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Federico_Munerati

Fuga di notizie: sospesa a tempo indeterminato l'indagine della Procura su Suarez

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1 minuto fa, uno juventino a roma ha scritto:

non mi risulta recoba sia andato in pensione ghgh

Altro ed alto livello ...

El chino se le strapaga quelle pratiche.

 

Suarez è novellino e la Juventus è intervenuta solo ora su questa fetta di mercato ... Deve stare bassa coi costi ...

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6 minuti fa, hopper ha scritto:

 

hai presente "così tenero che si taglia con un grissino?"

 

ecco, il mio taglia il tonno (un tonno vivo, però)

Una motosega al posto del c****, insomma ... 

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image.png.b476ffa6e1873b2d6b9984d6e3a3be2c.png

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4 minuti fa, graz848 ha scritto:

 

Ma poi cosa vuol dire "chiedere di risolvere il problema"?

È l'AD di una società, chiedere ai collaboratori di risolvere i problemi è il motivo per cui è lautamente pagato.

Incaricare uno studio legale di attivarsi per fare una cosa è perfettamente lecito.

 

Altra cosa è se "chiedesse di risolvere il problema con un atto illecito", come ad esempio un esame combinato.

 

Giocano con le parole pur di soffiare sul fuoco del sentimento popolare. Come sempre.

 

Vergognosi.

 

 

Il mio pensiero va non tanto alla Juve, o a Paratici o ad AA, ma a questi poveri cristi di professori, tutor e dipendenti dell'UniPG che si trovano ad essere trattati come dei criminali per aver fatto semplicemente il loro lavoro di sempre, aver magari smollato un po' le regole di fronte alla celebrità inattesa ed essersi lasciati andare ad un paio di battute tra colleghi al telefono. 

evidentemente il boccone era troppo ghiotto

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Silenzio assordante della società
Assordante
O c'è qualcosa di vero(e mi cascherebbero le palle in terra) o amano la coprofagia, perché ci stanno ricoprendo di sterco..
Stasera pure formigli in prima serata cavalcherà l'onda..

Inviato da Yuggoth

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6 minuti fa, mi consenta ha scritto:

Una motosega al posto del c****, insomma ... 

 

utile peraltro per farsi una sega mentre si va in moto mh 

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3 minuti fa, Azathoth ha scritto:

Silenzio assordante della società
Assordante
O c'è qualcosa di vero(e mi cascherebbero le palle in terra) o amano la coprofagia, perché ci stanno ricoprendo di sterco..
Stasera pure formigli in prima serata cavalcherà l'onda..

Inviato da Yuggoth
 

 

 

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come raccontare lo stesso fatto in due modi diversi

 

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Il passaporto di Recoba: si cambiarono le regole per non far retrocedere l’Inter – La settimana del prescritto

31 gennaio 2014 By Emiliano I Faziosi 9 Comments

Cosa pensereste di una situazione nella quale esiste un regolamento ben preciso che viene rispettato senza alcun problema fino a quando, però, non vengono toccate persone che, diciamo così, godono di protezioni di un certo tipo e, piuttosto che vedersi colpite per la violazione di quelle norme, fanno pressione affinchè proprio quelle regole vengono cambiate? Assurdo, eh?

Ebbene, è quanto accaduto al calcio italiano tra il 2000 e il 2001. Esisteva, allora, una regola, esattamente la 40 settimo comma delle NOIF della FIGC, che prevedeva che le squadre del campionato di calcio non potessero schierare più di 5 giocatori con passaporto extracomunitario. Accadde però che quella norma venne violata da alcune società, senza perà che queste fossero punite come meritavano (ossia in base a quanto previsto dal regolamento), ma soltanto multate con la squalifica dei calciatori coinvolti e l’inibizione dei dirigenti coinvolti, oltre ad una irrilevante sanzione pecuniaria. Questo perché la regola che ne avrebbe decretato penalizzazioni a livello sportivo, fino alla retrocessione, venne abolita. Anzi, si fece peggio: il processo venne rimandato alla fine della stagione in modo da avere il tempo per cambiare la regola.

 

Entriamo un po’ più nel dettaglio della vicenda in modo da capire quali siano i soggetti coinvolti.

Recoba arriva all’Inter nel 1997, assieme al Fenomeno Ronaldo. Sembra essere promettente ma ancora acerbo. Viene mandato a Venezia a farsi le ossa e, in effetti, in laguna il Chino disputa un grande campionato. A fine stagione l’Inter lo richiama in squadra ma emerge un problema: l’Inter ha già in rosa 5 extracomunitari, ossipassaportorecobaa Ronaldo, Jugovic, Simic, Cordoba e Mutu. Come fare? Semplice, il 12 settembre del 1999 Recoba ottiene il passaporto comunitario. E dire che già nel 1997 venne cercato, invano, un qualche avo spagnolo per poter tesserare Recoba come comunitario…

Recoba esplode e Moratti gli regala un contratto da record, addirittura di 15 miliardi di lire a stagione più bonus vari. Recoba disputa quell’anno 29 presenze realizzando 8 reti.

