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In Olanda si dice che la Juve avrebbe voluto rinnovare il contratto a de Ligt ma abbassandogli lo stipendio. Gli olandesi sono un popolo molto "attaccato" al denaro per cui non mi stupisco che Matthijs sia andato dove lo pagano meglio.
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GUAGNO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1953 al 1955 Esordio: 06.06.1954 - Amichevole - Juventus-Monza 7-4 Ultima partita: 29.08.1954 - Amichevole - Cuneo-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
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ZDENEK GRYGERA GUIDO ANDRUETTO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MAGGIO 2008 Le nuvole si agitano inquiete in cielo come inseguissero un pallone o dovessero marcare stretto l’avversario. Bianche e nere fanno un certo effetto sopra le nostre teste, mentre ci stringiamo la mano prima di incamminarci verso il posto scelto per l’intervista. La cornice dell’incontro con Zdenek Grygera è la dorata hall del Principi di Piemonte, un salotto lucente dentro il quale il difensore ceco dice di ritrovare l’eleganza e la raffinatezza di una città e di una squadra che lo hanno letteralmente sedotto. Comincia così, dal racconto di questo innamoramento abbagliante, il nostro colloquio: «Indossare la maglia bianconera per me è un traguardo così importante, e per certi versi inatteso, che mi risulta stranamente difficile spiegare la sensazione di grazia e di realizzazione che sto provando in questa fase della mia vita». La Juventus di Grygera prima di diventare realtà era sogno, desiderio coltivato con compostezza fin dalla più giovane età ma anche obiettivo forse inconsciamente perseguito con una determinazione rara. È stata questa la strada che lo ha condotto a Torino sino a sfiorare l’anima della «Signora», gesto d’amore che si è espresso in tutta la sua bellezza in campo, il 9 marzo, con un tiro sparato contro la porta del Genoa da venti metri, o giù di li, che gli è valso la sua prima rete nel ruolo di terzino destro della gloriosa Juventus: «Anche questa è stata un’emozione fortissima – dice Grygera mischiando simpaticamente inglese e italiano in un nuovo slang – dopo aver messo la palla in rete ho percepito la forza e la fierezza della tifoseria bianconera che si riversavano su di me come all’improvviso, come un’onda che ti travolge, così anche da parte dei miei nuovi compagni di squadra. Eppure non mi sembrava di avere fatto il miracolo, in fondo si trattava pur sempre di un gol come tanti altri e non certo di una rete risolutiva almeno per il campionato. Invece tutti hanno esultato per il mio intervento, mi hanno abbracciato e festeggiato come fossi un piccolo eroe: è stato in effetti un momento molto intenso e di grande coinvolgimento». Non è falsa modestia, la sua. Dietro questo atteggiamento che, curiosamente, rimanda allo stile sabaudo, dove quasi ci si impone nell’economia come nella politica o nello sport, di stare con i piedi per terra, di non esagerare, di mantenere un profilo basso – si nasconde la semplicità di un ragazzo, oggi quasi ventottenne, nato (anche calcisticamente) nella cittadina ceca di Pollepy u Holesova, dove suo padre, il signor Svatopluk che di mestiere faceva il bancario, nei momenti liberi allenava una squadra di bambini. Quella in cui Zdenek entrerà a soli 5 anni per iniziare una carriera che lo porterà molto lontano. La figura del padre infatti ricorre spesso, ancora oggi, nei sogni e nei discorsi del Grygera campione, approdato alla squadra sotto la direzione di Ranieri dopo le esperienze entusiasmanti portate a termine nello Zlin, nell’Ajax e, importante presenza, nella nazionale di calcio della Repubblica Ceca: «Mio padre mi ha insegnato a essere sempre attento e mai impulsivo quando devo pesare i miei successi o anche i miei fallimenti. È una cosa che ho imparato nel confronto costante cui ci obbliga la famiglia, un percorso di maturazione difficile ma che ripeterei fin dal principio. Ricordo ad esempio quando mio padre riusciva a trovare dei punti deboli, delle inadeguatezze, anche in quelle performance che gli amici o i cronisti anche più critici definivano come le mie migliori. Lui era sempre un passo indietro, quando c’era da gustarsi il successo, era sempre più tiepido degli altri quando doveva esprimere la sua contentezza per un mio risultato giudicato ottimale. E stava un passo avanti quando mi sentivo inadatto, quando avevo bisogno di qualcuno che mi incoraggiasse dopo un errore, di qualcuno che mi indicasse la via giusta per evitarne altri, di sbagli. Un grande esempio, ecco cosa è stato per me mio padre». E un tesoro umanamente prezioso, è quello che gli ha lasciato in eredità: «Mi vengono in mente certi momenti quando ero giovanissimo e quando diverse persone nel mio paese mi dicevano che presto sarei riuscito a giocare nella Juventus. Io gli rispondevo che era pura follia, che sembravano matti anche solo a pensare certe cose. Invece adesso sono qui, ad assaporare la gioia di una meta conquistata e che non immaginavo di raggiungere così rapidamente». Una gioia vera alla quale si somma l’emozione di trovarsi gomito a gomito con alcuni degli idoli del calcio italiano a lui più cari: «Ho sempre seguito con rispetto e ammirazione il talento di un grande come Alessandro Del Piero, con il quale adesso condivido addirittura gli stessi obiettivi e la stessa maglia, ma anche altri big del calcio italiano, come Ciro Ferrara, Gianluca Pessotto, Roberto Baggio, Fabio Cannavaro oppure Paolo Maldini, mi hanno spesso ispirato offrendomi un modello di calcio giocato anche con la testa e con il cuore». L’Italia è fortunatamente anche questo, testa e cuore, per chi da fuori ne ammira il carattere fantasioso e generoso. «Un paese dove si vive di pane e calcio, non si dice così? – chiede Grygera con sguardo complice ma pure innocente – il vostro attaccamento al calcio, parlo degli italiani, è stupefacente. Da quando sono a Torino, che è la mia “finestra” sull’Italia, ho capito che la gente qui ha una grandissima dimestichezza con il calcio, una conoscenza profonda anche della tecnica e per questo credo dispensi giudizi e critiche con molta sicurezza. Qui si usa il “noi” parlando della propria squadra del cuore. “Abbiamo giocato male”, oppure “abbiamo fatto un’ottima partita”, oppure “dobbiamo essere più determinati”, sono modi di esprimersi, forme di partecipazione al gioco, che non esistono per esempio in Olanda, dove c’è più distacco». E meno cuore? «Non lo so, di sicuro c’è un grado di coinvolgimento inferiore. L’argomento calcio non è come qui il primo che si affronta di lunedì al bar davanti a un caffè». A proposito, il tempo libero, il relax, che spazio occupano nella nuova vita sotto la Mole di Zdenek Grygera? «Amo molto girare per la città con la mia famiglia, fare shopping, frequentare gli incantevoli caffè e ristoranti che impreziosiscono il centro storico, così elegante. Ho vissuto per qualche tempo nel parco della Mandria vicino a Torino, un posto di una meraviglia infinita, ma il fascino del centro ha più presa su di me. Con la compagnia di mia moglie Lucia e del nostro piccolo David credo di avere trovato qui in centro un’oasi di relax, che naturalmente cerchiamo di goderci in ogni momento libero quando possibile. In linea di massima però non sono un tipo da locali notturni o da dopocena, diciamo che prediligo soprattutto la buona cucina e i grandi vini di questa regione, il Barolo per esempio è eccellente e lo apprezzo particolarmente». È un’esplosione di felicità, Grygera, di qualunque cosa parli. «È vero, sono molto felice. Essere parte della Juventus mi sta regalando tutta questa gioia, ma cerco di non trascinarla in altri sentimenti, voglio continuare a vivere e a giocare con tranquillità». Una condizione di spirito nel segno dell’equilibrio che è il segreto della sua scalata nell’Olimpo del calcio. Eppure il peso della maglia bianconera ha sempre il potere di stordire, disorientare, di esaltare chi la indossi da titolare, accade anche i meno inclini ai facili entusiasmi. Non è successo a lui: «Vivo tutto con leggerezza, che non vuol dire irresponsabilità, e quando vado in campo mi impongo di avere la mente sgombra, di essere rilassato e di non farmi ingabbiare dalle paure che è naturale provare quando ci si rapporta a una squadra con la S maiuscola e con una grande tradizione di vittorie alle spalle. Mi dico che la Juventus sognata è quella in cui gioco oggi, e per questo devo portare la serenità del mio carattere anche in questa nuova avventura: io e la squadra non siamo mai cambiati». E del suo futuro nella Juve, che idee si è fatto? «Lo immagino roseo, mi pare che i segnali in campo e fuori finora siano stati tutti positivi e incoraggianti. C’è molto da fare e da lavorare ma siamo coesi ed io credo di poter dare il mio contributo, sebbene sia piccolo e parziale, al risultato finale. Noi, non è un segreto, puntiamo alla vetta del campionato, ma soprattutto pensiamo a giocare bene. Per questo ho poi capito che l’esaltazione secondo me esagerata per il mio gol contro il Genoa aveva una sua ragione. Mi sono detto: è vero che non abbiamo vinto il campionato, però alla gente e ai miei compagni di squadra ha fatto enormemente piacere vincere in quel modo quella partita. È questo il motore che dà spinta al calcio e che ci carica di emozioni. E gli italiani sanno comunicare bene il concetto, anche in questo sono dei maestri assoluti». Arriva a parametro zero e con molta diffidenza da parte dei tifosi juventini. Casacca numero 21, esordisce nel settembre 2007, all’Olimpico di Roma, contro la squadra giallorossa. La prima parte della stagione è a luci e ombre: Zdenek si dimostra un buon giocatore, ma privo di quella personalità che necessità per fare il salto di qualità. È tranquillo («dormirebbe sempre – afferma Nedved – fatica persino ad arrabbiarsi, quando invece servirebbe»), diligente, ma si limita al compitino e niente di più. Comunque sia, grazie anche ai frequenti infortuni di Zebina, è spesso schierato da titolare. La svolta della stagione, avviene a Genova, il 9 marzo, contro i rossoblù; il ceco è schierato come terzino sinistro e, con un grandissimo gol e un assist a Trézéguet, è eletto migliore in campo. Da quella partita in poi, Zdenek acquista sicurezza e anche i tifosi bianconeri si accorgono di lui, incoraggiandolo a ogni giocata. Grazie al costante appoggio dei tifosi, gioca a buon livello anche la seconda stagione con la maglia juventina, riuscendo a realizzare anche 2 reti: la seconda marcatura stagionale è quella importantissima, che vale il pareggio nella sfida casalinga contro l’Inter. Nei minuti di recupero, infatti, Grygera è lasciato completamente solo, su azione di calcio d’angolo battuto da Giovinco. La sua incornata è precisa e non lascia scampo a Julio Cesar, rendendo pazzi di gioia tutti i tifosi bianconeri che temevano ormai di uscire sconfitti dalla sfida con i nerazzurri. Le due stagioni seguenti sono senza lode e senza infamia. Grygera ritorna a essere un calciatore che non riesce a dare quel qualcosa di più per meritarsi il posto in squadra. L’arrivo di Motta nell’estate del 2010, lo relega spesso in panchina. E il 30 agosto del 2011 rescinde il contratto che lo lega alla Juventus e firma con gli inglesi del Fulham. In totale colleziona 144 presenze e 3 reti. «Quel gol me lo ricordo benissimo, le sfide con i nerazzurri erano sempre importanti e sentite. È stata una bellissima soddisfazione che mi porto sempre dentro. Di quel periodo sono contento, con l’unico dispiacere di non aver vinto lo scudetto. C’erano tanti campioni, da Buffon a Nedved, Del Piero, Trezeguet. Con Nedved mi sento praticamente tutte le settimane. Seguo sempre la Juve e una-due volte l’anno la vedo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/zdenek-grygera.html
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ZDENEK GRYGERA https://it.wikipedia.org/wiki/Zdeněk_Grygera Nazione: Repubblica Ceca Luogo di nascita: Prílepy Data di nascita: 14.05.1980 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 78 kg Nazionale Ceco Soprannome: Soldato Alla Juventus dal 2007 al 2011 Esordio: 23.09.2007 - Serie A - Roma-Juventus 2-2 Ultima partita: 03.04.2011 - Serie A - Roma-Juventus 0-2 114 presenze - 3 reti Zdeněk Grygera (Přílepy, 14 maggio 1980) è un ex calciatore ceco, di ruolo difensore. Zdeněk Grygera Zdeněk Grygera Nazionalità Rep. Ceca Altezza 185 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 6 dicembre 2012 Carriera Giovanili 1987-1990 TJ Holešov 1990-1996 Svit Zlín 1996-1997 Zlín Squadre di club 1997-1998 Svit Zlín 20 (1) 1998-2000 Petra Drnovice 54 (3) 2000-2003 Sparta Praga 65 (2) 2003-2007 Ajax 78 (8) 2007-2011 Juventus 114 (3) 2011-2012 Fulham 5 (0) Nazionale 1997-1998 Rep. Ceca U-17 9 (1) 1997-1999 Rep. Ceca U-18 11 (0) 2000-2002 Rep. Ceca U-21 14 (1) 2001-2012 Rep. Ceca 65 (2) Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento Slovacchia 2000 Oro Svizzera 2002 Biografia Zdeněk è un grande appassionato di fumetti e graphic novel: la sua collezione comprende numerose opere di artisti come Alex Ross, Kurt Busiek, Grant Morrison e Mark Millar; il suo supereroe preferito è Lanterna Verde Hal Jordan. È oltretutto un grande appassionato di cinema, e adora in particolar modo Kurt Russell. Caratteristiche tecniche Abituato a essere impiegato per lo più come terzino destro, poteva essere schierato come difensore centrale o, all'occorrenza, anche terzino sinistro. Carriera Zdeněk Grygera con la maglia della Repubblica Ceca Club Dopo aver passato 8 anni al Svit Zlín, passa al Petra Drnovice nel 1998, a 18 anni, e velocemente emerge come uno dei calciatori cechi più promettenti della sua generazione. Durante il Campionato europeo di calcio Under-21 2000 viene notato dalle due società della capitale Slavia Praga e Sparta Praga, che lo acquista. Nella stagione di debutto nello Sparta gioca 15 gare, contribuendo alla difesa del titolo ceco, e figura molto bene anche nella UEFA Champions League 2000-2001, giocando 5 partite. Nel 2002/03 contribuisce alla riconquista del titolo, ai danni dello Slovan Liberec Nel luglio 2003 viene acquistato dall'Ajax, per rimpiazzare Cristian Chivu. La sua prima stagione olandese viene condizionata da una ferita al tendine del ginocchio e disputa solo 20 gare nella Eredivisie vincendo il suo primo campionato. Nei Paesi Bassi vince un campionato, due Coppe e due Supercoppe. Dalla stagione 2007-2008 gioca nelle file della Juventus, che lo ha ingaggiato dall'Ajax nel gennaio 2007 a parametro zero. Esordisce in Serie A il 23 settembre nella gara contro la Roma, ma nella prima fase della stagione mostra qualche difficoltà di integrazione con il gioco della Juventus, che prevede una grande spinta da parte dei terzini. Con il tempo però il suo rendimento cresce e arriva anche il suo primo gol in bianconero il 9 marzo 2008 in occasione della partita contro il Genoa terminata 0-2 in favore della Juventus. Termina la prima stagione in bianconero con 24 presenze e 1 rete, e con il posto da titolare ormai non più in discussione. Nella seconda stagione in bianconero esordisce il 13 agosto nella gara di andata del Terzo turno preliminare di Champions League, vinta 4-0 contro l'Artmedia Bratislava. Sempre contro il Genoa, nella partita valida per la 12ª giornata di Serie A, mette a segno il gol del momentaneo 1-0 e mette un ottimo assist per Amauri, lanciando la squadra verso la vittoria finale per 4-1 sulla squadra ligure. La seconda rete stagionale è datata 18 aprile 2009, nel match interno contro l'Inter, quando al 91' stacca su un calcio d'angolo battuto da Giovinco e di testa mette la palla alle spalle di Júlio César. Chiude il rapporto con la Juventus il 30 agosto 2011, dopo quattro stagioni, con la rescissione consensuale del contratto. Il 31 agosto 2011 si accorda con il Fulham. Il 6 novembre seguente, durante la partita disputata contro il Tottenham, in cui il Fulham è stato sconfitto per 1-3, il giocatore è rimasto vittima (praticamente da solo) di un grave infortunio al ginocchio destro. Accasciatosi a terra per il gran dolore, è stato poi soccorso dallo staff medico con l'ausilio di un respiratore. Gli esami effettuati hanno riscontrato la rottura del legamento crociato anteriore con un periodo di recupero di sei mesi circa. Il 6 dicembre 2012 annuncia il ritiro dal calcio giocato per i troppi infortuni subiti durante la carriera. Nazionale Ha debuttato in nazionale il 15 agosto 2001 contro la Corea del Sud, e ha partecipato agli Europei di Portogallo 2004 e Austria-Svizzera 2008, e ai Mondiali di Germania 2006. Palmarès Grygera con Urby Emanuelson, Wesley Sneijder, Maarten Stekelenburg e John Heitinga Club Competizioni nazionali Campionato ceco: 2 - Sparta Praga: 2000-2001, 2002-2003 Campionato olandese: 1 - Ajax: 2003-2004 Coppa dei Paesi Bassi: 2 - Ajax: 2005-2006, 2006-2007 Johan Cruijff Schaal: 2 - Ajax: 2005, 2006
