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Socrates

Tifoso Juventus
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Tutti i contenuti di Socrates

  1. VERDOIA Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1913 al 1914 Esordio: 05.10.1913 - Amichevole - Vigor Torino-Juventus 2-5 0 presenze - 0 reti
  2. WESLEY https://it.wikipedia.org/wiki/Wesley_(calciatore_2000) Nazione: Brasile Luogo di nascita: Retirolandia Data di nascita: 13.03.2000 Ruolo: Difensore Altezza: 179 cm Peso: 66 kg Nazionale Brasiliano Under-17 Soprannome: Gasolina Alla Juventus dal 2020 al 2021 Esordio: 13.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Genoa 3-2 1 presenza - 0 reti 1 coppa Italia 1 coppa Italia Serie C (Juventus U23) Wesley David de Oliveira Andrade, meglio noto come Wesley (Retirolândia, 13 marzo 2000), è un calciatore brasiliano, difensore del Sion in prestito dalla Juventus. Wesley Nazionalità Brasile Altezza 179 cm Peso 66 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Sion Carriera Giovanili 20??-2019 Flamengo Squadre di club 2019-2020 Verona 0 (0) 2020-2021 Juventus U23 12 (0) 2020-2021 Juventus 1 (0) 2021- → Sion 25 (4) Nazionale 2015 Brasile U-15 1 (0) 2016-2017 Brasile U-17 20 (1) Palmarès Campionato sudamericano Under-17 Oro Cile 2017 Campionato mondiale Under-17 Bronzo India 2017 Caratteristiche tecniche È un terzino che può giocare su entrambe le sponde, dotato di un'ottima agilità quando si tratta di difendere. Proprio per questo motivo, è soprannominato Gasolina. Carriera Club Wesley inizia la sua carriera in patria nelle giovanili del Flamengo. Nel 2019 viene acquistato dal Verona, che lo aggrega alla formazione Primavera. Durante la sua militanza con gli scaglieri, viene convocato anche per alcune partite di campionato, dove però rimane in panchina. Nel gennaio 2020 viene acquistato dalla Juventus, che lo inserisce nella rosa dell'Under-23 militante in Serie C. Il 13 gennaio 2021 esordisce con la Vecchia Signora, nell'incontro di Coppa Italia vinto per 3-2 nei tempi supplementari contro il Genoa, uscendo al minuto '88 per Cristiano Ronaldo. Un mese dopo, viene ceduto in prestito agli svizzeri del Sion fino al termine della stagione. Nel mese di agosto viene confermato che giocherà per un'altra stagione in prestito al Sion. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Coppa Italia: 1 - Juventus 2020-2021
  3. CRISTIAN ZENONI Chissà, forse per un’affinità elettiva derivante dalla denominazione da... liceo classico – scrive Franco Montorro, su “Hurrà Juventus” del novembre 2001 –, con un sostantivo latino e il nome di una figura della mitologia greca, fatto sta che sono sempre stati intensi i contatti di mercato tra Atalanta e Juventus e dalla società orobica a Torino, per indossare la maglia bianconera, sono arrivati fior di giocatori: da Tacchinardi a Montero solo per ricordare i più recenti, a Scirea, per ricordare il più grande di tutti e uno dei più grandi al mondo nel suo ruolo. Così, sull’ideale autostrada calcistica BG-TO il percorso di Cristian Zenoni, ultimo arrivato, ha appunto il conforto di una ottima tradizione e di scelte sempre oculate da parte del club juventino. Questo Cristian lo sa, come è consapevole che proprio per essere rampollo di una lunga dinastia di calciatori passati dall’Atalanta alla Juve ha qualche dovere in più. Ma la principale consapevolezza di Cristian in questo di momento è fare il suo dovere, essere recluta in una formazione e in un reparto collaudati. E lui, da ragazzo intelligente, sta agli ordini di Lippi; un maestro ideale per aiutarne la maturazione e il progressivo inserimento negli schemi della squadra, dove per Cristian e stato già ritagliato un prezioso ruolo in difesa e davanti la difesa. Tanto scomodare un precedente illustre (ma, peccato, non proveniente dall’Atalanta) un impiego simile, all’insegna della duttilità, caratterizzò la prima stagione juventina di Marco Tardelli. Christian non è tipo da montarsi la testa, così come non se l’era naturalmente fasciata quando da titolare all’Atalanta gli si è prospettata l’ipotesi di fare tanta gavetta e tanta panchina alla Juventus. In primo luogo perché è giovane e rispettoso delle gerarchie e dei meriti; secondariamente perché certo delle sue qualità e delle opportunità di giocare comunque molto, vista la molteplicità di impegni della squadra bianconera. E già dopo poche settimane del suo arrivo a Torino aveva tenuto a sottolineare la sua disponibilità, che oggi riconferma: «Davvero non mi aspettavo di giocare così tanto e naturalmente sono felicissimo. Ma anche in caso contrario avrei continuato a impegnarmi come voleva il mister; soprattutto per un giovane è fondamentale essere sempre pronto e disponibile a entrare in campo e a giocare come e quando la situazione lo richiede. Invece ci sono giocatori che una volta arrivati in una grande squadra giocano poco e chiedono il trasferimento. Non è il mio caso. E poi, alla resa dei conti, di occasioni di impegno non mancano». Così è stato a Glasgow, nell’ultima trasferta di coppa della prima fase, con Cristian schierato sempre a destra ma a centrocampo e autore di una prova convincente soprattutto all’inizio, prima che fosse costretto ad arretrare il suo raggio d’azione. A centrocampo o in difesa, sempre sulla fascia, Cristian garantisce un’ottima tecnica mescolata a un convincente dinamismo. Lui per primo è consapevole e convinto di poter migliorare nel trattamento di palla, al tiro come nei cross. Dettagli rimediabilissimi, vista la giovane età e la volontà di Cristian di allenarsi anche per questo. Nato a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, il 23 aprile del 1977, insieme al gemello Damiano ha preso quasi subito a giocare al pallone. E la carriera dei due è proseguita parallela e congiunta per molti anni. «Abbiamo sempre giocato assieme, a partire dalla squadra del Cenate, nel 1986», ricorda Cristian. «L’anno successivo siamo passati in coppia all’Atalanta, dove siamo rimasti fino al 1997, quando Damiano è andato a giocare per una stagione in C1, in prestito all’Alzano. E così io ho esordito in Serie A prima di lui: io nell’ottobre del 1997 nel derby con il Brescia, lui tre anni dopo, contro la Lazio. In nazionale, invece, è stato più rapido lui, visto che ha esordito in Italia-Inghilterra del novembre 2000 ed io contro l’Argentina nel febbraio di quest’anno. Siamo sempre andati d’accordo su tutto, tranne che per il tifo. Lui è juventino, io ero interista, e il mio idolo era Matthäus anche se come tipologia di giocatore io assomiglio di più a un Brehme. Ma ora io e Damiano siamo tornati a essere d’accordo anche su quello, e lui è diventato ancora di più il mio primo tifoso. Io ricambio e condivido il sogno di giocare con lui in maglia azzurra. Già, l’azzurro... Un onore, una sensazione fantastica. No, non faccio pensieri specifici per il Mondiale, credo e spero che la mia prima stagione juventina mi metta nelle migliori condizioni possibili per convincere Trapattoni. Prima, però, devo convincere Lippi, i miei compagni e i miei tifosi. L’ambientamento a Torino, lo ripeto, è stato facile e immediato, nella città come nella squadra, quasi naturale e di questo devo naturalmente ringraziare soprattutto i miei compagni, quelli che dal primo giorno mi hanno accolto come uno di loro e tutto lo staff societario. Il mio ruolo naturale? Io mi trovo perfettamente a mio agio sulla fascia destra, nasco e agisco con più naturalezza da terzino, ma anche nella fascia immediatamente più avanzata penso di sapermela cavare e credo che questa disponibilità a giocare in posizioni diverse alla fine mi regali più opportunità d’impiego. Io sono qui, felice di essere arrivato alla Juve; convinto di avere una grossa opportunità e voglioso di giocarmela tutta. Campionato o Champions League? Come si fa a scegliere, si gioca per tutto e non si possono fare delle scelte per un obiettivo anziché un altro. No, passiamo a un’altra domanda? Come? Libero! Non nel senso di ruolo calcistico, ma di essere single. Dal punto di vista sentimentale sono liberissimo». E lo dice con un tono che lascia intendere come le corse le prediliga sul campo, con la maglia bianconera, mentre non andrebbe certamente in fuga se arrivasse l’avversaria... pardon, la ragazza giusta. Anche se il finale dell’intervista e una dichiarazione d’amore per la Vecchia Signora: «È una grande squadra, la migliore che potessi immaginare. Spero di aiutarla a essere sempre più grande e a vincere perché sarebbe anche la maniera migliore di ricambiare chi ha avuto fiducia in me, compreso il mio più grande tifoso e critico, vale a dire mio padre Valerio, e tutti gli straordinari tifosi che fin dal primo giorno di raduno mi hanno fatto sentire uno di loro, uno con il bianconero dentro». Niente male, per l’ultimo arrivato sulla Torino-Bergamo, visto che poi la considerazione e l’affetto per lui sono cresciuti non solo fra i tifosi ma anche fra i compagni e l`intero staff societario. A questo punto, come tifare per Cristian nel migliore dei modi? Augurandogli che al prossimo trasferimento di un atalantino alla Juve qualcuno, magari proprio su Hurrà, scriva due righe del tipo: «Dall’Atalanta a Torino, per indossare la maglia bianconera, sono arrivati fior di giocatori: da Tacchinardi a Montero a Zenoni solo per ricordare i più recenti». Lui quell’augurio se lo sta meritando giorno per giorno, dentro e fuori il rettangolo di gioco. Arriva a Torino al costo di 15 miliardi di lire, una cifra non indifferente per un giocatore di una squadra medio-piccola e nonostante la concorrenza, Cristian fa la sua parte nel rocambolesco scudetto juventino: le sue presenze sono 39, condite da una rete segnata nella vittoriosa partita di Perugia per 4-0. L’anno successivo, Zenoni riesce a disputare solamente una ventina di partite, realizzando ancora una rete, nell’ultima partita di campionato contro il Chievo; comunque sia, entra nella sua personale bacheca un altro scudetto, il secondo consecutivo. Nell’estate del 2003, la neopromossa Sampdoria lo acquista per un milione di euro. «Alla Juventus in due anni ho imparato molto, ma adesso sinceramente voglio avere qualche possibilità in più di giocare. Spero di meritarmele qui alla Samp e dimostrare che la Juve non aveva sbagliato a credere in me». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/04/cristian-zenoni.html
  4. CRISTIAN ZENONI https://it.wikipedia.org/wiki/Cristian_Zenoni Nazione: Italia Luogo di nascita: Trescore Balneario (Bergamo) Data di nascita: 23.04.1977 Ruolo: Difensore/Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2003 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 24.05.2003 - Serie A - Juventus-Chievo 4-3 58 presenze - 2 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana Cristian Zenoni (Trescore Balneario, 23 aprile 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista. È il fratello gemello di Damiano, che è cresciuto ed ha giocato con lui nell'Atalanta ed in Nazionale. Ha giocato 282 partite in Serie A siglando 4 reti, 2 presenze nella nazionale maggiore, 3 presenze in Nazionale Under-21, 20 presenze nelle Coppe Europee, 64 partite in coppa Italia segnando 4 reti, 104 partite con 2 gol in Serie B e 50 partite in Serie C1/Lega Pro, per un totale di 520 presenze nel calcio professionistico. Cristian Zenoni Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Termine carriera 2013 - giocatore Carriera Giovanili 1989-1996 Atalanta Squadre di club 1995-1996 Atalanta 0 (0) 1996-1997 → Pistoiese 30 (0) 1997-2001 Atalanta 120 (2) 2001 Milan 0 (0) 2001-2003 Juventus 58 (2) 2003-2008 Sampdoria 145 (1) 2008-2010 Bologna 49 (0) 2010-2011 AlbinoLeffe 32 (1) 2011-2012 Monza 19 (0) 2012-2013 Grumellese 25 (0) Nazionale 1998-1999 Italia U-21 3 (0) 2001-2006 Italia 2 (0) Carriera da allenatore 2012 Monza Giovanili 2013-2015 Monza Allievi Nazionali 2016-2017 Südtirol Coll. tecnico 2017-2019 Monza Berretti 2019 Feralpisalò Vice 2021 Club Milano Carriera Giocatore Club Dopo il periodo trascorso nelle giovanili dell'Atalanta, Zenoni viene mandato in prestito ad una squadra militante in Serie C1, la Pistoiese, dove disputa da titolare tutta la stagione. L'anno successivo fa il suo ritorno all'Atalanta, dove ha la possibilità di fare il suo esordio in Serie A, precisamente il 5 ottobre 1997, nel derby contro il Brescia terminato 0-1. In quella stagione, Zenoni gioca 17 partite e termina la stagione con la retrocessione in Serie B, dove gioca le due stagioni seguenti, dal 1998 al 2000. Da destra: Thuram, Zenoni, l'allenatore Lippi, Nedved e Buffon, nuovi arrivi alla Juventus nel precampionato 2001-2002. Nell'annata 2000-2001 ritorna a giocare in Serie A, insieme al fratello gemello Damiano. Qui comincia ad entrare nel giro della Nazionale, allora allenata da Giovanni Trapattoni. Alla fine della stagione viene acquistato dal Milan, ed in seguito viene ceduto alla Juventus nell'affare che porta Inzaghi in rossonero. Con l'arrivo a Torino, Zenoni ha la possibilità di giocare nelle competizioni nazionali ed internazionali. Nel 2003 la neopromossa Sampdoria ne acquisisce i diritti sportivi prima in prestito e l'anno successivo comprando il suo intero cartellino. A Genova sfiora, nel 2005, la qualificazione alla Champions League. Nella stagione 2006-2007 è uno dei giocatori blucerchiati più presenti in campo, essendo schierato dal mister Walter Novellino in tutte le partite della squadra, sia di campionato che di Coppa Italia. Passa nel 2008 al Bologna dove in due anni disputa con la maglia rosso blu 53 presenze tra campionato e coppa Italia. Alla fine della stagione 2009-2010, con il cambio di proprietà della società emiliana, la nuova dirigenza sceglie di non rinnovargli il contratto, così rimane svincolato. Il 4 ottobre 2010 viene ingaggiato dall'Albinoleffe, siglando un contratto annuale. Esordisce con la maglia celeste il 10 ottobre contro il Modena, giocando dal primo minuto. Rimasto svincolato al termine della stagione, il 4 novembre 2011 viene ingaggiato dal Monza facendo poi il suo esordio con la squadra brianzola il 13 novembre 2011 contro la Ternana. Ad ottobre 2012 torna a giocare, nel campionato di Eccellenza con la Grumellese, stessa squadra in cui da due anni gioca il gemello Damiano. Il successivo 14 ottobre esordisce con la squadra giallorossa nel pareggio casalingo per 1-1 contro il Ciliverghe. Nazionale Zenoni ha fatto il suo esordio in Nazionale il 28 febbraio 2001, convocato da Giovanni Trapattoni per la partita amichevole Italia-Argentina giocata allo Stadio Olimpico e persa dagli azzurri per 2-1. Il 16 agosto 2006, a distanza di cinque anni, Zenoni è stato nuovamente impiegato in Nazionale, nella partita Italia-Croazia (0-2) giocata a Livorno. Allenatore Il 13 settembre 2012 rescinde il contratto da giocatore col Calcio Monza per intraprendere l'attività di collaboratore nelle squadre giovanili presso lo stesso club. Dalla stagione 2013-2014 ritorna nello staff giovanile del Calcio Monza, collaborando prima con la fascia agonistica e poi allenando la categoria Allievi Professionisti Lega Pro. Nella stagione 2016-2017 diventa allenatore nella Berretti della società Südtirol (militante nel campionato di Lega Pro). Dalla stagione 2017-2018 diventa allenatore nella Berretti della società Monza (società che milita in serie C). Dispone del patentino di Allenatore professionista di seconda categoria UEFA A. Il 6 luglio 2019 dichiara di lasciare la guida della Berretti del Monza, per affiancare il fratello Damiano sulla panchina del Feralpisaló. Il 25 Settembre seguente viene sollevato, insieme al fratello, dall'incarico. Nell'estate 2021 viene ingaggiato dal Club Milano, che disputa il campionato di Eccellenza Lombarda. Il 7 Ottobre 2021 viene sollevato dall'incarico dopo aver raccolto un solo punto in tre giornate di campionato e con la squadra eliminata al primo turno in Coppa senza vincere nemmeno una partita. Palmarès Giocatore Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Atalanta: 1997-1998 Campionato Allievi Nazionali: 1 - Atalanta: 1991-1992 Coppa Gaetano Scirea: 1 - Atalanta: 1992 Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2002
  5. MARCELO SALAS Nato a Temuco in Cile, debutta nella prima divisione cilena nel 1994, appena ventenne, con la maglia dell’Universidad de Chile. Il suo primo campionato è strepitoso: venticinque partite e ventisette goal. Nelle stagioni successive, però, deve fare i conti con una maturità calcistica che tarda ad arrivare e anche con la sfortuna: nel 1995 disputa ventisette partite e realizza diciassette reti, mentre nel 1996 gioca appena dieci gare andando a segno solamente cinque volte.«Come tutti i ragazzi sudamericani, vivevo di pane e calcio. Mia madre doveva venirmi a cercare per riportarmi a casa, altrimenti potevo rimanere attaccato al pallone per tutto il giorno. La mia prima squadra è stata quella del quartiere, il Santos. Dopo un po’ di tempo, ebbi la possibilità di entrare nella rosa del Deportivo Temuco. Così, mi trovavo a giocare il mercoledì e la domenica con due squadre diverse. Poi, sono passato all’Univesidad de Chile; ricordo ancora l’esordio: 13 aprile 1993. Ma la partita più bella è stato il derby contro il Colo Colo, vinta per 4-1 con tre mie reti».Emigra in Argentina, destinazione River Plate. Nella squadra dei grandi “footballers” sudamericani inizia la vera carriera di Marcelo; in due anni mette insieme cinquantatré presenze e ventiquattro reti. I tifosi lo chiamano El Matador per gli inchini che, dopo ogni goal, dedica al pubblico, facendolo assomigliare a un torero. È un attaccante spettacolare che cerca la porta con grande determinazione, ha un modo di giocare che manda in delirio il pubblico argentino.Nel 1997 vince il Pallone d’Oro sudamericano. Prima di lui, l’impresa è riuscita a un solo calciatore cileno: il grande Figueroa, un mito, eletto Campionissimo per tre anni consecutivi (1974, 1975, 1976) dai lettori del quotidiano “El Pais”, la voce di Montevideo, che organizza il referendum riservato ai giocatori sudamericani. «Al River giocavo con gente del calibro di Francescoli, Ortega, Gallardo e Cruz. Vincemmo tutto. Ricordo la prima volta che mi capitò di tornare in Cile; mi accolsero come un re».La fama di Salas non può non arrivare in Europa: Juventus, Lazio, Deportivo la Coruña e Manchester United danno vita alla solita asta miliardaria. La spunta Cragnotti che, per trentatré miliardi di lire, porta El Matador a Roma. È il 13 settembre 1998 quando Salas fa il suo esordio nel campionato italiano con la maglia della Lazio; nonostante non sia sempre apprezzato dall’allenatore Eriksson, contribuisce a far diventare la squadra biancoceleste una delle migliori compagini europee. Infatti, dal 1998 al 2001, la Lazio vince la Supercoppa Italiana, la Coppa delle Coppe, la Supercoppa Europea, lo scudetto e la Coppa Italia. Gioca settantanove gare in Serie A e realizza trentaquattro goal, a cui si deve aggiungere 117 presenze e quarantotto reti nelle varie coppe.Nonostante tutte queste vittorie, ogni fine stagione il presidente Cragnotti mette il campione cileno sul mercato; per due volte è molto vicino il trasferimento all’Inter. Quando sembra che sia cosa fatta, ecco che spunta la Juventus, complice l’ex laziale Nedved, appena acquistato dalla “Vecchia Signora” che gli racconta che a Torino si sta benissimo.Durante l’estate del 2001, Sergio Cragnotti e Luciano Moggi impostano una trattativa in Costa Smeralda ma Marcello Lippi, allenatore bianconero, vorrebbe riportare Christian Vieri a Torino. Il ritorno alla Juventus di Bobo metterebbe Massimo Moratti in una posizione di sudditanza calcistica nei confronti della Juventus, tanto è vero che la stampa milanese solleva immediatamente sospetti e malignità, che creano difficoltà anche allo stesso giocatore.Così, la “Vecchia Signora” si concede a Marcelo. Il passaggio di Salas in bianconero, è concluso sulla base di venticinque miliardi di lire più la cessione di Darko Kovačević, che, nonostante i goal, è considerato solo una buona riserva: «Essere alla Juventus è un premio per tutti i sacrifici fatti in passato. Mi piace molto l’ambiente che ho trovato a Torino. Una grande squadra si vede anche dalla società che ha alle spalle e, questa, è davvero eccezionale, organizzata alla perfezione».15 settembre: il mondo è ancora sconvolto dall’attacco alle Torri Gemelle di New York, avvenuto quattro giorni prima. Ma il calcio non si ferma e a Torino scende la matricola Chievo. Dopo venti minuti i clivensi sono clamorosamente in vantaggio per due reti a zero, complice anche una “papera” di Buffon. Tacchinardi, con un bellissimo tiro al volo, rimette in corsa la Juve, che pareggia i conti con Tudor a pochi giri di orologio dall’intervallo. Al 16’ della ripresa entra Salas al posto di Trézéguet e quando, a dieci minuti dalla fine, la compagine bianconera usufruisce di un rigore, va proprio il cileno alla battuta. Tiro preciso che gonfia la rete e la vittoria è cosa fatta.Un mese dopo è tempo di derby: nessuno lo sa ancora, ma sarà uno degli incontri più rocamboleschi della storia della stracittadina torinese. Primo tempo esaltante di una Juventus che segna tre volte: due con Ale Del Piero e una con il solito Tudor. Tutto finito? Neanche per sogno, perché il Toro gioca una ripresa da Toro: Lucarelli, Ferrante su rigore (con tanto di gesto delle corna) e Maspero riportano il match in parità. Tutti a casa felici o scontenti? Ma nemmeno a pensarlo! A due minuti dalla fine, infatti, Tudor è atterrato in area granata e l’arbitro Borriello fischia il rigore. Tutti i giocatori del Toro inveiscono contro l’arbitro, tranne uno che si avvicina al dischetto con fare furtivo. È Riccardo Maspero: l’autore del pareggio granata scava una piccola buca con lo scarpino. Salas (entrato al posto di Del Piero un quarto d’ora prima) mette la palla sul dischetto, incurante dello “scherzetto” del torinista. Il cileno calcia fortissimo e la sfera di cuoio vola altissima sulla traversa di Bucci. Colpa della buca o Marcelo calcia male? Impossibile a sapersi, fatto sta che la Juventus butta via la vittoria in modo ingenuo e beffardo.Una settimana dopo, durante Bologna-Juventus, il suo ginocchio cede. La diagnosi è agghiacciante: distorsione al ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore, la sua stagione è virtualmente finita. Salas la prende con filosofia: «State tranquilli, sono sereno. Quando tornerò in campo, sarò più forte di prima, per compensare la passione e l’amicizia che mi hanno dimostrato i tifosi juventini».Anche Lippi è rammaricato: «Mi dispiace soprattutto per l’uomo, Marcelo si era inserito con grande umiltà e grande serietà. Dal punto di vista tecnico il suo infortunio è gravissimo, perdiamo un giocatore di qualità, di prestigio, di esperienza».Marcelo rientra la stagione successiva; la Juventus, però, è corsa ai ripari, acquistando Di Vaio e per El Matador gli spazi sono ristretti. Alla fine del campionato totalizza pochissime apparizioni e viene messo sul mercato. Moggi lo vorrebbe cedere allo Sporting Lisbona, in cambio di un diciassettenne attaccante portoghese che sta facendo faville nel club lusitano. È lo stesso Moggi che racconta l’episodio: «Avevamo raggiunto con lo Sporting Lisbona un accordo sulla base di uno scambio con Marcelo Salas, che poi però ha preferito trasferirsi al River Plate. Non avevamo i soldi per comprarlo e l’affare è saltato. Poi è arrivato il Manchester United con un’offerta altissima». Il nome di quel giovanotto? Il futuro CR7, ovvero Cristiano Ronaldo.Trentadue presenze e quattro goal, queste le cifre di Salas in bianconero; ha collezionato anche sessantacinque presenze con trentacinque goal con la maglia della propria Nazionale. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/12/marcelo-salas.html
  6. MARCELO SALAS https://it.wikipedia.org/wiki/Marcelo_Salas Nazione: Cile Luogo di nascita: Temuco Data di nascita: 24.12.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: 173 cm Peso: 75 kg Nazionale Cileno Soprannome: El Matador Alla Juventus dal 2001 al 2003 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 18.03.2003 - Champions League - Basilea-Juventus 2-1 32 presenze - 4 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana José Marcelo Salas Melinao (Temuco, 24 dicembre 1974) è un dirigente sportivo ed ex calciatore cileno, di ruolo attaccante, presidente e direttore sportivo del Dep. Temuco. Era soprannominato El Matador per gli inchini che dedicava ai tifosi dopo i gol segnati, simili a quelli di un torero. Nel corso della sua carriera ha militato nell'Universidad de Chile, nel River Plate, nella Lazio e nella Juventus, e poi nuovamente nel River Plate e nell'Universidad de Chile. È considerato il «miglior attaccante della storia del Cile» e uno dei migliori calciatori di tutti i tempi in Sud America e nel mondo. Era il capitano della nazionale cilena, essendo il capocannoniere con 45 gol in totale. 37 gol in 70 partite (4 in Coppe del mondo,, 18 in qualificazioni ai mondiali e 15 in amichevoli) e 8 reti in 7 presenze con la selezione olimpica. La IFFHS lo ha classificato come «31º miglior giocatore sudamericano del XX secolo», il «19º miglior attaccante sudamericano del 20º secolo» e «3º miglior attaccante sudamericano degli anni '90» (salendo sul podio con i brasiliani Ronaldo e Romario). Era considerato uno dei migliori calciatori del mondo durante la seconda metà degli anni '90 e l'inizio del 21º secolo. Nel 1997 si è classificato terzo come «miglior centro attaccante del mondo» (dopo Ronaldo e Gabriel Batistuta) nell'RSS Award per il miglior calciatore dell'anno, nel 1998 e 1999 è stato il 5º miglior centro attaccante. Sempre nel 1996 e nel 1997 è stato il «miglior attaccante d'America», dove faceva parte della Equipo Ideal de America, è stato anche insignito del titolo di Calciatore sudamericano dell'anno 1997. Nel Campionato mondiale di calcio 1998 è stato incluso tra le «prime 10 figure». Nel 2013 è stato scelto il «7º miglior calciatore sudamericano mancino della storia» (rivista "Bleacher Report"). È stato anche scelto tra i «10 migliori marcatori nella storia del calcio sudamericano» L'anno 2019 è stato inserito tra i «50 grandi calciatori sudamericani di tutti i tempi», classificandosi al 27º posto. Attaccante potente e tenace, con una buona tecnica, noto per il suo tocco abile con il piede sinistro, oltre che per la sua abilità aerea, Salas ha avuto un record di gol prolifico per tutta la sua carriera. È considerato (insieme a Leonel Sanchez il più grande idolo nella storia del Universidad de Chile, il principale idolo straniero (insieme a Enzo Francescoli) del River Plate in Argentina (che integra gli storici ideali undici) e uno dei più grandi idoli della Lazio in Italia. Oltre ad essere uno dei massimi idoli e referenti della Nazionale di calcio del Cile. Tra gli anni 1996 e 2001 è stato considerato uno dei migliori attaccanti al mondo dalla stampa mondiale specializzata, costantemente confrontato con gli attaccanti Ronaldo e Gabriel Batistuta. Anche un paio di volte i confronti sono stati con Diego Maradona, Pelé e Gerd Müller. Dopo la partita tra la Nazionale di calcio dell'Inghilterra e la Nazionale di calcio del Cile al Wembley Stadium dove Salas ha segnato i due gol della vittoria, la stampa inglese ha titolato: "Ole, Ole, Ole … Salas è il nuovo Diego Maradona" e dopo i due gol segnato nella prima partita del Campionato mondiale di calcio 1998 contro la Nazionale di calcio dell'Italia, titolava la stampa spagnola: "Il suo colpo di testa nella lotta con Cannavaro ha ricordato alcuni via il memorabile salto di Pelé sul Burgnich nella finale dei Mondiali del 1970". Il 16 dicembre del 1998 si è unito alla Nazionale del Resto del Mondo in una partita giocata allo Stadio Olimpico di Roma contro la Nazionale di calcio dell'Italia, in occasione del centenario del calcio italiano. Salas è entrato nella seconda frazione, sostituendo Gabriel Batistuta. Il suo addio ufficiale è avvenuto il 2 giugno del 2009 in una partita tributo tenutasi allo Stadio nazionale del Cile, davanti a 65.000 spettatori. Marcelo Salas Salas nel 2015 Nazionalità Cile Altezza 173 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 25 novembre 2008 Carriera Giovanili 1983-1991 Santos Temuco FC 1991-1993 Universidad de Chile Squadre di club 1993-1996 Universidad de Chile 77 (50) 1996-1998 River Plate 53 (24) 1998-2001 Lazio 79 (34) 2001-2003 Juventus 32 (4) 2003-2005 River Plate 32 (10) 2005-2008 Universidad de Chile 74 (37) Nazionale 1996 Cile olimpica 7 (8) 1994-2007 Cile 70 (37) Carriera Giocatore Club Sud America: Universidad de Chile e River Plate Nato a Temuco, Salas era un prodotto giovanile della squadra giovanile Deportes Temuco fino a quando suo padre lo portò a Santiago del Cile per essere incorporato nell'Universidad de Chile. Salas ha esordito giocando per l'Universidad de Chile nel 1993 ed è diventato titolare il 4 gennaio 1994 contro il Cobreloa, dove avrebbe anche segnato un gol. Infine, Salas si consolida nella partita contro Colo Colo allo Stadio Nazionale, dove ha segnato una tripletta nella vittoria per 4-1. Le sue grandi prestazioni hanno portato rapidamente gli appassionati universitari a dargli il soprannome di "Matador" per via del suo sangue freddo al momento della definizione, ispirato anche alla canzone omonima del gruppo musicale argentino Los Fabulosos Cadillacs, che all'epoca era di moda in latino America. Fu anche in questo periodo che brevettò il suo modo particolare di celebrare il gol: appoggiò una gamba, chinò la testa, allungò il braccio destro e puntò l'indice verso il cielo. Salas ha aiutato la squadra a vincere titoli consecutivi nel 1994 e 1995, essendo un tassello fondamentale nell'attacco della squadra dell'Universidad de Chile, essendo il capocannoniere in entrambe le stagioni (27 e 17 gol rispettivamente). Lasciando una scia di 76 gol che ha incluso una forte campagna 1996 nella Coppa Libertadores. Più tardi nel 1996, Salas si trasferì in Argentina per giocare con il River Plate della prima divisione Argentina, che lo acquista per 3,6 milioni di dollari, con un contratto di tre anni. Il 30 settembre 1996 ha segnato il suo primo gol con la maglia del River Plate nella classica contro il Boca Juniors allo stadio La Bombonera. Dal 1996 al 1998 Salas ha segnato 31 gol in 67 partite, aiutando il River a vincere il Torneo de Apertura 1996 (dove ha segnato due gol nella vittoria per 3-0 sul Velez Sarsfield che lo ha reso campione), il Clausura 1997, l'Apertura 1997 (segnando il gol per il titolo contro l'Argentinos Juniors) e la Supercoppa Sudamericana del 1997, dove ha segnato i 2 gol nella finale contro il Sao Paulo che hanno regalato la coppa al club milionario. Inoltre, è stato eletto miglior Calciatore dell'anno in Argentina e Calciatore sudamericano dell'anno nel 1997 che più si è distinto nella stagione precedente militando in una squadra affiliata alla CONMEBOL. Questi risultati avrebbero consolidato la sua eredità in Argentina come uno dei suoi più grandi giocatori nati all'estero guadagnandosi il soprannome, "El shileno (sic) Salas ". La squadra argentina ha valutato il suo passaggio a $ 30.000.000 in considerazione dell'interesse del club inglese, il Manchester United (L'allenatore Alex Ferguson voleva un giocatore con le caratteristiche di Ronaldo e Marcelo Salas per sostituire il ritiro di Éric Cantona, Ferguson ha percorso 14.000 miglia per far firmare Salas, ma il River Plate ha rifiutato di venderlo), oltre ai grandi club italiani e spagnoli per assumerlo. In Italia: Lazio e Juventus Salas (a destra) e Christian Vieri alla Lazio nel 1998 Le prestazioni in patria e durante le qualificazioni ai Mondiali 1998 lo portano nel mirino delle società europee: il 31 gennaio 1998 la Lazio