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Vero. Ho provveduto io, ma senza enfasi. Il carico potente di fatti e ricostruzioni l'ho lasciato ad altri. Ora linko un po' tutto. Il giallo dell'onestà petrolifera http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=6149 Dall'Isis ai clan, le ombre sul petrolio dei Moratti https://www.editorialedomani.it/fatti/dallisis-ai-clan-le-ombre-sul-petrolio-dei-moratti-faygw3by "Il petrolio dell'Isis è finito nelle raffinerie sarde": indagati due manager della Saras della famiglia Moratti, perquisite le sedi dell'azienda https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/08/il-petrolio-dellisis-e-finito-nelle-raffinerie-sarde-indagati-due-manager-della-saras-della-famiglia-moratti-perquisite-le-sedi-dellazienda/5958677/
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Pensavo fosse una persona seria, o almeno, un pochino più seria del solito marrone a cui siamo abituati ecco. E invece niente, in questo paese pallonaro, tutti quando si parla di calcio diventano lugubri. https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagonota-come-telefonata-ti-accorcia-vita-politica-nbsp-ma-cosa-256595.htm
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K A L C I O M A R C I O! - Lo Schifo Continua -
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di CRAZEOLOGY in Calciopoli (Farsopoli)
Il caso Napoli. il Dio CONI http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=6143 -
Ai bei tempi, quando ancora si vendevano i dischi... Loro non erano profetici, descrivevano la realtà che vedevano. Il grosso guaio è che poi, dopo, in tanti anni non è cambiato niente. Il forno italico è sempre acceso, 24/24 h, 365 giorni all'anno, e continua a sfornare pagnotte di cacca. Il caso Napoli. il Dio CONI http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=6143
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La Juve è terza rispetto a tutta questa storia. Per conto mio ha fatto bene a non prendere una posizione troppo netta, perché in teoria il compito di una squadra è quello di giocare, e non quello di decidere. Pirlo mi è piaciuto. Ora però, a giochi fatti, sulla comunicazione qualcosa bisognerà fare, visto che De Piagnisteiis ha dato neanche tanto velatamente del pirla a Pirlo. Possibile che non ci sia nessuno alla Continassa in grado almeno di ridicolizzare gli scugnizzi mariuoli? Possibile che dobbiamo sempre e solo subire le offese e le sparate altrui?
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era ironia. Visto che in molti paventano o vorrebbero penalizzazioni alla Juve, sembra una cosa un po' forzata visto che all'epoca era un tesserato del Barcellona. Non ha ottenuto la cittadinanza italiana, non ha firmato per la Juve, il contratto non è mai stato depositato in Federazione, non ha mai giocato con la Juve manco una gara, la pista Suarez è stata mollata tre giorni prima dell'esame, quindi non vedo violazioni nell'ambito sportivo di nessun tipo. Vogliono la nostra penalizzazione così, a 'muzzo, solo perché ci invidiano/odiano. PS E' una vicenda che non mi piace, l'ho sempre detto, ma: Non pare esserci nemmeno una possibile corruzione o giù di lì, e nemmeno il tentativo di corruzione. A Perugia han fatto tutto loro. Al massimo forse è malcostume. Ma comunque la Juve non è parte attiva, come vogliono far credere. Non c'è nulla di serio e tangibile.
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K A L C I O M A R C I O! - Lo Schifo Continua -
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di CRAZEOLOGY in Calciopoli (Farsopoli)
Carraro: "Calciopoli? Tutto nacque da un mio errore nel 2004" 12-12-2020 Dopo aver parlato a lungo e ricordato Paolo Rossi, l’ex presidente della Figc Franco Carraro è tornato sulle vicende di Calciopoli, in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport: “Io da Calciopoli sono uscito bene, ma mi è rimasta la rabbia nei confronti di me stesso. Commisi un errore che non mi perdono e che per di più mi costò la presidenza durante un altro Mondiale vinto e che avevamo preparto, dal momento che a maggio mi dimisi. L’errore fu quello di non sostituire i designatori Bergamo e Pairetto nel 2004. Avevo tutta l’intenzione di affidare quel ruolo a Collina, lo chiamai e gli chiesi la disponibilità, a patto che avesse naturalmente abbandonato il fischietto. Mi rispose che avrebbe continuato ad arbitrare e io, un decisionista, tergiversai e mi feci distrarre da altre cose. Troppi impicci, in quella fase, la brutta figura agli Europei in Portogallo, la tempesta Napoli. Ricordo che ad Atene, durante le Olimpiadi, il presidente della Repubblica Ciampi ci chiuse in una stanza e domandò: ‘Ma che succede a Napoli?’ Avevo il terrore che fallisse”.BERGAMO E PAIRETTO – “L’incontro con Collina era avvenuto in gran segreto, ma Bergamo e Pairetto vennero a sapere che a fine stagione li avrei comunque sostituiti e cercarono qualche appoggio. Calciopoli nasce da quel mio errore, ma il calcio è uscito assai più brutto di come in effetti era. Inoltre non compromise l’esito del campionato perché lo scudetto 2004-2005, la stagione in cui si materializzò lo scandalo, l’avrebbe comunque vinto la Juve, che era la più forte di tutte. Calciopoli non fu un prodotto deviato del denaro, poiché non girò un solo euro, ma del potere”. https://www.ilbianconero.com/a/carraro-calciopoli-tutto-nacque-da-un-mio-errore-nel-2004-77475?utm_medium=pagina -
Paratici indagato a Perugia per il caso Suarez; falsa testimonianza
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Lemon11 in Archivio di calciopoli (Farsopoli)
Si dice di si. Qualche giorno prima. Mi pare circa una settimana. Ma tu ci credi? Questo è quello che dicono i pennivendoli filosocietari. A quel punto Suarez non si sarebbe mai sbattuto a prendere lezioni via web e a prendere l'areo per un contratto che ormai non avrebbe più firmato. Mi sembra strano. Ma tutto può essere. Chissà. -
Paratici indagato a Perugia per il caso Suarez; falsa testimonianza
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Lemon11 in Archivio di calciopoli (Farsopoli)
E' l'idea di sentirli telefonicamente, di intrattenere rapporti, di chiamare ministri, ecc. Da fastidio, tutto lì. Ma niente di grave, per ora. Ma c'è abbastanza materiale per indagare. Quello secondo me è doveroso. Poi se non c'è niente non c'è niente. -
Paratici indagato a Perugia per il caso Suarez; falsa testimonianza
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Lemon11 in Archivio di calciopoli (Farsopoli)
Vorrei ricordare una cosa. A me risulta da gente di Perugia, che l'inchiesta sia nata tanti mesi fa, prima ancora di quanto raccontato dai giornali , in relazione ad alcune strane pratiche di immigrati cinesi, portate avanti , ossia sbrigate, da una agenzia specializzata (sempre cinese se ho capito bene) che si occupa di rapporti vari con le pubbliche amministrazioni. Erano state notate delle irregolarità, e si è cominciato ad indagare. Si è così arrivati anche a quelle di cittadinanza, ed è stata messa sotto osservazione l'Università. La Juve è capitata per caso in questo minestrone, per via di quella possibile operazione per rinforzare l'attacco. Ora, se l'atteggiamento dei professori universitari era discutibile, e questo è ancora da vedersi, evidentemente lo era spesso e non solo per la presenza di un grande personaggio. Non a caso c'era l'inchiesta. Sta passando però l'idea che invece fosse la Juve ad aver stimolato eventuali comportamenti borderline, mentre non è affatto vero. Al massimo può essersi trovata in una delle tante situazioni consuetudinali di quella struttura. Se suo malgrado o volutamente questo lo deve chiarire la magistratura. Ma c'è una bella differenza. -
Paratici indagato a Perugia per il caso Suarez; falsa testimonianza
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Lemon11 in Archivio di calciopoli (Farsopoli)
Ma infatti non c'è stata nessuna corruzione, questa ne è la prova, più o meno. E' che muovendosi un po' borderline c'è sempre il rischio che qualcuno possa equivocare. -
Paratici indagato a Perugia per il caso Suarez; falsa testimonianza
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Lemon11 in Archivio di calciopoli (Farsopoli)
Vero. E' tutto da provare. Tutte ipotesi di lavoro e di indagine. Paratici si difenderà dalle accuse. Vedremo che succederà. Certo però che andarsi a mettere in questi casini si potrebbe pure evitare. Dico la verità ,tutta la vicenda non è che mi piace molto. Emana un odore non invitante, ecco. Niente di grave, non è una puzza, ma non mi piace. Se fosse successa all'Inter questa roba sarei partito in quarta, lo ammetto. Ma son giustificato, perché per loro conta il curriculum spettacolare che hanno, visto che ad oggi hanno commesso tutti gli illeciti che si possano immaginare attorno al pallone, dentro e fuori, dal pallone. Questa al confronto di certe porcate sarebbe addirittura una sciocchezzuola da barzellette varie e sfottò. Uno sputacchio nel mare. -
Paratici indagato a Perugia per il caso Suarez; falsa testimonianza
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Lemon11 in Archivio di calciopoli (Farsopoli)
