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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. DOMENICO CRISCITO https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Criscito Nazione: Italia Luogo di nascita: Cercola (Napoli) Data di nascita: 30.12.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 183 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: Mimmo Alla Juventus dal 2004 al 2006 e dal 2007 al 2008 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 06.12.2007 - Coppa Italia - Empoli-Juventus 2-1 9 presenze - 0 reti Domenico Criscito, detto Mimmo (Cercola, 30 dicembre 1986), è un calciatore italiano, difensore del Toronto FC. Domenico Criscito Criscito con il Genoa nel 2018 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Toronto FC Carriera Giovanili 1996-2002 Sporting Volla 2002-2004 Genoa 2004-2006 Juventus Squadre di club 2003-2004 Genoa 1 (0) 2004-2006 Juventus 0 (0) 2006-2007 Genoa 36 (4) 2007-2008 Juventus 9 (0) 2008-2011 Genoa 116 (5) 2011-2018 Zenit San Pietroburgo 155 (15) 2018-2022 Genoa 104 (17) 2022- Toronto FC 0 (0) Nazionale 2003 Italia U-17 5 (0) 2003-2004 Italia U-18 5 (0) 2004-2005 Italia U-19 6 (1) 2005-2006 Italia U-20 4 (1) 2006-2009 Italia U-21 26 (1) 2008 Italia olimpica 3 (0) 2009-2018 Italia 26 (0) Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Caratteristiche tecniche Di piede mancino, è principalmente un terzino sinistro, ma può giocare anche da centrale sinistro in una difesa a 3, ruolo in cui si è poi stabilito negli ultimi anni della carriera. Oltre ad essere un ottimo tiratore di rigori, ha buone doti di tiro e passaggio ed è bravo nell'anticipo. Carriera Club Genoa e Juventus Cresciuto calcisticamente nelle giovanili dello Sporting Volla, viene notato dagli osservatori del Genoa, in particolare da Claudio Onofri, ex difensore di Genoa e Torino, che lo inserisce nelle formazioni giovanili. Con la maglia dei grifoni esordisce in Serie B a 16 anni, il 7 giugno 2003 nella gara Genoa-Cosenza (3-0). Nel 2004 passa in comproprietà alla Juventus, dove si mette in evidenza per due stagioni nella squadra Primavera, con la quale nel 2006 vince il campionato di categoria, segnando anche un gol nella finale contro la Fiorentina. In questo periodo, allenandosi spesso con la prima squadra, si guadagna alcune convocazioni, una delle quali in Champions League. Nel 2006-2007 la comproprietà viene rinnovata e a 19 anni torna al Genoa, in Serie B, nella rosa della prima squadra. L'allenatore dei liguri Gian Piero Gasperini lo schiera immediatamente nella formazione titolare e le sue prestazioni gli valgono l'esordio nella Nazionale Under-21. Realizza il primo gol nei cadetti in occasione del match vinto dal Genoa per 3 a 2 con il Frosinone, nel dicembre 2006, per poi segnare altri 3 gol determinanti ai fini della promozione rossoblu. Nel gennaio del 2007 viene riscattato dalla Juventus per 7,5 milioni, ma rimane ancora in Liguria fino al termine della stagione. Il 25 agosto 2007, a 20 anni, fa il suo esordio ufficiale nella Juventus ed in Serie A nella prima giornata di campionato, giocando da titolare nella partita Juventus-Livorno (5-1). Il tecnico Claudio Ranieri lo utilizza subito con continuità come difensore centrale, tuttavia dopo alcune partite l'allenatore decide di ridisegnare l'assetto della difesa e Criscito si trova a dover lasciare il suo posto a Giorgio Chiellini, che giocava come terzino sinistro. Ritorno al Genoa Per dargli la possibilità di giocare con continuità in Serie A, il 4 gennaio 2008 viene girato in prestito al Genoa fino a giugno, con opzione del riscatto a favore del Genoa. Sebbene il Genoa non lo riscatti, lo trattiene ancora una stagione in prestito, nell'ambito dell'operazione Palladino. Il 1º febbraio 2009 segna il suo primo gol in Serie A, nella gara vinta 1-0 dalla squadra genovese nei confronti del Palermo; in seguito realizzerà altri due gol contro Atalanta e Lecce. Il 25 giugno dello stesso anno il Genoa, tramite un comunicato sul proprio sito, comunica di aver esercitato il diritto di riscatto della comproprietà fissato l'anno precedente con la Juventus; il giocatore dunque rimarrà a Genova. In realtà il terzino per metà è ancora della Juve. In un'intervista Criscito ha dichiarato: «Esiste una comproprietà libera, a fine stagione vedremo che succederà. La mia volontà conterà poco, decideranno i club. Ma una richiesta la farò: io voglio giocare». Il 20 agosto 2009 esordisce nelle coppe europee in Genoa-Odense (3-1), partita di andata del play-off di Europa League. Il 23 agosto realizza un gol nella prima partita di campionato contro la Roma, mentre quattro giorni dopo segna il gol del definitivo 1-1 nella partita di ritorno sul campo dell'Odense. Questo risultato sancisce la qualificazione del Genoa alla fase a gironi dell'Europa League, a diciassette anni dall'ultima apparizione del club nelle coppe europee. Giocatore molto amato dalla curva genoana, dichiara fedeltà alla società, rivelando il sogno di indossare la fascia di capitano della squadra nell'anno del decimo scudetto. Il 25 giugno 2010 la Juventus annuncia la risoluzione a favore del Genoa dell'accordo di compartecipazione in essere, dietro un corrispettivo di 6 milioni di euro pagabili in tre rate. Nel campionato 2010-2011 tra le file dei rossoblù totalizza 36 presenze con 3201 minuti giocati ed 1 gol all'attivo, con uno speciale tabellino si aggiudica anche il ruolo di recordman dei contrasti in serie A in quanto primo assoluto con 97 contrasti vinti. Zenit San Pietroburgo Criscito in azione con la maglia dello Zenit nel 2016 Il 27 giugno 2011 Criscito viene acquistato a titolo definitivo dallo Zenit San Pietroburgo, per 11 milioni di euro con cui firma un contratto di cinque anni in cui percepirà circa 2,8 milioni di euro l'anno. Il 6 agosto esordisce con la sua nuova squadra, guidata dal tecnico italiano Luciano Spalletti, nella partita di campionato vinta 2-0 in trasferta contro il CSKA Mosca. Il 13 settembre esordisce in Champions League, nella prima partita del girone persa dallo Zenit per 2-1 in trasferta contro l'APOEL Nicosia. Realizza il suo primo gol nel campionato russo il 16 marzo 2012, nella partita vinta dallo Zenit per 5-1 in trasferta contro la Dinamo Mosca. A tre giornate dalla fine del torneo vince il campionato con lo Zenit, è il suo primo titolo da professionista. Il 28 luglio 2012 realizza il suo secondo gol con lo Zenit, nella seconda giornata del campionato 2012-2013. Il 28 febbraio 2013, in occasione di una partita amichevole con il Siena, si infortuna gravemente, subendo la rottura del legamento crociato che lo costringe ad uno stop di sei mesi. Il 2 agosto 2014 realizza la sua prima doppietta in carriera, nella vittoria per 4-0 sul campo dell'Arsenal Tula. Il 13 marzo 2015 rinnova il proprio contratto con lo Zenit fino al 2018 a 3,4 milioni a stagione. Il 15 marzo, in occasione della sfida in trasferta contro il Torpedo Mosca (1-1), indossa per la prima volta la fascia di capitano della propria squadra. A fine stagione vince con lo Zenit il suo secondo campionato russo e il 12 luglio 2015 segna il rigore decisivo che consente alla sua squadra di vincere la Supercoppa di Russia. Il 16 febbraio 2016 riceve la sua prima espulsione a livello in Champions League nella gara d'andata degli ottavi di finale Benfica-Zenit finita 1-0. Il 29 settembre 2016 realizza il gol del 4-0 su calcio di rigore contro l'Az Alkmaar, nella partita casalinga valida per i gironi di Europa League finita poi 5-0. Con 224 presenze risulta il 10º giocatore per presenze della storia del club. Terzo ritorno al Genoa Il 6 giugno 2018 viene ufficializzato il terzo ritorno al Genoa dopo sette stagioni. Ritorna quindi in campo in maglia rossoblù per una partita ufficiale indossando la fascia da capitano l'11 agosto successivo, in occasione della vittoria casalinga (4-0) contro il Lecce valida per il terzo turno di Coppa Italia. Fa il suo nuovo esordio con i liguri il 26 agosto nella partita vinta 2-1 contro l'Empoli, realizzando due assist per i compagni Piatek e Kouamè. Il 17 febbraio 2019 segna il gol vittoria contro la Lazio al 93', suo primo centro stagionale. Nella stagione seguente, viene designato come rigorista della squadra e conclude la stagione con 8 gol all'attivo. Il 24 giugno 2022, al termine di una stagione culminata con la retrocessione in B dei liguri, Criscito rescinde il proprio contratto con il club. Nei giorni successivi, durante un'intervista per Il Secolo XIX, il calciatore ha spiegato che la decisione era stata presa di comune accordo con la società, in quanto, avendo già rifiutato un ruolo da dirigente nel club rosso-blu al fine di continuare a giocare, non intendeva accettare altre offerte provenienti dalla cadetteria per non ritrovarsi ad affrontare il Genoa da avversario. Toronto Il 29 giugno 2022, Criscito firma ufficialmente un contratto annuale con il Toronto FC, squadra della Major League Soccer, diventando così il secondo giocatore italiano consecutivo ad unirsi al club canadese (l'arrivo di Lorenzo Insigne era stato annunciato solo alcuni giorni prima), nonché il terzo in assoluto a vestire la maglia della società, se si comprende nel conto anche Sebastian Giovinco, che aveva giocato in Ontario fra il 2015 e il 2019. Nazionale Nazionali giovanili Ha giocato in tutte le nazionali giovanili. Esordisce in nazionale Under-21 con il tecnico Pierluigi Casiraghi, il 14 novembre 2006, in un'amichevole contro la Repubblica Ceca. Partecipa quindi all'Europeo Under-21 2017 nei Paesi Bassi, dove l'Italia viene eliminata nella fase a gironi. Inizia il nuovo biennio 2007-2009 come uno dei giocatori più esperti a disposizione di Casiraghi e all'inizio viene schierato come difensore centrale. Nel 2008 prende parte con la nazionale Olimpica ai Giochi olimpici in Cina. Nel 2009 partecipa, giocando da terzino sinistro, al suo secondo Europeo Under-21, in Svezia, dove l'Italia viene eliminata in semifinale. Nazionale maggiore Il 12 agosto 2009, a 22 anni, esordisce in nazionale con il CT Marcello Lippi, giocando titolare nella partita amichevole Svizzera-Italia (0-0) disputata a Basilea. Viene convocato per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove gioca da titolare come terzino sinistro nelle 3 partite disputate dall'Italia, che viene eliminata nella fase a gironi. Viene inserito dal CT Cesare Prandelli nella lista dei 32 calciatori pre-convocati per la fase di preparazione in vista dell'Europeo 2012, venendo poi escluso dalla lista il 28 maggio a seguito del suo coinvolgimento sul calcioscommesse divenuto noto il giorno stesso. Per lungo tempo non viene sanata la polemica per la diversità di trattamento ricevuta da Criscito (che risultò poi non colpevole nelle sedi giudiziarie) rispetto ad altri calciatori della nazionale pur indagati ma ugualmente convocati, come nel caso di Bonucci. Dopo un anno di assenza, dovuto anche all'infortunio ai legamenti del ginocchio, torna in nazionale il 15 novembre 2013, giocando titolare nella partita amichevole contro la Germania (1-1) giocata a San Siro. Nel biennio di Antonio Conte alla guida dell'Italia, Criscito ottiene solo una convocazione in vista dell'amichevole con l'Albania del 18 novembre 2014, oltre alla partecipazione agli stage di giugno 2015. Viene richiamato in nazionale il 1º ottobre 2016 dal CT Gian Piero Ventura per le partite di qualificazione al Mondiale 2018 contro Spagna e Macedonia, non scendendo in campo in nessuna delle due partite. Nel 2018 il nuovo CT Roberto Mancini lo convoca per le prime amichevoli sotto la sua gestione e il 28 maggio 2018 torna in campo nell'amichevole disputata a San Gallo contro l'Arabia Saudita, 4 anni dopo la sua ultima presenza. Controversie Il 28 maggio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati, dalla procura di Cremona, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva. Si trovava nel ritiro azzurro di Coverciano quando c'è stato il blitz. Criscito avrebbe partecipato alla combine di Lazio-Genoa 4-2 del maggio 2011 per la quale sono stati arrestati Omar Milanetto e Stefano Mauri e indagati Giuseppe Sculli e K'akhaber K'aladze. L'11 settembre il pm di Genova Mazzeo, data la mancanza di prove, chiede l'archiviazione per Criscito, Milanetto, Dainelli e Palacio, indagati per la presunta combine per il derby con la Sampdoria dell'8 maggio 2011. Il 30 novembre la procura di Cremona chiede una proroga di sei mesi per lui e altri 32 degli indagati per il calcioscommesse iscritti nel registro nel maggio scorso. Nel luglio seguente il pm di Cremona Roberto Di Martino ha mandato un avviso ai 149 indagati per notificare il maxi incidente probatorio che sarà condotto sulle 200 apparecchiature poste sotto sequestro durante le indagini. Tra gli indagati figura lo stesso Criscito. Il 9 febbraio 2015 la procura di Cremona termina le indagini e per Sculli, Criscito e Kaladze viene chiesta l'archiviazione. Palmarès Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Competizioni nazionali Campionato russo: 2 - Zenit: 2011-2012, 2014-2015 Supercoppa di Russia: 2 - Zenit: 2015, 2016 Coppa di Russia: 1 - Zenit: 2015-2016
  2. FEDERICO BALZARETTI Torinese doc, essendo nato nella capitale sabauda il 6 dicembre 1981, cresce nelle giovanili del Torino; nell’estate del 1999 è mandato a farsi le ossa a Varese, dove rimane per due stagioni. Nella stagione 2001-02 si trasferisce al Siena, per poi tornare nella compagine granata nell’estate del 2002 e il 14 settembre dello stesso anno esordisce in Serie A, contro l’Inter. Il Torino retrocede in Serie B e Federico diventa uno dei cardini della squadra granata. Nella stagione 2004-05 è uno dei protagonisti della promozione nella massima serie del Toro, ma la promozione viene annullata dal fallimento della società granata.Balzaretti, svincolato, è ingaggiato a parametro zero dalla Juventus; grazie alle sue prestazioni e alla sua capacità di disimpegnarsi sia sulla fascia destra che in quella sinistra, trova spesso spazio nell’undici titolare. Con ventotto presenze, di cui quattro in Champions League, mette la propria firma allo scudetto bianconero.Rimane in bianconero anche nella stagione successiva, in Serie B e, nonostante Deschamps lo veda solamente come terzino sinistro, subendo quindi la concorrenza di Chiellini, riesce a totalizzare quaranta presenze; realizza, contro il Crotone, il suo primo goal con la maglia bianconera, al quale può aggiungere la rete segnata contro l’Albinoleffe.«Sono stati due anni intensi e in cui sono successe molte cose; si è chiusa una parentesi importante della mia vita, umana e professionale, ho conosciuto persone splendide e insieme ci siamo tolti tante soddisfazioni. Ho vinto due campionati che nessuna sentenza potrà mai cancellare. Ora che quest’avventura è finita, voglio ringraziare tutti coloro che con me l’hanno condivisa. I miei compagni, i membri dello staff tecnico e di quello medico, i magazzinieri, tutte le persone che lavorano a fianco della squadra e chi quotidianamente opera in sede. Infine, un saluto ai tifosi, che in questo periodo mi sono sempre stati vicini e non hanno mai fatto mancare il loro sostegno».Il 20 giugno 2007, infatti, è acquistato dalla Fiorentina per 3,8 milioni di euro, firmando un contratto quadriennale.FABIO ELLENA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2006Dal Torino. Da Torino. Proprio alla vigilia dell’Olimpiade, l’evento più importante della storia recente della città sabauda. In una Juventus che sta marciando spedita, frantumando record a ripetizione, un’altra lacuna è stata cancellata. Dopo anni di assenza, la maglia bianconera è, infatti, nuovamente indossata da un torinese. O meglio, da un “Turineis”. Merito di Federico Balzaretti, approdato alla corte di “Madama” in estate, al termine del periodo forse più burrascoso della vita del Toro, proprio mentre la città (non solo la componente granata!) già si pregustava un derby a cinque stelle. E a cinque cerchi.Ed eccolo qui, Federico. Pronto a riaprire due capitoli della storia bianconera interrotti da una decina di anni. Quello dei torinesi, innanzitutto. Un elenco che, oltre ai pionieri del D’Azeglio che 108 anni fa diedero vita al club, comprende campioni dai nonni illustri. Come Giampiero Combi o Guglielmo Gabetto, Carlo Parola o Roberto Bettega, fino ad arrivare a Michele Padovano, l’ultimo degli indigeni a lasciare il segno.L’altro racconta invece dei trasferimenti (riusciti o mancati, ma spesso fonte di discussioni) da una parte all’altra di Torino. Dal granata al bianconero e viceversa. Nomi, racconti ed episodi per rendere ancora più accesa la rivalità (sportiva) tra cugini sotto la Mole. Senza scomodare miti e leggende, ma spingendoci di slancio fino a Gianluca Pessotto, protagonista del penultimo salto di barricata e figura fondamentale in questi primi mesi juventini di Balzaretti. Al di là di corsi e ricorsi storici, quel che resta è un ragazzo che il salto l’ha fatto in punta di piedi. È arrivato pensando al suo futuro da calciatore, ma soprattutto a quello di uomo. Un fatto che non è passato inosservato e che è servito a farlo apprezzare ancora di più. Già, perché se c’è una regola (non scritta ma sacra) che vuole che alla Juventus si cerchino i grandi uomini, oltre che i grandi atleti, ebbene anche questa volta la dirigenza ha visto giusto.Federico è il classico ragazzo che si va voler bene da tutti. Educato, sereno, sempre allegro e disponibile. Un ragazzo molto più maturo di tanti suoi coetanei ventiquattrenni. E non solo per quella creaturina (la piccola Lucrezia, nata a settembre) che lo aspetta a casa e che gli fa luccicare gli occhi ogni volta che la nomina. Un ragazzo che intanto, partita dopo partita, si sta facendo conoscere e stimare. Insomma, c’è chi per lui prevede un lungo cammino in bianconero, proprio seguendo le orme di Gianluca Pessotto. Professionalmente e umanamente.E allora via con la chiacchierata, per la quale abbiamo scelto uno dei luoghi simbolo di Torino: il Monte dei Cappuccini, con tanto di vista della città e del Po, il fiume che Federico ha metaforicamente attraversato questa estate. Avresti mai pensato a un’intervista su “Hurrà Juventus”? «Devo essere onesto, venire qui era l’ultima cosa che mi sarei aspettato e forse non l’avevo mai presa in considerazione nei miei obiettivi. Comunque, quando mi è stata proposta l’eventualità del trasferimento, non poteva che farmi grande piacere».Si è scritto e detto molto sul tuo passaggio da una sponda all’altra di Torino. Certo, la tua è stata un’estate intensa: «Direi turbolenta. La promozione in Serie A me la sono goduta solo un paio di giorni. Quando sono uscite le prime notizie sui problemi societari del Torino, ero in vacanza e la situazione l’ho seguita marginalmente. Poi il periodo del ritiro estivo vissuto in condizioni incredibili, con tante promesse mai mantenute. E infine il mio arrivo qui. Ora comunque è tutto passato e ultimamente le cose stanno andando bene».Raccontaci brevemente la tua storia calcistica: «Al Torino ho fatto dai Primi Calci fino alla Primavera, squadra in cui ho giocato un anno vincendo la Coppa Italia. La carriera da professionista è iniziata con i prestiti, due anni a Varese in C1 e uno a Siena in B. Infine il rientro al Toro, dove ho disputato le ultime tre stagioni, la prima in A e le altre in B. E oggi sono qui».Una vita quasi tutta granata, quindi. Cosa ti hanno detto in famiglia dopo il tuo passaggio in bianconero? «Erano contentissimi, anche perché mio papà Piercarlo e mia sorella Grazia sono da sempre tifosi juventini. Pensa che mio padre non è ancora venuto allo stadio, forse per la troppa emozione di vedermi giocare nella sua squadra del cuore. Comunque, la decisione è stata collegiale, l’ho presa insieme a loro e alla mia compagna Jessica, che in quel momento era al nono mese di gravidanza. In questa scelta ha influito sia l’uomo che il calciatore. Quella juventina era l’offerta più allettante, ma ho pensato anche ai miei cari. Non potevo andar via da Torino in un momento così importante della una vita».Famiglia OK. E i tuoi amici? «Ho tanti amici, sia juventini che granata. Loro, ma anche i miei ex compagni, non hanno avuto il minimo dubbio e sono stati felici della scelta e orgogliosi di me».Come ti senti dopo oltre cinque mesi al di qua del Po? «Benissimo, non ho avuto nessun problema dal punto di vista dell’ambientamento. Ovvio che all’inizio avessi un po’ di timore, ma dopo due allenamenti è scomparso del tutto. I compagni e lo staff sono stati fantastici nell’accogliermi all’interno del gruppo».Juventus da fuori e da dentro, cambia la visione? «Nell’ambiente Toro, la Juventus è sempre stata vista conte la rivale numero uno, benché gli obiettivi fossero davvero diversi. Osservata da fuori, da avversario, quella bianconera è una società che dà proprio l’impressione di essere forte, organizzata e con pochi punti deboli. E ora che sono dentro non posso che confermare questa sensazione».Mister Capello ha sempre parlato bene di te. «Se sono qui è perché lui ha dato il suo benestare fin dall’inizio. La fiducia da parte sua e del suo staff non è mai mancata. Mi sono stati tutti molto vicini, incoraggiandomi, dicendomi di non mollare e facendomi capire che il mio lavoro era apprezzato. Mi hanno sempre fatto sentire importante, al di là delle partite disputate. Poi, si gioca in undici e il gruppo è di venticinque, l’allenatore deve fare delle scelte e dal suo punto di vista non è certamente facile lanciare un giovane in una società del genere, ci va il giusto tempo e vanno anche rispettate determinate gerarchie. L’importante è farti trovare pronto, fisicamente e mentalmente, quando vieni chiamato in causa».Vero. Vedendoti giocare, l’impressione è proprio quella di una gran forza mentale. «Io non sento molto le pressioni, soprattutto a livello di testa, e questo credo sia un bene. Per esempio, il fatto di esordire con la maglia della Juventus a Barcellona, davanti a 100.000 persone, non mi ha pesato affatto, nonostante fossi abituato a giocare in ben altri stadi».Già, quel dribbling di tacco sulla linea di fondo ai danni di Messi, non proprio uno qualunque. «È il ricordo più forte che ho di questi primi mesi, forse era la prima palla che toccavo. È stato proprio frutto del fatto di star bene a livello di testa e della serenità che mi porto dentro e che vivo a casa quotidianamente».Abbiamo parlato dei compagni e del mister. Veniamo ai dirigenti. «Innanzitutto mi hanno subito fatto capire che mi prendevano con l’intenzione di farmi restare. La prima impressione è quella di grande serietà e organizzazione. Sono sempre presenti, ti seguono durante gli allenamenti e le trasferte, insomma ti mettono nelle condizioni di dover solo pensare a giocare e a nient’altro».L’ultima componente: i tifosi. I tuoi nuovi tifosi, quelli della Scirea. Ma non solo loro. «L’accoglienza mi è sembrata buona anche da parte loro. Certo non possono ancora essere affezionati a me, ma il fatto che non mi abbiano mai fischiato per il mio passato, mi ha fatto molto piacere. Ho già avuto modo di parlare con alcuni di loro, mi hanno anche invitato agli incontri con i loro club. Ma per ora preferisco aspettare, voglio dimostrare prima sul campo il mio valore e far sì che loro si affezionino a me per il mio apporto alle vittorie del gruppo. Il resto arriverà in modo naturale».Estate a parte, il tuo è stato un 2005 da ricordare. Quella notte di settembre a Bruges. Cosa ti viene in mente? «Il giorno quattordici, proprio come il mio numero di maglia, un bel segno del destino. Eravamo in albergo e il mio telefonino non raggiungeva il segnale, fortunatamente Jessica aveva il numero del nostro Team Manager Alessio Secco. È venuto lui a cercarmi in camera. Ho passato il resto della notte insonne nella stanza dei massaggi per evitare di disturbare Abbiati, il mio compagno di stanza, che il giorno dopo doveva giocare. Non so se il mister avesse in programma di farmi giocare e se cambiò idea per questo fatto, resta comunque un ricordo incredibile».Poco male, l’esordio in Champions è stato solo rimandato. «Ho rimediato a Vienna, un’altra grandissima emozione. Questa competizione ha qualcosa di particolare, un’atmosfera che respiri già nell’allenamento di vigilia o durante l’esecuzione dell’inno pre-gara, sensazioni magiche anche perché tutti da bambini sognano di giocare in Coppa dei Campioni o in Nazionale. Ci sono sicuramente pressioni in più rispetto alle normali sfide di campionato considerata la voglia di tutto l’ambiente di centrare questo traguardo».Quali erano gli obiettivi che ti eri posto al tuo arrivo? E a che punto credi di essere arrivato? «All’inizio l’obiettivo era quello di dimostrare di poter far parte di questo gruppo, non ho mai pensato “vado e gioco”, non ho questa presunzione. Fin da piccolo sono sempre stato abituato a lottare per un posto, l’unica stagione in cui sono partito titolare fisso è stata l’ultima al Torino. A che punto sono? In parte credo di averlo raggiunto, mi sono già tolto qualche soddisfazione, nonostante in tanti credevano che non fossi altezza per rimanere in questo gruppo. Devo ancora dimostrare tanto, ma l’essere partito titolare in alcune gare e l’aver esordito in Champions sono motivi d’orgoglio».Ti faccio il nome di alcuni tuoi compagni. Partiamo da Gianluca Pessotto. «Mi è stato molto vicino, soprattutto all’inizio, mi ha spiegato com’era la situazione e quello che aveva vissuto lui dopo il suo passaggio dal Toro alla Juve. Abbiamo un po’ le carriere simili, visto che entrambi siamo stati anche a Varese. È un professionista esemplare, un punto di riferimento e un esempio per tutti. Mi piacerebbe riuscire a fare quello che ha fatto lui in questi anni, non solo in campo».Proseguiamo con Gianluca Zambrotta. «L’ho sempre detto che lui è uno dei giocatori a cui mi sono ispirato. Da quando gli hanno cambiato il ruolo ed è diventato difensore è uno dei migliori, da continuità alle sue prestazioni, fornisce assist, difende bene, ha una forza impressionante, una tecnica eccezionale e fa le cose a una velocità incredibile. Giocare con lui non può che migliorarmi».Chiudiamo con il tuo gemello Pavel Nedved. «Quando sono arrivato, ci scambiavano per fratelli. Mi sono dovuto tagliare i capelli per evitare che ci confondessero. È un modo anche questo per farmi sentire ancora di più parte integrante di questo gruppo. Poi, mica ho scelto uno a caso, niente meno che il Pallone d’Oro!»Infine un accostamento illustre, quello con il vicepresidente Roberto Bettega. «È vero, anche lui aveva giocato a Varese ed è nato a Torino. Sono l’unico torinese in squadra e mi hanno detto che da alcuni di anni non ce n’era uno. Un’altra cosa che noti può che farmi piacere».Un torinese protagonista a Torino. Che legame hai con la tua città? «È la città in cui sono nato e in cui voglio vivere quando avrò smesso di giocare. Sono cresciuto alle porte della città, a Grugliasco, e mi sono trasferito solo da tre anni, cioè quando sono andato a convivere con la mia compagna. Il legame è fortissimo, mi piace tanto, è bellissima e purtroppo sottovalutata».Le Olimpiadi arrivano nel momento giusto. «Speriamo che questi giochi servano a valorizzarla come merita. Torino è una città con mille risorse, il traffico non è esagerato, ha delle zone splendide, molto vivibile. Ripeto, è descritta male all’esterno. Infatti, tutti i compagni che sono venuti ad abitarci l’hanno rivalutata e qui si trovano benissimo».Veniamo a te. Come ti descriveresti al di fuori del campo? «Sono una persona tranquilla, che sorride sempre. È difficile vedermi arrabbiato o imbronciato, sono felice della mia vita e non perdo certo il sorriso per una partita andata male, ben sapendo che tre giorni dopo ce n’è un’altra per il riscatto. Vivo molto serenamente le cose, sia nel bene che nel male. Mi piace divertirmi e uscire, anche se da quando è arrivata Lucrezia i ritmi sono cambiati, adesso il tempo libero è dedicato a lei, punto e basta. Per il resto sono come tutti i ragazzi della mia età, mi piace il cinema e la musica ed ho un po’ il vizio per i vestiti e l’abbigliamento».Per chiudere passato e futuro insieme. Come te lo immagini un prossimo derby? «I derby sono sempre stati molto sentiti dall’ambiente torinista, basti pensare che i tifosi granata venivano a tifare anche durante le sfide giovanili, segno che la stracittadina vera e propria a loro manca davvero tanto. Detto questo, mi auguro possa esserci presto. Il pensiero di questa partita mi fa sorridere perché immagino quella che potrà essere l’accoglienza, ma non vedo comunque l’ora di giocarla». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/12/federico-balzaretti.html
  3. FEDERICO BALZARETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Balzaretti Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 06.12.1981 Ruolo: Difensore Altezza: 178 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2007 Esordio: 11.09.2005 - Serie A - Empoli-Juventus 0-4 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 68 presenze - 2 reti 1 scudetto 1 campionato di serie B Federico Balzaretti (Torino, 6 dicembre 1981) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano di ruolo difensore, direttore sportivo del L.R. Vicenza. Cresciuto nel Torino, vive le prime esperienze da professionista in prestito a Varese e Siena, tornando al Torino per giocare un anno in Serie A e due in Serie B. In seguito si trasferisce alla Juventus, giocando un anno in Serie A e Champions League con la vittoria del campionato e la successiva stagione in cadetteria con la risalita. Ceduto alla Fiorentina nel 2007, dopo mezza stagione passa al Palermo con cui gioca titolare in Europa League. In questi anni conquista la maglia della Nazionale con la quale partecipa al Campionato europeo 2012, in cui l'Italia perde la finale contro la Spagna. Nella stessa estate si trasferisce alla Roma. Il 12 agosto 2015 annuncia il ritiro, dopo aver totalizzato complessivamente 221 presenze e 4 reti in Serie A e 130 presenze e 3 reti in Serie B. Federico Balzaretti Balzaretti in nazionale al campionato d'Europa 2012 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 12 agosto 2015 Carriera Giovanili 1994-1999 Torino Squadre di club1 1998-1999 Torino 0 (0) 1999-2001 → Varese 44 (1) 2001-2002 → Siena 16 (1) 2002-2005 Torino 94 (5) 2005-2007 Juventus 68 (2) 2007-2008 Fiorentina 6 (0) 2008-2012 Palermo 143 (3) 2012-2015 Roma 39 (1) Nazionale 2000-2002 Italia U-20 23 (1) 2002 Italia U-21 4 (0) 2010-2013 Italia 16 (0) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Giochi del Mediterraneo Argento Tunisi 2001 Torneo Quattro Nazioni U-20 Oro 2001-2002 Biografia Dall'ex compagna Jessica Gasparin ha avuto due figlie: Lucrezia, nata nel 2006, e Ginevra Vittoria, nata nel 2008. Il 13 giugno 2011 si è sposato con la ballerina di danza classica Eleonora Abbagnato nella Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni di Palermo. Il 24 gennaio 2012 è diventato padre per la terza volta, della bambina Julia nata a Palermo; il 3 gennaio 2015 nasce il suo quarto figlio, di nome Gabriel, venuto al mondo a Roma. Il 21 luglio 2012 diventa cittadino onorario di Pezzana, paese dei suoi genitori. Caratteristiche tecniche Possedeva spiccate doti offensive, tipiche del suo ruolo di terzino sinistro. Fra le sue caratteristiche principali vi erano l'abilità nel cross e nella corsa, che lo rendevano sempre presente sia in fase difensiva sia offensiva, anche grazie alla sua resistenza. Carriera Club Inizi Accolto dall'età di sei anni nelle giovanili del Torino, gioca nelle serie minori con le maglie di Varese e Siena, alle quali viene ceduto in prestito. Tornato a Torino, esordisce in Serie A il 14 settembre 2002 contro l'Inter. Con i granata retrocessi in Serie B, diventa uno degli uomini più importanti della squadra. Nel campionato di Serie B 2004-2005 con il Torino guadagna la promozione nella massima serie. Questa promozione raggiunta sul campo viene perduta a causa del fallimento della società durante il problematico ritiro precampionato. Il 10 agosto 2005 Balzaretti, come tutti gli altri giocatori, viene svincolato e lasciato libero di accordarsi con un'altra squadra. Juventus Pochi giorni dopo viene ingaggiato a parametro zero dalla Juventus. Proprio lui che aveva giurato amore eterno alla causa granata, ora passa a difendere i colori dell'altra squadra cittadina, anche per far restare in Piemonte l'allora moglie che era incinta della figlia Lucrezia. Questo trasferimento fu interpretato come un gesto di tradimento dai tifosi granata, che da allora hanno ricoperto di fischi e insultato Balzaretti ogni volta che è tornato a Torino da avversario. Con Fabio Capello trova spesso posto nell'undici titolare in assenza del pariruolo Giorgio Chiellini. Al suo primo anno in bianconero, nella quale colleziona 28 presenze (di cui 4 in Champions League), la squadra si classifica prima nel campionato 2005-2006: in seguito alle responsabilità della Juventus nello scandalo Farsopoli, lo scudetto viene assegnato all'Inter e la società retrocede in Serie B. Rimane alla Juventus nella stagione 2006-2007, in Serie B, segnando contro il Crotone il suo primo gol in bianconero, nella vittoriosa partita contro i calabresi (5-0). Si ripete contro l'AlbinoLeffe. A fine stagione Balzaretti non rientra più nei piani della Juventus. Fiorentina Balzaretti con la maglia della Fiorentina. Il 20 giugno 2007 viene acquistato dalla Fiorentina per 3,8 milioni di euro. Pochi giorni dopo, intervistato dai giornalisti, spiega di essere stato letteralmente "scaricato" dalla squadra bianconera. Con la maglia viola ha disputato 6 partite in campionato, 2 in Coppa Italia e 3 in Coppa UEFA, per un totale di 11 apparizioni, poiché l'allenatore della squadra, Cesare Prandelli, gli preferiva giocatori come Manuel Pasqual e Massimo Gobbi e il loro rapporto non era quindi dei migliori. Nel gennaio 2008 lascia dunque la Toscana; ritroverà Cesare Prandelli come commissario tecnico della Nazionale italiana, che tornerà a prenderlo in considerazione per le convocazioni. Palermo Il 25 gennaio 2008, durante la sessione invernale del calciomercato, passa al Palermo sempre per 3,8 milioni di euro. Nella squadra rosanero veste la maglia numero 42 in onore del padre, nato nel 1942. Con questa squadra, negli anni, si è rivelato uno dei migliori esterni sinistri del campionato italiano. Esordisce con il rosanero il 2 febbraio 2008 in Palermo-Livorno (1-0), rendendosi autore di una prestazione positiva. Nella mezza stagione a Palermo diventa un titolare della squadra, giocando 16 partite di campionato. Riconfermato titolare per la stagione successiva, colleziona 33 presenze in campionato senza segnare alcune rete. In poco tempo diventa uno dei giocatori chiave della squadra. Balzaretti all'inizio della militanza nel Palermo Il 18 ottobre 2009 segna la prima rete sia in Serie A che con la maglia del Palermo, utile ai fini della vittoria in trasferta contro il Livorno (1-2) all'ottava giornata di campionato, con un potente sinistro, dopo aver ricevuto il pallone da Mattia Cassani con un cross dalla fascia. Il 6 dicembre, giorno del suo ventottesimo compleanno, ha potuto festeggiare le sue 100 presenze in Serie A nella 15ª giornata di campionato che ha visto i rosanero battere per 2-1 il Cagliari; esse sono suddivise tra Torino (13), Juventus (20), Fiorentina (6) e Palermo (61). La stagione 2009-2010 è stata une delle migliori della sua carriera, nella quale ha dimostrato attaccamento alla maglia ed ha sfiorato l'idea di essere convocato in Nazionale. Chiude con 34 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia. Il 31 ottobre 2010, in Palermo-Lazio (0-1) della nona giornata del campionato, ha raggiunto le 100 presenze con la maglia del Palermo così suddivise: 92 in campionato, 3 in Coppa Italia e 5 in Europa League. Il 19 dicembre, in Bari-Palermo (1-1) della 17ª giornata, ha disputato la centesima partita in Serie A con la maglia rosanero. Il 23 aprile 2011, in Palermo-Napoli (2-1) della 34ª giornata di campionato, realizza la seconda rete in una stagione di massima serie (l'altra al Brescia nella seconda giornata), facendo così registrare un record personale. Oltre alle due reti già citate, le presenze stagionali sono 44, suddivise fra campionato, Coppa Italia (persa in finale contro l'Inter per 3-1) ed Europa League; è stato considerato in quella stagione come uno dei migliori terzini del campionato per prestazioni e numero di assist (in totale 6 assist serviti ai compagni). Titolare nella stagione 2011-2012, si infortuna in Palermo-Udinese (1-1) della 29ª giornata di campionato disputata il 24 marzo. Rientra in campo il 6 maggio nell'ultima partita casalinga dei rosanero, nel 4-4 contro il ChievoVerona, subentrando a Nicolás Bertolo al 58'. Salta la partita successiva, l'ultima di campionato per una laringotracheite, chiudendo quindi la stagione con 27 presenze in campionato e 2 in Europa League. Lascia il Palermo dopo quattro stagioni e mezzo, collezionando complessivamente 159 presenze e 3 reti. Roma Federico Balzaretti con la maglia della Roma nell'amichevole contro il Chelsea disputata il 10 agosto 2013 Dopo aver rifiutato il prolungamento di contratto col Palermo (che gli offriva anche un futuro da dirigente), il 1º agosto 2012 si trasferisce alla Roma per 4,5 milioni di euro. Lo stesso giorno è stata pubblicata sul sito ufficiale del Palermo una lettera di saluto e ringraziamento ai tifosi rosanero. Esordisce in maglia giallorossa nº 42, mantenendo quindi la casacca che aveva al Palermo, nella gara casalinga contro il Catania (2-2), valevole per la prima giornata di campionato. Il 27 gennaio 2013 viene inserito nella Squadra dell'anno al Gran Galà del calcio AIC. Chiude la stagione con 27 presenze in campionato e 5 in Coppa Italia. Segna la sua unica rete con la maglia della Roma il 22 settembre 2013, siglando il gol che sblocca il derby contro la Lazio (2-0) della quarta giornata del campionato di Serie A 2013-2014. Quindi è titolare fino alla partita di campionato contro il Sassuolo del 10 novembre 2013. Successivamente un'infiammazione all'adduttore si è tramutata in pubalgia, quindi il 24 gennaio 2014 si è operato a Boston. Il giocatore ha proseguito perciò con allenamenti personalizzati iniziando una cura a base di laser e ultrasuoni e il 15 marzo seguente è stato controllato nuovamente a Boston. La non riuscita dell'intervento di Boston lo ha costretto a tornare sotto i ferri il 24 luglio 2014, stavolta a Monaco di Baviera. Il 3 aprile 2015 torna a giocare nella partita della formazione Primavera contro la Ternana, disputando il primo tempo. Viene inoltre convocato per la partita del 4 aprile contro il Napoli, tornando così disponibile dopo 17 mesi di assenza. Riesce a timbrare il cartellino di presenza in occasione dell'ultima partita di campionato, Roma-Palermo 1-2, il 31 maggio 2015. A fine stagione rimane svincolato e conclude così la sua esperienza in giallorosso con 44 presenze e una rete. Nazionale Tra il 2000 e il 2002 gioca 23 partite (segnando un gol) con la Nazionale Under-20 e 4 partite con l'Under-21, sotto la gestione di Francesco Rocca. Il 14 novembre 2010 riceve la prima convocazione in Nazionale maggiore, a quasi 29 anni, dal commissario tecnico Cesare Prandelli in vista dell'amichevole contro la Romania del 17 novembre. In tale partita, finita 1-1, esordisce dal primo minuto giocando l'intero incontro. Federico Balzaretti durante la finale dell'Europeo 2012 contro la Spagna Il 20 marzo 2011 riceve la convocazione in vista delle partite contro Slovenia (qualificazione agli Europei 2012) ed Ucraina (amichevole): gioca la prima partita - disputata il 25 marzo e vinta in trasferta per 1-0 - da titolare, disputando ancora una volta tutti i 90 minuti e fornendo a Thiago Motta l'assist per il gol partita. In tutto saranno 4 le apparizioni nel girone di qualificazione. Il 13 maggio 2012 viene inserito dal CT Prandelli nella lista dei 32 calciatori pre-convocati per la fase di preparazione in vista dell'Europeo 2012, venendo poi incluso nella lista definitiva consegnata il 29 maggio. Per le prime due partite del girone contro Spagna e Croazia Prandelli schiera la squadra con 3-5-2 e a sinistra gioca titolare Emanuele Giaccherini. Debutta quindi nella terza partita del girone e quindi gioca anche le tre partite della fase finale, con l'Italia schierata con il 4-4-2; in particolare, nella semifinale contro la Germania viene schierato sulla fascia destra. La Nazionale italiana perde 4-0 contro la Spagna in finale, in cui Balzaretti, che fino ai quarti ha ben figurato nel torneo, subentra al 20' all'infortunato Giorgio Chiellini. Dopo il ritiro Il 12 agosto 2015, tramite una conferenza stampa, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato a causa di problemi fisici all'età di 33 anni, entrando a far parte della dirigenza della Roma, dove si occuperà dei ragazzi ceduti in prestito. Per il biennio 2015-2017 è anche opinionista delle partite di Champions sui canali Premium Calcio e a giugno 2016 è ospite fisso a Il grande match su Rai 1 per commentare i post-partita dell'Europeo. Nell’estate del 2017 diventa opinionista su Fox Sports per il calcio internazionale. Nel giugno del 2019 lascia la Roma dopo sette anni tra campo e dirigenza ed entra a far parte della squadra di DAZN come opinionista a bordo campo al fianco di Diletta Leotta nei pre e post-partita delle partite di Serie A. L’anno seguente commenta la Champions su RMC Sports. Nell’estate del 2021 entra a far parte della squadra di Amazon Prime Video come opinionista in studio delle gare del mercoledì di UEFA Champions League. Nel frattempo frequenta il corso da allenatore UEFA A a Coverciano e il 2 novembre dello stesso anno diventa direttore sportivo del L.R. Vicenza. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - 2001-2002 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2012