lo acquista per la stagione seguente per 20,5 milioni di dollari. Il più alto trasferimento nella storia fino a quel momento, dopo quelli di Ronaldo (Inter), Rivaldo (Barcellona) e Denilson (Betis). Salas, nei tre anni trascorsi con la società romana si è dimostrato un catalizzatore chiave per portare il club presieduto da Sergio Cragnotti a vincere uno scudetto che mancava dalla stagione 1973-1974. Ha esordito con la squadra biancoceleste il 12 agosto 1998 contro i detentori della Champions League del Real Madrid, realizzando il momentaneo gol della vittoria per 2-1 per il Trofeo Teresa Herrera. Il suo debutto ufficiale è per la Supercoppa italiana nella vittoria per 2-1 sulla Juventus, il 29 agosto 1998, dove diventa campione. Con Salas in squadra, i successi nel calcio italiano sono tornati per tutta la capitale italiana, dopo 25 anni. Ha segnato il suo primo gol in Serie A giocando con la Lazio pochi giorni dopo contro l'Inter. Con la Lazio ha vinto una Serie A (essendo Salas capocannoniere della squadra con 12 marcature), una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una coppa delle coppe UEFA e una Supercoppa UEFA, segnando l'unico gol della partita in quest'ultima, in un 1-0 vittoria sul Manchester United, segnando 49 reti in 117 partite. Salas divenne rapidamente un idolo dei tifosi della Lazio, dove gli dedicavano canzoni, la più tradizionale era: "Matador, Matador, che ce frega de Ronaldo noi c'avemo er Matador". Dopo aver rifiutato offerte sugli € $ 30.000.000 da club importanti come :Manchester United, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Barcellona, Parma, AC Milan e Inter. Era in trattativa con il Real Madrid per diventare, insieme a Zinedine Zidane, uno dei due grandi acquisti delle Merengues del 2001. Tuttavia, il trasferimento fallì, in gran parte a causa della cifra esorbitante che il club spagnolo ha investito nella firma di Zidane. Infine, quello stesso anno ha firmato per la Juventus, dopo aver pagato al club € 25.000.000 (US $ 28.500.000) per lui, che all'epoca era il trasferimento più costoso di un giocatore cileno. Salas (accosciato, primo da destra) nella Juventus 2001-2002 Il 17 agosto 2001 viene trasferito alla Juventus, per 55 miliardi di lire (28,5 milioni di euro a cambio fisso; 25 miliardi di lire cash più Darko Kovacevic), ma l'esperienza in bianconero si rivela decisamente fallimentare e totalmente opposta a quella biancoceleste. Il 20 ottobre, a Bologna, patisce un grave infortunio: distorsione del ginocchio destro e lesione del legamento crociato anteriore. È così costretto a saltare il resto della stagione, che si conclude con la vittoria di un altro scudetto. Ritorna in campo nell'annata seguente, aggiungendo al suo palmarès un'altra Supercoppa e un altro tricolore. Chiude l'esperienza nella Juventus con uno scarso bottino di 4 reti in 32 partite (media di un gol ogni 8 partite). Ritorno in Sud America: River e Universidad Dopo che la Juventus ha tentato senza successo di trasferirlo in vari club, tra cui: Manchester United, Chelsea, Liverpool, Barcellona, AC Milan, incluso lo Sporting Lisbona, in cambio del passaggio di un giovane Cristiano Ronaldo. Infine nel 2003 è tornato in Sud America in gran parte a causa del divorzio con la sua ex moglie, per essere vicino alle sue figlie che vivevano in Cile, tornando in prestito al River Plate. Dopo il suo ritorno al tavolo milionario, i fan tradizionali Los Borrachos del Tablon, hanno tirato fuori manifesti e francobolli con l'immagine di "San Matador" in allusione a Salas. Gli hanno anche dedicato canzoni che dicevano: "follia, guarda, guarda che emozione, quello è il cileno Salas che è tornato al River per essere campione". Salas si è distinto soprattutto in Coppa Sudamericana quell'anno, ma non ha potuto impedire la sconfitta della sua squadra in finale contro il Cienciano del Perú, nonostante abbia segnato il gol di parità 3-3 all'andata. Tuttavia, in seguito ha ottenuto un nuovo titolo: il torneo di Clausura del 2004. Un anno dopo, ha aiutato il River a raggiungere le semifinali della Coppa Libertadores 2005, segnando una tripletta nel secondo turno contro la Liga de Quito. In semifinale ha perso contro il Sao Paulo FC 5-2. Nella gara di ritorno, Salas ha segnato il secondo gol del River, ma era inevitabile, poiché il River ha perso 2-0 all'andata e il River ha perso 3-2 al ritorno. Nella sua seconda volta al River, Salas ha segnato 17 gol in 43 partite. Marcelo Salas è uno dei più grandi idoli dei fan milionari, insieme a Angel Labruna, Enzo Francescoli, Ramon Diaz, Norberto Alonso, Ubaldo Fillol, Amadeo Carrizo, tra gli altri. Inoltre, è uno dei pochi giocatori stranieri ad occupare la cintura di capitano della squadra argentina. Salas all'Universidad de Chile nel 2008 Tra il 2004 e il 2005 ha ricevuto offerte per tornare al calcio europeo dal Barcelona in Spagna e dall'Inter in Italia, tra gli altri. Dopo aver rescisso il contratto con la Juventus nell'estate 2005, ritorna nell'Universidad de Chile, la squadra in cui è cresciuto. Porta due volte la squadra sino alla finale della Primera Division, ma viene sconfitta agli shoot-out nel Clausura del 2005 dall'Universidad Catolica e nell'Apertura del 2006 dal Colo-Colo. Nel dicembre 2006 viene lasciato libero dal club, finito in bancarotta. Dopo sei mesi di inattività, durante i quali manifesta l'intenzione di tornare a giocare nell'Universidad e un iniziale provino con i Chicago Fire, firma un contratto annuale con la squadra cilena. Salas ha annunciato il suo ritiro il 28 novembre 2008, all'età di 33 anni. Prima della partita del 23 novembre, dove l'Universidad de Chile ha battuto il Cobreloa 3-2, con due gol del Matador allo Stadio Nazionale. Nell'agosto 2017, spinto dalla nostalgia del pallone, ritorna a giocare nella squadra di calcetto della propria città natale "Città di Barcellona", disputando un'annata da protagonista. Nazionale Il 30 aprile 1994 allo Stadio Nazionale, Salas ha debuttato per la Nazionale di calcio del Cile all'età di 19 anni, segnando il suo primo gol in nazionale in un 3-3 con l'Argentina di Diego Maradona, che si stava preparando per la Coppa del Mondo 1994. Nel 1995 vinse la Canada Cup segnando il gol della vittoria dei cileni all'87° minuto di gioco nella finale contro il Canada (2-1). Durante la campagna di qualificazione alla Coppa del Mondo 1998, Salas ha segnato 11 gol. Ha segnato gol memorabili: contro l'Argentina in casa, a Quito, in casa contro l'Ecuador e in casa contro l'Uruguay, tra cui la tripletta contro la Colombia e il Perú, e un gol nella finale contro la Bolivia. Contro il Perù, è diventato il più giovane calciatore cileno a indossare la cintura di capitano, a soli 22 anni. Partita d'addio di Salas il 2 giugno 2009 allo stadio nazionale del Cile Durante il tour preparatorio per il Campionato mondiale di calcio 1998 in Francia, il Cile ha giocato un'amichevole con l'Inghilterra davanti a circa 65.000 spettatori al leggendario stadio di Wembley l'11 febbraio 1998. In una partita memorabile, il Cile ha vinto 2-0 con gol di "El Matador". Il primo, di grande fattura, con controllo, rotazione e definizione perfetti, senza che la palla tocchi terra dopo un passaggio di oltre 60 metri. Il secondo, un rigore che ha creato dopo aver dribblato brillantemente il difensore inglese Sol Campbell. Nel 1998, Marcelo Salas ha avuto una prestazione eccezionale nella Coppa del Mondo FIFA di Francia 1998, raggiungendo gli ottavi di finale del torneo, ha segnato 4 gol (due contro l'Italia, uno contro l'Austria e uno contro il Brasile), essendo il terzo marcatore di quello Coppa del Mondo, insieme all'attaccante brasiliano Ronaldo, a solo 1 dalla scarpa di bronzo e 2 dalla scarpa d'oro. Nel 1999 con la Nazionale di calcio del Cile raggiunge le semifinali della Copa America, dove ottengono il quarto posto. Il 15 agosto 2000, Salas è stata la grande figura nella vittoria del Cile 3-0 sul Brasile, segnando un grande gol ed essendo il giocatore più importante della partita, giocata nella qualificazione ai mondiali 2002. A causa dei suoi problemi di infortunio, le presenze di Salas con il Cile sono state limitate dopo il 2001. Ha segnato quattro gol in nove presenze durante la fallita campagna di qualificazione ai mondiali 2002 e durante la qualificazione ai mondiali 2006. Ha superato Iván Zamorano come capocannoniere di tutti i tempi della nazione per la seconda volta (lo aveva già fatto nel 1998) con il suo 35º gol contro la Bolivia. Al termine delle qualificazione ai mondiali 2002, il 15 ottobre 2005, decide di lasciare la Nazionale, dedicandosi esclusivamente all'Universidad. Nonostante questo, dopo l'ultimo ritorno all'Universidad, seguito al periodo di inattività all'inizio del 2007, recupera la condizione a tal punto da essere di nuovo convocato dal commissario tecnico della Nazionale Marcelo Bielsa per uno stage europeo con due amichevoli contro Austria e Svizzera il 7 e l'11 settembre. Il 18 novembre 2007, durante una partita valida per la qualificazione ai mondiali 2010 che il Cile ha disputato contro l'Uruguay, Marcelo Salas ha segnato i suoi ultimi 2 gol finali al mitico Estadio Centenario, il primo con un colpo di testa dopo il centro di Carlos Villanueva e il secondo su rigore. Dirigente Una volta appesi gli scarpini al chiodo, El Matador intraprende la carriera dirigenziale divenendo patron e contemporaneamente anche direttore sportivo del club cileno del Dep. Temuco, militante in Primera B. Palmarès Club Competizioni nazional Campionato cileno: 2 - Universidad de Chile: 1994,1995 Campionato argentino: 4 - River Plate: Apertura 1996, Clausura 1997, Apertuta 1997, Clausura 2004 Supercoppa italiana: 3 - Lazio: 1998, 2000 - Juventus: 2002 Campionato italiano: 3 - Lazio: 1999-2000 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003 Coppa Italia: 1 - Lazio: 1999-2000 Competizioni internazionali Supercoppa sudamericana: 1 - River Plate: 1997 Coppa delle Coppe: 1 - Lazio: 1998-1999 Supercoppa UEFA: 1 - Lazio: 1999 Individuale Capocannoniere della Copa Chile: 1 - 1994 Miglior giocatore della Copa Chile: 1 - 1994 Capocannoniere della stagione dell' Universidad de Chile: 2 - 1994, 1995 Incluso negli undici ideali di Campionato di calcio cileno : 2 - 1994, 1995 Miglior attaccante d'America: 2 - 1996, 1997 Incluso negli undici ideali di Argentina Soccer League: 2 - 1996, 1997 Miglior giocatore della Supercoppa Sudamericana: 1 - 1997 Calciatore sudamericano dell'anno: 1 - 1997 Calciatore argentino dell'anno: 1 - 1997 Premio Olimpia: 1: 1997 Equipo Ideal de América: 2 - 1996, 1997 Premio per il miglior atleta in Cile: 1 - 1997 Calciatore cileno dell'anno: 2 - 1997, 1998 Capocannoniere della Supercoppa UEFA:1 - 1999 Miglior giocatore nella Supercoppa UEFA:1 - 1999 31° miglior giocatore sudamericano del XX secolo (IFFHS) 19° miglior attaccante sudamericano del XX secolo (IFFHS) 3° miglior attaccante sudamericano del decennio '90 (IFFHS) Tributi Nell'anno 2004 il club argentino River Plate ha onorato e immortalato la figura di Marcelo Salas con un ritratto dell'immagine del "Matador" negli spogliatoi dello stadio Monumental de Nunez, essendo incluso tra gli idoli più importanti del club. Anche nell'anno 2009, in occasione dell'inaugurazione del museo del club argentino, vengono ritratti in video e immagini gli obiettivi di Marcelo Salas (gli obiettivi dei titoli di Apertura 1996, Clausura 1997, Apertura 1997, Supercopa Sudamericana 1997, tra altri), oltre alle magliette e agli stivali che Marcelo Salas indossava mentre giocava al River Plate. Nell'anno 2013 Marcelo Salas ha ricevuto un tributo dalla Federazione calcistica dell'Inghilterra allo stadio di Wembley, per la sua "prestazione eccellente" nella partita Inghilterra-Cile dell'11 febbraio 1998. Dove il suo primo gol di quella partita è raffigurato nel museo di detto stadio, come uno dei migliori gol di tutta la storia segnati allo stadio di Wembley. Tribuna dei giocatori Lunga è la lista dei personaggi pubblici il cui idolo è il "Matador" dove molti di loro hanno deciso di onorare Marcelo Salas imitando la sua tipica celebrazione dopo aver segnato un gol: ginocchio a terra, testa china e un braccio rivolto al cielo. Tra i giocatori che hanno Salas come idolo, spiccano i seguenti: Giocatori di calcio Alexis Sanchez Arturo Vidal Charles Aranguiz David Pizarro David Trezeguet Eduardo Vargas Gaston Fernandez Gonzalo Higuain Humberto Suazo Javier Saviola Jose Luis Villanueva Marcelo Diaz Marcelo Larrondo Mauricio Isla Pablo Aimar Radamel Falcao Santiago Solari Christiane Endler Camila Pavez Golfista Nicole Perrot Giocatori di tennis Guillermo Coria Facundo Bagnis Federico Coria Felipe Arevalo Tributi dal mondo della musica Il 16 ottobre, Jay Kay, cantante della band inglese Jamiroquai, ha reso omaggio a Marcelo Salas, nella sua presentazione con la band al Teatro Caupolicán, indossando la tradizionale maglia numero 11 di Salas dove ha celebrato come Matador sul palco. L'11 febbraio 1998 la band irlandese degli U2 si esibì per la prima volta in Cile. Quel giorno il cantante e leader Bono è salito sul palco dello Stadio nazionale del Cile insieme al resto dei membri indossando la maglia numero 11 di Marcelo Salas, dove nello stesso momento sono stati mostrati su uno schermo televisivo gigante i gol di Salas per il Cile contro l'Inghilterra allo stadio di Wembley.
  7. Per quanto riguarda il mercato, a quanto pare, hanno le idee piú chiare i dirigenti della squadra femminile rispetto a quelli della squadra maschile.
  8. Auguri a Michel Platini che oggi (21 giugno) compie 67 anni!
  9. FABIÁN CARINI MASSIMO DE MARZI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE-OTTOBRE 2000 Il futuro della Juve è in buone mani. Quelle del portiere fenomeno che l’anno scorso, a 19 anni, ha trascinato l’Uruguay alla finale della Coppa America. In patria è considerato l’erede dei grandissimi Maspoli (campione del mondo nel 1950) e Mazurkiewicz (formidabile portiere degli Anni 70), tutti gli addetti ai lavori scommettono che sarà il numero 1 dei numeri 1 degli Anni 2000. Hector Fabian Carini, la pantera con la faccia d’angelo, ha coronato da poche settimane il suo sogno: chiuderà l’anno nel Danubio e da gennaio sarà in Italia per iniziare l’avventura con la Juve, la squadra per la quale simpatizza fin da bambino. «La mia famiglia è di origini italiane, la Juventus ha sempre significato qualcosa di speciale per me – ha raccontato quando è arrivato a Torino a fine agosto per le visite mediche e la presentazione ufficiale –. È un onore indossare questa maglia. Mi voleva la Lazio, mi ha corteggiato il Barcellona, la Roma è arrivata a un passo dal prendermi, ma io volevo la Juve». A convincerlo ci hanno pensato due consiglieri d’eccezione, Fabian O’Neill e Paolo Montero. «So che Ancelotti li ha chiamati per avere notizie sul mio conto. Paolo ha detto che si sentiva di scommettere a occhi chiusi sul sottoscritto. Poi mi ha preso da parte e mi ha fatto una testa grossa così, spiegandomi cosa significa giocare nella Juventus, dicendomi che insieme a lui e a O’Neill qui sarei stato come a casa. In quel momento ho capito che venire a Torino era la scelta migliore». I portieri ai quali si è ispirato sono due: il colombiano Mondragone e Edwin Van der Sar, l’olandese volante che ritroverà a Torino. «Sarà un onore allenarmi con lui, avrò tanto da imparare stando al suo fianco. Me lo ricordo nel ‘96, nella finale di Champions League contro la Juve, parò tutto. Da allora è diventato il mio modello. Problemi ad accettare la panchina? Sono giovane, il tempo lavora dalla mia parte». Carini è un portiere moderno, forte tra i pali, fortissimo in uscita e capace di giocare anche con i piedi. E, a questo proposito, ci ha persino scherzato su: «Col Danubio, in certe amichevoli, mi diverto a giocare davanti. Ho un bel tiro, Inzaghi e Trezeguet facciano attenzione...». Da bambino Fabian giocava dove capitava: difesa, attacco, l’importante era correre e divertirsi. Poi gli è capitato una volta di finire in porta. «Mi sono divertito tantissimo e da allora non mi sono mosso più dai pali». Scelta decisamente felice, visto che ad appena 19 anni è diventato titolare nella Nazionale uruguayana e ha già collezionato una ventina di presenze. Nello scorso giugno, nella sfida di qualificazione ai Mondiali del 2002, ha fermato praticamente da solo l’attacco del Brasile. I verdeoro sono riusciti a pareggiare solo a pochi istanti dalla fine grazie a un calcio di rigore, prima hanno trovato un autentico muro di fronte a loro. I giornalisti brasiliani più anziani presenti al Maracanà hanno rivisto le streghe della finale del 1950, quando Maspoli parò tutto o quasi e fu determinante nel successo mondiale dell’Uruguay. «Mi sono esaltato ripensando all’impresa dei miei connazionali mezzo secolo fa – ha confessato Carini – e poi volevo vendicare lo 0-3 subito contro Rivaldo e i compagni nell’ultima finale di Coppa America. Siamo andati a un passo dal centrare un’altra storica vittoria». Daniel Passarella, il “gaucho” argentino capitano dell’Argentina campione del mondo nel ‘78 e oggi CT dell’Uruguay parla in termini entusiastici del suo pupillo. «Carini è un portiere eccezionalmente maturo per la sua età, sa comandare con autorità la difesa, la sua altezza non gli impedisce di essere agile e scattante. Presto diventerà uno dei migliori del mondo, oggi è già un elemento insostituibile in Nazionale». Forse è per questo (come ha confidato Moggi) che Passarella ha chiesto che Fabian rimanesse in patria fino a gennaio per continuare a giocare titolare... Alvaro Recoba ha detto che “Da anni l’Uruguay non aveva un portiere così forte. Ha la freddezza di un veterano». Paolo Montero e Daniel Fonseca, poi, se lo coccolano come fosse un fratello minore e non fanno che ricoprirlo di elogi. O`Neill, la cui presentazione è avvenuta insieme a quella del connazionale, ha fatto da interprete a Fabian nella sua prima intervista da juventino e sul conto del suo giovane compagno ha speso poche ma eloquenti parole: «Vedrete, stupirà tutti. È un fenomeno». Carini parla con grande affetto dei suoi familiari (il papà Silvio, la mamma Elena, i fratelli minori Damian e Florela). Da gennaio faranno gli straordinari per riuscire a seguirlo. «Il mio bisnonno Michele veniva da un paese vicino a Piacenza. Voglio andare a visitare quei luoghi, voglio portarci anche mio padre. Ma, soprattutto, sono ansioso di conoscere Torino e i tifosi della mia nuova squadra». Il nuovo portiere bianconero non vede l’ora di giocare con Zidane e Del Piero. «Sono i migliori, Del Piero ha una classe immensa, Zidane è il numero 1 al mondo. Ma nella Juve avrò la possibilità di giocare al fianco di tantissimi campioni». E lui giura di essere il campione del futuro, l’angelo custode dei pali bianconeri nel terzo millennio. Buena suerte, Fabian! Appuntamento a Gennaio! 〰.〰.〰 Nonostante abbia doti da vendere per cavarsela da protagonista nel nostro campionato, Carini non riuscirà a conquistare un posto al sole durante la sua breve permanenza a Torino. Acquistato come riserva del gigante olandese, non riesce a scendere in campo nemmeno una volta. L’arrivo nell’estate successiva del più forte portiere del mondo in quel momento, Gigi Buffon, non giova certo alla sua causa. Il giovane uruguagio trova, comunque, il modo di ritagliarsi attimi di gloria, soprattutto in Coppa Campioni (nella quale si toglie la soddisfazione di parare un calcio di rigore di Henry) e in Coppa Italia. Nell’estate del 2002, è dato in prestito allo Standard Liegi, in Belgio, dove resta per due stagioni. Ritornato alla Juventus, è ceduto all’Inter, in cambio di Cannavaro. E questo, suo malgrado, è il ricordo più nitido che ha lasciato nei supporter bianconeri. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/12/fabian-carini.html
  10. FABIÁN CARINI https://it.wikipedia.org/wiki/Fabián_Carini Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 26.12.1979 Ruolo: Portiere Altezza: 191 cm Peso: 86 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2002 Esordio: 31.10.2001 - Champions League - Celtic Glasgow-Juventus 4-3 Ultima partita: 10.05.2002 - Coppa Italia - Parma-Juventus 1-0 8 presenze - 12 reti subite 1 scudetto Héctor Fabián Carini Hernandez (Montevideo, 26 dicembre 1979) è un ex calciatore uruguaiano, di ruolo portiere. Fabian Carini Carini nel 2011 al Peñarol Nazionalità Uruguay Altezza 191 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 9 gennaio 2017 Carriera Squadre di club 1997-2000 Danubio 46 (-?; 3) 2000-2002 Juventus 8 (12) 2002-2004 → Standard Liegi 54 (-52;1) 2004-2005 Inter 4 (-3) 2005-2006 → Cagliari 8 (-14) 2006-2007 Inter 0 (0) 2007-2009 Real Murcia 12 (-21) 2009-2010 Atlético Mineiro 14 (-22) 2011-2012 Peñarol 24 (-25) 2013 Deportivo Quito 39 (-42) 2014-2016 Juventud 69 (-88) 2017 Wanderers (M) 0 (0) Nazionale 1997-1999 Uruguay U-20 ? (-?) 1999-2009 Uruguay 74 (-72) Palmarès Mondiali di Calcio Under-20 Argento Malesia 1997 Copa América Argento Paraguay 1999 Bronzo Perù 2004 Caratteristiche tecniche Estremo difensore paragonato al connazionale Roque Maspoli, era ritenuto in giovane età un prospetto futuro: distintosi suo malgrado per le incertezze tra i pali e nelle uscite, ebbe una carriera inferiore alle aspettative. Nonostante la posizione in campo, realizzò alcuni gol su calcio di rigore. Carriera Club Messosi in luce difendendo la porta del Danubio, fu acquistato dalla Juventus nel gennaio 2001: col suo trasferimento divenuto oggetto d'indagine nell'ambito della vicenda sui passaporti falsi, esordì in bianconero il 31 ottobre 2001 nella trasferta di Champions League persa sul campo del Celtic per 4-3. Ceduto in prestito allo Standard Liegi nel 2002, riportò 61 presenze durante il biennio belga facendo ritorno a Torino nel 2004 per poi passare all'Inter in cambio di Fabio Cannavaro. Pur trovando poco spazio in nerazzurro, debuttò in Serie A il 4 dicembre 2004 nella vittoria per 5-0 contro il Messina: subentrato a Van der Meyde dopo l'espulsione di Toldo, parò un rigore calciato da Nicola Amoruso. Vincitore della Coppa Italia al termine della stagione 2004-05, passò in prestito al Cagliari: con l'esperienza sarda rivelatasi deludente sul piano agonistico, il giocatore conobbe una progressiva emarginazione anche a causa di un rapporto conflittuale con lo spogliatoio. Rientrato a Milano nel 2006, durante l'estate 2007 — alla scadenza del contratto coi nerazzurri — passò al Real Murcia: ingaggiato quindi dall'Atletico Mineiro nel settembre 2009, fece ritorno in patria nel dicembre 2010 trasferendosi al Penarol. Dopo le esperienze con l'ecuadoregno Deportivo Quito e l'uruguaiana Juventud, abbandonò trentasettenne l'attività agonistica per frequenti malanni fisici. Nazionale Conta 74 presenze con l'Uruguay, tra le cui fila ha disputato da titolare i Mondiali 2002 e tre edizioni della Copa America. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Mineiro: 1 - Atlético Mineiro: 2010 Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2001-2002 - Inter: 2006-2007 Coppa Italia: 1 - Inter: 2004-2005 Supercoppa italiana: 2 - Inter: 2005, 2006
  11. VINCENT PÉRICARD La Primavera della Juventus – scrive Alessandro Mancini su “Hurrà Juventus” del novembre 2000 – presenta quest’anno un organico di grande qualità, grazie agli investimenti operati dalla dirigenza bianconera in estate: sono arrivati giovani di valore, anche dall’estero. Così la squadra allenata da Gian Piero Gasperini (che era già più che affidabile) ha cominciato a mostrare momenti di bel gioco nella prima fase del campionato. Merito, tra gli altri, anche di Vincent Péricard. Il suo acquisto può essere sicuramente annoverato tra quelli più importanti firmati dal direttore generale Moggi e dai suoi collaboratori, se non altro perché il promettentissimo attaccante francese era stato seguito con attenzione in estate anche dal Barcellona e dai Glasgow Rangers. Spagnoli e scozzesi avevano provato a chiudere la trattativa, dopo aver verificato le doti del giocatore, scontrandosi però con l’evidenza dei fatti: la Juve, anticipando tutti, lo aveva subito acquistato. Quando la notizia si è diffusa, Péricard aveva già effettuato le visite mediche a Torino. E aveva anche firmato il suo primo contratto da professionista. Un grande colpo per la Juve: era stato anticipato con incredibile tempismo anche il Saint-Étienne, il club nel quale il giocatore era cresciuto, che non aveva saputo far sottoscrivere in tempo utile al ragazzo un nuovo ingaggio. Péricard alla Juventus non era costato nulla. Appena poche settimane prima, c’era stato il debutto di Péricard nel campionato francese. Il centravanti, a soli diciassette anni ma con un fisico statuario, era stato schierato dal tecnico Nouzaret sul campo dello Strasburgo: settanta minuti in trasferta giocati ad alta intensità per non far rimpiangere il titolare di quella maglia, il brasiliano José Aloisio. Missione compiuta. Gli addetti ai lavori avevano quindi cominciato ad accorgersi di questo potente centravanti di colore, forte e agile. In realtà, Péricard (camerunese d’origine: è nato in Africa, a Efok) si era già messo in mostra con la maglia della Nazionale francese Under 17, guidata al trionfo nel torneo di Oporto in Portogallo, con una netta vittoria ai danni dell’Austria nella finalissima. La carriera di Péricard con la maglia della Nazionale transalpina promette adesso nuovi interessanti sviluppi. L’attaccante bianconero ha, infatti, effettuato il suo debutto nella nuova Under 18, quella che ha ereditato il titolo di Campione d’Europa dalla generazione precedente. Lo ha fatto ovviamente alla sua maniera, con un goal, anche se ininfluente ai fini del risultato: la Francia del Commissario Tecnico Stephan è stata, infatti, battuta in casa per 2-1 dai pari età dell’Olanda (guarda caso rinforzata da un altro juventino: il centrocampista De Windt), ma Péricard ha appunto lasciato la sua firma grazie alla rete realizzata al 28’ del secondo tempo con una prodezza consueta, un tiro potente e preciso. I tifosi bianconeri hanno visto Péricard all’opera con la maglia della Juventus per pochi spezzoni di partita, grazie alle dirette televisive di quest’estate, quando la squadra di Ancelotti, ancora in ritiro, e ancora priva di molti giocatori importanti, faceva conoscenza con i nuovi acquisti. Abbastanza, comunque, per capire che si trattava di un giocatore di grandi prospettive. Lo stesso Ancelotti, naturalmente, se n’è accorto. Per quest’anno, tra Inzaghi e Del Piero, Trézéguet e Kovačević, la concorrenza in prima squadra è davvero troppo forte. Intanto in questa primissima parte della stagione, nel campionato Primavera, il giovane centravanti ha subito messo a frutto le sue qualità. Partita dopo partita ha approfondito la conoscenza dei compagni, del nuovo ambiente, del calcio italiano. Péricard è un ragazzo sveglio, che apprende in fretta: è un grande appassionato di computer, è aperto alle nuove esperienze e l’idea di lasciare la Francia e la famiglia (suo padre è invalido, sua madre amministra la casa, sua sorella Serafine è una grande promessa dell’atletica leggera) non gli è costata troppo: solo un pizzico di nostalgia. Ma l’Italia gli piace, apprezza soprattutto la cucina. E anche Torino, in fondo, gli ricorda la Francia. Si sente a casa. «Non ho avuto dubbi a scegliere la Juventus – ama ripetere spesso – neppure di fronte alle insistenze del Saint-Étienne, giunte in ritardo. L’organizzazione del club bianconero ti colpisce subito: è davvero impeccabile». In bianconero ha un grande, forse inarrivabile, maestro: il connazionale Zinedine Zidane, Lui, però, candidamente, confessa di voler seguire le orme di un centravanti a cui si ispira con grande dedizione: Anelka, passato l’estate scorsa dal Real Madrid al Paris-Saint Germain. Alla Juve sono convinti che Péricard abbia i mezzi per fare meglio del suo idolo! Nonostante le ottime premesse, Vincent troverà pochissimo spazio in una Juventus troppo imbottita di campioni per il suo talento esibito a corrente alternata. Un’apparizione in Coppa Italia contro la Sampdoria e nell’ultima ininfluente partita contro l’Arsenal in Champions League, sostituendo un’altra meteora bianconera: Tomás Guzmán. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/vincent-pericard.html
  12. VINCENT PÉRICARD https://it.wikipedia.org/wiki/Vincent_Péricard Nazione: Francia Luogo di nascita: Efko (Camerun) Data di nascita: 03.10.1982 Ruolo: Attaccante Altezza: 185 cm Peso: 86 kg Nazionale Francese Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2002 Esordio: 11.11.2001 - Coppa Italia - Sampdoria-Juventus 1-2 Ultima partita: 20.03.2002 - Champions League - Juventus-Arsenal 1-0 2 presenze - 0 reti Vincent de Paul Péricard (Efko, 3 ottobre 1982) è un ex calciatore francese di origine camerunense, di ruolo attaccante. Vincent Péricard Péricard in azione alla Juventus nel 2001 Nazionalità Francia Altezza 185 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2012 Carriera Giovanili 1986-2000 Saint-Étienne Squadre di club 1999-2000 Saint-Étienne 2 (0) 2000-2002 Juventus 2 (0) 2002-2003 → Portsmouth 32 (9) 2003-2006 Portsmouth 12 (0) 2005 → Sheffield Utd 11 (2) 2006 → Plymouth 15 (4) 2006-2009 Stoke City 38 (2) 2007-2008 → Southampton 5 (0) 2008-2009 → Millwall 2 (0) 2009-2010 Carlisle Utd 10 (4) 2010-2011 Swindon Town 31 (2) 2011-2012 Havant & Waterlooville 5 (0) Nazionale ????-???? Francia U-21 Biografia Il 24 agosto 2007 viene arrestato e incarcerato per quattro mesi, per avere mentito su chi fosse davvero al volante della sua auto dopo essere stato fermato per eccesso di velocità. Viene rilasciato in libertà vigilata dopo cinque settimane, e dotato di un braccialetto elettronico al polso; in seguito a problemi proprio con tale braccialetto, viene arrestato nuovamente il 12 ottobre e rilasciato dopo un mese. Carriera All'età di 4 anni si trasferisce con i genitori in Francia e inizia la sua carriera nel settore giovanile del Saint-Etienne. A 16 anni viene integrato nella rosa della prima squadra ed esordisce il 4 maggio 2000 nella trasferta contro lo Strasburgo, sostituendo nel migliore dei modi il titolare Jose Aloisio. Grazie anche alle ottime prestazioni con le nazionali giovanili francesi, viene visionato dagli osservatori della Juventus che lo portano a Torino nel 2000. Arriva dunque in bianconero a 17 anni come attaccante di grandi prospettive, ma in un biennio in Piemonte non va oltre a una presenza in Coppa Italia contro la Sampdoria e a uno spezzone di partita in Champions League contro l'Arsenal. Nel luglio 2002 finisce l'avventura italiana e viene ceduto in prestito in First Division, al Portsmouth di Harry Redknapp dove, nella prima stagione, disputa 32 partite realizzando 9 reti. La squadra inglese viene promossa in Premier League e la Juventus lo cede a titolo definitivo. Per la stagione 2003-2004 è titolare dell'attacco dei Pompey ma, dopo aver giocato sei partite, si procura una lacerazione alla coscia che lo tiene fermo fino a dicembre. Al rientro contro l'Everton si lesiona nuovamente i legamenti e rimane fermo fino all'estate 2005. Una volta tornato in campo gioca solo pochi spezzoni, sicché in settembre viene mandato in prestito trimestrale allo Sheffield Utd, in First Division. Terminata l'esperienza ai Blades dopo 11 gare e 2 reti, passa al Plymouth per altri tre mesi, realizzando 4 reti in 15 gare. Nel maggio 2006 viene richiamato a Portsmouth, venendo lasciato libero al termine della stagione. Si accasa così allo Stoke City ma, dopo un ottimo inizio, perde il posto di titolare. Il 14 marzo 2008 i Potters lo cedono in prestito al Southampton, dopo l'arrivo di Jay Bothroyd, fino al termine della stagione. Il 20 maggio 2009 lo Stoke City rende noto che non rinnoverà il contratto in scadenza del giocatore.