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CLAUDIO SCARZANELLA Nazione: Italia Luogo di nascita: Bagno a Ripoli (Firenze) Data di nascita: 12.03.1986 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2006 al 2007 0 presenze - 0 reti
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ANDREA LUCI https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Luci Nazione: Italia Luogo di nascita: Piombino (Livorno) Data di nascita: 30.03.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 172 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2006 Esordio: 04.09.2003 - Amichevole - Novara-Juventus 2-3 Ultima partita: 16.08.2006 - Amichevole - Juventus-Piacenza 0-0 0 presenze - 0 reti Andrea Luci (Piombino, 30 marzo 1985) è un calciatore italiano, centrocampista del Livorno. Andrea Luci Luci in azione al Livorno nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 172 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Livorno Carriera Giovanili 1991-1996 Scuola Calcio Salivoli 1996-2002 Fiorentina 2002-2005 Juventus Squadre di club 2005-2006 → Torres 22 (2) 2006-2007 → Pescara 32 (1) 2007-2010 Ascoli 102 (3) 2010-2020 Livorno 317 (13) 2020-2021 Carrarese 50 (1) 2021- Livorno 9 (0) Biografia È nipote di Nadia Luci, moglie di Aldo Agroppi. Con il portiere Luca Mazzoni, Luci è proprietario del ristorante di Livorno la "Vecchia Ciurma". Carriera Le giovanili tra Fiorentina e Juventus Inizia la sua carriera calcistica a 5 anni nella Scuola Calcio Salivoli a Piombino. Cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, dove arriva a 11 anni nel 1996, nel 2002 al Torneo Città di Arco-Beppe Viola vince la Coppa Alberto D'Aguanno come miglior giocatore della competizione. Pur essendo uno dei giocatori più promettenti delle giovanili della Fiorentina e il punto fermo degli Allievi Nazionali, in seguito alle vicende finanziarie della società viola, viene acquistato a costo zero, insieme al terzino Giovanni Bartolucci e al portiere Scarzanella, dalle giovanili della Juventus dove Luci militerà prima nella Beretti e poi nella squadra Primavera. Nel 2004 vince con la Primavera della Juventus il Torneo di Viareggio. Sempre nel 2004 viene convocato nella Nazionale Under 19. In prestito alla Torres e al Pescara Aggregato alla rosa della Juventus, nel 2005 viene prestato alla Torres e, a soli vent'anni, gioca 22 partite e mette a segno due gol. L'anno dopo viene prestato con diritto di riscatto al Pescara, in Serie B, e si rivela un titolare come dimostrano le sue prestazioni: 32 partite e un gol. L'approdo all'Ascoli Nella stagione 2007-2008 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della metà all'Ascoli che lo riscatterà aggiudicandoselo poi alle buste. Nei suoi tre anni in bianconero dimostrerà di essere indispensabile per il centrocampo marchigiano, infatti giocherà 104 partite di campionato e 7 di Coppa Italia e metterà a segno anche 4 gol, uno dei quali proprio in coppa. Il passaggio al Livorno Nel giugno del 2010 viene acquistato a titolo definitivo dal Livorno e disputa uno dei suoi migliori campionati con 38 partite e un gol, guadagnandosi la fascia di capitano che indosserà nella stagione successiva. Il 15 maggio 2013 il Procuratore Federale lo deferisce per "aver, durante la gara Hellas Verona-Livorno disputatasi a Verona il 15 marzo 2013,[...] rivolto in modo provocatorio il braccio sinistro teso con il pugno chiuso verso la tifoseria locale". A titolo di responsabilità oggettiva è stata deferita anche la società toscana. Il 2 giugno successivo, conquista la Serie A con il Livorno vincendo i play-off promozione. Il 25 agosto dello stesso anno, ha debuttato nella massima serie italiana, con la maglia del Livorno, nella partita casalinga contro la Roma (0-2). Il 25 settembre seguente ha segnato il suo primo gol in A durante Livorno-Cagliari (1-1). Al Livorno ha totalizzato 326 presenze e 13 gol tra Serie A, B e C più 14 presenze e 1 gol tra Coppa Italia e Coppa Italia Serie C. Ha vinto la Serie C 2016-2017. Carrarese e ritorno a Livorno Il 24 settembre 2020 firma un contratto annuale per la Carrarese. A fine stagione rinnova il proprio contratto per un altro anno; il 23 dicembre 2021, dopo 52 presenze totali con il club apuano, si svincola per motivi familiari. Cinque giorni dopo il suo svincolo si accasa di nuovo al Livorno. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2004, 2005 Competizioni nazionali Serie C: 1 - Livorno: 2017-2018 (girone A) Competizioni regionali Eccellenza: 1 - Livorno: 2021-2022 (girone B) Individuale Golden Boy del Torneo di Viareggio: 1 - 2005
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ABDOULAYE KONKO MAURIZIO TERNAVASO, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 2003 È probabilmente una delle grandi rivelazioni della Primavera di quest’anno che, oltre a primeggiare in campionato, si è aggiudicata per la terza volta il torneo di Viareggio, la più prestigiosa vetrina del calcio giovanile del mondo. Stiamo parlando di Abdoulay Konko, una sorpresa... doppia sia per il rendimento di assoluta eccellenza sin qui messo in mostra, sia per l’inaspettato arrivo a Torino a stagione inoltrata, quando ormai la compagine di Gasperini sembrava aver trovato la propria quadratura. Le cose hanno presto preso, per lui e per la squadra, una piega insperata: prima partita in panchina, alla seconda uno spezzone di incontro, dalla terza in poi titolare inamovibile come difensore esterno, abile nel gioco di contenimento e nel proporsi in avanti. E i risultati si sono visti. Ma chi è questo diciannovenne che qualcuno ha addirittura paragonato a Lilian Thuram? Ce lo facciamo raccontare, in un italiano impeccabile, direttamente da lui. «Sono nato a Marsiglia nel marzo ‘84 da madre marocchina e da padre senegalese, e ho sempre avuto una forte passione per il calcio. Anzi, praticamente non ho mai fatto altro che giocare sui selciati delle viuzze e delle piccole piazze vicino al porto della mia città, come un certo Zinedine Zidane. Verso i 10 anni sono entrato a far parte di una squadretta vicino a casa, poi, sino ai 15, ho militato nella ASPTT Marseille, società con una discreta tradizione nel calcio giovanile che mi ha consentito di crescere adeguatamente. Così, dopo una stagione nella formazione juniores del Martigue, squadra che milita nella serie B transalpina, sono approdato al Genoa». Dove il simpatico francese dallo sguardo intelligente e dagli occhi che parlano quasi da soli ha faticato un po’ ad ambientarsi. «D’accordo, c’era il mare e non ero neanche troppo distante dalla mia città natale: però a 16 anni mi sono ritrovato a vivere da solo in albergo in un paese straniero di cui non conoscevo neppure la lingua. E pensare che il mio procuratore aveva una richiesta anche da Parigi: con il senno di poi posso proprio dire di aver fatto bene a scegliere l’Italia». A Genova, Konko disputa due ottimi campionati, il primo con gli Allievi professionisti, il secondo con la Primavera. Tra l’altro sul finire della scorsa stagione Abdoulay è andato qualche volta in panchina con la prima squadra, impegnata in Serie B. Poi, all’improvviso, qualcosa si è rotto. «All’inizio dell’estate sono stato per un mese in prova con il Blackburn, quindi, quando la società inglese non ha trovato l’accordo con il Genoa, il mio procuratore mi ha portato a Torino per il provino che è andato a buon fine. E ora eccomi qua, lontano dal mare ma in una società di grande tradizione. La nostalgia l’ho ormai superata: un po’ perché ogni tanto faccio una capatina con l’automobile a Marsiglia, un po’ perché, abitando a casa da solo, ho spesso la possibilità di ospitare genitori, parenti e amici che vengono a tenermi compagnia». – Ma quali sono le principali caratteristiche di questo elegante e longilineo difensore dal rendimento costante capace di impressionanti volate sulla fascia? «Mi trovo particolarmente a mio agio come laterale destro, dal momento che quello è il mio piede preferito, anche se me la cavo a sufficienza anche con il mancino. Credo di essere un giocatore piuttosto tecnico e grintoso, per di più dotato di una grande volontà, che ha dalla sua una discreta velocità di base, con o senza palla. Però, visto che milito in Primavera, so nel complesso di avere ancora molto da migliorare. E spero di farlo in fretta». – Appena arrivato in Juve, la squadra ha consolidato la prima posizione in campionato, poi è arrivato il successo viareggino e qualche allenamento con Del Piero e compagni, a loro volta in piena lotta per scudetto e Champions League. Che effetto ti ha fatto entrare in un meccanismo vincente? «Sto vivendo un gran bel momento. Per di più le due settimane del torneo di Viareggio mi hanno consentito di integrarmi al meglio con compagni e società, per cui d’ora in avanti tutto dovrebbe essere ancora più facile. I miei obiettivi? Arrivare in serie A, ma in Italia e non altrove: qui ho perfezionato il mio gioco calandomi a poco a poco nella mentalità professionistica, qui vorrei dimostrare quanto ho imparato in questi ultimi 2-3 anni». – Quali sono i compagni con cui hai legato maggiormente? Cosa pensano i tuoi genitori di quello che stai facendo? «All’inizio, per ovvie ragioni di lingua, ho stretto un certo rapporto con Bertin e con Bonnefoi. Poi il gruppo mi ha accolto con grande calore: al Viareggio ero in camera con Fumasoli e Boudianski, al di fuori degli allenamenti mi capita di uscire con chiunque di loro. A Marsiglia i miei sono molto felici per il poco che ho fatto sinora, anche perché non ci speravano. Papà mi dice di continuare così, e che quando mi vedrà alla televisione vivrà il giorno più bello della sua vita. Spero davvero di non deluderlo». ROMEO AGRESTI, GOAL.COM DEL 16 LUGLIO 2020 Gian Piero Gasperini la Juventus la conosce alla perfezione. L’ha prima vissuta da calciatore e, successivamente, da allenatore nelle giovanili. Tanti i talenti lanciati dal tecnico grugliaschese, con una fotografia, tra le altre, a impreziosire un percorso ricco di emozioni: Torneo di Viareggio. Edizione 2003. Vinto, appunto, dalla Vecchia Signora. Una squadra di livello assoluto, formata dai vari Mirante, Cassani, Paro e Gastaldello. Con un autentico motorino prestato alla fascia dal nome Abdoulay Konko. Classe 1984, nato a Marsiglia, approdato in Italia dalle giovanili del Martigues. Prima un’esperienza al Genoa, poi la chiamata di Madama. Insomma, un’offerta impossibile da rifiutare. Vuoi per questione di blasone, vuoi per questione di prospettive. Che, per l’appunto, hanno portato il calciatore francese a costruire le basi di una carriera di ottimo livello. Dalla Juve, passando per il Crotone, il Grifone e l’Atalanta. Da una parte sempre Gasp, dall’altra sempre Konko. Feeling totale, con meccanismi tecnico-tattici assimilati nel tempo. Il tutto, aspetto da sempre apprezzato dall’allenatore piemontese, all’insegna della massima professionalità. Perché ad Abdoulay, fin dalla tenera età, nessuno ha mai regalato nulla. Tanto sudore, tanta gavetta. Ingredienti, questi, che hanno portato il francese a crescere in maniera esponenziale di partita in partita, tanto da ottenere il massimo tra le fila della Lazio: 92 presenze e 1 goal. Vantando, inoltre, anche un’avventura in Spagna con il Siviglia. Nitido esempio di abnegazione, a suon di chilometri macinati, Konko ha sempre espresso pareri lusinghiere sul conto di Gasperini. E non potrebbe essere altrimenti, considerando come sotto i suoi insegnamenti il ragazzo sia diventato uomo: «Gasp era bravo già ai tempi di Torino, poi si è completato e lo si vede nel gioco delle sue squadre. Gli anni nel calcio hanno completato il suo bagaglio di esperienza nella lettura della partita». Gian Piero, ora, si gode un’Atalanta extra lusso. Una delle formazioni più divertenti d’Europa, capace di dare spettacolo nello spettacolo. Un collettivo sontuoso, impreziosito da individualità eccelse, perfettamente plasmate da un mister preposto sempre e costantemente al calcio offensivo ma organizzato. E Konko, in questa filosofia, ha sempre avuto il suo (ottimo) perché. Solido in fase difensiva, ma con una buona gamba in tono propositivo. Proprio come piace a Gasperini che, infatti, per anni se l’è sempre portato con sé. «È un giocatore duttile che può giocare a tre dietro, nei quattro come esterno e mediano o in fascia a centrocampo». Un legame indissolubile, che spiega alla perfezione come esistano pedine perfette per determinati schemi. Musica per le orecchie di Konko che, alla Juve, ha avuto modo di conoscere colui che gli ha cambiato la vita. Nessun debutto con la prima squadra zebrata. Ma poco importa. Conta Gasp. Scusate se è poco. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/12/abdoulay-konko.html
