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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. MARCO MARCHIONNI UMBERTO ZOLA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 2006 Riprendersi da un infortunio e tornare in campo più forti di prima. A parole sembra semplice, ma concretamente e ben altra cosa. Non e facile mantenere la serenità quando ci si trova faccia a faccia col primo, grave trauma di una felice carriera. Spesso sono le energie mentali, più di quelle fisiche, a venir meno. Sono tanti i cattivi pensieri che, inevitabilmente, colpiscono il morale di chi al calcio ha dedicato buona parte della propria vita e, improvvisamente, proprio dal calcio si trova tradito, abbandonato. Eppure e proprio in quei momenti che ci vogliono forza d’animo e ottimismo, perché impegnandosi un incoraggiamento sincero può trasformarsi nella storia della propria vita. Ne sa qualcosa Marco Marchionni, nuova importante pedina del centrocampo bianconero. Nato a Monterotondo il 22 luglio di ventisei anni fa, l’ex parmense e un ragazzo tranquillo, educato, coi piedi ben piantati per terra. Marchionni e un calciatore vecchio stampo, una persona semplice che adora il suo paesino, Cretone, poco più di un migliaio di abitanti a una trentina di chilometri da Roma: «Ci torno appena ho un po’ di tempo libero, a trovare la famiglia e gli amici più cari. Mi piace un sacco l’atmosfera di pace che si respira lì. È una frazione piccola, ma accogliente: hai la tranquillità della campagna, con Roma a portata di mano». Un ragazzo con la testa sulle spalle, insomma, che alla mondanità preferisce di gran lunga la tranquillità. E che ama Cretone anche per un altro motivo: «È lì che ho conosciuto mia moglie Claudia. Nonostante la giovinezza siamo una coppia più che consolidata. Siamo stati fidanzati sette anni, prima di sposarci due anni fa. Anche lei adora il suo paese natale, perciò a fine carriera andremo sicuramente a viverci». La famiglia, gli amici e il pallone: tutto il mondo di Marco ruota attorno al suo paese natale: «Il calcio è la mia passione più grande sin da quando ero un bambino. Giocavo a pallone appena ne avevo l’opportunità, ovunque mi capitasse, anche per strada, con gli amici». Ed è proprio su quelle strade che e iniziata l’avventura di Marchionni: «La mia prima squadra di calcio fu il Castelchiodato, dal momento che il mio paese non aveva una rappresentativa giovanile. Avevo otto anni e ricordo che giocavo già a centrocampo, ma a sinistra. A quindici anni sono passato nel Monterotondo, e lì ho fatto tutte le giovanili fino alla categoria dilettanti». – Poi, a diciotto anni, il grande salto... «Sì. Improvvisamente mi sono ritrovato dal campionato dilettanti alla Serie A, con la maglia dell’Empoli. Era un balzo di categoria notevole per un giovane, ma devo ammettere di non aver perso la testa. La società toscana mi ha lasciato maturare piano piano, alternando la prima squadra con la formazione Primavera. Ero arrivato come attaccante, poi Baldini mi ha trasformato in esterno di centrocampo ed è stata una scelta azzeccata. Per le mie caratteristiche fisiche in fascia rendo molto meglio che davanti». – Tre anni con l’Empoli, poi sei passato al Parma e la tua carriera ha spiccato il volo fino alla Nazionale. «La convocazione azzurra è stata un sogno che si avvera. Sono sceso in campo in due occasioni, nel 2003, con Trapattoni in panchina. Poi per colpa dell’infortunio ho temuto di essere uscito dal giro». – Già, l’infortunio. Ti ha messo all’angolo ma ne sei uscito alla grande. «È stato il momento più brutto della mia carriera. Lo scorso anno, a marzo, durante il match con l’Atalanta mi sono lesionato il menisco del ginocchio destro. Ero parecchio preoccupato e devo ringraziare in particolar modo il fisioterapista Fabio Paganelli, che mi ha fatto ritornare la fiducia e mi ha seguito nella lunga fase di riabilitazione. Al primo infortunio grave della carriera ci si fascia sempre la testa più del dovuto. Sono stato costretto a saltare il ritiro, ma impegnandomi con costanza e senza forzare i tempi sono riuscito a recuperare completamente, ritornando in campo a ottobre, sette mesi dopo quell’Atalanta-Parma. All’inizio non a stato facile, ma col passare del tempo sono ritornato ai livelli di prima ed ho disputato un buon campionato. Un mese fa è arrivata la chiamata di Lippi. Essere in ritiro con i ventisette migliori calciatori italiani è stata una soddisfazione enorme». – In questa stagione hai brillato per i tanti assist forniti ai tuoi compagni. Ma ti sei fatto vedere anche davanti alla porta, con quattro gol segnati. Cosa ti dà maggior soddisfazione? «Sono due emozioni diverse. Fare gol a una gioia personale, mentre con un assist hai la profonda riconoscenza dei compagni. Se devo scegliere, dico che preferisco fare gli assist, anche perché davanti alla porta non sono abbastanza freddo. E, prima di tirare, controllo sempre che non ci sia un compagno da servire». – Dopo un grande campionato, una grande squadra: la Juventus. Cosa Si prova a essere un giocatore bianconero? «Una grandissima soddisfazione. Faccio parte di una società dalla storia gloriosa, che fin dal primo istante mi ha colpito per quanto e ben organizzata. Da piccolo non ci avrei nemmeno creduto, invece ora eccomi qua. Nella stessa squadra in cui giocava il mio idolo quand’ero ragazzino: Roberto Baggio. È veramente un’emozione. Conosco Cannavaro dai tempi del Parma ed ho parlato con Del Piero durante il ritiro azzurro. Mi hanno detto tutti che in questa squadra mi troverò benissimo». – E di Torino cosa ti hanno detto? «Che è una città che si addice al mio carattere. Tranquilla come lo era Parma, pur essendo più grande. Ci ero già venuto l’anno scorso, a vedere Juve-Parma, e sono convinto che sia l’ambiente ideale per me». – Una città incastonata tra le montagne olimpiche e il mare. Tu cosa preferisci? «Adoro il mare, la spiaggia e quando sono in vacanza ci passo la maggior parte del mio tempo. Però mi piace anche la montagna, la neve, anche se per la mia professione preferisco le passeggiate agli sci». – Quest’anno i tuoi progressi sono stati notevoli. Hai ritrovato la maglia azzurra e la prossima stagione giocherai nella Juventus. Pensi di avere ulteriori margini di miglioramento? «Oh, certamente. Vorrei migliorare la mia capacità di gioco col piede sinistro, in modo da poter giocare bene anche sull’altra fascia. Sia con Prandelli che con Carmignani ho disputato qualche partita da quella parte, ma mi trovo meglio a destra, dove posso crossare col mio piede. E poi vorrei imparare a essere un po’ più freddo quando mi trovo davanti al portiere». – Migliaia di giovani calciatori sognano di raggiungere la serie A. Quali sono i requisiti necessari a sfondare? «Beh, innanzi tutto occorre essere dei bravi giocatori, diligenti e vogliosi di imparare. E poi sono convinto che ci voglia anche una buona dose di fortuna, perché il treno per la serie A non passa molte volte. Bisogna trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Il mondo è pieno di calciatori promettenti, che purtroppo rimangono tali perché non hanno l’occasione di mettersi in mostra. Succede in ogni sport. La mia fortuna è stata di incontrare Lonardi, che dal Monterotondo è passato all’Empoli e mi ha voluto con sé. Fino ad allora, il calcio per me era poco più che un divertimento». – Per questo ti impegnavi anche negli studi. «Ho sempre tenuto presente che approdare al professionismo e molto difficile. Il calcio può essere un obiettivo, ma non deve essere l’unico scopo della propria gioventù. Bisogna anche tenere aperte altre strade. Perciò non ho mai trascurato gli studi, fino a ottenere il diploma di ragioneria». – E se non ce l’avessi fatta? «Avrei continuato a studiare fino alla laurea e avrei cercato un lavoro come hanno fatto i miei fratelli». – A proposito, quale ruolo ha avuto la tua famiglia nella tua carriera? «È stata ed è fondamentale. Sono il più piccolo di quattro fratelli che mi hanno sempre seguito, così come mia madre. Purtroppo mio padre è mancato nel 1989, perciò mia mamma ha dovuto vestire i panni di entrambi i genitori. Non è stato facile. A volte mi soffermo a pensare ai tanti sacrifici che ha fatto quando ero bambino pur di farmi giocare a pallone, la mia passione. È sempre stata mia tifosa, così come sono sicuro che sarebbe stato anche mio papà. Se sono diventato un calciatore lo devo soprattutto a lei e per questo non posso far altro che ringraziarla. Anche i miei fratelli mi sono sempre stati vicini. Hanno fatto spesso più di 400 chilometri per venirmi a vedere a Parma, e ci sentiamo ogni giorno. Ora che sono a Torino siamo ancora più distanti, ma sono certo che riusciranno a venire ogni tanto. Ed io, come sempre, appena avrò qualche giorno libero andrò a trovarli». Gentile, ottimista e mai sopra le righe. Marco lo stile Juve ce l’ha nel sangue. 〰.〰.〰 Buon protagonista del campionato cadetto con la Vecchia Signora si merita la conferma per il campionato successivo che, purtroppo, lo vedrà ancora falcidiato dagli infortuni: il 2 agosto, durante la tournèe inglese, si procura una distorsione dell’avampiede sinistro che causa una frattura incompleta del quinto osso metatarsiale. Lo stop è di tre mesi; il 25 novembre 2007, nella gara contro il Palermo vinta dai bianconeri per 5-0, entra in campo a metà ripresa e, dopo pochi minuti, segna il gol del provvisorio 4-0, il suo primo con la maglia della Juventus in Serie A. Un ulteriore infortunio, patito il 24 gennaio in Coppa Italia contro l’Inter, fa temere una nuova frattura allo stesso piede che, fortunatamente, si rivela essere solo una distorsione al piede con una prognosi di 25-30 giorni. Nella stagione successiva, ritorna in campo il 14 settembre nella partita con l’Udinese e, in seguito all’infortunio di Camoranesi, diventa ben presto titolare, alternando ottime prestazioni (come quella contro la Roma all’Olimpico di Torino, nella quale realizza il gol del raddoppio juventino) a prove meno brillanti. Rimane nella mente dei tifosi bianconeri, la rete mancata contro l’Inter all’Olimpico quando, presentatosi solo di fronte all’estremo difensore nerazzurro, si fa respingere il tiro a causa dell’errato controllo di palla, uno dei suoi principali difetti. Il sodalizio con la compagine juventina si interrompe nell’estate del 2009 quando, nell’ambito dell’operazione che porta il brasiliano Felipe Melo a vestire la maglia bianconera, è ceduto alla Fiorentina. In totale Marco scende in campo 78 volte e realizza 7 reti. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/marco-marchionni.html
  2. MARCO MARCHIONNI https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Marchionni Nazione: Italia Luogo di nascita: Monterotondo (Roma) Data di nascita: 22.07.1980 Ruolo: Centrocampista/Ala Altezza: 173 cm Peso: 71 kg Nazionale Italiano Soprannome: Marchio Alla Juventus dal 2006 al 2009 Esordio: 19.08.2006 - Coppa Italia - Martina Franca-Juventus 0-1 Ultima partita: 10.05.2009 - Serie A - Milan-Juventus 1-1 78 presenze - 7 reti 1 campionato di serie B Marco Marchionni (Monterotondo, 22 luglio 1980) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del Novara FC. Marco Marchionni Marchionni nel 2006 Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Novara FC Termine carriera 2018 (calciatore) Carriera Giovanili 1995-1997 Monterotondo Squadre di club 1997-1998 Monterotondo 29 (4) 1998-2001 Empoli 55 (7) 2001-2003 Parma 25 (0) 2003 → Piacenza 16 (1) 2003-2006 Parma 87 (13) 2006-2009 Juventus 78 (7) 2009-2012 Fiorentina 60 (7) 2012-2014 Parma 60 (2) 2014-2015 Sampdoria 1 (0) 2015-2017 Latina 6 (0) 2017-2018 Carrarese 6 (0) Nazionale 2000-2002 Italia U-21 18 (2) 2003-2009 Italia 6 (0) Carriera da allenatore 2018-2020 Carrarese Vice 2020-2021 Foggia 2021- Novara FC Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo Svizzera 2002 Caratteristiche tecniche Giocatore Giocava solitamente come esterno offensivo, ruolo in cui poteva sfruttare la sua abilità nel dribbling e nel cross. Nel finale di carriera viene anche impiegato come mezzala, regista o interno di centrocampo. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Empoli Marchionni in azione all'Empoli nella stagione 2000-2001 All'età di 15 anni viene ingaggiato dal Monterotondo, con cui esordisce nel Campionato Nazionale Dilettanti 1997-1998, realizzando 4 reti in 29 presenze. Viene notato da un osservatore dell'Empoli, che lo acquista a giugno e lo fa debuttare in serie A nella stagione 1998-1999 in Roma-Empoli 1-1 il 31 gennaio 1999. Alla fine della stagione la squadra retrocede in Serie B. Nelle stagioni successive trascorse nel campionato cadetto (1999-2000 e 2000-2001) l'allenatore Silvio Baldini lo trasforma da seconda punta a esterno d'attacco, e colleziona 54 presenze e 7 reti. Nel 2000 vince il Torneo di Viareggio con la formazione Primavera degli azzurri toscani. Parma Nella stagione 2001-2002 viene acquistato inizialmente dalla Fiorentina, per 10 miliardi di lire; tuttavia l'accordo viene annullato, a causa della crisi finanziaria dei viola. Passa quindi in comproprietà al Parma. Nella prima annata con i ducali viene impiegato come rincalzo dall'allenatore Renzo Ulivieri, e a fine stagione conquista la Coppa Italia. Nella stagione 2002-2003, dopo un inizio ancora da riserva viene ceduto in prestito a gennaio al Piacenza: con la maglia biancorossa non incide, realizzando un unico gol in 16 partite, e a fine stagione la squadra retrocede. Tornato al Parma in una situazione difficile, dovuta al fallimento della Parmalat, riesce a trovare un posto da titolare e dopo una stagione in cui totalizza 5 reti in 32 partite conquista il quinto posto e, nel novembre 2003, anche la prima convocazione in Nazionale. Nella stagione 2004-2005 il nuovo allenatore è Silvio Baldini che lo aveva già allenato all'Empoli; il tecnico verrà poi esonerato. Marchionni è confermato titolare, tuttavia subisce un grave infortunio al menisco che lo ferma per alcuni mesi, tra la fine della stagione e l'inizio della successiva. Riconfermato per la stagione 2005-2006, contribuisce alla salvezza del Parma, ottenendo anche la pre-convocazione in Nazionale in vista del Mondiale 2006 in Germania. Juventus Nell'estate 2006 passa a parametro zero alla Juventus, a seguito della mancata richiesta di rinnovo durante l'infortunio da parte del Parma, accettando di giocare anche in Serie B. La sua prima rete in bianconero arriva il 14 aprile 2007 in Lecce-Juventus 1-3. Tornato in Serie A con la Juventus nella stagione 2007-2008 subisce molti infortuni: il 2 agosto, durante la tournée in Inghilterra si procura una distorsione dell'avampiede sinistro che causa una frattura incompleta del 5º osso metatarsale. Lo stop è di tre mesi ed al suo rientro, il 25 novembre nella gara contro il Palermo vinta dai bianconeri per 5-0, entra in campo a metà ripresa e dopo pochi minuti segna il gol del provvisorio 4-0, il suo primo con la maglia della Juventus in Serie A. Un ulteriore infortunio, patito il 24 gennaio in Coppa Italia contro l'Inter, fa temere una nuova frattura allo stesso piede, che fortunatamente si rivela essere solo una distorsione al mesopiede con una prognosi di 25/30 giorni. Nella sua seconda stagione torinese gioca in totale 14 gare tra Campionato e Coppa Italia, realizzando due reti. Nella stagione 2008-2009 ritorna in campo il 14 settembre nella partita con l'Udinese e diventa titolare in seguito all'infortunio di Camoranesi, sia in campionato, dove realizza un gol contro la Roma (2-0 per la Juve), sia nella doppia sfida di Champions League con il Real Madrid (esordendo inoltre in questa competizione). Fiorentina, ritorno al Parma Marchionni alla Fiorentina nel 2010 Il 15 luglio 2009 viene acquistato dalla Fiorentina, per 4,5 milioni di euro, nell'ambito dell'operazione che porta Felipe Melo alla Juventus. Segna il suo primo gol con la maglia viola nella partita Genoa-Fiorentina del 28 ottobre 2009, terminata 2-1 in favore dei Grifoni. Il 4 novembre invece realizza la sua prima rete in Champions League nel successo per 5-2 contro il Debrecen. Va a segno anche contro la Juventus nella partita di ritorno disputata al Franchi terminata 2-1 per i bianconeri. Nella stagione 2011-2012 viene messo ai margini della rosa dall'allenatore Siniša Mihajlović, sotto la cui conduzione colleziona una sola presenza. La sostituzione in panchina con Delio Rossi a campionato in corso riporta Marchionni nella lista dei giocatori utilizzati. A fine stagione non gli viene rinnovato il contratto e rimane svincolato. Il 14 settembre 2012 viene ingaggiato dal Parma. Ritorna a indossare la maglia crociata al Tardini dopo sei anni, esordendo dal primo minuto in occasione della vittoria del Parma ai danni della Sampdoria. Il 18 novembre 2012 realizza la prima rete del suo ritorno in maglia crociata in occasione di Udinese-Parma, terminata poi 2-2. Nella stagione 2013-2014 indossa anche la fascia di capitano in alcune occasioni. Sampdoria, Latina e Carrarese Il 27 agosto 2014 si trasferisce a titolo definitivo alla Sampdoria nell'affare che porta Andrea Costa in Emilia. Il 24 settembre esordisce in blucerchiato giocando dal primo minuto la gara Samp-Chievo 2-1. Questa è l'unica partita che gioca con la squadra ligure. Il 31 agosto 2015 si trasferisce a titolo definitivo al Latina in Serie B. Il 20 luglio 2017, dopo essere rimasto svincolato dalla società pontina a causa del fallimento di quest'ultima, viene ingaggiato dalla Carrarese, squadra militante in Serie C. A fine stagione annuncia il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Ha giocato titolare nell'Under 21 nel biennio 2000-2002 sotto la guida di Claudio Gentile. Esordisce in Nazionale maggiore il 12 novembre 2003 nella gara persa contro la Polonia 3-1, sotto la guida di Giovanni Trapattoni. Da Marcello Lippi invece, viene convocato come riserva per il Mondiale 2006 in Germania, ma non ha preso successivamente parte al torneo. Il 30 agosto 2009 viene convocato nuovamente da Lippi dopo 3 anni, prendendo parte alle sfide contro Bulgaria e Georgia. Allenatore Dopo aver svolto il ruolo di vice allenatore di Silvio Baldini alla Carrarese per due stagioni e aver conseguito la licenza di allenatore UEFA A, il 10 ottobre 2020 viene nominato nuovo tecnico del Foggia. Chiude la stagione al nono posto in classifica qualificandosi per i play-off dove batte al primo turno il Catania per 3-1 per poi essere eliminato dal Bari al secondo turno con il medesimo punteggio. Il 2 settembre 2021 viene nominato nuovo allenatore del Novara FC, in Serie D. Dopo una lunga cavalcata, vince il campionato con due giornate di anticipo e ottiene la promozione in Serie C. Palmarès Giocatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Empoli: 2000 Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Parma: 2001-2002 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Allenatore Club Serie D: 1 - Novara FC: 2021-2022
  3. GIOVANNI GAROFANI https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Next_Gen_2024-2025 Nazione: Italia Luogo di nascita: Fiuggi (Frosinone) Data di nascita: 20.10.2002 Ruolo: Portiere Altezza: 188 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2024 0 presenze - 0 reti subite Club career Carrarese Calcio Italy Goalkeeper 07/2025 - 06/2027 # 02/2025 - 06/2026 Juventus II Goalkeeper 06/2025 - 07/2025 Juventus Goalkeeper 07/2024 - 02/2025 SS Monopoli 1966 Goalkeeper 10/2020 - 07/2024 Juventus II Goalkeeper 07/2022 - 06/2024 Juventus Goalkeeper 12/2018 - 06/2022 Juventus [Youth] Goalkeeper 11/2020 - 06/2021 Juventus Goalkeeper 07/2018 - 06/2019 Juventus [Youth B] Goalkeeper 07/2017 - 06/2018 Juventus [U16] Goalkeeper 07/2016 - 06/2017 Juventus [Youth C] Goalkeeper https://www.worldfootball.net/player_summary/giovanni-garofani/
  4. PAOLO DE CEGLIE Nato ad Aosta il 17 settembre 1986 («Anche se io del valdostano ho ben poco – afferma Paolo – dalle mie parti la gente è un po' chiusa, ma non tanto come carattere, quanto geograficamente. Sono molto legati alla loro terra. Io, invece, amo viaggiare, vedere posti nuovi. Basti dire che mi piace più il mare della montagna. Sciavo, questo sì e mi piaceva anche. Però se devo scegliere il posto dove vivere, o anche solo trascorrere una vacanza, vado al mare, senza dubbio»), cresce nella “cantera” bianconera insieme a Marchisio e Giovinco con i quali esordisce in prima squadra in Serie B, nella stagione 2006-07. Mancino, ottima corsa e buona tecnica, è schierato da mister Deschamps come esterno alto: otto presenze e una rete (contro il Lecce di Zeman) il suo bottino di quel campionato. E, proprio come i suoi due compagni, ottenuta la scontata promozione nella massima serie, è ceduto in prestito in Toscana: Empoli per Marchisio e Giovinco, Siena per lui. «La mia stagione è stata molto positiva. Siamo andati bene ed eravamo seguiti con affetto. In ogni caso lì c'è il basket, che è molto importante, per non parlare del Palio. Il calcio non è l'unico sport. Se il Siena va male, ma la squadra di basket vince, i senesi sono contenti lo stesso». A Siena avviene la definitiva consacrazione come terzino di fascia: «Posso giocare in un ruolo o nell'altro, non voglio fossilizzarmi – spiegava Paolo – se il mister mi fa giocare terzino devo adattarmi e viceversa. La distinzione mi pare molto giornalistica ma all'atto pratico, per noi giocatori, conta poco. Il ruolo, la posizione in campo, naturalmente, ma le difficoltà sono le stesse. Con il tempo comunque troverò una collocazione più precisa. Se devo proprio scegliere, penso che il mio futuro sia dietro da terzino, dove posso magari esprimermi meglio». Nell’estate 2008 ritorna alla Juventus ripercorrendo, ancora una volta, la strada di Marchisio e Giovinco. La squadra è affidata a Claudio Ranieri e De Ceglie deve vincere la concorrenza con Molinaro, arrivato da Siena l’anno prima. Il Mister lo utilizza spesso, perché sfrutta la possibilità di impiegarlo sia come esterno alto che basso. Ma il 4 febbraio 2009, durante il quarto di finale di Coppa Italia disputato contro il Napoli, si infortuna al torace ed è costretto a rimanere fuori dal terreno di gioco per parecchio tempo. Ventisei partite è il suo score finale ed il tifoso bianconero comincia ad apprezzare questo “cavallone” che non smette mai di percorrere avanti e indietro la fascia sinistra e che, con il suo preciso sinistro, regala cross che diventano manna per i compagni. Stagione 2009-10: la Juventus affronta la stagione con grandi aspettative di successo. Il campionato appena concluso l’ha vista conquistare il secondo posto, dopo l’avvicendamento fra Ranieri e Ferrara. Il mercato regala a Ciro una coppia di brasiliani che dovrebbe garantire il salto di qualità: Felipe Melo, che è reduce da un ottimo campionato con la Fiorentina, anche se ha collezionato qualche cartellino rosso di troppo: Diego, che è stato la punta di diamante del Werder Brema, che ha condotto alla conquista dell’Europa League. Ritorna anche Cannavaro, dopo due anni non certo brillanti a Madrid. Resistono i “senatori” (Buffon, Del Piero, Camoranesi e Trézéguet) che offrono ancora ottime garanzie. Ci si aspetta conferma dai giovani, come Marchisio, Giovinco e lo stesso De Ceglie. Insomma il campionato che va a cominciare promette sogni di gloria. Purtroppo, saranno solo grandi delusioni. La Juventus, infatti, affronterà una delle più deludenti stagioni della propria storia. Anche l’arrivo di Zaccheroni al posto di Ferrara non cambierà le cose. Settimo posto in campionato, cocenti eliminazioni in Champions League, in Europa League ed anche in Coppa Italia. Per De Ceglie trenta presenze senza infamia e senza lode. La sorte gli è avversa l’anno successivo, perché Il 30 ottobre 2010 si frattura la rotula in uno scontro di gioco nella partita contro il Milan, infortunio che lo tiene fermo per tutto il resto della stagione che si conclude con l’ennesimo deludente settimo posto, nonostante la rivoluzione societaria e tecnica. Infatti, Andrea Agnelli, diventato presidente, Marotta e Paratici dirigenti e Delneri allenatore non riescono a invertire la tendenza negativa della squadra, nonostante una copiosa doppia campagna acquisti. Ma l’estate del 2011 è quella della svolta per il sodalizio bianconero. Arriva Antonio Conte e, con lui e con acquisti mirati (Pirlo, Vidal, Vučinić e Lichtsteiner su tutti), la Juve ritorna ad essere quella squadra schiacciasassi che mancava da troppo tempo. Pure gli acquisti del disastroso anno precedente (Barzagli, Pepe, Quagliarella, Bonucci e Matri, per non tacere di Storari) trovano fiducia e smalto che pareva non possedessero. De Ceglie vince il suo primo scudetto e realizza anche la sua prima rete in Serie A, nel pareggio casalingo contro il Chievo, con un colpo di testa sottomisura, non certo la specialità della casa. Stagione positiva la sua, con ventitré presenze e buone prestazioni. La Juve non si ferma più e le vittorie fioccano: la Supercoppa Italiana è conquistata schiantando il Napoli a Pechino, ma Paolo è costretto in panchina dall’arrivo di Asamoah, che Conte “inventa” esterno sinistro del suo 3-5-2. È una stagione in chiaro-scuro per De Ceglie, il valdostano ha pochissime possibilità di mettersi in mostra, perché le prestazioni del ghanese sono strabilianti e diventa una “mission impossibile” togliergli il posto. Diciotto presenze solamente e, comunque sia, la soddisfazione di vincere il suo secondo scudetto. Non va meglio il campionato successivo. Conte non ha più fiducia nel “cavallone” valdostano e Paolo viene dirottato a Genova (sponda rossoblu) nel mercato di gennaio. Terminata la stagione torna a Torino, ma non c’è nemmeno il tempo di disfare le valige, perché sale sul treno che lo porta a Parma, per un altro prestito. Gennaio 2015, nuovo ritorno in bianconero: sulla panchina juventina siede Massimiliano Allegri, ma la musica non cambia. Schierato titolare contro il Palermo il 14 marzo, rivede il campo solamente il 9 maggio, come subentrato, nella festa allo Stadium contro il Cagliari. Due presenze che gli permettono di fregiarsi del nuovo tricolore ma la sensazione che l’avventura sia finita è grande. Tanto è vero che nella stessa estate è nuovamente in partenza, destinazione Marsiglia, nell’operazione che porta Lemina in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/10/paolo-de-ceglie.html#more