  13. GIANLUIGI BUFFON «Siete stati la cornice dentro la quale ho dipinto la mia storia bianconera. In venti anni non mi avete mai abbandonato, mi avete sempre sostenuto e incitato. Assieme siamo caduti e assieme siamo rinati. Assieme abbiamo vissuto gioie infinite e assieme abbiamo vissuto delusioni profonde. Un semplice grazie non sarà mai sufficiente per ricambiare il vostro infinito affetto che mi avete ininterrottamente mostrati per venti anni». Il pallone di plastica disegnava traiettorie imprevedibili – scrive Davide Terruzzi su Juventibus.com del 21 marzo 2016 – no, non era come il pallone che si vedeva in Holly e Benji, nemmeno il campo aveva le stesse dimensioni. Il divertimento però non mancava a Pertegada, un paesino in Friuli, dove si poteva vedere un bambino forestiero, mandato lì dai genitori a trascorrere la quasi totalità dell’anno. L’estate, invece, è la stagione in cui si ritorna a casa, al mare: quel bimbo lo potevate trovare ai Bagni Unione 1920, in spiaggia tutto il giorno, assieme a sorelle, cugini. Una vita cadenzata dal passare del tempo, segnata dall’affetto della famiglia e degli zii: lui il più piccolo, lui l’unico maschio, coccolato e amato. Poi arrivò il primo giorno di scuola e il bambino dovette salutare Pertegada, il rigore del gelo invernale, il tepore della stufa, il negozio delle sorelle del papà. Inizia un altro capitolo della vita. Una vita da numero uno. Una vita di Gianluigi Buffon. E questa è la sua storia. «Per che squadra tieni?». È la domanda che si usa fare per conoscersi a scuola. La risposta è legata ai cicli della squadra: i bambini fanno il tifo per la squadra del papà o per quella che sta vincendo. Gigi, invece, è del Genoa e simpatizza per il Pescara di Galeone. La passione per il Grifone è legata agli zii materni: lo stemma sull’auto, i colori sociali, il calore del pubblico. Come nella quasi totalità della vita dei giovani italiani ci sono i libri e il pallone. C’è la squadra del cuore e la squadra per cui si gioca. La borsa, la tuta, i calzettoni, le scarpe avvicinavano il mondo dei piccoli a quelli dei grandi: papà Lorenzo, che come mamma Maria Stella era un atleta, allenava una squadra, il Canaletto, una formazione di La Spezia, dove Gigi inizia la sua carriera da calciatore. Tre anni da centrocampista. Tranne un’esperienza tra i pali: mancava il portiere della formazione e Buffon lo sostituì facendosi decisamente apprezzare. Una partita e poi il ritorno nel suo ruolo: in mezzo al campo, Gigi brilla, tanto che inizia a giocare con i ragazzi più grandi di un anno. La terza e ultima stagione, arrivati alla fase finale provinciale, venne chiamato da quelli del 1976 per parteciparvi come portiere: quarti, semifinale, finale con vittoria del titolo. Un’esperienza, un’avventura prima di ritornare a centrocampo cambiando squadra: Buffon è una mezzala in grado di segnare parecchi gol. Gigi passa alla Perticata, società gemellata con l’Inter, e si fa una certa nomea. Nel marzo del 1989 viene chiamato a indossare la maglia della selezione della sua città per un’amichevole a San Siro prima di una partita dell’Inter; solo la traversa, ora alleata ma allora nemica, gli nega la gioia del gol su punizione. La passione per il calcio è totalizzante. Ai Mondiali del 1990 scopre il Camerun, ma la passione per quello che sarebbe poi diventato l’idolo, Thomas N’Kono, nasce guardando tre anni prima la vittoria dell’Espanyol ai danni del Milan di Sacchi. Ed è proprio nel 1990 che arriva il cambio di ruolo: un passo indietro, tra i pali. Il consiglio è del papà: «Perché non ti metti a fare il portiere per un anno?». La Perticata lo vuole solo come centrocampista e arriva allora un altro trasferimento: si passa al Bonascola. A fine stagione, sempre con la squadra più grande, partecipa al Torneo Maestrelli: la sua squadra vince 1-0, lui fece una partitona. Era già finito sul taccuino di molti osservatori: lo chiamano Bologna, Milan e Parma. Era la tarda primavera del 1991. Il consiglio arriva dai genitori: «Parma è una città più a misura d’uomo». Si va in Emilia, si va a tredici anni a vivere lontano da casa, in un collegio. «Cerca di cambiare, altrimenti torni a casa». Fabrizio Larini, responsabile del settore giovanile, avvisa Buffon. Gigi, come migliaia di ragazzi, entra nel mondo del lavoro senza nemmeno accorgersene. Il carattere è forte, schietto, diretto, un po’ da spaccone: è quello di un ragazzino consapevole dei propri mezzi, abituato a gestirsi da solo. La vita scorre velocemente: sveglia, colazione, scuola, alle 13 pranzo, pomeriggio allenamenti, sabato pomeriggio libero. Giornate da giovane atleta, apprezzatissimo, perché il valore di Buffon inizia a emergere: nel maggio 1993 fa parte dell’Italia che si gioca in Turchia l’Europeo under 15. La Nazionale, di cui fa parte anche Francesco Totti, arriva in finale dove viene sconfitta dalla Polonia. Nei quarti di finale, contro la Spagna, para due rigori e segna il suo; in semifinale ne respinge tre e sbaglia quello calciato. Sì, Gigi non aveva paura di tirare un calcio di rigore: da buon centrocampista si presentava dal dischetto. Estate 1994. Bucci era ai Mondiali, serve un altro portiere. E Gigi è un uragano, difficile, quasi impossibile da gestire: risponde, risponde sempre, fa il contrario di quello che l’allenatore dice, rischiando di far impazzire Nevio Scala. A Parma sono convinti di avere un potenziale fenomeno, quando possono chiudono un occhio, e hanno tanta pazienza per passare sopra certi errori ragionando assieme al ragazzo per aiutarlo a essere meno adolescente nel mondo dei grandi. A fine ritiro, Buffon gioca gli ultimi minuti di un’amichevole e fa una pessima figura. E chi avrebbe mai potuto immaginare che mesi dopo quel ragazzo irriverente sarebbe stato titolare in Serie A? Nessuno. A parte Gigi. Lui vive la sua età con il massimo dell’incoscienza. Dorme, dorme profondamente lungo il tragitto che porta allo stadio: deve giocare contro il Milan. I compagni sono preoccupati, impensieriti per il fatto che non avrebbe retto le pressioni e le emozioni, ma le qualità fisiche, tecniche e quel carattere duro, spaccone e incosciente, lo aiutano. 19 novembre 1995, la data dell’esordio: a 17 anni, Buffon si fa conoscere dal grande pubblico. Fece quattro, cinque interventi sensazionali: finì 0-0 e iniziò una nuova vita, quella del professionista. Lavoro, sacrificio. Questo il messaggio di una famiglia d’atleti. Gigi ritorna in Primavera, gioca al Viareggio, e s’appresta a vivere la stagione da 1995-1996 da giocatore di Serie A: lui è il vice Bucci. Una scelta che capisce ma che fatica a digerire: Buffon è sempre stato il titolare, anche se è un ragazzino perde stimoli non stando tra i pali. Chiede la cessione in prestito, vuole andare a giocare: si rivolge a Stefano Tanzi, vicino a lui come età, e ottiene il via libera. Però succede qualcosa. Martina, il suo agente-consigliere, e Pastorello, direttore sportivo, lo martellano: aspetta ancora qualche mese. Probabilmente sanno che Ancelotti, e il suo preparatore dei portieri, stanno meditando di cambiare: la squadra ha iniziato male, vogliono mandare un segnale di cambiamento a tutto il gruppo. Fuori Bucci, dentro Buffon. La scelta è definitiva e Gigi non perderà più la maglia da titolare. L’esperienza a Pertegada ritorna alla mente. Nevica, si gela. A Mosca, a fine ottobre, è normale. L’Italia di Cesare Maldini si sta giocando l’andata degli spareggi per le qualificazioni ai Mondiali. Pagliuca è a terra, non si rialza. «Scaldati». Lui non si muove. Cesarone, qualche minuto dopo, si gira e lo trova nuovamente seduto in panchina: «ma ti sei scaldato o no?». «Mister, io sono pronto». Ed entra in campo. 29 ottobre 1997, la data dell’esordio in Nazionale. Con autogol dell’amico Cannavaro, quello che quando va a sistemarsi tra i pali gelidi di Mosca gli dice «tranquillo Gigi». Buffon va ai Mondiali francesi: non gioca, è lì per fare esperienza. E ovviamente non è abituato a stare in panchina. Durante un allenamento sono previsti dei tiri: lui non si muove, è immobile, non si tuffa. «Mister, non ne ho voglia». «Allora vai a farti la doccia». Maldini aveva capito che aveva di fronte un ragazzo che stava crescendo, uno che sbagliava, ci rifletteva su e poi ti chiedeva scusa. Quelli furono gli anni della totale spensieratezza, degli anni della gioventù vissuti anche follemente: usciva dai pali, usciva dagli schemi, mostrava al mondo quello che all’epoca era, un ragazzo spaccone, sicuro di sé, un po’ strano e un po’ folle. Sono gli anni delle grandi prestazioni, del Parma vincente e dei grandi errori: il “boia chi molla” e la maglia numero 88, diventati casi mediatici, sono figli dell’ignoranza e della superficialità, il diploma di maturità comprato è una cazzata che ha ferito la famiglia. Nell’estate del 2001 è acquistato dalla Juventus, per la cifra record di 105 miliardi di lire (70 in contanti più la cessione di Bachini), risultando il giocatore più pagato nella storia della società bianconera. «Una cosa è certa: la misura della porta è la stessa. Probabilmente i momenti positivi e negativi saranno diversi. Ma dovrò prepararmi per non deludere». Il portierone, poi, sempre sul filo dell’ironia, individua il suo obiettivo di stagione: «Gli altri nuovi acquisti hanno parlato di scudetto o Champions League. Io dico la Coppa Italia. Scherzi a parte, punto a vincere tutto. In questa società non è un sogno proibito». Buffon dispensa parole al miele per chi lo ha preceduto: «Zoff è stato il mito per tutti gli aspiranti portieri italiani, ed anche per molti stranieri. Tacconi, per il suo modo strafottente e sdrammatizzante, un po’ mi somiglia e Peruzzi, mio compagno in nazionale, ha bontà d’animo e umiltà esemplari», poi chiude così quando gli si domanda se potrà essere lui, dopo Zoff e Combi, il terzo portiere della storia prestato dalla Juve alla Nazionale per vincere una Coppa del Mondo: «Spero di essere degno della Juventus, in tutto e per tutto». L’inizio non è semplice; gli errori contro il Chievo e la Roma scatenano le critiche ma Buffon riesce a riprendersi e a disputare un’ottima stagione, coronata con la vittoria del suo primo scudetto, grazie all’emozionante sorpasso all’Inter, il 5 maggio 2002. Dopo aver saltato gli Europei 2000 per infortunio, partecipa, come portiere titolare, al Mondiale nippo-coreano del 2002; para anche un rigore al coreano Ahn, ma l’avventura degli azzurri finisce male. La stagione 2002-03 è quella della consacrazione definitiva, che lo porta a essere considerato il miglior portiere del mondo; con le sue parate straordinarie, diventa una colonna della Juventus, che vince la Supercoppa Italiana e un altro scudetto. Le delusioni arrivano dalla Coppa dei Campioni: dopo aver parato un rigore decisivo a Figo, nella semifinale col Real Madrid, perde la Coppa dalle grandi orecchie nella finale di Manchester contro il Milan: la partita si decide ai rigori e Buffon para i tiri di Seedorf e Kaladze, ma il suo collega Dida fa ancora meglio e la coppa va ai rossoneri. In quella stagione, è premiato come miglior giocatore della competizione. Nel campionato successivo vince un’altra Supercoppa Italiana, battendo il Milan; sono nuovamente i rigori a decidere l’esito della partita ed è decisiva la sua parata su Brocchi. La stagione non sorride alla Juventus, causa i numerosi infortuni, che esce presto dalla Coppa dei Campioni e giunge terza in campionato. A fine stagione gioca gli Europei 2004, ma l’Italia esce al primo turno rimediando l’ennesima figuraccia. Nell’estate del 2004, arriva Capello sulla panchina bianconera; Buffon disputa l’ennesima grande annata e vince lo scudetto, al termine di un duello serrato con il Milan. È ancora la Coppa dei Campioni a portare grande delusione nell’ambiente bianconero; infatti, grazie anche a uno straordinario gol di Luis Garcia, la Juventus esce ai quarti di finale, a opera del Liverpool. Si prosegue, ma la malasorte è in agguato: il 14 agosto 2005, durante il Trofeo Berlusconi si procura una lussazione alla spalla, causata da uno scontro con Kakà. Deve essere operato e la convalescenza dura per ben tre mesi, durante i quali è sostituito da Christian Abbiati. Torna tra i pali alla fine di novembre, in Coppa Italia contro la Fiorentina; non sentendosi pienamente recuperato, restituisce la maglia da titolare ad Abbiati. Ritorna definitivamente nel gennaio del 2006, sempre in Coppa Italia, nella partita di ritorno contro i viola; partita dopo partita, riacquista l’antica sicurezza e conquista l’ennesimo scudetto. Vola, con la Nazionale azzurra, in Germania per disputare i Mondiali; è storia arcinota, il 9 luglio 2006, all’Olympiastadion di Berlino, si aggiudica la Coppa del Mondo. Nella competizione subisce solamente due reti: una dal suo compagno Zaccardo e una da Zidane, su calcio di rigore; ma le sue prestazioni sono incredibili, tanto da meritarsi il Premio Yashin, quale migliore portiere della manifestazione: «Vincere il Mondiale è la realizzazione del sogno di ogni italiano; in più, è arrivato dopo quel mese di casini, durante il quale mi chiedevano di rinunciare a partire per la Germania. Ma, io credo che, quando ti comporti bene, poi ti arriva il premio». Consolida così, la sua posizione di migliore portiere del mondo e di uno dei migliori portieri di tutti i tempi; non per niente, si aggiudica il premio di Portiere dell’anno assegnato dall’IFFHS, per ben tre volte: nel 2003, nel 2004 e nel 2006. È il maggior candidato a vincere il Pallone d’Oro, ma è superato sul filo di lana da Fabio Cannavaro; ma l’impressione generale è che fosse proprio Gigi a meritarlo. Nella stessa estate, la Juventus è retrocessa in Serie B; Gigi, nonostante sia corteggiato dalle società più prestigiose del mondo, decide di continuare la sua avventura con la società bianconera: «Stavo per andarmene. Stavo per lasciare la Juventus. Ma prima, quando procedevamo col vento in poppa, fra vittorie e applausi, non dopo, non quando lo scandalo ci ha travolti, non quando la tempesta ci ha inghiottiti. Questa è la storia di un paradosso: io sono rimasto perché la Juve è stata accusata, processata, condannata, retrocessa in Serie B. Ho fatto la scelta giusta, una scelta da Gigi. Quando c’è la passione puoi giocare in qualsiasi serie; io non gioco per fama o per interesse, ma per amore per questo sport. Proprio per questo ho disputato un buon campionato, in Serie B, e mi sono pure divertito». A fine stagione rinnova il contratto che lo lega alla Juventus, fino al 2012: «È un giorno importante per me. Ho scritto una nuova pagina della mia carriera e della mia vita. Una scelta coerente con quella maturata l’anno scorso e che conferma il mio attaccamento a questa squadra, alla società e ai tifosi della Juventus, che non hanno mai smesso di farmi sentire il loro affetto. Il progetto che mi è stato presentato è convincente, perché la società si è data obiettivi sportivi in cui credo e perché crea i presupposti per un rapporto sempre più stimolante. Ho pensato che le vittorie non sono tutte uguali. Io ne ho tante, a Parma, in bianconero, in Nazionale. E non sono più famelico come prima, ma posso puntare al valore. Uno scudetto, ora, sarebbe qualcosa di inestimabile, non sarebbe uguale in nessun altro posto. Come il primo nella storia della Juve. Non ho preteso garanzie, ma era un’esigenza legittima vedere come questa squadra sarebbe diventata competitiva. Sulla carta la Juve è la società che si è mossa meglio sul mercato, mi è piaciuta l’oculatezza con cui sono stati fatti certi acquisti. La serie A dopo un anno? La sensazione di certe partite è impareggiabile. E poi l’idea di poter essere i rompiscatole del torneo è bella, mi diverte. Non possiamo vincere subito, non è possibile. Favorita è l’Inter. Il campionato 2006-07 l’ho seguito poco o niente. Del resto non se lo ricorderanno in tanti. Con Deschamps ho avuto buoni rapporti. Anche la scelta che ha fatto dimostra che aveva carattere. Mi è piaciuto. Ranieri l’ho incontrato per qualche minuto in sede. A pelle mi sembra una persona leale, giusta per la Juve. Cosa mi aspetto dalla nuova stagione? Arrivare tra le prime quattro sarebbe il massimo». Il ritorno in Serie A è molto stimolante per Gigi che si erge da protagonista, nonostante qualche infortunio di troppo e tante delusioni. Infatti, la Juve prima di Ranieri, poi di Ferrara e Zaccheroni e infine di Delneri non riesce mai ad azzeccare la fisionomia giusta per poter tornare a vincere. Poi, la brutta storia della depressione, che Gigi riesce a superare non senza fatica: «Devi convivere con un Gigi nel quale non ti rispecchi. E finché non ti accade, non capisci l’importanza della situazione. Pensare che, da ragazzo, nella mia inconsapevolezza, mi chiedevo come facessero le persone ricche o normali, a cadere in depressione. Allora capisci che sono tutti discorsi sciocchi e superficiali. Perché ci possono essere mille motivi: anche se sei ricco e acclamato, poi questa condizione diventa la norma. E come tutti, che hanno lavori diversi, può capitare che venga a mancarti uno stimolo o che tu non sia soddisfatto della tua vita, Magari perché ti accorgi che non riesci a trovare la donna giusta, o non riesci a vincere la Coppa dei Campioni. Oppure non riesci ad apprezzare quello che hai. Allora ti fermi e sei sommerso da dubbi e da pensieri: ed è un attimo cadere nella depressione. È stato davvero un periodo brutto. Ricordo che mi dicevo: “Ma che cosa me ne frega di essere Buffon. Perché poi alla gente, ai tifosi, giustamente, non importa un cavolo di come stai. Vieni visto come il calciatore, l’idolo per cui nessuno ti dice: “Ehi, come stai?”». Ma tutto sta per cambiare e la stagione 2011-12 si rivelerà trionfale per Gigi e per la Juventus. Finalmente non condizionato da problemi fisici, si erge protagonista della bellissima cavalcata bianconera verso lo scudetto. A parte un clamoroso errore nella partita casalinga contro il Lecce, il portierone bianconero sfodera grandi prestazioni, stabilendo il proprio record di imbattibilità con 568 minuti. Indossa anche la fascia di capitano, poiché Del Piero è spesso relegato in panchina. 11 maggio: Gianluigi Buffon parla a “Tuttosport” e racconta le emozioni partendo dalla sfida con il Lecce, ecco alcuni estratti: «Mi vengono in mente due scene. La prima: io che da terra guardo Bertolacci segnare e mi dico “Tranquillo, questo è solo un film, adesso succede qualcosa, magari sviene”. Non una bella sensazione, anche se con Conte e i miei compagni all’inizio della stagione avevamo messo in preventivo che potesse capitare un patatrac. La seconda è Il silenzio immediatamente successivo alla boiata. Che ti ammazza. Lì ti chiedi: mi massacreranno o mi spalleggeranno? A me sembrava di aver tradito la fiducia dei compagni e dei tifosi. Emblematica è stata la loro reazione subito dopo l’errore con il Lecce e ancora di più a Trieste. Non sono una persona che si commuove facilmente, ma nella fase di riscaldamento ho faticato a trattenere le lacrime». Sul tema scudetto: «Molte volte me lo sono immaginato, un po’ meno nelle ultime due stagioni. Ci sta nella storia che uno rincorra una bandiera, come gli ignavi, senza mai riuscire a prenderla. È una paura innegabile. In parecchie occasioni durante questi sei anni ho tratto delle conclusioni chiacchierando con il mio intimo. Non sempre, ma spesso alcune certezze hanno vacillato, ci sta. Però poi ho meditato sulle mie conquiste. Vivere la Serie B e pensare che magari per i prossimi cinque, sei, sette anni non vincerai più niente essendo comunque Buffon porta a riflettere. Ma alla fine sono sempre tornato al punto di partenza: la vita dà ciò che ci meritiamo. La partita della svolta è stata la prima, anzi, dalla festa dello Stadium avevo maturato la sensazione che saremmo riusciti a mettere assieme qualcosa di straordinario. Ipotizzarlo ad agosto-settembre era da folli. Ovvio, per tutto l’anno mi sono ripetuto che il secondo posto non sarebbe stato male, però ha prevalso il desiderio di realizzare una grande impresa. Ognuno di noi ha messo la propria firma su ogni partita. C’è stata una continua crescita individuale». Sul numero uno: «Non si può stabilire con sicurezza, dipende dai periodi. Eppure posso garantire con assoluta sincerità che non molte volte mi sono sentito così bene e con una tale armonia psicofisica. La differenza tra i portieri scaturisce dalla minore percentuale di errore. Quest’anno ho sbagliato solo una volta: una svista da giocatore, non da portiere. Le polemiche del passato appartengono per l’appunto al passato. Nulla che mi abbia sorpreso, sia chiaro. Semmai mi ha dato fastidio che, disputate appena diciassette partite dopo sette mesi di inattività, qualcuno possa aver identificato in Buffon il problema della Juventus. Una Juventus che è arrivata settima e non prima, tra l’altro. Undici anni fa sono arrivato con i capelli più lunghi e una buona carriera da ragazzo prodigio alle spalle, ma mi mancava la consacrazione. Dopo undici anni, posso sostenere con fermezza che, anche potendo, non tornerei indietro. Sono stato fortunato e bravo». Sulle polemiche e il gol di Muntari: «È stato tutto strumentale, quindi non mi ha toccato e non mi tocca per niente. Sono dalla parte della ragione, cosa ho dichiarato allora lo ripeto adesso, con la massima trasparenza. La premessa è stata: non mi sono accorto se la palla era dentro o fuori. Stop. Volete la verità? Purtroppo vincere ed essere applauditi dagli avversari è difficile, un concetto che stride. In realtà, non c’è niente da aggiungere a ciò che è già stato detto. Se da calciatore mi viene chiesto quanti scudetti ho vinto, rispondo che sul campo ne ho conquistati cinque. Poi ci sono gli assegnati, i revocati. La Juventus non prevede vie di mezzo: o la ami o la odi. Poco alla volta, tornando a vincere, si ripropongono antichi sentimenti». Il parallelo tra la Juventus di oggi e del passato e il futuro: «Quella della Triade era una corazzata, quasi inespugnabile. Quella di Cobolli Gigli e Blanc era frizzante ma le mancava la cattiveria agonistica per vincere. Questa è la Juventus della rinascita e a mio avviso è anche la più importante, perché si riparte da qui. Io voglio essere competitivo in Champions League, che deve essere il nostro obiettivo. L’ultimo successo risale a sedici anni fa e non mi sembra che la Juventus stellare di cui ho fatto parte sia mai riuscita a ripetersi. Sarebbe chiedere troppo a una squadra che ha compiuto un autentico miracolo. Mi accontenterei di riacquistare il rispetto dell’Europa che conta. Del resto, il Real Madrid ha speso 800 milioni e non ha ancora rialzato la Champions. Due o tre rinforzi pescati con oculatezza, così che la nostra squadra da solida diventi importante. Questo è un gruppo composto da tanti italiani, gente che sa cosa significa la parola Juventus, integrato da quattro o cinque stranieri tosti. Arrivasse un campione che fa le bizze, per quanto forte sarebbe compiere un passo indietro Non so come finirebbe Juventus-Barcellona. Ma sarebbe una partita di pallone». Infine Conte: «Uno come Conte andava sempre scelto per primo nelle partitelle perché era organizzato, tosto e leale. Al pari di Ferrara e Montero. Se è diventato un ottimo tecnico lo deve al fatto che è stato un calciatore di un certo tipo. E qui smonto un luogo comune. Di solito si sostiene che l’allenatore incide poco o nulla; io, al contrario, dico che l’allenatore conta nella misura in cui lo fanno contare società e giocatori. E siccome Conte ha sempre goduto del pieno appoggio di tutti, è stato il valore aggiunto che ha fatto la differenza tra noi e il Milan». Alessandro Del Piero lascia la Juventus e Buffon eredita ufficialmente la fascia di capitano. Il 2012-13 si apre nel migliore dei modi, con la vittoria della Supercoppa Italiana contro il Napoli. Proseguirà ancora meglio con la conquista del triangolino tricolore, il quinto personale. Buffon sembra il papà del Buffon degli esordi: ora è un uomo, le esperienze passate lo hanno crescere. Quello che era il ragazzino che faceva innervosire compagni e allenatori, ora è il leader saggio del gruppo: è il monumento della Juventus e dell’Italia. Ritorna a giocarsi una finale di Champions League e ora ha la certezza che aveva Bettega a Manchester: «Alla Juve capita spesso». Continua a far incetta di trofei: gli scudetti consecutivi diventano sette (undici per lui), col contorno di quattro Coppa Italia. In mezzo anche il record di imbattibilità (974 minuti), per il “Numero uno dei numeri uno”, come lo definisce il radiocronista Repice. E quel ragazzino che voleva giocare a calcio per le scarpe, la tuta, la borsa non dando importanza alla squadra, adesso è quell’uomo che ringrazia tutti i compagni e allenatore per aver scritto un nuovo record. Una vita da Buffon. Una vita vissuta: piena successi, errori, generosità, fallimenti, rinascite. «Il momento più felice della mia carriera juventina? A Trieste, quando ho vinto lo scudetto con Conte. Era la chiusura di un cerchio che ha dato forza alle mie scelte da giocatore. Ho sposato la causa perché ci credevo, perché potevo tornare a vincere con la Juve. Qualche pensiero di andare via nel 2006 mi era venuto, ma poi la vita mi ha ridato tutto. Ho sofferto tanto dal 2006 al 2012, ero il portiere di riferimento ed ho deciso l'isolamento. Il momento più doloroso? Cardiff. Non per la sconfitta, ma perché ci siamo disgregati nel secondo tempo. Abbiamo dato l'impressione di non essere competitivi al massimo livello. Mi ha fatto male, anche per orgoglio. Altra cosa che mi ha fatto male è stata l'eliminazione a Madrid. Dentro di me, durante quella partita, ero orgoglioso di essere il capitano di quella squadra. Nella partita di Madrid la gente deve essersi sentita orgogliosa degli uomini». Fino all’ultimo atto: la decisione, a quarant’anni suonati, di lasciare Torino e tentare una nuova avventura a Parigi. «È stata un'esperienza bellissima. Mi ha dato tanto dal punto di vista umano, mi ha fatto crescere, mi sentivo un cittadino del mondo. Dal punto di vista sportivo credo di aver giocato in una squadra stratosferica, con gente come Neymar, Mbappè. Ero sicuro di arrivare in finale di Champions quell'anno». Ma «certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano», canta Venditti. E così, dopo un anno non certo positivo al PSG, Gigi ritorna alla Juve. «Per dare e non per togliere», dice lui. In verità fa incetta di record. Si legge, infatti, su Wikipedia: “Il 28 settembre 2019 in occasione della partita contro la Spal raggiunge la 903sima partita con squadre di club, superando il precedente primato appartenuto a Paolo Maldini. Il 12 novembre, disputando all'età di 41 anni, 10 mesi e 13 giorni la partita di Champions League contro il Bayer Leverkusen, diventa il secondo giocatore più anziano a essere sceso in campo in tale competizione, alle spalle del solo Marco Ballotta. Il 18 dicembre, contro la Sampdoria diventa il giocatore con più presenze in Serie A nella storia della Juventus, superando le 478 apparizioni di Alessandro Del Piero. Il 4 luglio 2020, in occasione del derby vinto 4-1 contro il Torino, tocca quota 648 presenze in A superando l'ex primatista, Paolo Maldini, per presenze nella massima serie. L'8 dicembre 2020 grazie alla presenza contro il Barcellona stabilisce un nuovo record, diventando l'unico giocatore della storia della Coppa dei Campioni-Champions League ad avere almeno una presenza in quattro decenni consecutivi. L'11 maggio 2021 annuncia la sua decisione di lasciare definitivamente la Juventus a fine stagione. Il giorno seguente, nella partita contro il Sassuolo, all'età di 43 anni e 104 giorni diventa il portiere più anziano della storia a parare un calcio di rigore”. «La vittoria in Coppa Italia è stato un bel finale, viene sugellato un fine rapporto con una bellissima vittoria e grandissime scene di empatia e amicizia tra me e i miei compagni. È stato da parte mia un addio molto sereno, l'avevo già vissuto tre anni prima. Non ci fai l'abitudine, ma con l'esperienza passata hai dei punti cardinali per non patire determinate emozioni. L'ho vissuta con molta naturalezza. Il fatto che sia tornato lascia capire che uno se ne può andare ma può anche tornare, nella testa della gente c'è la serenità di dire “magari Gigi può tornare tra di noi”. In tutti questi anni sono diventato juventino, ho fatto miei determinati valori, e adesso sono più felice di allora perché sono juventino con coscienza, ho scelto di essere juventino. Cosa farò adesso? Ho bisogno di staccare. Ho bisogno di riposare e mettere nel mio serbatoio energie nuove. Non voglio pentirmi di qualunque scelta farò. Se sono felice oggi? Sì molto, sono felicissimo, non chiedo di meglio, posso anche smettere, penso di aver fatto abbastanza nella mia carriera. So che devo migliorare ancora alcune cose come persona, ma sono contento di come sono venuto fuori come uomo. Se non fossi stato soddisfatto di me come persona, non sarei stato felice. Sono sulla strada giusta». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/01/gianluigi-buffon.html