Accadde però un fatto: durante una trasferta per una gara di coppa Uefa, il 14 Settembre del 2000, alla frontiera polacca due calciatori dell’Udinese, tali Warley e Alberto, vennero fermati perché in possesso di passaporti falsi. Scoppia lo scandalo passaportopoli, che coinvolge le società Inter, Lazio, Roma, Milan, Udinese, Vicenza, Sampdoria, i giocatori Recoba, Veron, Fabio Junior, Bartelt, Dida, Warley, Jorginho, Alberto, Da Silva, Jeda, Dedè, Job, Mekongo, Francis Zé e i dirigenti Oriali, Ghelfi, Baldini, Cragnotti, Governato, Pulici, Pozzo, Marcatti, Marino, Sagramola, Briaschi, Salvarezza, Mantovani, Arnuzzo, Ronca. Il 30 gennaio 2001 durante un’ispezione nella casa di residenza di Recoba venne accertato che anche il passaporto del Chino era falso.

La prima reazione dei nerazzurri non può che essere di sdegno e una decisa presa di distanza dal fattaccio. Poi però si scopre che fu Oriali, dirigente interista, su suggerimento di un altro personaggio che ha sempre fatto della sportività e della correttezza il suo vanto, Franco Baldini, dirigente della Roma, a contattare tale Barend Krausz von Praag, oscuro faccendiere per risolvere la vicenda del passaporto di Recoba.

Insomma, l’Inter del tutto estranea alla vicenda non era, al punto che Oriali andò a Buenos Aires proprio per ottenere il documento e, secondo Barend Krausz von Praag (lo ha dichiarato durante un interrogatorio), aver anche pagato 80 mila dollari per conto della società per il disbrigo della pratica.

passaportoSiccome tante erano le società coinvolte nello scandalo ma ancor di più quelle del tutto estranee, ci si pose il problema di sanzionare i comportamenti illeciti. Già ma come? C’è il precedente, proprio in quei mesi, del medesimo scandalo che ha portato, in Francia e Spagna, alla sospensione dei giocatori e alla penalizzazione delle società coinvolte. Qualcuno, guarda un po’, spinge per il colpo di spugna ma la cosa è impraticabile, si perderebbe del tutto la faccia!

Inizia il processo e le società, Milan e Inter in testa, hanno paura. Il rischio è quello di addirittura retrocedere (visto che andrebbe penalizzata la squadra per ogni partita in cui ha schierato il giocatore), la certezza sarebbe quella della non partecipazione alle coppe europee. Galliani si ribella e studia la scappatoia: se si riuscisse, contemporaneamente, a prolungare il processo fino al termine del campionato, per poi cambiare la regola (la famosa 40 NOIF), si potrebbero rendere meno gravi le sanzioni.

Mica male, eh? Se una cosa che è reato non lo è più perché si cambia la regola ecco che tutto assume una dimensione diversa. Moratti dichiara: “Se squalificano Recoba e poi la giustizia ordinaria lo assolve, chi ci restituisce squalifiche e penalizzazioni?” per spingere affinchè sia preso il dovuto tempo prima di emettere le sentenze. Strano, qualche anno dopo fu ritenuto sacrosanto svolgere un processo sportivo in pochi giorni, comminando sanzioni assurde ad alcune squadre e ignorando le prove a danno di altre e ben prima che la giustizia ordinaria facesse il suo corso…

Sta di fatto che poi anche la giustizia ordinaria condannerà Recoba e Oriali, ma l’Inter non avrebbe pagato con penalizzazioni in classifica per tutti i punti ottenuti in modo illecito.

Il 3 maggio del 2001 arriva il provvedimento che tutti i coinvolti nella vicenda aspettavano: cambia la norma relativa al tesseramento e impiego dei calciatori extracomunitari. Mancano sei giornate alla fine del campionato. Il processo si svolgerà a campionato finito e le sanzioni saranno ben più leggere rispetto a quanto avrebbero dovuto essere, poiché la norma era cambiata e le violazioni del regolamento, pertanto, erano meno gravi.

moratti_manette-e1288194560623Il 27 giugno 2001 la Commissione disciplinare della Lega Calcio emette la sentenza di primo grado: tra le altre, Inter condannata ad una ammenda di 2 miliardi di lire mentre Recoba punito (come anche Dida e tanti altri), con un anno di squalifica. Tra i dirigenti, Oriali è stato condannato ad 1 anno di inibizione.

La Commissione di Appello Federale conferma le sanzioni. Anche la giustizia ordinaria fece il suo corso e, il 25 maggio 2006 condannò, in via definitiva, Recoba e Oriali che ricorsero al patteggiamento, ottenendo una pena di 6 mesi di reclusione con la condizionale per i reati di ricettazione e concorso in falso, commutati in multa da 25.400 euro.

Una vicenda che, esattamente come le altre raccontate fino qui (e come quelle che racconteremo in seguito), non può gettare ombre sull’onore dell’unica squadra onesta del campionato di calcio italiano. A volte, si sa, capitano certe cose, come, ad esempio, taroccare passaporti, evitare retrocessioni, vincere uno scudetto con l’inganno e vedere le proprie intercettazioni dimenticate nel processo più importante della storia del calcio italiano; sono cose che succedono ma che non possono assolutamente significare che anche l’Inter ha qualche scheletro nell’armadio, quasi fosse come la Juve (magari con qualche vittoria in meno).

Per la settimana del prescritto, ossia quella che precede la partita Juve-Inter, domani si parlerà del famoso rigore di Ronaldo per fallo di Iuliano del 1998 che la leggenda vuole abbia fatto perdere lo scudetto ai nerazzurri.