  4. ROBERT KOVAC Chi ha seguito il doppio confronto di Champions League fra il Bayern Monaco e il Chelsea – afferma Gianluca Spessot, sul “Guerin Sportivo” del 26 aprile-2 maggio 2005 – si starà chiedendo come mai la Juventus abbia deciso di puntare su Robert Kovac per dare maggiore stabilità alla difesa. Sono bastate la forza fisica e la stazza di Drogba per far venire alla luce i limiti di un centrale costretto spesso a regalare un paio di centimetri all’avversario di turno. Nel gol del provvisorio 2-1 per il Chelsea, Kovac tentò di contrastare piuttosto goffamente l’ivoriano, che, con uno stacco imperioso, fece sembrare il numero 5 del Bayern Monaco ben più basso dei 182 centimetri riportati sulla sua carta di identità. Anche nell’incontro d’andata la coppia centrale del Bayern non aveva vinto quasi nessun duello aereo contro il colosso dei londinesi, ma in quella occasione la squadra di Magath giocò male e si ipotizzò una serata storta di tutta la truppa. La gara di ritorno ha però messo in evidenza una verità che la Bundesliga aveva in qualche modo celato: nel calcio moderno i centimetri e i chili sono fondamentali per uno stopper. Un limite, che Jürgen Kohler aveva già segnalato in un recente articolo scritto per il settimanale “Kicker”, che ha proposto, ai lettori un confronto fra la coppia centrale del Bayern e quella dello Schalke. L’ex juventino ha messo Robert Kovac all’ultimo posto in un’ipotetica classifica che vedeva a confronto, oltre al croato, Lucio, Bordon e Krstajic, motivando così la sua scelta: «Kovac è veloce e molto aggressivo nei contrasti, ma perde troppi duelli aerei». Una sintesi perfetta, che dovrà far riflettere la dirigenza juventina, chiamata ad affiancargli un centrale di stazza. Ritorniamo quindi alla domanda iniziale: perché Robert Kovac? Il primo motivo è sicuramente economico. Il centrale della Nazionale croata è in scadenza di contratto e quindi verrebbe tesserato a parametro zero. Uli Hoeness ha recentemente dichiarato che la partenza del croato rappresenta una grossa perdita per il Bayern, ma il bilancio viene prima di tutto e la dirigenza di Säbenerstrasse aveva offerto un rinnovo di due anni con una riduzione dello stipendio del 30%. Proposta definita inaccettabile dal giocatore che pretendeva un triennale alle stesse condizioni del contratto precedente. Dopo aver capito che la società bavarese non avrebbe ceduto di un centesimo, Kovac ha ordinato al suo procuratore di sondare il mercato europeo, perché «se me ne devo andare da Monaco, voglio fare un’esperienza all’estero». Né il giocatore, né il suo manager hanno mai fatto il nome della Juventus, ma la dirigenza del Bayern ha fatto sapere di non poter concorrere con l’offerta del club bianconero. Il secondo motivo è di carattere prettamente sportivo: in un campionato come quello italiano dove i difensori sono spesso costretti a marcare attaccanti veloci, Kovac si troverebbe sicuramente a suo agio. Lo scatto e l’anticipo sono i suoi punti di forza e di testa non è l’ultimo arrivato, anche se, come detto, soffre gli avversari più alti di lui. Chiarite le sue caratteristiche e svelati i suoi limiti, andiamo alla scoperta dell’uomo e del calciatore che dovrebbe raccogliere l’eredità di uno stopper, Jürgen Kohler, che ha già percorso, nel passato, la strada che da Monaco di Baviera porta a Torino. Kovac ha il passaporto croato e nella Nazionale del suo Paese ha collezionato una cinquantina di presenze, ma, come il fratello maggiore Niko che attualmente milita nell’Hertha, è nato a Berlino il 6 aprile ‘74. La sua carriera è iniziata nel Rapide Wedding, uno dei tanti club della Capitale, così come l’Hertha Zehlendorf, che ha rappresentato la seconda tappa nella rincorsa verso il calcio professionistico. Prima di approdare nella massima serie Kovac ha dovuto passare per il purgatorio della Zweite Liga con il Norimberga, ma, nel ‘96-97, è arrivato il tanto atteso esordio nell’élite del calcio tedesco. A Leverkusen Robert ha trovato Christoph Daum, un allenatore che crede nei giovani e che non ha esitato a consegnargli il posto di titolare lasciato libero da Christian Wörns, incapace di resistere alle sirene parigine. La stagione ‘98-99 è stata quella della piena consacrazione, tanto che, lo stesso Daum ha detto di lui: «È la vera rivelazione dell’anno». Nel luglio del 2001 Kovac decise di abbandonare il club dei farmacisti per trasferirsi in riva all’Isaar. È arrivato insieme al fratello Niko, che due anni prima aveva lasciato il Bayer per l’Amburgo. La coppia si è divisa due stagioni più tardi, in quanto Robert è diventato titolare inamovibile, mentre Niko non è mai riuscito a imporsi e ha deciso di ritornare nella città natale. Con l’arrivo di Felix Magath in panchina le carte si sono rimescolate e Kovac si è ritrovato improvvisamente degradato a quinta scelta, dietro Lucio, Demichelis, Kuffour e Linke. I motivi li spiega lo stesso Robert: «Con Hitzfeld c’erano delle gerarchie ben definite e in allenamento non serviva andare a mille, l’importante era premere sull’acceleratore il sabato. Il nuovo tecnico pretende, invece, il massimo impegno anche durante la settimana. Ci ho messo un paio di mesi ad abituarmi». In effetti, solo alla nona di campionato Kovac parte per la prima volta titolare, e lo rimane per il resto della stagione, andando a formare, con Lucio, la coppia centrale difensiva meno battuta della Bundesliga. Se abbandoniamo il rettangolo di gioco scopriamo che Robert è sposato con Anica, che gli ha dato una figlia di nome Leticija. Molto riservato, restio a rilasciare interviste, del suo privato non si sa quasi nulla, se non che ama il golf e una vita rilassata, come dimostra il motto che compare nella scheda personale pubblicata sul sito ufficiale del Bayern: «La forza è insita nella tranquillità». Uno stile di vita seguito anche sul rettangolo verde: ci si accorge che Kovac ha giocato solo perché il diretto avversario è stato uno dei peggiori in campo e perché, dalla lettura delle statistiche, risulta essere ai primi posti dei giocatori con il maggior numero di contrasti vinti. Sarà interessante vedere se, anche in Italia, saprà mantenere quella correttezza che ha, finora, contraddistinto la sua carriera: nelle ultime quattro stagioni giocate col Bayern ha visto solo sedici cartellini gialli e neanche uno rosso. GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 2005 Capello corto e mascella volitiva, fisico potente e agile al tempo stesso, lo sguardo fiero di chi possiede una fiducia cieca nei propri mezzi: Robert Kovac, nuovo pezzo pregiato della difesa della Juventus, si presenta così nel ritiro di Salice Terme, dove, per la prima volta, incontra il popolo bianconero. In realtà l’incontro, a distanza, c’era già stato lo scorso anno, quando il croato di Germania vestiva la casacca del Bayern Monaco e, nel girone eliminatorio della Champions League, si confrontò per due volte con Del Piero e compagni: «La Juve giocò due partite tatticamente perfette – ricorda Robert – riuscendo a sfruttare al meglio le poche occasioni da gol che le si presentarono. La cosa che mi impressionò fu la determinazione, la volontà di controllare il gioco e l’avversario: una caratteristica che possiedono solo le grandi squadre». La doppia sfida segnò il destino di Kovac: la Juve vinse entrambe le partite, ma il ragazzo fece bene, tanto da convincere Capello e Moggi ad assicurarsi i suoi servigi per la stagione futura. 31 primavere alle spalle, una Coppa Intercontinentale nel 2001, due titoli della Bundesliga, nel 2003 e lo scorso anno: i titoli e l’esperienza certo non gli mancano, eppure Robert suda e lavora sul campo di Salice Terme con la passione di un ragazzino. Lo incontriamo al termine del suo secondo giorno di ritiro. I muscoli sono ancora imballati, ma l’entusiasmo è alle stelle e quasi cancella la fatica. – Allora Robert, com’è stato il primo impatto? «Ottimo, e non poteva essere altrimenti: certo, la stanchezza si fa sentire dopo i primi allenamenti, ma sono talmente felice di essere qui che non ci penso. La Juventus è il massimo: un grande club, il più importante d’Italia. La società è impeccabile, basta vedere quanta gente lavora per noi anche qui, durante il ritiro. E poi la squadra è una corazzata imbattibile, molto compatta ed equilibrata in tutti i reparti; conoscevo di fama tutti i giocatori, ancor prima di incontrarli di persona! Sono venuto qui per vincere tutto: scudetto e Champions League». – Hai pronunciato la parola magica: Champions League, il primo obiettivo per la società e per i tifosi. «Lo so bene, faremo di tutto per vincerla, anche se il Liverpool insegna: non vince sempre la squadra più forte. Servono tante componenti, tra le quali anche una buona dose di fortuna. Non sarà facile, ma con la qualità di cui dispone questa squadra, è un obiettivo alla nostra portata». – È quello che ha chiesto mister Capello, non appena vinto lo scudetto. «E noi faremo di tutto per accontentarlo. Lui è un grande, uno dei migliori allenatori del mondo. È da poco che mi alleno sotto la sua direzione, ma mi sono subito reso conto dell’attenzione con la quale segue i giocatori, della cura che presta a ogni minimo dettaglio. Non è un caso che abbia vinto ovunque è andato». – Hai già un’idea di quello che ti chiederà in campo? «Capello mi conosce, sono un difensore centrale, questa era la mia posizione anche al Bayern e quindi suppongo che verrò impiegato in quel ruolo. Me la vedrò contro grandi campioni, penso a Shevchenko o ad Adriano… sono fortissimi, ma non li temo». – Guarda caso hai citato i due attaccanti di Milan e Inter, le concorrenti più agguerrite della Juventus. «Sicuramente è contro di loro che ci dovremo confrontare: sono queste le avversarie più forti. In Germania quando ne ho avuto la possibilità, ho guardato il campionato italiano. Mi piace è interessante, agguerrito, il pubblico è molto “caldo” e poi l’Italia è un paese meraviglioso dove vivere». – A proposito: conosci già Torino? «Ci sono stato qualche volta in trasferta, ma non posso dire di conoscerla. Me ne hanno parlato bene, mi hanno detto che è una città bella e tranquilla. Ottimo, tanto non sono in cerca di distrazioni: il tempo libero lo passo a casa con mia moglie e la mia bimba di tre anni e sono felicissimo così». Anica è pure lei croata, nata e vissuta a Berlino. Nel 1995, all’età di 17 anni, è una modella molto famosa che fa incetta di premi: Miss Croazia, Miss Mondo e addirittura Miss Universo. Una volta sposata, Anica diventa una moglie e una madre modello, dedicando tutto il suo tempo al marito e alla splendida figlia. «Robert è stato il primo e unico amore. Non avrei mai voluto sposare un calciatore, ma Robert è una persona speciale; non mi pesa affatto aver abbandonato la mia vita da modella». Nonostante la concorrenza di Thuram e Cannavaro, Kovac scende in campo per 23 volte, realizzando anche una rete, nella vittoriosa partita contro il Lecce. Robert può, quindi, aggiungere al già ricco palmarès, anche il titolo di Campione d’Italia. Nella stagione successiva è ancora alla Juventus, nonostante la retrocessione in Serie B della compagine bianconera. La stagione non è fortunata per Robert, fermato da tantissimi problemi fisici. La partita inaugurale del torneo è da dimenticare: confeziona un super pasticcio con il compagno Boumsong, che permette all’attaccante riminese Ricchiuti di pareggiare la rete di Paro. Comincia così in salita il campionato cadetto della Juventus. Anche durante altre partite il croato dimostra di aver perso quella sicurezza che lo ha sempre contraddistinto e alla fine della stagione, non rientrando nei piani del nuovo allenatore Ranieri, viene ceduto al Borussia Dortmund. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/04/nato-berlino-il-6-aprile-1974-da.html
  5. ROBERT KOVAC https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Kovač Nazione: Croazia Luogo di nascita: Berlino Ovest (Germania) Data di nascita: 06.04.1974 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 78 kg Nazionale Croato Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2007 Esordio: 20.08.2005 - Supercoppa italiana - Juventus-Inter 0-1 Ultima partita: 19.05.2007 - Serie B - Arezzo-Juventus 1-5 43 presenze - 1 rete 1 scudetto 1 campionato di serie B Robert Kovač (Berlino Ovest, 6 aprile 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore croato, di ruolo difensore. Robert Kovač Nazionalità Croazia Altezza 186 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex-difensore) Termine carriera 2010 - giocatore Carriera Giovanili ????-1991 Rapide Wedding 1988-1991 Hertha Zehlendorf Squadre di club 1991-1995 Hertha Zehlendorf 112 (12) 1995-1996 Norimberga 33 (1) 1996-2001 Bayer Leverkusen 127 (1) 2001-2005 Bayern Monaco 94 (0) 2005-2007 Juventus 43 (1) 2007-2009 Borussia Dortmund 26 (0) 2009-2010 Dinamo Zagabria 26 (0) Nazionale 1999-2009 Croazia 84 (0) Carriera da allenatore 2013 Croazia U-21 Vice 2013-2015 Croazia Vice 2016-2018 Eintracht Francoforte Vice 2018-2019 Bayern Monaco Vice 2020-2022 Monaco Vice 2022- Wolfsburg Vice Biografia Kovač ha un fratello maggiore, Niko, ritiratosi dal calcio nel 2009, che è stato anch'egli giocatore della selezione croata. Carriera Giocatore Club Inizia e trascorre larga parte della propria carriera di calciatore professionista in Germania, giocando con Hertha Zehlendorf, Norimberga, Bayer Leverkusen e Bayern Monaco. In Germania vince due titoli di Bundesliga, una coppa nazionale ed una Coppa di Lega. Con il Bayern Monaco conquista anche la Coppa Intercontinentale nel 2001. Nel 2005 si trasferisce in Italia, alla Juventus dove vince subito lo scudetto. Segna la sua unica rete in bianconero in Juventus-Lecce 3-1 (27ª giornata del campionato di Serie A 2005-2006), firmando con un colpo di testa la rete del momentaneo 2-1. Dopo la retrocessione della Juventus in Serie B decide di rimanere, ma la sua stagione è contrassegnata da numerosi infortuni che ne impediscono il regolare impiego. Tra i cadetti si rende comunque protagonista in negativo in un'occasione: la prima storica sconfitta della Juve in Serie B è arrivata a seguito di un suo autogol durante Mantova-Juventus (1-0) del 13 gennaio 2007 che pose fine all'imbattibilità dei bianconeri dopo 45 gare. Non rientrando più nei piani della società, nel giugno del 2007 è ingaggiato dal Borussia Dortmund e nel gennaio del 2009 torna in patria alla Dinamo Zagabria. Al termine della stagione, il 2 giugno, annuncia sul sito della squadra croata il ritiro dal calcio. Nazionale Vanta 84 presenze con la Nazionale croata. Allenatore Il 21 gennaio 2013 viene nominato assistente di Niko Kovač alla guida della Nazionale croata di calcio Under-21. Segue il fratello anche nella Nazionale maggiore, all'Eintracht Francoforte, al Bayern Monaco e al Monaco. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Campionato tedesco: 2 - Bayern Monaco: 2002-2003, 2004-2005 Coppa di Germania: 2 - Bayern Monaco: 2002-2003, 2004-2005 Coppa di Lega tedesca: 1- Bayern Monaco: 2004 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato croato: 1 - Dinamo Zagabria: 2009-2010 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Bayern Monaco: 2001
  6. PATRICK VIEIRA Non poteva esserci presentazione migliore che essere amico di Lilian Thuram – scrive Enrica Tarchi, da “Hurrà Juventus” dell’agosto 2005 –, che tutti, nell’ambiente bianconero, conoscono non soltanto come un calciatore eccezionale, ma anche come un uomo molto profondo, di grande cultura e sensibilità. Lilian ci presenta Patrick Vieira parlandone in modo semplice, genuino, ma molto incisivo: «È una brava persona, con la testa sulle spalle, è molto tranquillo e sa essere molto positivo. Il fatto che sia stato capitano dell’Arsenal e lo sia della Nazionale francese ne è una dimostrazione. Inoltre non dimentica le sue origini, sta facendo cose importanti per l’Africa». Per il suo paese, Patrick, francese di origini senegalesi, sta facendo qualcosa di davvero speciale e lo racconta con orgoglio: «Ho aperto una scuola a Dakar, assieme a Bernard Lama e Jimmy Adjoviboco, dove i ragazzini sono impegnati al 70% con le lezioni e il 30% con il calcio. L’ho fatto, perché il nostro sport in Africa è una vera passione, è il sogno di ogni bambino, ma sappiamo bene quanto sia difficile affermarsi a certi livelli. Il mio obiettivo è che, parallelamente al sogno del calcio, gli allievi della mia scuola sognino di diventare professori, dottori, ingegneri, giornalisti. Ci sono insegnanti che vengono appositamente da fuori per far loro lezione, per farli appassionare anche ad altre cose che non siano un pallone da calcio. Se poi nel loro futuro ci sarà una carriera come la mia, bene, altrimenti ho la speranza che ci sia qualcos’altro e il nostro sport è sicuramente una leva importante per orientarli anche verso altri interessi. Io mi informo sempre di come vanno le cose laggiù, anche se a causa dei miei impegni calcistici non è facile essere presente, ma seguo con passione l’evolversi di questa struttura che presto sarà ultimata in tutte le sue parti, ma che lavora già a pieno ritmo da oramai due anni». Eccolo il Patrick Vieira che non si conosce, il personaggio che sta alla base del grande campione che tutti apprezziamo e che i tifosi e gli appassionati di calcio amano e considerano uno dei più forti giocatori in circolazione. A volte bisogna scavare nel profondo di una persona per coglierne la vera essenza, capire come ha fatto a guadagnarsi un posto nell’élite del calcio mondiale, dove la tecnica non basta, ci vuole anche una forte personalità, una maturità che si acquisisce con il tempo, riflettendo su quello che si ha intorno, vivendo la vita e non facendosela scorrere addosso. «Quando ero ragazzino – ammette Patrick – non riflettevo abbastanza sulle cose, pensavo solo al calcio. Sono stati Bernard Lama, Jimmy Adjoviboco e Lilian Thuram ad aprirmi gli occhi. Ho capito che nella vita non c’è solo il calcio, che ci sono cose più importanti, come ad esempio aiutare la gente. Io sono nato in Africa e con il tempo ho capito che non lo dovevo dimenticare, che avevo il dovere di fare qualcosa per la mia gente. Con il mio amico Lilian, che era anche mio compagno di stanza in Nazionale e ora lo è nella Juve, si può parlare di tutto, lui ha un’opinione personale su tutti gli argomenti e questo mi piace, mi aiuta a riflettere. E una persona semplice e genuina». È un’amicizia vera quella che lega i due assi francesi, sana e sincera, che lo ha anche aiutato a sentirsi a casa propria fin dal giorno del suo arrivo alla Juventus. Lilian lo ha preso per mano e lo ha accompagnato in un mondo in cui Patrick ha messo ben poco tempo ad ambientarsi, proprio come il suo amico fraterno aveva pronosticato. «Ci siamo conosciuti quando giocavo nel Cannes – racconta Vieira – e lui era nel Monaco, ci siamo trovati di fronte da avversari, ma la vera amicizia è sbocciata quando abbiamo iniziato a frequentarci in Nazionale». Da allora sono successe tante cose, calcistiche e non. Patrick si è sposato, quest’estate, e Lilian ha partecipato al suo matrimonio con Cheryl. Quando è possibile, i due amici trascorrono un po’ di tempo assieme, anche se i casi della vita non li hanno mai portati, per esempio, a condividere una vacanza, ma ci sarà tempo anche per quello. «Magari – sorride Vieira – ora che viviamo nella stessa città ci troveremo per andare a giocare a golf». Ma è ben altro che li unisce. Si capisce, anche se non lo dicono. È come un filo sottile, una corrispondenza di pensieri, una grande umanità. Ecco cosa li rende tanto speciali. Si dice che gli opposti spesso si attraggono, ma anche tra simili a volte ci si trova a meraviglia. Patrick era fortemente richiesto non solo dalla Juventus, ma anche dal Real Madrid. Zidane contro Thuram, se vogliamo fare una forzatura. Ha vinto Thuram. «Diciamo che ho vinto io – spiega Vieira – nel senso che nessuno ha influito sulla mia scelta se non io stesso. Ho riflettuto a lungo e ho scelto la strada migliore per me, e ogni giorno che passa sono sempre più convinto di aver fatto la cosa giusta». Un ritorno, quello nel campionato italiano, che potrebbe parere una stonatura a chi, qualche tempo fa, lo aveva sentito dire che non sarebbe tornato a giocare nel nostro paese dopo uno spiacevole e inqualificabile episodio razzista che lo aveva coinvolto. «Se avessi fatto quello che avevo detto in quell’occasione, l’avrei data vinta a una minoranza. Invece sono qui, e voglio pensare solo a giocare e a vincere». Ora che ha vinto la sua personale battaglia contro l’intolleranza, a ulteriore dimostrazione di un carattere forte e tenace, Vieira si prepara a lanciare altre sfide, questa volta sportive: «Con la Juventus voglio vincere tutto, in Italia e in Europa. La Champions League è il sogno di tutti, è una competizione difficile in cui, negli ultimi anni, è capitato che trionfassero squadre diverse da quelle che il pubblico si aspettava. Quindi non si possono fare ragionamenti sulla carta, sarà il campo a parlare, ma noi faremo del nostro meglio per trionfare in tutte le competizioni a cui partecipiamo». Tutti vogliono che il campo alla fine dica Juve e, con una squadra così, la sfida è lanciata. Fabio Capello, che l’ha allenato nella sua breve parentesi al Milan e ora l’ha fortemente voluto, si gode con soddisfazione la coppia di centrocampo Vieira-Emerson, che considera la più forte in assoluto, in Italia e non solo. E Patrick ricorda alcuni preziosi insegnamenti ricevuti dall’attuale tecnico bianconero: «Il mister, ai tempi del Milan, mi ha insegnato il metodo di lavoro e a credere in me stesso – racconta il francese – questo mi ha fatto maturare molto fino a diventare la persona che sono. Il fatto che Capello abbia detto che fin da giovane si aspettava da me che diventassi il nuovo Rijkaard mi fa molto piacere, anche perché l’olandese è sempre stato uno dei miei idoli». Ora si sono ritrovati alla Juventus, un club che Vieira dopo pochi giorni descrive già in modo entusiastico: «Mi sono trovato subito benissimo, questa è la squadra perfetta per me, un ambiente eccezionale circondato da un entusiasmo che mi ha davvero colpito». Un amore a prima vista, dunque, ricambiato dai tifosi bianconeri che lo hanno accolto a braccia aperte. Un altro campione per una squadra di campioni. FILIPPO RICCI, DAL “GUERIN SPORTIVO” DEL 26 LUGLIO – 1° AGOSTO 2005 Patrick Vieira parla poco, e quasi sempre a proposito. Di razzismo, per esempio. Lui, nato in Africa e cresciuto in un quartiere tosto della banlieu parigina. Il Vieira calciatore non ha grandi segreti, l’uomo, decisamente riservato, qualcuno in più. La famiglia. Ovvero la madre e un fratello, con i quali Patrick arrivò in Francia a 8 anni. La mamma è da sempre il suo punto di riferimento. Fu lei a organizzare il trasferimento in Francia, trovando lavoro come cuoca in una scuola. Il padre non riconobbe Patrick, che in pratica non ha mai conosciuto. E del quale non parla. Si sa però che la madre, Emilienne, è nata a Capo Verde, l’arcipelago al largo delle coste del Senegal. Da qui il cognome, che trova le proprie origini nel portoghese, la lingua di Capo Verde. Emilienne è conosciuta in famiglia come “Mama Rose”. «Le sono legatissimo. Lei mi è sempre stata vicina, guidandomi nei momenti difficili sin da quando ero bambino. È una donna fortissima. Quando ci trasferimmo dal Senegal alla Francia lei lavorava e andava a scuola, per studiare. Non la vedevamo molto durante il giorno, ma sapevamo che stava lavorando duro per noi, per darci ciò che volevamo e ciò di cui avevamo bisogno. Ecco perché in tutti questi anni ho sempre chiesto a lei cosa fosse meglio per me, soprattutto la scorsa estate, nei tormentati momenti di indecisione sulla questione Real Madrid». La nuova famiglia. Il 4 giugno scorso, senza grandi clamori, Patrick si è sposato a Vence, in Francia, con Cheryl Plaza, ragazza di Trinidad e sua compagna di lungo corso. A Londra vivevano in una bellissima casa ad Hampstead, divisa con il figlio di lei, avuto da una precedente relazione e in pratica adottato dall’ex capitano dell’Arsenal. La Francia. Quando arrivarono dal Senegal, i tre Vieira si stabilirono in un affollato appartamento nel quartiere Trappes, fuori Parigi, non lontano da Versailles. Allora, primi anni Ottanta, era un posto ruvido ma ancora non eccessivamente pericoloso. Oggi è diventato una specie di polveriera dove la commistione di razze e religioni non sembra aver funzionato a dovere. L’Africa. «La mia identità africana aumenta con il passare del tempo, diventa sempre più importante. Quando abbiamo lasciato il Senegal, gli inizi sono stati molto difficili. Almeno parlavamo la stessa lingua, ma lasciarsi alle spalle la famiglia, gli amici, le abitudini, la cultura africana, il modo di vivere, in pratica tutto ciò che conoscevo, non è stato facile. In questi casi non sai dove stai andando, ma impari a conoscerti, a diventare più forte». Il Senegal. Dopo averlo lasciato nel 1984, Vieira vi è tornato per la prima volta nel 2003, un viaggio emozionante alla scoperta delle proprie radici, per aprire una scuola calcio. «Era importante per me riconnettermi con il Senegal, tornarci portando qualcosa, in questo caso il progetto Diambars. Gli africani emigrati in Europa che tornano a casa non lo fanno mai a mani vuote, e per me è stato lo stesso, almeno in senso ideale». Il progetto Diambars. Lanciato nell’estate 2003, è oggi in pieno sviluppo grazie alla continua raccolta fondi operata in prima persona da Vieira. Si tratta di un centro di formazione che abbina calcio e studio ed è riservato a una cinquantina di bambini. La parola Diambars in lingua Wolof vuol dire “guerrieri”, nel senso più nobile del termine. La sede è a Saly, centro della costa senegalese un’ottantina di chilometri a nord di Dakar. Vieira è il fondatore dell’accademia, insieme agli ex giocatori Bernard Lama e Jimmy Adjovi Boco. «Normalmente chi in Africa lancia delle scuole calcio lo fa solo a scopo di lucro, per vendere i giocatori. Non si pensa all’istruzione dei bambini, ai danni provocati da distacchi spesso brutali dalle famiglie e dalle proprie radici. Il calcio in Senegal è importantissimo, e noi vorremmo usarlo come mezzo di insegnamento e di formazione per i bambini. Vorrei far loro capire che solo lavorando duro si possono ottenere risultati. All’inizio ne sono arrivati alcuni che non sapevano leggere e scrivere. I progressi sono stati evidenti. Ora tutti leggono e scrivono, anche le loro storie. E giocano a calcio. Gli paghiamo l’università in Europa, e se non riescono a diventare calciatori, strada che è sempre decisamente complicata, avranno comunque l’istruzione e potranno tomare a casa con qualcosa in mano». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/06/patrick-vieira.html
