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Pressing

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  1. Higuain non è un rigorista. Stupido pure Dybala, il rigore si lascia a partita vinta.
  2. le prime foto che uscirono di Alessia non erano le migliori, l'aria del Cilento fa bene
  3. Sinistra Italiana respinge le dimissioni di Fratoianni. Il segretario: “Fate partire il governo con i 5 Stelle” "Giusto ascoltare in Parlamento le proposte M5S, senza chiedere nulla" Huffington Post Il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, ammette la pesante sconfitta di Liberi e Uguali al voto per le politiche di domenica scorsa, conseguentemente rimette il proprio mandato (ma le dimissioni vengono respinte) e al tempo stesso si spende affinché vi sia un confronto con i Cinque Stelle che porti alla costituzione di un Governo a guida Di Maio. Tutto questo è andato in scena alla direzione nazionale del partito, convocata oggi al Centro congressi Cavour, a Roma. Fratoianni spiega la sua linea dicendo che è necessario "confrontarsi in Parlamento, certo non con la destra, dunque ascoltare le proposte di M5S ed eventualmente consentire che un governo parta". Il leader di Sinistra Italiana esclude che si possano ricoprire incarichi: "non dobbiamo chiedere nulla, tantomeno posti" e aggiunge che è necessario un confronto con i Cinque stelle facendo partire una agenda precisa, dall'abolizione dei finanziamenti per gli F35, al lavoro, dal precariato, alla scuola. Quanto ai risultati di Liberi e Uguali, "è evidente che sono deludenti" ma questo "non vuol dire in alcun modo il voler determinare un processo di scomposizione del progetto politico di Leu, anzi è necessario andare avanti nella costruzione di qualcosa di ancora più largo". Le responsabilità per un risultato così magro non sono solo da attribuire a d'Alema, per il segretario di SI ma certo quello "è stato uno dei fattori" ed ora soprattutto "serve discontinuità". Sulle stesse tesi del segretario anche altri big del partito, da Stefano Fassina ("l'unico schema possibile è formato da M5S Pd e LeU") a Loredana De Petris, fino anche a Sergio Cofferati secondo il quale "è importate dare il via ad una stagione congressuale, da concludere entro l'autunno, in modo che vi sia una forza politica che parta da Liberi e Uguali ma aperta a tutti".
  4. dopo la benedizione di D'Alema la fine dei 5s è quasi certa Governo, D’Alema cambia idea: ‘Populisti? No, il M5s lo votano a sinistra e il Pd dovrebbe confrontarsi. Errore candidarmi’ L'ex premier ammette: "Non dovevo presentarmi, ma sono stato tradito dalla passione". Sul Pd: "Non ha perso per colpa nostra, ma perché insieme a noi se ne sono andati 2,5 milioni di elettori". Il colloquio con Aldo Cazzullo parte dalla corsa di Liberi e Uguali che va a sbattere contro un misero 3,4% che vale appena 18 seggi tra Camera e Senato. Si torna a quando D’Alema diceva “piuttosto che restare nel Pd, meglio prendere il 3%”. Detto, fatto. La sinistra dovrebbe fare il governo coi grillini?, chiede Cazzullo. Risposta: “Non so se ci siano le condizioni per fare un governo. So che il centrosinistra non può sottrarsi al confronto; ha il dovere di andare a vedere. Nel momento in cui i 5 Stelle passano dalla propaganda elettorale alla responsabilità di governo, dovranno fare una selezione delle priorità dei passi possibili. È una sfida cui io li chiamerei. Se invece tutti si alleano per impedire loro di governare, la prossima volta prendono il 50%”. E ancora: “Lì c’è un pezzo del nostro mondo. Il confronto è necessario a verificare la possibilità di avere un programma comune, non demagogico ma in discontinuità con questi anni. Se non le soluzioni, la direzione di marcia dei 5 Stelle è condivisibile: ridurre le disuguaglianze, occuparsi del Mezzogiorno, colpire i privilegi: tutti, non solo quelli dei politici; ce ne sono di assai maggiori. Si tratta anche di capire se i 5 Stelle vogliono davvero governare”. Dialogo, quindi. “Se Togliatti dialogò con Guglielmo Giannini, il fondatore dell’Uomo Qualunque, il centrosinistra può dialogare con Luigi Di Maio”. “Non sono contento del risultato” ammette l’ex premier e segretario Pds e Ds, “ma le ragioni per cui ce ne siamo andati sono le stesse per cui in cinque anni se ne sono andati 2 milioni e mezzo di elettori. Non erano critiche di un gruppetto di rancorosi; era un esame pertinente della situazione. Avevamo ragione”