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ABDOULAYE KONKO https://it.wikipedia.org/wiki/Abdoulay_Konko Nazione: Francia Luogo di nascita: Marsiglia Data di nascita: 09.03.1984 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 77 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2004 Esordio: 04.09.2003 - Amichevole - Novara-Juventus 2-3 Ultima partita: 09.10.2003 - Amichevole - Chisola-Juventus 0-7 0 presenze - 0 reti Abdoulay Konko Faye (Marsiglia, 9 marzo 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese di origini senegalesi e marocchine, di ruolo difensore o centrocampista, tecnico del Genoa U-17. Abdoulay Konko Konko alla Lazio nel 2015 Nazionalità Francia Altezza 182 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Squadra Genoa (Under-17) Termine carriera 1º luglio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 2000 Martigues 2000-2002 Genoa 2002-2004 Juventus Squadre di club 2001-2002 Genoa 0 (0) 2003-2004 Juventus 0 (0) 2004-2006 → Crotone 74 (7) 2006-2007 Siena 14 (1) 2007-2008 Genoa 37 (2) 2008-2011 Siviglia 44 (3) 2011 Genoa 13 (0) 2011-2016 Lazio 92 (1) 2016-2017 Atalanta 10 (0) Carriera da allenatore 2021- Genoa Under-17 2022 Genoa Interim Carriera Giocatore Club Inizi, Juventus, Crotone e Siena Nella stagione 2001-2002 arriva giovanissimo dal vivaio del Martigues a quello del Genoa, per poi tornare in Francia e fare ritorno in Italia tra le file della squadra Primavera della Juventus. Malgrado nella stagione 2003-2004 sia stato spesso aggregato alla prima squadra, il giocatore franco-senegalese non riuscirà mai a debuttare con la casacca della Vecchia Signora. Nell'annata 2004-2005 passa, insieme ad altri ragazzi del settore giovanile bianconero, in Serie B al Crotone, guidato dall'emergente allenatore piemontese Gian Piero Gasperini, dove totalizza 33 presenze e 3 reti. Nella cittadina calabrese gioca anche la stagione 2005-2006 nella quale disputa 41 partite, realizzando 4 reti. L'annata successiva vede il suo debutto in Serie A nel Siena, con cui esordisce il 10 settembre 2006 contro il ChievoVerona e disputa 14 partite, realizzando anche un gol nel match del 14 ottobre contro il Messina, vinto proprio dalla squadra toscana col punteggio di 3-1. Genoa Nell'estate del 2006 il Siena ne acquista la comproprietà, ma nel gennaio del 2007 la metà detenuta dalla Juventus viene ceduta al Genoa, nell'ambito del riscatto della comproprietà di Domenico Criscito dalla società bianconera. Durante il mercato estivo del 2007 viene completamente acquistato dal Genoa, nell'ambito dell'operazione che porta l'italo-argentino Fernando Forestieri in Toscana. Al Genoa ritrova proprio Gasperini, che l'aveva già allenato al Crotone. Siviglia Il 19 giugno 2008 passa al Siviglia per 9 milioni con una clausola rescissoria di 60 milioni di euro. Il 29 settembre 2009 segna il suo primo goal in Champions League contro i Rangers Glasgow. Con il club andaluso, raccoglie complessivamente in due stagioni e mezzo 67 presenze e 4 reti. Genoa e Lazio Il 22 gennaio 2011 Konko torna di nuovo al Genoa per 6 milioni di euro, con un ingaggio annuale di 1,4 milioni. Konko, nel 2015, con la maglia Lazio. Il 1º luglio 2011 viene acquistato dalla Lazio per una cifra intorno ai 5 milioni di euro. Il franco-senegalese ha firmato un contratto della durata di 4 anni a 1,2 milioni di euro a stagione. Il 5 gennaio 2013, alla ripresa del campionato dalla pausa invernale, nella partita casalinga contro il Cagliari segna il suo primo gol in Serie A con la maglia della squadra romana, consentendo alla Lazio di pareggiare la gara, poi vinta 2-1 proprio dai biancocelesti. Il 26 maggio 2013 vince la Coppa Italia in finale contro la Roma per 1-0. Il 20 maggio 2015 perde la finale di Coppa Italia dove la Lazio viene sopraffatta dalla Juventus per 2-1. L'8 agosto 2015, seppur non scendendo in campo, perde la Supercoppa italiana 2015, per 2-0, contro i Campioni d'Italia della Juventus. Il 22 ottobre successivo gioca la sua 100ª partita con la maglia della Lazio in occasione della vittoria casalinga, per 3-1, contro i norvegesi del Rosenborg. Atalanta e ritiro Il 19 agosto 2016 viene ufficializzato l'ingaggio del giocatore francese da parte dell'Atalanta; esordisce con i bergamaschi subentrando a Paloschi nella sfida persa per 2-1 sul campo della Sampdoria, il 28 agosto. Segna il suo primo gol con i bergamaschi negli ottavi di finale di Coppa Italia, contro la Juventus. A fine stagione si ritira all’età di 33 anni. Nazionale Nato in Francia da padre senegalese e madre marocchina, Konko avrebbe potuto rappresentare ciascuna delle tre nazionali. Avvicinato più volte dalle federazioni marocchine e senegalesi, Konko ha respinto ognuna di queste offerte per non fare un torto ai genitori. Allenatore Nel settembre del 2020 inizia a frequentare a Coverciano il corso UEFA A per poter allenare le prime squadre fino alla Serie C ed essere allenatori in seconda in Serie A e B. Nel gennaio del 2021 torna al Genoa per allenare la sezione Under-17 perdendo a fine giugno la finale del campionato di categoria contro la Roma per 3-1. Il 15 gennaio 2022 diventa il tecnico ad interim della prima squadra, sostituendo l'esonerato Andrij Ševčenko. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004 Competizioni nazionali Coppa di Spagna: 1 - Siviglia: 2009-2010 Coppa Italia: 1 - Lazio: 2012-2013
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DANIELE GASTALDELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Gastaldello Nazione: Italia Luogo di nascita: Camposampiero (Padova) Data di nascita: 25.06.1983 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2002 al 2003 Esordio: 02.04.2003 - Amichevole - Juventus-Casale 6-3 0 presenze - 0 reti Daniele Gastaldello (Camposampiero, 25 giugno 1983) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, attuale vice allenatore del Brescia. Daniele Gastaldello Gastaldello nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Brescia (Vice) Termine carriera 1º agosto 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1993-1995 Montebelluna 1995-2002 Padova 2002-2003 Juventus 2003-2004 Chievo Squadre di club 2000-2002 Padova 21 (0) 2002-2003 Juventus 0 (0) 2003-2004 Chievo 0 (0) 2004-2005 → Crotone 46 (4) 2005-2007 Siena 45 (1) 2007-2015 Sampdoria 231 (12) 2015-2017 Bologna 64 (1) 2017-2020 Brescia 63 (3) Nazionale 2001 Italia U-17 1 (0) 2001 Italia U-19 9 (1) 2002-2004 Italia U-20 22 (1) 2011 Italia 1 (0) Carriera da allenatore 2020-2021 Brescia Coll. tecnico 2021-2022 Italia U-21 Assistente 2022- Brescia Vice Carriera Giocatore Inizi Originario di Reschigliano di Campodarsego, inizia a giocare a calcio nel settore giovanile del Montebelluna dove rimane per due anni prima di trasferirsi a quello del Padova. Non ancora maggiorenne Daniele entra a far parte della prima squadra con la quale disputa 21 partite in due stagioni (il primo di Serie C2 e il secondo di Serie C1). Nel mercato estivo 2002 la Juventus decide di acquistarlo per farlo giocare nella formazione Primavera bianconera, allenata da Gian Piero Gasperini, che vince il 3 marzo 2003 il Torneo di Viareggio. Crotone e Siena Nell'estate 2003 la Juventus decide di cederlo in comproprietà al Chievo che nel gennaio 2004 lo dà in prestito in Serie C1 al Crotone, allenato dal suo ex-mister Gasperini, dove gioca 11 partite di Campionato mettendo a segno un gol e conquistando, da protagonista, la promozione in Serie B dopo gli spareggi vinti contro Benevento e Viterbese. L'anno successivo Daniele resta al Crotone in Serie B dove gioca 35 partite mettendo a segno 3 gol, rivelandosi come uno dei migliori difensore del Campionato e convincendo nell'estate 2005 il Siena ad acquistare la metà del cartellino del giocatore dal Chievo. L'esordio in Serie A avviene il 28 agosto 2005 in occasione di Siena-Cagliari 2-1, subentrando al 78' a Francesco Cozza. Il primo gol in Serie A è invece arrivato nella partita del 7 maggio 2006 Inter-Siena 1-1 con gol decisivo di Daniele al 93' dopo l'iniziale vantaggio neroazzurro siglato da Julio Cruz. Conclude la sua prima stagione in Serie A con 24 presenze, di cui 17 da titolare, con 1 gol. La stagione seguente viene confermato dalla squadra toscana che lo schiera in campo in altre 20 partite di Campionato. Sampdoria Gastaldello con la maglia della Sampdoria nel 2010. Nell'estate 2007, Daniele si trasferisce alla Sampdoria dove, dopo un breve periodo di adattamento, riesce a conquistare il posto da titolare, a discapito del più esperto compagno di squadra Luigi Sala, diventando così una pedina importante della difesa blucerchiata che riesce a posizionarsi 6º in Serie A. La sua prima stagione in blucerchiato si conclude con 29 presenze in Campionato con due reti, una nella gara di andata e una nella gara di ritorno, contro la Fiorentina ed una 1 presenza di Coppa UEFA (il 20 settembre 2007 in occasione di Sampdoria-Aalborg terminata 2-2). La Stagione seguente viene confermato come titolare della squadra ligure dove gioca 34 gare di Campionato, 6 di Coppa UEFA e 4 di Coppa Italia. Nel 2009-2010 è ancora titolare fisso della difesa blucerchiata che, grazie anche ad una grande stagione del difensore veneto, riesce a posizionarsi in 4ª posizione e ad accedere ai preliminari di Champions League. Daniele in questa stagione va a segno in tre occasioni contro Catania (2-1 per la Samp), Siena (partita finita 2-1 per i blucerchiati) e Bologna (1-1). La stagione successiva vede il 18 agosto 2010 il suo esordio in Champions League nella partita Werder Brema-Samp 3-1. Tuttavia la squadra blucerchiata a fine Campionato retrocede malamente in Serie B ma Daniele decide comunque di rimanere alla Samp per provare a compiere la pronta risalita. Dopo un lungo infortunio torna in campo il 5 ottobre 2011 in Hellas Verona-Sampdoria 1-1. Nel gennaio 2012, dopo la cessione di Angelo Palombo all'Inter, diventa il nuovo capitano della Sampdoria esordiendo con la fascia al braccio nella partita del 4 febbraio 2012 Grosseto-Samp 0-1. Durante il campionato segna un gol di testa in Sampdoria-Empoli 1-0 e realizza una doppietta nell'andata della Finale play-off vinta col Varese 3-2. Questa doppietta si è poi rivelata decisiva per il ritorno dei blucerchiati in massima serie. L'anno seguente il 2 settembre 2012 Daniele sigla il gol della vittoria contro il Siena per 2-1. Il 24 febbraio 2013 in occasione di Samp-Chievo 2-0, gioca la sua 200ª partita in blucerchiato. Colleziona alla sua sesta stagione in blucerchiato 33 presenze ed un gol in Serie A. La Stagione 2013-2014 lo vede sempre perno difensivo della formazione blucerchiata nella quale Daniele gioca altre 32 partite di Campionato condite da due reti, rispettivamente a: Udinese (il 13 gennaio 2014) e Cagliari (il 9 febbraio). Il 31 agosto 2014, durante la 1ª giornata di Serie A 2014-2015, sigla la rete del pareggio per 1-1 contro il Palermo al 91º minuto. In questa parte di stagione gioca 17 partite e segna 2 gol tra campionato e Coppa Italia. Complessivamente nei 7 anni e mezzo alla Sampdoria ha messo insieme 259 presenze e 14 gol. Bologna Il 2 febbraio 2015 viene ceduto a titolo definitivo al Bologna in Serie B per un corrispettivo di 860.000€. Qui ritrova anche gli ex compagni di Samp Angelo da Costa, Gianluca Sansone e Nenad Krstičić. Chiuderà la stagione conquistando la promozione in A attraverso i play-off dopo che la compagine felsinea aveva chiuso la stagione regolare al quarto posto. Segna, nella stagione successiva, dopo aver ritrovato anche il suo ex compagno ed amico Antonio Mirante, il primo gol in maglia felsinea nel successo esterno per 2-1 contro il Carpi. Per la stagione successiva viene nominato capitano della squadra rossoblù. Già nella stagione precedente, Gastaldello aveva indossato più volte la fascia da capitano, anche se era stato indicato nella rosa della squadra come vice-capitano. Brescia Il 25 agosto 2017 viene ceduto a parametro zero al Brescia, del quale diventa vice-capitano. In stagione realizza 2 reti contro Ternana (vittoria 3-1) e Cremonese (1-1). Nella stagione 2018-2019, in seguito alla cessione di Andrea Caracciolo, Gastaldello diviene capitano delle Rondinelle. Il 16 dicembre 2018, realizza al 92' minuto la sua terza rete con la maglia delle Rondinelle in occasione di Brescia 2-1 Lecce, regalando la vittoria e il secondo posto in classifica alla sua squadra. Il 1º maggio 2019, con la vittoria per 1-0 in casa contro l'Ascoli, conquista matematicamente la promozione in Serie A. Il 3 luglio 2019 rinnova il suo contratto fino al giugno 2020 con le rondinelle. Dopo aver rinnovato il proprio contratto fino al 31 agosto (mese in cui termina l'annata calcistica), disputa la sua ultima partita tra i professionisti il 1º agosto contro la Sampdoria (1-1), scegliendo di ritirarsi. Nazionale È stato convocato nelle Nazionali giovanili 35 volte, giocando in 32 occasioni e realizzando 2 gol. Il 28 agosto 2010 ottiene la prima convocazione nella nazionale maggiore da parte del nuovo CT Cesare Prandelli, per le partite contro Estonia e Fær Øer valide per le qualificazioni all'Europeo 2012. Debutta ufficialmente in maglia azzurra il 29 marzo 2011, in occasione dell'amichevole della nazionale contro l'Ucraina. Viene nuovamente convocato per le sfide amichevoli contro l'Inghilterra del 15 agosto 2012 e contro l'Olanda del 6 febbraio 2013. Allenatore Brescia e Under-21 Subito dopo il ritiro dal calcio giocato, diventa collaboratore tecnico di Luigi Delneri al Brescia. Rimasto nel ruolo anche con l'arrivo di Diego López, il 7 dicembre sostituisce l'uruguaiano, venendo nominato allenatore ad interim del club lombardo. Dirige la squadra nel pareggio ottenuto contro la Cremonese per 2-2 e il 10 dicembre, con la nomina di Davide Dionigi, torna a ricoprire la posizione di collaboratore tecnico. Nell’estate del 2021 entra nello staff dell’Under-21 come collaboratore di Paolo Nicolato. Il 14 ottobre dello stesso anno consegue la qualifica UEFA A a Coverciano che consente di allenare tutte le selezioni giovanili e le squadre femminili, le prime squadre fino alla Serie C oltre a poter essere tesserato come allenatore in seconda sia in Serie B che in Serie A. Dal 1 luglio 2022 ritorna ufficialmente sulla panchina del Brescia come vice allenatore di Pep Clotet. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2003 Competizioni nazionali Serie C2: 1 - Padova 2000-2001 Campionato italiano di Serie B: 1 - Brescia: 2018-2019