  7. PATRICK VIEIRA https://it.wikipedia.org/wiki/Patrick_Vieira Nazione: Francia Luogo di nascita: Dakar (Senegal) Data di nascita: 23.06.1976 Ruolo: Centrocampista Altezza: 192 cm Peso: 82 kg Nazionale Francese Soprannome: Torre - La Piovra Alla Juventus dal 2005 al 2006 Esordio: 20.08.2005 - Supercoppa italiana - Juventus-Inter 0-1 Ultima partita: 07.05.2006 - Serie A - Juventus-Palermo 2-1 42 presenze - 5 reti 1 scudetto Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Patrick Donalé Vieira (Dakar, 23 giugno 1976) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore senegalese naturalizzato francese, di ruolo centrocampista, tecnico del Crystal Palace. In carriera si è aggiudicato cinque campionati italiani (1995-1996, 2005-2006, 2006-2007, 2007-2008 e 2008-2009), tre campionati inglesi (1997-1998, 2001-2002 e 2003-2004), cinque Coppe d'Inghilterra (1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 e 2010-2011), quattro Community Shield (1998, 1999, 2002 e 2004), due Supercoppe italiane (2006 e 2008) e una Champions League (2009-2010) Con la maglia della nazionale francese ha partecipato a tre campionati mondiali (1998, 2002 e 2006) e tre campionati europei (2000, 2004 e 2008), vincendo il Mondiale 1998 e l'Europeo 2000. Inoltre ha preso parte a una Confederations Cup nel 2001, vincendola. A livello individuale, nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Patrick Vieira Vieira nel 2016 Nazionalità Francia Altezza 192 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Crystal Palace Termine carriera 14 luglio 2011 - giocatore Carriera Giovanili 1984-1986 Trappes 1986-1991 Drouais 1991-1993 Tours Squadre di club 1993-1995 Cannes 49 (2) 1995-1996 Milan 2 (0) 1996-2005 Arsenal 279 (29) 2005-2006 Juventus 42 (5) 2006-2010 Inter 67 (6) 2010-2011 Manchester City 28 (3) Nazionale 1995-1996 Francia U-21 7 (0) 1997-2009 Francia 107 (6) Carriera da allenatore 2013-2015 Manchester City Riserve 2013-2015 Manchester City Under-19 2015-2018 New York City 2018-2020 Nizza 2021- Crystal Palace Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup Oro Corea del Sud-Giappone 2001 Europei di calcio Under-21 Bronzo Spagna 1996 Biografia Nato in Senegal in una comunità originaria di Capo Verde, la sua famiglia si sposta a Dreux, in Francia, quando Vieira ha 8 anni; Patrick ritornerà in Senegal solo nel 2003. L'11 maggio 2010 è stato nominato "Ambasciatore di buona volontà" presso l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite. Caratteristiche tecniche Considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, era molto forte sia fisicamente che atleticamente, oltre a essere molto bravo anche tecnicamente. Era un ottimo passatore, in grado di trasformare l'azione da difensiva a offensiva, forte nei contrasti, bravo a tirare dalla distanza, e dotato di grande personalità. Veniva soprannominato la pieuvre per via della sua capacità di sradicare palloni distanti da lui per poi difenderli dal pressing degli avversari. Forte in tackle e nel gioco aereo, la sua foga agonistica lo portava a ricevere molte sanzioni disciplinari. Carriera Giocatore Club Esordio Inizia la carriera nelle giovanili del Trappes (1984-1988), per poi giocare nel Drouais e nel Tours. Nel 1993, a 17 anni, debutta in prima squadra nel Cannes, dove resta due anni e diventa capitano a 19 anni. Vieira al Milan, insieme al connazionale Desailly, durante un match della Coppa UEFA 1995-1996. Nel dicembre 1995 è ingaggiato per 7 miliardi di lire dal Milan, con cui vince lo scudetto giocando 2 partite e rimanendo tra le riserve. Arsenal Nel settembre del 1996, il nuovo allenatore dell'Arsenal, Arsène Wenger, ottiene dal club l'acquisto del calciatore francese per 4,5 milioni di sterline. La prestanza fisica e la qualità del suo gioco lo rendono da subito uno dei pilastri fondamentali della squadra. Con il connazionale Emmanuel Petit, Vieira forma un centrocampo forte e solido, contribuendo alle vittorie della squadra in Premier League e FA Cup nel 1998, nella sua prima stagione intera con il club. Nel 2000 gioca la finale di Coppa UEFA, uscendone sconfitto ai rigori contro i turchi del Galatasaray. Nel 2002 Vieira vince sia la Premier League che la FA Cup. Dopo il ritiro di Tony Adams nel 2002, Vieira ottiene la fascia di capitano. Pur essendo mancato alla finale di FA Cup del 2003 per infortunio, alza la coppa assieme a David Seaman, capitano dell'Arsenal in quell’occasione. Vieira solleva da capitano il trofeo della Premier League 2003-2004, vinta dall'Arsenal da imbattuto. La stagione 2003-2004 si rivela storica per l'Arsenal e per lo stesso giocatore. L'inizio non è semplice a causa alcuni problemi fisici; Vieira torna in tempo per il match della fase a gironi della Champions League contro il Lokomotiv Mosca, che vede i Gunners vittoriosi per 2-0 e qualificati alla fase ad eliminazione diretta. La corsa dei londinesi si ferma ai quarti di finale contro il Chelsea ma in Premier League arriva il successo finale senza subire una sola sconfitta nell'arco di tutto il torneo. Nel 2005 vince un'altra FA Cup, calciando il rigore decisivo della serie finale contro il Manchester Utd. In totale, con l'Arsenal, Vieira ha giocato 407 volte e segnato 34 gol. Nell'agosto del 2008, in un sondaggio condotto tra i fan dell'Arsenal nel sito ufficiale del club, è stato nominato quinto tra i 50 migliori giocatori della storia dei Gunners. Juventus Nell'estate 2005 il francese approda alla Juventus, dove vince un campionato (il titolo sarà in seguito revocato a causa delle vicende di Farsopoli). Sotto la guida di Fabio Capello, è autore di un'ottima stagione impreziosita da alcuni gol decisivi. La sua esperienza con la Juventus si conclude con 42 partite e 5 reti in tutte le competizioni. Inter Vieira con la maglia dell'Inter nell'estate 2009. Il 2 agosto 2006 Vieira viene acquistato dall'Inter per 9,5 milioni di euro. Il suo debutto con la nuova maglia avviene il 26 successivo nella finale di Supercoppa italiana tra Inter e Roma; Vieira gioca una partita di alto livello e segna due reti che permettono all'Inter di vincere il trofeo. La sua successiva esperienza all'Inter è però condizionata da diversi infortuni. Nella stagione 2008-2009 si fa male durante un'amichevole con la Francia nel novembre 2008 e rimane fermo per due mesi e mezzo. Torna a disposizione nel mese di febbraio, ma viene escluso dal tecnico José Mourinho dalla gara d'andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Manchester Utd. Nell'estate 2009 disputa un'ottima partita nella finale di Supercoppa italiana persa contro la Lazio. In seguito giocherà altre 10 partite, l'ultima delle quali contro il Chievo il 6 gennaio 2010. Complessivamente, con l'Inter ha collezionato 91 presenze e 9 reti, vincendo 3 scudetti (2006-2007, 2007-2008 e 2008-2009) e 2 Supercoppe italiane (2006 e 2008). Manchester City Vieira al Manchester City nel 2010, nella trasferta di Europa League sul campo del Lech Poznań. L'8 gennaio 2010 si trasferisce a titolo definitivo al Manchester City, con un contratto di 6 mesi con opzione per un ulteriore anno. Segna il primo gol con la maglia dei Citizens il 3 aprile contro il Burnley. Realizza invece la sua prima doppietta nella sfida di FA Cup contro il Notts County. Il 14 maggio 2011 vince la finale di FA Cup, superando lo Stoke City per 1-0. Vieira diventa così il giocatore straniero con più Coppe d'Inghilterra, 5. Il 14 luglio 2011 il sito ufficiale del Manchester City annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Pur essendo nato in Senegal, Vieira ha scelto di giocare con la maglia della nazionale francese, con la quale ha debuttato nel 1997 contro i Paesi Bassi. Ha fatto parte della rosa francese al campionato del mondo 1998. È entrato come sostituto nella vittoriosa finale contro il Brasile, e ha fornito l'assist per il terzo gol della Francia siglato da Emmanuel Petit. Lo stesso anno, con il resto della squadra, riceve la Légion d'honneur per le prestazioni fornite. Successivamente ha giocato come titolare a Euro 2000, vinto dalla Francia grazie al golden gol di David Trezeguet contro l'Italia ai tempi supplementari. Ha aiutato la sua nazionale a vincere la FIFA Confederations Cup 2001, finendo il torneo con due gol, incluso quello della finale contro il Giappone. Ha inoltre giocato al campionato del mondo 2002, in cui la Francia è stata eliminata nella fase a gruppi senza riuscire a segnare alcun gol. Convocato per Euro 2004, non ha potuto disputare il match dei quarti contro la Grecia a causa di un infortunio; i transalpini hanno poi perso clamorosamente la sfida per 1-0. Il 23 giugno 2006, giorno del suo trentesimo compleanno, Vieira ha capitanato la sua squadra, con Zidane indisponibile per squalifica, segnando il primo gol contro il Togo al Mondiale 2006. Vieira ha fornito anche l'assist per il 2-0 finale siglato da Thierry Henry. Questo ha aiutato la Francia ad avanzare nella competizione. Ha segnato il gol del momentaneo 2-1 nella vittoria contro la Spagna per 3-1. Dopo aver battuto per 1-0 il Brasile ai quarti di finale e il Portogallo in semifinale, la Francia è arrivata in finale contro l'Italia. Durante la partita, Vieira si è fatto male al secondo tempo in uno scontro con Fabio Cannavaro ed è stato sostituito. L'Italia ha vinto ai rigori per 5-3, dopo l'1-1 dei tempi regolamentari e supplementari. Dopo il ritiro di Zinédine Zidane, è divenuto capitano della sua nazionale e ha guidato la squadra alle qualificazioni per Euro 2008. Tuttavia a Euro 2008 Vieira non è riuscito a giocare un minuto nel torneo a causa di un infortunio al ginocchio. Nella fase finale di Euro 2008, inserita nel girone C con Romania, Paesi Bassi e Italia, la Francia ha poi disatteso le aspettative, classificandosi ultima nel proprio raggruppamento. Dopo non essere stato convocato da Raymond Domenech per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica, il 7 luglio 2010 il calciatore ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dalla nazionale francese, dichiarando di volersi dedicare esclusivamente alla sua squadra di club, il Manchester City. Allenatore Manchester City e New York City Dopo il ritiro dal calcio giocato, è entrato a far parte dello staff dirigenziale del Manchester City in qualità di allenatore delle giovanili con il titolo di Executive Development Football e come ambasciatore del club nel Regno Unito e all'estero. Il 16 maggio 2013 viene nominato allenatore delle riserve del Manchester City. Dal 1º settembre 2013 diventa anche allenatore dell'Under 19 sempre dei citizen. Il 9 novembre 2015 viene annunciato come nuovo allenatore del New York City a partire dal 1º gennaio successivo. Nizza Dopo aver conquistato i play-off per due stagioni consecutive, l'11 giugno 2018 lascia il club statunitense per diventare il nuovo tecnico del Nizza, tornando così nel campionato francese dopo 23 anni dalla sua precedente esperienza da giocatore con la maglia del Cannes. Al primo anno si piazza 7º in campionato mentre in Coppa di Francia viene eliminato ai trentaduesimi dal Tolosa e in Coupe de la Ligue esce agli ottavi per mano del Guingamp (1-3 ai rigori). Al termine della seconda stagione, conclusasi anticipatamente a causa dell'epidemia da COVID-19, porta la squadra al quinto posto in classifica, che vale la qualificazione alla fase a gironi di Europa League. Il 4 dicembre 2020, dopo cinque sconfitte consecutive tra Ligue 1 ed Europa League, nel cui girone arriva ultimo, viene esonerato e sostituito dal suo vice Adrian Ursea. Crystal Palace Il 4 luglio 2021 diventa il nuovo tecnico del Crystal Palace, con cui firma un triennale. Palmarès Giocatore Club Campionato italiano: 5 - Milan: 1995-1996 - Juventus: 2005-2006 - Inter: 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009 Campionato inglese: 3 - Arsenal: 1997-1998, 2001-2002, 2003-2004 Coppa d'Inghilterra: 5 - Arsenal: 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 - Manchester City: 2010-2011 Charity/Community Shield: 4 - Arsenal: 1998, 1999, 2002, 2004 Supercoppa italiana: 2 - Inter: 2006, 2008 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup: 1 - Corea del Sud-Giappone 2001 Individuale Squadra dell'anno della PFA: 6 - 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004 Top 11 all'Europeo: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Pallone d'argento della FIFA Confederations Cup: 1 - 2001 Calciatore francese dell'anno: 1 - 2001 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2001 Inserito nella FIFA 100 (2004) All-Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006 Inserito tra le "Leggende del calcio" del Golden Foot - 2019
  8. FABIO CANNAVARO FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 2004 «Amici, scusate il ritardo? Sì, mi sembra uno slogan azzeccatissimo per riassumere il mio approdo alla Juventus. Tante volte in passato si era parlato di un mio trasferimento qui in bianconero, ma poi non si è mai concluso niente. Ora invece e giunto il momento, arrivo in squadra in cui conosco praticamente tutti e in cui quindi mi sentirò come a casa mia». Ebbene sì, questa volta la storia ha avuto il suo lieto fine. Al termine di un’altra intensissima campagna trasferimenti, il matrimonio tra la Juventus e Cannavaro si è finalmente consumato. Tante estati passate a leggere di avvicinamenti, ammiccamenti, contatti. Finiti, per un motivo o per l’altro, senza la fatidica firma. In sostanza, quindi, solo molte stagioni vissute da avversari diretti, sempre in lotta – Fabio e le sue formazioni – per traguardi di prestigio. Prima il Napoli, squadra della sua città e nella quale è nato calcisticamente, dove ammira da vicino le giocate di un certo Diego Armando Maradona e studia direttamente dal maestro Ciro Ferrara. Poi il Parma, società che per tutti gli anni ‘90 tenta l’assalto al ghota del pallone di casa nostra e trova proprio nei bianconeri i rivali “guastafeste”. Fino ad arrivare all’Inter, ultima tappa di avvicinamento – anche geografica – verso Torino. Esperienze importanti, decisive nel trasformarlo da giovane talento di successo in campione affermato. Nonché punto fermo della Nazionale italiana, di cui tutt’oggi è capitano. A 31 anni, compiuti proprio all’indomani della prima uscita ufficiale in bianconero (quella vincente di Brescia), Fabio Cannavaro si getta quindi con entusiasmo nella nuova avventura. Accolto a braccia aperte da tanti compagni, anzi meglio dire amici, conosciuti in questo decennio ad alti livelli. Persone importanti per la sua crescita (anche fuori dal campo), che hanno avuto un ruolo importante anche nel suo trasferimento alla Juventus. «Quando arrivi in un ambiente che conosci è tutto più semplice – conferma lo stesso difensore –. Intanto per l’inserimento nel gruppo, ma anche per tanti altri aspetti che magari sembrano più banali, come ad esempio cercare casa o andare a cena fuori la sera. Avere a disposizione tanti compagni già conosciuti in passato è sicuramente importante. Certamente la presenza di amici come Ciro, Gigi e Lilian ha influito, loro spesso mi hanno parlato dell’aria che si respirava a Torino e in particolare del fatto che quando ci si approda alla Juventus si deve avere un solo pensiero, cioè quello di giocare a calcio». – Con Buffon e Thuram si forma di nuovo il proverbiale trio. «Abbiamo avuto delle belle esperienze e a Parma, a livello calcistico, siamo in pratica cresciuti insieme. Avevamo degli obiettivi comuni, ci vedevamo tutti e tre a raggiungere traguardi importanti. Qualche cosa abbiamo vinto, ma forse è stato poco rispetto al valore di quella squadra. Abbiamo quest’altra opportunità, arrivata forse un po’ tardi, però adesso tutti abbiamo l’esperienza giusta per dare quel qualcosa in più». – Ritrovi anche un certo Ciro Ferrara... «È sempre stato un modello da guardare quando io giocavo nelle giovanili del Napoli e andavo a fare il raccattapalle al San Paolo per le partite della prima squadra. Ammiravo da vicino le giocate di Maradona, ma giustamente Ciro mi ha sempre detto “Diego la palla fuori non la mandava mai, quindi al massimo raccattavi i palloni che tiravo fuori io!”. Così in pratica, durante quel fantastico periodo, facevo il raccattapalle a Ferrara. Scherzi a parte, lui è sempre stato un punto di riferimento, per come si è gestito a Napoli e poi qui alla Juve, è un esempio per tutti i giovani calciatori. Non a caso, a 37 anni è ancora qui che gioca da protagonista, con lo stesso innato entusiasmo». – Ed entrambi avete una particolarità in comune, cioè l’esordio in Serie A affrontando proprio la Juve. Lo ricorderai sicuramente bene il tuo: stadio Delle Alpi, 7 marzo 1993. «È sempre stato un aneddoto divertente per me e per Ciro: forse era destino fin da allora. A quell’esordio ci pensavo anche quando sono entrato al Delle Alpi il giorno della mia presentazione ufficiale. È uno stadio che mi fa sempre un certo effetto. Fu una partita particolare, quella. Successe di tutto, fini 4-3 per la Juventus e una delle nostre reti la realizzò proprio Ferrara. Io fui messo in campo fin dall’inizio, come terzino sinistro, e nei primi 20 minuti subimmo due gol, in cui ebbi anche qualche responsabilità. Per me fu quindi un avvio un po’ traumatico, ma fortunatamente mi sono ripreso bene». – A parte i tuoi tre grandi amici, anche con gli altri nuovi compagni non è proprio un rapporto che parte da zero. «Direi che mi sento come a casa. Tra le partite da avversari, le esperienze in Nazionale e le volte in cui ci siamo visti fuori dal campo, qui conosco in pratica quasi tutti. E con gli altri farò in fretta a fare amicizia, visto che sono tutti bravi ragazzi». – Anche con Moggi è un ritorno. A proposito, vogliamo chiudere una volta per tutte il discorso sul famoso viaggio in taxi prima di partire per gli Europei! «Sì, anche con il Direttore non è un`esperienza nuova. La cosa che mi ha fatto più piacere è stata la sua presenza e quella di tutta la dirigenza durante la presentazione mia e di Zlatan. Mi ha fatto subito capire l’ambiente e lo stile: fin dal primo giorno capisci come ti devi comportare. Quel viaggio in taxi da Coverciano a Napoli effettivamente è diventato un tormentone eppure non è successo niente. Io ho dovuto ritardare la partenza di due ore per aspettarlo, ho respirato il fumo del suo sigaro per tutto il tempo e non abbiamo mai parlato di Juve. Infatti, del mio approdo alla Juve si è parlato solo a fine agosto, nell’ultima settimana prima della chiusura del mercato». – Con il tuo “omonimo” Capello è la fine di un lungo inseguimento? «Arrivare in un ambiente dove conosci tutti e sei stimato dai dirigenti e dall’allenatore, sicuramente ti dà molta più responsabilità e voglia di iniziare alla grande». – Per la tua carriera, come lo definiresti il tuo approdo alla Juve? «Quando hai la fortuna di giocare in squadre importanti come Napoli, Parma, Inter e alla fine hai l’occasione di approdare nella Juventus, forse la società più importante al mondo, direi che si può parlare della classica “ciliegina sulla torta”». – La Juve da avversaria e la Juve vista da dentro. «La Juve vista da fuori dà l’immagine di una società seria, di un ambiente tranquillo, di grandi professionisti e ognuno sa come comportarsi. E vista da dentro non posso che confermare che l’impressione era giusta». – Che impressione ti sei fatto della squadra allestita per affrontare questa stagione? «La società si è mossa bene, rinforzando una squadra già comunque competitiva. Noi nuovi speriamo di riuscire subito a dare un contributo importante. L’anno scorso è stato un po’ particolare per la Juve, quindi dobbiamo metterci subito in carreggiata». – Gli obiettivi di Fabio Cannavaro? «Fortunatamente i problemi fisici che ho avuto nel corso dell’ultima stagione sono superati. Personalmente quindi mi aspetto di avere molta più costanza di rendimento, una cosa molto importante per un calciatore che gioca ad alti livelli». – Come giocatore ti conoscono in pratica tutti. Vuoi presentarti invece come persona? Come ti definiresti? «Mi ritengo una persona tranquilla, che ama stare in famiglia, trascorrere il tempo libero con mia moglie Daniela e con i miei due figli Cristian, di 5 anni, e Martina di due anni e mezzo, a cui molto presto se ne aggiungerà un terzo. Per il resto, cerco di non farmi mancare niente. Sono un ragazzo educato, mi piace rispettare gli altri, avere un rapporto di sincerità e credo molto nell’amicizia». – Agli abituali navigatori su internet sicuramente non sarà sfuggito il tuo sito internet personale. Appassionato della rete? «Lo seguo molto da vicino, mi piace aggiornarlo periodicamente, entrare nel forum, anche se ogni volta che lo faccio succede il finimondo! Quello di internet è comunque un mondo che mi attrae tantissimo». – Altre passioni? «Mi piacciono i film, da guardare soprattutto in dvd, e in generale l’elettronica». – Ultima domanda: che idea ti sei fatto di Torino in questo breve periodo da quando sei qui? «Torino è una città tranquilla, ti permette di girare senza problemi, ti lascia vivere la tua vita e questo è importante! Se dovessi fare un paragone, direi che si avvicina sicuramente di più a Parma rispetto a Napoli e Milano». Allora benvenuto, Fabio. Benarrivato tra amici, anche se in ritardo... 〰.〰.〰 Approdato in riva al Po grazie a un colpo di genio di Moggi, che scambia Fabio col portiere Carini, diventa protagonista assoluto della difesa bianconera. Nella prima stagione, Fabio non perde una partita; incassa 38 presenze e segna anche 2 gol. Gli acciacchi e le mediocri prestazioni di Milano sono definitivamente alle spalle. Poco prima della fine del campionato, Cannavaro è protagonista di un documentario durante il quale è ripreso a iniettarsi dei medicinali, in una trasferta europea del Parma. Grosso scalpore si leva fra l’opinione pubblica. La Juventus, com’è solita fare, si stringe attorno al giocatore, i tifosi bianconeri sostengono a gran voce quello che è diventato il loro idolo. Cannavaro non risponde alle polemiche e la domenica successiva, contro il Bologna, segna la rete di apertura con un perentorio colpo di testa. Nella stagione 2005-06 la Juventus ha il compito di confermarsi e lo fa alla grande. Ancora uno scudetto con Fabio sempre protagonista. Sul campo la Juventus merita la vittoria, ma lo scandalo Calciopoli colpisce nel profondo il club bianconero che è costretto a rifondare il proprio staff dirigenziale e ripartire dalla Serie B. «Ci hanno tolto sulla carta due scudetti, ma le emozioni e la gioia che abbiamo provato in quei due anni non ce le possono togliere, come le medaglie che ho a casa. Anche perché, chiunque andasse in campo, sapeva che eravamo noi la squadra più forte. Essere alle Juventus è stata un’esperienza fantastica a livello lavorativo: è bello arrivare il primo giorno in uno spogliatoio e sentirsi già a casa. A me è capitato così. Alla prima partita che giocai venne il massaggiatore a chiedermi da quanti anni fossi lì, perché ero già molto integrato. Ho avuto la fortuna di ritrovare Thuram, Buffon, Del Piero. E poi quella di giocare con Nedved, Trezeguet, Camoranesi, Ibrahimovic. Non capita tutti i giorni. A Torino si è visto il miglior Cannavaro; il primo anno ho giocato 38 partite su 38, il secondo 36 e ho segnato 4 gol. In quegli anni eravamo troppo forti, era bello vederci giocare». Fabio, però, segue da lontano, anche se ne è profondamente colpito, queste vicende. Lui è in Nazionale con Marcello Lippi per il campionato mondiale tedesco. Al termine della vittoriosa manifestazione, segue Fabio Capello a Madrid. «Il Real Madrid – spiega in conferenza stampa – è la squadra dove tutti i calciatori vorrebbero giocare almeno una volta nella vita. A questo punto della mia carriera era probabilmente l’ultima occasione che mi si presentava. Non potevo rifiutare». Peccato che, solo un mese prima al termine della festa scudetto, avesse giurato eterna fedeltà alla Juventus! «Avevo detto alla società che non avevo alcun problema a restare in Serie A anche con una penalizzazione di 50 punti, anche perché la mia famiglia ed io stavamo benissimo a Torino. Altrimenti, dissi di prendere in considerazione altre offerte. Il giorno dopo arrivò quella del Real Madrid». Il finale dell’anno 2006 è da incorniciare, in novembre vince il Pallone d’Oro a Parigi, votato dai giornalisti, e in dicembre è incoronato a Zurigo con il Fifa World Player, votato da allenatori e capitani delle nazionali di tutto il mondo. Tutto questo nonostante il non esaltante rendimento con le Merengues. Nella classifica del Pallone d’Oro, precede il suo grande amico Buffon, che avrebbe, probabilmente, meritato il premio. «Non sta a noi decidere chi deve vincere, l’ha deciso una giuria che ha scelto me; però, se ho vinto io, è merito anche suo, perché qualche errore che ho fatto al Mondiale me lo ha coperto lui». Ritorna alla Juventus nell’estate del 2009: «Mi aspetto di trovare sicuramente un’altra Juve, ci sarà da lavorare ma questo non mi spaventa, metterò il massimo impegno e la professionalità. Se il tifoso va al campo applaude se gli piace quello che vede e fischia se non gli piace. Il mio obiettivo è vincere, altrimenti cosa torno a fare? Principalmente voglio mettere un’altra stella, tutti sanno che quegli scudetti li abbiamo vinti sul campo, però io penso che l’obiettivo più grande sia puntare a vincere». La stagione, invece, si rivelerà molto deludente per la Juventus e per lo stesso Cannavaro. La squadra bianconera, pur avvicendando l’allenatore Ciro Ferrara con il più esperto Alberto Zaccheroni, si piazza al 7° posto in campionato ed è eliminata nel girone di qualificazione della Coppa Campioni. Sempre criticato dai tifosi, che non gli hanno mai perdonato di non aver seguito la squadra in serie B, Fabio colleziona vere e proprio figure indecorose al pari di quelle della squadra. Ogni avversario, anche il meno dotato, lo sovrasta sia fisicamente sia a livello di corsa evidenziando in modo netto l’avvicinarsi della fine della carriera. Al termine del campionato annuncia il suo trasferimento a Dubai. «Dopo l’anno che ho passato è giusto cambiare per me e la mia famiglia. Tornare a giocare dopo in Italia? No. Ho 37 anni e non ci penso più. L’esperienza all’estero ti arricchisce, l’ho già fatta. Di sicuro mi mancherà la Nazionale. Penso il segno di averlo lasciato comunque. È sempre qualcosa di speciale. Quando scendo in campo e canti l’inno ti senti un paese alle spalle. E non nego che l’annata alla Juve mi abbia segnato. Quando parti per vincere e poi le cose non vanno in un certo modo dispiace. E credo che abbia segnato anche altri. Ma non parliamo di sindrome-Juve qui in Nazionale. Questo lo escludo». I suoi numeri: 128 presenze, 7 reti e 2 scudetti vinti. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/fabio-cannavaro.html
  9. FABIO CANNAVARO https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Cannavaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 13.09.1973 Ruolo: Difensore Altezza: 176 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2010 Esordio: 12.09.2004 - Serie A - Brescia-Juventus 0-3 Ultima partita: 15.05.2010 - Serie A - Milan-Juventus 3-0 128 presenze - 7 reti 2 scudetti Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Pallone d'oro 2006 Fabio Cannavaro (Napoli, 13 settembre 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, commissario tecnico della nazionale uzbeka. Considerato uno dei più grandi difensori della propria generazione se non uno dei migliori della storia del calcio, nel 2006 si è aggiudicato il Pallone d'oro (quinto italiano vincitore del premio, dopo l'oriundo Omar Sívori, Gianni Rivera, Paolo Rossi e Roberto Baggio) ed è stato eletto FIFA World Player of the Year. Inserito nella squadra ideale del decennio dal Sun nel 2009, nel 2014 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i calciatori. Con la nazionale italiana, con cui ha disputato quattro mondiali e due europei, e di cui è stato capitano dal 2002 al 2010, è diventato campione del mondo nel 2006. Ha detenuto il record di presenze in maglia azzurra (136) dal 2009 al 2013 (superato poi da Gianluigi Buffon); è inoltre il secondo giocatore con più presenze da capitano in nazionale (79, ancora dietro Buffon). Fabio Cannavaro Fabio Cannavaro nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Uzbekistan Termine carriera 9 luglio 2011 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Italsider 19??-19?? Centro Paradiso 19??-1988 Orange Football 1988-1992 Napoli Squadre di club 1992-1995 Napoli 58 (1) 1995-2002 Parma 212 (4) 2002-2004 Inter 50 (2) 2004-2006 Juventus 98 (7) 2006-2009 Real Madrid 94 (0) 2009-2010 Juventus 30 (0) 2010-2011 Al-Ahli Dubai 16 (2) Nazionale 1994-1996 Italia U-21 21 (0) 1994-1996 Italia olimpica 3 (0) 1997-2010 Italia 136 (2) Carriera da allenatore 2013-2014 Al-Ahli Dubai Vice 2014-2015 Guangzhou E. 2015-2016 Al-Nassr 2016-2017 Tianjin Quanjian 2017-2021 Guangzhou E. 2019 Cina Interim 2022-2023 Benevento 2024 Udinese 2024-2025 Dinamo Zagabria 2025- Uzbekistan Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Europei di calcio Under-21 Oro Francia 1994 Oro Spagna 1996 Biografia Secondogenito, dopo la sorella Renata, di Pasquale Cannavaro e Gelsomina Costanzo, è figlio d'arte: il padre giocava da stopper nella Scafatese nella stagione 1967-1968; anche il fratello minore Paolo Cannavaro è diventato in seguito calciatore. Fabio nasce nel rione La Loggetta, nel quartiere napoletano di Fuorigrotta. Sposato dal 1996 con Daniela, ha tre figli: Christian (1999), cresciuto calcisticamente nel Sassuolo, Martina (2001) e Andrea (2004), difensore nelle serie minori italiane. Nel 1999 si fa sponsor dell'apertura del primo locale Rossopomodoro fuori Napoli, a Parma, la città dove milita calcisticamente all'epoca; della società avrà anche una quota di partecipazione. Negli anni seguenti è stato testimonial, fra gli altri, per Stream TV (2002); per Dolce & Gabbana, insieme ai colleghi Manuele Blasi, Gennaro Gattuso, Andrea Pirlo e Gianluca Zambrotta (2006); per TIMvision, insieme a Francesco Bagnaia (2023); per Salumi Beretta (2006 e 2023-2024); e per Skechers (2023-2024). Nel 2002 compare, insieme a Vincenzo Montella e Ciro Ferrara, in Volesse il cielo!, film di Vincenzo Salemme. Nel maggio 2005, assieme a Ferrara, dà vita alla Fondazione Cannavaro-Ferrara, associazione di volontariato che si occupa dei bambini disagiati dei quartieri napoletani. Nel 2009 pubblica la sua autobiografia, intitolata La mia storia - dai vicoli di Napoli al tetto del mondo. Sempre nello stesso anno, riceve al Teatro San Carlo, insieme a Gianluigi Aponte, Ambra Vallo e altri napoletani eccellenti nel mondo, il relativo premio dell'Unione industriali di Napoli dalle mani del presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, Silvio Berlusconi. Nel 2014 è opinionista per Premium Calcio. Nel 2022 diventa opinionista delle gare di UEFA Champions League per Amazon Prime Video, prima e dopo la sua esperienza da allenatore del Benevento. Nell'agosto del 2024 diventa opinionista della Serie A sulla rete statunitense CBS, parte di Paramount+. Nel 2023 acquista il Centro Paradiso, campo di allenamento del Napoli dell'era Maradona e dove si allenava anche lo stesso Cannavaro, chiuso da diciannove anni, con l'obiettivo di riqualificarlo in una scuola calcio. Controversie Nel 2004, come emerse dalle intercettazioni solo molto tempo dopo, Luciano Moggi per mesi tenne con Cannavaro colloqui telefonici per convincerlo a trasferirsi a Torino. Ottenuto il suo assenso, bisognava convincere anche l'Inter, sicché Moggi insisteva affinché il difensore comunicasse artificiosamente al club nerazzurro di avere problemi fisici. Nel 2007, quando giocava nel Real Madrid, durante i festeggiamenti per la vittoria del campionato sventolò un tricolore con fascio littorio al centro. Dell'episodio si scusò pubblicamente, dichiarando di aver ricevuto quella bandiera da alcuni tifosi a fine partita e di essersi accorto solo in seguito del simbolo fascista. Il 22 ottobre 2014 gli vengono sequestrati beni per 900.000 euro nell'ambito di un'indagine per frode fiscale legata alla FD Service srl, società di noleggio di lussuose imbarcazioni che gestisce con la moglie: 3 di queste barche intestate alla società sarebbero state utilizzate in realtà dalla coppia stessa. Oltre che per aver evaso Irap, Ires e Iva nel periodo 2005-2010 per 1 milione di euro, Cannavaro viene denunciato anche per "dichiarazione fraudolenta tramite artifici" per alcune annualità. Il 24 febbraio 2015 viene condannato in primo grado a 10 mesi per aver violato i sigilli della sua villa di Posillipo insieme al fratello e alla moglie, condannati rispettivamente a 6 e 4 mesi. Caratteristiche tecniche Giocatore Cannavaro al Parma nel 1997, mentre difende la palla dall'intervento dello juventino Zidane. Difensore centrale, ma all'occorrenza poteva giocare anche da terzino, ruolo occasionalmente ricoperto all'inizio della carriera e, in seguito, nell'Inter, sotto la direzione di Héctor Cúper. Eccellente marcatore, abile anche nel gioco a zona, le sue doti principali erano la velocità, la capacità di anticipo, la leadership e la precisione negli interventi in scivolata; notevole anche il suo stacco di testa, nonostante la non eccelsa statura. Difensore di grande temperamento, abile nel dirigere la retroguardia, si faceva apprezzare anche tecnicamente, tatticamente e in fase d'impostazione. Carriera Giocatore Club Gli inizi nel Napoli Un Cannavaro agli inizi della sua carriera al Napoli, nel 1992. Iniziò a tirare i primi calci al pallone nelle file dell'Italsider, nel campo di Bagnoli dove lo accompagnava il padre Pasquale, difensore. Dopo essere stato raccattapalle allo stadio San Paolo, ammirando da vicino gli idoli Diego Armando Maradona e Ciro Ferrara, entrò nel settore giovanile del Napoli, prima come centrocampista e poi come difensore. Esordì in Serie A il 7 marzo 1993, all'età di 19 anni, nella partita persa per 4-3 a Torino contro la Juventus. Nell'annata 1993-1994 il tecnico Marcello Lippi lo utilizzò più frequentemente, spesso schierandolo in coppia con il più esperto Ciro Ferrara nel ruolo di difensore centrale. La stagione successiva fu quella dell'esordio in Coppa UEFA e del primo gol in carriera, in occasione di Milan-Napoli (1-1) dell'8 gennaio 1995. Parma Sebbene nell'estate 1995 avesse dichiarato di voler rimanere al Napoli, venne ceduto per 13 miliardi di lire al Parma. L'operazione fu compiuta per sanare la situazione finanziaria del club partenopeo. Nella formazione ducale compose, con il portiere Buffon e l'altro centrale Thuram, una delle retroguardie più importanti del panorama calcistico dell'epoca; nella stagione 1996-97 gli emiliani chiusero il campionato alle spalle della Juventus, dopo aver seriamente insidiato i bianconeri. Durante le stagioni seguenti, i gialloblù arricchirono comunque la propria bacheca: nel 1999 vinsero infatti la Coppa Italia, la Coppa UEFA e la Supercoppa italiana. Nel 2001, dopo la partenza dei suoi compagni di squadra verso la Juventus, ricevette la fascia di capitano. Al contempo, declinò l'offerta della Lazio. Lasciò il Parma al termine della stagione, congedandosi dai tifosi con un'altra Coppa Italia. Cannavaro al debutto nel Parma, nell'estate 1995. Inter Congedatosi dal Parma, nell'estate 2002 il difensore fu conteso da entrambe le milanesi. A spuntarla fu l'Inter, che si assicurò le sue prestazioni per 23 milioni di euro. In nerazzurro ebbe un avvio difficile, poiché l'allenatore Héctor Cúper lo schierava spesso come terzino destro. Al debutto in Champions League con la nuova squadra venne anche espulso, segnando poi un gol nella partita successiva. Conquistato il posto da titolare, contribuì al raggiungimento della seconda piazza in campionato. In nerazzurro ottenne il suo miglior risultato in Europa, con l'Inter che approdò alle semifinali della massima competizione continentale: a eliminarla fu il Milan, dopo due pareggi. Nell'autunno 2003, Cúper fu esonerato a favore di Alberto Zaccheroni che impiegò il difensore campano nel modulo 3-4-3. Alcuni problemi fisici impedirono a Cannavaro di scendere in campo con continuità, ma il giocatore realizzò comunque 2 reti. Successivamente, lo stesso Cannavaro definì il biennio interista come il periodo più sofferto della propria carriera, pur ammettendo di essersi trovato bene nello spogliatorio. Juventus Il 30 agosto 2004 Cannavaro, in rotta con la dirigenza interista, fu ingaggiato dalla Juventus di Fabio Capello, nell'ambito di uno scambio con il portiere Fabián Carini. Esordì con la maglia bianconera il successivo 12 settembre, scendendo in campo da titolare nella prima partita di campionato vinta per 0-3 contro il Brescia. Il 5 marzo 2005, in Roma-Juventus (1-2) valido per la 27ª giornata, sbloccò il risultato con un colpo di testa e realizzò così il suo primo gol con la maglia bianconera. Quella vittoria permise alla Juventus di agguantare il Milan in testa alla classifica. Un mese più tardi, il 5 aprile, realizzò, sempre di testa, il gol del definitivo 2-1 in Liverpool-Juventus, quarto di finale di andata della Champions League 2004-2005. La rete del difensore partenopeo alimentò le speranze bianconere di vittoria per la partita di ritorno a Torino. Tuttavia, il 13 aprile seguente, la Juventus non andò oltre lo 0-0 contro gli inglesi, venendo dunque eliminata dalla manifestazione. In quella stagione, Cannavaro si impose ad alti livelli e contribuì a riportare lo scudetto sulle maglie del club piemontese, poi successivamente revocato per la vicenda Farsopoli. Aprì la stagione 2005-2006, la seconda a Torino, perdendo la Supercoppa italiana contro l'Inter. Realizzò il primo gol della nuova stagione il 21 dicembre 2005, nella partita casalinga contro il Siena, sbloccando il risultato nella vittoria per 2-0 che regalò alla Juventus il titolo simbolico di campione d'inverno. Il 22 gennaio 2006 realizzò la sua prima doppietta in carriera contro l'Empoli, partita vinta 2-1 in rimonta dalla Juventus. Nel prosieguo di stagione si confermò sui livelli espressi l'anno precedente, contribuendo alla vittoria del secondo scudetto consecutivo della Juventus, poi revocato ai bianconeri e assegnato ai rivali nerazzurri. Dopo lo scandalo Farsopoli nel quale fu coinvolta la Juventus, declassata d'ufficio, Cannavaro decise di lasciare i bianconeri non accettando di giocare in Serie B. Real Madrid Cannavaro al Real Madrid durante il Clásico del 2 maggio 2009. Il 19 luglio 2006, a seguito delle vicende giudiziarie che coinvolsero la Juventus relegandola nel campionato di Serie B, Cannavaro lasciò la squadra torinese e fu acquistato dal Real Madrid del neo-allenatore Fabio Capello per 7 milioni di euro. A Madrid Cannavaro ritrovò il compagno di squadra alla Juve Emerson e scelse di indossare la maglia numero 5 lasciata libera da Zinédine Zidane. Il 27 agosto esordì con i Blancos giocando dal primo minuto la prima partita di campionato, pareggiata a reti inviolate contro il Villarreal. Il 27 novembre venne premiato con il Pallone d'oro, diventando il quinto italiano a vincere il trofeo individuale (dopo Gianni Rivera, Paolo Rossi, Roberto Baggio e Omar Sívori) e il terzo nel ruolo di difensore (succedendo a Franz Beckenbauer e Matthias Sammer). Cannavaro precedette nella scelta del giocatore dell'anno l'ex compagno di squadra Gianluigi Buffon e il francese Thierry Henry e dedicò alla città di Napoli l'assegnazione del premio. Il 18 dicembre, inoltre, ricevette anche il FIFA World Player, secondo italiano, dopo Roberto Baggio, ad aggiudicarsi questo riconoscimento. Con la squadra di Madrid vinse due campionati di Primera División consecutivi, nel 2006-2007 e nel 2007-2008, pur giocando tre stagioni complessivamente al di sotto delle aspettative. Il 24 maggio 2009 disputò la sua ultima partita in campionato con la maglia del Real, contro il Maiorca al Bernabéu; il difensore partenopeo uscì dal campo al 55', acclamato da tutti i tifosi madrileni. Ritorno alla Juventus Il 19 maggio 2009, Cannavaro, in scadenza di contratto con il Real Madrid, ritornò alla Juventus. Allenato da Ciro Ferrara, suo ex compagno di squadra, il 23 agosto fece il suo secondo esordio con la maglia bianconera giocando dal primo minuto la prima partita di campionato vinta 1-0 contro il Chievo. Il 29 agosto 2009 risultò positivo a un test antidoping a causa dell'assunzione di un farmaco a base di cortisone, mentre si allenava a Vinovo, necessario per prevenire uno shock anafilattico dovuto alla puntura di una vespa: il caso burocratico, venuto a galla il 7 ottobre, si chiuse con l'archiviazione da parte della procura antidoping del CONI dopo che il capo procuratore, Ettore Torri, confermò la versione del giocatore e della società torinese, la quale aveva già fatto presente la positività prima del controllo. Nonostante il confortante inizio (quattro vittorie consecutive in campionato), la stagione si rivelò molto deludente per la Juventus e per lo stesso Cannavaro. I bianconeri, pur avvicendando Ferrara al più esperto Alberto Zaccheroni, conclusero il campionato al settimo posto, mentre in UEFA Champions League vennero eliminati nella fase a gironi. La Juventus, retrocessa in Europa League, qui fu eliminata agli ottavi di finale dal Fulham. Sempre criticato dai tifosi, che non gli perdonarono di aver lasciato la Juventus dopo le vicende di Farsopoli, Cannavaro collezionò prestazioni negative tanto che, sul finire della stagione, la società decise di non rinnovargli il contratto, lasciandolo svincolato. Al-Ahli Il 2 giugno 2010 firmò un contratto biennale con l'Al-Ahli, squadra di Dubai negli Emirati Arabi Uniti, di cui è stato capitano. Dopo 16 presenze e 2 gol, il 9 luglio 2011, all'età di 37 anni e a cinque anni esatti dalla vittoria della Coppa del Mondo con la nazionale italiana, annunciò il proprio ritiro dal calcio giocato a causa di alcuni problemi al ginocchio. D'accordo coi proprietari del club emiratino, decise di ricoprire per tre anni i ruoli di ambasciatore del club e consulente strategico. Il 14 gennaio 2012, a sei mesi dal ritiro, annunciò il proprio ritorno nel mondo del calcio per partecipare al progetto della neonata Premier League indiana, tra le file del Bengal Tuskers; tuttavia tale campionato non ebbe mai inizio. Nazionale Nazionali giovanili e olimpica Cannavaro in azione con la nazionale