 

 

Cita

L’ingenuo Oriali e la disinformazione su Passaportopoli

 
 

Dopo le dichiarazioni di Franco Baldini di un paio di settimane fa, torniamo su uno scandalo che ha coinvolto l’Inter e che viene spesso usato in modo inesatto per attaccare la nostra squadra.

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Barend Krausz Van Praag, chi era costui? Uno stimato procuratore che ha scoperto Baggio e Schillaci e che dice di avere portato in Italia Samuel, oppure un losco faccendiere? O una via di mezzo, un personaggio borderline tra il legale e l’illegale? Dato che è a lui che Baldini indirizzò Oriali per vedere se si riusciva a ottenere un passaporto comunitario per Alvaro Recoba, è importante conoscerne la reputazione: un conto è sapere che si sta chiedendo un favore a un poco di buono, altro è se la persona a cui ci si rivolge gode di stima nell’ambiente. Ancora oggi, a dieci anni di distanza dallo scandalo potete trovare nei siti di mercato una sua opinione su un acquisto del Palermo o del Napoli, o sulla situazione del River Plate. In ogni suo parere o dichiarazione viene presentato come “esperto di calcio sudamericano e scopritore di talenti quali Baggio, Schillaci, Caniggia, ecc.” Ovviamente, invece, nei vari Dossier Inter è rappresentato come un criminale contro l’umanità, per avvalorare la propria tesi, un “misterioso faccendiere”, scrivono proprio così. Misterioso colui che ha portato Baggio alla Fiorentina insieme a Caliendo?

Raggirato no, ma ingenuo di sicuro

Alla fine si è scoperto che qualcosa di non regolare era accaduto, ma occorre capire bene come siano andate le cose e se c’è stata ingenuità o dolo. Se fossimo un certo tipo di persone, staremmo a recriminare sul fatto che Oriali ha pagato più di tutti, specie a livello mediatico, mentre tutti gli altri non hanno avuto che un buffetto. Anche lo stesso Lele potrebbe farlo, ma ha un altro stile e un’altra dignità rispetto ad altri, loro sì, faccendieri. Già nel 2010, Oriali concesse un’intervista esclusiva a “La Stampa”, in cui dichiarò sulla vicenda del passaporto: “È una grave macchia, lo so, ma ha presente il signore che compare sempre al fianco di Fabio Capello? Sì, Franco Baldini. Ecco, devo tutto a lui. Mi disse che c’era questa possibilità eccetera eccetera, e che le carte erano in regola. Salvo poi lasciarmi nella cacca.” Non ci furono reazioni, niente di niente allora. Solo oggi che è tornato alla Roma e quindi nell’agone iperpolemico del calcio italiano, Franco Baldini se n’è uscito con una dichiarazione assolutoria nei confronti di Oriali. “Devo fare ammenda su Gabriele Oriali, che è rimasto coinvolto e ha patteggiato come dirigente dell’Inter nello scandalo dei passaporti falsi sul dossier Recoba. Oriali ha detto la verità, nel senso che mi chiese un consiglio, io gli dissi che sapevo che c’era una persona, che però non conoscevo, che si occupava di vedere se le carte erano in regola. Poi questa persona non si è rivelata a posto. Oriali non lo sapeva, nemmeno io. Lui ha molto sofferto per la macchia e mi dispiace.” Ha ben donde l’ex dirigente interista a dire che Baldini arriva con un certo ritardo, ma meglio tardi che mai.

Difficile credere che ciò basti a convincere i vari estensori dei dossier interisti, quelli che vengono pomposamente presentati come “La vera storia del passaporto di Recoba”, come se quell’aggettivo, vera, desse più autorevolezza a ricostruzioni in cui, gira e rigira, qualche inesattezza e qualche esagerazione la si trova sempre. Ma non dobbiamo certo convincere gente abituata a pendere dalle labbra degli imputati e dei loro avvocati, quando questi sono loro amici. Ed è bello vedere come coloro che cercano di difendersi dicendo “così facevan tutti” per Calciopoli, quando effettivamente c’è uno scandalo di portata europea puntano il dito solo contro il nemico. “Passaportopoli” vide condannati in sede sportiva diversi giocatori, di Roma, Sampdoria, Udinese, Vicenza, Milan, ci sono state condanne in Francia e Inghilterra, più lievi di quelle italiane, ma chissà perché ci si ricorda solo di Recoba. E se Ghelfi vene assolto ed è esclusa la responsabilità diretta del club, rimanendo quella oggettiva, fu sicuramente sbagliata la sentenza. Non dicono comprata perché potrebbero incappare in qualche querela, ma probabilmente lo pensano. È sempre così: quando condannano i loro amici, o assolvono i loro nemici, ci deve essere un errore. In caso contrario, tutto ve bene, lo abbiamo visto con Palazzi. Ci sono poi da tenere in conto altre due cose: il contesto dell’epoca e che fine ha fatto la regola aggirata con i passaporti falsi.