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SIMONE BENTIVOGLIO https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Bentivoglio Nazione: Italia Luogo di nascita: Pinerolo (Torino) Data di nascita: 29.05.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 184 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2005 Esordio: 09.09.2004 - Amichevole - Ivrea-Juventus 0-3 0 presenze - 0 reti Simone Bentivoglio (Pinerolo, 29 maggio 1985) è un calciatore italiano, centrocampista del Vigasio. Simone Bentivoglio Bentivoglio ai tempi della Sampdoria nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Vigasio Carriera Giovanili 2000-2005 Juventus Squadre di club 2005-2006 → Mantova 16 (0) 2006-2007 → Modena 34 (0) 2007-2011 Chievo 108 (8) 2011 → Bari 16 (2) 2011-2012 → Sampdoria 15 (1) 2012 → Padova 19 (0) 2012-2014 Chievo 19 (1) 2014-2015 → Brescia 32 (0) 2015-2016 Modena 25 (2) 2016-2019 Venezia 73 (6) 2019-2020 Siena 3 (0) 2020-2021 Virtus Verona 32 (1) 2021- Vigasio 20 (3) Nazionale 2000-2001 Italia U-15 12 (0) 2001 Italia U-17 1 (0) 2003 Italia U-18 2 (1) 2003-2004 Italia U-19 12 (3) 2004-2005 Italia U-20 16 (0) 2006 Italia U-21 1 (0) Biografia Calcioscommesse Nell'interrogatorio del giocatore del Piacenza Carlo Gervasoni, arrestato nell'ambito dell'inchiesta calcioscommesse, vengono fatti i nomi di "Andrea Masiello, Daniele Padelli, Alessandro Parisi, Marco Rossi e Simone Bentivoglio" per la presunta combine della partita Palermo-Bari del 7 maggio 2011. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia di Bari-Sampdoria e Bari-Lecce del 2011. Il 3 agosto Palazzi richiede per lui una squalifica pari a 3 anni e 6 mesi. Il 4 agosto patteggiando viene squalificato per 13 mesi e multato di 50.000 euro. Caratteristiche tecniche Centrocampista centrale tecnico, dotato di buon tiro, inizialmente veniva schierato come esterno di fascia sinistra. Carriera Club Bentivoglio insieme a Pasquale Foggia (a sinistra) al Centro Sportivo della Sampdoria nel settembre 2011 Cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Juventus, dove vince due Torneo di Viareggio, nell'estate 2005 viene mandato in prestito al Mantova in Serie B, dove gioca 16 partite. Nel calciomercato estivo del 2006 viene acquistato in comproprietà dal Chievo che lo gira in prestito in Serie B al Modena, dove gioca con più continuità (34 presenze totali). Nell'estate 2007 il Chievo, neo-retrocesso in Serie B, acquista l'intero cartellino del calciatore; Simone conquista un posto da titolare nel centrocampo clivense che ottiene, a fine stagione, la promozione in Serie A (38 presenze e 6 gol). Il 31 agosto 2008 Simone esordisce in Serie A nella partita Chievo-Reggina; il primo gol in Serie A avviene invece il 14 dicembre 2008 durante Inter-Chievo. Nelle due stagioni 2008-2009 e 2009-2010, giocando 58 partite, contribuisce alla permanenza del Chievo in Serie A. Nella Stagione 2010-2011 Simone gioca con meno costanza, (12 presenze), e per questo motivo il 25 gennaio 2011 si trasferisce in prestito con diritto di riscatto (non esercitato) al Bari, dove gioca 16 partite segnando 2 gol. Il 24 agosto 2011 il Chievo lo cede in prestito con diritto di riscatto alla Sampdoria in cambio del centrocampista Paolo Sammarco. Trova la prima rete in blucerchiato nella partita giocata a Marassi contro il Modena, terminata 1-1. Il 26 gennaio 2012 passa al Padova con la formula del prestito con diritto di riscatto definitivo. Debutta da titolare due giorni dopo nella vittoria per 1-0 contro il Cittadella. Il 18 febbraio in occasione di Padova-Empoli 1-1 tocca quota 200 presenze da professionista. Il 21 aprile, in occasione di Livorno-Padova 1-2, stabilisce lo stesso record in campionato con i club. Conclude la stagione con 19 presenze in campionato. Dopo aver saltato tutta la stagione 2012-2013 per squalifica, nell'estate 2013 viene reintegrato nella rosa del Chievo Verona. Ritorna in campo il 21 settembre 2013 nella partita di campionato Chievo-Udinese. Dopo il prestito al Brescia nella stagione 2014-2015, il 1º luglio 2015 ritorna al Chievo ma il 28 agosto rescinde il proprio contratto di comune accordo con i clivensi rimanendo così svincolato. Tre giorni dopo viene ingaggiato dal Modena. Gioca 24 partite e segna 2 gol non riuscendo ad evitare la retrocessione dei canarini. L'8 luglio 2016 viene presentato come nuovo acquisto del Venezia in Lega Pro. Dopo le esperienze di Siena e Venezia in Lega Pro, nell'Agosto 2021 firma per la formazione veronese del Vigasio militante nel campionato di Eccellenza, il 7 novembre 2021 nella vittoria 3 a 0 contro la Belfiorese, segnerà il suo primo gol con la maglia del Vigasio. Nazionale Bentivoglio ha giocato in tutte le nazionali giovanili dell'Italia, collezionando in totale 44 presenze e 4 reti. Nel 2005 partecipa al Mondiale Under 20, conclusosi con l'eliminazione ai quarti di finale dell'Italia, disputando tutte e cinque le partite. Il 12 dicembre 2006 esordisce con l'Under-21 nella partita amichevole tra Italia-Lussemburgo 2-0. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 3 - Juventus: 2003, 2004, 2005 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Chievo Verona: 2007-2008 Lega Pro: 1 - Venezia: 2016-2017 Coppa Italia Lega Pro: 1 - Venezia: 2016-2017
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ANDREA ROSSI https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Rossi_(calciatore) Nazione: Italia Luogo di nascita: San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) Data di nascita: 07.11.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 177 cm Peso: 70 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2006 Esordio: 10.07.2004 - Amichevole - Selezione Salice Terme-Juventus 0-4 Ultima partita: 30.05.2008 - Amichevole - Melbourne Victory-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti Andrea Rossi (San Benedetto del Tronto, 7 novembre 1986) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Andrea Rossi Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Difensore Carriera Giovanili 199?-2002 Polisportiva Autolelli 2002-2003 Truentina 2003-2006 Juventus Squadre di club 2002-2003 Truentina 22 (3) 2003-2006 Juventus 0 (0) 2006-2007 → Siena 4 (0) 2007-2012 Siena 57 (0) 2012 Parma 0 (0) 2012-2013 → Cesena 15 (0) 2013 → Bari 16 (0) 2013-2014 → Pescara 32 (1) 2014-2015 → Latina 17 (0) 2015 Pescara 16 (0) 2015-2016 → Salernitana 23 (0) 2016-2017 → Brescia 4 (0) 2017 → Ternana 6 (0) 2017-2018 Pescara 0 (0) 2018 Teramo 0 (0) Carriera Club Siena Cresciuto nel settore giovanile della Truentina Castel di Lama (all'epoca Punto Juve), passa poi nelle giovanili della Juventus, dove trascorre 3 anni tra i Beretti (vincendo il campionato nazionale) e nella Primavera, dove vince scudetto e torneo di Viareggio. Nell'estate del 2006 venne dato in prestito al Siena dove alla guida del mister Beretta totalizza 4 presenze da titolare, debuttando in Serie A il 17 dicembre 2006 contro l'Atalanta. Nell'estate dello stesso anno la Juventus lo convoca per la tournée in Cina e Australia e Claudio Ranieri lo utilizza in ogni partita. Al suo rientro il Siena lo acquista definitivamente facendogli firmare un contratto di 4 anni. Parma, Cesena, Bari, Pescara e poi Latina Viene acquistato dal Parma il 3 luglio 2012 in cambio della metà cartellino di Manuel Coppola. Dopo pochi giorni viene girato in prestito al Cesena. Il 28 gennaio 2013 viene ufficializzato l'acquisto a titolo di prestito temporaneo del giocatore da parte del Bari. Il 9 luglio 2013 il Pescara sul proprio sito ufficiale annuncia l'acquisto temporaneo del calciatore marchigiano. L'8 luglio 2014 si trasferisce a titolo temporaneo al Latina. Il 20 gennaio 2015 viene annunciato il suo ritorno al Pescara con la formula del prestito con obbligo di riscatto. Il prestito alla Salernitana Il 29 agosto 2015 viene dato in prestito alla Salernitana. Il prestito al Brescia Il 29 agosto 2016 passa a titolo temporaneo al Brescia. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006
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VINCENZO IAQUINTA Quaranta goal in 108 presenze nella Juventus – si legge su www.Juventusnewsradio.,it del 18 novembre 2012 – questa è la media di Vincenzo Iaquinta in quattro stagioni passate nella rosa juventina, all’ombra della Mole. Un’ottima media per una prima punta, specie trovandosi come terza scelta al fianco della storica coppia Del Piero-Trézéguet. Sebbene sia ancora membro dentro la società della Vecchia Signora, l’ex bomber bianconero di Crotone è già da considerarsi un ex, poiché non rientra minimamente nei progetti di Antonio Conte per la sua nuova Juventus, e già da oltre un anno non scende più in campo in partite ufficiali con la maglia bianconera, essendo utilizzato giusto in qualche amichevole interna a Vinovo e vivendo da separato in casa, quello che probabilmente è il suo ultimo anno nella squadra Campione d’Italia. A oggi c’è chi paragona questa situazione a quella simile di Amauri, altro giocatore comperato negli anni della gestione Secco-Blanc. In realtà le circostanze sono analoghe solamente per quanto riguarda la situazione contrattuale e i mancati acquirenti. Per quanto riguarda il resto invece, Iaquinta pur giocando più o meno lo stesso numero di partite di Amauri con la maglia juventina, si è ritagliato un posto importante nella storia bianconera, venendo fermato soprattutto da una lunga serie di infortuni. Infatti, l’ex numero nove della Juventus è stato forse l’acquisto migliore di quegli anni bui per la squadra distrutta da Calciopoli e dall’anno in Serie B. Soprattutto considerando i molti altri acquisti e le spese scellerate orchestrate dalla pessima dirigenza, che prese il posto del defunto avvocato e della fantomatica triade. Storia in bianconero: Arriva dall’Udinese per undici milioni di euro nell’estate del 2007. La Juventus è appena ritornata in serie A dopo Calciopoli e necessita di nuovi attaccanti di peso. Uno dei prescelti è proprio Iaquinta e nelle prime due stagioni, The Jack (così ribattezzato) dimostra tutto il suo valore in una Juventus parecchio indebolita dalle vendite coatte di vari titolari, ma che ottiene lo stesso il terzo posto la prima stagione e il secondo posto nella seconda stagione all’ombra della Mole. È un rapace del goal, Vincenzo Iaquinta, un vero numero nove. Segna in tutti i modi, di opportunismo, sfruttando palloni sporchi giunti in area in qualche modo, con colpi di precisione oppure in acrobazia, abile anche nel gioco aereo sfruttando un’ottima stazza, è molto veloce e mobile in zona d’attacco, è insomma un attaccante completo, che con i suoi goal risolve diverse partite complicate per la sua squadra anche allo scadere del novantesimo. Più volte l’ex attaccante di Udine, salva la “Vecchia Signora” dalla sconfitta, riuscendo anche a strappare vittorie insperate grazie al suo istinto da rapace. Ma le note dolenti sono i suoi cronici e continui problemi fisici che cominciano a palesarsi già nel primo anno alla Juventus e che continueranno limitandone di molto le ottime prestazioni già dal 2009. Nonostante i suoi guai fisici, lascia il segno sia in campionato sia in campo europeo ma questo non basta per tenere a galla una squadra molto indebolita che nelle due stagioni successive crolla per due volte al settimo posto mancando l’ingresso nell’Europa che conta e sfigurando pure in Europa League. Iaquinta segna il suo ultimo goal, il quarantesimo, con la maglia della Juventus nel Novembre del 2010 in una partita casalinga di campionato pareggiata contro la Roma 1-1 prima di fermarsi per un ennesimo problema fisico, stavolta uno strappo alla coscia sinistra che ne chiude anzitempo la quarta stagione bianconera. Con l’arrivo di Antonio Conte nell’estate del 2011, Iaquinta non trova più spazio, complici soprattutto gli infortuni che dal 2009 non lo hanno più risparmiato limitandolo pesantemente. Nella seconda parte di stagione passa in prestito al Cesena dove sembra lasciarsi gli infortuni alle spalle e ritorna anche al goal, segnando alla Lazio e procurandosi pure un calcio di rigore trasformato poi da Mutu ma è solo un fuoco di paglia, l’infortunio è dietro l’angolo e lo colpisce nuovamente. Ritorna alla Juventus, dove continua a percepire un importante contratto e non trova squadre disposte ad acquistarlo per la stagione successiva, ritrovandosi quindi ai margini della rosa bianconera senza più rientrare nei progetti di Conte e quindi rimanendo in attesa della scadenza del contratto con i Campioni d’Italia e la ricerca di una nuova squadra. Non si può segnalare come bidone, un giocatore strappa punti come Iaquinta, capace di risolverti partite apparentemente chiuse anche all’ultimo secondo. Ma non si possono neanche ignorare tutti gli svariati problemi fisici avuti dal giocatore nel corso della sua carriera, problemi che lo hanno fortemente limitato negli ultimi anni e che probabilmente non avrebbero permesso a Conte di puntare su di lui neanche se lo avesse voluto. Forse sfortuna, forse incapacità dello staff medico di curarlo a dovere, forse un fisico troppo fragile, fatto sta che Iaquinta non ha reso quanto avrebbe potuto alla Juventus, fermandosi a una media goal discreta, ma che, senza tutti quegli infortuni, sarebbe stata sicuramente molto più alta. La classe non è acqua e il senso del goal spesso lo hai o non lo hai. Iaquinta possedeva entrambe queste doti notevoli ma non ha avuto modo di mostrarle fino in fondo, anche a causa di varie formazioni della Juventus, non sempre all’altezza soprattutto sul piano difensivo. “TUTTOSPORT”, DEL 10 OTTOBRE 2014 «Potevo giocare altri tre anni, invece mi sono dovuto ritirare. Quando ti fai sempre male, finisci per mollare un po’ mentalmente». Vincenzo Iaquinta ha detto basta ufficialmente nei mesi scorsi. A trentacinque anni, dopo un Mondiale vinto con l’Italia, quaranta goal in 108 partite con la Juventus e una serie di infortuni diventati insopportabili. C’è una cosa che non rifarebbe più? «Dal Reggiolo all’Udinese, dalla Nazionale alla Juve, della mia carriera ripeterei tutto». Davvero nessun rimpianto. «In realtà uno ce l’ho: mi spiace non esser stato protagonista nella Juve di Conte. Una squadra con una mentalità straordinaria. Sono uscito di scena proprio sul più bello». Conte, nel 2011-12, non l’ha utilizzata neanche un minuto. «È vero, però stravedeva per me. Ricordo le parole che mi disse quell’estate: “Vincenzo, fammi vedere che sei quello che penso, poi convinco io la società a tenerti”. Purtroppo, però, mi infortunai». Di nuovo fermo e di nuovo al centro di tante voci. «Ne ho sentite di tutti i colori. Tutte falsità dette da gente invidiosa. Su Internet scrivevano addirittura che mi stessi disintossicando. Una cattiveria assurda e senza senso che qualcuno aveva tirato fuori già ai tempi di Udine. Pazzesco, io in quei periodi soffrivo da matto, perché ero infortunato». Ma ha capito il motivo di così tanti guai fisici? «Di sicuro, nel 2009, dopo l’operazione al ginocchio, si tentò di farmi rientrare troppo in fretta. Mi dissero di provarci troppo presto, avevo una gamba sottile come quella di mio figlio». Che effetto le fa vedere Buffon e Pirlo, suoi compagni al Mondiale, ancora protagonisti assoluti? «Parliamo di due fenomeni. Gigi è ancora il portiere più forte del mondo. Andrea è unico nel suo genere: ha talmente tanta classe che può continuare a giocare ancora per due o tre anni». Con chi è rimasto in contatto del gruppo juventino? «Marchisio è quello che sento più spesso». Il compagno più estroso conosciuto in carriera? «Forse Felipe Melo: un “matto”, buonissimo di animo». Ha individuato un nuovo Iaquinta? «È dura, perché io ero un attaccante atipico. Giocavo anche sulla fascia, nonostante i miei 190 centimetri di altezza». C’è una partita che le toglie ancora il sonno? «Vorrei rigiocare la finale Mondiale». Cioè? «Sì, la vorrei rigiocare, perché è stata l’emozione più grande della mia vita. Una serata pazzesca, ancora adesso mi vengono i brividi a pensare alla Coppa e alla festa negli spogliatoi». C’è dell’altro? «Un’altra partita che vorrei rigiocare, ma per il motivo opposto, è Juve-Chelsea di Champions. È un’eliminazione che mi brucia ancora». Allegri erede di Conte: se lo aspettava? «Sinceramente, no. Però la scelta è stata giusta. Rispetto ai tre anni di Conte è cambiato poco, mi sembra la stessa Juve aggressiva. Il fatto che i giocatori non abbiano avuto un calo è una conferma delle qualità di Allegri. È un allenatore che si fa rispettare». Anche lei sta studiando da tecnico. A chi si ispira? «Voglio prendere il patentino e cominciare con i ragazzini. I miei modelli sono Spalletti, Lippi e Conte». Un allenatore che avrebbe voluto avere? «Mourinho, perché da fuori sembra un bel martello». Scudetto: Juve o Roma? «Difficile sbilanciarsi, ora. Sarà lotta a due fino alla fine». I bianconeri dove possono arrivare in Champions? «Spero il più lontano possibile. Nonostante la sconfitta contro l’Atlético Madrid, è tutto aperto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/02/vincenzo-iaquinta.html
