cessioni provocano la caduta dell’Atalanta in Serie B. Siamo nel 1994-95. Nonostante l’immediata promozione ed un Montero ormai assurto a pilastro della difesa, i grandi club diffidano di questo giocatore che la critica ha definito grezzo, falloso e con un carattere impossibile, sempre nel mirino degli arbitri: «Sono fatto così, ma non dite che sono cattivo, questo lo possono dire solamente i miei genitori. Il fatto è che gioco sempre per vincere; negli spogliatoi stringo la mano agli avversari, certo, ma in campo nessuna concessione».Non ha dubbi, invece, Lippi, allenatore della Juventus, che alla vigilia del campionato 1996-97, ne suggerisce l’acquisto. Lippi deve mettere a punto il reparto arretrato e la presenza di Montero è indispensabile. Se la Juventus vuole continuare a vincere deve assolutamente affidarsi a questo difensore tempestivo in fase di chiusura ed anche tecnicamente dotato: «Sono stato fortunato, perché ho sempre trovato gruppi eccezionali; ho sempre avuto a che fare con grandi rose e, soprattutto, con grandi compagni. Quando sono arrivato qui, nel 1996, ero fiducioso che questo legame sarebbe durato a lungo. Quando firmi per una squadra importante come la Juventus, è ovvio che speri di rimanere fino alla scadenza del contratto ed io ho anche avuto la fortuna di rinnovarlo. Per questo non posso che essere contento per la fiducia che tutti mi hanno sempre dato».L’allenatore bianconero non si sbaglia; dopo il secondo posto del 1996, i bianconeri vincono subito lo scudetto e concedono il bis l’anno dopo: «Alla Juventus devo essere più pratico, evitare giocare inutili e cercare di ribaltare l’azione il più velocemente possibile. Alla Juventus il risultato arriva prima di ogni altra cosa; l’obiettivo è quello di vincere, sempre!»Le vicende, purtroppo, portano Lippi lontano da Torino. Problemi di gruppo, campagne acquisti discutibili ed un po’ di sfortuna impediscono alla Juventus di vincere ancora. L’attacco produce pochi goal, almeno rispetto a Milan, Roma e Lazio, ma la difesa rimane la meno battuta. Nel 2000, anno del sorpasso laziale e del diluvio di Perugia, i bianconeri incassano appena 20 goal, 13 in meno dei Campioni d’Italia. Il segreto? La grinta di Montero, naturalmente. Un vero duro; Tudor ed Iuliano sono concorrenti temibili, ma Montero è sempre lì, a difendere il forte: «Ferrara è stato importantissimo; quando sono arrivato a Torino, era già un giocatore molto esperto e che aveva vinto tutto. Mi ha aiutato tanto. Con Mark Iuliano, invece, è un discorso a parte. Lui è un grandissimo difensore, ma il rapporto che c’è con lui va oltre tutto questo. Quando parlo di lui, non lo faccio mai come calciatore, ma come uomo; io Mark lo considero come un membro della mia famiglia».Secondo posto nel 2001, poi tornano i tempi gloriosi. Tra un acciacco e l’altro, è ancora suo lo scudetto del 2002 e quello del 2003, e c’è lo zampino di Paolo anche nello scudetto numero 28, nel maggio 2005.Il rimpianto per non aver mai vinto la Coppa dei Campioni: «Sarà stato il destino. Anche perché soprattutto nella finale contro il Borussia Dortmund dominammo quasi per tutta la gara. Anche la sconfitta con il Real avvenne solo per una serie di eventi sfortunati. Di certo nessuno ci ha mai messo sotto davvero. La finale contro il Milan invece merita un capitolo a parte. Come diciamo noi in Uruguay, la lotteria dei calci di rigori è una Roulette russa».Ha sempre odiato giocare terzino sinistro e, quando era all’Atalanta, litigò proprio per questo con Lippi; quella sera, invece, non si rifiutò di giocare in quel ruolo: «Non mi sarei mai potuto tirare indietro in una gara di simile importanza. Giocare terzino sinistro non mi è mai piaciuto e quella sera, finché non si fece male Tudor, giocai un vero schifo sulla sinistra, ma dovevo dare tutto per provare a vincere quella Coppa. Non me lo sarei mai perdonato altrimenti. Pensa, per farti capire meglio, da bambino preferivo giocare in porta piuttosto che terzino sinistro. Penso tanto a quel rigore. In gare ufficiali non ne avevo mai tirati prima in vita mia. Ma a fine gara Mister Lippi viene da me e mi dice “Paolo te la senti?” Cosa avrei potuto rispondergli? Avrei fatto di tutto pur di vincere quella sera. Di tutto».Il ricordo del 5 maggio 2002: «Quel pomeriggio fu fantastico. Da impazzire. Una gioia immensa. Non ci credevamo quasi più. Ma l’Inter di cosa si lamenta poi? Se era davvero la più forte andava a Roma e rifilava quattro pigne alla Lazio. Altro che scuse. Ed allora noi di Perugia cosa avremmo dovuto dire? 64 minuti dentro lo spogliatoio ad aspettare di rientrare in campo. 