Under-21 nel 1995. Ha giocato per due anni con la nazionale Under-21, guidata dal commissario tecnico Cesare Maldini, con la quale ha vinto due campionati d'Europa U-21 consecutivi, nel 1994 e nel 1996. Con la nazionale olimpica, sempre allenata da Maldini, ha partecipato al torneo olimpico di Atlanta 1996, dove l'Italia venne eliminata al primo turno. Nazionale maggiore Nel 1996 venne convocato per la prima volta in nazionale maggiore, ed esordì il 22 gennaio 1997, all'età di 23 anni, entrando in campo al posto di Costacurta nel secondo tempo della partita amichevole Italia-Irlanda del Nord (2-0), disputata a Palermo. Il selezionatore, ancora Maldini, lo impiegò subito con continuità e lo convocò per il campionato del mondo 1998 in Francia. Nella prima partita del torneo, pareggiata contro il Cile (2-2), Cannavaro soffrì in quanto sovrastato da Salas che fu autore di una doppietta. Migliorò notevolmente il proprio rendimento nelle partite successive e contro la Francia, ai quarti di finale, fu il migliore in campo dell'Italia nonostante una ferita allo zigomo causata da una gomitata proditoria di Guivarc'h a inizio ripresa. Cannavaro e Buffon nel 1998 mentre festeggiano la vittoria dell'Italia nell'amichevole di Parma contro il Paraguay. Due anni più tardi fu convocato dal successore di Maldini sulla panchina azzurra, Dino Zoff, per il campionato d'Europa 2000 in Belgio e Paesi Bassi. Alla fine del torneo, chiuso dall'Italia al secondo posto, venne inserito dalla commissione tecnica dell'UEFA nella lista dei migliori giocatori dell'edizione. Al campionato del mondo 2002 in Giappone e Corea del Sud, Cannavaro ripeté le buone prestazioni di cui era stato autore all'europeo di due anni prima. Fu costretto a saltare l'ottavo di finale contro la Corea del Sud, perso dall'Italia al golden gol, a causa di una squalifica per due ammonizioni ricevute nel corso della fase a gironi. Dopo l'abbandono di Paolo Maldini, Cannavaro ereditò la fascia di capitano e guidò la nazionale, allora allenata da Giovanni Trapattoni, al campionato d'Europa 2004 in Portogallo. Delle tre partite giocate dall'Italia, eliminata al primo turno per differenza reti, Cannavaro ne giocò due, in quanto saltò per squalifica la terza partita del girone, vinta inutilmente contro la Bulgaria. Nell'estate del 2006, sebbene coinvolto indirettamente nella vicenda dei presunti falsi in bilancio della Juventus e rischiasse di perdere la fascia di capitano, Cannavaro fu confermato dal commissario tecnico Marcello Lippi nei 23 convocati per il campionato del mondo 2006 in Germania. Nel corso del torneo raggiunse i suoi massimi livelli di prestazione e guidò una difesa capace di subire appena due gol in sette partite. Nella finale disputata all'Olympiastadion di Berlino, a 32 anni, il difensore partenopeo si laureò campione del mondo grazie alla vittoria dell'Italia sulla Francia ai tiri di rigore. In quell'occasione, oltre ad avere l'onore di alzare la coppa al cielo, toccò quota 100 presenze in maglia azzurra (terzo giocatore a riuscirci dopo Zoff e Maldini). Le sue ottime prestazioni per tutto l'arco del torneo gli valsero inoltre prima il Pallone d'argento Adidas, onorificenza attribuita dalla FIFA al secondo miglior giocatore della manifestazione, e qualche mese dopo il Pallone d'oro e il FIFA World Player. Cannavaro in Nazionale, insieme al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo la vittoria azzurra al campionato del mondo 2006. Dopo la vittoria del mondiale di Germania, fu protagonista delle qualificazioni europee con il nuovo selezionatore Roberto Donadoni, che poi lo convocò per il campionato d'Europa 2008 in Austria e Svizzera. Il 2 giugno 2008, durante il primo allenamento in Austria, il difensore si infortunò, però, ai legamenti della caviglia sinistra in uno scontro con Chiellini e fu costretto a saltare l'imminente manifestazione; il suo posto venne preso da Alessandro Gamberini. Cannavaro rimase comunque al fianco dei suoi compagni per tutto il torneo, che per l'Italia si concluse ai quarti di finale. Con il ritorno di Lippi sulla panchina azzurra, Cannavaro partecipò alla Confederations Cup 2009 in Sudafrica. Dopo aver saltato la gara inaugurale vinta contro gli Stati Uniti, il difensore tornò a disposizione per le successive due partite, perse rispettivamente contro Egitto e Brasile, che condannarono l'Italia all'eliminazione al primo turno. Cannavaro (primo da destra) all'esordio al campionato del mondo 2010 contro il Paraguay Il 12 agosto 2009, nell'amichevole contro la Svizzera (0-0) disputata al St. Jakob-Park di Basilea, Cannavaro stabilì a quota 127 partite il record di presenze con la maglia della nazionale azzurra, superando Paolo Maldini, fermo a 126. L'anno seguente, all'età di 36 anni, venne convocato per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica. Nel corso del torneo, Cannavaro non ripeté le prestazioni del precedente mondiale e la squadra, con giocatori logori e priva di grandi talenti, venne eliminata al primo turno dopo i pareggi contro Paraguay e Nuova Zelanda e la sconfitta contro la Slovacchia nell'ultima partita del girone. Contro gli slovacchi, il difensore partenopeo giocò la sua ultima partita con la maglia azzurra e fissò l'allora record di presenze a 136; tale primato sarà poi superato da Gianluigi Buffon nel 2013. Allenatore Gli esordi Il 13 maggio 2012 inizia il corso di allenatore, dopo aver preso il patentino da allenatore il 14 settembre inizia il corso da direttore sportivo. Il 10 dicembre inizia a frequentare a Coverciano il corso di abilitazione per il master di allenatori professionisti Prima Categoria-UEFA Pro. L'8 luglio 2013 viene nominato vice allenatore del nuovo tecnico Cosmin Olăroiu all'Al-Ahli. A fine stagione, la squadra vincerà il campionato. Al termine della stagione lascia il suo incarico di vice allenatore del club. Guangzhou Evergrande Il 5 novembre 2014 diventa allenatore del Guangzhou Evergrande, su richiesta di Marcello Lippi passato nel ruolo di direttore tecnico del club. Il 4 giugno 2015, con la squadra al primo posto in campionato e ai quarti di Champions, viene esonerato e sostituito da Luiz Felipe Scolari. In totale su 23 partite ne ha vinte 11, pareggiate 7 e perse 5. Al-Nassr Il 26 ottobre dello stesso anno viene ingaggiato dai sauditi dell'Al-Nassr, fresco campione in carica, con cui firma un contratto di otto mesi fino a fine stagione. Il 12 febbraio 2016 viene esonerato. Lascia il club al sesto posto con 22 punti e con 18 punti di distacco dalla capolista Al-Hilal. Tianjin Quanjian Il 9 giugno seguente viene nominato come nuovo allenatore del Tianjin Quanjian, club militante nella seconda divisione cinese, al posto dell'esonerato Vanderlei Luxemburgo. Viene eliminato ai quarti di finale della Coppa di Cina dal Shanghai Shenhua. A fine stagione, la squadra centra la prima storica promozione in Chinese Super League, coronando un'incredibile rimonta iniziata proprio con l'arrivo del tecnico italiano (al momento del suo ingaggio, la squadra era dodicesima in classifica con soli 16 punti raccolti). L'anno seguente, viene eliminato al quinto turno della Coppa di Cina dallo Shanghai SIPG e termina il campionato al terzo posto, qualificandosi alla Champions League asiatica. Il 6 novembre 2017 si dimette con la risoluzione consensuale. Ritorno al Guangzhou Evergrande Il 9 novembre successivo, ritorna alla guida del Guangzhou Evergrande in sostituzione del dimissionario Luiz Felipe Scolari (il tecnico che l’aveva in precedenza sostituito sulla panchina dello stesso club cinese). A febbraio vince la Supercoppa di Cina 2018 contro lo Shanghai Shenhua. In campionato arriva secondo a 5 punti dallo Shanghai SIPG, in Coppa di Cina non arriva alle fasi finali, mentre in Champions viene eliminato agli ottavi proprio dal Tianjin Quanjian. Il 1º dicembre 2019 vince il suo primo campionato cinese alla guida del Guangzhou Evergrande e nella stessa stagione arriva fino alla semifinale di Champions venendo eliminato dall’Urawa Red Diamonds e ai quarti della coppa nazionale. Il 12 novembre 2020 perde la finale di campionato contro lo Jiangsu Suning. La stagione successiva termina la prima fase al secondo posto, ma nel settembre 2021, anche in virtù dei problemi economici della proprietà del club, risolve consensualmente il contratto con la società. Nazionale cinese Il 7 marzo 2019 viene nominato commissario tecnico ad interim della Cina fino alle qualificazioni per il campionato del mondo 2022, mantenendo il suo ruolo al Guangzhou Evergrande. Sostituisce Marcello Lippi, dimessosi dall'incarico qualche mese prima e nominato direttore tecnico della nazionale. Esordisce nell'amichevole persa per 1-0 contro la Thailandia. Il 28 aprile annuncia a sua volta le dimissioni, chiudendo la sua esperienza con 2 sconfitte. Cronologia presenze e reti in nazionale Con 136 presenze in nazionale, di cui 79 da capitano, Fabio Cannavaro è secondo come numero di presenze nella storia della nazionale italiana, alle spalle di Gianluigi Buffon. Secondo questi dati risulta al 2020: 2º per numero di presenze. 2º per numero di presenze da capitano. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Coppa Italia: 2 - Parma: 1998-1999, 2001-2002 Supercoppa italiana: 1 - Parma: 1999 Campionato spagnolo: 2 - Real Madrid: 2006-2007, 2007-2008 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2008 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Parma: 1998-1999 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 2 - Francia 1994, Spagna 1996 Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Miglior giocatore del campionato europeo Under-21: 1 - Spagna 1996 Squadra del torneo del campionato europeo di calcio: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 ESM Team of the Year: 1 - 2004-2005 Oscar del calcio AIC: 4 Migliore difensore: 2005, 2006 Migliore italiano: 2006 Migliore assoluto: 2006 Pallone d'argento del mondiale: 1 - Germania 2006 All-Star Team del mondiale: 1 - Germania 2006 Pallone d'oro: 1 - 2006 FIFA World Player: 1 - 2006 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2006 FIFPro World XI: 2 - 2006, 2007 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Calciatore italiano (2014) Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Allenatore China League One: 1 - Tianjin Quanjian: 2016 Supercoppa di Cina: 1 - Guangzhou Evergrande: 2018 Campionato cinese: 1 - Guangzhou Evergrande: 2019 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana «Di iniziativa del Presidente della repubblica» — Roma, 12 luglio 2000 Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana «Di iniziativa del Presidente della repubblica» — Roma, 12 dicembre 2006 Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana «Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri» — 30 dicembre 2020
  10. ADRIAN MUTU Rumeno di Călinești, classe 1979, cresciuto nell’Argeș Pitești, poi alla Dinamo Bucarest, arriva in Italia a vent’anni, nel 1999, acquistato dall’Inter, in cerca di talenti da far sbocciare. Dopo quattordici partite e qualche goal, inizia un lungo viaggio che lo porta a prima a Verona e poi a Parma.«L’Inter era una squadra con tanti campioni. Il primo giorno che sono arrivato nello spogliatoio ero seduto vicino a Vieri. Poi c’erano Baggio, Ronaldo, Zamorano, Blanc, Zanetti, Panucci. Pensavo che non avrei mai giocato. Non avevo pazienza, volevo mettermi subito alla prova. Una volta, in allenamento, Lippi mi prese per l’orecchio e mi disse: “Ragazzino, sei giovane, non bruciare le tappe, perché avrai il tuo spazio!” Mancavano quattordici partite alla fine del campionato e ne giocai sei da titolare, ma c’era tanta pressione. Ho fatto fatica, perché per me l’Inter, a quell’età, era un po’ troppo. Lippi preferiva giocatori con maggiore esperienza e capii che dovevo fare la gavetta prima di costruirmi un nome. Ero giovane, ma quando dissi a Lippi che volevo andare a Verona per giocare con continuità, lui rispose che potevo restare e far parte dei quattro attaccanti della rosa per vedere come andava. Mi sono guardato intorno, ho visto chi avevo davanti e gli dissi che sarei andato a Verona. Anche lì fu difficile. Il primo anno segnai quattro goal, di cui due nelle prime tre partite. Ho avuto una crisi e sono tornato in Romania, a casa. Credevo di non farcela, di non essere abbastanza forte mentalmente. Poi, arrivò Malesani e ci fu la svolta. Non avevo un bel rapporto con l’allenatore che c’era prima di lui: mi faceva giocare in un modo che non era adatto a me, mi sentivo ingabbiato. Lo dissi a Malesani e lui mi rispose di giocare come volevo. Con lui avevo un rapporto speciale. Dopo Prandelli, è quello che mi ha capito come persona. Con lui feci dodici goal e giocai bene, anche se poi siamo retrocessi. Ad agosto, poi, passai al Parma e lì si è instaurato subito il feeling con Prandelli. Fu un anno molto bello, non solo calcisticamente. A Parma sentivo l’affetto dei tifosi. Realizzai ventiquattro goal stagionali, tra Campionato e Coppa Uefa».Con gli emiliani, in coppia con Adriano, sfonda, rivelandosi attaccante imprevedibile, veloce e dotato di eccellente tecnica. Adrian ha una classe cristallina, salta l’uomo con dribbling essenziali e stordenti e sa calciare le punizioni come i grandissimi. Riesce pure farsi valere di testa, nonostante la statura non eccelsa, in virtù di un tempismo che ha pochi eguali. Se ne accorge il Chelsea, che spende una fortuna per assicurarselo. Storia tutt’altro che felice, quella del Mutu londinese, ma il calcio c’entra poco; infatti, subisce una lunga squalifica per uso di droga.«Quando cominci a esagerare fuori, in campo il fisico non regge. Sbagliare è normale, fa parte della vita, però, quando sei un personaggio pubblico è più facile che la gente ti punti il dito contro. La cosa importante è trarre dalle critiche le conclusioni migliori. Era facile sbagliare: ero molto famoso, a Londra andavo dappertutto e mi trattavano da re. Sono stato ingenuo, sono stato un pollo. Qualche mese prima di arrivare a Londra, avevo divorziato da mia moglie, avevo anche un figlio e la cosa fu pesante. Poi, come quando arrivai per la prima volta in Italia, la gente, la lingua, era tutto nuovo. Sono andato un po’ in depressione. All’inizio questo non lo sentivo, perché con il calcio andava tutto benissimo. Poi, ho avuto la pubalgia per tre mesi e sono iniziati i guai. Nella maggior parte dei casi, le squadre ti danno una seconda occasione, invece lì in due mesi mi hanno licenziato. Parlavo poco inglese, non capii nemmeno molto. Ci rimasi male perché avrebbero dovuto darmi una seconda possibilità. Non era giusto lasciarmi da solo perché il problema era più della persona che del giocatore. Mi hanno licenziato, non mi hanno pagato, mi hanno squalificato com’era giusto che fosse».Arriva a Torino a gennaio 2005, ma deve restare fermo fino a maggio per la squalifica inflittagli dalla federazione inglese; trova il tempo comunque, in extremis, di mettere anche la sua firma sulla vittoria in campionato, giocando con autorevolezza, l’ultima e festosa sfida con il Cagliari, al Delle Alpi.La stagione successiva, da punta o da esterno, vede Mutu ergersi spesso a protagonista. In campo sin dalla trasferta di Empoli, alla seconda giornata, Adrian segna il suo primo goal in campionato a Lecce, ottava di andata, nel rotondo 3-0 a spese dell’undici di Baldini. Si ripete tre giorni dopo, nel turno infrasettimanale contro la Sampdoria e, stavolta, il suo è un goal d’autore, a coronamento di un contropiede magistrale e rapidissimo. Ancora a segno con il Treviso alla tredicesima, il rumeno ha la sua notte di maggior gloria il 7 gennaio a Palermo; sua la doppietta che stende i rosanero e consegna alla Juventus un fondamentale successo esterno.Oramai, del suo talento la squadra non può più fare a meno ed anche il suo contributo in reti diventa importante; segna a Messina e corona una stagione sensazionale il 30 aprile a Siena, finalizzando una delle più belle azioni di attacco bianconere dell’intero campionato.«Alla Juventus hanno fatto di tutto, non mi hanno fatto mai sentire escluso. Subito dopo la squalifica, mi hanno fatto esordire, ho vinto uno scudetto giocando solo un pezzo dell’ultima partita ed ho anche quasi segnato negli unici trenta minuti di quella stagione. Poi, l’anno dopo, ho giocato una stagione da protagonista: trentadue partite, ventidue da titolare, dieci goal giocando da centrocampista. Era una Juve fortissima e, infatti, mi viene da ridere quando dicono che abbiamo rubato. Quegli scudetti li sentiamo nostri. Qualunque giocatore di quella squadra si sente addosso gli scudetti che sono stati revocati».Nonostante la stagione ampiamente positiva, è ceduto alla Fiorentina, non senza qualche rimpianto.«Arrivò Calciopoli e non sapevo come comportarmi. Ero a Miami con la mia famiglia, mi chiamò Secco e mi disse che nessuno mi obbligava ad andare via, ma c’era la Fiorentina che aveva fatto un’offerta. Considerando che c’era Prandelli e quali erano le ambizioni della Fiorentina, dissi subito di sì. Poi, però, appena arrivai, vidi che anche la Fiorentina era coinvolta nello scandalo, però c’era Prandelli e mi volevano fortemente. Poi, per fortuna ce l’abbiamo fatta a rimanere in A». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/adrian-mutu.html
  11. ADRIAN MUTU https://it.wikipedia.org/wiki/Adrian_Mutu Nazione: Romania Luogo di nascita: Calinesti Data di nascita: 08.01.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Rumeno Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2006 Esordio: 29.05.2005 - Serie A - Juventus-Cagliari 4-2 Ultima partita: 07.05.2006 - Serie A - Juventus-Palermo 2-1 46 presenze - 11 reti 2 scudetti Adrian Mutu (Călineşti, 8 gennaio 1979) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore rumeno, di ruolo attaccante, tecnico del Rapid Bucarest. Quattro volte vincitore del premio come calciatore rumeno dell'anno, è considerato uno dei più forti calciatori rumeni di tutti i tempi. Con 103 reti è inoltre il calciatore rumeno più prolifico della Serie A. Detiene il record insieme a Gheorghe Hagi di reti con la nazionale rumena, con 35 reti realizzate. Adrian Mutu Mutu nel 2007 Nazionalità Romania Altezza 180 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Rapid Bucarest Termine carriera 20 maggio 2016 - giocatore Carriera Giovanili 1992-1996 Argeș Pitești Squadre di club 1996-1998 Argeș Pitești 41 (11) 1998-2000 Dinamo Bucarest 33 (22) 2000 Inter 12 (2) 2000-2002 Verona 57 (16) 2002-2003 Parma 31 (18) 2003-2004 Chelsea 27 (10) 2005 Livorno 0 (0) 2005-2006 Juventus 46 (11) 2006-2011 Fiorentina 112 (54) 2011-2012 Cesena 28 (8) 2012-2014 Ajaccio 37 (11) 2014 Petrolul Ploiești 14 (4) 2015 Pune City 10 (4) 2016 Târgu Mureș 2 (1) Nazionale 1995 Romania U-16 2 (1) 1996-1997 Romania U-18 14 (8) 1998-2000 Romania U-21 12 (6) 2000-2013 Romania 77 (35) Carriera da allenatore 2018 Voluntari 2018-2020 Al-Wahda Riserve 2020-2021 Romania U-21 2021 FCU Craiova 2022- Rapid Bucarest Biografia È laureato in Giurisprudenza all'Università di Bucarest ed anche in Scienze dello Sport. Dal 2001 al 2003 è stato sposato con Alexandra Dinu da cui ha avuto un figlio, Mario (2002). Nel 2005 sposa Consuelo Matos Gómez, ex modella dominicana, figlia dell'ambasciatore dominicano presso la Santa Sede, da cui ha due figlie, Adriana (2006) e Maya Vega (2008). I due si separano nel 2013, per poi ufficializzare il divorzio nel 2015, a seguito del quale, lo stesso anno, inizia una relazione con la modella ed ex miss Romania Sandra Bachici. Il 14 aprile 2017 nasce il loro primo figlio, Tiago Adrian Mutu. Il 15 ottobre seguente i due si sposano a Bucarest; tra gli invitati anche l'ex compagno di squadra Sébastien Frey. Caratteristiche tecniche Attaccante rapido e creativo, nella zona offensiva poteva giocare sia come seconda punta che come ala che come trequartista. Dotato di buona tecnica, era un valido tiratore di calci di punizione e di calci di rigore, dove era solito eseguire il gesto del cucchiaio. Ha avuto però un rendimento poco costante, causato da vari problemi dentro e fuori dal campo, che ne hanno limitato in parte la carriera. Carriera Club Gli esordi Cresciuto calcisticamente nell'Argeș Pitești, il suo debutto in campionato avvenne il 15 marzo 1997. Nelle successive due stagioni segna 11 gol in 41 partite e sforna molti assist. Nel 1998 venne acquistato dalla Dinamo Bucarest, in cui giocò 33 partite segnando 22 gol vincendo, a 18 anni, la Coppa e il campionato rumeno (ottenute dopo il trasferimento di Mutu). Inter e Verona Nel 2000 arriva in Italia, tesserato dall'Inter. Con i nerazzurri segnò due reti, entrambe in Coppa Italia. A fine stagione venne ceduto in comproprietà al Verona. Nel suo primo campionato in Veneto segnò quattro gol contro Lazio, Napoli e Bari (doppietta). Nella stagione successiva segnò 12 gol, ma la squadra retrocesse in Serie B. Parma Tornato in B, il Verona lo cedette al Parma, dove il romeno segnò 18 gol in 31 partite. Giocò in coppia con Adriano. Il Parma finisce la stagione al quinto posto a pochi punti dal quarto. In Coppa UEFA disputò 3 partite segnando 3 gol. Dopo un solo anno, il Parma cedette all'offerta del Chelsea di Roman Abramovič. Chelsea Il 1º agosto 2003 venne acquistato dal Chelsea. Nelle prime 4 partite segnò 3 gol, inclusa una doppietta in trasferta contro il Tottenham, ma progressivamente i gol diminuirono: furono solo 6 a fine stagione in 27 presenze più uno in Champions League contro la Lazio. Con il Chelsea arrivò alla semifinale di UEFA Champions League. Nel settembre del 2004, dopo appena due presenze alla seconda stagione con la maglia del Chelsea, venne scoperto positivo alla cocaina. Venne quindi licenziato il 29 ottobre dal club londinese e ricevette una squalifica di 7 mesi (fino al 18 maggio 2005) e una multa di £20.000 dalla Football Association. Livorno e Juventus Dopo l'avventura con il Chelsea, il 12 gennaio 2005 tornò in Serie A firmando per la Juventus. In realtà, con un artificio di mercato che sfruttava alcune lacune normative, non fu inizialmente tesserato dal club torinese bensì dal Livorno, in quanto i bianconeri non potevano mettere sotto contratto un extracomunitario proveniente dall'estero avendo già esaurito i posti a disposizione, e successivamente "ceduto" dai toscani ai piemontesi. Non scese mai in campo in maglia amaranto, mentre debuttò solo all'ultima giornata di campionato con quella juventina a causa della lunga squalifica per doping che doveva scontare. Nella stagione successiva in bianconero riuscì a ritagliarsi qualche spazio. Totalizzò dunque 33 presenze con 7 gol. Alla fine del campionato, in seguito alla retrocessione a tavolino della Juventus in Serie B, Mutu viene ceduto alla Fiorentina il 7 luglio 2006. Fiorentina Alla Fiorentina Mutu ritrova l'allenatore Cesare Prandelli, che lo aveva allenato anche a Parma. Alla prima stagione realizza 16 gol in campionato, al pari di Toni, e fornisce molti assist: la Fiorentina, partendo con una penalità di 19 punti (poi ridotti a 15) a causa di Farsopoli, riesce a finire la stagione al 5º posto (3º senza penalizzazione). Alla fine della stagione, Mutu risulta essere tra i migliori giocatori del campionato per rendimento. Adrian Mutu nella stagione 2007-2008 con la maglia della Fiorentina Nella stagione 2007-2008 realizza 17 gol in campionato (5 su calcio di rigore) e 6 in Coppa UEFA, raggiungendo la semifinale di Coppa UEFA e il quarto posto, occupato dalla Fiorentina con due punti di vantaggio sul Milan. Nell'estate 2008 è stato molto vicino al trasferimento alla Roma ma poi la società viola decise di tenere il giocatore. Il 14 agosto è stato multato dalla FIFA per 13,68 milioni di sterline (17,17 milioni di euro) per aver rotto il contratto con il Chelsea, dopo che è risultato positivo alla cocaina, facendo di questa multa la più alta di tutti i tempi. Un infortunio subito nel precampionato mentre era in ritiro con la nazionale rumena ne ha rallentato la preparazione, motivo per cui Mutu ha giocato sotto tono le prime partite della stagione 2008-2009. Mentre il problema al gomito era in via di guarigione, verso la metà del mese di ottobre, nuovamente nel ritiro della nazionale, Mutu subisce un versamento al ginocchio che fa temere un possibile intervento chirurgico. Tornato a Firenze, i medici sociali del club viola ne scongiurano l'ipotesi. Altri due infortuni tormentano il primo quarto di stagione. Dopo aver saltato il match con l'Inter, gioca contro il Bayern Monaco, a cui segna un gol, ma è costretto a un nuovo stop di 15 giorni. È stato nominato miglior giocatore romeno del 2008. Durante la partita Fiorentina-Lecce, si procura nuovamente una lussazione al gomito dopo un violento scontro di gioco. Ritorna in campo contro il Bologna, dove sigla una doppietta raggiungendo il traguardo dei 100 gol complessivi con squadre italiane. Il 15 febbraio 2009, in Genoa-Fiorentina (3-3), segna la sua prima tripletta in carriera. Il 31 luglio 2009 il TAS di Losanna respinge il suo appello. Il 21 ottobre dello stesso anno il tribunale federale elvetico sospende però il pagamento della multa di 17 milioni di euro fino alla fine del 2009. Nell'inizio della stagione 2009-2010 segna un gol alla prima giornata di campionato a Bologna. Nel doppio confronto di Champions League contro gli ungheresi del Debrecen segna due gol in Ungheria e il gol del vantaggio nella partita di ritorno. Durante la partita di Firenze contro il Debrecen si infortuna al menisco del ginocchio, venendo costretto ad una nuova operazione. Rientra in campo nel 2010 siglando 3 gol in 3 partite contro Siena, Bari e Bologna. Nelle partite di Coppa Italia segna due gol negli ottavi di finale in Fiorentina-ChievoVerona vinta per 3-2, e una successiva doppietta nei quarti di finale, Fiorentina-Lazio (3-2). Anche se la Fiorentina non vince la competizione, Mutu, con 4 gol, sarà capocannoniere della Coppa Italia, a pari merito con Alain Baclet del Lecce e Rachid Arma della Spal. Il 10 gennaio 2010, nei campioni di materiale biologico di Mutu prelevati dalla commissione antidoping del C.O.N.I. dopo la partita contro il Bari, viene riscontrata la presenza di metaboliti della sibutramina, uno stimolante che annulla gli effetti della fame. Sospeso subito in via cautelativa, in seguito viene trovato positivo alla stessa sostanza anche nelle analisi effettuate dopo la partita del 20 gennaio contro la Lazio in Coppa Italia, incontro in cui il romeno aveva realizzato una doppietta. Il 19 aprile 2010 il comitato antidoping nazionale decide una squalifica di 9 mesi, a decorrere dalla sospensione cautelativa; la Procura aveva richiesto un anno. La squalifica termina il 29 ottobre 2010, 2 giorni prima della partita di campionato Catania-Fiorentina. Il 7 gennaio 2011 viene messo fuori dalla rosa della squadra viola per aver inadempiuto ai suoi obblighi contrattuali, lasciando l'allenamento in anticipo. Il 3 febbraio dello stesso anno la società comunica che Mutu verrà reintegrato nella rosa a partire dal giorno seguente. Il 6 marzo 2011, in Fiorentina-Catania (3-0), realizza la sua prima doppietta stagionale, con tanto di esultanza sotto la curva Fiesole, a suggellare la riappacificazione con la tifoseria viola. Il 23 giugno 2011 la Fiorentina comunica la sua cessione a titolo definitivo al Cesena. Cesena Il 23 giugno 2011 il Cesena comunica di aver acquistato a titolo definitivo l'attaccante romeno a parametro zero che firma un biennale con opzione per il terzo anno. Esordisce il 10 settembre nella gara persa in casa con il Napoli per 3-1, mentre segna la sua prima rete in bianconero il 21 dello stesso mese contro la Lazio, non evitando la sconfitta per 2-1. Il 27 novembre segna una doppietta contro il Genoa, battuto per 2-0. Nonostante otto reti complessive in campionato, la stagione termina con una retrocessione. Ajaccio Il 28 agosto 2012 l'Ajaccio ufficializza l'acquisto dell'attaccante rimasto svincolato dopo la rescissione del contratto con il Cesena a seguito della retrocessione in Serie B. Segna il suo primo goal nel campionato di Ligue 1 il 28 ottobre 2012 nella sfida in trasferta contro il Lorient finita 4-4. Successivamente segna nella trasferta di Nancy (1-1), contro lo Stade de Reims (2-0), contro il Rennes (2-4), contro il Valenciennes (1-1), una doppietta rifilata al Lione il 3 febbraio 2013, contro il Tolosa (2-3), una doppietta in casa del Saint-Etienne (4-2), in casa dello Stade de Reims (1-1). Conclude il campionato segnando 11 reti ed inoltre è stato il giocatore che ha colpito più legni, ben 8. Petrolul Ploiești, Pune City e Târgu Mureș Il 13 gennaio 2014 torna in Romania, dopo 14 anni, firmando un contratto con il Petrolul Ploiești, dopo aver rescisso il contratto con l'Ajaccio. Segna il suo primo gol ufficiale con la maglia del Petrolul il 28 aprile 2014 nelle partita casalinga contro il Botosani segnando il 2-0 su calcio di rigore. Nella sfida contro il Viktoria Plzen valida per il 3º turno preliminare di Europa League segna sia all'andata (1-1) e ritorno (1-4) trascinando la sua squadra ai Play-off con un eurogol da quasi 30 metri. Il 26 settembre rescinde il contratto con la squadra rumena per firmare un contratto con la squadra indiana del Pune (affiliata alla Fiorentina) ma alla fine per alcuni motivi burocratici non ha potuto, rimanendo svincolato. Nel frattempo ritrova il peso forma e si allena con un personal trainer a Bucarest. L'8 gennaio 2015 giorno del suo 36º compleanno annuncia l'addio al calcio giocato per stare vicino alla madre malata dopo essere stato vicino al club indiano Pune e ad un vicinissimo clamoroso ritorno alla Fiorentina. Ritorna però sui suoi passi firmando con la squadra indiana. Dopo un inizio di stagione da spettatore, trova il primo gol con la squadra indiana l'8 novembre 2015 nel match contro il Goa (2-2), segnando in extremis la rete che porta al definitivo pareggio con una bella torsione di sinistro, da antologia. Avendo più spazio, il 19 novembre trova il secondo gol su un calcio di punizione nella trasferta persa con il Delhi Dynamos (3-1). Segna anche nelle ultime due partite perse in trasferta dal Pune, il 27 novembre trova il terzo gol contro l'Atlético de Kolkata (4-1), dopo aver superato nell'area avversaria ben 3 giocatori in appena 30 cm di spazio e il 2 dicembre trova il quarto gol contro il NorthEast United (3-2). Nella sua esperienza indiana segna quattro gol in nove presenze. Il 18 gennaio 2016 ritorna in Romania dopo un anno nelle file del Târgu Mureș che milita nella massima serie romena, dove firma un contratto semestrale con l'obiettivo di essere convocato in nazionale agli europei. Dopo aver collezionato solo cinque presenze, il 20 maggio annuncia il ritiro. Nazionale È stato tra gli elementi più rappresentativi della nazionale della Romania, dopo il ritiro di Gheorghe Hagi: il suo esordio avvenne il 29 marzo 2000 in amichevole contro la Grecia. Fu decisivo per la qualificazione della sua Nazionale al campionato d'Europa 2008: nella seconda giornata del gruppo C, segnò una rete all'Italia e si fece parare un calcio di rigore da Gianluigi Buffon. L'11 agosto 2011, in seguito a una nottata di baldoria e alcol insieme al compagno di squadra Gabriel Tamaș durante il ritiro due giorni prima dell'amichevole contro il San Marino, il CT Victor Pițurcă esclude i due giocatori dalla nazionale. Il 30 settembre, tuttavia, Mutu viene richiamato in nazionale per le sfide di qualificazione agli Europei 2012. Il 22 marzo 2013 nella sfida contro l'Ungheria (2-2) valida per le Qualificazioni ai mondiali 2014, segna un calcio di rigore ed eguaglia con 35 reti il record di Gheorghe Hagi. Viene nuovamente escluso dalla nazionale, questa volta definitivamente, il 21 novembre 2013, all'indomani della mancata convocazione per i playoff mondiali contro la Grecia; Mutu, per protesta, posta sul suo profilo Facebook un fotomontaggio che ritrae il selezionatore Pițurcă nelle vesti di Mr. Bean, gesto che né lo stesso CT né la Federazione calcistica romena gradiscono, comunicando al giocatore l'esclusione il giorno successivo. Dopo il ritiro Dirigente Il 12 ottobre 2016, è stato nominato presidente della Dinamo Bucarest dal proprietario della squadra, Ionuț Negoiță. Allenatore Dopo aver allenato il Voluntari e le riserve dell’Al-Wahda, nel 2020 diventa selezionatore dell’Under-21 rumena; arriverà terzo nel girone A all’Europeo di categoria nel marzo 2021 dietro a Germania e Olanda non riuscendo a qualificarsi alla fase successiva. Ad aprile ottiene la licenza di allenatore UEFA PRO. Il 28 maggio dello stesso anno viene annunciato come nuovo allenatore del FCU Craiova, ambizioso club neopromosso nella massima serie rumena. Viene esonerato a inizio ottobre avendo collezionato 3 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte tra campionato e coppa. Il 2 marzo 2022 arriva il salto di qualità dal punto di vista tecnico venendo nominato nuovo allenatore del Rapid Bucarest, club della Liga I, la massima serie del campionato rumeno di calcio. Palmarès Giocatore Club Campionato rumeno: 1 - Dinamo Bucarest: 1999-2000 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Individuale Calciatore rumeno dell'anno: 4 - 2003, 2005, 2007, 2008 Guerin d'oro: 1 - 2007 Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2009-2010 (4 gol, a pari merito con Alain Baclet e Rachid Arma)
  12. ANDREA MASIELLO Arriva alla Juventus nell’estate del 2003 ed è aggregato alla Primavera allenata da Vincenzo Chiarenza, con la quale conquista, nel 2004 e nel 2005, il Torneo di Viareggio. Il 20 aprile 2005 debutta in Prima Squadra, subentrando al 56’ ad Alessandro Birindelli, nella sfida casalinga contro l’Inter persa per 0-1. A fine stagione viene totalmente riscattato dalla squadra bianconera per poi essere ceduto in prestito all’Avellino e continuare la sua carriera lontano da Torino. MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” MARZO 2004 È figlio d’arte, come molti dei ragazzi che hanno fatto parte negli ultimi anni della Primavera: probabilmente i cromosomi sono sensibili alle capacità pedatorie dei genitori, che cercano di tramandarli alla pari dei tratti somatici o caratteriali. «Mio padre Mario, nato in provincia di Frosinone nel 1955, ha vinto il Torneo di Viareggio con la maglia del Napoli, poi ha giocato a Olbia e a Civitavecchia sempre nel ruolo di mediano. Mia madre invece è casalinga, e non ama particolarmente il football». Andrea Masiello, classe 1986, è una delle rivelazioni della squadra di Chiarenza: acquistato dalla Lucchese come prezioso rincalzo della difesa, si è sin da subito imposto come indiscusso titolare del ruolo di difensore centrale grazie ad una serie di prestazioni autorevoli e convincenti. In campo pare ben più smaliziato di un diciassettenne. «Il calcio è per me una grande passione», dice il biondo difensore. «Ho iniziato a giocare a cinque anni nel National, una piccola società di Viareggio dove sono nato, poi a dodici sono passato alla formazione Giovanissimi della Lucchese, e con questa casacca sono arrivato sino alla Berretti». La modestia non gli fa dire che già alla fine dello scorso campionato ha assaporato la gioia di disputare un paio di partite in Serie C proprio con la compagine toscana. Cosa che gli ha permesso di farsi notare dagli osservatori bianconeri che lo hanno portato a Torino. Così dalla scorsa estate Andrea divide una camera dell’Hotel Astor con Andrea Rossi della Berretti, frequentando con profitto il terzo anno di ragioneria in un istituto cittadino. A casa torna mediamente una volta al mese, preso com’è dagli impegni calcistici che si fanno sempre più pressanti: negli ultimi tempi ha sostenuto anche qualche allenamento con la prima squadra, e in occasione dell’incontro di andata di Coppa Italia contro il Siena, Lippi lo ha portato in panchina. «Non fosse che sono un tipo piuttosto freddo, sarebbe stata un’emozione da tagliare le gambe. Invece è stata semplicemente un’immensa gioia», racconta con un sorriso che la dice tutta sul suo approccio con il calcio professionistico che è li, alle porte, se solo saprà fare il salto di qualità che tutti si aspettano da lui. «Ho sempre e soltanto giocato come centrale difensivo. Sono un destro naturale che si sta sforzando di migliorare un sinistro per ora insufficiente, però credo di avere una discreta tecnica e una buona grinta». Ottimo il colpo di testa, aggiungiamo noi, così come l’adattamento al gioco a uomo a zona, con difesa a 3 o a 4. Per di più, il che non guasta, ha sin qui realizzato due goal. «Le consegne prevedono che vada in avanti soltanto nei calci da fermo, per cercare di sfruttare la propensione al colpo di testa. Altrimenti me ne sto rintanato nella nostra metà campo, pronto alla marcatura e all’interdizione». Il lavoro, anche nel caldo, paga (quasi) sempre. «Do sempre il massimo di me stesso, ci tengo a confermarmi a questi livelli. La mia migliore qualità? Forse la sicurezza: non so cosa sia la paura, a questa età non credo sia giusto averne». Non che Andrea sia un kamikaze, uno di quei giocatori un po’ sciagurati che, pur di intercettare il pallone, farebbero di tutto, compreso scalciare malamente l’avversario di turno, anzi. L’arcigno difensore viareggino è un giocatore dal fisico possente ma elegante, puntuale negli anticipi, potente, preciso, che non guarda in faccia nessuno. «L’anno prossimo per me sarà un anno ancora più decisivo: se voglio arrivare a certi traguardi, devo migliorare ulteriormente. Anche perché non sarò più una sorpresa, spero neppure una meteora, e avrò molti occhi puntati addosso. Se adesso sto muovendo i primi passi, mi aspettano delle scale ripide e insidiose. Non voglio proprio scivolare indietro». La Juve di questa stagione ha in rosa, come capita da diverso tempo a questa parte, diversi ragazzi stranieri: quale è il tuo pensiero in proposito? «Lo ritengo un fatto assolutamente positivo. La contaminazione con diverse esperienze calcistiche non può che far bene già in queste categorie, stimola al miglioramento continuo e contribuisce all’acquisizione di dinamiche che altrimenti rimarrebbero sconosciute sino all’approdo al professionismo». Masiello e la famiglia, Masiello e mister Chiarenza. «Non smetterò mai di ringraziare i miei genitori, che mi hanno permesso di fare quello che volevo già in tenera età pur di assecondare la passione per quello che spero diventi un mestiere. L’allenatore invece è un uomo di calcio molto preparato, abile a inculcarci anche i concetti che a prima vista potrebbero sembrare semplici e banali. E poi è dotato di forte personalità, il che non guasta quando si ha che fare con dei ragazzi di diciotto-diciannove anni provenienti dai più disparati contesti». Insomma, si direbbe che stia andando tutto bene, quasi alla meraviglia. «L’ambiente è sereno, tra noi c’è molta armonia e amicizia in campo e nella vita di tutti i giorni. E non lo dico per compiacere qualcuno, ma perché lo penso davvero. L’unica cosa che mi manca è il mare, l’azzurro del mio mare. Però, devo riconoscerlo, anche il bianco e nero non è poi così male». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/andrea-masiello.html