1- Il passaporto non lo ha ottenuto 2- La cittadinanza non l'ha ottenuta, perché quello era solo uno step di tutto l'iter 3- il giocatore non ha giocato nel nostro campionato, e nessuno ha mai formalizzato la richiesta, con il deposito del contratto, nemmeno per la remota possibilità che potesse giocare nel nostro campionato. 4- In ragione di quanto detto al punto 2 e 3, ossia che anche se quell'atto formale può essere falso non è sufficiente a cambiare lo status di straniero del giocatore, non è nemmeno applicabile l'art.32, perché il documento in se (passaporto o cittadinanza) è il nucleo dell'articolo, e oltre a non esistere proprio fisicamente, ovviamente in quanto inesistente non è nemmeno falso. 5- Inoltre è necessario aspettare la condanna definitiva dei colpevoli dell'università per aspettarsi eventualmente degli strascichi nella giustizia sportiva. Ergo, dal punto di vista sportivo non c'è assolutamente nulla. Poi siamo in Italia e quindi andremo in serie B, ma questa è un'altra storia. Resta tuttavia tanta amarezza per quanto avvenuto e fatto dai nostri dirigenti, che mai e poi mai dovrebbero nemmeno avvicinarsi a situazioni che scottano e che sono potenzialmente pericolose. Ora, se come Juventino me ne batto le balle di Perugia e pasticci vari, come cittadino trovo infatti doveroso che Cantone faccia chiarezza su quanto effettivamente avvenuto, a 360°, perché qualche sospetto è legittimo averlo. Non tanto su corruzioni e simili, che mi sembrano francamente abbastanza improbabili, ma per la possibilità abbastanza realistica che in qualche modo in certi ambienti si sapesse che a Perugia erano di bocca buona e abbastanza malleabili, e che la Juve in qualche modo abbia deciso di indirizzare il giocatore lì piuttosto che altrove, e che abbia cercato velatamente di "corteggiare", con delle buone pubbliche relazioni, quella università non per garantirsi una promozione falsa vera e propria, ma una specie di trattamento di favore. E' comunque un'altra bella sputtanata del tutto evitabile. E' dal 98 che giriamo per tribunali, mi sono francamente stancato. E sono anche stanco dell'immobilismo totale di casa agnelli/elkann. Se sono interisti che vendano e si tolgano dai piedi. Veniamo puntualmente massacrati per ogni piccola cosa che succede senza che nessuno muova mai un dito. "Stile Juve" de che? Questo è un suicidio rateizzato. -
Topic "C O M P L O T T O D I F A M I G L I A"
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di CRAZEOLOGY in Calciopoli (Farsopoli)
GINATTA, GLI AMICI CHE GLI AGNELLI RINNEGANO - L'ACCUSA È DI AVER FATTO SPARIRE GLI OLTRE 16 MILIONI DATI DAL MISE E DA INVITALIA DI ARCURI PER IL RILANCIO DI TERMINI IMERESE, GIÀ FABBRICA FIAT - PASSANO DI MANO LE QUOTE AZIONARIE E LE CARICHE SOCIALI DI TUTTO CIÒ CHE PUÒ COLLEGARE LA FAMIGLIA NEI GUAI A QUELLA CHE GUIDA LA JUVE Francesco Bonazzi per “la Verità” Una vicenda che oscilla tra il lusso di un circolo del golf alle porte della Torino più riservata e la tristezza di uno stabilimento in disarmo in Sicilia, con 630 famiglie appese alla cassa integrazione straordinaria. È una vicenda in bianco e nero il crac Blutec, il gruppo della famiglia Ginatta, amica e socia di Andrea Agnelli e di sua madre Allegra Caracciolo, che nel 2014 aveva tolto le castagne dal fuoco alla Fiat in fuga da Termini Imerese, e che un anno fa è crollato sotto il peso di un' inchiesta giudiziaria per la presunta distrazione di 16,5 milioni di fondi pubblici. Questi soldi concessi dal ministero dello Sviluppo economico, attraverso quella Invitalia che è guidata da Mister Covid Domenico Arcuri, avrebbero dovuto essere investiti nella riconversione elettrica dell' impianto siciliano, ma per le Procure di Palermo e Torino sarebbero letteralmente spariti. E mentre la Guardia di finanza era a caccia dei beni di Roberto Ginatta (74 anni) e del figlio Matteo (26), nella Torino ovattata di circoli e studi notarili passavano di mano le quote azionarie e le cariche sociali di tutto ciò che può collegare la famiglia nei guai a quella che guida la Juventus. Come raccontano le carte in possesso della Verità. Roberto Ginatta, a Torino e non solo, vuol dire da sempre famiglia Agnelli, ramo Umberto, per la precisione. Abita nel parco dove cacciavano i Savoia, tra Venaria e Torino, al Royal golf I Roveri, presieduto da Allegra Agnelli e gestito dai manager di fiducia di suo figlio Andrea (44 anni), a sua volta grande amico di Matteo e Mario Ginatta, il fratello maggiore inciampato in una condanna a 8 mesi per lo scandalo torinese delle baby prostitute. Prima del ciclone giudiziario Blutec, Ginatta senior accompagnava regolarmente la madre del presidente bianconero alle partite della Juventus. Adesso, non si capisce se i Ginatta siano stati scaricati, oppure faccia tutto parte di un semplice distanziamento sociale. L' inchiesta penale su Termini Imerese parte a inizio 2019, condotta dalla procura di Palermo, e conduce subito all' arresto di Roberto Ginatta e di alcuni