64! Li ho cronometrati. Una roba pazzesca. Però io ho il mio codice d’onore personale e per me conta solo e sempre il verdetto del campo. Per questo ho sempre rispettato le decisioni arbitrali. Durante la partita tutto è lecito pur di vincere».Poi il divorzio, dopo 279 presenze e 7 reti, per andare a giocare in Argentina; ma quanti rimpianti lascia!CARLO ANCELOTTI, DAL SUO LIBRO “PREFERISCO LA COPPA”Una mattina alle quattro, all’aeroporto di Caselle. Tornavamo da Atene, avevamo appena fatto una figuraccia in Champions League contro il Panathinaikos ed abbiamo trovato ad aspettarci un gruppetto di ragazzi che non ci volevano esattamente rendere omaggio. Al passaggio di Zidane l’hanno spintonato ed è stata la loro condanna. Non a morte, ma quasi. Montero ha visto la scena da lontano, si è tolto gli occhiali con un’eleganza che pensavo non gli appartenesse e li ha messi in una custodia. Bel gesto, ma pessimo segnale, perché nel giro di pochi secondi si è messo a correre verso quei disgraziati e li ha riempiti di botte. Aiutato da Daniel Fonseca, un altro che non si faceva certo pregare. Paolo adorava Zizou, io adoravo anche Paolo, puro di cuore e di spirito. Un galeotto mancato, ma con un suo codice d’onore. ENRICO VINCENTI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2010Pochi giocatori sono rimasti nel cuore dei tifosi juventini come Paolo Montero, Quel suo sguardo tutto sudamericano, un misto di rabbia e compassione, determinazione e fatalismo. Cattivo lo hanno dipinto in molti, ma per i tifosi era solo colui che buttava il cuore al di là dell’ostacolo, si immolava per la causa e dava tutto sé stesso. Quante volte avremmo voluto essere in campo e magari anche noi dare un calcetto a quel giocatore che faceva troppo il furbo. Bene Paolo era lì per noi. E quel “Vamos vamos” urlato a squarciagola sotto il tunnel prima di entrare in campo, che paura suscitava negli avversari e che grinta dava ai suoi. Fortissimo piazzato lì al centro della difesa, era spesso insuperabile. Non un Superman fisicamente, ma tosto, molto tosto, forse troppo per gli arbitri italiani: Montero era l’incarnazione della voglia di vincere. E questo un tifoso lo percepisce subito e non smette più di amarti.Paolo Montero é stato, a tutti gli effetti, uno dei centrali più forti al mondo degli ultimi anni. Nazionale uruguaiano, ha giocato alla Juventus dal 1996 al 2005. Nove anni indimenticabili per lui ed i suoi tifosi. Il Peñarol, la squadra in cui hai incominciato a giocare ed in cui hai finito la tua carriera, é stata fondata da un gruppo di italiani emigrati in Uruguay e provenienti da un piccolo paese alle porte di Torino, Pinerolo. Un segno del destino: «Il Peñarol è stata una delle più famose e forti squadre del Sudamerica ed anche del Mondo: In passato, oltre che in Uruguay; ha vinto anche tanti trofei internazionali; come la Coppa Libertadores o l’Intercontinentale: Oltretutto, io sono sempre stato un sostenitore dei Peñarol: giocare con la maglia della squadra per cui hai fatto il tifo sin da bambino è una soddisfazione particolare».Nel 1992 arrivi in Italia, nell’Atalanta. Perché hai scelto la squadra bergamasca? «Perché sono stati i primi a contattarmi. All’epoca giocavo nel Peñarol il cui allenatore era Menotti; che aveva ottimi rapporti con Franco Previtali, Direttore Sportivo dell’Atalanta. In quel periodo avevo anche disputato una tournée in Europa ed avevamo giocato un’amichevole proprio contro di loro. Mi avevano visto giocare già tre o quattro volte. Sono piaciuto e, per mia fortuna, hanno deciso di portarmi in Italia».Felice di arrivare nel “Bel Paese”? «Ero felicissimo. All’epoca poter giocare nel campionato italiano era il sogno di qualsiasi giocatore, campioni e non, d’Europa e del Mondo. Soprattutto per noi sudamericani il vostro paese era la massima aspirazione, esattamente quello che succede adesso con la Spagna o l’Inghilterra: ora tutti vogliano giocare lì. Ma nel 1992 il centro del Mondo calcistico era l’Italia».Quattro anni con buoni risultati quelli che hai vissuto a Bergamo: «Con l’Atalanta ho il rammarico di avere perso una finale di Coppa Italia. È stato un grande traguardo, ma abbiamo incontrato la Fiorentina di Batistuta e Rui Costa, troppo forti per noi. Comunque, sono stati anni molto positivi, soprattutto per il rapporto avuto con gli allenatori. Il primo è stato proprio Marcello Lippi, che avrei poi trovato alla Juventus. Uno dei più grandi. Ma mi sono trovato bene anche con Emiliano Mondonico, che mi ha difeso quando avevo avuto problemi con la tifoseria bergamasca. Il primo anno con Lippi è stato straordinario. Per un solo punto non siamo andati in Coppa Uefa. Lo ringrazierò sempre per quello che mi ha insegnato e perché mi ha voluto alla