  5. PAOLO DE CEGLIE https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_De_Ceglie Nazione: Italia Luogo di nascita: Aosta Data di nascita: 17.09.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Paolino Alla Juventus dal 2006 al 2007, dal 2008 al 2014 e 2015 Esordio: 06.11.2006 - Serie B - Napoli-Juventus 1-1 Ultima partita: 09.05.2015 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 128 presenze - 2 reti 4 scudetti 2 coppe Italia 3 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Paolo De Ceglie (Aosta, 17 settembre 1986) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore, collaboratore del settore giovanile della Juventus. Paolo De Ceglie De Ceglie nel 2009 Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex Difensore) Squadra Juventus Termine carriera 1º settembre 2021 - giocatore Carriera Giovanili 1996-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 Juventus 8 (1) 2007-2008 Siena 29 (2) 2008-2014 Juventus 118 (1) 2014 → Genoa 12 (1) 2014-2015 → Parma 11 (3) 2015 Juventus 2 (0) 2015-2016 → Olympique Marsiglia 7 (0) 2016-2017 Juventus 0 (0) 2018 Servette 11 (2) 2020-2021 Miami Beach 1 (0) Nazionale 2004-2005 Italia U-19 2 (0) 2005-2007 Italia U-20 4 (2) 2006-2009 Italia U-21 15 (0) 2008 Italia olimpica 3 (0) Carriera da allenatore 2021- Juventus Collaboratore (Giovanili) Palmarès Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Biografia Ha origini pugliesi. Oltre alla professione di calciatore, De Ceglie si diletta come disc jockey e compositore di musica dance. Nel maggio 2013 è uscito il suo singolo Moving On, che ha permesso di raccogliere fondi da destinare a L'associazione di Idee, una ONLUS che si occupa di bambini autistici. Caratteristiche tecniche Il suo ruolo predefinito è quello di terzino sinistro, tuttavia all'occorrenza poteva essere impiegato anche come centrocampista di fascia. Nel 2010 era ritenuto uno dei giocatori più veloci della Serie A. Carriera Giocatore Club Juventus e Siena Cresciuto calcisticamente in una formazione locale valdostana, all'età di 10 anni passa alla Juventus. L'8 dicembre 2004 viene convocato in prima squadra per la trasferta di Tel Aviv di Champions League. Dopo l'esperienza con la formazione Primavera (con cui conquista una Supercoppa), nel 2006 il tecnico Didier Deschamps lo aggrega alla prima squadra. L'esordio assoluto con la Juventus arriva il 6 novembre 2006, a 20 anni, in Serie B nella partita Napoli-Juventus (1-1). Nell'esordio all'Olimpico di Torino il 25 novembre 2006 realizza la prima rete in carriera tra i professionisti nel vittorioso 4-1 al Lecce. Nel giugno del 2007 viene ceduto in compartecipazione al Siena ed esordisce in Serie A il 26 agosto in Siena-Sampdoria (1-2), realizzando il 31 ottobre il primo gol in Serie A contro il Catania, partita poi finita con il risultato di 1-1. A fine stagione colleziona 29 presenze mettendo a segno due reti. Paolo De Ceglie nella stagione 2008-2009 Dopo la stagione con la squadra toscana, la Juventus riscatta l'altra metà del cartellino; il giocatore torna dunque a disposizione dei bianconeri a partire dal luglio del 2008. Il 30 ottobre 2010 De Ceglie si frattura la rotula in uno scontro di gioco nella vittoria esterna al Meazza contro il Milan (1-2), dove peraltro aveva anche servito un assist a Fabio Quagliarella per il primo gol della gara: la prognosi è di circa sei mesi. Ritorna in campo contro il Napoli nell'ultima partita della stagione 2010-2011. Nella stagione 2011-2012, in occasione del match contro il Chievo (1-1) del 2 marzo 2012, realizza di testa il suo primo gol in Serie A con la maglia bianconera. Nella partita giocata il 25 aprile contro il Cesena tocca quota 100 presenze con la Juventus. La stagione si conclude con la conquista dello scudetto. Tra il 2012 e il 2013 conquista due Supercoppe italiane (pur senza scendere in campo), oltre al suo secondo scudetto consecutivo. Genoa, Parma e ritorno alla Juventus Nel gennaio 2014 viene ceduto in prestito al Genoa fino al termine della stagione. Tornato alla Juventus, viene ceduto al Parma, nuovamente in prestito; con i ducali realizza la sua prima doppietta in Serie A nel 2-0 contro l'Inter. Il 30 gennaio 2015 la Juventus decide di richiamare il giocatore dal prestito. Pur scendendo in campo soltanto in due occasioni, De Ceglie conquista il terzo scudetto personale. Nell'estate 2015, nell'ambito dell'operazione che ha portato Mario Lemina a vestire la maglia bianconera, si trasferisce in prestito gratuito al club francese dell'Olympique de Marseille fino al 30 giugno 2016 insieme al compagno di squadra Mauricio Isla. Con il Marsiglia ottiene solo sette presenze, senza brillare. Nel luglio 2016 torna alla Juventus, dove tuttavia viene messo fuori rosa dopo aver rifiutato di essere ceduto; analoga situazione si ripete nella successiva finestra di mercato, nel gennaio 2017. Servette e Miami Beach Dopo essere rimasto svincolato, si allena per qualche tempo con il Benevento, ma non viene tesserato. L'11 gennaio 2018 firma fino al termine della stagione con il Servette. Il 12 febbraio fa il suo esordio con la squadra ginevrina giocando da titolare, in occasione della partita di campionato al LIPO Park contro lo Sciaffusa. Una settimana dopo segna di testa la sua prima rete alla Maladière contro il Neuchâtel Xamax, firmando il momentaneo vantaggio di una partita che si concluderà con un pari (1-1). Nel gennaio 2020 si accorda con il Miami Beach per il doppio ruolo di giocatore-scout, diventando nell'effettivo il primo tesserato della storia del club. Nazionale Nel dicembre del 2006 esordisce con la nazionale Under-21 guidata dal commissario tecnico Pierluigi Casiraghi, giocando come terzino sinistro titolare nel biennio 2007-2009. Viene convocato nella nazionale olimpica per il torneo di Pechino 2008, competizione in cui gioca tre delle quattro gare affrontate dagli azzurrini: esordisce nell'ultima gara della fase a gironi contro il Camerun, il 13 agosto (0-0), e gioca poi da titolare anche l'ultima partita, persa 3-2 dall'Italia nei quarti contro il Belgio, il 16 dello stesso mese. Ha preso parte all'europeo Under-21 2009 in Svezia, dove si è infortunato alla caviglia nella terza partita della fase a gironi, dovendo lasciare anticipatamente la competizione. Dopo il ritiro Dopo aver conseguito la qualifica da direttore sportivo il 19 luglio 2021, il 2 settembre seguente entra nello staff del settore giovanile della Juventus in qualità di collaboratore dell'attività di base e del progetto Academy. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2006-2007 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015, 2016-2017 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015, 2016-2017 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - 2005-2006 Torneo di Tolone: 1 - 2008
  6. JEAN-ALAIN BOUMSONG Jean-Alain Boumsong – scrive Enrica Tarchi su “Hurrà Juventus” dell’ottobre 2006 – è arrivato alla Juventus pochi giorni prima della chiusura del mercato. Difensore francese di 26 anni, ha già una larga esperienza internazionale maturata nei campionati francesi, scozzese, inglese e nella Nazionale transalpina. Originario del Camerun, Boumsong vive in Francia dall’età di 14 anni. I primi calci al pallone sono un divertimento, per le strade della sua città natale, Douala. «Eravamo ragazzini, andavamo a scuola e poi ci trovavamo per giocare a calcio», racconta. Poi la sua famiglia si trasferisce in Francia per avere migliori possibilità nella vita professionale e così lui e i suoi cinque fratelli fanno di un luogo fino ad allora meta esclusivamente vacanziera, la loro nuova casa. Nel centro di formazione del Le Havre inizia la carriera calcistica di Jean-Alain che, nel frattempo studia e riesce a laurearsi in Matematica alla locale università. Nella stagione 1997-98 l’esordio nella massima divisione francese, l’anno successivo le sue presenze si intensificano e viene notato anche dagli osservatori della Nazionale Espoirs, la nostra Under 21. Arriva la prima convocazione e a quel punto Boumsong si trova davanti a una scelta: Francia o Camerun? «Diciamo che la Nazionale del mio paese di origine non mi aveva ancora convocato. A parte questo, però, è stata una scelta difficile. Ho riflettuto molto e alla fine ho preso questa decisione, d’accordo con i miei genitori». Giocare per la Nazionale francese non vuol dire affatto rinnegare le proprie radici, anzi. «Torno molto spesso in Camerun, non dimentico la mia terra di origine. Ogni anno vado a trovare la parte della mia famiglia che è rimasta lì, ovvero i miei zii e mia nonna. È importante essere in contatto con le proprie radici, anche se sono fiero di essere francese. Per dirla in breve, sono francese e camerunese». Nel 2000 Boumsong passa all’Auxerre, dove nella stagione 2002-03 vince la Coppa di Francia. La coppia centrale, baluardo della difesa, è Boumsong-Mexes. «È stata in assoluto la stagione più bella. Mexes? Per 4 anni abbiamo giocato e vinto assieme. Lui è arrivato da voi prima di me, mi ha parlato dell’Italia, è molto contento di essere qui, nonostante abbia avuto qualche difficoltà il primo anno». La stagione 2004-05 lo vede impegnarsi con la maglia blu del Rangers di Glasgow: in Scozia disputa un’ottima annata, conclusa con la vittoria del campionato. Nell’estate del 2005, passa alla compagine inglese del Newcastle United: con la casacca bianconera, disputa una quarantina di partite, dimostrando ottime qualità fisiche, tecniche, tattiche. «Credo che nella vita ogni esperienza lasci qualcosa di positivo e sia di grande aiuto per maturare e affrontare il futuro. È stato un passaggio importante per la mia carriera e anche sul piano umano e personale. Oltre ad aver vissuto la passione del calcio inglese, ho anche imparato lingua e cultura locale e questo è molto utile». Boum Boum, questo è il suo soprannome, è un giocatore molto forte fisicamente, ottimo colpitore di testa e dotato di una buona tecnica; soffre, però, di inspiegabili amnesie difensive che lo portano a commettere errori inspiegabili. Nonostante ciò, è convocato spesso nella Nazionale transalpina, con la quale disputa una ventina di incontri, riuscendo anche a realizzare una rete. Vive da protagonista le gare di qualificazione al Mondiale salvo poi, nella fase finale della competizione, dover lasciare spazio a Gallas. «Per me è stato un momento molto difficile, perché sono una persona ambiziosa. L’allenatore però ha scelto di spostare Gallas al centro, mentre prima giocava sulla fascia. Alla fine evidentemente ha avuto ragione lui, visto che siamo arrivati in finale. Comunque, quando si gioca per il proprio Paese, bisogna lasciare da parte gli interessi personali e badare al bene del gruppo. Ed è quello che tutti noi, meno utilizzati, abbiamo fatto per sostenere i compagni che erano in campo. Come si suol dire, sarà per la prossima volta». Poi, l’approdo in riva al Po. «Trézéguet mi ha parlato molto bene della Juventus, diciamo che nel corso del Mondiale, avendo vissuto tante gare dalla panchina, abbiamo fatto squadra! Ma devo ammettere che uno dei motivi che mi ha spinto a fare questa scelta è stata la presenza di Deschamps, un allenatore che ha dimostrato di credere in me, di volermi in squadra. Lui è un’ottima persona e come allenatore ha un grande futuro». Il campionato di Serie B comincia nel peggiore dei modi per Jean-Alain e per la Juventus: un suo pasticcio in collaborazione con il croato Kovac, permette al riminese Ricchiuti di pareggiare, in modo clamoroso, la rete di Paro. «È vero, non è stato un esordio facile, anche perché avevo fatto pochi allenamenti con la squadra e per me era tutto nuovo. In più mettiamoci il fatto che mi mancavano i 90 minuti nelle gambe, visto che sia nel finale di campionato con il Newcastle sia al Mondiale avevo fatto solo spezzoni di gara. Comunque non voglio cercare scuse. Nella vita ci sono alti e bassi, ma io ho grande fiducia in me stesso e sono sicuro che, continuando a lavorare duro come ho sempre fatto, i risultati arrivano. Ho grande fiducia nel futuro. Per me giocare nella Juventus è un onore». E, infatti, il difensore francese ci mette ben poco a far vedere cosa vale: a Crotone, alla terza di campionato, si muove con sicurezza, si propone in avanti sui calci d’angolo, dove può sfruttare la sua statura, e mette a segno il prezioso gol del 2-0, proprio di testa, su corner di Camoranesi, che mette in cassaforte la prima vittoria esterna della squadra di Deschamps. «Sono felice di aver fatto quel gol, ma quello che mi ha dato più soddisfazione nella partita di Crotone è stata la vittoria, importante per la squadra. Altra nota positiva della serata è stata il fatto di non aver preso gol e di aver difeso tutti bene. Lo sottolineo, perché difendere è il mio mestiere, se poi arriva qualche gol meglio ancora. Abbiamo giocato bene, con la mentalità giusta, con lo spirito combattivo che dobbiamo mettere sempre in campo per far valere la nostra superiorità tecnica. Ho capito che gli avversari considerano la partita contro la Juventus come la gara della vita, la sfida del secolo, e noi dovremo considerarle tutte come partite di Champions League». Boumsong alterna prestazioni discrete a errori clamorosi, che fanno storcere il naso ai tifosi bianconeri, i quali cominciano a perdere la fiducia nel difensore transalpino. Ancora una rete decisiva a Verona, nella parte finale del campionato, ma ancora tantissime sbavature; alla fine della stagione, Boum Boum totalizza 33 presenze.Per il campionato di Serie A, la Juventus corre ai ripari, acquistando il portoghese Andrade; Jean-Alain, nonostante le tante richieste, decide di rimanere a Torino, deciso a riconquistarsi la maglia da titolare. Ma la sfortuna è in agguato: infatti, si infortuna nella partita amichevole contro il Real Saragozza e le porte del campo si chiudono inesorabilmente per lui. L’esplosione di Legrottaglie e le grandi prestazioni di Chiellini, spostato centrale, fanno il resto.Durante il mercato di gennaio, si riparla insistentemente di una sua cessione; riesce, comunque, a scendere in campo in Coppa Italia, sostituendo l’infortunato Chiellini nella partita contro l’Empoli. La sua prestazione è disastrosa e la Juventus subisce ben 3 reti, grazie ai clamorosi errori suoi e di Grygera. Per fortuna, la compagine bianconera riesce a superare il turno e nei quarti di finale incontra l’Inter. Boum Boum entra nella fase finale del match ed è subito protagonista: in negativo, permettendo a Cruz di segnare il gol del raddoppio nerazzurro, e in positivo andando a realizzare la rete del pareggio juventino, con un perfetto colpo di testa, la sua specialità.È il regalo di addio ai tifosi bianconeri; terminato l’incontro vola a Lione per firmare il contratto con la società francese. Alla Juventus vanno 3 milioni di euro, ai supporter bianconeri la consapevolezza di non avere rimpianti per la cessione del difensore transalpino. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/12/jean-alain-boumsong.html
  7. JEAN-ALAIN BOUMSONG https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Alain_Boumsong Nazione: Francia Luogo di nascita: Douala (Camerun) Data di nascita: 14.12.1979 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 88 kg Nazionale Francese Soprannome: Boum Boum Alla Juventus dal 2006 al 2008 Esordio: 09.09.2006 - Serie B - Rimini-Juventus 1-1 Ultima partita: 23.01.2008 - Coppa Italia - Inter-Juventus 2-2 36 presenze - 3 reti 1 campionato di serie B Confederations Cup 2003 con la nazionale francese Jean-Alain Boumsong (Douala, 14 dicembre 1979) è un ex calciatore francese, di ruolo difensore vicecampione del mondo con la nazionale francese al campionato del mondo 2006. Jean-Alain Boumsong Nazionalità Francia Altezza 190 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2013 - giocatore Carriera Giovanili 1995-1996 US Palaiseau Squadre di club 1998-2000 Le Havre 42 (1) 2000-2004 Auxerre 131 (3) 2004 Rangers 18 (2) 2004-2006 Newcastle Utd 47 (0) 2006-2008 Juventus 36 (3) 2008-2010 Olympique Lione 59 (2) 2010-2013 Panathīnaïkos 52 (5) Nazionale 2003-2009 Francia 27 (1) Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento Svizzera 2002 Confederations Cup Oro Francia 2003 Mondiali di calcio Argento Germania 2006 Biografia È cugino dell'attaccante David N'Gog. Si è laureato con lode in Matematica presso l'Università di Le Havre. Carriera Club Le Havre Ha esordito in Francia, un anno dopo il suo arrivo dal Camerun, nelle file della squadra US Palaiseau. In seguito all'interessamento di molte squadre della prima categoria francese, ha scelto Le Havre, in cui ha militato dal 1997 al 2000, racimolando parecchie presenze sin dalla seconda stagione. Auxerre Tra il 2000 e il 2004 milita nelle file dell'Auxerre. Rangers e Newcastle Dopo una breve (e tutto sommato positiva) parentesi nel campionato scozzese, tra i Rangers, dal 2005 gioca per il Newcastle, dimostrando ottime qualità fisiche, tecniche, tattiche. Juventus e Lione Arrivato nell'estate 2006 per 3,5 milioni di euro alla Juventus (con la quale ha firmato un contratto quadriennale da circa 1,5 milioni di euro a stagione), ha giocato un campionato collezionando 33 presenze e 2 gol. Uno dei suoi gol fu quello che fece vincere la Juventus nella partita del 27 aprile contro l'Hellas Verona per 1-0. Nel 2007 è relegato in panchina a causa di un infortunio in amichevole contro il Real Saragozza, che lo ha tenuto fermo due mesi. Il 23 gennaio 2008 segna nei quarti di finale di Coppa Italia al Meazza contro l'Inter l'unico gol stagionale prima di trasferirsi al Lione per la cifra di 3 milioni di euro. Panathinaikos Il 30 luglio 2010 passa dal Lione al Panathinaikos per 500.000 euro, firmando un contratto triennale. Nazionale Esordisce nella nazionale della Francia il 20 giugno 2003 nella partita contro il Giappone. Segna il suo primo (e unico) gol con i bleus l'11 ottobre 2003, contro Israele. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Francia: 2 - Auxerre: 2002-2003 - O. Lione: 2007-2008 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato francese: 1 - O. Lione: 2007-2008 Nazionale Confederations Cup: 1 - 2003
  8. GIORGIO PELLIZZARO https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Pellizzaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Mantova Data di nascita: 16.08.1947 Ruolo: Preparatore Portieri Altezza: 180 cm Peso: 73 kg Preparatore dei portieri della Juventus dal 2007 al 2009 Giorgio Pellizzaro (Mantova, 16 agosto 1947) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Giorgio Pellizzaro Pellizzaro nel 1973 al Catanzaro Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Termine carriera 1984 - giocatore 2015 - allenatore Carriera Giovanili Mantova Squadre di club 1967-1970 Mantova 50 (-32) 1970-1973 Sampdoria 11 (-12) 1973-1978 Catanzaro 148 (-126) 1978-1979 Foggia 19 (-22) 1979-1980 Forlì 29 (-22) 1980-1984 Brescia 49 (-42) Carriera da allenatore 1989-1991 Brescia Portieri 1991-1993 Napoli Portieri 1993-1997 Fiorentina Portieri 1997-1999 Valencia Portieri 1999-2000 Atlético Madrid Portieri 2000-2004 Chelsea Portieri 2004-2005 Valencia Portieri 2007 Parma Portieri 2007-2009 Juventus Portieri 2009-2011 Roma Portieri 2011-2012 Inter Portieri 2012-2014 Monaco Portieri 2014 Grecia Portieri 2015 Leicester City Portieri Carriera Giocatore Esordisce in Serie A nella squadra della sua città, il Mantova, il 12 maggio 1968 in Bologna-Mantova (1-0), e coi virgiliani disputa un campionato di A di due di Serie B, il secondo dei quali da titolare (presente in tutti i 38 incontri del torneo). Nel 1970 viene ingaggiato dalla Sampdoria, dove è secondo portiere fino al novembre 1973. Si trasferisce quindi al Catanzaro, in Serie B, disputando cinque stagioni da protagonista, essendo tra gli artefici delle due promozioni dei calabresi in Serie A nelle stagioni 1975-1976 e 1977-78. Scende di categoria prima a Foggia in Serie B, poi a Forlì in Serie C1, per riassaporare la massima serie nel 1980 con la neopromossa Brescia. Con i lombardi chiude la carriera da calciatore nel 1984, dopo la doppia retrocessione delle rondinelle dalla A alla C1. In carriera ha collezionato complessivamente 41 presenze in Serie A e 202 presenze in Serie B. Allenatore Smessi i panni di calciatore, è diventato prima allenatore del settore giovanile del Brescia, successivamente preparatore dei portieri. Da oltre vent'anni è stretto collaboratore di Claudio Ranieri (suo compagno di squadra al Catanzaro), facendo parte dello staff tecnico dagli anni di Napoli, Fiorentina, Valencia, Atletico Madrid, Chelsea, Parma, Juventus, Roma, Inter, Monaco, Nazionale greca e Leicester. Palmarès Giocatore Campionato italiano di Serie B: 1 - Catanzaro: 1975-1976
  9. PASQUALE SENSIBILE https://it.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Sensibile Nazione: Italia Luogo di nascita: Lecco Data di nascita: 18.09.1971 Ruolo: Capo-Osservatore Alla Juventus dal 2006 al 2008 1 campionato di serie B Pasquale Sensibile (Lecco, 18 settembre 1971) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Pasquale Sensibile Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2003 Carriera Giovanili 1985-1988 Como 1988-1991 Triestina Squadre di club 1991-1993 Teramo 39 (2) 1993-1995 Caratese 22 (2) 1995-1996 Solbiatese 28 (1) 1996-1997 Lecco 20 (0) 1997-1998 Voghera 23 (3) 1998-1999 Castel di Sangro 31 (1) 1999 Pistoiese 0 (0) 1999-2000 Viterbese 7 (0) 2000 Arezzo 11 (1) 2000-2001 Alzano Virescit 19 (0) 2001-2003 Pro Sesto 31 (0) Biografia È figlio di Aldo Sensibile. Carriera Giocatore Dal 1988 al 2003 ha disputato 275 partite fra Serie C1 e Serie C2 con diverse squadre, segnando 15 gol nel ruolo di mediano. Dirigente Intrapresa la carriera dirigenziale, il suo primo incarico, nel marzo 2005, è quello di consulente dell'area tecnica dell'Hellas Verona. Divenuto responsabile dell'area tecnica, conclude il rapporto con gli scaligeri l'8 settembre 2006 per entrare nello staff della Juventus, in qualità di capo osservatore. A marzo del 2008 viene licenziato dalla società bianconera. In estate Walter Sabatini lo porta al Palermo come suo collaboratore. Rimane nella società di Maurizio Zamparini fino al 2009, quando il 18 maggio ha assunto la carica di direttore sportivo del Novara, dopo aver conseguito, il mese precedente, il diploma a Coverciano, per l'abilitazione alla professione di direttore sportivo, con il massimo dei voti. Con lui nella dirigenza la società viene portata dalla Lega Pro Prima Divisione alla promozione in Serie A, grazie alla vittoria nei play-off della Serie B 2010-2011. Nell'aprile del 2010 aveva rinnovato il contratto fino al 2014. Dopo essersi rivelato uno dei migliori direttori sportivi della stagione, il 13 giugno 2011 viene ufficializzato come direttore sportivo della Sampdoria retrocessa in Serie B. Un annuncio era stato dato anche il 20 maggio da parte del Novara. La sua prima operazione da dirigente blucerchiato è quella di scegliere come nuovo allenatore della squadra Gianluca Atzori, che verrà poi esonerato in favore di Giuseppe Iachini, abile a condurre la squadra alla promozione. Come rivelato dallo stesso Sensibile, in questa stagione per ben tre volte ha rassegnato le dimissioni respinte dalla società. Il 17 dicembre 2012, dopo la 17ª giornata del campionato di "A", il tecnico Ciro Ferrara viene esonerato mentre Sensibile rassegna le dimissioni, questa volta accettate dalla società: insieme a lui lascia la Sampdoria anche il suo collaboratore Domenico Teti. L'11 novembre 2013 firma un contratto di quattro anni con il Mantova, militante in Lega Pro Seconda Divisione, dove assume la carica di direttore sportivo; viene sollevato dall'incarico il 7 aprile 2014, a causa dei risultati negativi della squadra, e risolve consensualmente il contratto il 2 ottobre successivo. Passa, sempre nel 2014, alla Roma, chiamato da Walter Sabatini come responsabile dello scouting estero della società giallorossa. Il 27 luglio 2016 viene ufficializzato il suo arrivo, come direttore sportivo al Trapani Calcio, dove sostituisce Daniele Faggiano. Il 30 novembre 2016 Pasquale Sensibile viene sollevato dall'incarico di D.S. dalla società granata, poche ore dopo l'esonero di Serse Cosmi. Il 2 maggio 2017 è ingaggiato dall'Alessandria al posto dell'esonerato Giuseppe Magalini; si lega alla società piemontese con un biennale. Il 20 novembre, con la squadra in piena zona play-out, risolve consensualmente il contratto. Il 17 febbraio 2022 viene ufficializzato il suo ingaggio come direttore sportivo dal Galatasaray, rimanendo in carica fino al 20 giugno successivo, quando viene annunciato l'interruzione del rapporto con il club turco. Agente sportivo Dal 2019 Sensibile si cancella dall'albo dei dirigenti sportivi e, passato il tempo previsto da regolamento FIGC, diviene agente sportivo e collabora con Federico Pastorello, CEO della P&P Sport Management, come International Relationship Manager occupandosi “della supervisione di tutte le informazioni tecniche relative ai giocatori della scuderia al fine di individuare la collocazione migliore; a questo fine terrà i contatti internazionali con i club".