  5. la destra deve trovare i voti per governare, ha lo stesso problema dei gialli a quanto pare la chiusura nei confronti di Salvini è ancor più netta
  6. capisco la tua posizione ma converrai che il comportamento dei renziani nella scorsa legislatura.... se sei contrario all'alleanza con Silvio vuol dire che non eri favorevole nemmeno al patto del nazareno
  7. Hai ragione, hanno commesso molti errori e il loro atteggiamento.... Sto notando un'apertura nei loro confronti e un atteggiamento diverso da parte loro Di sicuro non mi aspetto una battaglia per l'immigrazione ma sugli altri temi ci sono i presupposti per una collaborazione. Almeno me lo auguro.
  8. I renziani hanno tradito il voto degli elettori alleandosi con cani e porci. Hanno "costretto" Bersani, che aveva vinto le elezioni, a lasciare il partito. Adesso parlano di coerenza e danno lezioni di fair play. Ci sta di non fare alleanze, il vittimismo no.
  9. I media di partito/coalizione stanno sfondando la uallera coi ggiovani del Sud. Puntano a farsi una vita, metter su famiglia, comprare l'auto e la casa col RdC. L'ambizione abita solo negli elettori di FI e Lega Solo i ggiovani che hanno votato centro-dx studiano, fanno impresa e sperano di fare soldi a palate. Speriamo che 'sta scemenza del reddito di cittadinanza venga archiviata velocemente.
  10. Io li ho votati sperando in un'alleanza coi 5S contro la lega.
  11. Le strutture di Torino 2006in che stato sono? Comunque sono due eventi completamente diversi.
  12. Una parte del mondo di sinistra spinge per l'appoggio ai 5s. Movimenti e associazioni di sinistra, nonostante le perplessità, sono comunque favorevoli al RdC. Gli ex elettori del PD votano M5S... I grillini non saranno mai di sinistra, nemmeno la maggioranza dei renziani lo sono, ma su molti territori potrebbero collaborare con tutto quel micro mondo di sx che porta avanti battaglie, più o meno, simili. Cacciari la pensa come Emiliano Massimo Cacciari all'HuffPost: "Il Pd dia il via libera a un monocolore M5S" Per il filosofo è l'unica strada: "Il Partito democratico metta i Cinque Stelle alla prova: non perderebbe consensi, basta vedere i flussi elettorali" Professor Cacciari, dai principali esponenti del Partito Democratico si è levato un coro quasi unanime per dire No ad un accordo tra i dem e il Movimento 5 Stelle per far nascere un Governo. Cosa dovrebbe fare il Pd, vista la situazione di stallo? Credo che l'unica cosa ragionevole per il Pd in questo momento è di dare il via libera a un governo monocolore del Movimento 5 Stelle. Senza entrare a far parte dell'esecutivo, ma riconoscendo che i Cinque Stelle sono i vincitori di queste elezioni e che il Pd ha perso. Lasci che facciano il Governo e li metta finalmente alla prova. Oggi Salvini ha fatto un appello ai dem, sperando che siano "a disposizione per dare una via di uscita al Paese". Il Pd ha rigettato l'offerta. Mossa giusta? Ci mancherebbe che il Pd si metta a fare inciuci in questo momento. Anzi, l'appoggio a un Governo pentastellato serve anche a evitare altri tremendi inciuci tra Salvini e qualcun altro. Il Pd sparirebbe se facesse un accordo con il centrodestra. Ma questo è evidente. Con i Cinque Stelle invece non perderebbe consensi? No. Basta vedere i flussi elettorali: gran parte dei voti persi dal Pd è andata proprio al Movimento 5 Stelle. Tanti dirigenti hanno salutato con particolare trasporto l'ingresso nel Pd del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, con tanto di foto al Nazareno e alla tessera di partito... Ma chi se ne frega, abbia pietà di me. Con questi casini che ci sono nel mondo stiamo dietro alle tessere di Calenda. Non cadiamo nel ridicolo.