Juventus. Grazie a lui che ho vestito il bianconero».Cosa voleva dire affrontare la Juventus con la maglia dell’Atalanta? «Era una partita che dava sempre una sensazione particolare. Ovviamente quando giochi in provincia partite come quelle le aspetti tutto l’anno. Fai di tutto per essere in campo e non vedi l’ora di giocarle: Questo vale anche quando affronti Milan o Inter».E l’arrivo alla Juventus? «La cosa che più mi ha sorpreso al mio arrivo a Torino è stata l’organizzazione e la serietà della società. Sono diventato un vero e proprio tifoso della Juventus. I ricordi più belli sono comunque legati al gruppo, fantastico. Non mi interessa parlare dei fuoriclasse, parlo degli uomini. Sono stati in assoluto i nove anni più belli della mia carriera. La Juventus per me era diventata una vera e propria famiglia».Una squadra ricordata sempre per la sua determinazione e lo spirito di gruppo: «Era proprio il segreto di quella Juventus: Se andiamo a vedere le altre squadre dell’epoca,ti accorgi di quanti giocatori forti avevano e compravano ogni estate. Ad inizio stagione partivano tutte come favorite, alle volte anche più di noi: il Milan, l’Inter, la Lazio, la Roma, la Fiorentina, il Parma. Ma alla fine vincevamo noi. Perché avevamo il gruppo più forte. Ancora oggi, tutte le volte che torno in Italia non perdo occasione per rivedere molti miei ex compagni e ricordiamo assieme tante cose, dalle stupende partite che ci hanno portato a vincere tanto agli episodi legati al nastro gruppo».Sei diventato famoso in Italia anche perché considerato cattivo: «Io giocavo sempre al limite e se giochi cosi è normale essere ritenuto un giocatore falloso e subire molte ammonizioni od espulsioni. Questo non mi dava nessuna preoccupazione: Facevo quello che mi chiedeva il Mister, Ero un difensore e dovevo difendere. Mi interessava solo far vincere la mia squadra. Giocavo sempre al massimo; davo tutto. Se ti butti con gran foga su ogni pallone lo scontro fisico con l’avversario è assolutamente inevitabile: Il calcio è comunque uno sport fisico ed è normale che vi siano falli. lo comunque non ho mai fatto male a nessuno, anche se la cattiveria agonistica faceva parte del mio repertorio. Credo che si nasca con quell’indole. Non è certo una cosa che ti possono insegnare nelle scuole di calcio».Non solo tu, ma tutta quel gruppo aveva una cattiveria agonistica fuori dal comune. Alcuni dicono che questo manca alla Juve di oggi: «Allora si vinceva già negli spogliatoi. Non posso parlare di questa Juventus perché non sono dentro. Nella mia si vinceva prima ancora di scendere in campo, perché c’era una convinzione nel gruppo che era incredibile. Ci credevamo sempre e comunque: i giocatori, il tecnico, i dirigenti, i massaggiatori. Tutti erano convinti di poter vincere; determinati a farlo e questo gli avversari lo percepivano già nel tunnel. Entravamo in campo con la convinzione che se subivamo due goal non era un problema. Si rimontava e si vinceva. Questa convinzione non puoi averla se dietro non c’è una grande gruppo. E non mi stuferò mai di dirlo: il nostro era straordinario».Cosa ti manca del calcio giocato? «Da quando ho smesso, sono diventato procuratore. Il calcio grazie a Dio quindi non mi manca molto perché sono ancora dentro l’ambiente. Quello che m manca é il gruppo, la vita dello spogliatoio. Era la cosa che più amavo del mio lavoro e quella che adesso rimpiango di più».E noi rimpiangiamo il fatto che Montero non giochi più. Nel caso di molti altri si è soliti dire: dispiace non vederlo più giocare, anche con altre squadre. Nel caso di Montero dispiace solo non vederlo con la maglia della Juventus. Averlo come avversario non é mai piaciuto a nessuno. “LA giornalaccio rosa DELLO SPORT” DEL MARZO 2011Paolo Montero è un idolo dei tifosi juventini. Leader in campo, muro difensivo insuperabile, ha sempre messo in campo anima e cuore. L'ex difensore bianconero ricorda con nostalgia il suo periodo bianconero svelando qualche aneddoto: «Ho amato Torino, dove ho vissuto mille aneddoti ed ho ancora oggi tanti amici. Ricordo soprattutto le serate ai Murazzi, il mio posto preferito, perché potevo bermi una birra tranquillamente e farmi due chiacchiere come una persona qualunque. Un giorno portai anche Zidane e tutti gli immigrati nordafricani del posto iniziarono a tifare Juve. Ogni volta che si vinceva, partiva subito la macchina per Milano. Di feste ne ho vissute parecchie, però oggi sono sposato e non si possono raccontare. Quante serate con il mio amico Mark (Iuliano, ndr). Era un vero conquistatore, ed io gli facevo da spalla. Quando andavamo a ballare ed incontravamo tifosi della Fiorentina o del Torino era facile che