  10. JEAN-CLAUDE BLANC https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Claude_Blanc Nazione: Francia Luogo di nascita: Chambéry Data di nascita: 09.04.1963 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 2009 al 2010 Direttore Generale e Amministratore Delegato dal 2006 al 2009 e dal 2010 al 2011 38 partite - 15 vittorie - 5 pareggi - 18 sconfitte Jean-Claude Blanc (Chambéry, 9 aprile 1963) è un imprenditore e dirigente sportivo francese. Jean-Claude Blanc nel 2015 Biografia Laureato in International Business all'università di Nizza e specializzato in Business Administration all'università di Harvard, dal 1987 al 1992 è stato direttore marketing nel comitato organizzatore dei XVI Giochi olimpici invernali svoltisi ad Albertville. Successivamente è entrato, con la carica di direttore generale, nell'Amaury Sport Organisation, società che organizza eventi sportivi come il Tour de France, il Rally Dakar e il Roland Garros. Dal 29 giugno 2006 al 5 ottobre 2009 ha ricoperto il ruolo di direttore generale ed amministratore delegato della squadra di calcio italiana della Juventus. Il 6 ottobre 2009 è stato eletto nuovo presidente del club al posto di Giovanni Cobolli Gigli; a fine stagione ha lasciato il posto di presidente ad Andrea Agnelli, ma è tornato alle sue mansioni di direttore generale e amministratore delegato. L'11 maggio 2011 ha rassegnato le proprie dimissioni dal club bianconero. Dal 7 ottobre 2011 è il direttore generale della squadra di calcio francese del Paris Saint-Germain. Il 26 dicembre 2022 annuncia la fine del rapporto con la società transalpina a partire dal 2023, lasciandola dopo dodici stagioni. Il giorno seguente il suo addio al PSG, viene ufficializzato come nuovo amministratore delegato del gruppo INEOS Sport, facente capo all'azienda chimica britannica Ineos, col ruolo di supervisore delle diverse società sponsorizzate dal gruppo, tra cui le squadre calcistiche del Nizza e del Losanna, il team Mercedes in Formula 1, la squadra ciclistica della Ineos Grenadiers e la nazionale di rugby a 15 della Nuova Zelanda. Il 30 aprile 2024 viene nominato amministratore delegato della squadra di calcio inglese del Manchester Utd, in sostituzione di Patrick Stewart, assumendo l'incarico fino al 13 luglio seguente.
  11. GIOVANNI COBOLLI GIGLI https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Cobolli_Gigli Nazione: Italia Luogo di nascita: Albese con Cassano (Como) Data di nascita: 04.01.1945 Ruolo: Presidente Soprannome: Cobollo Presidente della Juventus dal 2006 al 2009 152 partite - 84 vittorie - 46 pareggi - 22 sconfitte 1 campionato di serie B Giovanni Cobolli Gigli (Albese con Cassano, 4 gennaio 1945) è un dirigente d'azienda italiano. Biografia Figlio di Antongiulio e nipote di Giuseppe, per quattro anni ministro dei lavori pubblici del governo Mussolini, fu allievo del liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano; nella stessa città si è laureato in economia e commercio presso l'Università commerciale Luigi Bocconi. È stato amministratore delegato del Gruppo Editoriale Fabbri-Bompiani-Sonzogno-Etas dal 1984, ricoprendo poi la medesima carica in Arnoldo Mondadori Editore dal 1993 e, dal 1994, nel Gruppo Rinascente. Nel 2006 viene nominato presidente della Juventus dal consiglio di amministrazione della società calcistica, appena colpita dallo scandalo Farsopoli; nel 2009 lascia la carica a Jean-Claude Blanc. Ha inoltre ricoperto i ruoli di vicepresidente della Federazione italiana editori giornali e dell'Associazione italiana editori, membro del consiglio di amministrazione di Fininvest, vicepresidente e consigliere di Confcommercio, componente del CdA di Auchan, membro del consiglio direttivo e vicepresidente dell'Ente pubblicità associati, e consigliere di amministrazione dell'Istituto nazionale per il commercio estero. Dal 2011 al 2018 è stato presidente di Federdistribuzione.
  12. CLAUDIO MARCHISIO «Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte. Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore. Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre. In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio. Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale. D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo». FABIO ELLENA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE-GENNAIO 2007 Ha appena mosso i primi (splendidi) passi nel calcio che conta. Eppure Claudio Marchisio ha già fatto 13! Sì, 13 anni di militanza nella Juventus. Un dato straordinario, se si pensa che il giovane centrocampista di Andezeno (a due passi da Chieri, sulla collina torinese) non spegnerà le 21 candeline prima del prossimo gennaio. Eppure, la sua, sembra la storia di un predestinato. Basta farsela raccontare. «La mia famiglia è sempre stata juventina ed io lo sono in pratica da quando sono nato. Quando a 7 anni sono entrato nella Scuola Calcio e ho potuto indossare la maglia bianconera è già stato il coronamento di un piccolo sogno. Ricordo ancora la prima volta che sono andato allo stadio Delle Alpi, nel 1994, era il famoso Juventus-Fiorentina vinto 3-2 grazie al fantastico gol al volo di Del Piero, il mio idolo da sempre. Figurarsi cosa vuol dire per me, oggi, dividere con lui lo stesso spogliatoio e aver esordito in prima squadra nel giorno della sua festa per il 200° gol!». La macchina dei ricordi torna in fretta al presente. Ai tempi nostri. Al 28 ottobre, per la precisione. Giorno in cui per Marchisio arriva il debutto. All’Olimpico sale il Frosinone. È un incontro che passerà alla storia, proprio per il 200° sigillo bianconero di Alessandro Del Piero. Claudio è a bordo campo quando il capitano mette dentro il gol partita e pochi minuti dopo arriva il suo turno. In campo al posto di un altro mostro sacro juventino: David Trezeguet. «Devo ammettere che ero molto emozionato prima di scendere in campo. Al contrario della sfida con il Brescia, benché fosse un’altra giornata speciale per tutti considerata la grande festa per i 109 anni della Juventus e per la caratura degli ospiti presenti in tribuna. Eppure ero tranquillo, forse perché ero preparato al fatto di giocare fin dall’inizio. Il mister è stato molto bravo a tranquillizzarmi e così anche i miei compagni che mi hanno aiutato durante tutto l’incontro. In particolare Matteo Paro, per me è stato un po’ come un fratello maggiore». E l’autorità con la quale il ragazzo ha affrontato il match contro i lombardi è stata una delle note liete. Autorità e personalità bissate poi anche nella grande sfida del San Paolo con il Napoli: 70mila persone e non accorgersene. Doti che gli esperti della Primavera juventina conoscevano bene e che ben presto sono diventate di dominio pubblico. «Non è da molto che gioco nel ruolo di centrocampista centrale. Nei miei primi anni nelle Giovanili, giocavo come seconda punta. Poi, nell’annata con i Giovanissimi Regionali, mister Maurizio Schincaglia tentò di arretrarmi durante un’amichevole di metà settimana. L’esperimento riuscì e da allora non ho più cambiato. Anzi, credo che sia stata la mia fortuna». Una fortuna, vero. Ma in sostanza l’occasione sfruttata al meglio. E adesso per Claudio Marchisio si stanno spalancando le porte del futuro. Un futuro che significa stagione 2006/07, quella in corso, ma anche quelle prossime. Una cosa è certa: il giovanotto ha le idee chiare. «Per quest’anno l’obiettivo è quello di crescere, soprattutto fisicamente, e di imparare il più possibile. Gioco a fianco di gente molto esperta come Giannichedda e Zanetti che mi riempiono di consigli. Senza dimenticare che come allenatore ho Didier Deschamps, uno dei centrocampisti più forti di tutti i tempi. Dovrò essere bravo a farmi trovare sempre pronto e sfruttare tutte le occasioni che mi verranno concesse. Cosa accadrà alla fine di questa stagione? Il mio sogno è quello di restare qui alla Juventus. Indosso questa maglia da 13 anni, ormai è una seconda pelle». CATERINA BAFFONI, DA TUTTOJUVE DEL 18 AGOSTO 2018 Dopo 25 anni, entrato nel vivaio bianconero a sette. Il ragazzo che ha incarnato l’essenza di essere juventino realizzando il sogno di un bambino: giocare e vincere con la propria squadra del suo cuore. “Tutto ciò che sono, tutto ciò che voglio.” Dovessi racchiudere in una frase quel che rappresenti e abbia rappresentato la Juventus per Marchisio e viceversa, probabilmente userei questa sua stessa dichiarazione. Due colori. Una vita calcistica. Un cuore sotto un’unica maglia. Ed è per quella maglia, e per tutto ciò che ne ha simboleggiato, che l’otto bianconero ha deciso di battersi e lottare dimostrando al mondo cosa voglia dire essere parte della Juventus. È difficile, terribilmente difficile scandire e trovare le giuste parole per descrivere la fine di un rapporto calcistico intriso di amore e vivida passione tra una bandiera e la propria squadra. A maggior ragione, se del “cuore”. Una favola lunga 25 anni e che lo ha visto entrare di diritto nel vivaio bianconero a soli sette primavere. Il ragazzo che ha incarnato l’essenza dell’essere juventino realizzando il suo personalissimo sogno: giocare e vincere con la propria squadra del cuore. Dopo Buffon, l’ultimo baluardo di un calcio romantico, ormai in via d’estinzione. Alcuni dicono che sia un limite il fatto di non aver mai cambiato squadra. In realtà si tratta di un pregio che pochi al mondo si possono permettere o quanto meno comprendere. Si tratta di una scelta di vita. Una scelta d’amore. Sì, perché anche quella di lasciare è stata una sua “scelta”, condivisibile o criticabile, palesemente dettata dal suo amore viscerale, che lo ha sempre legato a Madama e alla quale ne riconosce il bene primario. Sopra tutto e tutti. Successi conquistati sul campo da tifoso che non possono essere paragonabili ad altri calciatori. È questa la sua più grande vittoria, che può sembrare misera agli occhi di chi è abituato a veder cambiare maglia abitudinariamente; ma per chi ama il calcio, sa perfettamente che non è così. Cosa diremo del Marchisio in bianconero, “c’era una volta”? Beh, no. Con lui c’è stato e si è rinnovato quel senso di appartenenza a due colori, quello della “bandiera” nel variopinto mondo del calcio. Il giocatore che ha scelto di legare la propria carriera, la propria essenza e la propria immagine a una sola squadra. Riuscendovi alla perfezione. Claudio Marchisio, un simbolo che ha saputo resistere al richiamo del denaro e della gloria esercitata nel recente passato da club prestigiosi. Esempio di fedeltà, ma di quella fedeltà che va premiata e portata a mo’ d’esempio, da illustrare e tramandare alle varie generazioni. Quella di chi è stato capace di resiste alle tentazioni e di prosegue il cammino intrapreso sin da bambino, a partire dal settore giovanile bianconero, con chi l’ha fatto crescere e diventare un campione. Dentro e fuori dal campo. Nei contorni della nostra vita si sa, il calcio rappresenta un orlo pazzesco perché sa cucire ricordi, emozioni e affinare i pensieri. E il Principino, tutto questo, ha saputo descriverlo in modo pazzesco racchiudendo in ogni suo singolo gesto cosa e chi sia stato l’uomo, quindi il calciatore juventino. Ha dato tutto, per questa maglia. L’ha amata, tanto. Ha pianto e gioito per lei. L’ha onorata, sempre. Ma soprattutto l’ha sognata da bambino, un po’ come tutti. Eppure, la differenza è che Claudio, quella fantasia, ha saputo sostituirla con un pezzo importante di esistenza e tramutarla così in realtà. 25 anni, come condensarli in poche righe? Come racchiuderli in una notte, la notte più lunga di Claudio Marchisio, la notte prima dell’addio alla Juventus. E il comportamento dentro e fuori dal campo, lo stile non soltanto di gioco, gli attestati di stima e la sua storia... 25 anni di amore, di una maglia diventata una prima pelle e non una seconda: Marchisio e la Juventus, una delle ultime storie romantiche del calcio. Un amor cortese che ricorda le liriche e i romanzi cavallereschi e medievali, laddove la donna era messa al di sopra di tutto: un po’ come Madama e quindi la “sua” maglia bianconera. “Il bene della maglia”, un concetto sempre più desueto di cui Marchisio si fa baluardo, rendendosi conto che in questa Juventus che viaggia veloce proiettata verso il futuro, posto per lui non ce ne sarebbe più stato. Colpa, probabilmente, di quel maledetto infortunio al ginocchio che ha deviato e indirizzato da un’altra parte la sua carriera e dal quale non si è più del tutto ripreso. E questo conta, perché la Juventus ha conosciuto il miglior Marchisio e il miglior Marchisio, oggi, non può essere aspettato da una Juventus proiettata in un’altra epoca, già nel futuro. Ed è proprio lui a dettare legge, il tempo, oggi tiranno, freddo sovrano, ma per 25 anni dolce, favoloso e custode di un romanzo, quello tra il numero 8 e la sua Signora, giunto alla fine. Una fine probabilmente (si spera) provvisoria, perché certe strade sono destinate sempre a ricongiungersi: fianco a fianco per tutte queste stagioni, dai primi calci al pallone di quel bimbo biondo dagli occhi di ghiaccio e smilzo che quasi si perdeva dentro la larga maglia col colletto e a maniche lunghe della Vecchia Signora. Fino agli anni e alle vittorie con la Primavera e il debutto in prima squadra in una stagione che non può essere considerata normale, quella della Serie B, da cui paradossalmente tutto ebbe iniziato. Sì, perché Marchisio ha saputo reinventarsi, costruirsi, rinnovarsi e resistere alla selezione naturale, conquistandosi un posto negli anni non indimenticabili post risalita in A, dei quali ne ha rappresentato una rara nota lieta: il primo gol su assist di Del Piero, con il 19 ancora sulle spalle, è un primo segno del destino. Ne arriveranno altri, splendidi ma non legati a delle vittorie, come quelli contro l’Inter o l’Udinese, con il numero 8, invece. Con quell’infinito che ha alzato lo sguardo. Poi l’inizio di una nuova era e Marchisio ne è uno degli attori decisamente protagonisti. Gli anni di Conte, che coincidono con prestazioni esaltanti e prolifiche: adesso i gol contano e portano trofei, e lui è lì pronto a formare con Pirlo, Vidal e Pogba uno dei centrocampi più forti della storia bianconera: lui è quella mezzala scheggiata, che si inserisce e copre gli spazi. Imprescindibile per il futuro CT, anche negli anni di Allegri Marchisio conserva la sua importanza: complice l’addio di Pirlo, arretra il suo raggio d’azione e mette al servizio dei compagni non più l’esplosività dei primi anni, ma una sapienza tattica e un’intelligenza superiore rispetto agli altri. E nel frattempo, si erge sempre più a simbolo della Juventus: dentro e fuori dal campo, senza mai un comportamento fuori dalle righe o una parola inopportuna fuori posto. Lui, che ha rappresentato a pieno il DNA bianconero. Colui il quale i tifosi ne hanno sempre identificato lo stile Juventus, perfettamente rappresentato dal Principino italiano, piemontese e soprattutto juventino. Poi il crack, di quel fatidico pomeriggio in un insolito Aprile del 2016: nel mentre di un risultato acquisito contro il Palermo, non si rompe solo il ginocchio di Claudio, ma probabilmente anche un equilibrio fin lì perfetto. La Juventus lo aspetta, lo ritiene ancora importante, ma il ruolo (in campo) di Marchisio è destinato a perdere di grado e centralità per una Juve che non può aspettare e sempre più proiettata nel futuro. Il percorso di ripresa infatti è lento e le ricadute non mancano. Ciononostante Marchisio resta lì, a lottare anche dalle retrovie e a sfruttare le poche occasioni che gli vengono concesse. È lui l’uomo spogliatoio. Il collante fisso tra passato, presente e futuro. Eppure, tra lacrime, i sorrisi e le esultanze in un palcoscenico che sia stato l’Allianz Stadium in una notte di Champions o un polveroso campo di provincia, dopo una sfrenata corsa tra bambini, per Marchisio e i suoi tifosi poco importa. L’amore ha varie sfumature e questo è stato capace di racchiudersi in un abbraccio indissolubile tra lui e il suo popolo bianconero. La fascia di capitano l’ha indossata poche volte, quando i mostri sacri davanti a lui riposavano o non erano a disposizione. Ma Marchisio capitano della Juventus lo è stato da sempre, non ha avuto la necessità di simboleggiarlo con un pezzo di stoffa al braccio. Lo è stato da dentro. Sì, perché discende dagli Scirea e dai Del Piero, da chi ha cucito nella pelle il senso della Juventinità. E posso assicurarvi che Marchisio è stato molto di più di un semplice calciatore con la fascia sul braccio. Probabilmente il suo numero, da egli stesso definito come “un otto sdraiato che guarda l’infinito” più si avvicina all’esaustività. A quell’ideale di perfezione che non esiste ma a cui ne viene data la testimonianza. Perché il pallone, e soprattutto la passione che muove i suoi tifosi, contempla dinamiche ben lontane dall’essere definitivamente esplorate. “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”, chiosava Pier Paolo Pasolini. Ecco, si badi bene, è proprio la parte sacra che qui si vuol prendere in considerazione, ché di eventi profani le cronache calcistiche ne sono fin troppo piene. Marchisio ha saputo dunque creare qualcosa di più col suo popolo, qualcosa capace di andare oltre il semplice “tifo” e rapporto passionale. Ha saputo creare quel qualcosa che si scorge solo se sei con gli occhi chiusi, seduto sugli spalti dello stadio della tua squadra del cuore, in cui non puoi soltanto osservare le magie dei tuoi beniamini, ma può “sentirle”. “Non si vede bene che col cuore”: ha spiegato così il suo segreto, il Piccolo Principe. Perché nel calcio l’essenziale è invisibile agli occhi. E chiamiamolo “caso”, o “destino” come volete, ma lui, proprio lui, nominato da sempre e per sempre “il Principino” ha saputo creare e trasmettere tutto questo. Strano a dirsi in un’epoca in cui l’immagine e la spettacolarizzazione la fanno da padrone. Ma sono le emozioni quelle che contano. E quelle che restano. Nonostante tutto. E dunque siamo “noi”, tifosi e narratori di calcio che dobbiamo unirci magari proprio così “a occhi chiusi” in un doveroso “grazie” a Claudio Marchisio per averci saputo regalare questa sensazione, questa emozione. Eterna e di rara contemplazione. Per questo legame indissolubile e viscerale che ha saputo coltivare e donare a un intero popolo. La parte vera, quella pura e nobile. Quella che si sente a occhi chiusi. Quella senza tempo. Senza addii. Quella intramontabile: come la storia tra la Juventus e Claudio Marchisio. GRAZIE, PRINCIPINO. ALEX CAMPANELLI, DA JUVENTIBUS DEL 17 AGOSTO 2018 Ci eravamo abituati a vederlo fuori dall’11 titolare, avevamo iniziato a escluderlo dai campetti estivi e dalle probabili formazioni prima dei big match, praticamente nessuno di noi pensava fino in fondo che sarebbe tornato a essere un uomo importante per la Juventus. Eppure, la notizia dell’addio di Claudio Marchisio non può lasciare indifferente neanche il più pragmatico e realista degli juventini. Marchisio risveglia la nostra parte più vulnerabile e irrazionale, più umana e bambina insieme, Claudio è quella ragazza che pensavi che ormai ti fosse indifferente ma di colpo, quando sai che non la rivedrai più, ti rigetta spietatamente in un passato che non hai mai dimenticato. C’era Marchisio nell’annus horribilis della Serie B, unico dei giovani saliti alla ribalta nel campionato cadetto ad aver resistito nella rosa bianconera fino ad oggi, e unico, con buona pace di De Ceglie e Giovinco, a essersi dimostrato un calciatore da Juventus a qualsiasi livello, dai settimi posti agli scudetti e alle finali di Champions League. C’era Marchisio in quel preliminare con l’Artmedia Bratislava, in quel Juventus-Fiorentina che lo vide segnare il primo gol in Serie A su geniale palla del Capitano, un Marchisio giovanissimo con un anonimo numero 19 sulle spalle, il cui sorriso rivive in video pieni di pixel che sembrano appartenere alla preistoria. C’era Marchisio negli anni di Ferrara, Zaccheroni e Delneri, c’era un Marchisio già pronto a sacrificarsi per i compagni, da falso esterno di centrocampo per permettere a Krasic (...) di sprigionare la sua corsa sul versante opposto. C’era Marchisio a cercare di strapparci un sorriso in quegli anni nerissimi, con la sua voglia di spaccare il mondo e con colpi mai dimenticati come la rovesciata all’Udinese, unico lampo nell’ennesima serata da dimenticare. C’era Marchisio alla guida della prima Juventus di Conte, anche qui messo in dubbio dagli arrivi di Pirlo e Vidal, anche qui decisivo dall’inizio alla fine, killer implacabile delle milanesi, uomo simbolo della rinascita bianconera, volto nuovo di una Juve costruita a immagine e somiglianza del tecnico, su quei principi cardine di sacrificio, unità e senso di appartenenza che Claudio, ora con uno scintillante numero 8 sulla schiena, incarnava meglio di chiunque altro. C’era Marchisio anche nei trionfi degli anni seguenti: nonostante gli infortuni, l’esplosione di Pogba, le difficoltà nel recuperare la condizione e un’asticella sempre più alta, lì in mezzo al campo c’era sempre lui, slittando pian piano da mezzala a regista, intelligente e fondamentale nel rendere indolore il lento tramontare di Pirlo. C’era Marchisio sempre in campo, e a volte ce ne scordiamo, nella Juve finalista di Champions contro il Barcellona, vero tassello imprescindibile e multiuso del rombo della nuova Juve di Allegri. Poi pian piano Marchisio c’è stato sempre meno; l’infortunio dell’aprile 2016 ne ha di fatto consegnato anzitempo agli archivi la carriera in bianconero, alle ricadute sono seguiti ritorni sempre applauditissimi e colmi di speranza, ma settimana dopo settimana sempre un po’ meno convinti. Nonostante le esclusioni sempre più frequenti ne preannunciassero di fatto l’addio, la notizia della rescissione resta un fulmine a ciel sereno. Dopo 389 presenze e 37 reti da professionista, da sommare a tutte le gare giocate nel settore giovanile, dopo 25 anni complessivi in bianconero, Marchisio lascia la Juventus; con lui se ne va la piccola parte di noi che non vuol smettere di credere alle bandiere, che nonostante tutta la retorica spicciola e stucchevole legata all’amore per la maglia e ai giocatori simbolo, esiste e resiste ancora. L’addio di Marchisio è l’addio dell’ultimo erede di una dinastia di Uomini, sommariamente riuniti in quello che una volta eravamo soliti chiamare “Stile Juve”, ora divenuto poco più di un cliché, di campioni veramente pronti a mettere prima il collettivo, la squadra e la società rispetto all’interesse personale, di individui capaci di prendersi in carico responsabilità altrui, di fungere da parafulmine, di abbassare i toni e spegnere le polemiche anche quando avrebbero avuto tutto il diritto di alzare la voce. L’ultimo erede di una dinastia che inizia chissà dove e termina con Del Piero e con lui, con buona pace degli altri grandissimi che hanno vestito la maglia bianconera ma che, per un motivo o per l’altro, non possiamo riunire in tale categoria. In bocca al lupo Claudio, qualsiasi strada tu scelga di intraprendere. «Ho passato gli ultimi 25 anni della mia vita ad immaginare quello che sarei voluto diventare e i sogni che avrei voluto realizzare insieme alla Juventus, ma non c’è stato un solo attimo durante il quale ho pensato che avrei dovuto vivere un momento come questo. A prescindere da quello che saranno le prossime tappe della mia vita, professionale e non, sarebbe inutile e scorretto nascondere che il mio cuore e il mio DNA hanno e avranno sempre e solo due colori. Ho indossato per la prima volta la maglia della Juventus all’età di 7 anni e da quel momento non l’ho mai tolta, neanche per un istante. Sono cresciuto con la sua filosofia e ho cercato prima di assorbirla e poi di esserne ambasciatore, sia sul campo che nella vita di tutti i giorni. Si dice che alla Juventus: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Dietro questa frase, all’apparenza così semplice ma così amata da noi tifosi (sì perché anche se continua a sembrarmi impossibile, oggi io sono questo), detto dal Presidente Giampiero Boniperti, si cela il significato più profondo del nostro modo di vivere. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando un bambino con un sogno, un bambino fra tanti. Sai che per quella maglia dovrai essere il migliore. Sempre. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando cresci, quando il tuo sogno dietro la collina è quasi realtà, ma non ti monti la testa e lavori duro all’ombra dei tuoi idoli di sempre. E dai il meglio di te ogni giorno, per quella maglia, perché quelle strisce una volta cucite addosso sono orgoglio, gioia e responsabilità. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando quegli idoli diventano finalmente i tuoi compagni e devi essere più forte delle gambe che tremano all’idea di entrare in campo in fila indiana, come uno di loro, in mezzo a loro. Del Piero, Nedved, Buffon, Trezeguet, Camoranesi e tutti gli altri. Perché ognuno sa che, per onorare questa maglia, deve fare la propria parte. E questo discorso non vale solo per noi calciatori ma anche per ogni singolo tifoso. La Juventus vince perché è più forte in campo e fuori. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando tieni fede al patto con te stesso di fare tutto il possibile per non deludere mai quei tifosi, i più fedeli, i più sinceri, i migliori che ci possano essere al mondo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/01/claudio-marchisio.html