  13. Una legge elettorale che assicuri una maggioranza non esiste. ll centro destra è al 37%, migliorando l'attuale legge e portando subito al voto questo pd... I renziani giustamente non vogliono fare da stampella ai 5s e nemmeno alla Lega. Non c'è via d'uscita.
  14. Non ci sono i numeri per formare un governo. Lega e 5S facessero una legge elettorale per cercare di azzoppare il pd e via... Elezioni e che vinca il migliore. O il meno peggio.
  15. il fuoriclasse longevo Roberto Formigoni Intervistato dal quotidiano La Verità poche ore prima del voto che lo taglierà fuori dal Parlamento italiano "Sono il Buffon della politica, non riesco a smettere. Sono come Gianluigi, Francesco Totti e Valentino Rossi. Ho sensazioni assolutamente positive..." 3-mar-18 Mario Borghezio L'europarlamentare leghista affronta a La Zanzara di Radio 24 alcuni grandi temi "L’Africa? È un dato oggettivo che non abbia prodotto grandi geni. Mussolini? Il tempo è galantuomo. Milioni di italiani spingono in questa direzione, e cioè quella di un sano revisionismo storico. Il nazismo? Ha fatto cose importantissime sul piano della ricerca contro il cancro, ma purtroppo non vengono divulgate. Anche sul piano della legislazione ecologica i nazisti sono stati precursori. Questo non significa esaltazione di quel periodo..." 8-mar-18 Toni Chike Iwobi nato a Gusau nel nord della Nigeria non sono rassisti nooooo... aveva ragione Balotelli
  16. Diritto al reddito, oltre le polemiche. Sei anni di battaglie meritano un altro racconto di Daniele Nalbone (Il Salto) Alla fine, non poteva mancare l’immancabile Massimo Gramellini a bollare la questione del reddito di cittadinanza come una mera “promessa elettorale”. E poco importa che la notizia delle file ai Caf per chiedere i moduli per avere 780 euro al mese si sia di fatto rivelata una “fake news”. Tanto basta per deridere – per chi non lo sapesse – non solo chi in queste ore chiede una misura i cui principi, ricordiamo, sono stati stabiliti nell’ormai lontano 1992 dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea ma le circa 100mila persone che nella primavera del 2015 hanno firmato per la campagna di Miseria Ladra, promossa da Gruppo Abele e Libera, che proponeva dieci punti per arrivare a quello che è stato definito il reddito di dignità. «Passare all’incasso». «Illusione». Soprattutto l’assunto per cui il «reddito di cittadinanza verrebbe finanziato anche con le mie tasse». La conclusione del solito Gramellini show ignora qualcosa come 18 milioni di persone a rischio di esclusione sociale, tra cui 4.8 milioni di persone (e 1.2 milioni di minori) in povertà assoluta e 9.1 milioni in povertà relativa (sotto la media mensile di reddito 509 euro). Senza considerare gli oltre 4 milioni di working poors ed i milioni di precari a rischio sfruttamento, anche da parte della criminalità. A tutto questo vanno aggiunti tutti i disoccupati, sempre in aumento, che non hanno più diritto di sostegno al reddito. Parliamo, in totale, del 30% della popolazione italiana. Prendere in giro, ridere delle (finte) file ai Caf per i moduli per chiedere il reddito significa ridere di loro. Singolare, poi, che solo oggi – con il Movimento 5 stelle primo partito d’Italia – la classe politica si sia accorta del tema del reddito. Peccato, però, se ne sia accorta dando una narrazione completamente opposta a quella che meriterebbe. Era il 2012 quando la prima campagna prese piede per introdurre una proposta, seppur iniziale, di reddito garantito. Tutto parte da un principio: quello per il quale nessun essere umano deve “scivolare” sotto una certa soglia economica. La campagna per il reddito del 2012 Nella prima campagna di raccolta firme per una “legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito” – iniziata nel giugno 2012 – furono ben 60mila le firme consegnate nelle mani della presidente della Camera, Laura Boldrini, che nell’aprile del 2013 incontrò direttamente i proponenti dicendosi