succedesse qualcosa. Una volta a Viareggio è finita a cazzotti e ci hanno sbattuto fuori dalla discoteca, ma per fortuna ho convinto Mark a lasciar perdere perché erano una decina e ci avrebbero ammazzato di botte. Se in campo succedeva qualcosa, spesso negli spogliatoi andavamo a cercare rissa con gli avversari, soprattutto quando giocavamo con l’Inter. Una volta ho litigato con Toldo, ma era così alto che quando gli ho tirato un pugno non sono riuscito a prenderlo. Poi i compagni ci hanno fermato subito».Montero rivela anche un curioso episodio sotto l'era Ancelotti: «Una volta durante il precampionato Ancelotti ci lasciò una serata libera. Io esagerai ed il giorno successivo mi presentai agli allenamenti in condizioni pietose, tanto che la società disse ai giornalisti che ero influenzato. Mi volevano cacciare, ma per fortuna il mister insistette perché restassi e mi salvò».Ora idolo indiscusso dei tifosi, ma una volta «mi volevano picchiare dopo aver scoperto che uscivo con due tifosi del Torino. Mi sono venuti a prendere al Comunale, ma abbiamo parlato e ci siamo chiariti in fretta. Gli ho spiegato che le amicizie me le scelgo da solo».Capitolo allenatori: «Sono stato fortunato, ho conosciuto grandi uomini. Ho litigato con tutti, ma ancora oggi ci sentiamo, segno che ci sono sempre stati stima e rispetto reciproci. Il più importante è stato Ancelotti, che quando lasciò la Juve mi confidò di volermi bene come ad un fratello». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/paolo-montero.html -
Paolo Montero - Calciatore e Allenatore
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PAOLO MONTERO https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Montero Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 03.09.1971 Ruolo: Difensore Altezza: 179 cm Peso: 75 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: Pigna - Terminator Alla Juventus dal 1996 al 2005 Esordio: 28.08.1996 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 0-2 Ultima partita: 13.04.2005 - Champions League - Juventus-Liverpool 0-0 278 presenze - 6 reti 6 scudetti 3 supercoppe italiane 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale 1 trofeo intertoto Paolo Rónald Montero Iglesias (Montevideo, 3 settembre 1971) è un allenatore di calcio ed ex calciatore uruguaiano, di ruolo difensore. Ha iniziato e terminato la sua carriera agonistica in patria, nelle file del Peñarol, ma gran parte di essa si è svolta in Italia, con le maglie dell'Atalanta prima e della Juventus poi: con quest'ultima ha vinto sei campionati italiani, tre Supercoppe italiane, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale; con i bianconeri ha inoltre giocato tre finali di UEFA Champions League. Paolo Montero Montero alla Juventus nel 1996 Nazionalità Uruguay Altezza 179 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 17 maggio 2007 - giocatore Carriera Giovanili 1990 Peñarol Squadre di club 1990-1992 Peñarol 34 (1) 1992-1996 Atalanta 114 (4) 1996-2005 Juventus 186 (1) 2005-2006 San Lorenzo 14 (1) 2006-2007 Peñarol 21 (1) Nazionale 1991-2005 Uruguay 61 (5) Carriera da allenatore 2014 Peñarol Giovanili 2014 Peñarol Interim 2016 Boca Unidos 2016 Colón (SF) 2017 Rosario Central 2019-2020 Sambenedettese 2021 Sambenedettese 2021 San Lorenzo 2022-2024 Juventus Under-19 2024 Juventus Interim 2024 Juventus Next Gen Palmarès Copa América Bronzo Perù 2004 Biografia È nato in una famiglia benestante, seguendo le orme paterne: il padre Julio Montero Castillo era stato a sua volta un calciatore, sempre nel ruolo di difensore. Anche il figlio Alfonso (nato nel 2007) ha intrapreso una carriera da calciatore: ha giocato nei settori giovanili di Defensor Sporting e Juventus, oltre a rappresentare le nazionali giovanili uruguaiane. Caratteristiche tecniche Giocatore «Io non ho mai commesso falli cattivi, le mie reazioni sono istintive. Del resto sono latino [...]. E per i latini il calcio è anche furbizia.» (Paolo Montero, 2000) Montero (a sinistra) in azione in maglia juventina nel campionato di Serie A 1996-1997, in marcatura sull'attaccante fiorentino Batistuta. Difensore tecnicamente dotato, era in grado di dirigere la retroguardia con personalità e lucidità. Solitamente schierato come stopper o libero, all'occorrenza ha ricoperto — seppur molto controvoglia, arrivando financo a litigare coi suoi allenatori per la cosa — anche il ruolo di terzino sinistro. Dal carattere deciso, non lesinava le maniere forti, anche eccedendo il regolamento: nel corso della sua carriera in Serie A ha ricevuto 16 cartellini rossi, cifra che lo rende il primatista assoluto in questa particolare graduatoria. Carriera Giocatore Club Peñarol e