suoi manager. Difeso dall' avvocato Michele Briamonte, dello studio Grande Stevens e vicino agli Agnelli, Ginatta esce dopo pochi mesi e l' inchiesta viene trasferita a Torino. Il 18 giugno scorso, anche i pm torinesi ne ottengono l' arresto, insieme al figlio Matteo e alla segretaria tuttofare Giovanna Desiderato (76), mandati ai domiciliari con accuse che vanno dalla bancarotta fraudolenta al riciclaggio. Contestualmente, viene disposta un' altra sfilza di sequestri di quote societarie e liquidità varia da oltre quattro milioni. Il 13 novembre, la Cassazione annulla anche il nuovo arresto di Roberto Ginatta, con motivazioni ancora non rese note, ma che probabilmente hanno a che fare con l' età avanzata. Quello che qui interessa però, sono i movimenti dei pacchetti azionari, proprio mentre lo Stato tenta di mettervi le mani sopra dopo aver perso i milioni del Mise e con una montagna di cassa integrazione da pagare alle vittime di questa stangata in salsa gianduia. La principale società dove da sempre le due famiglie sono socie si chiama Investimenti industriali, una spa presieduta dalla vera mente finanziaria tanto di Andrea Agnelli quanto di Roberto Ginatta, ovvero il milanese Francesco Roncaglio (42 anni, non indagato), che siede anche nel cda della Juventus, della Banca del Piemonte ed è amministratore delegato della Lamse. Quest' ultima è la società di partecipazioni di Andrea Agnelli, che controllava pariteticamente la Investimenti industriali insieme alla famiglia Ginatta. Quaranta giorni dopo i sequestri, il 31 luglio, di fronte al notaio Monica Tardivo, va in scena un' assemblea straordinaria della Investimenti industriali, che ha 3.620.000 euro di capitale, per deliberare un aumento di capitale da soli mille euro. Gli Agnelli lo sottoscrivono, sotto la regìa di Roncaglio, mentre Matteo Ginatta lascia cadere l' opzione e va in minoranza per un pugno di euro. Risultato: gli Agnelli prendono il controllo della società con un esborso ridicolo, mettono in minoranza gli amici di una vita nella loro ora più dura e la quota di Investimenti industriali in mano allo Stato, che tenta di rifarsi della mega fregatura rifilata a Invitalia, si deprezza in pochi minuti di centinaia di migliaia di euro. E certo sarebbe ancora peggio, quantomeno dal punto di vista del prestigio della Real Casa, se per colpa dei Ginatta la Guardia di finanza di Palermo, o un amministratore giudiziario, facessero il loro ingresso nel Royal park golf, con i suoi 300 ettari di riserva naturale, con le sue ville di lusso e le 36 buche per soci e famigli vari della Famiglia. Qui il presidente è Allegra Caracciolo di Castagneto, il vicepresidente è suo figlio Andrea e il consigliere più operativo è sempre Roncaglio. Anche qui, sempre al riparo dai giornali, è andato in scena il distanziamento sociale in stile Agnelli: Roberto Ginatta, consigliere da sempre, si dimette il 6 giugno 2019 e lascia la poltrona al figlio Matteo; che però dura poco e il 15 settembre scorso deve farsi da parte anche lui. Sotto i roveri secolari, c' è un tesoro immobiliare da custodire, assai importante per una famiglia che venerdì scorso si è vista sequestrare dalle Fiamme gialle a Sestriere, montagna ufficiale della corte Agnelli, una villa di 16 stanze e 400 metri quadrati, intestata a una società di comodo (secondo il Tribunale). La società che controlla il Royal park golf, invece, non è per nulla fittizia. Si chiama Roveri srl, con maggioranza intestata personalmente ad Andrea Agnelli, ma tra i soci spuntano ancora Ginatta senior e una fiduciaria, la Fidirev srl, a lui riconducibile. Anche su questo tesoro immobiliare della famiglia che ha quasi raso al suolo Termini Imerese veglia Roncaglio, il manager che continua a collegare due famiglie che fanno di tutto per stare alla larga l' una dall' altra. Ma che nonostante uno stuolo di manager e professionisti, non ce la fanno proprio. https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/ginatta-amici-che-agnelli-rinnegano-39-accusa-aver-254467.htm -
Topic "C O M P L O T T O D I F A M I G L I A"
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di CRAZEOLOGY in Calciopoli (Farsopoli)
Lo Scudo più importante di sempre http://www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=6117 -