  14. GIANLUIGI BUFFON https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluigi_Buffon Nazione: Italia Luogo di nascita: Carrara (Massa Carrara) Data di nascita: 28.01.1978 Ruolo: Portiere Altezza: 192 cm Peso: 92 kg Nazionale Italiano Soprannome: Superman - Gigi Alla Juventus dal 2001 al 2018 e dal 2019 al 2021 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 19.05.2021 - Coppa Italia - Atalanta-Juventus 1-2 685 presenze - 539 reti subite 12 scudetti 5 coppe Italia 6 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Gianluigi Buffon, detto Gigi (Carrara, 28 gennaio 1978), è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, capo delegazione della nazionale italiana. Da molti considerato il miglior portiere della storia del calcio, si è laureato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d'Europa nel 2012 con la nazionale italiana. Con i club ha vinto dodici campionati di Serie A — record assoluto —, uno di Serie B, sei Coppe Italia, sette Supercoppe italiane, una coppa UEFA, un campionato di Ligue 1 e una Supercoppa di Francia. Con la nazionale italiana, di cui detiene il record di presenze (176), è stato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d'Europa nel 2012, partecipando a cinque Mondiali (primato condiviso con Antonio Carbajal, Rafael Marquez e Lothar Matthäus), quattro Europei e due Confederations Cup. Prima di entrare nel giro della nazionale maggiore ha vinto un Europeo di categoria con l'Under-21 nel 1996, e nello stesso anno ha preso parte ai Giochi olimpici. Detiene il record di imbattibilitá nella Serie A a girone unico, avendo mantenuto la sua porta inviolata per 974 minuti nella stagione 2015-2016. È il giocatore con più apparizioni nella storia della Serie A, nonché quello che ha giocato più partite nel massimo campionato italiano con la maglia della Juventus; insieme a Paolo Maldini, è inoltre uno dei due calciatori italiani ad aver superato le 1000 presenze in carriera. Figura poi al secondo posto tra i giocatori più anziani ad aver disputato un incontro nella massima serie italiana, dietro solo a Marco Ballotta, e al secondo posto anche per quanto riguarda la Champions League, dietro lo stesso Ballotta. Nel 2006 è stato premiato dalla FIFA come miglior portiere del Mondiale e si è classificato secondo — dietro il connazionale Fabio Cannavaro — nella classifica del Pallone d'oro, premio al quale è stato candidato in diverse altre occasioni. Nel 2003, la UEFA lo ha premiato con il titolo di miglior portiere e, unico caso tra i giocatori del suo ruolo, miglior giocatore della stagione. Tra il 2003 e il 2017 è stato eletto cinque volte "Portiere dell'anno" dall'IFFHS, record condiviso con Iker Casillas; altre sei volte, tra il 2008 e il 2016, ha ottenuto il secondo posto. Sempre dall'IFFHS è stato premiato come miglior portiere del decennio 2000-2010, del quarto di secolo 1987-2011 e del XXI secolo (prendendo però solo in considerazione i risultati ottenuti dal 2001 al 2011). Nel 2009 è stato inserito nella squadra ideale del decennio dal Sun, mentre nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Nel 2016, a Monte Carlo, è stato premiato con il Golden Foot, diventando il primo portiere nella storia a ricevere tale riconoscimento. Gianluigi Buffon Buffon con la nazionale italiana nel 2014 Nazionalità Italia Altezza 192 cm Peso 92 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Parma Carriera Giovanili 198?-1986 Canaletto 1987-1990 Perticata 1990-1991 Bonascola 1991-1995 Parma Squadre di club 1995-2001 Parma 168 (-159) 2001-2018 Juventus 656 (-518) 2018-2019 Paris Saint-Germain 17 (-18) 2019-2021 Juventus 29 (-21) 2021-2023 Parma 43 (-49) Nazionale 1993-1994 Italia U-16 3 (-2) 1995 Italia U-17 3 (-1) 1994-1995 Italia U-18 3 (-1) 1995-1997 Italia U-21 11 (-7) 1997 Italia U-23 4 (-1) 1997-2018 Italia 176 (-146) Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Giochi del Mediterraneo Oro Bari 1997 Europei di calcio Under-18 Argento Grecia 1995 Europei di calcio Under-16 Argento Turchia 1993 Nasce a Carrara, in Toscana, anche se la famiglia paterna è di origine friulana, di Latisana, in una famiglia di sportivi: la madre Maria Stella Masocco è stata tre volte campionessa italiana di getto del peso e lancio del disco, lo zio Dante Masocco ha giocato a livello nazionale e nella Serie A1 di pallacanestro, il padre Adriano ha militato nella nazionale di getto del peso e le sorelle Guendalina e Veronica sono state pallavoliste affermate. È lontano parente di Lorenzo Buffon, portiere di Milan, Genoa, Inter, Fiorentina e della nazionale: Lorenzo è cugino di secondo grado del nonno di Gianluigi. Nonostante fin da bambino sia stato tifoso del Genoa, dalla stagione 2002–2003 porta scritto sui guanti l'acronimo "C.U.I.T.", che significa Commando Ultrà Indian Trips, ovvero il nome di un gruppo di tifosi ultras della Carrarese, di cui era azionista. Possiede un ristorante nel centro della città di Pistoia, intitolato "Zerosei", e lo stabilimento balneare "La Romanina" in località Ronchi. Buffon da bambino (in piedi, primo da sinistra) con la maglia dei "Pulcini" del Canaletto, nel 1986 Fra il dicembre del 2003 e il giugno 2004 Buffon ha sofferto di depressione. Nella sua autobiografia affermerà di essersi ripreso prima del campionato d'Europa 2004. È stato opinionista fisso nel programma di Darwin Pastorin, Le partite non finiscono mai, tra il settembre 2006 e il maggio 2007. Il 14 novembre 2008 esce Numero 1, testo autobiografico scritto con Roberto Perrone, in cui Buffon viene definito nell'introduzione «il più grande portiere del mondo, uno dei quattro o cinque che resteranno per sempre nell'immaginario mondiale del football». Il 16 luglio 2010 è diventato socio azionario della Carrarese, squadra della sua città natale, acquisendo il 50% della proprietà assieme a Cristiano Lucarelli e Maurizio Mian. Il 10 giugno 2011 acquisisce il 20% delle quote azionarie della società, per poi diventarne unico azionista l'anno successivo. Il 30 maggio 2011 è entrato a far parte del Consiglio di amministrazione di Zucchi con una quota del 19,4%. Nel luglio 2011 la CONSOB lo multa per un ammontare di circa 60 000 euro «per non avere dato conto di avere superato le soglie rilevanti del 2%, del 5% e poi 10% nel capitale di Zucchi». Nel 2014 acquisisce il 56% delle azioni, diventandone azionista di maggioranza. Quest'operazione ha destato qualche perplessità da parte dei media, essendo essa uno degli sponsor della FIGC. Il 16 giugno 2011 si sposa con la showgir ceca Alena Seredova. Da lei ha avuto due figli: Louis Thomas, nato il 28 dicembre 2007, il cui secondo nome è stato scelto in onore del suo idolo sportivo, il portiere del Camerun Thomas N'Kono, e David Lee, nato il 31 ottobre 2009. La coppia si è separata nel 2014. In seguito si è legato sentimentalmente alla giornalista di Sky Ilaria D'Amico, con la quale, il 6 gennaio 2016, ha avuto il suo terzo figlio, Leopoldo Mattia. Il 7 maggio 2012 è stato eletto vicepresidente dell'Associazione Italiana Calciatori, prima volta per un giocatore in attività. Il 6 luglio dello stesso anno è divenuto l'azionista unico della Carrarese, tramite la società Buffon & co. Pubblicità Nell'estate 2009 viene ingaggiato come testimonial dalla poker room online PokerStars. Nell'ottobre 2011, si ritrova assieme ad Eleonora Abbagnato, in uno spot pubblicitario per Ferrarelle. Diversi anni dopo, nel 2016, subentra a Rocco Siffredi come testimonial pubblicitario di Amica Chips; mentre nel 2018 tocca alla Birra Moretti, che lancia con la sua immagine, una campagna multimediale chiamata, Fai ridere Gigi Buffon. Torna come testimonial nel 2019, assieme alla calciatrice juventina Sara Gama, per l'azienda Head & Shoulders. Controversie Durante la sua prima militanza nel Parma, il giocatore fu al centro di controversie circa l'ostentazione di simboli riconducibili all'estrema destra. Il primo caso risale al 26 settembre 1999 quando, durante una partita casalinga contro la Lazio, esibì sulla sua divisa da gioco la scritta a pennarello "Boia chi molla", motto di stampo fascista: pur scusandosi pubblicamente per il fatto — «sono ignorante di queste cose, venivamo da una batosta e volevo semplicemente dire di non mollare», dichiarò nella circostanza —, venne deferito dal presidente della Federcalcio, Luciano Nizzola, e multato per 5 milioni di lire. Un anno più tardi, prima dell'inizio del campionato 2000-01, l'estremo difensore scelse inizialmente l'88 come numero di maglia, poiché costituito da quattro "palle", simbolo della rinascita dopo l'infortunio che gli aveva impedito di partecipare all'Europeo 2000. Tuttavia il gesto suscitò le polemiche di varie associazioni, tra cui il responsabile dello sport della comunitá ebraica di Roma, Vittorio Pavoncello, a causa del fatto che tale numero richiamasse, in ambito neonazista, il saluto hitleriano (Heil Hitler, essendo la H l'ottava lettera dell'alfabeto): scoperto anche questo richiamo reazionario, il portiere decise di ripiegare sul 77 onde evitare possibili strumentalizzazioni. In quello stesso periodo, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Universitá di Parma presentando un falso diploma di ragioneria: inizialmente a rischio di reclusione, patteggió una sanzione pari a 6 milioni di lire. Nel maggio 2006, a ridosso dello scoppio di Farsopoli, risultò tra gli indagati in un giro di scommesse clandestine, circostanza che avrebbe potuto comportare una squalifica; dichiaratosi estraneo ai fatti, nel dicembre dello stesso anno, dopo ulteriori indagini, fu prosciolto dalle accuse. In occasione dei festeggiamenti al Circo Massimo per la vittoria del campionato del mondo 2006, esibì distrattamente uno striscione — ricevuto dalla folla — su cui campeggiavano la scritta «Fieri di essere italiani» e una croce celtica. Caratteristiche tecniche Buffon para il rigore di Ashley Cole nei quarti di finale del campionato d'Europa 2012 contro l'Inghilterra Portiere di grande carisma e temperamento, abbina a un ottimo senso della posizione eccellenti doti tecniche, fisiche e atletiche, che gli consentono di destreggiarsi con efficacia nelle parate in tuffo e nelle uscite alte; in quest'ultimo gesto tecnico, pur essendo dotato di una buona presa, è solito preferire la respinta, indirizzando il pallone verso il compagno meglio piazzato. Molto abile anche nelle uscite basse, col passare del tempo ha tuttavia ridotto la frequenza di questo genere di interventi. Talento originariamente «istintivo e frenetico», ha palesato negli anni una progressiva maturazione sul piano caratteriale e tecnico, affermandosi come portiere calmo, essenziale e di grande longevità sportiva. Nonostante la statura elevata, possiede ottimi riflessi e notevole agilità; si distingue, inoltre, per la costanza di rendimento, la concentrazione, il buon rinvio col piede destro e l'ottimo controllo di palla, che all'occorrenza sfrutta per eludere il pressing dell'avversario: propensione, quest'ultima, manifestata soprattutto in giovane età, dapprima con una certa avventatezza e successivamente con più prudenza. Non manca nel suo repertorio l'abilità nel parare i calci di rigore: nel corso della sua carriera ha neutralizzato numerosi tiri dal dischetto, alcuni dei quali in circostanze decisive. Carriera Club Gli inizi, Parma Un giovane Buffon al Parma il 26 novembre 1995, alla sua seconda partita in Serie A Inizia nella scuola calcio Canaletto, una società di calcio dilettantistica de La Spezia. Passato nella categoria pulcini, torna a Carrara per giocare nel Perticata, altra formazione dilettantistica. A 12 anni passa al Bonascola, squadra della sua città natale. All'età di 13 anni, il 13 giugno 1991, viene acquistato dal Parma per 15 milioni di lire pagabili in due anni. Dopo gli inizi da centrocampista, giocò tra i pali a 14 anni per sopperire all'assenza di entrambi i portieri, infortunati. Da quel momento mantenne pressoché stabilmente la posizione di estremo difensore, ispirato — come da lui rivelato negli anni seguenti — dal camerunense N'Kono. In gialloblu, è cresciuto calcisticamente grazie alla guida di Ermes Fulgoni (preparatore dei portieri, ritenuto un maestro dallo stesso Buffon) e Villiam Vecchi. Buffon (in piedi, primo da sinistra) nel Parma artefice del double continentale 1998-1999 A causa dell'infortunio del titolare Luca Bucci, l'allenatore Nevio Scala aggregò il portiere (ancora minorenne) alla prima squadra poiché impressionato dalle sue qualità. Esordì in Serie A il 19 novembre 1995, nella partita contro il Milan terminata senza gol. Il giovane portiere figurò tra i migliori in campo. La domenica seguente, nella gara con la Juventus, incassò la sua prima rete da Ciro Ferrara: l'incontro si concluse 1-1. Il 24 settembre 1996 debuttò nelle coppe continentali, giocando contro il Vitoria Guimaraes in Coppa UEFA: i portoghesi vinsero per 2-0, eliminando i ducali dal torneo. Nella stagione 1996-97 diviene titolare della squadra parmense, raggiungendo il secondo posto in campionato. Con la formazione emiliana milita fino al 2001, venendo soprannominato "Superman" e aggiudicandosi tre trofei. Nel 1999 i ducali vinsero la Coppa UEFA, la Coppa Italia e la Supercoppa italiana. Juventus 2001-2011 Dopo aver perfezionato l'acquisto di Lilian Thuram dal Parma, il 3 luglio 2001, sempre dagli emiliani, la Juventus acquista Buffon per 75 miliardi di lire più la cessione a titolo definitivo di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi; Buffon diviene così l'acquisto più oneroso nella storia della società bianconera (primato mantenuto fino al 2016, anno in cui la Juventus acquisterà Gonzalo Higuain dal Napoli per 90 milioni di euro), nonché il calciatore italiano e il portiere più costoso di sempre (record, quest'ultimo, battuto nel 2018 con i trasferimenti di Alisson Becker al Liverpool e di Kepa Arrizabalaga al Chelsea, rispettivamente per 75 e 80 milioni di euro). Buffon difende la porta della Juventus nel 2006, contro il Rimini, all'esordio in Serie B Nella sua prima stagione in bianconero, dopo un avvio incerto, incrementa il proprio rendimento e vince lo scudetto, il primo della carriera, con un sorpasso all'Inter all'ultima giornata. Nel 2002-2003 vince la Supercoppa italiana e un altro scudetto, perdendo ai tiri di rigore la Champions League nella finalissima contro il Milan: già protagonista di un rigore respinto a Luis Figo nella semifinale contro il Real Madrid, nell'ultimo atto del torneo compie una difficile parata su Filippo Inzaghi — annoverata dallo stesso Buffon tra le più belle della sua carriera — e neutralizza i rigori di Clarence Seedorf e K'akhaber K'aladze, ma il suo avversario Dida ne para tre e la coppa va al Milan, che vince per 3-2. Quell'anno viene premiato dalla UEFA come miglior giocatore della stagione: nessun portiere aveva mai ricevuto questo riconoscimento. Vinta ai rigori la Supercoppa italiana 2003 contro il Milan — decisiva la parata di Buffon sul tiro di Cristian Brocchi—, nella stagione 2003-2004 la Juventus si classifica terza in campionato. Buffon numero uno juventino nel 2009 Nelle stagioni 2004-2005 e 2005-2006, con Fabio Capello in panchina, Buffon vince rispettivamente il terzo e il quarto scudetto della sua carriera, in seguito revocati per le vicende di Calciopoli. Nella prima parte della stagione 2005-2006, è costretto a stare lontano dai campi da gioco per un infortunio alla spalla occorso dopo uno scontro con il rossonero Kaká nel Trofeo Berlusconi. Il Milan cederà il portiere Christian Abbiati in prestito gratuito per "risarcire" la Juventus. Retrocesso in Serie B nel 2006, decide di continuare la sua avventura con la società piemontese: per questo motivo, nel mese di novembre, la Juventus lo ringrazierà acquistando una pagina di ognuno dei tre quotidiani sportivi nazionali (Corriere dello Sport, La giornalaccio rosa dello Sport, Tuttosport), pubblicandovi queste parole: «La tua maglia dice chi sei. La società, i compagni, i tifosi e i partner ringraziano Gigi Buffon per essere ancora e sempre il loro numero uno». Frattanto, al terzo turno della Coppa Italia 2006-2007, Buffon si incarica di calciare il primo penalty della gara contro il Napoli decisa ai tiri di rigore, sbagliandolo; in seguito ne parerà due, senza riuscire a evitare la sconfitta e l'eliminazione della propria squadra. Il 18 novembre, durante il match esterno contro l'AlbinoLeffe conclusosi 1-1, riceve la sua prima espulsione in carriera per un fallo su Nicola Ferrari. A fine stagione la Juventus si classifica al primo posto nonostante la penalizzazione, ritrovando la Serie A. Durante la stagione 2007-2008 Buffon inizia a soffrire di acciacchi fisici, che lo affliggeranno anche nelle due stagioni successive, costringendolo a saltare diversi incontri. Per la Juventus sono anni altalenanti: dopo un terzo e un secondo posto ottenuti nelle stagioni 2007-2008 e 2008-2009, le due annate successive vedono i bianconeri classificarsi settimi. 2011-2018 Buffon capitano bianconero il 16 settembre 2014, all'esordio stagionale in Champions League contro il Malmö FF L'arrivo di Antonio Conte sulla panchina della Juventus coincide con il ritorno ad alti livelli della squadra torinese, che dal 2012 al 2014 si aggiudica tre scudetti consecutivi e due Supercoppe italiane. Divenuto capitano nel 2012 in seguito all'addio di Alessandro Del Piero, nel campionato 2013-2014 mantiene la sua porta inviolata per 745' stabilendo — oltreché un record personale — la sesta miglior prestazione di tutti i tempi in Serie A. Terminato il ciclo di Conte, sostituito da Massimiliano Allegri nella stagione 2014-2015, la Juventus non riesce a vincere la terza Supercoppa italiana di fila, persa ai rigori contro il Napoli, ma conquista il quarto scudetto consecutivo, seguito dalla Coppa Italia (competizione in cui Buffon non scende mai in campo, sostituito da Storari). Nello stesso anno giunge in finale di Champions League contro il Barcellona, perdendo per 3-1 nonostante la buona prova di Buffon. Al termine della competizione, l'estremo difensore viene inserito nella squadra ideale dell'edizione 2014-2015. L'8 agosto 2015, con la vittoria per 2-0 sulla Lazio, vince la quinta Supercoppa italiana con la Juventus e la sesta personale, raggiungendo Dejan Stankovic nella speciale classifica di trofei vinti (6). Il 12 agosto si è classificato al quarto posto dell'UEFA Best Player in Europe Award. Il 21 ottobre, nella partita casalinga di Champions League pareggiata 0-0 contro il Borussia M'gladbach, supera Alessandro Del Piero al primo posto della classifica dei minuti giocati con la Juventus. A partire dal 64' di Sampdoria-Juventus (1-2) del 10 gennaio 2016, in cui subisce una rete da Antonio Cassano, è protagonista di un lungo periodo di inviolabilità, che lo porta a stabilire due record: l'11 marzo, a seguito della vittoria per 1-0 contro il Sassuolo, diventa il portiere con la più lunga striscia di imbattibilità in Serie A nella storia della Juventus, superando il precedente primato di Dino Zoff; il 20 marzo, in Torino-Juventus, batte anche il record assoluto della massima serie (stabilito da Sebastiano Rossi nel 1994), migliorandolo fino a 974 minuti, quando subisce su rigore il gol di Andrea Belotti. Vince il campionato alla trentacinquesima giornata, grazie alla vittoria conseguita contro la Fiorentina per 1-2 (nella quale, nel finale, risulta decisivo ai fini del risultato parando un rigore a Nikola Kalinic) e alla sconfitta del Napoli secondo in classifica per 1-0 nella trasferta di Roma, nel posticipo giocato il lunedì pomeriggio. Il 21 maggio, pur non scendendo in campo durante la partita (così come durante tutta la competizione, sostituito da Neto), vince la seconda Coppa Italia consecutiva con la Juventus, la terza personale. Buffon in riscaldamento prima della Supercoppa Italiana L'11 ottobre 2016 si aggiudica la 14ª edizione del Golden Foot; nello stesso mese viene inserito dalla testata francese France Football fra i 30 candidati alla vittoria del Pallone d'oro. Il 2 novembre, nel pareggio casalingo contro il Lione (1-1), raggiunge quota 100 presenze in Champions League (escluse le presenze nei turni preliminari). Il 23 dicembre disputa la finale di Supercoppa italiana 2016 contro il Milan, in cui i rossoneri si impongono ai tiri di rigore. L'8 aprile 2017, nella gara di ritorno contro il Chievo, tocca quota 616 presenze in Serie A, superando Javier Zanetti al secondo posto della classifica dei calciatori con più partite disputate nel massimo campionato italiano. Alla fine di maggio mette in bacheca sia la Coppa Italia (non giocando nessuna gara della manifestazione) che il sesto campionato di fila. Non riesce invece l'affermazione europea in Champions League, dove la Juventus esce sconfitta in finale contro il Real Madrid, vittorioso per 1-4; per Buffon si tratta della terza finale di Champions League persa, dopo i precedenti del 2003 contro il Milan e 2015 contro il Barcellona. L'estremo difensore bianconero viene comunque premiato come miglior portiere del torneo continentale e, per la quinta volta in carriera, come Miglior portiere dell'anno IFFHS; giunge inoltre 4º nella corsa al Pallone d'oro, ottenendo il suo miglior piazzamento dopo il secondo posto del 2006. Nella sua diciassettesima stagione in maglia bianconera, in cui si alterna a difesa della porta con il neoacquisto Wojciech Szczesny, conquista rispettivamente la quarta Coppa Italia e il settimo scudetto di fila: Buffon, insieme ai compagni di squadra Barzagli, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio, è tra i 5 eptacampioni d'Italia di questo ciclo juventino. Il cammino in Champions League si interrompe ai quarti di finale contro il Real Madrid: nei minuti conclusivi della gara di ritorno, a seguito di un rigore assegnato agli spagnoli, poi rivelatosi decisivo, Buffon verrà espulso per proteste e, dopo aver apertamente criticato la direzione arbitrale nel post partita, subirà una squalifica di tre giornate. In scadenza di contratto, il 19 maggio 2018 in occasione dell'ultima gara di campionato contro il Verona gioca l'ultima partita in maglia bianconera, prima di svincolarsi dal club torinese il 1º luglio seguente, sancendo di fatto la promozione di Szczęsny a nuovo numero uno bianconero. Paris Saint-Germain Buffon durante l'esperienza al Paris Saint-Germain Il 6 luglio 2018, a 40 anni, viene ingaggiato a parametro zero dai francesi del Paris Saint-Germain. Nel corso della stagione si alterna con l'altro portiere, il francese Alphonse Areola. Fa il suo esordio ufficiale con la maglia dei parigini il 4 agosto 2018 nella Supercoppa di Francia, vinta ai danni del Monaco (4-0); il successivo 6 novembre debutta in Champions League con i parigini, nella trasferta contro il Napoli (1-1), dopo aver scontato i tre turni di squalifica comminatagli dall'UEFA in seguito alle dichiarazioni al termine della partita Real Madrid-Juventus del precedente 11 aprile. Suo malgrado, un errore dello stesso Buffon contribuisce all'eliminazione dei parigini dalla competizione continentale, agli ottavi di finale, per mano del Manchester Utd che vince 3-1 la gara di ritorno al Parco dei principi, ribaltando lo 0-2 dell'andata. Ritorno alla Juventus Sul finire della stagione il portiere, in scadenza di contratto, annuncia la decisione di non proseguire il rapporto con il club francese e, una volta svincolatosi, il 4 luglio 2019 fa ritorno dopo appena un anno alla Juventus. La scelta dell'insolita maglia numero 77, già indossata ai tempi del Parma, esplicita il ruolo di dodicesimo alle spalle del titolare designato Szczesny. Buffon durante la sua seconda esperienza alla Juventus nel 2019 Fa il suo secondo esordio con i bianconeri il 21 settembre 2019 nella vittoria casalinga contro il Verona (2-1). Il 28 settembre successivo in occasione della partita contro la SPAL raggiunge la 903ª partita con squadre di club, superando il precedente primato appartenuto a Paolo Maldini. Il 12 novembre, disputando all'età di 41 anni, 10 mesi e 13 giorni la partita di Champions League contro il Bayer Leverkusen, diventa il secondo giocatore più anziano a essere sceso in campo in tale competizione, alle spalle del solo Marco Ballotta. Il 18 dicembre, contro la Sampdoria (battuta 1-2), diventa il giocatore con più presenze in Serie A nella storia della Juventus, superando le 478 apparizioni di Alessandro Del Piero. Il 4 luglio 2020, in occasione del derby vinto 4-1 contro il Torino, tocca quota 648 presenze in A superando l'ex primatista, Paolo Maldini, per presenze nella massima serie. L'8 dicembre 2020 grazie alla presenza contro il Barcellona stabilisce un nuovo record, diventando l'unico giocatore della storia della Coppa dei Campioni/Champions League ad avere almeno una presenza in quattro decenni consecutivi. L'11 maggio 2021 annuncia la sua decisione di lasciare definitivamente la Juventus a fine stagione. Il giorno seguente, nella partita contro il Sassuolo, all'età di 43 anni e 104 giorni diventa il portiere più anziano della storia della Serie A a parare un calcio di rigore; mentre il 19 maggio vincendo per la sesta volta la Coppa Italia (quinta volta con i bianconeri) eguaglia Roberto Mancini per numero di vittorie nella competizione. Ritorno al Parma e ritiro Dopo la scelta di non rinnovare il contratto in scadenza con la Juventus, il 17 giugno 2021 viene annunciato il suo ritorno al Parma, a vent'anni di distanza dalla fine della sua prima esperienza con il club emiliano. Il 20 agosto seguente, 7369 giorni dopo l'ultima gara con i crociati, compie il secondo debutto giocando la gara di Serie B pareggiata per 2-2 contro il Frosinone; mentre dalla gara successiva eredita la fascia da capitano dall’uscente Gagliolo. Il 19 novembre successivo, in occasione dell'anniversario del primo esordio con la maglia del Parma, viene celebrato con una riproduzione in chiave moderna della maglia usata in quella partita, indossandola poi per la gara contro il Cosenza del 21 novembre. Il 5 febbraio 2022 in occasione del pareggio per 0-0 contro il Benevento, stabilisce un nuovo record diventando il primo portiere a raggiungere quota 500 clean sheet. Il 28 febbraio successivo rinnova con i ducali fino al 2024. Termina la stagione con 27 reti subite in 26 partite. Nella stagione 2022-2023 è vittima di qualche problema fisico e viene alternato con il portiere argentino Leandro Chichizola, ottenendo tuttavia 17 presenze in campionato. Il 30 maggio 2023, infine, scende in campo nella semifinale di andata dei play-off persa per 3-2 in trasferta contro il Cagliari, che rimane la sua ultima partita. Il successivo 2 agosto, a 45 anni, annuncia il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Gioca in tutte le rappresentative giovanili italiane dall' Under-15 all'Under-23. Gioca l'Europeo Under-15 nel 1993 in Turchia, il Mondiale Under-17 nel 1993 in Giappone, arriva in finale all'Europeo Under-18 del 1995 e vince l'Europeo Under-21 del 1996 pur senza scendere in campo nel corso della manifestazione, in cui il portiere titolare della nazionale italiana è Angelo Pagotto; sempre nel 1996 è convocato per i Giochi olimpici, venendo preferito allo stesso Pagotto come riserva di Gianluca Pagliuca. Nell'estate 1997 con l'Italia Under-23 vince i Giochi del Mediterraneo di Bari come portiere titolare. 1997-2006 Cannavaro e Buffon nel 1998 mentre festeggiano la vittoria dell'Italia nell'amichevole di Parma contro il Paraguay Convocato dal CT Cesare Maldini, esordisce in nazionale maggiore il 29 ottobre 1997, a 19 anni, entrando al 32' del primo tempo al posto dell'infortunato Pagliuca in occasione della partita contro la Russia disputata a Mosca, valida per l'andata dello spareggio di qualificazione al Mondiale 1998. Durante l'incontro, subisce il suo primo gol in nazionale al 52' a causa di un'autorete di Fabio Cannavaro; la partita si conclude con il risultato di 1-1. Durante la sua seconda apparizione in azzurro, un'amichevole contro il Paraguay del 22 aprile 1998, compie un intervento annoverato fra i più belli nella storia del calcio, neutralizzando un tiro a colpo sicuro di Hugo Brizuela. Viene quindi convocato per il campionato del mondo 1998 in Francia come terzo portiere dietro Angelo Peruzzi e Pagliuca, diventando poi il secondo a causa dell'infortunio di Peruzzi, costretto a rinunciare alla manifestazione e sostituito da Francesco Toldo. Con l'arrivo sulla panchina della nazionale del CT Dino Zoff, Buffon viene inizialmente promosso a vice di Peruzzi; poi, approfittando di alcuni acciacchi del titolare, lo sostituisce temporaneamente nel marzo e nell'aprile 1999, quindi in modo definitivo nell'ottobre dello stesso anno, divenendo il nuovo numero uno azzurro. Seppur reduce da una stagione non esaltante, è convocato come titolare per il campionato d'Europa 2000, ma è costretto a saltare la manifestazione per via di un infortunio alla mano subito durante un'amichevole di preparazione contro la Norvegia, lasciando spazio a Toldo. In seguito, sotto la guida del CT Giovanni Trapattoni batte la concorrenza dello stesso Toldo e partecipa da titolare al campionato del mondo 2002 e al campionato d'Europa 2004, subendo rispettivamente cinque e due gol. Buffon durante la finale del Mondiale 2006 contro la Francia Buffon raggiunge i suoi massimi livelli di prestazione durante il campionato del mondo 2006 in Germania sotto la gestione tecnica del nuovo CT della nazionale Marcello Lippi. Durante il torneo, infatti, subisce solo due reti, ovvero un autogol del compagno Christian Zaccardo durante l'incontro con gli Stati Uniti nella fase a gironi (terminato con il punteggio di 1-1) e il calcio di rigore realizzato da Zinedine Zidane nella finale del 9 luglio 2006 contro la Franci Fino a quest'ultima rete aveva mantenuto la porta italiana inviolata per 458 minuti (avvicinandosi al record nella competizione di 518 minuti stabilito da Walter Zenga nel 1990). Nella finale disputata all'Olympiastadion di Berlino, a 28 anni si aggiudica con la nazionale italiana la Coppa del Mondo, battendo i francesi dopo l'1-1 ai calci di rigore. In special modo, durante la gara è da ricordare la decisiva parata effettuata nei supplementari su colpo di testa di Zidane. Con le sue parate è stato uno dei maggiori artefici della vittoria azzurra del Mondiale, venendo per questo insignito del Premio Yashin come miglior portiere del torneo. In lizza fino all'ultimo per il Pallone d'oro, si classifica secondo dietro al compagno di squadra Fabio Cannavaro. 2006-2010 Al campionato d'Europa 2008, con il CT Roberto Donadoni, indossa la fascia di capitano nella gara d'esordio contro i Paesi Bassi(sconfitta per 3-0) a causa dell'assenza di Fabio Cannavaro; in seguito evita all'Italia una precoce eliminazione, parando di riflesso un rigore ad Adrian Mutu, nella seconda gara del girone contro la Romania (1-1), e mantiene inviolata la porta azzurra nella decisiva vittoria contro la Francia (2-0) che vale l'accesso ai quarti di finale. Qui, nella gara che vede la Spagna estromettere gli azzurri ai tiri di rigore (2-4, 0-0 d.t.s.), neutralizza inutilmente ai fini del risultato il tiro di Daniel Guïza. Chiude la competizione con 4 reti al passivo. Buffon difende la porta azzurra durante la partita di qualificazione al campionato d'Europa 2012 contro la Slovenia Partecipa quindi alla Confederations Cup, con Marcello Lippi tornato in panchina, dove l'Italia viene eliminata al primo turno e nella quale il portiere subisce 5 reti. Il 14 novembre dello stesso anno, nell'amichevole di Pescara contro i Paesi Bassi, raggiunge quota 100 presenze in nazionale — quarto giocatore italiano dopo Zoff, Paolo Maldini e Fabio Cannavaro a toccare tale traguardo. Il 1º giugno 2010 viene selezionato per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica. Nella prima partita del girone contro il Paraguay (1-1) si è infortunato alla schiena, accusando un problema sciatico che lo ha costretto a lasciare il campo durante l'intervallo; al suo posto è entrato Federico Marchetti, che è stato titolare anche per le altre due partite del girone che ha visto l'Italia eliminata. Chiude quindi la competizione con una presenza e una rete subita. 2010-2018 Dopo l'addio di Lippi, arriva come CT Cesare Prandelli, il quale lo nomina nuovo capitano della squadra non appena torna fra i disponibili: rientra a giocare infatti il 9 febbraio 2011 nell'amichevole pareggiata per 1-1 in casa della Germania. Il 6 settembre 2011, nella gara vinta per 1-0 sulla Slovenia, stabilisce il nuovo record d'imbattibilità nelle qualificazioni agli Europei: 644'. Selezionato per il campionato d'Europa 2012, è tra i protagonisti dell'Italia che si classifica al secondo posto, perdendo la finale ancora contro la Spagna (0-4). Al termine della manifestazione, la commissione tecnica dell'UEFA ha inserito Buffon nella lista dei migliori giocatori dell'edizione. Buffon e Alessandro Diamanti esultano dopo il rigore segnato da quest'ultimo al campionato d'Europa 2012 contro l'Inghilterra, valido per la qualificazione alla semifinale Convocato per la Confederations Cup 2013, gioca tutte le 5 partite in cui è coinvolta la nazionale azzurra che giunge al terzo posto, dopo aver battuto l'Uruguay ai calci di rigore (dove Buffon è decisivo parando i penalty di Diego Forlan, Martin Caceres e Walter Gargano); nella precedente partita, cioè la semifinale persa sempre dal dischetto e nuovamente contro la Spagna, non aveva invece respinto alcun tiro dei sette calciati dalle furie rosse. L'11 ottobre seguente, in Danimarca-Italia (2-2), supera le 136 presenze di Cannavaro, diventando il primatista azzurro dei calciatori più presenti in nazionale. Nel 2014 prende parte al suo quinto Mondiale, eguagliando il record di Antonio Carbajal e Lothar Matthäus (raggiunto nel 2018 anche da Rafael Marquez). Nella terza partita contro l'Uruguay, nonostante Buffon risulti tra i migliori in campo, l'Italia perde 0-1 e viene eliminata dalla competizione. Il 6 settembre 2015 (durante la gestione di Antonio Conte, subentrato a Prandelli) Buffon raggiunge le 150 presenze in maglia azzurra, scendendo in campo contro la Bulgaria in una gara di qualificazione al campionato d'Europa 2016. Titolare e capitano anche nella competizione continentale, offre ottime prestazioni; l'Italia viene eliminata ai quarti di finale dalla Germania dopo i tiri di rigore (ininfluente la parata di Buffon sul tiro di Thomas Müller). Il 24 marzo 2017, in occasione della partita di qualificazione al campionato del mondo 2018 contro l'Albania, giocata a Palermo, tocca quota mille presenze tra squadre di club e nazionale maggiore. Il 13 novembre dello stesso anno, dopo aver perso lo spareggio di qualificazione al Mondiale contro la Svezia (1-0 e 0-0), Buffon afferma di voler concludere la sua militanza in azzurro, salvo poi accettare la convocazione del CT ad interim Luigi Di Biagio per le amichevoli contro Argentina e Inghilterra del 23 e 27 marzo 2018. Gioca titolare nella partita contro la nazionale albiceleste persa per 2-0 a Manchester, ottenendo la sua 176ª presenza; mentre rimane in panchina nell'incontro successivo nel quale viene schierato il giovane Gianluigi Donnarumma. Il 17 maggio 2018, in una conferenza stampa, annuncia il ritiro dalla nazionale. Record Record individuali Calciatore con più presenze nella storia della Serie A (657). Portiere con la più lunga striscia di imbattibilità nella storia della massima serie italiana (974'), considerando sia la Serie A a girone unico sia i campionati precedenti alla sua istituzione (i record passati erano detenuti rispettivamente da Sebastiano Rossi con 929' e Gianpiero Combi con 934'). Portiere con più partite consecutive senza subire gol in Serie A (10). Portiere ad aver mantenuto più volte la porta inviolata in Serie A nell'era dei tre punti. Calciatore italiano con più presenze nelle squadre di club (956). Calciatore ad aver vinto il maggior numero di campionati di Serie A (12). Calciatore ad aver vinto più volte la Coppa Italia insieme a Roberto Mancini (6). Calciatore ad aver vinto più volte la Supercoppa italiana (7). Calciatore con più presenze nella storia della Supercoppa italiana insieme a Dejan Stankovic (9) Uno dei quattro calciatori, insieme ad Antonio Carbajal, Rafael Marquez e Lothar Matthäus, ad aver partecipato a cinque edizioni dei Mondiali: nel 1998 (senza scendere in campo), 2002, 2006, 2010 e 2014. Portiere più anziano ad aver parato un rigore in serie A. Record nella Juventus Calciatore con più presenze nei campionati italiani con la maglia della Juventus (526). Calciatore con più presenze in Serie A con la maglia della Juventus (489). Calciatore con più minuti giocati in Serie A con la maglia della Juventus. Calciatore con più presenze in Coppa Campioni/Champions League con la maglia della Juventus (117). Calciatore con più presenze nella Supercoppa italiana con la maglia della Juventus (8). Calciatore con più minuti giocati nella Juventus in tutte le competizioni. Calciatore ad aver vinto il maggior numero di trofei con la maglia della Juventus (24). Record nella nazionale italiana Calciatore con più presenze nella nazionale di calcio dell'Italia (176). Calciatore con più presenze da capitano nella nazionale italiana (80). Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 6 (record condiviso con Roberto Mancini) - Parma: 1998-1999 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2020-2021 Supercoppa italiana: 7 (record) - Parma: 1999 - Juventus: 2002, 2003, 2012, 2013, 2015, 2020 Campionato italiano: 12 (record) - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006, 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016,2016-2017, 2017-2018, 2019-2020 Campionato italiano di Serie B : 1 - Juventus: 2006-2007 Supercoppa francese : 1 - Paris Saint-Germain: 2018 Campionato francese: 1 - Paris Saint-Germain: 2018-2019 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Parma 1998-1999 Nazionale Competizioni giovanili Campionato d'Europa Under-21: 1 - Spagna 1996 Giochi del Mediterraneo: 1 - Bari 1997 Competizioni maggiori Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Trofeo Bravo: 1 - 1998-1999 Oscar del calcio AIC/Gran Galá del calcio AIC: 16 Miglior portiere: 1999, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2008 "Fan" award: 2006, 2007 Squadra dell'anno: 2012, 2014, 2015,2016, 2017 Miglior calciatore assoluto: 2017 ESM Team of the Year: 3 - 2002-2003; 2014-2015; 2016-2017 Miglior giocatore UEFA: 3 - Miglior portiere: 2003, 2017 - Miglior giocatore dell'anno: 2003 Squadra dell'anno UEFA: 5 - 2003, 2004, 2006, 2016, 2017 Portiere dell'anno IFFHS: 5 - 2003, 2004, 2006, 2007, 2017 Inserito nel FIFA 100: 2004 Premio Yashin: 1 - 2006 All-Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006 FIFA FIFPro World XI: 3 - 2006, 2007, 2017 Squadra del torneo del campionato europeo: 2 - Austria-Svizzera 2008, Polonia-Ucraina 2012 Premio IFFHS: 2 - Miglior Portiere degli ultimi 20 anni: 2009, 2012 Premio IFFHS: 1 - Miglior portiere del decennio (2000-2009) Premio IFFHS: 1 - Miglior portiere del XXI secolo (2012) Squadra della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2013-2014 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 2 - 2014-2015, 2016-2017 Pallone Azzurro: 2 - 2013, 2016 Premio Gianni Brera allo sportivo dell'anno: 1 - 2015 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 1 - 2016 Golden Foot: 1 - 2016 The Best FIFA Goalkeeper: 1 - 2017 giornalaccio rosa Sports Awards nella categoria Uomo dell'anno: 1 - 2017 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