  13. ANDREA MASIELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Masiello Nazione: Italia Luogo di nascita: Viareggio (Lucca) Data di nascita: 05.02.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2005 Esordio: 20.04.2005 - Serie A - Juventus-Inter 0-1 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Andrea Masiello (Viareggio, 5 febbraio 1986) è un calciatore italiano, difensore svincolato. Andrea Masiello Masiello all'Atalanta nel 2016. Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Difensore Carriera Giovanili 1998-2003 Lucchese 2003-2005 Juventus Squadre di club 2002-2003 Lucchese 2 (0) 2003-2005 Juventus 1 (0) 2005-2006 → Avellino 39 (1) 2006-2007 Siena 0 (0) 2007-2008 Genoa 19 (1) 2008-2011 Bari 132 (3) 2011-2020 Atalanta 155 (8) 2020-2022 Genoa 52 (1) Nazionale 2004 Italia U-18 2 (0) 2004-2005 Italia U-19 16 (0) 2005-2006 Italia U-20 3 (0) Caratteristiche tecniche Gioca a calcio prevalentemente come difensore centrale. All'occorrenza può ricoprire anche il ruolo di terzino destro. Carriera Club Inizi Figlio di Mario, ex calciatore campano vincitore con il Napoli della Coppa Carnevale al trofeo giovanile di Viareggio del 1975, e di Emma, Andrea cresce calcisticamente nella Lucchese, dove approda all'età di dodici anni, debutta in prima squadra nella stagione 2002-2003 sotto la guida dell'allenatore Osvaldo Jaconi: prima esordisce in Coppa Italia e poi, il 9 febbraio 2003, arriva l'esordio nel campionato di Serie C1 nell'incontro interno contro lo Spezia. Dopo due presenze in maglia rossonera, nell'estate 2003 passa alla Juventus, che lo acquista in prestito. Qui, con la squadra Primavera allenata da Vincenzo Chiarenza che lo schiera difensore centrale in una difesa a tre, conquista nel 2004 e nel 2005 il Torneo di Viareggio. Il 20 aprile 2005 arriva il debutto in Serie A contro l'Inter subentrando al 56' a Alessandro Birindelli nella sfida poi persa 1-0. A fine stagione viene totalmente riscattato dalla squadra bianconera. Avellino Nell'estate del 2005 passa in prestito all'Avellino, dove totalizza 39 presenze (più 2 nei play-out, poi persi, contro l'AlbinoLeffe) e segna anche il suo primo gol da professionista nella partita persa contro il Cesena. Il 22 agosto 2006 passa in compartecipazione al Siena, in cui non scende mai in campo. il 30 gennaio la Juventus decide di inserirlo nella trattativa che porterà Domenico Criscito alla corte bianconera l'anno successivo: Masiello passa così al Genoa in compartecipazione. Genoa Con il Grifone colleziona 15 presenze (entrando quasi sempre a partita in corso) e conquista la promozione in Serie A. A fine stagione il Genoa ottiene il suo cartellino alle buste: Masiello diventa dunque interamente un giocatore rossoblu. Esordisce in campionato il 31 ottobre 2007 contro l'Inter. Il 16 dicembre arriva il secondo gettone stagionale, ad Empoli, quando parte da titolare e realizza il gol del pareggio al 42' della ripresa: è il suo primo gol in Serie A. Bari All'apertura del mercato di riparazione lo juventino Domenico Criscito torna a vestire la maglia genoana; Masiello, che non trovava spazio fra i titolari, il 22 gennaio 2008 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto per la compartecipazione al Bari, in Serie B. Esordisce coi Galletti il 26 gennaio 2008 in Pisa-Bari (1-1), giocando titolare. Il 24 giugno 2008, a fine stagione, il Bari esercita l'opzione per riscattare la compartecipazione del calciatore. La stagione successiva viene costantemente impiegato dal nuovo mister Antonio Conte contribuendo alla vittoria del campionato cadetto e alla promozione in Serie A del Bari. Nel giugno 2009 la società pugliese riscatta la seconda metà del cartellino che diventa quindi interamente di proprietà dei biancorossi per una cifra di quattro milioni di euro. In Serie A disputa 36 partite segnando le sue prime due reti con la maglia biancorossa (contro Parma e Siena); chiude il campionato al decimo posto. Nella stagione 2010-2011 la squadra retrocede in Serie B e con l'ultimo posto in classifica. Il 15 maggio 2011, al 80' del derby Bari-Lecce, devia un tiro dell'attaccante del Lecce Jeda, e segna l'autorete che regala la vittoria e la salvezza ai giallorossi salentini. Atalanta Masiello nel 2015 con la maglia dell'Atalanta. Il 26 luglio 2011 passa in compartecipazione all'Atalanta, società appena promossa in Serie A, per un importo pari a 2,5 milioni di euro più l'intero cartellino di Marino Defendi. Il giocatore lascia così il Bari dopo tre anni e mezzo, con 138 presenze e 4 reti tra campionato e coppa. L'esordio con la maglia dell'Atalanta avviene il 21 agosto in Coppa Italia, nella sconfitta contro il Gubbio per 4-3. In campionato l'esordio avviene alla seconda giornata (la prima è stata rinviata), partendo da titolare nell'incontro tra Atalanta e Genoa a Marassi. Il suo primo gol stagionale avviene nella sfida contro la Fiorentina il 17 dicembre, partita che finisce 2-2 sul campo della squadra viola. La sua ultima partita disputata, fra le 17 in campionato, è quella del 15 gennaio 2012 persa contro la Lazio per 2-0, dopodiché verrà sospeso cautelativamente dalla società per le vicende del calcioscommesse, chiudendo così la stagione con 17 partite in campionato e una in Coppa Italia. Il 22 giugno 2012, termine ultimo per la risoluzione delle compartecipazioni, Atalanta e Bari non fanno nessuna offerta per il cartellino del giocatore, che da regolamento rimane nella squadra che lo ha tesserato per ultimo, i nerazzurri. Scontati i 2 anni e 5 mesi complessivi di squalifica per calcioscommesse, a partire dal 13 gennaio 2015, torna ad allenarsi con l'Atalanta. A 1120 giorni di distanza dall'ultima partita giocata, torna in campo l'8 febbraio giocando da titolare nella partita persa per 3-2 sul campo della Fiorentina da parte degli orobici. Rimane a Bergamo anche per le stagioni 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 e 2018-2019; in queste ultime due stagioni esordisce inoltre nelle competizioni UEFA per club, giocando in due diverse edizioni della UEFA Europa League (la 2017-2018 ed i turni preliminari della 2018-2019). Viene riconfermato in rosa anche per la stagione 2019-2020, nella quale esordisce in UEFA Champions League. Ritorno al Genoa Il 29 gennaio 2020 saluta dopo nove stagioni l'Atalanta, facendo ritorno al Genoa. Esordisce dal primo minuto il 2 febbraio successivo in occasione proprio della partita contro l'Atalanta finita 2-2. Il 1º luglio 2022 il calciatore si svincola dal Genoa dopo il mancato rinnovo del contratto che legava le due parti Nazionale Dopo il campionato disputato con la Primavera della Juventus, viene convocato dapprima con l'Italia Under-18 e successivamente nell'Italia Under-19 allenata da Paolo Berrettini che lo vuole per la fase finale degli Europei di categoria. Con questa selezione scende in campo 16 volte. Masiello ha disputato inoltre 3 partite con l'Under-20 nel periodo di militanza all'Avellino. Calcioscommesse Lo stesso argomento in dettaglio: Scandalo italiano del calcioscommesse del 2011. Procedimento ordinario Nell'interrogatorio del giocatore del Piacenza Carlo Gervasoni, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Last Bet, vengono fatti i nomi di «Andrea Masiello, Daniele Padelli, Simone Bentivoglio, Alessandro Parisi e Marco Rossi» per la presunta combine della partita Palermo-Bari del 7 maggio 2011. Secondo l'accusa un ausiliario ospedaliero di nome Angelo Iacovelli (tramite del gruppo degli "zingari") avrebbe consegnato buste con 80000 € ai calciatori «Andrea Masiello, Simone Bentivoglio, Alessandro Parisi, Nicola Belmonte e Marco Rossi». In un'intervista a Hristiyan Ilievski, un latitante considerato capo degli "zingari", viene indicato come principale referente Masiello spiegando come si sarebbero svolti i fatti: «Mi chiama, ci sentiamo, dice "vieni che facciamo la partita", porta i soldi. Io venni a Bari con 300 000 euro. Mi portarono di nuovo in quell'albergo dove vivevano alcuni giocatori. Per esempio Bentivoglio. Era terrorizzato. Aveva la faccia bianchissima, Masiello spinse dentro con la forza lui e Parisi. Balbettavano mentre io parlavo. L'unico convinto era Masiello continuava a dire "ok, ok" quegli altri erano terrorizzati». Durante l'interrogatorio del difensore Daniele Portanova, il calciatore avrebbe spiegato di aver ricevuto una telefonata da Masiello prima di Bologna-Bari finita 0-4, il quale gli avrebbe detto «Ti mando tre amici da Bari, trattali bene». Due dei tre «amici» avrebbero confermato di essere stati mandati a Bologna da Masiello per combinare la gara. Interrogato dai carabinieri, Nicola De Tullio (titolare di alcune agenzie di scommesse) afferma che Masiello commissionò diverse puntate sul pareggio di Udinese-Bari del 9 maggio 2010, finita 3-3, intascando la somma di 8 000 euro. Durante la testimonianza inerente alla partita Bari-Sampdoria del 23 aprile 2011, il difensore Marco Rossi dichiara: «Da Masiello mi è stato detto che ci sarebbero stati 400 000 euro da dividere in caso di sconfitta, ma io ho detto subito di no». Il 3 gennaio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati per frode sportiva dal pubblico ministero Roberto Di Martino insieme ad altri venti calciatori. Il 23 febbraio 2012 viene iscritto insieme ad altre diciassette persone nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva dalla Procura di Bari. È accusato di fare parte di un'organizzazione che avrebbe manipolato nove partite del campionato 2010-2011. Secondo gli inquirenti, oltre al gruppo degli "zingari", i calciatori indagati avrebbero venduto partite anche alla Mafia barese, che avrebbe utilizzato le scommesse per riciclare denaro proveniente da attività illecite. Il 2 aprile 2012 viene arrestato dai carabinieri insieme a due suoi amici-scommettitori, Fabio Giacobbe e Giovanni Carella, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Queste le motivazioni del Giudice per le indagini preliminari Giovanni Abbattista: «Masiello è il leader indiscusso e capo carismatico. Non c'è "solo" il rischio d'inquinamento delle prove: c'è anche il pericolo di reiterazione del reato. L'associazione per delinquere monitorata ha peraltro dimostrato ampiamente di essere in grado di operare in maniera indisturbata sull'intero territorio nazionale per falsare l'esito di incontri di serie A e, quindi, l'esito dello stesso campionato di calcio. Il Masiello rimane, peraltro, calciatore professionista in attività sempre in grado di attivare il protocollo illecito monitorato, contattare colleghi calciatori per addomesticare, con la lusinga del denaro, l'esito degli incontri di calcio, ricevere e veicolare informazioni "privilegiate" inerenti alle singole partite». È accusato di aver manipolato cinque partite: Bari-Genoa (3-0, 2 maggio 2010), Udinese-Bari (3-3, 9 maggio 2010), Cesena-Bari (1-0, 17 aprile 2011), Bologna-Bari (0-4, 22 maggio 2011) e il derby Bari-Lecce (0-2, 15 maggio 2011), partita per la quale avrebbe intascato 50 000 euro. Dall'analisi dei conti correnti i carabinieri hanno scoperto che cinque giorni dopo Udinese-Bari, il 14 maggio del 2010, Giacobbe ha versato 6 200 euro in contanti sul suo conto e 6 200 euro versati dal suo socio Carella. Giacobbe versa anche 9 230 euro, il 19 aprile del 2011, due giorni dopo Cesena-Bari e 17 150 euro il 30 maggio, otto giorni dopo Bologna-Bari. Oltre alle partite citate ci sarebbero altre 3 partite della Serie A 2010-2011: Milan-Bari, Bari-Chievo e Bari-Roma su cui la procura di Bari sospetta ci sia stato un tentativo di combine da parte di Masiello. In una lettera inviata al pm Ciro Angelillis dichiara: «Voglio aggiungere che quando il risultato era sullo 0-1 ho sfruttato un'occasione che mi si è posta per poter cristallizzare definitivamente l'esito di sconfitta per il Bari e per poter quindi ottenere il pagamento promessomi realizzando così l'autogol con cui si è concluso l'incontro». Sulla partita Cesena-Bari: «Durante il match io ero squalificato e mi trovavo a pranzo da un amico a Bari. Prima dell'inizio della gara venni contattato da Antonio Bellavista… Lui mi disse che si era già organizzato e mi esortò a passare presso la sua abitazione dopo cena perché mi avrebbe potuto consegnare la somma di 20 000 euro. Io mi recai effettivamente presso l'abitazione di Bellavista insieme ai già citati miei conoscenti Carella e Giacobbe. Nell'occasione ritirai l'importo menzionato che suddivisi, poi, lungo il tragitto di ritorno con Carella e Giacobbe». Infine le analisi del GIP: «L'esposizione che precede consente di affermare la partecipazione di Andrea Masiello all'accordo corruttivo sviluppato in itinere tra alcuni calciatori ed involgente l'incontro Cesena-Bari; la riscossione, da parte dell'atleta, della vincita conseguente alla relativa scommessa su risultato sicuro». Nel giugno dello stesso anno ha richiesto un patteggiamento a 1 anno e 10 mesi di reclusione, rigettato dal GIP di Bari il quale ipotizza anche ci siano gli estremi per il reato di truffa; resta così agli arresti domiciliari. Ad ottobre patteggia infine 1 anno e 10 mesi di reclusione per associazione per delinquere e frode sportiva con pena sospesa dal GIP. Sempre in relazione alle gare del terzo filone di indagini, nel novembre 2015 in aula come testimone accusa gli ultras baresi di aver fatto pressioni sui giocatori per perdere alcuni incontri come Cesena-Bari 1-0 e Bari-Sampdoria 0-1 del 17 e 23 aprile 2011 con lo scopo di fare soldi con le scommesse e che "dopo l'incontro andammo dall'allenatore Bortolo Mutti e dal direttore sportivo Guido Angelozzi a riferire la cosa e loro ci dissero di tapparci il naso e giocare. Infatti quelle partite, anche se poi le abbiamo perse, ce le giocammo fino in fondo". Procedimento sportivo sul terzo filone Nell'ambito del terzo filone di indagini, il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per: illecito sportivo (Bari-Sampdoria, Palermo-Bari, Bari-Lecce e Bologna-Bari); violazione dell'articolo 1 di lealtà sportiva e divieto scommesse (Udinese-Bari e Cesena-Bari). Il 1º agosto patteggia 2 anni e 2 mesi di squalifica più 30 000 euro di ammenda. Procedimento sportivo sul quinto filone Il 23 agosto 2013, insieme ad altri suoi ex compagni del Bari, viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Bari per frode sportiva riguardo alle partite Salernitana-Bari 3-2 del 2008-2009 e Bari-Treviso 0-1 del 2007-2008. Per questo nel filone Bari-bis due mesi prima, il 6 giugno, veniva deferito dalla Procura federale per: omessa denuncia (Bari-Treviso); illecito sportivo (Salernitana-Bari venduta con altri 13 compagni agli avversari ed ex compagni Luca Fusco e Massimo Ganci in cambio di 7.000 euro). Il 4 luglio seguente patteggia 3 mesi e 15 giorni di squalifica in continuazione più 20 000 euro di ammenda per un totale di 2 anni e 5 mesi di squalifica fino al gennaio del 2015 quando viene reintegrato in rosa dall'Atalanta. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2004, 2005 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2004-2005 Campionato italiano di Serie B: 1 - Bari: 2008-2009
  14. REY VOLPATO Febbraio 2005: la Juventus Primavera vince il suo sesto Torneo di Viareggio. Tante future stelle fra i giovani bianconeri, da Giovinco a Marchisio, da Criscito a De Ceglie. Ma c’è una stella più luminosa di loro, uno che sembra già pronto per una carriera da campione: Rey Volpato. Che di quella squadra è il centravanti e bomber. Nato a Dolo, il 27 agosto 1986, nell’estate del 2004 si trasferisce in riva al Po. «Arrivare alla Juventus è stata una gioia enorme per me, quando l’ho saputo ho fatto salti di gioia. Il mio obiettivo è quello di far bene con la Primavera, un gruppo del quale fanno parte alcuni ragazzi che ho conosciuto in Nazionale, come Masiello, Volpe e Criscito, ma sono sicuro che presto entrerò in sintonia anche con tutti gli altri. La Prima Squadra? Sarebbe un motivo di orgoglio essere chiamato ogni tanto ad allenarmi con tutti questi campioni. Quindi anche con il mio conterraneo Alessandro Del Piero. Al momento non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo: non vedo l’ora!». Gli osservatori vedono in lui grandi qualità e Capello lo aggrega spesso agli allenamenti della Prima Squadra, nella quale esordisce in Coppa Italia, nel match contro l’Atalanta. Poi, per maturare, viene mandato in prestito al Siena. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/rey-volpato.html
  15. REY VOLPATO https://it.wikipedia.org/wiki/Rey_Volpato Nazione: Italia Luogo di nascita: Dolo (Venezia) Data di nascita: 27.08.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2005 Esordio: 19.11.2004 - Coppa Italia - Atalanta-Juventus 2-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Rey Volpato (Dolo, 27 agosto 1986) è un calciatore italiano, attaccante del Camisano Calcio 1910. Rey Volpato Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Camisano Calcio 1910 Carriera Giovanili 1993-2004 Padova 2004-2005 Juventus Squadre di club 2003-2004 Padova 18 (1) 2004-2005 Juventus 1 (0) 2005-2006 → Siena 13 (2) 2006-2007 → Arezzo 22 (6) 2007-2008 Empoli 13 (0) 2008-2009 Bari 8 (1) 2009 → Piacenza 10 (1) 2010 → Gallipoli 9 (2) 2010-2011 Livorno 3 (0) 2011 → Lumezzane 13 (2) 2011-2012 Pergocrema 9 (0) 2012-2013 Union Quinto 22 (5) 2013-2014 Thermal Abano Teolo 28 (9) 2014-2015 Campodarsego 18 (14) 2015-2016 Adriese 16 (6) 2016-2017 Loreo 16 (6) 2017-2018 Giorgione 15 (9) 2018-2019 Union Pro 29 (15) 2019 Sankt Georgen ? (0) 2019-2020 Real Martellago 10 (4) 2020 Castelbaldo Masi 3 (3) 2021- Camisano C. 1910 25 (10) Nazionale 2003-2004 Italia U-18 5 (2) 2004-2005 Italia U-19 10 (5) 2005-2006 Italia U-20 2 (1) Carriera Club Nasce calcisticamente nella Santangiolese fino all'età di 7 anni, quando gli osservatori del Padova notano le sue qualità tecniche e decidono di portarlo nel settore giovanile biancoscudato. Esordisce con la maglia del Padova in Serie C1, nel campionato 2003-2004 in cui totalizza 18 presenze ed un gol. L'anno successivo viene acquistato dalla Juventus, con la quale gioca una partita (Atalanta - Juventus) di Coppa Italia e vince, sempre nella stessa stagione, il Torneo di Viareggio con la formazione Primavera, classificandosi anche capocannoniere del torneo. Da tutti era considerato il futuro ariete della Nazionale Italiana. Nella stagione 2005-2006 viene ceduto in prestito al Siena; con la squadra toscana, a 19 anni, esordisce in Serie A il 18 settembre 2005 nella partita Siena-Palermo (1-2) e, sempre con i toscani, segna anche i suoi due primi gol in Serie A nella vittoria 1-2 contro l'Udinese. Nella primavera 2006 riporta un primo grave infortunio (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio), che limita a 13 le presenze in campionato. Nella annata successiva la Juventus lo gira all'Arezzo, squadra di Serie B allenata da Antonio Conte (che era stato il vice di Luigi De Canio a Siena, e lo aveva espressamente richiesto). Con i toscani gioca 22 partite, segnando 6 gol, in una stagione condizionata dai postumi dell'infortunio, e il 4 luglio 2007 viene acquistato in comproprietà dall'Empoli, con cui gioca 13 partite di campionato e 2 di Coppa UEFA. Il 9 giugno 2008 viene riscattato dalla società torinese ed il 1º luglio ceduto in compartecipazione, al Bari. Il 2 febbraio 2009 viene annunciato il suo passaggio in prestito fino a fine stagione al Piacenza ma il 5 febbraio il trasferimento salta, visto il divieto per un calciatore di essere tesserato da tre società nel corso della medesima stagione (di proprietà della Juventus, era già stato ceduto al Bari). Il 27 febbraio 2009 la Commissione Tesseramenti della Figc ha accolto il reclamo del Piacenza per il trasferimento e viene a tutti gli effetti tesserato fino a giugno. Con gli emiliani scende in campo 10 volte realizzando un gol, contro il Frosinone. Il 27 giugno 2009 ritorna al Bari dopo l'apertura delle buste ma viene messo fuori rosa per problemi con il tesseramento. Il 29 gennaio 2010 passa in prestito fino a fine stagione al Gallipoli. L'8 febbraio 2010 debutta e segna il suo primo gol con i salentini nella partita Gallipoli-Grosseto 2-2. Il 31 agosto 2010 passa a titolo definitivo al Livorno. Nella formazione amaranto non trova spazio, giocando 3 partite di campionato, e il 31 gennaio 2011 passa al Lumezzane in prestito. Con i lombardi realizza due reti nelle prime tre partite, le uniche della sua esperienza conclusa con 13 presenze nel campionato di Lega Pro Prima Divisione 2010-2011. Rientrato al Livorno, vi disputa la prima parte della stagione 2011-2012, sempre come rincalzo, anche a causa di un nuovo infortunio al ginocchio. Il 31 gennaio 2012 passa al Pergocrema a titolo definitivo; debutta con i gialloblù il 5 febbraio nella partita contro il Prato terminata con il risultato di 0-0. A fine stagione rimane svincolato a causa della mancata iscrizione della squadra al campionato, e dopo un periodo di prova al Sorrento, in dicembre accetta l'offerta dell'Union Quinto, formazione veneta di Serie D, con un contratto a gettone. Il 3 settembre 2013 firma per la Thermal Abano Teolo, formazione veneta che milita in Serie D. Debutta l'8 settembre nella sfida contro il Riccione segnando anche la prima rete. Il 31 luglio 2014 passa al Campodarsego, formazione della Provincia di Padova, in Eccellenza, con cui realizza 14 reti in 18 presenze. Il 19 giugno 2015 passa all'Adriese, formazione della Provincia di Rovigo, in Eccellenza. Il 27 luglio 2016 passa all'Este, formazione della Provincia di Padova, in Serie D, ma nel dicembre successivo si trasferisce al Loreo, formazione dell'Eccellenza veneta. Il 3 giugno 2017 passa al Giorgione, formazione della Provincia di Treviso, in Eccellenza, dove milita fino al dicembre successivo. Nel gennaio 2018 passa all'Albignasego, e nell'agosto successivo firma per l'Union Pro nel campionato di Eccellenza. Il 28 giugno 2019, passa al Sankt Georgen, formazione della Provincia di Bolzano, in Eccellenza. Nella stagione sportiva 2020/2021 gioca con la formazione padovana del Castelbaldo Masi, militante in Eccellenza. Svincolatosi nel mercato invernale, approda all'Academy Plateola di Piazzola sul Brenta, formazione padovana militante nel campionato di Prima categoria. Successivamente, a marzo dello stesso anno si accasa al Camisano Calcio 1910: con la formazione biancoceleste vicentina disputa il torneo di Eccellenza organizzato dal C.R. Veneto per la parte finale della stagione 2020/2021. La stagione successiva disputa il campionato di Eccellenza Veneto contribuendo alla salvezza della squadra. Nazionale Ha vestito le maglie delle Nazionali italiane Under-18, Under-19 ed Under-20, giocando in totale 18 partite e segnando 7 gol: 7 gare e 2 gol con l'Under-18, 10 con 5 gol con l'Under-19 mentre con la Nazionale Under-20 gioca solo due partite senza mai segnare. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2004-2005 Campionato italiano di Serie B: 1 - Bari: 2008-2009 Competizioni regionali Eccellenza Veneto: 2 - Campodarsego: 2014-2015 (Girone A) - Adriese: 2015-2016 (Girone A) Coppa Italia Dilettanti Veneto: 1 - Campodarsego: 2014-2015
  16. FEDERICO CHIESA https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Chiesa Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 25.10.1997 Ruolo: Attaccante Altezza: 175 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: L'Inglese - Pepo Alla Juventus dal 2020 Esordio: 17.10.2020 - Serie A - Crotone-Juventus 1-1 Ultima partita: 25.05.2024 - Serie A - Juventus-Monza 2-0 131 presenze - 32 reti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Campione d'Europa 2021 con la nazionale italiana Federico Chiesa (Genova, 25 ottobre 1997) è un calciatore italiano, attaccante del Liverpool e della nazionale italiana, con cui si è laureato campione d'Europa nel 2021. Federico Chiesa Chiesa alla Juventus nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Liverpool Carriera Giovanili 2002-2007 Settignanese 2007-2016 Fiorentina Squadre di club 2016-2020 Fiorentina 137 (26) 2020-2024 Juventus 131 (32) 2024- Liverpool 0 (0) Nazionale 2015-2016 Italia U-19 3 (0) 2016-2017 Italia U-20 5 (0) 2017-2019 Italia U-21 13 (6) 2018- Italia 51 (7) Palmarès Europei di calcio Oro Europa 2020 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Bronzo Paesi Bassi 2023 Europei di calcio Under-21 Bronzo Polonia 2017 Biografia Nato a Genova, la sua famiglia ha radici ad Agneto, borgo di Carrega Ligure, in val Borbera. È figlio dell'ex calciatore Enrico Chiesa, nonché fratello maggiore di Lorenzo, il quale ha intrapreso a sua volta la carriera calcistica. È legato dal 2022 a Lucia Bramani; la coppia si è sposata nel 2024 a Grosseto. Caratteristiche tecniche È un attaccante esterno che può giocare come ala su entrambe le fasce, in quanto è abile nell'accentrarsi e calciare in porta; all'occorrenza può ricoprire il ruolo più offensivo di seconda punta, sebbene si dimostri avvezzo anche a incarichi di copertura. Apprezzato per grinta e spirito di sacrificio, l'esplosività e la velocità di cui è dotato lo facilitano nel cambiare ritmo e saltare l'uomo. Carriera Club Fiorentina Cresce nelle giovanili della Settignanese, squadra del quartiere fiorentino di Coverciano. A dieci anni passa nel settore giovanile della maggiore formazione cittadina, la Fiorentina, dove si mette in luce prima negli Allievi Nazionali e poi in Primavera, dove comincia a giocare con maggiore continuità. All'inizio della stagione 2016-2017 l'allenatore Paulo Sousa lo inserisce in prima squadra, convocandolo per il ritiro estivo di Moena. Il 20 agosto 2016, a 18 anni e 10 mesi, esordisce in Serie A, nella partita della prima giornata di campionato persa per 2-1 a Torino contro la Juventus, sfida nella quale parte titolare. Il successivo 29 settembre debutta anche in Europa League, subentrando nell'ultima mezz'ora della gara interna vinta 5-1 contro il Qarabağ; emerso in questa fase tra i giovani più promettenti della sua generazione, segna il suo primo gol con la maglia viola nella partita di ritorno con lo stesso Qarabağ dell'8 dicembre 2016, fissando il risultato sul 2-1 per i toscani al 76', ma rimediando a distanza di pochi minuti anche la sua prima espulsione. Il 21 gennaio 2017 mette poi a segno la prima rete in Serie A, quella del definitivo 3-0 sul campo del Chievo. Termina la sua prima stagione da professionista con 34 presenze complessive e 4 reti. Nella stagione successiva, con l'allenatore Stefano Pioli, si impone titolare come attaccante esterno realizzando 6 reti in 36 presenze di campionato. Il 13 gennaio 2019 segna i suoi primi gol in Coppa Italia, con la doppietta che vale la vittoria 2-0 sul Torino negli ottavi di finale. Il 27 dello stesso mese mette a segno la sua prima doppietta in Serie A, nel successo in casa del Chievo (3-4). A confermare il suo buono stato di forma, tre giorni dopo segna la prima tripletta in carriera nella partita valida per i quarti di Coppa Italia e vinta in goleada 7-1 contro la Roma. Il 27 febbraio 2019, nel pareggio casalingo 3-3 contro l'Atalanta valido per la semifinale di andata della medesima competizione, a 19 anni raggiunge le 100 presenze con la maglia della Fiorentina, realizzando nell'occasione la rete del provvisorio 1-2 per il club viola. Nella sua terza stagione con la Fiorentina la squadra ottiene la salvezza all'ultima giornata mentre Chiesa chiude con 12 reti totali tra campionato e Coppa Italia. Nell'annata 2019-2020, caratterizzata dall'avvicendamento in panchina tra Vincenzo Montella e Giuseppe Iachini, il 29 luglio 2020 realizza la sua prima tripletta in Serie A nella partita della 37ª giornata vinta 4-0 in casa contro il Bologna. Nonostante un rendimento altalenante, per la prima volta va in doppia cifra in campionato totalizzando 10 gol. Juventus Dopo avere iniziato la stagione 2020-2021 con la Fiorentina, realizzando un gol in tre partite di campionato, il 5 ottobre passa in prestito biennale per 10 milioni di euro alla Juventus, con obbligo di riscatto per 40 milioni (più 10 milioni di bonus) al verificarsi di determinate condizioni. Debutta in maglia bianconera il 17 dello stesso mese, nel pareggio maturato contro il neopromosso Crotone, nel quale fornisce un assist per il gol di Álvaro Morata ma riceve anche un cartellino rosso. Tre giorni dopo, a Kiev, esordisce in Champions League giocando titolare nella prima partita della fase a gironi, vinta 2-0 in trasferta contro la Dinamo Kiev; il 2 dicembre 2020, nella gara di ritorno sempre contro la Dinamo, segna il suo primo gol per i torinesi e contribuisce alla vittoria con un assist, nel 3-0 in casa all'Allianz Stadium. Si ripete il 16 dello stesso mese, segnando la prima rete in campionato con i colori bianconeri nel pareggio interno contro l'Atalanta (1-1), mentre il 6 gennaio 2021, nel corso della gara vinta 1-3 sul terreno del Milan, sigla la prima doppietta di marca juventina. Nel frattempo definitivamente fugati i dubbi della vigilia, da parte di tifosi e addetti ai lavori, circa il suo arrivo a Torino, il 20 dello stesso mese vince il primo trofeo della sua carriera, la Supercoppa italiana, al termine della finale vinta 2-0 contro il Napoli al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Nel prosieguo dell'annata, il 17 febbraio 2021 segna il suo secondo gol in Champions League, stavolta nell'andata degli ottavi di finale sul campo del Porto, non riuscendo comunque a impedire la sconfitta bianconera per 2-1; nella partita di ritorno a Torino del successivo 9 marzo, vinta per 3-2 ai tempi supplementari, segna la sua prima doppietta nella massima competizione europea per club, tuttavia resa vana ai fini del passaggio del turno a causa della regola dei gol fuori casa. Pur incappando nella stagione altalenante di una Juventus che dopo nove anni abdica quale campione d'Italia, sul piano personale Chiesa s'impone quale maggiore rivelazione della squadra bianconera: l'esterno stabilisce il proprio record di gol (14) e assurge inoltre a match winner nella vittoriosa finale di Coppa Italia del 19 maggio, ancora a Reggio Emilia, siglando il decisivo 2-1 all'Atalanta e venendo nominato miglior giocatore della gara. In avvio della sua seconda stagione a Torino, con la rete che il 29 settembre 2021 decide la gara interna di Champions League contro i detentori del Chelsea (1-0), trova il suo quarto gol consecutivo e da titolare nella massima competizione continentale per club: eguaglia così Alessandro Del Piero, l'ultimo juventino capace di un simile exploit nell'edizione 1997-1998. La sua annata termina tuttavia anzitempo il 9 gennaio 2022 quando, nella vittoriosa trasferta di campionato all'Olimpico contro la Roma (3-4), dopo un contrasto col giallorosso Smalling riporta la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Ancora indisponibile all'inizio della stagione successiva, torna in campo il 2 novembre 2022, a 10 mesi dall'infortunio, subentrando nel corso dell'ultima gara della fase a gironi di Champions League persa 1-2 contro il Paris Saint-Germain. Il 19 gennaio 2023 torna al gol, a 378 giorni dal precedente, realizzando il decisivo 2-1 al Monza negli ottavi di finale di Coppa Italia. Il 22 maggio torna a segnare in campionato dopo un anno e mezzo, non riuscendo tuttavia ad evitare la sconfitta esterna per 4-1 contro l'Empoli. Conclude la sua esperienza in bianconero con 131 presenze e 32 gol complessivi. Liverpool Non rientrando nei piani del nuovo allenatore juventino Thiago Motta, il 29 agosto 2024 l'attaccante si trasferisce al Liverpool, in Premier League, a fronte di un corrispettivo di 12 milioni di euro, più tre di bonus. Nazionale Nazionali giovanili Tra fine 2015 e inizio 2016 gioca tre partite con l'Under-19, la prima il 12 novembre 2015 nell'amichevole vinta 4-1 a Pistoia contro la Rep. Ceca; non viene però convocato per l'europeo U-19 svoltosi nell'estate 2016. Nello stesso anno viene chiamato per la prima volta in Under-20, debuttandovi il 1º settembre nel Quattro Nazioni a Lubecca contro la Germania, vincendo per 1-0. Nel marzo 2017 viene chiamato per la prima volta in nazionale Under-21, per gli incontri amichevoli contro Polonia e Spagna: fa quindi il suo esordio con gli Azzurrini il 23 dello stesso mese, giocando titolare e venendo sostituito all'intervallo nella vittoria per 2-1 in trasferta a Cracovia contro i pari età polacchi. Nel giugno seguente viene convocato per la fase finale dell'europeo Under-21 in Polonia. Il 18 dello stesso mese debutta in gara ufficiale con la massima rappresentativa giovanile azzurra, subentrando al 66' della sfida con la Danimarca e fornendo l'assist per il definitivo 2-0 di Andrea Petagna. L'Italia termina il torneo in semifinale, dove viene sconfitta per 3-1 dalla Spagna: Chiesa chiude l'edizione dopo avere giocato tutte e quattro le gare degli Azzurrini, due delle quali da titolare. All'inizio del ciclo successivo, il 4 settembre 2017, realizza il suo primo gol con l'Under-21 nell'amichevole contro la Slovenia vinta per 4-1 a Cittadella. Dopo il passaggio alla nazionale maggiore, viene richiamato in Under-21 nel giugno 2019 per disputare l'europeo Under-21 in Italia. Bagna l'esordio nel suo secondo europeo giovanile con una doppietta decisiva per la vittoria degli Azzurrini sulla Spagna, siglando le sue prime reti in una competizione ufficiale per la nazionale. Realizza un gol anche nella terza partita del girone, vinta contro il Belgio, che tuttavia non permette ai padroni di casa di qualificarsi per la semifinale. Nazionale maggiore Chiesa in nazionale maggiore nel 2021, per la semifinale della UEFA Nations League contro la Spagna Il 9 aprile 2017 è chiamato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Gian Piero Ventura, in occasione di uno stage a Coverciano riservato ai calciatori emergenti. Nel marzo 2018 è tra i convocati dal CT ad interim Luigi Di Biagio in vista delle amichevoli contro Argentina e Inghilterra: esordisce il 23 dello stesso mese, a 20 anni, scendendo in campo da titolare nella sconfitta di Manchester contro gli argentini (0-2). Viene confermato e inserito stabilmente nel gruppo dal nuovo selezionatore Roberto Mancini, che lo utilizza in tutte le partite disputate dall'Italia nella prima edizione della UEFA Nations League. Il 18 novembre 2019 realizza il suo primo gol in azzurro, nella partita interna contro l'Armenia (9-1) disputata a Palermo e valida per l'ultima giornata delle qualificazioni europee, nelle quali Chiesa viene impiegato in sei occasioni. Nel giugno 2021 è convocato per la fase finale del campionato d'Europa 2020, posticipato a causa del covid. Inizialmente relegato dietro a Domenico Berardi nelle gerarchie stabilite da Mancini, acquisisce la piena titolarità con la fase ad eliminazione diretta e assurge di gara in gara tra i protagonisti del cammino azzurro. Il 26 giugno, nella partita valida per gli ottavi di finale contro l'Austria a Wembley, subentra proprio a Berardi durante i tempi supplementari e sblocca il punteggio nel successo italiano (2-1) che vale il passaggio del turno: nell'occasione eguaglia dopo 25 anni suo papà Enrico, il quale era andato a segno con la maglia azzurra al campionato d'Europa 1996, divenendo la prima coppia padre-figlio a segnare all'europeo. Il 6 luglio, sempre a Londra, si ripete aprendo le marcature nella semifinale contro la Spagna (1-1), poi vinta dall'Italia per 4-2 ai tiri di rigore, ed è ancora titolare nella vittoriosa finale di Wembley in cui l'Italia, dopo l'1-1 dei 120' di gioco, ha la meglio dei padroni di casa dell'Inghilterra dagli undici metri, conquistando il secondo titolo continentale della propria storia; tuttavia Chiesa, ancora tra i migliori dei suoi, è costretto a dare forfait anzitempo per un infortunio alla caviglia, assistendo così da bordocampo al successo azzurro. A manifestazione conclusa viene inserito nell'XI All Star Team dell'edizione. Il successivo 30 settembre viene inserito tra i 23 convocati per la fase finale della UEFA Nations League 2020-2021, ospitata dall'Italia: nell'occasione si conferma tra i migliori elementi degli Azzurri in questa fase, contribuendo al terzo posto dei padroni di casa. Nel successivo anno e mezzo, gli infortuni patiti con la Juventus si riverberano negativamente anche sul suo impiego in nazionale, ridotto ai minimi termini. Nel giugno 2023 è comunque tra i convocati per la fase finale della UEFA Nations League 2022-2023, ospitata dai Paesi Bassi: parte dalla panchina sia nella sconfitta 1-2 in semifinale contro la Spagna sia nella successiva vittoria 3-2 contro i padroni di casa, in cui realizza il momentaneo 3-1 contribuendo così al terzo posto finale degli Azzurri. Il 17 novembre 2023 segna la sua prima doppietta in nazionale maggiore, contribuendo alla vittoria casalinga per 5-2 a Roma sulla Macedonia del Nord e valida per le qualificazioni al campionato d'Europa 2024. Nel giugno 2024 viene convocato dal nuovo CT Luciano Spalletti per il campionato d'Europa 2024 in Germania. Scende in campo tutte e quattro le gare giocate dagli azzurri, eliminati agli ottavi di finale dalla Svizzera. Palmarès Club Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2020-2021, 2023-2024 Nazionale Campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Individuale Premio nazionale Andrea Fortunato nella categoria Calciatore - 2018 XI All Star Team del campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Pallone Azzurro nella categoria Miglior calciatore - 2021 Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2021 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