  13. CLAUDIO MARCHISIO https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Marchisio Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 19.01.1986 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Soprannome: Principino - Piccolo Lord Alla Juventus dal 2006 al 2007 e dal 2008 al 2018 Esordio: 19.08.2006 - Coppa Italia - Martina Franca-Juventus 0-3 Ultima partita: 19.05.2018 - Serie A - Juventus-Verona 2-1 389 presenze - 37 reti 7 scudetti 4 coppe Italia 3 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Claudio Marchisio (Torino, 19 gennaio 1986) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Ha legato gran parte della carriera alla Juventus, club con cui ha vinto sette campionati di Serie A consecutivi (dal 2011-12 al 2017-18), uno di Serie B (2006-07), tre Supercoppe italiane (2012, 2013 e 2015) e quattro Coppe Italia consecutive (dal 2014-15 al 2017-18). Vanta inoltre la vittoria di un campionato di Prem'er-Liga con lo Zenit San Pietroburgo (2018-19). Ha fatto parte della nazionale olimpica, con cui nel 2008 ha dapprima vinto il Torneo di Tolone e poi partecipato ai Giochi di Pechino 2008. In azzurro è stato semifinalista all'Europeo Under-21 di Svezia 2009, finalista all'Europeo di Polonia-Ucraina 2012 e terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013; con la nazionale maggiore ha inoltre partecipato a due Mondiali (Sudafrica 2010 e Brasile 2014). È stato inoltre inserito per due anni consecutivi (nel 2011 e nel 2012) nella squadra dell'anno AIC e nella squadra della stagione della UEFA Champions League nel 2014-15. Claudio Marchisio Claudio Marchisio nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 3 ottobre 2019 Carriera Giovanili 1993-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 Juventus 26 (0) 2007-2008 → Empoli 26 (0) 2008-2018 Juventus 363 (37) 2018-2019 Zenit San Pietroburgo 9 (2) Nazionale 2002-2003 Italia U-16 7 (3) 2003-2004 Italia U-17 7 (1) 2004-2005 Italia U-18 4 (0) 2005-2006 Italia U-19 1 (1) 2006-2007 Italia U-20 3 (0) 2007-2009 Italia U-21 14 (1) 2008 Italia olimpica 4 (1) 2009-2017 Italia 55 (5) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Biografia Nato e cresciuto a Torino, si è sposato con Roberta l'8 giugno 2008; la coppia ha due figli, nati rispettivamente nel 2009 e nel 2012. Inizialmente detto Piccolo Lord dal compagno di squadra Federico Balzaretti, è stato successivamente soprannominato Principino per il suo modo di vestire e il comportamento in campo. Nel 2012 è stato scelto come testimonial del videogioco FIFA 13, comparendo nella copertina dell'edizione italiana insieme a Lionel Messi. Nel 2016 ha pubblicato l'autobiografia Nero su bianco. Dopo il ritiro dall'attività agonistica si interessa al giornalismo e al commento sportivo: dal novembre 2019 scrive per l'edizione torinese del Corriere della Sera, dal settembre 2020 al luglio 2021 è stato opinionista per Rai Sport in occasione delle gare della nazionale italiana, mentre dall'agosto seguente riveste lo stesso ruolo per Amazon Prime Video in occasione delle gare di UEFA Champions League. Dal 2020 è socio della L84, squadra di calcio a 5 di Volpiano. Al di fuori dell'ambito sportivo, ha investito nel campo della ristorazione divenendo proprietario di alcuni esercizi lungo la penisola italiana. Caratteristiche tecniche «Claudio è uno dei centrocampisti italiani più forti in assoluto. Ha tutto: forza fisica, inserimento, tiro da fuori, tocco sotto, grande intelligenza dentro e fuori dal campo.» (Luigi Cagni, 2011) Nato inizialmente come attaccante, ruolo che ha ricoperto fino all'età di sedici anni, in seguito ha arretrato il proprio raggio d'azione al centrocampo per via della sua struttura fisica, poco adatta al reparto avanzato. Per larga parte della carriera è stato considerato tra i centrocampisti centrali più forti del panorama europeo nonché uno dei migliori calciatori italiani della sua generazione. Era una mezzala forte fisicamente, dotato di visione di gioco e personalità che lo rendevano sovente decisivo in campo. I suoi punti di forza erano il tiro dalla lunga distanza, la capacità di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, il recupero e la successiva distribuzione del pallone, oltre a un'ottima tecnica individuale unita a un buon dribbling negli spazi stretti. È stato spesso paragonato a Marco Tardelli per la sua capacità di inserirsi e di andare a rete, retaggio dei suoi trascorsi giovanili da attaccante. Sfruttando le sue diverse qualità tecniche, è stato utilizzato con buoni risultati anche in diverse posizioni del campo, sia più avanzate come trequartista, esterno e seconda punta, sia più arretrate come mediano o regista basso davanti alla difesa. Carriera Club Juventus Gli inizi Nel 1993, all'età di 7 anni, Marchisio comincia a praticare sport nella polisportiva torinese Sisport; qui, dopo pochi allenamenti viene notato dagli osservatori della Juventus. Nel vivaio bianconero compie tutta la trafila delle squadre giovanili, indossando la fascia di capitano e sollevando numerosi trofei: «...quando ci sono arrivato non c'era assolutamente l'idea di arrivare in prima squadra e fare il calciatore. Era solo un bel modo di giocare, per giunta con il privilegio di poterlo fare con la maglia della squadra del cuore. Man mano che passavano gli anni il gioco si è trasformato in passione e poi in professione». In questa fase della sua carriera viene allenato da tecnici come Domenico Maggiora e Maurizio Schincaglia, i quali lo trasformano stabilmente da attaccante a centrocampista. Un giovane Marchisio nel 2005, capitano della formazione Primavera della Juventus, alla Wojtyła Cup. Tra gli altri, con la formazione Primavera arriva per due volte consecutive alla finale del Torneo di Viareggio, vincendo l'edizione del 2005 contro i pari età del Genoa, mentre nella stagione successiva, l'ultima trascorsa tra le giovanili bianconere, conquista il campionato di categoria; nel corso della stessa viene inoltre spesso aggregato alla prima squadra dall'allenatore Fabio Capello, senza però mai scendere in campo. L'esordio tra i professionisti Nell'estate 2006, la retrocessione d'ufficio della Juventus in Serie B porta vari giocatori di primo piano a lasciare la Vecchia Signora. L'opera di ricostruzione della società nel post-Farsopoli apre le porte della prima squadra a una nuova generazione di bianconeri; assieme ad altri suoi compagni delle giovanili quali De Ceglie e Giovinco, anche Marchisio viene inserito, nell'annata 2006-07, nella rosa a disposizione del tecnico Didier Deschamps: «la possibilità di mettersi in mostra è stata decisiva per noi [giovani]. C'era la possibilità di arrivare in alto in poco tempo». Il 19 agosto, a 20 anni, il centrocampista debutta tra i professionisti subentrando sul finire della sfida di Coppa Italia tra Martina e Juventus (0-3), per poi giocare in campionato, il 1º novembre successivo contro il Brescia, la sua prima gara da titolare. In precedenza, in settembre aveva fatto un'ultima apparizione con la formazione Primavera, superando i pari età dell'Inter nella supercoppa di categoria. Le sue buone prestazioni inducono l'allenatore francese a utilizzarlo con continuità; diventa così una delle prime scelte per il centrocampo bianconero, e nelle ultime partite della stagione viene spesso schierato in campo dal 1'. Con 25 presenze totali, contribuisce alla vittoria del torneo cadetto e al ritorno della Juventus in Serie A. Empoli: i debutti in Serie A e in Europa Conclusa la vittoriosa annata tra i cadetti con la Juventus, Marchisio ha subito modo di calcare quella massima serie conquistata sul campo, ma con una diversa maglia: «ho fatto solo un anno fuori, ad Empoli nel 2007-08; non lo rimpiango perché mi ha fatto crescere tantissimo come uomo». Il 24 luglio 2007 passa infatti in prestito, assieme all'altro bianconero Giovinco, alla società toscana dove entrambi giocano il primo campionato di Serie A della loro carriera. Con l'Empoli debutta in massima categoria il 26 agosto successivo, all'età di 21 anni, nella sconfitta contro la Fiorentina (3-1) all'Artemio Franchi di Firenze. Il 20 settembre dello stesso anno esordisce anche in Coppa UEFA, nel debutto europeo del club toscano contro lo Zurigo. Termina la stagione a Empoli con 26 presenze in campionato, una in Coppa Italia e 2 in Coppa UEFA, per un totale di 29 partite stagionali; il contributo di Marchisio non riesce tuttavia a evitare alla provinciale toscana la retrocessione in Serie B. Ritorno alla Juventus «La Juventus è il massimo. È sempre stato il mio sogno [...] Si parla di bandiere che non ci sono più, di calcio globale che cambia, di valori che si sarebbero persi. Io ho solo in mente di fare il numero più alto di presenze con questa maglia. Sarebbe il massimo per me: diventare una bandiera della Juve. Vorrei poter non andare più via.» (Claudio Marchisio, 2013) Anni di ricostruzione Marchisio calcia dalla distanza nella gara d'andata contro il Bari, nel corso del campionato 2009-10. Nel luglio 2008 fa ritorno alla Juventus con cui disputa la prima gara ufficiale della stagione 2008-09, da titolare, il 26 agosto nel ritorno del terzo turno preliminare della Champions League, giocata a Bratislava contro l'Artmedia Petržalka e pareggiata 1-1. Il 24 gennaio 2009 segna il suo primo gol in Serie A con la maglia della Juventus, decisivo ai fini della vittoria sulla Fiorentina (1-0), su assist di Alessandro Del Piero. Grazie alle prestazioni offerte in quest'annata, il sito web dell'UEFA lo inserisce tra i dieci giovani che si stanno mettendo in luce alla loro prima esperienza nella massima competizione continentale, mentre il sito del quotidiano inglese The Times, in gennaio, lo inserisce al decimo posto, e miglior italiano, nella lista dei 50 «astri nascenti» del calcio internazionale. Il 10 ottobre 2009 è costretto a operarsi al menisco: ritorna a calcare ufficialmente i terreni di gioco il 25 novembre successivo, in Champions League, giocando gli ultimi minuti della sconfitta bianconera (0-2) sul campo del Bordeaux, mentre torna da titolare quattro giorni dopo, in campionato, sul campo del Cagliari (2-0). L'11 marzo 2010, all'età di 24 anni, indossa per la prima volta la fascia di capitano del club, dopo l'uscita dal campo di David Trezeguet, nella sfida d'andata degli ottavi di Europa League vinta 3-1 contro il Fulham. Marchisio nel 2010, nella trasferta di Europa League contro il Lech Poznań. Nel corso della stagione seguente, 2010-11, il 19 settembre bagna con un gol nel successo esterno sull'Udinese (4-0) il raggiungimento delle 100 presenze in maglia bianconera, mentre il 3 aprile, in occasione della vittoriosa trasferta (2-0) contro la Roma, per la prima volta scende in campo dal 1' come capitano bianconero. La definitiva affermazione del centrocampista ai massimi livelli coincide tuttavia con uno tra i periodi più difficili nella storia della società torinese, che per la seconda stagione consecutiva chiude il campionato a un anonimo settimo posto, lontano da qualsivoglia obiettivo minino; tutto ciò, nonostante un Marchisio il quale è ormai tra i punti fermi dell'undici titolare piemontese. Eptacampione d'Italia 2011-2014 La stagione 2011-12 vede una Juventus foriera di novità, con l'arrivo in panchina di Antonio Conte, oltreché di Pirlo e del cileno Arturo Vidal quali nuovi compagni di reparto di Marchisio. Il 2 ottobre 2011 il centrocampista realizza la sua prima doppietta in maglia bianconera, che vale il 2-0 ai rivali alla corsa-scudetto del Milan; a riprova di un inizio di stagione che lo vede mattatore assoluto dei torinesi, nelle settimane seguenti risulta prima decisivo nella trasferta contro l'Inter del 29 ottobre, dove sigla il 2-1 che regala ai bianconeri la vittoria del derby d'Italia, mentre l'8 dicembre nei supplementari di Juventus-Bologna di Coppa Italia firma il 2-1 che permette ai piemontesi di qualificarsi ai quarti di finale. Il 6 maggio 2012, grazie al 2-0 al Cagliari nella partita giocata sul campo neutro di Trieste, con una giornata d'anticipo conquista il suo primo scudetto, emergendo tra i maggiori protagonisti di una formazione bianconera che si lascia definitivamente alle spalle gli anni bui post-Calciopoli. Dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia del 20 maggio contro il Napoli, conclude la sua miglior annata sottoporta con 10 gol in 39 presenze stagionali. Marchisio alla Juventus nell'estate 2011. La stagione 2012-13 inizia l'11 agosto a Pechino con la vittoria della Supercoppa italiana, la prima per il centrocampista, grazie 4-2 sul Napoli maturato ai supplementari. Sul finire del 2012, il 7 novembre realizza la sua prima rete in Champions League, nella sfida vinta 4-0 contro il Nordsjælland, mentre il 1º dicembre mette a segno una doppietta nel 3-0 del derby di Torino. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, vince con tre giornate d'anticipo il secondo campionato italiano consecutivo. Il 18 agosto 2013, al primo incontro ufficiale dell'annata 2013-14, s'infortuna nel corso della finale di Supercoppa italiana contro la Lazio, vinta 4-0: la lesione al legamento del ginocchio destro lo costringe a saltare l'inizio di stagione. Una volta ristabilitosi, incontra difficoltà nel ritrovare un posto da titolare in squadra, anche a fronte della crescita mostrata dal giovane compagno di reparto Paul Pogba (il quale già nella seconda parte del precedente torneo aveva iniziato a togliere spazio al centrocampista italiano). Con il nuovo anno, sfruttando i vari impegni della Juventus tra campionato e coppe, torna ad avere un buon minutaggio in maglia bianconera, facendo di necessità virtù e ben comportandosi anche quando schierato in ruoli differenti da quelli ricoperti fin qui in carriera, come trequartista dietro alle punte o regista basso davanti alla difesa. Il 4 maggio 2014, grazie alla sconfitta dei rivali della Roma sul campo del Catania, arriva la conquista del terzo scudetto consecutivo per Marchisio. 2014-2018 Marchisio entra in campo a Doha per la sfida di Supercoppa italiana 2014 contro il Napoli. Nell'annata 2014-15 vince il suo quarto campionato di Serie A consecutivo con la maglia della Juventus, un successo arrivato il 2 maggio, con quattro giornate d'anticipo, dopo la vittoria 1-0 sul campo della Sampdoria. In un finale di stagione ricco di appuntamenti per la squadra bianconera, il 20 dello stesso mese, pur non potendo prendere parte (causa squalifica) alla vittoriosa finale sulla Lazio, Marchisio mette in bacheca anche la sua prima Coppa Italia, mentre il 6 giugno gioca la sua prima finale di Champions League, persa 1-3 a Berlino contro il Barcellona. Sul piano personale, è questa la stagione in cui il nuovo allenatore juventino Massimiliano Allegri impiega il giocatore sempre più spesso nella posizione di regista basso, in luogo di un Pirlo ormai al crepuscolo della carriera; un ruolo che lo consegna, secondo gli addetti ai lavori, alla migliore stagione della sua carriera. A corollario, il 29 aprile 2015, in occasione del successo interno (3-2) sulla Fiorentina, Marchisio entra nel novero dei calciatori juventini più presenti di sempre raggiungendo le 300 gare in maglia bianconera. Nella stagione 2015-16 Marchisio è ormai stabilmente trasformato in un regista arretrato davanti alla difesa, formando una solida coppia di centrocampo assieme al tedesco Sami Khedira. L'annata, iniziata l'8 agosto con la conquista della terza Supercoppa nazionale della carriera, superando per 2-0 la Lazio sul campo di Shanghai, vede la Juventus, reduce da un corposo rinnovamento dei ranghi, alle prese con un avvio di campionato decisamente al di sotto delle aspettative; ciò nonostante Marchisio emerge presto tra i punti di forza della formazione bianconera che, al termine di una rimonta-record, permette al calciatore di fregiarsi del suo quinto scudetto consecutivo, cui si andrà ad aggiungere anche la seconda Coppa Italia consecutiva, vinta il 21 maggio a Roma contro un Milan superato 1-0 ai supplementari. Tuttavia il 17 aprile 2016, nel corso della sfida interna contro il Palermo (4-0), in un contrasto di gioco con il rosanero Franco Vázquez riporta la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro: l'infortunio lo costringe a finire sotto ai ferri e a chiudere anzitempo l'annata, peraltro conclusa (cosa insolita nella sua carriera) senza mai trovare la rete. Marchisio nell'estate 2018, agli sgoccioli della sua esperienza juventina; qui in contrasto sul madrileno Asensio (a sinistra), sotto lo sguardo del compagno di squadra Benatia (a destra), durante l'International Champions Cup. Costretto a rimanere lontano dai campi per sei mesi, Marchisio torna a giocare solo all'inizio della stagione seguente, 2016-17, scendendo in campo dal 1' in occasione della vittoriosa sfida di campionato del 26 ottobre a Torino contro la Sampdoria, battuta 4-1. Il successivo 22 novembre ritrova il gol dopo oltre un anno e mezzo, realizzando dal dischetto in casa del Siviglia il momentaneo pareggio nella sfida di Champions League poi vinta 3-1 dalla Juventus. Torna al gol in campionato il 17 febbraio 2017, aprendo le marcature nella vittoria interna per 4-1 sul Palermo. Il 17 maggio mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo stagionale nonché terzo consecutivo per la formazione torinese, in seguito alla vittoria per 2-0 sulla Lazio nella finale di Roma; quattro giorni dopo, con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, arriva anche il sesto titolo italiano di fila, che permette a Marchisio e alla Juventus d'inanellare anche il terzo double nazionale consecutivo, e soprattutto di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. Il 3 giugno a Cardiff gioca da subentrante la sua seconda finale di Champions League, che vede i bianconeri nuovamente sconfitti 1-4 dal Real Madrid. I successi si ripetono nell'annata 2017-18, l'ultima alla Juventus, in cui fa suo il settimo scudetto consecutivo — record assoluto nella storia della Serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa —, dopo un lungo testa a testa contro il Napoli, e annesso quarto double domestico di fila — altro nuovo primato nel calcio italiano —, grazie al 4-0 al Milan nella finale di Coppa Italia del 9 maggio. Insieme ai compagni di squadra Barzagli, Buffon, Chiellini e Lichtsteiner, Marchisio è tra i 5 eptacampioni d'Italia di questo ciclo bianconero; Il centrocampista va però incontro a una stagione in negativo sul versante personale, causa annosi guai fisici da una parte e una sopravvenuta concorrenza nel centrocampo torinese dall'altra, che non gli permettono più di rientrare nelle dinamiche della squadra titolare. Anche in ragione di ciò, dopo 25 anni di militanza in maglia bianconera, il 17 agosto 2018 rescinde consensualmente il contratto che lo legava al club. Zenit San Pietroburgo e ritiro Marchisio esultante dopo un gol per lo Zenit nel 2018. Il 3 settembre 2018 si trasferisce da svincolato allo Zenit San Pietroburgo, in Russia. Debutta con il club pietroburghese il 16 settembre seguente, subentrando a Paredes nel corso del secondo tempo della vittoriosa trasferta di campionato contro l'Orenburg (1-2); alla prima da titolare, il 30 dello stesso mese, segna invece il primo gol con la nuova maglia, che tuttavia non evita la sconfitta per 2-1 con l'Anži. Nel corso della stagione a San Pietroburgo si fregia del titolo russo, che tuttavia non può festeggiare in campo poiché, nell'aprile 2019, è vittima di un nuovo infortunio al menisco del ginocchio destro, con conseguente operazione e termine anticipato dell'annata. Pochi mesi dopo, rescinde il contratto che lo legava al club pietroburghese. Rimasto svincolato, nel corso dell'estate 2019 tenta l'ennesima riabilitazione fisica, ma, ben presto, preso atto di un corpo ormai martoriato dagli infortuni nonché della sopraggiunta mancanza di ulteriori stimoli, declina le offerte di altri club e inizia a meditare sul definitivo ritiro dall'attività agonistica, una decisione ufficializzata il successivo 3 ottobre all'età di 33 anni. Nazionale Nazionali giovanili Il 1º giugno 2007 esordisce nella nazionale Under-21 di Pierluigi Casiraghi, con la quale è un titolare a centrocampo nel biennio 2007-2009. Nel 2008 partecipa con la nazionale olimpica al Torneo di Tolone, manifestazione amichevole durante la quale, in Italia-Turchia (2-1) del 23 maggio, realizza il suo primo gol con gli azzurrini, e ai Giochi di Pechino 2008; durante la rassegna a cinque cerchi gioca nel secondo tempo della prima partita contro l'Honduras, ma un infortunio muscolare lo costringe ad abbandonare il torneo dopo il secondo incontro del girone e a essere sostituito da Andrea Russotto. È poi tra i convocati per l'Europeo Under-21 2009 in Svezia, ma deve saltare per squalifica la semifinale nella quale l'Italia viene eliminata dalla Germania. Nazionale maggiore Marchisio in nazionale, in scivolata sullo spagnolo Iniesta nella finale del campionato d'Europa 2012. Il 12 agosto 2009, all'età di 23 anni, esordisce in nazionale maggiore con il commissario tecnico Marcello Lippi, giocando titolare nella partita amichevole Svizzera-Italia (0-0). Viene convocato per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica, dove l'Italia viene eliminata al primo turno; Marchisio disputa da titolare le prime due partite del girone contro il Paraguay e la Nuova Zelanda, venendo sostituito in entrambe le occasioni. Realizza il suo primo gol in nazionale il 7 ottobre 2011, nella partita Serbia-Italia (1-1) valevole per le qualificazioni a Euro 2012. Diventato titolare nella gestione del CT Cesare Prandelli, prende parte al campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina in cui la nazionale italiana riesce ad arrivare all'atto conclusivo della manifestazione, dopo aver battuto in semifinale la Germania, perdendo tuttavia per 4-0 la finale del 1º luglio contro la Spagna; insieme a Gianluigi Buffon e ad Andrea Pirlo, Marchisio è sempre stato titolare senza mai venire sostituito. Il piazzamento all'Europeo vale agli uomini di Prandelli la qualificazione alla FIFA Confederations Cup 2013 in Brasile, competizione nella quale Marchisio, confermato nella rosa azzurra, contribuisce al terzo posto finale conquistato dopo la vittoria ai rigori sull'Uruguay. Ormai tra i punti fermi, assieme ai compagni di squadra Barzagli, Bonucci, Buffon, Chiellini e Pirlo, della cosiddetta Ital-Juve dei primi anni 2010, Marchisio viene quindi selezionato per partecipare al campionato del mondo 2014 in terra brasiliana. Il 14 giugno, nella gara d'esordio vinta 2-1 contro l'Inghilterra, segna la prima rete azzurra del torneo sbloccando il risultato; nonostante il positivo avvio, l'Italia viene eliminata nella fase a gironi dopo la sconfitta contro l'Uruguay, nella quale proprio Marchisio è punito con un controverso cartellino rosso, giudicato abbastanza severo dagli addetti ai lavori, per un pur irruento fallo su Egidio Arévalo. Dopo il mondiale sudamericano, sotto la gestione del nuovo CT Antonio Conte partecipa alle qualificazioni a Euro 2016; tuttavia il grave infortunio occorsogli in campionato il 17 aprile 2016 lo costringe a saltare la fase finale della manifestazione continentale. Fa un'ultima apparizione in maglia azzurra il 7 giugno 2017 con il selezionatore Gian Piero Ventura, in una vittoriosa amichevole a Nizza contro l'Uruguay (3-0), in cui è peraltro costretto ad abbandonare il campo dopo poco per un nuovo problema fisico. Chiude l'esperienza in nazionale maggiore con 55 presenze e 5 gol. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato italiano: 7 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Coppa Italia: 4 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Campionato russo: 1 - Zenit San Pietroburgo: 2018-2019 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 2 - Squadra dell'anno: 2011, 2012 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2014-2015