non solo «a favore» di una simile proposta ma che avrebbe fatto in modo che l’aula parlamentare discutesse la legge, «a prescindere dal numero di firme raccolte». Oltre 250 iniziative pubbliche dopo, con associazioni e realtà sociali in giro per l’Italia, cadde il silenzio politico. La campagna per il reddito del 2015 Tre anni dopo prese corpo una nuova campagna sociale: “100 giorni per un Reddito di Dignità”, promossa proprio da Miseria Ladra. Questa volte le firme furono centomila. Cento giorni il termine entro il quale, l’obiettivo, arrivare a una legge. A partire dall’esperienza di “Miseria Ladra”, associazioni, enti locali, sindacati, studenti e, con loro, sindaci e giunte comunali si spesero dando vita a un “guida di principi irrinunciabili” utile per un eventuale articolato di legge da proporre in Parlamento. Nella campagna si chiede l’impegno, ad personam, a diversi parlamentari a partire dalla loro firma come sostegno a questa piattaforma che aveva l’intenzione di “mettere insieme” le diverse proposte in campo e unire le forze politiche e parlamentari incontro a una sola proposta e arrivare all’approvazione. Una sorta di “larga intesa” per il diritto al reddito. Le firme di M5s, Sel e Pd. Poi la grande fuga La proposta, così come indicata dalla piattaforma del Reddito di Dignità ottenne le firme di 35 senatori e 91 deputati del Movimento 5 stelle, 25 deputati e 7 senatori di Sel, 6 deputati e 2 senatori del Pd, più altri parlamentari sparsi. Terminata la campagna dei 100 giorni, il silenzio. Nessuno ha dato più seguito alla proposta. Eppure numerose furono le audizioni alla Commissione Lavoro del Senato e in molte di queste la proposta, ciclicamente, tornò a palesarsi. Nonostante ciò le scelte governative – e qui vale la pena ricordare come al Senato e alla Camera sedevano, nello scranno più alto, due esponenti “di sinistra” come Pietro Grasso e Laura Boldrini – andarono in direzione opposta: prima la Social Card, poi il Reddito di inclusione. La discussione in Parlamento di un tema così centrale per contrastare la crisi e restituire dignità a milioni di persone non è mai stato calendarizzato, nonostante il consenso sociale raggiunto attraverso la campagna per il reddito di Dignità. Eppure la Piattaforma c’è, è ancora lì, a disposizione di coloro che, in Parlamento, nei Consigli regionali, nelle Giunte comunali, vogliano rispolverarla. Alcuni retroscena Era il gennaio del 2015 quando Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Nunzia Catalfo, il Movimento 5 stelle al gran completo, entrarono nella sede di Libera, a Roma, per incontrare Don Luigi Ciotti e Giuseppe De Marzo, responsabile della campagna Miseria Ladra. Un incontro per cercare una “quadra” su una prima forma reddito minimo garantito, per iniziare a far fare un passo avanti a tutto il paese. Da lì iniziarono una serie di incontri che portarono, come detto, una larga parte del Parlamento a firmare – a tra maggio e giugno – la Piattaforma. Durante la campagna “100 giorni per il reddito” furono molti i comuni, da Asti a Palermo passando per Napoli, a votare delibere di Giunta a favore del reddito. Era qualcosa più di una semplice testimonianza. Il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci (il più applaudito durante la presentazione di Liberi e Uguali, lo scorso 5 dicembre, al Pala Atlantico di Roma), solo per fare un esempio, non solo fece adottare al suo Consiglio una mozione di sostegno alla campagna “100 giorni per un reddito di dignità contro la povertà e le mafie”, ma addirittura inviò una lettera di sostegno ai sindaci e ai consiglieri comunali dei Comuni della Regione Lazio. All’interno il racconto della “giornata tipo” negli uffici comunali. «Ogni giorno nei nostri uffici incontriamo persone di ogni età che ci chiedono accoratamente un aiuto per riuscire ad arrivare alla fine del mese. Molto spesso ci viene chiesto un posto di lavoro, altre volte un aiuto per pagare l’affitto per non ritrovarsi