  17. ANDREA BARZAGLI «Un’emozione forte. Avevo vissuto una settimana molto tranquilla, perché mi sentivo sereno. Secondo me era arrivato il momento giusto. Poi la mattina mi sono svegliato e mi è iniziato un po’ di magone, sapevo che sarebbero venuti la mia famiglia e i miei amici. Ho avuto un’annata calcisticamente difficile, sono stato molto fuori, non mi sentivo più all’altezza degli altri. E quando sei in una squadra del genere, con dei giocatori così, allenarti diventa impegnativo, c’è tantissima qualità quindi devi star bene fisicamente. Nello spogliatoio i ragazzi hanno scherzato e il magone mi è passato. Non mi aspettavo il prepartita con i ringraziamenti del presidente e la squadra schierata. Gigi che è venuto apposta da Parigi, mi ha fatto un enorme regalo. E già lì è stata un’emozione forte». DIEGO GUIDO, DA ULTIMOUOMO.COM DEL 14 AGOSTO 2019 Il campo 5 di Coverciano è più piccolo di un normale campo a 11. Sembra lo abbiano voluto appiccicare a forza su un angolo del quadrilatero perfetto su cui sorge il Centro Tecnico Federale, come la piccola gamba di una grande Q. È incorniciato su tre lati dal fruscio di una ventina di alti cipressi e costretto tra i condomini di via Papini e via Saba. Ai bordi di questo campo seguo la seduta tattica di un gruppo di giocatori senza contratto. Si trovano sul campo 5, e più in generale a Coverciano, perché ospiti del ritiro che Assocalciatori ogni estate organizza per i calciatori svincolati. Tre settimane in cui possono allenarsi e seguire il corso da allenatori per iniziare a pensare al loro post-carriera. In campo ci sono una ventina di calciatori, tra cui Sorrentino e Domizzi, Pasqual e Pulzetti, Nocerino e Capuano, Croce e Acquafresca. Sono diretti dalla voce di Francesco D’Arrigo, che disegna linee di coperture preventive e diagonali difensive. D’Arrigo è un docente della Scuola Allenatori del Settore Tecnico FIGC e in quel momento esatto, al centro del campo, sta applicando sull’erba i concetti che il giorno prima ha spiegato in aula. Andrea Barzagli è diverso dagli altri compagni di ritiro nonostante non faccia nulla per sembrarlo. La sua partecipazione ha il solo obiettivo di ottenere il patentino Uefa B. A differenza degli altri lui ha deciso di non giocare più. Gli altri si allenano per farsi trovare pronti se e quando una società offrirà loro un nuovo contratto. Lui no. Gli altri hanno ancora la testa da giocatori. Lui no. Nonostante questo, nonostante non debba dimostrare nulla, nonostante non debba prepararsi a una nuova stagione, Barzagli sembra andare a una velocità diversa. Sembra calciare, usare il corpo, occupare lo spazio che lo circonda, in modo diverso dagli altri compagni. Una sensazione di differenza che diventa certezza quando D’Arrigo, dopo aver spiegato un paio di movimenti della difesa a tre, si ferma e chiede: «Ho detto bene Andrea?». Visto da vicino Barzagli è molto grande. Forse più che grande, lungo. Porta addosso una sorta di forza cinetica. La voce profonda, le “r” scandite e incastrate dentro a un velato accento fiorentino. A ogni passo muove un corpo mastodontico che sembra sempre sul punto di prendere una velocità inattesa per quella stazza. «Ho deciso di smettere perché ho sentito di aver dato tutto quello che avevo da dare». Nei primi giorni di questo ritiro gli hanno chiesto perché si sia ritirato. Lui ha risposto dicendo di aver raggiunto il limite. Gli chiedo se si tratti di un limite solo fisico oppure anche nervoso. «Fisicamente non sono stato bene come in passato, ma non si tratta solo di questo. Il limite è anche e soprattutto mentale. Sentivo di non essere più in grado di garantire i livelli di prestazione a cui ero abituato e la cosa mi disturbava». Barzagli è seduto nell’aula magna di Coverciano. Indossa i pantaloncini blu e la maglia azzurra della divisa AIC. È appena finita una lezione e si è fermato qualche minuto per rispondere alle mie domande. La fine della carriera agonistica ad alti livelli a volte coincide con momenti di spaesamento. Un passaggio brusco dai riflettori al buio, dalle tensioni della partita decisiva a una quotidianità senza più strappi. Non sono però timori che sfiorano Barzagli. «Spesso ho sentito dire che una volta smesso ti può mancare l’adrenalina. Io sinceramente sto molto bene. Ho vissuto tutta la mia carriera talmente intensamente che ora non credo mi manchi nulla». L’assenza di questo tipo di nostalgia è perfettamente coerente con la consapevolezza di cui parlava prima, di riconoscersi ormai deficitario sotto l’aspetto mentale per poter proseguire a giocare a calcio. Coerente anche con ciò che aggiunge un attimo dopo: «In queste poche settimane mi sono sentito rinato come persona. Me lo sono spiegato con il dispendio nervoso che ho sempre messo nel mio lavoro. Ora ho passato molto tempo con la mia famiglia e non ti nascondo che sarei rimasto volentieri con loro quando è stato il momento di venire in ritiro», e quest’ultima frase la dice come una novità assoluta per lui e per come ha concepito la sua vita fino a maggio. Nella riposta legata al distacco dalla sua famiglia, Barzagli ha anche aggiunto: «Sono venuto qua e mi sono rimesso una divisa e un paio di scarpe da calcio». L’ha detto come potrebbe dirlo chi ha già smesso da 5 o 10 anni. Lui ha salutato domenica 19 maggio e io l’ho incontrato alla fine di luglio. Nemmeno due mesi e mezzo eppure nella sua testa, per lo stacco nervoso, sembrano già passati anni. Alcuni dei corridoi del Centro di Coverciano sono stati trasformati in grandi album dei ricordi. Il bianco delle pareti è interrotto da fotografie di formazioni azzurre e dei loro momenti passati alla storia. Barzagli è presente in almeno due di quei ritratti, entrambi dentro a stadi tedeschi. Sul prato di Bochum posa assieme agli altri dieci compagni con cui sta per vincere la finale degli Europei Under-21, nel 2004. Sul prato dell’Olympiastadion a Charlottenburg, Berlino Ovest, Barzagli è uno di quelli che alzano i pugni al cielo ai piedi di Cannavaro la notte del 9 luglio 2006. Sono due fotografie che raccontano come si è dipanata la trama della sua carriera. Un lento e costante passo di avvicinamento al livello più alto raggiungibile nel suo sport. A 19 anni giocava in C2, nel Rondinella, una piccola società di Firenze. A 20 giocava nell’Ascoli, C1. Le due finali di Champions della sua carriera le ha giocate a 34 e 36 anni. Sembra quasi che Barzagli sia diventato davvero Barzagli dopo aver compiuto 30 anni. «Hai ragione. Secondo me sono partito molto bene nei primi anni di A e ho raggiunto presto anche la Nazionale. Poi mi è mancata continuità di rendimento e credo anche la possibilità di arrivare prima in una grande squadra. Perché non dico che siano due sport differenti, ma tra chi ha obiettivi di metà classifica o della salvezza e chi invece punta a vincere, c’è una differenza enorme. È tutto un altro giocare a calcio. Lo stress e i ritmi ti portano a crescere come non puoi crescere altrove. Se hai qualità migliori per forza». La dimensione mentale torna ancora. La presenta sempre come un ingrediente che dentro a una carriera ha lo stesso peso del fisico e della tecnica. Dice che dopo i 30 anni «anno dopo anno sono migliorato come giocatore ma anche come uomo». Nel suo percorso vede due snodi cruciali che lo hanno aiutato. Il primo legato agli inizi – «non sono cresciuto nel settore giovanile di una società importante e in età da Primavera giocavo in una C di alto livello, in mezzo a gente più grande di me, con più esperienza. Un bagaglio che mi ha fatto arrivare in A molto maturo» – il secondo snodo è invece legato al gennaio del 2011. «Il mio contratto con il Wolfsburg scadeva a giugno. Non mi trovavo bene né con l’allenatore né con il Direttore Sportivo e a giugno me ne sarei andato a costo zero. Così hanno preferito liberarmi già a gennaio e poter monetizzare qualcosa». A pensarci oggi, guardando alla qualità e ai risultati delle sue 8 stagioni e mezza a Torino, fa sorridere pensare che la Juventus allora lo abbia acquistato per 300mila euro. Barzagli è la prima B della formuletta BBC con cui la stampa sportiva ha vezzosamente sintetizzato i tre protagonisti del blocco difensivo dei cicli di Conte e Allegri. «Con Giorgio e Leo ci siamo migliorati a vicenda. Ci siamo trovati in un momento in cui venivamo da storie diverse. Giorgio aveva già tanti anni di Juve e conosceva quel mondo, Leo era alla prima esperienza ad alto livello e io avevo la mia strada di alti e bassi». Da fuori ho sempre avuto la sensazione che fossero tre buonissimi calciatori senza tuttavia il talento per valere costantemente un posto tra i migliori dieci difensori in Europa per una decade, come hanno invece poi dimostrato. Mi ero sempre risposto che le ragioni della loro affermazione risiedessero nel loro approccio mentale, nella loro fame di migliorarsi e nell’aver avuto la fortuna di aver trovato l’allenatore perfetto per farli esprimere al massimo assieme. L’idea che mi ero fatto l’ho voluta condividere con lui. Domanda secca: hai mai pensato di esserti trovato al posto giusto nel momento giusto? Risposta: «Sì». Gli chiedo allora se secondo lui esista la fortuna. Se sia un concetto valido. «Più che la fortuna esistono momenti della carriera in cui puoi trovare tutto perfetto. Le condizioni migliori per lavorare e le persone migliori per fare quel lavoro. Abbiamo trovato un allenatore molto maniacale sulla fase difensiva e abbiamo combinato le nostre caratteristiche differenti e complementari. Se trovi condizioni così tanto favorevoli e ci metti del tuo, la tua storia può cambiare. Ecco, ci devi mettere però del tuo». Ho parlato in maniera informale con Barzagli altre volte, durante il ritiro di Coverciano. L’ultima eravamo seduti a un tavolino del bar del Centro Tecnico. Si stava facendo raccontare da Pulzetti come fosse andata l’amichevole che il gruppo aveva giocato il giorno prima a Carrara. Pulzetti gli raccontava della squadra, io dei dettagli coloriti dello sfogo sopra le righe che Silvio Baldini – mister dei toscani – aveva avuto contro qualche discutibile scelta arbitrale. Barzagli spicca tra gli altri con inconsapevolezza. Mi sono fatto l’idea che fosse per lui parlerebbe il meno possibile e passerebbe molto più volentieri inosservato. Nel corso dell’intervista e nelle poche parole scambiate con lui in quei giorni a Firenze ho pensato molto alla frase che mi ha scritto un amico milanista. Intervisti Barzagli? Beh alla fine degli juventini è quello che mi ha sempre dato meno fastidio. Gliel’ho confessato. Ha sorriso e mi ha detto di non aver mai avuto la percezione di essere stato più simpatico ai tifosi avversari rispetto ad altri compagni. Poi ha aggiunto: «Forse perché caratterialmente sono abbastanza moderato? Sia in campo, sia nelle dichiarazioni non penso di aver mai fatto o detto chissà che. Forse per questo». Barzagli non dà l’idea di qualcuno che faccia pesare il suo palmares, che si senta superiore a colleghi meno blasonati. Fa percepire però che non ama spiccare troppo nel gruppo. Non direi per timidezza, piuttosto per amore del proprio spazio. Le chiamano le case matte. Sono tre bassi cilindri di cemento totalmente chiusi se non per delle sottili feritoie. Le hanno costruite sopra le colline messinesi perché servissero da fortini d’avvistamento negli anni della Seconda Guerra Mondiale. La loro posizione a dominare lo stretto era perfetta per avvistare navi in arrivo sia dal Tirreno che dallo Ionio. Un cuneo infilato tra due mari e all’incrocio tra i venti. Un luogo a quanto pare perfetto anche per coltivare le uve, dato che su quel terreno sorgono i vitigni e la cantina che Andrea Barzagli ha creato assieme a un socio. L’azienda agricola Le Casematte. Avevo scoperto Le Casematte il giorno prima di intervistare Barzagli. Stavo per seguire l’allenamento del pomeriggio del suo gruppo. Prima che cominciasse, mentre sistemavo gli appunti, seduti a pochi metri da me sulla tribunetta del campo 1, lui e Sorrentino stavano parlando della cantina e delle sue etichette. Dai discorsi di Barzagli usciva competenza e passione per quel settore. Nonostante questo però non è detto che la sua prossima carriera sia nel mondo vitivinicolo. O perlomeno non solo. «Non so ancora cosa farò. Sto valutando molte possibilità e la mia presenza qui è parte della ricerca. Non sono mai stato uno ultra convinto del passo successivo. Ho sempre preferito pensare a una fase alla volta. In tutta onestà, a oggi non so se mi vedo allenatore, o dirigente, o magari completamente fuori dal calcio. Sto cercando di capire quale dimensione mi può entusiasmare, che poi è quella la cosa principale». SIMONE GOLIA, DA GIANLUCADIMARZIO.COM DEL 13 APRILE 2019 Lui e Gozzi. Insieme in difesa, separati da pochi centimetri in campo, da 20 anni fuori. Il padre che indica al figlio di stringere la propria posizione, che lo esorta a salire insieme al resto della linea. Che lo abbraccia nel tunnel prima dell’esordio. Il settore ospiti del Mazza canta per Barzagli, ma lui ringrazierà solo a fine partita. Troppo impegnato a guidare una Juventus mai così giovane. Troppo felice di essere tornato a scattare con la sua 15 fra l’attaccante e la palla. Otto anni fa Andrea metteva piede a Torino, diventando padre della piccola Camilla. Dybala giocava nella B argentina con l’Instituto per appena 4mila pesos annui, il minimo sindacale. Otto anni fa la Juventus di Conte raccoglieva le prime vittorie. Otto potevano essere anche gli scudetti. Barzagli sembrava tornato apposta per festeggiare a Ferrara, ma Floccari gli ha rovinato i piani. Questione di tempo, comunque. Come quello che manca alla sua ultima partita da calciatore. Un anno fa fu il primo ad abbracciare Buffon nel giorno del suo addio. A questo giro la scena sarà simile. Non esattamente uguale solo per il fatto che Gigi, nel frattempo, è volato in Francia e non potrà stargli accanto. Ma una chiamata la riceverà sicuramente. Barzagli dirà basta dopo questa stagione. Maledetta, con tre infortuni a farlo soffrire. Preziosa, perché gli ha fatto capire che forse è giunto il momento di fare altro. Restando sempre nel calcio, magari ad insegnare piuttosto che apprendere: “Perché lui è un maestro della difesa” per dirla alla Allegri. Colui che, da quanto dice, in difesa ce lo ha messo. Stagione 2000-2001, i due giocano insieme alla Pistoiese. Max, che inizia a ragionare da allenatore, va da Pillon e parla chiaro: “Sposta Andrea dietro e vedrai”. La prima di una lunga serie di intuizioni. Otto anni fa non c’era lo Stadium. Il logo era ancora quello vecchio, Ronaldo si preparava a fare grande il Real. Otto anni fa Barzagli arrivava settimo con la Juventus di Delneri, preludio alla BBC dei trionfi e dei record. Lui, arrivato per soli 300mila euro. Tornato in Italia completamente diverso da come l’aveva lasciata. Nel 2006 vince il Mondiale da gregario, crede di meritare un top club e finisce con l’accettare malvolentieri il Wolfsburg: “Non mi piace la tua scelta” Gli dice Lippi; “Sai perché sei sempre infortunato e ti alleni male? Perché sei il primo a pensare di non farcela”: Parole di Felix Magath, che lo sgrida in tedesco e lo cambia. È lì che nasce il muro. Non toccherà quota 300 presenze con la Juventus per poco. Con la Spal la sua squadra ha perso, ma sul viso gli esce un sorriso. Finalmente è tornato a finire una partita. Ci aveva provato anche con l’Udinese, di nuovo in campo dopo tre mesi di stop. Il polpaccio, però, gli tira dopo 25’. Esce con la faccia di chi sa che, purtroppo, sta finendo una pagina importante della propria vita. Che lo ha visto diventare campione del mondo. Che lo ha visto nel Chievo dei Miracoli (sì, era l’ultimo in attività di quella squadra). Che lo ha visto alzare al cielo 15 trofei (presto saranno 16) con la Juventus. Che lo ha visto piangere per il dolore, come nel 2014, quando – dopo aver stretto i denti per giocare il Mondiale – si vede costretto ad operarsi in Finlandia al calcagno del piede destro. Una fitta terribile, che gli impedisce di andare in bagno da solo. E che lo porta a pensare al ritiro. Invece, la scorsa estate, l’ultimo rinnovo: “Ancora un anno, poi vediamo” Le sue parole. Accanto a lui, a firmare il proprio contratto, anche Chiellini, che continuerà fino al 2020. Chissà, magari con Barzagli come maestro, che continuerà a portare il suo vino negli spogliatoi dopo un trionfo. Smettere, alla fine, è traumatico. Ma il capitolo che si apre può essere molto simile a quello che si sta chiudendo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/05/andrea-barzagli.html
  18. ANDREA BARZAGLI https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Barzagli Nazione: Italia Luogo di nascita: Fiesole (Firenze) Data di nascita: 08.05.1981 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 87 kg Nazionale Italiano Soprannome: The Rock Alla Juventus dal 2011 al 2019 Esordio: 02.02.2011 - Serie A - Palermo-Juventus 2-1 Ultima partita: 19.05.2019 - Serie A - Juventus-Atalanta 1-1 281 presenze - 2 reti 8 scudetti 4 coppe Italia 4 supercoppe italiane Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Andrea Barzagli (Fiesole, 8 maggio 1981) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore, assistente delle giovanili della nazionale italiana. Nella sua carriera ha vinto un campionato di Bundesliga con il Wolfsburg (2008-09) e otto campionati consecutivi di Serie A con la Juventus (dal 2011-12 al 2018-19), club questo ultimo con cui ha conquistato anche un record di quattro Coppe Italia consecutive (dal 2014-15 al 2017-18) e quattro Supercoppe di Lega (2012, 2013, 2015 e 2018), disputando inoltre due finali di UEFA Champions League (2015 e 2017); nelle categorie minori vanta le vittorie di un campionato di Serie C1 (2001-02) e di una Supercoppa di Serie C (2002) con l'Ascoli oltreché un Campionato Nazionale Dilettanti (1998-99) con la Rondinella Impruneta. Con la nazionale italiana è stato campione del mondo a Germania 2006, finalista all'europeo di Polonia-Ucraina 2012 e terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013; ha inoltre preso parte ai mondiali di Brasile 2014 e agli europei di Austria-Svizzera 2008 e Francia 2016. In ambito giovanile, con l'Italia olimpica è stato medaglia di bronzo ai Giochi di Atene 2004, mentre con l'Italia Under-21 si è laureato campione d'Europa a Germania 2004 e con Italia Under-20 ha trionfato all'edizione 2001-2002 del Torneo Quattro Nazioni. Considerato tra i migliori difensori della sua generazione, a livello individuale è stato inserito per quattro volte (2012, 2013, 2014 e 2016) nella squadra dell'anno AIC. Andrea Barzagli Barzagli in nazionale nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 87 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Italia (Assistente Giovanili) Termine carriera 1º luglio 2019 Carriera Giovanili 19??-19?? Cattolica Virtus 19??-1998 Rondinella Impruneta Squadre di club 1998-2000 Rondinella Impruneta 51 (3) 2000-2001 Pistoiese 5 (0) 2001 Rondinella Impruneta 13 (1) 2001-2003 Ascoli 46 (3) 2003-2004 Chievo 29 (3) 2004-2008 Palermo 142 (3) 2008-2011 Wolfsburg 75 (1) 2011-2019 Juventus 281 (2) Nazionale 2002 Italia U-20 8 (0) 2003-2004 Italia U-21 11 (0) 2004 Italia olimpica 4 (0) 2004-2017 Italia 73 (0) Carriera da allenatore 2019-2020 Juventus Coll. tecnico 2021- Italia Giovanili (Assistente) Palmarès Olimpiadi Bronzo Atene 2004 Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Torneo Quattro Nazioni U-20 Oro 2001-2002 Europei di calcio Under-21 Oro Germania 2004 Biografia Nel 2013 si è sposato con la modella italiana Maddalena Nullo; la coppia ha due figli. Caratteristiche tecniche Era un difensore centrale completo, forte fisicamente — da cui il soprannome di Roccia, nato negli anni a Palermo e poi mantenuto per il resto della carriera —, veloce e abile nel costruire il gioco oltreché d'ineccepibile correttezza. Dotato di senso della posizione, duttilità e intelligenza tattica, sapeva disimpegnarsi sia in una linea difensiva a quattro sia a tre elementi; all'occorrenza poteva inoltre essere impiegato come terzino destro. Assieme a Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini, nel corso degli anni 2010 compagni di squadra sia nella Juventus sia in nazionale, Barzagli ha formato un affiatato terzetto difensivo denominato «BBC» dalla stampa specializzata; la solidità del trio ha portato al paragone con la linea difensiva composta dai terzini Virginio Rosetta e Umberto Caligaris nonché dal centromediano Luis Monti, alla base dei successi di Juventus e nazionale negli anni 1930. Carriera Giocatore Club Rondinella Impruneta, Pistoiese e Ascoli Inizia a giocare a calcio nelle file della Cattolica Virtus, piccola società fiorentina, e poi nella Rondinella Impruneta con la quale esordisce nel 1998, a 17 anni, nel Campionato Nazionale Dilettanti ottenendo a fine stagione la promozione in Serie C2, cosa che gli permette di esordire tra i professionisti l'anno successivo. Nel 2000 passa alla Pistoiese, in Serie B, dove arriva da centrocampista. L'allenatore degli arancioni è Bepi Pillon che lo trasforma in difensore centrale, un ruolo che ricopre con eleganza e vigoria fisica. Tuttavia con la maglia arancione disputa solo cinque partite in cadetteria prima di tornare a metà stagione alla Rondinella Impruneta, in C2. L'anno seguente entra nella rosa dell'Ascoli, dove rimane per due stagioni: nella prima ottiene la promozione dalla Serie C1 alla Serie B. Frattanto nell'estate 2002 viene acquistato dal Piacenza, che contestualmente lo lascia in prestito nelle Marche per un'altra stagione; chiude l'esperienza nell'Ascoli con 46 presenze e 3 reti. Chievo, Palermo e Wolfsburg Passa quindi al Chievo, che lo acquista in comproprietà con il club piacentino: con la formazione clivense debutta in Serie A a 22 anni, il 31 agosto 2003 in Brescia-Chievo (1-1). In questo campionato colleziona 29 presenze, segnando 3 reti e un'autorete. Nel luglio del 2004 il Palermo lo acquista per 2,5 milioni di euro. Il difensore diventa subito titolare e perno della squadra rosanero, che a fine stagione conquista la prima qualificazione in Coppa UEFA della sua storia grazie al sesto posto in campionato. Nei successivi quattro anni tra i siciliani, Barzagli colleziona 142 presenze e 3 reti in Serie A, mentre in Europa totalizza 15 presenze e 1 gol: alla chiusura della stagione 2006-07, risulta insieme a Franco Brienza il calciatore rosanero più presente nelle competizioni internazionali per club, con 15 apparizioni (i due saranno poi raggiunti da Mattia Cassani nell'annata 2010-11). Nella stagione 2007-08 diventa inoltre il capitano della squadra palermitana. Nell'estate 2008 viene ceduto, per 11,9 milioni di euro, al club tedesco del Wolfsburg insieme al suo compagno di reparto a Palermo Cristian Zaccardo. A fine stagione vince la Bundesliga giocando tutti i 34 incontri del torneo senza essere mai sostituito. Il 15 settembre 2009 esordisce in Champions League in Wolfsburg-CSKA Mosca (3-1). Chiude la seconda stagione a Wolfsburg con 2 presenze in Champions e 3 in Europa League, e 24 presenze di campionato con 1 rete all'attivo. Rimane in Germania fino al gennaio 2011, collezionando 17 presenze in campionato in quest'ultimo scorcio. Juventus 2011-2014 Barzagli alla Juventus nel 2013 Il 27 gennaio 2011 la Juventus acquista il giocatore per una cifra pari a 300 000 euro (più eventuali bonus legati ai risultati sportivi). Esordisce con la maglia bianconera il successivo 2 febbraio, nella gara persa in trasferta contro la sua ex squadra del Palermo (2-1) e valida per la 23ª giornata del campionato di Serie A. La stagione successiva si conferma come titolare inamovibile della difesa bianconera, la meno battuta del campionato con 20 reti subite in 38 incontri, vincendo lo scudetto con una giornata di anticipo; per lui si tratta del secondo titolo nazionale in carriera, dopo quello 2008-09 in Germania. Nell'ultima partita di campionato, giocata il 13 maggio 2012 allo Juventus Stadium e vinta contro l'Atalanta, segna la sua prima rete in maglia bianconera inusualmente su calcio di rigore, pochi minuti dopo esser subentrato all'infortunato Giorgio Chiellini, fissando il risultato sul 3-1: era l'unico fra i titolari bianconeri ancora senza reti all'attivo in stagione. La squadra torinese giunge inoltre in finale di Coppa Italia, perdendo a Roma contro il Napoli. Al primo impegno della stagione 2012-13, l'11 agosto a Pechino, vince la sua prima Supercoppa di Lega dopo che la Juventus batte per 4-2 ai tempi supplementari il Napoli. Il 28 aprile 2013, nel derby della Mole vinto per 2-0 sul Torino, ottiene la 100ª presenza con la maglia bianconera. Il 5 maggio seguente arriva con tre giornate di anticipo la conquista del secondo scudetto di fila, grazie al successo casalingo per 1-0 sul Palermo. Chiude la stagione come il bianconero con più presenze in assoluto, 48, alla pari con il compagno di reparto Leonardo Bonucci. La stagione seguente si apre il 18 agosto 2013 con la vittoria della sua seconda Supercoppa di Lega, dopo che la Juventus batte per 4-0 la Lazio allo Stadio Olimpico di Roma. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo terzo scudetto consecutivo. 2014-2019 Agli ordini di Massimiliano Allegri, successore di Antonio Conte sulla panchina bianconera, il 2 maggio 2015 Barzagli vince il suo quarto scudetto consecutivo, grazie al successo esterno per 1-0 sulla Sampdoria. Il 20 dello stesso mese vince la sua prima Coppa Italia, giocando la vittoriosa finale di Roma sulla Lazio risoltasi ai supplementari. Il successivo 6 giugno parte titolare nella finale di Champions League contro il Barcellona, che a Berlino vedrà prevalere i catalani per 3-1. L'8 agosto vince la sua terza Supercoppa di Lega contro la Lazio. Nel 2016 continua a essere protagonista nella Juventus, infatti a fine stagione risulta uno dei giocatori più impiegati, vincendo il suo quinto scudetto consecutivo con la Vecchia Signora e aggiudicandosi la sua seconda Coppa Italia di fila, superando in finale il Milan. Frattanto il 6 marzo dello stesso anno, a Bergamo, era tornato al gol dopo quattro anni — in quella che rimarrà l'ultima rete della sua carriera —, sbloccando il risultato nella vittoria 2-0 sul campo dell'Atalanta. Da destra, in divisa nera: Barzagli, Bonucci e Chiellini, ovvero la linea difensiva «BBC» della Juventus pluriscudettata negli anni 2010, qui in azione nel 2016. Il 17 maggio 2017 mette in bacheca la Coppa Italia, la terza consecutiva per la formazione torinese, in seguito alla vittoria nella finale di Roma sulla Lazio; quattro giorni dopo, con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, arriva anche il sesto titolo italiano di fila e annesso terzo double nazionale consecutivo, che consente alla Juventus di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. Il 3 giugno a Cardiff gioca la sua seconda finale di Champions League con la maglia della Juventus, persa 1-4 contro il Real Madrid. I successi si ripetono nell'annata 2017-18, in cui la Juventus fa suo il settimo scudetto consecutivo e annesso quarto double domestico di fila, quest'ultimo un primato nel calcio italiano. Sul piano personale il 20 settembre 2017, in occasione della vittoria interna di campionato contro la Fiorentina (1-0), il difensore — ormai riconosciuto come «leader silenzioso» dello spogliatoio bianconero — indossa per la prima volta la fascia di capitano dei torinesi, assurgendo ancora tra i protagonisti della squadra nonostante le 37 primavere e qualche acciacco di troppo che inizia a farsi sentire. La stagione seguente, tuttavia, vede Barzagli costantemente frenato da sempre più frequenti infortuni che ne minano la continuità di rendimento e che, sommati all'inevitabile trascorrere degli anni, lo fanno scivolare definitivamente indietro nelle gerarchie difensive juventine; una situazione che lo porta, il 13 aprile 2019, ad annunciare il ritiro dall'attività agonistica al termine della stagione. Scende in campo per l'ultima volta il successivo 19 maggio, a 38 anni, nella gara interna contro l'Atalanta (1-1) valevole per la penultima giornata di campionato, nella quale la Juventus solleva per l'ottava volta consecutiva la Coppa Campioni d'Italia, record assoluto nella storia della Serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa; insieme al compagno di squadra Chiellini, inoltre, è tra i due soli ottacampioni d'Italia nel vittorioso ciclo bianconero degli anni 2010. Nazionale Nazionali giovanili Il primo trofeo con la maglia della nazionale arriva nel 2002, quando con l'Italia Under-20 vince la prima edizione del Torneo Quattro Nazioni. L'anno successivo il commissario tecnico Claudio Gentile lo promuove nell'Italia Under-21, con la quale nel 2004 gioca e vince da titolare gli europei di categoria. Nell'agosto dello stesso anno fa parte della nazionale olimpica, sempre guidata da Gentile, con la quale vince la medaglia di bronzo ai Giochi di Atene 2004. Nazionale maggiore Il 17 novembre 2004, a 23 anni, esordisce in nazionale maggiore, sotto la guida di Marcello Lippi, nella partita amichevole Italia-Finlandia (1-0), dimostrandosi uno dei migliori giovani azzurri. Dopo essere entrato stabilmente nel gruppo azzurro, Barzagli ha preso parte al vittorioso campionato del mondo 2006 in Germania, dove ha esordito negli ottavi di finale vinti contro l'Australia (1-0), entrando in campo nella ripresa dopo l'espulsione di Marco Materazzi. Ha giocato invece da titolare l'intero incontro successivo, il quarto di finale vinto contro l'Ucraina (3-0), in sostituzione dello squalificato Materazzi. Xabi Alonso e Barzagli in azione durante Spagna-Italia, finale del campionato d'Europa 2012. Dopo la vittoria del mondiale, nel biennio seguente Barzagli gioca da titolare molte partite delle qualificazioni europee, e viene quindi convocato dal nuovo selezionatore Roberto Donadoni per la fase finale dell'europeo di Austria-Svizzera 2008. Gioca da titolare la sfida d'esordio del girone, la sconfitta per 0-3 contro i Paesi Bassi, non venendo poi più schierato; la manifestazione si conferma sfortunata per Barzagli quando, il 19 giugno, durante un allenamento si rompe il menisco interno del ginocchio sinistro, chiudendo lì il suo torneo; la nazionale viene eliminata ai quarti di finale, cadendo ai tiri di rigore contro la Spagna poi vincitrice dell'edizione. Rimane fuori dal giro azzurro per i successivi tre anni, fino a quando, sul finire del 2011, viene convocato dal commissario tecnico Cesare Prandelli a seguito delle ottime prestazioni fornite nello stesso periodo con la Juventus. Inserito nella lista dei 23 convocati per la fase finale del campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina, rischia di saltare la competizione a causa di uno stiramento al polpaccio sinistro, salvo poi venir confermato dopo accertamenti medici. Ottiene 4 presenze nella manifestazione e disputa da titolare la finale di Kiev, persa dall'Italia per 4-0 contro la Spagna. Nel 2013 viene inserito da Prandelli nella rosa dei 23 convocati per la Confederations Cup in Brasile. In tale torneo gioca fino alla semifinale persa ai rigori contro la Spagna, mentre non scende in campo, per un infortunio al tendine, nella partita contro l'Uruguay che consente all'Italia di ottenere, ancora dal dischetto, il terzo posto nella manifestazione. Ormai tra i punti fermi (assieme ai colleghi di reparto Buffon, Bonucci e Chiellini, e agli altri compagni di squadra Marchisio e Pirlo) della cosiddetta Ital-Juve dei primi anni 2010, prende interamente parte alle tre partite disputate dagli azzurri al mondiale di Brasile 2014, in cui non vanno oltre la fase a gironi. Confermato dal nuovo CT Antonio Conte, già suo tecnico alla Juventus, viene convocato anche per la fase finale del campionato d'Europa 2016 in Francia. Il cammino azzurro oltralpe si interrompe ai quarti di finale contro la Germania, che si impone 6-5 dopo i tiri di rigore, durante i quali lo stesso Barzagli segna il penalty di sua competenza. Sebbene avesse annunciato, sul finire del 2015, l'intenzione di lasciare la nazionale al termine della succitata competizione continentale, nell'agosto 2016 torna sui propri passi proseguendo la carriera in maglia azzurra fino al 13 novembre 2017, quando lascia definitivamente all'età di 36 anni e dopo 73 presenze, dopo l'eliminazione dell'Italia ai play-off contro la Svezia e la mancata qualificazione al campionato del mondo 2018. Dopo il ritiro Dopo avere conseguito nell'estate 2019 a Coverciano il patentino UEFA B come allenatore di base, il successivo 25 settembre torna alla Juventus, stavolta nei ranghi dello staff tecnico, in qualità di collaboratore dell'allenatore Maurizio Sarri; lascia l'incarico il 14 maggio 2020, adducendo ragioni famigliari. Nel settembre dello stesso anno inizia a frequentare a Coverciano il corso UEFA A, per poter allenare le prime squadre fino alla Serie C ed essere tecnico in seconda in Serie A e B. Nel luglio del 2021 diventa opinionista sportivo per la piattaforma DAZN. Il successivo 2 agosto viene nominato assistente delle giovanili della nazionale italiana, spaziando dall'Under-15 all'Under-20. Statistiche Al 19 maggio 2019 Barzagli ha disputato, tra club, nazionale maggiore e nazionali giovanili, 789 partite. Palmarès Club Campionato Nazionale Dilettanti: 1 - Rondinella Impruneta: 1998-1999 (girone E) Campionato italiano Serie C1: 1 - Ascoli: 2001-2002 (girone B) Supercoppa di Lega Serie C: 1 - Ascoli: 2002 Campionato tedesco: 1 - Wolfsburg: 2008-2009 Campionato italiano: 8 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019 Supercoppa italiana: 4 - Juventus: 2012, 2013, 2015, 2018 Coppa Italia: 4 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Nazionale Torneo Quattro Nazioni Under-20: 1 - 2001-2002 Campionato d'Europa Under-21: 1 - Germania 2004 Bronzo olimpico: 1 - Atene 2004 Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 4 - Squadra dell'anno: 2012, 2013, 2014, 2016 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 1 - 2017 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 27 settembre 2004. Di iniziativa del Presidente della repubblica. Collare d'oro al merito sportivo «Vincitore Coppa del mondo FIFA» — Roma, 2006. Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della repubblica. Medaglia di bronzo al valore atletico «Campione italiano professionisti» — Roma, 2018.