7 PROCESSI IN 7 ANNI, 10 ANNI DALL'INDAGINE…PER NULLA - TRONCHETTI ASSOLTO ANCHE IN CASSAZIONE. AVEVA RINUNCIATO ALLA PRESCRIZIONE NEL 2015 PER ARRIVARE FINO IN FONDO NEL CASO DELLA SECURITY TELECOM - IL RISULTATO: NON PUÒ ESSERE ADDEBITATA A LUI LA RICETTAZIONE DI UN CD DI DATI SOTTRATTI NEL 2004 ALL' AGENZIA INVESTIGATIVA KROLL DAGLI HACKER DI TAVAROLI NEL CONTESTO DEL RECIPROCO SPIONAGGIO E CONTROSPIONAGGIO SIN DAL 2001 PER IL CONTROLLO DI BRASIL TELECOM Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera" La Cassazione mette la parola fine al processo, per ricettazione di dati informatici nel 2004, all' ex presidente di Telecom e attuale vicepresidente esecutivo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera. E questa parola finale (nell' ultimo rivolo dell' inchiesta sui dossieraggi della Security di Telecom e Pirelli negli anni in cui era guidata da Giuliano Tavaroli) è assoluzione: definitiva, «perché il fatto non costituisce reato», in virtù della conferma ieri appunto in Cassazione dell' ultima assoluzione pronunciata dal terzo dibattimento milanese di Appello. È l' epilogo di una altalena che, non estintasi già dal 2015 soltanto in ragione della rara scelta dell' imputato di rinunciare alla prescrizione per avere una pronuncia di merito, ha via via visto il Tribunale condannare Tronchetti a 20 mesi nel 2013, il primo dibattimento d' Appello assolverlo nel 2015, la prima Cassazione annullare l' assoluzione nel 2016, l' Appello-bis assolverlo nel 2017, nel 2018 la Cassazione-bis riannullare l' assoluzione, e l' Appello-tris riassolvere nuovamente Tronchetti, con verdetto appunto ora sigillato dal terzo passaggio in Cassazione. Sette processi susseguitisi in 7 anni, su un episodio di 16 anni fa, indagato a partire da 10 anni fa dal pm Alfredo Robledo nella seconda tornata dell' inchiesta sulla Security dell' era Tavaroli, che tra il 2005 e il 2010 non aveva mai visto Tronchetti essere indagato dai pm Fabio Napoleone e Stefano Civardi. La verità giudiziaria sancita ora dalla Cassazione è dunque che a Tronchetti, difeso ieri dal professor Tullio Padovani (subentrato a Giuseppe Lombardi) e dall' avvocato Marco De Luca, non possa essere addebitata la ricettazione di un cd di dati sottratti nel 2004 all' agenzia investigativa Kroll dagli hacker di Tavaroli nel contesto del reciproco spionaggio e controspionaggio sin dal 2001 per il controllo di Brasil Telecom tra gli apparati del finanziere carioca Daniel Dantas e quelli di Tronchetti. Il manager italiano, dai giudici ritenuto dunque estraneo alla decisione di «hackerare» la Kroll, nel giugno 2004 in una riunione con Tavaroli e con gli avvocati Francesco Chiappetta e Francesco Mucciarelli autorizzò poi l' acquisizione del cd di dati carpiti a Kroll dai «pirati» informatici di Tavaroli e Fabio Ghioni (che nel 2009 hanno patteggiato 3 anni 8 mesi e 3 anni 4 mesi nella precedente inchiesta-madre sui dossier illeciti): autorizzazione, però, «al solo fine di poter utilizzare quei dati per sporgere denuncia» (pur poi non presentata formalmente) contro lo spionaggio ai propri danni che quei dati comprovavano. E nella riunione concordò con la proposta di Tavaroli di far spedire il cd in forma anonima alla propria segretaria, simulando una acquisizione da fonte ignota al fine di legittimarne l' utilizzazione. L' ultima delle sentenze d' Appello, quella dei giudici Marcelli-Galli-Improta ora confermata dalla Cassazione, aveva assolto Tronchetti riconoscendogli l' esercizio del diritto di difesa, tale da poter scriminare la rilevanza penale persino dell' utilizzo di materiale procacciato da condotte illecite. https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/processi-anni-10-anni-dall-39-indagine-hellip-nulla-253987.htm Alla fine nessun vero colpevole. I reati si sono svolti da soli.
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Topic "C O M P L O T T O D I F A M I G L I A"
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di CRAZEOLOGY in Calciopoli (Farsopoli)
Finale Coppa Campioni 1996 Dietro di lui Platini e JE, che già lo tampinava. -
Cristiano Ronaldo, quarta stagione del re in bianconero!
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Morpheus © in Juventus Forum
Il secondo gol ancora non ho capito come e cosa ha fatto. Non è chiaro. Se va contro le leggi della fisica però va annullato. -
Cristiano Ronaldo, quarta stagione del re in bianconero!
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Morpheus © in Juventus Forum
Per Pirlo Dybala è un attaccante, non lo vede più indietro. E ha ragione, Dybala deve giocare davanti, se gioca lì segna. Quindi possiamo supporre con una certa probabilità che entrerà quasi sempre solo nella rotazione dei due davanti. Salvo infortuni di altri ruoli. Ci sono un casino di partite da qui alla fine, quindi 3 giocatori per 2 posti non è malvagia come situazione. Magari sbaglio, ma secondo me rientrerà in forma, e segnerà. E' solo questione di tempo. Pirlo ha a disposizione un attacco formidabile. E' bello avere scelta. C'è gente che si taglierebbe un braccio per avere una scelta così. -
Cristiano Ronaldo, quarta stagione del re in bianconero!