Atalanta Inizia a giocare nel Peñarol, dove approda all'età di 17 anni, sotto la guida di César Luis Menotti il quale paragona immediatamente il giovane difensore all'allora più noto Daniel Passarella. Rimane a Montevideo fino al 1992, quando viene notato dall'Atalanta che lo acquista e lo porta in Italia. Montero in azione all'Atalanta nella stagione 1995-1996 Debutta in Serie A il successivo 6 settembre, nel successo interno 2-1 sul Parma, e alla sua prima stagione emerge tra i protagonisti degli orobici di Marcello Lippi, che chiudono il campionato a un lusinghiero settimo posto in classifica; rimane a Bergamo anche dopo la retrocessione in Serie B del 1994, e anzi diventa un «pilastro della difesa» dei lombardi, che riconquistano immediatamente la massima categoria. Lascia l'Atalanta nel 1996, dopo un quadriennio fatto di 114 partite e 4 gol nei campionati. Juventus Nella stessa estate passa alla Juventus campione d'Europa in carica, voluto proprio da Lippi nel frattempo sedutosi sulla panchina bianconera; inizialmente il difensore pare destinato all'Inter, tuttavia il desiderio dello stesso Montero di tornare a lavorare con il tecnico viareggino fa sì che la trattativa con il club nerazzurro s'interrompa in dirittura d'arrivo, dirottando l'uruguaiano verso Torino. Fino al 2005 è un perno insostituibile della difesa juventina, facendo coppia al centro della retroguardia bianconera con Ciro Ferrara, e vincendo nel corso degli anni la concorrenza interna sia di Mark Iuliano sia di Igor Tudor. in Piemonte conquista una Coppa Intercontinentale (1996), una Supercoppa UEFA (1996), tre Supercoppe di Lega (1997, 2002 e 2003) e sei campionati italiani (1996-1997, 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004 e 2004-2005. Montero (in piedi, primo da destra) alla Juventus nella stagione 1999-2000 In maglia bianconera più che altrove, Montero fa valere le sue maniere forti. Al termine della partita Vicenza-Juventus (2-1) del 13 ottobre 1996, durante un diverbio tra Angelo Di Livio e il fotografo ufficiale della squadra berica, colpisce quest'ultimo; nei giorni seguenti il giocatore dichiara pubblicamente di non sentirsi pentito del gesto — «ho visto un compagno in difficoltà e sono intervenuto: mi è sembrato normale farlo» —, mentre il fotografo denuncia il difensore e avvia una causa civile. Il 9 marzo 2000, durante il retour match degli ottavi di Coppa UEFA tra Celta Vigo e Juventus (4-0), Montero colpisce al volto con una gomitata Valerij Karpin: espulso, esce dal campo schernendo platealmente il pubblico galiziano. Il 3 dicembre 2000, durante la classica Inter-Juventus (2-2) sferra un pugno al volto di Luigi Di Biagio: tramite l'applicazione della prova televisiva, il gesto gli costa tre turni di squalifica. Affermatosi come uno dei migliori difensori nella storia del club, sveste la maglia bianconera dopo 9 stagioni, 278 presenze e 6 reti totali, comprensive di 186 gare e 1 gol (il 29 novembre 2003 in un derby d'Italia casalingo perso 1-3) in Serie A. San Lorenzo e ritorno al Peñarol Conclude la carriera in Sudamerica, giocando nella stagione 2005-2006 con la squadra argentina del San Lorenzo, e nella successiva ritornando al Peñarol, disputando l'ultima sua gara il 17 maggio 2007 a Montevideo contro il Danubio. Nazionale Debutta con la nazionale uruguaiana il 5 maggio 1991, in un'amichevole persa 1-0 contro gli Stati Uniti. Con la Celeste disputa negli anni seguenti la Confederations Cup 1997, il campionato del mondo 2002 e la Copa América 2004; in quest'ultima competizione va in gol in occasione della gara inaugurale col Messico, pareggiata per 2-2. A seguito della mancata qualificazione uruguaiana al campionato del mondo 2006, dopo la sconfitta nel play-off intercontinentale contro l'Australia, lascia la nazionale con un bottino di 61 partite e 5 gol. Allenatore Montero nel 2010 Gli inizi al Peñarol Una volta appesi gli scarpini al chiodo, dopo aver brevemente svolto la professione di procuratore sportivo in Uruguay, nel novembre 2014 viene chiamato a sostituire il dimissionario Jorge Fossati, all'indomani della sconfitta contro il Nacional, sulla panchina del Peñarol, mantenendo l'incarico fino all'ingaggio di Pablo Bengoechea il 23 dicembre dello stesso anno. Boca Unidos e Rosario Central Nel marzo 2016 viene ingaggiato dal Boca Unidos, club militante nella Primera B Nacional, la seconda divisione argentina. Nella seconda parte del 2016 allena il Colón (SF), che lascia a fine dicembre per diventare, il 3 gennaio 2017, il tecnico del Rosario Central al posto del dimissionario Eduardo Coudet. Il 27 settembre 2018 ottiene a Coverciano la qualifica UEFA A, abilitandolo in Europa