Le condanne? Esagerate, la legge violata era “radicalmente illegittima”

Ma torniamo all’estate del 2001. Quando escono le prime condanne, nessuno grida al fatto che siano troppo miti. Nessuno, tranne il retrocesso Napoli che ha un certo interesse, chiede penalizzazioni ai club coinvolti. Anzi, è proprio l’opposto. Una certa stampa, guidata dal Corriere della Sera, ritiene la sentenza esagerata. Il motivo è semplice: un mese prima delle condanne di primo grado, la Corte Federale ha stabilito che il comma 7 dell’art. 40 delle NOIF è “radicalmente illegittimo” e che inseriva delle “indebite restrizioni” all’utilizzo di extracomunitari. Se ricordate, è la decisione che permette alla Roma di schierare Nakata nella partita decisiva contro la Juve. Polemica nella polemica insomma. Ed è questa norma illegittima che è stata aggirata coi passaporti falsi. Giusto punire, ma senza esagerare, insomma, come direbbe qualcuno ne va della credibilità del calcio. Un giornalista che non può certo essere tacciato di filo-interismo, Giorgio Tosatti, scrive il 28 giugno 2001: “Mi preme sottolineare l’incoerenza di comportamenti sulla vicenda degli extracomunitari. La Corte federale abolisce la norma che ne limita l’impiego considerandola illegittima e consente di utilizzarli a campionato in corso, incidendo sul suo esito. La Lega, appellandosi alla Turco-Napolitano, fa saltare anche il tetto dei cinque tesserabili: se ne possono ingaggiare a mucchi. No al contingentamento del Coni, via libera ai club. […] In compenso la giustizia (si fa per dire) sportiva distribuisce squalifiche e multe per la violazione di quella norma cancellata. Si può essere più incoerenti?” Il titolo del pezzo di Tosatti è “Sentenze incoerenti e sproporzionate”. Certo, Oriali ha pagato nel penale, e oggi si pente di avere dato retta a chi gli consigliò di patteggiare.

Ma vediamo come i dossieristi, quelli che raccontano la “vera” storia, presentano la cancellazione della norma forti del trascorrere del tempo e della scarsa memoria degli italiani. Esattamente all’opposto. “Il processo si annuncia complicato e le conseguenze spaventose: l’applicazione di punti di penalizzazione potrebbe compromettere la salvezza o la qualificazione alle coppe europee delle società coinvolte. Ma c’è una scappatoia, alla quale più di tutti sta lavorando Galliani, l’amministratore delegato del Milan: la riforma dell’articolo delle norme federali che limita l’impiego dei calciatori extracomunitari. Una modifica della regola comporterebbe un’attenuazione molto sostanziosa delle pene.”. Insomma, la cancellazione di una norma illegittima (certo, su ricorso dell’Inter e di altre società) diventa riforma delle norme federali voluta da Galliani con l’Inter a ruota. Pochi ricordano invece che la legittimità della norma era stata messa in dubbio dagli avvocati di Ikpe Prince Ekong, giocatore nigeriano della Reggiana che non poteva scendere in campo perché il suo club militava in C1, categoria in cui gli extracomunitari non erano ammessi dalla FIGC. Ekong si rivolse alla magistratura ordinaria, dove ottenne giustizia con sentenza del Tribunale di Reggio Emilia del 2 novembre 2000. Da lì alla cancellazione del comma 7 la strada era breve e obbligata. Ma questi, per chi vuole raccontare la storia “vera”, sono solo dettagli insignificanti.

 

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9 minuti fa, hopper ha scritto:

image.png.b476ffa6e1873b2d6b9984d6e3a3be2c.png

 

notare l'evidenza data all'articolo 

 

tutta la prima pagina e parte della seconda .sisi

 

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che bello tuiter

 

 

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Qualcuno ha memoria del processo sportivo per il caso passaporti?

Io ero abbastanza piccolo ma ho l'impressione che i media non vi dedicarono troppo tempo...

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4 minuti fa, Azathoth ha scritto:

che bello tuiter

 

 

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Ma davvero soffrite per quello che dice Twitter?.

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Adesso, Shaft ha scritto:

Ma davvero soffrite per quello che dice Twitter?.

ho solo fatto uno screenshot per far vedere quanta pochezza c'è 

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LA VERA STORIA DEL PASSAPORTO FALSO DI RECOBA

Il documento falso venne pagato ottantamila dollari: i vertici della società erano stati informati da Oriali


Pubblichiamo ampi stralci della sentenza della Commissione disciplinare della Lega Calcio relativi al "caso Recoba passaporto falso", che il 27 giugno 2001 stabilì le seguenti pene: squalifica fino al 30 giugno 2002 per Alvaro Recoba, inibizione fino al 30 giugno 2002 per Gabriele Oriali, inibizione fino al 31 marzo 2002 per Franco Baldini, oltre a una sanzione di due miliardi di lire per la società nerazzurra. Ma questo è solo il primo atto dell'intricata vicenda. La pena per il giocatore venne confermata dalla Commissione d'appello federale e ridotta a quattro mesi dalla Camera di conciliazione del Coni (sanzione pecuniaria per la società ridotta a soli 1,4 miliardi di lire). Il 25 maggio 2006 Recoba e Oriali hanno patteggiato sei mesi di reclusione (sostituiti con una multa di 21.420 euro) in sede penale, richiesta accolta dal gip del Tribunale di Udine. Nell'inchiesta, divisa in vari filoni, furono coinvolte trentuno persone, fra le quali dodici calciatori di Milan, Roma, Lazio, Sampdoria, Udinese e Vicenza. Sul sito www.legacalcio.it/comun/0001/cu507 è possibile consultare, per tutti gli interessati alla vicenda, il comunicato ufficiale nella sua interezza.