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VINCENZO IAQUINTA https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Iaquinta Nazione: Italia Luogo di nascita: Crotone Data di nascita: 21.11.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: 189 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Soprannome: Jack - Vincenzone Alla Juventus dal 2007 al 2012 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 12.03.2011 - Serie A - Cesena-Juventus 2-2 108 presenze - 40 reti Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Vincenzo Iaquinta (Crotone, 21 novembre 1979) è un ex calciatore italiano, di ruolo attaccante, campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006. Vincenzo Iaquinta Iaquinta nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 189 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1º luglio 2013 Carriera Giovanili 19??-19?? Reggiolo Squadre di club 1996-1998 Reggiolo 34 (6) 1998 Padova 14 (4) 1998-2000 Castel di Sangro 52 (8) 2000-2007 Udinese 176 (58) 2007-2012 Juventus 108 (40) 2012 → Cesena 7 (1) 2012-2013 Juventus 0 (0) Nazionale 1999-2000 Italia U-20 5 (2) 2001-2002 Italia U-21 10 (2) 2005-2010 Italia 40 (6) Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo Svizzera 2002 Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Biografia Originario di Cutro, negli anni '80 la sua famiglia emigra in provincia di Reggio Emilia per migliori opportunità di lavoro. È sposato dal 2003 con Arianna; la coppia ha quattro figli, nati tra il 2002 e il 2015. Nel 2018 suo padre Giuseppe è stato arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo Aemilia, mentre lui è stato condannato a 2 anni con la condizionale, per reati relativi al possesso di armi. Caratteristiche tecniche Attaccante versatile, forte fisicamente e abile nel gioco aereo, prediligeva il ruolo di prima punta. Abile nei movimenti smarcanti, in carriera è stato spesso bloccato da infortuni. Pur dotato di una stazza fisica da centravanti puro, aveva anche doti di velocità tali da permettergli di essere un ottimo contropiedista, specie se assistito da attaccanti veloci come accadde nell'Udinese a 3 punte con giocatori agili e tecnici come Di Natale e Di Michele. Carriera Club Inizi Cresce calcisticamente nel Reggiolo, dove resta due anni. In seguito viene acquistato dal Padova, con cui esordisce in Serie B, ottenendo 13 presenze con 3 reti. Al termine della stagione viene ceduto al Castel di Sangro, con cui passa due stagioni in Serie C1. Udinese Nell'estate 2000 viene acquistato da una società del massimo campionato, l'Udinese. Esordisce in Serie A il 1º ottobre, segnando una rete al Brescia (la gara finì 4-2). Il 3 maggio 2003, a quattro giornate dal termine del campionato, il suo gol al Torino fa retrocedere i granata in B. Il 14 settembre 2005 debutta in Champions League realizzando una tripletta. Pochi giorni dopo, viene posto fuori rosa in via temporanea. Reintegrato in squadra, segna un gol alla Lazio nella partita del suo rientro. Con la squadra friulana ha segnato 69 reti in 205 presenze. Juventus Iaquinta alla Juventus nel 2009 Il 19 giugno 2007 passa alla Juventus per 11,3 milioni di euro. Esordisce in campionato il 25 agosto in Juventus-Livorno (5-1), realizzando una doppietta. Il 15 aprile 2008 si procura una distrazione di primo grado del bicipite femorale della coscia sinistra, chiudendo in anticipo la stagione. Al termine della stagione, si laurea capocannoniere della Coppa Italia, a pari merito con Cruz e Balotelli. La stagione successiva mette a segno 12 reti in campionato, di cui dieci nel girone di ritorno, inclusa la doppietta messa a segno all'ultima giornata contro la Lazio, che consente alla squadra di terminare la stagione al secondo posto. Nell'annata 2009-2010 va a segno all'esordio in campionato contro il Chievo, con un colpo di testa su assist di Diego, ripetendosi in Champions League contro il Bordeaux. Il 27 ottobre 2009 viene operato al menisco esterno del ginocchio sinistro, rientrando in campo il 6 marzo 2010 in Fiorentina-Juventus (1-2), subentrando al 72' al posto di Trezeguet. Torna al goal il 25 aprile contro il Bari (3-0), mettendo a segno una doppietta. Chiude la stagione con 18 presenze e 7 reti. Il 19 settembre 2010 in Udinese-Juventus (0-4), dopo aver realizzato la quarta rete dei piemontesi, si rende protagonista di un'esultanza provocatoria verso i suoi ex tifosi, che secondo il giocatore, avevano offeso sua madre; il giocatore in seguito chiederà scusa alla società e alla città. Il 18 marzo 2011 viene sottoposto a esami specifici che ne evidenziano una lesione ampia del muscolo retto femorale della coscia sinistra, che gli fa chiudere in anticipo la stagione, ottenendo 23 presenze e 6 reti complessive. Cesena e ultimi anni Nell'annata 2011-2012, nonostante la fiducia mostratagli dal nuovo tecnico juventino Antonio Conte, nuovi guai fisici lo relegano ai margini della rosa piemontese: «mi spiace non esser stato protagonista nella Juve di Conte. Una squadra con una mentalità straordinaria. Sono uscito di scena proprio sul più bello». Il 31 gennaio 2012 passa quindi in prestito al Cesena fino al termine della stagione. Esordisce in campionato il 9 febbraio in Lazio-Cesena (3-2), giocando titolare e andando a segno su calcio di rigore. Il 22 marzo 2012 riporta uno stiramento al bicipite femorale della coscia sinistra, rimanendo fermo per un mese. Rientra in campo il 22 aprile contro il Palermo (2-2), subentrando al 22' della ripresa al posto di Vincenzo Rennella. Chiude la stagione, terminata con la retrocessione in Serie B, con sette presenze e una rete. Terminato il prestito al Cesena torna alla Juventus per la stagione 2012-2013, nella quale tuttavia non scende mai in campo e non viene mai neanche convocato. Nell'estate del 2014, a trentaquattro anni, dopo due anni di inattività annuncia il ritiro al calcio giocato con l'intenzione di dedicarsi alla carriera di allenatore, ottenendo il patentino due anni dopo. Nazionale Iaquinta (primo da sinistra) schierato in campo con la nazionale per la gara d'esordio del campionato del mondo 2010 La prima maglia azzurra risale al 1999, quando viene convocato dalla nazionale Under-20, con cui disputa 5 incontri segnando una rete. Nel 2001 esordisce con la nazionale Under-21, con la quale realizza 1 gol in 10 presenze e partecipa all'Europeo Under-21 2002. Il 30 marzo 2005, a 25 anni, esordisce in nazionale maggiore nella partita amichevole Italia-Islanda (0-0) disputata a Padova. Viene poi incluso dal CT Marcello Lippi nella lista dei 23 giocatori convocati per il Mondiale 2006 in Germania. Segna il suo primo gol in nazionale il 12 giugno 2006 nel corso della partita di esordio al Mondiale vinta 2-0 contro il Ghana. Ottiene 5 presenze da subentrato durante il Mondiale, di cui una nella finale del 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino contro la Francia, nella quale diventa campione del mondo. Con le sue prestazioni e il gol realizzato nella prima partita è uno dei protagonisti della conquista del titolo mondiale. Ha vinto il Mondiale da giocatore dell'Udinese, come fece Franco Causio nell'edizione di Spagna 1982, ed entrambi indossando la maglia numero 15. Per il merito sportivo acquisito con la conquista del campionato del mondo, il 12 dicembre 2006 è stato insignito, assieme agli altri membri della nazionale, del titolo di Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica dal presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Vittima di un infortunio muscolare, non viene convocato da Roberto Donadoni per l'Europeo 2008. Il 10 giugno 2009, a Pretoria, realizza la sua prima doppietta con gli Azzurri nell'amichevole vinta contro la Nuova Zelanda (4-3). Prende poi parte alla Confederations Cup 2009, dove l'Italia viene eliminata al primo turno. Viene infine convocato per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove viene impiegato da titolare nelle tre partite disputate dalla Nazionale. Il 20 giugno 2010, nella seconda partita del girone, realizza su rigore il gol del pareggio contro la Nuova Zelanda (1-1). La Nazionale viene eliminata al primo turno dopo aver perso 3-2 contro la Slovacchia, nella terza e ultima partita della fase a gironi. Al termine del Mondiale scivola fuori dal giro della Nazionale. Palmarès Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2007-2008 (4 gol, a pari merito con Cruz e Balotelli) Controversie Nel corso di un'indagine della direzione distrettuale antimafia di Bologna, il 4 febbraio 2015 vengono rinvenute delle armi da fuoco nell'abitazione di Giuseppe Iaquinta, padre di Vincenzo; le armi, di proprietà dell'ex calciatore, erano regolarmente denunciate, ma violando norme penali sulla loro custodia. Il successivo 21 dicembre 2015 Iaquinta viene rinviato a giudizio per possesso illegale di armi, aggravata dal favoreggiamento della 'ndrangheta, della cui affiliazione è accusato il padre. Il 22 maggio 2018 i magistrati dell'antimafia bolognese, al termine della requisitoria del processo Aemilia, hanno chiesto per Iaquinta una pena di anni 6 per reati relativi alle armi, con l'aggravante dell'associazione mafiosa. Con sentenza del 31 ottobre seguente, l'ex calciatore viene inizialmente condannato in primo grado a 2 anni di reclusione, vedendo tuttavia cadere l'aggravante mafiosa; quest'ultima viene rimarcata nell'appello del 18 luglio 2019, in cui viene accertata la sua «estraneità» nei confronti di ambienti criminali. Il 17 dicembre 2020 la sua condanna a 2 anni viene confermata nel processo d'appello; al padre Giuseppe Iaquinta vengono invece comminati 13 anni di reclusione, con una riduzione di 6 anni di pena rispetto alla condanna del primo grado. Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della repubblica.
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HASAN SALIHAMIDZIC Nasce a Jablanica in Bosnia-Erzegovina il primo giorno dell’anno 1977. Soprannominato Brazzo (che significa fratello) è un giocatore ambidestro molto duttile e versatile, tanto è vero che è in grado di ricoprire praticamente quasi tutti i ruoli di movimento. Arriva a Torino nell’estate del 2007, dopo aver vinto, con il Bayern Monaco, 6 campionati tedeschi, 4 edizioni della Coppa di Germania, una Champions League (con un’altra finale persa) e una Coppa Intercontinentale. L’esordio con la maglia bianconera in Serie A avviene il 25 agosto nella gara contro il Livorno (5-1) mentre, un mese dopo, realizza il suo primo gol, contro la Reggina. Termina la prima stagione bianconera con 26 presenze e 4 gol, tra cui spicca la doppietta decisiva nella partita del 12 aprile ‘08 contro il Milan, vinta 3-2. «Il signor duttilità adesso è tra i nemici pubblici del Milan: emerge da un primo tempo abbastanza anonimo per ribadire in rete la palla deviata da Trézéguet. Sbuca nell’area del Milan, sguarnita dall’uomo in meno, per la zuccata decisiva. Brazzo di ferro», è il commento del “Corriere della Sera”. Grazie alla sua innata simpatia e al suo modo di giocare senza risparmiarsi mai, Brazzo diventa l’idolo della tifoseria juventina ed è molto apprezzato anche dai propri compagni di squadra. Il Mister Ranieri, poi, stravede per lui. «Uno che sa far tutto, il tipo di giocatore che qualsiasi allenatore vorrebbe avere», afferma il trainer bianconero. La stagione successiva, purtroppo, è molto problematica, a causa di un problema al menisco del ginocchio destro. Segna il suo primo e unico gol stagionale il 14 marzo 2009, nel match casalingo di campionato vinta 4-1 contro il Bologna, in cui regala anche due assist per la doppietta di Del Piero. Alla fine, totalizza solamente 15 presenze. Disputa la prima partita del campionato 2009-10 contro il Chievo ma nella stessa gara si infortuna ed è costretto a stare fuori dai campi di gioco per ben tre mesi. Torna contro il Catania (sconfitta a Torino per 1-2), in cui segna anche il gol del momentaneo pareggio e si ripete la giornata dopo al Tardini contro il Parma (2-1 per la Vecchia Signora) segnando il gol dell’iniziale 1-0. Il suo score finale recita: 19 presenze e 2 gol. Non rientrando più nei piani della società, in seguito alla mancata cessione nel calciomercato dell’estate 2010, è messo fuori rosa dall’allenatore Del Neri. Torna in gruppo nei primi giorni di settembre, nella sfida contro il Cesena, a causa dei tanti infortuni dei propri compagni. È il 7 novembre 2010 e Brazzo, entrando al 78’ con un assist perfetto, permette il gol a Iaquinta per il 3-1 finale. Il 4 luglio 2011 ritorna in Germania, accasandosi, a parametro zero, al Wolfsburg. «Che orgoglio essere parte della storia di questa stupenda società. La Juventus mi è rimasta nel cuore e sarà parte della mia vita per sempre. Qui ho trascorso quattro anni bellissimi. Anche se non ho vinto niente, ho trovato amici per la vita. La società mi è rimasta nel cuore», sono le parole di commiato di Brazzo. SIMONE STENTI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL NOVEMBRE 2007 Esiste soltanto una finale più folle, emozionante, a rischio coronarie del 3-3 tra Milan e Liverpool del 2005. Una partita che fotografa alla perfezione la bellezza del calcio e, probabilmente, dello sport in generale. Anzi, la bellezza della vita, che proprio nei momenti più bui ti sa regalare la forza per riemergere e rinascere. Quella finale si giocò al Nou Camp di Barcellona il 26 maggio 1999, una data che Hasan “Brazzo” Salihamidzic non dimenticherà mai più. Il suo capitano, l’immenso Lothar Matthäus, all’80’ esce dal campo e dal calcio europeo che conta (nel 2000 emigrerà ai N.Y. Metrostars) salutato da una standing ovation. Lo fa da campione d’Europa virtuale, l’unico titolo che gli manca nel suo stellare palmares. Il Bayern sta vincendo 1-0 col Manchester United dal 6’ del primo tempo, grazie a una punizione di “Super Mario” Basler. È proprio il marcatore tedesco a essere sostituito da Brazzo al 44’ del secondo tempo. Un cambio che per l’allenatore, Ottmar Hitzfeld, è solo un modo per perdere tempo e per avvicinarsi al trionfale triplice fischio dell’arbitro Collina. Quando i suoi tacchetti toccano l’erba del Nou Camp per la prima volta, Hasan non può sapere che dopo tre minuti quella coppa l’avrà persa, nella partita che per gli inglesi è il The greatest match. Bastano due minuti di recupero, prima per nonno Sheringham poi per “Babe Faced Assassin” Ole-Gunnar Solskjaer, per siglare il 2-1 che tutti i tifosi del mondo invidiano a quelli dei Reds. O, se sono di Monaco, la sconfitta che non scacceranno mai più dai loro incubi. «È stata una scuola non soltanto di calcio, ma di vita. Quei cinque minuti mi hanno insegnato a non voler mai più perdere. Hanno cementato la squadra ed è stato il seme da cui è germogliata la vittoria del 2001». ➖ Già, in finale col Valencia, dove vinceste proprio qui in Italia, al Meazza. Non fu una partita granché spettacolare: si concluse ai rigori e anche tu ne segnasti uno. «È complicato anche soltanto descrivere che cosa si provi quando il tuo capitano alza la coppa. È l’emozione più grande della tua vita di calciatore. Sono orgoglioso di averla provata almeno una volta… be’, forse sarebbe stato meglio fossero state due». ➖ Hai sempre tempo. Nel qual caso, caro Brazzo, la seconda volta cerca di viverla qui con noi. «Certo, ora per noi quel torneo è soltanto uno spettacolo televisivo, ma così non ci piace per niente. Io sono venuto qui con l’obiettivo di giocare di nuovo in Europa». ➖ Già dal prossimo anno? «Te lo ripeto: sono qui per giocare la Champions». ➖ Nel frattempo, però, c’è il campionato. Dove arriveremo? «La stagione è così lunga che tutto è possibile. Ma non dimenticare che noi siamo la Juve e vogliamo vincere». ➖ Mica male come grinta. «Ho giocato nove anni nel Bayern. È una società