  15. ANDREA PIRLO Li ha conquistati subito – scrive Federica Furino su “Hurrà Juventus” del luglio 2011 – fin dalla prima amichevole contro quelli della Val Susa. «Giocate così non si vedevano dai tempi di Platini». Come se 10 anni di Milan fossero passati inosservati. Ma il tifoso è strano, non importa che Andrea Pirlo sia un fuoriclasse dall’età di 16 anni e abbia scritto alcune delle pagine più belle del calcio italiano. Alla gente piace scoprire il proprio campione quando entra in casa, come se fosse una novità assoluta, un bipede giunto da un altro pianeta. Va bene così. Intanto Pirlo è alla Juve, il libro della sua carriera si riapre, con lui il popolo bianconero spera che si ricominci anche a scrivere il capitolo delle vittorie, interrotto sul più bello. – Andrea, la gente continua a strabuzzare gli occhi. Ma lei che cosa ha provato indossando per la prima volta la maglia bianconera? «Il contraccolpo cromatico c’è stato, ma il passaggio è stato in realtà indolore. Anche perché è stata una mia scelta lasciare il Milan e qui ho trovato vecchi amici come Buffon, Del Piero, Iaquinta. Avere già un bel rapporto con loro ha facilitato il mio inserimento nel gruppo». – I leader non bastano mai. La Juve ha trovato un altro giocatore di carattere? «Sono all’apparenza un timido, in realtà so alzare la voce se occorre, nello spogliatoio mi faccio sentire». – Può smentire la diceria di un Pirlo musone? «Non lo sono affatto. Sono silenzioso e poco propenso al sorriso verso chi non conosco. Ma chiedete ai compagni se non sono uno che sa stare allo scherzo: li subisco e li faccio». – Voto in simpatia? «4 per chi non mi sta vicino, per il resto 8». – Quindi quanta fatica le costa questa prima intervista per “Hurrà”? «Parecchia, ma è giusto che il tifoso mi conosca. Perché uno degli aspetti che non mi piacciono del calcio è proprio quello di apparire sui giornali o in TV. Rifiuto gli inviti ai talk show calcistici. Sono uomo di campo, non un opinionista». – Ha ragione, ce ne sono anche troppi. Quindi la tutela della privacy è fondamentale per lei. Come evita le “paparazzate”? «Basta volerlo. Se non vuoi apparire hai mille modi per farlo. Chi va sui settimanali è perché ci tiene». – Quindi vacanze lontano dalle spiagge dei VIP? «Ho casa a Forte dei Marmi, ma basta andare all’estero e non ti beccano più». – A 22 anni era già sposato. Perché? «Per fare bene il calciatore lontano da casa servono stabilità ed equilibrio. Io avevo bisogno di una persona accanto e ho anticipato i tempi. Con l’arrivo di Nicolò, che ha 8 anni e giocherà nella scuola calcio della Juve, e Angela di 4 anni e mezzo, ho la famiglia perfetta». – Lei ha debuttato in Serie A a 16 anni nel Brescia, del calcio conosce ogni sfaccettatura. Cosa le ha permesso di diventare un campione e di restarlo a lungo? «Sono rimasto sempre con i piedi per terra, il successo non mi ha cambiato. E poi è fondamentale la cultura del lavoro. Se ti impegni i risultati arrivano». – Fama e denaro. A che posto stanno nella hit parade dei suoi valori personali? «Molto in basso. Soprattutto la notorietà. Non posso rifiutarla, ma non mi interessa. Il denaro fa parte del nostro mondo: se sei bravo guadagni di più. Normale». – Qualcuno sostiene che nel calcio più nulla sia normale. Condivide? «Nel mirino ci sono sempre gli ingaggi dei calciatori. Ma siamo noi che muoviamo un grande business da cui tanti traggono vantaggio. La gente negli stadi e i contratti con le TV li portiamo noi». – Cosa detesta nel prossimo? «L’arroganza e l’abitudine di dare giudizi affrettati». – I calciatori sono apolitici? «No, ma è meglio non parlarne. Basta una parola per scatenare un casino». – Oltre il calcio oggi che cosa c’è per lei? «La mia famiglia. Mi piace stare a casa con i bambini». – Ha già scelto il suo appartamento torinese? «Sì, vivrò in centro». – Immagina già il Pirlo ex calciatore? «No. Ma al futuro ho già pensato. Produco vino nella zona del Franciacorta. Per ora se ne occupa mio padre». «Andrea Pirlo è fantastico. Ha una superiore visione di gioco e con un colpo mette la palla dove vuole. Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano». Queste parole di Johan Cruijff spiegano nel migliore dei modi, quale sia stata la grandezza di Andrea Pirlo. E il miglior giocatore del mondo della sua epoca e nel suo ruolo, poteva non vestire la casacca bianconera? Certo che no e, detto fatto, il matrimonio si celebra nell’estate del 2011. È un regalo che la coppia Marotta-Paratici fa ad Antonio Conte, neo allenatore juventino, approfittando del fatto che Andrea è lasciato libero dal Milan. «Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale, perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel ed io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto “no, grazie” e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica. Il Milan ha deciso che non servivo più. L’ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori». Conte capisce immediatamente che il suo 4-2-4 mal si adatta alle caratteristiche del fuoriclasse bresciano e compone un centrocampo di ferro, con Marchisio e Vidal scudieri di Pirlo che è così libero di dipingere traiettorie impossibili per ogni altro giocatore, che sia un passaggio illuminante o una punizione vincente. E l’esordio casalingo contro il Parma è con il botto: assist meraviglioso per Lichtsteiner (il tifoso si abituerà presto a questa combinazione vincente) e 1-0 per la Juve. Altra pennellata per Marchisio, 4-0 e tutti a casa! La stagione prosegue in modo trionfale per la compagine juventina. Il Maestro continua a sfornare assist ai compagni, manca solamente il goal: 18 febbraio 2012, il Catania è inaspettatamente in vantaggio allo Stadium. Ma la gioia dei siciliani dura poco, perché Andrea sfrutta al meglio una punizione dal limite e il pareggio è cosa fatta. Ci penseranno poi Chiellini e Quagliarella a regalare i tre punti alla Vecchia Signora. Si ripete a Firenze, con un inserimento su assist di Marchisio, e su punizione contro la Roma. Arriva lo scudetto e Pirlo è eletto miglior giocatore del campionato juventino. Una bella rivincita per chi lo considerava “bollito”! «Ho avvertito da subito un’aria particolare. A giugno, al matrimonio di Buffon, alcuni suoi amici mi chiedevano se fossi pazzo per aver lasciato il Milan, risposi che quando mi sposto lo faccio per vincere. E dissi che avremmo conquistato lo scudetto. Adesso mi ringraziano, perché andarono a scommettere sul nostro trionfo. Conte è un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3 o 4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina. Il 4-2-4 iniziale mi divertiva, poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta». Si riparte per una nuova avventura: c’è da ripetersi in campionato e da affrontare la Coppa dei Campioni. Pirlo si presenta con tanto di barba, deciso a ripetere le meravigliose prestazioni dell’anno precedente. Se è possibile, Andrea fa ancora meglio: segna 5 reti, tutte su punizione, una più bella dell’altra! Arrivano un nuovo scudetto e la Supercoppa Italiana. Il sogno europeo si infrange contro il fortissimo Bayern, che andrà poi a vincere la coppa. Stagione 2013-14: il numero 21 bianconero («Non potevo cambiare numero. Mio padre Luigi è nato il 21, io mi sono sposato il 21, quello era il numero del campanello a Milano e perfino del civico a Torino», dice) compie 34 anni ma l’entusiasmo è ancora quello degli inizi di carriera. Si parte con la vittoria nella Supercoppa Italiana, grazie a un perentorio 4-0 contro la Lazio. E si prosegue trionfalmente in campionato, dove Pirlo continua a mostrare magie, che siano assist o calci di punizione poco importa. L’apice lo raggiunge il 16 marzo, quando la Juve scende a Genova, sponda rossoblu. Come capita sempre, la squadra avversaria sfodera la “partita della vita” ma la compagine bianconera è abituata a queste “battaglie” e non si lascia certo intimidire. Buffon para un rigore a Calaiò, lo 0-0 sembra scritto, quando l’arbitro concede una punizione dal limite per la Juventus. Mancano pochi minuti alla fine della partita e Pirlo disegna una traiettoria impossibile per il portiere genoano Perin: 1-0 e tutta l’Italia che si stropiccia gli occhi per l’ennesima prodezza del fuoriclasse bresciano. «Goal scudetto? Speriamo sia di aiuto – commenta – sapevamo che era una partita difficile, ma era troppo importante per noi portare a casa i tre punti. Anche se abbiamo fatto molta fatica, lo spirito è stato sempre buono». Purtroppo, in Coppa Campioni le cose vanno male. La Vecchia Signora non supera il girone eliminatorio, sconfitta all’ultima giornata dal Galatasaray, nella palude di Istanbul. Ma per Andrea c’è la grandissima soddisfazione di ricevere la standing ovation del Santiago Bernabéu, così com’era capitato a Del Piero qualche anno prima. Nonostante la sconfitta contro le Merengues, la Juve gioca un’ottima partita e il pubblico madrilista, famoso per il suo palato fine, non risparmia la sua ammirazione per Pirlo, nel momento della sua sostituzione. C’è giusto il tempo per festeggiare il terzo scudetto consecutivo (il quinto per Pirlo) e si riparte. Conte abbandona la nave bianconera il secondo giorno di ritiro e al suo posto arriva quel Massimiliano Allegri che aveva relegato Andrea in panchina, non ritenendolo più adatto al proprio modo di giocare. Purtroppo, la Carta di Identità comincia a farsi pesante: 35 anni non sono uno scherzo. Un infortunio lo tiene fuori nella prima parte della stagione e rientra solamente il 5 ottobre nel big-match contro la Roma. Allegri lo gestisce al meglio, regalandogli spesso turni di riposo, e il Maestro ricomincia a dipingere le sue meravigliose traiettorie che tanto fanno felici i compagni e i tifosi. Segna contro l’Empoli e contro l’Olympiakos su punizione e poi arriva il derby. È il 30 novembre 2014, a Torino piove a dirotto. Come tutti i derby, la partita è molto combattuta. Segna Vidal su rigore, pareggia Bruno Peres dopo essersi fatto tutto il campo palla al piede. Il Torino ha qualche occasione per passare in vantaggio, soprattutto dopo il secondo cartellino giallo rimediato da Lichtsteiner. Juve in 10, quindi, e in difficoltà, ma costantemente proiettata in attacco, alla ricerca della vittoria. Mancano una manciata di secondi alla fine della partita, quando Bonucci recupera un pallone nella trequarti granata e serve Morata. Lo spagnolo passa il pallone a Vidal il quale lo cede a Pirlo. Il Maestro, nonostante la distanza di più di 30 metri dalla porta, non ci pensa su due volte e calcia di prima intenzione. Il pallone rimane a pochi centimetri sollevato dall’erba e si va a infilare nell’angolino alla sinistra del portiere granata. Lo Stadium impazzisce, non c’è cosa più bella, per un tifoso, che vincere un derby all’ultimo respiro. «Era l’ultimo tiro, quello della disperazione ed è andata bene. È bellissimo vincere un derby in 10 all’ultimo secondo, non mi era mai capitato di segnare a pochi istanti dalla fine. Non abbiamo mai mollato e se succedono cose come stasera meglio ancora». È, in pratica, l’ultimo assolo di Von Karajan. Va a segno contro l’Atalanta e poi si infortuna nuovamente contro il Borussia Dortmund. Rientra in tempo per realizzare ancora nel derby, con un precisissimo calcio di punizione. La Juve va alla grande anche senza di lui, vince il quarto scudetto consecutivo, la decima Coppa Italia e vola in finale di Coppa dei Campioni. Proprio contro il Barcellona di Messi, chiude la carriera in bianconero. Le sue lacrime alla fine della partita di Berlino, sono quelle di tutti i tifosi che perdono due volte: l’ennesima finale di coppa e uno dei più grandi giocatori che abbiano mai vestito la casacca juventina. Pochi giorni dopo, infatti, Andrea annuncia la volontà trasferire negli Stati Uniti, per terminare la carriera. «Può essere difficile trasformare le emozioni in parole, soprattutto se coinvolgono quattro anni così importanti della mia vita. Posso solo dire un enorme grazie a tutti coloro che mi hanno accompagnato e sostenuto in questa avventura: la società Juventus a partire dal nostro presidente, senza dimenticare ogni singola persona che ci lavora; i miei compagni di tante battaglie, di molte risate e di qualche lacrima; i tifosi e tutti coloro che mi hanno sempre seguito con affetto anche nei momenti meno belli. Grazie di cuore a tutti voi. Non è stato semplice decidere, ma è arrivato il momento di iniziare una nuova avventura, che però non mi farà mai dimenticare il legame che ho con questi colori. Fino alla fine Forza Juventus». Ritorna nell’estate del 2020 nelle vesti di allenatore dell’Under 23. Ma dopo poche settimane, a sorpresa, Andrea Agnelli gli affida la prima squadra. È una mossa molto azzardata, perché Pirlo non ha mai allenato in vita sua, ma il presidente bianconero è convinto della sua scelta. Sarà una stagione molto complicata per la Vecchia Signora: mai in lotta per lo scudetto, riuscirà a portare a casa la Coppa Italia e la Supercoppa italiana. Ma Pirlo non verrà confermato. «Si è conclusa la mia prima stagione da allenatore. È stato un anno intenso, complicato ma in ogni caso meraviglioso. Quando sono stato chiamato dalla Juventus non ho mai pensato al rischio che correvo, sebbene fosse abbastanza evidente. Ha prevalso il rispetto per i colori di questa maglia e la volontà di mettermi in gioco ad altissimi livelli per il progetto che mi era stato prospettato. Se dovessi tornare indietro rifarei esattamente la stessa scelta, pur consapevole di tutti gli ostacoli che ho incontrato legati ad un periodo così difficile per tutti, che mi ha impedito di pianificare al meglio le mie intenzioni e il mio stile di gioco, ma durante il quale ho comunque raggiunto gli obbiettivi che mi erano stati chiesti. Quest’avventura, nonostante un finale che non mi aspettavo, ha reso ancora più chiaro quale vorrei fosse il mio futuro, che spero sia altrettanto completo e pieno di soddisfazioni come quello che ho vissuto da calciatore. È tempo di rimettersi in gioco e affrontare nuove sfide. Voglio comunque ringraziare la famiglia Juventus e tutti quelli che mi sono stati vicini in questa stagione». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/andrea-pirlo.html
  16. ANDREA PIRLO https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pirlo Nazione: Italia Luogo di nascita: Flero (Brescia) Data di nascita: 19.05.1979 Ruolo: Centrocampista - Allenatore Altezza: 177 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Soprannome: Maestro - Metronomo - Campanellino - Trilly - Bollicine Alla Juventus dal 2011 al 2015 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 06.06.2015 - Champions League - Juventus-Barcellona 1-3 164 presenze - 19 reti 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Allenatore della Juventus dal 2020 al 2021 52 panchine - 34 vittorie - 10 pareggi - 8 sconfitte 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Andrea Pirlo (Flero, 19 maggio 1979) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico della Sampdoria. Con la nazionale italiana è diventato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d'Europa nel 2012. Soprannominato il Maestro e il Metronomo, si è segnalato sin da giovane come uno dei maggiori talenti espressi dal calcio italiano. È considerato uno dei più grandi centrocampisti di tutti i tempi oltreché uno dei più forti registi della storia del calcio. Quattro volte fra i tre migliori registi dell'anno secondo l'IFFHS (tra il 2006 e il 2015), in altrettante occasioni è stato inserito tra i 23 candidati al Pallone d'oro, classificandosi nono nel 2006, quinto nel 2007, settimo nel 2012 e decimo nel 2013. Ha giocato con Brescia, Inter e Reggina prima di passare al Milan, squadra in cui è stato titolare inamovibile nello schema tattico del tecnico Carlo Ancelotti e con cui ha vinto, in dieci anni di militanza, due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, due UEFA Champions League, due Supercoppe UEFA e una Coppa del mondo per club FIFA. Dal 2011 al 2015 è stato un giocatore della Juventus, con cui ha vinto quattro scudetti, due Supercoppe italiane e una Coppa Italia. Con la nazionale vanta 116 presenze – settimo nella classifica assoluta – e 13 reti. Ha partecipato a tre mondiali, tre europei e due Confederations Cup. Insieme a Daniele De Rossi e Mario Balotelli, è uno dei tre giocatori ad aver segnato almeno una rete in ognuna delle tre principali competizioni calcistiche dell'epoca disputate dalla nazionale maggiore (mondiale, europeo e Confederations Cup). Detiene inoltre il primato di presenze (37, alla pari di Francesco Bardi) e di reti (15, alla pari di Alberto Gilardino) con la nazionale italiana Under-21. Nel 2020 ha intrapreso la carriera da allenatore con la Juventus, con cui ha vinto nella stagione d'esordio una Coppa Italia (2020-2021) e una Supercoppa italiana (2020). Andrea Pirlo Pirlo con la nazionale italiana nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Sampdoria Termine carriera 1º gennaio 2018 - giocatore Carriera Giovanili 1985-1988 Flero 1988-1992 Voluntas Brescia 1992-1996 Brescia Squadre di club 1995-1998 Brescia 47 (6) 1998-1999 Inter 18 (0) 1999-2000 → Reggina 28 (6) 2000-2001 Inter 4 (0) 2001 → Brescia 10 (0) 2001-2011 Milan 284 (32) 2011-2015 Juventus 164 (19) 2015-2017 New York City 60 (1) Nazionale 1994 Italia U-15 3 (0) 1995 Italia U-16 6 (2) 1995 Italia U-17 4 (0) 1995-1997 Italia U-18 18 (7) 1998-2002 Italia U-21 37 (15) 2000-2004 Italia olimpica 9 (1) 2002-2015 Italia 116 (13) Carriera da allenatore 2020 Juventus U23 2020-2021 Juventus 2022-2023 Fatih Karagümrük 2023- Sampdoria Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Europei di calcio Under-21 Oro Slovacchia 2000 Bronzo Svizzera 2002 Giochi olimpici Bronzo Atene 2004 Biografia Dal 2001 al 2014 è stato sposato con Deborah, con cui ha avuto due figli, nati rispettivamente nel 2003 e nel 2006. Dal 2014 è legato a Valentina, con cui ha avuto due figli gemelli, nati a New York nel 2017, con la quale si è risposato a Torino nel 2022. Caratteristiche tecniche Giocatore «Pirlo è un leader silenzioso: parla coi piedi.» (Marcello Lippi) Pirlo, con la maglia del Milan, in attesa di calciare una punizione, pezzo forte del suo repertorio balistico Accostato per alcune caratteristiche a Gianni Rivera, in giovane età ha giocato spesso in posizione di trequartista; in seguito, durante la sua militanza nel Brescia, ha iniziato ad agire stabilmente da regista di centrocampo, per volere dell'allenatore Carlo Mazzone. Dotato di grande tecnica e di una visione totale del campo, era in grado di effettuare passaggi con estrema precisione. Pur non essendo molto veloce, era dotato di un ottimo dribbling, che nasceva principalmente da finte di corpo che gli consentivano di liberarsi dell'avversario. Era inoltre uno specialista nell'esecuzione dei calci piazzati, che si trattasse di rigori – talvolta eseguiti col gesto del cucchiaio – o di punizioni; per affinare quest'ultima abilità si è ispirato dapprima a Roberto Baggio, suo compagno di squadra nelle stagioni 1998-1999 e 2000-2001, e in seguito a Juninho Pernambucano: a partire dal 2005 ha infatti aggiunto al proprio repertorio un nuovo modo di calciare le punizioni, «l'ascensore» (o, come ribattezzato successivamente, «la maledetta»), una tecnica che consente di imprimere al pallone traiettorie imprevedibili sfruttando l'effetto Magnus. Pirlo è il secondo giocatore con il maggior numero di gol (26) realizzati su punizione in Serie A, alle spalle di Siniša Mihajlović (28). Nella classifica dei centri realizzati nella stessa maniera in Champions League è terzo con 5 gol, dietro Juninho Pernambucano (10) e Cristiano Ronaldo. Nell'arco della sua carriera, sono 46 le reti realizzate complessivamente su calcio piazzato. Carriera Giocatore Club Brescia Dopo aver mosso i primi passi nel Flero, squadra dell'omonimo paese dove è cresciuto, e nella Voluntas, è poi entrato nel settore giovanile del Brescia, giocando come mezzapunta. Un quindicenne Pirlo nelle giovanili del Brescia nella stagione 1994-1995 Nella stagione 1994-1995 ha ottenuto la sua prima presenza tra i professionisti, quando il 21 maggio 1995, con il Brescia già retrocesso, ha esordito in Serie A sostituendo Marco Schenardi nella partita Reggiana-Brescia (2-0) disputata allo Stadio Giglio, diventando a 16 anni e 2 giorni il più giovane esordiente della squadra lombarda nella massima serie. La stagione seguente non è mai stato impiegato con la prima squadra, mentre con la formazione Primavera ha vinto il Torneo di Viareggio. Nella stagione 1996-1997 è entrato a far parte della prima squadra, sotto la guida dell'allenatore Edoardo Reja, e con 17 presenze e 2 reti ha contribuito alla promozione del Brescia, che ha vinto il campionato di Serie B. La stagione seguente è stato impiegato con continuità nella massima serie, dove ha realizzato 4 gol in 29 presenze il primo dei quali in Brescia-L.R. Vicenza 4-0 del 19 ottobre 1997, quando il giovane centrocampista bresciano ha chiuso le marcature per le "rondinelle". A fine stagione il Brescia è nuovamente retrocesso nella categoria cadetta. Inter, Reggina e ritorno al Brescia Nel 1998, a 19 anni, è stato ingaggiato dall'Inter, dove ha collezionato 18 presenze in campionato partendo spesso dalla panchina. In totale nel corso della stagione è stato impiegato in 32 partite, facendo il suo esordio nelle competizioni confederali in occasione di un preliminare di Champions League contro lo Skonto Riga (4-0). Nel 1999 l'Inter lo ha dato in prestito alla Reggina, club al suo primo campionato di Serie A, dove insieme a Roberto Baronio e Mohamed Kallon ha disputato un campionato da protagonista nel quale ha giocato 28 partite, realizzando 6 gol. Da sinistra: Nicola Ventola, Paulo Sousa e Pirlo all'Inter durante il ritiro estivo della stagione 1998-1999. L'anno seguente è tornato all'Inter ma, dopo aver trovato poco spazio nelle prima parte della stagione (solo 8 presenze), a gennaio è stato ceduto in prestito al Brescia, la società nella quale era cresciuto. L'allenatore Carlo Mazzone ha deciso di arretrare la sua posizione in campo, impiegandolo come regista di centrocampo, per farlo giocare insieme a Roberto Baggio. Tra i due giocatori si è instaurata un'ottima intesa, e il Brescia ha raggiunto a fine stagione la settima posizione in Serie A, miglior piazzamento di sempre in massima serie della squadra lombarda. Di notevole fattura il gol di Baggio in Juventus-Brescia nell'aprile 2001, rete nata proprio dall'assist di Pirlo. Baggio dirà di lui: «Andrea ha dimostrato tutto il suo grande talento e il suo valore. Quando giocavamo insieme tutto dipendeva da lui. Ha sempre avuto il grande merito di vedere in anticipo quello che poteva succedere all'interno dell'azione. La sua visione di gioco, quello che sa fare, quello che sa costruire, fanno di lui un fuoriclasse. Andrea ha qualcosa che non si vede spesso in giro.» (Roberto Baggio parla di Pirlo nel 2007) Nel corso della stagione Pirlo ha disputato 10 partite fino ad aprile, quando durante un allenamento si è fratturato il quinto metatarso del piede destro ed è quindi dovuto rimanere fermo fino a giugno. Milan 2001-2003 Da sinistra: Pirlo, Rui Costa e Fatih Terim, volti nuovi del Milan nel precampionato 2001-2002 Nell'estate 2001 Pirlo viene acquistato dal Milan a titolo definitivo per circa 35 miliardi di lire (nell'ambito della stessa operazione Dražen Brnčić passa ai nerazzurri). A causa degli infortuni degli incontristi Gennaro Gattuso e Massimo Ambrosini, Pirlo, d'accordo con l'allenatore Carlo Ancelotti, è ritornato a giocare nella stessa posizione che aveva al Brescia, cioè davanti alla difesa. Il modulo rossonero in questa stagione è stato il 4-3-1-2. L'esordio in maglia rossonera è avvenuto il 20 settembre 2001 nella partita di Coppa UEFA vinta per 2-0 in casa del BATE Borisov; Pirlo è partito dalla panchina ed è subentrato nel corso dell'intervallo al compagno di squadra Massimo Donati. Il 28 febbraio seguente, nei quarti di finale di ritorno di Coppa UEFA contro il Roda JC, Pirlo ha realizzato il quarto tiro di rigore della sua squadra, contribuendo al passaggio del turno del Milan. Il 30 marzo 2002 ha realizzato su punizione il suo primo gol in rossonero, in Milan-Parma, contribuendo al 3-1 finale. Nella stagione 2002-2003 il Milan ha giocato con il modulo "ad albero di Natale" (il 4-3-2-1), in modo tale da far convivere nella stessa formazione giocatori come Seedorf, Rui Costa, Rivaldo e lo stesso Pirlo. Da questo momento in poi Pirlo è stato schierato come regista davanti alla linea difensiva, affiancato a centrocampo da Seedorf e da Gattuso. A fine stagione, qualche giorno prima di disputare e vincere la Coppa Italia, ha giocato titolare la finale di Champions League contro la Juventus: Pirlo è uscito al 71' e il Milan ha poi battuto i bianconeri ai tiri di rigore dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari e supplementari. Pirlo mentre festeggia con i compagni la vittoria nella finale di Manchester In questa stagione Pirlo ha totalizzato 42 presenze e segnato 9 reti (di cui 8 su calcio di rigore), firmando quello che è il suo record di marcature in una stagione e in Serie A, visto che tutte le reti vennero realizzate in campionato. Da questa stagione in poi, Pirlo, che nel nuovo ruolo è stato definito da Parreira uno "Zico davanti alla difesa", è diventato un giocatore insostituibile nei piani tattici del Milan e anche un punto fermo della nazionale italiana. 