L'esame del merito richiede una premessa in ordine all'oggetto dell'accertamento demandato a questa Commissione, che non può riguardare direttamente l'autenticità, ovvero la contraffazione del passaporto italiano del calciatore Recoba Rivero Alvaro apparentemente emesso dalla Questura di Roma il 9 novembre 1998, essendo tale materia ovviamente riservata al giudice penale. Dagli atti del procedimento emergono circostanze univoche, concordanti ed incontrovertibili che consentono di affermare (pur prescindendo dal rilievo, desumibile dalla documentazione acquisita ed evidenziato nell'atto di deferimento, che il passaporto italiano del calciatore non risulta essere mai stato rilasciato dalla Questura di Roma) che il Recoba non aveva alcun titolo al rilascio di un passaporto italiano per assoluta inesistenza in capo allo stesso dei presupposti indispensabili, ed in primo luogo del diritto alla cittadinanza italiana. A siffatta conclusione si perviene, anche a tacere per il momento dei riscontri probatori e delle argomentazioni logiche che verranno approfondite esaminando le singole posizioni degli incolpati, sulla base delle sole dichiarazioni rese dal calciatore all'Ufficio indagini ed alla Procura della Repubblica di Udine.

In sintesi, il Recoba ha riferito di aver preso per la prima volta in considerazione la possibilità di diventare cittadino comunitario al suo rientro presso l'Internazionale dopo un periodo di permanenza in prestito al Venezia. In tale occasione egli chiese notizie al proprio padre il quale gli precisò che la famiglia aveva "antenati nelle isole Canarie". Le ricerche svolte in quella direzione, dapprima da un collaboratore del procuratore Casal, tale Daniel Delgado, e poi da uno studio legale spagnolo incaricato allo scopo dalla Soc. Internazionale, non approdarono ad alcun risultato: riferisce infatti il Recoba che la ricerca era "lunga e difficile". Il calciatore ha inoltre escluso di aver mai svolto alcuna pratica od inoltrato alcuna richiesta tendente al rilascio di un passaporto italiano.

BENEFICI ILLEGALI PER IL CALCIATORE
Non è necessario spendere ulteriori parole per concludere che il passaporto italiano consegnato al Recoba in Roma nel settembre 1999 non corrisponde né alla cittadinanza uruguaiana di cui il calciatore era in possesso dalla nascita né a quella spagnola che egli avrebbe eventualmente potuto conseguire "jure sanguinis", se le ricerche svolte il Spagna per l'individuazione di antenati spagnoli avessero avuto esito positivo. E sotto il profilo soggettivo si può anche tranquillamente affermare che in nessun caso il calciatore avrebbe potuto confidare nella veridicità "ideologica" del passaporto italiano che gli venne consegnato alla Borghesiana il 12 settembre 1999 dall'Oriali.

In linea generale, e fatto salvo l'accertamento delle singole responsabilità, è innegabile che l'uso di tale passaporto al fine ottenere la variazione di status federale del calciatore, con la consapevolezza che il documento non poteva essere genuino perché incompatibile con la cittadinanza non italiana del Recoba, costituisca grave violazione dei principi di lealtà, probità e rettitudine alla cui osservanza sono tenuti tutti i destinatari delle norme federali, come dispone l'art. 1 comma 1 del C.G.S. Si tratta infatti di utilizzare mezzi scorretti, o addirittura fraudolenti, al fine di ottenere il riconoscimento di un titolo non spettante, traendone un indebito vantaggio. È superfluo il sottolineare, in proposito, che il fatto di diventare "comunitario" ha recato benefici non solo economici sia al calciatore, quanto meno sotto il profilo della libertà assoluta di circolazione del tesserato nell'ambito delle Federazioni comunitarie, sia alla Società di appartenenza, per una migliore utilizzazione dell'organico disponibile (...).

Passando all'esame delle singole posizioni, non sussistono dubbi sull'affermazione della responsabilità di Recoba Rivero Alvaro. Si è già detto che dagli atti non è desumibile alcuna valida ragione che consentisse al calciatore di credere nella genuinità del passaporto italiano in questione e, in particolare, non merita alcun credito l'affermazione del Recoba, allorchè sostiene di non aver rilevato l'anomalia della data di emissione del documento, anteriore di quasi un anno rispetto al momento della consegna dello stesso da parte di Oriali, o quando afferma di non aver notato che nel passaporto gli era stata attribuita una residenza romana mai esistita e meno ancora quando dichiara di non aver dato alcun peso alla circostanza che sul passaporto era applicata una sua fotografia di cui egli non aveva alcun ricordo e che non gli risultava comunque di aver consegnato ad alcuno.

 

IL COINVOLGIMENTO DI BALDINI
La difesa ha sostenuto che la condotta del Recoba dovrebbe ritenersi scriminata in considerazione della sua inesperienza ed ingenuità, dovute all'età giovanile, nonché della mancata conoscenza da parte sua di tutto quanto attiene a leggi, regolamenti, pratiche amministrative e burocratiche; tutti elementi questi che ne dimostrerebbero l'inconsapevolezza riguardo all'illiceità del suo tesseramento federale come cittadino comunitario.