  14. MICHELE PAOLUCCI 17 gennaio 2010, la Juventus è impegnata al Bentegodi, contro il Chievo Verona. La compagine bianconera naviga in brutte acque: eliminata dalla Champions League, viaggia molto distante dalla testa della classifica e con il poco prestigioso score di sei sconfitte nelle ultime nove gare. Ciro Ferrara, mister bianconero, è sulla graticola e già da qualche domenica gira voce sul suo imminente esonero. Juve contro il Chievo, dicevamo. Causa qualche assenza di troppo, la maglia numero nove è affidata a Michele Paolucci, proveniente dal Siena, ma cresciuto nelle giovanili bianconere nelle quali si è distinto a forza di goal. Il ragazzotto è schierato accanto al suo idolo Del Piero e, forse vinto dall’emozione, forse contagiato dalla pessima prova di tutta la squadra, non combina un granché. Il clivense Sardo perfora Buffon e la campagna veronese si conclude con l’ennesima sconfitta. Destino segnato per Ferrara e anche per Paolucci: scenderà in campo altre quattro volte (sempre partendo dalla panchina) per poi tornare nella città del Palio a fine stagione. MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” FEBBRAIO 2004 Ottantacinque goal (nelle sole gare ufficiali) in tre stagioni: questo l’incredibile score di Michele Paolucci, l’attaccante della Berretti di Maurizio Schincaglia che, nel campionato in corso, si trova già a quota diciannove, primo tra i cannonieri della sua squadra. «Ho sempre giocato da prima punta, credo di aver sin qui messo a segno almeno 250 marcature. Anche se sono ancora all’inizio della mia avventura calcistica, spero che ciò faccia ben sperare per il futuro». Paolucci, maggiorenne da pochi giorni, nasce a Recanati, in provincia di Macerata. Il padre è proprietario di una catena di negozi di abbigliamento, la madre è impiegata in banca, la sorella ventiseienne sta ultimando gli studi. Dopo i primi calci nel campetto di casa, a sette anni entra nella scuola calcio della Civitanovese, poi passa ai Giovanissimi Regionali del Tolentino. All’inizio del 2001 approda a Torino dove, nell’ordine, scende in campo con Giovanissimi Nazionali, Allievi Regionali, Allievi Nazionali e Berretti. «Il presidente del Tolentino mi ha segnalato a Pietro Leonardi, il responsabile del Settore Giovanile della Juventus. Nel primo provino ho fatto due goal, nel secondo quattro, e così mi sono ritrovato in maglia bianconera», con la quale ha recentemente esordito, per uno spezzone di incontro, con la Primavera. Michele, fisico prestante e movenze eleganti, è perfettamente ambidestro e possiede un gran fiuto del goal, quella dote che consente ai suoi fortunati possessori di sbattere la palla dentro sempre e comunque. Poi è veloce nel gioco con o senza palla, abile nel dribbling e nei movimenti negli spazi stretti. Insomma, a parte il colpo di testa, dove ha ancora ampi margini di miglioramento, è quello che si dice un giocatore completo. «Ho un ottimo rapporto con mister Schincaglia, con il quale ho fatto un discreto salto di qualità e i cui insegnamenti mi ha permesso di colmare le lacune che mi portavo dietro, e con Pietro Leonardi, che ha creduto in me nonostante le non positivissime prime stagioni torinesi». Paolucci, i cui idoli si chiamano Van Basten e Van Nistelrooij, è un ragazzo risoluto che sa il fatto suo. «Sin qui mi hanno aiutato la voglia di arrivare e l’ambizione: nonostante i comprensibili problemi di ambientamento, in allenamento cerco sempre di dare il massimo. Poi credo di sapere cosa sia lo spirito di sacrificio e l’umiltà nel carpire i segreti a chiunque mi bazzichi intorno». Paolucci e la scuola. «Frequento regolarmente il quarto anno di ragioneria e me la cavo abbastanza bene com’è giusto, visto che la società e la famiglia su questo non transigono. Se è difficile conciliare il calcio con gli studi? Direi proprio di no, basta stare attenti durante le lezioni e applicarsi il minimo indispensabile, anche perché in genere i professori con noi sono piuttosto comprensivi». Michele e gli amici, Michele e le ragazze. «Bisogna stare attenti, molti sono pseudo amici, ma io credo di saper distinguere quelli che mi vogliono bene davvero. Da circa un anno ho un rapporto con una ragazza che sta lontano da Torino, il che mi consente di sentirmi appagato sentimentalmente, ma di non distrarmi troppo». Quali sono le tue impressioni sul mondo del calcio giovanile professionistico visto dal di dentro? «È certamente meglio di quanto si creda, anche perché quasi tutte le società vi fanno ricorso per necessità, vista la crisi che attanaglia il mondo del calcio, e mettono a disposizione le migliori risorse, sia dal punto di vista professionale, sia sotto il profilo umano. Nella Juve i metodi e gli obiettivi sono di grande spessore, perché la società cerca innanzitutto di far crescere gli uomini, poi i giocatori. L’educazione e il rispetto vengono prima di ogni cosa, vivere in questo ambiente è un piacere e costituisce un modo graduale per entrare a far parte del calcio che conta. E se ci sono degli stress, sono sempre costruttivi». Il gioco della Berretti di quest’anno ci sembra particolarmente brillante: è anche merito dei tuoi goal? «Direi proprio di no, c’è lo zampino degli schemi di Schincaglia e del suo gioco fatto di tattica e di rapidità. Il mister è uno che dedica molto tempo a colmare le lacune dei singoli, non so quanti lo farebbero. Piccoli particolari, d’accordo, ma di grande importanza. Anche contro la Primavera e la Prima Squadra facciamo sempre la nostra figura, grazie a una condizione atletica, garantita dal preparatore Andrea Lemma, costantemente all’altezza della situazione. Insomma, abbiamo tutti i numeri per far bene sin da subito, i 1985 e 1986 della squadra mi sembrano davvero ben amalgamati per consentirci di vincere qualcosa di importante». Di solito quando si arriva a certi livelli, anche se il futuro di Paolucci è ancora tutto da scrivere, non è soltanto merito di chi scende in campo. «Come ho detto, ho vissuto delle stagioni difficili, ma non mi sono perso d’animo grazie soprattutto all’aiuto della famiglia. Mi sono stati vicini e hanno creduto in me quando non andavo tanto bene ed ero giù di morale. Non so quanti si sarebbero comportati così, avendo un figlio lontano da casa». DANIELE PERTICARI, “NERO SU BIANCO” MARZO 2007 È un gruppo di eletti, un gruppo di elementi sorteggiati dal “Dio del calcio” tra un insieme di aspiranti debordante per quantità. Quando ti accorgi di farne parte, ti rendi conto che sei particolare: non per la macchina sportiva dell’ultima generazione che (quasi di sicuro) potrai permetterti nella vita e nemmeno perché le ragazzine verranno da te a chiederti l’autografo perché “sei bono”. No. Quando ti accorgi di essere nato per far parte del gruppo dei bomber ti rendi conto di aver già realizzato una parte del sogno. Perché quando inizi a correre dietro ad un pallone che rotola, ai giardini vicino casa, al campetto improvvisato nel cortile della scuola, in camera da letto usando gli stipiti delle porte come pali, beh, inizi a pensare che essere bomber, fare goal, esultare, mettere “tacche” sul tuo curriculum sia davvero la cosa più bella del mondo. Ti accorgi di essere eletto e ti fermi a pensare se basterà per diventare un grande. Michele Paolucci, ventuno anni compiuti proprio in questi giorni («E mi raccomando, scrivi che sono di Civitanova Marche pur se sono nato a Recanati, mi raccomando davvero, ci tengo») ha praticamente dimenticato l’accento marchigiano («Con i giornalisti, ma con gli amici assolutamente no»). Cinque anni nelle giovanili della Juventus dopo la trafila nella Vis Civitanova e nel Tolentino, la voglia di spaccare il mondo cosciente però che per farlo servono il lavoro e l’equilibrio. «Ho avuto fegato nel 2001 – dice il giovane attaccante dell’Ascoli di Sonetti – perché a quindici anni pensi alla discoteca con gli amici, al divertimento. Io invece scelsi di partire per Torino perché per me il calcio è una specie di missione. Il tutto senza poster in camera, senza miti particolari». Un modo di vivere lo sport e il goal professionale ed emozionante al tempo stesso, un modo che Michele Paolucci ha saputo metabolizzare così bene da non risultare tramortito nel giorno della sua definitiva consacrazione. 28 gennaio e Ascoli (la squadra in cui ha deciso, con un biglietto andata-ritorno da Torino, di provare a vedere che sapore ha la Serie A) con un piede e mezzo in B al San Filippo di Messina. Novanta minuti di battaglia, sudore, delusione, fino al riscatto. Duecento secondi a cavallo del novantesimo, doppietta, flash, interviste (con complimentoni della D’Amico su SKY che non passano mai inosservati), sguardo da bomber sulle copertine dei giornali, equilibrio. «Non è che per una doppietta, ora, sia diventato un eroe. Anche perché la vittoria di Messina deve servire a tutti, perché è merito di tutti, per risalire la china e puntare alla salvezza». Però Paolucci, dopo Messina, ha continuato a segnare ancora. Fa goal, il Michele da Civitanova, lo fa con una facilità impressionante sin da quando era piccino. Tutti si chiedevano: ce la farà anche in Serie A? Sembra proprio di sì, nonostante abbia dovuto aspettare qualche mese (e un problemino del panzer croato Bjelanović) per avere fiducia incondizionata dal tecnico piceno Sonetti. «Quando sono arrivato qualcuno mi guardava con diffidenza, quasi fossi un raccomandato. Dico io: aspettate un attimino, osservate prima di giudicare. Ora che succede? Nulla in particolare, gioco in Serie A a vent’anni, è il massimo per me, specie perché sono vicino a casa e posso raggiungere spesso i miei cari». Adesso può farlo, anche se il suo sogno, ovviamente, è quello di farlo molto più di rado, perché vorrebbe dire essere tornati in maglia juventina, aver timbrato anche sulla faccia dove c’è scritto “ritorno” il biglietto datogli in mano dall’ex responsabile del settore giovanile Nello De Nicola quando l’ha mandato (o meglio, portato) ad Ascoli. «È normale che il mio sogno sia quello di tornare a giocare nella Juventus. Là c’è Alex Del Piero, un grande, ma non a livello tecnico, perché non servo io a testimoniare le sue capacità in campo. Alex è un grande a livello umano: un giorno, con mister Capello, mi ha fatto uno scherzo. Ero arrivato in ritardo a pranzo, ha fatto finta di fare la spia. Quante risate! Si è parlato del Manchester United nel mio futuro: è la Juventus che deve decidere, è solo lei che può farlo ed è la Juventus che aspetto. Anche se potrei liberarmi con due anni di anticipo e se, sono sincero, non ci penserei più di un minuto ad accettare». Chi ha la fortuna di osservarlo da vicino si accorge che è educato (come tutti i giovani della Juve), che è misurato (come tutti i giovani della Juve), che è bravo in campo (come moltissimi dei giovani della Juve), ma che ha altre qualità: il dono di saper esprimere la propria opinione e quello dell’umiltà. Provate a intervistarlo o ad andare al centro sportivo di allenamento dell’Ascoli: Michele Paolucci vi guarderà in faccia se siete della carta stampata, guarderà fisso la telecamera se siete della TV, ma soprattutto, dopo aver fatto tiri, palleggi e punizioni, aspetterà il rientro negli spogliatoi di tutti i compagni e tornerà dopo aver raccolto tutti i palloni della squadra e riempito il sacco. Bravo, umile, ottimo davanti alle telecamere. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/02/michele-paolucci.html
  15. MICHELE PAOLUCCI https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Paolucci Nazione: Italia Luogo di nascita: Recanati (Macerata) Data di nascita: 06.02.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Baby Batistuta Alla Juventus dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2010 Esordio: 17.01.2010 - Serie A - Chievo-Juventus 1-0 Ultima partita: 28.02.2010 - Serie A - Juventus-Palermo 0-2 5 presenze - 0 reti 1 scudetto Michele Paolucci (Recanati, 6 febbraio 1986) è un calciatore italiano, attaccante della Civitanovese. Michele Paolucci Paolucci ai tempi dell'Ascoli Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Civitanovese Carriera Giovanili 1996-2003 Vis Civitanova 2003 Tolentino 2003-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 → Ascoli 32 (6) 2007-2008 Udinese 2 (0) 2008 → Atalanta 9 (0) 2008-2009 → Catania 26 (7) 2009-2010 Siena 10 (2) 2010 → Juventus 5 (0) 2010-2011 Siena 1 (0) 2011 → Palermo 2 (0) 2011-2012 → Vicenza 39 (9) 2012-2014 Siena 28 (7) 2014-2015 Latina 30 (5) 2016 Petrolul Ploiești 3 (1)[2] 2016-2017 Catania 18 (3) 2017 Ancona 14 (4) 2017-2018 Monopoli 14 (3) 2018 Floriana 4 (1) 2018-2019 Tarxien Rainbows 20 (7) 2019 Valour 15 (3) 2020-2022 Manitoba 7+ (5+) 2022- Civitanovese 0 (0) Nazionale 2003 Italia U-17 6 (1) 2004-2005 Italia U-19 4 (1) 2005 Italia U-20 2 (0) 2006 Italia U-21 1 (0) Carriera da allenatore 2020-2022 Manitoba Vice Carriera L'autografo di Paolucci Club Inizi e Ascoli Finita la trafila nel settore giovanile della Vis Civitanova (Civitanova Marche), dopo mezza stagione nelle giovanili del Tolentino, viene acquistato dalla Juventus, di cui è il migliore marcatore di ogni tempo del settore giovanile con 184 reti. Con la formazione Berretti della Juventus vince il torneo Dante Berretti nel 2003-2004, poi con la massima formazione giovanile bianconera ha vinto il Campionato Primavera 2005-2006 e perso in finale il Torneo di Viareggio 2006. Nell'estate del 2006 viene girato in prestito all'Ascoli, con cui esordisce in Serie A il 10 settembre 2006 in Atalanta-Ascoli (3-1). Al termine della stagione conta 6 reti in 32 presenze nella massima serie. Nedo Sonetti, allora tecnico dell'Ascoli, al termine della partita con il Messina dove Paolucci realizzò una doppietta, commentò: «Mi sembra van Basten questo ragazzo». Udinese e Atalanta Terminato il prestito, nell'estate 2007 ritorna ad Udine, stavolta in compartecipazione all'Udinese, dove viene scarsamente utilizzato e quindi, dopo 2 presenze in campionato, viene girato in prestito all'Atalanta il 25 gennaio 2008. Termina la stagione con 9 presenze in campionato e 4 con due reti in Coppa Italia. Il 24 giugno 2008 prolunga il contratto con la Juventus fino al 2013 e viene rinnovato anche l'accordo per la compartecipazione con l'Udinese. Il giorno successivo viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino al Catania. Catania La prima gara ufficiale con il Catania è datata 23 agosto 2008 in Coppa Italia contro il Parma: non è tra i titolari ma, subentrato a partita in corso, sigla una doppietta nei tempi supplementari, regalando il passaggio del turno alla squadra rossazzurra. Segna il suo primo gol stagionale in Serie A nell'anticipo della terza giornata del 20 settembre 2008, in Catania-Atalanta (1-0), proprio contro la sua ex squadra. Il 1º marzo 2009, durante il derby di Sicilia contro il Palermo (0-4), realizza la quarta ed ultima rete dei rossazzurri. Nella stessa stagione, nella partita di ritorno tra Catania e Lazio giocatasi proprio a Catania, segnò il gol vittoria, raggiungendo il suo nuovo record di gol segnati in una stagione di Serie A. Siena e Juventus Il 26 giugno 2009 la Juventus riscatta il giocatore dall'Udinese per 3,3 milioni di euro, e l'8 luglio lo cede sempre in compartecipazione per la cifra di 3,5 milioni di euro al Siena. In Toscana gioca 10 partite segnando 2 reti in campionato fino a quando, il 15 gennaio, il Siena cede in prestito il giocatore, non ritenuto titolare, fino al termine della stagione alla Juventus, ancora proprietaria della metà del cartellino e interessata a rinforzare il reparto d'attacco decimato da una lunga serie di infortuni. Debutta due giorni dopo nella partita a Verona contro il ChievoVerona (1-0 per gli scaligeri) giocando titolare accanto ad Alessandro Del Piero: si è trattato dell'esordio in prima squadra per colui che era cresciuto nelle giovanili bianconere. Chiude l'esperienza juventina con 4 presenze in campionato ed una in Coppa Italia. Ritorno al Siena e i prestiti a Palermo e Vicenza Il 25 giugno 2010 viene rinnovata la compartecipazione tra le due società e il calciatore torna al Siena, nel frattempo retrocessa in Serie B. Dopo una sola partita di campionato, ovvero Siena-Atalanta (1-0) disputata il 18 settembre 2010 e valida per la quinta giornata, il 31 gennaio 2011, ultimo giorno della sessione invernale del calciomercato, Siena e Juventus prestano il giocatore al Palermo, compagine di Serie A in cerca di un attaccante per rinforzare il reparto decimato da una lunga serie di infortuni, fino al termine della stagione. Due giorni dopo esordisce con la maglia del Palermo in occasione della partita casalinga contro la Juventus vinta dai rosanero per 2-1 valevole per la 23ª giornata di campionato, subentrando all'86' a Fabrizio Miccoli. Pochi giorni dopo subisce un trauma contusivo distorsivo all'articolazione tibio-tarsica destra durante un allenamento. Chiude la stagione con un'ulteriore presenza, quella nella trasferta contro la Lazio persa per 2-0. Il 24 giugno 2011 il Siena acquisisce dalla Juventus l'altra metà del cartellino: il giocatore così diventa interamente un giocatore della società toscana, nel frattempo promossa in Serie A. Vicenza Il 30 agosto 2011 l'attaccante, non rientrante nei piani tecnici del Siena, ritorna a giocare in serie cadetta, passando al L.R. Vicenza che acquisisce il cartellino in prestito con diritto di riscatto. Segna la prima rete con la nuova maglia in Vicenza-AlbinoLeffe (2-1) della 12ª giornata di campionato, nella stagione regolare segna 9 gol in 39 presenze, non sufficienti per permettere alla sua squadra la salvezza sul campo (in seguito è stata ripescata): nella gara di ritorno dei play-out contro l'Empoli una sua doppietta porta il Vicenza sul 2-0, salvo poi perdere per 3-2 dopo che sul 2-2 lo stesso Paolucci aveva sbagliato un calcio di rigore. Di nuovo al Siena e il passaggio al Latina Tornato nuovamente al Siena dove ritrova Serse Cosmi suo allenatore al Palermo, debutta nella stagione 2012-2013 il 19 agosto subentrando a Erjon Bogdani nella sfida di Coppa Italia vinta contro il L.R. Vicenza per 4-2. Nell'arco della stagione riesce a segnare 2 reti in 10 presenze rispettivamente contro Milan e Torino tuttavia senza riuscire a salvare la sua squadra che retrocede così in Serie B. La stagione successiva inizia col piede giusto segnando 2 reti in Coppa Italia e ben 5 in 18 presenze in campionato prima di lasciare il club nel mercato di riparazione. Il 28 gennaio 2014 passa a titolo definitivo al Latina, firmando un contratto fino al 2018. L'8 marzo 2014 segna la sua prima rete con la maglia del Latina nella partita contro il Brescia. A giugno 2015 dopo 30 presenze e 5 reti lascia i pontini rimanendo svincolato. Periodo da svincolato e l'esperienza in Romania Nel periodo da svincolato il 26 ottobre sostiene un provino di 3 settimane con la squadra ungherese dell'Honved allenata da Marco Rossi giocando anche un'amichevole contro i pari categoria del Videoton terminata 0-0 non convincendo gli addetti ai lavori. Così il 9 novembre con una nota ufficiale apparsa sul sito del club comunica che lo scarso impegno e la distanza economica da entrambe le parti non faranno dello stesso Paolucci un giocatore del club di Budapest. Il 23 dicembre 2015 firma un contratto fino al termine della stagione con il Petrolul Ploiești, militante nella massima serie rumena. Fa il suo esordio il 14 febbraio 2016 nella sfida persa per 3-0 contro il CSU Craiova, segnando una settimana dopo il rigore che accorcia le distanze nella sfida persa per 2-1 contro il Viitorul Constanța. In tutto mette insieme 12 presenze e 1 gol. Esperienze in giro per il mondo Il 17 luglio 2016 ritorna al Catania, in Lega Pro. Negli anni seguenti milita ancora nelle serie minori italiane, con le maglie di Ancona e Monopoli, quindi inizia un lungo peregrinare all'estero, dapprima a Malta e poi in Canada. L'11 settembre 2020 firma per il Manitoba, franchigia canadese militante nella USL League Two, il quarto livello del sistema calcistico nordamericano; l'anno seguente diventa anche dirigente del club di Winnipeg. Ritorno tra i dilettanti Nella stagione 2022 - 2023 ritorna tra i dilettanti, accasandosi presso la Civitanovese, squadra della sua città. Esordisce il 19 Ottobre 2022 in Coppa Italia Promozione, contro la Cluentina e siglando una rete. Esordisce in campionato il 23 Ottobre 2023 contro il Matelica, mettendo a segno una doppietta. Nazionale Ha giocato nelle rappresentative giovanili italiane. Conta anche una presenza in Nazionale Under-21, con la quale ha esordito il 12 dicembre 2006 nella gara contro Lussemburgo. Palmarès Club Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006
  16. GLADSTONE Ancora tutto da scoprire il talento di Gladstone Perreira Della Valentina – si legge su “Hurrà Juventus del febbraio 2006 –, ventun anni appena compiuti, campione del mondo con il Brasile under 20 nel 2005 e tanta voglia di giocare. Il difensore di Villa Vehla, nella Juventus dei mostri sacri Thuram e Cannavaro e del solido Kovac, non ha comprensibilmente avuto possibilità di mettersi in mostra. Per lui, arrivato in estate, la prima e unica presenza in bianconero è arrivata solo a gennaio: pochi minuti nel finale del ritorno di Coppa Italia a Torino, contro la Fiorentina. Ora, dopo sei mesi di allenamenti intensi che gli hanno comunque permesso di prendere confidenza con l'Italia e con il nostro calcio, è arrivato il momento di giocare, a Verona, sponda Hellas, dove Gladstone è stato ceduto in prestito sino a fine stagione e dove potrà mostrare le qualità che ne hanno fatto uno dei più promettenti giovani del panorama calcistico brasiliano. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/11/gladstone.html
  17. GLADSTONE https://it.wikipedia.org/wiki/Gladstone_Pereira_della_Valentina Nazione: Brasile Luogo di nascita: Vila Velha Data di nascita: 29.05.1985 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 81 kg Nazionale Brasiliano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2006 Esordio: 10.01.2006 - Coppa Italia - Juventus-Fiorentina 4-1 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Gladstone Pereira della Valentina, noto semplicemente come Gladstone (Vila Velha, 29 maggio 1985), è un allenatore di calcio ed ex calciatore brasiliano, di ruolo difensore, tecnico del Caldense. Gladstone Nazionalità Brasile Altezza 184 cm Peso 81 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Caldense Carriera Squadre di club 2003–2010 Cruzeiro 2006 → Juventus 2006 → Verona 2007-2008 → Sporting Lisbona 2008 → Palmeiras 2009 → Náutico 2010-2012 Vaslui 2012-2013 ABC 2013 → CRB 2014 Cabofriense 2014–2015 Gil Vicente 2015–2016 Itumbiara 2015 → Guarani 2016 Mogi Mirim 2017 Villa Nova 2017 Botafogo-SP 2018 Botafogo-PB 2018 URT 2019 Votaporanguense 2020 Betim 2020 Vitória-ES Nazionale 2005 Brasile U-20 4 (1) Carriera da allenatore 2022– Caldense Palmarès Mondiali di Calcio Under-20 Bronzo Paesi Bassi 2005 Carriera Club Dal 2002 al 2005 milita nel Cruzeiro di Belo Horizonte, nel Campeonato Brasileiro, totalizzando 14 presenze e vincendo il titolo e la Coppa del Brasile nel 2003. Nell'estate del 2005 la Juventus lo ottiene in prestito, inserendolo nella rosa della prima squadra. Gioca pochi minuti in Coppa Italia il 10 gennaio 2006 contro la Fiorentina, poi viene girato, sempre in prestito, all'Hellas Verona in Serie B, dove realizza anche il suo primo ed unico goal in Italia. Al termine della prima stagione in Italia la Juventus non lo riscatta a causa dei problemi legati a Farsopoli e ritorna in patria nelle file del Cruzeiro, firmando un contratto triennale. Nei campionati brasiliani del 2006 e del 2007 gioca 20 partite, realizzando tre reti e si guadagna la prima convocazione nella Selezione verdeoro. Nel settembre del 2007 ritorna in Europa, in prestito ai portoghesi dello Sporting Lisbona, con cui disputa solo 13 gare, realizzando una rete, ma vince Coppa e Supercoppa di Portogallo. Al termine del campionato portoghese ritorna in patria e viene ceduto, ancora in prestito, al Palmeiras. Nel gennaio del 2009 passa al Clube Náutico Capibaribe, sempre con la formula temporanea. Nel gennaio 2010 passa poi ai rumeni del FC Vaslui. Firma un contratto per 3 anni e sei mesi con il club accompagnato dall'agente Cantelli Giorgio. Nazionale Conta due convocazioni nella Seleção: la prima il 15 novembre 2006 contro la Svizzera e la seconda un anno dopo, il 6 settembre 2007, quando viene convocato dal c.t. Dunga per le gare contro Messico e USA, seppur mai scendendo in campo. Palmarès Giocatore Campionato brasiliano: 1 - Cruzeiro: 2003 Coppa del Brasile: 1 - Cruzeiro: 2003 Campionato Mineiro: 2 - Cruzeiro: 2003, 2006 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Coppa del Portogallo: 1 - Sporting Lisbona: 2007-2008 Supercoppa di Portogallo: 1 - Sporting Lisbona: 2008 Campionato Paulista: 1 - Palmeiras: 2008 Campionato Alagoano: 1 - CRB: 2013 Campionato Paraibano: 2 - Botafogo da Paraíba: 2018