dove non hai alternative: devi vincere. Vivi quotidianamente con quella pressione e diventa parte della tua vita». ➖ Hai trovato differenze rispetto all’ambiente bianconero? «Per niente. Anche qui, come a Monaco, si vuole essere sempre primi. Questo atteggiamento fa per me, anche per questo quando ho firmato per la Juve sapevo che mi sarei trovato perfettamente a mio agio». ➖ E tra Serie A e Bundesliga vedi diversità? «Ah, non c’è dubbio che qui il tasso tattico sia più elevato. Fisicamente l’impostazione del gioco è simile, ma qui quando vinci 1-0 stai molto più attento. Non dico che in Germania sia come nella Premiership dove l’unica cosa che conti sia attaccare e, quando si riesce, segnare, ma certamente la Bundesliga è concettualmente più vicina all’Inghilterra che non all’Italia». ➖ A proposito di tattiche, qui non abbiamo ancora capito se sei un difensore di fascia, un centrocampista, una punta come ai tempi dell’Amburgo. Insomma, se Ranieri ti chiedesse di giocare dove vuoi, in quale parte del campo ti metteresti? «Ranieri non me lo chiederà. E non mi dispiace neppure: credo anzi che gli allenatori abbiano piacere ad avere un giocatore che possa giocare a destra, a sinistra, davanti, dietro. Nel Bayern ho giocato davvero ovunque». ➖ Ma un ruolo d’elezione l’avrai. «Dentro mi sento centrocampista. Ma, davvero, non è importante». ➖ A proposito di allenatori, al Bayern eri allenato da Felix Magath. Sai perché è tanto famoso qui da noi? «Eh, se lo so! (ride) È stato il mio primo allenatore nel calcio professionistico nell’Amburgo ed è stato l’ultimo al Bayern. Lui non è un allenatore qualsiasi: è stato un grande campione e un uomo di calcio vero. Siamo molto amici e gli voglio molto bene». ➖ Da quello che si dice nello spogliatoio, non è difficile esserti amico. Ma se devi invitare un compagno cena, chi chiami? E, soprattutto, in che lingua comunicate, visto che tu ne parli fluentemente quattro e ora stai pure imparando l’italiano? «In ritiro divido la stanza con Jonathan Zebina, ma a cena vado volentieri con tutti. Qui alla Juve parlo in spagnolo o in inglese. In tedesco no, non c’è nessuno che lo capisca. Ma sto facendo grandi progressi anche con l’italiano. È importante che lo impari bene». ➖ Per capire meglio le tattiche? «No, per cazzeggiare. Quando si scherza, voglio essere parte del gioco». ➖ E nella tua carriera precedente con chi hai legato di più? «Con Jens Jeremis e Torsten Frings». ➖ Guardi la tivù italiana? «Scherzi? Non faccio altro». ➖ Immagino... e cosa guardi? «Faccio zapping furibondo su Sky. Ma alla fine guardo solo un paio di film alla settimana. E, se capita, qualche partita di Champions. Per il resto, comandano i bambini». ➖ Nel senso che hanno pieno controllo del telecomando e impongono i cartoni animati? «Per niente. I cartoni si guardano soltanto nel weekend. Il resto della settimana la tivù rimane spenta. Stiamo insieme: mia moglie Esther, che è spagnola, e i miei tre ragazzi, Selina, Nick e Lara June». ➖ Mi pare piuttosto sano, come gran parte delle tue scelte familiari. Dove vivete? Avete già fatto a tempo a conoscere Torino? «Per due mesi ho vissuto in centro, in quello che era l’appartamento del mio connazionale Darko Kovacevic, che oggi è in Grecia all’Olimpiakos. Ma io ho bisogno di maggior quiete, più tranquillità e allora ci siamo trasferiti a Moncalieri, che comunque mi permette di arrivare in centro in un quarto d’ora. Bruno mi è molto riconoscente». ➖ E chi sarebbe costui? «Il mio cane da caccia». ➖ Allora, vado per assonanza: tu hai giocato anche con Kahn. Chi è il più forte tra lui e Buffon? «Pessima domanda». ➖ Uhm... in effetti. Ma trattandosi di due tra i più grandi portieri d’Europa di tutti i tempi è un confronto che chi ci ha giocato assieme può anche provare a fare. «Non c’è dubbio che Oliver fu il migliore, non solo del continente, ma del mondo, tra il 1999 e il 2002. Oggi è il turno di Gigi. Ma quello che li accomuna è fuori dei pali: prima che grandi sportivi, sono grandi uomini con personalità fortissime. Ma, ripeto, non è una gran domanda, anche perché mi costringerebbe a parlare almeno un’ora per ciascuno». ➖ Indossi il 7, un numero indossato da grandissimi campioni che hanno scritto pagine importanti della storia della Juve. Ne conosci qualcuno? «Non l’indosso a caso: ho preso il 7 per Gianluca Pessotto. L’ho visto giocare e mi sembra che interpretasse il gioco come piace a me: dedicandosi alla squadra. Poi, quando sono arrivato qui ho imparato a conoscerlo anche come persona. E il giudizio positivo non è stato soltanto confermato, ma si è amplificato». ➖ Segui le vicende italiane, sai dirmi il nome di qualche nostro politico? «Conosco soltanto Berlusconi, ma non in veste di politico: come presidente del Milan. La politica non mi coinvolge. Nemmeno quella italiana». ➖ Allora, finiamo in bellezza: perché la Juve? «Ho giocato per tanto tempo in un club di grande storia e tradizione. Prendere in considerazione di lasciare il Bayern, quindi era possibile soltanto se si fosse fatto avanti un club di equivalente spessore. È arrivata la Juve e non ho avuto dubbi. Ho sempre sognato di poter giocare in un grande club italiano e la Juventus è il più grande in assoluto». ➖ Sembra una frase fatta, quella del sogno di giocare qui. «Per me è la realtà. Sono emigrato in Germania che avevo 15 anni, ma prima il mio riferimento calcistico era l’Italia. In Jugoslavia guardavamo questo campionato e la squadra che dominava era la Juve. Per me il calcio italiano era bianconero. Ho realizzato anche questo sogno». ➖ Ne hai qualcun altro? «Non abbiamo già parlato di Champions?». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/hasan-salihamidzic.html
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HASAN SALIHAMIDZIC https://it.wikipedia.org/wiki/Hasan_Salihamidžić Nazione: Bosnia Erzegovina Luogo di nascita: Jablanica Data di nascita: 01.01.1977 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 71 kg Nazionale Bosniaco Soprannome: Brazzo Alla Juventus dal 2007 al 2011 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 73 presenze - 8 reti Hasan Salihamidžić (Jablanica, 1º gennaio 1977) è un dirigente sportivo ed ex calciatore bosniaco, di ruolo difensore o centrocampista. Possiede il passaporto tedesco. È soprannominato Brazzo (braco in lingua bosniaca, dove la c, intesa come affricata alveolare sorda, si legge z), che significa "fratello". Hasan Salihamidžić Salihamidžić al Bayern Monaco nel 2006 Nazionalità Bosnia ed Erzegovina Altezza 177 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2012 Carriera Giovanili 1991-1992 Velež Mostar 1992-1995 Amburgo Squadre di club 1995-1998 Amburgo 72 (19) 1998-2007 Bayern Monaco 234 (31) 2007-2011 Juventus 73 (8) 2011-2012 Wolfsburg 15 (3) Nazionale 1996-2006 Bosnia ed Erzegovina 43 (6) Caratteristiche tecniche Era un centrocampista ambidestro. Nato come seconda punta, è stato utilizzato da Ottmar Hitzfeld come esterno destro in un 3-5-2, ma quando al Bayern Monaco è arrivato il suo maestro Felix Magath ha iniziato a giocare come esterno di fascia nel 4-4-2, convertendosi a centrocampista in modo definitivo. Inoltre era capace di ricoprire anche il ruolo di terzino in una difesa a quattro, sia a destra che a sinistra. Grazie a simili caratteristiche, alla Juventus veniva utilizzato come un vero e proprio jolly, sia di difesa che di centrocampo. Carriera Giocatore Club Amburgo e Bayern Monaco Salihamidžić solleva il trofeo della UEFA Champions League 2000-2001 vinta col Bayern Monaco Cresce in patria nelle giovanili di Turbina Jablanica e Velez Mostar. Arriva in Germania nel 1992 all'Amburgo con la cui squadra amatoriale debutta nella Regionalliga tedesca nella stagione 1994-1995. Ha esordito nella Bundesliga con la maglia dell'Amburgo nel 1995 nel ruolo di punta, diventando ben presto un centrocampista esterno. Nel 1998 passa a parametro zero al Bayern Monaco, squadra con la quale in dieci stagioni conquista sei campionati tedeschi, quattro edizioni della Coppa di Germania, una Champions League (con un'altra finale persa) e una Coppa Intercontinentale. Nella squadra tedesca totalizza più di 300 presenze tra campionato e coppe, divenendo in quegli anni uno dei giocatori più rappresentativi del club. Con i bavaresi realizza tutte le 10 reti in carriera in Champions League, la prima delle quali nella vittoria esterna per 1-2 contro il FC Barcellona nella fase a gironi 1998-99. Juventus e Wolfsburg In scadenza di contratto col Bayern Monaco, Il 16 gennaio 2007 si accorda con la Juventus in vista della stagione seguente. L'esordio con la maglia bianconera in Serie A avviene il 25 agosto 2007 nella gara contro il Livorno (5-1) mentre un mese dopo segna il primo gol, 26 settembre contro la Reggina. Termina la prima stagione bianconera con 26 presenze e 4 gol, tra cui la doppietta decisiva nella partita del 12 aprile 2008 contro il Milan vinta 3 a 2. All'inizio della sua seconda stagione accusa alcuni infortuni. Segna il suo primo gol stagionale il 14 marzo 2009, nella partita casalinga di campionato vinta 4-1 contro il Bologna, in cui regala anche due assist per la doppietta di Del Piero. Gioca la prima partita della stagione 2009-2010 contro il Chievo (1-0) ma nella stessa gara esce dal campo ed è costretto a stare fuori dai campi di gioco per tre mesi. Torna nella gara casalinga persa contro il Catania (1-2), in cui segna anche il gol del momentaneo pareggio e si ripete la giornata dopo al Tardini contro il Parma (1-2) segnando il gol dell'iniziale 1-0. Non rientrando più nei piani della società, in seguito alla mancata cessione nel calciomercato dell'estate 2010 viene messo fuori rosa. Torna in gruppo nei primi giorni di settembre venendo preso in considerazione soltanto per la sfida contro il Cesena, per sostituire dei giocatori infortunati, nonostante la resistenza di qualche dirigente: debutta dunque in stagione il successivo 7 novembre nella partita coi romagnoli vinta per 3-1, entrando al 78º e realizzando un assist per il gol di Iaquinta del 3-1 finale. Il 4 luglio 2011 si accasa a parametro zero al Wolfsburg. Dopo aver segnato in Coppa di Germania, segna la sua prima doppietta in campionato il 19 novembre nel 4-1 all'Hannover. A fine stagione rimane svincolato e si ritira. Nazionale Ha militato per dieci anni nella nazionale bosniaca, con cui ha esordito l'8 ottobre 1996 contro la Croazia in una gara valida per le qualificazioni ai mondiali di calcio Francia 1998. Proprio in questa manifestazione mette a segno il suo primo gol in nazionale. Si ripeterà il 6 novembre 1996 in un'amichevole vinta per 2-1 a Sarajevo contro l'Italia. Il 4 giugno 2005 segna una doppietta contro San Marino. Dopo il ritiro Ha lavorato come opinionista sportivo per alcune reti televisive tedesche, in particolare RTL e ZDF, per cui ha commentato la UEFA Champions League e il campionato del mondo 2014. Il 13 gennaio 2017 ritorna al Bayern Monaco come ambasciatore del club insieme a Giovane Élber e Bixente Lizarazu. Il 31 luglio diventa il direttore sportivo dei bavaresi. Il 27 maggio 2023, dopo il match contro il Colonia battuto per 2-1 agli sgoccioli del match e aver vinto il campionato all'ultima giornata, viene sollevato dall'incarico. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Lega tedesca: 4 - Bayern Monaco: 1998, 1999, 2000, 2004 Campionato tedesco: 6 - Bayern Monaco: 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006 Coppa di Germania: 4 - Bayern Monaco: 1999-2000, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Bayern Monaco: 2000-2001 Coppa Intercontinentale: 1 - Bayern Monaco: 2001
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DESTEFANIS Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1947 al 1948 Esordio: 04.04.1948- Amichevole - Avigliana-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti
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SERGIO CARANTINI https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Carantini Nazione: Italia Luogo di nascita: Verona Data di nascita: 12.04.1936 Luogo di morte: Vicenza Data di morte: 05.06.2013 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1961 al 1962 Esordio: 25.04.1962 - Coppa Italia - Brescia-Juventus 0-1 Ultima partita: 30.04.1962 - Coppa Italia - Juventus-Lecco 3-0 2 presenze - 0 reti Sergio Carantini (Verona, 12 aprile 1936 – Vicenza, 5 giugno 2013) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Sergio Carantini Carantini al L.R. Vicenza nel 1966 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1972 Carriera Giovanili 19??-19?? Verona Squadre di club 1954-1957 Verona 5 (0) 1957-1963 Venezia 163 (0) 1963-1972 Lanerossi Vicenza 248 (0) Biografia È morto a Vicenza il 5 giugno 2013, all'età di settantasette anni, a causa di un'emorragia cerebrale. Carriera Cresciuto nel Verona con cui ha militato dal 1954 al 1957 disputando 5 partite di Serie B, è passato poi al Venezia con cui ha giocato fino al 1963; nel 1961 con i lagunari ha conquistato la promozione in Serie A, dove ha esordito il 27 agosto di quell'anno, collezionando in totale con la maglia neroverde 163 presenze. Dopo due stagioni in massima serie, nel 1963 passò al L.R. Vicenza, società a cui si legò fino al termine della carriera, nel 1972. Nelle file biancorosse formò una storica coppia di difensori centrali con il fiorentino Mario Calosi, disputando un totale di 248 partite in massima serie in 9 stagioni. In maglia berica esordì il 15 settembre 1963 contro il Torino in una partita terminata 1-1, indossando la maglia n. 5. Fra i suoi migliori piazzamenti a Vicenza vanno ricordati i due sesti posti del 1964 e del 1966. Palmarès Campionato italiano di Serie B: 1 - Venezia: 1960-1961
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CARMELO CASSARINO Nazione: Italia Luogo di nascita: Scoglitti (Ragusa) Data di nascita: 25.02.1953 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1970 al 1971 Esordio: 08.05.1971 - Amichevole - Juventus-Juve De Martino 13-5 0 presenze - 0 reti