Ad avviso della Commissione l'asserita inconsapevolezza del Recoba è irrimediabilmente smentita dalle circostanze di fatto sopra richiamate, la cui rilevanza non può essere contrastata ed esclusa soltanto in ragione dell'età del calciatore. E' notorio, infatti, e risulta dagli atti che il Recoba, seppure innegabilmente giovane, ha maturato esperienza in vari campi attraverso spostamenti e viaggi intercontinentali, trattative contrattuali di rilevanza economica, contatti con procuratori sportivi ed iniziative anche nella specifica materia dell'acquisizione di una determinata cittadinanza (si vedano la richiesta di informative al proprio padre, l'affidamento della pratica a uno studio legale spagnolo). Pertanto non mancano a Recoba l'intelligenza, la maturità e l'esperienza necessarie per comprendere che i passaporti non si materializzano dal nulla e che la trasformazione del suo status federale da extracomunitario a comunitario era irregolare.

La sconcertante faciloneria con cui Recoba, sebbene "stupito" di aver ottenuto un passaporto italiano, se ne è servito perché gli conveniva acquisire lo status di comunitario, assume, alla luce delle considerazioni sopra svolte, un significato probatorio decisivo ai fini dell'accertamento della partecipazione attiva e pienamente consapevole del tesserato alla realizzazione dell'illecito.

Quanto al sig. Gabriele Oriali risulta dagli atti che questi, all'inizio della collaborazione con l'Internazionale a giugno 1999, apprese che la Società aveva interesse alla variazione di status del Recoba da extracomunitario a comunitario e che a tal fine era stato interessato uno studio legale spagnolo, le cui ricerche si erano però arenate, trattandosi di pratica complicata che richiedeva in ogni caso, tempi molti lunghi.

Risulta altresì che l'Oriali si interessò della questione Recoba assumendo concrete iniziative finalizzate al conseguimento della variazione di status del calciatore, prendendo contatto con il Baldini per conoscere "come facevano alla Roma per i passaporti" e chiedergli l'indicazione di qualcuno che potesse aiutare l'Internazionale a modificare lo "status" del Recoba. Avuto dal Baldini il nominativo del Krausz (da lui peraltro già conosciuto), l'Oriali si attivò per l'avvio della "pratica", seguendone poi lo svolgimento sino alla conclusione. Egli provvide infine a consegnare al Recoba, il 12 settembre 1999, il passaporto italiano che gli era stato appena fornito dal Krausz.

A carico dell'Oriali gravano elementi di accusa, costituiti da circostanze di fatto accertate e da argomentazioni logiche deducibili dagli atti, così precise, articolate e stringenti da dimostrarne la responsabilità al di là di ogni ragionevole dubbio. In particolare:

a) fu l'Oriali a ricevere il passaporto dal Krausz. Prima di consegnarlo a Recoba, egli ebbe modo di esaminarlo e di rilevare che la data di emissione risaliva al 9 novembre 1998, cioè quasi un anno prima del giorno della consegna. La circostanza è confermata dal Krausz, la cui deposizione all'Ufficio Indagini va ritenuta attendibile, per essere stata rilasciata spontaneamente da persona non tesserata e conseguentemente non obbligata a fornire informazioni agli Organi federali della Figc. La spiegazione di tale anomalia, che il Krausz dice di aver fornito all'Oriali ("Commentammo il fatto che il passaporto risultava rilasciato con una data anteriore ma a me era stato spiegato con la circostanza che trattasi di documenti facenti parte di un gruppo "riservato a casi particolari") è sintomatica della consapevolezza da parte dell'Oriali in ordine alla irregolarità del rilascio del passaporto;

b) Oriali ebbe anche modo di rilevare, esaminando il passaporto, che dal documento Recoba risultava residente a Roma, circostanza non corrispondente al vero, e che sul passaporto era applicata una fotografia del Recoba di cui egli "non sapeva nulla";

c) fu l'Oriali ad incaricare Krausz dello svolgimento della "pratica" in Argentina e ad autorizzare, dopo aver ottenuto l'assenso della Società, il versamento della somma di 80.000 dollari pretesi (cfr. le dichiarazioni sul punto del Krausz) dalla Liliana Rocca quale compenso per l'ottenimento del passsaporto;

d) fu l'Oriali a promuovere un incontro con Baldini, alla presenza del Ghelfi, nel corso del quale venne chiesto al Baldini di assumersi tutta la responsabilità dell'operazione, e di emettere fattura a proprio nome dei costi "dell'operazione Recoba";

e) l'Oriali, essendo a conoscenza dei precedenti infruttuosi tentativi svolti in Spagna per il conseguimento della cittadinanza comunitaria del calciatore, non poteva confidare nella correttezza e regolarità di un passaporto italiano di Recoba ottenuto in Argentina da una non meglio precisata "agenzia", in tempi a dir poco fulminei, dal momento che egli ben sapeva che da parte di Recoba non era stata presentata ad alcuna autorità italiana la domanda di rilascio del passaporto. Né egli poteva, in base alla logica ed alla comune esperienza, considerare serie e fondate le generiche e fumose assicurazioni fornitegli dal Krausz, anche tramite Baldini, che "tutto era regolare".