  18. GIULIANO GIANNICHEDDA Spiega che a Castrocielo, provincia di Frosinone, sono tutti felici – scrive Matteo Marani, sul “Guerin Sportivo” del 19-25 luglio 2005 –. Antonio e Nicola, gli amici di sempre che per mesi gli hanno chiesto della Juve. E poi mamma Aurora, che colleziona ogni articolo dedicato a Giuliano e che dunque ritaglierà anche questo. «Mi hanno detto che sono il primo ciociaro che gioca nella Juve» commenta Giannichedda, «e mi fa piacere perché la mia terra è bellissima e ha una grande qualità di vita. Ogni estate partecipo agli eventi che servono a promozionarla e a far conoscere i suoi prodotti». Liberi di pizzicarvi se pensate che state sognando. Il primo acquisto della Juve 2005-06 interessa ricordare la sua Ciociaria mentre migliaia di tifosi gli chiedono autografi, le tv lo riprendono, l’universo bianconero gli si schiude davanti nella sua vastità. Altri, al suo posto, sbandiererebbero pure il fidanzamento con Federica Ridolfi, la stupenda schedina di Quelli che il calcio... Lui no: «Non voglio confondere pubblico e privato, dico solo che mi sento una persona bilanciata e in questo conta un quadro sentimentale appagante». Stop. Semmai un rapido pensiero va al fratello Gianluca: «Prometteva come calciatore, ma ha deciso di prendere la strada dei libri e oggi è avvocato. E curioso: quando avrò finito la mia carriera, tra quattro o cinque anni, lui sarà all’inizio della sua». Da ragazzino, quando il cuore gli batteva non per Federica ma per il Milan, lo chiamavano il Mastino, perché in campo non mollava l’osso. Ma al di fuori Giannichedda assomiglia al classico figlio che sognerebbe qualunque madre italiana. Educato, discreto, disponibile. «Ripeto, tra qualche anno avrò chiuso la carriera di giocatore, tanto vale rimanere con i piedi per terra». – Ti preoccupa passare da Roma a Torino, dal clima mite alle nebbie invernali? «Ho vissuto sei anni a Udine, città stupenda, persone eccezionali. Il nord mi piace perché esiste un grande rispetto degli altri, specie di chi lavora. Si sgobba in silenzio». – Pare il tuo identikit. «Sono un tipo che scende in campo per vincere. È vero. La tenacia è l’80% del giocatore che sono. E mi fa piacere chela Juve abbia visto questo in me». – Come fai a saperlo? «La Juve guarda l’uomo prima del calciatore, a meno che non si tratti di un fuoriclasse e non è il mio caso. Il fatto che mi abbiano preso è motivo di orgoglio. Sarà noioso, ma voglio essere considerato come persona». – Giuliano, che cosa vuol dire davvero giocare nella Juve? «E una domanda centrata, perché adesso capisco davvero come mai qui abbiano vinto tanto, tutto. Nasce dalla cultura del lavoro». – Lo si ripete spesso. «Ma non è solamente un modo di dire, è proprio vero. Tutti quanti, a cominciare dai campioni, si comportano in una certa maniera. Per i nuovi esiste subito un modello da seguire. E c’è una grande organizzazione». – Anche questa si è sentita. «Ti faccio un esempio concreto. Nella prima partita con il Voghera, mi sono insaccato il pollice. In due ore è stato pianificato tutto: la decisione di fare le lastre, l’appuntamento in ospedale, l’autista pronto a portarmi. Hai capito?». – La diversità sta anche nel lavoro svolto in ritiro? «Rispetto all’ultimo anno con la Lazio sto faticando di più, anche perché la scorsa estate eravamo in una situazione transitoria, un po’ caotica. Con Neri (preparatore atletico della Juve, ndr) mi sto trovando bene, mi stanco e va bene così. Qua è una preparazione più dura perché ci sono subito molte partite». – Parliamo di Capello? «Ci siamo presentati al raduno e mi ha fatto l’in bocca al lupo per la stagione». – Andiamo più a fondo. «Mi ha colpito la sua professionalità. In quelle due ore di allenamento richiede una concentrazione assoluta». – Un sergente di ferro? «Non proprio, una volta concluso il lavoro è uno tranquillo, che lascia in pace i giocatori. Anche le regole non sono diverse da altri posti: innanzitutto il rispetto da dare e da ricevere». – Vale anche per le stelle come Del Piero? «Mi ha impressionato la serietà che mette in allenamento. Vedendolo capisci che dovrai lavorare ancora di più, dato che non hai certi numeri. Mi ha colpito pure Nedved, gli ho anche chiesto di farmi vedere il Pallone d’oro. Quando rientriamo a Torino mi invita a casa sua». – Altri appunti di viaggio? «Prendi Buffon, il migliore portiere al mondo. O prendi tutti i nazionali che ci sono. Insomma, si è avverato un sogno». – L’avevi già detto il 13 giugno al Corriere dello sport: «La Juve è il sogno che si realizza». «L’importante è viverlo nel modo giusto, con tranquillità, ma anche con la consapevolezza di essere in una realtà che punta a vincere ogni cosa». – Hai fatto un conto di quante partite giocherai? «Ho calcolato che se arriviamo in fondo a tutto saranno circa 70 match, dunque ci sarà spazio. Venendo qua, rinunciando alla Lazio, sapevo di dovermela giocare nuovamente». – Una salita con pochi “regali”. Hai cominciato con Pontecorvo e Sora. «Sono abituato a tentare, tentare sempre. Me l’ha insegnato Zaccheroni. Mi diceva: “Se ci credi potrai fare carriera”. Aveva ragione». – Hai lasciato la fascia di capitano della Lazio, non poco. «Non c’erano i presupposti per proseguire. Un nuovo ciclo richiede 4 o 5 stagioni e a 31 anni non potevo più aspettare. Avevo un’occasione ottima. Anche se resta il dispiacere di lasciare una città meravigliosa dopo quattro anni bellissimi». – Lotito è stato meno soft. «Ha detto delle cose in pubblico diverse da quelle dette a me in privato il giorno prima. Ma non voglio fare polemica». – L’Olimpico come ti accoglierà? «Spero bene, perché i tifosi mi hanno capito». – Ci pensi alla Nazionale? «Sinora ci sono stato soltanto con Zoff, ma giocare nella Juve offre una vetrina diversa, sotto tutti gli aspetti. L’occasione è buona ed è quel qualcosa in più che mi ha convinto ad accettare il trasferimento. Partecipare a un Mondiale è il sogno di ogni calciatore». – Se fai bene qui... «D’accordo, ma la concorrenza è elevata: ci metto Gattuso, il più bravo di tutti a fare pressing. E con lui Blasi, De Rossi, senza dimenticare gli altri». – Nella Juve rischi di rimanere chiuso da Vieira. Sei spaventato? «Il francese è un campione, è uno che dà un valore aggiunto alla squadra e che oltretutto gioca esattamente nel mio ruolo. Ma io farò la mia parte». – Vieira-Juve, Gilardino-Milan, Pizarro-Inter: chi può fare il colpo dell’estate? «Vieira ha fatto vedere cose eccellenti in Inghilterra». – La Juve è la squadra da battere? «È una rosa competitiva, che per di più è al secondo anno di Capello. Voglio dire che si conoscono meglio e che possono correggere certi errori. A questo si aggiungono Vieira, Mutu, che può essere la sorpresa dell’anno, e il sottoscritto». – Qual è l’avversaria da battere? «Il Milan ha qualcosa in più dell’Inter». – Da quanto tempo manchi dalla Champions? «Da due anni ed è un altro motivo, assieme alla Nazionale, per venire alla Juve. Sentire la musica della manifestazione in mezzo al campo ti fa salire l’adrenalina». – Capello ha fatto capire di preferire il successo in Europa al campionato. «Non ho vinto né l’uno né l’altro. Non è una domanda da fare a me». 〰.〰.〰 Cresce nel Sora, paese vicino a casa, riuscendo a disputare due campionati in Serie C2 e uno in Serie C1. Nell’estate del 1995 approda all’Udinese e comincia ad assaporare il profumo di Serie A; la prima stagione totalizza solamente 8 presenze ma, ben presto, diventa una colonna del centrocampo friulano. Il cognome particolare è spesso causa di confusione; sono tante, infatti, le occasioni in cui è battezzato Gianni Chedda. Dopo sei stagioni nell’Udinese, è ceduto alla Lazio. Giocatore molto grintoso, dotato di una buona tecnica, si rivela spesso molto irruente e non sono pochi i cartellini gialli che rimedia nella sua carriera. Nella Capitale resta per quattro stagioni, tutte giocate da titolare; nell’estate del 2005 è ceduto alla Juventus. In riva al Po, com’è prevedibile, non ha vita facile, trovandosi la strada sbarrata da due fuoriclasse come Emerson e Vieira; nonostante questo, riesce a totalizzare 24 presenze, vincendo la concorrenza di prima riserva di centrocampo con Blasi. La stagione successiva la Juventus la disputa in Serie B e Gianni decide di rimanere. Non è un campionato fortunato: Giuliano è spesso vittima di problemi fisici e non riesce a esprimersi secondo le proprie possibilità. L’esplosione di Marchisio e i problemi difensivi che lo portano a essere schierato al centro della difesa, non consentono a Giuliano di contribuire in modo decisivo alla promozione della squadra bianconera. Proprio per un problema fisico, Giannichedda non riesce a scendere in campo alle due partite contro il Frosinone, sia in quella disputata a Torino, sia in quella giocata nella sua Ciociaria. Nell’estate del 2007 decide, insieme alla società bianconera, di rescindere il contratto che lo lega alla Vecchia Signora. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/giuliano-giannichedda.html#more
  19. GIULIANO GIANNICHEDDA https://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Giannichedda Nazione: Italia Luogo di nascita: Pontecorvo (Frosinone) Data di nascita: 21.09.1974 Ruolo: Centrocampista Altezza: 179 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2007 Esordio: 14.09.2005 - Champions League - Bruges-Juventus 1-2 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 46 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 campionato di serie B Giuliano Giannichedda (Pontecorvo, 21 settembre 1974) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Attualmente è il tecnico della Rappresentativa Nazionale Serie D Under-18 e Under-19 della Lega Nazionale Dilettanti. Giuliano Giannichedda Nazionalità Italia Altezza 179 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Italia LND (Under-18) Italia LND (Under-19) Termine carriera 2008 - giocatore Carriera Giovanili Sporting Pontecorvo Squadre di club 1991-1992 Sporting Pontecorvo ? (?) 1992-1995 Sora 64 (2) 1995-2001 Udinese 151 (2) 2001-2005 Lazio 107 (1) 2005-2007 Juventus 46 (0) 2007-2008 Livorno 8 (0) Nazionale 1997 Italia U-23 4 (0) 1999 Italia 3 (0) Carriera da allenatore 2013-2014 Italia U-20 Vice 2014-2016 Italia U-17 Vice 2016-2017 Racing Roma 2018 Viterbese Castrense 2018 Pro Piacenza 2019 Aprilia 2019- Italia LND Under-18 2019- Italia LND Under-19 Palmarès Giochi del Mediterraneo Oro Bari 1997 Biografia Cresciuto a Castrocielo (Frosinone) da padre sardo, Giannichedda è marito della showgirl romana Federica Ridolfi, dalla quale ha avuto due figli. Si sono sposati il 10 settembre 2011 a Roma con cerimonia pubblica. Caratteristiche tecniche È stato un centrocampista di grande temperamento. Ha passato gran parte della sua carriera come mediano. Carriera Giocatore Club Inizia la sua carriera nel Sora e nel 1995 approda in Serie A nell'Udinese collezionando 8 presenze. Nel 1996-1997 inizia a giocare da titolare per alcune partite con l'Udinese. La sua carriera continua negli anni successivi sempre con la squadra di Udine, dove nel 1997-1998 segna il suo primo gol in Serie A. Suo, infatti il gol del 6-0 contro il Lecce alla 19ª giornata del campionato. Nel 2000 con i friuliani vince la Coppa Intertoto, battendo in una delle tre finali il Sigma Olomouc. Nella stagione 2001-2002 passa alla Lazio, insieme al compagno di squadra Stefano Fiore per un'operazione da 88 miliardi di lire complessivi già conclusa l'annata precedente. Con i biancocelesti giocherà fino al 2005, anno in cui viene ingaggiato dalla Juventus. A questo proposito è coinvolto nello scandalo del calcio italiano del 2006: Giannichedda, prossimo a passare all'Inter con un contratto di un milione e mezzo di euro, viene convinto a firmare per la squadra torinese con un ingaggio più basso. A Torino trovò poco spazio e il 21 luglio 2007 rescinde il contratto con la società bianconera e lascia il ritiro estivo di Pinzolo firmando il contratto con il Livorno dove inizia una nuova avventura, conclusa con pochi gettoni in campionato. Il 1º luglio 2008 si è svincolato dal neoretrocesso Livorno ed il 10 novembre 2008 ha iniziato ad allenarsi con il Pisa, per un periodo di prova, conclusosi con un nulla di fatto. Nazionale Ha ricevuto 8 convocazioni in nazionale, scendendo in campo in 3 occasioni. Ha esordito contro la Bielorussia, in una partita valida per la qualificazione agli Europei 2000, subentrando a Luigi Di Biagio all'inizio del secondo tempo. Nella sua terza ed ultima gara in azzurro, viene espulso all'88º minuto contro la Danimarca nella sconfitta di Napoli per 2-3. Ha vinto, inoltre, i Giochi del Mediterraneo 1997 a Bari con la selezione Under-23, allenata da Marco Tardelli. Dirigente sportivo Il 2 maggio 2011 ha ottenuto la qualifica di direttore sportivo. Il 5 luglio viene chiamato dal Comitato Regionale Lazio (LND) per ricoprire il ruolo di Commissario Tecnico della Rappresentativa Allievi, con la quale il 9 aprile 2012 vince il Torneo delle Regioni, nella finale di categoria, battendo per 2-1 la Toscana di Bartalucci. Allenatore Il 20 luglio 2010 consegue l'abilitazione ad allenatore professionista di seconda categoria-UEFA A, per ottenere poi la qualifica di prima categoria-UEFA Pro nel 2014. Dal 1º luglio 2013 è vice allenatore di Alberigo Evani alla guida dell'Italia Under-20. Successivamente passa con il medesimo ruolo alla formazione Italia Under-17. Terminato il suo impegno nelle nazionali giovanili, nell'estate del 2016 viene nominato allenatore del Racing Roma. Si dimette dall'incarico il 1º aprile 2017, dopo aver conquistato 25 punti in 32 partite, con la squadra ultima in classifica. Il 26 marzo 2018 viene annunciato come nuovo tecnico della Viterbese al posto dell'esonerato Stefano Sottili. Il 4 aprile, dopo un pareggio conquistato in due partite, risolve il contratto con il club laziale. Nel luglio 2018 viene ingaggiato sulla panchina della Pro Piacenza del nuovo patron Pannella. Il 12 novembre 2018 viene esonerato dopo la sconfitta nel derby col Piacenza, nonostante la posizione di classifica in zona salvezza pur in un momento difficile sul fronte societario. Il 29 maggio 2019 viene annunciato come prossimo allenatore dell'Aprilia Racing, dove ritrova il patron Pezone. La sua avventura con i laziali però non inizia nemmeno, poiché prima della partenza per il ritiro estivo la società opta per affidare la guida della prima squadra al tecnico dell'Under 19 Giovanni Greco. Il 16 ottobre 2019 diventa il selezionatore della Rappresentativa Nazionale Serie D Under-18 e Under-19 della Lega Nazionale Dilettanti. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Lazio: 2003-2004 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Udinese: 2000 Altre competizioni Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Giochi del Mediterraneo: 1 - Bari 1997
  20. PAUL POGBA Se non ci fosse dentro qualcosa di grande come la Juventus – scrive Enzo Palladini sul “GS” dell’aprile 2016 –, verrebbe il sospetto che una città come Torino è troppo piccola per uno così. Cittadino del mondo come pochi altri possono pensare di essere. Poliglotta 2.0 nel senso che parla tre lingue sul filo dell’ortodossia e tutte con un’efficacia che disarma. A suo modo anche magister elegantiarum, anche se trattasi di elegantia riservata a una nicchia con allegate acconciature postmoderne difficilmente sfoggiabili allo sportello di una banca. Un soggetto come Paul Pogba starebbe bene in qualunque quadro e in qualunque scenario. Unito a un autore come Mino Raiola potrebbe recitare qualunque ruolo. Di gente che viene dal basso, che ha respirato la polvere delle periferie, normalmente si pensa: chissà come sarebbe finito, se non avesse fatto il calciatore e fosse rimasto nella banlieue di Roissy-la-Source. Non esiste la controprova, ma Pogba poteva fare tutto quello che ha a che fare con l’arte del terzo millennio. La classe con cui addomestica un pallone poteva essere trasferita sul ballo, sul rap, sull’arte di strada. Paul poteva essere qualunque cosa, ma non un emarginato, non un rifiuto della società. Un artista, quello sì. Magari non sarebbe diventato uno dei dieci rapper migliori del mondo o un ballerino come Michael Jackson, ma ci si sarebbe avvicinato. Ed è forse proprio questo che vuole trasmettere al mondo: qui c’è arte, c’è gioia, c’è divertimento allo stato puro. Ma anche ambizione: «Io lavoro e gioco per essere il numero uno, non mi interessa essere secondo. Il mio sogno è quello di vincere il Pallone d’Oro. Ho ancora voglia di imparare, crescere, cercare di migliorare. L’Europeo e la Champions League, voglio prendermi tutto. Non sono uno che dorme sugli allori». Pensieri pesanti e parole forti, consegnati a Telefoot il giorno dopo la vittoria sul Napoli in campionato, insieme a un piccolo aneddoto che potrebbe significare moltissimo: «Alla serata del Pallone d’Oro ho parlato con Messi. Mi ha dato dei consigli importanti». Uno di questi magari è legato alla prossima maglia da vestire. Chissà. Il palcoscenico ha poi un suo perché. Lo Juventus Stadium gli veste addosso giusto giusto, non gli va largo e rischia di diventargli un po’ stretto. Ma non lo ammetterà mai, perché chi ha mangiato pane duro sa meglio degli altri quanto sia buono quello morbido. Magari con una spalmata di foie gras sopra. Certo, quando legge che il Barcellona sta pensando a lui non può restare insensibile. Il Camp Nou è un po’ come il Louvre del calcio: quando le tue opere sono esposte lì, diventano automaticamente immortali. Il physique du role ce l’ha, anche se nel caso in cui dovesse trovarsi a firmare un contratto nella sterminata sala dei trofei, sicuramente si sentirebbe sussurrare all’orecchio qualche consiglio in fatto di look, magari leggermente più sobrio. Ci sono passati tutti, da Neymar ad Arda Turan. Nessuna eccezione. Ma qui può intervenire ancora Raiola con la sua preveggenza. Meglio il contratto della vita che una cresta verde. Si risparmiano anche i soldi del coiffeur. Ci credono in tanti a questo futuro blaugrana. Ci ha creduto un po’ troppo Sport, quotidiano catalano che è arrivato a sbattere un paradosso in prima pagina: Paul così innamorato di quei colori da essere disposto a ridurre le sue pretese pur di dire sì al Barça. Evidentemente non conoscono Raiola, che ha ritenuto opportuno rispondere (era il 15 febbraio) con la sua consueta dose di veleno: «L’articolo di Sport non ha senso. Pensano anche che Messi stia chiamando il Real Madrid. È più facile che io diventi l’agente di Guardiola che Paul si offra a qualcuno. Certe notizie sono carta straccia. Sport ha un solo lettore ed è Pinocchio». Pregasi prestare attenzione alla differenza tra forma e sostanza. Raiola qui smentisce la forma e non la sostanza di una possibile trattativa. E chi si occupa di mercato da sempre segue una regola precisa: una smentita molto forte deve far rizzare ulteriormente le antenne, vale più di tanti “può darsi” e di tanti silenzi. E comunque, seguendo una delle tante regole non scritte che governano il calciomercato, quando qualcuno cala un asso, qualche controparte deve rispondere giocando un’altra carta pesante. Così è stato lo stesso Paul a buttarla lì: «Mi piacerebbe un giorno lavorare con Guardiola». Messaggio nemmeno troppo cifrato, che il Pep ha ricambiato con una mozione di gradimento proprio alla vigilia di Juventus-Bayern di Champions League. Niente di illecito o di condizionante, visto che tutti sanno del futuro guardioliano a Manchester sponda City. E il bello di Pogba è proprio questo, si può arrivare a qualunque iperbole anche economica quando si parla di lui. Niente è inverosimile. Ancora a proposito di palcoscenici, ce ne sono alcuni che sono pronti a ospitare l’arte di Paul, anzi che l’aspettano come un Messia. Gli Europei quest’anno sono in Francia e l’occasione fa l’uomo genio. Con i suoi ventidue anni e con la sua capacità di rendere facile tutto quello che per i comuni mortali risulta difficile, al limite dell’impossibile, Pogba è il protagonista designato di una rassegna continentale che promette – e non è detto che mantenga – uno stravolgimento dei valori tradizionali. Lo juventino è il fattore che può sparigliare tutto, il catalizzatore che può risolvere una partita con un inserimento, può addormentarla con la sua capacità di trattenere il pallone, può valorizzarla con quei colpi che solo chi ha il suo coraggio può tentare e solo chi ha la sua classe può finalizzare. La Francia si aspetta tutto questo da lui, il citì Didier Deschamps più di tutti, ma sa benissimo che non sarà facile per lui gestire al meglio tanto talento e tale aspettativa. Il ragazzo che amava Zidane e Bolt è il primo a rendersene conto: «Noi della Francia abbiamo tutto per poter fare bene e vincere. Deschamps è un allenatore che ha vinto tanto nella sua carriera. Il mio amico Evra è un capo che non ha nemmeno bisogno di indossare la fascia per farsi rispettare da tutti. Leader vero. Spero che tutto sia targato Francia, che il capocannoniere sia dei nostri e le sorprese siano tutte francesi. Abbiamo una grande voglia di raggiungere questo traguardo, se vinceremo l’Europeo prometto una bella danza con un nuovo bellissimo taglio di capelli». Qualcuno scrisse del grande Gullit: «Ruud è un ragazzo che potresti incontrare in qualunque posto del mondo, anche accanto a casa tua». Detto con assoluta sincerità, venticinque anni fa questo era un paradosso. Gullit portava le treccine rasta e si presentava come una specie di monumento in mezzo a esseri umani ordinari; l’Italia di fine Anni ‘80 era ancora un posto dove il concetto di società multietnica era un’astrazione nello spazio e nel tempo. Oggi viviamo in un altro mondo e in un’altra Italia. Se scriviamo, parafrasando, che «Paul è un ragazzo che potresti incontrare in qualunque posto del mondo, anche accanto a casa tua», esprimiamo un concetto normale. Anche perché è vero, Pogba è abbastanza facile da incontrare per la strada. A differenza di molti calciatori, ha scelto di abitare in piena città, esattamente in Corso Agnelli, a pochi metri dallo Stadio Olimpico, in un appartamento che appartiene a Ciccio Grabbi, un ex giocatore che nella Juve non ha avuto la stessa fortuna di Paul e che si è dovuto accontentare delle briciole. Sostanziose, ma sempre briciole. Quando esce di casa alla guida della sua Audi TT nera con i vetri oscurati riesce a passare quasi inosservato, ma quando decide di farsi una breve camminata nel quartiere di Santa Rita non può esigere l’anonimato. I ragazzini lo vedono da lontano, lo inseguono, lo fermano per chiedergli selfie e autografi che lui, a onor del vero, concede sempre con una disponibilità difficilmente riscontrabile in molti suoi colleghi. Le origini non si dimenticano e un sorriso arricchisce chi lo riceve e chi lo dà. Quel sorriso però aveva abbandonato il suo volto alla fine dell’estate 2015. Un momento di difficoltà personale che non ha avuto un’eco esagerata, ma che ha condizionato non poco il suo inizio di stagione. Non sempre chi ha successo nella vita ha anche una fortuna totale in amore. Paul in quel periodo è stato lasciato dalla fidanzata Lisa Thiolon, con la quale conviveva da un po’ di tempo. Sembrava un grande amore, c’erano già le premesse per un matrimonio in grande stile dopo quattro anni di passione e tante apparizioni pubbliche, poi invece adieu per sempre, nonostante qualche incursione puntualmente paparazzata in una gioielleria milanese per scegliere quelle che dovevano essere le fedi nuziali. Pogba non ha mai esternato sensazioni negative in quel periodo, anche se c’era qualcosa di sospetto nelle sue prestazioni. Non tutto gli riusciva bene come nella stagione scorsa, certe partite sotto il sette in pagella non erano da lui. Poi se n’è fatto una ragione, ha ripulito la mente dalle negatività, è tornato a giocare come sa e a far brillare gli occhi del suo amico manager Mino, che leggendo bene il bilancio della Juventus intasca 500.000 euro per ogni stagione che Paul disputa con la maglia bianconera, a titolo di commissioni per il suo lavoro di agente. Se poi un domani – i tifosi bianconeri si augurano dopodomani – ci dovesse essere un trasferimento, tutto questo verrebbe ridiscusso e riadeguato, con la nuova società detentrice del cartellino. Tanta roba, come sempre quando si parla di Raiola e dei suoi assistiti. Sì, ma Torino in tutto questo? Torino, città grande se osservata da Chivasso, diventa piccolissima se vista dal mondo. Ed è un bel pezzo di mondo quello che Pogba mette insieme quando ha voglia di farlo, quando decide che in quell’appartamento per il quale versa un canone di locazione al signor Grabbi Corrado detto Ciccio, devono trovare posto tutti i suoi amici: quelli che arrivano dalla Francia e dalle altre parti del mondo. Perché Paul è nato in Francia, ma è di tutto il mondo. Quando arrivano loro, gli amici del fenomeno, i vicini rimpiangono i bei tempi, quando ci abitava altra gente. Musica e risate hanno pochi freni inibitori, sempre che si decida di stare lì. Se invece si decide di non stare lì, la mèta non è mai un locale di Torino. Troppo piccola quella città per un gruppo di cittadini del mondo con la voglia di divertirsi. Se c’è da fare serata si va a Milano, come del resto fanno quasi tutti i giocatori della Serie A italiana. Attrazione fatale, anche a costo di prendere un aereo privato. All’Hollywood di Corso Como ci andava Ibrahimović quando giocava nella Juventus, figuriamoci se non ci può andare Pogba con i suoi amici. Sempre e soltanto nei giorni consentiti dai regolamenti societari. Con la Juve non si scherza. In una sera di aprile del 2014, nella sala riunioni degli studi Mediaset a Cologno Monzese, guardando Benfica-Juventus su un maxischermo, Piero Chiambretti ha raccontato un curioso aneddoto: «Pogba è veramente un ragazzo serio. Certe sere attraversa mezza città, viene al mio ristorante, si fa cucinare una coscia di pollo, se la fa confezionare e va a casa a mangiarsela». Lo juventino Pogba e il torinista Chiambretti, una strana accoppiata anche per le modalità espresse in questo breve racconto. Ma era un Pogba ancora in fase di lancio, un ragazzo che stava scoprendo Torino. Poi le sue abitudini si sono leggermente modificate. Adesso il suo pasto preferito è il kebab e la fortuna è che ha un kebabbaro proprio sotto casa, il che gli consente di rifornirsi con una certa facilità. Ma ce n’è un altro che gli piace molto e al quale ha regalato anche un sacco di sue foto autografate, in via XX Settembre angolo Corso Vittorio. Ai tempi di Conte doveva rispettare una dieta programmata nei minimi particolari, adesso si sente un po’ più libero: ha imparato anche a cuocersi la pasta da solo e va un po’ di più al ristorante. Botte di vita, si fa per dire. Perché le vere botte di vita sono quelle che si possono organizzare tra le mura domestiche oppure un centinaio e mezzo di chilometri più in là, nel divertimentificio, come lo chiamano i milanesi che vivono la movida. Vita normale di uno dei pochi top player che la Serie A possa ancora permettersi, anche a costo di grandi sacrifici economici e di un corteggiamento spinto nei confronti del suo mentore Mino Raiola. Per quanto tempo il nostro campionato potrà ancora fregiarsi di questa medaglia, oggi non è dato saperlo. Più facile immaginare che a Manchester, sponda United, si stiano autoflagellando per averlo perso praticamente a costo zero; che a Manchester, sponda City, siano pronti a molto per vestirlo del colore sky blue; e che a Barcellona fingano disinteresse ben sapendo che farebbe molto comodo. A Torino per ora se lo godono, ma se non ci fosse una cosa grande come la Juventus sarebbe troppo facile pensare che quella città è troppo piccola per uno così. MASSIMO ZAMPINI, DA JUVENTIBUS.COM DEL 7 AGOSTO 2016 È pressoché impossibile mettersi nei panni di Paul Pogba, dire quale sarebbe stata la scelta giusta, certificare noi cosa avremmo fatto al suo posto. Dovremmo immaginare di essere un ragazzo francese che a sedici anni viene preso dal Manchester United, la squadra più famosa del mondo. Di giocare lì per tre anni, in quell’età dove noi finiamo lentamente l’adolescenza mentre loro, i giocatori, quelli veri, sono già adulti, fuori casa da chissà quanto. Di avere un allenatore che crede in te, ma non ancora, non quanto vorresti, e allora arriva una squadra dall’Italia (LA squadra dall’Italia, quella di Platini, Zidane, Deschamps, Trézéguet e compagnia) che sta rinascendo, mentre tu