per strada (…). Tutte richieste relative a necessità primarie e irrinunciabili. Noi, come Sindaci, spesso ci troviamo in forte difficoltà per non saper dare a queste persone delle risposte concrete (…)». Dopo aver presentato le iniziative della Campagna, l’appello per una Legge sul Reddito Minimo: «Sono convinto che un’iniziativa legislativa di questo tipo, oltre che rappresentare un scelta di grande civiltà sul tema dei Diritti, possa rappresentare anche una strategia concreta di lotta contro la povertà e contro i rischi sociali che si legano, come le attività della criminalità organizzata». Lo scontro Renzi – Rodotà Ma proprio il giorno in cui partì la raccolta firme Matteo Renzi, dal palco della festa di Repubblica a Genova, bollò il reddito di Dignità promosso da Miseria Ladra come «incostituzionale». Non solo. «La cosa meno di sinistra che esista». E ancora: «Confermare il principio che l’Italia è il paese dei furbi». Per fortuna ci pensò Stefano Rodotà in persona e rispondergli portando come arma semplicemente la Costituzione, in particolare l’articolo 36: “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Dignità. Ed è sullo Stato che grava il diritto al “reddito” e a carico della fiscalità generale il dovere di garantire a tutti un’esistenza dignitosa, in un’ottica redistributiva. Rodotà, tra i primi a sostenere ed a farsi promotore degli obiettivi della campagna Miseria Ladra, smontò poi anche la definizione di «provvedimento assistenzialista» data dall’allora premier al reddito di Dignità: «Da sempre i diritti sociali svolgono una duplice funzione. Da un lato di “assistenza e sostegno”, la cosiddetta libertà garantita; dall’altro di “abilitazione” alla partecipazione alla vita sociale. Si chiama libertà attiva». Nonostante ciò, dopo quell’affondo di Renzi, uno a uno tutti i parlamentari “di sinistra” che firmarono la Piattaforma scomparvero. Lasciando così il Movimento 5 stelle da solo, nel deserto politico, ad affrontare la questione. E trasformando così la misura di welfare contenuta nella Piattaforma nella misura di workfare della quale tanto si sente parlare in questi giorni. Il reddito merita un altro racconto Ora la domanda è: cosa vogliamo fare? Un plurale che non riguarda un generico “noi”, né i giornalisti, né la sinistra. Riguarda “tutti”. Abbandonare il tema del reddito – come fa Gramellini – a un ipotetico voto di scambio, a una mera promessa elettorale, paragonandola al famoso milione di posti di lavoro di berlusconiana memoria, oppure iniziare a discutere di un diritto economico, di contrasto alle povertà, alla precarietà, che rimetta al centro la dignità della persone nell’epoca della finanziarizzazione e delle politiche di austerità che hanno colpito pesantemente le misure di welfare? Perché, per chi non se ne fosse accorto, una proposta sul reddito svincolato dal lavoro rientra pienamente all’interno di un forte dibattito internazionale che si interroga sulla necessità di trovare formule nuove per individuare strumenti di tutela e redistribuzione della ricchezza. Decidete voi. Il dato di fatto è che anche il Kenya, l’India, il Brasile, la Namibia hanno dato vita a sperimentazioni di un reddito di base. Che esperienze virtuose di reddito minimo garantito sono presenti da tempo negli schermi di welfare di tutti i maggiori paesi europei. Poi, a tempo perso, magari qualcuno risponda a una semplice domanda: che fine hanno fatto quei 166 parlamentari che firmarono la Piattaforma con i dieci punti per il reddito di dignità? I dieci punti per il reddito di dignità 1. Un reddito individuale attraverso l’erogazione di un beneficio in denaro e destinato a sostenere la persona, ricordando che i sistemi di redditi minimi adeguati debbano stabilirsi almeno al 60% del reddito mediano dello Stato membro interessato (come espressamente previsto al punto 15 della Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010 sul ruolo del Reddito Minimo, nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa) 2. Individuare i destinatari del Reddito Minimo o di Cittadinanza, considerando che per alcuni è uno strumento di valorizzazione ed autonomia di scelta del proprio percorso di vita, per altri sono necessarie misure di reinserimento sociale e per altri ancora è necessario attivare forme di promozione dell’occupazione. 