  19. GIORGIO CHIELLINI https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Chiellini Nazione: Italia Luogo di nascita: Pisa Data di nascita: 14.08.1984 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Soprannome: Brichiel - Chiello - Re Giorgio - King Kong Alla Juventus dal 2005 al 2022 Esordio: 15.10.2005 - Serie A - Juventus-Messina 1-0 Ultima partita: 21.05.2022 - Serie A - Fiorentina-Juventus 2-0 561 presenze - 36 reti 10 scudetti 5 coppe Italia 5 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Campione d'Europa 2021 con la nazionale italiana Director of Football Strategy della Juventus dal 2025 Giorgio Chiellini (Pisa, 14 agosto 1984) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, Director of Football Strategy della Juventus. Con la nazionale italiana è stato campione d'Europa nel 2021. Cresciuto nel Livorno, con cui ha vinto un campionato di Serie C1 (2001-02), ha poi legato la sua carriera alla Juventus, club in cui ha militato ininterrottamente dal 2005 al 2022 assurgendone a capitano e bandiera, e con cui ha conquistato un record di nove campionati consecutivi di Serie A (dal 2011-12 al 2019-20), cinque Coppe Italia (di cui un record di quattro consecutive dal 2014-15 al 2017-18 e ancora nel 2020-21), cinque Supercoppe di Lega (2012, 2013, 2015, 2018 e 2020) e un campionato di Serie B (2006-07), raggiungendo inoltre due finali di UEFA Champions League (2015 e 2017). Vanta inoltre la vittoria di un MLS Supporters' Shield e di una MLS Cup (2022) con il Los Angeles FC, con cui ha raggiunto anche una finale di CONCACAF Champions League (2023). Con la nazionale ha trionfato, nell'occasione da capitano, all'europeo itinerante di Europa 2020; tra gli altri piazzamenti, è stato finalista all'europeo di Polonia-Ucraina 2012 oltreché terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013 e alla UEFA Nations League del 2020-2021. In azzurro ha inoltre preso parte ai mondiali di Sudafrica 2010 e Brasile 2014, agli europei di Austria-Svizzera 2008 e Francia 2016, alla Confederations Cup di Sudafrica 2009 e alla Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA del 2022. A livello giovanile, con l'Italia olimpica è stato medaglia di bronzo ai Giochi di Atene 2004, mentre in precedenza con l'Italia under 19 si era laureato campione d'Europa a Liechtenstein 2003. Ritenuto tra i migliori difensori della sua generazione, a livello individuale è stato eletto tre volte migliore difensore AIC (2008, 2009 e 2010, quest'ultimo condiviso con Walter Samuel), oltreché inserito cinque volte nella squadra dell'anno AIC (2013, 2015, 2016, 2018 e 2019), tre nell'ESM Team of the Year (2013, 2015 e 2018), due nella squadra della stagione della UEFA Champions League (2015 e 2018) e una nella squadra dell'anno UEFA (2017); in precedenza, in ambito giovanile era stato inserito dall'UEFA nel Dream Team del campionato d'Europa Under-21 2007 e nell'All-Time XI del campionato d'Europa Under-21 (2015). Nel 2021, infine, si è classificato 13º nella graduatoria del Pallone d'oro. Giorgio Chiellini Chiellini nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 12 dicembre 2023 - giocatore Carriera Giovanili 1989-199? Livorno 9 199?-2000 Livorno 2000 → Milan 2000-2003 Livorno 2003 Roma Squadre di club 2000-2004 Livorno 55 (4) 2004-2005 Fiorentina 37 (3) 2005-2022 Juventus 561 (36) 2022-2023 Los Angeles FC 31 (1) Nazionale 2000 Italia U-15 8 (0) 2000-2001 Italia U-16 12 (2) 2001 Italia U-17 1 (0) 2002 Italia U-18 6 (1) 2001-2003 Italia U-19 18 (1) 2003-2007 Italia U-21 26 (6) 2004 Italia olimpica 2 (0) 2004-2022 Italia 117 (8) Carriera da allenatore 2024 Los Angeles FC Coll. tecnico Palmarès Giochi olimpici Bronzo Atene 2004 Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Oro Europa 2020 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA Argento Finalissima 2022 Europei di calcio Under-19 Oro Liechtenstein 2003 Biografia Nato a Pisa poiché lì lavorava il padre, medico, è poi cresciuto con la famiglia nella loro città nativa, Livorno, precisamente nel quartiere Ardenza. Ha due fratelli, tra cui il gemello Claudio, suo procuratore oltreché dirigente sportivo e con cui ha peraltro condiviso alcuni anni in seno alla Juventus, e una sorella minore, Silvia, anche lei calciatrice e difensore. Prima d'indirizzarsi verso il calcio, da bambino riponeva le sue ambizioni nella pallacanestro, disciplina maggiormente radicata nel territorio labronico. Tra i pochi calciatori di successo capaci di conciliare la carriera sportiva con un proficuo percorso di studi, si è dapprima diplomato presso il liceo scientifico "Federigo Enriques" di Livorno, con il voto di 92/100, e poi nel 2010 si è laureato in economia e commercio presso l'Università degli Studi di Torino, con una votazione finale di 109/110; nel 2017 ha ulteriormente conseguito presso lo stesso ateneo la laurea magistrale in business administration, ottenendo una votazione di 110/110 con lode. Sposatosi con Carolina nel 2014, la coppia ha due figlie. Caratteristiche tecniche «È la personificazione del coraggio, con cui trascina gli altri, da vero leader.» (Gian Paolo Montali, 2008) Chiellini (a destra) alla Juventus, in marcatura su Drogba, nella trasferta di UEFA Champions League 2013-2014 contro il Galatasaray. Dopo gli esordi giovanili a centrocampo, emerge come terzino sinistro per poi affermarsi come difensore centrale; nella seconda parte di carriera è stato utilizzato con profitto anche come centrale di sinistra, in una retroguardia a 3 elementi. Tra le sue caratteristiche hanno risaltato la forza fisica, lo stacco aereo e una spiccata aggressività nei contrasti: in questo senso, Zlatan Ibrahimović lo ha descritto come il difensore più duro che l'abbia mai marcato in carriera, rimarcandone tuttavia l'estrema correttezza – nonostante la decisione negli interventi, Chiellini ha infatti ricevuto solo due espulsioni durante la sua militanza in Serie A. Pur non essendo particolarmente dotato sul piano tecnico, ha trovato spesso il gol grazie alla sua abilità nel colpo di testa. Protagonista di una costante maturazione nel corso degli anni, nella seconda metà della carriera ha migliorato la propria gestione atletica, tattica e tecnica, grazie a una sopraggiunta maggiore capacità di analizzare le fasi del gioco; i contrasti rudi che lo caratterizzavano agli esordi hanno quindi lasciato spazio a interventi più puliti e precisi, che pure si sono alternati ad alcuni falli tattici inusuali e abbastanza plateali – su tutti, quello a mo' di wrestler sull'inglese Bukayo Saka nella finale del campionato d'Europa 2020 –, commessi per fermare le azioni avversarie nei modi meno gravi possibili. Questa evoluzione ha portato diversi addetti ai lavori a considerarlo tra i migliori centrali della sua generazione: tra gli altri, Harry Kane ne ha parlato come uno dei difensori più forti – assieme al solo John Terry – affrontati in carriera. Da sinistra, in divisa nera: Chiellini, Bonucci e Barzagli, ovvero la linea difensiva «BBC» della Juventus pluriscudettata negli anni 2010, qui sul campo del Frosinone per una gara di Serie A 2015-2016. Con Andrea Barzagli e Leonardo Bonucci, per tutti gli anni 2010 compagni di squadra sia nella Juventus sia in nazionale, Chiellini ha formato un affiatato terzetto difensivo denominato «BBC» – dalle iniziali dei loro cognomi – dalla stampa specializzata; la solidità del trio ha portato al paragone con la linea difensiva composta dai terzini Virginio Rosetta e Umberto Caligaris nonché dal centromediano Luis Monti, alla base dei successi di Juventus e nazionale negli anni 1930. Con il ritiro di Barzagli, il successivo asse Bonucci-Chiellini venutosi a creare è stato ritenuto, per longevità decennale e rendimento ad alti livelli, uno dei più solidi e complementari del calcio internazionale oltreché accostato a coppie del passato quali Beckenbauer-Schwarzenbeck, Scirea-Gentile o Baresi-Costacurta. Agli esordi nel Livorno si era guadagnato il paragone con Hans-Peter Briegel, venendo per questo appellato dai tifosi labronici come il Briegel dell'alto Tirreno o più semplicemente il Briegel amaranto. Col passaggio alla Juventus si è radicato il soprannome di King Kong per via del modo di festeggiare ogni suo gol – ovvero battersi i pugni al petto, imitando la celebre icona cinematografica –: un'esultanza nata dopo la rete che decise il derby di Torino del 7 marzo 2009. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Livorno e Fiorentina Chiellini in azione per il Livorno durante il campionato di Serie B 2003-2004 Inizia a giocare a calcio nel Livorno 9, società dilettantistica del quartiere Ardenza, dove entra all'età di 5 anni. Una volta dodicenne viene notato dal principale club cittadino, il Livorno. Coi labronici compie tutta la trafila delle giovanili fino alla prima squadra; fanno eccezione un periodo in prova con la squadra Allievi del Milan nel 2000, con cui ha tempo di vincere il Torneo Città di Arco, e un breve passaggio nella squadra Primavera della Roma – che dal 2002 ne diventa anche comproprietaria del cartellino – in occasione del Torneo di Viareggio 2003. È con la maglia amaranto che fa il suo debutto tra i professionisti, all'età di 16 anni. Nella natìa Toscana disputa due tornei in C1 e altrettanti in B: sotto la guida di Walter Mazzarri diventa titolare nell'ultimo campionato giocato a Livorno, quello del 2003-04, fino a emergere tra i protagonisti della squadra che raggiunge la promozione in Serie A dopo 55 anni d'attesa. Nell'estate seguente, pur a fronte di un'intesa di massima tra il presidente labronico Aldo Spinelli e quello romanista Franco Sensi circa il prossimo trasferimento di Chiellini nella capitale, le difficoltà finanziare di cui è preda al tempo la società giallorossa fanno sì che la Juventus s'inserisca nella trattativa: la compartecipazione tra Livorno e Roma si risolve alle buste in favore degli amaranto che, in accordo coi bianconeri, ne riacquistano l'altra metà del cartellino per 3 milioni di euro prima di cederlo definitivamente ai torinesi. Per la stagione successiva, comunque, la Juventus lascia Chiellini ancora in Toscana, ceduto in comproprietà stavolta alla Fiorentina, onde farlo adattare senza troppe pressioni ai ritmi della massima serie. Chiellini (in primo piano) alla Fiorentina nel campionato 2004- 2005, quello del debutto in Serie A; qui rincorso dallo juventino e futuro compagno di squadra Camoranesi. Esordisce in A con i viola il 12 settembre 2004 a Roma, in occasione della sconfitta esterna 1-0 contro quei giallorossi a cui il difensore era inizialmente destinato. A dispetto della giovane età s'impone come titolare nel ruolo di terzino sinistro, contribuendo alla salvezza dei gigliati con 3 reti in campionato: tra queste la sua prima in massima serie, il 31 ottobre 2004, che chiude il tabellino nel 4-0 interno sul Lecce, e quella segnata proprio alla Juventus, detentrice dell'altra metà del suo cartellino, nel 3-3 casalingo del 9 aprile 2005. Juventus I primi anni (2005-2011) Dopo la risoluzione della compartecipazione con la Fiorentina, nell'estate 2005 il difensore approda in pianta stabile alla Juventus. Agli ordini di Fabio Capello debutta in maglia bianconera il 15 ottobre 2005, nella partita di campionato vinta 1-0 contro il Messina allo stadio delle Alpi, subentrando al 75' a Pavel Nedvěd; tre giorni dopo fa il suo esordio nelle coppe europee, nella partita di UEFA Champions League persa 2-1 in casa del Bayern Monaco, mentre il 23 dello stesso mese arriva la prima da titolare, in Serie A, nel successo esterno 3-0 sul Lecce. Nella sua prima stagione a Torino, nella quale trova discreto impiego in campionato, vince subito lo scudetto, poi revocato in seguito alle vicende di Calciopoli che porteranno, nelle settimane seguenti, al declassamento d'ufficio della Juventus in Serie B. Chiellini con indosso una mascherina di protezione durante la sfida casalinga di Serie A 2008- 2009 contro il Chievo Nel campionato 2006-07, pur a fronte della giovane età, viene giocoforza promosso tra i pochi punti fermi attorno cui ricostruire una Vecchia Signora privata di molti suoi big. Sotto la direzione del tecnico Didier Deschamps si guadagna il posto da titolare e, occasionalmente, inizia a essere schierato nel ruolo in cui si affermerà, quello di difensore centrale. In questa stagione realizza il suo primo gol con la maglia bianconera, il 27 agosto in Coppa Italia, nel pareggio esterno 3-3 contro il Napoli, rete tuttavia vana ai fini dell'eliminazione piemontese ai tiri di rigore; in campionato segna altri 3 gol, tra cui una doppietta nel successo per 5-1 sul campo dell'Arezzo, il 19 maggio, giorno della promozione matematica in Serie A. Con l'annata 2007-08 conferma definitivamente la sua titolarità per gli anni a venire. In avvio di stagione, il 2 settembre 2007 segna il suo primo gol in Serie A con la maglia bianconera, in occasione di Cagliari-Juventus (2-3) della seconda giornata di campionato. Proposto ancora come terzino sinistro in questa fase, tuttavia l'infortunio occorso al compagno di reparto Jorge Andrade lo porta a essere spostato stabilmente a centrale di difesa dall'autunno in poi, in coppia con Nicola Legrottaglie – anche per via delle poco convincenti prestazioni offerte nel ruolo, nel frattempo, da Domenico Criscito –: quella con Legrottaglie finisce per diventare la coppia difensiva juventina di riferimento negli anni post-promozione. Sul finire del campionato realizza una doppietta nella vittoriosa sfida interna di campionato contro la Lazio, terminata sul 5-2, contribuendo al matematico raggiungimento della qualificazione in UEFA Champions League. Da sinistra, in primo piano: i bianconeri Chiellini, Manninger e Del Piero salutano gli avversari del Lech Poznań prima della trasferta di UEFA Europa League 2010- 2011. All'inizio della stagione seguente, il 13 agosto 2008, realizza il suo primo gol nelle competizioni continentali, durante la gara di andata del terzo turno preliminare di UEFA Champions League contro l'Artmedia Petržalka di Bratislava, conclusasi 4-0 per i bianconeri. In campionato, dopo il terzo posto dell'anno precedente, i torinesi migliorano il proprio piazzamento classificandosi secondi alle spalle dell'Inter. Il biennio successivo risulta deludente per la Juventus, che per due volte consecutive non va al di là del settimo posto in campionato, piazzamento che nella stagione 2010-11 costa altresì la mancata qualificazione alle coppe europee; questi anni, tuttavia, si rivelano importanti per Chiellini sul piano personale poiché matura e consolida la sua leadership all'interno dello spogliatoio bianconero, immediatamente alle spalle delle bandiere Alessandro Del Piero e Gianluigi Buffon. Le stagioni dei record (2011-2020) «Incarna le ambizioni, la mentalità, i pensieri della Juve.» (Alessandro Del Piero, 2018) Chiellini al tiro nella sfida di UEFA Champions League 2012- 2013 sul campo dello Šachtar Nella stagione 2011-12 il nuovo allenatore bianconero Antonio Conte parte dal modulo 4-2-4, schierando Chiellini in un primo momento centrale, in seguito terzino sinistro. Sul finire del 2011 viene varata la difesa a tre, con il livornese impiegato a fianco del «regista arretrato» Leonardo Bonucci. Il ciclo aperto dal tecnico leccese è vincente, e la Juventus conquista tre scudetti consecutivi – comprensivi dell'imbattibitilità assoluta (38 partite) nel campionato 2011-12, e del record di punti (102) in quello del 2013-14 –, oltre a due Supercoppe di Lega. La Juventus non patisce il sopraggiunto addìo di Conte nell'estate 2014 e, guidata da Massimiliano Allegri, centra nella stagione 2014-15 il double nazionale, il terzo assoluto nella storia bianconera: per il difensore, oltre al quarto scudetto di fila, arriva anche la prima Coppa Italia, vinta in finale contro la Lazio ai tempi supplementari, in una partita in cui Chiellini trova anche il gol del momentaneo 1-1, e per la prima volta solleva un trofeo da capitano del club. Salta invece la finale di UEFA Champions League del 6 giugno 2015, persa contro il Barcellona, a causa di un infortunio muscolare. Da sinistra: Chiellini, Cáceres e Marrone a Singapore nell'estate 2014 per un'amichevole precampionato contro una selezione locale. Nell'annata successiva, pur caratterizzata sul piano personale da molti infortuni, Chiellini vince il suo quinto scudetto consecutivo, segnando l'unica rete stagionale nell'ultima giornata di campionato contro la Sampdoria, e la seconda Coppa Italia, battendo in finale il Milan ai supplementari. La stagione 2016-17 lo vede mettere in bacheca la terza Coppa Italia consecutiva, in seguito alla vittoria per 2-0 sulla Lazio nella finale del 17 maggio 2017; quattro giorni dopo, con il successo interno 3-0 sul Crotone, arriva anche il sesto titolo italiano di fila, che consente a Chiellini e alla Juventus d'inanellare da una parte il terzo double nazionale di fila, e dall'altra, soprattutto, di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. Il 3 giugno scende in campo per la sua prima finale di UEFA Champions League, che vede i bianconeri sconfitti 1-4 dai detentori del Real Madrid. I successi si ripetono nell'annata 2017-18, in cui la Juventus fa suo il settimo scudetto consecutivo e annesso quarto double domestico di fila – quest'ultimo, nuovo primato nel calcio italiano. Stante la partenza di Buffon, dalla stagione 2018-19 Chiellini diventa, dopo tredici anni di militanza, il nuovo capitano juventino. A riprova del sopraggiunto status nella storia del club, il 12 marzo 2019, in occasione del vittorioso retour match di Torino contro l'Atlético Madrid (3-0) valevole per gli ottavi di UEFA Champions League, entra nella top five dei più presenti in bianconero tagliando il traguardo delle 500 partite. Il successivo 20 aprile, grazie alla vittoria 2-1 nel match casalingo contro la Fiorentina, la Juventus conquista per l'ottava volta consecutiva lo scudetto, il primo per Chiellini con la fascia al braccio. Chiellini in azione da capitano juventino nell'estate 2018 per l'International Champions Cup Pare iniziare nel migliore dei modi l'annata 2019-20 quando, in avvio di campionato, il 24 agosto realizza il decisivo 1-0 che vale la vittoria sul terreno del Parma; tuttavia appena sei giorni più tardi, in allenamento si procura un serio infortunio al legamento crociato del ginocchio destro, che gli preclude anzitempo il prosieguo della stagione. Per tornare in campo deve attendere il 16 febbraio 2020, in occasione del successo casalingo contro il Brescia (2-0), subentrando al 78' al compagno di reparto Bonucci; tuttavia il successivo stop ai campionati dettato dalla sopraggiunta pandemia, e ulteriori ricadute fisiche, non aiutano Chiellini a tornare a pieno regime, permettendogli solo una manciata di presenze stagionali. Pur relegato forzatamente fuori dal campo, in quest'annata riesce comunque a dare il suo contributo alla causa bianconera da «capitano non giocatore», ruolo con cui coglie il nono scudetto consecutivo per il club juventino – record assoluto nella storia della Serie A – oltreché, a livello personale, divenendo il calciatore più titolato nel dominio domestico bianconero di questo decennio. Gli ultimi anni (2020-2022) La fine di un ciclo in casa juventina coincide con la parabola discendente di Chiellini, il quale, pur rimanendo il capitano della squadra, a conti fatti dalla stagione 2020-21 assume un ruolo sempre più marginale delle dinamiche dell'undici titolare, non riuscendo a ritrovare una continuità di rendimento: ciò soprattutto per l'avanzare dell'età, che lo rende sempre più soggetto a stop fisici, oltreché per la definitiva affermazione al centro della difesa bianconera del più giovane Matthijs de Ligt. Nel biennio seguente ha comunque modo di rimpolpare il proprio palmarès con la quinta Supercoppa italiana e la quinta Coppa Italia personale, gli ultimi trofei della sua carriera juventina, incamerati entrambi nel 2021. Chiellini in riscaldamento prepartita sul terreno dello Zenit San Pietroburgo in occasione della vittoriosa trasferta di UEFA Champions League 2021-2022 Il 20 marzo 2022, in concomitanza con la vittoria casalinga 2-0 in campionato contro la Salernitana, tocca le 552 presenze con la squadra torinese eguagliando così una leggenda juventina quale Gaetano Scirea; il successivo 3 aprile, in occasione della sconfitta interna 0-1 nel derby d'Italia contro l'Inter, supera definitivamente Scirea e si assesta al terzo posto tra i pluripresenti in maglia bianconera, dietro solamente a Buffon e al primatista assoluto Del Piero. Al termine dell'ultima gara di livello giocata, la finale di Coppa Italia 2021-2022 persa 2-4 ai supplementari ancora contro l'Inter, e dando seguito a quanto già similmente dichiarato per la nazionale nelle settimane precedenti, Chiellini ufficializza l'addio anche alla Juventus al termine della stagione, dopo 17 anni di militanza sotto alla Mole. Los Angeles FC e ritiro Una volta risolto il contratto che ancora lo legava alla Juventus, nel giugno 2022 lascia il calcio italiano e si trasferisce in California per militare nel Los Angeles FC, squadra della Major League Soccer (MLS). Debutta in maglia oronera il successivo 17 luglio, scendendo in campo da titolare nella vittoria esterna 2-1 sul Nashville; pur se arrivato in Nordamerica a campionato iniziato, ha modo di dare il suo contributo al primato losangelino in stagione regolare, che vale la vittoria del MLS Supporters' Shield. Nei successivi play-off per l'assegnazione del titolo, partecipa dapprima all'affermazione oronera in Western Conference e poi alla vittoria della MLS Cup, la prima nella storia del club, arrivata in finale contro i campioni della Eastern Conference, il Philadelphia Union, ai tiri di rigore. Nella stagione seguente realizza il suo primo gol in MLS, il 4 marzo 2023, aprendo le marcature nel successo interno 3-2 sui Portland Timbers. Il successivo 4 giugno, gioca la finale di ritorno della CONCACAF Champions League, persa nel doppio confronto coi messicani del León. Al termine della regular season contribuisce al raggiungimento della seconda finale di MLS Cup consecutiva da parte del club californiano, stavolta persa a favore dei Columbus Crew. Il 12 dicembre 2023, tre giorni dopo aver disputato il suo ultimo incontro ufficiale, Chiellini annuncia l'addio al calcio giocato all'età di 39 anni. Nazionale Nazionali giovanili Ha giocato in tutte le nazionali giovanili italiane, trionfando con l'Under-19 all'europeo di categoria del 2003 disputato in Liechtenstein. L'anno successivo, con la maglia della nazionale olimpica vince la medaglia di bronzo al torneo di Atene 2004, collezionando 2 presenze a partita in corso. Con l'Italia under 21 prende successivamente parte agli europei di categoria del 2006 e del 2007, in quest'ultimo caso indossando la fascia di capitano, segnando 2 reti e venendo inserito dall'UEFA nel Dream Team dell'edizione. Proprio nel 2007 si esaurisce l'esperienza con gli azzurrini, con un bilancio di 26 presenze e 6 gol. Nazionale maggiore Gli inizi (2004-2010) Chiellini (a sinistra) all'esordio in nazionale maggiore, il 17 novembre 2004 a Messina contro la Finlandia. Il 17 novembre 2004, a 20 anni, esordisce in nazionale maggiore con il selezionatore Marcello Lippi, subentrando nel secondo tempo della vittoriosa amichevole di Messina contro la Finlandia (1-0). Nei mesi successivi Lippi gli concede altre quattro presenze tra cui, il 26 marzo 2005, la partita valida per le qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2006 e vinta per 2-0 contro la Scozia a Milano, in cui scende in campo per la prima volta da titolare. Nel successivo biennio, ancora impegnato in primis con l'Under-21, il difensore rimane ai margini della nazionale maggiore, non rientrando tra i convocati per il vittorioso mondiale tedesco e pagando oltremodo quanto a visibilità la stagione 2006-07 trascorsa in Serie B. Tornato in pianta stabile nel giro azzurro dall'annata successiva, il 21 novembre 2007 realizza il suo primo gol in nazionale, nel successo di Modena contro le Fær Øer (3-1) valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2008. Nell'estate 2008 è tra i 23 convocati del commissario tecnico Roberto Donadoni per la fase finale dell'europeo in Austria e Svizzera. Il primo giorno di allenamento nel ritiro, causa involontariamente l'infortunio che impedisce al capitano Fabio Cannavaro di prendere parte la manifestazione. A partire dalla seconda partita del girone, Italia-Romania (1-1) del 13 giugno 2008, viene schierato come difensore centrale in coppia con Christian Panucci; disputa anche le seguenti gare contro la Francia e, ai quarti di finale, contro la Spagna che elimina la nazionale azzurra ai tiri di rigore. Chiellini (n. 3) in maglia azzurra nel 2011 per le qualificazioni al campionato d'Europa 2012 Sin dall'inizio delle qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2010, il rientrante Lippi lo conferma come difensore centrale titolare al fianco di Cannavaro. Nel 2009 prende parte alla Confederations Cup dove l'Italia viene eliminata al primo turno. L'anno dopo viene convocato per la fase finale del mondiale in Sudafrica, dove gioca titolare nelle tre partite disputate dall'Italia che viene eliminata al primo turno. Senatore azzurro (2010-2017) All'indomani del mondiale sudafricano, ormai divenuto tra i senatori del gruppo azzurro nonostante l'ancora giovane età, viene confermato nella retroguardia italiana dal nuovo selezionatore Cesare Prandelli, pur con qualche mugugno per via del saltuario impiego come terzino nel corso delle qualificazioni al campionato d'Europa 2012. Nell'estate 2012 prende parte alla fase finale dell'europeo in Polonia e Ucraina, nel corso del quale, tuttavia, il 18 giugno s'infortuna nella terza partita del girone contro l'Irlanda; riesce a recuperare in tempi-record, rientrando appena dieci giorni dopo, in tempo per la classica contro la Germania che vale la semifinale, vinta per 2-1. Nella finale di Kiev, in cui scende in campo nonostante una condizione ancora precaria, da un suo errore nasce il vantaggio della Spagna in una gara che l'Italia perderà nettamente (4-0); nella circostanza Chiellini dovrà lasciare il campo già nel primo tempo, per lo stesso problema muscolare accusato nelle precedenti partite. Il 14 novembre 2012, in occasione dell'amichevole persa per 2-1 in casa contro la Francia, veste per la prima volta la fascia di capitano degli azzurri dal primo minuto. Viene confermato da Prandelli nella rosa che parteciperà alla Confederations Cup 2013, dove gioca tutte e cinque le partite della nazionale, segnando una rete contro i padroni di casa del Brasile nella terza partita del girone. A fine competizione vince con l'Italia la medaglia di bronzo, dopo il successo ai rigori contro l'Uruguay. Chiellini (a destra) alle prese con lo spagnolo Fàbregas durante la finale di Euro 2012 Il successivo 10 settembre va a segno a Torino contro la Rep. Ceca nella partita valida per le qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2014, siglando il momentaneo pareggio in una sfida poi terminata 2-1 in favore degli azzurri: questo gol, unito al raddoppio siglato da Mario Balotelli su calcio di rigore, permette all'Italia di raggiungere la qualificazione aritmetica. Ormai tra i punti fermi – assieme ai colleghi di reparto Buffon, Barzagli e Bonucci, e agli altri compagni di squadra Marchisio e Pirlo – della cosiddetta Ital-Juve dei primi anni 2010, il 1º giugno 2014 è confermato tra i 23 selezionati per la fase finale del mondiale in Brasile. Il 24 dello stesso mese, durante l'incontro con l'Uruguay vinto dai sudamericani per 1-0, che peraltro sancisce l'eliminazione azzurra al primo turno, Chiellini è suo malgrado vittima di un singolare infortunio di gioco, un morso da parte di Luis Suárez, che ottiene risonanza internazionale. Nonostante nel post-eliminazione venga indicato dai media, per ragioni anagrafiche, tra i destinati a dare l'addìo alla nazionale, nelle settimane seguenti Chiellini viene confermato in azzurro dal nuovo selezionatore Antonio Conte. Il 10 ottobre 2014, nella gara contro l'Azerbaigian valida per le qualificazioni al campionato d'Europa 2016, realizza una doppietta che vale il successo azzurro 2-1; un exploit che gli permette di rimediare all'autorete del momentaneo pareggio azero. Convocato per la fase finale dell'europeo in Francia, va in gol nell'incontro degli ottavi contro la Spagna campione uscente, aprendo le marcature nel 2-0 per gli azzurri; il cammino italiano nella manifestazione si conclude al turno successivo, dove la nazionale è eliminata ai rigori dalla Germania campione del mondo in carica. Da sinistra: Verratti, Buffon e Chiellini, testimonial Puma, alla presentazione delle divise azzurre per il biennio 2015-2016. Mantiene il posto da titolare anche sotto la successiva gestione tecnica di Gian Piero Ventura, con il quale disputa 6 partite delle qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2018, compreso il doppio play-off disputato a novembre 2017 contro la Svezia che, sovvertendo i pronostici della vigilia, elimina l'Italia, a 60 anni dal fin lì unico precedente. Gli anni da capitano (2018-2022) Dopo avere riflettuto nei mesi seguenti sull'opportunità di lasciare la nazionale, con l'avvio del successivo ciclo del selezionatore Roberto Mancini torna sui suoi passi e, nella circostanza, proprio Chiellini succede a Gianluigi Buffon quale capitano azzurro: è lui a indossare la fascia nel settembre 2018, in occasione del debutto dell'Italia nella neonata UEFA Nations League. Proprio in questa competizione, in occasione della partita del 17 novembre 2018 a San Siro contro il Portogallo (0-0), a 14 anni dal suo debutto in nazionale maggiore, raggiunge le 100 presenze in azzurro, settimo giocatore a toccare tale traguardo. Da sinistra: il capitano azzurro Chiellini, il selezionatore Mancini e il presidente federale Gravina ricevuti nell'estate 2021 ai giardini del Palazzo del Quirinale dal presidente della Repubblica, Mattarella, dopo la vittoria al campionato d'Europa 2020. Nel 2021 viene selezionato da Mancini per la fase finale del campionato d'Europa 2020, posticipata di un anno a causa della pandemia: è il quarto europeo della carriera per Chiellini, il quale va ad eguagliare Buffon e Alessandro Del Piero per numero di partecipazioni azzurre alla rassegna continentale. In occasione della vittoriosa gara inaugurale dell'11 giugno a Roma contro la Turchia (3-0), a 36 anni e 301 giorni diventa il più vecchio giocatore azzurro, limitatamente a quelli di movimento, a scendere in campo in una fase finale di europei e mondiali; migliora ulteriormente il record il successivo 11 luglio quando scende in campo, a 36 e 331 giorni, nella finale contro i padroni di casa dell'Inghilterra. Pur essendo reduce da una stagione travagliata sul piano fisico, Chiellini si presenta all'appuntamento continentale in buone condizioni e, nonostante l'età e un infortunio muscolare occorsogli nella seconda gara del girone, assurge tra i protagonisti del vittorioso cammino italiano nella manifestazione: si ripropone ad alti livelli nell'ormai collaudata coppia centrale con Bonucci e, a livello personale, è degno di nota il vittorioso duello con l'attaccante belga Romelu Lukaku nei quarti di finale; al termine della finale di Wembley vinta ai tiri di rigore, solleva da capitano la seconda Coppa Henri Delaunay della storia azzurra. Il successivo 30 settembre viene inserito tra i 23 convocati per la fase finale della UEFA Nations League 2020-2021, ospitata proprio dall'Italia e chiusa dai padroni di casa al terzo posto. Convocato per il turno di spareggio delle qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2022, il 24 marzo dello stesso anno gioca i minuti finali della sconfitta contro la Macedonia del Nord (0-1) che costa all'Italia la seconda eliminazione consecutiva. Cinque giorni dopo viene schierato titolare nell'amichevole vinta per 3-2 a Konya contro la Turchia, entrando nella top five azzurra di sempre quanto a militanza. Nelle settimane seguenti esplicita l'imminente intenzione di svestire dopo diciotto anni la maglia azzurra: gioca la sua ultima gara con la nazionale il 1º giugno 2022 a Wembley, in occasione della finalissima della Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA persa 0-3 contro i campioni del Sudamerica dell'Argentina. Conclude la sua esperienza azzurra a quota 117 presenze, eguagliando Daniele De Rossi al quarto posto assoluto – entrambi verranno superati da Bonucci negli anni seguenti. Dopo il ritiro Al di fuori del calcio giocato, nel 2022, ancor prima di ritirarsi, Chiellini era diventato opinionista per Sky Italia. In occasione del campionato d'Europa 2024, è opinionista per l'emittente statunitense Fox Sports. Dopo il ritiro dall'agonismo, nell'immediato Chiellini rimane nei ranghi del Los Angeles FC dove, nel primo semestre del 2024, ricopre il ruolo di player development coach nello staff tecnico di Steve Cherundolo. Dallo stesso anno investe nel fondo Mercury/13, coinvolto nello sviluppo del calcio femminile professionistico in Europa nonché proprietario del Como. Il 15 settembre 2024 fa ritorno alla Juventus, entrando nell'organigramma dirigenziale con il compito di rappresentare il club nelle relazioni con le istituzioni calcistiche nazionali e internazionali; in tal senso, il successivo 3 dicembre entra a far parte per conto dell'Associazione dei club europei, insieme ad André Villas-Boas e Niclas Carlnén, nel Comitato per le competizioni per club UEFA. Il 4 giugno 2025 viene nominato Director of Football Strategy del club, a riporto del direttore generale Damien Comolli. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo Città di Arco: 1 - Milan: 2000 Competizioni nazionali Chiellini (a destra), all'epoca vicecapitano della Juventus, riceve dal presidente della Repubblica, Mattarella, il trofeo della Coppa Italia 2014-2015. Campionato italiano Serie C1: 1 - Livorno: 2001-2002 (girone A) Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato italiano: 9 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Supercoppa italiana: 5 - Juventus: 2012, 2013, 2015, 2018, 2020 Coppa Italia: 5 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2020-2021 MLS Supporters' Shield: 1 - Los Angeles FC: 2022 Campionato MLS: 1 - Los Angeles FC: 2022 Nazionale Chiellini stringe in mano la Coppa Henri Delaunay al termine di Euro 2020 Campionato d'Europa Under-19: 1 - Liechtenstein 2003 Bronzo olimpico: 1 - Atene 2004 Campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Individuale Inserito nel Dream Team UEFA del campionato d'Europa Under-21 2007 Oscar del calcio AIC/Gran Galà del calcio AIC: 8 Migliore difensore: 2008, 2009, 2010 Squadra dell'anno: 2013, 2015, 2016, 2018, 2019 ESM Team of the Year: 3 - 2012-2013, 2014-2015, 2017-2018 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 2 - 2014-2015, 2017-2018 All-Time XI del campionato d'Europa Under-21: 1 - 2015 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2017 Premio Nazionale Carriera Esemplare "Gaetano Scirea": 1 - 2019 Premio Bulgarelli Number 8: 1 - Premio alla carriera: 2025 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana — Roma, 27 settembre 2004. Di iniziativa del Presidente della Repubblica. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020.» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