2003-2005 All'inizio della stagione 2003-2004 il Milan ha affrontato la Juventus in Supercoppa italiana, perdendo ai tiri di rigore dopo l'1-1 dei supplementari (gol, entrambi all'overtime, dello stesso Pirlo e di David Trezeguet); il centrocampista rossonero aveva anche realizzato il primo tiro dal dischetto della serie necessaria per assegnare la vittoria. Dopo questa sconfitta i rossoneri hanno vinto a Monte Carlo la Supercoppa UEFA contro il Porto, (futura vincitrice della Champions League 2003-2004), mentre hanno perso la Coppa Intercontinentale contro gli argentini del Boca Juniors ai tiri di rigore, complici gli errori dello stesso Pirlo, di Seedorf e di Costacurta. Nell'andata dei quarti di finale di Champions League contro il Deportivo La Coruña, Pirlo realizza la prima rete stagionale nella competizione, contribuendo al 4-1 del Milan. Tuttavia, nella gara di ritorno, gli spagnoli hanno ribaltato il risultato ed eliminato i rossoneri dalla competizione. La clamorosa sconfitta ha suscitato tanti interrogativi; lo stesso Pirlo, nella sua autobiografia pubblicata nel 2014, ha sollevato forti sospetti riguardo al possibile utilizzo da parte della squadra avversaria di sostanze dopanti: «Non sono in possesso di prove, per cui la mia non è un'accusa, mai mi permetterei di formularla. Semplicemente è un pensiero cattivo che mi sono concesso, però per la prima e unica volta nella vita mi è venuto il dubbio che qualcuno sul mio stesso campo potesse essersi dopato». A fine stagione, conclusa da protagonista con 44 presenze e 8 reti, ha vinto il suo primo scudetto (il 17º della storia rossonera). Pirlo in maglia rossonera nel 2005 Il 21 agosto 2004 i rossoneri battono la Lazio per 3-0 a San Siro grazie a una tripletta di Ševčenko e si aggiudicano la loro quinta Supercoppa di Lega inaugurando così la stagione 2004-2005. In Champions League, il Milan ha raggiunto la finale contro il Liverpool, perdendo ai tiri di rigore a seguito di un rocambolesco 3-3 nei tempi regolamentari: nell'occasione Pirlo ha fallito, insieme ai compagni Serginho e Ševčenko, uno dei tiri dal dischetto che hanno portato i rossoneri alla sconfitta. Dopo questa dolorosa finale, Pirlo ha pensato addirittura di lasciare il calcio giocato. «[...] ho seriamente pensato di lasciare il calcio perché mi sembrava che non avesse più senso nulla, non mi sentivo più un calciatore e nemmeno più un uomo, non avevo neanche il coraggio di guardarmi allo specchio. Dopo quella partita abbiamo creato una nuova malattia dai molteplici sintomi, nota come "sindrome di Istanbul" e ancora adesso non so bene davvero cosa sia successo quella sera.» (Andrea Pirlo racconta la finale di Istanbul nell'autobiografia Penso quindi gioco) 2005-2011 Nella stagione 2005-2006, dopo la sconfitta in semifinale in Champions contro il Barcellona, poi vincitore del trofeo, la squadra rossonera si è classificata terza in campionato, dopo essere stata declassata dal secondo posto ottenuto sul campo a seguito dello scandalo Calciopoli. Pirlo ha concluso la stagione con 5 reti in 49 partite. Nella stagione successiva Pirlo, dopo il successo al campionato del mondo 2006 in Germania, si è classificato 9º nel Pallone d'oro 2006, premio vinto dal compagno di squadra Fabio Cannavaro. Dopo la vittoria in semifinale contro il Manchester United (alla quale Pirlo contribuisce con l'assist per il secondo gol del Milan, firmato da Clarence Seedorf), il Milan tornò in finale di Champions League, nuovamente contro il Liverpool, vincendo per 2-1 e ottenendo la rivincita della finale disputata due anni prima. Pirlo ha propiziato con un calcio di punizione il primo dei due gol di Filippo Inzaghi, che ha descritto così la giocata del compagno: «Andrea mi ha fatto segnare tanto, ma la punizione per il primo gol di Atene resterà indimenticabile per me: un assist involontario e meraviglioso.» (Filippo Inzaghi sull'assist di Pirlo nella finale di Champions League contro il Liverpool nel 2007 ad Atene) Pirlo in maglia rossonera nel 2008 Nella stagione successiva Pirlo, dopo il successo in Champions League, si è classificato 5º nel Pallone d'oro 2007, vinto dal compagno di squadra Kaká. Il Milan nel corso dell'annata ha vinto la Supercoppa UEFA contro il Siviglia e la Coppa del mondo per club contro il Boca Juniors. All'inizio della stagione 2009-2010, dopo l'addio di Carlo Ancelotti e l'arrivo di Leonardo in panchina, Pirlo è stato sul punto di seguire il suo ex allenatore al Chelsea, ma il trasferimento è stato bloccato dal presidente milanista Silvio Berlusconi. In un'annata scevra di successi, seppur conclusa al terzo posto in campionato, ha segnato la sua unica rete nel successo in Champions League per 3-2 sul campo del Real Madrid. Il 7 maggio 2011, dopo una stagione segnata da diversi infortuni, ha vinto lo scudetto con i rossoneri a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma. Il 18 maggio 2011, non rientrando più nei piani del tecnico Massimiliano Allegri per ragioni tattiche – «nel mio ruolo [...] preferiva altri giocatori» – né in quelli della società che lo considera ormai avviato al tramonto della carriera, non accetta il rinnovo di contratto offertogli – «il Milan ha deciso che non servivo più. L'ho capito subito durante quel colloquio» – e decide di svincolarsi dai rossoneri dopo dieci anni. Con il Milan, Pirlo ha disputato 401 partite nelle quali ha segnato 41 gol, vincendo 2 Champions League, 2 Supercoppe UEFA, una Coppa del mondo per club FIFA, 2 scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. È inoltre il giocatore che ha disputato più partite in una singola stagione nella storia del Milan: 52 nell'annata 2006-2007. Juventus 2011-2013 «Mi chiedevano se fossi pazzo per aver lasciato il Milan, risposi che quando mi sposto lo faccio per vincere.» (Andrea Pirlo, 11 maggio 2012) Pirlo al debutto con la Juventus nel precampionato dell'estate 2011 Dopo avere indossato per dieci stagioni la maglia rossonera, nell'estate del 2011 si accasa a parametro zero alla Juventus. Nonostante i numerosi dubbi della vigilia da parte degli addetti ai lavori, al contrario l'avventura torinese ha costituito una sorta di seconda giovinezza per Pirlo, il cui innesto si è rivelato determinante per il ritorno ai vertici del club bianconero dopo i difficili anni post-Calciopoli e annesso avvio di un nuovo ciclo di vittorie. Ha esordito in maglia bianconera l'11 settembre 2011 nella partita di campionato contro il Parma (4-1), gara nella quale ha realizzato gli assist per il primo e il quarto gol della squadra torinese segnati rispettivamente da Lichtsteiner e Marchisio. Ha segnato il primo gol in maglia bianconera nella partita Juventus-Catania 3-1 del 18 febbraio 2012, sfruttando un calcio di punizione. L'11 marzo 2012, in occasione della gara della 27ª giornata di campionato contro il Genoa, ha disputato la 400ª partita in Serie A. Il 6 maggio 2012, col successo sul Cagliari sul campo neutro di Trieste, si è aggiudicato lo scudetto coi bianconeri. Ha concluso la stagione con 13 assist e 3 reti in campionato. L'AIC lo ha premiato con il titolo di miglior calciatore assoluto della Serie A 2011-2012. Sempre in questa stagione si è classificato al quarto posto dell'UEFA Best Player in Europe Award. L'11 agosto 2012 ha vinto la sua seconda Supercoppa italiana grazie al risultato di 4-2 sul Napoli. Alla fine dell'anno solare si classifica 7º al Pallone d'oro FIFA 2012, vinto poi dall'argentino Lionel Messi, e viene inserito nella Squadra dell'anno UEFA. Il quotidiano inglese The Guardian lo classifica 8º tra i migliori calciatori dell'anno. Pirlo in azione in maglia bianconera nella sfida di Champions League del 5 dicembre 2012 contro lo Shakhtar Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, ha vinto il terzo scudetto personale di fila. Conclude la stagione con 5 gol, tutti su calcio di punizione; risulta così il miglior tiratore del campionato sotto questo aspetto, a pari merito con Francesco Lodi. A fine stagione l'azienda Bloomberg lo ha classificato al quinto posto tra i migliori giocatori europei. 2013-2015 Il 18 agosto 2013 ha vinto la sua terza Supercoppa italiana, seconda consecutiva con la maglia della Juventus, a seguito del risultato di 4-0 sulla Lazio. Nello stesso anno si classifica 10º per il Pallone d'oro FIFA 2013, vinto poi dal portoghese Cristiano Ronaldo. Il 26 ottobre disputa da titolare Real Madrid-Juventus (2-1), gara valida per i gironi di Champions League 2013-2014; al momento della sua uscita dal campo, al 59', tutto il pubblico del Santiago Bernabéu gli tributa una standing ovation così com'era successo solo ad un altro giocatore bianconero, Alessandro Del Piero. Ha segnato il suo primo gol in Europa League, e primo gol europeo con la maglia della Juventus, il 20 marzo nella trasferta contro la Fiorentina, finita poi 0-1, su calcio di punizione, nella sfida di ritorno degli ottavi di finale. Il 10 aprile 2014, nel ritorno dei quarti di finale di Europa League contro il Lione ha realizzato il gol che ha aperto le marcature, sempre su punizione, nella partita conclusasi 2-1: anche grazie al suo gol i bianconeri sono approdati in semifinale; con questa rete è anche diventato, con sei realizzazioni, il miglior tiratore stagionale su calcio di punizione in Europa. Pirlo con la Juventus durante la tournée in Asia e Australia dell'estate 2014 Il 4 maggio, grazie alla sconfitta della Roma contro il Catania (4-1), vince il suo quarto scudetto consecutivo, il terzo con la Juventus. Dopo aver chiuso la stagione con 45 presenze, 6 reti, tutte realizzate su calcio di punizione, e 6 assist all'attivo, è stato inserito nella lista dei 18 migliori giocatori dell'Europa League 2013-2014. All'inizio della stagione 2014-2015, dopo le improvvise dimissioni di Conte, sulla panchina torinese arriva Massimiliano Allegri, proprio colui che tre anni prima era stato tra i motivi dell'addio di Pirlo al Milan: nonostante gli screzi passati, i due ricuciono in breve il rapporto – «abbiamo messo una pietra sopra al passato, se non si fa così non si va da nessuna parte» –, sicché il fantasista bresciano rimane tra i punti fermi della squadra piemontese. Il 2 maggio 2015, con la vittoria della Juventus in casa della Sampdoria (0-1), Pirlo si aggiudica il suo quarto scudetto bianconero e il quinto consecutivo. Il 19 maggio 2015, in occasione del suo 36º compleanno, Pirlo viene inserito nella classifica dei migliori dieci calciatori con oltre 36 anni stilata da France Football. Il giorno successivo vince la Coppa Italia battendo in finale la Lazio per 2-1; nel corso della partita, con i biancocelesti in avanti per 0-1, Pirlo batte la punizione da cui scaturirà il momentaneo pareggio dei bianconeri. Il 6 giugno perde per 1-3 la finale di Champions League contro il Barcellona. Alla conclusione della Champions League, viene inserito nella squadra ideale dell'edizione 2014-2015. New York City e ritiro Pirlo con la maglia del New York City nel 2016 Il 6 luglio 2015 passa a titolo gratuito al New York City: il giocatore lascia dunque la Serie A con all'attivo 20 stagioni e 493 partite complessive. Esordisce nella MLS il 26 luglio, entrando al 56' del match tra New York City e Orlando City, conclusosi 5-3 per i padroni di casa. A fine stagione, le presenze in campionato saranno 13. Il 18 giugno 2016, nella vittoria casalinga sui Philadelphia Union, segna su punizione il suo primo (e unico) gol in Major League Soccer; Pirlo colleziona 32 presenze in regular season e una nei play-off, mettendo a referto anche 11 assist. La terza stagione in MLS è la più difficile a livello personale, con il giocatore vittima di numerosi problemi fisici che non gli consentono di giocare con continuità (le presenze in regular season saranno solo 15). Il 5 novembre 2017 disputa la sua ultima partita da professionista subentrando al 90' della gara contro il Columbus Crew, valida per il ritorno della semifinale play-off di Eastern Conference. Nazionale Nazionale Under-21 e olimpica Pirlo ha preso parte con la nazionale Under-21 del commissario tecnico Marco Tardelli all'europeo di categoria 2000, vinto in finale dall'Italia contro la Repubblica Ceca grazie alla sua doppietta, e del quale è stato capocannoniere con 3 gol oltreché nominato migliore giocatore. Ha poi disputato anche l'edizione del 2002, nella quale l'Italia è uscita in semifinale. Con 37 partite giocate e 15 reti segnate tra il 1998 e il 2002, è tuttora il primatista assoluto degli Azzurrini sia come presenze (alla pari di Francesco Bardi) sia come gol (alla pari di Alberto Gilardino). Pirlo esultante con la maglia dell'Under-21 nel 1999 Contemporaneamente, con la nazionale olimpica ha preso parte ai Giochi di Sydney 2000, chiusi dall'Italia ai quarti di finale. Confermato nella rappresentativa olimpica Under-23 anche per la successiva edizione di Atene 2004, stavolta convocato come fuoriquota dal selezionatore Claudio Gentile, contribuisce alla conquista della medaglia di bronzo. Nazionale maggiore Gli esordi, Euro 2004 Il 7 settembre 2002, a 23 anni, esordisce in nazionale maggiore con il commissario tecnico Giovanni Trapattoni, entrando nella ripresa della partita vinta 2-0 in trasferta contro l'Azerbaigian, valida per le qualificazioni europee. Trapattoni inizia subito ad apprezzare Pirlo, esaltandone la capacità di costruzione e di interdizione, al punto tale da ridisegnare i suoi schemi tattici per far giocare più frequentemente il milanista nel centrocampo azzurro. Il 30 maggio 2004 realizza il suo primo gol in nazionale, segnando su calcio di punizione dopo essere entrato nel secondo tempo dell'amichevole Tunisia-Italia (0-4) disputata a Tunisi. Pirlo è stato convocato da Trapattoni per il campionato d'Europa 2004 in Portogallo, dove indossa la maglia numero ventuno che lo accompagnerà anche nelle competizioni degli anni successivi. Alla vigilia della competizione, tuttavia, non parte tra i titolari e viene impiegato per la prima volta solo nella seconda sfida della fase a gironi, il pareggio per 1-1 contro la Svezia il 18 giugno allo Stadio do Dragão. Disputa da titolare anche la terza e ultima gara del girone contro la Bulgaria, che malgrado la vittoria per 2-1 sancisce la prematura eliminazione dell'Italia dal torneo. Mondiale 2006 Dal 2004 in poi diventa titolare nei piani tattici del nuovo CT Marcello Lippi che lo convoca con continuità. Il 26 marzo 2005 ha realizzato la sua unica doppietta in maglia azzurra contro la Scozia, gara valida per le qualificazioni mondiali. Dopo aver disputato gran parte delle partite di qualificazione, è stato inserito dal CT Lippi tra i convocati per il campionato del mondo 2006 in Germania. Esordisce in questa competizione il 16 giugno contro il Ghana, prima gara della fase a gironi, realizzando il primo gol dell'Italia nella competizione mondiale, un destro a girare dal vertice sinistro dell'area su azione d'angolo. Nella seconda sfida del girone contro gli Stati Uniti d'America, ha realizzato su punizione l'assist ad Alberto Gilardino per il momentaneo 0-1 dell'Italia. Nella semifinale contro la Germania, ha servito l'assist vincente a Fabio Grosso per il momentaneo 0-1 dell'Italia. Quindi, nella finale contro la Francia, il centrocampista ha battuto il calcio d'angolo da cui è scaturito il gol dell'1-1 di Marco Materazzi: nell'epilogo ai tiri di rigore, Pirlo ha messo a segno il primo penalty della serie, terminata con la vittoria dell'Italia, laureatasi campione del mondo per la quarta volta nella sua storia. Durante la manifestazione in Germania si è aggiudicato il Man of the Match assegnato dalla FIFA in tre partite: Italia-Ghana, Germania-Italia e anche Italia-Francia, finale del torneo. Pirlo è stato votato terzo miglior giocatore del Mondiale dopo Zinédine Zidane e Fabio Cannavaro. Euro 2008, Confederations Cup 2009 e mondiale 2010 È stato convocato dal CT Roberto Donadoni per la fase finale del campionato d'Europa 2008 in Austria e Svizzera, dove ha disputato tutte e tre le partite del girone iniziale, segnando una rete su calcio di rigore nella gara contro la Francia vinta 2-0 e decisiva per il passaggio del turno. Ha poi saltato la gara dei quarti di finale contro la Spagna, persa dall'Italia ai tiri di rigore, a causa di una squalifica per due ammonizioni ricevute nel corso della fase a gironi. Nel giugno 2009 ha fatto parte della selezione per la Confederations Cup 2009, disputando tutte le tre partite degli azzurri nella manifestazione e realizzando anche un assist per il secondo gol di Rossi contro gli Stati Uniti- L'Italia è stata eliminata nella fase a gruppi avendo chiuso il girone B alle spalle di Brasile e Stati Uniti. Pirlo è stato selezionato dal CT Marcello Lippi per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica, dove, a causa di un infortunio al polpaccio sinistro, è sceso in campo solo nel secondo tempo dell'ultima partita del girone, persa contro la Slovacchia, che sancisce l'eliminazione dell'Italia. Euro 2012 Pirlo in azione durante il quarto di finale contro l'Inghilterra a Euro 2012 Il 3 settembre 2010, in assenza di Gianluigi Buffon, ha indossato per la prima volta dall'inizio la fascia di capitano della nazionale italiana nella gara delle qualificazioni europee vinta 2-1 a Tallinn contro l'Estonia, partita nella quale su calcio d'angolo è stato autore dell'assist per il primo gol degli Azzurri segnato da Antonio Cassano. Nella partita d'esordio dell campionato d'Europa 2012, contro la Spagna, ha realizzato l'assist per il temporaneo 1-0 di Antonio Di Natale (risultato finale 1-1). Il 14 giugno 2012, nella seconda gara dell'europeo contro la Croazia, ha segnato su punizione il gol del momentaneo 1-0; la partita è poi terminata col punteggio di 1-1. Il 24 giugno seguente, nella partita dei quarti di finale contro l'Inghilterra, dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari e supplementari, nell'epilogo ai tiri di rigore calcia uno dei 4 penalty decisivi per l'esito della partita, piazzando un "cucchiaio" alla sinistra di Joe Hart. Ha disputato da titolare tutte le 6 partite degli Azzurri nella manifestazione, chiusa al secondo posto dopo la sconfitta in finale per 4-0 contro la Spagna; in 3 di queste partite è stato nominato man of the match dall'UEFA. Confederations Cup 2013 e mondiale 2014 Convocato per la Confederations Cup 2013, nella prima gara contro il Messico del 16 giugno 2013, giocatasi al Maracanã, ha raggiunto le 100 presenze in nazionale e ha realizzato su punizione il gol del temporaneo 1-0; la partita è poi terminata col punteggio di 2-1 per l'Italia. A causa di una contrattura, Pirlo è costretto a saltare la finale del girone contro il Brasile. È tornato in campo nella semifinale con la Spagna, persa ai tiri di rigore. Pirlo in azione durante l'amichevole contro il Portogallo nel giugno 2015 Nella prima gara del campionato del mondo 2014 contro l'Inghilterra (vinta 2-1 dagli Azzurri) ha indossato la fascia di capitano dal primo minuto a causa dell'assenza di Buffon. È partito titolare anche nelle altre due partite del primo turno contro la Costa Rica e l'Uruguay entrambe perse dall'Italia che ha così concluso al terzo posto nel girone D venendo eliminata. Sebbene avesse reso nota, nel corso della stagione 2013-2014, l'intenzione di ritirarsi dalla nazionale al termine del mondiale, dopo l'eliminazione prematura dell'Italia Pirlo ritorna sui suoi passi, decidendo di continuare la sua avventura in maglia azzurra, di comune accordo col nuovo CT Antonio Conte. Il 10 ottobre 2014, scendendo in campo contro l'Azerbaigian, raggiunge quota 113 presenze in maglia azzurra superando Dino Zoff, fermo a 112, e portandosi al quarto posto in assoluto. Disputa tuttavia solo 4 partite nel biennio di Conte, che alla fine non lo inserisce nella lista dei convocati per il campionato d'Europa 2016, uscendo così definitivamente dal giro della nazionale. Allenatore Juventus Nonostante quanto aveva dichiarato sul finire della carriera agonistica – «non farò mai l'allenatore» –, una volta cessata l'attività di calciatore Pirlo torna presto sui propri passi; il 27 settembre 2018 ottiene a Coverciano la qualifica UEFA A, che lo abilita all'allenamento di tutte le formazioni giovanili e delle prime squadre fino alla Serie C, oltreché alla posizione di allenatore in seconda in Serie B e Serie A. Il 30 luglio 2020 torna alla Juventus per intraprendere la sua prima esperienza in panchina, venendo inizialmente nominato tecnico della Juventus U23, la seconda squadra bianconera militante in Serie C; tuttavia l'8 agosto seguente, dopo l'esonero di Maurizio Sarri, viene promosso alla guida della prima squadra. Ancora sprovvisto del patentino UEFA Pro, necessario per guidare club in Serie A, il successivo 14 settembre ottiene l'abilitazione a Coverciano. Sei giorni dopo fa il suo debutto da allenatore, in occasione della vittoria casalinga juventina 3-0 sulla Sampdoria in avvio di campionato; un mese dopo, il 20 ottobre fa il suo esordio anche in Champions League, nel successo per 2-0 sul terreno della Dinamo Kiev. Il 20 gennaio 2021 vince il suo primo titolo da allenatore, aggiudicandosi la Supercoppa italiana dopo avere battuto il Napoli per 2-0 nella finale di Reggio Emilia. Pur andando incontro a un'annata altalenate quanto a gioco e risultati, in cui la squadra bianconera abdica quale campione d'Italia dopo nove anni, la stagione si chiude in crescendo per Pirlo che il 19 maggio alza il suo secondo trofeo in panchina, la Coppa Italia, dopo avere battuto in finale, ancora a Reggio Emilia, l'Atalanta per 2-1. L'andamento globale della stagione non gli vale tuttavia la conferma in panchina anche per la successiva. Fatih Karagümrük e Sampdoria Dopo un anno d'inattività, il 12 giugno 2022 torna ad allenare, sedendosi sulla panchina del Fatih Karagümrük, club turco di Süper Lig. Sul finire di un campionato che vede la squadra stazionare a centro classifica, il 24 maggio 2023, a tre giornate dal termine, risolve il proprio contratto con la società. Il successivo 27 giugno torna ad allenare in Italia, venendo ingaggiato dalla Sampdoria, neoretrocessa in Serie B. Palmarès Giocatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Brescia: 1996 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Brescia: 1996-1997 Coppa Italia: 2 - Milan: 2002-2003 - Juventus: 2014-2015 Campionato italiano: 6 - Milan: 2003-2004, 2010-2011 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 Supercoppa italiana: 3 - Milan: 2004 - Juventus: 2012, 2013 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 2 - Milan: 2002-2003, 2006-2007 Supercoppa UEFA: 2 - Milan: 2003, 2007 Coppa del mondo per club: 1 - Milan: 2007 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Slovacchia 2000 Bronzo olimpico: 1 - Atene 2004 Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Capocannoniere dell'Europeo Under-21: 1 - Slovacchia 2000 (3 gol) Miglior giocatore dell'Europeo Under-21: 1 - Slovacchia 2000 Miglior giocatore della finale del Mondiale: 1 - Germania 2006 All-Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006 Pallone di bronzo dei Mondiali: 1 - Germania 2006 FIFA/FIFPro World XI: 1 - 2006 Pallone d'argento: 1 - 2011-2012 ESM Team of the Year: 1 - 2011-2012 Pallone Azzurro: 1 - 2012 Squadra del Torneo UEFA degli Europei: 1 - Polonia-Ucraina 2012 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2012 Gran Galà del calcio AIC: 8 Squadra dell'anno: 2012, 2013, 2014, 2015 Miglior calciatore assoluto: 2012, 2013, 2014 Premio alla carriera: 2018 Guerin d'oro: 1 - 2012 Premio Bulgarelli Number 8: 1 - 2013 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea" - 2013 Squadra della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2013-2014 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2014-2015 All-Time XI dell'Europeo Under-21: 1 - 2015 Globe Soccer Awards: 1 - Premio alla carriera per calciatori: 2015 Premio internazionale Giacinto Facchetti - 2017 Inserito tra le “Leggende del calcio” del Golden Foot - 2018 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Giocatore italiano - 2019 Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Allenatore Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2020-2021 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 27 settembre 2004. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana. Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
  17. ALESSANDRO FRARA La prima cosa che colpisce di Alessandro Frara – scrive Maurizio Ternavasio su “Hurrà Juventus” del maggio 2001 – è la contrapposizione tra la faccia da bravo ragazzo e la grinta. Ci spieghiamo meglio: l’aspetto esteriore e il modo di presentarsi farebbero propendere per il classico giovane tutto casa e chiesa, brillante a scuola, educato e sensibile. E, infatti, è proprio così: nonostante Alessandro stia studiando con profitto per diventare calciatore professionista, riesce ugualmente a essere (e non soltanto ad apparire) uguale a chi non deve affrontare un impegno tanto gravoso. Sia ben chiaro, non che chi giochi a calcio sia sempre all’opposto; solo che di solito la scuola è difficilmente conciliabile con lo sport ad alto livello, la famiglia è giocoforza spesso lontana e i modi tendono a essere meno formali che nel suo caso. Alessandro frequenta con successo l’ultimo anno di liceo classico senza essere mai stato rimandato; in campo è tenace, rognoso, se occorre anche cattivo e non tira mai indietro la gamba. Una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde, insomma. «Non sono diverso dagli altri, soltanto mi applico. Se i compagni di classe brillano studiando dieci ore il giorno, io me la cavo sfruttando le due-tre ore che il football mi lascia a disposizione. Tra l’altro proprio in questo periodo devo decidere il futuro: non ho ancora sciolto ogni riserva ma credo che mi iscriverò a Giurisprudenza oppure a Scienze Politiche». Leader del centrocampo nonostante i diciotto anni compiuti da poco, il torinese Frara, alla nona stagione in Juve, ha già al suo attivo due campionati e mezzo con la formazione Primavera. Testa alta, gran tiro da fuori, Alessandro calcia quasi indifferentemente di destro e di sinistro e ha anche una buona elevazione. Abile nell’impostare (ma anche nel concludere: per lui quest’anno tre reti in campionato), si giudica più un offensivista che un incontrista, e si trova particolarmente a suo agio come centrale, ma neppure disdegna di posizionarsi a destra, sulla fascia. Il calcio, per Alessandro, è più che una passione; anzi, è un affare di famiglia, visto che il padre Gianni è stato professionista di buon livello per dodici stagioni. «Papà, centrocampista classe 1955, è cresciuto nel settore giovanile del Torino, e poi ha girovagato in Serie C tra Cosenza, Ravenna, Modena, Ancona, Novara, Asti e Voghera. A fine carriera è stato allenatore-giocatore del Nizza Millefonti, la terza squadra di Torino, in Interregionale. Ora sta pilotando con successo la Sangiustese nella volata decisiva per la C2». Sua sorella Francesca, tredicenne con l’hobby della pallavolo, è un po’ la mosca bianca della famiglia. «Mia madre assiste a quasi tutte le mie partite, facendo le veci di papà che invece il sabato è spesso impegnato con i suoi ragazzi. Il calcio è per lei una specie di dannazione: dopo il marito, ci mancava anche il figlio. A parte gli scherzi, forse comincio a darle qualche piccola soddisfazione: la recente convocazione in Nazionale Under 18 per la qualificazione agli Europei di categoria l’ha certamente resa felice. Io però mi sento tutt’altro che arrivato». Ci mancherebbe altro. Anche perché per Frara junior il bello deve ancora venire. Nel calcio attuale a diciotto anni, anche se si promette bene come nel suo caso, non si è ancora né carne né pesce, sino a quando non si entra in pianta stabile a far parte della rosa di prima squadra di qualche società professionistica di buon livello. Nessuno può, infatti, negare che il gran numero di stranieri presenti in tutte le serie penalizzino più del dovuto i nuovi talenti che cercano di farsi largo nel calcio che conta. Per questo i giovani “nostrani”, per arrivare in alto, devono mettere in mostra qualità davvero fuori dal comune. «Per carattere sono portato a puntare sempre al massimo, che nel mio caso significa alla Serie A. Visto che mi muove un’enorme passione per il calcio in quanto sport e non solo il mito della celebrità e del conto in banca, mi adeguerei anche a un’onesta carriera in Serie C, come quella di papà. Pure in questo caso, inutile dirlo, se dovessi scegliere privilegerei il football rispetto alla laurea. Però conto di portare avanti le due cose insieme. Almeno, ci provo». Intanto la Primavera dei Guzmán, dei Gasbarroni, dei Péricard ma anche di Frara ha conquistato la qualificazione alle fasi finali del campionato italiano di categoria. Un exploit che ha dell’incredibile, se si pensa come gli esordi di stagione sono stati difficili. Nonostante il gioco non sia mai mancato, i punti stentavano ad arrivare; poco prima della fine del girone di ritorno, la squadra si ritrovava attorno all’ottava posizione, a un bel po’ di punti di distacco da quella quinta piazza che dà diritto ad andare avanti. Alessandro, qual è la molla che è scattata dentro di voi in questi ultimi mesi? «Il miglioramento c’è stato, eccome, e su tutti i fronti. Ora siamo un vero gruppo affiatato, all’inizio scontavamo l’assemblaggio tecnico e caratteriale di ragazzi di diversa provenienza, alcuni dei quali stranieri. Certo è che l’evoluzione non è avvenuta per caso. Grossa parte del merito va riconosciuta a mister Gasperini, che ci ha sempre spronato a dare il massimo, e alla società, che non ha mai smesso di credere in noi. E i risultati si sono visti». Immaginiamo che a questo punto gli obiettivi siano una conseguenza del ritrovato entusiasmo. «Non potrebbe che essere così – continua Frara – personalmente sono molto fiducioso per il seguito della stagione. La qualificazione è acquisita. Ora si tratta di difendere il primo posto, un premio meritato per la nostra crescita, un’enorme soddisfazione per come si erano messe le cose all’inizio. Dal momento che passano il turno le prime cinque squadre di ognuno dei tre gironi più la migliore sesta, nei quarti di finale dobbiamo a tutti i costi essere all’altezza della situazione per approdare alla poule finale di Jesi. Lì ci giocheremo tutte le nostre carte: chi, come me, ambisce a un posto al sole, in un’occasione del genere non può certo fallire». Alessandro, per terminare prova a esprimere un desiderio. Sai, noi di “Hurrà” a volte portiamo bene. «Vorrei tanto che qualcuno della rosa della Primavera riuscisse a esordire in Serie A già da quest’anno. Magari quello che nella lista depositata in Lega ha il numero trentadue. Dicono che non sia male». Inutile dire che costui risponde al nome di Alessandro Frara. Uno che ha le idee chiare e tutte le prerogative per diventare qualcuno. Nel calcio come nella vita. 〰.〰.〰 Nemo propheta in patria sua, è la famosa locuzione latina. Sarà così anche per Frara: due sole presenze in maglia bianconera, una al Celtic Park nella sconfitta per 3-4 in Champions League contro i biancoverdi scozzesi e in un’altra sconfitta (ininfluente, per il passaggio del turno) contro l’Atalanta in Coppa Italia. Avrà, comunque, la soddisfazione di esordire in Serie A, la stagione successiva, ma con la maglia del Bologna. Torino non lo rivedrà più se non come avversario. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/11/alessandro-frara.html
  18. ALESSANDRO FRARA https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Frara Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 07.11.1982 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-18 Soprannome: - Alla Juventus dal 1999 al 2002 Esordio: 31.10.2001 - Champions League - Celtic Glasgow-Juventus 4-3 Ultima partita: 17.01.2002 - Coppa Italia - Atalanta-Juventus 2-1 2 presenze - 0 reti Alessandro Frara (Torino, 7 novembre 1982) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, responsabile del settore giovanile del Frosinone. Alessandro Frara Frara al Frosinone nel 2017 Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2018 Carriera Giovanili ?-2002 Juventus Squadre di club 1999-2002 Juventus 2 (0) 2002-2003 → Bologna 19 (0) 2003-2006 Ternana 67 (0) 2006-2008 Spezia 48 (0) 2008-2010 Rimini 51 (5) 2010-2011 Varese 30 (2) 2011-2018 Frosinone 169 (15) Nazionale 1998 Italia U-16 1 (0) 1998-2001 Italia U-18 4 (0) Carriera Figlio dell'ex calciatore ed ex allenatore Gianni Frara, è cresciuto nella Juventus ed esordì in maglia bianconera nel 2001-2002 in Coppa Italia contro l'Atalanta e in Champions League al Celtic Park il 23 ottobre 2001. La stagione successiva fu ceduto in prestito al Bologna e in rossoblu esordì in Serie A il 14 settembre 2002 nella vittoria contro la Roma. Passò poi, sempre in prestito, alla Ternana in Serie B, dove rimase fino al 2006, dopo essere stato acquistato a titolo definitivo. Nel 2006 fu ceduto in prestito allo Spezia. Al termine della stagione fu esercitato il diritto di riscatto della metà del cartellino e quindi rimase in Liguria con la formula della comproprietà. Nella sessione invernale del calciomercato della stagione 2007-2008, fu ceduto a titolo definitivo al Rimini. A causa di un infortunio non scese mai in campo con la squadra romagnola nella stagione 2007-2008, ed il 7 maggio fu sottoposto ad un'operazione per la pulizia della caviglia destra. Il 6 aprile 2009 ha messo a segno la sua prima rete da professionista, nella partita persa 2-3 dal Rimini contro l'Avellino dopo oltre 130 partite disputate fra serie A e serie B. Alla fine stagione 2009-2010, in cui la squadra romagnola ha disputato il campionato di Prima Divisione, rimane svincolato a causa del fallimento del Rimini, firmando poi un contratto annuale con il Varese, neopromossa in Serie B, dopo un periodo di prova. Il 26 agosto 2011 si svincola dai varesini e firma un biennale con il Frosinone, squadra nella quale, nell'arco di due stagioni, eredita la fascia di capitano da Vincenzo Santoruvo. Durante la stagione 2013-2014, estende ulteriormente il proprio contratto con i frusinati fino al giugno 2017. Il 7 giugno del 2014 segna su colpo di testa il gol decisivo della finale playoff di Lega pro contro il Lecce permettendo ai ciociari di tornare in serie B e di iniziare la scalata nella nobiltà del calcio nazionale. Il 31 maggio 2015, in seguito alla prima storica promozione in Serie A del club frusinate, diventa cittadino onorario di Frosinone insieme al resto della squadra. Mette a segno il primo gol in Serie A il 1º novembre 2015 in Fiorentina-Frosinone 4-1. Il 17 aprile 2016, invece, realizza al novantesimo il gol-vittoria nello scontro salvezza con l'Hellas Verona, fissando il risultato sul 2-1 per i frusinati. Responsabile sportivo Ad oggi è il responsabile della Primavera del Frosinone Calcio ed ha partecipato alla promozione della stessa in Primavera 1 dalla Primavera 2 vincendo i play-off contro la Primavera del Parma Calcio nella stagione 2021/2022.