L'affermazione dell'incolpato, di non essere stato consapevole della pretesa illegittimità del documento e di non aver dubitato della correttezza delle persone alle quali aveva affidato, per conto della Soc. Internazionale, lo svolgimento della "pratica", si riduce a mera allegazione difensiva priva di effettivo riscontro, che non intacca minimamente il completo e convincente quadro probatorio raccolto a suo carico.

Deve quindi essere affermata la responsabilità disciplinare del sig. Gabriele Oriali. Per quanto attiene al sig. Franco Baldini è pacifico in atti che questi venne interpellato dall'Oriali, il quale gli chiese se conoscesse una persona in grado di verificare l'esistenza delle condizioni necessarie per modificare lo status del Recoba da extracomunitario a comunitario. I

l Baldini avrebbe indicato il Krausz (che l'Oriali già conosceva personalmente) ritenendolo adatto al compito sia perché questi in precedenza si era occupato di vicende analoghe, sia perché la moglie dello stesso collaborava con uno studio legale argentino. Dopo aver indirizzato Oriali al Krausz, il Baldini non si sarebbe più interessato direttamente al caso, limitandosi in alcune occasioni a fungere da tramite tra Krausz ed Oriali, poiché gli stessi avevano difficoltà di mettersi in contatto tra loro. La difesa ha sostenuto che la marginale attività del Baldini, limitatasi alla "presentazione" di Krausz ad Oriali (salvo sporadici e non significativi interventi di mero collegamento tra i due) ne escluderebbe il coinvolgimento nella vicenda del passaporto Recoba.

Osserva la Commissione che dagli atti si evincono numerose e concordanti circostanze che conducono al convincimento che il Baldini ebbe nella vicenda un ruolo ben più rilevante ed efficientedi quello di semplice tramite. In particolare:

a) tra il Baldini ed il Krausz esisteva un rapporto di collaborazione, nel senso che il primo aveva offerto al secondo, in un momento di difficoltà economica, l'opportunità di collaborare con il suo studio, operando in Argentina ove dimorava avendo sposato un'argentina;

b) il Baldini, proprio in virtù del rapporto di collaborazione di cui sopra, doveva ben conoscere la natura delle pratiche svolte dal Krausz in Argentina, l'inconsistenza delle vantate conoscenze ed esperienze presso agenzie e consolati e della altrettanto vantata possibilità di intervento della moglie nella veste di collaboratrice di uno studio legale (il Krausz ha dichiarato di aver reperito l'indirizzo di una "agenzia seria" attraverso depliant distribuiti a scopo pubblicitario, di fronte ad un Consolato e mai ha fatto cenno ad una qualsivoglia partecipazione della propria moglie alla vicenda);

c) risulta dagli atti che il Baldini costituì un punto di riferimento costante per lo svolgimento della "pratica" trasmettendo al Krausz la documentazione relativa al Recoba, smistando le comunicazioni via fax tra Oriali e Krausz ed infine - circostanza questa alquanto sintomatica - comunicando ad Oriali, circa 45/60 giorni dopo il primo contatto, che la ricerca era stata positiva e che tutto era a posto affinchè il Recoba divenisse comunitario - Al riguardo, le asserite difficol tà di contatto telefonico tra il Krausz ed Oriali non sono credibili poiché il Krausz riferisce di aver telefonato direttamente ad Oriali per tenerlo al corrente dell'andamento della pratica in varie occasioni, non ultima quella relativa alla richiesta del bonifico bancario. Se ne deduce logicamente che le notizie importanti, come indubbiamente era quella della "conclusione delle ricerche", dovevano passare attraverso il Baldini e che competeva a quest'ultimo comunicarle all'Oriali;

d) Oriali si rivolse a Baldini e non a Krausz per accertarsi che "tutto fosse regolare" e fu il Baldini a fornire le assicurazioni del caso;

e) nel maggio 2000 il Baldini fu convocato ad un colloquio con Oriali e Ghelfi, nel corso del quale gli venne chiesto di assumersi tutte le responsabilità del passaporto di Recoba e addirittura di fatturare a proprio nome le relative prestazioni. Tale tentativo di coinvolgimento del Baldini da parte dell'Internazionale non avrebbe evidentemente alcuna giustificazione logica, se egli si fosse limitato a "dirottare" Oriali verso Krausz. Né appare credibile la versione difensiva circa le motivazioni di rispetto quasi reverenziale che avrebbero indotto il Baldini ad accettare comunque il colloquio con gli esponenti dell'Internazionale.

In base ai suddetti elementi, la Commissione ritiene che debba essere dichiarata la responsabilità del Baldini, risultando pienamente provati il diretto e consapevole coinvolgimento nella realizzazione dell'illecito e l'efficacia causale dell'attività posta in essere per il conseguimento del fine.

RESPONSABILITÀ OGGETTIVA PER L'INTER
Al sig. Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato della Soc. Internazionale, viene contestata la partecipazione alla illecita condotta posta in essere dai tesserati della sua Società, Recoba ed Oriali in concorso col Baldini e con terzi non tesserati. Peraltro, dagli accertamenti svolti in sede di indagini risulta un intervento diretto del Ghelfi nella vicenda soltanto nel maggio 2000, momento in cui era divenuta di pubblico dominio la notizia di possibili irregolarità riguardanti il conseguimento dello status di comunitario da parte del calciatore della Lazio Veron. Il Ghelfi, volendo essere certo che non vi fossero anomalie nella analoga pratica di Recoba, chiese chiarimenti ad Oriali e partecipò al noto incontro con lo stesso Oriali ed il Baldini.