all'allenamento di tutte le formazioni giovanili e delle prime squadre fino alla Serie C, e alla posizione di allenatore in seconda in Serie B e Serie A. Sambenedettese e San Lorenzo Il 6 giugno 2019 viene chiamato alla guida della Sambenedettese, in Serie C. Nel campionato seguente conduce i rossoblù ai play-off, dov'è eliminato al primo turno dal Padova (0-0) solo per via del peggiore piazzamento conseguito nella stagione regolare. Nel settembre 2020, frattanto, ottiene l'abilitazione come allenatore di Prima Categoria - UEFA Pro. Confermato sulla panchina marchigiana per la stagione seguente, un avvio di campionato altalenante lo porta a essere sollevato dall'incarico il 27 ottobre 2020; viene richiamato sulla panchina adriatica l'11 febbraio 2021, subentrando al dimissionario Mauro Zironelli. Riesce nuovamente a portare i rossoblù, peraltro afflitti da un grave dissesto societario, ai play-off: il percorso termina però già al primo turno a seguito della sconfitta esterna per 3-1 contro il Matelica. Dopo la fine dell'esperienza nelle Marche, il 17 giugno 2021 Montero torna in Argentina per andare a sedersi sulla panchina del San Lorenzo. L'incarico nel club bonaerense dura fino al successivo 21 ottobre, quando, dopo una serie di risultati deludenti, viene esonerato. Juventus Il 28 giugno 2022, l'ex difensore torna dopo diciassette anni alla Juventus, chiamato ad allenare la squadra Under-19 bianconera. Il 19 maggio 2024, viene ufficialmente promosso all'incarico di allenatore ad interim della prima squadra juventina per le ultime due giornate di campionato, in sostituzione dell'esonerato Massimiliano Allegri. Debutta sulla panchina della prima squadra e contestualmente in Serie A il giorno seguente, nel pareggio per 3-3 sul campo del Bologna; quindi il 25 maggio ottiene una vittoria interna per 2-0 sul Monza, traghettando la Juventus al terzo posto e lasciando la panchina per la stagione seguente al già designato Thiago Motta. Tornato a disposizione del club, il 4 luglio 2024 assume la guida della Juventus Next Gen, la seconda squadra bianconera militante nel campionato di Serie C, prendendo il posto di Massimo Brambilla. Debutta il successivo 11 agosto, nella sconfitta esterna 2-1 contro la Giana Erminio valevole per la Coppa Italia Serie C. Dopo un avvio di stagione difficoltoso e con la squadra all'ultimo posto in classifica, il 12 novembre dello stesso anno viene esonerato dalla società torinese. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 6 - Juventus: 1996-1997, 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004 e 2004-2005 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 1997, 2002, 2003 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Coppa Intertoto UEFA: 1 - Juventus: 1999 -
DAVIDE FALCIONI Esistono storie nel mondo del calcio – scrive Davide Lazzarini su Tuttojuve.com – che spesso sembrano delle vere e proprie favole: arriva una chiamata, inaspettata quanto desiderata, una risposta che dura il tempo di un secondo e in un attimo la tua vita si trasforma assumendo contorni mai immaginati in precedenza. In pratica quello che è successo a Davide Falcioni, portiere di 188 centimetri per ottantacinque chili, arrivato alla corte della “Vecchia Signora” nell’estate del 1996 all’età di ventuno anni. Davanti a lui mostri sacri del calibro di Angelo Peruzzi e Michelangelo Rampulla. Cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, squadra nella quale arriva da bambino, all’età di diciassette anni è acquistato dal Fano, compagine calcistica militante nel campionato di Serie C2. Con i colori della squadra della sua città natale disputa tre campionati, dalla stagione 1992-93 alla stagione 1994-95, per un totale di ventotto presenze complessive. Nell’estate del 1995 è acquistato dall’Olbia, compagine sarda militante nella stessa categoria, ed è protagonista di un ottimo campionato: il suo nome comincia a circolare tra gli addetti ai lavori delle più importanti squadre nazionali. Tra di esse la spunta la Juventus: nell’estate del 1996 arriva per Davide l’occasione della vita, il coronamento di un sogno cominciato in tenera età. L’approdo nella squadra bianconera consente all’estremo difensore di entrare a far parte di un gruppo di giocatori invincibili, capaci di dominare in Italia e nel mondo, guidati da un tecnico destinato a scrivere le pagine più importanti della storia bianconera e non solo: Marcello Lippi. In questa escalation di trionfi Davide partecipa solo in minima parte, ma non per questo il suo contributo va dimenticato. Con i bianconeri esordisce in Serie A nel giugno del 1997, all’ultima giornata di campionato, nella gara Juventus-Lazio (2-2) che gli consente di potersi fregiare del titolo di Campione d’Italia. L’avventura juventina di Davide Falcioni termina qui: la stagione successiva è acquistato dal Livorno per poi continuare a difendere i pali tra le altre di Cosenza, Treviso, Vicenza e Vis Pesaro, squadra nella quale conclude la carriera. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/05/davide-falcioni.html