stai nascendo e ti coccola, ti lusinga fino a convincerti. Ti spiace lasciare Manchester, ma sai quanto sei forte e scommetti su di te, sapendo che un centrocampo con Pirlo, Vidal e Marchisio è fortissimo, quasi perfetto, ma sei quasi perfetto anche tu, e perfetto lo sarai presto, quindi non puoi avere paura. Dovremmo immaginare, in quel Juventus-Napoli dell’ottobre 2012, di subentrare a un quarto d’ora dalla fine a Vidal e di aspettare un pallone che scende piano proprio per aspettarti, fino a quando non lo prendi al volo di sinistro e lo scarichi proprio all’angolino. Nelle immagini si vede Mazzarri, l’inventore mondiale del 3-5-2, che si dispera mentre sulla nostra panchina festeggia Alessio e viene da ripensare a quante ne abbiamo passate, caro Paul, in questi anni, rimanendo sempre lì al nostro posto. È esattamente quello il momento in cui tutti capiscono di essere di fronte a un calciatore speciale. Ma se solo davvero ci immedesimassimo in Paul non saremmo sorpresi, perché è proprio per quello che siamo andati alla Juventus, mica per aspettare di compiere 22 anni guardando gli altri dalla panchina. E, infatti, ci prenderemmo il posto, anno dopo anno, e la nostra maglietta diventerebbe la più ambita da una generazione di piccoli juventini, fino a salire di numero, di grado, di importanza e diventare la 10. È in quell’estate che Marotta incontra il Barcellona, all’uscita ci regala una foto di rito con la dirigenza catalana e il mondo immagina che OK, magari non questa estate ma Pogba è stato già venduto al Barcellona. Ci aspetterebbero al varco anche là, con la numero 10, il Barcellona alle porte, le pressioni che esplodono, ma dopo un inizio complicato supereremmo anche questa prova, vincendo da protagonisti l’ennesimo scudetto di fila. A quel punto (eccoci, finalmente) l’accordo col Barcellona se lo sono già scordati tutti, era la solita boutade. Ma ci sarebbero comunque le solite voci di mercato, le interviste abbracciato a Evra, la voglia di Juve ma anche di mettersi alla prova altrove, magari in un campionato dove negli ultimi anni non ha vinto sempre la stessa. Dove si guadagna di più, certo, molto di più, ma non solo, perché il Manchester United è casa ed è sempre la squadra più ricca, conosciuta e più amata del mondo e vale la pena, partito a parametro zero perché non c’era posto in squadra, tornare da calciatore più pagato della storia del calcio. Sì, è una cosa da Paul Pogba. Non male, come storia. Ma è complicato immaginare tutto questo e allora restiamo noi, che quel giorno col Napoli ammiravamo estasiati dalla tribuna, al gol contro l’Udinese quasi non ci credevamo, nel vederti cercare le zidanate a metà campo talvolta sbuffavamo, nell’elencare i tanti parametri zero ci mostravamo inorgogliti partendo sempre dal tuo nome («allora, intanto Pogba, poi Khedira, Llorente, Coman, Evra», ecc.), di fronte alla goffa rabbia di chi non vince mai e ti riteneva sopravvalutato ridevamo di gusto («non vale 70, non vale 80, non vale 90, lo sta montando la stampa» e noi giù a ridere festeggiando scudetti) e ora eccoci qua, a vivere il calciomercato più incredibile di sempre, tra arrivi straordinari e partenze che lasciano un po’ di magone, perché ci sarebbe piaciuto farci qualche altro anno insieme. E allora buona fortuna, Paul, ma da ora l’unico interesse al momento è sapere che farà Higuaín, chi verrà al tuo posto e come sta Marchisio. Il resto è un gran ricordo ma è già l’ultimo dei nostri pensieri. ENRICO DANNA, DA TUTTOJUVE.COM DEL 9 AGOSTO 2016 Caro Paul, è stato bello intraprendere questo viaggio con te, un viaggio durato quattro anni, nei quali abbiamo gioito molto e patito qualche delusione (vedi finale di CL); un percorso che ti ha visto crescere in modo esponenziale, probabilmente inaspettato, per quanto è stato rapido ogni tuo passo verso l’élite del calcio. Tutti noi sapevamo che prima o poi ci saremmo separati e, davanti a certe cifre, probabilmente è impossibile dire “no”, qualunque sia l’angolo di osservazione degli eventi. Del resto, non sei cresciuto nel vivaio bianconero e quindi non potevi avere tatuato (nemmeno abbozzato) quel DNA zebrato che avrebbe potuto incidere nelle scelte. L’importante è che si sia trattata di una tua scelta, perché, nel bene e nel male, è sempre meglio poter dire di aver usato la propria testa. Ciò che ha lasciato un po’ perplessi i tifosi juventini è stata tutta la pantomima messa in scena nell’ultimo mese, probabilmente orchestrata in modo abile e opportuno da sponsor e agente, con la tua complicità (diretta o indiretta che sia). Ecco, questo si poteva in qualche modo evitare. Nessuno ti avrebbe fatto una colpa per un affare che arricchisce e sta bene a tutti, ma c’è modo e modo di fare le cose. In fondo, un pizzico di gratitudine in più (che sappiamo benissimo essere merce rara nel calcio) verso i tifosi della Vecchia Signora e verso la Juventus stessa non avrebbe fatto schifo. Se è vero che in quel di Manchester sei cresciuto e che il tuo ritorno alla corte dei Red Devils è una scelta di cuore (che più che battere, tintinna), è anche e soprattutto vero che quattro anni fa, la Juventus dimostrò di credere in te, portandoti a Torino e permettendoti di diventare il calciatore che sei ora, mentre, in terra d’Albione, stazionavi amabilmente tra l’aiuto cuoco e l’aiuto magazziniere. Bisognerebbe ricordarseli certi particolari, perché sono quelli che creano i nostri percorsi di vita e ci fanno diventare ciò che siamo. Vedi, caro Paul, fa male leggere che quella di Torino è stata, per te, come una vacanza. La divisa della Juventus è gloriosa tanto e più di quella che vai a indossare ora. Ti ricordiamo che hai portato sulla maglia il numero di un campione come Gaetano Scirea, grande Uomo prima che giocatore. Se ti si può dare un consiglio, caro Paul, vista la tua giovane età, è quello di studiare il compianto Gai, perché se è necessario migliorare costantemente come calciatore, lo è, a maggior ragione, migliorarsi quotidianamente come uomini. Sei giovanissimo e quindi è logico (e anche giusto) che tu possa errare o comunque colorare il tuo percorso di sfumature stonate (lo abbiamo fatto tutti), ma nel momento in cui sei osannato e amato da una tifoseria, dovresti portare più rispetto per chi, in questi quattro anni, ti ha acclamato, applaudito e aiutato a diventare quello che sei. Vuoi crescere e diventare il migliore e questo ti fa onore, ma se permetti, al momento, è difficile pensare che ti sia più agevole raggiungere certi traguardi con una squadra che negli ultimi anni non ha brillato (per usare un eufemismo), che nella stagione in corso non disputerà la Champions League e che è sicuramente forte dalla trequarti in su, ma è imbarazzante nella fase difensiva. Alla fine, però, ogni decisione va rispettata e accettata: è la legge della vita, non solo dello sport. La prossima volta che farai una scelta di cuore, però, ricorda di metterlo in primo piano, il cuore. In bocca al lupo Paul et merci pour tout. Ti auguriamo tante vittorie (tranne nel momento in cui dovessimo mai incontrarci da avversari) e un futuro radioso. GIACOMO SCUTIERO, DA JUVENTIBUS.COM DELL’11 AGOSTO 2016 Appena tre mesi dopo il suo sbarco a Torino, messaggio con il maestro Roberto Perrone sul diciannovenne che a Vinovo stupisce tutti. Mi scrive solo sei parole: «È un predestinato, sarà un grandissimo». Mi fido, gli credo. L’attitudine del primo (e soprattutto del secondo, terzo, quarto) Pogba è la spontanea e solenne disinvoltura nello “snellire il traffico” (made in Roberto Beccantini). Patrick Vieira? Sì, ma c’è dell’altro. Il suo primo allenatore al Roissy racconta che era un nove e mezzo, ma poi tradisce la tattica e confessa: «Faceva tutto, recuperare, assistere, segnare, e si incazzava pure». Facendo rassegna stampa, archivio spesso ritagli di giornale. Mai visto un giocatore dichiarare così tante volte di puntare al Pallone d’Oro. Un francese molto inglese e United come Eric Cantona benedice da subito la scelta di Pogba di lasciare Manchester per raggiungere la Juventus. Il perché dell’abbandono è arcinoto, Paul lo ricorda senza freno a ogni intervista: «Dissi a Ferguson che ero pronto per giocare. Contro il Blackburn era disponibile solo Park a centrocampo; schierò Rafael, non me… E me ne sono andato». Pretesto della fattispecie a parte, non era considerato abbastanza e voleva giocare. Un ragazzo che vuole apprendere e apprende. La lingua: (imparato l’italiano) su sua richiesta, Llorente gli insegna lo spagnolo appena i due iniziano a vivere insieme il tempo libero. La disponibilità: «A me basta essere in campo, gioco dove vuole l’allenatore». La professionalità: «Vorrei divertirmi un po’ di più, ma il calcio pone degli obiettivi da raggiungere e per vincere devo fare dei sacrifici». Lo step by step, che mai come oggi odora di annuncio non colto: «Fare la storia della Juve? Io voglio fare la storia di questo scudetto». A proposito del rapporto con chi decide cessioni e rinnovi, il ragazzo non resta bene quando la dirigenza non affronta l’argomento del nuovo contratto prima del termine della stagione 2013-14. Ma la Juve fa così e, dopo due anni di Torino, Pogba lo avrebbe dovuto sapere eccome. Intanto, in quel periodo, lo Stadium sciorina “Non si vende Pogba!” ogni settimana. Non passano molti giorni e appare il suo agente, Mino Raiola: «A lui interessa solo la Juve, il matrimonio è perfetto». Tutto chiaro, no? Anche l’ingaggio del francese di allora: un milione e mezzo per altri due anni, pochino per chi ha già dimostrato di poter divorare la Serie A. Basta attendere la fine dell’estate e l’inoltro dell’autunno per ottenere il doppio tre: gli anni di contratto aggiunti e la moltiplicazione dello stipendio. Paul ha mai detto di voler giocare nel Real e nel Manchester, ha sempre detto quel che è innegabile e più significativo: «Sono top club, come la Juve». La seconda parte dell’anno 2014 è la fase in cui la società Juve comprende al 100% di avere in casa il prossimo numero uno dei tuttocampisti. Per le due stagioni strabilianti, per gli interessamenti di mittenti autorevoli che giungono in sede. Chi parla mai, quando parla va ascoltato. Specie se risponde al nome di Fabio Paratici: «Non immaginate quanto grande sarà Pogba. Sono convinto di questo, per il giocatore che è e soprattutto per la testa che ha». Il Direttore Sportivo fa la parte dello scudo preventivo del Polpo, che inizia a ricevere una catasta di critiche circa il suo modo di interpretare il calcio, di vivere i novanta minuti, di fare una scelta piuttosto che un’altra. Senza molti giri di parole dolci, il suo commissario tecnico Deschamps: «Fa troppe giocate superflue». E mister Allegri: «Mi fa arrabbiare, perché ha potenzialità incredibili, da zero errori a partita. Deve sbagliare molto meno». At last and least, ci sono anche io. Paul rigetta l’etichetta di frivolo, senza pensieri, leggero: «Questo è il mio calcio, sono così». Ma, come detto, vuole sempre apprendere per migliorare: «A volte tendo a esagerare. Devo mettere a posto qualche dettaglio se voglio diventare davvero forte». Parola sua e di Tévez: «Ogni mattina lui ti abbraccia e dà un bacio. Nelle interviste dice quello che è giusto, di valere zero. Per questo diventerà un campione». Una delle definizioni di Pogba che più apprezzo è firmata dal moda-manager Giulia Mancini: «Fa cose da eroe, da fumetto». Ma a soli 21 anni gli rinfacciano qualche pausa di concentrazione in partita, senza ricordare che, alla stessa età, Messi e Cristiano Ronaldo non erano migliori in quell’aspetto. Se una parte, il collega Niang, chiude un occhio («Ha abituato troppo bene…»), dall’altra ripiovono letterine a forma di freccia inviate ora da Moggi e ora da Nedved: «Deve essere meno bello e più concreto, più determinante». Il ragazzo comincia a palesare fastidio. I media pongono sempre la stessa domanda e lui se ne esce come mai: «Qualsiasi cosa dico non vengo creduto», in riferimento al fatto che per lui la Juve (non) è un top club abbastanza stimolante. All’inizio dello scorso anno, nessuna testata scriveva che Pogba sarebbe stato bianconero anche nella stagione 2015-16. E invece… L’ex allenatore Conte sembra rimbambito dall’assiduo studio della lingua inglese: «Vendi lui e compri tre top». E mentre Zenga scova l’unico difetto del francese, «Non sa cucinare», ricompare Raiola. Mino comincia a parlare con la Juve, faccia a faccia e sui giornali: «Con Agnelli abbiamo un patto: Paul non deve andare via per forza, perché non c’è bisogno di soldi. Il Real lo ha chiesto, ma non mi piace il loro atteggiamento: hanno storto la bocca alla cifra di 50 milioni… Lui ama le sfide, lasciare Manchester lo fu. Rischio e coraggio, così cresci. Se Pogba sceglie una squadra e un’altra offre di più alla Juve, tra me e la Juve sarà guerra». Abbastanza chiaro, eh. All’inizio dello scorso anno, dicevo. È importante perché il giocatore è all’epoca non sponsorizzato, ma con avance milionarie di Adidas e Nike. Non è un quotidiano italiano, ma “L’Equipe”, a piazzare la Juve tra i top club meno qualcosina; è l’anticamera dell’accordo con Adidas, che per Paul gradirebbe più la maglia red e blanca a quella bianconera. Il Barcellona fatto fuori? Commercialmente parlando, sì. Anzi, di fatto gli spagnoli fanno fuori loro stessi: «La Juve vuole cederlo? E poi chissà qual è la strategia di Raiola…». (Josep Maria Bartomeu). Il presidente pare aver già capito tutto. A Madrid, “AS” non fa una gran pubblicità al Real: il club non sarebbe interessato perché «Pogba è troppo mammone, non esce la sera, è molto religioso». Vai a capirli… Ad affossare la Liga e spianare la strada verso la Premier, ci pensa “Marca”: «Cento milioni per Pogba? Sì, 40 di cartellino, 30 per l’acconciatura e 30 per i tatuaggi…». In Inghilterra parla Mourinho, che però allena il Chelsea e non il Manchester United: «Pogba è un giocatore straordinario, ma è della Juve e la Juve vuole tenerlo. Ci sono giocatori che puoi avere e giocatori che non puoi avere». Fantascientifico rileggere José oggi. E la Juve che fa? C’è Marotta: «Ci ha chiesto di rimanere, non vogliamo venderlo, non stiamo trattando». Lo stesso Marotta che tre mesi prima diceva di aver problemi a trattenere un giocatore cui gli viene offerto un ingaggio da 10 milioni. Di fatto Pogba resta un’altra stagione. E resta «l’assegno circolare in mano alla Juve» (Massimiliano Nerozzi). Lui, che in ritiro saluta la partenza di Vidal sui generis: «Ha fatto bene ad andare al Bayern». Il 2016 è storia recente, nota e ben ricordata. La Juve vince il quinto scudetto consecutivo, Pogba il quarto. Il mister degli ultimi due è ospite in RAI: noi pensiamo di capire tutto, ma tra ripetizioni di Fazio e smorfie di Allegri, in realtà capiamo poco. Poi c’è la vacanza americana di Paul (e Mino). E soprattutto per noi il mercato sontuoso della Juve. Un fotografo coglie Marotta pensieroso (il Polpo in testa…) durante la firma del contratto di Pjaca. “Il Giornale” e Damascelli ricordano come il giocatore sia idolatrato a Torino: «Fuori lo Stadium comprano prima la maglia di Pogba e poi il maglione di Marchionne». Tante parole. “Blah Blah Blah” è lo slogan multi-understanding di luglio e agosto: l’illusione per il tifoso, che non riesce ad accettare sia solo un «Decidiamo noi (giocatore, mediatore, sponsor) quando firmare e come arrivare alla firma». L’annuncio di Pogba-Manchester United arriva dallo stesso giocatore quando in Italia sono le due di notte. Surreale. Come tutto il percorso estivo che lo porta a essere il calciatore dal cartellino più pagato della storia e con l’ingaggio più alto della maggiore Lega europea. Il grande giocatore va, la grande Juve resta. Come sempre. L’Italia? Perde l’eccezionale condimento, perde l’introvabile ciliegina, perché per la maggior parte degli addetti ai lavori è mai stato la torta. Lo diventerà? Non è improbabile. Ma questo è “Blah Blah Blah 2.0”. Sono solamente alcune delle tante testimonianze juventine al clamoroso trasferimento del ragazzone francese alla corte del Manchester United. Reazioni di stupore, di dolore e anche di rabbia, perché con Paul (e i grandi rinforzi estivi dell’estate 2016) ogni traguardo sarebbe stato possibile. Ma quello che più ha fatto male ai tifosi è stato il comportamento del Polpo e le sue dichiarazioni post cessione. Proprio lui che aveva chiesto (e ottenuto) di indossare la casacca numero 10, quella dei grandi. Proprio lui che era arrivato a Torino come un perfetto sconosciuto e che, grazie a quella che ha definito una vacanza, se ne è potuto andare da campione. Ovvio, dalla Juve ha ottenuto tanto, ma ha anche dato tantissimo in cambio. Arrivato, come detto, come un oggetto misterioso, è stato lanciato nella mischia quasi subito da Conte, che ha creduto fin da subito nelle grandissime qualità di questo francesino dalla grandissima tecnica e da un tiro al fulmicotone. Ne sa qualcosa il Napoli, la sua vittima preferita, o l’Udinese che viene piegato da una sua memorabile doppietta, tanto per fare qualche esempio. Ma sono quattro anni pieni di Paul Pogba che, è vero, quando non ne ha voglia è indisponente e irritante ma che diventa il vero trascinatore della squadra quando si sveglia dal torpore e decide, da par suo, di risolvere le partite. Se ne va forse nel modo peggiore e i mancati saluti dei senatori (sempre prodighi a “celebrare” gli addii dei compagni di squadra) stanno a significare che qualche patto non è stato rispettato. Restano di lui i tanti trofei conquistati e, negli occhi dei tifosi, le sue grandi giocate. Con lui in campo, nel bene o nel male, qualcosa poteva sempre succedere e, spesso e volentieri, valeva il prezzo del biglietto. Ritorna a Manchester, nella squadra che non aveva creduto in lui. Rimpiangerà la Juve? Chi lo sa, certo non troverà un’altra società capace di coccolarlo e di viziarlo, ma un allenatore e una proprietà che pretenderà, dalle sue prestazioni, la giustificazione per i tanti soldi spesi. Pogba ha solamente 23 anni, una carriera probabilmente luminosa davanti. Ma sollevare la Coppa dalle Grandi Orecchie o il Pallone d’Oro con la 10 bianconera non avrebbe avuto nessuna eguale soddisfazione. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2017/03/paul-pogba.html
  21. PAUL POGBA https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Pogba Nazione: Francia Luogo di nascita: Lagny-sur-Marne Data di nascita: 15.03.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: 191 cm Peso: 84 kg Nazionale Francese Soprannome: PolpoPogba - Pogboom - La Pioche Alla Juventus dal 2012 al 2016 e dal 2022 Esordio: 22.09.2012 - Serie A - Juventus-Chievo 2-0 Ultima partita: 03.09.2023 - Serie A - Empoli-Juventus 0-2 190 presenze - 34 reti 4 scudetti 2 coppe Italia 3 supercoppe italiane Campione del mondo 2018 con la nazionale francese Nations League 2020-2021 con la nazionale francese Paul Labile Pogba (Lagny-sur-Marne, 15 marzo 1993) è un calciatore francese di origini guineane, centrocampista della Juventus e della nazionale francese, con cui è stato vicecampione d'Europa nel 2016 e campione del mondo nel 2018. Cresciuto nel settore giovanile del Manchester Utd, con cui ha conquistato una FA Youth Cup (2010-2011), passa nel 2012 alla Juventus vincendo quattro campionati italiani consecutivi (dal 2012-2013 al 2015-2016), due Coppe Italia anch'esse consecutive (2014-2015 e 2015-2016) e tre Supercoppe di Lega (2012, 2013 e 2015); tornato nel 2016 al Manchester Utd — con il trasferimento all'epoca più oneroso nella storia del calcio —, vince una UEFA Europa League (2016-2017) e una Coppa di Lega inglese (2016-2017). Con la nazionale ha preso parte ai Mondiali di Brasile 2014 e Russia 2018, trionfando in quest'ultimo, è stato finalista all'Europeo di Francia 2016 e ha vinto la UEFA Nations League nel 2020-2021; in ambito giovanile, con la Francia Under-20 ha trionfato ai Mondiali Under-20 di Turchia 2013. Paul Pogba Pogba con la nazionale francese al campionato del mondo 2018 Nazionalità Francia Altezza 191 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Juventus Carriera Giovanili 1999-2006 Roissy-en-Brie 2006-2007 Torcy 2007-2009 Le Havre 2009-2012 Manchester Utd Squadre di club 2011-2012 Manchester Utd 3 (0) 2012-2016 Juventus 178 (34) 2016-2022 Manchester Utd 154 (29) 2022- Juventus 12 (0) Nazionale 2008-2009 Francia U-16 17 (1) 2010 Francia U-17 10 (2) 2010-2011 Francia U-18 6 (1) 2011-2012 Francia U-19 12 (4) 2012-2013 Francia U-20 13 (4) 2013- Francia 91 (11) Palmarès Mondiali di calcio Oro Russia 2018 Europei di calcio Argento Francia 2016 Mondiali di calcio Under-20 Oro Turchia 2013 UEFA Nations League Oro Italia 2021 Biografia La sua famiglia emigrò in Francia dalla Guinea. Ha due fratelli maggiori, i gemelli Florentin e Mathias, anche loro calciatori così come lo zio materno Riva Touré, ex giocatore della prima divisione guineana, il primo a intravedere del talento in un Paul ancora bambino. Musulmano praticante, nel 2019 ha sposato la modella boliviana María Zulay Salaues, dalla quale ha avuto tre figli. Nel marzo del 2022 ha rivelato di avere sofferto di depressione quattro anni prima, periodo in cui, al Manchester Utd, era allenato da José Mourinho. Caratteristiche tecniche Pogba in azione alla Juventus nel 2012: si nota la longilinea struttura fisica del giocatore nonché i lunghi arti inferiori. Considerato fin dall'adolescenza tra i maggiori talenti europei della sua generazione, si è reso protagonista di una veloce maturazione che ne ha fatto, a poco più di vent'anni, uno dei migliori centrocampisti del panorama calcistico internazionale. È un incontrista ambidestro che possiede forza atletica, abilità nel pressing e personalità, caratteristiche che in mezzo al campo gli permettono di recuperare palloni e vincere contrasti — soprattutto grazie alle sue lunghe gambe, paragonate da molti ai tentacoli di una piovra, che gli hanno fatto guadagnare il soprannome di Polpo Paul (in assonanza con l'omonimo cefalopode). Dotato di visione di gioco, è capace di organizzare la manovra d'attacco e di accompagnarla, fornendo l'ultimo passaggio ai finalizzatori dell'azione oppure inserendosi lui stesso negli spazi. Dimostra inoltre potenza e precisione balistica nel tiro da fuori area, da cui l'altro suo nomignolo di PogBoom. La sua posizione preferita è quella di regista davanti alla difesa, ma grazie alla sua mobilità in mezzo al campo sa ben proporsi anche come mezzala. Dal punto di vista tattico, il suo apporto risulta efficace anche in posizione più arretrata, quando limita la sua libertà di movimento e le sue sortite in area avversaria in favore di un maggior lavoro di contenimento in mezzo al campo; situazione, questa, più frequente a vedersi con la rappresentativa nazionale. Fisicamente paragonato agli esordi a Patrick Vieira, è cresciuto avendo come modelli Yaya Touré e il connazionale Abou Diaby. A livello atletico è agile e rapido nei movimenti, esibendo un mix tra fisicità ed efficacia; dimostra inoltre pulizia nei tocchi di palla e tempismo nei contrasti, il tutto unito a una buona dose di carisma e personalità in campo. Nel 2016, il suo caratteristico modo di esultare dopo aver segnato un gol, consistente in un passo di dab, contribuì a fare di questa danza un fenomeno sociale. Carriera Club A sei anni i suoi genitori lo portano a giocare nel Roissy-en-Brie, squadra dell'eponima banlieue parigina in cui è cresciuto, dove rimane fino ai tredici anni guadagnandosi il soprannome de La Pioche ("Il piccone"). Dopo aver superato un provino, nel 2006 la società calcistica del Torcy lo accoglie nelle file della sua Under-13, rimanendo tuttavia solo un anno coi Torcéens prima di passare a titolo gratuito all'accademia giovanile del Le Havre, tra le più prestigiose di Francia. Nel biennio trascorso in Alta Normandia Pogba guida l'Under-16 del Le HAC sino alla finale per il titolo nazionale, persa contro il Lens. Manchester Utd Nel 2009 si accasa oltre Manica al Manchester Utd. Il Le Havre denuncia in seguito alla FIFA delle irregolarità nel trasferimento, avvenuto a titolo gratuito, sostenendo che la società inglese, per convincere la famiglia del giocatore, aveva promesso loro un'abitazione e circa novantamila sterline; in seguito il club francese, che deve contemporaneamente fronteggiare un caso simile anche col Torcy, decide di chiudere il contenzioso accordandosi con i Red Devils per un conguaglio in denaro. Voluto da Alex Ferguson, viene così inserito nelle giovanili dei rossi di Manchester. Con l'Under-18 risulta decisivo per la conquista della FA Youth Cup, realizzando una rete contro i pari età del Chelsea in semifinale, e giocando poi anche le finali contro lo Sheffield Utd. Con la squadra riserve colleziona invece 12 presenze, 3 gol e 5 assist. Il 20 settembre 2011 esordisce in prima squadra nella vittoria per 3-0 in Football League Cup sul Leeds Utd. In campionato, fa il suo debutto il 31 gennaio 2012 nella sfida vinta contro lo Stoke City, mentre quattro giorni dopo è il turno della prima presenza nelle coppe europee, scendendo in campo contro l'Athletic Bilbao nel ritorno degli ottavi di Europa League. Quando sembra pronto per lui un posto nell'organico della prima squadra, il ritorno al calcio giocato di Paul Scholes il quale pochi mesi prima si era inizialmente ritirato dall'attività agonistica, lo relega ai margini della rosa: desideroso di giocare, entra in rotta col tecnico Ferguson (il quale accuserà di questa mossa il procuratore del giocatore, Mino Raiola) scegliendo di non rinnovare con il Manchester Utd e di svincolarsi al termine della stagione; peraltro, un infortunio alla caviglia pone fine in anticipo alla sua ultima annata in Inghilterra. Juventus Pogba con la