Tale condotta del Ghelfi, di per sé, non appare disciplinarmente rilevante, sia perché avvenuta in epoca successiva alla modifica dello "status" del Recoba, sia perché priva di valore probatorio significativo ed univoco in ordine alla consapevolezza del Ghelfi circa l'irregolarità della posizione del Recoba. Su tale circostanza sussistono certamente forti dubbi, dal momento che Oriali - non essendosi attivato per il passaporto di Recoba a titolo meramente personale - deve aver tenuto informati i vertici della Società sull'andamento della pratica.

Dagli atti risulta che almeno in due momenti Oriali deve essersi consultato con i propri superiori: il primo quando si trattò di dare il "via" alla pratica in Argentina ed il secondo quando si trattò di effettuare su indicazione di Krausz, il bonifico di 80.000 dollari, che doveva essere autorizzato dai vertici societari. Ciò posto, è evidente che la richiesta di pagamento di una somma rilevante per lo svolgimento di ricerche documentali avrebbe potuto, e forse dovuto, ingenerare nella dirigenza dell'Internazionale sospetti di irregolarità e d'altra parte l'inesistenza nei libri contabili della Società di un pagamento di tale importo potrebbe significare che alla liquidazione del compenso si sia provveduto in forma non ufficiale, cosa che costituirebbe un ulteriore indizio di responsabilità a carico dei referenti dell'Oriali.

Dagli atti, tuttavia non è desumibile alcuna circostanza che faccia riferire al Ghelfi, in modo certo ed inequivoco, l'adozione di decisioni in tal senso, non potendosi escludere in modo assoluto l'ipotesi che altri soggetti abbiano provveduto nei predetti termini.

Ritiene pertanto la Commissione che il sig. Rinaldo Ghelfi debba essere prosciolto dall'addebito. La Soc. Internazionale risponde dell'operato dei propri tesserati Recoba ed Oriali a titolo di responsabilità oggettiva, senza che possono in alcun modo rilevare le allegazioni di buona fede formulate dalla stessa.

 

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Joined: 29-Mar-2009
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1 minuto fa, hopper ha scritto:

 

Tralasciando per un attimo Oriali e Recoba ... Baldini: che uomo di M***A!!!

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Joined: 19-Jan-2007
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9 minuti fa, hopper ha scritto:

come raccontare lo stesso fatto in due modi diversi

 

Oriali che per ritirare il passaporto comunitario di un calciatore uruguayano va in Argentina e vuole passare per ingenuo a essersi fidato .asd

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Joined: 25-Jan-2012
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pure Chiappero coinvolto,fonte Open che a sua volta cita ANSA

Edited by Azathoth

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Io non ho ancora capito in base a quali presupposti l'attestato di suarez è considerato "falso".

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Joined: 27-May-2011
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Adesso, funkyrap ha scritto:

Io non ho ancora capito in base a quali presupposti l'attestato di suarez è considerato "falso".

 

però questi saranno cavoli dell università stranieri perugia, e immagino sarà giustificare la correttezza dell'esame e del certificato (altrimenti ci mette prima a chiudere)

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Joined: 25-Jan-2012
30,224 posts

(ANSA) - Anche lo storico avvocato della Juve, Luigi Chiappero, ha partecipato ad una delle riunioni con i rappresentanti dell'Università per stranieri di Perugia per consentire a Luis Suarez di svolgere l'esame di italiano necessario per ottenere la cittadinanza. Chiappero, secondo quanto si apprende da fonti qualificate a Perugia, avrebbe partecipato ad una videoconferenza via Google Meet con la collega Maria Turco, un altro assistente dello studio e il direttore generale dell'ateneo Simone Olivieri, uno degli indagati nell'indagine.

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Joined: 01-Jun-2005
3,574 posts
2 minuti fa, Azathoth ha scritto:

pure Chiappero coinvolto,fonte Open che a sua volta cita ANSA

 

Come è già stato scritto in precedenza, è una escalation mediatica, ogni tanto aggiungono qualche nome e puntano a salire sempre più in alto.

 

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Joined: 16-Mar-2008
26,323 posts
6 minuti fa, Azathoth ha scritto:

ho solo fatto uno screenshot per far vedere quanta pochezza c'è 

Hai detto bene "pochezza", caxxo passate le giornate a leggere il nulla in un social fatto per dare voce agli insoddisfatti di qualsiasi cosa. Gionalisti mezzi falliti, tifosi invidiosi e gente che con un tweet cerca solo un po' di visibilità. Non contano un caxxo. Vivete sereni, che mentre da un lato provano a tirar su una storia che già di partenza é fasulla, dall'altra dicono che non c'é niente di niente. Perché una condanna da parte della giustizia sportiva su delle ipotesi, perché ipotesi sono oltre che speranze da gente che non merita nemmeno di essere nominata, sarebbe senza nessun senso logico. Vogliono la retrocessione per cosa?. Suarez non é cittadino italiano, non ha il passaporto comuntario e oltretutto gioca nell'Atletico Madrid, l'anno scorso non ha giocato con noi, quest'anno non giocherà con noi e probabilmente non ci giocherà mai. Che caxxo devi punire?. Vuoi punire i "se" e i "ma" che si raccontano su Twitter?.

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