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DAVIDE FALCIONI https://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Falcioni Nazione: Italia Luogo di nascita: Fano (Pesaro e Urbino) Data di nascita: 19.05.1975 Ruolo: Portiere Altezza: 188 cm Peso: 85 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1996 al 1997 Esordio: 01.06.1997 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 1 presenza - 1 rete subita 1 scudetto Davide Falcioni (Fano, 19 maggio 1975) è un ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Davide Falcioni Falcioni alla Juventus nel 1996 Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Portiere Carriera Giovanili 19??-19?? Fano 19??-19?? Fiorentina 19??-1992 Parma Squadre di club 1992-1995 Fano 1 (0) 1995-1996 Olbia 33 (-27) 1996-1997 Juventus 1 (-1) 1997 Treviso 8 (-8) 1997-1998 Vicenza 3 (-6) 1998-1999 Livorno 27 (-25) 1999-2000 Cosenza 0 (0) 2000-2001 Juventus 0 (0) 2001-2002 Cosenza 3 (-8) 2002-2003 Catania 1 (-2) 2003-2004 Real Montecchio 4 (-6) 2004-2005 Fano 9 (-17) 2006-2007 Pergolese 33 (-42) 2007-2008 Vis Pesaro 21 (-?) Carriera Dopo gli esordi in gioventù nel Fano, squadra della sua città, cresce nel vivaio della Fiorentina. Torna a Fano nel 1992, debuttando in Serie C2 a 17 anni. Nel 1995 passa all'Olbia, con cui gioca da titolare nella stessa categoria, emergendo nel corso del campionato 1995-1996 tra i maggiori prospetti del ruolo. Le prestazioni offerte durante la stagione in Sardegna attirano l'interesse della Juventus, che lo ingaggia nell'estate 1996 affidandogli il ruolo di terzo portiere, alle spalle di Angelo Peruzzi e Michelangelo Rampulla. Pur chiuso nel ruolo dai succitati compagni di squadra, con i bianconeri esordisce in Serie A il 1º giugno 1997, a Torino contro la Lazio (2-2), presenza che gli consente di fregiarsi della vittoria dello scudetto. In seguito milita nel Treviso, in Serie B, prima di passare al Vicenza dove disputa 3 gare in massima categoria. Successivamente difende la porta del Livorno, in Serie C1, quella del Cosenza per un triennio e del Catania, entrambe tra i cadetti. Spende gli ultimi anni di carriera nelle categorie minori, prettamente tra i dilettanti: nel 2004 scende in Serie D al Real Montecchio, poi la stagione seguente un breve ritorno a Fano e tra i professionisti, per concludere l'attività nel 2007 in Eccellenza con la Vis Pesaro. Palmarès Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1996-1997
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PIETRO VIERCHOWOD Ha attraversato un ventennio del calcio italiano lasciando in tutti la sensazione di essere uno dei più grandi difensori dell’era moderna. Ha avuto l’onore e l’onere di confrontarsi con attaccanti fortissimi come Gullit, Van Basten, Völler, Careca e altri, con risultati sempre soddisfacenti. Noto a tutti gli appassionati di calcio come il Russo che, insieme al cognome, tradiscono le sue origini russe da parte di padre e come lo Zar, riconoscimento alla superiorità nell’arte del difendere.Proprio dai duelli con questi grandi campioni è nato il mito di Pietro Vierchowod, quello rimasto nella mente di molti grazie alla marcatura su Marco Van Basten che sempre poco ha potuto a causa delle grandi doti atletiche e fisiche che lo stesso Russo metteva negli scontri.A significarne anche l’ammirazione degli avversari, si può leggere la dichiarazione di Maradona che in un’intervista lo chiamò Hulk: «Una volta gli ero addosso, incollato. L’avevo, come si dice adesso, ingabbiato. Si è girato con una piroetta, un tunnel ed è volato via. Io allora sono scattato e l’ho raggiunto e chiuso in angolo e lui si è messo ridere: “Hanno ragione a dire che sei Hulk: ti manca solo il colore verde”. Ho affrontato attaccanti fortissimi: da Bettega a Pruzzo, da Graziani ad Altobelli. Spillo era completo; agile, potente, tecnicamente dotato, scattante e sgusciante, uno dei più difficili da marcare. Devo ammettere, però, che chi mi faceva impazzire era Selvaggi; alla fine mi faceva girare la testa, era imprendibile. Ma il numero uno era Van Basten; quando era in giornata diventava devastante, immarcabile. Anche per me, lo ammetto».Pietro è un vanto anche per la storia delle società in cui ha giocato: nel Como, perché unico giocatore convocato nella Nazionale maggiore di tutta la storia comasca. Nella Fiorentina, con la quale ha conquistato il secondo posto. Nella Roma, perché nell’unico anno di militanza, ha vinto uno scudetto formando un quartetto difensivo unico nella concezione tattica, con Di Bartolomei libero in fase difensiva e primo suggeritore nelle ripartenze, che godeva della copertura puntuale e veloce dello Zar.