  20. JONATHAN ZEBINA La pattuglia di “golfisti”, capitanata da Del Piero e Tacchinardi – scrive Enrica Tarchi su “Hurrà Juventus” del luglio 2004 – avrà presto un nuovo adepto. E se è vero che questo sport è un buon esercizio di concentrazione, Jonathan Zebina, ci confida che anche la nuova città gli pare perfetta per i suoi gusti: «Mi ha fatto una bellissima impressione; Torino è soleggiata, verde, tranquilla, a misura, d’uomo, insomma. Ideale per le persone come me, che amano la serenità, a cui piace uscire di casa senza avere gli occhi puntati addosso». – E poi i campi da golf non mancano… «Lo so, e so anche che alcuni dei miei nuovi compagni lo praticano volentieri. Ho iniziato anni fa ed è diventato una vera passione. Vivo di calcio, golf e famiglia, al massimo posso aggiungerci un cinema ogni tanto». – Raccontaci qualcosa della tua famiglia. «Si trasferirà a Torino con me, come ha fatto ai tempi del mio passaggio alla Roma. Papà, mamma, la mia sorellina Giulia di 14 anni e mio fratello Alexi, che ne ha 18». – Sono sportivi anche loro? «Mio fratello gioca a golf e penso che presto entrerà nei professionisti. Mia mamma è molto attiva, ma si dedica principalmente allo studio delle lingue straniere. Mia sorella studia e mio papà è appassionato di calcio». – È stato lui a instradarti verso questo sport? «No, diciamo che a calcio gioco da quando ero bambino e la via per arrivare al centro di formazione della Banlieu parigina è venuta quasi naturale. Lui a quel tempo non era un fanatico del calcio, anzi, seguiva più che altro la mia istruzione. È stato il mio impegno in questo sport a farlo appassionare e ora lo conosce benissimo». – Parliamo degli albori della tua bella carriera. «Come dicevo, ho iniziato a Parigi, la mia città natale, nel centro di formazione vicino a casa. I primi passi li ho mossi da attaccante, ma è durato molto poco, poi sono passato, felicemente, a fare il difensore. A 16 anni mi sono trasferito a Cannes, dove ho vissuto un’esperienza di calcio e di vita che non dimenticherò mai e che mi ha aiutato a crescere. Tre allenatori in particolare hanno segnato in positivo la mia carriera, ognuno con le sue caratteristiche. Guy Lacombe, ex tecnico del Sochaux, che sicuramente finirà in una grande squadra perché è bravissimo. Richard Bettoni, che si occupava principalmente della nostra disciplina, e Michel Troin, un padre spirituale, sempre prodigo di buoni consigli. Diciamo che sono stati per me una seconda famiglia. Giocavo a calcio, imparavo a vivere e terminavo gli studi di ragioneria». – Durante la tua esperienza nel Cannes sei stato notato da osservatori italiani. «Infatti nel 1998 sono stato ingaggiato dal Cagliari. Mi sono trovato molto bene in Sardegna, sia per la qualità della vita e la serenità che si respira da quelle parti, sia per gli allenatori, da Ventura in poi, che, ognuno a suo modo, mi sono stati di grande aiuto». – Quando un giocatore vale, le big non se lo lasciano scappare. Così arriva la Roma. «Devo ringraziare Fabio Capello e il suo secondo Italo Galbiati che mi hanno voluto fortemente nella capitale e hanno sempre creduto in me, nonostante le difficoltà che ho incontrato con i tifosi e la critica». – Ne possiamo parlare brevemente? «Ormai è acqua passata. Dico solo che, quando abbiamo vinto lo scudetto, ero in una squadra di grandi campioni e sono diventato il capro espiatorio di tutte le colpe, anche non mie. A volte venivo fischiato ancora prima di toccare la palla. Da allora, mio padre ha deciso di non venire più a vedermi allo stadio perché ci soffriva troppo. Così ora guarda le partite da casa». – Ora sei qui alla Juventus, un rinforzo importante, e ritrovi l’allenatore che più di ogni altro ha creduto in te. «E questo mi fa molto piacere, anche se so che non mi regaleranno nulla, anzi. Sono felicissimo di essere arrivato in una squadra forte come la Juventus, che altrove vedono come il nemico numero uno proprio perché abituata a vincere molto». – Mi pare tu abbia un aneddoto da raccontare... «L’anno scorso mi trovavo per caso a Torino il giorno della vittoria dello scudetto, ero in un albergo del centro ed ho sentito iniziare la festa in piazza San Carlo. Subito ho pensato: ”Stasera non si dorme!”. Invece dopo un’ora e mezza, il tempo di vedere un film, era già tutto finito. “Si saranno spostati?”, mi sono chiesto. Poi ho pensato che forse non era così e ho capito che qui vincere è la norma, non l’eccezione». – Parlaci di Capello. «È un allenatore molto bravo e carismatico. È merito suo, ripeto, se sono entrato nel giro del grande calcio e credo di averlo ripagato con l’impegno e la mentalità che mi caratterizzano. Sono uno che non molla mai, le avversità e le pressioni non fanno altro che fortificarmi e darmi una carica ancora maggiore. Ora sono qui per dimostrare ai dirigenti bianconeri che non si sono sbagliati a credere in me». – Che impressione ti ha dato il primo approccio con loro? «Di grande serietà e professionalità. La Juventus è una società solida, i giocatori vengono tutelati, il che significa vivere tranquillo e allenarsi bene». – Dalla Roma alla Juventus, da Totti a Del Piero. «Sono le due stelle della Nazionale italiana. Totti è Roma, Del Piero è la Juventus, quando pensi alla mia nuova squadra il primo volto che ti viene in mente è il suo». – Un pensiero alla Champions League. «È una competizione splendida, vincerla è come conquistare un Oscar. Una, due, tre... non ti stuferesti mai di alzare quella Coppa ed io, che non l’ho mai fatto, non vedo l’ora di riuscirci». – Juventus-Roma 2003. 2-2 al Delle Alpi. Cosa ti ricorda? «Il mio unico gol in carriera. Forse è stato un segno del destino...». 〰.〰.〰 Jonathan è un difensore eclettico che può giocare sia come terzino sia come centrale difensivo. Abbastanza veloce e dotato di buona tecnica, ha l’abitudine di eccellere nella confidenza con le proprie doti e i suoi errori (ribattezzati Zebinate) fanno spesso infuriare i tifosi. Durante prima stagione colleziona 24 presenze in Serie A e 6 in Coppa Campioni, conquistando lo scudetto. Nella stagione successiva il suo rendimento non è ottimale anche per colpa di continui problemi fisici. Inoltre, il rapporto con la dirigenza bianconera non è dei migliori a causa della sua richiesta, giudicata sproporzionata dalla società, del raddoppio dell’ingaggio. Non riesce a farsi amare nemmeno dai tifosi juventini, che gli rimproverano scarso impegno. A fine campionato, anche se con poche presenze, contribuisce alla conquista del 29° scudetto della Juventus. Appassionato di arte, nel 2006 apre una galleria d’arte a Milano: «Ho deciso dopo una serie di eventi e di incontri. La scelta è stata un caso: passeggiando per Brera ho trovato un posto molto buio in Via Fiori Chiari, con un arredo particolare in stile anni ‘60: ma da subito ho visto la luce, un potenziale straordinario. E a fianco la lapide che ricorda che lì è vissuto Piero Manzoni, uno dei più grandi artisti italiani dello scorso secolo». Nell’estate dello stesso anno è operato a causa di un’ernia inguinale e decide di rimanere in bianconero, nonostante la retrocessione in Serie B. Ma si ripropongono presto i problemi con la dirigenza e, nonostante affermi di essere stato costretto a restare a Torino, decide di rispettare il contratto, superando anche le ire dei tifosi, ormai contrari a concedergli nuove possibilità. Disputa, comunque, un buon campionato che gli vale la riconferma per la stagione successiva. La Juventus conquista la Serie A ma Zebina conferma il carattere bizzoso, colpendo con una manata un addetto allo stadio durante la gara contro il Cagliari, che gli costa una squalifica di 4 turni e 15.000 euro di multa. A causa di problemi con l’allenatore Ranieri e l’ennesimo infortunio patito a gennaio, disputa solo 16 gare in campionato. Domenica 1° marzo 2009: a poco più di tre mesi dall’intervento al tendine d’Achille del ginocchio sinistro, il difensore francese torna in campo per una gara ufficiale. Non i compagni, ma con i ragazzi della Primavera, impegnati nello scontro al vertice del campionato contro la Sampdoria. Un test vero che Zebina affronta con impegno, rimanendo in campo la bellezza di quasi 75 minuti e sfiorando anche il gol con un destro finito alto di poco. Una gara ufficiale (dopo alcuni test amichevoli in estate) che mancava dal 17 maggio scorso quando, scherzo del destino, prese parte a Samp-Juve, ultima giornata del campionato 2007-08. A fine gara, Jonathan può esprimere tutta la sua soddisfazione: «È stata un’esperienza davvero positiva, sono molto contento di aver ritrovato il mio equilibrio fisico. Ora sto bene e questa partita con la Primavera mi ha permesso di ripartire. Oggi per me è un altro punto di partenza, inizia una nuova carriera. Questa prestazione è di ottimo auspicio per tornare presto nel gruppo e dare il mio contributo per la conquista degli obiettivi che ci siamo prefissi». Nonostante i buoni propositi, riuscirà a scendere in campo solamente 8 volte. Non va meglio il campionato seguente: 16 presenze e un gol, il primo e unico in maglia bianconera, l’11 marzo, contro il Fulham in Europa League. Così, il 31 agosto 2010 rescinde il suo contratto con la Juventus. Affermerà qualche anno più tardi: «Se un giocatore si presenta in ritardo due o tre volte e tu pensi di voler ancora giocare con lui, perché ne hai bisogno, allora cominciano i problemi. In Italia l’importanza di un investimento finanziario per un giocatore non è più importante della condotta dello stesso. Questa è la grande differenza con la Francia. Alla Juventus conta di più la mentalità dei soldi. Ho visto grandi giocatori eccedere, ma in questi casi si veniva subito richiamati all’ordine e se non imparavi la lezione venivi messo sul mercato. Questa è la cultura dei grandi club». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/jonathan-zebina.html
  21. JONATHAN ZEBINA https://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Zebina Nazione: Francia Luogo di nascita: Parigi Data di nascita: 19.07.1978 Ruolo: Centrocampista Altezza: 189 cm Peso: 84 kg Nazionale Francese Soprannome: Gazzella - Svirgolone Alla Juventus dal 2004 al 2010 Esordio: 12.09.2004 - Serie A - Brescia-Juventus 0-3 Ultima partita: 15.05.2010 - Serie A - Milan-Juventus 3-0 117 presenze - 1 rete 2 scudetti 1 campionato di serie B Jonathan Zebina (Parigi, 19 luglio 1978) è un ex calciatore francese, di ruolo difensore. Jonathan Zebina Nazionalità Francia Altezza 189 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2016 - giocatore Carriera Giovanili 1995-1996 Cannes Squadre di club 1996-1998 Cannes 27 (0) 1998-2000 Cagliari 48 (0) 2000-2004 Roma 88 (1) 2004-2010 Juventus 117 (1) 2010-2011 Brescia 28 (0) 2011-2012 Brest 28 (0) 2012-2014 Tolosa 37 (0) 2014-2016 Arles-Avignon 6 (0) Nazionale 2005 Francia 1 (0) Carriera Club Inizi L'esordio nel calcio professionistico avviene l'8 marzo 1997 quando entra in campo nella partita casalinga del Cannes, la squadra in cui milita, contro il Metz, gara valida per il campionato francese professionistico di Ligue 1, conclusasi sul punteggio di 0-0. La stagione 1996-1997 si conclude per lui con 6 presenze in campionato, in cui inizia a mettersi in luce. L'anno successivo il miglioramento è marcato e le sue presenze in campionato si moltiplicano, alla fine del torneo sono 21. Cagliari e Roma Zebina (accosciato, secondo da sinistra) nella Roma 2001-2002 Durante il calciomercato estivo del 1998 viene prelevato dal Cagliari. In Sardegna disputa le successive due stagioni dal 1998 al 2000, con un totale di 48 presenze. In estate avviene il suo trasferimento alla Roma dell'allenatore Fabio Capello. Nella prima stagione in giallorosso totalizza 22 presenze, vince lo scudetto e la Supercoppa italiana del 2001. Dal 2001 al 2004 disputa altre 66 partite in Serie A, 10 in Coppa UEFA, 18 in Champions League e, proprio nella sua ultima stagione nella capitale, mette a segno il suo primo gol ufficiale in massima serie italiana, nella partita contro la sua futura squadra, la Juventus. A fine stagione, infatti, scade il suo contratto con la Roma e la società bianconera lo acquista a parametro zero, con un contratto fino a luglio 2009. Juventus Alla prima stagione, 2004-2005, colleziona 24 presenze in Serie A e 6 in Champions League, e i bianconeri conquistano lo scudetto – poi revocato l'anno dopo in seguito ai fatti di Farsopoli. Nella stagione successiva, 2005-2006, continua a giocare per i colori della Juventus, dove il rapporto con la dirigenza non è dei migliori a causa della sua richiesta, giudicata sproporzionata dalla società, del raddoppio dell'ingaggio. Alla fine dell'annata, anche se con poche presenze, contribuisce alla conquista del titolo nazionale da parte della Juventus, poi declassata in ultima posizione dalla giustizia sportiva. Nell'estate dello stesso anno viene operato a causa di un'ernia inguinale e, decide di rimanere in bianconero anche in Serie B. Nella stagione 2006-2007 si ripropongono i problemi con la dirigenza e, nonostante abbia affermato di essere stato costretto a rimanere a Torino, decide di rimanere e rispettare il contratto, superando anche le critiche dei tifosi. Disputa quindi un campionato che gli vale la riconferma per la stagione successiva e l'allungamento del contratto fino al 2011. Nella nuova stagione in Serie A conferma il carattere bizzoso, colpendo con una manata un addetto allo Stadio durante la gara contro il Cagliari che gli costa una squalifica di quattro turni e 15.000 euro di multa. A causa di problemi con l'allenatore Ranieri e l'ennesimo infortunio patito a gennaio, disputa solo 16 gare in campionato. Nella stagione 2008-2009 la prima partita giocata è stato il derby, vinto dalla Juventus, dal momento che prima non aveva disputato ancora nessuna gara in quanto infortunato da agosto al tendine d'achille sinistro. Nella stagione 2009-2010 ha segnato il suo secondo gol in carriera e il primo (e unico) con la maglia della Juventus, l'11 marzo, contro il Fulham in Europa League. Il 31 agosto 2010 rescinde il contratto con la Juventus. Brescia, Brest, Tolosa e Arles-Avignon Il pomeriggio del 31 agosto 2010 firma un biennale con il Brescia debuttandovi un mese e mezzo dopo, il 17 ottobre 2010 nella gara interna contro l'Udinese. L'8 luglio 2011 decide di rescindere il contratto che lo legava al club bresciano. Il 29 luglio 2011 la squadra francese del Brest ufficializza l'ingaggio del difensore facendogli firmare un contratto annuale con opzione sulla stagione successiva. Il 22 maggio 2012 la dirigenza comunica che il giocatore non rinnoverà il contratto in scadenza il 30 giugno. Il 20 giugno 2012 accetta il biennale proposto dal Tolosa, con decorrenza 1º luglio. Il 6 ottobre 2014 l'Arles-Avignon, squadra di Ligue 2 francese, ne annuncia l'ingaggio. Nazionale L'esordio nella Nazionale francese (e anche unica sua partita in Nazionale) avviene il 9 febbraio 2005 in una gara amichevole contro la Svezia. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Roma: 2000-2001 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Supercoppa italiana: 1 - Roma: 2001 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007
  22. OLIVIER KAPO ENRICA TARCHI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 2004 È stato il primo colpo di mercato della stagione ormai alle porte. Olivier Kapo, in scadenza di contratto con l’Auxerre, è stato immediatamente arruolato dai nostri dirigenti che, dopo averlo fatto osservare dai propri 007, hanno individuato in lui un ragazzo da Juve. Giovanissimo, compirà 24 anni il prossimo 27 settembre, Olivier ha dalla sua una bella esperienza di calcio e di vita con l’Auxerre, club che lo ha cresciuto fin dalla tenera età di 13 anni. Nella cittadina francese, il giovane ivoriano è maturato a tal punto da raggiungere presto la prima squadra, con la quale ha conquistato la Coppa nazionale lo scorso anno e ha provato le emozioni delle sfide internazionali, dalla Champions League alla Coppa Uefa. Anche nella nazionale francese il percorso di Kapo è positivo: dopo gli Espoires, la nostra Under 21, 2 anni fa ha esordito a Cipro con Thuram e compagni, ha vinto la Coppa delle Confederazioni la scorsa estate ed è stato in lizza fino all’ultimo per un posto agli Europei. Timido e discreto, Olivier è entrato in punta di piedi nella sua nuova realtà, ha osservato il nuovo mondo che lo circonda, ci ha raccontato le sue prime emozioni bianconere e qualcosa di sé. – Cominciamo dalle tue origini. «Sono nato ad Abidjan, in Costa d’Avorio, il 27 settembre del 1980. Mi sono trasferito a Parigi, con la mia famiglia nel l993 e poi subito dopo ad Auxerre, dove ho cominciato dalle giovanili e ho fatto tutta la trafila fino ad arrivare in prima squadra nel 1999». – Come giudichi la tua esperienza nell’Auxerre? «Eccezionale. È stata una scuola di vita, una seconda famiglia. Posso dire senza dubbio che è l’ambiente ideale in cui maturare. Prima di allora avevo giocato un po’ a calcio in Costa d’Avorio, ma in Francia ho imparato tutto. Arrivato in prima squadra ho avuto modo di misurarmi con il campionato francese, tutt’altro che semplice perché molto equilibrato. L’anno scorso abbiamo vinto la Coppa nazionale, un bel successo. Ho disputato la Champions League e la Coppa Uefa». – Un pensiero per il tuo ex allenatore Guy Roux. «È stato come un padre, affettuoso e severo al tempo stesso. Con lui ho vissuto un’esperienza indimenticabile, dava a noi giocatori l’impressione di essere protetti, di non essere mai soli». – Come è stato il tuo addio? «Doloroso. Con i tifosi avevo instaurato un ottimo rapporto, ero un po’ una creatura di quella squadra, dove ero nato. Durante la mia ultima partita ho visto persone che piangevano. Anche io ero molto triste, ma mi sono detto: la vita va avanti, bisogna voltare pagina». – Anche perché la destinazione era la Juventus... «Una delle squadre più forti al mondo, finora l’avevo ammirata solo in televisione. Pensate che un mio compagno del corso di formazione di Auxerre, tifosissimo di Del Piero, appena ha saputo del mio passaggio in bianconero mi ha detto di trovargli una maglia del capitano. Era con lui che vedevo spesso le vostre partite». – Quali altre squadre del campionato italiano conoscevi prima di arrivare qui da noi? «Guardavo spesso le partite del Parma perché il mio idolo è Sebastian Veron!». – Cosa pensi del nostro campionato? «Che è il più difficile ed entusiasmante insieme a quello spagnolo». – Torniamo a te. La Nazionale? «Dopo l’esperienza negli Espoires, ho raggiunto la nazionale maggiore due anni fa. Era il 7 settembre 2002, ho esordito a Cipro. Poi ho continuato a frequentare la selezione, con cui ho vinto, l’estate scorsa, la Coppa delle Confederazioni». – In Nazionale avrai avuto modo di parlare della Juventus con qualche tuo compagno. «Certo, con Thuram, Trezeguet e Zidane». – Durante il tuo primo approccio con il nuovo gruppo, a fine maggio, che impressioni hai avuto? «Molto belle. Sono stato al centro di allenamento e dopo pochi minuti ho percepito che questa realtà, per certi versi, è simile a quella che si vive ad Auxerre. Un ambiente famigliare, in cui ti senti protetto, anche se qui è tutto amplificato perché la Juventus è una delle squadre più forti del mondo. Appena sono entrato negli spogliatoi ho parlato con alcuni ragazzi, con Ferrara e Maresca, mi sono trovato bene». – E il primo approccio con i dirigenti? «Ero imbarazzato ed emozionato. Quando ho firmato non mi sembrava neanche vero. Ho chiamato i miei amici, anche in Costa d’Avorio, e tutti si sono complimentati con me. Ho conosciuto i dirigenti, Bettega so che è stato un grande giocatore. Io non mi aspettavo proprio di poter venire a giocare nella Juventus, infatti quando mi dicevano, ad Auxerre, che c’erano degli osservatori bianconeri, mai avrei pensato che fossero venuti per me». – Cosa ne pensi di Torino? «Mi sembra una bella città, tranquilla, proprio quello che fa per me. Sono un casalingo, se ho qualche DVD da guardare, preferibilmente di film comici, non ho bisogno di molto altro». – Ti trasferirai qui da solo o con la famiglia? «Con la mia compagna Mariam che lo scorso 6 aprile ha dato alla luce una splendida bambina che abbiamo chiamato Farele. I miei genitori invece resteranno a Parigi con i miei fratelli, ma saranno quasi sempre qui per le partite, non se ne perdono una!». – Anche la mamma? «Certo, mi segue sempre, come papà Jorge, che è il mio primo critico. Appena finita una partita, commenta la mia prestazione e non si esime certo dal sottolineare gli errori che commetto. D’altronde anche lui è stato calciatore. Ha giocato molti anni nella squadra di Abidjan, era bravo, aveva il numero 10. I miei fratelli invece non hanno seguito le sue orme, a parte me e il più piccolo, che gioca in una squadra a Parigi. Anche mia madre è una sportiva, è stata campionessa della Costa d’Avorio di atletica sui 400 metri e la sua gemella, mia zia, campionessa d’Africa sugli 800 metri». – Oltre al calcio pratichi altri sport? «Mi piace il basket. Lo seguo in tv, in particolare l’NBA, sono un fan di Allen Iverson. Mi piace anche giocare, ma lo faccio poco, nel tempo libero, assieme agli amici». – A Torino come pensi che trascorrerai il tempo libero? «Oltre a dedicarmi alla mia famiglia, dovrò imparare in fretta un po’ di italiano». – Emozionato per il tuo debutto in bianconero? «Diciamo che aspetto con ansia il giorno del raduno perché non vedo l’ora di iniziare questa straordinaria avventura». 〰.〰.〰 Sono queste le sue prime parole da juventino. Capello lo vede come possibile alternativa a Nedved e il giovinotto trova qualche occasione per mettersi in luce. In panchina per la prima volta alla quinta giornata, in occasione di Udinese-Juve, debutta in campionato alla settima, a Siena, sostituendo Del Piero nella ripresa e contribuendo a una delle più convincenti vittorie esterne della squadra in quella prima fase di campionato. La partita che potrebbe segnare la svolta della sua stagione è a Reggio Calabria del 6 novembre: al 41’ sostituisce Blasi, infortunato e, nella ruvida ripresa, con la Juventus chiamata a rimontare, segna nel finale uno splendido gol. Controlla in area un cross di Emerson, salta un avversario e batte il portiere Soviero. Sarebbe il sospirato e meritato pareggio, ma l’arbitro Paparesta annulla su segnalazione del guardalinee. Per la compagine bianconera è la prima sconfitta stagionale. Alla dodicesima giornata è ancora in campo, per una mezz’ora sotto il diluvio di Lecce, al posto di Del Piero. Due giornate dopo sostituisce Olivera in Juve-Lazio ed è protagonista della stupenda azione che fissa il risultato sul 2-1 per la Juventus: grande giocata sulla destra, assist per Ibrahimovic che di destro in acrobazia devia in rete. Ancora spiccioli di gloria a Bologna e a Parma e nuovamente la sfortuna la fa da padrona: ventiduesima giornata, contro la Sampdoria, comincia benissimo sfiorando il gol dopo pochi minuti, ma al 20’ è costretto a uscire per un fastidio muscolare ed è sostituito da Blasi. L’infortunio lo terrà ai box per molto tempo, in pratica finisce qui la sua stagione. Torna nei ranghi il 17 aprile, contro il Lecce, e riassapora il piacere di giocare, sia pure per qualche minuto, il 1° maggio, in Juve-Bologna, sostituendo Zalayeta. Dopo una stagione in prestito al Monaco, torna in bianconero per la preparazione estiva agli ordini di Deschamps e in agosto è ceduto, di nuovo in prestito, al Levante. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/obou-narcisse-olivier-kapo.html
  23. OLIVIER KAPO https://it.wikipedia.org/wiki/Olivier_Kapo Nazione: Francia Luogo di nascita: Abidjan (Costa d'Avorio) Data di nascita: 27.09.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 187 cm Peso: 83 kg Nazionale Francese Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2005 Esordio: 25.08.2004 - Champions League - Djurgarden-Juventus 1-4 Ultima partita: 22.05.2005 - Serie A - Livorno-Juventus 2-2 19 presenze - 0 reti 1 scudetto Narcisse-Olivier Kapo Obou, noto come Olivier Kapo (Abidjan, 27 settembre 1980), è un ex calciatore ivoriano naturalizzato francese, di ruolo centrocampista. Olivier Kapo Nazionalità Francia Altezza 187 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Esterno sinistro, ala sinistra Termine carriera 1º luglio 2015 Carriera Giovanili Auxerre Squadre di club 1999-2004 Auxerre 120 (19) 2004-2005 Juventus 19 (0) 2005-2006 → Monaco 25 (5) 2006-2007 → Levante 30 (5) 2007-2008 Birmingham City 26 (5) 2008-2010 Wigan 20 (1) 2010 → Boulogne 16 (2) 2010-2011 Celtic 2 (0) 2011-2012 Al-Ahli Doha 6 (2) 2012-2013 Auxerre 39 (12) 2013-2014 Levadeiakos 19 (2) 2014-2015 Korona Kielce 27 (7) Nazionale 2002-2004 Francia 9 (3) Palmarès Confederations Cup Oro Francia 2003 Carriera Club La sua carriera professionistica iniziò nel 1999 con l'Auxerre, dove giocò fino al 2004 quando fu prelevato dalla Juventus. Dopo un anno a Torino (19 presenze senza gol), nel 2005 venne ceduto in prestito per una stagione al Monaco dove in 25 presenze realizzò 5 gol. Rientrato a Torino, nel 2006 la Juventus lo mandò in prestito al Levante UD, dove segnò 5 gol in 32 presenze. Kapo ai tempi del Birmingham City Il 29 giugno 2007 fu acquistato dal Birmingham City per 3 milioni di sterline. Il 12 agosto 2007 esordì in Premier League nella gara persa per 3-2 contro il Chelsea, in cui segnò un gol. Il 16 luglio 2008 passò al Wigan per 3,5 milioni di sterline, firmando un contratto triennale e ricongiungendosi con l'allenatore Steve Bruce, che la stagione precedente era al Birmingham. Il suo primo gol per il Wigan fu realizzato il 24 settembre 2008 nella vittoria per 4–1 contro l'Ipswich Town nella Coppa di Lega inglese; l'unico gol in campionato fu invece segnato nuovamente contro il Chelsea nella gara persa per 2-1 il 28 febbraio 2009. L'8 gennaio 2010 fu girato in prestito al Boulogne per sei mesi, abbandonando consensualmente il club inglese nell'agosto 2010. Il 4 novembre 2010 venne ingaggiato dal Celtic, con cui firmò un contratto di 18 mesi; debuttò nel campionato scozzese nella gara vinta per 2-0 contro il St Johnstone. Nel gennaio 2011 lasciò il Celtic, accusando il club di aver unilateralmente modificato i termini del suo contratto. Nel febbraio 2011 si trasferì in Qatar, all'Al-Ahly, firmando un contratto di 5 mesi e totalizzando solo 5 presenze e 2 gol realizzati nella gara vinta contro il Qatar SC per 3–1. Nel gennaio 2012 è ritornato a giocare nell'Auxerre, firmando un contratto di 18 mesi dopo diverse settimane trascorse allenandosi col club francese. Il 29 agosto 2013 firma, da svincolato, un contratto biennale con i greci del Levadeiakos. Il 15 agosto 2014, passa al Korona Kielce. Nazionale Con la Nazionale di calcio della Francia ha collezionato 9 presenze tra il 2002 e il 2004. Ha partecipato alla FIFA Confederations Cup 2003, andando a segno contro la Nuova Zelanda. Inoltre ha segnato altri 2 gol nelle amichevoli contro l'Egitto e la Serbia e Montenegro. Palmarès Club Competizioni Nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2004-2005 Coppa di Francia: 1 - Auxerre: 2002-2003 Nazionale Confederations Cup: 1 - 2003
  24. PAOLO ANNONI https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Annoni Nazione: Italia Luogo di nascita: Carate Brianza (Monza e Brianza) Data di nascita: 21.01.1970 Ruolo: Difensore Altezza: 179 cm Peso: 75 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1995 al 1996 Esordio: 02.06.1996 - Amichevole - Vietnam-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Paolo Annoni (Carate Brianza, 21 gennaio 1970) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, tecnico della formazione Under-16 dell'Inter. Paolo Annoni Nazionalità Italia Altezza 179 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Inter (Under-16) Termine carriera 2009 - giocatore Carriera Giovanili Como Squadre di club 1987-1988 Como 4 (0) 1988-1989 Centese 22 (0) 1989-1990 Pergocrema 27 (1) 1990-1994 Como 80 (1) 1994-1997 Bari 65 (2) 1997-1998 Lecce 14 (0) 1998-1999 Monza 28 (2) 1999 Genoa 5 (0) 1999-2000 Ternana 20 (2) 2000-2001 Pescara 8 (0) 2000-2002 Genoa 1 (0) 2002-2005 Pro Patria 71 (0) 2005-2007 Reggiana 43 (1) 2007-2009 Sestri Levante 52 (1) Carriera da allenatore 2009-2011 Parma Allievi reg. 2011-2012 Parma Allievi naz. 2012-2015 Sampdoria Giovanissimi naz. 2015-2017 Sampdoria Vice Primavera 2017-2021 Inter Under-15 2021- Inter Under-16 Carriera Giocatore In Serie A ha vestito le maglie di Como, Bari e Lecce. Nel campionato 2002-03, approda alla Pro Patria, neo promossa in C1, con i tigrotti, rimane fino alla stagione 2004-2005. Ha concluso la carriera in Serie D con la maglia del Sestri Levante. Allenatore Dal 2009 è allenatore degli Allievi regionali del Parma, mentre nella stagione 2011-2012 passa agli Allievi nazionali. Nell'estate 2012 passa alla Sampdoria, prendendo la guida della formazione dei Giovanissimi Nazionali. Dopo due anni come allenatore in seconda della Primavera, lascia la Sampdoria al termine della stagione 2016-2017. Nel luglio 2017 si trasferisce all'Inter, prendendo la guida della formazione Under-15. Nella prima stagione vince il campionato di categoria. Dopo quattro stagioni, nel luglio 2021 passa ad allenatore la formazione Under-16.
  25. NICOLAS ANELKA Arriva a Torino il 30 gennaio 2013 a parametro zero, lasciando parecchi dubbi e mille perplessità tra i tifosi che sognavano un vero top player. Il suo ingaggio non convince nemmeno gli addetti ai lavori, che lo considerano un giocatore troppo discontinuo e sul viale del tramonto. Sceglie la maglia numero diciotto ed è inserito nella lista per la fase finale di Champions League. Il 12 febbraio 2013 fa il suo esordio con la maglia bianconera nella gara di andata degli ottavi di finale di Champions League giocata a Glasgow contro il Celtic, subentrando all’86° minuto a Mirko Vučinić e diventando il calciatore ad aver giocato con più maglie diverse nella massima competizione europea (sei squadre diverse) insieme a Zlatan Ibrahimović.Il 16 febbraio successivo, nella partita persa 1-0 all’Olimpico contro la Roma, debutta nel campionato italiano, subentrando ad Arturo Vidal al 71’. Dopo un presunto litigio con il mister Conte per averlo escluso nel match di Champions League contro il Bayern, Anelka non rivede più la via del campo fino all’8 maggio, nella vittoriosa trasferta di Bergamo, contro l’Atalanta. Pochi minuti in una partita di nessun valore, essendo già in cassaforte lo scudetto bianconero. Tre presenze e nessuna rete per il francese, che è lasciato libero al termine della stagione.PAOLO ROSSI, “HURRA JUVENTUS” MARZO 2013Quando si va all’estero per ragioni professionali è bene predisporre un buon curriculum. In fondo, è la condizione di partenza, il presupposto grazie al quale mettere un po’ di cose in valigia e lanciarsi in una nuova avventura. Il cosiddetto bagaglio d’esperienza può avere, però, pesi diversi: essere ingombrante se non hai capacità di guardare avanti o (peggio) se coltivi pregiudizi sulla destinazione; oppure, assumere una forma di assoluta leggerezza, che ti spinge alla curiosità verso la nuova meta. Il caso di Nicolas Anelka rientra perfettamente nella seconda categoria. Nel corso del nostro incontro ha minimizzato il suo passato, sul quale pure ci sarebbe da vivere di rendita per la qualità e l’importanza dei club nei quali ha giocato; piuttosto, a muovere i suoi pensieri c’è un termine (“viaggiatore”) che abbraccia insieme la sua carriera multiforme e anche il suo modo di stare in campo:«Credo che agli allenatori piacciano di me due caratteristiche: non sto fermo ad aspettare il pallone, torno indietro a cercarmelo per costruire la manovra. E voglio vincere, non mi risparmio per arrivare all’obiettivo».Il calcio è una passione di famiglia. Si vedono i fratelli più grandi correre dietro a un pallone ed è immediato il feeling con quella bellissima sfera che fa sognare. A ogni latitudine, in qualunque luogo, per l’appunto, magari con le cuffiette in testa per accompagnarsi al ritmo dell’hip-hop nei tanti chilometri fatti. Paris Saint-Germain, Arsenal, Real Madrid, di nuovo Paris Saint-Germain. E ancora: Liverpool, Manchester City, Fenerbahçe, Bolton, Chelsea, Shanghai Shenhua, Juventus. Un giro del mondo in dieci squadre, si potrebbe intitolare così un suo libro di memorie. Francia, Inghilterra, Spagna, Turchia, Cina e Italia, dove sarebbe potuto arrivare molto tempo prima, nell’estate del 1999 (lo stimava Ancelotti, mister juventino dell’epoca e lui, oggi, sorride ammettendo che l’idea lo stuzzicava, era molto più che un’ipotesi).I trofei vinti sono tanti, con le ciliegine di un Europeo con la Francia nel 2000 (noi italiani lo ricordiamo bene, sconfitti al Golden Goal da un certo David Trézéguet) e di una Champions League con il Real Madrid. Eppure, Nicolas non vi trova una gara più speciale delle altre, un fiore all’occhiello da esibire.Quel che più gli interessa è appunto cosa gli ha dato (nel calcio e oltre il calcio) tutto questo continuo spostare l’orizzonte: «Tutte le squadre nelle quali ho giocato le ho volute. Mi è servito moltissimo avere tante esperienze, anche così diverse. Mi ha permesso di vedere il mondo, di capire e conoscere culture e mentalità nuove. Prendi l’ultima esperienza in Cina: sono stato benissimo. Non credo che il futuro del calcio sia lì, sono ancora convinto che l’Europa abbia una forza superiore. Però posso dire che sono stati mesi intensi e un pezzo di cuore l’ho lasciato anche lì, a migliaia di chilometri di distanza. Cambiare paese è anche un modo per mettersi in gioco. E poi scopri posti incredibili, Shanghai è una città meravigliosa. E per quel che ho potuto vedere, anche Torino è incantevole, si vive bene».L’esperienza, di solito, rende saggi, il tempo regala nuove consapevolezze. Probabilmente, c’è anche la curiosità verso il nuovo ambiente a occupare il suo presente. Lo si capisce quando parla di Paul Pogba, l’altro connazionale del gruppo. Più che un fratello maggiore, Nicolas sembra il primo tifoso del ragazzo che sta stupendo tutti: «Paul è davvero molto forte. Non giochi nella Juventus, in una squadra così vincente, se non hai qualità enormi. E poi segna sempre. Presto sarà uno degli elementi sui quali la Nazionale francese potrà puntare. Quella dei grandi, non più la sola Under 21».La Juve lo ha colpito, si vede. A partire da Conte, per il quale non spende paragoni con nessun altro tecnico avuto in passato: «Il mister è unico, ha una sua personalità precisa. Con lui si lavora molto, gli allenamenti sono intensi, sia tecnicamente che tatticamente».Quanto ai compagni, qualcuno lo aveva affrontato da avversario in Champions League: Vučinić, quando il montenegrino giocava nella Roma; Buffon, Chiellini, Marchisio e Giovinco ai tempi di Juventus-Chelsea, il nostro ultimo sogno con qualche ragione d’essere nella grande Europa, quando furono proprio i “Blues” a interromperlo (1-0 a Londra, 2-2 a Torino). Nicolas fu uno dei protagonisti più brillanti, abile nell’allargare il gioco e nell’offrire servizi e sponde a Didier Drogba. Del resto, il suo credo (la sua filosofia di gioco) è uno slogan perfetto: «Preferisco un assist difficile a un goal facile».Un concetto che non può che trovare d’accordo il nostro allenatore, che insiste sempre sull’idea di mettere il proprio talento al servizio della squadra.È inevitabile guardare al domani che ci aspetta, visto che lui proprio in Champions ha esordito con la Juventus, nello 0-3 del Celtic Park: «Se mi si chiede un pronostico secco non ho dubbi: possiamo vincere la Coppa. Siamo tra i favoriti, insieme al Bayern, al Real Madrid e al Milan, perché se batti il Barcellona significa che hai tutti i mezzi per andare fino in fondo. Però so anche che la competizione è estremamente difficile, sbagli una partita e vieni eliminato anche se fino a quel punto sei stato impeccabile».In Europa la Juve c’è già per quanto riguarda lo stadio. La certificazione di qualità di Nicolas non era così scontata, in fondo ha calcato i campi di tutto il mondo. Eppure, l’impianto torinese lo ha stupito: «È davvero molto bello. Non ha nulla da invidiare ai campi inglesi, con quell’atmosfera di partecipazione del pubblico e di vicinanza. Non solo: mi ha stupito l’architettura dello stadio. È davvero piacevole, regala un senso di accoglienza».Alla Juventus Anelka è arrivato con l’idea di dare una mano per i grandi obiettivi che la stagione propone. In lui convivono due desideri: uno individuale e uno di squadra. Ci tiene a sottolineare che è il secondo quello più importante: «Mi piacerebbe terminare la carriera a Torino. Significherebbe che ho fatto bene anche in questa esperienza. Ma quel che davvero vorrei è che si centrasse l’accoppiata campionato-Coppa. Perché le feste più belle sono quelle che coinvolgono tutti, gli obiettivi personali sono poca cosa rispetto a imprese di questo genere».Hanno anche questa qualità speciale, i viaggiatori: sanno esprimere i sogni di tanti senza giri di parole. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/06/nicolas-anelka.html
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