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CRISTIAN PASQUATO https://it.wikipedia.org/wiki/Cristian_Pasquato Nazione: Italia Luogo di nascita: Padova Data di nascita: 20.07.1989 Ruolo: Attaccante Altezza: 172 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2007 al 2008 Esordio: 11.05.2008 - Serie A - Juventus-Catania 1-1 1 presenza - 0 reti Cristian Pasquato (Padova, 20 luglio 1989) è un calciatore italiano, attaccante del Trento. Cristian Pasquato Nazionalità Italia Altezza 172 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Trento Carriera Giovanili 1995-1996 Padova 1996-2003 Montebelluna 2003-2008 Juventus Squadre di club 2007-2008 Juventus 1 (0) 2008-2010 → Empoli 36 (2) 2010 → Triestina 17 (1) 2010-2011 → Modena 40 (9) 2011-2012 → Lecce 11 (0) 2012 → Torino 3 (1) 2012-2013 → Bologna 15 (2) 2013-2014 → Padova 37 (7) 2014-2015 → Pescara 33 (6) 2015-2016 → Livorno 19 (4) 2016 → Pescara 12 (0) 2016-2017 Kryl'ja Sovetov Samara 26 (5) 2017-2019 Legia Varsavia 30 (2) 2019-2020 Campodarsego 13 (4) 2020-2021 Gubbio 32 (3) 2021- Trento 59 (12) Nazionale 2005 Italia U-16-15 6 (2) 2005-2006 Italia U-17 16 (3) 2006 Italia U-18 2 (1) 2008-2009 Italia U-20 3 (1) 2009-2010 Italia U-21 5 (0) Caratteristiche tecniche Seconda punta, può giocare anche come trequartista o esterno offensivo. Dotato tecnicamente, è considerato uno specialista dei calci piazzati. Carriera Club Montebelluna e Juventus Originario di Codiverno di Vigonza, entra a sei anni nella scuola calcio del Padova. Notato da Lorenzo Simeoni, viene segnalato al Montebelluna dove giocava anche il fratello. A Montebelluna rimane sette anni e passa nel settore giovanile della Juventus nel 2003. Nella stagione 2007-2008 vince la Supercoppa Primavera sotto la guida di Vincenzo Chiarenza, segnando il 3 ottobre 2008 contro l'Inter su punizione al 55' il primo dei due gol che hanno consegnato il trofeo ai bianconeri. Viene spesso portato in panchina nella prima squadra da Claudio Ranieri e l'11 maggio 2008 esordisce in Serie A entrando al 90' di Juventus-Catania al posto di Alessandro Del Piero. Prestiti a Empoli e Triestina Il 24 agosto passa in prestito con diritto di riscatto della compartecipazione all'Empoli. In Toscana termina il campionato di Serie B con 24 presenze e una rete, il gol della vittoria in Rimini-Empoli (0-1) del 20 settembre. Il 15 luglio 2009 viene rinnovato il prestito per un'altra stagione all'Empoli. Il 14 gennaio 2010 passa alla Triestina in prestito con diritto di riscatto della compartecipazione. Il 27 febbraio 2010 segna il suo primo gol con la Triestina firmando il momentaneo 1-0 sul Lecce (1-1). Finito il prestito alla Triestina ritorna alla Juventus. Prestiti a Modena, Lecce e Torino Dopo aver svolto il ritiro pre-campionato con i bianconeri, viene ceduto in prestito al Modena. Il 22 agosto 2010 segna il suo primo gol con la maglia del Modena con un calcio di punizione al 94' che regala ai canarini la vittoria contro il Piacenza. Chiude la sua stagione con 40 presenze in campionato e 9 reti. Terminato il prestito torna alla Juventus. Dopo aver svolto il ritiro pre-campionato con i bianconeri, il 31 agosto 2011 passa in prestito al Lecce. Il 28 gennaio 2012 il calciatore risolve anticipatamente il contratto e fa ritorno alla Juventus. Il 29 gennaio 2012 passa in prestito al Torino. Esordisce il 24 marzo 2012 nella partita contro il Gubbio, segnando il gol del momentaneo 5-0 e servendo l'assist per il 6-0 finale. Udinese, Bologna e Padova Il 2 luglio 2012 passa in compartecipazione all'Udinese per 1,5 milioni di euro. Lo stesso giorno viene girato in prestito al Bologna. Segna il primo gol con la maglia rossoblu nella partita di Coppa Italia Bologna-Livorno del 28 novembre 2012. Segna anche agli ottavi di finale di Coppa Italia 2012-2013 contro il Napoli con un tiro a rasoterra deviato dal portiere Morgan De Sanctis. Il primo gol in Serie A arriva nella partita del 27 gennaio 2013, Bologna-Roma (3-3), segnando il gol del momentaneo 3-2. A fine stagione nella gara contro il Cagliari Calcio segna un gran gol, con un destro dai 30 metri che va a finire sotto l'incrocio dei pali. Il 19 giugno dello stesso anno viene rinnovata la compartecipazione tra Udinese e Juventus. L'8 agosto passa in prestito a titolo temporaneo al Padova. Esordisce l'11 agosto nell'incontro di Coppa Italia contro la Virtus Entella, segnando un gol. Pescara, Livorno e ritorno al Pescara Il 20 giugno 2014 la Juventus riscatta l'intero cartellino dall'Udinese per 1,5 milioni di euro, e il successivo 1º settembre lo cede in prestito al Pescara. Alla seconda di campionato esordisce contro la Ternana segnando il gol dell'1-1 su calcio di punizione. Si ripete alla settima giornata chiudendo la partita nel 4-0 casalingo contro la Virtus Entella. Colleziona 38 presenze e 7 gol. Il 31 agosto 2015 passa in prestito al Livorno. Protagonista subito all'esordio dell'assist per il quarto ed ultimo gol di Francesco Fedato per la vittoria per 4-0 sul Pescara, segna la sua prima rete con i labronici il 21 settembre successivo, firmando il gol del definitivo successo per 3-2 in casa della Ternana. Durante il mercato invernale della stessa stagione, dopo 4 reti in 19 partite col Livorno, torna in prestito al Pescara.Non segna in campionato, ma negli spareggi promozione è decisivo nella semifinale di ritorno contro il Novara, il 1ºgiugno 2016, in cui segna mette a referto un gol ed un assist nel successo per 4-2. Alla fine con gli abruzzesi conquista la promozione in serie A dopo la vittoria sul Trapani nella finale play-off. Krylya Sovetov Samara Nell'agosto del 2016 passa in prestito con diritto di riscatto al Krylya Sovetov Samara, trasferendosi così per la prima volta in carriera all'estero. Debutta il 26 agosto nella sconfitta interna contro l'FK Ufa. Segna il suo primo gol con la sua nuova squadra il 20 novembre nella sfida esterna contro lo Zenit San Pietroburgo, realizzando la rete del momentaneo 1-0 nella partita che finirà poi con il risultato di 3-1 a favore del club di San Pietroburgo. Nel corso del campionato si ripete in altre 4 marcature che tuttavia non basteranno al club dell'omonima cittadina del Volga ad evitare la retrocessione in seconda divisione giunta al penultimo posto, dopo 26 presenze e 5 reti fa ritorno alla Juventus. Legia Varsavia Nell'agosto del 2017 resta all'estero ma cambia campionato approdando al Legia Varsavia in Polonia firmando un contratto biennale. Con il club polacco fa il suo esordio il 26 luglio nell'andata del preliminare di Champions League esordendo così anche nella massima competizione europea contro l'Astana. Segna la sua prima rete in occasione dei quarti di finale della Coppa di Polonia contro il Bytovia Bytów. Il 2 maggio 2018 vince la Coppa di Polonia, nella finale contro l'Arka Gdynia, che rappresenta, di fatto, il suo primo trofeo da professionista. Il 20 maggio, a seguito della vittoria del Legia contro il Lech Poznań, conquista il primo titolo nazionale, rimanendo per tutti i novanta minuti in panchina. Campodarsego, Gubbio e Trento Rimasto svincolato, il 21 ottobre 2019 accetta di tornare vicino a casa, seppure in Serie D, accettando l'offerta dell'ambizioso club del Campodarsego. Il 21 agosto 2020 torna nei professionisti della terza serie firmando un contratto annuale per il Gubbio. Il 29 novembre segna la prima rete con gli umbri nel pareggio casalingo con la Feralpisalò per 1-1. Resta in Umbria una sola stagione e l'anno successivo firma per il club neopromosso in Serie C del Trento. Il 19 settembre 2021, alla seconda giornata, segna la sua prima rete, firmando il gol vittoria della partita contro la Giana Erminio. Nazionale Conta diverse presenze con le rappresentative azzurre. Con l'Under-16 partecipò nel 2005 al Torneo Internazionale "Europa unita", giocando 4 incontri e realizzando 2 reti. Tra il 2005 ed il 2006 vestì la maglia dell'Under-17 con cui esordì nel Torneo "Pepsi Cup"; disputò poi le 3 gare della prima fase di qualificazione al Campionato europeo di calcio Under-17 del 2006, segnando contro Irlanda e Lettonia, e le 3 della fase di qualificazione élite alla fine di marzo del 2006. Con l'Under-20 ha partecipato al Torneo Quattro Nazioni nel 2008. Il 25 marzo 2009 esordisce in Nazionale Under-21 nella partita amichevole Austria-Italia (2-2). Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Allievi Nazionali: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2007 Competizioni nazionali Coppa di Polonia: 1 - Legia Varsavia: 2017-2018 Campionato polacco: 1 - Legia Varsavia: 2017-2018
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LUCA CASTIGLIA https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Castiglia Nazione: Italia Luogo di nascita: Ceva (Cuneo) Data di nascita: 17.03.1989 Ruolo: Centrocampista Altezza: 184 cm Peso: 73 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2007 al 2009 Esordio: 27.01.2008 - Serie A - Livorno-Juventus 1-3 Ultima partita: 10.12.2008 - Champions League - Juventus-Bate Borisov 0-0 3 presenze - 0 reti Luca Castiglia (Ceva, 17 marzo 1989) è un calciatore italiano, centrocampista dell'Arezzo. Luca Castiglia Castiglia con la maglia del Vicenza nel 2013. Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Arezzo Carriera Giovanili 199?-1998 Carcarese 1998-2005 Torino 2005-2009 Juventus Squadre di club 2007-2009 Juventus 3 (0) 2009-2010 → Cesena 1 (0) 2010 → Reggiana 8 (0) 2010-2011 → Viareggio 30 (2) 2011-2012 SPAL 22 (2) 2012-2013 Vicenza 33 (5) 2013-2014 → Empoli 19 (0) 2014-2018 Pro Vercelli 121 (16) 2018-2019 Salernitana 16 (1) 2019 → Ternana 9 (0) 2019-2020 → Padova 20 (4) 2020-2022 → Modena 34 (4) 2022 Piacenza 16 (0) 2022- Arezzo 0 (0) Caratteristiche tecniche Gioca principalmente come regista di centrocampo dotato di una buona tecnica di base, possiede inoltre una buona visione di gioco ed è abile nel tiro dalla lunga distanza. Carriera Club Nato a Ceva, cresce nelle giovanili della sua città di residenza, ovvero con la maglia della Carcarese, prima di essere tesserato dal settore giovanile del Torino nell'estate del 1998. Rimane con i granata per 7 stagioni, poi a seguito del fallimento del Torino, nell'estate del 2005, si trasferisce alla Juventus. Esordisce in Serie A il 27 gennaio 2008 nella vittoria per 3-1 in trasferta contro il Livorno, conclude la stagione con 2 partite disputate. L'anno successivo esordisce nella fase a gironi di Champions League. La stagione successiva si trasferisce in prestito al Cesena, squadra di Serie B, ma, dopo aver giocato solamente 2 partite, a gennaio 2010 il prestito viene risolto, e si trasferisce, sempre in prestito, alla Reggiana in Prima Divisione. Gioca in terza serie anche l'anno successivo, con la maglia del Viareggio; con i toscani segna anche il suo primo gol in carriera tra i professionisti. Dopo un'ulteriore stagione in Prima Divisione, con la SPAL viene ceduto in compartecipazione al Vicenza. Segna la sua prima rete con i biancorossi il 17 novembre 2012 nella partita vinta 2-1 in casa contro il Novara. L'8 dicembre 2012 realizza la sua prima doppietta in serie cadetta, nella partita interna pareggiata 3-3 contro il Livorno. Totalizza a fine stagione 2 partite in Coppa Italia e 33 partite in Serie B, andando a segno 5 volte. Nell'estate 2013 gioca in prestito all'Empoli, sempre nella serie cadetta dove, con 19 presenze, contribuisce alla promozione della squadra toscana in Serie A. Il 29 luglio 2014 passa alla Pro Vercelli, in prestito con diritto di riscatto e controriscatto. Il 2 febbraio 2015 la Pro Vercelli comunica l'acquisto della seconda metà del cartellino dalla Juventus con prolungamento del contratto di altri 3 anni. Segna la sua prima rete in maglia biancocrociata tre settimane più tardi il 21 febbraio, nella partita persa per 3-2 in trasferta contro il Frosinone. L'8 ottobre 2017 sigla la sua prima doppietta con i piemontesi nella vittoria esterna per 5-1 contro il Perugia. Il 6 luglio 2018 viene tesserato dalla Salernitana ma già il 31 gennaio 2019, dopo 16 presenze e 1 gol, viene ceduto alla Ternana, squadra di Serie C, in uno scambio con il difensore uruguayano Walter López. Il 6 agosto 2019 passa in prestito con diritto di riscatto al Padova. Tre settimane più tardi, segna la sua prima rete con la maglia biancoscudata, all'esordio in campionato, nella vittoria in trasferta per 3-1 contro la Virtus Verona; con la squadra patavina, segna nuovamente per due volte consecutive nelle due partite successive partite. Il 22 agosto 2020 si trasferisce, a titolo temporaneo biennale, al Modena. Il 22 gennaio 2022 termina anzitempo la sua permanenza a Modena tornando alla Salernitana, che lo cede a titolo definitivo al Piacenza. Gioca da titolare il girone di ritorno con la squadra emiliana, che si qualifica ai play-off; al termine della stagione, non riconfermato, si trasferisce all'Arezzo scendendo in Serie D. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 2 - Juventus: 2006, 2007 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2009
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Gian Paolo Montali - Dirigente
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
GIAN PAOLO MONTALI https://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Paolo_Montali Nazione: Italia Luogo di nascita: Parma Data di nascita: 18.01.1960 Ruolo: Consigliere di Amministrazione Alla Juventus dal 2006 al 2009 Gian Paolo Montali (Parma, 18 gennaio 1960) è un allenatore di pallavolo e dirigente sportivo italiano. Gian Paolo Montali Nazionalità Italia Pallavolo Ruolo Allenatore Carriera Carriera da allenatore 198?-1986 Parma Giovanili 1986-1990 Parma 1990-1991 Schio 1991-1996 Treviso 1996-1998 Olympiakos 1999 Grecia 1998-2000 Roma 2000-2003 Milano 2003-2007 Italia Palmarès Olimpiadi Argento Atene 2004 Europei Oro Germania 2003 Oro Italia-Serbia&Mont. 2005 World League Bronzo Spagna 2003 Argento Italia 2004 Grand Champions Cup Bronzo Giappone 2005 Carriera Volley Inizia la carriera da allenatore nelle giovanili della Pallavolo Parma, dove vince quattro titoli italiani di categoria consecutivi. Nella stagione 1986-87, a 26 anni, succede ad Alexander Skiba come tecnico della prima squadra della società emiliana, vincendo il primo anno la Coppa Italia contro i rivali della Pallavolo Modena e nei tre successivi uno scudetto, una seconda Coppa Italia, un Mondiale per club, tre edizioni della Coppa delle Coppe e due della Supercoppa europea. L'apice viene toccato col Grande Slam della stagione 1989-90, a cui segue tuttavia l'inaspettata separazione dal club emiliano. Nel campionato 1990-91 viene ingaggiato dalla Schio Sport, ma l'esperienza dura pochi mesi; nel corso della stagione passa infatti sulla panchina della Sisley Volley di Treviso dove conquista immediatamente una Coppa CEV a cui, nei cinque anni successivi, fanno seguito due Campionati italiani (1993-94 e 1995-96), una Coppa Italia, una seconda Coppa CEV, una Coppa delle Coppe, una Coppa dei Campioni e una Supercoppa europea. Nell'annata 1996-97 viene ingaggiato dalla squadra greca dell'Olympiakos Syndesmos Filathlōn Peiraiōs dove rimane per un biennio, vincendo un campionato e due Coppe di Grecia (1996-97 e 1997-98); l'anno successivo ricopre il ruolo di allenatore della nazionale ellenica. Nell'annata 1998-99 fa ritorno in Italia, alla guida dalla Roma Volley che l'anno successivo conduce alla vittoria della Coppa CEV e dello storico scudetto 1999-2000. Viene quindi ingaggiato nella stagione 2000-01 dalla neopromossa formazione del Volley Milano, con cui raggiunge immediatamente la finale scudetto; rimane sulla panchina della squadra meneghina fino alla 2002-03. Nel 2003 riceve l'incarico di Commissario Tecnico della nazionale italiana, alla guida della quale resta fino al 2007 vincendo due ori europei consecutivi (2003 e 2005), un bronzo (2003) e un argento (2004) alla World League, e un argento alle olimpiadi del 2004, venendo sconfitto in queste due ultime occasioni della nazionale brasiliana, all'epoca formazione leader del volley maschile. Calcio Dal 2006 al 2009 svolge il ruolo di Consigliere di Amministrazione nella Juventus. Inoltre è membro del comitato sportivo, organo di controllo e di gestione della prima squadra e del settore giovanile, e del canale tematico Juventus Channel. Quando tutto sembra fatto per il suo trasferimento nella dirigenza del Napoli, il 26 ottobre 2009 la Roma rende noto di aver raggiunto un accordo con Montali con l'incarico di Coordinatore Generale e ottimizzatore delle risorse umane dell'Area Sportiva. A febbraio 2011, in seguito alla trattativa per il passaggio del pacchetto di maggioranza dell'A.S. Roma dalla famiglia Sensi alla cordata americana capeggiata dal finanziere Thomas DiBenedetto, Montali viene nominato Direttore Generale e Operativo del club giallorosso. Dal 1º luglio, nel quadro della ristrutturazione societaria della formazione capitolina, lascia i propri incarichi in seno alla società. Golf Nel marzo 2016, nel corso della prima riunione del Comitato Organizzatore della Ryder Cup del 2022, prevista a Roma, la Federazione Italiana Golf ufficializza la nomina di Montali come Direttore Generale del Progetto Ryder Cup 2022. Altre attività Nel 2007 è capolista della Lista Democratici con Veltroni. Ambiente, innovazione, lavoro per l'assemblea costituente nazionale del Partito Democratico nel collegio Parma Centro. Nel 2008 pubblica il suo primo libro Scoiattoli e Tacchini. Come vincere nelle organizzazioni con il gioco di squadra, seguito nel 2016 da Il parafulmine e lo scopone scientifico. Come diventare un vero leader nel lavoro e nella vita, editi entrambi da Rizzoli. Nell'estate 2012 è ospite di varie trasmissioni tematiche della Rai per gli Europei. Nello stesso anno è designato Ambasciatore nel Mondo per lo Sport per la città di Roma. Palmarès Club Campionato italiano: 4 - 1989-90, 1993-94, 1995-96, 1999-00 Campionato greco: 1 - 1997-98 Coppa Italia: 3 - 1986-87, 1989-90, 1992-93 Coppa di Grecia: 2 - 1996-97, 1997-98 Coppa dei Campioni: 1 - 1994-95 Coppa CEV: 3 - 1990-91, 1992-93, 1999-00 Coppa delle Coppe: 4 - 1987-88, 1988-89, 1989-90, 1993-94 Campionato mondiale per club: 1 - 1989 Supercoppa europea: 3 - 1989, 1990, 1994 Giovanili Campionato italiano: 4 Docenze universitarie Docente all'Università SDA Bocconi di Milano Docente e membro del comitato Scientifico della Business School del Sole 24 ore Docente del Master dell'Università di Parma e S. Marino Sport e Management Onorificenze Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 27 dicembre 2004. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri. Palma d'oro al Merito Tecnico — Roma, 19 dicembre 2018. Laurea Honoris causa in Scienze e Tecniche delle attività motorie preventive e adattate — Università degli Studi del Molise, Campobasso, 16 dicembre 2020. -