«Un’altra realtà, altra dimensione, altri giocatori: Ancelotti, Falçao, Prohaska, Bruno Conti. E il Barone… Ci affascinava con i suoi racconti surreali. Liedholm era molto superstizioso. Sulle maglie, ad esempio. Non potevamo prenderle, doveva consegnarle lui. Una volta, l’ho strappata dal mucchio, tanto sapevo il numero. Mi ha guardato malissimo: “Se succede qualcosa la colpa è tua. Non farlo più, capito?” Un’altra volta mi metto, per sbaglio, il suo cappotto: nelle tasche c’era di tutto. Ma proprio di tutto: sale, ciondoli, amuleti, boccettine, cornetti. Uomo fine e ironico ma credeva a queste cose».Nella Sampdoria, perché ha preso parte ai dodici anni più gloriosi della società, coincisi con la storica conquista dello scudetto. Nella Juventus, perché nella sua stagione disputata con la maglia bianconera, ha conquistato una storica Coppa dei Campioni.«Sono arrivato a Torino – dice con onestà – essenzialmente per vincere la Champions; non ho dimenticato la sconfitta di Wembley, contro il Barcellona, e ora vorrei prendermi la rivincita. Anche per questo, oltre al grande fascino che emana la Juventus, ho preferito un contratto annuale con i bianconeri, piuttosto che uno biennale propostomi da Roma e Fiorentina». Dirà in seguito: «L’allenamento cominciava alle dieci del mattino, io alle otto e mezzo ero già in campo. Spesso arrivava l’Avvocato. Non mi chiedeva di calcio, era curioso di tutto. Era stato in cavalleria e voleva sapere di mio padre soldato dell’armata sovietica. Della prigionia, del suo lavoro in Ucraina. Poi parlava anche della Juve… Nella Juve sono stato bene, c’era la struttura ideale per giocare al calcio. Tu devi pensare solo a fare il giocatore. Alla casa, all’affitto, al pediatra ci pensano loro».Il suo distacco dal calcio giocato avviene nella sua parentesi piacentina, durante la quale entra in conflitto con l’allenatore Simoni; il tecnico emiliano non credendo più in quell’atleta di quarant’anni, spinge il Piacenza a non rinnovare la fiducia a Vierchowod, che termina la sua carriera a sole nove presenze dal primato di presenze in Serie A.Pietro Vierchowod è stato sempre portato ad esempio da tutto il mondo del calcio, come modello di comportamento sia in campo che fuori; non si arriva a giocare titolare in Serie A fino a quasi quarant’anni senza tanta applicazione e dedizione. La sua decisione negli interventi, la velocità e il senso dell’anticipo, hanno consentito a Vierchowod di risultare lo stopper principe del campionato italiano in un periodo durante il quale i campi di calcio erano calcati da grandi campioni.«La Sampdoria è la squadra della mia vita, di Vialli, Mancini, Cerezo. Di tutti. Era la squadra degli amici e siamo stati un meraviglioso, irripetibile gruppo. Lì ho vinto, è stato fantastico. Ma è stato bello con tutte, perché tutte mi appartengono. Prima il Como: la prima famiglia. Poi la Fiorentina: la scoperta del grande calcio. Sono tornato a Firenze per questo, ho sbagliato. La Roma: il primo scudetto. La Juve: la Coppa dei Campioni. Il Milan: il momento sbagliato. Dovevo arrivare nel 1990, Il presidente Paolo Mantovani mi bloccò. E il Piacenza: la rinascita, in campo a quarant’anni. Sono stato fortunato, non ho mai avuto grandi infortuni e non mai avuto problemi muscolari. Cioè stiramenti, strappi. O menischi e altre cose di questo tipo. Solo alcuni buchi ai polmoni, solo pneumotorace… Il primo a Torino, nel 1991, Juve-Samp. Nell’intervallo dico a Boškov e al medico: “Mi fa male al petto e non riesco a respirare”. Boškov alza le spalle: “Non è niente, passa subito”. Torno in campo e dopo dieci minuti faccio segno alla panchina: “Non ce la faccio, non respiro”. Vujadin mostra l’orologio: “Dai, gioca mancano ancora cinque minuti”. Sono rimasto un’altra mezzora, sino alla fine”. Mi hanno visitato in diversi e liquidato con un sorriso: “Un po’ d’aria nello stomaco, la butti fuori e sei a posto”. Per fortuna poi sono stato visto da uno pneumologo che ha scoperto il buco. Così la seconda volta, una cosa simile. Dicevano di non preoccuparmi, che non era niente. La diagnosi me la sono fatta da solo, oramai ero pratico. Il terzo buco al polmone a trentasette anni Torino. Giocavo nella Juve. Robetta, sono tornato quindici giorni dopo». https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/03/pietro-vierchowod.html#more