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di Morpheus © in Juventus Forum
CR7 e Ibra stanno già a 8. (nonostante Covid entrambi eh) Se poco poco il gioco in questa stagione sarà più fluido ed efficiente delle scorse due stagioni, e gli arrivano un po' più di palloni là davanti, è la volta che Cristiano spacca tutto. -
Topic "C O M P L O T T O D I F A M I G L I A"
CRAZEOLOGY ha risposto al topic di CRAZEOLOGY in Calciopoli (Farsopoli)
Lapo Elkann: «Tutto su mia madre (ma il passato è alle spalle)» Il nipote di Gianni Agnelli si racconta in 3 ore d’intervista: «Ho capito con tristezza che mia madre è autodistruttiva, autolesionista. Ha diviso la famiglia in due. Amerei che non ci fossero più battaglie ma è lei che le vuole. E se c’è da difenderci, ci difenderemo» Alla fine, c’è un momento in cui Lapo Elkann volta la testa per nascondermi le lacrime che stanno arrivando. Lo vedo serrare la faccia, come a scacciarle via. In quell’istante, è un ragazzo di 43 anni seduto nella cucina di casa, a Milano, maglietta bianca e jeans. Sugli scaffali, decine di piccole Ferrari tutte in fila e nessun giocattolo che possa consolarlo. Non succede mentre racconta dei giorni in cui voleva suicidarsi, anche se ne sta parlando per la prima volta, né quando ripercorre i tanti accidenti della sua vita: gli abusi in collegio, il finto rapimento a New York, l’overdose e il coma nella Torino della sua Fiat a casa del trans Patrizia, l’incidente a Tel Aviv e di nuovo il coma... Del passato, parla senza emozione. In tre ore d’intervista, ripete forse trenta volte che il passato è alle spalle e conta invece costruire il presente e il futuro. Il bene che vuole fare con la Onlus Laps Ogni cosa in lui, ogni pensiero, ogni parola pronunciata a velocità triplicata è proiettata verso il bene che vuole fare con la sua Onlus Laps, in soccorso dei bambini che, come è successo a lui, soffrono di dislessia e disturbi dell’apprendimento, e di quelli abusati e di chi soffre di dipendenze e discriminazioni o di quei «buchi emotivi» che, confessa, sono ancora la sua battaglia quotidiana. Però, nell’istante in cui la sua voce s’inceppa, in cui lui stesso s’inceppa, non stiamo parlando del passato, ma di sua madre, di Margherita Agnelli e di un non detto che è un adesso di beghe legali per storie di testamenti ed eredità. Lapo volta il viso altrove e il torrente di parole si ferma quando gli chiedo qual è il problema di fondo con lei. Silenzio e piccole Ferrari che sembrano roteare tutto intorno. Ora, Lapo parla al rallentatore: «Prima di rispondere, ci voglio pensare cautamente». Prima di lasciarlo rispondere, bisogna ripercorrere l’intervista dall’inizio. La sua vita è fatta di tanti «prima» e «dopo», qual è il momento in cui sente di volersi dedicare agli altri? «Ero nel carcere di Nisida, un ragazzino, arrestato a undici anni, mi fa: Lapo, Lapo, sei figo! Chiedo perché. E lui: perché pippavi e andavi a prostitute. Mi sono sentito rabbrividire. Era un baby killer della camorra, aveva ucciso tre persone. Gli ho chiesto che avrebbe fatto se uno gli avesse dato un’opportunità e mi ha risposto: io, se torno al quartiere, mi do sei mesi di vita, m’importa solo di farmi e di andare a donne. Mi sono sentito male. Mi sono detto: adesso, con tutta la fortuna e i privilegi che hai, ti dai una mossa e vedi di fare la differenza». La sta facendo? «Ero già una macchina che andava forte, ma in questa pandemia ho avuto la fortuna di avere accanto una donna che mi ha messo le ruote motrici e che, come me, sente il bisogno di restituire». Parla di Joana Lemos, la sua fidanzata portoghese? «Ha vinto la Parigi-Dakar, sa che vuole dire cavalcare le dune e quindi avere a che fare con una persona non facile: io non sono molle, non sono inattivo. Durante il lockdown, abbiamo fatto la campagna Never Give Up per la Croce Rossa, abbiamo portato gli igienizzanti a Locri, due ambulanze per i disabili in Sicilia, abbiamo distribuito le pizze a Napoli, i pasti a Milano, le mascherine negli ospedali, siamo andati ad aiutare in Spagna e in Portogallo». Joana ha cinque anni più di lei ed è così diversa dalle sue ex, come entra nella sua vita? «Ero in un ristorante e ho visto uno sguardo che era una forza della natura. Poi, ho visto anche il resto e mi è piaciuta in tutto. Ci ho provato subito in modo lapesco e mi è andata male». In «modo lapesco»? «Le ho scritto un messaggio: ti voglio. La volevo molto prima che lei volesse me. Non ha risposto. Ho dovuto ricominciare in modo lapesco-romantico: costruire un rapporto dove ci si conosce, si vedono nello sguardo passioni, valori, la voglia di presente e di futuro. Lei ha molte cose mie: determinazione, costanza, caparbietà, bontà, generosità. Come me, dà così tanto agli altri che a fine giornata può essere sfinita. È una donna che mi porta su ed è la prima che non sta con me per la visibilità o i soldi. Non ci nascondiamo niente. Abbiamo i codici del telefono l’uno