  19. DOMENICO MAIETTA https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Maietta Nazione: Italia Luogo di nascita: Cariati (Cosenza) Data di nascita: 03.08.1982 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2001 Esordio: 22.07.2000 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-7 Ultima partita: 12.12.2000 - Amichevole - Juventus-Torino 2-2 0 presenze - 0 reti Domenico Maietta (Cariati, 3 agosto 1982) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Domenico Maietta Maietta con la maglia del Bologna nel 2014. Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 31 agosto 2020 Carriera Giovanili 1996-2001 Juventus Squadre di club 2001-2002 L'Aquila 0 (0) 2002-2003 Triestina 5 (0) 2003 Messina 8 (0) 2003-2004 Avellino 12 (0) 2004 → Perugia 0 (0) 2004-2007 Crotone 76 (0) 2007-2008 → Avellino 28 (0) 2008-2009 Crotone 8 (0) 2009-2010 Frosinone 39 (0) 2010-2014 Verona 119 (5) 2014-2018 Bologna 90 (1) 2018-2020 Empoli 65 (1) Nazionale 1998 Italia U-15 9 (1) 1998-1999 Italia U-16 7 (0) 1999-2000 Italia U-17 1 (0) 2000-2001 Italia U-18 3 (0) 2001 Italia U-20 1 (0) Caratteristiche tecniche Difensore centrale bravo tecnicamente, rapido e combattivo è abile nel gioco aereo, possiede una buona personalità nell'impostare l'azione e portare su palla. Carriera Club Gli esordi Originario di Ciró Marina, è cresciuto calcisticamente nella Juventus. Nel 2002 debutta in Serie B con la Triestina, rimanendovi fino al mercato di riparazione quando passa al Messina ancora in cadetteria. Nel luglio 2003 approda all'Avellino dove le sue prestazioni lo portano a essere ingaggiato, nel gennaio seguente, dal Perugia che milita in Serie A ma con cui non scende mai in campo. Dal Crotone al Frosinone Nell'estate 2004 torna in Serie B al Crotone dove gioca tra i titolari per tre anni, al termine dei quali, vista la retrocessione dei calabresi, viene dato in prestito all'Avellino che disputa la Serie B. Nell'estate 2008 torna a Crotone, giocandovi alcune partite in Serie C1, prima di essere venduto, nel gennaio 2009, al Frosinone, dove ha disputato l'ultimo anno e mezzo in cadetteria. La cavalcata con l'Hellas Verona Terminato il contratto con la società laziale, nell'agosto 2010, Maietta firma un accordo triennale con il Verona, profetizzando, appena giunto nel club che si apprestava ad iniziare la sua quarta stagione in Lega Pro, il ritorno in Serie A della squadra scaligera nel giro di 3 stagioni, e diventando ben presto un beniamino del pubblico scaligero grazie all'agonismo e allo spirito battagliero con i quali affronta ogni partita. Il 19 giugno 2011 conquista subito la promozione in Serie B con la maglia dell'Hellas Verona. Giunto in cadetteria, durante la stagione 2011-2012 segna la sua prima rete in carriera il 13 novembre 2011 nella vittoria 2-1 del Verona contro il Crotone. Il 12 marzo 2012 si fa notare grazie ad una rete stupenda messa a segno contro il Torino, nella trasferta vinta dai veneti per 4-1. Nell'azione del goal, dopo aver conquistato palla a centrocampo, salta in velocità due difensori granata e da 35 metri riesce a beffare il portiere avversario con un pallonetto perfetto. Il 19 maggio 2012 segna il suo quarto gol con la maglia scaligera in Hellas Verona - Varese, alla penultima di campionato, imitando il gol di Torino: dopo uno scambio con Hallfredsson e uno scatto palla al piede di 40 metri beffa infatti il portiere con un tiro da fuori area sotto l'incrocio dei pali. L'Hellas Verona, giunto 4º in classifica al termine della stagione agonistica, viene eliminato durante la semifinale play-off dal Varese ma Maietta si toglie la soddisfazione di venire eletto quale miglior difensore della Serie B 2011-2012, a dimostrazione della migliore annata della propria carriera calcistica. Nella stagione 2012-2013 segna un solo gol alla quarta giornata di campionato nella sentitissima trasferta di Vicenza, gol che risulterà decisivo per la vittoria della gara. Grazie ad un rendimento costante in campionato, contribuirà in prima persona a blindare la difesa scaligera (che a fine campionato risulterà la meno battuta) e quindi alla promozione in Serie A dell'Hellas Verona grazie al 2º posto finale conquistato della squadra giallobù. Visto il doppio salto di categoria ottenuto in 3 anni, Maietta ha mantenuto la dichiarazione fatta ai giornalisti, appena acquistato dal club veronese, di riportare l'Hellas Verona nella massima serie nel giro di 3 anni. Beniamino del pubblico veronese, dal campionato 2011-2012 è stato insignito della fascia di capitano. il 24 agosto 2013 all'età di 31 anni, fa il suo debutto in Serie A nella partita inaugurale d'esordio del campionato 2013-2014 vinta dai veronesi per 2 a 1 contro il Milan. Con 25 presenze porta un positivo contributo al campionato del Verona che arriva a sfiorare la qualificazione in Europa League, Bologna Il 22 luglio 2014 viene comprato dal retrocesso Bologna, che deve affrontare la serie B. Esordisce in maglia rossoblù nella prima giornata di campionato contro il Perugia, e dopo vari infortuni e traumi che lo costringono a saltare alcune partite, segna il suo primo gol contro il Frosinone Calcio, la sua ex squadra. Il campionato si conclude positivamente con la promozione in serie A e Maietta viene confermato anche nel 2015-2016. Nelle due successive stagioni in maglia rossoblu, si dimostra uno dei pilastri della difesa, oltre ad essere una figura centrale all'interno dello spogliatoio. Empoli Il 31 gennaio 2018 passa a titolo definitivo all'Empoli, con cui firma un contratto fino al giugno 2019, in uno scambio che vede coinvolto anche Simone Romagnoli, che si trasferisce invece a titolo temporaneo al club emiliano. Il 17 febbraio segna la rete del definitivo 4-0 nella partita interna vinta contro il Parma e, titolare inamovibile, porta un contributo decisivo alla promozione in serie A del club toscano. Disputa altri due campionati positivi con la maglia azzurra e, alla scadenza del contratto, si ritira dal calcio giocato all'età di 38 anni, rimanendo nell'ambiente come team manager dell'Empoli. Nazionale Durante l'esperienza in bianconero ottiene 30 convocazioni nelle Nazionali giovanili fino all'Under-20, con la quale gioca la sua unica partita il 25 aprile 2001 contro i pari età della Turchia. Con le selezioni giovanili italiane complessivamente raccoglie 21 presenze ed una rete, quest'ultima realizzata nel 1998 contro il Camerun in Under-15. Dirigente Il 1º settembre 2020 diventa il nuovo team manager dell'Empoli. Vita privata Il 22 giugno 2016 si sposa con Angela Martino. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2017-2018
  20. MARCELLO BERTINETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Bertinetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 26.04.1885 Luogo di morte: Vercelli Data di morte: 02.01.1967 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1904 al 1905 Esordio: 12.02.1905 - Amichevole - Juventus-Servette 0-1 0 presenze - 0 reti Marcello Bertinetti (Vercelli, 26 aprile 1885 – Vercelli, 2 gennaio 1967) è stato uno schermidore, calciatore e arbitro di calcio italiano, vincitore di due medaglie d'oro, una d'argento ed una di bronzo nella scherma ai giochi olimpici. Insieme all'avvocato penalista (e già presidente del sodalizio del 1892) Luigi Bozino, nel 1906 fondò la mitica Sezione Calcio della Pro Vercelli (di cui fu allenatore e giocatore), che in breve tempo si imporrà come il principale club calcistico italiano, arrivando a conquistare 7 scudetti e un secondo posto nel periodo 1908-1922, nonché ad essere la prima squadra italiana di calcio ad essere invitata in tournée in Brasile. È il padre di Franco Bertinetti e nonno di Marcello "Cito" Bertinetti, a sua volta campione italiano di scherma nella spada. A lui il comune di Vercelli ha dedicato una via della città. Marcello Bertinetti Nazionalità Italia Scherma Specialità Sciabola, Spada Palmarès Italia Giochi Olimpici 2 1 1 Mondiali 0 0 1 Marcello Bertinetti Bertinetti in tenuta arbitrale. Informazioni personali Arbitro di Calcio Sezione All'epoca non esisteva la sezione di Vercelli. Attività nazionale Anni Campionato Ruolo 1906-1915 Prima Categoria Arbitro Marcello Bertinetti Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centravanti Carriera Squadre di club 1906-1908 Pro Vercelli 6 (?) Palmarès In carriera ha ottenuto i seguenti risultati: Giochi olimpici: Londra 1908: argento nella sciabola a squadre. Parigi 1924: oro nella sciabola a squadre con Renato Anselmi, Guido Balzarini, Bino Bini, Vincenzo Cuccia, Oreste Moricca, Oreste Puliti e Giulio Sarrocchi e bronzo nella spada a squadre. Amsterdam 1928: oro nella spada a squadre con Giulio Basletta, Carlo Agostoni, Giancarlo Cornaggia-Medici, Renzo Minoli e Franco Riccardi. Mondiali di scherma Napoli 1929: bronzo nella spada individuale. Club Competizioni nazionali Seconda Categoria: 2 - Juventus: 1905 - Pro Vercelli: 1907 (anche allenatore) Prima Categoria: 1 - Pro Vercelli: 1908 (anche allenatore)
  21. FRANCESCO BERTINETTI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.07.1995 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 10.10.2013 - Amichevole - Juventus-Pavia 7-0 Ultima partita: 28.11.2013 - Amichevole - Juventus-Derthona 11-1 0 presenze - 0 reti
  22. AARON RAMSEY https://it.wikipedia.org/wiki/Aaron_Ramsey Nazione: Galles Luogo di nascita: Caerphilly Data di nascita: 26.12.1990 Ruolo: Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 76 kg Nazionale Gallese Soprannome: Rambo Alla Juventus dal 2019 al 2022 Esordio: 18.09.2019 - Champions League - Atletico Madrid-Juventus 2-2 Ultima partita: 20.10.2021 - Champions League - Zenit-Juventus 0-1 70 presenze - 6 reti 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Aaron James Ramsey (Caerphilly, 26 dicembre 1990) è un calciatore gallese, centrocampista del Cardiff City e della nazionale gallese, di cui è capitano. Aaron Ramsey Ramsey con la Juventus nel 2019 Nazionalità Galles Altezza 178 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Cardiff City Carriera Giovanili 1999-2006 Cardiff City Squadre di club 2006-2008 Cardiff City 16 (1) 2008-2010 Arsenal 27 (3) 2010-2011 → Nottingham Forest 5 (0) 2011 → Cardiff City 6 (1) 2011-2019 Arsenal 235 (37) 2019-2022 Juventus 70 (6) 2022 → Rangers 7 (2) 2022-2023 Nizza 27 (1) 2023- Cardiff City 6 (3) Nazionale 2005-2008 Galles U-17 15 (2) 2007-2009 Galles U-21 12 (2) 2008- Galles 84 (21) 2012 Regno Unito olimpica 5 (1) Palmarès Europei di calcio Bronzo Francia 2016 Caratteristiche tecniche Ramsey mentre s'appresta a battere un calcio di punizione per l'Arsenal nel 2013. Interno di centrocampo polivalente, può giocare come trequartista o in alternativa anche come esterno offensivo su entrambe le fasce. È un centrocampista completo, destrorso, dotato di buona tecnica e visione di gioco, abile negli inserimenti in zona gol e nei movimenti senza palla. Pressa spesso i difensori avversari e questo lo rende ottimo nel recuperare i palloni grazie anche alla sua intensità e concentrazione. La sua carriera è stata fortemente condizionata da diversi infortuni che ne hanno in parte pregiudicato il rendimento e l'affermazione ad alti livelli. Carriera Club Cardiff City Dopo aver impressionato a un torneo giovanile, Ramsey ha firmato per il Cardiff City. Ha quindi seguito tutta la trafila delle giovanili della squadra, fino ad arrivare all'esordio all'ultima giornata del campionato 2006-2007: ha infatti sostituito, all'ultimo minuto, Paul Parry, nella sconfitta per 1 a 0 contro l'Hull City, il 26 aprile 2007. Ramsey è diventato il giocatore più giovane a esordire con la maglia del Cardiff City: ha infatti battuto il record di John Toshack, avendo giocato la prima partita a 16 anni e 124 giorni. Nel corso dell'estate, il Cardiff ha rifiutato un'offerta di un milione di sterline proveniente da un club di Premier League con sede a Londra. Il nome del club non è stato rivelato, ma è probabile che questa squadra lo abbia seguito anche nel corso dell'anno successivo. Ramsey ai tempi del Cardiff City nel 2008. Ha giocato la prima partita della sua seconda stagione professionistica il 6 ottobre 2007, quando ha sostituito Jimmy Floyd Hasselbaink nella vittoria per 2 a 1 sul Burnley. Ramsey ha firmato il suo primo contratto a dicembre 2007, e il 5 gennaio 2008 ha giocato nella partita di FA Cup contro il Chasetown, sostituendo lo squalificato Stephen McPhail. Ha aiutato la squadra a vincere per 3-1, con il gol del momentaneo 2-1 segnato proprio da lui. La sua grande partita gli ha permesso di lottare per il premio di miglior giocatore del turno, vinto poi da Michael Mifsud. Tre settimane dopo, ha giocato la sua prima partita da titolare in campionato, contro i Queens Park Rangers, vinta 3 a 1. Da questo momento in poi, è entrato stabilmente in prima squadra. In tutta la stagione, ha giocato 22 partite, di cui 5 in FA Cup, finale compresa. È il secondo giocatore più giovane ad aver giocato una finale di FA Cup. Successivamente alla prestazione nei quarti di finale di FA Cup contro il Middlesbrough, è stato rivelato che Alex Ferguson, manager del Manchester United, ha parlato con il presidente del Cardiff City, per avere delle informazioni su Ramsey, ma anche Arsenal ed Everton hanno seguito i suoi progressi. Il presidente ha poi annunciato che l'offerta dell'Arsenal è stata accettata: non è stata però inclusa la clausola che avrebbe permesso al Cardiff di avere il giocatore in prestito per un'altra stagione. Arsenal Il 10 giugno 2008 è stato confermato che, dopo gli incontri con Arsenal, Manchester United ed Everton, il giocatore ha scelto di firmare per i Gunners: è stato fondamentale, nella scelta finale, l'approccio avuto da Wenger nei suoi confronti. Ha giocato la sua prima partita ufficiale contro il Twente, nel terzo turno di qualificazione alla Champions League 2008-2009. Segnerà un gol in Champions nella prima partita contro il Fenerbahce. Ramsey in azione con la maglia dei Gunners nel 2013. Il 22 agosto 2009 segna il suo primo gol in campionato contro il Portsmouth nella vittoria per 4-1. Il 27 febbraio 2010 subisce un grave infortunio (doppia frattura di tibia e perone, simile a quello occorso due anni prima al suo ex compagno di squadra Eduardo) durante la partita contro lo Stoke City a causa di un fallo di Ryan Shawcross ai suoi danni. L'operazione alla quale è stato sottoposto la notte successiva all'infortunio per ridurre le fratture ha avuto successo e riguardo ai tempi di recupero lo staff medico dell'Arsenal ha parlato di un periodo attorno ai nove mesi. Da fine novembre a fine dicembre 2010, Ramsey gioca temporaneamente col Nottingham Forest per ritrovare la condizione e il ritmo partita. Il 2 gennaio 2011 torna, in prestito mensile, al Cardiff City. Il 5 marzo torna all'Arsenal e siede in panchina nello 0-0 tra Arsenal e Sunderland. Ritorna in campo nella sfida del 12 marzo tra Arsenal e Manchester Utd, valida per la FA Cup. Torna al gol in Premier League contro il Manchester United, decidendo il match con un destro di precisione. Il 27 agosto 2013, nella partita di ritorno dei preliminari della UEFA Champions League contro il Fenerbahce, mette a segno una doppietta portandosi a quota sei gol nelle competizioni calcistiche europee, quattro dei quali realizzati proprio contro la squadra turca (segnò una rete anche nella partita di andata in Turchia). Il 14 settembre 2013 segna la sua prima doppietta in Premier League nella vittoria per 3-1 sul campo del Sunderland. Il 6 novembre 2013 segna il gol decisivo nella vittoria per 1-0 sul campo del Borussia Dortmund al Signal Iduna Park in occasione della quarta giornata del girone F di Champions League. Il 30 novembre segna la sua seconda doppietta in Premier League, la terza stagionale, nella vittoria esterna per 3-0 contro il Cardiff City, sua ex squadra. Il 26 dicembre 2013, nella partita vinta per 3-1 sul campo del West Ham, in occasione del classico Boxing Day della Premier League, si procura uno stiramento alla coscia che lo farà star fuori dai giochi fino alla metà di marzo. La stessa stagione, vince la Fa Cup, battendo 3-2 l'Hull City in finale e segnando anche il gol decisivo. Ramsey con la maglia dell'Arsenal nell'estate 2015. La stagione 2014-2015 si apre con la vittoria dei Gunners per 3-0 contro il Manchester City nel Community Shield, in cui Ramsey segna anche il secondo gol. Nelle prime due giornate di campionato segna due gol, entrambi decisivi, contro Crystal Palace ed Everton. Nella 15ª giornata segna contro lo Stoke CIty nella partita persa 3-2. In Champions League, segna una doppietta nella gara vinta 4-1 a Istanbul contro il Galatasaray. Nella 29ª giornata segna il secondo gol nella partita vinta 3-0 contro il West Ham. In Champions, segna il gol del 2-0 nella vittoria dell'Arsenal a Montecarlo contro il Monaco, tuttavia senza riuscirsi a qualificare in virtù dell'1-3 subito in casa per mano dei monegaschi. Nella 32ª giornata sigla il gol decisivo nella gara vinta 1-0 sul campo del Burnley. Nella 35ª giornata segna il secondo gol nella gara vinta 3-1 sul campo dell'Hull City. Nella stagione 2016-2017 segna la sua prima e unica rete in campionato, nell'ultima giornata di Premier League, nel recupero del secondo tempo, che sancisce la vittoria della sua squadra per 3-1 in casa nel derby contro l'Everton. Successivamente, nel derby in finale di FA Cup contro il Chelsea, segna il gol decisivo del 2-1 che porta l'Arsenal a vincere la coppa. Juventus In scadenza di contratto con l'Arsenal, l'11 febbraio 2019 passa alla Juventus a parametro zero per la stagione successiva. Esordisce con i bianconeri il 18 settembre seguente, nella sfida di UEFA Champions League in casa dell'Atletico Madrid, subentrando nei minuti finali a Miralem Pjanic. Tre giorni dopo, all'esordio in Serie A, realizza il suo primo gol con la Juventus, quello del momentaneo 1-1 casalingo contro il Verona, nella partita vinta per 2-1. Segna il suo primo gol bianconero in Champions il 6 novembre, contro il Lokomotiv Mosca, diventando il primo britannico a segnare una rete in Champions League con la maglia della Juventus. L'8 marzo 2020, nell'importante sfida di campionato casalinga contro l'Inter, segna il gol del vantaggio e serve un assist decisivo a Dybala per il definitivo 2-0, risultando tra i migliori in campo. Alla fine della stagione si aggiudica lo scudetto. Nel 2020-2021, anche a causa di infortuni, fatica a trovare spazio nelle rotazioni del tecnico Andrea Pirlo, segnando comunque due reti nei successi contro Sassuolo (3-1) e Sampdoria (0-2) e si aggiudica la Supercoppa italiana (competizione in cui non viene impiegato) e la Coppa Italia. Nel 2021-2022 Pirlo viene sostituito da Massimiliano Allegri; il tecnico toscano lo vede inizialmente come mediano, salvo poi impiegarlo poco ancora a causa di problemi fisici. Rangers Il 31 gennaio 2022 viene ceduto ai Rangers con la formula del prestito fino al termine della stagione. Esordisce il successivo 6 febbraio, subentrando a Scott Arfield al 76' del netto successo (5-0) ai danni degli Hearts. Segna la sua prima rete con la maglia dei Rangers il 20 marzo, realizzando il gol del momentaneo 1-1 nella vittoria esterna (1-2) contro il Dundee. Durante la finale di Europa League del 18 maggio 2022 contro l'Eintracht Francoforte, entra nei minuti finali dei tempi supplementari e ai tiri di rigore sbaglia il proprio tentativo dal dischetto, risultando decisivo per la sconfitta dei Rangers. Nizza Tornato inizialmente alla Juventus nell'estate 2022, il 26 luglio risolve consensuale il contratto che ancora lo legava ai bianconeri. Quindi il successivo 1º agosto viene ingaggiato dal Nizza, con cui, sette giorni dopo, debutta in campionato subentrando al 77' contro il Tolosa e segnando, un minuto dopo il suo ingresso in campo, la rete dell'1-1. Ritorno al Cardiff City Il 15 luglio 2023 fa ritorno al Cardiff City. Nazionale Ramsey (4) schierato in campo per il Galles Under-21 nel 2008, tra Ribeiro (12) ed Evans (10). Il padre di Aaron Ramsey è scozzese e arrivò in Galles nel 1989, per questo Aaron è stato contattato dalla Scozia ma rifiutò e decise di rappresentare il Galles. È stato un punto di forza nelle rappresentative giovanili della sua nazionale: conta infatti 15 presenze e 2 reti nel Galles Under-17 e 12 presenze e due reti nel Galles Under-21. Viene successivamente convocato dalla nazionale maggiore, dove ha esordito ufficialmente il 19 novembre 2008, in amichevole contro la Danimarca giocando 88 minuti prima di venire rimpiazzato da Owain Tudur Jones. Nel 2009 inizia a essere utilizzato per le partite di qualificazio ne al Mondiale 2010, in cui realizza la sua prima rete con la selezione gallese nel successo per 2-0 in Liechtenstein. Il 26 marzo 2011, nella partita di qualificazione per gli Europei contro la nazionale inglese, gli viene affidata la fascia di capitano, rendendolo il più giovane a ricoprire questo ruolo nella storia della nazionale dei Dragoni, all'età di 20 anni e 90 giorni. Viene convocato per gli Europei 2016 in Francia. Nel torneo è autore di un gol alla Russia, oltre che di vari assist per i suoi compagni. Nella competizione il Galles raggiungerà lo storico traguardo della semifinale, in cui viene sconfitto per 2-0 dal Portogallo, futuro vincitore; Ramsey non ha potuto giocare la partita per aver collezionato due cartellini gialli nelle gare precedenti. Con quattro assist è stato (a pari merito con Eden Hazard) quello che ne ha consegnati di più, oltre a essere stato inserito nella migliore formazione del torneo. Viene confermato titolare della Nazionale nei due anni successivi, segnando due reti nelle qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018 (contro Serbia e Moldavia), a cui però la sua Nazionale non si è qualificata, e una nella vittoria per 4-1 in Nations League contro l'Irlanda. Nel 2019 non viene mai convocato fino a novembre causa infortuni, tornando a giocare il 16 nel successo per 2-0 in casa dell'Azerbaigian. Tre giorni dopo realizza una doppietta decisiva nel successo per 2-0 contro l'Ungheria che consente ai gallesi di qualificarsi a Euro 2020. Nei mesi successivi, complici il lockdown e ulteriori infortuni, continua a trovare poco spazio in nazionale. Successivamente viene convocato per gli europei andando a segno nel successo per 2-0 contro la Turchia ai gironi. Il 5 giugno 2022 raggiunge la qualificazione ai Mondiali (la prima dal 1958) con il Galles battendo 1-0 l'Ucraina. Nel novembre del medesimo anno viene convocato per la rassegna iridata disputata in Qatar. Nel 2023, a seguito del ritiro dal calcio di Gareth Bale, viene nominato capitano della selezione gallese. Palmarès Ramsey e Gibbs festeggiano la vittoria dell'Arsenal nella Coppa d'Inghilterra 2013-2014 Club Coppa d'Inghilterra: 3 - Arsenal: 2013-2014, 2014-2015, 2016-2017 Community Shield: 3 - Arsenal: 2014, 2015, 2017 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2019-2020 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2020-2021 Coppa di Scozia: 1 - Rangers: 2021-2022 Individuale Giocatore gallese dell'anno: 1 - 2009 Europei Top 11: 1 - Francia 2016
  23. FEDERICO BERNARDESCHI https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Bernardeschi Nazione: Italia Luogo di nascita: Carrara (Massa Carrara) Data di nascita: 16.02.1994 Ruolo: Centrocampista Altezza: 185 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: Brunelleschi Alla Juventus dal 2017 al 2022 Esordio: 13.08.2017 - Supercoppa Italiana - Juventus-Lazio 2-3 Ultima partita: 21.05.2022 - Serie A - Fiorentina-Juventus 2-0 183 presenze - 12 reti 3 scudetti 2 coppe Italia 2 supercoppe italiane Campione d'Europa 2020 con la nazionale italiana Federico Bernardeschi (Carrara, 16 febbraio 1994) è un calciatore italiano, centrocampista o attaccante del Toronto FC e della nazionale italiana, con cui si è laureato campione d'Europa nel 2021. Federico Bernardeschi Bernardeschi alla Juventus nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Toronto FC Carriera Giovanili 2000-2001 Atletico Carrara 2001-2003 Polisportiva Ponzano 2003-2013 Fiorentina Squadre di club 2013-2014 Crotone 38 (12) 2014-2017 Fiorentina 72 (14) 2017-2022 Juventus 183 (12) 2022- Toronto FC 10 (8) Nazionale 2011-2012 Italia U-18 7 (0) 2013 Italia U-19 1 (0) 2013-2015 Italia U-20 2 (0) 2014-2017 Italia U-21 16 (5) 2016- Italia 39 (6) Palmarès Europei di calcio Oro Europa 2020 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA Argento Finalissima 2022 Europei di calcio Under-21 Bronzo Polonia 2017 Caratteristiche tecniche Soprannominato Brunelleschi per la sua tecnica, è un mancino puro che può giocare come esterno o trequartista, fungendo da raccordo tra il centrocampo e l'attacco. Segnalatosi come buon finalizzatore agli esordi, dispone di un ottimo dribbling e di notevoli doti fisiche; è inoltre abile nell'esecuzione di punizioni e rigori. Carriera Club Gli inizi, Crotone Inizia a giocare a calcio all'età di sei anni, nell'Atletico Carrara. Dopo un anno arriva il trasferimento al Ponzano, scuola calcio dell'Empoli, cui segue, nel 2004, l'approdo al settore giovanile della Fiorentina. Dopo aver compiuto tutta la trafila nel vivaio dei viola, il 2 settembre 2013 viene ceduto in prestito al Crotone, in serie B. Debutta da professionista nel torneo cadetto l'8 settembre 2013, contro il Pescara.Segna il suo primo gol da professionista contro il Brescia, nella partita di campionato giocata il 21 settembre; segna poi la sua prima doppietta, nella sfida contro il Carpi. Concluderà il campionato con 12 gol in 38 presenze, contribuendo a portare i calabresi ai play-off; alla fine della stagione la società rossoblù riscatta la metà della proprietà del suo cartellino. Fiorentina Bernardeschi agli esordi con la Fiorentina nel 2014. Il 20 giugno 2014, dopo il riscatto per la metà da parte del Crotone, viene esercitato il controriscatto da parte della Fiorentina, che acquisisce nuovamente la totalità della proprietà del giocatore. Viene quindi inserito in prima squadra sotto la direzione dell'allenatore Vincenzo Montella. Esordisce in Serie A il 14 settembre 2014, a 20 anni, entrando al 57' della partita interna contro il Genoa (0-0). Quattro giorni più tardi esordisce nelle coppe europee, nella partita di UEFA Europa League al Franchi contro il Guingamp (3-0), nella quale realizza il suo primo gol in maglia viola. Dopo un promettente inizio di stagione, all'inizio del mese di novembre riporta in allenamento la frattura del malleolo, infortunio per il quale viene operato; ritorna in campo dopo sei mesi, il 10 maggio 2015, nella sfida di campionato contro l'Empoli. Realizza il suo primo gol in Serie A il 31 maggio seguente, nell'ultima giornata di campionato, nella partita vinta 3-0 contro il Chievo. Nella stagione 2015-2016 passa a vestire la maglia numero dieci del club. L'allenatore portoghese Paulo Sousa lo impiega con continuità, soprattutto come esterno di centrocampo. Il 26 novembre 2015 segna la sua prima doppietta con la maglia viola, nella partita di UEFA Europa League contro il Basilea pareggiata per 2-2. Conclude la stagione con 41 presenze totali e 6 gol. Il 23 ottobre 2016, alla 9ª giornata del campionato 2016-2017, realizza la sua prima doppietta in Serie A nella partita vinta 5-3 in trasferta contro il Cagliari. Il 18 dicembre 2016, nel match perso 3-1 in trasferta contro la Lazio, indossa per la prima volta la fascia da capitano. Il 16 febbraio 2017 decide su punizione la sfida sul terreno del Borussia M'gladbach, valevole per i sedicesimi di finale di UEFA Europa League; si tratta della prima vittoria della Fiorentina in Germania. Termina la terza stagione alla Fiorentina con 14 gol in 42 partite stagionali, di cui 11 gol realizzati in campionato. Juventus Bernardeschi (a sinistra) in maglia juventina, in un duello aereo con Mostovoj dello Zenit San Pietroburgo, nella gara di UEFA Champions League del 2 novembre 2021. Il 24 luglio 2017 passa a titolo definitivo alla Juventus per 40 milioni di euro (più eventuali bonus). Debutta in maglia bianconera il successivo 13 agosto, entrando nel secondo tempo della partita di Supercoppa italiana persa 3-2 a Roma contro la Lazio, mentre l'esordio in campionato è del 9 settembre, nella vittoria interna 3-0 contro il Chievo. Tre giorni dopo fa il suo debutto in UEFA Champions League, nella gara della fase a gironi persa 3-0 contro il Barcellona al Camp Nou. Segna il suo primo gol in campionato il 1º ottobre, nella trasferta contro l'Atalanta. Il 5 dicembre 2017 segna il suo primo gol in Champions, nella vittoria esterna 2-0 sull'Olympiakos, chiudendo l'incontro. Il 9 maggio 2018 vince il suo primo trofeo in carriera, la Coppa Italia, al termine della vittoriosa finale di Roma sul Milan (4-0); quattro giorni dopo, nella stessa città, il pareggio per 0-0 contro la Roma gli consente di fregiarsi del suo primo scudetto. Termina la stagione con 22 presenze e 4 gol in campionato. Nella sua seconda stagione con il tecnico Massimiliano Allegri vince la Supercoppa italiana, grazie alla vittoria per 1-0 contro il Milan a Gedda, e bissa la vittoria dello scudetto: ottiene 39 presenze totali, di cui 28 in campionato con 2 reti. Quindi nell'annata 2019-2020, con il nuovo allenatore Maurizio Sarri, totalizza 29 presenze ma realizza un solo gol, contro la Sampdoria, nella gara che vale il nono scudetto consecutivo per i torinesi e il terzo personale per l'attaccante; proprio da questa stagione, tuttavia, ha inizio una fase negativa nell'esperienza bianconera di Bernardeschi, sempre più vittima di equivoci tattici e incapace di riproporsi su livelli soddisfacenti. Nell'annata 2020-2021, sotto la guida del nuovo tecnico Andrea Pirlo, continua a trovare discreto spazio ma per la prima volta in carriera chiude la stagione senza mai trovare la rete, partecipando a conti fatti da comprimario ai successi juventini in Supercoppa di Lega e Coppa Italia; in particolare si rivela scarso il feeling con Pirlo, tanto che a fine stagione l'esterno palesa pubblicamente il proprio malcontento circa il suo impiego in campo. Le cose non migliorano col ritorno in panchina di Allegri nella stagione successiva, in cui l'esterno, pur ritrovando una maggiore titolarità, continua ad avere un ruolo poco rilevante nelle gerarchie della squadra bianconera: anche per questo motivo, Bernardeschi e la società non trovano l'accordo per rinnovare il contratto, con il giocatore che lascia il club dopo cinque anni, con tre scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane in bacheca. Nazionale Nazionali giovanili Bernardeschi con la nazionale Under-21 nel 2014. Il 28 febbraio 2014 è convocato da Luigi Di Biagio, commissario tecnico della nazionale Under-21, per la partita di qualificazione all'Europeo Under-21 contro l'Irlanda del Nord del 5 marzo seguente, nella quale ha fatto il suo esordio con gli Azzurrini giocando da titolare. Segna la sua prima rete con l'Under-21 il 9 settembre 2014, nella partita di qualificazione Italia-Cipro (7-1). Successivamente prende parte all'Europeo Under-21 2015 in Repubblica Ceca. A distanza di un anno e mezzo dalla sua ultima presenza del novembre 2015, viene nuovamente convocato in Under-21 per disputare l'Europeo Under-21 2017 in Polonia, nel quale realizza 2 gol, contro Germania e Spagna, nelle 4 partite disputate dagli Azzurrini, che vengono eliminati in semifinale dalla Spagna (3-1) nonostante la rete di Bernardeschi. A fine torneo viene inserito nell'11 migliore della manifestazione. Nazionale maggiore Dal 10 al 12 marzo 2014 è stato convocato dal selezionatore della nazionale maggiore, Cesare Prandelli, per uno stage organizzato allo scopo di visionare giovani giocatori in vista del campionato del mondo 2014, venendo riconfermato per il raduno successivo del 14 e 15 aprile. Il 19 marzo 2016 riceve la sua prima convocazione grazie al nuovo commissario tecnico Antonio Conte, per le gare amichevoli contro Spagna e Germania. Fa il suo esordio cinque giorni dopo, a 22 anni, entrando al posto di Candreva nel secondo tempo della sfida contro gli spagnoli (1-1) disputata a Udine. Viene inserito nella lista dei 23 convocati per il campionato d'Europa 2016, dove viene impiegato unicamente nella terza partita del girone persa 0-1 contro l'Irlanda. Bernardeschi (a sinistra) e gli azzurri ricevuti nell'estate 2021 ai giardini del Palazzo del Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la vittoria al campionato d'Europa 2020. Realizza il suo primo gol in nazionale l'11 giugno 2017, sotto la gestione tecnica di Gian Piero Ventura, nella partita di qualificazione al campionato del mondo 2018 contro il Liechtenstein (5-0) disputata a Udine; viene impiegato in 6 partite delle qualificazioni mondiali, compresa la sfida di ritorno del play-off contro la Svezia, che vede l'Italia eliminata. Viene confermato nel giro azzurro dal nuovo selezionatore Roberto Mancini, il quale lo impiega in alcune gare della UEFA Nations League 2018-2019 e in 8 partite delle qualificazioni al campionato d'Europa 2020, nelle quali realizza due gol, nelle vittoriose gare dell'ottobre 2019 contro la Grecia (2-0) a Roma e contro il Liechtenstein (5-0) a Vaduz. Il 28 maggio 2021, in occasione del successo in amichevole a Cagliari contro San Marino (7-0), scende in campo per la prima volta come capitano della nazionale. Pochi giorni dopo viene inserito nella lista dei 26 convocati per gli europei (posticipati a causa della pandemia di COVID-19) dove, pur facendo parte delle seconde linee, viene mandato in campo in quattro occasioni, tra le quali la semifinale contro la Spagna e la finale contro l'Inghilterra, entrambe vinte ai tiri di rigore, successi che permettono all'Italia di conquistare il secondo titolo continentale della sua storia: in tutte e due le occasioni Bernardeschi è tra i rigoristi azzurri e trasforma i suoi tentativi dal dischetto. Palmarès Club Campionato italiano: 3 - Juventus: 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2017-2018, 2020-2021 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2018, 2020 Nazionale Campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Individuale Selezione UEFA dell'Europeo Under-21: 1 - Polonia 2017 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.