3. Stabilire una soglia di accesso tale da poter intervenire su tutti coloro che vivono al di sotto di una certa soglia economica (non meno del 60% del reddito mediano equivalente familiare disponibile) ed individuare eventualmente ulteriori interventi specifici, come quelli volti all’affermazione dell’autonomia sociale dei soggetti beneficiari compresi coloro che sono in formazione, cosi da garantire il diritto allo studio e, in particolare, per contrastare la dispersione scolastica e universitaria. Interventi che sono previsti nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea sotto la forma di un “reddito di formazione” sia diretto che indiretto che si affianca al reddito minimo o di cittadinanza. 4. I beneficiari dovranno essere residenti sul territorio nazionale. 5. La durata temporale del beneficio sia destinata “fino al miglioramento della propria condizione economica” o comunque ad una replicabilità temporale dell’intervento cosi da non permettere che si rimanga senza alcun sostegno economico. 6. Non contrapporre il Reddito Minimo o di Cittadinanza, e l’integrazione sociale e la garanzia ad una vita dignitosa attraverso l’obbligo all’integrazione lavorativa. In sostanza che “il coinvolgimento attivo non deve sostituirsi all’inclusione sociale e chiunque deve poter disporre di un Reddito Minimo, e di servizi sociali di qualità a prescindere dalla propria partecipazione al mercato del lavoro” (Relazione per Risoluzione europea sul Coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro – 8 aprile 2009); 7. Incentivare la libertà della scelta lavorativacome misura di contrasto dell’esclusione sociale può evitare la ricattabilità dei soggetti in difficoltà economica. In questo caso il concetto di “congruità dell’offerta di lavoro” e non dunque “l’obbligatorietà del lavoro purché sia” può ben riferirsi alla necessità di valorizzare il soggetto beneficiario ed a trovare tutti gli strumenti utili affinché l’integrazione al lavoro tenga conto delle sue esperienze, delle sue capacità e competenze e dunque a non generare comportamenti di vessazione e imposizione verso il beneficiario. Perché “la causa di un’apparente esclusione dal mondo del lavoro può risiedere nella mancanza di sufficienti opportunità occupazionali dignitose piuttosto che nella mancanza di sforzi individuali” (Risoluzione sul Coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro – 8 aprile 2009). 8. Costruire un sistema integrato, oltre l’erogazione del beneficio economico, con le altre misure di welfare sociale e di servizi di qualità con il coordinamento tra gli organi preposti alla loro erogazione (Regioni e Comuni) così da definire un ventaglio di interventi mirati e diversificati a seconda delle necessità e delle difficoltà della persona e che mirano ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa. 9. Affiancare il Reddito Minimo o di Cittadinanza all’individuazione di un progetto di integrazione sociale individuale condiviso con il beneficiario che lo richiede. 10. Rafforzare i servizi e il sistema dei centri per l’impiego pubblici destinandoli a centri per l’impiego ed i diritti in cui potersi rivolgere anche per l’erogazione del Reddito Minimo o di Cittadinanza. http://www.numeripari.org/diritto-al-reddito-oltre-le-polemiche-sei-anni-di-battaglie-meritano-un-altro-racconto/
  17. Su tutti gli incentivi e su tutte le misure di sostegno è possibile lucrare. Lo sa pure mio nipote(18 mesi). A 'sto punto bisogna smettere di aiutare chiunque. Ognuno deve andare avanti con le sue forze e vinca il migliore.
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