dell’altro. È probabilmente la prima volta che non sono birichino, non guardo altrove e non ho più il complesso del seduttore». Il complesso del seduttore? «Prima, ero insicuro e la mia donna doveva piacere agli altri e, quasi quasi, non piaceva a me. Joana, invece, piace a me. Con lei, voglio costruire». «Costruire» che significa? «Costruire una vita, vedo una prospettiva lunga. Se arrivassero figli, sarei felice». Quali altri complessi ha? «Nella mia educazione, c’è stato il machismo: ho sofferto per smettere di considerarlo vincente, accettare le mie debolezze e imparare a chiedere aiuto. Ci sono riuscito grazie all’amore della mia fidanzata e dei miei fratelli e nipoti. Ho imparato ad amarmi. Non ero orgoglioso di me. Colpa dell’insicurezza dell’infanzia: se soffri di Adhd, di disturbo da deficit di attenzione e iperattività, e anche di dislessia, ti senti di meno e vuoi dimostrare di essere di più». Quando ha capito che il machismo era un disvalore? «Da tanto. Post incidente a Torino. Ma metterlo in pratica è stato diverso dal capirlo. Tutti i giorni è una battaglia. Ho buchi emotivi che colmavo con iperattività, iperprogettualità e con le sostanze. Io non ho mai usato le sostanze per divertimento, ma sempre per autodistruzione, per non sentire i vuoti. Oggi, quei vuoti li accetto e li so gestire». La prima volta con una sostanza? «Non posso chiamare “sostanza” un essere umano, ma la prima volta è stata una prostituta. Dopo essere stato abusato, ero confuso, non sapevo se ero etero, mi chiedevo se ero io colpevole. Col sesso a pagamento, avevo il controllo, sapevo quello che stava succedendo. Ma questo ha incrementato il buco e ha portato a uno scalare di problematiche, perché il passo successivo sono gli spinelli e via via peggiorando. Il mio problema non è una “sostanza” in sé, ma il fatto che non so limitarmi. Posso lasciare la coca, ma diventare ossessivo-compulsivo o work alcoholic e lavorare 14 ore al giorno. L’intensità è una forma di sostanza, una dipendenza. Il demone è lì, non dorme, devi sempre domarlo. Da vent’anni, faccio un’ora al giorno con i narcotici anonimi, ho completato “i 12 passi” quattro volte. La sobrietà è il mio orgoglio più grande, perché, senza, non ho niente, rischio di perdere le mie aziende, le persone che amo, me stesso». Perché una terapia di gruppo quando potrebbe avere i migliori terapisti? «Ho provato anche i Rehab a cinque stelle, ma se stai male non conta se sei ricco, povero, se hai l’Aids: sei uguale agli altri. Il mio gruppo di narcotici anonimi è in America: lo preferisco perché lì si parla di soluzioni, non di problemi». Cos’è successo a Tel Aviv un anno fa? «È stato un incidente, ricordo solo che sono stato in coma sei giorni, mi sono svegliato e ho avuto shock forti: ero in un ospedale di emergenza, ho visto persone morire, ho perso i capelli per alopecia, ho avuto uno stress post traumatico e 15 operazioni ai polmoni». In questa inclinazione all’autodistruzione, c’è mai stato il pensiero di farla finita? «A New York, dove ho vissuto per un po’ dopo l’incidente di Torino. Abitavo al 33esimo piano: la tentazione di buttarmi era continua. Non ho avuto il coraggio e l’amore per la vita è stato più forte». Al suo esordio da brand manager in Fiat riuscì a far tornare simpatica l’azienda con le sue felpe e spingendo per lanciare la 500, ma dopo l’overdose lasciò. La Fiat le manca? «Io per la Fiat sarei salito sul ring contro Mike Tyson e non l’ho mai lasciata, resto azionista e le resto grato. Mi ha permesso di imparare da tanti grandi, come Sergio Marchionne che mi ha dato svariati calci nel didietro insegnandomi a mordere il freno. Amo la Fiat perché amavo mio nonno e, quando è morto, ho giurato che avrei dato tutto per quest’azienda. Ero con lui in America quando si è curato. Poi, ha deciso di tornare a morire in Italia e io, per seguirlo, ho lasciato Henry Kissinger, con cui lavoravo». Era accanto a lui quando è mancato? «Non si poteva, però so che è morto con un sorriso. Per me, è stato come perdere un faro. Sono andato in paranoia perché non si trovava un carro funebre Fiat. Ho fatto di tutto per farlo fabbricare in tempo. E con la morte di mio nonno ho imparato anche che quando le cose vanno male la gente ti volta le spalle. Al funerale, ho visto molti tramare, fare giochi di potere. Ho riconosciuto sciacalli negli occhi di banchieri, di persone della finanza e della politica. È una cosa che ho vissuto con la mia anima e il mio cuore. Era stato Kissinger a insegnarmi a leggere negli occhi delle persone». Che altro ha imparato da lui? «Tanto, e soprattutto ero con Kissinger dopo l’11 settembre 2001 e, dall’America, ho imparato il motto united we stand, divided we fall. Uniti stiamo in piedi, divisi cadiamo. Lo applico anche alla mia Onlus: ora, il progetto è sostenere altre associazioni che lo meritano, creare un’Hub della solidarietà. Se posso mettere a disposizione la mia visibilità, io ci sono». Dice «united we stand divided we fall» e penso ai tre bambini di «Magari», il film diretto da sua sorella Ginevra. Eravate così voi due e John? Spersi, in balia di adulti problematici, unitissimi? «Mio fratello, come nel film, ha avuto un ruolo difficile perché doveva fare da mediatore fra mio padre e mia madre e infatti è uno da situazioni complesse, lo dimostra costantemente. Mia sorella ha dovuto sopportare un fratellino rompiscatole e iperattivo, ma era sempre con me. L’amore che ho per loro è indistruttibile. Andrò a vivere a Torino per stare più vicino a John e, se dovessi rinunciare a soldi o aziende per i miei fratelli, lo farei perché hanno dovuto supportarmi e subirmi, hanno sofferto e affrontato difficoltà per colpa mia e non mi hanno mai giudicato. Siamo uniti non per le aziende, ma per l’amore che ci lega e perché ci accettiamo come siamo. Sono importanti per me, come è importante mio padre». Che padre è stato Alain Elkann? «Ha avuto un ruolo due volte difficile perché nostra madre ci portò in Brasile senza dirglielo e perché competeva con un nonno superuomo, che era la Ferrari, la Juve. Papà è uno scrittore e a me affascinava più Del Piero che un romanzo, però papà c’è sempre stato». Tre fratelli uniti contro cosa? «Uniti “per” qualcosa: per confrontarci, per fare. Abbiamo caratteristiche diverse che possono renderci utili l’un l’altro. Poi, ci sono stati percorsi durissimi di sofferenza: un figlio che affronta le conseguenze di scelte irragionevoli e incomprensibili di una madre ne soffre. Non conosco un figlio che non ne soffrirebbe. Ma questo non è il luogo per parlarne, ci sono persone che se ne stanno occupando, perché purtroppo non è possibile dialogare con mia madre, avendoci io provato un milione di volte». Parla delle guerre sull’eredità di famiglia? «Sono cose che si affrontano nelle sedi preposte, per scelta sua». Questo rapporto difficile fa più male ora o faceva più male da bambino? «Fortunatamente, e molto tristemente, mi ci sono abituato. Ho dovuto imparare a proteggermi. Ci convivo accettandolo: mi rendo conto che mia madre ha visioni contorte e illogiche di come stanno i fatti». Qual è il problema di fondo con sua madre? (Silenzio. Pausa. «Ci voglio pensare cautamente». Silenzio). «In primis, io non sono in grado di carpire e capire che infanzia ha avuto, ma ho capito con tristezza che è autodistruttiva e autolesionista e fa prevalere cose che io non farei prevalere su quello che dovrebbe essere una famiglia. Lei ha diviso la famiglia in due. Nel futuro, amerei che non ci fossero battaglie, ma le vuole lei e, se c’è da difenderci, ci difenderemo. È una scelta sua e io me ne rammarico». Che vede, se guarda avanti? «Il piacere di lavorare nelle mie aziende, in Italia Independent, in Garage Italia, in Independent Ideas, ma sempre più solo da azionista e da creativo, visto che ormai hanno una guida forte, così da seguire sempre più progetti che aiutino a migliorare il mondo attorno a me e il mondo dentro di me. Ora, per la prima volta, guardo avanti e vedo una vita senza più montagne russe». CARTA D’IDENTITÀ La vita — Lapo Edovard Elkann è nato a New York il 7 ottobre 1977. Si è laureato alla European Business School di Londra, ha fatto l’anno di militare negli Alpini, e l’operaio alla Piaggio di Pontedera, con lo pseudonimo di Lapo Rossi. È stato eletto quattro volte di fila Best Dressed Man da Vanity Fair. La carriera — All’inizio ha lavorato in Salomon, Danone, Ferrari, Maserati e, nel 2001, è stato assistente personale di Henry Kissinger. In Fiat si è poi occupato del rilancio del marchio, e della vendita di nuovi modelli, come Grande Punto e 500. Nel 2013 entra nella Automotive Hall of Fame, come solo l’Avvocato prima di lui. Ha fondato diverse società, tra cui Italian Indipendent group, e la Fondazione benefica Laps. 30 ottobre 2020 (modifica il 5 novembre 2020 | 14:05) https://www.corriere.it/sette/incontri/20_ottobre_30/lapo-elkann-tutto-mia-madre-ma-passato-spalle-1304da04-17b0-11eb-a554-aa444d891737.shtml Al di là del fatto che qui dentro ci sono anche parecchie favole, e al di là del fatto che più lo guardo e lo ascolto più mi sembra a tratti un irrecuperabile che si nasconde dietro una scenografia costruita ad hoc, credo che a breve stia per iniziare la questione ereditaria riguardante la moglie dell'Avvocato, ossia Marella. Speriamo che non ci rimandino in serie B e ci tolgano un po' di titoli. Sono titoli provvisori, che andrebbero vidimati, misurati e valutati come tutto ciò che è avvenuto dopo il 2006, ma mi dispiacerebbe se ci buttassero di nuovo nel fango, perché forse anche questa volta la famiglia non muoverebbe un dito. Quando questi litigano tra loro non si sa mai dove si va a finire. Dalle mie parti si diceva una volta, ai tempi delle osterie: i cantinieri litigano ma chi si rompe sono le botti. Ecco, loro litigano ma di fondo restano una banda di ipermilionari, noi invece ci rimettiamo, nel caso.