  24. MOISE KEAN https://it.wikipedia.org/wiki/Moise_Kean Nazione: Italia Luogo di nascita: Vercelli Data di nascita: 28.02.2000 Ruolo: Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus 2016-2017, 2018-2019 e dal 2021 al 2024 Esordio: 19.11.2016 - Serie A - Juventus-Pescara 3-0 Ultima partita: 12.05.2024 - Serie A - Juventus-Salernitana 1-1 123 presenze - 22 reti 2 scudetti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Moise Bioty Kean (Vercelli, 28 febbraio 2000) è un calciatore italiano, attaccante della Fiorentina e della nazionale italiana. Moise Kean Kean con la maglia della Juventus nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Fiorentina Carriera Giovanili 2007 Asti 2007-2010 Torino 2010-2017 Juventus Squadre di club 2016-2017 Juventus 3 (1) 2017-2018 → Verona 19 (4) 2018-2019 Juventus 13 (6) 2019-2020 Everton 31 (2) 2020-2021 → Paris Saint-Germain 26 (13) 2021 Everton 1 (0) 2021-2024 Juventus 107 (15) 2024- Fiorentina 0 (0) Nazionale 2015 Italia U-15 6 (2) 2015 Italia U-16 4 (3) 2015-2017 Italia U-17 17 (8) 2017-2018 Italia U-19 6 (4) 2018 Italia U-20 1 (2) 2018-2019 Italia U-21 9 (5) 2018- Italia 15 (4) Palmarès Europei di calcio Under-19 Argento Finlandia 2018 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Biografia Nasce da Isabelle Dehe e Biourou Jean Kean, originari della Costa d'Avorio ed emigrati a Vercelli nel 1990, dove Moise viene alla luce dieci anni dopo. Con la sopravvenuta separazione tra i suoi genitori, all'età di 5 anni Moise si trasferisce con la madre e i suoi due fratelli ad Asti, dove trascorre il resto dell'infanzia e dell'adolescenza. A fine 2020 Kean compare in Outraged, documentario dell'UEFA che affronta la discriminazione nel calcio, venendo intervistato dal calciatore francese Paul Pogba. Caratteristiche tecniche È un attaccante forte fisicamente, rapido e di buona tecnica individuale. Schierato prevalentemente come punta centrale, si disimpegna bene anche da seconda punta; all'occorrenza è stato schierato anche come attaccante esterno. Carriera Club Gli inizi Inizia a interessarsi al calcio grazie al fratello maggiore Giovanni, tirando i primi calci nell'oratorio Don Bosco di Asti. Entrambi approdano poi nel vivaio della principale squadra cittadina, l'Asti. Nonostante non abbia ancora 10 anni, e per questo non sia ancora tesserabile dalla società biancorossa, Moise si fa presto notare contro avversari più grandi di lui, tanto da ottenere e superare un provino che lo fa entrare nel più blasonato settore giovanile del Torino. Rimane in granata fino al 2010 quando, su spinta di uno zio (a sua volta padre di Abdoulaye Bamba, anche lui calciatore), passa ai concittadini della Juventus. In bianconero compie tutta la restante trafila delle giovanili, allenato tra gli altri da Corrado Grabbi il quale avrà una grande importanza nel suo percorso di crescita, fino ad approdare nella squadra Primavera di Fabio Grosso: con questa, nel 2016 raggiunge la finale scudetto persa ai tiri di rigore contro i pari età della Roma. Juventus e Verona Kean nelle giovanili della Juventus nel 2015 Nel corso della stagione 2016-2017 fa la spola tra le giovanili e la prima squadra di Massimiliano Allegri, cui inizia a essere frequentemente aggregato. Con quest'ultima, il 19 novembre 2016 fa il suo esordio in Serie A, all'età di 16 anni e 9 mesi, subentrando a Mandzukic sul finire nella vittoriosa sfida interna contro il Pescara (3-0); tre giorni dopo debutta anche in Champions League nella vittoriosa trasferta contro il Siviglia (3-1), rilevando Pjanic nel finale: diviene così il primo calciatore nato negli anni 2000 a esordire in Serie A e in Champions League. Partecipando da comprimario alla vittoria dello scudetto, il 27 maggio 2017 trova spazio per realizzare anche la sua prima rete in Serie A, a 17 anni, decisiva per vincere l'ultima partita di campionato sul campo del Bologna (2-1): diviene così il primo della sua annata ad andare a segno in uno dei massimi campionati europei. Dopo aver firmato il suo primo contratto, e in vista della sua prima stagione da professionista, nell'estate 2017 la Juventus cede Kean in prestito al neopromosso Verona. Esordisce in maglia gialloblù il successivo 10 settembre, subentrando nella sconfitta interna contro la Fiorentina (0-5); il 1º ottobre dello stesso anno sigla il suo primo gol coi veneti, nel pari sul campo del Torino (2-2), mentre il 28 gennaio 2018 realizza la sua prima doppietta in Serie A nella vittoriosa trasferta di Firenze (4-1). Termina la stagione a quota 4 gol, ininfluenti ai fini della retrocessione scaligera in Serie B; impiegato in maniera altalenante dal tecnico Fabio Pecchia, l'attaccante è ulteriormente frenato in primavera da un infortunio agli abduttori che, proprio quando stava iniziando a sommare prestazioni in crescendo, gli fa chiudere anzitempo l'annata. Nell'estate 2018 fa ritorno alla Juventus, stavolta inserito in pianta stabile nella rosa della prima squadra. Inizialmente impiegato marginalmente, trova il primo gol il 12 gennaio 2019, alla prima da titolare con i torinesi, siglando il definitivo 2-0 nella gara di Coppa Italia vinta sul campo del Bologna. Da qui in avanti si ritaglia sempre più spazio, e con 6 gol nella seconda metà di campionato — tra cui una doppietta nella vittoriosa sfida interna dell'8 marzo contro l'Udinese (4-1), e soprattutto la rete che il 6 aprile decide la classica contro il Milan (2-1) — emerge quale maggiore rivelazione stagionale della squadra juventina, dando stavolta un contributo importante nella vittoria dello scudetto, il secondo personale per Kean. Everton e Paris Saint-Germain Nell'estate 2019 si trasferisce in Inghilterra, acquistato dall'Everton per 27,5 milioni di euro (più bonus). Il successivo 10 agosto fa il suo debutto con la maglia dei Toffees, nella partita di Premier League sul campo del Crystal Palace (0-0), subentrando nella ripresa a Calvert-Lewin. L'impatto con la realtà d'oltremanica è abbastanza problematico per l'attaccante, che nel primo semestre a Liverpool non riesce a emergere anche a causa di difficoltà ambientali e disciplinari. La situazione migliora parzialmente dopo l'avvicendamento tecnico che porta Carlo Ancelotti sulla panchina del club, con Kean che trova il suo primo gol per i Blues il 21 gennaio 2020, nella sfida di campionato a Goodison Park contro il Newcastle Utd (2-2). Anche nel resto della stagione, tuttavia, continuano a essergli preferiti i compagni di reparto Calvert-Lewin e Richarlison, terminando la stagione con soli 2 gol in campionato. Inizia l'annata 2020-2021 in maniera più positiva, andando in gol nei primi turni settembrini di Coppa di Lega contro Salford City e Fleetwood Town. Tuttavia la sua esperienza inglese termina il 4 ottobre quando viene ceduto in prestito ai francesi del Paris Saint-Germain. Dopo l'esordio, avvenuto il 16 ottobre contro il Nimes, trova le sue prime reti in maglia parigina il 24 dello stesso mese, nella sfida di Ligue 1 contro il Digione, siglando una doppietta nel 4-0 finale. Il 28 ottobre realizza i suoi primi gol nelle coppe europee, segnando una doppietta decisiva nella trasferta della fase a giorni di Champions League vinta 2-0 contro l'Istanbul Basaksehir: nell'occasione diventa, a 20 anni e 243 giorni, il calciatore italiano più giovane a segnare un gol in Champions alla sua prima presenza da titolare, superando il precedente record di Alessandro Del Piero (20 anni e 308 giorni). Il 13 gennaio 2021 vince il suo primo trofeo con il PSG, la Supercoppa francese, subentrando allo scadere della finale vinta 2-1 contro i rivali dell'Olympique Marsiglia. Il successivo 19 maggio vince anche la Coppa di Francia, rilevando Icardi nel secondo tempo della finale vinta per 2-0 contro il Monaco allo Stade de France. Termina la sua unica stagione in Francia con 17 gol, di cui 13 in campionato, chiuso al secondo posto dal club parigino. Ritorno alla Juventus Rientrato a Liverpool nell'estate seguente, comincia la stagione 2021-2022 tra le file dell'Everton prima di tornare il 31 agosto alla Juventus, in prestito biennale con obbligo di riscatto fissato a 28 milioni di euro. Fa il suo terzo esordio in bianconero il successivo 11 settembre, nella sconfitta esterna contro il Napoli (2-1) valevole per la terza giornata di campionato, subentrando nel finale di gara a Morata; il 22 dello stesso mese torna al gol in maglia juventina, sempre in Serie A, sbloccando il punteggio nella vittoria sul campo dello Spezia (3-2). L'8 dicembre dello stesso anno realizza il suo primo gol in Champions League coi torinesi, nell'ultima gara casalinga della fase a gironi, decisiva nel successo sul Malmö FF (1-0). Nel corso della stagione 2022-2023 la Juventus riscatta interamente il cartellino di Kean. L'annata è tuttavia tra le più difficili della storia bianconera, causa vicende extrasportive che ne minano l'ambiente e i risultati in campo; lo stesso Kean si segnala in negativo il 5 marzo 2023, nella sconfitta esterna 1-0 in campionato contro la Roma, in cui riceve un cartellino rosso diretto, per un fallo di reazione su Gianluca Mancini, a soli 40 secondi dal suo ingresso in campo: è la terza espulsione più rapida nella storia della Serie A, dopo quelle di Giulio Migliaccio nel 2015 e Giuseppe Lorenzo nel 1990. Nella prima parte della stagione 2023-2024, pur a fronte di un avvio promettente, l'attaccante vede ridursi progressivamente il proprio minutaggio, sia per i postumi di un infortunio alla tibia sia per il mutare delle gerarchie nell'attacco bianconero, dove viene scavalcato prima da Arkadiusz Milik e poi dal promettente Kenan Yıldız. Fiorentina Il 9 luglio 2024 viene annunciato il suo trasferimento alla Fiorentina, a titolo definitivo, per 13 milioni di euro più 5 milioni di bonus. Nazionale Nazionali giovanili Kean in nazionale Under-19 all'europeo di categoria 2018 In possesso del doppio passaporto ivoriano e italiano, Kean ha optato per quest'ultima nazionale, rappresentando i colori italiani sin dalla selezione giovanile Under-15. Con l'Under-17 ha partecipato alle edizioni 2016 e 2017 dell'europeo di categoria, realizzando un gol in entrambe le manifestazioni. Nel settembre 2017 esordisce nell'Under-19, selezione con cui ha tuttavia un approccio problematico in avvio, dato che nello stesso mese viene allontanato dal ritiro azzurro, insieme con il collega Scamacca, per intemperanze disciplinari. Una volta richiamato in nazionale, nel luglio 2018 partecipa all'europeo di categoria in Finlandia, dove emerge tra i protagonisti del cammino italiano. Trova la sua prima rete nella manifestazione, e con l'U-19, nella terza e ultima sfida della fase a gironi contro la Norvegia (1-1), risultato che apre agli azzurrini le porte della semifinale; qui, contro la Francia segna il definitivo 2-0 che qualifica l'Italia alla finale. Nell'atto conclusivo contro il Portogallo, dopo essere subentrato all'intervallo con la sua nazionale sotto di due reti, segna una doppietta che porta la gara ai tempi supplementari, dove tuttavia i lusitani s'imporranno 4-3 relegando gli azzurrini al secondo posto. Nel successivo settembre fa il suo debutto con l'Under-20, siglando una doppietta nel 3-0 alla Polonia durante il Torneo 8 Nazioni. L'11 ottobre 2018 debutta anche con l'Under-21, giocando titolare nell'amichevole persa a Udine contro il Belgio (0-1); quattro giorni dopo segna il suo primo gol con gli azzurrini, realizzando un calcio di rigore nella vittoriosa amichevole di Vicenza contro la Tunisia Under-23 (2-0). Nel frattempo entrato nel giro della nazionale maggiore, torna in Under-21 nel 2019, convocato per l'europeo di categoria ospitato dall'Italia. Dopo essere sceso in campo nelle prime due partite della manifestazione, viene escluso dal commissario tecnico Luigi Di Biagio per motivi disciplinari, insieme al collega Zaniolo, dalla terza gara della fase a gironi, che sancisce l'eliminazione azzurra. Nel giugno 2023, a tre anni e mezzo dalla sua ultima presenza con l'Under-21, viene inizialmente inserito dal CT Paolo Nicolato nella lista dei preconvocati in preparazione all'europeo di categoria; nei giorni seguenti, tuttavia, lascia il ritiro e non prende parte alla manifestazione. Nazionale maggiore Kean in nazionale maggiore nel 2021, per la semifinale della UEFA Nations League contro la Spagna Convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Roberto Mancini, debutta il 20 novembre 2018, a 18 anni e 9 mesi, subentrando a Berardi nell'amichevole vinta a Genk contro gli Stati Uniti (1-0), diventando il primo nato negli anni 2000 a vestire la maglia azzurra. Il 23 marzo 2019, in occasione della vittoriosa partita di Udine contro la Finlandia (2-0), valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2020, scende in campo per la prima volta da titolare, trovando anche il suo primo gol in azzurro, quello del definitivo raddoppio: all'età di 19 anni e 23 giorni diventa il secondo più giovane marcatore nella storia della nazionale dopo Bruno Nicolé. Rimasto fuori — tra la sorpresa degli addetti ai lavori, nonostante la positiva annata parigina — dai convocati per la fase finale di Euro 2020 giocata nell'estate 2021 e terminata col successo degli azzurri, torna in nazionale il successivo 8 settembre per la vittoria di Reggio Emilia contro la Lituania (5-0), valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 2022, in cui realizza la sua prima doppietta in maglia azzurra. Il mese seguente, viene inserito tra i 23 convocati per la fase finale della UEFA Nations League, in sostituzione dell'infortunato Ciro Immobile, contribuendo al terzo posto degli azzurri nell'edizione. Nell'ottobre del 2023, a due anni dalla precedente convocazione, viene richiamato dal CT Luciano Spalletti in vista delle partite di qualificazione al campionato d'Europa 2024 contro Malta e Inghilterra. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo Città di Arco: 1 - Juventus: 2015 Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2016-2017, 2018-2019 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2016-2017, 2023-2024 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2018 Supercoppa francese: 1 - Paris Saint-Germain: 2020 Coppa di Francia: 1 - Paris Saint-Germain: 2020-2021
  25. MOISE KEAN «Quando penso alla Juventus mi viene in mente solo una parola: grazie! Da quando sono arrivato che avevo 11 anni tutti hanno creduto in me, sono stato circondato da tanto affetto e sostenuto dal calore dei tifosi. Non vi dimenticherò mai, avrete sempre un posto nel mio cuore».GIANLUCADIMARZIO.COM, 20 NOVEMBRE 2016Ha la faccia da bambino ma sembra comunque più grande della sua età. Somiglia a Balotelli. Ci somiglia davvero, Moise Kean. Sia fisicamente, più alto e più potente dei suoi pari età. Sia caratterialmente, così estroverso e incredibilmente determinato. Il ragazzo classe 2000 con origini ivoriane (ma italiano a tutti gli effetti!) è stato convocato da Massimiliano Allegri per la gara contro l’Udinese lo scorso 14 ottobre e oggi è il primo giocatore nato nel nuovo millennio ad aver esordito in Serie A. Che traguardo per Kean, dopo mesi di goal (cinque in cinque presenze questa stagione) e prestazioni più che convincenti con la Juventus Primavera. Merito di velocità, tecnica e forza che lo hanno sempre portato a fare la differenza nelle categorie in cui ha giocato. Da Vercelli a Torino passando per Asti, dove Kean è cresciuto calcisticamente. La Juve lo nota e lo strappa al Torino perché vuole puntare su di lui. Dai Giovanissimi Nazionali di Gabetta agli Allievi Nazionali di Tufano, poi (a quindici anni) l’opportunità in Primavera. Altri passi in avanti in un percorso che l’ha visto bruciare le tappe e che ha convinto Fabio Grosso a convocarlo per la gara di Youth League contro il Manchester City, nel settembre 2015. Un regalo ma anche un tentativo di responsabilizzare sempre più un ragazzo con un carattere particolare, da far crescere giorno dopo giorno. Uno così non si può non notare, la Juve sa di avere in casa un piccolo gioiello su cui poter puntare per il futuro. E lo sa anche Grosso. I bianconeri allontanano le pretendenti e “lo consegnano” all’allenatore, che si mette in testa di farlo maturare e di limare anche quegli aspetti del carattere che in passato sono stati un limite.Corsa, colpo di testa e tiro i suoi punti forti, tanto in bianconero quanto in Nazionale; oggi veste la maglia dell’Under 17, prima ha brillato con l’Under 15 e 16. Non c’è limite d’età che tenga, se sei abbastanza bravo sei anche abbastanza grande. Deve averlo pensato anche Allegri: «Un ragazzo bravetto, ma non è il solo della nostra Primavera». E pensare che non ha nemmeno un contratto da professionista! Attualmente è in vigore quello del settore giovanile (che vale fino ai diciannove anni) e non è prevista a breve la firma di un nuovo accordo. La Juventus e il suo entourage, però, stanno parlando: al centro delle discussioni c’è solo il meglio per Kean, che nei mesi scorsi non ha lasciato Torino in prestito per volontà di tutti, dalla società al padre del ragazzo. Una scelta giusta, numeri e rendimento lo confermano.Ai suoi interessi ci pensa Mino Raiola. Un ulteriore punto di contatto con un’altra giovane stella come Donnarumma e con quel Balotelli che Moise ammira tanto. Studia lo stile di gioco di Mario (anche se lui è più prima punta), in passato ne ha anche imitato qualche celebre gesto. Come quando contro il Perugia realizzò una doppietta ed esultò mostrando la maglietta con scritto “Why always me?”. Sempre lui quello che brucia le tappe, sempre lui il personaggio più affascinante. Quasi 14.000 followers su Instagram, dove condivide pezzi della sua vita tra foto e video. L’hip hop come colonna sonora di un cammino che l’ha portato all’esordio, questa sera allo Juventus Stadium. Ma è tutto normale per lui: «Non ho difficoltà a giocare con calciatori più grandi di me, sono abituato. Quello che mi importa è fare bene e segnare». Predestinato? Si vedrà. Intanto Kean ha vissuto la sua “prima” in A.Dopo l’esordio nella vittoriosa partita contro il Pescara, Moise fa il debutto anche in Champions League, qualche giorno dopo, subentrando a Pjanić nel match contro il Siviglia giocato in Spagna. L’ultima giornata di campionato, a Bologna, ha la grandissima soddisfazione di segnare la sua prima rete juventina, con un bel colpo di testa sottorete. Le sue emozioni raccontate a JTV: «Sono molto contento, anche perché è il primo goal, sono stato fortunato, sono veramente contento. È il sogno di tutti i ragazzi di 17 anni far goal con la Juve, con la maglia della Juventus, con una maglia così importante. Quindi sono veramente contento, è solo l’inizio. Però c’è da lavorare, perché secondo me questo è solo l’inizio. Dai giocatori della Prima Squadra ho imparato tanto perché stare vicino a loro è una fortuna proprio grande, è veramente bello perché mi hanno aiutato, con la testa giusta a non mollare mai, è stata veramente una cosa bella. Dedico questo goal a mia madre, alla mia famiglia, perché secondo me non ci crede neanche lei che ho segnato».Kean viene prestato al Verona, neo promosso in Serie A. Termina la stagione, che vede la retrocessione della squadra scaligera in Serie B, con 19 presenze e 4 gol in campionato.Nell’estate 2018 fa ritorno alla Juventus. Inizialmente impiegato marginalmente, trova il primo goal il 12 gennaio 2019, alla prima da titolare, siglando il definitivo 2-0 nella gara di Coppa Italia vinta sul campo del Bologna. Da qui in poi si ritaglia sempre più spazio, e con 13 presenze e 6 goal nella seconda metà di campionato (tra cui la sua prima doppietta in maglia bianconera, nella vittoriosa sfida interna dell’8 marzo 2019 contro l’Udinese e la rete che il 6 aprile decide la classica contro il Milan) emerge quale maggiore rivelazione stagionale della squadra juventina, dando un contributo importante nella vittoria dello scudetto, il secondo per Kean.MICHAEL CRISCI, JUVENTIBUS 30 LUGLIO 2019Moise Kean lascia la Juventus. Il classe 2000 è la prima vera operazione in uscita della finestra di mercato attuale. Può far storcere il naso che a lasciare per primo sia il più giovane, nonostante anche le altre punte centrali (Higuain, Mandzukic, Dybala) siano sul mercato. Vi è sicuramente la mano di Raiola, che nel giorno della presentazione di de Ligt aveva affermato quanto Kean fosse “come de Ligt”. L’attaccante di Vercelli è anche un pupillo del CT Roberto Mancini, e ha bisogno di un minutaggio che forse Sarri non avrebbe potuto garantirgli.Moise andrà in Premier per 40 milioni, bonus compresi (secondo millennial più pagato della storia dopo Vinicius), e andrà a percepire 3 milioni netti l’anno. Lascia Torino dopo un finale di stagione eccellente, solo leggermente macchiato dal ritardo in under 21. La Juve non ne ha voluto perdere definitivamente il controllo, e quindi si è tenuta una prelazione; sarà il primo club che verrà interpellato, qualora l’Everton decidesse di venderlo (anche se il prezzo verrà deciso dagli inglesi).Una soluzione ideale per la Juve, che incamererà una plusvalenza necessaria, e potrà assistere nei prossimi anni alla crescita del ragazzo; se Kean dimostrerà le sue potenzialità, la Juve si attiverà per riportarlo a casa e, se ne varrà la pena, investirà una cifra importante. Una situazione win win, ma anche la conferma che la Juve non è terra di giovanissimi, a meno che questi non vengano pagati 75 milioni.Se ne va dunque un ragazzo che per almeno un mese, ha fatto sognare l’immaginario collettivo del tifo bianconero; dopo anni di magra, la soddisfazione di aver tirato su qualcuno di buono dal proprio vivaio, stimolava la fantasia dei tifosi. Ad esempio la sua corsa verso Oblak durante la gara con l’Atletico, quando tutti abbiamo corso con lui. Probabilmente se avessimo potuto, avremmo volentieri scambiato il suo gol col rigore al cardiopalma di Ronaldo. E che dire di quei 45 minuti contro l’Ajax, quando abbiamo sperato tutti potesse dare la scossa a una squadra che oramai stava perdendo tutte le certezze. Ci fidavamo di lui. Ci siamo fidati. Nella speranza di poterci fidare in futuro. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2018/03/moise-kean.html
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