CHRISTIAN DAMIANO https://it.wikipedia.org/wiki/Christian_Damiano Nazione: Francia Luogo di nascita: Antibes Data di nascita: 09.03.1950 Ruolo: Vice-Allenatore Soprannome: - Alla Juventus dal 2007 al 2009 Christian Damiano (Antibes, 9 marzo 1950) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese. Christian Damiano Nazionalità Francia Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1974 - giocatore 2012 - allenatore Carriera Giovanili 1963-1964 Cagnes sur-Mer 1964-1967 Nizza Squadre di club 1967-1974 Nizza ? (?) Carriera da allenatore 1974-1983 Nizza 1983-1986 Stade Raphaëlois 1986-1992 INF Clairefontaine 1992-1999 Francia U-18 1992-1998 Francia 1999-2000 Nizza 2000 Nizza 2000-2003 Fulham Vice 2003-2004 Liverpool Vice 2004-2005 Southampton Vice 2007 Parma Vice 2007-2009 Juventus Vice 2009-2011 Roma Vice 2011-2012 Inter Coll.tecnico Carriera Giocatore Giocò nella seconda squadra del Nizza. Allenatore Inizia la carriera da allenatore nel 1974 alla guida dell'Under-19 del Nizza, dirigendone anche il centro di formazione e assistendo la prima squadra fino al 1983. Dal 1983 al 1986 ricopre l'incarico di allenatore allo Stade Raphaëlois, squadra della terza divisione francese. Nel 1986 diventa allenatore presso l'institut national du football (INF) di Clairefontaine, contemporaneamente è anche responsabile di ricerca, sviluppo ed esecuzione per la scuola di allenatori francesi. Lascia il ruolo nel 1991 e dal 1992 al 1999 segue le selezioni giovanili dalla Under-16, che porta fino alla semifinale ai Campionati europei 1993 in Turchia, alla Under-20, con cui uscirà ai quarti del Campionato mondiale 1997, conquistando anche il titolo europeo nel 1996 con l'Under-18. Contemporaneamente collabora sia come osservatore sia come allenatore con i selezionatori della nazionale maggiore Gérard Houllier, Aimé Jacquet, in occasione di Francia 1998, e con il suo successore Roger Lemerre (nello staff tecnico). Conclusa l'esperienza in federazione nel 1999, dopo 25 anni, torna al Nizza in Division 2, dirigendo nuovamente il centro di formazione e sedendosi sulla panchina della prima squadra per 15 partite portandola dal 17º al 9º posto con una serie positiva di 11 partite. Dal 2000 assiste Jean Tigana al Fulham, club che lascerà nel 2003 al momento dell'esonero dell'ex allenatore del Monaco. Nella stagione 2003/2004 affianca di nuovo Houllier, questa volta alla guida del Liverpool. Dal 2004 al 2005 lavora con il manager Steve Wigley alla guida del Southampton. Dal febbraio 2007 comincia il rapporto di collaborazione con Claudio Ranieri prima con il Parma, salvando la squadra da una probabile retrocessione, e poi con Juventus dal 4 giugno 2007 al 18 maggio 2009 e Roma, dal 2 settembre 2009 al 20 febbraio 2011 con la quale sfiora la vittoria dello scudetto. Dal 22 settembre 2011 al 26 marzo 2012 fa parte, come assistente tecnico dello staff di Ranieri all'Inter.
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Claudio Ranieri - Allenatore
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CLAUDIO RANIERI Per Jean-Claude Blanc è l’uomo del futuro – scrive Federica Furino su “Hurrà Juventus” del luglio 2007 –. Per Buffon e Del Piero, la persona adatta a riportare in alto la Juventus. I tifosi lo vedono come il nuovo Lippi mentre i giornali lo hanno apostrofato come la soluzione più adatta al momento storico dei bianconeri. Claudio Ranieri, invece, venti giorni dopo aver accettato di passare le prossime tre stagioni sulla panchina più pesante d’Italia, di sé pensa essenzialmente una cosa: di essere un uomo fortunato e molto, molto orgoglioso. Orgoglioso di diventare l’allenatore della Juventus, orgoglioso di essere stato scelto da un club tanto prestigioso, orgoglioso di far fruttare gli anni passati in giro per gli stadi di mezza Europa e tutte le fatiche di “self-made man” del calcio italiano. Lo aveva detto già nella sua prima uscita in bianconero, a Vinovo. Ma l’orgoglio, nei discorsi ufficiali, ha sempre un sapore anonimo di circostanza. Quando ti stai godendo l’ultima vacanza prima dell’anno più intenso della vita, invece, la retorica va a farsi benedire. Mister, da giocatore ha vestito la maglia della Roma, poi ha allenato Fiorentina e Napoli. Insomma ha avuto a che fare quasi con tutte le rivali storiche della Juventus. Che effetto le fa, ora, ritrovarsi in bianconero? «La Juventus è la Juventus. Per la gente della mia generazione rappresenta comunque uno stile difficile da superare: è un’idea che ci siamo portati dietro dall’infanzia, quando Charles era il gigante buono e la Juve un simbolo di sportività. Lo era per tutti anche per chi, come me, non era bianconero. Che effetto mi fa ora? Sono orgoglioso e molto felice». L’avrebbe mai detto? «No, ma non per particolari preconcetti. Semplicemente sono uno che pensa a lavorare, non mi sono mai chiesto dove mi avrebbero portato i miei sforzi. Sono fatto così, mi accontento di fare bene. Questa volta sono stato fortunato, ma chi crede che io veda questa panchina come un punto di arrivo si sbaglia: la Juventus è un punto di partenza». Un anno fa la bufera di Calciopoli era nel caos più totale: intercettazioni, processi, retrocessioni. Che cosa ha pensato? «Essere un allenatore italiano all’estero in quei giorni non è stato facile: ero subissato dalle domande dei giornalisti. Meno male che c’è stata subito la Nazionale che ci ha permesso di ridare credibilità al nostro calcio». Intanto la Juventus finiva, unica, in Serie B. Lei era tra quelli che davano per scontata la promozione? «Sapevo che per i ragazzi della Juventus sarebbe stata molto dura, tanto più visti i punti di penalizzazione con cui sono partiti. Sapevo che avrebbero dovuto sudarsi la promozione su tutti i campi: quando presi la Fiorentina in Serie B fu lo stesso. Quando sei una squadra importante e giochi nella serie cadetta, nessuno ti regala nulla. Sei quello da battere a ogni costo. Quindi no, non davo per scontata la promozione: questi ragazzi hanno compiuto un’impresa». Mister, lei arriva a Torino in un momento di certo non facile per la storia della Juventus. I tifosi si aspettano di vincere. Ci sono stati investimenti e rinnovi importanti, ma la squadra non è quella dell’ultima partita giocata in Serie A. Qualche ansia da prestazione? «Sì certo che ce l’ho l’ansia da risultati. Ma aggiungo: ce la dobbiamo avere tutti. Perché siamo la Juventus e la Juventus deve vincere. Il pubblico, invece, non deve avere ansie. Questo è l’anno zero, non ci sono termini di paragone. Non possiamo dire l’anno scorso siamo arrivati terzi, quarti, quinti o secondi e ora dobbiamo migliorare. No, l’anno scorso eravamo in Serie B. Vediamo dove arriveremo: cercheremo di andare il più in alto possibile e poi, eventualmente, di migliorare. Questo è il nostro obiettivo». Nel suo primo giorno da allenatore della Juventus non ha parlato di risultati. Non ha mai pronunciato la parola scudetto. Questo vuol dire che lo ritiene un risultato al di là delle possibilità della squadra? «Non ho detto questo. Non abbiamo fatto proclami, ma ci vogliamo essere. La Juventus deve vincere e i tifosi devono sapere che torneremo a farlo. Però bisogna sapere che non è possibile riformare da un giorno all’altro la squadra di un tempo. Questo non significa che non andremo su tutti i campi d’Italia e poi d’Europa a giocare per portare a casa i tre punti: lo faremo perché questa è la mentalità della Juventus, dei suoi giocatori ma anche del suo allenatore. Con tutte le mie squadre, prima di ogni partita ho sempre detto: non mi interessa chi ho di fronte, io voglio vincere. Se poi gli altri sono più bravi, vinceranno loro». Come sarà la Juventus di Ranieri? «Una squadra in cui prevale lo spirito di gruppo. Alla Juventus non è mai mancato ed è da qui che bisogna ripartire: voglio vedere i giocatori che si sostengono uno con l’altro per raggiungere insieme gli obiettivi. E poi ci deve essere l’entusiasmo, la voglia di dimostrare: “ecco siamo tornati, i tifosi possono essere orgogliosi di noi”». Mister, vuole dire che il gruppo conta più dei singoli? «Il calcio è uno sport di squadra. Ben vengano i singoli, i campioni che sanno imporsi al di sopra degli altri. Ma i singoli devono mettersi al servizio del gruppo, altrimenti non si va da nessuna parte». Lei arriva da una lunga esperienza all’estero. In Inghilterra, in particolare, c’è la tendenza a valorizzare i giovani. La Juventus, lo scorso anno, ha cercato di investire sui ragazzi del vivaio e ha avuto successo. Palladino, Paro, Marchisio, Giovinco sono ormai talenti riconosciuti. L’anno prossimo pensa di continuare su questa strada? «In Inghilterra chi ha scelto di puntare sui giovani ha avuto successo. L’Arsenal con grandi giocatori di esperienza non era riuscita ad andare oltre i quarti di finale di Champions League. Nel momento in cui ha messo dentro i ragazzini è arrivata in finale con il Barcellona. Lo stesso ha fatto il Manchester quando ha rinunciato a Beckham e Van Nistelrooy, conquistando comunque la finale di Champions. Io credo che i giovani debbano uscire fuori, soprattutto quelli che valgono. La Juventus ha grandi campioni: Buffon, Del Piero, Nedved, e tutti gli altri. Ma anche ottimi giovani: tocca a noi farli diventare campioni». La nuova Juventus guarda con attenzione al modello delle società inglesi. Arrivando a Torino ha riconosciuto qualche affinità con le squadre d’oltremanica? «Devo ammettere che l’organizzazione della società mi ha colpito. Ho sentito entusiasmo, voglia di fare, di lasciarsi il passato alle spalle e aprire un ciclo. Il progetto che sostiene la Juventus è ambizioso e concreto». Lei crede che la Juventus potrà rappresentare un modello di rinnovamento per il calcio italiano? «Si seguono i modelli solo se sono vincenti: noi stiamo cercando di incamminarci su una strada nuova ma per indurre gli altri a seguirci dobbiamo vincere». La prima stagione con Ranieri in panchina si conclude al terzo posto. Un buon piazzamento se si considerano due fattori importanti. In primis la pessima campagna acquisti: i “gioielli” Marchisio, Giovinco e De Ceglie ceduti in prestito e gli arrivi non all’altezza delle ambizioni juventine. Aveva forse ragione Deschamps nel dire che erano meglio due acquisti di grande spessore che cinque o sei modesti? Il solo Iaquinta rappresenterà un valore aggiunto alla rosa bianconera. Grygera, Brazzo Salihamidžić, Criscito, Tiago, Almirón, Molinaro, Nocerino si riveleranno ben poca cosa. Discorso diverso per il brasiliano Andrade: arrivato mezzo rotto, si infortuna alla quarta giornata, uscendo definitivamente di scena. Questa grave assenza e l’inadeguatezza di Criscito, porta Ranieri a spostare Chiellini al centro della difesa, affiancandolo a un sempre più convincente Legrottaglie. Ci penseranno poi i “senatori” a fare il resto: Del Piero vince la classifica cannonieri con 21 reti, Trézéguet lo segue a ruota con 20, Nedved la solita “furia”, Buffon sempre più sicuro e Camoranesi segna due reti all’Inter, una nel pareggio di Torino e una nella vittoria di San Siro. Il secondo fattore, non meno importante, che determinerà la stagione, saranno le molteplici “sviste” arbitrali, alcune clamorose. Ricordiamo Bergonzi a Napoli, quando concede ai partenopei due rigori inesistenti. O Dondarini a Reggio Calabria, capace di negare un rigore netto alla Juventus e “regalarne” uno ai calabresi. Oppure il gol misteriosamente annullato a Iaquinta a Parma, rete decisiva per la vittoria bianconera. Insomma, una specie di “sudditanza psicologica” già notata nel recente campionato di serie B. Ma tant’è, ci si qualifica per la Coppa dei Campioni, e c’è la convinzione che con qualche giusto acquisto si possa spezzare l’egemonia dell’Inter. E gli arrivi sono di spessore: il roccioso difensore svedese Mellberg e, soprattutto, Amauri, autore di una grande stagione a Palermo. Rientrano alla base Giovinco, De Ceglie e Marchisio. Approda a Torino anche Christian Poulsen, famoso per i suoi litigi con Gattuso e per lo sputo ricevuto da Totti. E proprio il danese è il primo punto di rottura fra Ranieri e la società e i tifosi. Infatti, l’obiettivo primario era lo spagnolo Xabi Alonso che avrebbe fatto fare un enorme salto di qualità al centrocampo bianconero. Ma il tecnico romano è irremovibile: Xabi non serve, troppo lezioso, molto meglio le randellate del danese. I primi mesi sembrano dar ragione a Ranieri. La squadra gioca bene, soprattutto in Europa. Clamorose le due vittorie contro il Real con Del Piero protagonista assoluto: un gol meraviglioso all’Olimpico e una doppietta da favola al Bérnabeu, con tanto di standing ovation del pubblico delle Merengues e relativo inchino di ringraziamento di Ale. L’avventura in coppa si conclude agli ottavi contro il Chelsea: sconfitta 0-1 a Stamford Bridge e pareggio 2-2 a Torino. La Juve, in pratica, si spegne con questa eliminazione. Ben sette partite senza vittorie la portano a un passo dal non qualificarsi per l’Europa. Cosicché la società corre ai ripari e, a due giornate dalla fine, Ranieri viene esonerato e sostituito da Ciro Ferrara. Ciro vince le due seguenti partite e Pavel Nedved appende la sua mitica maglietta numero 11 al chiodo. Claudio Ranieri lascia a Torino un buon ricordo e conquisterà altrove meritati successi. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/11/claudio-ranieri.html