maglia dei Bianconeri nell'estate 2014 Il 3 agosto 2012 approda a parametro zero alla squadra italiana della Juventus. Inizialmente acquistato in prospettiva come alter ego di Andrea Pirlo, ben presto Pogba emerge nel ruolo di mezzala, e nonostante la giovane età si ritaglia in breve un proprio spazio nell'organico bianconero. Fa il suo esordio da titolare in Serie A il 22 settembre 2012, nel successo casalingo dei bianconeri 2-0 sul Chievo, mentre il 2 ottobre successivo debutta in Champions League, subentrando sul finire della sfida interna della fase a gironi contro lo Šachtar, e il 20 dello stesso mese sigla la sua prima rete in maglia bianconera, nella vittoria in campionato 2-0 allo Stadium contro il Napoli. Utilizzato dal tecnico Antonio Conte sempre più frequentemente, le prestazioni offerte dal giocatore nel prosieguo della stagione portano l'allenatore a modificare il modulo di gioco della squadra, per poter schierare il francese con continuità nel centrocampo bianconero. Alla fine della sua prima, vera, stagione da professionista, arriva il primo scudetto per Pogba, il quale si afferma come la maggiore rivelazione della formazione torinese oltreché del campionato. Nella prima gara ufficiale della stagione 2013-2014, la Supercoppa italiana contro la Lazio, Pogba viene eletto miglior giocatore della finale, col francese che subentra all'infortunato Marchisio nel corso del primo tempo e apre le marcature nel 4-0 che consegna il trofeo alla Vecchia Signora. In campionato, il 29 settembre 2013 è un suo gol a decidere il derby della Mole contro il Torino. Al termine dell'anno solare, viene premiato con l'European Golden Boy come miglior giovane calciatore d'Europa. Il 20 febbraio 2014 debutta in Europa League coi colori bianconeri, segnando al contempo la sua prima rete nella manifestazione, nel 2-0 casalingo al Trabzonspor valevole per l'andata dei sedicesimi di finale; in campo continentale raggiunge coi piemontesi la semifinale della manifestazione, mentre in Serie A arriva a fine stagione il secondo scudetto di fila per Pogba. Il centrocampista francese, ormai stabilmente titolare pur a fronte della giovane età, chiude la seconda annata in bianconero con 9 reti in 51 presenze tra campionato e coppe, risultando il bianconero maggiormente utilizzato in stagione. Nell'annata 2014-2015, coi bianconeri ora allenati da Massimiliano Allegri, il 4 novembre Pogba bagna la centesima presenza in maglia juventina siglando il suo primo gol in Champions League, quello del definitivo 3-2 all'Olympiakos. All'inizio del 2015, il 15 gennaio sigla il suo primo gol in Coppa Italia, nella vittoria 6-1 agli ottavi di finale contro il Verona. Il successivo 19 marzo, durante il retour match degli ottavi di Champions League sul campo del Borussia Dortmund, subisce una lesione al bicipite femorale destro che lo costringe a fermarsi per i successivi due mesi. L'infortunio gli fa festeggiare lontano dal campo il suo terzo scudetto consecutivo, mentre riesce a recuperare per la finale di Coppa Italia, vinta il 20 maggio a Roma battendo la Lazio 2-1 ai tempi supplementari, per quello che è il primo double nazionale del francese. Chiude la stagione il 6 giugno, a Berlino, scendendo in campo per la prima volta in una finale di Champions League, seppur i bianconeri non riescano a sollevare il trofeo, battuti 1-3 dal Barcellona. Apre la stagione 2015-2016, la sua quarta e ultima a Torino, con il successo nella Supercoppa italiana, la terza per il giocatore, vinta l'8 agosto a Shanghai contro la Lazio, in cui il francese serve a Dybala l'assist del definitivo 2-0. Intanto sul piano personale, alla fine dell'anno solare viene inserito per la prima volta nella Squadra dell'anno UEFA e nel FIFA/FIFPro World XI, piazzandosi inoltre al quindicesimo posto nella classifica del Pallone d'oro FIFA. Termina la stagione segnando 10 reti in tutte le competizioni e primeggiando nella classifica dei rifinitori della Serie A, risultando fondamentale nel conseguimento del secondo double consecutivo della Juventus, che a coronamento di una rimonta-record si aggiudica sia lo scudetto — il quarto per Pogba nonché quinto di fila della Juventus, contribuendo a far bissare al club il suo Quinquennio d'oro — sia la Coppa Italia. Ritorno a Manchester Pogba in azione al Manchester Utd nel 2017 Il 9 agosto 2016 viene ufficializzato il ritorno di Pogba al Manchester Utd. Per riacquistare a titolo definitivo il suo ex calciatore, il club inglese sborsa una somma complessiva di 105 milioni di euro (di cui 72 e mezzo finiti effettivamente alla Juventus e 27 al procuratore Mino Raiola): si tratta, in quel momento, del trasferimento più oneroso nella storia del calcio. Il suo secondo debutto con la maglia dei Red Devils avviene il 19 agosto seguente, nella vittoria casalinga per 2-0 contro il Southampton valida per la 2ª giornata di Premier League. Il 24 settembre trova invece il suo primo gol in assoluto con la maglia dei mancuniani, nel 4-1 interno ai campioni in carica del Leicester City. Il 24 maggio 2017 segna il primo dei due gol che permettono al Manchester Utd di vincere la UEFA Europa League, superando in finale 2-0 l'Ajax. Apre la stagione 2017-2018 giocando la sua prima finale di Supercoppa UEFA, persa 1-2 contro il Real Madrid. Il 1º giugno 2022 il Manchester Utd annuncia che dal 1º luglio successivo, dopo sei anni di contratto col club, lascerà la squadra a parametro zero per la seconda volta nella propria carriera. Ritorno alla Juventus L'11 luglio 2022 Pogba fa ritorno dopo sei anni alla Juventus, anche stavolta da svincolato. Tuttavia, solo poche settimane più tardi, il centrocampista subisce una lesione al menisco laterale durante la preparazione estiva: dopo aver inizialmente provato una terapia conservativa senza successo, si sottopone a un intervento di meniscectomia, saltando così il resto del girone di andata del campionato. Ancora fuori nella prime partite del girone di ritorno, il 28 febbraio 2023 trova la prima presenza della seconda esperienza bianconera, in occasione del derby della Mole vinto per 4-2 contro il Torino. Anche dopo il rientro continua, tuttavia, a trovare poco spazio a causa di altri due infortuni patiti rispettivamente a marzo e a maggio, il secondo dei quali, subito nella sfida vinta in casa per 2-0 contro la Cremonese il 14 maggio 2023, lo costringe a concludere anzitempo la stagione. L'11 settembre 2023 il Tribunale Nazionale Antidoping sospende in via cautelare Pogba, trovato positivo al testosterone sintetico nel corso di un controllo antidoping effettuato al termine dell'incontro di campionato Udinese-Juventus del 20 agosto; il 6 ottobre successivo, la positività del calciatore transalpino viene confermata dalle controanalisi. Pogba propugna la tesi dell'«assunzione accidentale», motivo per cui nei mesi seguenti rifiuta un patteggiamento con la Procura Antidoping: una tesi rigettata dall'accusa che chiede per il giocatore una squalifica per quattro anni, richiesta accolta dal TNA il 29 febbraio 2024. Nazionale Nazionali giovanili Pogba ha indossato per la prima volta la maglia nazionale nel 2008 con l'Under-16. L'anno dopo fa il suo debutto con l'U-17, con cui partecipa al campionato europeo di categoria chiuso dai giovani francesi al terzo posto (a pari merito con la Turchia). Sempre nel 2010, con l'arrivo del commissario tecnico Pierre Mankowski, fa il suo debutto anche nell'U-18. L'anno successivo veste per la prima volta la maglia dell'U-19, con cui nel 2012 ottiene un altro terzo posto (stavolta assieme all'Inghilterra) al campionato europeo di categoria. Nel 2013 è il capitano della Francia U-20 che trionfa in Turchia al campionato mondiale di categoria: si tratta del primo titolo per i transalpini nella storia della competizione. Nel corso del torneo, Pogba va a segno dal dischetto nella sfida dei quarti contro l'Uzbekistan e, nella finale del 13 luglio contro i pari età dell'Uruguay, realizza il primo dei tiri di rigore con cui i giovani Bleuets vincono il titolo mondiale, venendo al contempo eletto miglior giocatore della manifestazione. Nazionale maggiore Pogba con la maglia dei Bleus in un'amichevole contro la Russia del marzo 2018 Il 14 marzo 2013, quando ancora milita nell'Under-20 francese, Pogba viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Didier Deschamps per le qualificazioni al campionato mondiale di calcio 2014; esordisce da titolare il 22 del mese, nella partita interna vinta 3-1 contro la Georgia. Sigla poi il suo primo gol con la nazionale maggiore il 10 settembre 2013, realizzando l'ultima rete francese nel successo dei Bleus 4-2 in casa della Bielorussia. L'anno seguente viene inserito da Deschamps nella lista dei 23 convocati per il campionato del mondo 2014 in Brasile. L'esordio nel mondiale avviene il 15 giugno, nel match vinto 3-0 contro l'Honduras, in cui si procura il rigore del vantaggio dei Bleus; il 30 giugno, nella sfida degli ottavi contro la Nigeria, il centrocampista mette a segno il suo primo gol nel torneo iridato, aprendo le marcature nel 2-0 finale dei francesi. Conclude la sua prima rassegna iridata con un'eliminazione ai quarti per mano della Germania poi futura campione del mondo, venendo eletto a fine torneo miglior giovane dell'edizione. Due anni dopo viene convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia. Nonostante Pogba contribuisca al cammino dei Bleus verso la finale, dapprima con una rete ai quarti contro l'Islanda, e poi con un assist nella semifinale contro la Germania campione del mondo in carica, il centrocampista disputa un Europeo globalmente al di sotto delle aspettative. Nella finale di Saint-Denis, è titolare nella sconfitta 0-1 ai tempi supplementari contro il Portogallo. Convocato per il campionato del mondo 2018 in Russia, disputa tutte le gare del torneo da titolare, risultando stavolta decisivo in numerose occasioni. Sua una delle quattro reti dei Bleus nella vittoriosa finale di Mosca contro la Croazia (4-2), che permette ai francesi di laurearsi campioni del mondo per la seconda volta nella loro storia. Nel 2021 partecipa alla fase finale del campionato d'Europa 2020, posticipata di un anno a causa del covid19, e dove, agli ottavi di finale contro la Svizzera, segna il gol del provvisorio 3-1 e trasforma poi uno dei tiri di rigore che tuttavia non basta ai Bleus per evitare l'eliminazione dal torneo. L'anno seguente, a causa di un infortunio rimediato nella prima parte di stagione, è costretto a rinunciare alla convocazione al campionato del mondo 2022 che vedrà la nazionale francese finalista. Palmarès Da destra: Pogba con la madre e il fratello Florentin, mentre stringono la Coppa del Mondo vinta dalla Francia nel 2018. Club Competizioni giovanili FA Youth Cup: 1 - Manchester Utd: 2010-2011 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016 Coppa di Lega inglese: 1 - Manchester Utd: 2016-2017 Competizioni internazionali UEFA Europa League: 1 - Manchester Utd: 2016-2017 Nazionale Campionato mondiale Under-20: 1 - Turchia 2013 Campionato mondiale: 1 - Russia 2018 UEFA Nations League: 1 - 2020-2021 Individuale Pallone d'oro del campionato mondiale di calcio Under-20: 1 - Turchia 2013 Miglior giocatore della Supercoppa italiana: 1 - 2013 European Golden Boy: 1 - 2013 Miglior giovane del campionato mondiale di calcio: 1 - Brasile 2014 Gran Galà del calcio AIC: 3 - Squadra dell'anno: 2014, 2015, 2016 Trofeo Bravo: 1 - 2014 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2015 FIFA/FIFPro World XI: 1 - 2015 Squadra della stagione della UEFA Europa League: 2 - 2016-2017, 2020-2021 Calciatore della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2016-2017 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore — Parigi, 31 dicembre 2018. Di iniziativa del Presidente della Repubblica francese.
  22. ÁNGEL DI MARÍA https://it.wikipedia.org/wiki/Angel_Di_Maria Nazione: Argentina Luogo di nascita: Rosario Data di nascita: 14.02.1988 Ruolo: Centrocampista/Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 68 kg Nazionale Argentino Soprannome: El Fideo Alla Juventus dal 2022 al 2023 Esordio: 15.08.2022 - Serie A - Juventus-Sassuolo 3-0 Ultima partita: 04.06.2023 - Serie A - Udinese-Juventus 0-1 40 presenze - 8 reti Copa America 2021 e Mondiale 2022 con la nazionale argentina Ángel Fabián Di María (Rosario, 14 febbraio 1988) è un calciatore argentino, centrocampista o attaccante del Benfica e della nazionale argentina, con la quale ha vinto la Copa América nel 2021 e il campionato del mondo nel 2022. Di origini italiane, in Argentina è stato soprannominato el Fideo (che deriva da “fidè“, nome dato dagli emigrati genovesi ad un tipo di spaghetto molto sottile, il “fidelino” per l'appunto) a causa del suo fisico longilineo. Nonostante una carriera delle volte discontinua, è considerato uno dei calciatori più forti della sua generazione e figura tra i migliori rifinitori della storia del calcio con più di 269 assist all'attivo. Cresciuto nel Rosario Central, prima di trasferirsi in Europa e giocare con le maglie di Benfica, Real Madrid, Manchester Utd, Paris Saint-Germain e Juventus, vanta nel suo palmares a livello di club ventotto titoli, comprese una UEFA Champions League (2013-2014) e una Supercoppa UEFA (2014) con il Real Madrid. Convocato in nazionale per la prima volta nel 2008, ha collezionato 129 presenze e 28 gol, vincendo una Copa América nel 2021, una Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA nel 2022 ed una Coppa del Mondo sempre nel 2022. Con la nazionale Under-20 ha vinto un campionato mondiale di categoria nel 2007, mentre con la selezione olimpica ha vinto un oro olimpico nel 2008. Di Maria è definito "l'uomo delle finali": è infatti l'unico giocatore della storia ad aver segnato e vinto nella finale di tutti e quattro i grandi tornei riconosciuti dalla FIFA: Campionato mondiale di calcio, Campionato continentale (Copa América), Olimpiadi, Coppa dei Campioni Conmebol-Uefa. Ángel Di María Di María con la nazionale argentina ai Mondiali 2018 Nazionalità Argentina Altezza 180 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Benfica Carriera Giovanili 1992-2005 Rosario Central Squadre di club 2005-2007 Rosario Central 35 (6) 2007-2010 Benfica 76 (7) 2010-2014 Real Madrid 124 (22) 2014-2015 Manchester Utd 27 (3) 2015-2022 Paris Saint-Germain 197 (56) 2022-2023 Juventus 26 (4) 2023- Benfica 0 (0) Nazionale 2007-2008 Argentina U-20 13 (3) 2008 Argentina olimpica 6 (2) 2008- Argentina 132 (29) Palmarès Mondiali di calcio Argento Brasile 2014 Oro Qatar 2022 Copa América Argento Cile 2015 Argento USA 2016 Bronzo Brasile 2019 Oro Brasile 2021 Olimpiadi Oro Pechino 2008 Mondiali di calcio Under-20 Oro Canada 2007 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA Oro Finalissima 2022 Caratteristiche Mancino di piede, vista la sua velocità gioca principalmente come esterno destro, sebbene possa agire anche come mezzala in un centrocampo a tre (come con Carlo Ancelotti al Real Madrid o con la nazionale argentina nel 2014) o come trequartista dietro le punte. Oltre ad un ottimo dribbling e alla vastità del suo repertorio di passaggi, tra i quali figura anche la cosiddetta rabona, le corse in verticale con e senza palla sono i suoi punti di forza. È molto abile nella gestione del pallone grazie alla sua ottima tecnica ed aiuta la squadra anche nel consolidamento del possesso palla. Spesso si sacrifica nei recuperi difensivi, e una volta ripresa palla sa ripartire in transizione con eleganza. Proprio grazie a queste caratteristiche, è ritenuto un grandissimo rifinitore e assist-man. Gestisce molto bene la pressione e ha un ottimo fiuto per il gol, tanto da andare a segno in numerose finali importanti. Ha infatti segnato in ogni finale in cui ha poi vinto con l'Argentina: mondiali under-20 2007, olimpiadi 2008, coppa America 2021, Finalissima 2022 e Mondiali 2022, tutti gol decisivi per la vittoria della coppa. Carriera Club Gli esordi e il Benfica Di María in azione ai tempi del Benfica nel 2007. Di María inizia la carriera professionistica nel 2005, debuttando con il Rosario Central. Dopo ottime prestazioni nel campionato argentino e nel Mondiale Under-20 2007, viene acquistato per 6 milioni di euro dal Benfica per sostituire il capitano della squadra portoghese Simão Sabrosa, passato all'Atletico Madrid. Nell'ottobre 2009 Di María ha firmato un nuovo contratto con il Benfica, aggiungendo altri tre anni al suo attuale accordo, che sarebbe dovuto durare fino al 30 giugno 2015 con una tassa di rilascio fissata a un minimo di 40 milioni di euro. Più tardi, nello stesso mese, Diego Maradona lo ha definito la possibile "prossima superstar argentina". Il 27 febbraio 2010, Di María segna la sua prima tripletta in una vittoria per 4-0 contro il Leixões. Il giorno successivo, è balzato agli onori della cronaca come "Magic Tri María" su tutti i giornali sportivi del Portogallo. Real Madrid Il 28 giugno 2010 il Real Madrid annuncia, con una nota ufficiale sul proprio sito, l'acquisto del giocatore argentino che sarà legato al club spagnolo per quattro anni. Il costo dell'operazione è di circa 25 milioni di euro più 11 milioni di bonus legati alle prestazioni del giocatore con la nuova squadra. Segna il suo primo gol nel Real Madrid alla terza giornata di campionato sul campo della Real Sociedad. Qualche giorno dopo esordisce nel tabellino dei marcatori della Champions League, annotando all'81º la rete decisiva della vittoria per 1-0 dei blancos sul campo dell'Auxerre. Il 16 marzo segna nella sfida di ritorno degli ottavi di UEFA Champions League contro il Lione, partita vinta 3 a 0 dal Real Madrid. Al ritorno dall'infortunio subentra nella gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League contro l'APOEL Nicosia il 4 aprile 2012 dove con un pallonetto realizza la rete del 5-2 finale. Nella partita del 2 maggio contro l'Athletic Bilbao vince il suo primo campionato spagnolo. Di María con la maglia del Real Madrid nel 2011. Inizia la stagione successiva vincendo la Supercoppa di Spagna 2012 nella doppia sfida contro il Barcellona (3-2 per i catalani all'andata a Barcellona, 2-1 per le merengues nel ritorno a Madrid), ma il resto della stagione sarà privo di altri trofei, con il Real che giunge secondo in campionato, finalista in Copa del Rey e semifinalista in Champions League. Nella stagione 2013-2014, sotto la guida tecnica di Carlo Ancelotti, viene adattato a fare la mezzala sinistra, con ottimi risultati, e conquistando anche la Champions League. Manchester United Il 26 agosto 2014 si trasferisce agli inglesi del Manchester United per la cifra di 59,7 milioni di sterline (pari a circa 78 milioni e mezzo di euro), firmando un contratto quinquennale, diventando così protagonista del quinto trasferimento più costoso della storia del calcio, il più oneroso per un club britannico. Il 30 agosto esordisce nel match tra Manchester United e Burnley, conclusosi sullo 0-0. Il 14 settembre seguente, in occasione del match casalingo vinto per 4-0 ai danni del Queens Park Rangers, realizza la sua prima rete con la maglia dei Red Devils; fornendo anche un assist. Trova la via del gol anche la giornata successiva, nella sconfitta per 5-3 sul campo del Leicester City. Il 4 gennaio 2015 torna al gol con la maglia del Manchester United nella gara di FA Cup Yeovil Town-Manchester United 0-2, firmando il 0-2 finale. È anche il primo gol nella competizione con la nuova maglia. In totale sono 4 i gol messi a segno nelle 32 partite disputate con il Manchester tra campionato e coppe inglesi. Paris Saint-Germain Di María con la maglia del Paris Saint-Germain. Il 6 agosto seguente viene ceduto per 63 milioni di euro al Paris Saint-Germain con il quale firma un contratto quadriennale. Di Maria diventa così il 13º giocatore argentino a vestire la maglia del club francese scegliendo di indossare la numero 11. Il suo è anche il terzo acquisto più caro dell'anno dopo quello di Kevin De Bruyne (74 milioni) e Raheem Sterling (68 milioni). Entra a partita in corso nella quarta partita di campionato in trasferta contro il Monaco (0-3) dove serve il suo primo assist per il compagno di nazionale Ezequiel Lavezzi. Segna il suo primo gol contro il Malmö nella prima giornata di Champions e si ripete contro Guingamp, Nantes, Rennes e Tolosa. Durante la giornata 18 di Ligue 1 contro il Lione colleziona tre assist arrivando così a quota 10 assist in 11 presenze. Il 1º settembre 2018 realizza la rete del momentaneo 2-0 contro il Nîmes direttamente dalla bandierina di calcio d'angolo, sorprendendo Paul Bernardoni, leggermente fuori dai pali. Dopo 7 anni tra le file dei parigini, nel giugno del 2022 rimane svincolato. Juventus L'8 luglio 2022 viene ufficializzato il suo approdo, a parametro zero, alla Juventus. Il 15 agosto seguente, alla partita d'esordio in Serie A, bagna il suo debutto contro il Sassuolo (3-0) con una rete (quella del vantaggio) e un assist per il compagno Dušan Vlahović. Il 14 settembre, esordisce in UEFA Champions League con i bianconeri nella partita contro il Benfica, persa per 1-2, subentrando nella ripresa a Fabio Miretti. Il 5 ottobre, nella partita interna col Maccabi Haifa vinta per 3-1, è autore di tutti e tre gli assist dei gol bianconeri. Il 23 febbraio 2023, segna la sua prima tripletta con la maglia bianconera, decidendo la gara di ritorno (0-3) degli spareggi di UEFA Europa League contro il Nantes. Il 9 marzo segna di testa la rete decisiva nell'andata casalinga degli ottavi di finale di Europa League contro il Friburgo, portando così a quota 4 reti segnate il suo bottino di reti realizzate in Europa League con la Juventus. Il 6 giugno 2023 annuncia, via social, l'addio alla Juventus dopo un solo anno e 40 presenze, tornando svincolato. Ritorno al Benfica Il 5 luglio 2023, dopo tredici stagioni, fa ritorno al Benfica. Nazionale Vincitore dell'oro a Pechino 2008 con la nazionale olimpica (è autore, tra l'altro, della rete decisiva nella finale contro la Nigeria), debutta con la selezione maggiore nel settembre dello stesso anno. Convocato per la Copa América 2011, segna una rete nel 3-0 con cui l'Argentina sconfigge la Costa Rica qualificandosi per i quarti di finale. Presente al Mondiale 2014, negli ottavi di finale contro la Svizzera segna al 118º la rete che vale la vittoria argentina. Nei quarti di finale subisce un infortunio che lo costringe a saltare la semifinale. Benché fosse riuscito a recuperare per la finale contro la Germania, non viene schierato per motivi precauzionali, assistendo dalla panchina alla sconfitta per 1-0 della nazionale albiceleste contro la Germania. Convocato per la Copa América 2015, la squadra verrà sconfitta anche in quest'occasione in finale, perdendo contro il Cile ai calci di rigore. Viene convocato anche per la Copa América Centenario negli Stati Uniti, manifestazioni in cui gli argentini vengono sconfitti ancora una volta in finale dal Cile, nuovamente vittorioso ai calci di rigore. Di Maria con l'Argentina nel 2018 Convocato per la Copa América 2019, nei quarti contro il Venezuela ha raggiunto la 100ª presenza in nazionale. Nel 2021 vince la finale di Copa America in finale contro il Brasile, segnando il gol decisivo. Il primo giugno 2022 nella Finalissima contro l'Italia di Roberto Mancini a Wembley segna il secondo dei tre gol che hanno contribuito alla vittoria finale dell'Argentina allenata da Lionel Scaloni per 0-3. Convocato per disputare la fase finale del campionato mondiale del 2022, risulta decisivo fornendo a Messi l'assist per il gol che apre le marcature della vittoria per 2-0 contro il Messico. Il 18 dicembre, nell'atto finale del torneo disputato a Lusail contro la Francia, si guadagna prima il rigore del vantaggio albiceleste e poi segna la rete del momentaneo raddoppio; in seguito al 3-3 dei Bleus la sfida si protrae ai tiri dal dischetto, vinti per 4-2 dall'Argentina grazie a cui si laurea per la prima volta campione del mondo. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Lega portoghese: 2 - Benfica: 2008-2009, 2009-2010 Campionato portoghese: 1 - Benfica: 2009-2010 Coppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2010-2011, 2013-2014 Campionato spagnolo: 1 - Real Madrid: 2011-2012 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2012 Campionato francese: 5 - Paris Saint-Germain: 2015-2016, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020, 2021-2022 Coppa di Lega francese: 4 - Paris Saint-Germain: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2019-2020 Coppa di Francia: 5 - Paris Saint-Germain: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2019-2020, 2020-2021 Supercoppa francese: 5 - Paris Saint-Germain: 2016, 2017, 2018, 2019, 2020 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Real Madrid: 2013-2014 Supercoppa UEFA: 1 - Real Madrid: 2014 Nazionale Competizioni giovanili e olimpiche Campionato mondiale Under-20: 1 - Canada 2007 Oro olimpico: 1 - Pechino 2008 Competizioni maggiori Coppa America: 1 - Brasile 2021 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA: 1 - Finalissima 2022 Campionato mondiale: 1 - Qatar 2022 Individuale Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2013-2014 All-Star Team del campionato mondiale: 1 - Brasile 2014 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2014 FIFA/FIFPro World XI: 1 - 2014 Calciatore argentino dell'anno (militante all'estero dal 2007) del Círculo de Periodistas Deportivos: 1 - 2014 ESM Team of the Year: 1 - 2015-2016 Capocannoniere della Coupe de France: 1 - 2017-2018 (7 gol, a pari merito con Said Idazza) Squadra maschile CONMEBOL del decennio 2011-2020 IFFHS: 1 - 2020
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